GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE -- A-Z M
Luigi Speranza –
GRICE ITALO!; ossia, Grice e Morselli – metafisica e psicologia filosofica – semeiotica
-- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Modena). Abstract. Grice: “Stevenson, an American, states that
spots only ‘mean’ measles – strictly, a spot does not mean. Italians don’t have
this problem – witness Morselli and his semejotica, as he spells it!” Grice:
“When I arrived at Oxford, psychology was philosophy, and philosophy was
psychology – or rather, philosophers were armchair psychologists, and vice
versa! I never recovered. Abstract: Grice’s intention. Filosofo italino. Enrico
Agostino Morselli Born Modena Died Genova Occupation(s) Physician,
psychical researcher Enrico Agostino Morselli is an Italian physician and
psychical researcher. M. is a professor atTurin. He is best known for the
publication of his influential book Suicide: An Essay on Comparative Moral
Statistics claiming that suicide is primarily the result of the struggle for
life and nature's evolutionary process. According to Shorter "M. is known
outside of Italy for having coined the term dysmorphophobia. In Italy, he is
known for the psychiatry textbook A Guide to the Semiotics of Mental Illness."
M. is a eugenicist and some of his writings have been linked to scientific
racialism. M. is also interested in mediumship and psychical research. He
studies the medium Eusapia Palladino and concludes that some of her phenomena is
genuine, being evidence for an unknown bio-psychic force present in all
humans. Selected works Science Suicide: An Essay on Comparative
Moral Statistics; A Guide to the Semiotics of Mental Illness (Manuale di SEMEIOTICA
[SEMEJOTICA] delle malattie mentali Psychical research M., E. . Eusapia
Paladino and the Genuineness of Her Phenomena. Annals of Psychical Science. M., Psicologia e “Spiritismo”: Impressioni e Note
Critiche sui Fenomeni Medianici di Eusapia Palladino. Turin: Fratelli Bocca. References
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"Spiritism": Psychiatry, psychology and psychical research in Italy. Studies in History and Philosophy of Biological and
Biomedical Sciences External links Wikisource logo Works by or about Enrico
Morselli at Wikisource Categories: 1852 births 1929 deathsItalian
psychiatristsParapsychologistsAcademic staff of the University of Turin ,
Prof. ENRICO MORSELLI Direttore della Clinica delle malattie
nervose o mentali nella Università di Genova PSICOLOGIA <.
i SPIRITISMO,, Impressioni e note critiche sui fenomeni medianici di
Ensapia Paladino TOMO PRIMO con VII tavole e 21 figure
Apri alla Verità, che viene , il petto. Dante
Amohiku. f\T»/ TORINO BOCCA MILANO - ROMA Torino -
Vincknio Bona, Tipografo .lolle LL. MM. e dei KB. Principi Lo studio accurato e
serio dei fenomen i di trance e degli stati medianici, è una delle necessità
più urgenti della Psicologia. James. Quest’opera non è nè vuol
essere, almeno nelle intenzioni dell’Autore, un trattato didascalico della ma¬
teria di cui porta il titolo in fronte; e neanche una monografia completa sul
soggetto, di cui indica ^ i 1 nome nel sottotitolo, cioè sul medium Eusapia Pa¬
ladino. . . Per svolgere a fondo il vastissimo ed intralciatis¬ simo
argomento dello “ Spiritismo ,, non avrei an¬ cora l’esperienza e l’autorità
elio si richiedono, io lo studio da anni, ma appena posso dire d'aver varcato
le soglie del tempio. Colui che ha scritto il libro più stimato sullo
spiritismo contemporaneo, Alessandro Aksakoff, ci ha messo trent’auni ; ma
neppur ci ha data un'esposizione intera o sistematica dei latti e ddle
dottrine! E quegli che ha raccolto il materiale piu copioso sulla psicologia
supernormale, Federico Myers, ci lia messo tutta la vita; ma neppure la sua
grande opera postuma esaurisce la tesi e risponde alla antitesi. Questi
esempi hanno fin qui dimostrato agli stu¬ diosi e cultori di Metapsichica che
su un terreno così incerto o scottante bisogna procedere con prudenza, e li
hanno distolti dal sodisfare al desiderio espresso da C’aklo Rum et, che
s’augurava la comparsa di un trattato organico della materia. Mi dovrei perciò
trat¬ tenere anch’io dal dare oggi alla luce il presente libro; e in verità per
oltre cinque anni me ne sono trattenuto. Perocché esso è scritto da un pezzo
nelle sue parti sostanziali, ma è rimasto in un cassetto del mio scrittoio per
due ragioni principali: prima, perché reputai inopportuno lanciarlo in mezzo
alle burrascose dispute che erano scoppiate all’epoca delle prime mie
investigazioni nel campo della medianità; poi. perché colTallontanarmi dalle
cose stupefacenti che io avevo vedute, crescevano i dubbi: e nell’esitaxe giu¬
dicai necessario che le mie opinioni fossero consolidate da nuove esperienze.
La conferma é venuta nello scorso inverno, ed io, rompendo l’attesa, pub¬ blico
il libro. Ma, certo, se lo avessi dato fuori allora (nel 1902), avrei precorso
molti che passano per in¬ novatori in questo campo di ricerche, e non incorrerei
nel rischio di sentirmi dire: u troppo tardi! „. Al punto cui siamo
adesso e col profluvio di scritti in prò’ ed in contro della Eusapia Paladino,
é diffi¬ cile che si trovino nella mia opera cose non vedute e non giudicate da
altri osservatori, sia perchè mi hanno preceduto nelle stampe parecchi di
coloro in¬ sieme ai quali io ho studiato la medium (prof. E. Pobko, L. A.
Vassallo, E. Sozzano, dott, E. Venzano, Luigi Bakzini), sia perchè costei, dopo
quei nostri studi e anzi in conseguenza di essi, è divenuta meno restia alle
indagini scientifiche d’ordine fìsico e fisiologico, e qualche studioso ha
forse potuto a quest’ora portarle più avanti di me. Ben più difficile è
poi che i competenti in psichismo e spiritismo rinvengano, qua entro, idee
nuove e pe¬ regrine: oramai tutte le spiegazioni possibili o vero¬ simili dei
fenomeni sono state avanzate, e anc ìe il gran pubblico le conosce, almeno di
nome. fi mio scopo è limitato. L’opera, divisa per neces¬ sità di
formato, in due tomi, si compone di tre parti. La prima è un conciso e rapido
sguardo ai problemi generali dello spiritismo e della mediamta. La se¬ conda,
assai più estesa, consta delle A ote e degli p- punti critici che io, volta per
volta, ho scritto, assistendo dal 1901 al 1907 a oltre trenta sedute della
Paladino. La terza, pur essa breve, presenta a mo di epilogo la sintesi dei
fenomeni osservati e delle ra¬ gioni per cui non ne accetto ancora la
spiegazione spiritistica. Non è improbabile che quest ultima parte diventi, col
tempo, il nucleo di altro libro rivolto a esporre e a discutere i fondamenti, i
metodi e le dot¬ trine della Metapsichica. Sia dunque ben inteso fra me e il
lettore che il contenuto principale e le conclusioni del presente la¬ voro si
riferiscono solo ai fatti che io ho veduto e studiato. Forse le mie analisi e
deduzioni psicolo¬ giche potrebbero facilmente applicarsi ad altri molti fatti
consimili, che figurano fra il materiale di prova dello Spiritismo; ma la
cerchia di questo è assai piu ampia di quella nella quale, per ora, io mi muovo
e volontariamente mi chiudo. Del resto, quando nello scrivere se n’è offerta
l’occasione, non mi sono impe¬ dito dall’ operare ravvicinamenti, paragoni e
persili digressioni, delle quali però ogni studioso saprà scorgere il filo connessivo
e le conseguenze. ^ L’opera, constando in massima di osservazioni e di
riflessioni buttate giù in fretta allusene da ogni se¬ duta. ha un solo pregio
agli occhi del suo Autore : questi l’ha, per così dire, vissuta, giacche
sostanzial¬ mente essa è la storia di una convinzione e di una opinione,
che furono acquistate prova per prova e giorno per giorno. Ma io non mi illudo
sull acco¬ glienza che le toccherà; essa ha troppi difetti di forma e di
contenuto per potere sfuggire alle critiche: tut¬ tavia, prima che gli altri me
li dicanoe affinchè non mi si rinfaccino, dirò e confesserò io stesso fin dal
bel principio i difetti che ci veggo e riconosco. Rispetto alla forma,
l’opera è troppo lunga, none sistematica, e presenta delle ripetizioni. Ma la sua
lunghezza dipende dalla quantità e qualità veramente eccezionale dei fatti cui
in quella trentina di sedute ho assistito, e dalle riflessioni
particolareggiate che occasionavano. Si pensi che dopo sole quattro o cinque
sedute di blusa pia, altri osservatori hanno scritto volumi di 300 e sin 500
pagine! Ad ogni modo, ho cer¬ cato di rimediarvi, ommettendo un gran numerp di
appunti meno interessanti e restringendo il discorso intorno alle ultime
sedute. Quanto alla mancanza di ogni sistemazione nel contesto, l'ho voluta di
propo¬ sito, per mantenere al libro il suo primitivo carattere di freschezza e
di schiettezza : io Ilio composto (salvo gli indispensabili ritocchi di stilo)
cogli appunti ge¬ nuini che dettavo d’impulso e senza piano prestabi¬ lito a
seconda di quanto era caduto sotto i miei sensi. E più che descrivere i
fenomeni uno per uno, pedan¬ tescamente, ho badato a riflettere sul loro
signifh ato e sul loro insieme; nè mi rileggevo mai. Cosi, data In uniformità
fondamentale delle cose osservate, sono naturalmente tornato sugli stessi
subietti; ma si vedrà che ritornandoci con sempre maggiore esperienza, io
compio quasi ogni volta un passo in avanti, e le ti- petizioni sono più
apparenti che reali. Rispetto al contenuto, i conoscitori potranno rile¬
vare nel libro lacune e qualche inesattezza storica,; ma in un campo cosi vasto
e complesso non v è di¬ ligenza che salvi dalle sviste e dallo ommissioni.
Però il difetto più grave risiede nelle contraddizioni che forse
risalteranno qua e là agli occhi dei lettori. Nè io le nego: esse esistono
certamente, sia tra le ma¬ niere diverse con cui descrivo alcuni fatti, sia tra
i pareri che progressivamente esprimo in loro riguardo. ( 'iò nonostante
le lascio tali e quali le ritrovo, dopo anni e mesi di riposo, nel manoscritto:
esse sono il ritiesso sincero delle oscillazioni e fasi diverse per le quali è
passato il mio animo dalla prima all ultima seduta; del che si accorgerà ben
presto qualsiasi let¬ tore colto e illuminato. Mi si chiederà perchè
riconoscendo tante mende nell’opera, io la pubblichi egualmente. Ecco: la pub¬
blico, perchè, quantunque redatta in grandissima parte per me, essa può servire
a chi, interessandosi delle opinioni d’un alienista in argomento, vuol saperne
lo sviluppo e le ragioni. Poi l’avevo annunziata, e da qualcuno ora ed è
benevolmente attesa: mi pare giunto il momento di mantenere la promessa. Essa
accerta la realtà di fatti, che molti contestano ancora o pon¬ gono in
ridicolo; essa dimostra che un uomo di scienza può, anzi devo investigarli
senza menomare il carat¬ tere scientifico dei propri lavori e anche senza abiu¬
rarci a nessuna norma del metodo positivo; essa esa¬ mina e discute, come forse
non si era ancora fatto (se il sentimento di paternità non mi inganna), il de¬
terminismo intrinseco dei fenomeni medianici; essa ne prospetta alcuni lati
meno oscuri e può valere di traccia per un programma di ricerche future; essa
conferma i resultati di altri osservatori degnissimi di fede, eppure sospettati
o accusati di soverchia inge¬ nuità; essa giunge a conclusioni cui un certo
numero di essi è pure arrivato, ma le rinvigorisce con argo¬ menti non volgari;
essa, infine, espone un processo mentale di convincimento graduato e, a quanto
credo, ragionato, e perciò, oltre essere costituita di un ma-
X prefazione terni le sostanzialmente
psicologico, è, a sua volta, un’esperienza di psicologia introspettiva e di
logica in azione. Però chi vorrà cercarvi una spier/azione dei fenomeni
medianici che lo appaghi e, non tro¬ vandola, resterà deluso nel leggermi,
voglia benevol¬ mente considerare che per ora l’argomento è appena sfiorato e
che io stesso non considero esaurito il mio compito ed il mio dovere rispetto
alla Verità. Certo, le conclusioni cui giungo per adesso di fronte alla
questione generale, scontenteranno i miei amici “ positivisti „, non
contenteranno i miei colleglli " spi¬ ritisti È la sorte di tutti coloro
che assumono una posizione mediana, tra la negazione assoluta e la af¬
fermazione incondizionata. Ma io non credo di venir meno ai principi che per
tanti anni ho professato: non mi sono mai preclusa la strada a modificare le
mie idee, se la ricerca compiuta con metodo speri¬ mentale mi vi avesse
condotto, nè intendo precluder¬ mela neanco adesso. Mi duole, si, di staccarmi
pei molti riguardi da uomini d’eletto ingegno e di spe¬ ciale coltura
psichicistica, coi quali ho avuto comune il campo di studio: io penso, ciò
nondimeno, che il mutuo rispetto delle opinioni personali contraddi¬ stingua i
veri studiosi. Alle recriminazioni, alle ironie e fors’anco alle ingiurie dei
settari e dei fanatici ho l’animo preparato e ben temprato! Esprimo qui
un ringraziamento ai molti amici che mi hanno stimolato a scrivere e mi hanno
sor¬ retto nella redazione dell’opera. Il mio memore pen¬ siero evoca, a capo
di tutti, la cara imagine di Lumi Arnaldo Vassallo, che fu un grande ed
integerrimo pubblicista, un convinto ma tollerantissimo spiritista ; e mi
agevolò l’occasione di queste indagini di Meta- psichica, Sono poi debitore di
molte preziose contri¬ buzioni al sig. E un k sto Bozzano e al dott. Giuseppe
Venzano, due fra i pochissimi psichicisti davvero competenti ed autorevoli
in Italia. Accanto ad essi ricordo gli italiani C"e Baudi ur Vesme,
direttore delle “ Annales des Sciences pst/cliii/ues ., di Parigi; A. Mar-
zorati, direttore del u Luce e Ombra „ di Milano; A. Reghinj, preposto alla. u
Biblioteca tilosotica „ di Firenze; V. Cavalli, da Napoli; E. Cahreras, da
Roma; e i reputatissimi stranieri Carlo Richet, Oi.. Lodge, von Schrenck-Notzing,
A. Le maitre, J. Jung, E. Botrac, L. Gardy, E. Anastay, ciascuno dei quali o
con la parola o con doni mi ha prestato aiuto cortese. Ma in particolare sono
riconoscente al distinto pittore italo-argentino, Arturo Berisso, che ha
accettato di tradurre ed ha egregiamente tradotto i miei abbozzi su taluni
fenomeni medianici in di¬ segni di lino gusto artistico e raffiguranti con
esat¬ tezza. le vive impressioni di chi li percepisce in un ambiente di
seduta. Eusapia non mi leggerà, perchè è analfabeta, ed è stato un gran
bene, per gli studi compiuti sulla sua personalità eccezionale, che essa lo
sia. Ma se qual¬ cheduno vorrà, o ingenuamente o per malizia o per zelo
settàrio, farle sapere ciò che io penso e sciavo di lei, lo prego a volerle
anche ricordare e spiegare il vecchio aforisma metodologico di Biagio Pascal: “
lì funi savoir donici' où il fa ni, assurer où il faut, se sonmettre où il foni
,,. Ed io 1 ho recato . in atto. Genova, autunno del 1907.
Prof. Enrico Morselli. LA BIBLIOGRAFIA DELLO SPIRITISMO
Per intraprendere con profitto lo studio dei fenomeni che vanno sotto il
nome di “ spiritici „ io penso che sia neces¬ sario conoscere, almeno nelle sue
produzioni F» e caratteristiche, la letteratura dello Spiritismo. Questa let
teratura è quasi tutta di data recente, e ciò nonostante è oltremodo ricca: si
contano a migliaia i volumi e gli jpu- scoli venuti alla luce negli ultimi
sessantanni; e si contano a centinaia i periodici nati ed estinti, fioriti e
vissuti per poco, o tuttodì fiorenti, che sono esclusivamente dedicati alla
descrizione dei fenomeni, alla illustrazione ed alla pro¬ paganda delle
dottrine spiritiche. . , Quando gli adepti di queste dottrine ammoniscono
gli scet¬ tici e i critici di non accostarsi alla fenomenologia, sulla duale
esse sono fondate, senza prima averne una conoscenza teorica, hanno
perfettamente ragione. Nessun ramo di scienza può essere coltivato nella parte
sperimentale senza un av¬ viamento preparatorio del discente nella parte
teorica. Non si salta a piè pari entro nessuno dei recinti destinati al sa¬
pere positivo: e poiché lo spiritismo non e costituito solo dai fitti, ma
altresì da una loro spiegazione sistematica anch’esso ha diritto che chiunque
intende osservale quelli e giudicare questa, si accinga a ciò con un coiTedo
suffi; ciente di nozioni preliminari tanto storiche, quanto dottr fiali È poi
inutile rammentare come, trattandosi di fenomeni in massima parte di indole
psichica, e che per giunta ci si presentano con caratteri di straordinarietà
quasi Atr^cen^®"‘ tale o come oggi si suol dire, di supernormahta,
sia neces¬ saria per bene apprezzarli, una buona coltura psicologica, tanto nel
campo della psicologia normale patologica quanto in quello dei nuovi “ studi
psichici , o metapsi ciuci „. Questo volume si apre, dunque, in modo
insolito: con una “ Bibliografia dello Spiritismo La quale però è un sem¬ plice
elenco di ciò che presentemente forma, secondo le mie informazioni, la porzione
veramente importante della copio¬ sissima, strabocchevole produzione libraria
sull’argomento. In questa produzione io ho, ben si comprende, fatta una
cèrnita, indicando preferibilmente le opere che a mia saputa hanno un reale
valore, sia per la storia e lo sviluppo dello spiritismo, sia per l’autorità
incontrastata degli autori. Quando mi ò stato possibile, ho dato tutte le
indicazioni che, se¬ condo le buone norme della Bibliotecnica, mirano a prestar
servizio sicuro ai ricercatori ed agli studiosi. Generalmente gli
scrittori dello spiritismo, massime se sono adepti di qualcuna delle scuole
dogmatiche in cui esso è diviso, si mostrano assai trascurati nelle indicazioni
bi¬ bliografiche. Spesso le loro citazioni sono monche e imper¬ fetti; il piti
delle volte è accennato il solo nome dell'autore o il solo titolo del libro o
dell’articolo; non raramente anche questo titolo è enunciato in modo diverso, o
nelle loro traduzioni, senza richiamo all’edizione originale, all’anno e al
luogo di stampa, ecc. Studiando per lungo tempo questa letteratura, in massima
parte costituita da opere polemiche e teoriche, non ho potuto a meno dal vedere
la sua grande somiglianza con la produzione religiosa dogmatica e rituale, dove
pure si trascura ogni esattezza bibliografica e si citano le opere e le idee
delle autorità riconosciute senz’alcun accenno che valga a guidare lo studioso
neofita nel rile¬ vamento delle fonti. Questa particolarità bibliografica (non
dispiaccia il raffronto agli spiritisti) ha qualche cosa del confessionale, del
mistico: vengono in mente le innumere¬ voli edizioni della Bibbia, dell
'Imitazione o del Catechismo! E in realtà, per certi seguaci dello Spiritismo o
Spiritua¬ lismo moderno, questo ha o dovrebbe avere l’indole chiusa di una
scuola con maestri indiscussi e allievi fanatizzati, o di una Chiesa o setta con
Precursori, Messia ed Apostoli, a un dipresso come il Cristianesimo dei primi
tempi, col quale disgraziatamente e a torto l’attuale movimento spiritico è
stato paragonato. Io non presumo di aver fatta una scelta che possa con¬
tentare tutti. Vi sono certamente opere da ine sottaciute od onimesse, che
qualcuno troverebbe degne di figurare nella bibliografia dello spiritismo, e ve
ne sono forse parecchie che io vi ho inscritte e che altri giudicherebbe degne
invece di oblio. Neanche pretendo che questo elenco, sebbene possa a
qualcuno parere esuberante, esaurisca tutti gli aspetti dello spiritismo: io ne
ho lasciato a bella posta in dispaile tutto quanto sconfina troppo verso 1
occultismo, la teosofia, ] Illuminismo od altri territori
contermini. Restringendomi però ai lavori puramente o quasi esclu¬
sivamente spiritici, mi sono sfuggite senza dubbio od ho i onorato opere di
qualche valore, tors’anco di valore supe¬ riore a quelle di parecchie fra le
citate. E dichiaro pertanto in precedenza, a scanso di critiche assai facili,
che la mia lista conterrò qualche errore: chi si è accinto una sola volta a
compilare un fastidioso, eppur tanto utile indice biblio¬ grafico, saprà
scusarmi le sviste e le lacune in cui even¬ tualmente io possa essere
caduto. Io non mi sono occupato in generale che di libri, ossia delle
pubblicazioni autonome di maggior mole: pochi opu¬ scoli, frale migliaia e
migliaia venute in luce, ho indicato ; e pochissimi articoli di periodici ho
prescelto, fermandomi a quelli che hanno avuta, secondo ine, importanza storica
nell’osservazione e interpretazione dei fenomeni. Si troveranno divise le
opere in alcune rubriche, ma anche queste divisioni vanno intese, dal benevolo
lettore, più come un semplice mezzo di orientarsi nello studio dell’argomento,
che come indicazione precisa della natnra intrinseca di ciascun lavoro citato.
In particolar modo la distinzione tra opere dog¬ matiche e opere polemiche era
ardua. Lo spiritismo ha incon¬ trato sempre, tino dai primi suoi passi,
ostacoli .fierissimi, ha vissuto combattendo, ed è cresciuto polemizzando di
continuo, per cui anche nei libri dei suoi Apostoli, quali fu¬ rono ad esempio
Ar.. Aksakoff o Cablo Du Prkl, molto posto è assegnato alla discussione con
iscapito della spontaneità dello scrittore: a mala pena si conterebbero sulle
dita le opere di dogmatismo puro quali sono quelle del Dai is e dell’
Allan-Kahdeo che sono il Battista dello spiritismo americo-anglosassone ed il
Mosè di quello celto-ibero-latino ! Quanto ai periodici, fra i morti
aventi valore storico e i tut¬ todì esistenti, che salirebbero a centinaia, io
ho scelto quelli che a giudizio dei competenti offrivano miglior carattere
scien¬ tifico, o che sono indizio più sicuro e autorevole del movi¬ mento
spiritico e psichico. Da ultimo, mi scagiono di un’altra facile accusa:
ed è di voler far pompa di erudizione in un subietto che per essere ben
conosciuto e seriamente approfondito dovrebbe, al dite desili adepti,
costituire per anni ed anni, fors’anco per tutta la vita l'unico ed esclusivo
pabulum mentale d'uno studioso. Dichiaro subito che non ho letto, naturalmente,
tutti i libri e periodici di cui dò i titoli, ma fra essi ne conosco m numero e
di pregio tale da ritenermi sufficientemente istruito sul conto dello “
spiritismo „ e dello “ psichismo „. D’al¬ tronde, il presente libro non è un
trattato organico della materia: e perciò il saggio bibliografico, raccolto di
mano in mano che me lo imponevano le esigenze di scrivere le mie Noie ed
impressioni sui fenomeni medianici di Eusapia Paladino , ha più il valore di
una guida particolare per chi le leggerà e vi troverà citati molti nomi di
autori, che non quello di una vera guida generale per lo studio completo ed
esauriente dello Spiritismo. Debbo, prima di concludere, una parola
sincera di ringra¬ ziamento al sig. Ernesto Bozzano di Genova, il quale con
cortesia ineguagliabile ha voluto mettere a mia disposizione, non solo la sua
ricca libreria privata, ciò che già sarebbe stato un segnalatissimo favore, ma
anche gli ammaestramene di quella solida e vasta erudizione in materia che fa
di lui incontestabilmente il più istruito e autorevole fra 1 cultori degli
studi psichici in Italia. Genova, 30 giugno 1907. fino al
giugno 1907. 1. — Per la storia dello Spiritismo: in senso
apologetico: Aksakofe Alex., Predvestniki Spiritizma za poslednie 250
lyet. Pietroburgo, , un voi. [1 precursori dello spiritismo durante gli ultimi
260 anni]. VorUlufer des
Spiritismus. Trad. dal russo. Leipzig, 0. Mutze, 1904. p. 384 (trad. frane. Les
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ferma al secolo XV111]. — — Geschirhte der Spiritismus. 'l'raduz. di 1
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s. d. Hei.i.enbach L. B., l’r. von Paczolav, Die I orurthetleder Mensch-
heit, 111* ediz. Leipzig, O. Mutze, 1901, in tre gr. volumi [La parte storica
di questa importante opera b mescolata colla esposizione critica dell’argomento
nel II" e TIT° volume]. Il orni no D., Neue Geheimnisse de» 'Jages.
— Durch Geistes- Magnetismus rermittelte Geister-Manifestationen aus dem imeni-
hililten JenseiU. Leipzig, 1857, con tav Kundgcbuiigen a. d.
Geisterreiche. Berlin, 1862, con ti^,. _ — Spiri Inali* lische
Mitiheìlungen aus der Geisterwelt (due serie). Berlin, 1859 e 1862, con
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473. _ Iacoli.iot Louis,
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XIX Kiksbwettkr Carl, Die Entwickelungsgeschichte rie* Spiritismi
voti der Urzeit bis zur Gegenuart. Leipzig, M. Spohr, 1893, op.
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B. Lasch, 1905. [interessante relazione di un viaggio fra gli spiritisti
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spirito, eoo. Napoli, Detken-Rocholl, 1904, p. i-lxxvii (Trad. in ted.).
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eseguirne /’ esperienze . Pisa, Vannucchi, 1853, in-16", p. 32. [Questo
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magnetismo e spiritismo, sotto lo pseudonimo di Lisimaco Vekatti]. Phaneu E., Louis XVII et V
Astrologie. Paris, Dujarric et C., 12°, 68 pag. [Sul famigerato Nauendorff, pseudo-Delfino di
Francia, che è stato un precursore del moderno spiritismo]. Bossi imi Giustiniani, Le
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(«le) Auénor, Det tablet tournantet, dii tarnaturel j j! »SÌ. P-i«. E. Denta, .«54, 2 -IP, PPG0,“ ' ”»
«*"£!?”< >»<*■ Keao Aullase. Mane.»», - «... l,.
<• ir,,/,,', orécédét da Spiriti* me antique, ecc. Paris, 18b4, in 8
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rJZVÀKS» * !'«*<•"' — Pta1' “”l“p' _• p \lran I0, ediz., 1 89,
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Dos Buch der Wunder and die geheuner Wts- senschaften. Leipzig, 0. Mutze, 1906,
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significato per la intelligenza delle credenze occultistiche odierne |.
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l’extase. Paris, 1850 [Delle numerose opere di
questo magnetizzatore occultista, indico solo la più affine agli studi
8PgÌken]teoi'ilo, Lo Spiritismo in senso cristiano. Torino, Unione
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{ter¬ ne Ile, eco. Paris, id., 1872
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di Sant’ Ambrogio) [Delle numerose e popo¬ larissime opere del celebre
scrittore-astronomo, queste quattro, massime l'ultima, sono le più attinenti
alle teorie spiritiche]. Franoiikzzo (?), A Wunderer in Spiri t Lands. Transcr. by A. Farnese.
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jenseits des Grabes. 111“ ediz., Leipzig, Mutze, p. 281. [Opera dettata da uno
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s., 1894, in-18°, p. 880). _ — Le livre des ntédiiiois. Paris, 1861, 1*
ed. (35 edizioni; la trad. ital., di E. Volpi, c. s., Guida dei medi e
degli evocatori. 1887). (Eutres posili umes , avec discours de C.
Flammahion. Paris, Libr. Spirite, 1868. — — La Giiìèse, les mi
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Paris, Collin, 1906, 18°, p. 167. . Levi Eliphas, La Science des Esprits.
Paris, 18/0 f [E la più. affine
all’argomento nostro fra le tante opere kabbalistico- magiche di quel paranoico
sfortunato che fu Alfredo Constant]. Lied Nioro, Occultismo. “ Manuali
lloepli ,. Milano, Hoepli, 1905 32° [Cfr. p. 213-307]. n . Morf.au (Mad.m*), Lumière et
viriti. Pref. de Forget. Paris, Libr. de Psych., 1904, un voi. in-12' di pag.
318. N. N., Au page des Esprits. ott Roman récu des mystères de
l’occultisme. Préf. par Papus. Paris, G. Ficker, 1905,
in-8", p. 4->8 [Sotto le apparenze di un romanzo, questo libro è una
com¬ pleta esposizione delle dottrine oceulto-spiritiche]. Noeooerath
Rufina, La sunne, su rialiti, sa manifestatton et philosophie. ll'édit. Paris,
Libr. se. psych., 1897, con prel. di O. Flammarion, un voi. (trad. in ted. col
titolo : Das Leipzig, Mutze, 1903). Nouv. édit Paris, Flammarion. 1907,]). 391. Nns Euoène,
Choses de Vautre Monde. Paris, Marpon et Flam¬ marion, Nus Eocène, Les
Grand* Mgstéres, Paris, ivi, s. d.. IV» ediz. _ _ 4 la recherche des destinées.
Paris, ivi, 1891. Owen Bob Dale, The dehatable Land beticeen this World
and thè next. New-York. London, 1871 (trad. in ted. col
titolo: Da* streitige Land, in due volumi, di p. 725. Leipzig, 1876). _ ' _
Footfalls on thè boundanj of an other icorld. 1 tula- delpliia, 1877. ...
, Perty Max, Die mystischen Erschemungen der menschltchen Natur. Leipzig, 1861, due voi., II* ediz., 1872. _ _
siici fc in das ver barge ne Gebiet der Menschengeister.
Leipzig-Heidelberg, . . _ _ f)er jetzige Spiritualismus n. erwandte
Erschetnungen der Verqangenheit a. Gegenwart. Leipzig. Winter, 1877
_ _1 Sie sichtbare und unsichtbare Welt. Leipzig, ul., . Ohne mystischen Thatsachen keine erschopfende
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1890 (la IV* ediz. in 2 voi., p. 752, è del 1902). [Opera fondamentale per la
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des phénomènes mMiumniqites. Trad. de l'cdition russe par. B.Sandow,
Paris. Libr. Seieuc. psych., 1895. 8° gr., p. xxxii-634 contav. Bennett E. T.,
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tra Cri¬ stianesimo o Spiritismo]. Borre au J.-B., Comment et pourquoi je
suis decenti spirile. Paris, Ledoyen, 1864. Bouvéhx .1.. Le Spiritismi • et V Anarchie
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Chamuel, 1897, in-8° gr., p. 464. Bozzano Ernesto, Ipotesi spiritica e
teorie scientifiche. Genova, Douath, 1903, un voi. in-8°gr., p. 509, con
illustr. [Opera di molto pregio pel rigore dell’argomentazione].
Broffekio Angelo, Per lo Spiritismo, I" ediz. Milano, Briola, 1892;
li" e III" ediz. ‘ Picc. Bibl. di scienze moderne Torino, Fratelli
Bocca, 1903, p. 309 ( fO stato tradotto in tedesco: FUrden Spiritismus, Berlin,
). [Libro di una dialettica stringente]. Capuana Luigi, Spiritismo ?
Catania, N. Giannotta, Cavalli V., 1 punti oscuri dello Spiritismo. Note
alla rinfusa- Trani, Vecchi, 1900, in-8° gr., p. 170. _ _ Spiritismo non
è Satanismo. Salerno, Jovene,
laUl, in-8° gr., p. 142. Coates James. Seeing thè Invisi bl e.
l’ractieal Studies in psycho- metry, ... telepathy ... London, Off. * Light „,
1906. Cvuiax B., Wie idi ein Spiritualist yeioorden bin i' II ediz. ampi.
Leipzig, Mutze. 1900? | L’Autore è anche
un medium]. Dallas Hei.en, Objections to Spiritualism. London,
Spiritualist Alliance, 1905, in-12°. _ . Damiani G., Spirito e Materia,
dramma in 6 atti. Napoli, R. Acc. delle Scienze, 1860, in-4", p. 134 [Il
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Cha- muel, 1895, III" ediz., in-18“, p. 470. — — Le
phénomène spirile. Thnoiynage des sor ante. V* ediz. Paris, Chamuel,
1897, in-18", p. 315, con fig. Dénis L., Christianisme et
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dall’opera preced. per cura di Jankewitch. Paris, F. Alcun. 1905. un voi. in-8°, p. xvi
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Hct onderzuek vati spiritualistische Versehijnselen m Vreemde Feiten. Con
introd. di M. Kniants. Gravenhage, [1907], 8°, p. 240, illustr. Scotti
Giulio, Lo spiritismo c i nuovi studi psichici. Bergamo, Conti, 1898,
in-8" gr., p. 100. Seei.ino M ax, Mei tic Erfahrungen ciuf de in
Gebiete der Spi¬ ritismus. Leipzig, Mutze, 1898, in-8“, con illustr. — —
Die Seelenlehre du Prel’s und anderer Weltsanschauungen, in “ Beitr. zur
Grcnzwissenschaft ,, Jena, Costenoble, 1899. — — Ernst Haeckel und der
Spiritismus. Leipzig, O. Mutze, 1900 [Critica ai Problemi dell’ Uniremo di
Haeckel]. — — Die Kardmaìfraye der Menschheit. Ivi, id., 1906, p. 128.
[Curiosa fusione dello spiritismo coll'occultismo, colla teosofia e... col
cristianesimo!]. Senillosa F., Concordanciu del Espiritismo con la
Ciendai Buenos-Aires, M. Biedma, 1891, due voi. in-88 gr., p. 330 e 889.
Smith L, Science versus Spiritualismus. Melbourne, Bruce a. Davies, 1905.
Stead W., Reni Ghost Stories. London, 1897. [Interessante per l’autorità del
celebre pubblicista], Tournikr V., Philosophìe du boti sens. Le Spiritarne devant la Raison,
etc. Tours, cbez M"1' Tournier, 1900, un gr. voi. in-4°, p. 775, con ritr.
[Contiene altri scritti polemici].
Tummolo Vincenzo, Sulle busi positive dello Spiritualismo, ov¬ vero alcune
risposte, ecc. Viterbo, Donati, 1905, un gr. voi. in-88 di p. 700 con tav. [In
questa opera di viva polemica sono presi di mira gli scienziati “materialisti
.. Mcynert, Baillarger (?), Ilaeckel, Sergi, Morselli, Blaserna(y), Moleschott,
Maudsley ecc.]. Tubiselo P., Lo Spiritismo italiano e la Scienza. Napoli,
Tip. R. Università, 1897. Uluici H., Der sogennante Spiritismus. Eine
irissenschaftliche Erage. Antwort auf Un. Prof. Wundt. Halle, Pfeffer,
1879. Visani-Scozzi Paolo. La medianità. Firenze, Bemporad, 1901, un voi.
in-8” illustr. [Uno dei migliori libri sullo spiritismo]. Wallace Alfred Russell, The
scienti/ic aspeet of thè super¬ imi arai. London, 1866 (trad. in tedesco. Leipzig. 1874).
— — On Miracles and modem Spiritualism, pubb. da J. Burns. London. 1873
(numerose ediz. e traduz. ; la trad. frane. Paris, Leymarie, in-8“ gr., p.
382). [Opera di alto valore perla dottrina]. Wippbecht, Der “
Spiritualismus , vor der Forum der TJ'is* senschaft. Leipzig, 1880.
C) Scettici e contrarii: Arcklin Adbien, La dissociativi
psychologique. ‘ Revue des qutst
sdentifiques „ Bruxelles, 1901. (Estr. m un voi. Paris, B'bois Junes, Le
Miracle moderne. Paris, Libr. Ollendorft, 1907, V* odi-/
8° "f . P- xli-411. [Critica briosa, ma alquanto leggera,. Dnp Okkulte Fallen und
Fallenstellen. Schunedeherg, R., umano 1907, op., 8», p. 78. [Contro le ciurmerie dei medi], Colacurcio G.,
Scienza o mistero ? Napoli, 1905 [Contrario in senso teologico
cattolico]. _ . . Cowan Cn . Thoughts on Satamc inflttence, or Modera
Spi) i- tualism considered. London, 1854. [Teologo protestante] Cuoco (le
Dr.) (fila), L'Hypnotxsme scxentifique II écLt Paris, Soc d'édit. scientif.,
1900, in-8° gr.. p. 612. [Cfr. PP 455^506]. Davfnpout R. B., The death
blow to Sptntuahsm, New- York, 1888. [Sullo
smascheramento o apostasia delle due sorelle Doxj. Davis Pii-, La fin da
monde des esprit». Le spiritisme devant la raison et la Science. Paris, s. d. . „ i
Dechambre [Hai.m-Thomas], Art. Spini, ente in Dici, en- cvclopéd. des
Sciences médicales Paris, lobi». •
p0gSA prof. rev. Giov., La chiave dello' Spiritismo. Milano, Gasa editr.
Volonté, s. d. [Critica in senso cattolico]. P Gl. G. (d. C. d. G.), Lo
Spiritismo. Manuale scien¬ tifico popolare. Roma, Tip. Artigianelli, 1893.
[Attribuisce i tutti 8Pg1asset 3* Le Spiritisme decani la Science. Montpellier, Cou- let et F ■
Paris, Musson L’ Occultismo hier et aujourd’hui. Le Merceilleux pre-
scientifique. Montpellier, Paris, id. id., 1907 in-8* picc., p. 4, •>•
Gotberlet C., Dee Spiritismi, s. Fulda e Leipzig, 1885 [Cat ^Haeckei. E.,
Die WeltrSthsel , 1“ ediz„ Bonn, Strauss, 1899, cfr Confer. XP-XVI*. [Di quest’opera v. anche la trad. ital. con
una mia Introd. e molte Note, di cui quelle a pag. 177, 284-7. 415,
concernono lo spiritismo]. . Hammond W. A., Spiritualista and allied
eondttions ofnervous derannements. New-York e London. 18<6, in-8 , di P. 366
Hartmann (von) Ed., Der Sptrittsmus. Berlin, 1885 (trad. in in^l ) [È
l’opuscolo che ha provocato la memorahile polemica con Aksakoff: questi ha
risposto con la sua grossa opera : Amimi. Und_ ^^Die^Geisterlnjpothese des Spiritismus und seine
Phan- tome. Leipzig, Friedreich, 1891, in-8“, p. 126. [Controreplica al libro polemico di Aksakoff].
.. , Hcbbelt. G. C„ Facts and fu nei, inS,nmtual,sm. Theosophy and psychical
research. Cincinnati, R. Clarke, 1902, m-8 , p. 20 Hutchinson G., D reame and
their meantngs. London, Longmans
Green a. C., 1901, in-8°, p. 330. Jacolliot Louis [=
Philyps), La fin du Monde de* Esprit». Paris,
1867? [Svelamento elei trucchi usati dai medium spi¬ ritici: importante pel
nome dell A.]. Jankt Pierre, Le Spirititene contempo ratti. Rovue
philoso- phique „, tomo XXXIII, 1892, pp. 413-442. — — L’automa lisine
psychologique. già cit., pp. 380-410. Jastrow, Faci and fatile in Psychology. Boston, Houghton,
London, Macmillan, 1900. , Jones John, Spiritualism, thework of Demone.
Liverpool, 18/1. La no Andr., Cock lane and common-sense. London,
Longmans Green a. C., 1894. . . ., 1U(17 _ _ The hook of dreams and
Ohosts. Ivi, ìd.» lo»/. — — Magic and
Religion. Ivi, id., 1901. [In tutte le opere del celebre mitografo e
folklorista si trovano accenni alle ori¬ gini ataviche e all’evoluzione della
ipotesi ammo-spiriticaj. Lapponi G., Ipnotismo e Spiritismo. Studio
medico-critico. Roma, Lesclée- Lefel» vre , 1906, 1 voi., trad. in ted. e m
frane. [Catto¬ lico, medico dei Papi. Di quest’opera esiste una 1“ ediz.. tip. Poliglotta, 1897]. .
, * Lévéqle CnABLEs. La Science de l Intnsible) études depsycho- logie et
de ihéodicie. " Bibl. Philos. cont. Paris, Germer-Bailliere, 1865,
in-8", p. 190. _ Li Ta’ì, le D' (pseudonimo), Le Mystère posthume.
Cu usff***f médicales sur la Mori et sur la Survie. Paris, Schleicher, 1704, 12° p. 192. [Critica in
senso umoristico, ma di buona legaj. Lj\min A., Spiritismus triumphatus (die wissensch
aftliche L nt- Milana des Sp.). Trad. Leipzig, Mutze, 1905, op. di p; 36.
Loeweneeld L., Somnambnlismus und Spiritismus, in Grenz- Fragen des Nerven- und
Seelenlebens ,, I. Wiesbaden, Berg- munii, 1900, p. 5 1 . , , . , 7
4 M ir ville (M.i8 de) J. E., Pneumatolog te. Des espnts et de lem s
manifestations diverses ( fhiidiques,historiques , etc.l. Paris, 1“ ediz.,
1853; 11“ ediz., Krayet de Surcy, 1854, in-8° gr., di p. 4,5; JV* ediz., di p.
482; ediz. ultima in 5 voi. Paris, 18bu-64. Oldfielu Tk. (pseudon. di Samson G. W.), The
Daimonion, or thè spiritual medium, its nature illustrated by thè htstory ,
etc. Boston. 1852, di p. 157 [11 ‘ demonio „,
qui, e il principio V1 Ottolenohi Salvatore, La suggestione e le. facoltà
psichiche occulte in rapporto alla pratica legale e medico-forense, Blbl.
antrop. giurid. „. Torino, Frat. Bocca, 1900, gr. voi. 8 , p. ilL Parisii Edm.,
Ueher die Trugwahrnehmungen (ffaìluematum und Illusioni. Leipzig. Abel, 1894,
8", p. 246 [Critica protonda delle allucinazioni dei sani in veglia e
delle illusioni da lrodoj. P^lin G., Les phénomhies du Spiritisme dévoiles. I
ans, E. Dentu, 1865. in-6", p. 104. , . _ , Peppeu, Leidy, W
kir-Mitcekll ed altri. Preliminari / Report of thè Seubert’s Commission
appointed bg University of Pennsilvania. Philaiìelphia,
Lippincott, 1887, in-8*, p. 159. [Il lascito Seybert
di L. 60.000 per lo studio dei fenomeni psichici fu esaurito con questa
celebre relazione del tutta negativa!]. Kidglky Evans, Uours u-ith thè Gosts. Chicago,
Laird-Lee, 1897, p. 302. [Risultati
sfavorevoli di uno studio obiettivo]. RomNsoN W. E., Spini slate-writing
and kindred phenomena, New York, London, 1899. |Le scritture dirette spiritiche
su la¬ vagna dimostrate un trucco]. Kogers E.C., Philosophy of miste) ious Agente human and
man¬ dane, or thè di aa mi e Lame and relations of Man. Boston. 1853, di p. 336. [Le “ spiritual
manifestations , spiegate come feno¬ meni naturali]. Rolfi [Padre], Magia
moderna. Mondavi, 1900. Il* ediz. (trad. frani;, par K. Méric, sulla 111"’
ediz., 1902). S. E. [Padre Savino], Il magnetismo, l’ipnotismo e lo
spiri¬ tismo, onero Satana o la moderna magia, i curatori misteriosi e gli
indovini. Benevento, De Martini, 1895. Schixtze Fa., I>te
Grundyedanken des Spiritismus and deren Kritik. Leipzig, tìiinther, 1883.
Seboi G., Animismo e Spiritismo. Torino, Fr. Bocca, 1902, op. Sioowick
Hknby, Art. Spiritualism, in ‘ Encyclopaedia Bri¬ tannica .. IS édit. [Più
tardi l'A. parve mutare opinione]. Sorvillo Enrico, Stadio H. P. GRICE
STAGE STUDIO sullo spiritismo considerato in ordine alla teologia e alle
scienze speculative. Chieti, Tip. del Popolo, 1904, n p. 173.
Sundiìrt.anu Laiiov, The trance and correlative phenomena. Chi¬ cago, 1868.
[Attribuisce tutti i fenomeni “ odici , a suggestione]. Sdriii.eoGc
Y>v.),Spiritu(disme et spiritismi’. Paris, Douniol, 1898. — — Spirites et médiums.
Choses de l'autre monde. Paris, Charles Amat, 1901, in-12°, p. 534 [Contrario
in senso cattolico]. Tissandiur, Pes Sciences occulte S et da Spiritisme.
(‘ Bibl. Phil. contemp. „).* Paris, Gcrmcr Baillière, 1866, in-8“. p.
180. Tissor 1., L'imagination... surtout dans le domaine da mer-
peilleux. Paris, Didier,
1868. \V KATKttLv and Maskklvnh 1. N„ The supernatural. London, 1891. [1 ‘ fenomeni „ spiegati con la prestidigitazione].
Wìclmann J.. Rnthilllen/en ilher d. Treiben d. Spiritisten. Ham¬ burg, 1885,
con fig. [Smascheramento di medi truccatori]. Moderne. Il 'under.
Natilrliche Erkl&rung der Geheimnisse d. Spiritisten a. Antispiritisten,
eoe. Leipzig, 1877, III* ed. eon 71 fig. [Questo prestidigitatore notissimo
cerea spiegare, con lo solito gherminelle della sua professione, i fenomeni
spiritici]. WiritOT \V., Per ‘ Spiritismus „. Rine soyenannte
trissenschaft- liche Fra te. Leipzig, Engelmann, 1879. [Polemica eon
UlrieiJ. Yunu É.milr,
Hypnotisme et Spiritisme. Faits positifs et faits pri!sumés. Genève Paris,
1890, iu-8“ gr., p. 174. Zerffi
G. E., Spiritualism and animai magnetism. London, 1871. [Attribuisce i fenomeni
ad allucinazioni d’origine ma¬ gnetica]. NOTE BIBLIOGRAFICHE SULLO
SPIRITISMO j[I_ _ per la descrizione e autobiografia
della medianità. [Vedi anche § II, A e B, e § V]. A)
(li contenuto fideistico: A. (le général), Le Problime de VAu-de-là. Conseils des invi- * iblea,
reoueillÌ8 par... Paris, Libr. se. psych., 1902. AksaKoff Alex., Un cr/s
de dimatérial ieation partitile du corpi d'un m/dium. Trad. dal ted. Paris, Libr. Art. indip., 1896, con
fìg. [Il medium è la D’Espéranco). Bokmann W., Dei- Scimi te Home. Eia
physiopsychischer Zeut/e des Transcendenten im XIX Jahrliundert, Leipzig,
Mutze, p. 100. [Studio apologetico su Home, “ il più potente dei medi „ fin qui
sottoposti a ‘ prova ,]. Daii.ky Ami., Molile Fancher : an authentical statement... of thè
psychologienl morrei of thè XIX Century. Brooklyn,
U. S. A., 1899, di p. 362. [Panegirico di una celebre isterica, ‘ medium veg¬
gente „. del genere della notissima Mlu' Coufidon). Davis A. .Jakson, The yreat
Harmonia , beiny a philosophical Retei ation of thè naturai, spiritual a.
celestini Universe. Boston, Colby,
1890, 5 voi. in-8° gr„ ult. ediz. [Questa e forse la prin¬ cipale e più
caratteristica opera ‘ inspirata , del celebre vi¬ sionario, profeta e
precursore, del quale gli spiritisti ameri¬ cani non reincarnazionisti si
proclamano discepoli]. — — The princìples of Nature, her divine Revelations and a voice
of Mankind. Boston, “ Banner of Light „. P XXX\ “ ediz., in-8 ’gr., p. 786. (Trad. ted. Prinzipien der
Nat-ur. Leipzig, 1869); Belarne E., Recherches sur la médiumnité. Paris, Libr. de psych., 1902, in-8*, p. 515. [Tratta
specialmente dei medi psi¬ cografi]. D’Escéranck E., Shadow Land, or Light front thè other
Side. London, 6. Redway, s. d. (1897), di p.
414, con fotografie di fan¬ tasmi (Trad. tram,:. : Au paga de l’ombre, Paris,
Leymarie, 1899; ted.: Im Reich der Schatten, Berlin, Siegismund, 1901).
[Autobio¬ grafia di questa celebre medium con materializzazioni strabi¬ lianti
di spettri !J. D'Oitmu Cu., Nos Invisibles. Paris, Chacoruac, 1907, un voi. in 4",
con illustr. [Opera di lusso — “ Comunicazioni di
grandi spiriti „, come Lacordaire, il curato D’Ars, Maupassant, ecc., e superbe
tavole a colori del rinomato acquarellista italiano Mainella, le migliori di
tutta la iconografia spiritica). Farmer John 8., Ttvixt tiro World» : a narrative of
thè life and worlc of William Eglinton. Londou,
The psychol. Press, i noe AO di p. 200. con ritr. e 8 gr.
tav. [Apologia entu- 188*v.„ a-ì innata con gran lusso, «li questo medium
altret¬ tanto famoso per le scritture dirette, i nodi in corde anulari, le luci
le apparizioni di spettri interi... quanto per la sua ca- auta finale in
bugarde manovre]. ^ ^ ^ Berlh, K. SiegTsmund, 1890-97. [Opera di ‘ gran
lena , per lo spiritismo •lì rivelazione, sullo stile (li Davis, Moses, eco..].
T • :« Kiufsk Rob., Stivimeli aus devi Reich der Geister. Leipzig, Mulze,
IV* ediz., 1903, 8°, p. 472, con tav. [Comunicazioni e mite and other
psychic phenomeva New-York, Funck a. Wagnall, 1905 [Il Funck è editore
spiritista . (ìabtjv L Le mèdium
llome, sa vie et son taiactère, ecc. «gaJStss.'K £»«.'”■ » <*. n- m*-** Ph.
Wellhy, 1905, in-8u, p. 304. [Scelta
di saggi spintici dalle -WS Karl Max, Auf den 'l'iefen dee Traumlebens.
Halle, ^GaArs Fa! Contr. allo studio della psicografìa. Napoli, Pietro-
u, iHQ3 od fSnl medio scrivente A. Frezza). ■ H^vIbach Lazab (Fr. von),
Etne Philosophie des gesunden Menschenrerstandes. Leipzig, Mutze, s.d., P- 290.
[Contiene a - tulli articoli interessanti sui fenomeni psichici
supernorinali SUHn^eDrSS David (medio), Incidente in my Life. London,
1863 (TrJd. in frane, col titolo: Récilations sur ma me surna- /tirelle 1 HI*
édit. Paris, Dentn-Didier, 1864, un voi., pag. 337). Lights and shadows
of Spirituahsm. London l877 (Trad. in frane, col titolo : Les lumières
etlesombres du Spt- aitimi istìtp nei* cura di La Luberne. I aris, lo-oj.
HoSsì^ora), Daniel Dunglas Home : IJis life. and mediumship.
London^Trilbner^lSSS^ ^ ^ Kegftn Patll> 1890, ^ HowrrnWATER (M.r!),
Pioneers of thè Spiritual Reformation. London,
1883. [Messaggi e disegni mediumnici duna psico- grKA«ADÌA Mary (Princ.).
Mot Ljuset. Stockolm. d. 1 [In svedese], — - Spiritistische Phaenomene.
Leipzig, M. Spohr, • [Comunicazioni medianiche. La Pnncipessa Karadja e
una fervente apostolessa suedo- turca dello spiritismo nel Nor J. Marrva/flobence, There is no
death. Leipzig, Heineman Bahistier, 1892, in-18», p. 304. [OsservaMoniaccmrate della ce¬ lebre scrittrice su
molti dei medi piu famosi. Nel 1894 op. e stata trad. parz. in ital. dalla
cont. MamardiJ. _
_ The Spirit World. Leipzig, Tauchnitz, 1894, P- 3 • Moses Stai.nton W.
lM. A. Oxon), Psychoyraphg, London, 1878 f NOTE BIBL10GBAFICHE
SULLO SPIRITISMO xxxm Moses Stainton W. (M. A. Uxori),
The higher aapects of Spiri- tualiam. Lomlon, 1880. — — Spiri! Teuchings
, through thè mediumship of W. S. M., London, Office of ‘ Light „ 1883 (varie
edizioni, fra cui la “ me- niorial , del 1898, p. 291; trad. frane.: Les
enaeignements spi- ritualiates; trad. ital., Sampierdarena, 1907). Spirit Identità- London, Spiritualist Alliance, 1902,
in-8", p. 152 (varie edizioni e traduz.). Olcott H. S., Feople front
thè other World. Hartford, Conn., Ainer. Pubi. Comp., 1875, 8°, p. 492.
Owen Robert, New existence of Man iipon Earth. London, 1855. [Contiene molte “ comunicazioni „ fatte
al celebre socialista e filantropo dagli * spiriti Phblfs M" Stuart,
Au delà dea Port.es. Trad. de l’nngl., Paris, Carrington, 1903. Piudington, On thè types of
phenomenu disphtyed iti M" Thom¬ pson’ a trance. London, Soc. f. p. R., 1904. [Rapporto sulla oramai
famosa Sigr‘ Thompson, pubbl. nei “ Proc. S. f. p. R. » XV111], Piti
hytko fi W. v., Die Mediumsehaft der Frau E. r. Fribyt- t.-off [sua moglie],
Trad. dal russo. Leipzig, O.
Mutze, 1905,8°, p. 160, con fig. Reichel Wii.lt, Kreuz a. guer durch die
Welt. Okkultistische Reiseerlebnisse. Leipzig, Mutze, 1906, 8°, p. xxn-214
(trad. frane.: .1 travet' s le Monde , ecc., Paris, Gittler, 1907, 12°, p. 112.
[No¬ tizie sommarie su molti medi
americani, massime sul Miller]. Rossi-Padroni P. e Morosi dòtti.. Alcuni
saggi di medianità ipnotica. Pesaro, 1888 (trad. frane., Paris, Leymarie,
1896). Schnììtgen Paul, Die zeitgenossische Geisterseherin voti libiti.
Leipzig, Mutze, 1906, p. 72. [Osservazioni su una visionaria o “ medium
veggente , di Colonia]. Simokin A., Dialogues elitre de grande Esprìts et un
vivant. Paris, Launaz, 1893. Sinnbtt A. P. (medio teosofico), Le monde
occulte , hypnolisme transcendant ett Orient. Trad. dall’ingl. Paris, 1887 (con
un rap¬ porto di Hodgson alla “ Soc. for psyeh. Re9. ,). Smf.dley Alfred, Some reminiscences on
experim. Science, e CC. London, Office of “Light,, 1900. [Esperienze con
M." Wood, medium ad apparizioni]. Soc. Ért riES psycb. de Ge.néve,
Autour “ Des Inde a à la pia¬ néta Mare „, Bflle-Genève, Georg et Cie, 1901, di
p. 222. [Critica di D. Metzger, in senso
spiritico, dell’opera di Th. Flournoy]. [Stead W.], Letter fiotti Julia, or Light front thè
Borderland. London, Gtant Ricliards, 1899, in-18“. p. 120. Strwbns E. W.,
The Watseka wonder. Chicago, 1887
[Stato ‘ meraviglioso , di doppia coscienza durato alcune settimane con
apparenze spiritiche]. Tuttle HrDsoN, Arcana of Spirituali sm. A M attuai of spiritual Science
and Philosophy. Manchester, * Two Worlds ,, 1900, in-8°
[Scrittore medianico di valore]. Mokrki.i.i, Psicologia e
spiritismo . in TJnderwood Sarah, Automatic or
spiri, ( ’hicaeo T. Newmann, 189o. ìn-e , p. *>*» ^ tev^Eroduzione
medianica di scritture identificate (?) dÌWvS', Adklma Fr., nata cont.
Wurmbranu Stadie* . after die Geistesieelt. Leipzig, 1876. [Le companva M^ de
H^boldt^ le dava notizie e disegni sugli abitanti del pianeta Mercurio da
appaiare con quelli del pianeta Marte visti poi dalla Smith .]. J . , IB E. W. a. M. E., A
guide to medtumshtp. London, Office of ‘ Light 1906. [Buona guida per comprendere la
psicoge- n8WELooN Gborgina,1 Vingt ans après... Paris, Libr. Se. «P»r- et
nsych.. 1902. [Autobiografia e poesie.
Comunicazioni poetiche, strambe e inverosimili, dello ‘ spirito , di Gounod
.]. Woou H., Ideal
suggestion through mentili Photography. Boston, T.ee-Shepard, 1899, iin
voi. di p. 163. ' L Writino Lima», After her Death.-The story of a
summer. London, Sampson Low a. C., 1899, di p.
180. [Messaggi di una giovine defunta, ottenuti per mezzo della PiperJ.
j}) con metodo i njv’estig'a torio : Hnc C Spiritisi», hypnotism and
telepalhy, a» involved in thè caTof MrsZonora Pipe,, ‘ Med -legai Journal
New-York, 1900 [Critica dei * fenomeni , della famosa medium]. Boni
Euicn, Der Fall Rothe. Fine kn mtnal-psychologi sche Tlntersuchuna Breslau,
Schottlander, 1901, 8°, p 158, con fi„. u.' Busse H., Geistenschriften
und Drohbnefe. Munchen, K 8chiiler 1902. [Dimostrazione dei trucchi usati
da certi medi, fra cui a fomigenrta Anna Rothe, la ‘ medium dai fior, e aranci
, /mascherata dallo stesso ‘ occultista . Bohn!]. Fi.ouksoy prof.
T., Des Indes à la planète Mars. Essai sur un cas de somnambulisme aver
glossolalie. Pans-Geneve, Alena et f • i Q(io rii n 400 con 44 ficr. [Questo studio sulla Siu“lile"s„V (*1“ un
JUl « i—*— » p8,t.)logio.^Bjntìc: ,ur „„. de tomnam/mlume. Genève
1901, un voi. di p. 160. [Appendice al precedente]. 1Goodr*ch-Frerr].
Essays in psychieal Research. London, G Rcdway 1895, p. 330. [Buone ricerche
sulla criataUosoopia]. G RiZZcì V SoLolism and Psycheism. Il* ediz London,
18ol. ratudio di ‘ Emma , la famosa visionaria e profetessa]. Hodgson Richard, Observations
of eertain phenomena of trance . Pr“ S f p R TUI, 1898, p. 284-582. [Primo rapporto d, un autore competente sulla celebre
medium Sig^ Piper]. Htslop James E., Science and a future Life. Boston,
11. lurncr 1905 8“ un voi. p. 372. [Studio continuato per piu anni sulla
psicogenesi delle comunicazioni spiritiche della celebre medi» americana
signora Piper. L’A. pubblicò prima su costei un lungo rapporto d’oltre p.
600 nei “ Proc. of thè Soc. for psych. Research „ di Londra, 1901]. Jung
Dr C. G., Zar rsychologie und Politologie sogenannter okkulter Phànomene.
Leipzig, Mutze, 1902, p. 121. [Studio dili¬ gentissimo d’un medico-alienista su
di una sonnambula-medium offrente molte rassomiglianze con la Elona Smith di
Fi.ournoy]. Paladino Eusapia. [Per questa medium, veggasi Biblio¬ grafia
speciale, raccolta nel Cap. Ili, della Parte Prima del presente libro], ,
Saok M.. Madame Piper et la Soditi anglo-américaine poter ìes recherches
psychiques. Paris, Leymarie, 1902. 18°, p. 272. Soi.ovyokf, Su di una
moderna sacerdotessa di Iside (in russo). St.-Pietroburgo, 1894 ». [Studio
critico arguto sulla famosa si¬ gnora Blawatsky, medium teosofico, sbugiardata
anche dalla * Soc. f. p. R- ȣ Vkhball A. W. (signora), On a series of
automatic Writings, London, Soc. f. psych. Res., 1906, di p. 432.
(Importantissimo studio della esimia psichicista sulla scrittura automatica,
pubbl. nei “Proc. S. f. p. Res. XX, 531]. IV. — Pel fluidismo e
neo-dinamismo [“ animismo „] in relazione al “ magnetismo animale ».
[Vedi anello § II, A e B; e 8 V]. All ara Vincenzo, Il magnetismo
negli animali e nelle piante. Milano, Chiesa, 1893. Assier (d’) Ad., Revenants et
fantòmes. Essai sur l’IIumanité posthume et le Spiritisme. Paris, J.-B. Baillière, 1883, 18°, p. 308. .
[Importante per le idee personali dell'A. che spiega i fatti spiritici e la
esistenza temporanea dei “ fantasmi „ coll’etere mesmerico]. Balfour-Stewart, Un thè
conservation of Energy. “ Intera. Scient. Series ». VI, London, Kegan Paul, 1873. [Alla ediz. americana e
all’italiana (Milano, Dumolard, 1875), sono ag¬ giunti saggi di Le Coste, Al.
Bain, Robert, sulla : Correlazione della forza ritale e nervosa colle forze
fisico-chimiche]. Balfour-Stewart
et Tait, The unseen World, or Physical spe- culation on a future state. London, Macmillan, 1875 (L’ Uni
ver s invisible. Trad. de Bangi. Paris, Germer Baillière, 1888). Baraduc
H., La force vitale, notre corps fluidique, sa formule biométrique. Paris,
1894. — — L'&me humaine, ses mourements, ses lumières et V icona- •
graphie del’ invisible fluidique. Paris, G. Carré, Les forces inconnues: la
force vitale, in ‘ Chron. mé¬ scale Baradcc H., L’iconographie en anses.
Paris, 1902. — — Los vibrati/) >is de la vitalité humaine. Paris,
J.-B. Bail- lière, 1904, un voi. di p. 280. Bahétv, Le magnétisme animai
étudié sous le nom de force neurique ra pannante, eco. Paris, Doin, Force
neurique rayonnante. Paris, 1882. Bi.ondlot, Les rayons N. Paris,
Gauthier-Villars, 1904. Bois Jules, Le monde indsible. Paris, E.
Flainmarion, 1902 [Brillante studio critico], — — ‘ L’Au-delà , et
les forces inconnues. — Opinion de l'elite sur le mystère. Paris, Ollendorff,
1902, di p. 387. Bosc Ernest, L’homme incisible. r.t. .sur l'aura
humaine, ses couleurs eoe. Paris, Libr. Bodin, La psychologie devant la
Science, ecc. Od et fluide odtque , polarità humaine, ecc. Paris, Chacornac. 1896, un voi. Botto»
Gamhieb, Psychic force. An exper. investigation of a littloknoicn power.
London, ‘ Light », un opusc. Brat Charles, On force, ite mental and mora!
correlates,... with speculation on spiritual i»m and other attorniai conditions
of Mind. London, 1867, in-8", di p. 164. Carrington Herward, The
physicàl phenomena of Spiritualism. Boston, Turner, 1907. Charpignon J., Pliysioloyie,
moderine et mHaphysique du ma¬ gnétisme. Paris, Germer-Bailli'ere, 1848.
Chassaioneae. Essai sur un quatrième Hat de la Matière. Paris, A. Maioine,
1906, 8°. Ohazaraine et Dècle, Découverte de la polarità humaine, Paris,
Doin, 1886. Chevillard A., Ét. expérim. sur ceri. phén. nerveux et
solution rationnelle du probllme spirito. Paris, 1869, op. [IV* ediz.
1895], — — Les coltrante do la polarità dans l’aimant et dans le corps
humain. Ivi, 1887, di p.
130, con fig. Gox Seri. kant, The mechanism of Man. An answer to thè
question: ‘ What am /? », già cit. ecc. Il* ediz. London, 1876. [La prima aveva solo il titolo ‘ Wliat
am 1? ,]. Beweise filr die
Existem einer psychischer Kraft (trad. dall’ing. di Aksakotf). Leipzig, Mutze, 1884. Crookes W., Experimental
investigations on psychic force. London, H. Gillmann, 1871 (Riprod. poi nelle
qui sotto cit. Researches, ecc. Trad. frane. Paris, Libr. Se. psych., Researches in thè phenomena
of Spirittialism. London, Burns, 1874. [Opera di valore
eccezionale per lo sviluppo delle dottrine psichiciste ; trad. in tutte le
lingue, in ted., Leipzig 1874 ; in ital., Locamo, 18?7 ; in frane., Paris,
1878, ecc.; più volte edita]. Dklannk E., Le périsprit. Paris, Chamuel, 1899.
Dialectical Society, Repori on Spiritualism of thè Committee of thè D. S.
London, 1871,8°, p. 412. [Primo
saggio di una osser¬ vazione scientifica seria ed imparziale dei fenomeni
spiritici], - Rapport sur le Spiritualismo e cc. Trad. frane, par Dcsart» «nm
la dir de A. De Rochas. Paris, Libr. Spirite.
1903, p. 352. (Vi è pure una trad. tedesca per cura di Wittig: Biricht,
eoe. Leinzig Mutze,. .
. • lìnns Rover .1.. Spirit manifestano»», exgmtned and explatned. Mi>w York 1854. [Spiedate mediante 1’ ‘
elettricità vitale ,] nnavo LE Henry, Traiti expérim. de Magnèti»,»*. Thèorie» et ^,'Ss PariB Libr. du
Magnetismo, 1898, due voi. in-32», C°Fhvy' Alfred Le Psychisme
expèrimental. Étude dea phènomines JSSirSK Kl— io».
.895, di p. 34. |P,«E. ,). 1 Fkchneu. Erinnerungen a. d. letzen lage d.
Odlehre u. I tir 1 ’f^mmaiuon^cImIlle. Le» force» naturali»» inconnues.
Paris, E. Flammarion, 1907, 18-, di p. 604, con molte fig. [Vedi anche:
HFuua.ron, Essai sur le» phinom. électrique» dee (tre» virante. Explication scient. des
phénomènes spirite ». L aris, Libr. Magnet., ^Ga'sc-Deskossès Ed.,
Magnèti»,»» citai. - Contrite fxpèrim.à V étude par le galea no mitre de V
ilectro-magnetisme miai. Pana,
Soc ÉdU Scient., 1898. 1“ ed., p. 325: altra edu. Pana, Ru- He vai 1907. di p.
500. [Utilissimo per le
vedute odierne]. Gasfarin AgéUe (Cernite de), Des tables tournantes du
sur . nature! en général, ecc. Paris, 1854, già cit. [Classico], Grimrs J.
8., Etherology and thè phreno-p hilosophy of mesmer i sm and magic eloquence.
Boston a. London, Guppy Samuel, Mary Jane , or Spirituali»», chemically
ezplatned. London. 1863, in-8*
gr. di p. 379. Hkrméis (pseudonimo), Des forces natureltes tnconnues.
Paris. Didier 1865; nouv. édit., Libr. Soc. psych., 1902. .
Leumann. Aberqlaube and Zauberei, trad. ted. dal dan. di Petersen. Stuttgart,
Enke. 1898. [Critica acerba delle celebri esperienze di W. Crookes], v i
_ Lazellk U. M., Matiire, force et esprit. Irad. de l ungi, par Moutonnier. Già cit. [Da
consultare pel neo-dinamismo]. Lafontainr, Ij Art de magnètiser ou le magnèti», ne
citai. \ euit. Paris’,
F. Alcun, 1886. Mahan Asa, Modem Mysterie» explatned and exposed. Boston, Cleveland Umv., 1855, in
8», di p. 466. Morir A.-S., Du Magnèti», ne et des Sciences occulte». I
aria, Libr. du Magndtisme. , „ , . iaQA Perronnet Cl., Magnèti», ne
animai. Lons-le-Saulnier. 1884. _ _ Force psychique et suggestion
mentale. I aria, 1880. Petuovo-Solovovo, Mediai nieheskiga fizicheskiya 1
avlemya » ikh nauchnoe Izsledovanie. St-Petersburg, 1900. [Sui fenomeni fisici della medianità: eccellenti
osservazioni]. P etti nei. li I)r Parisino, Una nuova forza biologica che
agisce medianicamente a distanza. Savona, Bertolotti, 1903. op. con g. Pictet R., Étude
critique du Matérialisme et da Spirituahsme PSICOLOGIA E
SriBITISMO par la Physique expérimentaU. Genève, Georg: Paris, F. Alcun 1896, un gr. voi.
in-8°. Pioda A.. Memorabili a. Bellinzona, C. Colombi, 1891, 32*,p.531.
[Contiene la traci, delle famose memorie di Crookes e di Tih-ry, più un
Commiato „ del traduttore sullo spiritismo in genere]. Porro Fr., Le forze
psichiche, in “ Confer. fiorentine, (1905) Milano, Treves, 1907, voi. II, pp.
425-471. Reichenuach v. Fb. Ch., Physikalisch- physiolog. Untersuch.
iiber die Dynamide dea Magnetismus, der Elektricitilt eie. in ih rea
Beziehungen zu Lebenskraft. Braunschweig, 1“ ediz. 1845 , 11“ ediz 1850, in due
voi. (trad. in ingl. London, 1851; trad. in frane! rocent. per cura di A. de
Rociias, col titolo: Ben phénomcnes odigueiì. Paris, Chacornac, 1904, un voi. in-8»,
con tìg.. Odisch- magnetiche fìriefe. Stuttgart, 1* ediz., 1852;’ | ® .?•» 1°*>6
(Irad. in fr. : Lettres odigues-magnét ignee. Paris, G. Bailhère, 1858,
in-6", p. 126). — — Per sensitive Mensch u. sein Verhalten zar Ode.
Stuttgart 1854 5o, due voi. — — Wer ist sensitiv wer nicht? Kurze Anleitung sensitive
Persone n zu finden, ecc. Wien, Aphorismen iiber Sensitivitlit und Od. Wien, 1866, con tre tav. [Indico soltanto le cinque
più caratteristiche fra le opere numerose dello scopritore dell’ ‘ od
Rocuas Alb. (Comte de), Les
forces non dt'fìn ies. Reeh. histor. et expérim. Paris, Musson, 1887. [Opera che fa epoca nella storia
dello psichismo odierno]. — — Les frontiires de la Science. 1“ et II8 sèrie. Paris
Libr Se. psychiques, 1902 e 1904, due voi. — — Le fluide des
magnetiseurs. Prède dee expèriencee du Bar. de Reichenbach. Paris. E. Carré,
1891. Rocxel, Rapports dii Magnètisme et du Spiritisme. Paris Cha¬
cornac, 1894, in-8" gr. Santini, Photographie des effluvee humaines.
Histor., discuss., eie Paris, 1906, con fig. Sterne C., Vie Wahrsagung
aus d. Bewegungen lebloser Kiirper unter d. Einfl. d. mensch. Band. Weimar, 1862, con fig. [Buon contributo
sperimentale, e della prima ora!]. Stinde J., Dos Od rilthsel. Leipzig, 1884. Ttictry
A., Les tables tournantes considèrées au point de tuie de la question de
physique gènèrale. Genève. Kes.pnann. 1855. ~ — dprès treni ans. App.
alla riediz. dell’opera di A. de Gasbarin, * Les tables tournantes „. 1888. [V. anche Pioda].
Varley Cromwell H., Report ut thè dialectical Society. Lon¬ don. 1869. [Idee originali sulle * forze ignote ,]. Zolle
Kit Tu., \frtssenschaftliche Abbondi ungen in 3 voi. _ B<1- III : Die
trascendentale Physik u. die sogenannte Philosophie Leipzig Stachmann, 1878-79
(trad. ingl.). [Questa famosa me¬ moria basò parte della fenomenologia
medianica sulla ipotesi dello spazio a n dimensioni]. V. —
Per gli studi metapsichici e per la psicogenesi della medianità. [Vedi
anche II, 0; IH, B; e IV], Acevedo M. Otero, Fakirismus und
Wissenschaft. Trai), dallo spagn-
Leipzig, Mutze, 1901, op. di p. 57. Azam F., Hypnotisme, doublé
conectence et altérations de la personnalité. Bibl. scient. contemp. „). Paris,
.1. B. Baillie re, 1887, in-18", p. 300. _ — Hypnotisme et doublé
eonscienee. ungine de leur elude, ecc. Paris. F. Alcun, 1893, in-8° gr., p.
375. Beard G. M., Nature and phenomena of trance. New- York, 1881.
_ — The studi/ of trance, muscle-reading ami allitd nervous
phenomena. New-York,
1882. Bbnnktt Ed tv., La Soditi anglo-amérieaine pouf les recherches
psychiques. Trad. par M. Sage. Paris. Libr. Bodin, 1906. Bezemer Fn„ Die
Gangli'èn-Psyche. Meiding tot de stadie der occulte Wetenschappen. Amersl'oort.
1906, 8°, ili., p. 418. Bigelow, Le mystère du sonimeli. Paris,
Fischbaeber, 1906, 12°. p. 230. Binet Ai.f. (et Féré Cu.), Le magnétisme
animai. (“ Bibl. scient. int-ernat.). Paris, F. Alcun, Les altérations de la
personnalité. (Ivi). Paris, id., 1892, in-8°, p. 325. — —
Doublé consciousness, ‘ Monist „. Cliicago, 1891. Bonnet E., Transmission
de la pensée. Paris, Libr. Bodin, 1906. Bourrc et Bi rot, La suggestion mentale
et l’action à distance des substances médicamenteuses et toociques. Paris, J.-B. Bail-
lifere, 1887. Braid J.,. Neurhynology. London, 1843. — _ The
power of Mimi over thè Dolly. London, 1846. Braun P., Die Frweckung u.
Entwicklung der hBheren Gei- steskràfte ini Menschen (Hypnotismus,
Psychometrie, Hellsehen, Fernetdrken). Bitterfeld,
F. E. Bauraann, 1899. un voi. di p. 160. Brei er .1. u. Freud S , Studien
ilber Hysterie. Wien, F. Deu- tickc, 1895. in-8“gr., p. 278. [Ottimo per gli
stati morbosi della coscienza nell’isterismo. — Cfr. gli scritti ulteriori di
Freud). Buttlf-row A. M., Die spiritischen Methoden auf dem Gebiete der
Psychophysiologie (trad. dal russo). Leipzig, Mutze, 1896. Coste (le Dr), L’Inconsdent.
Elude sur V hypnotisme. Paris, J.-B. Baillibre, 1889, in-12“, p. 158.
Coste Ad., Les phénomènes psychiques occultes. Thèse. Moirt- pellier-Paris.
1894; li4 ediz., 1895. Crookes W., Discours récents sur les recherches
psychiques. Trad. dall’ingl. di M. Sage. Paris,
Leymarie, 1903. XL psicolooia e spiritismo
Dai. Pozzo Enrico, Un rapitolo rii Psicofisiologia. Folio-rio, Sgariglia.
1885, in-8". p. 416. [Libro pieno di idee originali”]. Dessoir Max,
Dos Doppel Ich. Berlin, C.
Siegismund, 1889, p.90. Duiiet A„ Les Hallucinations. Ét. synthét. ... du
fiommeil, de la Mediumnité et du Magisme. Paris, Libi-, Magnét., 1904, un
voi. Durville II., Magnétisme personnel ou psychique. tAucation de la
pensée, eto. Paris, Libr. du Magnét., 1906, 8°, p.
262. hi-, co cani Icilio, Società e scienza nella psicofìsica. Roma,
Unione cooperativa, 1898, in-8” gr., p. 110. Ermacora (I., La Telepatia.
Padova-Crescini, 1898, in-8" gr., estr. dalla ‘ Riv. St. psichici di pag.
150. — — L’attività subcosciente e lo Spiritismo. Padova, estr.
[Psichicista esimio e tra i primi, l’Ermacora avrebbe dato altri frutti
bellissimi del suo ingegno se la vita non gli era tron¬ cata tragicamente
avanti l’ora], Fi.ammarion Cn., L inconnu et les probtèmes psychiques. Paris, Flammarion, 1900,
varie ediz. (Trad. ital., Bari, Laterza, 1904). Ctiirney, Myers and
Podmore, Phnntasms of thè Livinfj. London,
Trubner and C„ 1886, due voi.: I» di p. l.xxxiii-5'73; II" di p. xxvit-i33
[Trattato classico della materia, sul quale si basa e dal quale si svolge tutto
il corpo dottrinale della nuova psicologia supernormale o metapsichica]. — -Les hallucinations
télépathiques, réduetion par L Ma- riUier. Paris, F. Alcan, II* ediz., 1892
(trad. in ted. Leipzig, Mutze, 1897). Gyei. E. (Dr Geley), L’étre
subeonscient. Essai de synthèse explica- tire des phénomènes obscurs de
psychologie normale et anormale. IP
ediz. Paris, Alcan. 1905. [Libro eccellente per la sistema¬ zione spiritica ,
della psicologia supernormale]. Hart É.. ffypnotùm and mesmerism, and thè new
Withcraft. London a. N.-Y., 1893, di p. 182; II* ediz., 1896, di p. 212.
Hvblop J. H., Borderland ofpsychical Research. Boston, Turner, Enigma» of
psycliical Research. London, G. P. Putnam, 1906, in-8°, p. 427. [Conclude con molte prudenti
riserve], Janet Pierre, L’automatisme psychologique, già cit. — —
Etat mental des hystériques. (“ Bibliot. Charcot-De- bore „). Paris. Rueff,
1893-4, due voi. in-18". — et Raymond F., Ne'vroses et idéesfixes. Paris, F. Alcan, Obsessions et psgchasthénie.
!d., id.. 1903, due voi. in-8" gr., passim. Iastrow $., The
subconscious. Boston, Londres, A. Constable, 1906. [Critica delle idee del
Myers sul subliminale]. Lkfi.vrf L., Les phénomènes de sugyestion et d'
autosuggestion, précédés d un Essai sur la psychologie physìologique.
Bruxelles, Lamertin, 1903, 8°, VI1I-294. Liébaclt A. A., Étude sur le
Xoomagnétisme. Paris, Nancy Lombroso Cesari:, Le
spiritismi et la psychiatrie, in 4 Ann. Sciences psychiques ,, 1892, p. 148.
. _ _ Sui fenomeni spiritici e la loro interpretazione. La Lettura
,, Milano, N° nov. . [Sono i due soli lavori sinte¬ tici sulla questiono fin qui
pubblicati dal celebre Maestro]. Loose P„ 1 Vie wirke teli in die Ferite?
Praktische Auleti, zur Ausilbum 7 der Telepatie, ecc. Leipzig, Fiedler, 1907,
111‘ediz., op., p. 22. , Lijys J., Le» imotious dans l'Hypnotisme
et l action a distane e des substances mèdicamente! tses et toxiques. Paris, .T.-B. Baillière, 1890,
un voi. con tav. Mason H. P., Telepathy and thè subliminal Self. New-Y
orli, Maurv Alfred, Le Somme.il e.t les Reves. Ili' édit., Paris, Didier,
1865. [Opera giustamente assai reputata]. Maxwell ,1., Les phinom&nes
psychiques. Reeherches, observations, méthoits. 4 B ibi. de Phil. oontemp. ,. Paris, F. Alcan, 1905.
[La¬ voro di un osservatore serio e imparziale]. Revue de M/tapsychique, in “
Année psyehologiquc „, XII'-XIU" années. Paris, Masson, 1906-7, pag.
525-549 e 100-114. Melcior et Farse, Los eslados subconscientes et las
aberrrteiones de la persnnnalidad. Barcelona, Carbonell, 1904, un voi. > Méric Elia, Il Meraviglioso e la Scienza.
Studio sopra I ipno¬ tismo. Torino, tip. Salesiana, 1889, in-8°, p. 448
[Cattolico]. Metzger D., Ipnotismo e Spiritismo. Trad., Torino, 189 1.
di ^Milse-Bramwbll J., Ilypnotism: itshistory, practice, and t henry.
London, Grant Richàrds, 1903, p. 478. Moll A., Der 4 Rapport , in der
Hypnose. Untersuchunyen uh. d. thierischen Maynetismus. Leipzig, Abel, 1892,
in-8°, p. 242. _ _ Sypnot tnus, mit Einschluss der ITauptpUnkte der
Psychotherapie u. des Oceultismus. IV*
Aufl. Berlin, , 8" gr., p. xi-642. . Morselli E., Il magnetismo
animate, Ih fascinazione e gli stati ipnotici. Torino, Roux, 1886, II* ediz..
in-18", di p. 427.[Confr. pp. 7-41, e passim], . „ . . _ — I
fenomeni telepatici e il neo-misticismo, in Ardi. Antrop. Psicol. od
Etuot.,. Firenze. 1897, p. 60. [Nonostante che sulla possibilità ed estensione
delle azioni psichiche a di¬ stanza (telepatia) io mi sia formata oggi
un'opinione più favore¬ vole, tengo però fermo tutte le mie considerazioni d
allora sul metodo nelle ricerche metapsiehiche]. Morton Prince, A
dissociatimi of Personality. Boston, _T urne r, 1906. [Studio diligentissimo di
un raro caso di sdoppiamento con fenomeni 4 spiritici ,]. Moctin L., Le magnè.tisme
huiuain, l hypnotisme et, le Spiritua¬ lismi moderne. Paris, Libr. acc. Perrin,
1907, p. 47/. Mììller Rudolph, Naturwissenschaftliche Seelenforschung.
Lei¬ pzig, 1897-98. PSICOLOGIA B SPIRITISMO Myers Fh.,
The subliminal Consriousness, in ‘ Proc. S. f. p. R. ,» voi. VII-1X (traci, in
“ Ann. Se. psych. ,). — —
The human personalità, già cit. Ochorowicz J., La suggestion mentale.
Paris, 0. Doin, 1886, 18°, p. 560. [Opera di sommo pregio per lo sviluppo della
meta- psichica], — Magnetismus unti Hypnotismus. Leipzig, 0. Mutze,
. Otto LENO ni S., Le facoltà occulte, già cit. Pappai. aiuio A.,
La telepatia. Milano, Hoepli, 1899. Podmobk Fa., Apparitions and
Through-transference ‘ Contemp. Scient. Serie» „. London, Walter Scott, Studies in psychical Research. London, Kegan
Paul, 1897, un voi. in-8, p. 458. Rambosson J., Phénomènes nerveux, intellectuels et moraux
: leur transmission, ecc. Paris, 1883, 8" gr., p. 400. K iciikt
Charles, I)u Sontnumbttlisnu proroqué, “Journ. de l'Anat. et de la Phys. ,
1875, e * Revue philosophique „, X, 1880 (Vedi pure: “ Rev. philos. ,, XV,
1883). — — La suggestion mentale et le caletti de probabilità», in “ Rev.
philos. „ XVII, 1884. — — Discours prMdentiel, in “ Proceed. Soc. f.
psychical Research ,, 1902. [Magistrale
revisione della metapsichica e programma completo di studi], Rocuas (Df.)
A., V extàriorisation de la sensibilità. Ét. expér. et histor. 11“ ediz. , Paris, Cbamuel, 1895,
in-8" gr., p. 250; V* ed., Paris, Chacornac, , p. 300. — —
L’extériorisation de la motricité. Recueil d’obserrations et d'expériences.
Paris, Chamuel, 1896, 1 voi. in-8", di pp. 482, con fig. e tav. (1*
ediz.); la IV* ediz. h del 1906.
Les ét ut s profonde de l'IIgpnose. Paris, Chacornac, Les états
superfluide de V Hypnose. Paris, Chacornac, . [Tutte opere, queste, di primo ordine per la
Metapsichica]. Roncin, Ltude physiologique sur les Fakirs. Thfese de Paris, Lihr. Micholon,
1904. Sage Michel, La zone frontière entre l' “ autre monde „ et
cclui-ci. Paris, Leymarie, 1900, 18", p. 818. — — Le sonimeli
naturel et l’hgpnose. Paris, F. Alcan et Leymarie. Sciisiimuraz Z., Psych
ologie der Suggestion. Stuttgart, Enke. 1892, gr. voi. in-8" gr., p.
424. Schopield A. T.,
The uncottscious liind. London, 1898, p. 436. — - — The force of Mimi, or
thè mental factor in Medicine. London, Churchill, .
Schhesck-Notzino (Fr. von) u. Schdltze O., Die Traumtiinzerin Magdeleine G...
Line psgchologische Stadie ilber Hypnose u. dra- matische Kunst. Stuttgart, Euke, 1904, in-8", p. 176 [Riduzione
del “ meraviglioso „ caso della celebre ipnotizzata coreo-musi¬ cale alla nota
legge psicopatologica dell’obbiettivazione dei tipi per autosuggestione
ipnotica. — V. anche Manche]. Sedir, Le Fakirieme Indou. Paris, Chacornac,
1906. Sirus Boris, The psychology of Suggestion. A research iato thè
subconscious nature of Man and Society. New- York, Appleton, 1898, di p. 386
(con prefaz. di W. James). — — a. Goodhart Simon, Multiple Personali! y.
An experim. Investigation iuta thè nature of human Individuality. London,
Sidney, Appleton, 1905. Sfitta Hbinr., Die Schlaf and TraumzustUnde der
tnenschlichen Seele. Tubingen, 1878. IP ediz. 1892, di p. 420. Sdndrrlan n Lavoy, The Trance and correlative
Phenomena. Chicago, 1868. Tamburini A , Spiritismo e telepatia, in 4 Riv.
di fren. e med. leg. „ XV1I1, 1892. Thuft C.*, La suggeetion au paini de vue spiritual
iste et spi¬ rile. Paris, Vigot,
1906, 16°, p. 424. [Kardechiata primitivo ed ingenuo]. VI. — Per la
stampa periodica dello spiritismo. L’elenco seguente è soltanto
approssimativo: non intendo dar fondo alla innumerevole bibliografia spiritica,
ma porgere una guida a chi vuole saperne la estensione in genere. Al Congresso
dell’89 (Parigi) erano rappresentati 88 periodici della materia: ma ogni dì
sorgono e muoiono efemeridi, ogni dì mutano i nomi dei direttori ed editori :
forse alcuni dei perio¬ dici qui indicati non vivono più, ed altri ne sono nati
che non conosco, e perciò non cito. Così nel solo Brasile dal 1875 al 1900 ne
nacquero 81, ma ne sopravvivevano appena nove o dieci! Qualcuno ha tentato una
statistica della stampa spiritica (Tu¬ ribolo, Pappalardo, Maxwell...), ma con
precisione sempre re¬ lativa per le ragioni ora accennate. Indico, quando
lo posso, i nomi dei direttori o redattori, e le date di nascita e morte di
alcuni periodici. a) Efemeridi spiritistiche pure o affin i (omesse
quelle esclusivamente occultistiche, teosofiche, ermetiche, ecc.). Nell’America del Nord: — ‘
Banner of Light, (Colby, Rich), Boston: 4 Mctaphysical Magazine „, New-York; *
Liclit- strahlen „ ted., ivi; 4 The moming Star „; 4 The metaphysica) Journal
„, Chicago; 4 Progressive Thinker „, ivi; 4 Religio-phi- losophical Journal ,
(Underwood, Colon. Bocndy), ivi; 4 Golden Gate , (J. .1. Owen), S. Francisco; 4
The Eden Vale ,, ivi; 4 Ce- lestial City , (Innis), N.-York; 4 Morden Thought „
Kansas C., Mass: 4 Logos Magazine , (Thacker), Apiegate, Cai.
Nell'America Centrale: - ‘Lanueva Alianza,(E.HoRTA),
Cienfuegos Cuba; ‘La Luz,, Portorico-Haiti ; ‘ La Uustracion espirita”,
(RefcoioGonzales), Messico. Nell'Argentina: — ‘ Revista espirita ,,
Buenos-Aires ; ‘ Constancia ., (Senillosa), ivi; “ Luz astrai ,, ivi; “
Fraternidad univeraal ,; 1 Luz del Alma ‘ Philosophical Journal ,, San- Diego,
Patagonia. Nell'Australia: — ‘ Harbinger of Light,, Melbourne; “
Progressive Thought ,, Sydney. In Austria: - “ Seelenkunde ,, Wien ; *
Novoslawetzeeo ,, in czeco, Praga ; * Novo sutice , (Hinktovitcu), in croato,
A.grnm. Nel Belgio: — “
Moniteur spiritique et niagrtétique , (Martin), Bruxelles; “ L’Au-delà ,
(D’Avesnbs), ivi; ‘ Le mes- sager . (Piivis, Vànderyst, ecc.), Liegi. Nel
Brasile: — * Reformador ,, (1883, Da Sìeva, Ri¬ chard), Rio-Janeiro; ‘ Revista
spirita , Bahia: ‘ Veridad e Luz , (’90), S. Paulo; * La Luz , (’90), Curityba;
‘ 0 Gu;a ,, Recife; ‘ Rovista spirita „, Porto-Alegre ; * Aurore spiritique ,
(D’Ari. e) ; * A Paz , ; ‘ 0 spirita Alagoano Maceja, ecc. In Francia: —
‘Revue spirite, (1868, Alean-Kardec.Ley- marie), Parigi; ‘ Le Spiritismo , = ‘
Revue scient. et mor. du spiritisme , ('94, Delanne); ‘ Le progrès spirite ,
(De Faceti; “ La Lumière * (Lucia Ghangk); u Kev. du monde invisible r .
* Écho da merveilleux , (G. Méry); ‘ Le spiritisme moderne , (Beaudelot); *
Revue immortaliste „ ; * Revue spiritnaliste il* lustrée ,; ‘ L'initiation „
(Papus): “ L’ Aurore , (Ducb. di Pomar); ‘ Revue de l’Ame , (R. Caii.i.ié); “
La Résurrection , (A. Jodnet) St. -Raphael; ‘ Les temps meilleurs (Lessar),
Nantes; La vie posthunie n (Georges), Marsiglia; “ La Paix universelle v
(Bouvier), Lione; ‘ La Vie nouvelle , (Couhiuer), Beauvais ; *
L'Étincelle , (Jorio), Vincennes, ecc. In Germania: Zeitscbrit't ftir
Spiritismus , ( 96. r kie- qenuauer), Lipsia; ‘Psycbische 8tudien„(+ Aksakofe,
Fu. Maier). ivi; ‘ Neue spiritualistische Bliitter , (Cyriax), Berlino; Die
uebersinnliche VVelt , (’95, M. Rahn), ivi; Licht, mehr Licbt , (+ Rat-fard);
‘Spiritistische Rundschau,; ‘Neue metaphysische Rundschau,; '99 ‘ Jahresher. d.
spirit. Vereius ,, Colonia; ‘Sphinx , (’86 +
DoPree,Hubre-Sculkirf.n), Monaco-Baviera, ecc. Nell'India inglese: — “ Psychic
notes ,, Calcutta. In Inghilterra: — ‘ Light , (1881, + Oxon [St. Moses].
Spirit. Alliancb), Londra; ‘Spiritual Magazine , (+ Howjttj ; ‘ Medium and
Day-hreak , (+Bdrns); Borderland ,; ^ Co- ming-Events 14 Spiritual Review 14
Lyceuni Banner 9\ ine coming Day ,; ‘ Oecult Review , (Sirlky); “ Broad Views ,
; “ Light of Reason tt The Grails 14 The Crani „ ; Lucifer “The two Worlds ,
(Emma Hardinge-Brittkn), Manchester ; Notes and Queries ,, ivi; “ The human
Nature » (+'75), eoe IN ITALIA: Annali dello spiritismo Daemazzo, Scarpa,
Torino Vessillo spiritista Vou-i Vercelli-Roma NOTE BIBLIOGRAFICHE SULLO
SPIRITISMO Lux Hoffmann Roma Nova Lux Luce e Ombra Marzorati Ravegoi Milano
Campana del mattino anti-spiritista Napoli Studio e Scienza Siracusa Il Veltro Ricci
Sampierdarena. Nel Messico: — ‘ La nueva Era, ,, Mexico. In Olanda:
— ‘ De blijde Boodscliap , (Roorda v. Evs- sinobn), L’Aja; ‘ Gurt en Leven ,
(Bkvrrbluu), ivi; ‘ Op de grenzen van free Werelden , (Elisa van Calcar); “ Het
spiri- tualistische Weekblad , (Van Stbaatee), Middelbourgb; ‘Het toekomstig
Leven , (Goebel), Utrecht; * Het ceuvnge Leven , ('85-90, Huet); ‘ Sursum corda
,, Rotterdam, ecc. Nel Perù: — ‘ E1 Sol , (Paz v Soldan), Lima. In
Portogallo: — “ Revista spirita,, Lisbona; ‘Ro¬ vista de estudos psychicos ,
(de Sooza Cooto), ivi. In Rumenia: -- “ Covintul , (1btrai.iI,
Bukarest. In Russia-Polonia: — ‘ Rebus , (Ohistiakopf, Prv- bitkoff),
Pietroburgo; ‘ Les merveilles de la vie , o ‘ Dzywa Zycia ,, in polacco,
Varsavia. I„ Spagna: — ‘ E1 criterio espintista , (A. (jarcia- Lofez),
Madrid; ‘ Lumen , (Gonzalo e Comes) ; * La irradiaoion ,; • RI faro espiritista
,; ‘ Luz y Union , (+ Tobres-Solasot, Aouahod-Torrero, Esteva...),
Barcellona; ‘ Los albores de la Verdad, (Esteva, Ma vata); ‘Revista espiritista
„ (De Ier- nandez). Tmjillo-Estremadura , ‘La Revelacion ,, Alicante; ‘ Lumen ,
(Lopez-Gomez), Tarrasa, ecc. In Svezia-Norvegia : — Elterat,; XX
Seklet In Ungheria: — ‘ Magyar Sphinx ,, ecc. b) Efemeridi
metapsichiche, o parzialmente dedicate alla psicologia supernormale:
Neil' America del Nord: — “ Journal of thè amer. Society for psychical Research
, (I. 1885-6; fusasi coll ingleso , resasi di nuovo autonoma, col 1907 : ora
Hyslop), Boston; " Psyehic Revieiv , (Pooi.e), ivi; ‘ The Arena , (Tyner),
ivi. In Francia: — ‘
Annales des Sciences psychiques , (1891-1904: Dariex e Richbt; tini Baldi di Verme); ‘ Revue d’études psych. ,
(1904: B. di Vesme); ‘ Tribune psychique 4 Moniteur des étudos psychiques ‘
Bull, de la Soc. études psychiques , (Joire); ‘ Les Nouveaux Horizons de la,.
Science et ile la pensée , (M. Sa.ge); ‘ Rev. Libi, des ét. psychiques ,: ‘
Bull. Soc. ét. psych ,, (Thomas), Nancy ; * Bull, du centre d'étudcs psych. ,.
(1902. Anastay), Marsiglia. In Germania: — ‘ Psyehische Studien ,. già oit.
f74); • Sphinx ,, già cit. ; ‘ Wissenschaftliche Rundschau fur Xeno- logie ,
(Maack), Amburgo. In Inghilterra: —
“ Proceedings of thè Society for psy- chical Research , 2...), Londrae New-York
; “ Journ. of t. S. f. p. R. , (1, X I 11, '84 . ),
ivi [celebri pubblicazioni, fondamentali per la conoscenza dello
psichismo scientifico] : * Annals of psyehioal seieuoe , (Sigr“ Laura Finch),
Londra [sono la ediz. ingl. delle * Ann. Se. psych. , di Parigi], In
Italia: — ‘ Rivista di studi psichici, , -+■ Ekmacora e Finzi), Padova-Milano ;
La stessa (V e seg., 1898-1900, Riunì di Vksme), Parigi [si è poi fusa nella *
Rev. Ét. psych. , e nelle ‘ Ann. Se. psych. ,, già cit.J; “ La Nuova Parola ,
(A. Ckrvesato), Roma; * Riv. delle riv. di St. psichici , (-j- , in app. alla
precedente); * La Medianità , (E. Car- reras), Roma, f . In Olanda: — ‘ Comptes-rendus du
Bureau permanent d’ét. des phénomènes spirit. ,, Anversa; “ Dreimonatl. Bericht
der psychophysisehen Laboratorium , (I, 1907, Fl. Jansen),
Amsterdam-Steenwijk. In Portogallo: — ‘ O psyehismo , (Dr Fdnskca),
Lisbona. In Spagna: — “ Revista de estudios psychologicos , (Visconte
Torres- Soi.anot), Barcellona. In Svizzera : — ■ “ Bull, etrapports de la
Société d’études psychiques , (’95, + Metzger/ sigr* Rosbn-Dui aure),
Ginevra. c) Pubblicazioni
ufficiali di Congressi: Congriìs de Barcblone (Compte-rendu du), Premier
Congr. spi¬ rite intern., tenu en 1888. Paris, Libr. Spirite, . Congrès Spirite et
Spiritualiste intern. du 1889, tenu à Paris (Compte-rendu du). Paris, ivi, 1890, un gr. voi. in-4" picc., p.
454. [Con bibliografia e copiosissime notizie sul movimento spiriti¬ stico di
tutto il mondo]. Congrès, ecc. du 1900, tenu à Paris ( Compie rendo du). Paris, Soc. franj. Études psych., 1902, gr. voi. in-4" picc., p.
781. [Libro di consultazione obligatoria per lo studiosol. d)
Efemeridi di indole gonerale: Buoni od utili articoli sullo spiritismo,
sugli studi psichici e sulle questioni annesse, sono apparsi più o men di
recente: 1" Nei periodici di filosofia, per es., in “ Revue philoso-
phique ,, Parigi; ‘ Archives de Philosophie chrétienne ,, ivi; Revue des
Questions scicntifiques ,, Bruxelles-Louvain; “ Philosophisches Jahrbuch ,,
Fulda; ‘ The Monist , (P. Cabus), e * The open Court ,, Chicago. 2* Nei
periadici di psicologia , per es., “ Archives de Psy- chologie de la Suisse
Roraande , (Flouk.noy, Claparéde), Gi¬ nevra [contiene articoli e bibliografie
importanti] ; ‘ Archiv f. d. gcs uumte Psychologie , (E. Mkumann),
Zflrich-Leipzig ; ‘ Journ. de Psych. uorin. et pathol. (D. P. Janbt et E. Dumas),
Parigi; ‘ Bulletin de Tlnstitut intern. psychologique , (Yourewitch, Cocbttkb,
eco.); ‘ Année psychologique , (A. Binet), riviste bibliogr. 3" Nei
periodici di magnetologia e ipnologia, p. es., “ Journal du magnetismo ,,
Parigi; * Revue de l’Hypnotismc „ (Bérillon), ivi; “ Zeitschrift fur
Hypnotisinus ,, Lipsia; “L'Ipnotismo,, Firenze (t Dal Tobto); 4"
Nelle riviste enciclopediche, per es., “ Revue des IJeux Mondes ,, Parigi; “
Revue des Revues ,, ivi; “ Le Mercure de Francc ,, ivi, “Civiltà cattolica,;
“Nuova Antologia,; “ Rassegna nazionale ,, “ Riv. d'Italia „. Roma; “ La Lettura ,, Milano; ‘ Scena illustrata ,,
Firenze; “ Welt-Spiegel ,, Berlino; “ Coenobium ,, Lugano, ecc. 5° Nei
periodici di medicina mentale e psicopatologia, p. es., “ Annales
médico-psychologiques ,, Parigi; “ Nouv. Icono- graphie de la Salpétrierc ,,
ivi; “ Rivista di Freniatria, (Tam¬ burini, Morselli, ecc.), Reggio K. ; “
Arch. di Psichiatria e Antro¬ pologia criminale , (Lombroso), Torino [il
rinomato periodico ha da qualche anno assegnata una rubrica speciale ai
fenomeni di “ medianità , e psichismo]. 6" Nei giornali politici,
per es., ‘ Corriere della Sera ,, Mi¬ lano; ‘ La Stampa ,, Torino; ‘Giornale
d’Italia,, Roma; ‘ Le Matin ,, Parigi, ecc. e) Alcuni fra gli
Editori e Librai principali dello Spiritismo e subbietti affini:
Barcellona : Battaglia. - Carbonell y Esteva, Tip. e Casa editr.
Basilea: — Adolfo Geering, Libr.-antiq. Berlino: — Karl Siegismund,
Libr., Dessauerstrasse, 13, S. W. Bonn: — Franz Teubner, Libr. ant.,
Miinsterplatz, 2. Boston: — Colby
a. Ridi, Bosworth Street, 9. — Herbort li. Turner a. C., Edit.
Libr. - Small, Maynard a. C., Beacon Street, 15. (Casa editr. fusasi
colla precedente). Chemnitz: — Bruno Lasch, Edit, Libr., Turnstrasse, 20.
Chicago: Open Court , publishing Company. Newman, South-Western Avonue, 147.
tv Biblioteca ‘ Scienza- Filosofia-Religione „ Piazza Firenze; p.
ter, (Bibl. circol.)- t • • Ofiwald Mutze, Edit.- Libraio. _
P„ctoiofcàiPr..,,Cr..« Start, 10. Str.nO. — G. Putnam e C., Edit. — IionÉrmans, Green and
C., JwlM. \ (' Fifìeld Edit. 44, Hcet Street. Q .,V* * n-V ! r' Tic!
164 A ldey seate Street. ; KÌT 55i Hit- « ci.ii c«»«. w.c. »-
’iSS.tt’n- . Ota» Ub.- *p. _csr:^rt.ii. Edit. ub,.. rata
pi.bi.cit.. ?"i“- P_-8FL.'r~“>., ÙSSh. 4» «tata psyehiq.e,
- r S^IjiaSB&RSW ta «»»dT z jsS&sTrt sa* n»2ssràwite,
sJSBS? LO SPIRITISMO ED UNA PITONESSA MODERNA «
Tonte ronttruction est fatte de debri* . et rieri rTest no urenti en ce monde
t/ueles fomiti » . Ma
iu'KI.lo SmwoB. M ok.skij.i . Psicologia e
spiritinolo. Spiritismo e metapsichica. Le zone del sapere.
Un’opinione modernissima intorno al valore ed ai limiti del sapere umano,
è questa : che la scienza non è mai finita nè definita; che essa non è mai
fatta, ma si fa e si disfa continuamente da secoli e secoli ; e che le
convinzioni scien¬ tifiche, al pari delle filosofiche e religiose, dipendono
dalle contingenze del di fuori, dal temperamento personale e anche
dall’educazione mentale degli scienziati, filosofi e credenti. Tutto
questo non è una novità, sebbene i seguaci del neo-idealismo ne facciano
ostentazione: — il concetto del pio- gresso della conoscenza, e pertanto della
nascita trasforma¬ zione e caduta incessante delle nostre idee intorno all’uomo
e alla natura, è stampato in ogni pagina, in ogni riga della storia universale
e delle storie particolari di ciascuna disci¬ plina scientifica. Non è una
novità, sebbene qualcuno voglia trarne la conclusione che la scienza dei “
fatti „ , scambiata con le sue ipotesi e teorie esplicative sempre caduche, è
uno stru¬ mento transitorio, di cui l’uomo si serve per un po’ di tempo e poi
si libera con disdegno per volgersi ad altri ideali più utili e ad altre
ipotesi più utilizzabili: — il concetto dei limiti della conoscenza risale a
Emanuki.e Kant, e quello dell'utilità sua nello sviluppo storico intellettuale
e morale dell'umanità appartiene ad Accosto Comte. Si, certamente: ciò che oggi
pare scienza sarà domani un rifiuto del pensiero; e ciò che per tempi più o
meno lunghi fu rifiutato dalla scienza vi entrerà e diverrà nozione positiva,
opinione della generalità, postulato e magari assioma, nonostante le
opposizioni di chi crede rappresentare il sapere fatto e sistemato in un dato
momento dell’evoluzione della coltura. Cosi avverrà o, 4
psicologia e spiritismo, i meglio, così sta avvenendo di
quell insieme di fatti, di fe¬ nomeni e di apparenze che oggi è detto ‘
Spiritismo ». incora. Si può paragonare il dominio del sapere a una
nebulosa in via di condensazione: al centro un piccolo nucleo solido e
luminoso, tutt’ attorno una stretta fascia fluida e pel¬ lucida, indi una più
larga zona appena chiara, poscia una lai - ^diissima vieppiù evanescente e in
penombra : al di la 1 ombra immensa Così i limiti del conosciuto non sono
quelli del conoscibile, e le sfumature fra le diverse zone cangiano di chiarezza
e di estensione. 11 centro è costituito dai fenomeni percepiti e ammessi da
tutti, noti e accertati, provati dal¬ l’esperienza, dimostrati dal
ragionamento, adattati al nostro pensiero, utilizzati per le nostre esigenze di
sentimento e di vita. Ma nelle zone sfumate vi sono categorie intere, nu¬
merosissime, anzi innumerevoli senza dubbio, di fenomeni indeterminati, che
sfuggono per del tempo alla investiga¬ zione e alle regole deila logica umana;
che non hanno in¬ dole precisa: che restano a lungo impercepibili, solo perchè
non sono percepiti dai nostri sensi disannali o dalla mente non preparata ad
accoglierli; e che sembrano collocati più verso l'Inconoscibile che non ai
confini stessi del conoscibile. La scienza, impersonata negli uomini che
la coltivano o che ne traggono sostentamento (essa, lo abbiamo detto, non
esiste se non come un astratto i, non li cura e li disprezza: non sa trovare
loro un posto nel sistema chiuso delle sue costru¬ zioni : e per liberarsi da
cotale impaccio non trova di rne- i/lio che negarli ! Ma queste negative durano
poco, quando i fatti hanno realtà. Quante categorie di fatti, che parevano non
soltanto nltrascieutifici ma pure antiscientifici, fanno ora parte della cosi
detta conoscenza positiva! Così è avvenuto di quasi tutto l’empirismo curativo,
da cui si è costituita la medicina : così, pochi anni or sono, dell’ipnotismo,
della suggestione e di tutto quanto loro si connette; cosi forse avviene sotto
i nostri occhi di quegli oscuri fenomeni bio¬ dinamici e bio-psichici che sono
il magnetismo animale, la bio- elettricità, la bio-fotogenesi, la
polarità umana . A quando a quando una categoria di fenomeni ignorati
esce dall ombra, si accosta alla penombra, si fa bene o male discernibile ; e
sempre nella loro forma indefinibile lo scienziato vede una ragione di dubbio e
nella propria incertezza un motivo di non oc¬ cuparsene. Però il movimento
d’arrivo di quei fenomeni verso la luce del vero si continua : e una categoria
nuova, inattesa, di fatti naturali viene infine' a collocarsi nella zona piena¬
mente o almeno sufficientemente illuminata del sapeie. IL SAPERE E
LO SPIRITISMO Tutto è uscito dall’ignoto per passare nel noto ; in ogni
parte del sapere l’occulto è diventato il palese. Ora, questo è avvenuto o,
meglio, sta avvenendo sotto i nostri occhi di quell’insieme di fenomeni, sino a
ieri apparentemente anomici mostruosi e iraaginart, che si designano sotto i
nomi di sogni premonitori!, di autoscopia, di presentimenti, di premonizioni e
retroeogni- /.ioni, di magnetismo e fascino, di ossessione e possessione, di
lucidità e chiaroveggenza, di azioni a distanza per telestesia e telepatia, di
visioni e apparizioni, di spettri ed allucinazioni veridiche, di scritture
automatiche e di personificazioni, di tiptologia, telecinesia e telergia, di
psicofania e materializza¬ zioni, di fantasmi e perfino di necrofonia... A
riguardo di tutto ciò siamo in un periodo di lotta fra il dubbio sistematico
che rasenta la negazione completa, e la credenza altrettanto si¬ stematica che
diviene la affermazione assoluta: da una parte lo scetticismo ametodico,
dall’altra la fede. Ma senza badare a quelli che vieterebbero senza ragione
l’entrata di codesti fenomeni nella zona conoscitiva per lo meno rischiarata da
una debole luce e, vorrebbero ricacciarli nell’ombra nera del¬ l’Occulto, ecco
due correnti affermative immedesimate in due termini : Spiritismo e
Metapsichica. * * * La questione dello
Spiritismo. T,o Spiritismo odierno è l'insieme della dottrina (teoria,
fatti e conseguenze) che crede nella sopravvivenza dell anima o parto
spirituale dell’uomo, nella sua evoluzione traverso i tempi e lo spazio, e
nella possibilità che le anime dei defunti (gli “ spiriti „ i abbiano mezzo di
comunicare coi viventi. E il mezzo, “ medium „ secondo gli “ spiritisti,,
sarebbe dato per lo più da persone eccezionalmente fornite di facoltà o “ forze
, speciali, cui si darebbe il nome di * medianiche „ e, per astratto, di “
mediumnismo , o * medianità Queste facoltà consisterebbero : 1' nel
cadere in possesso degli “ spiriti , o dei “ disincarnati „ che si “
incarnereb¬ bero , o incorporerebbero temporaneamente in quei soggetti,
parlerebbero col mezzo della loro voce . scriverebbero col mezzo della loro
mano, eco.; - 2° nell’11 esteriorare , o emanare un “agente vitale, di natura
ignota, sia fluido “animico, o « odico ,, sia “ perispirito
del quale gli spinti si servireb¬ bero per manifestarsi, per “ plasmarsi „ in “
forme „ tan¬ gibili visibili e fotognifabili, e per agire a distanza. A queste
due principali si potrebbe aggiungere una terza facoltà straor¬ dinaria che
però concerne una categoria distinta , sebbene affine, di fenomeni psichici “
supernormali e consisterebbe: _ 3» Uel percepire senza impressione diretta sui
sensi co¬ muni e nell’indurre a distanza stati percettivi ed emotivi su altre
persone simpaticamente od egualmente “ sensitive „. Tralascio perora i
particolari della dottrina e le divergenze profonde fra le diverse scuole
spiritiche ; tralascio la possibi- bilità di comunicazioni spontanee, per lo
più non medianiche, delle entità spirituali occulte, come si ammette avvenga
nelle case infestate, nelle apparizioni tradizionalmente premoni¬ torie, nei
fuochi fatui e simili altri fenomeni presunti spi¬ ritici; tralascio anche la
differenza tra animismo e spiritismo, e le relazioni fra i cosi detti “
fenomeni psichici meglio denominati adesso k metapsichici „, come sarebbero la
tele¬ patia le premonizioni le allucinazioni veridiche, e quelli propriamente “
spiritici „ secoudo l’accettazione generica di tale termine. Qui, in sul
principio, mi contento di osservare che non è esatta la anglo-americana sinonimia
fra spiritismo e spiritualismo, come appare spropositata la pretesa del primo
di accentuarsi filosoficamente e teologicamente quale “ neo¬ spiritualismo
.. Si può essere spiritualisti, ammettere cioè il dualismo della natura
umana composta di spirito e materia, o anche il pre¬ dominio e la preesistenza
dello spirito sulla materia, senza essere con ciò “ spiritisti „. Moltissimi
filosofi e tutti gli adepti delle grandi religioni, salvo qualcuna, sono
convinti o credenti dello spiritualismo, ma non accettano con questo la
dottrina o ipotesi spiritica. Ciò che caratterizza quest ul¬ tima è la credenza
precisa e determinata nell’intervento di “ Entità „ o “ Intelligenze occulte ,
(per lo più i defunti) in certi fatti che avvengono alla presenza dei medii,
Ira i quali sarebbe Eusapia Paladino, e nella possibilità di loro comunicazioni
o messaggi. Inoltre lo spiritismo ammette 1 esi¬ stenza di tre e non di due
soli componenti dell’uomo, del¬ l’essere vivente incarnato : il corpo, il
perispirito , e 1 anima o spirito propriamente detto. E il perispirito non è
spiri¬ tuale nel senso filosofico e teologico, bensi materiale : una materia
sottilissima che sembra esser intesa dai più come simile aU’etere dei fisici e
astronomi, al radio e all’elio non ancora isolati dai chimici, o anche essere
l’etere medesimo LA QUESTIONE DELLO SPIRITISMO che si
trova nel cosmo e negli astri e al quale perciò danno anche il nome di corpo “
astrale E difficile orizzontarsi in mezzo alla confusione delle lingue
spiritistiche spessis¬ simo inquinate da occultismo, magia e superstizioni
d’ogm genere: ma credo di non aver frainteso la generalità della
dottrina. . , Lo spiritismo è la * questione del giorno „ su cui non si
può più gettare l’ombra della trascuranza, nè ostentare uno sprez¬ zante
silenzio da parte degli uomini di scienza e dei corpi accademici costituiti. Io
non dirò, come pretendono gli spi¬ ritisti, e come essi hanno voluto proclamare
al loro Con¬ gresso di Parigi (1900), che lo spiritismo sia o debba essere fa
massima, la suprema preoccupazione degli uomini civili ; questi, appunto perchè
sono civili e vivono sulla terra in contrasto fra di loro e in lotta colle
forze naturali, hanno altri argomenti più positivi da studiare, altri campi più
pra¬ tici da coltivare. Ciò nonostante lo spiritismo racchiude e mette innanzi
problemi importantissimi di biologia, di psicologia, di storia, di mitogratìa,
di filosofia e metafisica, fin anco di so¬ ciologia pratica e morale; pertanto
si può sentire, pur senza sorpresa, uno scienziato qual’è Oliviero Lodoe
attribuirgli il còmpito di illuminarci sui destini umani. Prima però di^ affi¬
dargli tale còmpito, che non è lieve, bisognerà che lo “ spi¬ ritismo „
concepito quale dottrina dell’intervento degli spiriti nella vita umana, dimostri
meglio il suo fondamento nella realtà: fino ad oggi questo non gli è riuscito,
e dubito che gli possa arridere la speranza di riuscirci domani o
posdomani. Lo spiritismo è una credenza di moda. È vero che non
bisognerebbe che l’uoino di scienza si lasciasse mai guidare nella scelta degli
oggetti di studio dalle opportunità del mo¬ mento; ma codesto va inteso in un
senso non troppo ristretto. La scienza (ho detto in un mio discorso del 1894)
ha due scopi: un primo è di conoscere la verità, cioè investigare i fe¬ nomeni
naturali ed umani, stabilirne le leggi, possibilmente scoprirne la causalità od
il rapporto coll universale; un se¬ condo è di utilizzare, pel bene materiale e
morale degli uomini, queste sue conquiste conoscitive. Ora, 1 illuminare 1 igno¬
ranza, il distruggere gli errori, il combattere i pregiudizi, è un’opera utile,
come il diffondere la verità, il rendei la palese e il rilevarne la bellezza è
utilissima cosa. Se lo spi¬ ritismo è erroneo, l’uomo di scienza farà bene a
disvelai ne le manchevolezze, a ostacolarlo, a oppugnarlo; ma se fosse una
verità, farà ancor meglio a cercarne altre prove più positive, a difenderlo e a
propagarlo col peso della sua autorità. In ogni caso, per agire prò e
contro, bisogna conoscerlo ; e non lo si conosce se non lo si studia; e non lo
conoscono se non quelli che se ne occupano ex professo : di ciò siano ben
convinti gli increduli, i curiosi ed i dilettanti. Lo spiritismo è un
argomento irritante, scottante. Non se ne può discorrere senza che le opinioni
più contrarie si driz¬ zino l’una in faccia all’altra e vengano in lotta ,
senza che gli animi dei disserenti si scaldino, senza che la parola degli
increduli diventi sarcastica od offensiva e quella dei credenti tremante per
emozione e intollerante. A due amici che si vogliano bene e desiderino stare in
pace fra loro, non si può dare altro consiglio che, avendo parere differente
intorno , allo spiritismo, non ne parlino mai. Lo spiritismo è, ciò
nondimeno, una materia affascinante. Chi gli si è accostato una volta, non sa
staccarsene più ; chi ha gustata la soddisfazione d’una “ buona „ seduta, non
si sazia dall’andare in cerca di “ medi „ e di “ fenomeni „. E lo studioso, che
prima per scetticismo sistematico o per mi- 'soneismo non ne voleva neppur sentire
a parlare, appena ha messo gli occhi sulle descrizioni pressoché inverosimili
di ciò che si “ manifesta „ in un “ circolo spiritico per poco che sia
desideroso di comprendere prova fi bisogno di veder chiaro in una categoria
cosi straordinaria di fatti, e sente nascere in sé viva e inestinguibile quella
curiosità che per la mente umana è il primo stimolo verso la conoscenza.
Importanza e serietà dell'argomento. Lo Spiritismo tradizionale,
come ogni altro sistema chiuso di idee, vuol esseree fermamente crede di essere
la Verità: ora questa pretesa non può lasciarci indifferenti. Agli estremi del
problema abbiamo due soluzioni : o lo spiritismo odierno, come si è venuto
americanamente costituendo dal 18-17 in poi, con la sua tecnica, con le sue
rivelazioni, con la sua ricca letteratura, con le sue dottrine
cosmopsicologiche, è tutto vero, come pretendono quelli che ci credono e non si
lasciano smuovere dalle obbiezioni o dai sarcasmi : e la cosa sarebbe
gravissima per la scienza, per la filosofia, per la religione, per la pratica
della vita umana. 0 lo spiritismo, nell’insieme eteroclito della sua
dottrina dei suoi fatti e delle loro con¬ seguenze, è un ammasso di
sciocchezze, di inganni, di su¬ perstizioni, come giudicano quasi tutti coloro
che non vi credono e propendono a scorgervi una religione in putrefa¬ zione: e
il demolirlo sarà opera utile per i progressi della coltura. Ma questi due
opposti assoluti, certo, non sono giusti: ogni tesi ha la sua antitesi, però si
conclude sempre con una sintesi. È più probabile, in ragione della sua stessa
natura e complessità, e al pari di ogni altra cosa trovata o esco¬ gitata dagli
uomini, che lo spiritismo comprenda del vero e del falso, del buono e del
cattivo, dell’utile e del dannoso. In tal caso, può l’uomo di scienza esimersi
dal suo duplice ufficio che è, l’abbiam detto, di andare in cerca della verità
liberandoci dall'errore, e di rendere utilizzabile la verità dis¬ coperta
’? Inoltre : un errore, un concetto falso, un sistema inesatto di idee, possono
aver peso soltanto come prodotti intellet¬ tuali astratti, e non influire
menomamente snlla salute e sulla felicità degli uomini. Questo avviene, ad
esempio, di certe ipotesi filosofiche e scientifiche che non hanno relazione
diretta colla vita. All'uomo che vuol rimanere sano di mente e di corpo, e
compiere pacificamente il suo ufficio, piccolo o grande che sia, in mezzo a’
suoi simili, può restare, e resta davvero indifferente, che Giove abbia sette
piuttosto che otto satelliti o cbe l'Idea (con i grande) debba essere intesa al
modo di Platone o di Hegel. Forse avverrà che una no¬ zione od una astrazione
di tal genere entri, una volta o l’altra, in un sistema cosmo-sociale e divenga
con ciò un elemento importante per la teoria e per la pratica della vita, giacché
scienza religione e filosofia sono le cose di maggior momento che si portino
nel nostro campo di coscienza. Ma, insomma, vi è per ora un grandissimo numero
di conoscenze e di cre¬ denze che si formano, crescono, muoiono e rinascono
nella mente dei dotti e dei pensatori senza avere efficacia alcuna sulla
condotta e sul destino della immensa maggioranza degli nomini. Invece lo
spiritismo ci obbliga, per amore o per forza, a guardarlo in ben diversa
maniera. Da un lato, con le “ sedute „ e le “ manifestazioni , della
mediumnità a base di isterismo, di ipnosi e di suggestione, di psicologia
anormale e supernormale, di morti che ritornano e di spiriti che parlano o
picchiano, esso tocca la salute fisica degli individui e della collettività,
eccita e sconvolge i nervi degli invalidi, minaccia l'equilibrio mentale dei
deboli, fa anche impazzire (non sono io che lo dico, é lo. spiritista
Moutin): e quindi, sotto il riguardo della igiene privata e pubblica,
della nevropatologia e psichiatria, non si deve restargli in¬ differenti. Io
Tho cominciato a studiare da ben trent’anni sotto questo aspetto, e credevo che
bastasse : ero allora sotto il dominio delTantispiritismo ufficiale di cui
tutti, in medi¬ cina in psicologia e in antropologia, dalla lettura degli ar¬ ticoli
e libri di Dkchambrk, Tissandier e Ad. Bastlan eravamo impregnati, e tanto i
medium quanto gli spiri¬ tisti mi facevano l’impressione di veri ammalati. Come
alie¬ nista e uevrologo, li compiangevo; come antropologo, li collocavo in
discendenza dai popoli selvaggi; come psi¬ cologo, mi ostinavo a trovare la
spiegazione di tutti i fe¬ nomeni spiritici entro i rigidi concetti della
scienza costi¬ tuita o di quella che a me pareva tale; infine, come igienista e
cittadino, ini preoccupavo del contagio psicopatico di cui lo spiritismo
rappresentava un pericolo immanente. Si può essere tuttora, a riguardo dello
spiritismo, in queste disposi¬ zioni di animo, e, o disinteressarsene come
fanno gli antispiri¬ tisti tenaci, o dirlo un danno da schivare e proclamarlo
una grande illusione da curare : ma si deve riconoscere che oggidì siffatto
atteggiamento di cieca ostilità uegativistica o di sprezzante noncuranza
sarebbe oramai da porre in disuso e da considerare nocivo ed incivile.
D'altro lato, lo spiritismo ci viene innanzi con un insieme ben coordinato e
sistemato di idee o di imaginazioni circa la natura e il destino della specie
umana, circa ai problemi metafisici di Dio del Mondo e dell’Anima, circa ai
problemi pratici della morale, della libertà e responsabilità personale, del
merito e demerito durante questa esistenza terrena, e circa ai rapporti delle
cose visibili con un “Al di là invisibile „ che nel tempo e nello spazio
agirebbe su di noi, tanto come individui dalla vita limitata, quanto come
umanità collet¬ tiva dalla vita ultrasecolare... E tutta questa coordinazione e
sistemazione di nuove credenze ed ipotesi sarebbe destinata a surrogare nella
coscienza dei popoli moderni le religioni rivelate che sono in via (li
disfacimento, e soprattutto il Cri¬ stianesimo nelle sue due branche
principali, la cattolica e la protestante, la latina e la
anglo-germanica. Gli spiritisti annunziano d’essere oramai in 12-14
milioni, disseminati in tutti i paesi civili : ma anche se tale cifra fosse
esagerata, non resta meno evidente a chiunque si guardi d’attorno che la
credenza è diffusissima in Europa e in Ame¬ rica. massime nelle classi sociali
alte e medie, e spinge larghe propaggini anche nelle classi inferiori. I
circoli, i gruppi spiritici, sono numerosissimi ed operosissimi : essi
attraggono sempre più gli animi disillusi o mal soddisfatti dalle vecchie “
verità „ religiose, non appagati dalle risultanze positive del sapere
scientifico, non tranquillati dalla serena conside¬ razione delle leggi
naturali, ed in cerca ansiosa di credenze per i loro bisogni di mente e di
cuore. Abbondano le pub¬ blicazioni a stampa destinate alla propaganda e alla
difesa delle dottrine spiritiche; le decine di grossi volumi si avvi¬ cendano
alle centinaia di opuscoli; aumentano i periodici della materia, e trovano
ovunque a migliaia collaboratori spontanei e lettori appassionati. Si radunano
Cougiessi nazio¬ nali ed internazionali, ed accolgono adesioni entusiastiche da
ogni parte, e non trovano aule abbastanza spaziose per le loro frequentatissime
assemblee. Ricchi mecenati aiutano con somme ingenti le “ ricerche psichiche ,,
sotto cui in gene¬ rale si ammantano per ora, salvo poche eccezioni di inve¬
stigatori veramente liberi, le preformate tendenze neo-spi- ritualistiche degli
adepti. Un fervido movimento di simpatia collega oramai fra loro, nella lotta
impegnata contro la “ scienza materialistica del secolo XIX ,, tutte le scuole,
le chiese e le sètte che. si inspirano al misticismo novello, all idealismo
rinascente, all occultismo, all intuizionismo, all' illuminismo, e perfino alla
magia ed all'alchimia risorte aU’improwiso dalla loro tomba medievale, dove pur
ieri le ritenevamo estinte e putrefatte. Siamo dunque di fronte ad un
avvenimento importantis¬ simo di psicologia sociale, che deve colpire
l'attenzione anche dei meno veggenti; che deve anche preoccuparci per le sorti
della Civiltà avvenire, qualunque sia il nostro modo di cre¬ dere e di pensare.
Questo Spiritismo, che vuol’essere “ uno spiritualismo sperimentale ed una filosofia
cosmo-sociale „, che pretende di darci una nuova Wcltmmchauuny o inter¬
pretazione del inondo ed una nuova Regola permanente di condotta, vive e
prospera in mezzo a noi forse perchè tutte le altre credenze con lui in
antagonismo, o sono troppo vecchie per mantenersi ancora vigorose e
resistergli, e questo avviene delle fedi religiose; o sono troppo astratte e
lontane dalla co¬ scienza comune per diventare altrettanto accessibili alle
menti della maggioranza, e questo accade di tutte le filosofie scien¬ tifiche.
Lo spiritismo si vanta perciò di essere 4 moderno „ e di corrispondere cosi ai
bisogni morali ed alle tendenze mentali della nostra epoca storica, come ai
dati positivi della scienza dell'anima. Ma qual’è questa sua modernità pratica
e qual’è questo suo contenuto concettuale? Dati storici. Lo
Spiritismo, nell’insieme delle sue teorie e delle sue con¬ seguenze, nella
quasi totalità dei suoi fatti , è di origine re¬ centissima: ha appena
sessantanni di vita, ed è nato in America nel 1847. Gli spiritisti pretendono
che questa af¬ fermazione storica sia erronea, perchè vogliono assorbito nella
loro prediletta dottrina un gran numero di fatti elo¬ giatici e storici di più
o men vecchia data, alcuni dei quali raccolti fin i popoli inodorili, nitri anteriori
di molto ai picchi misteriosi di Hydesville in Arcadia, anzi risalenti fino ai
tempi cd ai popoli più antichi. Ma qui essi giocano, scientemente o no, su un
equivoco di parole. Xoi discorriamo di modernità dello spiritismo-dottrina ; ed
essi, eludendo la questione, in¬ tendono ricordare l’antichità dei fatti
presunti spiritici, ossia analoghi a quelli che oggi si designano sotto tale
nome. Xoi 4 diciamo che io spiritismo, qual fu sistemato su Ani-rea Jackson
Davis o da Ai.i.an Kari-ec, è una pseudo-religione dei paesi quasi
esclusivamente Cristiani e delle popolazioni latine ed anglo-germaniche ; ed
essi si inalberano e protestano chele credenze “ spiritiche . sono universali,
di -tutta l’umanità. , ,{® Lra?*e preistoriche ai più parigini fra gli
europei attuali, dal Occidente all’Oriente, dal Nord-Atnerica alla Fuegia, dal
' U|l- Africa »al Giappone. Questa secolarità preistorica e sto- nea, questa
generalità del consenso umano nelle tre credenze dell Anima,, della sua
Sopravvivenza al corpo e delle Coiuu- n inazioni fra i trapassati e i viventi,
sarebbe, secondo gli adepti, un grande, un invincibile argomento per la
solidità dello spiritismo. benza dubbio, le credenze ora accennate sono
antiche: ma non erano sistemate: — senza dubbio, alcuni dei fatti che oo-gi
dicono spiritici caddero sotto l’osservazione dei nostri ante¬ nati o furono il
prodotto di illusioni sensorie non dissimili dalle attuali; ma non erano
avvicinati, nè coordinati. Io am¬ metto, anzi, che le credenze animistiche,
progenitrici delle spu distiche, siano una delle prime manifestazioni, se non
la prima addirittura nell’evoluzione della mentalità umana: e ammetto che 1
Homo sapiens primaecus, come io ho tentato di ricostituirlo nella mia "
Antropologia generale non lo trasse dal fondo vergine della sua coscienza, non
le inventò <li sana pianta, ma le ricavò da una qualche
osservazione, o insufficiente o fallace, di molti fatti interiori e di alcuni
altri esteriori. Ciò nonostante nessun etnografo psicologo e «li¬ tografo
saprebbe fermare se codeste vetustissime intuizioni di animismo, nate tanto di
buon’ora e sopravissute per mi¬ gliaia e migliaia di anni sotto cento forme
diverse, per lo più embrionali, siano paragonabili menomamente ad uno spi¬
ritismo consapevole e maturo a pari dell attuale ! Certo, da tempi
immemorabili l’Uomo ha creduto nella esistenza di un suo doppio veduto in
sogno, nella separa¬ zione transitoria di esso dal corpo durante la vita, nella
sopravvivenza di esso al corpo dopo la morte, e nel suo ri¬ torno in forma di
ombra o di larva attorno ai sepolcri per funestare quasi sempre, per soccorrere
quasi mai, i super¬ stiti parenti. Da epoche antichissime, e in tutte le razze,
e sotto tutti i climi, l'uomo ha creduto nelle apparizioni, nell'in- tervento di
entità invisibili sul proprio destino, nell’esistenza non solo di una umanità
postuma, ma pur di una immensa gerarchia di spiriti piu o meno imperituri
dimoranti in luoghi più o meno determinati dello spazio, in cielo, negli astri,
sotto terra, oppure dotati di erraticità ueH’atmosfera stessa che egli
respirava. Tutte le storie ce lo dicono; tutti i miti a noi pervenuti ce lo
ricordano; quasi tutte le leggende e le fiabe ne sono intessute. E come
delle credenze, così delle pratiche oggi battezzate per “ spiritiche „.
L’antichità ha avuto contezza dei tavoli e trepiedi semoventi, delle penombre e
visioni suggestive, dei suoni misteriosi e dei vari trucchi ingegnosi usufruiti
nei “ Mi¬ steri „. Se ne trovano traccia talvolta evidentissime nei culti e
riti del Sacro Oriente e della civiltà classica. In Caldèa ed in Persia i
maghi, in Egitto in Siria e dovunque i sacer¬ doti, fra gli Ebrei le pitonesse,
fra i Greci gli oracoli e le pizie, fra i Romani gli aruspici e le Sibille,
facevano dello * spiritismo „ a tutto spiano. E poi c’è sempre la risorsa
dell’India e della Cina da citare : anche se attorno al nostro vecchio
Mediterraneo mancassero argomenti storici, là, sulle rive sacre del Gange, là,
in quelle estreme contrade del Drago celeste o del Sole levante, quanta messe
per i ricostruttori palingnostici della “ Storia dello spiritismo , I
Tutto ciò fu detto e ridetto: a che ripetere facilmente da Wahu e da Gaudi di
Vesme, da Bonnbmère e da Dankmab, quanto essi accumularono con forte e nudrita
erudizione? Chi non saprebbe stralciare qualche fuggevole accenno ani-
mico-spiritico dai papiri di Menti e Tebe, dalle tavolette di Ninive e
Babilonia, e non citare i Vedanta cogli immancabili Mahabbarata, e T Avesta, la
Bibbia ed Omero, Sagomatone e Virgilio, Esiodo ed Ovidio? Chi non sa fare una
scorsa pei Libri di Tito Livio cosi pieni di « meraviglioso storico o per le
Istorie di Ammiano Marcellino cosi feconde in ri- co,. 1 'V8®*13*? E
nell'intermezzo ci sono anche i Quattro Vati- neh coi demoniaci liberati dal
gran medium o “ gran fakiro dì Nazareth (sic, Hellenbaoh), il quale godette la
facoltà di sdoppiarsi nella trashgurazione e di risuscitare, per un pro¬ cesso
di allucinazione veridica, agli occhi delle pie donne. E ci sono gli Atti degli
Apostoli con Simon Mago “ levi¬ tante per aria con la visione damascena di
Paolo, con le fiammelle tluidiche della Pentecoste. Indi i primi Padri delln
Chiesa , Tertulliano e Origene sopra tutti, forniscono facili notizie da
sfruttare; e poi, rinforzo mirabile!, soprag- gmnge la scuola di Alessandria,
con Plotino Po un rio ^SAr,r;IC0’ fC°n 16 ^uizioni auto-ipnotismi e le
levita- ziom della estasi gnostica. Seguirebbe, ^ nelle citazioni, la
lunga notte del Medio-Evo, m cui i latti spintici „ sovrabbondano,
naturalmente, nella antasia e nella realta, perocché, ad accrescere le orde
degli invisi^1 immaginate dagli antichi Mediterranei e quasi soltanto composte
di anime erranti dei trapassati, calarono dal Nord germano-scandinavo le
falangi tetre dei gnomi e vampiri e quelle gaie delle ondine e dei folletti.
Chi non sa che nel &a51-ia ^ moderna ^cebo Bacone, Raimondo
Lullo, I ietro d Arano, e poscia il Paracelso e il Cardano, ebbero o
narrarono avventure e credenze “ spiritiche „ ? Le ereditò Si
»*rSi6wr,oV‘K""' e ,e i,ort6 c°“ ,'ì"feii“- Nè c’è molto
sforzo mentale a scorgere che la magia e la stregoneria sfruttavano per
l’appunto molti e svariati feno¬ meni di psicologia patologica e supernormale
attraverso alle SlT; 161 P^n oooum, dell’alchimia ed ermetismo. (ìc cldn
Tu"S’ dei Sa,bbatl diabolici> dell’incanto, del malo occhio e
della punzecchiatura alle figurine di cera, delle di¬ vinazioni d ogni sorta,
dalla oneiromantica alla necromantica r " ' neuropatologo, illuminati
dalle ricerche di Calmeil, di Hecker di Cuarcot e Richer, di Charbonnier Rnll ®
?‘ATZ’, S1 godano benissimo traverso gli in-folio dei Bollando!, traverso le
fresche ingenuità di S. Francesco d Assisi o i mistici rapimenti di Santa
Teresa e di Santa Cat- „„r‘„n“’pe[. nn !®n.lre una imponente collana di «
fenomeni su- 1 normali Noi, alienisti, conosciamo ed insegniamo da
un pezzo le vicende deH’isterismo, della psicosi epidemica e della
suggestione nei secoli scorsi; noi sappiamo minutamente le tragicomiche crisi
delle monache innamorate di Urbano Gran¬ dmo, o dei Giansenisti convulsionari
sulla tomba del diacono Paris. Ogni lettore, anche mezzanamente colto, ha a sua
di¬ sposizione il Figuier, e se vuole dilettarsi nell’apprendere le gesta dei
maghi moderni Conte di S. Germano e Cagliostro, attinge non malsicure nozioni
dai romanzi di Alessandro Dumas. Pur gli effetti stupefacenti della tinozza “
magnetica „ di Mesmbr non sono più ignoti ad alcuno: tutta la storia del
magnetismo animale, del sonnambulismo artificiale, dell’ipno¬ tismo, fu resa
venti anni or sono popolarissima; ed io stesso l’ho riassunta in un altro mio
libro (il magnetismo animale, la fascinazione e gli stati ipnotici. Torino,
1880). Salvo che lo spiritismo attuale, nato contemporaneamente all’ipnotismo
scientifico, è stato assai più avveduto di questo, perocché ha raccolto i
rifiuti che la medicina e la psicopatologia disde¬ gnosamente lasciavano ai
mesmero-magnetisti, e ne ha saputo ricavare quel materiale prezioso che è
costituito dal nocciolo solido della psicologia supemonnale odierna.
Adunque, fatti spiritici si sono mostrati in ogni tempo, e credenze negli
spiriti hanno vissuto e prosperato presso ogni popolo, si in alto che in basso
della gerarchia intellet¬ tuale e sociale. E già i tavolini o i trepiedi, ciò
che è lo stesso, si movevano e fremevano, davan picchi e responsi ai cre¬ duli
interroganti di Deio. E a Saul appariva, per la media¬ nità di una pitonessa
Ebrea, l’ombra di Samuele. E anime erranti e doppi di morti, fantasmi
avvisatori e segni arcani per “ scritture dirette „, se ne contano a decine
nella storia; dall'alcoolizzato re Baipassare e dall’astuto Costantino alla
infelice Maria Antonietta ipnotizzata da Cagliostro ; da Bruto, che ebbe la
tetra visione di Filippi, a Napoleone III, che alle Tnillerics, in una seduta
col medio Home, avrebbe ri¬ cevuto conturbanti messaggi dalla fluidica “ mano „
del suo grande zio. E anche in tempi vicini a noi, dame bianche e spettri di
veri revenants, dominati da monoideismi secolari o professionali, sono apparsi
a quando a quando nei vecchi ca¬ stelli, nei casolari perduti, nei cimiteri, o
per autosuggestione di visionarli, o secondo narrazioni di allucinati per
progetto... Su queste apparizioni, che sono il più popolare e il più cre¬ duto
e temuto dei fenomeni spiritici, esiste una copiosissima, notissima letteratura
di tre generi : il genere storico-aneddo¬ tico, che, per citare alcuni nomi, va
dal Calmet alla Crowe; lo scientifico, dal Waoener al Briehke (de Boismont);
il romanzesco, dalla Radclikee e da Walter Scott al nostro Fogazzaro. Chi
non ha letto i Misteri di Udolfo, la Dama del Lago, e i Malombra ?... E chi non
sa che dalle case infe¬ state ò fautasmogene, come le disse I'Ekmacora,
stettero lontani in ogni tempo gli inquilini, ben prima che il fattore
americano Fox andasse ad abitare ad Hvdesville ? Chi ignora che fatti di
premonizioni in sogno e in veglia, di lucidità o vista d’eventi a distanza, di
telepatia fra vivi, e fra morenti e vivi, e magari fra morti, sono raccontati
nelle cronistorie d’ogni epoca? La metà del secolo XVII ebbe in
Swedenborg il massimo, forse, dei “ medi „ intuitivi e visuali. E la prima mèta
del secolo XIX, oltre ad esser piena di magnetizzatori, tutti va¬ lentissimi
nel determinare ed osservare fenomeni straordinari di supernormalità psichica,
quali Puységdii, Du-Potet, De¬ leuze, Paria, Teste, ecc., ecc., ha dato allo
spiritismo un certo numero di sempre più prossimi precursori. — Vi si è accorsi
ad ammirare la famosa “ veggente di Pre versi. , la Federica Hauff, che vedeva
gli spiriti e conversava con essi, illustrata dal poeta Kkrner (1826). - Vi si
è avuto un medio chiaro- udieute in quell'orologiaio Naundorff che pretendeva
essere Luigi XVII, ossia il piccolo Delfino di Francia scappato dal Tempio, e
che finì la sua vita avventurosa profetizzando nella solitudine (1845). — E
come vi si affollava a veder volare i mobili smossi dalla incredibile medianità
fisica della Angelica Cottin, la “ ragazza elettrica , descritta da TancuoU,
stu¬ diata da Arago, messa in riposo subitaneo dalle troppo ac¬ curate
osservazioni di Babinet (1846)! — E come s'era rimasti stupiti alla gesta della
Deodata Dittus di Mottlingen, maneg¬ giata dal pastore evangelico Blurahardt
(1840) ! — Ma sopra¬ tutto s’era avuto nel calzolaio Andrea .Jackson Davis il
Battista dello spiritismi dottrinario, il visionario chiamato dagli spiriti di
Galeno e di Swedenborg a compiere la sua grande missione etico-religiosa e
terapeutica nell’umanità; egli si diceva lo sve¬ latore delle Armonie arcane
delia Natura, il creatore dellafilo- sofia deH’interiore o spirituale, dell’ “
Univercoelum „ (1845-47 ): ancora adesso gli spiritisti Americani , .contrarii
al dogma della reincarnazione, lo riconoscono per il loro Profeta. — E in
Francia, contemporaneamente a Davis, un seggiolaio fat¬ tosi magnetizzatore, il
Caiiaignet, aveva tratto dal suo sog¬ getto sonnambolieo, da Adelina Maginot,
gli elementi di una consimile non meno farragginosa “ rivelazione „ sugli Ar¬
cani della cita futura (1848|. — E in Germania, nel frattempo, il Bar. di
Reiciiesuaoh già aveva fatto le sue prime esperienze sull’ “ od , (annunciate
nel ’48), s’era, cioè, incam¬ minato da solo, forse troppo presto e con
soverchia imagi- nazione, per quella via costeggiente il dominio delle scienze
esatte, nella quale oggi si vuole immettere la corrente espli- catrice dei
fenomeni psichici. Tutti questi sono dati storici non più nuovi per
chiunque si sia accostato, anche per poco, alla innumerabile e spesso
stucchevolmente uniforme produzione libraria del movimento spiritico; sono, per
così dire, l’albero araldico novellamente disegnato dagli storici-apologisti
dello spiritismo, presso a poco alla maniera di quelle famiglie borghesi
arricchite, alle quali un compiacente archeologo specialista ricompone la ge¬
nealogia con antenati oscuramente plebei o imaginari. Per con¬ tinuare nella
metafora, è su quell’albero, cresciuto sempre fra le penombre ammuffite della
civiltà, e per secoli e secoli quasi vergognoso di spingere i suoi rami
contorti e bizzarri verso la luce della grande storia palese e della scienza
esatta; è su quel tronco “ esoterico „ che ad un tratto, al di là del¬
l’Atlantico, nel paese delle stravaganze e dei “ miracoli mo¬ derni , , s’è
vista spuntare un’efflorescenza colorita e tosto spam¬ panata. Senza ricordare
altri fatti storici precursori, e persino coetanei all'insaputa gli uni degli
altri (fra cui nel 1849-51 i fenomeni del presbiterio di Cydeville in
Normandia, analoghi agli spiritici, ma ritenuti per diabolici dal march. De
Mir- yille), i tempi erano, dunque, maturi, l’ambiente s’era pre¬ parato, e gli
“ spiriti „ stavano pronti per mettersi all’opera. Ci si misero nel
dicembre 1847 in una fattoria del borgo di Hydesville, circolo di Arcadia,
contea di Wayne, Stato di Nuova-York: e picchiarono forte sui muri dell’umile
casetta, dove era andato ad abitare da pochi dì il fittavolo Giovanni Fox colla
moglie Margherita e colle due figlie adolescenti Margaretta di 15 e Katie di 12
anni (una maggiore sorella, nuch essa divenuta poi “ medium , potentissima e
notissima sotto i nomi dei tre successivi suoi mariti Fish, Brown ed Underhill,
viveva allora a Rochester, N.-Y.). Lo spiritismo moderno, quello che
conosciamo sotto questa denominazione, è nato da quei picchi e da quelle due
zi¬ telle in fermento di pubertà: tutti gli storici dell’argomento, siano
spiritisti o antispiritisti, sono in ciò di accordo, checché si dica da coloro
che, forse per nobilitarne le idee, lo vogliono di origini antiche. Anche Carlo
Darwin ha avuto dei pre¬ cursori fino fra i Greci; e fatti di indole “
darwiniana, ci sono sempre stati in natura : ciò non impedisce di dire che il
darwinismo „ , quale teoria dell’ evoluzione organica mercè la selezione
naturale e la lotta per la vita, non sia nato nel 1859 alla comparsa del
celebre libro sull origine ^NeancTè vero cbe lo spiritualismo
sperimentale sia sorto, come alcuni pretendono, in reazione al “ materialismo
im¬ perante Queste asserzioni vengono da una semplice igno¬ ranza o
dimenticanza di date. E bensì vero che già Augusto Conte era insorto contro la
gazzarra metafìsica che unp versava in Germania e contro la filosofia
cristianamente in¬ colore che dominava in Francia : ma il positivismo non e
sinonimo di materialismo; e in letteratura furoreggiavano i romantici. Le opere
celebratissime di Moleschott, di Vog , ,li Iìììouneu, da cui unanimemente
s’è datata la rinascita del filosofia materialistica, sono tutte apparse tra il
e il do (cfr Langk. Uist. dii Matir., voi. II): e sono pertanto po¬
steriori, non solo ai picchi spiritici di Arcadia, ma pur anco all’invasione
dei medi americani e dei tavolini parlanti 1 Europa. Sarebbe piuttosto da dirsi
che il materialismo scien¬ tifico della seconda metà del secolo XIX è nato per
legit¬ tima reazione contro la epidemia spinto-spmtualistica che scoppiò
violentissima nei due Mondi tra il 1848 e il od. Neanco è vero che gli
“Invisibili, si siano rivelati da sè eolie il concetto dell’intervento di
“spirita, odi Rimedi defunti, sia venuto subito ai primi picchi uditi sul muro.
Si sapeva che la casa deUe Fox era “ infestata (hantée) già prima che la
famiglia ci andasse ad abitare: ciò nonostante occorsero tre buoni mesi di
fenomenologia bussante prima che venisse alla madre delle ragazze 1 idea di
interrogare in¬ visibile produttóre di quei colpi: E come furono mteUet- tuali
, le prime risposte date in marzo 48 dal rapping spirit „ o “ Poltergeist „ !
Egli seppe dire, gran miracolo in¬ vero, quanti anni avevano la Margherita e la
Cattenna. In realtà corse del tempo prima che le comunicazioni diventas¬ sero
meno stupide e i messaggi dell’ Al di là mmpnli. L’alfabeto 'convenzionale, a
numero di battiti sulle pareti, ,fu imaginato dal misticista Isacco Post nell
agosto di quell anno. In America si pehsa presto all’utile. Nel 4J già
troviamo che la famiglia Fox, per dare spettacolo (pagato) agli accor¬ renti da
ogni parte, sedeva sola attorno alla sua tavola d. pranzo: la vera “ catena
tiptica , di tutta 1 assistenza, ripro¬ duzione di quella magnetica attorno
alla tanozza di Mesmer, pare si sia formata un po’ più tardi poiché legge ! ch®
s°l0 nel gennaio del '50 anche i consultanti sedevano aliatavola si ottenevano
però soltanto picchi e movimenti di questa. Mei LO SPIRITISMO
AMERICANO dicembre del ’50, quando il rumore dei “
fenomeni , già cor¬ reva per i luoghi vicini , le due ragazze furono sottoposte
ad un primo esame di tre medici, professori all’Università di Buffalo • esame
che convinse pochi e incollerì i più, cosicché esse corsero quasi pericolo di
venire americanamente linciate. Ma dal ’48 al '52 l’epidemia di medianità
tiptica si estese a tutte le città dell’ Unione: lo “ spiritismo approfittando
dell’impressione svegliata dal Profeta-precursore Davis, ebbe presto cultori e
seguaci ardentissimi , per cui i fenomeni crebbero di varietà o di intensità:
già si parlava di quelli luminosi e di quelli acustici , da aggiungere ai
primordiali meccanici di più semplice fattura. Le polemiche acri,
formidabili di quell’epoca giovarono, come sempre, alla diffusione del
movimento. Nel ’52 le due Fox furono riesaminate, anche questa volta da una
Commissione scientifica, che le collocò su di una tavola da autopsia (?), in
mezzo all’aula, con i piedi posati su cuscini: si udirono egual¬ mente i rapi,
e la maggioranza ne restò persuasa. Fu questo anche l’anno della conversione
definitiva del Giudice Edmonds, reputatissimo giureconsulto, al quale ben
presto s’associarono il prof. Hare, il chimico Mapes, ed altri autorevoli
Univer- sitarii, non che una folla di ardenti ministri e oratori Uni¬ tariani,
Universalisti, Revivalisti, Socio-riformisti, eec., fra cui primeggiava A din
Hallo l', l’eloquentissimo propagan¬ dista dello spiritualismo. 11 ’52 fu
l’anno del primo Congresso di spiritisti, che si unirono a Cleveland ; fu pur
l’anno della pe¬ tizione mandata da migliaia di cittadini al Congresso Legisla¬
tivo affinché si deliberasse “ lo studio di questa forza occulta quasi
improvvisamente manifestatasi alla umanità, che si ado¬ perava a sollevare
rattenere sospendere e modificare in diversa guisa la posizione normale di un
gran numero di corpi, ap¬ parentemente in contraddizione piena con le leggi di
natura: che produceva chiarori e lampi di diversa forma e di vario colore in
stanze al buio; che si faceva udire con rumori e picchi, con suoni armoniosi e
voci umane,' e perfin con ac¬ cordi di strumenti musicali mossi da personaggi
invisibili Per questi ultimi fenomeni acustici si direbbe che lo spiri¬ tismo
abbia regredito! Ma in America non cessò un momento dal progredire : nel ’55 la
sola Filadelfia contava 300 cir¬ coli, dove si comunicava incessantemente coi
morti ; e fra questi erano già venuti a dare “ messaggi „ molti “ magni
spiriti»: eran venuti Platone, Aristotele, Seneca, l’Alighieri (ahi, padre
Dante!), Newton, Washington, Penn , Byron, Franklin... In quel frattempo Davis
, non volendo lasciarsi sopraffare dalle Fox e dagli altri medi minori
ovunque pul¬ lulanti e comunque comunicanti, seguitava a conversare a tu per tu
con Solone, con San Paolo e con San Giovanni... H ’52 è proprio l’anno *
fatale , per Io sviluppo dello spiri- tismo moderno. Nel luglio (le notizie
correvano allora meno rapide di adesso) un periodico diffusissimo nelle buone
famiglie europee, 1’ “ Univers „ di Parigi, annunziava e commentava il
movimento spiritistico transatlantico; e nel dicembre i primi medi Nord-Americani,
nell’intento di far quattrini con le loro sedute anche su questo vecchio
Continente, sbarcavano in Scozia e ad Amburgo. Da allora ad oggi i fasti
mondiali dello spiritismo segnano date liete e date infauste, vittorie e
sconfitte, anni di effervescenza e pause di prudente silenzio. Giova forse
ricordarle qui tutte ? No : chi vuole notizie mi¬ nute sa dove trovarle, se è
uno spiritista ; se poi il lettore non lo fosse e desiderasse qualche
indicazione, credo che, oltre alle opere non più fresche del Bersot, della
Habdinge e del Wahu, al riassunto di Leymarik, ai capitoli storici dei trattati
dogmatici o polemici sulla materia, per es. quelli di Dénis e di Figuier (tutti
diffusissimi fra il pubblico), potrà ricorrere con maggiore profitto
all’edizione tedesca della storia del Baudi di Yesme (il III voi. non è uscito
in italiano); alla grande opera critica del Podmobe, completissima per i paesi
Anglo-Sassoni, meno completa per gli altri, fors’anco un po’ troppo “ critica „
; ai libri, classici per gli spiritisti, del russo Al. Aksakoff: potrà
consultare con fiducia le opere tedescamente erudite del Peiity, Do Pbel,
D’Hellenbach e Dankmar (poco conosciute, mi sembra, dalla maggioranza dei
gregari). Qui, per schiarimento della tecnica e fenomenologia osservabili nelle
sedute dell’Eusapia Paladino, basterà ram¬ mentare in succinto le vicende
principali e più caratteri¬ stiche dello spiritismo contemporaneo. In
queste vicende alcuni fatti, innegabilmente storici, ci colpiscono: — Dii
progresso tecnico abbastanza lento dello spiritismo dal 1847 al 71-73-74; — 2°
la sua immobilità dot¬ trinalo e tecnica,, dopo la sistemazione inflittagli in
Europa dall Allan-Kardec tra il ’58 e il ’65, immobilità durata per un buon
trentennio ; — 3° il decadere della sua parte dot¬ trinale, nonostante la sua
diffusione tra le masse, negli ultimi due lustri, sia per i dissensi
intervenuti fra le varie scuole o sètte, sia sopratutto per la creazione ed il
carat¬ tere scientifico sempre più evidente della psicologia super¬ normale; il
che significa che quanto più si è penetrato nel meccanismo e nella psicogenesi
dei fonomeni detti spiritiri, tanto minore si è rivelato il loro contenuto “
spirituale , o “ spiritismo „ . La affermazione del primo fatto dorrà, ne
sono certo, a quegli adepti dello spiritismo, e sono i più di numero ma non i
dappiù in coltura, che raccontano o credono essersi gli “ spiriti „ rivelati
all’Umanità verso il mezzo del secolo XIX in tutta la pienezza delle loro
manifestazioni. Non è vero : gli “ spiriti „ sono stati anzi piuttosto lenti e
di scarsa ima¬ ginativa nel rivelare i loro “ poteri occulti Per un gran pezzo
si sono contentati di picchiare, di suonare od emetter suoni, di far movere
tavoli e altri oggetti, di fare scrivere o di scrivere essi stessi; ma stavano
nell’ombra dell’ Al di là. Dopo vari anni di questa tecnica, o provincialmente
rumo¬ rosa o misteriosamente ciarliera, tutt’al più interrotta da qualche vaga
luminosità, finalmente si sono decisi di... ap¬ parire; e prima hanno mostrato
solo le “ mani „, poi si sono “ materializzati „ in forme indecise, da ultimo,
ma sempre con grandi stenti, si sono formati a “ fantasmi „ aventi una data
personalità (?). E un fatto che ha, per lo psicologo, un grande valore : indica
a chiarissime note che nelle conquiste0 dello spiritismo moderno vi è una
logica evoluzione, come in ogni altra branca dell' attività umana. Lo “
spiritualismo speri¬ mentale „ è cresciuto passo passo con un processo non dis¬
simile da una tecnica scientifica, o (il confronto calza meglio) da un’arte
industriale: l’ingegnosità dei “ medi „ ed iHoro allenamento hanno aperto, come
si suol dire, il varco alle “ Entità o Intelligenze occulte „; queste,
meschinelle, hanno aspettato secoli e secoli per manifestarsi con tanta dovizia
di mezzi e di metodi, con più o meno buon gusto, ma per loro conto si sono
mostrate e ogni di vie più si dimostrano di una indicibile povertà mentale, di
un passivismo assoluto inintel¬ ligente e abulico. Fin dai primi tempi la
pietra angolare della nuova religione cosmo-filosofico-socinle fu trovata nel
fenomeno del tavolino bussante danzante e parlante, essendo esso il più facile
il più comodo e il più frequente ad ottenersi, avendo cioè tutti i requisiti
dell " Americanismo „ che vuol sempre far presto e fare in copia, perchè
dalla fretta dalla abilità e dalla quantità dei risultati giudica le proprie
operazioni. Cosi in borsa, come in filosofia ed in religione! È vero che ai
fenomeni tiptici (prescindendo dal contenuto ideativo delle comunicazioni, e a
parte il fiorire abbastanza rapido della medianità intellettuale) se ne
aggiunsero di buon’ora altri e facili, e numerosi, e violenti, e"
rumorosi, e spettaco- 09 PSICOLOGIA K SPIRITISMO,
I losi, sempre “ nord-americani , insomma. Gli “ spiriti , non si
risparmiavano davvero nelle sedute delle Fox e dei rivali medi transatlantici :
di guisa elle presto si ebbero, come si desume dalla petizione surricordata,
movimenti d'altri corpi oltre al tavolino, azioni meccaniche a distanza, rumori
e grat¬ tamenti, strepiti da assordare, suoni a ritmo e melodie sera¬ fiche. Ma
poi vennero anche le scritture dirette lasciate da mani invisibili, a matita su
carta, o a gesso su lavagne; gli apporti; i profumi e unguenti deliziosi (oggi
diventati raris¬ simi) ; la incombustibilità corporea dei medii (pur essa quasi
scomparsa) ; — vennero le firme autografe di defunti del secolo antecedente ; —
vennero, supremo fenomeno “ psi¬ chico,, le comunicazioni in lingue sconosciute
ai medi (uno dei più famosi fu la giovinetta figlia del giudice Edmonds).
Il talento umano è fertile di risorse. Sebbene non sia age¬ vole orientarsi in mezzo
al tumultuoso succedersi e propagarsi delle manifestazioni dello spiritismo
d’allora, parrebbe che le prime apparizioni spontanee di spiriti completamente
mate¬ rializzati siano state quelle annunciate nel novembre ’51 dal medium
Fowler di New-York, studente in medicina. Svegliatosi una notte di soprassalto
ad un rumore insolito, egli avrebbe “ visto „ nella sua camera “ cinque
personaggi vestiti all’antica „, i quali in prova della loro realtà e identità
gli avrebbero lasciato, scritte in 4 vecchio ebraico,, alcune “ frasi della
Bibbia ,. Non già che gli “ spiriti , si faces¬ sero, e neanche ora si facciano
molto pregare dagli evocatori per “ manifestarsi „ nelle sedute degli
innumerevoli medi Nord-Americani che sono per lo più potentissimi e... abilis¬
simi : tutt’altro ! Di spiriti se ne sono sempre manifestati a josa (anche
troppi!), cosicché fin dal ’52 due medi ebrei di Dover neU’Obio, Gionata e
Nahum Koon, padre e figlio, unendo la loro folte medianità erano in
comunicazione con ben cento sessantaqinque disincarnati che si dicevano Pren¬
danoti dall’anglico nome King (prego di tenere a mente questo particolare
storico). E dappertutto c’era un brulichio stupefacente di trapassati
comunicanti coi vivi. Si può dire che siamo sotto tale aspetto in decadenza :
alcuni medi come la D’Espérance o il Bailej o il Miller o il Bandone hanno
ancora quattro o cinque spiriti-guida; ma se il Politi si dà il lusso di averne
due, la Cook si contentava di una sola, della Iùitie King, e la Paladino,
presentemente, d’un altro solo, del suo John King. Anche le
materializzazioni parziali sono relativamente ve¬ nute presto: ossia “mani
spiritiche,, ombre scure dissolven- SVILUPPO DELLA TECNICA
SPIRITICA tisi rapidissamente (Gravi, e anche, in
qualche privilegiata seduta, fantasmi temporanei aventi vaga rassomiglianza con
persone defunte e riconosciute dall’assistenza (Mapes). Ma le prime grandi
materializzazioni evocate propriamente sicure e, dirò cosi, appartenenti al
patrimonio percettibile dello spi¬ ritismo, sarebbero apparse più tardi. Tali
la figura femminile luminosa e velata, veduta da Ron. Dalr Owen in novembre del
’60 ad una seduta della medium Fox-Underhill ; e il fantasma della moglie del
banchiere Livermore, apparsagli durante una lunga serie di cento sedute colla
Catterina Fox in gennaio del ’61. Le sorelle si facevano concorrenza!
Allo stesso modo è difficile trovare l’anno di nascita del “ gabinetto oscuro „
dove si formano (e spesso si manipolano) le più cospicue materializzazioni e
donde escono i fantasmi, esaudendo per apparire i desideri degli evocatori,
ubbidendo per scomparire e per inabissarsi sotto il suolo alle ingiunzioni
dell’impresario o conductor d’ogni medio professionista. Ma si parlava del
cabinet già verso il ’60 a proposito delle se¬ dute inglesi e continentali dei
medi Squire, Foster, Home, Redmann, sopratutto dei famigerati fratelli
Davenport, tutti “ invasori americani „ (scrive il Podmore); e però è da ri¬
tenersi che l’utile invenzione risalga a qualche anno prima e sia pur essa...
transatlantica. Tuttavia, lo ripeto, il “ tavolino parlante „ era sempre
(e lo è ancora) la grande consolazione degli spiritisti, il grande bersaglio ai
sarcasmi ed alla incredulità degli antispirjtisti, la grande preoccupazione dei
pochissimi dotti che, per primi, vollero accostarsi con iscopo di seria
investigazione ai nuovi Misteri, e cominciarono metodicamente a indagarne il
feno¬ meno elementare. La moda della danza tiptica fu per alcuni anni, e
massime dal ’52 al ’55, una vera generale frenesia: tutta Europa si raccoglieva
la sera attorno al tavolino, e lo si faceva battere e girare. Così fu che la
questione delle tàbles toarnantes in Francia, del table-turning in Inghilterra,
del Tischrilcken in Germania, attrasse l’attenzione dei maggiori scienziati e
li obbligò a intraprenderne l’esame. Vi si accinsero adunque, nel ’53, il
citato chimico americano IIake che ne divenne spiritista convinto, ed il fisico
inglese Faraday che disse i moti del tavolo dovuti alle spinte comunicategli
dai formanti la “ catena Nel ’54, l’astronomo La nix et li spiegò colla ipotesi
dei “ moti iniziali „, ed il chimico Chevreul loro applicò, non senza valide
argomentazioni , la sua teoria dei “ moti incoscienti „ trovata buona per la
bacchetta divi¬ natoria. Nel '55 il conte di Gasparin ne negò la
soprannaturalità, ossia l’origine spiritica, e vide in quei moti acutamente da
lui investigati un fenomeno d’ordine magnetico; mentre il fisico ginevrino
Thuby, suo compagno di osservazione, li attribuì ad una nuova e ignota forza
edenica, irradiante da individui particolarmente dotati; mentre il geniale
biologo Durano (da Gros) vi scorgeva dell’ “ elettro-dinamismo vi¬ tale Ommetto
i cattolici, come De Mibville, che ci vede¬ vano e seguitano tuttora a vederci
l'opus diaboli ! Anche il ’55 fu un anno provvidenziale per lo spiritismo:
il Carion pubblicò il libro sull’ evoluzione degli spiriti; - la isterica Maria
Kahlbommer, di Monaco, ebbe “ comunica¬ zioni „ strepitose; — si convertirono
Vittor Hugo e la signora Gibabdin: ma quel che è più, il pedagogista
ripetitore Ippolito Rivail, già adusato alle pratiche mesmeriche, entrò
nello spiritismo militante. Un gruppo di adepti ferventi, fra cui erano il
drammaturgo Sardou allora ventiquattrenne e 1 accademico poliglotte
Taillandier, aveva ricevuto dal ta¬ volino parlante una folla di comunicazioni
disparate e scucite, dalle quali, unendovi tutte quelle venute ormai alla luce
da ogni parte, forse si sarebbe potuto trarre qualche lume sulla vita dell’AJ
di là. Il Rivail, da metodico retore qual’era, si accinse a questo lavoro
fratesco di coordinazione: ed elimi¬ nando di qua, aggiustando di là,
mettendovi interpretazioni tutte sue, riuscì in pochi mesi a spremerne la prima
edizione del Libro degli Spiriti, che apparve sotto lo pseudonimo oggi celebre
di Allan Kardec: una seconda edizione rive¬ duta è del ’58, anno di fondazione
della “ Revue spirite „. Nel '59 l’opuscolo Che cosa è lo spiritismo ? e poi il
Libro dei medi, la Genesi ecc., completarono la sistemazione della
dottrina-religione, in cui, a differenza del profeta Davis e degli * spiriti »
transatlantici che non ne vollero mai sapere, gli “ spiriti „ celto-latini
interrogati dal Kardec, e un poco a malincuore quelli tedeschi e alcuni
olandesi trascinati dalla corrente, introdussero il dogma della
reincarnazione. Il decennio tra il ’60 e il ’70 vide la conversione di
molti illustri inglesi, fra cui primeggiarono il già citato diploma¬ tico R. D.
Owen, l’ingegnere elettricista P. Vaklev, il cele¬ berrimo naturalista A. R.
Wallace, l’astrouomo De Morgan. Quel decennio vide le gesta medianiche dei più
famosi medi pubblici, fra cui Davide Home e Fiorenza Cook, non che dei
moltissimi privati, fra cui la sig.ra Guppy, la sig.ra Everitt, la sig.na
Nichol (alle sedute di costei assisteva il Damiani, lo scopritore e l’educatore
di Eusapia). Si videro pure, fra i tanti casi, l’ entusiasmo spiritico di
Massimo d’Azeglio, e l’Home alla Corte di Napoleone III, e l’entrata in
canapo del giovane Camillo Flammarion col suo primo saggio sulle Forze ignote.
Ma sopratutto rumoreggiò la nomina di quella Commissione della Società
Dialettica di Londra, il cui rap¬ porto, rifiutato inutilmente per le stampe
dal suo presidente l’antropologo J. Lcbhock, pubblicato privatamente due anni
dopo, sta tuttora fra i titoli più preziosi in appoggio della fenomenologia
fisico-spiritica. Il decennio tra il ’70 e l’80 non è stato meno fecondo.
-Vi figurarono, in prima linea, le celebri ricerche sperimen¬ ta^ di Guglielmo
Croores, massime sui medi Home e Cook, le quali rappresentano anche adesso lo
sforzo più vigoroso nel dominio delle “ forze psichiche „ ; vi comparve il
libro impressionante del Wallace sui “ Miracoli del moderno spiritualismo vi si
compirono le sperienze non meno famose dell’astronomo tedesco F. Zòllner sul
medio Slade, con le sue ipotesi esplicative di fisica trascendentale; e vi si
agitò l’acre polemica tra il Wundt e I’Ulrioi, questi sinceramente convinto e
persuasore anche del filosofo Fichte, quegli non men francamente a vversario.
Quello è il decennio della ripresa degli studi sull’ipnotismo delle isteriche
per opera del sommo neuropatologo Charcot, continuatore del Braid , e degli
studi sulla suggestione della scuola psicologica di Nancy : ma in particolar
modo è il periodo in cui Carlo Richet, abbordando l’esame sperimentale del
sonnambulismo magne¬ tico, vi apportava la lucida genialità della sua mente di
vero fisio-psicologo, e creava la “ metapsichica,. Nel frat¬ tempo però lo
spiritismo-sistema riceveva due fieri colpi: l’insuccesso completo delle
esperienze medianiche compiute a Pietroburgo da una Commissione scientifica, di
cui era ornamento l’illustre chimico Mkniìeleieff (1876); e il sosti¬ tuirsi,
sia pure eccessivo ma in molti punti razionale, della condizione
ipno-patologica alla presunta estasi o “ trance „ spiritica. Fin d’allora si
potè dire incominciato lo sgretola¬ mento dell’edificio teorico-religioso dello
spiritismo. Il decennio successivo (1880-90) segna pertanto una sosta. Vi
si segnala, è vero, la fondazione di quella Società anglo¬ americana per le
ricerche psichiche, dalla quale doveva ve¬ nire tanta luce decorosa e sicura
sui fenomeni detti spiritici. Ma in realtà lo spiritismo-dottrina, irrigiditosi
nel catechismo di Kardeo o sviato nelle fantasticherie di Davis, non sarebbe
scampato all’ inesorabile naufragio che già gli s’annunciava, se non
sopraggiungevano a salvarlo gli studi più positivi di psicologia supernormale.
E non avrebbero certamente sollevata la sua sorte le stupefacenti manifestazioni
di alcuni medi abbastanza spesso trovati in frode, nè le esperienze, per quanto
più attendibili, del Gibier, del Mac NaB, del Wagner..., nè le astruserie
metafisiche del Do Pbel, nè i rin¬ forzi non chiesti offerti dagli occultisti e
teosofi. Occorrevano ormai fatti materiali, non astrattezze; occorrevano
documenti sperimentali, e non elucubrazioni euri-catechistiche ; ebbene, sono
gli ultimi sedici anni, dal '91 al 1906, quelli che, ricon¬ ducendo gli
sperimentatori a camminare sulle orme stampate dal Crookes, hanno per l’appunto
corrisposto a questo bisogno dello “ spiritismo scientifico „ . Lo studio
del medium Eusapia Paladino inaugurato egre¬ giamente nel’92 a Milano, in casa
Finzi, da una Commissione, ove figuravano due dei più bei nomi italiani, quelli
di Scuiap- parelli e Lombroso, vicino a quello simpatico di Richet; l’opera
riduttrice, sotto le parvenze apologetiche, dell’AKSA- kow apparsa nel ’95 ; —
le straordinarie inchieste ed investi¬ gazioni sulla telepatia, sulle
allucinazioni veridiche, sulle apparizioni di doppi dei morenti e sulla
medianità intellet¬ tuale di alcuni medi meno sospetti, condotte a termine da
Gurney, Mvers, Sidgwick, Podmore, Ermacora, sig.ra Ver- rai.l, Hodgson e Hyslop
; le bellissime indagini del Le Rocuas sugli stati ipnotici e sulle
esteriorazioni della sensi¬ bilità e motrieità ; — le numerose esperienze
dirette ad accre¬ scere di una “ forza psichica „ o di un “ agente bio-neurico
„ l'elenco delle forze naturali, togliendo così allo spiritismo, comunque
inteso, il vecchio suo abito di supernaturalità e di meraviglioso occulto ; l’assentimento
dato da una folla di uomini competenti, di scienziati e filosofi di primo
ordine, alla realtà gd autenticità di “ fenomeni „ per lunghi anni rele¬ gati
fra le fiabe le allucinazioni e gli inganni ; il diffondersi di forti e ben
fondate nozioni psicologiche, quantunque la psicologia soggiaccia
all’infestazione del dilettantismo d’ogni specie; — l’opera monumentale
induttiva di Federico Myers, che, pur nei suoi eccessi fiduciosi di sintesi, è
giunta opportu¬ namente a sostituire quella dogmatica di Kardec; — l’ac¬
coglienza della metapsichiea nei Congressi internazionali di psicologia, purché
faccia opera seria e stia attaccata al metodo della scienza severamente
positiva ; — la fondazione di Isti¬ tuti e Laboratori ben forniti per lo studio
dei fenomeni psichici, con sempre alla testa la celebre Society f. p. li. di
Londra e V Istituto internazionale di Parigi; — ecco gli avvenimenti più
significativi di questo recentissimo risveglio. Ciò che rimane tuttora sul
telaio dello spiritismo, I CONGRESSI Iti SPIRITISMO sia trama di
fondo, sia ordito di risalto, sarà qua e là da me rammentato, o di prospetto o
in iscorcio, nelle pagine del libro. Dati dottrinali. Per ben
conoscere le dottrine filosofiche e i principi pra¬ tici dello spiritismo
moderno non c’è che da leggere i rendi¬ conti dei Congressi spiritici tenuti
negli ultimi venti anni a Parigi, a Londra, a Parigi nuovamente. Nelle due
grandi riunioni internazionali provocate dalle Esposizioni universali dell’87 e
del 1900 si dettero convegno a Parigi i seguaci più autentici e caldi dello “
spiritismo uffi¬ ciale,. Là erano rappresentate tutte le scuole, tutti i
gruppi; i kardechiani reincarnazionisti vicino ai davisiani e sweden- borghiani
neganti la reincarnazione; gli ortodossi del par¬ tito, legati rigidamente alle
tradizioni classiche di Allan- Iyardeo, e gli eterodossi, marsigliesi olandesi
ed americani, di più libera apertura mentale; i cristianeggianti, dirò così,
infal- libilisti, e i positivi-futuristi pressoché atei... Vero è che agli
spiritisti veri si mescolavano teosofi, occultisti, ermetisti, rna- gnetisti o
mesmeristi, e che accanto agli studiosi disinteressati sedevano e si agitavano
molti medi professionali, alcuni soltanto scriventi, ma altri curanti per
taumaturgia: di guisa che le due riunioni risultarono abbastanza disparate e
multicolori, e non mancarono comici eventi medianico-isterici nel bel mezzo delle
sedute (cfr. per es. il “ Oompte-rendu „ del Congr. del 1900, a pag.
158,162,201). Ma insomma, i lavori dei congressisti furono diretti o in persona
o in iscritto dai campioni più au¬ torevoli delle diverse scuole
spirito-occulto-magnetiche : daDe- lanne, Dénis, Levmarie, Lekmina, Papds,
Pascal, Ciiazarain, Durvii/le, Baraduc, Moutin, Fauvéty, ecc.ecc., per la
Francia; da Huemus Temi-rado, M. Vivés, Aguabod Torkero, Gaggia Gonzales per la
Spagna; da Volpi e Hoffiiann per l’Italia; da Van Straeten e Beversluis per
l’Olanda; da Henrion e Donato pel Belgio; da Lachoix, Lireiit e signore Anni-
Balou e Stannard pel Nord-America ; da Deineiard e Schei- di.er per la
Germania; da De Népluyeìt e Seménoff per la Russia; da Padéano per la Rumania;
da Gardy per la Svizzera; da Nyssa per la Scandinavia, ecc., ecc. Orbene,
gli spiritisti hanno colà a due riprese proclamato, come l’avrebbero latto dei
Ooncilii ecumenici, i principii fondamentali delle loro dottrine. Udiamo
dapprima, in estratto, quelli del 1889, anno che era, si noti, il centenario
della celebre Dichiarazione dei diritti umani e civili : Per lo
Spiritismo: 1° La dottrina spiritica è riconosciuta come intimamente
connessa a tutti i dati scientifici o filosofici oggidì conosciuti. 2° ...
Lo spiritismo fornisce le prove inconfutabili della perpetuità dell io
cosciente e dei rapporti fra i riri ed i morti. •j’-4 Queste affermazioni
si appoggiano, da una parte sulle esperienze eseguite con i metodi sperimentali
della scienza po- sihya da uomini eminenti di tutti i paesi d’altra parte, sui
dati piu larghi e progressivi di una filosofia razionale colle¬ gante la piu
alta ragione alle più elevate aspirazioni dell’anima. •> Lo spiritismo
fornisce una base realmente stabile a una morale altissima, ecc., ecc.
Per la Iuuncarnazione :La grande maggioranza delle sP)>'itiche afferma
che l'evoluzione dell'uomo non può effettuai si se non mediante successive
reincarnazioni del suo principio superiore, l’anima. 2“ Fra Luna e
l’altra sua incarnazione l’anima, accompa¬ gnata dal penspirito, conserva
intatta la personalità del disin¬ carnato: e questa personalità è intera, ossia
dotata di memoria di intelligenza, di volontà. ,}f incarnazione seguente
è determinata dai meriti acqui- suti nell esistenza anteriore senza
possibile ritorno a gradi in¬ feriori (retrogradazione). 4°-5° L’anima
incarnata conserva inconsciamente il ricordo dei suoi acquisti anteriori, acquisti
il cui insieme costituisce le idee innate,. —Queste idee o imagini, costituenti
l’insieme dei meriti e dementi delle esistenze anteriori, sono i fattori del- l
organismo materiale e le fonti dirette del suo divenire... Per la
Medidmnità : — 1° grazie al quale ha luogo la bile e l'invisibile.
Il medium è l'essere intermediario, comunicazione fra il mondo
visi- 2°-^° Il medium, strumento assai delicato e irresponsabile
deve essere oggetto di cure premurose da parte degli assistenti i qua i possono
produrre su di lui una influenza buona o cattiva. Lgli deve prepararsi,
con studi preliminari e continui, alla sua missione: più lo strumento sarà
perfetto, e più belle saranno le manifestazioni che si otterranno. 4° Mi
astanti influiscono Aulicamente sulle manifesta¬ zioni : quindi è
indispensabile ottenere prima la omogeneità di IL DOGMA SPIRITICO
pensiero delle persone presenti, le quali formano un vero mezzo ambiente. Certi
ciarlatani possono tentare la imitazione dei feno¬ meni, ma sono falsi medi,
massime se mercenari. 1 medi veri, essendo uno strumento passivo, non sono mai
certi in prece¬ denza del buon esito dei fenomeni. Per i Fenomeni: — 1° 1
fenomeni ottenuti nelle sedute spi¬ ritiche sono di tre ordini : fisici :
spostamento di oggetti materiali, apporti; psichici: incarnazioni; fi nidi ci:
materializzazioni, scrittura diretta, disegni, ecc. 2°-3°-4° 1 fenomeni
fisici possono essere scientificamente con¬ trollati col mezzo di apparecchi,
di reagenti chimici ordinari..., e sopratutto della fotografia (con elogio
speciale al capitano Volpi)... Eccellente base di osservazione sono anche le
impronte e le modellature, ecc. Per il Fluidismo : 1 medi possono essere
e sono spesso eccellenti soggetti sonnambolici. 11 medio veggente è un legame vivente fra lo
spiritismo e il magnetismo: esso dimostra V identità delle due dottrine sul
terreno psichico. 3° Gli invisibili possono agire sul medio o sugli
astanti come agisce il magnetizzatore visibile sui suoi soggetti : in questo
caso i fluidi prodotti sono analoghi ai fluidi magnetici. 4“ Lo
Spiritismo, a pari del magnetismo, proclama resi¬ stenza reale di fluidi
invisibili sparsi nell'Universo (“ C. R. Congr. Spir. intern. de 1889 „,
Parigi, 1890, pp. 85-87). Come si vede, il Sillabo della sezione
spiritista e spiritua¬ listica del Congresso del 1889 aveva un lato pratico di
molta importanza : stabiliva anche le norme per il metodo delle se¬ dute
medianiche. Ma una lacuna grave, che nessuno sforzo di spiritista ha mai saputo
colmare, si rileva in queste propo¬ sizioni, ed è la natura e la posizione del
“ perispirito „ in tutto il sistema. Neppure le conclusioni pi-esentate dal
Papus, a nome della Sezione occultistica, schiarirono abbastanza, a mio parere,
l’intralciato problema della costituzione trinitaria umana, e men che mai ci
dissero il processo pel quale gli spiriti dei disincarnati arrivano ad
assorbire il “ perispirito „ o corpo astrale dei medi. La Sezione
dell’Occultismo dell’89 emetteva questi articoli di fede: Per la
costituzione dell’uomo: — 1“ La costituzione del¬ l’uomo è insegnata in modo
identico da tutte le scuole spirito-spiritualistiche, sebbene sotto nomi
differenti: ed è sempre trinitaria. Spiritism o Cabbaia
Teosofia 1. Il corpo 1. Il corpo organico 1. Il corpo
(Nephesh) (Rapa) 2. Il perispirito 2. Il corpo astrale
2. Il corpo astrale (Ruah) (Lmga sharira) 3. L'anima 3.
Lo spirito 3. Lo spirito 1 (Neschàmah) (Ai ma) 2“
La divergenza fra le dottrine spiritiche e le occultistiche riguarda la
trasformazione di questi principi costitutivi dopo la morte: 1 occultismo crede
alla dissoluzione totale del peri- spirito dopo un certo tempo. Per i fenomeni
spiritici: L’occultismo non nega la possibilità delle comunicazioni fra i vivi
ed i morti : ma i f e - nomeni delle sedute spiritiche sono spiegati in maniera
diversa dagli occultisti [Dico subito: in maniera meno irrazionale !J. 4“
La affermatone che la rito umana può uscire coscien¬ temente o inconsciamente
dall'essere umano (fuoruscita del corpo astrale „) spiega un gran numero
di fenomeni ottenuti «elle sedute spiritiche o presentati dai falriri
indiani. •5* L'allearsi conscio od inconscio dei corpi astrali del medium
e degli astanti, con o senza influenza di esseri psichici esterni, spiega
un'altra parte dei fenomeni. 6° L'influenza reale degli spiriti è fin qui
incontestabile in un gran numerosi* casi; tuttavia bisogna premunirsi contro le
cattive influenze, tanto per le manifestazioni che per i medium. Per il
ferispibito : La embriologia e la fisiologia mo¬ derna confermano i dati
dell'occultismo, mostrando che il corpo astrale (= fluido nervoso organico)
precede l’anima e fabbrica il corpo materiale, fisiologicamente parlando.
8“ Da ciò può desumersi una teoria scientifica dell'incw- nazione : secondo
l’occultismo, l’anima non è mai totalmente incarnata nel corpo; l’ideale
dell'essere umano ò formato dalla parte estranea al suo corpo {higher-self
degli inglesi). Per la Reincarnazione: — 9° Le scuole d’occultismo che
in¬ segnano la reincarnazione, pretendono tutte che l'anima soltanto, la parte
più elevata dell'essere (Neseh&ma- Aldina) si reincarna, e che il perispi
rito si discioglie col tempo e passa allo stato di iinagine astrale... Ma la
reincarnazione b contestata da alcune scuole. divergenze fea gli
spiritisti 31 10° Il corpo organico e la parte del corpo
astrale (il pe- rispirito) in rapporto con esso possono essere analizzati dalla
scienza materialistica; ma le funzioni intime del corpo astrale e i suoi*
rapporti coll'anima sfuggono all’analisi dei metodi sol¬ tanto usati dal
materialismo, e sempre gli sfuggiranno. Per I'Omanità: — Il perispirito
si rinnova incessante¬ mente nelle sue parti costitutive (?) mediante la azione
speciale del nervo gran simpatico sulla vita arrecata dal globulo san-
trui<mo, il quale la attinge per suo conto dall’aria ambiente... " 12°
L’umanità è il cervello della terra: ciascun essere umano fe una cellula
nervosa della terra, ecc., ecc. (‘ C.-R. Congr., „ c. s., ). Io tralascio
tutta la parte strettamente filosofica delle conclusioni allora approvato e racchiudenti
la dottrina: gli spiritisti tendendo, in grande maggioranza, a fare di questa
una specie di religione deistico-umanitaria, connessa da un lato al
cristianesimo, dall’altro aH’umanitarismo fourieriano e comtiano ; gli
occultisti-teosofi mirando a costruire un bizzarro ilo-zoo-cosmo-panteismo, che
si riattaccherebbe da un lato ai concetti magico-ermetiei di Paracelso e di
Van- Helmoni, dall’altro agli insegnamenti esoterici dell’estremo Oriente. Le
divergenze fra le scuole, chiese o sètte rappre¬ sentate al Congresso dell’89
erano però, lo si vede da queste citazioni, piuttosto gravi, sopratutto su tre
punti essenziali : su Dio (?), sulla reincarnazione e sul destino del
perispirito. Xeppur si può dire che sull’ufficio e sulla costituzione intima
del perispirito vi fosse accordo: anche adesso, trascorsi di¬ ciotto anni, la
identità del perispirito col corpo astrale degli occultisti e teosofi, col
fluido vitale o neurieo o bio-elettrico dei magnetisti, non appare dilucidata,
checché dicano e pre¬ tendano i fanatici del sistema. Ma tutti, dai
reinearnazionisti Delanne, Gonzalès e Df.Nis alla loro intelligentissima avver¬
saria la Yak Calcar, dal canonico Roca sospeso a divinìs per le sue idee
cristo-kabbalo-saintsimoniane al marsigliese Georges rappresentante del gruppo
positivo-futurista pressoché ateo, dal dissidente antikardechista Chaignead al
capo degli oc- culto-kabbalisti Papds, fino al più caldo oratore fra i magne-
tologi presenti, Dr Crazarain, tutte queste scuole o sètte s’affermarono
concordi ed unanimi su due principi fonda- mentali delle dottrine
spiritualistiche: 1° persistenza dell’io cosciente e personale dopo la
morte ; 2° rapporti possibili fra i vivi e i trapassati. Il
Congresso internazionale del 1900, anziché essere più largo nelle sue vedute
filosofico-sociali , come si sarebbe dovuto aspettare dallo sviluppo preso in
questo frattempo dalla scuola puramente psicliicista o seientilico-positiva,
invece fu più dogmatico ancora del precedente. E il suo assolutismo si palesò
particolarmente in questo, che, contrariamente a tutte le norme di prudenza per
le quali si era prestabilito di non toccare l’argomento, e non tenendo alcun
conto del sempre crescente moto di dissidenza che viene staccando dall’anti¬
quato dogma teo- cristo-spiritualistico (Kardechismo) le co¬ scienze più libere
e illuminate fra gli stessi spiritisti, quali ad es. il Fauvéty, I’Anastay, la
Calcar, il Geley. senza dire del Myers e di quasi tutti gli Anglo-Americani, si
volle ad ogni costo esprimere un voto sull’esistenza di Dio. A cen- tosette
anni di distanza, lo “ spirito , di Robespierre deve aver gioito a questa
proclamazione solenne di un Dio da parte di un’assemblea: occorreva proprio un
Congresso di spiritisti per votare ad alzata di mano 1’esistenza o no di un
Essere supremo ! Ecco infatti nella sua concisione l’eptalogo
teo-spiritico-spiritualistico approvato all’unanimità nel “ me¬ morabile „
pomeriggio del 25 settembre 1900: 1° Riconoscimento deH'esis/e»»za di
Dio, Intelligenza su¬ prema, Causa prima di tutte le cause. 2° Pluralità
dei mondi abitati. 3° Immortalità dell'anima, e successione delle site
esisterne corporali sulla terra e su altri globi nello spazio. 4
Dimostrazione sperimentale della sopravvivenza dell’a¬ nima mediante la
comunicazione medianimica cogli spiriti. 5° Condizioni felici o infelici
della vita umana in ragione degli acquisti anteriori dell'anima, dei suoi
meriti e demeriti, e dei progressi che ella deve compiere. 6°
Perfezionamento infinito dell’essere. 7" Solidarietà e fraternità
universale (Cfr. “ C.-R. Congr. , del 1900, p. 392). Il resoconto narra
che tutte queste proposizioni sono state adottate all’unanimità, meno un solo
voto contrario alla re¬ incarnazione (partiva però dalla tribuna del pubblico),
e che la seduta è stata tolta in mezzo all’ entusiasmo generale. E così si
dipinge, meglio di ogni mio commento, ciò che sia lo spiritismo moderno o
neo-spiritualismo nella coscienza della immensa maggioranza dei suoi adepti :
una vera e propria religione nata, ha detto briosamente il dott. Fed. Venanzio,
come un gas di putrefazione dal decomporsi del Cristianesimo nella coscienza
moderna dei popoli civili, così del mondo latino (Oattolicismo), come
dell’anglo-sassone (Prote¬ stantismo). Nè il contributo arrecato testé a questa
evo¬ luzione della coscienza religiosa Euro-americana dalla in¬ vasione e
mistione di credenze venute dall’Oriente (Teosofia, Buddismo e persin
Confucianismo e Lao-tseismo!), mutala sostanza delle cose: io direi, anzi, che
la peggiora. Perocché, mentre i congressisti dell’89 s’erano divisi soltanto in
tre sezioni schiettamente spiritiche — quelle della Reincarna¬ zione, della
Mediuranità e della Propaganda, — la grande Riunione del ’900, avendo aperte le
sue porte ad elementi troppo disparati, si dovette comporre di quattro sezioni
parallele aggregantisi nelle sedute generali : la Spiritica pura, la Magnetica,
la Ermetica, la Teosofica. Sette anni or sono si vide, adunque, una miscela
ancora più eteroclita di ten¬ denze antipositive, mistiche, pseudo-scientifiche
; e si udirono ancora evocare ex aequo in seduta i nomi di Dio Padre “ in
spirito e verità „ e di Dio forza e anima universale, di Gesù Cristo fattosi
Verbum-caro e “ Cavaliere Rosa -f- croce „ e di Annie Besant, del profeta Elia
e di... Allan Kardec!... Gli spiritisti non possono negare, per quanto i
più in¬ tellettuali fra di essi lo facciano a malincuore, il carattere
religioso e filosofico-sociale del movimento che sorse in Ame¬ rica
sessant’anni or sono, e che, immigrato in Europa, vi si è fuso con la corrente mistica
orientale o indo-mongolica. Le religioni di indole semitica sono in via di
dissoluzione, perchè o per un verso o per l’altro si sono irrigidite; e, sebben
tentino ora reciprocamente di riallacciarsi e di fecon¬ darsi, sebbene
accettino il rinforzo delle superstizioni in- dosinicho (veggasi il Congresso
delle Religioni di Chicago del 1890), un fatto chiaro e lampante risalta agli
occhi del¬ l'osservatore spassionato : quello che le coscienze non se ne
contentano più, e sono oramai come un terreno sterilizzato dalla eccessiva
coltura, il quale ha sete di germi nuovi ed anche di nuove materie
fertilizzanti. Ora, lo spiritismo vero, quello che riconosce per suoi
legislatori un Davis e un Kardec, o un Cahaignet ed un Lévy, quello dei
Congressi interna¬ zionali dell’89 e 1900, quello capitanato dai Dénis e
Delanne, dai Fernandez e Gonzalès, dai Dalmazzo e IIoffmann, dagli Hellenbach
Cyriax e Beversluis, a parte le lievi diver¬ genze di stile e di metodo ha
realmente la pretesa di sostituirsi presto o tardi alle religioni rivelate
moriture. Non per nulla uno spiritista spagnuolo, più coerente degli altri nel
suo iberico fanatismo, ha gridato ai convenuti in Morselli,
Psicoloyiu e spiritiamo. Parigi clie lo spiritismo era la 8 Terza Rivelazione
„ (la prima sarà stata quella di Mosè, la seconda di Cristo, la terza... questa
di Allan-Kardec !). Su ciò v’è accordo dichiarato fra tutte le scuole “
pure che vogliono restare o pretendono di essere sulla via maestra dello
Spiritismo. Il Grau, che parlava al Convegno dell’89 in nome degli “
spiritualisti „ tedeschi, vi diceva che le idee dei grandi filosofi spiritisti
di Germania, di Zollner, Feohner, Ulrioi, Fichte, Hellenbach , Du Prel, Perty e
di molti altri, si fondono con quelle del “ grande francese „ (Rivail) per
condurre l’umanità tutta intiera sulla via della salute. E nel 1893 Angelo
Brovferio , presentando agli Italiani un’opera di Du Prel che compendia il
sistema filosofico dello spiritismo scientifico, scriveva che la credenza alla
soprav¬ vivenza dell’anima e alle riapparizioni dei defunti , cioè 10
spiritismo, “ sarà la religione del secolo XX, come il so¬ cialismo sarà la sua
politica „. E nel 1900, di nuovo a Pa¬ rigi, la signora Stannard parlando in
nome degli spiritisti Anglo-Americani, sebbene divisi sul tema della reincarna¬
zione, esclamava che tutti gli adepti camminano sotto la stessa bandiera nella
battaglia contro il 1 materialismo „ e sperano di * giungere ad illuminare il
mondo col nobilissimo scopo dell’unione di tutta l’umanità,. Ora, religio è
proprio derivato da r digare, ossia da unire: che se lo spiritismo non è una
religione nello stretto significato (sebbene abbia anche 11 suo
rituale!), pure “ esso, col corteo dei suoi dogmi, ci offre ciò che la
sostituisce „ : sono parole, queste, di Let¬ icarle, il grande editore
spiritista, il successore di Kabdec. Per dirla in una frase eloquente di un
americo-latino, lo spiritismo, cosi concepito dal punto di vista
filosofico-reli- gioso-sociale, sarebbe “ la idea più grandiosa che possa
aleggiare sulla umanità terrestre „. Il fallimento dello
Spiritismo-sistema. Ben è vero che in questi ultimi tempi, lo
Spiritismo-si¬ stema si trova in pericolo di “ bancarotta „. Anche agli occhi
degli stessi suoi campioni più serii e più calmi, esso è apparso oramai
suscettibile di molti assottigliamenti nella parte dot¬ trinale derivatagli in
massima parte dai Davis e dai Kabdec, e nello stesso tempo bisognoso di tagli
generosi nei suoi fallimento hello spiritismo-sistema
35 legami colle altre scuole occultistiche. Alcuni arrivano a
volerlo, anzi sfrondare di tutto ciò che non è positivamente dimostrabile
coll’osservazione metodica e coll’indagine spe¬ rimentale dei fenomeni detti *
spiritici ». E fra i cultori di questo “ neo-spiritismo scientifico , , che si
presenta svestito del suo laticlavio sacerdotale, depurato dalle sue scorie e
raf¬ finato attraverso la filiera delle “ ricerche psichiche », vi è perfino
ehi guarda con aria di indulgente compassione gli slanci mistico-religiosi dei
vecchi e impenitenti dottrinari, so¬ pratutto dei kardechisti e davisiani
ortodossi. Non parliamo poi degli occulto-ermetisti capitanati dal Patos, o dei
teo¬ sofi camminanti sulle orme malfide della Blawatski, cotanto fieramente
percossa nella sua personalità morale dagli psi- chicisti Inglesi: essi tutti
sono a mala pena tollerati quali alleati provvisori nel campo di battaglia
contro il “ mate¬ rialismo » e il “ monismo ». Se ancora non si è rotta
la lega, se della guerra inte¬ stina, che fra poco scoppierà furiosa, s’odono
solo le prime avvisaglie nelle discussioni fra oratori e nelle polemiche fra
periodici, certo è che i ‘ psicliicisti „ si guardan bene dal farsi vedere a
braccetto con gli “ spiritisti » schietti. Al Congresso del 1900 non intervenne
nessuno dei maggiori rappresen¬ tanti del psichismo scientifico: non Guglielmo
Crookes nè Oliviero Lodge, non Carlo Richet nè Camillo Flammarion, neanche
Aless. Aksaeoff, men che mai Federico Mters, la cui presenza avrebbe, almeno,
elevato il tono della riunione. Anzi, in mezzo al fervore delle acclamazioni
con cui la quasi totalità dei presenti, trascinati dal misticismo anglo-iberico
e americo-latino, salutava il sillabo teologico-spiritualistico ricalcato sul
catechismo kardechiano, qualcuno osò esprimere il voto che gli spiritisti
potessero pensare un po’ più libe¬ ramente e frangere i rigidi cancelli (stile
letterario) del sistema-religione: — cito a titolo d'onore la operosa e geniale
spiritualista olandese Elisa van Calcar, lo sweden- borghiano Leoomte, e il
maglierista Moutin. Ma... apriti cielo h Non è loro toccata migliore
accoglienza di quella con cui nel convegno dell’89 i pochi dissidenti
coraggiosi come Fauvéty, Ciiaigneau, Georges, furono aggrediti dalle elo¬
quenti ed acclamate apostrofi di Leone Dénis. E poi, era possibile che delle
eresie fossero tollerate in un Congresso nelle cui sale vicine ricorrevano le
citazioni di San Paolo e di Nostradamus, i raffronti fra il Drago Celeste dei
Cinesi e lo Spirito Santo dei Cristiani, e neologismi come questi i Omniteismo,
Infimo ergale, Archeometro e via via ? Per adesso lo spiritismo resiste
ancora quale religione, ossia nelle sue manifestazioni inferiori, nelle
credenze dei gregarii incapaci di ragionare la loro fede, nelle pratiche
spiritiche che ne sono la parte rituale : similmente a quanto avvenne del
Politeismo ellenico-latino che sopravvisse per alcuni secoli fra le masse
popolari e rurali (nei * pagi „ , donde Paganesimo). Ma realmente, nelle sue
manifestazioni superiori, fra gli “ intellettuali „ del partito, lo spiritismo
impallidisce e respira di già affannosamente. Ben è vero che la enorme
fragilità della così detta base “spe¬ rimentale „ su cui per cinquant’anni s’è
osato alzare e si è saputo abilmente tenere in piedi il barcollante edifizio
dello spiritismo-sistema-religione, s'era palesata chiara e netta agli occhi
non totalmente accecati dei migliori fra i suoi seguaci. Perocché fa meraviglia
il vedere su quali e quanti “ fatti positivi „ si sorreggeva fino a pochi anni
fa, e tuttora si sorregge in massima il “ neo-spiritualismo „! S’intende che
gli spiritisti più illuminati, pur non arrivando sempre a sconfessarle
apertamente per onor della causa, hanno sempre prestato poco valore e tanto
meno oggi ne prestano alle miriadi di “ prove „ raccolte nelle comunicazioni
tiptiche, nelle in¬ carnazioni, in certi giuochi fisici dei medi d’ogni
condizione e coltura, dilettanti o professionisti, semplici curiosi o sinceri
adepti, talvolta imbroglioni o fanatici autosuggestionati. I più studiosi fra i
credenti, degni di migliore successo nella loro buona fede, hanno sempre
cercato con ansia prove si¬ cure e decenti (sotto l’aspetto scientifico) fuori
della so¬ spettata sfera d’azione dei “ circoli spiritici „ . Ma fino a tutto
ieri non trovarono altro che le esperienze, senza dubbio bellissime, del
Cbookes, ma risalenti al '71-74, nè più da lui riprese ; le esperienze dello
Zullneh, anch’esse invecchiate perchè del '75-77, nè convalidate da veruna
conferma ; le più recenti del Gibier edite nell’86, ma già meno reputate;
quelle di Mao Nab verso l’88, senza dubbio sincere ma non circon¬ date da quel
prestigio che deriva dalla fama scientifica o dalla competenza sperimentale...
Di guisa che si rimane stu¬ piti alle pretese di una dottrina che vuol dar
fondo o press’ a poco all’universo intero, e pretende offrire all’ umanità il
rifugio da ogni malessere intellettuale e morale, presentan¬ dosele poi con sì
meschino bagaglio di prove e di metodi. Eccovi il solito fantasma di Katie
King; eccovi le levitazioni al buio di Home; e le lavagne di Slade o di
Eglinton; e le fotografie del buon capitano Volpi; eccovi i giochi gin¬ nici di
Annie Abbott, o i mobili semoventi di Eusapia : come deficienza, di
prove positive 37 è possibile non meravigliarsi
dell’oltracotanza e del fana¬ tismo intollerante di certi spiritisti
dottrinari?... Ed allor si capisce come la estrema povertà dello
spiritismo in fatto di vere prove e dimostrazioni, appetto alla sua straboc¬
chevole ricchezza in elucubrazioni ipotetiche ed in esercita¬ zioni
pseudo-filosofiche e pseudo-scientifiche, abbia sempre costituito il suo lato
più debole, la ragione prima della osti¬ lità manifestatagli nelle sfere della
scienza esatta e positiva. Ciò salino così bene i suoi apologisti maggiori,
quali I’Aksa- eokf, il Dei.anne, I’Encausse, che non si peritano dal rac¬
comandare agli adepti di non fanatizzarsi nell’ investigazione, di essere
severissimi nell' accoglienza ai medi professionisti, di attenersi con scrupolo
al “ controllo ,, perchè la storia dello spiritismo empirico è piena di
falsificazioni e di ciur¬ merie. Un grande, un soverchio numero di medi
professionisti, sopratutto Americani, è stato talora scoperto in frode o ha
confessato i propri inganni. L’elenco comincia coi nomi dei medi più famosi del
periodo eroico, con le stesse sorelle Fox, e continua ininterrottamente con
quelli dei fratelli Davenport, dello stesso Home, della stessa Cook-Corner,
dello stesso Slade, e poi della Williams, della “ Rita „, del Brédif, del
Lacroix. del Buguet, dell’Eglinton . per giungere ai recen¬ tissimi e
poco degni nomi dell’Anna Rotile, dell’Eldred, del Craddok, dell’Ebstein e
d’una folla di consimili mistifica¬ tori. Altri medi, comunque non smascherati,
si sono con¬ dotti o si conducono in modo da giustificare ogni sorta di
diffidenza; cosi ai nostri giorni il Bailey, il Miller, il Po¬ liti, la
D’Espérance e, al dire di certuni, la stessa Paladino. Inoltre, tal giuoco di
parecchi medi s’è potuto ripetere con maggiore o minor perfezione da abili
prestidigiatori, da Ro¬ berto Houdin, dal Maskelyne, dal Devey, dal Grasso, si
da fare emettere da alcuni spiritisti ingenui la curiosa idea che alcuni giochi
di celebri maestri della prestidigitazione, quale ai suoi tempi fu Bosco,
fossero prodotti con “ forza media¬ nica , !! Tutti «mesti innegabili
segni di precoce decadenza senile empiono d’amarezza l’animo degli spiritisti
istruiti e intelli¬ genti, che perciò amerebbero essere designati piuttosto col
termine più dignitoso di “ spiritualisti „ (ad es. in Olanda) e aspirano a quello
assai più serio di “ psichicisti „ (massime in Inghilterra). Al Congresso
dell’89 fu proposto di costituire una sezione di uull’altro incaricata se non
dello smasche¬ ramento dei medi; e alla Società di studi psichici di Londra s’è
deciso di non occuparsi affatto della fenomenologia fisica o esteriore,
non strettamente “ psichica „ e pertanto di grado inferiore e troppo spesso di
indole dubbia. Ve n'è abba¬ stanza per risvegliare un senso di pena anche
nell’animo dei più scettici fra gli avversari dello spiritismo-sistema. Ed è
penoso guardare lo sforzo che i vecchi spiritisti, at¬ taccati tenacemente alle
tradizioni, massime tra i francesi e spagnuoli, hanno fatto nel 1900 per
patrocinare il ritorno al kardechismo puro e originario. Oramai, nonostante le
fiere e alate dichiarazioni dei Dénis e di tutte le “ Federazioni „ portoghesi,
brasiliane, messicane, patagoniche, ecc., nonostante i voti delle maggioranze e
la pedissequa acquiescenza delle migliaia di gregarii, la marèa psichieista
trasporta, sbatte e sconvolge l’antica nave: il naufragio è imminente. E
va bene. Io conosco questo movimento di revisione della dottrina, di
depurazione della tecnica , questa tendenza a ridurre lo spiritismo a qualche
cosa di più concreto e po¬ sitivo, conservandone soltanto la parte sicura e la
“ plau¬ sibile „ (come ha scritto, parlando appunto di me, uno di questi
spiritisti più fini e colti, il Marzobati, nel “ Luce e ombra „ di Milano). In
tal caso lo spiritismo, liberato da ogni superflua e pericolosa efflorescenza
spiritualistica, filo- sofico-religiosa, sociale-umanitaria, ecc., ecc.,
sottratto al¬ l’influenza postuma dei suoi primi profeti, separato dalle dot¬
trine formulate verso la metà del seeolo scorso “ con scarsi elementi critici „
(è sempre il Marzorati che parla), si ri* solverebbe nella credenza, e voglio
anche dire, nella opinione “ della possibilità scientifica, resa plausibile, se
non anche provata, della sopravvivenza dell’anima ; del persistere, cioè, di
energie psichiche individuali che rammenterebbero in modo impressionante
qualche aspetto della personalità dei defunti, e che si manifesterebbero —
forse, anche per opera di vi¬ venti — quasi sempre in modo limitato e
subordinato al carattere del medium e all’ambiente psico-fisico degli speri¬
mentatori ,. — E un vero programma minimo! Sì, conosco seguo e apprezzo
questa crisi storica dello spiri¬ tismo tradizionale, e nel contempo scorgo in
modo nettissimo il movimento psichieista che tende a sostituirglisi. Poiché, se
lo “ psichismo „ ha arrecato argomenti di indubbio valore a prò’ del concetto
centrale o nucleare del neo-spiritualismo — argomenti , se non probatori ,
certo almeno degni della maggior riflessione da parte di tutti i veri uomini di
scienza, filosofi, biologi e psicologi di professione o di ufficio — esso ha
poi anche condotto le menti più elette, che si trovavano da tempo o che
entravano nell’indirizzo spiritistico, a porsi in una attitudine di
prudente riserbo circa alla natura intima dei fenomeni “ spiritici „ e circa
all’azione ed identificazione delle “ Intelligenze , che vi si rivelerebbero.
Dimodoché a quest’ora nella vecchia fenomenologia medianica si distin¬ guono,
con I’Aksakoff, i fatti soltanto personistici (avveran- tisi nella persona del
medium per processi che noi diremmo fisio-psicopatologici) e quelli animici
(avverantisi fuori della persoua del medio e per una sua facoltà di esteriorare
della vitalità o del “fluido,), dai fatti propriamente spiritici. Questi ultimi
si sogliono ridurre oramai da taluni (ossia dagli scrittori e dagli studiosi
piu austeri e competenti) ad un piccolissimo numero, così da costituirne una
specie di raro succo quintes- senziale di tutto il materiale accumulato in
fretta e con buona fede stupefacente durante il sessantennio 1847-1906.
Sopratutto si buttano oggi a mare le comunicazioni e le in¬ carnazioni dei
Grandi Spiriti, che per lunga pezza vennero a manifestarsi nelle sédute
medianiche, da Socrate a Campa¬ nella, da Alessandro Magno ad Attila, da G.
Cesare a Na¬ poleone, da Dante a Vittor Hugo, da Abelardo a Don Cot- tolengo,
ecc. Oggi si pone lo spegnitoio sui messaggi teme¬ rariamente o pazzescamente
attribuiti all’Arcangelo Gabriele, a San Paolo, a Gesù Cristo e a Maria Vergine
; e in pieno Congresso spiritico, un’autorità non sospetta, il Delannk,
riconosce persino che “ nello spiritismo sono entrati di straforo molti
fenomeni dubbii spettanti alla patologia mentale , (sic : “ C. R. Congr. 1900
p. 70). Guai se un alienista, come me, avesse osato dir tanto ! Ma gli è
pur vero che a questo lavoro di riedificazione di tutto il corpo dottrinale e
tecnico spiritico prendono parte per ora pochissimi “ spiritisti „ veri: la più
parte degli innovatori si vien formando fra gli studiosi della psicologia
supernormale; ed essi sono guardati con sospetto e con mal celata avversità dai
“ puri ,, dai “ veri spiritisti „ per tema che ricadano nelle braccia
deH'aborrita “ scienza materialistica ,. Ma gli è pur vero che appena sette
anni ci dividono dalle solenni proclamazioni ecumeniche del 1900; ed oggi, se
si riunissero i seguaci dello spiritismo di nuovo a Congresso, la immensa
maggioranza loro respingerebbe la riduzione del davisismo e kardechismo
ufficiali, e obbligherebbe al silenzio i dissi¬ denti, i troppo liberamente
pensanti, come avvenne allora all’ÀLLARD e alla Van Calcar. Nè mi si
obbietti che io dò troppo valore alle delibera¬ zioni di quei Congressi , dove
, essendo in preponderanza i mediocri sui migliori, si è ripetuto il solito
fenomeno della psicologia collettiva di tutte le Assemblee ed Accademie!
ossia si è rimasti attaccati alle consuetudini mentali inve¬ terate, e si è
disconosciuto o finto di non vedere la necessità di un'innovazione, di un
ringiovanimento. Anzitutto, i Con¬ gressi, appunto per ciò , servono a denotare
la condizione statica di qualunque dottrina o sistema rappresenti la “ cor¬
rente predominante di un’epoca o di una scuola E poi, coloro che capitanavano a
Parigi le mosse degli spiritisti erano quei medesimi i cui libri danno il la
alla armonia degli animi fuori delle riunioni ufficiali. Conosco, e mi si
crederà sulla parola, buona porzione della letteratura spiri¬ tica moderna: ho
perduto assai tempo (troppo, a paragone del profitto reale!) per leggere, non
ciò che io nella mia incompetenza spiritologica avrei forse malamente
prescelto, ma ciò che mi veniva indicato da vecchi e fedeli seguaci della
dottrina, da competentissimi cultori del “ neo-spiritismo scientifico „ quale
ammaestramento e guida per una buona iniziazione ai “ misteri dell’invisibile „
o dell’ * ipersensibile». Sono aneddoti personali, ma in questioni come questa
hanno il loro significato. Quando chiesi di essere accolto nel “ Circolo
Minerva „ (psichicista) di Genova per sperimentare e per vedere, il mio esimio
e compianto amico Luigi Arnaldo Vassallo (Gan- dolin) mi porse subito gli
Spirit Teachings di Oxon (pseudo¬ nimo di Stainton-Moses), libro
apprezzatissiino dagli spiritisti che vi trovano a un dipresso quello che i
Cristiani veg¬ gono nelle Epistole di San Paolo. Lo lessi, e ne rimasi
disilluso. Certo c’è da ammirarne la elevazione morale , massime a riguardo
dell’auto-didattica della volontà, e questo si accorda col nobile carattere di
quello scrittore-medium; ma il valore filosofico degli Insegnamenti Spiritici è
nullo : essi paiono, ora un’omelia frammentaria da pastore evangelico, ora una
specie di risciacquatura incolora e incoerente del deismo e spiritualismo
eclettici, come li concepiva un nostro pro¬ fessore liceale d’alcuni anni fa,
alla Cousin o alla Mamiani. Sono un libro di pietà, iusomma, senza alcuna vera
origina¬ lità, e dove nulla si apprende intorno al problema principale che era
allo studio: la dimostrazione sicura, documentata, di una vita dell’ Al di
la. E dopo questa prima prova per me sconfortante, mi sono rivolto
recentemente, per lo stesso motivo, a due o tre “ modernisti „ fra i più noti
cultori dello psichicismo ( alias “ spiritismo scientifico „): dall'uno ho
ricevuto la traduzione italiana del V Enigma umano di Carlo Du Prel ,
dall’altro POVERTÀ DELLO SPIRITISMO CLASSICO
quella del Dopo la morte di Leone Dénis. Conoscevo i due libri da un
pezzo : che anzi, col filosofo e misticista tedesco ero in amichevoli relazioni
fino dal 1888 , quand’ egli mi mandò in dono la sua Monistisehe Seelerdehre,
opera di pregio assai maggiore, nonostante certe ingenuità storiche, per la
teoria spiritica dell’aniraa (cosa ignorata, sembra, dai suoi stessi ammiratori
che mai la citano !). L'Enigma umano lo giu¬ dicai quando ne apparve la
traduzione : “ è una disquisizione sulla metafisica dello spirito, ma niente di
psicologico nel vero senso della parola... Il profittare delle naturali man¬
chevolezze della scienza della psiche per formulare teorie sull'ignoto è prova
di poco criterio scientifico „ (“ Riv. di Pii. scient. „ in “ Pensiero Italiano
„ , genn. 1895). L’ho riletto; e chi ritiene le risultanze positive, anche le
più magre, prefe¬ ribili sempre alle lussureggianti e ipotetiche astruserie che
non sono mai suscettibili di dimostrazione alcuna, può giudicare se il Bar. Do
Prel sia stato un “ gran filosofo „ e sopratutto un * solutore dell’enigma „ !
Quanto allo scrittore francese, io ho sempre ammirato la eloquenza e il calore
del suo stile: ma nel contenuto del libro, e fra i continui richiami alla
Divinità, alla teologia, alla giustizia, alla solidarietà, alla virtù, ecc., si
sorte forse dalle rotaie che Allan Kardec gettò e ribadì, più per deviare che
per avviare a sicura mèta lo spiritismo? Anche il Dénis è preso dalla manìa «
celtica „, com’egli stesso ha dichiarato, della sopravvi¬ venza personale :
anch’egli vede nello spiritismo “ una scienza sperimentalo ed una filosofia
morale ad un tempo „ ; e gli domanda, nientemeno, “ un concetto completo del
mondo e della vita „ ; e vuole che ci riveli “ la legge morale „ e ci tracci “
la linea di condotta „ ; e lo proclama * la sorgente celeste cui vadano a
dissetarsi tutti i sofferenti e gli as¬ setati di verità Troppo, troppo,
troppo! Ho allora cercato al di fuori dello spiritismo classico,
consacrato dalla esuberante produzione emi-secolare: mi sono rivolto alle più
fresche sorgenti dello spiritismo. È innega¬ bile che questo nuovo movimento ha
mostrato, fin dai primi suoi passi, la tendenza a separarsi dalla vecchia e
popolare corrente spiritica, diventando dello “ spiritualismo sperimen¬ tale,,
abbandonando le infide vie aeree dell’astrazione, dove il subbiettivismo si
espone tanto facilmente e quasi istintiva¬ mente alle più pazze scorribande,
per incamminarsi nei più aspri, ma più sicuri viottoli terreni
dell’investigazione obiet¬ tiva. Tutto il lavoro psichicistico inglese, e per
suo riflesso anche quello delle altre contrade, è essenzialmente
extra-spiritico, non dico poi extra-davisiano o extra-kardechiano. Ma
pure, nella stessa opera lentamente preparata e meditata per un ventennio dal
Myers, che della nuova direzione è il più insigne rappresentante; ma pure,
nella elaborazione ostenta¬ tamente induttiva della sua ammirata ipotesi del
sublimi¬ nale e della personalità sopravvivente alla morte corporale, nella sua
sistematica “ sinopsi della facoltà vitale ?, si scorge sempre quel carattere
di primitività mistica, di sentimen¬ talità deistica, di candore etico, che
basta a mostrarci ab¬ binato sempre lo spiritismo-scienza allo
spiritismo-religione, la “ ricerca fredda e serena del fatto „ con la “
aspirazione dell’anima, base di ogni vita morale e religiosa, verità su¬ blime
e fortificante e confortante *• * * La realtà dei 4
fatti , non è prova della 4 tesi „. È dunque vero che i libri e i
periodici dediti alla causa del neo-spiritualismo non s’occupano soltanto di *
psichi- cismo sperimentale „ , secondo desolerebbero od esigerebbeio trli
oculati studiosi in codesta direzione davvero più 11 plau¬ sibile „, ma
coltivano e svolgono ancora, sia francamente e con schiettezza dichiarata, sia
meno esplicitamente e con accor¬ tezza fra le righe, le vere e proprie dottrine
spiritiche ormai cinquantennarie. E perciò, in questo mio libro, che con¬ tiene
molte mie “ Note e impressioni „ di quattro o cinque anni or sono, non posso
ancora prendere in esame la ipotesi-dottrina spiritica in quello stato di
restringimento al quale, con potatura più o meno feroce , vorrebbero ri¬ durlo
oggi alcuni dei suoi cultori e seguaci per renderlo più presentabile sotto
l’aspetto scientifico. Io sono costretto a considerarlo tuttora com'esso è
realmente, nel suo vasto 'e ipertrofico corpo dottrinale. Ma supponiamo pure,
che facendo un arbitraria distinzione fra il sistema ortodosso, che nonostante
l’età è tuttora ar¬ zillo ben costituito e pugnace, e l’abbozzo eterodosso che
appare bambino ancor poco formato e quasi timoroso di cam¬ minare colle proprie
gambe, io considerassi soltanto lo spi¬ ritismo a scartamento ridotto: — non
tocca esso sempre uno degli enigmi fondamentali che l'umanità si trova dinnanzi
da centinaia o migliaia di secoli; voglio dire, quello della
SPIRITISMO K DESTINO DELL TOMO sopravvivenza dopo morte e del
possibile ritorno della nostia “ anima „ alla superficie terrestre? , Che
se la psicologia scientifica contemporanea è stata detta, e lo è e lo deve
essere, una “ psicologia senz anima „, ciò non toglie che il problema toccato
dallo spiritismo non sia di primissimo ordine per ogni uomo che pensa e
riflette, bi ammetta pure che il termine “ anima „ rappresenti soltanto
un’astrazione verbale, con cui da secoli ) umanità designa il complesso delle
sue idee, dei suoi sentimenti, delle sue ten¬ denze. Checché si dica da coloro
che veggono soltanto il lato grottesco della tecnica spiritica, cioè 1 tavolini
parlanti, 1 gabinetti oscuri e le mani in catena, e con ciò sono tratti, non
senza buone ragioni, a giudicare lo spiritismo pratico come un giuoco innocuo o
semi-stupido, rimane lo spiritismo- dottrina. Ora, il -filosofo, che vi vede
impegnata/la formida¬ bile questione della spiritualità dell’anima; l’uomo
religioso, ché vi trova viva e incrollabilmente ferma la fede m un ritorno di
quest’anima dopo la sua separazione dal colpo, il psicologo, che vi si incontra
ad ogni piè sospinto con un cumulo enorme di fatti riguardanti nuove e
misteriose at¬ tività della psiche; il sociologo, che vi sente espressa la dot¬
trina di un intervento di queste anime personali ed ultra- terrene nei destini
umani, non hanno più il diritto di lasciar passare la fiumana senza indagare se
sia acqua limpida, o fanwo, o anche acqua eventualmente sudicia e che sia su¬
scettibile di depurazione. Se v’è del vero , ve lo cerchino, ne lo snucleino e
lo dimostrino; se v’è del falso, lo disco- prano e lo espongano inesorabilmente
alla chiara luce. Suppongasi ora che la dottrina consistente nella
soprav¬ vivenza e "nel ritorno delle anime dei defunti, nostri antenati e
contemporanei, fosse esatta: uscisse cioè dal suo stadio H. P. GRICE STAGE di
credenza, e diventasse un postulato secondo il desiderio deo-li spiritisti.
Come non dovremmo occuparcene noi tutti, che a nostra volta saremmo destinati a
dover ritornare sulla terra, ad accorrere alla chiamata di un qualunque siasi
me¬ dium dell’attuale o della prossima generazione , e anche a compiacentemente
far danzare un tavolo o a far volteggiare per aria una chitarra? Qualche
spiritista convinto ha ferina¬ mente e seriamente annunziato agli amici e
compagni di fede che andato all'altro mondo avrebbe fatto di tutto per manife¬
starsi ai vivi ; e si è non meno seriamente annunziato che la promessa fu
mantenuta. Pare anzi che i casi di questo ritorno di anime per impegno di
parola d’onore comincino a spesseggiare, massime in America (ciò che non ci
deve meravigliare !) : alla medium Sig.r“ Piper di New-York: si sa¬
rebbero a tutt’oggi manifestati due di questi reduci volontari dall’ Al di là,
il Dott. Giorgio Pelham (pseudonimo di un defunto cultore di studi psichici!, e
il Prof. A. Hodgson, il notissimo antispiritista e antieusapiano, morto nel
die. 1905, e convertitosi negli ultimi anni di sua vita. Prescindendo dalla
prova non ancora sicura della loro identificazione, e dalle deboli riserve di
Hyslop a riguardo del “ ritorno „ del fu Hodgson, prescindendo anche dalle
disillusioni avute in Europa per simili promesse date solennemente dai vivi ma
non effettuate dai morti, certo è che i due eventi spiritici Nord-americani
sono di grave importanza, non fosse per altro almeno per il loro significato e
posto fra le credenze dello spirito nuovo, del neo-idealismo. Io dichiaro
sinceramente che questo mio probabile e pos¬ sibile destino secondo lo
spiritismo, non mi lascia freddo. Potrò sorriderne come di cosa estremamente
inverosimile e (uso la dura parola, ma sono un alienista!) apparentemente
paranoica ; potrò considerarla come un’impossibilità assoluta in un mondo
costrutto, a quanto pare, con intenti più seri, e con un ordinamento meno
offensivo per la dignità delle creature viventi ed animate; potrò trovare che
siffatto ritorno forzato attorno ad una tavola magica, circondata di brave
persone che non avrò conosciute in vita e che mi saranno affatto estranee ed
indifferenti, forse antipatiche dopo morte, costituisce anche per qualunque
anima di defunto un’operazione inutile, un assurdo impiego di forza, un vano
consumo di una porzion- cella della sua esistenza ultraterrena, sia per la sua
sorte “ spirituale»,, sia per la sua compartecipazione alla vita *
universale „. Ma alla fin dei conti, conosco uomini seri, assennati,
equilibrati, abilissimi nella loro professione, logici in tutti i loro
pensieri, corretti in tutta la loro condotta, i quali credono a questa
possibilità: veggo che ci crede, fra i tantissimi di molto minor conto, un
Alfredo Rdssel Wallace, veggo che vi hanno anche creduto un Fecuner. uno
Zòllner, un Brofferio, un Myers (parlo di “ spiritismo „ puro, non di *
psichicismo , ) ; e allora mi domando se non valga la pena di occuparsene ! Non
accetterò senza riserva il ritornello caro agli spiritisti, che lo spiritismo
sarà il problema del XX se¬ colo; ma, ad ogni modo, ritengo che sia venuto per
tutti noi “uomini di scienza o di filosofia,, il momento di pre¬ stargli
quell’attenzione che pur si è concessa o si concede ad altre opinioni meno diffuse
e ad altri sistemi di credenze assai meno interessanti l'umano destino.
Ecco perchè l'argomento dello spiritismo mi occupa adesso tutto, e pur non
avendo potuto, per mancanza di propizie occasioni, esaminarlo direttamente in
azione con medi abba¬ stanza potenti e immuni da sospetto, perchè me ne ero
sempre occupato. La mia attenzione era attratta da ciò che lo spi¬
ritismo-sistema mi sembrava un grande errore mescolato forse a qualche piccola
verità: pertanto a suo riguardo dissi e scrissi parole dure e, ora lo veggo,
poco serene; ma seguivo la corrente scientifica, e d’altronde non parrai che,
avvicina¬ tolo, io debba sostanzialmente mutare di avviso circa al suo
contenuto pseudo-filosofico e circa al suo empirismo per tanti anni
pseudo-scientifico. Tutto al più sono adesso, e mi rico¬ nosco in obbligo di
ampliare la quantità di vero che esso contiene, di comprendere e scusare con
ragioni storiche e psi¬ cologiche la sua grossolanità tecnica, di attenuare 1
aspetto psicopatologico di talune sue manifestazioni, infine di acco¬ starmi
con minore diffidenza al nuovo e più scientificamente accettabile aspetto che
gli hanno dato i rigorosi e vigorosi studi recenti di psicologia anormale e
supernormale. Io non sono così ostinato avversario dello spiritismo, come
mi si vuol far credere o come parrò, forse, dal tono di alcune mie pagine: sono
pronto a riconoscere, da un lato la logicità delle sue origini e del suo
svolgimento rapidis¬ simo nella seconda metà del secolo scorso, dall'altro i
be¬ nefizi morali che innegabilmente esso ha arrecato a due generazioni di
adepti. Anch'io trovo alla fine, con Podmoue, che lo spiritismo, pur non avendo
alcuna profondità filo¬ sofica, pur non concependo neppur da lontano le immense
difficoltà dei problemi dello Spazio e del Tempo, dell’Essere e della
Conoscenza, del Bene e del Male, della V olontà e della Legge, che attacca con
estrema leggerezza e con su¬ perficialità desolante, pur non giungendo
all’altezza di nessuna Teologia o Cosmologia, pur basandosi in grandissima parte
su errori di percezione e su deficienze di ragionamento, rap¬ presenta però le
conclusioni del cosi detto senso comune, corrisponde alle riflessioni dell’uomo
ordinario messo di fronte a certi fatti che gli si manifestano e che gli
chiedono di essere percepiti accolti e creduti tali e quali senza sforzo di
critica, senza psico-analisi del loro determinismo contingen- ziale e causale.
Anch’io veggo bene, che non esigendo dai suoi cultori slanci di imaginazione,
contentandosi della spie¬ gazione più semplice e comoda, anche perchè giacente
da millennii nei bassifondi ereditari della nostra mentalità, sodisfacendo i
bisogni del cuore procreati dai rapporti [ a- Tentali e sociali, lo
Spiritismo dev’essere apparso a migliaia di persone normali e sane come un
ristoro nella agitata crisi odierna delle coscienze, come una tavola di
salvezza nello scombussolio della vecchia Religione e della vecchia Morale. Per
molti lo spiritismo, ritornando alla fonte primordiale di ogni credenza
religiosa, ossia al culto dei morti e degli antenati, è stato la pace
dell’anima e il surrogato della fede perduta: esso ha anche rinsaldato i legami
storico-mentali fra le successive generazioni umane, e intravveduto i legami
cosmo-sociali dell'Umanità col resto dell’Universo. Veggo questi suoi effetti
benefici, e li dichiaro; ciò non mi impedisce di trovarlo indimostrato ed
improbabile. Su questo atteggiamento conciliante verso lo spiritismo non
c’è da farsi illusioni : gli antispiritisti inveterati diranno che cedo alla
nuova corrente o che, invecchiando, capitolo e lascio entrare il nemico in
quella fortezza di positivismo dove da anni fungo da araldo o da corifeo
(secondo la be¬ nevolenza dei miei critici). Gli spiritisti fanatici e intolle¬
ranti, di cui è dovizia nel partito, mi respingeranno, non solo, ma mi
grideranno la croce addosso perchè espongo e non spiego. In compenso mi
contenterò di essere in buona compagnia, per esempio, con Carlo Richet, con
Giuliano Ochorowicz, con G. Maxwell; mi rallegrerò anche di vedere che Crookes
ed Hyslop sentono e scrivono di non avere ancora la prova desiderata, e che
Camillo Flammarion opina adesso e dimostra di non aver trovata nessuna traccia
di “ spi¬ riti di defunti, nei fenomeni “spiritici, . Ammettere, dopo
prove e controprove, la realtà di molti fatti sui quali si fonda lo spiritismo,
non è accoglierne la dottrina : respingere la spiegazione spiritica, non è
diminuire la portata scientifica di quei fatti. Si può prendere una po¬ sizione
di mezzo, e, per quanto l’eclettismo, come dicono gli assolutisti perpetui del
prò’ e del contro, sia una misura da persone prudenti ma indecise , sia una
opinione da animi deboli e senza slancio originale, pure ha in suo favore la
storia di tutte le idee e di tutte le tendenze umane. L’eclet¬ tico non contenterà
probabilmente nessuno, ma sta in pace con la propria coscienza: e questo è lo
stato d’animo al quale vuol giungere l’uomo di scienza, quando ha da un lato
motivi per ammettere i fatti , e dall’altro motivi per respingerne una
determinata spiegazione fondata su non pro¬ vate ipotesi, e artificiosamente
tramutata in dottrina. Durante questi ultimi sei anni sono uscito dalla
fase esclu¬ sivamente teorica delle mie prevenzioni intorno allo
spiritismo, e mi son munito di sufficiente esperienza, passando alla fase
pratica. Dovrei forse studiare ancora; ma veggo che bisogna dire oramai quello
che ne penso. Potrò sbagliarmi, potrò anche col tempo cambiare di idee se i
fatti mi obbli¬ gheranno a cambiarle: ma oggi, come oggi, mi credo in diritto
di avere una opinione, e, avendola, trovo che sono sempre in pieno ed aperto
contrasto con lo Spiri¬ tismo-sistema. Dopo averlo studiato davvicino, le mie
acqui¬ site tendenze antispiritiche, piuttosto che restare affievolite dal
contatto colla Paladino e con altri medi, come qualcuno sperava, si sono invece
rinvigorite, direi quasi rinsaldate incrol¬ labilmente nell’animo mio. Ma pur
avendo combattuto lo spiritismo, in passato, per principio ; pur portando ora
un con¬ tributo di osservazioni psicologiche per dimostrarne la inve¬
rosimiglianza, io non mi rinserro in un recinto fisso di idee, nè mi chiudo in
una opinione cristallizzata che sappia di fede filosofica o di dogma
scientifico: mi propongo di se¬ guitarne lo studio, mi dico anche pronto a
modificare la mia attuale opinione, se mi sarà dimostrato che ho torto e che
attorno alla seggiola della pitonessa Eusapia o di qual¬ chedun’ altra
consimile, si presenteranno proprio dei defunti a me noti, e verranno evocati
proprio quei cari morti, che io solo, senza pericolo di telepatia o di
suggestione mentale tra me ed il medio, potrò identificare. Con ciò dò anche la
dimostrazione della importanza che allo spiritismo-tesi io assegno fra le
credenze umane e fra i reliquati meno lodevoli • del secolo XIX. Non perderei
il mio tempo se non stimassi che la cosa lo merita davvero.
Spiritismo, occultismo e retaggio animìstico. Gli spiritisti non
sono pochi; sono centinaia di migliaia e forse son milioni disseminati bensì in
tutto il mondo, ma uniti da una sola identica fede. Variano, come ho detto, le
loro scuole; variano le loro tendenze, massimamente fra quelli di Francia e di
America, d’Inghilterra e di Germania, d’Italia e di Danimarca ; variano gli
scopi dei singoli gruppi e circoli, ora rivolti a soddisfare soltanto la curiosità
o le deprecazioni degli aderenti, ora invece indirizzati a fare della
propaganda 48 PSICOLOGIA E SPDUTI8MO, I a
favore di date idee filosofiche, religiose e morali. Ma prescindendo dalla
antipatia profondamente scettica che gli spiritisti inglesi e tedeschi, in
generale, hanno per la feno¬ menologia fisica dello spiritismo cui non credono
o di cui te¬ mono, le differenze tra le scuole o i gruppi spiritici riguar¬
dano piuttosto le parti più elevate ed astratte del sistema. Gli uni si arrestano
subito oltrepassata la cerchia del supernor- inale, e si contentano del
“messaggio, o della “comuni¬ cazione,, lasciandoli nella loro indole
frammentaria spesso discorde; gli altri costruiscono nella loro mente un
universo a base di “Spiriti,, di “Entità, e di “ Intelligenze „, ricom¬ pongono
la storia col filo dei fatti spiritici, uniscono l’Occidente
semitico-mediterraneo all'Oriente brahmanico e buddistico, si levano a volo
sulle ali dell’intuizione teosofica. Sotto questo aspetto gli Spiritisti rappresentano
almeno due confessioni principali, lo Spiritismo esclusivo e lo
Spirito-occultismo , divise in numerose sètte. Nei loro Congressi si è operato
un ailvi- einamento, non una fusione; e i loro centocinquanta perio¬ dici sono
di colore diversissimo, talvolta in acerbo, inconci¬ liabile antagonismo.
A questo proposito annunzio tosto (perchè non mi si accusi di ingenerare
confusione) che separerò anch’io dalla genuina caterva spiritica l' ancor
sottile manipolo rappresentato dagli spirito-psicliicisti, dediti quasi
soltanto alla investigazione, prudentissimi e riservatissimi nella elaborazione
teorica del materiale raccolto. Essi costituiscono la scuola dello Spiri¬
tualismo sperimentale (bella denominazione, ma che nasconde un controsenso); e
sono il ponte di passaggio tra il vecchio spiritismo e la scienza metapsichica.
11 Delanne, il Moutin, il Bonnardot, che rappresentano questa tendenza moder¬
nissima, hanno anche tentato di fondare o hanno fondato a Parigi un “ Istituto
delle scienze psichiche „ analogo a quelli di Ginevra, Lille, Nancy,
Barcellona, Anversa, tutti però, sotto uguale nome, larvatamente e tepidamente
spi¬ ritistici. Io ho dato più su una definizione generica dello
spiritismo. ma per quanto mi sia studiato di rimanere neutrale in mezzo alle
diverse sue scuole o sètte, temo di incontrare la critica di quelle delle quali
non avrò richiamate le particolari dottrine. Così, nella confessione dello spiritismo
esclusivo vi sono: gl’adepti della diffusissima chiesa kardecista, sopratutto
nei paesi latini e sud-americani, fondata da Rivail o Allan-Kardec, capitanata
oggi da Lkymarie, DIcnis e Delanne in Francia, da Tcmmolo e Hofkmann
LE DIVERSE SCUOLE DELLO SPIRITISMO in ITALIA, salvo varianti di non
poco momento tra kardechisti puri, futuristi e “positivisti; essa crede nella
reinearnazioDc. Per contro gli spiritisti della scuola anglo-sassone, diretta
per lunghi anni dall’Oxon (= St. Moses), da Hardinge, da Roueks Dawson ed E. T.
Bennktt, non accettano questa credenza, e praticamente, all’ inglese, si con¬
tentano di predicare lo “ spiritualismo morale „, più regola di condotta nella
vita che sistema di cosmologia. Gli Ameri¬ cani e gli Olandesi sono pure, in
grandissima maggioranza, antireincarnazionisti : Ira i primi furoreggia sempre
lo spi¬ ritismo spettacoloso, a base di medianità fisica piena di risorse
inaspettate. . Anche la confessione Spiritoccultistica ha due propaggini
distinte. Queste due altre chiese (uso codesto termine pei' il loro dogmatismo
ben fissato) sono : — 1" la Occulto-cabbalistica, che mescola lo
spiritismo con la cabala ebraica, con la magìa, alchimia, astrologia,
chiromantica, ecc., ece., insomma con tutte le così dette “scienze aberranti „,
le quali vagano senza metodi definiti nel dominio sconfinato dell'esoterico:
essa è in Francia rappresentata oggi specialmente dal dott. En- causse o “
Papus,; in Germania dalTHuBBLE-SoriLEiDEN e dal IÌoiin ; — 2° la Teosofica, che
pretende derivare dalle anti¬ chissime scuole vedantiche o brahmaniche, ed ha
avuto per Messiade la signora Blawatsky (un medium forse falsario), per
Apostoli I'Olcott e Asme Besant: essa è abbastanza vigorosa anche in Italia,
dove ha circoli a Roma, a Genova, a Milano. I teosofisti Americani si sono però
di recente staccati dagli Europeo-Indiani : inoltre fra i Kabbalisti vi sono
gli Indipendenti e i Cristiani ; e fra i teosofi vi sono pure i Cristiani e i
Buddisti. Alquanto più in disparte, tra la massa pluricolore dello
spiritoccultismo, stanno: — 1" gli Illuministi, che seguono an¬ cora le
orme del visionario Swedenboro, negano la reincarnazione, e in America
continuano perfino la sua sètta della * Nuova Gerusalemme „ i Martinisti,
discendenti da quel vanitoso Saint-Maktin che al principio del secolo scorso si
annunziò per il “ Robinson della Spiritualità , ; 8* fors’anche i
risuscitati Rosa feroce franco-germanici, che sulle orme del Guaita rimettono
in onore la tramutazione dei metalli e la magìa bianca; e ultimi, venuti da
poco, gli Ermetisti o Iperchimici o Rosa- Alchemici, capitanati dal francese
Joluvet-Castelot, e rimbaldanziti dalle scoperte dei raggi X, del radio e
dell’elio, non che dalla scompo¬ sizione dell’atomo in
elettroni. Parallela alla grande corrente spiritica, e con lei confluente
in più punti, v’è pur la vecchia ed oggi un po’ ringiovanita corrente del
Mesmero-magnetismo continuata con tenacia da Durville, Mangin, De' Cuampville,
Rouxel in Francia, da Diaz in Spagna, da De Nakkiewicz in Russia, da Babbitt in
America. I magnetisti hanno portato or ora allo spiri¬ tismo decadente un buon
rinforzo con le loro ipotesi delle emissioni tìuidiche e delle ondulazioni
dinamiche. Metto per ultimi in un gruppo distinto quegli studiosi più rigidi
che, senza far mostra di fede nello spiritismo dogmatico, ne accolgono la
dottrina della sopravvivenza e dell’intervento dei defunti fra i vivi, ma
piuttosto che su concetti filosofici o religiosi si basano in prevalenza su
deduzioni da dati ob¬ biettivi e su argomentazioni fisio-psicologiche,
collegando in tal modo lo spiritismo alla metapsichica. Alludo al più celebre
di tutti, all’inglese Federico Myebs, imitato sotto molti riguardi dai francesi
conte De Rooiias e Dott. E. Gyel, dall’americano Hyslop e dai nostri P.
Yisani-Soozzi, E. Boz- zano ed A. Mabzorati, i tre rappresentanti dei gruppi
più autorevoli e dotti fra gli spiritisti Italiani. Ma vi è un cemento
che collega tutti questi gruppi e indi¬ vidui: esso consta di una credenza
fondamentale e di un rituale conforme. Il rituale consiste sempre nello
sfruttare la patologia del sistema nervoso dei così detti “ medi * : purtroppo
anche nello spiritualismo sperimentale più arieg- giante a scienza positiva, la
tecnica è prefissata e sta alle soglie delle Cliniche neuro-psichiatriche, e
talvolta anche del manicomio. La credenza, l’ho detto, è sopratutto quella che
gli uomini (la cosa resta dubbia per gli animali) ab¬ biano uno spirito che
sopravvive alla morte del corpo, e che può tornare a comparire sulla terra in
forma tangibile, vi¬ sibile ed udibile per comunicare coi vivi. Questa credenza
(per quanto eufemismo ci si voglia mettere a definirla e a denominarla) altro
non è se non una forma di sopravvi¬ venza mentale; vi si trova riprodotto e non
migliorato l’antichissimo animismo dei nostri antenati, conservatosi attra¬
verso i tempi nei miti, nelle fiabe, nelle leggende, nelle re¬ ligioni, e
passato sotto forma men grossolana nelle filosofie dualistiche e
spiritualistiche. Nello spiritismo la credenza animistica (non facciamo
equi¬ voci sui nomi, come si fa dall’AKSAKOFF in poi) risuscita nella sua forma
primordiale. So che questa mia asserzione mette in collera qualche spiritista,
che non vorrebbe sentirsi rammentare le analogie fra le sue dottrine predilette
e le credenze dell’uomo preistorico e precivile; ma tant’è: i dogmi
spiritici della “ disincarnazione „ e “ reincarnazione , sono una metamorfosi
puramente verbale dei miti selvaggi delle anime ritornanti attorno alle tombe,
o della possessione dei vivi per opera di mali spiriti. Il perispirito di
Allan- Kardeo è l’ombra di cui parlano a loro tempo Omero e VIRGILIO (vedasi);
e non sono io che lo dico: sono i trattati e le storie apologetiche dello
spiritismo che ce lo insegnano; sono i sociologi e mitografi. gli storici e i
filosofi del pensiero religioso che ce lo dimostrano. Pei primi basterà
svolgere le pagine dedicate da Conte Cesare Baudi di VESME (vedasi) a
rintracciare le origini e a ritessere le fila della credenza spiritica traverso
i tempi, fino in Egitto India e Mesopotamia; oppure quelle più recenti dell’
Elbe sulla saggezza degli antichi in fatto di vita ultraterrena. Pei secondi mi
ap¬ pello ai classici dell’etnografia, al Waitz ( Anthropologie dar
NaturvSlker, ’58), al Tylor ( Primitive Culture, ’7 1), oppure ai mitografi più
recenti, ad Andrea Lang, a R. de la Gra.s- serie. Quest’ultimo, classificando
le religioni, ha messo lo spiritismo accanto all'animismo, nel punto in cui
convergono le due grandi correnti di pensiero religioso primitivo , tra la
subiettiva e la obiettiva ( De* religiom comparènti au paini de vite
sociologique). L’altro scrive: ‘ La scienza e la magia dei selvaggi
riposano in parte sulla credenza che il mondo è popolato da * un coro
invisibile o, per lo meno, da un coro che non è visibile se non a persone
dotate di particolari virtù o facoltà, gli stregoni e gli indo¬ vini
[corrispondono alle pitonesse degli antichi, ai ‘ medium , degli odierni]... Il
Tylor, seguendo Omero e Lucrezio, fa deri¬ vare la credenza agli spiriti dalla
interpretazione che gli uo¬ mini primitivi si sono dovuto creare per i sogni,
per i deliquii, per le visioni procurate da narcotici, per la morte, e per
tutti gli altri fatti che possono suggerire Tipotesi di una vita separata dal
corpo- È giusto aggiungere che la categoria ili fatti sulla quale si sono
portate le indagini della Society for psgchical Ite¬ ne trek, — per es.
Tapparizione delle persone al momento della loro morte in luoghi lontani da
quello in cui esse erano realmente, i rumori e le visioni delle case infestate
da spiriti, — è ben conosciuta dai selvaggi .. È naturale che codesti soggetti
oscuri, che limino arrestata l’attenzione e la riflessione di tanti uomini
colti e civili, abbiano agito fortemente sulla credula imagi- nazione dei
primitivi, ed abbiano originata o anche confermata la credenza che la vita pub
persistere e manifestarsi dopo la morte del corpo. Alcuni esempii di storie di
fantasmi o spettri raccolte fra i selvaggi hanno una sorpri udente
rassomiglianza coi fatti sui quali si esercita l'attività indagatrice
della ‘ So¬ cietà per gli studi psichici , ( Myth . ritual ami Reìiyion, ,
trad. frane- '96, pag. 98'. 10 non voglio scrivere un libro di
erudizione, ciò che mi sarebbe abbastanza facile in questo campo di studi al
quale da anni dedico gli intervalli liberi del mio tempo: ma vale la pena di
citare, fra le centinaia di esempi, questi quattro significantissimi. TI
primo concerne gli Australiani, ossia dei selvaggi veri. Le tribù degli Acunta,
nell’Australia Centrale, credono che in una specie di paese delle fate
risiedano degli spiriti puri individuali, chiamati iruntarinia, che possono
entrare in relazione coll’ nomo vivente, dargli poteri eccezionali, farne nn
mago, e istruirlo sul culto: essi possono anche rapire il suo doppio detto
arumburinga , che è una specie di perispirito, (veggasi in : Spender e Gillen
F., Nat ice tribes of Central Australia). 11 secondo esempio è tratto
dalla civiltà classica. 1 Greci pen¬ savano che in ogni uomo superiore — quelli
di basso grado, morivano in loto, come taluni spiritisti odierni credono che
avvenga degli uomini dal cervello ottuso e dalla coscienza non evoluta! —
l'ombra o e'tòuAov sopravviveva alla disso¬ luzione del suo inviluppo corporeo
e si portava sola nel “Hades,: e colà essa era perciò una semplice apparenza,
che riproduceva la forma del corpo del vivo e si supponeva costituita da una
materia assai più sottile e delicata (cfr. Gbcppe, Grierhische
Mythologie). Il terzo riguarda i Cinesi, che possiamo dire dei barbari, ma
che possiedono un completissimo insieme di credenze intorno all’anima umana.
Quest’anima è, per certi riguardi, identica all’ ombra, è mobile e non
necessariamente attaccata al corpo: essa va in pellegrinaggio durante i sogni,
i deliqui, il coma e la catalessi ; alla morte se ne parte definitivamente, ma
prima, in certi casi, può separarsi in via provvisoria dal corpo: anzi, vi sono
uomini che hanno il potere di in¬ viarla fuori di sè stessi (cfr. Ghoot,
Religious System of China, voi. IV: The love in pkilosophy and
folk-conception). Il quarto ed ultimo esempio spetta alla psicologia
delle classi inferiori dei popoli inciviliti. Potrei indicare le superstizioni
animistiche dei campagnuoli Italiani, ma preferisco citare quelle dei fieri
montanari Scozzesi, degli “ highlanders secondo i qnali l’uomo è provvisto di
più sorta di spiriti visibili soltanto a individui dotati, per momenti o
costante- SPIRITISMO ED ANIMISMO mente, di una seconda vista.
Un primo “doppio,, distinto dalla sua anima, appare a insaputa dell’uomo là
dove egli deve passare : è l' imagine del suo essere futuro ; ed ecco la pre¬
monizione. Un altro appare al veggente quando è in punto di morte; ed ecco le
allucinazioni veridiche. Un terzo doppio compare ancora quando egli desidera o
fortemente pensa di essere ed agire; ed ecco la volontà scliopenhaueriana, 1'“
io intimo e profondo , dei neo-idealisti e dei bergsoniani, che si realizza in
forma di fantasma. Tutti questi doppi agiscono diversamente: gli uni hanno
gesti propri, ma ve ne sono di quelli che ripetono i gesti del veggente, a un
dipresso come “ John King „ di Eusapia eseguisce gli spostamenti dei mobili
indicati dalle di lei contrazioni muscolari. Inoltre i veggenti , che gli
spiritisti chiamerebbero medi, hanno molta dimestichezza con una folla di
spettri provenienti dall’altro mondo! (cfr. J. G. Camciiell, W'itcraft a. second .-tight in
thè Highlands and Scoti and, '902 1. Non si possono negare, dunque, le sorprendenti
analogie tra le credenze animistiche e le dottrine spiritiche. Vi è di più: lo
spiritismo-sistema o religione, ciò che si equivale, predica il ritorno
aH’evemerismo primitivo, al culto degli antenati. Al Congresso dell’900 il
Bktim, che non era il più fanatico dei presenti, esclamava: ‘Quale
spettacolo bellissimo presenterebbe la vera famiglia spiritista, in cui il
padre e la madre, i tigli e gli amici, si riunissero tutte le sere, all'ora
della preghiera, per invocare gli antenati defunti, gli amici disincarnati e le
guide fami¬ gliar!! S'avrebbe allora la vera religione, il vero culto,. (* C.
R. Vongr. „ p. 417). Lo spiritualismo classico, filosofico o teologico,
ammette due soli principi nell’uomo: la materia o corpo, lo spirito o anima; ma
bisogna riconoscere che ci lascia incerti sul suo concetto intorno alla vita.
Il neo-vitalismo propende a ritornare al¬ l’idea o ipotesi di una forza vitale
diversa dalle forze fisico¬ chimiche: e allora, se gli spiritualisti fossero
coerenti, do¬ vrebbero considerare l’uomo un misto di tre cose differenti: il
Corpo, la Vita, lo Spirito. Sotto questo aspetto lo Spi¬ ritismo offre maggiore
coerenza dello spiritualismo: salvo le varietà di scuole, chiesuole o circoli,
e tenendo conto della fonila sotto la quale ci è presentato oggidì dai suoi più
stimati teorizzatori (peres., dal Dfijtis, dal Gyki., dal Du Prel, dal Mybbs,
dalPEscAUssE . ), esso ammette per l’appunto, come ho detto, tre elementi:
Corpo, Perispirito, Anima : il primo, costituito di materia grossolana; il
secondo, di materia sottilizzata, che sembra essere una sola cosa con il *
fluido vitale il terzo, lui soltanto!, spirituale. Nel così detto spiritismo
evolutivo, tutti e tre questi elementi sarebbero in evoluzione progressiva : il
corpo od organismo, secondo le leggi latnarckiane e darwiniane; il perispirito,
mediante la composizione della quintessenza degli elementi naturali combinatisi
nelle incarnazioni anteriori dell’individuo, quin¬ tessenza tanto più sottile o
meno materiale quanto più elevato è l’essere; l'anima, mediante l’accumulnrsi
dei ricordi delle personalità anteriori, la trasmissione ereditaria degli
acquisti fatti dai progenitori, e lo sviluppo personale cre¬ scente della
coscienza e della libertà morale. A proposito dell’anima c’è un po’ di
confusione ingene¬ rata dall’ infelicissima idea dell'AiiSAKOFF, di chiamare
ani¬ mismo l’ insieme dei fenomeni (medianici) che si effettuano fuori dei
limiti del corpo dei medi per esteriorazione del loro potere o “fluido animico
Il differenziamento dei fe¬ nomeni personistici, ossia subbiettivi nel medium e
negli astanti, dagli animistici, che io direi elettivi, e dagli spiritici, che
sono i soli e pochi, anche per I'Aksakoff, da attribuirsi a) l’intervento degli
spiriti, denota certo un sano criterio nel celebre scrittore russo, ed è stato
utilissimo alla causa dello spiritismo scientifico, buttando a mare tutte le
impurità ed impudenze ed ingenuità onde era costituita la massima parte del suo
bagaglio. Ma il termine “animismo” ha da molto tempo un ALTRO SIGNIFICATO in
storia della FILOSOFIA, in etnografia ed in autografia comparata. Sono animisti
i .Tonii, i Pitagorici, i membri della setta di VELIA (vedasi), gl’ilozoisti, i
panteisti, nonché Platone, Aristotele – “and therefore, I – H. P. Grice” -- e
Galeno, nonché i membri del PORTICO e i Neo-platonici, e gli stessi scolastici.
Sono animisti i nostri grandi filosofi della Rinascenza, TOMEO, Pomponazzo
POMPONAZZI (vedasi), Patrizi, BRUNO (vedasi); e poi molti medici e filosofi dal
’500 al '700, Paracelso, Fludd, Hélmont, Staul; e più vicino a noi si sono
pronun¬ciati per l’animisino il Réoahier e lo Chauffard; e in mezzo a noi fanno
del neo-animismo scientifico il BrNGE, Rindfleisch, fors’anco Reinke e
I’IIeidesjiain. Si conosce poi l’animismo dei popoli primitivi e selvaggi – Tylor,
ma non Ryle che H. P. Grice critica in “Intention and disposition” – Il
concetto della mente – the ghost in the machine --, e v'è tutta una collana di
nozioni mitografiche relativa alla credenza nelle anime dei morti separate dal
corpo e mal distinte dalle divinità inferiori e dagli altri esseri spirituali
di natura non umana. Il termine era, dunque, consacrato dall'uso per altri
concetti filosofici e storici e mitici; mal fece I’Aksakoff a
SPIRITISMO E SUBCOSCIENTE deviarlo dal suo
significato, profittando del fatto che certi inesmeristi avevano detto “
animico » il fluido magnetico od c, dico, radiante dal corpo dei loro
soggetti. Intendiamoci bene, pertanto. Questi “Invisibili,, quelle “
Entità intelligenti ed occulte „ che vengono evocate nelle sedute dei medi, la
Eusapia compresa, e che ci si manifestano con fenomeni di due specie,
intellettuali e fisici, sono per .di spiritisti puri (a parte certi
spirito-occultisti) “le anime dei defunti „, sono la “ parte spirituale degli
uomini che si sono disincarnati,, provvista però, a quanto pare, di un
involucro materiale sottilissimo, che è il “ perispirito ,. Ora, siccome
sarebbe il “ perispirito , dei medi quello che progettandosi pro¬ durrebbe od
eseguirebbe i fenomeni animistici di Aksakokf, così per essere coerenti e
chiari (due doti non frequenti fra i teorizzatori dello spiritismo) si dovrebbe
dare al perispirito il nome, non più di “ anima , in genere, ma di “ corpo ani¬
mico , o anche di “ anima finidica od odica , di natura materiale, per
distinguerla dall’ “ anima spirituale,, dallo “ spirito, propriamente detto,
dotato di coscienza e di volontà. Ma anche quest’anima non è tutta
cosciente, nè libera : ve n’è una parte importantissima che rimane al di sotto
della soglia o limen della coscienza, ed è pertanto subcosciente o subliminale
(Mvebs). Essa opera sopratutto per automatismo, ed è di gran lunga più estesa e
potente della parte superiore o coscienza; essa è quella che si rende palese in
molti stati pato¬ logici, nei sogni, nel genio, nell’ estasi, nell’ipnosi,
nello stato magnetico, e in tutta la categoria di fatti psichici trascendenti i
confini e la legge della fisiologia e psicologia normali. Orbene, pare (ma non
è chiarito) che gli spiritisti ammettano in questa coscienza subliminale o
"subcosciente il potere di proiettare fuori dell’uomo vivente il suo
perispirito: quando essa me¬ desima se ne riveste, dà origine agli sdoppiamenti
della per¬ sonalità; quando lo cede agli “spiriti, dei “disincarnati, che
corrono ad impossessarsene, loro fornisce il mezzo di agire meccanicamente e di
rendersi visibili, luttavia non si sa come avvenga la separazione tra il
superliminale e il subli¬ minale : si direbbe che gli psichicisti, inebriandosi
del loro verbalismo, separino in sostanzialità ed in potere le due “ coscienze
, e concepiscano due emi-anime addossate 1 una all'altra come due fratelli
Siamesi, o sottostanti come uno strato d’acqua ad uno di olio, ma disgiungibili
per lo mezzo o per traverso, e suscettibili di diventare estranee fra loro.
Essi non si accorgono che la “coscienza, non è un entità da tagliare in due
metà o parti, ma una qualità , di determinati fenomeni, la quale va per
gradazioni insensibilmente sfumate da un maximum ad un minimum di chiarezza: le
parole * soglia e sottosoglia “ coscienza superiore e co¬ scienza inferiore „
hanno appena un valore metaforico: non sono sostanze, ma nomi sostantivi
!! Insistere ora su queste dottrine è un fuori di luogo. Noi dobbiamo
piuttosto domandarci se, di fronte ad esse, la scienza odierna psicologica non
abbia una via sua propria da se¬ guire, meno fantastica e più solida, meno
ipotetica e più empirica; una via, dove non si incontrino antichi ruderi di
miti, e vecchi frammenti di concetti mistico-filosofici; una via materiata e
costeggiata da fatti positivi di osservazione e di esperimentazione, che ci
conduca ad una mèta, sia pure provvisoria, giacché la scienza sa di non essere
in grado di darci 1 Assoluto, ina per lo meno tanto sicura, proporziona¬
tamente ai mezzi di conoscenza di cui disponiamo, da con¬ cedere un po di
riposo e di calma a noi affaticati da secoli e secoli di escursioni e
capitomboli nei domini tenebrosi dell Occulto e dell Invisibile. Orbene: da
alcuni anni si può dare una risposta affermativa e consolante a quella
domanda. Ma qui, a meglio comprendere le cose, bisogna rifarsi molto
addietro nella storia delle dottrine vitalistiehe e spiritua¬ listiche : i
lettori impazienti saltino pure queste poche pagine di storia filosofica.
Alle fonti della pneumatologia. L'esistenza di un * perispirito „ è
il cardine dell' ipotes spiritica: quest’anima semimateriale, senza di cui
rimar¬ rebbe incomprensibile il presupposto ufficio intermediario dei “medi,,
trova le sue origini nell’antica e vecchia pneu¬ matologia. Non mai ha
dominato, u riguardo della natura dell’uomo, e sopratutto a riguardo delle sue
funzioni mentali, un dua¬ lismo puro e assoluto : voglio dire che mai, anche
nei più bei tempi dello spiritualismo classico, da Platone a Tom¬ maso
d'Aquino,da Descartes a Cousin, da Kant agli odierni pnrallelisti „ e meglio
ancora agli odiernissimi neo-vitalisti e neo-idealisti, mai 1 uomo fu concepito
come un doppio semplice, risultante dall unione di un corpo con un 'anima
(della CORPI», VITA E SPIRITO i>7 “
Materia , con lo “ Spirito , ) : sempre tra questi due ter¬ mini opposti, lo
volessero o no i filosofi dualisti, se n'e intromesso in maniera più o meno
aperta un terzo, e questo terzo è rappresentato dalla Vita. Nell’uomo i
dualisti più esclusivi non hanno mai saputo nè potuto assimilare i fenomeni “
psichici „ veri, il sentimento l’idea e la volontà, ai fenomeni “vitali,, alle
attività meno elevate dell'organismo; in quanto che, dando all’anima l’attri¬
buzione generica di rendere attivo e di “ far vivere „ il corpo, sia nelle sue
singole parti, sia quale complesso armonizzato di parti, bisognava
necessariamente dare un’anima non dissimile anche agli organismi inferiori e
perfino a quelli costituiti da un solo elemento monocellulare. Se l’anima era
nell’uomo inca¬ ricata. non solo di sentire pensare e volere, ma anche di
nutrire respirare crescere e riprodurre il suo corpo, come non avrebbe dovuto
godere le stesse attribuzioni o facoltà anche nel bruto, e giù giù, scendendo a
gradi tutta la scala ininterrotta degli esseri viventi, anche nell’insetto, nell’in-
fusorio e nell’ameba? E da questi estremi gradini della serie animale, come non
passare, senza disgiunzione arbitraria, alla serie vegetale ? In altri termini,
la Vita era essa la Mente ? Il problema formidabile si è imposto da
secoli alla meta¬ fisica ed alla psicologia, ma non ebbe mai una soluzione
decisa. Credo anzi che moltissimi biologi e psicologi non se lo siano mai
posti, 0, se lo hanno intravvisto, se ne siano pru¬ dentemente scostati. Sono
specialmente gli spiritualisti dua¬ listi che bau cercato di eluderlo: essi
sono stati costretti a trovare un compromesso miope, distinguendo la Mente,
prodotto di un’“ entità spirituale „, dalla Vita, prodotto di un’ “ attività
vitale „. Evidentemente non si voleva ricono¬ scere che, se l’organismo era
capace in sè e per sè di dare i fenomeni “vitali „, poteva ben essere in grado
di dare anche i fenomeni “ psichici „. Più coerenti sono stati perciò gli
spiritualisti unitari o idealisti del tipo di Berkeley: almeno essi hanno
proclamata l’esistenza di sole sostanze spirituali, riducendo tutto allo
spirito, negando la materia ; e così sono arrivati a quel semi-delirio
paranoico che è il solipsismo ( l’esistenza di una sola coscienza che cren il
mondo e tutti gli esseri, quella del “ pensatore „ ; la non esistenza del corpo
e di tutte le altre coscienze come cose reali!! — ). _ Ma tutte le scuole
dualistiche, dette impropriamente spi¬ ritualistiche, sono state
incoerentissime: l’Uomo, come esse ce lo descrivono o come se lo raffigurano,
non è già una dualità, ossia un composto di Corpo -j- Anima, ma
una trinità, ossia un composto di Corpo -f Vita -f Spirito. In tal modo,
però, esse han simulato di non accorgersi cbe sono tre le correnti da mandare
avanti senza contraddizioni : Organicismo (materialismo) -+- Vitalismo +
Spiritualismo. È difatti in ogni tempo la filosofia ortodossa ha separato i
fenomeni “ vitali per un lato dai “ materiali „ o fisico¬ chimici, per 1 altro
dai “ mentali „ o psichici. L’imbarazzo di illuminarci su una siffatta separazione
non é stato meno grande eli quello incontrato dagli stessi filosofi per dimo¬
strare l’indipendenza dei fenomeni psichici dagli organici! I più astuti, pui'
non volendo unificarli, hanno finito collo scoprire le teorie anodine del
“parallelismo fisio-psichico „ e dell ‘‘interazione o azione reciproca tra
fisico e psichico „, che naturalmente lasciano le cose come le trovano e sono
appena un contentino per le coscienze timorate cui fa paura il dubbio di
passare per “materialisti „. I più logici, invece, dovrebbero accostarsi, senza
tante fisime, allo spiritismo, come avea finito col fare Angelo Brofferio : lo
spiritismo, infatti, col suo “ perispirito „ , sostiene la composizione trina
dell uomo, laddove l’occultismo è giunto anche alla penta — ed all epta-essenza
! ossia ai cinque o sei elementi. E assai difficile orientarsi in mezzo
alla moltitudine di queste ipotesi, congetture e denominazioni filosofiche; e,
in particolar modo, è arduo voler raggruppare attraverso i se¬ coli le fila
delle dottrine esplicative intorno alla natura del- 1 anima e ai suoi rapporti
coll’organismo. Ma con un po’ di sforzo sintetico, si riesce a capire che i
maggiori fra i filosofi idealisti dell'antichità, messisi in antagonismo con la
grande corrente monistica creata da Eraclito, Parmenide, Empedocle, Anassagora
e Democrito, e non sapendo come trarsi di impaccio, avevano finito coll’am
mettere la pluralità delle “ anime „ : e in ciò erano più onesti (la parola è
dura, ma risponde proprio al mio pensiero) di certi spiritualisti-idealisti
odierni. Platone, ad esempio, suppose l’esistenza in noi di tre anime: una
pensante, il vo0<;, avente sede nella testa; una sensitiva, il Ouuót;,
siedente nel petto e specialmente nel cuore; ed una appetitiva,
l’òmòtiu'iTixóv, mal definita e mal denominata, localizzata nel ventre, al di
sotto del dia¬ framma : In prima sola, di origine divina ed immortale ; le
altre due, di bassa estrazione e mortali. È supponibile (per non abbassare di
troppo la posizione filosofica del “ divino , Platone!) che questa trinità
animistica fosse soltanto meta¬ forica; ma le metafore hanno purtroppo nella
storia del sapere umano un’influenza funesta : dal gregge innumerevole
fonti della, fnedmàtologia 59 dei seguaci di una
dottrina o di una scuola sono prese come verità, come rappresentazioni della
realtà. Ed ecco perchè il pluralismo psichico platoniano non è scomparso quasi
più dalla filosofia dello spirito: esso è durato per secoli; esso nei tempi
antichi ha dominato nomini di mas¬ sima genialità come Aristotele e Ippocrate,
e nel medio¬ evo gli scolastici, compreso Tommaso d’ Aquino; ed esso si trova
ancora sotto le vesti malcucite del “ neo-spiritua¬ lismo ,, intendo dire dello
spiritismo ! Vale la pena, talvolta, di rimontare alle origini.
Aristotele mutò, tuttavia, alquanto il concetto delle tre anime: lasciò
sussistere l’ anima pensante o noetica, quindi unì insieme le altre due, la
sensitiva e la motrice (nella quale esiste il desiderio o appetito), e ne fece
V anima animale-, ma, da grande naturalista qual’era ancor più che grande
filosofo, vide che le funzioni di nutrizione crescenza e ripro¬ duzione,
possedute anche dalle piante, non erano ascrivibili iille due anime precedenti,
e ne ammise una terza, V anima regetatii-a. La scala era cbsi stabilita: 1° i corpi
materiali senz’anima (individuale); 2° gli esseri viventi vegetali, con un
corpo ed una sola anima; 8“ gli esseri viventi animali, con un corpo e due
anime : 4° l’essere umano, con un corpo e tre anime, ciò che costituiva una
quaderna e non più una terna! Lo strano si è che quarant’anni or sono, sotto la
designazione vaga di * cause „ e in aggiunta alla gravitazione regolante i
fenomeni di moto kepleriano (astri e sistema solare), un antropologo insigne,
Ariti, de Quatrbfages, pretese risuscitare le tre anime aristoteliche per
distinguere i regni naturali, cosicché l’uomo sarebbe stato il prodotto di
cinque cause : gravitazione, eterodinamia (forze fisico-chimiche), vita, anima
animale, anima umana o razionale (Rapport sur V An- ihropologie, 1867; L’Espèce
humaine, 1875). La Scuola di Alessandria, per merito di Ekasistrato e di
fiero di Efeso, semplificò alquanto le cose: riunì l’anima vegetale alla
animale, e ne fece il “ pneurna vitale „ , met¬ tendogli al di sopra il “
pneurna psichico La Scuola di Per¬ gamo, con Galeno alla testa, senza grandi
esitanze ed incer¬ tezze ritenne e consolidò la “ pneumatologia „ (questo nome
è ricomparso con De Mirville negli inizi dello spiritismo): se non che, parve
che Galeno volesse assimilare il pneurna psichico alla sostanza dell’anima
intelligente; ma non scor¬ gendo il mezzo di collegare piante ed animali in un
solo impero dei viventi, ei ritornò a disgiungere gli “ spiriti vitali , di
natura più bassa (la vita vegetativa) da quelli “ animali „ di costituzione
più raffinata (la vita di relazione). Orbene: sono questi galenici “ spiriti
animali , che, — una volta imaginati per ispiegarsi le attività non ancora
psichiche o spirituali, e non più semplicemente vegetative od organiche
dell’uomo, — hanno attraversato il medio-evo senza alcun mutamento essenziale,
e dalla medicina si sono imposti alla filosofia per più secoli : sono anche i
imOnct che si ribattezzano col ter¬ mine di peri-spirito. L’Aquinate e
gli scolastici li accolsero nella loro sbiadita e involuta psicologia; e i
medici-filosofi del Rinascimento li adoperarono per chiarire le funzioni di
innervazione: secondo l’espressione di Varolio (1572), gR “ spiriti animali „
avevano “ l’ufficio di presiedere alle operazioni superiori del cervello „ . Ma
erano “spiriti, in realtà molto materiali, cosicché hanno proprio i caratteri
del “ perispirito , dello spiritismo odierno; per esempio, Gl v i»k Chauliac
nel 1663 li faceva derivare da una “ distillazione degli inferiori spiriti
vitali traverso la rete mirabile dei tessuti,. E codesta loro materialità fu
mantenuta nella metafisica dello spirito dal grande instauratore del pensiero
moderno, dal Cartesio. Si è detto che Renato Descartes (i cui scritti
memorabili vanno dal 1637 al 1667, compresi quelli postumi), negasse l'anima ai
bruti, qualificandoli per meccanismi automatici senz’anima; ma la cosa va
intesa in un senso più riguar¬ doso per la gloria della psicologia cartesiana.
Ai bruti egli accordava almeno gli “ spiriti animali , che già trovava nella
medicina del suo tempo; salvo che in luogo di figu¬ rarseli spirituali come 1’
“ anima razionale „ da lui collocata nella ghiandola pineale a mo’ di un ragno
nel bel mezzo della sua tela, li pensava materialisticamente Nel suo pensiero
erano “ spiriti „ diversi solo dai “ vitali , per una maggiore finezza; erano
un qualche cosa di assai più fino dell’aria, una specie di “ vento sottilissimo
,, o, piuttosto, una fiamma vivacissima e purissima. Questa “fiamma,, spinta
dal calore del cuore (centro della vitalità o degli “ spiriti vitali „ i,
possedeva una velocità estrema, e, arrivata alla testa, si spandeva pei
ventricoli del cervello, penetrava nei pori della sua sostanza, ne sortiva pei
nervi e si rendeva ai muscoli, causando non soltanto le azioni naturali (le
organiche infe¬ riori), ma pur le “ animali , Ile sensibili, le motrici, la memoria,
l’imaginazione, la ragione). Come poi Descartes concepisse i rapporti di
questi “ spi¬ riti animali , con la sua anima razionale e unificatrice di tutte
le attività escogitanti, non è dato a nessuno di capire; GLI SPIRITI
ANIMALI 10 mi ci sono scervellato indarno ! Non tatti gli storici della
filosofia dello spirito sanno che una distinzione ben netta fra uvèuMa
materiale e anima immateriale si è formata len¬ tissimamente: nè Descartes, nè
Spinoza, nè Leibniz ave¬ vano un'idea precisa sui rapporti fra l’attività
mentale e il cervello. Ad ogni modo, gli spiriti animali, rinvigoriti dalla
adesione di Descartes e sempre concepiti materialistica¬ mente, per es. da G.
Borelli e dall’HoFFMANN, durarono ancora per molto tempo. Non valse che il
Virdssbns (1684) pretendesse spiritualizzarli, vedendo in essi * una sostanza
immateriale sottilissima, volatilissima,, offrente i caratteri della materia
eterea (il principio astrale degli occulto-spiritisti nostri): chè in quel
tempo stesso A. Mayovv (1681) li diceva bensì * sottili, agili ed elastici „,
ma, da coerente chimiatre, 11 assimilava allo “ spirito nitro-aereo „
esistente nell’aria; il che preludeva nientemeno alla scoperta dell’ossigeno
fatta cent’anni dopo dal Lavoisier. Dirò di più: la definizione del Mayow era
anche un preludio di quelle del perispirito avanzate adesso in senso chimico,
quando lo si imagina affine o riducibile al radio ed all’elio. Gli
spiriti animali, così materializzati e sempre più de¬ tronizzati dalle loro
alte funzioni, sono scomparsi a poco a poco dalla scienza, in principio
sconfitti dall' “ animismo „ ultra spiritualistico dello Staul (1707),
malamente risuscitato trentanni fa dallo Chauffard, in seguito sostituiti dalle
dottrine fluidistiche vissute fino in pieno sec. XIX. Però non è dubbio, per
chi studii la storia dei concetti filosofici e me¬ dici intorno alla vita, che
il “ fluido vitale , dei biologi vita¬ listi ad oltranza, questa entità
iiuaginaria collocata al posto delle antiche personificazioni mitologiche, non
fosse una sola e medesima cosa cogli “ spiriti vitali , di Galeno e del
medio-evo ; come è evidente che il “ fluido nervoso ,, rimesso in onore anche
recentissimamente sotto il nome di “ forza neurica radiante „ e simili, si
risolve psico-geneticamente negli “ spiriti animali . di cui ho parlato.
Purtroppo, si deve ri¬ conoscere che Inscienza rifà soventi volte lo stesso
cammino, illudendosi di mutare i proprii concetti quando muta i nomi sotto i
quali se li rappresenta. D’altronde gli spiritisti me¬ desimi, specialmente i
più astrusi che si compiacciono di tendenze occultistiche, affermano che il
perispirito o corpo fltiidico attuale è tutt’uno col hai degli Egizii, col linga-
sarira degli Indiani, col nephest degli Ebrei, col corpo spi¬ rituale di San
Paolo (?), e . (chieggo perdono dell’avvici¬ namento) col corpo aromale
del Fouiuer. Alla fine i “ pneumi „ o “ spiriti „ e i * fluidi „ sono
stati, tutti in massa, abbandonati o sottaciuti quando, al chiudersi del XVIII
secolo e al principio del XIX, i fenomeni vitali ven¬ nero concepiti quali
effetti di una “ forza specifica vitale „ agente in conformità delle altre
forze naturali fisico-chimiche, ma in conflitto permanente con esse. Però anche
codesto vita¬ lismo, sebbene appoggiato dall’autorità di un Biohat, di un
Giovanni Mùller, di un Liebio, non ha potuto resistere alla corrente
meccanicistica e deterministica, che formò il carattere culminante della
filosofia biologica del secolo XIX sotto l'im¬ pulso dei progressi enormi
compiuti dalle scienze fisico-chi¬ miche. Anche la “ forza vitale, era stata
cacciata pochi anni fa dai più riposti angoli di un organismo, che si concepiva
e si vedeva sperimentalmente regolato in modo esclusivo dalle forze comuni
agenti nella natura esteriore e trasformantisi l’una nel¬ l’altra, quali
modalità di una sola Energia cosmica : essa era andata a raggiungere per vari
decennii gli spiriti e i fluidi. Ma oggi, eccola, dopo i trionfi del meccanicismo
unitario che pare¬ vano sicuri, eccola risuscitare, se non quale “essenza,,
almeno quale specificità formale degli esseri viventi nel neo-vita¬ lismo
odierno di Bonge e A. Gadthikk, di Hetdenuain e Paulow, di Reinke e di
Driksoii. Ebbene: checché si dica da questi chimici e fisiologi e botanici
neo-vitalisti, che verosimilmente non ci hanno pensato e protesterebbero indi¬
gnati, io dico che le loro dottrine hanno ricevuto inconsa¬ pevole spinta anche
dalla corrente spiritistica. Per me la colleganza storica dei concetti
esplicatorii della vita è evi¬ dente : quando si vuole dare al fenomeno vitale
una spe¬ cificità distintiva dal fatto fisico e dal fatto psichico, si ricade
nel pluralismo antico pneumatologico ; e tra orga¬ nismo e pensiero, tra cervello
e coscienza, tra corpo e mente, tra materia e spirito, si deve per forza
intercalare un qua¬ lunque siasi irviuqa, o uno “ spirito vitale ,, o un
“fluido vitale „, o una “ forza vitale , o... un perispirito! Ma perchè,
si chiederà, perchè questo sfoggio di ricordi eruditi ? Unicamente per chiarire
l’origine storica di tutte le ipotesi non strettamente spiritiche o alquanto
diverse dalla spiritica, le quali furono enunziate recentemente onde spiegare
l’insieme dei fenomeni fisio-psichiei procreatori dello spiritismo-sistema, o
da lui assorbiti come pabulum in¬ dispensabile, divenuti anzi la sua ragione
prima. Non si creda invero che, per quanto staccati dai fenomeni vitali e
mentali ordinari, quei fenomeni che sono la manifestazione soggettiva ed
obbiettiva di poteri ancora quasi sconosciuti, o quanto meno eccezionali
dell’organismo umano, siano poi stati spiegati con ipotesi troppo diverse da
quelle or ora da me rammentate in pneumatologia o in vitalismo: noi pas¬ siamo
a vederlo. * * La corrente esplicatrice
preterspiritica. Accanto allo spiritismo, e di pochissimo tempo a lui
posteriore, ma con radici approfondate molto più in addietro, si è originato e
svolto un insieme di nozioni e di ipotesi preterspiritiche, le quali, pur
restando ancora nella zona di pe¬ nombra del sapere umano alla quale accennavo,
non mancano di consistenza e non difettano di chiarore : esse sono, insomma, un
frammento della nebulosa conoscitiva che, distaccandosi dal regno interminabile
e indeterminabile dell’oscurità, si è venuto accostando per gradi al nocciolo
già costituito dalle scienze fisiche biologiche e psicologiche. Questo nuovo
dominio della conoscenza si è dapprima sviluppato sotto la solita forma di “
ipotesi esplicativa „, poiché la mente umana comincia sempre con un lavoro
frettoloso di sintesi sui pochi fatti che ha osservato in un qualsiasi dominio
naturale, e solo tardi, quando si è servita di cotali ipotesi come di linee
direttrici nella ricerca analitica, scompone quei suoi primi tentativi di
spiegazione gettandone via tutto ciò che vi era di prematuro e di empirico, e
li ricompone con nuovi elementi in teorie meglio coordinate e più sicure. Così
si vengono sempre delineando due correnti parallele: quella ardimentosa,
ordinariamente precoce, delle spiegazioni, che risponde al bisogno istintivo
del perchè ; e quella prudente, ordinariamente tardiva, della investigazione e
sperimentazione, la quale conduce modestamente alla conoscenza del come.
L’ipotesi, che nei fenomeni dello “ spiritismo moderno „ iniziatosi coi picchi
delle sorelle Fox si manifestassero le anime dei morti o di altre “ entità
invisibili „, non poteva soddisfare chi, senz’essere animista nè spiritista,
doveva rico¬ noscere la loro realtà ed autenticità. Si ebbero, dunque, fin dai
primi anni, nello stesso Nord-America, gravi ed acerbi dibattiti sulla natura
dei nuovi “ barlumi del soprannatu¬ rale „ (Elliot) e sul valore della
riapparsa “ psicomanzia „ (Page). Chi non poteva adattarsi a vedere nelle “
manifestazioni spirituali , dei dialoghi con trapassati o con altre entità
occulte, ne cercò altrove una spiegazione: e ben presto la trovò o credette di
trovarla. Questa corrente esplicatrice dei fenomeni, che per bre¬ vità
dirò anch'io con Grasset “prescientifica,, è stata sollecita a formarsi per il
motivo che in un dominio contermine e molto affine del “meraviglioso,, in
quello dei fenomeni “magnetici,, le ipotesi non mancavano, erano, anzi, da
molto tempo in fiore, inquantochè nate ad uno stesso parto con la creazione
della tecnica produttrice di codesti fenomeni ad opera di An¬ tonio Mesmer
(1766). Ma veramente, per le ragioni storiche da me addotte nei paragrafi
precedenti, si sarebbe potuto risalire di circa duecento anni, collegando la
neo-pneumato- logia o teoria americana dello “ Spiritual World „ con la vecchia
pneumatologia degli “ spiriti animali e vitali , da Galeno a Vieusskn». Quegli
“ spiriti ,, ad esempio, che agi¬ vano entro i confini dell’organismo
individuale, perchè non avrebbero potuto imaginarsi dotati della facoltà di
fuoruscirne e di agire a distanza, sia su altri organismi viventi dotati di
sensibilità particolare o “ sensitivi ,, sia sugli oggetti materiali? Ed ecco
la psicogenesi dell’ipotesi enunciata nel 1675 da Guglielmo Maxwell, medico del
re Carlo II d’In¬ ghilterra : il quale congetturò che dall’ uomo vivente sfug¬
gissero dei “ raggi corporei „ aventi molta affinità cogli “ spiriti vitali ,,
ma usufruiti eventualmente dall'anima che operava al di fuori del corpo per
loro mezzo e dava ad essi la energia e la potenza di agire (De medicina
magnetica, Londonii). È a questa ipotesi pressoché immutata nella
struttura, appena diversa nel nome, che si connettono a un secolo e poco più di
distanza le idee di Mesmer, Puységur, Tariiv he Montravel, Deleuze, Ducotet,
ecc. circa la esistenza di un fluido particolare battezzato come “ magnetismo
animale ,. Si supponeva, cioè, da oltre ottanta anni prima dei picchi pro¬
dotti dalle sorelle Fox. che neH’atmosfera della nostra terra arrivasse dal
sole e dai pianeti un fluido sottilissimo, etereo, che penetrava dappertutto ed
agiva particolarmente sul sistema nervoso dei corpi animati. Dapprincipio lo si
disse tutt’una cosa con il magnetismo della calamita, ma poco dopo lo si
differenziò e si ebbe cosi il “ magnetismo dei corpi animali ,. Era un nuovo
fluido che si aggiungeva agli altri enti incoercibili e imponderabili, che i
fisici avevano ima¬ ginato per servire di intermediar! fra i corpi influenzanti
e i corpi influenzati, e con cui spiegavano i fenomeni calorifici, luminosi,
elettrici e magnetici. Se non che, esso doveva essere più simile al “ fluido
vitale con cui i biologi pre¬ tendevano capir meglio i fenomeni degli organismi
viventi, e al “ fluido nervoso „ più o meno risolvibile nel precedente e col
quale i tisiologi si ingegnavano di spiegare la tras¬ missione delle
impressioni sensitive dagli organi al cervello e quella delle incitazioni
motrici dal cervello agli organi. In realtà, bastava irnaginare che codesto
ultimo imponde¬ rabile ipotetico fuoruscisse dai confini di un dato organismo
ed andasse ad influenzarne un altro a distanza, per trasfor¬ marlo nel fluido
creatore del “ rapporto „ magnetico; e cosi si trovò spiegata, dai mesmeristi e
dai magnetologi che successero al Mesm.br, la facoltà posseduta da certe per¬
sone i i magnetizzatori) di trasmettere e comunicare i loro pensieri e la loro
volontà ad altre persone (i magnetizzati, i “ sensitivi ,). Ancora adesso, il
“rapporto, è il cavallo di battaglia usato contro l'ipnotismo
scientifico. E là che debbono essere scorti i primi elementi di tutte
quelle spiegazioni dei fenomeni magnetici, sonnambulici, ipnotici, lucidi,
bio-elettrici, spiritici e telepatici, che sono state formulate negli ultimi
sessantanni, il più spesso, è vero, in appoggio, ma talora anche in opposizione
assoluta alla ipo¬ tesi dell'intervento e comunicazione delle anime dei
defunti. Questa corrente preterspiritica di indole strettamente mec¬
canicistica e materialistica (è inutile che si protesti il con¬ trario), a base
di effimii, di emanazioni, di radiazioni più o meno sottili a mo’ degli antichi
“ spiriti animali „, e più o meno ipotetiche a mo' dell’etere dei tìsici, ha
oramai un bi¬ lancio assai ricco. Vi ricorrono nomi di dotti di primo ordine,
anche se dai contemporanei non sono sempre stati apprezzati come meritavano; e
vi si succedono, vi si sostituiscono o combinano ipotesi non prive di genialità,
uè mancanti di ra¬ gionevolezza, anche se considerate con aria di disprezzo
dalla “ scienza ufficiale „ o da quegli scienziati che si imagiuano di
rappresentarla e di tenerne acceso gelosamente il sacro fuoco vestale. Vi
si incontra, in primo luogo, l'ho già detto, tutta la lunga serie dei
magnetizzatori e magnetologi, continuata da Messikk a Gkssmann, da Dupotet a
Mootin, da Lisimaco Vekatti (— G. Pellegrini) a Durville e Rouxbl, i quali,
sopratutto per illuminare le azioni a distanza, hanno trasportato il “ fluido
magnetico , o 1" etere mesmerico „ in pieno spi¬ ritismo. Essi lo hanno
assimilato, in forma ora esplicita ed ora latente, al perispirito, al “ corpo
astrale „, all’“ anima fluidica Morselli . Psicologia e spiritismo
. che si estrinsecherebbe dai medi e che sopravvivrebbe, ora Cóme
inviluppo post-mortale definitivo dell' *• anima spiri¬ tuale ora come fantasma
o ammasso fluidico dissolvibile nell’ “ essere postumo „ (D’Assirb). Appartiene
a questa schiera, pur divergendone sensibilmente, anche il conte Age- uoitic de
Gaspabin, che all’epoca dell'invasione degli anglo- americani tavolini giranti
(1854) respinse, nonostante il suo cattolicissimo modo di pensare, ogni
intervento sopranna¬ turale di demonii o di anime di morti, ed enunciò l’idea
che l’agente misterioso di quei moti fosse un “ fluido vitale „, forse il
magnetismo di Mksmeh, fors’anco il calorico. E vi appar¬ tengono pure lo
CiiAiiPiGNON, il Despine. il Ramhosbon, ece., che non sapendo spiegarsi con le
funzioni nervose ordinarie i fatti d'azione a distanza, della trasmissione
psichica, del con¬ tagio mentale, hanno supposto l’esistenza di un agente
miste¬ rioso, semi-materiale ma invisibile, che passerebbe dal magne¬ tizzatore
al magnetizzato, dal soggetto attivo al passivo, e spiegherebbe il famoso “
rapporto » fra l’uno e l’altro, rap¬ porto non chiarito dalle investigazioni e
dottrine sull' ipno¬ tismo e sulla suggestione (non mentale). In secondo
luogo, con successione parallela alla precedente magnetologica, talvolta del
tutto distinta (almeno in appa¬ renza), tal’ altra convergendo verso di lei, vi
figura la schiera di tutti gli scopritori e denominatori di qualche ipotetico
prin¬ cipio attivo (mesmerico o no), che sarebbe più fino della ma¬ teria onde
consta il corpo organizzato, e avrebbe la facoltà di fuoruscirne, di rivelarsi
con azioni meccaniche u distanza e con particolare balistica; che mostrerebbe
fenomeni di pola¬ rizzazione, e potrebbe anche rendersi percettibile alla vista
di individui peculiarmente dotati di sensibilità ad hoc, perciò detti “
sensitivi „. Questo principio o agente pressoché mi¬ sterioso, non ancora
riconosciuto dalla scienza positiva di laboratorio e di clinica, lia avuto nomi
diversi e non si è appalesato sempre fornito dei medesimi caratteri e delle me¬
desime qualità: il che ha accresciuto i dnbbii e le diffi¬ denze. Inoltre, non
viene chiarito abbastanza se noi abbiamo da intenderlo come un’emissione o una
vibrazione od un’on¬ dulazione analoga alle altre forze naturali: non c'è, come
osserva l’illustre D’Absonval, altra via che uua di queste tre, per ridurre le
azioni a distanza sotto il dominio della fisica. Per comprenderne la
comparsa e i nomi, bisognerebbe anche qui rifarsi a capo di un capitolo
importantissimo di storia della fisiologia; bisognerebbe indagare con buona
critica la influenza che le scoperte ammirabili dei nostri grandi Galvani,
Nobili, rixiiiissio t. psicodinajii.smo . 67
Mattbccci sull’elettricità animale — confermate poco dopo daDc-Bois Reymond
f’48-77), poi da Hermann e Kchne(’67-98) — debbono avere esercitato sulla
fantasia dei mesmeristi magnetologi e neurologi- Non altri¬ menti io mi spiego
il fatto che fino dal 1842 il doti. Rode» Buchanan di Cincinnati (ci imbattiamo
continuamente in Americani, quando si tratta di cose ardimentose!! avesse
inventata la sua teoria della nervatira : questa era una sottile emanazione
data dal sistema nervoso, massime dai centri ce¬ rebrali; era un che dimezzo
fra l'elettricità e il calore da una parte, la volontà e la coscienza
dall’altra; essa agiva poi da - mediatore „ (si noti !) Ira le due entità,
corpo ed anima, costituenti l’uomo. L’anno stesso in cui nacque lo spiri¬ tismo
odierno nella fattoria delle sorelle Fox, un rev. Boveio Dops di Nuova-York
parlò senz’altro di elettricità vitale 1 1847 1; e tre anni appresso un medico
di Boston, il dottore S. <T. Gtìumes, suppose la esistenza di un lluido
sottilissimo, Yetherium, cui assegnò tutte le azioni curative del magne¬ tismo
animale fabbricandovi sopranna sua eteropatia (’50). Contemporaneamente,
in Europa, l’austriaco Bar. Di Rki- CHBNBAOU, dopo lunghe indagini, usciva con
la sua congettura dell’orf. L’ “ od „ pervade l’intero universo; è rivelato
dagli or¬ ganismi con particolari effluvii, ma è diverso quale “ dinamide „ dal
calore, dalla luce, dall’elettricità e dal magnetismo ; è for¬ nito di poteri
motorii attrattivi e ripulsivi, non che di po¬ larizzazione; ed agendo a
distanza sui corpi tisici e viventi, è il vero “termine intermedio | ecco
ancora la medium nità ! | fra il mondo degli spiriti e quello dei corpi. É
giusto ricordare che all’ipotesi dellW hanno aderito uomini di levatura, fra
cui citerò l’esimio ingegnere e fìsico inglese Fletavood Varley (’69), che fu
compagno del Crooices nelle celeberrime esperienze sul medium Fiorenza Cook, e
il conte Col. Aus. de Rochas, un eminente cultore della òdierna meta¬ psichica
(’95). Ed è pure atto di giustizia riconoscere che all’od reichenbachiano,
sebbene riguardato quasi come un’invenzione pazzesca da Helmiioetz e da Di'
Bois Reymond, si connet¬ tono tutti gli agenti ipotetici, tutte le forze ignote
imagi¬ nate in questi ultimissimi tempi per ripiegare tanto i fe¬ nomeni
mesmero-magnetici, quanto gli spiritici, e massima¬ mente fra questi ultimi i
fenomeni tisici od esteriori. Dovendoci restringere, qui citiamo: — lo
psicode, detto anche forza edenica, con la quale il tisico ginevrino Turar,
riprendendo le osservazioni del Gasparis, volle chiarire il fatto materiale dei
tavolini giranti, in quantochè gl’edenici t permettono alla
volontà, prescindendo dall'azione muscolare, di agire a distanza sopra i corpi
inerti (la forza nervosa, assimilabile all’elettrica, che Cablo Bbay sostenne
ca¬ pace di dare anche il pensiero, pur dichiarandola un particolar modo della
comune ed universale energia, convertibile e reversibile nelle altre forze
naturali (1866) ; — il fluido ner¬ voso, con cui Chevillaiui volle risolto il
problema spiritico' (1869); — la forza neurica radiante, scoperta e lungamente
studiata dal dott. Baréty; la forza, pure essa con¬ cepita analoga
all’elettricità ed al magnetismo, che il celebre filosofo En. v. Hartmann
suppose emanata dal corpo dei medium, e nella quale I’Aksakoff ha creduto di
scorgere un’esagerazionedeH’animismo; — le correnti di polarità, determinate
nell’organismo umano da Chazaraink e Déclé, visibili ai medium pel loro colore
azzurro e rosso a’ due lati del corpo, e che gli scopritori dichiarano invece
diffe¬ renti dalla polarità magneto-elettrica (1886); — da ultimo, per chiudere
la serie, la forza vitale fluidica, stabilita e mi¬ surata con “ formula
biometrica „ dal dott. Ipp. Babau l'C, seguito da quei pochi psichicisti, come
il dottore Joike, che preferiscono teorizzare precocemente anziché con¬
tentarsi dello studio esatto e spregiudicato dei fenomeni. Gli *
Studi psichici , e la Metapsichica. È soltanto in uno studio dei fatti,
scevro per adesso da pre¬ mature generalizzazioni e da affrettate ipotesi
esplicative, che si rinchiude la corrente investigatrice veramente seria,
stret¬ tamente scientifica, dell’epoca attuale. I suoi inizii furono po-
lemico-critici. ma ebbero tosto quell’impronta positiva che sol¬ tanto poteva
darle il metodo obbiettivo-sperimeutale. Nei cenni storici precedenti ho
accennato di scorcio alle fasi precipue di questa investigazione metodica: dò
qui alcuni maggiori particolari di rilievo. Fu il di 23 gennaio 1869 che
la Società dialettica di Londra, volendo veder chiaro nei tanto decantati
fenomeni di luci¬ dità e di comunicazioni spiritiche, accettò la proposta del
dott. Eumcnds e nominò una Commissione di trentasei per¬ sone allo scopo di
esaminare e di riferire. Erano in troppi e GLI STIIIÓ
PSICHICI di troppo diversa attitudine per esperimenti che richieggono
competenza speciale , ma vi erano intanto dei naturalisti, dei fisici, dei
medici di alto valore, come A. R. Wallace, Serjkast Cox, F. Cromwell Yarlkv,
Carlo Bradlaugh, H. G. Atkinson... non che gentiluomini coltissimi, come Lord
Lindsay conte di Crawford... Non vollero entrarvi il Tyndall, nè I’Hdxley, nè
il Carcenter, perdendo in tal modo una magnifica occasione per illuminare con
la loro grande autorevolezza in fisica ed in biologia la intralciata questione.
Ad ogni modo, i 36 Commissarii sentirono testimoni, raccol¬ sero documenti, e
divisi in sei sub-comitati fecero molte “ se¬ dute , sperimentali. Ne uscirono
quasi tutti convinti della realtà di taluni fenomeni (ad es. moti di oggetti a
distanza, vibrazioni sonore e tattili prodotte senz’azione muscolare o
meccanica diretta, linguaggio tiptico convenzionale, neces¬ sità della presenza
di determinate persone): ma la relazione presentata il 20 luglio ’70 non fu
ammessa negli Atti uf¬ ficiali del sodalizio ; si dovette stamparla a parte, e,
come non mostrava accordo unanime dei Commissarii su tutta la fe¬ nomenologia,
così non elimini) i dubbii e le opposizioni. Fu in quel luglio istesso
che Guglielmo Crookes annunziò formalmente il suo proposito di voler sottoporre
a sistema¬ tica investigazione i fenomeni fisici dello “ spiritualismo „
{ “ Quarteria Jouru. of Science „ 70-71); e mantenne la parola. Per tre anni
egli esperimentò insieme con valorosi amici, fra cui il Varley e il Cox, sui
due medium allora in mag¬ gior voga, l’Home e la Cook, e pubblicò in varii
articoli quelle sue famose Ricerche che, per il metodo dei cimenti
sperimentali, per le conclusioni coraggiose dei risultati af¬ fermativi,
costituiscono ancora il caposaldo del così detto ‘ spiritismo scientifico „, o,
meglio, sono il primo e più im¬ portante passo storico nello sviluppo della
metapsicologia. Per uno di quei fatti di convergenza che non sono ra’ri
nella storia delle conquiste umane, l’ iniziarsi della fase scientifica dello
spiritismo ha coinciso quasi colla ripresa degli studi positivi sul magnetismo
animale. Il Dott. Braid vi aveva portato molta luce con la sua dottrina dell’
ipno¬ tismo: questo certamente spiegava un gran numero di fatti già segnalati
dai mesmeristi e magnetizzatori, ma non sollevava affatto il velo ricoprente
tutto il meraviglioso psichico contenuto nel campo stesso del “ magnetismo „
mesmeriano e del “ sonnambulismo „ puyseguriano , men che mai illuminava le
ombre addensantisi sul contermine dominio dello spiritismo. Chi per primo si
accorse della imperfezione delle dottrine ipnologiche allora imperanti, e
portate poco dopo al l'esagerazione dallo Charcot e dalla sua Scuola
neuropatologica della Salpétrière, l’u un giovine medico, il cui nome di
tisiologo e di psicologo è oggi divenuto notissimo e caro a quanti si occupano
di studi supernormali: intendo Carlo Riciiet. Egli narra die, avendo assistito
per caso ad una seduta magnetica, fu colpito in specialissimo modo dai
fenoraeui “ sonnambulici „ dei sog getti magnetizzati, e progettò di studiarli
con le nonne della tisiologia. Comunicò la sua intenzione al padre, che era un
grande chirurgo e membro dell’Istituto: e questi cercò dapprima di
distogliernelo, avvertendolo del pericolo che in¬ correva della scomunica da
parte della scienza universitaria, con probabile danno della sua carriera
futura: ma poi, vedendolo risoluto a compiere quello studio, gli disse : “
Ebbene ! se tu credi che quella sia la verità, dilla : il dire il vero diventa
un obbligo, sopratutto quando è un atto di co¬ raggio „. Cosi di C. Rum ut
apparve il primo lavoro vera¬ mente scientifico sul Sonnambulismo (“Journal de
l’Auat. et de laPhysiol. „, ’75), continuato dalle bellissime indagini sulla
Obiettirazione della personalità nei soggetti ipnotizzali (“ Bev. pbilosophique
,, ’84): essi valsero molto a chiarire il pro¬ cesso psicogeuetieo delle
personificazioni (= incarnazioni) spiritiche, e furono seguiti dalle ricerche
ulteriori, nuove ed importanti, sulla Probabilità della suggestione mentale
(ivi, ’84), primo passo verso la teoria odierna della telepatia. È giusto
però ricordare che in quegli stessi anni le os¬ servazioni di medici di acuto
ingegno, come quelle di Kms- ii a ber sulle strane modificazioni del sentimento
dell’io nelle malattie nervose, e sopratutto gli studi di Azam sugli sdoppia¬
menti della vitirpsicliica e della coscienza, avevano aperto vie nuove e fino
allora intentate alla psicologia. Se ne accorse il grande intelletto del Taire
che, forse primo fra i psico¬ logi, sfruttò i “ casi „ descritti dai cliuici e
dai malati stessi per lo studio della psiche normale (De V Intelligence. TU'
édit, ’78|. L’ammirabile caso della Fètida di Bordeaux illustrato dall’ Azam
(’76) fu la prima pietra su cui si basa tutta la teoria odierna del
subcosciente o subliminale. Io credo pertanto che alle origini della
corrente investi- gatrice in psicologia supernormale, da un lato per ciò che
tocca i fenomeni fisici dello spiritismo, dall’altro per ciò che concerne i
fenomeni psicologici, si debbano porre ed appaiare i nomi del Crookes e del
Riciiet. Tanto il fisico e chimico inglese, quanto il fisiologo francese,
ebbero il cora„gio di non contentarsi dell’ atteggiamento scettico, anzi
ostile, che la scienza accademica ostentava verso quelle penombre misteriose ed
occulte. Essi vi penetrarono senza preconcetti, con quegli stessi metodi di
osservazione e di sperimento, che già sapevano adoperare in riguardo degli
altri fenomeni: sono essi i primi che hanno tentato di ri¬ durre il
soprannaturale al naturale, l’occulto al conoscibile, il miracolo alla legge
comune. Ma le difficoltà non erano vinte. 11 CnooKBs, forse disanimato da
qualche delusione non ancora dichiarata durante il corso delle sue esperienze,
fors'aneo dissuasone dall’animavversione delle sfere ufficiali o dal discredito
che la cattiva accoglienza fatta alle sue ricerche psichiche poteva gettare
sovra le altre sue mirabili scoperte nel dominio della fisica e della chimica,
abban¬ donò la via per cui si era incamminato con tanto fervore e con cosi
buone promesse: e lo “ spiritismo scientifico „ rispetto ai fatti medianici
fisici sperimentabili è tuttora quale Pirli lo ha lasciato or sono trentatrè
anni, quasi senza aver compiuto un passo in avanti. D’altra parte, le indagini
del Bu'iikt, che pur si movevano arditamente in un’orbita distinta da quella
circoscritta troppo dal Buail» col suo " ipnotismo . , le stesse
bellissime osservazioni di Azam sul doppio io, fu¬ rono per alcuni anni
assorbite dalla preponderante influenza di Cuakcot e dalla battaglia fra le due
Scuole ipnologiche di Parigi e di Nancy. Tutti ricordano le fasi di questa
lunga lotta: una scuola trovava la base dell’ipnotismo nella ma¬ lattia, nella
neurosi; l'altra la scorgeva, pjù giustamente e con più fino criterio
analitico, nella psicologia individuale e collettiva. I due decenni tra l’80 e
il ’900 furono contras- segnati da una fioritura innumerevole di articoli,
memorie e libri sull’ipnotismo secondo i due punti divista: ciò valse almeno a
rendere popolari i nomi, se non i precisi con¬ cetti, di ipnosi, di
suggestione, di autosuggestione... Il famoso neuropatologo Parigino, dopo
aver sistemata a modo suo la fenomenologia dell’ipnotismo facendone una
appendice ed una manifestazione della neurosi isterica, auto- suggestionandosi
fra le sue malate della Salpètrière, e sug¬ gestionando, colla autorità del suo
nome, una vera falange di discepoli di seguaci e di imitatori in tutte le
(dioiche del mondo — me compreso! — s'era bensì accorto all ultimo che i
fenomeni ipnotici da lui studiati (o provocati?) non erano tutto il “
magnetismo animale , nè tutto il “ supernor¬ male psichico ,. Invero, questo
nel frattempo continuava a sussistere indipendentemente dall’ ipnotismo
braidiano o dalla suggestione bernheimiana. Perciò lo Ciiarcot aveva
promesso di portare le sue investigazioni anche sui fatti dello “spiritismo ma
la morte gli impedì di effettuare tale divisamento. E forse molto più innanzi
saremmo adesso, se un uomo dall' ingegno potente e dalle ricche risorse, come
quel grande maestro, si fosse accostato venti anni fa alla feno¬ menologia
medianica, ricalcando pei fatti fisici le orme di Crookes, per i psicologici
quelle di Ricukt. Ma sta il fatto storico che la luce non c’ò venuta dalla
Francia, uè men che mai dalla Germania, dove sotto il peso dello scetticismo di
Wcnut e sotto il colpo della pazzia da cui si disse colpito lo ZOllneii, che fu
il solo scienziato tedesco di fama avvicinatosi con coraggio allo spiritismo
perle sue ricerche di fisica trascen¬ dentale sul medium Slade, la scienza universitaria
è stata ed è tuttora ancora più arcigna e inimica verso la Metapsichica : la
luce sullo spiritismo ci è venuta dall’Inghilterra. Fu nel gennaio 1882
che dietro l' iniziativa del dublinese prof. V. F. Bakrett si riconobbe la
necessità di una investiga¬ zione sistematica sui fenomeni fisici del
neo-spiritualismo e su quei subbietti apparentemente aliini, delle apparizioni
di fantasmi, della trasmissione del pensiero, della chiaroveg¬ genza e delle
manifestazioni generali della cosi detta “ media¬ nità „ . All’eminente fisico
si accompagnarono subito uomini di opinione diversa, ma tutti di alto ingegno,
di vasta coltura, di animo aperto ad ogni novità: da una parte, degli scien¬
ziati non ancora spiritisti, il filosofo E. Sigdwick, il tìsico A. Balfour-Stewa
rt, gli psicologi En. Giuinev, Finn. Mveks, il dottor R. Hutton, cui si
aggiunsero in breve l’ex-prirno ministro Arturo Balfoub, Lord Ri te, Francesco
Poumore, il fisico Oliviero Lodge; dall’altro, alcuni fra gli spiritisti più
autorevoli e seri, Stainton Moses, Rog cileno Dawson, Tbobaldo Morell, E.
T. Bennett, il dott. Wild . Così nacque quella celebre Society for
psychical Research, che Ila finalmente incominciato nel campo della psicologia
super¬ normale l’opera metodica da tanto tempo attesa, con finalità scientifica
immane da ogni sistematico preconcetto. La creazione di questo centro
comune di studi , privo d’ogni colore settario e dogmatico in un senso o
nell’altro, è stata una grande e luminosa affermazione di quel senti¬ mento
civile di mutua tolleranza che oggi deve riunire tutti i veri studiosi per la
ricerca della Verità. Sullo stesso ter¬ reno degli “ studi psichici , in ogni
parte di Europa e di America procedono insieme uomini di segnalato valore: il
fi¬ siologo RionET, il oolonn. De Rocuas, l'oculista Dariex, il magistrato
Maxwell, l'astronomo Flammarion, il fisico D'Ar- sonval, i neuropatologi
Brlssaud e Ballet, i dottori Joire e Mangin, i filosofi Bergson Boiuao e Liabd,
il conte di Gramhont... in Francia ; il prof. G. Ochorowioz in Po¬ lonia; il
consigliere aulico Aksakoff e il professore Borr- lerow in Russia; il dott.
Schrenck-Notzing in Germania; il filosofo-psicologo Flournov in Svizzera ; il.
conte B. di Vesme. il grande nostro antropologo Lomisroso, il dott. Er- macora,
il fisico Finzi, il celebre astronomo Sciiiapi-arelli, il gruppo genovese di psicliicisti
capitanato da E. Bozza no e G. Venzano e quello milanese da Marzorati e
Raveggi, in Italia; il famoso psicologo G. James e il filosofo llvsi.or
in America; il dottor Hodgson dall’Australia . Molti di questi nomi
appartengono, lo si vede, alla prima aristocrazia scientifica; e se in riguardo
ai fenomeni ultra-psichici do¬ vessimo attenerci al criterio dell’autorità per
formarci un’opi¬ nione, servendocene accanto agli altri due dell’esperienza di¬
retta e del ragionamento, certo dovremmo riconoscere alla Metapsichica, poiché
si presenta coltivata e protetta da uo¬ mini siffatti, il diritto di figurare
accanto alle discipline scien¬ tifiche dotate di principi logici, di metodi
rigorosi e di un avvenire degno d’ogni fiducia. La corrente investigatrice
dei fenomeni psichici è venuta ingrossando anno per anno: un numero sempre
maggiore di Società, di periodici, di sperimentatori, costituisce la prova
materiale della sua vitalità ; ed i risultati delle sue indagini, delle sue
inchieste, delle sue sperienze sono diggià tali da prometterci una messe sempre
più ricca e feconda. Vi sono da vincere ancora molti ostacoli, e primo fra
tutti la instintiva tendenza di alcuni cultori della Metapsichica a
generalizzare, a indurre immaturamente ed a dedurre an¬ cora più
affrettatamente, a teorizzare; ma questo difetto è proprio delle scienze
giovani in via di formazione, sempre esuberanti, sempre ardimentose. Se a pari
di tutte le altre “discipline scientifiche, la Metapsichica saprà liberarsi di
co- desti impazienti ed entusiasti, o, per lo meno, se saprà fre¬ narli e farli
tacere in tempo, prima che ne compromettano le sorti col dare nascita e sfogo
ad ipotesi malfondate o pre¬ mature, essa si porrà sul cammino sicuro della
Ricerca esatta. Bisogna ed urge che essa si attenga rigidamente a questo
programma: — l’osservazione e l’esperimentazione, prima: le spiegazioni e le
dottrine induttive, poi. II. Medi e medianismo.
La ricerca fondamentale: — ' il medianismo Secondo la stretta
applicazione del metodo positivo, nella ricerca metapsichica bisogna tare, anzi
tutto, lo studio dei “ medi „ e «lei u fenomeni di medianità B , affrancandosi
tanto dal giogo dello scetticismo irrazionale e tenace fin qui osten¬ tato
nelle sfere in cui troneggia l’incredulità accademica, quanto dal fanatismo
delle congreghe o sette spiritistiche kardechiane o davisiane, occultistiche,
teosofiche , illumi¬ nistiche e alchimistiche. Su questa via regia delle vere
in¬ dagini sperimentali e positive siamo diggia a buon punto. L pili seri e i
meno infiammati fra gli adepti avevano visto be¬ nissimo che a salvare il
vecchio e tremulo spiritismo-sistema filosolieo-socinle, si doveva dare il
passo ai metodi positivi, chiuderlo invece agli impressionismi ed ai
sentimentalismi. Se non che, la dottrina spiritica, massime dopo la hsio-
psicoanalisi dei fatti metapsichici di medianità, si viene aihe- Voleudo,
smorzando, mutando. Si lascia oramai in disparte il contenuto intellettuale
della fenomenologia spiritica per in¬ vestigare la genesi e la natura delle
cosi dette facoltà me¬ dianiche e salvo a riprendere poi col dovuto rigore di
critica la demolizione delle viete dottrine, adesso si ricostruisce di pre¬
ferenza lo “ Spiritismo senza spiriti Puf) parere un bisticcio, ma non lo è
agli occhi di chi guarda con mente serena e non impacciata da vincoli di sètta
o di scuola le odier¬ nissime “ ricerche psichiche „. Non solo ai lavori di spi
mia ,1 convinti si vede dato il titolo men compromettente di Me¬ dianità ,, di
“ Medianismo di 4 Studi medianici „, sebbene. codesti termini siafio uno
strascico verbale di concetti espli¬ cativi ben determinati e propriamente
inspirati alla vecchia ipotesi spiritica: ma per di più, al nome
latino-romanico di “spiritismo , si sostituisce quello anglo-sassone di spiri¬
tualismo,, e la qualifica di "spiritista, si muta volentieri nell’altra
meno precisa di “ psichista , o “ psiehicista Le ricerche fondamentali
dello spiritismo scientifico sono rivolte a due intenti: — 1° ad accertare la
realtà ed auleti- tirila dei fenomeni medianici-, - 2“ a stabilire la
Jiswpsico- loqìa e la psicopatologia dei soggetti aventi la facolta di pro¬
durli . ossia, per usare il vecchio termine, dei medium, hi- rifa cosi tutto il
cammino percorso durante questi sessanta anni, ossia si ritorna là donde si
sarebbe dovuto prendere le mosse con la necessaria circospezione
scientifica. È chiaro che si deve ricominciare con lo studio dei feno¬
meni elementari, delle manifestazioni più agevolmente accer¬ tabili della
facoltà chiamata medianica o “ medmmuita , o « medianità „ (quantunque, come
dissi, il termine includa e sot¬ tintenda. una dottrina determinata, lo
adotterò per ragioni di brevità e perchè oramai è consacrato dall'uso). Si
dovrebbe, ad es„ investigare il l'atto apparentemente semplice del movi¬ mento’
di un oggetto senza alcun contatto : 1 innalzamento di un tavolino per l'aria,
la sua “ levitazione „, come la desi¬ gnano, è di questo genere; — eppure, non
sembra ancora assi¬ curato alla psicologia supernormale ilo dice L. Uicuet), jier
quanto si ci siano messi attorno investigatori d altissima competenza nelle
discipline fisiche e meccaniche. Lo stesso dicasi delle “ luci fluidiche ,: —
furono tra ì tatti iniziali nella serie delle manifestazioni visibili; eppure,
non sono ancora state oggetto di ricerche sicure: se ne posseggono descri¬
zioni e fotografie, ma non vengono da fonti assolutamente pure da preconcetti
spiritici. E che sappiamo noi a tutt oggi dei famosi picchi o raps, che pur
sono, a detta degli spi¬ ritisti, — ed è vero - la manifestazione più volgare
delie sedute e la più spontanea e tradizionale degli “ Invisibili » • Nulla o
ben poco ! Taccio poi delle cosi dette materializ¬ zazioni di forme e di
fantasmi: persino fra gli psiclncisti ve qualcuno che non le ha vedute con certezza
o che, avendole viste, non ne è o non se ne dice affatto sicuro. Per me,
dunque, è, oggetto di maggiore stupetaziOne, non già il contenuto barocco e
pseudo-filosofico dello spiritismo moderno, bensì il caso curioso che esso si
regga su basi cotanto incerte e fortuite, su fenomeni cotanta disputati o si
fieramente negati in massa, su soggetti medi cotanto sospettabili, su una
tecnica cotanto grottesca, e su una buona fede cotanto degna di sorte migliore.
Il “ miracolo „ più «rande dèlio spiritismo è... lo spiritismo stesso; e il
fatto psichico più “ supernormale „ che si possa imaginare è la sua pretesa di
essere ormai giunto alla fase scientifica. Che strano concetto si ha delle
scienze e dei suoi metodi e cri¬ teri di prova in certi ambienti spiritici o
psichicisti! E si badi, in proposito di tali indagini, che per detta dei
medesimi spiritisti i medi da prendere in considerazione sono scarsissimi negli
stessi centri spiritici più caldi e più numerosi. Anche prescindendo dal
Nord-America, dove i falsi medium spesseggiano e imperversano, nell'Inghilterra
si è diventati diffidentissimi : una buona parte dell’operosità della Società
per le ricerche psichiche si esaurisce nello smascheramento delle medianità
menzognere. L’Olanda, la Spagna, il Sud-America son torse, in rapporto al
numero degli abitanti, i paesi dove le dottrine e pratiche dello spi¬ ritismo
hanno la voga maggiore: ebbene, il va.n db Wall dell’Aia confessava al
Congresso dell’89 che in tutti i Paesi Bassi si conoscevan pochi medi meritevoli
di assoluta fiducia ; e il De Souza Cooto narrava al Congresso del ’900 d’aver
penato assai a trovare un medium sicuro ed efficace, fino alla scoperta casuale
della medianità in una dama della sua famiglia. Anche per la Francia, patria di
Allan-Kardeo e dello spiritismo dogmatico, lo Ohadlois in pieno Congresso
lamentava la mancanza assoluta di buoni medi per la propa¬ ganda: e alle
sollecitazioni dell’Istituto internazionale di Psicologia, diramate per ogni
dove allo scopo di trovare dei medi che acconsentissero all’esame delle loro
facoltà, nessuno ha ì-isposto dal 1904 a oggi ! In Italia, lo stesso. Da quando
si è saputo che io mi occupo di spiritismo e psichicismo, mi è giunta un"
infinità di consigli, di propóste e anche di invettive, pazienza; ma mi si sono
pure denunciati fenomeui strepitosi di medianità, e indicati nomi e gesta di
medi * ottimi „ e * meravigliosi Quando però ho voluto acco¬ starmi a quei
fenomeni, tutti sono svaniti (come mi avve¬ niva anni fa per le meraviglie
dell’ipnotismo, della lettura del pensiero, della trasposizione dei sensi...):
e quando mi sono dichiarato dispostissimo e lietissimo di vedere quei medi in
azione, non son riuscito ueanco a ottenere più un seuir plice colloquio. Cosi
la investigazione seria viene uccisa prima di nascere, e il mediumnismo sembra
voglia sfuggire al ci¬ mento della prova anche più elementare, che è la pura e
im¬ mediata osservazione. La storia dello .spiritismo ei dice che i medi
accessibili a sperimentazione scientifica non sono fin qui stati molti. Al¬
cuni dei più famosi, per es., l'Home e lo Slade, sono morti ; dei viventi,
qualcheduno s’è ritirato dall’agone e si limite a tener conferenze o a scrivere
articoli, come la D’Espéranee. Quasi sempre i medi si fanno ammirare in circoli
ristretti o privatissimi, dove la scienza vera non penetra mai o pe¬ netra a
stento: per es. la moglie dell’ammiraglio russo De Pro niTKOFF, donna Marinila
Alice De Correa che è quella segnalata dal Souza-Oouto, la sigr,‘ Maria V***
illustrata dal Dusaiit, la Smith-Muller dopo le indagini del Fi.oubnoy, i
Bandone di Roma, ecc. Poi vi son quelli che volentieri sfug¬ gono ad un
controllo serio, e sono i più, massime fra gli Americani; quelli sempre
sospettati, come il romano A. Po¬ liti; infine, non mancano, a parer mio, i
conclamati psi¬ copatici, come la D’Agullana. Qualora anche l’uomo di scienza
sia ammesso a “ vedere „ , e, secondo che dicono con illusorio eufemismo, a “
sperimentare „, deve in ge¬ nerale sottoporsi a condizioni, se non
antiscientifiche, per lo meno ana- o prescientifiche; e gli parrà soventi volte
di essere un astronomo entrato per caso in un baraccone di astrologò o un
chimico in una fucina di alchimisti, o un medico- biologo in uno stambugio di
erboristi e tauma¬ turghi. Nella migliore delle congiunture , gli si concederà
quella operazione mentale che negli ultimissimi tempi (1906) si lasciava
generosamente libera a chiunque era ospitato nella famosa villa Carmen presso
Algeri, in casa della Generalessa Notti, dove i medi erano almeno quattro alla
volta e i fantasmi materializzantisi altrettanti: vedere e non
toccare. Dei moltissimi medi, il cui nome si incontra ad ogni pagina
nelle pubblicazioni spiritistiche, massime di quelle che se¬ guono gli
ammaestramenti kardechiani e consimili, de' medi psicografi, degli intuitivi,
dei visionari, la immensa mag¬ gioranza sfugge all’esame degli scienziati
competenti. Pertanto risulta che oggidì i medi suscettibili di investigazione
me¬ todica si contano sulle cinque dita della mano. Su quattro donne sopratutto
si agitano da tempo le questioni della veridi¬ cità e della attendibilità delle
prove : e son la italiana Eusapia Paladino, le nord-americane Eleonora Piper e
signora Pepper, la inglese signora Thompson. Cogliamo, dunque, l’occasione
d’esaminare a fondo, se è possibile con buone norme psico¬ logiche, la
medianità di Eusapia : delle quattro è quella che porge, con i suoi
stupefacenti e relativamente facili fenomeni fisici, le maggiori
possibilità ad una ricerca obiettiva vera¬ mente proficua, veramente sicura.
Le varie forme della medianità. Una delle difficoltà maggiori
che incontrano tutte le 4 So¬ cietà di studi psichici „ (ii nome è poco bene
scelto e forse sarebbe stato preferibile quello di 4 iper- o meta-psichici „),
anzi la difficoltà massima, l'abbiamo visto, sta nella scarsità di buoni e
sicuri soggetti da studiare, tanto se si tratta di semplici ricerche
sull’ipnotismo e magnetismo animale, quanto, e più, se si vogliono spingere le
indagini negli sterposi e fino ad oggi quasi inesplorati campi dello “
spiritismo Qui si comincia dall’ignorare quasi ilei tutto la fisiologia
la psicologia e la stessa patologia dei “ medium ,, cioè di quelle persone che
sole, secondo la ipotesi spiritica, servono da intermediari fra i viventi ed il
mondo degli spiriti, e che ne agevolano le comunicazioni permettendo alla “
tluidità peri¬ spiritale o astrale di questi spiriti la captazione e l'uso
della loro 4 liuidità vitale Toltene le bellissime osserva¬ zioni di Pietro
Janet sull’automatismo medianico scrivente e di T. Flou luto v sulle
meravigliose personificazioni del suo celebre soggetto, la signorina Elena
Smith, le nozioni scien¬ tifiche sulla 4 medianità „ sono in generale di
seconda mano ; ossia si limitano a quanto ce ne dicono gli spiritisti mede¬ simi,
per lo più semplici e fiduciosi orecchianti in psico¬ logia, quindi o incapaci
o incompetenti. Fino ad oggi nè Lomiiroso, nè James, nè Riciiet, nè Oohorowigz,
neanco lo stesso Mybrs, hanno raccolto sulle “ facoltà medianiche „ elementi
positivi sufficienti ad illuminarne, pur da lon¬ tano, la natura e il legame
cou le altre attività bio-psichiche. Quanto ai fisici che si sono accostati
all’argomento, nè Crookiss, nè Varley, nè D'Ausonval, nè lo stesso glorioso e
sfortunato Curie, hanno saputo o potuto esprimere nn solo concetto
approssimativo sul posto che alla 4 forza me¬ dianica „ spetterebbe nella serie
delle energie cosmiche. I medium non si lasciano studiare facilmente
nella loro personalità, perchè se sono falsi (e ve u’è un numero strabi¬ liante,
massime nei paesi Anglo-Sassoni e in Francia), natu- VARIE FORME DI
MEDIANITÀ 79 miniente temono die da tale esame siano
anche svelati i loro processi trandolenti; e se sono sinceri, hanno ragione di
lagnarsi dell’ostinato dispregio in che li ha tenuti portanti anni la scienza
ufficiale. Da parte loro, gli scienziati com¬ petenti a giudicare dello stato
fisio-psicoìogico dei medium non sono i fìsici nè gli astronomi, ai quali
sembra dall’opi¬ nione pubblica voglia affidarsi l’esclusivo titolo di giudici
della medianità. Sicuro: Guglielmo Crookrs e Giov. Schiap¬ pa relli, ad
esempio, sono due grandi scienziati. Ma quando si pensa che il primo ha avuto a
sua disposizione la si¬ gnorina Fiorenza Cook per circa tre anni, e che ad
eccezione dei suoi mirabili e classici sperimenti d’ordine tisico e mec¬
canico, non ha saputo dirci nulla sulle condizioni somatiche e mentali del
medio, e tanto meno ci ha dato il quadro del determinismo psicologico
individuale e collettivo nel quale avvenivano i fenomeni e sopratutto le
materializzazioni ce¬ leberrime dello “ spirito „ di KatieKìng-, quando si
leggono le riservate conclusioni del nostro sommo astronomo messo al cospetto
dei fenomeni dell’Eusapia che egli, alla pari di tutti gli osservatori, doveva
considerare esclusivamente nella loro esecuzione per cosi diro materiale;
quando a ciò si collega la immensa e pressocchè inutilizzabile moltitudine di “
sperienze „ compiute da dotti e indotti non psicologi sui fatti medianici, e
dove non si va quasi mai oltre alla loro esteriorità e appariscenza, e dove ben
poche volte se u’è potuto per ovvie ragioni analizzare il determinismo bio¬
psicologico ; — allora si deve augurarsi una ripresa di simili studi ab ovo :
voglio dire, una investigazione fondamentale sulla vera genesi e natura della
medianità. Bisogna però rico¬ noscere che ci sono da fare distinzioni
importanti, le quali restringono ogni giorno dippiù la vecchia cerchia
spiritica anche a detta degli stessi spiritisti (àksakofk, Delanne,
eco.). Si sa che i medi sono di vari tipi. — a) Il più comune, quello
scrivente per automatismo, ha la sua fisio-psicologia già quasi accertata.
Rimane lo scrivente in modo diretto , ma è rarissimo, e gli esempi che se ne
citano, svegliano sospetti (Slade. Eglinton), massime dopo che abili
prestidigitatori, come Davey, ne hanno smascherato e ripetuto il giuoco,
( Hoduson). Qui pertanto c’è da stabilir prima la autenticità del fatto: in
seguito, verrà lo studio sul determinismo psi¬ chico della cosi detta “
psicografia „. b) Altre categorie di medi, ad esempio gli intuitivi, gli
udi¬ tivi, i veggenti (o visionari sullo stile di Swedenbobu), f musi¬ cisti e
i disegnatori analoghi agli scriventi per automatismo so pure offrono
molta importanza per la metapsicologia, cadono per lo più nel dominio dei
fenomeni mentali di abbastanza facile interpretazione. Quando dall’albero fron¬
doso della psicologia supernormale si taglino i rami ecces* sivi i parassitari
e gli appiccaticci, si resta davanti a fatti di automatismo senso-ideo-motorio,
di telepatia, di seconda vista o chiaroveggenza ; vale a dire, a fenomeni “
psichici „ nel senso odierno, sia pure, ma pur sempre a fenomeni abbor¬ dabili
con metodi e criteri psicologici. c) Il tipo a incarnazione, nel quale
cioè si presume venga a incarnarsi temporaneamente uno spirito che parla per
bocca del medio, appartiene alla categoria abbastanza nota ai psico¬ logi dogli
sdoppiamenti di personalità, e non si scosta molto, qualunque cosa pretendano
gli spiritisti, dalla psicologia patologica. Anche in questo tipo di medianità
intellettuale ha un còmpito amplissimo la telepatia, che non è più spi¬
ritismo. Supponendo accertata la sincerità dei medi nei quali avviene la incarnazione
transitoria o la possessione, nessuno vorrà sostenere che le indagini sul
dinamismo psicogenetico di cotali fenomeni vadano lungi dalla sfera di
competenza del psicologo. Ma per ciò che è l’identità personale delle “ entità
occulte », si passa (lo scrivo con disgusto, ma ripeto quello che han già detto
il Flournoy e qualche spiritologo più illuminato) si passa pur troppo in una
sfera di inve¬ stigazioni che quasi non è piu d’ordine scientifico, ma d’ordine
morale: presso a poco nel dominio della po¬ lizia giudiziaria! Bisogna infatti
eseguire una “ istrut¬ toria », fare il “ processo „ d’ogni singolo caso
d’incarna¬ zione": e allora... ! Questa identificazione personale
dei defunti che si rima¬ nifestano, dei disincarnati che ritornano al commercio
cogli incarnati, è il grande e supremo intento della dottrina spi¬ ritistica,
ma è anche, fino a tutt’oggi, il massimo scoglio contro il quale essa ha
naufragato, quantunque si so¬ stenga che accanto agli innumerevoli fallaci
tentativi di “ identità degli spiriti , comunicanti, se ne sia accertato
qualcuno indiscutibilmente e irrefragabilmente. Si cita sopra tutto la
identificazione dello spirito di un Giorgio Pelham manifestatosi per il
celeberrimo medio americano, la signora Piper: e due filosofi e psicologi di
valore, I’Hodgson e I’Hyslop, avrebbero legato il loro nome a questa
meravigliosa avventura. Peccato che sotto l’aspetto scientifico tutta la
apparente enorme ricchezza accumulata nei fasti dello spiri¬ tismo prima della
odierna fase psichicistica, si risolva in monete false o di lega metallica
similoro, messe e accettate bonariamente in circolazione, ma oggi cadute fuori
corso! d) I medium tiptologi o tiptografi, quelli che fanno parlare i
tavoli, cominciano a destare un po’ più l’interesse degli stu¬ diosi. Il
meccanismo tisio-psicologico degli sdoppiamenti e della coscienza subliminale,
come l’ha designata P». Mnsns, poti à illuminare, torse, i messaggi e le
comunicazioni, purché in taluni casi gli si aggiunga il grande coefficiente
telepsi¬ chico o “ mentevismo,, termini spiritistici significanti la sug¬
gestione mentale o trasmissione del pensiero. Ma il movi¬ mento del tavolino
non è spiegabile con questi processi interiori o psicologici ; e nemmeno lo
sembra con la vecchia teoria dei movimenti incoscienti, salvo i numerosissimi
casi spuri e falsi. Qui siamo già di fronte a dinamismi ignorati, a forze
verosimilmente diverse dalle ora conosciute; ma la indagine ne va fatta senza i
preconcetti inspirati dalla fisica e meccanica ordinarie, le quali non veggono
che il lato ma¬ teriale dei fenomeni e non penetrano al di là della super¬
ficie. Il moto, o la oscillazione vibratoria, o il sollevamento del tavolo è un
fatto fisico, sia pure, ma è nello stesso tempo un fatto psichico perchè rivela
una intelligenza ed una volontà. E, dunque, la analisi psicologica dei fenomeni
tiptici che può dirci donde viene cotale energia; mentale. e) La persona
che muove i tavoli senza contatti o, quanto meno, con contatti sproporzionati
all’effetto, appartiene diggià alla categoria piuttosto rara dei medi ad azioni
fisiche o mec- laniche ti distanza , di cui la Paladino è oggi il campione più
famoso. Questi medi raggiungono talvolta poteri addirittura strabilianti, che
sembrano contraddire, ad esempio, la legge di gravità, e non si adattano alle
formule della meccanica né al parallelogramma delle forze, a quei principi cioè
che ci rendono l’Universo comprensibile e razionale secondo le argomentazioni
della logica normale e della scienza esatta. / ) Ma. oltre ad essi vi
sono i medi ancora più rari che si direbbero plasmatori, in quanto posseggono
la straordinaria facoltà di esteriorizzare „ fuori del loro corpo i “ fluidi
vitali o perispiritali „ di cui questo dispone in tutti gli individui, ma che
non in tutti soli capaci di fuoruscire ren¬ dendosi tangibili, visibili,
fotografabili . La teleeinesia e la materializzazione „ di forme che gli
astanti possono per¬ cepire, sono presso all apice, tanto dello “ spiritismo „
inteso rigidamente nei suoi canoni kardechinni ancora dominanti presso tutti i
circoli e presso tutte .le diramazioni della scuola o sètta o confraternita
classica, quanto del “ psicliismo , Moksei.1,1, Psicologia « spiritismo.
n che accoglie oramai il gruppo più serio e indipendente degli studiosi
della fenomenologia medianica. Per il Prlln° ’ h u sono gli spiriti o anime dei
defunti che impadronendosi del “ fluido del medio arrivano a materializzarsi in
modo piu o meno completo, ad agire, a manifestarsi, ad apparire , ; e cosi
saremmo alle “ manifestazioni „ sensibili di un mondo ordinariamente
ultra-sensibile o uUra-terreno, dell Ai di 1 quasi costantemente ed
universalmente invisibile ed intan bile- saremmo agli “ interventi , ed alle /
apparizioni, di fantasmi veri e veridici, che i credenti nel o spintismo
sostengono identici a determinate persone già uscite di vita o disincarnate. 11
psichicismo, invece, quando ammetta la realtà dei fenomeni (ciò di cui il
sagacissimo gtuppo In¬ glese della S.f. p.R. sembra assai spesso dubitare .non
crede per ora di andare oltre alla ricerca positiva del fatto nel presupposto
di dinamismi bio-psichici tuttora ignorati. Le " materializzazioni „ sono
un problema oscurissimo, cosi fisico come psicologico, che rasenta il pai
adesso. g) Ci troviamo egualmente nella parte piu discussa j della
medianità quando ci si citano i medi apportatori, guelfi che - apportano „ da
lontano, magari attraverso porte e preti, oggetti materiali, ad es. fiori,
ramoscelli d alberi .sassi, con¬ chiglie, gioielli, monete, pezzi archeologici,
eco. Per C0“Pre^ dere tale “ fenòmeno „ si suppone che essi abbiano il potere
d. dematerializzare tali oggetti, di disaggregarne la compagine molecolare, di
farli attraversare cosi disaggregate traverso corpi ancora materiali,
finalmente di ricomporli tali e quali, ossia di' riaggregarne le molecole
affinchè riabbiano i loro ca¬ ratteri fistef e materiali quando vengono a
ricomporsi ne le mani degli astanti. Miracoli, di fronte ai quali tutte le espe
rienze dei Laboratori scientifici sono un Kloclie'®'lo'R0'' -presa la
liquefazione dell’aria di Piotet mazionedi diamanti artificiali nel forno
elettuco di Moissan la stessa acclamata telegrafia senza fili di M Arnioni
! Ma gli “apporti, sono un argomento gravissimo d dubbio Se raccertarli
non è facile. La non rata smaschera tura di medi falsi apportatori fra cui 1
Anna Rothe di Ber lino il famigerato medio degli aranci e dei fiori, e poco
corretto portamento di altri, ad es. del Bai ®^j C ^ coni- tavolette caldaiche
e monete assire di Poco ' ^ J perate sui mercati pseudo-archeologici di
Dàmasco Beyreuth, obbliga lo studioso seno ad unasonmadUh denza e gli stessi
spiritisti piu imagmosi ad un grande riserbo. L'apporto, simile in ciò alle
fotografie spiritiche, ha occasionato gravi delusioni, giacché la sua frequente
fraudo¬ lenza ha prodotto incrinature ad totani sabstantiam nell’edi¬ ficio
teorico-pratico dello Spiritismo. Adunque, prima di slan¬ ciarsi nelle regioni
astruse della * fisica trascendentale „ IZòlIjNEb), dello spazio a n
dimensioni, della evoluzione e trasformazione alciumica o ermetica della
materia, bisogna cominciare con più prudenza a studiare la mentalità dei
medi apportatori; psicologia e . polizia giudiziaria! li) Colloco agli estremi
della scala di medianità quella che dicono psicometria (non si sa poi, per
quale pervertimento di un termine scientifico da lunghi anni adoperato per il
ramo di psicologia sperimentale rivolto a studiare la legge del tempo nei fatti
psichici!). I medi * psieometri „ sono quelli che al contatto di un oggetto
appartenuto ad una persona, sia vivente presente o lontana, sia defunta, ne
sanno ilare i connotati, indicare le vicende, intuire anche cose scono¬ sciute
agli stessi interroganti e che poi si trovan vere. Sono numerosissimi nei paesi
Anglo-Sassoni, dove di questa loro singolare facoltà fanno mercato: un’intera
pagina in-l° a due colonne e a caratteri fitti del “ Light „, il gran gior¬
nale spiritico di Londra, ne fornisce nomi e indirizzi e ta¬ riffe ad uso dei
buoni clienti. Qui — supposto di non ca¬ dere tra le mani di ciurmadori e di “
sonnambule , disoneste — siamo di fronte a fenomeni, che non soltanto vanno
oltre ni confini di ogni nostra concezione scientifica positiva, fisica o
psicologica, ma che pure si rivelano mediocremente acces¬ sibili alle
abbastanza elastiche teorie del psichismo. Certo è che le divinazioni “
psicometriche „ non hauno da fare di¬ rettamente colla ipotesi spiritica, anche
se si congetturano delle radiazioni del pensiero, il quale lasciasse qualche
cosa della sua aura ovunque venga espresso. Ad ogni modo, anche qui c’è un lato
psicologico fondamentale da investigare: la sensitività particolare degli
psicometri, la mentalità degli in¬ dovini e quella . dei clienti. i)
Quanto ai ramoscelli ancor più aberranti dati dalle altre divinazioni presunte
medianiche, ad esempio la cristalloscopia, un psicofisiologo vorrà prima
vederci chiaro col lume dato dalle nozioni sulla suggestione ed
autosuggestione: solo quando abbia eliminato ogni fattore di natura
psicopatologica, potrà passare nel dominio degli studi psichici e trattare,
anzi tutto, il problema telepatico. In sostanza, la telepatia hn spostato molti
fenomeni fino a ieri considerati come ti¬ picamente spiritici. Chi deve
studiare la medianità ? Si scorge da tutto ciò come nello studio
della medianità sia intempestivo e superfluo mettere avanti la ipotesi spiri¬
tica prima di averne stabilita la psicogenesi. Ora, il dibattito che qualcuno
ha creduto sollevare sulla competenza di chi avrebbe avuto il diritto di
osservare e di interpretare per primo i così detti “ fenomeni spiritici „, è, a
parer mio, ri¬ solto da questa imprescindibile e fondamentale esigenza della
stessa medianità. Qualcuno — forse perchè voleva eludere la giusta accusa di
immaturità e di precipitazione nel conclu¬ dere, nonostante la sua valentìa di
specialista in questo o quel ramo di medicina o di fisica, — ha proclamato che
l’esame dei fenomeni medianici poteva essere fatto da ogni persona dotata di
buoni sensi e di senso connine. Ma codesta pre¬ tesa ingenua o temeraria o
astuta (secondo i casi!) sarebbe la condanna di ogni tecnicismo specializzato,
la negazione di ogni metodo sperimentale, la morte d’ogni disciplina scien¬
tifica: il “ dilettantismo „ elevato a nonna di ricerca e a criterio di
giudizio?! Certo, le questioni di competenza sono nel campo scien¬ tifico
irritanti ed antipatiche, giacché mettono in azione la molla dell’amor proprio,
lo spirito di casta, la dignità pro¬ fessionale ed altri sentimenti consimili
di indole egoistica. Nel diritto teorico e pratico le competenze trovano norme
prestabilite e Corpi giudicanti fino alla terza istanza, per essere definite e
convenientemente assegnate. Ma nella scienza la cosa è diversa: le pretese “
leggi dei fenomeni „ non hanno sanzione alcuna, neanco son “ leggi „ nel vero
significato della parola; e il rispetto verso le gerarchie accademiche ha più
danneggiato che favorito il progresso. Questo fatto è evidentissimo nella
storia dolio spiritismo e di tutta la psicologia supernormale: bisognerebbe,
dunque, lasciarvi la più ampia libertà diesarne e di apprezzamento; tanto più
che vi è un primo passo da fare pel quale non occorre essere uomini di scienza
e tanto meno di una data scienza: vi è da accertare con buoni e sani occhi, con
mani agili e pronte, che i fatti esistano ! NECESSITÀ DI CONOSCENZE
SPECIALI E sta bene: per la materialità del fenomeno, per la realtà della*
manifestazione per Inautenticità della ‘•comu¬ nicazione „ basta avere occhi,
tatto e criterio ordinari... Ma anche per vedere che i corpi abbandonati al
proprio peso cadono verso terra, non occorre essere uri Galileo; per discernere
che una candela illumina e scalda solo quando la stearina si fonde e si
consuma, non occorre essere un Tendali. nè un Bertuelot. Se invece qualcuno
volesse co¬ noscere meglio il determinismo della caduta dei gravi, o della
combustione d’un grasso, dovrà ricorrere ai lumi del fìsico o del chimico. E
così, per la medianità obiettiva o tì¬ sico-meccanica di un Home e di una
Eusapia, chiunque sarà in grado di accertarsi della levitazione di un tavolo,
chiunque udrà il suono dell’armonica non mossa da mani visibili, chiunque vedrà
nella penombra profilarsi una figura impal¬ pabile... Ma costui sarà penetrato
con queste percezioni elementari nel contenuto “ psichico „ o “ psicologico „
dei fenomeni V II più oculato fra gli astronomi, il più consumato dei tìsici,
il più valente dei fotografi o degli ingegneri, il più abile dei medici, il più
geniale dei pittori e comme¬ diografi, il più esperto degli anatomici, ove non
possegga nozioni di psicologia e metap sichica non si eleverà d’un cen¬
timetro nella valutazione intima del fenomeno medianico al di sopra del bravo
commerciante, dello zelante impiegato, della operosa massaia, della “
intellettuale „ zitella e del militare a riposo, che in generale sono i membri
più in¬ fluenti e attivi dei “ circoli „ o “ gruppi spiritici ,. Già: anche
l’uxoricida Oliva, prima di tentare di seppellirlo nelle acque del porto di
Genova, ha squartato con tagli sapienti il cadavere della sua vittima; ma chi
vorrà dire che per ciò egli sia divenuto un anatomico o un
anatomo-patologo? Bisogna che nello studio della medianità distinguiamo
due generi di ricerca: quella della realtà dei fenomeni, quella del loro
determinismo. Alla prima può bastare qualunque testimone degno di credito : perocché,
come si chiedeva Voltaire, che cosa occorre alla critica storica in tatto di
testimonianze? “ Un gran numero di testimoni: 1“ che siano sensati e abbiano
visto bene ; 2° che siano sani di mente e di corpo; 3° che non abbiano
interesse alcuno nella que¬ stione; 4° che le attestino solennemente „ (Dict.
philoso- phique, art. “ Certitude „). Orbene: i fenomeni spiritici sono stati
accertati da un numero così grande di testimoni aventi tutti questi requisiti,
che risulta ormai assurdo e ridicolo dubitare della loro realtà. Io ho davanti
a me l’elenco degli illustri, che videro e annuirono; e lo trovo, sotto
l’aspetto- epistennologico e metodologico, di un valore formidabile Vj figurano
almeno due o tre centinaia di personaggi dì primo ordine : matematici, astronomi,
fisici e chimici, 'natu¬ ralisti, biologi e antropologo fisiologi, professori
di medicina e cimici, filosofi e teologi, ingegneri, elettricisti, inventori
tec¬ nici ed esploratori, scrittori, letterati e pubblicisti, artisti c
scrittrici, magistrati e alti militari, poeti ed eroi, diplomatici e ministri
di Stato, finanzieri e prelati, dame, principi e sovrani; tutta una eletta per
l'ingegno, per la coltura, pel¬ le bravura, per la posizione sociale, per la
nascita, per la ricchezza, per il potere. Come buttare da banda un insieme si
imponente d. allermazioni decise, di testimonianze disin¬ teressate, di
convinzioni sincere? Eppure, io ne avrei il coraggio, non già per
l'accerta- myUo estrinseco de. fatti, bensì per il loro apprezzamento tnUinseco
: in quanto che, salvo poche eccezioni, tutte quelle autorevoli „ persone,
mancando di competenza psi¬ cologica, non sono giunte a costituire quell’ “
autorità „ che la metodologia scientifica esige quale criterio di verità ;
tanto e ciò vero, che ancora oggi, nonostante le filze di nomi celebn messe in
bella mostra dagli apologisti polemisti dello spiritismo, la immensa
maggioranza degli uomini seguita a non crederci affatto. Per mio conto, ritengo
sufficientissime, anzi esaurienti le testimonianze affermative dei fatti ; ni a
se voglio passare alla . loro comprensione psicogenetica, nò Humboldt o
Sohiapparelli, uè Yittor Hugo o Massimo d Azeglio, nè Sardou o Gordon-Pascià,
nè Edison o Marconi, lle, 1’ udienza Marrtat 0 la regina Vittoria, a parte il
loro valore morale, possono contentare la mia sete di conoscere, la quale
non si appaga con ciechi ossequi alla superiorità men¬ tale e sociale di cotali
testimoni. Neppure un Wallace o uno /oLLNKii, nè menomi Crookes o un Richet
avrebbero forza d‘ impormi le loro opinioni sulla possibilità e veridi¬ cità di
certi fatti spiritici e animici se, oltre al riconoscerli un grande
naturalista, un eminente astrotisico e filosofo, un geniale chimico e fisico,
un valoroso fisiologo, io non li sa¬ pessi anche versati negli “ studi psichici
Mi affido perciò con altrettanta sicurezza alla testimonianza di un Lombroso
•li un Dc-Prel, di un Flocrnoy, di un Brokferio, di un James perchè ninno
dubiterà mai della loro altissima competenza in osservazioni e ricerche
d’ordine psicologico. Infine, accò¬ glierò e ascolterò col rispetto che si
meritano i lavori ei pareri di un Ermacora, di un Aksakoff, di un Mykrs, di
un Gornby, di un GiniER. di un Hodgson fra quelli pur troppo rapiti
alla scienza, di Lodge, Podmobe, De Rochas,.Delanne, Flambarmi», Bozza no e
altri esimi investigatori viventi, poiché so tutta 1 eliicacia che la “ scienza
psichica , da essi creata o coltivata ha avuto, ha presentemente e meglio avrà
in futuro sulla correzione evoluzione ed elevazione del vecchio tarlato spiritismo.
Ma in sostanza, il credito di cui essi godono non deriva dalle peculiari loro
conoscenze fisiche, letterarie, astronomiche, filologiche, mediche,
politecniche, filosofiche, nè dalla loro carica politica o universitaria, nè
dalla loro attività di propagandisti , bensì unicamente dalla loro
specialissima e dimostratissima coltura psicologica. Lo studio della “
medianità „ spetta, dunque, alla scienza psicologica, importa poco se normale,
anormale o supernor¬ male ; se fisiologica o trascendente o fenomenale; se
rivolta al tatto “ psichico „ nel senso consacrato dall’uso classico o in
quello venuto ora di moda per un deviamento sema¬ siologico del termine.
“Psicologia, è il generale, “ psi- chismo „ è il particolare. Gli “ spiritisti
„ hanno sostenuto che bisogna staccare e distinguere assolutamente questo da
quella: ma in che risiederebbe la ragione del distacco? Non vediamo noi forse
la medianità svolgersi su condizioni in¬ dividuali spettanti alle comuni
fisiopsicologia e psicopato¬ logia, constare essenzialmente di fenomeni affini
a quelli piecisamente descritti dai psicologi analisti e dai clinici psi¬
chiatri, arrecare con sè un inseparabile corredo di sintomi ueuro-psicosici e
di effetti somatici osservabili e misurabili con i consueti strumenti della
fisiologia e medicina? Dove termina il normale e dove comincia il “
supernormale „ ? Alla fin dei conti, lo stesso edificio faticosamente costrutto
da Federico Myers e che rappresenta il supremo sforzo del psi- chismo, è
composto, nelle sue fondamenta essenziali, da quelle nozioni ed idee sul
subcosciente che già la psicopatologia aveva a lungo e in largo enunziate e
dimostrate. Qualcuno ha cercato un criterio fuori della scienza già
tatta, ed ha preteso di trovarlo per l’appunto nelle stesse qtotesi che si
debbono sottoporre a positiva dimostrazione. e~°! . ® “ Briect, nella serie dei
fenomeni “ psichici „ lo Spiritismo , comincerebbe soltanto da quelli in cui vi
sono esteriorazione detta sensibilità e motricità ed apparizioni (fantasmi,
materializzazioni): al di sottodi codesti fenomeni vi sarebbe il “ Psichismo „
semplice o di grado inferiore, al quale spetterebbero la lucidità, la visione a
distanza, la te¬ lepatia, ecc. : e ancor più al di sotto si rientrerebbe
nella Psicologia pura „ normale od anormale. Ma ecco un dubbio: nello
stato di salute e in certi stati di malattia non sfug¬ genti alle leggi
consuete della patologia, si può escludere a priori ehe non esista la
esteriorazione nel senso psichicistico? No, certamente: la scienza medica
conosce casi, per quanto rarissimi, in cui s’è osservato, ad esempio, un
effluvio visi¬ bile (Febèi). Dunque, la medianità, pur essendo un fatto ec¬
cezionale apparentemente esulante dai domini ordinari del sapere costituito, e
quindi preterscientifico; pur allargandosi nelle penombre dell’Ignoto, al di là
dei margini di quanto fino ad ora risultò accessibile alla conoscenza ed
all’umana ragione, non diventa ciò nonostante un quid di estraneo alla vita
dello spirito qual’è stato concepito ed abbordato in ogni tempo dalla scienza
positiva ; e anch’essa, la “ facoltà medianica „, è, a pari delle altre nostre,
subordinata ai prin¬ cipi e ai metodi della psicologia. È curioso
rilevare come lo studio esatto della medianità occupi poco posto nella
innumerevole letteratura spiritica. Non ci si illuda sul numero delle
produzioni autobiografiche dei medi o di quelle descrittive dei fenomeni
medianici, che figurano nella bibliografia dello spiritismo: gli adepti della
dottrina e i membri dei circoli e gruppi sfruttano le fa¬ coltà medianiche dei
soggetti, ma non si preoccupano molto del loro stato fisiopsicologico. Con
enorme e fastidiosa pro¬ lissità si distendono verbali dello sedute, ma
unicamente per riferire “ messaggi e comunicazioni Questa miseria di no¬ tizie
non limitate alle curiosità ed ai sentimentalismi ha colpito penosamente gli
stessi spiritisti più competenti (ad es. ìIDklanne, I’Anastay, ÌIMetzger, il
Baudi): essi domandano per ciò con gran voce ai loro gregari impazienti che i
medi vengano meglio studiati e . meno strapazzati. Nè la produzione
teoretica è, sotto tale riguardo, più seria e sicura di quella empirica. Il
famoso Libro dei medi non ha alcun valore scientifico; e infatti il Rivail, da
bravo pedagogista pestalozziauo alla Condillao, accetta la facoltà medianica
già bell’e fatta e insegna a svilupparla e ad uti¬ lizzarla, ma non si
preoccupa delle sue cause ed origini, delle sue condizioni determinanti, delle
sue conseguenze fisio-psicologiche... Per lui, come per quasi tutti gli spiri¬
tisti, il medio “ è uno strumento „, anzi, letteralmente, un “ mezzo „ per
raggiungere il fine di “ comunicare „ cogli “ spiriti E come l’artigiano
incolto non perde il tempo a chiedersi di che materia consti e con quali
procedimenti tecnici fu ottenuto e da quali leggi meccaniche o
dinamiche sia regolato l’utensile di lavoro, martello o dinamo che sia,
del quale si serve, cosi lo spiritista-tipo si conduce ri¬ spetto alla “
medianità „ : generalmente i circoli o gruppi che si riuniscono attorno ad uno
o più medi, non sanno, non capiscono, non investigano nulla ! Più di tutto fa
pena cercare invano nella Bibbia attuale degli spiritisti, — alludo, si
capisce, &\V Animismus nnd Spiritismus dell’AicsAKOFF — qualcosa più delle
venticinque righe dedicate nella prefazione alla fisio-psicologia della
medianità, battezzata in blocco sotto il nome di “ personismo Se non
fossero venuti i lavori degli psicliicisti odierni, con a capo Fed. Myehs e
Alb. Db Kochas, si potrebbe af¬ fermare che in circa mezzo secolo di fervore e
di “ espe¬ rimenti „ (?) lo Spiritismo non aveva saputo uscire, di fronte al
fatto straordinario della “ medianità „ . dalle pastoie del più grossolano e
del più limitato empirismo. La personalità dei medi.
Sulle maggiori figure che empiono di sè, attraverso i secoli, la scena
della popolarità, e specialmente su quelle di cui si costituisce la storia del
meraviglioso, bene spesso manchiamo di notizie precise, e, per ricostruire la
loro per¬ sonalità, siamo costretti di ricorrere ad induzioni e a con¬ getture.
Egli è che, in generale, questi personaggi si circon¬ dano di mistero,
speculando sull’ignoranza e sulla buona fede dei contemporanei per ingrandire
la loro figura e lasciare nell’oscurità l’origine dei loro poteri occulti. Ne
sono esempi classici e noti a tutti il Conte di San Germano, il Cagliostro, e
quanti altri, com’essi, hanno lasciato fama, di taumaturghi. Questi personaggi
sono veduti attraverso una fitta nebbia, e neppure le loro reincarnazioni sullo
stile di quella con cui Cagliostro s’è impersonato in * Leopoldo „, lo
spirito-guida della .media Elena Smith, cosi argutamente illustrato dal
Floubnoy, vengono a illuminarci sulla vera loro entità : si direbbe anzi che,
reincarnandosi, essi medesimi, quei facitori di miracoli facciano anche quello
di diminuire ed ottene¬ brare ancora più la personalità loro. L'Occulto è
in grande, in massima parte, nato dall’inganno disposato all’ ignoranza ;
è stato tenuto a battesimo dalla credulità; fu nutrito iìn dal primo esistere
mediante la bugia e la frode : per ciò, quel che rimane di verità nella storia
del meraviglioso, può raffrontarsi al piccolo diamante, che si ricava da un
cumulo enorme di minerale pressoché tutto inutile, e talvolta così duro da.
scalfire, e così pesante da smuovere, che il valore della preziosa pietra
smarritavi entro non compensa le fatiche del suo ritrovamento. Sotto
questo aspetto, i “ medium „ dello spiritismo mili¬ tante assomigliano ai
taumaturghi della magia ed ai maestri della prestidigitazione. Sull’Home, sullo
Slade, sull’Eglinton, sullo btainton-Moses, sulla II' Espérance, ecc., abbiamo
bensì notizie autobiografiche e gran copia di documenti : ma, se si volesse
fare con questi opera ricostruttrice atta a schiarire i più importanti punti
della loro esistenza, ci troveremmo davanti ad elementi infidi, a prodotti di
vanagloria e di ciarlataneria, a oscurità volute dai loro stessi amici e cre¬
denti. I ra mezzo a tante cose non sicure o poco probabili viene a mancare il
criterio della verità. Ad esempio, nelle autobiografie ci sono troppe reticenze
da una parte, troppe amplificazioni dall’altra : per di più l’estasi, detta il
* trance „, non lascia ai medi migliori la facoltà di ragguagliarci sulie loro
condizioni subbiettive che costituiscono il punto cen¬ trale più oscuro del raedinmnismo.
Sarebbe come se per costruire i capitoli di- Neuropatologia e Psichiatria
sull’iste¬ rismo, sull epilessia, sull ipnotismo e sonnambulismo, sui delirii
sensoriali metabolici (tutti stati anormali con cui la medianità ha vincoli o
somiglianze inconfutabili) ci voles¬ simo servire delle notizie dateci dai
pazienti : la medicina scientifica ha progredito in questi capitoli dirigendosi
pre¬ feribilmente, con Richkt, Cha rcot, 3d kidenmain, .1 a net, Lom¬ broso,
nelle vie della indagine obiettiva. lutti gli spiritisti lamentano la
fastidiosa e imbarazzante necessità in cui la “ scienza „ si è trovata finora,
di dovere studiare la fenomenologia più caratteristica ed importante del
medianismo attraverso le gesta spesso sospettabili e la personalità spesso
tarlata dei medi “professionisti „, perocché quelli privati,, sulla cui
sincerità, salvo le opportune limi¬ tazioni, si potrebbe meglio fidarsi, non si
prodigano tanto facil¬ mente e preferiscono farsi ammirare in circoli
ristrettissimi. Per quanto si sappia che da anni io mi occupo di “ spiri¬ tismo
, e abbia cercato di ottenere sedute da vari medi che mi si erano denunziati
attivissimi o che sono giunto a sco¬ prire attorno a me, la quasi totalità di
essi mi è fino ad ora sfuggita : in massima, non ha troppa fidanza nella
scienza e negli scienziati. _ Nè si creda che il numero dei “ medium „
sia piccolo. E As¬ sociazione spiritualistica degli Stati Uniti e del Canada
an¬ nunciò nel 1900 che colà i medi salivano, tra pubblici e privati, alla
rispettabile cifra di 10.000, tutti arruolati per la causa, tutti fervidissimi
nell’ esercizio : vi erano inoltre 350 oratori propagandisti, 3G0 società
spiritiche, 82 Chiese spirituali¬ stiche..... Ma noi non siamo così fortunati;
ciò non pertanto abbiamo in Italia, al presente, alcuni medi di gran
forza, la Eusapia, il l’oliti, i fratelli Randoue (per citare
quelli conosciuti per le stampe). Ma i due primi sonò professio¬ nisti e
per di più medi a effetti fisici : qualità queste che bastano a renderli sospetti
nei centri più severi delle ricerche psichiche „, voglio dire in Inghilterra e,
di riflesso, in Ger¬ mania. I medi fisici hanno così spesso ingannato che la “
Society for psijchical Research „ li lascia da anni in disparte, e senza tanti
riguardi li considera con disprezzo: dirò anzi che i medi a pagamento, scoperti
in frode con una deso¬ lante frequenza, sono oggi messi al bando dai circoli
inglesi, tedeschi e olandesi. Anche in 1 rancia e Svizzera i Gruppi
psichicistici di Parigi, Marsiglia, Nancy, Ginevra non li ac¬ colgono senza
circospezione. Di guisa che nella Gran Bret¬ tagna, al dire della
autorevolissima spiritista. Sig" Stennabd, la "medianità fisica è
pressoché scomparsa, e vi si veggono e studiano di preferenza i medi
intellettuali. In America, no : perdura la tradizione delle Fox, ma non è a
dire con (pianta e quale degenerazione professionale 1 Bisogna leggere
quello che la celebre scrittrice Fiorenza Marryat narra di molti medi
transatlantici, e di certi loro imitatori cisatlantici, per sapere fino a qual
punto arrivino lo spettacoloso delle loro sedute di H materializzazioni n, la
astuzia smaccata dei medi e impresari, la beata semplicità •della loro
clientela, E taccio degli accampamenti estivi spi¬ ritici (“revivals„) cotanto
frequenti e frequentati nel Nord- America, e dei quali non arrossiscono di
vantare l’efficacia moralizzatrice e “ spiritualizzatrice „ sulle masse,
spiritisti ac¬ creditati e di talento come la Adiiì-Baloo, il Libeht, I’Owen
. Spettacoli da fiera, carnevalate, niente altro ! Nel Nord- America si
esercita un impudente mercimonio delle facoltà me¬ dianiche, siano vere, siano
spurie; e nonostante 1 esempio della famiglia Fox lasciata lauguire ed esentasi
quasi del tutto nella più squallida miseria fra la indifferenza colposa degli
spiritualisti americani, non si cessa dall imitarne le gesta del periodo
eroico-arcadico di Hydesville-Rochester : le “ unirne dei trapassati „
costituiscono ancora, in un paese così facile alle più stravaganti credenze, un
buon mezzo per far denaro. E il peggio si è che anche in Europa, ora perchè
invasa da “ celebri „ medi americani, australiani, indiani, ecc., ora perchè lo
spiritismo non trova altri metodi di diffusione, la medianità professionale è
quasi esclusivamente la sola che serva agli studi psichici ; donde la
diffidenza generale degli psicologi competenti per il meraviglioso
modernissimo, donde la legittima sfiducia e ripugnanza degli scienziati
positivi di darsi a codesti studi. La medianità, ha scritto il Diclanne,
è la pietra angolare dello spiritismo : è per suo mezzo soltanto che noi
possiamo dare le prove (?) della sopravvivenza; e meglio la conosce¬ remo, più
sarà potente la propaganda per lo spiritismo „. Ma se la medianità serve quale
strumento di propaganda, ben pochi fra gli spiritisti si danno briga di
conoscerla a fondo. Questa noncuranza è massima fra i dogmatisti: Allan-Kabueo
ad esempio, consacra pochissime linee alla facoltà dei “sen¬ sitivi „ (medi) e
ai fatti fisiologici, alle “ sensazioni „ che accompagnano 1 estasi medianica.
Ma neppure i psichicisti odierni sono più intraprendenti in codesta indagine
fondu¬ mentale: lo stesso Myers, che senza dubbio è penetrato meglio d ogni
altro nelle ombre misteriose della coscienza sublimi¬ nale, si occupa
preferibilmente degli effetti “supernormali „ delia medianità, e poi ci lascia
all’oscuro sul processo fisio- psicologico di essa. Quel poco di sicuro che ne
sappiamo è opera, non di spiritisti, nè di psichicisti, sì bene di psico¬ logi
sperimentatori o di clinici-alienisti : cito fra primi Pietro Janet, le cui
ricerche, comunque giudicate dagli spiritisti, sono state imitate e usufruite
dal Myers su ampia scala. I medi, d'altra parte, salvo rarissime
eccezioni (di cui la Eusapia Paladino è una) non si prestano volentieri ad esami
scientifici sulla loro personalità fisio-psichica ; appena per¬ mettono, prima
delle sedute, di essere frugati sulla persona, sotto le vesti, e la maggior
concessione che fino ad ora taluno di essi abbia fatta alla scienza è di
lasciare usare, con molta discrezione però, la fotografia e qualche strumento
fisiologico di facile, sollecita e spesso poco utilizzabile ap¬ plicazione.
Così si riesce difficilmente a penetrare e speri¬ mentare con frutto nei
circoli e gruppi spiritici dove suc¬ cedono, al dire degli inscritti, le cose
più strabilianti. Da un po’ di tempo in qua, l’accesso alle sedute è forse
meno arduo, specialmente da quando l’Eusapia ha dato ai medi il buon
esempio di lasciarsi studiare, e da quando lo psi- chicismo ha ripresa la
gloriosa tradizione di CnoOKBS ; ma per lunghi anni le porte dei santuari ci
erano chiuse non appena si sospettava che vi volessimo portare i nostri intenti
inve¬ stigatori. Lo stesso Papus narra che volendo vedere le ma¬
terializzazioni operate da un medium che gli si decantava, ha dovuto sottoporsi
al fastidio di tre lunghi mesi di inutili sedute preliminari ; finalmente,
quando il medium si fu as¬ sicurato della simpatia della sua assistenza e si fu
persuaso ohe “nessuno avrebbe acceso fiammiferi durante i fenomeni, allora solo
si decise di . materializzare. Ciò che in particolar modo sarebbe
necessario studiare con tutti i mezzi dei quali dispongono la fisio-psicologia
e la psichiatria clinica, sarebbe la personalità dei medi. Le so¬ miglianze tra
l’estasi medianica o trance e le note sindromi accessuali delle nevrosi
(isterismo, sonnambulismo, epilessia) sono ormai indiscutibili, malgrado le
opposte insipienti ne¬ gazioni di certi spiritisti dottrinali che nulla
capiscono di psicopatologia: ma pur qui, non andiamo più in là di una co¬
noscenza abbastanza superficiale, malgrado le ottime osserva¬ zioni di P.
Janet, Joiue, Jung, Grassbt, ecc. Gli psicologi analisti sono ormai certi che
il “medium, è per lo più un individuo dotato di una costituzione psichica
anomala, o, quanto meno, situato all’estremo gradino della scala delle varianti
normali relative alla coalescenza degli elementi psi¬ chici. Nel medio tale
coalescenza è lassa e labile all’estremo; e quindi in lui, quando sia messo o
si metta in circostanze propizie, avviene con facilità la disgregazione
personale, la separazione più o meno completa della coscienza superiore o
vigile da quella inferiore o subliminale, cosicché questa seconda entra in una
più intensa ed estesa attività automa¬ tica, sensoria motoria ed imaginativa.
Orbene, a coonestare la ricerca affannosa di medi cui si danno i circoli
spiritici e l’allenamento spesso noioso cui li sottopongono e di cui si dolgono
i migliori (p. e., il Mabzohati, in “ L. e 0.,, TT. 415), certi spiritisti
sostengono che il mediumnismo non è facoltà tanto eccezionale: tutti gli uomini
la possederebbero in grado più o meno agevole a rilevare. In sostanza, i medi
non dif¬ ferirebbero nella organizzazione tìsica dagli altri individui, e solo
sarebbero caratterizzati da una maggiore recettività sensitiva e da una
maggiore esteriorazione animica (F. Nègrb). Ma altri, massime fra i
psichicisti, negando codesta, univer¬ salità delle facoltà mediumniche, le
ritengono addirittura rarissime e specialissime (Mangin). Qualcuno ha pure
pre¬ teso che i medi si distinguessero per dati caratteri somatici, ad esempio,
per la variegazione colorata dell’iride (Maxwell). Qui bisogna
intendersi. Che la facoltà medianica sia ge¬ nerale, e che basti saperla “
sviluppare „ (come dicono gli spi¬ ritisti) per metterla in evidenza, no
davvero ; ma che, d’altra parte, sia un’eccezione in natura, una varietà
isolata di costi¬ tuzione personale umana, ueanco : la fisiologia,
l’antropologia e la psicologia scientifiche si oppongono ad ambedue questi modi
di vedere. Vi sono individui ipnotizzatoli, è verissimo, ma la immensa
maggioranza non lo è: — vi sono delle per¬ sonalità che si disintegrano e, per
così dire, si sfasciano al minimo urto di un emozione, di un ordine altrui, di
una allucinazione eventuale ; ma per fortuna la generalità degli uomini oflre,
nel complesso integrale dei fenomeni di co¬ scienza, una sufficiente forza di
coesione per resistere a simili attacchi. Questo non significa però che
l’ipnotismo e tutti gli altri fattori congeneri di dissoluzione della
personalità non trovino in questa medesima, e nel modo con cui si forma e si
mantiene, le loro ragioni preparatorie e le con¬ dizioni agevolanti la loro
efficacia dissolvente. Per tali motivi io non so adattarmi all’idea che il
mediumnismo non si attacchi a facoltà o a funzioni esistenti nella gene¬ ralità
delle persone : sarebbe l'unico esempio di una attività vitale o mentale
regalata da non si sa quale potere arcano, nè si capisce per quali predilezioni
più o meno benefiche, solo a pochissimi “ eletti „ . Inoltre, se la
dottrina dell’evoluzione spirituale è vera, secondo che con gran valore
suppongono gli spiritisti kar- dechiani swedenborghiani davisiani, e anche gli
psiehicisti camminanti sulle orme del Myeks, bisogna ammettere una delle seguenti
due possibilità. 0 la facoltà medianica è un ge¬ nere di attività vitale in via
di estinzione, perchè non venendo utilizzata nel decorso dell Evoluzione pei
bisogni della lotta per l’esistenza, mancò di sviluppo rimpetto alle altre
attività fisio-psichiehe (il grande Myers la pensava a questo modo). Ed allora
la medianità si deve trovare, almeno quale rudi¬ mento atavico, in tutti gli
uomini: sarebbe come chi dicesse un’appendice vermicolare del cieco, o un
muscolo plantare gracile, salvo che nel campo funzionale della psiche. _
0, per contro, il medianismo è un acquisto novello dell’Evo¬ luzione, una
forza rimasta in noi latente o pochissimo attiva per secoli e secoli,
rivelatasi o risvegliatasi ad un tratto in Hydesville (per decreto della
Provvidenza, secondo i ere- NATURA DEL MEDIANI.SMO denti
dogmatici,/, ma chiamata a rendere sempre più intimi i rapporti fra il mondo
sensibile e l’Invisibile. Dimodoché l’umanità avrebbe davanti a sé un lungo
avvenire in cui sempre piu godrà dei poteri psichici e di lucidità, di tele¬
patia e di azioni a distanza sulla materia (alcuni neo-idea¬ listi, ad es. G.
Papiri, lo congetturano). E iu tal caso, non potendosi la medianità creare dal
nulla, si dee ritenere che essa si sviluppi fin d’ora da una predisposizione
alla meta- psichicità esistente, in genere, in tutti gli individui umani.
Ter mio conto, propendo a opinare che il medianismo sia un fatto anormale della
personalità fisio-psichica umana, il quale, a pari di tutte le altre anormalità
e anomalie indi¬ viduali, non si crea ex novo iu mezzo alla universalità degli
uomini per un capriccio o dono improvviso di natura, ma si collega direttamente
alle condizioni normali somatiche, fisiologiche e mentali dell’animale Homo
sapiens: sono, anzi, disposto a credere che anche gli animali (del che gli esempi
abbondano e furono egregiamente raccolti dal Bozza no) siano suscettibili di
quelle percezioni sensitive e di quegli auto¬ matismi motori onde risulta la
medianità. Natura non farit saltus, è un vecchio adagio della filosofia, che ha
già avuto estesissima applicazione nel campo biologico e psico-socio¬ logico
(trasformismo lamarcko -darwiniano, evoluzionismo spenceriano) e che deve
egualmente averlo nel Campo “ psi¬ chico Pertanto, la singolare personalità di
“ medium „ è semplicemente una varietà secondaria della personalità neuro-
psicosica : spesso, anzi, non è altro che questa nella sua forma tipica, per
quanto lo possa anche essere in molti medi soltanto a modo transitorio ed
accessuale. La facoltà medianica è stata osservata in persone di età diversissima.
Si sono annunziati medi fanciulli, medi bam¬ bini, e persino, stupesco referens
!, medi lattanti; in taluni medi di gran forza s’è visto perdurare la.
medianità alle soglie della vecchiaia (lo Slade, la Rothe, la stessa Paladino).
Ma d’ordinario il manifestarsi dei poteri ha luogo in gio¬ vinezza,
frequentissimamente coincide colla pubertà, massime nelle donne; e va soggetto,
talvolta, a lunghe incompren¬ sibili pause, ovvero anche cessa ad un
tratto. Il sesso femminile non vi sembra più predisposto del maschile, se
si bada al numero totale dei medi registrati nella storia e nelle effemeridi
dello spiritismo. Ma è indu¬ bitabile che nella donna si hanno le forme più
alte e com¬ poste di medianità, appunto perchè l’isterismo è nevrosi ca¬ ratteristica
del sesso femminile, pur non mancando nel maschile. Notevole il fatto che
l’Horae offriva varie stimmate di femminismo somatico e psichico. Certo si è
che presente- mente i medi sembrano destinati a fallire rumorosamente, laddove
le medie trionfano. Quanto al temperamento che predispone meglio al pos¬
sesso della facoltà, io dico, da convinto alienista, che è quello
neuro-isteropatico ; ma il Patos ha imbrogliato le cose an¬ nunziando ehe fra i
medi vi sono, nientemeno, ventiquattro temperamenti diversi, e che perciò
occorre accostarsi ad essi con ventiquattro maniere diverse di contegno
investigatorio, a seconda della loro “ formula biometrica „ (Baraduo). Del che
io, per quanto adusato all’esame clinico d’una moltitu¬ dine pluricolore di
ammalati, mi dichiarerei incapace ! Del resto, lo sperimentare coi medi
non è tanto agevole. È vero che i gregari dello spiritismo — caterva innumere¬
vole di dilettanti incompetenti e di eccitatori incoscienti dello spettacolo
medianico — vi si accingono, per loro conto, alla leggiera, come ne fanno fede
il numero esorbi¬ tante dei “ gruppi , e l'abuso incredibile delle * sedute ,.
Ma noi, scienziati, dobbiamo procedere con grandi cautele : se no, incorriamo
nell’accusa di rendere ammalati i medi, di guastarne non soltanto la
fenomenologia, ma pur la poten¬ zialità medianica, e, insieme a ciò, di
rovinare la loro salute esponendoli con i nostri eccessi di “ controllo , e con
la nostra smania di “ indagine fisiologica „ al pericolo di crisi gravissime e
persia di morte ! Lo strano si è che dandoci codesti ammonimenti, lanciandoci
codeste accuse, gli adepti non si accorgono di riconoscere implicitamente la
natura anormale e spesso morbosa della medianità. Caratteristiche
psicologiche e fraudolenza dei medii. Ninno che li abbia veduti in
opera (durante il “trance,) dubiterà un solo istante che i medi non siano
persone di eccessiva emotività-, i “ fenomeni „ variano sempre a seconda delle
loro emozioni gradevoli o sgradevoli. E un carattere comune agli
isteropatici. Altrettanto è palese che i medi offrono una enorme sug-
(festività: ed ecco un secondo carattere affine tra raedianismo
AFFINITÀ TRA ISTERISMO E MEDIANISMO ed isterismo. Tutto quello che i
medi attuali dicono o credono intorno all’ intervento degli spiriti nei loro
fenomeni , o è una spontanea reviviscenza dell’antico animismo giacente nei
bassi fondi della personalità, o è un prodotto di sug¬ gestione d ambiente. “
Dite ad un medium (scrive sempre il Patos) che lo spiritismo è una pazzia e che
i suoi feno¬ meni sono gherminelle, poi sperimentate su di lui: il medium,
spaventato, non vi darà più nulla „. Inoltre la fenomenologia medianica
ha un terzo carattere isterico ; è presentata con la ostentazione dello
straordinario, dell’eccezionale, per sentimento di amor proprio, per bisogno
quasi irresistibile di farsi ammirare. Tutti i medi, anche i più riservati,
quelli che agiscono nei circoli privati, o nelle famiglie, sono dominati dalla
vanità che li porta allo spet¬ tacoloso. E forse in causa di ciò la
medianità, si professionale che libera, è tutta quanta impregnata, di sciocche
od astute simulazioni e dissimulazioni, siano conscie od inconscie, siano
volontarie o involontarie, siano automatiche o riiiettute. Non esiste
condizione mentale umana che più della isteria e del medianismo esponga il
ricercatore ad essere ingannato. Per tutto ciò la affinità tra medianismo
e istero-psicosi degenerativa si ritiette in quattro particolari caratteri:
emo¬ tività, suggestibilità, vanitosità, mendacio. E ora usate mo¬ derazione,
se lo potete, con quegli spiritisti dogmatici che hanno avuta la temerità o la
stupidità sacrilega, (in riguardo alla loro fede religiosa, della quale menan
vanto) di collo¬ care fra i medi Gesù Nazareno ! Vi sono certamente dei
medi sinceri, onesti, spontanei, che non giuntano mai ; e pur quei medi, che
furono tro¬ vati in frode, non sempre sono stati o sono menzogneri. Ma il
numero degli smascheramenti eventuali di medi “ potentis¬ simi , e “
famosissimi „ è così grande, da ingenerare la più nociva indeterminatezza nella
ricerca, il più amaro sconforto nel ricercatore. E badiamo bene : non siamo
noi, scienziati “ materialisti , (la qualifica è, sotto la penna degli adepti,
la più grave delle incolpazioni che ci scagliano), non siamo noi, fisiologi
psicologi ed alienisti, che abbiamo riempita questa pagina penosa e un po’
ridicola dello spiritismo con¬ temporaneo; sono in maggioranza dei cultori
fedeli e peri¬ tissimi della dottrina, i quali con un bel gesto di signorilità
b anca ed aperta hanno spezzato a tempo i loro stessi arnesi di guerra quando
si sono accorti che erano di cartapesta. Nel 900 il Papus confessava che lo
spiritismo è tutto un inganno e che da due anni, dopo avere operato con
molti medi, si era accorto di essere stato sempre burlato. Ma il Pa pus è un
occultista, e l’occultismo è un pruno negli occhi degli spiritisti :
ascoltiamo, dunque, soltanto questi. Ora, che cosa ci narrano un Ermaooba, un
Myuks, un Flammarion? Che la massima parte dei medi spettacolosi, a effetti
tìsici 4 all’americana „ furono una volta o l’altra trovati in frode; che anzi,
molti dei più ammirati, altro non sono stati in passato, altro non sono al
presente, se non giocolieri e im¬ postori. Il giudizio è grave, nè lo
direi plausibile senza riserve. L’aver frodato una volta o più volte, quando vi
sono prove si¬ cure e numerose della sua sincerità in altre esperienze, non
vuol dire che quel medio sia sempre e incessantemente uno sfacciato bugiardo.
Vi sono molte ragioni che, se non giustifi¬ cano, almeno spiegano una eventuale
o transitoria fraudo¬ lenza : — vi è la stanchezza, la troppa frequenza o
lunghezza delle sedute, la diminuzione intermittente di forza medianica ; vi è
il desiderio di fare e strafare, il bisogno, l'avidità, la vanagloria ; vi è la
suggestione intempestiva dell’assistenza ; vi è, insomma, un cumulo di fattori
predisponenti o por¬ tanti diritto filato agli stratagemmi sostitutivi, ai giuochi
di mano, alle gherminelle. Inoltre debbo riconoscere che molte accuse di frode
sono basate piuttosto su congetture e sospetti che su prove manifeste: talvolta
un osservatore scettico può tenersi sicuro' di avere scoperto il tiro, e non
aver poi ar¬ gomenti per dimostrarlo. E questa autosuggestione dell’ in¬
credulità è talvolta quasi peggiore della ingenuità della cre¬ denza. Ad ogni
modo, se si procede ad uno spoglio della letteratura spiritica (non
dell’antispiritica !), si trova una lunga serie di disgraziate rivelazioni. Mi
limito a dime qualcuna. Owmettiamo pure le sorelle Fox, la cui apostasia
teatrale, con accompagnamento di confessioni poco onorifiche e ripu¬ gnanti,
solleva il dubbio di un doppio mendacio comprato o im¬ posto per ragioni di
bigottismo. Lasciamo i fratelli Davenport, che si scioglievano dai più stretti
nodi per mano di spiriti nel loro armadio furbescamente congegnato : è storia
ormai vecchia (1865), e pressoché dimenticata. E trascuriamo anche il pro¬
cesso clamoroso intentato al fotografo spiritista Buguet, cui nulla ha giovato
il tentativo di riabilitazione della ottima Sigr* Lev- marie. Come ricordare
tutti gli altri pseudo-medi che durante gli ultimi quarant’anni si sono burlati
della buona fede altrui con artifici di prestidigitazione, all’ultimo rivelati
e manifesti? Ma il prof. Oliviero Lodge, fisico e psichicista insigne, ha
.spiegata anni fa per primo la falsa medianità ginnastica di Annie Abbott.
— L’Hodgson, oggi divenuto convintissimo della sopravvivenza, ha rivelato gli
stratagemmi delle lavagne di Eglinton e di Slade, nel quale smascheramento gli
fu com¬ pagno il prof. Ray-Lankester, reputatissimo biologo. — Il Bona, accorto
occulto-psichicista , ha preparata la scoperta poliziesca dei falsi apporti di
fiori e frutta di Anna Rothe. 11 LKVMAniE, direttore della * Revue spirite ha
affer¬ rato pel collo il “fantasma, materializzantesi nella Sigr“ Wil¬ liams. —
E lo Smith, uno psichicista acuto, ha schiarita la somnomanzia della Baldwin. -
— Il Myers stesso ha polveriz¬ zata, con la sua austerità di indagatore, la
bugiarda azione a distanza dell’americano Husk e la non meno falsa medianità
musicale dello Sheppard. — Il colonnello Bundy, spiritualista avveduto,
portatosi in uno degli accampamenti spiritici del Nord-America, vi ha stimmatizzato
il * vampirismo „ (sic) di cinque medi patentati, tutti ciarlatani della più
bell’acqua. — E l’altro colonnello psichicista Mayhew, insieme col contrammi¬
raglio Moork. hanno smaterializzato gli indegni artifici del Craddock. — Il
dott. Ahr. Wallace, pur esso versatissimo in psichismo, ha colto in fallo
l’Eldred, medio stimatissimo a ma¬ terializzazioni di fantasmi che uscivano da
una sua seggiola imbottita di fantocci. — 1 redattori del “ World , hanno se¬
gnalate le trappolerie di Miss Cadwed. — Camillo Flammarion, ili cui ninno
contesta la profonda competenza e la antica fede, ha narrato or ora aneddoti
edificanti sulle ciurmerie dei medi più famosi, da Home ni recentissimi:
sopratutto egli ricorda la falsa tiptologia della Rodicre, le false apparizioni
del Brédi, e le non meno burlesche voci «piritiche che udiva o faceva udire il
Lacroix. — Il prof. Sidgwick e la sua consorte, il cui nome illustre va
appajato nella storia dei più sicuri studi psichici, hanno disvelato il
procedimento menzognero delle scritture su lavagne della Wood e della Fairlamb,
non che quello delle pseudo-materializzazioni dell’Hatby. — La stessa Sigra
Noeg- 4i erath, la ‘ nonna amorosa degli spiritisti francesi ,, ha levata in
casa sua la maschera al medium Ebstein . Insomma, se non fossimo certi
che il “ psichismo „ ha un attivo di fenomeni oramai provati e al disopra
d’ogni incer¬ tezza, se non potessimo tranquillizzarci con la convinzione che
nella fenomenologia medianica, tolto il falso e l’illu¬ sorio, rimane ancora
tanto da bastare alla costruzione della metapsichica (per lo meno, in futuro),
che fallimento! che rovina ! che precipizio ! E nessuna, ahimè! , nessuna
delle maggiori figure dello spiritismo storico sfugge al sospetto o al sarcasmo
da parte di alcuni correligionari, giacché lo spiritismo ha la sventura di
tutti i culti: è diviso in sètte e chiesuole, e gli adepti dell'una dilaniano
la fama e persona di quelli delle altre. Il Davis? Un simulatore per i
reincarnazionisti. Il Cauaignet? Dii pa¬ ranoico furbo per certi spiritisti non
occultisti. Allan- Kakuec ? Un ciarlatano per V. Saiidou e, pare, un po' anclie
per Flajmarion che pur gli servì di medio nel compilare quello zibaldone di
nozioni vecchie e di errori nuovi che è il libro La Genesi. E Fiorenza CookV Si
è detto che sia stata scoperta in flagrante bugia quando era divenuta la
Signora Corner, ma non è provato : intanto l’Home, che se uè intendeva,
riteneva che ai suoi tempi il Crookes ne fosse stato atrocemente canzonato (?).
E l’Home stesso? Messe in quarantena le sue “ facoltà stupefacienti „ dal
Flammarion, sulla cui fama popolare giuravano fino a ier l'altro gli spi¬
ritisti di tutto il mondo. E lo Slade? Deprezzato agli occhi dei suoi
apologisti dopo la sua condanna per scrocco. E la D’Espórance ? Alquanto
oscurati! la sua carriera medianica da fenomeni troppo incredibili per le menti
anche meno corazzate e da fenomeni certamente troppo intaccati di van¬ teria
femminile. E la teoso fessa Blawatslci? Povera “ Iside svelata ha proprio
perduto ogni velo ad opera di quegli arcigni censori di ogni fallace medianità
che sono gli auto¬ revolissimi membri della Society f or psy eh icid Research
! Fra i medi contemporanei più in vista, che cosa pensare della Piper,
del celeberrimo medium americano a incarna¬ zioni e a messaggi? Qualcuno, ad
esempio l’ipnotista Bé- ktllon, ne pronuncia il nome a denti stretti — e lo
stesso Hyslop, elle 1’ ha' portata ai primi onori dopo cinquecento sedute, si
dichiara ancora adesso indeciso davanti all’ “enigma- psichico „ perchè non ha
la prova necessaria per “ sapere „ mentre ha soltanto buone ragioni per “
credere,. -- E che dire della Pepper, altra consimile medium a rivelazioni psi¬
cometriche strabilianti ? Molti psichicisti ne sussurrano con tono espressivo
di incredulità, massime dopo che si è fatta sposare da un credulo cliente
arcimilionario. — E l’australiano Bailey, che “apporta, uccelli esotici (morti)
e monete assiro- caldaiche (imitate o senza pregio) ? Il Baudi di Vesmk e altri
psichicisti valorosi lo hanno accusato di essere sfuggito ad ogni accertamento
scientifico. E Miller, il pre¬ sentatore di più spettri alla volta, che si “
materializzano „ e passeggiano nella sala? Anche per lui Baudi di Vesme non si
perita daU’esprituere sospetti gravi, e intanto propone controlli pili
efficaci. — Lo stesso contegno di sospettosità dichiarata è tenuto di fronte al
medium indiano Yogualtama che fa scaricare scintille odiche dalle candele
steariche : —di fronte all'altro californiano Fed. Evans che scrive, anche lui
come Slade, spiriticamente sulla lavagna; — di fronte al sassone Enrico Melzer
che apporta, anche lui come la Rotile, fiori a bizeffe. Non dico poi niente
della tanto de¬ cantata e mai seriamente accertata medianità fisica o ma¬ gica
dei Fakiri indiani : il Myers protestava da pari suo contro le “credulità per
progetto, (proprio cosi) di chi ad 0<rni costo viene in Europa a sballarne
le gesta poco pulite o°sfacciate ; e dei loro pretesi fenomeni occulti,
scriveva che erano “un tessuto di menzogne, (“Proc. of. S. f. p. R.„,
1895). l<; spiegabile allora il fatto curioso che, chiamandosi per
dispregio col nomignolo di “ fakiri , i falsi medi spuntanti d’o«ni dove nei
gruppi spiritualistici del Nord-America, si sia pensato or ora di fondare una
Antifakir- Society a tutela del decoro della dottrina. Che più? 1 migliori
periodici psichi- cisti, la “ Rivista , del fu Ermacoha e oggi del Baudi, gli ‘
Annales , del Dariex e Ricukt, i “ Proceedings „ della Società Londinese, gli
"Psyehische Studien., dell’AKSAKorF •e Wittig, l“Écho du merveilleux,, del
cattolico Gast. Méry, i " Bullettins ,, dei reputati centri di Marsiglia e
Nancy, sembrano presi adèsso dalla smania di depurazione del mediumnismo ; essi
vanno d’accordo nel segnalare le menome lacune del “ sistema „, nell’ indicare
i punti deboli delle “esperienze,, nel fulminare di motti ironici la ingenuità
di certi “ speri¬ mentatori „ . A poco a poco, nella frenesia di espellere i
medi impostori e quelli dubbi dal tempio novellamente eretto e consacrato al
psichismo scientifico, si minaccia di lasciarlo privo di sacerdoti officianti e
vuoto di pitonesse. Non sfuggono ai sospetti neanco i “ medi
intellettuali Appena qualche studioso discopre il processo suggestivo, o
subcosciente, dei loro romanzi imaginosi a base di “ incar¬ nazioni , e di “
emigrazioni del doppio „ ; appena qualche fisiopsicologo indica la genesi non
spiritica ma verosimil¬ mente telepatica dei loro “messaggi,, quei medi, fino
allora proclamati eccellentissimi, passano meschinamente nella ca¬ tegoria
deprezzata degli “ spuri , o “ pseudo-medi „. Questa de¬ gradazione. è toccata,
sotto la critica dell'iinmortalista Michele Sage, alla Elena Smith di Flournoy,
alla M.** V.** di .Ti no. Lo stesso accadde al Pikrnan, al Dalton e ad altri
loro com¬ pagni nella lettura e divinazione del pensiero, di cui l’ul- timo,
l’americano Ahrensmeyer, non ha trovato da far bene se non passando al servizio
della polizia. Lo stesso minaccia di accadere alla media musicale, la Nydia;
alla media dan¬ zante, la russa Maddalena G. ; ai medi pittori, il
parmigiano Scaramuzza e il berlinese Machuer; al medio disegnatore il
commediografo Sardou ; al medio scultore, il Galli-Ba- reggi. Gli psichicisti
non la passano buona alla folla innu¬ merevole di medi autori, filosofi,
moralisti, cosmologi teofì- lan tropi, poeti, romanzieri, ai quali si deve
l’indigesta e caotica letteratura medianica: _ tutti scrivono per puro
automatismo ; tutti, dal fiammingo intuitivo Uose al cat- tolicheggiante
Teopilo Coseni, dall’anima candida di Stai sto n Moses all artificioso
neo-evoluzionista Th. Dariel, o si sono ubbmcati (come diceva lo spiritista D.
Mbtzgbr) coi grandi nomi di spinti che imaginariamente loro si “ comunicano •
ovvero sono portati dalla interna fede spiritica a non sapere analizzare in se
medesimi la genuina sorgente criptomne- sicji dei presunti messaggi ^ .
Certamente, io sono con Do Prel nell’opinare che la frode comunque frequente e
varia, non distrugge la medianità auten¬ tica, e che lo smascheramento dei
falsi medi non risolve “rrne de “ spiritismo,,; ma io son pure del parere d elio
stesso insigne filosofo-psichicista quando sentenzia : L esercizio della
medianità può ingenerare danni seri nella monti ita di certe persone, le quali
vi si danno in circostanze inopportune , : — e le circostanze sarebbero, ora il
bisogno di denaro, ora il fanatismo di propaganda, ed ora la funesta spinta
suggestiva dei dilettanti di sedute. Ma conforme a quanto accade nell’
ipnotismo, dove soltanto i soggetti moralmente inferiori o di debolissimo
carattere accettano le suggestioni intra- o postipnotiche di atti criminali ed
osceni; conforme a quanto si osserva nel campo neuro-psi- copatologico, dove la
labe costituzionale ereditaria e la ac¬ quisita, dove 1 isterismo l’epilessia e
la paranoia originaria ci pongono cotanto spesso alle prese con la menzogna,
con la simulazione, con la mitomania, con la calunnia e con tutti 1 subvalori
etici della condotta umana ; cosi anche nel mediummsmo, vista la lamentata
sequela di giunterie si deve supporre logicamente la non rara presenza del
fattore degenerativo o patologico, che indebolisce o pregiudica la personalità,
morale dei medi. Alcuni trattatisti di Psichiatria (S. Venturi, E.
Kkaepelik) hanno descritta a parte una varietà di psicopatici degene¬ rati: i
bugiardi costituzionali Ebbene: certi medi, che usano artifici e ciarlatanerie
anche quando non ve ne sa¬ rebbe stretto bisogno, ne formano una caratteristica
pat¬ tuglia: essi sono ì lanzichenecchi dello “ Spiritualismo I La psico-
e neuro-patologia dei medii. È ima fisima di un buon numero di
spiritisti quella che i medi siano persone fisicamente e mentalmente sane anche
durante le loro sedute, e che la medianità non si acquisti o non si eserciti a
prezzo della salute corporea e mentale : i fatti, du essi medesimi narrati,
attestano perfettamente il contrario. Ecco pochi cenni su alcuni dei medii più
tipici. A) Medi con infermità organiche del sistema nervoso. I.
Enrico Slade (“ dott. ,?), medium americano famoso per effetti fisici e
scrittura diretta bu lavagne, studiato da Cox, Carteb-Blake, Zollner, Gibieh,
era affetto da emiparesi destra (forse per antico processo infantile di
encefalite): e «orlo pochi anni fa in una Casa di salute. Qui egli si dimostrò
al D' Spinney, che lo curava, estremamente sensibile, facilmente soggetto
a in¬ fluenzo psichiche (suggestionabile). La sua ultima malattia, con¬
trassegnata da amnesia e demenza, ha avuto i caratteri della paralisi generale
progressiva (‘ Ann. Se. psych „). II. Il giovane medium fisico Durand,
illustrato dall esplo¬ ratore Bavol, è un ragazzo sfortunato che ha la gamba
sinistra del tutto atrofica (poliomielite infantile ?) : cammina con le stam¬
pelle, nè può fare un metro senza di esse; tuttavia nel trance,, è preso datali
sussulti muscolari da sbalzare alla distanza di quattro metri (‘ Compt.-rend.
Congr. spir.). III. Anche il sig. F.R., di Roma, distinto medium a per¬
sonificazioni e a qualche effetto fisico, illustrato da E. Oarreras, è infermo
e zoppicante ad una gamba, forse per poliomielite in¬ fantile (‘ Luce e Ombra
,, passim). IV. Carlo Bailey, medium ad apporti archeologici ed orni¬
tologici mirabolanti, mostra nel suo ritratto molte note dege¬ nerative:
acrocefalia. idrocefalia, progenerino, asimmetria naso¬ facciale, orecchio a
lobo scssile; ha inoltre torace conformato ad imbuto (Dott. Ferrari, in 4 L. e
0. „, ’05). B) Mei«ì con disturbi funzionali del sistema nervoso.
IV. Daniele Dunglas Home [ o 4 Hume „?], famosissimo per le esperienze di
Crookks e di Brewster. nacque m America da madre veggente dotata di seconda
vista, e che profetizzava (isterica?); ha avuto due zii materni pur essi
veggenti (alluci- iiatiO. Fu gracile fin da ragazzo, nervosissimo,
con sonni agi- tati, c ili salute cosi delicata da non poter prender parte
giochi dei compagni: ebbe opinioni religiose ad impulsi A 4 ann ebbe una
visione (telepatica), a 13 anni altra visione di lumi! nosita ; a 14 cominciò a
spostare i mobili e a produrre rumori senza contatto. Egli stesso racconta di
essere andato soggetto èiSSiii'S" - *^438» sp.r"jo0j Ca
>6 meZZ0 d’un 'liscorso ( “ O.-r. Con.gr. salante a ftrsnss
ter'"*— * VII. La Maria V... illustrata dal Ddsaht seniore » miei
Congresso, ha avuto numerose visioni fin dall'infanzia alluci¬ nazioni nel
sonno, indi cefalalgie violente, poSrna capa- .ì steriam1n ?, ere
18C.U°la ; al,a P«»>«ftà ha presentato crisi di isterismo estremamente
torti, con gridi acutissimi dolori perdila prolungata di conoscenza, ecc.
(Ivi). * ’ eseguito 'nil lh?Rdi‘Um an°"il110' su cui 51 Dosali.
Mac-Nab ha eseguito nell 88 le sue interessanti esperienze, era un isterico av
velato e un grande simulatore (‘ Ann.. Se. psych. ,), IX. La Anna Roihe,
di cui ho parlato, ha sofferto .li allu¬ sioni* elT ? C,;m",ciiuv da ^
annidi vita: alla pubertà le vL sioni allucinatone si sono fatte più frequenti.
Dal suo matri¬ monio ha avuto otto figli, ma due soli sono scampati • uno
b . »»• ffi^^^SSUSttatXSS cauiére *a bbàndmia te '
D,morava> uaa vecchia casa, le cui’ forieri n , .te -1 empivano ai suoi
occhi di fantasmi pro- tefidenza aìlIUf«°, i' ‘n° ' • SVllu,ipo nei
P('teri attentivi, estrèma Istmi™ al‘a fantaatlch.erm: incapacità di darsi a
lavoro serio. suoi parenti, impensieriti di queste anomalie di carattere
la fecero visitare da medici (‘ Auto-biografia „). ’ Si potrebbe
continuare questo elenco di personalità anor- ranUòrri Vhri-ne?a’ fra
l„comPetenti. che la medianità abbia appoiti strettissimi con 1 isterismo e con
le neurosi dege¬ nerative. Il D> Joire, valentissimo psichicista,
annnnziò'da vari anni che tatti i soggetti, nei quali aveva scoperto fa¬
coltà medianiche, mai gli erano risaltati sani. Sotto le ap¬ parenze della
salute covavano la isteria; e l’occhio sagace del clinico la discopriva nelle
paresi delle membra, nelle zone anestesiche o iperestesiche, nell’erotismo
imperante associato, come sempre, a misticismo: qualcuno fu trovato neuropa¬
tico in grado estremo per la sua eccessiva sensibilità. Ora, tutte queste sono
stimmate appartenenti all’isterismo statico o intorparossistico (Gilles de la
Toukette, Sollier). Quanto alla medianità in azione, la comparsa dei sintomi
della grande nevrosi non è meno evidente. Spesso si dà il caso di medi che
entrano spontaneamente in crisi di sonnambulismo o che si
auto-ipnotizzano. XI. L’esempio dell’lf/enn Smith di Ginevra è tipico.
Dopo che essa è divenuta la Sig“ Miiller e che per gelosa clausura dei circoli
spiritici dai quali è sfruttata, ha potuto sfuggire all'osservazione
psicologica del Flouunoy e del Lema'Itrk, le sue straordinarie facoltà
medianiche nella sfera intellettuale non hanno cessato dal perfezionarsi. Da
sette anni le si fe svi¬ luppata la medianità pittorica: ma agli infantili
disegni dei paesaggi e personaggi del pianeta Marte si sono sostituiti, pel
rincrudire del misticismo visionario, i quadri di alto carattere religioso, le
figure del Cristo che essa ' vede „ nella crisi me¬ dianica. Codesta crisi è un
puro attacco isterico: comincia con una visione fulgida (il Signore e la
Vergine le appaiono e le parlano: aura allucinatoria visiva ed uditiva), indi
essa cade in istato di ipnosi che dura un quarto d’ora e durante il quale essa
disegna ammirabilmente a matita le figure vedute (auto¬ matismo grafo-motorio).
(Cfr. 11 TlMatin „ di Parigi, 18 maggio 1907). Non sempre i fenomeni
procedono così semplici e senza patimenti: per lo più i medi, nel cadere in
estasi o “trance,, soffrono abbastanza. La crisi medianica è simile in tutto
all’isterica. L’offuscamento di coscienza, il torpore o letargo, le
modificazioni di circolo e di respiro, il singhiozzo, gli sbadigli, il sudore
profuso, il tremito, i convellimenti mu¬ scolari, le contratture, la anestesie,
lo spasmo faringeo, il riso spasmodico, le espressioni estatiche del viso, la
foto¬ fobia e la iperacusia, l’estro erotico, gli atteggiamenti pas¬ sionali,
le stereotipie mimiche e vocali — nulla manca del quadro ben noto ai
neuropatologi ed alienisti. A ragione il Néc.re, davanti ai suoi correligionari
che ne dovevano alli¬ bire, esclamava: “ La medianità si riduce alla ipnosi: un
buon sonnambulo è sempre un buon medium, e viceversa Gli studi ammirevoli
di Pietro .Tanet sulla forma più elementare di medianità che è quella
dell’automatismo scri¬ vente, sono confermati ad ogni riga e frase nelle
descri¬ zioni inconsapevoli degli spiritisti. Esempio : XII. Joumier,
medio scrivente, ha 23 anni ed è tìsicamente sano fri: quando però lo ‘ spirito
, viene ad incorporarsi tran¬ sitoriamente in lui, egli è preso da forte
tremito al braccio destro, cui seguono contrattura estesa e anestesia a manica
(stimmate stupendamente isterica/: nel contempo soffre di car¬ diopalmo (“
Revue spirite 1903). Non mi è stato difficile accertarmi del fatto nei
medi scriventi che io ho potuto esaminare. E se leggo i resoconti degli
spiritisti mi consolido nell’opinione che il rapimento medianico, quando sia
sincero e profondo, costituisce sempre un “ equivalente isterico „ e non
leggero. È assolutamente erroneo che gli individui dotati di facoltà
supernormali si sottopongano con gioia alla prova sempre più o meno pe¬ nosa di
una seduta. I professionisti lo fanno per le stesse ragioni per cui un
funanibulo, avido di guadagni o di gloria a suo modo, si slancia al pericoloso
giuoco del salto mor¬ tale sul trapezio o al terribile “ anello della morte „ ;
i medi privati lo fanno per quello stesso fascino che spingeva i sog¬ getti
ipnotizzati da Donato o da Hansen a ricercare ansio¬ samente lo sguardo del
loro fascinatore o la punta del bastoncino del loro abile magnetizzatore. Anche
questa attra¬ zione irresistibile verso la “ seduta „ accresce, se ve ne fosse
bisogno, l’analogia fra isterismo e medianità. Intanto, i medi soffrono.
Esempi: XIII. La Fiper entra con grandi patimenti in “ trance , : essa si
agita, si scioglie i capelli giù per le spalle, geme. Si stira e contorce le
dita, emette profondi sospiri, si aggira con¬ vulsamente col tronco sul bacino,
ecc. (Hyslop). XIV. La D' Espirati et, che ha messo sei anni di sforzi
in¬ cessanti e di tensione nervosa prima di arrivare alle sue grandi
materializzazioni, ritiene che l'esercizio della medianità sia sempre un
pericolo di vita pel medium e una causa di males¬ sere, persino di malattia,
negli sperimentatori. Durante le prove, la sua sensibilità diventava eccessiva;
sensazioni peno¬ sissime la travagliavano; essa ne usciva disfatta e
stanca. XV. Il Sig1' A n\ N. C., che ha goduto per un po’ di tempo ottime
facoltà medianiche a effetti fisici (telecinesia), mi narrava che ogni volta
era preso da una cefalalgia atroce nella regione frontale, tanto da doverla
premere fortissimamente per alleviare la sua sofferenza: egli ha dovuto
perciò smettere dal fare esperimenti. Si noterà l’analogia con il beneficio ar¬
recato dalla compressione delle zone isterogene nei grandi pa¬ rossismi della
nevrosi. Anebe il Nègbe, che è tra i pochi spiritisti che abbiano
studiata con cura la facoltà mediumnica, descrive le sensa¬ zioni morbose nei
lobi cerebrali, nel cervelletto, nel midollo spinale : i medi avvertono, ad
esempio, una sensibilità ec¬ cessiva all’osso frontale ed all’occipitale,
provano peso e stiramenti alla nuca, sono invasi lungo la schiena da un freddo
brivido u di natura speciale _. Qualche medio prova una specie di ebbrezza; in
quasi tutti si oscura e anche si perde la coscienza dei fatti interiori ed
esteriori. Per la qual cosa si trova vera e preziosa la confessione di Leone
Dénis ,-he la medianità, anche quando si svolge in personalità non costituzionalmente
tarate (come avviene d’ordinario), offre nn deciso carattere intermittente, più
o meno lungo, di anormalità fisico-psichica. E invece dobbiamo dar torto
a G. Delanne, quando con invidiabile prosopopea di incompetente in
psicopatologia, sentenzia, in riguardo alla scrittura automatica, che fra iste¬
rismo e medianità esistono differenze tali da creare quasi un antagonismo. Ora,
nessuna delle sue proposizioni pseudo- cliniche °è esatta. Non è vero che gli
isterici abbiano sempre la salute turbata e i medi l’abbiano sana : lo abbiamo
ve¬ duto. Non è vero che i fenomeni automatici dell' isterismo si svolgano dopo
allenamento e quelli della medianità com¬ paiano spontanei ; e non è vero che
gli isterici agiscano per suggestioni tattili e i medi senza suggestione
verbale. E poi °in sussisten te che la scrittura automatica dell'isterismo si
produca solo nello stato di “rapporto, coll ipnotizzatore, che essa sia
involontaria e incosciente, nè contenga cose supe¬ riori all’ intelligenza
normale del soggetto. Da ultimo, è er¬ roneo che l’automatismo grafico manchi
negli isterici maschi, mentre lo presentano i medi d’ambo i sessi e perfino i
medi fanciulli. Sarebbe lungo discutere tutti questi punti : mi limito al
presunto carattere differenziale dell’ allenamento. Come mai al Delanne viene
la idea di cancellare, cosi, ad un tratto, tutto quello che gli spiritisti
teoretici e pratici hanno scritto e insegnato sul modo di “ sviluppare , la
medianità ? Vi sono manuali od hoc fino dai tempi arcadici dello spiritismo
americano ; un buon libro di Habe è tutto materiato di ìegole e di consigli per
aiutare le ‘manifestazioni,; e il Rivail precisa tali norme nel suo pedantesco
Libro dei meda. Anelie ai nostri di la Alleanza spiritistica di Londra
raccomanda in ogni numero del suo “ Liglit „ il manuale di Mediumship scritto
dal redattore Wallis e da sua moglie. Possiamo fidarci di questi due coautori?
Mi pare di si. Secondo il Wallis, l'ufficio di medium é sacro, e nella
storia risale oltre ai tempi biblici. I ‘ sensitivi , debbono essere col¬
tivati esclusivamente nei 4 circoli spiritici , : operando da soli si espongono
a cadere in “ ossessione „. Con il dovuto tirocinio si acquistano lo facoltà
fondamentali del medianismo: la chia- roudien/.a, la chiaroveggenza, la
scrittura automatica, il po¬ tere taumaturgico magnetico o magico, la
psicometria, il rapi¬ mento dell estasi o 4 trance la parola inspirata...
Ma nello stesso tempo il buon medium deve coltivare psi¬ chicamente sé stesso.
Ora questa pnychical self colture consiste, iinz! tutto, nel conoscere la
propria anima e i suoi poteri nello scendere nella propria subcoscienza , e nel
l’accrescere la sua psichica suscettibilità, nel 4 realizzare sé stesso secondo
un tipo prestabilito „. A tale scopo il medium si abituerà al- 1 ipnosi, si
concentrerà, ed astraendosi, intensificherà il proprio volere e il proprio
potere di pensare: in una parola, saprà fortemente e rapidamente ‘
anto-suggestionarsi „ (sic). E non trascurerà il fisico : si occuperà del
proprio regime dietetico, imparerà a respirare profondamente; e dopo tutto questo
po’ po d esercitazione mentale e corporale, il medio arriverà a visualizzare, a
sentire le voci degli spiriti, a dissipare i mali alti ni colla imposizione
delle mani, a guarire anche le anime, ad alzarsi verso le, pure cose di
spirituale significato, a posse- dem tutto... E come l'opera sua avrà un valore
religioso e altruistico sempre più grande, cosi il suo io si accosterà allo
scopo supremo, che é la Divina Immanenza! • V’è bisogno di commenti
? Non si scorge a chiare note in questo processo di “ sviluppo della medianità
„ un mec¬ canismo psico-genetico ben noto agli psicologi sperimenta- hsti ed ai
clinici psichiatri? Come negare l’efficacia del- 1 autosuggestione e
dell’autoipnosi, le analogie sorprendenti tra la medianità e le estasi del
misticismo, quali ne ebbero ì gnostici e i santi, e i rapimenti concentrativi
dei monaci om falò-psichici del Monte Athos, e i dolorosissimi noviziati dei
fakiri e bonzi, e le prove delle iniziazioni e dei Misteri ?... Non altrimenti
colui che deve diventare * buon medium , deve — insegna il Ni:, ire _ scendere
nella “ intimità se¬ greta del suo essere „ ; quando si possegga o si acquisti,
alla fine di sforzi lunghi e pazienti, codesta facoltà, “ si può
BASSO VALORE SOCIALE DELLA MEDIAX1TA entrare in comunicazione cogli
spiriti ,, si può allargare le sue “facoltà vitali ,, secondo Myers, fino al
terzo grado dei fenomeni di coscienza subliminale, ossia fino a quelli posti
sotto il “controllo spirituale, (di spiriti disincarnati). Il “ dono ,
della medianità non è, davvero, da invidiare: consta adunque di variazioni
estreme e di bizzarrie, di la¬ cune e di eccessi, di anomalie e di morbosità.
Infatti, un buon medium sviluppato a quella maniera è un soggetto psichicamente
anormale, se non durante tutta la esistenza (ciò che avviene abbastanza
spesso), per lo meno nei mo¬ menti e periodi durante i quali cade in “ trance „
ed opera mediumnicamente. Nella gerarchia dei valori umani la per¬ sonalità dei
medi sta sempre molto bassa, salvo poche ecce¬ zioni ; e anche queste poche che
hanno mostrata una certa superiorità morale, voglio alludere sopratutto allo
Stainton- Moses, aH'OLLCorr, al Forsboom, alla Kakadia... non figurano certo
nella scala intellettuale, nè per talenti superiori, nè per invenzioni utili,
nè per concezioni filosofiche peregrine. Tutta la enorme, farraginosa
produzione spiritico-medianica non vale generalmente la carta su cui è stata
impressa ! ila raramente i medi giungono a questi contini superiori della
medianità : per lo piu, ci ammaestra il Marzobati, “ si arrestano a forni e
intermedie, a connubi ibridi che get¬ tano la confusione nelle menti è formano
la disperazione dello psicologo „ (“ L. e 0. „, II, 413). Dello
psicologo, no, egregio collega : degli spiritisti, forse ! Lo psicologo sa
tradurre in moneta spicciola il “ connubio ibrido „ di cui la totalità dei medi
dà spettacolo ai presenti alle sedute. Quel connubio vuol dire che i fenomeni
spiri¬ tici veri sono ormai, anche per gli spirito-psiehicisti, una rara
eccezione ; e che d’ordinario le comunicazioni non derivano dal mondo
ultrasensibile, ma sono la traduzione immediata dei pensieri sentimenti e
voleri della persona stessa del medio o fakiro e di chi gli sta attorno e lo
suggestiona. Vuol dire che 1’ automatismo senso-motorio medianico non è già “
controllato „ da entità spirituali invisibili, da coscienze estranee, ma trae
le sue ragioni d’essere unicamente dal disgregarsi della coscienza personale.
Pure il Metzoer — che lamentava “ le difficoltà enormi opponentisi alla
perfetta tras¬ missione del pensiero degli spiriti perchè i medi vi intro¬
ducono sempre “ l’elemento perturbatore della loro coscienza e volontà,, veniva
onestamente a riconoscere quello che la psicologia dello spiritismo, sebbene
nata da poco, ha dimo¬ strato : cioè la superfluità o la immaturità, per lo
meno, dell’ipotesi spiritica per comprendere la genesi delle mani¬
festazioni del mediumnismo. Un altro psichicista oculato I’Anastav di
Marsiglia, dice al proposito : * Se il fenomeno spiritico esiste, esso è in
verità tanto raro, quanto gli spi¬ ritisti [della vecchia scuola] lo credono
frequente : esso è attorniato da pseudo-manifestazioni altrettanto numerose,
quanto di sottile e delicata interpretazione Questa mescolanza “ ibrida „
di innumerevoli fenomeni di bassa lega con le rarissime manifestazioni di alta
spiritualità — mescolanza che forma l’agguato in cui cadono i gregari e la u
disperazione., degli spiritisti colti — fin d’ora costi¬ tuisce una tremenda
fenditura nell’edifizio : io, anzi, vado più in là, e vaticino che presto o
tardi sarà la negazione spe¬ rimentale della dottrina in massa. Ma l’esercizio
della me¬ dianità è ben altrimenti pericoloso per chiunque vi si dia. 11
ripetersi delle fasi di disgregazione della personalità non avviene senza
turbare sempre più profondamente l’ io cosciente dei medi: la credenza negli
spiriti-guida, vogliasi spontanea per atavismo emerso dai snblimini mentali,
vogliasi sug¬ gerita dall’ambiente di fede onde i medi sono subito cir¬
condati, porta costoro ad un vero monoideismo anormale. Ognuno di essi — lo si
sa — non è in rapporti colla tota¬ lità del mondo spirituale, come sarebbe
consono alla dot¬ trina se questa avesse in sè logica coerenza, ma comunica
soltanto con determinate “entità occulte,, una sola per lo più, due tre o
quattro qualche rara volta : tutte le altre “ Intelligenze invisibili „ vengono
ordinariamente a comu¬ nicare o chiamate dagli spiriti-guida, o sostituendosi,
talora violentemente, a questi. ha Oook aveva per protettore lo spirito ‘
Katie King „ ; l’Eglinton, lo spirito * Joey „ ; e la D'Espérance, lo spirito “
)o- laniia v: ma il Moses ne aveva parecchi, che da brave guide d'un ex
leclttrtr di studi classici si denominavano ‘ Rector “ hn- perator , e * Doctor
„ come nelle scuole secondarie della mia adolescenza eravamo a vicenda ‘
Imperato r Romanorum „ o Legatile Carthaginensium „! La Smith di Ginevra
ha il suo “ Leopoldo „ (alias ‘ Cagliostro „), ma non le mancano gli altri
personaggi del “ suo romanzo subliminale „ : il sig. R. di Roma ha ‘ Uomo-fui „
‘ Cesare , e altri parecchi; la Piper, che prima era inspirata da un ‘ D’
Chiniti t „ e poi lo è stata da ‘ Giorgio Pelham r (in vita Dr Robinson),
sembra adesso in via di una terza incarnazione. Ma basti : tutto ciò, me
lo perdonino gli spiritisti, è alle soglie della follia, ossia di quelle forme
di psicosi in cui il SPIRITISMO, MJ5DIANISMO E PAZZIA povero
alienato si crede inspirato da un personaggio estraneo cbe “gli parla nel
cervello,, ne ‘legge il pensiero,, e spesso finisce" collo “spossessarlo
della sua anima,. Patti psicopa¬ tologici di vecchia data e di comunissima
osservazione, sono questi ; e l’alienista meno perito della sua materia ne vede
a iosa nei manicomi e nelle cliniche: egli li diagnostica ora per idee fisse
impiantatesi in una coscienza che si disgrega ed ora per automatismi
stereotipi, massime mantenuti da creazioni oniriche. L’origine, cosi spesso
stupida o puerile, delle sedicenti inspirazioni e incarnazioni palesa troppo
spesso di trovarsi terrestremente nell’Àl di qua, e non nell’Al di là!
Effetti nocivi del mediumnismo. Cosi è spiegato, senza tante
reticenze, perchè i medi di¬ ventino talvolta isterici conclamati, o
istero-epilettici , o pazzi addirittura. Lo Charcot, 1’ Habtenberg, il
Hai.lf.t, lo Janet, lo Joike, I’Oppenheim, A. Marie, ci hanno de¬ scritto casi
parecchi di questa misera fine, ed io stesso, solo negli ultimi tre anni, ne ho
raccolto quattro. I. Dna signora, buon medium scrivente, è caduta per ec¬
cesso di questo esercizio in un delirio sensoriale o allucina- torio
vivacissimo, che l'ha portata al manicomio. II. Dn impiegato, pure ottimo
medium a incarnazioni, ha finito col credersi * posseduto , e il suo delirio di
persecuzione ha concluso in un metabolismo completo di personalità. III.
Un giovane ventenne, robusto, facoltoso ma ignorante e svogliato, dopo aver
dato prove di efficace medianità fisica tiptologia, movimenti di oggetti a
distanza, luminosità), fu da me visto or ora in preda ad una gravissima
istero-epilessia. IV. Un altro giovane, ventiduenne, allievo ingegnere,
di¬ stintissimo e coltissimo (parla quattro lingue straniere ecc.), datosi allo
spiritismo per la morte dell’adorata sua madre, e dopo udite le conferenze
recenti di F... a T... sulla Paladino, è divenuto delirante, allucinato, con
idee di grandezza, di rinnovazione messianica della religione ecc., ed fe, pur
troppo entrato or o ra in un sanatorio. Ma badiamo bene che io parlo di
persone impazzite o rese ammalate dalle pratiche medianiche; non parlo di
spi- 112 PSICOLOGIA E SPIRITISMO, I ritisti
conturbati mentalmente perchè adepti alle credenze spiritiche, il che è cosa
diversa. Dai casi surricordati si è, invero, voluto desumere che lo
spiritismo-credenza, oltre ad essere indizio per sè solo di debolezza mentale
(il che è assolutamente erroneo per un torte numero dei suoi sostenitori),
fosse anche capace di in¬ generare con grande frequenza disturbi psichici. È
una esa¬ gerazione, come ho già detto nel primo capitolo. Che fra gli adepti vi
siano dei fanatici più prossimi alla sragione¬ volezza che al freddo e calmo
raziocinio, predisposti da ciò a piu facili perturbamenti psichici, è fatto di
agevole e comune osservazione, confessato dagli stessi cultori più re¬ putati
della dottrina (per esempio, dal Dénis, dal Metzgkh, dall Anastay), manifesto a
note stridenti nei resoconti dei loro Congressi e nei verbali di numerosissime
sedute, com¬ provato dalle narrazioni sbalorditive sui revival* spiritici di
America, consacrato nelle effemeridi delle diverse Chiese spiri
o-occult.isticlie e teosofiche, e non raro purtroppo in certi gruppi o circoli
privati, dove il contagio morale opera lun- gamente e fortemente. Ma questo
fatto doloroso è compren¬ sibile a chiunque consideri l’indole intrinseca della
dottrina stessa e i suoi rapporti col sentimento religioso cotanto soggetto a
perturbazioni, ad esagerazioni, a pervertimenti. ' Klea °'le 1 defunti „
si manifestano ai vivi non può essere senza pericolo per l’equilibrio mentale
di questi, .lata la plurisecolare trasmissione di miti di leggende e di favole
paurose attorno alla morte, data la vetustissima credenza ammica che fa temere,
più che sperare, il ritorno dei tra¬ passati daL regno delle ombre. Gli
spiritisti perciò non pa¬ gano tributo maggiore alla follia se non quando
vengano presi e soggiogati da codeste sopravvivenze e reviviscenze atavistiche
del pensiero, se non quando siano dominati da soverchio entusiasmo, se non
quando abbiano sopratutto la sventura di un cervello debole o strapazzato :
ciò, per fortuna avviene nella grande minoranza di essi, presso a poco come av¬
viene in tutte le altre credenze, chiese e sette religiose; guai se ogni fede
creasse sempre dei Davide Lazzaretti n dei Tor- quemada ! Tra parentesi, lo
spesseggiar di deliri spiritici dimostra che, contrariamente alle sue pretese,
lo spiritismo- credenza non è una filosofia, ma una religione : nessuna
opinione filosòfica ha mai perturbata lamenta degli uomini- nessuno ha
fanatizzato per il sistema idealista di Platone ne per il criticismo di Kant
! Intendiamoci, pertanto : è la medianità che assume non di rado un
deciso carattere psico-patologico, non lo spiri¬ tismo. Gli spiritisti però, a
discolpa della loro dottrina, alle¬ gano che i medi cadono nello stato di “
ossessione , e “ pos¬ sessione „ ad opera di “ spiriti maligni „ o di “ entità
occulte di grado inferiore,, soltanto per ragioni estranee al medium- nisino.
Qualcuno dice prosaicamente che ciò loro accade quando versano in cattive
condizioni di nutrizione; per cui basterebbe allora (così sdegnosamente
protestava la spiritista Lucia Grange) dar loro ben da mangiare e da bere per
ve¬ derli tornare alle “ buone e savie comunicazioni Qualche altro sostiene,
più idealisticamente, che i medi incorrono in quei pericoli quando non sanno padroneggiare
le prave ten¬ denze dell’istinto, nè prepararsi con saggezza di vita al
sacro loro sacerdozio . Ma vi è pure chi avendo una più esatta
conoscenza della verità positiva, consiglia di calmare il medio, ora agitato (e
convulsionario) ed ora posseduto (e de¬ lirante), coi passi magnetici, o con le
compressioni sul capo e sul ventre, ecc., a un dipresso come procedevano i
giansenisti sulla tomba del diacono Pàris, o i magnetisti d’attorno alla
tinozza di Mesmer. Queste empiriche misure degli spiritisti coincidono coi
mezzi psicoterapeutici adoperati dalla medi¬ cina scientifica dopo che
l’ipnotismo divenne materia di in¬ vestigazione fisiologica e strumento di cura
nelle mani dei competenti. Quindi, si è sempre lì: isterismo e
medianismo! La crisi medianica non è tutta di un solo colore, nè di una
sola intensità: voglio dire che il mediumnismo in opera attraversa, in ciascuna
“seduta,, fasi differenti, durante le quali i fenomeni offrono varianti
numerose e più o meno evidenti. Dagli spiritisti, dopo decenni di sfruttamento
della medianità, non s’era ricavato nessun quadro descrittivo esatto e
veritiero: la nosografia dell’ ipnosi, quantunque intesa di¬ versamente dalle
varie scuole ipnologiche, comunque ancora incerta nelle sue descrizioni e distinzioni
di tasi o stadi dell’attacco sonnambolico, ha reso almeno il servizio di schia¬
rire per riflesso la fenomenologia medio-spiritica. Vi è un innegabile
parallelismo tra le fasi dell’ipnosi e quelle della medianità : i sapienti
tentativi del De Rociias e del nostro Visani-Scozzi corrispondono alle
descrizioni dei migliori osservatori delle “ meraviglie spiritiche „ ; per
esempio, sono in perfetto accordo con gli ottimi rilievi della Fiorenza
Marryat, che ci ha dato relazioni su di un numero straordi¬ nario di medi
famosi, con lo studio di Dailey sulla veggente Fancher ecc. ecc. Avrò occasione
di riportare anch’io i fenomeni della Eusapia Paladino agli schemi ipnologici
dei psichicisti. s Morselli, Psicologia e spiritismo. I
medi persone spesso evidentemente anomale, se non anco gravemente inficiate
nella loro costituzione fisio-psicfcca ma sempre, ad ogni modo, colpite durante
l’esercizio dèlie Inno fGC°lta dt\ U" dlsordlne funzionale del
sistema nervoso sono dunque, la sorgente prima, abbastanza impura, da cui è
scatunto tutto lo Spiritismo moderno. Solo in seguito alle gesta dei medi,
massime nord-americani, si è pensato di con- 2‘e r! l0r° fen0"ieni
generalmente provocati quelli di indole più . o meno palesemente spontanea , che,
in mezzo a nebbie irriducibili, a fole inconcepibili e a fantasie inveii tone
la leggenda la tradizione le cronistorie tramandavano ncordavano e contenevano
: tra le scorie e i detriti ingene¬ rati e lasciati cadere dal lavorio
progressivo dell’ incivili¬ mento, si trovano migliaia di apparizioni, spiriti
folletti tutto ‘mSte6’ ,nannf,ri . Ma insomma, a parte tutlo questo
materiale insuscettibile di esame diretto e quindi dl scarf 0 dl ',lul10
™loie restano a costituii" il tesoro tangibile di “ prove avente
corso monetario nello namhnTin?’/l1iattaC!i‘-1 1.steroidi 6 >Pnoidi,
catalettici e son- nambolici della medianità contemporanea Questo è il
materiale utilizzabile, sebbene ancora grezzo in grandissima parte, da cui s’è
ricavata quella vuntatis- sirna gemma «iella coscienza contemporanea \ilie è lo
“ Spi- ' =rilfn1Sn ° sPenraentalf. - Mia anormalità si è passato senza
salto alla supernormahta, e da questa con un salto mortale aila metafisica,
alla più alta filosofia, alla più astrusa e complicata cosmologia. Ma ecco che
il progresso degli studi slW ,1 ha ,8la tarpate le ali e ridotto i voli
della fanta¬ sticata dottrina, riconducendola a terra. Soprut, utto - ]q,0
scntto — avrà un buon risultato la metapsichica che si sta ora creando ; essa
dimostrerà in modo perentorio quello «die già e stato largamente intuito : che
il psichismo. traverso la lente analizzatnce «iella scienza psicologica vera ed
austera alla Riceri Cam^?- del fatt' e delle naturali accessibili’ alla
Ricerca positiva. Avrà inoltre quest’altea conseguenza umanistica:
insegnerà a scoprire e a svolgere i poteri niedii- nici nel campo delle facoltà
normali dello spirito e delie ad onfSÀChlChe me?h° conosciute e meglio
utilizzate. Fino ad ora è penoso a dirsi, ma lo spiritismo è stato un “vani-
n!-ni "/ ir 'fn;’"lta sofferente: nonostante tutte le sue nobili
pioteste di elevatezza morale, di solidarietà, di teofilantropismo di
bpuituahsmo socio-etico eco. ecc., esso non ha fatto che’ sfruttare il Male e
comprare o vendere il Dolore. ■ cnvo queste parole di accusa, pensieroso
io stesso della graviti! loro ; ma l’accusa è basata sulla mia esperienza
di clinico e di psicologo. Non sono mai uscito da una seduta spiritica senza
provare in me stesso un sentimento di rimorso. Noi medici, che sappiamo i mali
fisici e morali, e ne va¬ lutiamo l’azione minoratrice e degeneratrice della
personalità, la efficacia perturbatrice e anche pervertitrice della moralità,
dovremmo, forse, senza fremiti di sdegno vedere la indiffe¬ renza con cui
moltissimi dilettanti di spiritismo sfruttano e strapazzano in sedute reiterate
e disordinate i poveri medi? Qualche voce di protesta si è già alzata contro
tali abusi in seno agli adepti (cito il fu spiritista ginevrino Metzger a
titolo d’onore) ; ma la massa dei credenti è del tutto in¬ conscia e apatica al
cospetto di un attacco di “ trance , : l’am¬ mirazione pel ‘fenomeno, annichila
e ottunde, per lo meno, il senso di pietà per chi lo produce. Io sono per la
libertà e l'ho dimostrato apertamente, non senza coraggio, quando si è trattato
di imporre restrizioni regolamentari agli spet¬ tacoli di ipnotizzazioue. E
adesso, checché dicano gli empirici magnetologi spiritualisti che tacciano di
misfatti orrendi gli scienziati ipnotizzatori (leggere, per credere, i
resoconti dei loro Congressi), la pratica dell’ ipnosi risulta ai miei occhi
molto meno nociva, in generale, di certe pratiche spiritiche. Oggi, che è
venuta meno la creazione artificiosa delle grandi fasi dell’ipnotismo
istero-charcotiano ; oggi, che noi clinici e psico-terapeuti siamo tutti
convinti della bontà delle idee della scuola di Nancy e ne applichiamo con
Dobois i metodi blandamente persuasivi, l’attacco sonnambolico provocato non si
associa più ordinariamente a fenomeni di spasmo, contrat¬ tura, rigidità
muscolare, nè a delirii allucinatorii... In quella vece, certe sedute
medianiche sono una successione ininter¬ rotta per ore ed ore di crisi
isteriche: e mentre i nostri ipnotizzati escono riposati dal torpore o
semisonno sugge¬ stivo, i medi si trovano spessissimo affaticati, tremanti in
tutte le membra, ansimanti, sofferenti, esauriti... Vi è pertanto da
chiedersi se non sarebbe opportuno un intervento dei Poteri pubblici a
regolare, per iscopo di igiene e di etica civile, l’esercizio del mediumnismo
oggidì lasciato purtroppo spesso in balìa del capriccio, della curio¬ sila
malsana, del guadagno illecito, dell’apostolato settario. Lo
spiritismo-dottrina è in decadenza anche per questo motivo umanissimo che non è
sfuggito alla riflessione dei suoi migliori paladini e cultori. Ma purtroppo
prima che la credenza-fede si disciolga in una opinione-conoscenza pas¬ serà
ancora del tempo, specialmente negli strati inferiori delle
x-oxuuijOtìlA ojtjukitismo, chiese o sette
spiritiche • „ , l’indegno e talvolta ignobile snettf ° . fra^t®niP0
seguiterà alcun, infelici trasformato in fonte dT«°« hr T,essere di e
semiraorbose. Io non ... ; ° • d sublimità „ spurie morale se uou come
una logica Spi6^ai e si fatto daltonismo mistico-religioso si è mescolato
^fgue.I,za di quel che di spiritiche: tutti i fanatismi sonr buonora alle
pratiche credenze vogliono i loro martiri -pietó’ come tutte le
sacrificati. ° martm ehe » sagrifieano o sono un’ gran numero
d^cin-oh^con1 p 'e .•ec,ute “comincino in spiriti ; e consistano o nell-alis^
6"6 -a Dio 0 ai '“oni uv.dità di emozioni ili’ itSdS af T e c°”
Pidirsi isterico di una ereat™. ! ’ 1 . convellersi e all’ista- di coscienza,
di dignità personfi'07^8 pure di sensibilità, pietismo cattolico furoregJS 8fl
° *qUe3t° aspett° il ' Pompei , il bigottismo .brahmanL Lourdes 0 a Valle di
bonzi -falciri, che si arricchii «sasperantesi nei suoi schifose e terrificanti
infermità" VJaT?? al so]e le Più tuarie e mutilazioni, possono and ire U
St° lde attltudini sta- spintismo-fede o filosofia teo-cosmo .bracce^° con
quello ~ cb.e dir si voglia - i] ^^ '^o-animico-socm-umanitana infesti, sebben
lungamente addormì.8?'*”^*0 ftlon da germi e mostruoso, e adesso apLsUjTe 1 ’ 6
“T Ut° Gonfio preparato dal Morbo, semfnatÒ dalle « *ldl ua terreno
"rt Imp»cr ”M 0 co"ci- «ostro secolo di queslo
Pianticella sana e vigorosa n!' Jn do qualche tempo una alle efflorescenze fuor
di stagione pì>rtata, al,e ^trofie ed coi suoi rami sempre più fr°n2ùt .!*“
8 "!®cerà e darà Pu. saporiti, il refrigerio desiderato ? frutti
sempre la vera Scienza spinto dalla sete deltoVeritr”3"11”3
V6rS° III. Eusapia Paladino. Chi è l’Eusapia
Paladino. Olii è l'Eusapia Paladino e quali sono le circostanze
della sua esistenza che ne hanno fatta riconoscere e ne hanno siste¬ mata la potente
medianità fisica? Nelle numerose opere che la riguardano, ben poco è detto
intorno a ciò, tranne che dal De Rochas, Pappalardo. G. Bois e Paola Lomtiroso;
e, quel poco, non sempre è concorde, per cui si deve sospettare che neppure in
tutto sia conforme al vero. La Paladino non è una narratrice esatta; e il
suo parlare tronco, a frasi raramente complete, in dialetto poco com¬
prensibile, quasi un mezzo gergo dove accanto al motto popolano trovi storpiata
e pretensiosa la terminologia spi¬ ritica, contribuisce assai poco a
illuminarci sul suo conto. Inoltre, o per difetto di memoria, o per mancanza di
atten¬ zione, Eusapia si contraddice non raramente, così che qualcuno ha
concepito il sospetto che essa mentisca anche quando ciò realmente non avviene.
Per solito, nel narrare di sè, Eusapia si ferma alle vicende degli ultimi anni
che l’hanno resa famosa nei circoli spiritici e l’hanno portata a uno dei primi
posti fra i medium viventi ; ma anche quelle sembrano da lei ricordate in modo
confuso, talvolta sommario. Certo, delle sue sedute, e di quanto vi si produce,
essa non ha mai me¬ moria precisa: confonde le date, scambia i nomi degli espe-
rimentatori, e si intrattiene su incidenti futili, mentre tras¬ cura o
dimentica i più notevoli; più spesso, appena finito un racconto, ci ritorna
sopra per ripresentarlo alquanto diverso nei particolari. Un colloquio colla
Paladino è perciò straordinariamante noioso e vacuo, almeno per me, ed io che
più volte mi ci sono messo con le migliori intenzioni di venirne a capo, ho
dovuto quasi sempre troncare la con¬ versazione con impazienza e
fastidio. Ma non erano i suoi trionfi e le sue avventure di medium oramai
mondiale, che io voleva sapere; erano, per le ragioni che ho detto piu su, le
prime sue vicende: desideravo, da buon medico, sapere la sua “ anamnesi ,, e
non ci sono riuscito che in parte. Pertanto, quello che qui riferirò, va
accettato con riserva, poiché si compone di informazioni ricucite e rappezzate,
per cosi dire, dalla mia critica storica: nell’in- sieme, però, corrisponde
alle notizie di De Roohas e della Lombroso. Potrà qualche altro interrogatore
più abile e ini¬ ziente di me rifare meglio questa storia individuale e cor¬
reggerne le inesattezze. Paladino è nata a Minervino i urge tProv. di Bari, da
poveri contadini. Viaggiando l’anno scorso per le 1 ughe, ho visto il luogo
nativo di Eusapia c m. sono risovvenuto delle sue paurose storie di
brigantaggio L un grosso borgo, appollaiato a mezza costa di un alto poggio, in
mezzo a una campagna affatto deserta : le sue case spiccano da lontano e
sembrano bianche e linde, ma in realta Mmerviiio è composto nella massima parte
di abi- fazioni contadinesche. In quelle contrade, così spesso per¬ corse nei
secoli passati da invasori di ogni stirpe e da bande rliù?rleSCì!’
neSSU,n0. ablta , nelle campagne, e non esiste ditterenza tra popolazione
urbana e popolazione rurale. ,n<~a , dl Eusapia mori, a quanto pare,
nel darla alla luce; il padre le fu ucciso dai briganti della banda
pseudo- borbonica capitanata dal famigerato Crocco. Dice bene Giglio Pois :
Eusapia è, dunque, figlia dello spavento. Della sua infanzia sa
pochissimo. A Paola Lombroso ha raccontato che ì suoi l’affidarono ad alcuni
villani che la J°;ar°n° CildeTe. , a terra- e così rimase ferita
gravemente al capo (dove tuttora porta una profonda cicatrice cutaneo-
°r,Ì-al f.,RocnAS,e a m.e 1,a invece detto di avere sof- erto di un tifo tra
gli 8 e ì 10 anni, di esserne divenuta . e iran te, e, buttatasi giù dal letto,
d’aver riportato quel trauma. Ha pure narrato a, me di avere sofferto di
vainolo ( levi tracine cutanee del viso parrebbero dimostrarlo) e di erisipela.
Rimasta in tenera età orfana di padre e di madre. CHI È l'eubapia
paladino , i. ffl mi do’ dalla nonna paterna; poi a 8
anni, fu accolta fn tenuta un P ti (0 di conoscenti?), i quali la con- in
unafam.ghadijP^ essi la volevano fare istruire dussero « 1 intelligenza
non le mancava, era scaisa di «»“>»»"'■ Costrrttorf oppi**»
invece la sua i & aUa scrittura, ai lavori don- 11 al DÌanoforte(?),
essa faceva col suo cervello (così narra) neschi.alpianotoiteM, di „
fatt0; anzi, si di- s,0Sò “rii IS * “.“"T "Sfidale elle
non si confaceva alle sue attitudini eredi- ! Ne sorse nei suoi benefattori una
severità estrema a ■sjjT&ìf s se if»n ~ Un giorno venne, a
quanto pare, rriargulU p.o *.*t Erjr.ìErs- : “rr.8^« « .o -7ìSiìo *
. . - j-s fers ài caia lo spontaneamente rifuggita?) « obbligata »
— ■dira famiglia di conoscenti, presso un ingegneie Bar ian ,ia]P
la follia morale, la paranoia originaria, l sterl*' °' l'epilessia, ci
forniscono esempi numerosi di impulsi insen- sJi di automatismi ambulatori
senncoscienti durante aia- Srita. « l'adolescenza : por coi, .e b »«*»■“ h““
substrato psico-neuropatico, con,, orama' rtó. provato dallo su i unasi
costante associazione con 1 isteiismo col so nn'mbulismo e coll’ipnotismo, il
caso ^ Eusapia costitui¬ rebbe una conferma di codesto rapporto
etiologico. Inoltre, l’Eusapia fanciulla non sfuggì ad un altro inw dente
psicopatico, che già abbiamo visto m vari medi anch’ella ebbe delle
allucinazioni visive. Se ho ben ^capito la scena dell’ammazzamento di suo padre
eia il soggetto di queste “ visioni „. - / Fu nella
nuova casa dove s’era ricoverata, che si rese, per la prima volta, a 13 anni,
palese la sua facoltà medianica ; e fu un evento fortuito. In quella famiglia
si facevano da qualche tempo delle esperienze di ‘ spiritismo „ coi tavolini
parlanti, e la casa era frequentata dai pochi cultori della nuova dot¬ trina
che allora lossero in Napoli. Una sera, mentre la Eu- sapia, ancora ignara di
tutto ciò che fosse la tiptologia, se ne stava in un angolo della stanza dove
avevano luogo le sedute, si trovò mancante un membro della “ catena „°e la
giovinetta lu invitata a sostituirlo. Ed ecco, non appena essa è entrata nel
circolo e ha protese le sue piccole mani presso a quelle dei compagni, che il
tavolo si mette in movimento, batte colpi, freme nella sua compagine, e si alza
dal suolo. 1 presenti, sorpresi della novità, non credono ai propri
occhi, tanta è la veemenza con cui si annunziano gli “ spiriti „ : si indaga
chi sia fra i presenti il fortunato possessore di ■ tanto “ fluido „ e, per via
di esclusione si scopre che è la quasi ignota e selvatica ragazzina entrata accidentalmente
nella catena. Da quel momento cominciò la serie stupe¬ facente^ di fenomeni
meccanici che costituisce la singolarità della Eusapia: questa non fu più
mandata in convento, dove la si voleva rinchiudere; un nuovo medium s’era
rivelato, e gli annali dello spiritismo dovevano ben presto essere riempiti
delle sue gesta. * * * Lo sviluppo della medianità di
Eusapia. In quei giorni (erano gli anni 1871-72?) era tornato da Londra
quel certo sig. Damiani, cultore indefesso della scienza occultistica, versatissimo
nelle manovre spiritiche, seguace fanatico della dottrina d’Allan-Kardec,
membro di tutti i più reputati circoli spiritici della capitale inglese, autore
di un dramma Spirito e Moteria (Napoli, 1880). Il Damiani aveva dovuto lasciare
l’ Inghilterra con grande dispiacere, perché (racconta la Paladino) non era
sicuro di trovare in Napoli le due cose che più gli stessero a cuore: un
bell’appartamento, provvisto di un giardino e di tutte le “ comodità all’in¬
glese B (!), e un buon “medium,. Tuttavia era ritornato pieno di speranza: in
una seduta, per lui memorabile, tenuta in LA MEDIANITÀ DI BUSA PI
A 121 un circolo Londinese, lo spirito che da più tempo
a lui ed a’ suoi compagni di tavolino si rivelava sotto il nome di John King
(retaggio nord-americano!) gli aveva profetizzato che a Napoli esisteva un
medium potentissimo, “ non ancora sviluppato „, e lo aveva stimolato a cercarlo
e ad aiutarne lo “ sviluppo Ora, per una strana coincidenza,
comprensibile solo in ra¬ gione dei rapporti che legano in ogni paese i
credenti nello spiritismo, il Damiani frequentava la casa dove 1’ Eusapia s'era
rifugiata; per cui ben presto gli arrivò notizia della magica ragazza,
provocatrice inconsapevole di moti tiptici così solleciti e intensi. Gli giunse
inoltre la novella che, oltre al tavolo, la sola presenza della Eusapia era
capace di muo¬ vere e spostare altri mobili, fra cui un pianoforte. Si può
comprendere con qual gioia ei vide cosi presto effettuata la profezia del suo
John King. Il quale, infatti, non appena l’Eusapia fu presa sotto la guida
dell’accorto spiritista, si presentò alla seduta, e lì proclamò che prendeva la
giovi¬ netta medium sotto la sua protezione “ quasi paterna „, che mai piu
l'avrebbe abbandonata, e sarebbe accorso ovunque essa lo avesse chiamato, per
dare segno della sua presenza e della sua attività. D’allora in poi John King,
entrato per l’azione suggestiva del Damiani nella monocerchia delle idee e
delle attività spiritiche della Eusapia, ha fatto sempre le spese delle sue
serate medianiche e s’è procurata la nomèa di * spirito „ impareggi abilmente
ed instancabilmente operoso. In che abbia consistito lo “ sviluppo „
della Eusapia come medio per intervento del Damiani, non è facile descrivere,
ma è facilissimo intuire. Evidentemente, si è trattato di una azione suggestiva
operata giorno per giorno dall’abile e con¬ vinto spiritista per dirigere la
medianità della giovinetta verso prestabiliti effetti, per inculcarle la
ipotesi esplicativa delle comunicazioni cogli spiriti, e per abituarla
soprattutto al tecnicismo già in uso nei circoli spiritici inglesi.
Abbiam visto che le origini e ragioni della tecnica spiritica debbono essere
cercate nelle vicende primitive dello spiritismo americo-britannieo. Al
Damiani, in quell’epoca, non poteva venire manco in mente il dubbio che altri
metodi ed altro istruinentario fossero ugualmente idonei per “ sviluppare „ la
“ forza fluidica „ della ragazza medium, a lui profetiz¬ zata appunto in Londra
da John King mediante quei metodi e quello stesso istrumentario. Tavolo e
catena degli astanti, spazio chiuso da nere tende, oscurità o penombra, battiti
convenzionali per le diverse modalità dell’esperimento tutto il bagaglio
tradizionale era venuto con lui da Londra a Napoli; e tatto fa reso cosi
abituale alla Eusapia (a pari ebe agli altri medium formatisi alla medesima
scuola) che essa non accoglie più senza diffidenza i minimi cambia¬ menti nel
modo di operare. Perocché lo “ sviluppare , un medium , nel senso spiri¬
tico, non consiste altro che in dare un opportuno allena¬ mento, un’
artificiosa e oramai stereotipa direzione alla sua medianità: questa, quale
facoltà individuale di sdop¬ piarsi nella personalità, di scrivere
automaticamente, di fi¬ gurare impersonato in qualche trapassato, di agire a distanza
sugli oggetti, di produrre effetti fisici, è sostanzialmente in¬ genita e non
si acquista con nessuna sorta di esercizio. Al piu, potrà aumentarsi e
perfezionarsi, allo stesso modo che si accresce e si fa più vivace e completa
la suscettibilità dei soggetti ipnotizzatali. Per gli intimi legami che passano
tra ipnotismo e medianità assai bene descritti, quantunque- singolarmente
interpretati, dal Visani-Soozzi, da De Rooiias, da Geley, ece., lo sviluppo dei
medii si assomiglia estrema- mente a quella educazione dei soggetti tipnotici),
che i magnetologi conoscono da tanto tempo. Anche i soggetti educati da qualche
magnetizzatore di professione, come Do¬ nato o Grasso o Pikmànn, presentano,
similmente ai medium dei circoli spiritici, un carattere sistematico, un modo
uni¬ forme di agire nel sonno ipnotico; e ciò si rivela evidentis¬ simamente
con quello che si chiama “ rapporto „ fra magne¬ tizzatore e magnetizzato, fra
l’ipnotizzatore e i soggetti affascinati. Forse nel magnetismo vi è qualche
cosa di più profondo che non nell’ipnotismo (telepatia?): però è sempre la
suggestione che foggia o modifica o colorisce i fenomeni, dei quali il sistema
nervoso vivamente suscettibile dei pazienti e dei medium diviene capace. Yi è,
insomma, in tutti questi stati fisio-psicopatici una “ maniera „ o una
“stilizzazione,, come la si scorge nelle opere artistiche e nelle dottrine
scien¬ tifiche di una “ scuola ,. E lo spiritismo, sia nelle mani- lestazioni
individuali dei medium, sia in quelle collettive delle sue sètte o scuole,
ubbidisce alla legge generale del¬ l'imitazione, che è un gran fattore della
psiche umana. Perchè avvenisse il completo sviluppo della medianità di
Eusapia sotto le suggestioni del Damiani, occorsero vali anni (quattro?).
Dapprima, il Maestro educò con grande pa¬ zienza e con esercizi frequentissimi
la sua allieva: ma una volta formatasi in costei l'attitudine a estrinsecare la
sua “ forza „, quel faticoso tirocinio cessò. Anzi, per qualche anno,
essendosi la Eusapia fidanzata ad un giovane che non ve¬ deva di buon occhio le
sue relazioni con estranei che sem- bravano sfruttarne quelle misteriose
facoltà, le pratiche spiritiche si rallentarono; dal 1872 al 1880 le sedute
con¬ cesse da lei furono pochissime e riservate a pochi e fidati 11
Damiani intanto era morto, e la Paladino era conosciuta solo nei non numerosi
circoli spiritici di Napoli, perchè un adepto, il sig. Scifone, ne aveva
descritte le meraviglie: ma chi ,le diffuse la fama tra gli spiritisti del
mondo intero, fu il cnv. Ercole Chiaja, un gentiluomo studiosissimo di scienze
occulte e di nobile e fiero carattere. Neir86 egli ne riprese ]a educazione, la
perfezionò, e, trovatala medio più potente assai di quanto Damiani e gli altri
antecessori suoi avessero imagi nato o saputo scoprire, si propose di
convincere per mezzo suo gli scienziati fino allora ostilissimi allo
spiritismo. La Paladino, presa da lui a proteggere, fu aiutata in tutti i modi,
ed essa ne lo compensa tuttora con un sentimento di profonda venerazione “
figliale „. TI Chiaja è morto nel 1905, non senza potersi giustamente
inorgoglire di aver data alla medianità di Eusapia Paladino una base inconcussa
con la sua tenace propaganda fra gli scienziati. Egli l’ba condotta a Roma, a
Milano, in Francia, in Inghilterra, in Polonia, procurandole per “ controllori
„ e spettatori uomini autore¬ volissimi, fra i più reputati del mondo
scientifico : astronomi e fisici come Schiapparelli, Flammakion, Oliver Lodge;
fisiologi come Ricuet e Luciani; psicologi come Lombroso ed OoiroRowiez;
psichicisti come Aksakofe. De Rocuas. Maxwell e Mvers ; filosofi come
Broeferio, Hodgson e Sigdwick; poeti e letterati come Sully-Prudiiomme e
Sardou; gior¬ nalisti come L. A. Vassallo . Questi nomi ci dicono che il
fiore della intelligenza europea è stato, mediante l’apo¬ stolato di E. Chiaja.
messo in rapporto amichevole con - John King „ padre (putativo) della “ Rafie
King , di Crookks. Ne segue che la vita di Eusapia durante gli ultimi
diciotto o venti anni è soprattutto costituita dalle sue relazioni con due
generi ben deferenti di persone, che diversamente hanno agito sulla sua
fenomenologia medianica. Da una parte, in un primo periodo giovanile, essa è
stata “ sviluppata „ da spiritisti ligii alla tecnica tradizionale ed alla,
dottrina clas¬ sica (reincarnazionistica): dall altra, nel periodo della matu¬
rità. e quindi troppo tardi per potersi modificare nelle abi¬ tudini e liberare
dalle subite suggestioni, essa è venuta in contatto con uomini di scienza che
ne hanno , osservata la medianità quale si era svolta e stabilita sotto
l’azione effica¬ cissima dei suoi due principali educatori. Darò in
ultimo, sul conto della Paladino, questi rag¬ guagli. Per lunghi anni, essa ha
vissuto in condizioni mo¬ destissime, rasentanti la povertà: abitava un infelicissimo
" q mirtino „ costituito da una stanza sola, che era salotto, •camera da
letto, cucina, e... gabinetto medianico tutto in una volta. Essa si è maritata
piuttosto tardi (a 83 anni), ed allora ha aperto in un basso, o androne a
pianterreno, del rione più popolare di Napoli, un piccolo negozio di mercerie
(riven- dugliola), che essa medesima per qualche anno ha gerito ed amministrato
con mediocrissima fortuna. La sua cultura ■è infatti rimasta sempre bassissima:
dall'alfabeto in su, le sue nozioni letterarie sono nulle, cosicché sa appena
scri¬ vere il proprio nome, e non è in grado di pnrlare altro idioma che un
dialetto misto di pugliese e di napolitano. Essa è propensa invece alle opere
manuali: buona massaia, cucitrice abile “in bianco,, cuciniere esperta, tali
sono le •qualità di cui mena vanto al pari di quelle medianiche. Mai ha avuto
figli; ma li ha molto desiderati, perciò accoglie presso di sè dei ragazzini
randagi da assistere e da beneficare, poiché Eusapia, pur essendo povera, si
spoglierebbe per gli altri: e il vicinato lo sa e ne approfitta. Dal 1904
è rimasta vedova, dopo che il marito non le aveva,, a quanto pare, troppo
rallegrata l'esistenza. Quando soggiorna a Napoli, Eusapia va dimessa nel
vestire, accudisce alle faccende domestiche, cucina il modesto pranzo sul
marcia¬ piede; e ehi la va a cercare per qualche seduta la trova, plebea
napoletana tipica, in atto di sbucciare i pomodori e di scodellare i maccheroni
(Pappalardo). Dal popolino è rite¬ nuta per “ maga „ e viene spesso consultata
come una co¬ mune sonnambula: per contro essa ha poca fede nella propria
facoltà divinatoria, e quando si trova in imbarazzo o vuole sapere la verità ,
va a consultare le altre sonnambule! La personalità flsio-psichica di
Eusapia. Dal punto di vista fisico, Paladino è studiata bene, la prima
volta, dal dott. Harcskwicz di Varsavia quando essa vi anda ospite del prof.
Oohorowicz : fu anche esaminata dal LA PERSONALITÀ FISICA Iti
EUSAPIA dott Belfiore, distinto specialista napoletano, lo pure ho potuto
eseguire su di lei nel 1901-2 alcune indagini antropo-fisiologiche. Ma bisogna
subito dire che, per misoneismo di popolana e per diffidenza di medium, essa si
sottopone mal volentieri a misurazioni e ad esami sulla propria
persona. Paladino è di statura piuttosto bassa, di corporatura tozza, di
costituzione robusta: scheletro e muscoli sono sviluppati un po' più che nella
media delle donne. Ha il tronco alquanto corto rispetto alle braccia ed alle
gambe: le mani e i piedi sono però piccoli e di bel tipo femminile. Ha occhi
neri, mobilissimi, sguardo vivace e penetrante (‘ indiavolato, ,|i,:e Bois); e
questa è la maggiore bellezza del suo viso anzi che no volgare. Il cranio
è ben conformato e, toltane la lesione traumatica di cui parlerò, toltane anche
la forma larga e a bozze pronunciate della fronte, dove si potrebbe scorgere
una lieve stilli; m ite (idrocefalica), non presenta deformità nè indizi
rilevanti di processi patologici infantili. È mesocefalica: la faccia è larga e
bassa, gli zigomi sono piuttosto forti, il naso pronunziato e a dorso aquilino,
il mento proeminente ed aguzzo, cosicché il profilo del suo volto ha qualcosa
di grifagno: questo carattere, oltre ad essersi reso più sensibile cogli anni,
si accentua nelle fasi diverse dell'autoipnosi – trance -- medianica. Paladino, come quasi tutte le
meridionali, è di pelo bruno, ma presentemente la sua capigliatura, fine e non
abbondante, è brizzolata dalla incipiente vecchiaia e dagli strapazzi delle
soverchie sedute cui si sottopone. Ai lato sinistro della testa, all'orlo dell’impianto
sulla fronte, cresce da molti anni un ciuffo di capelli imbianchiti
precocemente, ben visibile anche nei suoi ritratti, e del quale, quando era più
giovane, si diceva dispiacente così che lo copriva con ogni cura. Ma oggi, sia
perche l'età l'ha resa indifferente agli assalti della senescenza, sia perchè
ha saputo che è una singolarità condivisa da altra celeberrima donna (Eleonora
liuse), sia infine perchè le si è detto che forse quella stimmata era legata
alla lesione cranica della stessa parte, cui attribuisce virtù magiche, Paladino
mette con civetteria in mostra la sua “ ciocca bianca „. Sulla località
dell'antico trauma, alla regione fronte-parietale sinistra, circa verso il
mezzo della sutura coronaria, Eusapia porta tuttora un incavatura del cranio,
una specie di breccia ossea in cui si approfonda alquanto il dito
dell'esaminatore. È una fossa che prende forse la metà o poco più dello
spessore della teca cranica (ossia il tavolato esterno), ha forma o vaiare,
allungata per 2 centim., larga meno di un centimetro: quivi è poco tollerata la
pressione, e Paladino dice di risentirvi spesso dolore, massime in relazione ai
cambiamenti di stagione ed agli sforzi di mediumnismo. Per quanto
apparentemente robusta, Paladino, oltre alle malattie infantili già ricordate,
è stata spesso infermicela. Da gran tempo soffre di dolori articolari, di
mialgie, di cefalee; è assai sensibile alle vicende meteoriche. Da qualche anno
è inoltre affetta da diabete. Le sue urine contengono una discreta quantità di
zucchero e anche di albumina, per cui è costretta a regimi speciali, per lei
fastidiosi e costosi. Come molti dia, botici, ha patito anche di fortissime
nevralgie – sciatiche -- e non le sono mancati i fenomeni di insufficienza
renale -- edemi alle estremità inferiori. Il colonnello De Rochas scrive
che in Paladino è diagnosticata 1’ISTERIA CON TENDENZE EROTICHE; ma bisogna
intenderci. Della grande neurosi sembra che in realtà non siano mancate le
manifestazioni parossistiche più comuni -- gli attacchi convulsivi, le crisi
lipotimiche, ecc. --; ma la cosa è incerta. Essa narra M. d’andare soggetta a
convulsioni la cui descrizione conduce a pensare al tipo della epilessia
jaksoniana, perchè Paladino non perder la conoscenza e avrebbe tremori e sussulti
muscolari al lato destro. Qui forse non abbiamo propriamente l’isterismo, ma
una conseguenza della lesione traumatica di sinistra, la quale cade, è vero, un
po’ in avanti dell'area cerebrale epilettogena -- zona rolandica --, ma può
nonpertanto causare stimolazioni morbose in tutto il territorio corticale
vicino. Adunque, se cotali crisi convulsive nè da M., nè, per quanto so, da
verun altro dei suoi recenti esaminatori presenziate, non starebbero a prova
clinica sicura dell’isterismo, indicano pur sempre una condizione patologica
del sistema nervoso.Quanto all’EROTISMO, di cui anche Bois parla con vivaci
colori, M. non l’esclude. Na, anzitutto, esso non caratterizza le isteriche,
come pare voglia dire l’esimio colonnello psichicista; e per di più io reputo
che esso si riveli, non nella condotta di Paladino sveglia e conscia, bensì in
certi atteggiamenti e contrassegni delle sue crisi onirico-mediauiche.
Per contro, innegabilmente esistono nella Paladino le stimmate persistenti che
diremo d’isteria normale sia nella sensibilità e motilità, sia nel carattere. Inoltre,
si possono considerare gl’accessi aperiodici di mediumnismo come equivalenti
isterici. 11 dott. Belfiore nel ’92 non ha trovato l’ isterismo fra i
precedenti anamnestici di Paladino. Però dall’esami, M. rileva che essa
presenta a quando a quando una debolezza muscolare del lato destro -- emiparesi
accessuale --, per cui agli sforzi dinamometrici talvolta risulta mancina, al
più ambidestra, ma anche a sinistra facilmente esauribile. Ho trovato, per
contro, che vi è lieve diminuzione, pure intermittente, della sensibilità
tattile a sinistra -- emnpoestesia. Ecco i dati da me raccolti :
Din a mo ine tri a di E. F. . Mnno Destra Mano Hinistra
/ I* chilogr. 25 !/j 37 Serie di sforzi \ 11° , 22 l/a 42 a 3' di
intervallo j 111° , 22 llt 29 f IV» . 21 26 Diminuzione 16°/„ 30
”/o Est e stono me trio di E. P. (stessa data). Tatto. — 11
vellicamento fe avvertito benissimo alla faccia e al dorso delle mani : la
sensibilità tattile appare delicata. Col com¬ passo di Weber si ottiene la
percezione della distanza delle duo punte al polpastrello del dito medio di D,a
2 mm. ; di S, a 2,8 min. Dolore. — Si saggia la sensibilità dolorifica di
E. colla fa¬ radizzazione mediante il solito apparecchio (slitta di Du Bois
Reymond). Tanto a D, quanto a S, essa avverte la corrente alle mani alla distanza
di 9 centirn. ; diventa dolorosa già a 7,7, il che vuol dire un certo grado di
iperalgesia. Sensi specifici. — La vista di E. è eccellente; nella scala
di Snellen essa legge, nel mio stadio, a luce discreta le lettere del tipo XV
(altezza mm. 8 circa) alla distanza normale di metri 4,80: è dunque emmetrope,
nonostante l'età. L'udito è ottimo : essa avverte il tic-tac leggero del
mio oro¬ logio da tasca a 2 metri. Eeflettività di E. P. (stessa
data'. I reflessi iridei di E. P. sono vivissimi e pronti : per contro,
quelli tendinei, ad es. sotto la rotula, alla piegatura del pugno, all'estensor
comune delle dita nell’avambraccio, sono tardi e scarsi. Abbiamo intanto
un SEGNO – H. P. Grice -- importante rivelatore della neurosi isterica, ed è la
facile ipnotizzazione di Paladino. L’hanno ipnotizzata De Rochas e Oohorowicz.
Nel gruppo dei soci del Circolo Minerva di Genova gode su di lei d’uguale
potere ipnotico Avellino, che narra d’averla addormentata anche col solo
pensiero. M. pure l’ha agevolmente e più volte fatta cadere in ipnosi, massime
allorché occorre calmarne le smanie del trance. Del resto, quando Paladino
è fisicamente sofferente, perde molto della sua potenzialità medianica: il che
si sa avvenire anche alla l’iper. uli attacchi del trance quali furono
accuratamente descritti da Belfiore e da De Roohas e mediocremente indicati da
tutti i dilettanti psichicisti (ahimè, quanti !) che sperimentarono con
Eusapia, sono tipicamente isterici, e li descriverò più avanti come io li ho
veduti. Si aggiunga che Paladino accusa sofferenze ben note agli specialisti:
bolo esofageo; cefalalgie intense, massime in forma di emicrania alla metà
sinistra del capo, in corrispondenza della breccia cianica; vertigini, talvolta
con diplopia; malessere interno indefinibile, oppressioni di stomaco e
meteorismo. Queste alterazioni della cenestesi o senso interiore
caratterizzano, lo si sa, le persone nervose e sono tipiche stimmate del1’isterismo. M.
non ha potuto, per le ragioni più volte accennate, sottoporre Paladino ad esami
metodici coi cimenti o tests della odierna psico-fisiologia individuale. Ecco,
intanto, un dato interessante sulla Abilità motrice, di E. P. Alla
prova del Jastrow — segnare eoi lapis, a ocelli prima, aperti poi chiusi, tre
righe perpendicolari e tre orizzontali della identica lunghezza — il senso
muscolare di Eusapia si è dimostrato a M. abbastanza fino: essa tende però ad
accorciare in ambo ì sensi le righe riprodotte. Questo risultato collimerebbe
colla congettura, da alcuni avanzata, che essa goda di non comune attitudine
nel guidare la propria mano e regolarne ì movimenti. Ma nella prova ben
più importante del Munstburerg — trac¬ ciare contemporaneamente. a occhi
chiusi, colla mano destra tre righe parallele verticali e con la mano sinistra
tre righe orizzontali — Eusapia non b riuscita con altrettanta agevo¬ lezza:
alla terza riga la sua mano sinistra si è imbarazzata, e ne e uscito uno
sgorbio. Questo esperimento fisiopsicologico conferma la maggiore
esauribilità motoria del lato sinistro (visibile anche nelle mie cifre
dinamometriche); non conferma invece la perizia singolarissima di fare agire
contemporaneamente le mani in movimenti disparati, come le si attribuisce dai
discopritori delle sue “frodi „ manuali (Torelli-Viollibr, Croco, Pavoni, (tiordana,
ecc.). Del resto, conosciamo già che Eusapia gio¬ vinetta non seppe apprendere
a muovere partitamente le due mani quando si volle addestrarla al
pianoforte. Ma le note più caratteristiche della isteria si rilevano nella
mentalità e nel carattere. Ognuno che sia venuto in rapporti colla Paladino, ha
rilevato che la sua personalità intellettiva e morale è fatta tutta di
contrasti : un misto di luccicori e di ombre, di lati pregevoli e di lati
censurabili. Paladino è nata da contadini Pugliesi. Della sua stirpe
meridionale essa ha la prontezza di percezione e la svegliatezza di
intelligenza, la franca impulsività, LA VIVACITÀ DEL GESTO, la facondia. Della
sua casta ha l’ignoranza e il poco desiderio di sapere, l’astuzia che diviene a
tratti mendacio e simulazione, la diffidenza e le tendenze superstiziose,
l’astiosità e la rustichezza. Si è asserito che Eusapia era assai
intelligente e furba, così da comprendere persino gli idiomi stranieri che
fossero parlati in sua presenza. Non esageriamo. Quella popolana COMPRENDE – H.
P. Grice e P. F. Strawson -- presto e bene, o, a dire più correttamente, INDOVINA
– CICERONE (vedasi) i discorsi altrui, anche se tenuti CON SOTTINTESI – H. P.
Grice: implicature -- e fra reticenze, ogni qualvolta vertano sui fenomeni che
essa produce e sopratutto sui dubbi di inganni e sulla tecnica del controllo
delle sedute: ma perchè? Perchè, TANTE VOLTE IMPUTATA DI FRODE, Paladino
afferra rapidamente i minimi accenni al sospetto, le più fuggevoli espressioni
di dubbio nel solo TONO della frase: perchè, d’altra parte, essa esercita da
oltre trent’anni la professione di medium, che l’ha messa in rapporto con ogni
qualità di persone e con ogni gradazione di intelletti e di caratteri, di guisa
che la sua mente se n’è avvantaggiata; e, dato il lunghissimo e ripetutissimo
commercio d’idee intorno allo spiritismo ed alla propria potenzialità, essa INTENDE
SUBITO tutto ciò che tocca quest’ultima in modo diretto o indiretto – H. P.
Grice: via implicatura – cf. Noel Coward, Arcati, Blithe Spirit. Ma se si sonda
la intelligenza d’Eusapia fuori di tali soggetti abituali, si trova in lei
tutt’altro che una buona apertura e agilità di comprendonio: si scorgono, cioè,
una SCARSA CAPACITÀ D’ATTENZIONE, un DEBOLE POTERE RITENTIVO E RI-EVOCATIVO di
memoria, una superficiale e labile associazione di imagini ed idee, e
ristrettezza di concetti, e MISERIA D’ASTRAZIONE. La dipinge bene
Belfiore: una donna del popolo che vive del suo lavoro, semplicissima, IGNORANTISSIMA;
ma poi esagerò trovandola di limitata intelligenza – cf. H. L. A. Hart on J.
HOLLOWAY and H. P. GRICE, ‘Intelligence --. Paladino non è allatto stupida; che
anzi, i reiterati colloqui coi primi ingegni d’Europa e con personaggi di
primissima qualità sociale le hanno raffinata abbastanza la mente contadinesca;
e SE NON LE HANNO DATTO COLTURA, perchè questa non giovava e forse avrebbe
nociuto alla sua medianità facendole leggere e discutere tutto quanto si è
scritto in prò e contro di lei, hanno però allargata la sua mente nella sfera
pratica e specialmente nella conoscenza degl’uomini. Intanto una qualità
che attesta intelligenza, perchè implica visione delle cose e rapida
associazione di idee, è il facile e pronto orientarsi di Paladino in ogni nuova
situazione. È difficile prenderla di sorpresa. Essa sta sempre all’erta, e se
la sua perspicacia le fa subito riconoscere amici e nemici, ossia creduli e
scettici, in coloro che avvicina, la ingegnosità sua le fa anche subito trovare
il modo migliore di condursi nelle più diverse contingenze. Nei suoi
ragionamenti Paladino fa per lo più mostra di buon senso. Certi giudizi che
emette bruscamente sulle persone e sui fatti, sorprendono per una innegabile
penetrazione. Acuta è, ad esempio, la sua capacità dì cogliere il lato ridicolo
di coloro con cui ha sperimentato, non giù sotto il riguardo fisico ma sotto il
riguardo intellettuale e morale; e questo prova una certa finezza nello spirito
d’osservazione. M. aggiunge che con Paladino non si vince facilmente nel
motteggio: è prontissima alla botta come alla risposta, e con lei bisogna stare
in guardia, poiché la prova, data la sua indole rusticana, può presto
trascendere i limiti della convenienza. Alcune sue franche osservazioni a principi,
a duchesse e a esimi personaggi stupidamente sgarbati verso di lei, confermano,
da un lato, la sua permalosità, dall’altro la sua capacità simpatica di una
valutazione morale al disopra d’ogni orpello sociale. La memoria di Paladino
è piuttosto debole, non dico per ciò che le accade in seduta, chè allora essa è
amnesica, parlo dei ricordi relativi alle sue stesse vicende personali. L'ho
già detto in principio di questo capitolo: i nomi delle persone e dei luoghi,
le date e le successioni degl’avvenimenti sono spessissimo confuse e incerte
nella loro ri-evocazione ; qui Paladino offre lacune enormi. Altre deficienze
si scorgono nell’associazione delle idee. I SUOI DISCORSI SON CICALATE, tanto
sono farraginosi, soventi volte SENZA APPARENTE NESSO LOGICO, sconclusionati.
Il carattere di Paladino è particolarmente anormale. Vi giganteggiano molte
note isteriche. L’umore variabilissimo, per cui essa passa dall’allegria
smodata alla taciturnità melanconica; l’emotività eccessiva, per cui
improvvisamente la si vede piangere e singhiozzare alla disperata, SENZA CHE SI
CAPISCA IL MOTIVO e senza che si riesca a confortarla, finché con altrettanta
rapidità la si scorge sorridere e rasserenarsi; LA PERSON’ALITÌ
PSICHICA DI EUSAl’IA la volubilità del contegno, per cui da scherzevole e
leziosa passa ad essere quasi selvatica ed imperiosa. Ecco la trama di fondo
della sua persona morale. È ad intervalli irascibile e mite, orgogliosa ed
umiliabile. Ha attacchi violenti e bruschi di collera, e periodi egualmente
fuggevoli di accasciamento; è PRONTA ALLE SIMPATIE COME ALLE ANTIPATIE; ode che
si parli di lei, ma si adonta solo che dall’intonazione della parola appaia la
minima indecisione sulla realtà dei suoi fenomeni. Tutto questo insieme di
contrasti rendono Paladino ora piacevolissima a trattarsi ed ora addirittura INSOPPORTABILE.
Anche nella volontà s’osservano salti enormi, dalla piu affaccendata e
instancabile operosità domestica alla più completa dedizione al dolce far
niente dei meridionali. Come la sua è una natura tutta ad impulsi e a slanci,
cosi per giornate intere essa rimane inerte, triste, silenziosa, poi d’un
tratto è presa da smanie di fare e strafare. Paladino, ho detto, è povera.
L’esercizio della medianità non l’ha arricchita. Nonostante la sua fama
ormai mondiale, nonostante i suoi viaggi per l’ Italia e all’estero, essa
non ha saputo mai utilizzare abbastanza le proprie facoltà. Nè il piccolo
commercio, nè lo spiritismo le hanno data 1 agiatezza, neanco le comodità di
vita adeguate al mal uso che essa è costretta di fare della propria salute
fisica. Contrariamente a ciò che si crede fuori dei circoli spiritico-psichicistici,
e a differenza di moltissimi altri medi, sopratutto nord-americani, Paladino
non è venale: spesso in compenso delle sedute accetta più volentieri
l’ospitalità o il regalo d’oggetti pressoché superflui; il che non toglie che
essa chiegga anche somme non lievi di denaro, quando s’incapriccia di fare
l’orgogliosa o la riservata. Non rompe mai gl’impegni presi, anche se dal
rifiuto di nuove proposte le deriva -- ciò che negli ultimi tempi è avvenuto
spesso -- una perdita non lieve di guadagno. Paladino, pur essendo di bassa
nascita e condizione sociale, non s’è mostrata mai priva di aspirazioni e di
sentimenti estetici, che insieme alle prove numerose della bontà del suo animo
sono la nota simpatica della sua personalità morale. Tiene molto alla bellezza
dei suoi nerissimi occhi, alle sue mani ben fatte, e le mette ostentatamente in
mostra, alla piccolezza dei suoi piedi, e li porta sempre elegantemente
calzati. Ama abbigliarsi da signora, e parla volentieri dell’abito magnifico, che portò allo sposalizio della
signorina Richet, a Parigi. Essa ama gl’oggetti di prezzo, ma non
disdegna quelli aventi un puro valore artistico. Desidera per molto tempo d’avere
un arredamento decoroso di casa, con bei mobili, e sopratutto con eleganti
ninnoli da signora; e ne ha, ma sfortunatamente i ladri l’entrarono in casa e
la spogliarono di tutto. Vuole anche i propri comodi, ma solo in (pianto le
apportino piena libertà, cosicché fuori del suo quartiere e della sua Napoli ha
molte esigenze, e l’ospitarla non è sempre la cosa più gradevole, desiderando Paladino
essere tenuta alla pari, sia dai suoi ospiti, sia fra tutti coloro che
frequentano la casa. Delle attestazioni di simpatia è avidissima, e ne
serba ricordo e gratitudine. E permalosissima per ciò che concerne la sua forza
medianica: guai a chi s’esprime davanti a lei con qualche frase o gesto di
dubbio! Per poco essa non considera i suoi poteri a livello di tutto quanto c’e
di più alto- in questo mondo: l’aver frequentato persone di nascita eccelsa,
uomini di fama mondiale, principi del sangue e princìpi del pensiero, le è
montato alla testa, ed ora l’umile plebea è divenuta orgogliosa e perfino
talora sprezzante, ila ecco un’altra nota simpatica: Paladino, comunque
ignorante, ha molta più deferenza per gli scienziati che per i gentiluomini di corte.
Si gloria dell’amicizia che benignamente le portano Richet, Ockorowioz, LOMBROSO
(vedasi), Flammabion ; e invece discorre ironicamente della grande aristocrazia
europea cui ha concesso sedute. In sostanza, Paladino nelle relazioni
consuete di vita si mostra di un’indole bonaria. Essa è un’anima poco evoluta
intellettualmente, ma fornita di retto sentire, come avviene di tutti i
semplici e degl’umili. Ciò che si è detto di Paladino. Su Paladino
esiste oramai una intera biblioteca. La celebre medium non s’è mai rifiutata ad
essere osservata e studiata nei limiti della sua tecnica; e da alcuni anni le
riviste di spiritismo, di psicologia trascendentale, di psichicismo, le
monografie sull’occultismo scientifico, i trattati sulle facoltà psichiche
occulte, i resoconti delle società italiane e straniere dedicatesi alla ricerca
dei fenomeni psiciuci super-normali più meravigliosi, contengono e
ripetono migliaia di volte il suo nome. Si può affermare che neppure le
sorelle Fox. le iniziatrici ramose dell’attuale movimento spiritico, godettero
una celebrità consimile, e neanche la stessa Cook Corner, .1 e fu il
soggetto delle memorabili esperienze di Guglielmo KKS ha raggiunta la notorietà
della umile popolana di "N a noli .* Questa prende ormai posto fra i medi
più potenti , cui si vanti lo “ spiritismo moderno anzi, di tutti, A
senza dubbio la più studiata, quella che meno si è rifiu¬ tata alle
osservazioni ed agli esperimenti degli scienziati. Paladino. Per chi esige
dagli autori saggi di erudizione, riunisco 1 titoli ed il contenuto dei
principali lavori, dove, a mia saputa, è discorso di PALADINO. Ve ne potranno
mancare non pochi, che mi saranno sfuggiti in mezzo alla profluvi® i scritti
cui ha dato origine l’odierno movimento spiritistico; ma i qui citati
basteranno a dimostrare che 1 fenomeni prodotti da Paladino sono stati oramai
l’oggetto di piu che sufficienti osservazioni per considerarli reali e
autentici. Si cominciò a parlare di essa nei periodici spiritaci a 1-
tnlia e di fuori trentaoiiique anni fa (p. es. fra gli straniali in * Spiritual
Magazine ,. 1872, p. 287; Spintualist „, ; “ Human nature ecc.), ma il mio indice bibliografico vuol
essere soltanto la stona scientifica della medianità della famosa Napolitani!
durante gli ultimi diciotto anni. Per ciò esso deve cominciare (à toni sei
ff neo r tont honnenr) con la memoria inviata da Èrcole Chia.ta, che ne fu il
rivelatore, al Congresso spiritico-spiri- tualistico di Parigi nel 1889, e con
lo scritto di Cesare Lombroso che, per primo, a quasi venti anni di distanza da
Cbookes, Wallace e Zòi.lnkh, ha avuto il coraggio di ac¬ costarsi nella sua
qualità di grande e universale scienziato ai fenomeni spiritici. Chia.fa Ercole, Lxpé rìences in
éd ioni rnìques, Móm. lue au Congrès Spirite et Spiritualiste de Paris, 1889, “
Coinpte- rendu già cit. Bibl., pag.
326-331 (1). fll Chiaja riassume i fenomeni da lui osservati in vari anni
di paziente studio su Eusapia, e narra della conversione del prof.
Otf.ro-Acevedo di Madrid alla dottrina, per lo meno, dello sdoppiamento
dell'anima: egli si dice ‘pronto ad aiutare con tutti i mezzi quegli uomini di
scienza come Dal Pozzo (fisico a Pe¬ rugia), Morselli, Dovi (fisico a Bologna),
Lombroso, Mosso ed altri, che volessero sondare il gran mistero del post-mortem
„. Nonostante questa dichiarazione, io però non fui accolto dal Chiaja
tre anni dopo, alla prova solenne di Milano
!]. LOMBROSO (vedasi), Lettera al Cav. Gioì fi, in “ Tribuna
Giudiziaria. [Fino dall’agosto 1888, il celeberrimo Maestro di Torino era
stato invitato, con sfida cortese, a esaminare i fenomeni della ‘ mabr“
napoletana „ dal cav. E. Chiaja (in ‘ Fanfulla della Domenica „): ma il
Lombroso, allora, non ne volle sapere. (1) Avverto il lettore che
la indicazione ‘ già cit. Bibl. ., si riferisce alla Bibl%otf rafia detto
Spiritismo che ho premessa nel presente volume, e di cui era inutile ripetere
qui tutte le notizie. bibliografia paladihiana (1891) _ 135
L'accertamento delle meraviglie della Eusapia, annunciatogli per lettera «lai
professore spagnuolo Otero Acevedo, noto pel suo scetticismo ‘ materialistico „
forse contribuì a persuadere il Lombroso che la cosa meritava qualche
attenzione da parte degli psicologi ; e perciò, trovandosi a Napoli nel
febbraio 1891 per compiere una inchiesta ufficiale sui Manicomi Italiani, ac¬
consenti finalmente al desiderio del Chiaja, e nell albergo, ove soggiornava,
ebbe dalla Eusapia due sedute, il 28 febbraio e il 2 marzo. Vi presero parte,
col Lombroso, altri tre alienisti e neuropatologi insigni: il Tamburini, il
defunto prof. F. Vi- zi0li, il prof. L. Bianchi: e vi assistettero vari medici,
il dot¬ tore Penta di Napoli, l’Ascenzi di Roma, ecc. Si ebbe il risultato
importantissimo che il Lombroso ‘ arrossendo d’aver fino allora combattuto con
tanta ostinazione la possibilità dei fatti spiri¬ tici , ne riconobbe la
realtà, pur opponendosi, allora, alla spie¬ gazione dello spiritismo].
Acevf.do M. Otero, Los Fantasmas, “ già cit. Bibl. [11 professore
madrileno narra del suo invito al Lombroso (v. s.) ed espone brevemente le sue
osservazioni sullo stato morboso di Eusapia durante le sedute e su alcuni dei^
ienomeni da lei prodotti. Più a lungo ne riferì sul periodico “ Hojas de
Propaganda „, di Madrid]. Oioi.fi T.. Riduzioni' sulle esperienze di
Napoli, in “ Tri¬ buna Giudiziaria », 26 giugno 1891. |Sono i primi
resoconti sulla Eusapia accolti con attenzione dagli studiosi psichicisti,
sopratutto in riguardo dell’autorità mondiale del Lombroso. • I
resoconti del Ciolfi vennero tradotti in francese sul Mo- niteur spinte et
magnétique , di quell’ anno, e riprodotti in 4 Aiutale» des Sciences psychiques
», voi. I, 1891, pagg.
326-322]- Dariex X., DeVexpérimentation dansles phénomènes psy- chiqites, in “
Ann. des Sciences psychiques », 1, 1891, p. 333. [L’esimio psichicista prende occasione dalle
esperienze di Lombroso per segnalarne l'altissima portata scientifica, e per
dichiarare che Eusapia renderebbe un grande servizio alla scienza se
permettesse ad alcuni sperimentatori autorevoli di stabilire sperimentalmente e
con prove materiali la realtà dei fenomeni osservati a Napoli. Ciò è stato
permesso dalla Eu¬ sapia più e più volte, come si vedrà dalle citazioni
seguenti!. Ehrenfreund dott. E., Il prof. Lombroso fra gli spiri¬ tisti, *
Magnetismo e Ipnotismo », Firenze. Anno II. nov. 1891. 1892.
Lombroso Cesare, 1 fatti spiritici e la loro interpretazione psichiatrica, in *
Vita moderna », 1892 (trad. in “ Revue de 1 Hypuotisme », 1892) ein ‘ Archivio
di Psichiatria ,. [Riferisce su nuove esperienze da lui stesso compiute
sulla Eusapia P. col prof. De Amicis direttore della Clinica sifilogra- fica di
Napoli e con F. Verdinois, notissimo pubblicista : inoltre da cenno di alcune *
apparizioni „ di defunti vedute dal dot¬ tor Barth, dal banchiere Hirscb, ecc.
Insiste sul carattere neuro¬ psicopatico dei medi (particolarmente della
Eusapia , ed esprime alcune idee geniali sulla natura dei fenomeni, assimilando
il pensiero al movimento]. Belfiore dott. Giulio, Realtà dei fenomeni psichici
, in “ Trib. Giudiz. », Napoli, 5 febbr. 1892. [L autore è un medico
distinto ed ha pubblicato due notevo¬ lissimi libri sull'ipnotismo e sul
magnetismo animale. Qui da ragguaglio di una seduta data dalla E. Paladino in
casa della contessa Piccolomini a Portici : egli non dubita della realtà dei
fenomeni e conferma che la Eusapia è un soggetto ipno¬ tico “ non però
completamente passivo ». Il fenomeno più curioso della seduta consistette
nei guaiti di un cagnolino che si ritenne * molestato da John King » !].
Ehrenfreunu dott. E., I fatti spiritici spiegati dal pro¬ fessor Lombroso, in
“Magnetismo o Ipnotismo », marzo 1892. [I, Autore, sforzandosi di vedervi
soltanto stati di suggestione, scrive a proposito della Eusapia: “ I medii sono
soggetti ipno¬ tici perfetti, circondati da una società d’individui
neuropatici, ad alto grado suggestionabili ». Opinione altrettanto diffusa
quanto ingiusta e impertinente ; ma che io pure avevo e ma¬ nifestavo nel mio
periodo di scetticismo pre-sperimentale !]. Moli, Albert, Professsor
Lombroso und der Spiritismns, in “ Zeitgeist », (trad. da C. Krantz in “ Rev. de 1’ Hypn. »,
giugno 1892). [Conclusione : “ L. va lodato per essersi occupato dello
spi¬ ritismo, ma non può pretendere che le sue esperienze con la
BIBLIOGRAFIA PALADINIAKA E. P. siano tali da escludere la frode... Egli è
caduto vittima di una furba ciurmatrice , (!)]. Verdinois F., Spiritismo
- Processo verbale ili altri espe¬ rimenti spiritici fatti dal Prof. C.
Lombroso ecc., in “ Trib. Giudiziaria 25 aprile 1892. [La riunione era
quella composta di Lombroso, Verdinois, Chiaja, Ciolfi e De Amicis. Il Lombroso
praticò esperimenti con due dinamometri, e accertò lo spostamento dei loro
indici senza contatto colla mano della Eusapia], Lombroso C.. Le Spiritisme et la Psychiatrie.
Explication psychiatriqne de certains faits spirites, in * Ann. Sciences psychiques . [Riferiti sommariamente i
fenomeni Eusapiani da lui visti a Napoli nel 1891 e rivisti nel 1892, l’Autore
enuncia, pure con¬ cisamente, una sua ipotesi sulla verosimile interpretazione
dei fatti, massime dei movimenti senza contatto : — “ Nelle isteriche e negli
ipnotici (come sono i medii) la eccitazione di certi centri, divenendo possente
per la paralisi degli altri e provocando una trasposizione e trasmissione delle
forze psichiche, può in¬ durre anche una trasformazione in forza luminosa, in forza
mo¬ trice. Si comprende, in tal modo, come la forza che io direi corticale o
cerebrale del medio, possa, p. e., sollevare una ta¬ vola, tirare la barba a
qualcuno, batterlo, accarezzarlo, ecc . 11 pensiero è un movimento... non
vi è dunque difficoltà per ammettere che le energie si trasformino e ohe tale
energia- motrice (psichica) diventi luminosa o calorifica „. Questa
spiegazione del Lombroso non è, veramente, “ psi¬ chiatrica „, com'egli dice,
ma psicofisica: le odierne scoperte e idee sulla Energetica mostrano che anche
qui il Maestro è stato un precursore. Presentemente non si concepisce in
maniera diversa la “ medianità ,], Tamburini Augusto, Spiritismo e
telepatia, in “ Rivista Sperim. di Freniatria,, Reggio, t. X, 1892, p.
411. [L’egregio alienista, che col Lombroso prese parte ad alcune sedute
di Napoli, non ne condivide la opinione sulla sicura realtà dei fatti, non
trovando, nelle condizioni in cui si verifica¬ rono, “ quella assoluta e
irrefutabile dimostrazione scientifica che permetta di escludere qualsiasi
inganno „ : però, ammette che vi sono dei fatti difficilmente spiegabili con la
frode o con qualsiasi altra ipotesi naturale]. Checchi E., Battaglia
Spiritica, “ Fanfulla della Dom. 2", 1892. Finzi E., Ebmacora,
ecc., Relazione della Commissione radunatasi in Milano, ecc., N' vari di
novembre 1892 e Sappi, dell’ “ Italia del Popolo „, Milano, n. 883.
[Nell’estate del '92 ebbero luogo a Milano in casa del D'G.Finzi, egregio
cultore di studi Osici, varie sedute coll’Eusapia allo scopo di veriOcare con
metodi possibilmente esatti i fenomeni meccanici resi notori dopo la
dichiarazione del Lombroso. La relazione dei molti fenomeni,
rigorosamente redatta, ebbe un'eco clamorosa: fu riprodotta da un gran numero
di giornali e periodici, tradotta in francese (sugli “ Anuales des Sciences
psychiques „, 111, 1893, 39-64), divulgata anche in altre lingue; e la si trova
riportata integralmente o parzialmente in un gran numero di opere generali
sullo spiritismo e sulla medianità, per es. da Coste, du Durano (de Gros), da
A. De Rochas, da Orocq, da Pappalardo, da Dupocy, da Fi.ammarion ecc. La
Commissione era composta dal russo Alessandro Aksakoff, Consigliere di Stato di
S. M. l'Imperatore, direttore del perio¬ dico ' Psycbische Studien „ di Lipsia,
l’autorità massima in materia di medianità e spiritismo; dal sommo astronomo
Gio¬ vanni Schiapparelli, una delle menti italiane più equilibrate; dal
filosofo e ned-mistico Carlo Du Prel di Monaco ; dal filosofo e psicologo
Angelo Brofferio, professore nel Liceo di Milano; da Giuseppe Cerosa,
professore di fisica nella Tt. Scuola d’Agri- coltura di Portici; dal dott. G.
B. Ermacora, studiosissimo di psicologia supernormate e poco dopo fondatore
della “ Rivista di studi psichici „ ; e dal Finzi. Ad alcune sedute
assistettero il Lombroso c Carlo Richet, allora direttore della “ Revue
Scientifique Io pure chiesi di esservi ammesso, per incarico del ‘ Corriere
della Sera ma non fui accettato, dicendosi completato il “ circolo „ : il che
diede luogo ad un’ aspra po¬ lemica giornalistica attorno al mio nome e al
rifiuto di Eu- sapia o, meglio, del Chiaja. Per l'autorità di coloro che
attestarono colla loro firma l’au¬ tenticità dei fenomeni medianici della
Paladino, il rapporto delle esperienze di Milano forma testo, e nella storia
scienti¬ fica dello spiritismo ha una importanza di ben poco inferiore a quella
della famosa relazione di W. Crookes sulle sue espe¬ rienze col medium
Cook]. Torelli-Viollier E., Sugli esperimenti rii Eusapia Pa¬ lati ino,
articoli nel “ Corriere della Sera „, 7-9-11 ott. 1892. [L'insigne
giornalista critica acerbamente gli sperimentatori di Milano, accusando la
Eusapia di frode, e tenta di dare dei fenomeni meccanici di lei una spiegazione
assai semplice ba¬ sata sul presupposto scambio delle mani e dei piedi.
Le “ rivelazioni , del Torelli Viollier produssero molta im¬ pressione; furono
accettate da tutti gli avversari dello spiri¬ tismo, e si trovano riprodotte,
con figure illustrative, da pa¬ recchi autori antispiritisti, fra i quali lo
Stefanoni, il Pavoni e il Crocq; furono anche discusse dal Do Rochas e
dall’Ochorowiez]. Morselli E., Intervista sui fatti di Milano, in “ Gazz.
Piemontese „, 1" nov. 1892. [Nell’intervista che io ebbi in Genova
con A. G. Bianchi, acuto e valoroso giornalista milanese, mi dichiarai
dispiacen¬ tissimo dell’inopinata esclusione, che contrastava coll'invito
formale fattomi dal Chiaja stesso al Congresso di Parigi (v. s.) e con le sue
lettere private. Esposi poi i miei dubbi sulla possibilità di inganni, pur
ammettendo che nella fenomeno¬ logia detta spiritica dell’Eusapia doveva
esserci del vero]. Cipri ani 0., La polemica degli scienziati sullo
spiritismo, Suppl. “ Italia del Popolo n° 883, 17-18 nov. 1892. [Questo
naia, straordinario contiene una risposta alle accuse di E. Torelli-Viollier;
il rapporto della Commissione riunita in casa Pinzi; una lettera del sig.
Bolaffio, in casa del quale il To¬ relli avrebbe scoperte le frodi di Eusapia
(il Bolaffio dichiara invece che nelle sedute di casa sua tutto fu regolare ed
au¬ tentico); due scommesse di L. 3000, che il Torelli non accettò ; varie
testimonianze di medici e scienziati favorevoli alla sin¬ cerità della
Paladino, ecc.). Volpi E., in “ Vessillo spiritista „, Vercelli, 1892,
passim. Brofferio Angelo, Per lo spiritismo, già cit. Bibl. [Non
ostante la forma un po’ acre e la quasi sofistica sotti¬ gliezza del
ragionamento, questo libro del Brofferio c uno dei più ragguardevoli scritti
della letteratura psicologica trascen¬ dentale; fa onore allo spiritismo
italiano, poiché in vigore dia¬ lettico supera quasi tutto ciò che si fe
scritto all Estero. L au¬ tore, per concludere in prova della pura ipotesi
spiritica (ritorno e comunicazioni delle anime dei morti], si basa
paiticolarmente su quanto egli ha visto nello sue sedute private colla Eusapia
(?). La Commissione di Milano, di cui Brofferio faceva parte, si era per contro
arrestata ai fenomeni fisici]. . Kioiiet Charles, Expériences de
Milan, in “ Ann des Sciences psycb. L’eminente fisiologo parigino discute
minutissimamente per suo conto i risultati di Milano, esclude le troppo
superficiali ac¬ cuse del lorelli-Viollier, e non nasconde la intima
propensione ad ammettere 1 autenticità dei fenomeni. Ma da scienziato pru¬
dente qual’è, pur riconoscendo che le prove date sarebbero suffi¬ cienti, ad
es., per un’esperienza di chimica, le dice non bastevoli per una esperienza di
spiritismo; e conclude testualmente così : “ Ancorché assurdi e stupidi siano i
fenomeni prodotti dal- * l’Eusapia, mi sembra difficile attribuirli a una
gherminella “ sia cosciente sia incosciente o ad una serie di
gherminelle. “ Ciò non pertanto manca la prova formale inconfutabile, che
t n]3n '' s*a frode da parte della E. e illusione da parte nostra; bisogna
dunque cercare di nuovo una prova irrecusabile „J. Dn Pbel C., in “
Psyehische Studien „, die. 1893. [Dà cenno delle famoso esperienze di
Milano, ripetendo di credere nella severità del controllo messo in
opera]. Pinzi G„ in “Congresso delle Scienze psichiche,, Chi¬ cago,
agosto 1893. [La nona seduta del Congresso fu quasi tutta occupata nella
lettura del rapporto di Pinzi sulle esperienze di casa sua, in Mi¬ lano; esso
tu letto dall’illustre geologo prof. Elliot-Coues, un’au¬ torità fra gli
spiritisti" americani, e fu seguito dalla comunica¬ zione di alcuni
appunti del Richet, Con tuli rapporti il nome di Eusapia passò l’Oceano].
' i“SAK0FF ^l0tes au
Rapport de la Commisxion réunie « Milan, ecc., in “ Ann. des Se. psych. Queste note del celebre psichicista, aggiunte alla
traduzione francese della Relazione di Milano ,, interessano vivamente pei i
particolari di metodo cui si riferiscono : esse posero fuori di contestazione
la sincerità di Eusapia], Wagner Compte-rendu d’ expériences faites d
Nanles BIBLIOGRAFIA PALAI* INI A NA Trovo questo resoconto nel saggio di De
Rochas citato più avanti. Il Wagner è professore di zoologia nellTstituto
agrario della R. Università di Pietroburgo, e si occupa di psicologia
trascendentale. Nell’inverno 1893. essendo a Napoli per ra¬ gioni di salute,
volle assistere ad alcune sedute della Eu- sapia. Le sue credenze spiritiche
sono profonde, ed egli si preoccupò specialmente di convincere un collega, il
prof. K..., ma non sembra che vi sia riuscito). Cavalli (e Filaletk), in
“ Annali dello Spiritismo in Italia „, Torino, passim, spec. a p. 127.
Spoto Santangelo, 1 fatti spiritici e la loro spiegazione filosofica. Venosa,
1894. Coste A., Les phénomènes psychiques occultes, già cit. Bibl.
[È la prima tesi per dottorato in medicina in cui si faccia un'analisi
scientifica dell’occultismo e che sia stata accettata dalle Facoltà
universitarie francesi. Vi è ampiamente discusso della medianità della
Paladino, ed è lavoro assai diligente e ben fatto], OcHOROWioz, Sulle
esperienze medianiche di Roma, in “ Kurier-Warzawske „, giugno-luglio 1893 (in
polacco), [L'insigne psicologo, autore del classico volume La Suggestione
mentale , e che ora fu chiamato a dirigere l’Istituto intem. di Psico¬ logia
(Parigi), ’e certo uno degli uomini più competenti in fatto di ipnologia e
metapsichica. Sorpreso dei risultati riferiti dal Lombroso e dal Richet, si
recò a Roma nel 1893, e in casa del ce¬ lebre pittore Siemiradski (che è anche
un dotto naturalista), fu presente a varie sedute della Eusapia; ne diede
notizia sui gior¬ nali polacchi, affermandosi convinto della realtà dei
fenomeni. Le sedute si ripeterono l’anno dopo (1894), e vi presero parte anche
il Lombroso, il Richet, il dott. Schrenck-Nortzing, noto psicologo bavarese,
l’illustre prof. Danilewsky della Scuola medica di Pietroburgo, e il dott.
Dobrzycki di Varsavia. Di tutto venne dato conto dal padrone di casa in una
relazione conse¬ gnata alle stampe dal De Rochas, nel suo libro sulla esterio-
razione della motricità (pagg. 125-136)]. . Durand (De Gros) Le merveilleux
scienti fique, già cit. Bibl. [Questo
sommo biologo e filosofo-naturalista, uno dei pensatori più geniali
di cui debba onorarsi il secolo XIX, precursore sotto più riguardi della
odierna scienza biologica ed ipnologica, de¬ dica alla E. P. le pagine ultime
del suo capitolo : “ Occultismo e spiritismo T (pagg. 326-341); e dalle
esperienze di Milano trae conclusioni favorevoli all’esistenza di un mondo
spirituale]. Ochorovioz J.. Expériences médianiques de Varsavie, in “ Revue de l’
Hypnotisme „, luglio-dicembre 1894. [Non contento degli esperimenti di Roma, l’Ochorowicz
fece andare nell’inverno 1893-94 l'Eusapia a Varsavia e la studiò per oltre due
mesi in quaranta sedute, cui assistettero il ge¬ nerale Starynkiewicz, alcuni
notissimi letterati polacchi, fra cui il Mataszewski, l’ingegnere elettricista
Reichmann, e vari medici, fra cui l’Harusewicz che esaminò clinicamente l'Eu-
sapia. Di quella serie sperimentale (la più lunga fin qui com¬ piutasi sulla
medio napoletana), non fu pubblicata una rela¬ zione completa, ina solo qualche
cenno sulla * Illustrazione di Varsavia Il Kranz ne diede un sommario su altri
fogli, e il De Rochas, su appunti fornitigli di poi, lo ha accresciuto di
notizie ( Extèr. motricité, pagg. 137-168). L'Ochorowicz, da me interpellato in
proposito, cortesemento mi ha risposto che un suo volume sulle esperienze di
Varsavia, già preparato, non vide ancora la luce : m'avverte però che il
resoconto del Kranz è imparziale e ben fatto. (Nc parlò anche il Lanu, in “
Psy- chisehe Studien „, XXI, Lipsia, 1894). Tutti i fenomeni che s'erano
visti a Milano, si riprodussero con la medesima costanza; ma i presenti
dissentirono sulla spiegazione dei fatti, e ne nacque sui giornali di Varsavia
una polemica acre e vibrata. Il Keichman denunziò la frode * che ci riportava
al medio evo „ ; il Kranz, il Mataszewski e altri sostennero la buona fede
dell'E. e la realtà dei fenomeni. L’Ochorowicz, per suo conto, non vi scorse
prove favorevoli alla ipotesi spiritica, e si dichiarò propenso ad ammettere
sol¬ tanto la realtà del medianismo; cioè “ di una azione fluidità del medio,
il cui spirito sarebbe il centro di azione dei fe¬ nomeni, coadiuvati dalla
psiche dei presenti, e a cui bisogna concedere un doppio fluidico o ‘ corpo astrale
, distaceantesi dal suo corpo materiale ,,. Ipotesi auimica per
eccellenza]. Podmoue I’., Report of Milan experiments icith Ens. Pai., in
“ Proceéd. Soc. for
psvcliical Research Lodge J. Oliver, Experience of /musical physicaJ pheno-
mena occurring in thè presume of entranced persoti (Eusapìa Paladino), in 4
Journal of thè Society for psychical Re¬ search „. voi. VI, n. 114, nov. 1894, p. 306-336 (Discussione,
l>. 336-345 — Appendici, pag. 346-360). Trad. in ital. “ Riv. Studi psichici
„, I, 1895. [L’illustre fisico e membro della Società Reale, il cui nome
va unito alla storia recentissima e gloriosa «Iella telegrafia senza fili, e a
numerose ricerche e scoperte nel campo «Iella elettricità dell’ottica e della
termodinamica, riferì nella XV111 riunione della Società per le ricerche
psichiche sulle sedute me¬ dianiche tenute dall’E. P. in casa del prof. C.
Richet durante l’estate del 1894, prima in un isolotto di sua proprietà,
all'atto disabitato, nel golfo «li Marsiglia (Isola Roubaud), poi in una sua
villa presso Tolone (Castello di Carqueiranne). Alle sedute assistevano uomini
di altissimo e indiscusso valore scientifico : il Richet; il Lodge, sua moglie
od il Myers, tutti e tre andativi da Londra; l'Ochorowicz, venuto appositamente
da Varsavia; il prof. Enrico Sidgwick di Cambridge, uno dei primi filosofi e
psicologi inglesi, e la di lui consorte, distintissima studiosa e scrittrice di
psichicismo; il dott. Bar. von Schrenck-Notzing di Monaco; e il dott. Ségard,
medico principale della marina francese. I processi verbali accuratissimi non
lasciano dubbii sulla autenticità dei fenomeni. Alla discussione, che
seguì la lettura del Lodge, presero parte il Myers, il Sidgwick ed il Crookes :
i due primi, per confermare nelle linee generali le narrazioni del Lodge, pur
ripetendo alcuni dubbi che già in casa Richet loro tenzonavano pel capo; il
terzo, per rallegrarsi che un eminente scienziato, come il Lodge, fosse
arrivato alle stesse conclusioni cui egli da più anni, sperimentando coll liome
e con la Gook, era pervenuto. L’appendice 1 è il processo verbale di
quattro sedute ; la 11 è un cenno prezioso del come, secondo 0. Lodge, dovrebbe
es¬ sere disposto e formato un laboratorio ‘ psichico ,]. Crookes W.,
Discussion, ivi, ivi, pag. 341-5. [Nella osservazione del Crookes sul
rapporto del Lodge sono da ritenere le differenze che il celebre scienziato
dichiarò di avere rilevato fra gli effetti fisici dell llome e quelli della
Paladino]. àksakojtf Alex., Animismi ■ et Spiritisme, già cit, BibJ.
[La versione francese indica come autentici i fenomeni della . Paladino sulla
fede di altri osservatori, ma l'Akeakof, quando scriveva la prima edizione
tedesca del libro, non aveva ancora assistito alle sedute di Milano, e però ne
fa cenno fugace a pag. 509, citando le esperienze dell'Acevedo compiute a
Napoli nel 1889 (impronte sul mastice). Egli ha poi più volte parlato di Eusapia
nel periodico ‘ Psychische Studien „ (L’Aksakott è morto in questi ultimi
tempi)]. Hodgson Richard,
The vaine of thè evidence l'or super¬ no r mal phenomma in thè case of E. P.,
in “ Joum. Soc. for psyck. Research
„, voi. VII, n.116, marzo-aprile 1895, p. 35-55. [L'autore, noto allora
pel suo assoluto scetticismo (si è poi ricreduto per opera della medium
americana sig.ra Piper !), critica acerbamente il metodo usato nelle esperienze
colla E.P. in casa Richet, e solleva dubbi sull’esistenza di possibili
frodi. 1 dubbi dell’ Hodgson sono, a un dipresso, sempre i medesimi del
nostro Torelli- Viollier e si fondano sopratutto sui moti muscolari
incoscienti, o no, delle mani e dei piedi del medio]. Myers P. W., llepli/ to Dr.
Hodgson, ivi, p. 55-64. Lodge 0., Additional remarks , ivi, ivi, p.
64-67. Ridirai Cu., A
propos des expériences faites uvee E. P. Reponse à M. Hodgson, ivi, ivi, p.
67-75. OonoBovicz J., Péponse à M. Hodgson, ivi,
ivi. p. 75-79. [1 nomi di questi scrittori che, polemizzando con l’Hodgson,
dimostrarono l’insussistenza delle sue critiche e si scagiona¬ rono dall’accusa
di ingenuità o di fatuità mentale, costitui¬ scono, da soli, una buona prova
dell’importanza scientifica dei fenomeni paladiniani], Dixon T. Edw., On
experiments with E. Jf>, “ Journ. Soc. 1- psych. Res. „, voi. VII, n.
119, , p. 93-95. Retro vo- Solo vovo M., On experiments with Eusapia P.,
Letter to thè Editor, ivi, ivi, giugno 1895, p. 111-2. [Contro il Dixon,
che aveva sollevato nuovi dubbi (in 4 Jour¬ nal ,, maggio 1895), il Petrovo
affermò che l’autenticità dei fe- bibliografia paladini ana
(1895) 145 nomeni di Eusapia, essendosi fotografate le
levitazioni del ta¬ volo, riposa ormai su solida base]. Stufahoni Luigi,
Magnetismo ed ipnotismo svelati, già cit. Bibl. [Riporta le osservazioni
di Torelli-Viollier sulla E. P. e ne amplifica le conseguenze a tutta la
fenomenologia psichica supernormale. L’A. si vale principalmente dei miei studi
e delle mie osservazioni sperimentali sull’ipnotismo e sulla pre¬ sunta
divinazione del pensiero; ma egli non mi ha capito, allargando le mie
conclusioni indebitamente. Quest’opera è su¬ perficiale e non ha alcun valore
scientifico]. Lodge Ol., Bericht iiber Eusapia Paladino, in “ Psy-
chische Studien „, Lipsia, 1895, n. 1-10. Maskklynk N., On exper. of Eus.
Pai., London, 1895. [11 famoso prestidigitatore ha assistito ad una
seduta della E. P. e ritiene di averne smascherato i “ trucchi „ esibendosi di
riprodurli a richiesta di chicchessia. Non risulta che la prova sia mai stata
fatta da lui, nè da altri giocolieri]. Sidgwick prof. A., Presidential Address, in General
Mee¬ ting, ecc., in u Journ. Soc.
f. psych. Res. Paladino, ivi, n. 123, nov. 1895, p. 148-59. [Il discorso
è l’annunzio, e l’articolo è il sunto delle sedute date dalla E. P. nel 1895 a
Cambridge, dove l’avevano chia¬ mata gli psichicisti Inglesi. Le
esperienze sulla E. P. ebbero luogo in casa Myers nell e- state del 1895 ed il
gruppo degli osservatori comprendeva dapprima Sidgwick e sua moglie, il Myers e
la di lui moglie, la sig.,ia Alice Johnson, segretaria della S. t. p. R. e
redattrice del giornale, la sig.“ Dorotea Stanley, il botanico Francis Darwin,
figlio del celebre naturalista e lui pure scienziato di vaglia. Più tardi
intervenne l’americano dott. Hodgson, la cui presenza diede alle sedute un
carattere dannoso di ostilità e di diffidenza verso la Eusapia. Stando ai
verbali, pubblicati del resto solo a frammenti (perchè, disse il Sidgwick, *
sarebbero stati intollerabilmente noiosi e illeggibili ,), i risultati delle
venti sedute furono ne¬ gativi, in quanto non convinsero gli sperimentatori
della au¬ tenticità dei fenomeni; anzi, essi credettero di scoprire che
il Morselli, Psicologia e spiritismo. medio aveva usato
sistematicamente mezzi fraudolenti in tutta quella serie di sedute, e tali
mezzi * erano bastevoli a spiegare se non tutti , almeno la maggior parte dei
fenomeni di appa- renza supernormale osservati in quella occasione Ma la Com-
missione era dominata, diremmo quasi suggestionata dai dubbi dell Hodgson, che
mise avanti la spiegazione del noto strata¬ gemma della sostituzione della mano
e del piede, non che dalle prevenzioni della signorina A. Johnson. Chi legga
però attenta- mente 1 (rammenti di verbali e sopratutto la narrazione del come
facessero il controllo le signore Stanley e Johnson, chi ab na acquistato
pratica sufficiente dei fenomeni prodotti dal- !,. “ 1 " slc°rge
subito che a Cambridge la medio fu messa nel- 1 impossibilita, non solo
materiale, ma altresì morale di agire uh operatori, mostrandosi poco adatti a
bene sperimentare in materia di medianità, davano un’eccessiva, quasi assurda
im¬ portanza ai più piccoli movimenti muscolari dell’Eusapia, senza poi
preoccuparsi del quesito più interessante, se, cioè, con quei movimenti cotanto
incriminati tutti i fenomeni medianici fos¬ sero spiegabili; il che
assolutamente è iperbolico, illogico e però antiscientifico. ha
lettura del rapporto negativo di Sidgwick sollevò seria discussione (pagg.
132-5). L’Hodgson ripetè * tutto inganno! , : il Lodge ed il Myers sostennero
efficacemente che la frode, pur esistendo in un certo numero di fenomeni
elementari, è 'inapplicabile alla totalità degli effetti medianici dell’E P Vi
sono essi dissero, buone e cattive sedute, e la Commissione di Cam¬ bridge ha
avuto soltanto la sfortuna di assistere ad una serie di sedute poco concludenti
e dubbie: ma quelle di casa Richet erano, certo, genuine e sincere, anche
perchè la medio non si trovava m mezzo a controlli dannosamente
inibitori]. Erny Alfred, Le Psychisme expérimental, già cit. Bibl
[E una revisiono minuta, ma molto chiara e ' precisa dei fé- nome» psichici
supernormali. A più riprese sono citate favo¬ revolmente le esperienze della E.
P„ p. es. a pag. 18 e nel- 1 appendice II pagg. 27 e 228. L’Erny, che è amico
del Sardo,,, e, come lui, uno spiritista convinto]. Acevedo Otero, Los Espìritus,
Madrid, 1895, voi. II. Dénis A. Essai d’une théorie de la tèlépathie,
“Ann Se psych. Cita ‘ le materializzazioni della famosa
E. P. , in conferma dell'esistenza d'una forza psichica]. Erma gora G.
B., Sopra le frodi della E. P. alle recenti esperienze di Cambridge, in “ Riv.
di Studi psichici,, I, 1895, p. 435-7. “ [La questione dei fenomeni della
E. P. è lungi dall’essere completamente risolta... Questo stato di cose deriva
dalle gravi difficoltà intrinseche inerenti alla sua soluzione... Gli
spiritisti furono i primi a constatare l'esistenza di processi fraudolenti
alternandosi con quelli di apparenza (!) supernormale „]. 1896. Sabati eh, De
Rochas, e altri, Expériences de l’Agnélas sur E 1\, in “Ann. des Sciences
psych. VI, 1896, pi 1-55 con fig. l’rad. in
ital. “ Riv. di studi psichici „, li, 1897. [Le sei sedute ebbero luogo
aJi’Agnélas in Francia durante l'autunno del 1895, in una campagna del
colonnello De Rochas. Vi presero parte, col padrone di casa, il Dariex, il
sostituto Pro¬ curatore generale (oggi anche medico) Maxwell, il naturalista
professore Armando Sabatier di Montpellier, i dottori in tìsica conte A. de
Gramont e Bar. C. de Watteville. I risultati furono soddisfacentissimi: la
sorveglianza sul medio era estremamente rigorosa, e il rapporto, corredato di
piani e di fotografie, è un vero modello del genere : vi viene discussa a
fondo, ed esau¬ rita in senso favorevole alla Eusapia, la vessata questione
della frode, basata sul leggendario stratagemma della sostituzione di mani. Si
ottenne, fra altre, un'esperienza semplicissima, ma concludentissima:
l’abbassamento di un pesa-lettere senza con¬ tatto di mani e alla chiara luce
del giorno. La relazione forma anche il lungo capitolo IX del libro : Extfr. de
la motricité (I* ediz., pagg. 255-315) ]. Delanne E., PUnomène spirite,
già cit. BibL, pag. 85 e seg. — Evolution animi (pie, già cit. BibL, pag.
6 e 663. Aksakoff Al., 1 precursori dello spiritismo, già cit.
Bibl. [Sou riportati in appendice i verbali delle esperienze di Eu¬ sapia
dal 1892 al 1891. Da registrare è il fatto che l’Aksakoff pone la fenomenologia
paladiniana allo stesso livello delle ce¬ lebri manifestazioni spiritiche delle
sorelle Fox di Hydesville]. Hopps J. Page e Myers T. W„ Correspondance
conce mina E. P., in “ J. Soc. psych. Res. „, VII, n. 123, nov. 1895, p.
163-4. Richet Gii., Eusapia Paladino, Corrésp., ivi, die. 1895, p.
278-80. [Osservazioni critiche sulle sedute di Cambridge, che ancora
oggi, dopo la dimostrazione della inesperienza degli osservatori, vengono
citate dagli nntipsichieisti per infirmare la medianità della Paladino],
Hyslop James, Corresp. conceming E. P., in “ J Soc psych. Res. „, voi. VIII,n.
126, febb. 1896, p. 210-2. [L’Hyslop, professore al Columbia-College di
New- York, è divenuto famoso in tutto il mondo degli spiritisti e spiritualisti
per i volumi da lui dedicati alla medium Piper, nei cui mes- saggi aviebbe
trovata, sebbene ancora non sicura, “ la prova dell’immortalità dell’anima
„. Colpito nelle sue convinzioni spiritualistiche dai risultati auti-
eusapiani di Cambridge, dichiara che nei fenomeni della E. P. non v è
intervento di intelligenza spirituale, trattandosi di tatti fisici dipendenti
solo dalle condizioni del sistema nervoso l’insuccesso di Cambridge non
intacca, pertanto, i prinoipii dello spiritualismo trascendentale]. ^
iSidgwiok II., Eusapia Paladino, in “ J. Soc. psych. Res VII, n. 128,
aprile 1896, p. 230. ‘ [Dichiara con prudenza che le sue conclusioni
negative si riferiscono solo alle sedute di Cambridge, non a quelle che l’E. P.
può aver fatto o potrà fare altrove], Damex X., Que doit-on pensee des
phénomènes mediani- f'*de f’ ln “ Aun- Se. psych. „ VI, marzo-aprile
1896, p. 65-78. r [L’egregio direttore della reputata ‘ Rivista di studii
psi¬ chici „ che è un medico oculista parigino consideratissimo, e assai
competente in psicologia supernormale, prende in esame i risultati
contradditorii degli esperimenti di Milano, dell’isola Roubaud, dell’Agnélas,
di Carqueiranne e di Cambridge, per concludere: che la irode di E. P. non può
negarsi in taluni fe¬ nomeni, ma che non ci illumina sul modo di produzione del
maggior numero dei fenomeni paladiniani], Ochorowicz .Tules, La ipiestion
de la fraude dans les ex- périences aver. E. P., in “ Ann. Soc. psych. „, VI p
79 _ Trad. in ital. “ Riv. di Studi psichici Critica profonda e convincente del
rapporto negativo di Cam¬ bridge : 1 insigne scienziato vi esamina con logica
serrata e con rara acutezza psicologica la tesi della frode, e, pur ammettendo
che la medio, in date circostanze, possa ricorrere a stratagemmi e ad inganni,
combatte la conclusione negativa generalo che da ciò si volesse trarre in
riguardo della autenticità dei fe¬ nomeni più significanti. Il rapporto
dell’O., scritto per l’opera seguente di De Rochas, fu tradotto in ital. sulla
4 Rivista „ dell’KRMAcoKA, II», 1896, pag. 185 e segg., ed è magistrale per la
soluzione del quesito delle frodi coscienti ed incoscienti dei medi]. De Rociias (A.), Rctériorisation
de la Motricité, già ciò.Bibl. [La
maggiore e più originale parte del libro (pagg. 1-315) è dedicata alla Eusapia
: ne narra la vita, ne descrive la perso¬ nalità, e la segue minutamente nelle
esperienze di Napoli <1891, con Lombroso ecc.), di Milano (1892, in casa
Finzi), nuo¬ vamente di Napoli (1893, con Wagner), di Roma (1893-94, in casa 8iemiradzki).
di Varsavia (1893-94, in casa Ochorowicz), di Carqueiranne e dell’isola Roubaud
(1894, in casa Richet),' di Cambridge (1895, in casa Myers), dell’Agnólas
(1895, in casa De Rochas). L'insigne psichicista valuta sempre la possibile
miscela del vero col falso, e con serenità di giudizio distingue l’uno
dall’altro: però, la conclusione di tale studio critico (che è poi la
conclusione definitiva dell’importante opera), anziché essere in prò dello
spiritismo o intervento di defunti, ò favo¬ revole all autenticità dei
movimenti di oggetti inerti senza contatto per mezzo di una esteriorazioue di
motricità medianica, d’onde la ipotesi di un doppio fluidico ecc. ecc. 11 libro
del Rochas era, prima di quelli del Visani-Scozzi e del Fontenay, il miglior documento
sintetico sulla Eusapia Paladino]. Dariex, Desbaux, Mangin, etc., Expérienees d’Auteuil sur
E. P., in “ Ann. des Se. psych. voi. VI,
nov.-dic. 1896. [Le sedute furono tenute nel settembre ’96 ad Auteuil
presso Parigi, in casa del sig. Marcello Mangin, che ò persona ver¬ satissima
nelle scienze psichiche ; assistevano, fra altri , il dott. Dariex, Emilio
Desbaux cultore e scrittore di scienze tìsiche, ed il celebre poeta-filosofo e
accademico francese J. Sully-Prudhonme. 1 risultati furono soddisfacentissimi,
e la relazione conclude in favore della genuinità del massimo nu-moro di
fenomeni: essa trovasi tradotta in ital. sulla ‘ Riv. St. psichici », voi. Ili,
1897, pagg. 100, 134, 164 e 187. Rispetto alle insidie della Eusapia, il
Dariex attesta di cre¬ dere fermamente nella serietà del controllo operato dai
pre¬ senti sulla medio; il sospetto non deve oltrepassare certi li¬ miti,
altrimenti non sarebbe più possibile alcun progresso scientifico. * Se non vi
fossero stati mai fenomeni autentici nelle sedute della E., uomini di cui si
onora la scienza e che occu¬ pano le posizioni più eminenti, non avrebbero
consacrato, nel corso di molti anni, settimane e mesi a simili esperimenti
,]. Sclly-Prudhomme, in “ Humanité intégrale,, Paris, dé- eembre 1896.
[L illustre poeta di Giustizia e di Felicità esprime la sua opi¬ nione
favorevole alla realtà dei fenomeni di Eusapia], i 897. Blech (Mme)
E., Expériences de Tremezzo, in “Ann. Se. psych. ,Rapporto su di una seduta,
fatta nel settembre 1896, nella villa Blech sul lago di Como. L’Eusapia ha
molta amicizia con questi signori], Fontenay (de) Guillaume, A propos d’
Eusapia Paladino’ Les séances de Moni fort-U Ammiri) (25-28 juillet '97), Paris
Soc. d'Edit. Scientifiques, 1897, 1 voi. in-8'*, di p. xxx-281 con
illnstr. [La metà del volume è dedicata ai fenomeni prodottisi in altra
villa dei signori Blech alla presenza dei padroni di casa, di De Roehas, del
celebre e popolare astronomo Cam. Flam- marion, dell'autore e di alcuni
invitati venuti appositamente da Parigi. Il de Fontenay non ha dubbi sulla
sincerità dei fatti osservati, sebbene essi non siano stati n'e vari nè
cospicui. La seconda parte del volume è occupata da considerazioni astratte, di
buon valore filosofico-psieologico, sulle ipotesi espli¬ cative (massimamente
sull’energetica). La relazione dei feno¬ meni è assai diligente e
precisa]. B. di Vesmb, Esperimenti sulla E. P. fatti a Parigi nel
settembre 18.96", “ Riv. Studi psich. „. IEsperienze sulla E. P. a
Tremezzo , ?» A Crocq (le Docteur) (fils), L’occultisme scienti
fique, “ Revue eneyclopédique „, Paris, Larousse, 20 febbr. 1897. [A proposito del libro precedente del De
Fontenay, l’autore, che è un distinto neuropatologo belga, discute lungamente i
fenomeni medianici della E. P. e si addimostra estremamente scettico,
propendendo per una spiegazione mista,1 da lui stesso così riassunta: ‘frode ed
automatismo psicologico e patolo¬ gico,. Dall'insieme delle sue critiche
risulta chiaro che il Crocq, non solo non ha mai assistito a sedute medianiche,
ma non se n"e fatta neppure un’idea approssimativa; egli si trova qui
nella identica condizione di spirito in cui io stesso mi trovavo nel 1892. Se
non che, io non ho mai pensato o creduto che il tavolino sollevato dall’Eusapia
nelle sedute di Milano, Parigi, Varsavia, ecc. girasse, ballasse e parlasse ‘
in grazia dell’au¬ tomatismo psicologico, in cui fossero caduti gli scienziati
os¬ servatori. o della posizione cabalistica da essi assunta nel formare la
catena ,(?!). Il Crocq, del resto, non ammette resi¬ stenza di forze ignote e
rigetta, senza grandi ragioni, la tesi della esopsiehicità o esteriorazione
dell'energia psichica, che io da molti anni (nell’86 e nel ’94)ho, invece,
riconosciuta come possibile e non contraria al positivismo scientifico].
Turiello Pasquale, Lo Spiritismo italiano e la Scienza. Memoria letta alla R. Accad.
di Scienze morali e politiche di Napoli, in “ Atti , della stessa, 1897.
[È la prima memoria sullo spiritismo che sia apparsa in “ Atti accademici , e
fu pubblicata col consenso dei colleghi che le premisero soltanto una
dichiarazione a discarico. 11 Tu- riello basa la sua nudrita argomentazione
sulle sedute dategli dalla Eusapia]. Rf.gxabd F., Hypnotistne et
Réligion, Paris, Schleicher, 1897 (Sulla E. P., vedi p. 259). Parseti, Fenomeni medianici operati in presenza della
E. P., in * Riv. Studi psich. „, III, 1897, p. 24. Boirac E., in “ Revue
philosophique „ di Ribot, XLIII, 1897, p. 321-826. [Analisi dell’opera di
De Rochas : L’ extériorisation de la mo- tricìté, con alcune giustissime
considerazioni sulla tecnica dei fenomeni medianici (paladiniani) ].
Podmore F., Studies in psychycal Research, già cit. Bibl. [Opera
fondamentale di uno studioso profondo ed eruditis- situo dei fenomeni
metapsichici, ma armato di uno scetticismo ad oltranza. 11 Podmore non ha mai
risparmiato giudizi sejeri e ironici sui fenomeni fisici dello spiritismo in
genere, dèlia Eusapia in ispecie]. Ermacora E. B., Supposta azione della
elettricità nei fè»w- meni della E. P„ in “ Riv. Studi psichici Ili, 1897,
p. [La nega assolutamente]. Negri Gaetano, Segni dei tempi. Profili
e bozzetti, Mi¬ lano, Hoepli, 1897. [Al saggio ‘ Il problema dello
spiritismo , è aggiunta una nota (pagg. 365-367), dove l’illustre scrittore
narra di una se¬ duta spiritica della Paladino, cui fu invitato (in casa t
inzi) . egli ne h uscito incredulo, sia per ragioni morali, sia per il metodo
degli esperimenti : ‘ tanto più forti i dubbi, quanto più spettacolosi i
risultati ,]. De Rochas N., Expériences de _ Choisy-Juvac, ecc., in “ Ann. Se. psych. „, genn.-febbr. 1897, p. 6-28. [Queste nuove
esperienze furono eseguite in un castello presso Bordeaux, di proprietà del
Maxwell, e vi assistevano il De Rochas. il conte De Grammont e il bar. A. de
Watteville. I risultati furono ottimi: nel suo rapporto sommano il De
Rochas dice provato che ‘ la Eusapia è un soggetto sensibilis¬ simo alle
manovre magnetiche „ ; che essa produce movimenti degli oggetti senza toccarli,
lievi contatti di mani invisibili, formazione di mani spiritiche visibili, ecc.
ecc. Egli conclude nuovamente per la realtà della esteriorazione della
motricita da lui già, per primo, illustrata. L’autore ha ripetute le stesse
considerazioni sulla E.]P. in un articolo della “ Revue spinte ,, giugno
1897]. Flammarion 0., in “
Revue morale et scientifique du Spi- ritisme luglio-ag. 1897. 1898. Tcriello P-, Dello
Spiritismo in Italia. Saggio, Napoli, Tip. Golia, 1898, 1 voi. [È la
ristampa del discorso letto l'anno prima alla R. Acca¬ demia di scienze morali
e politiche]. BIBLIOGRAFIA PALADINI Vesme, Esperienze di Camillo
Flammarion con E. P., in “ Riv. Studi psich. », IV, 1898. [Su queste
esperienze, cfr. il libro recente ,1. Flammar.on stesso: Forces natureUes inconnues, pag. 11S e
segg.J. Db Roohas N., A propos d’ Eusapia Paladino. Les sia nc^ de
Montfort-L’ Amaury, m Ann. Se. psych. », I , ’ p. 148-169, con molte fig.
. [Da paf 148 a 164 si discorre della E. P.
e si riferiscono ì fenomeni da lei prodotti in casa Blech. L’A. studia
specialmente le impronte di faccie, di profili e di mani ottenute sul mastice].
Leumann, Aberglaube and Zauberei, gut cit. Bibl. (Nel capitolo sulle
superstizioni spiritiche le combatte, valen¬ dosi delle risultanze contrarie
alla Eusapia enunciate dalla Commissione di Cambridge, ma tacendo, a torto, di
quelle fa¬ vorevoli, accertate da osservatori ben altrimenti versati in
sperimentazione metapsichica. Come il Lehmann, moltissimi giudicano ciurmatrice
la Paladino senza conoscerne la feno¬ menologia]. , . Schuknok-Not/.ing Bar. F.
(voti Dr* Die MethoM diumnistischen Untersuchungen , in Wissenseliaftl. Zeits. t. Okkultismus », ott.-nov. 1898.
[Risponde alle critiche della Comm. di Cambridge, citando so¬ pratutto il
metodo che hanno seguito gli investigatori piu seri nel caso di Eusapia. Egli
vorrebbe sottrarre, perb, . medi al ¬ l’influenza ormai nociva dei ' circoli
ben pensanti , secondo il vangelo spiritico]. oi co aq Abignente
F., Fede e Ragione, già cit., pag. 21, ba, »». Pappalardo, Spiritismo, già cit.
Bibl. [L’A. scrive una vera apologia dello Spiritismo. A pag. 48-154 del
volumetto sono riferiti alcuni particolari curiosi sulla vita intima di Eusapia
e su di una seduta dell agosto 1875 col prof. Capuano, ‘ il decano degli
spiritisti napoletani ,J. Dupotrv, Sciences occultes et phys. psych., già cit.
Bibl. [Altro libro di uno spiritista convinto, da collocarsi accanto a quelli
di Brofferio, Erny, ecc., ma con una certa pretensione scientifica (‘
fisiologia psichica ,). Si basa molto sui fenomeni della Paladino, e ne
riferisce le esperienze piu memorabili]. .... tj, i Geley [Gyel], Essai
synthét. dii Spiritisme, già cit. Bi > . La sintesi dell’autore ù
desunta dai fatti „ : ora, fra questi hanno posto di onore le esperienze sulla
E. P. di cui parla a pa g. 27-29. fi opera di altissimo pregio per chi voglia
una esatta conoscenza dello spirito-psichismo odierno]. Croco (le Dr.), L’occultisme
scientifique, in “ Journal de Neurologie „ , Bruxelles, . [Ripete sul suo periodico quanto aveva scritto l’anno
pre¬ cedente sulla “ Revue encyclopédique „ e nel suo libro]. Myers F.,
V., in “ Proc. Soc. f. P. R. seduta del 9 di¬ cembre 1898. | Basandosi su
nuove esperienze da lui fatte il 1° ed il 3 die. del ’98 in due sedute della E.
P., in casa del prof. Richet a Parigi, il celebre psicologo dichiara di essersi
riconvinto della genuinità dei fenomeni e di aver cancellato dalla sua mente i
dubbi che potevano esservi rimasti dalle poco fortunate espe¬ rienze di
Cambridge. Alle sedute di casa Richet assistevano anche il Flammarion, il
prof. T. Floumoy di Ginevra, insigne psicologo e attivissimo investigatore dei
fenomeni supemormali, il sig. Adolfo Brisson, pubblicista esimio, direttore
degli “ Annales politiques et lit- téraires „ di Parigi : tutti restarono
convinti della sincerità di Eusapia e della importanza dei fatti].
1899. Geley [Gyel] (le Dr.), L’ ótre subconscient, già cit.
Bibl. [Fra le prove più sicure della azione a distanza della motri- cità,
riporta integralmente nelle note di questo suo notevolissimo volume (pagg.
61-73) varie esperienze della Eusapia]. Delanne, Udine est immortelle,
già cit. Bibl. [In più luoghi anche questo zelante campione dello
spiritismo ritrae, un po' arbitrariamente, conclusioni spiritualistiche dai
fenomeni di Eusapia, V. pagg. 227-8, e 260]. Boirac E., Due sedute con E.
P. a Parigi, in “ Riv. St. psieh. ,, Y, marzo 1899, p. 105. [Anch'egli ha
assistito alle sedute del dicembre 1898 in casa Richet, e dà ragguaglio obbiettivo
sugli straordinari fenomeni osservati, che giudica autentici. Per chi noi
conosca, il dottore E Boirac è rettore dell’ Università di Grenoble e vi in¬
sega dottamente filosofia e ottimo trattato su L’idée da (pans 1895) Jh
6 poi un genialissimo sperimentatore sm fenomeni psichici, P quali ha
anche inventato strumenti di precisione], Mvkks F. W„ E P. en Paris, ■
Jow. &J. Jg*- Res. „ voi. IX, n e io. [L’eminente psichicista
accentua il suo convincimento ^fa¬ vore della natura genuina dei fenomeni di .
• (egli dice) date da E. in casa Ricliet in die. 98 hanno co vinto tutti
se un mutamento è avvenuto nelle sue opinion , la ragione sta nel migliorato
metodo di ricercai- ^ P' [Risele che le esperienze della E. P. a Milano e
a casa sua, erano circondate da tutte quelle cautele che. ^ fenomeni «- dinari,
basterebbero a ingenerare la certezza. 11 Myers aggiunge una nota (pag.
157) per i ic imi. c ' ' ' Cambridge ned ’95 ebbe ragione di dubitare, a
Bang,, nel 98. le esperienze gli parvero concludenti]. Baddi pi Vf.smf.
C., La E. P sulla via della, riabilitazione, in “ Riv. St. psich. », V, 1899,
p. 73. [Si rallegra che le nuove osservazioni di Parigi e e a es di
uomini "come Riche,. Myers, Flournoy, * i rispondano ai dubbi ed ai
sospetti ingiusti lasciati dalle dute di Cambridge].
1900. Ottolen-ghi S., La suggestione eco., già cit. Bibl. [Nella
Parte I, cap. 3». da pag. 139 a pag. 220, e discorso a lungo e con molta
serietà dei fenomeni medianici, con parti¬ colare riguardo a quelli della
Eusapia Paladino (pagg. 186 e ) L’A. conclude col Cari ex in favore del azione
motoria di E P a distanza senza contatto visibile: il fenomeno si deve considerare
come reale, e non già come mipossibi b Sulle materializzazioni di E. P. egli è
meno esplicito: ritiene che tali fenomeni possano avere molteplici origini e
accenna a frodi, a suggestioni, eco. Per l'insieme dei fenomeni media¬
nici l’Ottolenghi accetta l’ipotesi di una ‘ fonia psichica „ si¬ mile alle
altre forme di energia, e mi cita in appoggio], Aroelin A., La
dissociation psychologique, in “ Revue de qnestions scientif. „, Bruxelles, Questo
lungo studio di uno scienziato cattolico pubblicato da una rivista notoriamente
scritta sotto gli auspicii dei Ge¬ suiti, anziché concludere per l'intervento
diabolico accoglie l’interpretazione psico-fisiologica dei fenomeni medianici e
spi¬ ritici: la E. P. viene parecchie volte citata fra i * medi più degni di
studio „]. Flocrnov, Des lndes
à la planète Mars, già cit. Bibl. [In
quest’opera, oramai celebre, l’acuto psicologo ginevrino esamina profondamente
il caso della sig.”* Elena Smith, che è un medio dei più spettacolosi in fatto
di reincarnazioni o per¬ sonificazioni : egli vi dimostra, nel modo più
evidente, l’origine psicologica normale di tutti questi romanzi e fenomeni
straor¬ dinari di medianità intellettuale. La Smith non ha molta energia
medianica fisica: ad ogni modo, ha provocato anche fenomeni di telecinesia,
ossia movimenti a distanza, analoghi a quelli prodotti dalla Kusapia. Rispetto
a costei, il Flournoy ri¬ getta la spiegazione della impostura e ne riconosce
la veridicità]. Petrovo-Solovovo, Mediamicheskiya Fizicheskiya Yawle-
niya, ecc. già cit. Bibl. [Conosco quest’opera per l’analisi fattane dal
Poggenpohl negli “ Ann. se. psych. 11 Petrovo So- lovovo ha assistito alle
sedute date dalla E. P. a Pietroburgo, in casa dell’Aksakoff, durante la
primavera del 1898, e delle quali non ho potuto raccogliere altre notizie
neppure da Eu- sapia medesima. Novanta pagine del volume sono dedicate alla
medio napoletana, nei cui fenomeni l’autore distingue con molto acume il vero
dal falso. A tale proposito, è opportuno rilevare che egli non è tra gli
entusiasti della fenomenologia spiritica e che il suo libro, a giudicarne
dall’analisi del Pog¬ genpohl, è modello di critica seria ed efficace].
Avellino F., Due sedute con Eusapia Paladino in Na¬ poli, “ Riv. di Studi
psichici ,, voi. VI, iiov.-die. 1900, p. 357-867. [L’Avellino,
commerciante genovese, è tra i membri fondatori del Circolo Minerva, dove
avvennero le esperienze con Eusapia cui M. ha assistito. Furono le relazioni
dell’Avellino che indussero gli psichicisti genovesi a studiare la famosa
medio]. Villari L. Ant., Spiritismo e magnetismo, già cit. Bibl.
[L’autore, che è uno spiritista convinto, dice di avere assi¬ stito, molti anni
prima, a sedute di E. P. in compagnia di Gabriele D’Annunzio, Fed. Verdinois,
Andrea Torre e altri^ ma non ne dà ragguagli e si perde in disquisizioni
teoriche]. Cbocq, Hypnotistne scientifique, già cit. Bibl. [11
raffronto fra le due scuole ipnologiche avversarie — quella neurologica di
Parigi (Charcot) e quella psicologica di Nancy (Liébault, Bernheim) — è
completo ed esauriente : le conclu¬ sioni che risultano favorevoli alla scuola
psicologica, sono a un dipresso le medesime da me avanzate fino dal 1886 nel
mio libro: Il magnetismo animale e la fascinazione (Torino, Roux). 11
cap. XIX, sui fenomeni psichici occulti, contiene da pa¬ gina 460 a pag. 566
una lunga discussione sulle manifesta¬ zioni medianiche della Paladino; ma essa
non è in gran partfe che la ripetizione dell’articolo già indicato sull' “
occultismo scientifico ,. 11 dott. Crocq è ancora scettico a riguardo della
Paladino : egli riproduce anzi le figure del De Rochas indicanti il presunto
trucco della sostituzione delle mani, ma mostra di non conoscere bene la
questione. Dice, ad es., che il tavolino si alza e balla solo quando gli
assistenti fanno catena, trova che le esperienze di Milano del '92 non furono
dimostrative (?) e preferisce le esperienze di Cambridge. Per lui tutto è
impostura conscia o inconscia dal lato del medio, automatismo psicolo¬ gico dal
lato dei presenti : il che è erroneo ed assurdo]. 1901.
SiiBBLED (le Dr.), Spirites et médiums, già cit. Bibl. [Lavoro di compilazione,
d’un dotto cattolico : vi si discorre della E. P. come di un medio d’alta
potenzialità fisica, e non se ne dubita]. Visani-Scozzi dott. P., La
medianità, già cit. Bibl. [È una delle poche opere importanti e serie fin
qui uscite in Italia sulla fenomenologia spiritica : essa può figurare
degna-mente accanto ai libri dell’Aksakoif e del Brofferio, che gli aderenti
considerano come testi classici per lo “ spiritismo moderno Consta di tre
parti: la prima contiene uno sguardo generale sui fenomeni magnetici, ipnotici
e spiritici; la se¬ conda e la terza, da pag. 159 a pag. 462, sono dedicate
inte¬ ramente alla E. P. e si basano sopratutto su quattro sedute cui l'autore
ha assistito. Per la descrizione minuta dei feno¬ meni, il Visani-Scozzi è
insuperabile, ed e per questo motivo che io, anziché descrivere particolareggiatamente,
e anche fastidiosamente, le manifestazioni medianiche da me vedute, ho
preferito pubblicare in questo volume le mie impressioni generali]. Porro
Francesco, Eusapia Paladino a Genova. A ari ar¬ ticoli in “ Secolo XIX „,
maggio-giugno 1901. [È l’esposizione succinta delle sedute date da E. P.
nelle sale del Circolo scientifico Minerva. 11 Porro è un valentissimo
astronomo e geodeta, chiamato ora a dirigere P Osservatorio nazionale di La
Piata (Argentina); e qui si addimostra con¬ vinto spiritista. Però i resoconti,
da lui dati giorno per giorno, hanno un grande carattere di obbiettività e sono
esattissimi]. Baldi di Vksmk, Eusapia Paladino à Génes et M. te prof. Morselli, “ Revue
des Étud. psyeh. Parigi, aprile- maggio 1901.
[Registra, con piacere, il mio ingresso nello studio obiettivo, sperimentale
dei fenomeni 4 spiritici „ e se ne ripromette qualche vantaggio per la
Psicologia supernormale]. Porro F., Séances avec Eusapia Paladino à Génes, “ Rev.
Ét. psyeh. „, giugno-luglio 1901. Porro, Bozzano
et. Morselli, Les séances mèdiumniques de Génes, in “ Rev. Ét. psyeh.
„,ag.-ott. 1901, Vassallo L. A., Gli studi medianici, in “ Secolo XIX „,
dicembre 1901. Frezza Alessandro, Spiritismo speri mentale, nella pubbl.
mens. “ Religione e Patria „, Firenze-Pistoia, [11 lavoro porta questo sottotitolo : “ Seduta
emozionante colla nota medio Eusapia Paladino . e descrive ampollosamente, con
inspirazione spirito-cristiana, i fenomeni e le materializzazioni provocate da
E. P. in una seduta ormai vecchia del 1691j. Vassallo L. A., Sedute con la
E. P. - I precau- zionisti. - Frodi , suggestioni e spiriti, ecc. Vari articoli
in “ Secolo XIX. Il celebre giornalista Gandolin racconta delle sedute
date da P. al gruppo di soci del circolo Minerva del quale egli e Porro fanno parte:
M. è in altro gruppo, e le suoi sedute si alternavano. Gcastavino Pietuo,
Una seduta spiritica di E. P. al Circolo Minerva, nel “ Caffaro genn.
1902. [Una di quelle del presente volume. Parte 11, serie 2*. L’e¬ gregio
giornalista ammise la realtà di alcuni fenomeni, altri credette dovuti a
stratagemmi, ed altri a illusioni]. Vassallo L. A., Nel mondo degli
invisibili, già cit. Bibl. [Buona parte del libro consta della
ripubblicazione degli ar¬ ticoli editi nel die. 1901 e genn. ’02. 11 Vassallo
era divenuto uno spiritista fervente, e le sue descrizioni dei fenomeni ga¬
reggiano per brio ed evidenza con quelle ammirabili del Bar- zini sul “
Corriere della Sera „ (gennaio ’07). La difesa della E. P. contro l'accusa di
ciurmatrice, e quella degli assistenti contro la tesi dell’allucinazione
risultano di rara efficacia per l 'humour di cui sono intessute]. Pavoni
Leo, Contro lo spiritismo. Polemica, nel giornale “ La Patria Roma, primavera
del 1902. [Il Pavoni, prendendo le mosse da una conferenza fatta da L. A.
Vassallo all’ Associazione dei giornalisti in Roma, intra¬ prende con questi
articoli brillanti, ma superficialissimi e senza fondamento scientifico, una
fiera campagna antispiritica, di cui Eusapia Paladino in particolare ha fatto
le spese. Le critiche del brioso giornalista non erano nuove: erano le solite
accuse di * trucchi „ e di illusioni, ma senz’altra novità che il racconto di
una seduta nella quale alcuni giovani burloni avevano po¬ tuto mettere John
King, lo spirito-guida della Eusapia, in comunicazione grottesca con alcune
entità spiritiche da essi inventate. Il fatto, anche se veridico, nulla prova
contro la me¬ dianità di Eusapia; prova solamente che il di lei subcosciente è
suggestionabile, e il Pavoni non ha capito neanco l’impor¬ tanza psicologica
della burla !]. f [Anastay], Lss séances des Gènes,
avec Le medium E. P. Bull, du
Centro d’ét. psych. de Marseille », I, 1902, p. 15. Vassallo L. A.,
Nouvelles séances médiumniques à Gènes, in “ Rev. des Ét. psyeb. febbr. 1902. B. ri Vesme, Les séances de Gènes aver
Mad. Paladino, ivi, marzo-aprile 1902. [Ne rileva la importanza per gli
studi psichici]. Bois Jcles, he miracle moderne. Psychologie citi medium. La f rande et les
forces inconnues, in “ Revue bleue. L’erudito
critico e popolare scrittore di occultismo si intrat¬ tiene particolarmente
sulle “ forze ignote di cui sembra dis¬ porre la medium napoletana].
Pavoni Leo, Al di qua. Contributo allo studio dei feno¬ meni spiritici, con
introdnz. del Prof. P . Blaserna, Roma, Roux e Viarengo, , 1 voi. in-18°,di p.
xxiv-190. [È una ripresa della campagna antispiritistica dell’A., basata
su documenti di scarsissimo valore dimostrativo, fra cui le confessioni
di un falso medium imitatore grottesco di fenomeni pseudo-medianici. Il
Pavoni seguita a prendere di mira 1 E. P. e riproduce le “ smascherature , di
Bracco, di Torelli e di Guastavino, citando anche le conclusioni di Sidgwick (a
Cambridge nel ’96): ma egli non ha sperimentato mai, nonostante un colloquio
con Eusapia. La prefazione del Hlaserna vale soltanto a provarci che 1
il¬ lustre tisico ignora quasi del tutto lo stato odierno degli studi
psichici. Con severità inadeguata alla sua incompetenza psicolo¬ gica, egli
giudica mal condotte le esperienze del Crookes e Varley, dandone una
interpretazione, per me, inconsistente. I trucchi dei quali discorre non sono,
intanto, applicabili ai fenomeni della Eusapia;|e sono di una ingenuità tale,
che, se può conturbare e ingannare un esordiente, non doveva certo sfuggire al
buon senso di qualunque ‘ scienziato ,]. Venzaso J., Une merveilleuse
siance médianimique avec E. p, . Plusieurs matérialisations. etc., “ Rev. Et.
psych. „,
Questa seduta straordinaria è la medesima cui io ho assistito in casa
Avellino e della quale riferisco i fenomeni nella Parte II del mio presente
volume]. BIBLIOGRAFIA PALADIXIANA Podmure, Modera Spiritualism, già
cit. Bibl. [Nel voi. II, al libro IV: Problemi della medianità „, al cap.
I, pagg. 198-203, l’illustre critico dello spiritismo parla brevemente di
Eusapia, basandosi sulle sedute di Milano (1892) e dell’isola Roubaud (1896);
ma egli si attiene alle conclusioni del Comitato di Cambdrige e alle negative
ostinate dell’Hodgson, e pertanto si esprime contrariamente alla provata
esistenza di poteri supernormali nella medio napoletana. La sua spiegazione dei
fenomeni eusapiani non va, però, oltre all’ imaginario scambio delle due mani!
In altro luogo, il Podmore ammette che le sedute di E. P., controllate da
scienziati come Schiapparelli, Richet, de Rochas e Ochorowicz, hanno avuto una
grande influenza nell’odierno movimento spiritistico]. Falcomer 1., La
gran questione dello Spiritismo, nel gior¬ nale “ Il Caffaro „, Genova, num.
del 25-26 marzo 1902; ri- prod. in “ Luce ed Ombra „ , giugno, p. 230-8.
Cesava L., Pro Spiritismo, articolo nel “ Messaggero ,, Roma, maggio e giugno.
De Rociias A., Les
frontière* de la Science, già cit. Bibl.
Cfr. passim. Danza Dom. ed altri. Relazione sulle sedute med . con E. P.
a Palermo, nel “ Pisani „, giorn. di patologia nervosa e mentale, XXIII, ,
fase. 3° (Riport. in “ Luce ed Ombra fase, di aprile, p. 165-171). Bore
Jules, Le monde invisible, già cit. Bibl. Cfr. a p. 379. 1903. Peebles D., Bad method of investì qation, in “ Light Questo
signore, spiritista o medium che sia, riferendosi al rapporto del Veuzano,
protesta contro di me perchè nella seduta Limosa di casa Avellino, della quale
darò ragguaglio, noi abbiamo legata la Eusapia sulla branda, nel gabinetto nero
!]. Bozzato Ernesto, Ipotesi spiritica e teoriche scientìfiche , già cit.
nella Bibl. [E una dottissima discussione delle varie teorie enunciate a
spiegazione scientifica dei fenomeni medianici di fronte alle ipotesi
tradizionali dello spiritismo. L’autore si vale sopratutto SZ. 'ZZ iTJ dà
1. delle pià «*«». Dronte di ‘ forme materializzate „ su mastice stK'h ,
t te da Eusapia tanto a Napoli, quanto a Genova. -££?£££ - tt?}? ì£
, • i ■ ; u.i nn viirore non comune dialettico. Enli ì - le ''ipotesi
della frode, dell'allucinazione e della suggestione; .or poco accettabili
le teoriche dell’animismo Aksakoff) della creazione psico-fisica collettiva
(Ochorowmz), e dello sdoppiamento della personalità 6 Jf^^f^iPesistenza
eUÈdannlevare l’interpretazione assai differente dalla mia che 1 autore
presenta a riguardo di molti fenomeni visti da ■ • „ i„: il raffronto fra le
nostre impressioni n rultlrh molto' interessante per chiunque si occupi
di studi me- . . . • - , vi sL scorderà come possa variare 1
apprezzamento .lui a, a„ ri: d.fl, migliore mtenóone di bene
o.,er,.r« e d, fedelm.nlo scrivere le cose percepite]. Maxwell J„ Les
phénomènes psychiques .già «t. Bib . fMoltissima parte dell’eccellente
libro di Maxwell e basata sulle sedute della E. P. L’autore, che vi ha
assisto in ca«a d J Hi eh et e in casa propria, ne trae conclusioni di
alto 'More . Articolare la piena convinzione sulla realtà dei fenomeni m
particolare pien e sulla evidenza di sull'inconsistenza delle accuse da
leggere e nuove ed ignorate forze naturali. Il libro fe tutto da legger
da meditare, perchè dimostra la estrema importanza de - meni prodotti
dalla Eusapia. tu or ora tradotto m g se ne sono fatte più edizioni
francesi]. mnIHZ (S?2”oS)'h! Esperì*, »<* ««»' e- <di p-
*?’•, i» • «•- gè- Samara Carmelo, Esperienze di Palermo, “
Ann. des Se. psych. 1903, p. 72-82. Bozzano E., Filo di refe o pia mento
fluidico? (A propo¬ sito di sedute con E. P. a Palermo), in L Riv. di St.
psich. marzo Ermacoka] Recensione dell’opera di E. Bozzano: Ipotesi spiritica e
teorie scientifiche, in 4 Riv. St. psicli. „,, p. 125 e seg. Carrf.has
E., Una seduta di E. P., nella * Medianità Roma (ripr. in 4 Rev. seient, et
mor. du Spiritisme „, Parigi) Eusapia Paladino a Venezia, 4 Riv. di Studi
psich. Crookes W.,
Quelqties différences entre les phènomènes produits par la médianité de Daniel
D. Home et par celle de E. P., nella riv. 4 Lux 1903, trad. da Des-Combes (eit.
da De Rochas, Ext. de la motr., Mvers F., Human Personnalitij, già eit. BibL [In quest’opera monumentale del massimo
fra gli psichicisti inglesi (pubblicata però postuma), non è dato gran peso ai
fe¬ nomeni della E. P., anzi a pag. 502 il Myers sembra volerla porre fra i
medi di dubbia sincerità. Ma noi sappiamo già che egli si era ricreduto, dopo
forse avere scritto quel capitolo del suo libro], Dessoir Max, Sulla E.
P„ in “ Berliner Lolcal-Anzeiger ottobre 1903. [Riferisce in una
conferenza, su cinque sedute con la E. P. accusandola di ciarlataneria].
Bokmann Walter, in “ Uebersinnliche Welt „, Berlino, ottobre 1903.
[Difende la E. P. contro le accuse del Dessoir, dimostrando che egli non ha
saputo sperimentare, n'e è riuscito a scoprire, tanto meno a dimostrare le
frodi denunziate]. Baldi di Vesme C., Eusapia Paladino, malmenata da due
dottori tedeschi, u Riv. di St, psichici „, nov. 1903, pp. 240-249.
Faifofer Afreliano, Medianità, in 4 Luce e Ombra [Ha sperimentato
lungamente con E. P. ; ammette che essa trucca * negli intermezzi , (?) ; e
ragguaglia in succinto su vari fenomeni ottenuti]. Feilding Ed. e Johnson
Alice, Oh Maxwell’s “ Phéno- mènes psychiques A bibliogr., in “ Proc. of thè
Soc. f. psych. Res. Feilding parla delle sedute di Cambridge riproducendo le
accuse di malafede. E a pag. 501 la sig.n* Alice Johnson ribadisce che E.
rifiutò di acconsentire alle condizioni imposte dalla Commissione. Fra queste
vi era quella, efficacis¬ sima, di separarla mediante reti dagli oggetti che si
pretende essa muova senza contatto ; si volevano pure vari modi di le¬ garla;
si chiedeva che operasse sempre in piena luce! . La Johnson si lagna che
Eusapia concedesse solo il metodo di essere tenuta (controllata) dai due che le
sedevano vicino. Ora, a parte ogni interpretazione sui moti muscolari del
medio, di cui a Cambridge si fece tanto chiasso sconoscendone la vera portata,
tutto il determinismo medianico dev'essere accettato qual’ è in questa sua
odierna fase di semplice osservazione empirica. Verrà poi l’applicazione del
vero metodo sperimentale]. B. di V., Una seduta con E. P. all’istante
della levitazione completa della tavola, “ Riv. St. psich. febb. 1904, con
tav. Contessa Greffulhe e Marchesa De Ganay, Sur quelques séances d’
Eusapia Paladino, ‘ Bull, de l’Instit. gén. psych. „, seduta 18 genn. 1904, p. 160-62. [B. di V.j,
Un processo di Eusapia Paladino, “ Riv. St. psych. 4-, giugno 1904, p.
215. N. N., Eusapia Paladino in Pretura, “ Luce ed Ombra „, giugno 1904,
p. 286-288. [Dai giornali napoletani risulta che l’E. P. era accusata di
essere stata istigatrice di un reato di sfregio con la sua in¬ fluenza magica o
‘ medianica „ ! Fu assolta], Gkassf.t, Le Spiritisme, già cit.
Bibl. [A pagg. 294 298 del libro parla della Eusapia, e ripete le accuse
di frode basandosi sui risultati della Com. di Cambridge. Quosto libro del
Grasset, stimabile per ciò che concerne l'ipno¬ tismo, non ha molto valore per
quanto dice sullo spiritismo: l’illustre clinico non aveva avuto ancora, come
ha avuto poi, pazienza di approfondire l’argomento]. Pasclo Silvano, Una
seduta medianica con E. P., “ Il Tempo ; ripr. in “ Luce ed Ombra „, febbr-
1904, p. 940-47. BIBLIOGRAFIA PALAR INTANA .
Zingàropoli T., In memoria di Ercole Chiaja, in ‘ Luce ed Ombra L’opera di
Ercole Chiaja, ivi, 451-465. B. pi Vesmk, Ercole Chiaja. Necrologia, in *
Ann. Scieut. psycli. voi. XV, maggio 1905, p. 815. Cakreras E., in * Rev.
Scient. et morale du Spiritismo,, 1905, p. 450 (cit. da “ Luce ed Ombra apr.
1905, p. 268). N. X., Eusapia Paladino a Roma, in ‘ Luce ed Ombra ,,
luglio 1905, p. 335. Marzorati G., In memoria di Ercole Chiaja , “ Luce
ed Ombra „, 1905, fase, di sett. Zingàropoli E.. Processi verbali di
sedute medianiche con la E. P., in “ Luce ed Ombra „, 1905, p. 495. [A
questo articolo è unita la fotografia di una levitazione di tavolino ottenuta
dalla Paladino con Schiapparelli e Du Prel]. Gellona E., Calchi medianici
ottenuti col medio E. P., in “ Luce ed Ombra ,, ott. 1905, p. 508-513, con fig.
e tav. — — Il calco medianico su creta, in “ Luce ed Ombra ,, nov. 1905,
p. 568-572. Ven/.ano F., Des
phénomènes de transmission de la pensée en rapport avec la médianité, in “ Ann.
de Se. psycli. „, XV, nov. 1905, p. 672-701.
[Riferisce i fenomeni ascrivibili, secondo il suo avviso, a suggestione mentale
avveratisi con E. P. nelle sedute di Genova del 1901-2. Non posso in tutto
accordarmi, come si vedrà nel presente volume, coll'egregio mio amico].
Lieo Nigra, L’occultismo, già cit. Bibl., a pag. 233-4. Acevkdo Dr. O.,
Ueber die Gespenster, già cit. Bibl. Tcmmolo V., Basi positive dello
spiritualismo, già cit. Bibl. [È una voluminosa difesa dello spiritismo
tradizionale, con eccessivo carattere polemico contro gli “ scienziati materia¬
listi „ : fra essi figuro anch'io accanto a Haeckel, a Sergi, a Blaserna, a
Meynert, ecc. e sono anzi preso particolarmente di mira per tutto quanto ho
scritto o detto contro la ipotesi spiritica. È un volume frutto di buona fede,
di convinzione sincera, di erudizione speciale, ma scarso di valore intrinseco,
inferiore assai alle opere di Brofferio, Visani e Bozzano. Sulla Eusapia
il Tummolo parla in più luoghi, ecc. eco.; ha assistito, a quanto pare, solo ad
una seduta (pag. 458)]. 1906. Bozzano T., Cesare Lomhroso e la
psicologia supernor¬ male, nel volume giubilare dedicato a C. Lombroso. Torino,
F.lli Bocca, 1906, estr. di p. 10. [Il Bozzano parla specialmente delle
esperienze di C. L. con la Eusapia, ed esprime la sua ammirazione per l’opera
di lui coraggiosa in favore della meta psichica]. Lapponi, lpnot. e
Spirit., già cit. [Libro di mediocre valore scientifico; ha fatto rumore
unica¬ mente perchè il suo autore era stato archiatre di due Papi. L'egregio
medico però, ancorché cattolicissimo, si sa abilmente schermire dalle credenze
diaboliche. Qua e là nell’opera di¬ scorre di Eusapia, ma senza averne
conoscenza diretta]. Maxwell J., Revue de Méta psycMque, in “ Année psy-
chologique „ di A. Binet, XII année, Paris, Masson et C., 1906, a p. 525.
Gellona E., Un’altra seduta con E. P. a
Genova, “ Luce ed Ombra [Il sig. Gellona chirurgo dentista è amico e
abitualmente ospite della E. P. quando essa viene ora a Genova. Egli porge
notizie su di una seduta alla quale aveva assistito il Principe Sergio
Yourievitch, fondatore e segretario dell’ Istituto inter¬ nazionale di
Parigi]. B. di Vesme, A propos d’ime séance chez M. Gellona, in “ Ann.
Se. psych. „, giugno 1096, p. 393. Gellona E., A proposito di una seduta
con E. P., “ Luce ed Ombra ,, luglio 1906, p. 358-61, con fig. [Risponde
ai dubbi sollevati dal Principe Yourievitch, il quale ha negato di avere avuto,
nella surricordata seduta con E. P. in casa Gellona, manifestazioni tali da
fargli credere nella presenza di suo padre, in realtà, i fenomeni più cospicui
fu¬ rono impronte di dita sulla creta e suoni vocali (V), che il Gellona
credette in lingua russa, cosa negata di poi dal Yourievitch]. Monnosi,
Relazione sulle esperienze fatte da due scien¬ ziati italiani su E. P., in “
Giornale d’Italia ,, 18 ag. 1906. Ripr. in “ Ann. Se. psych. [1 due
scienziati sono : il celebre fisiologo prof. Luciani di Roma, ed il distinto
clinico prof. G. B. Queirolo di Pisa]. Zingaropoli F., Una seduta con E. P-, “
Luce ed Ombra die, con fig. . .. Gblloka E., Esame dattiloscopico
di calchi medianici, in « Luce ed Ombra », die. 1906, p. 608-10, con fig.
De Rocdas Alb.,
L’extériorisation de la Motridté, c. s., IV édit. mise à jour, Paris,
Cbacornac, 1906, 1 voi. in-8° gr. di p. xi-602 con ‘fig. e tav. rAncbe in questa ediz. lo studio di E. P. occupa la
maggior parte del volume (da pag. 1 a pag. 430). Vi sono successiva¬ mente
esposte le esperienze di Eusapia fatte sotto la vigilanza di uomini competenti,
da quelle di Napoli 1891 e dell Agnélas 1895, già narrate nelle precedenti
edizioni, alle ulteriori di Tremezzo, Auteuil e di Choisy-Juvac 1896, di Napoli
e Roma 1897, di Genova 1901-902, di Roma e Parigi 1905. Il cenno sulle
sedute del Circolo Minerva, delle quali questo mio libro parlerà a lungo, e dal
Rocbas dato in modo assai incompleto: egli si limita a tradurre un articolo del
mio col¬ lega prof. Porro, articolo esclusivamente dottrinale e polemico, ma
dal quale non si dfesume alcun particolare importante sui fenomeni da noi verificati:
preferibile era tradurne invece gli articoli espositivi. Questo mi ha convinto
che la pubblicazione delle mie impressioni e note non sarà inutile alla storia
ed allo sviluppo della metapsichica]. Lo-mbiioso C., Sui fenomeni
spiritici e la loro interpi da¬ zione, “ La Lettura „, nov. 1906.
(Rispetto alla Eusapia, l’A. ritorna sulle già note esperienze, da cui esclude
i * trucchi „ ; dimostra con esempi la morbosità personale dei medi; e si
dichiara propenso ora ad ammettere che 4 la presenza dei medium in trance
provochi spesso la com¬ parsa o l’attività più o men vivace di esistenze che
non ap¬ partengono ai vivi, ma ne acquistano momentaneamente le apparenze e
molte delle proprietà „]. B. ni Vesme C., Eusapia Paladino, sul giorn.
“La Stampa », Torino, num. del die. 1906. Fi.ammabion C., Les forces
naturelles inconnues, in “ Revue des Revnes », Parigi, num. 21-24 nov.-die.
1906 (in parte riprod. in “ Giorn. d’Italia », Roma, n° 2 die.). [11
famoso e fecondo scrittore, riassumendo le sue idee ed osservazioni
intorno ai fenomeni fisici dello spiritismo, si in¬ trattiene sopratutto sulle
sedute di E. P. (Lettera III* e IV*). Per quanto credente nell’esistenza del
mondo spirituale e con¬ vinto che nei fenomeni d’Eusapia agisce un elemento
psichico, un’ * intelligenza direttrice ,, egli sembra fin da principio pro¬
clive ad escluderne l’intervento di “ spiriti , o anime di disin¬ carnati. Le
sue conclusioni sono basate specialmente su quella nota serie di sedute che la
Eusapia tenne in sua casa a Parigi nel ’98, coll’assistenza anche di Sardou,
Clarétie, Bichet, G. Le Bon, Ad. Brisson, G. Bois, G. Delanne, G. Méry, e altri
distinti studiosi, dei quali quasi tutti, toltone il Le Bon, restarono con¬
vinti dell’autenticità dei fatti]. Bécocr le Dr, Histoire de Fantòmes , d'une femme et de
cent savants. Paris, Edit. “ La Vie Nouvelle „, 1906,
pag. 64. [Difesa della E. P. dalle accuse di frode, dimostrazione della
autenticità dei fatti visti e sorvegliati da “ cento scienziati „ di primo
ordine, e sopratutto apologia del disputatissimo fe¬ nomeno della ‘
materializzazione „J. Giordana T., A caccia di fenomeni, in * La Tribuna
„, Roma, 2 e 4 die. 1906. [Resoconto di due fra le sedute date da E. P.
alla Società milanese di studi psichici nel novembre e dicembre 1906.
Assistevano l'illustre romanziere Fogazzaro, il Marzorati, di¬ rettore di ‘
Luce ed Ombra ,, il prof. G. Scotti, il march. d’An- grogna, il conte Visconti
di Modrone,ecc. 11 Giordana, che vi rappresentava la Tribuna, non restò convintoj.
Barzini Luigi, Nel mondo dei misteri con E. P., sul “ Corriere della Sera „,
Milano, die. 1906. [Acute ed impressionanti osservazioni dell’ ormai
celebre giornalista-viaggiatore sui fenomeni prodotti dalla E. P. in due sedute
cui egli ha assistito presso la Società milanese di studi psichici, e in altre
tre sedute date da E. alla redazione del ‘ Corriere della Sera „. Con questi
articoli di Barzini inseriti nel primo e più serio giornale d’Italia,
l’attenzione di tutta Italia si è riportata sui fatti di mediumnismo]. Barzini
L., Nel mondo dei misteri — - Nuove esperienze, * Corriere della Sera
Milano, genn.-febbr. 1907. Morselli Evinco, Impressioni di un uomo di
scienza sui fenomeni “ Eusapiani „, “ Corriere della Sera ,, febbraio-
marzo 1907. _ — A proposito dei fenomeni medianici e della loro
spiegazione scientifica. Ivi, num. del 4-5 maggio 1907. Mucchi A. M.,
Impressioni sui fenomeni di medianità , ecc. (da sedute di E. P. nel
Laboratorio della Clinica psichia¬ trica diretta da C. Lombroso), “ La Stampa
„. Torino, num. del 4, 9, 11, 22 febbr. 1907. Aggazzotti Ale., Foà Carlo,
Hbrlitzka Arot., Quello che hanno osservato quattro assistenti, ecc. Ivi, 1 e 3
marzo 190 < (Trad. in “ Ann. Se. psych. „, XVIII, n° 4, pag. 265-94).
Foà Pio, “ L’opinione pubblica e i cos) detti fenomeni spi¬ ritici. Conferenza.
Ivi, marzo 1907 (trad. in “ Ann. Se. psych. „, n“ mai, pag. 305-325).
Marzorati A. e Bacoigaluppi A., Esperienze medianiche con E. P. alla Soc. di
st. psichici di Milano, “ Luce e Ombra „. VII, febbr. 1907, pag. 60-84.
Scotti prof. Giulio, Note e impressioni intorno a quattro sedute di E. P. Ivi,
ivi, pag. ^2-102. Cipriani O. e Massaro G., Sulle sedute del 23 e 26 no¬
vembre 1906. Ivi, ivi, pag. 103-111. Marzorati A., Ombre medianiche. Morelli
G., A proposito di M. e dei fenomeni eusapiani Viola Tre sedute medianiche con
E. P. Flammarion C.. Les forc.es natur. inconnues, “ Revue des Revues ,, num. 1-6 genn. -marzo
1907. Arlllani P. F., Sulla medianità di
Eusapia Paladino, “ Collezione Scienza », Torino, Rosemberg-Sellier, 1907, 32°,
pag. 41. [Opuscolo compendioso, ma ben fatto. 1/A. ha assistito ad una
delle sedute dirette da Lombroso, ammette i fenomeni, ma rigetta la ipotesi
spiritica attenendosi a quella che diremo * animica „].
Tommasina T„ Intorno all’ignoto: i fenomeni medianici: loro cera natura ,
“ Coenobium ,, Lugano, n‘ 3, marzo- aprile 1907, pag. 118. [Nonostante il
titolo presuntuoso, questo articolo mostra che l'egregio fisico ginevrino nulla
sa ili metapsichica e poco ha compreso nelle descrizioni delle sedute di
Eusapia. Egli seguita a spiegare tutti i fenomeni colla ipotesi della
suggestione al¬ lucinatoria operata da Kusapia sui presenti (V) e domanda, come
fosse cosa nuova e non mai effettuata, che il medium operi in mezzo alla
stanza, senza contatto cogli assistenti!! Quando finiranno questi signori
fisici, chimici, ingegneri, anatomici e “ scienziati , — tutte brave persone,
ma estranee alla psicologia — di voler discorrere e sentenziare su cose e
teorie non di loro spettanza? Me sutor altra crepidam : vec¬ chissimo, eppure,
nella smania odierna di apparire tutti non digiuni di coltura alla moda,
obliatissimo adagio!]. Lombroso Paola, Eusapia Paladino, “ La Lettura „,
maggio 1907, pag. 389-394 con fig. [Sulla personalità del Morselli Henri,
Eusapia Paladino et la reali te ’Jesphe- nomènes médiumniques, “ Ann. des Se.
psych. „, Paris, A\ . . Flammarion Camille, Leforces naturéUes inconmies. Hans,
E. Flammarion, 1907, un voi. in-18°,
3 tav. (Riproduz. anni,
dei già cit. articoli J.Cfr. p. 16-42, »y-cSiU. Grasset J., L’ occultismi. Ilìer
et aujourd’hui. Le me>- veilleux préscientifique. Montpellier, Coulet; Paris, Musson, 1907. 18°, pag.
435 (Terza ediz. del libro sullo spiritismo complet. rifatto). Cfr. pag. 56,
373. Bracco Roberto, Lo Spiritismo a Napoli nel 1866. Na¬ poli, 1907, un
voi. in-18°. [L'egregio commediografo narra briosamente, ma con am¬
plificazioni sproporzionate, la burla di cui ho latto cenno a pag. 159.
L’ingenuo John King fu messo in rapporto con un falso spirito Chicot ed altri
esseri immaginari. Peri, neanco il Bracco ha compresa la vera portata scientifica
dello scherzo : questo annichila lo ‘ spiritismo „ nella medianità di Eusapia,
ma non l’esopsichismo o esteriorazione psicomotoria]. LE SEDUTE
MEDIANICHE CON PALADINO « Credete voi , dunque, che le
Scienze si sarebbero sviluppale e ingrandite, se non le avessero precedute i
maghi gli alchi¬ misti gli astrologhi e le streghe, i quali suscitarono ,
anzitutto, con le loro pro¬ messe e con le loro rappresentazioni , la sete la
fame e il gusto delle potenze occulte e vietate ?. Nietzsche. SERIE
Le dieci sedute della primavera al “Circolo scientifico Minerva Il Circolo
Scientifico Minerva E Circolo Scientifico Minerva, costituitosi da qualche
anno in Genova, particolarmente allo scopo di riunire gli studiosi e i più seri
dilettanti locali della cosidetta psicologia super- normale. in prevalenza
aderenti però alle pratiche e dottrine spiritiche, aveva nel 1901 per suo
Presidente Luigi Arnaldo Vassallo, Direttore del Secolo XIX, riconosciuto
universal¬ mente per uno dei più insigni, o piuttosto il primo fra i
giornalisti italiani, oggi, purtroppo, defunto prematuramente. Erano fra i suoi
membri più attivi e noti il prof. F. Porro, direttore dell’Osservatorio
Astronomico nella li. Università, oggi alla Piata (Argentina); il dott. G.
Venzano, distinto medico-chirurgo e perito nei Tribunali ; Ernesto Bozzano,
studiosissimo ed eruditissimo “ psichicista „ ; Carlo Peretti, già ufficiale
nella R. Marina, che appassionatosi da molti anni per le pratiche spiritiche ne
è diventato il più zelante e tenace propagatore in Liguria; Felice Avellino,
impiegato di commercio, pur egli molto avanti nella teoria e cono¬ scenza
pratica dello spiritismo. Attorno ad essi si era formato un gruppo di
signori e signore della migliore società genovese e della colonia straniera, al
quale l’adesione incondizionata allo spiritismo non toglieva tuttavia la
liberalità di aggregarsi, nella osserva¬ zione dei “ fenomeni „ e nella
discussione delle dottrine, anche persone incredule, o scettiche, o non invase
da fede eguale alla loro nella disincarnazione e reincarnazione, cioè
nelTintervento degli spiriti o anime di defunti durante le sedute tiptolo-
giclie e medianiche. Cosi avveniva che al Circolo Minerva accedessero persone
estranee alla corrente spiritistica, e le più spregiudicate a riguardo dei
fenomeni dell’ occultismo, e per¬ sino quelle che, notoriamente come me, per
principii scien¬ tifici 0 per temperamento o per mancanza di prove evidenti, si
sono dichiarate avverse alla spiegazione rigidamente tra¬ dizionale degli
spiritisti. Fra gli stessi soci ve ne erano però alcuni ancora indecisi, se non
intorno alla realtà dei fatti, almeno rispetto alla loro interpretazione :
questi cercavano al¬ trove la “ chiave del mistero „ , ma ciò non toglieva che
potes¬ sero liberamente assidersi anch’essi attorno ai tavolini par¬ lanti, e
partecipare alle sedute medianiche insieme con quelli che credevano
nell’intervento di “ forze occulte „ nel più largo senso della parola, o nel
ritorno espressivo e loquace dei defunti e di “ Entità „ consimili.
Insomma, il Circolo Minerva era una vera e propria So¬ cietà di studi psichici
, simile , nonostante la ristrettezza della sua sfera di azione e la
limitatezza de’ suoi mezzi, ai sodalizi sorti durante questi ultimi anni in
Inghilterra, Nord-America, Francia e Germania, e delle quali il tipo è sempre
dato dalla celebre “ Society for Psychical Research „ di Londra, nata — lo
dissi — nel 1882. I fondatori del Circolo si accordarono tosto sul programma da
effettuare : si doveva cominciare con la investigazione sperimentale delle
prove obiet¬ tive dei fatti. Per questo motivo i medi ad eiìètti fisici, come
sarebbe stata la Eusapia Paladino, hanno per lo studio dei fenomeni spiritici
la maggiore importanza. E poiché nessuno tra i medi in auge, inclusa la Piper,
la Pepper, il Miller, sembra avere i poteri dinamici esteriorizzatili con forza
eguale alla sua, l’ Eusapia costituisce il problema ambu¬ lante più
caratteristico dello spiritismo odierno. Si sapeva che una sua seduta è una
successione di vere “ meraviglie e che una serie di sedute è un progredire
continuo, se non regolare, verso le altissime vette della medianità. Bisognava
dunque, che i.1 Circolo “ Minerva „, per iniziare con profitto la sequela delle
sue osservazioni, trovasse modo di chiamare la Paladino a Genova, dove mai era
stata; e questo fu ottenuto nella primavera del 1901 per merito dello
zelantissimo consocio sig. Avellino, il quale aveva in Napoli co¬ nosciuta la
celebre popolana, e, godendone la simpatia, potè ottenere il suo assenso.
Fu allora organizzato in seno al Circolo un gruppo di nove cultori della
psicologia supernormale, annuenti a sostenere le spese, e ad essi mi si offerse
gentilmente di unirmi per una prima serie di dieci sedute ; numero ritenuto
sufficiente, non solo per farsi un’idea esatta della tecnica e della fenomeno¬
logia personale di Eusapia, ma verosimilmente per avere dalla sua medianità
tutte le più caratteristiche manifestazioni. Queste sedute ebbero luogo,
in prima serie, dal 17 maggio all’ 8 giugno 1901: e ne diedero relazione il
Porro sul Se¬ colo XI X, il 13 audi di Vesme nella Rivista di studi psichici;
ne parlarono tutti i periodici speciali e molti dei giornali quotidiani: — si
può affermare, anzi, recisamente che, dopo lo smacco di Cambridge del 1896, le
sedute di Genova costi¬ tuirono per Eusapia una vera risurrezione, tanto fra
gli stessi psichicisti, quanto al cospetto della pubblica opinione. Ed
ecco quello che io trovo nelle mie Note scritte allora giorno per giorno.
* Il locale delle sedute. La sede del Circolo
Minerva è in Via Giustiniani, n. 19, in una delle strade più caratteristiche
della Genova medie¬ vale, là dove prima della costruzione della * superba „ Via
Nuova (oggi Via Garibaldi) abitava nel ’500 l'aristocrazia della Repubblica. Il
Circolo occupa il mezzanino di una vecchia casa, che ai suoi tempi dovè essere
il palazzo di una ricca o patrizia famiglia ; e questo appartamento, abbastanza
alto verso la via, trovasi invece gradatamente a livello del suolo nelle stanze
prospicienti un vicolo laterale a salita. Esso è com¬ posto essenzialmente di
una anticamera; d’una sala maggiore destinata alle adunanze della Società ed
ora alle sedute pala- diniane; di un salotto contiguo, che serve pure da
biblioteca : di un andito, di un’altra sala pel bigliardo, e infine di una
cucina : tutti locali quasi bui come nelle vecchie abitazioni. Si veg¬ gono i
segni degli adattamenti operati dai diversi proprietari; ina non vi sono
camerini tenebrosi, nè sottoscale, nè bugi¬ gattoli che possano servire da
nascondigli o da agguati. D'altronde, l’arredamento (toltone il salotto)
èridotto a ben poca cosa: nell’anticamera si sono ammucchiati i mobili della
sala, due armadi a vetro, due scaffaletti, una cantoniera, un pianoforte
verticale, qualche seggiola. La sala delle sedute, tranne gli oggetti che dirò,
è completamente vuota. Questa sala, dove io sono chiamato a vedere le
meraviglie che mi si annunciano, è abbastanza vasta : misura circa 5 metri e
mezzo per lato ed è pavimentata alla veneziana; vi sono due usci, uno verso
l’anticamera ed un altro verso il salotto ; quest’ultimo è chiuso a chiave ed
accuratamente sigil¬ lato. Di fronte all’ingresso sonvi due grandi finestre
come si usava costruirle a Genova nel sec. XVI, col parapetto piuttosto alto
dal pavimento e munite di un gradino per giungere a manovrare le invetriate e
gli scuri ; esse guar¬ dano verso la strada, ma sono munite di grosse
inferriate e di graticolato. Nel vano di una di esse è disposto il cosi detto “
gabinetto nero o spiritico „, quello nel quale avven¬ gono e dal quale si
manifestano le materializzazioni. Consta in sostanza dell’originaria tenda in
stoffa damascata, pesante, di cotone, che faceva già parte della suppellettile
dell'alloggio, al pendone della quale furono attaccate due cortine in stoffa
nera pure di cotone, ma più sottile (di quella ordinariamente usata a foderare
abiti dozzinali), divise per lo mezzo e cosi lunghe da formare strascico sul
suolovriVin vetriata è chiusa e sigillata; inoltre tutto il vano della finestra
è tappezzato in nero con stoffa eguale alle cortine. È assurdo pensare che da
quella finestra, come dall’uscio dell’attiguo salotto, possa penetrare persona
umaua (il presupposto “ compare „ o “ segretario „ di Eusapia). L’altra
finestra è pure essa chiusa, ma si potrà aprire nel caso che si voglia dare
aria alla stanza. Allo scopo di isolare il gruppo dei soci formanti
catena col medio attorno al tavolino, una parte della sala è stata divisa mediante
una ringhierina fatta di rete metallica intelaiata e con sportello d’accesso;
in quel recinto si dovranno trat¬ tenere coloro che ad un dato momento non
faranno parte della catena o che saranno eventualmente, ammessi ad assi¬ stere
da lontano ai fenomeni. Alla parete di destra della sala sono appesi
alcuni quadri di soggetto spiritico, fra cui ammiro le figure delle impronte
la¬ sciate dallo spirito-guida dell’ Eusapia e i ritratti di celebri
psichicisti. Ma di mobili non veggo altro che due tavoli, una dozzina di
seggiole e due o tre poltroncine addossate alla parete di sinistra, tino dei
tavoli è il tavolino “ medianico in legno di abete soltanto lisciato ma non
verniciato, del peso di cbilogr. 7,500; il suo piano misura 1 m. X 0,70;
i — • Vico1o Pianta
della Sala del Circolo Minerva, in Genova. [V’1 è raffigurata la
disposizione abituale della .catena tipticn . e dei rnobil. durante le nostre
sedute del 1901-1902, n almeno al principio di esse: ma non poche volte il
tavolino, con attorno l'assistenza ed d nSaPì’ “ r"rtava’ strisciando e
saltellando, verso il bel mezzo piedi, per maggiore solidità, sono
fermati da traverse ango¬ lari; e il piano non sporge dalla inquadratura di
sostegno, ma ha i bordi a picco così da escludere il dubbio che il mobile possa
essere mosso od alzato con una mano abilmente posta o portata sotto l’orlo.
L’altro tavolo, che si trova accostato al muro fra le due finestre, è un
tavolone grosso, pesante oltre ai 12 kg., a due cassetti; e su di esso stanno
collocati vari oggetti d’uso tradizionale nelle sedute spiritiche : un blocco
di mastice tenero o plastilina, pesante 9 chili, per le impronte; un
tamburello; una bottiglia piena d’acqua e un bicchiere; un calamaio, carta,
lapis; due palle di gomma, pezzi di corda e ceralacca ; una trombetta,
ecc. Siccome la “ catena „ si costituisce al davanti del gabi¬ netto
nero, al quale il medio volge ordinariamente il dorso, questi oggetti verranno
a trovarsi ad una certa distanza dalla spalla destra di Eusapia ; misurandola,
l' ho trovata di circa 1 m. pel più vicino ad essa, il che vuol dire non a
portata di mano di una persona seduta al tavolino e mante¬ nuta, come dicono, “
sotto controllo „, ossia vigilata dai due assistenti laterali, uno alla destra,
l’altro alla sinistra. Altri oggetti sono nel vano dell’uscio verso il
salotto : una chitarra, una seggiola impagliata (su cui più avanti sarà
collocata una pesante macchina da scrivere di tipo Co- lumbia-Barlock), ecc.
Nell’interno del gabinetto nero sta una sedia su cui hanno posato un secondo
blocco, accura¬ tamente spianato, di plastilina. L’apparato — lo si vede
— è piuttosto semplice e primi¬ tivo, ma è di prammatica. Fino ad ora la
tecnica spiritica non ha saputo scostarsi molto dagli utensili più volgari ; e
migliaia di sedute si sono, dal 1850 in poi, susseguite senza l’uso del più
elementare strumento scientifico, eccettuate le indagini di quei pochi veri
studiosi che hanno osato penetrare nel “ mondo dei misteri „ : da citare, a
titolo d’onore, il Crookes fin dal 1873, il Pinzi col Lombroso nel 1892, il
Richet e 1’ Oclio- vowicz nel 1896, e pochissimi altri. Ma più avanti la dire¬
zione del nostro Circolo ha intenzione di adoperare stru¬ menti meno semplici
di un tamburello o di una trombetta da fiera; sebbene, in sostanza, poco valga
l’indole dell’og¬ getto per cui si manifestala potenzialità del medio: ciò che
importa è che dessa si manifesti in modo sincero e sicuro. Mi si avverte che
all’uso di apparati fisici e di metodi fisio- psicologici si oppone
l’inveterato misoneismo della Eusapia, della quale dicono sia stata guasta in
due modi : dalla intol¬ leranza degli spiritisti; dalla sfiducia offensiva
degli scienziati accademici. II gruppo degli osservatori e il loro
regolamento. Fino alla terza seduta il gruppo sarà composto di
dieci persone, delle quali l’Eusapia Paladino ignorerà il nome e la qualità ;
di questo nostro anonimo la ragione consiste nella probabile negativa che il
medio avrebbe opposto a la¬ sciarmi entrare fra gli assistenti. Ho ricordata in
altro capitolo la storia dei miei primi rapporti con l’Eusapia, e poiché la mia
presenza si legava alla campagna avversaria me¬ natale dal 1 orelli-Viollier,
era logico supporre che essami avrebbe rifiutato. — Forse anche tale
supposi/ione si basava su di una imperfetta conoscenza dell’indole di Eusapia,
la quale, in fondo, è una buona e brava donna, incapace di rancore e di lunghi
risentimenti, e per giunta assai desiderosa di convin- ceie uno scienziato
sarcasticamente scettico n, come mi crede o come mi hanno rappresentato alla
sua docile immaginazione. Infatti alla terza seduta ella già sapeva chi era il
“ N. 5 „, e non se ne adontò nè si addimostrò per questo meno famigliare ed
arrendevole alla sua maniera. — Ad ogni buon conto, è stato deciso di
designarci con un numero progressivo; ed ecco i nomi dei componenti il
gruppo: N. 1. — Sig. A villino Felice, già ricordato ; N. 2. Sig.
Bantle Augusto, rappresentante di commercio, di nazionalità inglese; N,
3. — Marchese E. Da Passano, appartenente al pa¬ triziato storico
genovese; •N- 4. Sig. Fkrraro Fausto, possidente e commer¬ ciante.
giovane coltissimo, dedito a studi filoso¬ fici ed economici; N. 5.M., Peretti
Porro Contessa Rey Adele, presso la quale dimora 1 Eusapia: essa ci garantisce
del riposo di costei negli intervalli fra le nostre sedute ; Schjiolz
Carlo, procuratore della Banca Russa, cultore assiduo della materia spiritica
; Venzano Giuseppe; N. 11. (aggregato alla seduta) — Capitano
Albektis, notissimo viaggiatore e geografo, appartenente a famiglia di celebri
e ardimentosi esploratori. Le dieci persone, con le quali mi troverò,
sono, sotto ad ogni punto di vista, ineccepibili; le une, per la conoscenza
profonda dell’argomento e per la coltura generale; le altre, per la
considerazione che le circonda, per la serietà del carattere, per la posizione
sociale ragguardevole che occupano. La presenza della signorina Rey, oltre ai
motivi più su indicati, è anche consigliabile perchè gli spiritisti ritengono
essere l’elemento femminile un coefficiente vigoroso della fenomenologia
medianica; e in questi primi passi degli studiosi in un terreno cotanto nuovo e
aspro, conviene mettere i piedi sulle orme di chi ci ha preceduti, se no si fa¬
rebbe falsa strada e potremmo essere accusati di porci in condizioni
sfavorevoli all’esperimento. Quantunque i componenti del gruppo fossero
tutti con¬ vinti della necessità di procedere con ordine ed in buona armonia,
si è tuttavia compilato un “ Regolamento delle se¬ dute „ ; e a dimostrazione
della disciplina che in esse co¬ stantemente impererà pel migliore
conseguimento dello scopa comune, eccone taluni articoli: Art. 1° — Fra i
dieci membri componenti il Gruppo, sarà nominato un Direttore il quale dirigerà
le sedute, seguendo le norme dettate dM' esperienza e dalla consuetudine, ed
esi¬ gendo dai convenuti quel contegno sereno e calmo che è necessario per il
libero sviluppo dei fenomeni. Art. 2” — I membri componenti il Gruppo si
obbligano di rispettare l'autorità del Direttore, di non fare atti e pronun¬
ciare parole che possano compromettere lo svolgersi delle ma¬ nifestazioni
medianiche. È assolutamente
proibito di promuovere discus¬ sioni durante le sedute ; solo è concesso di
valutare la since¬ rità dei fenomeni. Saranno preventivamente stabiliti i
metodi di controllo, ritenuti necessari per 1’ accertamento dei fenomeni^ Tanto
prima che dopo la seduta potranno venirne proposti degli altri, ma la
maggioranza giudicherà della maggiore o- minore opportunità della loro
applicazione. JL regolamento delle sedute ^ET 70 Lo svolgersi
dei fenomeni avrà luogo in quattro ■condizioni distinte di rischiaramento : a)
nell'oscurità la più completa; b) a luce bianca debolissima; c) a luce rossa;
d) a piena luce; a seconda delle richieste dell’ “ Intelligenza » che si
manifesta. 11 solo Direttore potrà agire, indipendentemente da essa, di propria
iniziativa, quando lo credesse opportuno. ^RT go — È convenuto che si
useranno le abituali comuni¬ cazioni tiptologiche di intesa tra gli
sperimentatori e 1’ “ Intel¬ ligenza , maiiifestantesi nelle sedute : ossia due
colpi, No; — tre colpi, S'i — quattro colpi, Parlale! — cinque colpi, Oscurità
— sei colpi, Luce rosea — sette colpi, Luce bianca (debole) — otto colpi. Luce,
piena. Durante la seduta ognuno dei componenti il ■Gruppo dichiarerà i
fenomeni tattili e muscolari che potrà perce* pire, specificando l’imprcssione
ricevuta nel modo più conciso e preciso. Solo nel caso di fenomeni visivi e
uditivi, tali sen¬ sazioni saranno semplicemente dichiarate, ma non
specificate, in attesa che altri le confermi e analogamente le specifichi; e
ciò allo scopo di attribuire a tali manifestazioni medianiche valore ili
oggettività. La scelta e la disposizione degli sperimentatori che
comporranno la catena, saranno fatte volta per volta a seconda delle
indicazioni dell' “ Intelligenza „. In caso diverso saran disposti giusta il
criterio del Direttore e con tutta la possibile imparzialità di scelta. Dopo
ogni seduta sarà redatto un rendiconto dei fenomeni osservati, ed uno dei
presenti a tal uopo desi¬ gnato si incaricherà di compilare un regolare verbale
di tutte le manifestazioni. Nel verbale, che dovrà venir approvato e
sottoscritto da tutti i presenti nella Seduta successiva, saranno semplicemente
esposti i fatti avverati senza deduzioni e senza apprezzamenti di sorta.
A ciascuno dei componenti il Gruppo è poi concessa la più ampia libertà di
commentare i fenomeni segnati a verbale, tanto in iscritto quanto verbalmente,
fuori della sede ove eb¬ bero luogo le sedute. A schiarimento degli art.
7, 8 e 10 ricorderò che per gli spiritisti ogni medium, massime dui-ante il “
trance „ o stato di autoipnosi profonda, è guidato e anche posseduto da una Entità
occulta (da un “ disincarnato , che ritorna): le mani¬ festazioni e
comunicazioni, avendo un carattere di finalità ed anche abbastanza spesso un
contenuto intellettuale, giustifi¬ cano, fino ad un certo punto, la
denominazione di “ Intelli¬ genza Questo è il linguaggio specificatamente
denominativo della dottrina spiritica: ma, come si vede dagli articoli ri¬
portati, non si pretende da me o dagli altri del Gruppo una incondizionata
adesione a tale dottrina, sebbene professata dalla maggioranza dei miei
compagni. Per quanto ne so, almeno quattro su undici siamo agli antipodi dello
spiritismo, o non abbiamo preconcetti nè pregiudizii sull’argomento : io, il
Ferrar o, il march. Da Passano, il cap. De Albertis versiamo, cioè, in quell
atteggiamento scettico (nel significato filosofico del termine) che è proprio
di chi intende formarsi un'opi¬ nione col puro criterio dei fatti obbiettivi.
Si desidera dai miei amici del ‘Circolo,, massime da L. A. Vassallo, che io
vada vegga tocchi ed esamini, e che da quanto mi sarà concesso di vedere
toccare ed esaminare tragga le conclusioni, a giu¬ dizio mio, più logiche, e
arrivi alle convinzioni più conformi al mio temperamento. Potrà accadere
che da queste sedute colla Eusapia io esca spiritista e perchè no V II
positivismo che professo da tanti anni, non mi arreca anche il dovere di
inchinarmi ai latti positivi bene osservati e accertati '? Lo stato legittimo
mentale dell uomo di scienza, del filosofo vero, non si do¬ manderà mai al
dommatismo di qualunque specie esso sia. Vi sono dei dogmatisti, degli
assolutisti fra i comtiani i darwiniani gli spenceriani, fra i fisici gli
psicologi e gli alienisti, come ce n’è fra i teologi cattolici protestanti
mussulmani e buddisti, o fra i neo-kantiani i mamianisti e i rosminiani. Certe
menti non comprendono la scienza se non è fissata in leggi ed in forinole, la
filosofia se non è irrigidita tutta d un pezzo, e, naturalmente, la religione
se non è cristallizzata in quella data fede ed in quel ritualismo ; ma che
menti sono queste, non ostante la laurea l’apparente coltura e forse la
cattedra, se non piccole e meschine ? Io in¬ tendo e sostengo il positivismo
come metodo di filosofare e di interpretare la realtà, non come sistema nè come
concetto insormontabile dal mio pensiero; e ho anche scritto e procla¬ mato che
per me, ad esempio, la teoria dell’evoluzione, non è uua spiegazione del
perchè, ma una norma metodologica per il come. Io non sono nè posso essere
dualista spiritualista per ragioni scientifiche le quali mi appaiono superiori
in logi¬ cità. in sodezza, in positività, alle ragioni avversarie :
ma appunto per ciò, ed anche per una certa ripugnanza che dirò morale, non
posso finora capire nè ammettere lo spiritismo, che dello spiritualismo è in
parte una derivazione frettolosa e d’abitudine, in parte una degenerazione ed
in parte una caricatura, a seconda del temperamento in cui si riflette o del
prisma mentale che attraversa. Questi miei giudizi potranno essere
errati, potranno anche mutare e perfino invertirsi, purché i fatti vengano a
recarmi la prova che mi si preannunzia : la troverò forse nelle sedute di
Eusapia?... Intanto, qui io mi considero e mi sento libero di credere e di non
credere, di interpretare e giudicare con¬ forme alla mia diretta impressione ed
ai miei convincimenti, sebbene mi trovi fra persone in maggioranza credenti.
Anche se fosse vero che la credenza dei membri di una “ catena „ agevola le
manifestazioni delle Entità occulte, secondo che assicurano i “ pratici „ dello
spiritismo, dovrei esserne ben contento: osserverò più cose che in un ambiente
meno saturo di coltura spiritica non avrei visto. Ma la mia testa segui¬ terà a
ragionare egualmente a modo suo, anche quando la fede spiritica dei presenti
facilitasse il compito di codeste forze misteriose : non mi lascierò, certo,
trascinare ad an- nuenze simulate, ma non avrò neanco da temere, in mezzo a
questi gentiluomini, le angherie dell’ intolleranza e le esplosioni del
fanatismo. Ecco intanto come procederò nel redigere queste mie Note : —
Se la seduta terminerà prima della mezzanotte io, rincasando, mi proverò a
scrivere senza indugio le impres¬ sioni ricevute e le riflessioni cui esse
daranno luogo ; in caso di troppo ritardo nel rincasare, dedicherò tutta la
mat¬ tina o il giorno appresso a tale lavoro. E affinchè alle mie Note rimanga
quel carattere di fresca schiettezza, che farà, io spero, la loro migliore
giustificazione se verranno pubbli¬ cate, io ne consegnerò le cartelle
manoscritte al collega prof. Porro in busta suggellata. Così non ritornerò mai
su quello che avrò scritto di immediatamente sentito e veduto, di interiormente
pensato ; il libro, se libro diverrà, sarà iRSomma, come oggi si dice,
veramento vissuto. Io ho in animo di illustrare con figure i “ fenomeni „
ogniqualvolta potrò farlo con una certa approssimazione, e sopratutto quando la
fotografia — che sarebbe il più de¬ siderabile dei metodi di riprova — non ci
riescirù, com’è purtroppo prevedibile. Vorrei in particolar modo cogliere gli
aspetti fuggevoli delle apparizioni e fantasmi, che per nostra buona ventura si
“ materializzassero „ durante queste sedute. Io ho una mediocre attitudine
e abilità nel disegno; e ne profitterò, nei limiti del possibile, per fissare
sulla carta le linee, le ombre, i contorni delle forme o i movimenti degli
oggetti. Se fra i compagni miei ci sarà qualcuno che faccia altrettanto (1 uno
all insaputa dell’altro) si avrà dal raffronto dei nostri disegni un buon mezzo
per valutare le apparenze e i caratteri visivamente percepibili di certi
fenomeni. La macchina fotografica sarà, mi dicono, messa in opera, ma purtroppo
si prevede diggià che la rapidità e il nessun or¬ dine delle “ manifestazioni „
ne limiteranno assai l’uso. Per quanto un disegno a lapis o a penna sia men
sicuro e pre¬ ciso di una imagine fissata dalla lastra chimica, non è men vero
che per la subiettività del fatto percepito esso rimane un documento sempre
utilizzabile. In fin dei conti, si tratta di stabilire che i nostri occhi
vedono e come noi vediamo gli spiriti, e le loro gesta; le mie saranno
impressioni gra¬ fiche da aggiungere a quelle ideative e raziocinative.
Genova LA SEDUTA Ciò che è avvenuto nella serata.
L’invito alla riunione era per le 20,30, ma io non ho potuto arrivare in
via Giustiniani prima delle 21,20. Quando, dopo avere bussato molte volte, sono
stati finalmente levati i suggelli tirati i catenacci e aperto con cautela un
battente della porta, io mi sono trovato neiranticamera debolmente rischiarata
da due candele poste a terra vicino all’uscio della sala : questa invece era
illuminata da una lampada a gaz, con reticella Auer, sospesa nel mezzo, il che
significa un'abbondanza ragguardevole di luce. Diro subito che spento il gaz,
la sala, restando aperto l’uscio, riceve un debole chiarore dalle candele
suindicate, e questo costituisce la “ luce bianca debolissima „ di cui parla il
regolamento ; ma altra gradazione di luce “ bianca „ può essere ottenuta ab¬
bassando la fiamma del gaz. Quanto alla luce rossa, essa è data al salotto da
una lampadina elettrica a vetro rosso da fotografia, appesa al soffitto al di
sopra della * catena tiptica „ : tale luce si accende e si spegne mediante un
inter¬ ruttore terminante con lungo cordone, il quale viene affidato aH’uno o
all'altro dei presenti. Il mio ingresso non ha interrotto le *
manifestazioni „ che già erano in corso. Siccome, ad eccezione di saggi un po’
superficiali o poco proficui, era la prima volta che assistevo ad una seduta in
un circolo schiettamente psichi- cistico ( = spiritistico), ho osservato con
curiosità la scena : e, lo confesso, l’ ho trovata priva non solo di
scientificità (chieggo scusa del neologismo), ma anche un po’ comica in
considerazione che con quell’ istrumentario eteroclito e con quegli
atteggiamenti inusitati di otto o dieci persone dob¬ biamo metterci in rapporti
coll’ “ Al di là „ e accostarci al grande Enigma ! A capo del tavolino e
subito davanti al gabinetto nero sedeva 186 PSICOLOGIA
E SPIRITISMO, II 1 Eusapia, tenuta alle mani e premuta ai ginocchi
e sui piedi dai due suoi vicini; alcuni membri del gruppo, seduti pur essi in
atteggiamento di severa concentrazione, formavano at- toino la cosi detta “
catena „, ossia tenevano le mani appog¬ giate leggermente sul piano del tavolo,
a dita alquanto divaricate e disposte in modo che tutti i mignoli dei vicini si
tocchino (ho poi saputo che questa disposizione “ a ca¬ tena „ è tutt altro che
uniforme, e non è continua, e neppure necessaria). Il tavolino era in moto: si
inchinava ora di un lato ed ora dall altro, si alzava ora su due piedi ed ora
su uno soltanto, e alla fine io l’ho visto alzarsi tutto per circa 10-15
centimetri, rimaner sospeso alcuni secondi al di sotto ' elle mam m catena che
si protendevano, e poi, come se ad un tratto fosse venuta meno la spinta che lo
incalzava o la forza che lo sorreggeva, è ricaduto con rumore sul pa- i:n‘“t0,
,Da ^l^tante i « fenomeni „ non hanno mai cessato dal mamfesters! : qualcuno
dei più competenti mi ha confortato dicendomi a bassa voce che “il medium era
in ottime condizioni fisiche e morali ,, per cui c’era da sperare una lunga e
numerosa serie di manifestazioni. lo non sono entrato subito nella
catena, e avrei anche voluto esimermene per osservare a miglior agio e libero
da ogni altra preoccupazione: ma poco dopo, la voce dell’Eu- sapia, una voce
piuttosto rauca e, a parer mio, alterata, mi ha ingiunto di prendere posto
attorno al tavolo. Nè molto Sedete8?0 T'* i £aSSflt° al “ controllo , che
consiste nel sedeie accanto ad Eusapia, nel mettere un piede sotto o
sopra uno dei suoi piedi, neU’accostare un ginocchio al suo ginocchio, nel
prendere la sua mano senza troppo stringerla o nel lasciarsela appoggiare sulla
propria. Ordinariamente, non sempie, il controllo voluto o accettato daEusapia
è questo: il vagliatore dei lato destro mette la sua mano sinistra sulla destra
e il suo piede sinistro sul piede destro della medium : il vagliatore del lato
manco tiene la sua destra sotto la si¬ nistra ed egualmente il piede destro
sotto quello sinistro del medium. I contatti delle mani e dei piedi sono in
generale piuttosto superficiali : a destra non si stringe nè si preme troppo
perchè delle strette alla mano e delle pressioni al piede Eusapia si lagna; a
sinistra però, se non si è stretti ?re??1 .]a S1 è sPesso quasi
schiacciati dalla punta de piede di Eusapia. In taluni momenti bisogna
però anei lai e fortemente il medium alla mano, al polso, all’avam- bracdo,
secondo che la sua voce lo chiede o lo comanda, i ico la voce , e non lei,
perchè, secondo la interpretazione LA DESCRIZIONE DELLE SEDUTE spiritica,
durante il trance non è l’Ensapia che parla, ma il suo spirito-guida, il famoso
John King, padre anche della Katie King di Crookes, e ultimo residuo, a quanto
pare, d'una intera dinastia di King (per ehi noi sapesse o non badasse al
bisticcio, king in inglese significa re). Tuttavia fin dalla prima seduta
questa reincarnazione momentanea o personificazione non mi è parsa completa nè
sempre sincera : per lo meno è repentino, e talvolta ben opportuno, il
passaggio dal trance con “John, impersonato in Eusapia alla veglia con Eusapia
cosciente del proprio io. Io non stendo queste Note per descrivere i
fenomeni nè per fare la cronistoria delle nostre sedute. E il bravo dott.
Venzano che redige i verbali, ed io lo veggo, o lo sento quando siamo nell’oscurità
completa, febbrilmente annotare a lapis i fenomeni che accadono, le impressioni
che i presenti dichiarano, gli atteggiamenti di Eusapia. Potrei riportare qua¬
lunque dei suoi ottimi verbali, non fosse che per dimostrare la severità con
cui il nostro gruppo osserva e registra: ma non lo credo necessario. Oramai di
sedute spiritiche ne sono state descritte decine e centinaia ; i cultori della
specialità non ne hanno bisogno, gli increduli trovano materia di sor¬ riso e
di riso nella stessa meticolosità cronologica della descrizione, e gli
incompetenti non comprendono la portata di certi particolari apparentemente
futili. Ed io nelle mie Note non mi prefiggo di far cosa punto
fastidiosa. D'altronde, ogni fenomeno ha una sua speciale maniera di
essere e di manifestarsi ai presenti. Chi lo percepisce in quelle condizioni
che gli sembrano idonee ad inspirar fiducia piena e completa, scorge
sinteticamente la sua realta obbiet¬ tiva e il suo valore morale di prova ; ma
chi è fuori di seduta, e sopratutto chi della tecnica spiritistica non ha co¬
noscenza diretta, dovrebbe esigere per convincersi una de¬ scrizione cotanto
particolareggiata da renderla pressoché ineomprensibile. Questo è un fortissimo
incaglio per la pro¬ pagazione della certezza a riguardo dei fatti di
mediumnità: me ne sono accorto fino dalla prima sedata, e più me ne accorgerò,
senza dubbio, col progredire delle manifestazioni. Da lontano le sedute
d’ Eusapia si imaginano diverse da quello che sono. A me è avvenuto, per
esempio, di non essermene potuto fare un’idea esatta leggendo il Rapporto della
Commissione di Milano (’92). Ma anche i verbali accu¬ ratissimi delle sedute di
Parigi (’94) o dell’Agnélas (’96), sono lontani dal chiarire quelle
particolarità topografiche, cronologiche, fenomenologiche, ecc. ecc.,
dall’insieme delle quali gli assistenti e percipienti traggono le loro
convin- ®“Ila real.ta del fatti, laddove gli assenti trovano motivi ntaie e di
criticare. Soltanto a pensare ciò che sarebbe pur necessario di scrivere quando
si volesse dar conto appuntino del fenomeno più semplice — puta caso del sol¬
levamento del tavolino - c’è da^llarmarsene - quante m! nuzie da esporre ! con
quanta meticolosa precisione e con divini1 dMnce^t pr0,hssità, si
rJovrebbe descrivere sala, con¬ dizioni di luce, tavolo, catena, situazione di
ciascuno atte»- guarnenti del medio, posizione di tutte le mani e dei p
edi che posson cambiare a volontà, distanze, altezze, misu e d tempo, angoli e
direzioni dei movimenti . , e ria via' 610 a,ndat°, ler*era aIla
coll’intenzione di bene ossei vai e il modo di procedere d'Eusapia,
magari con la tudine^ln'p^ 6 - m fal!°’ aVend° fiducia nella miaabi- ,-nn
V g '• ? .pm complessi e delicati, come sono quelli inerenti a l’
esercizio della Neuropatologia e PsicSria le ^ branche più ardue della medica;
f mi dicevo ' vedrai tutto, saprai tutto ciò che desidererai di sapere Ma
alluna che crura sol™1 SOn° ntrovato “ via Giustiniani convinto
questo mondo ”,UT"a aPPena ad orientarsi in questo mondo di
meraviglie e dubito che anche con dieci avrò diritto d. concludere. È
curiosa, per non dir altro a sicurezza con cui certuni, usciti da una prima
seduta trinciano giudizi e si dicono ormai in possesso della verità sul conto
dello spiritismo : io veggo invece che mi si pre¬ para un lungo e penoso
tirocinio. Pertanto penso chequi limiterò a scrivere le mie Impressioni a seconda
che mi sor- gono in mente e scaturiscono dalla penna : il lettore, se ne avrò,
potrà mettere dell’ordine nel mio volume quando ne avra scorse tutte le pagine,
o quando, per lomej ne avra letto il Riassunto sintetico alla fine.
Condizioni del medium. 1. La Eusapia Paladino mi è parsa una donna
incolta, ma intelligente, piu astuta di quanto si sia detto: volo-are nei
sentimenti, ma di buona indole: ristretta nelle idee "per mancanza di
coltura, ma capace di comprendere con rapidità i sottintesi – H. P. GRICE:
IMPLICATURA --; ben forte suggestionata (dal Damiani, Mal Ca¬ puano, dal Chiaja
o dai suoi primi “sperimentatori,) e auto- suggestionata nel senso dello
spiritismo. Mi è constato però, da talune sue risposte, che essa ha della
dottrina spiritica un'idea appena approssimativa, puerile e barocca.
Eusapia Paladino nel 1901. 2. Essa è dominata, troppo
apertamente, dal desiderio di riuscire negli esperimenti (così detti)
spiritici. Questi medi professionali sono più difficili di tutti gli altri da stu¬
diare: hanno troppo interesse nel buon esito delle sedute, il che li porta
inevitabilmente a giuntare non appena lo possono o quando non si sentono “ in
vena „ di medianità : oltre a ciò, il lungo esercizio li ha resi abili nel
giuocare tiri agli ingenui, fra i quali essi dicono che gli “ scienziati „
tengono la palma. Bisogna stare in guardia da tanto zelo per i “ fenomeni
„. 3. Eusapia si preoccupa troppo del controllo, e ostenta di desiderarlo
più severo ed oculato ogni qualvolta si prepara a produrre un fenomeno. Questo atteggiamento
di lotta a. contro il dubbio finisce coll’essere noioso
per l’uomo di ?,nc,he 11 P1" S,CettlC°: a rae’ ‘luel c°ntinuo
esclamare conti olio, controllo. „ è parso ìersera che potesse influire sulla
pei cezione ‘piami ménte di qualche fenomeno anche quando non 7, sarebbero
state le condizioni favorevoli per la sua effettuazione. evoa Per 4.
Nello stato iniziale di trance la Paladino non perde mai iiTam'i oT os
C°SCÌenZa: qUesta donlina’ come suol dirsi, L iT° • • osservazionei e
sopratutto non le sfu-™e il scettici ha^Tsu dH D0 * ^ "egli astanti’
botali attenni scettici hanno su di lei un azione stimolante, e la eccitano
e snetHHeCCltan° P®r • a Produzione di fenomeni nuovi, ina- spettat! e
sempre piu straordinari. Si direbbe che ali sti- «caìo rr™t“gan° "el
SU° sub-cos«ente eri agi- 5. Uguale azione - ma per motivo diverso - ha
Yen- è o Tsent61 C?mPonentiJa, catena: infatti la Eusapia. quando
multinlfe ni!!'UnSICf1'a n S“° ambiente’ Produce fenomeni “odi -V -1, n l] T
,9Uest0.n,i è Pal’S0 avvenire in due C i - , , • al m°ma degli animi e la
consapevolezza della hduua altrui agiscono da dinamogeni sulla medianita ovvero
anche la confluenza delle nostre volontà si traduce in una cessione di energia
della quale approfitta il medium. Non f però che per taluni fenomeni
elementari, p. es i moti e le risposte del tavolo, non possano agire anche i
movi CHEraEUL^B'vmvF? * T aSt8ntÌ SeCOnd° k t60rÌa Classica di ’ 1
Faraday . ma in verità ciò che ho visto ìersera ha diminuito assai in me
la fiducia che prima piùZ MqrSt"rg“ Cred,° Cì‘e si debba
..tolto pu m ia- 1* tavolo se mosso ed alzato, sotto i miei occhi
toctU""”? ' piL“"" for"“"",c> •"
"i* « »o» »è setti™1™0 'k'"> che sia dubbioso o
scettico, e venga messo vicino e sopratutto al controllo della in aZr;
la8'3 antardare: allungare, ostacolare i fenomen i in allora la media
entra in agitazione, come se fosse con¬ trariata nell esercizio di una
attività. Ciò significa forse che la pefchèZffli0induce affieV°we “f,1
m6dÌ0 rener?ia medianica 1 0Ii induce uno stato d animo poco propizio
come ®pi.nt^? °non sarebbe piuttosto una inibizione hi! ' ’i 1
impedimento ad ogni gherminella? ìersera ho osservato che gli indizi più lievi
di scetticismo (forse « suir&ntTff h 6S?reSS10n,e dsi°noniica 0
mimica) hanno Eusapia 1 effetto di svegliare immediatamente e coni-
p latamente la sua coscienza, togliendola da quella torpida e
taciturna astrazione mentale dall’ambiente che preannunzia l'arrivo del sonno
estatico o “trance,: è come un risveglio da un appisolamelo di
dormiveglia. 7. Durante la produzione dei fenomeni meccanici di spo¬
stamento. dei rumori, ecc. i muscoli della media eseguiscono delle contrazioni,
hanno tensioni e sussulti, che il più spesso li precedono o anche li
accompagnano, mai li susseguono Per cui, contrazione muscolare della Eusapia e
percezione di fenomeni da parte degli spettatori sono o successive o coesistenti,
quindi unite da vincolo causale. Ma a me è parso evidente, subito da iersera,
che la Commissione di Cambridge come bene osservarono I’Ochorowicz e il De
Rocuas, ha esa¬ gerata la portata del fatto. Io stavo, naturalmente, in sul¬
l'avviso per quanto ne hanno scritto Sidgwiok, Hodgsos e la Johnson: con somma
meraviglia mi sono convinto che le contrazioni muscolari di Eusapia, sebbene
innegabili, vi¬ sibili se in luce, percepibili al senso tatto-muscolare se in
oscurità, non hanno alcuna proporzione causale coll’effetto meccanico che loro
si attribuirebbe. Se ingannò c’è, non può certamente consistere in quei moti
muscolari che Eusapia non inibisce a sè stessa e che lascia scorgere, anzi, con
ostentazione! ‘ -■ j0 stat° di così detto trance, nel quale durante la
seconda parte di questa 1“ seduta ho veduto cadere la Pa¬ ladino, non ha tutti
i caratteri, a me ben noti, dell’ipnotismo • e già da altri osservatori ciò fu
detto. Il trance medianico f dapprima uno stato subipnoide, in cui seguitano a
dominare le idee e le preoccupazioni della veglia (successo degli spe- rimenti,
posizione di mani e piedi dei controllori, dubbi e diffidenze altrui
risentimento, ecc.). Ciò mi ricorda piuttosto gli sdoppiamenti di
personalità. 9. L'iperestesia alla metà sinistra della testa del medio mi
e parsa assolutamente auto-suggestiva, perchè non le vieta di fare, come
vedremo, un esperimento di toccamente con pres¬ sione. Anche la iperestesia
dopo la seduta ha tutta l’apparenza di un pretesto per non lasciarsi avvicinare
o, per lo meno di una autosuggestione. 10. Il non lasciarsi esaminare
polso, muscoli, ecc. dopo la seduta permette alla Eusapia di celare le
possibili modi- in™ °“\dea clr£olazione> respirazione, ecc., indotte
dal tr?"ee j Pei’° malSrado il dispendio di forza che r"S1°na
a, seduta- essa è tranquilla e presto riprende lo stato normale Fino ad ora,
essa diffida degli esami : biso¬ gnerà prenderla con le buone. Il metodo
delle sedute spiritiche. 1. L’ambiente “ spiritico „ non è il più favorevole
alla os¬ servazione calma dei fenomeni: vi sono troppe tensioni di spinto in
alcuni dei presenti, e sono quelli coTquTli avven¬ gono 1 fenomeni piu numerosi
e importanti. succedono ffen™ ™ P°’ S.cettiche sono quelle cui finora
Paladino diffida d m P‘U, lnS,gmfk'anti: ridentemente la Dure noi 1 almeno in
una P™a seduta, op- CS»Tn'Kti»d. ’ “ *”iam° * » ostante fr' Cate.na
non turbano per nulla (non- stazioni Lid i - fTaZI0D1 degli sPiritisti)
le manife- Non esiste dnn?, " e" ta Co1 pensier0 di
ostacolarle, on esiste, dunque, antagonismo per suggestione mentale 'a
Stduta “ h° fa,t0 ** espSza mr senza ramente Cbenfi e “ r 610 “ “ catena
■ ho Pensato inten¬ samente che il tavolino non si movesse, ma si è mosso
-“Tf deUe volonl4 »11™ (oonmnl- sr^scrco“,en‘“I tavoio?,i“‘ »<”■'*““
'■ ■»» c . 4‘ ' fenomeni multipli avvengono quando l’ambiente è srtmo
psicoloyieamente di “ spiritismo „ : — nei momenti di fredda calma, le
manifestazioni o non avvengano o sono costanza di fatto, che i presenti
contribuiscano, coi loro pen¬ sici i e con le loro volizioni, al prodursi delle
manifestazioni» ritisticoi 7 ÌieCnaa (Se e0?* Si può chiamare l’apparato
spi¬ ritistico) e di ordine interiore: si tratta di precauzioni snesso
provvisorie, di norme frequentemente disobbedite, di distanze non sempre
mantenute, nè, a parer mio, misurate con suL c lente precisione e
severità, ecc. Ad esempio, la distanza di Sa Dortetagd-°ggettl ^ mU0?e’ è
daPPrima bensì superiore taSr del e “aD0’ “5 D6g,i .inevitabili spostamenti
della e nn datn n ri *0I'Dlantl catena spesso diminuisce stanza dSle nfrc
PU°- dlVentarle accessibile. Anche la di¬ stanza delle persone cui avvennero
iersera i tosamenti non piedeadeSlTmede “5? (dlcia“° eosi) Portata di
mano ’o di piede della media. Bisogna, dunque, fidarsi molto sul controllo
delle mani e dei piedi: in altri termini, sono i due vigilatoli ai Eusapia che
decidono in massima della auten¬ ticità o falsità dei “ fenomeni 0. La
tecnica è disordinata: ora c’è bisogno di silenzio, ed ora di rumore; ora di
luce, ed ora di oscurità, o di semi¬ oscurità; ora di catena strettissima, ed
ora di rilassatezza: ora di concentrazione di tutti in un solo pensiero, ed ora
invece di dispersione di attenzione. Insomma. non esiste un determinismo severo
ed unico per la produzione dei feno- meni: ed io, avvezzo al severo metodo
sperimentale, massime nelle indagini psicologiche, qui mi trovo del tutto dis¬
orientato. Certamente, c’è da rifare lo “spiritismo, o la “ ri¬ cercandoli
occulto „ con un indirizzo più scientifico. 7. La tecnica è in taluni
punti puerile, spesso è biz- zana, spessissimo non ha palese ragione logica, se
non nel capriccio del famoso John, vale a dire nel subcosciente del
medio. 8. La tecnica di Eusapia (come quella di ciascun medio) ha qualche
cosa dell abitudine, dell’automatico : come avviene in un esercizio ginnico o
di prestidigitazione, i cui singoli momenti sieno legati dal bisogno di
ottenere il successo col minimo sforzo possibile. 9. 11 gabinetto oscuro,
di cui a prima vista ogni no¬ vizio sospetta come di una fucina di insidie,
viene° giusti¬ ficato dagli spiritisti perchè avrebbe una funzione riparatrice
dalla luce e dai contatti esterni perle “ Entità occulte, che vi si “
materializzano - In realtà, quelle tende nere che si avanzano e tanno tante
cose, queUe “forme, che si sentono al di la delle cortine e non si veggono,
svegliano l’idea di una ciurmerla: qualcuno non può credere che vi si nasconda
un compare di Eusapia? Se non fossi sicuro della serietà di chi ha preparato
queste sedute, ne dubiterei anch’io. 1. ecisamente, bisogna che lo “
spiritismo , abolisca questi suoi apparati rituali, ingeneratori di dubbi e
forse, in non pochi cast, favoreggiatori dell’inganno. 10. L’
illuminazione della sala è stata quasi sempre scar¬ sissima : a luce piena si
sono avuti fenomeni più semplici moti iniziali del tavolino); a luce debole e a
luce rossa tenomeni piu complessi (svolazzo delle cortine, levitazione
del tavolino, toccamenti ai vicini); a luce debolissima le cose si
intensificano (spostamenti e trasporto di oggetti, ecc.). Questo rapporto
inverso fra la percettibilità visiva dei feno¬ meni e la loro intensità mi è
sembrato iersera infirmare la sicurezza e la sincerità delle manifestazioni.
Sarebbe meglio che ci si vedesse sempre bene: perchè non abituare i medi ad
operare anche in luce ? . Vorrei che fossimo tutti d'ac¬ cordo
nell'esigere da Eusapia una fenomenologia, magari semplicissima, ma non al
buio: e mi si dice dal Peretti e dal Venzano che a ciò arriveremo con
pazienza. I 4 fenomeni I. Vi sono fenomeni reali di cui è
facile verificare la obbiettività: — tali sono i moti oscillatori e la
levitazione del tavolo, il gonfiamento e svolazzamento della tenda, i rumori e
picchi (“ raps „ ), gli spostamenti dei mobili. II. Altri fenomeni sono
meno passibili di osservazione, venendo accusati dai singoli: cioè i
toecamenti di mani, le visioni di luci, le carezze sul viso, i soffi,
eco. Fra i fenomeni presunti spiritici da me visti la prima sera non v’è
uno solo in cui sia evidente la azione di uno spirito (“ John „); sono tutti
fatti meccanici e fisici, o sensazioni grossolane, senza contenuto
intellettuale, bizzarri e illogici nella loro apparizione e successione,
puerili nella loro indole intrinseca, e tali da non prestarsi a nessuna con¬
siderazione e riflessione di ordine elevato. A me sembra che anche al più
superficiale degli osservatori, anche al meno “ psicologo „ dei presenti,
dovesse fino dalla prima sera rendersi evidente che la psicologia di “
John King „ è . quella stessa di Eusapia. IV. I fenomeni reali,
obbiettivi di cui ho constatata la esistenza e di cui non mi so dare
spiegazione, sono: a) i movimenti del tavolo e la sua levitazione (mi
nacque il dubbio se non sia talvolta il piede della media che sol¬ leva il
tavolo portandosi sul mezzo del suo piano inferiore, ma non ne sono sicuro ).
Jersera il controllo non si è mai effettuato durante la levitazione, ma
soltanto dopo, quando tutto era tornato a posto. Tuttavia la levitazione è un
fatto positivo; è avvenuta mentre io occupavo il posto di vigi¬ lanza, a destra
di Ensapia, e sono certo che, pur contraen¬ dosi i muscoli del suo avambraccio,
la forza che sollevava il mobile non era data da una spinta fraudolenta dal
basso verso l’alto: era tutto il tavolino in massa che si alzava e
restava FENOMENI REALI sospeso per qualche secondo, lievemente
ondeggiando: lio premuto con la mia sinistra sul suo piano ed ho sentita una
discreta resistenza alla mia pressione, nè sono riuscito a vincerla. Tenevo il
piede destro di Eusapia sotto il mio : non s:è spostato di un centimetro.
Dunque?. gli ondeggiamenti e il gonfiamento della tenda posta dietro la
seggiola del medio. Qui la distanza delle cortine dal corpo del medio che le
agita, è minima; tuttavia credo di ì.'oter escludere che la tenda fosse spinta
o tirata dal medio, o scostata da lui; tale spiegazione nell’esperimento di
ier- sera sarebbe assurda. Si è detto da qualcuno dei presenti che dietro la
tenda agitata si sentivano delle resistenze come di mani o di corpi o di membra
umane : io non ho percepito che la tensione elastica di una stoffa rigonfiata
come se al di dietro spirasse una forte corrente di vento ; c) lo
spostamento di una pesante seggiola. Questo è av¬ venuto in mezza luce. La
seggiola era posta dietro il me¬ dium, alla distanza di non oltre 60
centimetri: si è mossa strisciando pesantemente e rumorosamente sul pavimento
in avanti e in addietro. Mi è stato proibito di toccarla, solo permettendomi di
starle vicino mentre si moveva. Dichiaro però che se vedevo il sedile e tutto
lo schienale distinta- mente, non discernevo i piedi, massime quello di destra
e davanti, il quale toccava quasi la seggiola del medium-, d) rumori e
picchi. Tre forti collii su di una tavola vicina sono stati uditi, e mi è
sembrato difficile che fossero prodotti dai piedi del medio: ma quando sono
avvenuti questo ed altri fenomeni straordinari io non formavo parte della
catena, e però non esprimo aleun giudizio ; e) le vibrazioni d’urta
chitarra. Era posta a circa 1 m. e più dalla persona del medium-, la si è
sentita vibrare nelle corde perchè scossa e urtata contro la parete. 11
fenomeno ha avuto luogo in piena oscurità ; ed io non posso darne giu¬ dizio
perchè ero fuori della catena. V. I fenomeni che ritengo reali, ma che
essendo perce¬ zioni di singoli astanti non possono essere verificati nè
confermati da altri, sono : a) i toccamenti accusati da vari dei
presenti, quasi però sempre dalle due persone vicine al medio, e più spesso nel
fianco o nelle parti del loro corpo rivolte verso il medio stesso. La natura di
questi contatti varia, sembra , tra l’un a e l'altra persona, ma più per la
spiegazione che ciascuna ne da e per quello che di personale ciascuna ci mette,
che non per apprezzabile diversità intrinseca dei toccamenti; picchi e
colpi sulle seggiole. Sono accusati da chi tiene il medio ; non è escluso che
possano essere fatti con qualche membro del medio, ma possono anche essere
reali ; c) il vento freddo dal gabinetto oscuro. Io non l'ho avvertito,
ma poiché la sensazione annunziata da taluno dei presenti corrispondeva coll’
agitarsi delle tende che essi pol¬ la loro posizione non potevano scorgere,
cosi ritengo auten¬ tico il fenomeno; d) aggiungo che qualcuno ha sentito
soffi sopra le mani, e a me è venuto in mente la brezza marina che gonfia le
vele delle paranze liguri : questo moto degli strati d’aria retrostanti ad
Eusapia è addirittura cosa da sbalordire; e) visione di globi oscuri con
aureole, ecc. Furono ac¬ cusati da due dei presenti, sopratutto da uno; possono
es¬ sere state illusioni visive, ma non esprimo apprezzamento, non essendo io
allora in posizione di confermarle; f) percezioni di mani , corpi, ecc.,
nascosti sotto la tenda. Sono stati accusati da parecchi ; ma io, lo ripeto,
non sono riuscito a sentire altro che la tensione della tela ri¬ gonfia.
Siccome il medio era visibilmente al di qua della tenda, il fatto — anche senza
la presenza di tali mani o corpi al di là di essa — non resta meno
straordinario. Non posso darne spiegazione, ma dichiaro che la sensazione di
resistenza che io ho provato non aveva nulla di anormale. VI. In alcuni
fenomeni ho subito dubitato che vi fosse in¬ ganno, o cosciente o automatico
che sia, della Eusapia. Di due fenomeni, fors anco di quattro, sono quasi
sicuro che furono fraudolenti, e ne dò la spiegazione, o quella che mi par
tale. a) soffio sul viso. Fu sentito anche da me, ma era evidentemente la
Eusapia, che nello stesso tempo esclamava: sarà il fiato del medio „.
L’esclamazione era ironica, ina il fiato suo era realmente proiettato verso di
me; non si potrebbero spiegare allo stesso modo i soffi sulle mani av¬ vertiti
dai vicini? E la prima idea che viene a chi li oda annunziare ; ma il vento dal
gabinetto ?... Assolutamente io non lo comprendo falsificato da Eusapia!
b) La tenda mi ha, nello svolazzare, fregato la faccia e fatte cadere le lenti
a pince-nez. Ho avvertito chiaramente che dietro c’era una mano, e ho detto fra
me: “ è certo la mano sinistra dell Eusapia perchè in quel momento vi era il
solito trambusto che accompagna la produzione di fenomeni multipli, e il
controllo forse era diminuito. Il gesto di quella mano invisibile era
frettoloso, rapido, legge¬ rissimo, come di chi vuole far presto, ma la
sensazione è stata quella di un contatto materiale e naturale, E vero die
secondo gli spiritisti le mani “ spiritiche „ sono con¬ formate e sentite come
quelle dei vivi, ma confesso che chi le sente una prima volta resta conturbato
dal sospetto di Il braccio ‘ Uuidieo » di Eusapia. [Fa vallato
da tue la sera del 17, V, 1901 mentre smuoveva le seggiola del controllore di
sinistra, — Il disegno è di A. Berisso su di un mio schizzo a lapis eseguito
seduta stante). un tiro del medio. Come non pensarlo dal momento
che si era al bujo?... c) Altra frode parmi aver sorpreso coi miei occhi
nel •J spostamento della seggiola del sig. Peretti, che sedeva al¬ lora al
controllo di sinistra. La tenda, la solita tenda, che, secondo la tecnica
abituale, in certi fenomeni ne aiuta assai i lati del medio: fronte,
vedevo distintamente fotta I ,T\ troVMdo,ni di disotto della tenda un Man i r “
SpaUa della E., ed al perchè ad un dato momeTTTiTT’ abbasta,lza chiaro tatti,
io abbia visto E±i nfh è '■ ^ K acc"Sava con stofla scura?), che dalla
spalla della EnT SCU''? (° rivestit° di a sl?alpera della seggiolai le jlt® pia
S1 Portava verso movimento di retropulìne Ho a'^, uu rapido, violento
percezione del fatto, che m'quelSnr *. ’ netfesima niente come se
assistessi ad n„ • stante bo seguito fredda- ostante il desiderio di *
svKT^T1-™801^ Iua "ot¬ tenuto per non interromnere lèi ““J8" •• mi
sono con- , d) Un fenomeno Te In , m d<*h pimenti, perchè proveniente
dai tenebrori T S81je.bbe «^ordinario, indicante l’azione di un Invisibile è
gfblDetto medianico, amento duna terza nLLZ/jl’ * 8£to ^Uo del Sc¬ abbia
provato in tutta la serata nT p unico che io di controllo e di vicinanza
incestante T? ' u- Un’0ra abneno venuto mentre io, seduto ! ? Ì ,rnedl°). Esso
è av- posata lamia mano sinistra sulla' re a ‘ ^ blto. manco, avevo desti-a
dell’Eusapia, la quale mi T"6 Paiaeto-temporale trapassare colle mie dita
lT L ‘accomandava di non ol- mentro, la mano desta di I ZdU T eoP°- *• ^ mano
aestr», e la sua sinistra dT aV6Va afferrata mia astante f?). Dopo una lunga
attesa e n T” tenuta d« altro ondeggiamenti della tenda (i nu di re succede™no
altri accaduti quando dovevano verificar ; dPì?renteSÌ’ S°n° Wo nomem;, ,0 ho
sentito toccarmiTf • d C?Dtatti 0 altri fé- dne volte da una mano 2 . T8™
^cernente per mano piccola, dall’ossatura sottile d u ddle dita- Era una
coll’epidermide alquanto secca con, ^ “olli e toPifh‘> ypn manuali...
Era forse una mano Pm°Da ded‘ta a ]a- si nistra della Eusapia cdie sfoT T “e
c?gnita, - era la mente passando dal di dietro delhF™ 8 3 v,^llanza, e abil- Ea
posizione delle dita che mi sS'01 VM,Va 8 toccare?- vano a un tempo era appunto
questa feTt? 6 .reSpi,1"e- il pollice in addietro.. J ’ ® dlta minori m
avanti, d’aver colta la PalatinTTfrode1' ma ^ convmzione volendo
cerziorarmi della cosa non e,ne sono trattenuto p ,é ’l”"a ‘ ““ • ”
,X£2°,lr„S ; LE MIE PRIME IMPRESSIONI appena accortasi del mio
tentativo di analizzarne la confor¬ mazione. Questi fenomeni mai abbastanza
sicuri lasciano un’inquietudine che confina con lo scoramento: quando e come
premunirsi dalle burle? * * * Le mie prime impressioni.
In sostanza, per me le impressioni di questa 1“ seduta si riassumono
così: 1* Lo “ spiritismo , è un arruffio di cose vere e false, di
automatismi e di simulazioni, di fenomeni psicodinamici ancora inspiegabili e
di puerilità stupide, indegne d una 1 Intelligenza „ meno che fanciullesca o
sciocca. 2» Vi sono stati jersera fenomeni reali, di cui non posso dire
altro che sono straordinari sotto il punto di vista della meccanica e fisica a
me note : cioè la levitazione del tavolo, i picchi e rumori lontani, l’ ondeggiamento
e gonfia¬ mento della tenda, il trasporto di oggetti ; e tutto ciò senza
contatto evidente o con contatto insufficiente di busa pia. 3° Vi sono
altri fatti subiettivi, dei formanti la ca¬ tena, i quali possono anche essere
illusori od allucinatoli. V Vi sono, infine, fatti in apparenza
fraudolenti, la cui esecuzione mostra una certa abilità (non potrebbe
essere automatismo?) nel medio. , 5» L’ambiente di un circolo
spiritico, dato il metodo di produzióne dei fenomeni, non è ambiente sperimentale,
ina solo serve alla semplice osservazione, lasciando a parte ciò che vi mette
la curiosità ed emotività dei presenti. 6- Il controllo esiste solo in
quanto viene continua¬ mente dichiarato nei momenti di calma, ma non si ha mai
la certezza che continui sempre e per tutti ì fenomeni. 7° La fantasia
degli astanti è ciò che da il colorito super¬ normale ad alcuni fenomeni (non
però a tutti!). Così avviene per le descrizioni talvolta macabre dei
toccamenti, delle ca¬ rezze, dei soffi, delle ombre; cosi delle luci, della
resistenza dei corpi' mossi dal medio, dei picchi, ecc. La fantasia di certe
persone si mostra capace di dare interpretazioni le pivi di¬ verse: questa
diversità nelle percezioni dei singoli astanti ^Ritisho, ii “ «na
catena SIGNIFICA H. P. GRICE, r; ~Sl tratta, dnnnnf Z. n ““Portanza delibi
senso volgare TcnJ>0, Sì>tsso di fenoL ®®6^0 ^sonale Psicologia
dell’ambienf!. d.e,ia P^ola, perchè” ì^S1C0}°Bici nel >si?ffiC8,U f *
^oSèavCt° 'JaJ,a non ven,Wo anei Pienti siTnn^f .essi ^ \n°go a
percezioni dw- da,Ia fredda osserv*0”1’ Je qaaIi> ove £B2£rsft e
,a feti comunica^0-® viene Wvolta^-f0®*0- Cosi 'o ™le fonti dalnasn r
sPJnticamente p, ■ Ml,|to a picchi »«». S"kit°, «WoSta n^ta * ì**1** S **»•*««•.
°ll'° »™ »» .(fai, , ?!,“ |X'r »PM» P;» ^ '•pene (c-e. s°na nuova (o LcJa finanza ed - p0'16 di
fenomeni • ^orttaS ?) '»™« »» ^ H'o». p™ Jte *“ » - fi.tr t
P«»3«) » tonai, sz“ fo„e p,^'4 ” Progrosso *"« Pi». !? S,"°“b™'
"«or. lo sì ff* «Min nelPosc ‘WS Statto”1', ■ »S"pi“„° ri
'«“«"«St r» Ziyr* mCrr* r ”e' '*“«?. inSSB?ta. ri|““ »» olSoS0
«or- ^on vi è origina)i(. J??8® UD? «poi-/ di ,Jn” to',la «antel-
sP^m’ssLzz ^pocedSint iè ^iSrrs ^ra"i"tóo»--»^a.sss»“s;sfc
LE 511 E PIÌI51E 13IPBEESI0XI 201 14" Lo
spirito famigliare “ Jolin King „ è ridicolo e stupido; esso ha una psicologia
analoga a quella del feticcio che viene adorato e... bastonato dal selvaggio
Negro quando costui ne vuole ottenere qualche cosa. L’impressione che fanno
uomini seri a mettersi dattorno ad un tavolo per sollecitale, plaudire,
incoraggiare ed elogiare un personaggio cosi grottesco e frenastenico come “
John King », mi è riesci ta penosa. Chiunque ha senso di dignità umana troverà
che la guida spirituale della popolana di Napoli sfigura in maniera
sconfortante quando si pensa agli spiriti %-ctor Doctor e Imperato r di
Staixton-Moses, alla Yolanda alla \\llaÀ a! ^ar^er e al I -ay-alì della
D’Espérance, al Leopoldo de a bmith... o anche alla sua imaginaria figlia,
Ratte Rina, della Cook. Rileggevo ieri l’altro Allan-Kardeo : ebbene, . '
obn ” deX essere uno di quegli spiriti inferiori, più o meno ignoranti, di cui
parla il legislatore dello spiritismo, di “oriz- •/onte morale e intellettuale
molto limitato, di perspicacia ristretta „. Ma “ John „ ama lo scherzo ed è un
bonaccione: non ha egli dato, traverso le nere cortine, una stretta finale di
mano a tutti ì presenti, meno che a me?... Ah no, non posso vincere il mio
disgusto, nè simulare una fiducia che non sento, ne adat tarmi a scendere,
così, fino al livello di una Eusapia... o d' un falso pirata che si protende
dall’Ombra... Questo e dunque, lo “ Spiritismo „ che deve rinnovare la
nostra coscienza religiosa, decidere dei destini umani, aprirci le porte dell
Oscurità immensa?... Buon Dio, da dove si comincia! Ma queste sono
le impressioni che io ho da una prima se¬ data-, ora, mi si dice che una sola
seduta è insufficiente a convincere ed anche a comprendere la fenomenologia me-
'ùamca. Mi si assicura pure da coloro cui confesso i miei du j fi su alcuni dei
fenomeni veduti, che anche ad essi è succeduto così, ma poi, seguitando a
vedere e a “speri¬ mentare si sono convinti di tutto. Ecco: per adesso dico
soltanto che del vero, e più di quanto credevo fino ad oasi c e in questa
mediumnità della Paladino; può anch’essere che io finisca, osservando in buone
o migliori condizioni, a ritenere tutto o quasi tutto veridico, ma non mi so
capa¬ citare che diverrò mai “ spiritista „. Stiamo a vedere. Genova
LA SEDUTA Inizio e sintesi della seduta. Ja Lusapia^Ho saluto che^’
C"'C°'° prima che giungess ]TS daf,a s'8‘norina Bey e cheT* •S°/Te-liata
«morevol Quando Kapia £555"*““ pertiJ1^K nosTrogl-^ Pfr
convincermi Che nulla not^ ln7ltato ad esaminar^ K'SLtirs tzr asa
«** Vnlf- ° deDtro iJ lau.stoi ' C0Sa P°trebbe celare sotto
Sst^SSSiwriB ® ir COME 8* INIZI ANO LE SEDUTE Esamino
anche fuggevolmente i riflessi rotulei • ma Eusapia, ohe non sa ancora chi io
mi sia, non vuole indagini di me¬ dici sul suo corpo, e per di più è sempre
diffidente ^ circa allo eose di cui ignora 0 non comprende la ragione: si inal¬
bera e non mi permette di proseguire. Anche alcune mie do¬ mande, rivolte a
meglio conoscere il suo passato e le sen¬ sazioni che prova nello stato di “
trance „, non son meglio accette : qualcuno dei presenti sembra, anzi, poco
propenso 'a lasciarmi proseguire, ed io, per ieri sera, ho fatto di neces¬ sità
virtù, ripromettendomi di indagare con maggiore pru¬ denza, o quando sarò
liberato da ogni espressione ostile di diffidenza “ spiritistica 01
La seduta è incominciata senza molti preamboli alle ore - l,o . . ed ho visto
che gli esperimenti non sono preceduti da alcun rituale come avviene, secondo
le informazioni date a stampa, nelle riunioni spiritiche di Inghilterra, d
America, e anche di Germania e di Francia. Questo cerimoniale ìmziatono, che
consiste in preghiere od in canti di genere sacro, tara parte della tecnica
spiritica nei circoli strettamente adepti alle dottrine pure dello spiritismo
sistematico, e sopratutto alle varie sette o congregazioni in cui la grande
corrente, venutaci dagli Stati Uniti or sono cinquantanni, si e divisa. Gii
spi- ritisti-kardechisti, i cristianeggianti, gli illuministi, seguitano nelle
abitudini trasmesse loro dai primi propugnatori e se¬ guaci dello spiritismo:
ogni seduta tipica, avendo per iscopo la evocazione di spiriti di morti, deve
per tradizione e per soddisfacimento dell’istinto atavico di evemerismo
condurre ad un rito esoterico. Qui, invece, siamo m un Circolo di studi
psichici, e procediamo avanti nella “ ricerca » senza forma¬ lità ritualisti
che tradizionali o settarie. E un'altra osservazione faccio a riguardo
della fenome¬ nologia spiritica di Eusapia: niente musica, niente canti ne
suon! durante la seduta; ma, o il silenzio più completo da parte del medium e
dei presenti, tutti in attesa del feno¬ meno . o un parlare confuso, un
discorrere senza senso, un interloquire a vanvera di tutti gli incatenati
attorno al tavolo, ogniqualvolta il ‘John,, esigente ed impetuoso sempre, batte
i sacramentali quattro colpi che vogliono dire: Parlate.... Sta per aver luogo
una manifestazione V Si ordina tipto- lomcamente di “ parlare „. E quanto più è
grande ordina¬ riamente la babele delle lingue, quanto piu disordinata e
confusa è la miscela di parole o frasi prive di senso e di coerenza che
ciascuno dei presenti immette nella conversazione, tanto più varia e più
intensa appare la fenomenologia eusapiana. Adunque, per la Paladino il
cicaleccio degli assistenti sosti¬ tuisce il suono del pianoforte o la
salmodìa, eui ricorrono altri medii per produrre i fenomeni. E tale abitudine
non fu già presa — me ne accorsi l'altra sera e piti me ne sono persuaso ieri
sera — per distrarre la attenzione dai tiri che il medio potrebbe giuocare alla
assistenza. La prima volta ho avuto anch io questo dubbio, e sono partito da
via Giustiniani poco soddisfatto della parte ingenua di cicalino cui io stesso
mi ero prestato, anzi addirittura furibondo di non aver forse ba¬ dato ai
fenomeni che durante quello stupido esercizio erano accaduti sotto i miei
occhi. Ma, in realtà, i parlanti non ne sono distratti, perchè non seguono col
pensiero le frasi sciocche e insensate, talvolta i semplici ritornelli in
tralalarà. che dicono a mezza voce, a fior di labbro : qualcuno, per di più,
continua a tacere e ad invigilare. Si tratta, adunque, non di un sotterfugio,
bensì di una necessità. Gli spiritisti affer¬ mano che quel chiasso agisce come
stimolo sul medio ecci¬ tandone la proiezione di “ fluido „ : e questa opinione
non ha nulla di contrario alla fisiologia normale, poiché sap¬ piamo che tutte
le funzioni effettuantisi a scariche (p. es., la sessuale) hanno bisogno di uno
stimolo, di cui costituiscono un reflesso. Anche nella sfera psichica certe
attività non si sprigionano senza una opportuna stimolazione : Lombroso ha
dimostrato che in moltissimi uomini di genio l'estro poe¬ tico, l’opera d'arte,
l’elaborazione pressoché automatica delle imagi ni e delle idee avvengono solo
in determinate condi¬ zioni di luogo, di tempo, di temperatura, di abbiglia¬
mento, ecc. ece.. sino ad aversi esempi dei bisogni più stra¬ vaganti (v.
L’Uomo di genio, passim). Ora, a mio avviso, 1 attività medianica può
benissimo richiedere un analogo determinismo fisiopsicologico per esteriorarsi
: le stimolazioni acustiche, siano musicali, siano rumorose o chiassose, arri¬
veranno ai centri psicomotori del medium e ne ecciteranno la esteriorazione di
forza. Ma quel comando del parlate', che generalmente prean¬ nunzia un
fenomeno di rilievo, può anch'essere derivato da una associazione originaria
fra gli inevitabili momenti di disattenzione dei formanti catena e la
produzione di dati eventi medianici. I toccamenti di “ Invisibili „ sono fra
questi; e così ci sono pure, da quanto ho già veduto, i trasporti di oggetti.
Si ha insomma un fatto di autosuggestione : i medi hanno bisogno di credersi
non invigilati, lasciati cioè alla loro spontaneità, e quel cicaleccio li illude.
Può anche essere che si illudano al punto (la Eusapia, forse) da ritenere che
gli RIASSUNTO PEI FENOMENI „ OSSERVATI assistenti
dirigano minore attenzione al procedimento del fe¬ nomeno, e chi sa? anche alle
manovre fraudolente che i medi stessi sono tratti più o meno inconsciamente a
fare quando sono stanchi o quando non sono in vena di dare “ belle „ ma¬
nifestazioni. Ad ogni modo, io starò attento ; e se mi accor¬ gerò che,
cicalando o discorrendo, cesso dall'esercitare tutta fa oculatissima
sorveglianza che mi sono proposta, tacerò. Durante la seduta io ho preso
il “ controllo „ dapprima alla sinistra della Eusapia. Poco dopo mi sono
sentito toccare e premere fortemente fino al dolore, nella regione lombare
destra : ora, non è stata la mano sinistra di Eusapia che tenevo nella mia, nè
credo che il vigilatone di faccia (il signor Bantle) abbia lasciato libera la
destra di lei. Il fenomeno mi ha colpito assai, perchè sono sicuro che la mano
o corpo toc¬ cante e premente veniva dal di dentro del gabinetto e ad una certa
distanza dal fianco di Eusapia: veniva, anzi, co¬ perto dalla tendina nera.
Poco dopo sono ritoccato più volte, la tenda mi viene gettata addosso : ed io
so che tengo sempre la sinistra del medio : come avrebbe essa potuto adoperare
la destra, anche se libera, portandosela dietro al dorso, dietro alle spalle
dalla mia parte, e spingere o lanciare la stoffa pendente dnU’interno del
gabinetto nero? E inespli¬ cabile! Or bene: in condizioni di sorveglianza che a
me son parse sicure, i fenomeni hanno seguitato per un pezzo: moti
convenzionali del tavolino (tiptologia), toccamenti a me e ad altri, colpi
formidabili sul tavolino, apparizioni di forme lu¬ minose a mezza luna (?, che
io però non ho veduto), picchi sulle seggiole, oscillazioni e sollevamenti
totali del tavolino. Passo al controllo di destra, e le cose camminano
ancor più intensamente: — toccamenti sincroni, moti e strappi alla mia
seggiola, carezze e scherzi di mani invisibili coperte dalla tenda, correnti di
aria fresca, svolazzamenti di carte non toccate, trasporto di oggetti distanti
dal tavolino (un can¬ deliere, un calamaio, della ceralacca, eec.); poi,
alzamento del tavolo, trasporto in giro di una seggiola attraverso la catena,
moti spontanei della pesante tavola situata a destra del medio, suono spontaneo
della chitarra appesa .al muro, tintinnio di campanelli, e contemporaneamente
sempre mani che palpano me; indi, vista di un globo oscuro (una testa?) che
s’accostava al vigilatore di sinistra, un batter di mani per l'aria, rigon¬
fiamento della tenda, e finali strette di mano concesse a tutti attraverso la
tenda da un personaggio invisibile (John King) come per dire è ora di chiudere!
La tecnica delle esperienze. Rimango ferino nelle stesse impressioni che
mi hanno fatto le “ esperienze „ della prima seduta: 1. La tecnica dello
“ spiritualismo sperimentale „ (?) è assurda, anorganica, non scientificamente
sistematica, puerile. 2. Sembra che i mezzi eoi quali si ottengono i
feno¬ meni — tavolo, mani in catena, oscurità o semioscurità, luce rossa e
simili — siano divenuti una maniera sistematica di tecnicismo empirico, più per
cattiva abitudine o per mimetismo irriflessivo, che per vere esigenze dei
fenomeni stessi. Una grandissima parte di queste pratiche o manovre è stata im¬
maginata da persone poco colte e di intelligenza inferiore alla media. Nessun
vero uomo di scienza, accingendosi a provo¬ care sperimentalmente dei fenomeni
così importanti nel loro intrinseco valore, avrebbe ideata una tecnica così
grossolana e bizzarra come la “ spiritica „ . 3. La tecnica non ha
metodo, nè regola : finora sembra a me che si proceda a seconda del capriccio
dello “ spirito „ che figura quale agente occulto, o meglio del subcosciente
atassico della medium. 4. Una certa parte delle raccomandazioni o
imposizioni tecniche — aumentare la luce, fare oscurità, parlare o tacere,
stare in catena o non starvi — pare sia fatta per una in¬ tima e misteriosa
ragione (apparente), ma è fatta sempre o quasi sempre: «) per preparare gli
astanti a mettersi in condizione aspettante ; — 6) per produrre su di essi sor¬
presa e meraviglia; — c) per provocare fenomeni insoliti e importanti... Ma
questi, una volta prodotti, possono gene¬ ralmente, ad eccezione di pochi,
essere ripetuti in condi¬ zioni affatto opposte, in luce od in oscurità, fra il
silenzio o fra il tumulto, ecc. Tnsomma, nessuna rigorosa applicazione del
determinismo sperimentale. 5. La “ catena „ non influisce sulla crescente
produttività di fenomeni in una serata: direi anzi che se in principio è
mantenuta scrupolosamente da tutti, medium e astanti, diventa poi sempre più
lassa, discontinua, e alla fine inu¬ tile e superflua. Nella ultima parte della
seduta i fenomeni avvengono anche se regna nella catena e nella sala il più
completo disordine. L'assistenza. Lo stato mentale dei
presenti. 1. La presenza di spiritisti convinti nella “ catena „ formata
attorno al medium non è il solo fattore della pro¬ duzione dei fenomeni più
straordinari. Questo è contrario a quanto dapprima supponevo. L’ esserci
vicino alla Paladino dei credenti come la si¬ gnora R. o degli increduli nello
spiritismo come me, non influì jersera sui fenomeni. I più belli e i più
numerosi sono avvenuti con me, fossi a destra o fossi a sinistra del medium :
il che finalmente mi ha addimostrata la realtà dei fenomeni stessi e, fino ad
un certo punto, mi ha attestata la loro sincerità. Credo che nessuno si
sia mai accinto alla osservazione dei fatti spiritici con maggiore scetticismo
del mio; eppure, debbo riconoscere che i miei sospetti erano eccessivi. Anche
aguzzando occhi e orecchi se siamo in mezza luce o in pe¬ nombra. anche
esercitandomi ad analizzare intensamente le minime sensazioni di tatto, i
minimi atteggiamenti e sposta¬ menti delle mie membra (senso muscolare di
sforzo e di spazio) se siamo in ombra completa, io non riesco a negare questo
fatto semplicissimo: — il tavolino si alza e si muove senza alcun contatto,
senza spinte da parte di Eusapia. — Ho un bel dirmi attento che ti inganna ; ma
se l’inganno non riesco a scoprirlo, come debbo concludere? 2. Tutti noi
(anche gli “ spiritisti „) eravamo manifesta¬ mente nella più seria condizione
di mente per osservare e annotare i fenomeni. La sola persona che ha avanzata
una in¬ terpretazione troppo spiccatamente spiritica (lasignoraR... che ha
creduto riconoscere nelle carezze di una mano “ fluidiea „ quelle della propria
madre) non ha ottenuto alcun assenso dalla riunione: quella interpretazione è
stata — per tutta la seduta un fatto isolato. Forse da chi crede si ha delicato
riguardo al mio scetticismo , che si vuol vincere per logica naturale degli
eventi e non di sorpresa? 3. I più scettici, io e il signor Ferraro, non
eravamo i meno stupiti dei fenomeni. Io posso garantire d’avere serbata la più
completa serenità di spirito anche in mezzo alle stra¬ ordinarie manifestazioni
spiritiche in cui ero preso di mira: ho esaminato tutto attentamente,
freddamente: non ero nè commosso, nè impressionato in qualsiasi altra maniera,
quan¬ tunque i toccamenti siano tutt altro che piacevoli per un novizio e da
essi io abbia riportata dolentezza ai lombi. 4. Sono certo, arcicerto di
avere osservato bene, di non avere subito allucinazioni, di avere avuto
percezioni reali, sane, obbiettive, tanto tattili e termiche, quanto acustiche
e visive: i miei sensi erano in perfètta normalità (direi anzi che. sebbene
miope, la mia vista dopo lunga abitudine alla semi¬ luce ed oscurità s’era
fatta più acuta); la mia intelligenza ragionava con logica serrata e ferma;
sono stato presente con la mia coscienza piena, lucida e quasi direi
intensificata, a tutti gli avvenimenti veramente memorabili della serata.
Dunque, ho sentito, ho visto, ho udito, ho toccato Con tutta la normalità
fisiologica e psicologica di cui sono capace. 5. Di tutti i presenti alla
seduta e partecipanti alla ca- tena i signori Per raro e Bau tl e sono freddi e
calmi osservatori: il prof. Porro si lascia un pò* troppo presto portare alle
espressioni di meraviglia; il dottor Venzauo è ammirabile per la calma con cui
tutto annota, sebbene quando i feno¬ meni lo toccano mi sembri molto facile
alle emozioni ; più ancora emotivo è il marchese Da Passano; la signora Iter è
portata alla parte mistico-trascendentale dello spiritismo puro ; il signor
Peretti è da lungo tempo un convinto, os¬ serva e non discute; il sig. Schmolz
ha, dicono, qualche forza medianica, è pure un convinto, ma è alquanto emo¬
tivo ; il signor Avellino ha presa fin qui poca parte, quasi mostrandosi oramai
sicuro della realtà dei fatti paladiniani e per ciò lieto del successo : ma
tutti questi signori avendo partecipato poco finora alle esperienze, non ho avuto
occa¬ sione di studiarne la psicologia. Nessuno però intralcia il corso delle
manifestazioni con inopportune inframettenze, nessuno si assume di fronte a me
l’ufficio, che mi sarebbe antipaticissimo, di “ cicerone „: ognuno è lasciato
nella più completa libertà di interpretazione su ciò che succede.
Nell’insieme 1 ambiente è adunque propizio a bene osser¬ vare (non dico a
sperimentare, ma ciò dipende dalla prefis- sata tecnica delle sedute): — se vi
è gruppo spiritico in cui la veridicità e serietà dei fenomeni potranno
mettersi fuori di contestazione, a me pare questo. E in complesso sono sodis¬
fatto di farne parte: un altro ambiente avrebbe forse sve¬ gliata la mia
diffidenza. Il medium Paladino si occupa specialmente, anche troppo,
del controllo : essa prevede abbastanza spesso che avverrà “ un fe¬ nomeno „, e
si mette e fa mettere gli altri nelle condizioni che le sembrano opportune, non
già per il metodo o pro¬ cesso di produzione del fenomeno stesso, ma per la
vigilanza, affinchè la manifestazione abbia un po’ dello spettacolo. 2.
La Paladino è più furba di quanto appaia ; è vana, perciò tiene molto al
successo dei suoi esperimenti; è abile nel preparare l’animo dei suoi
spettatori... Ma dopo questa se¬ conda seduta essa non mi sembra tanto capace
di ingan¬ nare, per lo meno coscientemente, ad ogni costo e pei" in¬
veterata ciurmeria come da certuni si crede: è una buona donna, nella pura
espressione del termine. 3. Le sue smanie durante la prima parte della
seduta, quando non avvenivano fenomeni, mi sono sembrate sincere; invece ho
osservato, non senza meraviglia, che il successo brillante dell ultima parte
non l’ha eccitata nè allietata : è vero che in allora era stanca, e sopratutto
in condizione più inoltrata di autoipnosi. Osservando bene la mancanza di
manifestazioni durata iersera per più di un’ora, ritengo che ad Eusapia
accadesse di non poter entrare nello stato medianico per un impedi¬ mento
fisio-psicbico non dissimile da quello che toglie il sonno a ehi vuol dormire.
Tutte le persone che hanno sof¬ ferto d insonnio (ed io, purtroppo, sono fra
esse) sanno per prova che cosa sia l’agitazione smaniosa da cui sono prese al
non sopraggiungere della desiderata incoscienza. Ora, Eusapia riproduceva
iersera davanti a me questo noto quadro: se ne deduce facilmente che la
medianità è legata indisso¬ lubilmente agli stati auto-suggestivi di sonno ; i
medi sono soggetti che si ipnotizzano da sé. 4. I fenomeni mi paiono
prodotti dalla Paladino senza cor¬ rispondenza assoluta colla profondità o fase
del suo stato di t lance. La tavola del V isani-Scozzi è affatto teoretica, e,
per quanto ho visto in due sedute, erronea : non mi risulta vero che a
determinati stati medianici (ipnoide, catalettico, ecc.) corrisponda sempre una
data serie di fenomeni. Questi se- Morsklu, Psicologia e spiritismo.
y guitano a prodursi senza regola, tanto in estasi o trance quanto
in veglia : quando la Paladino La prodotto lo spostamento della mia seggiola,
era pressoché sveglia ; non era in son¬ nambulismo quando mi ha fatto vedere il
globo oscuro nel chiarore della porta; la “ levitazione „ del tavolo ha luogo
anche senza ipnosi o altro stato consimile del medio. Quindi tutta la teoria o
costruzione del Visani-Scozzi cade da sé. A schiarimento di quanto dico,
riporto in succinto la tabella dell egregio psiehieista fiorentino, cui egli dà
questo titolo: Condizione psico-nervosa indotta e modificata per
suggestione mentale da Intelligenze extraumane nel medio , (La Medianità).
I- Veglia ' Medianità intuitiva, parlante, a effetti 1 fisici di moto
IsnORfn.TnAnlr, rii 1 Medianità intuitiva. parlante, scrivente, 11.
I retinosi tiptologica, - a effetti fisici di moto (spo- 1 stamento di
oggetti), id. di rumori. Medianità parlante, scrivente, tiptologica, a
effetti fisici di moto (spostamenti, levitazione, trasporti), ... di rumori, .
di luci, a materializzazioni precarie par» riali, tangibili e
visibili. Medianità tiptologica, a effetti fisici di moto (c. s., più la
levitazione del medio),... di rumori, di luci, a materializzazioni precarie
semi-integrali, tangibili e visibili, a dematerializzazioni (apporti?).
Medianità tiptologica, a effetti fisici di moto, di rumori, di luci (c. s.), —
a ma- Letargia terializzazioni precarie integrali 'tangibili, l
Visibili o nnrlanH - o visibili e
parlanti, — a materializzazioni parziali permanenti, — a dematerializza¬ zioni
(apporti). La progressione dei fenomeni medianici sarebbe completa
e in buona rispondenza simmetrica con le presupposte fasi r 'fi”08-1 £ia '
Stabilite dallo Charcot e dalla sua scuola. Ma gli ultimi studi di ipnologia
hanno provato che la successione ° s“a“ catalettico, letargico e sonnambulico
era un prodotto artificioso e raro di suggestione sulle grandi isteriche della
Sal- petnere. Oggidì si sa che gli stadi ipnotici sono ben più nume¬ rosi e
vari; e massime in riguardo della medianità le ricerche del colonnello Dk
Rochas (Les états profonde ... et superficiels de l Ht/pnose) hanno reso le
cose assai più complicate che non creda il V isani-Scozzi. Il De Rochas,
infatti, descrive nei suoi _ lr0RZI DEL medIdm E prodi APPARENT!
211 soggetti un succedersi multinln w; „<.„*• ir • nambulismo,
letargo, che sarebbe ^ a^enu Jl catalessi, son- basti il fatto che la ‘ mediati
nf. -PP° lun»° «Produrre; ma la gradazione iniziale, bensì la nifi \uP "
I,on è già, secondo lui, se non i soggetti che ’si sciolgono da JnY r" T
vi arri' ano **P“ "j. proSnto? cmSS SiSSSr,“* coi ,,,U»
E"- troppo, anche della correlaz”oLq fri fe Vl8A^'Sc0ZZI ^ ““ P«
dianici) e stati superficiali n „? f ■ fe“°“e“‘ spiritici (= me- descntta
dall’insigne psichieista francò d® a lpnosi- qual’è del mediumfmó0»“,“e
ques^Mn i"%“ “”l!re' d* P*«e contrazioni muscolari (talvolta i,v -è
soItanto «velato dalle quasi costanti) ; è ad °S»i modo, di Eusapia quando
si accinse a rP •*? n6 conteg’«o generale festazioni , dell’ipotetico Al di là
In^orf * *“? “ ma,li- una vera frenesia- sosnim ln a ora essa è presa da
geme, si lagna, emette esclamai g l8’ respira affannosamente, cini, si
stira, reclina la fP-.fn a e mam dei suoi vi- spalle dei vigilatori si
abbandnn ^ r*0 fin° a toccare le io v.d„„ ’rr* che a' tanta soffra
folororissi^cT' S°n-° -rÌmast° «5*o ,emb6™sr„?i4 tr^ST r' dino in
frode dueo'tre volte^du'n ? P*?*0 di trovare la Pala¬ la mia attentissima osservazione
^ & S®co.nda’ nonostante dezza (che dà tanto da faro oli V mia lnesorabile
fred- anche nella semioscurità, glf oe3^fi«i « qg“le ha sempre- ho potuto
scoprire nessu/ nganno o n r lo' *“* Ì0 ‘10n sono nescito. Ma ciò basta a ’ ’
pel, 0 meno> 11011 ci 7. E ben pensando^ “1 8 qualche gherminella V
della mia mano posta sul nari / i'6 j°Pj° d nuovo toccamento toccamento
comiduto iersera 1 d6Stro della Paladinp. ~ della prima sera, anzi' dirette
toCd-f™*”0 dÌV6rS.a da ciuella io non ho più i] diritto d; ' e dìta m senso
inverso, — analogo del 17 maggio doveP nTer ^ nel tosamento og 0Ve nn eia
apparsa un’abile ma- I novra. Inoltre, ieri sera, io vedevo
abbastanza distintamente U braccio sinistro della Paladino tenuto sulla tavola
dalla sia.' Rey, mentre la destra era da me controllata, eppure, sono stato
toccato. Supporre che la Paladino 1 abbia tatto col piede è assurdo : e poi ciò
che mi toccava anche questa volta era proprio una mano, con dita a segmenti
articolati, con polpastrelli, con falangi corte e lunghe, non già un
corpo ^Dunque, per un qualsiasi supposto agguato n<d toccamente di una
mano posata sulla testa di Eusapia, debbo lealmente ricredermi : - per lo meno,
l’estremità organica da me pei ce¬ rata ieri sera è stata realmente “ fluidica
„ (cito il termine consacrato dal linguaggio spiritico senza discuterne e tanto
meno adottarne, per ora, il significato). L’altra frode che ho creduto scorgere
la prima seia nello spostamento della seggiola di Peretta è di altro genere.
Pino a dimostrazione del confrano, seguito a. credere che il prolungamento che
ho visto partire dalla spalla della al¬ dino era, proprio un braccio, ossia un
membro (sebbene co¬ perto, mi parve, dagli abiti o da una stoffa nerastra)
costi¬ tuito anatomicamente. Il movimento di sforzo che gl mò compiere nel
tirare indietro e a sè la seggio a u que o un vero arto umano composto di ossa,
muscoli, enc ini, e funzionante in modo normale. Che cosa pensarne
9. Jersera invece il movimento della mta seggiola, assai più complicato e
straordinario di quello del Peretta, è avvenuto (ne sono certo, fermamente
convinto) senza intervento del braccio destro (anatomico) della medium, perchè
io lo tenevo colla mia mano sinistra, lo sentivo contro il petto, e non 1 ho
abbandonato un istante. Quanto al piede destro della l a a dino. esso era sul
mio sinistro e non mi ha lasciato mai inoltre, come fare salire una seggiola su
di un tavolo e come farnela discendere con un piede calzato, senza un imma^i-
nabile acrobatismo di tutto il corpo che invece era fermo . Resta
l’ipotesi enunciata dal Richet e dal Lodge che io abbia anche la sera del 17
visto un bramo radiante o fluì; dico In tal caso bisogna supporre od ammettane
ohe ì prolungamenti del doppio contengono tutti i caratteri mo foloaici e
fisiologici delle membra reali; e che un traccio- animico non si distinguerà,
ai nostri sensi: da uno > £ mica ! A pensarci su, c’è motivo da
restare muti e sbalordita. Quel braccio aveva però anche tutte le situazioni
SP®C1* 1 " ' significherebbero un furbesco giuoco di ® P°r“J dovevo
vederlo proprio io, di faccia ? perchè in tutti gli altri
spostamenti e nelle azioni a distanza questi bracci ani¬ mici non si veggono ?
.... Regna nell’ insieme dei fenomeni medianici il più grande disordine, sicché
sembrano Feffetto di una volontà instabile, bizzarra, tutta ad impulsi... Altro
che “ Intelligenza „ coll’ » grande ! Mi sembrano intelligenze appena uscite
dalla fase bambinesca o ritornate alle scem¬ piaggini e agli arruffamenti
sconclusionati di un sogno. I fenomeni. I fenomeni della prima metà
della seduta sono stati insignificanti : quelli dell'ultima ora, dalle 1 1 alla
mezza¬ notte, addirittura stupefacenti. 2. I più straordinari dei
fenomeni sono avvenuti a me ; e furono in parte di indole meccanica, e quindi
percettibili e udibili e visibili da tutti : in parte di indole che dirò
fisio-psicoloyica, perchè colpivano i miei sensi, ed io soltanto li ho
percepiti. 3. I fenomeni meccanici o fisici consistettero precipua¬ mente
nei moti del tavolo, nello spostamento di oggetti, nel¬ l'avanzamento della
grossa tavola che è venuta a battere, come un ariete, contro le mie spalle...
In sostanza, sono i medesimi che si veggono descritti in tutte le sedute della
Paladino. La loro straordinarietà sta : a) nell’avvenire senza contatti o con
rapporti insufficienti con la persona del medio, e sotto la vigilanza più
completa ; b) nell’avvenire a distanza talvolta abbastanza grande dalla persona
del medio. 4. Parlo delle mie percezioni : a) Ho sentito toccamenti
sul fianco, gli uni delicati e carezzevoli, altri più grossolani ; i primi mi
parvero perciò di mani leggere, gli altri di mani pesanti. Un pigiamento sul
fianco destro mi ha lasciato dolentezza per circa un’ora (vi soffro di
nefralgia). Ho anche sentito lo strisciamento di una mano invisibile sulla
testa, sulla schiena , sulla faccia. bj Mi si è nuovamente fatto toccare
da una mano spiritica nuda o carnea, ma diversa da quella della prima sera. La
differenza fra le due mani era notevole : la prima, quella del 17, era femminile,
o almeno mi parve tale, e sospettai, come ho detto, che fosse di Eusapia ; per
contro jersera era una mano vigorosa, più grossa, maschile, a dita forti,
a gesti risoluti: quando ho tentato di avanzare per meglio sentirne le forme,
essa mi ha respinto fieramente!... c) Mi hanno messa la punta di un dito
nella conca del padiglione auricolare di destra (la mano della medium era nella
mia, e a destra avevo il signor Ferraro sul cui contegno sono sicuro). E mi si
è anche preso l’orecchio si¬ nistro fra le dita di una mano. d) Mi si è
sottratta di sotto la seggiola, cosicché sono stato costretto ad alzarmi; e poi
mi si è tirata la giacca per farmi risedere sulla seggiola ritornata al suo
posto. e) Mi si è battuto amichevolmente sulle spalle, sul dorso, e anche
sulla testa con tre colpetti diversi, come di approvazione a giudizi (benevoli)
che esprimevo sui fenomeni. f) Ho sentito, propriamente sentito, sulla
mia regione occipitale, sulla nuca (si badi che sono, purtroppo, abbastanza calvo),
non che sulle orecchie prima destra poi sinistra, una specie di ventilazione
come d’ala di uccello : ho avuto la netta percezione di avere un grosso ma
domestico uccello, per es. una tortora o un piccione, sul bavero dell’abito,
che eolie ali mosse mi ventolasse la testa. Il signor 1 erraro mi ha detto che
in quel momento io avevo un che di biancastro sul collo, dietro della testa.
Non eravamo nè l'uno nè l’altro commossi: meravigliati, sì, ma freddissimi
osservatori. Non era un’allucinazione, ma poteva ben essere un’illusione dei
miei centri cerebrali eccitati : forse un’allucinazione veri¬ dica ?... Ma fino
ad ora il materializzarsi di entità animali è dubbio ; e poi eravamo in quella
malaugurata mezza oscu¬ rità e bisogna stare in guardia... g) Ilo visto
nettamente, quantunque nella semioscu¬ rità, un candeliere trasportato
medianicamente, inchinarsi, spostarsi, ballare sul piano tutto biancastro e
visibilmente libero del tavolo : nessuna mano lo toccava. La Paladino era in
quel momento controllata da me. h) Attraverso una tenda, dietro alla
quale, essendo essa alquanto sollevata, si vedeva il vuoto (alla piena luce di
una lampada a reticella Auer un po’ consumata), ho sentito chiaramente una
stretta di mano : la mano mi è parsa grossa, robusta, come di un uomo dedito a
lavori grossolani, e mi ha afferrato e compresso la punta delle quattro mie
dita fra le sue dita minori da una parte ed il pollice dall altra. Ci si vedeva
chiaramente anche a leggere ; e guardando la tenda mentre mi toccava, io ho
scorto coi miei occhi formarvisi delle pieghe come attorno ad una mano reale.
Inutile dire mm un’apparizione ri forme ,
215 cltó sollevata in quell’ istante la tenda, nulla c era di
dietro: « ,-he la Paladino era ferma al suo posto. Anzi, per arrivare a toccare
la stoffa dall’altra parte , io mi sono levato mezzo da sedere e ho passato il
mio braccio dinanzi alla medium. Apparizione di un “ globo oscuro „
(testa?). rOnesta figura sferica ei è apparsa più volte neUe sedute ili
Eusapia : sono in generale i due vigilatoti che se ‘.'l ve4°f° aPp?Pg’ ® nello
spazio interposto tra essi, al davanti o dai lati di hnsupiaj. i)
Ho visto un globo oscuro partire due volte dallo spazio fra la testa della
medium (che allora si appoggiava contro lamia) e quella della signora Rey poste
in ombra: il globo si è proteso due volte fino a metà e più della tavola, con
direzione evidente verso il signor Ferraro. Anche qui non ero allucinato, ma
percepivo nettamente e calmamente il feno¬ meno : ne sono stato, si capisce, un
po’ commosso, giacché in fin dei conti non sono casi di tutti i giorni, ma non
ho perduto un solo momento la tranquillità dello spirito. Ho su¬ bito
dichiarato alla Paladino che quel globo mi pareva dato dalla tenda nera
disposta attorno ad un che di rotondo, che io paragonerei ad un cocomero più
che ad una testa: in avanti era a contorno tondeggiante, in dietro, verso la
sig.*Rev, si continuava nell’ombra e forse nella tenda. Questo globo,
l’aleggiare di un uccello (?) sulla mia testa, le strette di mano attraverso la
tenda, sono i fatti che mi hanno jersera più colpito : tutti e tre erano reali,
veri, sicuri, come sicura è la esistenza di ogni oggetto esterno che colpisca i
nostri sensi della vista, del tatto e della termoestesi. k) Ho udito
anche dei rumori, come di piccole mani che applaudissero. I miei compagni
dicono che erano schiocchi di dita, e anche a me hanno poi fatta questa
impressione; ma li ho uditi poco, prima perchè erano deboli, poi perchè mi
giungevano in quel momento le esclamazioni della signora Rey. l) Ho
sentito del vento sulla gota destra, sulle mani, ma è stato fenomeno
passeggierò, direi quasi abortivo. Ve¬ niva dalla tenda nera posta alla
distanza di circa 80 cm. da me, ma cessò subito. Non era prodotto da differenze
termiche delle mani o delle persone vicine: neanco era pro¬ dotto da fiato ,
chè la superficie percorsa dalle variazioni termiche era troppo grande, e la
testa della Paladino era lontana e con la faccia rivolta altrove... Mi son
ricordato che anche il Crookes sentiva questa corrente di k freddo „
sperimentando con l’Home. Eppur si muove ! La storia dei *
tavolini battenti, danzanti e parlanti „ è oramai vecchia : per lo più gli “
Invisibili del mondo ultra¬ umano e ultraterrestre „ comunicano con i vivi
mediante l’a¬ gitarsi ed il sollevarsi dei mobili. Potrebbero gli “ spiriti „
dei trapassati, o quegli altri enti spirituali erratici di inde¬ terminata
natura, che gli occultisti e anche certi spiritisti imaginano al loro posto,
potrebbero, dico, muovere altri oggetti che non mancano nelle nostre case dove
la civiltà ne accumula ogni giorno in numero sempre più grande, di forme sempre
più varie e di uso ognor più diverso: ma il “ tavolino „ resta lo strumento
intermediario per eccellenza tra l’Al di qua e l’Al di là. È il retaggio delle
Fox che si I TAVOLINI PICCHIASTI E PARLANTI perpetua: la
tavola da pranzo di Hydesville e Rochester ha figliato una innumerevole caterva
di quadrupedi lignei semo¬ venti e a gesti intenzionali, quasi intelligenti. Io
li chiamerei gli “ altari „ di un novello culto, se non sapessi che oggi lo
spiritismo-religione sta fallendo e che si va smarrendo la fede nei messaggi
degli “ spiriti „ mediante i tavolini. L’al¬ tare è stato profanato dalle mani
scettiche dei fisici, fisio¬ logi, psicologi e alienisti che vi si sono posate
su con aria spesso di scherno, sempre di dubbio ; e il rito ha perduto il suo
carattere di spontaneità: esso è divenuto un’arma di combattimento, l’arco e la
fionda dello “ spiritismo „ ; esso è oggi appena un mezzo di prova, un apparato
tecnico di sperimentazione. Adesso il tavolino si muove per convincere, e lo fa
con un’ostentazione sistematica di polemista ansi¬ mante e collerico: les Dieux
s'en vont. È interessantissimo lo spettacolo di quel mobile ligneo che
dal principio alla fine delle sedute di Eusapia non ha mai requie; e siccome si
muove a piena luce e al buio, lo si direbbe un essere privo di sonno. Ma ecco
un’osserva¬ zione curiosa: il tavolino non si muove solo per dirci qualche
cosa, o per esprimerci qualche pensiero, no : — in principio e anche in seguito
lo si vede agitarsi e scuotersi, lo si ode fremere per di dentro, senza una
ragione al mondo: — è “John King, che si avvicina e che si vuol far sentire
pre¬ sente? Niente aifatto. Guardando l’aria sorniona che si di¬ pinge in volto
alla Eusapia quando è avvenuto il movimento, e quando l’osservatore, che essa
vuol guadagnare alla sua causa, fa mostra (come io ho fatto più volte) di non
accor¬ gersene e di non dare importanza al “ fenomeno „ , si com¬ prende subito
ehe il movimento ha soltanto significato in sè e per sè: realmente “John, non
può voler dir nulla con quelle oscillazioni, ora in un senso ed ora in un
altro, ora su due zampe ed ora su di una sola, a destra o a sinistra, per 0
lungo o per traverso. E poi, ehe contenuto intellet¬ tivo ha la stessa
levitazione del mobile? Nessuno; è uni¬ camente un giuoco ginnico, una mostra
di acrobatismo, un * fenomeno-fenomeno,, nient’altro. Vero che in aria ci vanno
i Santi, qualche volta, e ci andava Simon Mago che poi precipitò giù e si ruppe
il collo: ma il tavolino non può “ levitarsi , per simboleggiare il protendersi
supplice o esta¬ tico verso il Cielo . come avveniva a San Giovanni da
Co¬ pertine o a Sant'Antonio da Padova... Riguardo a questa
categoria di manifestazioni delle facoltà di Eusapia dirò soltanto che oramai,
dopo una serie di sol- 1 218 PSICOLOGIA E SP1BITJSMO,
II levamenti del tavolino con leggerissimo contatto di mani e anche
senza alcun contatto , avvenuti tutti sotto i miei occhi e sotto le mie mani
(anche a luce completa), non c’è più ragione plausibile per dubitare : - Eppur
si muove !.. La ipotesi dei moti incoscienti comunicati dagli astanti al
piano del mobile potrà torre valore al fatto per le sedute di famiglia o di
circolo spiritico, dove l’analisi del fenomeno non si fa o, se si fa, è imperfetta
; ma qui, al Circolo Minerva, il tavolino oscilla, s’alza su di un piede o su
due piedi, s’eleva m atta e vi si mantiene per alcuni secondi senza che visi¬
bilmente ni uno più lo tocchi... Ammenoechè non si allunghi 1 azione
psicomotrice scoperta da Chbvheul fuori delle estre¬ mità delle dita e della
palma, ammenoechè non si proietti la t orza nervosa traverso lo spazio, sia pur
esso di un milli¬ metro solo o di una spanna e talvolta di due, la trasmis-
sione del movimento non avviene qui secondo il dogmatismo della t isiea e
Meccanica ordinarie. Bisogna pensare ad un'Energetica diversa!
Sintesi. L'impressione sintetica della 2* seduta è che la
Paladino sia davvero capace di sviluppare una “ forza „ esteriore alla sua
persona, la quale agisce probabilmente con due processi • a) meccanico,
sugli oggetti, sui corpi, fors’anco sulle aggregazioni molecolo-atomiche o su
quei centri o vortici di energia che noi chiamiamo ‘materia,. Su questo punto
non c è da parlare di “ spiriti „. ma di ‘ forze io, lo dico e ripeto da anni,
non sono affatto monista-materialista nel sigmhcato volgare che tutti
attribuiscono a questo ter¬ mine: propendo da molto tempo al pandinamismo
; b) fisio-psichico, sui sensi dei presenti, in modo da pre¬ starsi alla
interpretazione di determinate sensazioni. Su questo secondo punto, mi rimane
il dubbio che la stessa “ forza „ hn qui ignota non sia anche capace di
provocare delle sensazioni cui corrisponda realmente uno stimolo sulle estre¬
mità nervose (telepatia? allucinazioni veridiche?). Ripeto però che i
fenomeni prodotti sono elementari; non hanno contenuto ideativo: sono movimenti
o sensazioni setti- j ìlici. Il loro contenuto ideativo è affatto
convenzionale : le risposte del tavolo sono ristrette a regolare la tecnica dei
fenomeni pel migliore loro successo o per colpire l’animo dei presenti. Non v’è
ombra di un’idea, soltanto negazione o affermazione quando l’idea è dai presenti
formulata. Anche i sentimenti espressi dal tavolo, dai picchi sugli oggetti,
dai toceamenti sulle spalle, sono elementari : approvazione, dis¬ approvazione,
dispetto, scherzosità, collera..., il tutto con¬ dito da poco spirito e
manifestamente dovuto ad una mentalità di grado inferiore. Io penso più
che mai alla teoria della disgregazione psi¬ cologica : — è la personalità
inferiore, puerile, della medium quella che si manifesta nei fenomeni : questo
pel contenuto, dirò così, intellettuale, dei fenomeni. Quanto alla loro mec¬
canica, parmi che si debba preferire sempre la spiegazione della
esteriorizzazione del pensiero (subcosciente e automa¬ tismo). L’ “ intervento
di spiriti „ per me riesce finora inam¬ missibile: pare impossibile che persone
di senno, come Brof- ferio o Wallace, possano vedere in questi fenomeni di
natura ignota e occulta, sia pure, ma di indole così volgare e bassa, l' opera
di spiriti erratici o di intelligenze extra-umane. Neanche degli ex-umani, cioè
dei “ disincarnati „ che furono uomini e pensarono e agirono come tali durante
la loro esistenza terrestre, possono essersi rimbambiti o imbestialiti nell’Al
di là, tanto da dare manifestazioni così tipicamente degne di una rivendugliola
o di un lazzarone napoletano ! Eusapia e lo “ Spiritismo,,. È
notevole il fatto che solo a 22 anni la Paladino, fino allora inconsapevole
delle sue facoltà meravigliose, si è con¬ vertita alle rivelazioni del suo
spirito-guida. Essa ha adot¬ tato, però con mediocre calore, la dottrina
spiritica : ciò che la là spiritista non è la conoscenza della parte teorica
dello spiritismo, ma la convinzione monoideistica di essere in rap¬ porto con
quell’entità misteriosa che le hanno detto chia¬ marsi John King e di cui essa
ha una rappresentazione del tutto grossolana, a mo’ di quelle imagini che i
popolani si fanno degli esseri spirituali. In lei difatti c’è sempre la
superstizione popolare che parla. Ad esempio, il furto di cui è stata vittima
nel ’96 mi fu da lei narrato jersera con un subisso di circostanze strane,
nelle quali si riflettono le credenze napoletane nei sogni ; essa avrebbe avuto
sogni premonitori ripetuti, incontri per la via di persone rassomiglianti a
quelle vedute precedentemente in sogno, precognizioni di indole emotiva .
Ma in sostanza Eusapia fu volgarmente svaligiata da un noto camorrista
con la complicità della sua fantesca. Non mi par vero quanto di lei
asserisce G. Bois, che cioè essa si creda l’apostolessa di una nuova religione
(?) e che per ciò corra di città in città “ esteriorando i suoi sogni,
proiettando nell’atmosfera circumambiente il disordine dei suoi nervi,,. No:
Eusapia non ha queste pretese; tiene molto alle sue facoltà “ spiritiche ,
[verso di me si mostrò of¬ fesa perchè le diedi il mio ritratto con la scritta:
— in segno di gratitudine per le sedute medianiche favoritemi — ]; ma proprio
per la propaganda della dottrina è e si addimostra abbastanza tepida. È vero
che dei problemi formidabili sollevati dalle sue gesta di medium, Eusapia non
comprende la por¬ tata; le sue idee intorno allo spiritismo e psichismo sono le
più semplici e grezze che si possano imaginare: e questo, contrariamente alle
pretese propagandistiche di Home, della d’Espérance e in generale dei medi
psicografì, attesta in favore della sincerità della Paladino. Ma Eusapia parla
mal¬ volentieri di spiritismo e di fenomeni quando è fuori di se¬ duta: come
tutte le persone la cui fama si fonda sui fatti, essa preferisce l’agire al
discorrere. Genova LA SEDUTA Che cosa si pensa di noi.
Il compare di Eusapia. È indicibile la impressione che producono
nel pubblico 1 resoconti delle nostre sedute “paladiniane, che il prof. Porro
ha cominciato a inserire sul Secolo XIX di Genova. Tutta la città ne parla, ed
io, di cui si conosce da un pezzo 1 at¬ teggiamento scettico rispetto allo
“spiritismo,, sono special¬ mente preso di mira : mi si ferma per la strada, mi
si cir¬ conda ovunque vado, mi si interroga, mi si mettono davanti quesiti
dubbi e consigli (sempre i medesimi !), mi si critica apertamente, e non meno
apertamente mi si fa già capire che non mi si crederà, anche se affermerò
d’aver veduto coi miei occhi il famoso tavolino di Eusapia andare in aria
. La psicologia degli increduli fu già scritta con molta ar¬ guzia dall’
Ern-y (Psychisme expérimental, pp. 33-44). \ i sono Sii increduli scettici che
negano perchè, loro, non hanno an¬ cora veduto; i bene equilibrati, che si
imaginano di avere il cervello più sano di tutti gli infelici che videro e di
cui proclamano l’imbecillità; - i furbi, che subodorano la ciur¬ meria, e a cui
“ non la si farebbe mai „ ; — gli pseudo-scien¬ ziati , che spiegano tutto con
la frode dei medi e colla sug¬ gestione degli sperimentatori ; i teorici, che
si sbracciano a esporvi le loro spiegazioni incomprensibili; gli ignoranti, che
non si capacitano, ad esempio, della necessita di un medium, e vi perseguitano
con una folla di domande sconclusionate senza nesso alcuno coi fenomeni ; \ pedanti, che applicano a dritto e a traverso
le nozioni rudimentali, ma dogmatiche, attinte dai manualetti di scienza
popolare; gli scrupolosi, che anche al cospetto del fenomeno piu evidente
seguitano a tentennare la testa e a spremere dubbi e paure di sottintesi ; in
ultimo, gli indifferenti, che giudicano cosa futile l’occuparsi di spiritismo e
di medianità, essendovi nella vita problemi pratici ben più importanti !
Non. ,caso ^ rispondere a tutti, e meno ancora è il caso di iniziare un
apostolato “ prò spiritismo Anzitutto, non è verso la dottrina spiritica
che io mi in¬ cammino, dato che io veda, che confessi di vedere e dichiari di
avere veduto. Da quanto mi si dice a viva voce o mi si scrive (poiché comincia
a piovermi da ogni parte un episto¬ lario, per lo più anonimo, e bene spesso
offensivo !), desumo che sarò difficilmente compreso da spiritisti e da a nti
spiritisti : quelli mi accuseranno di fermarmi a mezza strada, questi mi
taccieranno da “transfuga del positivismo „, eccetera, eccetera. A me
poco importa: vorrei invece assicurare quei benevoli che mi consigliano di aver
prudenza, e quei malevoli che mi incolpano di non averne abbastanza, vorrei,
dico, assicurarli che noi dieci del Circolo Minerva non siamo nè burloni nè burlati.
Qualcuno seriamente mette avanti il sospetto che nei locali del Circolo si
introduca un “ compare „ di Eusapia. al quale costei affidasse il compito di
fare i rumori miste¬ riosi (i “ raps „), di smuovere i mobili, di avanzare mani
o testa dal gabinetto medianico restando nascosto dalle tende, e sopratende, di
suonare là entro la trombetta e il mando¬ lino, di stampare le impronte ;
insomma, di agire da Invisi¬ bile-tangibile, burlandosi atrocemente di noi.
Questi furbissimi non comprendono la buaggine della loro spiegazione. Come se
non si perlustrasse ogni sera il locale del Circolo, dove mai prima del 17, mai
se non per le sedute, Eusapia ha messo o mette il piede! come se noi operassimo
sempre nelle più fìtte tenebre, e non avessimo mezzo di illuminare d’im¬
provviso il campo delle gesta paladiniane! come se dieci persone sane di mente
e non prive del ben dell’intelletto diventassero ad un tratto imbecilli, solo
perchè si chiudono in un appartamento di via Giustiniani! come se il sedersi in
catena attorno ad un tavolo di Pitonessa moderna, ba¬ stasse a fare d
un’accolta di persone studiose e serie lo zim- bello d una volgarissima e
puerilissima astuzia continuata per più ore di seguito ! Forse il
sospetto del compare proviene dalla conoscenza del noto giuoco di
prestidigitazione detto dell’ uomo nero, I giuoco in cui eccelle adesso
Leopoldo Fregoli. Sul fondo di un palco scenico, addobbato tutto in nero,
tenuto al buio, può benissimo passare e agire, indistinguibile alla vista del
pub¬ blico, una persona vestita completamente di nero, mascherata di nero: si
veggono allora con meraviglia i mobili « levitare „ volare e danzare senza che
si scorga colui che li sposta e li trasporta. Ma come è possibile imaginare un
si fatto stratagemma nelle sedute di Eusapia ? Lo si è nar¬ rato del medium
Home (se la memoria non mi falla) alla Corte d’Austria, però non senza che io
debba stupirmi della stupidità di quegli eccellentissimi Arciduchi e
Arciduchesse. Fors’anco qualche scettico, edotto dalla storia dello spi¬
ritismo, ricorda i medi, massime americani, trovati sfacciata¬ mente in frode e
i cui artifici si riducevano alla complicità del loro impresario. Nel libro Non
v’è la morte della Marrtat si legge che i medii pioventi in Europa ogni tanto
dagli Stati Uniti e famosi per materializzazioni di fantasmi, operano
generalmente seduti entro il gabinetto nero, davanti alle cui cortine sta il
loro “ conductor „. Costui, tenendosi sempre in vista degli spettatori, è là
apparentemente per regolare l’ordine delle sedute, per impedire ai fantasmi
materializzati che si manifestano di rientrar troppo presto nell’ombra, per
obbli¬ garli anzi a disciogliersi forum populo, a svanire nel mo¬ mento
opportuno e a sprofondarsi nel pavimento davanti agli occhi dell'assistenza....
In realtà, l’ufficio dì quel “Barnum„ è di riparare il medium nelle sue
manipolazioni, è di sot¬ trarre la scena di simili teatrali assurdità da un
troppo penetrante esame di qualche incredulo introdottosi fra il pub¬ blico
pagante e... credente. Si è pensato per un po’ di tempo fra gli
antispiritisti che il cav. Chiaja, zelantissimo accompagnatore di Eusapia
traverso il mondo, avesse un còmpito non dissimile dal precedente. Ma il
sospetto, ingiuriosissimo per l’egregio gentiluomo Napoletano, non ha fondamento
veruno nella procedura usata ora dalla Paladino : essa va sola, e la seduta può
esser diretta anche da chi non ha, come me, nessuna simpatia per 1’ Occulto,
nessun motivo di difendere gli In¬ visibili dalle investigazioni rivolte ad
accertare per intanto l’esistenza e sincerità delle loro manifestazioni.
I fenomeni e il 4 controllo ,. Jersera, non appena Eusapia mi ha
visto arrivare, mi si è avvicinata, e a bruciapelo mi ha detto: k Voi siete
Mor- 2 ? '?*» .» e sotto il dominio dei sentimenti d; . sedute di Milano,
gerito contro di me “ scettico rancore cIle le hanno sug- presenza al
Circolo Minerva le fo^d'8*9 ln.lpenitente ». la mìa “John King „ mi
rifiatasi Jf n?' T’Uta ìnsolì'rih ile, e imbarazzo di quel piccolo colpo
df scende ^ J’ÌDe.vitabile proche spiegazioni, io e il buon « iJf ’ ? ,
avvenute reci- earne ed ossa) ci siamo pacificati - ' . Eusapia in patto
di alleanza, e visto clip non e sottoscritto un » ^.pTàs^rKnlr»'11"
Erpi*1 prim* ■ t-K d.u. 8Mlbe raffinai «■— temi, oS «.rXòrfd ~
quando eravamo seduti nè ’m n rl i u° ™at sfuMite> nè ‘ John io sono stto
’costretto ad ? " Ia Se^‘ola da per un quarto d’ora chinato in il
f,-™1 e a mantenermi quando fummo tutti in piedi attorno ^l18811?3 Posizione,
nè mezzo della camera, nè jmmdo ^volo spostatosi nel quando ci rialzamml
aufZe ddk??°f H ?s,siderci. anche quando non fu nelle mie fili pUta‘ -L
altra “ano, congiungendo in aria le nostri , Eusap^a prediligeva m faccia a me
da persona la ma era tenuta b) Il controllo dei ! ^ insospettabile.
sempre mentre eravamo seduti"- di !?’ P>-edl 1 10 sentiti 2*“»’ cbe la
mia attenzione ri vS’ d’C°?uasi sempre, confessando* fella testa, ora
alla pedone dlf fp^0-10, de,le mani e la impressione della loro pressioni
™0m?ni’ Asciava uscire scienza; ma anche in misi i ° contatto dalla mia co¬
tali da supporsi eseguiti coi^iTdTdeUa §>n°me?i non erano con le scarpe e
degli arti inferiti reidi) E" (Par ° del P'edi contr°’ dichiara
*• sfuggì mai la impossibilità, Ten^r r fino "™'0 ^ mi ceva, che
fosse fatto col piede della medii fen0meno. 81 P^r - A'ffi ,che -
p^^'Ept pressione di una grossa, di una vera mano d’uomo che mi strin¬
geva colle dita divaricate la sinistra mentre io ero al controllo, è suppone
una cosa più assurda ancora dello spiritismo stesso. 2. Quando eravamo in
piedi, ho perduto talvolta per minuti il contatto e controllo del piede e della
gamba della Eusapia: ma il tavolo si è levitato in mezzo alla sala mentre tutti
gli eravamo attorno, e sotto di esso io vedevo nettamente le gambe di tutti,
distinguevo il corpo immobile della Paladino che poggiava i due piedi al suolo.
Questa levitazione del mobile a vista di tutti e in buonissima luce, mi
basterebbe a convin¬ cere che i fenomeni tiptici sono, in buonissima parte,
reali. 3. Quando gli oggetti sono venuti dalla tavola al ta¬ volino, i
fiori portati sotto il mio naso, la bottiglia alzata ed abbassata fino alla
bocca della medium ecc., la sua mano sinistra era stretta nella mia: — inutile
dire che gli oggetti erano visti muoversi in aria senza alcuna mano che li
"so¬ stenesse. In un dato momento si sarebbe detto che tutti quegli
oggetti erano animati: un tamburello ha attraversato la camera •. una chitarra
si è mossa da dove era appesa ed ha preso il volo, ha letteralmente volitato
sulle nostre teste; un mazzo di fiori è arrivato per farsi fiutare dai nostri
nasi ; una bottiglia piena di acqua è venuta a collocarsi sul tavolo quando uno
di noi ha esclamato che faceva troppo caldo e che bisognava bere; una pesante
macchina da scrivere del tipo Bailock si è alzata da sò, è passata tra le
spalle di due di noi e si è posata piano piano sul tavolino . Ecco
dei fatti straordinari che non crederei se narratimi da altri, ma che
debbo ammettere perchè sono avvenuti sotto i miei occhi, anzi, ciò che più mi
importa, sotto la mia vigilanza. 4. Debbo invece correggere una
interpretazione dei miei col leghi. La bottiglia si è alzata, si è avvicinata
alla bocca della Eusapia, questa ha bevuto (si è sentito il gorgoglìo dell
acqna deglutita): ma la bottiglia non fu da nessuno vista a prendere la
posizione atta a versare l’acqua. Non posso però dire che ciò non sia avvenuto.
A me parve che anche questo fenomeno sia stato spurio : ossia la bottiglia non
è arrivata a far traboccare l’acqua “ nella bocca del medium (la cui testa, che
si discerneva abbastanza, non s’è piegata in - dietio per ricevere 1 acqua);
eppure, noi avvertimmo il suono come se si verificasse un atto normale di bere
ad opera di qualcuno. La cosa è ancora più itomirabile, perchè la insor¬ gere
il dubbio di una percezione indotta, non reale. 5. Il trasporto della
pallottola di gomma nella mia mano che ho stesa aperta per riceverla dietro il
preannunzio e la Morselli, Psicologia e spiritismo. ingiunzione della
medium si è effett„„* (invisibile) me la depositasse nel !" ttuato
.eome se mia mano delicatamente. dell» , la mano di Eusapia, e costei non
•’* * • 8?a* ma 10 sentivo Io non so di giuocatori di presti^ T** P6r USare
^ 6. E avvenuto invece un fen Slano caPae> di ciò. nunziatomi toccamente
nella r, • omeno fImrio nel prean- s»p» »i i» imnZzz“‘c;:zz rrf il
e.. mi duole , (essa ha saputo della mi-, * ^ t,OCCato “ « dove P^amento
è avvenuto 8 centime W : ÌDVece il regione iliaca. Ciò indica che ! al dl
sotto. sulla anatomiche sulla posizione del “e^Um_no^ ^conoscenze medianica ha
prodotto il toccamento ò 1» ° S“a attmtà spondente in me, ma ha sbarrimi,
■> f sensazione eorri- conosce evidentemente l’an iin ** Sede: lo sPlrit°
John non corpo. D» ciò * »?» »•<!• certo ,oi„ solo quel ehe c’è nell»
intelli^enz» del »!10menl s, produce nonostante il « trance non i med!nm’ 6 dm
Eusapia, 7- H toccamento p’iù SmHW?6 ch,lar<lve^nza. provato, sotto il
riguardo de UW l- “A® finora io abb>a contemporaneo di due corni è stato
quello teste tintane, i quali mi bannA jnr. I’ ' Url’ £rossi come due
mente da un lato e dall’altro dell» A °i 6 Premuto fortissima- rollo di destra,
e tenevo la mai ^ er° allora al con - ho avuto una sincrona sensazione t li
,asa/’la:. se, dunque, diversi del mio corpo e amme«n *atto:barica m due posti
latore di fronte fosse 'buono n ° if 1 controllo del vigi- questo fenomeno di
doppia materilr ° • ra^ioni di credere, Ma suppongasi pure avvenuto il
SnTT aj?Parirà sicuro. e sostituzione delle mani- come u Ì r dl frazione mano
sola a premermi ancheTall» ^ EusaPla con una noti cbe eravamo a lime ,i,.i V •
1 Parte opposta a lei? Si di »ntic»n«ran„“ H* kcli™. (cW.ro,. delle
c»„de2 ,8-, V» »ltro “"e*0? condizioni di vigilanza, risulta
!! P?C.° dopo nelle stesse secondo ogni principio 'logico sulle no
lmPortante> perchè tanto l’inganno quanto lalluoinn-/; Percezioni
esclude sig. Schmolz, el mi sedeva a 7/? A U° dato ™*™nto la catena
guardava dietro di e.,pur mantenendo sempre bisogna guardar^ Quandi
.Sonetto dove nalizzazioni tangibili o visibili hi 6 e,ntrat' m fase di
mate- oatoL... invero io mi sen tivo al£, l6SC!amato: & 5, lei è toc 6
Errato alla nuca da t' premnto ma avente tutti i caratteri di d° per me invisibile,
caratteri di un braccio umano articolato e Er era u1n,?}raccio proveniente
in linea dotta dalle ende, al disopra della spalla destra di Eusapia; 10
Schmolz lo lm visto e descritto! In assentimento ed ap¬ provazione del
nostro concorde giudizio quel braccio è riu- scito dal gabinetto, mi ha battuto
e mi ha scosso violen¬ temente per il dorso. Lo Schmolz e altri hanno veduta la
scossa comunicata a tutta la mia persona, tutti poi hanno udito il rumore del
colpo. 1 E più possibile pensare in questo caso alla impostura? No perche
nessun essere umano può avere tre braccia: ose ha 11 sinistro libero di
agire (il destro di Eusapia era da me menomamente controllato ed io lo
percepivo in tutti i suo. dettagli morfologie, al suo posto), quel braccio non
può assumere la direz.one da noi sentita o veduta nella torma materializzatasi.
Nè manco all allucinazione comunicata si può ricorrere: le percezioni di
Schmolz, le mie, quelle di tutta 1 assistenza essendo diverse a seconda delle
singole situazioni e delle diverse partecipazioni al fenomeno, si cor
rispondono, si confermano e si sintetizzano in un fatto reale 9. 1
movimenti degli oggetti che si vedevano iersera ab¬ bastanza distintamente
nella semiluce, non sono eguali _ Gh uni sono diretti, come se gli oggetti
fossero portati in¬ tenzionalmente da mani (invisibili); vanno cioè dal posto
in ciu si trovavano all’altro posto, seguendo la linea che ima- ginaie si può
percorsa da una persona che li tenga in mano Altri invece quelli che
avvengono nell’aria (ad esempio ii volteggiare della chitarra), non rispondono
a nessuno Spo¬ stamento intenzionale : voglio dire che l’oggetto incoordìna-
tamente si sposta nello spazio, non mostrandosi portato ma mosso gita e la
senza alcuna direzione ragionevole. S’intende fnsan, eftUD? T“° sos,teneva
la chitarra, e io ne vedevo con¬ fusamente la forma, le superficie, il manico
ora in alto ed ora in basso, le corde e i fori della cassa, la parte convessa
luccicante perchè inverniciata. Non dnS/rtSa-?UantjdÌC0n0 che c’è seraPre
intenzionalità, Non nego che il medium possa dare agli oggetti mossi e o spazio
una traiettoria corrispondente al trasporto ver opei a di una persona
conformata come noi ; Eusapia può ben oueiroLflt^PPreSnntarrUn lndividu°
invisibile che trasporta quell oggetto, e allora 1 oggetto si muoverti ai
nostri occhi come se fosse realmente portato. Ma così non avviene che raramente
e quando la seduta è avanzata, l’estasi profonda la personificazione in * John
. completa: per lo più sfa nella maggior parte della seduta sia durante certe
sedute intere, ;L«:r“ K "“tsr ■" ™ *•>*»■ »
«• collaudo. Ora, io spiego questo volle e?^10’ 1uasi direi cara- come se
fosse il pensiero di fa,- °°'are dl °gget(-i nell'aria oggetti a quel modo, che
si realizza Non Tè* ■*" *K *tessi un movimento tale da lasciar è’
lnsonmia, sempre bile che agita l’oggetto ma c’è in ne r08- Persoua
invisi- questo qua e là.cSSsipuàTdeilSeS HIT passr di cosa portata nello spazio
dal vento A nei P C°?° dl u"a la ipotesi spiritica e amioo-p-ia i ■ ’
J‘^r!e*je questo esclude esteriorizzazione di movimenti pensai PS1ChÌCÌstica
deIla unque, due sorta, di movimenti: presentazione generfea^d!'
soTt6^^'21^0116 di una raP‘ ' b) quelli l>XarLfP ment0 neII° sPaziO;
1 zione di individuo a forma u™!!*? d/ n?,a raPPresenta- 10. Anche il
fatto che o r P°rtante Aggetto, colpiscono le persone, va intesf nel S^.P0,5*^
in aria non gina portati, ad esempio sul tavoloT0 Che la EnsaPia Ji ™a- della
catena. Lo stesso per oul ZtT 6 Palha assistenti: il contatto è reale non
TiT *•' a e?ntatto degli uon e niente affatto demateriaìizznfnf i CU,ator3° ’
]’°ggetto inr.",a : s *°p“rs 11. Tal ““ 16 lp*”“6'
lorosa (non mai eccessiv-impni» u i P d sensazlone do- sappia, lesioni
traumatiche o ferite 1° T^^Vn?»n “ai’ CÌle io violenza del moto, è deteriorato
■ cade^ t« ^ °?getto’ per la per spiegare tale varietà di fm,n t a e S1 rompe.
Ora Eusapia pensa il movimento con mnH ’ due : ~ 0 la di pensarne
anche la velocità 1» rii lta.raPldltà e non ha tempo dell'oggetto spostato lee
ne! ^ 11 PUnto di ‘'Presto sorpassa P intenzionalità’ àelV^t^ * f?n,0meno
medianico cosciente della Paladino) perchè non ^d” **! è p01 U Sub‘ sentato
nell’atto della provocazione adeguatamente raPPre- stessa del medium che vuol
dare oueP, 0ppureè la volontà o rompere quel dato ovatto Tn min- sensazione
Penosa (fanciullesco) del mediami ,?n “ * casj è l] dispetto 11 n
iltto di diffidenza soverchia Tome0 ° tr°,PP° Spint°’ per il parere di
John e se ne sente ributtato, e, magari, schiaf¬ feggiato ! Il preteso
sdoppiamento psichico. Il parere di John espresso in comandi tiptologici,
talvolta fiacchi, tal’altra perentorii e dispotici, è un altro aspetto curioso
di queste sedute, ma non ostacola la ipotesi fisio- psicologiea. Per lo più il
comando dello spirito è in relazione alla tecnica, e la favorisce : mai c’è
caso che il comando implichi una trasgressione alle regole del metodo
spiritico, o metta la medium in imbarazzo per ciò che riguarda la produzione
dei fenomeni, ecc. Talvolta vi è contrasto fra la volontà cosciente espressa
dall’Eusapia (per es., quando vuole far cessare la seduta dicendosi stanca,
quando vuole uno nella catena, ecc.) e il comando del tavolo o, meglio, la
manifestazione dell’io sub- cosciente. Ma è un contrasto, dirò così, di parata:
* John King, farà continuare la seduta, escluderà la persona deside¬ rata
dall’Eusapia, ecc., ma tutto ciò non ha influenza sulla provocazione dei
fenomeni. Spesso si direbbe l’espressione d'una vanità della medium che a
parole dice di voler cessare, ma col linguaggio tiptologico (il suo
subcosciente) segna invece di voler continuare. Questo subcosciente è, dunque,
dominato dagli stessi desideri ssntimenti e tendenze dell’ io cosciente.
Il contrasto di idee, ripeto, è psicologicamente spiegabile, non per una
opposizione di altra volontà (spiritica), ma per il bisogno di parere medium
più medium del verosimile, spesso per il desiderio di convincere sempre più i
presenti (in questo caso, me). Tanto è vero che, cessando noi dallo
sperimentare, nulla succede di tragico; e il buon “ John „ si acconcia
volentieri alla tregua. Tanto è vero che, noi insistendo per mutare la catena,
non si inibiscono poi i feno¬ meni; e l’ottimo “ John „ non ce ne tiene il
broncio. I miei colleghi Porro, Vknzano, Peretti, danno grande importanza
a queste mostre di contrasti. Ma la interpre¬ tazione della finalità dei
fenomeni spiritici non mi pare mai avanzata con abbastanza serenità, sia (dal
prof. Porro) nelle nostre sedute, sia (per ciò che ne dicono Ochorowioz e
Visani-Scozzi) specialmente nelle sedute altrui. 0 si è 230
’tratti ad attribuire troppa intenzionalità all’agente occulto o si è
disposti a vedere Y antagonismo di due personalità" una umana (1 Eusapia)
ed una spiritica (il presunto John) — ’ quando invece c’è semplicemente
contrasto di due tendenze talvolta anche contrasto interessato e
intenzionalmente osten¬ ti? di idee, m una sola ed unica personalità, che è poi
quella comL^aÌadT 6 ^ S?gglaCe, “d Un Prooesso abbastanza comune di
sdoppiamento psichico. La communicazione tiptica. Stante la
molteplicità e la varietà delle manifestazioni è “"° distribuire il lavoro
di indagine: mi sono occupato jersera sopratutto dei movimenti e battiti
isolati del tavolino Consta, a chi legga la storia dello spiritismo moderno che
da principio si usarono le tavole da pranzo o da cucina • che pm si preferirono
i tavoli rotondi, muniti di rotelle ai’ piedi e taci 1 mente scorrevoli sul
pavimento, o anche i nic- aaI?hT a, trepiedi (“guéndons,); che solo in
ul¬ timo si adotto la torma rettangolare attuale, in legno W- giero di abete, a
quattro piedi, senza rotelle. Consta pure che da prima il movimento impresso al
mobile era rotativo talvolta vorticoso (Gasparin ne da esempi bellissimi); i
tavoli ebbero anche un contegno poco dignitoso, danzarono e “val- sarono,:
adesso, il contegno è piu calmo, ma nel frattempo la tiptocinesia si è resa più
varia e più espressiva. C’è stato dunque una evoluzione del linguaggio
tiptico. 1. In più modi il tavolino di Eusapia parla: a) con spostamenti
e moti setisibili alla vista ed al tatto, ossia con sollevamento parziale da
una parte e con battito di un piede, talvolta di due , sul pavimento. È il modo
piu ordinario di dare i segni convenzionali per la pro¬ cedura dei fenomeni. I
battiti sono ora leggeri, ora fortis¬ simi: nè sempre è il lato cui siede il
medium quello che si eleva e si abbassa ; i battiti avvengono anche dal lato
opposto : piu frequentemente però è uno dei piedi posti al Iato del medio, e a
contatto o a poca distanza dai suoi gi- nocchi e piedi, quello che dà il
segno. un nriT Che 51 1Ìng“*ggÌ0 tiptico sia un prodotto
intenzionale di subdoli movimenti muscolari di Eusapia. Ma sedendo al
controllo io non lio potuto scoprire fino ad ora l’inganno, pur restando
perplesso di fronte al fatto innegabile che il tavolino non segna inai con
questi battiti numerici se non ciò che Eusapia evidentemente pensa desidera
vuole ed impone. La teoria dei moti incoscienti comunicati al tavolo è un po’
troppo semplice: è difficile conciliare, ad esempio, il sollevamento del mobile
dal lato opposto ad Eusapia con le nozioni meccaniche sulle leve, sui fulcri,
sulle potenze e resistenze, sul parallelogramma della forza, e via via. Una
certa categoria di battiti forse ci cape, ma non tutti. Non si vede e non si
sente il tavolo “ parlare „ anche quando le mani di Eusapia vi stanno appog¬
giate lievissimamente cosi da sfiorarne il piano appena con la punta delle
dita, e persino quando le mani sue sono sol¬ levate in aria? Per questi
fenomeni la fisica e la meccanica ordinarie non servono : bisogna congetturare
o scoprire altri dinamismi. Lì con vibrazioni interne (molecolari?),
ossia con cre¬ pitìi, scricchiola, grattamenti, piccoli scoppii e simili altri
rumori che si odono provenire dalla stessa sostanza lignea ond’è composto. Sono
i famosi “ raps „ degli Anglo- Americani, e costituiscono un problema curioso e
nuovo offerto dallo spiritismo o psichismo alla scienza fisico-chimica e mecca¬
nica. Qualcuno pensò di spiegarli con uno stratagemma fisiologico dei medi.
Fino dai tempi delle sorelle Fox si cre¬ dette che i “ picchi „ fossero
prodotti abilmente e subdola¬ mente da contrazioni muscolari o da scrocchi
articolari di qualche membro del medium coperto o no dalle vesti; per esempio,
dal tendine del muscolo peroneo alla caviglia del piede, dalla rotula del
ginocchio contro la testa della tibia, dalle articolazioni falangee delle dita,
dall’articolazione me- tacarpo-falangea del pollice, ecc., ecc. I na delle
prime Com¬ missioni mediche americane, il fisiologo Maurizio Schife, il chirurgo
Jobekt de Lamballe, credettero in buona fede d'avere scoperto l’arcano; e
l’austero Istituto di Francia ac¬ consentì nel ’56 a udire i colpi
pseudo-spiritici che Schlff, seduto in mezzo all’aula, produceva contraendo la
sua gamba... Cose vecchie e oramai seppellite, che occorre mettere in tacere
anche per non fare arrossire la scienza! I “raps, si sentono
chiarissimamente provenire dal tavo¬ lino, e non da fuori di esso; dal piano e
dall impalcatura del mobile, e non dalla persona di Eusapia; talvolta vicino a
lei, ma più spesso lontano da lei, all’estremo opposto. E non si odono soltanto
coll’orecchio, si percepiscono con la mauo, o, meglio dirò, con quella
forma ancora poco cono¬ sciuta e studiata di sensibilità tatto-muscolo-ossea
per la quale noi percepiamo le vibrazioni degli oggetti applicati sulle diverse
parti del nostro corpo. E il legno che scop¬ pietta, che beine, che risuona e
vibra nella sua compagine: vi si sente come una specie di agitazione interna
molecolare, la cui propagazione nell’aria dà origine al rumore udibile anche da
lontano. Quando si ha la mano poggiata sul tavolino e Lrvmertf0“%questl
\rapr ” vien voglia di ridere aI ricordo dell illustre Schifi- che forse non li
aveva mai sentiti se non per descrizione altrui e pretendeva imitarli!
Più riusto sarebbe paragonarli agli spontanei piccoli strepiti che si odono di
notte provenire dai nostri mobili, ora prodotti da modificazioni [ termiche
nella coesione del legno, ora indizio dell instancabile e divoratrice attività
di larve di insetti, ter qualche rap„ avente rassomiglianza con gratta-
r°n T 6 Vle£ d‘ S6?he in risibili, viene il sospetto che Eusapia li produca
soffregando il pollice o altro dito o la palma apPhcate J8al Piano del
tavolo, o il ginocchio contro 1 orlo dell inquadratura di sostegno, o la punta
del piede contro una zampa del mobile... E credo anch’io che certe sere, quando
non rierfe a produrli medianicamente, hodi a quella maniera: io l’ho colta una
o due volte in atto di muovere ed agitare lievemente uno dei suoi pollici
mentre ne tenevo la mano; ma poi debbo dire che non sono sicuro dell inganno,
anche perchè ai fenomeni si accom¬ pagnano sempre dei movimenti consimili che
ne sono la rappresentazione mentale necessaria per la scarica di media- mr.a.
Inoltre, la spiegazione si adatta ai “raps, che si pro¬ durrebbero col grattare
raspare o soffregare, ma non a quelli apparentemente dovuti al crepitare, allo
scricchiolare, al fre¬ mere, allo spaccarsi del legno. Così per quei raps
aventi il carattere di vere pulsazioni del mobile, non è possibile che Eusapia
li produca col battere lievemente sul piano; il loro suono è talora forte, e
sarebbe enormemente sproporzionato alla estensione ed al vigore di moti
inavvedutamente lasciati compiere al medium dai due suoi vigilatori. Non parlo
poi dei picchi isolati fortissimi, delle bussate formidabili, che talvolta
scoppiano all’improvviso e ci fanno sussultare tutti sii le nostre seggiole:
qualche novizio o credente ingenuo nel potere degli spinti può anche
interpretarli come fiere proteste del mondo occulto e pensare a scherzi
addirittura satanici. Il diavolo, non riuscendo ad aggraffare la nostra anima
miscredente e “ vuota stringendo la terribil ugna si vendica come meglio
può, in questa alba del XX secolo!... 0 è “ John King „ che schiatta dalla
voglia di spaventarci alla sua maniera, come quando da bravo pirata dei mari
trans- atlantici, scaraventava pugni sconquassanti sui suoi soggetti ovvero
anche giocava partite ammaccanti di box... Scherzi a parte, la ipotesi dei moti
incoscienti è resa muta e inane davanti a questi strepiti, di cui rintrona
tutto l’appartamento di via Giustiniani. 2. Oltre il linguaggio a segni
(tiptologia propriamente detta) il tavolino di Eusapia ha un suo linguaggio
mimico di vivezza singolare. Quel mobile che oscilla, si scuote, pende da un
lato o dall'altro, si inchina, si stacca dal suolo, si alza in aria e là resta
sospeso ondeggiando come se galleggiasse su di un’acqua or tranquilla ed ora
agitata, che volita come un aeroplano, è già per sò uno spettacolo
interessantissimo. Ma che dire delle sue espressioni di sentimenti V II tavolo
afferma e nega, comanda ed annuisce, mostra simpatia ed antipatia, accarezza e
respinge, approva e biasima, scherza e va in collera, ride e sghignazza, fa i “
capricci „ come un fanciullo dispettoso o picchia come un ragazzaccio
brutale . Vi è dunque una tiptologia affettiva, come ve n’è una in¬
dicativa e denotativa di carattere intellettuale: ma il suo livello è
altrettanto basso e il suo contenuto altrettanto po¬ vero. La personalità *
spirituale „ di John (se a lui si vuole attribuire tutta la tiptologia di
queste sedute) non è che un doppio, meglio: un riflesso speculare di quella di
Eusapia. Sincronismo di più fenomeni. Questo della contemporaneità di
più fenomeni, ossia della provocazione di fenomeni mediumnici distanti e
diversi nello stesso tempo, è una gravissima preoccupazione degli spiritisti
nelle sedute della Paladino. He desumono che ci siano due o più altre “ Entità
occulte „ a manifestarsi. 1. Un primo fatto da rilevarsi è che nella
massima parte, soprattutto al principio delle sedute, i fenomeni sono assai
distanziati nel tempo-, ossia avvengono con intervalli di molti minuti,
talvolta perfino di mezze ore e di ore. Il loro succedersi si fa più
rapido nella seconda metà della seduta : alla fine, essi sono rapidissimi,
sicché ad una osservazione superficiale possono anche sembrare, più spesso che
non siano, contemporanei (sincronismo). 3. Questa loro rapidissima
successione può sembrarci sincronica e non esserlo, perchè le nostre percezioni
tattili, uditive, occ., impiegano, come si sa, per prodursi, un certo tempo che
varia da ‘/g a l/ltl di secondo. Dato ciò, conver¬ rebbe adoperare strumenti
misuratori di tali tempuscoli prima di affermare la sincronia di due o più
percezioni im¬ mediatamente successive. Di più, dato che ciascun
toccamento, ogni spostamento di 0£getti od altro eftetto meccanico qualunque a
distanza dal medium sia, come a me ormai pare, il risultato dell’este-
riorizzarsi di una sua imayine o rappresentazione, si avrà la rapidità dei fenomeni
spiritici eguale a quella dei fatti psi¬ chici interiori al medium stesso :
ossia una successione ritmica al più di 8 o 9 rappresentazioni al minuto primo
(il vero tempo psicometrico più breve essendo di 120): ma si resterà sempre a 3
o 4 al massimo per 1'. 5. Queste rappresentazioni capaci di
Esteriorizzarsi sono, certamente, di due sorta : coscienti', e subcoscienti o
automa¬ tiche. Io nego — come più avanti dirò — che siano tutte automatiche o
subcoscienti o della personalità inferiore, come pretenderebbero Myers,
Visani-Scozzi e forse P. Ja net. a) Le coscienti e volontarie sono
distanziate assai, mai sincrone, sia perchè a produrle occorre più sforzo, sia
perchè i fatti coscienti impiegano un tempo più lungo degli automatici.
b) Invece i fatti del subcosciente o subliminali del mediiun possono essere
rapidissimi, più rapidi delle percezioni conscie degli altri individui formanti
la catena. Il tempo psi¬ chico è dimostrato che tanto più si abbrevia, quanto
più si progredisce nell abitudine di un dato atto mentale: coll’eser¬ cizio si
rende questo atto automatico, e allora si ha un notevole accorciamento della
sua durata, finché arrivano a parere sincronici per la coscienza sveglia (degli
astanti) vari fenomeni che invece si succedono con intervallo, sup¬ pongasi, di
Vg, di un 710 di secondo. 6. La varietà dei fenomeni medianici ritenuti
sincroni non parrai neppure essa difficile a spiegare. Anzitutto, questa
varietà è più apparente che reale. Si tratta, ad es., di toc- camenti
contemporanei (ho detto in quale maniera fisiopsi- cologica questa loro
contemporaneità probabilmente va in- SINCRONISMO DI FENOMENI tesa),
oppure di rumori sincroni, o anche di spostamenti di oggetti, di azioni
meccaniche coincidenti (ad es. suono di due o più strumenti). Orbene: la
Paladino prima della se¬ duta o durante la seduta si guarda sempre d’attorno,
guarda cioè le persone della catena e gli oggetti circostanti come per
fissarseli bene in mente : e questi sono a lei relativamente vicini. Si può
fare la prova da uno di noi : guardare ciò che c è in una stanza e pensare
rapidamente che certi oggetti presenti risuonino e si muovano, nel mentre noi
allunghiamo le mani a toccare più persone presenti, ecc. L’esperimento da me
fatto mi prova che in uno spazio di un minuto si possono pen¬ sare almeno
cinque fenomeni diversi : ora, abbreviato che sia il tempo di loro produzione,
le imagini o rappresenta¬ zioni di quei cinque fatti diversi (p. es., due
persone toccate, un tavolo smosso, un tasto di pianoforte premuto, spento un
lume a gas... e simili) si svolgono nel medium con velocità automatica maggiore
assai della normale, e i fatti realizzan¬ dosi parranno sincroni alle persone
presenti, mentre sincroni non sono e invece sono successivi. 7. Ma
ammettiamo che la sincronia perfetta esista per due o tre fenomeni (non mi è
parso fino ad oggi che la Paladino — caso mai — sia capace di un di più di
feno¬ meni supposti o apparenti contemporanei) : per esempio, toecamento ad una
persona in catena, squillo di campanello. Ebbene : rimane forse esclusa nel
subcosciente la proprietà di una disintegrazione tale dei centri nervosi da
permettere loro di funzionare contemporaneamente, quello psicomotorio ' del
braccio destro che tocca e quello del braccio sinistro che scuote il campanello
? No : data la oramai provata disgre¬ gazione della personalità, la cosa
rientra nella psico-fisiologia normalissima, e non vi è più... la imaginata
truppa degli spi¬ riti toccatori e battitori. Il capriccio e la vanità
del medium. Non esiste in Paladino solidità nè elevatezza di idee: essa è
una analfabeta, piena dei soliti pregiudizi delle donne del popolo, piuttosto
vana, ma di una vanità ingenua e primordiale. E i fenomeni si addimostrano
proprio il prodotto di una personalità così costitmh. n su per giu i
medesimi, perchè la’ pj 'r° U anni essi sono nazione fervida, e non sa tZ J
V?Iad,no. ha imaoi- colti, come Home, Slade St. Afose'1 lue^'0.' p0‘ medium
nazioni di effetti spiritici assai niù hòii^n S1 hanno combi- 2mr°fenom
C°'SÌ dette “ Intelli^,"e omÌiS*”0 Pr°P,'Ì0 producono, ma nSa^Ioro
esSf e^onte* ''7° C”°? Cui si P‘dt che si possano immaginare , °“tenuto
sono i più $tu- dalie trovate dei dirigenti le sedutelo 71 è d‘ nU°V0 è dato
seduta un esperimento lù fatto con n' P’ es‘’,.se nel,a terza e perchè si
pensò di metterla ' una macchina da scrivere nel vano del™ pò L 17?
M®0?1"'' s" Ji »»* camminato, ma non ha scritto n La Barlock ha
famigliare della Paladino è mol to nr' (" "l Che ]° S',in'fc° fossero
inventate o messe in ,! prl.ni.a che tali macchine agito erroneamente perchè la
VallT *'' '* meccanismo ha si e sentito a battere sul, tasto non, ,sa.
adoperarla ; e mosso, ma naturalmente non sf a lnter,™ h’ 11 carreU« si
verrà insegnare o dire alla Pai J no aV"a surittura- Con- a macchina, e
allora... verrà o 7 7 iT" Si fa “ scr^re Quella macchina non ha ser.-lt
,fdtera saHa carta!... spostamenti di oggetti. Lo “ Snirito° 7 &d Uno dei
soliti ' potenzialità facendola scriveresti-’ poteTa m°strarci la sua nosce le
lettere una per una £77“° cha la Pa]adi«o co- sa leggere): invece io “spirito
si è .Coml,lta appena e non dipeso la Barlock e a portarla LlttSiC°TOdat0a
togliere la forza psichica occulta ha spost ilo nn°Ì°’ \ .mirablle’ perchè
facendogli percorrere un „!/! , oggetto di chilog. iti. nalizzazioni e
materializzazioni succec ^pazio' ^a le deinate- provate in nessuno dei fenomeni
mecca7® mi sembrano ladino: sono proprio gli ometti Zr T ‘ndotti dalla Pa‘
spostano tali e quali, non gKe • rX ■ Ch® ? mu0TOll° e si « loro reintegrazione
nel nuovo nottn’0"6 ^ elementi eterei Risani -Scozzi. La cosa è 77 ' , ’
C°T sembra cred-re al buio succederà codesta iperehimic ^ 'Uce; raa
n®anco . ?.. Dunque, niente ^ varietà 7 - mefav^lia » ! ripetizione dei
soliti fenomeni non sol una .monotona ma divenuti anche un automati* S? °
automatici per sé, circoscrizione dei lloTZTi ^77 °ssia
""tipica limitatissima, stereotipa di fenomeni rizlbUl 7r° Una
s^era "are campanelli, toccare, levare 77 ul™ 77°’ faro suo'
,_on .lln fatto di intelletti lìfà ‘ oc,10^e ^ sotto ad ano, ece. ideati va di
alcun valore.. Gli 4n?P°ric’ °°j un associazione Americani, del resto, da
cui Ili FATTORE PSICOLOGICO DEI FENOMENI è derivata tutta codesta
infantilità, sono in generale rozzi, poco evoluti, amanti dello
spettacoloso. 4. I fenomeni provocati hanno sempre un colorito senti¬
mentale volgare : la imposizione o il comando, l’approvazione o la
disapprovazione, il contento e il malcontento; e quasi sempre y1* ordine alla
tecnica dei fenomeni. Talvolta il presunto ‘ John „ si compiace di spaventare
la assistenza con uno o più colpi formidabili, aH’improvviso, come per
scherzare grossolanamente. Ma anche il giuoco della seggiola levata di sotto,
messa sul tavolo, posta sulla testa di qualcuno in equi¬ librio, ecc. è quale
può pensarlo un burlone di pessimo gusto o un ragazzo. Gli stessi toccamenti
sono senza finezza, salvo le carezze sul viso che naturalmente hanno leggerezza,
sono blande, altrimenti non corrisponderebbero alla" rappresenta- zione
(nel medium) di una “ carezza „. T picchi sulle spalle, le pressioni, ecc.,
sono quelle che una persona comunque può immaginare di fare : il pudore del
medium lo trattiene dal fare toccamenti osceni, ma non sarebbe male domandare
ciò allo spirito di Eusapia ; si avrebbe una prova della umanità completa delle
rappresentazioni esteriorate. Del resto, sento dire e leggo che in certi
circoli le cose sono spinte al di là del segno. Questo avverrà, come nelle
suggestioni ipnotiche, in piena relazione con la personalità morale del medium
e dei presenti. Nei bassifondi del nostro subconscio si mantengono gli
amoralismi delle fasi primordiali di civiltà, e discendono anche gli
immoralismi determinati dai pervertimenti odierni • ebbene, non c’è da stupire
se nel “ trance „ di taluni medi o nell’ inconsapevole partecipazione di taluni
astanti, questi istinti atavici o bestiali o morbosi vengono a galla. 5.
Il capriccio in taluni casi, V opportunità in altri (massime in quelli di
maggiore momento) dominano la pro¬ duzione dei fenomeni. Ho già detto che la
tecnica, mantenuta nella prima parte della serata, viene poi assolutamente
tras¬ curata: anzi, i fenomeni si ottengono eguali colle disposizioni piu
diverse di medium, di catena, di mobili e via via. Sol¬ tanto le condizioni di
luce sembrano avere una maggiore costanza rispetto alla indole delle
manifestazioni, che esse^aoe- volano o contrariano; certi fenomeni (dicono, ad
esempio, i toccamenti di mani carnee invisibili, le grandi materializzazioni
tangibili autonome, le luci) non si ottengono che al buio: ma la levitazione
del tavolo — il fenomeno tanto discusso tra noi e fuori di qui! — succede
indifferentemente al buio, a mezza luce, a luce di gaz, a luce rossa, e persino
a luce solare, di mezzodì! Oggi, la Paladino l’ha prodotto di giorno alla
presenza di Porro e di Schmolz. La prima parte della seduta, a tecnica
rigorosa, è fatta per preparare il medium alla condizione di medianità attiva (qualunque
essa siasi): più tardi, ottenuto il trance completo, i fenomeni si seguono per
l'automatismo del sistema nervoso, senza bisogno di determinate condizioni
esteriori, o almeno di tutte quelle prima necessarie. Così non c’è alla fine
delle sedute che il disordine : non è più necessario un ristretto numero di
persone, non più la catena, non più roscurità, neppure più il tante volte
desiderato cicalio dei presenti. Ta¬ lora i fenomeni avvengono nel silenzio,
tal’altra nel rumore : spesso l’ordine parlate non è ubbidito che per pochi
istanti, poi i presenti ricadono nel silenzio, eppure il fenomeno av¬ viene...
Neppure la oscurità è desiderata dal medium in relazione alla gravità dei
fenomeni: talvolta si direbbe che la Paladino sbaglia nel determinare la condizione
di luce fa¬ vorevole al fenomeno ; ottenuta, ad es., l’oscurità richiesta, non
si produce nulla : invece dopo poco, i presenti fanno luce bianca debole o luce
rossa senza chiedere sempre il per¬ messo a “ John „ , e avvengono
manifestazioni ottime! 7. Ciò che mi sembra oramai dimostrato dalle tre
se¬ dute cui ho assistito, è che non è vero essere la volontà e la coscienza
del medium estranee sempre al fenomeno. L' Eu- sapia si mostra a Genova un po’
troppo preoccupata di convincerci, me soprattutto, dopo che ha saputo chi sono.
Tutta la seduta del 23 è stata fatta a mio beneficio; ora in tale contegno
della Paladino vi è una ragione personale ben nota. Ciò indica tre cose :
a) la coscienza del medium è in grado di determinare una maggiore attività
della forza medianica ; b) i fenomeni sono prodotti in ragione dei
sentimenti o delle idee esistenti nella coscienza sveglia o superiore del
medium ; c) la personalità inferiore (subliminale) riceve impulso da
quella superiore e si atteggia in conformità degli stati psichici di questa :
per cui il supernormale si riduce, sotto questo aspetto, al puro normale.
8. La Paladino mi preannunziava il fenomeno, che già si rappresentava nella sua
mente, e questo preannunzio è dato con coscienza svegliatissima : passato un
breve inter¬ vallo, in cui la donna sembra cadere in estasi o trance (ma non
sempre, perchè i suoi moti, atteggiamenti, parole, sono di persona sveglia), il
preveduto fenomeno si effettua. 9. In taluni casi il desiderio di dare
una prova è supe¬ riore alla capacità medianica di quel momento. Trovo
questa deficienza accessuale di medianità specialmente nella produ¬ zione
di fenomeni visivi : qui la Paladino è assai meno capace che negli altri
fenomeni, ed allora ricorre ad un metodo sug¬ gestivo che, sotto l’aspetto
fisiopsicologico, mi sembra me¬ ritevole di un paragrafo a parte. *
* Mezzi di provocazione delle sensazioni nei presenti. Varie
osservazioni si possono fare sul modo con cui la Eusapia cerca di provocare
sensazioni di contatto, di pres¬ sione, di ombre e luci, ecc. 1, Ho già
detto della sensazione “ di un uccello sulle mie spalle „ da me provata la
seconda sera. Ebbene: il tavolo con¬ fermò coi soliti tre colpi la mia
interpretazione , quando espressi l’idea di averne sentito l'aleggiare delle
ali. Ma da quello che è avvenuto nella terza seduta, e dalla correzione fatta
nella propria percezione visiva dal signor Schmolz che aveva visto un che di
bianco sulle mie spalle, è risultato che la sensazione mi fu prodotta invece da
un foglio di capta venuto dal tavolo a portarsi sulla mia nuca, e proprio dal
regolamento del Cir¬ colo che fu trovato alla fine della seduta fuori di posto
(affer¬ mazione del signor Peretti). Ora, come si spiega che il tavolo —
{John!) — abbia approvata la mia erronea interpretazione dell’uccello ? Perchè
la personalità infantile della Paladino, dominata sempre dalla vanagloria delle
sue facoltà occulte, è stata lusingata da quella mia asserzione, e non le è
parso vero che l'agitarsi d’una carta esistente nella sala fosse ritenuto lo
svolazzar di un uccello, creato, diremo così, spi¬ riticamente!... Non le
bastava il fatto già straordinario dello spostamento dell’oggetto e della sua
venuta sul mio collo : voleva anche esagerare la portata del fenomeno. E se non
avessimo corrette le nostre percezioni, saremmo, forse, rimasti fermi nell’
idea d’avere assistito alla formazione di un animale fluidico ! 2. Io
penso che molte sensazioni visive, interpretate alla stessa maniera dai
presenti e con approvazione di John alla annunciata interpretazione
(illusoria), siano provocate con mezzi elementari a portata del medium; — è la
fantasia di taluni dei presenti che aggiunge una certa parte de] mera¬
viglioso, precisamente come avvenne delle mani credute dalla signoia Rey quelle
di sua madre defunta, e come avverrà nelle effigie o fisonomie fluidiche appena
percettibili, eppur riconosciute dai presenti per quelle dei loro morti.
man‘festazioni visive non sono quasi mai (io non mi ncordo di nessun esempio)
visibili da tutti. Ci sono individui, come me, che lorse avendo un controllo
più severo sulle proprie sensazioni visive, sono sfortunati, diciamo cosi, nel
percepire le luminosità, i fantasmi, ecc. Io non sono riuscito mai (finora) a
vedere i chiarori, le luminosità bian¬ castre, ecc., accusate da altri sodi. Io
non ho visto che due ombre: la rotonda o globo della 2“seduta, della quale
serissi di aver supposto tosse la tenda conformata a quel modo, forse spinta
innanzi dalla mano reale (sinistra) del medio ; e una specie di braccio pendtdo
percepito iersera, che arieggiava pur esso, nel primo momento, quello della
Ensapia atteggiato in flessione per dargli la forma opportuna, a) La
prima mi aveva dato la sensazione di una testa (ma poi non era affatto
una testa umana, bensì una specie di grosso cocomero o sfera). Ora, se dovessi
procedere colla rigidità eccessiva della Commissione di Cambridge, potrei anche
supporre, non avendo avuto il controllo della mano sinistra, di essere stato
ingannato. Ma più ora ci penso, e più la cosa non mi pare spiegabile cosi,
perchè anche un braccio atteggiato a flessione nel pugno e nel gomito non dà un
contorno sferico cotanto perfetto come mi parve quello che vidi; inoltre il
braccio della Paladino non è così lungo da potersi, senza spostamento di tutta
la persona che io avrei avvertito, spingere fino al punto cui arrivò il globo.
Debbo dunque correggermi : il “ globo „ del 20 maggio era una vera produzione
ex novo : anche se veniva avanti coperto dalla nera cortina, dietro di questa
non ci poteva essere il braccio di Eusapia; c’era qualcos'altro . b) Jeri
sera, dopo un imperioso preannunzio di guar¬ dare davanti a me, la Paladino ha
cercato di suggestionarmi che dovevo vedere un’ “ ombra „ : ma non c’è
riuscita. Io sono 1 rea do o duro „, come dice essa. Non suggestionandomi
esprimo ciò che penso), essa ha allora tentato di produrre la lorma mediante la
tenda nera : e l'ombra si è formata, ma io non mi lascio dominare dalla
apparenza, e affermo subito che mi pare sia la tenda ricoprente un braccio La t
aladino non insiste sull’esperimento, com’essa chiama queste sue produzioni
medianiche, e quel braccio pendulo che sembra quello di un fantoccio,
scompare nell’ombra, verso il gabinetto nero. Qui ho un lontano sospetto che
essa (svegliatissima in quel momento) abbia voluto fare impressione su di me,
convincermi, ece., ossia, in altri termini, che non riuscendo a ottenere il
puro genuino successo medianico di una forma Apparizione di un “
braccio pendulo „ , IL'^SaZear^aada “e aTOt\è. stata fissata immediatamente
st.Ua stionè. rappàrsoriU * ' “ntora«5- visibile (fantasma) al di
qua delle tende, abbia tentato sosti- tu irvi qualche cosa di analogo da dietro
alle tende stesse. È questa una frode?... No: oso affermare che l’inganno ci fu
per metà : una « materializzazione „ imperfetta s’è formata, ma non fuori del
gabinetto. 4. Questa miscela di fenomeni genuini provocati dall’au¬
tomatismo e di fenomeni sparii voluti (fraudolenti forse alcuni, equivalenti
sub-medianici per deficienza di medianità certi altri) costituisce una grossa e
noiosa complicazione di cui bisogna tener conto. L’Ochorowicz ha dimostrato che
la Moh selli, Psicologia e spiritismo. t Eusapia
inganna inconsciamente : io credo invece che la povera donna, costretta ad
esaurirsi per persuadere colpire trascinare e sopratutto soddisfare il suo
pubblico, ricorra anche coscien¬ temente all’inganno; ma rimedia pure col
sostituire fenomeni medianici elementari, di cui è sempre capace anche se in
scarsa medianità, a quelli di alta complessità che per qualche ragione
interiore od esteriore non è in grado di produrre in quel momento. Mi sembra
sopratutto che il desiderio di con¬ vincere gli increduli (me, per esempio) sia
troppo vivo in lei, e che costituisca un pericolo per la sincerità delle mani¬
festazioni. Oltre a ciò, la vanità sua le fa sembrare insuffi¬ ciente la prova:
produce realmente tre, cinque, e vorrebbe produrre otto, dieci fenomeni.
5. Ammessa, dunque, la mescolanza di vero, di spurio e di imperfetto, si
dimostra anche — dal momento che io la rico¬ nosco e la affermo (almeno nei
fatti visuali di cui sopra) — come non sia giustificabile la volgare
spiegazione del tutto trucco. Quando si abbia un po’ di buon senso, si sia
abituati all’osservazione scientifica, ci si mantenga sereni e calmi os¬
servatori (ed io cerco di mantenermi tale, e sono sicuro che ci riesco), non
v’è possibilità di essere turlupinati: io di¬ stinguo benissimo i fenomeni
reali da quelli in cui forse vi è produzione spuria o insufficiente di
medianità; e per ciò dovrei essere creduto se dico che vi sono straordinari
fenomeni medianici assolutamente certi, come lo sono quelli da cui desu¬ miamo
la esistenza e la natura del mondo circumambiente. Le
esteriorizzazioni. 1. Conviene ammettere una cosa che sembra irrealizza¬
bile nolle conoscenze odierne: — che alla base di codesti fenomeni — ben lo ha
visto e teorizzato A. De Rochas — stia forse la proiezione di un che di ignoto
dotato di qua¬ lità dinamiche dal corpo di Eusapia. 2. Adottando in via
transitoria il nome di “ anima „ (Aksakoff) per questa forza biopsichica
irradiante o ema¬ nata, per un processo tuttora sconosciuto, dall’organismo
umano vivente (senza pregiudicare per ora il problema della sua origine,
natura, attività e sopravvivenza), conviene am¬ mettere, in certi individui
come Eusapia Paladino, la super-formazione, mercè elementi mimici, di organi
forniti di tutte le qualità anatomiche, morfologiche, funzionali, come sono le
normali. Giacché ottenendosi dei risultati meccanici che ri¬ spondono a determinati
congegni organici, e non ad altri, si devono costituire per l’occasione, e in
soprannumero, o in duplicato, congegni perfettamente eguali. 3. Un
braccio animico articolato nello stesso punto (articolazione
scapolo-clavicolo-omerale) dove si attacca l’arto anatomico, è un po’ difficile
a comprendere: tuttavia, con questi fatti medianici sott’occhi, si deve
ammettere che là dove si trovano gli elementi anatomici normali, carnali,
possano fuoruscire anche i loro corrispondenti elementi gui¬ dici o animici (“
prolungamenti protoplasmici „ di Richet). La cosa non è impossibile, ma
apparirà addirittura fantastica. 4. La rapidità e la fuggevolezza delle
esteriorizzazioni sembra significare una produzione accidentale di forza :
spesso la stessa medium ignora la spesa di energia che deve fare ; nè sempre
l’etfetto corrisponde alla preparazione. 5. Si può congetturare, non
senza ragioni di esperienza e di analogia, che anche le persone presenti alla
seduta e convibranti, a cosi dire, col medium nel loro stato orga¬ nico e
conseguentemente nelle loro operazioni mentali (ce¬ rebrali), contribuiscano in
più o meno larga proporzione, e senza averne coscienza, al processo di
proiezione della ignota forza biopsichica, emanata o irradiata dal medium in
estasi, e sopratutto contribuiscano a dare certe apparenze alle sue plasmazioni
transitorie. 6. Proseguendo nell’ipotesi che nel suo proiettarsi la
ignota forza (o materia radiante?) bio-psichica sia diretta e, per di più,
plasmata dal pensiero onirico o subcosciente del medio, si vede la spiegazione
del progresso dei fenomeni che diremo di psicotei ecinetica e
psicoteleplastica: a) Dapprima si esteriorizzano solo le rappresentazioni
di movimenti semplici ; più tardi, forse quando vi sia accordo mentale dei
presenti, anche quelle dei movimenti complessi. b) Lo stesso avviene
nelle esteriorizzazioni delle rap¬ presentazioni di senso tattile, termico,
acustico, visivo, ecc. Da principio avvengono esteriorazioni di imagini
semplici, che non si organizzano nè si plasmano in forme distinte; in seguito,
massime con la cooperazione dei presenti, possono proiettarsi e plasmarsi
imagini composte. Occorre insomma, un processo abbastanza lungo (in gene¬
rale, non costantemente) per lo sviluppo delle telecinesie e teleplastie. Non
è vero che le Intelligenze “ occulte „ siano dotate di poteri superiori e
facciano cose meravigliose. Dato che la medianità sia una forza invisibile e
intangibile, essa la molto meno di quanto facciano l’elettricità ed il
magnetismo. Gene¬ ralmente non opera che movimenti o sensazioni di movimenti
semplici ; non materializza che f olismi o sensazioni di lumi¬ nosità semplici,
actismi o sensazioni di rumori e suoni sem¬ plici; rarissimamente va oltre.
Essa non produce poi alcun effetto chimico nè dinamico utilizzabile. È
subitanea e si esau¬ risce presto. È impulsiva, e non ha ordine, non si
sistema. E automatica, e non risponde mai a stimoli precisati. E for¬ nita da
un organismo umano simile a tutti gli altri, ma non si trasmette che in minima
parte e in condizioni eccezionali. 8. Tutti i fenomeni della medianità
intellettuale hanno molta somiglianza con quelli degli stati sonnarn bulini che
si svolgono spontaneamente o si possono artificialmente pro¬ vocare nelle
persone isteriche e in altre suscettibili all’ipnosi ed alle manovre
magnetiche. Ciò lascia logicamente supporre che la trasmissione e la lettura
subconscia del pensiero (“telepatia,) esercitano un ufficio sostanziale nel
medium- nismo ; ma tale supposizione non è applicabile ai fenomeni fisici e
meccanici. 9. I congegni od organi bio-psichici che svolgono T “ occulta
forza, medianica non sono molto evoluti nè utilizza¬ bili ; sono anche
incoordinati, e sembra, per di più, che non arrivino se non con stento ad
operare insieme. 10. Le proiezioni eso-psichiche di Eusapia, anche se si
plasmano in forme tangibili e visibili (“ materializzazioni „) in rispondenza
alle sue invagini oniriche o eventualmente telepatiche, non hanno autonomia:
per ciò non possono avere che un’esistenza effimera e accidentale, per quanto
riescano a lasciare traccia materiale ed indelebile di sè (mutamenti e
spostamenti di oggetti, segni grafici, impronte, negative fotografiche).
Senza dubbio, tutte queste asserzioni ipotetiche sono para¬ dossali ; ed io
stesso, nello scriverle, ne riconosco la enorme portata, ne rimango stupefatto.
Ci si consola col dire che, alla fine, queste ipotesi sulla esistenza di forze
naturali, anzi vitali, tuttora ignote, sui loro effetti dinamici e sulle loro
produzioni transitorie, non escono dalle possibilità scienti¬ fiche e positive.
Sta bene, io pure la penso così, e non da oggi soltanto, come dimostrano i miei
scritti anteriori: ma non è men vero che ci incamminiamo oltre ai margini
dell’odierno sapere,... in una zona tuttora piena di Enigmi... l Un giuoco. Lo spettacoloso -
(per usare un termine comprensibile), esiste un po’ troppo nei fenomeni della
Paladino. Vi si vede il desiderio suo di colpire, di strappare il plauso, di
trascinare altri alla fede : ma è uno spettacolo un po’ misero nella sua parte
imaginativa, e sempre di contenuto intellettuale basso. Così io qualifico quel
trasporto inaspettato del bracciale di tenda e della sua rosetta di stoffa
sulla finestra alta e cieca dell’anticamera, che l’Eusapia sul finire della
seduta, con una pantomima napoletana vivacissima, pur essendo (o si¬ mulando di
essere?) ancora in “ trance», ci ha fatto capire che doveva essere avvenuto.
Sarebbe stato un “apporto , da da uno ad altro locale del Circolo, però a porte
aperte! Certo, il fenomeno sarebbe per sè stesso straordinario, tanto
che, sorpassando forse l’ intenzione del subcosciente della Paladino, raggiunge
i caratteri del tracco : fa sorgere cioè il sospetto d'una cosa preparata, e
sotto il punto di vista della serietà dell’osservazione non mi produce, no, un
sentimento genuino di ammirazione ; è troppo, e si è inclinati a scher¬
mirsene. E infatti, quei pezzetti di stoffa sono passati attra¬ verso tre
camere, hanno percorso almeno 10 o 12 metri, e si sono alzati di circa 2,50 o 3
metri. Il modo poi con cui 1’ Eusapia ce ne ha rivelata lassù l’esistenza è stato
teatrale, e rientra nella psicologia della simulazione isterica, adatta alla
sua mente volgare. Ammesso pure che il fatto in sè (strappamento del bracciale,
e suo trasporto per medianismo in trance) sia autentico (?), esso
intellettualmente ha valore minimo, e se gli “ spiriti „ non sapessero fare
altro che questi miseri giuochi di prestidigitazione, li compiango.
Genova LA SEDUTA Condizioni fisio-psichiche del “ medium „.
1. Ieri sera la Eusapia non è entrata in trance elle tardivamente e per
pochissimo tempo: anzi, fn un trance leggero, superficiale. Ciò spiega forse la
relativa scarsezza dei fenomeni, la loro ripetizione monotona, e le esperienze,
a mio parere, assai sospette o, per lo meno, aventi appa¬ renza di frode. Non
spiega però che le poche manifestazioni avute siano state di grande
intensità. Posso congetturare due cause di ciò. In prima l’intervento di
una persona nuova (il cap. De Albertis), che al solito ha fatto regredire il
medium verso fenomeni più semplici e che inoltre, come ogni novizio a sedute
spiritiche, si è mostrato molto sensibile ai toccameuti invisibili ; ho veduto
che questo infastidisce la Eusapia. In secondo, una discussione fra me e il
prof. Porro, avvenuta al principio della seduta, è stata udita dalla Paladino e
forse ha turbato il suo animo. Si sa che essa è sensibilissima, come ogni
medium, non soltanto all’accusa, ma pure al dubbio e al semplice sospetto di
bu¬ giarderia, per quanto la discussione vertesse sul modificare 0 no soltanto
le condizioni delle esperienze. 2. La Eusapia è, nello stato normale, di
una ingenuità straordinaria nel frodare. 0 essa, per non venire meno al suo
carattere di isterica, non è in grado di esercitare un pieno governo sulle
proprie tendenze alla simulazione (per lo più incosciente, secondo
I’Ocuorowicz, assai spesso cosciente, se¬ condo mei ; oppure calcola sulle
emozioni, sull’entusiasmo e sulla disattenzione dei suoi osservatori. Mi sembra
che essa sia stata male educata fin dal principio dello sviluppo della sua
medianità per opera del Damiani e anche del Chiaja, accordandole talvolta
troppa libertà di movimenti ed ese¬ guendo controlli troppo condiscendenti. Non
altrimenti si può spiegare l’ingenuità che essa ha dimostrato a Cambridge,
a casa di Richet e (secondo me) anche al nostro Circolo “ Minerva „ ieri sera,
tanto nello spostamento della seggiola di uno dei suoi vigilatori di destra
(cap. De Albertis), quanto nella impressione su plastilina. A me questi due
fenomeni, come dirò più avanti, sono apparsi di grande dubbiezza, sebbene la
frode non s’abbia potuta cogliere in fatto. Del resto, si dovrebbe dire che per
riguardo a certi fenomeni si ha sempre il dubbio del dubbio! 3.
L’Eusapias’è rifiutata di lasciarsi esaminare fisiologica¬ mente. In parte io
ne la scuso, perchè gli spiritisti le hanno sempre inculcato ostilità a
siffatte investigazioni. Anche qualcuno dei membri del nostro gruppo sembra
diffidare, non so perchè, delle mie intenzioni : ho chiesto di esaminarne la
sensibilità per stabilire la esistenza o no di stimmate isteriche (ricerca
affatto innocua), ma pare che si tema da ciò una diminuzione della medianità, e
quindi una defrau¬ dazione di fenomeni. Questa riluttanza dell'Eusapia è il
pro¬ dotto della sua ignoranza, del suo misoneismo volgare e della sua
educazione compiutasi fuori del dominio della scienza. Fin qui, lo ripeto e
ripeterò, lo spiritismo è nel limbo del metodo scientifico di osservazione e di
esperimenta- zione. Si ripensino le auree regole che di questo metodo ha dato
Claudio Bernard pei fenomeni biologici ; si legga ciò che Guglielmo Wundt dice
del metodo da usarsi nei feno¬ meni psicologici ; si vegga anche quello che
dice un inge¬ gnere di larga coltura, il Favrk, nei suoi libri sui metodi
scientifici in genere: e allora la procedura delle sedute spiri¬ tiche rivelerà
tutta la sua irriducibilità odierna alle norme della ricerca
sperimentale. 4. L’Eusapia ha una lesione al capo dal lato sinistro,
nella regione parieto-frontale ; da un fugace palpamento che ivi mi ha lasciato
effettuare, ritengo che tale lesione sia vecchia e di origine traumatica,
secondo che essa afferma. La lesione impegna il tavolato esterno della teca
cranica e giunge fino al tavolato interno, ma senza scopertura delle parti
molli endo-craniche ; è lunga almeno due centimetri e mezzo, coi bordi a picco,
appena inspessiti per la riparazione ossea: essa sarebbe sensibile (dicela
Eusapia) alle pressioni esterne ed alle vicende meteoriche. La sua sede è
precisa- mente sulla sutura coronaria sinistra, e prende tanto il frontale
quanto il parietale. Topograficamente potrà corri¬ spondere alla parte media
della regione rolandica, ma di questa non impegna, certo, che piccola porzione
della circonvoluzione frontale ascendente, nell’area dei centri psicomotori
dell’arto superiore destro ; sovrasterà, in particolar modo, al piede della
seconda frontale, dove si ammette da taluno il centro evoluto della scrittura
(?). L 'iperestesia della metà sinistra del corpo accusata dalla E.,
parrebbe di natura isterica, ma non si riesce a sa¬ pere se prenda tutte le
forme di sensibilità. A giudicare da quanto avviene nel tentare di toccarla,
direi che essa ri¬ guarda sopratutto la sensibilità tattile superficiale o
cutanea, non la profonda (tendineo-muscolarel ; e mi ha tutta l’aria di essere
suggestiva o autosuggestiva. Le reazioni della Eusapia quando la si tocca
lievissimamente fuori della ipnosi me¬ dianica (perchè durante il trance io, a
bella posta, l’ho pre¬ muta fortemente nella parte sinistra per svegliare la
sua attenzione), mi sembrano esagerate sproporzionatamente al grado della
ipersensibilità reale. 6. Sarebbe di sommo interesse il fatto che mi è
sem¬ brato iersera di rilevare: — quando Eusapia è in principio di auto-ipnosi
o sotto la ipnotizzazione (mi è riuscito di farle qualche “ passo magnetico „
sulla testa, massime sulla sua breccia cranica e l’ho veduta suscettibilissima
a queste manovre), quando, dico, Eusapia si incammina verso la subcoscienza, la
sua iperestesia di sinistra le rende insop¬ portabile i contatti a distanza.
Voglio dire che avvicinando uno spillo alla sua mano fino a 2 centim., ma non
toccan¬ dola ancora, essa ha percepito il dolore della puntura. Sa¬ remmo qui
davanti all’eccezionale fenomeno dell’ “ atmosfera neurica „ circondante il
corpo umano secondo le afferma¬ zioni quasi favolose di Baraduo e Barf.tt? Mi
contenterò di esprimere la possibilità che, esclusa la simulazione, Eusapia
offra davvero quella esteriorazione di sensibilità che fu il¬ lustrata dal
Conte De Rochas. 7. Le crisi cui va soggetta ora la Eusapia sono, a giu¬
dicarne da quanto ne dice essa stessa, di carattere istero- epilettoide. Dice
che le vengono attacchi in cui “ perde la coscienza , ; sono preceduti da forti
cefalalgie al lato sinistro ; manca il ricordo al risveglio, mentre per
l’addietro la me¬ moria dei deliquii non era oscura. Si potrebbe sospettare
l’esistenza di parossismi parziali di epilessia jacksoniana (?). Lo stato
psichico normale di Eusapia fuori della me¬ dianità non ha note morbose.
Tuttavia la memoria è debole assai ; non si rammenta sempre i nomi e le date, e
poiché le sue vicende sono note a qualunque studioso di spiritismo, si vede
agevolmente che essa confonde date, luoghi, persone; non sempre ricorda dove e
quando le sono stati fatti ap¬ punti, critiche, ecc. ecc. Ma di due cose
soprattutto ha me¬ moria viva, e se ne rammarica : 1° d’essere stata sottoposta
in un luogo all’Estero (forse a Cambridge) a un’investigazione poco discreta,
di carattere vergognoso, che l'ha umiliata : essa non sa darsi pace di aver
dovuto subii- esami perfino nelle cavità sessuali del corpo, per vedere se vi
tenesse nascosti degli ordegni, indagine stupida e che naturalmente diede, come
doveva dare, risultato negativo ; e 2° dell’essere stata derubata d’ogni suo
avere da ignoti ladri, penetratili in casa. Di questi fatti la sua commozione
dura tuttora vi¬ vissima, ed è tale da non doversene parlare senza compro¬
mettere, essa alìerma, l’esito delle sedute. Da quanto finora mi risulta e
specialmente dalla seduta di ieri sera, reputo antipsicologico raffermare che
la coscienza e la volontà della medium sieno estranee ai feno¬ meni detti
spiritici, come asseriscono certi psicl\icisti non psi¬ cologi. Neppure è vero,
però, che si abbia sempre un auto¬ matismo per disgregazione della personalità,
come ha preteso P. Janet: l’Eusapia (ai miei occhi di clinico, per lo meno)
spesso era sveglia e voleva produrre i fenomeni, anzi quei dati fenomoni, e li
ha prodotti. Ora una delle due: — 0 lo stato di “ trance „ è necessario
alla medianità ; e allora non si comprende come fenomeni me¬ dianici cosi
cospicui come la levitazione del tavolo, la produ¬ zione di fiammelle, gli
spostamenti di oggetti a distanza, le materializzazioni di forme tangibili
sebbene invisibili, gli atti complicati di sfibbiamento, di appuntamento di
spilli, ecc., ese¬ guiti all’oscuro da silenziose “ Intelligenze occulte „,
siano tal¬ volta possibili senza l’estasi : non nasce il sospetto legittimo che
la dottrina fisio-psieologica del trance sia erronea, o, per lo meno, non
assoluta? — 0 lo stato di “ trance „ è superfluo: e allora non si comprende
perchè in dati momenti e quando stanno per avvonire fenomeni che potrebbero
anche effettuarsi, come ho veduto ieri sera, in apparente veglia, il medium
entri in pieno istato autoipnoide. Non esisterebbe là una autosuggestione, che
però lasciasse il medium libero di ope¬ rare anche fuori e senza di essa? Per
me è ormai certo questo, sotto il punto di vista psicologico : — la coscienza e
la volontà intenzionale del medium sono costantemente in opera anche durante la
pro¬ vocazione dei fenomeni cosi detti del subcosciente ; sono esse che
dirigono le vicende delle sedute. — Io ne veggo una prova nella crescente,
teatrale complessità successiva di una serie di sedute, mentre se i
fenomeni fossero in tato subcoscienti e automatici, oramai, dopo tanti anni,
dovrebbero subito raggiungere l’acme. Vi è troppo programma in tutto quanto fa
la Paladino per escludere l’efficacia della sua intenzione voluta e
premeditata. — Altra prova, e di somma importanza, la scorgo nel fatto cbe
esprimendo il desiderio di un feno¬ meno, anche senza dirigere una formale
domanda al medium, il fenomeno avviene nella stessa serata. Ciò indica che le
percezioni della coscienza vigile scendono al disotto dell’alle¬ gorico livello
della subcoscienza, cosicché il subliminale di Myebs per sé non è attivo, ma
riceve impulso dall’alto. Sono i raggi luminosi della coscienza superiore che
ha già per¬ cepito e pensato, quelli che calano ad illuminare i bassi fondi
della cosi detta subcoscienza. C’è da ritenere che R. Abdicò abbia ragione e
che la ipotesi dell’ “ incosciente „ sia un lusso inutile per la
psicologia. Questa mia constatazione mi sembra che sposti di molto il
problema della medianità, e lo metta sotto una luce che non fu ancora vista
(per quanto io ne so) da altri psicologi. Inoltre, se ne desumono nuovi
apprezzamenti in rapporto alle frodi. I)a un lato sorge il sospetto che essendo
le vicende della seduta prestabilite conforme a un programma generale che si
deve alzare da un fenomeno semplice a fenomeni più complessi per meglio agire
sull’ animo dei presenti, ciò ac¬ cresca la tendenza alla bugia cosciente.
D’altro lato, può anche essere che non entrando la E. in trance per ragioni
indipendenti dal suo buon volere (non si riesce sempre a prender sonno quando
si vuol dormire), essa sia obbligata a giuntare per non scontentare il suo pubblico.
Ciò fu detto anche da Ochorowicz ed è giusto. 11. La uniformità dei
fenomeni che da anni ed anni Ensapia Paladino produce (basta leggere i numerosi
verbali delle sue sedute) sta a significare la predominanza di alcune poche
idee fisse nel suo pensiero. Il medium Pugliese evi¬ dentemente fa come certi
grandi artisti drammatici che si formano un repertorio di poche tragedie e
commedie, e le ripetono ovunque e per lunghi anni, raggiungendo per mezzo deli
abitudine e dell’automatismo una sempre crescente forza di espressione
artistica. Anche la medianità di Eusapia si è fissata e sistemata in uu numero
abbastanza ristretto di atti : e questo monoideizzarsi costituisce forse la più
potente causa dell’efficacia che raggiungono in lei le produzioni del sub- cosciente.
D’altronde, tutto lo spiritismo sovrabbonda di dette idee fisse, ed è questa
una buona argomentazione in favore dei suoi rapporti con l’isterismo, con
le monopsicosi, con tutti gli stati psichici di riduzione, e di sistemazione, e
di... impoverimento mentale! Ne segue che le “ manifestazioni „ di
medianità, come le scorgo avvenire in queste sere, sono bensì deter¬ minate
dalle intenzioni del medium, ma d’ordinario solo nella cerchia delle sue
fissazioni, dei suoi monoideismi psi¬ cosensori e psicomotori. Ciò riduce
estremamente la spon¬ taneità dei fenomeni, giacché porta il medium a ripeterli
immutati quando si sente sotto gli stimoli consuetudinari di sedute organizzate
sempre ad un modo. La personificazione di “ John King , che da anni ed anni fa
l’Arlecchino da strapazzo o il servo da farsa in tutti questi fenomeni, è il
più tipico dei monoideismi di Eusapia. Poi vengono uno per uno tutti i
procedimenti empirici con cui essa provoca o produce i fenomeni. Decisamente
quel subliminale di Myetìs ha ben poca autonomia! L’ambiente delle nostre
sedute. 1. Dalla discussione avuta col prof. Porro, il quale mi ha
dichiarato a voce e per iscritto anche sul Secolo XTX che le spiegazioni “
psicologiche , hanno il peccato di essere iperseientifiche (sic), temo che
l’ambiente nostro non alzi so¬ verchiamente il diapason della sua ammirazione
per la Eu¬ sapia perdendo la calma che da principio addimostrava. Panni, anzi,
in seguito alle mie interrogazioni ad Eusapia, di essere circondato d’un’
atmosfera di diffidenza, non da parte di tutti i membri del gruppo, ma da parte
dei più infervorati. Ciò mi ha deciso a tenermi un po’ più in disparte durante
le sedute, anche perchè, avendo avuto troppa parte¬ cipazione alle esperienze
del 22, ho ritenuto conveniente iersera di usare discrezione per lasciare il
posto di vigilatori ad altri compagni. Ciò sembra contrariare la Eusapia che,
nonostante io sia rimasto sino alle 11 3/( estraneo alla catena, mi ha
seguitato a prendere di mira nelle sue manifestazioni. Anche questo fatto
ha per me la sua importanza psico¬ logica : indica come sia vivo nella Eusapia
il desiderio di convincere quegli assistenti, dalla cui approvazione crede
possa venirle vantaggio morale o materiale. E un sentimento di vanità che la
domina! e fu già rilevato dall’OcHOHOWicz come pericoloso alla sincerità
delle sedute, giacché spinge il me¬ dium, quando non è in grado di fare un
fenomeno°genuino, a sostituirvi qualche equivalente spurio o fraudolento.
2. Giudicando sinteticamente, mi sembra che avvenga nel nostro gruppo, me
compreso, un certo esaurimento deh ì attenzione in quanto al controllo. Più si
assiste ai fenomeni e più si è tratti a considerarli nella loro entità o
apparenza, perdendo di vista il contegno del medium. Ma io penso che una volta
veduto come i fenomeni siano monotoni e poco variati, riprenderemo tutti la
tensione necessaria per un contiollo severo. Sono certo che in una seconda o in
una ulteriore serie di sedute eusapiane io mi abituerò ad ese¬ guire ad un
tempo una rapidissima vigilanza sul medium ed una accuratissima osservazione
sui fenomeni. È questione di esercizio e abitudine nell’attenzione. ■1.
Ho osservato che la sorveglianza si attenua verso la fine della seduta, e
precisamente allora quando avvengono ì fenomeni più straordinari e tumultuosi.
Ieri sera, però, essendo io fuori della catena e vigilando attentissimo sulla
condotta di Eusapia, credo di avere inibita la solita tumul¬ tuaria
fenomenologia della fine. Per cui l’ho spinta forse io stesso a quegli atti che
paionmi giustificare il mio sospetto di una frode (p. es. alla impressione di
tre punte di dita sulla plastilina). 4. Rilevo, non senza intimo ma non
rivelato malcontento, che si prendono decisioni intorno al metodo di
sperimentare senza prevenirmene : fluisco coll’essere un semplice invitato e
non coopero affatto alla preparazione dell’ “ambiente,. Cosi si sono scostati i
mobili della sala. A destra del medium si è collocato un pianoforte chiuso, il
cui lato dista di circa <kwO centimetri dalle di lei spalle; il grosso tavolo
si è por¬ tato più in avanti, ecc. Io avrei voluto mutamenti più radicali nella
tecnica, ma non sono comportati dalla tradizione. Da oltre cinquantanni, cioè
da quando tavolino, catena “ ma¬ gnetica „, gabinetto a cortine, ecc., sono
stati introdotti in America, non si è fatto un passo solo divergente da quella
regola un po’ puerile. Sempre nello stesso indirizzo si vuole ottenere la
scrittura diretta sulla fàccia interna di due la- vagnette da scolari,
applicate l'una all’altra, legate e sug¬ gellate. E l’esperimento celebre in
cui eccellevano "l’Eglinton, di cui il Fabmer narra mirabilia nella sua
sfarzosa biografìa’ e lo Slade, di cui il dott. Gibier dà largo cenno nella sua
opera sullo “ spiritismo „. Ma Eusapia non sa scrivere e allora ? .
FENOMENI MEDIANICI SICURI 253 I fenomeni da me
accertati iersera. Reputo che iersera i seguenti fenomeni, non
essenzial¬ mente diversi da quelli veduti nelle sere anteriori, siano stati
realmente prodotti da Eusapia senza inganno, quantunque in oscurità quasi
completa. a) i moli e il sollevamento totale del tavolino : quest’ul¬
timo una volta si è “ levitato „ all’altezza di 1 metro ; il. solito
linguaggio tiptico, che però sembra fissato entro limiti assai stretti (almeno
per la Eusapia). Avverto intanto che tutti siamo d accordo nel chiedere
fenomeni fisio-meccanici od obiettivi, perchè più facilmente sindaca¬ bili,
mentre lasciamo da parte la fenomenologia intellettuale, di cui le
comunicazioni tipticlie dei disincarnati costituiscono l’elemento precipuo, se
non anche l’esclusivo nelle sedute spiritiche volgari; c) i rumori e
picchi leggeri prodotti dal e nel tavolino (alcuni dei quali, cioè, nella
stessa sostanza del legno). Questi “ raps „ mi sono parsi autentici, sebbene
per certuni si abbia il sospetto di una provocazione artificiale, avvenendo
essi in uno stretto circuito davanti al medium e non mai oltre ai 50-60
centimetri dal suo petto (sarebbero forse prodotti, nei momenti di simulazione,
dal soifregamento del ginocchio, del pollice d’una mano, delle stecche del
bustino contro l-’orlo della tavola?...); dj i picchi fortissimi, vere e
proprie bussate, che si odono sul tavolino, e anche qua e là per la sala,
massime entro il gabinetto. Non c’è spiegazione. Trucco, no, perchè qualcuno è
scoppiato come il tuono mentre io, fuori di ca¬ tena, discernevo debolmente, ma
abbastanza sicuramente, Eusapia immobile a capo tavola. — Spiriti?... Evvia; se
girano per lo spazio a n dimensioni nella loro eroticità Kardeehiana, avranno
altro da fare che venire a intimorire a quella ma¬ niera le persone sensibili e
le donne, con un processo che ricorda T ingenuo mascherarsi e il bau bau dei
ragazzi e dei selvaggi in guerra. e) ì toccamenti di mani (non visibili),
che sono stati più scarsi, meno significanti di quelli delle altre sere, però
talvolta sincroni in due persone. Un certo momento io mi sono sentito tirare la
giacca pel petto, come se avessi avuto una persona „ in piedi davanti a
me; f) il vento freddo dal gabinetto nero, anc-h’esso però transitorio
(il tavolino si era spinto smaniosamente ad una distanza maggiore del solito
dalle cortine, certo per corri¬ spondere ad una mia proposta fatta poco prima
al profes¬ sore Porro, di portare il circolo nel mezzo della sala) ; g)
l’ ondeggiamento e gonfiamento delle cortine nere ■ h) \o spostamento
delle seggiole dei vicini ad Eusapia; t) 1 apertura e chiusura del coperchio
del pianoforte-, j) 1° spostamento e trasporto di oggetti a distanza. tra
questi fenomeni alcuni mostrano senza dubbio intenzio¬ nalità, il che non vuol
dire che siano opera di intelligenze estranee agli intervenuti e tanto meno ad
Eusapia. Si direbbero giuochi di destrezza compiuti al buio da prestidigitatori
in¬ visibili ed anche intangibili; ma sempre rivelano, nella loro quasi comica
e talvolta grottesca esecuzione, una intenzione dei tutto umana, quale può
essere quella del medium di convincere facendo “ un bel gesto Questo è il fine
poco recondito di quasi i nove decimi della fenomenologia eusa- piana: finora
non ci veggo intenzionalità superiore! tale è il caso delle due
lavagnette accollate che mi sono sentito mettere (al buio) nella mano sinistra.
A prima vista può dubitarsi che l’oggetto sia stato preso e dato dalla mano
destra della Eusapia, ma la distanza in cui io, in piedi, mi trovavo dalla tavola
grande su cui le lavagnette posa¬ vano, mi sembrò tale da non appoggiare tale
interpretazione tio anche ricevuto quasi sulla testa la borsetta rapita da mano
occulta alla Contessa Rey : questa personale direzione dell oggetto smosso
dallo “ spirito John „ mostra come sia sempre la volontà del medium quella che
produce il feno¬ meno Ha ragione I’Ochorowicz : “ John „ non è altro che uno
stato speciale psichico della Eusapia, una simbolica personificazione del suo
automatismo medianico. Ma dissento dallo psicologo polacco in questo che egli
assegna al fan¬ tastico John King „ un posto nel solo subcosciente di usapia,
laddove a me pare che la personificazione sia man- enuta e usufruita anche in
completa veglia. Il buttare proprio a me la borsetta implica la solita
intenzionalità di convertirmi , intenzionalità evidentissima, persistentissima
nell’a¬ nimo della Paladino, e non fuori di lei. Potrei dire il medesimo
degli altri “giuochi, avvenuti ìersera al buio ; per es. l’avere tolta una
spilla-fionda (detta da balia,) alla signorina Rey e l’averne cucita la di
lei IjA MATERIALIZZAZIONE DI FORME . ATTIVE manica sinistra
con quella destra del prof. Porro. La straordinarietà di questa burla non
risiede tanto nel trasporto e nell'uso intenzionale dell’oggetto, quanto nella
complessità di movimenti e atti che essa ha richiesto. Il fenomeno ac¬ cadeva
in oscurità: e credo che la cosa non rieseirebbe fa¬ cile neanco a persone
svegliatissime, avvezze a manovrare quei piccoli meccanismi deU’abbigliainento
femminile. Vi è stata pertanto una delicatezza e finezza incomprensibile nel-
l- “ entità occulta , che ha sfibbiata la spilla e ha eseguita quella
attaccatura. Ma pur troppo l’accadere tutto ciò fuori di luce, nella
impossibilità di invigilare la persona di Eu- sapia, toglie al fenomeno la sua
meravigliosità spiritica e lascia al suo posto il sospetto. k) la
materializzazione di “ forme „ soltanto tangibili aventi caratteri umani. —
Dirò soltanto quello che ho per¬ cepito coi miei sensi in perfetto equilibrio.
Io ero in piedi, dietro la seggiola di uno dei formanti catena, ed ho avuta ad
un tratto la sensazione come se davanti a me fosse ve¬ nuto un “essere invisibile,,
alto anche più di me, piuttosto grosso che mi si è accostato e mi ha premuto il
petto: poco dopo, come ho detto, mi sono sentito tirare lo pistagne della
giacca e sono stato scosso in tutta la persona. Non basta: quando mi è arrivato
in mano il pacchetto delle due lavagne, ho avuto la impressione di un essere in
carne ed ossa che me lo allungava, e quasi si impazientiva perchè io non
prendevo bene l’oggetto abbastanza presto. Non basta ancora; poco dopo quelle
due lavagne mi sono state afferrate e con violenza strappate di mano, indi è
avve¬ nuta una lotta consimile fra 1’ “ occulto „ personaggio e il sig. Schmolz
: le lavagnette ci erano date e tolte, ridate e ritolte con una intenzionalità
stupefacente. Ma la mia stupefazione ebbe motivo di aumentare ancora : un
po’ commosso e impensierito di quanto mi era accaduto stando in piedi, io m’ero
andato a sedere su di una delle poltroncine quasi addossate alla parete della
sala, a circa due metri, dal lato destro di Eusapia. Ebbene, 1’ “ Invisibile ,
è arrivato anche là: per due volte io mi sono sentito, lucidamente sentito
toccare da una mano che offriva tut.t» le caratteri¬ stiche della vitalità !
Dirò a tale proposito che le “ forme „ che agivano a quel modo sui miei
svegliatissimi sensi avevano una consistenza solida: ognuna era. come si
direbbe, uno stereoplasma o stereo-fantasma invisibile, ma nettissimamente
composto di sostanza resistente , impenetrabile, insomma materiale. Niente “
entità fluidica , sensu strictiore! Questi fatti sono di gravità eccezionale
per me, che quasi non credo ai miei occhi leggendo le mie stesse righe mentre
mi escono dalla penna : ma tant’è ! Le mie percezioni erano nette e precise: il
fenomeno, però, al buio è altrettanto ge¬ nuino ? Quella malaugurata oscurità,
come ci obbliga a mettere in quarantena tutta questa parte meravigliosa della
feno¬ menologia spiritica! . La oscurità è necessaria, dicono gli
spiritisti, per la formazione delle “ materializzazioni „ giacché alla luce i
disincarnati non riescono ad impossessarsi del perispirito fluidico del medium
(non si capisce allora perchè certe volte le apparizioni avvengano in piena
luce e anche al sole!!); la oscurità sarà necessaria, dicono gli odierni
psicliicisti teorizzatori, perchè l’energia fuoruscente dal medio e dagli
astanti non si potrà accumulare alla luce, anzi, quando si è concentrata
nell’ombra, alla luce si dissolverà... In sostanza, siamo proprio al
buio, e bisogna rinviare la spiegazione a un domani molto, ma molto lontano !
Os¬ servo tuttavia che neanco il carattere intellettuale e volitivo degli atti
compiuti dall’ “ Invisibile „ prova che essi siano il prodotto di entità
autonome, estranee al medium: io dovrei propendere (non dico più — horresco
referens! — ) a supporre la possibilità di uno sdoppiamento personale completo
di Eu- sapia... e anche quella che il suo “ doppio „ sia ora un quissimile ed
ora un dissimile dal suo corpo fisiologico. Ma come “ dissimile „ e fino a qual
punto? Ecco, forse, il pro¬ blema vero dello “ spiritismo „.
Fenomeni acustici e luminosi. 1. Iersera i compagni signori Bantle,
Ferravo e Venzano hanno accusato il primo dei fenomeni acustici di queste se¬
dute. Mentre sotto le tende del gabinetto oscuro si mate¬ rializzava e si
avanzava verso la catena, ai lati di Eusapia, una “ forma „, essi avrebbero
anche udito il suono di una voce rauca, afona, “ stertorosa , : a qualcuno
parve che essa loro provenisse da dietro, anzi dal vuoto dell’ombra in cui si
trovava la sala. Non avendo percepito tale fenomeno perchè ero troppo lontano,
nulla ne dirò: parlerò invece delle “ luci spiritiche „ che io stesso ho viste
iersera. 2. Ho già detto come io fossi stato fino a ieri refrattario alle
percezioni luminose, salvo alle due materializzazioni in forma di “ ombre
„ fattemi vedere da Eusapia Paladino e che descrissi di già come fenomeni
spurii, Iersera finalmente, quando già altri dei presenti dicevano di vedere
fiammelle e fosforescenze, ne vidi due : ero fuori della catena, e il feno¬
meno non fu certamente allueinatorio, perchè la percezione lu¬ minosa fu in me
limpida e netta come di realtà; comparvero e disparvero senza che il mio animo
si conturbasse. Le “ 1 uci fluidi che benissimo visibili, partirono tutte
e due dal disopra del medium, un po’ più verso destra, e per¬ corsero in aria
un certo tratto, lentamente, in linea curva e sinuosa ; il fenomeno durò almeno
tre secondi ogni volta. L’un a comparve più vicino alla testa del medium,
l’altra più verso il pianoforte, ma non erano in posizione d’esser provocate
artifiziosamente dall’ Eusapia, giacché non v’era possibilità che essa
giungesse ad allungar le mani fino al punto cui la seconda arrivò. E poi non
erano affatto simili a luccicori di fosforo ! Erano fiammelle circoscritte, di
colore giallognolo ; vivacissime, ma non illuminavano, ossia non irradiavano
luce: luminose per sè, senza effetto sugli strati aerei circostanti; grosse un
po’ più di quanto ci appaia al buio una lucciola, con cui mi sembrò avessero la
massima analogia; il loro percorso però era più lento di quello del¬ l'insetto,
e lo splendore assai più vivo. Nessuna luce naturale e artificiale fin qui da
me veduta presenta eguali caratteri e, questo è asserito da tutti i
pereipienti. Ambedue le luci sono state viste dal sig. Schmolz con cui
ero a bi accetto in quel momento. Ed Eusapia non era allora in “trance,, bensì
sveglia, come si rilevava dalla sua voce naturale. Ciò conferma la mia critica
alla tabella sche¬ matica del Visani-Scozzi, secondo la quale le luci sarebbero
prodotte dai medi solo in istato di catalessi. Aggiungo che altre luci
sono state annunziate iersera dal dott. Venzano provenire dal piano del tavolo,
e serpeg¬ giarvi sopra : ma io non sono giunto a vederle. Una
apparizione? Ecco un altro fenomeno che sarebbe ben importante per me, ma
che io non ho veduto. È stato il signore Schmolz che ci ha segnalato di vedere
distintamente a sinistra del medium, ma più in qua del vigilatore (che in quel
momento Morselli, Psicologia e spiritismo. yj era la
signorina Rey), “ una figura di uomo, alta più dei presenti, coperto da' un
turbante, il quale si avanzava verso di lui fino a mettergli la faccia quasi a
contatto con la sua „ : egli aggiunge che ne distingue “ gli occhi vivissimi e
la barba a pizzo Ma nessuno dei presenti conferma la visione ; io che mi trovo
vicinissimo al percipiente, nulla scorgo. Ho già detto che il sig. Schmolz è un
“ visuale ti¬ pico n ; a lui i fenomeni luminosi e i visibili risaltano più
numerosi e frequenti che a tutti gli altri. Vi sarebbe in ciò un motivo per
congetturare che Eusapia provoca allucinazioni sensoriali diverse secondo la
indole psichica dei percipienti ? La cosa è improbabile, poiché bisognerebbe
che essa ci cono¬ scesse intimamente tutti come uno psicologo consumato !
Piuttosto è da ritenere che certi fenomeni siano l’effetto di una tensione
cerebrale dei presenti, e che l’eccitazione del cervello indotta dal medium
stimoli in ciascuno i centri che sono abitualmente più vivaci nella loro
funzione, per cui essi percepiscano meglio i fenomeni che riguardano codesti
centri. Suggestione mentale e interpretazione dei fenomeni.
Un fatto che a me sembrò dapprima di suggestione men¬ tale, ma che
propriamente, come dirò, non lo è, è il seguente : Messomi dietro la
seggiola del De Albertis, che fungeva da controllore di destra, imaginai che
sarebbe stata smossa come la mia secondo il solito. Ero nell’ombra (tale credo
che fosse anche per Eusapia) più completa: e silenziosamente avevo portata la
mia mano sinistra sul pomo sinistro dello schie¬ nale senza toccarlo. E là sono
rimasto in attesa : tenevo la destra nella sinistra del sig. Schmolz o
appoggiata al suo braccio, e pensavo che il medium avrebbe cercato di prendere
furtivamente la seggiola di De A., cosicché la mia mano messa colà in agguato,
avrebbe potuto coglierla nell’inganno. Dopo V4 d’ora d’ inutile attesa,
in cui sempre badavo al controllo ed osservavo, ho sentito sul mio petto (ero
in piedi) un toceamento ampio, ma diviso in due parti, una superiore ed una
inferiore. In queU’istante ho avuto la sensazione come se una seggiola di legno
mi fosse applicata contro il corpo a premerlo intenzionalmente: le due metà del
contatto mi davano l’impressione dell'orlo del sedile e della traversina inferiore.
Ma non così era realmente : nessuna seggiola era stata portata a premermi il
petto dall Invisibile ; la mia mano destra invano la cercò, non palpai che
l'aria. Come ebbi, dunque, quella percezione ? Qui, una delle tre: - ola Eusapia
ha indovinato il mio pensiero che rifletteva la seg¬ giola del capitano, e mi
ha prodotto per telergia meccanica un toccamento di forme corrispondenti; in
tal caso avrei la prova di una suggestione mentale, o lettura del mio pen¬
siero, però una lettura, direi, elementare, semplificata : — o quel toccamento
fu in me una allucinazione; e avremmo la provocazione, per dinamismo
associativo, di una sensazione irreale corrispondente ad una idea : — oppure è
stato il mio pensiero che intensificato nella imagine della seggiola e del mio
controllo, mi ha fatto interpretare a quel modo un toccamento (medianico) di
cornun genere. Pino a prova contraria debbo ammettere la terza interpretazione
come la più verosimile ; ossia un fenomeno che io dico spurio, in quanto consiste
nella interpretazione subiettiva per parte mia di un reale fenomeno medianico,
il quale si riduce poi a questo, pur sempre straordinario: il materializzarsi
di una persona invisibile che tocca e preme un assistente fuori di catena,
posto ben lungi dalla portata di mano del medium. Dopo quel contatto rude
ligneo e premente, mi sono sen¬ tito accarezzare la mano che stava in agguato ;
e forse queste carezze erano esse pure medianiche, ossia eseguite con un pro¬
lungamento esteriorizzato (?). Non nego però che non potessero venire anche
dalla mano anatomica della E. liberatasi dalla vigilanza del De Alb., che in
quel periodo delle prove, toccato com'era, da mani medianiche a lui
fastidiosissime, pareva avesse perduta la sua calma di grande marinaio e viaggiatore.
Ma allora ho da osservare che la Eusapia non ha indovinato il mio atteggiamento
di diffidenza quasi ingiurioso per lei. Non accortosi del mio agguato, “ John „
non si è vendicato respingendomi e battendomi, come fa tante altre volte quando
lo si vuole disturbare nella produzione dei fenomeui. Ciò significa, in
sostanza, che Eusapia in medium nisruo non “ legge „ il pensiero, o che, per lo
meno, questo potere è in lei rarissimo, quasi accidentale. Taluni dicono
che la Paladino sia affetta da nittalopia, o, meglio, della facoltà di
raccogliere i minimi raggi luminosi nell’oscurità. Questo sintomo non è raro
nell’isterismo, e se esistesse in Eusapia farebbe rientrare molti dei suoi
fenomeni “ spiritici „ in una sfera quasi fisiologica, per lo meno in un ordine
di fenomeni anonuali e non supernaturali. Non potendosi finora esaminare le
funzioni sensoriali della Paladino, si ha il diritto di avanzare
interpretazioni naturali dei suoi fenomeni fino ad esaurimento degli estremi
della fisio-pato- logia e fisio-psicologia. Quanto alla direzione della
borsetta che mi fu gettata nel buio e non mi raggiunse, può benissimo spiegarsi
colla stessa ragione : la Eusapia percepiva iersera, nello scarso chiarore
della porta dell’anticamera, la mia posizione nello spazio ; il tiro era
diretto alla mia persona, ma la borsetta invece andò contro il muro. C’è qui
intenzionalismo evidente, ma non di uno “ spirito ,, bensì della Eusapia. La
radiazione neurica (?). Iersera ho sentite le “ radiazioni „ della
fluidità scono¬ sciuta che emanano dalla testa di Eusapia e precisamente a
sinistra, là dove ha la sua breccia cranica. Io ero atten¬ tissimo al fenomeno,
e questo non fu allucinatorio nè illusorio. Conosco l’ ingannevole impressione
che può dare il calore della mano quando si avvicina ad una superficie cutanea,
e si avverte lo spostamento degli strati d’aria che si spo¬ stano al contatto.
Nelle mie esperienze sulla credulità per suggestione nei normali ho dimostrato
come si riescisse dal Pikmann ad ingannare con sì fatto procedimento di illu¬
sione (Cfr. in “ Riv. di filosofia scientifica „, voi. IX, 1891). Ma qui è
altra cosa. Dalla testa della Paladino s’alzava, in linea verticale sul bregma
e sulla regione parietale sinistra, una corrente distintissima di “ fluido „.
Era un soffio fresco, che non poteva partire da un’apertura orale stretta (pel
caso che si sospettasse del fiato di Eusapia, la bocca di costei io la vedevo
perfettamente sul sue volto biancheggiante e a circa 20-25 centimetri dalla
palma della mia mano). Era proprio un’irradiazione diffusa su di una superficie
di almeno un decimetro quadrato o poco meno, e proveniva da tutto il sincipite
del medio. Questa esperienza mi ha dimostrato per la prima volta che dal
corpo umano parte in determinate circostanze un che di invisibile, ma di
sensibile al tatto e al termotatto. Dicono che codesto quid ignoto (“
fluido, ? “ neurara , ? “etere animico,? . ) può anche acquistare visibilità.
Finora IiA io non l’ho veduto : ma non dispero di vederlo nelle
sedute successive. Porse è col suo mezzo che si formano i “ doppi ?
Confesso che le osservazioni del Babaduc, del Baréty, dello Chazabaine, e
quelle ancora più antiche del Barone Reichenbaoh, sebbene rimesse in onore dal
valentissimo psi- chicista colonnello Conte De Rochas, mi sono sempre parse
fantastiche, particolarmente perchè questi osservatori usano soggetti
ipnotizzati e danno peso alle osservazioni di co¬ storo che dicono di “ vedere
„ il proprio “ fluido animico „ o “ neurico „ o anche “ odico „ ora a destra
ora a sinistra ed ora anche ai due lati del proprio corpo, qua di color rosso,
là di colore azzurro, e taluno aggiunge perfino di “ polarità „ differente. A
chi ben rifletta, però, l’esistenza di radiazioni indeterminate dal corpo umano
ed animale non è poi tanto inverosimile. Che ne sappiamo noi, sopratutto dopo
la scoperta dei raggi ultravioletti, dei raggi catodici, dei raggi di
Rontgen...? E le “ linee di forza magnetica „, e le onde herziane, non sono
esse ammirabilmente incomprensibili, eppure evidenti ed attive sotto i nostri
occhi? Fenomeni sospetti. Due fenomeni mi sono parsi iersera abbastanza
dubbii perchè io ne discorra a parte. 1° Il primo è stato lo spostamento
della seggiola del visitatore di destra (cap. De Albertis). — Io avevo sempre
cambiato, nell’ombra, la posizione della mano messa in ag¬ guato, e l’avevo
portata nel vano tra lo schienale e il primo traversino, al di qua dell’asta di
sinistra. In tale posizione essa non poteva più essere vista dalla E., dato
(come ne avevo sospetto) che questa la avesse veduta prima. Ora, ad un certo
momento, quantunque fossi leggermente distratto verso altri fenomeni, io ho
sentito una mano piccola, che a me è parsa di carne ed ossa, cercar di
afferrare la seggiola ; ma incontrata o appena sfiorata la mia, quella mano si
è rapidamente ritirata, e il progettato spostamento, che certo era nelle
intenzioni dell’* invisibile „ non ha più avuto luogo. Ciò mi ha ritornato affa
memoria il braccio che avevo visto la 2* sera allungarsi verso la seggiola del
signor Feretti e che poi ho dovuto riconoscere per * medianico „. Orbene
: — 0 quella mano avanzantesi nell’ombra era reai-mente quella della E., e si
capisce che mi abbia data l'impres¬ sione netta di essere una inano “ viva „ :
si trattò forse di un tentativo fraudolento da me sventato ? Io ho taciuto su
quel tocco a bella posta per vedere se la E. tornava a fare la prova ; ma essa
ha modificato subito la serie degli sperimenti, e la nostra attenzione s’è
rivolta altrove. — Oppure era una mano “ medianica „ secondo che spiegano in casi
consimili i cre¬ denti spiritisti : questi affermano che le mani “ spiritiche ,
toccate e palpate a nudo danno la impressione di mani reali. Anche qui crederò
quando sentirò. Tuttavia dichiaro che non lo credo più impossibile, data la
realtà per me oramai incon¬ testabile di un buon numero di fatti medianici; ma
confesso pure che, dopo quanto dissero il Dariex, I’Oohorowkjz, il Richbt, e
sopratutto la Commissione di Cambridge sulle frodi (incoscienti o coscienti)
della E., propendo a sospet¬ tare che quella mano fosse proprio la mano
anatomo-morfo- logica della medium ; nella fuggevolezza del contatto mi parve
che ne avesse la torma, la pelle, ecc. 2° Per me è stata incerta anche la
impressione delie tre dita mila plastilina molle, che si è ottenuta finalmente
jersera: sarò anzi il solo degli undici membri del gruppo a credere che queste
non vennero da altre mani se non da quelle della E. P. Siccome l’“ esperienza „
fu fatta col mio inter¬ vento, ritengo di essere nel pieno diritto di
giudicarla mal¬ sicura, quale mi risulta da uno studio sereno della cosa.
Durante la seduta il piatto con la plastilina era su di un tavolino nel vano
dell’uscio del salotto. Ora, la medium dap¬ prima ha fatto girare tutta la “
catena „ in piedi sino a portarsi nella direzione di queU’uscio. Lì per lì io
non ho badato a tale voluto nostio avvicinamento al tavolo della plastilina; ma
riflettendo di poi sulle vicende della serata, mi sono ben ricordato il
contegno di Ensapia. Essa (per quanto posso giudicarne dalla semioscurità in
cui allora eravamo tutti, e valendomi dei ricordi approssimativi che ne serbo)
è giunta a non più di 75 centim. dal blocco di mastice che doveva essere
“spiriticamente, impressionato. Non è da so¬ spettare che, colla sua mano
destra resasi libera, E. P. abbia prodotto le tre impressioni di dita sulla
superficie molle ve¬ nuta in quel momento a sua portata?... Ecco ora
l’ulteriore diportamento non meno sospettabile di Ensapia. Eravamo alla fine
della seduta, e il medium non era in “trance „. Si era formata la catena stando
in piedi, e da qualche tempo nulla avveniva, quando “John, sempre ordinando col
linguaggio tiptico (interpretato e spesso anti-eipato dai più competenti fra di
noi), ha voluto che io, fino allora fuori di circolo, ci entrassi. Messomi
adunque a destra del medium, poco dopo questa ha esclamato con la suu voce
naturale: “mi tirano, mi tirano in qua ! „ ; e tenendo la mia sinistra nella
sua destra, mi ha condotto verso il piatto del mastice : là giunti, mi ha fatto
dirigere la mano verso quella superficie lisciata, a circa 15 centiin., e
stringendomi sulle dita ha fatto il gesto di imprimerne le punte nella
plastilina. Erano le mie dita che dovevano lasciare lor traccia, o quel gesto
di direzione simboleggiava soltanto il fenomeno? Levata la seduta abbiamo
verificate le impressioni; ed esi¬ stevano veramente quelle di tre dita di una
mano, il medio più lungo, e i due lateralmente più corti. La plastilina si era
piuttosto indurita: nel centro del polpastrello si vedeva un rialzo come se,
distaccandosene le dita dopo la pressione, il mastice fosse ì-imasto aderente
alquanto alla cute e solle¬ vato. La Eusapia assisteva alla verifica del
fenomeno, e mi sono agevolmente accorto che essa spiava il mio volto con una
ingenuità che mi ha fatto sorridere. Questo fenomeno solleva molti
dubbii: a) per la teatralità con cui fu ottenuto; bj per essere avvenuto con
me, che sempre vuole la Eusapia convincere (è curioso ricordare che anche
Pikmann, messo alle strette, si servì di me per frodare in teatro un' ultima clamorosa
volta il pubblico genovese !) ; cj per la troppa ansietà di lei, motivata
dall’operazione della verifica; d) perché le impressioni sulla plastilina
appaiono fatte da una mano proveniente da un lato, e non daU’alto al basso
com’era diretta la mia ; ej perchè sono situate verso il contorno della
focaccia costituita dalla plastilina, mentre la mia mano stava a 15 centim. dal
mezzo della sua superficie. Si avanza, qui, la ipotesi che le impronte di
membra e anche di faccie su mastice o in paraffina siano prodotte dal “ doppio
fluidico „ o “ auimico „ dei medii; ciò che non è inverosimile, ammessa la
possibilità della telergia cinetica. Allora, per identificare la mano di chi ha
fatto quelle impres¬ sioni bisognerebbe studiarne la morfologia e le linee
papillari. Ma per rispetto alla forma, alla grossezza delle dita, ecc., è
notorio che le impressioni in sostanze molli, in paraffina o in creta da
scultori, come pur quelle in plastilina, non riproducono mai esattamente i
caratteri precisi dell’oggetto premente, tanto più quando questo è la mano
stessa che si muove e sposta la sostanza molle in cui si immerge: il raffronto
la¬ scierà sempre dell’incertezza. Quanto alle linee papillari, la cui
importanza in antropometria è stata con tanta genialità segnalata dal (j-alton
e usufruita poscia dal Bertillon, io credo che potrebbero fornire un ottimo
termine di con¬ fronto e di identificazione. Mi propongo di studiarle in se¬
guito, approfittando del fatto che io sono stato fra i primi, fin da quando ero
studente, ad eseguire ricerche morfolo- gico-comparative in proposito (Sulle
linee papillari della mano e del piede nel Cercopiteco , “ Ann. Soc.
Naturalisti Modena, 1874). Ma badiamo bene: qui io dubito assai, altri
invece crederà nella realtà del fenomeno. A me pare che prima d'ammet¬ tere^
nelle impressioni che abbiamo avuto iersera un effetto dell esteriorazione
della motricità „ nel senso voluto dal De Rochas, convenga andare molto adagio
ed escludere assolutamente ogni sospetto di inganno. La condotta di Eusapia non
mi lascia tranquillo su questo, come lo sono oramai su altre
“manifestazioni di medianità,. Io esigerò _ se mi sarà possibile — delle
impressioni ottenute senza spostamento di catena, senza passeggiate in tondo, e
senza apparecchiamenti teatrali, i quali danno sempre l’impressione di un
fenomeno troppo, ahimè, coluto dalla Paladino. Dov’esiste qui 1 automatismo
motorio del subliminale, se ogni gesto, ogni parola del medium mirano ad uno
scopo? Le frodi. Questa delle frodi della E. nelle sedute mancate non è
una scoperta mia, è oramai vecchia : ma io mi distacco tanto dalla Commissione
di Cambridge, quanto da Ochobowicz. La prima sostiene che ogni frode della E.
(dice anzi frau¬ dolenta tutta la sua fenomenologia ! ) è cosciente, cioè
voluta, prestabilita, premeditata. Ciò non è vero: vi sono fatti me¬ dianici
leali, e già a quest'ora (IV seduta) mi sembra che siano la grande maggioranza;
e vi sono fatti non veridici, ma mi pa- jono diggià in piccola minoranza.
L’Ochobowioz riconosce invece che la E. froda, ma che non trucca quasi mai
coscien¬ temente: le sue sarebbero frodi incoscienti per medianismo deficiente
o di grado inferiore, tanto in veglia quanto in istato di trance,. Ammetto
anch’ io che la E. inganni in sonnambulismo senza saperlo (incoscientemente):
ma non ammetto che tutte le sue frodi siano incoscienti ; essa ne commette
delle Coscientissime anche in veglia e in subveglia o preipnosi. Quando
però essa raggiunge il Fero letargo (estasi profonda), l’impostura non può più
concepirsi. L’argomento delle frodi è purtroppo assai grave ; e finché lo
spiritismo, o, per dire più correttamente/ la medianità fisica stile Home,
Slade, Paladino, ecc. non si sarà liberata dalla miscela eterogenea di
simulazioni fatte allo scopo di convincere e di stravincere, finché la
fenomenologia non verrà ridotta alla sola parte genuina spontanea e sincera,
finché non verranno eliminate circostanze che ingenerano sfiducia (la oscurità,
la catena con contatto, ecc.), la que¬ stione verrà discussa irosamente da credenti
ed increduli, i primi per tutto discolpare e tutto trovare ineccepibile, i
secondi per tutto negare e per distruggere anche le porzioni di vero che oramai
nessuno può rifiutarsi di ammettere. Avverrà del medianismo quello che è
avvenuto in ogni capitolo di scienza: il meraviglioso sussiste, ma l’occulto°di
origine subdola, il falso introdottovi per interesse o per eccesso di
propaganda, scompariranno ; pochi fatti veridici sa¬ ranno ritenuti sufficienti
per lo studio del medianismo, e non vi saranno più medii simulatori.
Basterebbero, anzi, le più semplici azioni meccaniche a distanza, ma bene
accertate. E ciò anche perchè, conosciute meglio le condizioni produt¬ trici
della medianità, i medii operanti a pagamento o per sentimento di vanità, non
saranno più costretti ad esagerare, a fingere, a simulare, a dissimulare. Non è
avvenuto cosi nel magnetismo animale ? Cagliostro, Mesmer, e fors’anco il
Poységur, sebben gentiluomo, facevano dei falsi affinchè si accettassero i
fatti veri che casualmente avevano scoperto e che usufruivano pel loro
interesse o per sete di fama o per malintesa filantropia. Oggidì i magnetologi
ne commet¬ tono assai meno, perchè i fenomeni mesmerici sono accolti dai più.
Aggiungo subito che gli stessi studiosi dell’ipnotismo hanno commesso errori
molti, si da rasentare la falsificazione inconsapevole dei loro risultati, o
per cattivo metodo di sperimentazione, o per desiderio di scoprire delle
“novità,. E incomprensibile come certi osservatori manchino d’ogni criterio
nell’osservare e di sincerità nel riferire! E probabile che la Eusapia,
se non fosse spinta dall’in¬ saziabile morbosità dei suoi spettatori a produrre
ad ogni costo dei fenomeni anche quando o non ne ha voglia, o non riesce a
porsi in “ trance „, o non è dotata di sufficiente potere medianico, è
probabile, dico, che non ingannerebbe mai. I suoi falsi sono, dunque, provocati
dall’ambiente; di¬ ventano per lei una necessità fatale, ed essa li
commette anche suo malgrado. Il suo intelletto astuto bensì, ma in¬ colto,
di campagnuola non le lascia scorgere la ingenuità di certi suoi
stratagemmi. Ipotesi psicologiche sulla medianità. Più
considero e medito la fenomenologia di questi fatti, e più mi convinco che fin
qui non venne approfondita la oppor¬ tuna ricerca fisiopsicoloyica sul
mediumnismo. Se ne sa ancora ben poco ! Ma chi lo può studiare secondo le buone
norme del metodo clinico, dato il modo con cui avvengono i feno¬ meni, dato il
ritualismo tradizionale della tecnica, infine date la suscettibilità dei medium
e le correnti antipsicolo¬ giche dell’ambiente che si forma attorno a ciascuno
di essi? Prendo le teorie relative alla coscienza ed alla personalità
quali oggidì sono ammesse nella psicologia scientifica (cfr. JAMES – H. P.
Grice: “When I found out that Albritton had proposed me as the William James
Memorial Lecture, I realised I did not have any memory of him – but only of
STOUT!” --W., Princ. diPsicol., trad. ital., , p. 23C e s.), e con sotto mano i
fatti medianici che sto studiando, mi convinco che esse sono ancora
insufficienti a spiegarmi il meccanismo della fenomenologia Eusapiana. Io non
dico che non illuminino le condizioni psicologiche o, meglio, psicopato¬
logiche dei soggetti in estasi medianica o “ trance sebbene qui pure le
difficoltà siano grandissime; dico, che con quelle teorie non si spiegano i
prodotti o eiletti dell estasi stessa in quanto sono o paiono la risultante di
un’attività bio-psichica, o di altra forza consimile, o di una modalità
sconosciuta dell’Energia, che ^i esteriora e si proietta nello spazio. Ma
già anche per i rapporti tra la coscienza e la sub¬ coscienza non si va fin qui
oltre a rappresentazioni metaforiche, tanto se valendoci dell'analogia col “
campo visivo „ inva¬ giniamo la coscienza come un’ estensione più o meno il¬
luminata e chiara dal centro alla periferia, quanto se cer¬ chiamo di
intenderla mediante una graduazione in altezza non dissimile da certi nostri
strumenti fisici (termometro, barometro) e oscillante attorno ad un punto o
livello me¬ diano e medio che diciamo soglia o limen. La parte estraniar -
ginale nel primo caso, la parte subliminale nel secondo, corri¬ sponda pure
alle gradazioni successive dello stato normale, che andranno dall'attenzione
concentrata al sonno profondo o al coma, e a quelle dello stato anormale le
quali scenderanno dall’estasi propria dei visionari e allucinati mistici alle
tre fasi classiche della ipnosi e all’ipoletargo (Cabcs); ma in sostanza, UNO
SCHEMA BEL SEBCOSCIEHTK dove si collocherà su quel bersaglio a zone
concenti ielle o su questa scala a gradi raffiguranti schematicamente il campo l2
5^1 a 5 | A • O O CA O
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COSCIENZA VIGILE Stato , sonmmbut1 CO ATTIVITÀ PSICHI Ci
Stato catalettico E PAI IONI NERVOSE Stato
leta-rjsico ATTIVITÀ NERVOSA Stato ipo letargico DI
MORTE Ul mJt k < 2? Raffigurazione
schematica dei rapporti tra coscienza e subcosciente (P. Casus).
ILa parte centrale di questo psieometro simbolico è tolto da P. Casus 1 (The
Soul , Chicago, 1S01), e quantunque invecchiata. massime in riguardo alle fasi
deU’ipnoai, quantunque criticabile per ciò che con- cerne le gradazioni degli
stufi normali e anormali, la giudico irti Ussima aflo scopo di chiarire
gremente le idee «Berne sulla coscienza vigile o superiore e sulla inferiore o
subliminale]. o la livellazione psicometrica, dove si innesterà, domando
io, il punto di attacco del dinamismo esopsichico procreante le esteriorazioni
di sensibilità e di motricità della Eusapia Paladino V Su quali argomenti di
prova lo si collocherà I TRANCE"
MEDIANICO nella zona estramarginale. o nei gradini estremi soggiacenti
della sua coscienza ? Sta il fatto che il medium non è sempre addormentato
quando opera, oppure, se lo è, il suo sonno non 1^o^lunoe c*ie raramente e
tardi il grado di abbassamento ed oscuramento di coscienza richiesto dal
letargo ; ciò signi¬ ficherebbe che 1 esopsichicità, base del medianismo
fisico- meccanico, si effettua in condizioni varie della coscienza, rn da
trovare una spiegazione fisiopsicologica atten¬ di!5116 del fatto apparentemente
contraddittorio che allo stesso effetto conducano, tanto la concentrazione
dell’attenzione co- sciente quale si vede nel rapimento dei mistici, degli
allu¬ cinati, del genio in creazione (la vera “ estasi „), quanto la sua
scomparsa e la dissoluzione conseguente della coscienza de 1 w come si scorge
nel sonno della medianità (la “ estasi , del trance , ). Nelle ipotesi del
supernormale e subliminale il trance „ medianico sta sotto la soglia, ossia al
di là de<rii s essi margini della, coscienza dell'io, in una zona
oscurissima ipotetica di attività individuale, confinante con il mondo infinito
e indefinito delle forze occulte, o, come diceva En. von Hart¬ mann,
confondentesi coll’Anima universale. E sta bene- ma come si spiega il
fuoruscire e il proiettarsi della forza vitale o biopsichica che dà luogo alle
azioni a distanza, alle telecinesi alle telefanie, alle teleplastie?
Confessino francamente gli spirito-psiehicisti che anche le j j- • <le MrBRS
lasciano un vacuo enorme o fanno un salto addirittura mortale, tra il concetto
che noi possiamo farci dello stato subiettivo dei medi, ossia della medianità
in potenza, e una congettura pur che sia concepibile sulla natura della forza
proiettata da essi, e originante i fenomeni obiettivi di Eusapia, di Home, di
St. -Moses ecc... Quelle dottrine meta- psichiche nulla ci dicono sulla forza “
vitale „ emergente dai medii fisici, assumente attributi materiali ed attività
non dissimili da quelle delle altre forze naturali fìsiche, e sopratutto capace
di concentramenti spaziali di codeste sue attività in modo da originare forme
sensibili tangibili e visibili, parziali ed integrali.... Insomma, resta non
solo ignoto (pazienza!), ma assolutamente mcomprensibile anche col criterio
analogico il processo, o meccanico o energetico che sia, col quale il
subliminale « secondo Myers, l’attività bio-psichica in genere secondo me,
riesce ad esteriorarsi e a manifestarsi con fatti e sopratutto con forme attive
percettibili ai nostri sensi. Genova. LA SEDUTA Suggestibilità ed ipnosi del
medium. Eusapia non è, in principio di seduta, e tale rimase per circa due
ore e mezza, fornita di molta energia medianica. Fu già osservato l’alternarsi
di sedute ottime a sedute mediocri, e in queste ultime la tendenza alla frode.
E perciò accortomi della scarsa medianità della Eusapia Paladino, accrebbi
iersera la mia vigilanza, per vedere se le frodi da me sospettate nella seduta
precedente si rendes¬ sero più numerose e grossolane ; ma non sono riuscito a
scoprirne, salvo qualche presumibile indizio che dirò più oltre. Il sig.
Ferrare invece, messo anch’egli in sull’attenti dal contegno imbarazzato della
Eusapia, mi dichiarò d’averla colta in evidente fraudolenza, ma non mi ha
indicato in quale fenomeno. Ciò insegna che in una serie di sedute a pagamento,
quando si osserva una diminuzione di media¬ nità, è giustificabile il sospetto
di una più o meno consape¬ vole tendenza all’inganno, e si debbono aumentare i
rigori del controllo. La suggestibilità della Paladino si è resa evidentissima
iersera. Io, vedendola distratta e poco fornita di medianità, avanzavo ad alta
voce varie spiegazioni (puramente imaginarie o fortuite) della mancanza di
manifestazioni, e sempre il tavolo assentiva coi tre colpi di prammatica: è M. che
suggerisce a John la spiegazione. Ma la lingua tiptica, si dice, è causata
dall’automatismo dei centri inferiori. Bisogna però riconoscere che in
moltissimi casi essi enti-ano in attività, non spontaneamente, ma per
riflessione di percezioni ed idee discese, per così dire, dai centri superiori
o coscienti (in realtà nella co¬ scienza non c’è alto nè basso, non superiore
nè inferiore). La attenzione della Paladino, ogniqualvolta durante la seduta tra
noi si parla di lei e dei fenomeni anche quando è (o sembra ? ) in “ trance è
cosi serrata che non solo essa ri¬ sponde ai presenti e si intrattiene con
essi, ma fa anche rilievi ed osservazioni giuste come persona normalmente
sveglia : inoltre è in grado di governare, secondo i bisogni del mo¬ mento e
secondo le esigenze dello esperimento in corso I automatismo subcosciente,
ossia di dirigere le “ manifesta¬ zioni „ verso un fine prefisso. Questo *
automatismo „ è, dunque, da intendersi in modo assai vario e vago ; per certi
nguanli mi sembra puramente metaforico. 4. Anche la disgregazione della
personalità non mi convince più tanto, ora che ho veduto i fenomeni medianici
inatto, come mi convinceva prima. Un certo numero di feno¬ meni medianici fp.
es. la scrittura automatica, i moti incoscienti prepaiatoru del dinamismo a
distanza, ecc.), sono spiegabili assai bene col disgregarsi dei centri
automatici dai voli¬ tivi-coscienti. Ma come spiegare allora l’ abbastanza fre¬
quente intenzionalità consapevole di frasi, di atti, di ordini relativi alla
tecnica, ecc., detti o compiuti dal medium quando si personifica in “ John „ ?
Non la si vede convergere ogni suo sforzo cosciente (1 attenzione è il
carattere fondamentale della coscienza) verso il buon esito della
manifestazione ? Dov’è allora la soluzione di continuità che disgrega la
porzione superiore dalla inferiore del processo funzionale cerebrale? •j.
1 orno alla forte svggestionabil ità della Paladino, e dico che uno dei
presenti può dirigere fino ad un certo punto la fenomenologia di una seduta : —
a) Affermando, p. es., una causa imaginaria del malessere del medio; allora
“John „ ì i sponde sempre assentendo, perchè, come ogni persona di scarsa
coltura, ha una specie di venerazione pei medici : h) N on mai è avvenuto di
affermare una cosa relativa al metodo ed alla interpretazione dei fenomeni
provocando l’opposizione di John purché ciò lusingasse l’amor proprio del
medium, fio già detto che la Paladino, ormai sapendo chi io sono, mi ha pigliato
di mira e mi vuole convincere della sua forza fiersera in “ trance „ mi ha
detto all’orecchio che “ John nu vuol bene! „) ; e però l’assenso di “John, si
spiega come guidato dall orientamento della volontà del medium ; — e) Ben di
rado un fenomeno che si chiede * con emazia è buone maniere „ è rifiutato da
“John iersera esprimemmo il desiderio di sentire colpi dalla tavola non più
dati da un pugno chiuso, ma da una mano aperta, e poco dopo il suono di una
forte spalmata a piatto scosse tutto il mobile, ci fece sussultare sulle nostre
seggiole e rintronò per la sala ! L’Eusapia è suscettibile all
'ipnotizzazione. Nonostante che in veglia e prima della seduta si sia mostrata
scettica, > anzi abbia preso in ridere il mio formale annunzio che l’avrei
“ ipnotizzata come aveva fatto I’Ochobowicz, essa durante la seduta, mentre
smaniava perchè non succedeva alcun fe¬ nomeni, ha domandato che le facessi
alcuni passi magnetici (“ fate come Giulio „, mi ha detto con voce roca); e
subito si è calmata, e i fenomeni tanto attesi hanno cominciato a prodursi e a
crescere di intensità. Ciò prova, fino all’evi¬ denza, che medianismo,
isterismo ed ipnotismo sono stati allotropici o isomerici della
personalità. Verissimo quanto dice Giuliano Oohokowicz: “È l’ambiente che
suggestiona il medium „ ; ed io aggiungo : — c’è sempre nella assistenza
qualcuno da cui l’Eusapia, soggetto ipnotiz- zabile, riceve suggestioni per la
produzione o non produzione dei fenomeni. — Generalmente la suggestione è
verbale o mi¬ mica, ma vi sono anche momenti nei quali può pensarsi alla
suggestione mentale. Comincio a crederla possibile, sebbene non ne abbia ancora
una prova decisiva e sicura; ma sarà difficile che io mi convinca, senza prove
provatissime, che esiste una suggestione mentale da parte dei “ disincarnati ,
sopravviventi o delle Intelligenze occulte agitantisi nell’abisso dell’Al di là
su questi poveri esseri ammalati o anormali che sono i medi. Cattivo mezzo,
davvero, di comunicazione fra i due mondi ! Ma ci credono gli spiritisti “ modernisti
„ . 7. Nello stato di “ trance „ la Eusapia è entrata poco dopo i miei
passi magnetici. A parte la questione complessa e insoluta delle differenze fra
“ magnetismo animale „ e ipnotismo, ciò vuol dire che non solo la medianità è
un effetto di auto- ipnosi, ma può anche seguire in certi soggetti alla
etero-ipnosi. Mi riconvinco che non esistono nel sonno medianico della Paladino
le tipiche fasi della ipnosi che am¬ metteva la scuola di Ciiaucot. Sempre più
mi consta che non sono esatte e costanti le corrispondenze imaginate da V
isani-Scozzi fra le presunte fasi della medianità preipnosi, sonnambulismo,
catalessia, letargia — e i fenomeni media¬ nici. Questo schema, del resto, è
charcotiano, ossia è in arre¬ trato rispetto ai lavori più recenti intorno
all’ipnotismo ed all’isterismo. Senza dubbio il “ trance , o estasi di
Eusapia presenta delle gradazioni che possono anche assomigliare alle fasi del
grande ipnotismo determinate alla Salpètrière trent’anni or sono ; ma non mi è
risultato, ad esempio, che nella medium Pugliese siavi la ipereccitabilità
nerveo-muscolare e neppure la flessibilità 272
PSICOLOGIA E SPIRITISMO, II StlSKlSLf *“• '* " ieto*».
i* - I fenomeni sono in rapporto, per quanto ormai ne so e ne penso
finora, con tre gradarioni : Teglia (preipnotica) stato superficiale d. ipnosi;
stato profondo di ipnosi ’ prima è la veglia completa ; e la destono cosi
menìtf ” “ f 0SServa nella Paladino che sia psicologica¬ mente anormale:
eppure, essa produce moti e sollevazioni del avolo, toccamenti, vento, luci,
materializzazioni! Pu^nascere i S0SPett0 che ,tali fenomeni siano allora, in
picconarle Hv' n,005016"*.1 ‘ A leS«ere il rapporto di Canfbridge si
ar- potente senza che ci sia bisogno di vedere dannerfnt+n la menzogna e
la malafede. 6 dappertutto namJUJf: nel sow* ÌS0’KV,t,re<?: dj
™. ipnotizzato: e tutto ciò arriva da sbadigh, da singhiozzi, da eruttazioni
dallo stomaco da mo i di deglutizione come si scorgono nell’ipnosi vera “
estarin°“lann P"‘C°J°glC0 Più interessante di tale stato di ; è la
Peisonificazione attualmente autosngfrestiva ma (peL’opcira di&r’e>
poteva Sr^che Tu PsicHcoWicolMeSaZpaladin^ dfven to6bbe d6tt0
.P^^^^^Pi’rito famigliare*" Eustpk sempre che Impersonarsi di “ John King
' iia snperfidl° STSrìì«S!=fSf 3C sopratutto con la teoria
psico-patologica della trasforma¬ zione di personalità, si dà una base
scientifica alle credenze negli spiriti-guide dei medium, i quali risultano
creazioni di so°rio non sostanzialmente diverse da tutti i fantasmi onirici.
Inoltre, la parte intenzionale della medianità va a confondersi con gli stati
ben noti di doppia coscienza, il cui meccanismo sarà bensì oscuro, ma che non
fuorescono dai domini della psicologia patologica, voglio dire dalla
scienza. c) Nel terzo grado, che è di ipnosi profonda, si po¬ tranno
trovare analogie con il letargo dei soggetti ipnotizzati mediante le manovre
del Charcot; ma fino ad orala Paladino non mi ha dato codesta gradazione
avanzata. Dicono che vi arrivi soltanto di rado, particolarmente quando essa è
posta nel gabinetto nero, e che produca allora le grandi materializzazioni
visibili. 8. La Eusapia è una isterica ipnotizzatile e autoipno-
tizzabile. In lei si provocano spontaneamente delle crisi sonnamboliche,
durante le quali essa si personifica in uno spirito americano detto “ John King
„. Questa personificazione si riproduce ad ogni seduta per lo stesso processo
per cui, in tutte le isteriche, le singole crisi riproducono sempre lo stesso
delirio, le stesse parole e frasi, le stesse allucinazioni, gli stessi
atteggiamenti e gesti. E come un’idea fissa sistematizzata; ed è, nel medesimo
tempo, un conato di auto¬ spiegazione dei fenomeni medianici che essa produce.
Questa spiegazione è tratta dalla zavorra di pregiudizi animici la¬ tenti in
ciascuno di noi, ed è “ spiritica „ perchè la Eusapia fu educata come medium in
un ambiente spiritico. Se con il suo isterismo, con la sua potenzialità “
medianica „ non ancora evoluta nè usufruita da alcuno, essa si fosse imbat¬
tuta in uno scienziato, competente e sagace analizzatore dei fenomeni
psicologici, come Jan et o Flournoy ; se, in luogo di essere stata assunta come
soggetto tiptologo da quel primo circolo di tanti anni fa, fosse andata in un
Labora¬ torio di psicologia sperimentale, certo avrebbe data la stessa serie di
fenomeni veramente straordinari detti “ medianici „, ma genuini e senza
l’attuale colorito spiritistico, quindi de¬ signabili con altro nome (“
esopsichici „ V). E peccato che soggetti consimili diventino medi siste¬
matizzati tradizionalmente in quel senso. La psicologia su¬ pernormale progredirà
immensamente, quando degli scienziati saranno i primi a porre le mani su
individui capaci di esteriorare la sensitività e la motilità, e li educheranno
con altrettanta pazienza e convinzione quanta ce ne han messo is e
mettono gli spiritisti a svilupparli e a sistemarli attorno a idee
trascendentali. Io sono convinto cbe, ove avessi agio e tempo, col potere di
ipnotizzazione che ho acquistato sulla Eusapia e che più acuirei
coll’esercitarlo, purché le lasciassi la credenza (lusingante la sua vanità) di
produrre fenomeni sempre meravigliosi e di essere sincera, arriverei a
sradicare la sua idea fissa della personificazione di “ John King „ e da medium
spiritico la trasformerei in un soggetto eso-psico- dinamico. Allora essa
opererebbe egualmente come ora, ma sarebbe diretta dalla, idea di agire al di
là dei confini tan¬ gibili e visibili del suo organismo mediante poteri fisico¬
vitali del tutto simili alle altre forze naturali cbe ci circon¬ dano, e delle
quali noi forse siamo soltanto trasmettitori e trasformatori secondo le
dottrine dell’ Energetica. Il tipo mentale degli assistenti.
Vi è una notevole diversità fra gli assistenti ad una se¬ duta nel percepire i
fenomeni : su ciò influiscono il tempe¬ ramento, il tipo mentale, il sesso, la
coltura, l’indole morale. Mi fermo al tipo mentale. 1. Certuni sono
prevalentemente visuali, ossia veggono prima, più facilmente e più spesso degli
altri. Per és. il sig. Schmolz vede meglio di tutti noi : egli però non sembra
abituato a correggere sempre con freddezza le proprie im¬ pressioni visive. Il
prof. Porro, per contro, vede poco, perchè, come egli giustamente osserva, è
abituato ad una scienza d’osservazione, l’astronomia, che insegna a dominare le
proprie facoltà visive e a correggere continuamente gli er¬ rori. In quanto a
me, non sono certamente un visualista, e dei fenomeni percepibili col senso
della vista non ne ho visto che tre: il globo nero, l’ ombra del braccio
penduto, le luci ; ma i primi due erano probabilmente fenomeni spurii di ma¬
terializzazione (di forme umane), ossia semi-frodi incoscienti della Paladino
che mi ha voluto fare interpretare secondo il suo desiderio, cioè
spiriticamente, due effetti medianici pre¬ sumibilmente solo meccanici
(gonfiamento delle cortine); le luci furono reali, e la mia retina le ha
percepite in buone condizioni. Altri hanno più fini e vigili i
sensi cutanei, e sono di tipo termo-tattile. Tale mi sembra il dott. Venzano,
che distingue subito le minime variazioni di temperatura del- 1' aria ambiente
e preannunzia ai compagni il soffio freddo dal gabinetto. 3. Qualcheduno
è di tipo uditivo : percepirà più faeil, mente e presto le impressioni del
senso acustico. Tali, que. colleghi che hanno percepito rumori impercepiti da
tutti noi- 4. Io mi riconosco, più di quanto sapevo o supponevoi di tipo
tatto-muscolare : avverto immediatamente e designo con precisione i toccamenti,
i moti degli oggetti, i cambia¬ menti di posto, di peso, ecc. T<’oscurità
acuisce questa mia forma di sensibilità. 5. Altre differenze costituzionali
di mentalità non mi è stato possibile ancora di rilevare. Converrebbe
sottoporre, prima di formare un gruppo, tutti gli assistenti ad un esame
psico-fisiologico preliminare, e forse, saputo il tipo preva¬ lente, e
conosciuto il predominio di individui di un tipo determinato sull’assistenza,
si riescirebbe a prevedere in parte la fenomenologia della seduta. Se si
ammettesse che la Pala¬ dino esercita un’azione suggestiva sui presenti a
seconda della loro personale suggestibilità, allora le impressioni di questi
sarebbero “ allucinazioni veridiche „ a un dipresso come si crede oggi che
siano quelle “ telepatiche 6. La diversità mentale degli astanti si
rivela pure nella singolare maniera con cui certuni segnalano (ad alta voce,
secondo il prescritto) le loro percezioni. Sono stato sorpreso, ad esempio,
dalla vivezza e stranezza di alcune imagini con¬ tenute nella segnalazione e
descrizione dei toccamenti. Qual¬ cuno descrive la mano invisibile che lo
tocca, con un det¬ taglio tale, da lasciar supporre un’analisi completa di
tutti gli elementi della percezione: — ora è “una piccola mano di bambino o di
donna che accarezza „, ora una “ grossa e ruvida mano di operaio „ ; ora uno
avverte il contatto “ come se fosse di un bastone flessibile che sotto la resistenza
del corpo si piega,. Curiosissima è la interpretazione dei feno¬ meni acustici:
i “raps, del tavolino sono uditi come ru¬ mori di ogni sorta, e ci vorrebbe il
dizionario per segnarli tutti: raspamenti, grattamenti di unghie, strisciamenti
di stoffe di seta, ecc., ecc. Certi leggeri raps sono stati sentiti come “
colpettini determinati sul piano del tavolo da una zampettina di gatto
zoccolato,!! Che fantasia! e come si illumina, con si fatte segnalazioni, la
psicogenesi dell'Oc¬ culto ! E infatti sono impressioni inconsuete
della sensibilità gene¬ rale e dei sensi specifici, percepite in condizioni non
abituali, che bisogna definire. Non si è mica esposti ogni giorno a sentirsi
sfiorare al buio la fronte o il dorso delle mani da un contatto ignoto! Non si
prova mica troppo spesso in penombra la pressione di un corpo duro ai lombi o
su di una scapola! Nè guardando fissamente nel fosco di un an¬ golo tappezzato
di nero e malamente illuminato di riflesso si è fatto mai da ciascun astante
l’esperimento dei fenomeni endottici, fosfeni, mosche volanti nel vitreo, ecc.,
che i suoi centri cerebrali in tensione vi proietterebbero! Cosicché io ritengo
ora senza esitare che un certo numero di fenomeni sia deformato, ingigantito,
variato, se anche non creato, dalla imaginazione personale dei percipienti. Qui
si avvera la stessa influenza del carattere individuale che agisce pure sulla
parte intellettuale della mediumnità, dove ciascun medio introduce, inserisce e
coltiva in particolare quello che pre¬ esisteva nella sua coscienza. È un
personalismo, non un per- sonismo nel senso di Aksakoff. 7. A tale
proposito aggiungo però, che la differenza dei contatti sentiti dalle persone
della catena può derivare da ciò che il medio imagini di voler toccare col
piede o colla mano. Anzitutto, i toccamenti grossolani accompagnati da
pressione e che non sembrano di mani, avvengono per lo più nei fianchi delle
due persone messe al controllo, e precisamente come se la idea della Eusapia
fosse di toccarli col suo piede. T toccamenti più delicati, che si direbbero
fatti solo da mani, sono invece nella parte superiore della persona degli assi¬
stenti, alla faccia, alle spalle, alle braccia, al capo, sulle mani, ecc., ben
raramente alle estremità inferiori. Le persone lontane sono sempre toccate o in
faccia o in sul dorso delle mani, perchè la rappresentazione di toccare con
tali estre¬ mità chi ci stia di fronte, è la più ovvia che possa venire in
mente alle medium : esse non sentono mai pressioni ai fianchi come latte da un
corpo duro (piede animico ?). Altra consi¬ derazione è questa : non è possibile
che ordinariamente ci si immagini di pizzicare, di palpare, di carezzare per
mezzo di un piede (cosa che riescirebbe soltanto a piede nudo e dopo un lungo
tirocinio). Questo genere di toccamenti non è pen¬ sato e avvertito altrimenti
che eseguito da mani (dinamiche). Tutto ciò porta alla conseguenza che si
tratta sempre di procedimenti comuni di psicologia umana dinamizzati al di
fuori, esteriorati ; non di una psicologia diversa dalla nostra. I
fenomeni della serata. Possiamo dividere i fenomeni ottenuti ieri sera in
due gruppi: isoliti, già esperimentati, e i nuovi: quelli, fiacchi e stentati;
questi, intensi e facili. Osservo però che quando poche manifestazioni si avverano
nelle prime due ore o due ore e mezza, sono più intensi e vari i fenomeni
terminali. Si direbbe che nel primo caso vi è diffusione, nel secondo con¬
centrazione della stessa energia, la quale, essendo (nella Eu- sapia) di una
quantità e di un potere determinato, deve distri¬ buirsi proporzionatamente per
dar luogo a fenomeni di varia portata. Tutto ciò rientra nelle leggi comuni di
conservazione della energia, sia questa nelle sue modalità fisiche conosciute,
sia anche nella suamodalità “ bio-psichica „ (umana). Uno sforzo psichico di
dieci è capace di diminuire per un tempo maggiore la facoltà elettiva (“
medianità „) che non uno sforzo psichico di cinque. Dal che concludo ancora che
non siamo di fronte a un dinamismo che sfugga, come si pretende, alle leggi
naturali accertate dalla scienza : tutto sta nello studiarne meglio le
manifestazioni e le determinanti. Io penso che se si potesse applicare uno
strumento graduatore, uno psico¬ dinamometro alle manifestazioni singole di una
seduta, si avrebbe ad un di presso una cifra corrispondente al potere
esopsichico di cui gode ciascun medium. Ieri sera abbiamo introdotto
qualche variante nella pro¬ cedura della seduta : si sono legati solidamente i
piedi di Eusapia alle gambe della sua seggiola; — ci siamo legati tutti,
in catena, con una unica funicella annodataci a ciascun polso ; — sotto il
piano del tavolino si è fissato un grosso cartone attraversato da numerosi
chiodi colle punte in fuori, allo scopo di ottenere le bussate di “John, anche
attraverso cotale ostacolo ; — si è anche fatto un esperimento di sug¬ gestione
mentale. Ecco il riassunto dei fenomeni più im¬ portanti : il
sollevamento completo del tavolino (“ levitazione „). mentre Eusapia aveva
ancora i piedi legati. — E stato lun¬ ghissimo e colla intenzione di mantener
la tavola abbastanza alta perchè potesse essere fotografata. Noto che io,
tenendo la mano sinistra della Eusapia, la sentivo contrarsi e premere
fortemente sull’orlo della tavola: in quel momento sono sicuro che il
controllo del piede dal mio lato era buono; d’al¬ tronde, la pressione della
mano avrebbe dovuto fissare il tavolo sul pavimento, anziché alzarlo. La
fotografia, mentre io ero in catena, non è riuscita dimostrativa per la
posizione dei piedi di Eusapia; inserisco, invece, quella di un’altra
levitazione, che fu fatta nella stessa sera (dal fotografo signor A. Testa), e
dove è evidentissimo il fenomeno; lo scioglimento ilei nodi fatti con una
corda attorno ai piedi del medium fissati alla seggiola. — I nodi allacciati da
me a sinistra erano sette e molto stretti : a destra erano stati fatti dal cap.
De Albertis alla “ marinara „. Ebbene: una mano invisibile, che mi ha anche
toccato nella regione tibiale, ha sciolto tutti quei nodi e la corda è stata
gettata nel bel mezzo della sala. 11 controllo è stato ottimo sulle mani e sui
piedi per parte mia e di De Albertis: d altronde, come pensare che dei nodi si
possano sciogliere coi piedi calzati?; \ . c) il distacco e il
trasporto del cartone armato dal di sotto al disopra del tavolo. —
Notevolissima manifestazione dell’energia medianica, questa che da sola
basterebbe a di¬ mostrare l’autenticità dei fatti! Si pensi che quel cartone
era conficcato da vari chiodi ; che ciascuno di questi ha dovuto essere
schiodato con uno sforzo non indiflerente di trazione; che il cartone, per
venire sul tavolino, ha dovuto passale fra l’orlo di questo e il petto e la
mano dei formanti ca¬ tena (Porro, Peretti e Schmolz hanno infatti avvertito
con¬ tatti di “ punte „); e che tali manovre implicitamente signi¬ ficavano
un’ironica risposta di “John, al nostro tentativo di castigarlo dei suoi pugni
formidabili ! E il subcosciente di Eusapia che elabora tanto intellettualmente,
ossia con finalità prestabilita, gli ignoti dinamismi di cui dispone?; d)
la suggestione mentale. — Il prof. Porro ha suggerito mentalmente’ a Eusapia di
recare a me alcuni fiori che con altri oggetti stavano sulla tavola ; e subito
io ho sentito nell’oscurità accostarsi un oggetto molle e profumato alle mie
nari. L’esperimento sarebbe, dunque, rieseito: il medium ha avuto per
telestesia la indicazione della mia persona, e dell’oggetto da scegliere e da
portarmi: vi ha aggiunto solo l’atto dell’annusamento trattandosi di fiori e
per una naturale associazione di idee. Qui noi abbiamo, caso mai, un fenomeno
di lettura del pensiero, analogo a quelli di Pikmann, Zaniboni, Bellini, Grassi
ecc. ; niente adatto dello spiritismo ! ; Morselli, j'sicotòfjia t »S//i
rttisniOy T. Tav. L telecinesi® e teleplastie
279 _ e; la ««e del ■tari»; P« -1»» .«■»,
S""“ MeriS che ta tS seduta sulla propria seggiola. Menta cue
io a fenomeno eccezionale, e lo faccio piu ava , f) la percezione
tattile di ima forma barbuta uscita a cortine del gabinetto. - Veramente,
nessuno 1 ha viste^ tanto il Porro ne ha sentito la barba in alto alla
sua des^ Trance, di cui ha raggiunto il grado pru . avanzato (le¬ tico)
talvolta la Eusapia, consentendo all invito dei pre senti eseguisce la prova di
muovere oggetti senza aleun con tatto' Iersera cessata la levitazione, essa si
trovava seduta iS'ca l mètro dal tavolino: stringendo le mie mani con freS
convulso, ha eseguito gesti di “ne 6 di spinta, e il mobile, a ciascuno di questi,
si e mosso ! iè scostato. Altre volte l’Eusapia fa muovere con gli stessi
iresti piccoli utensili (bicchieri, campanello, ecc.), OOTure fa manovrare
piccoli strumenti (p. es. un carillon). Dko laveritó - la parte più
interessante della fenomeno¬ logia Paladini ana è data da questi XsV-
■nHi elementari ma forse racchiudono in sè il germe e la so stanzi di ^ tutti S
altri; sono i più sicuri, perchè avvengono quando Eusapiaèin buone condizioni
di medianità e anche a^hice completa ; sono, infine,! più prodotti da
lei, non spontaneamente ma per invito attlni. Ecco delle vere esperienze: come
dubitarne. La a levitazione Gli Atti dei Bollandoti
attribuiscono a molti Santi la facoltà di “ levitare , nel rapimento mistico
dell estasi . e annali dello spiritismo narrano sollevamenti dal suolo alcuni
medii, di Home in particolar modo, e mai in piena luce. La Eusapia
Paladino non levita che in oscurità quasi assoluta e mai da sola: le è
necessaria la “ catena tiptica , . ossia essa si eleva dal pavimento, per lo
più insieme con la sua seggiola, quando è in mezzo a persone che possano veri¬
ficare il fenomeno mediante le loro percezioni tatto-muscolari. Sulle
percezioni visive, quali possono aversi in una sala de- bolissimainente
rischiarata da una candela posta neU’anti- camera, non c’è da fare
assegnamento. Inoltre, quella cerchia di persone assistenti (e per la
levitazione “ John , esige che non si infranga la “ catena spiritica „) serve
ad impedire la caduta del medio, a sorvegliare che il tavolino non si spezzi
sotto il peso che va a gravitargli sopra, e ad aiutare in ultimo la Eusapia a
discendere e a rimettersi nel suo posto. Rammento tutto ciò per
dimostrare che la levitazione di Eusapia, sebbene straordinaria pel modo con
cui viene ese¬ guita, richiede circostanze tali di tecnica da attenuare assai
la ineravigliosità con cui la si definisce. Ai lati del medio eravamo io
e il prof. Porro : ora, le mie percezioni tatto-muscolari sono esatte, e mi
hanno permesso di sentire la prima volta che Eusapia, dopo avere esclamato mi
tirano , mi tirano! — si alzava in piedi, che poi seguitava ad elevarsi col
corpo in stazione eretta, con le mani nelle nostre (per lo meno con la sinistra
nella mia destra), colle gambe rav¬ vicinate e contratte : arrivata un po’ al
disopra del piano del ta¬ volo, ossia a circa 80 cent. dal suolo, essasi è
portata alquanto alPinnanzi e ridiscendendo è venuta a collocarsi, sempre in
piedi, quasi nel mezzo del tavolino. Dopo pochi secondi, fra esclamazioni di
spavento, ho sentito il corpo di Eusapia ir¬ rigidirsi come se volesse
spiccare, diciamo cosi, il volo: il Porro e il De Albertis affermano di aver
potuto passare le mani fra la suola delle scarpe di Eusapia e il piano del ta¬
volino ; si tenga in mente però che eravamo nel buio quasi assoluto, anche
perchè tutti, stretti in catena, facevamo ressa attorno attorno. Tenendo la
mano del medio io ho dovuto accompagnarla nella ascesa: e istintivamente credo
di avere aiutato, anche pel desiderio del fenomeno, la sua levitazione.
La discesa dal tavolino si è effettuata con lentezza. Ma pochi minuti appresso
una seconda levitazione ha portato Eusapia, con la seggiola su cui sedeva,
nuovamente in alto e poscia in avanti, ancora sul piano del tavolino. Eusapia
si mostrava molto turbata e impaurita del fenomeno, che naturalmente vorrebbe
attribuire ad uno “ scherzo „ dispo¬ tico del suo “ John „ (o di altro spirito
burlone e maligno?!): e poco dopo, sia per la fatica, sia per l’emozione si è
ab- LA LEVITAZIONE DEL MEDIUM 281 bandonata
in letargo, fra le nostre braccia. La sua estenua¬ zione era tale che la seduta
ha dovuto aver termine. 11 Porro, descrivendo il fenomeno, dice che la
Eusapia si è alzata dal suolo “ come se realmente fosse stata tirata da una
forza esterna „ : ma io credo che le nostre impressioni debbano interpretarsi
diversamente. La sensazione che il braccio del vigilatore prova nel momento in
cui Eusapia levita in oscurità, è tutta muscolare e tattile: ossia è sen¬
sazione di posizione e di sforzo. Essendo noi ai fianchi suoi e percependo un
mutamento nella sua collocazione spaziale senza prender visibile appoggio sul
suolo, crediamo che l’alza¬ mento avvenga dal di sotto in su, come se fosse
tirata: ma è evidente che sono le nostre sensazioni, le quali congiunte alla
realtà dello spostamento corporeo ci forniscono l’ele¬ mento rappresentativo
per interpretarlo a quel modo. La levitazione avviene senza scosse, come
se la persona fosse portata in alto lentamente, non però da una forza (leva)
che prenda il suo fulcro al di fuori della persona del medio, bensì come
potrebbe avvenire il trasporto in alto del corpo di un individuo il quale
pensasse di innalzarsi, ^i ha tal¬ volta nel sogno normale la identica
sensazione di levita¬ zione. Quando si sogna di alzarci a volo , non si sente
più il bisogno di appoggiarci su di una superficie resi¬ stente : noi pensiamo
di volare per una facoltà insita nel nostro stesso organismo. Esiste nei centri
del senso muscolare la capacità di rappresentarsi il pensiero del volo mediante
imagini kinestetiche autonome (allucinatorie) : donde la conse¬ guenza, che non
è “ iperscientifica „ , per quanto sia sempre una ipotesi (siamo nel campo
delle ipotesi, non delle teorie I, che anche la levitazione sia la
trasformazione di una rappresenta¬ zione interna del medio in un fatto reale,
lo, se penso di levarmi a volo, mi rappresento d’essere leggierissimo e di
staccarmi dal suolo senza alcuna fatica: e questa rappresentazione fa senza
delle così dette leggi statiche. Nessuna meraviglia, data la ipotesi della
esopsichicità, che tale rappresentazione tanto più si avveri nel suo complesso
durante lo stato onirico, quando i eentri cerebrali funzionano più agevolmente
in modo autonomo (dissociazione), e che si avveri con tutti i caratteri che
avrebbe nella psiche normale, sia sveglia, sia addormentata del medio. Se la
levitazione fosse 1 effetto di uno spostamento esogeno , dovrebbe avere i
caratteri della spinta all’insù: ha per contro quelli di un’elevazione a volo,
come è proprio della imaginazione sognante di pensarla. Non credo perciò
che la questione della levitazione si 282 PSICOLOGIA E
SPIRITISMO, II debba trattare soltanto sotto il punto di vista
fisico-mecca¬ nico, come ha preteso il Fono: si tratta anche qui di ma¬
nifestazioni risolvibili, almeno parzialmente, in un dinamismo bio-psichico. Il
supposto poi che sia un’ “ entità , estranea alla Eusapia quella che l’ha
sollevata, non si appoggia su nessun argomento, tranne la consueta tradizione
spiritica e tranne le esclamazioni auto-suggestive del medio. Allora, perchè lo
spirito la solleva su di una tavola, eseguendo una serie di movimenti così superflui,
mentre potrebbe sollevarla in mezzo alla sala e farla salire, come fa del
tavolino, da sè in aria? Sempre perchè non avvengono, in forza della me¬
dianità, se non che i fatti possibili di cui si ha una idea' una
rappresentazione; e questa viene data dalla individua¬ lità del medio: Eusapia
si levita, cioè, quando pensa di farlo ed è ben sicura di non cadere. Vi
è un’altra riflessione sul contenuto intellettivo di tale levitazione. Essa è
compiuta evidentemente per produrre un senso di meraviglia e di stupore negli
astanti; ed è pur qui una rivelazione del solito amor proprio della Paladino.
Qn al¬ cuno può obbiettarmi : e allora perchè la E. non si alza in mezzo ad una
stanza, in piedi o con la seggiola, a soli 20 o30 centimetri, anziché seduta in
catena a circa 75-80 cent.? < — Ma, evidentemente, perchè nella sua
intelligenza semplice e in¬ feriore (tanto più inferiore quanto più opera nel
subcosciente), essa ritiene che questa prova sia bastevole a convincerci.
Pertanto, un contenuto intellettivo non esiste nella levita¬ zione dei medii:
lo stesso Home, nonostante le sue pretese al “ soprannaturale „, levitava per
fare... del rumore. Levi¬ tano i Santi perchè immaginano di essere attratti
verso Dio; e così il loro alzarsi dal suolo implica l’idea del distacco
dall'impura sfera materiale. Ma un’Eusapia perchè “ levita „ ? Gli annali
spiritistici novellano di levitazioni ben più stre¬ pitose. 11 Pektt narra che
il medium Carlo Williams spa¬ riva, levitando, pel soffitto (?); e la Marryat
avrebbe veduto il medesimo miracolo con la medium Virginia Roberts. Pec¬ cato
che in Amsterdam il Williams e la sua celebre com¬ pagna “ Rita „ siano stati
trovati da un gruppo di fedelissimi “ spiritualisti „ in sfacciatissimo trucco,
mentre con delle stoffe nascoste “ materializzavano „ il fantasma del pirata...
“John King,, proprio lui! E quanto alla Roberts, se quella veduta a sparire
dalla celebre scrittrice inglese è la stessa a effetti fisici ( “ rapping ,
medium) che arrivò in Europa tra le prime dall’America col suo bravo conductor,
un “ Dr„ in mesmerismo e in elettrobiologia, c’ è da prestarci assai
LA LEVITAZIONE DEL MEDIUM 283 limitata fede:
erano gli albori semimitici del nuovo spi¬ ritualismo, e del “controllo „ non
si aveva l’idea che se ne ha adesso. Neppure è esatto che la levitazione
sia in sè tanto perico¬ losa. Anzitutto, la medium è tenuta da due persone,
poiché essa grida, strepita e chiede aiuto quando si eleva e mentre sta sul
tavolo in equilibrio un po’ instabile ; essa prega sempre che “ non si rompa la
catena per non rovinare la medium (!) „. È “ John King „ che parla ; ma questo
“ John „ ha troppi accenti umani di ansietà e di paura, per non interpretare
tali gridi spontanei come la manifestazione dell'istinto di con¬ servazione
della Eusapia stessa. Invero, se si “ rompe la ca¬ tena „ costei potrebbe
precipitare fuori della cerchia ripara¬ trice degli assistenti e farsi
realmente del male. Dunque, anche qui c’è tal contenuto psicologico puerile da
far rien¬ trare il fenomeno (a parte la eccezionalità del dinamismo medianico)
nella più completa normalità. Neppure è tanto straordinario, come ci è
parso nel mo¬ mento della produzione del fenomeno, che i piedi posteriori della
seggiola levitata colla Eusapia fossero fuori del piano del tavolino. Ho fatto
io stesso la esperienza: ora, una volta arrivati sul tavolo (qui non è più in
questione il come ci sia arrivata la medium) si può stare in perfetta sicurezza
con la seggiola mezza fuori, purché vi si stia seduti pog¬ giando in avanti sul
sedile oppure si tenga la seggiola pen¬ dente in avanti. Qui dunque niente “
statica abnorme „ o “ antifisica “ (?): tutto, anzi, rientra nelle modalità
conosciute dell’equilibrio meccanico (potenza, resistenza, leva); e si spiega
coll’elementarissimo parallelogramma delle forze. La levitazione dal
piano del tavolino fu da me avvertita mediante il senso muscolare del mio
braccio che teneva la Paladino e mediante il tatto del gomito che sentì la
seggiola sollevarsi alquanto. Ma dichiaro che il controllo non esisteva più
inappuntabile durante quel breve tempo: 1° eravamo tutti troppo impressionati
dalle deprecazioni del medium che “ la si salvasse 2° eravamo anche, per la
novità e varietà del caso, in uno stato naturale di eccitamento che non ci
permetteva forse di percepire con esattezza; 3" la sensazione
tatto-muscolare è dubbia in molte persone quando non è corroborata da quella
visiva o acustica ; 4° la simultaneità del passaggio delle mani di Porro e di
De Albertis sotto ambedue i piedi del medio, non è provata: il loro gesto può
essere stato eseguito in tempo diverso (pochi secondi) ; 4° potrebbe la
simultaneità del controllo di Porro e di De Albertis essere apparente,
anche perchè nel tentativo di elevarsi dal tavolo l’Eusapia alzasse i due piedi
alternativa- mente anche senza alcun pensiero di fi-ode; 6° io ho tentato lo
stesso controllo colla mia mano sinistra, ed ho sentito il piede sinistro della
Eusapia posato sul piano del tavolo • era contratto dallo sforzo muscolare di
reggerla colà seduta in equilibrio malsicuro, e posso aggiungere che anche la
gamba dello stesso lato era in buona contrazione; 7° la levitazione della
seggiola non è stata controllata pienamente. Rimando perciò m dubbio che giunta
sul piano del tavolo la Eusapia abbia continuato a levitarsi: se ciò è
avvenuto, lo sforzo durò pochissimo, non più di due secondi, se pur
tanto. Si presenta ora il quesito della spesa di energia, adope- rata
dalla Paladino nella levitazione. Il suo corpo pesa circa 60 chilogrammi ; la
seggiola circa 8 e mezzo: l’altezza rag¬ giunta e di 75-80 centim.: si ottiene
pertanto uno sforzo di circa 50-55 chilogrammetri. Per quanto meraviglioso, il
fenomeno è forse di natura diversa da quelli che consistono m spostamenti e
trasporti di oggetti? Il sollevamento del tavolo a pochi centimetri dal
suolo richiede, è vero, sforzi di pochi chilogrammetri ; ma lo sposta¬ mento
del grosso tavolo (effettuato celermente con un piede di¬ namico) avrà
richiesto il tiro di chilogrammetri 20-25 almeno La macchina da scrivere, che
fu spostata l’altra sera di 1 metro e piu m senso trasversale e sollevata di
almeno 50-60 cen¬ timetri, pesa chilogrammi 15: si ebbe dunque uno sforzo psi-
codinannco di circa chilogrammetri 18-20. 1 colpi sul tavolo t battuti aneli
essi da una mano dinamica di Eusapia che li attri¬ buisce ad una burla di “
John „ ) sono fortissimi, certo prodotti con una forza di chilogrammetri 25-30
circa. Orbene, nella levitazione del corpo con la sedia vi è una spesa doppia,
tripla o quadrupla di energia, ma restiamo pur sempre nello stesso genere di
fenomeni: la maggiore estenuazione del medio, dopo essersi levitato, dipende
dalla perdita e tras¬ formazione maggiore di energia. Resta come avvenga
che la Paladino si sollevi da sè. Certa¬ mente, ciò sembra contrario alle leggi
statiche : abbisogna un punto di appoggio negli sforzi tisici : ma nel
dinamismo bio-psichico c e bisogno di ciò ? Data la origine endogena della
scarica che produce a distanza il trasporto di un° og¬ getto e una battuta sul
tavolo mediante dei prolungamenti animici „ dal corpo della medio, può
congetturarsi che, sempre in virtù di codesto dinamismo vitale, si allunghi 1
intero doppio „ tanto quanto è necessario per portarla in SFORZO MEDIANICO
E CONSUMO DI FORZA alto, sia sola, sia con la seggiola. Intanto vi è una
circo¬ stanza che dà da riflettere : perchè la E. P„ una volta giunca sui
tavolo, non si eleva più, oltre pochi centimetri? Non si ha altra spiegazione,
se non che lo sforzo consumato nello al¬ zarsi abbia esaurita tutta l’energia
bio-dinamica di cui essa e capace: e dalla sua caduta Anale, dal suo abbandono
fra ie nostre braccia, parrebbe che cosi si debba intendere Ancora un
interrogativo: se in luogo di un tavolo con un piano a io cent, dal suolo, fosse
disposto davanti al medio un banco a soli 40, avrebbe forse la Paladino la
capacità di elevarsi ancora di quei 35 centim. dal suo livello ? L’esame
del medio dopo gli esperimenti con forti e celeri spostamenti degli oggetti e
dopo la levitazione, mette in rilievo come essa sia affaticata: lo dicono il
suo abbandono, lo stato di letargo, la debolezza muscolare misurabile col dina¬
mometro. Ciò dimostra che i “ fenomeni „ consumano della sua energia organica,
ossia sono una estrinsecazione delle forze esistenti nell’organismo: e cosi
rientriamo, anche per questa porta, nel ciclo della conservazione e
trasformazione dell energia. Pare anzi che la perdita di forza si estenda a
tutti i presenti m una catena : ciascuno, col suo pensiero, anche soltanto inteso
come suggestione come assenso o come aiuto al medium, fornisce un po’ di
energia (lasciando da pai te, come ho detto, gli effetti di stanchezza per la
atten¬ zione, per la veglia, protratta, per la emozione, ecc.). Adunque:
— i fenomeni medianici sono l’effetto di una trasformazione delle forze vitali
od organiche del medium e degli assistenti mediante un processo tuttora
ignorato; essi appartengono perciò alla sfera dinamica del mondo reale dove
tante altre oscurità permangono, non a quella di un mondo uitra-nmano.
* * * Gli esperimenti non riusciti del 26. 1. Non
è riuscito l’esperimento dei grossi colpi sul taro/o perchè sul piano disotto
erano stati messi dei chiodi, intatti era impossibile che la medium si rappresentasse
l’atto di battere- con le mani su quella superficie irta di punte. E non si
spieghi altrimenti l’insuccesso. Certuni fra gli scettici pensano che il
miglior controllo consista in vessazioni al medium, in dichiarazioni
troppo aperte di sfiducia, ecc. Apparentemente Ensapia si dice lieta di tali
controlli di indole meccanica (legatura con funi, chiodi che possono ferirla,
ecc.), ma poi credo che in “ trance „ non giunga a rappresentarsi abbastanza
intensamente l’atto da compiere, perchè l’imagine ne è contrastata dall’altra
del¬ l’impedimento frapposto al compiersi dell’atto stesso. Questa semplice
spiegazione psicologica non sarà causa di stupore, non riuscirà indiscreta se
non per chi viva e opini fuori della psicologia. Ma, purtroppo, quando si
tratta di argomenti psicologici tutti si industriano di emettere giudizi
ritenendo facile di parlarne, massime oggi in cui il dilettantismo psi¬
cologico è divenuto fatalmente di moda. Dico dunque che quel fenomeno non
riescito conferma la verosimile interpretazione fisio-psicologica di molti
feno¬ meni medianici. La affermazione oppostami. “ che le esterioriz¬ zazioni
di motricità(DERooHAs) sono state distinte da quelle di sensitività,, dipende
da un’imperfetta conoscenza della questione. Ogni movimento implica sensazioni
muscolari, tendinee, ossee, cutanee, ecc.; quindi le due esteriorizzazioni non
vanno mai disunite. Quando io penso di fare un mo¬ vimento, lo sento-, ossia
sento tutto il mio braccio a mo¬ versi, a fare uno sforzo, a spostarsi ; sento
sulla mia pelle i contatti dei corpi esterni, ad es. degli strati
atmosferici.dei vestiti. Quindi la “ sensibilità , si sposta insieme con la “
mo¬ tilità „, e questa sempre funziona con quella. Inoltre, quando la E. pensa
a produrre un toecamento (sensazione), lo pensa con un suo movimento. Ecco come
il dare un forte colpo su di un tavolo implica il sentire la resistenza del
piano, la com¬ pressione delle carni, ecc. ; e nell’imaginare di farlo le ima-
gini sensitive si associano alle motrici: ora, se sul piano c’è un chiodo, io
mi rappresento anche il dolore della lacera¬ zione dei miei tessuti, e mi
ritraggo dal pensare al movi¬ mento suddetto. Certi controlli sono, per
questi motivi psicologici, inibi- torii : non c’è bisogno di sospettare del “
trucco „ quando si crea un’inibizione sui processi mentali del medio. La me¬
dianità — se lo ricordino i curiosi e gli incompetenti è di spettanza della
biologia e psicologia, non della fisica e della prestidigitazione. 2.
Anche non riuscì la slegatura delle mani nostre dalla medium, slegatura che
avevamo chiesto venisse eseguita da “ John „. Questo fenomeno è riuscito
altrove: come dunque spiegarsi l’insuccesso di iersera? Forse perchè la
E. FENOMENI SOSPETTI E INIBITI ha frodato tutte le altre
volte, e non ha potuto eludere la sorveglianza attentissima che io e Porro
esercitavamo? Un atteggiamento insolito delle mani e delle braccia della
E mi aveva messo in sospetto. Leggendo ciò che dissero Torelli e oli psichicisti
parigini sui tentativi continui di frode incosciente5 (?) della E., sopratutto
per la sostituzione delle mani mi sembrò in certo momento che essa mirasse (“
inco¬ scientemente „ sia pure) a ripetere quello stratagemma. Av¬ vicinava
adagio adagio le mani da noi controllate, accostava il gomito al mio braccio
(forse per invigilare i miei movimenti di ricerca nel buio?); e però quando io
sentii che si tirava la corda e si tentava di slacciare i nodi, dovetti pensare
al¬ l’inganno. Ancora più sospetto mi fu il toccamento di una mano, che
provenendo dalla parte del Porro giunse a sfio¬ rarmi l’avambraccio, e si
ritrasse subito: ritenni fosse la mano della Eusapia liberatasi dal controllo.
Ma non ne ho la prova, come sempre avviene in queste manifestazioni che succedono
troppo vicino alla persona della medium. In sostanza, il controllo della
legatura neutralizzò l’energia della E., ma non si deve ammettere soltanto che
ciò ac¬ cadde perchè le fu impedito di frodare; c’è la supposizione legittima
che Eusapia non sia riuscita ad entrare in “ trance „ stantechè la immagine
dell’impedimento servì di contrap¬ posto all’esecuzione degli atti medianici
che doveva pensare. Nè pericolosità nè utilità dei fenomeni.
1. Non si producono mai fenomeni che implichino un vero pericolo o danno per il
medio e pei presenti. Anche le percosse (medianiche) hanno sempre un che di
scherze¬ vole e di discreto, che sta in perfetta relazione coll’atteg¬ giamento
psichico del medium: questo non pensa mai di of¬ fendere troppo, di ledere e
ferire eco. gli assistenti. E però i fenomeni di medianità eusapiana da me fin
qui veduti rimangono nei limiti di una conversazione fra persone civili,
riunitesi per essere convinte, per curiosità, o per proselitismo.
Nonostante le migliaia di esperimenti spiritici, siano psico¬ logici, siano
meccanici, non si conosce esempio di fenomeni tragici: gli spiriti dei defunti
sono per lo più moderati ed educati , talvolta burloni, rarissimamente
ostili ai vivi ; mai veri criminali. Di delitti commessi col mezzo dello spi¬
ritismo non se ne conoscono, appunto perchè con la sua tecnica puerile e
bizzarra esso è divenuto piuttosto un di¬ vertimento di famiglia o di circolo
che una nuova utiliz¬ zabile forza individuale e sociale. Vero è che si
discorre di sedute un po’ licenziose, dove * spiriti maligni „ commettono o
dicono indecenze e scurrilità: sarà, nel fattispecie, la scarica di tendenze
automatiche di basso valore morale da parte di certi medii. In realtà lo
spiritismo non ha, nel suo pas¬ sivo, i peccati che almeno i contemporanei
attribuivano al mesmerismo e al giansenismo convulsionario di Saint-Mé- dard, e
che oggigiorno vengono narrati oscuramente di certi famosi “ meetings „
spiristico-occnltistici del Nord- America. Il dott. GiniEiì, nel suo libro Analyse
de s choses, fa gran caso di una seduta al buio, nella quale si sarebbe
rivelato uno “ spirito „ violento e brutale al punto da mettere in peri¬ colo
la vita dei presenti (?). Ho letto con attenzione quelle pagine e non ne ho
avuta davvero una impressione cotanto tragica: direi piuttosto d’averci veduto,
tra le righe, del grot¬ tesco. Quanto al grosso membro virile che uno spirito
bur¬ lone ha fatto sorgere dalla fronte e dal naso della signora Agullana, che
se l’è trovato colassù in una sua fotografia (cfr. “ C..-r. Congrès spirit. „
Parigi), il fenomeno indecente si spiega con le condizioni psicopatiche della
medium. Le battute sul dorso e sulle spalle, i pizzicotti, i cetfoni,
somministrati dallo “ spirito „ irato alla medium o alle per¬ sone della
catena, potranno essere grossolanità (ciò che è in rapporto colla personalità
incolta e fatua dei medium, per lo più donne volgari ed isteriche), ma non una
reazione profon¬ damente sentita del mondo di là sul nostro. La emotività dei “
disincarnati compreso quel bonaccione di “ John King è sempre superficiale, e
conserva in ogni momento l’aspetto di un giuoco o di una farsa persino quando
(ed è grave!) vengono anime di defunti evocate pei presenti. 2. Neppure
un fenomeno utile fu mai dato dallo spiri¬ tismo. Nella sfera puramente
meccanica, non uno degli sposta¬ menti o trasporti di oggetti che potesse
essere utilizzato a benefizio di qualcuno, men che mai un’ indicazione di nuove
forze fisiche per le quali venisse aperta all’umanità in lotta con la natura una
via per lo innanzi ignota ! Nella sfera dei fenomeni luminosi, ad esempio, non
una “ visione „ degna di rilievo, non una invenzione da pareggiare quelle dei
raggi x, dei raggi ultravioletti, della “ luce nera „!... Tutti i
fenomeni medianici sono o inutili, o superflui, al più divertenti ma
sempre con mediocrissimo buon gusto. Ora, questo contenuto idiotesco c
fanciullesco della medianità obbiettiva, che pur sarebbe, a detta di certuni,
la più proficua e promettente alla speeie umana, significa a chiare note donde
viene il dina¬ mismo dei fenomeni: o dalle zone ideative pressoché incolte o
dagli strati inferiori automatici della personalità della medium ! Non
discuto qui della decantata utilità e nobiltà delle manifestazioni
intellettuali dello spiritismo (la Eusapia è un medio quasi puramente
meccanico, e non est hic locus): ma ora¬ mai è risaputo che dalle migliaia di “
comunieazioni „ e di “ messaggi „ spiritistici non ci è venuta una sola idea
nuova, neanche una sola associazione inconsueta di idee vecchie: non dico poi
di concetti filosofici aventi qualche valore !... Tutta la enorme letteratura
del neo-spiritualismo, anche se ammannita sulle “ rivelazioni „ di Sookate, di
Pla¬ tone, di Aristotele, di Dante, di Giordano Bruno, di Bossuet (che gli annali
spiritici avevano fino a pochi anni fa il coraggio di pubblicare, ma che
adesso, per accresciuto pudore, pas¬ sano nel cestino) ; tutta la fioritura
poetica e romantica det¬ tata dagli spiriti di un Pulci, di un Ariosto, di un
Milton, d’un Lamartine e di un Dickens (che si dicono avere dato nuovo sentore
di sé); la stessa vita di Gesù da lui narrata medianicamente (che è stata il “
colmo „ della temerarietà incosciente spiritica), tutto ciò può essere venduto
a basso prezzo sul mercato della produzione intellettuale umana.., salvo le
volte in cui il medium era inconsapevolmente un V iTTOR Hugo, o suo figlio
Carlo, o un d’AzEGLio, o un Flammarion, o una Maria Karadja, o un Tuttle
Hudson, tutte persone dotate di alta mentalità o di speciale coltura. La
dottrina dogmatica dello spiritismo, sia essa fantasticata da un Davis, sia
sistemata pedantescamente da un Allan- Kabdec, sia espressa con maggiore
elevatezza ma non con mi¬ nore confusione da un Moses o da un D’Hkllenbach, di
altro non consta se non di ricalchi e rifritture delle credenze ata¬ viche
animistiche e spiritualistiche, creazionistiche e deistiche, cristiane e
buddistiche, kabbalistiche e romantiche: la filo¬ sofia dello spiritismo è
degna sorella della sua ridicola em¬ pirica, della sua povera teologia, della
sua scolastica cosmo¬ logia. Si fonda tutto ciò in un crogiuolo, che riceva
compia¬ cente tutto quello che vi si butta, e, quale condimento, vi si
aggiungano parecchi grammi di misticismo a intenti vaghi e nebbiosi di
filantropia, di umanitarismo cristianeggiante, di Moi: selli,
Psicologia e spiritismo. intuizionismo orientale: e si avrà il prodotto
di questa no¬ vella religione (parlo dello spiritismo-sistema, magari col suo
inferno e paradiso cristiani!). Una miseria assoluta, che fa sorridere chi s’è
per pochi istanti arrestato sul pensiero gemale, veramente sopraumano, di quei
grandi colossi della umanità “ incarnata „, che rispondevano al nome di Aristo¬
tele, di Descartes, di Kant, di A. Schopenhauer... Val la pena di mettersi in
comunione col mondo dell’Al di là per riceverne un cattivo riflesso di tutto il
peggiore o ingombrante bagaglio antropomorfico dell’al di qua?... Ma
qualcuno spera nella utilizzazione delle forze medianiche: anima nostra,
protestano i neo-idealisti, agirà sempre piu sul mondo e lo muterà a suo
beneplacito... — Che idea! Io dico che, se per movere una seggiola o per
prendere un bicchiere debbo prima diventare un medium, ossia un essere
ammalato, e rinunziare alle mie facoltà naturali di motilità e di senso per acquistarne
delle patologiche, e collocarmi in trance „ con grande sciupìo della mia salute
fisica e con peiditempo indicibile, troverò sempre preferibile restarmene
sveglio e lucido, allungare un braccio anatomico, scaricare alla buona un po’
di corrente entro i miei nervi. La cosa mi nescirà sempre più facile e perciò
più utile. Non nego la possibilità remotissima che le forze bio-psichiche
arrivino a operare gli stessi “ miracoli „ di Eusapia senza tutta quella
preparazione a colorito isteropatico: ma per adesso lo sperare nello
sfruttamento meccanico della energia me- dianica presuppone l’ignoranza delle
condizioni non invidia¬ bile dl cui la medianità stessa costituisce finora la
risultante. Sotto il punto di vista della filosofia, della scienza, della
industria, dell’arte, della morale, cioè del Vero, del Bello e del Buono (con
iniziali maiuscole), lo spiritismo ha fatto bancarotta... prima di aver messo
banco : dirò meglio, non è riuscito a mettere in circolazione che delle monete
di vecchio stampo, e spesso, ahimè, dei valori fuori corso o delle monete di
stagno indorate a rame !... Genova, 27-28 maggio 1901.
yrgrrrr» . -Y-rrrTr rvvvvV'
LA SEDUTA . Lo stato del medium e la sua psicologia.
La seduta del 29 è stata importantissima per la varietà maggiore dei
fenomeni; per la evidente mescolanza di fatti fraudolenti con fatti veridici;
per la dimostrata suggestibi¬ lità del medium e la sempre più scarsa sua
inventiva ; per la condizione di veglia in cui il medium si è quasi sempre tro¬
vato. L'Eusapia non è mai entrata in vero e lungo trance: ep¬ pure. ha
riprodotto quasi tutti i fenomeni delle sedute pre¬ cedenti, tranne la
levitazione sua; e ha prodotto fenomeni nuovi ed interessanti. Ciò mi prova
ancora una volta che il trance, o non è necessario alla produzione dei fenomeni
medianici, o al più è parziale e può essere ridotto a momenti brevissimi, come
avverte anche W. James : certo i fenomeni possono essere effettuati e ripetuti
in veglia ; qualche scet¬ tico direbbe, imitati a perfezione fino ad
ingannare. a) Nel 1° caso la cosa è assai grave sotto qualunque
punto di vista: anche sotto quello fisio-psicologico, confesso che mi riesce
quasi inesplicabile. — Allora, dove andrebbero la disgregazione della
personalità e l’attività automatica del ■“ subliminale „ e via via tutte le
ipotesi esplicative di ca¬ rattere fisio-psico-patologico ? . Ma la cosa mi
sembra ancora meno chiara e logica per lo spiritismo : dunque , gli
spiriti vanno e vengono senza occuparsi di ciò che si passa nella medium ? E
allora, perchè non lo fanno sempre, rispar¬ miandole tempo, fastidi, malessere,
patemi morali, stan¬ chezza e attacchi neurosici? b) Nel 2° caso rientriamo
invece nella sfera compren¬ sibile sopratutto dai medici psichiatri, i soli
competenti. — Io penso che dopo un certo numero di sedute costituenti un
allenamento, si svolga nel medium la facoltà di passare ra-. pidissimamente, e
per brevissimo tempo, in estasi, cioè in I quello stato
psichico abnorme che gli è necessario ( « trance ) Sarebbero come delle
“assenze, istero-epilettoidi provocantisi con piu agevolezza quando i centri
nervosi si sono T disintegrarsi Oltre all’esempio dei fugaci parossismi dìe
ci h!«n?V»tte 6 neUr0'pS1C0SÌ ln cui c’è uno stato affine (mor¬ boso)
della coscienza, cioè la epilessia e l’isterismo — esempio che ogni
alienista ha campo di vedere ad o-ni momento - abbiamo il fatto che le stesse
neuro-psicosi offrono talvolta stati psichici apparentemente vigili, in cui per
contrario esiste il più completo sonno della coscienza superiore Tale è il e
i-o del sonnambulismo per isteria, eco. T Ma non usciamo — se si
vuole - dallo “ spiritismo 0 che nell elementarissimo dei suoi fenomeni, nella
scrittura deH ,1?!! t?C t’ n0,‘ C ® 10 s.tess0 notissimo, evidentissimo
latto della disintegrazione parziale di personalità, anche quando la coscienza
de lo scrivente sembra sveglia? I medium psico^rafì le pnme v°lte sono
costretti a concentrarsi, a chmdero t porte dei loro sensi, a sfuggire ogni
impressione esterna a cadere in una assenza „ volontaria della coscienza - ma
noi coll esercizio arrivano ad operare da medium scriventi (“ a scrivere sotto
la dettatura o con la guida degli spiriti , i„ istato di veglia: la mano va
dove deve andare, automati¬ camente, per suo conto, quasi fosse staccata dal
corpo intero del medium e avesse acquistata esistenza autonoma. Cosi
avviene, certo, nella Eusapia dopo alcune sedute Si forma anche in lei
l’allenamento, non già perchè essa ne abbia bisogno (sono convinto che sino
dalla prima seduta ' !‘a serie Potrebbe produrre fenomeni senza cadere in
vero j'?l’Ungat0. tr.ance ) ma perchè la sua medianità si o-iova delle
energie psichiche degli astanti; e perchè le sembra più \n w\ di gente
nuova, procedere a gradi e perchè vuole prima assicurarsi dell’annuenza e
indulgenza ( omogeneità ) di coloro con cui opera; e perchè la tradi .ione de.
circoli psichici esige il • trance J lungo e eomSeto ed essa 1, accontenta, in
quanto il suo “ sonno f è volontario' spettacoli PS1C0 0g-a della E‘ P-
d] iersera è stata per me spettacolo ancora piu interessante dei suoi stessi
fenomeni (ormai abbastanza monotoni e stucchevoli!). Sveglia sempre salvo
forse negli accennati momenti di disintegrazione rapida’ essa ha rotón produrre
determinati fenomeni, e li ha pro¬ dotte Piu spesso che nelle sedute precedenti
la sua volontà sceglieva gli oggetti da spostare, i contatti da provocare i
movimenti da indurre, ecc., ecc. Assolutamente non è vero che, LA
VOLONTÀ DEL MEDIUM la volontà cosciente della medium
sia estranea ai fenomeni : I lio già detto altra volta, ma la prova di iersera
fu la mi¬ gliore perchè durt> tutta la serata ; I’Aksakoff ha torto. —
Abbiamo, dunque, una simulazione? Chi ha visto una isterica anestesica in
tutta la metà si¬ nistra, ad es. , dichiarare di non avvertire i contatti e le
puntute, e poi, opportunamente distratta dalla sua mano ane¬ stesica, fare
movimenti di difesa contro le punture (espe¬ rimento classico dello Charcot), è
tratto, se non è psicopa¬ tologo, a dirla una simulatrice: invece non è
simulazione cosciente, ma fatto di disintegrazione della coscienza. Leg¬ gere L
automatismo di Janet per poter parlare, con cono¬ scenza di causa , di ciò che
noi psicologi intendiamo per disgregazione della personalità! La
simulazione (che è la terza possibile spiegazione del manifestarsi dei fenomeni
senza “ trance „ vero e proprio) può evocarsi per vani di essi, non per tutti.
Iersera, con buona pace dei miei colleghi di gruppo che pensavano di¬
versamente, io sono convinto che alcuni fatti fraudolenti si mescolavano in
proporzione maggiore del solito coi veridici. E il come lo dirò più
innanzi. L intervento della volontà del medium nella fenomenologia
spiritica compromette assai la veridicità di tutti i fenomeni. Una volta che
questi avvengono quando la medium li vuole, è chiaro che la loro produzione
spontanea risulta meno si¬ cura. Non parliamo della volontà estranea di uno
spirito, chè qui, dopo le tante esperienze di iersera, volute, ovvero
presentate preannunziate e preparate, anche accettate pas¬ sivamente per
iniziativa nostra, sarebbe assurdo. Era la vo¬ lontà nostra che agiva mediante
quella del medium ! Già prima della seduta la Eusapia Paladino ha
annunziato un probabile “ apporto „ : a metà della seduta, ad un tratto, con
una ingenuità che non onora la sua intelligenza, ha preteso che io, proprio io!
le sondassi le tasche e i vestiti, e poiché non ho ceduto a tale invito, 1’ ‘
apporto „ non è venuto. Dico “ poiché „, per il motivo semplicissimo che un
apporto che si preannunzia con questa teatralità farebbe nascere il sospetto
anche in un cieco-sordo. Piu che mai iersera si è visto che i comandi del
più luce, del meno luce, ecc., sono dati per il volere della medium quando le
conviene: la oscurità, per preparare un feno¬ meno di contatto
(materializzazione di mani), o per eccitare la curiosità e la attesa dei
presenti ; la semioscurità, o, meglio dirò, il semplice chiarore dalla porta
dell’ anticamera, per produrre illusioni visive di ombre e fantasmi- — ia
piena luce quando si tratta di fare constare un fenomeno Sead?ume °’
S°PratUtt° " è StrM0 0 lusinghiero per H Quel “ luce!, luce /„
(cinque colpi tintici) chiesta scamente ogni volta che la cordaci slacdiva e f
annodava' SULtavolino trasportati, o che li potevano vedere
atteggiamenti stravaganti del medium e dei due controllori, mi faceva nascere
-Iodico francò - ver™1"16'10 dl d,1Spett0 yerso tanta fatuità, e un
po’ di 118 JZr ^ ,CLe d0VeV° esPrimere meraviglia non sen¬ tita emettere
esclamazioni di finto stupore t simili ' Mi sembra avere notato che anche
in altri compagni si sveUa- sornrf S ®s Sl ra°cofb tan^0 che Je
espressioni obbligatorie di soi presa, con cui si applaude il bravo u Tnltn
^ « i.,- feT «z: w S^ÈriaTiE pe"trsff „r T8li"“. 1W
Won dico ciò se non per una sincera dichiarazione delle di1^""^fS10n1,PrrSOnali-
Mai’ c°me iersera, i fenòmeni me- « Jolm dUl° a“n° aVnt° tUtta
1,esteriorità dei ffwocfn. John, era come un prestidigitatore puerilmente
verifi030 C le’ °perato lo scambio dei bussolotti, dolesse far aTmeZ-Per
T presenti che i bussolotti s^no sempre gare i? “ en°HnS °-df pr.lma- .
Questo antropomorfismo vol¬ gare in entità spirituali „, ,n « intelligenze
occulte ne fiale Sae se «JohnVmi° “i Sempre pÌÙ 11 iivel,° mteilet- ® ?e
. , Klng„ litt vissuto ed ha avuto un aual- ‘ , sociale, o era un imbecille
allora, o lo è divenuto “ Toev q d^P° mi°rt0' Ma ha dei collegbi nell’Al
di là - anche scrive fra feì;vamSf!nt°'Pnda ^’^uton, s’affannava a avagne
. Il vostro medium è sincero „ ! La suggestività del medium.
g o abnorme, con una antica lesione (traumatica) al capf, isterica,
probabilmente anche epilettica; ed è ipnotizzatole e suggestionabile. Da ciò la
origine esteriore suggestiva di gran parte dei fenomeni medianici che E. P.
produce : forse, se si avesse il mezzo di rifare tutta la storia della sua media¬
nità fin dal principio, si vedrebbe chiaro che la intera sua fenomenologia
rispecchia la coltura spiritica del Damiani, del Chiaja, del Capuano e degli
altri credenti di Napoli! 2. La suggestibilità della Eusapia Paladino,
oltre a manifestarsi fuori delle sedute (non ne ho sufficiente cono¬ scenza per
prove mie, ma fu dimostrata, se non erro, da Rioiiet e da Ochorowiozì, si
rivela in più modi durante le sedute, come già avvertirono De Fontbnay, De
Rochas, G. Bois, Sohbenck-Notzing, ecc. a) col soddisfare i desiderii manifestati
per lo innanzi dai presenti: i fenomeni
si producono generalmente in conformità di quanto chiedevamo la sera prima o le
facciamo sapere al suo arrivo ; più visibilmente però adesso, dopo al¬ cune
sedute, che non prima: e questo accade per la solita ragione che si deve creare
una certa armonia nella condizione fisio-psichica dei formanti la catena o il
gruppo; b) co\V eseguire esperimenti mediante gli oggetti portati o
disposti opportunamente da noi: — iersera, ad es., un tamburello, due anelli,
un dinamometro da me deposti in mezzo al tavolo, dettero luogo a varie
manifestazioni media¬ niche, sempre in causa della povera inventiva della
Eusapia, che aveva veduto con piacere il mio gesto: ella mi era ri¬ conoscente
di porgerle del “ materiale da lavoro „ : c) coll eseguire fenomeni
chiesti durante la seduta: — questo accade in più limitata maniera e sol quando
si tratti di fenomeni semplici (trasporto di oggetti, toccamenti, luci). La
apparizione di mani medianiche visibili e luminose non si è potuta finora da
noi ottenere in sei sedute: tuttavia so che la cosa accadde dopo che fu
domandata ; d) co W eseguire fenomeni in rapporto ad affermazioni fatte
dai presenti, anche senza espresso desiderio di eccitarne la produzione. — Io
ho, ad es., detto ad alta voce che avevo sete, e pensavo in quel mentre alla
bottiglia d’acqua posta sul tavolo grande, riflettendo però che per esservi
stato a bagno dei fiori, l’acqua non era più bevibile. Dopo un po’ di tempo ha
avuto luogo il trasporto della bottiglia sul tavo¬ lino davanti a me; dunque,
io avrei suggerito alla Eu¬ sapia di fare questo trasporto di oggetto; e)
colV eseguire fenomeni pensati dai presenti, in eondi- zioni tali da lasciar
congetturare una “ suggestione mentale NeH’esperiraento or ora citato
la suggestione (di portarmi da bere) è stata mentale solo apparentemente. È
vero che si è spostata la bottiglia cui avevo pensato, ma è vero pur’anco che
avevo detto ad alta voce di avere sete: ora, l’acqua era il solo liquido che
potesse soddisfare quel mio bisogno e alla portata del medium. Questa ignorava
che nel salotto vicino c’erano copiose bevande rinfrescanti e non “ apportò
quelle ! Ad ogni modo, non nego la possibilità della sug¬ gestione mentale :
dirò che anche questa volta non è provata. filmane l’altro fatto che il
tavolo abbia battuto 11 colpi due volte, quando il cap. De Albertis stava per
andarsene : tatto nel quale si potrebbe vedere il risultato di una tras¬
missione di pensiero. Ma ciò non pare : il De Albertis aveva già detto ad alta
voce che partiva, la cosa era anzi stata ripe- uta da me e da altri, e soltanto
dopo si sono avuti i “ sa- uti „ del tavolo al partente. Niente suggestione
mentale rispetto all atto ; e neanco percezione supemormale dell’ora, che non
era, è vero, stata preannunziata dal capitano, ma eie ormai si poteva, per
l’indugio suo, imaginare arrivata, li tatto si riduce semplicemente, per me, ad
un saluto del tavolo a chi aveva annunziato di partire. f) Alcuni
fenomeni, se non sono effetto di premedita¬ zione consapevole (del che io ho
qualche dubbio), lo sono d’o«- tosuggestione. — Ad es., il complicato fenomeno
“ spiritico „ dello slacciamento (al buio) dei nodi da me fatti al medium
dietro suo espresso desiderio, e poscia dell’ allacciamento due volte compiuto,
nell’oscurità, di nodi colleganti prima me alla medium sola, in sèguito noi due
alla seggiola della signoiina Bey, mi ò sembrato una serie di autosuggestioni,
(esprimo il giudizio più benevolo per Eusapia). La legatura a mio polso segnava
infatti una simbolica rappresaglia al controllo che io avevo voluto legando il
medium ; ma tale controllo specifico era stato chiesto insolitamente dalla Eu-
sapia Paladino. Dunque, o “ John „ si è lasciato guidare nel produrre 1
fenomeni dal fatto iniziale di quella lega¬ tura, e rientriamo nella serie
delle suggestioni: — o “ John „ non altro è se non un simbolo sotto cui si cela
la intenzio¬ nalità del medium che vuole e premedita un fenomeno ; ed alloia
siamo purtroppo nel dubbio (già manifestato in pro¬ posito da altri sperimentatori),
che tutta la manovra dei nodi e snodamenti e riallacciamenti sia intaccata da
frau¬ dolenza! I fenomeni della seduta del 29. Furono su per
giù essenzialmente i soliti, variando solo nella modalità esteriore. a)
Moti, oscillazione, sollevamenti del tavolino, che io dirò anorganici o
alogici. Non mi consta, in proposito, che questo ed altri fenomeni
fisico-meccanici accadano prevalen¬ temente da un lato di Eusapia; secondo il
Porro, sarebbe il sinistro. Ma in realtà, la fenomenologia Paladiniana è così
disforme da sera a sera sotto questo riguardo, che non oserei accordarmi
coll’esimio astronomo. A me è parso sempre che la Eusapia badi piuttosto a chi
deve convincere ; e se questi è il vigilatore di destra, i fenomeni avvengono
preferibil¬ mente da quella parte ; se è quello di sinistra . viceversa.
b) Movimenti intenzionali del tavolino sotto forma di “ tiptologia „. Avverto
qui che i cinque o sei segni conven¬ zionali di Eusapia non sono sempre quelli
consacrati dalle tradizioni spiritiche, ma su per giù è oltre mezzo secolo che
i ta¬ volini “ parlano , bussando. Ho notato iersera che il linguaggio tiptieo
tanto più si semplifica, quanto più il nostro gruppo è adusato ai fenomeni
medianici della Eusapia. Oramai in¬ terpelliamo poco il famigerato John e,
voglia egli o no, lo costringiamo tutti, spiritisti ed antispiritisti, a fare
un po’ la nostra volontà. In gran parte oramai siamo noi che de¬ cidiamo dei
fenomeni : ed è in questo senso che facciamo degli “esperimenti,. Come nella
lettura del pensiero non erano il Pikman nè il Dalton che operavano, bensì le
loro guide, così qui 1’ Eusapia, esaurito il piccolo e meschino programma delle
sue “ manifestazioni , spontanee, si trova sempre più alla nostra mercè.
Vedremo nelle ultime sedute se essa è capace di darci altri fenomeni veramente
spontanei, o se non saremo sempre più noi, i componenti del gruppo, che dirige¬
remo “John, e lo obbligheremo a contentarci, alimentandone la scarsa
imaginativa e facendone, fino ad un certo punto, un nostro servo di scena. Spostamenti
e trasporti di oggetti. Ho già detto come essi avvengano quasi solo per oggetti
messi attorno alla medio: l’azione a distanza di costei sulle cose circostanti
finora mi consta cessare ordinariamente a metri 1-1,50 (la cosa fu
già asserita da altri). Lo spostamento più forte si ebbe pel pianoforte e per
la bottiglia dall’acqua, ma ambedue non si trovavano più lontani di m. 1,80.
Gli oggetti messi sul tavolino o dentro al gabinetto (sedia, tamburello,
anelli, ca¬ rillon*, ecc.) sono sempre i più soggetti ad essere trasportati.
<ÌJ Snodamento ed annodamento di una corda. — Ho detto come l’allacciamento
della Eusapia alla seggiola sia stato tatto dietro sua domanda : ciò mostra che
si preparavano fenomeni (uno scettico impenitente direbbe “ un giuoco „ !) in
codesta nuova situazione. Lo snodamento ha avuto luogo in due tempi, prima a
sinistra dalla parte della sig.‘ Rey, poi a destra dalla mia parte. Il
riannodamento attorno alle mie dita e al polso destro della media, poi attorno
al mio polso, al polso sinistro della media ed allo schienale della seggiola
della signora Rey, è stato veramente ammirabile per la precisione dei nodi,
.tuttavia, essendosi effettuato in piena oscurità esso mi è parso intaccabile,
ossia non del tutto privo di dubbii. Dirò che la “ mano invisibile „ che mi
allacciava era leggiera e piccola: ne sentivo solo le dita ed erano dita umane,
umanissime. Io non sono ancora riuscito a sentire mani “ gelide „ nè mani “ più
calde „ delle nostre, come altri attorniano : le differenze morfologiche delle
mani mate¬ rializzate che toccano fuori del solito riparo delle tendine nere,
risiedono soltanto nella grossezza loro, nella delicatezza o rozzezza dei
toccamenti, nell’agilità delle dita, ecc. e) Toccamenti, solleticamenti ,
ecc. Anche qui io ho sug¬ gestionato almeno tre volte John: parlando di
solletico, mi sono fatto fare il solletico nella schiena, nel poplite
(due volte), nella gamba . Un’altra suggestione abbiamo fatto io e
Porro dicendo che i piedi e le gambe non ci venivano mai toccati : poco dopo io
mi sono sentito atterrare la gamba sinistra, e premerla, e soffregarmela alla
superficie posteriore fino alla metà della coscia sinistra. Evidentemente era
una mano dinamica (a controllo sicuro), ma si era formata là sotto dopo
l’espressa volontà nostra che si formasse. f) Luci. — Queste erano state
chieste già da noi più volte, e “ John „ aveva promesso tiptologicamente di
soddisfarci. Le luci dipendono, dunque, anch’esse da un’azione fisiopsichica
collettiva ? Mai come allora eravamo tutti desiderosi di veder fenomeni luminosi.
Ora, la nostra azione si riduce soltanto a suggestionare la medium perchè operi
medianicamente in un dato senso? oppure il desiderio e l’attesa non fan che
preparare i nostri sensi a percepire una data qualità di fenomeni ? Mi pare
che, oltre al tipo mentale dei percipienti, favorisca le percezioni una
specie di stimolabilità latente 0 preparatoria dei singoli centri percettivi:
il fatto è che Eusapia, non solo ha soddisfatto il nostro desiderio, ma eravamo
anche avvertiti da un “ personaggio invisibile „ dove le luci si producevano,
affinchè dirigessimo colà i nostri sguardi. Per tre volte con toccamenti
chiarissimi, intenzio¬ nali, come di uno che stesse vicino a me, mi si è fatto
“ segno „ di guardare prima davanti a me, poi a destra, poi a sinistra; e a
sinistra finalmente ho veduta una “ luce I fenomeni visivi son quelli che
più agevolmente si pre¬ stano alla tesi popolare dell’allucinazione. Debbo
pertanto dir qui le ragioni per cui reputo che le manifestazioni lu¬ minose
diiersera non siano state allucinatorie, e sopratutto non effetto delle pretese
“ illusioni sensoriali collettive 1° perchè soltanto alcuni dei presenti, non
tutti, hanno visto le luci allo stesso posto in cui io le distinguevo; 2°
perchè la in¬ dicazione misteriosa fattami due volte inutilmente (non già per
mancanza della produzione luminosa, ma pel mio ritardo a distinguerla in causa
della miopia) implicherebbe allucina¬ zioni combinate di altri sensi, del
tattile e del muscolare col visivo, il che non è ovvio supporre; 3° perchè Eusapia
ancora sveglia mi aveva preannunziato il fenomeno, ed io stavo bene in guardia
sui miei sensi. Se non che, ecco nascere il dubbio di un’allucinazione,
non più spontanea per “ attenzione aspettante „ , bensì sug¬ gestiva e, quel
che è più, veridica. Sono quelle percezioni lu¬ minose di origine indotta, da
suggestione? Ossia è la Eusapia che esercita sui centri cerebrali dei presenti
un’azione capace di svegliare sensazioni di luce V Non escludo questa possi¬
bilità, che del resto farebbe rientrare la “ telefania spiritica „ nella più
completa sfera fisio-psicologica (fatti consimili si osservano tutti i giorni
nella ipnosi): ma non credo di accet¬ tarla. - Anzi tutto, io non ero in istato
di suggestibilità da parte della media: questa è suggestionabile da me, ma io
non lo sono da essa ; di noi due l’agente sono io, la paziente è la Eusapia, e
così per tutti forse i presenti. — In secondo luogo, io ero in uno stato
antagonistico di credulità. Colle mie ricerche del 1891 ho dimostrato che per
credere bisogna essere disposti a credere ; se no, si è scettici. - Terzo : le
luci sono state diverse questa volta dalla prima. L’altra sera vidi delle *
luci „ a mo’ di lucciole, giallognole, vivaci, circoscritte nettamente, senza
aureola, senza radiazioni ; ieri sera ho visto due luci (dirò cosi)
fosforescenti, larghe come una moneta da 2 franchi, tonde, a contorni indecisi
e sfumati, massime la seconda, pallide, un po’ più condensate nel centro,
meno intense alla periferia, a un di presso come si raffigurano le nebulose nei
libri di astronomia con un nucleo che sta per solidificarsi ed una zona
periferica ancora gazosa. Le luci sono comparse alla distanza di circa m.
1,60 da me, a sinistra, un po in alto: andavano lentamente dalla mia destra
verso la sinistra, descrivendo una traiettoria obliqua. La seconda la vidi meno
chiaramente e fuggevolmente: la prima per contro ebbe la durata di almeno 3-4
secondi, e mi parve che avesse anche una specie di palpito, a mo’ di movimento
piotoplasmatico. La diversità delle luci da me viste in due volte denota che
non sono allucinatorie: perfino lo stento con cui le percepisco è prova della
loro esistenza reale. Codeste “ telefanie „ non hanno significato
intellettivo, nè forma definita, nè ragioni “ spirituali „ o “ animiche „ ; evidentemente
si produssero per volontà di Eusapia, ed in conformità dei nostri desiderii a
lei espressi vivamente. La successione di “ luci „ in un dato momento della
seduta, e non in un altro, non prova, secondo me, che sia necessaria una
condizione fisiopsichica speciale inconscia (subliminale) del medio : in quel
momento la Eusapia era rivolta conscia- mente con la sua attenzione alla
provocazione di luminosità visibili, tanto vero che le preannunziava; dunque,
l’atteggia¬ mento psichico involontario della Eusapia (l’estasi medianica) non
è condizione determinante necessaria di esse. g) Spostamento dell’ indice
di un dinamometro. Questo strumento da me recato al Circolo Minerva ha
occasionato vani fenomeni, agendo da eccitatore: mi fu dato in mano più volte,
mi fu messo in tasca, gli fu mutato il posto del- 1 indice, e sempre da agenti
invisibili; ma io ho la ferma convinzione che sulla molla dello strumento non
fu eseguito nessuno sforzo di pressione, solamente fu spinto l’indice ai vani
punti che io dovevo poi rilevare col tatto, al buio. Questo esperimento è stato
per me tutt’altro che convin¬ cente, e mi tocca confessare che nell’insieme ne
ho avuta limpiessione di un inganno; al più potrò concedere che sia fenomeno
spurio, e più avanti ne dico le ragioni. h) Fantasmi. La Eusapia, che
parea perfettamente sveglia, mi ha nuovamente voluto far sentire e vedere
quelle materializzazioni a forma più o meno umana che diconsi fantasmi „.
Ora che li ho visti e toccati sono ancora più scettico di prima circa la loro
natura spirituale (“anime di defunti „). Dedico loro un paragrafo. Le
forme materializzate. 1. Il primo fantasma, è apparso veramente davanti a
me, ed è stato formato nel solito modo. Dopo che E. mi avea date ambedue le
mani (si noti che tale atto permette l’inganno perchè cessa il controllo dal
lato sinistro, e certi medii, con un giuoco sapiente di contatti, sanno far credere
al control¬ lore di destra di tenere le due loro mani, mentre ne hanno serbato
libera una), visibile al chiaror della porta dell’anti¬ camera è comparsa
un’ombra nera e opaca avente la forma bizzarra di una grossa testa di caprone,
il cui muso allungato andando a sfiorare la faccia del signor Scbmolz, seduto
vi¬ cino a me, gli ha dato l’impressione di una barba. Questa “forma,,
stravagante era forse la mano sinistra della Eusapia che, coperta dalla tenda
nera, si protendeva nella pe¬ nombra fino al volto di Schmolz? Non lo credo,
per il suo stesso contorno e per la sua grossezza. E allora, era forse un
prolungamento medianico, che assumeva quell’aspetto ingannevole? In tal caso
avremmo un fenomeno spurio; ossia una produzione animica reale, ma per condurre
ad una inter¬ pretazione illusoria. Ad ogni modo, nessuno ha insistito,
contrariamente all’uso, sulla apparizione; e questo mi fa supporre che gli
altri abbiano condiviso i miei dubbi. 2. Una mano nera che ho veduto
avanzarsi, sempre dalla sinistra del medio, col pollice in alto e le dita
minori in basso, era una sinistra: si può chiedere perchè, a meglio con¬
vincermi, non sia venuta una mano destra? 0 quell’appa¬ rizione di una forma
materializzata e opaca di mano, era una frode, ma questo è escluso dal
controllo; oppure era una mano dinamizzata della media, il che è ipotesi più
ve¬ rosimile che non quella di attribuirla ad un altro essere collocatosi nel
corpo stesso di Eusapia. Il contatto d’una barba. La Eusapia, di cui
facevo il controllo di destra, dopo avermi annunziato colla solita teatralità
ingenua, che alla sua destra c’era “ un uomo e dopo di avere emesso
esclamazioni (molto esagerate) di paura, mi ha invitato a reclinare la testa
verso la mia spalla sinistra: e in verità ho avuto così la sensazione di una
certa quantità di peli, o qualcosa di simile, che mi sfiorasse la fronte e
il sincipite. Ma dubitai che quei contatti derivassero dai capelli della Eusapia,
la quale in quel momento incli¬ nava la sua testa sulla sua spalla destra. Si
noti che era¬ vamo al buio! Quando ho detto che era “ una barba fine ■come
capelli „ (Ilio detto ad alta voce intenzionalmente!), Una “
materializzazione „ in forma di strana apparenza da me percepita. [Questa
figura, al pari di tutte le altre disegnate appositamente pel mio libro da A.
ilerisso, ha lo scopo precipuo di porgere rimaglilo sintetica, approssimativa,
dell’ambiente medianico: la si deve guar¬ dare wr ciò da una certa distanza,
affinchè i tratti del disello si fondano insieme]. Eusapia non ha
fiatato: ed il fenomeno non si è più ripro¬ dotto. E poi, come curioso, e come
rispondente ai bisogni della “ prova è il comportarsi del piccolo * Uomo
invisibile „ che spinge innanzi la sua “ barba , quando Eusapia e il vicino
accostano mutuamente le loro due teste! fenomeni su cui esiste
dubbio 303 Q • , ji osto per un cenno sulle
esclamazioni, depreca¬ tole lamentele di Eusapia quando le deve accadere qual¬
cosa di strano. Le sue voci e la sua mimica sono siimi, per . „„
ftcarrerazione, per isolamento da altri movi- Espressivi inimici riflessi, a
quelle delle isteriche che si¬ mulano un accesso, e sopratutto a quelle degli
ipnotizzati, “more compiacenti verso chi loro suggestiona delle alluci- n /ioni
terrifiche. Esse hanno un che di superficiale, che Rvesrlia nell’uomo dell’arte
l’impressione della loro natura finta e simulata. In esse trovo analogie con le
sciocche espressioni resentàtive di certi artisti drammatici dozzinali: si
sente, cioè che non sono “ sentite „, che stanno a fior di pelle. Io
analizzo freddamente i fenomeni, esamino con scrupo¬ losa e affaticante
attenzione tutto quello che fa o dice la media, nè mi lascio ingannare dalle
apparenze. Certo, tale analisi non è facile, ma chi ha vissuto, come me,
ventisette anni in mezzo a soggetti di cui bisogna studiare ogni mi¬ nimo
atteggiamento, gesto, moto iniziale, parola e segno grafico, acquista alla fine
tale esperienza della fenomenologia elettiva degli stati psichici che difficilmente
gli sfuggono le simulazioni e le dissimulazioni. E tra altre cose la Paladino,
anzi che furbissima come gli increduli la ritengono, è in¬ genua anche nel
simulare. Fenomeni sospetti, . o interpretabili non
spiriticamente. Giudico che siano intaccati da grave sospetto i fenomeni
se¬ guenti avvenuti a me iersera (sulle percezioni isolate degli altri consoci
non intendo dare giudizio) o anche avvenuti per tutti, ma interpretabili con
piena e assoluta indipendenza di criterio: a) le apparizioni del
fantasma-caprone e della mano opaca. — Questi due fenomeni visuali, se non sono
stati del tutto fraudolenti, consistevano per lo meno nello sfrutta¬ mento di
fenomeni medianici più semplici (avanzamento della cortina nera, prolungamento
psico-dinamico non formato), che furono fatti poscia percepire e interpretare
come “ ap¬ parizioni spiritiche „. Riguardo al profilo, la sua stessa con¬
formazione sembra provarmelo: percepito nella mezza oscurità, epperò senza
contorno deciso, un rigonfiamento di stoffa attorno ad un arto “ fluidico „ può
dare quella im¬ pressione visiva. Riguardo alla mano nera, forse io stesso nel
percepirla ho completato colla fantasia le linee imper¬ fette di un
prolungamento qualsiasi esopsichico: qualcosa, a codeste percezioni labilissime
e incertissime, aggiunge sempi-e l’automatismo associativo o sincretico dei
nostri centri di imagiui. Più rifletto, fuori di seduta, a questa possibilità,
e più mi pare cosa verosimile; b) il trasporto di molti oggetti deposti
sul tavolino, — fra cui il dinamometro che mi fu messo nella tasca esterna del
petto : io ero a destra del medio, e senza un controllo se¬ verissimo della sua
mano sinistra, che era affidata alla si¬ gnora Rey, non oso dire che tale
mutamento di posto dello strumento sia esente da dubbio ; c) la barba
fluidica : — come ho detto, io sospetto che la Eusapia abbia prodotta in me
tale sensazione colla sua testa reclinata: la situazione della presunta “ barba
, corrispondeva nello spazio (al buio) precisamente al posto cui la testa della
media poteva arrivare ; d) gli spostamenti dell’indice del dinamometro :
— dico a bella posta * spostamenti „ perchè non v’è prova di sforzo operato
sulla molla. Questo esperimento è avvenuto quattro volte : nella prima,
l’indice fu avanzato fino all’ultimo grado della scala, a 150 chilogrammetri
(?) ; nella seconda, fu spinto tino a circa 100 chilogrammetri ; nella terza,
fino a 30 ; nella quarta fu lasciato a zero. Evidentemente la successione dei
presunti sforzi dinamometrici non è stata che una voluta dimostrazione dell’ “
Intelligenza occulta „ : nella stessa sua regolarità si vede la suggestibilità
della media, che si ri¬ cordava come io avessi narrato di altri sforzi
consimili pro¬ dotti medianicamente. L’esperienza , in prima, parvemi so¬ spetta,
perchè il controllo delle mani del medio lasciava forse, in quel momento, a
desiderare. Ma da questo lato, credo di poter escludere che sia stata adoperata
da Eusapia la mano sinistra, che non può dare lo sforzo di 100 lcgr.
Esclusa la frode, rimane la spiegazione di un fatto spurio; ossia il
dinamometro ha potuto essere afferrato da una mano dinamica del medio e il suo
indice spostato a piacere col dito, perchè disgraziatamente è allo scoperto: e
ciò senza pressione sulla molla. Ora la Eusapia da molto tempo conosce com’è
fatto un dinamometro, e sa metterne a posto l’indice. Dunque, può essere
insorta in lei la rappresentazione del semplice moversi dell’indice, come può
esserci stata quella AZIONI DEGLI “ INVISIBILI dello sforzo. Però siccome
Eusapia era sveglia e il suo si¬ stema muscolare non ha rivelato sensibile
contrazione, come avviene sempre quando essa deve medianicamente eseguire
sforzi intensi i parziali ), così ritengo che la pressione sulla molla non sia
avvenuta. Se la Eusapia cade a terra spossata e geme e suda quando le tocca
eseguire sforzi di soli 18 a 25 chilogrammetri (la macchina Barlock trasportata
e il tavolino levitato informino), quale esaurimento non avrebbe do¬ vuto
iersera mostrarci dopo avere assommato nientemeno che tre sforzi di 150 11 00 j30
280!! Adunque si è avuto lo spostamento degli indici per contatto in iscala
discen¬ dente onde dare al fenomeno l’apparenza di una prova di
medianità. Non vi è fondamento per supporre che i quattro sforzi dina¬
mometrici siano stati fra loro differenti perchè diverse erano le mani, ossia
le entità spirituali che li producevano : un Ercole, un uomo robustissimo, una
persona debole, un bam¬ bino! Questa interpretazione parte da un’inesatta
nozione dello strumento, che può essere stretto diversamente anche da uno
stesso individuo: ma qui, ripeto, non ci fu sforzo o attività di energia da
parte della media ; la mano (dina¬ mica?) di questa che spostava lo strumento e
me lo conse¬ gnava nel buio, sapeva anche spingere l’indice dove voleva.
e) gli allacciamenti del nodo attorno alle mani. — Fu già da altri osservato
che la Eusapia tende spesso a liberarsi pol¬ lice e dita minori durante il
controllo della mano. Ora, anche prima e durante tutto il fenomeno
dell’allacciamento la destra era da lei stata posta sulla mia sinistra e mi
premeva sulle falangi colla sua regione palmare e col pugno, mentre le dita
erano estese in avanti e da me non più sentite. Sono esse che la signora Rey
dopo un po’ di tempo aveva a contatto, credendo di tenere la sinistra del medio
liberatasi abilmente ? Siamo cioè davanti allo stratagemma descritto da
Torelli- Viollter e figurato da De Rociias e Cbocq? Lo si potrebbe sospettare,
anche pel riflesso che Eusapia non era in “trance „ ; e quando è sveglia e vuol
produrre fenomeni, tende alla ciurmarla. In tal caso sarebbe con la mano
sinistra che essa ha potuto annodare la cordicella, utilizzando le dita della
destra che più non mi toccavano. Si dirà: perchè io, come I’Hodgson e i
membri della S. f. P. R. di Cambridge, abbia favorita la frode del medio, se
frode c è stata ?... Rispondo che bisogna pur vedere e provare. D’altra parte,
a un certo momento ho cercato di sincerarmi della cosa , ed ho toccata la mano
che io sentivo lavorare Morselli, Psicologia e spiritismo. nel
buio: era una mano piccola e tiepida, le cui estremità delle dita fuggirono
subito il contatto della mia, non cosi presto che io non distinguessi, dalla
posizione delle dita, che era una mano sinistra : quella della Paladino
?... I movimenti del medio. Mai come ieri sera l’Eusapia ha
eseguito movimenti in¬ cessanti, sia per le ragioni che dirò più innanzi, sia
per la manifesta tendenza a liberare le mani e i piedi dal controllo: i suoi
piedi mi sfuggivano spesso, ed io, che a bella posta lasciavo fare, ero poi
richiamato, dopo qualche tempo, dalla Paladino sull’ avvenuto loro distacco dai
miei, con ostentato rimprovero alla mia negligenza. Ma non mi si imputerà di
avere stimolato la Paladino a frodare (come fa I’Ochorowioz alla Commissione di
Cambridge), perchè la mia compiacenza era concessa per prova e non per sistema.
Ho anche lasciato spesso la mano della Paladino in quell’atteggiamento
particolare che essa prende: di premere col pugno soltanto e colle eminenze
tonare e ipotenare sul dorso della mano, o sull'ar¬ ticolazione
metacarpo-falangea del suo controllore (certamente per avei-e libere le dita).
E senza dubbio tale posizione delle mani favorisce l’inganno ; ma io l’ho
tollerata porgendo atten¬ zione al presupposto moversi e agitarsi delle sue
dita. Debbo dichiarare per la verità che le dita restavano quasi sempre ferme,
sebbene estese in aria; e al più avevano moti lievi, poco estesi, di flessione
ed estensione. Non c’è bisogno di pensare sempre (spiegazione troppo
facile e, se generalizzata, assurda) a trappolerie : io spiego i fatti con le
conoscenze fisio-psicologiche. Nel rappresentarsi efficacemente l’atto di
eseguire nodi e di scioglierli, occorre alla Paladino di percepire le
sensazioni muscolari e tattili (kinestetiche) della propria mano, nelle dita
sopratutto, e di figurarsele libere-, allora essa si rappresenta più fortemente
l’atto che poi medianicamente si compie. E lo stesso pro¬ cesso per cui non
battè il pugno sul cartone irto di chiodi; per cui porta il piede in avanti
verso la gamba del ta¬ volino quando pensa di levitarlo ; per cui le si
contraggono le braccia e le gambe e accennano a moversi verso le dire¬ zioni
dove si udirà il colpo o si avvertirà il contatto. Oo-ui movimento
muscolare del medio non deve esserci sospetto come fraudolento : e per chi
studia i fenomeni della Paladino con metodo scientifico, con competenza
psicologica, non attraverso a prismi spiritici o antispiritici, i moti sono
indizio prezioso di quegli stati o atteggiamenti interiori, dei uali p0; i
fenomeni fisico-meccanici della sua medianità sono la risultante. Ed è già
molto averne cosi stabilita una condizione determinante fisiologica: noi
entriamo nel campo vero delle osservazioni scientifiche, noi usciamo
dalFempirismo. Quando avremo allo stesso modo studiate tutte le altre con¬
dizioni determinanti della medianità, l’avremo probabilissi- mameute ridotta
entro la cerchia di fenomeni normali all’or¬ ganismo ed alle sue scariche di
energia. Ma questo degli sforzi muscolari del medio, durante la seduta, è
argomento che richiede un po’ più di attenzione. A. — Movimenti palesi di
Eusapia. Il Medium eseguisce numerosi e continui movimenti, anche quando
è in riposo apparente. Questi movimenti pos¬ sono dividersi così: 1.
Gesti involontarii. Un certo numero di gesti indicativi e connotativi, fatti
senza volontà dalla Paladino (in veglia e in preipnosi), hanno senza dubbio lo
scopo istintivo di intensificare la sua imagine del movimento da
produrre. 2. Atteggiamenti di mira. La P., quando con uno di noi arriva
alla seduta, guarda prima intensamente le persone su cui vuole agire, gli
oggetti che dovrà muovere , ecc. Il suo sguardo fisso (che gli ignari di
psicologia non piglieranno mai per un movimento!!) è una presa di mira, analoga
a quella di chi vuole dirigere uno sforzo reale dei propri nervi c muscoli
verso un dato bersaglio. 3. Atteggiamenti contorti del corpo. Questi
hanno tutta la apparenza (ne hanno anche la sostanza) di quelli atteg¬ giamenti
che ognuno di noi prende spesso automaticamente, quando deve fare uno sforzo, ma
non sono “ convulsioni „ come qualcuno non competente ha scritto. I
contorcimenti e il dibattersi del medium in trance, che abbiano indole
convulsiva vera e propria (nel senso clinico!), non esistono, almeno nella
Eusapia. Questa possiede oggi tale abitudine nel produrre i fenomeni, che ha
sostituito intense rappre¬ sentazioni di movimenti (ossia imagini kinestetiche)
a quelle attitudini e mosse, con cui forse i medium meno potenti di lei
realizzano la scarica delle loro energie. 4 Tic. La E ne ha parecchi, fra
cui quello di strin¬ gersi la fronte di pigiarsi la testa, di reclinare il
collo, di agitare la punta del piede sinistro, ecc. Sono tutti auto¬ matismi di
scarica: sono perfettamente identici a quelli che certi mdiyidm fanno quando
pensano intensamente all’atto che compiono (dondolarsi il corpo, moti ritmici
dei piedi grattarsi la testa, ecc.). 1 ’ 5. Reazioni al dolore
endocranico. La Paladino accusa cominciata la seduta, dolore al capo, massime
nella narici Tn v uenta’ ® 71 ?°''ta k SUH mano (è anche 3uesto un tic),
talvolta vi porta la mano del controllore di sinistra e ve la tiene
pigiata per alcun tempo; tal’ altra chiede che vi sia applicato un solo
dito dello stesso controllore di cui tiene Ja mano, e con esso preme
fortemente avanti" ,momenti la E- reclina la testa in avanti e
la appoggia sul proprio avambraccio o anche sulla mano controllata da le
persone vicine. Non di rado Ja vuole appoggiare sulla spalla o sul parietale
del vigilatole di destra o di sinistra, massime quando intende produrre
materializ¬ zazioni visibili dai medesimi (preferibilmente dal primo) 7.
Mani. Le mani della Paladino sono assai spesso "in tendone e movimento:
essa ne cangia di frequente la posi- fr!nn!t,| er ° ?,1U ^ P°ne
"" quolle dei due controllori, appog- f d0 e con lI, Palmo (regione
carpo-metacarpea) e tenendo so levate e mobili le dita: il che ha fatto nascere
qualche cospetto, essendo allora il contatto al buio assai più diffi¬ cile da
sorvegliare. Talvolta le allaccia a quelle dei suoi vicini stringendo le punta
delle dita del controllore, massime di destra, fra le sue fino a produrgli
sofferenza. Le mani della E. eseguiscono inoltre movimenti di fles¬ sione
e di estensione di chiusura del pugno, di stiramenti " 111 aIto>
dalle Parti. In certi momenti hanno ri emiti : s. contraggono poi quasi
ad ogni sperimento in cui la L. vogha o spostare oggetti, o produrre rumori, o
fare toccamenti distanti. Un gesto frequente di Eusapia è strin¬ gere il pugno
e fletterlo fortemente sull’avambraccio, mentre Si pe™.’ 81 1,1 «*
»»pi» 8. Piedi. Anche ì piedi della E. sono tesi ed in continuo moto.
Spesso tentano scappare, e scappano effettivamente dal controllo (osservazione
già fatta dal D.vriex); ma questo pei poco : essi cambiano invece di
posizione. Quella prefe¬ rita è anche qui sopra al piede dei controllori; il
che costi¬ tuisce un atteggiamento che si è prestato al sospetto, ma è
impossibile che Eusupia possa allontanare molto i proprii piedi. 9. Gambe
e coscie. Il controllo delle mani dei vigilatori sulle coscie e sui ginocchi
tanto frequentemente richiesto dalla E. sembrerebbe permettere ad essa di avere
liberi i piedi per taluni movimenti . però questi sono sempre li¬ mitati, ed è
assurdo supporre, per le cose dette di già, che la E. si serva dei piedi per
afferrare, toccare, dar pizzicotti, premere a ino’ di punte di dita come con la
mano, ecc. Tutto al più si potrebbe diffidare dei toccamenti grossolani che i
controllori sentono qualche volta nelle parti laterali e in¬ feriori del corpo,
o degli spostamenti del tavolo e dei mobili lasciatile troppo vicini: ma la E.,
malgrado i ripe¬ tuti controlli visivi miei (io guardo assai spesso sotto il
ta¬ volino) e di altri osservatori, mai fu trovata in fallo. 10.
Aggiustamento delle vesti. E un moto frequentissimo e destò più volte sospetto
(a Cambridge, all’Agnélas). Dicesi chela E. lo faccia per avere maggior libertà
dei piedi; a me sembra che ciò avvenga preferibilmente quando deve pro¬ durre
forti movimenti e levitazioni del tavolo. Non si possono spiegare con manovre
subdole, con fili, capelli, ecc. ciò che mai fu visto: ad ogni modo, questo
continuo aggiustarsi delle vesti attorno alle gambe — anche quando sembrerebbe
non esservene bisogno — svegliò la attenzione de’ vari scienziati che
sperimentarono con la Paladino, e sarebbe meglio im¬ pedirglielo: bisogna
invigilarla con la massima cura. 11. Movimenti premonitori i dei
fenomeni. Sono di genere diverso dai fin qui accennati, inquantochè sono
intenzional¬ mente ostentati. Suddividerò questi movimenti in varie specie
: a) consensuali. La Paladino accompagna con un moto del piede, della
mano, della testa molti dei movimenti che nel tempo stesso si sono iniziati
negli oggetti: si direbbe che essa ne determina a quel modo la direzione e li
segue con intenzione di indicarne l’esistenza. bj impellenti. Sono moti
che indicano un movimento di oggetto o un contatto da produrre. Spesso sono
rapidi, decisi, come di comando che si propagasse a distanza al tavolo che ne
risuonerà, all’ oggetto che si muoverà, alla per¬ sona che si sentirà toccare o
premere, ecc. La Paladino, ad esempio, fa un rapido accenno ritmico colla sua
mano (spesso accompagnata da quella del vigilatorei di battere la solfa in
aria, sia col pugno chiuso, sia colla mano aperta; e allora si sentono i colpi
(“ raps „). c) direttivi. Questi servono a dirigere l’azione verso un
determinato punto: vengono eseguiti sopratutto quando si debbano spostare da
lontano grossi oggetti, e si con¬ fondono coi seguenti. Per lo più sono fatti
mediante la mano del controllore portata in alto dalla Eusapia. d)
attrattici. Qui il movimento è di due varietà: la E. fa segno di attrarre, di
sollevare colla propria mano l’oggetto lontano o sottostante; oppure si serve
della mano del controllore che sa disporre nella maniera opportuna (talvolta a
palma aperta e soprastante all’oggetto). e) ripulsivi. Hanno l’effetto
contrario ai precedenti. f) protettivi. Vi sono moti di contrasto e di
ribel¬ lione quando la P. non vuole (la sua coscienza superiore) che “ John „
(l’automatismo inferiore) le faccia produrre dati fenomeni o la sollevi in alto,
ecc. Allora essa grida e geme, contemporaneamente all’ irrigidirsi del suo
corpo, delle sue braccia, delle sue gambe in un atteggiamento di resistenza.
Soventi volte codesti gesti e gemiti mi sono parsi artificiosamente
esagerati. 9) indicativi. Questi moti sono per lo più comunicati alle
mani ed alla testa dei controllori: la E. dispone e ag¬ giusta l’una e le altre
opportunamente con le sue stesse mani, affinchè il fenomeno sia meglio
percepito. Tutte queste osservazioni mostrano la varietà e ricchezza di
movimenti che la Paladino eseguisce nel produrre i feno¬ meni. La quasi
costante coincidenza di moti muscolari, di atteggiamenti, di segni e gesti,
porta a concludere che 1 azione muscolare è necessaria per la comparsa dei
fenomeni medianici: questi, insomma, sono assai spesso un semplice pro¬
lungamento a distanza dei movimenti reali del medium, e per ciascun fenomeno
meccanico si potrebbe trovare il suo equiva¬ lentebiologico (proiezione di
forza, trasformazione di energia'?). 13. — Movimenti negativi e latenti
in Eusapia. Bisogna poi aggiungere i movimenti che dirò negativi e
latenti, aneli essi importantissimi per la fisiopsicologia dei fenomeni. Eccone
alcuni: 12. Movimenti negativi. Sono atteggiamenti di concen¬ trazione
che la E. prende quando deve produrre, non più fenomeni meccanici grossolani ,
ma fenomeni dinamici , per esempio i luminosi. Allora essa rimane per un po’
ferma, quasi irrigidita, in una specie di tensione o conato iniziale di
movimento. Si tratta di uno sforzo intenso di attenzione, forse portato sulla
imagine del fenomeno che si deve pro¬ durre? Il silenzio della medium e la sua
immobilità prò- MOTI LATENTI E REAZIONI ORGANICHE
311 mettono la comparsa di manifestazioni e sono pertanto un
pre¬ avviso cosi frequente per noi che, quando la vediamo o la sentiamo al buio
in quell'attitudine, prevediamo ed atten¬ diamo qualche novità: capiamo che
essa entra in “ trance Già prova ancora una volta che alla produzione dei fatti
medianici è necessario un determinato stato psichico del medium: o scarica al
di fuori dell’energia nervosa (movi¬ mento attivo), o scarica al di dentro
(meditazione, atten¬ zione introspettiva) : sempre però uno sforzo. 13.
Moti latenti. Noi non sappiamo ancora ciò che avvenga nel polso, nel respiro,
nei muscoli della vita vege- tativu^della Eusapia: non riuscirà tanto facile
convincerla di lasciarsi mettere pneumografi, cardiografi, sfigmografi, ecc.
Possiamo però logicamente supporre che le funzioni organiche si modifichino in
relazione al fenomeno medianico che si sta per produrre, da ciò che in fine di
seduta si vede la medium affaticata. I visceri e i vasi prendono certamente
parte an- ch'essi allo sforzo dello stato medianico, anche se le loro
contrazioni sfuggono al nostro esame : e poi in “ trance „ si avverano emozioni
profonde, cui debbono corrispondere mu¬ tamenti fisiologici. 14. Reazioni
organiche della medianità. Sarebbero degne di studio le reazioni che
l’esercizio della medianità sveglia nell'organismo del medium. Intanto vediamo
che il principio del “ trance „, lo stato superficiale di ipnosi, è già
contras- segnato da sbadigli ripetuti, da serramenti di pugno, da ten¬ sioni e
contorcimenti delle braccia, da moti impazienti dei piedi, talvolta da dolori
lungo le gambe... Vediamo poi nello stato profondo dell’autoipnosi (“ trance „)
la respirazione di E. farsi affannosa, la voce diventare interrotta e
gutturale, il sudore imperlarle la fronte , sopratutto quando debbono pro¬
dursi forti spostamenti, levitazioni, materializzazioni, ecc. Tutto ciò
conferma che la medianità implica sforzo di tutto T organismo e spesa di
energia, come ogni altra fun¬ zione fisiologica e psichica, come ogni altro
lavoro soma¬ tico e cerebrale. E cosi i fenomeni di medianità rientrano nella
legge comune : perchè si producano, occorre una sca¬ rica di 'forza, e questa
non può essere se non fisio-psichiea. Ossia il dinamismo del fenomeno medianico
risulta una prosecuzione o un effetto o un equivalente o un
parallelo fenomenT'fis'ieo-cWmici Sedani tatti quei infestazioni dei
co™? Sventi - ^ nia' problema se essi sieno colati 7 J !aS°!“do In
disparte il neo-vitalisti, da nn • principio vitale'^’ C°me V°gl‘0nC>
1 75 % 10 % 5 % 10 7„ La
veridicità e la frode. Consta ed è assicurato che la F P ì ■ medium del
mondo ino-mna f , a Pan di tutti i fatto medianico verìdico le 'coffa
PfBrC!lè la Pr°dazione del scansarli più che sk possibile Ahh Ì ^ cerca
di “T t”s' I fenomeni veridici sono almeno il p esenti con
assenso interessato di “ John corretto li p”e"ltf »•» Rimane
un certo numero di frodi. \ \ \ 10 », sia anche' mLore^^olc\è\frPOrZi°DendeÌ
fatti ^dolenti camenti! df ^Sio^lT^? certi toc-' convinsi con un
esame contimi ° °’ e nmase’ come me ne ebbe a dichiararmi dmeno tre llf Come
essil esplicitamente produsse gli sS InoZ^i nierosi e vari dellp oifw» .
. anici ec» anche piu nu- sineerità anche del « trance ^ °n nascono dabbi
sulIa ■e ««rSrtJ m*gs.ior' ad ■*». r-'ow cintano ™ senso, ,viva
attenzione delle prime sere i fenomeni. Quando si chiedeva (un po’
svogliatamente, a dir vero) la luce dopo la produzione di un dato fenomeno, non
v’era più il coro di meraviglia delle altre volte : noi tutti (mi sembra)
cercavamo per così dire, di esaltarci ; ma toltine i due o tre più en¬
tusiasti, gli altri, allo scorgere sempre e sempre le stesse cose, rimanevano
un po' freddi. Ciò significa che nella me¬ dianità non è poi cosi necessaria la
intera partecipazione psichica dei convenuti. Ma ciò è anche una prova della
na¬ tura genuina, non allucinatoria, nè fantastica, delle perce¬ zioni per
parte dei presenti. Debbo però fermarmi ancora sull’argomento delle “
frodi „ (e ci ritornerò, di sicuro, altre volte), perchè non si finirebbe mai
di discuterne. Ne dirò ora qualcosa in rapporto allo stato della
coscienza. 1. L’Ochorowicz sembra dubitare che la Paladino faccia frodi
coscienti, pur ammettendo quelle incoscienti di media- nismo inferiore e
superiore (com’egli dice). Io, invece, ho la ferma convinzione che la P.
perfettamente sveglia e consa¬ pevole eseguisca talvolta ad arte fenomeni “
quid-simili „ ai medianici, sia per non defraudare i suoi spettatori, sia per
stornarne 1’ attenzione, sia anche per allenarsi , e sia infine per sentimento
di vanità. Direi anzi che essa è lieta di di¬ mostrare (dopo 3-4 sedute) che
provoca fenomeni anche allo stato di veglia: questo dà adito amplissimo — anche
nella dottrina del trance fugace d’ origine isterico-degenera¬ tiva — al
sospetto che essi siano simulati, o almeno, voluti. Del resto, il Myers,
che è severissimo contro la credulità sistematica degli spù'itisti, scrive che
i medi li ingannano in tre modi: 1° utilizzando abilmente le forze naturali; 2°
impiegando dei compari; 3° suggestionandoli sopratutto coll’aiuto deH’oscurità
(“ Proc. S. f. p. R. „, ’95). Queste tre manovre implicano furberia, quindi
piena consapevolezza nel falsificare e giuntare! Il Myers dice, addirittura “
sfaccia¬ taggine „, ma egli cade poi in un eccesso di sfiducia verso i medi che
al pari delle persone isteriche e bugiarde, ingan¬ nano anche
involontariamente, e non incoscientemente, voglio dire per un impulso
istintivo, morboso, irresistibile di farlo. 2. Le transizioni della E. P.
da uno stato medianico ad un altro non sono così chiare come l’O. pretende.
Anzi¬ tutto, la E. passa rapidamente dalla veglia al trance com¬ pleto
(letargo) senza passare prima per le fasi catalettica e sonnambolica : di poi,
queste fasi non hanno mai caratteri netti, come pensava la scuola di Charcot e
come di riflesso, per la grande autorità sua, abbiamo pensato e scritto
tutti. , a già la scuola del Beenheim lo aveva negato, e un inno- l0g0 nel 1886
o giù di li (era il BrLmato) distingueva non so se 1_ o 14 stati ipnotici , il
che voleva dire che non ce n'era alcuno di veramente fisso. Il De Rochas fa
meglio di tutti a parere mio: si contenta di due stati, il superficiale e ii
profondo ; ma poi complica enormemente le cose con le sue ripetute alternative
di letargo, catalessi, lucidità, ecc. Da medianità, essendo un fatto
psicologico analogo al- 1 ipnosi, non ha regole, nè può farsi entrare nei
nostrf soliti cesellarli : per ora essa appare quasi anomica. 3. La
iperestesia della mano sinistra della E., su cui Ochorowicz insiste tanto , non
corrisponde alla fase iniziale della seduta: sembra piuttosto “sonnamboliea, o
della seconda lase ; intanto non ha importanza, nè relazione alcuna coi feno-
mem: quando ne avvengono di importantissimi, la mano della D. non e piu
iperestesica, può essere compressa, ecc. . Da anestesia non caratterizza,
per suo conto, la fase avanzata di medianità, tranne il letargo: io ho potuto
ac¬ certarmi che anche mentre si provocano le manifestazioni medianiche piu
cospicue, la mano della Paladino avverte benis¬ simo se la si controlla o no:
possiede, cioè, una sensibilità tatto-muscolare sempre delicata. Soltanto nel
letargo la medium diviene incosciente e insensibile (anestesia,
analgesia). n V- ^ movimenti delle mani e dei piedi non sono sempre nella
direzione dell’oggetto mirato: lo sono spesso, come dissi, ma non
costantemente. Ciò può essersi avverato però solo negli ultimi anni dacché la
P. non è stata più vista dall’ Ocno- aow'icz; ossia può dipendere da questo,
che alla rappresenta¬ zione del movimento da compiere non abbisogni ora l’ele¬
mento della sua direzione, restando intensificata internamente 1 nnagine
psicomotrice senza corrente impulsiva centrifuqa nei muscoli che debbono
entrare in azione. Precisamente come in cln legge molto, mancano quei moti
esterni di pronuncia fatti prima automaticamente dal bambino che apprende a
compitare ad alta voce. L’illustre psicologo po¬ lacco studio la Paladino nel
1892-95: sono passati 9-6 anni, e in questo frattempo i moti consensuali
esteriori possono essersi resi meno necessari o meno evidenti (o anche può la
Dusapia meglio dissimularli'?). 6. Lo sdoppiamento della coscienza del
medium descritto da U. a p. 109 (“ Ann. Sciences psychiques „) è vero, ed anzi
rientra nella interpretazione fisio-psieologica della me- diamta, ma non è così
regolare com’egli descrive. Talvolta «i ha sdoppiamento
graduato dagli strati inferiori ai su¬ periori della coscienza (come quando la
E. cade a poco a poco in trance durante un’intera seduta e provoca 1 fe¬ nomeni
più cospicui solo alla fine); tal’ altra lo sdoppia¬ mento è improvviso, e mi
sembra avvenire come per un disgregamento violento. Io direi (ma occorrerebbe
studiarla più a lungo) che la volontà della P. non sia estranea adesso a
questo°disgregamento, cioè che essa si auto-ipnotizzi co¬ scientemente. Anche i
medium psicografi penano dapprima a prendere l’abitudine di scrivere
automaticamente ed hanno bisogno di distrarsi, arrivando a poco a poco allo
stato psichico desiderato ; in sèguito, la disgregazione è fulminea, e basta
che prendano il lapis in mano e si atteggino a scrivere perchè il fenomeno (la
inspirazione) avvenga. 7. Riguardo alla preferenza supposta per dati
assistenti, non è esatto che “ John „ elimini le persone troppo sveglie e
oculate: qualcuno potrebbe invece osservale che egli al¬ lontana quelle
svogliate, disattente, stracche. La preferenza data ad alcuni fra i presenti
non prova allatto che essi siano più ingenui e creduli o meno attenti nell
invigilare . io, che sono desideratissimo dalla Eusapia al controllo, vi sono
entrato scetticissimo e mi vi mantengo attentissimo. Direi piuttosto che la
medium sembra compiacersi di avere vicino i più increduli ed i piu vigilanti.
Invece non soffre quelli che si pongono in un atteggiamento troppo chiaro di
ostilità: ma come non giustificarla? Faremmo noi stessi un’operazione mentale
qualsiasi (lasciamo stare un’opera¬ zione “ fisiologica „ !) sotto gli sguardi
di persona che ci scorgessimo o ci indovinassimo contraria, armata della
cattiva volontà di trovarci in fallo o di farci fallire ? Lo dica colui che
deve sostenere un esame sotto un esaminatore eviden¬ temente animato da
antipatia verso di lui o da eccessivo rigore. Ricerche
dinamometriche e spesa di energia fisica. Fra le ipotesi emesse per
spiegare i fenomeni straordi¬ nari che si succedono in una seduta, una delle
più seiie è quella della “ procreazione fisio-psichica collettiva L Ocno-
Kowioz, ira gli altri, suppone che il j- "orazione della propria
enerJ? ni®dlum« oltre all’este- trarre e di attrarre a sè rtfrtò ^°S,feda
,a facoltà di sot ciascuno dei componenti la catena^eH-”6^6 ^ttmti
a pei tanto, considerare ogni man fZ .medlanica- Si dovrebbe awis
s4-K?3te, “t£“ r»e '» a la fine di questa, una perf £ trovare in tutti
s,Ì!JUa,lt'ltó e intensita ^i fenomeni • ? Proporzionata e ibero che
equivalenti del questi, insomma, non ta“° nell, .«dii, ,So t ,.“nr‘° di-
?"* lo penso che la teoria delln V , ra esistenza, applicabile ai fatti
sni,;V ■ trasformazione delle forze «i vuol, ~»e » to(ti ,Ml]i
*'°"e del principio consacrato dalle peD*a,r.e ,a Siffatta esten- herto
Mayer, di Hermann- w„ oeniali intuizioni di Eo giacché se questo prìZSovT”'
dÌ^E 6 di Cesiti cosmica (salvo il fa^to dellWbfmè Ene^ia 'riversale o
entropia, imaginato dal Claosiiw l to. per®Me di forza duziom sp’ntiche di
movimento di t T- nn,cbe ?er le Pro- cita, dato che pur di queste due nifi C6’
' calore. di elettri- ne produca qualche poco nella d T ®odalità di energia se
siamo misurare la spesa fatta dal mld^' 0r,bene- noi non pOS- con metodi
fisiologici : dovremmo ^ 6 daÌ presenti 86 non temperatura del corpo, il
ricambi; d eSemp,0> studiare la sia nei tessuti, il ricambio )! gasoso>
sia nel sangue lare, la neurilità sen^o Lfó CTtr°fic°' ,a forza mulo-’ dl una
sedata... È un Drotrra 0m’ ? mentalità prima e dono si esaurirà certamente se ^
Stupendo (ii indagini, e lo ramente lodevole della Paladini dr;„SegntDd°
Pesempio dagli scienziati, non saranno ni ! " ”..Sc1,lerm"'si
totalmente gazioni scientifiche sui loro con o e ! ' \ daVMfi a.lle irivesti- '
Psichici ; ma per ora doKKin ^ UJ 010 poteri fisiologici appena in' Zut,^
* «»>"« »P Io ho cominciato col nmt; ■ 6 «ella Ricerca, metriche
nel presupposto ^ dinamo¬ in una pressione di mano s;., n„ ,
nuscolare> rivelatesi ninussima parte !) della quat", T" esP°nente
(lo è in mi- un individuo. Porgo in tabe ! ; • uenei'gia posseduta da chTt
fonometriche di ieri sera^d ^ d*1Je mie niisi!ra- Tabella L
Ricerche sulla forza muscolare dei componenti la catena. Dinamometro a molla di
Collin Cifre in chilogrammetri.
2i» maggio 11)01. Cognome ed età degli Assistenti
Prima della Seduta Dopo la Sedata Perdita o
acquisto Al. D. — M. S. Al. D. AL S. Al.
D. AL. S. r - Anni 1. Avellino Bantle Passano Ferrare V.
M., Peretti Porro Rey Schmolz Venzano Somme Paladino meccanico).
Sommando le perdite avvenute, si avrebbe : a destra, perdita di chilogrammetri
42 ; a sinistra, perdita di chilogrammetri 63 ; totale 105. I presenti che
hanno perduto di più sono : il prof. Morselli, che è sempre stato al con¬
ti-olio durante la parte più importante della seduta, chilo¬ grammetri 31 ; il
signor Avellino, 23; il signor Schmolz, 13; Tl march. Da Passano, 12. La
Paladino ha perduto in tutto chilogrammetri 7 : è da notare però che non cadde
mai in letargo. Non si può da questi dati numerici desumere molto,
e so¬ pratutto molto di sicuro: tuttavia mi permetto di osservare che la
perdita complessiva di energia dei membri di una seduta spiritica può avere due
spiegazioni ; a) può essere una cessione di energia al medium o anche alla
medianità col¬ lettiva ; b) può essere un effetto naturale
dell’esaurimento dovuto alla veglia, alia attenzione prolungata, ecc. Ho
già detto che l’OcHOBOWicz propende verso la prima spiegazione. Ora il
risultato delle mie indagini di iersera portaborse a concludere che la
medianità sia davvero un fatto bio-psichico collettivo i La cosa è dubbia: e
bisogna esaminare prima 1 altra ipotesi spiegativa. Realmente una seduta
stanca : si invigila, si sta attenti, si vocifera, ci si muove, si è commossi,
si inibiscono movi¬ menti di impazienza, ecc., ecc. Dopo ogni seduta, massime
quando sto al controllo, io mi sento affranto, e dormo malis¬ simo o non dormo
affatto in causa della fatica nervosa. Aggiungerò che, durante questo periodo
di esperienze, sono ì inagrito, ho inappetenza, difficoltà di digerire, smanie,
senso di battiture nei muscoli, crampi alle sure, stanchezza cerebrale : sono,
insomma, affetto da nevrastenia acuta per esaurimento da soverchio lavoro. Ma
bisogna avvertire che mentre frequento le sedute e opero spesso da attentissimo
controllore, sèguito a lavorare assai : ho affari gravi cui at¬ tendere, due
insegnamenti, la clientela, la presidenza di circoli, le consultazioni, le gite
alla mia Casa di cura : donde una diminuzione della mia salute che non può
essere posta tutta a carico delle sedute... e di Eusapia. E come di me, avviene
degù altri dieci miei compagni. Tutto ciò è vero, ma è altresì vero che
la perdita di energia eccede i calcoli preventivi: tutti hanno perduto in forza
(tranne uno solo che è già abituatissimo a questi fenomeni, ed è freddo e calmo
perchè convinto da molto tempo). Ma la perdita complessiva per uomini sani,
robusti, in una seduta di quattro ore mi sembra superiore a quella che normal¬
mente possa avvenire, ad esempio, in una serata non me¬ dianica, in una veglia
prolungata, pur anche con ricchezza di impressioni sensorie, ecc. Liò mi
induce a ritenere per verosimile una cessione di energia vitale durante la
seduta. L’O. dice che tanto più perdono ì presenti, quanto minore è il loro
numero. Non starebbe ciò in relazione col fatto che, essendo in pochi, si soi
veglia con più attenzione e si ricevono più manifestazioni ? tuttavia si può
congetturare che al medium occorra oo-ni sera un tanto di energia e che perciò
i pochi debbano cedergli quello che esso sottrarrebbe ai molti. Supponiamo che
in luorro di dieci o undici, noi fossimo stati cinque e che la medianità ci
avesse assorbita la stessa energia : tutti insieme avremmo perduto 105 chilogrammetri,
ossia, invece di */., soltanto se ne sarebbe andato */„ o V8 della nostra forza
muscolare. I, costanza, è
verosimile e probabile che 1 fenomeni me- ln- ,: risultino in parte
dall’associarsi di forze individuali fi1 -n Psichiche (medium e presentii : e
anche qui ci accostiamo ad linaUzione più scientifica della medianità. La
interpretazione dei fenomeni. Ti Porro ha chiamato iperscientifiche le
teorie fisio-psico- . ■ ,lie della medianità. Sarebbe come chiamare
ìperscien- S la ipotesi che i raggi X consistano in ondulazioni
longitudinali piuttosto che trasversali, o viceversa, dell etere (PTÒ
sobemsS^'che le nostre spiegazioni, siano ipotesi cimo teorie rappresentano
appena dei tentativi per appi os- simTrci alla’ Verità, il più delle volte
riducendola a simboli t verbali), spessissimo servendoci soltanto di guida
nella hi- cerca E questa nozione positiva del valore quasi esclusiva¬ mente
metodologico delle ipotesi e dottrine scientifiche è la ragione e forza del
positivismo. La scienza non conosce che fatti : la Realtà ci sfugge; e non è
buon osservatore, mostra anzi di portare nella scienza idee e sentimenti di un
empi¬ rismo grossolano, chi si imagina che la mente umana possa fornire la
spiegazione rem dei fenomeni naturali. Anche 1 « lecere della gravitazione „,
tanto cara agli astronomi, e una ipotesi. Il sommo Newton diceva: “ tutto
avviene come se esistesse una attrazione dei corpi maggiori m minori ,. Ma di
tale “ attrazione „, che ha anche un nome antro¬ pomorfico, l’essenza ci è
ignota: eppure, si tratta del fatto fisico più volgare, la caduta di un peso !
Che cosa sarà dei fatti vitali e psichici? yf. — Contro la ipotesi
spiritica. Gli spiritisti dicono : “ Tutto avviene perchè degli Esseri
intelligenti, che si dicono le “anime di defunti,, messisi m comunicazione con
noi per mezzo del medium, operano sugli ometti esterni e sui nostri sensi,. Ma
intanto: ^ 1° Resta io-noto il perchè questi esseri abbiano
ordinariamente bisogno di un intermediario: — tutte le spiegazioni spiritiche
in proposito sono congetture mal fondate, e il peri- spirito ne è una !
2° Rimane incomprensibile perchè si debba qualche volta usare e qualche altra
lasciare la prescritta tecnica del tavolo, del buio, della luce rossa o
viceversa della luce piena : qui non v’è determinismo alcuno per degli “
spiriti , , salvo nel capriccio o nella somniazione del medium. 3° Resta
inesplicabile perchè le manifestazioni degli spi¬ riti siano antropomorfiche in
doppio modo : per la loro na¬ tura generale ; per la loro corrispondenza alle
vicende pa¬ tologiche d'uria personalità quasi sempre inferiore (medium):
— un mondo ultraterrestre, che si rivela a noi con balli di tavolo e tra
convellimenti isteroidi di una Eusapia, non ha nè può avere alcun valore morale.
4° È inesplicabile perchè le manifestazioni dell’Altro Mondo siano fatue e
puerili quando il medium è una Eu¬ sapia ; elevate e astratte quando il medium
è un Moses, o una Weldon, o un Dalmazzo: — questo parallelismo abbassa PAI di
là e non innalza PAI di qua! 5° Perchè codeste Entità sono
suggestionabili da noi, e operano sul tamburello se diamo loro un tamburello,
su di una fisarmonica se c’è la fisarmonica, su due lavagne chiuse,... —
e non su una bella e vasta lavagna comm populo ? 6° E perchè i loro poteri
non sono spirituali, ma gli ef¬ fetti ne rientrano nella più volgare e
materiale sfera umana? — Lo spiritismo ruba a torto il nome di
spiritualismo „ ed è antiscientifico in tutto il suo sistema dottrinale: esso
con¬ duce a materializzare lo Spirito, laddove il pensiero moderno tende, in
ogni caso, a spiritualizzare la Materia. 7° E come si concilia la “
spontaneità „ presunta di tante manifestazioni spiritiche (apparizioni, case
infestate ecc.) coli il bisogno ordinario, normale, delle entità occulte d’o¬
perare mediante un materiale fornito dai medi? — Il peri- spirito è una
superfluità ed nn enigma di fantasia. 8° E perchè mai fu dato ottenere
dallo spiritismo, non una sola novità geniale, nè un solo processo utile, — ma
con¬ traddizione enorme coll’ immaginaria “ azione direttiva „ operata da
codeste Intelligenze invisibili sul corso della storia umana (A. R, Wallace!),
nulla ci fu largito dagli spiriti pel nostro progresso materiale e
intellettuale ? — Le “ rivelazioni „ sul sistema del pianeta Urano fatte media¬
nicamente da un fu astronomo, la ultimazione del romanzo Edivin Drood dettata
dallo spirito del fu C. Dickens — cioè i (ine maggiori prodigi, secondo
il fidentissimo Aksakoit, delle comunicazioni spiritiche sono ormai passate tra
le fole da contare davanti al camino in una accidiosa sera d’in¬ verno: la
prima è un errore astronomico (Flammarion) ; la seconda è stata la invenzione
di un cronista nord-americano disoccupato (sig.‘ Fairdanks). 9° E poi, come
mai non ci allestirono, codeste * Entità sopravvissute „ alla vita terrena,
neanco una elementarissima notizia sul destino dell’umanità sopravvivente? — Lo
“ spi¬ rito , cattolico, bussando al tavolo, parla di purgatorio e di inferno ;
il protestante, di Bibbia e di Gesù “ via della Ve¬ rità „ ; il teosofo, di
intuizione di Dio,.... forse un fakiro e un buddista parleran di Indra o del
Nirvana. Dunque, è la religione del medium che si travasa nell’ Ultra e si
spiritifica ! 10° Nè si capisce perchè gli spiriti non trovino modo di
rappresentarci la loro esistenza, salvo con perifrasi vaghe che a nulla servono
; è ridicolo ed è contraddittorio objettare che “ noi non li capiremmo „ : son
tanto umani in tutto ciò che fanno, che ben potrebbero uscire dal trascendentale
anche in ciò che dicono o scrivono ! 11" Perchè variano le loro
comunicazioni, non soltanto se¬ condo le condizioni personali del medium, ma
pur con quelle de<rii individui in catena, dei paesi, della civiltà, dei
climi? — Chi spiega, con un briciolo di senso comune, il contrasto stridente
costituito da questo dogma bicornuto: reincarna¬ zione di qua, niente
reincarnazione di là dalla Manica? 12" Infine, è inesplicabile
perchè nella evocazione degli spiriti si verifichino i fatti che conosciamo
propri della psiche umana inferiore: — l’automatismo, la frode incosciente, il
restringimento della coscienza, i moti impulsivi, il tras¬ porto grottesco di
oggetti con sperpero inutile di forza . Che deficienza psicologica, che
abbassamento morale, che avvilimento della dignità umana in questo Al di là che
si rivela traverso il subcosciente dei medi! E perchè, ad ogni modo, gli “
spiriti „ scelgono strumenti consimili? In favore della teoria
psicodinamica. La spiegazione fisio-psicologica di molti fenomeni
spiritici intellettuali (per es., le personificazioni, le criptomnesie, ecc.) è
certamente più positiva della supposizione ztillneriana dello spazio a n
dimensioni... E la cosa non è diversa per la spiega¬ zione dei fenomeni fisici.
Noi diciamo che tutto avviene come se dal corpo del medium si esteriorasse la
sua forza Moksklu, Psicologia e spiritismo.
bio-psichica (non nn “ fluido „ speciale, da aggiungere al¬ l’etere o al
quid intermedio che riempie lo spazio). Questo fatto àsWeaopsichicità non è più
inintelligibile dell’altro dell’elet¬ tricità che si propaga a distanza senza
conduttori e produce fenomeni di movimento, chimici, luminosi, sonori, ecc.,
ecc. o dell’altro di un grammo di radio che è un serbatoio di milioni di
chilogrammetri di energia sprigionantisi conti¬ nuamente, ecc., ecc. I
medium , per noi psicologi, sono soltanto individui che hanno il potere di
esteriorizzare più degli altri la forza psi¬ chica. La immensa maggioranza degli
uomini la estrinseca me¬ diatamente con la mimica, con gli atti muscolari, con
la pa¬ rola che è pensiero trasmesso a distanza, o con lo scritto che
suggestiona visibilmente gli altri. I medium invece hanno una esopsichicità
immediata , un dinamismo vitale tanto più potente nelle sue estrinsecazioni,
quanto meno vi partecipa la coscienza. Porsi in istato di medianità (“ trance
„) è to¬ gliere l’inibizione dei centri superiori sugli inferiori, i quali
allora scaricano più liberamente, ossia in modo automatico, la loro energia
latente. Però questo loro automatismo non costituisce già una funzione più
perfetta della cosciente, come pretendono Myehs e Gelby, ma bensì una funzione
di grado inferiore in quanto la scarica avviene secondo la legge di siste¬
mazione e associazione meccanica dei refles^j. La coscienza è un perturbatore
dell’automatismo ejettivo: essa dirige l’energia nervosa secondo vie
determinate dalle necessità della vita, dalle impressioni sensoriali o dai loro
equivalenti (ricordi, idee). Per ciò lo stato di medianità dev’essere
accompagnato da un oscuramento, o da un restringimento, breve e fugace
talvolta, largo e profondo tal’altra, della coscienza superli- minale che è la
vera mente umana. I medium sono diversi tra loro : gli uni intellettuali
o spirituali ; gli altri fisici o materiali. Ciò significa che la medianità è
il riflesso (sotto l’aspetto di un dinamismo par¬ ticolare bio-psichico) della
loro individualità acquisita, e non già di un ipotetico subcosciente generale.
Le differenze tra medium intellettuali e meccanici non dipendono soltanto dal
grado di disgregazione della personalità cui giungono, ma dalla tempra
individuale, dal carattere, dalla coltura, dalla associazione fra i centri
nervosi della vita mentale ; e tutto questo è acquisto e funzione evoluta della
coscienza superiore, dell’io personale. Che cosa rimane al subliminale di Myers
quando gli si toglie quello che gli arriva dal su- perliminale ? Si vegga
il contenuto intellettuale. Negli scritti dei me¬ dium psicografi, se c’è una
buona coltura, se ci sono remini¬ scenze letterarie, si hanno rivelazioni e
messaggi di un certo valore estetico o filosofico (p. es. il ragazzo GORDIGIANI
(vedasi), lo Stainton-Moses, ecc.); in altri si hanno invenzioni semi-puerili e
romanzi sentimentali (nella folla degli scrittori diretti, nella Smith ecc.):
ma insomma, delle idee. Invece nei medi meccanici l’intellettualità è ridotta
al minimo. Or dunque, la individualità dei medium è manifestata : a )
dalla divergenza degli effetti ; b) dalla differenza del contenuto in¬
tellettuale di codesti effetti ; dalle diverse personificazioni del loro stato
onirico speciale, analoghe alle consimili del¬ l'ipnosi, ma che essi
simbolizzano sotto il nome di “ spiriti Ciascun medio ha almeno uno
spirito famigliare personale, perchè ciascuno ha una individualità propria ;
tuttavia, siccome sono suggestionabili, e nei fenomeni spiritici, dalle sorelle
Fox in poi, domina la imitazione, cosi la personificazione simbolica (il “
disincarnato „) spesso ha origini chiarissime nella storia personale del medio
o in quella generale della dottrina spi¬ ritica. Per me “ John King „ non è
padre, ma fratello mi¬ nore di “ Katie King », per lo meno, è suo gemello: derivano
ambedue da una dinastia di spiriti “ King „ vissuti in America circa venti anni
prima, importati di là coi “ tavolini giranti „ e col “ gabinetto oscuro „ in
Inghilterra. Inoltre nelle catene “ spiritiche „ che si propongono di
assistere a « sperimenti „ soltanto meccanici, come sono di preferenza quelli
della E. P., questo individualismo medianico che deriva dalle Intelligenze
occulte, appare sempre più scarso fino a scomparire. Ora l’intera assistenza,
ora ciascuno dei pre¬ senti ci mettono assai o un po’ del loro pensiero,
suggerendo fenomeni, portando oggetti, variando le condizioni (super¬ ficiali)
delle sedute, ecc. E però i fatti medianici della E. P. hanno solo l’apparenza
della varietà; sono invece d’un sem¬ plicismo singolare, monotoni, e di indole
poco varia. Sembra anzi che le differenze esistenti tra i diversi medium
meccanici consistano nella estensione dei movimenti più che nella loro varietà.
Se la Eusapia si levita fino al piano del tavolo, Daniele Home dicono che
arrivasse fino al soffitto; se la Eusapia muove un tavolo di 7-12 chili,
Stainton-Moses ne moveva uno pesantissimo . In sostanza, però, il
fenomeno non è diverso. Questa uniformità, scolorita quasi, della me¬
dianità meccanica dipende dalla maggiore limitazione delle cose che possono
servire alle manifestazioni. H “trance, è dunque come l’ipnosi, in cui i fatti
suggestivi, le trasformazioni di personalità, le allucinazioni, ecc.,
diversificano secondo le suggestioni del di fuori ; e se l'ipnotizzatore non ha
inven¬ tiva, i fenomeni si ripetono eguali all’infinito. !Nell
automatismo della medianità non essendovi o essen¬ dovi ben poche associazioni
nuove spontanee, la psiche spi¬ ritica risulta inferiore alla media della
intelligenza umana • ad ogni modo, non esiste individualità negli spiriti
frappeur’s e acrobati o prestigiatori dello stile di “ John King , appunto per
questo motivo. Tutti sono burloni o fanciulleschi, ostili o amici, compiacenti
o dispettosi, secondo un grado assai basso, ma invariabile, della gerarchia
mentale. Quando si analizzano a fondo le cose, dopo parecchie sedute paladi-
niane non si trovano rivelazioni di entità “ spirituali „ degne di questo nome:
ci si chiede, stupiti: — a cosa serve tutto quell’arruffìo di fenomeni
insensati? — Se lo spiritismo fosse davvero uno “spiritualismo, in azione (?!),
non dovrebbe cercare altrove la sua evidenza, se non nella medianità intel¬
lettuale ; ma anche questa consta di ciò che c’è di latente e di nascosto nel
deposito sottostante del subcosciente. Tutta la psicologia intellettuale e
morale dei medi oggidì famosi, ma messi sotto un più sicuro controllo, si
riduce ormai a un nucleo ristrettissimo : se leviamo la Paladino che non ha
intellettualità, restano la Piper e la Thompson. È poco ! A me pare
sempre più evidente, che bisogna cercare nella biologia e nella psicosociologia
il fondamento dei fatti spi¬ ritici: questi sono contenuti cioè nel mondo
umano, non ael- l’ultraumano. Il loro processo di produzione è biologico-, il
loro significato intrinseco è troppo spesso psicopaiologico. L antropomorfismo
delle manifestazioni spiritiche corrisponde all antropomorfismo delle teologie
e delle cosmologie create in ogni tempo dall’uomo con elementi tratti dal
proprio io. La psicologia dello spirito “ John King ,, e degli stessi “ Rector,
ed “Imperato!-,, di “Jolanda, e di “ Giorgio Pelham ,, è bassa e inutilizzabile
al pari di quella del feticcio negro, del .Tehova proto-israelita, del
cherubino Assiro, dell’angelo Cristiano, del gnomo medievale, ecc. Sono tutti e
sempre allargaiuenti o accorciamenti, ipertrofie o atrofie, spesso imbelli
menti, ma non rare volte anche imbruttimenti e degradazioni della psiche
umana. La ipotesi conciliativa del Gley e del Visani-Soozzi, - i quali
accettali la dottrina fisiopsicologica delFautomatismo dei centri cerebrali
inferiori dei medium, dai quali si scaricherebbe la “ forza , che
esteriorizzandosi produce i fenomeni detti medianici, e poi ammettono che tale
forza venga presa e usu- dinamismo della medianita
325 fruita a loro capriccio da “ intelligenze occulte „
(spinti), — è un’inutile complicazione, un connubio poco logico della spie¬
gazione scientifica con l’animismo. Questa captazione, dire- none e
sfruttamento del dinamismo sprigionantesi dai centri inferiori del medium resi
indipendenti dai superiori e funzio- ant, automaticamente, come si efl'ettua ?
Quale utilità ne risentono, caso mai, codeste fantastiche entità spirituali,
che ei mirano’ attorno invisibili e si rendono tangibili e visibili soltanto
quando un isterico o un degenerato mezzo convulsionario sta seduto davanti ad
un tavolino?... Che strana ma¬ niera di manifestarsi ! Che determinismo
bizzarro per un av¬ venimento così importante quale sarebbe una comunicazione
tra i due mondi, ira quello sensibile incorporato e il mundm intéUigibilis incorporeo
di Em. Kant ! Noi siamo sempre * spiritualmente „ in un mondo elementare,
grossolano, poiché codesto dinamismo è caratteristico di personalità in¬
feriori (per lo più donne di bassa o dubbia estrazione, uo¬ mini di scarso
talento, di dubbia moralità, ecc. ecc.). La “ esteriorizzazione di un
dinamismo bio-psichico „ dei medium senz’ altro intervento, è oggidì la sola
verosimile in¬ terpretazione dei fatti spiritici : ma l’edilizio teorico,
sebbene egregiamente costruito dal De Rochas, ci lascia ancora ve¬ dere* la
superficialità enorme e il basso valore dei materiali ond’esso è tratto e si
costituisce. Limitata è la facoltà esopsichiea, ma contro all’opinione
del Mveks, e in considerazione delle fasi storiche dello spi¬ ritismo moderno,
sembra che dai tempi antichi ai nostri si sia resa più frequente, più agile e
più espressiva : qual¬ cuno la dice,
anzi, una facoltà che l’umanità viene acqui¬ stando, quanto più evoluta è la
sua coscienza superioie. L'incosciente partecipa, dunque, al processo mentale
evolutivo ; assorbe cioè per sè quegli acquisti che fa la coscienza univer¬
sale. Edoardo Hartmann dice questo a un dipresso, e forse non ha torto: col suo
“ Incosciente», inteso però in maniera positiva e non metafisica, egli è andato
più di tutti, a mio avviso, vicino al nodo della questione ; la sua filosofia,
in¬ fatti, non è cosmologica, nè ontologica, ma essenzialmente psicologica. Lo
spiritismo non potrà mai essere spiegato da fisici, nè da meccanici con
principi desunti dalle loro scienze, ma solo da cultori della psicologia.
Genova. LA SEDUTA L ambiente e la tecnica eusapiana. ■ e la
ottava seduta si tengono in casa del sig. 1 eretti dietro mia domanda che
si sperimentasse alla luce di luna piena: secondo le informazioni
dell’OcHonowicz la luce lunare favorirebbe le manifestazioni. Siamo in do¬
dici, poiché è presente anche la padrona di casa L appartamento del Peretti
comprende anche un’ampia veranda coperta di invetriate, un vero giardino
d’inverno dove la luna può mandare i suoi dolci raggi ad illuminare Ja nostia
catena medianica. Come mostra la pianta, vi si è-, disposto un gabinetto oscuro
e sono pronti gli apparecchi lotografici per fissare sulle lastre le «
levitazioni , del ta¬ volino e ì fantasmi „. Ma la Eusapia male sopporta le
innovazioni; sul terrazzo fa molto caldo e noi tutti ne siamo dopo appena
mezz’ora, infastiditi, il medium più di tutti E cosi il bisbetico “ John „ ce
ne fa una delle sue. Lascia decorrere una prima parte della seduta nella
veranda, senza pro¬ durre altro che ì consueti fenomeni a luce discreta
(picchi, fremiti e moti del tavolino, qualche levitazione che però ha tanto piu
valore in quanto è veduta chiaramente, qualche fugace toccamente al più
vicino...); ma poi, ad un tratto, dopo vane scosse violente, ecco il tavolino -
come si scorgeva evidente. la volontà di Eusapia in questo « fenomeno spiri-
ìco , . muoversi in direzione ben determinata verso luscmle che s1 apre in un
vicino salotto; e camminando a lievi sbalzi, strisciando sul pavimento con
tutti noi at¬ torno sempre in catena e obbligati prima ad alzarci, poi a
incedere curvi e alla meglio, eccolo penetrare nello studio- salotto. Ed
eccolo, la, come ogni tavolino medianico che si rispetta, andarsi a collocare
nel punto più lontano dalla TECNICHE MAL TOLLERATE 0 :vi ■ indicarci , con il suo muto
linguaggio che deve ì^’rlnta essere continuata se si vuole qualcosa di
buono. U Tutte le novità sono nocive alla fenomenologia: si ha un 1 1
fiìre e volere che il determinismo dei fenomeni venga bC nlato con norme
più omogenee, più stabili, piu preparate. Qm non si tratta di ordegni
meccanici, di apparati fisici, di Q _ss ,3 ! (£)
uV ct^n.ty' £*• h Pianta dell'appartamento Peretti, in
Genova. [La unea RVa^a»’Amito^in cui mison portato al loro
apparire segue la ^a viBuirànoil luogo dove giudicai si formassero i fantasmi,
materializzantisi a sinistra di tusapia]. reazioni chimiche, di preparati
microscopici, neaneo di vi¬ visezioni. nè di registrazioni grafiche, in cui
tutto può esseie prestabilito e predisposto ad un fine: qui ci son di mezzo la
psiche del medium, la sua coscienza, le siie idee ì suoi sentimenti, la sua
emotività, le sue abitudini; e bisogna adattarsi a fare una “ esperienza
psicologica „ confoime alla natura psicologica dei fenomeni. Anche a me pareva,
prima, che si dovesse tutto mutare, innovare, prestabilii e, ma ora, dopo
queste sedute, in cui dominano il capriccio la permalosità la diffidenza e le
abitudini di John „, mi rassegno ad osservare (non a “ sperimentare ) i
fenomeni eosffome arrivano. Siamo in una fase empirica quasi direi simile
all’alchimia rispetto alla chimica o all astrologia il- spetto all
astronomia; contentiamoci, dunque, della osser¬ vazione di una bella notte
stellata o lunare come quella di ìersera, o al più raccogliamo ciò che si
distilla nel mal connesso alambicco. Ad ogni modo, si sappia che quando
si impongono ai meda condriomi diverse dalle solite, si comincia col rendere
loio difficile il cadere in auto-ipnosi o “trance, completa: e con questo solo
li si spinge, involontariamente, verso l’in¬ ganno. A me è parso che iersera,
in casa Peretti, ciò sia avvenuto per logica conseguenza del mutamento inflitto
alla sene delle nostre sedute. Ma la seduta, nell’insieme, è stata per me
importantissima: in primo luogo, mi ha chiarito sempre meglio la partecipazione
della psiche del medio ai feno¬ meni, e il suo bisogno di dare “miracoli, anche
a costo di truccare; in secondo luogo, essendosi finalmente ottenuto il
letargo, ho visto le prime vere materializzazioni complete, 16 \r ®PPanz-,on'
”>.e questo mi compensa il disinganno. Nella veranda si sono avuti
moti e levitazioni (visibilis¬ sime) del tavolino; picchi formidabili sul suo
piano; mo¬ vimenti e spostamenti d'oggetti vicini; danza ritmica del tavolino,
accompagnante il suono stridulo di un carillon girato dal sig. Peretti; un
abbozzo di scrittura diretta o spi¬ ritica a lapis (?); nessun toccamento in
alto, perchè c’era tioppa luce, bensì un solo toccamente al mio ginocchio,
ossia sotto il tavolino ; quindi una grande mimica sussultoria di questo, quasi
a rallegrarsi dello scherzo. Nel salotto-studio — dove il Peretti, prevedendo
l’ombrosità di John aveva ben disposto il solito occorrente (gabinetto oscuro,
tende alle poi te, illuminazione a debole chiarore proveniente dall'altra
stanza, lampadine elettriche rosse e verdi ad interruttore, ecc.) ~ Easapia è a
suo miglior agio. E infatti, oltre alle manifesta¬ zioni solite, ai moti
tiptici, toccamenti, bussate sul tavolo, vento freddissimo, ecc., se ne ebbero
delle insolite: atti scher¬ zevoli o violenti compiuti da mani invisibili su
parecchi di noi, su me sopratutto; stiramento e strappamento di mano, accen¬
sione e smorzamento della lampadina elettrica ; scrittura di¬ retta sul mio
sparato di camicia (?!) ; un apporto (?); delle luci (viste però da un solo): e
finalmente, essendo la medium in profondo trance sonnambolico e agitatissima,
delle mul¬ tiple apparizioni. — Non possiamo lagnarci di un programma cotanto
nutrito. Notisi 1 abborrimento alla luce, sia pur lunare! Per un certo
numero di manifestazioni la luce è del tutto indiffe¬ rente : non è vero quanto
si crede dai più che le sedute di Eusapia succedano al buio. Iersera, ad
esempio, il chiarore che veniva dalla vicina sala ed era dato da una o due can¬
dele, bastava a rassicurare sulla impossibilità che la Pala¬ dino producesse le
larve vedute di poi sullo sfondo illuminato della porta: si vedevano le ombre e
si vedeva contemporanea¬ mente la medium in una posizione diversa dello spazio,
e questo mi pare escludere la illusione e l’inganno. Ma pur¬ troppo la oscurità
è necessaria per moltissimi fenomeni: questo fatto sarà sempre uno scoglio
grave per la accetta¬ zione della medianità fra le forze sperimentabili, finché
non si troverà il mezzo di invigilare e studiare tutti i movi¬ menti dei medium
anche al buio. Il “ controllo „ , che si fa con le mani e coi piedi da due
vigilatori, è vigilanza stucche¬ vole e un po’ capricciosa, per quanto
ordinariamente sicura ; lo si è fatto con legami e anche con apparecchi
segnalatori (elettrici e simili): ma la luce soltanto dà alle nostre per¬
cezioni quella sicurezza, che è il fondamento della prova. Jersera i
fenomeni si ottennero tanto allo stato di veglia quanto di u trance „ : i
primi, tranne le levitazioni, hanno avuto qualche cosa di sospetto, come dirò
più oltre: — gli altri, e ben più importanti e significativi secondo me, sono
stati genuini. Tattavia non vi è regola : pare che una parte di fe¬ nomeni
cominci in consapevolezza e finisca in semicoscienza, e viceversa. Non mi è
dato scoprire le ragioni di codesto disordine nelle modalità dei fenomeni;
certo, siamo ben lon¬ tani dall’austero determinismo sperimentale. Ma non sarà
spiegabile con la natnra psicologica delle manifestazioni di medianità ? Un
rapporto causale assoluto, no ; ma un certo parallelismo tra dati fenomeni e lo
stato della coscienza, indubbiamente esiste : non se ne scorgono, però, le
ragioni evidenti. I fenomeni. Si ebbero, al solito: a)
fenomeni veridici, o che almeno hanno avuta, per me, tutta l’apparenza della
veridicità ; b) fenomeni spurii : noto che per produrre quelle ma¬
nifestazioni che appartengono alla ristretta e abbastanza monotona cerchia
delle “ materializzazioni tangibili „ eseguite in questa serie di sedute dalla
P., costei si occupa sempre prima con grandi particolari della preparazione del
fenomeno ; c) fenomeni illusorii dei percipienti. massime per
la interpretazione e definizione dei toccamenti e per le luci- alcune
volte essi son corretti da colui che li percepisce, o da<rii' altri
presenti, o dallo stesso medium (che in ciò si mostra sensato): ma altre volte
non son corretti, e allora passano per veridici; ... ad es., i “ toccamenti di
piccole mani ,, o di mani infantili „ mi sembrano interpretazioni allegoriche
di contatti leggieri e delicati, più che vere percezioni di mani aventi le
caratteristiche morfologiche della infanzia o della femminilità; ré)
fenomeni, secondo ma, sospetti di frode. Anche questa volta parlo soltanto di
quelli avvenuti a me, o percepiti da me : di essi posso dire che la mia
attenzione sempre sveglia mi ha permesso di sospettare ragionevolmente il trucco,
in quanto la E. P. li ha eseguiti su di me o con me: nulla posso o voglio dire
di quelli eseguiti su altri; ma eviden¬ temente anche là su cento fenomeni ce
ne debbono essere almeno cinque o sei (a dir poco) intaccabili o sospettabili
di falsità. Se la E. froda con me, di cui vuol fare la con¬ quista e di cui
deve oramai sapere come sia quasi sempre sveglio il potere d’attenzione, che
sarà rispetto a coloro dei 3”. Per In loro poca attenzione e scarsa attitudine
all analisi sperimentale, o per lo stato d’animo, o per le opi¬ nioni già
bell’e formate, essa è o si crede sicura? Trovo per" nelle relazioni fin
qui pubblicate dagli sperimentatori, che la Eusapia con una strana semplicità
da interpretarsi benevolmente come simulazione inconscia o subconscia
_ ha tentato ingannare anche uomini versatissimi nelle espe¬ rienze
psichiche, come De Rochas, Dariex, Ochorovvioz, k.inuvyH.'K’ Lodge, Richkt...
Il Dariex scrive che la tendenza alla frode è una mala abitudine di cui
l’Eusapia, anche nelle buone sedute, non sa disfarsi. È una vera disgrazia per
la tesi della medianità! 1 la i fenomeni che iersera vidi e accertai,
ominetto i co¬ muni, coinè i picchi, i moti ritmici e mimici del tavolino 1 b
asporti di oggetti distanti, e parlo solo dei meno abituali. * *
Movimenti tiptologici. — Frequentissimi, alcuni vio¬ lenti, altri deboli: si
sarebbe detto che iersera il tavolino avesse un anima : da notare anzi come il
mobilissimo mobile diriga sempre la procedura sperimentale e rivolga la parola
ai pre¬ senti (pur senza raggiunger mai la complessità e “ subli- m. , !
? C i* messa®P * da altri medium). Lo si scorge ubbidite ad una volontà e ad
una coscienza ; ma, per ragioni oramai chiarissime e per quello che dirò in
avanti, sono la coscienza e la volontà della E. P. che nella tiptologia
Morselli, Psicologia e Spiritismo , I. Tav. ii.
F. Ferraro Sig.tt Foretti Eusapia Sig.* Rey Prof. Porro Prof.
Morselli ' F. Avellino Dotti. Venzano Cap. De Alberti Fotografìa
istantanea di una * levitazione „ di tavolo (Seduta del 31 maggio 1901).
manovrano il più spesso con fili interiori (il sistema asso¬ ciativo dei
neuroni) i centri automatici inferiori, loro co¬ municando dai centri superiori
le idee (elementari) che deb¬ bono esprimere. Usando la metafora di Oxon, non
c’è proprio nessuno “ all’estremo opposto della linea! Dopo aver avuto
per sei sere soltanto i soliti segni stac¬ cati, e convenzionali di
affermazione o di negazione, chiedenti luce od oscurità, ecc., da due sere
otteniamo qualche asso¬ ciazione meno elementare di battiti esprimenti idee. La
sera del 29 avemmo il saluto degli undici colpi alle ore 11, ossia il saluto al
partente Cap. De Albertis. Jersera abbiamo avuta per due o tre volte e rabbiosamente
battuta dal tavolino, una frase di due parole, abbastanza significativa, ossia
quattro colpi seguiti da altri cinque, 4 -j- 5 —parlate N.5 (prof. Mor¬ selli).
Era un comando diretto a me perchè dichiarassi ciò che in quel punto stavo
osservando nel campo luminoso di una porta: ne discorrerò più avanti. 2)
Levitazioni del tavolino. — Ne abbiamo ottenuto jersera molte, e bellissime:
sicure pel controllo, concludenti per l’azione a distanza (tutte le mani in
aria), notevoli per l’altezza (fino a lm!) e per la durata (da 4" a
20"). Alcune si potettero fotografare istantaneamente a luce di magnesio
(Veggasi la tavola). 3) Toeeamenti di mani e personaggi invisibili. —
Iersera le mani le braccia e le persone (frammentarie, mai intere)
materializzantisi erano più ardite, agili e perfin brutali: ci toc¬ cavano
sotto al tavolo i ginocchi, ci stringevano e afferravano il braccio, premevano,
attiravano e respingevano violente¬ mente gli astanti, trasportavano con
violenza gli oggetti sulla testa di questi (un mandolino ce la sfiorò a tutti,
e volteg¬ giando, andò a fermarsi , dopo un giro vizioso di almeno tre metri,
al posto di prima), toglievano bruscamente la seg¬ giola di sotto, facevano
piegare fortemente la testa . Però, di vari contatti etoccamenti a me
successi durante le tre ore che rimasi in seduta (a mezzanotte dovetti
assentarmi) due mi sono parsi fraudolenti. — a) Il primo era dato da una mano
sinistra, che giudicai fosse quella della E. che mi palpava l' avambraccio e
tentava toccarmi il viso : colla mia destra l’ho afferrata rapidamente, ed era
una mano vera di carne e di ossa, che s’è ritirata in fretta dopo aver sen¬
tito il mio contatto, ma non si è dileguata niente affatto evanescendo, come
taluno le descrive. Può essere che ciò avvenga, ma delle tre volte oramai che
io ho afferrato la mano frugatrice o toccatrice, due volte non ho avuta
altra sensazione che di lina estremità carnea abilmente staggita alla mia
presa: una sola volta, la mano che mi ha respinto dal bregma della Eusapia e mi
ha sfiorato, aveva la consistenza semifluida. lersera ritenni che fosse la
sinistra del medium: eravamo in piena oscurità, e la Eusapia faceva un gran
movimento di mani, che mi ingenerava diffidenza. Non ho sicuramente la prova
formale dell’inganno, ma solo la con¬ vinzione morale. Di quel mio atto di
vigilanza ho poi avuto il solito castigo da “ John „ (lieve percossa sul
braccio), ma timidamente e fuggevolmente. — b) Il secondo toccamente
ingannevole s ’è avuto forse quando al buio completo ho sen¬ tito una mano
avanzarsi versolo sparato della mia camicia da sinistra, e muoversi in su in
giù come per scrivervi (era però una scrittura geroglifica). Pel momento ho
interpretato questo fenomeno per un tentativo “ spiritico „ (diciamo cosi) di
togliermi le spilla della cravatta o il bottone della ca¬ micia ; coltivando
questa idea, ho detto ad alta voce “ troppo basso ! „ perchè la mano invisibile
era arrivata a strisciarmi le sue presupposte dita circa 5-6 cent, sotto le
spilla. A quella mia frase, che interpretava erroneamente quel tocca¬ mente
come la ricerca del nodo della cravatta, il tavolo ha risposto i soliti tre
colpi affermativi; — il che era falso, trattandosi invece di un saggio di
scrittura diretta (?), che, come si vedrà, si preparava su di me. Ciò è grave
poiché alimenta il dubbio che la scrittura sia stata fatta allora! 4)
Apertura o chiusura di un circuito elettrico. — Questo fenomeno, ripetuto
iersera più volte, ha avuto buon esito dopo vari infruttuosi tentativi di “
John „. Fu veridico? A quanto potei giudicarne li per li, parve di si: e
sarebbe cer¬ tamente ammirabile. Questa forza occulta, che va in quasi oscurità
a cercare un piccolo bottone di interruttore a pera, lo preme e
intenzionalmente dà o toglie la luce dalla lampadina ! Però il cordone
conduttore era stato attirato dalla stessa “ forza occulta „ un po’ troppo
comodamente, cioè su le gambe della medium, e la pera stava sulle sue ginocchia
o fra i suoi piedi. Il controllo in quel momento avrebbe dovuto farsi con
severissima attenzione : io non dubito delle due signore Peretti e Rey, che
erano ai fianchi di Eusapia ; ad ogni modo, la posizione raggiunta dal bottone
elettrico troppo vicino alle mani od ai piedi della medium mi fece nascere
sospetti, che disgraziatamente non ero in grado di dile¬ guare con un esame
diretto. Debbo francamente dire che più assisto a questi fenomeni della
Eusapia Paladino, e più mi convinco che la tecnica corrisponde mediocremente ai
due grandi vanti della media- njT,l: _ 1» agire a distanza sempre
maggiore di quella cui possono arrivare le estremità e la testa del
medium: questo avviene solo nella minoranza dei fenomeni, la mag¬ gioranza succede
nella zona di possibile azione di essa: tuttavia basteranno poche e sicure
telecinesie per dichiarare la esistenza di forze esteriorantisi ; — 2” agire a
piena luce provocando fenomeni eguali a quelli prodotti al buio: anche questo è
solo parzialmente vero; per es. le grandi materia¬ lizzazioni tangibili, no: ma
non vi sai-anno ragioni fisico¬ chimiche, come per i raggi solari
ultra-violetti, o per quelli Rontgen, in favore della assenza di ogni
luce? 5) Movimenti di oggetti a distanza. — Avendo la Pala¬ dino
affermato per la prima che il lampadario sospeso in mezzo alla stanza si
moveva, dubito che possa avere tentata una suggestione su di noi per illuderci
visualmente : in quel momento infatti la luce rossa, il cui bottone era a
portata di mano della P., oscillava per ripetute e rapide chiusure ed aperture
intenzionali del circuito , e con ciò si favoriva la illusione che gli oggetti
scarsamente illuminati e sospesi in aria si movessero. Fatto sta che nè io, nè
il cap. De Albertis, situati lateralmente al lampadario, l'abbiamo visto
muoversi; io l’ho visto invece rischiararsi alquanto e ricadere nell’ ombra
alternativamente. Del resto, può anche essere che si sia mosso; — sugli
spostamenti degli oggetti a distanza non ho dubbio alcuno: molti sono
veridici. Un altro movimento di un piccolo tavolino a tre piedi (“
guéridon „) avvenuto in veranda, a luce lunare, fu segna¬ lato dal sig.
Ferraro: secondo lui il mobile s’era avanzato; ma in una seduta spiritica ogni
benché minima apparenza di movimento, di luce, ecc. può scambiarsi per effetto
me¬ dianico. A me che lo guardai, il tavolino non parve spo¬ stato affatto dal
suo luogo di prima, e la medium stessa tacque, sebbene sia così sollecita ad
accogliere e ad appro¬ vare coi tre colpi tiptici sacramentali ogni denunzia di
fenomeni, e spesso con aria di trionfo o con frasi di sod¬ disfazione:
d’altronde, il “ guéridon „ era a portata della sua mano, e l’esperienza
avrebbe poco valore. Scrittura diretta. Furono due tentativi di questo
fenomeno così importante nella storia dello spiritismo, ma un po’ ingenui: il
primo (per me) dubbio, il secondo ancor più sospettabile; ma “ John , è un
illetterato!... a) Il primo. — Sul tavolo medianico stavano due fogli di
carta, e sopra essi era stato collocato appositamente un lapis. Ad un
tratto la E. (sempre suggestionata nei suoi esperimenti da ciò elle le si
tornisce) si è alzata mentre noi restavamo seduti , e dopo essersi inclinata
sui fogli come per fissarli fortemente o per magnetizzarli (conosco da tanti
anni codesta manovra che non mi è sfuggita l’ inten¬ zione di quell’
atteggiamento) , ha afferrata la mia mano destra, mi ha messo fra le dita il
lapis, e me l’ha guidata per tracciare in aria a circa 8-10 cent, dalla
superficie bianca del foglio (che io sapevo vergine) uno sgorbio
circolare Segni tracciati per ‘ scrittura diretta , o spiritica (?)
da Eusapia. [A sinistra il senno elissoide tracciato sulla carta; a
destra le tre righe verticali tracciate sullo sparato della mia camicia].
non uncino, una specie di lettera o mal formata. Tutte queste mosse parvero
effettuate in istato sonnambolico e di semi¬ coscienza, perchè la E. P.
pronunciava frasi sconnesse, s’im¬ pazientiva al non potere io tenere dita e
lapis al modo come essa voleva, e finito quel singolare maneggio lia emesso
sospiri profondi come di chi, compiuto uno sforzo, si riposasse. Ora, sul foglio
è stato trovato realmente uno sgorbio a lapis che riescirebbe pertanto una “
scrittura spiritica a distanza Siamo lontani dalle meraviglie che intorno a
questo fenomeno si narrano nelle cronache dello spiritismo. Non pre¬ tenderei
già quella strabiliante avventura della medium si¬ gnora Everitt, la quale ha
visto volar via dopo tre colpi — pan, pan, pan — un foglietto di carta, e
tornare dopo tre secondi coperto da 930 parole (sic, in “C. -r. Congrès): mi
sarei contentato di cose molto più semplici, di una frase o parola, anche di
lettere singole... ma in condi¬ zioni meno incerte nella loro fattura.
Questo “ esperimento „ è veridico ? A me, dopo mature ri¬ flessioni, pare di
doverne dubitare per le seguenti ragioni : - a) Troppa preparazione da parte
d’Eusapia : il suo atteggia¬ mento di magnetizzare il foglio parvemi simulato,
e d’aitronde questa mescolanza del magnetismo con lo spiritismo che ragione
avrebbe? Eusapia non aveva la solita fisonomia ad espressioni rigide,
superficiali, che io conosco assai bene nelle isteriche e nei soggetti
ipnotici. — 3) Prima delle esperienze, circa ‘It d'ora, essa aveva toccato e
preso il lapis, e lo aveva gettato sul tavolino vicino, allegando che era
inutile vi fosse ; invece, poco dopo.il lapis fu da noi rimesso, ed essa
esegui, con la solita volubilità dei suggestionabili, il fenomeno: c’è pertanto
il sospetto che quel primo superfluo afferra- inento del lapis sia stato
accompagnato da un suo movi¬ mento abilmente circolare o elissoidale della
mano, e cosi abbia tracciato il segno. Eusapia è analfabeta: e il segno è il
solito che fanno i bambini e le persone illetterate, quando vogliono tracciare
col lapis qualche sgorbio sulla carta: niente, adunque, di “ spirituale , la
forma allungata e stretta del segno corrisponde perfettamente a quella che si
traccierebbe in fretta alla maniera da me suaccennata. Ho fatto alcune prove
(da notarsi che si era in mezza luce), e ho visto che riesce facile imitarlo
senza che si abbia l’aria di tracciare nulla ; d’ altronde, quando non si pensa
che la mano di un medium faccia cosa fraudo¬ lenta non vi si presta attenzione,
e l’atto di segnare in frodo può esserci sfuggito quando E. la prima volta
prese il lapis e lo gettò via. L’ atteggiamento che essa voleva dare alla mia
mano, e che riuscì poi a darle, era inadatto a scri¬ vere: la punta del lapis
essa me la faceva tener rivolta in avanti, colle dita minori piegate in maniera
ridicola come quelle di un bambino che comincia a tentare di scrivere: in
questa posizione non avrei scalfito il foglio di carta colla matita, ma col mio
dito anulare: tutto ciò in rapporto colla scarsa coltura della E. Ammenocchè
quel giro im¬ presso alla mia mano non dovesse simboleggiare il feno¬ meno; ma
allora perchè esigeva che io tenessi il lapis? Bisognava o bastava fare il
segno in aria con la mano disar¬ mata, — e) La figura ottenuta non corrisponde
al movimento circolare che abbiamo fatto; è troppo grande e lunga, mentre la
mia mano guidata in aria da quella della E. P. ha fatto un movimento più
piccolo e un vero o : questo accadde perchè la mia destra assai abituata a
scrivere, aiutando coi suoi moti involontari la Paladino, si è mossa nel senso
di un 0 (il segno alfabetico più comune agli illetterati, o a chi è tenuto da
altra mano), risultandone quello sgorbio elittico. b) Il secondo. — Il 2”
esperimento di scrittura media¬ nica è ancora più sospettabile. Ho già detto
come essendo in catona (il secondo a destra di Eusapia) io mi fossi sentito
stri¬ sciare qualche cosa, che giudicai una mano, sullo sparato della camicia :
ora, era bensì una mano, ma probabilmente annata di lapis o di grafite che mi
lasciò tre righe verticali in quel punto !... È il solito vieto esperimento che
la Paladino fa sui polsini di qualcuno della catena : ma stavolta ha tutte le
ap¬ parenze dell’inganno. Invero poco dopo essa si alza, do¬ manda che il N° 11
(De Albertis) entri in catena, ne prende la mano, ne solleva l’indice, e
appoggiatolo — siamo sempre in semi-oscurità — sul davanti del mio petto, là
dove io avevo poco prima avvertito un lieve toceamento, vi fa atto di tracciare
dei segni. Orbene : finita la seduta, si trovarono sicuramente i tre segui
fatti col dito del De Albertis in aria, ma, per quanto ho detto, credo' che già
ci fossero e che mi siano stati fatti assai prima dalla “ mano di uno spirito „
che venne a simulare di togliermi la cravatta. Si paragonino le sensazioni di
quel toceamento, la mia esclamazione “ troppo basso „, la teatralità ingenua
della esperienza; e si entrerà nella mia convinzione : frode ! Qui sorge
un dubbio sul dubbio : quella mano che simu¬ lando toccamenti alla cravatta, mi
fece i tre segni, era dessa vera ed anatomica, oppure medianica e fluidica ?
Potrebbesi, nella migliore delle ipotesi, ammettere che quella mano fosse
dinamica: in questo caso si avrebbe non più un fenomeno falso, ma uno spurio,
ossia un effetto a distanza della forza esopsi- chica lasciata poi interpretare
in un dato senso. Però, se penso che iersera ho afferrata la mano carnea
(reale) della Eusapia, e che tutto l’esperimento di questa “ scrittura diretta
, (?) ha l’aria di un giuoco abbastanza infantile di prestidigitazione, se
metto i segni in relazione all’analfabetismo della medium, debbo purtroppo
inclinare a dirla tutta una commedia. Insomma, “ John „ non è fortunato
quando vuol compiere con me imprese superiori al suo intelletto.
Apporto. C’è stato iersera, finalmente, anche un “ apporto „ come
dicono gli spiritisti : ad un certo momento è caduto sul tavolo (eravamo in
semi-oscurità) un che di duro, che poi è stato verificato essere un sassolino,
uno di quei pezzetti di selce che si trovano nelle strade di campagna. Ma
questo fenomeno, avvenuto senza precedente controllo (esame delle vesti
della medium ?), è assai sospetto. Inoltre è anch’esso indubbiamente d’origine
suggestiva, avendo il sig. Peretti narrato in sul principio di seduta che in
quella sala ove eravamo avvengono con altri medi fenomeni spiritici straor¬
dinari, fra cui chiusure ed aperture di circuito con accensione e spegnimento
di lampade elettriche (le si ebbero, difatti!), e apporti spiritici fra cui
specialmente quello di * un sassolino „ e d’un grosso chiodo di ferro.
Gli apporti che esigono il passaggio della materia per almeno tre fasi
diversissime di aggregazione: solidità ma¬ teriale, fluidità immateriale,
ritorno alla solidità anteriore, senza contare il fatto meccanico del trasporto
nello spazio, sono sempre stati una difficilissima e rara manifestazione dello
spiritismo : un gran numero di medi c’è caduto in trappola, desiderando dare
con tali fenomeni la prova della propria potenzialità e... frodando ! Nei
circoli spiritici gli apporti avvengono però con discreta frequenza, ma non
sono circondati dalle cautele necessarie : per la Paladino poi, che è medium
professionale e non spontaneo, le cautele dovreb¬ bero moltiplicarsi. Io non
credo che iersera l’esame del medium prima della seduta sia stato completissimo
; e quando il sassolino è piombato fra di noi, mi è sembrato di scorgere
espressioni di dubbio e di diffidenza in buona parte dei 'pre¬ senti. Eppure,
se vi è stupore quando ha luogo un tocca¬ mente. imo spostamento di mandolino,
un suono di trom¬ betta od altro fenomeno consimile oramai comune per noi,
quale meraviglia non dovrebbe svegliare un “ apporto la venuta cioè dal di
fuori e da lontano di un oggetto mate¬ riale che ha dovuto traversare porte e
muri, o soffitto, o pavimento, e spazio aereo di chissà quanti metri ! bi
pensi alla straordinarietà del fatto, all’opporvisi tutte le nostre cognizioni
sulla inerzia, sulla aggregazione e dis¬ gregazione degli atomi, sulla
impenetrabilità della materia (cioè di quella forma dell’Energia universale che
a noi si fa sentire come resistenza, forse in ragione della velocità enorme
delle sue vibrazioni): e si vedrà quante cose siano necessarie perchè un corpo
materiale ubbidisca ai poteri subcoscienti del medium. Per stabilire unapporto
veridico occorrono : a) esame del medium prima della seduta, anche, se in
donna, compiuto brutalmente „ ; — b) conti-olio della sua persona durante il
fenomeno (gli apporti sono sempre improvvisi, imprevedibili, mai preannunciati
come gli altri fenomeni) ; esame della
locai ite) prima della seduta; circostanza utile ed espressiva: la rarità
dell’oggetto apportato,... qui invece si trattava di un pezzetto comunissimo di
selce; — e) ricostruzione della giornata di Eusapia (è stata in campagna? ha
potuto prendere il sassolino in qualche angolo di strada?...) Insomma,
non nego a priori, dopo il mio ingresso in questo mondo straordinario, gli “
apporti , : dico che nel caso nostro manca ogni sicurezza, e che il “ fenomeno
, mi ha lasciata l’im¬ pressione di un giuoco andato a male... E poi un pezzetto
di selce vai proprio la pena che gli “ spiriti „ si incoinmodino? E messi in
riposo gli “ spiriti », non c’è nella subcoscienza di Eusapia un po’ più di
imaginativa per disgregare e riag¬ gregare oggetti meno comuni che sassi,
chiodi e pianticelle dei terrapieni di Genova o ramuscoli di rose ovunque
fiorenti ? Rammento di avere avuto, anni fa, tra le mani alcune imagini
sacre, con evidentissimi caratteri di incisioni su legno del secolo XVI: mi si
presentavano come piovute dal soffitto della camera, dove si materializzava lo
spirito di quella suor Caterina che dicono fosse l’amante di Martin Lutero:
ecco degli “ apporti » interessanti per la storia e la paleografia!
Disgraziatamente il periodico spiritoccultista “ Sphinx „ mi fa sapere che
certi disegni medianici furono discoperti essere abili riproduzioni di vecchie
incisioni te¬ desche. Ma io leggo adesso di pillole medicamentose arrivate dal
mondo dell'Al di là al sig. Enrico Sausse di Lione, che ne guarì da certi suoi
malanni (“ C. -r. Congr.). E leggo sorridendo di quei diamanti che piovvero
seminati a piene mani da generosissimi defunti nella camera, dove la signora
Agullana vede e fa vedere ai clienti tante cose ammira¬ bili (“ C.-r. Congr.
1900 », p. 163). È vero che poi i diamanti scomparvero quasi tutti, e si
ridussero a tre : ma ecco degli apporti veramente utili, e stiano in guardia i
farmacisti e i gioiellieri che speculano sulle miserie o sulla vanità per
venderci i loro prodotti o i loro pezzetti di flintglass... Ma che significa o
a che è buono il sassolino di queU’avaraccio o meschinello di “ John King ,
? « * * Apparizioni autentiche. Ben diversa è per
me la autenticità delle grandi forme materializzate che ieri sera, finalmente,
ho veduto coi miei occhi in modo completo. Fino ad ora le
materializzazioni. salvo quegli informi profili di teste braccia pugni e
mani da me percepiti in semi-oscurità, e salvo quelle frammen¬ tarie resistenze
tangibili venutemi a palpare e afferrare dal di sotto delle nere cortine, io
non avevo toccato nè visto “ fantasmi Iersera li ho visti chiaramente sullo
sfondo del chiarore dato dall’uscio semiaperto della sala da pranzo.
Un “ globo nero „ (testa materializzata). [Prima fase del periodo
delle apparizioni. Si scorge nella penombra la testa d’Eusapia, della qnale il
« globo nero • si direbbe tra .doppio».— Questa serie di cintine figure di
«fan¬ tasmi» fu disegnata da A. Berisso|su miei schizzi a matita]. Non
erano apparizioni luminose, ma opache ; non erano, for¬ mate secondo le tre
dimensioni spaziali, ma a semplice con¬ torno, quasi come lastre di vetro
affumicate. Premetto che dopo circa due ore di veglia e semiveglia,
Eusapia era caduta finalmente in piena estasi di medianismo, come si rilevava
da tutto il suo comportamento, e che eravaino a luce debolissima, ma con ottima
vigilanza sulla per¬ sona del medium. Il fenomeno straordinario fu da me
percepito anche in un momento nel quale non ero più in catena. Dapprima mi
ero Un braccio ‘ fluidico , sporgente dall’ombra.
[Seconda fase del periodo aizzato si atteggia in e riconosciuto per
un delle apparizioni. — L’ « arto » media- modo da essere più.
facilmente veduto braccio piegato]. seduto su di una poltroncina,
vicino aH’uscio della veranda : poi, attratto dalla curiosità di vedere nella
penombra 1 moti sussultali del tavolino che in quel momento “ rideva a, cre¬
papelle „, mi sono alzato e avvicinato al circolo tiptico. Al- apparizioni
DI FORME lnrasi è voluto che io vi entrassi, e mi vi sono
introdotto ledendo tra il controllore di destra (signor Bantle) e il signor
Sclnnolz. Là seduto e mentre il tavolino seguitava nel suo cachinno espressivo,
ho cominciato a percepire qualche ombra mobile a sinistra di Eusapia, sul fondo
di fievole luminosità costituito dall’uscio semiaperto dell’altra camera. 1 er
smce- Uno strano profilo di * forma » materializzata. (Terza
fase del periodo delle npparizioui. — Ho disegnato 1 il profilo tal quale fa da
me percepito; si ‘ direbbe olle la «forma > era in via di sviluppo e
indecisaj. ranni della cosa e per escludere ogni artificio, io mi
sono tolto di catena e sono andato in perlustrazione. Ero quasi nel mezzo della
stanza (come mostra la figura di p. 327, dove ho segnatala mia posizione con un
occhio simbolico), quando sul fondo rischiarato dell’uscio a me di fronte ho
riveduto una specie di globo riero avanzarsi dalla medmnr verso la
signora ttey, che era al controllo di sinistra. Siccome in sulle prime credetti
che fosse la testa di Eusapia. così ho taciuto, e contrariamente alle
disposizioni regolamentari ed alle mie consuetudini, non ho segnalato il
fenomeno. Fu allora che “ John „ con cinque formidabili picchi indicava
il Dn “ fantasma , creato medianicamente da Eusapia. [Quarta
fase del periodo di apparizioni. — Il «fantasma* si presenta un po' in alto,
evidentemente penda'; io lo vegga: si avanza da sinistra a destra, indi si
ritira. Si rilevi che in basso le larve non sono completate e sembra che si
continuino (nella ombra) fino alla persona della Paladino). mio
numero e con quattro significanti “ parlate ! , mi in¬ giungeva di dichiarare
ciò che 1 vedevo Qui occorre la solita osservazione : che il subscosciente di
Eusapia agisce proprio come una coscienza vigile, accorgendosi della atten¬
zione e partecipazione dei presenti, dei loro dubbi e sospetti, e condacendosi
in relazione a tali sensazioni reali con tutta l'apparenza (e la sostanza I
della volontarietà. Alla ingiunzione del tavolino, che sembrava diventare
fu¬ rioso pel "'mio silenzio, ho finalmente ubbidito quaudo al globo nero
sono succedute altre apparizioni di prolunga- menti pur neri, e sopratutto
quando ho scorto delle specie Lo stesso ‘fantasma, medianico che
ritorna e saluta. róuinta ed ultima fase del periodo di apparizioni. Il fantasma
» si rende nuovamente visibile, ancora piu m alto, e, “per meglio essere
percepito, si inchina in avanti, inai si ritira da dove è venuto, e
scompare]. di larve umane o antropomorfe passare colà, o, meglio,
avan¬ zarsi e inchinarsi verso la Rey come per salutarmi o per rendersi a me
beu visibili ! Bolo allora che io fui certo di non essere vittima di
un’allucinazione, annunciai i fantasmi, e questi furono subito veduti anche dal
signor Schmolz che opportunamente si portò nel punto istesso dove io li
scorgevo : furono inoltre veduti e riconosciuti distintamente da tutti i
presenti alla seduta (tranne Avellino e Bantle, mos¬ sisi troppo tardi),
perchè, recatisi dietro di me, o tra me e lo Schmolz, si sono messi nella
direzione opportuna di visuale (a tale uopo io l’ho indicata nella figura con
una freccia). Adunque, in un periodo calmissimo di seduta, — mentre la
Eusapia era caduta in un profondo sonno letargico (“ trance „ ) e
compassionevolmente gemeva, piangeva, domandava aiuto, e si dibatteva sotto il
controllo dei due vigilatori, — dieci per¬ sone perfettamente sveglie, tutte di
intelligenza superiore alla media, e di cui almeno tre assolutamente scettiche
in fatto di fantasmi, hanno percepito le apparizioni, se le sono reciprocamente
confermate, ne hanno anche discussa a lungo la natura e le forme perchè hanno
avuto il tempo di farlo . In tali condizioni di luogo, di tranquillità
collet¬ tiva, di vigilanza sul medio, di mutua valutazione delle cose
percepite, non si può, certo, parlare di allucinazioni visive (salvo quelle “
veridiche „ del Gurney e Myehs), ma di per¬ cezioni reali. Siccome fissando
fortemente in quel chiarore mi si producevano delle contrazioni del muscolo
ciliare e quindi degli oscuramenti improvvisi e fugaci del campò visivo, ho
sforzata la mia attenzione svegliatissima a di¬ scernere il passaggio vero
delle ombre medianiche da ogni altro mio fenomeno endottico; e ci sono
riuscito. Perciò mi credo in .obbligo di dichiarare sinceramente : — 1°
che le apparizioni di ombre medianiche non sono allucinatorie nè per
l’individuo, nè per la collettività dei presenti, ma bensì obiettive ; — 2° che
la medium non poteva produrle con spostamenti artificiosi della sua persona ,
perchè essa era visibile nella penombra simultaneamente alle larve, e perchè
era col corpo inclinato (a bella posta per autenticare il fenomeno ?) verso il
controllore di destra, sulla spalla del quale sembravami appoggiasse la testa
come sempre fa nel produrre le grandi materializzazioni ; — 3" che la
medium aveva intanto voluto che io le tenessi la mia sinistra sul capo mentre
guardavo : ciò che ho fatto allungando tutto il braccio al di sopra del
tavolino e passando in mezzo alla catena (la quale in verità più non si
manteneva, essendosi gli astanti alzati tutti, tranne i due controllori, per
passare dov’io avevo dichiarato di percepire le ombre); che la testa d’Eusapia,
trovandosi a circa 60-70 cm. di distanza dalla zona rischiarata, non poteva
menomamente dare le forme di cui offro le figure ; — 5° che le
materializzazioni richiedono uno sforzo potente di medianità, come rendevasi
evidente alle sofferenze di Eusapia, al suo respiro affannoso, al suo
polso aritmico, ai suoi gemiti, ai suoi convellimenti muscolari (non
convulsioni); — 6° che, d’altra parte, una persona seduta fra due altre che la
invigilano e ne tengono le mani, anche se con fina astuzia riuscisse a fare il
giochetto della sostituzione di mani, non riuscirebbe mai ad alzarsi ed a
piegarsi come hanno presentato i fantasmi ; — 7" infine, che la Eusapia è
di corpo tozzo e di statura bassa, mentre le apparizioni erano alte e piuttosto
gracili. Le apparizioni sono state da me e dagli altri percepite sette od
otto volte di seguito, ed ogni volta mutavano le loro linee di contorno, la
grandezza, le proporzioni delle parti o membra. Ho già detto che erano imagini
nerastre, a contorni semplici, date come da una sostanza opaca ; però mi
facevano l’impressione di essere come tagliate nel car¬ tone o nel vetro
affumicato, non avevano cioè rotondità nè spessore : il contorno era sfumato,
come può esserlo quello di un’ombra su di un muro. Aggiungo che le imagini erano
dense e impenetrabili, nè mi lasciavano più vedere la debole luce posta loro
dietro. Le forme materializzate avevano lontana rassomiglianza : — a) con
teste umane o quidsimili, ma erano globose, senza capelli; una era piriforme e
piccola, ed un’altra più rotondeg¬ giante e grossa; la prima più in basso, la
seconda più in alto nel vano della porta ; — P) con membra articolate, cioè con
braccia umane: una volta il braccio apparve alzato, ma fu apparizione
fugacissima e da me mal percepita : altra volta ap¬ parve piegato nel gomito
con un grosso pugno chiuso, levato due o tre volte in aria verso la medium, che
ne sembrava colpita alla testa e ne gemeva; — y) con persone visibili a mezzo
busto ed a figura intera. Questi fantasmi totali erano più informi delle figure
precedenti, parevano individui alti di statura, rivestiti dai cappucci della
Confraternita della Miseri¬ cordia, senza naso nè mento, e anche senza
proporzione nelle parti ; due volte questi fantasmi mi si presentarono
inclinati in avanti verso la signora Bey come volessero o salutarmi o comparire
tutti nel fondo chiaro che ne permetteva la visibilità. Dico “ i fantasmi „ ;
ma forse era il medesimo che si mo¬ strava, diversamente da noi percepito ogni
volta. Le figure partivano dall’angolo oscuro dove Eusapia si lamentava e
contorceva, e andati fin verso la signora Eey, net vano del chiarore, si
ritiravano. Duravano ciascuno, in tale movimento, tre o quattro secondi o poco
più. Io ne ho rico¬ struite le figure con tutta l’esattezza possibile, quali le
avevo vedute, mezz’ora dopo, giacché per non cadere in paramnesia ho
eseguito i miei disegni prima di partire da casa Peretti : qui le riproduco,
per quanto non fotografate, come sarebbe negli ideali del metodo obiettivo. Da
rilevarsi è l’apparenza strana che ci fece subito esclamare: “ sembrano animali
simili a foche, ma disposte perpendicolarmente Quali deduzioni possano
trarsi da coteste singolari e tan- tastiche produzioni della medianità, è arduo
dire : la loro morfologia lineare eia stravaganza generale delle forme vietano
qualsiasi tentativo non solo di identificazione, ma pure di personificazione.
Non erano persone umane quelle che sono apparse, ma si direbbero piuttosto
imagini di sogno : vero¬ similmente siamo di fronte a creazioni oniriche del
medio, il quale dà alle sue imagini la figura fantastica da noi perce¬ pita. La
teleplastia eusapiana è, insomma, adeguata alla sua coltura intellettuale,
salvo forse quando produce fantasmi abituali o pensati in forma precisa per
riproduzione di ima¬ gini (telepatiche?) realmente percepite e ricordate.
Dicono che talvolta alle sedute di Eusapia si siano resi visibili il fantasma
personale di “ John „ e quelli di deiunti; il pruno identificato per tradizione
dei circoli spiritici, gli altri, chi 10 sa ? per una cooperazione
inconsapevole della imaginazione e memoria dei percipienti. Mi auguro di avere
la lortuna di assistere a tali straordinarie manifestazioni. ..... Ma mi
si dirà : — non avete dubbi sull autenticità di quei fantasmi ? siete voi sicuro
che non siano un tranello di Eusapia, aiutata da compari introdottisi
segretamente in casa Peretti ? — Comprendo benissimo che contro al dubbio
scettico e siste¬ matico, non c’ è difesa. La garanzia morale di nessuna
compartecipazione dei padroni di casa e della loro seivitu al fenomeno esiste
piena ed assoluta per me, che conosco 11 Peretti, e ne so l’austero ed
intemerato carattere, la serietà di vita, la incapacità di prestarsi a sì
tatto inganno . non esiste forse per gli altri, che non hanno veduto e che
chie¬ dono di essere convinti con argomenti di fatto e di logica. Orbene,
lasciamo in disparte le garanzie morali e anche quelle materiali da me
acquistate coll’ispezione preventiva e po¬ stuma delle sale in cui avvenivamo i
fenomeni, con la lonta¬ nanza di ogni persona non addetta al nostro gruppo, con
la pie- senza sincrona e sicura di tutti i componenti il nostro gruppo (in più
la signora Peretti) nella sala, attorno al tavolo . Esa¬ miniamo i fatti
nella loro oggettività, e ragioniamone. 1° Possono quelle figure essere
date da persone vive o reali che passassero nella sala da pranzo i No, perchè
le ombre erano da noi percepite al di qua dello spazio illu¬ minato : noi
le vedevamo staccarsi dal posto che era occupato dalla Eusapia e traversare lo
sfondo luminoso avanzando verso la sigma Rey. 2° Possono esse imaginarsi
date da contorni normal¬ mente visibili di persone umane? — No, perchè la loro
forma, pur richiamando l’umana, ne era diversa per una certa incompletezza di
parti (per es. , le braccia sottili e le due gambe, accostate, gracilissime
rispetto al tronco) e per una certa deformità bizzarra (per es.,
nell’acrocefalia). 3° Può sospettarsi un inganno simile a quello operato
dalla medium Williams quando a Parigi , presente il Lev- marie ed altri
illustri studiosi, apparivano dei “ fantasmi „ e si scopri che erano costituiti
da fantocci disegnati sulle sue sottane ? „ — No, perchè pur non avendo noi
ricorso a nessuna violenta verifica, le apparizioni di iersern, piatte e senza
spessore quali erano, non avrebbero potuto formarsi fraudolentemente se non
mediante grandi fogli di cartone o, meglio, lastre di vetro affumicato (?) che
la Paladino o un compare invisibile (?) fossero riusciti a nascondere, e poi a
metter fuori nel momento opportuno, a distendere e ad alzare proprio nella
nostra visuale, a spostare avanti e indietro, a ritirare ed a rinascondere,
ecc., tutte assurdità più incom¬ prensibili ancora del fatto, oramai per me
possibilissimo, di una teleplastia. 4° Quando rifletto alle forme vedute,
non mi esimo, nel mio pensiero, dal raffrontarle a quelle figure in piano e
senza terza dimensione che ognuno di noi conosce sotto il nome di “ ombre
chinesi V’è anzi qualcuno, come il distinto pittore Campi di Milano, che
eccelle nel produrle con le sole dita mani e braccia abilmente atteggiate. - Ma
qui non è il caso di parlarne sospettando stratagemmi consimili ; Eusapia non
si moveva, e con le braccia (dato che le avesse liberate dal controllo) non
poteva, certo, proiettare figure come quelle I 5'’ Una seduta è, per
molti, fonte di illusioni ; credo perciò che in talune sedute male organizzate
le presunte apparizioni possano consistere in ingannevoli apprezzamenti delle
ombre proiettate da qualcuno degli astanti, massime se fuori di catena, sulle
pareti vicino o dietro al medium (alcune fotografie di pretesi * fantasmi „ da
me esaminate mi hanno data l’impres¬ sione di un’origine cosi fatta pel “
fenomeno „ !). Non era ciò possibile jersera, perchè lo sfondo su cui
apparivano le ombre non era pieno e solido, non era muro nè battente di porta,
ma era lo spazio vuoto della stanza vicina debolmente illuminata.
Tuttavia, questi ultimi dubbi mi fanno sorgere in mente l'analogia fra quelle
apparizioni e le nostre imagini normali di umbra : tutti noi, volendoci
rappresentare un fantasma vero, ce lo rappresentiamo piatto e sottile, senza
spessore, a contorni sfumati, al modo istesso con cui percepiamo l’ ombra data
dai corpi opachi, intercettanti i raggi luminosi. Ciò mi porta anebe a credere,
- per quanto si scorge nelle materializzazioni meno formate che Eusapia rende
visibili attorno a sè, ad esempio nello spazio aereo e in alto sul tavolino, o
ai propri fianchi, che il medium pensi i fantasmi come ombre e li proietti o
esteriori con le caratteristiche visive di macchie nere o nerastre, a
chiaroscuro. Lo stato della medium. Ho detto che iersera
Eusapia è caduta in vero “ trance „ letargico : ne abbiamo avuta tutta la
sintomatologia. 11 suo stato" durante la provocazione delle ombre era
compassione¬ vole : si lagnava, si contorceva, piangeva, domandava aiuto a
Giulio (Gchorowicz), forse pel ricordo che lo psicologo polacco, nei momenti di
agitazione medianica, la ipnotizzava per cal¬ marla. Nel suo delirio
sonnambolico essa mi scambia sempre con l’OcHOROWicz e vuole ch'io le faccia
eguali passi magne¬ tici per tranquillizzarla. A me, pur abituato a vedere
migliaia di pazienti, fa pena lo spettacolo di questa donna che soffre, spesso
soltanto per soddisfare la curiosità di chi la paga : epperò, acconsento
volentieri a metter fine al suo attacco medianico (auto-ipnosi) perchè la veggo
patire. Con opportuni passi magnetici, accompagnati da suggestione vo¬ cale, le
ordino di calmarsi; e normalmente ciò avviene dopo pochi momenti. Iersera dopo
le apparizioni l’abbiamo tras¬ portata a braccia, tant’era disfatta di forze,
sul terrazzo scoperto, a un magnifico chiaro di luna: e là io ho aspettato che
rinvenisse. Eusapia al risveglio si è trovata a sua insa¬ puta col volto tutto
inondato di lagrime, stanchissima, con senso di rottura nelle ossa, col polso
debolissimo e celere (100 pulsazioni), madida di sudore, ma, contro il solito,
in¬ differente alle pressioni ed alle punture nel lato sinistro, dove è pur
sempre iperestetica. A questo momento ho dovuto purtroppo assentarmi essendo
mezzanotte e dovendo partire al mattino di buon’ora per un consulto in
provincia ; ma Eusapia ha voluto che si continuasse, e oggi ini si è detto che
la seduta è durata in mia assenza un’altra ora e mezza con manifestazioni
straordinarie. Nella prima parte della seduta la Eusapia Paladino era
sveglia e preparò tutta la fenomenologia della seconda parte. Intenzionalmente
fu essa che spinse il tavolino dalla veranda nel salotto, per forza medianica
soltanto in parte ; io rilevai anche sforzi muscolari e spinte semi-coscienti,
per non dire volontarie (fraudolente?) delle sue due mani che si appoggia¬ vano
fortemente all’orlo del tavolino per dirigerlo nella sua escursione, mentre a
noi raccomandava di tenere le nostre sollevate in aria. Fu per me evidente poi
la preparazione cosciente, che direi premeditazione, delle esperienze ulte¬
riori ; — a) Ho già detto della preparazione della “ scrit¬ tura diretta „ sul
vergine foglio di carta del tavolino. — b) Avvenne lo stesso degli altri segni
fatti sulla mia camicia. _ c) Aggiungo che le apparizioni furono pure
premeditate, e la Eusapia pensò anzi di farle vedere proprio a me. Quando
il tavolo fu spinto dal terrazzo nella sala, noi ci trovammo in mezzo di essa,
quasi addossati ad un mobile a scaffale su cui si era posta la lampadina a luce
rossa. Io mi trovavo allora vicino a questa e colle spalle volte alla porta, al
cui chiarore dovevo vedere poi le ombre. Perciò la Eusapia finché io rimasi
alla sua sinistra, non “ materializzò „ affatto; più tardi, quando mi richiamò
attorno al tavolo, non solo mi fece sedere dal lato destro, ma volle che si cambiasse
la disposizione, della catena in modo da lasciarmi libera la visuale verso la
porta della stanza vicina: respinse anche il professore Porro che poteva
impedirmi la vista del fenomeno che si preparava, lo fece uscire di circolo e
col solito lin¬ guaggio tiptologico gli ordinò di sedere fuori della mia vi¬
suale. Ciò fatto e tutto ben disposto, sopravenne il son¬ nambulismo ed
incominciarono le apparizioni. — d) Anche la esperienza del bottone elettrico
mi sembra sia stata pre¬ meditata : per lo meno fu l’effetto di una nostra
sugge¬ stione ; noi desideravamo il fenomeno e questo è venuto. Quanto
più durano le sedute, tanto più mi convinco che la Eusapia Paladino, esaurite
le poche esperienze fondamen¬ tali con cui comincia, è nella sua medianità alla
mercè del circolo che sperimenta. Ossia, le persone astanti indicano prima alla
medium, o cogli strumenti ed oggetti che met¬ tono a sua portata di mano e di
vista, o colle parole di¬ rette, quali sono i fenomeni che si produrranno : è
una vera collaborazione involontaria, ma non si esclude un’altra
collaborazione, quella inconsapevole, che venga effettuata col fornire della
energia biopsichica al medium, sia, per cosi dire, dinamicamente, sia mediante
suggestione mentale. Quest ul¬ tima non mi sembra ancora molto sicura nelle
nostre sedute. Più volte mi sono messo a suggestionare mentalmente la Eusapia,
che pure domino colla ipnotizzazione o coi passi magnetici : mai però ha
eseguito i fenomeni che io le sugge¬ rivo, pensandoli fortemente. Inoltre, la
suggestionabilità della Paladino si intende limitata ai fenomeni meccanici
semplici che essa può fare o che è abituata a fare : — ogni novità di
esperienza, intendo novità essenziale, non apparente, non limitata a
circostanze accessorie delle manifestazioni, diffi¬ cilmente riesce con lei:
essa ne diffida, e allora ci afleima, un < po’ alla buona, che ò “ .John „
il renitente a non volerne sa¬ pere! E quando la personificazione nega, bisogna
desistere. Nelle crisi di “ trance „ Iche durano un tempo vario, ina non mai
più di u\’ora completa, dopo di che cominciano 1 sin¬ tomi di esaurimento) la
Eusapia mostra di soffrire assai. I movimenti e contatti a distanza, la
produzione di fenomeni luminosi, massime delle ombre, i sollevamenti prolungati
del tavolo, le impronte su mastice, le levitazioni del proprio corpo, sono i
fatti medianici di più penosa e stentata pro¬ vocazione. Si direbbe che ognuno
di essi implichi una per¬ dita maggiore di forza e che, una volta eseguiti,
esauriscano il medianismo. Ciò sta a provare che nella medianità 1 in¬ tervento
di forze occulte, estranee al medium, non esiste : e che se avvengono moti,
trasformazioni di forze, modifica¬ zioni nell’equilibrio e nel peso dei corpi,
tutto ciò si effettua mediante un consumo di energia vitale: — questa proviene
sopratutto dall’organismo del medium, fondendosi forse con una certa porzione
di energia proveniente dalle altre persone della catena. , . Quanto
alle grida di Eusapia durante il suo levil arsi, io ho finalmente capito che
cosa sia per gli spiritisti ]& osses¬ sione spiritica da essi descritta e
tanto temuta nei medium: ne avevo davanti a me i preliminari. Quelle smanie,
quelle- paure, quelle esclamazioni riferentisi a violenze in via di esecuzione,
erano in tutto simili alle reazioni agitate di un incubo, erano cioè sintomi di
un processo allucmatono oni¬ rico. Nella sua somniazione Eusapia si crede presa
e tras¬ portata per aria, non differentemente da quello che succede nella fase
delirante e passionale dell’attacco isterico, o negli episodi allucinatorii
dell’alienazione mentale. La ossessione per opera di “ disincarnati s fa il
paio colla ossessione per MEDIAKITÀ ed energie bio-psichiche
351 parte dei demonii ; al medesimo modo, la personificazione
spiritica va a collocarsi, in Psicopatologia, vicino alla pos¬ sessione
diabolica! La medianità, comunque la si voglia in¬ tendere, dà alle sue
manifestazioni il colore dell’epoca, spesso le foggia alla moda: —
nell’antichità classica agiva sotto la spinta furibonda delle Eumenidi d’Averno
o quella serena degli Dei di Olimpo; in Oriente è travagliata dagli spiriti
maligni; nel Medio-Evo era pressoché tutta satanica; — da sessantanni in qua è
guidata dagli umani defunti o, al più, ila entità astratte in cui si
impersonano cattive nozioni di fisica cosmologica (gli “ eiementali „) o
simili. Tutto ciò non torna ad onore delTimaginativa degli spiriti: il loro
Mondo¬ invisibile è materiato, visibilmente, di mimetismo. Cessione
di forza dagli astanti ? Ho ripetuto iersera le mie indagini dinamometriche
su tutti i presenti : prima della seduta; e a mezzanotte, quando ho dovuto
lasciare casa Peretti. Eccone, nella Tabella ap¬ presso, le cifre in
chilogrammetri misurati col solito appa¬ recchio Colin. 1° Sommando la
forza muscolare dei presenti, escluso il medio, si ha in chilogrammetri:
IL D. Prima della seduta 767.5 j Alla mezzanotte. 721.0 \ Perdita
46.5 ) M. s. 688.5 ) 592.0 - 96.5 \ 14 »/o. È
rilevante che nell’insieme si perdè da tutti assai di meno a destra che a
sinistra. 2° Dei presenti, quelli che fino alla mezzanotte hanno fatto
parte più a lungo della catena, cioè Da Passano, Bantle, Ferravo, Schmolz e
Venzano, hanno subita la perdita maggiore, sopratutto il dottor Venzano, che
spende dell’energia cere¬ brale anche nel redigere al buio i verbali. 3°
La medium ha guadagnato alla M. D., diventando destromane mentre normalmente è
mancina. 4" Il fatto più notevole è la modificazione del mio tipo
di¬ namometrico : mai, durante tutta la vita, io mi sono trovato mancino,
sebbene abbia misurata la mia forza muscolare cen¬ tinaia di volte. Ora, a
mezzanotte io ho segnata all’indice una 1 3' W )
Tabella II. Ricerche sulla forza muscolare dei componenti la
catena. NOME Prima Dopo Differenze M.
D. M. S. M. D. MS. M. D. M. S. Avellino
62 39 50 45 -12 + 6 „ tìantle 100
98 100 75 = — 23 Da Passano Ferraro Peretti
Porro Rey Schmolz Venzano Albertis Eusapia
forte perdita a destra, con acquisto di forza a sinistra : nè vi •è stato
errore, perchè lo Miqrzo fu da me ripetuto e fornì quasi le medesime cifre.
Sarebbe tale fenomeno dovuto all’avere io tenuta la sinistra sulla testa di
Eusapia, mentre essa faceva sforzi enormi per provocare le apparizioni ? Si
potrebbe al¬ lora supporre che in quel momento avvenisse dai miei centri
nervosi una radiazione o emanazione di forza vitale (?), e che questa, nel
proiettarsi, sia passata parzialmente nel mio braccio, e mi abbia reso mancino.
Questa è una supposizione da mettere avanti col serio intendimento di trovare
un appoggio alla ipotesi della esteriorazione ed a quella della collaborazione
di tutti i presenti nel produrre i fenomeni. Non trovo per nulla affatto
contrario alla scienza biologica positiva che il nostro corpo irradi correnti
di energia; come pure non re¬ puto antiscientifica l’ipotesi che il medium,
mediante processi fisiologici ancora oscuri, aiuti questa emanazione o radia¬
zione, sottragga cioè forza ai presenti e se ne valga per la produzione delle
teleeinesie e teleplastie. Certo, vi è più serietà in codeste ipotesi su poteri
ancora ignoti dell’orga¬ nismo umano che non in quella dell’intervento di
spiriti. (renova, 1° giugno 1901. la ottava seduta. (2
giugno 1901). I resoconti dei fenomeni. Anche iersera ci
siamo riuniti con Easapia in casa Pe- re(h, e, come per la seduta precedente,
neppure a tutta questa del 2 giugno ho potuto assistere. Ho troppo la voro da
com¬ piere nella giornata, e le sedute spiritiche, per uno che ci vada come me,
per osservare e studiare seriamente, per accertarsi della autenticità dei
fatti, per scoprire il processo psicogenetico, se ciò è possibile, dei
fenomeni, riescono fati¬ cosissime : da quando cominciarono, io ne sono
dimagrito ' Al mio giungere mi si narrano le “meraviglie, accadute la
sera del 31 maggio dopo la mia partenza; e sembra, a dir vero, eli io abbia
perduto moltissimo non fermandomi. 1 fenomeni accaduti sono stati dei
soliti, non sostanzialmente diversi da quelli accaduti prima di mezzanotte; ma
alla ri¬ presa, Eusapia era ancor più potente nella sua medianità, e ì miei
compagni ebbero manifestazioni intensissime e nume¬ rose : levitazioni complete
di tavolo ; trasporti di oggetti ad es. earillons, campanelli, senza alcun
contatto e a mezza luce; moti ed azioni di strumenti musicali, che volteggia¬
vano e davan concerto in aria; sollevamento di una seggiola mano di De
Al) ?|«net?c“’ coll’apposizione della , l"° n A bertlS;
materializzazioni tangibili, di resistenza e aciSt?°rdLnarle :
.ì?CCamentl multipli e sincroni a vari *_ infine, scrittura diretta eseguita
dopo la seduta da Emapia semi-sveglia con un dito del prof. Porro fatto pas¬
sare a distanza sui polsini di altri due fra gli astanti, e con questo di
particolare , che il Porro avvertiva nel frai¬ na!, n° rnS6DS° dl fT,ÌCOl̰
"el dit0 affen-ato e steso dalla mano della medium (parestesia
auto-suggestiva ?). — Ma il “7° aP1Ui -rar° Ju, 1 aPPar>zione di
un'ombra, non più sullo sfondo chiaro dell uscio di sala da pranzo, com’io
avivo veduto, bensì a destra admjgj. ^UampadTelettnS donde filtravano pochi
< oc a - volte e assunse la della strada. Quell ombra aPPl ' j
avanZasse e ritirasse se =: letta defunta da alcuni anni.
mezzanotte : Sono desolato di non es «»*“ t'd™1 7°to veduto da tutti
sebbene il fantasma di u < De A1|)ertis non rm- i presenti (i signori
Ave > mèrfvvicrli0so di una appa- scirono a distinguerlo), sta il fatto
merav^ g ebe mi è rizione omogenea, per cos • (;i l Minerva, prese
in tg.’srs» rXo,oi.i » * *** ben difficile sarà ottenere fenomem
consim 1.^ accer. Ma io non insisto su ima questione dello tato coi
miei sensi . in q ^ d- scienza si attenga, per ora, spiritismo bisogna che L o
, aj es> non mi so con- al criterio della oggettmta ®pen ' ciie M
onesta mi vien ceder, «otto .1 criM» “ $ £ L l” eh. avanti sotto
gli auspici rispetto ma per ragioni mai (lo dico «enza malfar loio di
aspetto, di metodo) di un Arsakof scrivere. nè sono agevoli da
razioni di sedute sono criudici istruttori in Francia capire.
Bisognerebbe mutare ig ottimo risuitato per la che con teatralità, sia pui ’ .
1 , D0St0 di un delitto, e colà, razionalità della prova, vanl . individui,
ricostruiscono la sia coll’imputato, sia con < minime loro particola-
scena e riprod^o gh delle rità. Converrebbe fare 1 medium e astanti,
in sedute medianiche : rime 'situazioni occupate du- piena luce, in
perfetta ca ni. , modalità di posizione, rante un fenomeno; ditemi di
spazio; e poi ristabilire le distanze, le ie a . . ^ possibili o
vero- discutere una per una tutte esp o *• ed alla fisica simili
secondo processi contarmi alla e faticoso lavoro I RESOCONTI DEI
FENOMENI pubblico ne capisce assai meno degli specialisti — può farsi un
concetto sempre preciso e completo delle condi¬ zioni in cui i fenomeni sono
percepiti. Ciascun fenomeno richiederebbe particolari così minuti su ogni
elemento di fatto, sulla posizione e sui gesti del medio, sulla catena e sullo
stato psichico degli assistenti, sul controllo, sullo svi¬ luppo durata e
intensità delle manifestazioni, sulle circo¬ stanze preparatorie e su quelle
consecutive, ecc., ecc., che la descrizione ne diverrebbe addirittura
illeggibile, o, quanto meno, inafferrabile con una rappresentazione normale
sin¬ tetica. E ciò che disse il prof. Sidgwick pei verbali delle sedute di
Cambridge 1 Forse, trattandosi di un gruppo ac¬ creditato che negava ogni
medianità sincera aH’Eusapia, la conoscenza minuta di tutti i fenomeni
incriminati avrebbe servito a chiarir meglio le ulteriori possibili
investigazioni sulla affermata ciarlataneria; ma per i verbali in genere,
l’msigne filosofo-psichicista avrebbe ragione: essi tutti, o sono
insufficienti, o sono dei veri rompicapo. Ne segue che il pubblico
diffida dei resoconti, o non se ne persuade ; e molti scettici, ad ogni
narrazione di feno¬ meni, ricominciano le consuete, eterne domande dettate dal
dubbio. Tutto ò ragione d’incredulità per chi si ostini ad essere o ad
atteggiarsi scettico: — il controllo delle mani? la situazione dei piedi?
l’atteggiamento della testa? la di¬ stanza dall’oggetto? l’attenzione dei due
vigilanti di destra e di sinistra ? le convulsioni del medio ? le emozioni dei
pre¬ senti ? la gradazione di luce?... Ah, sopratutto quest’ultima arresta i
dubbiosi : li si sente sempre, ad ogni momento, tornare alla fissazione del
buio, come se le sedute avvenis¬ sero tutte o sempre nell’oscurità, e come se
gli studiosi, massime dopo lunga pratica, fossero incapaci di orientarsi coi
loro sensi e coi loro centri percettivi, solo perchè manca la luce! Si ha un
bel rispondere esaurientemente a codeste obbie¬ zioni : tant’è! tutti ritornano
a ripetervele, come se avessero fatte altrettante scoperte, e come se essi
soli, gl’increduli che non videro, possedessero la chiave del segreto...
tranello. Moltissimi dicono: “ crederò quando vedrò e sta bene: intanto
essi credono, senza verifica, che Nansen è arrivato aH’86"4 verso il Polo
Nord, ma non che io abbia assistito ad una reale levitazione di tavolo o ad una
visibile e tan¬ gibile materializzazione di mano. Sono nel loro diritto: ma
Eusapia non può prodigarsi a tutti, e i suoi fenomeni me¬ dianici non possono
servire di spettacolo alle platee. Medianità e misoneismo. Tutti
gli studiosi della medianità si sono ingegnati di mettere un po’ di ordine
nella sconclusionata tecnica delle sedute spiritiche e di introdurvi i nuovi
mezzi che la fisica e la fisiologia pongono ora nelle nostre mani, sia per accer¬
tare l’autenticità dei fenomeni, sia per meglio stabilirne il determinismo ; ma
non sono riusciti a vincere sinora il mi¬ soneismo dei medi e degli spiritisti.
Vero è che l’Eusapia Paladino è, fra tutti i medi viventi fin qui venuti a
contatto con gli scienziati, la meno intollerante di esami e la più desi¬
derosa di controlli ; di questo bisogna riconoscerle il merito. Ma essa non è
in grado ancora di superare l’avversione, in¬ genita nel suo animo di popolana
a rinvigorita dalle con¬ suetudini spiritiche, contro le novità
metodiche. Jersera avevamo disposto nella sala di seduta gli appa¬ recchi
per produrre varie sorta di luce : 1" la illuminazione piena a luce
elettrica .stradale (lampadine ad incandescenza); 2° la illuminazione ottenuta
con la combustione di sostanze grasse (candele steariche); 3° la luce senza
raggi actinici, ottenuta con la lampada elettrica da fotografo (a vetro rosso);
4« ]a luce verde ; 5° la fluorescenza mediante fogli cosparsi di polvere di
sali fluorescenti (raggi di Becquerel) ; 6° infine, la luce catodica ottenuta
con una grossa ampolla di Crookes messa in attività mediante pile. Il
gabinetto medianico era stato anche tappezzato di tela bianca allo scopo di
rendere meglio visibili le forme mate¬ rializzate sul fondo e poterle eventualmente
fotografare. Si era anche migliorata la disposizione delle macchine fotogra¬
fiche allo scopo di fissare le levitazioni del tavolino. È la fotografia il
mezzo più facile e nello stesso tempo più si¬ curo e convincente per
autenticare i fenomeni : la lastra sensibile non subisce suggestioni, nè ciò
che essa registra può certamente dirsi di indole allucinatoria !... A
riguardo della fotografia, il misoneismo di Eusapia oramai ha ceduto, purché
non si pretenda di sottoporla anche là a procedimenti inconsueti : ma la luce
catodica e il dia¬ framma bianco sul fondo del gabinetto non sembrarono con¬
venire a “ John King „ il quale, quasi al principio di seduta, diede segni
tiptologici non dubbi della sua opposizione. Incomineiamo a togliere il diaframma,
e ci contentiamo che il fondo del gabinetto sia invece costituito dal battente
della porta: quanto alla luce catodica, ho poi saputo che dopo la mia partenza
“ John „ si è adattato a lasciarla usare, ma senza notevoli mutamenti nella
fenomenologia. Abbiamo anche cercato di ottenere fenomeni un po’ diversi
dai già ottenuti, sebbene si tratti di prove di potenzialità medianica oramai
tradizionali nella storia dello spiritismo : 1° impronte sulla farina (se n’ è
messo un piatto pieno entro il gabinetto) : 2° il passaggio di due anelli di
legno l'uno entro l’altro, restando essi intatti (famoso esperimento di “
fisica trascendentale „ avuto dallo Zòllneb eoi medio Slade) ; 3° l’annodamento
di una cordicella senza fine (altro «sperimento celebrato dello stesso illustre
fisico-astronomo). Ma abbiamo avuto insuccesso completo, per quanto “John „ non
abbia mostrato al riguardo nessun senso di avversione, certamente perchè dal
lungo frequentare con spiritisti e con studiosi, dei quali ascolta sempre eoa
grande attenzione le parole cercando penetrarne il senso con accorta
intelligenza, Eusapia sa che quelle là sono manifestazioni medianiche con¬
sacrate anche nei penetrali dei tempi spiritici. Ma la cosa è stata ben
differente per la luce catodica e per le fluorescenze. Questo misoneismo,
che la medianità mostra sempre per ogni procedimento nuovo, è di evidente
origine psicologica, e risiede nella medium, non in John. Si spiega facilmente
: - a) per V abitudine : oramai la tecnica spiritica è formata : i medium,
che generalmente sono di scarsissima inventiva, se¬ guono pedestremente le
manovre imparate, e come si conti¬ nuano ad usare i tavolini che sono il
retaggio dell’americanismo, così si è arrivati, tutto al più. alla luce rossa
dovuta alla introduzione della fotografia per mezzo del Crookes, nome simpatico
e non sospetto nei circoli spiritici ; per la ignoranza dei medium : questi
ignorano le leggi fisiche, e quindi essi non sanno la innocuità delle altre
luci speciali. E però non sono stati capaci fino ad ora di provocare, ad es.,
nessun fenomeno chimico: al pari della biologia, la chi¬ mica non è ancora
nelle buone grazie degli * spiriti „ seb¬ bene questi si mostrino potenti in
meccanica ed in ottica. È vero che dall’OCHcmowicz si è saputo che la luce t
enie e la la mire favoriscono i fenomeni medianici: ma essendo la Eusapia
Paladino povera di memoria, non sfrutta tale fatto, e rimane pressoché
inamovibile nella sua vecchia strada; c) per la diffidenza : tutte le
persone ignoranti diflìdano di ciò che non conoscono ; inoltre, nel caso
presente, temono i i medium che l’introduzione di
insoliti processi luminosi possa arrestare o diminuire la loro medianità,
ovvero anche costituire un controllo di nuovo genere. Finché i medium non
saranno studiati nei laboratori scientifici di psicologia e di fisiologia, la
questione dello spiritismo, appunto per la defi¬ cienza e la capricciosità
della sua sedicente tecnica “ spe¬ rimentale ,, farà pochi passi o ne farà solo
dei lentissimi e stentati. Determinismo. Capricci del subcosciente.
Ritengo, dopo quanto ho visto in otto sedute, che si sia molto esagerata la
necessità di un dato determinismo dei fenomeni spiritici. In linea generale
soltanto si possono enun¬ ciare queste “ leggi „ rispetto, per es., alla
illuminazione del¬ l’ambiente dove opera l’Eusapia: — 1” a piena luce o a luce
discreta si hanno preferibilmente i movimenti del tavolo, gli spostamenti
semplici di oggetti, le attrazioni che dirò magnetiche, gli aumenti o le
diminuzioni di peso (rarissimi); in penombra o in oscurità, preferibilmente i
contatti, le levitazioni del medio, i trasporti aerei di oggetti, i feno¬ meni
luminosi, le materializzazioni tangibili. Ma non si riesce a dare valore
assoluto a questo determinismo. Quando si è avuta fin da principio la
opposizione aperta di “ John , ad un dato determinismo, p. es. a formare o a
modificare la catena in una data maniera, bisogna quasi sempre fare di
necessità virtù. Non vi saranno ragioni com¬ prensibili, sarà manifestissimo un
puro capriccio della per¬ sonificazione secondaria d’Eusapia, se pur non c’è da
parte di costei un’ostentazione di comando o di rifiuto: ma tant’è, “ John „ si
intesta, e resistendogli acremente non si andrebbe avanti di un passo. Ma alle
volte basta insistere, basta cioè non cedere ai desideri ed alle ingiunzioni
dello spirito-guida; e i fenomeni desiderati si avverano egualmente !
“John,, che non si lascia imporre dai modi aspri, è invece sensibilissimo alle
blandizie e agli elogii. Molte volte, direi abbastanza spesso con noi, “ John „
finisce coH'accondiscendere e col fare ciò che si vuole bonariamente ed impetra
da lui. Si vede insomma che nel subcosciente della Eusapia si riflet¬ tono
tutti gli stati di coscienza che si formano e si succe¬ dono nell’io superiore
dietro le impressioni arrivanti dallo porte non chiuse dei sensi (udito,
vista). Il suo subcosciente è un la co immobile, dall’acqua profonda ed
oscura, posto in mezzo ad un fitto ed impenetrabile bosco, sulla cui super¬
ficie si riflettono dall’alto i chiarori del cielo: per sè quel ]a„0 non ha
luminosità, nè onde. Più che mai si è avuta jersera la prova
dell’incostanza di propositi e della vanità di “John Egli si guarda bene,
insomma, dallo scontentare gli adunati attorno al tavolo. Ingenuo come un bambino,
che fa il giuoco del rimpiatterello, Pgl, chiede con cinque colpi “ la luce „
ogni qualvolta si tratta di fare ammirare la grossa seggiola spostata sul ta¬
volo e là in equilibrio pericoloso, od il mazzo di fiori o altro oggetto
qualsiasi trasportato da distanza e messo davanti a ''qualcuno, o i segni fatti
a lapis sui polsini inamidati..., e via via : il buon “ .John „ è come
l’araldo, più che l’agente della medianità di Eusapia. Grande è pur
sempre la suggestionabilità tutta eusapiana dello stesso “ spirito „. Iersera,
festa dello Statuto, si è messo a fare il musicista : i moti snssultori del
tavolino accompagna¬ vano il ritmo della marcia reale canticchiata a mezza voce
e con gioviali stonature dai presenti : — nè “ John „ avrebbe pensato di suonare
il tamburo che gli si era messo a por- tara di medianità, se non gli si dava la
spinta. Nel gabinetto oscuro era una fisarmonica, di cui però Eusapia ignorava
resi¬ stenza: bastò che il signor Peretti eccitasse “John „ a ricordar¬ sene
perchè la fisarmonica entrasse in azione. Anche la col- locazione di un
tavolinetto entro il gabinetto medianico occasionò subito qualche fenomeno.
Decisamente, la imagina¬ tiva di “ John „ è esaurita, ed io comincio ad essere
infastidito delle sue oramai viete e monotone manifestazioni. Come non
annoiarsi a questi giuochi bambineschi che stanno cosi lon¬ tani dalle
sublimità dottrinali di cui lo spiritismo anche il psichicista ha la pretesa? Trovo,
per altre ragioni, di molto significato psicologico il fatto
dell’arrovesciamento dispettoso del piatto di farina, su cui si sarebbe
desiderato vedere stampare un’impronta. Finora di impronte abbiamo avuto solo
quella (assai dubbia a mio av¬ viso) delle tre dita sulla plastilina : niente
mani, niente piedi, niente visi o profili a maschera. 0 che forse la poco
felice riuscita della prima impronta smorza, neH’automatismo della Eusapia
Paladino, il fervore di propaganda a ripetere il fe¬ nomeno ? Fatto sta che
jersera la farina andò per terra, il che mi dimostrò due cose : che non si
voleva da “ John „ eseguire l’esperimento; e che poi nelle azioni medianiche
non si ha sempre quella delicatezza di percezioni e di movimenti che si
attribuisce agli * invisibili Vero che essi in ge¬ nerale smuovono trasportano
e fanno volteggiare in aria grossi e pesanti corpi senza sbatterli sulla testa
dei presenti, toc¬ cano con leggerezza, fanno nodi intralciati al buio, eee.,
ecc.; ma talvolta non misurano il colpo, e rompono anche og¬ getti od
imbrattano... Qui non era il caso di spargere quella farina a rischio di
spolverarcene tutti : * John „ si è mo¬ strato mal destro o cieco. Aggiungo,
che una grande quan¬ tità di movimenti del medio (precursori o fattori indispensa¬
bili dei fenomeni meccanici) sembrano ora eseguiti senza scopo o, per lo meno,
senza effetti : talora si direbbe che Eusapia si muova pensando a fenomeni che
poi non avvengono, so¬ pratutto quando non ha avuto il tempo nè il mezzo di
informarsi, ad esempio, degli oggetti da trasportare, delle manifestazioni da
dare, ecc. Naturalmente la interpretazione di questi insuccessi o deficienze di
medianità varia secondo le opinioni e le disposizioni d’animo degli interpreti:
io, che sono sempre più alieno dall’assegnare all’occulta “ Intelli¬ genza „
una grande intelligenza, propendo a vederci una prova che là dove la coscienza
superiore della Paladino non sa, anche il suo subcosciente ignora. Veggo pure
che le scariche di energia provocate dalla medianità attiva sono spesso assai
poco intenzionali, o, per lo meno, non raggiungono lo scopo; e talora
commettono gli stessi errori di senso muscolare che i movimenti fisiologici dei
nostri muscoli ci mostrano ad ogni istante, massime se ci manca il sussidio
della vista. La fenomenologia di jersera. La seduta cominciò
tardivamente per preparare le luci {liverse con cui si voleva sperimentare:
luce catodica, luce anodica, fluorescenza, ecc. Ma neppure jersera, fino alla
mez¬ zanotte, si è avuta novità grande di fenomeni: - i soliti movimenti
tiptologici, qualche levitazione, contatti (non molto numerosi), spostamenti di
mobili e di altri oggetti posti dietro al medium, arrovesciamento di un tavolo,
ecc.. ecc. Vi fu un solo fenomeno nuovo (almeno per me, che non avevo visto la
sera procedente l'uguale fenomeno fatto dalla Eusapia Paladino per mezzo del
capitano De Albertis): una azione attrattiva a distanza. Ho assistito ai
fenomeni fino alle 23,30 : anche stavolta dovevo partire la mattina dopo, e
questo mi ha impedito di vedere le interessanti manifestazioni dell’ultima ora
di seduta. Ordinariamente le sedute di Eusapia si dividono in due parti: nella
prima, quando essa è ancora vigile o cade al più nello stato superficiale di
ipnosi, come direbbe A. De Ro- cuas, si ha la fenomenologia di grado inferiore
e semplice; nella seconda, quando essa raggiunge gli stadii profondi del¬
l'ipnosi, ossia la incoscienza quasi completa e sopratutto lo stato letargico,
si ottiene la fenomenologia di grado supe¬ riore o complessa. Non tutte le sere
si raggiunge qnest’ul- tima fase della medianità e le manifestazioni rimangono
fiacche, scolorite, anodine: fino ad ora, anzi, a me sembra che durante le
sedute del nostro Circolo la Paladino non sia giunta quasi mai al vero e
profondo “ trance „ durante il quale accadono, per quanto se ne sa o se ne
asserisce, le grandi manifestazioni, ossia le organizzazioni di forme visibili,
le levitazioni della medium stessa, le apparizioni identificabili da qualcuno
dei presenti ('?). Il completo oscurarsi della coscienza superiore è
necessario, secondo la ipotesi del subli¬ minale, per la scarica
deU’automatismo teleplastico e per l’assorbimento (dato che avvenga!) della
forza biopsichica degli astanti, non che per la lettura telepatica del loro
pensiero : mentre forse tale condizione non è indispensabile per la
esopsichicità nella sfera deH’automatismo sensorio e motorio. Ad ogni
modo, la fenomenologia delle prime due ore si svolge di preferenza, come è
succeduto jersera , nei moti, nella oscillazione e negli innalzamenti del
tavolino, nel linguaggio tiptieo, nelle bussate formidabili (al buio o in
scarsissima luce), nei raps correlativi a contrazioni muscolari e a gesti
simbolici, negli spostamenti di oggetti e nel funziona¬ mento di apparecchi
musicali, ne! vento freddo dal gabinetto, in rumori misteriosi nell’oscurità di
questo, nelle passeggiate peripatetiche della solita seggiola smossa dal
gabinetto e fatta uscire, alzata, spinta a mezz’aria sul braccio o contro le
spalle di nno dei due controllori, e poi fatta arrivare sul tavolino, in bilico
più o men sicuro e con grande conten¬ tezza di “ John „ che allora domanda la “
luce „ perché. tutti ammirino le sue prodezze . E l’elenco si ripete
a sazietà. Ma iersera, come ho detto, Eusapia ha voluto che io
assi¬ stessi ad un fenomeno non comune : all’innalzamento di un oggetto pesante
per forza di attrazione. Qui v’è quella miscela del “ fluido magnetico „ o “
mesmerico „ coll’ “ occulto spiri-tistieo „ che fino dai primi passi del neo -spiritualismo
anglo-americano è nato dall' innesto delle due correnti di meraviglioso
moderno. Che cosa ci abbia da fare lo “ spirito- John „ nell’attrazione di un
tavolinetto da salotto coll’in¬ termezzo della mia mano, è difficile capire !
Il fatto sta che la Eusapia, attirato prima il tavolinetto (gueridon) verso di
sè per circa un metro colla sua azione a distanza (e il fenomeno era già, per
ciò solo, singolarissimo), mi ha invitato a mettervi sopra la mano destra; e,
mentre io le tenevo ferme colla mia mano le gambe (la sua mano sinistra era
controllata dal sig. Ferraro), mi ha stirata la pelle nella regione meta¬
carpo-digitale, come in atto di sollevare ciò che vi stava sotto, e il
tavolinetto s'è alzato realmente dal suolo perdite volte di 15-30 centimetri.
L’esperimento è stato eseguito con sicuro controllo ed io sono certo della sua
veridicità, tanto più che avveniva visibilissimo a luce rossa. Qui non
abbiamo però la sicurezza che si tratti di “ attra¬ zione „ ; potrebbe anche
essere un movimento ascensivo dello stesso genere di quello che eleva il tavolo
e sembra venire dal disotto. Sono prolungamenti medianici o dinamici delle
gambe di Eusapia che si spingono sotto il tavolino, secondo la ipotesi di
Ricuet? Anche io lo direi per due ragioni: 1“ il tavolino s’innalza ' solo di
quel tanto che può essere fatto da un piede (ideato) che lo spinga in su ; 2° i
muscoli delle gambe della F. si contraevano mentre il tavolino si alzava.
Tuttavia l’innalzarsi del tavolino avveniva senza scosse nò sobbalzi, ma “
levitando „ nel modo più classico. Anche il tavolo medianico non fa mai
salti, come dovrebbe essere se fosse alzato con inganno, cioè coi piedi o coi
gi¬ nocchi o con le mani di Eusapia abilmente portate sotto il mobile dopo
essere sfuggite al controllo : la frode non potrebbe infatti compiersi se non
all’improvviso e con mossa rapidissima, occorrendo riprendere subito la
posizione di prima. Io oramai sono convinto dell’autenticità dei sollevamenti
di oggetti I tavoli, corpi, ecc.) senza contatto alcuno o spro¬ porzionatamente
al contatto sussistente tra la superficie del¬ l’oggetto stesso e il corpo del
medio : come dubitare di un fatto che viene fissato dalla lastra fotografica,
quale cioè si è egregiamente ottenuto l’altra sera?.... Le figure soli tanto
convincenti che non occorrono dilucidazioni : basta guardare dove stanno i
piedi e le mani di tutti i formanti la catena. Nella seconda fotografia si
scorgono tutte le mani in aria, co¬ sicché la levitazione si è effettuata
sicuramente senza contatto. Non conosco istantanee più dimostrative di questa
nostra. Molisi- M I Psicologia e Spiritismo, I.
Tav. m. .23 ftS-S •- g *2 é . a «t
t- &§ f £ FENOMENI POCO EVIDENTI Fenomeni
invano desiderati o poco evidenti. Pongo ora qui la nota dei fenomeni che
fino ad oggi ab¬ biamo inutilmente desiderato o non ancora ottenuto: 1“ le
vaste impronte sulla plastilina o altre sostanze impressionabili, e sopratutto
la maschera di John; 2“ le apparizioni ili mani chiare e per sè luminose ; 3° X
apparizione di spettri visibili, come ne descrive uno il Visaxi-Scozzi e un
altro il Dakiex; 4° X aumento o la diminuzione di peso del corpo della Pala¬
dino; 5” le modificazioni di temperatura, così negli oggetti esterni come nel
proprio corpo ; 6° X alzamento e l'abbassa¬ mento di una stadera o di una
bilancia senza aggiunta o sottrazione di peso, o altro fenomeno analogo a
quello ce¬ lebre del pesa-lettere descritto dal DeRochas; 7° la scrittura
diretta su lavagne; 8° i fenomeni zollneriani di fisica trascen¬ dente, o
spaziali a «-dimensioni (?); 9° i fenomeni di me¬ dianità intellettuale o
subbiettiva propriamente delta. L’esperimento delle lavagnette da
scolari, che ha un posto di primo ordine nella storia dello spiritismo, poiché
tutti i grandi medi, Slater, Eglinton, Slade, e molti altri americani ne
ricavavano fama e.... quattrini, ci starebbe molto a cuore. Lo Zoli.nf.r, il
Wallace, I’Hellenbach, il Giuier, PAksakoff, i maggiori dottrinari dello
spiritismo (non parliamo poi degli apologisti dei singoli medi, come il Farm
eh) ci fabbricano su questo ragionamento: che quella scrittura diretta,
ottenuta, spesso al bujo!, sulla faccia interna di due la¬ vagne juxtaposte o
di una lavagna applicata al di sotto del tavolino coll’opportuno lapis o gesso
chiusovi frammezzo, non possa prodursi se non per opera di enti spiritici,
giacché questi, vincendo le leggi tisiche della materia impenetrabile e dello
spazio, e non esigendo per iscrivere gli atteggiamenti morfofisiologici
necessari all'uomo, sono capaci di farlo in quelle posizioni stentate, comiche,
assurde!... — Ma la Com¬ missione dell'Università di Pennsilvania pel lascito
Seybert, ma il Robinson, ma lo stesso spiritofilo Hodgson hanno fatto scempio
di codesto miracolo: nè noi, l’ho narrato, ci siamo riusciti... E vero, che
abbiamo un medium analfabeta. Ma alle Intelligenze invisibili deve proprio
abbisognare che il medium sappia scrivere, per ripeterei a volontà quel magno
loro modo di manifestarsi? Anche l’apparato si assomiglia alle trovate di
prestidigitatori da piazza; tuttavia potremmo anche loro accordare libertà di
scelta pei mezzi di manifestazione. Ciò che intimamente contraddice le pretese
dello spiritismo a me par questo : che in certi casi gli “ Occulti agenti „
trag¬ gano bensì dal medium fenomeni contrari alla fisica e mec¬ canica, non
siano però mai in grado di dargli abilità asso¬ lutamente nuove, ad esempio la
scrittura a chi non sa scrivere, la lettura a chi non sa leggere, il canto o il
suono a chi non sa cantare e suonare, l’uso di meccanismi compli¬ cati a chi
non ne ha la pratica, e via via. Insomma, “ il miracolo „ del neo-spiritismo è
determinato un po’ troppo dalle condizioni personali di chi lo produce. Ricerche
dinamometriche. Anche iersera volevo indagare la perdita di energia ner¬
vosa che ciascuno dei presenti subisce durante una seduta, ma in causa della
mia partenza anticipata non ho raccolto che i dati dinamometrici di prima sera.
Ne riporto qui le cifre a scopo di raffronto colle tabelle precedenti:
Dinamometrici in istato di riposo. .
Avellino Rey Bantle Schmolz Ferrare Venzano, M.,
Albertis , Peretti , Sig.ra Peretti Porro Eusapia
Contrasto di volontà o di intenzioni nei fenomeni medianici. Si è basata
la ipotesi spiritica, fra gli altri argomenti, anche sul presuuto contrasto di
volizioni che si osserverebbe fra la volontà del medium e quella delle
Intelligenze occulte Emessa in particolar modo mediante i segni tiptologici. In
ferità tale contrasto esiste, ma a parer mio non va inteso ^ favore del
dualismo di volontà antagonistiche emananti da X o più personalità distinte, da
quella del medium e da quella dello spirito “ John „ o di suo. compagni. Chi
interpreta quel fatto in questa superficialissima maniera, dimostra di non
avere abbordato neppure gli elementi di psicologia! Ci ritorno sopra, perocché
tra 1 miei compagni di seduta se ne fa un gran discorrere. . , Prendiamo
in esame un dato fenomeno telecmetico, che la cosa riescirà più chiara. Il
contrasto, sia duale sia plu¬ rale esiste nelle idee o rappresentazioni
psico-motrici della P., non è già fuori di lei. Tutti quelli che ben conoscono
fenomeni di contrasto negli alienati, nelle isteriche, negl ossessi o affetti
da idee e impulsioni incoercibili, negli stessi ipnotizzati, sorrideranno all
mgenuo concetto che 5 la medium vuole la luce ed il tavolino indica invece di
volere la oscurità, ciò avvenga perche la volontà XISo del medio si metta in
lotta con un altra volonte alti ettanto personale della sua, la quale si
manifesti mediante il moto t'1 Anzitutto una volta ammessi (e gli stessi
spiritisti non digiuni di vera psicologia lo ammettono) l’automatismo dei
centri nervosi inferiori, la indipendenza lunzionale dei centri stessi per disgregamento
della personalità e lo sdoppiamento frequente della coscienza nei medium
scriventi, nei medium a medianità tiptologia semplice o interiore e “ei med
anche intellettivi, quella pretesa opposizione di due io] lonta » chiarisce
come la manifestazione di un antagonismo mtenoie o subiettivo di idee,
volizioni e tendenze, esistente in una sola coscienza che per l’appunto si è
disgregata e sdoppiata. In secondo luogo, basta avere assistito a queste
manifesta sdoni di presunto antagonismo per vedere come siano super- liciali
talvolta appena abbozzate, cosicché ogni tentativo d contrasto scompare al
minimo ripristino della coscienza vera ^Terzoffi rileva agevolmente come
tali contrasti siano abbastanza spesso artifizii belli e buoni, che odorano di
trucco anche 1 distanza. Generalmente il contrasto è espresso quando esso torna
utile ad avvalorare l’importanza o la meravigliosità di qualche fenomeno; per
cui, se anche non Emulato coscientemente, è simulato inconsciamente. Chi non ha
visto l’isterica portata dalle sue idiosincrasie morbose ad inghiottire sterco
per apparire meravigliosa e in anta¬ gonismo superficiale coi proprii gusti, ma
in verità per stupire medici e famigliali'? Essa è sempre una comme¬ diante in
sulla scena: fa mostra di opporsi ad un esame serio della “ meraviglia „ in lei
impersonata, e per contro appalesa in tutte le sue mosse il desiderio vivissimo
di essere “ osservata „ ed ammirata. Quarto: non c’è alcuna costanza nei
dualismi volitivi di Eusapia, ossia nel contrasto Ira ciò che essa dice di
volere e ciò che il tavolino esige o comanda. Anche quando si tratta di
continuare o di interrompere la seduta in vista dello strapazzo del medium
(manifestazione la più frequente del presunto antagonismo 1), si scorge
l’artifìcio: la “ lotta „ è così debole che tutto si fa a piacere dei
convenuti! Ordi¬ nariamente è il subconscio “ John „ che comanda di conti¬
nuare, se la Eusapia si dice stanca e si lagna di non poterne piu: ben
raramente avviene l’inverso, ossia la volontà supe¬ riore del medium si impone
aH’automatismo tiptologieamente espresso. Ma ciò è una pura parvenza. Dove sono
qui le ter¬ ribili battaglie interiori delle personalità veramente doppie e
contrastanti, come ne vediamo noi alienisti e neuropato¬ logi? Il mio caro
amico prof. S. Desanctis ha illustrato da pari suo i fenomeni “psichici di
contrasto,, e non occorre altro se non rinviare chi voglia erudirsi alle sue
pubblica¬ zioni. I fatti di allucinazioni bilaterali e di delirii a
duplice personalità sono cosi noti agli alienisti, e cosi davvero com¬
penetrati nel pensiero nel sentimento e nella condotta dei pazzi, che i
superficialissimi, menzogneri, quasi testi-ali anta¬ gonismi fra l’io della
Paladino e il fantastico “John „, mi muovono addirittura a riso: sono, cioè,
contraffazioni mal riuscite di un fenomeno che la patologia mentale ci mette
dinanzi in linee che direi, al raffronto, michelangiolesche. E pensare che il
Brofferio, pur essendo un valoroso psicologo, si è lasciato indurre dai
meschini artificii sub-eusapiani a consi¬ derare questi fenomeni puerilmente
capricciosi di contrasto quali prove sicure dell’ intervento delle anime di
defunti agenti fuori del medium e contrastanti col suo volere!.... Per fortuna
che secondo altri spiritisti, A. R. Wallace alla testa, “ spiriti , così
sciocchi decidono dei destini dell'u¬ manità ! Nè mi si venga a dire che
“John per imporre la continua¬ zione degli sperimenti quando la P. desidera di
smettere, “ la percuote „ e “ la maltratta „ con pericolo della
sua salute e (perfino si è affermato) della sua stessa vita! Eh via !
Ij,< grida, i lai e le agitazioni di Eusapia, per chi conosca lo ansie e le
crisi significanti i veri antagonismi subiettivi di coscienza, sono un
giocherello : neppure una pallida idea di (juei tragici contrasti che avvengono
nei deliranti che si ritengono ossessi o posseduti dal demonio. Il buon
John „ (se ne convincano gli “ spiritisti,) non ha autonomia: è solo una
metaforica personificazione di uno stato psichico speciale di bassa gerarchia,
svolgentesi nel la P. quando è in medianità; non ha sentimenti, nè volizioni,
nè idee proprie, p l'incosciente della P. che si fa il giullare della
collettività bio-psichica costituita dalla P. stessa e dai presenti nella
catena, e fa quello che vogliamo noi. Muove i tavolini e le seggiole, soffia
nelle trombette, batte i tamburelli, accende luci, e, se vuoisi, tocca e
fa solletico, fa scherzi e minaccio più o meno di buon gusto, perchè siamo noi
che lo suggestio¬ niamo. Talvolta quell’ incolora e larvale creazione del sub-
cosciente della medium fa le bizze, si impermalisce, si offende ed offende,
percuote, resiste, si mette in assetto di guerra, fa i capricci, come un
bambino di pessimo carattere, egoista e spietato: ma è il fondo della coscienza
della P. che ribolle a quel modo, non un’entità mentale fuori di lei. Non
si confonda adunque il contrasto dualistico entro una sola coscienza, con una
lotta di volontà estranee l’ima all’altra. Quando si guardano attentamente le
manifestazioni di quelle volontà extra, le si veggono soltanto interessate alla
riuscita dei fenomeni, a colpire di stupore gli astanti, a esagerare la portata
delle sedute; sempre pronte insomma a favorire la tesi della, supernormalità di
Eusapia (costei, in sostanza, è affatto indifferente alla credenza nei disincarnati).
Io poi sono indotto a ritenere che anche le battaglie incruente tra la
coscienza vigile e la subliminale di Eusapia siano il ri¬ sultato di un’abile
etero-suggestione e di un vero allena¬ mento simulatorio di isterica.
Presenza e molteplicità di “ Intelligenze occulte , nei fenomeni
medianici. Nelle sedute medianiche della Eusapia esiste talvolta l’ap¬
parenza di una origine multipla e diversa delle manifesta¬ zioni: ossia pare
che i fenomeni siano produzioni di più “ Intelligenze occulte ,, le
quali vengano evocate dalla catena spiritica, circondino la Eusapia e il suo
tavolino da pitonessa, e conservando una propria personalità si manifestino in
modi differenti. Ma la molteplicità ditali “ entità , è basata su apparenze (a
parer mio) ingannevoli, o perché sono male percepiti dei fenomeni, o perchè
dati fenomeni sono inesatta¬ mente interpretati e sopratutto incompletamente
esposti. Ecco su che argomentano alcuni il pluralismo spiritico cir-
eum-eusapiano: 1" sulla differenza delle mani “ materializzate „, le
quali vengono a toccare i presenti , e avrebbero forma, grandezza e caratteri
morfologici diversi, non che differente modo di manifestarsi, ora rude e
grossolano, ora delicato e carezzevole, ora maschili e femminili o infantili,
ora fini ed ora rozze, ecc. : 2° sulla differenza delle apparizioni, che
sono ora mani grosse ed ora minuscole, ora teste (veramente “ globi , a ino’ di
anguria o zucca! grandi ed ora piccole, ed ora sferoidali o piriformi , ora
fantasmi alti ed ora bassi di statura ; 3° sulla identificazione, che di
tali contatti e fantasmi darebbero alcuni dei presenti alla seduta, i quali vi
riscontrano qualità e modalità, lineamenti e connotati spettanti a deter¬
minate persone defunte della loro famiglia o ad essi note: questa ricognizione
è la base della credenza animistica, ma è anche la più intralciata questione di
tutta la dottrina e pratica spiritica; 4" sulla diversità degli
sforzi meccanici, eventualmente prodotti dalla medium in una data seduta, come
sarebbero stati, nel caso nostro, i quattro o cinque sforzi muscolari di cui si
trovarono gli effetti nelle diverse situazioni dell’ indice del dinamometro da
me arrecato al Circolo; 5° sulla indole differente dei fenomeni sotto
l’aspetto intellettuale e morale, gli uni sembrando fatti per l'inter¬ vento di
“ Intelligenze „ elevate e colte (p. es. quando fanno buon uso di strumenti
musicali), altri da “ Intelligenze „ di bassa estrazione: talvolta si
manifestano “ entità „ di umore allegro e festevole, tal’altra vengono in scena
entità capricciose o iraconde o brutali e perfino oscene; 6° sulla
asserzione delle pretese Intelligenze occulte, che dicono tiptologicamente di
essere in molti attorno al tavolino o di andare a chiamare qualche compagno nel
dominio miste¬ rioso dell’Al di là, perchè comunichi con i presenti, ecc.
; 7° sulla simultaneità di fenomeni medianici ; 8° infine, su ciò
che ogni medium ha, è vero, il sho spirito famigliare, ad es. 1’ Eusapia il suo
“ John King ,, come la Cook aveva “KatieKing,, eia Smith il suo “Leopoldo,, e
il digiunatore Succi il suo spirito “ Leone ed Eglinton il suo “ Joey Sandy e
la Piper il “ dott.Phinuit ,, ecc., ecc.: ma è anche provato, dalla varietà
delle “ comunicazioni , e delle “ incarnazioni „, che accanto alla guida si presentano
altri “ spiriti „ più o men bene sviluppati: un “ Ernesto „ (?) è apparso a
mezzo ed ha talvolta operato vicino a “ Joey ,; presunti “ planetari „ di
Marte sono scesi ad aiutare “ Leo¬ poldo „ nelle sue gesta; nel sig. Randone di
Roma si im¬ personano un “ Cesare un bisbetico “ Uomo-lui „ (!) e altre
consimili entità a mimica e a linguaggio personali, ecc. Tralascio altre
sorgenti della credenza nella molteplicità, quasi innumerevole, di entità
spirituali che si presenterebbero attorno ad un tavolino spiritico, quasi
farfalle attorno al lume; e dirò subito che, a giudicarne precisamente da
quanto ho veduto nelle sedute della Paladino, questi argomenti sono di minimo
valore per uno psicologo. aj Partiamo da un supposto scientifico prima di
entrare nel mare infido del l’animismo polipersonale. Se ciascun feno¬ meno
medianico è, come alcuni autorevoli psicliicisti riten¬ gono, la “ proiezione
materializzata, di un’ imagine o rap¬ presentazione del medium, la differenza
fra le mani, le faceie, i fantasmi, ecc. così esteriorizzati ne costituisce un
effetto naturalissimo e chiarissimo. Io posso rappresentarmi come e quando
voglio una serie di mani, di teste, di omeri, ecc., individualizzando ciascuna
di queste figure o forme nella mia mente senza che ciò implichi una reale e
originaria indi¬ vidualità obbiettiva di tali apparizioni. 6]
L’apprezzamento degli evocatori è affatto subiet¬ tivo, tanto è vero che la
storia dello spiritismo da ben mezzo secolo annovera adesso sulle dita di una
mano le “ identifica¬ zioni ,. Sopratutto se il percipieute propende alla
ipotesi spi¬ ritica, ed è convinto che le anime dei suoi defunti si possono
evocare a piacere colle manovre di una Eusapia o di un Politi qualunque (?),
sarà tratto anche dallo stato emotivo a perce¬ pirne illusoriamente i contatti,
le vaghe forme, ecc. 0 si tratta di illusioni, nello stretto senso del termine,
per cui il feno¬ meno medianico, pur essendo reale (nella migliore supposi¬
zione), acquista caratteri specifici, anzi individuali, per ragioni di
subbiettività nella persona che vi è presa di mira. Oppure si tratta (e la
questione non è ancora risolta) di illusioni cd allucinazioni veridiche
provocate per telepatia dalla medio in istato di “trance,, quando cioè il suo
subcosciente è capace di percezioni supernormali e va ad attingere nei recessi
della Morselli, Psicologia e spiritiamo. memoria dei
presenti le imagini da proiettare e da presentare teleplasmate. , I
Per bene giudicare di codeste evocazioni bisognerebbe tare un’analisi minuta psicofisiologica
del fenomeno, e questo non è possibile, date le circostanze peculiari in cui le
comu¬ nicazioni avvengono. Credo che ognuno debba contentai si di analizzare le
proprie percezioni e giudicare soltanto di quelle: nella identificazione vi è troppo
soggettivismo, troppa facilità all’autosuggestione, troppa probabilità di una
invo¬ lontaria compartecipazione all’evento. Del resto, non sembra che la
Paladino sia fornita di grande potere evocatore : olt re al suo “ John „ non
sono venuti attorno al tavolino ov essa lavora, che fantasmi impersonali,
entità indecifrabili e vaghe. Tale è l’impressione che mi hanno fatto finora le
apparizioni da me viste; 6Dariex, e Vis ani- Sgozzi, e De IIochas, e h i.am-
marion, non danno informazioni diverse. Parlo di sedute fatte con un po’ di
metodo e con qualche criterio scientifico, non di quelle che Eusapia pub aver
dato a certi circoli spiii- tistici, o che potrà seguitare a concedere nel suo
modesto quartierino da “ Sibilla Napoletana „ a chi ci va a cercare i compiacimenti
del dilettantismo occultistico o le emozioni della credenza immortalistica !
t Ho tratte fuori ed esaminate le figure stravaganti che l’altra sera
Eusapia ci materializzò e che io disegnai alla grossa e in fretta dopo averle
percepite. Che razza di gente è rappresentata da quelle larve umanoidi V Gli
spiritisti ri¬ sponderanno che si trattava di fantasmi in formazione, ai quali
si sarebbe poi dato del subliminale di Eusapia una confi¬ gurazione ed una
attività più personali. Ma non si capisce perchè avendo la forza di entrare nel
nostro piano „, quel¬ l’essere misterioso o quegli esseri aspettassero la
partecipa¬ zione biopsichica di qualcuno fra i presenti per identificarsi:
perchè talvolta appaiono senza codesta condizione? perchè tal’altra volta, e
questo vale di più, appaiono senza dina¬ mismi perispiritali o astrali di medi
e in forma identica, a quella di un vivo, persino coi suoi abiti?
Contraddizioni e difficoltà fondamentali! Invece, più io le considero, e
meglio mi sovvengono le creazioni della fantasia popolare di ogni tempo, di
ogni razza, di ogni fase o forma di civiltà. Come cultore del¬ l’antropologia,
vado ad attingere raffronti nella mitogiafia comparata con cui lo u spiritismo
n ha tante analogie . e rifletto che i medium dei popoli Europei inciviliti
pensano e fanno apparire i loro fantasmi di sogno con un aspetto decente, con
un sembiante melancolieo in rapporto al concetto triste che noi Occidentali
abbiamo della morte, e involti nel leggendario paludamento bianco , che era il
color di lutto tra gli antichi e che è nella superstizione mediterranea la
tinta incolora assunta dagli enti spi¬ rituali. Per contro un medium Greco,
sempre in accordo eoi sereno concepi¬ mento ellenico dell’Al di là, avrà im¬
personato i suoi fantasmi in una Vedere (meno male!) o in un procace fauno
dalle gambe caprine, o in un’ombra sme¬ morata venuta su da Vìtìade». Infine,
un medium o stregone Pelle-rossa (fra i sel¬ vaggi mediumnismo e stregoneria si
con- sriungono) imaginerà e proietterà spetti'! ridicoli, come questo degli
Irochesi, che An. Bastia» molto opportunamente avvicina agli animali del
pianeta Mercurio comunicati alla Von Vai dallo spirito di Humboldt. Anche il
carnevale di ciascun popolo ha le sue maschere tipiche: e forse non si va
troppo lungi dalla vera spiegazione del “ mondo spiritico „ evocato dalle
D’Espérance e dalle Ensapie cercandola o tentandola nel folklore, nella
psicologia e nell’etnografia comparate. p] La esperienza degli sforzi
dinamometrici non significa affatto che la serie decrescente sia stata l’opera
di altret¬ tante entità occulte, messe in scena dalla più forte alla più
debole. Si rileverà che quella stessa decrescenza regolare di sforzi ha tutta
l’aria di essere stata voluta dal medium : ossia di essere una delle solite
ingenuità di dimostrazione cui Ensapia, nella sua limitata intelligenza, si lascia
andare volen¬ tieri. La serie fu di 4 sforzi: dovremmo ammettere, dunque, 5
personalità con quella della Paladino : ora tutti sanno che sui dinamometri si
possono fare sforzi scalari anche per vo¬ lontà di un solo. Desumere, dunque,
che quattro fossero gli “ spiriti „ prementi sulla molla, poiché si vide
l'indice spo¬ stato diversamente, è un po’ arbitrario ed anche semplicista.
D’altronde, l’indice si spostò, è vero, ma perchè non am¬ mettere che fosse
spinto con un dito dinamico sul quadrante a punti diversi della scala senza che
la molla fosse niente affatto premuta? Infine, la mano che mi restituiva lo
stru¬ mento dopo ogni presunto sforzo mi sembrò sempre la stessa; i suoi
movimenti di ricerca delle mie dita per divari¬ carle e porvi in mezzo lo
strumento erano identici, e nella Uno spettro degli Irochesi (da
A,,Bastiak>. oscurità giurerei di avere ogni volta riconosciuto quella
mano femminile, piuttosto piccola, abile neireseguire un movimento e uu
contatto, rapida nello sfuggire alla presa (0, come si dice in spiritologia,
nel dileguarsi in forma evane¬ scente): insomma, la mano “ lluidica „ della
medio Napo¬ letana ricalcata teleplasticamente sulla vera. ÒJ Quanto alle
differenze percepite nei toccamenti di mani occulte, si tratta di apprezzamenti
anch’essi subiettivi da parte dei presenti alla seduta, e suggestivi da parte
del medium. I primi derivano da ciò che i presenti tendono ad inter¬ pretare
assai spesso con preconcetti i fenomeni : se un colpo è violento, naturalmente
lo si attribuisce ad una entità occulta grossolana, ineducata, ecc. : se è una
carezza od un contatto leggero, si pensa ad una entità cortese, affettuosa,
ecc. Ma è fa¬ cile accorgersi che la differenza è superficiale; risiede
piuttosto nelle definizioni che nelle percezioni cere dei presenti. D'altra
parte, chi esclude che non sia la volontà della medium quella da cui vengono
dati caratteri diversi alle forme materializ¬ zate? Direi anzi che la stessa
successione, per esempio, di toccamenti di indole differente ha sempre un che
di artifi¬ cioso, come se appunto la Eusapia volesse provare la molte¬ plicità
dei compagni di “ John „. .Si aggiunga che questo “ John „ si mostra di umore
volubile da una seduta all’altra, da un esperimento all’altro; ora, il suo
caprìccioso com¬ portarsi può benissimo dar luogo alla illusione di più per¬
sonalità. Si direbbe che “ egli „ • voglia suscitare l'impressione del multiplo
collo stratagemma ottico che si esegue sui teatri, quando fra le quinte dieci o
dodici persone giranti in tondo svegliano l’illusione di un’intera armata che
stila.... come nel primo atto della meravigliosa Dannazione di Faust di
Berlioz! e] Mi sembra poter rispondere che l’affermazione dei “ de¬ funti
, (che sono poi i fenomeni stessi personificati!) di essere in parecchi,
comunque accettata dal Brofferio, non abbia più valore deH’àltra asserzione
consimile di quei paranoici che si dicono posseduti da più diavoli o che
imaginano le loro pancie trasformate in sede di un concilio di vescovi.
L’atl'ermazione viene fatta anche qui dal medium, o per mezzo del linguaggio
tiptico, o per la sua bocca: nel primo caso, non ha più importanza di quello
che abbiano le altre sue inintellettuali manifestazioni, e le sue bugie, e le
sue capricciosità, ecc.; col secondo, si rientra in uu fenomeno ben noto agli
psico- patologi, cioè di delirii concernenti la personalità. Potrei rammentare
un certo numero di alienati in cui esiste lo stesso sdoppiamento e
triplicamento di personalità parlanti : qualcuno dialogizza con tono e timbro
di voce diversi, raffi¬ gurando personalità distinte. Ma avrò occasione di
tornare sugli io secondari del sonnambulismo medianico. X] Ho già scritto
in altra mia “Nota, che la simultaneità delle manifestazioni è apparente, o, se
esiste, può benissimo spiegarsi colla legge di disgregazione psicologica,
ciascun centro operando allora disassociato, come avviene nella isterica che
scrive automaticamente con la diritta mentre con la sinistra sèguita nel
movimento del far la calza, ecc. D’al¬ tronde, i suonatori di pianoforte e di
violino non sono capaci di simultanei atti nerveo-muscolari differenti V
g) Tutte le credenze dei medium in uno spirito famigliare, sullo stile di
Socrate, non altro sono se non una personifica¬ zione metaforica del loro stato
secondo: ossia dello stato fisiopsichico abnorme in cui li getta l’autoipnosi
della media¬ nità. La storia individuale degli “spiriti famigliaci,,, che si
può seguire abbastanza facilmente anche in “ John-King , emigrato prima dall'
America all’ Inghilterra, poi dalla Gran Brettagna all’Italia con Damiani;
l’analogia che esiste sempre fra l’indole e la gerarchia dello spirito-guida e
la intelligenza la moralità ed il carattere dei medium, cosicché agli incolti e
volgari come Eusapia tocca in sorte uno spirito allegro e bonaccione come “
John „, mentre alla signorina Smith doveva logicamente toccare in “ Leopoldo,
uno spirito più educato e sapiente;... tutto ciò porta a concludere che .lo -
spirito „ protettore e inspiratore è un parto della fantasia creatrice
personale dei medi. Ricavare dalle asserzioni, così spesso pregiudicate e
stu¬ pide, di costoro la grave conclusione che gli spiriti si mettano in folla
attorno ad una accidentale “ catena magnetica , ed eseguiscano, come
altrettanti buffoni assoldati ad hoc, tutto ciò che il nostro capriccio 0
beneplacito loro imponga o richieda, è un avvilire la sublimità della fede
spiritualistica, alla quale tanti illustri pensatori hanno dato il fiore della
loro mente e gli aneliti delle loro più sacre aspirazioni. Io non sono
spiritualista, ma conosco e apprezzo il valore delle concezioni filosofiche
diverse dalla mia : dico pertanto che, se spiritualista fossi, arrossirei di
vergogna all’udire che le sedute di una Paladino, di un Politi, d'uuaRothe,
possano servire di prova e di conferma alla ipotesi dell'anima. Questa idea di
più “ anime , folleggiane stolidamente tra le trombette e i mandolini, tra le
seggiole in aria e gli ondeggiamenti di una cortina di nero percallo, raggiunge
il grottesco e mi sveglia un senso di pietà e di ripugnanza. Ho scritto
una volta che gli spiritisti, anziché giovare alla “ spiritualizzazione del- 1
essere „ , come ne hanno pretesa (parlo di quelli che dalle sedute eusapiane
traessero appoggi irrazionali alla dottrina onorata da un Platone o da un
Rosmini), finiscono col materializzare lo spirito nel modo più grossolano. Ed
io mi stupisco che sì tatto spiritismo suoni, per menti superiori come sono,
quelle di un Wallace o di uno Stkad, di un Dénis o di un Brofferio, di un Pekty
o di un Ulrici, quale sinonimo ed equivalente di neo-spiritualismo. Ben è
vero che 1 Aksakoff ha messo in guardia contro a confusione tra fenomeni
animici e fenomeni spiritici , questi ultimi riducendo ad una frazione minima
della feno¬ menologia detta abusivamente “ spiritualistica „ . Ma in pra¬ tica
mi accorgo che la saggia distinzione (mettendosi dal punto di vista del celebre
psichicista Russo) non è tenuta in conto; e che per avere contemporaneamente
sentito mano¬ vrare un carillon dentro il gabinetto oscuro, e avvertito un
solletico alla regione rotulea , qualcuno congettura la esistenza di almeno due
“Intelligenze, (?) operanti insieme! , ,0’ n.0- Quand'anche si mutino le
mie opinioni intorno alla reità dei fatti, e per quanto le “ materializzazioni
che più non posso negare, siano uno spettacolo conturbante, io non mi veggo
costi-etto ancora, nè dal fenomeno obiettivo nè dalla logica, ad avvicinarmi
alla tesi spiritista. Sicuramente i fatti mi restano oscuri nel loro meccanismo
di proda- À zione, ed è molto se ne intravedo qualche aspetto psicoge- netico ;
sicuramente, io non ho o non trovo una spiegazione sodisfacente che me ne
chiarisca la natura; ma che vuol dir ciò? Vorrà dire soltanto che la
Metapsichica, al pari di tutte le altre scienze consorelle vecchie o nuove,
classiche o romantiche, normali od aberranti, fisiche o morali, naturali o
sociali, si trova in faccia ad Enigmi. Genova, 3-4 giugno
1901. Un processo verbale impressionante. Prima che
cominci la seduta il dottor Venzano mi porge notizie su ciò che è accaduto la
sera del 2 in easa Peretti dopo la mia partenza. È una successione strabiliante
di fenomeni. Infatti, dapprima, rimessisi tutti in circolo tiptico verso la
mezzanotte, si sono avuti (in oscurità) i soliti movi¬ menti e sollevamenti del
tavolino, indi una serie di colpi misteriosi battuti a ritmo spontaneo, come di
tamburo. Al¬ lora l’assistenza ha intonato a mezza voce un canto di marcia, e
l'invisibile percussore (un vero spirti rappnuj, secondo lo stile americano di
Hydesville, un esprit frappeur) si è sbiz¬ zarrito ad accompagnare i cantori
con tutto l’arsenale di strumenti musicali tenuti a sua disposizione dal
Peretti, ossia li ha messi per lo meno in moto: fisarmonica, trombetta, tam¬
burello ; e in quel mentre che il tavolo batteva la cadenza sul pavimento, una
grossa mano la batteva sul sincipite del Venzano. Insomma, una baraonda
musico-meccanica, sulla quale i miei colleghi di gruppo insistono per ammettere
la contemporanea azione di più entità od intelligenze occulte, In un’ora tale
fenomeno si è ripetuto almeno cinque volte. Ho già detto che cosa penso
di questo multiplo inter¬ vento dall’occulto. Nella teoria “ animistica „, che
attribuisce fenomeni ad azioni bio-psichiche del medium, basta sup¬ porre che
questi pensi o imagini quella gazzarra con disper¬ sione della propria energia
esteriorata verso direzioni di¬ verse e con finalità differenti, ma
concordanti, perchè si comprenda la psicogenesi del fenomeno. Se io mi rappre¬
sento una fanfara di quel genere, naturalmente nella mia coscienza, sopratutto
se subliminale (come avviene quando si sogna una folla semovente, o un evento
complicato nelle cose esterne), lo ho imagini psicosensorie e psicomotrici
multiple che si succedono con tanta rapidità da fondersi apparentemente m una
rappresentazione sintetica. Ciò basta numerose' P°C° P" ' 16
1>Ìntervento di spiritici^ • fenomeni accaduti in mia assenza, ma non
di divei/o tetti S°.n0 Statl toccanienti simultanei su più punti tatt h
della s essa persona o su piu persone ad una voùa anche per essi può valere
l'interpretazione precedente Indico in sommario le manifestazioni ulteriori -
suo- zioni tSribiliaanertt<? * °gfttÌ 6 m°b,li - ~ '^terializza- Scuno
de nf ' '"•n,0d° Un P°’ brusco * fastidioso su Se P HPen;,|)lfin,,.:.'.
enfiarsi e ondeggiare delle nDt ’-suon erded.,| T’ lnVÌSÌbÌH SOpla alle ^
dei se- aiata’ solo d * bsarm?,"lca ,n aria, mentre era appog¬ giata solo
da una parte sulle spalle del Venzano e una piano altrettanto invisibile
ne alzava ed abbassava il mantice (è scritto andieTfp0116 eelebre
esPerimer>to di Home de- 11Y.? j n d Lhookes) i ~ lacerazione, pur sempre
in battere8 di diu'w'l I'1 Ivi tambureUo ! ~ trasporto e mutuo li facesse
n» r ‘ d‘ ^S110’ messi aPP°sta perchè “John iStetìs “i? ara
raisS volino medianico e trovata tutta ritorta, il finire della se¬ duta
insieme con la fisarmonica ed altri oggetti «otto il mento del capitano De
Albertis. Sg ’ ~otto " Ventalo trfdel-dÌ1-ÌgentÌSSÌr Vfirbalfi
redatta dal dottor oraemezzadfseTranpgure d! "°n avere assistito
all’ultima 01 a e mezza di seduta. Rilevo intanto il fatto che sempre la
Sa di Xi6 P1Ù‘ riCCllÌ" SU,,a fine’ 1uando Eusapia oltie- passa gl, stadi
incipienti o inferiori di “ trance e o-ionge visto6 lusii no
VlfSANI'S00ZZI- qQesto ' iguardo, ha nife J • • sussiste- Pet’ quanto posso
giudicare dalle medianica ehTfì “^P01*0 dirctto tra l’intera
fenomenologia ZrÌ Tly{LfSf 'P?° ie ; -ma sussiste innegabilmente una bionsicHcl
i -, ^ ln,tenSltà deU’esteriorazione di forze un altro fitro f-0™0
,letar^c0 <?eI medium. Rilevo poi “sere Ira « q"?sf° dolg° : la mia
presenza sembra la iecl I Vpef'e dl mibizione sui fenomeni, giacché è già la
seconda volta che, assentandomi per obblighi professionali!
FISIOPSICOLOGIA DELLA MEDIANITÀ mi privo della parte migliore di due
sedute. Non vi sono accaduti fenomeni sostanzialmente nuovi, ma più numerosi ed
intensi. Sono io, dunque, un fattore di interferenza sulla medianità della
Paladino? Medianità e ‘ Intelligenze occulte A tutta la seduta del 5
giugno ho assistito ed ho preso, anzi, parte attiva nei fenomeni della sua
seconda parte. Siamo tor¬ nati nel locale del Circolo , e la sala era iersera
sgombrata da ogni mobile ed oggetto trasportabile. Si desiderano sopra* tutto
le impronte sulla plastilina o sulla paraffina ; poiché, sebbene questo
esperimento sia stato eseguito altrove molte volte dalla Paladino, noi non
siamo giunti ancora ad otte¬ nere un buono i voglio dire un autentico) risultato.
Tolti gli oggetti che la medium aveva a sua disposizione e che ridu¬ cevano la
fenomenologia della intera seduta a spostamenti, a trasporti, a movimenti in
distanza, ecc. aventi un po’ troppo l'aria di giuochi di prestidigitazione,
abbiamo ottenuto mani¬ festazioni alquanto differenti con un certo contenuto
intel¬ lettivo più chiaro di prima; e finalmente abbiamo avute nuove
apparizioni. Il fatto che la Eusapia si lasci indurre a fare piuttosto
gli uni che gli altri esperimenti — o meglio, a produrre fenomeni a seconda
delle circostanze di ambiente — è la più chiara dimostrazione di due postulati
fisiopsicologici che ho ricavato già dalle sedute precedenti: a) I
fenomeni medianici sono principalmente in dipen¬ denza dallo stato
fisio-psichico del medium ; secondariamente (e dubbiamente) sembrano in
relazione con lo stato mentale e fisico dei presenti ; b) lì medium in
istato di autoipnosi, tanto inferiore, quanto superiore, presenta una
suggestibilità eccessiva che con¬ tinuamente si palesa dal principio alla fine
della seduta. Quando si voglia, si può dare pertanto ad una seduta spi¬
ritica un contenuto generico determinato : un medium come la Paladino non vi
mette altro che l’esercizio della sua fa¬ coltà eccezionale esopsichica, che
diciamo * medianica „, quan¬ tunque^ tal termine implichi un’ipotetica
interpretazione dei fatti. Sotto questo riguardo è lecito davvero affermare
che una seduta spiritica è, nei suoi avvenimenti, il prodotto di un
dinamismo psico-collettivo. Si può intendere questa affer¬ mazione in due
sensi: — 1» il fenomeno medianico è la ri¬ sultante di un associazione delle
forze biopsichiehe dei con- venuti, o di una sinergia cerebrale tra medium e
«astanti • - , fen°meno medianico, anche se non vi partecipa la psiche delle persone
presenti ed è un prodotto del solo medium rimane pur sempre in una relazione
diretta coll ambiente ove io stesso medium deve operare ; e questo ambiente può
essere per riflessione, o senza, preparato e modificato in qualsiasi
maniera. lutto ciò viene a diminuire molto — se anche non viene
secondo me a distruggere del tutto - l’importanza e l'in¬ tervento delle così
dette Intelligenze occulte. Siamo sempre davanti allo stesso quesito, del
rapporto fra il fisico e lo psiciuco : giacché, come nelle manifestazioni
psichiche del- 1 individuo normale, tutto dipende dalla struttura, disposi¬
zione, nutrizione, eoe. dell'organo cerebrale in cui si assomma il determinismo
dei fatti di coscienza ; così nelle manifesta¬ zioni medianiche la relazione
reale del medium col suo am¬ biente, siano oggetti materiali, siano altri
cervelli senzienti pensanti ed impellenti, costituisce il substrato necessario
e la norma ineluttabile della attività psicodinamica. Questa «at¬ tività per se
non può nulla, non sa nulla, non vuole nulla ove non riceva dal di fuori (io
dico dalle creature umane • invece 1 psico-spiritisti dicono da entità
occulte), la spinta a potere, 1 alimento a sapere, la ragione di volere.
Sono, adunque, gli uomini presenti alla seduta — medium individui in catena,
altre persone presenti — quelli che di¬ rigono le attività esteriorantisi; non
sono già queste che si ri velino autonomamente dotate di una forza
extra-normale che ci si imponga e governi la nostra coscienza. Io direi anzi
che non vi e nulla di più povero e ristretto, di più intrin¬ secamente
limitato, d’una pretesa Intelligenza occulta. Non solo la sua psicologia è
sempre, in ogni caso e sotto o°mi aspetto, puramente umana, ma ogni qualvolta
le si chieda dei supposti miracoli “ fisio-psiehici „, è addirittura sub-umana
e si addimostra umile schiava dei nostri capricci, delle nostre decisioni, dei
nostri procedimenti empirici. Io, che ho letto molte opere del così detto
spiritismo superiore (Owen, Kakdek, Coseni, Moses, Fkikse, Hudson, i knis,
ecc.) e non vi ho trovato che una scipita diluzione di alcuni concetti
mistico-gnostici o una verbalistica maschera- tuia di credenze semi popolari
animistiche ed uraniche, mi INCONGUCENZE DELLO SPIRITISMO sono
convinto da queste sedute della Paladino che lo spiritismo interiore, quello
risolventesi in fenomeni meccanici, non esce dall’empirismo più grossolano, non
ha spontaneità, non ha inventiva, non ha neppure quei poteri dinamici super-
umani che la opinione spiritica tuttavia presuppone. Queste Intelligenze
misteriose, che spostano tavolini e mobili, che suo¬ nano fanciullescamente
trombette e tamburelli, che produ¬ cono luci e ombre informi senza una linea
estetica di sorta, e sopratutto che debbono, per fare qualche cosa di diverso,
ricevere il suggerimento di noi poveri mortali, sono molto al disotto di noi. E
se esistono negli spazi interminati, e se vivono per tempi immisurabili a
quella maniera così poco diversa dalla nostra più bassa gerarchia sociale,
anche con la speranza di montare un po’ di grado e di 4 evolversi ,, dico con
Tu. Floubnoy che sono da compiangere ; e in luogo di obbligarli a compiere cose
cotanto stupide sarebbe umano, non che supernmano, di lasciarle tranquille.
Perchè evocarle sulla terra per fare delle sciocchezze, per giocarci delle
gherminelle, per sbizzarrirsi in tiri di pessimo gusto? I soli meritevoli
di siffatta evocazione saranno i comuni¬ canti, i messaggeri dell’Al di là, sia
mediante il linguaggio tiptico, sia mediante scrittura diretta (la “ necrofonia
„ è tenuta come assai malsicura dagli stessi spiritisti) : ma in so¬ stanza,
anche essi nulla ci hanno dato di nuovo e di utile. Quanto agli spiriti “
manovali „ sullo stile di 4 John King „, a questa categoria di invisibili
giocolieri od Arlecchini buffo¬ neschi e frivoli, come dire che sia dignitoso
per essi, deco¬ roso ed utile per noi, evocarli ed obbligarli ad agire?
Si intende che mi imagino di considerare le cose dal punto di vista dello
spiritismo-sistema, non dal mio. A me riesce comprensibile la psicogenesi
eusapiana della fenomenologia tìsico-meccanica fin qui veduta : mi resta invece
incomprensi¬ bile come altri l’interpreti quale opera di intelligenze estranee
a quella del medio ; addirittura mi ribello poi alla curiosa speranza che tali
scariche di esopsichismo o di forza me¬ dianica siano utilizzabili per
l’umanità civile. Come si fa ad utilizzare, caso mai, dei poteri
eccezionalmente manifesti solo in individui degenerati e nevropatici, e per
ottenere i quali occorre mettersi in uno stato semi-patologico ? Per
portare un tavolo da un punto ad un altro di una camera, per aprire un
pianoforte, per bere da una bottiglia, per togliere una seggiola di sotto a
qualcuno, per accen¬ dere delle lampadine elettriche, non c’è bisogno nè di
ipno- tizzazione, nè di passare nel mondo “ spirituale „ : quando si
volesse far servire i nostri ■ morti . a codesti fini poco evoluti, tutti 1
miei sentimenti si rivoltano, e affermo che allora lo spmtismo costituirebbe
uno sfruttamento ignobile dei disincarnati „, una immoralità indecente della
umanità postuma verso la umanità già vissuta. I miei sarcasmi
potranno sembrare eccessivi, ma io non in¬ tendo altrimenti la credenza “
spiritualistica Vi è tanta logica nel ritenere che 1 fenomeni medianici della
Eusapia Paladino siano la manifestazione di attività ultraumane, quanto ve ne
sarebbe nel sostenere che i rozzi segni fatti sulle roccie dai nostri antenati
preistorici hanno un contenuto ideale simile a quello della Divina Commedia. Un
mondo sopra- sensibile e ultraumano che è costretto a rivelatisi dina¬
micamente con esperienze di si bassa indole, vale proprio la pena di occuparci
e di preoccuparci? Non è superiore in untamente ad esso il dinamismo cerebrale
consapevole che crea la pila, il telefono, il telegrafo a distanza?.... Fi¬
nora tutto questo dinamismo spiritico, dimostrazione di In¬ telligenze
invisibili, non ha sollevato il benché minimo angolo del velo onde 1
Inconoscibile è coperto. Ciò torna a dire che il subcosciente (e mi sembra
questa la condanna di molte dottrine o teorie circa la natura del genio), anche
se portato alla sua massima intensità di azione, rimane di gran lunga inferiore
al cosciente ; il che è in accordo colla evoluzione psichica, la quale dalla
coscienza iniziale dell'es¬ sere organizzato più basso, del feto e del neonato
(grado di coscienza cui corrisponde il subcosciente degli organismi superiori e
dell’individuo adulto), ascende fino alla coscienza elevata dell io. Come mai
F. Mvers ha potuto assegnare al subliminale „ poteri così sconfinati e sublimi,
dal momento che il suo scaricarsi è per lo più il risultato di una disgre¬
gazione, che è un evento abnorme o anomalo in personalità aiggia tarate o
ramate dalla neuròsi? L automatismo o la medianità. „ Nel),a.
‘Potesi che i fenomeni medianici siano l’opera di spinti «mane sempre a
spiegare perché sia necessario intervento dell automatismo dei centri inferiori
del medium La ipotesi neo-psichica (che è poi la medesima, se non
automatismo e mbdianita 881 erro nel Kardek,
nell’AKSAKOFF, nel Visanl-Scozzi, nel Bbof- fbbio e in tutti i teorici dello
spiritismo, dall’ invenzione del - nerispirito „ in poi) parte dal presupposto
che questo automa¬ tismo dei centri nervosi del medium serva alla scarica della
energia o del fluido vitale al di là dei limiti dell’organismo : 5en/.a tale
condizione di automatismo dei centri stessi, codesta “ energia animica „ non
potrebbe essere usata, come stru¬ mento intermedio della loro azione, dalle
tntità occulte che errano nello spazio e si manifestano nei fenomeni spiritici,
siano intellettuali, siano meccanici. E’ una ipotesi molto complicata e
poco chiara : e non hanno giovato a chiarirla molto le eleganti elucubrazioni
del dottor Gyel, nè le pazienti enumerazioni di automatismi senso-motorii
subliminali del Mvers (per non citare che 1 più degni di essere citati). È
intanto diffìcile comprendere perchè le Intelligenze occulte, vogliansi anime
dj morti, vo¬ gliaci spiriti di altra natura, come sembra pensare l’occultismo,
non possano rivelarcisi senza questa preparazione o stato speciale dei centri
nervosi. Si vedano intanto due cose: — 1' che gli stessi spiritisti ammettono
come condizione de¬ terminante dei fenomeni medianici uno strumento, il sistema
nei-roso (lei medium ; — 2“ che gli stessi spiritisti sono co¬ stretti a fare
intervenire 1' automatismo dei centri interiori di codesto sistema sciolti da
ogni colleganza funzionale coi centri superiori, e con ciò resi liberi dal
predominio e dalla inibizione di questi. , Lasciamo da parte il
fatto che il mondo degli spiriti, al sen¬ tire gli storici della credenza
(Wahu, HEbLENBACig Daumer, di Vksme...) si rivela a noi anche senza intermezzo
di “ meda „ ; si rivela spontaneamente nelle apparizioni di fantasmi di morti,
nelle * dame bianche , ritornanti a periodi, nelle ossessioni ritenute
demoniache, nelle case infestate o fantasmogeiie... Stridente contraddizione,
che basterebbe a rovinare qual¬ siasi altra dottrina che si lusingasse di
essere logica!... I ce¬ rniamoci alle manifestazioni provocate dello spiritismo
a base di tecnica anglo-americana. Perchè qui abbisogna un medio che ora è
sveglio ed ora no? Ammettiamo anche (bisogna far sempre concessioni in dispute
cotanto intralciate), am¬ mettiamo pure che sia giusta la conciliazione di
Aksakoff tra fenomeni animici e spiritici : ma per quali occorre auto¬ matismo
? Se solo pei primi, come sarebbe più logico rite¬ nere in vista che anima - ■
fluido o forza biopsichica, allora cessa il richiamo che tale sostanza
materiale, ma poco meno che imponderabile, eserciterebbe sugli “ spiriti ,
eventualmente SlpSSSjSessS deli1 Vk^kof.°
££*"» eS8® I‘vven?0n0’ P®r confessione i- , T,AV’ eoc'> senza
intervento di spiriti oe>Sònt, 6 °Le uutoiMatisino sia iniziale e poi cessi
incontra^ -T1 da una condizione di eo e Ce si i porS ianSd^b;oradh’ -1™
™an, ente; e con ciò tini “e0sCdatÌ afe il m£ dU^ire e manifestarsi
sulla immensa maggioranza degli uomini ° 1 in secondo luotfo. non fa
pQjiftr» nV»o *■ , 4 doVa'bbia servi to' a*** dare *Ia ig? *T£b ZVrìEì
psicologici di automatismo con disgreeazione II! ^ ft£?& SP=? *“
ssfsst- «zi T.Ì » n»-ciT0,„‘0 mL.ir ,,ofa;6 **— già moltissime
volte il suo compii sUto dfv^l ® m0strat? ad una medianità di ottimo ToÈl^D ^u
f^che"^ SLjEmrs; ss?*-** * ~ SiZmir‘r' “t— -*.wì1“’k £ ilT
'lnoJ'* fi” p* f»““> i* -m ? S.T Ve(*e C^e ^ automatismo li comincia e
li nn. compagna incessantemente dal principio al fine \fn; '* ~M»
l'intervento £ tZLc p£wL“S entrate in comunicazione cogli altri individui
presentì, la Paladino si serve di due mezzi: — a) i segni convenzionali
tiptologici; — b) la sua parola diretta. Ma la tiptologia è il prodotto genuino
deU’automatismo, anche a detta degli stessi dogmatisti dello spiritismo “
scientifico „ ; e la parola diretta o vocale con cui il famoso “ John „ rivela
i suoi desideri, non altro mette in mostra se non una delle solite
personificazioni da noi studiate negli ipnotizzati e dipendenti da
auto-suggestione o da esosuggestione, qui divenuta auto¬ matica per
monoideismo. Ciò mi concede di rilevare (sia detto ai dilettanti ed agli
intrusi in codesto campo di studi) la costante innegabile predominanza del
fattore psicologico; ossia la riduzione del determinismo iniziale, o della
parte intellettuale del determinismo ulteriore dei fenomeni pala- diniani, alle
leggi meglio note della fisiopsicologia e psico- patologia. Ora, a ine pare che
questo sia un risultato ab¬ bastanza significante delle nostre osservazioni sui
fenomeni e valga a dare un po' di luce sulla natura del medianismo.
« * * Intenzionalità e volontà del medio. Uno degli egregi
miei compagni del Circolo, il sig. Fer¬ raio, giovine di raro equilibrio
mentale e di vivissimo acume, mi diceva, pur lui, uscendo dalla ultima o penultima
riunione, che l’azione della volontà del medio era evidente in quasi tutta la
serie dei suoi esperimenti : che cioè la Eusapia produce i fenomeni che vuole
produrre. Io sono lieto che una persona intelligente, non legata a preconcetti
scientifici, arrivi col solo buon senso a si fatta importantissima osser¬
vazione. La Eusapia — gioverà ripeterlo — produce un buon numero di
fenomeni tanto in oscurità, quanto in semi-luce o in luce, senza entrare in
trance aideico, nè in piena subcoscienza. Non escludo che essa abbia allora
delle brevissime assenze, durante le quali si sprigioni quel suo potere
speciale da cui nascono i fenomeni medianici; ma è certo che essa intensamente
si prepara col suo volere a produrli. Prima di ogni esperi¬ mento essa guarda
fissamente le persone che toccherà, o per mezzo delle quali farà quel dato
esperimento : essa guarda anche fissamente gli oggetti di cui si servirà, la
tenda che si gonfierà e darà luogo poi alle materializzazioni tangibili, i tavoli
e 1p seggiole che sposterà, gli Oggetti che trasporterà, H chiarore delle
porte semi-aperte contro cui faro apparire le ombre. Questo suo processo di
attenzione attiva, di iperpro sessia, significa la messa al punto cheinizia il
fenomeno, ed im¬ plica pertanto una prima fase psicologica della medium, che lo
dirò di attenzione o presa di mira : è, come si vede, u j nttl°n
Cunaieseconda°fase vi è il silenzio della Eusapia, una specie di concentrazione
del medium, accompagnata abba¬ stanza spesso da un ben sensibile contram e
irrigidirsi de 1. persona delle membra, di tutto il sistema muscolare. Questa
tensione o stato di sforzo precursorio indica, certo, unlavono interno di
rappresentazione : la Eusapia non solo si iap- nrueenta le persone, gli oggetti
ecc., ma si ìmagma ani he Intensissimamente l'atto che compirà, l’evento che
succederà: il suo dinamismo sta raccogliendosi, e questa fase la duerno di ^iòL
o di carica. È la Eusapia Paladino cosciente di ciò ^ In un notevolissimo
numero di esperimenti essa noi cade in sonnambulismo nè in letargo - passato un
tempo di preparazione muta, essa ritorna a parlare, dirige la tecnica, discute
rivolge l'attenzione dei presenti sui fenomeni che si produrranno; non li
ricorda sempre (è vero), ma questo non vuol dire che non li sappia : la sua
amnesia pare spe?so un ab. e mezzo per colpir di più la meraviglia degli
astanti, lutto il contegno di Eusapia è insomma quello di persona che vuole e
di volere un fenomeno. Il De Fontkcat designa onesto stato col nome, abbastanza
bene scelto, di trance attivo intendendo denotare che allora la medium ha la
coscienza della mancanza di certe forze o fluidi di natura speciale ,, e nello
stesso tempo “ la intuizione dei mezzi atti a farli nascere e accaparrarli „ U
propos de h. P., 98InPuna71tìse ulteriore, che diremo di scarica, i
muscoli della Paladino entrano in piccola contrazione, passano dallo stato di
tono a quello di clono : al si'enzio eoncc- ^ trativo succede (se i fenomeni
saranno molto intensi) una specie di agitazione convulsa della medium ; si
capisce > coni dal suo corpo si sprigioni allora la energia che provoca
il movimento, il trasporto, la luce, la apparizione di ombre^ecC;
Tutti questi atti di attenzione, concentrazione e convul sibiliti dònno fondamento
alla dottrina cbecom.deraiW meni di medianità meccanica come il risultato d1
una torte scarica di un’energia che parte dal medium; e cosi si toglie
altrettanta base alla credenza che tali fenomeni sieno h manifestazione di
entità occulte estranee al medium stesso. Quale sarebbe, caso mai, il nesso che
lega l’atteggiamento particolare della coscienza e volontà del medium con
queste coscienze e volontà ultraumane?... Bisognerebbe ammettere che la
rappresentazione o imagine di un movimento, for¬ mandosi nel cervello vigile
del medio, faccia entrare in vi¬ brazione corrispondente telepatica le
Intelligenze extra-ter¬ rene, e le faccia accorrere ed agire a quel modo che il
medium ha pensato e voluto (spessissimo per suggestione dei pre¬ senti): ora,
sarebbe questa una inversione completa della ipotesi spiritica. Gli spiriti
diventerebbero gli strumenti del cervello del medium, non già gli agenti
dominanti. Anche per il passaggio in trance la volontà della medium è
attiva nella maniera più evidente. Una sera che poco si produeeva, essa era
agitata e scontenta, il che può ad un osservatore superficiale far credere che
i fatti medianici si producano senza e nonostante la volontà del medium : la
ragione però del ritardo con cui si produssero i pochi feno¬ meni di quella
sera, stava semplicemente in questo, che la Eusapia Paladino non era in tali
disposizioni mentali da riuscire a concentrarsi sufficientemente per cadere in
auto- ipnosi ed in sonnambulismo. Poiché anche per arrivare a codesto stato è
necessario da parte sua uno sforzo di atten¬ zione, di volontà : il trance si
provoca quando essa lo voglia fortemente, a un di presso come si avvera il
parossismo della isterica quando questa si autosuggestione. Ma anche durante il
trance la volontà della medium mantiene un certo dominio sui fenomeni. Eusapia
grida, geme, domanda aiuto perchè vuole la produzione del fenomeno: e se questo
non riesce a buon fine, manifesta con lagni, con frasi sconnesse e quasi
delirando, il proprio rammarico. Essa segue pertanto colla sua attenzione
cosciente tutto lo svolgimento del fe¬ nomeno; nè risulta vero che in simili
casi la medianità agisca oltre alle “ frangie , o alle peuombre dell’io
superiore nè che entri in contrasto colla volontà e coscienza del medium.
Il presunto antagonismo fra la medium ed il suo “ John abbiamo già visto
consistere soltanto in un’ apparente lotta di volizioni: ma la lotta riguarda
sempre circostanze accessorie di minima importanza (se un astante debba o no
uscire dalla catena, se vi debba essere luce o penombra se continuare o no la
seduta); mai riguarda la produzione ilei fenomeni più cospicui, quali le
materializzazioni, le ap¬ parizioni, le impronte. In allora ogni traccia di
antagonismo tra fio cosciente e Pio subcosciente della medium scora-
Morselli, Psicologia e spiritismo. «5 pare : tutta la psiche della Eusapia
è concentrata fortemente nel fenomeno, e questo si svolge in dipendenza di un
inten¬ sissimo suo lavoro di attenzione, di tensione psichica, di sentimenti,
di volontà : l’estasi di medianità non è altro ! Un altro fatto
abbastanza significativo conferma questo risultato del mio studio psicologico.
Ed è la incessante preoccupazione della Eusapia Paladino di convincere qual-
cimo fra i presenti (adesso sono io il renitente!) della realtà dei fenomeni. Fino
alla III seduta, essa ha ignorato ehi io ero e i suoi fenomeni si dirigevano a
tutto il gruppo indi¬ stintamente : dalla IY in poi si è rilevata la preferenza
che essa mi dava, ora perchè la controllassi, ora perchè fossi in ca¬ tena, ora
specialmente per produrre col mio intervento 1 fenomeni più interessanti. Dirò
subito che questa singolare mia posizione nel gruppo degli 11 o 12 colleghi la
debbo soltanto alla notoria mia posizione scientifica di fronte allo
spiritismo. Ora, la preoccupazione della Eusapia si spiega col desiderio di
convincere, di u convertire „ il Ninnerò Cinque-. forse le hanno detto che ciò
può giovare alla sua fama (non alla dottrina, di cui mi pare poco curante). Non
comprenderei affatto perchè agli spiriti all’ignorantissimo * John . so¬
pratutto, ■ che potrebbe ottenere soddisfazioni piu vive diri¬ gendosi ad altri
meno scettici di me, torni vantaggioso co- desto apostolato ad hominem. Invece
tutto si illumina quando sì mette in azione la molla dell amor proprio della
Paladino, la quale può (panni) desiderare che io aggiunga il mio assenso a
quello degli altri scienziati ormai convinti della sua veridicità. Anche in “
trance „ essa ricorda sempre u suo “ Giulio „ (I’Oohorowicz I o il suo “ Carlo
„ (Richet). Nè soltanto la Eusapia Paladino prende sempre me di mira
nello stato di veglia : anche in sonnambulismo non mi dimen¬ tica ; e questo
mostra che il trance non le fa perdere la perce¬ zione della realtà, nè il
ricordo dei fini cui tende nella veglia, nè la utilizzazione della persona da
cui può sperare qualche vantaggio per la sua credibilità. Pare immersagli pieno
anideismo, insensibile, incosciente ; eppure cerca il A '* 5 » , vuole le mie
mani, si serve di me per la produzione delle impronte tanto desiderate, ecc.,
ecc. Non abbiamo in ciò la prova che la volontà del medium — più assai che
quella delle Intelligenze occulte — prepara e sviluppa i fenomeni ? La
fenomenologia della Paladino ha, dunque, due origini : — da un lato, i
suggerimenti degli astanti ; — dall altro le tendenze (diciamolo per una volta
tanto) interessate della medium. Che cosa ci verrebbero allora a fare le famose
Intel- licenze * erraticlie „ ?... E che l’attenzione della medium non
veima meno mai, quando essa ha prodotto intenzionalmente un fenomeno, lo si è
visto quella sera in cui, avendo pro¬ dotta una * forma „ secondo il solito a
mio benefizio esclusivo, ed io restandomene in silenzio, il tavolo
imperiosamente disse che il “ N° 5 „ parlasse. Non vi è là la più bella prova
che l'automatismo tiptomotorio della medium opera per una spinta che viene
dall’alto e precisamente dalla sua coscienza vigile, cioè dalla sua
preoccupazione di stravincere, di servirsi di me pei suoi scopi particolari
? Questa intenzionalità versus me l’ha però portata ad ec¬ cessi : un
certo numero di fenomeni che essa ha voluto prodm're con me e su di me, sono
stati assai probabil¬ mente falsi o non hanno avuto esito. Tal è sopratutto la
serie di tentativi tatti, sempre col mio mezzo, per stampare le impronte sul
mastice. Codeste impronte erano molto de¬ siderate dai miei colleghi, che loro
annettono grande impor¬ tanza : ma non si sono avute se non impronte poco
signi- cative. La prima — lo dissi — per me puzza di bugia - la seconda, quella
delle dita che hanno asportato un po’ di mastice facendone pallottola e
consegnandomela (due volte fu ripetuta questa manifestazione), non è
sodisfacente perchè avvenuta in pieno buio, e perchè non corrisponde al desi¬
derio comune, anzi lo elude : — la terza, che consiste Della « forma „ di una
mano sinistra, premuta finalmente jersera a pugno chiuso entro la massa de!
mastice, è la sola impor¬ tante, e mi riservo di discorrerne a parte.
Jersera (5 giugno) si è avuta altra prova della intenzio¬ nalità della Eusapia
Paladino. A un dato momento il plico che io consegno seralmente al Porro, gli
fu levato di tasca e mi fu gettato quasi sdegnosamente davanti, poi mi fu ri¬
preso, ridato, tornato a prendere, ed infine restituito con la busta strappata
in un angolo. Vi è senza dubbio dello straordinario in questa sottrazione e
trasporto di un oggetto mediante mani invisibili : Tesserlo andato a prendere
al buio nella tasca del Porro, l’averlo portato a me e non ad altri. Ta¬ verne
strappato un angolo di busta senza che nessuno avver¬ tisse il rumore!.... Ma
guardando al contenuto intellettivo del fenomeno, sempre si vede riflettervisi
la preoccupazione della Eusapia verso di me. Sta bene che si dica che 1 ha
fatto John , per vendicarsi (del resto, cortesemente) del mio scetticismo : ma
questo essere spirituale si trova allora al servizio della volontà della
Eusapia. Da tutto questo è convalidata la mia opinione ormai ferma circa il
contenuto psicologico della medianità, contenuto del tutto proveniente dai
desideri, dalle emozioni , dalle idee del medio, e per nulla all'atto
rivelatore d’una qualsiasi Intelligenza distinta dalla sua. Insamma “ John King
„ altro non è se non una condizione psichica speciale del medium : nella veglia
o in preipnosi “ egli , ne è una credenza fissa, ma suggerita, un monoideismo
di ma¬ niera; nella auto-ipnosi o “ trance „ ne è una personificazione; in ambo
i casi è un simbolo, non una realtà. E come lui, così è tutta la illusoria sua
compagnia d’altre entità occulte, o anime di “ trapassati „ , sia che ci si
manifestino materializ¬ zandosi in mani invisibili che toccano, sia in mani
visibili, sia in forme resistenti al tatto, sia in ombre di diversa gran¬ dezza
e densità, sia infine in più spiccate apparizioni personali. La legge
dello sforzo minimo nella medianità. Mi sono convinto che nella
psicologia della medium do¬ mina un’altra legge fisiopsicologica : quella del
minimo sforzo. Tutti i fenomeni pajono ottenuti mediante una evidente scarica
esopsichica (lascio per ora di trattare la natura di codesta energia); ma la
Eusapia tende sempre a risparmiare il suo “ efflusso „ nerveo per i fenomeni
più importanti. I primi toccamenti sono fatti alle persone più vicine: —
i primi fenomeni sono sempre i più deboli: — gli oggetti spostati sono in
generale dapprincipio i più leggieri, solo in seguito i più pesanti; — e cosi
via via. La linea di direzione degli esperimenti è determinata più che
altro dalla abitudine : ove la Eusapia fosse stata edu¬ cata secondo una
finalità più intelligente, quali fenomeni non si sarebbero da lei prodotti! Qui
invece, stante il mi¬ soneismo dominante nei circoli spiritici, essa preferisce
ripe¬ tere sempre le stesse imprese, nè si preoccupa di pensarne delle più
significative. Gli “ spiriti „ non sono in grado di suggerirgliene di diverse,
appunto perchè nella sua psiche domina come in ogni psiche umana la tendenza ad
agire col minimo dispendio possibile di forza, e senza sforzo. ( Ogni sforzo
implica pena o dolore : da ciò la tendenza del medium alle fi-odi coscienti e
alle incoscienti. Tutto questo è della più pura e genuina psicologia umana, e
non già della mentalità occulta e iperumana ! Una volta presa una
direzione, la fenomenologia media¬ nica si viene ripetendo da anni ed anni, e
si ripeterà inde¬ finitamente e fatalmente, se il rigore scientifico non vi
tras¬ fonde un po' di sangue nuovo. Cosi si spiega, per la Paladino, la
ripetizione del giuoco abbastanza assurdo della seggiola sottratta di sotto e
poi messa sul tavolino (esperimento venuto, con piccolissima insignificante
variazione, almeno sei o sette volte). — Così si spiega la poca varietà dei
toccamenti, che sono sempre ad un di presso i medesimi, e coi soliti
significati convenzionali di debole contenuto espressivo per annùnziarsi, per
affermare o negare, per assentire e applau¬ dire, per schernire e punire, ecc.
; in tutto, non più di otto o dieci espressioni simboliche, che non è vero
variino per modalità personali, ma solo per caratteristiche esteriori. Cosi si
spiega il fatto che una volta preso un oggetto (ven¬ taglio, fazzoletto, plico,
borsetta, ecc.), la medium continui a servirsene a lungo quale strumento di
manifestazioni, quasi non sapesse più uscire dal circolo dove la volontà o il
capriccio dei presenti, o anche il caso (si noti bene) l’hanno fatta entrare.
Occorre abbastanza spesso una spinta estranea, un — basta, cambiamo ! dei
presenti, per indurre il subconscio della Eusapia a iniziare altri fenomeni : e
questo non avviene mai senza una pausa che implica la già indicata prepara¬
zione al nuovo sforzo che le si chiede, e la premeditazione del nuovo fenomeno.
La sola spontaneità delle manifestazioni appartiene alla fase profonda, sicura
di ipnosi (“ trance, le¬ targico, che Gnu., de Fontenay chiama “ trance passivo
„). Fenomeni meccanici e acustici. 1. Ritmo e
intellettualità. La sera del 2 (Vili seduta) e del 5 giugno (IX seduta) i
colpi o raps e i moti del tavolo hanno assunto un ritmo deciso, imitativo,
identico a quello che noi produciamo scat¬ tando le dita automaticamente o
accompagnando un’aria colla cadenza del piede. Il contenuto intellettivo ne era
per¬ tanto assai scarso. Oltre al fatto che tale manifestazione era stata
suggerita da noi e corrispondeva al “ fausto evento „ della giornata (nascita
della Principessina Jolanda), „coli 'Azione a distanza e trasformazione
di forza, senza dubbio, mirabili per la bio-meccanica e per la Ps^ol°^
fisiologica ; ma niente di speciale per la psicogena del fe- n°Questò
dico perché qualcuno pretende scorgere una prova di intellettualità in
codeste elementarissime marni di senso musicale: sono le medesime
cheJ^n,'0 ^\^1 ed del ritmo, il quale è nato per 1 appunto nella ^ ora
continua a comparire nell individuo pei mez . sri srr ” riuscito ad
avere una prova di intervento di spinti Duo orecchianti. “ Intellettualità,,
dunque, come in tutto il resto. li gnificato dei battiti e toccamenti o è
musicale (ritmo, cadenza), o è convenzionale. Nell’uno e nell altro caso si do¬
vrebbero trovare curiose differenze fra > medium dei vari e delle diverse
razze. Un fakiro indiano, ad esempio, probabilmente si esprimerà con ritmi e
simboh d altra na¬ tura dei nostri: e cosi avremmo una prova di piu delio ril
-Tfci fenomeni mediamo!, 1. quje r. «reato nella psiche dei medi, e non in esseri
extraumam. Ora a usi che individuale risulta di retaggi e mimetismi dalla psic
K&;r««tto le g™di «oriti, iutrodottóv, M , gemo « le piccole acquisite
dalla esperienza personale. Ecco pere nella Paladino, che dà al suo tavolo una
mimica cotanto meridionale, anzi napoletana. L mtellettaaMà , d^l
dianismo paladiniano, per quanto a me consta, si riduce tUAl Sproposito,
trova qui il suo posto un’osservazione che io sono venuto facendo, tra me e me,
nello studiare l’argomento anche in riguardo alla filosofia della storia
all’etnografia. La uniformità delle comunicazioni spiritiche è curiosissima:
bisognerebbe analizzarla minutamente per stabilire il contrasto fra la loro
monotonia^ e le caratteri¬ stiche storiche etniche e individuali degli spinti
,. Leg gSo ijSSiel « 1 libri dogmatici dell, sfinimmo Iarde-
uniformità e frivolezza dei fenomeni 391 kiano,
davisiano, teosofista, illuminista, ecc ci «trovadavanti a continui
non-sensi. Ad esempio questo, che SoOTAte e Franklin, Tommaso Campanella
e Garibaldi, *an Luigi re di Francia e Camillo Cavour ,, entrano in scena colle
stesse identiche espressioni verbali (traduzione motoria del pen¬ siero) : ciò
significa che il medio odierno trasporta nell Al di là le sue nozioni
convenzionali. Tutto il lavoro imm® dell’identificazione sarebbe da rifare.
Anche da questo lato scrive argutamente W. James: * Una cosa comune a
quasi tutte le manifestazioni degli .tati ipnotici Se 'medianici, è la loro
somiglianza generica nei d^ersiMndividui. L’ ‘ estraneo ,. lo ‘ spinto „ o e
fatuo insi¬ gnificante e grottesco [p. es. - John King ,], oPP^e. ^ sc^nd dalle
regioni più elevate, si esprime con un linguaggio inde finito vagamente
ottimistico, con una filosofia vino ed acqua, in ^ spesso ricorrono frasi
sull'armonia, la bellezza. « Plesso U, sviluppo morale [p. es.. "
Imperator „ di Moses Malia , di Hr ò d'ALÉsv ì ‘ gran prete Liana „ della
Rufina Noeggkratb, Emanuele , di For^oom, ecc., ecc.]. .Quasi Bembra che
unabnona metà di tali messaggi sia stata scritta da un solo autore, sen curarsi
delle persone che li avrebbero messo fuori. Non so se tutti gli Io subcoscienti
dipendano in modo peculiare e in certo grado dallo * spirito del tempo , e fa
esso si inspirino ma questo si può certamente affermare delle Persona ita . ■
e- «m dalie che ‘ si sviluppano , nei circoli spintici , (Pnnc. di Psicologia .
trad. ita!., p. 270-1). 2. Ritmo e sincronismo. La contemporanea
azione a distanza su due o tie o più stili menti (tamburello, trombetta
tavolino) per dare ^rc^OM. acustiche ù presenti, è stata udita e accertata, e
non per tove tempo, anche jersera. Ma anche qui, oltre all. p _ contenuto
intellettivo (l'accordo armonico fra gf stnimenti non si è mai udito, stante la
nessuna capacita musicale della Ensapia, e quindi con perfetta corrispondenza
alla sua ana musia costituzionale ), non vi è ragione di desumerne a Pr®s ‘ di
più Intelligenze dell'Al di là, ciascuna delle 9»ah abbia af¬ ferrato uno
strumento e abbia voluto agire in un c fanfara. Il movimento esopsichico può
benissimo comuni carsi a più oggetti in una volta, sia se lo si vu calo da/
cervello del medium in forma di energia diffusa, sia che lo si creda ima
proiezione di imagmi con rappiesen- tazione di movimenti. Io posso
facilmeu e miag , suonare un’intera orchestra : posso, cioè,
rappresentarin l entrata in movimento dell'aria smossa
da varii strumenti e con vibrazioni distinte per numero, ampiezza e timbro. Chi
non è capace di zufolare una marcia quale si sente da una banda? E il fonografo
non stampa forse e non ripete nello stesso tempo un numero vario di vibrazioni
sonore, cosi da dare l’impressione di una assemblea parlamentare discu¬ tente,
d’una banda in esecuzione collettiva, di un canto di voce umana accompagnato da
violini e violoncelli? Tutto questo può fare uno stile metallico scorrente sudi
una stagnuola (mec¬ canismo stupendo, ina semplicissimo): ora. perchè non
potrebbe farlo — caso mai — il nostro cervello posto in condizioni di
disgregazione dei centri, quando ognuno di questi ac¬ quista una maggiore indipendenza
funzionale ? Non affermo che questa sia la spiegazione definitiva dello
straordinario * fenomeno „ della simultaneità di suoni prodotti dal medium con
strumenti diversi: dico che prima di asserire o di cre¬ dere che vari spiriti,
evocati a bella posta, si siano messi bambinescamente a comporre quel fracasso,
chi a soffiare in una trombetta, chi a battere colle dita su di un tambu¬
rello, chi a scuotere a ritmo un tavolino, ecc., ecc., si de¬ vono esaurire le
possibilità più verosimili, e sopratutto questa: che quei movimenti elementari
e discordi siano il risultato di una rappresentazione composita del
medium. In quanto alla simultaneità dei toccamenti ritmici, non ripe¬
terò quanto ho detto in un paragrafo precedente : sono convinto che nel più
delle volte la sincronia è apparente per ovvie ragioni fisiopsicologiche ,
ossia quale rappresentazione di un’associazione tumultuaria di “ fenomeni „
esopsichici. — Debbo ammettere però che vi possano essere palpamenti e altri
fenomeni del genere (colpi, battiti, ecc.) sincroni, ina diversi d’indole e
distanti gli uni dagli altri nello spazio, anche per un altro meccanismo: ossia
in rapporto colla possibile emanazione di due, tre, quattro membra dinamiche
(due mani e due piedi) del medium, ciascuna delle quali sarebbe diretta nella
sua attività esteriorizzata secondo un fine distinto intenzionale.
* • * Trasporto intenzionale di oggetti. Jersera “ John
King „ si è imposto di dimostrare la sua abilità prestidigi tatoria, approfittando
del plico dove chiudo le mie Note critiche alte sedute e che consegno ogni
sera al professor Porro. Questi se l’era messo in tasca, quando trovan¬ doci
noi immersi in debolissima luce, dirò anzi nella semi- oscurità, egli si è
sentito frugare : e dopo alcuni minuti io, che ero bensì in catena, ma di
fronte ad Eusapia al¬ l’estremo opposto del tavolino, mi sono sentito mettere
in mano un oggetto che col tatto ho riconosciuto essere il mio plico chiuso in
busta ; ma quasi subito mi è stato ritolto, è scomparso, è stato via un po’ di
tempo , mi è stato ridato, poi ritolto con colpettini significativi di una mano
invisibile sul dorso della mia destra. E il giuoco con¬ tinua: il plico è
riportato in tasca del Porro, ripreso e mes¬ somi nuovamente fra le dita da una
grossa mano che scher¬ zando mel consegna e mel riprende, poi se ne va con
esso... Sempre al buio mi sento di poi consegnare un pezzetto di carta, e si
rileva che è un angolo lacerato della busta del plico. Non basta: questo
oggetto ha decisamente svegliato il buonumore di “ King „ : egli lo fa
passeggiare ancora per un pezzo dall’uno all’altro degli astanti... finche se
ne stanca e si dà ad altre manifestazioni. Questo trasporto volitivo di
un oggetto ha qualcosa della finalità: lo si direbbe una burla di “John, per
dimostrare il suo sarcastico modo di considerare le mie Note antispiritiche. Si
può indurne un fatto di telepatia o suggestione mentale? Non credo: eravamo in
troppi a sapere la cosa; è probabile, anzi quasi certo, che pure Eusapia aveva
saputo di questo patto intercorso fra me e il prof. Porro, e sapeva del plico a
lui consegnato ad ogni seduta e quella sera istessa, e sapeva anche la tasca
dove l’oggetto era stato messo. TI fenomeno telecinetico non resta meno
straordinario anche per la distanza dal medio, alla quale avvenivano quelle sue
azioni complesse di psichicità esteriorata o radiante. Più probabile
rimane, iuvece, la suggestione mentale in altri due trasporti consimili di
oggetti, avveratisi dopo es¬ sere stati pensati e voluti da due miei compagni.
Una prima volta, il sig. Fausto Ferrare si è tolta una moneta di tasca e ha
pensato intensamente che la occulta “ Entità „ operante nella penombra glie la
prendesse di mano e la recasse a me : ebbene, egli si trovava allora fuori di
catena, ad un metro e mezzo dalla destra di Eusapia. ed io ero di fronte a
costei, distante di tutta la lunghezza della catena : il fenomeno è avvenuto
puntualmente come Ferrare lo pensava! Una seconda volta, lo stesso fatto si
ripete per volontà del March. Da Pas¬ sano, che si trova dietro a Ferrare,
quindi ancor più lontano da Eusapia : i due soldi gli sono sottratti di
colpo, e poco dopo mi sono introdotti tra le dita! La suggestione mentale è,
qui, evidente, e io debbo riconoscere che, data la sicurezza morale la più assoluta
in cui mi trovo rispetto ai miei col- leghi, non rimane altra spiegazione
verosimile: non ci sarà però intervento di “ spiriti „ dal momento che siano
accertate la facoltà telepatica e quella medianica (— animica) di muo¬ vere e
spostale gli oggetti materiali senza contatto alcuno. Trova qui posto una
considerazione sui fenomeni di tele- cinesia. Un grandissimo numero di persone
che non hanno assistito mai a sedute e sentono in particolar modo narrare dei
moti e delle levitazioni del tavolino, è tratto a ritenere che questo solo sia
l’oggetto capace, per la sua forma e colloca¬ zione, di prestarsi all’attività
medianica, e perciò si fa un gran discorrere sugli stratagemmi che la P.
potrebbe industriarsi di mettere in opera per scuoterlo, inclinarlo, sollevarlo.
Ma in queste sedute Eusapia ha scosso, mosso, sollevato, spostato, fatto
volitare una folla di altri oggetti, la cui forma e col- locazione a distanza
non si presterebbero ai supposti tiri insidiosi. Un tavolo grande a scrittoio,
un pianoforte, dei piccoli tavolini a trepiedi, delle seggiole impagliate e
delle altre pesanti imbottite, i piatti del mastice, una macchina da scrivere,
delle bottiglie e dei bicchieri, calamai, lavagne, ventagli, portafogli e
plichi, trombette, mandolini, chitarre e carillon s, campanelli, palle di
gomma, fogli di carta e lapis, vasi in ceramica, mazzi di fiori, una borsetta,
dei iaz- zoletti, un cappello, una nappa . Questo è l’elenco som¬ mario,
e potrebbe continuare. Le impronte sul mastice. Anche la sera
del 5 non si è ottenuta la desiderata im¬ pronta di un viso, come ne ha date
tante la Eusapia: si è pro¬ dotta soltanto quella di una mano sinistra premuta
a pugno semichiuso sul mastice collocato nel gabinetto oscuro. Il calco
dell’impronta, che riproduco in figura, dimostra che essa fu fatta poggiando le
seconde falangi delle quattro dita minori ed il bordo esterno o radiale del
pollice contro la sostanza molle impressionabile. Quella mano è piccola, e non
ha caratteri morfologici tali da potersi riconoscere, anche
Mousei.m, Psicologia e Spiritismo 1. Tav. IV.
Calco in gesso dell’impronta di * pugno spiritico „ ottenuta l.v sera del
5 giugno 1901 in una seduta di Kusapia al * Circolo Minerva „ in Genova.
le impronte sur mastice ss JT-= te"v ' (
^esteriorizzazione della motncità. La medium in ZTe di°afferrare ert
attirare gli oggetti, di toccare, ecc): ciò ìe costa moltissimo sforzo ed è
causa ■«*«»"* di esaurì- Ists béso.p.t'rt & 5£S“sr -”4"
“»e meno desiderato da tutt P uale anzi j nostri La mano che ha
stampato la impronto non e gmi , è difficile dire se diversa o simile a
quella della radino, •o per Ts a direi piuttosto somigliante. Ma quando si ri¬
farà la prova. si vedrà come nel mastice da vetraio una dalla diversa pressione
esercitata sulla duttile SOstanza^Nep , ure si riesce a dire se sia una mano
maschile o .femminile^ per 6 la sua piccolezza la direi di do^a — « per la
forma del pollice che si presenta piuttosto sottile I gato in
leggiera estensione. Penso intanto che le mani “ dina¬ miche » emesse dal
medio, o sono simili alla sua, il che sarà frequente, o assumono una forma e
grossezza differenti, ma questo avverrà solo in un certo numero di casi: il più
delle volte è una imagine di mano plasticamente proiettata in forma impersonale
e che perciò non ha caratteri speciali; ossia la materializzazione teleplastica
forma *■ una mano .. nient’altro, non 1; quella data mano Lo stesso direi che
avviene delle teste, dei piedi, delle braccia, dei profili, tanto se materializzati
per la vista quanto se per il tatto. Dna prova di questa impersonalità
vaga e generica delle materializzazioni si ha nella stessa uniformità loro. Noi
non abbiamo ottenuto finora (e me ne duole assai) impronte di faccie o profili,
ma probabilmente al Circolo Minerva Eu- sapia avrebbe plasmato a distanza il
solito volto di vecchio sbarbato, magro, a profilo adunco, a capo e a mento
promi¬ nenti, a zigomi larghi, a bocca beante, che da anni ed anni la sua
imaginazione sa, e quindi può, esclusivamente 01 gamzzare con gli elementi
diremo u fluid ic i „ nei quali si esteriorizza la sua medianità. Tutto attorno
nella sala del nostro Circolo stanno appese le fotografie dai calcili eseguiti
dal eav. Chiaja sulle maschere di defunti impresse nella creta e gettate in
scagliola : è un solo ed unico volto, riprodotto dalla E. le dieci e le venti
volte. 0 è il suo “ doppio , : o la visione interna di quella maschera le è
divenuta abituale, strettamente parlando “ stereotipa „ ; e come avviene nelle
stereotipie dei pazzi allucinati e visionari, essa si riproduce
automaticamente, salvo leggiere e insignificanti varianti, nel pensiero di
Eusapia e quindi nelle sue projezioni di pensiero. Allo stesso modo è
uniforme V atteggiamento delle mani medianizzate ed impresse da questo medium.
Possono va¬ riarne la forma e la grandezza, dalla mano infantile ottenuta da \
is ani -Scozzi alla ben più grossa eseguita alla villa dei Bleeh a
Montfort-l’Amaurv e anche a Genova : può qualcuna essere imperfetta o deforme,
come accade assai spesso sul mastice troppo indurito : ma son sempre le punte
delle dita che si imprimono divaricate; è sempre la stessa mano se¬ michiusa
tra pollice e dita minori a mo' di anello, che si immerge nella pasta e ne
asporta un pezzetto : è sempre lo stesso pugno spinto con forza dirittamente
nel mastice o stampato di fianco dal lato del pollice. La costanza del mo¬
dello implica monoideismo dell’esecutore. Un rilievo interessante
concerne il velo , che ordinaria¬ mente ricopre le membra e le faccie
improntate nella creta. Morselli, Psicologia e Spiritismo, I.
Tav. V. Calco in gesso dell’impronta di ‘ volto spiritico
„ prodotta medianicamente da Eusapia, in Napoli (dal Cav. E.
Chiaia). Whe nel calco dell’impronta da noi avuta si scorgono la u-iun e
le pieghe di un sottile tessuto involgente S pugno “ fluidico t. malime sul
dorso del pollice. Gli scettici obiet¬ tano per l’appunto questo dettaglio per
sostenere che si tratta di un’impostura bella e buona: il medium astatamente,
prima di allungare la mano o di premere con la faccia sul piano della molle e
untuosa plastilina, si ricopre di un faz¬ zoletto o di altro pezzo di stoffa
nascostosi in tasca, ovvero lo stende frettolosamente sulla superficie liscia,
aflinchè non gli rimangano appiccicate porzioneelle di quella sostanza e non si
avverta di poi sulla sua persona l'odore dell’olio di Imo ondè impastata.
Ri certamente, tutte le spiegazioni di questo parUcolaie medianico
avanzate in senso spirìtico, rimangono insufficienti e 'non vincono il dubbio.
- Le analogie del drappo bianco in cui si presentano avvolti 1 fantasmi,
riproduce sotto alti o aspetto ma non risolve il problema — La necessita
che le materializzazioni si circondino di stoffa per mantenete la con¬
densazione della sostanza fluidica onde son formate, per quanto si ripeta nel
quasi costante agire delle entità invisibili pa- ladiniane dietro le cortine
del gabinetto medianico pare a me una petizione di principio: e poi, perchè
veli ebbeio al lora mani carnee percepibili al nudo, e impronte scompa¬ gnate
da quella trama protettrice ? Confesso che la cosa rimane enigmatica; e mi
lascia nell’incertezza anche un conato qualsiasi di spiegazione psicologica
questo, per esempio, che la medium proietti l’imagine pensandola ricoperta e
protetta a quella maniera da una stoffa, allo scopo, pure pen- safo.di ritirare
nette la mano o la faccia dopo il contatto con la plastilina; ovverossia per il
predominio dell idea fissa consistente nel trionfo della causa. Ma che funambu-
lismo del ragionamento apologetico, e in tutte le dilezioni che gli si vogliano
dare! Fenomeni luminosi. Apparizioni di mani e figure.
La nona seduta è stata contraddistinta più di tutte le precedenti da fenomeni
luminosi, lo, per mio conto, trovan¬ domi sia di fronte al medium nella catena,
sia alla sua si¬ nistra come controllore, ho avuta la percezione ripetuta di
codesti fenomeni. Luci spiritiche di due qualità. — a) Le une in basso,
nette e molto vivaci, a contorni precisi, di splendore giallastro, 1 le quali
si muovevano dal tavolo e dalle mani del De Al- bertis come lucciole, senza
però averne il ritmico alternare | di ombra e di lucentezza. Non irradiavano
luminosità, erano | lente nei movimenti, e sono apparse due alla volta.
h) Le altre più in alto, al di sopra della testa del medium: queste apparivano
fosforescenti, azzurrognole, glo- bulose, grandi come uno scudo, persistenti e
lente nella loro traslazione spaziale, a contorni sfumati; esse apparvero
isolate e durarono in vista un po’ più delle precedenti.
Apparizione di una ‘ mano fluidica „ nerastra. [La mono
materializzata è qui raffigurata da A. Beri sso su un mio schizzo a lapis, in
atto di « mostrarsi » semplicemente dal gabinetto nero, non in atto di
toccarmi]. 2° Apparizioni di mani di due qualità, — a) Le une nere
ed opache, uscenti dalla tenda posta alla mia destra, quasi sempre staccate o
frammenti di membra, una almeno munita altresì di una porzione distale di
avambraccio. Ogni volta la tenda si moveva, si gonfiava, e sembrava che dietro
di essa¬ si facessero dei tentativi di liberarsene: alla fine una mano si
mostrava dal bordo della tenda stessa, e si avanzava verso di me. Io non le
potevo vedere di prospetto, ma solo di profilo e nella zona più esterna
del mio campo visivo, nel fosco della penombra che si perdeva nell'angolo nero
delle sopratende del gabinetto medianico: però chi era di fronte o di fianco a me
le ha viste ogni volta nettamente e con linea visuale diretta. Una volta,
come ho detto, oltre alla mano è apparso tutto l'avambraccio, e l’arto nerastro
dinamico si è spinto avanti tino alla mia persona toccandomi alla nuca, al
dorso e alla testa: il contatto da me provato fu quello di una mano carnea,
tepida, vivente, a moti delicatamente intenzionali. 11 fenomeno è stato
abbastanza prolungato, perchè io abbia avuto il tempo di riconoscere che la
mano, comunque avesse la consistenza carnea, non era completamente costituita:
che era una sinistra : che il suo pollice era volto in alto e in avanti, le
dita minori ravvicinate e tenute distese : però la forma di tale mano era
imperfetta, come imperfetto e sfu¬ mato era il contorno deH’avambraccio. Con
questa visione mi si è schiarita quella del 29 maggio (VII seduta, p. 301);
anche allora io devo aver percepito una “ forma „ reale, bj Mani bianche:
per due volte furono da me viste ed una distintissimamente, in modo che ho
potuto disegnarne dopo due ore la impressione. Era anche stavolta una sinistra,
aperta e diretta in alto, quasi a meglio rendersi visibile, con il pollice
appena addotto, le dita ravvicinate ed estese, la palma rivolta in avanti. Tale
mano è apparsa al di qua della testa (Rii E. P. e un poco al di sopra di essa.
La sua apparizione biancastra era visibile sul fondo nero della tenda: al polso
essa terminava indecisa, ma pure indeciso ne era il contorno. La forma non era
neppure morfologicamente corretta : pareva la mano di un ammalato di atrofia
muscolare progressiva, lunga, scarna, dalle dita affusolate sottili, e quasi
diafana: la palma era stretta. Un antropologo l’avrebbe chiamata una mano di
scimmia; uno spiritista convinto la dirà una mano di defunto ; un osservatore
spassionato troverà che dovendosi rappresentare alla mente una mano spettrale,
non si potrebbe far meglio di quanto faccia la fantasia onirica, subnormale
della E. P. Il colore biancastro della apparizione non mi è jiarso do¬
vuto a riflessione della luce esistente in quell’istante nella sala del
Circolo; questa era in mezza oscurità, e se si trat¬ tasse di semplice
riflessione di raggi luminosi emanati dalle candele accese nella antisala,
avremmo distinto meglio il volto di tutti gli astanti, quello di Ensapia
particolarmente. Per contro la mano fluidica era assai più discernibile nella
sua forma biancastra, che non il volto del medium, quantunque Eucapia
apparisse ancora visibile nella regione foschissima ael Apparizione
di una ‘ mano fluidica , biancastra. [Questa apparenza di - ielle
— renza ai «mani bianche» ò abbastanza co¬ mune nelle sedute
spiritiche, tanto di Eusapia. <P“Wato di tutti i medi a materializzazioni.
Furono viste dalla Commissione di Milano l’92't all Agne as ( . Parigi
(’08), eco.]. gabinetto. Forse il fondo nero della cortina, sulla
quale ap¬ paiono queste impressionanti esterioraziom del psico-dina¬ mismo
medianico, aiuta assai e rinforza il discernimento del loro bianco
centrale o palmare e della loro sfumatura di con¬ torno; ma questo non toglie
che non si debba attribuire alla apparizione una qualche sua facoltà
fotogenica. Però si rimane incerti sulla vera natura e portata di questa. 0 le
mani fluidicbe, aventi quei caratteri, trasformano la luce che rice¬ vono in
radiazioni luminose di maggior lunghezza d’onda; e si avrebbe allora un tatto
di fluorescenza. Ovvero possie¬ dono la proprietà di svolgere della luce
nell’oscurità, senza calore, nè combustione sensibili; e saremmo davanti ad un
fatto di fosforescenza, come tanti se ne osservano nel mondo vivente massime
inferiore, tra i protozoarii, echinodermi, venni, crostacei, miriapodi,
insetti, non escluso però il phylum superiore dei tunicati e vertebrati. Vi
sono, fra gli altri, dei pesci abissali, forniti di organi fotogeni ; ma, quel
che è più, perfino nella specie umana si è osservata la produzione di
luminosità. A parte il dubbio che in molti casi riferiti da autori antichi e
moderni si trattasse di parassitismo (mi¬ crobi luminosi) o di decomposizioni
chimiche, restano però sicuri alcuni esempii di luccicori emanati dal corpo di
in¬ dividui sani e ammalati. Il Dubuis ne parla con qualche dettaglio nel suo
bel volume sulla fotogenia organica (cfr. Le<;om de Phys. génér. et eomp.,
Paris, ’98, p. 487). Vero è però che tra l’uno e l’altro fenomeno fisico
non esiste distacco assoluto se non nella brevità del primo e nejja maggior
persistenza del secondo (Ei>. Becquerel); ma appunto per il rapido comparire
e sparire delle mani bianche, nonché per la mancanza di quelle fluttuazioni di
luminosità che danno ordinariamente nelle tenebre le sostanze fosfore¬ scenti
sia minerali, sia animali, si dovrebbe propendere ad attribuire piuttosto alle
materializzazioni per sè visibili nelle sedute di Eusapia la qualità
fluorescente. Per quanto ne so, esse non si rendono visibili mai in oscurità
completa, ma in semi-oscurità, ossia quando nelTambiente esistono radia¬ zioni
luminose da assorbire e da trasformare. E leggo che il medesimo accade per lo
più nelle apparizioni mag¬ giori cioè nei veri fantasmi, tanto della Paladino
quanto degli altri medii a più famose materializzazioni, per es., delle Fox,
della C'ook. deU'Eglinton, della d'Espérance... fatta riserva esplicita sulla
autenticità, oggi assai assai sospettata, delle loro produzioni spettrali fuor
di modo meravigliose! 8° Apparizioni di larve. — Furono vedute col
debolis¬ simo chiarore che proveniva dall’anticamera, giacché con¬ trariamente
alle materializzazioni soltanto tangibili, quelle visive (salvo le “ luci „)
hanno naturalmente bisogno di un po’ di luce per essere percepite. Comparvero
una prima volta mentre Eusapia in estasi profonda era attentissima- raente
vigilata, e si vedeva nella penombra biancheggiare l’ovale della sua faccia
convulsa e il dorso delle sue mani contratte tenute sul tavolino dai
controllori. Erano forme a figura bizzarra, ma per lo più indeterminabile, che
si ma¬ terializzavano al davanti del medium e in mezzo al circolo dei seduti,
sei dei quali (io, De Albertis, Ferraro, Peretti, Porro, Schmoltz) le hanno
percepite diversamente secondo la situazione, ossia secondo le leggi ottiche di
riflessione e di intercettazione dei raggi luminosi : per ciò gli uni le hanno
dette biancastre, gli altri, me compreso, le hanno viste più fosche del fondo
oscuro, ora forse guardandole dal lato fio¬ camente illuminato ed ora da quello
contrario alla luce de¬ rivante dalla anticamera. Una figura s’è projettata all
innanzi e si è fermata alcuni secondi, di guisa che in una pausa ulteriore
della seduta io l’ho disegnata : il profilo è stranissimo, con una fronte
depressa, un naso enorme e adunco, un mento acuminato (forse il pizzo della
barba?). Ne riporto la figura in tavola separata; ma il più importante è
questo,' che un altro dei percipienti a mia insaputa, ha disegnato quel profilo
e i nostri due disegni concordavano in tutto e per tutto! Salvo ad ammettere
una ipotetica suggestione mentale fra noi due, questa conformità spontanea e la
diversa luminosità delle “ forme „ escludono l’origine allucinatoria della
nostra visione. Ricomparvero ombre una seconda volta, più tardi, dopo che
Eusapia, tornata ad un certo grado di coscienza, aveva, potuto dirigere con la
sua completa frase tronca e rauca altri esperimenti : credo però che fosse
ricaduta in letargo. Questa volta quattro di noi (io, Da Passano, Schmolz, De
Albertis) scorgemmo figure incerte, biancastre, nell’interno del gabi¬ netto:
erano larve indefinibili e, certo, non erano, in quel mo¬ mento almeno, la “
forma „ o le “ forme „ da cui sentivamo toccarci e di cui vedevamo fuoruscire
dalle tende le mani e l’avambraccio. La durata di codeste apparizioni e la loro
im¬ perfetta consistenza dimostrata dal contorno evanescente e indeciso, non mi
hanno concesso però di discernerne netta¬ mente la figura e tanto meno di
disegnarla. Per questi “ fantasmi ,, che han sempre puro carattere
onirico, è senza dubbio, necessaria l’entrata del medium nell’anideismo, — come
lo chiamerebbe I’Ochorowioz — del “ trance „ passivo. Morseli.!,
Psicologia e Spiritismo, I. Tav. VI. Apparizione di
un’ombra dal profilo diabolico la sera ilei 5 giugno 1901. (Disegno di A.
Berisso da un mio stilizzo a lapis). Non sono un allucinato! Quando
si tratta di percezioni visive, il sospetto di una illusione sensoria, anzi di
una vera allucinazione è quello che per primo sorge nella mente, così di coloro
che negano la realtà dei fenomeni, come di quelli stessi che, accostatisi allo
spiritismo in atteggiamento scettico, credono necessario esaurire tutte le
spiegazioni normali fisio-psicologiche e ma¬ gari psico-patologiche prima di
adottare quelle superuor- mali. E questo è il caso delle “ forme „ che si
vedono. Non si può parlare di allucinazioni : perchè il feno¬ meno fu
percepito senza che io ci mettessi nessuna tensione di animo ; — 2"
perchè, ad es., la mano che ho vista dietro di me, l’ho anche sentita tepida
toccarmi, per cui mi converrebbe ammettere che io sono stato vittima di una
allucinazione combinata di quattro sensi: il visivo, il tattile, il muscolare e
il termico ; — 3° perchè l’hanno vista altri compagni, ma solo quelli che
otticamente erano in condizione propizia per vederla, ; — 4» perchè solo chi
guardava nella direzione dove si formavano le larve o le mani le vedeva, mentre
non le vedeva chi cercava qua e là i fenomeni da noi dichiarati e non ne
indovinava la precisa località : i fatti allucinatoli suggestivi hanno altro
processo; — 5° perchè le mie percezioni non collimavano con quelle degli altri,
se non quando eravamo nelle identiche condizioni per riceverle dai nostri sensi
e per definirle col criterio normale della ricognizione: — 6“ perchè le
apparizioni ubbidivano alle leggi dell’ottica fisica, e fra le altre, a quella
della loro posizione in uno spazio a tre dimen¬ sioni; — 7° perchè ero presente
a me stesso, analizzavo e correggevo le mie percezioni, e mentre guardavo
fissamente nel luogo delle apparizioni, seguitavo a tenere stretta nella mia la
mano sinistra e a premere con la mia la gamba sinistra della P., ossia
e$prcitavo un controllo rigoroso. Ora, chi eser¬ cita un controllo duplice
sensorio e motorio non può dirsi in stato di allucinosi acuta. Del resto,
come potrebbe la Eusapia suggestionarci im¬ pressioni sensorie cotanto
particolareggiate ed intenzional¬ mente coordinate per una data percezione,
nello stato di incoscienza nel quale si trova quando cade in “ trance „
assoluto? Secondo l’esperienza che noi psicopatologi
abbiamo dell’ipnotisino e che gli stessi mesmeristi hanno del magne¬ tismo
animale, una suggestione non si prodnce senza il con¬ corso di due coscienze,
delle quali una attiva (il suggestionatoref l’altra passiva (il suggestionato
(. Anche nelle “ allucinazioni veridiche „ descritte da Gituney, Poumore e
Myers con tanta penetrazione psicologica, il * fantasma , si mostra al
percipiente lontano per un atto di volontà, per un desiderio o un ricordo di
colui che versa in pericolo od in immi¬ nenza di morte. L’allucinazione
provocata s’intende, dunque, l'effetto di un pensiero volontario e cosciente,
anche quando sembrerebbe esclusa l’azione della volontà e della coscienza. Che
dire allora di uno stato allucinatorio collettivo che verrebbe indotto da un
soggetto inconsapevole, privo della possibilità di ideare un atto volontario e
di dirigere a suo beneplacito le energie psichiche dei circostanti? Mal
si riesce a comprendere il meccanismo di una allu¬ cinazione collettiva di
simil genere operata da Eusapia in letargia, mentre ella non sente nulla e non
fissa nel suo cervello verun ricordo di ciò che le succede attorno e di ciò che
fa; mentre essa è in preda ad una sofferenza grave, e geme, e si dibatte, e
chiama aiuto, e sembra sognare avvenimenti terrifici od oppressioni atroci o
pericoli spaventevoli, verso i quali tutta l'energia psichica, onde può
disporre in quel momento, è rivolta. In questa condizione di “ trance , agitato
e convulso è piuttosto la Eusapia che cade in preda ad allu¬ cinazioni, ad
emozioni, a un vero e proprio delirio onirico, molto analogo a quello delle
isteriche (terza fase del grande attacco secondo Charcot) o agli incubi
descritti nei libri di stregoneria (Bodin). Qualunque alienista la vegga in
così com¬ passionevoli condizioni di corpo e di mente, non può nep¬ pure
lontanamente supporre che in quel periodo essa sia il soggetto attivo, e che
l'assistenza, composta di persone in¬ telligenti sveglie ed attente, componga
una massa passiva¬ mente suggestionabile. A chi è mai venuto in mente che i
fenomeni medianici e sopratutto i più importanti, cioè le grandi
materializzazioni tangibili e visibili, manifestantisi solo quando i medi, come
Eusapia, cadono nel trance passivo letargico, siano illusioni create dalla
volontà di costoro? Rimane, è vero, il subcosciente, al quale si
attribuiscono facoltà supernormali: si suppone, cioè, che anche in “ trance ,
le proiezioni, diciamo, allucinanti del medio acquistino una energia
straordinaria, e arrivino a mettere in azione i centri percettivi dei presenti
anche senza che il medio stesso pensi e voglia il fenomeno. Io osservo che il
modo di procedere di Eusapia Paladino nelle sue sedute implica sempre, da
parte sua, la premeditazione di ciò che deve manifestarsi : •questo primo tatto
mi sembra ormai fuori di contestazione, e vale a limitare di assai la
presupposta attività del subli¬ minale. Ma non basta: se badiamo alle
materializzazioni tangibili o visibili, noi le vediamo spessissimo rispondere a
desideri o a domande dei presenti; ora, prescindendo dall’i- dentitieazione.
che può essere in parte effetto di un processo suggestivo, rimane il fatto che
nella rievocazione delle forme con quei determinati caratteri il fattore
passivo diventa il medium, sul cui subliminale agisce il pensiero conscio o
subconscio dei percipienti. Il subliminale, insomma., è dotato di autonomia
molto relativa: e il suo automatismo si com¬ pone per lo più di elementi
cedutigli dalla coscienza supe¬ riore, per quanto il Mters si ingegni, col suo
solito vigore, ad argomentare il contrario. In un volume sulle Illusioni
pubblicato molti anni fa (“ Internat. scientifìc series „, XXXI V, 1881),
Giacomo Sully, rappresentante della psicologia classica, sosteneva che tutta la
fenomenologia delle sedute spiritiche è illusoria, inquan- tochè i presenti
versano in uno stato di “sub-aspettazione, o di attesa emotiva , che li dispone
a percepire pronta¬ mente solo ciò che lor sembra strano o misterioso, e che li
porta anche, per il suo colore emotivo, ad anticipare il fatto e “ a dargli
realtà,. Questo esclude, egli diceva, ogni calma attenzione; l’ iperprosessia
diventa, in sostanza, una para- prosessia, poiché lo sforzo attentivo, anche
per esaurimento dei centri cerebrali, li fa cadere in un’esaltazione che turba
il processo normale di percezione e ricognizione. Il Sully arriva a dire che le
sedute spiritiche agiscono sulla psiche come una vera intossicazione (forse
voleva dire una ebbrezza), la quale non solo colpirebbe la percezione, ma
avrebbe poi il suo contraccolpo : 1° nella memoria, donde le pseudo- mnesie dei
fenomeni veduti ed asseriti ; 2” nel giudizio, donde i sofismi di fallace
testimonianza; 3° nello stesso criterio, donde la trascuranza di ogni saggia
norma sperimentale. È un quadro desolante che deriva in linea retta dalle
famose e acerbissime critiche del Caupknter (v. Mental phy- siology, IV ed., p.
456', ma che non risponde a nulla di vero. Anch’io credevo che nelle sedute
spiritiche ci fosse tutto quello che occorre per illudere, e anche per
allucinare le persone, e propendevo al consueto dilemma : o frode, o illu¬
sione sensoria (individuale e collettiva). Ma l’esperienza, che oramai ne
ho fatta, mi costringe a dichiarare assolutamente erronea l’ipotesi esplicativa
così cara al gran pubblico. Il Carpente» ha esagerato l'intìuenza
perturbatrice della sua expectant attentimi : questa, in generale, si limita a
modificare una semplice impressione sensitiva o sensoria reale, e la altera
preferibilmente in conformità dell'emozione che si attende; però, d’ordinario,
non crea ex novo una percezione complessa e duratura. La visione, ad esempio,
di un fantasma materializzato in una seduta della Paladino non è un fenomeno
così fugace da non poter essere ana¬ lizzato, apprezzato, e, se occorre,
emendato, sia con una migliore critica delle proprie impressioni da parte di
ciascun pereipiente, sia col raffronto delle percezioni dichiarate dagli altri:
quando è che le illusioni da tensione di attesa hanno questo carattere
? Inoltre, se l’attesa crea i fenomeni, massime nel senso della vista,
perchè le materializzazioni visibili, le luci, le ombre, i fantasmi sono poi
così rare, che occorrano varie sedute di seguito prima di arrivarci? Direi, per
contro, che dal lungo aspettare dovrebbe venire (e in realtà deriva) una decrescenza
dello sforzo attentivo ; il che provoca una dispo¬ sizione d’ animo
perfettamente opposta a quella pretesa dal Carpente», e che è, ad un dipresso,
la medesima ripetuta tuttora dagli increduli fra il volgo profano e dagli
scettici fra qùell’altro volgo costituito da sedicenti scienziati. Se
analizzo il mio stato d’animo durante una seduta, anche quando assisto allo
stupefacente manifestarsi di forme materializzate, e se lo paragono a quello
che io provo mentre sto scrivendo i miei appunti, io non riesco a tro¬ varci
alcuna differenza: sono calmo adesso, come ero ieri l’altra sera. Senza dnbbio,
chi legge o sente narrare di ap¬ parizioni e di ombre di defunti (?), suppone
che il vederle induca una profonda emozione e perturbi il corso normale dei pensieri,
la formazione dei giudizi, le operazioni del processo logico: ebbene, niente di
tutto ciò! Fu già notato il fatto curioso che generalmente gli individui
soggetti alla telepatia veggono i fantasmi (siano essi doppi reali, o alluci-
nazioni veridiche, o allucinazioni semplici) senza grande ter¬ rore e quasi
senza commuoversi. Ammetto che quella fred¬ dezza può essere indizio della
predisposizione individuale alla fenomenologia iperpsichica ; ma intanto io,
dapprin¬ cipio, non me ne sapevo capacitare, e l'evento telepatico io lo dissi
e sostenni dipendente, il più delle volte, da un dissesto costituzionale della
coscienza che rimarrebbe per ciò indifferente al fenomeno, siccome avviene
nei deliranti di fronte alle più stravaganti creazioni della loro malata fan¬
tasia. Ma adesso che, senza terrore e a mente serena, ho. visto
Testa di Mammone, da una stampa del XVII secolo. [Il Bastia» (
AUerlei zur Volks- nnd Menschenku nde, 1888, voi. IJ, tav. Il) riproduce questa
figura da un libro di F. Barrzt, edito nel 1606. Questo demonologo dava Mammone
pel demone della « lussuria o rabbia erotica * (lovetousne&s) e lo poneva a
capo della schiera dei diavoli « tentatori e arcai lappiatori »]. anch'io
le “ ombre „ famose (per quanto ancora non ben con¬ formate nè personificate),
escludo in modo assoluto la esi¬ stenza di un perturbamento emotivo capace di
alterare la coscienza e il giudizio dei percipienti. E poi dove
troveremmo noi, nel nostro pensiero di uomini colti e in massima spregiudicati,
gli elementi per costruire e per proiettare imagini così tipicamente “ magiche
„ come quella da me distinta e disegnata?... Io, nel vedere uscire quello
strano profilo dalla mia matita, mi sono risovvenuto di certe figure
diaboliche che la fantasia popolare assegna al Gran Maligno ed agli spiriti
infernali, platonici. In una opera riboccante della sua solida, quantunque
farragginosa erudizione, Ad. Bastia n mi porge, come materiale di con¬ fronto
etnografico e mitografico, alcune teste di demonii creati dalle paure medievali
del misticismo cristiano: e tra esse ne veggo una di Mammone, il demone della
lussuria, del * peccato della carne „, la quale straordinariamente as¬ somiglia
al profilo caprino fattomi vedere da Eusapia. Noto che costei ha “
materializzate „ cotali figure, o figure con¬ simili, in altre sedute oltre
alle nostre, per es. a Choisy... Quello da me figurato dev’essere a un di
presso il profilo “ a gran naso, a fronte enorme e con barba „ veduto dai Blech
a Monfort-L’Amaury... Se si considera che il suo sogno medianico non è
mai privo di espressioni mimiche e anche verbali di colorito erotico, come De
Rociias e G. Bois hanno giustamente rilevato, vien voglia di chiedersi se quel
ceffo grifagno proiettato davanti o accanto al medium estasiato, non costituisca
una simbo¬ lica rappresentazione delle imagini oniriche procreate nel fondo del
suo subconscio da un serotino rinfocolamento del sessualismo isteropatico. Il “
caprone „ larvale non mostra l’occhio ardente, nè la bocca anelante nell’estro
venereo, nè la lingua spinta lussuriosamente fra le labbra del Mammone
mitologico; ma l'analogia è sorprendente, e la psicopatologia, convalidata
dalla storia delle credenze popolari, reca indub¬ biamente qualche luce sulle
barocche fantasticherie dell’a¬ tavico mondo subliminale. Produzioni
teleplastiche. Anche il fenomeno delle “ materializzazioni tangibili „
raggiunse la sera del 5 giugno un’intensità eccezionale. Fino a qui la Paladino
non mi aveva mostrato questi fenomeni a distanza tale dalla sua persona, da
escludere ogni dubbio in chi sen¬ tisse descrivere i toccamenti da noi subiti e
le membra dina¬ miche da noi vedute o toccate e premute o afferrate fuggevol¬
mente. Nè fino a jer l’altra sera nessuna delle manifestazioni medianiche aveva
assunto quei caratteri personali che servono di base alle credenze spiritiche.
Ebbene : eccomi a dichiarare LE MATERIALIZZAZIONI GENERICHE che ho
assistito finalmente a fenomeni cotanto eccezionali e per me incredibili.
1° Materializzazioni di forme impersonali tangibili , a distanza. Già nelle
sedute precedenti anche i membri della catena tiptica meno vicini al medium
avevano sentito i misteriosi toccamenti di mani invisibili, pur essendo a circa
un metro e più da Eusapia, la quale a questa distanza non si capisce come
avrebbe potuto allungare fin là le sue braccia o le sue gambe di carne (dato
che qualcuno avesse la bizzarra idea di spiegare quei toccamenti con sì fatta
ginnastica dei piedi !). Ma jer l'altra sera, i tocchi, i palpamenti, le
percezioni di *mani fluidiche „ avvennero quasi sempre a distanze mag¬ giori e
su astanti fuori del circolo, tanto da farmi ritenere che la medianità di
Eusapia fosse singolarmente rinforzata. Nei contatti vicini alla persona del
medium si trova quasi sempre interposta la tendina nera o la sopratenda del ga¬
binetto : le si direbbero utensili di difesa per gli * etìiuvii , condensati.
Ma nei contatti distanti cessa la funzione pro¬ tettrice e limitatrice di
quelle stoffe: e si ha l’impressione di “ agenti „ affatto liberi nelle loro
movenze. Il fenomeno è avvenuto sulla persona di parecchi di noi, però
nella quasi completa oscurità : nè soltanto erano contatti leggeri, bensì
azioni vigorose di mani e braccia percotenti, respingenti, attraenti, fino al
punto che qualcuno diceva di trovarsi impegnato in una specie di lotta con
personaggi percettibili solo traverso sensazioni di resistenza, di spinte, di
pressioni. Gli stessi “ invisibili „ frugavano nelle tasche, ne toglievano
oggetti, li portavano dall’uno all’altro; com¬ mettevano anche scherzi piuttosto
grossolani, quali fregare tali oggetti sulla faccia, tirare fortemente i peli
della barba, scuotere con violenza per le spalle, far reclinare con altret-
tenta violenza la testa in avanti, ed altre volgarità di simil genere, tutte
espressioni di una “ Intelligenza „ assai me¬ diocre, per non dire inferiore.
Nessuno di questi atti aveva caratteristiche personali : * John King „ è un
burlone, un bon-à-tout faire, ma senza alcuna nota individuale. L’idea
fissa di Eusapia è di svegliare pur sempre la me¬ raviglia dei presenti, e
quando questi dichiarano quei toc¬ camenti e quelle azioni complicate a
distanza, esprime la sua soddisfazione coll'accrescere la mimica espressiva del
tavolino: il mobile s’agita convulso e “ride,. Ad un tratto, essendo io fuori della
catena ad osservare, Eusapia ha chiesto che io le dessi del * fluido „ e mi ha
indicato che dovevo eseguire gesti magnetici verso le nere cortine del
gabinetto: poco dopo si sente là entro un fruscio, il medium domanda la mia
mano, io glie la porgo attraverso la catena dall'e¬ stremo opposto, ed essa me
la porta fin contro le cortine. Dapprima io sento un vento freddissimo, e poi
qualcosa di consistente e pastoso mi è messo Ira le dita: mi accerto che
l’oggetto è un pezzo del mastice tolto dal piatto entro il gabinetto. Dichiaro
però che non ho capito come l’atto sia stato eseguito : e allora Eusapia mi
afferra con le sue due mani la sinistra, e mi dice di portare la destra verso
l’apertura mediana della tenda; e là mi incontro, al di sopra della sua testa,
con una mano destra aperta, che appena toccata la mia mi respinge: tento di
avanzare e sono respinto con forza ; ri¬ tento, e lotto per un poco con questo
segmento invisibile di corpo umano che mi pare guidato da una volontà
decisa. ^ on basta: Eusapia sempre tenendo la mia mano sinistra fra le
sue, vuole che io alzi ancora più la mia mano; lo faccio, e alla massima
altezza cui io possa arrivare in punta di piedi, sento ancora la stessa mano
destra, ruvida e vigo¬ rosa, di consistenza carnea, che mi afferra e stringe
nelle dita. Più levo la mia, e più netta è la percezione di quest’altra mano
che sembra scendere dall’alto e venirmi incontro por¬ tata da un braccio esteso
verso il basso; ne sento la forma, la presa, le successive pressioni. Salgo in
ginocchio sul ta¬ volino, e sempre con la sinistra nelle mani di Eusapia vado a
cercare con la destra più in alto ancora : e colassi!, fra un agitarsi
straordinario delle cortine e sopratende, riafferro la invisibile mano. Sono
giunto cosi a circa m. 1,25 dal piano del tavolino, e a m. 2 dal pavimento ! La
straordinarietà del fenomeno consiste : 1° nella distanza della
materializzazione dalla persona del medio ben controllato, donde la impossi¬
bilità anatomo-fisiologica o, come si dice, materiale che sia un suo inganno ;
2° nella posizione e direzione della forma organizzata, la quale farebbe
supporre che la entità cui la mano apparteneva fosse levitata fino all’altezza
del pendone della finestra; 3" nella sua diversità morfologica e
funzionale dalle mani di Eusapia: parvemi una destra di maschio vigo¬ roso.
Evidentemente qui ho assistito ad una teleplastia di forza non comune. 2°
Materializzazioni di forme tangibili personificate. Con queste
materializzazioni saltiamo a piè pari in pieno spiritismo. Tutti i fenomeni
fisici, meccanici, luminosi, tele- plastici fin qui enumerati non avevano
caratteri personali, salvo la arbitraria loro assegnazione a “John King,;
la massima parte di essi (se non la generalità, per mio avviso) entra nella
fenomenologia “ animica „ degli spiritisti odierni. Questi, da Aksakoff in poi,
sono diventati più prudenti e meno inclinati a vedere in tutti i fenomeni la “
manifestazione , di entità occulte distinte dalla persona del medium. Se al-
l’animismo così inteso, che è poi in fondo un “fluidismo,, si dà il
ragguardevole aiuto che gli viene dalla dottrina del subliminale del Myers
disgregatosi dalla coscienza superlimi- nale e fornito delle attività esteriorizzantisi
descritte dal De Rociias, si ha una spiegazione dei fatti che ci trattiene
molto al di qua dello spiritismo, perchè tacente di ogni in¬ tervento di
defunti o di altre intelligenze misteriose. E tanto di qua ci trattiene, che
finiamo col trovarci davanti ad un meccanicismo dei più puri, ad un vero
ultra-materialismo. Altro che “ spiritualità! Ma ecco che ier l’altra
sera la Paladino ci ha portato in là daH’animismo fluidico: essa ha dato ad uno
di noi (al prof. Porro) una « comunicazione con personalità determi¬ nate ,. Io
dico che “ ci ha portato e ha dato „ perchè anche in questa parte più alta
della sua fenomenologia medianica era chiarissima in lei la volontà di produrla
fino dal prin¬ cipio della seduta : il subliminale, insomma, non ha tutta quella
iniziativa che il Myers, il Gyel, e lo stesso Flournoy gli attribuiscono. CXrlo
Dr Pkel parla di un “ io magico „ che possederebbe, lo dice il nome, virtù
misteriose e tra¬ scendentali: io credo che anche nella ipotesi del dottissimo
psichicista tedesco, come in quella del genialissimo inglese (i due capisaldi
dell’odierno indirizzo spiritico), manchi as¬ solutamente la prova del distacco
tra l’azione dell’ io vigile e quella dell’io onirico.
Comunicazioni di una entità personale. Il fatto del materializzarsi
tangibile di una entità perso¬ nale di defunto che sarebbe stato identificato,
richiede da me una analisi più minuta. Fin dal principio della seduta
qualcuno dei presenti, dichia¬ rando i toccamenti che provava, li descriveva
con caratteri allusivi ad una individualità o femminile o infantile. Era
infatti una “ manina „ che gentilmente palpava sulla testa, sulla faccia, sulla
spalla il De Albertis, e dava anche “ col- pettini „ sul tavolo; una “mano di
bimba, che sfiorava il dorso della mano allo Schmolz; era una “ piccola mano „
che carezzava in viso il Porro o andava a frugare nelle sue tasche o lo
tirava per la giacca . Io non ho avuto tocca- menti di queste mani di
dimensioni minime e di delicatezza nei gesti: le mani che io ho percepito
tangibilmente erano invece piuttosto grosse e rozze, e stringevano con forza e
respingevano con energia. Avremmo pertanto due generi distinti di percezioni
tattili che valgono quali rivelazioni di ‘ entità „ differenti secondo gli
spiritisti, ma che psico- geneticament.e potrebbero anche essere, come già
dissi, la conseguenza di un partieolar modo di apprezzare le proprie percezioni
dei singoli membri della catena; mentre, d'altra parte, non si esclude che il
medium possa dare intenzio¬ nalmente caratteri diversi di forma e di contegno
alle sue membra animiclie. LI caratterizzarsi dei fenomeni è il primo
passo verso quella identificazione personale delle entità comunicanti, che è
alla cima delle speranze di ogni spiritista convinto, e che è lo scoglio massimo
contro il quale lo spiritismo, seria¬ mente analizzato, è andato finora ad
infrangersi. Tutta la letteratura spiritica è dagli stessi spiritisti più serii
ricono sciuta inetta a darci la certezza in proposito (Aksakofi. Metzger,
Anastat, eco.); un lavoro non difficile di critica ha bastato per ridurre tutto
l’enorme preteso cumulo di identi¬ ficazioni a pochissimi casi — si contano
sulle dita di una mano ! dove non si è saputo trovare l’origine delle in¬
formazioni date dal medium. È davvero pochino per lo spiri¬ tismo ortodosso
dopo una vita cinquantenaria cosi intonsa e cosi pretensiosa ! Durante
tutte le nostre dieci sedute non si sono “ evocati „ gli spiriti: questo è
avvenuto per un accordo tacito fra i componenti del circolo, allo scopo di
mantenere alle sedute il carattere investigatorio che dovevano avere. Tuttavia
alla seconda seduta si era udita dichiarare una interpretazione assolutamente
spiritica : la Sig.* cont. Rey aveva creduto rico¬ noscere al buio nella presa
e nelle carezze di una mano dina¬ mica le caratteristiche percepibili di una
persona a lei cara (la madre'?); ma, come narrai, fu per comune desiderio di
tutti i presenti invitata a desistere da siffatte dichiara¬ zioni. Qui ognuno è
libero di interpretare i fenomeni, come crede, ma si vuole altresi
lasciare sgombro il terreno da ogni preconcetto dottrinale. Una seconda
definizione personale si è avuta l’ altra sera, ma questa volta non si è
soffocato il “fenomeno, in sul nascere. Quei toccamenti e quegli atti che
parevano fatti da “manine dinamiche di bimba , sono stati interpretati come 1
opera dello spirito di una fanciulla defunta a 8 anni e legata da strettissimi
vincoli di parentela al prot. Porro. Dal resoconto che egli ha dato su Genova,
stralcio alcuni periodi, che daranno una idea di codesta “ personificazione „
della entità invisibile manifestatasi alla nostra seduta: ‘ La serie di
fenomeni, che immediatamente seguì alla ve¬ rificazione dell’impronta, ha avuto
un carattere di intima per¬ suasività personale, su cui mi sembra poco
opportuno insistere in queste pubblicazioni. Mentre infatti, da una parte, non
potrei sperare in altri la viva e convincente impressione che io ne ho
riportato, e della quale i miei compagni di gruppo ebbero la pio va immediata
nell 'accento di emozione schietta che ho dato alle mie parole, sarei d’altro
lato molto perplesso innanzi di specificare la natura e l’indole delle
manifestazioni veramente straordinarie, cui ebbi la ventura di assistere nella memorabile
seduta Per eliminare ogni sospetto di impressioni subbiettive allu¬ cinatorie,
delle quali io sia stato zimbello, posso ricorrere con piena confidenza alle
meno importanti manifestazioni, mercè di cui gli astanti poterono,
contemporaneamente a me, e senza avere speciali indicazioni mie. riconoscere i
caratteri concor¬ danti dell’entità che a me, con peculiare pienezza di mezzi e
con evidente gratissima predilezione, si è rivelata per il con¬ tatto delle
mani e della testa, per il respiro (distintamente ed a più riprese percepito
anche da altri) c per la parola. Al suono gracidante, afono, udito una prima
volta, è succeduta, per mìo intenso desiderio, l’articolazione netta, limpida,
indiscutibile, di una parola bisillaba, che fu pronunziata chiaramente al mio
orecchio, mentre io era materialmente sicuro che la testa del medio e quelle di
tutti i presenti erano a distanze non infe¬ riori ad un metro. “ Come ho
detto, lo svolgersi continuo di fenomeni per sè meno importanti ha dato,
indipendentemente da me e contem¬ poraneamente alle manifestazioni da me
avvertite, la prova dell’esistenza obbiettiva di un'entità, i cui caratteri io
non po¬ tevo aver rivelato e nessuno dei presenti poteva aver intuito. A
questa, o ad altre entità insieme operanti, debbono logica¬ mente ascriversi i
delicatissimi, continui atti avvertiti or dal¬ l’uno or daH'altro degli
astanti, riproducenti in modo affatto nuovo, con una finezza di tratto e di
espressione singolare, gli usuali sforzi di comunicazione degli occulti
agenti. Tralascio di descrivere questi atti, e quelli osservati iu una
fase successiva meno intensa, e sopra tutto meno improntata a soavità ed a
dolcezza. Ricordo che a un certo punto ebbi l'impressione di un braccio che mi
toccasse, ricoperto da una manica di storta increspata, che non poteva
appartenere se non ad un abito femminile. Sospettando potesse essere il braccio
del medio, di cui tenevo la mano, portai questa al disopra, finché incontrai la
sua manica, e la riconobbi di percallo satinato, adatto liscio e rasato, impossibile,
anche per una persona non esperta, qual'io sono, a confondersi con la storta
dianzi toccata Noi desumemmo che al Porro toccava la ventura di cre¬
dersi entrato in rapporti con una persona a lui dilettissima e il cui dolce
ricordo è stampato indelebilmente nella sua memoria e nel suo cuore. La parola
bisillaba, cui egli accenna, è la piu dolce che possa esser detta da creatura
umana ad un uomo : ed egli assicura di averla udita distin¬ tamente (la seconda
volta); dice inoltre di avere riconosciuta la stoffa di cui discorre in fine
del brano riportato. Non discuto la interpretazione personale dell’esimio
astro¬ nomo ; questi in seduta dichiarò anche di avere avvertito dal lato
destro, mentre controllava mani e piedi di Eusapia, “ vicino a sè come la
presenza di una bambina ma non disse da quali impressioni sensitive egli traesse
siffatta percezione connotativa. Anche non so se la voce da lui udita sia stata
da lui riconosciuta dalle peculiari sue qualità di timbro ; certo, il tono ne
era affettuoso (questo sappiamo), e la palese, forte emozione del Porro tradì
il processo rapidissimo di identificazione operatosi nella sua mente. E
stata la prima volta che io ho assistito ad una evoca¬ zione, ovvero alle “
comunicazioni (per quanto rudimentali) di un dato defunto, ; e la cosa vale la
pena che io mi ar¬ resti un momento. Ebbene, dirò che il processo psicologico
di identificazione non mi è parso avvenisse con la calma sufficiente e con
tutto quell’ insieme di discriminazioni che possono condurre alla diagnosi di
una personalità. Premesso che una fanciulla ottenne si trova in un periodo di
sviluppo in cui mancano ancora caratteristiche individuali precise, qui si
avevano troppo scarsi clementi per identificarla. Con perce¬ zioni
esclusivamente tatto-muscolari e fugacissime sull’al¬ tezza della forma
teleplastizzata sotto una tenda, sulla pic¬ colezza delle mani, sui giochi
eseguiti col mio plico o col portar soldi dall’uno all’altro di noi (dato che
codeste ope¬ razioni degli “ Invisibili „ si attribuiscano alla piccola en¬
tità manifestatasi in seguito), con una parola comunissima, per quanto
soavissima, pronunciata afonicamente in modo più o meno intelligibile, e infine
con la impressione di una manica di stoffa increspata, si ricostruisce appena
una generica personalità infantile. In linea generale intanto è da avvertire
il fatto che, nelle otto sedute precedenti, la Eusapia Paladino non aveva chia¬
mato attorno a sè altri spiriti perchè (al dire degli spiri¬ tisti)
sfruttassero il suo “perispirito, se non quello a lei famigliare di “ John King
Verissimo che qualcuno dei miei colleghi credette nell’intervento di molte
Intelligenze attive in un tempo solo; ma oltre alla dubbia psicogenesi di co-
desta pluralità, c’è da notare che nessuna di esse diede, ad ogni modo, sentore
personale di sè ; e tutta la fenomeno¬ logia eusapiana, rumorosa e molteplice,
svanisce per lo più in un indistinto e indeterminato assoluto. Io penso,
in tale riguardo, al contributo psico-individuale e psico-collettivo
dell’ambiente in cui si tengono le sedute. Evidentemente una collaborazione dei
presenti — consape¬ vole o inconsapevole, normale o supernormale — abbisogna:
gli “ spiriti „ vengono e comunicano per i loro amici, se¬ condo lo stile
inglese in materia. Ma toltine l’Avellino e il Pe- retti che essa conosceva al
suo arrivo in Genova perchè avevano già sperimentato con lei in Napoli e,
credo, in Roma, Eusapia si è trovata in mezzo a sconosciuti: e perciò revo¬
cazione di defunti appartenenti a qualcuno di noi non le era possibile, secondo
il concetto psicogenetico che io mi faccio di codesto fenomeno medianico, e che
viene per l’ap¬ punto confermato dalla lunga assenza dal Circolo Minerva di
entità personali diverse da “John „. Sono le nozioni accolte dalla coscienza
vigile che scendono a fecondare, per così dire, le attività rappresentative del
subconscio. E infatti il primo tentativo di presentazione di uno spirito è
stato quello (messo ben presto in silenzio dal contegno del gruppo nostro)
della madre della Sig.“ Rey, con la quale Eusapia soggiorna e di cui
naturalmente conosce i ricordi familiari. La iden¬ tificazione di quella prima
“ entità invisibile „ sentita dalla nostra compagna era così imperfettamente
basata, che gli stessi spiritisti convinti del Circolo Minerva non le permi¬
sero di continuare, e, tanto meno, di ritornare a manifestarsi ; e 1’ “ entità
„ non trovando l’ambiente propizio, non è infatti più ricomparsa! Nè apparse
sono altre “ personificazioni „ giacché nessuno di noi le desiderava o
richiedeva. Il che prova quanto di soggettivo, per parte dei percipienti, ci
sia in queste “comunicazioni „ di defunti. Per la fanciulla legata al
Porro da intimi vincoli paren¬ tali, è occorso quasi un mese di relazioni tra
noi ed Eusapia; il Porro ha avuto, inoltre, sedute particolari del medium (ed
io ne darò il risultato nella bellissima levitazione di ta¬ volino avvenuta di
pieno giorno). Ora, a questo modo si vengono a conoscere molte cose sul conto
delle persone ; e la Paladino è abbastanza intelligente per approfittarne, e
per accumulare nei depositi profondi della sua memoria un buon numero di
ricordi costituiti da impressioni consape¬ volmente subite o anche cadute alla
periferia del suo campo di coscienza, ovvero anche inconsapevolmente date. Non
emerge dal suo subcosciente se non ciò che vi è stato immerso; e lo desumo
dalla fatta esperienza. Questo vale per il processo di presentazione
delle “ en¬ tità „ individualizzantisi nelle “ forme „ proiettate teleplasti-
camente dal subliminale di Eusapia. Quanto al processo di identificazione per
conto di chi percepisce col tatto quelle forme e le personifica, rilevo ancora
la parte predominante che ha il soggettivo nell’apprezzamento dei contatti,
delle carezze, dei gesti ed atti generici percepiti. Io trovo in essi una
assenza completa di connotati personali : e sospetto che questi connotati vengano
a poco a poco, inconsapevolmente, for¬ niti dal percipiente al medium nel suo
stato di emozione che lo porta inevitabilmente a tradirsi, a rivelare ciò che
sa e ricorda, ad aiutare con le sue progressive ricognizioni l’individuarsi o,
meglio, il “ personificarsi „ del fantasma. Questo, dapprincipio non è persona,
ma fantoccio : il suo manifestarsi con caratteri personali si compie
gradatamente, e si ha lo “ sviluppo dell’entilà „ , come dicono gli spiritisti,
per un processo di intussuscezione di elementi connotativi forniti dal
percipiente cui è rivolta la “comunicazione,. Farlo per ora delle
materializzazioni tangibili, dal cui pro¬ cesso formativo non escludo il
fattore telepatico, cioè della suggestione mentale dal percipiente al medium,
ma assegnan¬ dogli una parte molto limitata. Non forse è cosi nelle ma¬
terializzazioni visibili (che fino ad ora non ho veduto): là credo che la
telepatia agisca maggiormente, ammesso che le entità telefaniche abbiano
davvero le personalità annun¬ ziate e vantate dagli spiritisti, quoti est, per
me, videndum ! Senza pretendere di stabilire che il fenomeno telepla¬
stico sia un prodotto psico-collettivo secondo l’ipotesi di Ochorowioz,
certamente la compartecipazione dei formanti la catena esiste in larga misura
nella connotazione dello “ spirito , e sopratutto nei suoi caratteri fisici
costruiti con impressioni tattili e kinestetiche (muscolari). Io, ad
esempio, che con ho mai avuto l’idea di essere toccato da persone (fiuidiche),
non ho potuto mai attribuire ai toccameuti una qualsiasi caratteristica
personale : erano contatti per lo più fuggevoli di inani e arti che dirò
irriconoscibili. Si può obbiettarmi che erano mani sconosciute, e però che non
potevano avere per me caratteri morfologici e fisionomici tali che
corrispondessero, nella loro impressione attuale, a ricordi miei di nessuna
sorta. Tuttavia questa obbiezione cade quando si pensa che nessuno di noi.
tranne che la Sig.* Eey ed il Prof. Porro, ha attribuito le mani fiuidiche a
persone di sua cono¬ scenza. Dirò inoltre che le mani stesse non mi sono sem¬
brate mai intere e ben formate, tranne quando ho potuto osservarne una
completa, di cui non posso escludere che non fosse la mano dinamica della
Paladino stessa (o quella vera incoscientemente da lei avanzata V) : il che nel
corso delle espe¬ rienze è avvenuto almeno tre volte, e a me è parso ricono¬
scerla alla forma, alla grandezza ed alla epidermide. Ad ogni modo,
Pimpressione mia, per quanto concerne la identità delle manine sentite dal
Porro, è che egli sia stato nel suo alletto parentale, e nella commozione
dell’animo, troppo facile a personificarle. Neaneo risulta che la entità
personale gli si sia manifestata interamente: egli ne avverti la presenza in
quel sentimento indefinibile che si prova al buio quando una persona ci si
avvicina (io l’ ho provato un’altra sera per la presenza di “ John King „
davanti al mio petto), ne sentì i tocchi delicati, il frugargli in tasca, ecc.,
ma niente di più personale. Più personale sarebbe stato il dato acustico,
poiché il Porro ne avrebbe udita anche la voce, dapprima afona, poi nettamente
articolata in una parola. TI giudicare di per¬ cezioni aitimi, massime uditive,
riesce sempre assai difficile: tuttavia, siccome la parola fu pronunziata così
bassa che niuno la udì tranne il percipiente, ritengo che solo il con¬ tenuto
ideativo di essa (significante in modo famigliarmente affettuoso un grado
strettissimo di parentela) indicasse Iden¬ tità invisibile „, non il tono, nè
il timbro, nè le altre qualità veramente personali della voce. Qui davvero lo
stato tensivo di attenzione aspettante produce singolari, ma pericolose
acutezze delle nostre percezioni in un senso determinato. Io penso che la
parola udita solo la seconda volta in modo distinto dal prof. Porro, corrisponda
precisamente alla ipotesi che l'elemento subiettivo dell’ascoltante
sovrappostosi all’ob- biettivo dapprima indeterminato (cioè al fenomeno
acustico Morselli, Psicologia e spiritismo. afonico) e fusosi
imaginosamente con esso, abbia dato alla percezione uditiva quei caratteri più
o meno spiccatamente personali che forse da sè non aveva. Quella
imprecisione generica, quella indeterminatezza che esiste nelle manifestazioni
tangibili, si deve avere anche più nei fenomeni acustici. Le voci spiritiche
sono quasi sempre afone, gutturali, rauche, irriconoscibili (dato che le si
vogliano attribuire a determinata persona): è detto e scritto che paiono uscire
da una strozza. Non furono mai ben personificate, se non con una intensa
partecipazione subbiettiva del percipiente che le udì e già era disjjosto a
riconoscerle. Per lo più anche le rarissime manifestazioni vocali “ si
svi¬ luppano „ (per usare un termine spiritistico), come le tangibili e le
visibili: il procedimento di tale “ sviluppo „ lascia adito ad affermarne la
origine psico-collettiva o, meglio dirò, inter¬ psichica fra il medium e il
percipiente. Con ciò non dico che siano allucinatorie, anzi trovo che se
fossero tali, cioè il prodotto di una reminiscenza interiore di ricordi, pos¬
sederebbero fin da principio carattere ben più definito e per¬ sonale, come
avviene negli allucinati comuni, che spesso dicono di riconoscere le voci.
D’altronde, la voce umana è assai male ricordata: provatevi a pensare alla voce
di persona cara con cui abbiate dimestichezza : vi riescirà difficilissimo
immaginarvela viva e sonora all’orecchio : voi la udite fioca, lontana e
incerta, con qualità contuse e diffuse. Questo si verifica certamente anche
nelle voci medianiche, le quali, siano pure il prodotto dell’energia radiante
dal medium, debbono, per assumere un’indole personale, essere sottoposte al
processo di riconoscimento per conto della persona cui sarebbero dirette.
Tutto ciò io scrivo esaminando oggettivamente i fatti e valendomi delle
impressioni dirette a me lasciate dall’avve- nimento. I miei criterii di
interpretazione, contrarii al perso¬ nificarsi della forma tangibile di jer
l’altra sera, non saranno accolti con favore dal collega, tanto in lui fu
profonda e forse rimane la persuasione sull’autentica presenza di quella piccola
persona. Vuol dire che in questi fenomeni, quando man¬ cano le prove oggettive,
e V identificazione si compie la mercè di elementi subiettivi particolari a
ciascun percipiente e in¬ verificabili in modo oggettivo, la scienza deve
procedere con cautele maggiori, con metodi più severi e secondo esigenze ancora
più inesorabili rispetto alla prova. E qui andiamo tutti d’accordo : spiritisti
(non intendo quelli che vivono di contrabbandi scientifici); psichicisti, e
psicologi. Fenomeni invano aspettati. Ho già detto che vari
fenomeni da noi chiesti non furono fino a qui ottenuti, sia perchè importavano
modificazioni nella tecnica sperimentale (p. es., le bussate sul tavolo irto di
chiodi, gli effetti della luce catodica), sia perchè piuttosto rari nella fenomenologia
paladiniana (p. es., le voci udibili da tutta l’assemblea, le forme
personificate per intero e agenti lontano dal medium, le apparizioni
fantomatiche). Dirò qualche cosa su alcuni altri * esperimenti „ mancati che si
prestano a considerazioni di psicologia mediumnica. 1° Non produzione di
suoni melodici, nonostante la collocazione ad hoc di un pianoforte. — Il Sig.
Bozzano mi ha narrato che tali suoni vennero prodotti in una seduta data da
Eusapia in casa Avellino: ma con una analisi minuta del fenomeno si trova che
erano tentativi di iniziare appena qualche accordo armonico semplice ; il che,
a parer mio, è adeguato alla ignoranza musicale della Paladino. Anche nella
narrazione e interpretazione di codesti eventi acustici risulta chiara e lampante
l’importanza del subbiettivismo dei presenti: sono questi che definiscono le
loro impressioni più assai di quello che esista di definito nel fenomeno reale
e genuino. 2° Non scrittura di segni alfabetici. — Non ottenemmo la
scrittura sulle o tra le lavagne, nè ci fu concessa veruna altra manifestazione
d’alfabetismo: ciò pure in relazione col grado di coltura della medium. Gli
spiritisti scuseranno la mancanza di scrittura perchè John non può servirsi di
mani ignoranti per scrivere; egli esegue quei fenomeni che lo “strumento,
somministrato da Eusapia gli permette (salvo che anch’esso in vita non fosse,
come pare, un ignorantone) . Ma tale scusa è affatto gratuita: contraddice
intanto il fatto che il presunto John eseguisca molti fenomeni che oltrepassano
la abilità, la forza, la coordinazione muscolare del medium: ad esempio, come
conciliare in tale supposto la mancanza di segni alfabetici o numerici con lo
sforzo dinamometrico ottenuto la sera del 2 giugno, e che si spiega collo
spostamento ben valutato dell’indice dello strumento? e come spiegare che “
egli , assuma l’incarico ben più de¬ licato di plasmatore e scultore nelle
impronte in mastice?... Resterebbe poi incomprensibile perchè “ John ,,
che riesce a tracciare segni a lapis sui polsini o sullo sparato dei
presenti, non sia in grado di imitare lo scritto stampato (leggendo
materialmente nel pensiero) come fanno gli affetti da sordità e cecità verbale.
Pare tuttavia che a ciò arrivi la Paladino, ammessa l’autenticità di qualche
scritto me¬ dianico a lei attribuito. Infatti il sig. Bozzano dice che nella
grandiosa seduta in casa Avellino in cui Eusapia suonò, si ebbe finalmente una
scrittura diretta, ossia si trovò la parola morto (scritta a lapis aH’oscnro),
in risposta ad una inter¬ rogazione rivolta agli occulti agenti sul destino
ignoto di un parente. Sarebbe interessante accertare la verità del ferale
annunzio: ma, riguardo alla materialità dello scritto che risultò in caratteri
stampatelli o infantili, essa conferma la ipotesi fisiopsicologica più su
esposta. 3“ Non indovinazione di un numero d'oggetti. Questo esperimento
l’ho già narrato: la divinazione del numero di faginoli da me estratti sarebbe
stata un fenomeno di chiaroveggenza, come tanti se ne raccontano nella storia
del meraviglioso psichico. Però il medium interrogato non ha detto il numero giusto,
il che prova che se Eusapia possiede le straordinarie facoltà animiche della
telecinesia, telefania, teleplastia, ecc., non è chiaroveggente, allo stesso
modo che possiede ben poca capacità telestesica e telepatica. 3° Non
impressione di maschere facciali sulla plastilina. L’insuccesso, qui vale come
argomento contro l’ipotesi deirOcnoRowicz, che i fenomeni siano sempre il
risultato di un concretarsi sintetico delle energie dei presenti sotto forma
materiale. Io invece, a parte il contributo prestato dai dinamismi biologici,
assegno alla psiche dei presenti quasi soltanto l’efficacia suggestiva, ideale,
non materialmente concreta. Era tanto desiderato il fenomeno, tutti noi ave¬
vamo così intensamente rivolta l’attenzione all’ impronta, che se questa dovesse
venire dalla somma (fisica) dei nostri dinamismi, si avrebbe dovuto ottenere il
volto medianico fin dalla seconda o terza seduta. Parmi invece che questo
fenomeno vada soggetto a grandi varianti. In taluni casi lo si è ottenuto
facilmente, come ne fanno fede i calchi del Chiaja; ma non l’ha, che io sappia,
ottenuto nessuno dei gruppi di investigatori che studiarono la E. P., iiè a
Carqueirnnne, nè a Parigi, nè all’Agnélas, nè a Varsavia, nè a Milano, nè tanto
meno a Cambridge. E venuto, per contro, nella ospitalissima casa dei signori
Blech a Mont,fort-l’A- maury, dove Eusapia ha soggiornato liberamente come in
casa sua ! limiti dell’esopsichismo d’eusapia
Con ciò non voglio esprimere dubbi sulla sincerità del fenomeno: ma certo
è da notarsi codesta resistenza di John anche quando (come nel nostro gruppo)
tutte le circostanze sembravano favorevoli. Forse elle la E. P., malgrado tutto
il nostro e suo buon volere, non è giunta con noi a quello stato biopsicbico che
rende possibile la proiezione della forza suffi¬ ciente ? Questo efflusso
richiede probabilmente scariche intense di energia, diciamo, fluidica. Dagli
sforzi che la P. esegue quando si tratta di far un’impronta di mano o di dita
(esterio¬ rizzando così le contrazioni delle proprie membra) si inferisce che
lo sforzo per imprimere una faccia o testa dovrà essere ben più grande : 1°
perchè si tratta di una parte del corpo che ordinariamente esegue pochi e
deboli movimenti; 2° di una parte del corpo, che non ha l’abitudine nè il
potere di influire sulla forma, resistenza, grandezza degli oggetti esterni; 8°
di una parte del corpo, che ha caratteri troppo individuali, co¬ sicché
richiede un lavoro cogitativo più intenso per essere rap¬ presentata nei suoi
particolari caratteri: sudi ciò tutti avranno osservato quanto sia difficile
rappresentarsi mentalmente una fisionomia, sia pur quella di persona convivente
e a noi lunga¬ mente abituale; 4“ perchè le mani, stante la loro natura di
organi di presa e di espressione, proietteranno più facilmente e più da lontano
la energia vitale o nervosa : e questo sa¬ rebbe provato dalle investigazioni
del Baradoc, dello Ciia- zarain, del Delanne e Dagret [— Trgrad], collegabili a
quelle sull’od, per lungo tempo derise ma scientificamente non impossibili, del
barone De Reichenbaoh. Genova. LA SEDUTA. Uniformità e
variazione dei fenomeni. Sedata ultima di questa serie, e seduta
importantissima, forse la più ricca e varia in manifestazioni! Perchè? Credo
che a questo moltiplicarsi ed intensificarsi dei fenomeni con¬ corrano più
cause: La minore diffidenza con cui la Eusapia ci tratta dopo tante ore di
comunione spiritica, avendoci trovati ben disposti verso di lei; — 2° L’aumento
reciproco di fiducia che oramai tutti noi riponiamo nella sincerità dei medium:
anche i più scettici della compagnia (io e Ferraro) siamo guadagnati, per lo
meno, dall’evidenza dell’autenticità’ quasi generale dei fenomeni ; La minore
importanza che noi diamo alle strettoie del “ controllo „, non già per
rilassarlo fino all’indulgente compiacenza verso Eusapia, ma per averlo reso
gradatamente meno fastidioso e meno discontinuo in ragione della abitudine da
noi contratta in effettuarlo : io sono convinto che l’invigilare i medii non
sia cosa tanto ardua da non assicurarci contro l’inganno anche senza
queirincessante cercare le mani e i piedi di Eusapia e quell’insopportabile
incrociarsi delle domande di prammatica : “ ha lei la mano? tiene lei i piedi
?„ : sovente con essi si interrompe l’attenzione sui fenomeni e si turba la li¬
bera loro estrinsecazione. Pongo, in ultimo, la au¬ mentata affinità
psicofisica stabilitasi tra tutti noi, anzitutto fra i formanti il circolo,
indi fra il circolo ed il medium : è quello che i magneto-spiritisti chiamano “
omogeneizzazione dell’ambiente Io non credo che preponderi in questa mag¬ giore
concordia di animi l’azione di un fattore arcano, quale sarebbe una
congetturale “ polarizzazione di fluidi „ o una “ risultante media di dinamismi
bio-psichici „ : parmi semplicemente che si crei e si fortifichi sopra tutto
quella comu¬ nanza di sentimenti, di idee, di tendenze che è inevitabile si
stabilisca fra varie persone viventi lungamente a mutuo rapporto, in uno stesso
luogo, sotto le medesime impressioni ed in circostanze ohe nelle nostre classi
sociali vietano gli aperti dissensi e finiscono coll’inibire le espressioni
abituali dei sin¬ goli caratteri. Ciò non pertanto sarebbe illogico negare la
verosimiglianza di “ flussi nevro-psicbici „ sinfonizzantisi tra loro, come le
onde hertziane. Siamo sempre nella sala solita, ma vuotata di mobili per
obbligare l’attività medianica di Eusapia a darci fenomeni meno materiali dei
consueti, possibilmente delle grandi ma¬ terializzazioni. Però la prima parte
della seduta è consumata in una successione de’ consueti fenomeni di moti e
levitazioni e battiti ritmici del tavolino, di toccamente di scherzi con la
seggiola di uno dei visitatori, ecc., ecc., giacché il m.se Da Passano, che non
è mai stato al controllo, ha chiesto di esservi messo iersera, e ciò induce la
Eusapia a beneficarlo della solita ormai vieta fenomenologia. Siamo, dunque,
sempre di fronte al doppio rilievo psicologico da me fatto: 1° la me¬ dianità è
influenzata, nelle sue manifestazioni, dalle con¬ tingenze esteriori in cui il
medium opera; 2° la medianità è sistemata automaticamente nella Paladino, così
da renderla inetta a imaginar cose nuove (nel suo subcosciente) e da
costringerla a reiterare in serie i fenomeni, a mo di un ro¬ sario sgranato
sempre nel medesimo senso ! Ma esaurita la serie abituale, ecco iersera
incamminarsi la Eusapia per vie meno comuni, e darci, come dissi, non solo
notevolissime varianti ai fenomeni già prodotti, ma al¬ tresì fenomeni
nuovi. Varianti nella telecinesia. a) Per dare una risposta al
dubbio espresso da qual¬ cuno, tanto dentro che fuori del nostro Circolo, che
nei mo¬ vimenti. del tavolino agisse la pressione delle mani di Eusapia,
jersera intenzionalmente il mobile si è alzato ora da un lato ed ora dall'altro
: ossia dapprima si è inclinato obliquamente verso destra quando la mano della
medium ne era sollevata dal controllore, indi si è inclinato verso sinistra
nelle iden¬ tiche condizioni. Non basta : il tavolo si è alzato sui due piedi
anteriori (quelli verso Eusapia), indi sui due posteriori, anche quando nessuna
delle nostre mani lo toccava. Noto che tutto questo ondeggiare del mobile è
avvenuto alla luce di una lampada elettrica di 5 candele! Sul cosi detto
11 fe¬ nomeno del tavolino „ io sono oramai sicuro nella mia co¬ scienza di
osservatore scrupoloso: la telergia medianica di ordine cinetico è una
realtà. La cosa fu resa jersera evidentissima anche in altri espe¬
rimenti. A un certo momento, e mentre avevamo una bel¬ lissima illuminazione
(da una lampada a gas con reticella Auerl), il tavolino s'è mosso dal solito
posto, e obbligando tutti noi ad alzarci e a seguirlo per tenerci in catena , è
andato a fermarsi nel bel mezzo della sala: quivi, sotto i nostri Occhi, ed essendo
noi tutti in piedi, si è sollevato fino all'altezza delle nostre teste, ossia
di circa un metro dal suolo: ne vedevamo distintamente (sfido io, a quella
luce!) i quattro piedi in aria, e curvandomi ne ho veduto la faccia inferiore
del piano. Nessuna forza visibile lo aveva portato e lo teneva a quell’altezza:
le nostre braccia estese e alzate non lo toccavano, e la medium aveva le mani
pur essa in alto al livello medesimo delle nostre, ed era inoltre sorve¬ gliata
da tutti noi. Quella levitazione straordinaria in piena luce è durata 15".
Aggiungo che il tavolino iersera pa¬ reva in preda ad una vitalità anormale :
ha battuto più volte la solfa ; si è espresso mimicamente alla sua maniera, ora
brillante e burlesco, ora imperioso e violento; si è rial¬ zato almeno sei o
sette volte fino a 85 ceutim. e ad un metro, mentre a luce debolissima eravamo
in attesa delle impronte sulla plastilina. Cadendo dall’alto, si è poi
sconquassato. Ma avvenga esso a luce o al buio, con contatto o senza, con
sforzo visibile o in quiete di Eusapia, il fenomeno ha ormai per me la medesima
autenticità e la stessa causa. Non lo spie¬ gano i “ moti incoscienti „ del
Ciieyreul (forse applica¬ bili soltanto ai tavolini parlanti o danzanti nei
salotti per puro divertimento); nè i moti iniziali, e poco estesi, ma
irresistibili, del Babinet (inservibili quando manca ogni con¬ tinuità nelle
linee di forza). I vecchi congegni immaginati dal Faraday, dall’HARE, dal
Gasparin , dal Thcry , dallo Chambers, i più complessi del Crookes e Varlky, e
i recen¬ tissimi della Commissione di Milano, di Richet, De Rochas, Wattevillk,
OofioROWioz, ecc., non hanno impedito che gli spostamenti tiptici si
producessero in contrasto con le for-1 mule della meccanica, con le leggi note
della fisica, con il pa¬ rallelogramma delle forze, insomma con tutto il codice
legis¬ lativo della scienza esatta. Che cosa pensarne , se non che naturalmente
e logicamente siamo davanti a fenomeni reali derivanti da cause o forze tuttora
sconosciute? TELECINESI® A GRAN FORZA Al tavolino hanno fatto
iersera degna compagnia altri oggetti mobili. Per due volte si ripetè il giuoco
della seggiola tolta di sotto aH’astante, allontanata, riportata, ri¬ tolta,
rimessa a posto da personaggi invisibili che sanno agire al buio senza sbagliare
mai nella estensione e dire¬ zione dei movimenti. La seconda volta la seggiola
tolta al Dott, Venzano viene a trovarmi mentre io sono fuori di catena seduto
su di una poltroncina, a circa un metro dal mio collega ed almeno a un metro e
75 cm. da Eusapia ; e quando le pongo le mani sulla spalliera, essa mi viene
presa, bru¬ scamente strappata e riportata al Venzano, che però non può
servirsene in vista di un nuovo scappargli dell'irrequieto mobile. E lo scherzo
continua per una buona mezz’ora ! e) Quando siamo andati nel mezzo della
sala dietro al tavolo semovente, il recinto in legno e reticolato di ferro
costrutto su di un lato di essa per i soci fuori di catena, si è scosso, ha
ondeggiato, si è mosso quasi preso da con¬ vulsione: tutti vedemmo il fenomeno,
perchè eravamo in piena luce, e la Eusapia era distante da quel recinto non
meno di un metro e mezzo. Anche in ottime condizioni di luce eravamo
mentre Eusapia effettuava due volte il fenomeno Ae\Y attrazione su corpi
pesatiti senza alcun contatto. Dapprima essa ha sol¬ levato sotto i nostri
occhi una seggiola, sulla spalliera della quale mi aveva fatto collocare ambo
le mani, applicando poi le sue sulle mie: ad un suo gesto, che dirò simbolico,
di tra¬ zione all'insù eseguito coi muscoli degli avambracci , ha seguito
l'alzarsi della seggiola dal suolo per circa 12-15 cen¬ timetri. Riaffermo che
le mani di Eusapia non toccavano il mobile essendovi di mezzo le mie mani, ed
avendo noi tutti gli occhi bene aperti in una sala pienamente illuminata.
Più tardi, al finire della seduta e mentre ci preparavamo tutti ad
accommiatarci da lei, Eusapia si è accostata nell’an- tieamera al pianoforte,
sul quale stava un piccolo campa¬ nello usuale di bronzo; e facendo con la mano
il gesto di attirarlo verso di sè, lo ha realmente smosso e a piccoli tratti
condotto fino all’orlo del mobile donde è caduto in terra: il campanello ha
percorso lo spazio di circa 20 cen¬ timetri e il fenomeno è accaduto a luce di
due candele, al cospetto di tutta la comitiva. Basterebbero questi
fenomeni elementari di telecinesi» per darla vinta ai sostenitori delle azioni
psichiche a distanza in contraddizione a tutte le leggi conosciute della
meccanica e della fisica. Non sono infatti le grandi e complicate
manifestazioni della medianità quelle che possono condurre al convincimento,
poiché allora l’intrecciarsi delle contingenze determinanti il fenomeno lascia
adito a sospettare dei medii e a dubitare delle proprie osservazioni. Qui,
invece, il fatto è semplice e percettibile in tutte le sue modalità, è chiaro e
limpido nel suo determinismo: si dovrebbe, dunque, cominciare da questi effetti
iniziali della facoltà telergetica, giacché un solo fenomeno di tal genere,
accertato con ogni mezzo possibile di investigazione, darebbe la prova assioma¬
tica della esistenza di poteri supernormali d’esteriorizzazione dinamica.
Ma vediamo: nelle condizioni in cui Eusapia ha provocato quel moto di
campanello senza contatto apparente, senza applicazione visibile di una forza
meccanica ordinaria, siamo noi sicuri? Vi fu l’imprevisto, è vero, da parte del
medium perchè il suo passare vicino al pianoforte e il fissarsi della sua
attenzione sull’oggetto eventualmente collocatovi sopra sono stati fortuiti :
ma dalla sala, dove si teneva la se¬ duta, non aveva essa potuto gettare lo
sguardo nell’antisala e premeditare il fenomeno?... Si è infatti parlato di una
frode che essa usi commettere in detto esperimento: ossia il moto attrattivo
dell’oggetto sarebbe ottenuto mediante uno dei suoi capelli che strappatasi dal
capo, essa saprebbe abil¬ mente far girare attorno all’oggetto preso di mira, e
tenen¬ dolo fra le dita utilizzare quale strumento impercettibile, per la sua
finezza, dagli astanti. Assai semplice e comodo mezzo di attrazione ! Il tiro
fu scoperto dal De R-ochas e dal Flam- marion nelle sedute di alcuni anni fa: e
non può dirsi che la ipotesi del “ capello (luidico „, avanzata da qualche spi¬
ritista distintissimo, valga a distruggere il dubbio della ciurmeria cosi
schiettamente degna di un’isterica. Per esclu¬ derò l’intervento di un “
capello organico , o tegumentale di Eusapia nel fenomeno di stanotte , non
abbiamo altra ragione se non quella che nessuno di noi ha veduto un solo
movimento di lei, atto a ingenerare sospetti (strappo del ca¬ pello,
attorcigliamento al dito, cireumduzione del campa¬ nello, eoe.). Ma il non aver
sorpresa Eusapia in fallo, basta a togliere di mezzo il fallo stesso? E il
supporre dei “ ca¬ pelli , effimeri, fabbricati all’istante con la materia
eterea o astrale, e fatti sparire magicamente, non sarà, in codesti fenomeni
tuttora sub judice, un “ miracolo „ per la stessa metapsichica ed nn sillogismo
di petizion di principio per la logica? Varianti nella telecrasia.
Denomino grecamente così i rumori e suoni che si odono durante le sedute : e ve
n’è di tantissime specie ! Gli uni sono dati dai famosi colpi e battiti o raps
che si sen¬ tono nei mobili , sopratutto nel tavolino medianico, nelle pareti,
nel soffitto e persino nel pavimento della stanza, entro il gabinetto oscuro,
talvolta vicini, tal’altra lontani, ora deboli e fiacchi, ora forti e
potentissimi fino a rintro¬ narne tutta la casa... Ieri sera i raps del
tavolino hanno avuto il carattere di picchi ritmici, di raschiamento, di grat¬
tamento, di fremito intrinseco nella sostanza medesima del legno... Anche
questo è un fenomeno elementare, comunis¬ simo ; eppure, nè fu ancora studiato
abbastanza, nè c'è mezzo di comprenderne la natura. Conosco le spiegazioni che
ne hanno dato gli anti spiritisti non scienziati e gli antispiritisti
scienziati, ma nessuna mi convince. Ho già parlato delle contrazioni muscolari
con le quali, secondo fisiologi insigni, i medii saprebbero dare l’ingannevole
percezione di quei suoni. Il Flint, clinico medico a Buffalo, pensò ad uno
scricchiolìo prodotto nella giuntura del ginocchio dall’urto fra tibia e
femore; lo Schifi-, che insegnò fisiologia, a Fi¬ renze e a Ginevra, attribuì i
rumori al battere del muscolo lnngo peroneo; lo Jobebt, chirurgo di Parigi,
credette arre¬ care prova di ciò in certi casi patologici di contrazioni clo¬
niche muscolari... Ma per chiunque abbia udito un solo ge¬ nuino rap, codesti
conati esplicativi sono inammissibili, anzi (mi duole dirlo per la dignità
della scienza anatomo- fisiologiea) addirittura grotteschi. D’altronde, come si
spie¬ gherebbero con sussulti tendineo-muscolari i picchi e suoni produeentisi
lungi dal corpo del medio, e sopratutto quel battere assieme di mani invisibili
che stanotte abbiamo udito nettissimamente scoppiare a mo’ di plauso in aria,
sopra le nostre teste, e dentro il gabinetto oscuro? Per quanto in
apparenza i picchi interni “ spiritici „ siano di pura indole fisica o
materiale, è giusto il rilievo fatto dalla Com¬ missione dell’Università di
Pennsilvania nominata pel lascito Seybert (1884-87): — essi sono in innegabile
rapporto colla coscienza e volontà del medium, e non ne sono affatto indi-
pendenti come protestano gli spiritisti. Ensapia sa sempre quando e dove i
pretesi esseri misteriori colpiscono e bus¬ sano: essa è, anzi, così attenta a
non essere prevenuta dagli astanti e a non lasciar dubbi sulla sincerità dei
fenomeni, che quando un rumore diverso, uno scricchiolìo di mobile, un urto di
oggetti, un moto di seggiola induce qualcheduno in errore, è la prima a
correggerlo e a dichiarare la causa del¬ l'illusione. Il rilievo torna da un
lato in conferma del “ per- sonismo „ (secondo la terminologia di Aksakokf) dei
feno¬ meni percussori, dall’altro vale in risposta agli scettici che sostengono
la natura illusoria dei fenomeni stessi indotti per suggestione del medium sul
suo circolo. Varianti nella telefonia. Jersera le “ luci spiritiche
„ , che son sempre un fenomeno tra i più rari, non si formarono soltanto in
aria, ma sulla stessa mia mano tenuta sul tavolino medianico. Io ero il secondo
della catena, a sinistra di Eusapia, e l’assistenza era in quasi completa
oscurità: ad un tratto una luce globulare , ma sfumata, di colore
azzurro-verdognolo è apparsa sulla piega cutanea tra il mio pollice e l’indice,
ha oscillato alquanto, si è mossa e posandosi sul dorso della mano è salita
verso l’avambraccio, ivi scomparendo. Tre altre volte la manife¬ stazione
luminosa si è riprodotta, e ogni volta è stata vista da tutti. Io guardavo il
fenomeno con la testa piegata ed avvicinata alla mia destra, e la fiammella non
mi produ¬ ceva calore: dirò anzi che neppure irradiava luce: era lu¬ minosa in sè
stessa, ma non rischiarava le parti del mio corpo su cui passava. Altre
luci sono apparse più tardi, in alto, di contro alle cortine nere, o sulla
testa di Eusapia, ma non differivano da quelle già vedute precedentemente, se
non nell’ insolito splendore. Io ne ho percepite distintamente due a livello
del lato sinistro della testa di Eusapia, nel punto della breccia cranica:
erano diffuse e non circoscritte. Una terza, che direi più condensata, della
grossezza di una noce avel¬ lana, di aspetto fluorescente, è comparsa in alto e
si è man¬ tenuta fissa per almeno 10", scindendosi poi in due e dile¬
guandosi dopo altri 10" : le mani del medium erano invigilate da me e da
Venzano, ed erano nel contempo visibili in pe¬ nombra. È utile avvertire che le
luci preannunziano geneTalmente altri fenomeni cospicui, soprattutto
materializzazioni : e infatti, dopo quella telefonia vivissima, io ho avvertito
una “ piccola mano di bimba „ accarezzarmi graziosamente il viso. Delle
materializzazioni visibili (“ fantasmi „), le più rare a presentarsi nelle
sedute medianiche dell'Eusapia, fino ad ora non abbiamo ottenuto che fantasmi
indecisi e senza ca¬ rattere personale : se fosse da accogliersi per vera e
reale senza alcuna miscela di soggettivo, la impressione visiva che il Dottor
Venzano dichiarò jersera di avere provato, cioè di un'ombra avente la statura e
i contorni di una “ bambina ,, noi andremmo accostandoci alla fase delle vere
apparizioni. Ma peccato che tale interessantissimo fenomeno non sia an¬ cora
caduto sotto i miei sensi ! Ne parlerei con cognizione di causa, mentre debbo
limitarmi a riferirlo in maniera gene¬ rica, non senza osservare che la
connotazione del perci- piente gli poteva essere, in parte, suggerita dalle
convinzioni del collega Porro. Varianti nelle azioni a distanza sulla ma¬
teria inerte. Designo in questo modo quei due fenomeni abbastanza
differenti nelle loro apparenze, ma in sostanza non dissimili fra loro, che
sono le impressioni su corpi molli (creta, pla¬ stilina, farina, sabbia, carta
atfumata, ecc.) e gli apporti: in ambedue i casi la materia, o ciò che
chiamiamo con questo nome, subisce l’azione a distanza della misteriosa forza
ema¬ nante dal medium, la quale ne muta le disposizioni mole¬ colari e la
situazione nello spazio. Nelle impronte vi è au¬ mento di coesione; negli
apporti, che sono assai più ardui ad ammettere e ad essere compresi, vi sarebbe
invece dap¬ prima cessazione dello stato coesivo (“ disgregazione ,), indi,
attraversato uno spazio qualsiasi nonostante gli ostacoli ri¬ tenuti per
impenetrabili, ricomparsa della identica coesione anteriore per sintesi dei
suoi elementi atomici (“ riaggre- gazione ,). a) Finalmente jersera
abbiamo avuto un'impronta di profilo sulla plastilina; ma ad onta degli sforzi di
Eusapia, che per produrre tale fenomeno era caduta in fortissima agitazione e
mostrava indubbi segni di sofferenza e di perturbamento (li coscienza,
l’impronta è riuscita debolissima: il mastice è poco compresso, il profilo è
appena appena di¬ scernibile; soltanto il rilievo del padiglione di un orecchio
rivela che si è tentato applicarvi un lato della testa. Ho la certezza assoluta
che tale impronta non fu eseguita fraudo- lentemente : la plastilina era stata
bensì per due terzi della seduta su di una seggiola a non grande distanza da
Eu- sapia e alla sua sinistra, ma questa, controllata sempre con gran rigore,
non le si era avvicinata mai con la lesta (in¬ ganno troppo facile a scoprirsi
da undici persone intelligenti ed accorte): inoltre, avevamo a quando a quando
ispezionata la superficie liscia della pastosa focaccia. Per produrre l’im¬
pronta Eusapia ha proceduto cosi: — lamentandosi e chia¬ mando aiuto, essa si è
svincolata ad un tratto dalle mani di Venzaqo e De Albertis che la
controllavano, ha afferrato la mia mano e mi ha trascinato verso il gabinetto;
quivi si è coperta la testa con la tenda nera e poi ha applicato l’orecchio al
petto del De Albertis, comprimendolo fortemente: alla fine, come se tale sforzo
di compressione avesse sortito il suo effetto, ha emesso un sospiro di
soddisfazione e si è abbandonata in quasi completa risoluzione muscolare. Io
l’ho ricondotta alla sua seggiola; e rifatta la catena, mentre Eusapia era in
evidentissimo “ trance „, abbiamo udito i sette colpi chiedenti la piena luce :
solo allora abbiamo scoperto che la plastilina era rimasta impressionata.
In tutta questa manovra v’è, lo si scorge benissimo, l’in¬ tervento volitivo
del medium: non ci riesce però di scoprire la frode, e quell’impronta è,
secondo me, autentica. Al pro¬ posito dirò anzi che Eusapia si è mostrata
dolente di non aver potuto stampare “ orma più profonda „ sul nostro ma¬ stice
: ma a giustificazione sua, sta che la sostanza preparata non era abbastanza
molle. Anche gli spiriti esigono che sia loro facilitato il còmpito! b)
Il secondo apporto della nostra serie di sedute eusapiane, s’è avuto iersera :
forse ne abbiamo, anzi, ottenuto due. Dna prima volta, al marchese Da Passano,
vigilatore di destra, è stato messo all’improvviso in mano un ramo¬ scello con
due foglie verdi: si era in semi-oscurità, e quel vegetale non si trovava, per
saputa nostra, nelle sale del Circolo: veniva, dunque, dal di fuori; ma in qual
modo? - La seconda volta, sono apparsi due ramoscelli, credo, della stessa
pianta : uno è stato ridato, da invisibili mani, al Da Passano, ma forse era il
medesimo di prima; l’altro è ca¬ duto sul tavolo sfiorando il viso di Venzano.
Ma anche questi donde venivano? La pianta è botanicamente comu¬ nissima.
ed io confesso che non so esimermi da dubbi gravi sulla veridicità del
fenomeno: per accettare un apporto in si fatte condizioni, abbisogna una buona
fede superiore alle mie forze. Vorrei che ad ogni seduta, massime quando ac¬
cadono fatti consimili di “ disgregazione e riaggregazione di corpi „ o di “
dematerializzazione e rimaterializzazione di corpi solidi „, in assolutissimo
contrasto con le leggi fon¬ damentali della fisica e chimica, si esercitasse
una vigilanza par¬ ticolare: vorrei lo svestimento del medium dai suoi abiti, e
l’esame della sua persona a nudo (anche se convenisse ef¬ fettuare quelle
investigazioni intime che tanto ferirono l'amor proprio di Eusapia a
Cambridge); vorrei dati al medium stesso abiti nuovi, accuratamente
ispezionati; vorrei anche un po’ più di luce o un po’ meno di oscurità; e
vorrei che l’oggetto apportato fosse di tale natura da escludere l’in¬
ganno. Lettura del pensiero? Un fatto di lettura del pensiero
sarebbe questo: Albertis av“jva recato con sè e teneva in una tasca interna
dell abito un ventaglio che una signorina di sua conoscenza gli aveva dato
affinchè gli venisse tolto dalle “ Intelligenze occulte , e consegnato a me,
senza che nessun altro sapesse di tale desiderio. Era, adunque, un vero
esperimento tele¬ patico, che il capitano tentava ; e si è verificato
appuntino. Il De Albertis stava fuor di catena, seduto su di una pol¬ troncina
a un metro e mezzo da Eusapia, e là una mano è andata a toccarlo, mentre altra mano
gli estraeva dalla tasca il ventaglio e lo portava da lui a me. Il ventaglio ha
fatto cosi più giri attorno, trasportato invisibilmente dal¬ l’uno all’altro di
noi: dippiù, ai nostri lagni di provare troppo caldo, si è messo a rinfrescarci
cortesemente la faccia, utilizzando per bnona mezz’ora tutto il dinamismo
medianico della Paladino. Senza dubbio, si è veduta la intenzionalità
dell’agente in¬ visibile in tutto questo trasportare e trasvolare del ventaglio
: ma essa non è dissimile nei trasporti e trasvoli degli altri oggetti,
trombette, chitarre, tamburelli, ecc., avveratisi nelle sedute anteriori.
Per contro l’azione iniziale del togliere il ven¬ taglio al suo possessore e
del portarlo a me, conforme al pen¬ siero di lui, ba i caratteri della
suggestione mentale. Osservo tuttavia che jersera si sono avute altre
manifestazioni eguali (p. es. al Da Passano è stata presa di tasca una borsa da
tabacco, e il tabacco è stato sparso sul tavolino): per ciò potrebbe anche
trattarsi di pura coincidenza senza telepatia, pur restando ammirabile tutto
l’ulteriore complicato itine¬ rario dell’oggetto cortesemente inviatomi, con
quel mezzo nuovo di comunicazione, dalla bella sconosciuta. *
* * Le materializzazioni. Numerosi e vari sono stati la sera dell'8
giugno i feno¬ meni di teleplastia: vi abbiamo toccato un punto di medium -
nismo cbe raramente con Eusapia si raggiunge. 1. Materializzazione di
mani isolate. Tutti gli atti superiormente descritti presuppongono la for¬
mazione teleplastica di mani operanti intenzionalmente. Il più spesso le si
sentono al tatto o le si odono lavorare nell’oscnrità : non di rado esse ci
toccano, e noi le tocchiamo; ci palpano, ci stringono e ei afferrano, e noi le
palpiamo, le stringiamo e afferriamo. Ordinariamente son ricoperte dalla nera
cortina di cotone o dal drappo delle sopratende damascate che chiudono il
gabinetto medianico : più di rado, le vediamo confusamente passare davanti a
noi, o di fianco a noi, come ombre fosche pro- lungantisi dal medio o
fuoruscenti dalla stoffa o dalle fessure del gabinetto. E desse — ormai mi sono
convinto — non sono le mani della Paladino. Eusapia ha ripetuto iersera
col signor Schmolz il fenomeno della mano materializzantesi nel gabinetto, in
alto, quasi al disotto del pendone : là lo Schmolz ha sentito, al disopra della
testa della medio, una mano 4 grossa e robusta di uomo La Paladino, chiamando
me a testimonio, ha fatto constatare che la mano fìuidica era diretta dall’alto
al basso ; con ciò (si sottintende) non poteva essere la sua, senza parlare del
con¬ trollo che in quell’atto e momento era severissimo. La per¬ sistenza della
Paladino nel rilevare le caratteristiche più minute dei fenomeni, sempre a
conferma che non sono trap¬ polerie, dimostra, oltre alla sua preoccupazione
costante di convincere, che essa vuole quel dato effetto e sa come si produce:
con me l’ha notato di nuovo quel calmo osserva¬ tore che è Fausto
Ferravo. Codesta intenzionalità è interessata, e risponde all’apo¬
stolato ed alla vanità della medium ; non ha invece ragione alcuna nella
psicologia (diciamo così) degli spiriti agenti “dall’altra parte della linea
Queste “ Entità „ non dovreb¬ bero avere, io penso, tanta premura di produrre
fenomeni che sei vano unicamente a riprova della veridicità della medium : a
che prò' consumare così la loro attività? a che prò’ ridurre l’intervento di
codeste Intelligenze ad esser una dimostrazione scolastica, sistematicamente
pedantesca e stucchevole, di un fatto che nessuno di noi pone più in dubbio,
cioè della re¬ altà dei poteri eusapiani? Non sarebbe più utile per la causa
dello “ spiritismo che ci dessero comunicazioni più intellettuali? Ma non
bisogna augurarselo troppo! Gli stessi spiritisti di buon senso, messi alle
strette intorno al nullo valore ed alla inverosimiglianza dei messaggi
dell’Al-di-là, messi in imbarazzo dallo scisma colossale fra Kardechisti e
Davisiani, cioè fra gli “ spiriti , eelto-latini che insegnano e affermano la
reincarnazione e gli “ spiriti „ anglo-sassoni che la ignorano e la negano,
confessano che è miglior con¬ siglio non chiedere a “.John King ,, più di
quanto possa dare..', la mente della popolana di Minervino. Dicono che la
fenomenologia meccanico-tisica interferisce o sostituisce sempre quella
intellettuale, e Allax-Kahdec affettò dispregio perciò verso quella: i medi
come Eusapia spendono l’energia loro nel far mutare di posto e di peso agli
oggetti, non nel dare novello assetto alle nostre idee. Ma ecco una delle
solite contraddizioni che risultano ad ogni punto dello spiritismo teoretico:
Oxon, ossia Stainton-Moses, era un medium in¬ tellettualissimo e fisicamente
potentissimo; e come lui, tanti altri!... Chi concilia tutte codeste
asserzioni? Che una “ mano spirituale , scenda dall’alto, da tanto alto
che io e lo Schmolz dobbiamo porci in ginocchio su di un tavolo per palparla e
sentirne la stretta, è un’ostentazione pura di tecnica mediumnica : non certo
un bisogno nello “ spirito , di rivelarsi in così bizzarra e aerea maniera.
Solo uno scettico imbecille può supporre che le sensazioni di mano a livello
normale siano prodotte illusoriamente da Eusapia con la sua testa (sic) o con
un suo piede calzato di stivaletto (sic, sic): niuno di noi sentiva proprio la
necessità di quella controprova. Io, ad esempio, avrei di gran lunga preferito
che mi si lasciasse ispezionare il di dietro delle cortine, il di dentro del
gabinetto, per vedere che cosa vi si ordisce teleplasticamente in rispondenza
alle forme tan¬ gibili per di fuori. È vero che tra le fessure del cortinaggio,
smosso dal vento glaciale e sepolcrale che preannunzia i fe¬ nomeni, o quando
le tende gonfiandosi vengono avanti si scostano e lasciano penetrare qualche po
di luce nelle te¬ nebre del gabinetto, nulla vi si vede per solito (tranne le
formazioni radianti, biancastre, di cui qualcuno ha avuta la percezione in
certe sedute di Eusapia): ma si desidererebbe, ciò non ostante, penetrare di
più nel mistero. Se durante l'esperienza della mano scendente dal soffitto io
fossi entrato dietro le tende, avrei percepito forse il prolungamento di¬
namo-plastico, che arrivava colassi! dal corpo della medium V Ma inoltre:
quella mano dall’alto non risponde a nessuna configurazione, a nessun
atteggiamento immaginabile di una forma umana o antropoide. Ne ho avuta
l’impressione che fosse una mano isolata, non un segmento terminale di arto e
tanto meno di un arto dipendente da un corpo. Per ve- nire così dall’alto
converrebbe ammettere che la persona cui quella mano apparteneva fosse salita o
levitata nel vano del gabinetto oscuro, e che la sua testa, non solo arrivasse
fino al vólto della finestra, ma traversasse il soffitto. Ne desumo che la
medium può organizzare mani e teste nello spazio senza che con ciò esse siano
parti di una intera torma umana o consimile alla umana. Debbo aggiungere qui, una
volta per tutte, che le mani spiritiche sono sempre state da me percepite nei
toccamente nelle pressioni, nelle strette come staccate ed attive per sè ed in
sè, non come emananti da un corpo (fantasma) intero: — anche le apparizioni già
indicate nelle sedute precedenti mi sono parse incomplete e frammentarie.
Aggiungo che la mano da me toccata in alto era cosa morta, quasi un guanto
riempito di crusca o di stoppa. Altre volte invece le mani, massime quelle
sentite e toccate a livello della persona del medium, o poco piu in su o in giù
della sua spalla, danno la sensazione di organi veri e vivi per sè, e non di
simulacri, nè di * mani di morto „. Se penso alle apparizioni delle larve
e dei profili veduti finora, sempre più legittima appare codesta mia deduzione.
Anche quelle teste ed ombre (non escludo il caso contrario, ma io non ho
peranco avuto la fortuna di imbattermivi) non sono mai completamente formate, e
non si presentano neppure come dotate di esistenza autonoma: tutte erano
in un modo o nell'altro imperfette, non finite, e sempre ave¬ vano qualche
nesso con la persona corporea del medium. Le ombre figurate nella seduta Vili
si protendevano spiegavano in avanti, ma in basso finivano nell’oscurità
indistinta e non si allontanavano dalle vesti di Eusapia con cui direi si
conti¬ nuassero. Le teste, formate di profilo, ugualmente: dietro quelle teste
ho sempre scorto un prolungamento dell’ombra nella direzione del medium, e
dietro quello strano profilo un enorme collo allungatesi fino nell’angolo buio ove
la Eusapia sedeva. Questo rapporto di continuità (o conti¬ guità?) fu già
registrato da altri, se non erro da Carlo Riohet : non dev’essere, però,
generale ed assoluto. Le mani formatesi in alto dietro le cortine e le braccia
fuoruscenti dal gabinetto appaiono isolate : ma lo sono poi in realtà ? non
potrebbero essere in invisibile continuazione animo- fluidica coll’organismo
della Paladino? Sarà diversa la cosa solo per le forme personali che si
materializzano al buio anche in mezzo alla sala e che entrano (dicono) in
relazioni affabilmente espressive colla assistenza... Ma il mio noviziato
spiritico non mi ha concesso ancora queste meraviglie, di cui i tipi classici,
ma inconcepibili, restano sempre la “ Katie King „ del medium Cook, il barbuto
apparso pel fluidismo (?) di Eglinton, e gli spettri numerosi evocati dalla
D’Espérance. La situazione spaziale di queste teste, mani, membra, ecc.,
é pure assai diversa: ora sono più ed ora sono meno alte dal suolo. E pur
quando dovrebbero appartenere alla immagi¬ naria personalità di “ John „, esse
non corrispondono a nessuna stabile forma corporea, di statura e di mole ben
determinata. Anche prescindendo dall’oscura ipotesi di Feij. Zòllner , dello
spazio a più dimensioni, gli spiritisti obbietteranno che lo spirito non occupa
nello spazio una estensione come la intendiamo noi, e che può librarsi
indifferentemente tanto in equilibrio nell’aria a qualunque altezza esso
voglia, quanto a metà sprofondato al disotto del pavimento: poiché gli oggetti
materiali e impenetrabili per noi, a “ lui , non arrecano alcun ostacolo, e ne
sono attraversati, come i corpi opachi non intercettano i raggi Rontgen. Ma al
solito questa risposta urta contro la forma personale sotto cui si
materializzano le entità occulte, siano o no formate dal perispirito. “ John
disincarnato „ dovrebbe avere una statura e mole precisa come “ John incarnato
„ ; e invero quando John è sentito da coloro che egli preme od abbraccia, che
afferra o colpisce, lo dicono “ grande, grosso e robusto „ si da parere “ un
mari¬ naio inglese, (è tradizionale che fosse un pirata!). Ma allora, come
avviene che le sue mani (se sono sempre le sue!) escano da tutte le altezze, da
tutti i punti dello spazio, e siano dirette in tutti i sensi, senza nessuna
relazione mor¬ fologica con una personalità avente i caratteri somatici umani
? Io spiego il fenomeno con una formazione spaziale di mani dinamiche,
quali si rappresentano alla mente del medium; ossia non altro che mani, teste e
corpi come tali, e senza che siano pensate quali parti di una persona intera.
Questa può bensì essere immaginata dalla Eusapia (ma è caso rarissimo, che le
costa sforzi straordinari di concentrazione attentiva e scariche fortissime di
telergia): e allora appare il fantasma in¬ tegrale. Ma ordinariamente, per la
legge fisio-psicologica del minimo sforzo, il medio non si rappresenta che
quella parte del corpo che vuole fare agire nel fenomeno, sia una mano, sia una
testa, ecc., e se la rappresenta nello spazio, là dove il toccamento, la
stretta, la presa e il trasporto dell'oggetto, la messa in azione di uno
strumento, ecc. importano che l'arto (dinamico) o il personaggio-automa i pur
esso dinamico o “ doppio „) siano formati e rappresentati proprio nell’atto di
toccare, di premere, di prendere, di comunicare un movi¬ mento... Sono le idee
psico-motrici che per un ignoto pro¬ cesso di esteriorizzazione si organizzano
invisibilmente e anche visibilmente? sono le idee-forze di Alfredo Fottillée
che operano quei miracoli? . 2. Materializzazione simultanea di due
mani. Io avevo espresso a bassa voce al signor Schmolz , mio vicino di
destra, che la materializzazione avveniva sempre d’una mano sola per volta.
Pochi secondi dopo, la mia si¬ nistra che tenevo nella destra del marchese Da
Passano, è stata all'errata, sollevata, e a circa 30 centimetri dalla catena
tiptiea mi sono sentito abbrancato, è il termine pre¬ ciso, da due mani distintissime,
una destra ed una sinistra, le quali mi hanno stretto al polso ed all’
avambraccio fa¬ cendomi provare per alcuni secondi la loro simultanea pres¬
sione. Espongo che quelle due mani mi hanno dato l'im¬ pressione di essere
rivolte in alto dal piano del tavolino, come se le braccia che esse terminavano
provenissero da persona non di fianco, ma posta in basso : ho anche sentito che
al di là delle mani v'erano due avambracci. Le mani erano nude e mi davano la
sensazione reale di essere in carne ed ossa, di aver palma, dita e pollice,
polso; ma nello MATERIALIZZAZIONI SIMULTANEE LI MANI
437 stesso tempo pareyami di sentire (forse per la loro
posizione spaziale?) che non appartenevano a una persona intera, che erano membra
staccate, agenti per sè. È inutile soggiungere che il controllo esisteva; che
anzi ho subito interrogato i due controllori, ai quali le mani della Eusapia
non erano in quel frattempo mai sfuggite. L'importanza di questo duplice
contatto materiale è gran¬ dissima. Prima di tutto, quelle due inani erano un
invio persuasivo (medianico) di Eusapia in risposta al mio dubbio sulla unicità
delle mani toccanti. In secondo luogo, per la loro posizione e morfologia, esse
appartenevano ad una entità personale sola: il che (data la bontà del controllo)
proverebbe che dal medium possono partire contemporaneamente due braccia
dinamiche bilaterali e differenti, con che si spiega il sincronismo dei
toccamenti, quando ci sia realmente. In terzo, quelle mani, essendo una destra
ed una sinistra, im¬ plicherebbero, per essere attribuite ad Eusapia, l'abilità
di ingannare ambedue i controllori. Qui non è più da parlare della sostituzione
delle mani tante volte supposta ed altret¬ tante non provata (neanche da me
durante queste sedute). Tale spiegazione potrà evocarsi solo per una certa
categoria di fenomeni, per quelli che avvengono in oscurità e nella cerchia
d'azione anatomica della persona del medium; ma per quelli in luce, sia piena
sia moderata, e per quelli a distanza e ad altezza tali da superare la
lunghezza dei suoi arti, essa è inaccettabile: ora, la grande maggioranza dei
fenomeni in una buona serie di sedute come la nostra , appartiene a questa
seconda categoria, ossia consta di azioni medianiche a vera distanza e
discernibili anche alla vista. Infine, pub 1 artificio indicato dal Torelli
-Yiollier burlare i due invigi- latori ad un tempo? Si è pensato che Eusapia,
avvicinaudo astutamente la mano destra dell’uno alla sinistra dell’altro arrivi
a farli toccare, dando loro l’illusione di controllare sempre le mani del
medium che cosi si trova libero di mo¬ verle a suo agio. Ma questo sospetto è
ingiusto quando si vegga in qual modo si effettui il controllo, specialmente
quando accadono le manifestazioni più belle e valide ; in al¬ lora I’Eusapia afferra
e stringe convulsamente le mani dei due suoi vicini, le move in tutti i sensi,
le porta alla testa, va alla ricerca delle mani di altri tra gli astanti...
insomma non ha certamente più il mezzo di insidiare, nè di falsare la
veridicità dèi fenomeni. Qui cade in acconcio una osservazione sulla
qualità delle mani che si materializzano. Avrei osservato che in
generale a sinistra della medium si sentono e si veggono mani di sinistra,
mentre a destra toccano e si palpano mani di di¬ ritta. Non però costantemente:
se la mano che si materia- lizza non ha altra intenzione che di farsi sentire
toccare afferrare e rendersi visibile nella sua qualità di segmento termi¬ nale
di un arto , allora si ha la unilateralità morfologica e simmetrica: la mano
medianica, insomma, è una neo-pro¬ duzione plastica del lato corrispondente
della Eusapia Pa¬ ladino. Altrettanto direi delle braccia. Ma quando il
fenomeno di materializzazione mira ad altro intento, panni che non sia più
così: allora le mani e le membra si formano indif¬ ferentemente nello spazio e
non presentano più connessione organica colle due metà corporee della medium.
Anche qui si scorge che il fenomeno varia secondo la intenzionalità della
medium stessa. 3. Materializzazione di pugni e braccia. Abbastanza
spesso escono dall’ombra e si prolungano' in avanti, ora ai lati della testa di
Eusapia, ora a livello delle sue spalle ed ora più in alto, delle propaggini
fosche, offrenti a chi le vede la impressione di grossi pugni chiusi o di avam¬
bracci imperfetti, intenzionalmente rivolti verso l’assistenza. Talvolta il
loro “ gesto „ sembra di minaccia; ma per lo più la comparsa loro è
un’ostentazione di vitalità (diciamo cosi) da parte degli “ Invisibili „. La
cortina nera copre quasi sempre queste “ forme „ impressionanti, le quali per
ciò non si protendono troppo al di fuori e difficilmente si discernono da
rigonfiamenti limitati della nera stoffa. Tal¬ volta però i “ bracci Huidici „
sono lunghi abbastanza per giungere a toccare i vigilatori e perfino (mi si dice,
ma finora non l’ho veduto) il secondo assistente in catena. In certi casi la “
forma „ si proietta dalla superfìcie della tenda, come se la traversasse e
questa non presentasse ostacolo mate¬ riale al suo passaggio. Vi sono rari
esempi di cotali pro¬ paggini che abbiano avuta apparenza chiara e biancastra
come le “ mani „ : esse sono ordinariamente nere o nerastre. Ripeto che
la cortina del gabinetto medianico ha in tutte queste materializzazioni
tangibili una funzione riparatrice di primo ordine: ma la ubicazione delle
forme teleplastiche non giustifica il sospetto che facilissimamente si offre al
pensiero di chi legge od ode queste “ meraviglie che cioè siano le mani e le
braccia della Paladino. La cosa è as¬ surda, per nove decimi almeno dei
fenomeni: in qualcuno solo, senza luce, la cosa è possibile. Debbo però
rammentare una diagnosi fatta jersera espressamente dal dott. Yenzano, che
sedendo al controllo di destra si senti prendere la mano
Apparizione di un 'pugno fluidieo, minaccioso. T L’impressione
visiva che ne ho avuta è che l’avambraccio protoso a pugno chinso non fosso
coperto dalla tenda, ed anzi 'uscisse dal bel mezzo della stoffa. Anche questo
è disegno di A. Beri sso]. di sinistra da una mano robustissima,
larga, con dita vigo¬ rose, che lo obbligò a battere colpi violenti sul tavolo
: quel¬ l'organo imperioso terminava (egli dice) un braccio atletico, fornito
di muscoli potenti! 4. Materializzazione di teste. Le teste si
materializzano allo stesso modo e nella iden¬ tica connessione colla
personalità fisica della Eusapia: esse sono rivolte in avanti, se la
medium mira innanzi a sè, sono invece voltate o di profilo se dessa ha lo
sguardo rivolto di fianco: mai si presentano ombre i cui profili siano
capovolti, e neppure rivolti all indietro. Altresì le ombre mantengono nello
spazio 1 atteggiamento umano, ossia sono in piedi; colla testa in alto, le
braccia in avanti, il corpo eretto o appena ripiegato. Data la ipotesi che le
entità spirituali non siano contenute nello spazio a tre dimensioni, ma possano
anche manifestare la loro attività in uno spazio a ne più dimen¬ sioni, secondo
le idee di Zòlln'er. questo atteggiamento non avrebbe più ragione di esistere:
ma sotto il punto di vista psicogenetico, esso ritorna integralmente alla
rappresenta¬ zione che noi ci facciamo di una creatura umana o avente forma
umana; e però il fantasma medianico appare anche in ciò un prodotto
meta-psichico, non meta-ontològico. Nelle sere precedenti mi fu dato di
sentire la pressione di una “testa, che si materializzava al di là della tenda.
Non¬ ostante che sia difficile percepire in tali condizioni mediante la sintesi
di stimolazioni successive tattili e bàriehe, posso assi¬ curare che
l’impressione ricevuta da quella specie di eorpo duro grosso e rotondeggiante,
non fu quella di una tosta umana intera, ma bensì quella di una testa mal
formata, priva di capelli, senza propri lineamenti, una specie di cocomero (pei
dirla in una parola), rivolta aneli essa dall’ indietro all avanti e piegata un
po’ da un lato, precisamente come se fosse stata una copia mal riuscita del
capo della Paladino. La medesima sensazione di lignea incompletezza mi fu data,
alcune sere fa, da due globi (teste?) fra i quali il mio capo fu lateralmente
compresso. Jeisora fui partecipe di un fenomeno assai più significante in
codesto riguardo. A un dato momento mi fu di nuovo afferrata la sinistra da una
mano occulta e mi fu alzata in mezzo alla catena, al disopra del tavolo,
facendomi colà toccare colle punte delle dita la parte superiore di una fronte,
in sulla linea di impianto dei capelli. Tale impres¬ sione fu netta: i capelli
erano molti, divisi in sul mezzo, un po’ ondulati (forse arricciati), duri e
resistenti al tatto, come se fossero di persona di pelo forte e ruvido : la
fronte soggiacente era larga e convessa. Accusando il fenomeno, dissi che dal
tatto di quei capelli duri avrei arguito fossero di colorito bruno o nero: ma
più che risultato delle osser¬ vazioni di un antropologo, quella mia asserzione
era un semplice tentativo per definire ai compagni la mia sensazione. I
tre colpi dati fieramente dal tavolo ( “ John „ assentiva !) furono la
conferma inaspettata di una fantastica definizione, e novella prova della
suggestibilità del medium. Il curioso si è che altri dei presenti,
suggestionati dalla mia affermazione, avvertu-ono pure col tatto il “ color
nero „ della invisibile capigliatura ! C’è bisogno di dire che non era la
testa di Eusapia quella da me toccata nel mezzo della catena'? Da rilevarsi in
pro¬ posito il paragone che essa ha immediatamente voluto io facessi di quella
testa animica con la sua testa reale, facen¬ domi toccare quest'ultima per
vedere se era quella da me sentita nella forma della fronte. La differenza
nella ricchezza durezza e acconciatura dei capelli, e nella forma della fronte
erano abbastanza sensibili, perchè io debba escludere un tiro ; ma c’è di più :
mentre toccavo la testa che dirò medianica, 10 discernevo in penombra il
chiaro del busto intero della medium, la quale non si mosse. Del resto, come poteva
muoversi se era ben tenuta dai controllori '? Per farmi sentire 11 suo
capo verso il mezzo del tavolino sarebbe abbisognato che si levasse quasi da
sedere e si inchinasse in avanti con tutto il corpo, tradendosi troppo
stolidamente. Anche questa testa capelluta era rivolta in avanti, ma io
ne ebbi la impressione di un frammento di persona; cioè che si fosse
materializzata là dove io la sentivo, anzi in quella sola parte che io toccavo
e palpavo. Dichiaro però che questa incompletezza può essere stata una mia
illusione, dipendente da ciò» che il toccare al buio un punto e arco qualunque
di una superficie sferica o couvessa, sveglia una sensazione locale separata e
discontinua: è facile cerziorarlo coll’esperimeuto. 5. Mani multiple,
diverse, eccepite anche nude e direttamente. A una certa ora della serata
io sono uscito dalla catena e mi sono messo a sedere su di una poltroncina
situata a destra del gabinetto medianico, a circa 80 era. dalla so¬ pratenda
damascata, e quindi ad almeno 1,".50-1,".75 dalla Eusapia. Vicino a
me, poco più in là, si era seduto il Prof. Porro. A schiarimento di quanto
narrerò, perchè dav¬ vero ne vale la pena, riproduco la pianta della sala indi¬
cando le nostre singole posizioni. Aggiungo che io e Porro eravamo alquanto stanchi,
ma in pienissima calma di spirito, per nulla predisposti ad illusioni, niente
affatto ansiosi dì manifestazioni. E si era in oscurità quasi completa:
daH’anticamera filtrava un piccolissimo chiarore, che non lasciava distinguere
nettamente neanco i contorni delle cose. Mentre avvenivano nella catena i
soliti toccamenti e spo¬ stamenti di oggetti, ed io stavo alquanto distratto a
udire i miei compagni accusare questo o quel fenomeno, ho avuto
Pianta della sala e disposizione della catena al finire della seduta
dell’8 giugno 1901. [Ln parte punteggiata del gabinetto oscuro
indica la zona dove nrean burnente si materializzavano le . forme»; « !.. r
ind" ,lnó tre osi di°meSTnl8lVev drappeggio della Hnestra che si
avanzava versò 1 *!c - in x >° ho avuta la percezione tattile di una . forma
» invisibile con alcune apparenze morfo-flsiologiclie infantili].
ad un tratto sugli stinchi un fiero colpo: era la seggiola del doti.
Venzano, che gli veniva bruscamente tolta di sotto ed era gettata con violenza
dalla mia parte. Dopo aver notato entro di me che tale urto maldestro
contraddiceva alla supposta nittalopia delle “ Intelligenze „, ho presa la
seggiola e ho tenuta ferma con la sinistra appoggiata sullo schienale- un
tosamento leggero e fugace mi ha fatto capire che si stava per riportarmi via
la seggiola. Ho allora distese le due gambe sul sedile per assicurarmene, ma
tosto ho avvertito 1 atto di presa di una mano invisibile, indi varii conati
per togliermela. Per un po’ ho voluto resistere e ho infatti ob¬ bligato 1
occulto agente a lottare con me, finché, rinforzando il suo attacco vigoroso, “
egli , è riuscito a strapparmi la UNA FORMA PERSONALE TELEPLASMATA
seggiola di mano ed a ridonarla rumorosamente al Venzano. Annoto di
passata ehe queste lotte atletiche sono un diverti¬ mento per “ John ,, come ce
ne diede prova la sera delle lavagne! Ed anche jersera il via-vai autonomo, in
parte scher¬ zoso, in parte violento, della seggiola da Venzano a me e da me a
V enzano, è durato un bel pezzo, tanto che ambedue ne eravamo
infastiditi. Poco dopo quasi che la medium avesso voluto con questo primo
esperimento assicurarsi che io ero nella sua cerchia, d’azione — hanno
cominciato i più straordinari fe¬ nomeni di tutte le dieci sedute: siamo
entrati, cioè, a vele gonfie nell alto mare delle medianità telepl asmatica.
Tutto il panneggiamento laterale, sopratende e cortine, si gonfiava e si
avanzava verso di me, fino a toccarmi : mi si stimolava quasi a palparle, ed io
ho infatti sentito dietro di esse della resistenza : durante questo
palpamento allungando io le mani, esse mi sono state afferrate e strette
più volte. La prima volta mi stringevano mani piuttosto grosse, forti,
maschili, e mi sono rivolto al Porro per esprimergli il dispiacere di non
avere, mai potuto toccare le piccole mani che tutti dicevano di sentire:
orbene, subito (questo è da registrarsi) la tenda si è riavvicinata a me, e al
di là di essa ho potuto avvertire affer¬ rare e [tal par e in tutti i sensi una
manina corta, piuttosto larga, dalle dita tozze, una mano di fanciulletto, ma
non ben formata: le sue dita troppo corte non riuscivano a cir¬ condare, a
prendere, a stringere la mia mano. Con ciò ho avuto la prima manifestazione
dell “ entità „ non visibile che si organizzava dietro la tenda, avanzandosi
nella sala. Avendo detto che le malli mi si facevano sentire sempre
coperte dalla stoffa, e che così mi si rendeva incerta la perce¬ zione della
loro forma, la tenda si è riavanzata verso di me, ina si è spostata verso la
parete per lasciare adito in mezzo : allora, dall’orlo ne sono uscite due mani
(dico due) di adulto in carne ed ossa, le quali hanno afferrato e stretto con
pres¬ sione significante ambe le mie. Qui è palese l'intenzionalità dell
agente, ma è pur sempre la medium preoccupata d’a¬ gire per convincermi. L
impressione delle due mani nude ena tanto realistica che ne ho sentito l’intera
forma, il pol¬ lice e le dita, le masse muscolari, le pieghe volari, la epi¬
dermide, il tepore. Ma... eran forse le mani della Paladino? No, 1 inganno era
impossibile : non solo in quel momento il controllo era ottimo, ma dippiù io mi
trovavo a tale distanza e seduto così in basso, da risultare impossibile che le
mani mi giungessero dalla Eusapia senza una fenomenale creatura
disattenzione dei controllori. E poi si era al semibuio ma l’in
"*£Ì*Tl, '■ ii ZÌI se si tosse levato da sedere e fosse venuto fino
a me Ad- «lungo che le mani animiebe erano più grosse e vigorose di quelle a me
ben note della Eusapia. vigorose 6. l' orinazione stereoplastica di una
ottenne. n, " mera^li« : » della serata non erano finite : mi si è manifestato,
tangibilmente, un “ fantasma , o meglio dirò “ 113 stereoplastica avente la
statura, il volto e il con¬ tegno di una creatura umana vivente. Non l’ho
veduta cogli occhi perchè la tenda accostatasi a me la copriva tutta ma l’ho
percepita benissimo facondo funzionare in modo OlO W. tallii, . il „,i0 ZZhL -
vevo gran desiderio di accertarmi che quelle piccole mani appartenevano ad una
forma più completa e l’ho espresso forte al Porro: questi poi mi Lse dTZa-e
durante la serata nutrito ripetutamente egual desiderio, rivolgendosi col pensiero
„ alla piccola entità che gli si era manifestata aftnchè anche « me fosse dato
di sentirla e di convincermi di nuovo TrTT aCCadllt0- QuelJe piccole mani
mi hanno nuovo toccato, quasi per avvertirmi che essa era là sotto-
indi una grossa mano di adulto mi ha presa la sinistra 1 ha alzata fino a circa
m. 1,25 dal suolo, e traverso la stoffa coernoTegg,°fi m‘ ha fatt°
palI,are dall’alto al basso un chemihadaroh «T*?8’ della Rudezza di una testa
e esse,” m a t ® lmPressl0ni cutaneo-kinestetiche di a6, h° palpat0
nettissimamente il profilo la fronte il dorso del naso, gli incavi degli occhi
Paper pureboa e:-lnfa t0’ SOp,'a k fr0nte ho anche avvertito (op- P Onl)
v^fUnt° I0’ Per Slncretls"10 sensazionale ?) dei capelli smunto e
maTn "* T* ““ PTTOmÌ di P-filo accentuato smunto e magro : ne ho ricevuta
1 impressione di una faccia voltaf^in suasorio r ^ e,n°"- m°rta>
giacchè sembrava voltata in su, e sotto la mia palpazione m’è parso che si mo¬
vesse nelle palpebre e nelle labbra. Due volte la mia sinistri riXrr
rihri * t **»«««» « tutto ?■?’ • Iff VII /‘ “ 'r,l!eri‘ che potuto
raccogliere tutta 1 energia della mia attenzione in modo da acuire
la straordinaria percezione. Ho potuto infatti disegnare seduta 5
TteJad Pr?m° u arn° 6 delicato di fanciulla. Si! perchè dal tatto quel volto mi
si raffigurava alla mente come Morselli, Psicologia e Spiritismo,
I. Tav. VII. Ricostituzione ideale della faccia di
fanciulla percepita in una materializzazione n tangibile parziale la sera
dell* 8 giugno 1901. (Disegno di A. Berisso da un mio schizzo a
penna). quello di una creatura di 7-8 anni (il prof. Porro dice che 1 età
corrisponde a quella della entità per lui evocata). La tavola che annetto è la
riproduzione artistica del mio ab¬ bozzo, coll’avvertenza che i tratti del
volto che vi si vede sono la rappresentazione ideale di eiò che ho
toccato. Una terza volta quella manina mi ha ripreso, e ’ dopo che essa
mi aveva sollevato la mano (quasi volesse portar¬ mela all altezza di quel
viso) io mi sono sentito premere due labbra sul pollice nella prima falange,
uno al lato dorsale ed uno al lato volare, fortemente, cosicché ho gridato- mi
morde . .. Era invece un bacio che la creatura, sentita dal mio tatto a
traverso la tenda, voleva stampare sulla mia mano. Intatti dopo avere mantenuta
per alcuni secondi e ripetuta quella strana pressione, quasi un succhiamento
del bordo radiale del mio pollice, le labbra si sono separate : e tutti abbiamo
udito il rumore, la esplosione di un bacio ! Lieo tutti, perchè in quel momento
l'intera assistenza, sotto lo stupore delle mie ininterrotte ma calme
definizioni dei fe¬ nomeni che percepivo, taceva, e nel silenzio il rumore del
bacio scoccato è stato distintissimo. E dopo il bacio si è udito da molti dei
presenti un sospiro, quasi quell’atto avesse costato alla invisibile creatura
uno sforzo penoso o anche corrispondesse ad un sollievo: ma io, che non l’ho
raccolto col mio senso acustico, ritengo che sia stato ema¬ nato dalla Eusapia
come ordinariamente le accade dopo i piu cospicui fenomeni psichici. La
medium era stanchissima e la seduta si è levata in mezzo ai nostri
commenti. Che durante questa successione di fenomeni medianici fos- sero
le mie percezioni un fatto reale e esatto, che io non sia stato cioè vittima di
allucinazioni, nè di illusioni, parmi dimo¬ strato : — 1° da ciò che le
sensazioni di tatto erano unite in me alle muscohin, alle visive (vedevo la
tenda e ne seguivo cog h occhi 1 avanzare, il gonfiarsi, il retrocedere), ed
alle acu¬ stiche, per costituire il complesso del fenomeno ; - 2“ da ciò che le
mie sensazioni sono state condivise da altri fra i presenti da quelli che erano
in posizione, ad es., da vedere nella pe- nombra 1 ondeggiare e lo spostarsi
del drappeggio, da sentire il fruscio della tenda che si muoveva verso di me,
lo scoccare del bacio il sospiro ; - 3° da ciò che il fenomeno s’è ripetuto per
mia domanda cosicché ho avuto mezzo di analizzare fredda¬ mente e di rinforzare
le mie sensazioni, di meglio riconoscere, ad es., la lunghezza e finezza del
profilo da me palpato, la piccolezza e cortezza delle mani, ecc., ecc. Se
dovessi dubitare- della realtà di tali percezioni, dovrei allora ammettere
che m piena veglia della coscienza, con libero il sensorio da ogni altra
impressione contrastante, con un processo inten¬ sificato di attenzione e di
critica delle mie sensazioni, io divento un illuso e un allucinato. Ma che
allucinazioni sa¬ rebbero ad ogni modo, queste mie, se non quelle ‘ veridiche
eli (jubnkt, Poomore e Myers?... Un po di teoria sulle materializzazioni....
A chi mi chiedesse che cosa io opini circa a queste roa- infestazioni,
risponderei di trovarmi al cospetto di fatti cosi strabilianti che non oso
tentarne una spiegazione : e se ora la tentassi, vorrei prima mettere innanzi
le mani per non ca- pi tombolare nell inverosimile. Dunque uno “ spirito
, materializzato ? Confesso che questa è la spiegazione più semplice e, come
direbbe Brof- ferio, piu economica: ma io diffido sempre delle semplifi¬
cazioni, e quando si vuole spendere poco (in questo caso sarebbe un risparmio
di lavoro mentale) si finisce col mo¬ rire d inedia. Per adesso mi contento di
dire : il fatto c’è ma non c’è la spiegazione del fatto. Mi occorrono,
anzitutto.’ altre prove, le quali non abbiano troppa apparenza di opnor- tunisino,
di argomentazioni ad hominem come quella di iersera • in secondo luogo, voglio
che servano a farmi comunicare con esseri a me solo conosciuti, e non ad altri.
Io penso che la prova di identità, tanto facilmente ammessa da' creduli
spiritisti, debba essere convincente e non derivare troppo dall apprezzamento
subiettivo della persona a benefizio della quale ha luogo 1 ‘apparizione
spettrale,. Una prova d’iden- ìta sarebbe accettabile solo quando avesse le
seguenti con- ,!°ni .l0 riconoscimento completo di una intera perso¬
nalità tisica e morale di defunto: 2° rivelazione di circo¬ stanze di fatto e
di luogo, e di persone e di avvenimenti, ignorate da tutti i presenti: 3°
esclusione d’ogni possibile o verosimile azione telepatica. Nel caso nostro
siamo a mille miglia da questo programma minimo delle identificazioni: dubitavo
1 altra sera ; dissento in modo assoluto dal collega 1 orro dopo i fenomeni,
per quanto stupefacenti, di ieri sera Invero, da quanto io ho potuto verificare
nelle sensazioni DIFFICOLTÀ E LACUNE DELL’IDENTIFICAZIONE che danno
codeste materializzazioni, panni che la identifi¬ cazione sia molto arbitraria.
Con elementi cosi scarsi come, sono una manina mal formata che carezza o che ci
tocca, un visino palpato attraverso una tenda e dal profilo scarno e allungato,
ma vagamente marcato e inespressivo, una bocca che bacia e emette un sospiro
(?), e una voce fievole che dice in modo indistinto papà o mamma o figlio mio
(udita solo da colui cui sarebbe diretta), non si ricostituisce una deter¬
minata individualità. Sono elementi frammentarii che la mente del percipiente
collega e fonde per un rapido pro¬ cesso di associazione, ma senza
quell'analisi critica e com¬ parativa, senza quella sicurezza di ricognizione,
che un tanto evento richiederebbe. Nello stato d'animo in cui si trova uno
spiritista credente o uno inclinato a credere, avviene la fusione (e
confusione) di sensazioni talvolta assai distinte perchè manca il tempo di
discernerne le dissomiglianze, o perchè l’emozione porta istintivamente a non
tener conto sufficiente di quelle che ci sono. Si dirà : sono intuizioni ed
hanno il suggello della verità dalla loro stessa immedia¬ tezza . . ma questa
opinione può andar bene per dei teo¬ sofi, non per un uomo di scienza. Il
soggettivismo in co- desti apprezzamenti è tale che si arriva rapidamente alle
conclusionali del ragionamento di percezione (come direbbe A. Binet); e
l’emozione che guida o, meglio, che sprona in questa operazione mentale, quasi
sempre obbligatoriamente rapida, può celare e coprire tutte le manchevolezze e
irre¬ golarità illogiche di tale ragionamento. Io non mi sono persuaso
che dietro la tenda si fosse formata una personcina intera : quelle piccole
manine, quel fino pro¬ filo, mi sono parsi frammenti di una materializzazione
che non si completava. Dirò ancora più : dalla posizione spaziale delle mani e
della faccia, ho bensì ricevuta l'impressione sintetica di un piccolo essere,
di bassa statura, di 7-8 anni, ma quell’ “ entità „ era in pezzi, mal formata,
e costruita a un presso a poco. Nè le sue parti erano proporzionali fra loro :
ad esempio, la faccia era certamente troppo lunga per le mani, le labbra che mi
strinsero il pollice troppo grosse e sporgenti per essere quelle di una faccia
puerile. E l’avenni fatto palpare separatamente e con ostentata insistenza
prima le mani, poi la faccia, poi le labbra (quando queste mi premevano e mi
baciavano avevo l’impressione che fossero staccate da ogni corpo e come
autonome), e l’aver fatto scoc¬ care al momento opportuno il bacio, poi
emettere il sospiro, costituiscono nell’insieme un procedimento frammentario
che va dal semplice al composto e sembra piuttosto una manovra
progressivamente calcolata di persuasione su di me da parte del medium (o
dicasi pure, da parte di “ John A che non una rivelazione spontanea del mondo
spirituale. 8e dell occulto „ c’ è, esso rimane insomma nel modo con cui
tuli apparizioni si tormano ed operano, più che nel- 1 aspetto eventualmente
personale da esse assunto. La per¬ sonificazione mi sembra il risultato di un
processo psicolo¬ gico avverantesi in massima parte fuori della cerchia
d’azione el 'ne.di ; e infatti è rarissima, il più delle volte imperfetta: la
storia dello spiritismo si è composta a furia di aneddoti non sicuri, di
riconoscimenti approssimativi, di rassomiglianze prese per eguaglianze...
Neanco “ Katie King,, il fantasma classico, sè mai saputo “ chi fosse .., e
tutto porta a cre¬ dere che, se autentico, usci dalla fantasia sognante di Fio¬
renza Look Così per queste materializzazioni delle sedute d Jtusapia. Checché
si dica, sono impersonali, o solo parzia- lissimamente personali nei connotati,
nell’ indole o natura e nella attività di esse. Per la loro natura si tratta
evi¬ dentemente di formazioni teleplastiche costruite sempre per un Insogno o
per un desiderio o per una suggestione del medium : e la loro attività si
riduce ad un giuoco, non già soltanto di scarso valore nel contenuto
intellettuale (su di ciò, sia per la generalità dei casi, sia per qualche caso
parti¬ colare, sono anche disposto a transigere cogli spiritisti), ma anche di
povero significato emotivo ed affettivo, senza al¬ cuna caratteristica
schiettamente personale. Questi “ defunti „ ci si rivelerebbero in condizioni
talmente basse di intelletto e di sentimento, con tale impersonalità ed apatia
affettiva, da obbligarci ad esclamare : “ se è avvenuta in voi codesta mi- „
,’01’azlonf, qualitativa della vostra personalità mentale, , *. IT1 là
Jove siete : è più confortante per noi, è più dignitoso per voi, è più morale
per la umanità credente , ! -Non è in questa maniera vaga, impersonale,
scolorita, che lo spiritualista dovrebbe immaginarsi la rivelazione dell’Altro
Mondo: qui si scorge troppo a nudo la trama psicogenetica del fenomeno,. Non è
l’entità trascendente che coglie la insolita e (rticono) ambita occasione per
rivelarsi ai vivi e si serve del medium come di imo strumento: è il medium, è
una Eusapia Paladino qualunque o, quel che è peggio, un A. Politi, che 5"
sr . dl ™nitù e di proselitismo si serve, caso mai, e o spinto dell anima di un
defunto, come di un rumoroso Uim tam per captare l’attenzione, per colpir di
stupore, per far propaganda ,. Tutto ciò costituisce prove o tentativi di
un’ipotesi sulle matebializzazioni 449 prove
della esistenza di esseri ultranormali occulti, mai rivela¬ zioni di quello che
sia o del come possa essere fatto questo loro mondo ultraterreno. In altri
termini, la formazione dei fenomeni tradisce la solita preoccupazione dei
medium, ri¬ sponde al loro stato psicologico, ed è anche eseguita in modo da
svegliare sensazioni incerte e separate, di cui lascia al per- cipiente il
compito suggestivo di sincretizzazione, preparan¬ done, per così dire,
l’identità. D'altronde, mi chieggo se nel riconoscimento di sensazioni
cotanto incerte, nella sincresi di percezioni così indetermi¬ nate, non agisca
pure la suggestione mentale di colui che evoca lo “ spirito „ (Podmobe).
Supponiamo che i medium come la Paladino abbiano la facoltà di dare forme o
appa¬ renze di fantasmi mediante l’esteriorarsi radiante delle loro forze, alle
emanazioni od ondulazioni bio-psichiche proiettate dai centri delle imagini (a
codesta ipotesi veggo che mi accosto oramai senza l’antico timore di cadere nel
misticismo) ; e supponiamo per dimostrata, come oramai pare, la telepatia e la
telestesia. Anche senza giungere ad ammettere resi¬ stenza di “ disincarnati ,
che si rivelino a noi rivestendosi provvisoriamente di quelle emanazioni, e
diventando appa¬ renze estese spaziali sia pel nostro senso tatto - musco¬ lare
(come nel caso' delle manifestazioni tangibili), sia pel nostro senso visivo
(come nel caso di veri fantasmi), si com¬ prende egualmente la possibilità
della formazione telepla¬ stica, dell’organizzazione effìmera di entità
identificabili. Nel fenomeno entrerebbero tre elementi : 1° La ignota
forza bio-psichica, o vibrazione ectenica, o emanazione, proiettata dal medium
fuori della sua persona tìsica, avente per lo più i caratteri del doppio
materiale, seb¬ bene ordinariamente invisibile e intangibile, del suo corpo, ma
in grado di assumere anche forme diverse; 2° La immagine del defunto,
esistente, con tutti i ri¬ cordi accessorii connotativi e storici ad esso
relativi, nella memoria consciente o nel sub-cosciente dell' individuo evo¬
cante: immagine e ricordi letti dal medium per processi di percezione
supernormale ; 3° La facoltà straordinaria, eccezionalmente concessa a
pochissimi medium, di plasmare il proprio effluvio radiante secondo il modello
supernormalmente percepito e registrato nei propri centri percettivi, e rievocato
in istato di sogno, dandogli poi con un progresso continuato di successivi
adat¬ tamenti di plasmazione la forma e le caratteristiche indivi¬ duali della
evocata e suggerita personalità defunta. Morselli, Psicologia e spiriti#
ino. 29 Una dichiarazione per finire... e per ora! Tutto ciò
appare, a prima vista, paradossale, incredibile, assurdo, e, ciò che più
ferisce le nostre abitudini di pen¬ siero positivistico, diverso da quello che
fin qui sappiamo ed ammettiamo. Io stesso, certamente, non avrei detto un mese
fa che sarei giunto, coll’osservazione positiva dei fatti, a non scorgere più
il paradosso, nè l’incredibilità, nè 1 assurdità di codeste congetture o
ipotesi. Ho detto però che la fenomenologia da me osservata è diversa da
tutto quello che si sa e si ammette nel sapere positivo, nella scienza formata
e bene o male sistemata : non ho detto che gli sia contraria, cioè in
contraddizione colle lecrgi naturali, con quelle, almeno, che consideriamo come
rappresentazioni astratte delle cose interne ed esterne, psi¬ chiche e fisiche
costituenti la Realtà. Se c è dell incompren¬ sibile nelle tre proposizioni
surriferite riassumenti un conato di spiegazione verosimile della teleplastica
medianica, se c è dell’oscurità in quanto ognuna di esse proposizioni deve
essere ancora provata scientificamente, vale a dire con me¬ todo sperimentale
sicuro e sotto un determinismo esplicito e costante, ciò non vuol dire
impossibilita assoluta dal lato della Realtà, illogicità assoluta dal lato del
Pensiero. Bisogna semplicemente rifare la nostra educazione mentale : ci era¬
vamo abituati a ragionare e ad argomentare con troppa fi¬ ducia nella rigidità
dei nostri sillogismi. Bisogna allargare le idee che possediamo sui poteri del
nostro organismo e sulla dinamica delle cose esterne: ci eravamo formati un
concetto troppo ristretto della natura. Bisogna spogliarci «li ocni preconcetto
: la filosofia che ciascuno di noi preferisce, ha sempre altrettanti
preconcetti e altrettanto meschini quanti ne contengono le superstizioni dei
selvaggi, dei bar¬ bari e dei civili inferiori. Bisogna liberarci da ogni
pregiu¬ dizio: la scienza sistemata o quella che alcuni, immemori di Kant di
Comte e di St. Mia, presentano come tale, ha altrettanti pregiudizi, e
altrettanto imperativi sulla nostra logica, quanti ne hanno le religioni
dogmatiche e rituali. Sono contento di sentirmi in teoria e di trovarmi
in pi atica capace di queste dichiarazioni. Certo, esse palesano un muta¬ mento
di idee: ma ciò mi prova che ho il cervello ancora malleabiie e che non sono un
" indurito, nè, meno ancora, un ‘‘cri¬ stallizzato Quando i fatti mi
parlano in un modo che debbo riconoscere conforme al buon metodo di osservare e
alle buone redole dell'argomentare, io, che mi proclamo da anni ed anni
positivista, e che credo, senza falsa modestia, di aver gio¬ vato al
positivismo (metodo, non sistema filosofico) in Italia, debbo ascoltare i fatti
e accogliere quello che essi mi insegnano. Non muto il mio pensiero in ciò che
esso può avere di caratteristico e di organico; muto soltanto il mio atteggia¬
mento di fronte ad una verità che mi si para innanzi sus¬ sidiata da un numero
imponente di prove. Adesso, io mi domando dove sono andati i miei
sospetti di inganno continuo in ogni cosa che riguardasse lo “ spi¬ ritismo „
'? dove, la sicurezza che prima avevo che forse sarei giunto a smascherare la
impostura? In dieci sedute ho so¬ spettata, ma non ho scoperta la frode : sarò
forse poco abile al paragone di Eusapia, oppure di sera in sera mi sono auto¬
suggestionato ? Il progresso delle mie convinzioni sulla realtà e sincerità dei
fenomeni è stato evidente a me stesso che mi esaminavo. Dapprincipio, tanta è
la stranezza di ciò che qui cade sotto i nostri sensi abituati a vedere,
sentire, toccare, percepire ad. un dato modo, che si diffida di ogni fenomeno,
si teme ovunque la prestidigitazione, si giurerebbe perfino che c’è sempre
sotto la ciurmeria e che un bel momento si riuscirà ad acchiapparla. Ma poi...
i fatti si seguono nelle nostre per¬ cezioni, si accumulano nella nostra
memoria, si sovrappon¬ gono e si associano nella nostra riflessione. E poi...
si ana¬ lizzano le condizioni in cui essi avvengono sotto i nostri occhi, sotto
le nostre mani; e da tutta questa serie di ope¬ razioni mentali vien fuora, per
necessità ineluttabile, la evi¬ denza di ciò che è reale. Ragioniamo. A
fil di logica, lo Spiritismo, che si atteggia a “ scienza sperimentale „ (?),
non può pretendere di co¬ struirsi epistematicamente, ossia in modo puramente
razio¬ nale e deduttivo; vorrà e dovrà ben essere costruito epa- gogieamente,
ossia in modo razionale, senza dubbio, ma induttivo : anche in riguardo all’
Occulto — più ancora che a riguardo di ciò che è disocculto — - si procederà
dunque dai fatti alle leggi, dal concreto all’astratto. Ora, per trarre
induzioni da fatti concreti bisogna che siano prima osservati e sperimentati,
accertati e provati: quale ragionamento spe¬ rimentale avrà consistenza se non
gli si trova e consolida una base nella dimostrazione della realtà? Ma per dire
che un fatto è reale, noi abbiamo i tre criteri della certezza: Il
criterio estrinseco d eìYantorità, non fideistica o tra¬ dizionalistica, ma
scientifica, consistente cioè nell'affermazione di uomini che hanno, prima di
noi, osservato e sperimentato e di cui conosciamo per altre prove la
credibilità. Qui siamo a buon punto rispetto ai fenomeni detti “ spiritici „ :
troppe persone autorevoli li hanno veduti ed accertati perchè noi possiamo
dubitare della loro autenticità. Il criterio, esso pure estrinseco, AbW
evidenza, cioè di quell’insieme di caratteri del fatto e di condizioni causali
o coincidenti in cui esso si effettua, dal quale desumiamo la sua esistenza
obiettiva, preesistente alle nostre percezioni. Questo è il punto di vista
della scienza positiva, in quanto soltanto il sensibile è oggetto di
conoscenza; ed anche in suo riguardo i fenomeni “ spiritici „ risultano, in un
buon numero, evidenti al pari di tutti quelli * non spiritici „. 3"
Il criterio intrinseco 0 psicologico della concepibilità , come l’ha stabilito
Erberto Spencer. Ora, vi è deH’inconcepi- bile nel fenomeno medianico in sè e
per sè, prescindendo da ogni sua spiegazione ipotetica? No : al suo raffronto
alcuni anni fa appariva maggiore la inconcepibilità della telegrafia senza
fili; eppure, oggidì questa non solo la concepiamo possi¬ bile, ma la
percepiamo reale. Anche il fenomeno medianico, percepito in buone e sicure
condizioni, entra nella cerchia del concepibile. E come non risulterebbe, per contro,
inconce¬ pibile la sua negazione assoluta ed ostinata, quando i sensi e il
ragionamento immediato ce lo danno per reale, quando alla fine, secondo il
linguaggio filosofico, esso è un dato che la igente nostra non può inventare nè
mutare? Dunque: ha detto benissimo Guglielmo Crookes: “il fatto non
soltanto è possibile ; il fatto sussiste 9. Ma la spiega¬ zione del fatto? Lo spiritismo?
Non mi consta: l’ ipotesi racchiusa nelle tre proposizioni ut. supra è dessa
forse più oscura e incomprensibile dell’ipotesi spiritica ? Niente affatto : lo
spiritismo si illude stranamente quando grida ai sette venti che la sua ipotesi
è più com¬ prensibile e chiara. Nessuno ha ancora saputo dire — se non
verbalmente — in quale maniera arrivino le Intelli¬ genze occulte, che
sarebbero anime immateriali, ad assorbire il fluido medianico o il presupposto
od, che, sia pure sottilis¬ simo e volatilissimo quanto si vuole, è sempre un
che di mate¬ riale. Anche moltiplicando le sostanze intermedie, come fanno
certi teosofi che portano a cinque o a sette il numero degli elementi
costitutivi dell' Uomo, rimane sempre una disconti¬ nuità fra l’uno e l'altro,
fra l’immateria o spirito e la materia o corpo (organismo o fluido, poco
importa). Ecco perchè il monismo che vede nella materia e nella forza, nel
corpo e neU’anima, una sola e medesima cosa o sostanza, è più ra¬ zionale del
dualismo spiritualistico e del pluralismo spirito- occultistico. In un
certo senso ha ragione Carlo Du Prel. quando afferma che la dottrina monistica
dell'anima deve condurre ad ammettere la possibilità di questo mondo misterioso
di fantasmi e di spettri. Alla fine, 1’ “ anima degli spiritisti „ elle
fuoresce dalla persona del medio, e assume forme, e agisce con membra rivestite
di un “ protoplasma „ resistente al tatto, per lo più invisibile, ma talvolta
anche visibile, non risulta forse fatta di una sostanza materiale, materialissima,
al pari del suo corpo od organismo ? Intendiamoci però subito su questa
esteriorazione parziale o totale da un essere vivente : essa non può aver luogo
se manca, e dove manca, e quando manca questo dato essere vivente ; ne è la
pro¬ paggine, ne è fors’anco un doppio intero, variamente plas¬ mabile ! Però
non avrà esistenza autonoma : non possiede vitalità propria, non dura, né
resiste agli urti degli agenti fisico¬ chimici naturali, della luce sopratutto;
si dissolve, svapora e scompare col disgregarsi, disfarsi e perdersi della
perso¬ nalità bio-psichica da cui è emanata, di cui allarga a di¬ stanza il
campo d’azione motrice, di cui porta con sé gli impulsi volitivi e con ciò le
espressioni, di cui riproduce e plasma le immagini oniriche, di cui trasmette e
ripete i pen¬ sieri sub-coscienti?.... ma alla quale non sopravvive nella
eternità del Tempo, nè come individualità cosciente immor¬ tale nell'infinito
continuamente mutabile dello Spazio, nè come centro o sistema di forze
personalmente attive in seno all’Energia universale. Ipotesi, ipotesi !
lo so e lo veggo, ma non inconciliabili con un sano e severo naturismo
monistico... E basti; poiché mi pare di esser arrivato sinceramente e
spregiudicatamente al punto massimo, cui mi diano diritto e ragione d'arrivare
i dati positivi e sperimentali fino ad oggi raccolti. Genova. La
Bibliografia dello Spiritismo (moderno) un Note.bibliogrufiche . - r»n 1. Per la storia dello
Spiritismo Pella dottrina dello Spiritismo Pella descrizione e autobiografia
della me¬ dianità . Perii fluidismo e neo-dinamismo [“animismo,,]
in relazione al Magnetismo animale Per
gli studi di metapsichiea e per la psico¬ genesi della medianità Per la
stampa periodica e gli editori di Spiritismo Lo Spiritismo ed una Pitonessa
moderna. Spiritismo e Metapsichica. Le zone del sapere La questione
dello Spiritismo . Importanza e serietà dell’argomento Dati storici Dati dottrinali
. Il fallimento dello Spiritismo-sistema La realtà dei “ fatti , non ì; prova
della “ tesi Spiritismo, occultismo e retaggio animistico Alle fonti della
pneumatologia La corrente esplicatrice preterspiritica Gli studi psichici e la
Metapsichica Caf. II. Medi e
Medianismo. La ricerca fondamentale:
il ‘ medianismo „ . Pag Le varie forme della medianità Chi deve
studiare la medianità? La personalità dei medi . Caratteristiche
psicologiche e fraudolenza dei medi La psico- e neuropatologia dei medi Effetti
nocivi del mediumnismo Paladino. Chi è Paladino Lo sviluppo della
medianità d’Eusapia La personalità fisico-psichica di Eusapia p Ciò che
si è detto di Eusapia Paladino . Bibliografia paladiniana. Le sedute
medianiche con Eusapia Paladino. [Serie prima]. Sesie I. Le sedute
della primavera al circolo scientifico Minerva. Il circolo scientifico
Minerva . pna Il locale delle sedute . Il gruppo degli osservatori
e il loro Regolamento ’ La seduta. Ciò che è avvenuto nella serata Condizioni
del ‘ medium » . Il ^metodo delle sedute spiritiche . I fenomeni Le mie
prime impressioni sullo Spiritismo in azione La seduta. Inizio e sintesi
della seduta La tecnica delle ‘ esperienze ] L’assistenza. Lo stato
mentale dei presenti Il medium I fenomeni Eppur si muove! Sintesi Eusapia
e Io Spiritismo La seduta. Che cosa Si pensa di noi. Il compare di
Eusapia I fenomeni e il “ controllo II preteso sdoppiamento personale LA
LINGUA TIPTICA Sincronismo di più fenomeni . Il capriccio e la vanità del
medium Mezzi di provocazione delle sensazioni nei presenti , Le
esteriorizzazioni Un giuoco Laseduta Condizioni fisico-psichiche del medium L'ambiente
delle nostre sedute I fenomeni da me accertati jersera Fenomeni acustici e
luminosi . Una apparizione? . Suggestione mentale e interpretazione
dei fenomeni La radiazione neurica? . Fenomeni sospetti . Ite
frodi La seduta Suggestibilità ed ipnosi del medium Il tipo mentale degli
assistenti I fenomeni della serata La ‘ levitazione Gli esperimenti non
riusciti del 26 Nè pericolosità nè utilità dei fenomeni La seduta Lo stato del
medium e la sua psicologia La suggestività del medium I fenomeni della
seduta del 29 . Le forme materializzate Fenomeni sospetti 0 interpretabili non
“ spiritica¬ mente rspiflB I movimenti del medio . Pag. A)
Movimenti palesi di Eusapia Movimenti negativi e latenti di Eusapia La
veridicità e la frode Ricerche dinamometriche e spesa di energia fisica , La
interpretazione dei fenomeni Contro la tesi spiritica In favore della teoria
psicodinamica La seduta L’ambiente e la tecnica eusapiana I fenomeni meccanici
Azioni di personaggi invisibili Un apporto? Apparizioni antentiche Lo stato
della medium Cessione di forza dagli astanti La seduta I resoconti dei fenomeni
Medianità e misoneismo Determinismo. Capricci del subcosciente La fenomenologia
di jersera Fenomeni invano desiderati o poco desiderati . , Ricerche
dinamometriche Contrasto di VOLONTÀ – H. P. Grice -- o di INTENZIONI – H. P.
Grice -- nei fenomeni medianici Presenza e molteplicità di “ Intelligenze
occulte , nei fenomeni medianici La seduta Un processo verbale
impressionante Medianità e “ Intelligenze occulte L'automatismo e la medianità Intenzionalità
e volontà del medio La legge del minimo sforzo nella medianità .Fenomeni
meccanici e acustici . . Trasporto intenzionale di oggetti . Le
impronte sul mastice . . Fenomeni luminosi. Apparizioni di mani e figure Non
sono un allucinato! Produzioni teleplastiche Comunicazioni di una Entità
personale Fenomeni invano aspettati La seduta. Uniformità e variazione
dei fenomeni Varianti nella telecinesia Varianti nella telecrasia Varianti
nella telefania Varianti nell’azione a distanza sulla materia inerte .
Lettura del pensiero? Le materializzazioni Materializzazione di mani
isolate Materializzazione simultanea di due mani Materializzazione di pugni e
braccia Materializzazione di teste Mani multiple e diverse percepite anche
nude e direttamente . » Formazione stereoplastica di una creatura
ottenne Un po’ di teoria sulle materializzazioni .Una dichiarazione, per
finire... e per ora! Il tomo II contiene il resoconto di altre tre Serie di
sedute medianiche con Eusapia Paladino e un Riassunto sintetico di tutta
l’opera. Indice delle Illustrazioni Tavole separate. Tav.
Fotografia istantanea di >ina ‘levitazione, di tavolo, al Circolo
Minerva di Genova Fotografia istantanea di una levitazione di tavolo, in
casa Peretti, a Genova Fotografìa istantanea di un’altra levita- zioue di
tavolo, in casa Peretti, a Genova Calco in gesso di impronta di pugno spi¬
ritico ottenuta al Circolo Minerva Calco in gesso dell’ impronta di volto
spiritico ottenuta in casa privata Apparizione di un’ombradal profilo
diabo¬ lico, disegnata da me al Circolo Minerva Ricostruzione ideale
della faccia di fan¬ ciulla da me percepita tangibilmente, al Circolo
Minerva Figure intercalate nel testo 1. Ritratto di Paladino Pianta
della sala del Circolo Minerva, m Genova Paladino . Il braccio fluidico di
Eusapia Apparizione di un ‘ globo oscuro , (testa?) Apparizione di un ‘
braccio pendulo Raffigurazione schematica dei rapporti fra coscienza e
subcosciente (P._Cakbs) .Una “ materializzazione , in forma di strana apparenza
Pianta dell’appartamento Peretti, in Genova Segni tracciati per ‘ scrittura diretta
. da Eusapia 11. Un ‘ globo nero , (testa materializzata Un “ braccio
fluidico . sporgente dall’ombra Uno strano profilo di forme materializzate. Un
fantasma, creato medianicamente da Eusapia Lo stesso fantasma, medianico
che ritorna e saluta Uno spettro degli Irochesi da Bàstian Apparizione di
una mano tìuidica * nerastra Apparizione di una mano tt fluidica *
biancastra Testa di ‘Mammone, da una stampa del sec. X\ 11
Apparizione di un pugno ‘ fluidico , minaccioso Pianta della sala e
disposizione della catena la sera ERRATA-CORRIGE Pus:. linea
la 21 2a(dal basso) logge** secolo XVIII alle gesta
dell’89 togliere i punti ai cinque o sette per servire da poscia divenuto
Brédif, in luogo ■ secolo XVlì alla gesta dell’87 di
New-York: ai cinque o sei per servire di oggi divenuto 07 Bròdi
ureuu, 14..11* Qui e riprodotta dai giornali fnincesi una ^ notizia
erronea concernente il celebre medium noto sotto lo pseudonimo di Elena
Smith. Essa nasce d} cognome Mailer od è tuttora nubile [Comun. del prof. A.
LemaìtreI. 4a (dal basso) È altra notizia erronea tolta dai Pe- riodici
male informati. Risulta ora ine il - Giorgio Pelliam , non fu m vita un “
Robinson ma un Mleic. Non afe mu¬ tata, per riguardi di famiglia, che 1 ul tima
sillaba. Ricbtet Richbt Si aggiunga a que¬ sto occhietto inter-
lermedio la ìndica- Egerie Ia ). cazione seguente, che designa la materia
duVTg^e sono state disegnate dal ,i<r. A. Berisso su miei schizzi a matita.
Come 'e detto a pag. 302 (sctto la fi- srura) tutti questi disegni del Berisso,
comprese le sue tavole, debbono essere guardate dal lettore a una certa di¬
stanza dall’occhio: il loro espressivo è allora piu evidente. Lo av¬ verto per
desiderio del distinto artista. • personale spilla-fibbia
violatore 1 1 Fig. Le linea3* psÌ,?HC° 5 254 , 2a (dal basso)
spula-tionda 2gj ’ 24 visitatore 319 ’ 11“ (dal basso) in
minori sui minori ERBA T A -COTÌEIG K linea 7*
(dal basso) Da un esame più attento del calco (Tav. IV") trovo che la
impronta, an¬ ziché a pressione, può attribuirsi alla introduzione della mano
disposta ad artiglio nel mastice, in atto di carpirne una porzione : ciò che
corrisponde ad un fenomeno altre volte eseguito dalla Paladino. ». Impre--
òioni o note eritielie sui fenomeni medianici di Eusapiu Paladino.
Torino, Rocca, i. XUVIIM61- XVIU-S86 ., 41 fin. n. t., 19 tav. f. i (Esaurito e
rarol. -- -I-llS lno—M., direttore della Clinica delle malattie nervose e
mentali nella Università di Genova Impressioni e note critiche sui
fenomeni medianici di Ensapia Paladino con tavole e figure Lasciate le Ombre, e
abbracciate il Vero. Giordano Bruno. Proprietà
Letteraria Torino — ViiccBicxo Bona, Tipografo 'ielle LL. MM. e dei
KB. Principi NOTE BIBLIOGRAFICHE SULLO SPIRITISMO in aggiunta. Nel
mentre che M. redigevo o rivedevo le mie Impressioni e note critiche sulle
sedute date dall’Eusapia Paladino in Genova (serie , sono pervenute a mia conoscenza o in
mio possesso altre opere sullo Spiritismo e argomenti affini, delle quali
reputo utile dare ai lettori le indicazioni in aggiunta a quelle del Tomo I
(pagg. xvii-xnin). Neppure queste indi¬ cazioni esauriscono, naturalmente, la
Bibliografia dello Spiri¬ tismo, ma serviranno di guida ai lettori che nelle
mie pa¬ gine si incontrassero con nomi di autori o di medi, sui quali
desiderassero maggiori schiarimenti. Colgo poi l’occasione di questo
Supplemento Bibliografico per emendare alcune sviste e dimenticanze occorse
nell’ Indice premesso al Tomo I, e per meglio chiarire il contenuto di alcune
opere colà citate. I. — Per la storia dello Spiritismo.
[Veili pagr. xvu-xx del Tomo I]. Abbott L. D., The Soni. A
xtudg of post and prese ut Beliefs, “ Amer. Journ. of. Psyehology r, apr.-luglio -- Bellissimo
studio sulla genesi dell'idea di 4 anima „ e sulla rappresentazione, ordinariamente
materiale, che ne hanno le persone civili]. Bokcueret A., Der Animismus,
otler Ursprung and Entwicke- lung der Religion aus den Seelen — Ahnen- and
Geisterkult. Freiburg, < ’haritas-Verband, [Culto
delle anime, degli spiriti e degli antenati]. Bousset D. W., Die
Himmelsreise der Sede, in “ Arch. f. Re- ligionswiss. [Spiega
l’origine delle credenze spiritico- popolari sul viaggio dell'anima traverso i
cieli]. Charles R.-H., A
criticai history of thè doctrine of a future Life in Israel, Judaism and
Chrislianity, eco. Londra, A. e C. Black, . Dupouy E., Psychoìogie morbide. — Dei s
résanìes réligieuses, er- reurs, croyances fixes, etc. Paris, Libr. Se. psych. Fabia,
l’Abbè, De la cause du sonimeli lucide, ou l’ Elude de la Nature de l’Homme.,
préf. eco. par Dki.gado. Paris, H. Jouve, 1906, 18° [Il famoso magnetizzatore
parla anche dei ‘ fantasmi ,]. Fbey Joh., Taci, Seelenglaube and Seelencult ini alten
Israel. Leipzig, Deichert. Hartmann von E., Die moderne Psychoìogie. Eine krit.
Oc- schichte d. deutschen Psychoìogie . Berlin, . Hook Stefan, Die Vampyrsagen
und ihre Venvertung in der deutschen IJtteratur. Berlin, Duncker [Origine popolare e onirica della
leggenda dei vampiri]. Kant Imm., Trilione eiues Geistersehers.
KOnigsberg, [Studio importantissimo
sulle visioni di Swedenborg], Kerner .T., Die somnambillen 'lische. Zar
Gesch. u. ErklSrung diesel • Erscheinung. Stuttgart, [Importante per la autorità del celebre poeta
e pneumatografoj. Kiksewettkr Karl, Gesehichte d. neueren Okkultismus. —
Ge- heimwissenschaftliche Systeme von Agrippa von Nettesheim bis Karl Du Prel.
11* ediz. aument. da R. Blum. Leipzig, M. Alt- man», , gr. [L'opera si pubblica a fascicoli. 11 Blum
ha arricchito di preziose ed esatte notizie i capitoli di quest’opera monumentale concernenti la
storia dello spiritismo moderno]. [Kiti.f.nbf.ck] Wilu. Ludwig, Spaziergdnge eines
Wahrheits- suchers ins Reich der My stile. Leipzig, O. Mutze, . Mandel
Tu. H., Der Sieg von Mvttlingen , im Lichte des Glaubens u. d. Wissenschaft. Leipzig, O Mutze, 1907, 8° [Studio critico sui
rapporti del prete Blumhardt attorno alla celebre visionaria-medium Gottliebe
Dittus di Mottlingen]. N. N., Geister-Offenbarungen aus dem Eriche der
Kuigkeit mieli Gottes Zulassung ; zugleicb die Fortsetzung 4 Die Mitili
eilungen seeliger Geister rom Jahre „.
Mtinchen. K. Scherzen. Negelein von .1., Die Reise der Seele ins
Jenseits, in * Zeitsch. t. Yolkskunde [Da raffrontare colle idee dello spiritismo
evolutivo]. Pember G. II., Die ersten Zeiten der Erde in ihrer Verbindung
mit < lem Spirittsmus u. d. Theosophie tinserer Zeit., trad. della eont,
Goeben. Leipzig, M.
Altmann. I’iobb Pierre, L’Année occultiate et psychique. Paris,
ìlaragon, , . Roudk Krwin, Psyche. Seelencult und Unsterblichkeitsglaube der
àriechen. Freiburg, Mobr, [Im¬ portantissimo studio delPanimismo
(“spiritismo.) presso ì Roisel, L' idée spiritualiste. Paris, Alcan, [Storia dello sviluppo dello “ spiritualismo,
dalla credenza negli spiriti]. .«r, , Sagerét, Ite l'esprit magique
ù l esprit seleni ifii/ue. Kev. pulì. ,, [Sviluppo delle idee magiche, animistiche,
eec.]. Schinoleh IT. B., Das magische Geistesleben. Riti Beitray zur
Psychologie. Breslavia, SriEss,
Rntwickelunysgeschichtc der Vorstellungen cotti Zustana tuteli detti Tode.
Jena, Fischer, . Szapary von F., Das TischrUcken. Geistige Agapen.
Psychogra- phische Mittheilutigen. Paris, Per la dottrina dello Spiritismo]. dottrinarii,
polemisti, teorizzatori: Aksakofe Al., Animismus und Spìritismus, ecc.
Ultima ediz. con pref. e biografia dell’A. per cura di t ir. C. Wittio. Leipzig, O. Mutze, 1905, 2 voi.
di compì, pag. 900, con tav. Beaucie A. (La), Les nouveaux horizons de la
Pie. Nouv. édit. Paris, Libr. Magnét., Berant
Annie, Rapporti dello Spiritismo con la Teosofia. Conferenza. Roma, Kdiz. d.
Soc. teosofica, , opu¬ scolo di p. 18. Bosc Ernest, la Psychologie
derant la Science et les Savants. Troisième
édit. Paris, Daragon, 1908 [Tratta dall’od, della forza psichica, dello
spiritismo, ecc. secondo le dottrine occultistiche. Libro confuso e privo
d’ogui- valore scientifico]. Dénis Leon, Le problème de l Ktre et de la
Destinee. Paris, Libr. d. Se. psych., , Fkchnbr Tu.. Die Tagesansicht gegendber
der Nachtansicht. Leipzig, . Fieuler W. E., Der Tag nudi detti Tode, oder
das Zuckati- fiit/e Lelteti a. d. Forschungen tl. Wissensehaft. Trad. di v.
Busch. Leipzig, con 10 fig. Fi.ammarion C., Lumen. Trad. ital. di N. G.
Paol iteci e pret. di A. Zingaropoli. Roma, E. Voghera, Fugaibon L.-S.. La Survivance de
l’Aine, oh. la Mori et la Re¬ naissance chez les étres vivants. Paris, Libi-. Magnét.,.
/ Hartmann J., Mysterien, Symbole and mayisch wirkende Kriifw. Leipzig,
1902, in-8", p. vm-250. Hasurd Bodgan P., Sic cogita (in rumeuo). Bukarest [Dichiarazioni dell’illustre
storico-filologo in favore dello Spi¬ ritismo, dopo la morte di sua figlia
Giulia]. Hrllk.n bacìi L. B. (vnn), Rine Philosophie (les gesunden Men-
schenverstandes. — Gedanken iib. d. Wesen A. menschlichen Ers- cheinung.
Leipzig. 0. Mutze, s. d., in-8" gr., p. 290. Hennk-Am
rtHYN(pseud.?), Das Jense.it. Kulturgeschiehtl. Dar- stellung d. Ansichten
Uber... die andare I Veli and d. Geisterreich . Leipzig, Hoèll Ruuoi.ph, 1 Vas
ist Spiritisinus, oder Spiritualismus ? Leipzig. 0. Mutze, Jacchini-Luragiii
Francesco, 1 fenomeni medianici. Inchiesta internazionale. Milano, Ediz. del
‘Pensiero Latino,, 1907, in-18' [Contiene le risposte di circa 100 personaggi
più o meno competenti (psichicisti, spiritisti, scienziati, letterati) sulla
realtà dei fenomeni medianici e sullo spiritismo come * ipotesi di lavoro
,]. Jesiahu J., Wird d. Mensch nach dein Tulle leben ? Dardi der
Okkultismus erbrachte Reweise f. d. Unsterblichkeit li. f. d. Fort- ilaiter d.
persa ni. Individaalitat nach d. l'ode. Jena, Fischer. 1899, iu-8" [Molto
importante]. Kneifel Rudolph, Die Lehre con dar Seelenwandernng. Rine jmpul.-phiios. Abhandlung.
Leipzig, O. Mutze, Lancf.lin Ch., L’ Au- de -là et ses problènies. Paris, Lib. du Ma- gnétisme. Lane
C. Martin, The theory of Spiritualista. St.-Louis,
N. O., Evergreen Pubi. Oomp., ", p. vui-373. Lorenzixi Al., Vera e
nuora legge dello Spiritismo, eco.
Scoperta scientifica per comunicare, con le anime dei trapassati. Pisa,
Mariotti [Titolo espressivo per uno studioso di psicopatologia]. Myers Fr., Science and a
future Life. London, Macmillan a. C.", . Pasoh prof. Lucian,
Katechisinus des reinen Spiritualismus. Wegweiser zar Erlangung eines
glttcklichen Lebens un Diesseits and Jenseits. IP ediz. Leipzig, Mutze [L’A. deve essere un mattoide
o paranoico : in altra opera, intit. Post ini¬ bita l’/iiibiis, egli ha dato il
piano del Paradiso !] Richard Adhèmar, Souvenirs, expériences et riflexions
d'un penseitr moderne. Paris, Daragon. , 8"gr.. p. 512 [Guazzabuglio ili idee spiritiche,
pseudo-mediche, pseudo-politiche, ecc.]. Rossi Pagnoni J., Lo spiritismo.
Istruzioni pubbl. dulia So¬ cietà Pesarese di studii spiritici. Torino, Unione
Tip. Ed.. 1875, IP ediz.. op. Rouxel, La quintessenee da Spiritismi.
Paris, Leymarie [Sotto forma di dialoghi popolari], Schwahin L. von,
Christhenthum unii Spiritismus, unii die Gleichartigkheit ihrer Beweise.
Leipzig, 0. Mutze, s. d. Sf.pp J. N., Orient unii Occident. Hundert Rapi
tei ab. d.Nacht- seite dei • Ratur, eoe. Leipzig, Edit. M. Altraann,. [Una
delle solite ‘ insalate , occultistiche, magiche, spiritistiche. ecc. .
Svnpicat I>E LA presse SPIRITUALISTI:. La Psychologie e.rpt ri-
mentale. - Manifeste adressé au Congrès spiritnaliste de Londres. Paris, Libr. du Magnétisme, , op. di 1 [Opera
collettiva ‘ di investigatori indipendenti r : fedele rias¬ sunto dello
spiritismo “ scientifico -, depurato]. Thompson, The Proofs of Life after Death. A collation
of opinions... of thè I Vorld' s niost eminent Men, ecc... Boston, H. Turner a.
Comp., 1906, in-8°, p. 365. W
teser .1. E., Der Spiritismus u. das Christhenthum. Kegcn- shurg. [Con una appendice sullo spiritismo di 0. Fe-
chnerj. Wirtii Moritz, Herrn Prof. Zóllner’ s Experimente... undsetne
Hypothese intelliqenter vierdimensionaler 1 Teseti. IlPediz., Leipzig, Mutze,
8», 1893.' discettici e contrarii: [Anonimo], Modem
Spiritualism, ~ Edinburg Review r [Critica robusta dei lavori di Myers, Wal¬
lace, ecc.]. Caiius Paul, Spirit or Ghost. “ Mouist „, [L’insigne filosofo conclude così : — Credo
nello spirito, ma non negli " spiriti , !J . Fichte Imm. H., Der
neuere Spiritualism nst setti " arili unii seine Tiiuschungen. Leipzig [Correz. da p. xxvi.
Bibl.,]. . J , D, Grasset .1., Introduction physiologique a l elude de la
Phllo- sophie. — Confir . sur la phys : ìii t syst. Rerveux, ecc. Puiis, Alcan. , [Cfr. sui medii e sui fenomeni medianici].
Hennig Rich., I V
under and Wissenschaft . Rine Krdtk u. L r- kliirung der occulten Pillinomene. Hamburg, Gutenberg, , [Critica giudiziosa e serrata di varii
fenomeni occulti¬ stici, fra cui le tavole giranti]. Kircuner Fil, Der
Spiritismus, die Narrheit unserer Zeital- ters. Leipzig, . ’s, Worterbuch der
pliilosophischen Grundbegriffe, V* Aufl. neuarb. von D.r Cari Michaelis. Leipzig,
Diirr’ s V., [Diversi articoli].
1 X Jastrow J., The moderne occidt, ‘ Pop. seientific
Monthly New-York, The subcnnaeious. Boston,
Houghton, , in 12", p. xii‘550. Trad. frane. : La subconscience. Paris,
AleaD. [Agg. alla indieaz. di p. xl,
Bibl. Tomo I"]. Schneidek W., Ber tiene Geisterglaube. .
Scheffi.hr Hehm , Das Wesen dei- Geister. Braunschweig. Sttbbled
Geouoes, Spiritualisme et spiritisme. IP édit. Paris, Tèqni, 18”, . Tbiesdkei. W.. Bottoni Facts
concerni ng Spiritualism. New Edit. New-York, , Wìnki.ek Wii.ii., Zar Reform
des impennatiteli Spiritismus. Leipzig,
M Altmann, [Opuscolo interessantissimo,
perche basato sull’esperienza decennale dell’A. colla celebre medium di Berlino
conosciuta sotto il nome di Temine inas/jin'e. : egli in¬ voca una riforma
dell’antiscientifico e inopportuno modo di sperimentare degli
spiritisti]. Per la descrizione e autobiografia della medianità.
[Vedi pag. xxxi-xxxv ilei Tomo 1]. Darkl Tu.. La spiritiuilination
de Tètre par V Ènti ittioli, la Mo¬ rale et le Fgychisme. Genève, [Scritto per mezzo della medianità della
signora Erath], Dufaux E «MANCE, Vies dictées d'outre-tombe. — Jeanne
d’Arc par elle- niènte. Melun, 1855, op. [Opuscolo importantissimo: lo spirito
di “ Giovanna d'Arco „ detta la propria biografia (!!!) a Ermanzia Dufaux,
medium di 14 anni]. Eiikiu.e Kari. Fk., Fine Soitinambule-kranken
Geschichte, ecc. Leipzig, O. Mutze, , p. tv-150, con fig. [Illustrazione di un
caso abbastanza raro, per opera d'un magneto-patologo]. Goopn. A.. Polir
et Cantre. Recherches datts T incorniti. Tours, Arrault, 1893 [Lo spiritismo
sarebbe una conferma dell'animismo universale. — 11 medium dell’A. era sua
moglie]. Laxgsdohfe v., Die Schutzgeister nml eine vergleichende I eber-
sicht der Erscheinnngen des Lebinsinagnetismus. Leipzig, O. Mutze, s. il., un
gr. voi. [La prima parte, sul futuro, è scritta media¬ nicamente sotto dettatura
di un’ “intelligenza occulta,. In ap¬ pendice : Erlebnisse des Meditane ani
llofe Alexander HI zti Pe- tersburg], N. N., Reisen in den Monti, in
tnehrere Sterne ti. in die Soline. Geschichte einer Somnambàlen,
eco. Heilbronn, XIII* ediz.: Saint- Gallen, XXYII* ediz. !!, di p. 836 [Viaggio
nella Luna, nel Sole e nelle stelle, di una visionaria di Weilheim sulla Teck,
nel Wurtemberg: sul genere dei viaggi di Elena Smith in Marte].
Pkociiabzka u. Grììnhct, Reflexionen aus der Geisterwe.lt. Buda¬ pest, 1873
[Interessantissima raccolta di comunicazioni spiri¬ tiche, ottenute in un
circolo di “ Spiriter-Forscher , a Buda¬ pest]. Rudolphio (?), Die junge
Hellseherin. Tubingen, 1858, 11“ ediz. [Cotnunic. e visioni di una sonnambula,
Ifigenia Stradella (ita¬ liana?), sull’avvenire, con i soliti viaggi planeto
astrali nella Luna, nel Sole e nelle stelle !] Santonoceto Gaetano. Il
Viario degli Spiriti. Messina, 0. Trin¬ cherà, 1907, 8°, p. 272 [Narrazione, a
mo’ di romanzo, delle gesta di una giovane medium : si dice però che i fatti
narrati siano veridici !] Sardou V. et Pradei., La Clef de la vie. Paris,
1857 [Ce¬ lebri comunicazioni ottenute dal famoso commediografo col medium
Luigi Michele de Figani'eres : il sottotitolo è espres¬ sivo : “ L’Uomo, la
natura , i mondi, Dio. Anatomia della vita umana. Rivelazioni stilla scienza di
Dio!,] [Saubkrt], Quelques pensées de l’Ésprit frappeur. IIe edit. Car-
cassonne, 1878 [Poesie, racconti, fiabe, eec., dettate da uno spirito
tiptologico]. Schrerkr D. P., Denl'wii rd igkheiten eines Nervenkranken.
Ba¬ silea, Libr. A. Geering, 1903 [Descrizione ili meraviglie super¬ sensibili
esperimentate dall’A. in istato di pazzia : pregievo- lissimo contributo alla
psicopatologia dello Spiritismo]. SiNNKTT Tu., The occult World
phenomena, and thè Society f. psychical Research, 1895 [È la difesa della
Blawatski contro le acerbe critiche dell’Hodgson e del Solovyoff]. U ni.
mann J., Blicke in dus Jenseits. Bern.. 1 [Visioni di una sonnambula ‘
chiaroveggente „, Maddalena Wenge di Berna]. BJ con metodo investigatorio
: Abbott David P., Behind thè scenes with thè Mediatila, Chicago, Open
Court Pubi. Comp.. 1907, in-lS”, di p. vi-328 [Spiega
con trucchi prestidigitatorii, da lui abilmente ripetuti, gran parte della
fenomenologia straordinaria dei medii Americani profes¬ sionisti]. Flournov Tu., Choréographie
somnambuligue. — Le vas de Mugdeleine G. ~ Arch. de Psycb. , con tav. [Cfr. con lavori di Magnin e Schrenck-Notziug sul
mede¬ simo soggetto]. Henry V-, Le langage martien. Elude analytique de la
génèse d'iute langtie dans un cas de glossologie somnambuligue. Paris, Maigonneuve [Il caso è quello di Elena
Smith (Muller) di Ginevra ; e l'Henry dimostra che il preteso linguaggio mar¬
ziano è un miscuglio di parole derivate dal francese, dall’in¬ glese,
dall’ungherese, ecc. lingue, tutte, più o mino conosciute dalla medium].
Gessmann G. W„ Die Psychographie, das isl die Gaie d. me¬ di uniti istiseheu
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nel 1872), pubbl. nel 1891 [Sui fakiri in¬ diani e sui giuochi pseudo-spiritici
del famoso giocoliere Bel- lacchini], Yost s, Spiritualistica Siate and
Dictionary. Philadelphia, Yost a. C., s. d. [Guida, cifrario e istruzioni per i
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aumentata e coordinata, di vecchi articoli, massime sui fenomeni ipnnidi e
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Galles. Toulouse. Soc. public. mor. et relig., , 8°. p. 6Ì3. con 28 fig. [Notizie interessan¬ tissime sulle manifestazioni
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pag. 372 [Importantissimo e originalissimo, per la psico¬ logia dei delirii
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merkungen dbereine ÌVurzel des Abergluubens, ‘Monats. f. Psych. u. Neurol. „,
1901 [Originalissimo studio di 'psico-analisi „ sulle fonti ordinarie della
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Chicago, Gif.ssi.kr Karl Max, Aiis dein Tiefen des Traumlebens. Halle, 1890, 8°, p.
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der Hypnose and d. Suggestiva, eoe. Wiesbaden, Bergmann. Maga in Emilk, L'art et l'
Hypnose. Interprétation plastique d'oeurres littéraires et musicales. Genève, Edit. “ Atav. ,. Paris, F. Alcan, 1907, in-4°
picc. con molte illustrazioni [Splendida pubblicazione sulla famosa medium
mimo-musicale russa, Mad¬ dalena G., in contrasto con l'opera di
Schrenck-Notzing, eit. nella Bibl. Tomo I, p. mi], Martin L., Le Magnétisme humain en
face de l’ Hypnotisme. L’ Action curative à distance. Moutiers, Ducloz, 1907,
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Paris, A. Maioine, Tissié Ph., Les Réces. Paris, Alcan NOTE BIBLIOGRAFICHE SULLO
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Lachatre) : “ Rev. génér. d’Études psychk[ues „ (Boso), Parigi: “ LaNou- velle
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scliaft , Bertuelbn), Grossenh.; Neue metaphysische Rundschau „ (1896, Zillmann),
Grosslichterfelde, presso Berlino; “ Lucifer, Zeitschrift f. Seelenlehen und
Gcisteskultur, ecc. r (l>.r Rud. Steiner), Berlino; ‘Zeitschrift fiir
Okkultismus „ (D.r Brandler-Pracht), Lipsia; ‘Sphinx, (edit. C. Schwetschke),
Gera-Berlino. In Inghilterra : Human Nature. A monthly journal of
Zo'istic Science . Londra. In Italia:
Ultra, rivista teosofica (Decio Calvari), Roma, con rubrica sullo
spiritismo. Editori e Librai principali dello Spiritismo:
Barcellona: Libr. Carbonel y Esteva,
Rainbla de Cataliina, . Berlino : — C. A. Schwetschke.
Grosslichterfelde b. Berlin: — Paul Zillmann, Ringstrasse, 4 a. Leipzig:
— Oswald Mutze, Liudenstrasse Altmann, Verlag, Salomonstrasse Mexico
Agencia de Rivistas espirìtas y teosofica.?. Restituto Callejo. D. F. I. a.
Indipendencia, 9. Milano : — Libr. edit. Ars Regia del D.r Sulli Rao (teosofico).
Paris : — A. Daragon, Lib.. Rue Duperré, Negozianti di giuochi ‘spiritici, di
presti- digitazione secondo l’arte americana: Chicago: — George L.
Williams a. C.°,Cluunplain Avenue. Philadelphia : — Yost and Company, “
dealers in magica! apparatus, spiritualistic secrets, ecc. SUPPLEMENTO
ALLA BIBLIOGRAFIA DI PALADINO (l e 11 semestre). Baezisi Luigi. Nel
mondo dei misteri con Eusapia Pa¬ ladino, con pref. di C. Lombroso. Milano,
Baldini Gastaldi e C., , con tav. [È la raccolta degli articoli
pubblicati prima sul Corriere della Sem, ai quali fa da prefazione un articolo
già edito dal Lombroso sulla Lettura], Baudi de Yesmb C., L’explication
spirite et spiritualiste des phénomènes psychiques, “Ann. d. Se. psych.„,
. [A proposito delle pubblicazioni di Lombroso, Morselli, Foà,
Aggazzotti, ecc., sulla medianità d’Eusapia]. Eusapiana, “ Ann. Se.
psych. con ritr. Berndt G. H., Das Buchder Wunder, già cit. a pag. xxi,
Bibliogr. Tomo I. [la maggior parte del capitolo sullo spiritismo fe
occupato dalla trad. del rapporto della Commissione di Milano, con ritratto di
Eusapia. Bosc E., La Psychologie, già cit. Bibl., Tomo II, pag.
vii. [Le prove della realtà dei fenomeni spiritici, , sono desunte
esclusivamente dalle esperienze di E. P„ ma con molte inesattezze di fatto e
con scarsa critica]. BOTTAZZI (vedasi), Nelle regioni inesplorate della biologia
umana, Rivista d’Italia, trad. in “Ann. d. Sciences psychiques „, n' vari. con
fig. [Importante studio di un esperto fisiologo, associato ad altri
sperimentatori di vaglia, fra cui l’esimio patologo Prof. Ga¬ leotti. sulla
autenticità dei fenomeni medianici della E. P.]. Du Pbel Cabl, Bei-
Spiritismi u, già cit., pag. xxiv, tomo I. [11 111 eap. dell’opuscolo,
sotto il titolo: Lotta attorno allo spiritismo in Milano, è dedicato alle
sedute di casa Finzi: e l’autore parla di John Kings come di un personaggio
reale! Die magische Psgchologie. Jena,H. Costenoble, in-8“. [È la seconda
parte dell’opera: Die Magie als Natuncissen- schaft, e si occupa molto dei
fenomeni della Eusapia Paladino, ai quali attribuisce la qualità “ magica
,]. Loewenfeld L.,
Somnambulismus und Spiritismos. IIe verni. Autìage. Wiesbaden, Bergmann, 1907,
in-8° gr., pag. 71. [Sui
fenomeni fisici cita la E. P. per le sedutedi Genova compiute sotto la mia
direzione e riferite dal Barzini]. Ruggebi D., Altre sedute con Eusapia,
“ Luce e Ombra „ . _ Per “ Le impressioni di un uomo di scienza sui
fenomeni Eusapiani . [Osservazioni critiche garbate ai miei articoli del
Corriere della Sera]. T anfani A., La Paladino alla Società Romana di
Spi¬ ritismo, “ Luce e Ombra I grandi
medi dello Spiritismo (Eusapia Paladino), • Luce e Ombra „, Yenzano dott. G.,
Contributo allo studio delle materia¬ lizzazioni, “ Luce e Ombra - ,, tiad. in
“ Ann. de Se. psychiques „, Parigi. [Narra sopratutto di fenomeni di
materializzazione ottenuti con Eusapia nelle sedute di Genova. Da raltrontare
con le mie Impressioni e note sulle medesime sedute]. LE SEDUTE
MEDIANICHE CON PALADINO (Serie). Deputi qu'eUe existe
VJIumanité n 'a pus avance d’un pus sur ìa rotiti du m untóre que notte
méditons ( « V Immortaliti »)... Il n’y a peut-étre aucun rapport poasible ou imaginahle
entre Vergane qui pose la question et la réalité qui devrait y répondre »
. Maurizio Maeterlisck. 1 SERIE
li. Le cinque sedute dell' inverno 1901-1902 al “Circolo
scientifico Minerva,. PRELIMINARI Composizione e intenti del gruppo.
In questa seconda serie di esperienze con la Eusapia Pala¬ dino, tornata
appositamente a Genova dietro nostro invito, gli osservatori furono diciotto,
in parte scelti fra quelli che operarono nel maggio-giugno, in parte nuovi,
aggregati con libera votazione dei primi. Per rendere le esperienze più
facilmente accertabili, ed anche perchè la pratica degli spiri¬ tisti liguri ha
dimostrato utile limitare il numero dei presenti ad una seduta, si stabili di
dividerci in tre gruppi, di sei persone ciascuno. Il primo gruppo, presieduto
dal sig. Carlo Peretti, operò dal 21 di novembre al 4 di dicembre, in cinque
sedute a giorni alterni : non ne furono mai pubblicati i ver¬ bali. Il secondo
gruppo, presieduto da me, operò in altre sedute, e qui riporto tali e quali le
mie Impressioni di allora. Il terzo ed ultimo gruppo, diretto dal Prof. Porro,
tenne occupata la medium pure in cinque sedute dal 16 al 31 dicembre, e di
questa serie diede ragguaglio L. A. Vassallo [Gandolin], prima sul suo giornale
11 Secolo XIX, indi in un volume a parte {Nel mondo degli Invisibili). Ogni
gruppo rimase libero di procedere negli V I 4
esperimenti come meglio credette, sia per i metodi di con¬ trollo, sia
per la preferenza verso determinate ricerche, sia per il luogo e le ore dei
convegni con la medium. 11 nostro gruppo si compose come segue: Cantò,
libero docente di Patologia medica, Medico Primario dell’Ospedale Galliera
; 2. Sig. Fausto Ferraro : questi, essendo il più giovine, fungerà da
segretario e redigerà i processi verbali ; 3. Prof. Panagino Livierato,
prof, di Patologia spe¬ ciale medica; 4. Prof. Enrico Morselli ; 5.
Ing. Comrn. A. Omati, direttore dei Cantieri Ansaldo' a Sampierdarena; 6.
Prof. Guido Pellizzari, direttore dell’Istituto Chi¬ mico nella R.
Università. Dei sei membri del gruppo, due soli, io e Ferraro, cono¬ scevamo
la Paladino e avevamo acquistata in undici sedute pratica conveniente, l’uno
per dirigere, l’altro per narrare le sedute. Un terzo, il prof. Livierato,
aveva già assistito ad una seduta in casa mia (della quale dirò in altra parte
del libro). Gli altri tre compagni erano affatto digiuni di spiritismo e di
fenomeni Ensapiani. Dopo lunga discussione decidemmo di tener le sedute
nel locale del Circolo Minerva, in via Giustiniani. Il primf> gruppo aveva
operato in casa del suo direttore, il sig. Fe¬ retri; ma per conto nostro
opinammo che era preferibile un luogo neutrale, tanto più che la sala maggiore
del Circolo, facilmente chiusa ad ogni intervento estraneo, collocata in una
parte remota e silenziosa della vecchia città, ci permetteva di eseguire ogni
sorta di vigilanza. E poi c’era già nell’aria, per Eusapia, l’influenza
psichica delle buone sedute della pri¬ mavera avanti : era sperabile che il
medium vi riprendesse la serie dei suoi successi e andasse anche oltre.
Nè mutammo l’arredamento e neanche l’istrumentario con¬ sueto delle sedute
spiritiche, salvo l’aggiunta di una stufa a gaz pel riscaldamento. Già Eusapia
se ne sarebbeimpressionata, e fino ad allora era inutile parlare di strumenti
scientifici, di registrazione grafica dei fenomeni, di esami fisiologici sulla
sua persona: io l’avevo ben capito nell’ andarla a salutare nella casa ove
stavolta era ospitata. Dissi a me stesso : — Fra qualche tempo, rotto il
ghiaccio, si avrà una Eusapia sempre più malleabile sotto quel riguardo : e
allora chi verrà dopo di noi potrà con minori stenti applicare metodi
scientifici, magari rigorosissimi, allo studio della medianità. —
Precisamente così è avvenuto di J. M. Oharcot nel campo dell ipnotismo : c
e sempre chi trae profitto nel camminare spediti per una strada da poco tempo
aperta da altri pionieri; ma cammina sulle orme altrui e malamente riesce a
farle dimenticare, pur stampan¬ doci entro le proprie e così cercando abilmente
di cancellarle... Il programma delle sedute di cui disponevamo avrebbe
do¬ vuto essere combinato in modo da sfruttare, per così dire piu completamente
che fosse possibile la potenzialità del medium. Noi tutti desideravamo, — anche
quelli che non avevano visto mai l’Eusapia all'opera, — di arrivare
sollecitamente alle mas¬ sime manifestazioni spiritiche, quali sono le
apparizioni o ma¬ terializzazioni visibili. A tale scopo sarebbe stato
opportuno però che la nostra attenzione, più che sui metodi di con¬ trollò, si
fosse portata sui fenomeni, incoraggiando in tale <niisa la medium a darci
le prove più alte e complicate delle sue facoltà medianiche. Ma, purtroppo, noi
non pensavamo, da un lato alle abitudini oramai inveterate e immutabili dell
Lusapia, dall’altro alla composizione disarmonica del nostro gruppo Fino dalla
prima seduta si ebbe infatti un arresto della indagine alla fase preliminare,
perocché si cominciò a dare eccessiva importanza al controllo sulla persona de
la medium, e indisponendone l’animo, se ne paralizzarono anche le_ azioni,
sopratutto a distanza. La cosa era prevedibile essendovi ne t'runpo due soli (
io e Ferravo) oramai convinti della sincerità dei fenomeni, almeno pel massimo
loro numero: un terzo ancora fortemente dubbioso di essere stato ingannato
nella sola seduta cui già aveva assistito (il prot. Livierato); e tre atfat o
nuovi ed inesperti, e però tratti naturalmente a dubitare e ad esigere un
controllo continuo, fastidioso per la Eusapia, faticoso per noi stessi, e in
generale ritardante, se non ini¬ bente, le manifestazioni. Le cinque sedute
sono perciò li¬ maste poco fertili in “ fenomeni „, come si vedrà, e noi non
siamo andati di molto oltre a quello che avevamo ottenuto nella serie
sperimentale di primavera. Ciò nonostante, fino dalla prima serata si
ebbero inamte- stazioni varie e, per chi ne conosce la portata, eziandio sicure
e sincere; non tali però per numero e per evidenza da tra¬ scinare alla
convinzione quelli tra di noi, che tuttora si ro- vavano nella fase dello
scetticismo pre-spenmentale. Qui avverto, intanto, che alla fine della prima
seduta il professore Livierato si dichiarò pienamente convinto dell autenticità
dei fenomeni e, in particolare, del trasporto di oggetti senza vi¬ sibile
contatto, anche fuori della portata di mano della medium. Altri due colleghi,
il prof. Pellizzan e il dott, Oantu, uscirono, per contro, da tutta
intera la nostra serie di sedute ancora dubbiosi, non tanto sul modo di
interpretare i fatti veduti, quanto sulla stessa realtà di alcuni fra codesti
fatti Io non voglio occuparmi dei giudizi altrui sui fenomeni eu- sapiani,
quando pur si tratta di persone con le quali mi sono trovato a sperimentare:
dovrei allora cominciare a discutere sulle convinzioni dei miei compagni
“spiritisti,, le quali hanno, per lo meno, il carattere di induzioni ricavate
dagli stessi argomenti positivi dei quali io mi valgo per dichia- rarm1 ancora
“antispiritista,. Per me la realtà ed auten¬ ticità della massima parte dei
fenomeni, che ho raccolto nelle sedute con la Paladino, non ha più ombra di
dubbio pur riconoscendo che vi esiste una innegabile miscela di stra¬ tagemmi e
di manifestazioni spurie. Intanto, neanche ai miei compagni piu scettici e più
austeri del 1901-2 riuscì mai di cogliere in fallo, seduta stante, l'Eusapia.
In questo campo specincp ed irregolare di fatti naturali si ha talvolta l’im¬
pressione vaga dell’ inganno, si sente, per così dire, in aria che il fenomeno
manca di sincerità od è effettuato con ar¬ tifici, e che quindi non ha indole
propriamente “ spiritica e neanco psich.cistica , ; ma poi non si giunge a
scoprire I insidia ne a sventare la trama. Il dubbio rimane, ma si
esaurisce in tanti ma ed in tanti se . E allora si capisce come una
discussione basata su elementi incerti, su impres¬ sioni fuggevoli, su
apprezzamenti spesso più di sentimento c ìe di ragione, a poco approdi; e poi,
nulla valga per la so¬ luzione definitiva del problema. E meglio è che io
esprima sinceramente ma esclusivamente le mie impressioni proqres- swe. “i
allori‘> e tenga conto di quelle degli altri solo' per quei tanto che esse
abbiano servito a correggere o ad asse¬ verare ed a confermare le mie.
Anche per questa seconda serie di sedute avevo adottato il metodo di
annotazioni che usai nella prima: ossia, munto a casa, ho scritto dopo ciascuna
serata ciò che ne pensavo meno preoccupandomi della descrizione dei fenomeni
che deli esame delle condizioni in cui avvenivano. Infatti, il valore di queste
nostre esperienze paladiniane del dicembre 1901 piu che da novità o
eccezionalità di fenomeni, deriva dalla costituzione del circolo : nessuno dei
sei assistenti era spi- ì insta , tutti eravamo piuttosto inclinati all’
antispiritismo • eppure, le manifestazioni fisiche si sono avute egualmente.’
Segno, questo, che la “ fede , aiuterà sopratutto le manife¬ stazioni
intellettuali dello spiritismo, i messaggi, ma che a i iguardo dei fenomeni
obiettivi di medianità, che sono poi NUOVE ESPERIENZE CON LA
PALADINO i più sperimentabili, la Metapsichica può diggià camminare
< 0 \ o n 6 c^er a * più da mettere le mie impressioni al cimento della
disputa con gli altri membri del Circolo Minerva, e nero i fogli delle mie
estemporanee scritture sono limasti sempre presso di me. Dichiaro, però, che le
ho redatte m gran fretta affinchè non mi sfuggisse il ricordo esatto delle cose
percepite, nè mai le ho rilette: le rivedo ora dopo cinque anni e mezzo per
darle alla stampa, e le inserisco qui aflatto immutate, salvo insignificanti
ritocchi di forma. Genova. LA SEDUTA. I
fenomeni della serata. La prima seduta del nostro gruppo cominciata alle
21 30 è terminata verso le 12,20 di notte, e non ha dato “ fenomeni di grande
rilievo, massime per me che oramai sono corazzato contro le meraviglie , usuali
della medianità paladiniana. Come in tutte le prime o isolate sedute che
concede la Eu- sapia le manifestazioni sono state elementari, anzi un no’
stentate e incoerenti, come se la medium avesse bisogno di orizzontarsi nel
nuovo ambiente. Io non ne darò una descri¬ zione minuta; dal verbale che Fausto
Ferrara ha redatto e che con grande sollecitudine mi ha consegnato, t.ol<ra
le seguenti sommane notizie. ° A luce piena [ becco di gas, reticella
Auer): - Moti e solle¬ vamenti parziali del tavolino; - picchi (• raps ,) entro
la so¬ stanza del legno, sia spontanei, sia in risposta a colpi eseguiti da
noi; - sollevamento completo (‘ levitazione „) dei tavolino senza alcun
contatto della media, e con la catena delle nostre mani sospesa per aria, a
circa qualche centimetro dal suo piano A luce debole (chiarore proveniente
dalla porta aperta del- 1 anticamera, in cui brucia una candela stearica): —
Soffi freddi sulle mani e sulla faccia dei vigilatoci ; — moti di
avanzamento e regresso delle cortine nere del gabinetto; - solleticamenti
leg- ^ìeri (di mani invisibili) ai fianchi dei due violatori
de*°lÌ«silna o semi-oscurità (chiarore "come sopra, con chiuso un battente
della porta d’anticamera): — Toccamenti piu torti e meglio sentiti ai
controllori; — sottrazione abba¬ stanza violenta della seggiola a quello di
sinistra (Livierato) A luce rossa (lampadina elettrica da fotografo, di 5
candele): Levitazioni complete del tavolino, della durata di 5"- son-
t™n„ne r stnaL;larae,>t0 e di battiti sulla spalla di un con- mente J
lì 8lnls^a’ mG?tre Eua*P>a strofina e picchia legger¬ mente sulle spalle e
sul capo di quello di destra; — picchi dentìnÒd8ULe p,mb®.de1llaf^iola di
un controllore, corrispon- lenti ad uguali gesti di Eusapia; — gonfiamento e
svolazzo della tenda che è proiettata sul tavolino; — vento freddissimo
dal gabinetto; — attrazione della cortina nera, operata da Eusapia con
movimenti visibili della sua mano a distanza; — sollevamento, pur visibile, di
una seggiola non toccata. In oscurità completa: — Toccameuti reiterati ai
controllori; — trasporto di oggetti situati a distanza di circa 80 cent, e a
destra di Eusapia (una cornetta, un'armonica) e loro arrivo sul tavolino; scosse
e avanzamenti del grosso tavolo sul quale essi si trovavano; — suono della
cornetta; — una potente bussata sul tavolino medianico; — spostamento della
seggiola già sollevata a luce rossa, e tentativo (non riuscito) di ripor¬ tarla
al controllore cui fu sottratta. Questo ultimo fenomeno esaurisce la Eusapia.
che alla mezzanotte chiede di riposare. Notevole il fatto che durante
tutta la seduta la Eusapia rimase sveglia, tranne un corto periodo di
semi-trance du¬ rato non più di mezz’ora, e preannunziato da sbadigli e da
lievi contrazioni delle braccia : ma in tale sua condizione si ebbero soltanto
sensazioni di toccamenti e di soffii freddi. Il medium e la sua
sistemazione tecnica. Eusapia Paladino è tornata a Genova in condizioni di
salute più prospere che in maggio-giugno. Questa volta non si lagna delle sue
solite mal definite o indefinibili sofferenze nervose (iperestesia del lato
sinistro, cefalalgie, ecc.) : ed è apparsa a tutti di buon umore, fatto questo
che i compe¬ tenti in spiritismo ritengono favorevole alle manifestazioni
medianiche. Nonostante che abbia superate diggià le cinque sedute del primo
gruppo di “ sperimentatori iersera non si mostrava stanca: però, come le accade
ogniqualvolta deve “ sperimentare „ con persone a lei sconosciute, si trovava
in uno stato psichico di lieve apprensione. Mi ha salutato senza alcun segno di
compiacenza e dirò lepidamente, ma questa sua accoglienza non mi meraviglia;
infatti, io, che essa ritiene d’essere riescila a convincere fin dalla
primavera, non rappresento più per lei un ostacolo da superare, nè un motivo di
diffidenza. La sua vanità di medium è sodisfatta per quanto mi riguarda ; e
però essa rivolgerà ora la sua at¬ tenzione agli altri del gruppo, che le
sembreranno ancora increduli. .Tersera palesò specialmente che le stava a
cuore di convincere Livierato, di cui essa sa il giudizio non troppo
favorevole sui fenomeni veduti in casa mia: ci accorgiamo tosto che con
civetteria quasi fanciullesca essa vuole abbo¬ nirlo, disarmarlo. Questo
bisogno di abbattere i dubbi e vincere i sospetti è naturalissimo, ma alla fine
diviene una causa d’arresto nello sviluppo dei fenomeni in una determinata
serie di sedute ; dirò di più : deve avere arrestato anche l’evoluzione
progressiva delle facoltà medianiche d’ Eusapia. Da molti anni le
manifestazioni di costei sono sempre le medesime, nella pura sfera meccanica:
pochissima, come dissi, ne èia intellettualità. Ferma nel proposito di
dimostrare la propria energia medianica mediante i fenomeni più grossolani (alza¬
mento di mobili, spostamento e trasporto di oggetti, trom¬ bettate, chitarrate,
ecc. ecc.), la Paladino è alla lunga un medium monotono; le sue sedute si
assomigliano troppo, e finiscono coll' ingenerar noia anche là dove^ i fenomeni
sa¬ rebbero eccellenti. Si ha un bel chiedere a “ John „ di ope¬ rare con
maggiore sollecitudine, di manifestarsi con un po’ più di vivacità, di
inventiva, di intelligenza; ma tutto è inutile. La sfera d’azione del
disincarnato corsaro è oramai fissata. * iò porta a pensare che sarebbe
veramente utile per la scienza psicologica il trovare dei medium vergini,
immuni da ogni pregiudizio di tecnica, pienamente liberi di mani¬ festare senza
regole o norme scolastiche le loro attività iper- psichicbe; dico “scolastiche,
perchè si tratta di una vera scuola a un dipresso eguale a quelle ginniche !
Fino a che la psicologia sarà costretta ad accettare i medium che le provengono
dui circoli spintici, e già adusati a quei metodi a quelle formule a quella
tecnica un po’ bizzarra e un po’ sciocca, non si potrà ottenere una grande
varietà di fenomeni: e neanco si sarà sicuri che la produzione costante di quei
determinati fenomeni non sia conseguita mediante un abilis¬ simo esercizio. Io
non voglio dire con ciò che la medianità sia tutta un arte prestidigitatoria,
come qualcuno sogghi¬ gnando ei soffia dietro le spalle : ho già espresso la
mia opi¬ nione che è oggidì favorevole alla realtà e veridicità dei fenomeni
(salvo la mescolanza di alcuni stratagemmi e di alcune illusioni sensoriali).
Voglio semplicemente dire che la medianità studiata negli Home, negli Eglinton,
negli Slade, nelle Paladino e nei Politi obbliga la scienza psicologica ad
°Pei^aie 'n circostanze troppo prefissate, e che non sono scien¬ tifiche. la
costringe a rispettare abitudini spesso viziate, e preconcetti spesso ridicoli;
e le vieta di scorgere le azioni AUTOSUGGESTIONE DEL MEDIUM di questa
più o meno occulta forza bio-psichica nella loro indole genuina e spontanea. Il
Metzger non si mostra alieno dal credere che i medii siano spinti a frodare
dalle stesse esigenze del metodo scientifico ! Un’altra conseguenza
dannosa dell’uniformità della tecnica spiritica della Paladino è che essa non
le giova molto per vincere lo scetticismo. Ed è veramente contradditorio questo
bisogno che la medium avrebbe di trascinare gli increduli fuori del dubbio, con
le limitazioni intellettualmente basse che essa medesima, o per abitudine o per
misoneismo, im¬ pone alla propria fecondità medianica. lo scrivo di
proposito che essa medesima se le è imposte, giacché sono sempre più convinto
che la volontà della me¬ dium opera continuamente nella produzione dei
fenomeni, i quali non è vero che avvengano completamente fuori della Sua
coscienza. Basta guardare alla sua preoccupazione inces¬ sante del controllo,
alla preferenza verso quei fenomeni che colpiscano la fantasia o sveglino emozioni
inattese nei pre¬ senti, ai sarcasmi ed alle riflessioni che essa loro intra¬
mezza, per acquistare la certezza che lo stato auto-ipnotico (“ trance „ o
estasi) è solo un mezzo per ottenere meglio e più speditamente un certo numero
di fenomeni, ma che questi sono in generale pensati prima dalla coscienza
ancora vigile della medium. In altri termini, il programma eli ogni serata
sembra prestabilito, come lo è in linee più grandi il programma di una intera
serie di sedute, nelle quali la Eusapia va ordi¬ nariamente dai fenomeni più
semplici ai più complessi, dal moto dei tavoli alle materializzazioni personali
complete (quando ci va!). E ciò non basta: è anche prestabilita nella mente
della medium la maniera in cui deve effettuarsi la maggior parte dei
fenomeni. L’auto-suggestione e la fisiologia della “ trance „. Più
studio queste straordinarie manifestazioni dell'attività psichica umana, e più
mi accorgo che la loro incoscienza o subcoscienza è da accogliersi in modo
relativo. Dissento, lo si vede, non soltanto da Pietro Janet e da tutti coloro
che per spiegare i fatti spiritici si basano sulla disgrega¬ zione della
personalità e sul dominio dell’automatismo o delle facoltà psichiche
inferiori, ma anche da Mvers. da Gelei e da quanti spiritisti o psichicisti
danno estrema importanza al subliminale. Poiché non mi risulta che Eusapia
produca i fenomeni in tali condizioni psichiche da avere ottenebrata e
inutilizzata sempre la sua coscienza superiore ; tutt’altro. In massima, ogni
fenomeno vien prima pensato (e perciò rappre¬ sentato e voluto....) dalla
medium: quando questa ha formato il suo piano, allora si sforza di entrare
nello stato psichico anormale, in cui le è permesso di svolgere meglio la sua
energia radiante per agire in quella data maniera. La rap¬ presentazione, ad
esempio, del moto del tavolo, dello sposta¬ mento di un oggetto, del toccamente
ad una determinata persona, ecc., ecc., si forma dapprima nella coscienza alta,
poi si riproduce nello stato secondo (“trance,). È una vera auto-suggestione
ipnotica o ipnoide, e si asso¬ miglia a quel fatto abbastanza volgare della
psicologia nor¬ male, per cui noi ci proponiamo di avere un dato sogno; e in
realtà nel sonno quel sogno si avvera poi per una rie¬ vocazione delle iinagini
che avevamo ruminate durante la veglia: anzi, quelle iinagini rievocate sono
ancora più vive e limpide delle vigili. Adunque, l’automatismo, per cui si
liberano le energie medianiche, sarebbe, conforme alla defi¬ nizione di
Hartley, nn automatismo secondario; esso è pre¬ ceduto da una fase in cui il
movimento finalizzato (la causa interna del “ fenomeno „) è perfettamente
conscio. Il passaggio dalla condizione di veglia a quella di auto¬
matismo involontario si effettua in modo diverso : ora gli ab¬ bisogna un tempo
piuttosto lungo, ed ora è rapidissimo. Nella prima parte della seduta la medium
dura fatica a passare in trance: più tardi questa si forma più facilmente e
svel¬ tamente. Dapprima, la coscienza della medium si sveglia spesso, e si
hanno alternative continue di veglia e di stato secondo: allora la si ode
avanzare qualche riflessione sui fenomeni, sul senso da attribuire loro, sul
procedimento da preferire per ottenerli; oppure la si sente schernire e sfi¬
dare i suoi denigratori. Più tardi la coscienza si oscura (generalmente), e il
sonno della “ trance „ si fa più lungo e pro¬ fondo. Ma dapprincipio i periodi
di subcoscienza sono anche soggetti di più alla autosuggestione della medium ;
ossia essa entra in “ trance , con la sola forza della sua volontà ogniqual¬ volta,
ideato un fenomeno, si proponga di effettuarlo. Alla perfine l’estasi si
stabilisce profondamente e si emancipa dalla volontà della medium: — solo
allora i fenomeni sem¬ brano più spontanei, e perdono quella finalità
(convincere un dato incredulo) che avevano prima; solo allora, vale a dire
nell’ultima parte della seduta, si ha il tumultuoso succe¬ dersi di
manifestazioni inaspettate e del tutto “ subliminali Con ciò viene
dimostrato erroneo il sospetto che il pro¬ gresso dei fenomeni durante una seduta
o una serie di sedute sia solo apparente, e ehe lo si debba alla minore
resistenza dei membri della catena, ossia alla convinzione via via for- mate
per cui essi si lascino più facilmente colpire da date sensazioni. Io ammetto
che la psiche dei presenti agisce insieme a quella del medium, si da dar luogo
a fenomeni piu cospicui quando vi è accordo o sinergia delle attività indi¬
viduali; ma tale influenza collettiva, oltre ad essere di natura ancora
indefinita, non può forse dare la produzione di fenomeni esopsichici come
effetto di una sominazione di codeste atti¬ vità. Penso invece che il progresso
si abbia per la sempre più grande facilità del passaggio dalla veglia
all’estasi nella medium. D’ altra parte, lo stato di “ trance „ è
ordinariamente superficiale, e solo per breve spazio di tempo diventa
profondo. L’attitudine particolare dei medium come Eusapia, consiste nel
provocare in sé stessi per autosuggestione lo stato favo¬ revole alle azioni
automatiche, pur conservando ancora un certo dominio della coscienza sui
proprii pensieri ed atti. La “ trance „ di Eusapia assomiglia per lo più ad un
dormiveglia . di quando, cioè, l’individuo sonnecchia, e ha la percezione
confusa di quanto gli avviene d’intorno, esegue atti automa¬ tici di difesa, si
ripara dalla luce, risponde anche alle do¬ mande, ma al risveglio non conserva
più che un ricordo vago e sommario di tutto il periodo di sonnolenza. Ani. he
nella Paladino la memoria dei “fenomeni „ è spesso incerta, ma raramente manca
del tutto: essa mostra doverne serupie un ricordo, per lo meno generico. Può
nascere però il dubbio che tale ricordo si riferisca soltanto alla
rappresentazione che dei fenomeni essa aveva prima di cadere in stato ipnoide :
tanto è vero che essa sembra rammentarsi spesso (quasi sempre) del fenomeno, ma
non del modo con cui si è effettuato. Vi sono però dei fenomeni
medianici, che oramai non p are richiedano più uno stato psichico
particolare della medium, o che sembrano avverarsi luori di un estasi manifesta
e con¬ tinua; ed uno dei più caratteristici è la levitazione del tavolo. Non si
può escludere però che durante tali fenomeni , latti in veglia apparente, la
Paladino non cada momentaneamente in estasi, o meglio in corte “ assenze ,
corrispondenti ad una “ trance ,. giacché il fenomeno è breve, oltrepassa
raramente 5-10-20 secondi, e 1’ attenzione nostra, colpita dal fatto
in sè, non si porta forse abbastanza sulla medium. Certi stati di
incoscienza o subcoscienza della neurosi epilettica ed isterica danno un’idea,
caso mai, di quanto deve avvenire nella medianità, giacché anche essi sono
fugacissimi, eppure bastano a causare i rapidi ma completissimi atti automatici
degli ammalati. Ho esaminato più volte, sopratutto iersera, le
modificazioni che la fase attiva di mediumnismo arreca nelle funzioni or¬
ganiche della Eusapia; e sebbene i miei esami, eseguiti in fretta e quasi di
sorpresa, non siano definitivi, ne do qualche risultato : Nella
circolazione: — In istato normale Eusapia ha la media di 60-70 pulsazioni e le
sue arterie sono molli, com¬ pressibili: invece durante la fase d’automatismo
il polso diviene più frequente, sino a 90 per 1 , e la tensione arteriosa
aumenta. ^ 2. Nella respirazione : — Oltre agli sbadigli di cui ho
parlato, la ‘trance, è annunziata da alcune profonde espirazioni (sospiri) ed
accompagnato da moti sussultorii del torace che poi si ir¬ rigidisce: allora il
tipo respiratorio si fa decisamente addomi¬ nale, come si vede nelle crisi di
molte isteriche. 3. Nella fonazione: — La voce cangia sensibilmente nella
“trance, : il suo timbro si fa rauco o gutturale, la sua intonazione più alta:
non di rado i fonemi emessi tradiscono l’ irritazione, il sarcasmo o
l’erotismo. 4. Nelle secrezioni: Tutto il corpo del medium in son¬
nambulismo si copre di sudore, lagrime abbondanti colano dai suoi occhi, e
l’urina emessa dopo la crisi è naturalmente più densa e carica di sali. Eusapia
dice che anche le mestruazioni sono rese più copiose e disordinate dall’eccesso
di pratiche medianiche. Nella sensibilità : — Nella fase sonnambulica, ho
già detto esservi una palese iperestesia del Iato sinistro d’Eusapia : ma in “
trance , letargica subentra una completa anestesia ed anal¬ gesia, in relazione
collo stato di incoscienza ed amnesia. 6. Nella reflettività : — Durante
la crisi le pupille sono enor¬ memente dilatate (anche perche si opera
d’ordinario in mezza oscurità), e nel risveglio le si trovano poco pronte a
reagire. 1 retiessi tendineo-muscolari, ottusi in istato di veglia, sono
aboliti del tutto durante la “ trance , e non si ristabiliscono se non qualche
tempo dopo. 7. Nella motilità: — Dei movimenti d’Eusapia, che sono il
fatto fisiologico più visibile del suo attacco autoipnoide, ho già discorso a
lungo : è indubitabile che quei tremori e cloni e spasmi tonici equivalgono ai
sintomi motorii delle altre grandi neurosi convulsive. Ma, uscendo dalla
estasi, Eusapia fe amioste- nica, con un po’ di paresi nelle membra, massime a
destra. L’accertamento di queste reazioni fisiologiche della ine-
LIMITI BELL’AUTOMATISMO SUBOOSOIESTK dianità vale contro la tesi
scettica della frode generica : sono sintomi che non si possono simulare.
Miseria intrinseca dei miracoli Eusapiani... e del miracolo
spiritico in genere. a) Il fatto della poca intellettualità dei fenomeni
medianici della Paladino di fronte a quelli altamente evoluti sotto l’aspetto
ideale di M.lle Smith di Floubnoy, dipende certa¬ mente dalla scarsa coltura
della popolana Napoletana. Le idee che dalla coscienza passano al suo
subcosciente sono sempre le medesime, e stanno a significare appunto il suo
scarso potere imaginativo. Anche nella Smith, però, checché dicono il Mktzger e
gli spiritisti ginevrini, non si ha altro che un ■ travaso delle' idee Immerse
nel suo subcosciente quelle idee hanno dato origine ad un lavoro meraviglioso
di associa¬ zione su cui forse la coscienza non agisce più, non ha più
sovranità: ma prima ha bisognato che quelle idee passassero attraverso la
coscienza vigile della giovane commossa, sia pur fugacemente (una lettura, una
veduta, una percezione sonora, la rappresentazione di un atto). Ciò
diminuisce assai il valore creativo del subconscio, e determina meglio la
ragione della intenzionalità dei fenomeni, che gli spiritisti attribuiscono
alla volontà o al capriccio di volontà personali (?) estranee al medio o
suggestionanti mentalmente il medio stesso (Visani-Scozzi): si può parlale solo
di un trapasso di finalità degli atti dal campo della coscienza lucida a quello
della subcoscienza. Ciò toglie anche molta base alla ipotesi polizoistica e
polipsichica del Durano (de Gros), giacché quei suoi io secondari, soggiacenti
all io cosciente, non sono in grado di creare gran cosa per loro conto: se
qualche cosa sanno, fanno e vogliono, è solo di seconda mano, quasi come uno
strascico o, meglio, un dono spesso immemore dell’io primario. Si guardi
Eusapia all’opera. Muovere tavoli e far volteg¬ gierò oggetti per aria, toccare
e palpare le persone, formare delle luci indefinite e anche delle apparizioni
personificate (ul¬ timo sforzo della medianità fino ad oggi), tutta questa
fenome¬ nologia è di origine conscia: è discesa dall alto in basso, cioè dalla
coscienza al subconscio; non è salita, inaspettata e nuova, da questo a quella.
Ed è fenomenologia miserevole rimpetto alle invenzioni conscie dell’intelletto
umano! Non mi si venga a dire che i trapassati non possono far di meglio
per difetto di nn dinamismo intermedio bene adatto : lo capirei per le nozioni
di alta filosofia, cosmologia, teosofia, ecc. ecc., ma per produrre fenomeni
meccanici o fisici non c’è bisogno di simboli. Che povertà di logica in questo
spiritismo spurio, stile Eusapia! Domandiamoci che cosa stiano a farci degli io
secondari, delle personalità sub¬ conscie, che non sono capaci di pensare nulla
di “perso¬ nale Li si direbbe, scusandomi del paragone, scimmie o pappagalli,
che all oscuro ripetono atti, impulsioni semplici e raramente emozioni dell io
superiore, il quale pertanto ri¬ mane il burattinaio padrone e agitatore dei
fili della medianità. b) Un altro punto da guardare è l’influenza
dell'otò//- dine. Anche nella medianità questa impone alla lunga deter¬ minate
manifestazioni, sia perchè le rende più agevoli, sia perchè accresce l’
automatismo corrispondente, sia anche perchè risparmia ai medium la fatica di
imparare a com¬ piere nuovi fenomeni. I medium cercano di raggiungere il loro
scopo percorrendo le vie già aperte: per eit” sono" restii alle
innovazioni, si infastidiscono d ogni dubbio normativo che loro imponga fatica,
c cercano, quando possono, di in¬ gannare. La cosa fu studiata stupendamente
dall’OcHOROwicz e non ha più bisogno di essere “scoperta,,: rispetto alla
Eusapia posso confermarla per mia diretta esperienza. Tutto ciò
impoverisce in guisa pietosa il “ miracolo „ eusapiano. 11 \\ allace ha scritto
il suo libro sui Miracoli del moderno Spiritualismo non riflettendo che il
concetto di “ miracolo „ implica, non soltanto il contrario alle leggi note
della tìsica e della scienza in genere, ma pure il caso nuovo e imprevedibile
nel mondo. La previsione dei fatti naturali e delle conseguenze dei nostri
atti, da un lato è puro em¬ pirismo, dall’altro è vera scienza, secondo la
complessità dell operazione mentale che 1’ uomo compie nel prevedere. Ora,
quando io prevedo che mettendomi in catena con Eu¬ sapia il tavolo si moverà ed
alzerà in quelle date e oramai notorie maniere, io escludo il prodigio e nello
stesso tempo ammazzo 1 Occulto. Ci sarà da cercare il determinismo del fatto, e
particolarmente ci sarà da stabilire perchè la attività che dicono medianica si
spanda in codeste futilità da ra¬ gazzi; ma neanco si seguiterà a dire che un
Occulto siffatto abbia valore intellettuale, morale e materiale per 1’ umanità.
La sua importanza non sta nel contenuto intrinseco : sta nel processo
estrinseco di sviluppo e di effettuazione. Qui 1 Occulto ha interesse solo
perchè stiamo per disoccultarlo. GENESI DELLA MEDIANITÀ
INTELLETTUALE Ma gravita — nella bilancia — il pondo
delle manifestazioni intellettuali. Si è detto e affermato die certe nozioni “
rive¬ late „ erano all'atto nuove, che non provenivano dalla co¬ scienza del
medium, e gli erano inspirate da altre coscienze una volta esistite sulla terra
(comunicazioni di defunti). Ed io riconosco die tra l’immenso materiale
raccolto, come Dio vuole!, dallo Spiritismo-sistema, si trovano dei fatti non
facilmente spiegabili colle ipotesi psicopatologiche e neanco con le
animistiche e psichicistiche. 1 primi spiritisti dissero — e moltissimi
kardechiani ri¬ petono tuttora — che le inspirazioni avvengono mediante una
incorporazione diretta dei disincarnati nei medii : ossia uno spirito
penetrerebbe nel corpo del medium, quando co¬ stui entra in “trance,, e mentre
la sua “anima, o il “doppio, si ritrae o se ne va forse a passeggiare (come
credono i sel¬ vaggi ). Sarebbe dunque la coscienza personale di un morto
che^si sostituirebbe alla coscienza dormiente o esulata del vivo: donde la
credenza che le parole e gli atti del periodo sonnambolico siano le
comunicazioni immediate dell’Oltre¬ tomba. Ma oggidì la cosa è intesa
diversamente e meno fan-- ciullescamente : i trapassati inspirerebbero il
medium con suggestioni mentali, e le comunicazioni loro diventerebbero
telepatiche. Aggiungono, anzi, che vi dev’essere una continua telepatia, assai
più maravigliosa e potente della nostra, ira gli spiriti sopravviventi nell’
Altro Piano: di guisa che il disincarnato che sta “ comunicando , potrebbe
ottenere age¬ volmente informazioni ignorate dal medium, e da lui stesso,
rivolgendosi per trasmissione di pensiero a qualche altro suo ompagno “ errante
nello spazio ,. - Ma la cosa - dicono — non è facile da capire? non corre il
pensiero velocissimamente dall'uno all’altro polo e dalla terra ai corpi
siderei?!! È permesso ai Dénis e alle Noegoeratii di ignorare le leggi
psicologiche dell’ associazione. A questo modo il dogma spiritico, con un
antropomor¬ fismo degno di tutte le fedi religiose, fa sopravvivere i tra¬
passati dall’Altra Parte con le stesse facoltà che noi uomini possediamo
durante la vita terrena. E non considera che i viventi le posseggono unicamente
perchè son costituiti da un organismo senziente e reagente, messo in rapporto
con determinate forze naturali, e solo in conseguenza di un’evolu¬ zione
fisica, chimica, geologica e biologica di cui essi viventi sono altrettanti
anelli inscindibili. Questo “ spiritualismo , è di così povero e puerile
contenuto filosofico da lasciarci stu¬ pefatti che uomini d’alto intelletto non
ne scorgano la contraddizione enorme con lo stesso concetto metafisico dello
Spirito. Si lia il coraggio di citare Kant; ma il Mundm hi- teUigibilis del
grande filosofo nulla ha che fare cogli “ spi¬ riti „ di Allan Kabpec, composti
di “ materia fluidica , e accorrenti attorno al tavolo delle Pitonesse moderne
per darci le loro “ rivelazioni In primo luogo, quando pure queste si
studiano profon¬ damente, come ha fatto Flournoy per le “ rivelazioni „ tra¬
scendentali della sua medium, si arriva a scoprirne con in¬ finita verosimiglianza
il meccanismo: sono fatti per lo più di criptomnesia. — In secondo : anche se
non sono ascrivibili a reviviscenze di ricordi latenti, vi 6 il dubbio di una
telepatia -, cioè di una trasmissione di pensiero da qualcuno dei pre¬ senti al
medium. — Terzo: la telepatia potrebbe avvenire non soltanto tra coscienza e
subconscio, ma tra due subconsci, cioè tra quello della persona presente e
quello del medium : questi forse leggerii un ricordo latente che la coscienza
della persona ha dimenticato o ignora di avere. — Quarto : dato pure che la
nozione non arrivi al medium da nessuno dei presenti, non si sa come escludere
una azione telepatica a di¬ stanza tra un vivo lontano e il medium stesso. —
Quinto: in ogni caso vi è da guardar bene alla identificazione del pre¬ teso
defunto: i casi fino ad ora sicuri per gli stessi psichi- cisti piu oculati e
temperati non sono più di tre o quattro, forse anche meno ; ma forse non si è
fatto per nessuno un processo discriminativo, un’inchiesta radicale del genere
di quella di Flournoy. A volere essere schietti, lo stesso “ caso Pelliam
„. sul quale gli spiritisti odierni fanno tanto rumore, non esclude l’i¬ potesi
di un io secondario della Piper (James), pur ammettendo costei dotata inoltre
di poteri supemormali eccezionalissimi. Già quel succedere di “ Giorgio Pelliam
, [— Pellew] ad un “ Dott. Phinuit „ (che era evidentissimamente una
personalità seconda del medium) compromette il valore del caso e, se¬ condo me
, lo demolisce. Non importa se “ Giorgio „ ha vissuto | sotto il nome reale di
Pellew], e se “ Phinuit , è imaginario, giacché il processo psicologico di
impersonazione è stato il medesimo nella medium di Salem, tanto se il primo suo
personaggio era una creazione del sub-cosciente, quanto se l’altro è una
suggestione dell’ambiente psichicistico in cui essa vive da anni. E poi
I’Hodoson non avrà preteso di edificare una scienza nuova — e che scienza!
quella che ha da scoprire le “prove, dell’immortalità dell’anima! con un caso
unico, sul quale neppure I’Hysi.op, suo apolo- rfiOBLEMI “
SPIRITICI „ DA BISOLV EBE farolaaCCredÌtat0’ L'rede °he
sia stata detta Intima, definitiva PLornroTlaascLhealS°St0 COnfess,are
die 'a analisi del sciite della Smith *,? f Senesi di certe conoscenze
san- alla medium Ginevri.,-, ’ lu‘l[‘lnt ^a come lrj riguardo spiritisti
dappochi il a'rebbero toi'to di cantar vittoria gli inesica ’o SI a
““duTn V* k tbnte ^ di concludere seny'-.l,1 ] u tre tenomem non dà
diritto terrena cos? in ^ mdugl° ^ Ja ioro orig™ ultra- zzi
S&Z3& asserir autentici). Ma ormi an” i‘ ^ ,clbl b (lsolatl
e verosimilmente » miracoli 1° goio del saPere non ha forse i suoi nelle
nostre ^formule^ nen *** sforzi si facciano, ‘ teorie 3 U0Stre **8# »,
"elle nostre L’accertamento dei fenomeni. Jò
TcS„;:TiiVe,iir„5tutt" '* ^ tenuto mano, ginocchio e piede dèstro
deU° r° ^ L° certo di non averli abbandoniti ° della medium, sono anche
ritenere per fermo ni, * / un so ° istante : debbo .«»<» * ciaacum t
“*» sam inopportuno affermare che tre ma'ncli’ k m!’”"*0 proca nei
membri di um tìnti, a Ia nducia reci¬ devi il benché minimo dubbio sulla ove
si raffermato controllo non imi,-, 61 1,tu ed esattezza del - nella
sincerità dei fenomeni (W J)arlarsl (,i convinzione sotto ogni rapporto serio
>, ; r .S t ‘< 0 uu. uomo stimabile servare,C anche Pse nèn^ versato tX,
? 0 ad <>s- di sensi buoni e quindi in Ledo r lb,'aito acoro
a. trattiene k mano „ 5 pi,ie .ffiTdi Zfl ££ mano e quale piede, mi
assicura di non esserseli mai lasciati sfuggire, io debbo credergli sulla
parola. Sono io certo del mio controllo? Se si, debbo anche essere certo del
controllo di altri, quando questi è un medico valoroso e dotto come Li vierato
o Cantù, uno scienziato abituato a sperimentare nel suo laboratorio come
Pellizzari, una persona avveduta e di carattere fermo come Ferrato o l’ Ing. Ornati.
Altri¬ menti, in quale maniera acquistare la “ certezza „ ì I.
Esperienza e certezza. I logici, si sa, discutono anche oggi, ed hanno in
ogni tempo discusse le basi della certezza. Naturalmente, in tondo ad ogni
affermazione di un fatto, vi è la percezione dei nostri sensi. Quando il fatto
è affermato da noi perchè noi ]• abbiamo veduto, sentito, toccato..... il solo
dubbio che si possa conservare è che i sensi ci abbiano tradito: — ciò vuol
dire che dovremo allora mettere in campo la teoria delle nostre sensazioni e
percezioni; e se si vorrà risalire alle origini, o, meglio, approfondire le
radici del fenomeno percettivo, potremo arrivare anche alla metafisica della
cono¬ scenza umana, alla gnoseologia dei filosofi tedeschi. Ma a che prò' ?
Tutta la vita pratica umana, individuale e collettiva, è basata sul simbolismo
delle percezioni sensorie: e da quello che rie possiamo giudicare, lo stesso
avviene nella vita ani¬ male. Dubitare del mondo esterno perchè non siamo
certi, filosoficamente parlando, che il nostro mondo interno di sensazioni, di
imagini, di idee lo rappresenti nella sua realtà e neppure lo ridetta o
riproduca qual’ è, non ad altro ci con¬ duce se non a dubitare dell'esistenza
di noi stessi. Un sif¬ fatto pirronismo potrà costituire un esercizio
scolastico ele¬ gante e da cervelli raffinati . tanto per abituarci anche a
danzare sulle funi della sofistica: ma l’Uomo non ne cava alcun profitto per la
soluzione del problema ontologico: ed una filosofia che non serve neanco nella
sfera intellettuale, che valore può avere o pretendere? La “ cosa , è:
ecco quanto possiamo affermare sulla testi¬ monianza dei nostri sensi, sul
ragionamento e sugli effetti della nostra condotta. Ora, la “ cosa „ è, tanto
nella sfera normale ed ordinaria dei fenomeni che da lunghi secoli di- clamo
naturali, quanto nella sfera anormale di questi che sono detti e creduti
fenomeni preternaturali. Ij' idealismo suppone che la “ cosa , sia soltanto nel
nostro io interno, e non nel mondo reale, che cioè sia il prodotto di una
nostra alluci¬ nazione. Applichiamolo ai fatti spiritici, e vedremo che e
è ESPERIENZA E CERTEZZA tanta ragione di dirci allucinati (nel
senso psicopatologico ordinari (Tl in riguardo a questi fatti che avremmo
percepito, quanto a sostenere metaforicamente, con lo stesso grande Ip¬ polito
Taire, che le nostre percezioni della realta esterna sono allucinatorie!
Ecco qua: noi tutti siamo desti, aguzziamo il nostro potere di attenzione,
abbiamo contemporaneamente percezioni di contatti, di atteggiamenti muscolari,
raccogliamo vibrazioni di rumori, di suoni e di voci, distinguiamo anche con la
vista i contorni delle persone e degli oggetti in perfetta corri¬ spondenza
della luce che noi stessi sappiamo d'avere lasciata trapelare nella stanza, e
in conformità delle leggi della pro¬ spettiva; possediamo, insomma, tutti gli
attributi che sogliamo assegnare allo stato vigile e normale di coscienza,
eppure siamo ‘■allucinati,! Nessun alienista potrebbe citare casi simili a
questo. Come mai questa allucinazione si presenta ad un tratto, in mezzo alla
più completa salute dello spinto, nell' equilibrio, almeno fino a quel momento,
perfetto delle facoltà, nella calma dell' animo di chi sia abituato ad os¬
servare ? Esclusa la idea volgare che si tratti di illusioni sensorie per
errore morboso degli organi e centri percettivi, rimane il dubbio che si abbia
un'azione telepatica della medium: taluni lo affermano, ed io non lo escludo a
priori. In tal caso, però, si scorge fa grave importanza del fenomeno
psicologico. vi sono, dunque, degli individui che quando stanno per
cadere in estasi medianica o quando vi si trovano interamente, possono con un
atto volitivo del loro subconscio (ini si passi il bisticcio) indurre, in un
gruppo di persone presenti, delle illusioni ed allucinazioni cotanto intense e
pronte da dare ad esse la convinzione della realtà d’alcune categorie peculiari
di fenomeni, facendo nascere nella loro mente quella atti¬ tudine speciale che
chiamiamo certezza ? E dico cettezza, perchè io sono certo, più che certo, di
avere veduto il tavo¬ lino alzarsi dal suolo senza che io potessi in quel
momento trovargli un solo punto di appoggio, di avere avuto sulla mia spalla
sinistra la pressione di una mano senza che questa mano io la vedessi nella
penombra e mentre la destra della Ensapia era serrata fra le mie due mani
insieme alla mano dell’ big. Ornati, tutte tenute ferme sul mio petto !... Dato
che queste ed altre consimili mie percezioni, convalidate nel primo caso dalle
contemporanee ed eguali percezioni degli altri tutti presenti, nel secondo
dalle percezioni tattili e mu¬ scolari del mio compagno di destra, siano
allucinatorie ed , li io debba porre in dubbio la esistenza
di quegli oggetti ed atti correlativi fuori di me, il fatto non perde
menoma sSdianteSU° Straordinari°. diviine addirittum Ammessa tale
spiegazione, non solo cade il criterio della certezza basato su, nostn sensi,
ma ci troviamo anche costretri ad ammettere che certi individui privilegiati
abbiano il poterò di allucinare, gl, altri e di presentare loro un móndo falso
di realtà inesistenti e di moti eterei imaginari. n. Il criterio della testimonianza
(“ autorità „). Un altro criterio .li certezza che viene a subirei
potenti attacchi degli scettici impenitenti, è dato dalla testimonianza umana.
Dopo , nostri sensi, noi annettiamo valore alle af fermaziom altrui : crediamo
quello che altri or, r avere veduto, toccato, sentito afFern,a dl
no^c;5rVrrent: altrove questa so,-^nte ^ne ostrecieclenze. Tutta
Inesistenza conscia e deliberata del- 1 Umanità si fonda su questa
certezza di seconda mano Noi Cre- Ìanì? eh,e Glu1.10 Gesare fn pugnalato
nella Curia di' Roma e ce Napoleone ha vinto ad Austerlitz, perchè molti dei
loro fmelrnP0,aò-el C‘ han"° afferraato codesti fatti, e perché
di IWr TlranwT g,Ì fettl TuttÌ da lJ lAsrEt R in poi, all esistenza
di minutissimi organismi uni¬ cellular, che agiscono da fermenti nelle
soluzioniktSe bu- irriche, alcooliche ecc„ e ben pochi al mondo si son dati la
,bn£a dl ceical1' „co] 'Microscopio. Così ninno mette in dubbio la esistenza
dei canali „ di Marte scoperti da Giov Schiu»- PABELLi sebbene sia così
difficile vederli anche col telescopio Noi crechamo inoltre, che l'acqua sia il
prodotto di unTc^-' d’aver fattaì °SSIgen0 e dl Erogeno, perchè vi è chi
ci dice 1 uvei fatta la esperienza e di avere acquistata la convinzione
che ovunque due atomi di idrogeno si trovino a contato di’ un atomo di
ossigeno, essi danno origine ad una molecola di acqua : ma sui mille e
cinquecento milioni di uòmini , esistenti SZ£ ? = da uom ni di r/
T gran hnme> abitata da animali e sebbene uno solo .stanza coraggioso
per andarli a vedere, ci narri d'ès’serci ÒìpSm f. j ' descriva : come
riteniamo per provato che ni! 86 .83 d, latitudine nord, il tenente di vascello
Cagni ha IL CRITERIO BELLA TESTIMONIANZA lasciato una
bandiera Italiana, traccia del suo ardimentoso arrivo colassù... .
* Se non credessimo a questi eventi storici, a questi tatti naturali, a
queste azioni eroiche, ogni esistenza individuale sarebbe una così faticosa
conquista della verità, che 1 uomo non si sarebbe mai incivilito, e tutti noi
ci troveremmo nella più completa barbarie. L’umanità ha progredito nella
coltura, nella morale, nella industria, nella sua stessa con¬ formazione
organica e potenzialità mentale, perchè, gli uo- miui, confidandosi,
narrandosi, trasmettendosi dall uno al¬ l’altro, e da generazione in generazione,
il risultato delle loro singole esperienze, cioè delle loro percezioni sensorie
e dei loro^movimenti muscolari, si sono mutuamente creduti sinceri, veridici; e
ciascuno ha prolittato della esperienza altrui, mentre faceva anche profittare
gli altri della propria. Ebbene: trasportiamo questo criterio di certezza
nel campo dei fenomeni medianici. E allora ci domanderemo a che cosa
approda il dubbio continuo sulla osservazione altrui, quando abbiamo
tutte le ragioni per ritenere che questi altri non siano nè stupidi, nè
falsari, nè allucinati? La sola scusante per gli scettici, è questa: che
trattandosi di fatti straordinari i quali sorpassano ogni esperienza
quotidiana, anzi vanno al di là dei limiti del credibile, ciascuno di noi vuole
vedere, toccare e sentire per proprio conto. Ci si dimentica pero di una cosa;
ed è che vi sono nella scienza dei fatti straor¬ dinari che pure ammettiamo per
reali sulla parola altrui senza esprimere dubbi. Per esempio, al grande fisico
Crookes tutti credono, sulla sua parola, che egli è giunto a scom¬ porre certi
corpi ritenuti semplici e a trovare che sono in¬ vece mescolanze o combinazioni
di altri elementi veramente semplici : la rarità dell 'yttrium è tanta, e il
procurarsene piccoli frammenti costa tali somme e tali fatiche di labore-
torio, che nessuno (per quanto io soì ha potuto ripetere finora quelle
memorabili sue esperienze : ciò nondimeno il ri- sultato ne è ammesso senza
discussione dalla scienza attuale. Ma ecco che cosa avviene nei fatti
spiritici. Lo stesso Crookes ci afferma di avere avuto per tre anni la certezza
die il medium Florence Cook faceva comparire nel suo studio un fantasma
semovente, parlante, eco., che si presen¬ tava per Katie King ; afferma di
avere tenuto sotto braccio questa creatura deliziosa, di averne veduto e
fotografato il dolcissimo volto, di averle chiesto ed ottenuto un pezzo
di vestito . E allora moltissimi non credono più al grande scienziato, e
dicono: — Noi esigiamo altre prove, altie espe- dev’essere la
evidenza della prova. L *’ tant0 ,llu forte scibile, anzi tift^’e^ìe^a^
bimana ^ 5lf®bb,I?care lntt° lo personali, bisognerà pure adattar^ V llma fl‘
osser azioni di cui uomini compete, iti in,!?',! ad, “'«mettere un fatto
spirito, creduti autorevoli’ in ahn" n S* f® corpo e dello mano
l’esistenza. Tutto sta npir ’> / ' amp.1 del saPere. ci affer- Gli scettici
si appellano di quel fatto! torità: - fortilchEo a^nn, P ?.enZa; 1
eredeuti' «11’ au- avremo raggiunto il nostro scopo. dell’altra- e Genova LA
SEDUTA Dal verbale della seduta. X fenomeni nuovi della
serata del 7 dicembre uuovi rispetto a quelli della prima — sono stati i
seguenti : In piena luce : — Dopo varie altre poco riuscite, una levita¬
zione completa del tavolo, nonostante che la Eusapia promesse fortemente con la
sua mano sinistra in mezzo al piano di esso (dubbio di sottrazione d’un piede e
suo avanzamento sotto una «jumba del mobile?). A luce debole: —
Spostamento e arrovesciamento di una seg¬ giola entro il gabinetto oscuro, di
dietro alla Eusapia; — moti e tentativi di alzamento di un piccolo tavolino a
trepiedi si¬ tualo a destra «li Eusapia, ma non toccato da lei; traslazione del
tavolo fin verso il centro della sala, e quivi, essendo tutti noi in piedi, e
nessuno, neanco Eusapia, toccando con le mani il mobile, levitazione bellissima
di questo all altezza «li 40 centim., durata -r." ; - improvviso alzamento
«li una seg¬ giola, suo passaggio automatico, diro così, tra il medio ed il
vigilalore «li sinistra (prof. PellizzarD. suo arrivo e arrovescia- mento sul
tavolino, e quivi conati multipli di movimento in avanti e in addietro, senza
che Eusapia minimamente la toccasse. In piena oscurità: — Toccamenti
multipli ai controllori ese- ^uiti da una grossa e invisibile mano sporgentesi
fuori del ga- binetto, ma ricoperta dalla tenda; — e spinte violente or del¬
l'uno ed or dell’altro controllore verso il suo vicino «li catena.
La vigilanza sulla medium è stata rigorosissima durante tutta la serata,
specialmente da parte di Cantù, di I el- lizzari e di Ornati: 1’ Eusapia s’ è.
anzi, più volte lagnata di avvertire “ un contrasto di volontà diverse, non all
uni¬ sono con la sua Ma di queste percezioni oscure delle in¬ negabili
diffidenze di qualcuno fra noi così simboleggiate, essa, interrogata da me, non
sa dire la natura, nè In provenienza. Essa ha acquistato coiresercizio una
finissima facoltà di per- , n eepire nelle strette di
mano atteggiamenti dei vigilatoli* le nlùPH®!°ni,dei Piedi> negli
Gestazioni dei sentimenti di sospetto i r e(.f“gb'evoli mahi- Iei- ma qui non
vi è certe™™* dl sfidneia verso di pernormale, e tanto meno un 6 nes*nna
“rivelazione, su. spinto-guida) Vi è solimi a certamente protettore dello
niuscolari, „„„ fetL” S*" **ri' ? l^onTrciS •smaniava. Dopo quasi
un’ora di "l?stlaV;l Inoccupata e ne assai deboli di medianità è e ™n
manifestazioni sernidpnome. ma era una « £ce l in tostato ,en poco la sua
coscienza S’ f ’ ■ ggera che oscurava di 7? da»a fisionomia dal' ®'ÌPf °
Wnon.ta, a gLdt ed ha cominciato, come semnrl° 1 da a voce> in “ John Jre
del tu ai presenti e ad li?? le in tale stato, ’a ° 6 con voce rauca, di
eseg,d,a !«• r™’ COn tono <“«- finzione dei fenomeni. ° tù lavorevoli alla
pro- ^^o#e>VriIate1^ba“t^!.1’Ja Più consueta, è quella del — delle
manifestazioni meno cEffl8 ^ antecedenza ,a consideri derivata da nna c^ i-' H°
glà detto come io siipia, se pur non è un avanzo^!?-* autosnéTgestione d’Eu- t
udì ne dei cantici rituali. ' lldlme»tale dell’antica abi- di portarla in
alto s^proprie Sl°e d* U"°i ^ eontrolloi'b stanza, talvolta anche di
30 'l'- 6SSe ;senipre però a di solito, allora,- ’ Cea •metri). Il
comando è per annunzio ora del sÌmpHce ~ *d indica il ’pre- ora
dell’avBnzare di formeg“ . 6 Protendersi delle tende goffa ne > ma ^-me.
matena Rizzate, ricoperte*® 1 nomenologia riesce di m-adn tto’ .ed ora
anche, se la consegna, per opera di man 7Jni#r,0«-. ,a ^oruscita e entlo
' egl', che fossero statT^1 iDTÌSÌbili’ di teial- entio il gabinetto medianico
\r precedentemente messi Et&rZLt ir CONTROLLO,
CONTROLLORI E ERODE Il controllo La questione della frode è
sempre là, almeno per adesso, a screpolare tutto l'edifì/.io del “
neo-spiritualismo E non Crè mezzo di risolverla in maniera soddisfacente per
tutti. Fra noi sei qualcuno seguita a esprimere il dubbio che siamo vittime di
non so quali ingannevoli e ciarlataneschi artifici. Come uscire da questa
maledetta incertezza? Fotografando la sala prima e dopo della seduta si
avrebbe facilmente, sulle lastre, la conferma objettiva degli effetti meccanici
della medianità; ma chi dubita che gli oggetti si spostino sotto le azioni
delle ignote forze psichiche radianti da Eusapia? La fotografia, eseguita a
quel modo, mostra il fenomeno avvenuto, non dice niente sul come avvenga.
1. Il “ controllo „ vale solo in quanto valgono i “ con¬ trollori Per
autenticare un fenomeno medianico qualunque, bisogna che esso avvenga in modo
da non lasciare a nessuno dei presenti un dubbio purchessia sulla sincerità del
medium : basta che uno della assistenza esprima il sospetto del “trucco, e
tutta la fenomenologia ne rimane inquinata agli occhi di coloro che non erano *
in seduta. Ora, fra le condizioni che determinano o agevolano i fatti eusapiani
ve ne sono alcune che non permettono a tutti coloro che sono là una perce¬
zione perfetta e integrale del fenomeno, o che si prestano ad illusioni
sensorie, o che inducono in erronei apprezzamenti di causalità. Cosi, se uno
spostamento di un oggetto non troppo lontano dal medium accade a poca luce, o,
peggio, nella oscurità, chi non sia incaricato del controllo delle mani e dei
piedi non ha il mezzo d'accertarsi con il tatto e la vista se lu mosso dal
medium mediante un impulso dato direttamente colla mano o col piede o colla
testa, oppure se il movimento è dovuto proprio ad un’azione a distanza. La tecnica
spiritica, consistendo in disposizioni insolite ed in atteggiamenti illo¬ gici
rispetto alla presunta causa dei fenomeni, sembra fatta apposta per alimentare
i sospetti. Che bella cosa sarebbe per la medianità se riuscissimo a liberarla
dal così detto “ confrollo „ il quale è spesso addirittura vessatorio, eppur
non cancella le diffidenze! Si guardi bene in che consiste questo famoso
e fastidioso * controllo Consiste nel tenere e mantenere mani e piedi del
medium, possibilmente anche testa e ginocchi, in po¬ sizioni tali da non
lasciargli più di un ristretto campo di movimenti, onde non arrivi a spostare
il tavolo le seggiole ed altri oggetti vicini o lontani, nè a toccare le
persone della catena o le altre eventualmente spettatrici nella sala. Ma per la
sicurezza assoluta del fatto, necessita che i due vicini al medium non ne
abbandonino per un solo istante le mani che essi toccano o stringono colle
proprie, i piedi che per lo più si posano sui loro, i ginocchi che ordinaria¬
mente premono dalla loro parte . Quell’ istante anche bre¬ vissimo (uno o
due secondi) che si reputerebbe insufficiente nella fisiologia normale a fare
il più semplice movimento, basta per infirmare tutto un fenomeno medianico
! l’or esempio, se la medium ha prodotto lo spostamento di un tavolo
pesantissimo posto a circa 75-80 centimetri dal suo fianco destro, si deve
essere certi che essa non lo ha potuto fare nè colla mano destra collocata a
contatto colla sinistra dell’astante A, nè col piede destro posto esso pure
sotto o sopra il piede sinistro della stessa persona. Non parliamo poi dei due
arti di sinistra affidati al controllo dell’astante B, che tiene la sua destra
sulla sinistra del medio, e il suo' piede destro sotto il piede sinistro. In
questa prigionia delle sue membra, è evidente che se la Eusapia eseguisce uno
sforzo muscolare capace di smuovere un peso da 25-30 kg., ciò non sfuggirebbe
alla percezione dei due vigilatori che si suppongono «vegli ed attenti. Intanto
il fenomeno av¬ viene : si sente la grassa tavola spostarsi rumorosamente di
due o tre o anche dieci centimetri, senza che la medium sia stata sentita
toccarla (dico “ sentita „, giacché imagino che siamo all’oscuro o in
penombra); e fatta la luce, si trova il mobile realmente spostato. Orbene,
tocca al controllore di destra sorvegliare che il corpo dell’ Eusapia rimanga
immo¬ bile o che, per lo meno, non possa eseguire spostamenti tali da indurre
nel sospetto di una frode. Se egli ci assicura di non avere perduto il contatto
della mano e del piede, non abbiamo altra risorsa, per sostenere il trucco, se
non supporre che la Eusapia si sia liberata della sinistra o del piede sinistro
ingannando il suo controllore di quel lato ; e se anche questi ci assicura di
avere continuato il suo ri¬ gore, dovremmo avere la certezza assoluta di non
essere stati IL GIUOCO DELLA SOSTITUZIONE DI MANO ingannati.
Si noti però che, a meno di ammettere una elasticità insolita delle membra in
donna anziana, è quasi impossibile imaginare come l’esperienza del tavolone
possa avvenire frau¬ dolentamente operando con il braccio sinistro piegato per
davanti tra il medio e il vigilatore di destra, giacché dal di dietro
l’anatomia umana lo vieterebbe ; oppure con la gamba sinistra, che giungesse a
passare in maniera incomprensibile tra le sbarre della seggiola e si
contorcesse e si allungasse d'almeuo un metro ! Adunque, per lo
scetticismo non vi è altra supposizione ve¬ rosimile se non che ambedue i
controllori si siano lasciati in¬ cannare e abbiano cosi scarsa potenza di
attenzione da perdere, sènza accorgersene, il contatto delle membra della
Eusapia. 2. il giuoco della sostituzione delle mani è vero, ma non vale a
spiegare la fenomenologia. Suppongasi pure che per istanti il controllo
venga meno e che la Eusapia riesca a liberare una mano, per esempio la destra
(osservo qui che i fenomeni avvennero in queste due nostre sedute con maggior
intensità a sinistra del me¬ dium per cui la frode è anche meno concepibile).
Lo stra¬ tagemma discoperto dal Torelli-Viollier, per quanto ingegnoso e per
quanto magnificato dal ( noeti, non serve a spiegare cran che: tutto al più
potrebbe applicarsi ad alcuni feno¬ meni avverantisi a destra e nelle
vicinanze. Ma come capire con esso i fenomeni che avvengono, per es. sopra la
testa di Eusapia, o a sinistra, o sugli assistenti del lato manco, o dentro il
gabinetto nero, o sugli assistenti di fronte, o sugli oggetti posti a sinistra
dietro la medium e a distanze vaiia- biì? da 60 centim. a 1 metro e più V Come
spiegare l’alzamento del tavolo a luce perfetta, le “ luci „ in aria, le
materia¬ lizzazioni di mani ?... Audi’ io ho creduto per un pezzo a tale
artifìcio: è una fase scettica che quasi tutti attraversiamo, e che anche due
nostri colleghi, dopo le prime sedute, ci di¬ chiarano di attraversare,
fermamente convinti d’avere indo¬ vinato l’ inganno. Io però, fino dalla primavera
mi convinsi subito che la frode, quale fu descrìtta dal giornalista milanese,
ordinariamente non esisteva, perché il controllo del braccio sinistro della
Paladino non è più fatto stringendola ai polsi, cosi da lasciarle libera la
mano che poi andrebbe ad ingan¬ nare colle punte delle dita il controllore di
destra,, ma è praticato adesso mediante il contatto della mano stessa, ciò che
rende assai meu facile lo scambio delle due mani. Ad ogni modo,
imaginiamo — ho detto — che la mano destra o la sinistra della P. si sia
liberata : quanto tempo occorre per la produzione di un movimento che valga a
spostare il grosso tavolo, o a portare un oggetto sul tavo¬ lino degli
sperimenti, o a toccare la faccia o il dorso di un astante? Effettivamente,
occorrono alcuni secondi, giacché la fisiologia neuro-muscolare ci dà i mezzi
di misurare questo tempo, e noi sperimentalmente sappiamo che per la effettua¬
zione di un atto così complicato non possono decorrere meno di 2 o 3 secondi.
Se i controllori eseguiscono con diligenza il loro compito, la frode non è
fisiologicamente effettuabile in nessun modo. Manco un prestidigitatore di
professione, posto fra due persone e seduto, ci riescirebbe : bisogna regalare
alla Paladino una agilità tale da oltrepassare il tempo psi¬ cofisico
deH'automatismo, anzi del puro riflesso : invece, i suoi movimenti anche nello
stato di estasi sono piuttosto lenti e goffi, tutt’altro che svelti e
rapidi. To dirò a questo proposito che jersera non abbiamo ope¬ rato che
per pochissimo tempo in piena oscurità ; quasi tutta la sera siamo rimasti in
una semiluce più che sufficiente, non solo per discernere le persone, ma per
percepire anche i gesti ed atti della Paladino; io ne vedevo e seguivo le mani
in tutti i loro movimenti. Ebbene : i fenomeni (sposta¬ mento di oggetti,
levitazione del tavolo, palpamenti di mani invisibili) si sono effettuati lo
stesso ! Per un certo tempo la destra della Paladino restò poggiata fortemente
contro il mio petto, premuta dalle mie due mani e dalla sinistra dei- fi Ingegnere
Ornati che era seduto vicino a me; altrettanto avveniva della mano sinistra
della medium tenuta ferma da un controllore diffidentissimo ed attentissimo
come il dottore Cantù. Tn tale atteggiamento delle braccia, e mentre io e il
Cantii sentivamo il contatto dei due piedi della P., il tavolo si è scosso
smosso e avanzato, si sono sentiti picchi, e io ho avuto sulla mia spalla
sinistra la forte spinta di una grossa mano che mi ha fatto violentemente
piegare verso Ornati: ora, in quel momento si distinguevano benissimo tutte le
persone della catena. Per me questa serie di fatti è tra le più straordinarie
cui abbia assistito, giacché vedevo ad un tempo le dite mani della medium, ne
sentivo il piede destro pigiare fremente sopra il collo del mio piede sinistro
si da indolenzirmelo , scorgevo la sua testa con la faccia rivolta verso la
spalla destra, come se volesse chiamare qualcuno : (e aveva infatti esclamato
alla tenda il suo solito — ajutami tu! — ): eppure, sulla mia spalla sinistra è
venuta a posarsi morii una mano, una vera mano, di cui ho sentito
la forma, la pressione e la spinta. 3. Il contatto delle vedi di Eusapia
cogli oggetti apostati non spiega meccanicamente il fenomeno
telecinetico. .Jersera, tanto in piena luce, quanto a debole rischiara¬
mento, abbiamo visto più volte rigonfiarsi le sottane d’Eu- sapia fino a
toccare le gambe del tavolo : mentre dura il contatto della stoffa col legno il
mobile oscilla si agita e si alza. La Commissione di Cambridge lm giudicato
perciò frau¬ dolento ogni fenomeno tiptico del medium italiano: e un membro del
nostro gruppo ha espressa un’eguale opinione. Ma analizzando il fatto si
trova: a) che il gonfiamento degli abiti d’ Eusapia non è costante; — b)
che ad ogni modo è sproporzionato agli effetti meccanici ottenuti ; — e) che le
vesti si vedono talvolta avanzare anche verso og¬ getti da smuovere lontano, e
cui certamente esse non arri- v irebbero mai : d) che tastando la stoffa non si
sentono già il piede calzato o la gamba di Eusapia, ma si percepisce
qualcosa di resistente e di elastico ad un tempo, una specie di veseica ripiena
d’aria, la quale premuta si ritirasse, anzi si sgonfiasse sotto le dita
dell'investigatore. Da tutto ciò si inferisce che quell’apparente
artificio con¬ siste nella reale esteriorazione di corrent i nervee radianti :
donde la ipotesi di una formazione ectoplastica di membra * animiche „ (“
dinamiche „). 4. Il controllo più severo non impedisce le azioni me¬
dianiche a distanza. Potrei descrivere altri fenomeni similmente invigilati:
ma a che prò ? Quando si è assistito a molte sedute della Pa¬ ladino e le si è
lasciato libero lo svolgimento della forza medianica, ci si convince che il
controllo delle mani e dei piedi, cui gli estranei, gli inesperti e gli
increduli impeni¬ tenti assegnano tanta importanza, ne ha invece assai poca :
futt’al più, potrebbe averne se i fenomeni avvenissero sempre al baio e nella
cerchia di azione personale della medium deter¬ minata dalla struttura
morfologica del suo corpo : ma ciò non è. Vi sono spostamenti a distanza
incomprensibili, anche se si lasciano libere tutte quattro le membra del medium
se¬ duto. Si noti che la Paladino, trovandosi a sedere, anche se liberasse le
due mani, ha i moti delle braccia e delle gambe limitati dalla stessa impossibilità
di contorcerle e slogarle nelle loro articolazioni. Non si può dimostrare
menomamente che un ometto sia v.sto volare per aria (come è avvenuto della
chitarra nelle sedute di primavera al Circolo Minerva), perchè la Paladino
r/eera lo trasporta e lo agita. Dico lo agita, giacché quellog- getto non va
dritto traverso l’aria, ma gira r volteggi, , ossia s. sposta nello spazio come
se qualcuno lo portasse capric¬ ciosamente: va avanti ed indietro, in alto e in
basso, tocca 1 P01 iSe allontana- esegue delle vere capriole e toma
finalmente al suo posto. Ancora meglio: quell- og¬ getto che può essere,
dunque, una chitarra, o un tambu¬ rello o un mandolino, o una bottiglia, ecc. -
non solo subisce un moto di traslazione che dovrebbe essere effettuato da una
mano, ma è sottoposto ad altre manovre che lo fanno entrare in azione secondo
la sua speciale natura. Se è uno s tramenio musicale, o s. sente risuonare;
cosicché fa d’uopo ammettere bàttano fi? man° plZZ1C'hl ]e sne corde- o
delle altre dita battano sulla . pergamena , premano la palla di cauciù. ecc Se
è una bottiglia che trasvola, la si sente stappare è ve,, sare acqua.....
Sarebbero dunque due mani che la Paladino dovrebbe liberare: ì due movimenti
sincroni di traslazione e d lamio, lamento di un utensile non si possono
eseguire con una mano sola; e ,1 tiro di Torelli-Viollier non fa presa' •
niHC°T?, pl.u os;ulI'° e >1 meccanismo d’altri fenomeni con- ner ’àJn
tro'llbet.ta 81 leva dal suo posto, s’alza, passa pe, aria, e nel
frattempo suona . Vi è dunque una inano die la scosto ed una borra (o
altro meccanismo agitatore dell aria) che v, soffia dentro. Se la Paladino
esegue 11 “ £ e svelta nefran° Cntemente’ l)IS°gmi cLe eSSa sia ben ahile
c svelta per liberare una mano, per allontanarla dal con- c itnTn a
l,C!ngarlR bno al tavol° o al muro dove è collo- . 1 oggetto, prendere e
portare quest'oggetto verso la tavolo’ aVV1.C,narI° alIa bocca>
soffiarvi entro, slanciarlo sul ir ma Si n.w’T® ^aCC’a 6 ,,,ani sotto 11
controllo di prima, hi piovi a far ciò una persona per quanto agilissima
al tavolo del n “ ? U “ fe"omeno - esanco attorno risuolfent 1 T1 P*
*??"Siire p0i qnando 11 mandolino nsuona entro il gabinetto, alle spalle
di Eusapia. o quando a trombetta emette i suoi rauchi suoni in aria sulla
testa dei presenti i ? Certo, sarebbe meraviglioso che uomini dalla
mente sveglia e abituati ad osservare i fenomeni biologici tanta L6SS0
™r!?bili- si Piassero ingannare con tanta ingenuità Un simile inganno è
quasi più meraviglioso v’è ImT-Tni n SS° °he rrerebbe a spieSare-
Sicuramente v è una Intelligenza „ ehe opera fuori e lontano dal mevi sono
“forze psichiche, invisibili ed ignote, che entrano e stanno per un po’ di
tempo in azione: ma c’è bisogno di congetturare che le nostre potenze intellettive
e volitive terminino di agire ai limiti tegumentali dell’or¬ ganismo ?
Rispetto allo “ spiritismo tutti quelli che non hanno speri¬ mentato,
attraversano una specie di fissazione deH’incredulità. Ma lo scetticismo che
rende vanitosi gli increduli inesperti, non serve che pochissimo davanti alle
prove positive dei fatti “ medianici „ : può essere che perduri dopo la prima,
dopo la seconda, fors’anco dopo la terza seduta, giacché la mente umana
difficilmente si sveste delle sue abitudini, e di fronte a fatti così
straordinari ed eccezionali cerca ogni scampo e fa ogni supposizione
esplicativa, pur di non ce¬ dere alla novità. Ma in seguito, chi alla seconda e
chi alla terza sera, tutti finiscono col convincersi che la medianità Eusapiana
supera sempre, presto o tardi, ogni cerchia limi¬ tante e si manifesta con
fenomeni che sembrano uscire dalla sfera naturale, e non sono ascrivibili nè
all' impostura, nè all’ illusione.
Luce ed oscurità — Chiasso e silenzio. a) Avviene della luce
quello che abbiamo detto del con¬ trollo sulle membra della Eusapia. Siamo così
abituati a servirci delle sensazioni visive nelle contingenze normali di vita,
che leggendo le narrazioni delle sedute spiritiche lo scet¬ ticismo universale
si alimenta con la obiezione che alla fine si tratta di fenomeni succedentisi
al buio, e che dove manca la luce tutti gli uomini sono facilmente tratti in
inganno. Certo, è dispiacevole che i fenomeni medianici richiedano in
generale la mancanza di luce, o luce così scarsa da lasciare una percezione
incerta delle forme, da togliere del tutto quella dei colori. Ma, anzi tutto,
non è vero che tutti i fenomeni av¬ vengano in completa oscurità o in penombra
: un buon numero, e non dei minori, avviene in buone condizioni di rischiara¬
mento, e taluni, che prima si effettuano solo al buio, acqui¬ stano intensità
tale da poterei verificare anche a piena luce. Inoltre, bisogna intenderei sul
* buio „ delle sedute. Si può fare anche l’abitudine all’oscurità e dare alle
proprie percezioni tatto-muscolari ed uditive una sicurezza non minore di
quella che ordinariamente accompagna la funzione degli occhi. Noi vediamo che i
ciechi, ad esempio, sono in grado di per¬ cepire nettamente quanto loro avvieno
d’attorno. Gli speri¬ mentatori novelli provano dapprima un certo turbamento
dall’insolita circostanza di dovere osservare senza luce o in penombra. Ma ben
presto chiunque abbia il dominio cosciente delle proprie percezioni tattili,
kinestetiche i muscolari, ten¬ dinee, ossee), acustiche ed olfattive, arriva ad
acuirle in ma¬ niera da suiTogare, se non totalmente, almeno sufficiènte¬ mente
le visive che gli mancano. Io , dopo quindici sedute con Eusapia, posso dire di
avere acquistato coll’esercizio una cosi lucida percezione tatto-muscolare da
sapere per¬ fettamente indicare gli atteggiamenti delle mani e piedi della
medium quando sono da me controllati ; e per l’udito, ho appreso a discernere
nello spazio la direzione donde mi arrivano i rumori, i picchi, ecc., ecc.
Bisognerebbe negare al nostro cervello la capacità di adattamento alle
condizioni esterne per gettare l’assoluto discredito sulle osservazioni fatte
nell’oscurità : non abbiamo noi tutti la facoltà di com¬ pensare le sensazioni
che ci mancano o che possediamo in piccolo grado, con una esagerazione
funzionale di tutte le altre ?... Si rilegga il sommario dei fenomeni
accaduti le sere del 5 e del 7 corrente : e si vedrà che per certi fenomeni
l’o¬ scurità non è stata necessaria, solo fu richiesta per certuni ; ma anche
per questi, quando si sia formata fra i presenti la omogeneità opportuna, la
luce non è più in antagonismo con la medianità, e si ottengono buoni fenomeni a
rischia¬ ramento più che discreto. La sera del 7 noi abbiamo avuto, per
esempio, dei toceamentì, mentre la penombra era tale da discernerci tutti in
catena e da veder biancheggiare la faccia e le mani della Paladino al loro
posto naturale: nella serie sperimentale della primavera mai era stata
raggiunta un’ intensità così grande in questo fenomeno, che implica la “
materializzazione „ di mani non vedute. Anche la levita¬ zione del tavolo è
avvenuta in ottima luce (gaz, Auer). Del resto, 1’ Eusapia ha potuto alzare
completamente la tavola anche di giorno, in pienissima luce solare : erano
presenti Porro e Sohmolz, e la fotografia colse e fissò in modo de¬ finitivo il
fenomeno. b) Gli increduli e i profani volentieri iraaginano nello stesso
tempo che i fenomeni medianici richiedano per pro¬ dursi tali mutamenti di
attitudini nel medium e nella catena Morselli, Psicologia e
Spiritismo, II. tav. vra. Fotografìa di una “
levitazione , di tavolo (presa di pieno giorno). (I duo vigilato™
sono: a destra di Eusnpia, il Sig- Carlo 8elimolz: a sinistra, 11 Prof.
Francesco Porro). I DUBBI INGIUSTI SUI FATTI MEDIANICI •da
ingenerare confusione assoluta nelle percezioni: ma cioè insussistente. La
catena non subisce, nella grandissima mag¬ gioranza dei casi, il più lieve
mutamento, sia che si spengano, sia che si riaccendano lampade e candele :
degli interruttori elettrici a portata di mano, o dei compagni sicuri fuori di
catena, che socchiudano o aprano gli usci, bastano alla bi¬ sogna.
Ordinariamente il passaggio dalla luce al buio o dal buio alla luce è chiesto
dall’io secondario della Eusapia : e questo modo ingenuo di procedere sta nel “
programma pre¬ fissato „ delle sue sedute. Ma anche se d’improvviso si ri¬
schiara la stanza, o si fa tenebra assoluta, il mutamento di luce non provoca
disordine (salvo nei periodi di 4 trance „ sonnatnbuliea avanzata e di 4 trance
„ anideistiea). cj Vi è chi fantastica sulle — tremende convulsioni iste¬
riche — d’Eusapia. Anche questa causa di disorientamento nelle percezioni degli
astanti non esiste. Durante la massima parte delle manifestazioni, la medium
non si contrae nè si agita affatto; essa, anzi, è compostissima, e muove appena
di quando in quando le mani e le braccia senza scostarle dal tavolo, appena
volge qua e là la testa, tutto al più la posa sulla spalla dei controllori o
reclina la fronte verso il tavolo. dj Vi è infine chi suppone che,
desiderata e imposta dal medium, ci sia grande confusione di rumori e di voci.
È vero che spesso 4 John „ comanda di parlare, ma i pre¬ senti parlano a voce
bassa, e nell’attesa del fenomeno ordi¬ nariamente pronunziano parole e frasi
senza senso che non implicano sforzo mentale alcuno : nè la loro attenzione è
distratta dalle voci dei compagni. Forse potrà sfuggire in allora qualche
rumore (fruscio dell’abito della medium, eoe.), ma quel cicaleccio, anche se
infastidisce l’udito, lascia tran¬ quilli e operosi gli altri sensi. D’altra
parte, molti fenomeni avvengono durante il più completo silenzio, per cui, dato
che si sia al buio, sarebbe sempre possibile udire se la medium si muove.
Gli sforzi muscolari del medio. Uno di noi, rincalzando i suoi
dubbi anche dopo la se¬ conda seduta, mi ha detto che la Eusapia 4 esegue dei
mo¬ vimenti sospetti colle mani e coi piedi „, e che sopratutto “ agita le
dita, le quali cerca di mantener libere da pres¬ sione e da contatti dei due
vigilatori La cosa è vera; ed io ne ho già scritto (Tomo I, p. 306). Tuttavia
mi tocca ora fare le seguenti avvertenze: 1" I movimenti visibili
della medium non sono costanti. Alcuni fenomeni avvengono quando essa è o pare
immobile, e quando nessun suo muscolo si contrae sensibilmente. 2" I
movimenti della medium sono in generale leggieri. Non esistono, da parte della
Paladino, quei contorcimenti con cui altri medium accompagnano la produzione
dei fe¬ nomeni: Eusapia in seduta si contiene; se talvolta sbadiglia o si torce
le mani, se stira le braccia o stringe i pugni, se preme, scuote ed alza le
mani dei controllori, tutti questi atti sono eseguiti in un spazio
limitatissimo, e non sono neppure accompagnati da sforzi muscolari intensi ;
inoltre, s’eseguono spesso in direzione opposta a quella dell’oggetto
spostato. 3° I movimenti della medium non sono assolutamente nè sempre
sincroni col fenomeno, così da lasciarci supporre che lo producano
(direttamente): d’ordinario lo precedono d’un tempo più che bastevole a farci
convinti che, se non manca un rapporto causale, questo consiste puramente in
un'azione a distanza. Quando il movimento, — per esempio stringere la mano di
un controllore, battere ritmici colpi in aria, ecc., -accompagna il fenomeno
cronologicamente, Eu- sapia chiede sempre il controllo più rigoroso. 4° I
movimenti non sono proporzionali per intensità all’effetto ottenuto. Il collega
dubbioso di cui sopra, accen¬ nava al fatto che la Eusapia, invigilata da lui,
eseguiva dei “ piccoli gesti colle ultime falangi delle dita di destra, mentre
si muoveva un tavolo o una seggiola posti alla sinistra „ : giudicava, dunque,
“ non sicuro „ il fenomeno ! Ma qui , la relazione causale manca affatto,
giacché sarà ben arduo capire come col battere leggermente delie dita di una
mano sul piano di un tavolino la medium riesca a spostare una scrivania o ad
alzare una seggiola pesanti più chili e situate a circa un metro o poco meno
dalla mano che si agita!!... Io non dico che i moti muscolari della Paladino
siano inutili nella pro¬ vocazione dei fenomeni meccanici senza contatto o con
contatti leggieri ; tntt’ altro : sono , senza forse , necessari per quella
estrinsecazione del dinamismo medianico cui tien dietro l'effetto voluto (dal
suo subconscio). Ma dico pure che vedere mendacio e trappole in una contrazione
muscolare cosi inadeguata, è spingere la diffidenza oltre ogni possibilità
logica. 5“ I movimenti non sono fisiologicamente in
relazione coll’effetto-, intendo dire che se si dovessero spiegare i feno¬
meni della Paladino con una sua azione muscolare diretta, bi¬ sognerebbe che questa
corrispondesse loro pienamente : a) per la ^topografia del gruppo di muscoli
messi in movimento; b) per la coordinazione delle loro contrazioni ; c) per la
spesa d’energia; d) infine, per la direzione del movimento nel senso concesso
dalle strutture anatomiche. Ora, un altro collega ha dubitato, per esempio, che
il piccolo tavolino rotondo o guéridon messo a sinistra della medium si alzasse
si avvi¬ cinasse ed allontanasse per mezzo dei movimenti del gomito (?), oppure
perché la medium vi teneva la punta del pollice si¬ nistro ferma sull’orlo (!).
Ma basta pensare che un gomitò può sospingere e scostare, non attirare ed
avvicinare un mobile poggiante coi piedi sul pavimento : basta riflettere che
nes¬ suna disposizione strutturale, nessuna attività fisiologica dei muscoli
del pollice concedono che, messo a contatto dell’orlo di un tavolo, questo dito
di una mano custodita (si badi bene) dalla mano destra di un controllore, sia
in grado di imprimere al tavolino moti di va e vieni , di rotazione, di alzamento
e abbassamento, e simili. 6° Altrettanto dicasi della nessuna relazione
auatomo- fisiologica fra un gesto qualsiasi della medium simile a quelli
incriminati a Cambridge e i trasporti di oggetti per aria, o il funzionamento
di apparecchi musicali, o il palpare di mani invisibili, ecc. Badiamo un po a
questi tocca menti. L pos¬ sibile, davanti alla logica ed alla morfologia, che
Eusapia, agitando le punte delle dita o stringendo la mano del con¬ trollore di
destra, possa riescire, ingannando, a dare al suo vicino di sinistra la
sensazione di una larga palma di mano che gli si poggia sul dorso o di dita
divaricate di una mano che lo afferra perla spalla? Ciò è inconcepibile: tra
latto sospettato e l’effetto percepito c’è chiaramente una soluzione di continuità
! Il dubbio sistematico. Vi sono alcuni in cui l’ incredulità
di fronte ai fenomeni medianici è tanto radicata da divenire un abito
irremovibile del pensiero. È forse più agevole convincere chi non ha mai
assistito ad esperienze ed accoglie in buona fede il criterio della
testimonianza altrui, che non chi, avendo assistito ad nna sola o a due sedute,
e non sapendo arrendersi all’ evi¬ denza perché non sa spogliarsi di
quell'abito inveterato, se la cava con dei vaghi accenni di dubbio, con dei se
e dei ma... Questi peritosi — che direi i timidi della verità, come ci sono dei
timidi del sesso di fronte alle donne — sono più nocivi che non gli increduli
negativisti ad oltranza. Lo “ scetticismo metodico „ è necessario ai
progressi del sapere umano. Dubitare dei propri sensi è sempre atto pru¬ dente;
diffidare del proprio ragionamento è pure un segno di riflessione matura;
arrestarsi davanti ad ogni fatto straor¬ dinario ed esigere le maggiori cautele
nell’osservarlo è in¬ dizio di equilibrio, di sano criterio... Ma persistere
nel dubbio quando la prova si è effettuata nelle condizioni volute, enun¬ ciare
supposizioni indefinite che nulla spiegano e mirano solo ad accentuare le
incertezze, non è più prudenza nè metodo: è impermeabilità mentale bella e buona,
è irrigidimento del dinamismo logico. D’altronde, certuni credono d'aver
dato fine ad ogni cri¬ tica della medianità quando esclamano il solito
orgoglioso — ah, se ci fossi io !... Ora, è logicissimo che ognuno de¬ sideri
di vedere e di sentire per convincersi, o, meglio, per confermare le asserzioni
di chi dice di aver visto e sentito ; ma non si capisce perchè in fatto di
medianità debba essere necessario codesto individualismo nelle esperienze,
codesto criterio egoistico ed egocentrico nella indagine. Nessuno che non abbia
fatto studi astronomici o chimici o biologici si crede in diritto di esclamare ah,
se io ci fossi stato; — ah, se io cedessi, se io toccassi... quando ode o legge
di un fenomeno meteorico straordinario, di una reazione chimica eventuale e
difficile, di un pesce delle profondità pelagiche stranamente conformato : — ma
tutti in fatto di medianismo si ritengono competenti ; anzi , fermamente opinano
di sé che essi soli sarebbero in grado di scoprire la verità. Altri dice
: — ci crederò quando il tale dei tali, che so scet¬ tico, finirà coll'
ammettere la realtà dei fenomeni. Costoro si appellano al criterio
deH'autorifà, ma unicamente perchè sperano che lo scienziato X, Y, Z, in cui
hanno fede e si è detto scettico , seguiti a negare dopo avere sperimentato.
Veggo che a me succede questo ; la mia “ autorità „ di una volta (del 1892!) io
la perdo o sta diminuendo di “ peso „! Le “ scetticismo „ non è, per dir
vero, preparazione baste¬ vole per giudicare proficuamente in fatto di
Metapsichica; è utile, ma può anch’essere dannoso. Spesso chi si dice “
scettico „ non fa che ubbidire a pregiudizi: 1 abito 'scientificamente scettico
è assai raro, nè in tutta la evoluzione del sapere si può credere l’abbiano
posseduto un gran numero di ricerca¬ tori. L'uomo raramente si accosta ad un
problema conosci¬ tivo senza prima averci pensato; e avendoci pensato, si è già
formato, a sua insaputa, un modo particolare di considerarlo. Per essere
* scettici „ nel vero significato metodologico della parola bisogna scomporre
tutta la propria ideazione, cancellare ogni traccia impressa nel cervello da
letture o da affermazioni altrui, buttar via tutto il frutto delle proprie
meditazioni, rifarsi in una condizione affatto vergine di spi¬ rilo ; cosa
impossibile a chi non è filosofo, difficilissima al filosofo medesimo. 11 volgo
non è mai “ scettico „ , ha sempre qualche preconcetto o pregiudizio; e da
questo lato gli uo¬ mini dotti o creduti “ colti „ sono spesso più volgari,
intel¬ lettualmente parlando, del popolino, giacché hanno assorbito nozioni
determinate e giudicano secondo criteri acquisiti. Fra gli * uomini di scienza
, poi l’abito di pensare secondo de¬ terminate formule è ancora più tenace:
ciascuno di noi, che studiamo, ha polarizzata la mente in un dato senso. Ossia,
non si sa dubitare, se non quando il dubbio assume una determinata forma od è
basato su determinati criteri. Genova LA SEDUTA Interventi ‘
spiritici „ sospetti. Seduta più corta del solito, perché Eusapia
appariva poco ben disposta, apprensiva, quasi sfiduciata; e perciò dopo solo un
ora e mezza di “lavoro,, ha domandato di smettere. fenomeni scarsi e
stentati, forse perchè alcuni del gruppo paiono invasati da un sentimento di
diffidenza e di ostilità verso la medium, e tors’anco perchè tale atteggiamento
psichico di taluni astanti crea disarmonia nei nostri voleri, tuttavia ne
abbiamo ottenuto alcuni assai intensi nella ca¬ tegoria delle “
materializzazioni , percettibili col tatto. Alle 21,30, siamo solo in
cinque (manca T Ing. Ornati) e formiamo catena in piena luce: si odono dopo un
po’ i soliti scricchiolìi del tavolino, ma Eusapia chiede l’oscurità: le si
concede diminuzione di luce, e si hanno allora i moti tiptici consueti.
Diminuendo ancora la luce, si osserva una bellissima levitazione del tavolo che
si alza, ondeggiando, fino a 70 cen¬ timetri dal pavimento e sta in aria per 5
". In seguito, sempre a luce debolissima che è quasi oscurità, si
ottengono: — toc- camenti numerosi, svariati e contemporanei sui due control¬
lori ; spostamento e sottrazione della seggiola (che è il giuoco preterito da “
John „ con una costanza degna di mi¬ gliore causa); — danza mimica del tavolino
che si agita, trema, e sembra accennare a un moto convulso di riso, diremmo
quasi di sghignazzamento, se il termine antropomorfico può adattarsi agli
scotimenti di un mobile : pugni formidabili sul piano del tavolino stesso; gonfiamento
ed irrigidimento della tenda, come se dietro a lei ed in basso si fosse for¬
mato un grosso corpo resistente, pesante, irremovibile dalle nostre spinte di
mano... Ma furono jersera i toccamenti, i palpamenti, le pressioni di
mani il fatto culminante su cui dovemmo fermare la nostra
attenzione. Si sarebbe detto che in compenso di altre ma¬ nifestazioni ci
si volesse far sentire la presenza di “ Invisi¬ bili B in numero maggiore e piu
diversi tra loro del solito. Nel suo verbale Perraro scrive : Col
progredire della seduta i tocchi di mani nude, non co¬ perte dalle nere
cortine, sono avvertiti contemporaneamente da due. da tre dei presenti.
Accusano nello stesso istante la pres¬ sione. il toccauiento e la carezza di
mani di digerenti dimensioni. Canta, Livierato e Morselli. Tutti rilevano che
la forza me¬ dianica che si manifesta è aumentata persino di intensità e di
capacità comunicativa: — 1° perchè ha il potere di rendersi tan¬ gibile in più
punti contemporaneamente ; — 2" perchè estende il raggio d'azione sino a
toccare quegli che occupa il secondo posto, si a destra che a sinistra della
medium; — 3“ perchè le mani materializzate, che nelle prime due sedute si
avvertivano dietro la tenda, orasi manifestano libere allo scoperto, e aventi
caratteristiche umane, cioè con perfetta struttura carnea, sicché danno
l'impressione anche del calore animale, di essere costi¬ tuite da ossa,
muscoli, legamenti, cute, ecc. Questa faccenda delle “ mani carnee o nude
„ che si per¬ cepiscono sempre nel buio, mai in luce, è conturbante. Si sa che
“ Katie King „ (per fermarci su di un avvenimento spiritico caduto sotto
l’osservazione di scienziati) si lasciò toccare, abbracciare e baciare, diede
al Ckookes il suo polso da tastare, tagliò con le forbici pezzi del suo vestito
tramato di “ materia eterea „, strinse le mani a tutti prima di par¬ tire ;...
e fu sentita di carne ed ossa. Ma quel fantasma è restato più unico che raro: e
se nelle sedute dei circoli spiritici si raccontano altre maraviglie congeneri,
la scienza metapsichica più austera le lascia volentieri nell ombra. Anche tra
la fenomenologia paladiniana figurano i palpamenti e le strette di “ mani
carnee , ; ed io stesso ne ho perce¬ pite: ma v’è la certezza del fatto
autentico ? A prima vista non si sa eliminare il sospetto di
un’abilissima giunteria. Ensapia non ha potuto trarci maliziosamente in ag¬
guato tutti quanti ? Una mano che ci tocca al buio e ha tutte le apparenze
della vita, sarà mai creduta senza riserve una mano “ spirituale »? Io confesso
che per crederlo ho bi¬ sogno di una sicurezza assoluta, di una evidenza quasi
ir¬ realizzabile nella procedura “ spiritica „ : aneli io sono uscito da questa
seduta con una folla di dubbi che mi tenzonavano nel capo. Porse non è
supponibile che Eusapia abbia liberate le sue due mani ad un tempo, così da
toccare a destra ed a sinistra? Seduta stante, il controllo fu detto e
ritenuto rigoroso, efficace, sicuro : io non ]’ ho avuto che per breve
tempo, e sono certo d’averlo mantenuto buono: l’hanno avuto per più tempo il
Pellizzari e il Ferraro, che sono freddi osservatori ; ma insomma, appena si è
fuori della sala del Circolo Minerva e si ripensa alle meraviglie che poco
avanti vi si percepivano, par sempre d’ esserne lontani per anni e per miglia.
E uno sconforto, ed è una smania di afferrar sempre meglio la verità !
* * Controlli di sorpresa e salute dei medii. Quando si cade
in questi sconforti nello studio imparziale della medianità, vien voglia di
adottare i metodi violenti e brutali di verifica, che taluni ritengono gli
unici adatti alle difficoltà ed oscurità dell’argomento. Illuminare di improv¬
viso il campo d’osservazione (“accendere il temuto fiam¬ mifero „, come scrive
Patos); afferrare in aria quelle mani “ invisibili „ ; acchiappare quelle barbe
“ tluidiche „ ; acciuf¬ fare quelle teste “ animiche „ ; sollevare d’improvviso
le tende del gabinetto e cacciarvi dentro occhi, braccia e .... piedi;
stringere i “ fantasmi „ che vi si accostano, e non la sciarseli sfuggire a
rischio di trovarsi poi fra le braccia.... “ non un doppio „ bensì il medium
stesso vivo e ansimante: dar di piglio , magari , al bastone e (come un bell'
umore anonimo mi ha consigliato) menar botte da orbi, là, nel buio, a rischio
di massacrare la medium, ma allo scopo di ren¬ dere “ palpabili „ e ben palpati
gli spiriti.... ecco delle buone armi tattiche contro l’Occulto secondo la
strategia di certi increduli. La storia generale dello spiritismo (fatta dagli
stessi credenti) narra episodii graziosi o crudeli in proposito; e la storia
particolare di molti fra i “glandi medii „, compresa la stessa Eusapia
Paladino, non ne va priva. 0 non si è raccontato, che nell’anno di grazia 1880
e nel mese di febbraio la celeberrima Fiorenza Cook, divenuta signora Corner,
ha subito uno smascheramento del genere per opera di Sitwell e di Buch?... Ah
pos'era “ Ivatie King „ ! La sfacciata ciarlataneria di certi medii
giustifica tutti i metodi possibili di controllo. Se un mariuolo sulla
piatta- LE VERIFICHE DI .SORPRESA forma di un tram mi introduco
di soppiatto una mano in tasca per derubarmi, io ho diritto di acciuffarlo, se
me ne accorgo, e di somministrargli in flagranti una meritata le¬ zione. E se
un medium mi inganna (massime quando fa professione di mediumnismo) , io, che
ne sono giuocato e frodato, ho il sacrosanto diritto di tutelarmi dalle sue
menzogne, tanto conscie, quanto subconscie. Ma altra è la teoria, altra è la
pratica: vi sono molte ragioni che trat¬ tengono lo studioso serio dal
commettere violenze e dal fare chiassate. Prima di tutto, la categoria
delie ragioni morali : aj le egoistiche: l'attesa del “ miracolo „ ,
ossia di feno¬ meni sempre più mirabili (che il più spesso non vengono); il
desiderio di non aver perduto il suo tempo ; la speranza di raccogliere prove più
sicure; — h) le altruistiche : i doveri di ospitalità; la educazione, che vieta
tutti gli eccessi ; la convenienza di non turbare le osservazioni dei compagni;
il rispetto alle loro opinioni od alla loro “ fede „ ; un certo spirito di
tolleranza, che non si disgiunge mai dul- Y animus óbsermndi del ricercatore
scienziato; una certa indulgenza per il medium, anche se si nutre verso di esso
una misurata fiducia. In particolare gli alienisti, che debbono considerare i
medii come persone ammalate (sia pure di una malattia transitoria),
assisteranno sempre alle sedute con un sentimento acquisito di pietà. Qui
s’avanza la seconda categoria , quella delle ragioni tecniche: ne indico
cinque, che mi sembrano di buona lega: a) 1’ indagine scientifica sui fenomeni
vitali e mentali non ricorre mai a processi violenti: anche vivisezionando gli
animali, il fisiologo cerca di diminuire le loro pene; — b) i medium sono
persone umane, e sono “ sensitivi , : bi¬ sogna riflettere che la medianità
consta di elementi psichici, e resperimento psicologico non è mai offensivo: c)
la difesa contro la menzogna si compie più vantaggiosamente con i mezzi
morali che non con i materiali: per smasche¬ rare un reo simulatore o reticente
il perito e il giudice istruttore non ricorrono più alle vecchie torturanti e
anti¬ umane procedure; — d) la salute dei medii può essere com¬ promessa dai
controlli aspri e rozzi durante il periodo sonnambolico ; e) i poteri medianici
possono essere abo¬ liti, senza aleun vantaggio per la metapsichica investigatrice,
dalle scoperte di qualche frode inconscia o apparente. Gli spiritisti si
fondano specialmente sulle due ultime ragioni per condannare i controlli di
sorpresa. Essi sostengono, nd esempio, che durante le manifestazioni
richiedenti l’oscurità, quali i toccamente e le materializzazioni in ge¬ nere,
una luce improvvisa potrà far cadere il medium in attacchi terribili : al
Congresso del 1900 si è proclamato che le esigenze degli scienziati
compromettono persino la vita dei medii ! E si citano esempi. La D’ Espérance
racco¬ manda, per propria esperienza sull’eccitabilità nervosa accom¬ pagnante
la medianità , di non adoperare “ mezzi che ap¬ portino rischio di morte,. La
Noeggeratii narra di una ragazza-medium (forse tubercolosa?) che materializzava
in¬ tensamente delle “ forme personali „ e che ha avuto un deliquio quasi
mortale ed uno sbocco di sangue, perchè uno dei presenti, nel suo entusiasmo
spiritistico, ha voluto ab¬ bracciare lo spirito di un “ gaio fanciullo ,
materializzato da lei: aggiunge per di più, che ne segui la perdita definitiva
d’ogni facoltà mediumnica. Nessun neuropatologo esperto negherà a priori
codesti casi. Le isteriche , che simulano o inventano, son prese da una crisi
nervosa acutissima, quando si sta per discoprirne le astuzie e le malignità.
Certi medii impostori saranno capaci anche di fingere un attacco epilettico,
per impressio¬ nare i credenzoni e per stornare il pericolo dello smasche¬
ramento. Ma ammettendo di agire su di un medium sincero, e riconoscendo che la
medianità in atto implica un dato disequilibrio del sistema nervoso ed una
forma particolare di sonno o di rapimento , si capisce benissimo come ogni
cangiamento inaspettato nelle condizioni dell’esperienza possa causare una
perturbazione organica e funzionale nel sog¬ getto autoipnotizzantesi o diggià
sonnambulico. Uno psi¬ chiatra, convinto della morbosità fondamentale del
medinm- nismo. non sarà dunque mai uno sperimentatore grossolano. Sulla
Eusapia la “ prova del fiammifero , (eseguita anche col mezzo dell’
interruttore a pera di una lampada elettrica) è stata la sola che ci siamo
permessa qualche volta ; e realmente (non sempre, però) ha provocato grida,
agitazioni, convellimenti facciali, spasmi palpebrali, moti di difesa contro la
luce, abbandono del corpo.... e consecutive forti crisi di pianto, mutismo,
tremore, ecc. Ma non giurerei che non ci fosse un po’ d’esagerazione isteroide,
in rapporto con la suggestione inculcatale che la luce sia dannosa ai feno¬
meni. Intanto però quel brusco controllo non ha mai giu¬ stificato i nostri
sospetti: ogni volta Eusapia era ritrovata sulla sua seggiola, colle mani e coi
piedi a posto. Noi non siamo riesciti ad acchiappare mai le parrucche , le
barbe l’autofiducia del medium finte, le molle, gli
spolverini, le pupazzole , ecc., di cui si favella nei crocchi dei “ furbi , ,
e di cui si hanno , pur¬ troppo, esempii significativi e accuse formali nelle “
vite e miracoli, di molti medi (la stessa Paladino compresa!). Quando
nelle “ ricerche psichiche , si adempiano le tre norme metodologiche —
ispezionare a fondo il medium prima della seduta; invigilarlo attentamente
durante i fenomeni; non cedere che per eccezione alla frequente domanda tiptica
dei cinque colpi (oscurità) — ci si garantisce a sufficienza contro quelle
brutte sorprese, e si può aver fede anche nella Me¬ tapsichica quale materia
conoscitiva suscettibile, in un futuro non lontano, di vera disciplina
sperimentale. L’autoflducia del medium. Sarebbe opportuno indagare
quanta parte si debba nella provocazione dei fenomeni al sentimento di fiducia
in sè stesso, che ogni medium deve possedere quando si accinge ad
operare. Per ipnotizzare con rapidità e fortuna occorre — tutti lo sanno
— che non soltanto il soggetto sia suggestionabile e provi un sentimento di
dipendenza al cospetto del suo ipnotizzatore : occorre, per di più, che questi
abbia fiducia in sè medesimo e, come si dice, voglia fermamente. Questa
sicurezza, questa fermezza di volontà danno al suo sguardo, alla sua parola, al
suo gesto quelle note speciali che impres¬ sionano i soggetti suscettibili. Ove
l’ ipnotizzatore sia fiacco, stanco, sfiduciato, ove tema di non riuscire,
l’ipnosi non si avvera, o rimane leggerissima. Lo stesso avviene di certo
nelle autosuggestioni dei me¬ dium. Bisogna che la Paladino sia convinta di
superare ogni contrarietà, perchè giunga ad estrinsecare l’energia neces¬ saria
alla produzione dei fenomeni. Soggetto eminentemente suggestionabile, come
tutti i medium, essa accoglie le sti¬ molazioni che le vengono dal di fuori e
le trasforma in fatti medianici con tanta maggiore agevolezza, quanto più è la
concordanza di esse col suo modo di sentire e di pensare. Ensapia ha bisogno di
sapersi capace di spostare oggetti, di produrre contatti, ecc. ; e, inoltre, la
sua autosuggestionabilità richiede da parte dei presenti un rinforzo. Ma siamo
sempre li: questo rinforzo è di semplice concorso morule o è, per contro, di
vera sinergia biopsichica ? Io non escludo 1’ ultima ipotesi, perchè
sarebbe assurdo negare l ezione mutua fra i cervelli umani, quando la con¬
cediamo alle forchette metalliche costituenti un diapason, a le corde di un
pianoforte o ad un apparato telegrafico Marconi, che al raffronto dei nostri
centri nervosi superiori sono strumenti di una grossolanità ed elementarità
assolute Ma io debbo pure tener conto, come psicologo, dell’azione prettamente
morale, ossia dell’incoraggiamento che la medium riceve dalla condiscendenza e
dalla fiducia dei presenti : tale ■corrispondenza mentale , senz’essere una
complicità , è un fattore che rinvigorisce le attività della medium, in quanto
che non lascia ingenerare nella mente di costei contrasti psi¬ chici capaci di
inibire le scariche di forza medianica. . e e vero che per i fenomeni si
richieda uno stato tran¬ sitorio o duraturo di oscuramento della coscienza
superiore e di simultanea ettervescenza subcosciente (coscienza sublimi- naie),
Insogna concedere alla medium almeno la possibilità di collocarsi nell
atteggiamento psichico necessario. Ora, la coscienza dell io superiore non si
oscurerà e non darà il posto all io interiore quando sia sovreccitata da
sentimenti di col¬ lera, da sdegno per ostilità e sfiducia eccessiva, quando
sia mantenuta vigile dalle idee penose che un ambiente ostile solleva nell
animo della medium. Questa non riesce allora ad auto-suggestionarsi, e non cade
in quel rapimento cotanto pro- tondo che occorre per mettere in azione
l’automatismo dei -centri inferiori, o per liberare quella qualunque forza di
cui i fenomeni sono la manifestazione. Non è cib conforme alle leggi della
fisiopsicologia e della fisiologia cerebrale ? Lo stato ■ i medianità, sia esso
un sonno speciale dei centri di coscienza, sia una condizione particolare della
energia vitale, non può intendersi in contrasto assoluto con i principi che
regolano la vita psichica normale. Genova, notte. LA SEDUTA. Di
meraviglia in meraviglia. Seduta ottima, quella di jersera! Il medium,
ben disposto d'umore, e ben provveduto di potenzialità esteriorante ; l’am¬
biente, un po’ più ammansito nella sfiducia verso Eusapia (siamo in cinque,
mancando il prof. Livierato) : la feno¬ menologia, eccezionale per quantità e
qualità di manifesta¬ zioni : e quel che più importa, fenomeni nuovi e
insoliti. Avendo qualcuno espressa la temenza che il nero colore delle
tende del gabinetto servisse artificiosamente a coprire i movimenti del medio,
si è ad esse sovraggiunta una balza di cotone bianco, mantenuta distesa da una
sottile asta di ferro : così, anche a luce mediocre, discerniamo Eusapia
vestita di scuro sul fondo chiaro. Speriamo, anzi, che su questo bianco si
rendano più percettibili alla vista le “ forme „ o i “ fantasmi „ che si
materializzassero. Ma di ombre non ne abbiamo viste : in loro vece sono apparse
delle luci. Un’altra innovazione. Leghiamo tra loro i piedi di Eu¬ sapia
con una cordicella girata ed annodata al di sopra dei malleoli, ed io ed Ornati
ne teniamo i capi : io me la giro e rigiro attorno al polso. Dico subito che
l’“ esperienza „ cosi proposta al “ buon John „ e cosi da noi sperata, ossia
che la medinm fosse sciolta dai suoi legami da mani invi¬ sibili, non è
riuscita affatto. Abbiamo avuta la sensazione acustica di una mano che
lavorasse a tale scopo nella oscurità. sotto il tavolo ; ma quel lungo fruscio
misterioso non ha operato il miracolo. Eusapia, forse per aiutare coi suoi
movimenti reali quelli ideali del liberarsi dai nodi, moveva e agitava le dita
delle sue mani tenute dai vigilatori (Ornati e Pellizzari) ; ma tutto
inutilmente. Si era al buio. Dei fenomeni della serata, ecco i più
rilevanti : Moti ritmici del tavolino imitanti una marcia, e grandi
espressioni tiptiche „ di emozioni gioconde (in oscurità e con Eusapia in stato
di veglia). Sollevamenti) e gettito della tenda bianca al eli sopra delle
teste dèi controllori, senza che l'asta metallica li colpisca (oscurità; stato
di " trance , leggiero, a intermittenze). Visto che la tenda seguita
a svolazzare furiosamente, come agitata da un uragano, crediamo di capire che “
John , ne sia seccato, e ritorniamo allo sfondo nero! 8" Spostamento
e avanzamento della scrivania posta a 1 m. di distanza e mentre uno di noi,
messosi carponi sotto il ta¬ volino, sorveglia i piedi di Eusapia, altri due ne
tengono la destra, ed un quarto ne afferra la sinistra. Durante questo con¬
trollo soddisfacentissimo, che si fa a luce debole e non al buio, il fenomeno
si ripete, a nostra richiesta, altre due volte; il pesante mobile avanza e
indietreggia * come un pachiderma , LOMBROSO (vedasi) per circa un metro, si
alza dal suolo, e ricade ru¬ morosamente (Eusapia pareva in ‘ trance „).
4“ Battiti spontanei di comando del tarolino, mentre tutte le nostre mani erano
in aria e noi vedevamo quelle di Eusapia ben controllate. 5“ Toccamenti
multipli, sincroni e differenti a tutti gli astanti in catena, anche a quelli
di faccia ad Eusapia i in oscurità completa). Jo ho sentito una mano riva
toccarmi lievissima- mente sul capo, carezzarmi, scendermi fra i capelli alla
nuca... Ma (piando c’è di mezzo una stoffa i toccamenti sono sempre più lunghi
e ostinati. 6° Movimenti e trasporto di varii oggetti ad un tempo, dalla
tavola grande al tavolino medianico. Questo fenomeno, asso¬ lutamente raro,
costituì una vera ridda: una bottiglia d'acqua, un’armonica, un timbro, una
trombetta, ci arrivano da lontano; contemporaneamente, qualcuno si sente
toccato. E come non bastasse, la trombetta fa uno sbalzo, vola per l’aria e
suona ; indi va a sfiorare la faccia di Cantò, che tenta di acchiapparla
sveltamente con la mano, ma che se la sente portar via da una strappata
vigorosa. Sempre in quei pochi minuti di tram¬ busto, la bottiglia si stappa da
sè, si inclina, spande un po' d’acqua sul piano del tavolino, poi si alza
aneh'essa e passando sulla testa d’Omati va a versare altra acqua fuori della
catena, quindi ritorna in mezzo a noi (Tutto ciò al bujo, ma niuno eccepisce
sul controllo, niuno esita nel giudicare genuine quelle traslazioni e quelle
azioni automatiche di utensili, che non si veggono toccati, portati nè adoperati
da mani visibili!). Levitazioni
complete del tavolino senza alcun, contatto delle mani di Eusapia: furono due,
durarono almeno 10", e in una fu raggiunta l'altezza di un metro dal suolo
(oscurità piena, ma vigilanza sicura). Noi premiamo in tre, in quattro, tutti,
sul tavolino mentre levita, e non riusciamo a farlo discendere se non con
grandi sforzi : si percepisce una resistenza elastica che sembra a istanti
diminuire e poi riprende con vigore. E un fatto che vedemmo varie volte anche
in primavera. b° Luci ‘ s piritiche , : dedico loro un
paragrafo. 9° Apparizione di un giuba biancastro (‘ lattescente „). della
grossezza di un pugno involto in un fazzoletto, e che parve per un momento
assumere la figurazione della maire. Era a sinistra della Palatiino. visibile
sul fondo nero, immobile, e poi scom¬ parve lentamente. Tutti lo hanno
percepito per 8-10 , eccetto me. perchè mi trovavo al controllo di sinistra, e
anche volgen¬ domi sul fianco destro non riuscii a scorgerlo o non seppi guar¬
dare là dove s’era formato. Le « luci » spiritiche. I. La
sera del 13 abbiamo avuto una straordinaria, ric¬ chezza di “ luci „ : tutti le
abbiamo viste, e tutti abbiamo avuto tempo di rilevarne attentamente i
caratteri. A me interes¬ sava soprattutto il parere del mio collega Pellizzari,
chimico valentissimo, e più di tutti noi competente in proposito : ora, egli si
è oggi convinto, come me, di due cose : la prima, che le luci sono reali, e non
allucinatorie, nè frau¬ dolente ; la seconda, che sono di natura finora
ignota. 11 più gran numero delle “ luci „ o “ fiammelle -, si è formato
in aria, in alto, sulle nostre teste, a distanza tale dalla medium (le cui
mani, d'altronde, erano strettamente controllate) da non potersi attribuire a
sue manovre. Tal¬ volta esse si formavano sul tavolo, tra le mani in catena,
oppure sulle spalle, sulle maniche degli astanti... Del resto, la
assicurazione che i fenomeni luminosi non possono essere prodotti
artificiosamente dalla Paladino, è forse necessaria per chi non ha assistito
alle sue sedute ; non lo è più per chi una sola volta le abbia vedute. 11
crederle effetto di fosforescenze fraudolente non ha senso comune ; sia perchè
non hanno in generale nessuno dei caratteri del fosforo, sia perchè il
controllo sulla medium è stato sempre sicuro, nè si capirebbe come una sua mano
potesse arrivare ad un metro, ad un metro e mezzo, a due metri e più di
distanza da lei . Non si supporrà che noi fossimo così distratti da
lasciarla libera proprio quando si presentò e si mantenne per alcuni minuti un
fenomeno di tanta impor¬ tanza, nè che, appena avvertite le luci, noi non
avessimo stretta la nostra sorveglianza. Non merita questa patente di stupidità
nessuno degli scienziati, nè un Lombroso , nè un Richet , nè un Flatnmarion ,
elle dichiarano di avere vedute le misteriose fiammelle d’Eusapia. II. Le
“ luci „ sono reali come i suoni, come 1 con¬ tatti, come le levitazioni ; sono
cioè percezioni precise, non confondibili con verun’ altra, soggette alle leggi
del ricono¬ scimento, soggette (quello che più importa) alle leggi
fisiche dell’ottica. Riguardo a
ciò tutte le materializzazioni visive (luci, torme di mani, pugni, braccia,
fantasmi) sono identiche: ossia il nostro senso della vista le percepisce
quando si trovi nelle condizioni fisiologiche e materiali di percepirle. — a)
iNon tutti le vedono, perchè sono spesso improvvise e fugacissime, cosicché
quando sono annunciate da colui o da coloro che le scorsero, spesso son già
scomparse prima che gli altri ab¬ biano tempo di comprendere dove debbono
guardare, Se fossero allucinazioni indotte, le si vedrebbero ovunque. — b) Sono
vedute però frequentemente da due, da tre, da cinque operatori ad un tempo : le
esclamazioni di sorpresa, le defini¬ zioni del fenomeno, prorompono nel medesimo
istante-, il che prova che, se la percezione loro è illusoria o allucinatoria.
1 centri corticali della visione dei percipienti sono stimolati nel medesimo
tempo: non si tratta di fenomeni soggettivi, ma di vere e proprie percezioni di
realtà. — c) Inoltre sono vedute da tutti coi medesimi caratteri, or di
lucciola, or di fiammella splendente senza aureola, ora di apparizione lu¬
minosa filante nello spazio con lentezza, in direzione ascen¬ dente, o
discendente, in traslazioni orizzontali, ecc. Dunque, la forma, lo splendore,
il moto translatorio essendo per¬ cepiti egualmente da tutti, appartengono al
fenomeno in sè, non ai cervelli che ne sarebbero stimolati ab intra. La sola
spiegazione (caso inai) sarebbe questa, che le luci spiritiche siano “ allucinazioni
veridiche „ : ma tanto più allora il fatto fisio-psicologico resta supremamente
degno di studio. III. La varietà delle apparizioni luminose, soprattutto
per quanto si riferisce al luogo dove appaiono, alla intensità loro, e alla
direzione e rapidità del moto nello spazio, è un altro punto degno di
riflessione. Giacché, se venissero pro¬ dotte (come gli astutissimi credono)
per giuoco della Pa¬ ladino, bisognerebbe ammettere che essa cela nelle tasche
una corrispondente varietà di sostanze luminose. Ma quali? Ecco dove ci
soccorre la esperienza del chimico. 11 Pelliz- zari, che maneggia ogni giorno
nel suo laboratorio le so¬ stanze chimiche più diverse, dichiara che le luci da
noi ve¬ dute jersera non possono essere nè di fosforo, nè di sali di
bario, né d’altro qualsiasi corpo conosciuto dalla chimica minerale. Si potrà
forse supporre che siano luci prodotte da sostanze organiche ; ma quali ? Non
da lucciole artificiosa¬ mente lasciate scappare dalla Paladino (ipotesi da me
udita !), perocché le fiammelle non hanno mai il carattere pulsante di (pesto
insetto ; e d’altronde Eusapia produce le luci anche nelle stagioni in cui di
lucciole non se ne trova nei prati e sulle siepi : nessuno capisce poi dove
andrebbero a finire gli insetti fosforescenti, che la prestidigitatrice
napoletana lan¬ ciasse al volo in una stanza, dove, ultimata la seduta,
sarebbero trovate... Altre sostanze animali e vegetali emananti luce, e che la
Paladino possa avere a sua disposizione, non se ne conoscono : passando in rassegna
il bel libro di Raffaele Dubois, dove la fotogenesi animale è studiata a fondo,
tale ipotesi si riscontrerà assurda. Ma quale sorgente luminosa di natura
conosciuta sarà questa da cui non emanano raggi, sicché non illumina attorno a
sé lo spazio quando appare e passa per aria, nè gli oggetti sui quali si posa o
dai quali fuoresce ? Sulla palma della mano dell’Ing. Ornati, fatta aprire e
posare sul tavolo da Eusapia, è brillata una di queste luci, ed è durata
abbastanza perchè tutti noi, sorpresi dalla sede strana e dalla vivacità del
fenomeno, ci alzassimo dalle nostre seggiole e tenendoci in catena con le mani
avvicinassimo la nostra faccia per meglio osservare. Quella misteriosa
fiammella, grande come un mezzo corpo di lucciola, ma meno splendente, ferma e
non pul¬ sante, si dondolava (per dir così) sulla cute palmare della prima
falange del dito medio di Ornati, ed egli ha potuto nel frattempo muovere la
mano e le dita per tentare di cacciarla via. Non scaldava, non illuminava tntt’
attorno la pelle ; è venuta e se ne è sparita ad un tratto, sotto ai nostri
occhi intenti e meravigliati a guardarla ! Che luccicore è quello?... Si può
pensare ad un’astuzia di Eusapia che abil¬ mente abbia appiccicato alla mano
dell’ingegnere, che prima teneva nella sua, una sostanza luminosa?... Ma
fosforo non era di certo ; e allora che cosa era? Fra i medii capaci di
ingenerare delle * luci „ primeggiò tra il 1875 e l’83 Gugl. Eglinton; ma le
sue “ produzioni luminose „ erano diversissime da queste della Paladino. Constavano
infatti di corpi ovoidali o discoidali splendidis¬ simi, tenuti in mano dai
suoi spettri parziali o integrali, e aventi una lontana rassomiglianza con
saponette o con ciottoli luminosi ; in qualcuno si vedevano striature rosse
indicanti l’organizzazione come di “ vene „ e di “ sangue fluidico ,
(Osservinsi le tavole del Farmer). Che io sappia, di quelle “ luci , là non se
n’è più vedute; e chi sa per quale facoltà meravigliosa (o con quale
manipolazione) Eglinton, due volte smascherato di poi, le produceva (o
preparava). IV. Ho detto che le condizioni ottiche per la visione delle
luei spiritiche sono le medesime di quelle per le per¬ cezioni luminose
normali. Infatti, se le palpebre sono chiuse (io ne ho fatta la prova), la
fiammella non è più veduta : dunque, non è un fatto subbiettivo endottico. Se
lo sguardo è rivolto da altra parte, neppure la luce è percepita : tal¬ volta,
avvisati dalle esclamazioni di chi la scopri, ci si ri¬ volge istintivamente
dal lato dove si imagina avvenga il fe¬ nomeno, e si arriva appena in tempo per
vederla sparire : se fosse un’allucinazione suggerita, si avrebbe la percezione
intera. Quando vi è un oggetto che intercetti lo sguardo,, manca pure la
percezione del fenomeno : io non ho veduto, ad esempio, la massa luminosa
formatasi a sinistra della Paladino e dietro di lei, perchè trovandomi alla
destra il suo capo me ne impediva la visione; ora, i fenomeni allucinatoli non
obbediscono a codeste leggi ottiche. Infine, io non ho vedute le luci filanti
che si sono formate al di sopra di me e che sono state vedute da tutti gli
altri, perchè non ho al bregma nessun occhio veggente, colpe gli antenati dell’
/lat¬ teria punctata, che avevano un occhio parietale! V. Sul moto
traslatorio delle luci ho già discorso negli appunti delle sedute del giugno :
dirò qui soltanto che la ascesa e la discesa sono così lente da confutare senza
re¬ missione l'ipotesi che si tratti di corpi luminosi lanciati abil¬ mente in
aria dalla Paladino. Di qualunque sostanza li si voglia imaginare (ma, dico,
quale V !), essi sarebbero sempre soggetti alla legge di gravità e di energia:
nel lancio sali¬ rebbero con più violenza; e giunti alla fine della loro
traiet¬ toria cadrebbero più rapidamente. Il Pellizzari osservava acu¬ tamente
che dovrebbero imaginarsi provvisti di un para¬ cadute ! Egli paragona le due
luci apparse in alto, al di sopra di me e discese lentamente, a due grosse
goocie di un sciroppo luminoso che fossero lasciate cadere. Ma il pa¬ ragone
implica che cotali goccio cadano con lentezza, perchè hanno un filo
appiccaticcio di sostanza densa e glutinosa che le tien sospese alla massa da
cui si staccano : qui invece la u goccia . sarebbe distinta, autonoma ; e
perchè non si moverebbe in una verticale piano piano ? S’aggiunga che altre
volte le luci hanno un moto trasversale, o ascensionale, mai però vorticoso o a
ghirigori, nè a zig-zag. Anche quando le l’azione suggestiva del
medium 53 luci traversano lo spazio a scatti,
accendendosi e oscurandosi alternativamente, è permesso scoprirne la
traiettoria che viene costituita sempre da una linea continuata. Da
ultimo, la forma circoscritta delle luci è con¬ traria alla loro origine
fraudolenta. Chi le ha vedute sorride all'idea grossolana che la Eusapia si
serva di capocchie di fiammiferi. Al fosforo si accostano solo per il colore,
ma non tutte : ve ne ha di azzurrognole, di verdastre, di gial¬ lognole, di
biancastre. E poi sono inodore, non lasciano traccia, e non danno
quell’emanazione fumeggiente e tremula, che il fosforo dà sempre nell’oscurità,
massime se soffregato. Stato psichico del medium e dell’assistenza.
Anche la seduta del 13 dicembre conferma la influenza che lo stato morale ha
sulla potenzialità medianica. Il dot¬ tor Cantù è riuscito a disarmare le paure
e le animosità della Eusapia ; e questa giunse alla “ Minerva „ piena di
buonumore e più sicura di sè... Ecco il motivo per cui i fenomeni non tardarono
a manifestarsi non appena formata la catena ed in piena luce. La Eusapia stessa
ha voluto che si sperimentasse al chiaro. La sua fiducia si rivelava nella
fisonomia ilare, nelle parole più recise, nei gesti più risoluti c in un non so
che di più energico e volitivo. Non si può credere che tale atteggiamento
psichico fosse in lei artificioso, cioè assunto per regalarci un qualche stra¬
tagemma : esso proveniva dalle circostanze in cui sapeva di operare e dalla
diminuita sua diffidenza riguardo alle cinque persone presenti. Neppure si può
ammettere che la volon¬ tarietà di iersera fosse in relazione con un presunto
potere suggestionatore della medium, la quale si trovi adesso so¬ vrana sicura
delle nostre sei coscienze. Anzitutto, questa padronanza e azione
suggestionatrice della Eusapia non è provata; ed io penso, per di più, che non
esista se non in quelle limitatissime forme ed in quel minimo grado, che pos¬
siede ogni nostra coscienza individuale quando spesso opera in collaborazione
con altre (su di ciò io penso, cioè, diversa- mente da Ochorowicz). — In
secondo luogo, questa azione avrebbe cominciato, caso mai, ad esercitarsi
jersera, se non su tutti i membri della catena, almeno «nlli (tre su
cinque). Pino alla terza seduta due (Va ” SnT di . ersera erano rimasti scossi
si “ 1 Presenti di m»ni, e più toelm.U adZ» «te» “ ,« f“<"
noscere la medianità. Dunane k ™ uccatura, che a rico¬ pi noi cinque si
opererebbe ad un tfftto J°da eUSapÌana s.u l’altra, e, quello che è più
straccarne don “ S6ra a1’ infelice da cui, anticliè combattati®! dubbiTi “dn?
if «t?" ' S0S"«“™ <»™Vern°^ie^ “S “ dl , tesi della
suggestione collettiva ( “ allucinazioni in^o i fenomm” Sr’non
risuE?(«ttto'»,°u "U“ !ue“*sio“ ogni singola sriuù Z . p .n med,Um
epcttalon. I„ .omo ,1 maJ™ tr* dnl mi- successi,,, siamo
ordinariamento di “uoìo Tc'E i'1"11* serie manca osmi recolnm • , a caP°-
In una buone no succedono °di i”!’ tant° C,‘e a sednte dei
presenti. Quanto ■diw ■ teclPazi°ne
inconsapevole tatto di udito di vista di' 12 °r0 Sfìnsazionl multiple di
nascere nella loro mente h *• I'1 rrcoo irere, in modo da far
f>SSL'iSS T JZ 3»Tne1LTaì”t ^iltiTnL^cct/t IT™ ' S ■«- ficolare, tanto
nella „,diul„ qn,„tf nXSK'a “ P"' Le volizioni dell’io
cosciente e le operazioni dell’io subcosciente. Adopero questi
termini io-cosciente e io-subcosciente per conformarmi alla psicologia oggidì
dominante nei nostri centri scientifici. Sono il primo a riconoscere che è
contrad¬ ditorio parlare d'un io “ subcosciente ,, d’uria volontà “ sub¬ conscia
. e simili, giacché dove si palesano personalità e vo¬ lontà non puf) a meno
dall’ esistere una coscienza. Ancora più improprio sarebbe qui il termine di
incosciente, e pelò non lo adopero : mi contento di dire subcosciente, come
scri¬ verei marginale o frangiato (alla James), perchè in modo fi¬ gurato si
può discorrere di un quidsimile della coscienza che sta al di sotto o ai
margini o alle frangio della coscienza personale. Stimo pure che il termine
subliminale (sotto la soglia) non sia molto bello, essendoché “ soglia „ o
lirnen si riferisce ad una separazione sostanziale tra ciò che è nella
coscienza e ciò che è fuori di essa: la metafora è il grande scoglio della
scienza fatta ! Se chiamiamo volizione un “ atto predeterminato ad un
fine „, la volontà non è altro che una astrazione in doppio senso : l’astratto
della qualità di essere rivolto a raggiun¬ gere uno scopo*, e l’astratto
sostantivato dì tutti gli atti adenti codesto carattere. Quando l’atto è
accompagnato (alcuni psi¬ cologi dicono “ seguito „) dalla consapevolezza di eseguirlo,
e se noi ce ne ricordiamo, lo diciamo volontario : quaudo 1 atto manca di tali
qualità, cioè non è conscio nè ricordato, e l’agente non se ne accorge che dopo
la sua esecuzione e lo ricorda solo in succinto, lo diciamo automatico. Orbene,
gli atti medianici della Paladino in quale categoria li dobbiamo mettere? Sono
intenzionali e coscienti, cioè volizioni, oppure intelligenti e
in[sub|coscienti, cioè automatismi?... A me pare che siano l’una e l’altra cosa
insieme : mi spiego. Alcuni fenomeni sono certamente rolliti dalla medium
, altri non lo sono, e risultano, non soltanto imprevedibili dagli astanti, ma
altresì imprevisti per lei. Gli uni si prepa¬ rano nella coscienza vigile della
medium ; poi, sopraggiunta la estasi o “trance „, si approfondano nella
subconscienza, e la scaricano il dinamismo “ medianico Altri invece
sorgono 56 rsroot,OGu e spiritismo, ii
fenomeni non hanno alcuna u’renLJiV1* anldeico : qnesti tomaticamente. Ma
smebbe SXTSdì.* LZTT ^ pomi possa aadre la sncr<Tcaf,v., 1 n C Je soltanto
sui anche quegli automatismi^ ? de"e perSone estranee = ™ita i2
rshtaòTa"^ TTrr»*- ta|- SC..0 ne, bassifondi psichici c li dimeni
d" vedere le « 1„,.; 1 • l nL,I|)l° espresso il desiderio di
ss Avevamo è vero riilJf i , ■ tte le sedute anteriori, sere avanti; ma
s’iccomevi 'érafr?'"'0 d,eside,io anche nelle credere possibile il
fenomeno luminoso n°n SX sstss- Ah°"“e 4 -r due tei
piùiLntiTr^4 di ...oai.mti.iZ™ ", *L:r r?„ r."°- ’t*?-
.noa,,»ic. dalle tradmoni dei circoli spMcf 1 P01*»”*1'1* Io .» escludo,
co» ciò, che Ens.pi, abbi, », ,,rogr,„m» progressivo : questo è
troppo conforme al concetto volgare clie^tu. tti hanno di un’arte persuasiva,
per fargliene un ap¬ punto. Comunemente è ammesso che per convincere occorra
andare dal semplice al composto, dall'elementare all’evoluto, precisamente come
è di empirica nozione che non si impari un mestiere, un’arte, una professione
senza un metodico ti¬ rocinio. E però la tecnica dei medium (Eusapia compresa)
è intaccata da codesto pregiudizio : esso fa si che la medium probabilmente
eserciti dapprima una inibizione volontaria sulle proprie attività medianiche,
le diriga fino ad un certo punto, e voglia “ fenomeni , di quella forza e
gradazione che le paiono opportune, onde abbiano efficacia argomentativa per la
convinzione dei presenti. Questo doveva sopratutto avvenire e avviene
realmente negli ambienti nuovi, massime quando ci siano increduli da
convincere, o, pei medi professionali, paganti da contentare. La cosa è più che
logica. Se invece l’ambiente è imbevuto di spiritismo, la inibizione direttiva
esercitata dalla Paladino sui suoi fenomeni non ha più ragion d’essere: e
allora essa dà esteso corso al suo automatismo: allora si assiste di buon’ora
alle manifestazioni più straordinarie senza il bisogno di arrivarci a poco a
poco. Anche sotto questo riguardo, dunque, la medianità ubbi¬ disce alle
leggi normali della psicologia : ed io credo che a poco a poco, studiandola con
metodo analitico, si arriverà a farla entrare tutta nel campo della naturalità.
Non vi deve rimanere nulla di trascendentale. * * * La
personalità di “John King,,. Chiunque assista alle sedute della
Paladino, sapendo che essa si crede guidata da uno spirito che in vita sarebbe
stato un u John King », resta meravigliato della poca parte perso¬ nale che in
generale questo essere “ disincarnato „ prende ai fenomeni. Solo di quando in
quando egli viene nominato da chi dirige la seduta, allo scopo di pregarlo di
manifestarsi o in modo generico o in quei modi che l’assistenza desidera.
Quanto al presentarsi in persona tangibile e visibile, c’è un bizzarrissimo suo
modo di fare: “ egli » va e viene, appare S£ra**2?ÌKi5T
logìco' *lc“ ”otiv'’ J!n£af.°4g ^,r“£v‘ Vf- - ■**>”■>» Alle
Jo’irZUSr t“"i“ AtKp'erime °til »S «* ^.&&P£Sr2?S:
pure siano obbligate di esnrit sPerte .1D)un idioma in cui wjrjsr-sr
**3n • ~~m , I C è» LJT*. P»1'"”" 'uterpietnrs i a un “ parlate
e bùio Zf ■ ?rUno momento si credette più la luce, togliendo* 'lo scar™
“3*eTa ad abba“»re ancor anticamera Ma Tnhn i * ° 1 biarore proveniente dalla
Finalmente sT canl che7f r 6 riPeteva 1 '^que colpi, care me 1 P2V0 1 Ì
°llmp3ZÌent-e voleva indi- mini ; parlate voi ” PP° ■' nnmerJL 5 ! in altri
ter- Ebbene, qu^L è statali •C‘”2“e » (Pro{: Morselli) _ tiva non dà mai
sentore di Zi !,0vert'' deplorevole nell’inven- grattamenti snl o entro il
tavolo*' 'or™6 C°? ' ,f.iccbi ® Pn£ni » agli astanti, di nessun contenni
c.outattl e palpamenti mente rivolti a farci sentire chi Vf6^170; ?.uasl
esi'lusiva- l’ombra dello spazio a n-dimenciA • -f® 1 ? * ?’ Presente
nel- senza che se ne caoisfi il "V-1 quale poi.all’occorrenza,
teiTestrissimo sn^rf L /r0Ce-lm.ent0> risnlta «“ere un manifestaSi tt ^ eST
‘ Ta,V,0,to “ Job" » - battere amichevolmente In ’ n0n n,olto
intelligenti : le lenti dalnaS0“rare 1^1“° SU] braccio- ^Here smuovere le
sego-iole solleticarle^™ scapaccioni e ceffate, * °le, soùeticarne il
sedile per di sotto, rasparne i piedi, ecc., ece. Tutto ciò sicuramente
manifesta una “ intenzione ma non una idea, e meno che mai un con¬ cetto
astratto. Il solo concetto, diremo cosi, teleologico, che imprima con la sua
finalità un certo carattere intellettuale alle manifestazioni di questa anima
ultraterrena, è quello, molto semplice, che egli... vuole e può “ manifestarsi
„. I movimenti del tavolo, le levitazioni del medium, i contatti, le mani
materializzate, gli spostamenti di oggetti, il trasporto e l’uso di strumenti ;
tutta la fenomenologia paladiniana frammentaria, a sbalzi, senza legame alcuno
che ne associ le singole parvenze e le sintetizzi in un che di mediocremente
tollerabile, tutto 1’* ensapianismo „ è rivolto ad un solo ed unico intento : —
farci sentire che “ John „ è attorno a noi, in mezzo alla catena, sopra o sotto
il tavolo, al di là o al di qua delle nere cortine, e in grado di rivelarci il
suo “ potere ,. Ciò non pertanto, se si radunano tutte le altre
manifesta¬ zioni, e se si tiene conto di quanto l’automatismo medianico della
Paladino ci rivela saltuariamente e in sensi diversi, si arriva a figurarci, a
ricostruire a un di presso la personalità i li John King. E allora si trova ciò
che segue: I. Ritratto morale ni ono spirito-guida : 1° “ John „
possiede un’ intelligenza incolta e poco evoluta : non sa leggere nè scrivere,
e tutta la sua mentalità è rivolta a scherzi di pessimo gusto. È
ignorantissimo, e non parla, a -frasi corte e spezzate, che un italiano
imbastardito da napoletanismi. Però non è stupido ; da molti segni lo si trova
abbastanza furbo, e perfino astuto, sempre però nella cerehia delle idee
relative alle sue “ manifestazioni ,. 2° Il suo carattere è piuttosto
bisbetico, volubile, puerilmente vano e irascibile, ma in fondo sostanzialmente
piacevole (bonaccione); egli ama scherzare e non sa mante¬ nere il broncio,
tanto meno la collera. 3° Le sue emozioni sono semplici e grossolane :
gli piace ridere, sghignazzare, e magari schernire, è inveire, ma non sa
neppure sorridere e piangere: i suoi furori sono im¬ belli, e se si riesce
sovente a farlo andare in collera, questa dura pochissimo. 4° Il suo
umore è variabile, diremmo quasi isterico : ora è disposto ed ora no a “
comunicare , : certe sere è allegro, fa ballare il tavolo, lo fa battere a
ritmo di marcie e di valzer, lo fa ridere, ecc.; certe altre è di malumore,
suscettibile, schivo dallo scherzo: talvolta appena risponde, diremo cosi, a
monosillabi, a spinte ; altre volte è loquace, ecc. 5* li suo volere è
capriccioso, e perciò ostenta’talvolta di mettersi in opposizione con sua “
figlia „ (Eusapia): non le permette di bere, quando ha sete ; vuole il buio
quando essa desidererebbe la luce, e viceversa; pretende che si con¬ tinui la
seduta quando essa si dice stanca, ecc. Ma — lo vedemmo tutto questo è a fior
di pelle, e non dà me* 'ioniamente^ luogo alle lotte tremende di cui ci si
parla a proposito di altri medium (veggasi ad esempio in Gibieb). 6* John
è ingenuo, poiché indovina raramente l’ironia scettica che c’è nelle nostre
preghiere ed esortazioni affinchè si manifesti : spesso non comprende
l’incredulità, quando si abbia 1 avvertenza di non farla troppo trasparire;
prende per buoni tutti gli elogi e non ne sente la superficialità, ecc. J°‘ln è anche privo di costanza. La sua
attenzione si lascia facilmente distrarre : basta il più piccolo incidente per
impedirgli di lavorare o per arrestarlo a mezzo nella presentazione di un
fenomeno. Quando non può fare un fe¬ nomeno, ci si prova due o tre volte, ma
poi si stanca e ab- bandona 1 impresa. 8° John è suggestionabilissimo :
come ho dimostrato, in generale basta esprimere il desiderio di un fenomeno
perchè questo presto o tardi si produca. 9° J?hn non è un volitivo, ma un
impressionabile, non è un riflessivo, ma più spesso un impulsivo, che agisce a
scatti a seconda delle circostanze del momento, pur^ ser¬ bandosi fedele alle
linee generali dei suoi programmi di esecuzione ginnica o prestigiatoria.
10" John non ha iniziativa-, egli è schiavo delle abi- Udini ; opera da
lungo tempo a quella maniera, e però la sua tecnica rimane fìssa e irrigidita,
le sue manifestazioni da più anni non progrediscono, le sue azioni, che viste
una volta • sembrano mirifiche, hanno poi una monotonia tale che fini¬ scono
coll'infàstidire. Egli è pertanto uno scansafatiche : ha imparato ad agire
così, e cosi gli basta: non gli doman¬ date di piu. Il1 John è
misoneista: non può soffrire la varietà, sia perchè gli costerebbe fatica il
comprenderla, sia perchè sospetta di tutto ciò che non è a portata della sua
intelli¬ genza breve e labile. 12° John è un permaloso: pretende che si
creda sempre nella autenticità dei suoi fenomeni, e ogni accenno a dubbio Io
inquieta e gli fa tenere il broncio. Ma il broncio è come AIorsu
li, Psicoio, lin e Spiritismo, 11. Tav. IX. Calco in
gesso dell'impronta di -, olio ,pWtic ottenuta la sera del 31 gennaio
1902 m una seduta di Eusaoia in „ D • r-usapia m casa Ramorino, a
Ge RITRATTO FISICO DI “ JOHN KING quello
di un bambino: dura poco; e l’orizzonte di quella coscienza imperfetta e
puerile si rasserena presto. II. Ritratto fisico di uno
spirito-guida: A questi caratteri psichici corrispondono i seguenti
fisici di cui ricaviamo la scarsa conoscenza dalle diverse sue ap¬ parizioni,
tanto a Genova che altrove : 1° John King non dev’essere più giovane, a
giudicarne dal fatto che ha già delle figlie da marito, come “ Katie King,, e
delle anzianotte come... Eusapia. 2° John, quando ha concesso di
lasciarsi vedere “ for¬ mato „, pare di alta statura, di corporatura grossa, di
largo torace , quasi un gigante : le sue mani sono grandi, ossute e forti ;
quando picchiano o afferrano , picchiano sodo e si addimostrano vigorose.
•i” .John ha la taccia larga, la fronte bassa, il naso un po rincagnato, e un
aspetto volgaruceio anzicchenò: sembra un bravo facchino. 4° John ha
ordinariamente la testa circondata da una specie di turbante, come è di moda
fra le Entità spi¬ rituali dell’Altro Mondo. 5° John fin qui si è rivelato
afono : — nessuno, per quanto io ne so, lo ha udito mai parlare, salvo per
bocca di Eusapia nella quale egli “ entra „ e si reincarna a tratti ; allora la
sua voce è rauca e gutturale. 6° Il suo portamento è piuttosto
grossolano; — ma la cosa si capisce dal momento che, quando viveva, “ John ,
era, come i tanti King del mondo spiritico... un Onde Sani! Nel
descriverne la fisonomia, io sono partito dal supposto che non spetti a John
King il volto cadaverico tante volte impresso sulla plastilina, e di cui il
Chia.ia, il Bozzano, il visaxi, il De Fontenat, hanno riprodotto le varianti.
Quel volto senile, sbarbato dal naso aquilino, dal mento adunco, dalle labbra
rientranti su mascelle sguernite di denti, dal profilo grifagno, somigliante in
modo straordinario ad una Eusapia invecchiata, sarebbe quello di sua nonna.
Tale, al¬ meno, è la dichiarazione che essa jeri mi ha fatto; ma so che certi
spiritisti ch'inno altra interpretazione su quella faccia spettrale : ad ogni
modo , dal frequente manifestarsi di un “ John King „ barbuto, si deve
escludere che l’ impronta miri a identificarlo. In sostanza John è una
personalità fisiopsichica di grado poco elevato, ciò che si attaglia alla
medium che ha preso a guidare e ad aiutare. Lo si direbbe un popolano (di
Na¬ poli), un ragazzaccio, un semplicione, un “ lazzarone che nel suo
analfabetismo vive giocondamente più che può. Il vero si è che la sua
personalità — come si scorge nella sintesi che ne ho fatta — non è affatto
virile, tranne nei pugni di quando in quando battuti sul tavolo, ina che hanno
tutta l’aria d’una spavalderia per parte d’un debole. Anche la sua mano, grossa
e robusta, si limita a trasportare oggetti, ma lo fa sempre con delicatezza
femminea, e ben raramente, nei grandi trasporti al buio, avvengono guasti e
rotture. I suoi palpamenti sono cortesi e scherzosi, quali può imaginarli ed
eseguirli un fanciullo allegro o petulante: i suoi atti sono rarissimamente
violenti, nè quali dovrebbe fare un gigante della sua possa; ma pure in collera
* John „ si diporta come un ragazzo maleducato che si compiace in una partita
di box o foot-ball . Corre nei circoli spiritici italiani la leggenda che
“ John King „ abbia vissuto sulla terra nel corpo di un uomo di mare
Anglo-sassone. Ma di tale sua esistenza anteriore non si vede nessuna
caratteristica : fra le altre cose, mai lo si è sentito o visto ubbriaco, mai
discorre, perchè non saprebbe come cavarsela, di cose marinaresche ! E sembra
inoltre che passando nel mondo di là, John King abbia perduta ogni memoria, non
tanto della sua professione, ma pur della lingua materna: a Cambridge imparò
appena che yes vuol dire sì, come a Carqneiranne balbettò i primi oui... Una
delle due : o non ha saputo parlare mai l’idioma natio, e fu un idiota in vita,
come è un semplicione dopo morto : oppure il tra¬ passo lo ha reso smemorato e
afasico, arcidemente. Ma usciamo dalle metafore spiritistiche o
neo-spirituali- stiche „ (!). “ John „ si conduce come farebbe una perso¬
nalità fanciullesca deposta nel cervello della Eusapia da una suggestione
ricevuta nella sua giovinezza e risorgente quale personaggio onirico ogni volta
che ella entra in media- nismo. Tutto porta, a credere che “ John „ non è
mai esistito se non come simbolica rappresentazione nel subconscio della medium.
La sua “ anima „ è il riflesso impiccolito, sotto certi riguardi, di quella
della Eusapia, come se costei si tro¬ vasse di fronte ad uno di quegli specchi
che, riflettendo una figura, la allungano od accorciano deformandola. La
volubilità, la incostanza, la incertezza, la ignoranza, la ingenuità, la
fatuità, la suggestionabilità di “ John „ appartenevano alla coscienza prima
infantile della Eusapia ; e il suo incosciente la rispecchia ancora tale e
quale, come in un’acqua stagnante si mira a rovescio il bosco ceduo che cresce
sulle sue rive. Anche quel paesaggio capovolto nelle acque sembra diverso
dal paesaggio reale diritto ; ma è la nostra percezione che ci dà la illusione
della diversità : solo perchè i raggi lumi¬ nosi arrivano alla retina con un
angolo differente, noi per¬ diamo la percezione della realtà e ci crediamo
trasportati in un mondo fantastico ove gli oggetti contraddicono alla legge di
gravità, dove gli alberi crescono colle radici in aria e le fronde in basso,
dove il cielo azzurro si approfonda nelle viscere della terra piuttosto che
ricoprirla. Cosi avviene della personalità sonnambulica “ John „, che è quella
della Paladino talora un po’ mascolinizzata. Ma siccome i caratteri sessuali
primari non entrano mai in evidenza ed in azione du¬ rante le sedute {e pour
cause), il “ buon John „ si limita a dare una vornice di rozzezza ai proprii
atteggiamenti e ad alcune caratteristiche somatiche accessorie ; batte i pugni,
fa sforzi ginnici e si fu sentire grande, grosso e barbuto : ecco in che
consiste tutta la sua virilità ed il suo professiona- lismo piratesco! Altro
che “io magico, del DuPkel!! Psicogenesi delle ‘ Guide Invisibili
,. In questa faccenda delle “ personalità „ (entità occulte in¬
telligenti) che si manifestano sempre le stesse, per bocca e nella condotta dei
medi, i teorici e gli empirici dello spi¬ ritismo-sistema non sono andati mai
oltre alla superficie. Con una ingenuità che fa il paio con la loro
incompetenza psicologica, mai hanno cercato di scoprire e stabilire la psi¬
cogenesi di quei poi-sonaggi, che pur hanno tanta affinità, checché scriva D.
Metzger, con le personificazioni transitorie che ci mette davanti agli occhi la
“ obiettivazione dei tipi „ suggerita nei soggetti ipnotizzati e descritta da
Carlo Ri- OHKT nelle sonnambule da più di trent’anni. L’affinità è inne¬ gabile
; solo che nei medii la credenza nella personificazione è persistente, è un
monoideismo più profondo. C’è da stu¬ pirsi nel leggere in Bboffrrio che
bisogna credere siano spiriti di trapassati „ perchè “ essi stessi lo
dicono „ (per mezzo degli automatismi dei medi, non mai direttamente) :
oppure, quel filosofo era uno psicologo di vaglia... Ma non era un
clinico, e di psicologia anormale non aveva alcuna idea- di là questi suoi
spropositi. Invece, il Iloursov, nello studio ammirevole dedicato alla E
lena Smith ed alle multiple personalità seconde che in ei si rivelano Leopoldo
, Cagliostro, Maria Antonietta, la piu o meno indiana “ Simandini ecc. - ha dimostrato,
con finezza inarrivabile di analisi psicologica, come esse altro non siano se
non riproduzioni parziali della perso¬ nalità prima, ossia creazioni
fantastiche del subcosciente della medium, la quale da loro ciò che può dare:
il proprio modo di sentire, di pensare, di volere, ed anche il modo di discor¬
rere, salvo una drammaticità romanzesca intensa ed esteti¬ camente eccezionale.
Sono insomma dei mascheramenti, sotto ai quali e permesso di mettere a nudo le
caratteristiche fon¬ damentali della personalità che vi si ridette Non può
esservi dubbio sull’analogia dei due personaggi: Leopoldo è psicogeneticamente
un compagno di John Ehm Ala siccome la personalità primaria della Ginevrina è
gran¬ demente superiore per intelligenza, per elevazione morale, per coltura a
quella della Napoletana, così anche lo spirito-istrut¬ tore della prima è
immensamente più evoluto dello spirito- guida della seconda. Dalla coscienza
superiore della Smith molto si poteva e può immergere nelle sue delicate
profondità su '-coscienti ; invece da quella della Eusapia pochissimo è di¬
sceso e si deposita nel suo grossolano e atavico subliminale: roba di scarto,
senza alcun valore. Di tanto John si rivela ancor piu materiale e volgare di
Eusapia sveglia e cosciente, di quanto Leopoldo ci appare più idealista, più
romantico e serafico di Elena in stato normale. Perocché, toltene alcune sue
peculiarissime facoltà, il subliminale elabora sempre il superliminale, nei
medi come negli ipnotizzati, nel sognante come negli uomini di genio. E Mvers
non sembra essersene sempre accorto o ricordato! La diflerenza si scorge
fortissima nel modo con cui Leo- pò do e John regolano la condotta della loro
rispettiva pu- pnia. Leopoldo si è più intrinsecamente immedesimato con la
personalità medianica di Elena : filosofeggia su tutte le circostanze della
vita, dirige i suoi pensieri più profondi, inspira 1 suoi sentimenti più intimi
e salienti, la consiglia negl atti piu complessi e fini della esistenza:
insomma, è una guida intellettuale, che ha anche saputo dare alle maiii-
lestaziom medianiche della sua protetta un poetico e compli¬ cato contenuto
ideativo. — Per contro, “ John , non si rivela alla coscienza
vigile della Eusapia con altrettante intensità: durante il “trance, non le
porge che l’opera sua di prestidi¬ gitatore e di ginnasta da strapazzo ; in
veglia sembra che si contenti di dirigerne solo le maggiori vicende della vite,
non scendendo alle minuzie di cui Leopoldo si compiace. Poco però possiamo
sapere sul conto delle “ inspirazioni „ provenienti da John ; la Paladino è a
tale riguardo pressoché mute, e mai, spontaneamente, se non in estasi, parla
della sua guida spirituale. Solo una volte, a mio figlio Arturo, che le chiedeva
se avesse avuto prole, ha risposto sgarba¬ tamente , come se si meravigliasse
che la cosa era da lui ignorate : Ma John non vuole che io abbia figli! Pare
dunque che una certa influenza, almeno sul destino bio¬ logico della Eusapia e
sulle sue grandi funzioni organiche, John la eserciti in qualche modo. Di
quanto però la sua azione “ protettrice „ sta al di sotto di quella di Leopoldo
!... Ma John è proprio una “ personalità seconda „ ? E lo è Leopoldo ? Il
Flocrnov ha dimostrato, da par suo, che in questo “ spirito „ si tratta
piuttosto di uno stato secondo, o di un monoideismo, non di una personalità
introdottasi con caratteri sicuri di identità nella compagine psichica della
sua medium (ossia “ reincarnata „ transitoriamente), e quale noi alienisti
vediamo assai meglio nei paranoici giunti al meta¬ bolismo personale. La cosa
sembrerà ancora più giuste rispetto a John King , di cui il subconscio di Eusapia
Paladino, in tanto tempo da che quell’essere spiritico si manifeste e dà
.spettacolo di sé, mai ha saputo fornire un’imagine completa così da
lasciarcelo raffigurare vissuto per davvero. In quasi Irent’anni, per mancanza
di conoscenze (lingua, costumi del¬ l'epoca, mestiere, vicende storiche
individuali) la monoidea di John King non è arrivata alla “ identificazione ,
che sta tento a cuore agli spiritisti. La sua povertà psicologica non è già una
caratteristica connotativa di persona, ma il prodotto di una vera deficienza
nella formazione del simbolo,; il risul¬ tato di una mancata associazione
onirica fra gli elementi che potevano unirsi per dar origine ad una “ coscienza
„ intera, e sopratutto per darci quella del pirata americano Giovanni King, vissuto,
a quanto si dice, in epoche remote. Ne consegue che John rappresenta uno
scorcio deforme di individualità, e però non può farglisi neanco l’onore di
costi¬ tuire una intera personalità-seconda: appena si può dire che con tutte
le sue manifestazioni riunite, tanto fisiche, quanto psichiche, si arriva a
formare dei frammenti slegati di un personaggio mitico, del quale poi non si ha
alcun dato per identificarlo. Se Leopoldo di Elena non è giunto, malgrado
il potentissimo lavoro di associazione subconscia, a formare un io secondario
completo, si imagini come poteva riuscirvi il preteso John, al quale mancavano
tanti elementi per di¬ ventare quel dato “ individuo „ ! Adunque, il
differenziamento della personalità dimezzata di John da quella della Eusapia è
ancora più incompleto del lieve differenziamento descritto dal Flou uno y per
la perso¬ nalità di Leopoldo rispetto a Elena. John non possiede qua¬ lità
psichiche nuove : la sola che egli si arroga (o che gli attribuiscono la
Paladino e i credenti nella natura “ spiri¬ tistica „ delle sue gesta) è la
potenza di manifestarsi mec¬ canicamente e luminosamente senza farsi per lo più
vedere ; è la facoltà di chiamare attorno a “ sua figlia „ altri esseri (“
disincarnati „) capaci di produrre, con un mimetismo sci- miesco, che denota la
loro origine identica, efletti eguali ai suoi, e di renderli in qualche maniera
tangibili e visibili (materializzazione). Tutti i “ trapassati „ che arrivano
chia¬ mati da John, sono altrettanti “ John „ camuffati a seconda delle circostanze.
Ma non c’è prova che una potenzialità occulta o magica spetti a John. Anche se
si toglie dai fenomeni di Eusapia questo assurdo personaggio, le “ meraviglie „
del medium rimangono identiche : tanto è vero che Eusapia opera media¬ nicamente
in piena veglia, in dormiveglia e in estasi, solo aumentando l’intensità, ma
non mutando l’intrinseca natura dei fenomeni. E poi l’introduzione di “ John
King „ nel di¬ namismo medianico che fa ? a che cosa serve ? che vantaggio
arreca per comprenderlo? che elementi logici ci fornisce per spiegare le
scariche automatiche del subcosciente, secondo le teorie sintetizzate dal Dr.
Gley, in telergia, telefania, tele- plastia, ecc.? Qui vi è sempre un fatto che
nessuna ipotesi illumina : nè quella della disgregazione della personalità, nè
quella del subliminale. Voigt, parlando al Congresso psicologico contro lo
spiritismo (“ Compte-rendu „,), vorrebbe che si ponessero i medium in quello
stato ipnoide speciale che egli chiama di veglia parziale sistematizzata, e che
allora si ingiungesse loro di dire come fanno ad eseguire i loro miracoli... o
i loro trucchi. — Sarebbe una vera procedura da inquisizione, obiettano gli
spiritisti; — ma lasciando in disparte il lato morale della precauzione chiesta
da Voigt, io non ho speranza che da Eusapia ipnotiz¬ zata e obbligata a
spiegarsi si avrebbero lumi atti a schiarire l'SICOOF.SESI DEGL’INVISIBILI
molto la sua fenomenologia. Gli ipnotizzati resistono, in mas- sinvi a sì fatte
ingiunzioni, quando hanno l’idea che ubbi¬ dendo si danneggiano. E poi,
nell’ipnosi non si creano mica nozioni nuove, che ci apranola via a spiegazioni
scientifiche diverse dalle già esistenti. Allora, tanto vale aver fede nelle u
rivelazioni „ degli spiriti, che pure si effettuano in istati psichici
(medianità) non sostanzialmente diversi dall’ipnotismo, anzi isomerici con
esso. Porse il processo investigatorio di Vi.igt varrà per i medi
intellettuali, a personificazioni, a messaggi: ma come basarci sii qualche
speranza peri medi a effetti fisici, con azioni a distanza ? £[0t n0 .
John non esiste e non è mai esistito : la sua esistenza si riduce ad una
parvenza di vita; ed è parvenza debole, scialba, costituita di frammenti mal
cuciti assieme, nè omogenei, nè mai in equilibrio abbastanza stabile per dar
luogo ad una condotta individuale intelligente e affettiva. E lui tolto di
mezzo, lui ricacciato fra le creazioni oniriche, quale consistenza, quale
autenticità, quale identità possono avere o sperare le altre “ Intelligenze
occulte „ che quel sim¬ bolo verbale chiamerà a raccolta dalle pretese ombre
inac¬ cessibili dell’Àl di là ? Genova. LA SEDUTA Dal verbale della
serata. La seduta di questa sera — io scrivo all’ima del mattino —
per un pezzo ha languito. Secondo me, c’erano due mo¬ tivi: una certa
stanchezza di Ensapia; l'azione negativa di uno dei due controllori dm-ante la
prima ora e mezza. Noi speravamo che essendo questa l’ultima sera, la
Paladino ci avrebbe allietati di “ grandi „ manifestazioni; ma non si
raggiungono tanto facilmente le cime dello spiritismo, quando agli “ spiriti ,
non si crede ancora o si crede tepidamente. A tale uopo avevamo levati dal
raggio d’azione di Eusapia tutti i mobili e gli utensili, a dir così, ufficiali
; solo, a terra, a destra di lei, per non inferocire * John „, mettiamo la
chitarra. Ma nonostante le nostre migliori intenzioni, da principio non
progrediamo gran che dalia fenomenologia anteriore. La stessa medium si lamenta
della inerzia del suo spirito famigliare e lo provoca meglio che può, chiedendo
l’oscurità perfetta, bussando sul tavolino colle nocche, ecc. Noi le portiamo
il soccorso della nostra conversazione ad alta voce ; noi ci mettiamo d’accordo
per desiderare o volere almeno qualcuno dei soliti trasporti d’oggetti, non
fosse che la chitarra... 1. Siamo in parte contentati con una bellissima
levita¬ zione del tavolino. Questo si scosta dal gabinetto, si avanza verso il
centro della sala, e là (al buio), mentre gli siamo in piedi tutti d’attomo, e
le nostre mani appena lo sfiorano, si eleva di oltre un metro (1“20) ; il piano
del mobile si trova per alcuni secondi al di sopra della nostra testa, e noi
siamo costretti ad estendere le braccia quanto son lunghe, giun¬ gendo a non
toccarlo più se non lateralmente. Il controllo di Cantù e Ornati è ottimo : nè
si comprende in qual modo potrebbe Eusapia giuoearci il tiro di mandar colassù
il ta¬ volino, sotto il cui piano io porto rapidamente la mano, e lo sento
libero da ogni contatto sospetto. Viene dopo un po’ di tempo, sotto lo
stimolo della nostra vociferazione, la volta della chitarra. Questa si scuote,
si solleva strimpellando da terra, e ripete l 'itinerario aereo già nercorso
dalla bottiglia nella quarta seduta [XIV]; passa sul capo mio e di Livierato,
vigilatore di destra; si posa sul tavolo continuando a vibrare leggermente nelle
corde ; prende la rin¬ corsa, si rialza, passa sopra la testa di Ornati (che è
sempie violatore a sinistra), si avvicina al gabinetto, discende lungo le
'cortine e si posa al suolo, infine tacendo. Eusapia segue sempre il trasporto
dell’oggetto con moti delle braccia, a un dipresso come farebbero i
colombieultori del mio paese natio (Modena) quando dalle loro altane eccitano
col gesto m tondo il giro dei loro branchi di piccioni! Ma la chitarra non
cheta; poiché noi lo domandiamo insistentemente, il docile stru¬ mento si
riscuote e si rimette in cammino ; la sentiamo levitarsi dopo alcuni tentativi
(che escludono una presa volontaria di mano, e dimostrano l'origine
psicodinamica dell’agente invisibile); e traversando la catena, viene a ricol¬
locarsi in mezzo al tavolino. 3. Fra gli altri fenomeni della serata
ricorderò alcune palpatine, che raggiungono anche i secondi della catena. Note¬
volissima la dichiarazione del Linerato, che accusa di essere letteralmente
preso pel collo, alla nuca, da una mano viva, carnea, grossa, di cui percepisce
esattamente la torma e la pressione delle unghie! 4 Si presenta in
seguito una delle solite luci, ma si spegne tosto- la vediamo io e Livierato a
sinistra di Eusapia, in alto in faccia a noi. Il mio collega dichiara appresso
di scorgere sopra al capo del medium ‘ una mano fosforescente apparsa fra le
tende nere del gabinetto e subito scomparsa come per dissoluzione „; ma niun
altro di noi ha eguale fortuna, probabilmente perchè guardiamo altrove. Questo
intanto elimina la suggestione indotta o a due nella visione della luce
precursoria della materializzazione. 5 Nell’intervallo fra una toccata e
l’altra, udiamo da dentro al gabinetto, alla sinistra d’Eusapia, dei piccoli
rumori definiti come prodotti dallo scoppiettar delle dita. Questo e stato nno
dei rarissimi fenomeni acustici (intendo prodotti da corpi vibranti invisibili)
che io abbia percepito in tante sedute; e il comportamento tranquillo del
medium, che nel frattempo discerniamo immobile, parrebbe assicurarcene la
natura medianica... Ma ecco sopravvenirci in mente le spiega¬ zioni degli
scricchiolìi tendineo-muscolari (sig* Sidgwick), per imbrogliarci sulla origine
di quel rumorino secco che noi, con un po’ di incertezza per la
localizzazione nello spazio acustico e per la provenienza del suono,
attribuiamo al rapido scattare del pollice sulle punte oppostegli delle dita
mi¬ nori... Quelle del medium?... La cosa è possibile, e lo scher¬ zevole bel
gesto di John King, o di chiunque altri per lui si fa vivo nelle tenebre, perde
il suo carattere ultra-psichico, e cade, ahimè, come tante altre di queste
meraviglie, fra le tenaglie della critica e fra le morse del dubbio! 6.
Ma quel buio quasi assoluto non ci tranquillizza ; chie¬ diamo luce, e ci viene
concesso di accendere la lampadina a vetro rosso, sufficientissima per vederci;
alla sua luce di¬ stinguo le sfere del mio orologio da tasca, e questo criterio
mi ha servito in molte sedute per determinare il grado di visibilità in cui si
sperimentava. Ecco che cosa ha scritto il redattore dei verbali :
Fatta la luce rossa, si avvicinano al gabinetto Pellizzari e ì erraro, per
ritentare l’esperimento (dei tocchi). Avanzando la mano, Ferraro è toccato
M'interno del vano oscuro, al di là delle tendine, da una tnano libera e calda,
con un pollice molto grosso e gonfio, sproporzionato al resto di questa
estremità umanoide. Quindi entrambi sentono dietro la tenda un braccio vigoroso
che li respinge per due volte verso Livierato; essi ne hanno 1 impressione di
una persona che, in piedi, si trovasse nel gabinetto oscuro e agisse
intenzionalmente a quel modo. Livierato annuncia nel frattempo che ha visto, in
faccia a se, una luce sfilare rapidamente in senso orizzontale e sparire.
Le manifestazioni si arrestano. Allora, abbassando il rideau bianco che sere fa
fu aggiunto e poi tirato in su, accendendo una lampadina elettrica appesa, nel
vano scuro, e lasciando al buio la sala, Ferraro tenta nuovamente di ottenere
la comparsa di qualche ombra sul diaframma, ma inutilmente. E poiché la medium
dice di sentirsi spossata (il tavolino, interrogato, ce lo conferma), leviamo
la seduta poco dopo la mezzanotte La fine della serata ci riserva qualche
sorpresa, quan¬ tunque non si esca dall’abituale paladinismo. Io sono invi¬
tato a salire in ginocchi sul tavolino e a protendere in alto la destra verso
il gabinetto, mentre la mia sinistra è afferrata dalle due mani di Eusapia. Or
bene, lassù, a circa un metro dal bregma di costei, sono toccato da una mano ;
quest’or¬ gano non visibile, ma di consistenza anatomica, rimane fa¬ sciato
dalla nera stoffa. Soddisfatta che io dica d’aver sentito, Eusapia mi fa
discendere, e pur rimanendo a sorvegliarla il prof. Livierato e 1 iug. Ornati,
rompiamo la catena (ci ba¬ dino coloro che la ritengono indispensabile per le
ghermìnelle del medium). Ed io e Cantò chiediamo di tornare a tasteggiare
l’Invisibile che si cela nel gabinetto. Eusapia ac¬ consente: — la tenda si
solleva dal suo lato destro, e a circa mezzo metro al di sopra della sua testa
si forma colà entro un che di solido, che avanza verso di me e per tre volte
garbatamente mi tocca e stringe. E certo un arto umano ro¬ busto, grosso, e che
ha buoni muscoli; anche Cantu ne av¬ verte la presenza, ma non lo sente o non
lo definisce con altrettanta precisione. La fatica del
medium. Il fatto che durante una seduta la Eusapia perde di mano in
mano le sue forze fisiche sì da essere alla fine estenuata, ci spiega la
remittenza nella potenzialità medianica, be è vero che per la produzione dei
suoi fenomeni meccanici e laminosi abbisognano un effluvio ed uno sforzo della
medium - sforzo che ci rivelano le contrazioni muscolari lo sba¬ diglio,
l’affanno, i gemiti e tutti i gesti precedenti od accom¬ pagnanti il fenomeno
stesso - si comprende che, alla lunga, lina successione di sforzi consimili le
tolga per un po di tempo la capacità di agire efficacemente. E ciò
risponde alla nota legge fisiologica che 1 organismo è capace di fornire una
data quantità di lavoro, scaricando una corrispondente energia, al che segue il
bisogno di ripa¬ rare le perdite con un periodo di riposo. Nella scarica della
energia vitale vi è un maximum, che si può raggiungere me¬ diante l’esercizio :
e chi si addestra per la esecuzione di iin dato movimento riesce a sorpassare 1
limiti della normalità, ma oltre a quel punto vi è sempre una caduta piu o meno
rapida della capacità di lavoro. - Se si tratta di muscoli, le bellissime
osservazioni di A. Mosso (anche se all in erpre- tazione degli ergogrammi si
debba portare la riforma ideata dal Treves) hanno provato che la fatica
sopravviene quando si sia eseguita una certa somma di lavoro, rappresentata, ad
es., dai sollevamenti di un peso; il muscolo affaticato deve ristorarsi , e non
riprende la sua potenzialità di con¬ trarsi, per dare un rendimento utile, se
non dopo un deter¬ minato tempo. - Se si tratta di nervi, il loro
funzionamento , n te mi lu s“- te ifiSaHr senza
vero rischio e nericoln r Pf-°' D j. nPet:ers> di spesso affaticati, si sono
alleniti , ’ 'lr ‘ medlura soverchiamente (ritenta medianica, i'h.MO ristati’ ™
t i"me '» loro H • wtejs ed indicono un, ,, S. d? rilf “
'"fondono Ens.pi, ma non bisogni «Si. se, it “!T ■“*•»«! scarsa
fertilità di una serata alla 6SSa at,trlbulsce <a Ss medium
qualche influenza Y#> fJani?° ^anno nella donna- medii, in genere qualche M
TT Se,S8Uali? Esiste nei della ignota forzi Zo,ta T? , ■ ^?ltà . attiva
viduale? Lo studio della m/rT uJai!< 1 finsi deHa v’ta indi- i teorici dello
s^So snnn ^r- C°SÌ P?C0 e pienti, che neanco la niù «p. r a' -Sln flm
cos* poco sa- fis iologico dei fenomeni è sin ' °n “0Z?0”e sul determinismo
della Eusapia, che io ho inter T- Stata raecoIta- AI d"’« menstruali
esercitino azinn r ' 1 * PloPoslto> le funzioni dianiche; ciò staSbe fòri ;
st,m.ola.tnce sulle Cecità me¬ menti indubbiamente eroici annali T SU0Ì
atte^>- date, come ha or ora rilevàfn T. ^ ’ dur81lte ce«-te se-
Gidlio Bors?... ' sa£eiandone però la portata, avere sedute *“ buone0”
"j"*® è seml)re sicuri di buone Nessuna seduta, tra quelle cui
finora furonTn^t0’ è S-ata del tutt0 sterile5 ma almeno tre o quattro
ruiono povenssime, monotone, pressoché insulse niente af-
se^atonehenT„tÌ; ^ 1 “ T»?™’ *•« iTgTà os- • , cbe Eusapia è tratta
istintivamente a simulare La mmoT'16.51 arr®sta naturalmente ai fenomeni
inferiori e « la(iCaSme^1VI-: l>Ur qui SÌ rivela un «^'O effetto
della fatica medianica Qualora Eusapia, in possesso di tutte ; :72
;»•»“. '«» «■••MI. simulatrice, fornii , S fenomeni D hsneifCred,ere' dov1rebbe
imitare «Ceciatamente i il P1P ttaf'° 0S1 Per levare dalla mente degli
astanti il Si: ianr fdeirinutiie ^ ^ rsi fenomeni el ^ Cntaie,
contro il suo interesse, altro che al pianto mTenttat? ; !SSa S-, ne
aCCora’ se ne commove fino o per lo* “ Ut°- Inub,e: la medianità spossata tace,
o per io meno è limitata e parziale. Le interferenze psichiche.
Non si creda che il controllo abbia sulla medianità della Eusapia .in
azione tanto più riduttrice e inibiS quanto 111110 nSoroso- Chi non V ha veduta
operare , tiene per si- S* Una. severa sorveglianza basterebbe ad impedire le
manifestazioni, perchè porrebbe la medium nella impossibi¬ li' d mentire e di
agu-e ingannevolmente a distanza Eb¬ bene non ci sono riusciti uomini di
altissima lettura e muniti di mezzi complicati di accertamento (contatti e iu-
teirutton elettrici, cassette pei piedi so-abelli n lili r spo«t,„,„
enunciato o aspettato. pi4 ie ™mì„ , 2“ medium sono invigilate
(afferramento dei pugni piedi tenuti termi da un osservatore in ginocchio sotto
il tavolo ecc eS L^noP1VtThe’fÒ- SÌnCer° è stat0 in taluni casi il
nomeno. Si direbbe, dunque, che il controllo, anziché impedire, stimoli la
projezione di forza, cosa che parrà addi¬ rittura paradossale a chi teme e vede
la bugia dappertutto, ma di cui lo psicologo capisce facilmente le ragioni. E
queste stanno nelle caratteristiche della personalità stessa di Eusapia.
Perocché, essendo costei dominata dall’idea di convincere della propria
sincerità, è questa la idea che continuamente si riaffaccia alla sua coscienza
superiore, non solo in prin¬ cipio di seduta, ma anche dui-ante le continue
oscillazioni dello stato ipnoide. Nei parziali ricuperi della consapevo¬ lezza
piena, Eusapia ritorna in “ trance „ mediante un forte atto di autosuggestione,
ma porta con sé la sua ossessione, e la forza medianica si sprigiona allora
automaticamente con tensione più grande. Perchè ciò avvenga, occorre certa¬
mente che la medium si trovi in condizione fisio-psichiea propizia al passaggio
immediato in estasi : ora, questa con¬ dizione è preparata dalla prima parte
della seduta, durante la quale l’Eusapia si assoggetta ad un vero allenamento.
In principio essa non passa quasi mai rapidamente in “ trance „ , salvo in
certe sere di ottima disposizione; essa ha bisogno di un po’ di tempo per “
concentrarsi e guai a distrarla in quel periodo! Ora, la si distrae
specialmente in due modi : svegliando la sua propensione alla ciarla; bisogna
perciò guardarsi dal rivolgerle la parola, dall’interrogarla sui fatti suoi o
sulla sua storia; essa non tacerebbe più, e si dovrebbe aspettare per un pezzo
il manifestarsi dello “ spirito „, com¬ piacente sì, ma permaloso di vedersi
trascurato; — 2” pa¬ lesando in modo troppo aperto che si diffida delle sue
pre¬ sunte bugiarderie; ciò la indispettisce e la tiene sveglia. Non è
dunque la materialità del “ controllo „ che vale a so¬ spendere i fenomeni; è
il suo lato, dirò così, morale, psi¬ cologico. Gli increduli inesperti operano
allora una contro¬ suggestione, e poi si stupiscono se la serata è vuota o...
troppo piena di astuzie ! Gli “ spiriti , dipendono sempre, nel loro
manifestarsi, dalle condizioni bio-psichiche dei medi : queste sono, che li
paralizzano, o li galvanizzano, e così li addimo¬ strano una creazione dei medi
stessi. Una volta superato il periodo di preparazione, che anche nelle
serate più favorevoli non dura mai meno di un’ora o un’ora e mezza, Eusapia
diventa capace di autoipnotizzarsi e di ridestarsi da un istante all’altro.
Debbo avvertire però che il risveglio intra-accessuale , col perdurare della
fase sonnambulica e coll approfondire della letargica, diviene sempre meno
completo; ecco perchè quello definitivo richiede qualche tempo, da venti minuti
a mezz’ora dopo data l'ultima scarica, prima ili ricondurre la coscienza :
intanto Eù- sapia guarda, parla e cammina con attitudini d’automa. Che il
periodico risvegliarsi della coscienza sonnambuliea sia incompleto, lo prova il
modo tronco, confuso, di parlare della medium in quei momenti. Essa vorrebbe,
ad esempio, stabilire le maniere di controllo, la disposizione della ca¬ tena,
ecc. , ma spesso non riesce a farsi capire, tanto sono incomprensibili le sue
domande e poco precisi gli ordini di “ John Inoltre in quei risvegli parziali
si nota una defi¬ cienza di memoria. Eusapia intenderebbe, puta caso, indicare
uno dei presenti perchè le pigli le mani, o si alzi a vedere e a toccare, o in
altra guisa partecipi al fenomeno che sta preparandosi o svolgendosi. Ma di
rado essa giunge a no¬ minare le persone che ha in mente. Dalla sua bocca, con
voce rauca, alterata, non escono che frasi dimezzate. “ — 7 tt, tu... prendi
tu... „ è la indicazione cui ordinariamente si ri¬ corre allora dalla medium ;
e la penombra in cui ci si trova ci toglie spesso di capir subito a chi quel tu
sia rivolto. Si va avanti interpretando alla meglio le apostrofi tronche o i
risi sarcastici di Eusapia; ma normalmente è la persona che costei vuole
convincere quella che deve afferrarle la mano, pigiarla sulla testa durante il
fenomeno, recarsi a verificare di dietro alla tenda ciò che succede. Orbene,
siccome questa persona è quasi sempre il più incredulo e supposto scaltro della
compagnia, si vede chiaro che la presunta azione ne¬ gativa degli astanti sulla
potenzialità della Paladino cessa del tutto non appena il rapimento medianico
si sia real¬ mente prodotto : allora essa, insensibile ed inconsapevole, non
soffre più inibizioni rappresentative od emotive. L’interferenza dello
scetticismo è scarsa o nulla per Eu¬ sapia ben medianizzata : ha appena
efficacia nella prima parte di una seduta. Allora, sì; commettendo
l’inavvertenza di porle vicino qualcuno di quegli increduli incapaci di domi¬
narsi e tratti ad esprimere con soverchia candidezza le loro paure di frode, la
serata corre il rischio di naufragare. La coscienza dell’Èusapia ne rimane
attraversata da emozioni penose e da imagini sconfortanti, che non cedono il
passo alla idea autosuggestiva del sonno medianico. Avverrà allora nella sua
coscienza ciò che si verifica in chi accingendosi a dormire pensa alla funzione
del sonno ansiosamente, come fanno certe persone afflitte da insonnia; in
realtà il sonno non arriva, e l’infelice si dibatte invano contro l’idea
antagoni¬ stica del non-sonno. Andate a far comprendere, se vi riesce, questa
psicologia elementare del successo o insuccesso di una seduta agli
scettici perpetuamente sospettosi! Vi è proprio anche una ossessione di incredulità,
come vi è nei fanatici quella della credenza ad ogni costo , tanto bene
schernita e stigmatizzata da Federico Mvers. Tangibilità e
visibilità indiretta delle forme materializzate. Chiamano gli
spiritisti * materializzazione „ tutto ciò che nello spazio vuoto (aereo)
diventa tangibile o visibile sotto razione misteriosa dei medium. Il fatto è
paradossale, e gli antispiritisti l'oppugnano dichiarandolo prodotto di un
errore dei sensi: illusione tattile ed allucinazione visiva. Posso io
però ammettere questa- spiegazione così semplice, che pure soddisferebbe il mio
gusto per la psico-patologia V No. Tor¬ niamo ad esaminare quello che avviene
in una “ materializ¬ zazione „ che ci si rivela soltanto con sensazioni
tatto-mu¬ scolari (stereoplasmi). La sera, essendomi stata portata via di
sotto la sedia dal misterioso agente che opera intorno a noi, io sono stato
costretto ad alzarmi in piedi. Mentr’ero in questa posizione, * mani „
invisibili hanno continuato a brancicarmi, a stringermi il braccio, a battermi
amichevolmente sulle spalle, a tirarmi per la giacca... Ad un certo punto ho
avuta la completa sensazione di un’intera “ persona „ che mi si fosse accostata
dal lato sinistro , e mi si addossasse tutta sul fianco, e passandomi il
braccio sul dorso mi andasse con le dita a premere, solleticando, sotto 1
ascella destra. Per quanto fossi impressionato dalla corpulenta mole e
dall’alta statura (o da quelle che tali mi parevano) del mio petulante
abbracciatole, non ho perduta la tranquillità dell’animo ; e ho lasciato
perdurare la stretta dell’invisibile sul mio fianco sino a che quel “ gigante „
delle tenebre non si tosse allontanato. Ho dunque avuta una percezione
abbastanza complessa; 1° stimolazione tattile di al¬ meno quattro zone cutanee:
il fianco sinistro, la spalla si¬ nistra, il dorso, l’ascella destra ;
stimolazione dei nervi incaricati d’avvertire la pressione, ossia della
sensibilità bo¬ rica ; 3" stimolazione della sensibilità delle masse
muscolari, aponeurosi, legamenti articolari attorno alla spalla ; inoltre quel
braccio mi ha tratto da destra a sinistra, tutto il mio corpo ha oscillato, la
mia colonna vertebrale si è piegata, il mio centro di gravità si è spostato...
e ho avuto perciò mutamenti nel mio senso complesso di equi¬ librio (posizione
nello spazio, atteggiamento del corpo). In sostanza, un numero cospicuo
di elementi somatici ha trasmesso fisiologicamente ai miei centri coscienti le
impressioni medesime che avrei provato se, in luogo di un personaggio fatto d’
* ombra „ (mi si passi, per adesso, questa definizione), fossi stato
abbracciato da un uomo fatto di carne. Quella è stata una materializzazione di
“ persona „ ancora più avanzata dell’altra che alla 10* seduta mi dette la
persuasione e l’ imagine sintetica di una creatura in età fanciullesca
avanzatasi (sotto la tenda) incontro a me, senza contare le tante volte in cui
ho provato la impressione di mani vive che mi venivano a toccare. Codesto
sviluppo dei fenomeni non può essere risultato di allucinazioni ; si tratta di
sensazioni percepite, riconosciute, corrette. E la Eusapia che si sdoppia e
crea quelle “ forme „ nello spazio attorno a sé?... Ma sdoppiandosi, come fa ad
assumere altri carat¬ teri personali? . II. _ Ieri sera ho avuto altre
sensazioni di torme ste¬ reoplastiche consimili, ma ancora più
stupefacenti, perchè le ho percepite nello stesso tempo col tatto, col senso
kinesle- tico e con la vista. — A un certo punto della seduta, dopo che avevamo
più volte pregato “ John „ di comportarsi in ma¬ niera percettibile, la Eusapia
mi ha ingiunto di lasciare la catena, di passare a sinistra del prof. Livierato
(controllore eli destra ), di protendermi dietro di lei fino a portarmi con la
parte superiore del corpo davanti la tenda, e, in questa situazione, di
avvicinare alla stoffa la mia mano sinistra più in alto che avessi potuto. La
lampadina rossa illuminava debolmente la stanza, ma ogni oggetto era
discernibile; io distinguevo sotto e davanti a me la Eusapia, vedevo le sue
mani tenute dai due controllori, la sua testa toccava il mio gomito sinistro.
Ebbene, dopo alcuni secondi di attesa la tenda si è sollevata come se dal di
dentro del gabinetto fosse sopraggiunta una “ persona,; e la mia mano, il mio
avambraccio sono stati toccati e respinti da qualcosa di re¬ sistente che mi è parso
una specie di braccio duro, piuttosto voluminoso, rotondeggiante. H
sollevamento ( visibile ) della tenda e la ripulsa del pre¬ sunto braccio (
visibile anch’esso indirettamente, e per di più i sTipetu“ lungamente di quello
sottostante del medhim Dffkt PT Sl èf dl nuovo allevata in corrispondenza dàlia
protesa, e questa è stata afferrata e str«L • “«sinistra tre volte da una mano
di n-ossea^ medin a“Iche.v°lniente eepito il pollice in alto e lf altre dita
nh’ s™ ’‘° ')ei" di consistenza molliccia o nwi; r ,a ln tasso (una
destra), percezione è eS “r'e „S‘ ° , “p, ““»■ U veduto la tenda sollevarsi e
la mia n * tfa ■ presentl hanno misteriosa. Dopo di che sono “SItat“ dalla
stretta mio posto con un: ora basta! d<dl’Eusapfa ^ t0niare al
alhidnatl di impressioni noi fossimo lue-inazione suggestbf se T IV d
F,0var,°- ~ La ai- dizione patolojfa o [ quinto mènnUale’ nC!1Ìede con¬ io si
vede nei soletti mnnt.V™«Drì anormaJe della psiche; porre che noi fossimo
pisciti nelìiDnZJanhbe ridìcol° SUP‘ ridestati ; »» TOli .Sfa ™« P«( uno
, poi collettive esigono pure condivid i- T Le allucinazioni ha studiato
fa psicologia co P6CuLfn che bene Tarde, Le BoNf P f. ^ ° mtersociale
(Wde, “ folla „ fanatizzata, nè un’accdta d? C°stltuiamo una di apostoli.
Che anzi le materiali. ' c.redent). nè un sinodo ctocl» SS f
sC,”.”™;Srr.““!̰“’ "" I>°’ “ '»»S<> Canti., egli ha
cLstoT ’ jl“0Ì ?SSend°. sera!,re « dottor infestazioni a suo beneficio e a
tal«* * rep ifa di quelle ma¬ la tenda nella posS„e che in U°P° S‘ è Collocato
presso abbastanza lunga, e mentre la if']0 ,assu”to- ,}opo un’attesa denti per
sprigionare la su, fJ™ 7 ^ COnati ri¬ solo la sensazione di auJZ/ , medlan,ca-
egli ha avuto * e lo respingesse • K^.^^“0Ves“ dietro Ia tenda sioni di mano.
Su di lui quella nWme° Pu° •<j°Cchl’ nè Pres’ lueina., te , - chiamiamolo
cosi éUm>-’ P-r°CeSS° “ a1' tanea - non aveva dimane Le! concessione momen-
“ materializzazione ’ si imzia’va S6 D°n- Parzlalinente: la Questo fatto è
sfato Zì i ? nou 81 completava, nostre sedute con EusaniiV ! * 3 me w,oite
vo^te nelle altri medium: se ne desume trova segnalato rispetto ad
fe.Otacnologi. ,»p.„0r„.u) giori fenomeni, e specialmente
delle materializzazioni tangibili e visibili, abbisogna la partecipazione della
psiche dei pte- senti. Ma in qual modo? E forse per un contributo di energia
fisio-psiehica, secondo che suppone la dotti-ina animistica anche nelle vesti
di quella psico-collettiva dell Ochorowicz ? 0 è dai margini del nostro
ultra-cosciente, che qualche cosa di ancora ignoto si protende verso il medium
e si confonde col suo subliminale, si da dare origine a centri intermedi e
inter-individuali di energia? Io Don escludo che il nostro subcosciente possa
aiutare le manifestazioni medianiche; se fosse vero che tutti gli uomini, come
pretende anche Gugl. Crookes, sono capaci di proiettare la “ forza psichica „,
ciò avverrà nei soggetti normali senza che se ne accorgano. La cosa non è
improbabile, ma non ò provata; e 1 illustre scien¬ ziato acquisterebbe assai
più gloria a tentare in questa via che non a scoprire altri elementi semplici.
Da modesto psicologo credo che la partecipazione dell io cosciente degli
astanti sia, in generale, assai più semplice. Quando abbiamo voluto che un
fenomeno avvenisse, quando abbiamo concentrato il nostro pensiero su di una
manifesta¬ zione che desideravamo , il nostro aiuto alla Paladino si operò
mediante suggestione; ossia il medium, già messosi in istato auto-suggestivo,
ha ricevuto dalla volontà altrui un rinforzo per meglio scaricare i suoi
effluvi fisiologici. Può essere che il rinforzo sia dato per via telepatica; e
che il subliminale del medium riceva vere impulsioni dal pensiero unisono dei
presenti trasmesso e avvertito a distanza, senza, intermezzo dei processi
sensitivi-sensoriali comuni. Ma una spiegazione da non trascurare e più
naturale, è che Eusapia resti anche suggestionata dall’atteggiamento concorde
dei presenti, dalle esclamazioni di assenso che tutti emettono in prova del
loro sforzo volitivo, dagli sguardi intenti sul punto dove si suppone debba
avvenire il fenomeno: allora il suo automatismo sovraeccitato si scarica
pienamente. Il dottore Cantò essendo però in questi momenti il meno espansivo
dei cinque, può determinare la imperfezione delle materializzazioni. In
seguito la Eusapia ha domandato che io ve¬ nissi in aiuto al collega, che
ambedue ci avvicinassimo l'uno dietro l’altro al gabinetto dallo stesso lato, e
che congiunte le sinistre ci accostassimo coi nostri due avambracci e fianchi
sinistri alla famosa tenda nera. Così vien fatto, e là atten¬ diamo. Dapprima
io ho di nuovo la sensazione di una mano che dall’altra parte del sottile
diaframma mi tocca e respinge; il Cantò annunzia di avvertire, invece,
tastatine indeterminato Poscia, ambedue avvertiamo nello stesso tempo una
"ressione mólto estesa, che dalle mani tenute in alto c. si prolunga in
basso sui fianchi. La una percezione è lucidi - siimi- un “ essere umano „,
restando invisibile dentio al a ìlinetto mi si appoggia contro con tutto un suo
banco e Srribótte vigoroPsPamente verso il tavolo. La stessa impres¬ sione
dichiara finalmente di avere avuto Cantò. Io ricevo inoltre quasi a compenso
della violenza subita, una ami- c li e vote stretta di mano; all’opposto Cantu
avverte una palma di mano che si posa contro la sua e lo respinge. Io appunto
in proposito che durante tutta questa elaborazione medianica, K fioca
luce in cui si trova la sala ci lascia scorgere la Pa- !adt seduta davanti e.
per così dire, sotto di noi con- trollata in ambe le mani, pressoché immobile,
con la testa alquanto piegata a destra dalla nostra parte, come se io-
ipcqe evocare il suo u John . . . « Qui si sono avute sensazioni diverse
in due ucmnm sveg nosti nelle medesime condizioni per riceverle ; ciò esclude^
contacio psichico fra i percipienti ed abbatte lo spauracchio dell
alìucmàaione. Eccettochè non si volesse fantasticare che Eusapia sa allucinare
gli astanti in gradi diversi, pro¬ pinando all’uno una dose maggiore di
influenza magnetica, all’altro una dose minore... Ma buona parte defle diverge^
Ira i percipienti dipende - l’ho già detto — dall elemento personale; forse io
sono indotto a completare, a perfezionale e a sintetizzare le mie impressioni
sensitive e sensoriali piu che non lo sia il dott. V. Cantò. Non v’è più
dubbio alcuno per me: - in condizioni de¬ terminate tìsio-psicologiche di un
medium, a luce «ufficiente ner impedire ogni inganno, in un locale chiuso
a chiave, L un angolo di stanza quasi vuota e con le porte suggel late nel vano
d’una finestra munita di doppia inferriata foderata da drappi inchiodati al
telaio, in uno spazio pe - ttmente liberi d’ogni cosa materiale cbeP^a
moversi od essere messa in movimento si forma adun jrjto un corpo o essere
avente tre sorta di qualità. . materia ossia ha resistenza, volume, peso,
massa, impene¬ trabilità’- 2“ Biologiche: è vivente, in quanto si muove, va e
viene agita una tenda, esercita una pressione e poi si ntira, ha una'
conformazione analoga all’animale; ha una hinzio- nahtà che non solo lascia
supporre nia dimostrajidd nttura una struttura anatomica ben nota (umana); - 3
rstctocne. I capace di eseguire atti intenzionali ed esprimenti
stati emotivi e volitivi elementari (amicizia, ripulsione, desiderio di
manifestarsi , eec). E questo corpo materiale pressoché completo, ma sempre
imperfetto, organico e funzionante ad un tempo, con attività psichica
apparentemente autonoma, scompare con altrettanta rapidità là dove si è
formato, senza lasciare traccia alcuna di sé... tranne nella estenuazione
evidente del medium al quale, dopo tanto sforzo, concediamo finalmente il
chiestoci riposo. Mai, fino a jersera avevo avuto una più esatta
dimostra¬ zione della realtà dei fenomeni ectoplastici ; sia perchè del
controllo sono sicuro, non tanto per affermazione altrui quanto per visione
diretta, sia perchè le mie impressioni sensitive, tatto-muscolari e visive sono
state condivise da chi era ma¬ terialmente e tìsio-psicologicamente in
condizioni di subirle eguali a me. No ; non siamo stati lo zimbello di una
ciurma- trice, nè vittime di allucinazioni: tutto è avvenuto mentre possedevamo
il pieno dominio dei nostri sensi e la maggiore lucidità di coscienza. È
meraviglioso, ma è vero. * « * Limitazione fisiologica
della spiritualità “ spiritica Rari sono i fenomeni medianici che si dirigano
al senso dell’udito. 1 piu comuni sono i tatto-muscolari ; in secondo ordine,
ma già a grande distanza, vengono i visivi ; ultimi, e apparentemente più
difficili e rarissimi, compaiono adesso gli acustici, quasi mai gli olfattivi,
mai (per quello che mi consta) i gustativi: e passo sotto silenzio i fenomeni
(fisio¬ logici) elettrici, magnetici, eec. Ho detto “adesso,, perchè nei
principi dello Spiritismo moderno gli acustici e gli olfattivi erano più
frequenti e... clamorosi ed odorosi. Vi è forse ragione di sospettare che tale
rarità sia dovuta a particolari condizioni fisio-psicologiche di questi sensi
? L’udito che ha sorgenti fisiche (percezioni di onde aeree) è, chi noi
sa?, un senso altamente intellettuale : esso condi¬ vide con la vista, quest'
altro senso a base fisica (percezione di vibrazioni eteree), l’ufficio supremo
di fornire alla mente umana la maggior parte dei suoi elementi costitutivi,
ossia di nozioni sul mondo esterno. Anche il tatto e il senso mu¬ scolare, le
cui percezioni sono ugualmente di origine fisica ti Morselli,
Psicologia e spiritismo, IL (percezione della energia condensata in
materia) vi parteci¬ pano ampiamente con nozioni relative a proprietà fonda-
mentali degli oggetti, ma sopratutto con nozioni sul nostro corpo e sue
attività. Quanto ai due sensi chimici, gusto ed olfatto, tanto meno
contribuiscono allo sviluppo del pensiero, quanto più si sale nella gerarchia
dei Vertebrati. Ma, tra i sensi specifici, l’udito, in quanto è la sorgente
delle imagini verbali che sono le più adoperate nel corso del- 1 evoluzione
umana sociale ed individuale, occupa il primo posto tra i costru ttori del
nostro pensiero. L’umanità pas¬ sata e presente ha pensato e pensa
preferibilmente con la memoria acustica (voci dei nostri simili); e anche
l’individuo colto, che forse potrebbe pensare con imagini visive (segni della
scrittura), adopera di preferenza le imagini sonore, alle quali si aggiungono
però le imagini verbo-motorie, solo in pochissimi eletti le imagini
grafomotorie. Naturalmente scrivendo ciò voglio alludere al pensiero logico, in
cui il simbolo verbale lappi esenta lidea; ossia il logos che contraddistingue
l’uomo. TI pensiero contiene altri elementi, cioè le impressioni sen¬ sitive ^e
sensoriali dirette, non trasformate in simboli acustici e grafici (parole); e
tutti gli animali, tutti gli uomini pri¬ mitivi e ancora alali, i bambini in
tenera età t in-fantes, non parlanti), i sordomuti, gli individui colpiti nel
cervello si- nistio e pei ciò afasici, pensano per mezzo di codeste imagini,
magali sovrapposte e sintetizzate per legge di associazione fisio-psiehica, ma
non ancora astratte e simboleggiate in segni indiretti (motorii). Or dunque,
come avviene che la medianità si estrinsechi con manifestazioni che con tanta
frequenza ci stimolano il tatto e il senso muscolare, meno frequente¬ mente la
vista, più di raro l'udito, e rarissimamente, almeno nella fase attuale dello *
spiritualismo scientifico „, l’olfatto ed il gusto, meno che mai il senso
organico fondamentale, la cenestesi? È problema che non veggo, o non so
che sia stato posto e discusso prima di me. Lo voglio considerare in breve
sotto due aspetti: le sue ragioni; le sue conseguenze. 1 Rispetto alle
prime, io ricorderò che i medium giun¬ gono all esame dell’uomo di scienza
quando già sono abi¬ tuati ad una determinata tecnica e ad una determinata fe¬
nomenologia. Nei circoli spiritici, nonostante la pretesa di fare delle
ricerche sperimentali (?), realmente si propende a fare solo del
trascendentalismo o dell’impressionismo emotivo ; e vi si è in fatti molto
digiuni di psicologia, soprattutto di fis’io- PRESENTE E FUTURO
DELLA MEDIANITÀ psicologia : quest’ultiraa, per la sua stessa indole di
scienza positiva , ha sempre risvegliato le antipatie degli spiritisti. Dirò
per vero che gli stessi psicologi competenti hanno con¬ tribuito finora, col
loro contegno verso lo spiritismo, alla limitazione artificiosa e sempre più
sistematica della feno¬ menologia metapsichica: — noi, dediti alla scienza,
abbiamo polpa se la medianità, abbandonata alle correnti mistiche ed
occultistiche, ha preso abitudini viziate, si è collocata da punti
parzialissimi di veduta, e non ha dato ancora tutto quello che certamente
poteva dare e che darà in mano dei veri sperimentatori. È prematuro
pronosticare i risultati che la medianità è in grado di fornire quando accolta
nei grandi nostri labo¬ ratori, sottoposta a prove veramente serie, sarà
coltivata senza sottintesi spiritualistici, o animistici, o teosofici, ma
soltanto come un’attività nuova, particolare, inesplorata, del¬ l'organismo
umano. Evidentemente allora il territorio d’azione dei medium si allargherà, ed
ai fenomeni fin qui prodotti se ne aggiungeranno altri che colpiranno tutti i
sensi in ma¬ niera per ora sconosciuta e imprevedibile. Sarà allora pos¬ sibile
vedere manifestazioni sicure medianiche gustative, olfattive, fors’anco
cenestetiche. Sotto quest’ultimo aspetto si arriverà forse ad una più diretta
trasmissione del pensiero dal medium ai presenti e da questi a quello; si avrà la
immissione della medesima sensazione e idea entro più cer¬ velli insieme
operanti ; e giungerà il momento in cui (chi può negarlo a priori ?) le
coscienze convibreranno integral¬ mente aU’nnisono, e gli io secondarii o
subconsci dei con¬ vibranti si immedesimeranno e diventeranno veramente si¬
mili; l'umanità potrà essere mentalmente omogeneizzata. Nè la
fenomenologia sperimentale futura si arresterà qui : potranno perfezionarsi i
meccanismi esopsichici proiettanti gli effluvi o dinamismi interiori del nostro
cervello; potranno acuirsi altre categorie di sensazioni, che sin qui sono poco
sviluppate nell’uomo, ad esempio il senso magnetico, il senso complesso dell’
orientamento nello spazio, la visione dell’in- trarosso e dell’ultravioletto,
ecc. Il campo è aperto ai ricer¬ catori: - felice colui che avrà mezzi ed agio
per investi¬ gare! Quali e quante scoperte avverranno in questo campo!...
Ma oltre all’educazione circoscritta dei medi, dobbiamo tener conto della
natura delle sensazioni chimiche e di quelle della cenestesi. Esse sono, l’ho
già detto, di valore inferiore per l’intelligenza, e forse è per questa loro
inferiorità che istintivamente i medium da una parte, gli spiritisti
dall’altra, non le hanno richieste e coltivate. Ciò che più convince gli
nomini li deve toccare nelle sfere sensoriali elevate e più direttamente
accertabili, che son quelle del tatto, della vista dell udito (questo senso, se
per sè non va soggetto che à rarissimi fenomeni , partecipa intanto ai fenomeni
tattili e muscolari in quanto sa percepire i rumori e i suoni accom¬ pagnanti 1
movimenti, e cosi rinforza la percezione reale dei fenomeni stessi). Invece non
si convince nessuno per mezzo di sapori, di odori, o di sensazioni viscerali,
sia perchè queste sono troppo subiettive e ninno avrebbe mezzo di verificare le
impressioni dichiarate da altri, sia perchè si tratta di sensi che possono
entrare facilmente in azione per stimolazioni organiche malamente percepite. Da
un lato, dunque, non giovava allo spiritismo di fare proseliti mediante codeste
sensazioni di grado e di contenuto basso ; e quantunque si fossero nei primi
tempi presentate (anche con Moses si sen¬ tivano profumi !), la tradizione dei
circoli le ha abbandonate. D altra parte, quei sensi danno percezioni poco
definibili sempre vaghe , esclusivamente soggettive , facilissimamente
illusone. Nella psicopatologia è notoria la difficoltà .li di¬ stinguere le
illusioni di olfatto, gusto, cenestesia, dalle al¬ lucinazioni
corrispondenti. Questa mdistinzione fra fatto reale, fatto illusorio e
fatto allucinatono nella sfera dei sensi organici spiega, a parer mio, la
nessuna partecipazione da essi finora presa nella fenomenologia
medianica. II. Le conseguenze di ciò sono importanti. Una prima concerne
la natura generale dei fenomeni medianici; ed è che se questi si rivelano
preferibilmente nella sfera delle sensazioni superiori e nell’ideazione, la
medianità non può appartenere verosimilmente a tutti gli esseri animati • nè
essere un potere atavico in via di estinzione, come pensa il Mano in : — piu
verosimilmente essa sarà funzione di coscienze evolute o in via di raggiungere
il massimo sviluppo, secondo che crede 1 W allace. Io opinerei che la possieda
soltanto 1 uomo Nella vita psichica degli animali inferiori gli elementi costitutivi
predominanti sono per l'appunto quelle sensazioni ed imagini che nell’uomo
hanno scarsa efficacia ideativa (tropismi fisico-chimici ; tatto ; olfatto ;
istinti...) ; per con¬ verso , nella medianità sono gli elementi più elevati
più umani , quelli che predominano, e ciò in accordo coloro gresso terrestre
(organico e storico) dell'io cosciente. Con ciò si troverà ragionevole
ammettere che la medianità si risolva in uno stato di disgregabilità
psichica particolare all'uoruo, ossia che consti di atteggiamenti peculiari
della sua coscienza in rapporto alla autonomia della sub-coscienza ed aliali
tematismo dei centri di innervazione. Gli spiritisti pre¬ tendono che anche gli
animali vadano soggetti a telepatie, ad allucinazioni veridiche e simili ; ma traggono
questa loro ardita asserzione da fatti inconcludenti (cani abbaianti nel buio
animali terrorizzati di notte, presunte premonizioni di terremoti od uragani,
ecc.). Bisogna procedere, dice bene il Titchener, con grande prudenza nelle
induzioni di psicologia comparata. Una parte di quei fatti si spiegherà con
processi allucinatoli , tanto più forti in quanto il pensiero animale consta di
pure imagini: un’ altra parte sarà da ascrivere a sensazioni organiche in essi
ancora vivaci e abbastanza de¬ terminate, in noi uomini resesi oscure e sempre
piu inde¬ terminate a causa dell’evoluzione mentale. LI Mvers, andando
contro alla corrente spiritistica, opinava che la facoltà medianica fosse un
residuo di antichissimi, perduti poteri della * coscienza „ sulla terra. Ma qui
il co¬ raggio della sua genialità innegabile è stato pm grande della sua
coerenza. Se così fosse, la medianità dovrebbe constare di automatismi a
effetti non cosi eccelsi, coni egli noi sostiene: dovrebbe inoltre rivelarsi ed
esaurirsi nelle sfere più profonde e primordiali della mentalità (affettività,
cenestesi, sensi inferiori), e non offrire fenomeni soltanto propri deliamente
umana (intelletto, personalità) ì dovrebbe anche essere più intensa ed evidente
negli ammali, giacche essi e non noi, sono vicini allo stipite, per così dire,
della “ coscienza deirio „. — Ma forse che il Mykbs poneva dietro alla umanità
presente, non un passato animalesco coinè pro¬ varono l’antropologia e la
filogenia, bensì un passato edenico, uu’éra di più nobile e completo sviluppo
psichico, dal quale saremmo degradati ; ovvero vite precedenti di più lina ed
estesa psichicitàV È anche possibile, essendo i di lui con¬ cetti impregnati di
misticismo, fors'anco non liberi di remi¬ niscenze bibliche e apocalittiche. _
... Ma il mondo animale non ci mette davanti agli occhi fatti sicuri di
supernormalità psichica, nostre essendo, e non degli animali stessi, le
interpretazioni antropomorfiche dei loro stati oscuri e vaghi di coscienza. Il
vero è che per disinte¬ grarsi, per potersi scindere in un io soprastante ed in
altri io sottostanti al suo livello medio, la umana coscienza è «Ie¬ ri vata da
forme inferiori e più povere di poteri, mediante un lunghissimo e
complicatissimo processo di coalescenza zione. durante
l’evolu- mediamsmo il germe di una -a JP°tesi che vede nel "
altrf* conseguenza riguarda la* lj!erps{c^Ca del futuro, operazioni mentali,
dei processi o ie|C? g0na Specia,e delle Nanismo nei formanti la catena 1 of ,
p,'ovocata dal me- rnodificazioni nella sfera rappresentJr^ esclusi™mente di
yoM, magmi. Nulla mai d^emSn ^ sensazi^i, perce- daria, e men che nulla imi rv
° r.°-' se n.on ln via secon- brezzo dei contatti psichici ’si ’ha0^1^1 ^ ha
paura e «- essere toccati, si prova mérav ia , ^° di vedere o di sente;
ma codesti stati nfTair -°^d per Cld che si vede e * i» Snhfdi ‘T° >««
SUi un sentminlo „rim f||' “f*"4' «no emozion» stanza si riduce a
fatti srro J,,].,. \ ta la azione a di- terializzazioni cadenti sotto ? *
f Weccanici 0 a rna- iutamente negare che i presunt i!' S*8"0* Si Può
asso- azione psichica su di noi sulle ni ?'* ese!'c!hn° una vera quel quid di
profondo che sta tant ^ attlvifil intime, su giacché, se così fosse dnw» tto a
cuore ai neo-idealisti- din d.fe ««ozioni, dei senti ZI h^deH^
ÌIlflaenza ®d appetiti, degli impulsi^6 te“denze istintive, il mondo
dell’Al rii là ; pulsi «d agire. oltrepassa pertanto nei suoi pETal^
"elle E^apie, non nostra personalità, la scorza materie S^cie esterna
della del nostro io.- — elle , ,q; 3 ? S1 passi il termine) penetra nella
intimità della Puntualità è questa, che non 1 nostri istinti, non guida
le nostre T- ' C0.ndo^a> uon modera du-e e credere l'illustre ~-°/a’ COme
Pub mtà „ si rivelino (o si fahk,.;„i? °.1e con si fetta “ media- arbitri
dei nostri destini?! "n° ’> color° che sarebbero In conclusione .
sempre per Qra duwmsamni, 1u«sfe hmitarione9 deli?*™ su lkte
categorie feti" r;^ nTtro' qDeSta “Za dÌ °®n*
P°^c^di^onvibmioné affittivate LE CONCLUSIONI di M. ALLA FINE di
impulsione attiva, finiscono collo scalzare, secondo me, la base su cui si è
costrutta la ipotesi-credenza dell’intervento di esseri spirituali. Se
costoro sono degli uomini disincarnati che ritornano, l'attribuire le
ridicolaggini del loro processo di presenta¬ zione, le manchevolezze dei loro
modi di mnnitestarsi, le mi¬ serie ’e le astuzie del contenuto ordinario delle
loro comuni - azioni, alla difficoltà che quei sopravviventi incontrerebbero
per rimettersi al nostro livello, per ritornare a pensare e ad esprimersi come
i viventi, è un colmo di antropomorfismo,... e di inetalogica. E poi che
contraddizioni strane! Dove sono allora tutte le “ forze occulte „ che essi
possederebbero nel- l'Iperspazio? Perchè non se ne servono? Perchè hanno aspet¬
tato che Rontoen scoprisse, per caso, i raggi X e i coniugi CimiE il radio?
Perchè sono incapaci di usare le parole degli idiomi umani, e poi fanno uso di
segni umanissimi, anzi pri¬ mitivissimi, come i picchi e i salti numerati di
tavolo ? Non sono forse anche questi elementi di linguaggio?.... Doni e sempre
antifilosofico questo “ neo-spiritualismo „ nelle sue argomentazioni
dialettiche! . . Se poi sono spiriti di natura differente dalla nostra,
sia in¬ fra lituana (elementali, quintessenze delle cose, uomini non nati
ancora, larve, gnomi, ecc.), sia ultraumana (angeli, diavoli, esseri
interplanetari, porzioni dell’Anima universale, ecc.), 1 quali arrivano alle
sedute medianiche da altri “ piani „ che non sono il “ piano terrestre „
(secondo un termine di pram¬ matica caro agli spirito-occultisti, e che nella
sua parvenza geometrica non indica nulla di concreto); allora c è da doman¬
dare perchè cotali “ Entità occulte „ si antropomorfizzino in quella maniera, e
ci si manifestino con tanta limitazione di poteri. Perchè quei frammenti
inferiori di persona, e quei sub-valori mentali, e quegli io dimezzati e bassi,
aventi pur tutti e pur sempre caratteri umani, umanissimi?... Non sa¬ rebbe
l’occasione propizia per darci sentore più diretto di sè stessi e del loro modo
di esistere, dal momento che sanno mettere in azione un po’ dei poteri occulti
di cui godono, e ci lasciano intravedere dal di dietro delle nere cortine d un
gabinetto spiritico le invenzioni gioconde del loro buonumore o i miracoli del
loro acrobatismo infraspaziale?... Tutto ciò mi dimostra, fino ad oggi, a
note per me lim¬ pidissime, che tutte le “ intelligenze , attive nelle sedute
di Eu- sapia sono creazioni effimere, non autonome, non preesistenti. Vivono
appena per quel tanto che dura lo stato onirico della medio ; agiscono solo a
quel modo che imagina, vuole 88 Micologia e spiBms,rn
„ *8 rebhero "un suo™® j'UU'' cosicchè «no ad'nn^erto '
'~’0nfeetti> ai tato e parziale ET° ” dunque per lo oiùZ S’‘ di‘ somatismo ^
"netnTii parsa di forme^ì^T n°n sono sempre coslUE81
T,b,ne,Sca- nKtAtp^ i Q0PP10 nsio-ns in|„vn . L • “ 1 lnsurnoieiiza
del- tgrr ^ssissrt * £»» G &“■ - óm'Sr.,01'1'
iìgSigsss :lS^-£§3=H-5 ÌSSfli|53g Genova, 14-15-16
diceml; ere 1901. SERIE III. Appunti su altre sedute
della Eusapia Paladino in Genova. PRELIMINARI Il metodo e il
contenuto delle sedute spiritiche. Nelle due dimore fatte da
Eusapia Paladino in Genova M. ha avuto occasione di assistere a varie altre sue
sedute medianiche, oltre alle quin¬ dici fin qui illustrate : alcune tenute
nello stesso “ Circolo Minerva „ da altri gruppi di osservatori; qualche altra
m casa mia o in altre case private. In tal modo si accrebbe la mia esperienza a
riguardo della tecnica e fenomeno- loma Paladiniana, e si arricchì il
fondamento di fatti sui quali si sono di mano in mano fortificate le mie
opinioni teoriche. Però, o per mancanza di tempo o per scarso interesse
sve* gliato in me dalle cose vedute, io non ho redatto Note dif¬ fuse su tutte
queste sedute separate : di più, mi andarono accidentalmente smarriti parecchi
fogli di appunti. Riman¬ gono da sfruttare, per la progressiva esposizione
delle mie idee odierne sullo spiritismo. le particolareggiate annota¬ zioni che
io scrissi sulle sei o sette sedute più importanti: e ripeto che le scrivevo la
sera stessa o, al più tardi, il giorno appresso. Ma neanche tutto il materiale
raccolto mi sembra adesso meritevole di stampa : sia perchè in ragione ritornar.
tTOtotf 5*U“ E"“P» dovrei (|ueOe aventi segnalato carattere !-1' e
specialmente su sr*8— — jaj sedute ,M’l?M-02t7o1hJ,1S;titoe^nfdne °
Ìn tre di ^ueUe nari eie mai la medianità di EusaiEp^T'1 più straordi- fesso di
vedere agli studiosi f ■ Paladlno abbia con- zione con lei: credo, anzi di
averèC^CIS“°/enUtÌ in rela' ben poche volte dagli altri suerimeJ *gg.lunk>
Clme toccate questa fortuna ? A due cause • «Ile fi?*0”* $ che debbo io
ambiente nel quale, come si vedrà COndizioni di l averia seguita senza
dannose retiVf P i.°perava; ed al- sione dei suoi poteri medianici. "elIa
I,bera espan- occaVS8MH^^n:edentì «'•ano State troppo si esauriva sulla
procedura tecnica ‘hTf cosiccb? 'a attenzione considerati. Inoltre, si badaw
tronn?” »mentl polarmente medianità fisica, inibendo a™* «^stazioni di
Propriamente spiritistica della sua fe2 all2 l'arte tetto di metodo in
cui «nnn i ten°menologia. É i] ffi_ dir fritti i m sono caduti quasi tnt«
ff te: accostatisi ai fenomeni Eusaniani li g 1 no'lnn' di scienza su per
l’erta via dello spiritismo ph”arrat° dl essersi spinto Z10'lf; dei «
disincarnati „ °he conduee alla evoca- scientificT^volérri applicare ^
Tàtod*™ extra- 0 pre' le scienze diggià discipline mettaS Ì!?" dÌ
rieerca che 0 torse un precludersi la vii ali porosamente in opera certo è un
freno per là t Scoperta di 'atti nuovi Talvolta può tornare vanW So V ^
fenomeni’ e Persin assurdi di ricerca -g?w • accett?re Processi goffi
»> ogni parte della conosceDzÌSm"T° P'u, grossolano ha ,oglco- e la prima
legisEone deTT, ^eaeduto i] sapere i ai amente si desume da modalità i 1, ^°! '
.lnvestPatori non banche, di osservazione. EccJ nere T8°ìfnafne’ quasi bar-
corrente dominante in due o tre rS’ abba“donandomi alla tici, sono arrivato a
cogliere frutti ; ' fattamente spiri- ' ere 'rutti insperati dalla mia
indui- II, METODO DELLE SEDUTE MEDIANICHE oenza verso metodi
forse meno austeri o meno arcigni di ooeiartnmento sul formalismo delle
manifestazioni. più prezioso è che le sedute migliori (sotto l’aspetto
stori fcolosfico) cui ho assistito, hanno sempre conti-addetto 1 canoni
metodologici dei dogmatisti in spiritismo. Sta bene che per ottenere
comunicazioni o messaggi dai nostri “ Amici dello spazio „, come li chiama
Bottina Noeg- ’Rhatii o dagli “Arcani operatori intelligenti dell altro
estreme) della linea „,come con metafora elegante li designava Stainton Moses,
convenga essere “ puri di cuore e sani di mente Io non mi so negare, e non le
nego ai miei com¬ mon eventuali di seduta, queste due qualità : ma soltanto
osservo che Eusapia, adattandosi allo stato psichico del primo e del secondo
nostro gruppo, non ci ha portati spontanea¬ mente verso le evocazioni dell’ Al
di là. Ciò significa che gli esseri che vi si movono non discendono verso i “
terrestri , „er libera loro iniziativa e con autonomo potere, ma bensì sol
uuando nella mente del medio nasce e si svolge la ni¬ tida idea della
opportunità del loro amvo. E dunque un in¬ tervento a rime obbligate. Sta
bene che quando ci si ferma troppo sui fatti di me¬ dianità fisica non si va
innanzi di molto verso quelli della intellettuale , in quantochè , dice sempre
il Moses , bisogna “ salire al di sopra del piano materiale „, sprezzare le
prove di valore morale inferiore come sono le meccaniche, cui at¬ tendono i
sopravviventi più umili ancora legati al tango terrestre, (A. Kardec, Coreni).
e non chiedere troppo che 1 - disincarnati „ si rivelino con fenomeni di
nostro gradi¬ mento (L. Dénis). Tutto ciò tradotto in moneta scientifica, in¬
tendo dire interpretato con criterio psicologico, significa che anche nella
attività delle ignote forze biopsichiche, onde consta il mediumnismo, domina la
legge di equilibrio tia le diverse loro estrinsecazioni : dirigendole da un
lato solo, si toglie al medium la capacità di usarle sotto altre forme.
Quando Eusapia si impone o accetta il còmpito di provare l’autenticità delle
manifestazioni agli occhi di osservatori ancora increduli, — cui il fatto
materiale tangibile e visi¬ bile, ossia percettibile coi sensi, parla un
linguaggio piu sicuro ed eloquente di qualsiasi “ incarnazione di trapassati
,, — essa è obbligata a impersonarsi tutto al più nel consueto “ John
King „, a levitare il tavolo e a battere sui tambu¬ relli. Ma il suo fermarsi,
il suo insistere fastidioso su codesti fenomeni non dipende già dalla natura “
inferiore „ del suo spirito-guida : dipende rl^i „ ~ ~ «ente
di popolana nutre da TnnTjm eml,ij*° che la sua r,! ? fPr°r deIla sincerità e
n^™0- ?-lla bontà di si Si t:drte-C0SÌ StteoraP°tenZlahtà dÌ -d--
confesso francamente? una certa es°it°’ ^ Ìardo 3 me> lo <1| tutti noi
pareva guidato di rm/fnZa,’, da,,a cluale l’animo infestazioni schiettamente
spiritiche m j- 3 possi,)ilitó di ma- poiché questa avrebbe ormai n ni! d
.f0uomeM obiettivi, esentemente chiaro per Ja scienz canisill° interiore,
silfi¬ di personalità. A me è parso che ’ B a.lterazioni comuni tutti avremmo
veduto i mali’ P'n,tlstl 0 non spiritisti hgenza, cosi poco promettente
COn aeente alla sua i„tel- investigatori, fors’auche urtante i noi ^ fl°stra
severità di ??h defunti. Ed è S® che 3enbmenti di rispetto demi oscuri della
morte e della " ^ faccia *i pr°- tisti vi si slancino tanto sopravvivenza,
gli s„;r: assistano passivamente a scene T Ì!gg6r?zza indicibili e bero
figurare, senza perdere n "li» J 7eTocazio"e «he potreb- «na
legenda di stregoneria , ed “tat ora in , un Sunoco mondano di società
""" flUSa da ,mrattìni delle personalità evocate.... tó’ a
sec°nda dell’indole ad essere un “ imnmrtalista 6SSendo 0 1,011 riuscendo
ancora (col quale, in fine, potrei anche"/! ^rAt RlzIo Maetbrunok mi troverei
avvilito da certe „ ; „ / * audar d’accordo) che Si W0„0 nelle opere
maSoriÌa^0ni ?®!I/A1‘«» mondo e consistono nella ripetizioni „ °
sPm'tismo-dottrina cose piU insulse e vacue di 3 Amplificazione delle “John
King,, Chi dl questo mondo terrestre TTn sui misteri dell’ uitra-sensibilerNeH^
?U3l-°0Sa di serio vengono mica gli spiriti maìmi If ,*6 di E«sapia non
agevolezza casa Noeggebath® nè CaJ >equentano c°n tanta /,an Giovanni
Battista, nè I»a7|n *'“uni> ,lè Socrate, nè ss? ■— «S ! n‘sc™?™»
'• “date *l»ritoIogi, am,„0. salvo « a ingenerar confi™ e ni, Tv,5™0 a
niente, .polarità del,, sedate, ,e q„,u Il METODO DELIE SEDETE
MEDIANICHE porre siano “ continuate per anni , ; che le persone, deside¬
rose di “ giungere alla radice della cosa debbono essere sempre le medesime,
radunarsi nel medesimo luogo, osare la medesima procedura... Nessuna di queste
norme fu obbedita nelle sedute di cui passo ad esporre i fenomeni più
cospi- : . _ tutto mi conferma nell’opinione che lo spmtismo sia un
cumulo ex-lege di fatti aberranti e di dogmatismi sbran¬ dellati : ciò che vi
resta di accettabile e la autenticità di latti ubichici fin qui negata, ma la
cui sintesi è tutta da rifare. Questa sintesi è forse diggià possibile?
Non lo credo: per quanta unità si voglia mettere nella caterva multicolore dei
fenomeni “ spiritici „, non si mtravvede ancora una ipo: tesi e tanto meno una
teoria, che possa tutti abbracciarli e rènderli comprensibili sotto un solo
unico principio una cagione fortissima di ciò risiede nell assenza di metodi
rigorosi nello studiarli. Genova, maggio 1907. La
sedicesima seduta (12 giugno 1901). Ciò che è avvenuto in
casa mia. jersera^muf era ^ f'P’!'’ « e scelta ]8 stanza
adatta. È Ih secondatili "* S‘ ricevimento , dalla quale nor 1>
delle nostre sale di mobili e dove in un angolo nel vwnrìi™ ” aspo,'lano
Val'i verso l'anticamera, si organizza li 1 n,'a Porta che si apre Questo
e chiuso al daSdaJn^Li11 gabinett° oscuro. ^ in luogo delle solito tendine n “!
T T stoffa di se‘«. mezzo un tappeto giapponese nure di °° 1°“® S' appende nel
derato, e perciò pesante f,’nc , sehl’ damato e fo¬ nata é coibente
*K;tSSf»±1??S“a °S3er™ I» a * sedervi „ ugualmente davanti' An” ”la p01 S1
adatta provviso si prepara il consueti™11' ^ ste®s° modo e all’im- d tavolino
medianico è nuovo ,-noT^ “entano delle sedute: gabinetto, su di una semola
’.c°?trutto appositamente; nel (due monete antiche, unventarifo
d‘^110,n°0"0 diversi oggetti si colloca un tavol netto r^ ^’ ^); a destra
del ««Bum Pel rischiaramento cTsonJ t e °d«/ ra°gano' a tre pWL
vicino, le lampade elettriche a ini k- 300636 ln un flotto terruttore, ecc. B B
nCbe’ ° IUC6 bianca e r°ssa, con in- Fu' '»» »o8lie la ospite di
Ensapia- il Drof " P 7 medl0lnai Ia c°nt. Rey, medica; Pavv. P.'t’l tu'dSt
0*?**° è?611* FaColra tutti, tranne me e la Rev atr-.ii/ ’ • medico alienista:
ultimi, non solo increduli ma diffidU°r *• °- sP‘rit'smo; i tre 51 T. L. e il
C. C quasi d^i ?, rtlSSInn e> specialmente assistere ad una fèsta d
d6^a'ne?te .convinti di venire ad di invitarli, e perciò non Fu mio
l'errore pressoché ostile di almeno la S°den’UeS-°t atte^iamento
UNA SEDUTA IN CASA di M. e palese finalità di comprendere e
sorprendere il “giuoco, e di intralciare il decorso dei fenomeni; l’evidente
contrasto degli animi nostri; e forse la preoccupazione di prodursi in casa
mia, hanno ristietto e parzial mente inibito, come sempre avviene in sedute
consimili, l’attività mediumnica d’Eusapia. Pianta della sala e
disposizione della catena nella seduta di casa M. [Ho indicata la
posizione cho il Dott. X. (C. C.) occupava, fra me e mia spiritiche1!'''1'10
teUt° meannarci '‘aitando malamente le . lmd Non desciivo in
particolare i fenomeni, ma ecco quello che abbiamo osservato jeri sera di veridico:
1° Osculazioni, movimenti e battiti del tavolino, e varie sue levitazioni
incomplete e complete, tanto in oscurità, quanto a luce rossa e bianca
abbassata; 2” Ondulazioni, gonfiamenti, avanzamenti delle portiere e del
panneggiamento giapponese verso la medium e i due emi¬ ro 11 ori: una volta la
stoffa è stata spinta tanto avanti da LrvmaAToT U per30na del eontrolIore
di ««atra “ Tocchi, pigiameli e stringimenti operati sulle
nostre persone uà dita, da mani e, ci parve anche, da piedi invisibili.
Un toccamente singolarissimo si ebbe mia moglie, che dap¬ principio non aveva
voluto far parte della catena e poi, ai reiterati cenni d’invito fatti dal
movimentato tavolino, s'era inc otta ad entrarvi ponendosi di faccia ad Eusapia
: appena seduta, essa, ha sentito (al bujo) una bocca vivente accostarsi al
dorso della sua mano destra poggiata al tavolo e due labbra tiepide deporvi un
bacio rispettoso. Questa, dei baci di Invisibili, j “"^““«iMstazione
materializzata che io avevo percepito fino da la II seduta, e che si ripete
abbastanza spesso nella fenome¬ nologia di Eusapia, come in quella di
moltissimi altri medium • gli spiritisti ne deducono che gli ultraterreni ci
sono amici devoti, e che scendono da sfere più o meno alte per eonfor- taici,
per istruirci (?), ma sopratutto... per autenticare la sin- centa dei medj e la
tesi della incarnazione... 4 Colpi ( raps „) sul tavolo e per entro il
suo legno, sulle • Vlcun> su'*° stipite deH’uscio dietro al medium: battiti
ritmici sui mobili distanti; colpetti sul braccio di un astante (il secondo
della catena, a destra) sincroni a gesti in¬ dicativi da parte di Eusapia,
scanditi con la sua mano sollevata in aria ; 5“ Spostamento in avanti e
retrocessione del tavolinetto ro¬ tondo situato a destra del medium; suo
innalzamento dal suolo (levitazione) eseguito per attrazione, ma coH’intermezzo
della mano d uno di noi ; 6 “Vento freddissimo dal gabinetto (tra
le portiere dell’uscio di anticamera, scostatesi a quella brezza); 7*
Sfioramento di capelli percepito nettamente sulla faccia da un astante;
8° Sottrazione della seggiola al controllore di destra (mio tiglio Arturo) e
consecutivo suo trasporto sul tavolo, dove ri¬ mane per qualche tempo adagiata
facendo vari movimenti come se si tentasse di levarla di là e di ricondurla a
posto. In certi movimenti abbiamo avvertito che la seggiola premeva assai sul
tavolo, come se qualcuno volesse mantenervela a forza ; ma il fenomeno era
falso, artatamente prodotto dal dott. C éd io me ne sono accorto dalla stessa
rigidità di quella resistenza ; y tomparsa di una luce azzurrognola in
forma di mezzo ùisco o di mezzaluna, della grandezza di quasi uno scudo che si
e mossa lentamente per circa 15-20 centimetri da mia moglie verso il mezzo del
tavolo. Messo in sospetto dalla grandezza e direzione insolita di quel
chiarore, io non ho tardato a vedere in mezzo a noi, a poca altezza dal tavolo,
altre fosforescenze multiple e agguantisi pure insolitamente a zig-zag. L
inganno era evidente, ma non era Eusapia che ci tradiva: era ancora il dott.
C... che voleva saggiare (a quanto sembra) a nostra credulità o mettere a prova
la mia esperienza di 10“ Un altro fenomeno pur esso dubbio è stata la
Rimari zione di una mano aperta a mo’ di ombra opaca che ff™ cato T. L. Un quel
momento controllore di sinistra) avrebbe' percepito avanzarsi dall esterno
verso il medium, dal suo lato manco; la percezione avveniva sullo sfondo di
chiarore elettri™ filtrante tra le imposte della finestra che prospetta in via*
As sarotti Ma il non avere nessun altro confermata la visione e piu di tutto,
anche qui la insolita ubicazione e direzione in* versa della mano, lasciano
supporre che l'avvocato (se non ha' inventato .1 fenomeno!) sia stato vittima
di un’illusione 0 0he qualcuno degl, astanti abbia inavvedutamente alzata una
mano dalla catena e cercato d, tastare l’aria al di sopra di es“a Da
questo elenco, e a parte l’introduzione di falsi effettuati con poco tatto da
uno almeno dei miei ospiti, la seduta d casa mia deve considerarsi come
rudimentale Ciò non ostante essa è stata per me dimostrativa sotto più
riguardi- per il controllo minuzioso, quasi vessatorio, mantenuto dai tre im
creduh miei ospiti; per le stravaganti spiegazioni a basedi trucco , che due di
essi hanno di poi avanzato sui fatti di telergia ; infine per essermisi resa
evidente la diversità presenti^1*16111 "" * qaelH imitati
Èscare un tiro ri Fenomenologia ridotta. La seduta del 12
giugno consta dei prodotti più comuni del medi anismo fisico. Si riosserverà, a
tale riguardo c<Tè Eusap, a presenti ristretta e sistemata la sua fenomenoE
quando !e occorre di entrare in un ambiente nuòvo ^ lavorare „ con persone
sconosciute. Sembra che a tutti i 1 r. , H _ _ - - d'VtS“«
taS. 't un arando o ad un piccolo ; hic0 dell’ambiente: mod? di
operare a di effetti, essi vogliono sem^® °° le condizioni propizie, la
loro arte oltre ai quali, se m»» ° ta ragione per dubitare che s’arresta.
Vi è dunque an . ff risultato di scariche di i fenomeni di Eusapia ,swn
Losciente; certo, esiste sempre automatismo involontario p ^ ia e ]e infligge
un dato qualcuno che dirige la fenomeno - , I f lligenza „ sara
Srotter.. M. 4n«to „ forse fuori del determinimi spetta sempre alle
Fra i fenomeni tipici il Pn P. ello si appunta; danze ed alle levitazioni
del W ^ ‘V ^ compagni vano ìersera gli sguai l. i tutto, a trovare Eusapia
scettici, ma non «'«"titolari Competenti che il fenomeno in frode. Dicono
gli 8?m^ * ditoni favorevoli: 1° che il tiptico esige al1m®norC^^ invisibili
sia in quantità sufficiente-, fluido raccolto dalle Entità anno aizzati fra
loro; 2° che i fluidi degli assisten daUo spirito (qui luf- 3'’ che
la provvista di fi .)m della seduta (.), ficio spetterebbe a x “ che
l’assistenza abbia nè troppo presto, nè tr0PP , r„ ’(,pe ci si attenga ai
tempi fatto un tirocinio convenien . A Kardkc, R. Noeg- ed ai modi
ordinati dagli «PJ™. , tacendo della prima che geratu, Chazaraik, ecc. • d ^
altre condizioni ìndi- è affatto introvabile, P088?™. iersera: eppure, il
tavolo spensabili per la tip d; più è salito in aria, per si è mosso e si
è sollevato: per di pm ^ ^ ^ Qn s* “oXu- quelle oscillazioni e
quegli onaeg costituire sempre ogni ** altrettanti tentativi idei .
proiettarsi telergeticamente. la propria capacita, e p P 1 cnduti, al
solito, tutti Una volta levitati, 1 due u‘ . e sul pavimento, come se la
d’un colpo, battendo con rumore in alto si scaricasse tensione dinamica che ih.
aveTO P sfor/0 Questa specie ad un tratto dopo aver effetto ^ dinamismo
organico di scatto corrisponde alla ipo TOga); ma non caratte-
diretto da una volon a c abbastanza spesso il movi- rizza però tutte le
si termina in modo lento e w.,,n(n minresso all oggett
tiptocinksi ordinaria e straordinaria 99
misurato, come se ima mano celata ai nostri ocelli, dopo averlo preso e
trasferito, lo deponesse piano piano nel suo nuovo posto con palese
intenzionalità di non lederlo. Infatti avviene talvolta che le levitazioni e le
trasferte seguite da caduta improvvisa sconquassino mobili ed oggetti fino a
renderli insei*vibili : jersera, p. es., il nostro nuovo tavolo non ha
resistito alla precipitazione da mezzo metro, e ha subito avarie. E so di veri
impulsi clastici (distruttivi) addimo¬ strati da altri medi meccanici. La
tiptocinesi d’Eusapia si ripete identica tutte le sere: anche qui la sua
educazione medianica e la sua imaginativa sono rimaste piuttosto povere. Ben
altri voli di tavolo si leggono nella storia dello spiritismo o si sentono
raccontare. Tavoloni enormi del peso di oltre un quintale, resistenti agli
sforzi di un uomo robusto, sono stati smossi e trascinati dall’effluvio delle
mani di medi potenti, per es., da Home « da Moses, anche se portati a distanza
; e mobili iracondi, spinti con violenza, hanno cacciato perfino gli astanti
fuori della sala d’operazione. Fra le tante meraviglie, che hanno, esibito di
mostrarmi, a scopo di convincermi, i numerosi corrispondenti ignoti di questo
periodo dei miei studi spiri¬ tistici, c’era pure la levitazione di una grossa
tavola da pranzo, su cui l’assistenza accatastava più seggiole che poteva si da
formare una piramide da circo raggiungente il soffitto : il medium, che era una
giovine ventiseenne dotata di forte medianità, muoveva e spostava qua e là per
la stanza tutto quel peso ! Ma ho aspettato invano di essere chiamato a vedere
ciò che mi si voleva far credere: il proselitismo spiri¬ tistico ha sempre di
queste vanterie e di queste renitenze. E neppure ho mai visto, e disporo
di vederlo effettuato da Eusapia, il fenomeno tiptico sbalorditivo raccontato
dal Dusart: il suo medium, la Marie V***, è capace di levi¬ tare una grossa
tavola del peso di 17 chili appoggiandovi sopra fortemente le mani e
sollevandosi a gambe in aria con essa (“ C.-r. Congr.). No: la rozza
corporatura del medium Pugliese le impedisce codesti acrobatismi , dei quali,
dico la verità, mi sfugge qualsiasi motivo sensato per conto delle “
Intelligenze occulte „. Poveri esseri agenti nell’ombra del mistero, quale
còmpito vi si assegna per la propaganda della tesi della sopravvivenza ! A meno
che non ci siate predisposti dalla vostra natura di “ anime degradate,, o di “
esseri preumani „ o di * elementali „ ancora incoscienti, o, chi lo sa? di
piccoli “ gnomi „ sul modulo del Nano che ruba l’oro del Reno (l’immaginazione
di certi occultisti si dà qui libera carriera), vi si fa agire peggio dei
funamboli di piazza e dei giocolieri di palcoscenico, vi si sottopone a prove
ben umilianti ! Certi esperimenti spiritici sono, dal lato intellettuale,
pa¬ ragonabili a giochi di fisica dilettevole, come se ne legge nel libro
popolare di Tissandier o nei manuali di prestidigita¬ zione : per es. questo,
di sospendere il tavolo medianico al soffitto con una corda, nella quale si è
interposto una bi¬ lancia americana a molla spirale (o bilancia tascabile) per
leggere i mutamenti di peso del mobile. L'esperienza sarà sempre poco
confacente alla dignità degli ultra-terreni, quantunque “ Fénélon „ abbia
risposto medianicamente alla buona signora R. Noeggkrath che gli “ amici dello
spazio, fanno quel che possono “ per il piacere „ dei congregati attorno al
tavolo {La Survie, ’97, III sèrie): essa sarà, in¬ vece, significantissima per
la materializzazione della sedicente spiritualità, giacché proverà senza
contrasto il carattere mec¬ canico dell’esopsichismo, che il Crookes suppone
costituisca una facoltà posseduta in grado diverso da tutte la persone e che
sarebbe assai vantaggioso rendere sensibilmente attiva con metodi semplici e
alla portata di tutti gli sperimentatori. Su questa via lo psichicismo
sperimentale ha mosso appena qualche passo: c’è da elogiare il Dariex di avere
sfidato il ridicolo, esponendo le sue curiose esperienze sui moti spon¬ tanei
(notturni) degli oggetti in uno spazio chiuso. I mobili si spostano; ma par
necessaria sempre (anche nelle case in¬ cantate) la presenza di qualche vivente
e più o meno consa¬ pevole medium. Trucchi iperbolici. Il
carattere fatuo e asimbolico dei fenomeni indotti da Eusapia fa nascere subito,
in chi per la prima volta vi as¬ siste, l'idea della ciarlataneria; il sospetto
del trucco, l’ho ben visto dalla loro fisonomia, non ha jersera mai abban¬ donato
un solo momento l’avv. T. L. e il dott. C.C.: il solo prof. Livierato, a metà
della serata, si era convinto della autenticità dei fatti. I sospetti vertono
sempre sul noto gioco delle mani, sulla estensione dei movimenti incessanti che
si sentono (nell’oscurità) o si veggono (a mezza luce o a luce totale) eseguire
dall’Eusapia. Non si prende costei in fallo tanto facilmente, nè si
sa dimostrare che per l’am¬ piezza -loro quei suoi gesti di mano, quei suoi
fremiti di piede, bastino a spiegare il raggio della sua azione a distanza. Non
si pub dire in qual modo, per la loro rapidità e per lo scarso sforzo muscolare
che li accompagna, essi corrispon¬ dano poi alla intensità e durata dei
fenomeni (p. es., al levitare di una tavola di 7-8 chili per un minuto intero,
allo spostarsi di un pianoforte, al reiterato ondeggiamento di tutta una tenda,
alla lunghezza carezzevole di certi tocca- menti, al lento o rapido passaggio
delle ombre fluidiche, ecc.). Neanche si saprebbe, da alcun auatomo-fisiologo,
caso mai, con quell' agitare delle dita, con quello stringere di pugno, con
quel battere di piede, interpretare i movimenti di esten¬ sione, flessione,
adduzione ed abduzione necessari per la presa e la trasferta di oggetti
lontani, ora collocati dallato ed ora daddietro ai medium.... Ma tant’è: si
dubita sempre, e piuttosto che cedere alla verità, si mettono avanti le spie¬
gazioni più straordinarie. a) Jersera la levitazione del tavolino fu
attribuita a un trucco addirittura iperbolico. Si è pensato, fra le altre, che
Eusapia sollevi il tavolo “ col suo seno proteso aH’iuuanzi col trattenere il
respiro e col gonfiare la cassa toracica „ : compito ben arduo per delle
mammelle di donna non più giovane! E si è asserito che Eusapia poteva avere
nascoste delle suste o molle d’acciaio nelle scarpe, e che le spingesse fuori
al momento necessario (con quale altro meccanismo ?, con quale suo organo
anatomico ?) per scuotere o per man¬ dare in alto i due tavolini. Si è perfino
osservato che sudi un piede del tavolo, fatto di legno fresco di abete, c’era
un po’ •di resina, e questa sostanza poteva benissimo aver servito di punto di
“ attacco „ per la ipotetica susta... Eusapia, che aveva udito dall’altra sala
esprimere queste congetture sin¬ golari di meccanica prestigiatoria , si è
impazientita , si è chinata, e levatesi le scarpe le ha buttate verso il
critico arguto; nè ancor contenta, si è spogliata da capo a piedi, restando in
sola camicia e invitandoci a perquisirla. La visita era stata fatta
accuratamente, prima della seduta, da mia moglie, ma anche ripetuta in
controprova non ha messo in luce nessun ordigno nascosto. È mirabile la
acquiescenza di certi “ furbissimi „ verso tutte le spiegazioni basate sulla
trappoleria o sulla simula¬ zione. Certi trucchi proposti a spiegare la
medianità sono cosi complessi e richiederebbero tale cumulo di condizioni
intricate da parte del medium, dei presenti nella catena e persino degli
oggetti e mobili spostati, che non ci sarebbe congegno capace di eguali effetti
in nessun laboratorio di strumenti di precisione. Qualora un medium del genere
della Paladino fosse riuscito a dare apparenze supernormali a simili trucchi
sotto gli occhi degli uomini intelligentissimi e one¬ stissimi che testimoniano
diggià in suo favore, godrebbe davvero di una ingegnosità meravigliosa, di
un'inventiva senza pari, di un’abilità assolutamente unica: che cosa sa¬
rebbero i giuochi di un Bosco, di un Cooke, di un Haskelyne, di un Houdin,
vicino ai suoi miracoli di prestigio ?... Supponiamo per un momento che Eusapia
sia in grado di portare con sè un “ ordigno „ capace (?) di produrre la
levitazione di un tavolo, o, come vedemmo al Circolo Mi¬ nerva, il
volteggiamento per aria di una chitarra, ecc. Tale ordigno dovrà essere
pìccolissimo per sfuggire al tatto dei presenti; silenzioso per sfuggire al
loro udito; invisibile pei' sfuggire alla loro vista; dotato di una energia
latente capace di produrre parecchi chilogrammetri di forza; automatico, ma
dirigibile a volontà nello spazio. E se si pensa che congegni eguali sarebbero
necessari per produrre i suoni, per formare le luci, e altri per fingere il
vento e l’ondeggiamento della tenda , e più altri ancora per imitare gli
strepiti sui mobili, e altri per fare uscire le apparizioni di mani bianche e
nere, e altri, magari in forma di manichini, per trappolare le apparizioni di
fantasmi piccoli e grandi, si finisce colFimaginare una cosa ancora più
stupefacente della stessa medianità : Eusapia che va alle sedute tutta
im¬ bottita di congegni e apparecchi fin qui sconosciuti alla mec¬ canica
ed all’industria; e uomini adusati a manovrare gli strumenti più complessi
inventati a scopo di scienza, come uno SeiiiAPPARELLi, un Lodge, un Riciiet, e
fisici come Wat- teville, e Porro, e Gerosa, resi ad un tratto inetti a sco¬
prire l’artificio ! A Cambridge, nel '95, I’Hodgson, coi suoi primi sospetti su
questa via, s’era reso insopportabile. b) Sul vento freddo si è
congetturato che fosse pro¬ dotto dal fiato della medium. E questa supposizione
sarebbe plausibile se il vento fosse debole e poco esteso, sentito in una sola
direzione, non troppo freddo, a ondate e interrotto, come avverrebbe pel
bisogno di respirare ; e se limitato alle parti superiori del corpo dei
presenti, cioè alla faccia ed alle mani; e se lo spostamento d’aria non avesse
azione mec¬ canica al di dietro della testa e schiena della medium. Ma in mia
casa, come al Circolo Minerva, il vento che esciva dal gabinetto medianico
aveva tali caratteri che assolutamente LA OSSESSIONE DEL “
TRUCCO non si conciliano col troppo comodo supposto dell’alito della
medium. Anzitutto c’è una impossibilità fisiologica: Eusapia parla durante la
produzione del fenomeno, e riesce impos¬ sibile comprendere come modulando la
voce e articolando le parole, possa contemporaneamente soffiare. Inoltre, quel
vento veniva da tutta la metà destra della porta da dove la portiera si era
spostata, ossia da una superficie d'almeno un metro quadrato. Era poi
abbastanza freddo, cosi da sot¬ trarre calore su tutto un fianco a mio figlio
(controllore di destra) e a me suo vicino, ed era abbastanza forte, così da
sollevare la grave portiera foderata , che pareva divenuta una vela . Con che
mi sembra escluso il trucco. Notevole specialmente è la penetrazione di
quel soffio freddo sotto gli abiti: la sottrazione di calore è reale. Al Cir¬
colo ne fui varie volte investito per tutto il lato del corpo verso la
finestra-gabinetto, cioè dalla testa alle gambe (che si trovavano, è chiaro,
fuori di portata dal fiato della me¬ dium 1), e ne provai un vero senso di
raffreddamento, dirò anzi dì intirizzimento: almeno due volte la pelle mi si è
accapponata. Checché se ne pensi, non ci si astiene la pii ma volta da un po’
di ribrezzo: si pensa al “ freddo sepolcrale „ ! La cosa è conosciutissima nei
circoli spiritici, e supporre che Eusapia faccia uscire quel vento da un
soffietto cela¬ tosi tra le vesti o arrampicantesi sul suo dorso, è una ridi¬
colaggine: eppure, l’ho udita dire sul serio! c) Vi è poi ehi attribuisce
alla Paladino una inconce¬ pibile destrezza. Io, per dir vero, a giudicarne dai
movi¬ menti che eseguisce fuori di seduta, non la crederei dotata di grande
abilità motrice: la sua andatura è tutt altro che svelta, il suo portamento,
anche per la struttura tarchiata del corpo, è alquanto goffo : per cui non si
capisce come nello stato di “ trance „ le sue membra dovessero acquistare
l’agilità eccezionale idonea a produrre la sua intera fenomenologia. In
tal caso essa dovrebbe poter allungare di 60-80 cent, o di lm,50 le braccia,
senza muoversi da sedere; rivoltare la testa peggio di un impiccato; estendere
il collo meglio di un fenicottero o di una giraffa ; portarsi i piedi dietro al
dorso, suU'occipite e sul sincipite, o lanciarli fino al secondo ed al terzo
assistente di destra e di sinistra passando con le gambe fra il tavolo e i due
suoi vigilatori, o dietro alla schiena di costoro. Dovrebbe poi vedere e
distinguere nel buio perfetto (nittalopia), udire nel silenzio e comprendere in
mezzo al fracasso ( iperacusia ), possedere un tatto ultra¬ delicato e un senso
muscolare più che squisito (acroestesia, iperestesia): nello stesso tempo
essere insensibile ai con¬ torcimenti più strani dei suoi tendini e legamenti,
come un acrobata (analgesia profonda). Dovrebbe sapersi tenere in esercizio
come il più consumato funambolo Malubarese; supe¬ rare in sveltezza il più
abile giocoliere di bussolotti; vincere in agilità il Fregoli che va e viene,
appare e dispare, si spoglia e si riveste a quel modo sorprendente che tutti
sanno, jb dovrebbe Eusapia coi suoi piedi, nonostante le strettoie delle
scarpino eleganti e attillate in cui li serra per civet¬ teria femminile,
manovrare così egregiamente, da gareggiare coll uomo senza braccia che si è
ammirato di questi anni nei circhi equestri. 0 il giocoliere Maskelyne non
pensava che Eusapia sollevasse il tavolo coi denti?! E cosi, assommando
tutte le abilità, cui dopo stenti in¬ dicibili si è arrivati da pochissimi
individui in tutti i tempi e nel inondo intero; e cosi, ricapitolando in sè
sola tutte le eccezioni della morfologia e fisiologia umana (senza dire di
quelle mentali, accortezza, astuzia, previdenza, ecc., ecc., occorrenti per
mettere in azione e per coordinare tutte co- deste disparatissime facoltà),
Eusapia diverrebbe Ietterai- meni,e il vero “ monstrum „ delTumanità vivente,
al solo scopo di dimostrare I intervento di quella postuma nei suoi miracoli „
e di ingannare il fior fiore dell'intelligenza Eu- roPea . Vla> usciamo da
questo limbo della “ sapienza po¬ polare ,, da questi non-sensi del cosi
detto “ senso comune! False imitazioni di fenomeni. Qualche
importante deduzione si può trarre dalla stessa inopportuna introduzione di
falsi fenomeni fatta dal dott C in quella seduta di casa mia. Chi non he
assistito mai a sedute medianiche, oltre a non farai un idea esatta della
tecnica per quanto concerne la posizione e gli atteggiamenti del medium, le
distanze cui arriva la forza esteriorata, la percettibilità visiva di certi
feno¬ meni, neppure imagina le caratteristiche che distinguono ciascun fenomeno
genuino. Tutte le manifestazioni del me- duministno, siano intellettuali, siano
materiali, hanno un che di specifico che permette agli esperti di riconoscerne
l’au¬ tenticità. Le personificazioni spiritiche, ad esempio, si asso¬ migliano
a quelle psicopatiche, ma non sono identiche per la loro rapidità, per la
loro transitorietà, per il loro con¬ tenuto, ece. ; le proiezioni a distanza
poi, quali le telecinesie, le telefanie. le teleplastie, agiscono sui nostri
centri percet¬ tivi in modo diverso dalle sensazioni ordinarie. Per questo le
imitazioni dei fenomeni, come si ingegnano di fare certi prestidigitatori, o
come qualcuno dei formanti catena può inserire nel corso di una seduta allo
scopo di saggiare la credulità dei compagni o di cogliere in mendacio il
medium, ben difficilmente riescono ad ingannare lo psicbicista avvezzo
all’osservazione e lo studioso appena appena avveduto. Cosi accadde delle due
falsificazioni giuocateci dal dott. C. a casa mia: prima, la pressione
eccessiva sulla seggiola arrivata medianicamente sul tavolo ; seconda, la comparsa
di fosfo¬ rescenze artificiali nel mezzo della nostra catena. a) La
pressione della seggiola era prodotta dal dottor C... che teneva fortemente
applicato il pollice sinistro sulla intelaiatura e impediva le escursioni
ulteriori del mobile. Ora, basterebbe avere esperimentato anche poche
volte sulle para- e telecinesie di Eusapia per distinguere le speciali
resistenze che i mobili ed oggetti levitati e spostati media¬ nicamente
oppongono agli sforzi estranei : io ritenni tosto, e lo dissi ad alta voce, che
quella seggiola resisteva in modo allatto nuovo per me. — Prima di tutto, la
pressione era insolita nella posizione coricata della seggiola stessa. Se i fe¬
nomeni medianici rispondono a imagini o a rappresentazioni del medium (e mi
pare che sia proprio cosi !), si capirà che una seggiola sia sentita più greve
o più resistente al moto im¬ pressole da fuori quando essa è in posizione
normale e vi si può imaginare seduta una persona. — Inoltre, la traslazione
della seggiola è un fenomeno tipico di Eusapia e si ripete sempre a quella
maniera: il mobile levita, s’arresta un po’ sul tavolo, indi si leva e se ne va
con un movimento rego¬ lato: mai è avvenuto che “ John King „ lo immobilizzasse
in mezzo o addosso a noi. — Si aggiunga che la resistenza era sentita come se
qualcuno tirasse la seggiola in basso, il che non si verifica nelle telecinesie
sincere: la Eusapia, caso mai, avrebbe pensato di inchiodarla sul tavolo
pigiando dall alto in basso, giacché nella sua fantasia onirica è John King in
piedi, dappresso e attorno alla catena, che produce quegli spostamenti.
Ma vi era anche un’insolita rigidità in quella pressione. La genuina resistenza
degli “ Invisibili „ (della forza esterio¬ rizzata da E.) non è ostinata, bensì
elastica: si ha l impressione di una forza antagonistica che lotta, ma che è
cede¬ vole, tanto che insistendo di troppo nel trattenere l'oggetto in procinto
di muoversi e di spostarsi (ad es., il tavolo, la trom¬ betta, ecc.), la
trazione od azione dell’agente occulto cessa ad un tratto, ed il fenomeno si
interrompe. Anche questa è cosa saputa e risaputa nei circoli spiritici,
cosicché i legis¬ latori della tecnica mediumnica danno istruzioni in
proposito. Evidentemente il dott. C..., tentando imitare la telecinesi, fece
falsa strada, perchè era molto ignorante in metapsichica. b) Ancor più
chiara apparve subito ai miei occhi la infelice falsificazione delle luci
spiritiche. Io ho giù descritte quelle vere, le quali sono assai difficili da
concepire e perciò da imitare da chi non le abbia mai vedute nella loro
realtà. Quando la prima di quelle luci eterodosse apparve sull’orlo del
tavolo tra mia moglie ed il collega, ossia dal lato opposto ad Eusapia, e salì
lentamente in mezzo a noi. la vidi subito troppo grande : poscia, la sua
apparenza di mezzaluna (dovuta senza dubbio alla forma del polpastrello del
pollice fregato contro un fiammifero) accrebbe la mia meraviglia, giacché le
luci vere sono o rotondeggianti o linguiformi. Mentre gli altri della catena
denunziavano, stupiti, il fenomeno rite¬ nendolo genuino, io non tardai a
convincermi deiringanno, giacché il mio ospite, continuando nella sua impresa
pertur¬ batrice, faceva apparire altre due “ luci „ movendo in aria la mano
sulle cui estremità di due dita (pollice ed indice) i nostri occhi percepivano
nel bujo delle fosforescenze az¬ zurrognole, palpitanti e fumose..., e il
nostro olfatto avver¬ tiva il puzzo di fosforo. Se ne accorsero tosto mia
moglie (che sedendo vicino al dottore, ne aveva notata una sottra¬ zione
sospetta di mano dalla catena) e mio figlio (verso cui le “luci, si
avanzarono). Ma più agevole ancora fu a me riconoscere che quelle
stravaganti fumosità non avevano il moto di traslazione che caratterizza le
fiammelle medianiche : passavano per l’aria troppo in fretta, e le loro
trajettorie a vortice erano troppo ghiribizzose. Nè esse avevano l’aspetto
omogeneo delle luci vere; si vedevano nel loro centro delle aree più luminose
(particelle di fosforo in processo di ossidazione) e dal loro contorno
emanavano vapori: inoltre stettero troppo tempo davanti a noi. E dott. C.
ignorava che le luci prodotte da Eusapia sono ordinariamente isolate o, al più,
compaiono a pajo ; che si formano quasi sempre dal lato del medium, e ben
di rado sul tavolo; che quando sono in due, esse si rincoirono, ma sono
indipendenti l’una dall’altra e non stanno equidistanti, come naturalmente ha
luogo di due dita tenute divaricate; che traversano lo spazio in linea retta e
non a ghirigoro (che è il moto istintivamente dato da noi ad un corpo luminoso,
ad una bragia, ad un fiammifero acceso, quando lo vogliamo far distinguere nel
buio !) ; che sono di breve durata; che non si incamminano mai, come quelle
sue, verso il viso delle persone sedute in catena... D’altronde, eseguendole in
maniera da simulare un’insidia dell’Eusapia, è assurdo imaginarsi che un medium
ciurmadore sia cotanto ingenuo da formare artificiosamente delle luci in mezzo
al¬ l’assistenza col pericolo di essere acchiappato. Ma Eusapia non si lasciò
jersera cogliere: il tavolo confermò con tre picchiate sollecite e vibratissime
(tipt. sì) la mia dichiara¬ zione che era quello uno scherzo... di pessimo
gusto. Adunque, se il mio collega ha voluto darmi una lezione di prudenza
e dimostrarmi che assistendo alle sedute pala- diniane si cade in preda ad
illusioni, se ha preteso di effet¬ tuare su di me un esperimento ad hominem,
non c’è riescito: gli sono anzi gratissimo della sua improntitudine, giacché mi
ha insegnato che i fenomeni luminosi detti spiritici hanno caratteristiche
peculiari non imitabili, e che chi vuole in¬ trodurre burle maliziose tra le
manifestazioni veridiche della medianitò cade da sè nel proprio tranello. Genova. LA
SEDUTA Coram populo !.. lina di invitati, fra cui molte siano™-
qUaran' 32* PtJi jr ; veniva' a trovarsi 'jhisapia,
ras^istenz^udi^’bOTM^^umore cliiat azioni dei fenomeni enunciati ad alta
voce d»; viguaton ; ma nuITaltro' p “ voce aai due m.'^iTtoJp„*Tn
seSTctaU "‘V? * S>W“™°. « Mtarat'ditsiS'TThLlT’j T'f0''
«nr«to„.‘X^ofs P'r - ™“ *•*<* <* » »>» »5iC.v“
ziato. Alla esistenza dei così detti “ canali „ del pianeta Marte scoperti
dallo Sohiapparelli, tutti coloro che cono¬ scevano la serietà del nostro sommo
astronomo , hanno creduto subito, prima che giungessero le serotine conferme
degli astronomi Americani o Tedeschi. Ma se interrogo cento persone tra quelle
estranee agli studi psichici, le quali sanno avere lo Sohiapparelli atfermata
anche la autenticità delle azioni meccaniche a distanza di Eusapia da lui
accer¬ tate a Milano nel ’92 assieme a due altri fisici valenti, il Pinzi e il
Aerosa, e a psichicisti di grido, io ne sento più di metà obiettarmi che quella
serie di esperienze, fatta in così piccolo circolo, non basta e che
occorrerebbe una prova “ più in grande Ora, la medianità non è un’arte nè
un genere di virtuo¬ sità che si possa produrre sui teatri come lo è, fra i “
Mi¬ racoli moderni „ , la lettura cumberlandica o pikmanniana del pensiero.
Mentre qui la presenza di una folla può perfin favorire l’uso della facoltà di
percepire i moti minimi dei soggetti -guida, giacché questi, nell’emozione di
agire in un esperimento spettacoloso, sono inconscientemente tratti a tradire
il proprio pensiero (quasi sempre costituito, in quel caso, da imagini di
movimento); per contro, nelle esperienze medianiche i soggetti debbono operare
in condizioni che mal si accordano con la pubblicità. Debbono, anzi tutto, non
essere distratti, concentrarsi, autoipnotizzarsi : e a ciò non si giunge in
mezzo alla confusione ed al rumore. Inoltre, la loro azione ejettiva non
oltrepassa una determinata e abbastanza limi¬ tata distanza: e chiunque si
trova al di là di questa non è in grado di apprezzare fatti che non arrivano
fino a lui. Per di più, una grande quantità di fenomeni consta di per¬
cezioni di individui singoli o, al massimo, di quei pochi che vi assistono in
situazione speciale propizia o in istato idoneo dell’animo. Come realizzare
questo determinismo psicologico in un ambiente teatrale ? ovvero in un salotto
mondano ? Anche il più abile dei fisiologi si vede spesso fallire “ un esperi¬
mento di scuola „ cui pur si era prima preparato nel silenzio austero del suo
laboratorio; anche il più acuto dei clinici psichiatri non sempre riesce a
mettere in mostra davanti agli scolari il sintomo morboso, sia allucinazione,
sia delirio, sia idea ossessiva, che pur sa esistere nel suo paziente. I fatti
biologici e psichici non si dimostrano mai eguali nelle nostre contingenze
sperimentali, nè si eseguono a beneplacito come quelli chimici in una reazione
tra sostanze conosciute o quelli fisici in una sbarra metallica riscaldata e in
un elettroscopio. Coscienza, subcoscienza e ipnosi dei medi. Io
procedo severissimo, forse, allo spiritismo dottrinario dell’ultimo terzo del
secolo XIX, oggidì in disfacimento davanti ai nuovi metodi e intenti della
Metapsichieu: ma l’analisi di molte affermazioni dei suoi maggiori maestri
mette in chiaro l’accumulo di troppi errori e di troppe in¬ genuità a riguardo
della psicologia del medianismo, perchè si debba o possa tacere. Tacciono per
prudenza molti dei psichicisti odierni più autorevoli, benché siano stati i
primi a scorgere il vacuo e il falso di un buon numero di aforismi e dogmi
spiritici; ma chi si accinge ad uno studio obiettivo dei fatti medianici deve
cominciare a liberarli da tutto ciò che ne disforma la natura. E questo va
detto, in principili modo, della mentalità dei medi durante la provocazione dei
fenomeni. Ho già insistito in queste mie Note psicologiche sullo stato
della loro coscienza e volontà; ed ho dovuto dar torto al- I’Aksakoff che li
dice inconsapevoli e volitivamente inerti, e al Moses che si pretendeva
strumento passivo in mano alle entità occulte o sideree. — Contro I’Aksakoff,
basta os¬ servare che Eusapia si suggerisce il movimento da produrre o la
allucinazione da risentire; che prova sempre il desi¬ derio imperioso di far
percepire agli altri i fenomeni che sente o vede, anche quando sembra passata in
• trance „ ; che essa si pone volontariamente in istato di medianismo, e, se
questo non è profondo, ne esce quando le fa comodo : che dirige essa medesima
le esperienze, fa rivolgere l’atten zione dei presenti verso dati punti e
preannunzia molti fe¬ nomeni ; che solo nella “ trance „ completa, cui però E.
si è preparata mettendosi a volontà in condizioni antosuggestive di sonno,
questi fenomeni avvengono di impulso, scattando le molle subconscie
deU’automatismo. Contro Moses, sta il fatto die Home non dormiva, per
confessione dello stesso Aksakoff; cosicché parrebbe che il sonno medianico sia
più necessario alle manifestazioni intellettuali che non alle ma¬ teriali:
nella scrittura automatica si può dire che dormono solo la mano e il braccio
del soggetto psicografo. Del resto, in favore del mio asserto stava giù la
pratica di buoni e imparziali osservatori, come Mac-Naii, il cui medium
ìste- ropatieo non cadeva mai in vera “ trance , nonostante la rara dovizia e forza
delle sue manifestazioni. E sta la pratica di chiunque, con un po’ di
accortezza psicologica, si trovi a sperimentare con Eusapia. Io ho notizia
d’almeno cinque persone dotate di potente medianità fisica luna signorina di 16
anni, un’altra zitella di 26, una signora di 45, un gio¬ vine di 19, ed un
signore di 40) che produrrebbero in per¬ fettissima veglia, e con lucidissima
consapevolezza dei loro prodigai, ottimi fenomeni tiptologici, telecinetici,
telefanici e persino ’stereoplastici ! Li studierò se ne avrò tempo e voglia. v
]gel]a seduta pubblica di cui ho parlato, i fatti di tipto- cinesia, di
tiptologia e di materializzazioni tangibili (assi¬ curati 'nella loro
autenticità dalla stessa singolare modalità della seduta) si producevano in
piena veglia. Anche il De Fontesa v, che l’ha osservata con finezza nelle
sedute di casa Blech. divide lo stato medianico della Napoletana in tre gra¬
dazioni: 1“ veglia; 2° trance passiva; 3° trance attiva. In quest’ultima, che
sarebbe una specie strana di sonnambu¬ lismo vigile, la coscienza non è
oscurata che a tratti, e la volontà agisce opportunamente a seconda delle
circostanze esterne : il subliminale è guidato, nei suoi automatismi, dai
pensieri della veglia. Questa distinzione, a parer mio, è la più semplice e nello
stesso tempo quella che meglio si ap¬ prossima alla verità. Certamente, lo
schema tassinomico del dott. Visani-Soozzi (ommettendone la incongrua miscela
di credenze spirito-telepatiche) supera quello del pubblicista parigino per una
più precisa definizione e classificazione dei singoli fenomeni a seconda del
loro carattere psichico; ma per l’appunto codesta precisione è, a parer mio, la
sua pecca precipua. Un si fatto rapporto assoluto tra l’indole dei sin¬ goli
fenomeni e lo stato della coscienza d’ Eusapia io non l’ho visto, quantunque
sia visibile un tal quale parallelismo tra la fenomenologia in generale e il
grado più o meno avanzato dell’estasi medianica. Da un pezzo gli
spiritisti lo avevano notato. Ad esempio, le grandi apparizioni di fantasmi
interi (quando siano au¬ tentiche!) sono materializzate quasi soltanto dai medi
che raggiungono il “ trance „ più profondo : il Crookes vedeva sempre la Cook
addormentata mentre “ Katie King „ si mo¬ strava; e la Marryat, che ha
descritto con concisa esattezza la caratteristica fenomenologia dei medi
maggiori , li vide sempre in istato di sonno mentre le “ entità „ evocate appa¬
rivano all’iiurresso del gabinetto nero o si avanzavano nella
s“la (?)‘ ~ S!c.°“d° le preziose istruzioni “ comunicate „ dagli stessi
Invisibili amici extraterreni , al circolo di casa JS'oeggerath, i medium a
incarnazione, per la cui voce parlano gli spiriti prendendo possesso del loro
corpo (mediante un pi ocesso di sostituzione transitoria, onirica, di
personalità, ben noto agli psicopatologi), ovverossia i medium detti “ oratori
debbono essere inconsci di ciò che in essi avviene e non ser¬ barne memoria all
uscita dalla “ trance ,. - Tutto ciò nassa per un dogma! Eppure; anche questa
correlazione tra il fenomeno culminante della mediumnità e lo stato
psichico PlLfintnnT, r è-iC0St,arte: S1 legge di certi niedi> cui
Eghnton [ed ora il californiano Miller], che essi materia¬ lizzano i fantasmi
pur restando svegli , e funzionando essi medesimi da ciceroni per 1 propri
spettacoli. A meno dal supporre, con qualche fondamento, che tutta questa
roba non menta cieca fede, si ha sempre più diritto di esclamare che lo
spintismo tradizionale si compone in¬ concepibilmente di contraddizioni e di
anomie. Ed io mi domando, con buona pace degli ammiratori del Mvkks, se sia
veramente ben scelto il termine di “ supernormali , da lui proposto per
applicarlo a tutti i fatti psichici chiaramente patologici, entrati di straforo
nello spiritismo (G. Delanne) o sottratti arbitrariamente alla psicologia normale
ed anor¬ male m via di sviluppo entro la cerchia della scienza posi¬ tiva (E.
Anastat i. Certo è che un limite netto fra normalità, anormalità e
supernormalità non esiste; più si avanza nel- analisi dei fatti, e meglio si
scorge l'incastrarsi continuo dei tre domini psicologici. Rispetto allo
stato mentale della Paladino, se si bada ai suoi fenomeni piu dimostrativi e
sicuri - che sono i tiptici le luminosità, gli spostamenti di oggetti, il
manovramelo di piccoli apparecchi a distanza, le materializzazioni parziali
tangibili e visibili - io trovo che essi si potrebbero, al più, distinguere in
tre categorie: 10 Fenomeni che avvengono in istato di veglia e di
prevpnosi (\ isam-Scozzi), con piena lucidità della coscienza superiore. Qui
l’automatismo di scarica messo in azione da impressioni ed imagini coscienti
potrebbe, fino ad un certo punto, paragonarsi a quello di certe epilessie
parziali, note agli specialisti sotto il nome di epilessie jaksoniane (dal neu¬
ropatologo inglese Huohlings-Jackson, che per primo le di¬ stinse e descrisse).
L’accesso convulsivo è allora abitualmente circoscritto a date regioni del
corpo, assume, a seconda del punto di partenza nei nervi sensitivi e della
diffusione dei crampi nei gruppi muscolari, i tre tipi facciale, brachiale e
crurale; esso si inizia e abbastanza spesso decorre tutto senza perdita della
conoscenza, o questa è tardiva e incom¬ pleta (salvo nel tipo facciale); di
guisa che il paziente ha sempre consapevolezza della sua crisi, assiste
per cosj c]jr(; a|. l’attacco e ne serba il ricordo. A me sembra che un
feno¬ meno consimile accada alla Eusapia durante la prima parte delle sedute, e
anche durante quelle sedute intere, che sono contraddistinte da manifestazioni
iniziali e semplici di media¬ nità; tuttavia vi è questa differenza: il crampo
epilettico è disordinato e non risponde a nessuna finalità; la scarica me¬
dianica è intenzionale e risponde a fini prestabiliti. In codesta fase
quasi esclusivamente preparatoria la perso¬ nificazione non avviene, o è
annunziata verbalmente per puro rispetto alla tradizione o per i bisogni della
pratica. 2° Fenomeni che avvengono in istato di ipnosi leggera e
intermittente con obnubilazione passeggera della coscienza su- penort . — In
questa condizione psichica Eusapia cade dopo un certo tempo di preparazione, e
per vera autosuggestione di sonno medianico. Mentre si effettua la proiezione
df energia essa ne è o ne pare quasi del tutto inconsapevole, anche quando il
fenomeno corrisponda, come tanto spesso abbiamo veduto, ad una rappresentazione
psicomotrice, o ad una sug¬ gestione altrui, le quali furono bensì accolte
dalla coscienza vigile ma si sommersero nella subcoscienza per trasformar- visi
al momento opportuno in scariche esopsichiche. Il sonno medianico però è breve,
rapido nel comparire e nel dile¬ guarsi. simile in ciò a quelle assenze che si
osservano nelle grandi nevrosi, nell epilessia, nell’isterismo, ecc., che sono
di breve durata, occasionano appena alcuni fugaci e spesso impercettibili moti
convulsi, e son seguite dal ritorno pres¬ soché immediato della coscienza,
senza che il paziente abbia memoria della lacuna intervenuta nella sua corrente
di pen¬ siero. Anche Eusapia, che tra un fenomeno e l’altro conversa coi
presenti, dirige la tecnica delle sedute e rileva le par¬ ticolarità di certi
fenomeni, non li ricorda però che in sommario. Questo è lostato psichico
che il EeFontenay designa come * trance attiva „ e che forse corrisponde alle
due fasi cata¬ lettica e sonnamboliea del Visani-Scozzi; non è, ad ogni modo,
una condizione continuata, anche perchè non è sempre accompagnato dalla
personificazione, oppure questa fa apparizioni fugaci e superficiali, sebbene
basate su di un convincimento autosuggestivo continuato anche in veglia.
Fenomeni che avvengono in fatato di estasi completa, con oscuramento pieno
della coscienza e con lacuna accer¬ tata nella memoria. — Qui siamo nella
“trance* più avanzata detta “ passiva „ dal De Fonfenay, o nel letargo del
Visavì (che non è però la stessa cosa del letargo di De Rochas); esso viene
raggiunto dall’Eusapia solo nell’ultima parte delle sue sedute migliori, mentre
manca del tutto nelle sedute di minore entità , che pertanto si potrebbero dire
pseudo-son- nambuliche. Le caratteristiche dell’estasi profonda sono: a)
la incon¬ sapevolezza : è rivelata dal silenzio, dall insensibilità, e da tutto
il contegno di Eusapia; — b) la amnesia, di cui mi è parso qualche volta
avvertire che la crisi dissolva anche ri¬ cordi immediatamente ad essa
anteriori e posteriori, avendosi così quella forma peculiare all’isterismo che
i neuropatologi conoscono sotto il nome di “ amnesia anterograda e retro¬ grada
„ ; la personificazione, che nell’ estasi è completa con invasione dell’io
secondario schematizzatosi nella spiritica entità di “ John-King , e con le
corrispondenti espressioni mimiche e verbali ;
atteggiamenti passionali, ora aventi una decisa impronta erotica,
massime in riguardo ai suoi vigilatori laterali, ed ora denotanti emozioni di
paura, di collera, di ironia sarcastica, a seconda della indole e del contenuto
degli automatismi medianici; — e) ossessioni ideative, di cui l’una si
estrinseca nel desiderio di imperso- nazione, l’altra tenacissima è quella
della propria sincerità di medium ;
allucinazioni sensoriali, che si desumono dai tronchi accenni di visioni
spettrali o di azioni violente ed inconsuete da parte di personaggi invisibili;
— g) in ultimo, sonno profondissimo, con cui si vede tagliata a mezzo, qualche
volta, la crisi estatica: esso ha qualche cosa del comatoso, in quanto che fa
cessare ogni sorta di manifestazione medianica.. Ora, da questo quadro
clinico, che qui porgo in riepilogo, si scorge la intima analogia fra il
rapimento medianico di Eusapia e il grande attacco isterico ; la somiglianza è
anche accresciuta dagli effettti posteriori, cioè, dalla, risoluzione
muscolare, dalla confusione mentale del risveglio, dalla len¬ tezza con cui il
medium riprende i sensi, dalla fatica che consegue ad ogni seduta, e dalla
stessa periodica diminuzione della 'medianità che a quando a qnando toglie ad
Eusapia i suoi poteri eccezionali. 11 Entità spiritiche „ ed ‘ io
sonnambolici , Di tutti gli accennati caratteri del medianismo della Pa¬
ladino (messa da parte la esopsichicità che cosi fortemente la individualizza),
il solo che abbia apparenze spiritistiche è la personificazione. Ma essa pure,
assieme a tutti gli altri sintomi interiori delle sue sedute, non piglia piede
fuori della psicopatologia. “John-King„ è un mezzo io secondario che a pari di
tutti gli altri “ spiriti incarnati „, si è costituito con elementi di varia
provenienza: in maggior numero, caduti dall'alto della coscienza dell'io
personale; in minor numero (checché dicano Myers e Geley), derivati dalle
attività sub¬ psichiche, non però da coscienze estranee al medium e men che mai
da reviviscenze mnesiche di esistenze anteriori. Tutti i suoi elementi
(rudimentali e slegati) sono analoghi a quelli degli io secondari che si
svolgono nell’isterismo e nella psicosi, molti dei quali emergono dal fondo in
cui si agita con la cenestesi la vita organica. Tanto nei medi, quanto nelle
isteriche e nei soggetti a doppia coscienza, la perso¬ nificazione (che nei
medi diventa “ incorporazione spiritica „) si sistema per monoideismo e si
ripresenta sempre identica, ad ogni ritorno dello stato medianico, della crisi
nevrosica, dell’alternativa mentale. Nei medi a incarnazioni variabili,
il comparire di “ spi¬ riti comunicanti „ è dovuto ad altrettanti rapidi
attacchi sonnambnlici di impersonazione seconda, di possessione tran¬ sitoria;
tuttavia, anche la scelta delle personalità che si in¬ carnano non è casuale ,
perchè trae sempre le sue ragioni dalla individualità del medio stesso (età,
carattere, istruzione, educazione, vicende domestiche e personali, impressione
di eventi politici, ecc.). Invece nei medi a incarnazioni stabili e univoche il
fenomeno psicopatico, comunque accessuale, è giunto alla fase di sistemazione:
ogni crisi medianica ri¬ pone il medium, come l’isterica, nello stato di
personalità seconda. Tutti gli “ spiriti-guida „ dei medium interiori, tutti
gii “ spiriti-istruttori „ di quelli più elevati sono io secondari sonnambolici
fortemente organizzati e definiti: John- King va a braccetto, non solo di Katie
King (della Cook) sua prossima parente, ma pur dei suoi compagni
Joey Sandey (di Eglinton), Emanuele (di Forsboom), Rector (di Oxon),
Yolanda (della d'Espérance), Leopoldo (della Miiller Smith), Couc-Dijla o Eloim
(del circolo della Noeggerath), dottor Phinuit (della Piper), ecc., ecc. Questi
sono personaggi fantastici, ma lo stesso deve dirsi dei personaggi storici che
si incarnano da anni con sorprendente ubiquità, e spesso con stupefacente
uniformità di selezione, nei circoli spiritici del mondo intero. Chi non vede
l’origine psicopatica ed onirica dei tanti “ Fénélon „, k Bossuet Abramo
Lincoln, “ Byrou , e Napoleoni„ da strapazzo che scendono dall’“ altro piano „
e tirano la corda dall’ “ altra parte della linea „ V Chi non scorge la
stilizzazione obbligatoria del “ Galileo „ di Kardkc-Flamharion, dell’*
Humboldt „ della Adelina von Vay, dell’" Ariosto , di Scaramozza, del “
Gounod „ della Weldon, del “ Robespierre „ , della Noeg- geratii, e del “ don
Cottolengo „ (sacerdote filantropo tori¬ nese) del nostro bravo Teokii.o
Coreni? Alcuni di codesti io secondari sono spontanei, subitanei, e
insorgono all impensata, davanti alla coscienza superiore, certe volte fino dal
primo assidersi di un individuo predi¬ sposto alla medianità attorno al tavolo
magico o fino dal suo primo entrare in una “ catena „ magneto-spiritica. Ne
restano sorpresi tutti : coloro che assistono a queU’irrompere duna entità bell’e
pronta, che si denomina senz’altro; e colui che si trova medium evocatore ed
inearnatore, comu¬ nicante coll Al di là, quasi a sua insaputa. L’evento
fortuito (formazione di un “ circolo ,, apposizione delle mani sul tavolo)
agisce come un dissolvente gettato in una soluzione chimica ; e il paragone
tanto più calza in quanto quel pre¬ sentarsi d un “ ente occulto „ è dovuto
alla fulminea disgre¬ gazione della personalità. Ma la venuta improvvisa
dalle ombre del Mistero è solo apparente. Le “ entità spirituali „ che si
dicono il più spesso “ anime di defunti , ma che possono anche, per stranezza
del caso, essere persone vive lontane e persin qualcuna fra le presenti (!|,
non sono formazioni ex-novo : constano di ima- gini, di ricordi, di osservazioni
approfondatesi da tempo im¬ memorato, sia prossimo, sia remoto, nella
subcoscienza, e vengono su con impeto, ed oltrepassato il limen salgono a
illuminarsi effimeramente ai raggi sottratti alla coscienza nor¬ male. Però il
loro insorgere non è sostanzialmente diverso, ad onta della loro complessa
integrazione, da certe remi¬ niscenze inaspettate che riportano nel campo di
coscienza vecchie impressioni celate da anni nei depositi della me-
PSICOGENE*! DELLA INCARNAZIONE 117 moria, nei
recessi dell’/o non più smossi, nè coltivati per le contingenze di vita. Chi le
possiede, le ignora: ma il non conoscerne il modo come siano arrivate colaggiù
e come si siano conservate e come tornino a galla, non implica che esse
provengano dal di fuori: il Flournoy egregiamente sin¬ tetizzò il processo
chiamandole “ criptomnesie „. E ve ne ha di individuali, che rappresentano i
detriti e i reliquati del¬ l’esperienza di ciascuna persona quando ha vissuto
in rap¬ porto col mondo esterno fisico e sociale. E ve n'ha di uni¬ versali,
che si trovano congenitamente in ognuno dei viventi ancor prima d’ogni loro
acquisto pratico, e che son date dagli istinti oscuri della specie e del sesso,
dai sentimenti e pre¬ giudizi ereditari della razza, dagli adattamenti
mesologici delle stirpi e famiglie. Quelli, e non altri, sono gli elementi
psichici onde constano gli io secondari che prendono par¬ venza di
persone. Il processo psicogenetico è il medesimo, tanto se lo spi¬
rito-guida è uno solo, quanto se sono due o più. Infatti le cose non restano
sempre cosi semplici come in Eusapia. Tal¬ volta le personalità seconde si
moltiplicano. Accanto alla principale o tipica, che è ben formata e che
facilmente dagli osservatori viene ogni volta “ identificata „ in vista della
costanza vivacità e determinatezza delle sue manifestazioni traverso la persona
del “ medium „ (modo di invasione, lono di voce, fisonomia, gesti e
atteggiamenti, frasario, stile delle comunicazioni, abbigliamento, ecc.), altre
ne compaiono, le quali si organizzano in maniera più o meno completa. Qualcuna
giunge persino a lottare pel predominio con la prima che s’era sviluppata, e la
caccia al secondo posto, e anco la surroga totalmente nella coscienza del
soggetto. L'esempio più suggestivo lo si è avuto nella celebre medium americana
Piper. Durante varii anni essa servì all’incorpo¬ razione dello spirito di un “
Doti. Phinuit „ (vecchio medico francese dal nome ostrogoto, imitato dal “
Finnett „ del medium Cooke, sbagliato ortograficamente); ma poi, negli ultimi
tempi, la Piper è divenuta il tramite delle comu¬ nicazioni di un Pelham „
(pseudonimo di un av¬ vocato psiehicista, ucciso nel 1892 da una caduta da
cavallo) e il nuovo ha scacciato quasi del tutto il vecchio inquilino (*■ Proc.
of Soc. f. psych. Res. passim). Questo fatto fu già osservato dagli
specialisti neH'isterismo e nella pazzia ; certo, però, è più frequente nel
medianismo, di cui rappresenta una delle poche note differenziali in mezzo al
gruppo psicopatologico dei perturbamenti, sdoppiamenti e stati alterni
della personalità (cfr. i bei lavori di Azam, Janet, Fredd, Jung, Morton,
eco.). Egli è che i medi sono individui a personalità disgregabile, ed una
volta ehe la disgregazione di personalità si è resa abituale, la moltipli- cità
delle loro personificazioni oniriche è agevolata. Talvolta i “ disincarnati „ si
succedono rapidamente nella coscienza del medium, e questi passa da un
atteggiamento all’ altro come farebbe un abile artista : si assiste persino a
dialoghi e a piccoli drammi ricchi di sapore artistico a seconda della ricca o
scarsa attitudine e della capacità rappresentativa del soggetto. Una seduta a
incarnazioni è per lo psicologo urftT spettacolo interessantissimo, giacché i
medi intuitivi, intellet¬ tuali, oratori, comunicanti, come dir si vogliano,
sono talvolta veri artisti del genere. Dirò anzi che lo stato di incoscienza
loro permette una inpersonazione più sentita che non agli attori di teatro, sui
quali la presenza del pubblico, Tamor proprio, il desiderio di recitar bene,
agiscono da inibitori. Perciò la “ rappresentazione „ medianica è più sincera.
La affinità di procreazione ed evoluzione tra gli io secon¬ dari nevrosici e
paranoici da un lato e le “ entità spirituali » dall’altra, sussiste chiara e
lampante, e resiste alle negative sdegnose degli spiritologi interessati a
segnare un preteso distacco tra medianismo e neuro-psicosi. Nessun documento è
più prezioso di certe ingenue descrizioni di sedute a incar¬ nazione. Prendasi
La Survie della Noeggerath, libro onorato d’una prefazione psichicistica di
Flammarion, e si leggano i brevi accenni agli stati ed atteggiamenti dei medi ;
sono come le didascalie delle opere drammatiche. Due esempi basteranno :
Incarnazione di Robespierre: — “ Il nuovo arrivato si accomoda l’abito come se
ne facesse due grandi pistagne [il costume dell'Epoca]; passa la mano sulla sua
fronte e rigetta i suoi capelli completamente in addietro [la pettinatura ‘
alla Bruto . ]. Detta Robespierre : ‘ lo
ho un nome che fa tremare, ecc., ecc. , (Loc. eit., Vili* serie). Incarnazione
di una strega bruciata vira, e ehe si denomina “ La fata d’ oltre tomba „(!!):
— È annunciata prima da un altro spirito: “ C’è là una vecchia e ben brutta
donna; è tutta curva e si appoggia su di un bastone ; nè ha l’aria dolce... „.
Il medium passa tosto ad incarnare la nuova venuta: — ‘ La persona che si
incarna [intendasi il medium] „ esamina, guarda con curio¬ sità i suoi vestiti
macchiati: essa tiene le mani una sull'altra alla maniera delle persone d’una
età decrepita. Ad un tratto spinge un grido terribile: “ Il fuoco, il fuoco! ,
— Nuova ca¬ talessi (del medium) ecc., ecc. (Loc. cit., XV* serie). A
questi mediocri saggi d’arte rappresentativa chiunque abbia pratica di
ipnotizzazione ha assistito le dieci eie cento volte ; i dottrinari, i credenti
dello spiritismo debbono es¬ sere ben semplici o ignoranti di psicologia per
non ammet¬ tere o per non iscorgere la genesi simbolica delle sedicenti
incarnazioni. Questi io secondari del sonnambulismo media¬ nico si
moltiplichino pure, ma la loro composizione risulta sempre eguale alla precedente.
Anch’essi, ora fanno irruzione improvvisa manifestandosi in modo violento,
brutale, e sono detti allora “ spiriti malevoli » o “ cattivi „ in antagonismo
con quelli “ amici „ e “ confortatori „ ; ed ora si affacciano timidi tra le
quinte del subconscio e domandano uno svi¬ luppo suggestivo. L’“ Ernesto „ di
Eglinton, 1 Esenale „ della Smith, la “ Chlorina „ della Eleon. Piper,
appartengono a questa famiglia di io sonnambolici secondarii, dei quali però il
maggior numero rimane agli inizi dello sviluppo, oppure abortisce e addimostra
deficienze di formazione, o non arriva ad agire con bastevole autonomia e si
manifesta saltuaria¬ mente e frammentariamente. Spiriti, questi, in sottordine,
quasi attori generici o anche semplici comparse nei drammi e romanzi ora
schematici ed ora ingrovigliati, che il subco¬ sciente dei medi fa germogliare
organizza ed espande dai suoi segreti recessi, lo secondari, insomma, che non
hanno vigore sufficiente di assimilazione e di coordinazione, e dei quali
ciascuno non riesce ad essere che una pallida copia degli io precedenti, sia
del normale e fondamentale, sia del primo anormale ed alterno che s’è venuto
meglio organiz¬ zando col processo di reiterazione onirica. Se non che
queste entità spiritiche sembrano, ma non sono persone. Chi può dire se “ John
King „ , come ce lo presenta la inintelligente medianità di Eusapia, sia
davvero una coscienza personale sopravissuta? Chi ha mai conosciuto gli “
Alfredi „, le “ Yolande „, gli “ Abdullah „, le * dulie ,, i “ Cesari „ e le innumeri
altre personificazioni imaginarie od astratte di cui formicola la letteratura
spiritica ? Il problema psicologico che li riguarda è, a parer mio, di grande
sem¬ plicità; ma non così semplice si presenta il problema quando siamo di
fronte ai fatti di evocazione di dati defunti, rico¬ nosciuti, a quanto si
afferma, da coloro che li conobbero in vita, ovvero anche identificati dalle
circostanze peculiarissime e a tutti ignote che il medium incarnatore od
evocatore ha saputo indicare. In primo luogo, i casi di codeste identifica¬
zioni esistono veramente? E quanti sono? E come sono? Chi ce ne garantisce la
storia ? E in secondo luogo ; prima di giungore aUa tesi spiritica, non ce ne
sarà altra da accogliere e da difendere con argomenti positivi? C’è qui un campo
im¬ menso aperto alla Metapsichica, e vorrei che si cominciasse col- “
sfnrUtaieiU1* ?ntlea P‘U r,&oro8a e Penetrante sulle troppe r; e:UUOn l,Che
Vrac0?ntate nei circoli e accolte nei pe- c tà dei » ^ "• t Che SÌ
disting^se fra l’autenti- deHe “ stonV HUen 'f ® Sm£ole storie » e
l’autenticità delle storie documentate Quanti problemi particolari
aspettano una soluzione prima di poterla sperare per il gran problema generale
dello Spiritismo! be poi esclamo dalla medianità intellettuale e torniamo
a quella esopsiclnca sullo stile della Paladino, le cose of- lf?ROFUna
C0IUpl8S?,tó ancora Più g^nde. Come mai Aixan- Kardeo capiva cosi poco della
sua stessa dottrina del “per¬ óni •’ Ti dlSpr®zzare 1 fenomeni
fisico-meccanici, che di fazione Pnit T, T ^ ° Mtrale sarebbero la rive¬
lazione piu diretta e genuina? Non pensava il legislatore Derisori tifi «
toc®asslra<jl 0 cedessimo una “ materializzazione fil i1 ” a ql',ie davvero
assumesse forme e conno- tat, e azioni personali, saremmo davanti al nocciolo
sostan¬ do ìli!" ° spintlsm0? Poicliè al cospetto di fenomeni super-
normali come sono quelli di Eusapia e degli altri medi a iTÌit1! iT0n'
antonome (dat0 che siano genuine e provate), • letapsichica avra un
problema duplice da risolvere: ... " ‘ P’egnfe l’ignoto dinamismo
della forza bio-psichica che si estenora che agisce sui corpi esterni, che crea
suoni luci e forme, e che organizza entità con morfologia umana; il
pro,cedllnento ancor più sconosciuto, per ■nffrni a quest‘ teIepIasm.
possano essere date dal medium, detefmTnlfó qUaft0 nanan° 6 C1'edono
& spiritisti, una richfam f confourazwne Personale ed attività
bio-psichiche ìSssii asr ° i”"« PT° dei qu®siti ha Ia sua
'-agion d’essere, per me rVI ente’-fei MtJ pr°d0tti finora sotto i miei
sensi ■a„a 1 alad‘"0, 1} secondo sarà propriamente tutto un’illu- °
U" ln menziono degli spiritisti, come da tantissimi si congettura e s.
sostiene? Vorrei, nelle sedute ulteriori con jusapia, procedere un po’ più
speditamente verso il conte- noritàSdir rT° deUia ' C°Sf ; salv0 che non
mi dia qualche novità di rilievo, la sua telergia finisce coll’annoiarmi.
Genova. LA SEDUTA. Verso 1' ‘Altro Lato,. L stata
la seduta più importante finora per me, e mi toccherà a dilungarmi
nell'illustrarla. * Dopo sei mesi di riposo e di meditazione
sulle meraviglie fisico-meccaniche viste a produrre daEusapia Paladino, e dopo
le nuove esperienze che mi vi hanno ancora trattenuto, eccomi ieri sera saltato
a piè pari in pieno spiritismo di evocazione. Mi si e invitato a partecipare a
qualche seduta del gruppo di soci del Circolo Minerva presieduto, come dissi dal prot. Porro, e del quale fanno parte il
Cav. Adolfo Erba, Console di Costarica; 1 Tng. Cav. L. Ramorino, ad- detto ai
cantieri navali di Sampierdarena e la di lui ’ con¬ sorte; L. A. Vassallo (“
Gandolin „); e il Dott. Venzano. La disposizione della sala è la stessa che già
conosco: di fianco al gabinetto medianico è collocata la pesante scrivania con
su gli oggetti abituali. L amico \ assallo mi ha detto che assisterò
sicuramente a manifestazioni ammirevoli per intensità e per qualità • perocché
il gruppo, che gode la simpatia della Eusapia, si e proposto di lasciarla agire
liberamente, senza affaticarla con eccessivi controlli, salvo quelli
indispensabili sulle mani e sui piedi. A tale uopo io mi accordo tosto coi miei
nuovi compagni sul modo di invigilarla: non ne lascerò mai la mano e cercherò
di non perdere il contatto del suo piede e del suo ginocchio, ma ne seguirò
docilmente tutti i moti, ne asseconderò col mio contegno e col pensiero
l’attività medianica; insomma , mi comporterò in tutto e per tutto come un
convinto “ spiritista „. Nelle sedute cui mi si invita, noi siamo
in faccia alla tecnica ed alla fenomenologia spiritica più decisa; mi si
annuncia che “ veri spiriti „, oltre a “ John King „ sono venuti a manifestarsi
e che ne avremo comunicazioni e messaggi. Fino a iersera * John King per quanto
inevi¬ tabilmente rammentato e invocato dai presenti, costituiva piuttosto uno
stimolo simbolico cui bisognava dare un nome o su cui fare affidamento per
ottenere le scariche psicoer- getiehe di Eusapia, senza che veruno di noi
credesse o mo¬ strasse troppo apertamente di credere alla esistenza del
personaggio. Ma ora il “ corsaro „ transatlantico diventerà qualcuno; e se non
lo vedremo in carne ed ossa, sarà al¬ meno il riconosciuto agente occulto,
quasi sempre invisibile, ma talora anche visibile, che non si contenterà più di
pro¬ durre gli effetti desiderati daH’assemblea nell’ordine mecca¬ nico, che
non solo assisterà e proteggerà la sua “ figlia „ (il medium), ma le condurrà
anche dappresso altre entità spi¬ rituali, o nel gabinetto oscuro, o attorno al
tavolo: stasera, finalmente, “ John „ sarà il Mercurio solerte e compiacente
che ci metterà in commercio coi sopravviventi o cogli eie- mentali dell’Altro
Lato. Ecco pertanto un cambiamento radicale nelle attitudini psichiche
dell’assistenza, nella terminologia, nel metodo dei fenomeni, nella finalità di
tutta la mia serata. In prima¬ vera e nel mio grappo invernale ci eravamo
fermati nel prònao, e le azioni esopsichiche del medium non ci portavano oltre
al personismo ed all’animismo, secondo la distinzione dell’AKSAKOFF e
deU’ÀNASTAV: è giunto il momento di pe¬ netrare nel santuario. La sola
differenza fra le sedute del gruppo che mi ospita e quella dei “ circoli „
spiritici radunati per la evocazione e, quasi si direbbe, pel culto dei loro morti,
sta nell’assenza di ogni rito. Si sa come procedono i gruppi ascritti alle
diverse sètte della religione spiritica: essi si vantano di con¬ tinuare le
pure tradizioni Kardechistiche (cfr. “ C-r. Congr. Spiri!, et Spiritual. „,
1900, p. 521). Si comincia colla lettura del processo verbale e con una
allocuzione del presidente; quindi si innalza una preghiera a Dio e alle “guide
abituali „, affinchè si degnino di “ co¬ municare „; si abbassano le lampade, e
fatta l'oscurità si entra in un raccoglimento generale. Dopo un po’ di tempo i
me¬ dium “ veggenti „ percepiscono vicino a ciascun astante lo spirito di un
suo famigliare o di un amico, nominano e descrivono i nuovi venuti e
trasmettono le loro “ comunicazioni „. Si passa in seguito alle “ incarnazioni
„ ; e dapprima si in¬ carnano (ossia si impersonano nei medi) i disincarnati
pro¬ tettori ed “ educatori „ del gruppo, il quale ode con com¬ punzione
ripetere per la centesima o millesima volta le solite rigovernature di Armonia,
di Amore, di l inanità, di Progresso. Arrivano poscia altri spiriti mono
elevati, ciascuno dei quali lia scelto un modo individuale di manifestarsi, sia
producendo un rap o picchio particolare, sia facendo assu¬ mere al medium un
atteggiamento ed un tono di voce diversi. Quando “ tutti „ sono venuti e
radunati, si stabilisce una conversazione generale, tanto tra i disincarnati e
i viventi quanto fra i disincarnati medesimi che si compiacciono di ritrovarsi
novellamente su questa terra, pur restando nel- 1’ “altro piano La seduta
rituale termina con una pre¬ ghiera di ringraziamento. La venuta dello
entità occulte per opera di Eusapia non richiede tutto questo cerimoniale, ma
non dà neanche le soddisfazioni affettive e intellettuali che i credenti nello
spi¬ ritismo traggono dalle sedute dei grandi medium a incar¬ nandone. lo non
parlo che delle sedute concesse dalla 1 aladmo durante gli ultimi anni agli
studiosi: esse hanno sempre avuto uno scopo di propaganda più per la realtà che
pel contenuto e significato intimo dei tatti spiritici, e perciò si sono
attenute per ordinario al solito carattere scettico, un ei quasi irreligioso
(dal punto di vista dello spiritismo clas¬ sico). Il più spesso non vi accorre
che “ John King del quale le altre entità spirituali, affollantisi nello
spazio, si guardano bene dal venire a disturbare l'opera attivissima esteriore
o gli ' a solo , composti di interiezioni o di frasi tronche quando si
personifica in Eusapia : cosicché si do¬ vrebbe ritenere che fra gli “
ultra-sensibili „ continuino i ri¬ guardi umani e che pure essi non vadano in
casa altrui senz’essere chiamati o invitati ; prova questa di una ben piccola
loro libertà d’azione verso il nostro mondo terreno. Ma anche le sedute
di evocazione date da Eusapia non bril¬ lano per soverchia intellettualità: il
suo medianismo è co¬ stituito sempre di schemi poverissimi: dimodoché non
soltanto la sua vecchia reincarnazione di “ John „ manca, come ho provato, di
qualsiasi personalità, ma tutte le sue altre evo¬ cazioni di defunti, a
giudicarne dalle descrizioni fin qui stampate, si riducono a comparse, a gesti
e ad atti di or¬ dine elementare, vuote di ogni spiritualità, adeguate al suo
cervello incolto e superstizioso di popolana. L;i ragione di questo
spiritismo di bassa lega risiede anche nel genere di medianità, che
contraddistingue la Na¬ poletana e che è tutta d’indole fisica o, come dicono,
“ ani¬ mistica Noi dobbiamo logicamente aspettarci (se la psico¬ genesi dei
fenomeni in senso scientifico è esatta) che cotale sua caratteristica
mediumnistica perseveri anche nella feno¬ menologia propriamente spiritica, sia
questa data da manife¬ stazioni contenute nellu persona del medium
(incarnazione subiettiva oratoria, inimica, ecc.), sia invece proiettata fuori
della sua persona (incarnazione obiettiva o materializzata in forme tangibili,
visibili, ecc.). Quest' ultima specie di presentazione delle entità evocate è,
intatti, la predominante in Eusapia, che vi può far uso della sua
singolarissima me¬ dianità fisico-meccanica : essa, cioè, preferisce “
materializ- zare » gli spiriti evocali anziché incorporarseli, giacché in tal
caso sarebbe obbligata a far mostra di facoltà intellet¬ tive ed espressive che
le mancano del tutto. Quando un medium a incarnazioni sia ben fornito
men¬ talmente, abbia ingegno naturale e coltura, -sia dotato di viva
imaginazione e di calda emotività, quando sopratutto sia flessibile e vario nei
moti espressivi dell’animo, tanto nella voce che nella mimica, si comprende che
debba im¬ personare egregiamente colui o colei che ritorna dall'Al di la. Ho
letto in questi giorni vari volumi di spiritismo puro (Ora.'OTT, Simonin, la
Maervat, Moses, Fiuesr) e sopratutto JjH Survi/t della lì. Noeggekatii, libro
prezioso per chi voglia acquistare una chiara idea della strettissima analogia
fra le personificazioni medianiche e quelle sonnambuliche. Del resto, con un “
buon „ soggetto ipnotizzabile quali sono la “Lina, e 1’“ Alberto, di De Rociias
e qual’era il Dott. C*"' nelle mie esperienze di fascinazione del 188(5,
si arriva ad effetti suggestivi veramente estetici e di una drammaticità singo¬
lare. Ma. Eusapia non lui alcuna attitudine al riguardo; "ed io mi dicevo
già a priori che, se alle sue sedute venissero degli “ spiriti ,, non darebbero
probabilmente altro che una scipita riproduzione delle gesta del suo “ John „.
Ne ave¬ vamo già veduto un campione nel preteso intervento sin¬ crono di “
multiple Intelligenze occulte Ammesso che realmente ci fossero stati, degli
“Altri „ accanto a “ John „, essi non ci diedero mai un solo connotato
personale: accorre¬ vano unicamente per lo scopo di confermare la potenzialità
e la veridicità del “ nostro „ medium, ma non perchè avessero rapporti
affettivi con nessuno dei presenti. Erano proprio dei ‘ doppi , di “ John , che
è il duplicato di Eusapia, a I “ MESSAGGI , PEI DISINCARNATI --
cf. H. P. Grice: “Disembodied spirits are walking to heaven!” -- un dipresso
come quelle imagini che si riflettono all 'infinito fra due specchi paralleli,
l’uno di prospetto all’altro. Or bene, è assai dimostrativo per la
psicogenesi scienti¬ fica dello spiritismo che il mondo ultra-terrestre
rivelatoci dalle Eusapie e dai Politi ci mandi soltanto di questi av¬ visi
grossolani mediante “ spiriti ,,che nulla dicono, nulla fanno sapere di sè,
quasi non ci parlano, e che si contentano di toccarci, di pizzicarci, di
giuocarci scherzi di pessimo gusto, o al più di rintronarci le orecchie col
suono disarmonico di una trombetta. Sono “ messaggeri „ pressoché idioti, per
lo meno alogici, che ci parlano il linguaggio elementare dei gesti o ci
divertono coi loro giuochi di mano. Gli spiritisti si cavano d’imbarazzo,
dichiarandoci, senza batter di ciglia, che con la Paladino vengono solo “
spiriti inferiori e ane- voluti „ ancora grossolanamente attaccati alla terra,
con tutte le idee passioni e tendenze della porzione meno avan¬ zata
dell’umanità vivente, anzi dominati nella loro postuma esistenza da monoideismi
stupidi, come accade a coloro che ritornano in cerca d’un cappello perduto o
per la fissazione di ripetere le piccole azioni professionali compiute durante
tutta la vita terrena. Con Eusapia non si manifestano dei “ disincarnati
superiori „ in quanto che, ci si dice, il suona¬ tore esegue una buona od una
cattiva suonata a seconda dello strumento di cni dispone. Lasciamo il
paragone che, a parte il lieve valore analogico, nella pratica è inesatto ed
ogni dì contraddetto dalle risorse dell’ingegno umano : un Niccolò Paganini sa
trarre effetti ammirevoli da una sola corda, quando tutte le altre gli si siano
spezzate nell’estro della sua arte geniale. Per soprappiù i periodici e i
trattati di spiritismo sono pieni zeppi di * eccelse comunicazioni „
cosmologiche, metafisiche, teofilantro¬ piche, poetiche, pietistiche, ecc.,
ottenute in via supernormale da medium illetterati e di poca levatura, cosicché
i dogma¬ tisti ne menano vanto come di una irrefutabile “ evidenza , per la
loro tesi (si dovrebbe premiare chi fosse in grado di conciliare le
contraddizioni di cui la dottrina spiritica è tutta intessuta!). Ma fermiamoci
al caso concreto di cui discorriamo : non è forse vero che qualunque uomo di
senno non assiste allo spettacolo di una ordinaria evocazione eusapiana di “
Invisibili „ senza dar saggio di una grande pazienza ed indulgenza ? Si
sorride, ma a fior di labbro, e si sente (lo confesso per me, ma credo che lo
confessereb¬ bero egualmente tutti i psichicisti meno avventati), si sente un
malessere morale, con la giunta di un po’ di compassione 126
psicologia e sprarrisMo, n I S 'riT f ° tnna costretta a
vaiei's> di simili “evidenze e ad addestrarsi poi m sofismi ed in petizioni
di principiò P SonoC? ,Ptpne 6 atU! In1!ufficienze e le stridenti
antinomie • ono io lei sera uscito finalmente da questo spiritismo di bassa
lega, perché di stile paladiniano ? Ho io Ppro^dito di un passo solo, ma
sicuro, verso l’Occulto ? Se dò non e avvenuto, come narrerò in appresso, non
si attribuisca a disposizione poco favorevole dell’animo mio ne a nreeon cetti
antispintualistici: io mi ci son messo 'con il massimo volontà° credere
ch°.° ""P,05*0 looll'fttoggi.mento dell, te
Sommario cronologico dei fatti. Per l’intelligenza di quanto dirò
in seguito credo oppor- fendo cheT "e6!1111 SUnt° cronoloSico della
serata, avver- ^ do che la catena „ rimase sempre immutata nell’ordine de
suo, componenti, e che io e Porro siamo stati in" nTer- lottaniente al
controllo, io alia destra, Porro alla sinici,-, rii Eusapia. Costei passò
rapidamente in “trance,, ora fermandosi neti/3-86 iaUlVa
(s0nnamblllica)> ed ora arrivando alla passiva ,„fa P(er° senza
corrispondenza chiara del sui stato ipnoide coi fenomeni straordinarii da lei
provocati' Edsapia Ram. Doti.
Vexz. Prof. Mors. L. A. Vass. •
• a Prof • Por. •ìl£ • Prof. • • Por.
Ing.r Ram. L. A. Vass. Ing. Ram. D
ott. Vesz. A. Prima disposizione della catena.
Prof. Mors. ErsAPiA B. Seconda disposizione detta
catena • occ unua apposizione della c( Per " ,
SOMMARIO DELLA SERATA La “ catena , è disposta normalmente : ossia
il mediani siede davanti al gabinetto oscuro, ad uno dei lati stretti del
tavolino ifig. AL a) Sono le nove di sera, e cominciamo a luce moderala :
— avvengono i consueti fenomeni attribuiti alla nota occulta entità virile,
battezzata come ‘ John King,. b) Si ordina la oscurità (intendo dire che
il tavolino batte i cinque colpi di rito; e cosisi intende dei comandi
ulteriori) : si manifestano nelle tenebre successivamente due ‘
entità invisibili „, una infantile definita come la fanciulla cara al
prof. Porro; ed una maschile giovanile, definita come un adolescente carissimo
a Vassallo. Rischiariamo la sala a luce rossa (lampadina da foto¬
grafo, di 3 candele) : continuano le manifestazioni della en¬ tità giovanile
suaccennata. _ i <i) Si richiede il bujo completo : — accadono
manifestazioni d una presunta * entità muliebre adulta , sempre invisibile, che
viene qualificata come persona defunta a me carissima. e ) È comandato di
fare piena luce : si constata allora che
Eusapia, in sicura fase letargica, è al suo posto, per cui il comando ha
evidentemente la intenzione di farci escludere l’inganno dalle grandi
manifestazioni “ spiritiche „ di cui io sono stato l'oggetto. f) Si
ridomanda pochissima luce, e la si ottiene abbas¬ sando la fiamma del gaz; —
ricominciano le comunicazioni dello spirito , che è venuto per me. :/)
Illuminiamo a luce mediocre (lampadina elettrica di 5 candele): — si osservano
fenomeni sincroni di materializza¬ zione tangibile di due entità, formantisi
visibilmente dietro le tende, quella infantile a sinistra d’Eusapia (per il
prof. Porro), quella muliebre a destra (per me): inoltre si hanno numerose e
cospicue materializzazioni visibili di mani, braccia e globi lu¬ minosi
(teste?!. Eusapia, che si trova esaurita da tante prove di efficacissima
medianità, chiede ed ottiene di riposare por alcuni minuti. Seconda
parte. — Alle 28,30 ci rimettiamo in catena: ma subito il tavolo si incammina
(come in casa Peretti), e vol¬ tandosi giunge verso il centro della sala ; e
noi, che lo abbiamo seguito senza perdere il contatto delle mani, ci troviamo
di¬ versamente orientati e più comodamente disposti, in guisa che Eusapia siede
ora da uno dei lati lunghi, e tutta l'assistenza è a circa 1 metro e mezzo dal
gabinetto e a 2 metri dalla scrivania dell’angolo (fig. B). h) Al debole
chiarore proveniente dall’anticamera: — si riproducono le gesta di 11 John ,
che ordinariamente precede sempre coi suoi giuochi l'arrivo delle altre entità,
o empie gli intermezzi dello svariato programma. Fra gli altri si ripete quello
che chiamerei il fenomeno del dar da bere agli assetati. Io dico ad nlta
voce di aver sete: e tosto un pietoso invisibile „ trasporta dalla scrivania
sul tavolo la bottiglia dell’acqua, la stappa, empie un bicchiere e l’avvicina
successivamente alle labbra di ciascuno di tutta la compagnia, toltone
Vassallo, cui per uno dei soliti capricci imperanti nella medianità viene
negato quell'appngamento. È inutile dire che al primo rumore prodotto dalla
bottiglia che qualcuno deponeva sul tavolo, io ho stretto il controllo su
Eusapia: orbene, non si tratta di irode, nè di allucinazione, poiché la
bottiglia s'e poi trovata con meno acqua in mezzo a noi, e col suo tappo sul
tavolo. Si ridomanda diminuzione
di luce e la si ottiene soc¬ chiudendo l’uscio, cosicché siamo quasi al buio : avvengono
allora manifestazioni complicatissime attribuite ad un'entità spiritica di un
vecchio specificatamente definito dai coniugi Ra- morino, ai quali toccano ora
comunicazioni di carattere intimo e per essi persuasive. jj Si impone
l'oscurità perfetta'. — ed in queste condizioni sempre sospettabili, avviene un
apporto personalmente a me diretto e che sarebbe meraviglioso e prezioso, se
non ... fosse illusorio o spurio come fra poco dirò. k) La seduta si
chiude al debolissimo chiarore dato da una candela, essendo il medium
abbattutissimo e incosciente, nè volendo noi provocare una sua crisi con una
stimolazione luminosa eccessiva. È l’una dopo mezzanotte ! I cinque
‘ spiriti » della serata. Le manifestazioni del 23 dicembre sono state
attribuite dai miei collegbi a cinque diverse “ entità „ fluidico-spiri- tuali,
e ne dico subito i nomi: 1" l’immancabile “ John King » ; 2“ una persona
cara al prof. Porro ; 3" una persona diletta al Vassallo; 4” una persona
carissima a me; 5° una persona parente dei coniugi Ramorino. Sebbene
imperfettamente eseguito, come a suo luogo mo¬ strerò, il contenuto spiritico
della seduta era completo : e se ciascuno di quegli esseri rimasti per noi
invisibili o poco meno, si fosse davvero manifestato con le caratteristiche
personali cognite dei defunti che dovevano o volevano ìappreseutare, avremmo
assistito ad altrettanti casi di identità, ad un vero censimento spiritico; e
la cosa risulterebbe di gravissima importanza per me e fors anche per la
maggioranza dei miei lettori. Ma Oxon, Aksakoff, Delahne, GLI SPIRITI
DELLA SERATA tutti i maggiori fra i teorici della nuova lede evemeristica,
ri pongono all’erta contro le troppo corrive identificazioni : “ la prova
incontestabile dell’identità personale degli spiriti, scrive I’Aksakofk,
mediante qualsiasi loro manifestazione, è impossibile „ (Anitn. et Spirti., p.
624). E allora, la pru¬ denza decrli evocatori non sarà mai in eccesso.
Considerate, se vi piace, che ogni identificazione d’entità non visibili, come
quelle venute iersera al nostro circolo, è desunta da percezioni abbastanza
labili del tatto e da altre rarissime, il piu spesso indistinte, dell’udito: al
più vi si acnnungono talvolta percezioni incertissime della vista. Ciascun
membro della catena percepisce di regola isolatamente, e ■rii altri non hanno
modo alcuno di apprezzare quanto val¬ gano le sue dichiarazioni dei fenomeni.
Da quello che ho veduto, rilevo che la correntezza di ricognizione dei cre¬
denti, o per l’emozione subitanea o pel rinnovarsi delle loro sentimentalità
più delicate, è assai pericolosa per la discriminazione e la critica delle
percezioni provate. Ed è ernioso che la grandissima maggioranza dei percipienti
non si ac¬ corga delle manchevolezze logiche del loro processo mentale di
interpretazione e di attribuzione connotativa. Non t ragga in inganno
l’accordo del “ circolo „. 11 più spesso gli altri che assistono, consentono in
quella definizione sin¬ ergica delle impressioni sensoriali provate da chi le
denuncia (ed io ho consentito di proposito senza palese contrasto) per motivi
che non figurano fra i criteri razionali, ma che sono d 'indole simpatetica e
convenzionale. 0 si vuol mante¬ nere la concordia degli animi, pur concependo
dei dubbi ; o si desidera di non intralciare il corso dei fenomeni; o si tace
per rispetto cortese alle opinioni ed agli affetti dei consoci. In ogni modo,
l’assenso dei presenti, anche se ge¬ nerale, su di una data identificazione
(?), non ha alcun valore di argomentazione, quantunque gli adepti vi facciano
molto assegnamento. Salvo il caso abbastanza raro in cui un dato defunto era
ben noto a due o a parecchi fra i presenti, e questi assentono nel riconoscerlo
su dati sicuri, la ripresen¬ tazione teleplastica è sempre incerta, quanto, in
genere, è incompleta. Di maniera che, la identificazione rimane affi¬ data ai
fragili apprezzamenti subiettivi del percipiente che vi è interessato: ossia è
il prodotto di un convincimento personale insondabile e scientificamente
improvabile, coni è il caso dell'HvsLor rispetto all’identità di Giorgio
Pelham, o della Writino rispetto alla giovane sua amica pur essa rivelatasi
mediante la Piper, o dello Stead per la Julia . restraa sssik d>i
l“?“- -SSS&LSS 2££tSlSS^’s lettissimi e superficialissimi Ìli
in 6’ 6 SU ni210c'nì imper¬ io per le identificazioni (?) d irimfJS5b»I<jf
°°' =^4^SSSsS®! I. L’occulta entità abituale (“ John King ) valli,
e alla fine, con le sue notissimi s.eduta’ e neSh mter- 5Sì SSMS
stó-p ’-&p> p^fripS,"" *;™= xsa j II. L’occulta
entità puerile specificata. comprendere di dare aUc « entità P ni! ,
Ulnno dafo. 0 Sciato IO considero, col rispetto che' si l’occulta
entità puejule 131 sentimenti delle persone
stimabilissime, con le quali Lo stu¬ diato Eusapia ; ma non essendo quelle
identificazioni d’al¬ tronde sommane, il prodotto di impressioni munte 'diret¬
tamente al mio cervello, di riconoscimenti e di raziocini elaborati dalla mia
mente, nè le accetto o neretto nè le discuto. 9 Chiunque avrà letto e
rammenterà le riserve da me falle neU’illustrare i fenomeni terminali della X
seduta, e leggerà fra poco le ragioni sulle quali argomenterei fallita la
identi¬ ficazione della presunta entità che mi riguardava, capirà facil¬ mente
ed approverà la mia rinunzia ad una discussione, che non smoverebbe alcuno dal
suo parere e mi trascinerebbe inu¬ tilmente a divergere dal mio intento, che è
scrivere la storia e o sviluppo dei miei convincimenti graduali sulla
psicologia dello spiritismo senza preoccuparmi di quelli degli altri Or
dunque, la « figliuoletta „ del Porro si sarebbe mani¬ festata alla sinistra di
Eusapia con leggieri picchi sulla seggiola del professore, col gonfiamento
della cortina nera dada sua parte lino a toccarlo e a premerlo sul fianco
destro dandogli la sensazione (tattile) della sua gracile personcina, con toc
(lamenti e carezze delle sue manine avanzantisi sotto la tela, con baci pur
sempre dati dalla bocca ricoperta, infine , nu°v° 'come 111 giugno! con due
parole articolate l’nna dopo 1 altra. La prima era «sillabica C papà! j udita
solo dal 1 oiro e dal Venzano; la seconda parve trisillabica, pronunziata si
forte da farne arrivare il suono fino a me e al Vassallo- non distinsi bene, ma
mi sembrò che la voce dicesse “vicino ' (torse ultima parola della frase: — “
ti sono vicino— ?) Noitutt' percepivamo con la vista il gonfiarsi della tenda!
coll udito il rumore dei baci e ì suoni vocali: il Porro de¬ nunziava per
intanto i fenomeni e li descriveva con tanta esattezza da farci assistere dal
nostro posto a tutte le af¬ fettuose, dolci e carezzevoli “ comunicazioni „
delle quali egli era oggetto. Io non potei riconoscere a quella voce un timbro
infantile: mi giungeva indistinta, come se uscisse penosamente da una bocca
semichiusa. La “ fanciulletta „, che sarebbe stata l’agente
ultraterrestre <ii queste comunicazioni tangibili ed udibili, non si è ma¬
nifestata in nessun modo al nostro senso visivo. Che se io tossi chiamato ad
esprimere ciò che penso del suo ricono¬ scimento, direi con piena sincerità
che, pur sommando tutte le manifestazioni da essa date nelle sedute in cui l’ho
vista formarsi e comunicare, col Porro, siamo sempre assai lontani da una
identificazione „ quale esigerebbero ; " 1 piu elementari
precetti della metapsichica sperimentale. Diciamoci pur disposti ad accogliere
con la massima indulgenza gli effetti istintivi, irresistibili, del sentimento
nella sfera ela- boratrice delle nostre percezioni, dove “ la voce del cuore ,
è capace di trasformare le impressioni più vaglie e mal si¬ cure in
convincimenti profondi. Ma forse , per quella ten¬ denza all’analisi delle mie
sensazioni ed idee, cbe La fatto di me un psicologo, io sono tratto logicamente
a paragonare la facilità, con cui veggo da taluni miei compagni ricono¬ sciuta
e creduta la identità personale di forme cotanto in¬ decise e imperfette, con
le enormi e il più spesso insormon¬ tabili difficoltà che gli stessi adepti
dicono confessate dagli “ spiriti „ per bocca o per mano dei loro medii quando
si accingono a entrare in commercio con questo nostró Mondo. IH.
L’occulta entità oiovanilk specificata. Più completa, perchè rivelatasi
anche visibilmente, è stata la muterializzazione della forma attribuita ad “
Arnaldo „, di¬ lettissimo figliuolo del nostro compagno Vassallo, venutogli a
mancare nella verde età di 16 anni. “ Naldino „ si era manifestato sin dalla
prima seduta del gruppo, e con carat¬ teri tali da non lasciar dubbio alcuno al
padre sul ricono¬ scimento della sua completa e a lui ben nota individualità :
gli aveva detto tiptologicamente il secondo suo nome di battesimo, Romano , a
tutti ignoto (?); ed era apparso in un profilo d’ombra percepito da parecchi
degli astanti, le cui descrizioni, corroborate da disegni, concordavano nel
rico¬ struirne la figura. Il Vassallo trovava che quella lunghezza di viso,
quel ciuffo abbondante di capigliatura ritto sul fronte, quella forma alta di
testa, corrispondevano ai connotati del defunto giovinetto. D’altra parte, le “
comunicazioni spiri¬ tiche „ attribuitegli si distinguevano per una certa
sveltezza e giocondità, come di chi è educato agli esercizi ginnici e gode di
tutta l’energia giovanile. Anche iersera “Naldino*. per non venir meno al
suo tipo, si è rivelato in modo gajo: ha cominciato a grattare lie¬ vemente la
mia mano destra e la sinistra di suo “ padre „ le quali per stare in catena
erano ravvicinate sul tavolino ; indi è passato a premermi e a sospingermi per
il braccio, a battermi energicamente, sebbene educatamente, sulle spalle quasi
volesse indicarmi che mi togliessi di mezzo. Io lo sentivo alla mia sinistra,
attraverso le tende e copritende che mi venivano a toccare: avvertivo, cioè, un
che di duro e mobile l'occulta entità giovanile
133 che si avanzava ed agiva là entro; però non posso dire
elle avesse i connotati particolari denunziati: a me sembrò una delle solite
forme attive, ma frammentarie ed incomplete, che si materializzano con Eusapia
nel vano del gabinetto. Certamente dietro le stoffe qualcuno pareva
esservi, o for¬ marsi e agitarsi: ma.... era * Naldino „ ? Ce lo ha detto Vas¬
sallo. che con viva commozione ci ha dichiarato di ricono¬ scere in quel
prorompere di manifestazioni vigorose e ad un tempo affettuose la personalità a
lui legata dal più tenero dei sentimenti : e poco dopo ci ha ragguagliati di
avvertire la particolare stretta di una mauo invisibile (passata tra me ed
Eusapia) e di sentirsene attirato così da dovere alzarsi, sporgere la testa
sopra di me, che gli sedevo a fianco, e allun¬ gare il braccio fino al di sopra
del capo del medium. Il povero padre era cosi infervorato dall’idea di riavere
qualche relazione coll’adorato figliuolo, che ha voluto rendermi par¬ tecipe
della sua gioja; e rivolgendosi all’invisibile gli ha detto: — * Vieni:
abbraccia anche Morselli, chq è tanto amico mio! „. Io mi sono sentito,
quasi subito, afferrare la testa fra due mani, e una bocca appoggiarsi sulla
mia fronte e baciarmi : nell’impressione di quell’attimo le palme e le labbra
mi sono parse fredde e secche, ma non ho avuto il tempo di analizzare le mie
sensazioni. Forse avrei distinto meglio quei contatti se, come n’avevo
pregato Vassallo, ne avessi ottenuta la ripetizion e. Ma pel mo¬ mento 1'
“ entità „ si ritira: in seguito però si rende visibile, e noi assistiamo a un
fatto sorprendente che non è illusorio, seb¬ bene riguardi un senso tanto
facile agli errori. Per due volte in oscurità, un globo o meglio un ovoide a
contorno sfumato, di colore chiaro, quasi fosforescente, è apparso in alto
sulla destra, di Eusapia : e sotto gli occhi di tutti noi, si è mosso da
sinistra a destra lentamente, e percorsi trenta centimetri è disparso. E per
altre due volte, a luce rossa, noi tutti abbiamo visto nettamente una mano ed
un braccio nerastri uscire dal ga¬ binetto e accennare ad allungarsi verso il
Vassallo. A me è parso che tali membra fluidiche attraversassero la stoffa :
anche De Fontenay vide il medesimo nelle sedute di casa Blech a Montfort,
IV. Un’occulta entità mulieiihe... da specificare. La terza “ entità „
arrivata jersera, secondo quello che Eusapia Paladino ha insinuato o cercato di
insinuare nel- l'animo dei presenti, sarebbe stata lo spirito di mia
madre. , li Io chiedo perdono alla purissima memoria di Lei se
debbo discorrerne in questo processo allo spiritismo: ne avrei ta¬ ciuto il
nome, se inopportunamente e senza chiedermene il permesso, non si fosse detto e
stampato che io, non solo ero entrato in comunicazioni spiritiche con lamia
buona mamma,, ma che ne avevo anche accertata la identità. Ora, da quanto
schiettamente narrerò più avanti, si vedrà se tutto questo sia vero ! Io
non ero andato alla seduta del 23 dicembre con lo scopo di evocare nessuno
degli “ spiriti „ a me noti. Anche se cre¬ dessi alla sopravvivenza dell'anima
e al possibile ritorno dei trapassati (due fatti ai quali mi inchinerò, nel mio
positivismo costante, soltanto dopo la prova della prova !), io non chie¬ derei
mai la dimostrazione della prima e le emozioni del secondo alla fenomenologia
di un’Eusapia Paladino o d'altro medium similmente inferiore. Il crederci in
mezzo ai tiri e ai lazzi di “ John King „ era subito parso, fin dalle prime
sere, un assurdo alla mia ragione educata al metodf spe¬ rimentale delle
scienze medico-naturali, agguerrita contro i fallaci impressionismi dalla
analisi dei fatti cui mi abitua la filosofia positiva: e ne risentivo anche,
con Gaetano Negri, un’offesa angosciosa al mio senso morale e ai miei sentimenti
più profondi. Che altri vi creda, sia pure: ma a me, dopo il cimento della
prova, quella credenza risulta illogica e ancor più ripugna. Che ci
verreste a fare in questa baraonda insensata e in mezzo a tante volgarità e a
tante sfacciate e inconscie astuzie di un’isterica, voi, creature a noi care e
sacre, la cui convi¬ venza ci ha diretta e allietata la miglior parte della
vita ? Che sareste diventate, se ciò fosse possibile, voi, persone dilette, che
avevate un'intelligenza degna di istruirci e di guidarci, un cuore ardente di
amarci e di sorreggerci ? Voi, che avete gioito e pianto per noi e con noi,
rasserenandoci lo spirito con le inesauribili tenerezze degli affetti
famigliaci, sorri¬ dendo ai nostri successi, asciugando le nostre lagrime, è credibile
che sopravviviate cosi orribilmente mutilate nelle facoltà intellettuali e così
stupidamente burlesche nei modi di ripresentarvi ai superstiti ? Se esistete
ancora quali per¬ sone coscienti in qualche parte dello spazio infinito, io
vi LA VERA IDEALE SOPRAVVIVENZA (V, grazia di ritornare fra
noi a mostrarci la degradazione c la miseria in che siete cadute : preferisco
ripensarvi quali vi ho conosciute e amate in vita, e, se non migliori, poiché
Ili morte non può avervi aggiunto nulla, neanco peggiori. i E sento
allora che nelle profondità del nostro essere voi seguitate veramente a vivere
perenni, voi che o ci avete dato il primo impulso alla esistenza trasmettendoci
le energie seiiipre rinnovantisi della vita universale, o col gesto con le
parole e con gli atti di ogni giorno avete formata tanta parte della nostra
personalità. Nè il tempo nè le vicende hanno forza di cancellare le traccie che
gli antecessori ci lasciano cosi nel corpo, come nello spirito : per ciò ed in
ciò solo voi sopravvivete ; e con quello che noi avremo saputo o potuto
aggiungere di nostro alla lunga catena degli eventi naturali ed umani, i
postumi vostri biologici e spirituali passeranno ai tigli ed ai nepoti fino
alle epoche più remote, fino alle estreme generazioni. Voi morti, noi vivi, ed
i no¬ stri discendenti, e gli umani futuri, costituiremo cogli esseri tutti una
serie coordinata e indefinita, la cui esistenza si propaga lontano, nel passato
e nell’avvenire, senza interru¬ zione, senza principio e senza fine. Gli
uomini hanno pensato e creduto di sopravvivere come persone e con la stessa
loro coscienza terrestre, perchè non sanno 0 non vogliono concepire l’Essere se
non traverso il prisma ingannevole e deformante del loro egoismo. Ma pel vero
filosofo, da Aristotele in poi, l’identità è nel fondo per¬ manente delle cose,
l’eternità nell’oceano dell’universo; e solo permane l’Essere, dal quale si
svolgono le linee ondeggianti e variabili dell'individualità. Io rinunzio
a concepire e a sentire altrimenti la conti¬ nuità della vita e dello spirito.
E dico e proclamo ad alta voce che Tu non sei venuta, o madre, neanco quale
soprav¬ vivi nella mia memoria e nel mio amore figliale. Io mi ri¬ fiuto ad
ammettere che quelle parvenze generiche e volgari, quegli artifici guasti dalla
sciocchezza e dalla menzogna, fossero le projezioni di ciò che rimane di Te
nella tomba dove da ventisette anni riposi. Io ti so. -ti ricordo e ti ri¬
penso qual’eri da viva, e non quale costei presume e pre¬ tende falsamente che
tu fossi. No, o madre : questa grande consolazione di saperti, di sentirti a me
vicino, in quella forma corporea che tu avevi vivente, no, io non l’ho pro¬
vata iersera; nè mai la proverò. Quando sono avvenuti i primi indizi della
serie di comu¬ nicazioni occulte a me dirette, io non pensavo a mia madri : io
lio percepito un leggero raspamento al piede posteriore sinistro della mia
seggiola, quasi vicino al suolo. Pareva qhe qualcuno ne grattasse
intenzionalmente il legno coll’unghia; onde io, adattandomi alla direzione
ormai assunta dalla se¬ duta cui assistevo, e in cui ben poteva rivelarsi
qualche altro “ spirito famigliare mi sono voltato d’istinto e ho fatta la
domanda di prammatica: — chi sei ?..... sei forse qualcheduno che mi appartiene
? — • E, come se non si fosse aspettato altro stimolo evocatorio, il tavolo di
Eusapia ha battuto tre fortissimi colpi affermativi, picchi più decisi sono
stati dati sulle traverse inferiori della mia seggiola, e una pressione
leggiera di mano invisibile sull’avambraccio sinistro mi ha confermato
tacitamente che io entravo in re¬ lazioni con un “ essere dell'Altro piano „
. Non stupirò nò farò sorridere alcuno se dico che ho tra¬ salito. e che
quell'evento per me nuovo e straordinario mi ha sconvolto. L'idea che uno dei
mìei cari morti tornasse a farmi sentire la sua presenza, non si era mai
formata net¬ tamente nel mio pensiero. Assistevo da mesi alle sedute di Eusapia
col fermo proposito di studiare i fatti e di sotto¬ porne la medianità alla
verifica più attenta e spassionata: ora, l'evocazione deliberata dei defunti
sarebbemi parsa (ed è infatti) un menomare la obiettività dell’indagine
scienti¬ fica. nei mentre che è anche un esporsi volontariamente agli assalti
nocivi della svegliata e alterata emotività. E perciò nel chiedere chi fosse
l’invisibile fattore di quei palpamenti e di quei picchi, io non ci ho messo
alcun calore di senti¬ mento, nè alcuna intensità di volere: scrivo questo per
chi ritenesse necessario un conturbante stato emotivo o una forte tensione di
animo per la provocazione di siffatti fe¬ nomeni metapsicliici. C'è chi vi si
prepara, è vero, con una specie di entusiasmo appassionato, che indubbiamente
age¬ vola e affretta il processo di presentazione e ricognizione delle “ entità
personali „ : ma questo non era il caso mio. L assenso tiptologioo mi ha
trovato impreparato, e perciò mi ha colpito: contrariamente alla teoria di
Lanob-James- Sebqi. qui la emozione non è stata primitiva, ma è derivata bensì
dalla precedente, per quanto subitanea rappresentazione MIEI
RAPPORTI COLL’INVISIBILE della straordinarietà del mio caso: — M. diret¬ tamente alle prese coll’Occulto !
Tuttavia, finché hanno durato le pretese comunicazioni spiritiche, mi sentivo
bensì commosso dalla realtà delle im¬ pressioni, che agivano immediatamente sui
miei sensi e in via associativa sui miei centri cerebrali ; ma nel tempo stesso
facevo sforzi potenti di volontà per mantenere la calma necessaria ad un
investigatore, e per subordinare al freddo ragionamento la persuasione
sentimentale che stava forman¬ dosi in me. E dico persuasione, non convinzione,
giacché nel momento in cui gli altri mi udivano e ini credevano in atto della
massima espansione affettiva verso quell’invisibile fantasma, da cui mi sono
poi sentito carezzare, dir qualche parola e abbracciare, io analizzavo le mie
sensazioni e le raffrontavo a quelle che avrei realmente dovuto provare se il
ritorno di mia madre fosse stato veridico. Ahimè, quanto erano differenti
! Così è che davanti alla mia coscienza più che mai vigile ed attenta sorgevano
e passavano tutti i dubbi razionali che distruggevano inesorabilmente il “
miracolo „. Io mi versavo tutto in una specie di sdoppiamento dell’io. - Ciò
che costituisce la parte affettiva della mia personalità è stata per alcuni
minuti dominata dalle impressioni eccezionali di quell’arrivo inatteso, e non
sono mancate, naturalmente, le reazioni istintive dell’organismo: un brivido mi
ha percorso il dorso, il cuore mi ha palpitato, il sudore mi imperlava la
fronte, la voce mi usciva strozzata di gola, le lagrime scorrevano dai miei
occhi ; ed io provavo quel misto di gioia e di tristezza che è proprio delle
grandi emozioni di tene¬ rezza. — Ma la parte intellettiva dell’io si ribellava
a quella prova, e riflettendosi su sé stessa scorgeva lucidamente le lacune
deplorevoli dell’evento, la incongruenza delle circo¬ stanze tutte che lo
accompagnavano, la stolida miscela di frivolezze indegne del solenne momento e
di insidie al mio amor figliale con fatti autentici di mediumnismo ectopla-
stico da cui fuggiva ogni spiritualità. Voglio dire con questo, che la
ragione, vincendo per fortuna il sentimento, mi dimostrava l’assurdità logica e
la sconve¬ nienza morale di quella pretesa rivelazione dell 'Ultra. E Plotino
stesso redivivo avrebbe invigorito il mio scetticismo esclamando che non
eravamo usciti, no, dal “ piano della natura inferiore „ degno di Eusapia. È
mancata, nonostante i tentativi del medium e la annuenza dei presenti, è asso¬
lutamente mancata la identificazione dello “ spirito „ di mia madre “
disincarnatasi , nel 1874; ma poiché necessitano particolari, li esporrò più
avanti. V. L’occulta entità senile specificata. Le più prodigiose
comunicazioni di jersera sono state però quelle dell'ultima parte di seduta, e
hanno preso di mira la coppia Bamorino. In realtà c’è da ammirarle, poiché
accadevano a chi si trovava di fronte a me e al medium, dall’altro lato della
catena, a quasi due metri da Eusapia, la quale so benissimo di avere
rigidamente invigilata du¬ rante tutto quel tramestìo. Ricordo che eravamo caduti,
per ordinazione tiptiea di “ John in bujo quasi completo. L'ing. Ramorino
ha dapprima sentito toccarsi ; ma non erano i soliti contatti: una mano lo
premeva sul petto, là dove teneva il portafogli , e subito egli ha interpretato
le intenzioni deH’oceuito agente. È lui , ha detto, eccolo : noti può essere
che lui ! ossia il suo vecchio padre, di cui aveva portato con sé, allo scopo
di evocarlo, una bianca ciocca di capelli. Egli crede che il defunto si fosse
diggià materializzato e palesato fin dalla seduta antecedente, facendo toccar
con mano al figlio il taglio della barba identico al suo (a fedine); di guisa
che jersera le comunicazioni dell’entità ormai spe¬ cificata hanno ripreso
quasi al medesimo punto, cui erano rimaste la sera avanti ; e l'ingegnere ci
segnalava le azioni complesse delle quali egli era objetto. L’Invisibile,
fattosi di nuovo riconoscere con una sensa¬ zione di barba sul volto del
figlio, gli ha premuto dunque sul petto, gli ha sbottonato l’abito, gli ha
tolto dalla tasca interna il portafogli, lo ha portato in alto e ha battuto
sopra di esso alcuni colpetti significativi. Ecco, soggiungeva il
Ramorino con voce vibrante, ecco una prora (l’identità ; ti ringrazio, tu mi
hai compreso ! E il portafogli, battutogli dall’” entità „ anche sul
dorso della mano, gli era ridato e rimesso in tasca. Poscia lo stesso
personaggio, che nessuno aveva capacità di discernere nel¬ l'ombra, gli
carezzava la mano, gli toglieva un anello dal dito e lo infilava nell'anulare
della Signora, che sedeva in ca¬ tena al di là del Venzano (v. fig. B). A
complemento di che, la destra dell'ingegnere era presa e, passando davanti al
dottore, era condotta verso la omonima mano della consorte, sì da sovrapporle e
da indurli a scambiarsi una stretta calorosa. Finalmente, le loro due teste
sono state spinte da due mani invisibili Tona verso l’altra, come se si volesse
invitarli a baciarsi. l’occulta entità senile 139
Noi altri quattro, spettatori della interessantissima scena spiritica,
abbiamo avuto tutte le impressioni sensorie cor¬ rispondenti ai fatti che i due
coniugi ci denunziavano. Ab¬ biamo, in prima, udito il fruscio caratteristico
del soprabito che si sbottonava, poi i colpi in aria (che a me son parsi
un'apertura e chiusura rapidissima del portafoglio): indi i miei occhi, meglio
abituati a raccogliere gli scarsissimi raggi luminosi di quella mezza oscurità,
hanno potuto discernere i gesti obbligatori delle inani e delle teste degli
sposi, pur non scorgendo chi le sollevasse, conducesse o spingesse. Ma a
schiarimento di questa intralciata fenomenologia, dove la materializzazione ha
avuto un carattere così spiccatamente intenziouale ed un’efficacia così
drammatica, sarà opportuno ricordare che al principio della seduta i Ramorino
avevano regalato Eusapia di un bell’anello d’oro. Dimodoché il dono non ha
agito soltanto da motivo per la riconoscente pro¬ duzione di quella pantomima
di famiglia, essa ne ha pure proposto in parte il programma : indizio non nuovo
della suggestionabilità del medium. Anche in riguardo della
identificazione del vecchio invi¬ sibile, io non posso mutare il mio modo di
vedere, sebbene il processo ricognitivo sia qui parso più progredito o “ svi¬
luppato „ che nelle incompletissime specificazioni della fan¬ ciulla e del
giovinetto. Chiunque esamini però col criterio investigatorio della odierna psicologia
supernormale la somma dei dati su cui si basa il riconoscimento dell “ entità
Ramo¬ rino „, la troverà deficiente sotto molti aspetti. La serie degli atti
compiuti dall' “ Invisibile „ fu certamente ammi¬ revole per precisione e per
nesso logico; ma essa appartiene ad una categoria affatto impersonale di
manifestazioni: non c’è alcuna prova dell’intervento di un’intelligenza diversa
da quella del medium. Lo stesso carattere un po’ ingenuo e un po’ teatrale di
quella miihiea lascia intravvedere, dietro le quinte dello scenario
metapsichico, la finalità opportunistica di una dimostrazione a esclusivo
vantaggio della potenza medianica di Eusapia. Quanto al connotato fisico del
taglio di barba (a prescindere dal subbiettivismo del percipiente), una nozione
in proposito può essere giunta al medium o per vie normalissime (informazioni
dirette e indirette, indu¬ zione dall’analogo tipo barbale del figlio, eec.), o
anche per telepatia, sebbene questa genesi mi sembri eccezionalissima in
Eusapia. Le mie comunicazioni coll’Al di là. Ho già detto in qual
modo poco serio lo “ spirito „ ac¬ corso per me dai tenebrori del HAI di là si
era manifestato alla :nia sinistra. Ripiglio adesso il (ilo della narrazione, e
mi scuso fin da principio delie minuzie in cui entrerò, tua che sono necessarie
alla completa intelligenza dei fenomeni. Piuma fase: — L' “ Entità
occulta „ si forma, mi torca, mi carezza, mi preme. Adopero i termini “
Entità occulta „ per sintetizzare l’in¬ sieme delle impressioni sensitivo-sensorie,
che mi davano i fenomeni teleplastici provocati medianicamente daEusapia: ma si
deve accettare questa designazione come puro simbolo verbale senza alcun
sottinteso spiritico, anche se eventual¬ mente potesse avere apparenze
animiche. Adunque, dopo le raspature e i colpetti sulle gambe po¬
steriori e sulle traverse della seggiola, e dopo quei tocca- menti sul braccio
e sulle spalle, una mano invisibile mi ha carezzata la testa. La tenda intanto
si gonfiava dalla mia parte, si avanzava, e un che di duro e di mobile,
formatosi dietro ad essa, si spingeva contro la mia spalla sinistra, un po'
bruscamente, come se mi si volesse dire: - non qua per te! La stoffa proiettata
dal solito vento freddo mi ha coperto sul capo e sul dorso, indi è retrocessa;
e ciò per tre volte. Sotto di essa una inano mi premeva espressivamente, poi
liberatasi dalla tenda mi si ò posata a nudo sulla fronte, mi ha sfiorato
blandamente dall’uvanti all'indietro fin sulla nuca, poi è ritornata verso la
mia fronte, e coi suoi tocchi scherzosi è parso mi volesse togliere dal naso le
lenti a molla che da anni costantemente porto. Onde io ho esclamato con tono
commosso di voce: — Chi sei?... sei tu? — e tre picchi carezzevoli sulla mia
spalla hanno risposto affermativamente. Era pertanto a quel modo che si
manifestava mia madre, cui il mio pensiero era andato d’istinto ? Mio padre è
morto quando io avevo solo tre anni e mezzo, e non ne serbo che due o tre
vaghissimi ricordi; non basterebbero, io opino, ad un’evocazione e
ricostruzione ectoplastica, anche se il medium 1 SriEI PltlMT
RAPPORTI COLI,’ “ AL DI LÀ , leggesse per telepatia nei depositi della mia
memoria. Ma mia madre è trapassate quando mancavano pochi mesi alla mia laurea
in medicina, da lei, poveretta, tanto aspettate ; ed essa sopravvive, come
ieri, nel cuore devoto dei suoi due figli. I tocchi sul capo che adesso ho
calvo e sulle lenti che allora non portavo, volevano forse accennare al muta¬
mento fìsico che l’invisibile, “ ritornando verificava in me? Confesso
che, sorpreso da quegli atti che risvegliavano in me, per diretta associazione
mentale, l’idea di un loro in¬ tenzionale significato, ho pensato
immediatamente che l’In¬ visibile volesse darmi una prova di riconoscimento: e
l’ho anche detto ai miei compagni. Ma riflettendo ora su essi, e paragonandoli
ai gesti che John King esegue per abitudine e senza distinzione sulle persone
dei presenti (per cui mi ha più volte in altre sedute passata la mano in quella
maniera sul capo e latte cadere le lenti), debbo togliere alla mimica preannunziatoria
dello “ spirito „ ogni espressione personale. È difficile immaginare come
nelle serate spiritiche, al buio o mezzo buio, i sensi nostri si acuiscano e
forse si esal¬ tino. Così, avvenute la risposta alla mia domanda, io ho avuto
la limpida percezione che qualcheduno era venuto e stava dritto nell’ombra,
vicino a me: io ne avvertivo la presenza in quel non so che di radiante che
emana dai corpi vivi. Un morto rifattosi vivente ? . o un vivo che faceva
da morto? . o non forse il doppio di mi vivo, che si foggiava ed
agiva da morto? . Sull’atto ho rabbrividito, aspettando in ansioso
silenzio: sono istanti indimenticabili! Non indifferentemente, si creda o no
nell’Oltre-tomba, ci si trova ad un tratto e nell’oscurità a contatto di cose
ignote ed arcane; le sedute evocatone do¬ vrebbero essere tollerate sol per chi
possiede equilibrio per¬ fetto di nervi e di cervello. Tacevano immobili tutti
i miei compagni, ascoltando dipoi con stupore le segnalazioni che ho cominciato
a dare dei fenomeni, prima a frasi tronche e con voce convulsa, in seguito con
parola più calma e voce più ferma. Perocché, passato il momento inevitabile di
commo¬ zione, io son certo di aver ripreso il pieno dominio su me stesso e
d’avere freddamente analizzato ciò che sentivo e ciò che accadeva vicino e
intorno a me. Sopratutto ho ba¬ dato al controllo, per sincerarmi che in quella
fenomenologia di suprema importanza per un uomo di scienza non c’era frode per
parte d’Eusapia, nè illusione dei nostri sensi, nè allucinazione suggestiva.
Ora, la mia mano sinistra teneva la destra del medium , il mio ginocchio stava
d’aecanto al SUO il mio piede sopra il suo ; e non dubito menomamente che’
dal lato manco il prof. Porro non invigilasse con al¬ trettanta diligenza. Sn
quella prima parte delle comunica¬ zioni che mi riguardano, sono pertanto
sicuro : sebbene si operasse senza luce, inganno non c'era; Eusapia stava se¬
duta al suo posto, nè ci giuoco il noto tiro di scambiale le mani. D’altronde,
anche liberando una mano, non avrebbe mai potuto darmi le sensazioni di un
essere vivo pressoché reale, sebbene non integrale, che mi si taceva
palese. Noti ho sentito che la mano dell entità occulta, carezzan¬ domi,
mi penetrasse con le dita nel cranio e mi si immei gesse nella massa cerebrale
come nell’acqua : questo narra di sè la principessa Maria Karaiua (“ Congr.
Spmt. bit, p. 234), forse per una illusione psico-sensoria originata dal- l'
associarsi dell’ idea preconcetta di “ fluidità „ alla perce¬ zione del
toccamente di entità incorporee. Ma il “ fantasma „, comunque si fosse formato,
stava di certo alla mia sinistra e d’accanto a ine; non capivo, però, se
tutelato dalla solita tenda, oppure del tutto fuori del gabinetto. Debbo
credere che ne fosse fuori, perchè mi son poi sentito baciare ed ab¬ bracciare
dei esso per tre volte (dico tre !). Seoonpa fase : — L'Entità occulta mi
abbraccia e mi parla. Due mani apparentemente vive nella loro
consistenza, forma e mobilità, non più fasciate dalle tende, mi hanno preso e
scosso pel capo, l’una colla palma applicata sulla fronte e l’altra sulla nuca
ed al collo; una testa si è avvicinata alla mia; una faccia mi ha sfiorato la
tempia; e una bocca dalle labbra carnose e dall'alito tepido, mi ha dato due o
tie baci sui capelli. Nel frattempo il mio fianco sinistro, dalla spalla
all’anca, era premuto da un corpo, del quale giudicai che avesse tutte le
caratteristiche della vitalità. Era una per¬ sona invisibile che in piedi,
presso la seggiola, nn si addos¬ sava in atto intenzionale, si piegava su di me
e mi baciava: il suo braccio sinistro , la cui mano mi premeva la nuca, gravava
sensibilmente col gomito sulla mia regione scapolare. Ed era una donna : alla
spalla ed alla regione omerale supe¬ riore ed esterna io sentivo appoggiarmisi
un seno femminile. Al primo abbraccio è succeduta una pausa: poi di nuovo
la persona invisibile mi ha ripreso nella sua stretta, si è n- chiuata su di me
per riabbracciarmi, e dalla bocca che s era accostata al mio orecchio sinistro,
e mi premeva su queste e mi ribaciava sono uscite, pronunziate in modo
pressoché afono, queste due parole: — Tua mamma! — A quella dol¬ cissima fra le
parole del linguaggio umano io mi sono sentito tutto rimescolare, e ho provato
un’indicibile commozione: era un misto di sentimentalità delicatissime ed
intimissime, che ne venivano risvegliate, con un sentimento di profondo dolore,
perchè si osasse evocare la mia dilettissima. Lagrime calde ed amare mi sono
scese sulle guancie: e una mano, che non vedevo, mi ha toccato le palpebre come
per chiedermi : — Piangi? — ed al mio gesto affermativo di testa, mi ha sof-
fregato (maldestramente) con la nera cortina gli occhi e le guancie in atto di
asciugarmele : quindi è ripassata a sfiorarmi i radi capelli sul capo e a
toccarmi le lenti, come aveva fatto nel suo primo manifestarsi. Allora io ho
esclamato, siccome l’eroe di Virgilio : — Mi trovi mutato, non è vero ?
ma, ahimè, sono venti¬ sette anni che ti ho perduta! e non son più quello!
— Ma dopo altri palpamenti e un terzo abbraccio le mie co¬ municazioni
coll'Occulto sono state interrotte ad un tratto: l’invisibile, eppur
tangibilissima forma si è ritirata nel¬ l’ombra, ed il tavolino medianico ha
battuto gli otto colpi ordinanti la massima luce, affinchè si constatasse ben
subito che Eusapia era seduta al suo posto, sotto il nostro controllo!
C'era infatti, e versava in stato letargico profondo, appa¬ rentemente sincero,
cogli occhi semichiusi e fisi, le membra contratte, la testa in abbandono sulla
spalla. Ma io ho pro¬ vato dispetto per una cosi volgare ostentazione di
ridarne, intramezzata a fenomeni di “ spiritualità „ delicata. Sempre cosi
questi medii professionali ! Terza fase; - L’Entità occulta tenta di
farsi ri¬ conoscere. Se non che le comunicazioni sono tosto ricominciate,
a bassissima luce, con carattere differente. La medium s’è ri¬ volta verso di
me, e fissando il suo sguardo trasognato sul mio viso, ha dato alla sua
fisonomia un’espressione di cupo dolore. Io non ne comprendevo il motivo ; ma
nelle sedute spiritiche c’è sempre chi assume spontaneamente l’ufficio di
interpretare la mimica e gli atti dei medium, spiegandoli quando sono
incomprensibili, completandoli quando sono imperfetti o iniziali. E in quel
punto è stato L. A. Vassallo che mi ha voluto portare il soccorso non chiesto
della sua «£“(') allora’ n singh i o z za re a p rof òn dTm ente ° ’ poi
,CO,Ìinciato a alzatomi l’indice fra le sue diti a.tarai la festra ed
toccare l’angolo esterno del suo o, ,“VU!se mp ne lla l'atto dotte le punte fra
le tremule palpebre mìT’iZ ha ÌU,r°' due o tre volte sulla sua sclerotica M« ?
fatt° Pr<>mel'e ne vuoi, che cosa vuoi dirmi? — a pigiare
coll’indlce'ii suo*!! lobo*1 ag!,il,a’ ,ai costretto nuovamente intervenendo,
ha spiegato- 0r“ Vassallo> ticolareY- ^ »««**• *»o carattere
par- portava Sa TonSlTn ^visiSle^e^ h‘ 'nia defu,lta madre e accettando
la spiegazione !g c dl nconoscimento ; , . f ™r, 5srsj”i r Srtc8i“ni° •
»,Lyr °jr:r i, della faccia, sotto l’occhio Ko!’ n"- 7 t0cca,° punti
andasse a tastoni : Umilmente si “èfe^kta ^ *" qUasi di un dito al disopra
della metà • f ^ aon 1 estremità sopraccigliare destra. L’incertezza
rTIhis d- * mia.arcats intanto il punto indicato ,!! , 1 EusaPla era evidente
: mente a quello del swmn n®Ponde solo approssimativa- «1» «I contatto
«W. con un istintivo trasalimentn , onta,e destra io non abbia,
moto di assenso, ?Zto ùn d„t r” “fontano precoce la mano cercante di
Eugenia- rit!’?7° Per arrestare di semplice lettura muscol ire defoh
.costltuirebbe un fatto stasse, caso mai, il fattore tele, JdlZ™*™’ qUUl°ra
"°n W del dubbio. Superatele nrinip -da Un Pezzo nella via
dissimiglianze tra la statura e {”0Z10D1' avevo notato le gravi terializzata
con quell^dS d efZT T ^ ^ tiase era pure insolita , ’ e la brevissima sua
madre; Je quelle trZ ™l *"? detto ~ T“a «.e .a*. j tredici
colpi, che corrispondono alla lettera M, che sarebbe stata giustamente la prima
della parola domandata. Si im¬ magini la mia ansietà! Ma la seconda lettera
indicata per ben tre volte (con un picchio solo) era un’yl, e sull'atto son
ricaduto nel mio ragionato scetticismo: infatti avrebbe do¬ vuto essere un E!
Era chiaro che per la identità onomastica .lohn „ si ingannava: ma io avrei
volentieri continuata esperienza, se uno dei miei compagni (spiritista
convinto), traducendo ad alta voce 1 ottenuta sillaba Ma... per il prin¬ cipio
della parola madre, e rammentando all'assistenza (con molta opportunità per la
tesi spiritica) che ‘ John non indica mai 1 nomi propri dei disincarnati che
richiama dal- 1 Ombra, non avesse troncata inopportunissimamente la co¬
municazione e deviato il corso dei fenomeni. Son tanto più dispiacente di
quest’altra interruzione in¬ volontaria delle spenenze, inquantochè il nome
proprio di mia madre è tra i più rari in Italia, e inoltre non so se in Genova,
faon della nostra piccola famiglia, esista alcuno che lo conosca o se ne
ricordi. Qualora il nome fosse uscito dalla tiptologia di Eusapia, non sarebbe
stato, certo, un ar¬ gomento abbastanza valido per rimediare alle gravi lacune
che io già scorgevo nella tentata identificazione; ma mi avrebbe dato almeno un
saggio di quella telepatia che tutti, me compreso, ammettiamo nei fenomeni di
medianità, ma che fino ad ora nella fenomenologia paladiniana non mi è
risultata sempre manifesta e sicura. Colgo anzi l’occasione per rilevare un
grave difetto di metodo in cui incorrono i frequentatori di sedute
tiptologiche. bia nelle serate “ spiritiche „ trascorse con Eusapia, sia
con altri medi, ho visto sempre una sollecitudine eccessiva nell interpretare i
picchi del tavolino : d’ordinario non lo si lascia terminare, e già dalla prima
lettera battuta si ricava aftrettaiamente ciascuna parola ; e con le parole
cosi indovi¬ nate si costruisce ciascuna frase, completando Ja comunica¬ zione
in buona conformità dei pensieri, desideri e sentimenti dominanti nel circolo.
Sebbene questo ufficio di interpreti e d. compilatori resti affidato, per
cortese o imposto con- senso dei presenti, a coloro che nei circoli si dicono o
son creduti piu avvezzi a tenerlo, e che si considerano i più ca- Er-LT T
1>Tufflo dei segni tiptici bene spesso inintelligibili e disordinati, io
dico e protesto, per la pratica em?r .*?qm!tata nella f'accenda- eh e qui
si pecca di troppa semplicità nei criteri e si commettono molti arbitri. Il più
delle volte si precorre al vero intento del messaggio, o
si su£8està°na il sempre duttile subconscio del medium secondo un
dato senso : in tal modo si hanno i messaggi che si aspet¬ tano o che si
desiderano. Non conviene facilitare di troppo il compito dei medi, i
quali, per la legge del minimo sforzo, accolgono volentieri nel loro stato
sub-ipnoide o addirittura ipnotico i suggeri¬ menti del di fuori, quando non
trovano nei loro bassifondi mentali imagini e idee sufficienti per presentare
una frase nuova od un discorso lontano della comune. I vigorosi se°ni di
assentimento del tavolino di Eusapia ogni qualvolta le si allunghi, per cosi
dire, la corda, sono stati per me una pe¬ rentoria dimostrazione di questo
errore di metodo. La sola giustificazione del quale, sta nella noiosissima
lunghezza che avrebbero le comunicazioni composte di lettere singole bat¬ tute
numericamente (da un colpo per l'.-i a venticinque per la Z !). Perciò gli
spiritisti, sempre pieni di risorse adeguate alla loro lede, hanno immaginato
mezzi spicciatila di lin- guaggjo automatico: — tavolette di legno provviste di
in¬ dici ( planchette „); alfabeti a zona circolare, uso orologio, e con
relative sfere segnalatrici che si muovono sotto l’im¬ pulso esopsichico del
medium ; tavolini a doppio piano, l’un piano scorrevole sull’altro, ecc. E i
disincarnati si sono ad¬ dimostrati arrendevoli : hanno parlato con ogni mezzo
loro proposto, adattandosi alle abitudini ed alle imaginazioni degli umani, e
hanno parlato o scritto su per giù come questi !... Ma se si dovesse togliere
dalla letteratura spiritica tutto ciò che vi hanno introdotto la prevenzione e
l’arbitrio, a cominciare dalla sistemazione inflittagli in America da Davis, in
Europa da Allan-Kardec e dai suoi continuatori dogma¬ tici più o meno fedeli,
si vedrebbe ridotta a ben poca ma¬ teria, e tutta d un colore indistinto, la
produzione diretta e sincera dell’automatismo subliminale, anche se ottenute
me¬ diante quei meccanismi ingegnosi di così miserabile idealità. E tornando
alle comunicazioni che mi riguardano, dirò ' che accortosi forse della pessima
impressione destata in me da quel tentativo di identificazione andato a male, “
John „ ha accolto con favore l’interruzione di fenomeni in cui pe¬ ricolava la
sua abilità evocatoria: e ha chiesto tipticamente piu luce „. Del resto, non
debbo tacere che durante tutto quel trambusto di manifestazioni telecinetiche e
teleplastiche nell’oscurità, io mi ero accorto, da alcuni moti sospettabili
della Eusapia, che costei mirava ad introdurre nella serie qualche aggiunta,
giacché, quando le tende, gettate all’avanti dal solito vento, ricoprivano le
sue e le mani dei due controllori, io l’avevo sorpresa in atto di portare pian
piano la mia sinistra verso la sua mancina, ossia verso la destra del prof.
Porro che mi stava di fronte. Il giuoco di sostituzione delle mani mi è subito
sovvenuto, e anche Porro, al fine della seduta, mi ha dichiarato lealmente
d’aver provato un identico sospetto. Forse Eusapia, che in quel momento ap¬
pariva in “ trance attiva „ o sonnambulistica, voleva artifi¬ cialmente
produrre su di me un toccamente di ntano nuda? È probabile: ad ogni modo,
questa ostinata e sciocca miscela di falso col vero, non distrugge il fatto che
io abbia per¬ cepito alla destra d'Eusapia, seduta e pressoché immobile fra noi
due vigilatori, la presenza e le azioni suaccennate di una forma “ organizzata
„ apparentemente autonoma. Ma qualcuno, in vista della frode, obietterò:
- siete proprio sicuri che il medium non abbia abbandonata la sua seggiola,
dopo avervi portato a stringere mutuamente le mani, tradendovi nel buio? — Io
rispondo che purtroppo l’intru¬ sione di quegli indizi di falso inquina un po’
la esposta feno¬ menologia, ed io non posso accertatamente dichiarare di non
essere stato, almeno in parte, burlato. Però, c’è sempre, per la tesi
animistica (lascio la “ spiritualità „ che qui mi risulta del tutte
naufragata), c’è il rifugio non antiscientifico dello sdoppiamento personale
fisiologico del medium, come dirò in appresso. E per l’autenticità della serie
di fenomeni, c’è la considerazione morale che si basa sulla nostra perspicacia
di controllori, e sulla contemporanea sorveglianza degli altri presenti; c’è il
ragionamento deduttivo, che un tiro del ge¬ nere sarebbe già arduo per
prestigiatori agilissimi, fossero anche l’inglese Cooke, il tedesco Willmann o
l’italiano Fre¬ goli ; e c’è, infine, la controprova dataci dal subitaneo illu¬
minarsi del teatro, dove tutti abbiamo scorto Eusapia al suo posto di
capotavola, con mani e piedi bene invigilati, e in stato manifesto di sonno
medianico... Qui aggiungo, di passaggio, che questo stato sonnambo- lico
del medium, sicuro e sincero, se non toglie la men¬ zogna incosciente della
isterica, che può frodare anche in “ trance elimina, per chiunque sappia gli
elementi di psi¬ cologia, la tesi popolare del trucco ottenuto allucinando gli
spettatori; salvo che non lo si porti (l’ho già scritte) nel- 1 importantissimo
e tuttora astruso campo psichicistico delle allucinazioni telepatiche. Quarta
fase: — L’ Entità occulta si rende media¬ tamente visibile. Aumentata la
luce, secondo il comando di “ John la medianità di Eusapia, quasi a toglierci
di capo ogni diffi¬ denza a suo riguardo, ci ha data una serie imponente
di materializzazioni tangibili e visibili. Noi seguitavamo infatti ad
evocare la ricomparsa dei due “ spiriti „ che nel- 1 oscurità s erano rivelati
al Porro ed a me. E allora, sotto ai nostn occhi attentissimi, mentre ci
sentivamo in un per¬ fetto equilibrio di mente e di corpo, mentre le percezioni
dirette tatto-muscolari dei vicini ad Eusapia combaciavano esattissimaraente
con quelle acustiche e visive di coloro che ne sedevano lontano, in un locale
sufficientemente illuminato, tutti abbiamo veduto le due cortine nere e le
sopratonde scostarsi dalla finestra e rigonfiarsi dai due lati di Eusapia e
avanzarsi verso me e verso Porro, come se dietro vi fos¬ sero due persone vive
agenti con intelligenza e con volontà propria e distinta. Nelle tende
agitate si formavano visibilmente quelle bozze e prominenze che offrono tutte
le storte sotto cui si nasconda qualcuno: noi scorgevamo le convessità dei due
corpi, delle due teste e di braccia che si portavano, ricoperte, verso di noi,
venivano a toccarci ambedue, e si lasciavano anche toccare e afferrare. Dal mio
lato, io ricevevo le impressioni tatto-gnostiche kinestetiche e ottiche che
avrebbe potuto dami, una persona adulta (nella statura, nella grossezza, nella
conformazione); dal suo lato, il Porro denunziava di avvertire una personcina
delicata e di bassa statura : <di altri confermavano, con la vista, le
nostre sensazioni. Per tre volte io ho palpato colla mia destra, liberatasi
dalla catena, quel gonfio della tenda, e ho sentito che al di là c'era un corpo
apparentemente vivo: per tre volte ho stretta una mano di dimensioni medie e di
consistenza un po’ molliccia. Ma sotto le storte, in realtà, non c’era nessuno
: le due tende, divari¬ candosi nell avanzare, lasciavano tra esse un
intervallo aperto pel quale spingevamo lo sguardo ansioso nel gabinetto: quello
spazio del mistero era assolutamente vuoto Nè basta: sempre a sala rischiarata
dalla lampadina elet- r'?a. i.*- 6 e e con Eusapia accuratamente
-invigilata, noi tutti abbiamo veduto delle mani e delle membra abba¬
stanza ben torniate uscire varie volte di seguito dai margini dei drappi
scostati per lo mezzo, e ritirarsi rapidamente. Dalla mia parte, circa 35-40
cent, al di sopra della mia testa, è apparsa infine la metà di una mano
destra, le cui dita erano per me visibili fino all’articolazione della seconda
falange: quelle dita, rivolte verso di me dal lato palmare {appartenevano
pertanto, in posizione normale, ad una sini¬ stra) si sono trattenute ferme un
po’ di più in vista, e poi si sono piegate in un lento movimento alterno di flessione
ed estensione, come per salutarci, indi sono scomparse. Erano dita piuttosto
corte e grasse, di colorito grigiastro, ed io ho avuto tempo di distinguervi
perfin le unghie, che mi sono parse brune al punto da farmele giudicare poco
pulite; ma forse questa apparenza era dovuta al forte rilievo d’ombra dato
dalla luce elettrica. Qualcuno dei presenti, affrettandosi, secondo il
costume, a spiegare il fenomeno, ha detto che la mano salutava me in atto di
addio o di arrivederci; ma questo messaggio per¬ sonale non mi è risultato
evidente: d'altronde, quel teleplasma non presentava nessuna rassomiglianza con
le forme affilate e magre della defunta, a me presenti tuttora nella memoria. È
penoso che in un’assemblea mista si debba sempre lottare contro le prevenzioni
degli increduli e contro le importunità dei credenti o annuenti per
progetto. Quinta fase: L’ Entità occulta mi fa un apporto
inaspettato e _ sospetto. La seduta del 23, per tanti versi memorabile,
doveva finire purtroppo con un “ apporto „ a me dedicato. E scrivo purtroppo,
giacche questo genere di fenomeni è difficile ad ottenersi sincero, ossia in
mezzo a tutte le cautele necessarie, ed è molto ostico l’accettarlo per
qualunque mente d’osser¬ vatore non corazzata dalla fede. Gli apporti di Eusapia
ac¬ cadono poi sempre in contingenze così deplorevoli sotto il punto di vista
dell’autenticità, che li accettano a malincuore gli stessi spiritisti meno
avventati : quando accadono, bisogna contentarsi di un malsicuro determinismo
ed arrampicarsi sugli specchi della metalogica per patrocinarne la veridicità.
L'apporto dell’altra sera u me parve appunto a quel modo. Infatti, finite
le comunicazioni coi coniugi Ramorino, e quando stavamo per levar la seduta,
Eusapia mi ha afferrato d improvviso la mano sinistra, e, portandomela in
avanti, me 1 ha fatta applicare fortemente con la palma sul piano del tavolo,
dicendomi con voce alterata e con frasi smozzicate, press’a poco
inintelligibili: “ qui, qui f cedrai! E fattasi la luce per richiesta
imperiosa di “ John „ io ho tolta la mano e guardando attentamente nel posto
dove avevo premuto, abbiamo visto alcuni scarsi e corti capelli. Erano al più
otto o dieci, lunghi all’incirea 3-4 centimetri, espressamente ta¬ gliati colle
forbici, alcuni di color bruno, quasi nero, altri affatto bianchi, così da dare
l’impressione che provenissero dalla capigliatura grigia d’unu persona vecchia.
Ma non so come e ehi, in quel momento cotanto importante, abbia tolta la luce;
non potrei dire che sia stata la medium, che non s’è mossa, e d’altronde gli
apparecchi dell’illuminazione non erano a portata della sua mano: latto sta che
nell’atto di guardare quella ciocca di capelli senili sparsa sul tripode
della Pizia , siamo ricaduti nel buio pesto . Portato dal Venzano, più
presto che potè, uno dei candelieri dell’antisala allo scopo di farmeli meglio
osservare e raccogliere, non abbiamo trovato nulla : con mia somma delusione
tutti i capelli si sono dematerializzati secondo la sollecita di- lucidazione
di uno dei presenti. Ad ogni buon conto, tutti consentirono nell’opinione
che quei capelli, apportati con tanto ostentata indicazione al Numero cinque ,
appartenessero alla defunta che si era ma¬ terializzata per me: ed io, per non
sollevare sul momento inutili discussioni, e perchè giudicavo quell’ “ apporto
„ una profanazione dei miei sentimenti più sacri, non proferii motto. Mi
sarebbe stato assai meno penoso il ricevere dall’Entità oc¬ culta qualche dono
non affatto personale, ad esempio, se non i diamanti della medium Agullana, le
monete d’oro da 20 o da 50 franchi arrecate dagli “ spiriti „ generosi al dott.
Bonnet (“ C.-r. Congr. Spirit.)1 E se neanco quelle, almeno le monete di
metallo economico che, anni fa, “ John King „ distribuiva ai frequentatori di
casa del cav. E. Chiaja a Napoli, o, in loro mancanza, le rose che vi faceva
piovere sull’assemblea . Ma 1’ “ apporto , di quei capelli tagliati con
forbici rea¬ lissime e metallicissime non era, a parer mio, di legittima
provenienza dall’Occulto. Che se, nella migliore delle conget¬ ture, era
davvero un generico fenomeno di “ aggregazione e disgregazione di materia „
effettuato dalle trascendenti facoltà d’Eusapia, quei peli grigii non
appartenevano a nessuna delle personalità evocate l’altra sera; non alla
fanciulla di Porro, non al giovinetto di Vassallo, non alla donna venuta per
me. Perchè mia madre è morta in età ancor fresca, a 40 anni, e nonostante i
patimenti morali, non ostante le lunghe e atroci sofferenze fìsiche della sua
ultima malattia, non aveva in testa un solo capello bianco : inoltre, la
sua capigliatura era di color castagno-scuro, non bruna! Neanco potevano
attribuirsi al vecchio Ramorino, che aveva in vita una bellissima ca¬
pigliatura perfettamente bianca, lunga, forte e lucida, come rilevai nella
ciocca mostrataci dall’ingegnere. D’altronde, se fossero state di quell’entità
senile nettamente specificata dai oonjugi, a che scopo Ensapia mi avrebbe
costretto a inter¬ venire in quella manifestazione ? Così : essa
intendeva proprio arrecarmi, nel sonnambulismo medianico, una materialissima
prova di identità per colei che osava e malamente tentava di organizzare nei
suoi manichini teleplastici; ed ha fatto, nel caso concreto, piena e ridicola
bancarotta. Ciò le accade , del resto, negli “ apporti „ con soverchia
frequenza, come già rilevai per quelli di casa Pe- retti e del Circolo Minevra
(Tomo I, pagg. 836 e 430). Perfino a Choisy, nel '97, l’arrivo di un garofano
fra gli sperimentatori risultò più che sospetto (Maxwell): e non si sa capire
com’essa si incapricci a voler produrre quel dif¬ ficilissimo fenomeno in
circostanze addirittura stolide, se non attribuendo tale ostinazione alla
inconsapevolezza semi¬ puerile del suo rapimento medianico. È ormai certo per
me che “ John „ eoi suoi sassolini di casa Feretri e con questa ciocca
spropositata di capelli ò divenuto più economico e.... meno abile di una
volta. Un deficiente principio di identificazione. I “
disincarnati „ — dicono gli spiritisti — si ripresentano ai vivi in due
maniere: o per apparizione immediata, con tutti i caratteri che avevano in
vita, e talvolta perfino cogli stessi loro abiti; o per sviluppo progressivo,
tanto se si rein¬ carnano in medii oratorii, quanto se assumono forme mate¬
rializzate. TI primo modo o processo di creazione della identità per¬
sonale dei fantasmi medianici è assai raro, e non è quello che Eusapia sembra
prescegliere : certamente, non è stato da lei adottato nella presentazione
della mia defunta. Il secondo modo è il più comunemente osservato in
spiritologia, e direi che Eusapia ha cercato di applicarlo al caso mio. Pare
anzi a me che lo adotti in via generale per tutte le sue evocazioni, tanto se
tentate più raramente e fugacemente, come accadde l’altra sera col processo di
immedesimazione son- nambulica (reincarnazione del trapassato nel medium),
quanto se effettuate un po' più frequentemente e lungamente col¬ l’uso dei
poteri teleplastici (materializzazione di forme e fantasmi offrenti
rassomiglianze effìmere col trapassato). Voglio dire che
l’identificazione avviene per solito a poco a poco mediante la preseutazione
preliminare d’un fantoccio generico, al quale più presto o più tardi, con
maggior o con minore facilità per il medium, vengono progressivamente ap¬
prestati dati caratteri individuali fisici e morali, in guisa da giungere alla
rassomiglianza per lo più parziale, quasi mai o ben di rado totale, con dati
defunti. E codesto “ sviluppo „ ha luogo mediante la addizione di piccoli
indizi raccolti un per uno dalle irriflessive e intempestive dichiarazioni
sfuggite ai percipienti nella sorpresa emotiva della “ comunicazione „, oppure
lette dal medium, col procedimento cumberlandico tatto-muscolare, nelle
espressioni reflesse del “ comunicante „, o anche (se si vuole) attinte nel
pensiero conscio e subconscio di costui, dove andrebbe a pomparle, per così
dire, la sua facoltà telepatica subliminale o estramarginale. Qualche medio più
astuto potrà anche trar profitto dalle piccole indiscre¬ zioni e informazioni
che arriveranno, sponte o spinte, dal di fuori, ora in seduta ed ora tra le
relazioni mondane, alla zona intramarginale della sua coscienza vigile e
attenta. Non affermo che questa sia la psicogenesi dell'identità
spiritica in generale, e neppur dico che tale sia quella di tutte le
personificazioni attribuite alla medianità di Eusapia : converrebbe fare per
ciascun caso od esempio di identifica¬ zione un processo minuto d’indagine, pel
quale mancherebbero sempre gli elementi indispensabili di giudizio. Mi arresto,
da coerente positivista, al caso mio; e affermo e sostengo essere mancato ogni
principio di identificazione nella pretesa entità che si presentava l’altra
sera come mia madre. Pas¬ siamo, ripeterò con le parole di Leone Denis. “
passiamo al vaglio sottile di un sereno criterio „ le sue rivelazioni ; e si
vedrà come io abbia ottimi argomenti d’ordine mate¬ riale e d'ordine morale per
rifiutarle tutte: troppe ne sono le deficienze. I. Mancanza dei caratteri
fisici della defunta. Quantunque sia passato tanto tempo, io serbo un
vivo e completo ricordo della carissima genitrice ; sono indelebilniente
stampate nel mio cervello le imagini della sua persona breve e delicata, della
sua fisonomia atteggiata a mestizia dalle dure traversie dell'esistenza, della
sua parola affettuosa ma seria, della sua voce misurata ma limpida. Orbene,
nes¬ suna delle impressioni di iersera si accorda con la figura di lei.
a) Quel fantasma tangibile che mi si accostò, mi baciò e mi si avvinghiò, aveva
una corporatura troppo grossa e tozza, una statura alquanto più alta, un seno
(sopratutto mi colpì questo particolare, da me nettamente percepito nei tre
successivi abbracci) troppo voluminoso e ben provvisto, le mani troppo grasse e
molli, le labbra troppo spesse e carnose... insomma non era essa, per ciò che
concerne i connotati so¬ matici. Essa era di statura un po’ sotto la media, di
corpo mingherlino, di costituzione delicata, resa ancor più debole dalle pene
della precocissima vedovanza (a soli 21 anni), dimagrita dai lunghi anni di
dolori morali e patimenti fisici ; e aveva bocca grande ma a labbra sottili,
mani esili e secche. Prescindo dall’arrivo di quei capelli grigi, pel
caso che Eusapia li avesse (come tutti opinarono) composti o aggregati di
materia fluidica per me , non lasciandomi però il tempo di sincerarmene.
Fermiamoci sull’insieme dei dati fisici, dai quali dovrebbe costituirsi una
persona identica alla defunta. Ammenoeebè non si avanzi la comoda congettura
che la “ disincarnata „ si volle presentare per burla sotto altre spoglie (?),
o che preferì riprendere i caratteri somatici della giovinezza , quando aveva
corpo llorido e buona salute, si scorgerà da ogni lettore e giudice imparziale
che la iden¬ tificazione corporea fin da principio accennò a fallire. 11
fantasma teleplasmato da Eusapia sarebbe da definire piuttosto per quello di
una “ donna qualunque „ un po' troppo simile al medium: un manichino di “ madre
gene¬ rica „, al quale poi vengono prestati caratteri specifici quando la
commossa fantasia dei percipienti lo comporti, e quando la “ identificazione „,
come per solito avviene, gradatamente si “ sviluppi „. Neppur la voce, ne son certo, era quella di
lei, sebbene il ricordo dei caratteri personali delle voci umane sia per lo più
sbiadito ed incerto. Le due parole che io udii dallo “ spettro „ furono
pronunciate con la bocca applicata alle mie tempia e a voce soffocata, per cui
all’orecchio mi giunse, è vero, un suono quasi afono, ma non così indistinto
che io non ne abbia notato il timbro piuttosto grave, mentr’mo l’aveva di
timbro piuttosto acuto. Nè la intonazione tradiva la commozione di
quell’istante, bensì la solita intenzionalità di convincermi. Non potei
esimermi dal pensare che quella voce somigliava a quella susurrata della
Paladino. Era, dunque, tutta una commedia la presentazione della “ entità
„ materializzatasi con tanto vigore al Circolo? era il medium abilmente
liberato dal controllo e venuto in persona viva e reale a me d’accauto per
ingannarmi così sfacciata¬ mente ? Non giungo fino a questo sospetto, perchè
invigilavo accuratissimamente la Eusapia, e costei lo sapeva e non si sarebbe
esposta così imprudentemente ad una smaseheratura: inoltre, io la sentivo
neH’oscurità al capo di tavola anche per i ripetuti contatti della nostra mano
che io ho descritti. Ag¬ giungo la controprova del rischiaramento immediato
della salacche ce la mostrò al suo posto abituale, e quella ancor più decisiva
dell’ulteriore autenticissima fenomenologia nelle “ comunicazioni „ coi
Ramorino. Si può invece congetturare la fuoruscita e l’attività esteriore di un
doppio fisiologico della Pitonessa, creato da forze psichiche ignote, e al
quale naturalmente si associerà anche il suo somatismo , il suo timbro o tono
di voce... Di queste tre spiegazioni : o impo¬ stura, o allucinazione , o
esopsichismo , 1’ ultima non esce adatto , nel caso concreto, dalle possibilità
naturali. c) Rimane il fatto precipuo della avvenuta comunica¬ zione,
ossia il tentativo di identificarsi con la indicazione di un peculiarissimo
connotato finivo posseduto in vita dalla de¬ funta. Mia madre portava al lato
esterno destro della fronte un tnmoretto, forse un piccolo lipoma o fors’anco
una cisti sebacea, che mai s'era decisa a farsi estirpare. E a chi legga
superficialmente la narrazione dei fenomeni del 23 di¬ cembre potrà sembrare
che la occulta entità abbia inteso di rammentarmelo mimicamente per darmi una
prova della sua identità. Ma analizzando tutta quella mimica d'Eusapia, e
Fintervento inopportuno del Vassallo, e lo sfuggitomi ac¬ cenno alla vera
ubicazione del segno caratteristico vicino all’occhio, e, nonostante tutto ciò.
la errata indicazione defi¬ nitiva della sede del connotato, facilmente si
mette al nudo la procedura tipica di codeste graduali identificazioni. 1
primi bizzarri gesti d'Eusapia, che mi faceva toccare le sue palpebre e calcare
coll’indice il suo globo oculare, vo¬ levano certamente dire: Vedi ? tu piangi;
ho sentito le lagrime colare dai tuoi occhi: dunque, è proprio venuto chi ti
appartiene. — Però li per lì questa interpretazione non mi sovvenne. Fu lo
schiarimento dato da Vassallo a quegli atti per me incomprensibili del medium, ciò
che valse a diri¬ gere consecutivamente le manifestazioni del suo io
secondario. Eusapia colse al volo, per così dire, la mia esclamazione
irreflessa — non lì, ma vicino! — che, confermando l’idea del nostro compagno,
limitava in modo troppo preciso la ricerca del connotato. Infatti il segno
esisteva a non più di cinque centimetri dall’ angolo palpebro-scleroticale, pi¬
giato in quel momento dal mio dito sul volto di Eusapia, sotto la guida della
sua mano ; e la sfuggitami indicazione non poteva condurla molto lontano,
essendo assai brevi le distanze su di una faccia umana! Perciò, quando Eusapia
portò il mio indice a indicare su di me la sede del segno, essa aveva da
tastarmi le palpebre, e le toccò ; l’angolo interno dell’occhio, e lo toccò; la
regione zigomatica della guancia, e la toccò; la radice del naso, e la toccò;
l’arcata sopraccigliare, e la toccò; la regione sopraccigliare interna della
fronte, e a quella arrivò e... si fermò, forse perchè nella comunicazione e
nell’ansia io ho trasalito. - Ma sba¬ gliò egualmente: il luogo indicatomi non
corrisponde al vero e ne sta distante di alcuni centimetri. Io, per non
compromettere i miei studi sulla medianità, e ripromettendomi altre sedute, ho
annuito ; ed ora la Paladino è senza dubbio fissata sulla esistenza di un
qualche cosa (di cui ignora la natura) sulla fronte di mia madre. Se la re¬
incarnerà o la telepatizzerà ancora, si varrà di questo con¬ notato che è
giunta a conoscere approssimativamente con una vera manovra di captazione
mentale, e il cui ricordo sarà ormai sceso nel suo subcosciente; si varrà,
dico, pre¬ feribilmente di esso per completare o tentare di renderne meno
erronea e difettosa la presentazione. ri) Ho detto che anche la
identificazione minuta del nome era fallita, giacché respingo la indulgente
interpreta¬ zione del collega Porro : no, il tavolo non batteva la parola
generica madre o mamma , che sarebbe stata ormai inutile ; rispondeva proprio
alla mia preghiera di dire un nome; e sbagliò, perchè mia madre si chiamava
Melania ! E cosi non uno dei caratteri materiali dell’entità rivelatasi ha dato
sod¬ disfazione al mio desiderio di arrivare ad un principio di identità. I(.
Mancanza dei caratteri murali della defunta. Non meno gravi sono le
conseguenze morali della pretesa 41 comunicazione Giustamente annota Negri che
il ritorno dei deiunti sarebbe il l'atto più solenne fra quanti la storia
potesse tramandarci, e il ripresentarsi ai lòdi e ne- poti dovrebbe nuche pei
sopravviventi nell’Al di la costituire un avvenimento augusto della loro
esistenza ultraterrena. Ora, sia pur vero che le personalità evocate
dalla Paladino han sempre un carattere onirico, atassico e frivolo, quale può
concepirle la sua mente ignorante e grossolana; e sia pur vero che il dramma
delle sue apparizioni sia schematico, semplice e uniforme, senza alcuna varietà
intrinseca di pre¬ sentazione, cosicché i loro “ messaggi „ si risolvono nelle
espressioni comuni all’universale. Ma nel caso mio, l'Invi¬ sibile si è
rivelato in maniera da ferire anche il mio senti¬ mento figliale. Dna madre,
che dopo ventisette anni di si¬ lenzio dell’oltretomba si manifesta raspando
l’estremità del piede di una sedia, scuotendo le lenti sul naso, e scherzando
sulla calvizie del superstite! Eh, via, per credere cieca¬ mente in un suo
arrivo dall’Altro Mondo, bisognerebbe che io, con irriverenza umiliante per me,
supponessi la completa spersonalizzazione e disumanazione di Lei. la sua caduta
in una di quelle sfere inferiori, dove, secondo la fede occulti¬ stica, si
agitano idiotamente soltanto spiriti non evoluti, subumani, o degni del limbo
cristiano. Io son anche pronto ad accogliere la tesi kardechiana
che non dobbiamo attribuire ai disincarnati l'acquisto di facoltà straordinarie,
né aspettarci da essi comunicazioni superumane o superterrestri, sia perché la
morte - come dicono — non aggiungerà nulla agli acquisti fatti in vita, sia
perchè non le capiremmo. Il complemento della tesi è questo, che la maggioranza
dei trapassati sta per del tempo indefinito nelle identiche condizioni mentali
della sua esistenza terrena (anzi, per lo più in quelle degli ultimi periodi o
istanti di vita), e che ciascun disincarnato non sale i gradini della ipotetica
gerarchia spirituale se non dopo una lunga erraticità nello spazio. I
reinearnazionisti sostengono, per di più, che questa 6 evoluzione „
ultra-corporea si effettua mediante nuove esi¬ stenze, ossia nuove
incorporazioni sulla terra o su altri pianeti. Sta bene: ditemi allora
come avvenga che tutte le tran¬ sitorie “ reincarnazioni „ per opera d’Eusapia
e dei medi congeneri siano caratterizzate da un abbassamento intellet¬ tuale e
morale dei presupposti defunti ; ditemi perchè manca loro ordinariamente ogni
personalità vera e intera. Ma allora, se mi colloco da questo vostro punto di
vista, se seguo la “ linea „ dall' attacco col Di qua all’estremo del Di là, io
non veggo motivo ragionevole per giustificare la stranissima, puerilissima
condotta delle Entità che ritornano a salutarci ; e protesto, con tutte le
forze dell’animo, contro la sacrilega offesa recata alla memoria dei defunti,
ai nostri affetti, al mio senso estetico, al senso morale, e pur anco al
sentimento di quella religione dei morti, di cui qupste farse indegne e di
pessimo gusto vorrebbero essere un rito. Questo è il grande scoglio
contro cui va ad urtare lo Spi¬ ritismo, anche secondo l’avviso di alcuni
psichicisti valorosi di più sereno criterio (p. es. il C.“ Bachi di Vesmk). S’è
tentato di trovare una scappatoia, accettando per buona la spiega¬ zione data
dagli “ spiriti „ stessi (per bocca dei medi in¬ carnatoci o per scrittura di
quelli psicografi) : e si è detto che i disincarnati, quando ritornano nella
nostra atmosfera terrestre, quando si accostano ai superstiti e si “ sforzano „
di comunicare con essi, riprendendo forme e attività umane o umanoidi , debbono
mettersi in una semi-ipDOsi che ha molte analogie con uno stato di “ ebbrezza „
(forse per l’os¬ sigeno dell’aria?!) o di “ subdelirio „ (forse per la
dissuetu¬ dine a servirsi di un cervello o a funzionare come se di nuovo lo
possedessero ! ?). Gli “ spiriti „ che si impersonano nella Piper, lo
hanno ben detto ai loro interpellanti (Hodoson, Iìyslop). 11 * doti.
Phinuit , : Un medium 'e per noi una finestra luminosa [per mezzo della quale i
11 disincarnati „ guardano da questa nostra parte!]. Voi terrestri siete per
noi straordi¬ nariamente oscuri e materiali , ma di quando in quando noi
troviamo di queste luci: è come una fila d’appartamenti oscuri con alcune
scarse candele ad una estremità... ,.
Pkj.ham „ : “lo ho ora più chiarezza su tutti i punti che non quando ero
chiuso nel corpo. Ma per entrare in comunicazione con voi ci bisogna penetrare
nella vostra sfera, ed ecco perchè noi commettiamo errori e confusioni. Mi
sembra ehe tutto ronza attorno a me. e che io devo strisciare dentro un alveare
enorme , (“ Proc. S. f. p. R. ,, passini). Questo subdelirio con
disorientamento colpirebbe sopratutto gli esseri spirituali di alta intelligenza:
i più grossolani, quale sarebbe “ .John „ , incontrano minore imbarazzo nel
comunicare coi terrestri, tanto più quando non si tratta di esprimersi in
discorsi di stile letterariamente forbito e fiorito, ma in atti di semplice
manualità. Le differenze individuali durano anche nell’Al di là ; e lo ha
insegnato lo spirito di Gali che sui rapporti tra anima e corpo, senza dubbio,
sopiav vive competente. Però, se badiamo agli ammaestra¬ menti di un altro
spirito ben più saggio, quello di “ Càhva- Muni „, detto popolarmente il Budda
( levatevi il cappello ! .. tutti i disincarnati che si reincarnano,
soggiacciono bensì ad una legge di obblio rispetto alle loro esistenze
antecedenti, ossia non ne ricordano che una alla volta; ma, per lo manco.’ loro
tornano le rimembranze del carattere, delle virtù, dei difetti che possedevano
nella “ incarnazione „ che riprodu¬ cono. Com’è, dunque, possibile che al suo
ritorno la defunta non si sia ricordata esattamente nè il suo nome, nè il suo
lieve difetto fisico? Come è giustificabile che essa nulla mi abbia saputo dire
di caratteristico per sè, di confortante per me? Mi soggiungono i
gregarii che soltanto gli spiriti superiori le guide amiche dello spazio ci
inviano telepa¬ ticamente, traverso il cervello o la mano dei medii, comunica¬
zioni elevate, istruttive per la mente, consolanti pel cuore. Al che io
controrispondo: Tutto P immane bagaglio romantico-filosofico dello spiritismo,
in cui si assorellano fi¬ lantropia e zoofilia, non è che un’amplificazione
cosmico* planetaria del motto di Augusto Comtk: “ V Amour pour principe,
l’Ordre pour base, le Progrès pour but „. Or dunque, stando prima sulle
generali, in nessuna sfera spirituale pro¬ lungata dall’ umana o ricalcata su
di essa, esisteranno fra gli individui, che supponete tuttora provvisti di *
coscienza personale rapporti più alti e nobili di quelli tra madre e figli.
Pertanto, dallo stesso punto di vista spiritologico, non •è concepibile che il
solo passaggio da questa all’altra vita, pur essendo dolcissimo e
piacevolissimo (tanto ha affermato “ Giorgio Pelham „!), cancelli di un colpo
le sentimentalità piu squisite, e distrugga ipso-facto le espressioni adeguate
alla parte più intima della personalità cosciente che è la affet¬ tiva,
conforme alle nuove tendenze della Psicologia. E ricalcando poi sul caso
speciale, chi dice che la defunta •personificata o presentata da Eusapia con
tante laenne da un lato e tante esuberanze dall’altro, non fosse, come in
realtà era, una donna di ingegno aperto e colto, di indole seria, di umore
mesto, resa sacrosanta ai due figli dalle sne sventure e dal suo spirito
d’abnegazione? Perchè Eusapia non ha letto in fondo alla mia coscienza il
ricordo di una perso¬ nalità eletta, cui la nascita patrizia e la severissima
educa¬ zione di famiglia e le vicende di vita avevano dato quelle maniere
contenute e fini di espressione, che la sua volgarità plebea di medium non
conosce, né sa comprendere, e che neanche in sonno medianico è in grado di
imitare, o, più correttamente parlando, di scimiottare? ... Perocché —
bisogna scriverlo a schiarimento del giudizio critico su questo tentativo difettoso
e lacunare di identifi¬ cazione — qui è mancata persino ogni traccia di
telepatia. Eusapia ha saputo percepire qualche moto minimo dei miei muscoli,
arrestandosi di sbalzo al mio trasalire durante la ricerca affannosa del segno;
ma neppure ha colto i miei movimenti inconscii al batter delle lettere del
nome; ma nulla ha saputo attingere dalla parte meno illuminata della mia
coscienza, dove pur giacciono incancellati i miei ricordi teneri e devoti di
figlio. Genova. LA SEDUTA Frodi, illusioni e suggestioni. Anche
questa è una seduta del gruppo presieduto dal prof. Porro, ma ci troviamo in
numero maggiore: è infatti piesente il cav. Erba, e insieme a me assiste,
invitato, il doti, pi of. Arturo Risso, distinto specialista in dermosifilo¬
patia. Cosicché siamo in otto. Ma, o perchè sia una cattiva serata per la
Eusapia, o perchè c’è un nuovo arrivato che cagiona con la sua presenza il
solito arrenamento del me- diumnismo paladiniano ai fenomeni elementari
adattati ai novizii, la fenomenologia si mostra fin da principio fiacca,
stentata, sconnessa. Eusapia stessa se ne preoccupa e lagna: e noi aguzziamo i
nostri sensi per non lasciarci prendere negli agguati delle sedute
infelici. Per lo spazio di oltre un’ora, silenzio perfetto: le mani¬
festazioni di ogni sorta si fanno aspettare; poi cominciano quelle che
costituiscono 1 abc del paladinismo, ma anch’esse intramezzate da lunghe pause.
Il tavolino freme, sussulta e si solleva, ma di pochissimi centimetri e non
senza contatto delle mani; rimbombano colpi formidabili sul suo piano; una
seggiola d'accanto al medium vi fa l’adusato giro peri- patetico, e poi
malamente ci arriva al livello delle° braccia; la tenda si gonfia ed è
proiettata in mezzo alla catena; qual- cuno dei presenti avverte contatti, ma
son thggevoli, quasi timidi, di mani ben percepibili, che si avanzano ricoperte
dalle tende nere; ed io registro che i toccamenti, pur arrivando fino a me che
sono il secondo della catena a destra di Eusapia, av¬ vengono sulle mani, sulla
faccia, sul petto, ossia dal davanti... Durante una pausa, e mentre si
muta la disposizione della catena per ordine dell immancabile u John „ dato coi
segni convenzionali del tavolino, io e Porro ci scambiamo le nostre impressioni
; e conveniamo in ciò che forse Eusapia, stremata di forza medianica e neanco
in grado di cadere in auto-ipnosi, FBODI E ILLUSIONI VISIVE – H. P.
Grice and G. J. Warnock: “The topic of most our seminars, entitled, ‘The syntax
of illusion” -- froda allegramente! Non l'abbiamo colta sull’atto; ma
quella mano, che mi veniva a toccare intenzionalmente sul dorso della destra e
alla fronte, differenziava troppo per consistenza e motilità da quelle
fluidiche ormai a me ben note. Ben è vero che alla domanda suggestiva se
quei tocchi e solletichi siano * la rivelazione affettuosa di un’entità che mi
appartiene „, il subconscio dialogizzatore tiptico ha risposto
affermativamente. Ma il venire avanti, pur pretendendo d’essere “
materializzata sempre al buio e al riparo, il suo sfuggire ad ogni lievissimo
mio tentativo di sentirla e di pren¬ derla, la natura stessa dei suoi movimenti
che avevano (come dir meglio?) un’indole affatto muscolare e non dinamizzata,
tutto mi dava ragione di dubbio. Non era , certo , 1’ entità di una defunta più
o meno legata a me dal vincolo di sangue (?); era una vivente, in carne ed
ossa. E Porro, che dm-ante quest’armeggio sta al controllo di destra, mi con¬
ferma a voce alta, con frasi convenzionali, che la mano di Eusapia gli è
sfuggita e che io stia in guardia! E all’erta ci sto. Noto infatti che
dopo avere fatto mu¬ tare la catena per una sesta volta, Eusapia ricorre al
pro¬ cesso preferito da lei in simili frangenti : essa cerca di sug¬ gerire
all'assistenza la percezione di fenomeni visivi o, quanto meno, si rivolge col
potere medianico di cui dispone a pro¬ durre stimolazioni del senso della
vista. Che la donna ricorra a codesto procedimento suggestivo si desume, per
mia os¬ servazione, dal fatto d’essere allora essa la prima a segna¬ lare i
fenomeni. Sarebbe eccessivo ed illogico trarre da ciò l'illazione che tutta la
fenomenologia delle sedute eusapiane sia un’illusione, o derivi da una
strepitosa influenza allucina¬ toria del medium sui presenti: ma è innegabile
che, fra le tante maniere con le quali si estrinseca l’attività medianica, c’è
anche questa manovra suggestionatoria nelle sedute mal dirette o mal riuscite.
Se le persone in catena vi sono pre¬ disposte o dal tipo mentale o dalla
credenza spiritica o da una loro particolare suggestionabilità, parecchi dei
feno¬ meni accusati entrano in questa categoria spuria già da me segnalata
nelle sedute di primavera. La vista, per le sue stesse condizioni
anatomo-fisiologiche, è un senso intellettualissimo e finissimo; ma perciò
appunto, messa in contingenze adatte, cade più facilmente nell’illusione. Già
ve la portano i suoi numerosi fenomeni endottici, i fosfeni da pressione del
globo, i corpi fluttuanti nel vitreo, l’ombra dei vasi capillari della
retina... Ma anche nella per¬ cezione visnale della realtà esterna noi andiamo
soggetti a più sorta (li illusioni. Eccone le principali: le ottico-
geometriche, che riguardano la forma, la grandezza e la di¬ rezione apparenti :
tutti conoscono le figure speciali atte a illustrare cotali errori di senso,
ideate da Hklmholtz, He- ring, Zollnkr, Thiéry, Muller-Lier, Lipps, ecc., ecc.
r- 2 le illusioni di irradiazione, per la quale le superficie il¬ luminate ci
sembrano più estese di quelle scure, come pro¬ varono Volkmank e Plateau ; le
anortoscopiche, pur esse studiate da Plateau e da Zollner, che ci portano
istin¬ tivamente a correggere le deformità di certe configurazioni quando siano
viste parzialmente e traverso altri oggetti in moto; le illusioni di movimento,
fra le quali occupano oggi il primo posto, coll’industria fiorente dei
cinematografi, le cinematoscopiche derivate tutte dal primitivo zootropo di
Hornku e dal fenatiscopio di Plateau; non che, le autoci¬ netiche consistenti
nell’attribuire del moto ad oggetti effetti¬ vamente fermi, quando si fissino
con grande intensità di sguardo: furono studiate specialmente da Moi*pe,
Albert, Exxer ; per ultimo, le illusioni dipendenti dalle irna- gim
consecutive, che sovrapponendosi a percezioni reali val¬ gono talvolta a farne
apprezzare erroneamente la grandezza, la posizione e direzione , le forme , i
movimenti , i colori e perfino la localizzazione nello spazio, secondo che
dimostra¬ rono Zkiiender, Maykriiausen, Stern, Mach e Schivar/ (cfr. per questo
argomento l'ottimo lavoro di Boubdon, La per- ception visuelle de l’cspace,
1902, e i periodici spec. di Psicol. sperim.). Io ho sentito molti increduli,
che non vogliono arrendersi alla realtà dei fenomeni telergetici del
medianismo, spiegare empiricamente, e senza nnlla sapere di questo capitolo di
fisiopsicologia e di ottica, le percezioni di movimenti pro¬ dotti a distanza
dalla Paladino con fatti di a illusione n ridu¬ cibili scientificamente alle
accennate categorie delle illusioni autocinetiche e delle imagini consecutive.
Ed io non dico, sicuramente, che la spiegazione non sia plausibile in certi
casi, massime quando la oscurità e la debole intensità lu¬ minosa del punto
fissato, la fatica della retina, la stanchezza muscolare e tattile degli occhi,
la posizione della testa (nei due vigilatori), il pensiero anticipato del
fenomeno e sopra¬ tutto quello della sua direzione, conducano l’individuo spe¬
rimentatore all’ incapacità di rendersi esatto conto della po¬ sizione degli
oggetti nello spazio, e, addizionando i piccoli moti successivi dei proprii
globi oculari , ad attribuire un movimento apparente agli oggetti stessi.
Ma queste illusioni ottiche potranno darci la chiave di un piccolo e ben
determinato gruppo di fenomeni visivi spiritici: saranno sempre movimenti
illusorii di debolissima estensione; o punti luminosi („ fiammelle „) non
vedute da tutti gli assistenti ; o nebule di lievissima sfumatura intrav- viste
da qualcuno nel gabinetto e di brevissima durata. Pel¬ le grandi e durature
materializzazioni visibili , massime qnando alle sensazioni ottiche si aggiunga
il sussidio di quelle tattili e kinestetiche, la realtà concreta del pereetto
non viene infirmata dalla possibilità generica degli errori nostri di senso:
bisogna provare, caso per caso e punto per punto, che la fenomenologia
medianica è inconsistente o per falsità intrinseca o per fallacia
estrinseca. tuttavia, anche nell evento migliore, non è sempre agevole
distinguere obiettivamente ciò che in un dato fenomeno ottico spetta al
dinamismo esopsichico reale da ciò che creao vi aggiunge o sovrappone lo stato
psichico o fisiologico dei percipienti. Jersera a me parve che in questo senso
non sfuggisse alla cerchia d’azione, in parte suggestiva, in parte autentica
dell’Eusapia, chi denunziava certe “ apparizioni „ : la stessa differenza con
cui queste erano definite dai perci¬ pienti mi colpiva. A un certo punto
della seduta, per esempio, il Dr. Ven- zano, invigilatore di destra, ha detto
dapprima di vedere una piccola figura umana, come “ di un bambino lattante „,
che, comparso fra lui e il medium sarebbesi avanzato in seguito sino alla metà
del tavolo: ma i due compagni di prospetto, il Porro e il Vassallo, hanno
scorto prolungarsi invece “ una forma di braccio „ : e questa definizione si
può ritenere più vicina al vero. Il \ enzano ha poi accusato una apparizione
più completa: vicino a lui si sarebbe formato un “ fan¬ tasma „ tangibile e
abbastanza visibile, del quale avrebbe distinta la testa con naso, occhi e
barba a pizzo; e quella forma gli si sarebbe avvicinata fino a baciarlo e a
farglisi sentire viva e calda, con particolarissimi connotati a lui fa¬
migliavi, dileguando poi vaporosamente dopo alcuni secondi. Nessuno di
noi ha veduto ciò, ond’io allora, giudicando che la seduta volgesse a male per
gli inganni del medio e la singolarità delle manifestazioni spiritiche, ho
pensato di fare, da psicologo indagatore, qualche esperimento di sugge¬ stione.
Ho detto al mio compagno di faccia che scorgevo alla sua destra “ qualche cosa
di indeciso „ (il che non era); e tosto una “ apparizione „ è stata anche da
lui veduta! La¬ sciato passare un po’ di tempo, ho ripetuta la prova: ho dichiarato
di percepire qualcosa di scuro, che avanzava e indie¬ treggiava dal
panneggiamento della finestra a sinistra del prol. Porro, controllore di manca;
e anche stavolta l’iroma- ginaria forma è stata confermata ! Ma il più curioso
è questo, che il tavolino ha annuito con tre picchi potenti; dal qual fatto si
desume sempre più che il subliminale del medium si lascia a sua volta
suggerire, o che Eusapia, con accorgi¬ mento un po’ ingenuo, tenta di sfruttare
abilmente anche le illusioni da altri provocate. Questi risultati, al
pari delle frodi, non infirmano la autenticità dei fenomeni delle “ buone
sedute „ ; nè distrug¬ gono 1’esistenza dei dinamismi biopsichici ignoti, onde
consta la medianità: ma arrecano intanto un contributo di qualche valore alla
spiegazione psicogenetica di molti fenomeni er¬ roneamente e corrivamente
ascritti allo “ spiritismo „. Fallimento del conato di
identificazione. Esperienze di inibizione spiritica. A
schiarimento di quanto ora passo a narrare, dirò che prima di sederci in catena
qualcuno di noi aveva espresso jersera il desiderio di entrare nel gabinetto
oscuro durante le possibili e tanto domandate materializzazioni. I conosci¬
tori presenti dello spiritismo hanno subito obiettato che la prova era stata
eseguita e non aveva approdato: Eusapia ha sogg*unto che in Francia uno degli
studiosi dei suoi fenomeni (se non erro, il Bar. di Watteville) aveva
oltrepassata la nera cortina, ma che non ci aveva distinto nulla. La cosa non
mi riesce inesplicabile. Se là dentro agisce una energia sco¬ nosciuta emanante
daH’organismo del medio, col rinforzo di alti e minori somministrate dai
presenti, essa darà origine a quegli aggregati di sottilissima materia o a quei
centri di forza che, senza far torto alcuno alla scienza fisica e natu¬ rale,
possiamo supporre che corrispondano alle “ materializ¬ zazioni soltanto in
assenza della luce. Ora, dal buio non vengono onde che influenzino, come raggi
luminosi visibili, le nostre retine se non in condizioni particolari, cioè
quando in quello spazio si formino corpi irradianti una luce propria: ma sembra
che i fantasmi in genere, e quelli di Eusapia in ispeeie, non posseggano
d’ordinario tale facoltà, o al più la posseggano in minima proporzione.
Ma 1 idea era gettata, e la coscienza superiore del medium, accogliendola, l’ha
trasmessa al piano inferiore subconscio, dove ha agito da fermento : nella
serata qualcuno di noi doveva assolutamente entrare od esser trascinato dagli “
In¬ visibili „ ad entrare nel gabinetto ; e il qualcuno sono stato io, il
Numero Cinque I Eravamo tutti scontenti della cattiva piega assunta dai “
fenomeni quando aU'improwiso Eusapia, sotto il con¬ trollo di Porro e di
Venzano, cerca la mia mano, mi trae verso di sè, mi obbliga ad alzarmi, e mi
ingiunge di uscir dalla catena e di collocarmi in piedi, alla sua diritta,
accosto alla tenda del gabinetto. La sala è debolmente illuminata dal chiarore
della candela d’anticamera, ma si distinguono le figure e i contorni degli
oggetti. Io mi accorgo che Eu¬ sapia è trasfigurata in viso; ha i lineamenti
rigidi, quasi catatonici, lo sguardo fiso, la voce grave e roca: certamente
essa è ora “ entranced „ , secondo la terminologia psichici¬ stica inglese, ma
il suo stato di “ trance „ è attivissimo (son- nambulico). Certe crisi
mediumniche sono fulminee! Ed ecco che cosa succede. La cortina, che ha
tanti uffieii nel paladinismo, si gonfia, si tende, avanza verso di me, mi
tocca e mi preme. Allungo una mano, che prima viene afferrata da un invisibile,
poi respinta. Tasto e sento, per gnosi tattile, che alle bozze della stoffa
corrispondono delle resistenze dure, ma mobili, in¬ somma delle parti di una
persona, non percepibile per intero, ma come a pezzi: ho percepito due mani che
mi afferravano, ed una testa che mi si è appoggiata sul capo. Quell’” entità „
chiaramente mostrava di volere agire su di me per farmi eseguire un dato movimento:
mi ha tirato, mi ha fatto ri¬ girare sulla persona, e, volto il mio dorso verso
il gabinetto, mi ha avvicinata la seggiola che stava là entro , e mi ha premuto
sulle spalle perchè, sedessi. Così mi sono trovato se¬ duto, mezzo dentro e
mezzo fuori dal famigerato vano scuro, con la tenda buttatami a ridosso e
scendentemi sul petto. Era la suggestione, di lasciarci entrare nel gabinetto,
quella che operava sulla medianità in azione. Noto anzi, per il miglior
intendimento dell’avventura, che in quella posizione io mi trovavo dietro al
fianco sinistro di Eusapia: costei sedeva fra i due controllori (Porro e Ven¬
zano) resi più attenti dalle mie vive istanze di invigilarla, ma io pure ne
sentivo coi ginocchi la seggiola, resistente pel peso del corpo ; inoltre,
sul fondo chiaro lontano dell’uscio, ne distinguevo il profilo. Orbene, con la
sicurezza completa di non essere stato ingannato per ciò che concerne quella “
ma¬ terializzazione , formatasi dietro di me, ossia a circa 80 cent. Ira.
dalle spalle di Eusapia, dirò che per buoni venti nii- nuti io sono stato
l’oggetto delle più affettuose dimostra¬ zioni d’un “ essere „ apparentemente
vivo e tangibile, anzi tangibilissimo ed attivissimo, ma invisibile, che stava
entro il gabinetto: io sono stato toccato, palpato, carezzato, abbrac¬ ciato,
baciato e ribaciato... Se contro queste emozioni non si è agguerriti
dalla scienza filosoficamente scettica o dalla fede irremovibile e sicura,
stimo pericoloso esporsi alla prova di rapporti così impres¬ sionanti e realistici
col Mistero, sia esso fisico o iperfisico, psichico o metapsichico. Io,
intanto, preso da quella esplosione di calda simpatia di uno che non si palesa
ai miei occhi invano cercanti di pe¬ netrare di scorcio nell’ombra, chiedo se
l’agente occulto sia “ qualcuno dei miei rari , : e tre picchi su uno dei piedi
po¬ steriori della seggiola (voglio dire, effettuati da chi stava dentro al
gabinetto) e tre battiti scherzosi di mano sulla mia nuca, mi hanno risposto di
sì. Con lo stesso linguaggio mimico s’è poi detto che quel- 1’“ entità,
era ancora mia madre! Ma questa volta il ram¬ marico perchè contro ad ogni mio
desiderio si rinnovasse incautamente da Eusapia quella evocazione, ha soffocato
ogni altro sentimento: al figlio che gli “ spiriti , vogliono forzato a
comunicare coll'Occulto , si è sostituito immediatamente lo studioso che
intende discendere, ove lo possa, alle radici psicologiche della cosa. E
pertanto più non mi sono com¬ mosso a tale annunzio; il mio scetticismo
spiritico si trovava rinvigorito dalle miserie della serata precedente; anzi,
sul¬ l’istante ho fatto proponimento di rincalzare la prova. Fino dalle
mie prime riflessioni sulle lacune dell’identifi¬ cazione spiritica mi sono
fermato attentamente sul notissimo fenomeno fisiopsicologico della lettura del
pensiero, basato, da una parte sulle espressioni involontarie delle imagini
degli astanti, dall’altra sulle percezioni minime che debbono essere
attivissime nel monoideismo subipnoide dei medii. Non già che io creda essere
tutto là il processo della connotazione determinativa delle subpersonalità
spiritiche: giacché adesso mi associo al parere del Podmohe e d’altri
psichicisti d’eguale valentia, i quali attribuiscono l'efficacia maggiore alla
sug¬ gestione mentale (telepatia). Ma a presupporre che il fattore
l’origine della connotazione dei defunti telepatico agisca solo
modestamente nell’identificazione delle “ entità , presentate dalla Paladino,
sono tratto specialmente dalla considerazione che il riconoscimento si opera
quasi sempre a pezzi e bocconi, come se le “ personalità „ si ma¬ nifestassero
frammentariamente. Le nozioni sul personaggio evocato potranno benissimo
essere lette dal subconscio del medium nel subconscio del¬ l’evocatore,
l’azione telepatica essendo, in generale, ostaco¬ lata dall’intervento della
coscienza superiore o sociale dei soggetti messisi in rapporto per la
evocazione. Però io nutro da gran tempo il dubbio che in certi medii, fra cui
metterei volentieri la Paladino che ha scarsa attitudine a telepatizzare e ad
essere telepatizzata , esercitino un còmpito più facile esplicito ed ordinario
le piccole intuizioni della loro subco¬ scienza, e gli abbandoni involontarii
della subcoscienza altrui. In altri termini, la connotazione è spesso una
denotazione car¬ pita all’inavvedutezza ed allo stato emotivo degli assistenti,
che a loro insaputa diventano le guide dell' automatismo medianico ; al modo
istesso con cui certi soggetti fortemente ed involontariamente espressivi
aiutano le perspicaci facoltà degli indovini e cumberlandisti o pickmannisti
professionali. Su questa via della sperimentazione psicologica, poco bat¬
tuta fin qui, la sera del 29 ho deciso di cimentare Do¬ minerò i miei nervi e
muscoli, mi sono detto, affinchè nulla tradisca nella mia persona fisica lo
svolgimento interno dei ricordi e dei sentimenti. Per vero, nei rapporti
ordinarii di vita io non sono troppo padrone di me: penso e opero molte volte con
slancio, e mi conduco troppo spesso con soverchia spontaneità , il che è noto
ai miei famigliali ed amici. Ma nell’indagine scientifica e nell’esercizio
professionale so mo¬ derare a tempo e luogo le mie reazioni nerveo-motorie,
fre¬ nare le mie impazienze, inibire i miei impulsi. Ho pertanto
riflettuto rapidamente sulla prova da tentare. Se (ho pensato), se mi vieto
ogni gesto, se misuro le in¬ flessioni di voce, se mi irrigidisco ad arte in
una posizione fissa del tronco e collo, se non batto ciglio, se tengo im¬
mobili tutte le membra, Eusapia (o più propriamente la sua coscienza estramarginale)
non saprà leggere nulla nelle fibre dei miei muscoli: così la porrò
nell’imbarazzo; essa non in¬ dovinerà alcun connotato personale di colei che
vuole ad ogni costo presentarmi. Nella stessa direzione e per con¬ troprova,
potevo anche saggiare il medium con altro cimento di psicologia sperimentale,
che ho usato tante volte negli ipnotizzati e nei così detti lettori del
pensiero, fuorviandoli ad arte dalla verità : io potevo, cioè, trarre in
inganno la attenzione vigile d’ Eusapia, se avesse operato in veglia, la sua
facoltà subcosciente di percepire, qualora fosse entrata in trance,, come ini è
parso le avvenisse fuggevolmente durante quelle manifestazioni. Un lieve moto
volontario, un trasali¬ mento simulato, un vacillar a bella posta del corpo e del
capo, le avrebbero fatto credere di scoprire in me i ricordi più intimi, le
imagini più riposte, le rappresentazioni più latenti, quelle del linguaggio
interiore (endotàsia). Così ho fatto, e così consiglio di fare a quegli
investiga¬ tori che intendano studiare la psicogenesi degli “ spiritici defunti
Di tanto sono controindicati i controlli brutali e violenti, cbe compromettono
la ricerca psicologica, di quanto si giustificano tutti gli accorgimenti
valevoli per la scompo¬ sizione dei fenomeni psichici nei loro elementi e nelle
loro contingenze determinanti. A riguardo della sincerità dei medium la Society
for psychical Research fornisce bellissimi ammaestramenti agli investigatori in
Metapsichica : non c’è che da seguirla in questa via. Ma ritorniamo
all’esposizione dei fatti che verso le ore 22.45 accadevano al “ Minerva „ tra
me e la personificazione ma¬ terializzata da Eusapia, la quale mi aveva tirato
e fatto se¬ dere dentro al gabinetto medianico. Io indicavo, dunque, ai
compagni le mie sensazioni. — Mi tocca..., mi stringe..., si appoggia su di me,
ma non parla... Mi carezza..., mi bacia..., mi ribacia, ma non si esprime con
la voce. Perchè non parli ? Dimmi almeno una parola che mi provi che tu
sei presente!... Dimmi, io esclamo, dimmi l'età che avevi quando moristi!... E
l’Invisibile, rispondendomi dopo un po’ di manifesta titubanza, mi batte
amichevolmente sulla spalla una lunga serie di colpetti in cadenza mentre a
voce alta io li nume¬ ravo. Ne ho contato cinquantadue (anni) . La cifra
era sbagliata, perchè avrebbe dovuto essere di 41, ma al qua¬ rantunesimo
colpo io me ne stavo attento sì, però immobile : la nessuna mia partecipazione
psicomotoria al fenomeno conduceva evidentemente la subcoscienza d'Eusapia
fuori di strada, e la prova, che io avevo tentata, dava una sollecita conferma
ai miei dubbii. — Va bene. Dimmi ancora quanti figliuoli hai avuto? — E
in mezzo alla regione scapolare, fra il silenzio di tutta 1 assemblea, ho
sentito battermi prima un colpo, e dopo ima pausa (certamente cagionata da un
moto di attenzione del medium su di me) altri cinque colpi, battuti
distintamente con lentezza studiata per una palese aspettativa del segno
d’arresto. Ossia, 1 “ entità „ indicava set (figli), mentre siamo in soli due,
io e mia sorella Giuseppina. Sbaglio fenomenale! — Non ti ricordi?
pensaci bene! — E l’interlocutore misterioso, sempre più esitante, ha ri¬
battuto cinque colpi, correggendo bensì se stesso, ma non rimediando
all’errore. Era chiaro e lampante oramai per me die i disincarnati non
hanno buona memoria sulle circostanze -più tipiche della loro personalità; allo
stesso modo che diventano grassi, pol¬ puti e grigii di capelli quando
sopravvivono alla inesorabile morte terrestre del loro corpo sottile, magro e
ancor gio¬ vane! E allora, se fin da principio mancavano i connotati fisici
personali ; se esulavano dalla “ comunicazione spiritica „ perfino le
circostanze meglio individualizzate, e le sole pro¬ priamente indicative, che
perfino sono scritte nei registri municipali dello stato civile (è un gran
dire!); se quella presunta entità sopravvivente nulla sapeva di preciso e di
determinato circa sè stessa, come avrei io potuto prestare ascolto ad una
“presentazione, cotanto deficiente? come credere, in seguito, alla sincerità e
sicurezza di una “ iden¬ tificazione di sviluppo , che forse sarebbe stata
carpita, al pari di tutte le altre sue consimili , sfruttando le involon¬ tarie
piccole rivelazioni del percipiente o dell’assistenza? Ne avevo
abbastanza dello * spiritismo evocatorio „ d’En- sapia; e con un pretesto mi
sono allontanato dalla casa di via Giustiniani poco dopo le 23. Ma avevo
l'animo deluso ed amareggiato! Teleplastia e pneumatologia. Adunque,
il fenomeno teleplastico è reale, ma illusoria, secondo me, è la sua
personificazione. Nelle “ materializza¬ zioni „, per adoperare la terminologia
aristotelica, ci son due cose da osservare: quella, per cosi dire, di fondo o
ne¬ cessaria, la materia-, e quella contingente, la forma. I. La
Teleplastia. A. — La doppia tesi ani mi co-spiritica. E nota la
dottrina del “ perispirit.o „. La forza che emana dai medii, è considerata
dagli spiritologi come un che di vagamente materiale oflnidieo, di cui gli
“spiriti, sorvolanti nello spazio (siano anime dei definiti, siano dementali,
esseri oc- Raffigurazione schematica dell ipotesi spiritica, sulle
materializzazioni. [1^ opero ili Hohnvng, da cui traggo questa
interessante figura, furono scritte durante 1 epoca in cui Karhkc sistemava lo
spiritismo, ma conservano tracoie delle idee fluidistiohe anteriori. Si scorge
inoltre che il medium, dal cui corpo è supposto emanare il « fluido » atti-
rato a se o sfruttato dallo * spirito », non sedeva allora nella catena
tiptica, tua le dormiva vicino. Il sacerdote Indiano (?) in alto a destra
raffigura lo « spirito * che comunicando mediante il tavolo spiegava ai
convenuti il processo di « materializzazione ». Si raffronti ai molti sacerdoti
indiani che « comunicano messaggi * nei circoli di Casa Nokgoeràtii e
Ciiazarain (v. La Survie t 2*-4* ediz.)]. culti, od entità super- o
subumane. ecc., ecc.) sono avidissimi, e che tosto accorrono ad assorbire ogni
qualvolta da un medium LA esso venga spremuto o proiettato in giro.
Gli spiriti, che già sarebbero per loro conto rivestiti (o costituiti V) da una
iperinatena o fluidità consimile, unirebbero per un processo arcano di
combinazione ultracliimica i due fluidi, e si for¬ merebbero un involucro o
inviluppo capace di rendersi sen¬ sibile ai nostri sensi e di impressionare le
lastre fotografiche. Quest'ultimo processo di manifestazione è supposto
dipendere da ondulazioni eteree congeneri a quelle che noi chiamiamo luce,
forse composte di raggi infrarossi od ultravioletti or¬ dinariamente invisibili
ai nostri occhi. In tale costrutto c’è sempre la solita contraddizione
che inquina tutti i dogmi spiritici: non si chiarisce il determi¬ nismo, pel
quale gli “ spettri „ fabbricati dagli “ spiriti „ con quel misto duplice di “
inviluppi , ora siano visibili ed ora no. In un vecchio libro spiritico
deH’HoRVDKG, comparso pochi anni dopo l’arrivo in Europa dei primi medii
Americani ap¬ portatori del “ tavolo magico trovo una figura molto espressiva
con cui si rappresenta l’ipotesi fluidico-mesmerica. E dopo cinquanta anni
siamo sempre allo stesso punto ! Il dott. Gyel (= Geley), che sintetizza
e rappresenta le idee degli odierni spiritisti più autorevoli, dice che “ la
mate¬ rializzazione è una reincarnazione anormale, relativa, rapida, momentanea
Essa sarebbe costruita lì per lì dal perispi- rito del disincarnato, che “
raggruppa le molecole „ prese dal corpo del medium, e necessariamente dagli “
astanti ,, o da ‘animali e vegetali,. Per suo conto, il soggetto in “trance,
mediumnica sembra possedere sulle molecole materiali una vera potenza
organizzatrice e disorganizzatrice: egli “ può organizzare in forme più o meno
complesse una trama ma¬ teriale emanata o esteriorata dal suo stesso organismo
,. Orbene: in questa diversa organizzazione delle “forme, sta il nòcciolo
della questione. — Se le forme sono plasmate colle emanazioni “ molecolari „
del medium per opera d’ agenti estranei, si ha o lo Spiritismo quando questi
sono detti gli spiriti sopravviventi degli umani, o 1 Occultismo quando sono
indifferentemente creduti spiriti di uomini trapassati od en¬ tità spirituali
di altra natura (elementali, ecc-.). — Se per contro le forine sono
teleplasmate dal subconscio esterio- rato del medium, senza intervento di alcun
agente spiritico, siamo soltanto nell Animismo. — È una differenza capitale su
cui I’Aksakoff ha giustamente (dal suo punto di vista) insistito di fronte alle
interpretazioni preferibilmente “ animistiche , del Hartmann. Ma per gli
spiritisti si passa insensibilmente dall’uno all’altro caso, voglio dire
daH’animismo allo spiritismo. Però essi si guardan bene dal determinare le
ragioni e i limiti di codesto passaggio dall’azione semplicemente esteriorata
dei medium all'azione propriamente estrinseca degli “ spiriti .. La
facoltà organizzatrice mediumnica può concludere, se¬ condo il Gyel, a
formazioni variabilissime per nettezza e per complessità. — a) Nei casi
elementari, si producono organi incompleti ed effimeri, e luccicori fosforescenti.
— b) Nei casi medi, si formano orgaui ed organismi ben caratterizzati e che,
copiando in modo esatto, sia fisicamente, sia psicolo¬ gicamente, gli organi ed
organismi naturali, debbono considerarsi dei “ doppi „ capaci di agire
meccanicamente e di trasferirsi lontano. — c) Nei casi avanzati, le forme si
materializzano completamente: sono cioè esseri organizzati, con ossa muscoli e
visceri funzionanti in modo non diverso dal vivente, il più spesso simili
ancora al medium , più raramente dissimili. Solo queste ultime
materializzazioni potrebbero parzialmente o integralmente assumere caratteri¬
stiche individuali, e raffigurare “ personalità medianiche au¬ tonome,
indipendenti, diverse dal medium,, e qualificantisi quasi costantemente come “
spiriti „ di determinati “ defunti „ (L’ótre subconscient). — Sta benissimo per
la tesi animieo-spiritiea a due faccie ; ma non è detto, nè spiegato perchè, nè
come, nè quando avvenga questo importantissimo grado supremo di organizzazione
di una teleplastica individualità! La contro-ipotesi psichicista dell’i-
deoplasma. La facoltà di esteriorare delle forze psichiche e di costituire
col loro mezzo dei fantasmi agenti sui nostri sensi con le qualità della
materia, non si può più negare: l’ho scritto esponendo la ipotesi dell’
eso-dinamismo medianico fin dal momento che mi sono trovato di fronte ad azioni
mecca¬ niche a distanza, non altrimenti spiegabili. Questa ipotesi è
apparsa da molti anni ; e non sono cer¬ tamente i novizii, che la mettono
sempre avanti come una invenzione propria, quelli da cui impariamo a valutarla
in tutta la sua arditezza ed estensione. Prescindendo dalle scuole mesmericlie
magnetiche e tluidistiche, la Metapsi¬ chica, dapprima con le intuizioni degli
americani Bovee-Dod> e Grimes, poi con gli effluvii odici del Bar. De
Reichkn- bach, in seguito con le dichiarazioni del Varley e del Cox
LA CONTRO-IPOTESI due psichicisti della prima ora, in ultimo con le
espe¬ rienze più o meno concordabili del Babaddc, del Babèty, dello Joibe, ecc.
e di tutti gli analoghi discopritori di ef¬ fluvi i, di emanazioni, di
radiazioni e di forze nemiche pro¬ rompenti dall’organismo umano, s’è trovata
in possesso, forse troppo prematuro, di una spiegazione pressoché fisiea o
meccanica dei fenomeni di materializzazione. Trascinata di buon’ora su questa
china, la Metapsichica accenna ad incon¬ trarsi in un solo trivio con la
Pneumatologia, creatrice del perispirito o corpo animico ; e con l’Occultismo
teosofico portante con sé il grosso fardello delle sue elucubrazioni sul corpo
astrale, nei rapporti, da un lato col corpo o piano fisico, dall’altro col
piano mentale. È difficile decidere adesso, in una fase cotanto poco
avan¬ zata degli studii di psicologia supernormale, se con tali ipotesi e
congetture vaghiamo tra le nubi e i miraggi della pura fantasia in un aere che
debba rimanere irrespirabile anche alla scienza positiva più remota, o se
erriamo, come naviganti ancora smarriti, in un oceano immenso e inesplo¬ rato,
dove tuttavia arriveremo a prender terra. Io non credo che la esistenza
di forze bio-psichiche, ema¬ nanti dal medium, e organizzatrici di forme
transitorie me¬ diante una aggregazione e direzione intenzionale di circo¬
stanti centri o sistemi di quelle ordinarie forze naturali sotto cui opera l’
universale ed unitaria Energia, contrasti menomamente con le nozioni accertate
o verosimili di cosmo¬ logia, di biologia, di psicologia. Di sicuro, la tesi
non è in opposizione con la filosofia che sento di dover coltivare nel¬
l’intimo dell’animo e professare negli scritti o dalla cattedra, perchè si
concilia con le operazioni logiche della mia ragione e appaga le tendenze
ingenite della mia natura. Qui penso che avesse ragione, a suo tempo, Giovanni
Mabia Guyau quando proclamava l’individualismo della religione: siamo in una
zona del sapere, dove mancano i punti fermi di ri¬ trovo necessariamente
stabiliti per tutti, e dove ciascun pensatore e investigatore s’avvia guidato
dall’indole propria, e assecondando i proprii impulsi. Se così è, e se la
ipotesi della “ teleplastia „,per un po¬ tere organizzatore esopsichico o
psicofisico tuttora scono¬ sciuto, comunque ardita e paradossale, si conferma,
la scienza dovrà aggiungere un anello di più alla serie delle forze na¬ turali,
dovrà prolungare la catena degli eventi cosmici: ecco tutto. È ammesso oggi che
vi sono forze e centri o sistemi di forze nel fatto astronomico, nel fatto fisico,
nel chimico, nel biologico? Ebbene, vi saranno anche nel fatto psichico e
nel fatto iperpsichico. Data la conoscibilità dei fenomeni medianici di “
mate¬ rializzazione „ si tratta di stabilirne il determinismo, cioè come
avvenga Videoplasma. Ma la loro realtà particolare è entrata o sta per entrare
nella massa di nozioni, della quale per la mente umana si compone la Realtà
universale ; e vi entreranno senza portar con sè inutili e premature franine di
ipotesi esplicatrici , senza dense ombre di misticismo°o di mitologia, senza
vaste penombre di metafisica ontologica o panteo-ilozoistica o teofilantropica,
al modo istesso corquale modestamente vi si collocano, ciascuno al suo posto,
tutti gli altri fenomeni ed eventi di Natura. La Personificazione. Nel
caso particolare. Il presentarsi di spiriti materializzati non è
frequente, checché dicano i gregarii. Autorevolissimi teorizzatori e po¬
lemisti in favore dello spiritismo dichiarano candidamente di non averne
veduti, o, se loro sono apparsi, di non escludere il dubbio di un'illusione o
di un inganno. Quanto alla per- somficaz'one, è vero che gli “ spiriti „ la
tentano spesso, si direbbe, anzi, troppo spesso; ma nessuno degli studiosi seri
anche se ammette con Crookes la possibilità del teleplasma integrale e completo
sullo stile della celeberrima Katie Kimi osa scrivere e neanco pensare che il
fatto autentico sia fre¬ quente e facile. L’Aksakoff lo dice espressamente: -
per identificare un fantasma, che si è materializzato sotto i vostri occhi o
che avete toccato, il lavoro critico dev’essere lun- gli issi ino, spietata 1
analisi, sicura la prova. Siamo noi giunti a tanto > No... Ma qui
bisogna procedere ponderatamente e con metodo scientifico, caso per caso. Per
ciò scrivo — NO — in riguardo alla entità teleplasmata da Eusapia per me, alla
quale è mancata definitivamente l’iden- tiheazione. E mi spiego l’insuccesso
come segue. Io non ho fornito inconsapevolmente alla Paladino (fosse in
veglia, in preipnosi, in sonnambulismo, o in estasi) nessun dato informatore;
io non mi sono lasciato consapevolmente s wggoe nessun indizio, nè emotivo
(espressioni organiche reattive), nè rappresentativo (espressioni verbali).
Eroiche essa neppure ha saputo leggere telepaticamente nel mio
io profondo, il suo tentativo di presentazione di un teleplasma o di una
reincarnazione personale è miseramente caduto in rovina. Se tutte le pretese
evocazioni di “ defunti „ identi¬ ficati camminano sulla procedura che a me è
toccata in sorte, la “ pneumatologia „ dei De Mikville e dei Du Pkel, delle
Crowe e dei Delanne, è costrutta sul vuoto ed è fatta di aria: itvfu ua,
itvfuga!! Io ammetterò , bensì , in Eusapia (e nei medii “ materia¬
lizzatoti „ suoi pari) l’eccezionale potere di esteriorare le sue forze
bio-psichiche, sia per agire a distanza sugli og¬ getti, sia per dare origine a
produzioni temporanee agenti in modo tuttora sconosciuto sui nostri sensi
normali : ma l’esperienza che a quest’ora ho acquistato sui suoi fenomeni
mediumnici, mi obbliga a fermarmi qui. Essa proietta le proprie imagini di
sogno, e ne organizza delle forme ; ma il fantasma generico creato da Eusapia,
pur avendo la capacità di assumere vari aspetti o mascheramenti, ha un’ossatura
fondamentale sempre eguale. Per lo più non ha personalità intrinseca veruna ;
raramente giunge a rassomigliare a qualcheduno che fu vivo: ma le
rassomiglianze son sempre dapprincipio scarse e incerte, rarissimamente, e solo
dopo reiteratissima procedura di sviluppo, diventano più numerose, meno sicure
e meno infide. I fantasmi ideoplasmati da Paladino hanno, d’ordi¬ nario,
una impersonalità vaga e confusa. Se nella coscienza del medium non penetra dal
di fuori nessun raggio di luce informatrice o direttrice, essi restano muti,
nonostante il loro affaccendarsi pantomimico. Se nei recessi del suo sublimi-
naie mancano elementi criptomnesici, racimolati dalle rela¬ zioni diurne e
calati laggiù da tempo non memorato , la teleplastia generica non soggiace ad
evoluzione, non si tras¬ forma in qualcosa di più consistente sotto il riguardo
per¬ sonale. E se, come è accaduto con me, Eusapia non indovina i connotati del
fu vivo, oppure se le sue percezioni minime errano o inciampano nell’agguato
dell’investigazione, alla sua coscienza in cerca del punto d’appoggio non
s’affaccia nulla di concreto: e la personificazione risulta un aborto o un
embrione senza carattere. Suppongasi che io fossi arrendevole nell’
accettare l’ ap¬ prossimativa connotazione del segno caratteristico della mia
defunta, passando sopra alla casualità dell’accenno, alla in¬ congrua
intromissione del Vassallo, ai tentennamenti d’Eusapia nel cercarne la sede
sulla mia fronte, alla non precisa ubi¬ cazione del punto indicato. Non saremmo
forse davanti a uno stereoplasma, in cui cominciano a disegnarsi i
lineamenti della persona? Suppongasi inoltre che, anche mancato la prima
sera quel segno, io avessi fornita la seconda sera coi miei moti in¬ coscienti
la informazione precisa delle due cifre domandate (età, numero dei figli): non
si sarebbe avuto un ottimo prin¬ cipio per l’ iscrizione della povera mia madre
nell’ elenco degli spiriti che si sono “ manifestati „ e “ identificati „
? E questa è la credenza nella quale ho lasciato e forse si mantengono i
miei compagni di seduta. Ne chieggo loro, qui, scusa, ma il lasciarveli era
necessario per i miei scopi inda- gatorii: io volevo sapere fin a qual punto il
teleplasma foggiato da Eusapia in forma provvisoria e squallida avrebbe
progredito nella personificazione ; volevo scoprire il processo col quale si
realizza la tanto discussa entità spiritica. Ora, l’esperimento è
riuscito negativo , e sebbene io non ne abbia finora altri da citare in
appoggio della fenomeno¬ logia paladiniana (sulla quale mi baso ed arresto
intenzio¬ nalmente), io son convinto e certo, come ho detto, che con me la
medianità d’Eusapia, pur restando assicurata alla Me¬ tapsichica, è rovinata in
riguardo allo Spiritismo. Forme personali non si plasmano, nè si sviluppano
forse con questa medium , quando non le si apprestano o somministrano i
connotati: quando si sta in guardia, il fatto spiritico puro svanisce, perchè
la identificazione abortisce. Meno male che la mediumnità della Paladino
non si espone alle colossali burle che si leggono avvenire ogni anno nello
spiritismo militante, il quale , fotografando le proiezioni mentali di certi
medi, osa risuscitare i più lontani morti ano¬ nimi, prestando alle imagini del
sogno medianico una fiso- nomia ed un abbigliamento personali ! Che ne sarebbe
di tante evocazioni spiritiche qualora le si sottoponessero tutte ad una inchiesta
severa, come ha fatto la esimia psichicista signora Sidgwick sul ritratto dello
spettro di “ una antica sacerdotessa di Venere in Cipro „ apparsa nel 1891
davanti alla macchina per evocazione del medium Davide Daguid? Si legga il
periodico spiritista “ Lìght „ sul conto di quella presentazione temeraria; era
sicuramente una sacerdotessa di Venere, ma... modernissima! Sicuro: la
medium Pugliese è discreta. Già la sua ignoranza archeologica, storica e
geografica le impedisce siffatti estri sonnambolici, permessi appena alle
veggenti di Próvorst, alle Van Dat ed alle Smith ; siamo con lei in uno
spiritismo che si tiene terra terra, e ci dobbiamo contentare del poco
che la sua fantasia può e sa produrre. — Ma che affettazione, che ricerca
dell’effetto, nel modo di presentarsi di coteste larve di persona ! Gli “
spiriti „ vengono a caso pensato, quando la disposizione della catena e l’animo
dei percipienti sono stati accomodati a puntino affinchè sia ben palese la
sincerità e la potenzialità del medium: qui Eusapia può dar la mano ad
Eglinton. — Ma che compassionevole miseria di contenuto in quelle comunicazioni
dei suoi “ ultraterreni ! Neanco un cenno delle faconde apologie della
dottrina, neanco un rudimento delle iraconde difese della spiritualità contro
il materialismo, come se ne sentono tante dai disincarnati evo¬ cati per opera
degli altri medi superiori! Attenendomi al metodo positivo e discorrendo
in ragione di ciò che ho veduto e investigato, opino che in generale la “
durezza „ (come la chiama Eusapia) dello sperimentatore accorto e padrone di sé
medesimo sia la causa vera del ne¬ gato “ apparire „ subitaneo o del mancato “
svilupparsi „ tanto delle forme o entità aventi alcune caratteristiche per¬
sonali, quanto di quelle più spesso composte di parziali e stentate analogie
(neanco rassomiglianze!) con qualche deter¬ minato defunto. Ora, se
difetta o non esiste affatto la identità personale, che cosa resta delle “
materializzazioni „ d’EusapiaV Tutte queste sue entità semi-corporee, sentile
parzialmente con impressioni malcerte e sconnesse che la fantasia e l'emozione
fondono in un presunto complesso reale, tutti questi esseri anonimi o
pseudonimi degni del sogno di un’isterica, hanno delle impronte psichiche
comuni, dell’ingenuità, della frivolezza, della volgarità, della primitività.
Vi è in tutte un nòcciolo sostanziale : ma le esteriorità che noi sentiamo,
tocchiamo ed udiamo, sono parvenze e maschere. E sono effimere-, durano
solo per quel tanto che durano la scarica esopsicliiea d’Eusapia e
l’atteggiamento attentivo dei percipienti. E non sono autonome: è il
pensiero (subliminale, ma sceso dal superliminale) del medium, che si esteriora
e propaga lungo certe linee di forza ; e i teleplasmi agiscono con spon¬
taneità apparente, come funzionerebbero dei fantocci mossi da fili
invisibili. E non sono preesistenti : ossia non vengono da lontano, nè
per lo spazio, nè pel tempo ; sono “ entità „ create seduta stante, al momento
opportuno, e si dissolvono in nulla quando la loro opportunità cessa. Io
noto al proposito che un certo gruppo di spirito- psiehieisti (il primo,
per data, è il D'Assier), e la maggio¬ ranza degli occultisti-teosofi ammettono
la sopravvivenza temporanea e parziale della “ umanità postuma „, la quale
però, dopo uno spazio indeterminato di tempo, si dissolve¬ rebbe in seno alle
forze cosmiche. Nella generalità dei casi. Leggendo i verbali delle
sedute evocatone e di incarna¬ zione, si è colpiti dagli sforzi che debbono
compiere gli io secondarii del medium (domando scusa, le “ entità occulte , o
gli “ agenti ultraterrestri „ ) per individuarsi, per dar mes¬ saggi personali
ai loro “amici,, sopratutto per provare la loro identità personale. Quasi
sempre quest’ ultima è fornita con “ prove, di una tenuità e fragilità
indicibile: minuzie insi¬ gnificanti, aneddoti generici, fatterelli privi
d’ogni interesse, particolari d’ultimo ordine, che sorprendono l’evocante e lo
persuadono troppo presto dal lato del “ cuore ,, mentre resterebbero
inutilizzabili da quello della “ ragione ,. Nè la fede di un Moses basterà mai
a rinforzare la povertà intrinseca delle ordinarie “ prove d’identità ,. Un
psicopa¬ tologo le direbbe contraddistinte da un “ manierismo , pres¬ soché
puerile, anzi addirittura demenziale! Ma piuttosto che perdersi a smuovere
ricordi indifferenti sommersi nei depositi mnesici dei comunicanti , perchè non
snocciolare alla buona, e fin dal primo apparire, le date e le cifre inscritte
per ciascun cittadino nella anagrafe? L'Hyslop sostiene che anche i
viventi, quando vogliono identificarsi fra di loro a distanza, per esempio
traverso ai fili del telegrafo o di un telefono smorzatore del timbro personale
di voce, scelgono di preferenza particolari di mi¬ nima importanza, presso a
poco come fanno i disincarnati. Egli lo avrebbe dimostrato, ponendo in
comunicazione anche delle persone intelligentissime e coltissime. Ma io osservo
che queste esperienze condurrebbero i comunicanti a dirsi almeno mutuamente il
nome e cognome, l’età, lo stato civile, il numero dei figli, e la data precisa
delle vicende principali della loro vita, quali la nascita, la laurea, il ma¬
trimonio e la morte. Orbene, sono per l’appunto queste le informazioni che
l’immensa maggioranza dei trapassati reduci dall’Al di là si dimentica di
somministrarci ! Gli spiritisti confessano francamente che i disincarnati
penano molto a manifestarsi e che solo dopo sforzi enormi riescono a farsi
riconoscere. La tesi compiacente è che queste pene e questi ostacoli
derivino dal trovarsi essi su di un piano „ differente dal nostro. Ma la
controtesi critica porta a concludere piuttosto in favore del più o meno
utilizzabile, più o meno rapido e più o meno inconsapevole rifornimento di
indizi, segui, connotati, informazioni e notizie relative al defunto per parte
degli evocatori e comunicanti. Gli spiritisti, con a capo il Russell-Wallace,
dichiarano poi che, derivando da esseri disincarnati “ tuttora imperfetti come
noi „, le comunicazioni debbono necessariamente essere fallibili, e perciò da
accogliere sempre con diffidenza. È una tesi di abile rifugio; ma io
controsservo che la fallibilità potrà riguardare le conoscenze astratte che noi
pretendes¬ simo dagli „ spiriti „, non già le notizie più semplici sulla loro
persona. Dove andrebbe a finire , in tal caso , la loro decantata capacità
d’identificarsi? Gli spiritisti rincalzano che la personificazione può
restare imperfetta per lo shock che i disincarnati risentono nel passare da un
“ piano „ all’altro: I’Hyslop, sulle informazioni di Giorgio Pelham (?),
avanza la scusante che essi soffrano di u amnesia „. Ma si vede come l’esimio
psicbicista sia un professore d’etica, non un psicopatologo! L’obblio del
proprio nome, della propria età, dello stato di famiglia, s’ incontra solo nei
più profondi oscuramenti di coscienza; gli alienisti sanno per prova che neanco
i bimbi, gli idioti e i dementi scordano queste loro caratteristiche
fondamentali di indivi¬ dualità. Quando V Ego è disciolto a quella maniera,
come si può più discorrere di personificazione? Ma ecco giungere l'armata
ausiliaria degli occultisti e teo¬ sofi, che nelle loro innumerevoli categorie
di esseri spirituali ultra- preter- super- e subumani , dagli “ elementali „ ai
“ demoni „ ed “ angeli „ della gerarchia astrale e met, astrale, trovano
facilmente l'entità che si incarica di surrogare il fallito disincarnato, e gli
affibbiano la facoltà o il ghiribizzo di simularci da questo lato del “ piano
astrale , una “ rein¬ carnazione „ e di trarci in compassionevoli inganni, lo
cito la tesi, e non la trovo ancora meritevole di esame, nè tanto meno di
confutazione nel periodo attuale degli studi meta¬ psichici: per me basta
enunziarla per vederne la sofistica inconsistenza sul terreno del sapere
scientifico, che è tut- t’altra cosa dalla “ saggezza „ dei sommi sacerdoti
dell’Eso¬ terismo antico e moderno. Bisogna tarpare le ali alla fantasia
che, colpita dalla po¬ tente suggestione del Mistero che si nasconde sotto
queste manifestazioni di forze ignote, perde le staffe e si lancia a corsa
pazza nelle regioni dell'Occulto. Gli spirito-psichicisti sono tratti alle
ipotesi azzardate dalla indole stessa della ma¬ teria che trattano. Io non
parlo poi degli spirito-occultisti e spirito-teosofi : le loro dottrine, per
quanto più coerenti in taluni punti e persino più positivistiche delle
spiritiche, sono in sostanza costrutte di astrazioni insuscettibili di prova,
al cospetto delle, quali il linguaggio metafisico di un Platone di un Leiunitz,
di un Kant, o di un Hegel brilla di una perspicuità incomparabile. Io mi limito
agli spiritisti puri e schietti, dei quali 1 Eusapia Paladino è la pitonessa
popolare e piu consultata. Quando le personificazioni a incarnazione “
oratoria „ sono fallite perchè, con pochissime eccezioni, le dimostriamo com¬
poste di materiali antropomorfici, ma senza alcun valore reale per il progresso
umano, gli spiritisti si appellano all’impene- ti abilità conoscitiva dei
fenomeni tìsici e meccanici del me- diumnismo, giacché, — ci dicono - quelli
là, almeno, non li spiega la scienza, e bisogna riconoscervi l’opera
deH’Oeculto. V iceversa, se le “ materializzazioni „ (personificate o no)
fal¬ liscono, essi si rifugiano nella parte intellettuale dello spi¬ ritismo;
allora buttano a mare i medi a eftetti tìsici, si aggrappano ai medi veggenti,
psicografi ed inearnatori, e si appellano al gran fattore della telepatia. Ed
ecco come. Vi è, essi dicono, la trasmissione del pensiero tra i vivi (e
sia pure, la Metapsichica qui è formata); ma vi è anche quella tia i vivi ed i
morti, i quali agiscono sui vivi suggerendo loro le proprie imagini idee e
ricordi, e con tal mezzo “ co¬ municandosi „ ai terrestri. Nè basta: qualche
teorico passa la soglia,, corre a precipizio lungo la “linea,, e giunto coll
immaginazione all’ “ altro piano „, ipotetizza anche la telepatia fra gli *
spinti „ erratici, ultraterreni, intraplane- tali, pencosmici, ecc., ecc.
Cosicché, se il defunto A , evocato, non sa nè ricorda, invia il proprio
pensiero, sulle ali di sco¬ nosciute ondulazioni eteree od ultra-eteree, a
chiedere le informazioni al disincarnato amico B; e se 71 a sua volta ignora o
ha obliato, cè sempre la iperbolica fila degli spi- V^iVlì ecC' ’■ cos^ Alienti
1 Umanità o la Superumanità dell Al di là, tutta intenta a udire le
evocazioni dei superstiti, desiderosa di farsi ancora “ viva „ con essi, e
accorrente at¬ torno al tavolo delle Eusapie e dei Politi, o (se la grave dot¬
trina spiritica arrossisce di cotali Apostoli!) dappresso ai Moses, alle
Karadje, ai Friese, in cui qualcuno dei sopravvi- venU si incorpora o dal
cervello dei quali invia le onde ultra-herziane dei suoi pensieri. la tal modo
ogni medium Ila il suo romanzo spiritico o spiritualistico, non sempre
interessante a leggersi o a udirsi come quello stampato or ora dal Du Pkel (*
Dos hreuz am Ferner,, Stuttgart, 1901), nè come V Urania dal Flammarion; ma
romanzo di avventure, schema di epopea, intelaiatura di dramma, o spunto di
l'arsa, a seconda della personalità e carattere morale di chi li crea nel
sonnambulismo. Un alie¬ nista che legga le fantasticherie
storioo-indo-astronomico- romantiche della Muller-Smith, non può esimersi dal
para¬ gonarle ai deliri genealogici e palingnostiei di certi paranoici; invito
gli spiritisti a cercare il volume Mémoires dune alièné.e (la Ersilia Rey)
pubblicate dal signor E. De \ akennes nel 1883. Che simiglianza di
imaginazione! Ma l’azione dei personaggi incompleti, sbozzati dalla tele-
plastia d’Eusapia, è semplice, come umile è il suo intelletto : le sue
creazioni hanno sempre un che di fanciullesco che ne tradisce la genesi
psicologica, 11 buon Broi'kebio scriveva che dobbiamo credere che anche le creazioni
di Eusapia siano anime di defunti, perchè “ esse „ ce lo dicono; ma in verità
ce lo dice il suo tavolo o ce lo batte sul dorso, puta caso, uno dei suoi
bracci animici. Nessuna delle prove addotte in fa- vore della loro
personificazione può resistere alla analisi cri¬ tica della metapsichica
positiva. Intanto le illazioni sono queste: I" Tutta la
pueumatologia è adeguata al cervello ed aH’orgnuismo dai quali si crea e si
esteriora ; dal di fuori le arrivano e la rinforzano i contributi dinamici e
mentali dei vivi presenti, ma dall’ Al di là non scende alcuno a dare colorito
trascendente ai “ fenomeni 2° Tutta la psicologia dei fenomeni medianici
è umana, la più umana possibile : le sue apparenze trascendentali sono costumi
da maschera presi a prestito, o direttamente dai depositi mentali dei medi, o
indirettamente da quelli dei componenti il circolo: sono le stesse nozioni e
gli stessi ele¬ menti che troviamo in noi e nei nostri simili vissuti o vi¬
venti, quando ve li sappiamo cercare; e sono le identiche no¬ zioni e gli
identici sentimenti di cui si è intessuta la nostra coscienza superiore o “
sociale „ (come direbbero Mvers e James) nelle vicende della esistenza
quotidiana alla superficie del pianeta. . Io non mi faccio
illusione sui tentativi di spiegazione che si avanzano ; veggo coi lumi della
critica che siamo, ancora, chi sa per quanto tempo ?, in un dominio
prescientifico, su un terreno tutto da dissodare. Ma ammessa la ipotesi
della esteriorazione di forze psichiche ignote , e la loro capacità 1
aggiogarsi al di fuori in centri o sistemi, in cui si con- fnnw tai
"ne ,lma?!ni del nostro pensiero; aggiunta l’altra ipotes!, alquanto piu
prossima a dimostrazione, che codesto pensiero si trasmetta da un cervello
all’altro, sembra a me che si sia a buon punto e ci si incammini su buona
strada, i ce'7ell° u"la"0 e un apparecchio magnifico, il più com-
TeiTa TI qT IEvoluzlo"e organica abbia prodotto sulla vel7n , 1 1 S1K, a
nerv°so ,1ei medi, e soprattutto il loro cer- vello potrebbe, in via di
provvisoria ipotesi, imaginarsi prov- i fimiH dell f aiSS,0?SÌC0l0gÌche
enorrae>nentR sorpassanti , "T* ,delle Scolta ordinane, e per definire
le quali ci aiuta analogia delle forze fisiche, ad esempio la luce. - Da un aio
quel loro accentramento di sostanza nervea, versando Wf 6 con‘lnuo
disquilibrio, diverrebbe un apparecchio in e.- or^IT^'- pr1°,ÌfiZÌOne per
le sue «tesse attività sarei h (snhc™elent*, subliminale); - dall’altro lato,
esso sarebbe uno strumento indiretto o mediato di trasmissione e f' I
u'T6 nnforzata dell« attività d’altri sistemi nervosi ro,Jl7 • fTZ10na"tl
111 raodo sln tonico sotto determinate ter -' !" q“ft0 sens0
soltant°, e a rigor preciso di termini, si dovrebbe parlare di “
medianità In soprappiù delle spontanee facoltà d’ esteriorazione io
paragonerei volentieri i centri cerebrali di un medium’ ad un insieme di
innumerevoli mezzi rifrangenti, traverso i qual, ciascuna imagine, idea e
tendenza dei membri di una catena deve passare per darsi al di là di esso una
forma Wo a;/ U" d,lpress,0c0me accade dei '‘aggi luminosi che, b ,
sando una lente biconvessa, formano nel punto focale un imagine virtuale
dell’oggetto dalla cui superficie sono riflessi. La necessità dei medium per la
produzione dei fatti spuntici è la piu bella scoperta dello spiritismo em¬
pirico e dello scientifico (psichicismo), ma è ad un tempo la H«mdnTDw n
'j°rte- deUo «Piritismo teorico (neo-spiri tua- S” \ ;7u,la dl P'u
materialistico, nulla di più meccanici¬ stico della medianità così
intesa. Genova. LA SEDUTA. Fenomeni
accertati a viva luce. Non siamo più nelle nude e gelide stanze del
Circolo Minerva, ma in un palazzo di via Assarotti presso la la- miglia
Ceiosia, che è tra le più distinte dell'alta borghesia ligure-lombarda ed è
notissima per l’amore della coltura e la illuminata munificenza. La
padrona di casa, signora Carlotta, una delle dame più squisite; il cav.
Domenico, già assessore al Municipio; il figlio dott: Paolo, naturalista
geniale e direttore della superba Rivista di Scienze Biologiche ; il tenente
generale A. Cerbcti [senatore ed ex-sindaco di Genova]; il profes¬ sore P.
Porro; il dott. G. Vacca, studiosissimo fisico-matema¬ tico ed orientalista; il
prof. Giovanni Vailati, acutissima mente di filosofo; e lo scrittore di queste
Note, compongono la assistenza. Si attendevano da Torino anche Cesare Lom¬
broso e Guglielmo Ferrerò, dalla città l’illustre geologo e paleoetnologo prof.
A. Issel, ma iersera non sono intei venuti. Una sala è stata disposta per
la circostanza col tradizionale armamentario del medium. Noto che il gabinetto
oscuro è costituito, cornette casa mia, dal vano di una porta che mette in un
ampio salone di ricevimento, e davanti al quale pendono pesanti cortinaggi di
seta gialla damascata, con in mezzo le tradizionali cortine nere.
Eusapia, che nella sua noncuranza di meridionale e nella vanagloria di “ gran
medium „ è avvezza ad operare, tanto fra il lusso dei saloni più aristocratici
quanto nel più mo¬ destissimo quartino di Napoli, tanto in mezzo a zelanti
adepti di facile contentatura spiritica quanto al cospetto dei più austeri ed
esigenti uomini di scienza, non è per nulla im¬ pressionata da quel gruppo di “
intellettuali - : è invece adira¬ tissima per le accuse di ciurmeria, che le ha
stampate contro un giornale cittadino. Al mio arrivo mi chiama in
disparte e mi avverte che si trova in tm periodo mestruale nel caso che
volessero perquisirla sulla persona... Che le cond rioni SSlSf*'
.8ìsc„„”ST non le impedisce, nè le diminuisce; fors’anK e stato del Della
PaiadÌn0 la --rifa nevrfri N°n uscimmo però jersera dalla fenomenologia
consuetudi dì noritT'll‘1 r-i— » è 1»'“»™»* • STvì mimi n<mz!.
Il programma ne varia pochissimo così che pfccU o ramori lnCa P!'eSta
Dfpprin,a 1 »«>ti del tavolino! i piceni o immoli 10 svolazzare del
cortinaggio i contatti nifi o meno energici e lunghi sulle braccia e
sulta spX dei due v, gUatar., lo spostamento delle seggiole ecc!; in
eguito ta matenalizzazioni P‘Ù C°SpÌ0U° delIa fase in “«ma) alcune
debbo* rilevare * T n- Vf- imPor‘anza Per l’autenticazione aenoo rilevare,
durante l’intiera seduta non siamo mai stati rioni d? “Tohn ’ aMd
reSÌtnd? Vandamente a,,e ora fortemente ^ t ?° te"uta la sala sempre
rischiarata, fnfniln V'6 lamPade elettriche di 16 candele fin totale,
dunque, alla luce di circa 48 candele nominali) ora da ma sola lampada a vetro
rosso, ma di incandescenza tal- suoi raggi** ed*^ ‘Otatrovandomela di
fronte, ero disturbato dai suoi raggi ed ho dovuto mutare d posto. A questo
o-r-idn d; rischiaramento si discerneva Eusapia al fuoTo tofosto I. SVifi
Z ”n mh° m”i * vi.1. KS bianco!* SH CU‘ Sp,CCava a bella P°sta 1111
fi<hù oref'dentfirr ’r S'S0n0 effettuate alcune levitazioni sor¬
prendenti de) tavolino, hno all altezza di 1 m., cosicché pre¬ cipitando poi al
suolo, gli si sono spezzate due gambe A hice moderata, ma con perfetta
visibilità di tutto l’ambiente atatin aP|,a.rse fuon del gabinetto ed hanno
agito su di noi p stat0 : ” .mate'lIahzz.ate- Aggiungasi che il controllo
e stato rigorosissimo da prima tenuto dal cav. Celesta e dal gen. Cerniti m
seguito da donna Carlotta e da me Nel sun° di noi ha scoperto un solo gesto di
Eusapia che po- tesse occasionare sospetti : di certo, essa non si è mai mossa
dalla sua seggiola, nè mai ha potuto liberare le mani per portarsele
dietro il dorso o per attrarre a sè le portiere o per dare a me le impressioni
che fra poco descriverò. Quando, oltrepassata la mezzanotte, alle
dichiarazioni di “ John „ (tiptologiche) che si cessasse per la stanchezza del
medium, si è rotta la catena ed Eusapia se ne stava, al so¬ lito, in quel
torpore e semistupore che la colpisce all’uscire dalla fase medianica, Paolo
Celesia ha tentato un esperimento di vera telecinesia. Recato un gran bacile
pieno d’acqua vi ha messo a galleggiare alcuni di quei piccoli uccelli fatti di
sottilissima cera, e perciò leggerissimi, che si acquistano presso i negozianti
di giocattoli; quindi ha incitato Eusapia a farli movere coll'azione
(radiante?) delle sue mani a distanza. Anche stavolta, in pienissima luce, abhiamo
visto qualcuno di quei singolari galleggianti moversi alla superficie del¬
l’acqua secondo la direzione dei gesti del medium ; e il fe¬ nomeno ci è parso
genuino (cfr. pag. 135). Non debbo però reprimere il dubbio che il moto, avendo
consistito nell ac¬ costarsi degli oggetti alle sponde del bacino , non fosse
causato daìle forze fisiche ordinarie di radiazione termica, di idrostatica e
di capillarità. Ancora delle materializzazioni tangibili e
visibili. Il fatto più cospicuo di ieri sera ha consistito in una
serie di ottime materializzazioni tangibili e visibili, che av¬ venivano in “
trance „ molto avanzata di Eusapia, e che tutta l’assistenza h| avuto tempo ed
agio di accertare. 1. Apparizione di mani e braccia “ fluidiche Una
prima volta, tra le due tende nere, è apparsa una mano biancastra, nettamente
distinguibile per la forma e la mobilità delle dita a contorni degradati : è
rimasta in vista per circa 3-4 secondi. Altre tre volte — mentre io invigilavo
ac¬ curatissimamente a sinistra la medium e ne discernevo la persona a mezza
luce — è uscita fuori dall orlo della gialla portiera una forma cilindrica e
nerastra, una specie di braccio con la mano chiusa e fasciata o nascosta entro
la manica, che si è proteso visibilissimamente l’intenzione di toccarmi,
ma senza verso di me, quasi ave sse raggiungermi.
Apparizione di aua ' forma fluidica [Per la su» configurazione si sarebbe
detto un erussissinm voU -i Tre preCIS0’ dlro che EusaPm
preannunziava ogni volta il fenomeno : questo esclude la frode, inquantochè ad
asseverare che siamo caduti tutti in trappola non c’è altra ■ cusa se non
quella di considerarci in sull’atto imbecilliti vero è che il preannunzio farà
nascere l’idea di una provo¬ cazione suggestiva di sensazioni illusorie ; ed io
non esclu- avrelT m°d° a8Sol“to . codesta possibilità, che, del resto,
aviebbe sempre grande importanza per la psicogenesi dei atti spintici. Ma
aggiungerò pure che la ipotesi dell’illu- lériX mi6 COnh‘addfttii dalla
circostanza affatto ma- mie che chi durante quella materializzazione non si
trovava in situazione da sentirla o da vederla, nè la sentì nè la , '
opPure la dlstlnse. ln conformità delle leggi ottiche di prospettiva in uno
spazio normale a tre dimensioni. lln smanio anche tutti veduto formarsi nel
cortinaggio delle lozze mobili e dei ngonfiamenti estemporanei, i quali,
toccati palpeggiati ed esplorati, Lamio offerto al nostro senso stereognostico
i caratteri morfologici e funzionali di mani e di braccia (staccate) di persone
reali. Si formavano nel vano buio deH’useio e s’avanzavano verso di noi,
separate però da noi mediante il sottile diaframma abituale delle tende nere,
con l'aggiunta delle portiere ; ina percepivamo benis¬ simo che quelle membra
invisibili ci premevano, ci respin¬ gevano, ci stringevano. Le mani che io ho
afferrate e strette tra le mie, erano due di diversa grandezza : una piuttosto
piccola, che avrei detto femminile dalle movenze miti e leziose; l’altra
grossa, maschile nei gesti energici e nelle pressioni vigorose. 2.
Materializzazione di un' “ entità „ personale. Nel mentre che queste
intense materializzazioni si succe¬ devano colpendoci di meraviglia, Eusapia ha
chiesto inopi¬ natamente il più strano dei controlli. Ha voluto : 1" che
le sue mani fossero tenute e strette dalla sinistra della signora Celesia e
dalla mia destra; 2° che la sua gamba destra in estensione stesse appoggiata
sulle due ginocchia della si¬ gnora sino a toccare col piede la seconda persona
seduta in catena (il prof. Porro); 3° che la sua gamba sinistra allun¬ gandosi
restasse collocata sulle mie eoscie e il piede atter¬ rato dal mio vicino (il
dott. Vacca); 4° finalmente, che sulla sua testa un altro dei presenti (Paolo
Celesia) applicasse una mano. Un siffatto modo di procedere era insolito ; ma io
mi son presto capacitato che Eusapia voleva o credeva dare con tale manovra una
risposta ai suoi denigratori. Difatti in quella bizzarra attitudine che pareva
mettere Eusapia in croce, essa è passata quasi fulmineamente in estasi. Era
convulsa e fremebonda; scuoteva la testa di qua e di là, come una grande
isterica in attacco epilettoide; gemeva; pro¬ nunziava frasi tronche e con voee
rauca, ora in tono di preghiera ed ora di paura : la udivamo, non senza un
certo ribrezzo per chi era nuovo allo spettacolo, invocare il suo “ John „ come
forse facevano le pitonesse dell’antico tempio di Delfo verso le divinità
d’Averno, o le streghe medievali nei loro incantesimi verso le Potenze
infernali . Ed ecco che dopo questa strana evocazione — meglio dirò, in
linguaggio fisiologico — dopo questa verace parturizione della ignota energia
bio-psichica che irradia da Eusapia, ecco che io sento avvicinarmisi dal di là
del cortinaggio un'entità consistente e semovente, della quale ho l’impressione
sintetica che sia il cohìa rii n r, « _ percepisco intero, e penso che
h*”n "on lo eflerma che , toJJZS »™„? °J' Ì-PL-^ *-* mai sono
completi : ma pur le sue ,L„h dl .ettl or8'anici. nè essa , mi tocca, mi prende
nel I -ra aol.SC0n0 su di me ; spmge, mi scuote, quasf volesse ÌT!°’ attira>
™ *o- tameuie si esprimesse: — son nu; .Isl ,en sentire e mu- negare. _ I,a
mi;1 • , ' °n ?“»- •» e non mi puoi ?' vota da una partefsi S edÌ‘Utt°i
qUeI Pestio, s”t s ;; - b"s“ • specie di dimostrazione
Jrf^S^eH”Sh ““‘•T06 »> questa 1 occulto agente se era “ persona M,» •
“S1 domandato ai¬ ri sposta convenzionale «fi Tre batti?!'1
a,,Pa,'tenesse stata affermativa. Pernia mnm.ni T S“ 3 mla spalla è corpo, la
grossolanità dei gisti 1« ìa™° ® e ^assezza di quel sita, corrispondevano
ancofa ,l, n e dl °Sni “ffettuo- cedenti, sebbene essa, come ho detto mi ?
?elle pre¬ di caratteristiche personali. Lo «stólto T lTs* ‘,riva il.
fantoccio, su cui si impernia tuttJ ^ C'asa Ce,esia era di Eusapia, e che
verosimilmente i so,nniaz;one metanica pi esentarsi, salvo l'ulteriore sur r ir
semPre d medesimo a « meno personale. Ho poi'irol^°Mmo,,t° in fo^ia più
seduta anteriore a queJnostra iftrof InZT lu la percezione che una forma
te LnUahV bl’°S0 aveva avuta Eusapia corrispondesse a taluni Procreata da
non esprimerò alcun giudizio sulle n^' * S,Uft madre- sono certo che
Eusapif è in m Ji di^ ”1 altrui: P« me, t'Po o modulo, la cui idenESi™
^durre un ectoplasma approssimativa) viene lasciata pero alIa'nT "•
ÌlnPerfetta 6 nerico.6 Que> gabinetto ieiT'L'ano ' II!!?!, f,
bbunTT' ^ niaterializzazione nel f ba avvertito, eJJZio EusaP- » satra la testa
del medium ’ è /„ , / ,?e dl seguito : — quel suo riso sardonico che fi
mediu,!l! » - con Anche in piena estasi non l’abbandnS laaia Persln
diabol'co. sare per ciarlatana at>bandona il dispiacere di pas-
Le forze biopsichiche radianti e l'ipotesi del * doppio ,
bio-psichico. jL — Come forse si organizzano le
materializzazioni. T. Nelle materializzazioni di casa Celesia mi han
colpito con maggiore evidenza due fatti, die trovo registrati in ap¬ punti miei
anteriori. a) E il primo è questo : che le condensazioni di iorza
bio-psichica si formino e si rendano visibili anche in buona luce, laddove si
suppone ed asserisce che soltanto l'oscu¬ rità sia loro propizia. Pur questo è
uno dei tanti punti oscuri e contraddittorii, che macchiano la tela del
dogmatismo Sp Le forme plasmate dalle forze biopsichiche radianti del
medium si procreano, dunque, indifferentemente nel buio o si espandono alla
luce : ora sono impercettibili alla nostra vista, sentite soltanto dalle
sostanze chimiche da cui è sen¬ sibilizzata una lastra fotografica; ed ora
impressionano, come tutti gli oggetti materiali, anche il fondo del nostro
occhio e sono percepite al di la della retina nei centri vi¬ suali del
cervello. Non si vede precisamente il determinismo « scientifico „ di cose
cotanto disparate; nè il contrasto si cancella mettendo avanti la
dissolvibilità 0, per lo meno, la in visibilità degli esoplasmi sotto l'azione
nemica della luce solare, giacché le apparizioni “ spontanee „ di fantasmi av¬
vengono di notte e di giorno, allo scuro ed al chiaro, secondo narrano con gran
lusso di particolari le storie aneddotiche dello spiritismo. Insomma,
s’avrebbero qui radiazioni un po capricciose, che non ubbidiscono a nessuna
delle leggi da noi discoperte nelle altre radiazioni vecchie o nuove, dalle
calorifiche alle elettriche, dalle luminose sideree alle cato¬ diche e
rtintgeniane. b) L’altro fatto risiede nella direzione assunta talvolta
dalle “ forme parziali „ che, materializzandosi, si prolungano fuori del
gabinetto. Non risulta evidente che esse siano in continuità e neanco in
contiguità della persona d’Eusapia ; anzi parventi jersera che si possano
organizzare senza alcun rap¬ porto immediato visibile con essa. Ma quel che è
piu, sembra che si avanzino dalla superficie delle tende del gabinetto
come se penetrassero traverso la stoffa, pur avendo il considerevole
volume di un arto umano. Ciò porterebbe ad ammettere che la materia per lo meno
la tessile, non offra talvolta nessun ostacolo a loro passaggio. Eppure, la
vivace opposizione d Eusapia alle esigenze tecniche della Commissione di Pam
bndge, che voleva circondarla d'una rete a larghe maglie ■ le 5”ll Z“' “ ,kri.medl'
» <• osS,rS"*|l’bo Sa rtl^cTmT klled- proposito. E
possibile, è verosimile la perce^nT de” passaggio attraverso le tende sia
spesso illusoria è "he le rinlTflnate?U'ZZatj fSCano lnvece dalle
fessure di separa¬ zione tra 1 drappi del gabinetto. d II. La limpida
percezione delle mani e braccia che si sono materializzate in casa Cplesia
so<f« ; • • ‘ Llie sono “°donnSio E . PenSÌ!r?,raÌ è rivennIa la
teoria esplicatrice del oppio „ , che potrebbe essere parziale n fof«ìn p . i
• a°tbrn tratterebbe. soltal,to di radiazioni a fascio' bastevoh (R
COTTI 6 ri pr0 UKngaraeDt0am,0’dÌ un * arto piasmatico „ (KiciiEi). vi
sarebbe pur anco la possibilità di un 'emana- ione pm vasta e ad onde più
larghe, cosi da riprodurre e da raffigurare un corpo pressoché intero 1
tome si organizzino codesti prolungamenti parziali e rad riiSrSr ° ~
mt^a,Ì d’Eusapia,^ eoscu e ma u°dTnS°n0 u "rado' non «he
distaili- urne, ma poi d imagmarne un ben intelligibile processo i.
®r "ril S1 direbbe che, formandosi, allunghino d ordinano le membra
normali anatomiche, e cheneporbo ontano le correnti d’innervazione motoria;
avan Lò a c ie e superficie esterne sensibili nello spazio, per lo meno fino ad
una secando le" hne?T? a" af lvita ,loro- P^'e che essa si
effettui «In! 'Za de,terrainate dalla direzione centri- nervoso. Ma non è
sempre cosi: talvolta arto dinamico non costituisce un prolungamento deH'ani-
e°™C<\ P°lch®. sembra uscire da altre parti della persona ff!bLÌ!l
me!3lUni; 6 Pe>'chè, cpiando si forma nel vino del gabinetto e s. protende
verso l’assistenza, appare staccato rXle" e Sott° 11 "*uardo
morfologico, autonomo sotto ^soe cht‘0lr,°-pCOnCeSSa P6r0’ in Via di
ipotesi> ]a radiazione esopsichica, può bene imagmarsi la procreazione anche
di me mitra teleplastiche organizzantisi separatamente lontano dal medium
e agenti nello spazio quali sistemi circoscritti di forze psichiche. 6)
Lo stesso si dee pensare del doppio, dato che ci si arrestasse di preferenza a
codesta ipotesi. 11 più delle volte la forma invisibile o visibile che si
materializza ed agisce, è in continuazione col corpo del medium ; rare volte si
orga¬ nizza a qualche distanza da lui, ed appare allora soltanto in contiguità
col suo corpo, sebbene si possa sempre sup¬ porre un qualche fascio radiante che
serva di impercettibile tratto d'unione morfologica e di tramite per la
conduzione delle linee di forza. III. Ho osservato che gli studiosi,
anche se assistono a se¬ dute d’Eusapia in cui si materializzano fantasmi,
passano con ostentato silenzio vicino a questo fenomeno che pur di tutti
sarebbe il maggiore: o, se ne scrivono, han l’aria di tenere la penna in mano
come un oggetto scottante che li ob¬ bliga a sbrigarsene in fretta. Nei verbali
e rapporti delle Commissioni di Milano, di Parigi, dell’Agnélas, di Varsavia,
di Roma, di Carqueiranne, si veggono apparire i fantasmi d’Eu¬ sapia, ma li si
lascia anche sparire senza considerar troppo il fenomeno. Lo stesso
Visani-Scozzi, diligentissimo nel riferire e acutissimo nell’illustrare i
fenomeni, dedica loro poche righe : è vero però che alle sue sedute si ebbero
ma¬ nifestazioni elementari in questa parte della fenomenologia eusapiana.
Eppure, le materializzazioni sono per lo Spiritismo un elemento di forza; e la
Metapsichica noii può mica pas¬ sarle sotto silenzio, pel pretesto che sono per
lei un imba¬ razzo o un ingombro. Il De Fontenay , che ha scritto un
grosso libro su tre sole sedute di Eusapia (a Montfort-L’Amaury nel ’97), ha
voluto costruire sulle materializzazioni da lui vedute un’ipo¬ tesi
cosmologica, addirittura ! Egli ne trae conseguenze az¬ zardatissime sulla *
Sostanza unica „ dell’Universo, sull’ “ E- tere „ e sull’ “ Energia sui “ Corpi
„ e sulle “ Forze sullo “ Spazio „ e sul “ Movimento vitale „,
conchiudendo alla fine che “ la morte non è che un’apparenza „ .
Credo che convenga essere più modesti: e preferisco associarmi a quanto
egli, in altra parte ben più misurata dell’opera sua, scrive sullo sviluppo del
fenomeno. 1° Generalmente le materializzazioni che si producono vicino ad
Eusapia sono incomplete, non tanto nella forma, quanto nelle loro
proprietà. Le proprietà che da principio si ottengono più fa¬ cilmente,
sono la consistenza e la forza meccanica che ne deriva: in una prima fase però
le radiazioni di forza bio¬ psichica non sono dotate del potere di emettere,
assorbire e riflettere la luce, e perciò restano invisibili. 3°
Ulteriormente si può produrre la pisibililà, la quale però escluderà d’
ordinario le proprietà tìsiche anteriori, cioè la consistenza e la forza meccanica,
di guisa che in codesta fase le forme saranno percettibili dalla vista, ma non
dal tatto e dal senso muscolare. L’ultimo sviluppo è raggiunto quando la
materia¬ lizzazione acquista tutte le proprietà fisiche, la consistenza, la
forza meccanica e la visibilità, questa nei suoi attributi caratteristici di
opacità, di rilievo plastico, di colore (il più spesso bianco o biancastro,
rarissimnmente colorato con ra¬ diazioni fotocromiche dello spettro
solare). Come forse le idf.e del mkdicm si telkplasmano. Sia pur
vero che la congettura di “ forze bio-psichiche ignote „ proiettantisi dai medi
collimi con la ipotesi dell’a- nimismo, quantunque io giudichi che l’nna non
s’adagia perfet¬ tamente sull’altra e che, nonostante le analogie, passano tra
di esse numerose e profonde dissomiglianze. Fatto sta che con essa non ci
allontaniamo molto dai concetti scientifici odierni intorno alle forze
naturali, e che nel dominio delle radioat¬ tività eteree, appena intravveduto
dai nostri occhi meravi¬ gliati, c’è posto amplissimo per qualunque possibilità
natu¬ rale a riguardo del medianismo. 11 grosso vascello-fantasma dell’ipotesi
spiritica qui corre al naufragio : anche se la fo¬ tografia fissa sulla lastra
chimica l’imagine dei teleplasmi medianici, ciò non significa affatto che
quelle impressioni avvengano per la presenza di esseri ultraumani : basta alla
Metapsichica l’idea verosimile di radiazioni umane proiettate dai viventi,
senza ricorrere ai sopravviventi. Radiazioni indeterminate si formano,
secondo A. De Rocbab, attorno al soggetto “ Lina „ quando essa è in istato
ipnotico ; e altri medi hanno fornito imagini sostanzialmente simili. Facciamo
una sottrazione generosa a tutti i capitoli del- I’Aksakoff che si riferiscono
a questa “ fotografia dell'occulto „ ; e prendiamone la parte che forse può
servirci di lume per penetrare nel mistero delle materializzazioni. Sono
molti anni da che il dott. Baraduc proclama di es¬ sere riuscito a dare
sperimentalmente la prova, mediante il suo “ biometro „ (che è una semplice
variante del magne¬ tometro dell’ab. Fortin adoperato in meteorologia), dell’e¬
sistenza di una “ forza vitale „ radiante dal corpo umano, non solo
esteriorizzantesi in modo generico similmente alla luce, ma bensì in forme
precise, più o men vagamente ef¬ figiate in conformità delle nostre
imaginazioni e volizioni. Sarebbero queste psichicone (o imagini psichiche)
suscettibili di impressionare le lastre fotografiche, date però certe con¬
dizioni del bagno sviluppatore. Prescindendo dalle analoghe “ scoperte „ che
ogni di ci vengono annunziate dai fogli americani, ma delle quali poi nessuno
più sente parlare, ci sono stati recentemente saggi di conferma alle “
psichicone „ del Bahakcc; e ognuno vede l’estrema importanza della cosa.
Al Congresso spiritistico il comandante Dagret (== Tegrad) e il Delanne hanno
comunicato di aver potuto fotografare il pensiero. Applicando una lastra chiusa
nel suo astuccio opaco sulla fronte dei medium, essi avrebbero visto apparire
allo sviluppo sulla negativa delle macchie, la cui figura confusamente
assomiglia a quelle che corrispon¬ derebbero ad impressioni sensorie immediatamente
anteriori all’esperienza (p. es., un bastone, una bottiglia) o ad ima¬ gini
evocate col pensiero (p. es., un’aquila). Effetti non dis¬ simili di “
fotografie del pensiero „ avrebbero enunciato il russo Narkjowitz-Jodko e il
rumeno Istrati: quest’ultimo narra di essere riuscito a ritrattare l’ imagine
di un amico che sognava di andarlo a visitare nella sua camera da letto.
Quanto vi sia di esatto e di accettabile in queste straordi¬ narie
comunicazioni, io non so ; ma non vi veggo un tranello, nè un assurdo logico,
nè una inverosimiglianza fisio-psichiea : saremmo, intanto, su di una strada
poco “ spirituale „! Io considero invero che se una lente di vetro mi dà
al suo foco un'imagine virtuale, ben la possa dare anche quell’apparecchio
immensamente più complicato e meravigliosamente organiz¬ zato che è un cervello
umano. In tale supposto , il tele¬ plasma sarebbe una specie di accentramento e
condensamento delle radiazioni medianiche proiettate nello spazio conforme ad
una legge sconosciuta, particolare alle ignote forze bio- psichiche. Io
non reputo poi assurdo che, se un’imagine ottica si proietta come forma
visibile dai centri cerebrali destinati ai depositi dei percetti e ricordi
visivi, non possa con uguale procedimento esteriorizzarsi un’imagine tatto-cinestesica
dalle zone in cui si registi-ano le nostre percezioni cutanee e mu¬ scolari,
cosicché al di fuori la proiezione assuma i caratteri estensivi o spaziali e ci
dia la sensazione di un corpo tan¬ gibile. Ogni imagine, in sostanza, si
proietterebbe dal medio con le sue qualità fisiopsicologiche : la tattile , con
quelle di resistenza, durezza, impenetrabilità e peso ; la muscolare, con
quelle di movimento e di sforzo ; la visiva, con le proprietà di forma per lo
più incolora e di “ fantasma „ ; la uditiva, infine, con le altre di suono e di
voce o * acusma Ad esempio, non veggo ragione per negare in modo assoluto che i
raps, scompagnati da vibrazioni meccaniche di telergia, non possano essere
spiegati con imagini allucinatorie acu¬ stiche semplici proiettate dal cervello
del medium. In questa ipotesi sarebbero anche comprensibili le imagini di
membra e di faccie impresse, mediante ideoplasmi esteriorati pres¬ soché sempre
identici e veramente stereotipi, nelle sostanze molli (Tav. IX“ e X*).
* A questo effluvio di supposti e presupposti sorgono da ogni parte, chi
non lo vede ?, obbiezioni formidabili : ma non c’è ipotesi prescientifica e
neanco scientifica che non ne soffra. Mi si dirà sopratutto : - come spiegare
che si pro¬ ietti un’imagine completa qnal’è quella di una entità per¬
sonale '? Il Dei.anne, prevedendo che i fatti da lui riferiti circa la
fotografia del pensiero darebbero un colpo mor¬ tale allo spiritismo, s’è
affrettato a dire che le apparizioni non sono idee esteriorate dalla coscienza
sonnambolica o magica del medio perchè sono molte; e perchè sono diverse tra
loro ; e perchè riproducono figure a lui e a tutti i pre¬ senti sconosciute.
Nessuna, in verità, di queste ragioni mi par plausibile. a) La
moltitudine delle imagini, che possono sorgere in un cervello d’uomo, è
certamente innumerevole ; ma per suo conto ciascun medium (Eusapia informi)
projetta costante¬ mente un grappo abbastanza limitato di imagini e, quel che è
più, di imagini semplici di forme e di movimenti. Accogliendo per autentiche le
“ psichicone „ del Babaooc, le si vede sempre corrispondere alle imagini
dominanti nella coscienza della persona che le esteriora e fissa sulla lastra
(per es. quella madre addolorata, che proiettava la imagine .
Tav. Calco in gesso dell'
impronta dì “ piede spiritico ottenuta al “ Circolo Minerva , di Genova
nelle sedute date da E. Paladino nelPamio del suo bimbo morto). E a un dipresso
quel che avviene delle idee ossessive e imperative degli psicosici e
neuropatici, le quali acquistano su tutte le altre il dominio in ragione della
loro efficacia e costanza. Le forme ectoplasticbe, come dimo¬ strano le
impronte su mastice effettuate dalla Paladino (e m genere da tutti i medi
plasmatori), olirono quella uni¬ formità che contraddistingue per l’appunto le
ossessioni e i monoideismi. b) La diversità tra le forme materializzate
ed i medi, quando si esca dall’innumerevole torma di teleplasmi anonimi o
informi o “ non sviluppabili „, è dubbia anche pei fantasmi personali
conclamati, persino per quello classico della Katie Della quale leggo,
infatti, nella documentatissima storia del Podmohe, che un osservatore degno di
fede, il Volkmann compagno del Crookes in varie sedute, dichiarò la grande
rassomiglianza tra il fantasma ed il medium (Fiorenza Cook). Figuriamoci poi
negli altri casi, quando i fantasmi appaiono imperfetti, vaghi, a linee
indecise e con “ somiglianze ap prossimative „ ! D altronde, la dissomiglianza
può essere prò' creata con un processo che nulla significa a favore dello'
spiritismo, come fra poco dirò. c) Il terzo argomento torna poi tutto in
favore della mia tesi. Se il teleplasma è irriconoscibile, la cosa non si
ascri¬ verà per questo alla ignoranza od alla amnesia dei presenti: la
irriconoscibilità può benissimo derivare dall’essere il te¬ leplasma un
prodotto di associazioni oniriche fra iinagini originalmente sconnesse di
lineamenti o di connotati. Come le personificazioni del sonnambulismo
medianico, così le grandi materializzazioni sono per ordinario uniformi,
stabili, stereotipe : ciascun medium provoca l’apparizione dì detei minati
spettri. Ciò avviene poiché agli io secondari della medianità intellettuale che
si ripetono ad ogni attacco di stato secondo, fanno parallelo le proiezioni, pur
esse fis¬ sate e sistemate, della medianità organizzatrice. La disso¬ miglianza
tra il medium e il suo effimero “ doppio esopsi- chieo „, analizzato del resto
assai raramente, non è mai stata sottoposta a seria investigazione, e, salvo
per la “ King „ , fu sempre osservata in circostanze tali che si direbbero'
piut¬ tosto di avventura o di spettacolo interessato che di vero espe¬ rimento.
Qui tutto il materiale dimostrativo dello spiritismo ha bisogno d’una revisione
critica profonda, tanto più che le dissomiglianze tra il medium ed i suoi
teleplasmi sono il cavallo di battaglia contro la tesi circoscritta della
radiazione psichica (“animismo»); e le rassomiglianze più o meno sicure di
qualche fantasma con determinati defunti, accertate od asserite da alcun percipiente,
costituiscono l’argomento principe per la tesi dell’intervento concreto di
entità estranee (“ spiritismo „). Su di un tema così dibattuto fra
credenti ed increduli, e con davanti a- me un materiale per novantanove
centesimi, se non più, di origine sospetta perchè creato fuori della scienza
pura dalla fede, dalla buona tede e dall'impressionismo dilettantistico, io non
posso, nè voglio esprimere un giudizio generale : men che mai posso emettere
un’ipotesi die valga per tutti i fatti narrati o intravvisti, ripetuti ad eco^o
documentati, i quali non conosco per esperienza diretta. Ma anche a riguardo di
quelli che conosco per averci as¬ sistito, mi sono convinto della impossibilità
di accordare in un giudizio unanime i temperamenti e le fedi diverse dei miei
compagni percipienti : dimodoché sto fermo alla norma del metodo positivo, e
parlo soltanto di ciò che ho esperimentato e meditato io stesso. E dico :
1° che i teleplasmi parziali e integrali d’Eusapia di tipo non identificato; se
davvero presentano tra loro differenze di forma e di lineamenti e di attività,
lo debbono ad essere creazioni oniriche, ora isolate ed ora reiterate,
costrutte me¬ diante l’associazione di vecchie imagini dalla sua fantasia
subliminale. 2° I teleplasmi antropomorfi capaci di qualche identifica¬
zione progressiva, per la quale assumono a poco a poco fi¬ gure simili ad un
dato defunto, o ritenute per tali, sono il prodotto di una graduale e più o
meno rapida intussuscezione di connotati, secondo il processo che io ho discoperto
nel¬ l'entità che si materializzava per me : un’analisi altrettanto, accurata
delle apparizioni con caratteri di identità condur¬ rebbe, secondo me, a
risultati eguali. 3° Quanto ai teleplasmi che fin dal loro primo apparire
avrebbero caratteri personali immediatamente identificati, certo se ne
raccontano molti esempi ; e ne sa qualcosa chi abbia la pazienza di scorrere le
collezioni della lievue spinte, della Light, della Zeitsehrift filr
Spiritismi^, degli Annali dello spi¬ ritismo in Italia... Ve n’è perfino
qualche esempio nelle sedute della stessa Paladino... Ma prescindendo dalle
apparizioni, in cui è evidente al nostro criterio logico o è stata oramai
provata la frode ; ommettendo le storie inventate o arricchite di tor¬ tuose
frangie dalla caracollante fantasia dei fideisti ; ritenendo che dopo questa
vagliatura, il materiale di cèrnita si riduce a poca cosa, io dico che la
Metapsichica, prima di regredire sull'instabile e mal fido terreno della
dottrina spiritica, ha da percorrere tre buone strade — l’illusione
psico-sensoria dei percipienti : la suggestione mentale (trasmissione del
pensiero, telestesia) : — le allucinazioni veridiche (telepa¬ tiche). E
percorrendole sino al termine, non uscirà mai dal dominio solido e fermo della
scienza positiva e sperimentale. Ora è per di là che bisogna
incamminarci! Satanismo e spiritismo. Quel braccio nero che
si sporgeva minaccioso di tra le portiere di casa Celesia, a qualche novizio,
predisposto alla insorgenza delle paure e credenze sataniche, poteva ricordare
il verso della Basvilliana “ Vuota stringendo la territiil ugna „,
e spingerlo istintivamente verso le spiegazioni mitico-teolo- giche dei fatti
spiritici. E in realtà la fenomenologia me¬ dianica assume talvolta un
carattere ateo, irreligioso, diabo¬ lico... Fin dai primi tempi ■ Arcadici,
nella stessa sua patria Americani, per quanto aperta ad ogni forma ed
espressione di fede religiosa, lo spiritismo si è trovato a contatto e in
contrasto con le religioni positive e rivelate. Esso si imme¬ desimava, a modo
suo, le vecchie credenze della spiritualità ed immortalità delle anime; ma
mutando radicalmente le idee sul destino umano dell’oltre-tomba conforme al
merito e demerito, veniva a sconvolgere le concezioni teologiche intorno ai
rapporti tra Dio, il Mondo e l’uomo; si atteg¬ giava, anzi, a riformatore della
coscienza religiosa e morale. I credenti, i ministri, i preti, i teologi,
i filosofi cristo-spi¬ ritualisti, tutti quelli che videro minacciata la loro
fede, se ne commossero ; e cominciarono a proclamare che le presunte
comunicazioni dell’Al di là erano dovute ai poteri terribili ed occulti dello “
Spirito del male „ o d’altri spiriti suoi emissarii. Poiché da vari millenni
l’uomo, scorgendo il Male nella natura e sentendolo in sé medesimo, è stato
condotto a personificarlo, come ha fatto del Bene : e all’essere che lo
impersona, a questo Anti-dio che pugna con Dio nell’u¬ niverso fisico e nella
coscienza umana, ha assegnato tutte le malevolenze e tutti gli errori, tutti
gli inganni e le men- SKnSSLì vizl e le colpe’ ond’è ricca e tu,'bata la
«» Pel M.se de Mirvillb, per de Moussead, pei pastori evan¬ gelici Cowan
e Jones, per il gesuita P. FRANcoPper il cano¬ nico Savino, e per una folla di
teologi e demonologi arci- vescov. e ministri intransigenti del culto
cristiano? era SaW che muoveva 1 tavoli per far girare le teste, deboli nella
fede dei buon, credenti; era iJ Diavolo 0 "uoi emis saru, spirit!
inferiori, che rispondevano per l’evocato defunto tiss,m, cattolici e protestanti,
era divenuto e tuttodì si con- ®®,nra ®ln0nl,m° dl, sntanisrno Gli
spiritisti hanno difeso calorosamente contro questa vituperazione le loro
predilette dottrine: e negli ultimi tempi si è veduto qualche teologo
sacerdote° istru?^alChe 8Clenzi?*;0 °. medico elidente, qualche (per es il S
mmlT meno «calcitrante nella sua ortodossia difLrp .b0“LBDv Lapponi,
[Stoppani]) abbandonare la tesi tXnt i far- l0rmen° lascia:lil “
uell’onibra,ac tifiche d med, anici , conforme a spiegazioni scien-
cricj° contrari al d\rÌp.etere sgomenti spiritolo- * ci contrari al
preteso satanismo (limando fra i tanti al grosso ,0‘p „ Tournibb,
.U'opracol„ Cavalli). L neanche nn spetta di mostrare in quale maniera
tjZl p 0pere di C,t0'VELI ’ di B™are, CORENl Dtas’ Srao P ’n t1>CSeCC"
81 conciliino con mutue mutilazioni spiri¬ tismo e uistianesimo in genere,
spiritismo e protestantesimo spiritismo e cattolicismo (l’apice dei connubii
ibridi), spiritismo * budd,S,n°’. mTU <ron fucianismo, nell’estremo
Giappone dr.”rorr.dr-che,““,“"i!"ii» »"»»» ss ai
creare o d, scoprire tra lo spiritismo da una parte e XUlt',Sni° ?■ ’•
C°SÌ detto es°terismo dall’altra, tra la teo- rantistà ^vTr 6 ,Inoderno’
0 illuminista od oscu- , idealismo
vecchio o nuovo e il pragmatismo desti e pratici^" ""
trattÌ6ne in C0nfilli Più ">0- laÌl'!.t 8*nt° CLe ,gH .sPir*tisti
dogmatici non si debbono lagnane dell accusa lanciata loro dagli ortodossi di
essere njlì“0ne eoi Diavolo e di lasciarsene fatuamente burlare Sacibre
Si dte T v" * dÌletta troPP° * evocazioni che cbhnia if 2 C le- a
Pang’ V! 8ia una sètta spiritistica cne chiama il demonio a comunicare. A
Lipsia nel 1858 un medium veggente annunziò che del suo perispirito
fluidicò rivestivano esseri larvali, e li disegnò: nelle due figure
che qui riproduco, ognuno facilmente riconoscerà le popolarissime
fisonomie diaboliche che il medio-evo impaurito ci ha tra¬ mandate e di cui ora
sorridiamo con indulgenza. In una seduta, della quale discorse il Dr Bonnet
all’ultimo Congresso spiritistico di Parigi (“C.-rendus,,p. 120), si è
presentato uno.... scheletro! Quanto a noi, abbiamo visto le larve stravaganti
materializzate da Eusapia (Tomo I). Figure spiritiche (diaboliche)
apparse a Lipsia nel '58. (Da A. Bastia»), Orbene : se si leggono
le opere degli occultisti e teosofi si troverà che, in fondo, essi sono più
coerenti degli spiritisti puri o kardecbiani. Questi, non sapendo in qual modo
spie¬ gare le apparenze talvolta bizzarre delle forme materializ¬ zate, le
dicono fantasmi di disincarnati in via di sviluppo : l’occultismo, per contro,
ammette, accanto ai morti che ritor¬ nano, altre categorie di spiriti inferiori
all’uomo, e allora è comprensibile che per schernirci costoro assumano quelle
raffigurazioni diaboliche o gnomiche o larvali. Sarà, se si vuole, un
simbolismo di parata: ossia gli “ elementali „, vo¬ lendo (?) rivelarsi a noi,
sapranno prendere forme accessibili al comprendimento nostro, chè certo nella
loro essenza non possono avere la configurazione organica stabilita dalle leggi
dell’ Evoluzione biologica. Supporlo , sarebbe dar segno di una vera semplicità
di spirito ! Ad ogni modo, c’è adesso un gruppo di spiritisti, che fru¬
gando fra le righe dei libri “ rivelati „ di St. Moses trova qualche oscuro
accenno all’intervento di esseri spirituali di¬ versi dalle anime dei
trapassati. Donde il dubbio che il Gran Maligno, ora nelle sue favolose
personificazioni di Satana, Lu¬ cifero, Belzebù, Azaziele, ecc., ed ora aiutato
dai suoi accoliti Asmodeo, Astarotte, Mammone e simile genìa malefica, esca
dalle tenebre e venga a tormentare i nostri tavolini e a schernirci sotto
parvenze antropo-spiritiche. Così siamo ri¬ cacciati addietro di quattro
secoli, all’epoca in cui G. Bodin ascriveva i patimenti isterici alla
possessione diabolica, e nelle stimmate anestesiche additava, con orrore, la
porta d ingresso dello “ Spirito malo E chi sa che non dob¬ biamo augurarci fra
poco che ritornino un Becker, un Tho- masips, un Wier a liberarci dalla
recrudescenza di queste pazze e puerili fantasie! 4 Come pretendere che
uno psicologo ed un sociologo, di fronte a codesti fatti, non rimangano
impressionati dalle evi¬ dentissime sopravvivenze mentali che illuminano di
luce me¬ ridiana la psicogenesi delle produzioni medianiche ? Non si vuole che
si giudichi acerbamente la dottrina spiritica in- quinata da si fatti regressi
atavici e da superstizioni barba- nche? E allora lasciate in pace il * Gran
Maligno „ ; to¬ gliete dal cuore dello spiritismo tutta la cancrena che lo rode
da anni e lo ara putrefare; e se siete o bramate di essere i pe 1 egri ni della
Nuova Ricerca, cavatevi i sandali cosparsi Scienza6™ mfetta pnma dl
Penetrare nel santuario della Genova. LA SEDUTA
J. Seduta breve, ma espressiva. [Seduta, questa del 213
gennaio, concessa da Eusapia Pala¬ dino per dar prova della sua onestà di
medium in risposta alle critiche dubitative apparse sul giornale genovese
Caffaro ; e peroiò seduta, quasi direi didattica, di dimostrazione dei fenomeni
più incriminati. Ne tacerei del tutto in questa mia opera, non essendovi
apparsa novità alcuna, se lo stato psi¬ chico del medium, la non comune
velocità dello sue azioni medianiche, e la sicurezza di taluni interessanti
fenomeni, non mi dessero occasione di stralciare i seguenti appunti dalle mie
Noie manoscritte di allora. Giugno l!>07). Siamo solo in cinque:
Eusapia ; io; il cav. Furetti ; 1 ietko Gcastavino, direttore del Caffaro-, ed
il sig. A. h erro, addetto all'Amministrazione degli Spedali di citta. E ci
ritroviamo nella deserta e fredda sala del Circolo Minerva, fra il con¬
suetudinario apparato, dove nulla si cambia mai per non sve¬ gliare la
suscettibilità del bisbetico “ John „. e Da principio io e Ceretti sediamo
soli, vicino a,d Eusapia, e avvengono buoni fenomeni tiptici, alla luce di un
becco Auer, con e anche senza contatto delle mani. Ma poi Eu¬ sapia chiede con
voce imperiosa l’intervento dei due ospiti, che si collocano al controllo e più
non lo lasciano durante la serata. I fenomeni non si fanno aspettare : ma al
cospetto di novizii in spiritismo, “ John „ sfila il suo abituale pro¬ gramma
dimostrativo. • cd"i “*“■ »«.- A debole chiarore: — Ancora
levitazioni; moti della tendi vento gelido; toccamente ; sottrazione della
seggiola a un con À 0r^oU8C,tPaa.nbalZÌr’ad,tr.a se^ioladaI Setto. L0”
mento della pesante scrivania e stanno sopra; trasporto d’un campanello
dalla scrivani! a M- ninn ° ’ .°801j-azl0De ed urti d> a|ouni strumenti
(mandolino' tim P A%Zarta&) IT;1;0®0 e dÌ8tantì dallamédimn
appena^ sfiorato" di jnf l^qui'do S^°per^ rirca^S*— c manose**^
,^?o**e^Pane|lo) ttf 1 2 ttszzs&rzz: » ' firndi«E°85pia in Un
accasclamento completo. Gli ultimi due esperimenti, per la loro
semplicità e ner di tfr«adCa<^‘ pienlssimo rischiaramento del locale,
sono ih grande interesse per la ipotesi della forza psichica ra diante. Ecco
come il Guastav.no li descrive: d'azione a diuturna : Prendo il
cimni del favolino “W M 6 lo -euTnel^Xo nei Tavolino. La medium,
giunte le mani ad arco si cTrco1areCasean™aatoe ese8ufndo movimento
semi- Xha centimetri In I°- 6 te?endo '? dita lllla distanza di Pa-
qnilli e amHam ,Ure è. ComP.ieta- ««no tutti attentissimi.'tran- svn i’
an<lamo. ragionando del fenomeno man mano che si per movL^nfo^comu6 -
hSÌ “ttÌm° fr ilttìni('' “cimento poi movimento, u comunichiamo scambievolmente
le imnres sion,, e c, accertiamo benissimo che in quesfopiccofo
X>co 2. Esperimento di azione a distanza : Levata la seduti e
rientrati nella camera degli esperimenti, io e il prof M ci
esperimenti di azioni a distanza 203 avviciniamo
al mandolino e al timpano che pendono all altezza Siile nostre teste; e la
medium, a distanza, stando seduta sulla d «X-ona ci «rida: - Non toc-cote! Non
toccate! — e questi [strumenti, in piena luce, lì sotto i nostri occhi, si
mettono a dondolare leggermente. Indi l’Kusapia s’alza, avvicina la mano ì
mandolino mantenendo uno stacco di cinque centimetri e fa u movimento di spingerlo
innanzi; il mandolino segue he riissimo tale movimento orizzontale, come se
avesse ricevuto ef¬ fettivamente una spinta „. Io ne avevo già osservati
dei consimili nelle sedute ante cedenti. Dalle mie Note particolareggiate sui
fenomeni del- 1-11 dicembre 1901 estraggo la descrizione seguente; 3
Esperimento di azione a distanza : — " La seduta fe finita, ed Eusapia
barcollando s’fe rifugiata in un angolo della sala, dove siede in atteggiamento
di stanchezza estrema, m istato subipnoide, con la percezione confusa, lo
sguardo imbambolato e fisso, la fronte madida di sudore, il polso
frequentissimo: essa è pressoché incapace di pronunciare parola. La sala «
rlsAbiara a da un becco a gas con reticella Auer. Io prendo dalla tavola il
carillon (giocattolo a scatola con ruota dentata che fa scattare delle
laminette metalliche flessibili), e mi accosto al medi invitandola ad
estendervi sopra le mani e a tarlo suonare, hu- sapia sotto l’imposizione del
mio sguardo che la suggestiona, ubbidisce : e dopo alcuni secondi di attesa,
senza che le sue mam neanco abbiano sfiorata la manovella, questa si inette in
moto, e percorre mezzo giro, cosicché dall’ istrument.no escono due o [re de’
suoi suoni caratteristici. 11 fenomeno s’e npetuto .lue altre volte sotto gli
occhi dei compagni accorsi a vedere^L ul¬ tima volta il carillon stava nelle
mani del prof. Pellizzan. Ho misurata la forza occorrente per mettere in
azione la ma¬ novella e l’ho calcolata di circa l)„ di chilogrammetro ,.
In questi effetti telergetici si scorge sempre un subitaneo cessare del
movimento dovuto all’esopsiclnsmo radiante dal medium, il quale sembra
scaricarsi d’ impulso ed esaurirsi rapidamente. Il fatto è sopratutto visibile
nei moti del a tenda nera; questa dapprima ondeggia pian piano, poi sotto
l’incalzare delle ignote forze in azione si agita si avanza e proiettata con
veemenza, e si gonfia a tutela delle invisibi ì forme materializzate nel
gabinetto, mostrandosi resistentis¬ sima per qualche po’ alle pressioni esterne
: poi d un tratto cede e, come una vescica piena d’ana che si vuotasse, si
sgonfia si affloscia e ricade verticale col suo strascico inerte. Non si ha qui
una bella dimostrazione della ongine nervosa della forza irradiata dal medium ?
Le “ entità fantomatiche » scompaiono con lo sgonfiarsi della stoffa. Gli
Sforzi rappresentativi del medium in relazione ai loro effetti.
Jersera lo stato d’eccitazione d’Eusapia mi lia concesso di are agline
interessanti osservazioni sulle sue condizioni osi cluche in rapporto alla
rapidità e intensità dei fenomeni „ ndtà dlìì? Che elk deVe sostenere Per
Produrli in confor mitd, delle sue rappresentazioni interne
colt-itenird'r^,>tentament'e- Era Uerv0sa’ Perrnalosa e n d flt0; S1 aitava
sulla sua seggiola con- nr'rn 0 ,S1 Inter‘-ompeva, dicendosi (da “ John )
stanca e reclinata la testa vi portava la mano in atto di sofferenza
restnief cnVno ^ >,ie"at° co1 sulla tavoli? lava che s ennr ^
Indl 81 scuotev“> « sussultando vo- levache si continuasse, che si
stringesse il controllo- e allora con sfoi zì veementi proiettava la sua
“ fluidità radiante {oriente ' Affa fi*8 P°teVa’, sm?"iava 6 gemeva
come una par¬ torente. Alia fine, spossata, ci ha dichiarato di non poterne
niù f"* d‘ Piant°’ ^ante CKri-’ masta come trasognata,
sembrando non dare ascolto alle ru‘.r,„PZ''diJ“for“ ed1*"«
Obbligatorie pa. nostja sodisfazione per le “ meraviglie „ vedute
lima di assidersi al tavolo Eusapia si mostrava nreoc capatissima: ha voluto
che io le spiegassi i termini scien bigione che*? ™uscoIare’ di rappresentazioni
motorie . di ini- Romeni ed alt" ^ r° tl'°VarSÌ- neUe
Pole">^ sui suoi !“ ! ' ,,a neSll0> como si può ben capire
pensando barazto Ara|della lnasPettata scolara, mi sono cavatHiT
forze nsiX hpPOCO Y*90*?- che si Parli di occultismo, di termi ! Sichiche
ignote, o di spu-itismo: un po’ diffida dei ermini mediammo e medianità, perchè
sospetta che vi sia che le stl io-XèT denÌerazio“® ! ma> in sostanza,
ciò sta a cuoi e è d! essere considerata e trovata sincera VOLONTÀ E
POTENZA NEL MEDIUM durante le sedute. Che anzi, jeri sera, a proposito
del valore spiritistico dei fenomeni eusapiani, è accaduto un latto cu¬ rioso :
Eusapia ha respinto con sdegno l’accenno all’evoca- zione di qualche spirito
famigliare ad uno dei presenti, gri¬ dando che si domandava l’impossibile, che
non era il caso di esaurirla con simili richieste, e che l’assistenza si
conten¬ tasse dei fenomeni quali venivano spontaneamente ! Il suo amor
proprio, punto sul vivo dalle accuse di lrode, diventa uno stimolo per la
medianità in azione : e questo vale a riprova che non è necessario un ambiente
credulo, e neaneo un gruppo cosi omogeneo di astanti, come si proclama, e che
le idee imperanti nella coscienza superiore sono sempre le determinanti delle
scariche d’automatismo, tanto è vero che nella seduta del 26 gennaio non c’è
stato indizio dell’affet¬ tato contrasto tra le due volontà (quella del medium
e quella di “ John „). Inoltre, Eusapia. che pur parla poco, ci ha
mostrato un altro particolare degno di rilievo. Durante l’estasi, e mentre
pareva capace ancora di potenti ejezioni di forza, uscivano dalla sua bocca
queste parole, che già io le avevo altra volta udito pronunciare tronche e
confuse : “ Povera figlia ! Non me ne falò più , non me ne fido più! „ -
Ribellandosi all’invito di pro¬ durre fenomeni eccezionali per meglio
convincere gli scettici, ba anche ripetuto più volte con tono stizzoso : — “
Povera fiqlia mia!... latriate in pace, mia figlia ! , • Naturalmente
queste frasi ed altre consimili che Eusapia borbotta in “ trance , esprimono il
suo timore di un insuccesso per ec¬ cesso di sforzi e consecutivo esaurimento
della potenzialità medianica: figurano bensì dette da “John King „ impersona¬
tosi nella Paladino, ma perla psicologia scientifica esse sono la rivelazione
della capacità che ha il medium di seguire con attenzione le scariche
dell’automatismo subconscio. Se ne cava la illazione che dell’atto medianico
sono necessarie condizioni la volontà di agire (rappresentazioni psicomotorie
intense e chiare) e l’autosuggestione di poter agire (il senti¬ mento di
fiducia nelle proprie forze). L'idea di potere è dinamogena, laddove
l'idea opposta di non-potere è inibitoria: questo si rende palese in tutti gli
individui addestrati a qualche esercizio difficile e straordi¬ nario, ai quali
il fattore indispensabile di successo non è tanto il plauso degli spettatori,
quanto la fede in sé mede¬ simi. T medii hanno lo stesso bisogno: debbono
autosugge- stionarsi per agire, ed è loro nociva la interferenza prodotta da
troppo manifeste ostilità e sospettosità nella assistenza. Io noto a tale
riguardo che l’ingenuità con cui Eusapia accetta la simulata partecipazione
volontaria dei presenti, non torna molto ad onore della perspicacia e intelligenza
che le si attribuisce. Si scorge lo stesso fatto di credulità nei soggetti
ipnotizzabili. In fondo non c’è bisogno di cre¬ dere in poteri arcani per
essere buoni ipnotizzatori; per la stessa ragione, non sono indispensabili nei
formanti una ca¬ tena spiritica particolari stati intellettuali emotivi e
volitivi per vedere ed accertare i fenomeni : bastano un’attenzione sostenuta,
un animo calmo, un diportamento sereno. E con questo si giova
all’autosuggestione della medium, che non ha affatto bisogno, siccome taluni
suppongono, di aver d’attorno a sè dei fideisti e degli scriteriati, nè delle
persone nutrienti per lei una viva simpatia (qualcuno dei percipienti mi ha
anzi confessato di provare ripugnanza al contatto di Eusapia !), nè degli
individui tesi con tutte le molle della loro psichev verso il conseguimento dei
fenomeni. Basta in realtà mostrare l’atteggiamento esterno di volere, e non
occorre l’intensifi¬ carsi reale delle volizioni. A me sembra piuttosto
il contrario: cioè che la medium, quanto più avanza in “trance,, tanto meno
subisca la volontà altrui. Per esempio, ho fatto più volte l’esperienza
di impedire col mio pensiero un fenomeno o di dargli una direzione di¬ versa:
quantunque il mio potere ipnotico su Eusapia sia grande, non ho ottenuto alcun
effetto in antagonismo alla proiezione dinamica prestabilita dalla medium o in
decorso. Dirò, anzi, che a me pure, nel mentre la magnetizzavo e le suggerivo
d’essere calma, è accaduto di sentirmi dire da « John „ (per bocca d’Eusapia):
— * Bette-, per questa rotta tu l'hai ipnotizzata, ma un’altra volta io lo
impedirò. Primati cinque, pròvati anche dieci volte, e non et riescirai ! , . E
un’altra delle frasi stereotipe che escono dalla medium in sonno. Alla
Paladino, per autosuggestionnrsi nel senso di potere, bi¬ sogna l’altrui
contegno apparente di piena fiducia. E aggiungo che mi par difficile e raro si
consegua in un’assistenza, per lo più promiscua, quell'affiatamento di volontà,
che la ipotesi delle azioni psico-collettive o 1 altra dell’ “ armonia o somma-
zione dei fluidi „ debbono logicamente presupporre. Uno sguardo gettato in
fretta sui miei compagni di seduta ini ha permesso di osservare che i loro
sforzi di volontà erano spesso, come in me, affettati di fuori,
superficialissimi di rientro, se pure non sorgeva in essi, come in me, dal
fondo della coscienza una qualche idea di dubbio che avrebbe do¬ vuto
agire in contrasto ed in inibizione dei fenomeni, qua¬ lora la telepatia avesse
sempre e tutta la efficacia asse¬ gnatale da taluni (p. es. dal Podmore).
L’Eusapia, sicuramente, ha bisogno di credersi aiutata e rinforzata dalle
volontà altrui. Allora essa diventa capace del doppio ordine di sforzi dai
quali dipendono le manifestazioni: 1° Intensificazione interna delle
rappre¬ sentazioni. Alla base della medianità, secondo che abbiamo
provato, sta una concentrazione del pensiero. Bisogna che il campo di co¬
scienza si circoscriva per più o meno tempo, e che tutta l’at¬ tenzione si
porti sulle imagini che il medium (a effetti fisici) vuole esteriorare eolia
supponibile radiazione di forza viva psichica. Questo restringimento della
coscienza, che giunge al monoideismo, dà ragione della così detta “ estasi
medianica „ (cfr. nel Tomo (, lo schema di pag. 267). Tutte le categorie
di imagini ed idee sono suscettibili di intensificarsi e di isolarsi nella
disgregazione della per¬ sonalità che contraddistingue la “trance,; tutte, per
un pro¬ cesso anatomo-fisiologico ineluttabile, tendono a trasformarsi in
azione, giacché in ogni nostra imagine ed idea esiste sempre un contenuto
motorio. Pertanto questo contenuto varia a seconda della origine
sensitivo-seusoriale o percettiva degli elementi rappresentativi; e in
relazione a ciò le imagini diversificano nella loro proiezione centrifuga.
Naturalmente le idee motrici sono dotate della maggior forza projettiva : per
esse la concentrazione estatica dei medi può aneli essere parziale e
incompleta, riescendo ogni semplice rappresenta¬ zione di movimento a tradursi
con facilità in impulso ed in atto. La teoria dei moti incoscienti (Cheviieitl)
ha reso popolarissima codesta nozione fisio-psicologica, e non è il caso di
ritornarci su a lungo. Basta una osservazione superficiale su Eusapia
all’opera, per vedere che le manifestazioni mecca¬ niche della medianità (movimenti
e spostamenti di oggetti) non richiedono il passaggio ad un letargo passivo
profondo, ma avvengono agevolmente anche nel sonnambulismo attivo.
S’intende che più forte è l'ostacolo da vincere nella estrin¬ secazione
dell’idea psico-motrice, e più intenso anche sarà lo sforzo di
rappresentazione: ciò è manifesto anche nel di- portamento del medium. Ma per
la generalità dei fenomeni si può formulare la seguente legge
fisio-psicologica: Legge I. Il grado di restringimento dello coscienza dell'io
e l’intensità dello sforzo interno di rappresentazione sono in proporzione
inversa col contenuto motorio delle imagini ed idee da esteriorare. Ne
segue che le imagini di indole intellettuale, come sono le visive (e le
acustiche, così raramente esteriorate), richiedono un’estasi più avanzata: p.
es., le materializzazioni di fantasmi visibili non avvengono se non in “trance,
letargica, giacché si tratta allora di una vera ideoplastia, o radiazione ed
orga¬ nizzazione di imagini aventi un carattere più ideale. Noi ci invaginiamo
con visualità interna una fiamma, un volto, una figura, un’iscrizione, senza
provare in noi nessuna vibrazione percettibile di fibre muscolari, quantunque
alle percezioni ottiche si accompagnino sempre atteggiamenti di attenzione e
minimi moti dei globi oculari e della iride (Helmholtz, Acbert). Possiamo anche
pensare, con udizione interna, a suoni, rumori e voci umane senza palese
partecipazione mo¬ toria dell’apparato organico di fonazione. Ma non sì tosto
pensiamo ad un movimento, l’idea sorge con un prepotente impulso a trasformarsi
in atto. Ecco perchè le danze del ta¬ volo, il suo linguaggio a battiti, i
toecamenti, gli spostamenti di oggetti, le azioni complesse, non attraversano
in idea la coscienza del medium senza destare anche dei moti e gesti
consensuali : ed ecco perchè, al pari della scrittura automatica, essi possono
eseguirsi dal medium in uno stato par¬ zialissimo di disintegrazione della
personalità e di obnu¬ bilamento della coscienza, ma con la coscienza di essere
ancora sveglio. Sono le “idee forze, più penetranti nella Realtà. Si
affaccia qui il problema della varietà delle manifesta¬ zioni acustiche da
parte di Eusapia. Costei parla poco anche in personificazione di “ John „,e a
differenza dei medi ora¬ tori non dà messaggi vocali se non rarissimamente (e,
se¬ condo me, dubbiamente). Si sa che il linguaggio interiore consta, nel più
gran numero di persone, delle imagini mu¬ scolari delle parole o verbomotorie
ìStricker, Egger) e di quelle acustiche o verbo-uditive (Wernicke), le quali
ten¬ dono però a immettersi nelle vie di conduzione centrifuga e a diventare
voce articolata o susurrata. Ad ogni modo, sarei portato a ritenere che in
Eusapia l’endofasia sia debole, e che nel suo pensiero dominino piuttosto le
imagini concrete o prassiche tatto-muscolari e visive. Questo suo tipo mentale
darebbe ragione della indole materiale o meccanica della sua medianità: in lei
i centri psico-motori e i kinestetici sareb¬ bero i più attivi ; verrebbero poi
i centri psico-ottici : in terzo, i centri psico-acustici ; — e ultimi i
centri associativi o logici, raramente e debolmente in essa operosi. '
Dirò al proposito che non si deve supporre che i fatti psichici o interni,
corrispondenti alle scariche automatiche di energia radiante, si localizzino
nei centri cerebrali inferiori anatomicamente sottostanti alla corteccia, ossia
nei grandi gangli mediani e della base (nuclei del corpo striato, talami
ottici, ecc.), dove arrivano le sensazioni grezze e dove forse si formano gli
impulsi elementari. Tale supposizione è contrad¬ detta dalle odierne conoscenze
sulla struttura e sulle fun¬ zioni dell encefalo umano. (Quella teoretica
disintegrazione che contraddistingue gli sdoppiamenti di personalità, le co¬
stituzioni di io secondari, gli “ automatismi subliminali „, tutte insomma le
manifestazioni del subcosciente, non si ef¬ fettua già fra centri
anatomicamente alti (la corteccia) e centri bassi (gangli subcorticali), come
si vorrebbe allegorizzare in una concezione ingenua e primitiva del fatto
anormale, o isterico o medianico che sia: — essa può avere effetto, e realmente
lo ha nel più dei casi, se non sempre, fra i centri per cosi dire paralleli
della corteccia, fra le zone psicosen¬ sorie e psicomotorie da un lato, le
associative dall’altro, op¬ pure anche Ita le contigue e congeneri zone di
associazione. Localizzare l'attività radiante a dati organi cerebrali, e
ne¬ garla o limitarla ad altri, sarebbe presentemente un errore fisiologico; e
i psichicisti di talento che teorizzano intorno al subietto, ad es. il dott.
Geley (L’étre subconsci fati; Syn- thèse du spiritisme), se ne guardano bene,
dimostrando con ciò di possedere un più profondo comprendimento del dina¬ mismo
cerebrale che non quegli alienisti che localizzassero le allucinazioni e la
telepatia ad isolati centri psicosensori ! Se il medianismo si intende
spiegabile con la teoria del subcosciente rinforzata dall’ipotesi
dell’esteriorazione di ef¬ fluvi dinamici, se insomma esso risulta dalla
facoltà di rea¬ lizzare ed organizzare al di fuori le imagini ed idee depo¬
sitate nei centri psichici, l’esercizio progressivo di questa facoltà tanto più
esclude le operazioni della coscienza vigile o superiore, quanto più intimo ed
esteso è il lavoro che deve compiere il cervello per rappresentarsele. 2°
Badiazione della forza bio-psichica. Tutto il contegno di Eusapia in
seduta dimostra che per pro¬ iettare dai centri rappresentativi Timagine o
l'idea-forza che si realizza all’esterno, essa effettua uno sforzo fisiologico.
Ho già detto dei movimenti manifesti o latenti che accompa¬ gnano i fenomeni
meccanici : queste scariche di innervazione motoria sono generalmente in
proporzione colle resistenze fisiche che la medium incontra (leggi di inerzia e
impene¬ trabilità della materia, di gravitazione, di equilibrio dei corpi,
ecc.). La tensione dei muscoli si associa a reazioni svariate, a congestione
del viso, a contrazione delle palpebre e delle labbra, a turgore del collo,
ecc. Sono desse che danno alla fisonomia d’Eusapia l’espressione singolare
colta dalle nostre fotografie istantanee (v. Tav. II*); si direbbe una donna in
atto di spremere qualcosa dal suo corpo, e i suoi atteg¬ giamenti di sforzo
hanno un che di convulso, quasi di epi- lettoide. Ma bisogna non restare
ingannati dalla espressione di smarrimento che sulle negative assumono gli
occhi del medium e dei formanti la catena accecati dall' improvviso lampo dol
magnesio. Ad ogni modo, dallo studio compara¬ tivo degli atteggiamenti e
diportamenti d’Eusapia Paladino durante la provocazione dei fenomeni medianici,
parmi che si possa formulare una seconda legge fisio-psicologica : Legge
II. Oli sforzi fisiologici (muscolari, vasomotori, secretori, ecc.) di
esteriorazione sono in rapporto diretto con le resistenze fìsiche da vincere
nello spazio esterno. Da ciò consegue che, tra tutti i fenomeni di
medianità, le telecinesie e le teleplastie tangibili e attive hanno,
d'ordinario, un corteggio più palese e più materiale di reazioni fisiolo¬ giche
; e sono caratteristiche degli stati di dormiveglia, di preipnosi, di “trance,
sonnambolica o attiva. Laddove le tele- fanie, siano luci semplici, siano
materializzazioni visibili, importano reazioni fisiopsicologiche meno
estrinseche ma più profonde, e fini, e silenziose; ossia si producono preferibil¬
mente nell’ipnosi letargica o passiva, allo stesso modo delle personificazioni
complete (fenomeno completamente subiet¬ tivo), da cui è nata la parte
intellettuale dello Spiritismo. Fenomeni di telestesia. 11
conte De Roohas, accanto alla esteriorazione della mo- tricità (cui
attribuisce, in massima, i fenomemi medianici ca¬ ratteristici di Eusapia),
dichiara d’avere scoperta anche quella della sensibilità. E la descrive
all’incirca. cosi: In un certo numero di soggetti la sensibilità disparsa
du¬ rante il sonno ipnotico [o magnetico, o medianico] dalla su¬ perficie del
corpo, si ritrova al di fuori del loro corpo soma¬ tico; e il magnetizzatore
può accertarsene con vari processi. Un primo strato sensibile segue i
contorni del corpo per uno spessore di 3-4 centimetri. Attorno ad esso si
scoprono altri strati equidistanti, separati da intervalli di 6-7 centim. e che
si succedono fino a 2-3 metri. Spingendo la ipnosi più lontano, gli strati
sensibili si condensano su due poli di sensibilità, l'uno a destra, l’altro a
sinistra del soggetto. Alla fine questi due poli si riuniscono, e tutta la
sensibilità del soggetto si trova riportata, come un abitò su di un manichino,
su di una specie di vero fantasma capace di allontanarsi agli ordini del magnetizzatore
e di traversare gli ostacoli materiali conservando la sua sensibilità.
Se queste “ scoperte „ dell’esimio psichicista francese fos¬ sero
confermate (e il dott. Joikk pensa che già lo siano), si avrebbero dati
preziosi per ammettere gli sdoppiamenti di persona, non soltanto psicologici o
interni, ma somato- iisiologici o esterni. Ne sarebbero anche illuminate certe
an¬ tiche e non credute osservazioni dei mesmeristi e magnetiz¬ zatori, certe
vecchie e derise esperienze dei dottori Bourhit, BcitoT e Luys sulle azioni a
distanza delle sostanze chimiche e medicamentose; ma, in particolare, se ne
avvantaggerebbero le asserzioni dei discopritori dell’ “od „ (De
IIeiuiienbach), delle “ correnti biologiche polari umane „ ICiiazarain e Dècle)
e dello altre analoghe “ radiazioni „ o “ forze neu- riche „ (Barèty, Bahaduc,
[Bettinelli], ecc.). Ma si teme da molti che il De Rociias sia stato
vittima del suo eccessivo zelo di studioso. A parte l’ipotesi della frode, che
infirma ogni capitolo e ogni paragrafo della Meta- psichica, c’è sempre da
dubitare della connivenza incosciente e dell’autosuggestione dei soggetti, ai
quali (come io rilevai nelle mie lunghe esperienze sulla fascinazione e
sull’ipno¬ tismo) non par vero, nella docile condizione di mente in cui cadono,
di seguire la direzione delle idee preconcette e in¬ consapevolmente
manifestate dal loro “ magnetizzatore È difficile trovare un campo scientifico
dove si investighi tanto male, anche da psicologi e da alienisti di gran fama,
come questo della psicologia supernormale: moltissimi “ sperimen¬ tatori „ si
conducono durante 1’* esperimento „ in presenza dei soggetti come se questi
fossero assolutamente insensibili e come se la loro coscienza neanco ai margini
fosse in grado di accogliere percezioni! Inoltre l’elemento, non mai
eliminabile per intero, della suggestione mentale, dovrebbe met¬ tere maggiori
freni alla smania di dedurre e di teorizzare. Riducendo le straordinarie
affermazioni del De Rochas al nucleo di verità positive che indubitabilmente
racchiudono, io credo che sia necessario, davanti ai fatti mediumniei di
Eusapia, ammettere la possibilità di un’esteriorazione anche della funzione
sensitiva. a) Anzitutto, per ovvie ragioni anatomo-fisiologiche, sempre
la sensibilità accompagna e segue la motilità. — Un braccio dinamico che si
prolunga nello spazio reale (non in quello imaginario a quattro o a
«-dimensioni !), e che vi pro¬ duce degli effetti meccanici, deve naturalmente
supporsi anche fornito di sensibilità tattile, muscolo-tendinea, osseo-arti-
colare : altrimenti non sarebbe in grado di compiere atti di presa, di
sollevare oggetti in relazione al loro peso, di collocarli allo stesso posto ;
nè saprebbe agire con quella fi¬ nezza e destrezza che esigono i toccamenti, le
strette di mano, il maneggio di strumenti, ecc. Capisco che simile
asserzione appaia paradossale : ma non veggo come si riescirebbe da alcun
fisiologo ad ideare privo di°sensibilità un arto inorile dinamico o triàdico
che eseguisse le telecinesie di una Eusapia o di un Home. b) In secondo
luogo, vi sono le osservazioni dirette sul medium in azione, quando volendo
produrre un dato feno¬ meno a distanza, dichiara di incontrare ostacoli e
resistenze. _ Questo fatto è chiarissimo nelle impronte su plastilina.
Noi abbiamo, per es., sempre collocato i vassoi con la materia pa¬ stosa
dentro il gabinetto nero prima dell’arrivo d’Eusapia, che non ha avuto quasi
mai il mezzo di vederla e di tastarla ; eppure, molte volte, accingendosi a
produrre le famose im¬ pressioni di mani e di profili, essa ha esclamato : — è
dura! e troppo dura! — Ed era vero; o perchè mal preparata, o perchè induritasi
troppo presto, la nostra plastilina non offriva piu la malleabilità
conveniente, per cui la impronta non riusciva o restava superficialissima ad
onta degli sforzi di Eusapia. Si è pure veduta una controprova di codesta
telestesia nel caso opposto, quando cioè la pasta era troppo molle e si
attaccava attorno all’arto immessovi entro : Eusapia se ne ac¬ corgeva. Ora,
ciò porterebbe a credere che essa percepisca coi suo! prolungamenti “ animici „
le proprietà fisiche della ma¬ teria. Lo stesso fatto si è, invero, verificato
quando volen¬ dosi ottenere dei getti di mano in paraffina, il medium si è
lagnato che la sostanza fosse o “ troppo calda , o “ troppo raffreddata! In
terzo luogo, abbiamo l’esperimento diretto da me compiuto sulla iperestesia
tattile e dolorifica a distanza del braccio sinistro di Eusapia (cfr. TomoI, p.
248). A. De-Rochas, che mi ha preceduto in questa indagine, ne ha arguito che
anche Eusapia in istatodi “trance, sia circondata da uno strato di sensibilità
esteriorata. Certo, la prova ha condotto anche me ad eguale congettura [Di poi,
in altre sedute lad es., in quelle del giugno 1902), una puntura di spillo è
stata av¬ vertita da Eusapia a circa tre centimetri dall'avambraccio (coperto
dalla manica) e a cinque o sei centimetri dal dorso della mano sinistra (nuda)
|. S’intende che ho fatta la prova a sua insaputa : or bene, io ho visto in
Eusapia le reazioni nor¬ mali al dolore fisico ; ha scostato vivamente l’arto,
ha emesso un piccolo grido, e si è volta a guardare con sorpresa verso il punto
cui si dirigeva il mio spillo in aria. Però a spiegazione del fenomeno
può anche valere la ipotesi che non la sensibilità di Eusapia si esteriori, conforme
alla ipotesi di De Rochas, ma che si acuisca in essa la facoltà di percepire le
radiazioni degli oggetti materiali appuntiti, par¬ ticolarmente dei metalli.
Senza dubbio l’organismo vivente av¬ verte le azioni elettriche, le magnetiche,
le meteoriche, in più delle caloriche e delle luminose ; nulla ci vieta di
credere che esistano condizioni eccezionali di sensibilità a riguardo delle
altre molte e indeterminate forze naturali ignote. Una “ me¬ tafisica „ nel
senso letterale avrà il suo parallelo preciso in una “ metabiotica „ ed in una
“ metapsiehica ,, senza ne¬ cessità alcuna , per la nostra mente, di uscire dai
limiti e dai poteri della Natura. Genova. LA SEDUTA Ai
fastigii della medianità Eusapiana L II luogo e le persone. Con quello
che io passo a narrare, noi saliamo ai fastigii della medianità d’Eusapia
Paladino. Nessuna delle numero¬ sissime sedute date dalla celebre medium
napoletana in Italia e all’Estero — giudicandone dalla ricca letteratura che la
riguarda — ha mai offerto fenomeni ectoplastici così vari e intensi come quelli
del 1° marzo 1902 in casa dei signori Avellino, in Genova; mi dicono che lo
stesso cav. Chiaia ne ha ottenuta appena una consimile. E se non fosse che sono
certo di quanto i miei sensi hanno percepito, non crederei a me stesso!
Il solo difetto di questa fenomenologia da strabiliare è che si sia verificata
presso una famiglia che aveva qualche relazione con Eusapia, e senza quell'uso
di apparecchi au¬ tomaticamente registratori, che taluni si augurano a garanzia
della verità e a salvezza della Metapsichica dai sarcasmi degli increduli.
Sicuramente, sarebbe stato meglio che Eu¬ sapia avesse prodotto le apparizioni,
non in un’ “ agape spi¬ rituale „ (secondo la classicheggiante terminologia
usata dal conte De Szapary nel 1854!), ma davanti ad un areopago di tisiologi e
di dotti sperimentatori, per esempio nell Istitnto Internazionale di Psicologia
a Parigi, o in uno di quei La¬ boratori! ideali di “ ricerche psichiche „, che
già si proget¬ tano, e forse saranno ultimati e pronti fra poco. Ma
bisogna per ora adattarsi al principio _ teorico difeso dagli spiritisti, che
vogliono attorno ai medi un ambiente omogeneo e ad essi simpatico. 11 Gyel
scrive che le condi¬ zioni perchè buoni fenomeni si producano, sono abbastanza
« delicate — un’assistenza preferibilmente di sei a dieci persone; un gruppo
possibilmente composto per metà di UNA SEDUTA FAMOSA uomini e
per metà di donne; la passività degli assistenti; l’armonia dei loro pensieri;
— e per la sicurezza dei feno¬ meni non la oscurità, ma una luce moderata, ed
un gabi¬ netto nero appositamente confezionato (Essai de rev. gin. du Spir.,
1898). Orbene, in casa Avellino eravamo in regola. Gli ‘assistenti erano
nove: quattro membri della famiglia, cioè il padre ultrasessagenario signor
Giambattista, la madre signora Rachele, il figlio Felice e la figlia signora
Adele, che «ode di qualche facoltà medianica: io; il dott. G. \ en- zano! il
signor E. Bozzano ; il signor Montaldo, segretario al Municipio, buon
conoscitore in materia e ottimo dilettante fotografo ; e la sua consorte
signora Attilia,, gentildonna assai colta , scrittrice di cose pedagogiche ,
poetessa, e pur essa buon medium (scrittura automatica): tutti, me
escluso, armonizzati dall’esercizio e dall’annuenza alle pratiche
spi- ntLa presenza dell’elemento femminile, e sopratutto di due signore
provatamente fornite di medianità, era già un proba¬ bile fattore di successo.
Inoltre, c’era in Eusapia Paladino la migliore disposizione: per lasciare buon
ricordo del suo sof'dorno in Liguria, aveva annunziato una seduta piena di
manifestazioni straordinarie Che anzi, in una serata anteriore, “ John „,
bussando al tavolo, non solo aveva so¬ lennemente promesso di manifestarsi “ in
forma visibile ma aveva fatto intendere che con lui sarebbe venuta 1 altra sua
figlia „ (Katie King !): all’uopo indicava le condizioni della seduta. Nè erano
mancati < conforme a notizia perve¬ nutami in maniera confusa) altri accenni
a qualche cosa di specialmente interessante per gli Avellino. Non è questo un
indizio delTazion© d©lla volontà del^ medium . Veramente, questa
preparazione apriva il varco ai soliti dubbii; ed io non ho aderito all’invito
senza esitazione, nè ho assistito a quelle “ meraviglie „ senza una certa
appren¬ sione di essere caduto in un agguato d’Eusapia. tuttavia, la conoscenza
personale di chi componeva la riunione, la seve¬ rità del controllo che avrei
praticato , 1’ accurata ispezione del luogo e del suo arredamento prima e dopo
della seduta, mi garantivano, con ragioni d’ordine morale e materiale, contro
l’inganno. Ci troviamo in via Cuftaro, al terzo piano del n* 29, cioè ad
un’altezza di almeno 12"' dalla strada. F. quando io arrivo, nulla è
ancora pronto : non si sa neppure in quale stanza ter¬ remo la seduta, e me se
ne lascia la scelta in tutto 1 alleggio. Prescelgo la sala da
pranzo perché, come mostra la pianta, tolta di mezzo la tavola, rimane uno
spazio sufficientemente largo davanti all’unica e larga finestra, in cui il Dr.
Venzano Pianta della sala da pranzo di casa Avellino, in Genova,
dove si tenne la seduta. [5I\ M!. M3, indicano le diverse situazioni, in
oni mi sono collocato du¬ rante le prandi materializzazioni di fantasmi che
descrivo nel testo. L'aste'riseo * indica la posizione della lampada a paz. Le
sbarrette nere indicano i punti dove si formavano i fantasmi].
rapidamente costruisce sotto i miei occhi il gabinetto nero, chiudendo con cura
persiane invetriate ed ante, inchiodandovi sopra una coperta di lana di colore
scuro, e attaccando due striscie (nuove) di pereallo nero al pendone. Nel vano
che ne risulta trasportiamo una branda comunissima di ferro, lunga 1“,75, larga
75 eentim., e con un materasso, pure prescelto lì per lì, ne facciamo un letto
da campo sul quale dovrà cori¬ carsi il medium. La figura mostra la
disposizione del nostro gruppo lassamente “ incatenato , in faccia al
gabinetto, durante il periodo delle apparizioni. Quando avrò soggiunto che la
lampada a gaz, con reticella Auer, sospesa nel mezzo, è stata sempre accesa e
solo se ne abbassò la fiamma a seconda del bisogno, avrò anche fatta
l’esplicita dichiarazione che nessuno dei fenomeni è av¬ venuto al bujo: tutti,
si badi bene, tutti si sono presentati in discreta luce; taluni, per di più, in
vivissima illuminazione. Non ommetterò il particolare che prima di
assiderci, Eusapia {che durante i nostri preparativi mai è entrata nella sala)
si sottomette in una camera vicina ad un esame minuto delle signore : queste le
fanno spogliare e ne ispezionano con com¬ petenza muliebre la veste di lana
bleu, la camicetta di flanella rossa, la sottana e il corpetto di flanella
rosa, le mutande in lana rosa, le calze di cotone nere, la bianca camicia.
Nella unica tasca della veste c’é un fazzoletto bianco già adoperato : nulla,
dunque, di sospetto che ricordi lontanamente i fantocci dipinti sulle sottane
della Williams (Lkymarib) [o nascosti entro la poltroncina speciale di Eldred
IAbr. Wallace)]. Eusapia si è rivestita sotto gli occhi delle signore Avellino
e Montaldo, che non l'hanno mai lasciata un solo minuto e 1 accompagnano poi
nella sala dove ogni cosa è pronta. Eravamo tutti in grande aspettativa,
e questa non è an¬ data delusa. Se le apparizioni che i miei occhi hanno veduto
dovessero restare col battesimo che fu loro dato sul momento, la storia dello
Spiritismo avrebbe in casa Avellino ripreso e riattaccato il filo genealogico
(o psicogenetico?), dal quale nei misteri dell’Altro mondo sono ancora
vincolati i membri della spirituale famiglia dei “ King „ originaria dell’ Ohio
! I Alle ore 22,05 ci sediamo in catena attorno al tavolo, e a luce
normale cominciano le esperienze. 1. Il controllo e le prime scariche di
“ me¬ dianità lo mi metto al controllo di sinistra; e poiché sono
preavver¬ tito della straordinarietà di ciò che sta per succedere, invigilo con
cura ancor piu grande del solito. Durante la primissima fase della seduta, noi
conversiamo ad alta voce intorno al re¬ cente smascheramento dell’Anna Rothe,
il medium prussiano dagli aranci. Eusapia ci ascolta con la massima
indifferenza, come se quell’argomento bruciante non la riguardasse : mi ac¬
corgo che è distratta, concentrata, coll’occhio fisso e la fiso- nomia
immobile. Ben presto cominciano gli sbadigli e gli stira¬ menti premonitori
della “ trance „ : le sue mani tremano nelle mie, le sue gambe fremono contro
il mio ginocchio, tutto il corpo passa rapidamente da una specie di tremore
epilettoide ad una rigidità catalettiforme (catatonica). E dalle 22,10
alle 22,20 si scatena sotto di noi una irruente fenomenologia tiptica. Il
tavolino non si muove, bensì si sbatte e sbalza in aria con veemenza, dandoci
Io spettacolo di alcune straordinarie levitazioni a gran luce e dove ogni
gherminella è impossibile. A un tratto — sono le 22,21 — Eusapia ritira
vivamente la mano e il piede dal uno controllo, si alza in piedi con aspetto
trasognato, e come presa da irresistibile impulso si dirige verso il gabinetto,
ne scosta febbrilmente le cortine disordinandole, e si butta sul lettuccio con
tanta violenza da smuoverlo dal suo posto. Mai io l’avevo veduta in una crisi
cosi rapida e profonda; e poiché per rimettere tutto in ordine abbiamo dovuto
sollevarla, farla alzare ed uscire gemiti e suoni inarticolati di malcontento
uscivano dalla' sua bocca. Sorreggendola a stento, l’abbiamo ridistesa sul
materasso, con la testa verso il pianoforte e i piedi verso 1 uscio d
anticamera; impersonandosi allora in “ John ci ha ingiunto con voce rauca e
intercisa di legarla : alle nostre proteste di piena fiducia, essa ha risposto
smaniando e but¬ tandoci le sue scarpette, che si è levate stizzosamente col
tallone di un piede applicato contro l’altro. Guardandola in quelle smanie, mi
son ricordato delle Pitonesse, che gli storici antichi ci descrivono invasate
dall’estro apollinèo e che i pittori hanno disegnato con figure di
convulsionarie. E anche un sono venute in mente le crisi delle donne isteriche
d’at- torno al mastello del Mesmkr, pieno d’acqua e di misteriosa limatura di
ferro, che parlava con tanta forza alla loro ri¬ scaldata imaginazione. Tutte
queste condizioni abnormi del Sistema nervoso hanno tra di loro estrema
analogia. Ma dovendo obbedire alle insistenze del medium , Felice
Avellino ed io abbiamo proceduto alla sua legatura. Mi si vorrà credere sulla
parola se affermo di averci messo del- ìmpegno, approfittando della pratica che
in tal genere di operazioni ho acquistato nei Manicomii, dove purtroppo,
per le malintese economie delle Amministrazioni, che ci fanno curare e
custodire i pazzi in locali disadatti e non ci prov¬ vedono di un personale
sufficientemente numeroso e istruito, noi alienisti italiani siamo stati
costi-etti per tanti anni a lodare e ad augurarci l’umanissiino sistema del no-restraint,
ma intanto a fissare in letto o in poltrona i nostri ammalati. Adunque,
la fissazione del medium è stata eseguita nel modo seguente con due lunghe
funicelle dello spessore di mezzo cen¬ timetro : - 1" Una è dapprima
annodata alla sbarra laterale Come è stata legata la Paladino la
sera del 1° marzo 1902 (vista in sezione trasversa). [L’L»'', le due
sbarre laterali del lettacelo ; MM'. il materasso, su cui giace Eusapia ; T. d.
E. P. , il giro della corda attorno al tronco della medium; Bdf, É&, i nodi
attorno ni due polsi]. della branda, poi è girata attorno al tronco
d'Eusapia, indi allacciata all’altra sbarra che accosta il davanzale della fi¬
nestra: tirandola verso di noi, la avvolgiamo ed annodiamo at¬ torno ai due
polsi ; infine, la passiamo nuovamente sotto la sbarra esterna, e qui ne
lasciamo pendere i capi per poterli all'uopo sorvegliare (v. tìg.); — 2“
l’altra fune è al medesimo modo girata ed annodata attorno ai malleoli, con i
due capi pur fissati prima e dopo alla traversa di fondo della branda.
Debbo però dire che i quattro capi delle due funi non rimasero in vista, nè
furono tenuti da noi durante i fenomeni, ciò che intendo fare se avrò occasione
di ripetere queste esperienze di gabinetto e ciò che consiglio agli
sperimentatori successivi. Ad ogni modo, la nostra legatura assomigliava
a quella che trovo descritta nelle esperienze sul medium Sambor (* Ann.
So. psych. ,, '99. p. 360), ed io son sicuro che Ensapia era so¬
lidamente fissata: in quelle condizioni, poteva tutto al più alzare il dorso
del materasso per soli 10-12 cent., ma non vol¬ tarsi, tanto meno sedere sul
letto : alle mani ed ai piedi le era impedita ogni sorta di movimenti
sospettabili dai molti e stretti nodi, sotto ai quali io non son riescito a
passare la punta del mignolo. Finita la legatura, ci disponiamo tutti
seduti di faccia al ga¬ binetto, scegliendo ciascuno di noi il posto che più
gii aggrada, e formiamo due file (v. p. 216). Quella anteriore è composta da
Avellino padre, da Venzano, da me, dalla signorina Avel¬ lino e da Avellino
figlio: in quella posteriore, siedono il signor e la signora Montaldo, la
Avellino madre e il signor Bozzano. Cosi mi vengo a trovare nel bel mezzo della
catena, quasi sotto la lampada a gas, di cui abbassiamo la fiamma fino a lasciare
un mite rischiaramento della stanza: io faccio tosto una esperienza elementare
di fotometria, e provo che a quel grado di luce riesco a leggere i più piccoli
caratteri (corpo 6) di un giornale, a vedere l’ora sul mio orologio da tasca, e
a discernere nettamente i chiaroscuri delle incisioni e fotografie appese alle
pareti. L’assemblea era libera: sede¬ vamo senza tenerci per le mani ; solo per
comodità nostra le appoggiavamo sulle seggiole dei vicini : per di più potevamo
alzarci e muoverci per la stanza, senza alcuna ingiunzione contraria di
Eusapia. La medium napoletana ha dunque più sicurezza di sè che non mostrino
nei loro spettacoli a paga¬ mento altri grandi medi a materializzazioni
(massime Ame¬ ricani) ; costoro esigono un’assemblea fiduciosamente immo¬ bile
e “ incatenata „ sulle seggiole, e i loro “ spiriti-guide „ vietano
espressamente, per bocca del medium o per quella del “ conductor „
(impresario), qualsiasi tentativo di avvici¬ narsi al gabinetto o di toccare i
“ fantasmi Disposti nel modo suddescritto, attendiamo in silenzio per un
buon quarto d’ora. Dapprincipio non scorgiamo altro che qualche fugace moto del
cortinaggio, come se nello spazio circondante la Eusapia si svolgessero delle
ondulazioni aeree: per tre o quattro volte le tende si sono gonfiate e hanno
sventolato alternativamente a destra e a sinistra, un po’ sopra al livello del
corpo disteso d’Eusapia; pareva che una per¬ sona le spingesse e le sollevasse,
quasi per far entrare la luce. Poi d’un colpo il tavolino, che per ordine di “
John „ avevamo lasciato in mezzo al semicircolo, ha sussultato, ha
Morseli,!, Psicologia e Spiritismo, II. Tav. XI.
Primo fantasma materializzato da Eusapia la sera del 1" marzo 1902
nella seduta di casa Avellino in Genova. (Disegno di A. Bkkisso da
un mio schizzo a lapis). XjA prima apparizione
221 dato un sobbalzo e si è messo a danzare senza che
alcuno 10 toccasse. Per tre volte l’a-solo coreografico del mobile si è
effettuato davanti ai nostri occhi stupefatti a quella no¬ vità, che non
potevamo, certo, attribuire ad uno stratagemma : 11 tavolino stava
discosto dal gabinetto, e neanco il lungo strascico delle nere cortine ce ne
nascondeva o ne accostava i piedi. Ad ogni buon conto, per cerziorarmi della
cosa sono corso a perlustrare: il medium giaceva lungo disteso sul lettnccio,
in semi-ipnosi, in rigidità catalettica, e 1 nodi eiano intatti. una
pfmsa d,Qn aUr0 quurt0 d’ora, durante la quale noi, un po’ impazientiti,
scongiuravamo il buon « John „ di manifestarcisi. Dal gabinetto giungeva al
nostro orecchio il respiro cadenzato e affannoso di Eusapia; la sen¬ tivamo
gemere e lagnarsi a bassa voce, come di chi dor¬ mendo facesse un bratto sogno.
Guardavamo con ansia muta or qua or là, verso la fessura mediana e verso i lati
del cor¬ tinaggio, non sapendo se e dove e quando sarebbero apparse le Monne Ma
il tavolino ha battuto i quattro colpi che significano — parlate! - e noi per
obbedire ci siam messi a discorrere, tutti, alla rinfusa, producendo il
chiaccherìo stupido tanto caro a “ John „ in certi momenti. Pero il di¬ scorso
era fiacco; e di quando in quando si ricadeva, per l’attesa, in silenzio.
2. La prima apparizione. A un tratto - erano le 22,50 — le tende
nere si sono allontanate l’una dall’altra nel mezzo, ed all’altezza di
1"\60 circa dal materasso, a 2 m. dal suolo, si è presentata proprio in
faccia a me una prima “ apparizione „. Ecco in qual modo la descriverei secondo
le mie immediate percezioni visive . I. È una giovine donna, della quale
si vedono la testa, le spalle e la metà superiore del tronco. Ha colore
biancastro e mi fa l’impressione di non ricevere soltanto i raggi lumi¬ nosi
del gas, ma di possedere forse essa medesima una certa luminosità che
paragonerei ad un pallidissimo chiarore lu¬ nare. Però è sbiadita, a contorni
alquanto confusi, a linee indefinite; direi che si mostri attraverso una
nebbia: in basso si sperde in una specie di sfumatura. Un turbante di véli le
avvolge la fronte e i capelli appena visibili presso rim- pianto delle orecchie
: un’altra benda le gira attorno al collo e ne copre anche il mento , a un bel
circa come usano le Turche; a me pare che la benda arrivi fino alla
bocca. Del viso rimangono pertanto scoperte la zona sopraccigliare della
fronte, gli occhi, il naso, le guancie, raffigurando così una bavutta „ o
maschera veneziana all’inverso. Il corpo è pure avvolto in una stoffa
apparentemente di sottilissima trama, come un velo bianco che le si panneggia
sulle spalle e attorno alle br accia (non discernibili). La testa sembra più
grande del naturale, ma forse tale grandezza dipende dallo spessore dei veli;
sta piegata alquanto verso la spalla destra in atteggia¬ mento di dolce
rassegnazione. Gli occhi mi paiono velati, nè posso distinguere se ci guardino
o no; i miei compagni però 10 affermano Tav. L’apparizione è durata
in queli’immobile attitudine per circa 15-20' ; ma avendo io esclamato che non
potevo di¬ stinguerla bene a causa delle bende e dei capelli che mi parevano
ombreggiarla, essa ha portato ambedue le mani fino all’altezza dell’orecchio e
con un gesto grazioso si è disco¬ perta un po meglio il viso ; poi ha
leggermente inclinata la testa in atto di grazioso saluto ; infine, sfumando
abba¬ stanza rapidamente, s’è dileguata. Mentre essa era visibile,
abbiamo avuto il tempo di comu¬ nicarci le nostre impressioni; ce ne segnaliamo
a vicenda le particolarità, ne discutiamo la grandezza del viso, l’espres¬
sione degli occhi, la posizione e' i giri dei veli: e correg¬ giamo l’un
l’altro i nostri apprezzamenti. È una figura carat¬ teristica che mi sembra di
riconoscere issofatto, e invero odo vicino a me susurrare un nome celebre nella
storia dello spiri¬ tismo . Kutie King „ / Intanto è certo che noi tutti
vediamo 11 simpatico fantasma sotto un aspetto medesimo, quantunque con
quei lievi dissensi che ingenerano la evanescenza dell’ap¬ parizione, la
differenza delle acutezze visive, e la nostra col- locazione di prospetto o di
fianco. Mi si dice che nel salu¬ tare la giovane abbia anche inviato un bacio e
che se ne sia sentito il suono ; ma io non ho visto nè udito ciò. La
seconda apparizione. ■ S‘ dl,S™teva ,aucora sulla figura, e il tavolo,
riprendendo i suoi balli solitarii , partecipava secondo il suo muto lin-
guaggio alla nostra conversazione, qnand’ecco, alle ore 23 una seconda “
apparizione „ e sempre nel vano del gabinetto! subito dietro le cortine, che si
sono sollevate nuovamente, ma ad un’altezza maggiore (2m.-2m. 20) dal
suolo. Moksklli, Psicologia c Spiritismo , li. Tav.
XII. Secondo fantasma materializzato da Kusapia la sera del 1°
marzo 1902 nella seduta di casa Avellino, in Genova. Disegno di A. Beiusso
da un mio stilizzo n tapi») II. Questa volta è la figura di un
uomo; ne sono vi¬ sibili, come della prima, la testa, il collo, le spalle, la
parte superiore del torace. Anch’esso appare di color biancastro, ma, a differenza
della giovine, non lo direi luminoso per sè, quan¬ tunque un astante, a me
vicino, gli abbia attribuito un po’ di chiarore; però ne distinguo benissimo la
morfologia. È un, vero gigante, di statura alta, di corpo vigoroso,
dall’ossatura potente . ha la testa molto voluminosa ; la faccia è larga e a
zigomi forti, col naso grosso e corto, rincagnato; ha barba che sembra folta,
corta, ispida e ricciuta: le spalle quadre e robuste; il collo toroso; il petto
ampio. Un velo del solito tessuto “medianico „ gli ricopre capo, viso e barba;
e della stoffa si scorgono ai lati del collo le pieghe, come avverrebbe d’una
pezza di garza applicata ad una persona o, meglio, ad un busto di materia
plastica. Ciò nonpertanto due dei presenti (Bozzauo e Venzano) dicono d’averne
intrawisto il color bronzato del volto (Tav. XII"'). Anche il
secondo fantasma, restando in vita per 1’, ci ha dato il tempo di giudicarne la
fisonomia e persino di di¬ scutere se non fosse , finalmente , la figura
tradizionale di “ John King Ci è parso che ci salutasse con movimenti
espressivi del capo; poi si è dileguato rapidamente, prima rendendosi incerte
le linee facciali, poi sfumando nei contorni fino ad essere sostituito dal nero
sfondo della finestra. Le cortine si sono riabbassate, e qualcuno di noi ha
udito un batter di mani provenire dal gabinetto ; ma io non ho avuta questa
percezione. Mi sono invece levato in fretta e son corso a verificare lo stato
della medium ; giaceva sempre distesa, in semi-letargo, ansimante e sudante, e
sempre solidamente legata. Ma poiché si lagnava di avere i polsi indolenziti
perchè troppo serrati, ne sciolgo non senza difficoltà i nu¬ merosi e
complicati nodi, e cosi, liberatele le mani, la lascio legata soltanto pei
piedi e pel busto. Però non sono tornato al mio posto di mezzo. Quivi in¬
fatti i raggi luminosi del gas, cadendo perpendicolarmente, si riflettevano
sulle mie lenti e mi abbagliavano; perciò ho esclamato che desideravo poter
guardare senza quell’ineom- modo, e tosto la voce fioca ed alterata di Eusapia
(imper¬ sonatasi di nuovo in “ John? „) ha ordinato che il Numero Cinque
mutasse di sedia. Mi sono allora portato a sinistra mettendomi ultimo della
prima fila davanti a Bozzano e ac¬ canto alla signorina Avellino (v. fig., p.
216). La terza e la quarta apparizione. Rilatto così il semicerchio
dell assistenza , abbiamo visto ed udito nell’angolo in semiluce il coperchio
del pianoforte aprirsi e rinchiudersi automaticamente; io, che gli ero tanto
vicino, non scorgevo alcuno che lo alzasse ed abbassasse. Ma quasi nello stesso
tempo uno dei presenti raccomanda a tutti di guardare da quel lato. Quivi
infatti, un po’ in alto dal piano-forte, sullo sfondo abbastanza chiaro della
parete, una figura sporge la testa dall’orlo della sopratenda fiorata della
finestra. III. — Chi si mostra è una persona manifestamente fem¬ minile,
giovane, di grandezza naturale: io ne scorgo la testa, il collo, la spalla
destra, piccola parte del petto, ed un braccio: quest'ultimo spenzola, a così
dire, dall'angolo del coperchio del piano e non sembra completo ; è floscio,
come se la ma¬ nica non contenesse il membro anatomico. La figura pare a me
abbigliata in costume orientale ; una benda le gira più volte attorno al capo
in forma di turbante (però meno vo¬ luminoso di quello della precedente
figura): un altro velo nasconde ai miei occhi il suo mento e la parte inferiore
della faccia; una fascia le si avvolge attorno al collo e mi fa l’ef¬ fetto di
ricadérle sul seno a mo’ di sciarpa. Il volto mi appariva nudo solo nella
zona mediana, che va dalle arcate sopraccigliari al labbro superiore; io non
distinguevo bene la bocca, e a prima vista non avrei potuto farmi una idea
esatta della fisonomia. Questa non si disegnava nettamente, come sarebbe
avvenuto di una persona viva affacciatasi o di un fantoccio esibito a quel modo
dal ga¬ binetto ; e per quanto le linee fossero regolari e meno neb¬ biose che
nelle due apparizioni di mezzo, anche la terza figura mi diede l’impressione di
non so che di incompleto e di non pienamente formato (v. Tav. XHI).
Tuttavia debbo riconoscere una notevole differenza fra i fantasmi ; alla luce
moderatissima della stanza il viso di questo non era biancastro, bensì di
colorito naturale : direi inoltre che la benda a sciarpa aveva striscie
trasversali più scure; le sopracciglia, gli occhi, il naso si disegnavano con
riflessi d’ombra, come può darli una persona reale di carne ed ossa che venisse
illuminata un po’ di traverso. Aggiungo che l’apparizione doveva essere solida,
opaca, inquantochè la sua ombra si proiettava distintamente sulla parete: io
notai che arrivava fino ad un almanacco attaccato lì appresso, e che
Morselli, Psicologia, c Spiritismo, IL Tav.
Terzo fantasma materializzato da Eusapia fuori del gabinetto medianico la
sera del 1“ marzo 1901, in casa Avellino, a Genova. (Diseguo di A.
Bkrisn» da uu mio schizzo a penna). seguiva i moti della testa. Inoltre la
figura aveva le qualità ottiche del volume; i diversi piani della testa davano
sulla mia retina la impressione di una forma tondeggiante, mentre i due spettri
precedentemente apparsi sullo sfondo mi ave¬ vano dato quella di essere in
piano e quasi senza spessore. La terza apparizione è rimasta a guardarci
per alcuni se¬ condi, si è inchinata due o tre volte, e poi si è ritirata al
modo istesso d’una persona viva, ossia senza propriamente dileguarsi ; ma ci ha
lasciato al solito il tempo di apprez¬ zarla e di scambiarci le nostre idee: io
ho segnalato, tra altre cose, le somiglianze turche del suo
abbigliamento. Qualcuno nuovamente pronuncia il nome di “ Katie King „,
sebbene vi siano differenze tra la prima e questa figura. E come se si volesse
risolvere il quesito vediamo far capolino una seconda volta, dopo dieci minuti
circa, la testa bendata che di nuovo ci rivolge la faccia. IV. — Anche
questa volta l’apparizione misteriosa sembra incompleta nel corpo e nel braccio
destro che tocca il piano. Mentre la testa, involta da fascie che la ingrossano
oltre misura, presenta i particolari della realtà morfologica, la parte
sottostante non appare interamente formata ; si sarebbe detto che le stoffe
della veste fossero vuote per di dentro. All’opposto i tratti e contorni del
viso mi appaiono meglio disegnati, la pelle ha colorito naturale, gli occhi si
fissano su di me ; ond’io, colto da un subitaneo impulso di curiosità, mi levo
e mi avvicino a soli 75-80 cent, dalla figura, e at¬ tentamente, fissamente la
guardo (v. Tav. XIII). Non c'è dubbio: i lineamenti della faccia che
stava sotto quell’ ampio turbante, quantunque discernibili, non erano netti e
ombreggiati come mi si sarebbero mostrati quelli di un vivente a quella breve
distanza: gli occhi stessi, pur pos¬ sedendo uno sguardo e pur dando qualche
riflesso brillante nella cornea, sembravano annebbiati nel loro disegno. Tut¬
tavia, ebbi tempo di notare alcuni particolari antropologici : la testa mi
risultò alta sotto l’acconciatura, il volto appariva giovanile fresco e di
forma ovale, il naso fine, l’attacco naso¬ frontale di buon tipo, la fronte
tenue e liscia, la rima pal¬ pebrale piuttosto grande, l’espressione sorridente
ed amabile. Il tronco era fasciato da bende di un tessuto più spesso d’una
garza, più sottile di una battista. Per accertarmi e sempre per meglio
analizzare le mie sen¬ sazioni, mi son rivolto in fretta e ho fatto un
raffronto con Che a quel grado ^ lice mi davano crii ggetti reali guardo
con eguale intensità i volti dei coni- pagm piu lontani da me, e li discerno
nettissimi, con spie- reTelto lra‘ A| mi° appre™, ‘he poneva anche essere
smalto da un toccamento, la figura non s’è mossa fiUfT . Cl-e 10 mi Sla
avanzato due volte, non ha mani ’ festato alcun timore. E mentre io,
meravigliato ma nn, srir?"” ■? Tmi“ri*' — i» A” \°z rnJT? f tt
braccl0> 1° ha agitato due volte lentamente come fosse una sciarpa in atto
di saluto, cosicché ho visto che terminava quasi sfrangiato; e alla fine s’è
ritirata. Io ritorno con la massima prestezza a verificare la medium "
™ e 1^> da impietosire; e la ritrovo n0n mTni f ,P°f. come io l’avevo
lasciata, ma con un au- S strettii noÌeTÌ: !, P°'SÌ S°n° °ra fondati da
cani intoS A c°rda’ e questa è rifissata coi suoi p i terno ed esterno alle
sponde della branda T a io die- !,at“.ralme“te lo stupore
dell’assistenza; ad ogni mode? riessendo a s^d ^ EuSapÌa queI,a tortura,
Tnon m a ntn i\ 1 colle mie dita, chiamo Avellino olo per i I busTo
6 gambe’ D0Ì la '«mo fissai a sedere ì ass.,cunaij10 P*rò che non può
levarsi .ed .re, e tanto meno in piedi sul malfermo lettuccio. 5.
La quinta e sesta apparizione. di rimessici in circolo, siamo
spettatori questa via i Cl? P’U Eristica apparizione; anzi seguente: S°D°
dU6’ 6 SÌ P^entano nel modo La cortina si riapre, e in alto, sempre a 2 m
fo’ Pa?ment<J’.COmpare una figura che all’istante ho giudicato ricnL VeCCba’
™ Che P0i’ meglio fissando su lei f L occhT riconosco per una donna dell’età
tra i 40 e i 50 “anni I ó orlai da t6Sta 6fle circonda il volto una
specie di cuffk la lucetel i, stnscierella di stoffa increspata, della quale
luce del gas rende discernibili colle ombre regolari lo piccole pieghe; ma non
distinguo i nastri di color rosa che fraTpresenti S°l̰ SeC0?d° le dichiarazioni
d’ateuio ciò nonnorfwIV r3 è qUalche P0’ «™ebbiata; veggo il nrnfil i
totche ! Ilneamenti sono scarni, il naso piccolo profilo alquanto volgare, e
che la parte superiore del busto Morselli, Psicologia e Spiritismo,
It. Tav. XIV. Quarto e quinto fantasmi materializzati
da Eusapia la sera del 1“ marzo 1902 nella seduta in casa Avellino, in
Genova. ( Disegno di A. Bekisso da miei schizzi A matita). è
ricoperta da una specie di scialletto {fichu) a cocche so¬ vrapposte sul seno
(v. Tav. XIV). Quella figura non risveglia in me e negli altri astanti
nessun ricordo personale : io mi sovvengo d’una vecchia nobile prozia materna
che ancora viveva quando ero scolaro, e che portava una copertura consimile del
capo; ma il fantasma non le si assomiglia, è assai meno attempato, e ha
piuttosto l’aria di una fantesca. La visione è però assai meno chiara delle
precedenti, quantunque non traspaja coperta dal solito velo medianico.
Mentre stiamo dissertando sull’apparizione di quella donna a tutti sconosciuta
ed emendando a vicenda le nostre descri¬ zioni e interpretazioni del fenomeno,
ecco apparire dalla destra della donna (cioè alla sinistra dell’apertura) un
altro fantasma ancora meno formato, agli occhi miei, dei precedenti. Dal
mio posto lo vedevo di fianco ed un po’ di scorcio; era una forma rotonda, che
si è avanzata a celarmi la faccia della donna, le si è avvicinata e se ne è
scostata per tre volte. Aguzzando la vista ho riconosciuto l’occipite di una
piccola testa di fanciullo, dai 3 ai 4 anni, coperta di capelli corti e tosati:
ne scorgevo il vortice. Ma quel suo triplice movimento mi sarebbe restato
incomprensibile, perchè il viso rivolto in lii mi sfuggiva, se dalle
esclamazioni dei compagni situati a destra del circolo, e quindi in condizioni
propizie per meglio osservare, non avessi saputo e capito anch’io che nell’atto
il piccolo fantasma baciava vivacemente il fantasma maturo, il quale si chinava
per ricevere quei baci. In sostanza, era una affettuosa scenetta di famiglia,
che il sigr Montaldo ha tentato di cogliere con la fotografia. Mi si è
poi detto che del fanciullo si vedeva da destra anche una parte del corpo
fasciata dalle tipiche striscio di tela fine e bianchissima ; ma in complesso
tanto le due fi¬ gure quanto la loro mimica sono state percepite con minore
precisione delle quattro antecedenti. Da ciò e dai gemiti di Eusapia era ormai
palese che si doveva purtroppo interrom¬ pere la serie delle “ apparizioni „ ;
la voce piagnucolosa di “ John „ chiedeva pietà per la sua “ povera figlia „ e
alle 23,35, rotto il circolo, siamo penetrati nel gabinetto. 6. Fenomeni
terminali. Lo stato del medium, dopo tutte quella imponente feno¬
menologia, merita stavolta un cenno particolare. Eusapia giace immota ed
inconscia : il polso batte 94 volte al minuto, ed 'e duro e teso come se
l’arteria stesse per Scop¬ piare ; il respiro è anelante ; un sudor freddo le
imperla la fronte e le inumidisce le palme; le guaucie cascanti, gli angoli
della bocca abbassati, il naso profilato danno al suo volto un aspetto
invecchiato ed una espressione quasi cadaverica (facies ippo¬ cratica dei
medici) : le membra in risoluzione palesano la perdita enorme d'energia che
tutti quegli sforzi medianici hanno pro¬ vocato. La trasportiamo fuori a braccia,
e la adagiamo com¬ pletamente letargica su di una poltrona. Quando
Eusapia cade in attacchi cosi profondi di “trance,, ne esce sempre in uno stato
compassionevole. Se durante il periodo sonnambolico, di “trance, attiva, essa è
in grado di svolgere dai muscoli una forza non comune (e lo pro¬ vano le”
strette dolorose che infligge alle mani e alle dita dei vigilatori), invece al
cessare del periodo passivo, contras- segnato dalle maggiori materializzazioni,
l’ esaurimento è tale che manca perfino durante un certo tempo quel ri¬ sveglio
dell’attività esteriorante da cui s’originano i fenomeni elementari di
telecinesia già descritti. Eusapia, di certo, non simula agli occhi di un
neuropatologo esperto ; la amiostenia dà alla sua andatura un tipico aspetto
atassico-paretieo, le gambe affaticate le si piegano sotto, il tronco si
inchina, perchè i muscoli dorso-lombari non la sor¬ reggono più; tutto il corpo
si accascia, cosicché è costretta ad” appoggiarsi al muro o ad abbandonarsi sui
vicini, che la portano di peso sino alla prima sedia sulla quale si butta
scompostamente. La faccia pallida, le palpebre semichiuse, l’occhio smarrito,
la voce semispenta, la parola tronca e inintelligibile, il cardiopalmo,
l’affanno, il pianto a singhiozzi, completano il quadro ; e questo stato non
dispare che len¬ tamente. È occorsa quasi mezz’ ora prima che Eusapia ri¬
prendesse sufficientemente i sensi. Jersera pensai di sfruttare
nuovamente l’occasione che mi si offriva di saggiare la telecinesia in quello
stato intermedio tra sonno medianico e risveglio, che giudico costituisca per
sè solo una garanzia fisio-psicologica contro la bugia. Depongo sul
tavolino, in mezzo alla stanza, un bicchiere, un campanello di bronzo, un
quaderno di earta; e condottavi l’ Eusapia ancora barcollante, insisto perchè
li faccia muovere senza contatto. Essa allunga, trasognata, le mani tenendone
le tei.f.cinesie vere e false palme a 10-12 centim. dagli
oggetti; e poco dopo noi scorgiamo il bicchiere moversi e scostarsi
all’indietro percorrendo sul piano un certo tratto, come se venisse respinto da
una forza invisibile. L'esperienza non si è però ripetuta, e tentata tre volte
anche col campanello, non ha avuto esito, il che esclude l'allucinazione! Ma la
esclude ancor meglio il fatto che volendo noi ottenere da Eusapia la identica
azione telergetica sul qua¬ derno di carta, essa dapprima ha tentato di
attrarlo per “ forza magnetica „, poi, non riuscendovi, ha gestito vivamente
come per respingerlo, e in quell’atto ha tentato realmente di cac¬ ciarlo in là
sollevandone alcuni fogli con la punta delle dita. Eravamo in vividissima
luce (becco a gas, Aner), e quel vano stratagemma di Eusapia ci ha fatto
sorridere. Indub¬ biamente essa era ancora in dormiveglia; e quella sua frode
da vera isterica, o da bambina capricciosa, deve porsi fra le incoscienze di
cui parla rOenoitowicz. Le è avvenuto presso a poco il medesimo in Francia quando
vi andò nel '94 chiamata da RicnET all’Isola Roubaud: colà pretendeva che gli
sperimentatori accettassero per autentici i rumori da lei prodotti visibilmente
col tallone su di una tavola! L aver potuto diseemere agevolmente i falsi
presta appoggio alla valutazione critica ilei fenomeni veridici. Io sono
partito , dopo mezzanotte, da casa Avellino , la¬ sciando Eusapia sempre
abbattuta, anestesica, semi-sveglia, disorientata, confusa, incapace di ben
capire le domande e di rispondervi congniamente. E le perturbazioni
dell’organismo corrispondevano alla profondità della superata crisi media¬
nica, che, come si vede, nulla ha da invidiare ai più gravi parossismi
isterici. Ho poi saputo che è occorso ad Eusapia un’altra mezz’ora per
rimettersi completamente, ma che il giorno appresso essa risentiva ancora gli
efletti dello strapazzo. Per l’autenticazione delle meraviglie
vedute. Non farò considerazioni sull’importanza dei fenomeni del 1° marzo
1902; i particolari, in cui di necessità sono en¬ trato, me ne dispensano. A
giustificare nondimeno la fiducia che io pure, insieme ai miei compagni di
seduta, nutro in riguardo alla loro autenticità, ad escludere insomma che
noi siamo stati spettatori di furbesche imposture, valgano le seguenti
riflessioni: a) Per i fenomeni teleoinetioi: Già una sola
levitazione di tavola, come le prime di jersera, — col mobile discosto dal
gabinetto oscuro , in diagonale della stanza; con tre sole persone in catena
(io, Venzano, la signora Montaldo) assise da un lato ; coi piedi lignei
visibil¬ mente lontani dall’abito del medium; con un sollevamento, che
raggiunge l’altezza di 35-50 centim. dal suolo, e fa on¬ deggiare il tavolo
come se una mano invisibile applicata supina per di sotto lo bilanciasse in
aria per più di mezzo minuto, mentre nessuna mano reale lo tocca, toltane la
si¬ nistra di Eusapia leggermente appoggiata su di un angolo del piano, — tutto
ciò veduto alla brillantissima luce di una reticella Auer, una levitazione
siffatta, dico io, mi sembra rispondere pienamente alle regole di esperimento
desiderate dagli scettici in fatto di tiptocinesi, compreso il dott. Crocq di
Bruxelles. Che dire poi del volo e del ballo “ a-solo „ dell’irrequieto
ligneo quadrupede lasciato in mezzo alla stanza e senza con¬ tatto di nessuno?
Val la pena di assicurare l’egregio neuro- patologo belga che non siamo stati
tanto ciechi da non di¬ scernere le mani o i piedi d’Eusapia, ove li avesse
potuti slegare e fossero spuntati dallo strascico delle tende per but¬ tare in
aria il tavolo? Nè che siamo tanto sciocchi da non aver saputo afferrare un
presupposto cordoncino o filo me¬ tallico da prestidigitatore? Lo stesso diremo
del pianoforte. Sarà vero che le tavole e altre suppellettili non possono
essere “ animate „ : ninno di noi, che ammette per genuina la telecinesia, si
sogna di dire queste bestialità. La forza che muove e spinge in aria l’oggetto
sta fuori di esso, quan¬ tunque si debba ammettere che ne penetra la materia,
come provano i “ raps „ intrinseci. Ma contrariamente alle asser¬ zioni del
Crocq, il tavolo “ balla , anche se gli assistenti non lo circondano; e quando
il medium è tranquillissimo, nè agitato, nè convulsionario; e in luce
artificiale tanto viva da accecare; e al sole di mezzodì; e senza spinte nè
con¬ tatti di mani, di gambe o di poppe della medium ; e senza aderenze
sospette del busto o degli abiti di costei, chè tra l’altro Eusapia non porta
mai il busto; e se la sua sottana si avanza sino a toccare le zampe del mobile,
le sue gambe autenticità dei fenomeni 231 amtouiiche
ne stanno sempre discosto... Ed assicuro poi che la teoria della disgregazione
psicologica e dell’automa¬ tismo, cosi nella Eusapia come negli astanti, è
ottima per lai spiegazione del processo interiore della medianità, ma a nulla
serve per la definizione dell’attività esteriore delle ignote forze psichiche o
vitali agenti nel fenomeno tiptico e in ogni altra congenere
manifestazione. A questo proposito, sono arcicerto che nell’osservare non
ero “ disgregato „ ; percepivo il fatto coi sensi, ma lo ap¬ prezzavo nel tempo
stesso con la ragione ; vedevo fuori di me ciò che succedeva nella stanza, e
sincronamente il mio io avvertiva le punture dolorose che mi infliggevo a scopo
de¬ liberato di cimentare la mia consapevolezza e la mia co¬ scienziosità
morale. Dunque, per la fisio-psicologia positiva non c’è scampo : quelle sono
le condizioni di un io vigile e lucido, e non di un io dissociato o sognante
nelle sue ope¬ razioni appercettive e raziocinative per suggestione altrui o
per autosuggestione. b) Pf.k le materializzazioni di fantasmi: I
medesimi criteri possono applicarsi alle percezioni dei fantasmi. Nessuno di
noi aveva l’animo turbato, e la nostra commozione si riferiva piuttosto alla
parte estrinseca dei fenomeni che a quella intrinseca. Intendo dire che le
appa¬ rizioni svegliavano in noi meraviglia, ma non emozione af¬ fettiva:
nessuno le conosceva, e tutti assistevamo al loro ap¬ parire e sparire con
semplice sentimento di curiosità. E neanco può congetturarsi che il preannunzio
datocene dalla medium ci gettasse in quello stato di expectant attention cui
certuni assegnano, niente di meno !. l’ufficio procreatore delle ima- gini
(allucinatorie); aspettavamo, sì, delle manifestazioni ec¬ cezionali, ma non
sapevamo nè prevedevamo quali sarebbero state. Per ciò mancava la
predisposizione psichica a fatti illusorii di quella determinata specie.
D’altronde, ho già in¬ sistito apposta sul procedimento logico di ricognizione
e valutazione dei fenomeni, al quale mai siamo venuti meno durante quell’ora di
meraviglie. Ed è pur certo che le condizioni tecniche della seduta sono
state ottime, e unanimemente ci sono parse tali ; a me sembra che, per lo meno,
non ci si possa accusare di poca cir¬ cospezione riguardo al controllo.
Per l’autenticità di certe materializzazioni di medii famosi sembra che le
cautele degli sperimentatori Don siano mancate davvero. Si sono circondati i
medii con ogni sorta di impedimenti contro le possibili falsità; qualcuno è
stato messo entro un sacco (p. es., Slade, Politi), qualche altro entro una
rete, o sopra sgabelli a segnale elettrico (0. Richet per Eusapia a
Carqueiranne). Il Gibier ha co¬ municato al Congresso psicologico
internazionale del 1900 d avere ottenuto materializzazioni di fantasmi anche
es¬ sendo il medium legato pel collo, o chiuso a chiave e sSal Pm5,T901)
metanica (“ C.-r. Congr. Psycli. intera. [, , Ma a'tre. v?lte óT,i
sperimentatori sono stati più longanimi e piu fiduciosi verso i medium. Corrono
per le storie dello p.rit,smo racconti classici di materializzazioni in
condizioni assai meno sicure di quelle di casa Avellino. Tralascialo medi
americani, che generalmente non accettano procedure resti itti ve, si sa che il
Crookes non legava la giovinetta Cook alla seggiola nel suo studio; che la Guppy!
Rito fì Lsperauce operavano in libertà; e che per solito i modi sono messi a
giacere o a sedere liberi entro al gabinetto al cu. ingresso si mostrano poi le
materializzazioni cori da bornia eden0fSrP,'e ÌCam 6 tailt0 ,,,eno accertate’
la auto- non è Pe, lW bu0n nunler0 di “ apparizioni „ non e tacile
eliminare il sospetto di un loro scambio collo stesso medium
fraudolentemente mascherato e apparso fug¬ gevolmente sull uscio. Neanco
difettano esempi di clamorose sorprese su compari, giuocanti all’ “ uomo nero „
nel buio ni zzati TseV" Tu de‘k aut®nticità ^ fantasmi mediai n.zzah
a sera del 1 marzo, abbiamo varie garanzie : 1 le morali : 1
insospettabilità assoluta della famiglia il serate^deT AtleiVS,ng0h,C0,Up0nentÌ
rassisten*a; l’essere 2“ le materiali: la scelta fortuita della sala; la
costru- del gabinetto, e la sua collocazione in un vano di finestra molto alta
all’esterno ; l’uso di attrezzi do- ;llli El,1S'l|’ia ; la Perquisizione
accurate avrabbeqwClf° ‘bierata “ P°lsÌ rimase fissata sol° Pel
piedi, fessuri ° l frSie Presentarsi eretta di contro alla te al
lr3 ^ 90rt,n???,0> con la testa all’altezza delle teriahzzaziom; poi la
visibilità del teatro operatorio: aggiungete la rapidità con cui si sono
succedute le diverse fasi delle materializzazioni; lo stato
fisio-psicopatolooico d’Eu- sapia; e la sua fatica enorme da me accertata
clinicamente con sintomi obiettivi, e che non sono suscettibili di finzione- ■
4 le Saranzie Psichiciatiche-. la diversità dei fantasmi bnlSf'e’ m
.&rosseZza i in consistenza; la loro apparenza ne- bulosa e a linee
sfumate, inimitabile, a quanto parrai, con mezzi artificiali ; il loro
dileguarsi in nebbia gradatamente ritenni 6 ^ v*? T'*™ di re"ola
nelle materializzazioni ritenute sincere); la oro assoluta dissomiglianza dalla
Eu- s^n!.ardr,nna mob,Iltà, fisionomica; r espressione dello , ^Ua!.che (
S?8*0. che sem brarono voler rispondere in odo sufficiente al dubbio di
fantocci abilmente posseduti di rr ìì sr nel huio e & Debbo, in
proposito della legatura del medium, dichiarare che tale precauzione non salva
in modo sicuro dall’ino-anno ® JPer^è, C1 sono persone capacissime di
svincolarsi di ogni lo Innnn egam' paz?‘ sottoposti a coercizione
meccanica Io hanno insegnato agli alienisti!), sia perchè la storia dello
spiritismo annovera burle cospicue del genere, poi infine perchè Eusapia ha
dimostrato altra volta che il s!io miste- r oso potere mediamco è in grado di
rivelarsi anche a sca¬ pito dei lacci, ora snodandoli ed ora annodandoli, li.
casa Avellino essa si fece ritrovare rilegata dopo alcune mate- nor^nerT’ *
eVI<jel?te scopo di accrescere il nostro stu- EeIrePfl . ^ “T Veduto :
® sempr® ^ stessa finalità di auten- ticare il pra che e possibile i fenomeni.
Ho già provato che nrerìet • tl'ance 1 automatismo si scarica secondo
linee p edeterminute; si può, in questo senso, parlare di una vo¬ lontà
subcosciente. Ma come Eusapia si rilegò? e sopratutto come fece ad allacciare
la fune attorno ai due avambracci ed del snn,-SP°nfde‘ |La C0Sa ?
sorPre,|dente, però non ha affatto “ snirifò catUra 6 ’ T C, è bls°bTno
d> imaginare che mio spinto „ compiacente, fosse anche quello di “ John
sia vi^W, da A d' ^ g'USt° per ,a ProPagenda del “ mèra- glioso „ o...
per aiutare la medium a burlarsi di noi della medianità ci porta in piena
metageometria zollnenana, e sembra dar ragione a coloro che suppongono il
formarsi di un’atmosfera spaziale a più dimensioni attorno ai medi (V). Ma più
ci rifletto sopra e più i leggo i mie. primi appunti, temo che la nostra
meraviglia la scoperta di quel riallacciamento e il desiderio istintivo di
progredire verso altri fantasmi ci abbiano impedita o resa troppo
sollecita la osservazione minuta del fenomeno. Aneli io pel momento ho
partecipato allo stupore generale; mi rimprovero adesso — per quell’incessante
dubbio, che martella nel capo quando il fenomeno è passato — di non avere
scrutato meglio. Non posso escludere perentoriamente che l’Eusapia medesima,
nell’oscurità del gabinetto e mentre noi parlavamo ad alta voce, non abbia avuta
in “trance, l’abilità manuale di eseguire quella complicata legatura usando il
pezzo libero della lunga corda che seguitava a trat¬ tenerla pel busto.
Ricostruendo in questa congettura il singolarissimo evento (non raro, del
resto, negli annali spiritici e non unico per la stessa Paladino), possiamo
immaginarci che Eusapia sia riuscita ad annodare colla mano destra prima la
cordicella più volte attorno al polso sinistro, indi a girarla egualmente
attorno al polso destro valendosi delle libere dita di sinistra, ma lascian¬
dola abbastanza lassa per poter giungere poi a fissarne il capo attorno alla
sbarra laterale di ferro, e tirando fortemente al- 1 insù a stringere i nodi
dei polsi. 11 fenomeno metaspaziale sarebbe sicuro soltanto nel caso indicato
da Zoli-ner, di una corda chiusa ad anello, o, come si dice, senza fine: ciò
che non era disgraziatamente dei legami della Paladino. Ma supjiongasi
pure Eusapia liberata dai vincoli, che le dovevano teoricamente inceppare i
movimenti delle braccia e del tronco e vietarle ogni sotterfugio ; con quale
astuzia avrebbe potuto presentarci quei fantasmi ? Non vi sono che tre
possibilità di frode : 1° 0 era la Paladino stessa, in condizioni
naturali, che si mostrava. — Ma tale supposizione, oltre a sottintendere una vera
cecità in tutti noi che non la avremmo saputa in¬ dovinare sotto quelle
apparenze, è contraddetta dalla eviden¬ tissima differenza morfologica delle
sei apparizioni. Tuttavia bisogna riconoscere che, se la dissomiglianza era
chiarissima e lampante per le quattro figure apparse nel mezzo, era al¬ quanto
meno evidente per la testa presentatasi di fianco, anche per il grado minore
del rischiaramento in quell’angolo della stanza riparato dal cortinaggio.
Qualcuno può benis¬ simo supporla di origine fraudolenta. — Avreste dovuto (mi
si è detto) toccarla, anzi acciuffarla, magari brutalmente, come fece il
kardecliiano Lkvmahie in casa della duchessa di Pomar quando smascherò la
Williams, oppure accertarvi che nel tempo stesso Eusapia seguitava a
giacere, legata, sulla branda. — Ma che il medium fosse sempre
immobilizzato ce lo pro¬ vavano i suoi laghi e l’affannoso respiro che udivamo
pro¬ venire a livello del materasso; e che la testa apparsa non fosse quella
d’Eusapia, ce lo dissero sul momento le appo- renze di giovinezza e di
avvenenza sotto le quali noi pei- eepìvamo la figura. La conformazione generale
non mi sembrò quella del medium, che ha la faccia quadra e bassa (came-
prosopa) e il bregma depresso (platicefala) , laddove la ap¬ parizione era di
un bel viso ovale e stretto (leptoprosopa). e di cranio elevato nel mezzo
(ipsicefala). Aggiungerò un curioso effetto ottico, che sul momento
giurerei d' avere percepito all’ avanzarsi e al ritirarsi della figura- questa
non smuoveva nè sollevava la soprateuda dal cui orlo si protendeva, come
avrebbe dovuto fare una per¬ sona reale : io, quanto meno, non distinsi alcun
moto della stoffa. Ma non fu questa una imperfezione delle ime perce¬ zioni
derivata dall’aver fissato lo sguardo sulla parie centrale dell’apparizione,
anziché sugli oggetti vicini? 0 non in anche una illusione secondaria, questa
volta creata dalla idea d’essere davanti ad un fenomeno spettrale ?
Sull’atto mi son persuaso che Eusapia non era; ma pur¬ troppo, volendo
giudicare confonne al metodo scientifico, confesso che difetta la prova. In
condizioni cosi insolite di osservazione, non si è neanco sicuri delle proprie
impressioni sensorie; e adesso non riesco a cacciare il dubbio che anche la
testa della matura Eusapia, circondata di bianche bende, che si mostrasse in
semiluce, non possa assumere agli occhi dei percipienti qualche ingannevole
apparenza giovanile ed estetica. Ridncendo la superficie visibile di una faccia
se ne smorzano le disarmonie e le dosimetrie dei tratti ; ogni mo¬ naca che incontriamo
per via, con la faccia cinta da lascio inamidate, ci sembra bella, e mi par di
rammentare che Li. - MONDO De Amicis dica lo stesso delle odalische di Costan¬
tinopoli.... Ma poi, ripensando, mi obbietto : — come po¬ teva Eusapia
affacciarsi da quella parte e a quell altezza, se aveva i piedi strettamente
fissati alla testiera opposta, e il suo corpo tozzo e poco agile non si allunga
nè si accorcia a piacere? •2° 0 era Y Eusapia sotto mentite spoglie,
camuffata a se¬ conda del “ fantasma „ che ci voleva atnmannire. — Ma oltre
all’ispezione che ci aveva cautelati preliminarmente, oltre alla
236 PSICOLOGIA E SPIRITISMO, II impossibilità
fisiologica di levarsi o di inginocchiarsi sulla branda, avevamo la difficoltà
materiale di tutti quei succes¬ sivi travestimenti, pei quali (a parte il
fanciullo) sarebbero abbisognate almeno quattro maschere e numerosi indumenti.
Mi domando se lo stesso famosissimo illusionista Leopoldo Fregoli , dopo
essersi fatto legare disteso ad una branda a due passi dagli spettatori,
sarebbe in grado di eseguire quattro o cinque trasformismi a quella maniera. Si
aggiunga il presentarsi simultaneo dei due ultimi fantasmi. Ed in
riguardo ai mezzi fraudolenti imagi na bili in un giuoco prestigiatorio , c’è
anche il problema delle stoffe con le quali Eusapia si sarebbe accomodata. Noi
sapevamo, uno per uno, i suoi indumenti; e non ce ne aveva di bianchi che la
camicia, e non ne portava di seta. Ora, i veli alla beduina dei fantasmi erano
di colore bianchissimo e apparivano di trama sottile; la ciarpa della giovine,
pendente sul piano (se non era il braccio!), misembrò fine, sericea, tramata a
striscio, frangiata; il fazzoletto a cocche della donna col bambino mi ricordò
gli analoghi pannolini di stoffa dozzinale in uso tra le popolane o le vecchie
d’una volta; la bordura pie¬ ghettata della cuffia non era imitabile con alcun
mezzo, ecc. 3° 0 Eusapia, imitando altri medi gabbamondi, ci ha
ferocemente burlati mostrandoci dei fantocci, come farebbe un burattinaio dal
suo casotto in piazza. Ripeto che la mobilità fisionomica e mimica della
apparizioni si oppone alla ipotesi dei simulacri materiali, che sono sempre
rigidi (ma¬ schere, pupazzetti, involti figurati, ecc.). Però le avventure
della Williams, del Brèdif, forse dell’Eglinton [e le recentis¬ sime
dell’Eldred|, se dovrebbero non lasciare i sonni tran¬ quilli agli spiritisti
fidenti, faranno anche stare sull’avviso qualunque sperimentatore in
psichicismo. Io stimo però che le condizioni, in cui noi abbiamo osservato in
casa Avellino, ci premunissero contro le grossolane e sfacciate falsificazioni
di cui provatamente si accusano certi medi ciarlatani ; e siano state tali da
garantirci contro l’origine furbesca dei fenomeni veduti. 4° L’apparenza
nebulosa, senza densità, delle apparizioni •del gabinetto ha fatto nascere
perfino l’idea bizzarra di una artificiosa proiezione di imagini su di un
diaframma con una lanterna magica. - Come se nel vano del gabinetto ciò fosse
concepibile, qualora si supponessero le imagini proiettate dall’interno ; o
come se un macchinario del genere potesse sfuggirci, qualora irradiate
dall’esterno ! La supposizione è indegnamente calunniosa per i nostri ospiti ed
inutilmente offensiva per la nostra intelligenza. E altrettanto insosteni¬ bile
e ridicola sarebbe la ipotesi di figure ritagliate in carta o cartone e
innalzate dall’Eusapia a quel livello. Cito anche queste “ spiegazioni „ perchè
qualcuno le ha enunziate sul serio: gli enigmi spiritistici sono cosi
allettanti per il pub¬ blico, che non ci si libera mai dagli intrusi in questo
campo, e bisogna adattarsi a sentirne i giudizi più impertinenti e presuntuosi
! Del rimanente, codesta caratteristica di apparire incom¬ plete, estese
in superficie, ma quasi incorporee, io l’avevo già registrata nelle larve di
casa Peretti (tomo T, p. 347): non mi risultava nuova, nè mi meravigliava ; io
la giudico, anzi, corroborante del “ psichismo , dei fenomeni.
Caratteri percettibili e apparenze di vitalità dei fantasmi.
Ben di rado le materializzazioni visibili assumono, non¬ ostante il loro nome,
una consistenza materiale ed una forma avente in modo decisivo le tre
dimensioni spaziali dei solidi ordinari. Esse sono estese in larghezza ed
altezza, ma non in profondità: hanno superficialità (geometricamente par¬
lando), e con ciò parvenza larvale o di “ ombre „. Neanco le tangibili
avrebbero sempre, a detta degli spiritisti, tutte le qualità fisiche della
materia, la densità, la consistenza, la impenetrabilità, la opacità assoluta,
ecc. Non a capriccio o per pura analogia verbale si parla di “ fluidi di
“ effluvi „, di “ aure nemiche „ e simili a pro¬ posito di fenomeni “
animico-spiritici „. Io non ho sufficiente esperienza al riguardo: non credo
però che tali apparenze let¬ teralmente “ metafisiche „ contraddicano le nozioni
scienti¬ fiche odierne sulla materia radiante e sulla radioattività dei corpi
in generale: siamo nell’alto mare della u metapsichica „, cioè d’una
pre-scienza eterodossa, e bisogna che coraggio¬ samente ci liberiamo dai vecchi
concetti intorno alle forze naturali, come di una zavorra inutile ed
ingombrante. In un’epoca, che passerà famosa per la innovazione da cima
a fondo delle teorie fisico-chimiche e delle ipotesi filosofiche stilla
costituzione della “ Materia „ e sulle forme per lo in¬ nanzi ignote dell’ “
Energia non c’è da mettere i freni arbitrari alla nostra concezione delle
possibilità naturali. Ma si formano anche materializzazioni complete, che
non si distinguono affatto dalla “ materia non tanto inorganica o, come si suol
dire, bruta, quanto organica, anzi organiz¬ zata: allora lo stereoplasma
esopsichico par vivere d’una vita integrale, apparentemente autonoma. Tale la
giovine donna, mostratasi a noi dalla sopratenda del gabinetto. Pareva ai
nostri occhi che possedesse tutte le caratteristiche della or¬ ganizzazione,
della attività fisiologica, dell’intenzionalità co¬ sciente negli atti ; e c’è
il caso — dirà qualcuno — che fosse anche un fantasma spurio ! In verità, essa
è stata cosi differente dalle altre apparizioni nella maniera di presentarsi,
nella conformazione, nella solidità geometrica, che il dubbio arriverà a
galoppo davanti alla mente del più ingenuo tra i miei lettori (se ne
avrò). Però anche gli altri spettri di mezzo offrivano apparenze di
vitalità. La loro fisonomia aveva della espressione; lo sguardo era mobile; il
gesto della presunta “ Katie „ nello scostare bende e capelli, il saluto datoci
da essa e dal sup¬ posto “ John „, i baci del fanciullo, il chinarsi della
vecchia, costituiscono, malgrado il loro schematismo, una mimica ab¬ bastanza
varia, denotante della volontà, del convenzionalismo cerimonioso, delle
relazioni affettive, come le si potrebbero richiedere da dei viventi. Li (è un
paradosso, ma lo dico), lì c’erano organi morfologicamente costrutti e
fisiologicamente operanti in vista di un fine intenzionale : lì, secondo la
tesi ordinaria degli spiritisti, c’era una “ Intelligenza „. Ebbene, per
la Metapsichica positiva quelle apparenze di vita piena e intera sono
effettivamente un grave inciampo, e gli “ psichicisti „ più prudenti sembra che
trascinino i casi consimili di fantasmi-vivi come palle da cannone attaccate ai
piedi, di guisa che avanzano malvolentieri da quella parte, e li passano sotto
silenzio o li rinviano a futuri giudizi in appello. Ma per lo Spiritismo
ortodosso e fervente non esistono difficoltà: non lo imbarazza nessuna delle
raccontate e vantate materializzazioni “ fantomatiche „ con i caratteri della
vita; intendiamoci bene, della vita organica, quale si è svolta sul nostro
pianeta e quindi fatta di strutture ana¬ tomiche e di attività
funzionali. E perciò, a schiarirci in parte il “ caso „
straordinariissimo -del 1“ marzo, sopraggiungerebbero “ fantasmi „ che
respirano, hanno polso e termogenesi, parlano, agiscono ed impressio¬ nano
le lastre fotografiche, avvolgendosi tragicamente in un bianco sudario, o
magari presentandosi alla buona nei loro vecchi abiti come lo farebbero gli
umani. Di codesti fantasmi costruiti perfettissimamente come gli
incarnati terrestri, e forse un po’ più leggieri soltanto, non c’è penuria:
certo, non son frequenti, ma insomma non man¬ cano nella storia o nelle “
storie „ ; e sono stati visti, e sono creduti. Lo spiritismo classico se ne
fabbrica un argomento che reputa incontrastabile; anzi, tale e tanta è la vitalità
anatorao-fisiologica loro attribuita nel calore della polemica, che quei
fantasmi sembrano persino esseri sovreccitati dal respirare nuovamente nella
nostra atmosfera, come i perso¬ naggi di quella città cui il “ Dottor Ox „ di
Giulio Vernf, somministrava ossigeno ad esuberanza. Non soltanto i fan¬
tasmi-vivi compaiono, ma per soprappiù escono dai gabinetti medianici,
passeggiano per le sale, conversano, abbracciano parenti ed amici: v’è al mondo
qualcuno che può vantarsi d’nverne tenuto a sedere sui propri ginocchi ! E
questi com¬ piacenti “ esseri , costrutti di etere perispiritale o di corpo
astrale condensato, non scappano nè svaniscono, qualora si accolgano con buone
maniere: regalano, per di più, agli amici dei pezzi del loro etereo vestito,
pezzi che poi non si ha il tempo di analizzare al microscopio nè chimicamente,
perchè... svaporano ! Ecco pertanto la risposta che darebbero e che forse
da¬ ranno gli spiritisti a chi obiettasse che la appariscente gio¬ vane dalla
testa fasciata, veduta, ma non tócca e tanto meno acchiappata da noi in casa
Avellino, non possa essere stata un “ fantasma „ con tutte quelle
caratteristiche di “ realtà viva „. E risponderanno in modo eguale a chiunque
rile¬ vasse che anche le figure di mezzo , quantunque piatte al- l’ apparenza ,
vaporose e poco corporee, offrivano troppo il contegno di creature viventi per
essere degli “ spettri Ma lo studioso prudente di metapsichica seguita ad
inve¬ stigare e si domanda se, per avventura, Eusapia non abbia potuto e saputo
ingannarci con una finzione pur che sia. Discutiamo un momentino, ma qui
fermiamoci alla proce¬ dura, non al significato intrinseco del fenomeno.
Sta bene che io sono accorso a guardare la “ forma „ a pochissima distanza dal
margine della sopratenda; però non ì’ho toccata io, non l’ha toccata nessuno, e
bisogna pur con¬ fessare che il tatto avrebbe giovato a convalidarci l’impres¬
sione visiva. Ciò nondimeno, non si saprebbe attribuire alla matura ed
abbastanza vizza faccia di Eusapia, impudente¬ mente affacciatasi, la capacità
di assumere le apparenze di quella fresca ed avvenente giovine.
Ordinariamente, per giudicare che un fatto visibile è si¬ curo e reale, noi ci
contentiamo di guardare senza toccare. Se un amico, o, meglio, un'amica mi si
affaccia da una finestra, io credo al mio senso visivo, e per essere sicuro che
essa è là in carne ed ossa, non lio bisogno, anche se lo desiderassi, di
palparla e di serrarla fra le braccia. Nel caso nostro, dato che io avessi
afferrato uno dei fantasmi e me lo fossi sentito tra le mani vivente e
smaniante, accessibile al tatto, ma ribelle alla presa, impenetrabile alle mie
dita, ma agile ab¬ bastanza per scapparmi (come succede tanto spesso delle mani
fluidiche „, che si dileguano al toccarle), neanco sarei m possesso, al dire
degli spiritisti, di una prova certa del- l’inganno : vi è la probabilità di
acciuffare il “ doppio „ del medium, mentre sta per organizzarsi in “ fantasma
di disin¬ carnato „. E vero poi che in alcuni casi si è trovato ehe il “ doppio
„ del medium era.... il medium stesso in persona; ma insomma, la ipotesi
spiritica passa abilmente per questa trafila di ragioni difensive, e la
spiegazione metapsiehica del fenomeno, restando nei pressi dell’ “ animismo ,
dove operano forze biopsichiche ignote, non contrasta fondamen¬ talmente a
nessun principio di buona e vera scienza natu¬ rale. Un fantasma „ esteriorato
da un vivo mediante la radiazione e coalescenza di qualcosa di vitale, deve
logica¬ mente avere ancora le qualità e le apparenze della vita. D’altra parte,
convengo che quel modo di presentarsi di spiriti-spettri „ non sembra
plausibilmente ascrivibile a creature ultra-terrene: esso ha un che di cosi
ammanierato, da indurre sospetti in chiunque lo senta descrivere e anche in chi
1 abbia visto e ci mediti sopra. — Non è quello, mi son chiesto subito, un
presentarsi affatto umano? Come si fa d scorgervi ud& comunicazione di
entità occulte ed una prova di sopravvivenza spirituale?! — Ma anche in
riguardo a ciò, anzi per ciò, il dogma spiritico risponde che un buon numero di
disincarnati sopravvive nello spazio, non lontano dalla terra e durante un
certo tempo, con tutte le caratteristiche dell’ul¬ tima loro incarnazione:
donde, p. es., la conseguenza che gii ella la della tenda poteva, essere stata
in vita una ragazza abituata a curiosare o a mostrarsi dalla finestra. Anche i
psicbieisti più indulgenti, sulle orme del D’Assibr, suppon¬ gono che 1 umanità
“ postuma „, quantunque di esistenza transitoria, seguiti per un po’ a pensare
e ad agire come l’umanità vivente, prima di sperdersi nell'Amma
Universale. Vegga ciascuno fin dove arrivano per sè i limiti della credi¬
bilità. Uno psicologo trova che* la genesi dei lantasmi dal subconscio dei medi
spiega luminosamente il loro umanis¬ simo comportarsi : la botte dà del vin che
ha ! Gli oppositori, che negano l’autenticità delle grandi ma¬
terializzazioni onde menarono vanto le Fox, l'Eglinton, la Guppy, la Fairlamb,
la Wood e gli altri medi storici, rile¬ vano che essi operavano di preferenza
in condizioni sospette o non sicure, fuori degli ambienti scientifici. Per
esempio, lo spettro di Estelìa Livermore, che per cinque anni si è “ ma¬
terializzato , ad opera della Fox-Jeneken con grande conso¬ lazione del suo
addolorato consorte, apparivu nelle stanze più intime della casa maritale (a
New-York): e niun estraneo fu mai ammesso, che si sappia, a fare colà una
severa verifica sul caso maraviglioso. Ma di contro a fatti così manche¬
volmente “ sperimentali „ (?) gli oppositori odono sempre evocare i lantasmi
della D’Espcrance perchè autenticati dal- I’Aksakoff, gli altri intraveduti dal
Giiìikr, 0 fotografati dal capitano Volpi, ma sopra a tutti quello della Katie
King [e in questi ultimi tempi il fantasma di una “ Eleonora „ che si
materializza a Barcellona, nelle sedute medianiche dirette dal noto spiritologo
Esteva-Marata], Vero, che la venuta dei “fantasmi, non è stata un fenomeno
troppo precoce nello svi¬ luppo dello spiritismo moderno : dai picchi
d’Hydesville ai primi “ spettri ,, apparsi sono corsi venti anni di aspettativa
e... di elaborazione; ma in questi ul¬ timi trentacinque anni se ne sono
veduti, e in discreto numero ! Si lascino tuttavia in quarantena, fino a
depurazione com¬ pleta nel crogiuolo della critica, i fenomeni asseriti da
teorici apologizzatori o da psichicisti di pasta tenera : e si restringa la “
prova „ allo spettro femminile materializzatosi con tanta efficacia dal ’71 al
'73, non soltanto nel suo ambiente dome¬ stico, dove tra gli spettatori
figuravano forse troppe signorine Corner future cognate del medium, ma proprio
nello studio del Crookes, dove si deve supporre presa ogni cautela neces¬
saria. Ci sono poi le materializzazioni prodotte dalla Eusapia medesima con
tutte le particolarità del somatismo più consi¬ stente (ad es., le “mani carnee
a nudo,) davanti a uomini che non si sono certamente ingannati nel giudicarle
autentiche. Di¬ modoché in favore dell’autenticità dei discussi fantasmi
pseudo¬ viventi di casa Avellino starebbero, da un lato garanzie mo¬ rali e materiali
di notevolissimo valore, dall’altro argomenti di analogia generale e speciale
da sottoporre a confutazione. Il La ipotesi spiritica delle
apparizioni spontanee od evocate trova sempre o crede di trovare mezzi
dimostrativi nelle stesse indefinibili ed interminabili oscurità del subietto.
Fra l'ammasso eterogeneo delle sue “ prove „ c’è innegabilmente di che
imbastire una filza di ragioni suscettibili nè più nè meno di discussione, e
c’è poi di che appagare tutte le lèdi. Ma gli psichicisti seri — citerò
OcnoRowicz, i due Siuuwick, Visani-Scozzi, De Roohas, Sagk e Flammaiuon, perchè
stu¬ diarono Eusapia — veggono limpidamente che il materiale del neo-spiritismo
è costruito per 999 millesimi di aned¬ doti leggendari e di presso-a-poco
tradizionali. Tuttavia, date le fragili condizioni sperimentali nelle quali fin
qui s’è la¬ vorato in metapsichica, si capisce benissimo che ci si debba
contentare di materializzazioni osservate e descritte con qualche indulgenza:
esse costituiranno pur sempre (come le nostre) un materiale di saggio per un
programma di ri¬ cerche future. Eppure, rispetto alla genuina natura
mediumnica e me¬ tapsichica dei fenomeni, io non credo di essere stato ingan¬
nato la sera del 1° marzo. Non spero — s’intende — di innestare in altri una
persuasione, che io stesso sento, pur¬ troppo, di non poter trasformare in una
convinzione neanche di moderato vigore ; e per ciò preferisco designare il mio
stato d’animo di fronte a questi fatti col nome di “ credenza in conformità del
metodo positivo non posso dire altrimenti, mancandomi la prova sperimentale. Il
meno che si pensi di chi asserisce d’aver veduto dei fantasmi di quella specie
e in quelle condizioni di “ fattura „ è che sia caduto in illusioni sensorie; i
poco indulgenti mi giudicheranno, senza appello, vittima di un tiro
ciarlatanesco; i più sapienti scioglieranno le difficoltà enigmatiche del “
caso Avellino „ cnunziando che siamo stati “ allucinati „ dall'Eusapia. Tante
sono state le obiezioni che io stesso ho fatto e faccio alle famose materia¬
lizzazioni della Cook studiate dal Crookks, e tante sarebbero ancora quelle da
opporre alle procreazioni strepitose che si annunziano ogni giorno ad opera
degli innumerevoli medi Nord-Americani, che mi sento accapponar la pelle al
sem¬ plice sovvenirmene. Sono sempre in assoluto scetticismo (scientifico) di
fronte alle * apparizioni „ decantate da altri ; comprendo che gli altri lo
siano egualmente in riguardo alle mie: ciò non impedisce però che io non creda
di avere ve¬ duto coi miei sensi e giudicato col mio cervello , gli uni e
l’altro in normalissimo esercizio. Come Eusapia può aver prodotto i
fantasmi ? Dunque, Eusapia Paladino autenticamente estasiata (tra¬ duco
in lingua italiana 1’ “ entranced „ degli Inglesi) ha la capacità
eccezionalissima di provocare veridicamente la “ te¬ lefonia „ o la “ epifania
„ degli spettri ? Secondo i risultamenti della mia osservazione, io direi
di si: ma una mia affermazione assoluta, incondizionata, sa¬ rebbe gravissima,
ed io pertanto la avanzo con quelle ri¬ serve che un uomo di scienza, dinnanzi
a fenomeni cotanto fuori dell’ordinario, non deve mai dimenticare. Io confesso
per di più, che ogni ora che passa da quel meraviglioso spet¬ tacolo fa sorgere
nel mio animo qualche peritanza. Sull’atto ini son trovato persuaso (e lo sono
tuttora); ma allontanan¬ domene col tempo, sento che per un convincimento
formale avrò sempre più bisogno di riosservare, di rivedere, di ri¬ provare. E
credo (si parvum licet comparare maximo) che lo stesso Crookes vada pur lui in
cerca della certezza me¬ diante altre e definitive prove. Per mio conto
però rifiuto, dopo quella della frode, anche l'ipotesi dell’illusione sensoria.
I fantasmi di casa Avellino sono stati, per me, altrettante realtà obiettive ;
giacché, anche tralasciando la certezza assoluta in cui dichiarano di trovarsi
i miei compagni di seduta (fra cui qnattro assai competenti: il Bozzano, il
Montaldo e la sua consorte, il Dott. Venzano), le ragioni contrarie non le
trovo cosi vigorose da scalzare la mia opinione affermativa, quantunque le
riconosca sufficienti per ingenerare dubbi ed esitanze. Ma nè ammetto uè am¬
metterò, fino a dimostrazione obiettiva, la venuta di entità personali
estranee, alla Paladino. Seguace del positivismo (non sistematico, bensì
metodo- logico) imporrei a me stesso, consiglierei agli altri, di fer¬ marsi
per ora all’accertamento del fatto: se è giunto il momento di osservarlo
scientificamente, non è ancora quello di comprenderlo. Ma se si vuole o
pretende una spiegazione, qualsiasi biologo e psicologo troverà che per le
materializ¬ zazioni da me descritte la ipotesi spiritica è superflua ; e mi si
concederà d’altro canto, senza aggrottar di ciglia, che la induzione
scientifica (data l’autenticità dei fatti) ci conduce alla tesi ardita, eppure
logica e verosimile della forza esopsichica. In termini brevi ed in attesa di
ulteriore prova speri mentale, io credo che Eusapia Paladino, caduta in pro¬
fondissima “ trance „ e perciò dotata di medianità eccezio¬ nalmente forte,
valendosi delle forze biopsichiche tuttora ignote che può irradiare od emanare
attorno a sè, fors’anco assorbire parzialmente dagli astanti , sia riuscita
questa volta a produrre degli “ ectoplasmi „ completi . foggiati in “ persone „
d’una data apparenza conforme a ricordi tradi¬ zionali latenti e ad imagini
assorbite dall’ambiente e discese nella sua subcoscienza. Qualche
telepatologo enuncierà invece la supposizione che Eusapia sia riuscita a
provocare sui nostri centri cerebrali delle impressioni sensorie (visive in
massima parte, uditive in minima), da noi quindi esteriorate. Ossia quei due
fan¬ tasmi consistettero in altrettante nostre allucinazioni veri¬ diche simili
a quelle descritte nei Phantasms of Living, de¬ rivate dalla obiettivazione di
imagini pensate da una sola ed unica subcoscienza, quella del medium, ina
trapassate nelle nostre. E noi le avremmo da prima evocate, per un processo
suggestivo a distanza, nelle zone ideo-sensorie del cervello traverso i sensi;
indi le avremmo proiettate nello spazio al posto suggeritoci, come fossero
imagini reali. La spiegazione sarebbe imperfetta qualora l’allucinazione
provocata dal medium si intendesse limitata ad una stimo¬ lazione
esclusivamente interna dei centri cerebrali dei per- cipienti: le percezioni di
costoro hanno la conferma della collettività, e anche se si attribuisce tale
consenso ad una specie di contagio psichico, rimane a dilucidare il punto più
importante, ossia la localizzazione di quei fatti alluoi- natori nello spazio e
la loro materialità resa evidente dagli stessi effetti ottici. Dunque, non
soltanto saranno processi allucinatorii interiori, ossia “ visioni „ nel senso
classico ; ma per necessità, date le contingenze in cui esse si presentarono e
date le loro caratteristiche, saranno pure delle realtà esterne, ossia “
spettri „ e sempre nel senso tradizionale. L’osservazione che taluno di
noi aggiunse alle visive anche delle percezioni uditive (il rumore del bacio e
del batter le mani), mentre altri, io per esempio, non le avrebbe avute, sembrerà
forse ad ogni fisiopsicologo, conoscitore dei tipi mentali e della loro
efficacia nei fenomeni medianici (cfr. Tomo I, pag. 274), un argomento in
favore della pura tesi allucinatoria. Alla quale, s’ intende, non dovrà mancare
l’assentimento di quegli alienisti che da tempo attribuiscono
PROIEZIONE DEI, LE IMAGINI DAI, CERVELLO 245 le
allucinazioni (lei delirio e della pazzia, e conseguentemente anche degli stati
onirici, ad un processo irritativo dei centri delle imagini, ma poi non si
domandano mai come avvenga che l’individuo visionario od allucinato vegga ed
oda quelle sue incitazioni endogene fuori di sè, precisamente al pari delle
altre cagionate da stimolazioni esogene. Ora è tempo che la
psicopatologia si proponga con co¬ raggio il problema se proprio si possa
rinchiudere il feno¬ meno anormale dell’allucinazioue, dato il suo esteriorarsi
per la coscienza del soggetto, entro gli organi nervosi irritati o
sovraeccitati. E già non saranno questi i soli limitati centri psicocensori
corticali, come sulle orme di D. Fbrrier teo¬ rizzò il nostro Tamburini, ma
occorrerà una più larga parte¬ cipazione degli organi cerebrali alla coesione
delle imagini allucinatorie, così da rendersi più verosimile l'odierna teoria
del Tanzi, che le spiega con un riflusso dai centri inferiori delle percezioni
a quelli superiori delle idee. Intanto, tutti noi alienisti siamo d’accordo nel
riconoscere che il sognante, il delirante, l’isterico, il paranoico,
l’alcoolizzato, l’ipnotiz¬ zato proiettano all’ esterno il fatto allucinatorio
e lo localiz¬ zano nello spazio ordinariamente con tutti i caratteri della
realtà, ossia con una forma, con un colorito , con una esten¬ sione nei tre
elementi spaziali, ad una data distanza, e via via. Ora: consta a
qualunque cultore di psicologia normale e patologica, più ancora agli studiosi
della gnoseologia, che la obiettivazione delle percezioni nello spazio è
tuttora un fatto oscurissimo della esperienza (come dicono i filosofi): e le
difficoltà sono anche maggiori per l’obiettivazione dei loro residui cerebrali
reviviscenti nella coscienza (imagini). Psicologi e metafisici dibattono da
secoli il problema della origine delle nostre percezioni di Spazio, Tempo e
Causa: e naturisti ed empiristi se lo palleggiano. Naturalmente io sto per l’empirismo ,
rinverdito dalla psicogenia evoluzioni¬ stica: ma veggo che tutte le ipotesi
intorno alla localizza¬ zione spaziale, che sono almeno una ventina solo dal
Kant in qua, e dei primissimi fra i dotti (Giov. Mììller, Hbrbart, Weber,
Helmholtz, Spencer, Stumpf, Rieul, Lotze, Taink, Dulboeue, Wundt...), sono
insufficienti a dirimere ogni dif¬ ficoltà. Resta il fatto assicuratoci dalla
esperienza, che gli oggetti sono bensì percepiti e riconosciuti dalla
coscienza, ma da essa attribuiti al mondo di fuori: per cui sono i nostri
processi interiori che si proiettano nella esteriorità da noi chiamata “ spazio
Esiste un circolo unico, perenne e necessano di relazioni tra la Natura e lo
Spirito. Ma come avviene codesta proiezione dell’io nel non-io V Per
capirla, qualche filosofo panpsichista e ilozoocosmista ha eliminata la
coscienza personale : ma senza andare a questo estremo, è certo che non si può
negare un’attività esteriorante del pensiero sotto le specie di una conduzione
centrifuga della corrente nerveo-psiehica. Codesta centrifu¬ gazione dove si
arresta ? prosegue forse oltre ai confini del nostro corpo, rendendoci in tal
guisa partecipi del Movi¬ mento universale più di quanto si sia fin qui creduto
? Il distinto alienista tedesco Hoppe, che studiò su se stesso, dicono,
il fenomeno morboso deH'allucinazione, si chiedeva nel 1873: — Non sono forse i
fantasmi | allucinazioni vi¬ sive] creati da un’irritazione centrifuga dei
nervi di senso ? “ Deutsche Klinik n. 42-47). — E il nostro G. Sergi ha dato alla
fisiopsicologia una eccellente teoria della perce¬ zione basandola sull’onda
riflessa della corrente eccitatrice, dai centri alla periferia ( Teoria firnol.
della percezione, ’81). Orbene: basterà supporre per ora, e dimostrare col
tempo, che la corrente bio-dinamica sorpassa i limiti dei nostri nervi ed
organi sensori, e che si prolunga con “ onde „ simili alle herziane e capaci di
riformare a distanza degli aggre¬ gati di centri o sistemi d’Energia. Non ne
deriverebbe forse un qualche fondamento scientifico — e, si noti, un fondamento
meccanico-fisico! — sia alla ipotesi della telepatia e delle allucinazioni
veridiche procreate per suo mezzo, sia alla ipo¬ tesi della esteriorazione e
riorganizzazione teleplastica di forze biopsichiche ancora da determinare?
La psicologia supernormale, da qualche tempo in qua, modifica le proprie
dottrine fondamentali intorno alla tele¬ patia: il concetto primitivo, che se
ne aveva pochi anni fa, appare già troppo semplicista e, direi, empirico. Più
non si crede nè si sostiene che lo “spirito, dell’agente si trasporti con
caratteri personali, magari coi suoi vestiti (?), nel campo visivo e acustico
del percipiente: la tesi popolare dei “ fan¬ tasmi „ era in effetto poco
accettabile, e ha risvegliato subito la opposizione degli psicologi positivisti
(fra cui pongo me stesso!). Secondo le nuove teorie metapsichiche il fenomeno
telepatico consiste in imagini che per un processo interno psicologico, diremo
così, di sintonizzazione nerveo-cerebrale, e quindi materialissimo, si risvegliano
nel percipiente in cor¬ rispondenza con quelle dell’agente. Ma chi le objettiva
nello spazio è colui che riceve il messaggio (per lo più un sano sveglio o
dormiente), e non già colui che le trasmette (p. es., il sognante, il soggetto
in “trance, medianica, il morente . ); e cotali imagini “ allucinatorie
veridiche , sarebbero irreali. Ebbene: io non ho difficoltà a procedere oltre
in questa teoria meccanicistica del fenomeno, e domando: — perchè la imagine
telepatica non potrebbe essere reale, ossia con¬ stare veramente di un quid di
objettivo prodotto dal cer¬ vello e mantenuto transitoriamente nello spazio per
azione ejettiva del subjettivo? — Gli studiosi di metapsicbiea non
ignorano che in questo campo quasi inesplorato della Energetica biologica s’è
appena intrapreso un lavoro di dissodamento, che sarà probabilmente altrettanto
fecondo di scoperte quanto lo è stato l’altro con¬ simile delle forze
radioattive e delle luci ultra- ed inffa- spettrali. Noi abbiamo però qui un
materiale già abbastanza copioso nelle esperienze psieoergetiche a distanza,
psicosco- piche, effluviografiche , biometriche, bioradiografiche, steno-
metriche, ecc. eseguite finora isolatamente e senza l' oppor¬ tuna
coordinazione, dal De Reiciif.nbach allo Joiiie |e al nostro Pettinelli],
dall’alienista Luys agli elettrologi Ba- réty e Baraduc, dai francesi Daoket,
Delanne e David al Nakkjowitz-.Jodko e all’IsTRATi [non che al dott. Kotik di
Mosca. Questi avrebbe recentissimamente annunciato d’es- sersi convinto con
esperienze che il cervello dell’uomo vi¬ vente è la fonte di un’energia
particolare sotto due forme distinte: dei raggi cerebrali, quasi soltanto
fisici (non saranno i famosi raggi NI) ; ed un 'emanazione psico-fisica, assai
attiva psichicamente e con cui si spiegherebbero la seconda vista, la
suggestione mentale, il medinmnismo ( settembre 1907)]. Certamente, tutto
sarà da discutere, da rivedere, da con¬ fermare: e il Guèbuard, e l’eminente
fisico Brandy, hanno cominciata quest’opera critica di revisione; ma anche pre¬
scindendo dalle fotografie spiritiche di gioconda memoria, e delle quali è
prudenza non servirsi affatto, io opino che vi debba essere del buono e
dell’utilizzabile in questo capitolo pressoché vergine di bio-dinamica. Davanti
a me veggo am¬ mucchiarsi le prove documentate dell’esistenza di proiezioni
bio-psichiche (“ materialismo „, checché si dica, “ della più bell’acqua „), e
non sento nella mia coscienza di positivista irremovibile nessuna ripugnanza ad
accettarle. Già il fatto, se esistesse effettivamente, paralizzerebbe ogni
negazione si¬ stematica ed assolutistica: e anche se questo fatto fosse rap¬
presentato dalle psichicone del Baraduc, ossia da imagini proiettate fuori del
cervello di certi soggetti (neuropatici, isterici, ipnotizzati e medium),
raccolte su lastre bromurate e stampate colFordinario processo
fotografico, che cosa ri¬ marrebbe da objettare? Unicamente questo: che
le psichico ne possono essere il risultato di cattive esperienze, di inabilità
sperimentale di coincidenze fortuite, o di altre cause naturali (radiazioni
ter¬ miche, passaggio inavvertito di raggi luminosi, “ luce nera correnti
elettriche del bagno, ecc., ecc.). Ad ogni modo c ’iJ qui un subjetto magnifico
di studio: da una parte ci sono fatti da verificare; dall’altra c’è già una
teoria che nessuno vorrà ostinarsi a dire trascendentale od occultistica tanto
è grande la sua possibilità in astratto, tanto è riconoscibile la sua
verosimiglianza conforme al principio logico della analogia nel campo dei
fenomeni fisici. La sola° difficoltà che possa avanzare un biologo essere,
cioè, quei fatti in- comprensibili alla fisiologia odierna, che non discopre
d’ordinario azioni a distanza negli organismi viventi _ ha li¬
mitatissimo valore, essendo un argomento ab ignorante o, come scriveva Uaoone,
della classe sofistica degli idolo, specus se non pure degli idolo
theatri. Una “ materializzazione di fantasma ideale „ si concepisce
adunque, abbastanza facilmente anche quando la si supponga provocata per
telepatia. Ma io propenderei a darle una realtà maggiore di quella che
consisterebbe in una semplice proie¬ zione di imagini ingenerate nei centri dei
percipienti e da essi objethvate : la “ psichicone „, insomma, sarebbe mate¬
riale, secondo me, nel senso schietto della parola: voglio dire che potrebbe
essere fatta di “ energia „, come lo è la°materia secondo la gemale intuizione
del nostro Marino Pomiri. Io reputo che il grave problema delle
materializzazioni sia duplice, biogenetico (la « sostanza,), psicogenetico (la
torma „); ma, in conclusione, e provvisoriamente, io opi¬ nerei che le figure
da noi vedute e apprezzate fuoruscivano dal cervello del medium, erano
produzioni estemporanee del suo pensiero proiettatesi nello spazio, creazioni
effimere e inconsistenti destinate ad apparire e a sparire in quelle con¬
tingenze peculiari, e non in altre. E che quelle apparizioni possano, in via di
ipotesi e nel presente stadio – H. P. GRICE STAGE, STATE -- della Meta-
psichica, attribuirsi ad ectoplasmi transitori irradiati dai centri nervosi
d’Eusapia e foggiati idealmente dal suo sub¬ liminale senza verun superfluo
intervento di entità estranee subumane o ultraumane, è per me chiaramente
desumibile anche dallo stesso loro significato raffigurativo, dalla stessa loro
analogia con altri fantasmi classici o tradizionali nella storia dello
Spiritismo contemporaneo. Chi sarebbero i personaggi della
rappresentazione eusapiana? Le apparizioni del 1“ marzo 1902 differivano
tra loro per l’aspetto, per la grandezza, pel colore, per l’atteggiamento : si
può pertanto dire che ciascuna aveva caratteri personali. Ma erano davvero
persone , vale a dire forme figurate, non sol¬ tanto individualizzate (su ciò
non corre dubbio), bensì anche contraddistinte da caratteri e connotati che si
potessero ri¬ conoscere ed identificare ? Ed erano fantasmi di vivi o fan¬
tasmi di defunti ? I. La personificazione obiettiva dei.lo spirito-guida.
11 fantasma gigantesco maschile, dalla faccia quadra e dalla barba ruvida, è
stato attribuito allo spirito-guida della Eusapia. Ma per dir vero, toltane la
promessa da “ lui , fatta di rivelarsi finalmente ai “ suoi amici „, non
abbiamo ricevuto “ messaggi „ diretti atti a personificarlo. Per quanto
dalla storia dello spiritismo (eir. Podmoke (ri¬ sulti che dopo la sua
disincarnazione ha operosissimamente guidato e inspirato un bel numero di
medii. “ John King , è una personalità spiriticamente poco sviluppata; e la sua
identificazione nelle seduto della Paladino è lasciata un po’ troppo al
beneplacito ed alla fantasia degli astanti. Eusapia stessa si guarda bene dal
fornircene troppe notizie, e si con¬ tenta di assentire quando * John , è da noi
dichiarato pre¬ sente nei fenomeni che gli si attribuiscono, o quando membri
della catena aftermano di percepirlo in forma invisibile, ma tangibile,
traverso le mani robuste, le ruvide strette, gli atti burleschi di gusto
discutibile, e sopratutto gli scapac¬ cioni che qualcheduno, troppo audace
nelle indagini, ne riceve, o dalle partite di box a corpo a corpo, che sono la
sua caratteristica. Se poi si intravvede un’ “ ombra alta e grossa „, è * John
„ che si manifesta; tanto meglio se il percipiente gli descrive “ un quidsimile
di turbante attorno al capo „ : il fasciarsi la testa con delle bende ò una
moda assai diffusa nel mondo ultrasensibile. Nonpertanto da questi connotati un
po’ vaghi e impersonali si giudica che appaia l’inconsistente brillante da
farsa della compagnia paladinesca di “ Entità occulte Ne segue che anche
la identificazione di “ John King » nella seduta di casa Avellino rimarrebbe
sempre un po’ ar¬ bitraria. In quanto a me, lo vedevo per la prima volta, e
credo che anche i miei compagni non si trovassero con una migliore conoscenza
del ridanciano personaggio. Però i ca¬ ratteri fisici dell’ individuo
corrispondono a quanto ce ne racconta la copiosa letteratura sulla Ensapia, e a
quanto dichiara di avere visto Ensapia stessa o in sogno o per al¬ lucinazione
durante qualche seduta (cfr. tomo II, p. 61). L’aspetto rozzo, la
statura, la corporatura, la barba ispida e tagliata corta, l’espressione
volgare e gaja sono bene adatte ad un vecchio “ lupo di mare „ dedito a lavori
di fatica, massime se duplicato in un “ pirata o filibustiere dell’epoca
dell’invasione dei Mori „ (? !), come dice la tradizione dei fidentissimi
circoli spiritici. Ma nonostante che io me lo sia sentito “ accanto „ e anche “
addosso „ due o tre volte, nonostante che le sue mani abbiano strette e scosse
le mie, mi manca una connotazione esatta di quell’essere “ spiri¬ tuale „ (?):
tuttavia mi son convinto alla prova che, se Eu- sapia lo proietta quale se lo
raffigura, esso sia degno in tutto e per tutto della sua fantasia ingenuamente
popolana. Fra i molti “ attori lignei » che sino dalla sua infanzia avrà ve¬
duti e ammirati nelle baracche di burattini sulle piazze di Napoli, si sarà
stampata nelle cripte della sua memoria una testa volgare di quella fattura ; e
quando il Damiani le in¬ nestò il monoideismo della sua guida nord -americana
del¬ l'Altro Lato, certamente essa lo rivesti delle forme che le parevano
adatte all’epoca ed alle qualità del defuntissimo suo padre nell’ “ anteriore
esistenza Ensapia s’ è però sempre dimenticata di dire, e forse non l’ha mai
pensato, che iti allora non doveva essere nata sul colle di Minervino Murgie e
portava un altro nome; nessun ricordo innato le è rimasto da quella sua “
incarnazione precedente „. E in¬ tanto il ritratto di “ John King „, se è
quello da noi veduto, si è stereotipato nel suo subcosciente. II. Il
ritorno ni “ Katik King»? Il fantasma femminile e giovanile apparso pel
primo fu battezzato — come si è detto — sull’istante : e sarebbe niente meno
che Katie King, una volta, in una delle sue esistenze anteriori, “ Annie Owen
Morgan », ma presentatasi sotto quel nome e cognome nelle sedute della
Cook tra il lbil e il 1874. Non c’è da farne qui la storia (cfr. il riassunta
datone da M” de L.*** con pref. di Del anse): chi non la conosce dopo le
coraggiose pubblicazioni del Chookes t Pochi personaggi storici hanno una fama
eguale alla sua ; e lo spiritismo-dottrina per poco non l’ha messa sugli
altari Ritratto del fantasma denominato ‘ Katie King „ e medi
anizzato per virtù della signorina Fiorenza C’ook. [Da una celebre
fotografia di Guglielmo Chookes eseguita l’anno 1S78- nel suo studio privato,
dove si presentii va lo spettro materializzato uscendo dalla prossima
biblioteca in cui stava, assopita, la medium]. come nua Giovanna
d’Arco simbolica dello “ spiritualismo sperimentale ». LI suo viso è stato
mille volte riprodotto dalle fotografie originali del celebre scienziato
inglese ; e pittori illustri, fra cui Gabriele Max di Monaco, ne hanna
idealizzata la effigie: dimodoché, quando dal nostro gruppo uscì, esclamato,
quel battesimo, nessuno di noi trovò a ridire, ed io non fiatai, tanta era (e
mi par giusto che fosse) la mia «ntìtònspTritkaTedermÌ f8CCÌa 3 faCCÌa C°n
‘JUeila le^'>da.'ìa Certo, per la storia dello spiritismo
contemporaneo la ricomparsa della “ King „ sarebbe un avTCnimen£, di rimo
ordine, e noi che per primi dopo il Crookes, il Cox, il Lei ma rie, coll
intervallo di quasi trent’anni, ravremrao rive¬ duta c, troveremmo in una
situazione fortunatissima, ecce¬ zionale fra tutti i cultori odierni della
Metapsichica. Si ri¬ legga la patetica scena dell’addio supremo di 6 Katie King
descritto in stile ammirevole dal Crookes. Il 29 maggio 1874 a Cattermetta
aveva annunziato che sarebbe tornata in luglio per congedarsi. “ Quando
fu giunto per Katie il momento di prendere com¬ miato, io [narra 1 insigne
tìsico] le chiesi il favore di poterla «stanti ^atiV ? Term"lat<’
le sue istruzioni a tutti gli astanti, Katie mi invito a entrare con lei nel
gabinetto Ilo ■ Lidio], e m, permise di restare sino alla due. Dopo avere
abbassata la cortina, ristette un poco a discorrere con me- poi, attraversando
la stanza, si diresse verso la signorimi Cook che giaceva senza sensi sul
pavimento. Chinandosi su di lei e toccandola - sre.a/ialeri Fiorria [Fiorenza],
svegliateci , ]e disse, orma, è necessario che io ri lasci. - La Cook si
riscòsse «^piangendo pregb Katie di restare ancora per qualche tempo , i ,
eara< ’!on PO**»: la mia missione è finita. Che Dio ri •ilrnni* m ’ t-rifi>0Su>
^at!e- lu,li esse parlarono insieme per naroh C s fi“,0he le. Ia-rnnf'
impedirono alla Cook ogni ™ SeSuendo le ingiunzioni di Katie io mi lanciai a
so¬ stenere la Cook che sera abbattuta al suolo tra singhiozzi disporle'
„GUa a‘ lltt0rn°’ ma Ka,Ìe 6 k sua ljianca veste erano La Cook-Corner,
morta nel 1904, ha bensì impersonato, du- rante la sua fortunata carriera di
medium, altri spiriti: negli ultiun anni si materializzavano per suo mezzo tre
fantasmi, una Mary, di poco differente in bellezza e attività dalla “ Katie un
Indiano di alta statura e che * parlava inglese ,. e una vecchia monaca... Ma *
Katie King , non è più venuta e si dovrebbe supporre che stia da allora
attendendo alla sua noveila missione Ciò nondimeno, gli esempi del ritorno di
altri spiriti-guide dopo più anni di assenza non mancano (lo stesso John King,
informi!]: e quindi a priori non si : ^ndne k P°s«bihtà Che anche “ Katie
„ si ripresenti un giorno o 1 altro. 1 magni spiriti , che scendono ad inspi¬
rare i medi! infamatori ed oratori, non si affacciano forse reiteratamente da
questa parte terrena dello Spazio, e non si manifestano indifferentemente,
magari nello stesso istante, a Boston e a Parigi, a Rio-Janeiro e a
Pietroburgo, e, ehi 10 sa ? forse anche a qualche medium anglo-sassone
emigrato col suo bagaglio onirico a Calcutta o a Tokio?...' Gli “ spiriti , non
soffrono limitazione di tempo, di spazio, di attività umanizzata: e Luxmore,
Cox.gli stessi Ajcsakojt, Varley e Crookes, che ebbero la fortuna di vedere
con¬ temporaneamente il medium e il suo fantasma distinti , non si arrogheranno
, certo, il còmpito di avere esaurita la ca¬ pacità presentativa (o
rappresentativa) dell’entità che loro disse di chiamarsi Katie King e li salutò
cosi affettuosa¬ mente. Si salutano gli amici quando si parte; ma dopo aver
viaggiato negli interspazi si può andare a fare la conoscenza d'altri luoghi e
d'altre persone... Insomma, teoricamente nessuna obiezione spiritistica
al ritorno di Katie nelle sedute paladiniane ha valore o, per lo meno nessuna
lo avrebbe, se Katie davvero fosse ritornata. 1 “King, sono spiriti
intraprendenti e amanti dei viaggi, su¬ scettibili anzi della bilocazione : il
papà attuale della “Katie,, 11 barbuto “ John ,, non s’è forse
presentato, a faccia tosta, or ora nelle sedute di Augusto Politi, che ha
voluto indub¬ biamente fare un po’ di concorrenza alla sua compagna
professionista di Napoli? Questa molteplicità di apparizioni è, dunque, una
prerogativa di famiglia. Ma il bianco fantasma medianizzatosi per opera
di Eu- sapia davanti ai nostri occhi, era proprio la “ Catterininn „ che avesse
voluto ricomparire alcuni momenti prima di suo padre “ Giovanni , e fuoruscire
dal sogno di sua “ sorella „, reincarnandosi ambedue, con uno spostamento di
domicilia e di razza, per opera di una semi-contadina delle Puglie ?
Veggo bene, da medico-alienista qual sono, che credere a tutta codesta
parentela dell’ Al di là rasenta (me lo perdo¬ nino gli spiritologi) la follia
: ma non è mia la colpa se mi tocca di dire cose quasi insensate. La stessa
sorte spetta a chi pretende acclimatare certe piante esotiche: spesso non gli
na¬ scono che degli aborti e dei mostri. E scempio e mostruoso è tutto codesto
edificio onirico travasato dai medii nord¬ americani dell’Ohio agli inglesi, e
dagli inglesi a quelli di altre contrade, dall’Olanda a Napoli. Forse nelle
borgate dell’Obio, dove i “ King , nacquero, la loro leggenda ul¬ traterrena
poteva passare, ma nella nostra classica e scetti¬ cissima Italia ha tutta
l’aria di una fiaba da folklore. Queste creazioni associative del
subcosciente sono, in ge¬ nere, ben poco sublimi. Pur salendo dai recessi
mnesici di una Elena Smith (anche essa ha il suo sogno genealogico e la
sua palmgenes.), sembrano romanzi d’anT-endlce rafàzzo nament. da scntton
maldestri, aborti letterarii, fantasticherie troppo sapiente per lei, col
vincolo di sangue E così “Tom ìSrs •%$?«“* •— «*—*-. » Nessuna
meraviglia, se alla storia dello SniriHamr. poraneo la volontà subcosciente
della Paladino avesse creato »1!“ rl'T $ Zii"T7ie“aZs"y,
quell, paradisiaca -bellm. som uni ZnZrT stieo amplifica anche le
impressioni estetiche. Della “ lvatie „ fantomatica è assai più bella la “
Kathi „ ideale dipinta dal Max: ha un ovale perfetto di viso, un naso più
regolare, occhi di un azzurro celestiale, bocca finissima, capigliatura
abbondante ed aurea, collo da cigno, e seno virginale di un candore abbagliante.
Laddove moltissime premiate a un “con¬ corso di bellezza „ potrebbero dare dei
punti alla “ Catterina King „ rediviva. La storia di questo spettro vivo
con “ mormorio respi¬ ratorio „, di questa “ creazione temporanea d’un corpo
umano completo „ !, è così straordinaria che si prova un sentimento istintivo
di diffidenza davanti allo stesso criterio dell’autorità impersonata in un uomo
di primo ordine. Certo, il Crookes avrebbe su di noi il vantaggio di non averla
soltanto veduta, ma di averla toccata, abbracciata, condotta a braccetto,
fotografata – H. P. Grice: “I use the example of a photograph as a cause of
NATURAL meaning, since Moses, M. A. Oxon, wasn’t that well known at the Oxford
Philosophical Society!” -- ; di averle ascoltato il cuore, tastato il polso,
misurata la statura, tastati i capelli sulla fronte; di averle recisa una
treccia, tagliato un pezzetto d’abito, perfettamente come se “ Katie „ fosse
una deliziosa creatura vivente. Invece, da¬ vanti a noi la “ Katie „ avrebbe
assunta appena la forma spettrale. Ma in sostanza, ambedue i fantasmi, il
visibile-tangibile ed attivissimo materializzato dalla Cook, il visibile e
appena mo¬ bile materializzato dalla Paladino, si addimostrano all’analisi
critica nati con procedimento psicologico eguale. Se lo spettro presentatosi a
noi è un sogno abbastanza squallido della napoletana, anche il fantasma
manifestatosi al Crookes sarà stato un sogno vivacissimo della inglese. Ambedue
sono prodotti endogeni del medium, e non entità spirituali. Am¬ bedue hanno lo
stesso diritto a figurare nell’anagrafe imagi- naria di questo mondo terrestre:
le inscriveremo sulla stessa pagina del registro “ metaeterico „ di stato
civile con la “ Meggièn e il “ Be.nny „ della Wood, con V “ Abdullah ,
dell’Eglinton, e con il “ Mercedes, figlio di Dio „ (! !) della Maria Blin, col
* Botton di rosa „, col “ Raggio di sole „ e con le quattro altre
personificazioni inspiratrici della isterica Mollie Flan- cher, col “ Dr.
Phinuit „ della Piper, con 1’* Esmale „ della Smith, e anche con 1’ “ Arcangelo
Gabriele „ della istero- patica Mlle Couesdon... È tutto un popolo di ombre
eteree apparentate dalla nascita, salvo che in tutte le “ personifi¬ cazioni „
ora accennate la persona estranea, ossessionante, non si materializza, mentre
che John e Katie King e Benny ecc. hanno preso corpo fuori del medium : in
quelle la produzione è di ordine esclusivamente psicologico, in questo è di
ordine duplico, biofìsico (la materia, ossia il “ doppio 1 e risichi™ tu “
forma , ossia Pimagine foggiata a fantasmi) P C° ,g“U h° Vide’ *Pi!r P°e0
lunie psicologico abbia innanzi agh occhi, che tolta di mezzo la bastarda
figura americo- ang o -italica di John King „ (e mi pare chi . miei due tomi io
accoppino senza speranza di risurrezione), gli spiri¬ tutti &ì
«Sf£rZerebbu° 'nVUn° di ridare esistenza esogena a ‘ King ultraterreni. Chi s’è
mai sognato di fare la Morgan aZv° Il ^ ha avuta mai notizia di “
Annie Morgan „ . Il Ckookes, purtroppo, se n’è disinteressato- e neppure
mai s’è troppo aperto sul conto di ■ Katie tanto che gli spiritisti più accesi,
inquieti per quelle ostinate re° ticenze, 1 hanno chiamato il “ silenziario „
(V. Cavalli) e per ?0causa°n cuiinaveva"d ri^„ e d'avere tradita la
”a i dato ln sulle Plime tanta parte di sé stesso e del suo nome altamente
stimato nelle scienze In venta, le dichiarazioni ulteriori, vecchie e nuove di
Gu- GLiELMo Crookb circa alle conseguenze teoriche di quei suoi ce ebratissmu
studi (col rispetto dovuto a tant’Uomo) ri¬ co, dano un po’ l’oracolo dell’,% r
edili s... : c’è dentro tanto tìsnintS T-nP,r *Stl deC!S1’ sPir*tualisti,
psichicisti e... an- ed o nu è l°CIT" ,CZ Stl,m‘ cbe egli veduto
bene, ed o pure lo credo: ma ciò nonostante l' indagine non fu da
lu spinta fino al punto necessario e fondamentale l iden “rs0 &
trm e .°ggb dati i progressi e le esigenze positive della Me- tapsichica,
sarebbe assolutamente necessario di comprovare a scanso di invalidamento di
tutta la osservazione! Neanche 1 Crookes checche dicano gli entusiasti,
potrebbe oggidì ““ Sir'SE™ a,,e *— i™ ■&» Lo ripeto: le
differenze fra le due forme, la storica e la eusa- vòtufA n0n
lnfin?erebhero la supposizione che Eusapia abbia voluto proprio ripresentarci
la Katie. Le somiglianze tra il medium e il fantasma creato dal suo
subcosciefte sono spie fate.nflla dottnna fluidica o animistica mediante
l’ipotesi Sin dd°Pir10 ,0 0gK'° A : IAksakw>' ammette che il mimo
passo dal! ammismo allo spiritismo consista nella azione estracorporea dell
uomo vivente (medium) procreante ]W parizioue della propria imagine, sia in una
forma visibile f0 4^“ °on attnbutl di somatismo o teleplastica. Per ciò
gli spiritisti sostengono che nelle evocazioni il “ doppio estenorato „, che
dapprima poteva anche conservare qualche somiglianza col medium, si muta a poco
a poco nel fantasma LA KATIE KING , IN INCOGNITO? di un
defunto per un processo or più lento ed or più rapido di sviluppo : allora ogni
somiglianza tra i due (tra il me¬ dium e la psichicone) scompare e si lia la
personificazione. Orbene: in codeste congetture è chiarissimo il processo
psicologico e metapsichico del differenziamento dei fantasmi : questo si
effettua solo in proporzione del contributo (diretto o indiretto, suggestivo o
telepatico) fornito dai presenti, e specialmente da colui a benefizio del quale
si fa revoca¬ zione. Oggidì gli spiritisti meno fanatici si contentano infatti
di dirci che le rassomiglianze con determinati defunti sono per lo più parziali
e approssimative. Evidentemente, se la Katie King di casa Avellino (dato che
fosse!) differiva da quella di casa Ckookes in qualche particolare, ciò
dipendeva dalla imagine mnesica — non però criptomnesica nel caso nostro — che
la Paladino serba di quella sua parente del- l’Al di là sulle impressioni dei
ritratti da lei veduti o uditi descrivere nella sua ormai lunga carriera
professionale di medium ricercatissima e disputatissiraa. III. Una
sconosoidta? La giovine donna affacciatasi di fianco alla finestra non ha
ricevuto battesimo: per tutta l’assistenza è rimasta una sconosciuta. È bensì
vero che qualcheduno ha creduto rav¬ visarvi lo stesso fantasma di mezzo, al
quale s’era data la denominazione di “ Katie King „ : gli rassomigliava
nell'ab¬ bigliamento del capo, nelle linee generali del volto, nella stessa
cortesia del saluto... Ma tale somiglianza può esserci apparsa maggiore di quel
che fosse realmente, in causa della singolare acconciatura. Si notò, per di
più, qualche diffe¬ renza anche tra le due comparse successive di quella forma
: nel modo di presentarsi e nel complesso dei lineamenti si sarebbe detta la
stessa “ persona „ , ma la seconda volta il suo turbante appariva
ingrandito. In ogni caso, anche questa sconosciuta, o mal riconosciuta
che sia, era un prodotto manifestissimo d’Eusapia. Quell’af- facciarsi aveva i
caratteri stereotipi del suo puerilismo men¬ tale in rapimento medianico: la “
persona „ pareva volesse curiosare nella stanza, e far con noi il giuoco
fanciullesco del rimpiattino. Miserie della “ spiritualità „ quando diviene
materialità ! Io inclino perciò a credere che con quella testa il subco¬
sciente d’Eusapia abbia voluto proiettarci nuovamente il ri¬ tratto
pseudo-vivente della sua “ sorella „ imaginaria dell’Al di là: giacché
eravamo immersi in un pateticume di famiglia. Dietro la “ figlia „ era venuto
il “ padre e dopo di “ fui „ ben doveva ritornare “ lei rendendosi ancora più
percet¬ tibile ai nostri sensi. Infatti, la dimostrazione della tesi, che è
sempre in fondo al pensiero apparentemente addormentato dei medium, conduceva a
questo perfezionamento del feno¬ meno esopsichico : se “ padre „ e “ figlia „
s’erano mostrati a ino di imagini alquanto sbiadite, spianato, non aventi quasi
spessoie, a un bel circa come le imagini ottiche virtuali pro¬ dotte da una
lente o da un prisma, conveniva passare alla presentazione di una forma
stereoplastica più distinta e che offrisse le caratteristiche del volume, del
colore, della spes¬ sezza opaca e conseguentemente con la sua ombra...
Intendiamoci bene : ricostruisco il processo logico della psicogenesi della
materializzazione nel supposto (secondo me più probabile) che non siamo stati
ingannati dal “ fantasma , laterale. IV. Un’evocazione di famiglia.
L apparizione della donna dalla cuffia e del bambino che l’ha baciata, hanno
per contro ricevuto un battesimo. Era intanto verosimile che noi dovevamo il 1°
marzo assistere ad un evocazione di “ fantasmi di defunti , appartenenti alla
famiglia dei nostri ospiti, giacché “ John „ lo aveva preannunziato vagamente.
Ma è dipoi venuto un accenno esplicito di Eusapia, che in “trance, e
impersonatasi in “John, avrebbe risposto a chi l’interrogava (Bozzano), che la
donna matura sarebbe stata la madre della signora Avellino, morta in età ancor
fresca, da quasi quarant’anni ; e il bambino un figliuoletto suo, deceduto
nella tenera età di tre anni. Io non ho udito queste risposte del medium,
ma so che in veglia costei ha poi confermato d’aver dato, con quella evo¬
cazione, un saluto di riconoscenza ai suoi buoni amici. Nello spiritismo il
sentimento d “ amicizia , gode di un grande prestigio; e il buon John „ ha
funzionato amichevolmente da ellenico Ermete psicopompo. Nessuno dei
presenti dichiarò di ravvisare le duo figure : gli stessi membri della famiglia
non le riconobbero. La sola che si ricordasse di sua madre, era la signora
Avellino, ma torse non era in posizione atta a ben percepire: il fatto sta che
non identificò la donna, tanto meno il fanciullo. Ri¬ guardo a questo, se la
ricognizione di un fantasma infantile risulta sempre più stentata di quella di
un adulto, gli è perchè un’evocazione spiritica famigliale
259 i connotati dell’individuo si costituiscono a poco a
poco, e perchè nell’età prima il differenziamento personale è assai limitato.
Ma nel caso presente la stessa maniera di presen¬ tarsi della forma (faccia rivolta
verso la “ nonna „) impediva il riconoscimento. E anche per la donna la
evanescenza dei tratti del viso non dava presa ad un’ identificazione
sicura. C’è però il dato della cuffia e dei suoi nastri rosa (?) al¬
lacciati sotto il mento : la signora Avellino se n’è di poi rammentata, chè sua
madre realmente la portava in quella foggia; ma senza i tratti personali del
viso si può parlare di un riconoscimento ? Mi dicono che della defunta
esista un ritratto in una villa a Stradella, e che il disegno generale dell’abbigliamento
del fantasma ricordasse quello della pittura. Ma se è vero che Eusapia non è
stata mai a Stradella, è tra le cose pos¬ sibili che ne abbia avuto sentore.
Intanto si vorrà ammet¬ tere che un processo di identificazione basato su
ragguagli cotanto incerti, e rimasto così imperfetto, ha poco valore. Che
l’acconciatura del capo e il fazzoletto a cocche corri¬ spondessero al costume
di quell’epoca, è certo un particolare notevole ; ma non di tale portata da
costituire un fatto che dovesse essere interamente ignoto ad Eusapia. Costei
appar¬ tiene ad una generazione che ricorda le mode e i costumi dell’ epoca ,
mantenutisi d’ altronde nelle persone longeve, nostre bisnonne nonne e prozie,
fino a due o tre decenni fa. E poi “ una nonna generica „ non si immagina da
tutti con una cuffia ? Basta ricordarsi di quei vecchi daguerrotipi e di quelle
ingiallite fotografie, che sono alle pareti o negli album di tutte le case
borghesi appena agiate e che stanno a ricordarci i più prossimi nostri
morti. Rimane poi sempre l’ipotesi di una captazione telepatica di
qualche connotato tra il subconscio d’Eusapia (per quanto mediocre “ lettrice
del pensiero altrui ,je i recessi mnesici della signora Avellino. Noto in
riguardo a ciò, che, se di tutti i particolari visibili del fantasma, non i
lineamenti, ma la cuffia e i suoi nastri rosa apparvero più spiccati e ri-
conoscibili, s’avrebbe una corrispondenza del dato telepla¬ stico col ricordo
caratteristico e ad un tempo il più vivo sussistente tuttora nella sola persona
presente, che poteva rammemorarsi la defunta. Niente “ spiriti „ ! Io
sono disposto a credere — ammessa la rassomiglianza vaghissima e incertissima
di quell’ecto¬ plasma speciale con una persona già vissuta — che Eusapia abbia
fatto (medianicamente) il tentativo di “ pomparne „ il 7C,?rd° ,nel,
cervell° f?1 ?noi ospiti, massime della figlia della defunta, e quindi si sia
cimentata a presentarla con fonit»"™ “ ® • Persoflfic™or'e simile a
quella sfortunata e fallita per mia madre. Porse, in una fase ulteriore, con
altre fantasmi di ^ ° ° C°gli Avellino fra Assistenza, quei
fantasmi di nonna generica „ e di “ bimbo generico si sarebbero meglio
sviluppati, ossia si sarebbe andati incontro fo«p pr0grefsiva loro
sPe«ficazione. Quando agli Avellino fossero sfuggiti inconsapevolmente, o a
parole o a gesti riferentisi1 Ju'0””0^ pÌÙ precisi e di eventi ^i|liari ?
aIla. loro madr® suocera e nonna, al loro figliuo¬ la 6 quand° ,EusaPia avesse
continuato ad attingere, puta caso, nella loro coscienza e subcoscienza
cornrdpf0 d’T? ° °°\ ^ alIa Presentazione riepS completa di determinate
personalità. E il processo di idèn- ' Sti gli 5'S; "rebbe Un
tentativo di fotografia spiritica. V fantasmi ” fissarne cioè le imagini
sulle della nnhàmichef 6 non . vanno soggette alle illusioni deUa
nostra retina, è il pensiero predominante degli spiri-
t‘tllCheiSOtng?n°Jla venutadi entità superterrene, e degli re«ì Tn Cihe
des,derano investigare la realtà ed il pro¬ cesso delle loro apparizioni.
Cosicché abbiamo tutti provata una grande compiacenza quando il sig. Montaldo,
che pronto “ 3h'na fin dal principio della seduta, aveva fatto scattare 1
otturatore proprio nel momento delle prime ap- f. ?,?"1 lenZ
alc"n ,efetto- ci ha annunziato finalmente elio dn,-ant« i 'ndub^
S?.gm, di essere rimasta impressionata duiante la comparsa degli ultimi due
spettri. della dU T0’™, C1 asPettevamo le imagini più o meno nette della
vecchia dalla cuffia e del bambino; ma pur troppo, le ■ , <n 1 m
desiderate dei fantasmi non si sono sviluppate dopo \ bagm rlvelatojn’ 6 s°no
invece apparse delle macchie bian¬ castre non aventi alcuna analogia con figure
umane. Il signor ™ldo’ poco soddisfatto del risultato, non ne ha dapprima enuto
conto ; ma 1 esame della fotografia ottenuta è tutt’altro che inutile,
giacché la lastra presenta delle impressioni lu¬ minose insolite, non
ascrivibili a penetrazione inavvertita della luce del gaz, nè ad errori di
tecnica, nè a difetti del vetro. Chi le ha sviluppate è un valentissimo
dilettante di fotografia, ehe s’è diggià esercitato in queste ricerche e che dà
affida¬ mento di competenza. Forme o radiazioni ‘ fiuidiche . invisibili
e di natura ignota, fotografate in casa Avellino dal sig. Montaldo.
[Queste apparenze fotografiche corrispondono al momento della presen¬ tazione
dei due ultimi « fantasmi » per opera di Eusapia]. Gli oggetti
esterni che rimasero fotografati nella camera oscura della macchina rivolta
verso il gabinetto medianico e pm precisamente verso la cortina nera alla
destra dell’assi- stenza, dovevano emettere o riflettere realmente dei raJ di
ince i quali hanno attraversato l’obbiettivo, ne sono°°stati rifratt! e sono
giunti allo strato sensibile nel punto focale La iI,oC0nfignrrr è]ale da
escludere tanto il dubbio di una impressione da luce diffusa, quanto l’altro
della fotografia de a lampada sospesa nel mezzo della stanza. Come si scorge
lalla porzione che qui ne riproduco, sono dischi o fiocchi lu TanUdi lum
ma-a; ne“a qUaIe si Percepiscono alcuni materia- “ lntensa’ <luasi di
condensazione della materia qui c è una sorprendente analogia con certi
corni »oS.( ■ ™b°'0!e) folo8ra“ •“ i*b“»to,v «z: Che cosa pensare
di queste apparenze? La questione delle “ fotografie spiritiche .
occupa un posto di primo ordine nella discussione sulle “ prove sperimen¬ tali
„ dello spiritismo. Con essa incomincia la dimostrazione polemica dell Aksakoff
contro i dubbi di Ed. de Hartmann e con essa si può dire che finisca (cfr.
Anim. ’ frane., pagg. 26-86, 92, 172-242, 504, 607). Per uno stesso
Sm’sulla lfstrfia “ tras.cfendentale ». cioè quella che rende e sonrah
tto 11 ■°g5eti‘,ed 1.ma?ini invisibili all’occhio, e sopratutto fantasmi di
determinati defunti, fu elevata dal Congresso spintico-spiritualistico di
Parigi al grado di prova tunaue°rèffefte “"‘f*8 di un Mondo
«lira-sensibile, . uan- tunque effettivamente gl, spiritisti di stirpe latina
fossero ?e ^ capnEP0SVoLe°,.aTna -delle dubbie icnografie spiritiche nei
cap. E. Volpi! Piu ricco, è vero, sembrava digerii lo delP Aksak orf °
•iVneri caP °. come si rileva dalla citateopera campo una foli» dl ™en°.
essendosi verificata in questo campo una folla di inqualificabili frodi industriali
e di com- dei credenti teS‘ aI.,a ,n"enuita ed al
sentimentalismo dei credenti, non si era giunti allora a nessun grado di
cer¬ tezza e si rimane ancora adesso ben lontani da o<»ni evidenza
scientificamente accettabile. ° eviaenza rit£eqUÌ bÌS0«na distinguere :
le fotografie che dicono « spi- ' Cb ® ” ,sono assal d'verse, prima per
ciò che rappresentano terni tend0n° ™PPresentare, Poi a seconda del
procedimento tecnico con cui sono ottenute. «imeneo fotografie
spiritiche 263 A) Rispetto alle cose rap presentate,
noi possiamo dividerle in otto categorie: 1° Fotografie degli effetti
materiali del medivmnismo, come sarebbero i mutamenti avvenuti nella sala delle
espe¬ rienze durante la seduta, le traccie lasciate mediante stru¬ menti
registratori dai fenomeni accaduti, ecc. Questo primo gruppo di “ prove „
fotografiche ha un modestissimo signi¬ ficato, giacché i fenomeni non vengono
colti sull'atto, e le lastre si limitano a confermare fatti che d’ordinario
nessuno mette più in dubbio. 2" Fotografie dei fenomeni meccanici in
attuazione : e tali sarebbero quelle di levitazione del tavolino , che io ho
annesso alla mia opera (Tomo I, tav. 1, III, IV, e Tomo II, tav. Vili), e che
si trovano in parecchie altre pubblicazioni sulla Paladino (Aksakoff, De
Rochas, Fontenay, [Flam- marion], ecc.). Sono esse una riprova formale di
autenticità per un fenomeno ancora discusso dagli scettici ; ma non hanno
sostanzialmente altro valore se non di conferma ai fatti diggià percepiti dai
sensi degli astanti. 3° Fotografie degli effluvi e delle emanazioni più o
meno visibili all’occhio ^fiammelle, luccicori, aureole, ecc.), ora provenienti
dal corpo del medium o degli astanti, ed ora formantisi intorno al medium, o
nel gabinetto oscuro, ecc. Sempre meglio i dubbi dell’illusione riguardo ai
fenomeni veduti sono opportunamente risolti dalla lastra sensibile. Le opere di
Aksakoff, De Rochas, [Santini], ne contengono qualche esempio, quantunque sia
riuscito finora difficile fo¬ tografare gli effluvi tante volte visibili anche
attorno alla Eusapia. 4° Fotografie delle radiazioni di natura ignota im¬
percettibili ai nostri sensi normali, projettate dal medium in “ trance „ , o
eventualmente dagli oggetti esterni che ne sono influenzati, o dagli stessi
astanti della catena ; radia¬ zioni forse analoghe a quelle molte, prima
sconosciute, che la fisica moderna ha rivelato esistere a nostra insaputa nel
mondo, sia oltre ai limiti dello spettro solare (infrarosso, ul¬ travioletto),
sia nella serie interminata delle forze naturali. Di queste radiazioni,
che si formano attorno a certi medi e soggetti ipnotici particolarmente dotati
forse di bio-ecte- nismo, gli archivi spirito-psichicistici offrono esempi
sufficien¬ temente sicuri: rinvio anche su di ciò ad Aksakoff, a l) r Rochas. a
Delanne, non che al Baraduc e al nostro Car- reras che vi si sono
specializzati. [Aggiungo le opere più recenti di Bosc, di Gasc-Desfossés e di
Santini], errali < ^ot?Srafie . de?le forme siano parziali, siano
inte-/ g ah ( materializzazioni,) che visibilmente si mostrano npr opera dei
medium organizzatori di teleolasm? Z ° . 81 tJ “•camici , che pur con
tanta freouenza « n«- capiscono nelle sedute. Io non so. per esempio
TfotoJafie 1 „“ni sPettrah „ eseguite nel momenti^ della loro” così fugace
comparsa; mentre tutti sanno dei ritratti <T°*2i« t^'Dg ». non che dei “
fantasmi „ materializzati d-illn nT forse, pur medianicamente
suggestionava], ’ top - fotografie dei fantasmi invisibili, che si nresen
tano pm o meno vicino al medium o nel c-anino delk snà azione medianica, e che,
pur restando impercettibili per poter, di £ dopo zz^’ro <-*
° nnpUeK-f è la Categoria deUe vere fotografie spiritiche- e
«negabilmente acquisterebbe valore stragrande se fosse dato d confermarla come
la accettano gli spiritisti (efr Del J'e di 'mova tT0rielle’ ’99)- Se ne
desumerebbero tre spechi - dte ■&* j; conda, m favore dello
spiritismo evocatorio, poiché spettri co, ma uon visibili pero ad occhio amano,
comparirebbero ncoroato dalla coscienza o giacenti nella subcoscienza
del. ^r?0’ qUe 6 che a@lrebbero impressionando la astra rH ? = fz
conta di frodi così clamorose e furfantesche (p. es. quelle del fotografo
parigino Buguet tra il 1873 e 74) da doverci camminare coi pie’ di piombo. Ciò
non di meno, i dogmatisti dello spiritismo, fra cui A. R. Wallace, St. Moses,
Aksa- koff, Lkvmarie Perty, Dénis, non che tre fra i propagan¬ disti come W.
Stead, Humber e il cap. Volpi, ne vantano e ne mostrano esemplari * autentici
,, su ciascuno dei quali bisognerebbe operare una inchiesta e, qualcuno anzi
dice una istruttoria! ’ Molti anni or sono le fotografie di cui si tratta
mi furono comunicate dal colonnello Daviso, spiritista zelantissimo, e ne ebbi
un impressione poco favorevole : vi lessi sotto l’inganno piu manifesto. Ma
forse ero allora in un atteggiamento di eccessivo scetticismo. [Ho veduto in
seguito le fotografie straordmarie ottenute a Roma dalla medianità dei due fra¬
telli Bandone; e specialmente dopo le dilucidazioni di E. Car- reiias le trovo
ammirevoli... e conturbanti, ma, checché egli argomenti con calore di
convinzione, non affatto dimostrative per la tosi spiritica, non potendosene
eliminare l’origine psi- coradiantej. La Eusapia, per quanto mi consta, non ha
mai (lato esperienze fotografiche di questo genere. 1" Fotografie
delle apparizioni spontanee, cioè in as¬ senza di ogni medium. Ritengo che
quest’ ultima categoria sia tuttora un desideratimi-, non si conoscono imagini
di spettri autonomi apparsi senza l’azione biopsichica di qualche individuo sensitivo.
E già la rarità dell’evento, fors’anco la sua costante natura allucinatoria,
lasciano presumere che un si tatto argomento di supremo valore mancherà per un
pezzo allo spiritismo militante. Io opino, anzi, che la sua man¬ canza dia la
conferma più vigorosa alla necessità di surro¬ gare il termine di “ medianismo
, (salvo il mutamento di si¬ gnificato intimo) a quello di spiritismo.
8" Fotografie di apparizioni provocate volontariamente per telepatia tra
vivi. Si rientra con esse nella metapsichica sperimentale, massime dopo i
tentativi abbastanza fortunati dei rumeni Istrali e Hasden, del quale ultimo il
“ doppio bisecatosi sarebbe stato fotografato dal primo accanto al proprip
letto di notte (cfr. in Barai. uc, L'Iconographie de df ripeterli f6 ’
PeCCat° clle llessano sia piu stato in grado , , B)flRi?uard° ,al
Processo tecnico che produce le fotografie psichiche „, si scorge dal fin qui
detto come se ne possano distinguere due gruppi principali : Le
fotografie degli oggetti visibili , che impressionano anche la nostra
retina: di esse dobbiamo effettivamente af¬ fermare che siano prodotte da raggi
di luce identica a (.nella, cui durante l’Evoluzione biologica si sono adattati
funzionalmente 1 nostri apparati di senso; b) Le fotografìe degli oggetti
invisibili , la cui esistenza ci rimarrebbe ignorata qualora non ce la
rivelassero le lastre sensibili al bromuro: logicamente esse saranno il
prodotto di reazioni chimiche svegliate da radiazioni di ordine differente da
quello delle luci a noi conosciute, ossia dipenderanno da radiazioni
(ondulazioni eteree) non letteralmente luminose, Je quali per ciò debbono
figurare nel novero delle forze na¬ turali ancora ignote. La fotografia
ottenuta la sera del 1° marzo in casa Avel¬ lino riproduce oggettinon luminosi,
che noi non abbiamo per- cepito e che indubbiamente si debbono essere formati
poco distante dalla medium, al di qua del gabinetto oscuro, e in relazione
cronologica con la comparsa dei due ultimi fan- . apparterrebbe pertanto al
gruppo delle fotografie dell’ invisibile Non è possibile affermare nulla
di più. Qualcuno forse penserà che quelle macchie biancastre corrispondano a
ra¬ diazioni di natura ignorata precedenti alla formazione degli spettri che
poi ne sarebbero, per cosi dire, una condensazione- altri preferirà di credere
che invece la lastra abbia colto il momento della loro dissoluzione quando
sfumarono davanti ai nostri occhi; e fors’anco si dubiterà che l’Eusapia in
trance „ abbia proiettato dal suo organismo soltanto quegli ectoplasmi indeterminati,
quelle radiazioni transeunti, e che poi ci abbia suggestionato (mentalmente) di
percepirli sotto una forma piu distinta e più personale. Siamo nelle
incertezze riguardo all’interpretazione del fatto, ec! è miglior consiglio
arrestarsi a esaminarne soltanto l’au¬ tenticità ovverossia a chiederci se
proprio quelle forme flui- diche della negativa rappresentino oggetti reali
comparsi nel campo dell obiettivo. Io ho già detto le ragioni per le quali
propendo a considerarle per tali. Certamente, la “fotografia dell invisibile „
espone a molte illusioni ed è fonte di nu¬ merosissimi inganni; ma qui mi
sembra che, per quanto mo¬ desti, ì nostri risultati non siano trascurabili nò
mal fidi. Questo genere di fotografie è proprio quello che avrebbe
diritto a denominarsi “ spirituale „, giacché non corrispon¬ derebbe a nulla di
materiale pei nostri sensi. Ma ciò non implica che esse si debbano
coII’Aksakoff chiamare “ tra - FOTOGRAFIE SPIRITICHE seendmtali „ !
La terminologia introdotta dal celebre psichi- cista russo non è mai felice.
Già i suoi termini di “ perso- nismo„ ed “animismo, non hanno servito che ad
ingenerare confusione (cfr. Tomo I, pag. 54) ; ed ora questo di “ tra¬
scendente „, se è preso dal linguaggio comune, non ha senso alcuno in scienza;
se poi si pretendesse toglierlo di peso dalla filosofia, riceve un'applicazione
sbagliata, qualunque ne voglia essere la derivazione, se dagli scolastici o dal
Kant. Ma lo si prenda pure nel significato semplicistico di supe¬ riore alla
nostra osservazione ed esperienza: come possono dirsi trascendentali dei
modestissimi risultati di facili ma¬ novre tecniche su lastre chimicamente
preparate ad hoc? Non è corretto nè esatto lo scorgere della trascendenza fuori
che nei concetti aprioristici e nelle intuizioni gnoseologiche, o, al più,
quale equivalente di ciò ehe supera i poteri ordi¬ nari dei nostri sensi e
della nostra ragione. Ma è abusivo chiamare “ trascendentali „ i postumi
effetti di reazioni chi¬ miche: tanto varrebbe assegnare della trascendenza ai
raggi X, ai raggi ultravioletti e infrarossi, alla cosi detta “ luce nera „ di
G. Le Bon, perchè sfuggono alla percezione diretta e ci sono rivelati solo la
mercè di provvedimenti tecnici speciali. Adunque, le fotografìe
spiritiche, se sono vantaggiose per lo studio della medianità, non apportarono
fino ad oggi alcuna prova in favore della sopravvivenza umana e men che mai
della spiritualità di ciò che di noi sopravvivrebbe alla morte. Prescindendo
dalla possibilità che tutti gli og¬ getti esterni le cui imagini si sviluppano
sulle lastre, siano produzioni delle vibrazioni cerebrali accompagnanti il pen¬
siero di un vivente (e buoni argomenti ci lasciano sup¬ porre che ci dirigiamo
con qualche successo da questa parte), non si può asserire altro che questo: —
certe azioni radio- chimiche di forme ancora ignote di Energia sorpassano la
serie di vibrazioni eteree accordate alla impressionabilità fotochimica delle
cellule nervee della retina umana, e lasciano traccio durature di sè mediante
opportune preparazioni di Laboratorio. Ed ecco come il mondo “ metaeterico „ di
Mvers rientra in quello etereo dei fisici; e la “spiritualità, si materializza
attraverso i nostri grezzi meccanismi nella maniera più desolante. Gli
spiritisti si consolano, supponendo che lo “ spirito „ è fatto di etere o di
metaetere, e non ac¬ corgendosi, con queste ingenuità, di dare un calcio a
tutta la filosofia veramente spiritualistica! Sempre sulla stessa
stradai Questo il mio giudizio complessivo sulla mirabile seduta
del 1" marzo 1902. Al modo come le abbiamo vedute, le grandi
materializzazioni d’Eusapia, le maggiori, a quanto si dice, di tutta la sua
carriera medianica, non arrecano alcun argomento positivo in favore
dell’ipotesi spiritistica, mentre rimangono perfettamente comprensibili nella
teoria meta¬ psichica. Io trovo che, dirigendomi da questa parte, mi in¬
cammino bensì su di un viottolo appena tracciato, ingombro di sterpi e spine ,
pieno di trabocchetti ; ma sentcT che i miei piedi posano su di un terreno
solido, veggo che co¬ steggio la strada maestra della scienza sperimentale e
della filosofia naturalistica: non ho sotto di me le sabbie mobili o le
pantanose, su cui si eleva a stento la impalcatura barocca dello Spiritismo ; e
neanco mi assorda e accieca il vento ap¬ portatore di nebbia che turbina giù
dalle tre o sette “ sfere „ dell’Occultismo teosofico.
Genova. SERIE. Le sei sedute date da Paladino a
Genova. PRELIMINARI Mia ripresa degli studi sulla
medianità, e programma delle nuove sedute. I. Perche ho smesso e
perché ho ripreso l’argomento. Dopo un intervallo di quasi cinque anni,
durante il quale ho messo in disparte tutti i manoscritti delle mie Note sulla
medianità di Eusapia Paladino e sullo spiritismo in generale, mi accingo
nuovamente ad esaminare i fenomeni prodotti dal famoso medium Napoletano.
Due ragioni principali mi avevano dissuaso dal pubblicare durante questo
periodo di tempo quelle Note, come avevo promesso ed annunziato. La
prima, una ragione estrinseca. — Le polemiche giornalistiche scoppiate attorno
allo spiritismo in genere e alla Paladino in particolare, e nelle quali s’erano
accapigliate, da una parte la incompetenza presuntuosa e sarcastica dei
negativisti a tutta oltranza, dall’altra il fana¬ tismo semi-settario dei
credenti di facile contentatura, non incoraggiavano un uomo di scienza a
entrare nella mischia. C'era il pericolo di vedersi mal compreso in ambo i
campi contendenti: e ho preferito di ritrarmene, rimandando il mio intervento
nel dibattito a epoca più opportuna. , II bis 10 e seti
ietto d'uii esame’imiiarziale def fitti' oSnltato 8enoino più che bastevole
delle teorie • n, J? \ d U"a C0,10S('enza la mia coscienza di
psicologo Vè ’ ? ,ssato un P0’ di tempo, dubbio di non avere invescato Ilf
SOfrg,ere davanti il austero, mentre irli studi teori,.; d metodo abbastanza
titillati ioi venivano Convincendo l“^Ì'ha”S» ntava una grande
ponderazione Ho detto Ino- gg ° me‘ che bisognava rivedere i c0„„ ■
alloia a me stesso seminare le **££5 >* P™». ri- mi sono messo, volontariamente
in sdii!0'" Pl0Pne; 6 cosl Attendevo l’occasione ri; ’• n sdenzio ed in
attesa. -Paladino, gi.ediè altri medl.^SSi" ““ti' “““ T '*
medianità. Alludo specialmente “el Vestibol° della genti, agli incarna^
TbeTo ta P.81C0^fi- « veg- m questi ultimi anni: la loro fio! !™ dl
esaminare sommo interesse per la n«ipr i • nomen°l°gia è sempre di ma
d’ordinario è disgiunta da ® 6 suPerno|male, lergia, telefania anirorfi
,„ ò C ■ eletti fisico-meccanici (te- amio avviso la norzfónl’ 'natenallzzaz‘oni)che
costituiscono più scientificamente atiliS"ead!rSK5to^bÌ-e-?-PerCÌ6 E
intanto nel campo della Metansirh • spiritismo», notevoli avvenimenti che l„nnn
? S1 SODO succeduti l’attitudine, cosT dei vecchi adente° " SU°
rigUaado come di molti scienziati nei- In ^ d®‘ c oUnnar! spiritisti,
sari o dispregiatori di questi °StlDatÌSSÌnii avve>-
spMLTistrhanncfavuto^caslonelires f ^ fenomeni * psichici ZZT 6Sam,nare e
di descrivere Medi potentissimi, comTfl bSt di'S 6 sign,ificanti- di S.
Francisco, la Piner di «ini ^ 1 Melbourne, il Miller “Dama mascherata» di
Berlino k Tho epper dj Boston, la Virginia e l’Aiscba di Vili n 3 bompson di
Londra, la gnorina Carme* À ^,,1“*“? Algeri, la si- Doliti di Roma, la sSa
Pfl],? °na’ 1 Eandone ed il meglio dal ^ nnhblf3 Paladlno- so”° stati
conosciuti diana; e quafcuno di ell ^6" “fT della stampa quoti- ritistica
dove fino allora imenivl"^ hlVltata cercllia spi- autorità scientifiche di
indi.? V3’ S è lasciato osservare da •a V~«. R'”"’ Vero è che
intanto sono morti alcuni medi famosi, fra cui la Fox-Jencken, lo Slade, la
Rotile, mentre altri si sono ritirati dall’agone, come la D’Espérance, non
senza lasciare uno stra¬ scico di dubbi e di reticenze sul loro conto;
verissimo è pure che si sono ripetuti gli sconfortanti smascheramenti di altri
medi spettacolosi a “ materializzazioni „, quali Eldred e Craddock, e che i
grandi fenomeni di Algeri sono stati inquinati dal- l’auto-confessione
(evidentemente falsa) d’nn presunto “ com¬ pare Tuttavia, l’incondizionata
fiducia dimostrata dagli adepti verso gli “ apporti „ archeologici di Bailey e
verso i “ fantasmi „ di Miller, verso le incarnazioni della Smith, verso le
rappresentazioni coreografiche e musicali delle me¬ dium ipnotiche Maddalena e
Nydias, e verso le clamorose esperienze di telepatia teatrale dei coniugi
Zancing (per non citare che i fenomeni più impressionanti arrivati a cono¬
scenza della massa dei lettori); la sfida lanciata nel 1906 dallo spiritista
arcidiacono Colley al prestidigitatore Mas- kelyne, seguita dalla condanna
giudiziaria di costui ; il viaggio aereo, fantastico ed ineomprensibile, di due
ragazzi in Ruvo delle Puglie; le numerose case infestate o fanta- smogene
discoperte nei luoghi più diversi, e con esito procla¬ mato negativo (?)
rispetto alle cause dei rumori, dei trasporti di oggetti e delle sassaiole; la
manifestazione, più o meno sicura, del reduce spirito di Hodgson.... ; queste e
altre simili vicende dello “ spiritismo „ recentissimo hanno rivelato i
progressi di una corrente ormai irresistibile di credenze, e l’esistenza reale
di una categoria inesplorata di fenomeni na¬ turali su cui la scienza deve
pure, presto o tardi, pronunziarsi. Sotto il riguardo delle dottrine
psiehicistiche, se purtroppo sono morti in questi cinque anni parecchi degli
illustri che hanno esercitato un ufficio culminante nella loro diffusione e,
fortunatamente, nella loro depurazione dai vieti dogmi daviso- kardechiani, fra
cui il Mtehs, I’Aksaiìoff, I’Hartmann, il Sidgwick, il Thuby, I’Hodgson fra gli
scienziati, il Chiaja e il nostro Vassallo fra i propagandisti, si è avuta poi
in compenso l’apparizione di un’opera di primissimo ordine, quale V Human
personnality del Myers ; si sono prodotti gli studi del Richet sulla
xenoglossia o parlata medianica di lingue sconosciute, quelli dell’esimio
fisico Branly sulle ra¬ diazioni umane, del Blondlot e dello Chabpentier di
Nancy sugli effimeri o dubbii raggi V, del col. De Rochas e del Mangin sulla
mimica e sulla memoria regressiva nell’ipnosi; sono usciti alla luce gli ottimi
libri, del Bozzano sull’ an¬ tagonismo fra la ipotesi spiritica e alcune teorie
scientifiche, gato'ria Klitt i«7«- §§S§fg|git
iillspssssg sciando nella loro rrlorin ì A-MB-8’ ®0HI.LLER e Bebgsos
(la- a-jiara sfià^^sSEti &S*35££&*%£& ?°‘ ■'
guaste sedute, cbe avrebbero dovuto essere di u:s,r?:™rt,.v“"ìcai0
111 rff“™ .-«uXrss: Spu “ m“ SJK25A «c“h!è di trucchi „ . 6 che iu
ltoiua brillanti giornalisti avevano assunto il còmpito di battere in breccia
la “ superstizione spiritica „. Ora, quando la stampa più seria si impegna a
fondo in una questione astratta, lontana dalle consuete preoccupazioni
politiche e sociali, e senza rapporto alcuno con le vicende della cronaca
quotidiana e mondana, se ne desume che una nuova e forte corrente di idee s’è
formata e che il gran pubblico vi presta attenzione. Qui poi, dati i prece¬
denti del Corriere nella precisa questione della fenomeno¬ logia di Eusapia,
sulla quale gravita ancora l’accusa di trucco, lanciatale da E. Torelli-
Vtollier e così fortemente ricalcata dalla Commissione di Cambridge,
l’atteggiamento del grande giornale milanese era, per sé solo, un indice della
importanza del momento storico per lo Spiritismo. 11 nostro còmpito non è agevole. Ci si chiede,
infatti, di arrivare almeno a risolvere il problema iniziale della media¬ nità
di Eusapia: cioè se i “ miracoli „ che le si attribui¬ scono, siano genuini e
veridici; e qualora tutti i fenomeni non lo siano, giacché per confessione
sincera dei suoi apo¬ logisti la impostura consapevole e la simulazione
incosciente dell’isterica vi hanno la loro parte e vi si mescolano inaspet¬
tatamente alla, verità, noi dovremmo almeno stabilire quali tra i suoi “
fenomeni „ siano verosimilmente gli autentici. Noi non ci piglieremo
certamente l’ufficio di un tribunale d'appello, anche se Barzini dovrà o potrà,
per mezzo del suo autorevolissimo e diffusissimo giornale, influire sulla
pubblica opinione. Per conto mio mi dichiarerei soddisfatto se con queste nuove
esperienze giungessi a consolidare le opinioni che mi sono formato nelle sedute
del 1901 e 1902: io non ho intenzione di darmi alla propaganda in prò' o in
contro d’un determinato modo di pensare a riguardo dei fenomeni me¬ dianici.
lant è, le credenze o le opinioni su questo subjetto mi sembrano del genere di
quelle religiose o filosofiche: ognuno crede o giudica in conformità del suo
temperamento. I iò che a me preme è di convincere o di disingannare il
mio signor Io: ciò che mi spinge a scrivere è di spiegare quanto sia stato
lungo, e torse tortuoso ma sincero, il pro¬ cedimento empirico e logico pel
quale io sono arrivato al presente mio stato di credenza. Morselli,
Psicologia e Spiritismo , E mcomprensibile coree ci si trovi sempre in un
atteg¬ giamento di lotta, non già circa alla spiegazione, bensì circa alla
realtà dei così detti fatti spiritici dopo un sessantennio da che sono stati
visti e toccati, descritti e illustrati da una toìla di persone comuni e di
personaggi esimi. Eppure, è così: tanto che il programma delle nuove mie
osservazioni sulla mediamta della Paladino, volendo da un lato rispondere alle
esigenze di questo momento storico, dall’altro informarsi ai principi di un
metodo sperimentale ragionevolmente graduato, dovrà concernere, in primo e
particolar modo, la realtà e la autenticità dei fatti: in via subordinata, e
solo quale possi¬ bile coronamento della indagine, potremo avanzarci forse
verso la discussione delle spiegazioni ipotetiche e teoretiche dei fatti
autenticati. Ora, stabilito lo scopo generale della ricerca, ci si sono
parati davanti vari problemi di tattica: come, dove, con quale procedura, con
chi, e fino a qual punto sperimentare? Ma prima di esporre o di
formulare un programma di ricerche, c è un quesito da guardare risolutamente in
faccia- — è possibile fare dello sperimentalismo senza un’idea che serva da
filo conduttore? ossia, è possibile studiare i fatti spintici „ prescindendo
dallo “ Spiritismo „ ? Fra i negatori e gli asseveratori egualmente
affaccendati per diminuire o per esagerare la verità, fra coloro che si
compiacciono esclusivamente nel teorizzare o che disprezzano Je ricerche
metapsichiche perchè non si può eseguirle con metodo propriamente scientifico,
io sto nel mezzo. Penso anch m col filosofo umanista e pragmatista F. C.
Scuillbr che convenga raccomandare agli spiritisti di applicarsi un po di piu
all elaborazione psicologica della loro ipotesi, in luogo di meravigliare gli
spettatori colle stranezze dei feno¬ meni e con la debolezza delle loro
argomentazioni „ (“ Proc. S. • p. u. „, XVII, p. 251); ma non vorrei poi
spingerli troppo verso le sconfinate terre dell’ipotetico. I “ fatti „
medianici sono cosi poco conosciuti nel loro determinismo, per l’ap¬ punto,
psicologico, che mi parrebbe più prudente arrestarci per adesso a vederli nel
loro stato di “ spettacolo „ soltanto introducendovi più ordine e più
esattezza. Le sedute “ spi¬ ritiche „ nella condizione attuale del dibattito,
sono una penosa necessità. Aveva forse ragione I’Hutsmans di chia¬ marle
crudamente “ les goguenots de VAu-de-là „ contro chi pretende trarne illazioni
spiritualistiche e principi filosofici, cosmologici ed etici ; ma insomma, come
e dove studiare i medi e i fenomeni medianici fuori della loro procedura
tradizionale e consuetudinaria, e fuori dei loro “ circoli „ ? Senza
dubbio si uscirà una bella volta dall’empirismo “ spiritistico „ ; chè gli
stessi spiritologi, non avendo più paura degli apparecchi e processi
scientifici, mostrano ora di desiderarli, anzi tanno pompa delle loro
concessioni al metodo sperimentale. Infatti, scrive egregiamente il Flournoy, “
non spetta agli scienziati di abbassare le esigenze rigorose di questo metodo
per agevolare la ammissione di fatti stra¬ ordinari e ancora contestati: spetta
a questi medesimi e ai loro difensori di forzare, se lo possono, le porte del
tempio della scienza con un raddoppiamento di prove evidenti ; e nell’attesa
del successo , di tollerare l’altrui scetticismo perfettamente legittimo». Ciò
nonostante, nell'uccostarci ai fenomeni di mediumnismo dobbiamo ancora
ricordarci della loro storia e del modo con cui, sotto la spinta dello spiri¬
tismo, si sono fin qui effettuati e sviluppati: il mediumnismo, qualunque ne
siano la natura e la genesi, ha figliato, cor. le ragazze Fox e con i loro
epigoni, la dottrina spiritica, ma poi ne è stato assorbito; ed una seduta di
medianità, anche se tenuta in un circolo di uomini di scienza, ha sempre un po’
dei prischi caratteri di un “ rito spiritico „ (G. Morelli). Io sono,
pertanto, con Baudi di Yesme quando scrive che fa¬ cendo della metapsichica
bisogna ritenere la tesi spiritica, ma semplicemente come uno strumento di
lavoro, per giungere a discernere il contributo della “ intelligenza „ entro ai
feno¬ meni, e particolarmente a stabilire di dove essa provenga; il che
significa puramente e semplicemente fare la “ psico¬ logia dello spiritismo ».
È ciò a cui fin da principio homi¬ rato con queste mie Note. Avevamo
dinanzi a noi due metodi principali di ricerca: 1" osservare i fatti
nella loro produzione spontanea e assistere, per cosi dire, passivamente alle
manifestazioni della medianità eusapiana, annotando le circostanze tutte in cui
avvenivano. Ed è il metodo ordinariamente fin qui se¬ guito in questi studi,
dove si tratta di funzioni automatiche la cui scarica, secondo gli specialisti
in materia, deve per ora essere lasciata libera da ogni sorta di coercizione :
lo stato attuale della Metapsichica obbliga spesso ad accettarle senza
discussione, come a me è toccato di fare nelle sedute descritte precedentemente
; 2° sperimentare sui fatti, studiando possibilmente le manifestazioni
medianiche secondo regole prestabilite, sia col preparare e mutare
opportunamente le condizioni fa¬ vorevoli o sfavorevoli alla loro produzione,
sia dirigendo l’at¬ tività del medium secondo linee determinate. — Ed è questo
il metodo schiettamente scientifico, sotto la cui egida vor¬ rebbero gli
studiosi pronunziarsi in ordine alla realtà ed estensione del mediumnismo ; ma
per applicarlo in tutta la sua interezza vi sono stati fino ad ora (salvo due o
tre ec¬ cezioni) e fortissimi si mantengono vari ostacoli che ogni proponimento
di scienziato non riesce a superare. Li ho piu volte indicati, e non li
ripeto. a Avremmo ben voluto sistemare, nell occasione, una serie di
esperienze, vere e proprie, tanto coll’utilizzare tutti i mezzi di cui oggi
dispongono la fisiologia e la psicofisiologia, quanto col mutare deliberatamente
le condizioni di produzione dei fenomeni. Non è difficile, per chiunque abbia
conoscenza anche mediocre dei processi sperimentali, stendere un pro¬ gramma
ben nutrito di studi. a) Una prima serie di indagini dovrebbe rivolgersi
allo stato somatico-tisiologico del medium avanti, durante e dopo l’accesso
medianico di ‘ trance „, stabilendo minutamente le modificazioni che si
avverano nelle sue attività funzionali (cii colo, respiro, ricambio materiale,
disassimilazione, ter¬ mogenesi centrale, termometria cerebrale, ergografia,
dinaino- metria muscolare, e possibilmente bioelettro- biofoto- e ,bio-
magnetogenesi, psicometria, stenometria bio-psichica, eec. i. b) Una
seconda e simultanea serie di ricerche prenderà di mira le contingenze
esteriori, le manifestazioni in atto e gli effetti della medianità. Si
comincierà col porre il medium in condizioni tali da impedirgli ogni frode, o
isolandolo o cir¬ condandolo di apparati discopritori. E questo si otterrà
colla eliminazione del gabinetto nero e della “ catena tiptica „ ; con la
abolizione del controllo, che si riduce ad una coerci¬ zione piu pei vigilatori
che pel medium ; con l’uso di sedie, sgabelli isolatori e tavolini con suonerie
elettriche o coi loro piedi in astucci isolanti, oppure a sospensione dinamometrica;
col disporre uno sfondo bianco ben rischiarato, gabbie e reti divisorie,
oggetti spalmati di sostanze rivelatrici d’ogni tocco colposo di mani e piedi;
infine, col ricorrere al rivestimento completo del medium con abiti nuovi,
ecc. c) ' passerà poi ad applicare ai fatti di telergia strumenti
automaticamente registratori, come tanti ne pos¬ siedono d’uso oggimai
comunissimo i Laborat.orii fisiolo- g ci e psicologici e le Cliniche
(chimografi a cilindro af- fu mato girante, miogratì ed altri consimili
apparecchi .» penne inscriventi, diapason elettrici e segnali di
Desprez, interruttori a leva, anemografi pel “ vento „ spirante dal gabinetto,
schermi fosforescenti, bilancia di Mosso per le oscillazioni del peso del
medium, ecc., ecc.). ri) Da ultimo, si sfrutteranno più largamente che
sia possibile, come ha indicato Carlo Riciiet, le azioni chimiche delle varie
sorta di luci, disponendo tutt’attorno macchine fo¬ tografiche o
cinematografiche ad obiettivo aperto, fissando in¬ terpolatamente o continuatamente
sulle loro lastre sensibili tutti i prodotti, visibili o invisibili per gli
occhi, della bio- radioattività e della teleplastia medianiche (fiammelle, au¬
reole e radiazioni luminose, dislocamenti e voli di oggetti, materializzazioni,
fantasmi, ecc.). Ogni investigatore può a piacere, o conforme ai suoi in¬
tenti. sbizzarrirsi in preventivi c tentativi di questo genere; e la storia
delle spiritismo e psichismo ne insegna molti e variatamente disposti.
Perocché, oltre ai primi congegni fisici per lo studio dei tavolini giranti e
dei moti incoscienti iHare, Faraday, Babinet, Thury, De Gasparin, ecc.), il
Crookks dal ’7l al ’74, il Buttlerow e il Mendèliei k nel '76, il Lodge più
presso a noi (“ Proc. Soc. f. p. R.), I’Encauhse-Pamjs (“C.-r. Congr. intera.
Psych.), il d’ARsoNVAL (“Bull. Inst. Psychol.)), il Riciiet, I’ànastay, lo
Joiiie, il Boirac, il Delanne stesso, hanno gettate le basi e dettate le norme
per una ottima organizzazione dei Laboratori per le ricerche psichiche. Non ci
sarebbe altro che metter quei dettami in pratica e avvalersi dei loro
procedimenti cosi ben coordi¬ nati e dei loro apparecchi di verifica per fare
del * media- nismo (= spiritualismo !) sperimentale,..Ma data l’antipatia
misoneistica verso la scienza dei medi in genere e della Paladino in ispecie
(pur essendo costei, da anni, la più accessibile all'esame scientifico), una
cosa è il progettare ed altra è l’eseguire. In dicembre 1906 noi non abbiamo
trovata Eusapia gran che più propensa a lasciarci “ sperimentare „ secondo il
nostro desiderio ; la sua arren¬ devolezza di fronte ai processi e strumenti
scientifici era al¬ quanto maggiore che nel 1901-2, ma non era assoluta.
Abbiamo, dunque, dovuto fare di necessità virtù, e salvo alcuni espedienti, che
a tempo e luogo indicherò, rinun¬ ziare al grosso elenco di “ Procedimenti
tecnici per lo studio sperimentale bio-psicologico della medianità ,, che io
avevo, con tante speranze, preparato. Dall’altro canto, non bisogna poi credere
che, toltane la verifica materiale del fenomeno e una maggiore
determinatezza delle nostre cognizioni in pro¬ posito, questi procedimenti di
tecnica fìsica e fisiologica, queste registrazioni grafiche penetrino a fondo
nelle viscere dell’e- nigma le quali sono di indole e genesi schiettamente
psicolo¬ giche. Che cosa si è ricavato a riguardo dellanaturadel pensiero dalle
tante indagini sulla chimica del ricambio o sulla tem¬ peratura del cervello?
Che cosa ha dato il metodo grafico, tanto prediletto ai fisiologi, di fronte al
problema della spon¬ taneità del movimento negli organismi vivi o della sua
deri¬ vazione dagli agenti fisico-chimici? Non facciamoci illusioni sulla
possibilità di ricondurre i fenomeni medianici, che sono, alla fine, fenomeni
esclusi¬ vamente bio-psichici, ad elementi meccanici mediante pro¬ cessi
meccanici ; il vero positivismo non si deve più confon¬ dere con questo ormai
decaduto materialismo empirico e gretto dei tecnici da Laboratorio (io lo
combattevo or sono quasi trent’anni, fondando a bella posta la mia Rivista rii
f ilosofia scientifica). Anche considerando il problema del medianisino come
esclusivamente fisiologico il -che non è, essendovi una più larga e intima
partecipazione della Mente che non della Vita basterà riferirsi all’aurea mas-
sima metodologica, che un distintissimo biologo, Max Vkii- vvorn, ha dettato
per la fisiologia generale, ma che io applico, mutatis mutanti ix, alla
metapsichica: — ‘ Non esiste nessun metodo speciale; ma è buono quel
metodo che conduce diritto allo scopo. I metodi vanno scelti secondo 1
problemi, non già i problemi secondo i metodi! Non e il metodo che qui sia
unico, ma il problema; e per risol¬ verlo, lo studioso deve ricorrere a
ricerche diverse, alle chimico- fasmhe e meccaniche, alle fisiologiche, alle
psicologiche, alle storiche, ed alle filosofiche in egual modo, secondo che lo
esige uno scopo speciale : ma tutte queste indagini devono tendere ad una mira
sola . ,... &ÌV indagine della medianità (Cfr. Altqem Biologie, I, § 3).
* Ciò che in verità il nostro gruppo desiderava, era di oltre¬ passare la
sfera delle semplici e per noi oramai monotone azioni fisico-meccaniche (sebbene,
costituendo esse gli elementi più strettamente obiettivi della medianità, siano
sempre di sommo interesse per lo studioso): noi tutti ambivamo di pe¬ netrare
meglio nel santuario della nuova religione eveme- ristica, e ci proponevamo di
seguire docilmente, ma ocula¬ tamente la Paladino, qualora anche ci avesse
condotti verso quelle evocazioni e comunicazioni “ spiritiche „ da cui
sembra che aborriscano gli stessi psichicisti, o per tema di figurare
troppo ingenui, o per reticenza dettata da pregiudizi “scien¬ tifici Ed
Eusapia, come si vedrà più avanti, ha infatti ten¬ tato di introdurci oltre il
vestibolo del suo barocco tempio ; ma anche stavolta la Pitonessa ha rivelata
tutta la miseria della sua inspirazione pseudo-spirituale. III. Il nostro
ambiente sperimentale. Il gruppo di sperimentatori questa volta è più
ristretto: si compone di me; di L. Barzini; del dott. G. Venzano e di E.
Bozzano, la cui competenza ili metapsichica è ormai sta¬ bilita; del pittore
italo-argentino Alfredo Berisso e della sua sig.” consorte, in casa dei quali
terremo le cinque o sei se¬ dute della presente serie. La scelta del
luogo ci aveva da principio un po’ preoc¬ cupati. Il “ Circolo Minerva „, dopo
la morte di Vassallo, si trova disciolto o, per lo meno, non ha più sede
propria. Avrei ben voluto che le sedute si effettuassero stavolta in un locale
neutro e di carattere scientifico, per es. nel La¬ boratorio di psicologia
sperimentale annesso alla Clinica neuropatologica e psichiatrica da me diretta
; ma questa ri¬ siede nel Manicomio, ed Eusapia certamente vi si sarebbe
rifiutata, anche se noi fossimo andati incontro al sarcasmo degli ipercritici
che avrebbero probabilmente parlato di “ cose d:”matti „. D’altronde, non è
facile nè comodo sistemare in una abitazione privata una sala per sedute
medianiche con tutto l'arredamento consacrato dalla tecnica tradizio¬ nale.
Abbiamo pertanto accolta l’offerta dei signori Berisso che mettevano il loro
alloggio a piena nostra disposizione per il tempo che fosse abbisognato, e che
si incaricavano di darcelo pronto il dì dell’arrivo della Paladino. Non
avremmo altrove scelto di meglio. Una ragione validis¬ sima per accettare era
che il medium aveva già dato sedute ottimein quella casa; e ormai noi sappiamo
come giovino alla medianità l’idea autosuggestiva di potere e il sentimento
consecutivo di fiducia. Inoltre, l’alloggio esibito ci presentava condizioni
favorevolissime: un quartiere eccentrico e tranquillo della città; una casa di
nuova costruzione, e però senza vecchi ànditi ed armadii a muro che la
potessero rendere sospetta, II un quinto piano, ossia ad un’altezza
tale dal suolo da esclu- dW^o 51 tradrnt° dal lat0 delle 'ina sala
d angolo, con un solo uscio verso l’anticamera, e perciò age¬ volmente
sorvegliabile. Xe dò qui la descrizione che vS per tutta questa serie di
sedute! La sala misura metri 4,65 per lato, ed è abbastanza canate pel
nostro gruppo: ne furono asportati quasi tutti i mobili tranne un grande
pianoforte a coda che ne occupano angolo e che potrà servire a esperimenti di
telecinesia (suoni a distanza)! Pianta della Sala e disposizione
iniziale della “catena nelle sedute di casa Berisso (Genova).
/ngr&so medmn.Vo rP°Stf fra..le.due finestre costituisce
il gabinetto “eh usO dalle6 dalle d,ie sopratende, e in avanti mando nnd
? COr.tlne nCre Peud°nti dal soffitto, for- L’uscio Hfi • ,m° SpaZl°
c,eco ‘"angolare, di m. 1,65 per lato. n “ dl lnoresso, chiuso a chiave
all’arrivo d’Eusapia, verrà che in O snggeHato da me con spago e ceralacca:
noto però nVl f, er,T’ °'tre ai due coniu^. non c’è che una gio-
SdA““?P“rtS,r*™ r"eg‘“ in «- eleuirT0"? ,interna h da‘a
principalmente da lampade elettriche, di cui tre sospese al di sopra del campo
di opera- Morselli, Psicologia e Spiritismo , IL
Tav. XV. Eusapia Paladino nel 1907. (Da una fotografia
del Doti. A. Hehi.itzka di Torino). h Azione: una a luce bianca,
dell’intensità di 16 candele - una a cLc°una8(oÌtre aT altrMamp'adal-ì'
p^ee’sUtenti* iE t ' reti di contro); ma tra le ante delL CS flit™ L°
ìalotto^DVdinario rnÌSCe UD moderatia««o rischiaramento <lel salotto. D
ordinario non opereremo mai in oscurità completa- res era sempre accesa o
una stufa mobile ad"l Tirano del uscio, o un lum, no da notte situato
sotto il pianoforte ’fd"e p.1" che sufficienti a permetterci la
visibilità dei con- torni e ì chiaroscuri delle persone e delle cose.
domanda T v°lendo soddisfare l'insistente (lomamla tattaci dalla
subcoscienza di Eusapia coi cinque collii fo. carità.) , ci siamo spesso
trovati nell’imbarazzo, non rii di m0,/erare e *nd"°r' convenientemente
la luce Trasportando or qua ed or là per la stanza la stufa ad alcool al riparo
delle portiere delle sopratende o di un para- TOdi ’fAv°rTd° a ce,Uense
con un paralume circolare fatto di van, togli di grossa carta giallognola da
imballaggio abbiamo ditXmÌr,fnrante C 861 8edute- una varietà notevole di
gradi d, .Hum, nazione; y»„l( mai, il buio completo. S’intende perciò che
eccetto i rari momenti di tenebra da noi concessi a^ Em sapia, massime m
principio di seduta allo scopo di ‘ allenarla noi ci siamo trovati quasi sempre
in condizione da poter eser¬ citare le nostre facoltà visive sui fenomeni; e
questi sono ac¬ caduti anche in piena e viva luce. E una circostanza che andava
fin da ora annotata, dappoiché le nostre sedute mirano parti¬ colarmente a
dissipare alcuni dei dubbi insorti fin dal principio latrice'de]lb„ióandl
"7™ W sulla efficacia tute- latrice del buio per i trucchi della
Paladino. Il tavolo medianico, appositamente costrutto, pesa chili 3 600-
di fianco al gabinetto stanno un altro tavolo, pesante chili 10 300 ed un
piedestal o di chili 8.600, per la macchina fotografica Alcuni dei soliti
oggetti prediletti da ‘ John perché non Io costringono a grandi sforzi di
imaginazione creativa ossia campanello tamburello, chitarra, trombetta da
fiera, palla di gomma, bottiglia e bicchiere, funicelle, arancii, giocattoli a
ma novella (carillon,), eco., sono collocati qua e là per la stanz'a sul
fuori 0dXgportataUddl UDa 8?7Ìola,entro <• gabinetto; e tutt iuon della
porta a di mano del medium. Abbiamo poi il con¬ sueto vassoio colla plastilina
molle per le impronte Ual mio Laboratorio psichiatrico io ho recato un
metronomo afi’umata,Zm,n di6 eUnCaV un ,cilindr0 Sirante rivestito di
carta resc“nti dft?lano’ carte cosparse di sali fluo¬ rescenti,... tutta
apparecchi atti a registrare i movimenti delia m.dium e degli oggetti da essa
influenzati, segnalandoceli al bum, o conservando le loro traccie in curve
grafiche in 'o rnell W^'06, eeU' grossa stadera con piatto’ à biHco sta
nell antisala per pesare Eusapia prima e dopo della seduta. Tre macchine
fotografiche, con obiettivo ad otturatore, sono apprestate in diversi punti
della sala: quella già accennata a destra del gabinetto, un’altra sul
pianoforte di fronte ad Eu- sapia, ed una terza da disporre secondo gli eventi.
Alla spal¬ liera della seggiola di Eusapia io ho fissate fortemente con più
nodi di cordicella due aste (bacchette da pittore), le quali so¬ sterranno al
livello dell’occipite del medium una scatola erme¬ ticamente chiusa e contenente
una lastra sensibile al bromuro (chàssis) ; noi tenteremo così di fotografare
lo 4 radiazioni neu- riche che per avventura sfuggissero dal cervello d’Eusapia
durante le sedute. Col medesimo scopo, io ho preparata una lunga striscia di
pellicola sensibile ricoperta da cartone e ne faremo corona attorno al capo del
medium durante l’estasi. Fino dalla prima sedata io e Barzixi
sediamo al controllo, io iì sinistra, Barzini a destra della Eusapia:
l’assistenza ha deciso che noi due avremmo funzionato da invigilatoci durante
tutta la sene e occupato sempre il medesimo posto. A noi è parso che questa
fosse una condizione favorevolissima alla verifica dei fenomeni, giacché il
troppo frequente “ cambio di guardia „, quantunque domandato spesso da Eusapia
sia in veglia sia in sonno, è tutt’ altro che una ragione di si¬ curezza. Alle
volte sono chiamate all’ufficio delicato di con¬ ti ollori persone sprovviste
della necessaria resistenza di at¬ tenzione e, specialmente, della capacità di
essere ad un tempo oggetto di fenomeni e soggetto in osservazione. Intanto fin
t a pruno disporci in catena ho notato, con compiacenza, che L. Barzini, col
quale dovevo dividere il non indifferente peso della sorveglianza incessante
sulla medium, possiede una rara calma di osservatore: non perde mai il dominio
dei propri sensi; esercita un’inibizione tenace sulle proprie emozioni ; e
nello stesso tempo denuncia i fenomeni perce¬ piti con la sua invidiabile
chiarezza e concisa proprietà di linguaggio. Per questa ultima dote mi vien fatto
qualche volta di paragonarlo a Guy de Maupassant. Lo affermo subito
recisamente: noi due siamo sicuri, du¬ rante tutte le sei sedute, di cui
narrerò in sommario la fe¬ nomenologia, d’avere tenuto sempre nelle nostre le
due mani distinte di Eusapia, io la sinistra, egli la destra. In tante ore di
contatto o di stretta si vorrà ammettere che le nostre percezioni
tatto-muscolari si sono talmente affinate da rico- nosceie tosto, anche nel più
completo buio ed in qualunque moment ° della serata, i caratteri morfologici e
la particolare motilità automatica o volontaria degli arti superiori d’Eu-
sapia. Per uno che possegga qualche nozione di anatomia e antropoloffia o
che abbia un filo di attenzione, mi riesce incomprensibile l’inganno dello
scambio di mani: una mano sinistra è sempre una... sinistra, e avrà le dita,
massime il 1)01 lice e il mignolo, di ben facile riconoscimento anche al buio,
essendo esse sempre situate in posizione omologa, ma arrovesciata rispetto alla
mano destra: evieeversa. De resto la sorveglianza ci è stata agevolata da ciò
che le mani’ di Eusapia son rimaste assai spesso visibili, dappoiché, come ho
detto, ben poche volte le abbiamo concessa 1 oscurità completa. E allo stesso
modo ciascuno di noi due era in irrado, dopo quel po’ po’ di esercizio, di
riconoscere il piede, fi ginòcchio e la gamba del medium affidatigli da la
propria narte: li sentivamo quasi esclusivamente mediante la pres¬ sione ed il
contatto di vicinanza ininterrotta, ma li abbiamo anche ispezionati spesso,
spingendo lo sguardo sotto il ta- ' °Eiisapia si è subito dichiarata
soddisfatta della nostra vigi¬ lanza meticolosa: data la sua ossessione della
propria ven¬ ustà di medium, la severità corrisponde al suo desiderio, come ho
già annotato per le sedute del 1901-2. Non 1 ab¬ biamo colta mai nell’atto di
giuocarci il tiro dello scambio ,li mano e di piede, tranne una o due volte che
indicherò suo tempo, ma che nella massa della fenomenologia da noi osservata in
un totale di ventiquattr’ore di seduta non ''"Non ' insister ò7apiù
che tanto sulla questione sempiterna del “ controllo Per chi ci crede capaci di
esercitarlo con costanza e con oculatezza, sarebbe superflua, io spero, ogni
ulteriore e inutilmente reiterata affermazione nostra di essere stati cauti e
desti; mentre per chi ci reputasse osservatori poco abili e naturalmente meno
astuti del signor critico, non riusciremmo a trovare frasi abbastanza eloquenti
per convin¬ cerlo della nostra capacità. L’ esperienza da me acquistata in
tante sedute “spiritiche, ed il paragone che ho potuto fare tra molti
investigatori dei fenomeni medianici, siano dilettanti o studiosi, siano
credenti o scettici, mi permette di affermare (senza tema di peccare di
immodestia) che io e Luigi Barzini costituiamo una ottima e sicura coppia eli
vigilatori per intelligenza ed accortezza; e sfido cln ci co¬ nosce
personalmente ambedue, di dire il contrario. Inoltre, si è convenuto che
anche le altre quattro persone costituenti la nostra ordinaria catena sarebbero
rimaste sempre nella stessa posizione: — alla mia sinistra Ernesto Coz¬ zano;
alla destra di Barzini, la signora Bensso ; di fronte ad A»«h.
qnMto retica, a produrre e *‘st a"ebbe giovato, in via teo- e Ja
regolarità del possi hi fé* n i','- tio 0^n0^re"el b;'1 dell’ambiente
dinamismo dei fenomeni * contributo personale al . ». codifica™ ™»
•~it. . b. asTi «'■'H» h. persone. Porse questo intervènto n i 6 SUe
sedute ^Itre fenomeni rilevanti che desidera" mn " g'0Vat° n da,'ci 1
mentare il numero degli astèntiTlo"^1'?-' ?Uando appassionati del
psichismo ei ivo- 0 sceglierli fra cultori per l’attività mediumnica de a
pILliè da stìmoI° nuita dal 1902 in noi Ad nini , Palesemente dimi- il
nostro proponimento di invta;!U°d°’ pu,'.con tali varianti, sulle produzioni
deffmedianl f E® C°n rig0re di nè ostacolato. aniU Eusapiana non fu
turbato, per me, neBWe cSraate'e rèff^-^t “I Sedute consiste> (e
quella di Barzini) tanto „n , ra(Ì01zata. la 'ma-opinione hir:sz
£S£&r*° sulla del « C0rr/«f ^st-rtèhTloaCOnt0’ PrÌma SU,le
co,on"e in un volumetto a paète ’ cte irTS a,Genova’ poi Plicità
dello stile difficilmente f!L b f. la legante sem- letteratura dello spiritismo
tcfi- “'VT U'11 “ella immensa P.„ Milano^' 1907)0 Per ciò ^do mond\d» >»^i
z|om dell’insigne pubblicista io «è™ -P C|lles,e Pubblica- nn conveniva
riprodurre nella lorn L"™* dubbio se Annotazioni da ine fatte sera nei- =
fo ?e"uma le molte colareggiata dei fenomeni cui assetava™* deSCrÌ2Ì0,ìe
P"*- raccogliere ancora i„ una snee.e ° .?°“ Pluttost° nostre
osservazioni comuni e delle •SlDt-aS1 *! f,.'utto delle di un confronto,
che sarebbe st «"e riflessioni. In vista qualità di scrittore* “me*L „ °
per le descrivere ordinatamente anche If c ■ PufS° dl rmnnziare a
ladiniane: ripeterei male ciò che il mio k*”6 ""e SeLrate Pa‘ con
quella sua ammirabile capaci tH i a d°Uo colan m modo tacitiano 1,„P ,,
dl descrivere i parti¬ ne costituisce l'essenziale “ trascura>-e di ciò
che ir," •“ -w. ..iot- per esaminare volta per volta i diversi
aspetti teorico-pratici della dottrina spiritica. Da un lato, sarebbe
dannoso alla intelligenza dei fatti non tenere divise le singole sedute,
giacché ognuna di esse, e per le condizioni fìsio-psiehiche del medium e per
quelle dell’assi¬ stenza, ha sempre una fisionomia speciale, nonostante il fondo
uniforme del mediumnismo. D’ altro lato, una minuziosità eccessiva
trasformerebbe quest’ultima parte dell’opera in una successione di processi
verbali, che si stenterebbe a leggere e gustare. E preferibile trattare i
fenomeni nel loro insieme, quali intuitivamente il nostro pensiero li
concepisce collegati da relazioni di natura, di causa e di determinismo fisico
e psichico ; ed è meno fastidioso vederli sfilare in gruppi omo¬ genei o
similari, illuminandoli volta per volta con qualche chiarore di sintesi, pur se
questa contenga un principio o un conato di interpretazione teorica. Siano
bensì i fatti alla base d'ogni ipotesi o dottrina; ma dove la ricerca non muove
da idee, o non conduce ad esse, si farà del tecnicismo o del¬ l’empirismo, non
della scienza. Mi ricordo d’avere proclamato questa necessità di
idealizzare l’ indagine sperimentale fin da quando facevo i primi passi nella
mia lunga carriera di scrittore (p. es. in Esperi¬ mento e Scienza, Modena).
Spero che, almeno in questo rispetto, gli spiritisti, che avrò ipercritici
esasperati, non mi accuseranno di contraddizione, essi che si protestano
sperimentatori, e poi son così lesti a salire dalle povere loro sedute
tiptologiche alla cima di colossali costruzioni teo-cosmo-filantropiche, come
si scorge, ad esempio, in quel libro di Eugenio Nus ( Choses de l’autre monde),
che è stato per un pezzo, ed è tuttora, uno dei loro Evangeli.
Genova. ^v- LA SEDUTA. Compendio della
serata. Beri s so °S«ri ’ » -troviamo Puntualmente in casa scusso, Lmigi
Barami arriva da Milano- lo • , -- ss c La serata del 27 può
essere divisa in tre narri- noli» ptzsrs r* “nrr n— nate: si vedrà
Z Z T™ del1?- manife^oni otte- il potere medianico della pZìTsì^
■*- sa.«ta un munire nótoo°._J “t” S“tlto ‘««e '» Wi»"» il
fremito , le ,fcoKli<^„ fenomeni accertati in catena Movimenti
e levitazioni del tavolino. Dei movi¬ menti oscillatorii e sussultorii, degli
innalzamenti parziali del tavolino e dei suoi scuotimenti espressivi, ora in
moto di collera ed ora di ilarità, non è più il caso di parlare: quanto alle “
levitazioni „ se ne produssero varie, alcune della durata di parecchi minuti, e
anche senza contatto delle mani: tutte in condizioni assolutamente
incriticabili. 3. Moti, spostamenti e trasporto di oggetti senza con¬
tatto. — Dapprima la seggiola che avevamo collocato entro il gabinetto, a l'",10
dal dorso di Eusapia si è smossa e col carico degli oggetti che vi avevamo
collocati sopra (circa chili 6) ha strisciato sul pavimento ed è venuta a
toccarci i gomiti. Indi ne sono partiti e volati, per così dire, verso di noi
la trombetta, la bottiglia, il bicchiere, il giocattolo: li vedevamo nella
penombra spuntare traverso le tende, ora venendo da sè nelle nostre mani
protese ed ora cadendo in mezzo al tavolo. Un certo momento (al debole chiarore
della stufa) abbiamo visto la bottiglia, spinta o portata da una specie di
prolungamento della cortina nera, uscire con violenza tra me ed Eusapia, la cui
inano sinistra io controllavo, e posarsi con forza sul tavolino. — In se¬ guito
la seggiola del gabinetto si è data alla sua abituale escursione: con un
faticoso giro essa è arrivata sopra la testa del medium, poi è discesa sul
tavolino, indi, passando tra il medium e Barami, se n’è tornata al suo
posto. 4. Picchi entro il gabinetto e sui mobili circostanti. — Di questi
sopratutto la mia seggiola, nelle zampe posteriori e sull’impagliatura, è stata
presa di mira dall’invisibile “ picchiatore „. Gonfiamento della tenda
nera e vento freddo dalle fessure delle cortine. — La “ brezza „ non mi è parsa
così forte e fresca come nel 1901 al Circolo Minerva. 6. Tocchi e colpi
di numi invisibili. — Più volte mi sono sentito palpare da mani e dita nettamente
percepibili sul braccio, al fianco, sulla spalla di destra. Una grossa mano mi
ha battuto energicamente e più volte sulla regione scapolare. Anche E. Bozzano,
che è lontano lm. 50 da Eu¬ sapia. si è sentito ripetutamente toccare. 7.
Spostamento di un vigilatore. — Il vigilatore tirato fortemente con la sua
seggiola all’indietro sono stato io: una forza invisibile mi ha allontanato dal
tavolo per al¬ cuni centimetri, pur lasciandomi seduto. 8. Accensione e
spegnimento d’una lampada elettrica. — Anche questo fenomeno è accaduto a me.
Mi ero messo in tasca l'interruttore elettrico dolio 1 ecco che questa ad
un tratto si ! lampadina verde; ed tivainente, indi si riaccende 6- S‘ Spegne
aIteraa- ln« ^ fa male, ed io cerco invino r^'8 grida che quella spegnere
la lampada; senza che lo 1l|1“teiTutt<?re per ri¬ mano penetrarmi in tasca
lo si trova SeDtlto nessuna done, lanciato sul pavimento ?] ? ’ C?1„suo ,ung°
cor- Qnesto fenomeno non mi ha onv T delhl Sala' avnto, per me, tutte le
caratterietfl 6 confess° che ha ^'.digitazione. Notai subito eh? EuÌì * giuoco
di Pa¬ gliato che io ponessi la neri dell'- f stessa aveva consi- tasca di
destra della giacca- ‘ , . . l,lfemittore nella mia zioni di pena
all’improvviso illumin* ?e *e esclama- ' di sala erano studiate. Giurerei X
nostro anl?olo 9. Percezione d’una ’ZIZ ■ ? ' fa,nmo iodati L biamo
percepita successivamente ?“ ’(t nud°- - L’ab- di Eusapia: delle “dita molli e
carnei ** -° •** ' Capelli agilmente. Anche questo Gnomi ? » V1 S1 movevano
avvenuto nelle sedie del 1001 " ? Stato ldentiuo a quello sh -
ì spalle d' Eusapia : quando io denn^* de! gablnetto o dalle Zlr|i e
Venzano vedXEo n° «L T,' toccamenti, Bar- forme sporgersi verso di me C1-e dl
braccio o mano in- 11. Apparinone d! « .ven,nni a lambire, volte l’assistenza
ha segnalatala nebulose- ~ Una o due castre o semiluminose aventi
auliche"11581^ di forme contro le tende nere; ma non ! aPP;»;enza di
“ mano „ i contorni. ‘ sl è riusciti a fissarne bene Secondo periodo. — 7
n catena i/,w ■' distante dal gabinetto oscuro. l’incomodl4LStok1 dai?
racji lì fmpfe lamentata dei- stufe ad alcool, si leva in piedi e Prementi
dalla quanto io avevo già veduto in cas . P taTol!no> ripetendo i ss.
tv* £ tal modo a formare la catena lungi dal gabinetto oscuro, restando
Eusapia poco discosto dalla finestra, nel cui vano sta il grosso tavolo. Io mi
accorgo subito che tutto quello spostamento è stato voluto dalla medium onde
potere mu¬ tare il suo campo d’operazione: adesso le azioni telergetiche
Disposizione della catena tiptica nella seconda partefdella seduta.
si porteranno sul tavolo e sugli oggetti che vi abbiamo collocati^ sopra e che
non sono sfuggiti allo sguardo scru¬ tatore d Eusapia, quando ci siam messi a
sedere davanti al gabinetto. E infatti il cambiamento di situazione non mo¬
difica di molto la fenomenologia. 12. Spostamento della g rossa tavola. —
Questa si è smossa rumorosamente sul suolo, quantunque si trovi a 70-80 cent,
dalle spalle d’Eusapia. 10. Ondulazioni, gonfiamento e svolazzo della
copritenda della finestra. — Anche qui il fenomeno risulta importante per la
distanza del drappeggio dalla persona della medium. 14. Messa in azione
del metronomo. — Questo stru¬ mento si trovava sulla tavola, quasi a contatto
del davan¬ zale della finestra, ossia nel punto più lontano da Eusapia. Ad un
tratto, fra il silenzio in cui ci tiene tutti la attenta vigilanza che
esercitiamo, si ode il tic-tac caratteristico del metronomo che da sè s’è messo
in movimento, ha battuto una ventina di colpi, indi si è arrestato, per
riprendere pochi mmuti dopo la autonoma oscillazione della sua asta a
contrappeso. Il fenomeno era veramente impressionante- sullo stondo di chiarore
filtrante dalle fessure della finestra tutta 1 assistenza discerneva la testa e
le mani d’Eusapia che, impassibile, non s’è mossa. Letteralmente il metronomo
ha camminato e s’è fermato da sè! 15. Trasporto di oggetti. — Dalla
tavola sono arrivati successivamente sul tavolino una scatola fotografica, lo
spor¬ tellino del metronomo, e infine il metronomo stesso. Io ho veduto
abbastanza distintamente traversare lo spazio tra me ed Eusapia, venendosi a
collocare proprio davanti a me cosi vicino all’orlo del tavolino che solo uno
spostamento di mezzo centimetro l’avrebbe fatto cadere sulle mie ginoc¬ chia.
Nel suo volo aereo il metronomo era in movimento- ma appena fu arrivato fra di
noi, ecco accadere, sotto ai nostri occhi stupefatti, un fenomeno
straordinario. 16. Materializzazione d'un braccio attivo. — Avverto
prima, che eravamo in buone condizioni di rischiaramento : la mite luminosità
diflusa per la stanza ci permetteva di distinguere il medium, il piano del
tavolino, le nostre per¬ sone assise, le nostre mani in catena: si vedevano
biancheg¬ giare le due mani di Eusapia tenute da me e da Barzini, che siamo
certi, arcicerti di non averle lasciate libere un solo istante. Ora, il
metronomo, che era arrivato, come ho detto, sul tavolino, seguitava a
funzionare ; vedevamo nella semiluce u contrappeso dell’asta oscillare di qua e
di là, ne udivamo il tic-tac regolare. D’un tratto il drappeggio della
finestra, pendente dietro di noi alla distanza di almeno 70 centim., si gonfia
all’altezza della spalla sinistra d’Eusapia e alla mia' destra, si avanza tra
di noi due, si allunga come se coprisse il braccio d’una persona nascosta sotto
la stoffa, arriva al metronomo, vi si raggrinza e vi si indugia sopra, come se
dentro vi fosse la “ mano „ di quel braccio, e afferrata l’asta la introduce
nella tacca apposita, indi, fermato il moto dell’apparecchio, si ritira. Ma il
metronomo, che pare sèguiti ad agire con piena autonomia, si rimette in azione;
l’asta riesco dalla tacca e riprende le sue oscillazioni: però la tenda si
riavanza, e di nuovo increspandosi attorno alla piccola pira¬ mide, lo
riferma... Questo fenomeno, uno dei più belli e si¬ cari fra quanti ne ho
veduto eseguire da Eusapia, si ripete, per nostra domanda, una terza
volta. azioni complesse DEGL’INVISIBILI 1 i Paladino (parlo
della sua persona corporea, che l’assi- tenza vedeva sulla seggiola, e di cui
noi invigilatori perce- nivanio col tatto le inani e con la pressione i
ginocchi ed i piedi) era estranea, in apparenza, all’evento meraviglioso. Noi
tutti abbiamo avuta l’impressione visiva perfetta che dietro la stoffa agisse
un personaggio invisibile; ma Barzini, che intanto s’era mezzo levato da sedere
e ha guardato nel rovescio della sopratenda, ci assicurò che non c’era nulla:
quel tumore, fatto di panno semovente, è vuoto. Eppure, la prima volta io ho
chiaramente distinto che la mano invisibile pe¬ nava a trovare la intaccatura
del metronomo e che delle dita inesperte, fors’anco perchè un po’ impedite
dallo spes¬ sore del panno, si indugiavano nel tentativo di arrestare il
movimento. Anche degno di nota è il fatto che alle spalle d’Eusapia non si
trovava più quella officina di macchina¬ zioni ingegnose ed ingannevoli che,
secondo i negativisti as¬ soluti, è if gabinetto oscuro ; la cortna nera
pendeva immota dietro di me e di Bozzano, ed in sua vece ha agito la so¬
pratenda della finestra. 17. Liberazione di oggetti fissati. — L ultimo
fenomeno della seduta non è statò meno ammirabile. Ho detto che alla seggiola
di Eusapia io avevo fissato due bacchette da pittore°allo scopo di sospendervi
poi uno chàssis fotografico ; ina °ià ci aspettavamo che quella novità non
sarebbe an¬ data a’ versi di “ John King Questi, per dir vero, durante tutta la
serata non s’è fatto vivo: ma anche nel supposto che egli agisse da muta e
invisibile comparsa, noi ne cono¬ scevamo a°tutte prova l’umore bisbetico e
l’antipatia ostinata per ogni tentativo (mi si passi il termine ostrogoto in
vista dell’eteroclito attore) di “ scientitìcare „ la fenomenologia della sua
figlia o protette. E infatti il “ buon John „ ha spesse volte frustrate le
speranze degli studiosi, da quando Eusapia se ne lascia esaminare ed essi
vogliono mettere in uso apparecchi fisici e fisiologici. lersera è andato a
monte, anzi tutto, il mio progetto di registrare col metodo grafico gli effetti
delle azioni a distanza; forse è stato u «John „ che, soffregandola con una
delle sopratende, ha cancellate l’affu¬ micatura sul cilindro girante del mio
chimografo. Ma certa¬ mente è “ lui „ che ad un tratto ha cavate una delle bac¬
chette dai molti e stretti nodi con cui ne avevo legata l’e¬ stremità alla
spalliera della sedia d’Eusapia, se n’è servito per battere allegramente il
tamburo sul tavolino, e poi 1 ha gettate ironicamente nel mezzo della
sala. Ciò voleva significare che era anche ora di finirla, e ai
sette picchi chiedenti la luce abbiamo rotta la catena e le¬ vata la lunga
seduta. E suonata mezzanotte ed io corro a verificare 1 suggelli dell’uscio:
sono intatti! Terzo Periodo : Fenomeni terminali fuori catena. Spostamento
visibile e accertato di oggetti a distanza effettatienefiI7 .°8SÌ8.tÌto a
e*P~ti di telergTa eflettnati nella fase di semicoscienza che sussegue
costante- mente all’estasi mediumnica. ° slante Per rendere meno penoso
ad Eusapia il passaggio dalla oscunta al chiaro noi accendiamo soltanto la
lampadina dal la» c,r°SS0\r P°1Chè essa si dice e si addimostra affranta
di '" Ulmn dl P-es0 e’ coPrendole la faccia, la adagiamo su Poltroncina,
accanto all'alto sgabello della macchina fotografica Pochi istanti dopo, la
Paladino protende le mani erso questo oggetto, e noi scorgiamo il mobile
mettersi in moto, strisciare sul pavimento e accostarsi al medium poscia
tornare Prr°prÌ0 .asse verticale- scostarsene e ri’ di sicuro M , -e mani
de,lla donna no“ lo toccavano Ui sicuro, e poiché dall uscio spalancato
penetrava altra luce seguire Zr* sala ci permetteva d seguile ogni
suo gesto. Io ho dubitato un momento della sincerità di Eusapia che
seduta poteva abilmente avere spinto innanzi un piede fra le zampe del mobile
per trarlo a sè e poi respingerlo: ma gli abiti de medium non arrivavano
visibilmente a toccarlo; e'neanco c e servi7J 0rmarS‘ "elle St°ffe
delle sottane Qna hozza voL ei? a ™°Pr>re un pseudo-arto dinamico, come
altre oridnr -e ^ Per ”muta’ EusaPia ha sconsentito a ri- p odane d
fenomeno; e i nostri occhi, resi ancor più aperti e attentt, hanno
riveduto il piedestallo muoversi di nuovo nei due sensi, pur diventandone lo
spostamento vieppiù sten- tato come se la “ forza , emanata dalle dita dellla
medium s. affievolisse a poco a poco sino alla estenuazione Dubbie
infrazioni alle leggi fisiche di gravità. GoUoeo in paràgrafo a parte
altri due fenomeni terminali della sei ata del 26 dicembre, poiché lo meritano
doppiamente : dubbie infrazioni alla legge di gravita
293 er la loro novità nella serie abbastanza monotona di
mani¬ festazioni paladiniane ; e poi per la loro importanza... se fos¬ sero
stati autentici. Ambi i fenomeni concernono il peso del corpo d’Eusapia, e si
risolverebbero sostanzialmente in due infrazioni della legge fisica di gravità!
Diminuzione di peso della medium. — Dopo il ri¬ sveglio, favorito da
un’abbondante tazza di thè caldo col latte, là Paladino è stata condotta in
anticamera per esservi pesata : e la stadera ha segnato col suo stilo chili
60. Poiché prima che ci chiudessimo nella sala delle sperienze la stadera
medesima, non mutata di sede, aveva indicato il peso di chili 62.200, si
sarebbe dovuto concludere che du¬ rante la seduta il corpo della medium aveva
subito una perdita ponderale, e che l’insieme delle sue esteriorazioni
biopsichiche importavano, in materia organica, due chilo- . franimi e duecento
grammi. Eusapia indossava tutti gli stessi abiti di prima, nè ancora aveva
emesso urina e feci : inoltre, pur ammettendo che la traspirazione cutanea e
pol¬ monare, aumentata durante gli sforzi sonnambulici, sottragga qualche po’
ai liquidi circolanti nell’organismo, non mai si raggiungerebbe in tre ore un
calo sì forte. Adunque, la porzione maggiore di quella diminuzione del peso
corporeo doveva, o poteva in via di congettura, conseguitare alle molte
scariche di attività medianica. E badiamo bene che noi era¬ vamo convinti
d’aver pesata la Paladino con esattezza, e prima e dopo. b) Oscillazioni
nel peso della persona del medium. — Se non che, mentre tutti nell’antisala
stiamo attorno alla stadera discutendo animatamente sulla realtà e snll’inter-
pretazione del fatto, un fenomeno ancora piu straordinario colpisce i nostri
occhi, che ci vedono benissimo alla luce d una lampada a gas con reticella
Auer. La piattaforma su cui s’erge Eusapia in piedi per la pesatura, si scuote
d’un colpo: sul braccio di leva, abbassatosi, noi verifichiamo che il peso è
calato a 56 chili, ma tosto il braccio stesso si risolleva, e ritroviamo 60
chili : e così di seguito, alternativamente, pei parecchie volte. Eusapia non è
inconsapevole del fenomeno : bene al contrario! È dessa che ce lo segnala,
esclamando: — Ora mi fa [John?] sentire la sua mano [sulle spalle?]... Ora mi
sento più pesante... e della nostra meraviglia si addimostra soddisfatta,
arcicontenta. Io capisco che un medium debba essere lieto dei suoi
successi; ma la troppa contentezza di Eusapia ci mette in gazzo birichino
che la fa lotto Tnas ,Z0Datura di ,,n ra¬ piamo benissimo che nella stori» Tu *
-SU? maestro- Sap- We si contengono osservazionTSi n ° ,Spirltlsnao
sperimen- ! ' 1101 sfugge l’importanza sonimadS^v6" n? ! 63 nÌUno
infrazioni della leg<m di ® , e avrebbero codeste normalità „ anche Ve
g-/? Per Jo studio della ^ super¬ agli spiritisti entusiasti ‘eh™? Tffret7° le
g"da di «“Mo falbmento della scienza Ma noirifWff^3110 a Proclamare il e
accogliamo solo le autentiche . tìttlarJ10 sulle cose vedute, spendere alle
esigenze del metodo qU,ella .che ci paiono ri¬ siamo, propriamente, nel caso di
ri., ° iettlvo- ^ra, Qui non n,gili' ìm»»“ i«i ir&Èn «»— «li
sicurezza perla mente uhiiih T >1 puigntnde strumento mepe e da Newton in
„0i 1° “ è a,la fine« da Archi- “ misurazione dell’Universo ’ Ma ilT* “
nduce ad una segnava il peSo d’Eusapia sè^ifa tri br3CC10 di leva> <*• il
suo desiderio di stupirci codone °PP<? C0™Piacentemente per ciò fatta subito
la coiitronrnvn .ra,racolo Abbiamo stadera, e l’asta ha indicato il ^
sono salito sulla Ho allora impresso moti Ldeggianid! diat ^ 1*““ 68’500-
bo invertita la posizione dolili altalena al mio corpo, l’orlo della
piattaforma- e lo stiST^’ n?'sono collocato sul- almeno du/ chili, SdMdSri
feWfa C0D r™. di stameuti dei piedi o co» ° ta,re che con accorti spo¬
stante parete, Pr,, «tessero artifi^'^1’ n°D visti’ aIla retio- sature. Ciò non
pertanto Ensaffi' “sa“ente far variare le pe- aveva premurosamente mostrata la
^osT^0 Ìe sottane> ci Piedi, e nessuno la aveva S J , nP°slzl0ne .^ma dei
suoi col tronco; è vero pure ria ?mple,re ,movl™enti sospetti- stilo s’alzava e
s’abbassava k SUa Pesatura lo laddove con me balzava ‘con strenitn^*6 ®
sllenziosamente, meno che con Eusapia In consci .pnre ®Postacd°si anche ralo
stabile del peso corporeo dil mid' iJ11 CIÒ> ij fatto del seduta poteva
forse pafsare nel , fdlUm.al a fine della lunga quello delle variazioni volonìarie'àlT
i®70 eonfenna)- Ha dalla nostra facoltà di crede -e e fi™ S° P6S° SUperava
abbiamo deciso di non tenerne contò v« P?™ C,0ntraria dmo essere più abile di
noi Ld j .N°n Poteva la Pala- "TaH ,nftnra Che Ci ^se sfatta6 ? ^
qUalche me"- « parte, è .1 caso di domandarsi come, a 61 di
logica, diminuzione del peso della medium eoi sussidio dello
spiritismo assunto quale “ ipotesi di lavoro », potremmo interpretare queste
violazioni “ magiche» della legge di gravità. Sono esse attendibili V Sotto il
riguardo storico — ci si risponde — non sono nuove; e in Spiri¬ tismo, come in ogni
altra parte dello scibile, il ripetersi dei fatti parla in favore della loro
realtà obiettiva : ciò che si effettua reiteratamente sotto un dato
determinismo deve sfuggire, presto o tardi, ai dubbi dell’agnosticismo
metodico. lu Riguardo alla diminuzione ponderale consecutiva a scariche
di medianità, la cosa riesce, fino a un certo punto, comprensibile. Vi è
qualche osservazione, in proposito, degna di fede: si sarebbe, cioè, accertato
che pesando i medi du¬ rante le loro manifestazioni, la bilancia segnava di
meno, e si dice che questo fenomeno avvenga sopratutto nelle mate¬
rializzazioni, giacché il “ fantasma , si organizzerebbe lì per 11 a spese
della sostanza vivente del medium stesso: Eglinton si impiccioliva!! Il Gyki.
scrive a questo riguardo: ' Ogni materializzazione si accompagna con una
demateria¬ lizzazione proporzionale del medium. Questi diviene invisi¬ bile
[?!], quando l’apparizione è completamente materializzata. — Se si pesano
simultaneamente l’apparizione ed il medium, si verifica che questo perde
esattamente il peso che quella acquista. — Dopo la seduta, il medium ricupera
il suo peso pri¬ mitivo, meno alcune centinaia di grammi. — Si può concludere,
da tutti questi fatti, che le molecole materiali dell'apparizione sono prese a
prestito dal medium » (fissai de reme, ecc.). Io avevo scoperto, col
dinamometro, che la forza muscolare dei formanti una catena spiritica
diminuisce ordinariamente (Tomo I, p. 315, 351): e scrissi che questa
amiostenia è spie¬ gabile quale effetto, così dello strapazzo d’una seduta,
come della possibile cessione di energia fisio-psichica da parte di tutti i
presenti. I “ fenomeni medianici „ significano, diciamo pure, un mutamento in
un sistema dinamico determinato: dunque, debbono anch’essi ubbidire alla legge
di trasforma¬ zione ed equivalenza delle forze. Sta bene: ma una diminu¬ zione
di peso (e di statura!) trasporta la questione fuori del dominio della dinamica
pura in quello della meccanica: non è più il caso di parlare di “ forze » o di
“ Energia » , bensì di “ masse , o di “ Materia ». Ammettiamo che il
fatto di casa Berisso sia veridico, e che la nostra osservazione vada a
collimare con quella prece¬ dentemente fatta da altri investigatori, cioè che
le manifestaziom ammiche, e in particolar modo le “ materializzazioni sono accompagnate
o susseguite da una diminuzione di peso fn!ln°lP° del "n dll In tal
Caso S1 devrebbe supporre che da XS'/’ n°n soltanto, 'rradn una forza
bio-psichica impon- ’ ma e,nanl,nlt?s,ì clualche c°sa di sottilmente ma¬
teriale, eppure ponderabile. A dire il vero, non c’è che un !* SpÌrÌtÌCa
”’ ’n cui la con- gettura ileUa dematenalizzazione „ del corpo del medium
abbia ricevuta una singolare conferma: ed è quello minu- ziosamente descntto e
calorosamente illustrato da Aksakoff. A Helsingfois, in una certa serata, la
parte inferiore del tionco e le gambe della d'Espérance si sarebbero “ dema-
tenalizzate » al punto da rendersi intangibili e, ad un tempo invisibili: gli
assistenti, narra I’Aksakoff nel suo libro Id ::ra;rrCar0n°mLVan°ì,a
tastoni di PalPai’e o quelle poi /ioni somatiche della celebre medium, e
non le trovarono °a,.a d°v®va Per necessità supporre che fos- sero.
>ioto che la seduta si teneva al buio. La cosa ha sollevato gran
rumore fra gli adepti i quali giurano su quella mirabolante avventura, come su
di dàTmedHn^fmare dell>SÌSteDZa dinn “Pei-ispinto, emanato fati
Afa in ri ì ^ US° 6 consnmo dei disincarnati evo¬ cati. Ma io dubito che
a nessun psichicista di vaglia scap¬ perà la grave deficienza del miracolo di
Helsingfors, presso i |nileunrCCI01SC0”° ' voli ieare> d* Simon Mag0Pe
del bustìbilitl ÌlamS’ \S°nZ V- .nonnulla le prove della incom¬
bustibilità corporea dei lati ri Indiani e di Davide Home dnbhToaon
eggerV VerhalÌ. della seduta P«' condividere iì scena ebePn^-° w- Un° ”
testimom della indimenticabile do™ ’™ è S1 Afossf° cercate le gambe della
d’Espérance m?oneldLT° P°^eVano essere Per la semplicissima ra¬ ffi pii a a
C0Sa ermamente. 'na non ne sono responsabile) dall’altra parte lei fa
"seggio la! ° ^ Pn'° ^ Sera voltata’ nn,iffann,°S0 • Pagare >•
capo all’autorità di chi ci afferma un fatto che vincerebbe o sorpasserebbe le
leggi naturali sia tfff>oUtllAlVS-K0FF ° iU”i Bollandista qualsiasi,
col duplice ’pre- tes o che siamo nel dominio del « supernormale , e che
i dehtL met-er6-m °Pera per apprezzarne le manifestazioni fo^Tr eSSen PIU
largbÌ - Ma francamente, la super- “ mTracoto n°n f"? T masche™ P«r
lasciar passare il non i 6 ■i\ a,r" 'ezza nelle valutazioni gnoseologiche
- lma lndu,^nza interessata? Il Carringtox ha scritto sinceramente, or è poco,
che il prodigio di Helsingfors l’essere stato un tracco (cfr. “ Proc.
Amene. Soc. f. ps. jL I- ’07): e questa dichiarazione, su di un periodico
pstciifco-s’piritista, ferisce gravemente la credibilità di tutta l'opera
aksakoffiana! Gli spiritisti non hanno mai nascosto la grande loro tene- pel »
miracolo „ fino al punto da assorbire nella loro credenza-dogma tutti i
precedenti storici del “ Meraviglioso compreso ereticamente quello che narrano
1 Vangeli di Gesù Nazareno; e anche fra i modernisti, sostenitori d’una piu
limitata ed emendata “ ipotesi spiritica „ c’è cln spinge le suo simpatie per
ogni sorta di supemormalità sino ad am¬ mettere le potenze magiche, le
taumaturgie, e tutte le con¬ simili violazioni delle leggi e forinole scientifiche
concernenti ia natura umana e la natura fisica a noi note. Essi stornano però
candidamente o abilmente, il termine di miracolo dal ',10 'genuino mitologico e
teologico (fideistico) significato. Ma il candore o l’abilità (a scelta!) della
loro dialettica non toglie che per accettare un fenomeno di dematerializzazione
tempo¬ ranea come quella attribuita alla medium finlandese, o anche
semplicemente una perdita ponderale raggiunta in sì breve tempo dalla medium
pugliese, non si abbia il diritto di chie¬ dere la evidenza piena e completa.
Se le gambe della d’Espé- ranee potevano essere volte dalla parte opposta a
quella tastata dalle mani cercatrici di àksakoff, chi sa se alla prima o alla
seconda nostra pesatura una gamba della Paladino,. nel¬ l’ombra delle sottane,
non s’era piegata e non premeva colla punta del piede sul pavimento o sulla
parete retrostante, riuscendo, senza che ce ne avvedessimo, a spostare la piat¬
taforma e facendo segnare a quel modo un peso differente sul braccio della stadera?...
Perciò abbiamo deciso di ripetere altra volta la espe¬ rienza,: e forse il
signor consigliere aulico Russo, ^al suo tempo, avrebbe dovuto esaurire anche
lui tutte le * prove sperimentali „ prima di conturbare il mondo spiritico
esal¬ tando quella sua unica e alquanto gracile osservazione. 2°
Riguardo alle oscillazioni ponderali del corpo di Eu- sapia, la straordinarietà
del fatto impone cautele ancor più grandi per accoglierne la autenticità, e
consiglia una scon¬ finata prudenza nel trarne illazioni. In primo luogo,
quel “ miracolo fisico „ avveniva in ri¬ poso di medianità; agli abbassamenti
dello stilo col peso non corrispondeva alcun fenomeno che ci lasciasse supporre
una perdita di energia. Ed in secondo luogo, i ritorni al peso -t!l,
pefp™°pr^,rX,dKe“' , 'a prelezione biopsichici, si
sperd.sse'.^Sfi??®'’1*""’ eh« cepib, sia perchè fuori della m,rJt j “
“0I non Per' perchè noi fossimo contemnn. poltata dei nostri sensi, sia
in uno stato di “ allucinazionTT'™?"16 cacciati da Eusapia zatori ne
ottengono negh ipnotizzar *y\’’r°-me gli ‘P"01'2’ di determinate
sensazioni parziali o (^b.01zlone suggestiva sensazioni) ! ! E pel secondo ? d intere categorie di
dimostrato che moltissimi fenoin? •Dt°’ a il,Klmo già visto e dino in istato
sonnambolico attivò* S°n° prodotti dalla Pala¬ tone di volizioni in proiezioni
antom r? Vr“ trasforma- mediamea. È vero che ha medium n t “ t‘che dl
potenzialità e che la sua coscienza , 1™°* ’scere del peso comJn „ • diminuire
ed il ere- lucida: ma ciò nomili ’ arava ni quel momento vigile e una
serie di corte assenze sonnT ifUpC,edersi ln ciuel mentre quentemente nella
prima parte ‘dònò *C !i’ *C°me avviene fre- ’t™ ‘d„ ““ p™p™.„Se md«tXute'
' 11 »*“ I» ^SKSSSnìKS; ènp^nr -t sx r »'*' * £& ventasse più
lego-iero — ro ri lnvislb|le, il suo corpo ridi- Topposto di quanta Eu ani.!
fe"“n,eno era Perfettamente »> «»•«. A'm.ir «"»»»“
cresceva, ma diminuiva Mai ’ o^'^nè il peso non sionate esclamazioni mi
sono IT'* 1“ T'n ® sue sconclu- trusione del monoidei 1 “ !Ut° de““ Perniciosa
in- paladiniana. La nostra impressione fÒ ! fenomenologia nomeno ultrafisico
avesse tutti 1 f« 1 sta: che quel fe- d’una insidia. tatta la ^figurazione
psicologica preeauzi o n i^c h e*ogn u n o Òrqm ta^A d i s p e moderni »
le siasi giuoco di nrestidlmt,, ^dispensabili davanti a qual- sorti
del neo SSo da^’ SJ fi",reb!'e co1 pV le lo scetticismo sfoderasse
sì ktH ' questo nella lotta contro cresce di scriverlo ma un nul ar?oment,
Eppure,mirin- scientifiche „ dello spiritismo n**,?*0 lnca!colabi,e di
“prove zioni ponderali volontarie d’Er Parf P)u.Vi,bdo delle varia-
risso. Chi conosce ciò che Ino Pm -mT vedute a **» Be¬ dani in questo sport
audace vor^u01 ' ‘ lnre certi medi Ame- in guardia. Ho adesso davanti 1
Vneravl^ll0S°. sta sempre inviatemi dai loro editori non appena
TRUCCHI E PSEUDO-MEDIANITÀ vo a; metapsichica: una è del
Carrington, che si dichiara psi- chicista convinto (The physical phenomena.
ecc., Boston, 07); l’altra è dell' Abbott, che dev'essere un abilissimo
giocoliere mnraticbitosi nel sorprendere il segreto dei tiri dei medium e nel
ripeterli con successo ( Behind thè scenes with thè medium s, Chicago, ’07 ). I
due autori espongono una serie innumerevole di “ fenomeni , così
straordinariamente imitati con artifici ciarlataneschi e con trappolerie
spudorate, che, leggendole, ien voglia di chiedersi sino a qual limite si
spinga nel iNoril- V merica la credulità degli spiritisti. E per ciò, davanti a
vio¬ lazioni miracolose delle leggi fisiche operate dai medi pro¬ fessionali,
c’è sempre ragione di fermarsi. Sarebbe illogico ricavarne la conseguenza
che ne traggono ■rii increduli assolutisti, quando dicono che tutta la mediamta
è infarcita di inganni e di bugie. Si ponga mente che que a medianità
prestidigitatoria sbugiardata da Myers, dalla Sidgwick, da Hodgson, da Carrington,
e da altri insigni psi- chicisti, ridotta al nulla dalle rivelazioni e dalle
prove di¬ rette di molti abilissimi giocolieri anglo-americani e tedeschi,
appartiene esclusivamente alle sedute pubbliche, agli spe - tacoli di
spiritismo illusionista colà fiorenti, sia nelle sale mondane a pagamento, sia
nelle baracche dei rmwz/s estivi ; non alle ricerche fatte con maggiore serietà
in privato. Ad 0<rni modo, per abboccare a quelle esche bisogna proprio
essere degli entusiasti facili ad illudersi, o degli istupiditi inetti; e il
nostro gruppo è composto di persone che hanno dimostrato di non meritare cotali
battesimi. Si aggiunga che, neanco a farlo apposta in benefizio di Bu-
sapia, nessuna delle manifestazioni dei ciurmadori Americani fa parte del
programma della Italiana (per es., la scrittura Ira lavagne, le risposte a
domande su biglietti suggellati e letti per falsa chiaroveggenza, i disegni di
ritratti istantanei di famiglia, le parlate telefoniche dei mortale ca ate di
spettri dal soffitto o i loro sprofondamenti in trabocchetti nel mezzo della
sala, la seconda vista nei sacchetti a doppio fondo, ecc., ecc.). Ciò
nonostante, mancandoci la certezza del fatto, e de¬ siderando di non
intralciare con fenomeni di dubbia natura la valutazione obiettiva della
medianità della Paladino, noi tutti, di comune accordo, decidemmo di
porre in quarantena le due infrazioni alla legge di gravità che John King
„ pretendeva di farci ammirare. Questo varrà a provare che nelle sedute di casa
Berisso procediamo con ponderazione, e che meriteremo credito quando ci verrà
fatto di asserire sinceri i fenomeni, di cui concordemente il nostro
gruppo di ricercatori ammetterà la esattezza. Sarebbe indubbiamente di
somma importanza per la ipo¬ tesi delle “ forze biopsichiche ignorate „
(occultismo a parte), se realmente la volontà possedesse tale potere sulla
sostanza materiale componente il corpo, da attivarne d’un tratto la diminuzione
intera o parziale di massa e di densità, cosi che il peso . se ne alleggerisse
senza modificazione del suo volume: e poscia avesse, sempre d’un colpo, il
potere di resti¬ tuirgli la densità, la massa e il peso di prima. La cosa non è
concepibile in senso dinamistico: bisogna assolutamente pensarla, checché
protestino gli spiritisti, nel senso materia¬ listico più puro. Quel quid, che
sfuggirebbe dall’organismo e gli ritornerebbe a scatti di bilancia, entra fra i
ponderabili. Anche su questo sulAetto di vera “ meta-fisica „ conosco
quel che dicono i psichicVsti odierni, confortati dalla rinascita
dell’idealismo: — La psiche è un principio attivo, una forza a sé, un fattore
dell’evoluzione organica, fors’aneo della evo¬ luzione cosmica. E dessa che si
fabbrica l’organismo, che dirige e domina il corpo ; nulla, pertanto, di più
naturale che questo ubbidisca1 alla volontà, come dimostrano le mo¬ dificazioni
somatiche e fisiologiche indotte dalla suggestione e dall’autosuggestione
(c'est la fot qui yuérit, proclamava Charcot poco prima di morire). E gli
spiritisti aggiun¬ gono: L’anima entra nel corpo, se lo foggia a piacer suo, lo
lascia a quando a quando se le fa commodo, per es. nel sonno, nell’estasi
mistica, nella 'trance, medianica; e alla fine, dopo essersene servita durante
la esistenza, lo abbandona. E sia pure la psiche una forza: ma una forza , non
si concepisce oggidì se non come una forma d'Energia ; per cui la causa dello
spiritualismo è perduta se non riescite a staccare la “ forza-psiche „ o la “
idea-forza „ dalla catena di tutte le altre forze naturali. E sia la
psiche a crearsi il vestito : — ma un’ “ anima „ che sprizzando a getti dal
corpo o uscendone per un po’ di tempo lo rende e lo lascia più corto e
leggiero, non si differenzierà molto dal “soma, stesso in cui e su cui agisce.
Un calo di peso indica cessione stabile di materia corporea alla materia cir-
cumambiente ; un oscillare di peso indica cessione e ricu¬ pero alternativo
della stessa materia: ora. in ambedue i casi questi “ eventi spirituali ,
implicano una “ dematerializza¬ zione „ ed una “ rimaterializzazione , per un
processo di analisi e di sintesi chimica. Quasi c’è da scommettere che lo
Spiritismo, inconsciamente feroce verso eli sè medesimo, — tante sono le
contraddi¬ zioni intime sulle quali imbastisce il proprio corredo di “ prove —
non s’è accorto che tutti questi fenomeni di mec¬ canica, di fisica e di
chimica violati si impostano malissimo nel quadro delle sue pretensioni
ideo-spiritualistiche. Se i fatti fossero autentici, ci porterebbero lontano
dalla “ sfera , degli enti occulti “ imponderabili „, perchè
immateriali. Lo stato fisio-psichico del medium. Mediumnismo,
ipnotismo e isterismo. Da cinque anni non vedevo la Paladino: l’ho
trovata pallida, invecchiata, dimagrita, dall’aspetto sofferente. Sono
cresciute le rughe del suo viso, e il profilo grifagno senile del naso e del
mento s’è accentuato: in mezzo alla capigliatura ormai grigia spicca sempre più
grossa la famosa ciocca bianca, al lato sinistro della fronte (v. Tav.
XV*). Mi ha salutato con qualche tepido segno di simpatia, e su¬ bito mi
ha narrato le peripezie della sua salute tìsica. In questi ultimi anni si
sentiva fiacca, senza appetito, sempre assetata: l’esame delle urine che
contenevano zucchero ed albumina, rivelò che una grave subdola malattia del
ricambio minava la esistenza della celebre medium ; il diabete accompagnato da
nefrite. Un trattamento dietetico adatto ha diminuita e perfino fatta
scomparire a tratti la glicosuria, ma per ora non l’ha guarita ; e della
condizione morbosa dei reni si sono viste le conseguenze in edemi diffusi alle
estremità inferiori e talvolta anche alla faccia. Eusapia mi ha lasciato
effettuare jersera alcuni esami cli¬ nici, ed ho notato i fatti seguenti:
Peso totale del corpo (coi vestiti): eh. 62.200. Masse muscolari ancora
bene sviluppate, ma meno consistenti d’una volta. Cute pallida, rugosa anche
alle mani (che Eusapia ha piccole e assai ben fatte per la sua condizione
sociale). Polso debole e frequente (90 pulsazioni): arterie dure con
ipertensione. Le gambe, massime alle caviglie, sono succolente, ma non
edematose. Reflessi rotulei aboliti da ambo i lati. Dolenti
alla pressione i nervi sciatico, popliteo, peroneo e pedidio.
Dinamometria: con la mano destra, chgrm. 18; con la sini¬ stra, 42. Esiste,
dunque, in questo momento un fortissimo man¬ cinismo motorio. La sinistra
del corpo è pure iperestesica: pigiando sulla ci¬ catrice alla testa si
risveglia dolore con sollecita reazione; e al dorso della mano, da questo lato,
la sensibilità saggiata con le punture risulta più pronta e viva. Eusapia
appare alquanto stanca: è meno ciarliera del con¬ sueto, impensierita della
propria salute, più facile a com¬ moversi, e anche più irascibile. Non ne ho
tratto buon pro¬ gnostico per le nostre esperienze, anche perchè sappiamo che
contrariamente ai suoi medesimi interessi si è affaticata in questi giorni col
concedere sedute agli amici: siamo anzi certi che, in opposizione alle sue
promesse e venendo meno ai suoi impegni formali con noi, seguiterà a
strapazzarsi anche nei giorni di intervallo che vorremmo dedicasse al riposo.
Avviene ai medi quello che si osserva nei soggetti ipnotizzatali : gli uni e
gli altri sono attratti , per forza irre¬ sistibile, ad entrare nell’estasi
propizia all’automatismo, o a ricercare il sonno che ne disintegra la malferma
compagine mentale. E attorno a questi “ sensitivi „ v’ è sempre chi, per
curiosità malsana o per fanatismo cieco, sfrutta la loro labilità anomala e la
loro suggestionabilità morbosa, non badando al nocumento che il soverchio
esercizio di tutte le forme di ipnosi arreca alla salute fisica e mentale dei
soggetti. Perocché non è vero che l’esercizio della medianità sia
innocuo: lo sostengono gli spiritisti, e loro fanno eco certi psichicisti di
manica larga (p. es., Hodgson, Maxwell, Car- rington), forse perchè sono
incompetenti affatto in neuro- patologia. Io non arriverò a scrivere, con il
mio illustre collega prof. Hammosd, che lo spiritismo sia collegato sempre a
disordini del sistema nervoso ; nè in un mio possibile trat¬ tato di
Psichiatria clinica inserirei, come ha fatto un altro medico americano, il
Dott. Marvin, un capitolo intitolato : “ Patologia e cura della
Mediomania „. Questo, no; ma, per lo meno, nel sottoporre allo strapazzo delle
sedute un me¬ dium sofferente, come lo è quest’anno l’Eusapia, mi ricor¬ derò,
da medico coscienzioso, dei rapporti strettissimi fra il mediumnismo e
l’isterismo, fra le manifestazioni spiritiche e il disintegrarsi della
personalità. Il più semplice fenomeno medianico, sia esso u ina
levitazione o un rap, importa, se¬ condo lo stesso Maxwell, una “ perdita di
flusso nervoso „ ; si pensi ora quale perdita conseguirà ad una “ buona
se¬ duta , ! In Eusapia ne abbiamo visto gli effetti, e moveva a pietà. È
illogico, o ingenuo, o ipocrita, secondo le intenzioni palesi o dissimulate
dell’asserto, accusare gli alienisti e neuro- patologi d’esagerare a bella
posta i danni dello spiritismo per l’igiene del corpo e dello spirito, sotto il
pretesto che taluni medii producono fenomeni pur essendo d’ordinario in piena
normalità e pur tornandovi (apparentemente) subito all’ uscire dalla crisi di
“trance,. So benissimo che tra i tanti esempii , una medium inglese , Miss
Goodrich-Freer, famosa nella eristallo-scopia, ci fa sapere che gli anni più
prosperosi per lei furono i quattro in cui s’era buttata all’eser¬ cizio di
codesta facoltà supernormale -- Metaphys. Magaz. So pure che Hodgson,
dimenticandosi d'avere assistito ai gemiti, alle contorsioni di braccia e allo
scapi¬ gliarsi frenetico della Piper durante le sue crisi di imper- sonazione,
proclama che queste non le arrecano alcuna sof¬ ferenza (“ Proc. S. f. p. R.).
Ma non c’è da prestar molta fede ai medii e ai dottori in filosofia quando
discutono questioni di semejotica e nosografia della medianità. L’ironia
versata a piene mani da Andrea Lanu contro “ gli specialisti della
degenerazione „ (cfr. Dreams a. Ghosts), mi stupisce e mi dispiace per
l’autorità e per il liberalismo del simpatico mitografo ; ma poi, riflettendo
alla sua incompetenza assoluta, non mi fa nè caldo nè freddo: nessun sarcasmo
vale contro la realtà. Ora, è un fatto ben verificato dall’universale,
che nelle persone isteriche, nei neuropatici e anche in certi psicosici
avvengono con somma frequenza quei fenomeni che per l’appunto diciamo di
psicologia supernormale: la ipnosi e l’auto-ipnosi , la suggestione mentale e
1’ auto-suggestione, la vita onirica più intensa e le premonizioni, la
chiaroveg¬ genza e l’autoscopia interna, le illusioni sensorie e le allu¬
cinazioni veridiche, le telestesie e le telepatie, gli automa¬ tismi sensorii
motorii e psichici compresa la scrittura, infine, qualunque cosa si pretenda in
contrario, anche le crisi e i fatti isolati di mediumnismo. Su questo ultimo
punto vanno d’ac¬ cordo gli spirito-occultisti più ragionevoli (p. es. Metzger,
Négre, Delanne, Dubvillb, Bosc, ecc.), e i psichicisti più co¬ scienziosi (p.
es. Myers, De Rochas, Sagk, Baraduo, Geley, Dailey, lo stesso Hyslop) con quei
pochi neuropatologi-psi¬ chiatri che finora si sono accinti allo studio
parziale degli stati medianici (p. es. Beard, Hammond, Freud, Janbt e Raymond, Jung,
Moll, Ballet, Schrenck-Notzing, Gras- set, Donath, Marie, ecc.). Se ne vuole una prova? Si vegga dove comincia, —
secondo Gyel e Mybrs, due sistematori eccellenti della psicologia supernormale
— la scala delle anormalità psichiche con¬ ducente al mediumnismo
intellettuale, che pure sarebbe, al dire di molti spiritisti, immune da
morbosità; e la si vedrà partire dalla neurosi, e passare traverso tutte le
forme patologiche di sonno e per l’ipnotismo, senza di che non esisterebbero nè
sarebbero comprensibili i fenomeni super¬ normali di telepatia, lucidità e
mediumnismo. L’opera mo¬ numentale del Myers è per buona metà costrutta con
mate¬ riali desunti dalla psicopatologia. E poi, che cosa insegnano gli stessi
“ spiriti „ agli spiritisti dottrinari, che ne ascoltano con religiosa venerazione
gli ammaestramenti ? Ecco : Lo “ spirito di Fénéi.on , ['?], Avviene che
certi grandi medii, servendo da stumento a Intelligenze [occulte] le più
diverse, mancano di carattere... Dal punto di vista morale, i fortissimi medii
sono talvolta male equilibrati: talora sono maniaci, versatili, anche
insopportabili . Essi passano pel mondo, differendo in quasi tutti i
punti dagli altri uomini. La loro volubilità fa loro forse amare la vita? No:
per essi il mondo va alla rovescia, e sono i primi a patirne. La loro sen¬
sibilità eccessiva... li rende sofferenti, tristi „. Lo “ spirito di
Cablo N... „ . I medii più potenti sono degli esseri assolutamente speciali...
Nel vero sonno medianico deve mancare la coscienza... 11 medium e sempre
inquieto: spesso prova lo spavento dei fenomeni: per lui, ad esempio, il
fenomeno deH’incarnazione è una specie di morte ,. Lo “ spirito di Enrico
Delaage „. I grandi medii incar- natori
fanno un grande sacrificio accettando questa missione penosa: essi ne perdono
la loro personalità, e diventano versa¬ tili, incoerenti nelle idee... , (Cfr.
Nokggerath, La survie). Non sono questi i caratteri tipici della
personalità iste¬ rica ? E inoltre, non è provato che il mediumnismo è d’or¬
dinario nn privilegio — se privilegio si può chiamare una condizione anormale
penosa — della giovinezza, come lo è generalmente la neurosi isterica ?
Dunque, se gli stati abnormi dell’organismo predispongono tanto spesso ai così
detti “ fenomeni psichici „ , la proposi¬ zione inversa sta perfettamente in
piedi: ossia i fenomeni psichici richieggono una condizione non normale, ossia
non fisiologica, dei soggetti. — Prendansi, ad esempio, le emanazioni
fotogeniche: non è forse provato che si osservano, fuori della “ trance „
medianica, solo in persone neuropatiche? Il Féré ha illustrato, da pari suo, le
aureole dell’isterismo. Pren- dansi ancora i picchi a distanza:
quell’osservatore scrupoloso, che è K.ialmar Wijk, descrivendo il suo medium
Karin agente sotto l’impulso auto-suggestivo di uno spirito-guida sedi¬ cente “
Piscator „ (1?), ha ben messo in evidenza i rapporti tra i suoi “ raps „
incessanti e la sua neurosi isterica ( “ Ann. Se. psych. „, ’05). Che se
ascendiamo alla parte intellettuale della medianità, gli stessi spiritologi
sono obbligati a rico¬ noscere la estrema affinità tra tutte le
“incorporazioni, e le “ possessioni „ spiritiche da un lato, e i casi di
sdoppiamento della coscienza e personalità dall’altro, come ne sono stati
descritti a josa da Richet, Binet, Féré, Schrenck-Notzing, De Rochas, Lombroso,
Joire, ecc. nell’ipnosi, da Azam, Dessoir, P. Janet, Freud, Gibert neH’isterismo,
da Emmin- ghads, Ladpts, Wilson, ecc. nella pazzia. Il caso tipico di
M.n° Smith, analizzato dal Flournoy, è già troppo chiaro e ostico agli
spiritisti, perchè non si siano affrettati a dirlo un esempio di falsa
medianità (cfr. Sage) ; ma io vorrei che essi conoscesssero e apprezzassero
meglio gli altri tre casi superbamente studiati da Jung, da Sidis e Goodiiart,
da Morton-Prince (vedi Bibliogr., Tomo I), per convincersi come abbiano torto
nel negare e anche nell’at- tenuare la estrema rassomiglianza, la fondamentale
equivalenza dei fenomeni spiritici mentali con le azioni subconscie, coi
monoideismi e col drammatizzarsi delle personalità secondarie nei casi morbosi
studiati dai clinici. Per convalidare le mie opinioni a questo riguardo,
io mi sono prefisso un nuovo esame della suscettibilità ipnotica della
Paladino. Osservai subito jersera che Eusapia si presenta adesso alle
sedute più disinvolta ed indubbiamente più sienra di sè : pressoché nessun
cenno di quella esitanza quasi angosciosa, che le si pingeva nel viso cinque
anni fa ogni qualvolta doveva “ lavorare „ con persone nuove, o si aspettava
una vigilanza sospettosa. Infatti, presentemente ha da lottare molto meno
contro la incredulità generale : e forse per questa rinvigorita auto-fiducia mi
è parso che sia divenuta meno facilmente ipnotizzabile. Vi fu un tempo in
cui la “ Sapia „ (come la chiamano i popolani del suo quartiere) cadeva quasi
subito in sonno ipnotico, sia magnetizzandola direttamente, sia talvolta
per suggestione mentale , come potè vedere il sig. Avellino di Genova. L’
Ochorowicz e il De Rochas 1’ avevano abituata alla ipuotizzazione, massiine
allo scopo di calmarla durante le crisi agitate di “ trance „ : ma nè i due
psichicisti fran¬ cesi, nè il dott. Belfiori di Napoli poterono mai usare con
lei il processo della fissazione dello sguardo : lette¬ ralmente parlando,
Eusapia si “ magnetizza „ coi passi, non s’ipnotizza. E questo risultò a
me pure fino dal 1901-2. Io Lo potuto cogli sfioramenti metodici della mia mano
destra sul suo capo toglierle la cefalea, sedarne le smanie, tranquillizzarne
l’animo. Ho potuto anch’io, come De Rochas, porle un braccio in eiuicatalessi,
facendovi sopra alcuni “passi magnetici, dal basso in alto : quindi ho risolta
la lieve contrattura, o la pa¬ resi egualmente suggestionata, con passi in
senso inverso. Ag¬ giunge il De Rochas d’avere operato su di lei un trasporto
di emicrania, sottraendola al conte di Grauimont e passan¬ dola alla Eusapia:
ma io reputo che queste prove, anziché un fatto reale di “ transfert „ ,
dipendano dalla semplice sug¬ gestione orale o mimica. I miei nuovi tentativi
di magne¬ tizzazione coi passi, eseguiti in casa Berisso, mi hanno di¬ mostrata
in Eusapia una diminuzione notevole della sua recettività ipnotica: forse non è
estranea a ciò la malattia di ricambio, di cui ora sotfre; ad ogni modo, la
suscetti¬ bilità magnetico-ipnotica persiste, e conferma la anormalità
fisio-psieliica del medium. Mi sono anche interessato di stabilire, con
attento esame dei sintomi objettivi, come si svolga presentemente l’accesso di
“ trance „ mediumnica; e differenze notevoli da quello che avevo veduto e
segnato nel 1901-2 non mi risultano: ormai la medianità d’Eusapia s’è in tutti
i sensi sistematizzata. a) Come tutti coloro che vogliono
autoipnotizzarsi (e si potrebbero citare i monaci omfàlopsichici del Monte
Athos, i Ben-Aiussa di Algeria, i falciri dell’India), Eusapia comincia a
rallentare i moti respiratorii , passando dal numero nor¬ male di 18 a sole 15
e 12 inspirazioni al minuto: contem¬ poraneamente, e in pieno contrasto con la
legge di propor¬ zione fisiologica fra respiro e polso, il suo cuore pulsa più
frequentemente e più fortemente, giungendo in breve alle 90-100-120 pulsazioni.
Questa ipopnea e questo cardiopalmo sono accompagnati da particolari fenomeni
subiettivi (forse da bolo esofageo, certo da angoscia, da sensazioni
cefaliche . ), che però non si riesce a far bene descrivere dalla
paziente ; SINTOMI ISTERICI E CRISI MEDIANICHE
nia è notorio cbe con fatti consimili cominciano d’ordinario i parossismi
della neurosi isterica. Poco dopo le mani d’Eusapia, tenute da me e da
Barzini. si sentono e veggono prese da piccoli sussulti e tremiti mu¬ scolari;
le dita si agitano e stringono con energia a riprese le nostre; le
articolazioni dei pugni alternativamente ese¬ guono per lo più semplici moti di
flessione o estensione, tal¬ volta invece si irrigidiscono per pochi istanti in
un atteg¬ giamento forzato di supinazione o di pronazione, cui però sussegue
immobilità assoluta; la stessa inquietudine sentiamo nei piedi. Il De Rochas
stesso riferisce questi fatti motorii a * sintomi convulsivi isterici „ ; ma in
verità la sintomatologia della prima fase delPautoipnosi medianica è sempre
assai leggera, nonostante che già si estrinsechi la potenzialità te- lergetica
coi moti e con le levitazioni del tavolo, coi raps e con altri fenomeni
medianici congeneri: — e infatti Eusapia seguita a conversare con aria
indifferente e con voce ancor naturale. b) Eusapia non è per nuH’affatto
una medium ad accessi sempre impressionanti, nè convulsivi, nè tanto meno semi¬
deliranti, come sembrano esserlo costantemente la Piper, la Mollie Fancher, la
Maria V...* del Dusart, la S* W* di Jung, quando cadono nelle loro
personificazioni ossessive. Molte sedute di Eusapia decorrono senza
notevoli manifesta¬ zioni di anormalità fisiopsichica; ma se si produce l’auto-
ipnosi medianica vera e propria, il quadro è differente, sic¬ come ebbi campo
di descriverlo nelle sedute. Il passaggio ad uno stadio H. P. GRICE STAGE
-- più avanzato di “trance,, cioè al sonnambulismo attivo , è invero segnalato
da sospiri , da sbadigli, da singhiozzi, da rossore o pallore alterni del viso,
da sudore alla fronte, da lieve traspirazione alla palma della mano, da
alterazione della voce, da cambiamenti rapidi delle espressioni fisionomiche.
Eusapia attraversa allora stati emotivi diversi: ora è in preda ad una specie
di collera concentrata, che è espressa con scatti, con comandi impe¬ riosi, con
frasi sarcastiche dirette ai suoi critici, con sog¬ ghigni e cachinni aventi
(dicono esageratamente De Rochas e Bois) qualcosa di diabolico; ed ora passa ad
una decisa estasi voluttuosa, stirando fortemente le due braccia, premendoci
con le gambe tese e coi piedi fremebondi , de¬ clinando il capo e
abbandonandosi tutta col corpo addosso a me o a Barzini, che sosteniamo
impavidi quell’ attacco innocuo alla nostra emotività maschile. Non m’è
avvenuto di sentire Eusapia chiamarci per nome , e solo una o due volte ci
ha scambiati con il “ caro Giulio „ o con il * caro Carlo „ , mentre al Circolo
Minerva, cinque anni fa, lo scambio era frequentissimo, quasi d’ ogni sera.
Però l’evocazione si 1 ipresenta tuttora, quantunque la Paladino da parecchi
anni non abbia seduto con Ociiorowioz, nè con Richet: e questo ripone in luce
due sintomi importantissimi per la psicologia della “ trance „ medianica : la
persistenza delle impressioni ricevute o degli atti compiuti una prima volta
durante la crisi ; e il loro riprodursi automatico ad ogni nuova caduta in
crisi. Nessun neuropatologo avrà bisogno che gli si ram¬ menti 1 analogia della
crisi onirico-medianica con quanto accade negli attacchi isterici ed
epilettici, o nel sonnam¬ bulismo artificiale. Un altro fatto che
riproduce la sintomatologia dell’iste¬ rismo, è la polidipsia che Eusapia
presenta quasi ad ogni crisi. Essa ha sempre sete, e spesso durante la estasi
do¬ manda da bere: le si deve portare dell’acqua, anche se “John Klng »
agitando il tavolo o parlando per bocca sua, pretende che le si dia del vino:
gli alcoolici danneggiano In sua po¬ tenzialità medianica. Certo, è curioso il
contrasto tra la coscienza superiore e la subcoscienza : questa si mostra
sempre in preda ad istinti più bassi, giacché Eusapia ama il buon vino, il
marsala, il thè, le paste dolci, di cui bisogna esserle larghi alla fine di
ogni crisi, massime letargica. Àia chi pra¬ tica con le isteriche e coi
neurnstenici conosce la loro co¬ munissima avidità di alcoolici e di caffeici,
che in taluni casi arriva al grado di dipsomania e di eaffeinismo. c)
Anche la fase più intensa e anideistica di “ trance „ (che pelò non è raggiunta
in tutte le sedute e si presenta quasi soltanto associata alle grandi “
materializzazioni ,), non ri¬ sulta molto dissimile da un parossismo isterico:
ne costi¬ tuisce di sicuro un equivalente. Quando sedendo al controllo mi sento
afferrare e contorcere la mano da Eusapia, ed odo costei gemere con voce
gutturale e intercisa, e invocare il buio perchè la luce la infastidisce o la
fa soffrire orribil¬ mente; e quando la veggo (o la imagino, se siamo in oscu¬
rità) presa da convellimenti e tremori muscolari stirare le braccia, girare la
testa, irrigidirsi tutta come se volesse spremere qualcosa del corpo in un vero
atteggiamento di parturizione, io non posso a meno dal pensare ad una con¬
vulsione tonico-clinica con fotofobia, con spasmo di Salarli (salutazione ritmica
del capo), con subdelirio e semicoscienza, insomma con tutto il corredo
inseparabile del grande iste¬ rismo. Il dire che “ tutta quella agitazione non
è isterica ma soltanto necessaria per originare i movimenti di cui poi i
fenomeni sono la manifestazione a distanza o l’esterio- razione „ , potrà
concedersi ad un colonnello del genio, qual’è il conte De Rociias (prescindendo
dalla sua singo¬ lare competenza in metapsichica), ma parrà una bestemmia a
chiunque abbia fatto studii medici anche elementari. Del resto, dopo
quanto ho scritto sulle condizioni peno¬ sissime di Eusapia all'uscire da una
seduta di apparizioni ( Tomo IT, p. 240), mi credo dispensato dal ribattere le
rosee e melate intromissioni dei nuovi tanatocriti nel campo per essi pericoloso
della Patologia nervosa e mentale. Sì, certamente, vi sono persone dotate
di facoltà media¬ niche, la cui individualità fisica e morale fuori del rapi¬
mento o estasi non si scosta, nel tutto insieme, dalla nor¬ malità fisiologica,
dall’equilibrio mentale, dalla saggezza: e in un buon numero gli accessi di
medianità sopraggiungono, decorrono e si dileguano senza turbare apparentemente
la salute del corpo e la quiete dell’animo. Per ciò si scrive e si proclama che
il mediumnismo, pur constando di “ fatti e di stati psichici supernormali „,
non è patologico, ma si con¬ tiene e trattiene, al più, nella zona della
semplice “ anor¬ malità „. E si cita l’ipnotismo, che dopo la vittoria della
scuola di Nancy non è più considerato come un privilegio delle isteriche, nè
più definito con sintomi neuropatologici, ma che è ritenuto possibile in tutte
le persone, contraddistin¬ guendosi soltanto per lo “ stato di suggestibilità „
(Guasskt). Per la natura dell’ipnosi sono anch’io di questo parere; anzi,
fui tra i primi (in Italia il primo) a contraddire alle pretese della scuola di
Cuarcot. Ma non bisogna adesso esagerare nel senso opposto. L’ipnotismo non
sarà isterismo, ma il maggior numero di buoni soggetti ipnotizzabili è dato
dagli isterici e neurosici, come il maggior numero di medi potenti è fornito
dagli ipnotizzabili e magnetizzabili (Négre, Faijvéty, .Toire). I rapporti tra
gli stati morbosi e gli stati anormali della coscienza sono continui ed
inestricabili: si passa, si trapassa e si ritorna gradatamente dagli uni agli
altri (Myers, Uum. Pers.). Si possono richiamare numerosi esempi in
appoggio di questa unità fondamentale psico-neurotica: e in medicina ne abbiamo
dei cospicui. La tabe e la paralisi generale, questi due morbi giganti della
Neuropatologia e Psichiatria, non sono dovuti a processi anatomo-patologici
sifilitici; però si svolgono con straordinaria frequenza negli individui che
per l’addietro soffersero di sifilide, così che la infezione celtica
sembra nel più dei casi una loro necessaria condizione preparatoria, e quelle
due affezioni gravissime sono qualifi¬ cate per metasifilitiche „ (Fournibr). Allo
stesso modo il diahete, il mal della pietra (litiasi renale e vescicale),
l'asma, obesità, certi eczemi ribelli, certe neuralgie, non sono di natura
gottosa nè reumatica; eppure, hanno tutte un fondo comune che è la lentezza
costituzionale o il rallentamento acquisito del ricambio nutritivo organico,
cosicché adesso torniamo a designarle col vecchio nome di “ artritismo sebbene
il maggior numero dei pazienti del grande gruppo braditrofico non presenti
ammalate le articolazioni. Con questi ravvicinamenti si illumina la genesi di
una folla di stati patologici comuni: e col ravvicinamento all’isterismo si
rischiara quella della medianità e degli stati affini. La me¬ dianità è una
condizione metaisterica. Badiamo, prima di tutto, che non c’è stato più
proteiforme e che si sappia tanto spesso dissimulare sotto parvenze innocue,
quanto l’isterismo. Il quadro completo della malat¬ tia e svariatissimo e
complicatissimo, ma intanto esistono molti casi in cui l'isterismo è parziale,
e si sfoga in pochi sintomi, magari in imo solo: questi mono-isterismi, che il
pubblico non conosce, sono spesso più tenaci e gravi del poli-isterismo. I
profani o, come si dice oggi, i “ laici „ non si capacitano mai che una persona
possa essere “ isterica senza presentare attacchi “ nervosi invece, al
neuropatologo basta lo stabilire l’esistenza del “ carattere „ o del “ tempe¬
ramento isterico „. Vi sono numerosi stati abnormi mentali di instabilità, di
deficienza, di insufficienza, d’incompletezza di piccole manie, di emotività
ansiosa, ecc., ecc., ohe ora diciamo, di psicastenia e sembrano svolgersi fuori
della neuro- psicosi isterica, mentre non ne sono che manifestazioni abor¬ tive
ed elementari, ma caratteristiche ed equipollenti (Se ne troverà la illustrazione
nelle opere classiche di Joi.i.r, Gilles . f1' h°lLJIER> Fuei’d e Bi.kiier,
e nelle recentissime pole¬ miche sulla definizione dell’isterismo sostenute tra
Babinski Kai.mond, Ballet, Clai'ahéde. Ma nei circoli spiritici, chiusi
ermeticamente ai “laici, (il termine è stavolta appropriato, discorrendosi di
sedute ordinariamente rituali), chi ha mai introdotto tutti i lumi che
potrebbero raggiare dalla psico- neuropatologia V I lavori di Jankt, di Jung,
di Mouton Brince, di Sidis, di Bali.et. Marie, Thoma, Dumi, e di pochissimi
altri, restano isolati e non sono ancora completati: eppure, ci hanno già
assicurato su molti punti importanti. Un attacco isterico è accompagnato
talvolta da chiaroveggenze, da chiaroudienze, da autoscopia, da premonizioni,
da visioni telepatiche, da personificazioni, che è quanto dire da una
moltitudine di fenomeni psichici super-normali: in¬ formi il caso classico di
MUo Couèsdon. Per contro un attacco medianico, anche quando il medium non si è
mai rivelato affetto da isterismo o da neurosi, può talvolta diventare una
decisa crisi istero-epilettica. In un caso che io conosco assai bene perchè ho
adesso in cura il soggetto, la seduta del “ circolo „ fu interrotta dallo scoppio
fulmineo d’un accesso di catalessi durato in seguito per due giorni, e dal
quale il paziente non è uscito se non per mostrare i sintomi e il decorso di
una forse irrimediabile dementici praecox. Casi eguali osservò il Donath; e la
cosa è conosciuta da gran tempo nei circoli spiritici. Allan-Ivaudeo, cui non
era sfuggita la na¬ tura morbosa del fatto, l’aveva denominato “ soggiogazione
„ , alludendo alla padronanza di spiriti malvagi; ed altri dot¬ trinari
sostituirono il termine di “possessione,, sempre però nella stessa direzione di
idee che ci riconduce agli errori popolari ed agli orrori medievali degli “
indemoniamenti Hi pena a credere che simili reviviscenze ataviche siano pos¬
sibili nel seno dello spiritismo-dogma moribondo ! Agli occhi bene aperti
ed avvezzi del neuropatologo (quelli dei dilettanti di psichismo portano
costantemente la benda nera della incompetenza assoluta), un attacco di
“trance, mostra singolari somiglianze, da un lato cogli attacchi isterici di
sonno e di sonnambulismo spontaneo, dall’altro coi periodi di ipnosi e di
sonnambulismo provocato: la serie non am¬ mette interruzione, perchè io, ad
esempio, riesco coi passi magnetici a far passare la Eusapia indifferentemente
dall’uno all’altro stato anormale. Per suo conto la “ trance „ media¬ nica si
incarica di fornircene la controprova. Abbastanza spesso le sedute spiritiche
debbono essere sospese perchè il medium entra in smanie che si calmano
rapidamente con passi magnetici, a un di presso come facevano Antonio Mesmer,
il M" di PrvsÉGi'R, il Lafontaine, il Donato a’ loro tempi sui soggetti
ipnotizzabili e convulsionari. Or dunque, si ha ragione di sostenere che
isterismo, ipno¬ tismo e mediumnismo (a prescindere dalle loro incessanti
associazioni negli individui e nelle collettività “ anormali „) sono stati
isomerici. Senza dubbio la loro affinità mutua si attenua passando dal primo al
terzo, ma il punto di partenza è là. Il Grasset ha avvicinato giustamente
l’ipnotismo agli stati seguenti: “distrazione, sonno naturale, cumber- landismo
[lettura muscolare del pensiero), tavolini giranti, spiritismo,
isterismo, sonnambulismo e catalessi spontanea, automatismo ambulatorio. (.
Hypnot . et Sugg.). Lasciando per ora da parte la sua teoria, più
metaforica che esplicatnce, del “poligono cerebrale „, applicata dal clinico di
Montpellier a tutta quanta la psicologia normale anormale ^e supernormale (cfr.
Introd. physiolog. à la Phi- losophie, '07), e rammentandomi che la ipotesi del
“ sublimi¬ nale , di Myìsrs conduce a ravvicinamenti ancora più intimi io posso
anche accedere, con qualche riserbo, all'opinione del tiRASSET che definisce
l’ipnosi col sonnambulismo artificiale e o spiritismo scientifico „ (intende
dire la medianità spe¬ rimentabile analoga alla Paladiniana) come “stati extra-
fisiologici di disgregazione personale tra il psichismo supe¬ riore o cosciente
e il psichismo inferiore o automatico In questa definizione, lo spiritismo,
rispetto al suo deter¬ minismo psicologico, diventa un ponte di passaggio tra
gli stati ancora fisiologici di disgregazione, quali sarebbero la distrazione
in veglia, gli atti abituali macchinalmente ese- glUr’ ,r so!ino’ \ sogni; e
quelli addirittura patologici, quali 1 isterismo, il sonnambulismo spontaneo, e
le con simili forme di automatismo. * B) Mediumnismo e
Automatismo. Lo stato fisiopsichico d Eusapia in questa prima seduta del
dicembre 1906 solo da principio è stato di veglia: quasi subito essa è caduta
in “ trance , attiva o sonnam- bulica, con palesissimo annebbiamento e
restringimento della coscienza. Nessuno di noi ha nominato “ John King „
: tuttavia Eu¬ sapia lo ha ben presto impersonato , e lo desumemmo da ciò che essa
dava del tu a tutti. Inoltre, s’è avuto il fatto curioso che , durante il sonno
medianico, essa è ritornata, dopo quasi sei anni, a designarmi con io
pseudonimo di Numero Cinque, precisamente come se tenessimo ancora le sedute al
Circolo Minerva (— “ Attento, Numero Cinque: c’è il fenomeno ! Cinque, fa
attenzione! Prendi tu, N '. 5 ecc.). Debbo avvertire che in stato di veglia
Eusapia mai ha dato segno di ricordarsi di codesto particolare: ora, il
rievocarlo in “ trance „ costituisce il ri¬ pristinarsi automatico d’una
condizione psichica o, meglio, subcosciente sorpassata nella primavera del
1901, e non più provata nel frattempo. C’ è bisogno di dichiarare come tal
fatto confermi in maniera luminosissima le affinità tra il mediumnismo e gli
sdoppiamenti di personalità? Eusapia discende in un vero “ stato secondo „ ogni
qualvolta si rimette in estasi medianica: il che spiega poi la stilizza¬ zione
delle sue gesta di esteriorazione bio-psichica. Salvo il meccanismo di codesta
esteriorazione e ommesse le differenze di forma, di durata e di profondità,
tutti i disgregamenti di personalità sono analoghi agli stati di doppia
coscienza dei quali la Fètida di Bordeaux studiata dall’AzAM rimane tipo
esemplare e insuperato. Rispetto alla produzione dei fenomeni , le nostre
nuove osservazioni di jersera hanno confermato facilmente le due leggi fìsio-psicologiche
già segnalate nelle sedute del La prima, che i sussulti del tavolo, i picchi (
raps), i moti e i trasporti di oggetti, i tocchi alle nostre persone, tutte le
azioni a distanza, sono l’ eco o la ripercussione di sforzi muscolari della
medium , ora più lievi ed ora piti energici, come a dire di gesti, scatti,
strette di mano, irre¬ quietudine delle dita, supinazioni e pronazioni
spastiche dei pugni, irrigidimento delle braccia, gambe e tronco : donde la
legittima induzione che non si tratti di semplice coinci¬ denza, ma di
causalità efficiente d’ordine fisiologico. b) La seconda: che la volontà
di Eusapia è ben raramente estranea al fenomeno. Poiché, se essa è in istato
vigile, la sola partecipazione dei suoi muscoli al fenomeno significa la
diretta azione dei centri volitivi cerebrali, in quanto che ogni contrazione
muscolare intenzionalmente eseguita corrisponde ad una scarica cosciente di
corrente nervea dai centri psico- motori della corteccia lungo le vie
piramidali di conduzione centrifuga, che i fisiologi designano infatti per le
vie della volontà. Se poi essa versa nello stato sonnambulico e nel le¬ targico
con obnubilamento parziale od oscuramento com¬ pleto della coscienza, lo sforzo
muscolare sarà bensì di natura automatica, ma evidentemente codesto automatismo
va inteso in senso fisio- e psicologico: voglio dire che, oltre alla spesa
d'energia biomeccanica, implicherà anche uno stimolo interno, che, sebbene non
cosciente e solo subcosciente, non cesserà dall’avere carattere psichico.
Questo stimolo corrisponderà, secondo quello che io ho scritto in più luoghi di
queste mie Note, a rappresentazioni di atti necessarii per ottenere un dato
fine , scese dalla coscienza superiore nel cosi detto “ sub-liruinale „ e
diventate subconscie e automatiche porsè 11 lof° originario contenuto volitivo.
Qui però non sarà inopportuna una brevissima spiegazione ’ In fisiologia
e psicologia si parla molto, adesso di “ auto e in psicologia of PsychoL
di Baldwin Ummettendo il senso che «ri; qì ja •' tuttora si
ricordano i° famosi *“ automi*1 ed^Td magnificati (la Vasca di iL , dloldl " la Franchie di
Desca rtes, fiv~ss:-:si?ss S#=?Sz=sSS SU. movimenti che sono
la traduzione di tale' Carica 3» Z SZTESi' LZ™?
Utì^?c\omfssidlrmiDati' 1HÙ coscienza di codesto fine •’ 4“ la nossfbi I
i t \°^6t +°l “?»r ■ d: *«— z «.nolo mtooo rappresentatosi ,11.
eoseiene, Z „ne e r.SneZJj/ZZ 7” » «Ut» "ÌW r!°" defVh
a»1 ed al raggiungimento del fine. l^Sa&SHSS !tat* 1»'"*
•°<»XrLZ chinsfità Preferirei, per dir vero, il termine di “
mac. c hi nauta proposto nell articolo del Richkt- “sono atti poi cessa o diventa
distraibile. D'altra parte, il reiterarsi degli stessi identici fenomeni,
quando laEusapia si pone in atteggiamento di autoipnosi, ci rammenta che il
ritmo e la periodicità caratterizzano ogni psiehismo inferiore ed automa¬ tico,
laddove rinnovazione e la irregolarità sono le qualità di ogni psiehismo
superiore e cosciente. Anche questa legge biopsieologica sembra sia
sfuggita al Myeus e a tutti coloro che attribuiscono una superiorità pressoché
assoluta all’automatismo, e riducono, ad esempio, il genio, — che mai è ritmico
nè periodico, ma sempre inso¬ lito ed irregolare, — ad un prodotto automatico,
subcosciente e involontario. Il Myers non si perita di collocare sulla stessa
scala di “ disintegrazione della personalità „ con pre¬ dominio dell’ “ io
subliminale „, il genio, i sogni, l’ipno¬ tismo, l' automatismo sensorio e
l’automatismo motorio della medianità. Secondo me, qui c’è un eccesso di
sintesi, se anche non c’è un errore. Tra questi stati anormali e su¬ pernormali
solo il genio costituirà un automatismo di per¬ fezione : tutti gli altri sono
automatismi di inferiorità, di regresso, di defezione , come egregiamente ha
detto il Dim- mard (" Eev. des Idées „, '01). Ecco perchè dall’ammasso di
fenomeni automatici dello * spiritismo „, che deriva in linea retta
dall’ipnotismo e in linea indiretta dalla neuro¬ psicosi, non ci è stato
regalato nulla di nuovo nè di utile: la medianità, sia essa quella di una principessa
Kahadja, sia quella di una rivendugliola Paladino, è sterile appunto perchè
composta di ritmi, di ripetizioni, di “ stereotipie „. Gli alienisti che
leggeranno per avventura queste mie righe, comprenderanno il valore del termine
“ stereotipia . che per noi è sempre sinonimo di minorazione, di indebolimento,
di decadenza della personalità. Ai non alienisti mi contenterà di ricordare che
i monodelirii dell’isterica in attacco sono stilizzati precisamente come i
sogni medianici d’Eu- sapia. Nel campo biologico lo Swoboda ha dimostrato che
dove è ritmo periodico, dove si determinano e si ripetono fenomeni simili, ivi sempre
imperano le circostanze biolo¬ giche più materiali ed elementari \ Die Perioden
d. menxch. Organismus, Wien). E nel campo psicopatologico, il Pailhas ha
recentissimamente illustrato assai bene il fenomeno della periodicità, provando
con osservazioni cliniche che psiehismo cosciente e psiehismo automatico si
escludono a vicenda (“ .Tonni, de Neurologie „, ’07). Certo è che nei messaggi
spiritici in genere, e negli acrobatismi di “ John- King „ in ispecie, non
agisce una personalità libera e cosciente estranea alla medium- ac-isee «nlr.
;i i- toniotico inferiore, di cosiei. eS™„° ì P" S con' occhio di
neuropatologo. questione con [fenomeni, automatici contraddistinguono
specialmente irli stati patologici del sistema nervoso: l’epilessia
l’isterisJf* la pazzia, i dehrii febbrili e tossici, le ebbrezze d'ogni specie’
e commozioni cerebrali violente, perfino certi processi ana’ tomopa «logici
localizzati (p. es. i tumori, le emorragie è esion. traumatiche del cervello).
È notissimo il fatto del talvolta stiaordinariamente luno-o eoli rrim imo
CONVERSA – H. P. GRICE --, c.nnn.ae delitti. ,cc aSÒVcS r” nwì 'au'n““”„;
Tri *8'! * de,' lu“° ioconsapevole dèi S^egLTil'Xco 'rb* P°' d“»do
» Questo fenomeno capitale non è che il caso estremo d’una serie numerosa
di casi consimili. Negli stessi epilettici in altri soggetti pur sempre colpiti
da una delle affezioni nervose suindicate, la crisi automatica non è con
lddistin aTèbb? P6rdÌta aSS0lQta
di coscienza? questa ^ Z io annebbiars! appena , anzi permanere abbastanza
svetWia^d accompagnare 1 esecuzione degli atti ambulatorii offensivi
vnbmTà *’ CTUn°S'’ °SCenÌl ecC' Contemporaneamente però Va volontà resta
incapace a trattenere l’individuo- costui fu effe « precipita, vaga qua e là,
colpisce, si denuda non neon’ SS ì1 St0Chèe \a’ ma- ad un im IZ?Z. ‘e
riti fica, dopo gli ammirabili studii li Riciiet sono semplicemente stati
abnormali consimili. In tutte Mo¬ della oTsonTA PS11ChC è PreSUpp0sta una
disintegrazione personalità, con possibilità di funzionamento isolato
o parziale di alcuni centri cerebrali. — Nella identica maniera spettano
alla categoria degli automatismi sensorii, per esplicita dichiarazione dello
stesso Myers, altri fenomeni di psico¬ logia supernormale, fra cui le
allucinazioni cristalloscopiche, fors’anco le allucinazioni telepatiche. — E
allora non si vede motivo alcuno per non estendere la qualifica di automatiche
anche alle manifestazioni puramente intellettuali della me¬ dianità, per
esempio alle personificazioni, alle incarnazioni, ai messaggi, alle
xenoglossie, ed alle creazioni romantiche cosi bene sistemate e cosi spesso
stilizzate dello spiritismo co¬ municatorio. La serie non può essere
interrotta arbitrariamente in questo o in quel punto, col pretesto specioso che
noi non riu¬ sciamo a indicare lo stimolo interno, del quale l’atto auto¬ matico,
la inspirazione scrivente, la visione, la trasforma¬ zione di personalità, il
messaggio, il verbigerare in idiomi non consueti, sono la risultante. Per dir
vero, basta sa¬ perlo cercare, e allora, nel più gran numero dei casi (il
Flournoy, il Jung, il Princk, I’Henry ci sono stati maestri) lo si trova.
Saranno impressioni cenesteticlie indefinibili, perce¬ zioni oscure
extramarginali, emozioni arrivanti dalla “ frangia, della coscienza; saranno
imagini e ricordi che si credevano obliati, ma che invece persistono ; saranno
idee che si formano per associazioni intime e profonde fra correnti
intracellulari.... Ma uno stimolo ingeneratore in ogni automatismo medianico ci
sarà sempre, come c'è nella deambulazione dell’epilettico o nel sogno
dell’alcoolista delirante. E prima di attribuire un atto o pensiero “
automatico , di tal genere ad un’ in¬ fluenza esogena, ossia estranea alla
personalità del medium, quale sarebbe, secondo il Myers, la guida o il
“control, di un essere qualsiasi spirituale o ultrasensibile , sia esso un
disincarnato, o un angelo, o un demonio, o un gnomo, o un dementale,
bisognerebbe esaurire tutte le ben più probabili causalità bio-psichiche
normali preesistenti ed efficaci nel medium stesso, bisognerebbe spezzare tutti
i possibili e ben più verosimili anelli della sterminata catena degli agenti
fisici sensibili . Or dunque , le scariche telergetiche di Eusapia
Paladino saranno tuttavia di natura ignota nel loro dinamismo in¬ trinseco ;
dipenderanno, cioè, da forze “ vitali „ di cui non sappiamo ancora dire la
esatta situazione nella serie delle forme o trasformazioni dell’ Energia
cosmica unitaria : ma il loro effettuarsi, manifesto nelle stupefacenti sue
azioni a distanza, non e spontaneo, come sembra a prima vista. Sotto ad ogni
scarica .anche se compiuta in istato di letargo esi¬ stono delle finahtà
intelligenti e volute , che gli spiritisi con astrazione superflua e temeraria,
personificano in una “ In- igenza „ e precisamente, pel maggior numero di
fenomeni, in un presunto John King „ : laddove io opino, dopo tante prove di
fatto, che quelle finalità siano endogene, apparten¬ gano eoe alla personalità
stessa d’Eusapia, con la quale si ntegrano, tanto se consistono in volizioni
perfettamente co¬ scienti quanto se invece derivano da imagi, li, ricordi emo-
zum, tendenze e impulsioni agitantisi nella sua subcoscienza. Io bo
lungamente dimostrato come sia “ umano „ e non superumano, il determinismo
psichico della fenomenolo<m paladimana. Esso e fatto di motivi d’ordine
prevalentemente dindifesa' collidi T'”'! h}S°8n0 di Persuadere, istinto
di difesa conti o le critiche, desiderio di svegliare meraviglia
còTdet7ne’- SSltnalaZÌ0ne ’ ecc'); 6 ha mogissime affinità col determinismo
assai poco intellettuale, cui si insilici I-, 2“"' È Proprio co*:
stato di trance „ la medianità d’Eusapia agisce con le ap¬ parenze della
spontaneità, ma si tratta, per contro di i!n automatismo secondario; le sue
manifestazioni macchinali della PT°f 6 contlnuano bensi senza
l’intervento direttivo d Ila volontà sono però sempre determinate e
stimolate un aHon“nt 6nte 1 V0!f10ni subconscie (rappresentazione di un
atto inteso ad un fine). Certo , questi due termini di “ volontà , e di *
subco¬ scienza „ sembrano contradditorii, perchè nel linguaggio co- mune, e
anche m quello filosofico, siamo abituati ad associare 1 concetto di volizione
allo stato di coscienza: ciò non pm! tanto, sapendo ^cercare ,1 punto di
partenza di moltissimi atti eseguiti in trance lo si trova in idee suggeritè ed
in La sn^ff f°rmatie duninte 10 stat0 di veglia cosciente! La sola
differenza sta in questo che l’atto non sarà più ac- “ fatS-da coscienza,
quando la medium sia passata nel- e tos raediummca profonda; ma tale assenza
totale o par- " iì coscienza renderà per l’ appunto l’atto più facile teme
i 7^?-’ cTe. accade «i moti reflessi, e conseguen- (onH tà tUtt' g ‘
attl.lnvoIontarii ed automatici. In fin dei t°l’ Ia cosc>enza, aggiungendo
elementi nuovi rappresen¬ to e d!n V1’ fra,CaÌ '?■ n0zione dell’io, la
percezione del ioDo e del tempo, il sentimento d’ansietà pel successo ecc
madlmo mot 6 COmprimere e disturbare la scarica dell’auto¬ matismo motorio,
sensorio e psichico. Ecco perchè alle attività medianiche, consistano esse
nella semplice scrittura auto¬ matica, o nella incarnazione spiritica, o nella
projezione di forze biopsichiche, abbisogna sempre uno stato anormale, or
transitorio ed ora più lungo, ora parziale ed ora generale, della personalità
cosciente. Tutto il “supernormale , psichico si risolve nell’anormalità,
e indirettamente nella morbosità. Fra gli stati patologici della coscienza è
sempre l’isterismo, quando non è l’epilessia, che offre continuati rapporti di
causa e di simiglianza col me- diumnismo. Nel maggior minierò dei medii (e
potrei, qui, illustrarne uno caduto per l’appunto sotto la mia osserva¬ zione,
mentre redigo questo paragrafo) la facoltà medianica sorge, quale
efflorescenza, dal volubile tronco della grande neurosi : e i suoi automatismi
, le sue incarnazioni , le sue azioni telergetiche altro non sono che
equivalenti di attacchi o parossismi isterici , anche quando la neurosi
preesistente tace o rimane latente sotto le parvenze della normalità.
Capisco e so che tutto questo non spiega il dinamismo intrinseco della
medianita ejetliva d’Eusapia Paladino e di Davide Home (cito soltanto lui,
perchè gli sjjirito-psichicisti lo salvano dal naufragio della medianità
fisica). Ma, secondo me, costituisce un progresso reale negli studi
metapsichici la nozione ehe la fenomenologia intellettuale dello spiritismo, malgrado
le sue * sublimità si trovi legata filo per filo alla psicologia normale
traverso la anormale e la patologica. C’è da sperare e da ritenere che con lo
stesso procedimento di ricerca anche la fenomenologia fisico-meccanica,
prodotto di forze * ignote ,, escirà dall’occulto e si troverà in con¬
tinuazione immediata coi domimi più noti delle scienze na¬ turali.
* * * “John King „ nei sogni d’Eusapia. Il presentarsi
monoideistico di “ .John King „ in ogni at¬ tacco di “ trance » della Paladino
è un effetto ritmico dell’au¬ tomatismo che or ora abbiamo studiato : e quella
“ entità „ appare dai bassifondi della sua coscienza come uno di quei
fantocci-diavoletti a molla, che saltan fuori non appena si solleva il
coperchio della scatola che li rinchiude. Noi sappiamo ormai donde l’idea
di questo spirito-guida è derivata: la prima volta essa scese di certo
nella giovine e ignara coscienza della medium Pugliese da una suggestione
improvvida del Damiani. Dico improvvida, perchè erano ancora i tempi in cui si
“ sperimentava „ inabilmente e alla leggiera sugli stati anormali e
supernormali. Oggi, forse, anno psickicista accorto non sfuggirebbe cenno della
“ comuni¬ cazione „ ottenuta in Londra da quell’ardente spiritista. Ad ogni
modo, io mi sono convinto che in veglia Eusapia presta tepida fede al suo “
spirito-padre „ ; crede in “ lui , senza grande entusiasmo: ma penso che “
Jokn-King „ verrebbe ancora nei suoi sogni medianici anche quando Eusapia
finisse dal crederlo una “ entità „ reale: la sua apparizione con¬ tinuerebbe,
come ora, per puro automatismo. Tra gli spiritisti mena molto rumore il
fatto che a certe persone dotate di mediumnità ancora latente o ignorata si
manifesti qualche dato defunto (“ disincarnato „) fin dal loro primo accingersi
ad operazioni medianiche, per esempio fino dalla prima loro seduta attorno al “
tavolino parlante „. Io stesso ho veduto ed ho provato codesta inaspettata com¬
parsa e comunicazione di “ morti „ . Ma una volta ammesso il principio psicopatologico,
che la medianità si svolge sempre con una parziale o totale disintegrazione di
personalità, e quindi con perfetta somiglianza al sonno ed ai sogni nor¬ mali,
la cosa si rende facilmente comprensibile. La credenza nella seconda vita
e nel possibile ritorno dei morti giace da remotissimi tempi nel nostro
subcosciente; e lo stesso animismo, che è la sorgente preistorica dello
spiritismo antico e moderno, è stato creato in massima parte dai sogni
individuali, salvo ciò che in seguito gli ha arre¬ cato la psiche sociale. Da
infiniti secoli l’umanità intera po¬ pola il mondo di spiriti invisibili, per
lo più temibili , che poi sono in massima le “ anime dei morti „ (uomini ed
animali), e da secoli li rivede in sogno. Se gli spiritisti (qui proprio non
posso escludere neanco i “ modernisti „ che sono immortalisti ad oltranza), se
gli spiritisti, dicevo, cer¬ cassero meglio fra i dati della mitografia e della
sociopsi- cologia, saprebbero apprezzare anche più giustamente il fe¬ nomeno
della proto-comparsa dei loro disincarnati. È il processo mentale istesso
che si avvera nei popoli selvaggi non più primitivi, cioè quando hanno
raggiunto un certo grado di sviluppo precivile: anch’essi, non appena addor¬
mentati, sognano i loro morti. 1j uomo non si adattò mai alla morte; e in
ogni epoca il pensiero della vita, che gli è cotanto cara, gli' fece bale¬ nare
la speranza della sopravvivenza personale : i morti possono, nella sua
fantasia, tornare a comunicare coi vivi. Leggo in proposito, proprio in questi
giorni, la seguente bellis¬ sima pagina dell’HERTZ (in “ Année
sociologique): Noi non giungiamo a pensare il morto come tutto morto (1
un colpo: troppo egli ta parte della nostra sostanza, e troppo di noi abbiamo
messo in lui; la partecipazione ad una mede¬ sima vita^sociale crea dei vincoli
che non si rompono mai d’un tratto. L’ ‘ evidenza del fatto , è assalita da
un’onda contraria di ricordi e di imagini, di desiderii e di speranze. Nello
stato di veglia quest onda è in generale contenuta, perchè noi ab¬ biamo allora
normalmente una percezione netta e un senti¬ mento vivo della realtà. Ma quando
il pensiero si rilassa, quando la rappresentazione delle cose esterne si
offusca, nel- l'ombra della sera o durante il sonno, il mondo subiettivo prende
la sua rivincita: e la imagine, incessantemente respinta, del morto vivente
come prima sorge a dominare la coscienza. Così lo stato di lacerazione e di
turbamento interno, consecutivo ad una morte, determina allucinazioni e sogni
frequenti, che alla loro volta contribuiscono a prolungare questo stato , (E
cita Koch, di cui io completo la citazione: Animismus der Siid- a meri le.
Indianer, in ‘ Interu. Ardi. f. Ethn. ,, 1900. Cfr. pure il mio Tomo 1, pag.
52). La psicogenesi della tanatofania, della comparsa improv¬ visa di un
morto, è la medesima tanto se la disgregazione personale e il conseguente
dominio dell’automatismo psichico appartengono al sogno normale, quanto se alla
auto¬ ipnosi medianica. In questa ultima l’ imagine del “ disin¬ carnato „
emerge, magari intera, dal subcosciente perchè in tutti noi, uomini civili,
ormai si è costituita una associa¬ zione rappresentativa fra il rito spiritico
(formazione di ca¬ tena, tavolino pulsante, ecc.), e la concezione spiritica,
anche se di tale associazione non siamo conscii e memori in piena veglia.
Perocché bisogna ricordarsi che da oltre sessanta anm lo spiritismo si è diffuso
fra i popoli Euramericani nascendo dalla lenta agonia del Cristianesimo: quando
un sistema mentale si dissolve, stanno pronti a risorgere e a so-
Morselli, Psicologia e Spiritismo , IL 21 stituirglisi tutti gli avanzi
delle antiche idee che esso aveva soggiogato e messo un di nell’otnbra. Di là
viene a galla lu¬ minismo primordiale ; di là la spiegazione tanatocritica dei
fenomeni medium nici. Queste non nacque niente affatto di pnmo getto, come
pretendono i dogmatisti, davanti ai picchi i Hydesvdle: occorse invece
una abbastanza lunga elaborazione della credenza nei “ morti che si
manifestavano con quelle bussate e con i sobbalzi della tavola da pranzo; e
occorsero molti dialoghi delle Fox madre e figlie, coi muri rimbombanti... Ma
appena elaborata! la credenza si rese presto popolare, e da allora è divenuta
un elemento immancabile extramarginale della coscienza col¬ lettiva Europea ed
Americana. Io non credo che tra tutti coloro i quali impongono le loro
mani su di un tavolino per vederlo movere, o che gli si dispongono attorno in
catena “ magnetica „, vi possa oggi essere nessuno che, o per via diretta o per
via indiretta, abbia avuto mai sentore del contenuto dogmatico dello spiritismo
• sa¬ rebbe lo stesso che supporre qualcuno ignaro della “ magia Fosso affermare
che la mia generazione è cresciuta fra gli echi ancora fortissimi di almeno tre
epidemie intellettuali popolari: la magnetica, la frenologica e la
opto-spintica. Imaginarsi poi se non sono avvenute immer¬ sioni di idee
consimili nel • subliminale „ delle generazioni piu giovani della mia, con
tenta diffusione della stampa quo¬ tidiana e della illustrata, con tanta
propagazione di semi-cultura fra ì “laici „ ! Fate un poco una rapida inchiesta
nel vostro ambiente domestico e sociale, e anche fra i più umili, fra coloro
che stanno “ Nella penombra della ci- V1 Ita (come hanno scritto Paola Lombroso
e suo marito il prof. Carrara, Fr. Bocca, ’05), troverete diffusa più che
non pensiate a prima vista, l’idea dei * morti „ che ci par¬ lano per mezzo dei
tavoli. Ed ecco perchè “ un disincarnato „ arriva sempre, al primo balzo o
picchio di un ta¬ volino, anche se coscientemente non lo si evoca.
♦ Ho voluto di nuovo indagare quali idee concepiva la Eusapia circa
le proprie relazioni con “ .John King • ma poco ho potuto sapere. Un fatto
"però mi par certo ; ed è che essa è fermamente convinta dell’esistenza di
questa entità occulta, alla quale attribuisce ogni sua
facoltà eccezionale. Non ha però mai veduto “ John „ di giorno, ossia non
fu mai soggetta ad allucinazioni in istato di veglia nor¬ male, simili a quelle
di cui parlava la Smith di Flournov nella fase marziana (prima, cioè,
dell’attuale sua fase cristo-mi¬ stica): ne ha avuta soltanto la visione
onirica, ossia in sogno. Ma^ quando dice * in sogno „, Eusapia non allude allo
stato di “ trance „, nel quale è pur presumibile che essa avverta e percepisca
la presenza del misterioso personaggio ; intende propriamente accennare a
quella effervescenza di imagini che caratterizza il sonno normale. Già
noi lo sappiamo (Tomo II, pag. 57 e seg.). In ambedue le condizioni psichiche,
di sogno e di auto-ipnosi, “ John- King le si presenta visibile come ‘ un uomo
di alta statura di robusta complessione, dalla faccia larga, dalla capi¬
gliatura ricciuta, dalla barba intera e già brizzolata, dal profilo deciso; il
suo portamento avrebbe qualche cosa di mi- litaresco „,ecc. In passato, quando
Eusapia ha avuto qualche dispiacere, e anche adesso quando softre dolori
fìsici, di cui sia preoccupata, o quando traversa periodi di malumore e di
sconforto, “ John-King , le appare “ in sogno ed ella se lo vede vicino, per lo
più in piedi, accanto al letto o alla seg¬ giola; “ egli „ le pone allora le
mani sul capo (passi magne¬ tici y), le accarezza il volto, le batte lievemente
sulle spalle, come farebbe una madre col suo bambino, o come un padre
affettuoso in grandi tenerezze con una figliuola „. Du- la fase di preipnosi
Eusapia rivolge spesso la parola ali Finte occulto che la protegge: essa lo
prega di venire, di aiutarla, di agire con prontezza. Quando poi nel sonnambu¬
lismo medianico essa si impersona in lui, o “ John parla per mezzo suo con voce
alterata e a scatti, la si senfespessò nominare “ ima figlia „ o la “ figlia ma
„ : e non sembra già nel significato popolare di creatura prediletta, bensì in
quello proprio di consanguineità. Queste imagini di “ sogni hanno, come si
vede, il solito carattere puerile, di cui tutto il sonnambulismo medianico si
trova impregnato. Durante^ le sedute, accade talvolta di sentire Eusapia
escla- mare: — “ C'è un uomo, c’è qualcuno... —, e indicare, spesso con aria di
spavento, il luogo della vaga apparizione che gli astanti però non veggono. Si
suppone che essa vegga allora il suo spinto famigliare, ma non sempre: in certi
casi il medium vuole indicare la presenza di altri invisibili. Perciò taluni
spiritisti dicono che la Paladino sia un medium veggente „, come sono quelli
del circolo spiritico di Tours dei quali citai le ricche e varie visioni in
altro punto del- ■V •'-Tf'n " f ^ l'opera. Qui noi
siamo al cospetto di fatti semplicemente allucinatorii : non c’è bisogno di “
spi¬ ritismo „ ; ci basta la nozione psicopatologica d eWautoscopia esterna
oramai ben dimostrata nelle isteriche (Sollieii). Eu- sapia obiettiva le
proprie imagini oniriche, dando loro una forma plastica: ed in questo senso
essa vede il proprio pensiero. Anzi, possiamo dire che essa vede il suo “ io
in¬ terno „ projettato nello spazio, ma dissimile da lei mede¬ sima. E il
vecchio, ma non supernaturale fenomeno della denteroscopia, che Walter Scott
descriveva in uno dei suoi celebrati romanzi ( Leggenda di Montrose), e di cui
parlava mezzo secolo fa il Brierre de Boismont in un libro classico tuttora
consultabile con profitto (Des Hallucinations). Mai “ John King „ le
avrebbe parlato direttamente ; per cui non si osservano nella Eusapia quei
fatti allucinatorii acustici, cui la Smith va così frequentemente soggetta.
Egli è che lo “ spirito Leopoldo „ è assai più attivo dello “ spi¬ rito John ,
in ogni sua manifestazione : le due medianità, la intellettuale e la fisica, si
oppongono. Il “ disincarnato „ dell’Ohio non è capace di rivelarsi con
intensità di sugge¬ stioni interne: si contenta (a quanto dice la Paladino) di
“ inspirarla „, e l’azione che “ egli „ esercita sulla vita men¬ tale della
medium si limita a inviarle dei consigli in forma di imagini. Ma questo è uno
sdoppiamento elementare della personalità, non già una ipotetica e inverosimile
suggestione telepatica di un “ essere occulto , sopravvivente nei tetri
labirinti dell’ Al di là (Visani-Soozzi). Proseguendo nelle mie
investigazioni, ho saputo altri particolari abbastanza significativi per la
psicologia dello spiritismo. Se, come narra la Eusapia stessa, per entrare in
relazione con “ John King „ è sempre costretta di “ dor¬ mire „ (sonno normale
e stato autoipnotico) e di “sognare» (reviviscenze automatiche di imagini), la
conseguenza è che, almeno in questo caso tipico, i fantasmi spiritici sono pro¬
duzioni del cervello addormentato quasi tutto, ma parzial¬ mente ancora capace
di funzionare. È invero molto proba¬ bile che nella “ trance „ i centri
corticali di Eusapia siano sede di un’ iperattività onirica, congenere a quella
di cui essa medesima mi ha parlato a proposito della visione di “ John King Specialmente
un sogno da lei avuto a Cambridge, e che ella mi narrò fino dal 1901 in
dettaglio, acquistò ai miei occhi un significato ben grave, perchè contraddice
lo dottrine spiritistiche nella maniera più formale. MEDIANISMO E
SOGNI Tutti sanno che in quella città l’Eusapia nella sua qua¬ lità di
medium ha superata la massima delle prove: fu là che la diffidenza de’ suoi
esaminatori inflisse una quasi completa disfatta alla sua medianità fisica
(cfr. Tomo I, p. 145). In quel triste periodo della sua carriera professionale,
che essa non ricorda mai senza amarezza, l’Eusapia vide una notte in sogno “ il
profilo di un essere strano, metà uomo “ e metà caprone, dalla fronte depressa,
dal naso enorme ed “ adunco, dal mento aguzzo armato di una barbetta meli- *
stofelica a punta „ : il sogno la colpì ed impressionò viva¬ mente col suo “
aspetto enigmatico e minaccioso b Quel fantasma era evidentemente un simbolo
creato dalla sua imaginazione onirica, quasi a raffigurazione com¬ prensiva di tutto
il pericolo che la minacciava e del danno materiale e morale che dalle critiche
di Cambridge le sarebbe derivato. È notorio, che le menti meno evolute, le
fantasie infantili e popolari sono pronte a connettere l’idea preoccupante
della veglia alle creazioni bizzarre del sogno. Ebbene : noi abbiamo visto che
quel profilo caprino figura ancora adesso fra le apparizioni più comuni delle
sedute di Eusapia. Costei obiettiva pertanto i suoi stessi sogni ; e questi
vanno soggetti a reiterazione automatica. LA SEDUTA. Compendio della
serata. Questa seconda seduta di casa Berisso è stata notevolis¬
sima per il numero e la simultaneità dei fenomeni, non che per la
materializzazione di una forma antropoide, della quale il medium ha nuovamente invano
tentato il riconoscimento e 1» identificazione. Nulla di mutato nel
locale, nella assistenza, nella catena magica attorno al tavolo, che è stato
rimesso nella posi¬ zione normale (v. fig. di p. 280): soltanto, in luogo della
lu¬ minosità troppo viva diffusa dalla mobile stufa ad alcool, rischiariamo la
stanza con il lumino da notte, di paraffina ; aboliamo invece la luce verde,
che sembra eccitare troppo e fa patire l’Eusapia. Entro al gabinetto oscuro c'è
il solito piatto con plastilina preparata per l’impronte, e badiamo che sia ben
molle, se no, per una contraddizione singolare con la forza erculea di cui
tanto spesso fa pompa, “ John „ non riesci- rebbe a stamparci nulla. Alle
bacchette annodate da me sulla spalliera d’Eusapia fissiamo uno chàssis
fotografico con lastra sensibile al bromuro: questa rimane 3-4 centimetri
appena distante dalla nuca della medium. La fenomenologia della serata è
stata copiosissima, in¬ tensa, e in parte anche non comune: ha presentato tutto
ciò che può fornire d’ordinario la medianità d’Eusapia. 1. Movimenti ,
sobbalzi e sollevamenti del tavolo. — Si ebbero con leggero contatto della
punta delle dita o delle palme (paracinesie) e senza alcun contatto di mano
(teleci- nesie vere). Mai avevo veduto levitazioni più agevoli, più lunghe e
più sicure di quelle di jersera. Ho notato per la centesima volta che il tavolo
si muove e si alza anche quando si rompe la “ catena , delle mani. Cosi
cadrebbe la spiega¬ zione dei moti incoscienti, se non la salvassero le sedute
dei dilettanti. , .Tiptologia e tiptomimiea. Le espressioni
mimiche del tavolino -- come chiamarle altrimenti? -- furono
svariatissime: il mobile rise, sussultò di piacere, fremette di collera, mostrò
simpatia e antipatia, attrasse e respinse, pianse, sghignazzò, punì colpendo e
accarezzò soffogando, fece di¬ spetti, tenne il broncio, si risentì dei nostri
dubbi, si com¬ piacque dei nostri elogi, ci chiamò, ci comandò con aria
imperiosa Sembra che il tavolino abbia un anima; ma non bisogna calcar troppo
su questa metafora che esporreb m alle sferzate sanguinose degli increduli.
Evidentemente ciò che parla per mezzo del mobile è l’anima ingenua e puerile,
anzi la sub-anima della Eusapia. Il tavolo ride a crepapelle e mena colpi come
lo farebbe un popolano ai motti salaci o a»li scherzi maneschi: nessuna idea
astratta esso e in grado di esprimere, e la sua motilità mimica corrisponde ad
una psiche volgare e di grossa emotività. 3. Picchi, colpi e rumori. Ne abbiamo udito un su¬ bisso. Alcune bussate
che parevano sufficienti a fracassare il tavolo, ci hanno preso alla sprovvista
e ne siamo rimasti storditi. Altre volte i picchi erano delicatissimi e i
rumori le-rerissimi. Se ne udivano di ogni sorta e per ogni dove: sul
tavolo, in mezzo a noi, sotto le nostre mani, a mo di colpetti, di battiti
ritmici, di tamburinate, di grattamenti ; - sulla mia seggiola e su quella di
Barzmi, a mo di bat¬ titi con le nocche o di raspamenti; — entro il gabinetto,
come strofinìo sulle tende, o come urti sugli oggetti ivi rinchiusi. 4.
Spostamento all’ indietro, rivolgimento verso destra e sottrazione delle
seggiole dei due vigilatori. Nulla di
spe¬ ciale : è un fenomeno usualissimo ; ma io e Barzmi ci siamo preoccupati
del come potesse agire la forza ignota nello smuovere e nel levarci di sotto la
seggiola, e abbiamo concluso che la “ mano », o le “ mani , invisibi i la
afferrano ordinariamente per il mezzo delle spranghe laterali della spalliera o
per l’intelaiatura impagliata: talvolta però (ed è da notare!) la seggiola è
tirata proprio per i piedi, ossia vicino al pavimento su cui allora è costretta
di strisciare. La “ forza „ agisce ora a strappate interrompendosi a tratti, ed
ora, più spesso, continuatamente tirando o premendo. Bel resto, tutte le
telecinesie avvengono come se 1 energia che le produce si scaricasse passando
dallo stato di latenza a quello attuale, e poi si ricaricasse in silenzio ; la
fenomenologia paladiniana ha sempre un che di impulsivo, anche quando è
preannunziata e preordinata. Vento
gelido , gonfiamento a vela delle tende nere e propulsione di tutto il
cortinaggio , sia sul tavolo, passando tra Eusapia e i vigilatori, sia sulle
spalle e sulla testa di questi sino a ricoprirli tutti. — Il cortinaggio
intero, ma spe¬ cialmente le cortine di mezzo, forse perchè più sottili e leggiere,
compiono sempre l’ufficio protettivo per le materia¬ lizzazioni: queste si
formano, si fanno sentire, si avanzano, toccano, agiscono — nascoste per lo più
sotto la stoffa nera. Tocchi, pressioni e palpamenti di mani , che
restavano invisibili, ma che facilmente distinguevamo dalla struttura
morfologica e dalle particolarità di funzionare come mani appartenenti a corpi
antropoidi aventi tutte le caratteristiche della vitalità. Ne riparlerò.
7. Trasporti e voli di oggetti non toccati e a distanza dalla medium. — Ne sono
accaduti parecchi, e invero da far colpo! Un dinamometro che mi ero messo nella
tasca della giacca, mi è stato sottratto, ed io non ho nulla av¬ vertito, come
se lo strumento fosse passato, “ dematerializ¬ zandosi „, traverso la stoffa; e
fin qui il fenomeno non è scevro da sospetto, potendo benissimo Eusapia avermi
gio¬ cato un itiro di prestidigitazione: sarà certo il dubbio di chi leggerà
che la mia tasca era quella, a lei più accessibile, di destra! Ma poi il
dinamometro è apparso fuori del ga¬ binetto (in accuratissimo controllo
snll’Eusapia, c’è bisogno ancora di dirlo?), sostenuto da una “ mano,: questa,
io non la ho veduta, perchè fuorusciva al di sopra della mia testa, ma gli
altri sì, la videro. L’arto “ tìuidico „ ha tenuto lo strumento per un po’
sospeso in aria, quasi volesse ben mo¬ strarcelo, poi s’è ritirato ; indi lo ha
rimesso fuori, e infine lo ha buttato sul tavolino. Ne ho subito guardato
l’indice: segnava 110 chilogrammetri, che sono l’esponente di una vigoria
muscolare non comune. Il fenomeno si è, dunque, ripetuto tal quale l’aveva
descritto LOMBROSO (vedasi) e noi ave¬ vamo veduto al “ circolo Minerva „ (Tomo
I, pag. 300): ma resta incerto se la sfera indicatrice segnasse davvero una
pressione esercitata sulla molla. Interrogato “ John „ , ha risposto con tre
picchi di tavolino affermativamente ; io penso invece che l’indice possa essere
stato avanzato da un dito, sia pure fluidico. Dubbio ancor più forte mi
solleva il trasporto o, meglio direi, il volo di una palla di gomma dal tavolo
grande al di dietro d’un quadro sulla parete di prospetto: la palla stava AZIONI
A DISTANZA E APPARIZIONI a circa 1 ra. distante da Eusapia, e a 4 metri e
mezzo da quel quadro. Nessuno l’ha vista traversar la stanza, e poiché è stata
la Paladino a segnalarcela colà sul finir della sedata con frasi tronche e
quasi incomprensibili (era in semitorpore di risveglio), io collocherò
volentieri tale transferto accanto al* l’altro non meno burlesco avvenuto la
sera al “ Minerva. Scioglimento di nodi a distanza. I nodi che ven- nero
sciolti furono quelli che trattenevano lo chassis Ira le due bacchette, dietro
al capo di Eusapia. — Sentiamo che una mano invisibile scuote ironicamente
tutta quella costruzione, indi libera la scatola fotografica dai nodi, la
ritira nel ga¬ binetto, strappa una delle bacchette; e scatola e bacchetta
ricompaiono battute ritmicamente una contro 1 altra a tam¬ burello: da ultimo,
una delle cordicelle, completamente di¬ snodata, ci viene buttata sul tavolino,
che ne ride rumoro¬ samente. Le nostre fotografie di “ radiazioni neuriche „
sono state mandate in burletta! 9. Trasporto e suono di strumenti
musicali non toccati. — Sono stati due: un piccolo giocattolo musicale a mano¬
vella (carillon), che uscito dal gabinetto s’è messo da sé in moto sotto i
nostri occhi, i quali lo vedevano nel bel mezzo del tavolino; ed un mandolino,
che prima ha suonato da sé entro il gabinetto, poi n’è sortito serpeggiando sul
pavi¬ mento, s’è levato a volo compiendo parecchie giravolte in mezzo al nostro
circolo, sempre strimpellando, e infine è venuto a collocarsi sul tavolino
davanti a me. E quivi le sue corde, non toccate da alcuno, seguitavano a
vilnare autonome: una delle cortine nere ne copriva il manico e la paletta, ma
io stringevo la sinistra d’Eusapia e sotto la stoffa non c’era una mano
fraudolenta che ci prendesse in giro stirandone le corde al di sopra del
ponticello: no. Noi udivamo , noi vedevamo , e col tatto delle nostre mani
appli¬ cate sulle corde sentivamo vibrare queste nel loro mezzo, come se un
essere invisibile le toccasse o pizzicasse dal disotto in corrispondenza della
rosa, ossia del foro mediano della cassa e dal di dentro di questa: il suono
era un pizzi¬ cato, non un effetto di colpi di penna. 10. Apparizioni di
“ mani „ e altre “ forme „ indeterminate. — Se ne sono vedute parecchie nella
serata: una, fin da principio, “ bianca ed affilata,, è uscita a toccarmi sulle
spalle: io solo, essendo troppo vicino al gabinetto, non la bo percepita, tutti
gli altri sì. Noto poi che la signora Berisso affermò d’avere distinto un altra
“ mano biancastra , che da sotto delle cortine spostava il mandolino sul
piano del tavolo, ricoprendone poi il manubrio, come ho detto più su : ma colla
mia sinistra io ho palpato da cima a fondo 10 strumento, mentre suonava,
e non ho incontrato alcuna mano. Tuttavia una mano è stata di nuovo veduta
afferrare e ritirare il mandolino sotto le tende, entro il gabinetto. 11.
Apparizioni di chiarori entro il gabinetto. Questi 11 ho veduti io
stesso: il Dr. Venzano mi avverte che posso avere scambiato per prodotti
telefanici i riflessi della luce proveniente dal lumino posto sul pianoforte;
ma la spiega¬ zione non mi appaga: i chiarori avevano aspetto nebuloso e
contorni sfumati, e poi precedettero altra formazione lu¬ minosa di cui parlo
qui appresso e della quale sono sicuro. 12. Apparizione di “ luci „
attorno alla persona della medium. — Ne abbiamo promossa noi stessi la
produzione, suggerendone il Dr. Venzano l’idea alla Eusapia: costei era
vigilatissima e discernibilissiroa nel suo angolo. Poco dopo Barzini ha veduto
due volte formarsi una “ luce „ sulle coscie della medium, altri l’ha scorta
vagare qua e là per la stanza, infine tutti abbiamo avuta la netta percezione
di una fiammella linguiforme, che si ergeva sopra la fronte di Eusapia, la
incoronava, ed è rimasta visibilissima per pa¬ recchi secondi. La percezione
era reale, come se io guardassi fissamente una fiamma di candela; non era
un’illusione, nè un falso, poiché nessuna sostanza bruciante o fosforescente la
produrrebbe tal quale, nessun giocoliere, a mani serrate, sarebbe in grado di
imitarla. Quella straordinaria apparenza non è nuova nello spiri¬ tismo
contemporaneo. Cito due esempi. Il primo è quello della Maria Jones, un medium
reputato nei meetings o re¬ tavate spiritistici del paese di Galles; essa si sa
circondare di un aureola alla testa: ma la insistenza con cui se ne fa bella e
la mette in mostra per trascinare alla fede i proseliti, ini pone in sospetto.
Più autentico è il caso del medium M. Taylor, le cui “ luci „ gli appaiono
sulle mani e hanno potuto essere fotografate (“ Pr. ofS. f. p. R. „, ’05, p.
50). Del resto il Santini, nel suo libro recente, dimostra la realtà degli
effluvii umani. E la storia e l’agiografìa ce ne tramandarono casi celebri.
Guardando la “ fiamma , misteriosa sul bregma d’ Eusapia, mi sono sovvenuto
delle lingue di fuoco inviate dallo Spirito Santo agli Apostoli il dì di Pen¬
tecoste (cfr. “ Atti Apostoli II, v. 3), e anche delle au¬ reole attorno al
capo dei Santi, rese classiche dall’icono¬ grafìa cristiana. Il “ fuoco „
spiritico è apparso due volte, aveva colore azzurro-verdognolo, non molto
splendente, a contorni abba¬ stanza netti, ed era come trasparente. Mai ci
aveva colpiti un fenomeno telefanico di tale forza: ed io istintivamente ho
pensato ad una umanità futura in cui si svolgesse, secondo che pretendono
alcuni psichicisti, questa facoltà su¬ pernormale fotogenica, cosi da far
rassomigliare i nostri lontani discendenti a fantastiche e gigantesche lucciole
erranti nel gelido buio della superficie terrestre non più il¬ luminata nè
riscaldata dal sole morente. 13. Impronte sulla creta. — Sul blocco di
creta molle, che avevamo introdotto prima nel gabinetto, abbiamo trovato al
levar della seduta alcune impronte di * dita fluidiche A noi tutti è parso che
il fenomeno sia stato genuino: Eusapia ignorava l’esistenza del blocco (poteva
però averlo indovinato, figurando tale oggetto nell’usuale armamentario
spiritico), non ha mai sollevato le tende del gabinetto, men che mai è
penetrata in questo: il blocco stava su di una seggiola, nell’angolo delle
pareti (v. fig.), a circa un metro e più dietro il suo dorso, e io e Barzini
non le abbiamo mai lasciate libero un solo istante le mani. Inu¬ tile parlare
dei piedi, giacché le impronte sono esclusiva- mente digitali, ossia dovute
all’apposizione dei polpastrelli delle dita in piano, come si procede nelle
indagini antropo- metriche per ottenere le linee papillari a scopo di segnala¬
zione dattiloscopica (Galton, Bertillon, Niceforo). Queste da noi
ottenute non sono, certo, fra le più espressive impronte effettuate dalla Paladino
in “ trance „ : le collezioni di gessi del Chiaia, del Dr. Gellona, del “
Circolo Minerva „ di Genova, ne contengono delle veramente ammirabili (Bozzano,
Bibl. T. I, p. 161). Non alludo ai “ volti „ impressi più o meno profondamente
nella plastilina : parlo qui di “ estremità „, cioè di mani, di pugni e anche
di piedi. Questo fenomeno animico (per definirlo secondo lo schema di Aksakoff)
è derivato in linea retta dai primi saggi tentati con fior di farina, che però
non ne conservava le traccie, perfezionati subito dal geologo e spiritista
americano prof. Bentos, che imaginò l’esperimento significantissimo delle “
forme in paraffina Credo che sia stato il cav. Chiaia ad abituare Eusapia a
produrre le sue famose impronte in mastice: la tecnica è più semplice che
quella in paraffina, ma è forse un po’ meno persuasiva nel maggior numero dei
casi, giacché le teste e le membra fluidiche ordinaria¬ mente si stampano a
piatto o penetrano diritte nella sostanza molle senza lasciare le uscite più
strette delle cavità che vi si formano; epperò senza quel che di “ miracoloso „
che alcuni scultori competenti avrebbero dichiarato ineffet¬ tuabile da
falsificatori. Checché sia, è innegabile che il fenomeno — ammessa e
provata la sua autenticità — fa impressione anche se gli si applica l’ ipotesi
animistica del “ doppio „ 0 quella dell'ideoplasma esteriorato. Non sempre
l’impronta risulta dalla riproduzione della persona fisica del medium, nel qual
caso soltanto si dovrebbe, al dire degli spiritisti, parlare di “ doppio „ : il
Delanne lo ha notato, e il Gellona ne avrebbe data una prova rilevando le
differenze nella disposizione delle linee papillari in un’impronta di dito anulare
che non avrebbe potuto essere quello della Paladino (cfr. “ L. e 0. ). Lo
stesso Gellona dice che si sarebbe ricono¬ sciuta la mano di un defunto (ivi,
’05, 10°-11°); ma io vorrei che questi riconoscimenti fossero fatti da un
medico¬ legista abituato agli studii di identità somatica. Quando le
impronte differiscono totalmente dalla persona del medio, taluno ha
congetturato che potrebbero essere prodotte da uno dei presenti, medium
inconsapevole proiet¬ tante il proprio “doppio, sotto l’eccitamento della
seduta spiritica. Ma la investigazione in questo capitolo della me¬ dianità
fisica è appena cominciata, e io non mi sento in grado di pronunziare
giudizii. Osservo intanto che la organizzazione di questi stereo- plasmi
per opera d’Eusapia offre oramai tali caratteri di reiterazione da ridurla
propriamente ad un prodotto auto¬ matico, ad una vera stampa di imagini in lei
sistemate e sti¬ lizzate. Anteriormente però le impronte di membra dinamiche
erano più profonde: adesso, forse per suggestione delle inda¬ gini
dattiloscopiche del suo amico Gellona , essa preferisce imprimere delle
digitazioni, in cui i circoli, le racchette e i seni papillari siano ben
visibili. Siamo sempre 11: non c’è inventiva; questo per il contenuto
intellettuale del fenomeno: il mirabile risiede nel meccanismo di
produzione. 14. Materializzazione di forme androidi tangibili e anche
parzialmente visibili. Siccome questa lunga serie di fenomeni ha preso la
direzione di una nuova evocazione spiritica personificabile che mi riguardasse
, ne discorrerò con maggiori particolari. Rinnovato tentativo di
presentazione d'uno “ spirito Quella “ mano bianca „ che sporgendosi dal
gabinetto fin dal principio delle sedute mi ha toccato alla spalla, pre¬ ludeva
forse alla intenzionale formazione di un’ “ entità occulta che poco dopo s’è
materializzata nelle tenebre del gabinetto a sinistra dell’Eusapia, e che
celata dal cortinaggio ha cominciato col tamburare sulla mia seggiola, e poi me
l’ha sottratta obbligandomi ad alzarmi, e quando stavo in piedi chinato in
avanti, mi ha tirato pel fondo della giac¬ chetta indicandomi mimicamente di
risedere. Ma questa serie di atti scherzevoli è così comune nelle sedute della
E. P. che io non ho attribuito loro verun significato speciale. In
seguito, però, il riformarsi di quello stesso “ Invisibile „ dietro la cortina
dalla mia parte, e il suo insistente picchiettare sulla seggiola, e il suo
continuo avanzare verso di me, e l’ostinato premermi al fianco, e il
sospingermi per la spalla e l’ afferrarmi pel gomito, e il porgermi strette di
mano attraverso la stoffa nera (era una sinistra, ed io tenevo, fermamente
tenevo la mancina di Eusapia !), infine la sen¬ sazione complessiva tattile e
muscolare di un corpo vivente che compieva tutte quelle azioni significative,
hanno ben dovuto convincere me e i miei compagni che si iniziava una mia
diretta comunicazione coll’Al di là. Noto subito che Barzini, levatosi in
piedi, tastò anche lui con la destra quelle ingobbature semoventi del
drappeggio magico, e vi sentì dietro, palpando, una “ forma umana „ che però
era frammentaria: egli sollevò anche la cortina nera e guardò per entro, ma
nulla vide; solo le stoffe si modellavano su di essere non visibile, e si
agitavano mosse da un che di non materiale nel vero senso del termine. Un
portento di “ ma¬ terializzazione „ ! Chi era, dunque, quell’occulto che agiva
con tanta insi¬ stenza su di me? Le sensazioni di statura e di mole del corpo,
di grossezza delle braccia e mani, non mi ricordavano nessuna persona a me nota
e men che mai nessuna a me cara. Ciò che avveniva intanto a Barzini sviava
infatti ogni mio ten¬ tativo di riconoscimento. Il simpatico mio collega di
controllo, attirando contro di sè la medium per cautelarsi nel semibuio da
qualsiasi scambio di persona, ritastava con la destra quei mobili gonfiori del
nero percallo, e sotto vi di¬ stingueva stavolta una testa: le sue dita,
palpeggiando, ri¬ conoscevano una fronte, una faccia, un naso, una bocca se¬
miaperta e perfino le due arcate dentarie, poiché le labbra dell’Invisibile
schiudendosi gli avevano afferrata la mano nell’eminenza tenare e gli avevan
dato un piccolo morso. Era la ripetizione della scena consueta toccata pure a
me con la figliuoletta di Porro e che evidentemente ritorna ad ogni evocazione
paladiniana di “ spiriti „ personali. L’Al di là non ha, per farsi riconoscere,
una mimica molto varia: la sua attività e tutta fatta di automatismi
prestabiliti. Eppure, quello stereoplasma ancora impercettibile alla
vista veniva proprio per me: me ne aveva preavvisato, quasi vio¬ lentemente, il
tavolino, verso cui mezz’ora prima m’ero chi¬ nato, secondo l’usanza, per
interrogarlo. Il ligneo mio interlocutore, rappresentante sincero della volontà
subco¬ sciente di E. P., mi aveva già fatto parecchi segni espres¬ sivi. Fin
dal principio della seduta s’era piegato più volte dal lato sinistro, s’era
spostato verso di me, ed era venuto a pigiarmi sul petto con premiti e colpetti
espressivi, quasi cimentandomi . Ma io, pur comprendendo benis¬ simo quel
noto maneggio, me ne stavo silenzioso; finché un assalto più energico del
tavolo e la voce rauca ed irata di Eusapia, che pronunziava la chiamata —
Numero cinque!! — non mi ebbero costretto in sull’istante a uscire dal mio
mutismo volontario. Si osservi come la coscienza sonnambu- lica riprenda sempre
automaticamente nei punti culminanti dell’azione i suoi “ stati secondi Il
nostro dialogo tiptologico •s’era chiuso, del resto, come sempre, in poche
frasi. Io. Capisco, vuoi dirmi che verrà qualcheduno per me? John Sì
(tre picchi di tavolo). Io. Verrai tu? (il mio pensiero era corso
istintivamente a mia madre). John Sì, sì (tre forti colpi battuti due
volte). Io E potrò abbracciarti ? e potrò vederti finalmente ? u
John„. Sì, sì, sì (tre fortissime bussate del tavolo, anche stavolta
ripetute). Ora la verifica di Barzini era stata per me una delusione :
•come poteva essere mia madre quell’entità materializzata che gli mordeva la
mano? Essa in vita sua non aveva mai compiuto atti così insulsi, e
roenaehe mai con uno scono¬ sciuto, fosse pure stato amico di uo figlio, si
sarebbe presa licenze birichine, concesse appena a un fanciullo di sette od
otto anni. Ciò nondimeno, quelle bozze e quello scompiglio delle tende mobili
servivano certamente nelle intenzioni sub¬ conscie della medium a rivelarmi e a
nascondermi ancora la “ disincarnata „ rivestita per intanto di perispirito
sensibile al tatto, e indovinabile soltanto nelle sue forme pseudosolide
traverso le modellature della stoffa. Però il preannunzio tiptologico che
io l’avrei anche veduta, non si è iersera avverato. Eusapia, voltandosi tutto
ad un tratto dalla mia parte, ha guardato bensì dietro la sua spalla si¬
nistra, esclamando con frasi intercise: Vedo, vedo una donna, una donna con
qualche cosa in fronte, con qualche cosa come un porro! ma io, pure piegandomi
e aguzzando la vista verso quel punto, non ho scorto nulla che si asso¬
migliasse ad un fantasma: c’era l’ombra più fosca sullo sfondo nerissimo del
gabinetto. Noto che le parole veggo una donna stareb¬ bero a provare che Eusapia, in trance ha
delle visioni spettrali, o, per dir meglio, delle allucinazioni visive. Ma
durante quella evocazione essa era indubbiamente in “ trance attiva „ : ha,
dunque, tentato di suggestionarmi ? Coloro che sostengono constare tutta
la sua fenomenologia di illusioni ed allucinazioni suggerite ai percipienti,
trove¬ ranno in questo mio racconto un argomento per la loro tesi : ed io non
nego che questo non potesse essere l’intento della sonnambula. Nei fenomeni
visivi, l’ho già scritto, le percezione dell’ imaginario si confonde con quella
del reale, e anche le si sostituisce qualora vi siano le condizioni fisio-
psicologiche propizie. Ma io sono assai poco suggestionabile, massime quando
osservo e sperimento in cose di scienza; e debbo gratitudine a Luigi Barzini di
averlo riconosciuto. Egli ha avuto occasione di sedere al tavolo di Eusapia con
altri “ uomini di scienza „ ; e paragonando il mio contegno freddo e calmo di
osservatore con le perturbanti emozioni cui essi soggiacevano rendendosi
incapaci di ben accogliere e apprezzare le loro impressioni, mi ha reso
giustizia contro coloro (F. Vizioli), che venti anni fa mi fecero passare per
un “ affascinato „ dal celebre Donato, solo perchè accertai e descrissi la di
lui strepitosa abilità di magnetizzatore ! L’es- sermi messo tante volte a
contatto delle meraviglie e dei miracoli della psicologia anormale e
supernormale — dalle più stravaganti aberrazioni mentali all’ipnotismo, dalla
fascinazione alla lettura del pensiero coi metodi cumberlandico, Smanniano,
««boriano, ecc., dalla presunta trasposizione dei ^ensi allo spiritismo
evocatorio - non ha per nulla alterata mai la tranquillità del mio animo.
Dimodocche ap parinone del fantasma di mia madre mi avrebbe, si certo,
commosso, ma non sconvolto nè reso incapace d. investi¬ gare in sull’istante la
psicogene» del fenomeno. ° Tuttavia la defunta, specificata con quel
richiamo ad un suo male definito connotato somatico, non è aPParsa> P^‘‘
miei centri cerebrali superiori hanno opposta «» efficace inibizione ai
reflessi di origine emotiva e suggestiva , e cosi non è avvenuta in me quella
incipiente d^^g821011^^ coscienza, che forse è in molti percipienti il fattore
indi spensabile della loro partecipazione psico-mimetica o psico
collettiva ad una gran parte della fenomenologia medianica, massime di
quella veramente spiritica. La forma Androide materializzatasi dietro il
eort-'na g non ne è uscita, neanco ha messo fuori stavolta le mani carnee che
pur avevo sentito in altra seduta: io ne ho avuta l'impressione5 che essa fosse
assai meno avanzata nella sua sa irP«‘r“ -« • tutte oneste “ entità
„ antropomorfe paladimane. ha p c pillai lievemente sui piedi posteriori della
mia seggiola, pri sul suo telaio impagliato ; mi ha toccato al braccio pr^ muto
al fianco, battuto famigliarmente sul doiso, mi ha ZlZto «... 1» !*“
anche tentato di abbracciarmi... Ma o fosse la sua ìncom pietà organizzazione,
o fosse la freddezza con cui accoglievo inelle stereotipiche dimostrazioni,
fatto sta che tutta la sua adone pantomimica era insufficiente; le membra
fantoma¬ tiche troppo corte e poco allungabili stavolta, non giunge 1.
»?» rmm, • P».™!» “ST“ pareva intepidita nelle sue tenere espansioni. Insomma,
una pallida, anzi una squallida scena di relazioni parentali Néeil6 irio'
accostarmi volontario alla “ forma „ attiva mi ha portato più in su, verso le
comunicazioni spirituali Con h mano ho tastato anch’io come Barzim poi con la
fronte appoggiata contro la stoffa, ho cercato di acuire e Sta LprSni
tattili, m» no» f •*> % £ vero, che un corpo tond.gg.nnte e duro, un»
specie d, sto» lignea senza incavi nè rilievi, senza lineamenti decisi.
Questo corpo semovente mi ha percosso abbastanza forte alla tempia destra,
indi mi si è applicato contro la fronte e contro l’orecchio, sul quale ho
percepito l’atto di un bacio eseguito malamente da una bocca a labbra stirate
sui denti. Quel bacio era degno in verità dell’ul to maldestro avvenuto prima
tra la mia e la invisibile u testa „ : nulla aveva di passionale; parvemi,
anzi, un gesto di pura convenzione, quale può imaginarsi a priori che faccia
parte delle abitu¬ dini del subconscio mediumnico. Ed infatti, anche con me suo
“ figlio „ (?), l’Intelligenza occulta ha afferrato tra le labbra rigide la
pelle della fronte e il padiglione aurico¬ lare, sicché ho ripensato — come nel
1901 con la fanciul- letta del Porro — che volesse mordermi. Che bacio
idiota! Quel “ subliminale , che sarebbe capace, secondo F. Myers e Gyel, di
tante idee e gesta sublimi, nella “ trance , di una rurale Pugliese non è in
grado di agire meglio di un mediocrissimo artista teatrale, che salito sul
palcoscenico per la recitazione di una commedia mandata a memoria a forza di
ripeterla le dieci e le trenta volte, ge¬ stisce e declama quasi inconsapevole
di ciò che fa e dice, mentre la sua coscienza superiore è rivolta altrove. Il
Grassf.t direbbe “ poligonale „ o magari “ subpoligonale „ quel bacio
pseudomaterno, a un dipresso come il picchio sui tasti del dattilografo. A me
riesce assolutamente incom¬ prensibile che un psicologo , assistendo due volte
sole a queste repliche non richieste di scenette cosi anguste , si lasci
sfuggire la loro chiarissima psicogenesi nella perso¬ nalità inferiore del
medium. Ma agli spiritisti non riescirà meno arduo trovare una spiegazione
plausibile per tanto scimiesca “ omogeneizzazione , di tutti i disincarnati
soprav¬ viventi nell’Ultra-sensibile. Il Barzini ha soggiunto però , con
la sua penetrazione, che alla fin fine una persona reale in quelle circostanze,
volendosi dimostrare appunto vivente, non si condurrebbe diversamente: nascostasi
dietro una tenda, anch’essa, per far discernere il proprio volto ad una mano
palpeggiante, sceglierebbe il mezzo spicciativo di spalancar la bocca e fingere
di morsicare quella mano. Ma per dir vero , sono possibili altre manifestazioni
di vitalità e sopratutto di af¬ fettuosità : p. es. , l’aggrottare della
fronte, l’alzare e rab¬ bassare e il fremere delle palpebre, il volgere dei
globi ocu¬ lari, lo scoccare baci veri e lunghi, l’appoggiarsi appassio¬
natamente o carezzevolmente sull’astante... Ed io riflettendo agli atti
che farei tornando dall’Al di là ner rivela.-™,- a treotatrè .n„i . „i„ figlio,
„nto ^ tZ“ s.omp.u calde e meno volgari, più chiare e meno bambhiesche'
queste invaginate dal miserabile estro di una Paladino A giustificazione della
quale trovo Derò rhe in 1 ìntKtafi?' di’’ r Tr“' d* *llri m*"
Soì'più ugg.„d„Tub" i ■“wLropp„VÌ" pensa come me -Vhu7 1 James.
che la tronficf°^Ìa deHa Noeggerath- e' nella uniformità deU^stile ^i^
Uitto "questo Mo^ddl’/persp^è slmpS/meTef * o ex"3 "t ir
Pseudogenialità subcosciente di medi d’eTeva°ta o colta intelligenza, come
Davis, Owen Moses R,™ Hudson-Tuttle, Dalmazzo, “ Dr dIriel „, Marv Lr^i!
]Z7h a fiiSC°.StarSOne Del contenuto delle loro opere cosmo’ itessute e
rihT?6’ eAtlC°TelÌ^Ìose- scientifiche . tutte cetti « delle • PerÒ SUl
Vecchi0 P^imonio dei con cotti e delle aspirazioni umane Maxwell
sia !|J„ ’ ? Choisy-Juvac nel castello del -laxwetl, sia che vengano in circoli
di famiglie credenti n davanti a gruppi meno frivoli di studiosi sfa che
rannre sentino persone di classe signorile, fini ed istruite o ^nto tu
tePT n° °rmlCOlante nei Pressi ^ Porta Capuanf In tu te le evocazioni
spiritiche cui ho assistito, non mi fu maf ■ n 1 scoi gei e alcuna vera
dissomiglianza individuale nelle manifestazmm ed espressioni di affettività:
quei defunti non inaili dW t‘ Sembran° al tettanti fantaccini infagottati
e in* Pia d T truppa aV7ezza meccanicamente a mfnovrlrf m Piazza d’armi, senza
slancio nè iniziativa. “an0Vrare funtf ^c’ersffn9^611 H1Chi ,norali
“«“cavano alla mia * de¬ detto 'dalla f EV0 aImeno quelle fisiche ? L° «
sarebbe detto dada frase connotativa che la Paladino mi aveva urlata negli
orecchi: l’essere materializzatosi in forma tan¬ gibile era “ la donna con un
qualche cosa in fronte „. Non c’era incertezza : la medium evocava propriamente
la mia cara e povera mamma, poiché quello era il connotato che l’inopportuno
intervento di L. A. Vassallo aveva rivelato intorno alla personalità
fisico-morale della defunta (Tomo II, p. 144). Il ricordo di quel particolare
ritornava adesso nello stato sonnam bulico, insorgendo dai depositi
subcoscienti della memoria, precisamente come avviene di molti fatti psi¬
chici, imagini, emozioni, idee o tendenze, ogni qualvolta un soggetto isterico
ricada nell’attacco della personalità seconda. Noi siamo solamente di fronte ad
un esempio elementare di quelle reminiscenze mnesiche che colpiscono tanto i
profani, perchè nella stessa tenacia con cui durante più anni si con¬ servano
all’insaputa di chi d’un tratto se li vede riapparire davanti alla coscienza,
hanno qualche po’ del meraviglioso: ma esse dipendono da un meccanismo
naturale. I sogni nor¬ mali, l’attacco isterico, le pazzie ricorrenti, il
sonnambulismo spontaneo, l’ipnotismo, il mediumnismo ne presentano esempi assai
più complicati di questo : però il fondamentale processo fisio-psicologico del
fenomeno è su per giù il medesimo per tutti. Sono le criptomnesie del
Floubnoy. In vero non si può supporre che, nell’ intervallo tra le
esperienze del 1901-2 e queste del 1906-7, Eusapia abbia avuta occasione di
evocar più lo spirito di Melania Saccozzi in Morselli, giacché nessuno dei suoi
consultanti vi poteva avere interesse: non si evocano e non si desiderano
d’ordi¬ nario che “ i nostri cari morti Il ricordo del “ qualche cosa in fronte
„ che contraddistingueva mia madre è, dunque, rimasto latente per cinque anni
precisi nella subcoscienza di Eusapia, e non è riapparso se non quando essa ne
aveva bisogno per aiutarmi (o per spingermi) ad accettare la forma
stereoplastica prestata temporaneamente dal suo psicodina- raismo alla
disincarnata. Ma bastava quell’accenno mnesico vago e isolato perchè io
passassi alla operazione mentale di visione ed identificazione che ero chiamato
a fare ? Evidentemente la sonnambula faceva troppo calcolo sulla mia
duttilità suggestiva, o sulla mia acquiescenza di psichi- cista, o sulla mia
emotività di figlio. Sono disposto ad am¬ mettere che E. P., in tutto quel
processo di evocazione e designazione fosse sincera, come son certo che le
materializ¬ zazioni stereoplastiche erano autentiche : ma qui risiede per
l’appunto l’importanza psicologica della mia nuova pre¬ sunta comunicazione
coll’Altro Mondo. Noi sappiamo già che il “ qualche cosa in fronte „ era
stato mal designato anche nelle sedute del 1901 : ora, gli sbagli d’allora non
sono stati corretti nel tentativo tànato- critico di quest’anno; che anzi,
avendo voluto Eusapia de¬ finir meglio il connotato, ha ingrandito l’errore. La
defunta non portava affatto un “ porro „ nè una * specie di porro , perocché
(anche prescindendo dal valore dei termini anatomo- patologiei ignoto al
medium), questo nome popolare signi¬ fica una escrescenza cutanea, spessissimo
peduncolata, di colore e struttura diversa dalla pelle su cui si impianta ;
laddove il segno della defunta consisteva in un piccolo sol- levamento cutaneo
dovuto a un sottostante tumoretto (ciste o lipoma), della grossezza d’una
piccola nocciuola, e sul quale la cute era intatta e sana nelle sue
caratteristiche visibili di struttura e colore. Sotto questo riguardo la con¬
notazione, anche se popolarmente intesa e giudicata equiva¬ lente nei termini,
è riuscita fallace. Ma poi, a guardar bene, l’indicazione del segno aveva
un carattere cosi artificioso e villanamente scortese, da disobbli¬ garmi verso
la medium definitivamente per questa sua in¬ sistenza di volermi aprire le
porte del Mistero. La defunta poteva egualmente essere indicata e specificata
per altri suoi connotati, lineamenti e particolarità somatiche : l’evocare
soltanto quello, e poi smettere quando il percipiento non abbocca, mentre la “
visione „ del fantasma invisibile per gli altri poneva la medium nella
congiuntura fortunatissima di potermene indicare statura, età, magrezza, colore
o quan¬ tità dei capelli, foggia di vestire, ecc., pone a nudo, secondo me,
tutto l’artificio mediumnico di codesti avvenimenti im¬ pressionanti solo per
chi vi è predisposto e per chi li vede da lontano senza la lente del psicologo.
Non mi soddisfa il fatto che anche in altre sedute della Paladino, come ce n’ha
avvertito il compianto spiritista De Albertis, o in quelle del medium Politi,
si vedrebbero spesso materializzazioni vaghe di forme, di figure, di volti
irriconoscibili : talvolta non si avrebbero, come nel caso nostro, che
sensazioni di stereoplasmi incompleti senza cranio e senza faccia, e solo più
tardi si. arriverebbe a riconoscere qualcuno sotto quegli informi tele¬ plasmi
(“ L. e 0. „, ). Questi fatti, anche se con¬ fermati, rinvigoriscono la
spiegazione metapsichica, ma non giovano, salvo sottigliezze dialettiche, alla
spiritistica. Che la Paladino, pur nel suo stato sonnambulico, abbia una
certa percezione dei dubbi e sospetti della sua assistenza, e accorgendosene se
ne angustii, e angustiandosi se ne difenda meglio che può coll’ironia o
coll’astuzia o colla pru¬ denza o con una diversione nei fenomeni, è cosa ormai
notoria a chi ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui. Orbene: anche stavolta
essa si è accorta del pericolo cui andava incontro il tentativo di evocazione
spiritica a mio benefizio; e il suo subcosciente l’ha protetta. Per accertarmi
del punto cui può giungere la teleplastia medianica, io ho chiesto all’ *
Invisibile „, che seguitava nella sua agitazione intenzionale dietro la tenda,
di lasciarsi toccare e palpare anche da me sul volto, come aveva lasciato fare
a Barzini: avrei naturalmente cercato il “ qualche cosa sulla fronte. Ma un
repentino e violento no bissato da “ John King, voglio dire, dal tavolo della
Pizia, mi ha fermata la mano in aria; e l’Invisibile, sfuggendo a quella prova,
ha profittato della mia esitanza per scostarsi subito da me, per Spro¬ fondarsi
nelle tenebre del gabinetto, e per dileguarsi poco tempo appresso, dopo avermi
data ancora qualche fiacca e sempre più evanescente manifestazione. La
mia nuova delusione sul conto dell’Àl di là che sembra rifiutarmi ogni “
evidenza „ , ha un buon compenso nella conferma che reca all’ipotesi innanzi
esposta circa al pro¬ cesso psicogenetico della ricognizione e denominazione
dei fantasmi tangibili quando si compiono per “ sviluppo „. Sono sempre più del
parere che qualora anch’io fossi caduto in stati emotivi dell’animo e avessi
dato in espressioni di affetto, di giubilo, di tenerezza per la materializzata
“ entità . avrei forse finito coll’autosuggestionarmi, o per lo meno avrei
fornito alla subcoscienza della medium altri indizi, altre notizie, altri
contrassegni che adagio adagio l’avreb¬ bero condotta ad una presentazione più
decorosa, meno spuria e alquanto men lontana dalla realtà. La libertà la¬
sciata a Barzini di tastare la faccia teleplasmata non met¬ teva a repentaglio
quel conato infelice di evocazione: l’avere negata a me la stessa esperienza
implica — per chi non è cieco del lume di ragione — che Eusapia non faceva
assegna¬ mento sulla mia partecipazione involontaria e istintiva allo schema
obbligato che mi concerneva personalmente. Non chiuderò il capitolo senza
rincalzare sul lato poco dignitoso di queste chiamate di defunti inframmezzate
ai giuochi di prestigio del “ buon John „ o alle futilità onde consta per nove
decimi una serata professionale d’Eusapia. Gli spiritisti ortodossi e i
modernisti ribelli al dogma e semplici “ immortalisti , si impermaliscono
quando si dice che gli spettacoli “ spiritistici „ non sono morali: il
loro cruccio sarebbe giusto se contemporaneamente non si dicesse pure dagli
psichicisti, che la provocazione frequente e prolungata degli stati mediumnici
può esser fonte di malanni, di nervosità, persino di pazzia. Ripeto, ad ogni
buon conto, che la taccia di creare degli impostori e dei neuropatici non viene
da me, nè da scienziati “ materialisti , : viene da cultori spregiudicati e
onesti dello spiritismo classico, da un Dr Prel o da un Dilanke, per esempio.
S’è dato recentemente anche il caso incredibile di spiritisti fanatici che,
congiungendo in un amplesso mostruoso le loro evocazioni spiritiche con le
superstizioni magiche, hanno preteso di agire a distanza con una specie di
incantesimo su individui loro avversari: essi dichiarano di averli... fatti
morire per opera degli “ spiriti „ ! ! Siamo pertanto sulla china della
delinquenza supernormale; e se ogni persona assennata può sorridere a simili
deliri di menti scombussolate da idee settarie, deve poscia meditare seriamente
sul gravissimo significato etico e sociale di sì fatti ritorni atavici verso la
Magia. E la chiamano corrente neo-idealistica, questa in cui da qualche anno
diguazziamo!... Non insisto: aggiungerò soltanto che io sono rimasto
stupefatto dell’indifferenza con cui moltissimi credenti della nuova religione
lasciano evocare i loro “ cari morti „ in mezzo alle stupide farse di queste
sedute. “ John King „ si arroga l’ufficio di cercatore e conduttore di anime al
pari dello “ spirito Nellie „ della Thompson e di “ Rector , della Piper: e
questo può contentare e lasciar tranquilli altri, non me, cui, lo dico
fieramente, ripugna che un tal Messere sia l’araldo o il nocchiero d’una
persona sacra al mio affetto traverso le ombre del Gran Mistero. Il mio
sentimento figliale ne è ferito, e il mio sentimento etico-estetico si ri¬
bella davanti a questa indegna associazione di cose sciocche e burlevoli con
cose auguste e penose. Un po’ più di rispetto ai morti e ai sentimenti
che essi ci dovrebbero inspirare, signori kardechisti e atanatisti, che sedete
attorno al tavolo delle Pitonesse in crisi istero-ipnoidi, e vi servite di
cotali intermediari per risvegliare in voi i ricordi più intimi e le commozioni
più ideali ! Io, che sono un “ positivista indurito „, non ne ho bisogno per
mantener caldi i miei sentimenti; e quasi mi vergogno di dover sotto¬ porre
questi a simili prove assurde e per me disgustevoli a scopo esclusivo di
studio. LA SEDUTA. Compendio della serata. Ho più volte
segnalato il fatto che l’arrivo di una persona nuova o insolita in un circolo
di sperimentatori fa ordina¬ riamente perdere il frutto dell’ “ omogeneità „
acquistato nelle sere precedenti, perchè riconduce la fenomenologia paladiniana
alle manifestazioni elementari. Dinanzi ad ogni individuo di cui sospetta o di
cui non ha ancor ragione di fidarsi, la Eusapia sente il bisogno istintivo di
ricevere le spinte dalla tecnica iniziale, come il saltatore che indie¬ treggia
fino al punto di partenza per prender la rincorsa. Ma Tessersi aggiunto a noi
jersera l’Avv. Luigi Albertini, direttore del Corriere della Sera, se da
principio ha sugge¬ rito T inevitabile e un po’ disordinata ripetizione d’alcum
vieti fenomeni, ci ha poi permesso di assistere a un altro saggio di
presentazione spiritica: per ciò il nuovo venuto ha reso per me un servizio
alla Metapsichica. Infatti, 1 Al- bertini aveva assistito in Milano ad altre
sedute d Eusapia, accompagnato dalla sua signora consorte, figlia del celebre
Giuseppe Giacosa, la quale vestiva abiti di lutto: questa circostanza non era
sfuggita di certo alla medium, che, ri¬ vedendolo in Genova, se ne rammentò, e
dal ricordo trasse occasione ad un tentativo evocatorio. Questo nesso
psicologico era da segnalare. La prima parte della seduta è stata
consumata in mani¬ festazioni del solito stampo, ma disordinate, slegate e con
lunghe pause tra l’una e l’altra: pareva che il subcosciente dell’Eusapia
stentasse ad orientarsi verso uno scopo intravveduto. Egli è che l’Albertini
s’era collocato in catena tra me ed il Sozzano, e colà veniva a trovarsi fuori
della sfera d’azione di * John Così per una buona ora si sono suc¬ ceduti
soltanto moti inclinatorì, sollevamenti parziali e le¬ vitazioni isolate
(alcune, a dir vero, bellissime) del tavolino : a un certo momento questo
pareva invaso da frenesia, tanto era vorticoso il suo movimento; picchi
fortissimi, come colpi di maglio, lo scuotevano. In quella disposizione
ormai abituale di catena, Eusapia sembrava aver bisogno di suggestioni nostre
per agire : e più volte, un fenomeno accennato vagamente o suggerito senz’altro
a “ John King „ , l’abbiamo visto prodursi. A questo modo un po’ atassico
abbiamo ottenuto battiti e rumori, movimenti di oggetti lontani dal medium e
altri ben discer¬ nibili (a viva luce), vento freddo dal gabinetto,
gonfiamenti, svolazzi e strofinìi delle cortine, e qualche apparizione di “
forme „ mal distinguibili e poco definibili al davanti del medium, nel vuoto
tra me e Barzini. Ma John, eccitato dalla venuta di quella sua cono¬
scenza, non poteva restarsene tranquillo. E sua consuetudine scaricare
l’attività medianica su qualcuno, che gli prema, per obbligarlo all’ammirazione
delle sue prodezze : e perciò gli astanti di maggior riguardo sono presi di
mira, e quando si siedano al “ controllo „ si scarica loro addosso una vera
furia di fenomeni. Il tavolo fa i suoi esercizi ginnici specialmente dalla loro
parte, la tenda diviene una vela cbe s’avanza spinta da un maestrale impetuoso,
e li tenta e ritenta, e loro si addossa, e loro è progettata sulla testa, allo
scopo di celare lo “ mani invisibili , che li toccano e li premono : di guisa
che, chi non è rotto a quella esplosione di contatti coll’Occulto o chi ha i
nervi sensibili ne rimane impressio¬ nato, e spesso desidera che abbian fine o
che gli lascino cambiar di posto nella catena. E “ John „ sembra trastul¬ larsi
in questi scatti e uragani di medianità irrompente: egli esige, anzi, per lo
piu che i nuovi ammessi vadano ai lati del medium per averli nella sua sfera
d’azione più intensa. Ecco pertanto il tavolino ordinare d’un colpo che
l’Alber¬ tini funzionasse da vigilatore al posto di Barzini, cosicché questi
s’è alzato ed è venuto a sedere dietro di me, fuori di ca¬ tena. In questa
disposizione dell’assistenza si sono avuti alcuni fenomeni rilevantissimi, che
qui mi contento di catalogare : 1°. Sollevamenti totali del tavolino,
senza alcun contatto di mani, visibili a mezza luce, e coi piedi di Eusapia
afferrati dal Barzini e tenuti solidamente sul suolo. Trasporto di
oggetti, senza vista di mani o persone che li tenessero per aria. Era essi
riscosse il nostro plauso il vas¬ soio della plastilina da modellare, che uscì
d’un tratto alla se¬ miluce fuori dal gabinetto, passò tra l'Eusapia e 1
Albertmi, o venne a posarsi sul tavolo davanti a Bozzano: mentre passava ci si
comandò (da ‘ John „ impersonato in Eusapia) di non toccarlo... Un altro oggetto che peregrinò all’oscuro qua
e là per la stanza, volando fuori dal cortinaggio, fu una trom¬ betta da lìera.
Q. 3°. Spostamento di corpi pesanti per azione a distanza. — si sono
smossi rumorosamente diversi mobili: una seggiola dentio il gabinetto, il
grosso tavolo della finestra, un tagliere con uno strato di mastice spalmatovi
sopra, eco., tutti oggetti pesanti da 6 a 8, a 12 chili. La seduta e stata
chiusa dal so¬ lito fenomeno di attrazione e ripulsione d'un grave per forza
radiante dalle mani di Eusapia : il grave stavolta fu una seggiola, che ben
rischiarata da una lampada di 5 candele vedemmo avanzarsi e ritirarsi come
sotto 1 azione d’una potente calamita: Eusapia era invigilatissima.
4". Suono autonomo d'uno strumento musicale E stata la trombetta e ha suonato in due
posizioni diverse: — a) nel sortire dal gabinetto: io vedevo lo strumento di
profilo nella penombra, e la sua imboccatura s’appoggiava alla cortina nera,
come se dietro di questa fosse in piedi un * Invisibile „ che vi soffiasse
dentro traverso la stoffa; — b) nel suo volo aereo: ognuno di noi poteva
discernere la trajettona della tromba in° aria, mentre ne uscivano suoni
prolungati. Qui la straordinarietà del fatto sta ip ciò che se per il
trasporto occorre una mano, per il suono a fiato abbisogna una bocca o altro
apparecchio immettente aria nella imbocca¬ tura. Ci si può forse imaginare che
dal gabinetto esca una corrente limitata del solito vento, la quale valga a far
vibiare le linguette metalliche?! Non è possibile, perchè la trombetta volitava
girando su sè stessa. Il suono autonomo di stru¬ menti a corda o a tasto
(chitarra, mandolino, pianoforte, ecc.) è assai più facile da comprendere, che
non quello di strumenti a fiato: pei primi basta la telergia meccanica.
Effluvio nem ico radiante dal corpo del medium. — Lo abbiamo risentito
provenire chiaramente dalla testa di Eusapia, più precisamente dalla sua
regione fronto-parietale sinistra, alla quale io e Barzini abbiamo appressata
la palma della mano, tenendovela per alcuni minuti a distanza di circa 2-3 cen¬
timetri. Ne tornerò a parlare. Toccamenti e palpamenti. — Nessuna
differenza sostali- zi ale da quei “ contatti , che formano una caratteristica
delle sedute spiritiche; ma iersera giunsero alla seconda persona della
catena, e persino agli astanti di prospetto (alla signora Berisso); e non di
rado furono simultanei. 7°. Materializzazione di membra e forme soltanto
tangibili. — Le membra toccanti e prementi non si percepivano ordi¬ nariamente
con la vista: agivano da sotto il cortinaggio. A Barzini vien comandato di
salire e porsi ginocchioni sul tavolo, e si ripete la rituale scena dell’entità
occulta che si rende tan¬ gibile e talvolta afferràbile nella parte superiore
del gabinetto: vi avevo già assistito altre due volte al ‘ Minerva „ (Tomo I,
p. 410), e non mi riesci nuova. Barzini al di là delle tende ha percepito in
alto, a 2“.30 dal suolo, i tocchi di un corpo non duro, poi un po’ più in basso
una stretta energica di mano misteriosa al di sopra della testa di Eusapia che
intanto io e Albertini teniamo solidamente. 8°. Sollevamento d’una
persona (?) e tocchi multipli e simul¬ tanei. — In eguali condizioni di
vigilanza il tavolino su cui è inginocchiato Barzini si muove, ed egli lo sente
sotto di sé alzarsi dal suolo di alcuni centimetri, mentre io ed Albertini
siamo simultaneamente toccati. Sarebbe questa una levitazione
eccezionalissima, impor¬ tando il sollevamento d'almeno 75-80 chili. Ma, per
dir vero, se io mi sono accorto dei moti e sussulti intensi del tavolo
sostenente il collega, non ho percepito affatto che fosse le¬ vitato : dubito
che egli ne abbia avuta la sensazione com¬ plessa illusoria dalle oscillazioni
del suo corpo e dall’insta¬ bilità d’equilibrio in cui si trovava. A me è parso
che il fenomeno, preannunziato da Eusapia con la raccomandazione (anch’essa
abituale in codeste contingenze !) di “ non aver paura „, fosse bensì in
procinto di effettuarsi, ma non si sia compiuto: la medium, a quella scarica
formidabile di me- diumnità, ne sarebbe rimasta esaurita fino al deliquio. Ri¬
mane però la impressionante simultaneità dei fenomeni : una mano fluidica che
stringe in alto; due toccamenti laterali, che sono attribuiti ad altre due mani
(?) pure fluidiche; una forte paracinesia esercitata su di un peso
notevole. 9°. Impronte sulla creta molle. — Su quel blocco trasmi¬
grante, che ci era stato proibito di toccare, ritroviamo in fin di seduta due
impronte separate. Questo fenomeno non mi risulta totalmente genuino, e ne
riparlerò più avanti. 10”. Apparizione di forme mobili ed attive. — Oltre
alle molte tangibili, si sono avute materializzazioni visibili in numero
insolito. — Quando a sinistra d’Eusapia io mi sentivo toccare, i miei compagni
di fronte e sopratutto l’ Albertini dichiaravano di scorgere “ mani e braccia ,
protendersi dal gabinetto verso di me : Barzini ha anche distinto una mano
sinistra, aperta, carnea, che mi batteva sulla spalla. Allo stesso modo,
dopo una prima fase, in cui non riesco a vedere di prospetto se non
avanzamenti e gonfiori della tenda verso 1 ' A Iberti ni, sono poi stato
colpito dalla netta impressione visiva di “ forme , ne¬ rastre, a contorni
sfumati, che si avanzavano dal cortinaggio, pur essendone certo indipendenti
nella loro lunghezza e mo¬ tilità, e spesso non arrivavano a toccare nessuno,
indi si di¬ leguavano. Queste forme, per la loro molteplicità proteica e
per il loro significato personale compreso da noi ulteriormente, meriterebbero
descrizione minuta. Alcune parevano braccia, ma tozze, corte e rigonfie a mo’
di sacchetti ripieni o di manicotti; e portandosi in avanti andavano a toccare
l’Al- bertini o gli rasentavano le spalle. Altre, fuoruscenti più in su, al
disopra del suo capo, erano propaggini a mo’ di clava o di mazza, che io
paragonerei volentieri ad una testa de¬ forme di microcefalo sostenuta da un
collo fantasticamente lungo: questa specie di cigno enorme per due o tre volte
si è abbassata verso di lui, e poi si è rialzata con lenti movimenti, quasi in
atto di martellargli il capo. Io e Barzini, che stava dietro di me, discemevamo
codeste apparizioni sullo sfondo di chiarore che dal Corso Torino penetrava per
le invetriate nella stanza, trapelando per due larghe e lunghe fessure ai lati
degli scuri. A un certo punto ambedue ab¬ biamo riveduto la nota forma faunica,
che tanto spesso so¬ praggiunge nelle sedute d’Eusapia (Tomo I, pag. 402): io l’ho
subito riconosciuta al suo ceffo grifagno, e la descri¬ zione orale e un
disegno ulteriore del Barzini me l’hanno confermato. L’esserci noi due,
che vedevamo, comunicate ad alta voce le nostre concordi percezioni ha tosto
suggerito al subco¬ sciente di Eusapia un fenomeno di comprovazione
sinestetica: io mi sono sentito toccare la testa simultaneamente in due punti
diversi: in alto sul bregma, a guisa di lieve sfioramento; in basso, sulla nuca
e sulla spalla, a guisa di forte e larga pressione. Ho immantinente ideato che
un grosso uccellaccio mi si appollaiasse addosso; poi ho ripensato al fantasma-
caprone prospettatomi innanzi, e mi son chiesto se per av¬ ventura “ John King
„ non avesse voluto darmi con quei due contatti la percezione del suo profilo adunco
e mefistofelico. Strani effetti dell’associazione immediata tra impressioni
sen¬ sitive e imagiui rievocabili, dove si addimostra il potere illimitato
della nostra fantasia, e dove forse sta la ragione di tante interpretazioni
personali di fatti sensitivi e psico¬ sensori illusoriamente percepiti e
definiti ! L’interesse del un tempo istesso tante sensazioni negli
astanti P**” & natiti1" J^r^ìZ ne'sTir^T “ì "°'e ^
P^do-perso- e poiché fu il fatto menomo— ddh^sel?udél ne discorrerò più
in esteso. seduta del 2 gennaio aumento di p'éso^eaUi0—0 Pesata
"PParen,e seduta non 'ri è trovata Sifc E ^P° ^ vece avremmo
ottenuto dulia „,0j: ' penili 08). in sua rione anoor più singolare alla
legje di gTavitò 'ìlV essendo per tutti risultato sospettile, feXt qSc08a a “Astuzie
? Stratagemmi maliziosi ? Tre volte mi è sembrato jersera che
Eusapia Paladino ci ingannasse: per due sono quasi certo che ci fu inm per la
terza, che tratto subito, porto soltanto dei dubbi1.110’ Dubbi sulle
impronte. Checché mi si dica il modo con cui appaiono comunemente eseguite le
imnrnnto i mastice o sulla creta non mi lasciaTafVanS anche per la
Paladino 'V’T ■*' -m.0Stra g^^elte benevolo P07 ? Non “f T u “-?1 t,m:0rÌ
{F°rCeS natur- Eusapia n°onesiaeStaS' “a’ li££S u^mlno^^dttm) °é a
pigiarvi sopra col pugno semichiuso due volte di seguito una prima volta per
produrre rimpressionl che si ™ colle l™ ‘de CalC° C0“ la seconda flange
delle dita minorfe colle eminenze tenare e ipotenare della palma • la seconda
a càrpSalaCnLaadeir T dej- polli?e e coll’articolazione meta- aipo
falangea dell indice disposti ad anello. Fu ben in auel momento che essa
ci ordinò aspramente: “ non toccati' e tale affettazione mi svegliò sospetto.
’ hulle impronte da noi ottenute la sera del 2, II, ’07 manca
Morselli, Psicologia e Spiritismo, TL Tav. XVL
Calco in gesso dell’impronta di 8 mani spiritiche,, ottenuta in presenza
di Eusapia Paladino durante una seduta in casa del D‘ Gellona, a Genova. la
trama del sottile “ velo medianico , che, al dir dei com¬ petenti, caratterizza
quelle autentiche : la si vede benissimo, con le sue piccole pieghe, nei due
pugni ricalcati da stupendi esemplari ottenuti con Eusapia in casa del Dr.
Gellona (Tav. XVI*). E vero che la interposizione della tela non mi risulta
costante: tuttavia debbo tener conto della notizia co¬ municatami or ora da A.
Berisso, che dopo le sedute di Calco in gesso di due impronte di *
mani fluidiche „ ottenute la sera, in casa Berisso. (I,e impronte non
sono, a dir vero, fra le migliori eseguite da F.nsapia: "i1 ,r,rro“, °
00,1 ln mano; piegata puro ad artiglio, della Tav. IV* del Tomo I, e oon 1 due
bellissimi pugni della Tav. XVI* del Tomo II]! casa sua avrebbe
trovato macchie di creta asciutta sulle cortine nere. La cosa non è nuova,
essendosi osservata anche quando le impronte sono eseguite a distanza non
sospettabile, o alle spalle di Eusapia nel gabinetto, o altrove nella sala; ma
per quanto si voglia essere corrivi, la notizia porta a dubitare, o che quella
stoffa servì a fasciare il pugno com¬ primente e non lasciò traccia di sè a
causa della qualità e durezza eccessiva della sostanza adoperata, o che servì
per contro a ripulire la mano traditrice della medium, che infatti
3nsopotr’stringendola poi pei controii°’ saccorse si Stante le ragioni
che dissi precedentemente, non è il caso di trarre illazioni da un confronto
del calco con le mani di EuSap'a: "onu *'!levo Onesta volta che vi
siano divergenze sensibili Si badi bene peri» che non tutto il fenomeno del- 1
impronta syegha i miei dubbi : sono sicuro che il trasporto della plastilina
fuori del gabinetto fu genuino, per vera c ergia. Ara 1 psichicisti, da
Oohorowicz in poi, sanno che Eusapia, al pari d, tutti i medi, mescola e
intel-cala invo lontanamente (e volontariamente) fenomeni falsi e fenomeni veri
ogni qualvolta, nella semicoscienza ipnoide, le riesce fastidiosa o faticosa
una scarica di mediumnismo : allora ub¬ bidendo all istinto isteroide di
simulazione, essa cerca di i aggiungere 1 intento col minimo dispendio
possibile di forza Qui aggiungerò che giudico con meno severità di critico le
impronte famose di faccio di vecchio, che da anni sono hanno EusaPla;
Molti prima, e il Flammarion adesso hanno notata la rassomiglianza di
quel volto sbarbato, a naso forte, a mento rilevato, a zigomi sporgenti, con la
fàccia di una msapia invecchiata (l’av.): parrebbe quasi che la medium
percepisca le proprie fattezze per un processo di autoscopia cenestehca (e
perchè no?) e che, sdoppiandosi, le impronti tali e quali sul mastice.
L’autenticità di quei volti sparuti de » T eSpreSS‘0,ie S1 lntrav7ed« un'artistica
raffigurazione dei postumi agonici o del riposo mortuario, può essere de-
sunta, a parer mio, anche dall’atteggiamento che Eusapia 'nmfiìbe
C°,S.tretta dl Prendere onde stamparli per lo pitici profilo o di mezzo
profilo: il suo corpo dovrebbe disporsi in senso orizzontale. Ora, niuno la
vede mai durante le sedute ordmarie distendersi a terra; essa si corica
soltanto nelle sedute di grandi materializzazioni entro il gabinetto
Biso- tiattohmwt °‘a ,SUpP°rre ?he. Esistenza è divenuta ad un tiatto
cieca, sorda e inebetita. n„; \!LjTlatÌV° di in HH0 spostamento di
oggetti. — Qui invece ho senza dubbio colto nel segno, quando sen- endonn
sfuggire a un dato momento la sinistra d’Eusapia verso
’ÌIbeV.atinigehnUainente pian0 piano ]a destra’ verso 1 Albertim, ho
compreso che essa stava per giuocarci Ima su. Vro ,del sostituzione di
mani. La trombetta era erma sul tavolo, ed essa voleva forse smuoverla e adopp¬
iarla per qualche nuovo “ fenomeno „ senza far più fatica! Per avverare 1
Alberimi di stare in guardia non ho trovato miglior mezzo che di ricordargli il
suo antecessore nel Cor¬ redi Vi. eSuam,!lt0: ‘ E T- V‘ -- * Eugenio To-
relli-Viollier che di quel trucco si era fatta un’arma po¬ tentissima
antieusapiana. Ma prima che gli altri capissero la mia allusione, 1 aveva
afferrata l’intuito sempre sveglio di Eusapia, che quasi piagnucolando mi ha
gridato- — ■ Vo» lo dite, non lo dite! 6 l 0n Non so se questa preghiera,
sincera o accorta, provenisse dalla sua suscettibilità offesa da quel ricordo scottante,
o se esprimesse il timore di rimanerne suggestionata e di agire nh-le
Pagtlton?t’ T T in c*si “Mimili ha narrato avve- nnie. Patto sta che al mio
dubbio la serie dei fenomeni ripresa* ■ c^Ta ^ bUOn, qUarto d’ora’ è
stata subito Ì trombetta se n’è partita da sé, mentre noi
vagliatori accrescevamo le nostre cautele; che, spinta da Bar- zmi verso la
tenda, gli è stata presa di mano dall’Invisibile indi lanciata di nuova a corsa
pazza e vertiginosa per aria ■ th,VneraeeèraPPar? parte’ paSSando tra
>• ^ due Z! f la,s°Pratenda pesante, e mi è venuta a dare due potenti
colpi traverso la nuca, producendomi anche un P dl dolore- E'-a “ John
King „ che mi castigava di aver pronunciato quel sottinteso alfabetico. Però la
mia punizione alfe namlì 5 , P° d“rÒ anC01'a la seduta- cosicchè n he i
ammirazione verso fenomeni ulteriori che noi “TJf, Pronunciavamo per
toglierle il rammarico di mente ^rr° am°r Pr<?pl?°’ ' eSSa ha «ridato
stiz.zosa- mente. Otà, saranno le lettere dell'alfabeto.' . - Ma
vùkivaeHUSCe\° daHa >nCe” è caduta in una crisi con¬ ato VLrfnTV TT
ifrefrenabile, con espressioni Sino n u 5 ° da farmi Pentire della mia impron-
febb0-Tder gmStÌZÌa aUa medium : con quello fare f * “*? df\ me sorPreso *»
fieri poteva, tutt’al più fare sloggiare lo strumentino da fiera, ma non esedre
nessun altro numero del suo vario e complicato programma jP
F*rheria nell’ abbassamento automatico della stadera * - Un abbassamento della
stadera ed un conseguente Tn'- nalzamento del suo braccio di leva senza che
nefsun corno pesante fosse stato deposto sulla piattaforma, costituivano un
esperienza di grande nlievo: era il pesalettere di A de Rocuas ingigantito! E
noi, memori dei fenomeni di lesa gravitazione della prima sera, abbiamo
insistito presso Eu- sapia perchè lo tentasse alla piena luce
deU’anticamera. La Paladino, che già era discesa dalla piattaforma dopo
la seconda sua pesatura, ha mostrato di accondiscendere e si è accostata
all’apparecchio in stazione eretta, esigendo però che 1 Alberimi le stringesse
le mani e il Bnrzini , accanto a lei le premesse coi suoi i due piedi: un lembo
della sottana del medium toccava l'orlo laterale della piattaforma. Dopo alcuni
istanti, occupati da sforzi muscolari evidenti dell'Eusapia, noi abbiamo veduto
e udito moversi e cigolare in moti alterni di alzamento ed abbassamento la
stadera, che avevamo lasciato carica del peso di 20 chili. Questo peso, dunque,
diminuiva o cresceva sotto l'influsso bio-psichico della medium!?). Ma è
sicura questa esperienza straordinaria che, d’altronde non si potè ripetere? Ci
attestò il Barzini di non essersi ac¬ corto di nessun movimento delle gambe
d’Eusapia, cosicché parrebbe escluso il dubbio di un abile spostamento di un piede
all’indietro o di fianco per arrivare a premere sulla piattaforma. Però essa,
con un piede solo, astutamente disposto, può dare a chi la sorveglia in quella
incomodissima po¬ sizione la impressione ingannevole di un buon controllo. E
affievolisce l’esperienza quel contatto di sottane, per chiunque ricordi le
accuse di Cambridge, sebbene la veste non sia stata veduta moversi, e sebbene
sia arciprovato che la con¬ tiguità degli abiti d’Eusapia cogli oggetti che
sposta (tavo¬ lino, seggiole, sgabelli, ece.), aumentata talvolta dal
rigonfiarsi visibile delle stoffe, non contraddice affatto l’ipotesi meta-
psichica della formazione d’arti soprannumerarii dinamici- questi si
organizzerebbero ed agirebbero in una specie di gabinetto oscuro minuscolo
costituito dal giro delle vesti. Se non che, noi jersera, messi in
sull’avviso dalla stessa esitanza nostra ad accogliere per buono quel fenomeno,
abbiamo fatto un curioso rilievo: salendo sulla piattaforma di una stadera, si
riesce a farla oscillare in più ed in meno quando si appoggi una sola punta di
dito sull’arcata fissa che in quello strumento comunissimo serve a impedire il
soffregamento dei corpi da pesare con il meccanismo del biaccio di leva. Questa
esperienza (cui ha assistito con aria sorniona la Paladino, che se ne mostrava
impensierita) ci permette di sospettare un inganno nella infrazione alla lecrge
di gravità constatata la sera del 26 dicembre, e pone in qna- rantena, per ciò
che ci concerne, le pesate del perispirito , o, se si vuole, dell’anima. Sulla
definizione e denominazione delle forme materializzate. Jersera
tornai a fare attenzione alla stranezza delle forme che Eusapia Paladino
projetta nello spazio circostante e che sembrano larve di sogno (“ dream-ghosts
„ , dice ironica¬ mente, a ragione, Paolo Cards): talvolta orride e quasi pau¬
rose, il più spesso assurde e grottesche, quasi sempre incomplete e male
organizzate (Tav.). È sempre il modo eusapiano di materializzare
frammenti tangibili o toccanti di persone, non persone intere; ma la stessa
imperfezione spetta alle materializzazioni visibili. Io sono d’avviso che il
nome di mani di braccia di teste , sotto cui si designano queste forme, sia,
nel più delle volte, abusivo. D’ordinario non sono parti morfologicamente
caratterizzabili di un organismo umano compiuto, ma dei quidsimili, spesso
informi e strani, quasi direi mo¬ struosi nella loro larvale apparenza : certo,
non hanno le proporzioni, i contorni e neppure le movenze precise che vediamo,
pur sempre, nelle nostre membra agenti in pe¬ nombra, e neanco nelle così dette
ombre chinesi, con cui forse avrebbero una tal quale somiglianza. I pugni sono
troppo grossi, gli avambracci non han piegature di gomito, le teste son deformi
e troppo voluminose, i colli spropositati e tortuosi, le capigliature e le
barbe acconciate in foggio strane, i corpi disarmonici e pressoché
mostruosi... Soltanto le “ mani „ che appaiono isolate, massime le
biancastre (fino dai primi tempi dello spiritismo) si “ sviluppano „ meglio,
ossia raggiungono una forma più avanzata; ma pur esse sono in generale di
aspetto anormale, non cadaverico, come pare agli spiritisti, ma scimmiesche e
mal fatte, precisamente come può disegnarle un esordiente od un profano dell’arte
del disegno. Il che apporta una conferma all’ipotesi che le materializzazioni
siano imagini pensate dalla medium, proiettate e plasmate visibilmente in
correlazione con la sua facoltà rappresentativa. L’obie¬ zione che, in tale
ipotesi, anche le mani e le faccie tele- plasmate nelle impronte dovrebbero
essere egualmente scor¬ rette e deformi in rapporto con l’ inabilità
raffigurativa della medium, non avrebbe molto valore per la fisiopsico¬ logia :
si deve, infatti, supporre che nella esteriorazione di un arto intenzionalmente
immerso in una sostanza plastica vi saranno, associate, oltre alle visive, imagini
tatto-cinestetiche numerose, e assai più efficaci per la rappresen¬ tazione e
produzione esatta del fenomeno (se autentico 1). La nomenclatura delle
forme organizzate dai medium andrebbe, dunque, corretta e mutata, poiché chi
sente parlare o chi legge di braccia di teste e di persone viventi che toccano
e agiscono, e poi all’atto pratico non disceme che abbozzi e aborti di corpi
antropomorfi o an¬ dròidi (come scrivevano alcuni dei primi pneumatologi), è
tratto a ritenere non infondata l’accusa di “ fantasie riscal¬ date „ e di “
animi sovraeccitati „ che fuori dei circoli gli scettici agnostici lanciano
agli spiritisti. Una correttezza maggiore nel definire ciò che si sente, si
tocca, si ode o si vede in seduta, toglierebbe forse o attenuerebbe di certo
quelle divergenze che si notano fra i percipienti di uno stesso fenomeno.
Rimarranno sempre le diversità nel perce¬ pire indotte dal tipo mentale degli
individui, com’ io rilevai fino dai primi miei studi al riguardo (Tomo I, p.
274); ma non s’avrà più quella dissomiglianza di definizioni e descri¬ zioni,
che serve a dar presa alla ipotesi esplicativa dell'illu¬ sione ed
allucinazione. Ci pensino gli investigatori futuri. Un buon metodo per
cerziorare le percezioni dei singoli è di paragonarne le raffigurazioni fatte
dopo la seduta, o, meglio, negli intervalli di riposo. A tale scopo io ho fatto
tirare molte copie della pianta della sala Berissó, e qualche sera io e alcuni
miei compagni abbiamo segnato su di esse, l’uno in disparte dall’altro, i punti
precisi in cui, secondo le nostre percezioni individuali, sarebbe accaduto il
feno¬ meno (p. es. un trasporto), o dove avremmo veduto le forme
materializzate. Il metodo ci ha servito egregiamente, inquan- tochè l’accordo
costante delle nostre indicazioni topografiche basterebbe da solo a eliminare
il dubbio dell illusione. Lo stesso metodo di comparazione obiettiva si
applichi alle figure delle materializzazioni visibili, e si avrà un dato
eccellente per la definizione e delimitazione dei percetti. Già nelle sedute
del 1901-2 i disegni di “ ombre , e di “ larve „ eseguiti da me, dal Vassallo,
dal sig. Schmolz e dal dot¬ tor Venzano, messi a raffronto, ci avevano
dimostrato la realtà dei fatti e anche avevano servito al riconoscimento dei
fantasmi: e di nuovo, nelle sedute, la prova è riuscita ottimamente.
>k>ki. li . Psicologia c Spiritismo , II. tav.
xvn. m. Forme di arti andròidi apparse
successivamente la sera in una seduta di casa Berisso. Un’altra evocazione
di defunto mandata a male. La presentazione di uno spirito di
defunto che secondo le istruzioni della E. P. dove questa volta venire evocato
per Albertini, è stata preannunziata alla solita maniera: inclinazioni
significanti – H. P. Grice: “noticeable” “Those rumours from the Vesuvio are
pretty ‘significant’ to me!” (said Pliny the Elder) -- del tavolino verso di
lui, quando egli sede al mio fianco; e con insistenza tale, che noi abbiamo ben
dovuto comprendere il significato intenzionale – H. P. Grice: “What other
‘significato’ is there?” -- di quelle manovre. Conformandomi al rituale, io ho
interrogato il mobile sapiente, procedendo a bella posta per
esclusione. Verrà qualcuno? Si. Verrà per me? No (risoluto). Verrà per Bozzano? Per
Barzini? No, no. Forse verrà per Alberimi? Sì, si (con gran
forza). Albertini allora è intervenuto e ha chiesto: Potrò, dunque,
sentirti? Sì (con gran vigore). Quando il direttore del Corriere è
passato al controllo, noi tutti ci aspettavamo che John facesse onore alla
propria firma.. tiptologica, se non tipografica. E infatti è tosto scoppiata
una imponente serie di manifestazioni medianiche rivolte ad Albertini : tocchi e pressioni espressive, sventolamenti
del cortinaggio, organizzazione di forme tan¬ gibili e apparizione di forme
visibili, che, come ho detto, s’avanzavano, lo toccavano, si ritraevano e
ritornavan fuori per scuoterlo come se volessero farsi ben sentire.
Mancava, 10 si vede, qualunque siasi personalità nel modo di presen¬
tarsi del nuovo venuto, com’era mancata in quella di Nal- dino Vassallo o di
mia madre. Non si varia mai. È vero che gli “ spiriti „ accorrenti
all’evocazione di “ John King „ si trovano costretti nel breve spazio tra
Eusapia, la tenda, 11 vigilatore prescelto e l’angolo del tavolo, in
tutto un’area di neanco un metro quadrato, la quale non permette molta
larghezza di movimenti. Però mi si vorrà concedere che la facoltà espressiva
dei disincarnati si uniforma troppo a quel manuale paladiniano di segnalazioni
e di saluti convenzionali. Ma una mano ha battuto famigliarmente tre
volte sulla spalla d’Albertini, come per farsi da lui riconoscere con un
particolare carattere energico ed affettuoso ad un tempo. Qualcuno fra noi, me
compreso, istintivamente pensò a suo suocero, il drammaturgo e letterato
Giuseppe Giacosa (morto a Ivrea nella state del 1905), ma all’Albertini —
similmente che a me per mia madre ! — ripugnavano quei contatti di forme
invisibili, e più ancora ripugnava, considerando il lato fisico dei fenomeni,
tirare in campo il Giacosa. Egli dichiarò sol¬ tanto ad alta voce di risentire
l’impressione vaga che qual¬ cheduno gli stesse vicino, alla sua sinistra, al
di là della sopratenda e della nera cortina del gabinetto. Mi ricordo
d’avere provato io pure tale oscura e vaga sen¬ sazione d’una persona presente
nell’ombra, tanto nelle°sedute in cui mi si sarebbe avvicinato “ John King „
invisibile, quanto nelle altre in cui fui oggetto di comunicazioni par¬
ticolari. Da quali impressioni risulta questa percezione in¬ definibile che è
realissima? Forse potremmo metterla in relazione con sensazioni tattili e
termiche minime percepite dai margini della nostra coscienza ; ma non sono
alieno dal credere che vi abbiano parte gli effiuvii radianti dall’orga¬ nismo
umano (e animale) quando è nell’esercizio delle sue attività vitali: una
macchina cosi perfetta e complicata che vive, trasformando dell’energia, può
bene spanderne una por¬ zione tutt attorno a sè nello spazio sotto forme ancora
igno¬ rate e indeterminate. E se fosse il u doppio n che ci si av¬ vicinasse,
dico per ipotesi, non potrebbe esso radiare egual¬ mente della forza? Ma
quella dichiarazione d’Albertini, non accompagnata dal riconoscimento immediato
della persona evocata, non poteva contentare il suscettibilissimo subconscio di
Eusapia. Il “ qualcuno „, che pareva trovarsi in piedi entro il gabinetto, e
del quale l’Albertini diceva di non sentire e di non vedere altro se non i
soliti rigonfiamenti e avanzamenti della tenda, gli si è avvicinato e
pesantemente gli si è appoggiato ad¬ dosso, indi goffamente lo ha picchiato, e
forte! Una testa si è chinata su di lui; ed egli ne ha avvertito il contatto:
una bocca gli si è applicata sulla guancia, e lo ha legger¬ mente morsicato.
Noi conosciamo da un pezzo questo modo singolare di farsi sentire vivente, non
di farsi riconoscere (Tomo I, p. 445; II, pag. 300). È una scena inescusabile
per la serietà dei disincarnati che ritornerebbero, dopo as¬ senze di mesi e di
anni (e quale assenza!), presso i loro cari. Tutti diminuiti nella loro
personalità intellettuale e mo¬ rale : tutti personaggi da farsa, o meglio,
marionette mosse con manierismo cristallizzato dall’automatismo inferiore.
Ad ogni modo, per secondare l’esperimento e per non contra¬ riare Eusapia nelle
sue futili imprese spiritiche, l’Albertini dichiarò di “ riconoscere, a quel
gesto, il caro estinto „. I disincarnati offerti in seduta dalle
ruminazioni media¬ niche di Eusapia gestiscono assai (tutti alla stessa
maniera), ma comunicano poco. Per saperne qualcosa di meno sbia¬ dito e di meno
comune bisogna rivolgersi al tavolino che risponde per essi: Ossia è il
subcosciente d’Eusapia (“ John King „) che risponde, surrogando
l’ordinariamente muto fan¬ tasma organizzatosi accanto a noi. Tutte le
comunicazioni dei disincarnati paladiniani si riducono a ripetere, con colpetti
sulle spalle o sulle teste dei percipienti, i due monosillabi no e sì
convenzionalmente rappresentati da due o tre bat¬ titi. Ma in generale la
tiptologia è il surrogato della raris¬ sima e quasi sempre indistinta
necrofonia. Or dunque, io ho interrogato nuovamente il tavolino: L>.
Dicci chi sei... Chi sei ? — B. Si. Sei un amico d’Albertini ?
No. Sei un suo parente ? Si. Sei suo zio? No. Sei SUO PADRE?
(nettamente) Si. Sai che eri mio amico? (esitando) Si. Noto che la
qualificazione di “padre” non corrispondeva alla presentazione del defunto, che
tutti noi, compreso Albertini, avevamo in mente, cioè del Giacosa: ma uno
suocero d’animo nobilissimo e affettuoso come l’illustre scrittore può bene
inspirare sentimenti figliali e nutrirne dei paterni pel proprio genero. Era
evidente che la evocatrice esita, e che la connotazione dell’evoeato sarebbe
continuata incerta e confusa qualora noi tutti, moderando le legittime emozioni
del momento, non avessimo fornito verun dato al subliminale della medium e,
magari, l’avessimo sviata surrettiziamente, a scopo d’esperienza, con domande
suggestive. E ho tentata la prova. Potresti dirmi la tua statura? (dopo una
pausa che tradisce la esitazione) Sì. Eri basso? No. Eri molto alto?
No. Sta bette. Ora, all'età. Quanti anni averi? (silenzio). Avevi
cinquantanni? No. Avevi quarantanni? (dopo una pausa) No. Allora
avevi sessantanni? (di nuovo un silenzio ascrivibile a peritanza, indi
battiti poco energici e come calcolati) Sì, ecc., eco. Non continuerò a
riprodurre il nostro dialogo : ormai si rendeva chiaro a tutti che le risposte
strappate, per così dire, al mobile riluttante non ci offrivano nessuna figura
personalmente distinta come quella del defunto pensato. Ne usciva un
personaggio di media statura, di età incertamente sessagenaria, non del tutto
calvo (beato lui!), ma ancora con capelli, con barba così così... Si può
credere forse che Eusapia non intendesse presentarci coi suoi teleplasmi par¬
ziali e con le sue connotazioni tiptologiche il fu Giocosa, tanto questi ne era
diverso per statura e mole del corpo, per calvizie, per età, ecc. dal
disincarnato descritto in quei tratti? L’Albertini, in una delle sedute date
dalla medium negli uffici del Corriere della Sera due mesi addietro, aveva
assistito alla materializzazione tangibile di un’ “ entità che alla sig.'
Albertini-Giacosa (in lutto) aveva dichiarato di essere suo “padre,. Forse il
subcosciente della medium si è rimesso, a casa Berisso , sotto lo stimolo della
presenza dell’Albertini, nelle identiche condizioni di sonnambulismo attivo, ed
ha riprodotto automaticamente la intera scena evocatoria già rappresentata a
Milano : è un fatto che abbiamo avuto oc¬ casione di rilevare anche nella
reiterata e pur sempre infelice presentazione di mia madre. Una prova
decisiva, secondo me, per questa ipotesi fisio- psicologica la si è avuta poco
tempo dopo il surriferito ten¬ tativo di riconoscimento. L'Albertini,
nuovamente interve¬ nendo nel dialogo, ha chiesto. Ti chiami Giuseppe, non è
vero? (prontissimo) Sì. Il battesimo, fallace per il padre d’Albertini,
giusto per Giacosa, non era spontaneo, era suggerito ; e ognuno comprese sul
momento, l’interrogante pel primo, che il tavolo di Eu¬ sapia avrebbe risposto
in modo affermativo anche se la do¬ manda, fatta con tono naturale e non
commosso di voce, o senza artificio alcuno di espressione, fosse stata una o
altra delle seguenti : Ti chiami Paolo GRICE? Ti chiami Pietro STRAWSON? Qualunque
studioso di psicologia, normale o super-normale che sia, ammetterà facilmente
che un’identificazione non è avvenuta neanco per lo spirito di Giacosa. Non si
identifica nessuno, sia morto, sia vivo, per mezzo di assen¬ timenti di questa
sorta, ottenuti dalla subcoscienza del medium con opportunità voluta o ingenua
di domande, e con rilascio altrettanto volontario o inconsapevole di
qualche connotato specificativo. Tutte queste “ entità occulte „ che tendono a
personificarsi, sono informi e imperfette, come gli stereoplasmi in cui
l’ideazione onirica di Eusapia tenterebbe di scolpirli : sono accozzi fortuiti
di caratteri fisici, di linea¬ menti, di fattezze, di connotati, cui potrebbe
uno sperimen¬ tatore infliggere con arte qualsiasi raffigurazione : il subco¬
sciente suggestionabilissimo della medium tutto accoglie e tutto riproduce nel
suo lavoro di esteriorazione delle iinagini. Tanto è vero che, se gli astanti
non collaborano scientemente o inscientemente alle sue presentazioni di
pseudo-entità ge¬ neriche, queste non acquistano consistenza maggiore, non
progrediscono mai verso la individuazione, non si “ svilup¬ pano „ neanco in
più sere di seguito (come è avvenuto dello spirito vago di mia madre) : e la
evocazione non avviene più, 1’entità occulta si dissipa e sparisce. Così
è avvenuto anche del u qualcuno „ che s’era pre¬ sentato dapprima all’Albertini
con tanto vigore e con tanta insistenza, cosicché io ne speravo uno “ sviluppo
spiritico „ più avanzato dei precedenti. La presentazione del defunto, non
aiutata dall’attento dominio che l’Albertini esercitava su di sé, è cessata non
sì tosto che il subconscio automa¬ tismo della Paladino s’è accorto che tutto
il suo lavorio non faceva presa. Mancata la corda di salvataggio, anche questa
evocazione è naufragata, e 1’ “ Intelligenza, manife¬ statasi si è addimostrata
almeno intelligente nel non esporsi a fallimento più clamoroso. E poi
come si rispecchia sempre, nella psicologia dei de¬ funti, la cerebralità di
cui sono il prodotto ! Se lo “ spirito „ di messer Lodovico Ariosto scende a
inspirare il cervello istruito di uno Scaramuzza, può anche dettargli delle
inter¬ minabili ottave, che nei loro dilavati endecasillabi rammen¬ tano alla
lontana lo stile ariostesco : ma se arriva un “ Gia- cosa , fabbricato a mezzo
dalla cerebralità di una Paladino, che è analfabeta e parla scorrettamente in
lingua, non sarà capace di dirci nulla, “ egli „ che in vita era l’ammirando
dicitore, lo squisito conversatore che tutti ricordano con simpatia e
venerazione ! Lo schematismo della presentazione d’un Giocosa è, nella
mente d’Eusapia, il medesimo di quello della fanciulla ot¬ tenne di Porro ;
ambedue , che pur dovrebbero essere così diversi nel loro comportamento di “
ritorno baciano mordendo o mordono baciando con eguale affettazione. E ad essi
metto accanto la mia povera madre. E penoso mescolare l’ironia a ricordi
cosi preziosi pel nostro cuore, ma vi sono trascinato dalla parodia di codeste
scene evocative : mi si associa l’imagine di Compare Turiddu che morde “ a
buono , 1 orecchio di Compare Alfio , chè, tanto, siamo in piena mimica
popolare del mezzogiorno. Se si sintetizzano i risultamenti
dell’evocazioni spiritiche cui fino ad ora ho assistito , si trova che la
presentazione delle “ entità personali , procederebbe a gradi, di cui in
ristretto espongo lo sviluppo: 1° grado : plastica parzialissima e
semplice, e attività automatica iniziale (es., i tocchi fuggevoli) ;
U" grado : plastica parziale più avanzata, e attività automatica con
espressioni rudimentali (es., le forme mate¬ rializzate tangibili); 111°
grado : plastica quasi integrale, con attività in¬ citatrice e sollecitatrice
sul percipiente, di carattere sempre espressivo o sentimentale e senza
contenuto ideativo (es., le forme materializzate tangibili e attive, ma
invisibili) ; iy° grado : plastica di forme parziali visibili, non
tangibili e non attive, e senza alcun carattere personale (es., i globi
nebulosi, eco.) ; V° grado: plastica di forme più complesse, in qualche
momento soltanto visibili e in qualche altro anche tangibili ed attive, ma
ancora senza personalità (è la fase raggiunta dall’" entità „
materializzatasi accanto all’Albertini, tangibile e attiva per lui, visibile in
parte per noi di prospetto) ; VI» grado :
plastica di forme quasi integrali, tangi¬ bili, visibili ed attive, e
con qualche attributo personale finalmente captato dal subconscio del medium
che lo este- riora e lo scolpisce, per così dire, nello stereoplasma tele-
fanico. ^TH° grado: plastica dei veri e proprii fantasmi spettri, con
attributi personali, ma soltanto visibili e non identificabili da nessuno dei
presenti; VIII° grado: plastica di detti fantasmi soltanto vi¬ sibili e
non tangibili, ma con attributi personali e identificati ; IX° grado : plastica
di fantasmi non solo visibili, ma pure tangibili e attivi, aventi apparenze
personali, ma non identifioabili ; X° grado e ultimo : plastica di
fantasmi visibili, tan¬ gibili e attivi, con personalità identificata di
defunti (?!). A questi due ultimi , superiori gradi , della teleplasma-
zione medianica, le quali assumono la consistenza solida e le altre
caratteristiche fisiche della materia organizzata (“ stereoplasmi „), non che
una attività autonoma, apparen¬ temente almeno indipendente dalla persona del
medio, è da riservare la designazione di “ produzioni „ od “ entità fan¬
tomatiche Nelle presentazioni di casa Avellino la Eu- sapia sarebbe con
noi arrivata al 7° e forse all’80 grado : non so se essa, durante la sua
carriera professionale di medium, sia passata ai gradi ulteriori. Nella scienza
metapsichica hanno appena diritto di entrare, con passaporto però soggetto
ancora a vidimazione, pochissimi esempi dell’ottavo, tre soli, fino ad ora ,
del nono e del decimo grado, i quali sarebbero quelli appena più validi per
un’argomentazione in favore dello spiritismo. Parlo, si capisce, di fantasmi,
la cui formazione autentica e la cui autonomia (apparente) ci siano attestate e
sostenute da uomini di sicuro criterio objettivo. Dalla “Katie King „ di
Crookf.s (1872-4), si salta, per autorità di nome e con intervallo di un terzo
di secolo, al “ Bien-boa„ di Villa Carmen (1895) descritto e fotografato da
Carlo Riohet ; ora vi si aggiunge lo spettro “ Eleonora „ di Bar¬ cellona
decantato dallo scrittore spirito-psichicista Esteva- M a rata. Ma sono tutte e
tre “ persone „ senza identità, certamente perchè questi dotti ricercatori non
ne fornirono loro nessuna. Il Boihac, che è uno psichicista di vaglia, ha
definito assai bene il caso-tipo di questa classe suprema di fenomeni, voglio
dire il caso di Katie King: una “
inèredibile storia , (La Psych. incojinue, ). Principio di
esperienze sulla radioattività medianica. Dove “ John King ,
(almeno fino a queste nostre sedute pare irriducibile a miti propositi, è nella
sua antipatia per ogni innovazione tecnica. Del mio cilindro girante, coperto
di nerofumo, non ha voluto saperne. Invano l’abbiamo pregato di stamparvi
le impronte della mano, invano l’abbiamo ripregato di tracciarvi sopra almeno
un debole segno della sua azione a distanza : sposterà seggiole e tavoli
pesanti parecchi chili, trasporterà in aria una Barlock che pur richiede uno
sforzo di molti chilogrammetri; ma non strofinerà mai una punta di dito su quel
nero di odore scientifico, che lo mette in apprensione e lo irrita come il
rosso delle banderuole inferocisce un toro nelle “ corridas , di Andalusia. Ma
Eusapia ha forse sentito raccontare di quel medium, al quale, sperimentando con
fogli affumati, furono poi trovate sporche le dita al levar della seduta; e
anche se sa o le han detto che la spiegazione della frode in¬ cosciente
(Ochobowicz) può essere applicata a quell’appicci¬ catura sospetta di
fuliggine, diffida di sé stessa e non vuole esporsi allo scacco. Avevo
anche progettato di raccogliere con la fotografia le “ radiazioni neuriche , da
me e da altri precedentemente avvertite col termo-tatto sul bregma d’Eusapia:
perciò applicai alla sua testa la corona fatta di pellicola sensibile (v.
retro, p.280). La tecnica era, certamente, rudimentale e, forse, difettosa ; ma
negli ambienti privati e nei circoli spiritici si sperimenta male, con stento e
fatica, sempre in lotta col misoneismo di tutti, con le consuetudini e con la
mancanza di mezzi idonei: bisogna adattarsi! Gli stessi psichicisti più
colti non si fanno illusioni ; un vero metodo sperimentale sarà possibile
soltanto in ambienti- scientifici. Dal Chookes in qua non s’è progredito
affatto, in primo luogo perchè nessun uomo di scienza del suo va¬ lore s’è più
cimentato in ricerche psichiche; in secondo, perchè, sotto l’impulso della
inglese S. f. p. R., e sopratutto per l’autorità di Sidgwiok, Mvers,Gurnky,Hodgson,
Podmobe, la Metapsichica scientifica si è rivolta ai puri fenomeni in¬
tellettuali, che ben difficilmente sono assoggettabili ad espe¬ rimento. Il
metodo delle inchieste, sul quale molto sarebbe a ridire per l’eccesso del
subiettivisino cui può essere in¬ dotto, ha quasi soffocato per ora quello
obiettivo. Si leggono e si ammirano opere come i Pliant anni of thè Living e
come Human personnality ; ma là dove manca la prova sperimentale, non nasce la
convinzione nell’animo del natu¬ ralista, del fisiologo, del psicologo,
abituati alla austerità della induzione dopo accertamento dei fatti: nascono,
per contro, le credenze nel verosimile, le ipotesi razionali basate sul
possibile o sul probabile. I Phantasm conducono a questa fase preliminare di
evidenza, ma non vanno fino alla certezza ; e la Personnality sta ancora più in
qua di quei pre¬ liminari, giacché è un saggio magnifico di deduzione aprio¬
ristica da principi dottrinali ultra-ipotetici non provati, nè per ancd
suscettìbili di prova. Pertanto noi non siamo riusciti a totografare la
radio-attività cefalica della E. P.: salvo alcune lievi strisele di luminosità
a ventaglio nei margini della carta sensibile, le quali possono essersi
prodotte per una chiusura non perfetta del diadema, lo sviluppo della negativa
e la stampa della positiva nulla ci ha mostrato di sicuro. Ciò non serve a
negare l’esistenza di raggi bio-neurici o bio-psichici : io penso e spero che
essi avranno consistenza maggiore dei famigerati raggi N di Blondlot, messi ormai
a riposo; con una tecnica piu avanzata si riescirà a fissarli e a determinarne
le leggi di radiazione e di emanazione. Può pure avvenire che^essi n.on siano
assimilabili al radio, nè all’elio, nè ad altri “ corpi n aventi una
materialità sottilissima, come si supponeva un tempo degli spiriti vitali ed
animali: torse ji tratta di ondulazioni eteree, non dissimili, almeno per la
comprensibilità loro, da quelle dell’elettricità e della luce unificate dal
genio di E. Hertz. I procedimenti tecnici per mettere in evidenza
queste ignote forze radianti e per studiarne le azioni, sono sempre
gli stessi : 1° renderle visibili , trovando il modo di sensibi¬ lizzare
la nostra retina a loro riguardo: — 2° dimostrarne la esistenza mediante la
modificazione chimica (= jonica) di sostanze che ne “ sentano l’arrivo od il
passaggio, ce ne segnalino la presenza e ce ne fissino gli effetti, come può
farlo la fotografia; saggiarne le azioni meccaniche sugli oggetti circostanti,
a un dipresso come fa il radiometro del CRookes per la sua materia radiante; —
4° esaminarne le corrispondenti azioni fisiche, ad esempio i mutamenti indotti
nella conduzione elettrica e termica dei corpi, nella direzione, rifrazione dei
raggi luminosi elettrici e magnetici, nelle fluorescenze, ecc. ; stabilirne le
azioni sugli organismi vegetali td animali inferiori ; 6“ e da ultimo,
analizzare l’influenza che esse esercitano sull uomo nello stato di salute e in
quello di malattia, determinandone gli effetti fisiologici e terapeutici.
È un programma vastissimo e non siamo per ora, si può dirlo schiettamente, in
condizioni di effettuarlo. Alcune di queste vie sperimentali sono state appena
aperte e qualche risultato s’è ottenuto, ma fino ad oggi le temerità apriori¬
stiche dei dottrinari si mescolano troppo alle ingenuità tecniche dei
principianti e alle insipienze dei dilettanti, perchè da^tutto quello che si è
scritto e detto intorno alle “ forze ?. aui'e.’\ 0 “ correnti „ vitali,
ecteniche, neuriche, polari, biG-psiemeho, bio-radio-attive, eco., ece., si
possa cavare co¬ strutto seno e sicuro. Però, in questi giorni critici per lo
spi- ntismo di vecchio formato, le osservazioni serie e attendibili su questo
vero fascio di “ forze naturali ignote „ si avvicendano con i trovati più
strabilianti : da ciò si arguisce che siamo nella corrente. E infatti si può
vedere che qualche annunzio di risultati si è avuto in quasi tutte le direzioni
sperimentali suaccennate. Per la visibilità diretta delle variazioni
bio-neuriche. Un Americano, il prof. Floivkr-Gates, ha annunziato or ora
di avere “ scoperto „ che certi raggi invisibili, analoghi agli ultravioletti
dello spettro solare, sono emessi dagli ani¬ mali viventi, e che al momento
della morte si vede come una specie di ombra o di nuvola salire dal loro corpo
ancora caldo. Ma..... la notizia ci arriva dal di là dell’Oceano me¬ diante i
giornali politici, e per quanto il fatto non paia inverosimile (quanto parve
l’“od„ di Rbiciienuach al Du Bois KeymondI), dopo l’insuccesso dei raggi N è
opportuno attendere relazioni di origine più seria prima di impiantare codeste
novità nel campo inesplorato della Biologia. b) 1 er la fotografia
delle stesse radiazioni. — Ne ho discorso a lungo nelle mie Note alla seduta di
casa Avellino (lomo II, p. 260); ma c’è da aggiungere adesso qualche dato
importante. A Torino, nella primavera del ’07, dopo la
pubblicazione (tei resoconti di Barzini su queste nostre sedute e de' miei
articoli sul Corriere tre giovani e valenti fisiologi, assistenti nel
Laboratorio del Mosso, i dottori A. Aooazzotti, C. FoA e A. Herlitzka, ammessi
a due o tre sedute di Eusapia in una casa privata, sono riusciti ad ottenere su
di una lastra sensi¬ bile, chiusa ermeticamente entro una scatola fotografica,
alcune macchie indubbiamente biancastre, dove si scorgono i contorni allargata
di quattro dita di una mano. Ora, la scatola era stata atterrata e loro tolta
con violenza dal solito ‘ Invisibile , che si torma e agisce nel gabinetto
oscuro; e i tre investiga¬ tori attribuiscono perciò quelle digitazioni al
passaggio di raggi d un genere speciale emanati attraverso il legno dalla
occulta mano atterratrice. Ho ricevuto dal dott. A. Herlitzka alcune loro
positive, e opino anch’io che si tratti di radiazioni particolari, non già di
quelle termiche, siccome ha creduto di obbiettare il fisico ginevrino
Tommasini (nel “Coenobium „). Il paragone con le imagini calorifiche lasciate
dalle dita appli¬ cate direttamente sulla lastra (Guébhard) . mostra notevoli
dif¬ ferenze: e poi qui ci sarebbe stato il passaggio, dirò così, ròn- geniano
traverso il coperchio, ciò che par dubbio per radiazioni esclusivamente
termiche. Anche sulla pellicola-diademada noi posta attorno al capo di
Eusapia si discernono alcune debolissime chiazze più chiare del fondo grigio: e
forse.se si fossero meglio sviluppate, andreb¬ bero appaiate^ alle digitazioni
di Torino Tuttavia siamo ben lontani dalle psichicone di Baraucc e dalle
pseudo-imagini di idee del Tkqrad, e dalle fotografie del doppio di
Istkati-Hasdko, e più ancora dagli “ ultimi pensieri d’una morta , apparsi
sulla negativa sensibilizzata dal medium sig. Bandone e pubblicati dal Carreras
(“ L. e 0 ., '04)... Ne siamo lontani, ma non credo di cadere in illusioni
prescienti- fiche, siccome scrive il prof. Grasset, se dico che fondamen¬
talmente (salvo le invasioni del fanatismo settario o della inabilità tecnical
siamo davanti a cose molto affini e a risul- tamenti degni di
considerazione. 3“ Per le azioni meccaniche. — Il prof. Pettinelli dell
Istituto tecnico di Savona ha fatto sapere che con adatti apparecchi è
possibile mettere in evidenza “ una nuova forza biologica che agisce
meccanicamente a distanza,. Con grande cortesia egli mi ha mandato or ora il
modello più semplice del suo ‘bioscopio, (vedi figura). Consta di una lastra
me¬ tallica sottile, sospesa ad un filo non torto e tenuta in equi¬ librio, da
un contrappeso: in alto vi è uno specchietto che può servire da riflettore di
un raggio luminoso per segnare a distanza i più lievi movimenti
dell’apparecchio, come nei galvanometri; in basso vi è una paletta, pure
metallica, che immersa nell’acqua funziona da “ smorzatore ,. Dalle sue
esperienze il Pettinelli aveva concluso per “l’esistenza di lina forza
originata dall’organismo umano (e corpo animale in genere), la quale sotto l
azione della luce tende ad orien¬ tare verso la persona attiva una superficie
mobile qualsiasi, entro un certo raggio che può essere anche di 6-7 metri ,.E
ne desumeva: Tale fatto s’accorderebbe coi fenomeni mediumnici : i medi
avrebbero la facoltà di dirigere e con¬ centrale la forza suddetta, comune a
qualunque persona: al bujo le esperienze riuscirebbero meglio, perchè allora
non si disperderebbe in tutti i sensi come lé accade sotto Fazione della luce
,. Queste affermazioni e deduzioni di un fisico mi avevano col¬ pito :
saremmo noi andati in modo così agevole verso l’agognata, II mèta ?
Ho ripetuto gli esperimenti, ma non sono in verità
p™prbadaCOranC"war I de,1’aPParecchi° dipendono K,°f"0 una forza
biologica, particolare. Non è Questo luogo di esporre 1 risultati ottenuti nè
di discuterla dir/s soltanto che, pur tacendo delle ri*™ p„S r —10
"1 F A a* y '. ( S . / L
jrTÉSI-' w 1 1 v ! U bÌs°3°n d?1 pr?f;,G'. Pettinelli, di
Savona secondo il modello inviatomi dell’inventore rt,o9‘dfÌrÌgi;n0 10
P,aContrVaer^°8oa Z7e,C^ d°?’° Più ampia e varia investigazione, io temo
che il bioscopio, del Pettinelli altro non sia se mito Tdi r°Sr0P]°
Precisamente come Cbookes ha rite¬ nuto e dimostrato di altri apparecchi
costrutti con le stesse calorifiche 'JZff m0t° da rad“ fisiche
S^inofe neurichi t’anl? Che k° ^1° ®trett°)> non da radiazioni
neuncne, tanto meno bio-psichiche. Per le azioni fìsiche di
polarizzazione. Lo stesso STEXOMETBIA DELLE RADIAZIONI RIO-PSICHICHE mi
tocca di scrivere per l’apparecchio fatto costruire dal Dott. Joike, e sul
quale ci sarebbe forse da fondare maggiori speranze. Ommetto le ricerche sulle
correnti di polarità dello Chazarain e Dècle, e ricordo che al biometro del
Baradco s’è fatto l’appunto di non differenzarsi dal magnetometro di Fortin e
mettere in evidenza forze biologiche, ma bensì effetti fisici. Il medesimo può
dirsi del dinamoscopio del Dr Coul- longes. Mi arresto perciò allo stenometro dello
Joire che conosco e che ho sperimentato. E una specie di grande bussola,
in cui l’ago indicatore è co¬ stituito da un’asticella leggerissima ricavata
dallo stelo secco di una graminacea e sospesa orizzontalmente mediante un
fulcro mediano. Avvicinandole la mano dal di fuori della campana di vetro che
ricopre Tap-parecchio, si ottengono, secondo l’inventore, delle oscillazioni
ora attrattive ed ora ripulsive a seconda del soggetto in esperimento: un qua¬
drante diviso in gradi permette di stabilire il valore perso¬ nale di codeste
oscillazioni, le quali varierebbero poi anche per lo stato di salute, sotto le
emozioni, nella ipnosi, ecc. ecc. Non sono stato più fortunato, fino ad
ora, con lo steno¬ metro dell’esimio psichicista di Lilla, di quanto mi sia
acca¬ duto col bioscopio del fisico di Savona. L’apparecchio, un po’ grossolano
per gli scopi dell’inventore, si orienta con difficoltà: bisognerebbe
aggiungervi una piccola, ma esattis¬ sima livella, o livellarlo con quattro
viti micrometriche agli angoli del sostegno. Certo, l’asticella si muove; ma
non mi consta 'ancora che si muova regolarmente, nè che indichi valori
personali stenometriei, nè che i valori ottenuti siano costanti. Continuerò gli
esperimenti, e ne darò ragguaglio in luogo più adatto, cioè sui periodici ed a
consessi scien¬ tifici : ad ogni modo penso che la biometria, la bioscopia, la
stenometria, la bio-psicometria, la odometria (se si battezzerà a questo modo
qualche nuovo apparecchio), e ogni altro consimil genere di nuove e pressoché
intentate investigazioni debbono, anzi tutto, mettere la mira nel dominio della
pura fisiologia e psicologia sperimentali : soltanto provenendo di là, potranno
passare in quello della metapsichica; ma adesso è prematuro, da risultamenti
cotanto incerti, inferire che la medianità sia diggià chiarita e
spiegata. 5° Per le azioni sugli organismi inferiori. Cito qui i “ miracoli „ compiuti dai Fakiri
Indiani, e sui quali ave¬ vamo informazioni sbalorditive da Jacolliot e da
altri viaggiatori in Oriente. Secondo quello che se ne racconta, la forza
bio-radiante dalle mani di qualche fakiro avrebbe tale efficacia sui semi
vegetali da affrettarne in pochi minuti la germinazione e in circa un’ora o
poco più la nascita e crescita di una giovine pianta fino alla formazione di
foglie 11 Urna era giustamente indignato che si fatte meraviglie venissero
accolte senza veruna analisi critica: egli le bat¬ tezzava per “ sfacciate
ciurmerie „; e lo seguono i psichidsti piu sera (B. di Vesmei. Nessun uomo di
scienza ha mai potuto vedere quei prodigi in condizioni degne di rispetto: si
tratta verosimilmente di abilissimi giuochi di prestidigi¬ tazione, di cui
dalla Turchia al Malabar, dalla Persia al Giappone, gli Orientali, nel loro
istinto mistico di razza e di civiltà, sono avidissimi spettatori ed ammiratori
• e i takiri vi si sono impratichiti durante secoli e secoli di vita
contemplativa, circoscritta ed oziosa, sfruttando la credulità religiosa delle
masse. I recenti smascheramenti di pseudo- takiri, che però ripetevano, con
pieno successo, le gesta di quelli veri, debbono porci in guardia contro
l’asserzione di fenomeni, che per ragione delle odierne scoperte fisico-chi¬
miche non potremo, certo, dire impossibili (Garbe), ma che presentemente si
trovano a mille miglia dalla scienza positiva. Il meglio è, per gli
studiosi di Metapsichica, di raccogliere intanto le prove sensibili dimostranti
la realtà e la estensione de la facoltà di esteriorare della “ forza „
posseduta dai così detti medi in grado eccezionale; anche se essa non si ren¬
desse dimostrabile, per ora, sulle lastre bromurate, o sui nerofumi
chimogrnfici, o sui bioscopi, o sui germi vegetali rimangono in suo favore le
evidenze delle nostre percezioni individuali e collettive e le induzioni dei
nostri ragionamenti , ^'oPPOn0 dagli agnostici in istudl psichici la tesi
comoda dell illusione sensoriale; ma, dopo le prove che ne ho rac¬ colto, credo
che questa tesi sia inapplicabile all’aura nenrica fumicante, quasi, dal capo
della Paladino. Ho dubitato per un po che la nostra sensazione dipendesse da
uno spostamento dello strato d aria interposto e dovuto al calore della polle
come io avevo provato, fino dal 1891 avvenire nelle espe¬ rienze consimili
sugli effluvi delle mani di Pikmann, famoso lettore del pensiero (“Lo
Sperimentale,, Firenze). Ma non sembra: la capigliatura della E. P. è
abbastanza folta per impedire che si avverta la irradiazione termica, e inoltre
la sua corrente cefalica è troppo forte. Però c’è da chiedersi se
l’esercizio della mediumnità, con¬ sistendo in un lavoro più intenso e quindi
in un ricambio chimico piu attivo nella sostanza nervosa, non potrebbe
cau- “nn produzione ed una perdita maggiori di calorico. Mi anche onesto non
credo. Sebbene manchino finora dat. itili sulla termogenesi nella
medianità, questa non .um»to di cito «vU'.rg.mmno, . cervello piu che non
avvenga per il lavoro mentale O sotto niueir/ delle emozioni. Per un pezzo si
era creduto che ‘ “del pensiero si addimostrasse anche con un aumento .m.cTndta
to’» cerebrale: c nell» »» Clinic» pe.cb,.- . Tanzi e Mosso, sperimentando
delicatamente su so„ «tti ipnotizzati, rinacirono » raccogliere cifre ebe
p.r.ero dimostrative. Ma ulteriori, classiche ricerche del Mosso giun sero a
risultati affetto diversi, e oggi comunemente si ammette S, d pensiero non
indo» grandi mod,8c.z,on. nè noto to pola/ione nè nella temperatura del
cervello (Gauihier). _ In vista di ciò, opino che il senso di ventilazione che
si prova alla testa di Eusapia non dipenda neppur esso da radiazione termica:
io lo paragonerei piuttosto ^ soffio eh si sprigiona da un conduttore
carico di elettricità statica. La ponderabilità dell’ ‘ anima
, e le nuove ipotesi sulla Materia. Camillo Flammarion nel suo
primo ^col°d?f ® naturali ignote (“ Rev. des Rev.), dice che d peso del medium
aumenta in proporzione di quello dell o^ Setto che eo-li solleva (ma non in
proporzione esatta) n. L’oo-^etto sollevato era un guéridon, e suppongo che
pesasse poco" non ho compreso però, sopratutto in causa della paren¬ tesi
se lo scrittore si riferisce ad una esperienza di pesatura effettuata realmente
con la bilancia, o ad una impressione cinestetica della Eusapia e dei suoi
viglia tori : ne I™ caso eri opportuna un’indicazione di cifre. Ad ogni modo, 1
os servanone pone in evidenza che il mobile è stato sollevato ^ Lavanda ^
‘potrebbe servire a prova più concludente, se la si ponesse sotto i piedi di
Eusapia; e se in qualche modo se ne registrassero da lontano le oscillazioni
con un sem- phee apparato a trasmissione. Mentre il medium produce le sue
telecinesie, si vedrebbe aumentare, forse, il suo peso somatico di quel tanto
che corrisponderebbe al peso del¬ l’oggetto trasportato. Non essendovi contatto
visibile del suo organismo coll’oggetto, si avrebbe un dato per ritenere che
questo venga preso, tenuto e portato da un prolungamento dinamico secondo la
ipotesi dell’esteriorazione motrice Ma è altra cosa quando la bilancia
viene adoperata du¬ rante la produzione dei teleplasmi a distanza, dei quali
non si vedesse nè si arguisse la continuazione coU’organismo proiettante.
Supponendo che la esteriorazione sia avvenuta con distacco completo del “ quid
„ proiettato, la differenza ponderale del medium in meno darebbe il peso di
questa sua “ proiezione „. E qualora si ammettesse quello “ sdoppia¬ mento „
intero del medium, la cui ammissione non più ri¬ salta ostica a valorosi
fisiologi, si potrebbe dire d’avere pesata l’“ anima „, tanto nel significato
che I’Aksàkoff ha dato all’ “ animismo „, quanto in quello che taluni
psichicisti tanatocriti danno adesso alle emanazioni del medium, para¬
gonandole (e non solo metaforicamente) al radio, all’elio, aH'ipotetico * jonio
, e agli altri corpi consimili che si pro¬ durrebbero, più o meno
transitoriamente, nelle trasforma¬ zioni della radioattività secondo le nuove
ipotesi del Rutiier- ford, del Thomson, del Blotwood... In questo ultimo caso
l’“ anima „ diventerebbe un semplice anello nella serie con¬ tinuamente
instabile e mutabile dei “ corpi semplici „ ter¬ restri, ossia del nostro
sistema planetario: e quantunque “spi¬ ritualizzata „ in astratto e, magari,
mancante di massa in concreto al pari dei raggi R emanati dal radio, sarebbe
pur sempre un “ corpo „ di cui presto o tardi la Fisica deter¬ minerà le
qualità fisiche e una Chimica futura le qualità chimiche. In che si
distinguerebbe allora dalla materia? Io non so che sia stata provata
sperimentalmente da osser¬ vatori autorevoli la alterazione di peso e statura
dei medi in azione, che pur ho letta asserita senza documentazione in libri e
opuscoli polemici prò spiritismo. Il solo scrittore degno di credito nel quale
mi sono in proposito imbattuto, è il Gyel. Nell’universale, panni che il calo
di peso e di mole dei medi durante il loro sdoppiamento, e in causa della
formazione dei fantasmi, si asseveri e sostenga per ragioni aprioristiche piut¬
tosto che per accertamenti di fatto. La sera del 26 dicembre (’06) noi
credemmo d’aver tro¬ vato che Eusapia calava di peso durante la seduta:
l’importanza del reperto, se fosse stato positivo, spiega il primo nostro
contento. In un campo interamente coslnuovo di ricerche s’ è preparati a tutto,
ma una novità di quel genere sveglia naturalmente negli osservatori un’emozione
di compiaci¬ mento: si spera sempre d’aecostarsi in qualche maniera alla
soluzione deH’Enigma. Infatti, quella perdita di peso andava parallela alla
diminuzione di forza muscolare che mi aveva segnalato il dinamometro: e ambedue
le osservazioni portavano di conseguenza all’ipotesi che nella crisi di
mediumnità vi sia consumo organico. Senonchè quella diminuzione ponderale
appariva un effetto, anziché una condizione coincidente della fenomenologia eu-
sapiana: e inoltre, non si sarebbe veduta soltanto la perdita di poche
centinaia di grammi, come scrive il Gyel, bensì d’una massa rispettabile di
materia! Ma... il fatto non si verificò più : e questo, unito alla
sospettabilità delle succes¬ sive esperienze ottenute con quella compiacente
stadera, mi induce a considerare la “ prova „ senza alcun valore. Non già
che la cosa in sè sia inverosimile: tutt’altro! Se fosse vera l’ipotesi del “
doppio fisiologico una diminuzione di peso, suscettibile d’essere accertata colla
bilancia, somininistrereboe qualche lume sul meccanismo della me¬ dianità
telergetica. E il bello è questo, che pare sfugga agli “ spiritologi „
dottrinarii : ciò servirebbe a trattenerne la spie¬ gazione entro i confini
della più pura materialità, poiché non si potrà asserire, senza vergognarsene,
che lo “ spirito „ inteso nel senso purissimo di “ principio attivo, semplice
ed immortale dell’uomo, d’origine divina, si pesi e valuti in grammi. Dov’entra
la bilancia quale strumento di valuta¬ zione, c’è materia, nieut’altro che
materia (naturalmente da concepirsi secondo le nuove teorie della filosofia
naturale). Però è dubbio se un’anima che, sortendo da un medium, si pesa
con la bilancia a centinaia di grammi (Gyel), abbia neanco diritto di
cittadinanza nella fisica moderna della radioattività : sarebbe un’anima appena
più sottile della materia solida, del soma, e neppure potrebbe aspirare ad
essere una so¬ stanza gaziforme; giacché un metro cubo di idrogeno (il corpo o
elemento più leggiero e più semplice della chimica atomistica fino a ieri), con
la sua densità di 0.0095 peserebbe sempre meno di un si fatto corpo animico o
astrale! Il che mi pare assurdo e ridicolo dalla parte di uno “ spiri¬ tualismo
„ purchessia, mentre sarebbe perfino inconciliabile col più ostinato
materialismo. Gli spiritisti , che pesano il corpo astrale, hanno forse il
trave simbolico di Gesù nel loro occhio cosicché veggono solo il iuscello
nell occhio dei loro avversavi, che accusano di essere materialisti “
grossolani „ ! Ma lo stesso P. Cabus, sul cui idealismo sincero c’è da giu¬
rare, ha acutamente deriso questo “ antimaterialismo , da studentucoli liceali.
Recentemente, alcuni * scienziati „ Americani (non so piu se spiritisti o no,
ma, certo, meriterebbero d’esserlo) hanno propalato d’essere riusciti a pesare
l’“ anima „ trovandola, tutta intera, di pochi grammi. Secondo ciò che ne fu
detto, essi operavano su individui agonizzanti e poi subito dopo morte. Ora, la
“ trance „ è un sonno profondo, che non disso¬ miglia molto dalla morte nella
dottrina spiritica e anche nello spiritismo-ipotesi a binario ridotto: il Myers
le chiama tutte e due “ proiezioni dell’io cosciente o maggiore nello spazio
l'una temporanea, l’altra definitiva. Ma in verità, se qualche cosa si
proietta o esteriore dai medii fisici come Eusapia, e se questo quid è ponderabile,
lo spiritismo scientifico sgarra in modo comico rispetto alla scienza cui
pretende appellarsi. Si è appellato infatti con grande e ingenuo calore alle
nuove ipotesi sulla costituzione e dissoluzione della materia; ma non ha
riflettuto a due cose: 1° che la teoria atomica della elettricità, dando
origine alla teoria elettrica della materia, abolisce la massa in un buon
numero di trasformazioni di quest’ultima; e con ciò con¬ traddice la
ponderabilità di tutti i sedicenti corpi ^astrali : 2» che, ad ogni modo,
vogliasi la materia composta di atomi „ o vogliasi fatta di “elettroni,, le
cose sostanzialmente non mutano per la causa della sopravvivenza della “
personalità cosciente „. Perocché, o questa entra nell’Al di là col suo
perispirito sottile, ma ponderabile, al quale(parlando nel senso dello
spiritismo evolutivo) essa deve i propri caratteri ereditari ed acquisiti ; e
allora la ipotesi spiritica suppone il trapasso negli spazii siderei ed
ultrasiderei di una porzioncella di sostanza terrestre più o men
materiale. 0 la personalità cosciente è
una “ forma „ nel senso aristotelico, cioè una serie astratta di relazioni fra
cose concrete ; e queste sono gli elementi fisio-chimici e biologici, ossia la
“ materia „ della personalità somatica: e allora col dissolversi di tali
elementi, alla morte si avrà la cessazione e scomparsa di tutte quelle
relazioni formali. Il dilemma dispiacerà agli spiritisti, ma tant è: se
essi conoscessero meglio la storia delle loro stesse dottrine, come può
leggersi, ad esempio, nel lavoro sintetico-tìlosofico del Dankmaii, verrebbero
finalmente a sapere che il filo congiuntivo di tutta la Pneumatologia antica e
moderna è dato dal concetto di una vera materialità di quell’elemento o
componente umano detto astrale o sidereo , intermedio tra corpo e spirito, al
quale si attribuiscono 1 fenomeni me¬ dianici. Lasciamo in pace gli antichi, i
medievali e i moderni di cui ho parlato; Omni etti amo Eliphas Levi, che non
assegnava lunga vita individuale al suo “spirito astrale, ; e non tocchiamo i
teosofi che sostengono questa mortalità appena ritardata del “ corpo astrale, :
fermiamoci alla corrente pura spiritistica, affermatasi ai nostri giorni. Non è
forse allo stesso “corpo astrale, che Dn Prel assegna le meravigliose imprese
del suo “ io ma¬ gico „ ? E non è lo stesso “ corpo sidereo ,, in cui Fed.
Myers ha voluto riporre il germe della “ personalità più ampia e completa , che,
secondo la sua parola inspirata, sarebbe in vita sotto il controllo degli
spiriti, e alla morte emergerebbe dalPuomo, projettata nello spazio verso 1
altro Piano ?... Aveva un bel dire Carlo Du Prel che 1 ultima, parola
della magia — il corpo astrale — diventa così la prima pa¬ rola dell’
immortalità e dello spiritismo ,: ma ognun vede di quanta grossolanità
sostanziale sia tessuto questo atana- tismo odierno, che non riesce a concepire
e a far sopravvivere lo spirito se non traverso la materia, sottilizzando i
fluidi, o attaccandosi ai corpi transitorii, siano il radio, il jonio, l’elio e
simili, che si formano e susseguono nella genealogia degli ele¬ menti
novellamente ideata dalla Fisica. Nè meglio di questo spiritualismo a base di
emanazioni, vale 1 altro che, a coi to di argomenti suscettibili di
dimostrazione, ricorre all’etere e all’ancor più ipotetico “ metaetere ,,
illudendosi con ciò di dare una risposta all’Enigma. Che controsenso, . questa
im¬ mortalità spirituale acquistata mediante distillazioni succes¬ sive della
materialità sul modulo dell’omeopatia! Il materializzarsi o, se si
preferisce, il “ dispiritualizzarsi „ dello spirito in tutte codeste ipotesi
iluidistiche, odistiche, nevrauristiche, emanatistiche, ultraeteristiche e
simili, risulta cosi chiaro e lampante per chiunque abbia uno zinzino di senso
filosofico, che lo stesso Do Prel è costretto a perorare una cosi detta “
dottrina monistica dell’anima , ( Monistisclie Seelenlehre, ’88). Su questo suo
monismo, rafforzato da vedute neo-buddistiche, fanno grande assegnamento gli
spirito- spiritualisti e gli spirito-occultisti (Brofeerio, Bormann, Dankmar,
Hùbbe-Schleiden, ecc.). Invero vi si scorge il con¬ trapposto fortunato del
monismo di quel grande antesignano del tanatismo “ materialistico „ che è
Haeckel, contro il quale non c’è ingiuria che gli spiritisti non sca¬
glino (cfr. Seilixg), ricambiando del resto i suoi sarcasmi. Ma essi non
s’accorgono che, in fondo, i due monismi non sono agli estremi o ai poli opposti
di una linea retta, bensì alle faccie di una sola linea curva, siccome diceva
il Lewes parlando del corpo e dello spirito. Il monismo Haeckeliano avrà, in
vero, troppe tendenze al meccanicismo, ma l’altro, il Dupreliano, non avrà mai
che le apparenze di un dina¬ mismo puro, finché assegnerà un substrato o un
vestito, sia pur sottilissimo e volatilissimo, astrale o sidereo, ma ma¬
teriale, al suo io magico e trascendentale. A me importa poco che il
perispirito astrale corrisponda al TET degli antichi Egizi, i quali ne facevano
l’inviluppo del KA, formandone cosi 0 SAHU o doppio. Che cosa spie¬ gano,
scientificamente, queste credenze popolari inscritte sui papiri funerari
d’allora, per lo stesso procedimento psicologico che oggi fa vendere sui
muriccioli, ai canti delle strade, le canzonette e le giaculatorie religiose o
erotiche stampate alla macchia V Si crede proprio sul serio che quei papiri
popo¬ lari, deposti nelle tombe dalla pietà dei superstiti, conten¬ gano il “
verbo „ della verità filosofica sul destino umano ? Come si può ignorare tutto
l’enorme lavoro critico della mitografia comparata? Tanto varrebbe assegnare al
cate¬ chismo della dottrinetta cristiana il valore di un documento per
tramandare all’Umanità futura del 7800 dopo Cristo la filosofia cosmologica e
antropologica del XX secolo! Le teorie neo-tìsiche sulla radioattività
portano, invece, un buon contributo alla ipotesi dell’antropodinamismo; ma non
sono vere due asserzioni che in loro riguardo annun¬ ziano gli spiritisti ; la
prima d’ordine storico, che cioè esse siano state un colpo inaspettato al
monismo positivista; la seconda di carattere deduttivo, che cioè esse valgano a
comprovare la ipotesi della sopravvivenza. Discorriamone per un poco. 1°
Storicamente è inesatto che le nuovissime ipotesi sulla genesi e costituzione
di ciò che diciamo materia, siano giunte inaspettate ai filosofi e naturalisti
della scuola positiva. Da molti anni si riteneva che gli “ atomi „
congetturali della chimica e formanti le “ molecole „ della fisica, non
etere, materia ed energia 375 fossero il primo nè
l’ultimo elemento della sostanza univer¬ sale. Dopo la scoperta famosa della
legge di periodicità per opera di Mendf.lkjekf, alcuni scienziati di vaglia, o,
più correttamente, filosofi della natura, già sostenevano che tutti i corpi
detti semplici provenissero dal più semplice di essi, dall’idrogeno. E
qualcuno, sorpassando questo primo con¬ cetto, supponeva logicamente che anche
l’atomo d'idrogeno derivasse a sua volta da un principio sempre più sottile,
sempre più vicino all’etere ipotetico : che anzi, quel primo ri¬ sultato del
condensamento dell’etere cosmico aveva ricevuto il battesimo di protile (da
npùiTtx;, primo; e OXq, sostanza). Ciò portava, sempre per logica
induzione, a ritenere che se la materia attuale, pesata e analizzata nei nostri
Labora- terii, era nata per integrazione evolutiva, ben potesse anche
tramutarsi e assumere altre forme e qualità per disintegra¬ zione evolutiva. A
quelle geniali intuizioni si connettono i nomi gloriosi diMENDÈLE.iEi F, di
CiiooKEs.di Thomson-Kf.lvin, di Van t’Hoff, di Ramsay.. ; ed io non dispiaccia
a chi mi accusa adesso di insussistenti capitolazioni ! - io mi posso vantare
d’avere contribuito a farle conoscere e, anzi, d’averle sostenute in Italia
ventiquattro anni or sono (cfr. “ Riv. di filosofia scientifica „, voi.
Ili", IV", 1883-84, e posteci). Nè basta. Se nel nostro paese
non si ignorasse supina¬ mente dalla quasi universalità dei “dotti, (non dico
poi degli indotti!) la storia delle idee scientifiche in genere e quella delle
concezioni originali e delle invenzioni nazionali in ispecie, si saprebbe pure
che i rapporti tra materia ed energia sono stati da oltre un quarto di secolo
concepiti ed espressi dal prof. Marino Pompei dell’ Istituto tecnico d’ Ancona.
Questo modestissimo, eppur geniale studioso intuì, per il primo, con
ragionamenti e calcoli ingegnosi, che la Materia no li è altro se non una forma
di Energia al pari del calore, della luce, dell’elettricità: anzi, egli andò
oltre nelle sue pre- veggenze, poiché pose arditamente “l’analogia tra il
composto luce-bianca ed il composto materia „, e arrivò a conchiudere che luce
e materia sono essenzialmente eguali essendo, per lui, i fenomeni luminosi “
veri fatti chimici, prime efficienze dei corpi, forme primordiali della materia
„. Che cosa ha aggiunto di più la scienza fisica odiernissima a queste
idee del Pompei? Ha identificato la luce con la elettricità, ed in luogo dei
corpuscoli luminosi newtoniani ha posto i ioni o minimi elettrici hertziani !
Ma è pur sempre il concetto fondamentale del Nostro : * è dagli abissi del minimo
che sorge accessibile a noi [ai nostri sensi e alle , II
nostre rappresentazioni] ciò che diciamo materia ». Segui¬ tando il filo
di codesta argomentazione, si riesce a collocare le sensazioni di resistenza,
impenetrabilità, massa e peso, che noi sintetizziamo nel nostro cervello e
simboleggiamo sotto il termine di “ materia ,, nella serie tuttora
indeterminata dei movimenti cosmici, ossia delle vibrazioni dell’Etere uni¬
tario, alle quali le facoltà sensitive e reattive del nostro orga¬ nismo si
sono adattate durante il corso della Evoluzione biologica (Indico il titolo
dell’opuscolo: La Materia con¬ siderata come forma d’ Energia, Ancona, 1884,
con tav. ; cfr. la mia "Rivista di Filosofia scientifica – cf. H. P.
Grice, “Beware the devil of scientism!” ). Cello, nel concetto del
Pompei, al quale posso oggi van¬ tarmi di aver fatto festosa accoglienza, nel
mentre che i maggiorenti della scienza accademica (tranne il compianto
fisico-filosofo Giov. Cantoni) ostentavano di ignorarlo o, ma¬ gari , di
spregiarlo, certo, dicevo, v’è dell’ immaturo e del- 1 mcompleto: ma questi
sono i difetti di ogni idea vera¬ mente nuova e giovane. Fatto sta che G.
Cbookes, nel suo celebre discorso monistico sulla scala delle forme d’Energia
(citato da C. Flammahion fin dalle prime pagine del suo libro sull Ignoto), ha
avuto per precursore un modesto, sebbene dimenticato insegnante italiano.
Or dunque, le nuove ipotesi fisico-chimiche non sono af¬ fatto nuove: si
disingannino, al riguardo, coloro che vi veg¬ gono un argomento in favore delle
arbitrarie interpretazioni spiritiche dei fenomeni metapsichici. Noi “ monisti
, le aspet¬ tavamo, anzi, da un pezzo, perchè sono nella direzione precisa di
una concezione unitaria dell’Universo : e c’è da stu¬ pirsi soltanto che la
grande maggioranza dei fisici, dei chi¬ mici e dei neo-filosofi della natura
ignori o disconosca gli antecedenti storici da me ricordati. 1 Tutto è
Energia : tutta la materia è in continua dissolu¬ zione per ritornare ad essere
Energia: — ecco, si dice, il verbo novissimo della fisica nuova, da cui
scaturisce un con¬ cetto nuovo della cosmologia (cfr. le opere di G. Le
Bon). E se ne trae la conclusione che il mondo è fatto di forze simili
all elettricità, e che la psiche essendo una forza, ossia un potentissimo
fattore dinamico dell’evoluzione cosmica, essa non abbia affatto bisogno della
materia per preesistere alla sua incorporazione in un soma individuale e per
sus¬ sistere (sopravvivere) dopo la sua disincarnazione da codesta forza. Ora,
è facile rispondere che se la “materia» dei mo¬ nisti-meccanicisti si dissolve,
anche la “ forza » dei monisti- LA ENERGETICA E LA
MEDIANITÀ dinamisti, individuata in quel sistema, che noi designiamo col
nome di “organismo personale,, si dissolverà "egual¬ mente. E infantile
non iscorgere che i due concetti sono equipollenti, e che nella nostra mente il
concetto dinamico si sostituisce al meccanico senza che la sostanza delle cose
si carabi menomamente (E. Mach). Giudico inutile fermarmi sulle numerose
e spesso stram¬ palate idee espresse recentemente intorno all’Energetica ap¬
plicata albi interpretazione dei fenomeni medianici. Solo il Gaetani d’
Aragona, a mio avviso, ce ne ha data una buona sistemazione, quantunque
sommariissima e in taluni punti azzardata, sia perchè lo scrivente non sembra
avere espe¬ rienze proprie sullo spiritismo, sia per l’indole generale del¬
l’argomento che fino ad ora oltrepassa i limiti d'ogni accer¬ tamento positivo
(v. “ Corr. della sera „, febbraio 1907). Lo stesso difetto hanno,
secondo me, le brevi e forse troppo rapide induzioni d’Energetica biologica che
i dottori Aggazzotti, Foà ed Hkrlitzka hanno voluto anticipare sulla base dei
tre o quattro fenomeni eusapiani, in tutto, da essi giudicati attendibili, fra
cui le impronte di dita sulla lastra lotografica di cui ho superiormente
parlato (v. “ La Stampa , e ‘Ann. de Se. psych. ,, marzo ’07). Si
potrebbero, con eguale ardimento, ricavare altri raf¬ fronti, altre analogie,
altre interpretazioni verosimili dai libri e dalle teorie di G. Le Box, che
pure è assai scettico circa la realtà dei fenomeni fisici medianici di Paladino
(cfr. L’ Svolutimi de la Mal irre , ’06; L’ Svolutimi desForces). Del resto, nell’opera
di De-Fontenav sulTEusapia si può leggere un buon saggio di “ supposizioni e
teorie snlla costi¬ tuzione misteriosa della materia ,, non che una “ ipotesi
dinamica la quale conduce l’autore ad un monismo, dirò così, di ordine
eterologico con le sue brave conseguenze d’ordine morale, insomma con tutte e
quante le doti d’un sistema metafisico. Ciò mi rallegra perchè se ne ricava che
à quelque chose Eusapia est botine, e mi conforta perchè sull’esempio
dell’accreditato spirito-psiebista spero nell’indul- genza dei lettori per le
mie divagazioni al largo dall’umile tavolo della Pitonessa. 3° Forse è
prematuro discorrere di spiegazioni fisico-chi¬ miche dei disputati fenomeni
medianici in un momento, nel quale e la Fisica e la Chimica attraversano una
crisi, che ha perfino i caratteri di un rivolgimento anziché di una semplice
riforma : tuttavia, mi preme dire due parole anche per dimostrare che le
speranze degli spiritisti sono, qui, illusorie e basate su di una errata,
frettolosa e incompleta intelli¬ genza delle nuove ipotesi scientifiche.
La produzione esteriorata di un “ doppio „ include o pre¬ suppone la
possibilità che la materia organizzata vivente subisca, nello stato di “ trance
una specie di assottiglia¬ mento (molecolare?) per cessione temporanea d’una
qualche sua porzione di sostanza. La quale porzione potrebbe con¬ stare di
atomi o, più verosimilmente di subatomi o di ele¬ menti preatomici, epperciò
estremamente più leggieri delle molecole fisiche, ma ciò non pertanto capaci di
restare ancora aS3reSati in sistemi identici a quelli da cui deriverebbero.
Questa loro capacità aggregativa basterebbe per mantenere a tali sistemi
preatomici la configurazione (spaziale?) del corpo da cui provengono, e la cui
esistenza contemporanea sarebbe però necessaria al fenomeno dello sdoppiamento,
inquan- tocchè l’aggregazione somatica grossolana sarebbe sempre il meccanismo
ingeneratore e determinatore dell’esteriore aggregazione più sottile (“
aerosoma ,). Dato pure che l’“ atomo „, o ciò che fino a ieri desi¬
gnammo sotto questo nome, non sia “ materiale . (mà chi ha mai avuto, da
Democrito in poi, la ingenuità di crederlo solido e figurato?), sia invece un
aggregato di migliaia di piccolissime unità dinamiche, ossia di minuscoli
centri di forza cui diamo il nome di “ elettroni „ o di k ioni „, non cessano
per questo la sua instabilità e la sua mortalità. La disso¬ luzione s’è portata
dal composto grande (organismo) al mi¬ nimo (atomo); ma la immortalità è
inconcepibile tanto nel- 1 aggregato grossissimo, quanto nell’elemento
piccolissimo. Gli studi odierni sulla durata dei corpi radioattivi, nei
quali soltanto si vuole e si può trovare qualche analogia colle “ emanazioni
dinamiche „ dei medi , hanno dimostrato che gh elementi semplici aventi una più
lunga vita sono quelli piu materiali, cioè quelli che possiamo vedere, toccare,
pe¬ sare (p. es. uranio, torio, piombo, ecc., ecc.), mentre i corpi meno
materiali, quelli che supponiamo più vicini all’etere e quasi intermedi tra la
materia e l’etere, o imponderabili, sono costituiti da atomi iu continuo
sfasciamento, in con¬ tinue conflagrazioni, per cui hanno vita brevissima (ad
esempio, 1 uranio X dura 32 giorni, l’emanazione di radio A dura solo 37
minuti, il polonio dura al più 207 giorni, ecc.). Adunque, è falso che la
nuova fisica dia appoggio alla ipo¬ tesi spiritica della sopravvivenza della
parte più spirituale i?) del nostro essere. Quanto più ci allontaniamo dalla
stabilità grossolana della materia terrestre e ci avanziamo verso la serie
probabilmente interminabile delle trasformazioni dei corpi più sottili o
eterei, e tanto meno possiamo sperare di vederli acquistare una lunga
esistenza. Se 1’ anima „ tosse composta di uranio, potrebbe torse durare
500,000,000 di anni, e se lo fosse di torio, chi sa se non avrebbe anch’essa,
l’enorme durata di 2,000,000,000 di anni, come risulta dai meravigliosi calcoli
di Ruther cord, di Wilson, di Loul Kelvin !... Ma un’anima fatta di emanazioni
bio-radioattive, ovvero costruita dinamicamente con un “ sistema di forze ., è
condannata a sfasciarsi assai presto, e verosimilmente du¬ rerà (sopravviverà
all'organismo che informa) meno ancoia delle emanazioni radioattive, le quali
vivono appena 5 secondi e 7 decimi di secondo ! . Ammenocchè non si
fantastichi che 1 " anima „ è un ione o qualcosa di simile immensamente
più tenue d un atomo (che può contenere, secondo i calcoli di Thomson, fino a
2000 ioni!). Qualcuno forse troverà meritevole di risurrezione la
monadologia di Leibniz, e fantasticherà che nel sistema com¬ ponente un atomo
esiste un numero altrettanto grande di “monadi, incluse l’una nell’altra, come
i germi dei “bio¬ logi „ preformisi del XVII secolo (H alleiì). Ciascuna di
queste “monadi ,, liberandosi dalle scorie dell atomo primi¬ tivo, si farebbe
ognor più sottile lungo una serie lunghissima di esistenze individuali, di
reincarnazioni secondo la tesi pre¬ diletta ai kardechisti, di ritorni periodici
secondo la lesi ultrametafìsica di Nietzsche . E ogni volta
trascinerebbe con sè negli spazi e iperspazi i lineamenti e le qualità
ca¬ ratteristiche della “ personalità cosciente » : sarebbe un essere sempre
unico, che si incarna e si disincarna... Ma è possibile che non si concepisca
l’assurdo di una ipotesi spiritualistica che ha bisogno di ricorrere alle
particelle minime dei fisici per rendere tollerabile l’idea antropomorfica
della sopiavvi- venza d’un “ io personale cosciente „?! LA SEDUTA. Compendio
della serata L’assistenza è tornata la medesima delle prime sere, e ci
prefiggiamo di stimolare la medianità d’Eusapia a darci le desiderate “
materializzazioni „ di gabinetto. Pertanto la prima parte della serata decorre
in catena, come d’ordinario, salvo che la formiamo nel mezzo della sala, con
Eusapia discostata dalle cortine: nella seconda parte, Eusapia è co¬ ricata
entro il gabinetto, e noi ci sediamo in semicircolo davanti a questa,
aspettando di vedere le apparizioni. Ma 10 dico subito: siamo rimasti
delusi: non solo i “fantasmi, non sono venuti, ma la medium era anche di
pessimo umore e poco disposta da principio a cadere nella “ trance „ ne¬
cessaria. Il Uozzano reputa che la medianità della Napole¬ tana dal 1902 in poi
sia in diminuzione, o per la età o per 11 diabete o per lo strapazzo ;
però queste cause, se forse agiscono sulla facoltà organizzatrice di teleplasmi
visibili, non mi sembra che sostanzialmente abbiano scemato di molto quella
telergetica, che si addimostrò jersera ancora potentissima. Io penso, a
riguardo delle apparizioni mancate, che il nostro ambiente, sebbene reso
omogeneo dalla comu¬ nanza di intenti e dalla mutua inibizione delle nostre
opinioni sulla medianità, non stimoli troppo il subconscio della Paladino. Ho
già detto in qual modo, secondo me, l’assistenza partecipa alla fenomenologia,
specialmente “ spiritica „ : noi domandiamo molto alla attività di “ John „ ma
colla stessa severità del controllo gli concediamo poi un margine troppo
ristretto. Eusapia esige e quasi impetra le massime pre¬ cauzioni di vigilanza;
ma, alla fine, la stessa limitazione che il controllo impone alla sfera
d'azione della medianità, va a scapito della fenomenologia supernormale. I
Fenomeni accaduti mentre siamo in catena tiptica. L’innovazione di
collocarci lontani dal gabinetto è stata inspirata dal desiderio di dare ai
fenomeni in catena una direzione diversa dal solito : con Eusapia a quasi un
metro dalle tende vogliamo vedere che cosa succederà in quell’an¬ golo oscuro ;
le azioni a distanza ne acquisteranno una au¬ tenticità maggiore, e non sarà
più il caso, se avvengono telecinesie, di sospettare che siano falsificate con
trucchi a portata di mano. Non abbiamo assistito a novità vere, ma
ottenemmo mani- frslazioni di intensità non comune e in condizioni tali di
distanza, di luce e di effetti, da costituire una convincentis¬ sima “ evidenza
„ . Tutti i fenomeni che più sotto accennerò avvennero in luce discreta : al
chiarore che il grosso moccolo di paraffina spandeva nella stanza, e che dalle
chiare pareti si rifletteva su di noi, io leggevo di quando in quando nel
quadrante del mio orologio da tasca: discernevamo .netta¬ mente Eusapia
immobile e imbroncita al suo posto di capo- tavola. Nè io nè Barzini abbiamo
mai lasciato un solo istante le mani e i piedi della medium: ne siamo sicuri,
arcisicuri, poiché ad ogni fenomeno ci comunicavamo le nostre impressioni di
contatto e di presa: e poi, se vede¬ vamo tutta intera la persona d’Eusapia,
come dubitare che costei ci tradisse usando stratagemmi inconciliabili con la
sua immobilità da noi sentita e veduta? Dico e riassumo ciò ancora una
volta, perchè qualcuno, cui narravo le “ meraviglie „ occorse nella prima metà
della seduta di jersera in una sala abbastanza rischiarata, mi ha obiettato che
forse l’abitudine di invigilare ci ha reso meno accorti e forse la reiterata
compagnia di Eusapia ci ha fatto più corrivi verso di essa: dimodoché oggi
saremmo quasi trascinati a raddolcire la nostra austerità di investigatori e a
rafforzare, con troppo facile annuenza, la opinione favorevole espressa pure
troppo sollecitamente. Insomma, a sentire questi ipercritici, noi staremmo
cadendo, come tanti spiritisti dal¬ l’entusiasmo proverbiale, nell’ agguato
tesoci dalla stessa nostra buona fede. E un’accusa stantìa, alla quale c’è da
rispondere coi fatti, più che con le parole. Ora, i fatti sono proprio quelli
da cui ricaviamo la nostra sicurezza di spe¬ rimentatori. Eccoli un per uno
: 1° Il tavolino si muove , si alza e levita. Levitazioni
stn- pendo, fino all’altezza di 50-60 centimetri, e fino alla durata di 62
e di 78 minuti contati ad alta voce dal Ycnzano. Il tavolino ni trasforma in
aeroplano. La più perfetta levitazione „
che io abbia mai veduta! 11 mobile sospeso in aria oscillava come se
galleggiasse in un fluido : le mani d'Eu- sapia erano da noi tenute ferme sulle
sue coscie, e nessuno toccava il mobile volitante. Due volte ! 3° Il
tavolo scandisce il tempo. — A questo giuoco, di ac¬ compagnare con battiti
ritraici o una numerazione ad alta voce, o il nostro canticchiare, ‘ .Tolin „
ci si diverte un mondo; e jersera lo ha ripetuto parecchie volte di seguito. Si
raspa sotto il tavolo. 11 raspamento
pareva fatto con le unghie, ma noi tutti ci siamo messi inutilmente alla caccia
dell invisibile che grattava: mentre le nostre mani cer¬ cavano in un punto, il
rap scoppiava, quasi per ironia, in un altro, e poi ce lo sentivamo
sopraggiungere sotto le dita! Si annunzia un “ defunto , che poi non
viene. Da certe inclinazioni insistenti
del tavolo verso il Bozzano s’è capito che nel gabinetto avrebbe dovuto
materializzarsi una forma, pel mio vicino da destra: ma anche jersera, come ac¬
cade spesso nelle sedute d'Eusapia, al preavviso non seguì la presentazione
dell entità occulta. 0 ’ John „ se ne distrae e dimentica, venendo meno alle
sue promesse; oppure l’organiz¬ zazione stereoplastiea non progredisco per
mancanza di forza medianica o per deficiente partecipazione
psicocollettiva. 6° Le seggiole camminano. — Ha camminato la mia all’in-
dietro con la evidente intenzione di trascinarmi verso il ga¬ binetto. dove,
anche per me si sarebbe dovuto presentare qualcuno „. E un gesto indicativo
abituale dell’automatismo d Lusapia : ci si vede, non è dubbio, della
intenzionalità, ma quanto volgare e quanto convenzionale! t° La cortina
del gabinetto si anima. — Siamo alle solite: quel floscio e nero diaframma
penduto esce dalla sua inerzia di materia bruta e piglia un'anima; ma è
un’anima effimera, che le si cela dietro e non l’invade, che agisce sempre ad
un modo, e che è assolutamente anonima. La tenda lavora al pari di un
automa, le cui molle siano tirate da un marionettista circoscritto nella
gesticolazione dai limiti meccanici del suo congegno. L’automa, che si
nasconde, sembra però vivo: si avanza, si accosta, ci tocca e si ritrae,
ritorna e ci preme, si lascia palpare, ma sfugge ad un esame troppo minuzioso,
ci stimola e solletica, ci blandisce strofi¬ nandoci, talvolta spinge la sua
espansione a carezzarci con due inani, a baciarci o morderci con una bocca, a
pigliarci fra due braccia. Ma tutto ciò è compiuto al riparo r un legio¬ nario
romano non si proteggeva meglio col suo scudo dai colpi del nemico, di quanto
si difenda questa “entità occulta „ da investigazioni troppo
spinte. Se si solleva la tenda, e le si guarda dietro, non c’è nulla ; eppure,
le nostre mani sen¬ tono delle resistenze e il nostro corpo avverte i contatti
multipli che rispondono a frammenti di un essere vivo che eseguono azioni
abbastanza complicate. Il mirabile si è lo scorgere a mezza luce i moti
intelligenti di quei rigontìi di storta, i quali gestiscono, incitano e poi si
dissipano da sè, dietro ad Eusapia che ne dista 70 centimetri. Il
gabinetto medianico sembra, adunque, abitato : si sente che un “ operatore „ vi
si muove e lavora a suo agio, e lo si indovina provveduto delle caratteristiche
personali della volontà, ossia della intenzionalità negli atti. Il nostro
orecchio ne distingue ogni movenza, e lo seguiamo mentre smuove e fa funzionare
gli oggetti che vi abbiamo collocato. Infatti la tenda fluttua, si inturgidisce
e si abbatte, si arrotonda e si spiana modellandosi su di un corpo semovente in
conformità degli atti che desumiamo eseguiti. Ma 1' “ agente „ non si vede: è
come un’imboscata. 8“ V Invisibile mi perseguila. — Non trovo altro
termine per designare l’insistenza con cui quel- 1’ ‘Invisibile, mi aveva
pigliato di mira. Giurerei che coi suoi ‘piedi, m’allun¬ gasse dei ‘
contatti , per di sotto alla tenda, tanto erano bruschi, larghi e... grevi: in
altro momento mi si ì: buttato addosso con tanta violenza, che io mi sono
piegato sulla spalla destra di Boz- zano. Questo ‘ qualcuno , era, certa¬
mente, un disincarnato burlone, o “John, più facchinesco del
consueto. L' “ Invisibile , fa
nodi in una funicella. — Un pezzo di corda spesso mezzo centimetro e lungo un
metro, che dovrà servire poi a legare Eusapia, dap¬ prima ci è gettato sciolto
sul tavolo; poi se ne va, e dopo un po', alla mia osservazione che l'avrei
voluta vedere anno¬ data, ci ritorna con tre nodi eleganti nel mezzo (V.
fìg.). L’esperimento non è neppur parago¬ nabile a quelli ottenuti da
Zììllnei: con Slade fino da quando costui, fra una serie di miracoli di fisica
tra¬ scendentale, eseguì quattro nodi equi¬ distanti in una cordicella
suggellata ai due capi su di un I tre nodi di fune esegùiti
dall’ ‘ Invisibile asse (cfr. le “ WissenschafU. Abhandl.); ma, ad
ogni modo, è notevole per due circostanze : la prima, che esso sia avvenuto a
mia richiesta, e quindi con buona guardia da parte nostra sul medium: la
seconda, che, es¬ sendo le mani d’Eusapia visibilmente imprigionate, si per¬
cepiva nettissimamente da noi tutti, nel fondo bujo, lo strofinìo di altre mani
sulla funicella e il loro lavorìo per avvolgerla. 10° Un oggetto penante
si sposta e trasvola senza contatto. — L’oggetto di cui parlo è un’asse di
legno con su uno spesso strato di plastilina, l’esava cinque chili; eppure, è
stata buttata fuori del gabinetto ad un colpo, con violenza, precipitando sul
tavolo dopo un volo aereo di almeno due metri! 11° Una mano invisibile
stampa una orma parziale. — La superficie della plastilina lia offerto, dopo il
trasporto, alcune orme di dita: ora, Eusapia non può averla toccata con le sue
mani anatomiche che noi non abbiamo mai lasciato libere. “ Un “
Invisibile „ agisce intenzionalmente fuori del gabi¬ netto trasportando e
porgendo oggetti — Noi abbiamo veduto l'asse della plastilina alzarsi da sè dal
tavolo in mezzo a noi, e passando al di sopra della testa di Eusapia ritirarsi
lenta¬ mente dietro il nero diaframma; quindi essa è ricomparsa in aria alla
stessa altezza, come fosse una guantiera, che con stu¬ diata lentezza ci venisse
mostrata da un invisibile portatore che poi l’ha debitamente riposata sul
tavolino. Fenomeno di telecinesia indubbiamente ammirevole per la
sicurezza del controllo, per la visibilità completa dell’oggetto trasportato
lungo tutto il suo percorso, e per la invisibilità assoluta dell’ agente ! Si
noti che la molle pasta arrivava tino all’orlo, e che, senza afl’ondarvisi, la
mano occulta ha sollevato con qualche stento il pesante vassoio, portandoglisi
poi di sotto e sostenendolo, prima oscillante e poi bene equilibrato, sulla
punta delle cinque dita protese e divaricate, come si farebbe da un compito
cameriere. S’intende che noi vedevamo queste “ mani „ con la fantasia: in
realtà c’era il vuoto. Passando tra la mia e la testa d’Eusapia, uno spigolo
dell’asse mi ha urtata la fronte ; ma, tranne questo piccolo incidente, tutta
la manovra si è compiuta con precisione e con delicatezza. E noi abbiamo
calorosamente applaudito ! Il “
medium „ si indiadema di “ fuoco A un
certo momento alcuni dei presenti esclamano di vedere una mano bianca e
luminosa sopra la testa di Eusapia. Guardo, e a me pare invece di vedere una
grossa e non vivace luminosità ARTI MULTIPLI DEL
MEDIUM lievemente azzurrognola, larga almeno 4 cent., alta 5., ellis¬
soide e appuntita ossia lanceolata, si da darmi l’impressione di una * lingua
di fuoco , , a due zone, una interna più lu¬ cente ed una esterna soltanto
chiara, a contorni non troppo sfumati. 11 fenomeno stette in vista per 4-5
secondi. 14“ Compaiono mani senza braccia e braccia senza mani. Si sono
vedute molte forme materializzate, e i miei compagni non facevano in tempo a
denunziarle: erano prolungamenti nerastri o mani biancastre, che si formavano
sopratutto tra me ed Eusapia, cosicché io meno degli altri potevo scorgerle
bene. Ne ho percepite due distintissimamente: 1“ una mano si¬ nistra,
evidentemente di fattezza femminile, di color carneo, che si fe protesa al di
qua e al dinanzi della " medium , tra me e Barzini. colla palma aperta
verso di lui e col dorso semi- Uesso verso di me, con il mignolo in basso ed il
pollice in alto, senza contorni delimitati quasi fosse composta di nebbia ; e
2° un'altra, pur essa bianco-carnea, che si è allungata da sotto alla tenda
nera gettata traverso al tavolo: essa ha tentato di atterrare il piatto della
plastilina, ma non riuscendoci per il peso l'ha spinto verso il lato
opposto. Ambedue le volte ne ho ricevuta profonda impressione, poiché
vedevo contemporaneamente e chiaramente Eusapia munita di tre arti superiori !
Quelle mani sono state affer¬ rate dal Barzini, che se le è sentite “ defluire
fra le dita come per uno sgonfiamento „ : sono estremità, egli osserva
giustamente, che svaniscono in modo rapidissimo “ dopo aver avuto un massimo di
energia ed un’apparenza assolu¬ tamente vitale al momento di compiere un atto
„. Anch’io ho varie volte provata eguale impressione di “ fluidità „
nell’afferrare le mani che furtivamente mi si accostavano. Dirò per di più, che
mentre alla vista i prolungamenti dinamici toccanti del medium non hanno sempre
forma decisa androide, al tatto mi è riescito di tastare mani morfologi¬
camente ben fatte. Ma tale differenza fra le impressioni tattili e le visive
non dipenderà dall'imperfezione con cui queste ultime sono accolte dalla retina
nella penombra in cui per solito avvengono i toccamenti? Vi è per ciò da so¬
spettare che un certo numero di toccamenti subdoli sia ese¬ guito bugiardamente
e che alcune forme visibili siano illusorie. A tale proposito noto
nuovamente che esiste sempre una certa differenza individuale fra i
percipienti, minima per ri¬ guardo alle percezioni tattili, grande per le
acustiche sem¬ plici, massima per le visive e per la necrofonia: debbo però
dichiarare che nelle esperienze del 1907, fatte con metodo più severo di
controllo perchè più uniforme, la influenza del tipo mentale mi è risaltata
minore di quanto avessi stimato nelle sedute del 1901-2. Direi anzi che,
mantenendo costanti le condizioni d’esperimento, si eliminano molte ra- crioni
di dubbio anche per la individualità delle descrizioni e definizioni dei
fenomeni, pur restando fermo il contributo personale degli astanti allo
sviluppo ulteriore di essi. II. Fenomeni accaduti mentre Eusapia giace
entro il gabinetto nero. “ Nero „, per modo di dire: la branda di legno
che vi abbiamo introdotta è troppo larga e lunga, e le cortine e so¬ pratende,
che dovrebbero chiudere al dinanzi 1 angolo della sala e farvi bujo perfetto,
ne restano separate. Cosi vi pe¬ netra troppa luce dalla lampadina rossa, che
rimarrà accesa durante il resto della serata. Chi sa se non è stata questa la
causa per cui non abbiamo ottenuto le grandi apparizioni che ci aspettavamo? È
possibile, poiché passa per assiomatico che l’energia, onde si formano le
materializzazioni, non si “ condensa „ e non si plasma se non neH’oscurità
perfetta. Ricordandomi che i più grandi medi ad apparizioni (ad es. la
Cook, l’Eglinton, la D’Espérance, il Miller, la Virginia di “ villa Carmen „)
ordinariamente non si legavano nè si legano, avevo convinto i miei compagni di
lasciare libera Eusapia : pensavo che la coercizione materiale, anziché gio¬
vare, potesse danneggiare la medianità proprio nella produ¬ zione di quei
fenomeni che richiedono uno stato prò tondo di sonno col massimo d’automatismo,
e per i quali sembia assurdo sospettare agguati. Ma questa libertà non è nelle
abitudini d’Eusapia : per di più, essa rifugge dall idea di lasciare aperto il
varco al dubbio. A malincuore pertanto accettò dapprima di sdraiarsi sulla
branda, mentre noi ci disponevamo, a luce rossa, nel rituale semicircolo.
lo occupo la seggiola di mezzo: alla mia destra stanno Berisso, Bozzano e la
signora Berisso, alla mia sinistra il U ven- zano e Luigi Barzini.
, Sono le 23, ed Eusapia è al lavoro da oltre due ore: era essa
affaticata e per ciò impoverita di 4 forza medianica Lo dovrei dire, perchè
durante mezz’ora buona il gabinetto rimane tran¬ quillamente silenzioso. Ma
Eusapia comincia a smaniare e a gemere, e con voce rotta e piagnucolosa insiste
perché io la le»hi. Devo pertanto cedere ai suoi piagnistei, e avvolgerle e
annodarle una prima corda attorno al collo dei piedi, una seconda attorno al
tronco, ed una terza attorno ai polsi: ì capi di queste tre corde sono passati
in anelli metallici appositamente infissi nella testata e nelle due prode della
lettiera, e lì anch'essi allacciati. t _ Con che la Eusapia sembra
quietarsi ; ma dopo un po' di infnittuosa e silenziosa aspettativa, eccola di
nuovo seroisveglia chiamarmi con voce alterata e mostrarmi le sue «lue mani li¬
bere dai lacci ! Per dir vero, non saprei spiegare come le sia riuscito
di slacciarsi, poiché ritenevo d'aver fatta una legatura strettis¬ sima e non
facilmente snodabile ; ma l'avventura capita spesso a chiunque abbia da fare
coi medi professionali: anzi, si deve credere che anche questo slaceiamento
appartenga oramai al programma fisso delle sedute di gabinetto, poiché lo
abbiamo veduto nel 1902 a casa Avellino; ed Eusapia, nel suo au¬ tomatismo,
sembra pigliarci gusto ! La rilego pertanto più strettamente, e per
maggior precau¬ zione le passo attorno ai due polsi una quarta corda, i cui
lunghi capi escono di sotto al cortinaggio e son tenuti da me: così no
avvertirò qualsiasi movimento. Inoltre, per desiderio di 4 John , che parla
personificato in Eusapia, mutiamo la nostra situazione di spettatori e ci
disponiamo in due file: nell'anteriore siamo da sinistra a destra Barzini, la
signora Be- risso, io e Bozzano: nella posteriore siedono Berisso e Yeu- zano:
in sèguito anche Bozzano passa dietro di me. Sono curiosi questi
mutamenti di catena chiesti dai medi. A prima vista si direbbero inutili e
capricciosi, o, quanto meno, indifferenti per la riuscita dei fenomeni : ma a
guar¬ darci bene, debbono corrispondere a esigenze fisio-psicolo- giche, a un
di presso come serve il volger di fianco a chi, soffrendo di insonnio, cerca
accomodarsi in altra posizione per dormire. Certe volte però il mutamento è
imposto per esigenze tecniche : gli astanti più dubitosi sono mandati a sedere
nei punti, dove si porterà la scarica di medianità ; per la qual cosa c’è da
scorgere un'altra prova della influenza della volontà sui fenomeni. E
intanto nel rilegarla osservo lo stato fisiopsichico della Paladino. Essa è
indubbiamente in ‘ trance ,, trasognata, se¬ miconscia, con le palpebre
abbassate, le guancie cadenti, l’a¬ spetto invecchiato, cosi che non sarebbe in
grado di camminare e neanco di mettersi seduta, tanto meno di alzarsi in piedi
sul materasso, e di t.enervisi in equilibrio, sia pel suo stato di semisonno,
sia per quello di amiostenia. Eccetto alcuni sospiri profondi o qualche
gemito a mezza voce, Eusapia è rimasta silenziosa: non la turbavano,
a quanto sembra, i sogni allucinatoli, di cui altre volte in circostanze
simili, con gridi e con smanie, ci ha palesato Tinsorgere repentino nella sua
subcoscienza. Veggo con De Fontenay che la “trance, passiva perde i caratteri
del sonnam¬ bulismo: mancano, ad es., le esclamazioni ànW'* Ajutami tu !, del *
Vieni tu, vieni! ,, dirette allo spirito-guida, ora con voce imperiosa ed ora
con un accento di supplica. Quando la medium si pone volutamente o per
autoipnosi nello stato propizio alle grandi apparizioni, la sua coscienza si
oscura del tutto, e la condizione psichica assomiglia sempre più strettamente
al letargo degli ipnotizzati: i fantasmi sono, dunque, prodotti di sogno, “
dream- ghost s „, secondo il giu¬ stissimo e ironico termine di P. Carus.
Ma, nonostante tutti questi preparativi, all'una dopo mez¬ zanotte eravamo
ancora ad aspettarli tra gli sbadigli e la voglia di dormire. In loro vece, si
sono prodotti alcuni fe¬ nomeni di non lieve significato, quantunque non nuovi
nè intensi come altre volte. 1° Il tavolino danza da solo. — Non è stato
il ballo stu¬ pendo di casa Avellino, ma il mobile, che era rimasto libero da
ogni contatto al dinanzi del gabinetto, s’ è scosso, ha sal¬ tato qua e là. si
è sollevato; e tutto da se come se fosso vivo! 2° Un ‘ Invisibile ,
gratta e smuove dei fogli di carta. — Questi fogli costituivano un pacco di
cartelline deposte da Barzini sul tavolo. Da prima s’è udito un rumore di
ra.spa- mento come se qualcuno vi scrivesse sopra; poi si sono visti i
foglietti sollevarsi regolarmente l’un dopo l’altro da uno dei loro angoli,
come se una mano da noi non veduta li sfogliasse. Speravamo di aver ottenuto
una ‘scrittura diretta,, ma ‘John, seguita ad essere ostinatamente
analfabeta! 3° lì “ Invisibile „ slaccia i polsi della medium. — Ne ho
parlato ; e qui dico che l’abbia fatto una entità occulta per se¬ guitare nella
terminologia interpretativa della ipotesi spiritica. L’ ‘ Invisibile ,
solleva le tende e sopratende. — Più volte le cortine si sono aperte nel mezzo
e rialzate dalle parti, come se una persona (che la nostra vista non scorgeva)
le stirasse allo scopo di svelarci l'iuterno del gabinetto: in altri momenti si
sarebbe detto che si cercasse invece di aggiustarle per chiu¬ dere ogni
spiraglio alla luce. Quegli atti ci allargavano il cuore alla speranza: pareva
quasi che un attore stesse per uscire dalle quinte di un palcoscenico da
salotto; ma inutilmente! Si formano chiarori e luminosità indistinte entro
il ga¬ binetto. A me e a qualchedun altro è parso di vedere rischia¬ rarsi
fiocamente il fondo oscuro del gabinetto verso il mezzo della sua altezza. Per
quattro o cinque volte, al di sopra di Eusapia, che tra le fessure del
cortinaggio seguitavamo a vedere distesa ed immobile, si è formata una specie
di nebula - bianchiccia, disposta orizzontalmente, come se da tutto i corpo
della medium emanasse una luminosità vaga, di fievolissima fosforescenza: tale
apparenza spariva e ricompariva alternati¬ vamente, ma dopo quindici o venti
secondi s'e dileguata. Barzini e la signora Berisso hanno detto di
discerncre al di sopra della testa di Eusapia una nubecola bianca, tondeg¬
giante, a contorni meglio definiti, che s’alzava e s abbassava, indi svaniva:
ma io non ero in posizione per vederla. 6. Si tenta lo sviluppo di una *
forma. Su questo fenomeno luminoso che
"e apparso nella fessura di mezzo tra le due cortine nere, a circa l,n 50
dal suolo, gli astanti non sono stati concordi nel descriverlo e
nell’apprezzarlo. Come io l’ho percepito, lo definirei — una tostorescenza
bianchiccia, più chiara nel centro, striata trasversalmente da linee scure, di
aspetto fusiforme, larga circa 5 cent., alta 15, la quale mi ha dato
l'impressione di un volto che si stesse formando lo allac¬ ciando?). , .
Era una specie di faccia mal tracciata da un disegnatore ine¬ sperto o, magari,
da un caricaturista : i chiaroscuri trasvei sali mi suggerivano le fattezze
della fronte . delle narici dilatate, della bocca semiaperta, ma gli occhi
mancavano, forse perchè nascosti ai miei dagli orli delle tendine. Se
considero che la sala era illuminata a luce rossa e che quell’ “ apparenza „ mi
colpì pel contrasto del suo bianco col nero di queste tendine, sarei tratto a
concludere che avesse una luminosità propria. Ma . stante la
divergenza dei giudizi che ne ho udito esprimere in seduta, non oso
pronunciarmi. Qualcuno ha sospettato che fosse 1 Eusapia a mostrarci
astutamente il suo viso; ma allora bisognerebbe supporre che essa ha potuto sciogliersi
nuovamente i lacci, e porsi ginocchioni sul materasso : in quella vece 1
abbiamo ritrovata dipoi coi lacci intatti, e 1 instabile equilibrio della
branda, che cigola ad ogni movimento di chi vi giace, l’avrebbe fatta
precipitare in mezzo alla stanza. Per me non sono alieno dall’ammettere
la spiegazione datami da Bozzano e da Venzano, che cioè quell’apparenza ci
abbia permesso di assistere proprio ad un tentativo di sviluppo di una “forma
personifieabile ,, ossia di un fantasma, la trance d’Eusapia era così profonda,
che è occorsa un’altra ora almeno prima che riprendesse coscienza, e questa
condizione fisico-psichica non si finge. Trentatrè anni di pratica
neuro-patologica e psichiatrica mi hanno istruito abbastanza sulla simulazione
e dissimulazione degli attacchi isterici e ipnotici, non che sulle
perturbazioni della coscienza nei miei ammalati; per cui, se dico clie al
rompersi del circolo e al levar della seduta, Eusapia giaceva ancora in¬
cosciente. ossia incapace di percepire e di rispondere, amio- stenica, astasiea
ed abasica, ossia incapace di reggersi, di muoversi e di camminare, per di più
amnesica, ossia senza memoria delle cose occorse in quelle due o tre ore, posso
essere creduto. Ora, sì fatta condizione subpsichica può con¬ ciliarsi colla
fraudolenza consapevole e prolungata ? Eusapia e noi, ossia il
medium, l’assistenza e il controllo. L La psicologia d’Edsapia durante le
sedute non ha variato dal 1902. Riassumo le mie nuove osservazioni. Come
fattore di successo le giova un certo stato fisico di benessere (per quanto è
compatibile col suo dia¬ bete) e un conseguente stato di buon umore-, e se il
successo della serata la rallegra, si può per converso dire che una certa
altezza di tono sentimentale sia necessaria ai fenomeni. È chiaro che la
cenestesi agisce efficacemente sotto questo rapporto. Forse oscure percezioni
del subcosciente avvertono i medi della tensione interna della loro energia
bio-psichica, e danno origine ad una specie di istinto che li porta poi a
desiderarne la scarica. Questo mi spiegherebbe perchè certi individui dotati di
medianità si rifiutino talvolta alle sedute : i professionisti, come Eusapia,
sono invece im¬ pegnati a “ lavorare , anche quando si sentono mediumni-
camente fiacchi, e allora... frodano. b) Il Myehs ha detto che le facoltà
supernormali, “ controllate , da esseri estranei al medium, sono ingo¬
vernabili da costui : ma le mie esperienze con la Paladino mi hanno provato il
contrario. L’ho scritto più volte in queste pagine; e scorrendo quelle delle “
Ann. des Sciences psychiques „ trovo che il Mangin, uno psichicista scrupoloso,
è del mio parere. I fenomeni sono in buona parte governabili, e sempre
suggestionabili. Jersera — come, del resto, in ogni “ buona „ seduta — a
ciascun fenomeno isolato (in catena) seguiva una pausa, a ciascun gruppo
di fenomeni, anclie se turbinosi, un peiiodo di calma e di concentrazione: si
sarebbe detto che il subliminale di Eusapia era incerto sul da farsi, e allora
bastava una nostra qualsiasi indicazione di fenomeno, la espressione velata di
un nostro desiderio, perchè la seduta prendesse immedia¬ tamente una piega
determinata. Ciò dimostra più cose : che i fenomeni sono in buona parte
governabili ; che la attenzione volontaria del medium agisce su di essi ; che
il subco¬ sciente non è chiuso alle percezioni arrivanti per le vie dei sensi
alla coscienza superiore ; e che sopratutto un'assistenza accorta può
infliggere alle manifestazioni un dato avviamento, cosicché si spiega come in
un “ circolo „ le intelligenze e i sentimenti degli astanti partecipino alla
produzione dei feno¬ meni. Direi, anzi, che se “ John King „ non piglia di
tanto in tanto rimbeccata, la seduta trascorre monotona e fasti¬ diosa. Ecco perchè,
avendoci udito asserire che i movimenti del tavolo o degli oggetti con contatto
erano poco probativi, “ egli „ ci ha dato subito bellissime levitazioni e
altre te- lecinesie senza contatto di mani ; “ egli „ ha snodato lo chàssis dalle
bacchette e se ne è servito poi lungamente, quasi non sapesse più staccarsene ;
ecco perchè, stimolato dai nostri accenni ai fuochi fatui, “ egli „ ha fatto
comparire la “ lingua di fuoco Non escludo la telepatia nelle sedute con
medi capaci di percezioni extrasensorie; ma con Eusapia questo fattore su¬
pernormale sempre più mi risulta raro ; ed io opinerei che anche quando nessuno
dei presenti manifesta esplicitamente la voglia di un fenomeno, Eusapia capisca
per mezzo di per¬ cezioni muscolari o sensorie minime, pur avendo l’aria di
farlo per “ intuito „. Essa è perspicacissima, ad esempio, per ogni sospetto di
inganno : la si sente allora esclamare in tono ironico o caustico, secondo la
disposizione ilare od iraconda del suo animo :
è il medium che froda,... saranno le mani della medium,... sarà la testa
del medium ! È chiaro che la sua coscienza sonnambolica ha singolari facoltà
marginali, per dirla con James: la si direbbe sempre sveglia e... astutamente
sveglia, anche quando è semisonne e semiconscia, tanta è la congruenza dei suoi
gesti, atti e motti. Soltanto nel vero rapimento medianico che decorre con
anideismo, anestesia ed amnesia, vengono a mancare questa dirigibilità dei
fenomeni e questa etero-suggestibilità. È degno di rilievo il fatto che
la Eusapia mede¬ sima è conscia di questa sua malleabilità suggestiva. Ne
potrei rammentare molte prove ; ma basti questa. Jet- sera, durante una pausa,
noi ci scambiavamo ad alta voce alcune riflessioni sulla modalità dei fenomeni
tiptici, e insi¬ stevamo (di proposito) sulla possibile falsificazione delle
sue levitazioni : io dicevo di non comprendere come dagli incre¬ duli si
potesse supporre che il medium tenesse °alzato il tavolino mediaute la
pressione delle due eminenze tenare e ipotenare della palma contro i
polpastrelli corrispondenti alle teste dei metacarpi (si sa che questo mezzo di
presa è usato dai prestidigitatori che lo chiamano impalmare e lo utilizzano
per fare sparire un oggetto, ecc.). Inutile che io dica come tale artificio sia
impossibile con un tavolino pe¬ sante più chili : eppure, Eusapia, che ascoltava,
ci interruppe gridando: - Non lo dite, non lo dite: il medium potrebbe
farlo,... potrebbe tentare di farlo. Era la ripetizione del¬ l’ansia indotta in
E. dalle mie tre lettere E. T. V.\ Con ciò essa ha dimostrato di temere i
tranelli della propria suggestività, di sapere che in “ trance „ tende tal¬
volta. istintivamente alla frode, e di volersene esimere per non incorrere
nella accusa di imposterà. Anche in ciò la coscienza superiore si rivela gelosa
della sua facoltà di governo. E supponibile che durante le operazioni dovute
al- 1 automatismo medianico, la parte alta della personalità morale di Eusapia
venga talvolta in lotta con quella bassa: quando questa tende a prendere la via
più corta e meno faticosa, rappresentata per l’appunto dalla frode, l'altra,
che è la custode dei sentimenti di amor proprio, di dignità, di veridicità,
deve provarne sgomento. Così è comprensibile il grido oneste di Eusapia contro
la suggestione. d) Altrettanto è argomento della sincerità sua il
preannunzio dei fenomeni. Certe volte essa lo fa con un tono reciso e imperioso
di voce, come se parlasse a sè me¬ desima : ne ho avuta l’impressione che
Eusapia stessa age¬ voli lo sdoppiamento della sua personalità, passando ordini
dal psichismo superiore all’inferiore. Tn altri momenti si direbbe che essa
preavverte gli astanti per eccitarsi, por dare una frustata al proprio
automatismo intorpidito, insomma per autosuggestionarsi: e allora è decisamente
Videa rap¬ presentativa che si trasforma in idea-forza. Se Eusapia fosse
quella spacciatrice di menzogne che ta¬ luni proclamano, opererebbe sempre
tacitamente e inaspet¬ tatamente. Non c’è che un dilemma per opinare che una
levitazione, un trasporto di oggetti per aria, la messa in moto di nn
metronomo, la comparsa di una forma materializzata dietro le tende,
preannunziate spessissimo dal medium, siano inganni ; non c è che una via di
scampo : o Eusapia supera in abilità sbalorditiva tutti i prestidigitatori più
celebrati nella loro arte, assommando in sè tutte le loro virtuosità; o gli
astanti sono come incantati per una specie di magia. e) Il Myers, forse
perchè non abbastanza versato in psicopatologia, ha attribuito al subliminale
una autonomia troppo grande, ed una potenzialità eccessiva di creazione.
Le osservazioni cliniche sull’isterismo mostrano invece che la scissione tra le
due coscienze non è mai assoluta, e bene spesso è piu apparente ehe reale:
l’isterica nel suo delirio sonnambulico ripete per lo più scene già vissute,
ossia ri¬ produce nel subcosciente impressioni, emozioni, imagini, idee che
hanno attraversato la sua coscienza vigile e sociale.' Allo stesso modo
la fenomenologia mediumnica, oggidì stilizzata nella universalità dei medi, è
il prodotto di 'per¬ fetti e di ricordi sommersisi dall’alto o prima o poi :
anche in questo dominio psicologico si avvera la legge umana delle due facoltà
opposte, l’inventiva e la imitativa. Sono pochissimi i medi inventori, dalla
imaginazione ricca di fenomeni nuovi : metto in questa categoria privilegiata
le Fox, FHome, la Van Day, la Marshall/ la Guppy, la Cook, lo Slade, la
Pepper... e sono per lo più medi professionisti. La grande maggioranza consta
di pedissequi imitatori, suggestio¬ nati in modo diretto e inavvertito dai *
circoli „, e in modo indiretto, per cosi dire mesologico, dalla corrente “
spiritica „ che da oltre mezzo secolo stordisce, trascina e affascina le. menti
in Europa ed in America: costoro sono i dilettanti od orecchianti, gli altri
sono i virtuosi e i genialoidi del- 1 arte. Otedo pur io che tutto il bagaglio
materiale e intel¬ lettuale dello spiritismo sia dovuto alla fantasia dei medi;
ma questa facoltà è tutt altro che libera e feconda di risorse: anche quando le
sue associazioni subcoscienti sembrano spon¬ tanee nella loro sconnessione,
nella loro bizzarria, nella loro straordinarietà romantica, essa non fa che
elaborare ricordi del passato e impressioni del momento. f) Nulla ho da
mutare in quello che ho scritto cirea alla parte che spetta ai movimenti mu¬
scolari d’Eusapia nella effettuazione dei suoi fenomeni, massime di para- e
telecinesia. Sono sempre i medesimi ehe registrai allora: direi, anzi, che si
sono resi più franchi e più espressivi. È ad litteram impressionante quel
suo gestire con le mani visibili in aria ogni qualvolta deve prodursi un
picchio o rumore lontano : qui il fatto ha valore in quanto esclude la malizia.
Ma è ancora più importante, per la bio- psicogenesi della medianità,
l’irrigidirsi tonico-catalettiforme di tutto il corpo di Eusapia durante la
presentazione di “ entità „ materiali aventi una qualche morfologia androide:
allora si pensa, induttivamente, che il grande fenomeno sia legato ad una
ejezione potente di forza, e che i centri mo¬ tori, spinali e cerebrali, della
medium debbano per necessità trovarsi in condizione spastico-convulsiva.
Ho varie volte avvertito in proposito che se lo sforzo rimane iuadeguato e se
l’effetto (il trasporto d’oggetto, la impronta sul mastice, la materializzazione)
non si produce, l’esauri¬ mento post-accessuale di Eusapia è maggiore che non
quando avvenga il fenomeno. Questo parmi dovuto alla legge fisio- psicologica
generale che regola l’attività di ogni funzione organica e psichica, ossia la
sodisfazione d’un bisogno, l’ap- pagamento di un desiderio o di un istinto.
Ecco un altro indizio che la coscienza superiore, quella capace di emozioni e
di sentimenti, prende parte più o meno diretta alle gesta automatiche di quella
subliminale. L’Eusapia, che ha udito queste nostre riflessioni sulla con¬
comitanza di gesti e contrazioni muscolari ai fenomeni, ci ha ripreso
vivamente, esclamando: — non sempre /„ Malasua negativa non è argomento
valevole contro un’esperienza cosi piana e chiara: egli è che essa, indettata
dai suoi amici spiritomani, respinge sempre con vigore ogni lontano ac¬ cenno a
spiegazioni scientifiche, perchè ha timore che la si incolpi di
ciurmeria. L'atto muscolare non è sempre dal lato in cui avviene il
fenomeno, ad esempio il “ rap „ : spesso è dal lato opposto, ed Eusapia ci
mette della vanità a farcelo constare. Altre volte il fatto muscolare è così
lieve da rimanere impercet¬ tibile a quel controllore, presso il quale
succedono le ma¬ nifestazioni ; ma l’altro di faccia si accorge da piccole agi¬
tazioni delle dita, da lievi contrazioni della mano, del pugno o dell
avambraccio o del ginocchio prementi sui suoi, che “ un fenomeno „ accadrà fra
poco o sta accadendo. Io e Bar- zini l’abbiamo vicendevolmente sperimentato. Si
aggiunga che quando non si contraggono gli arti di Eusapia, le si contrae la
faccia : lo si capisce anche in piena oscurità daU’uscir della voce tra labbra
spasticamente accollate sui denti. Lo stesso timbro strozzato della voce indica
che i muscoli laringei possono contrarsi in luogo di altri: e così è
probabilissimo che l'organismo intero di Eusapia, con reazioni vasomotorie,
viscerali, secretorie, agisca somaticamente e fisiologicamente nella produzione
dei fenomeni. Lo si giudica pure dal re¬ spiro e dalle esclamazioni di
sofferenza durante la “ trance „ passiva. Io ho già paragonata la
eiezione di forza biopsichica in medianità ad una vera parturizione : Eusapia
ha l’aspetto e gli atteggiamenti di chi sprema qualcosa dal proprio corpo. I
suoi sforzi hanno talvolta del tragico; e 1 udirla nel fondo oscuro di una sala
a gemere e a dibattersi, come se un orrendo incubo la dominasse, mi rammenta
sempre le paurose crisi delle istero-epilettiche della Salpetrière. Egli
è che 1’emissione del “ perispirito „ è uno strapazzo, e si risolve in uno
sperpero di energia vitale. A primo aspetto la medianità intellettuale offre
maggiore spiritualità, perchè i suoi fenomeni — le incarnazioni, le
personificazioni, la psicografia, la psicometria — sembrano compiersi nelle in¬
timità subiettive, nelle profondità dell’ “ io magico ina in realtà anch’esse
sono un equivalente di sforzi organici (ce¬ rebrali), come addimostrano le
ansie, le agitazioni, i sudori, i deliquii, le cefalalgie, il malessere
consecutivo dei medii più intellettuali, ad es. della Piper e della
Smith. Eusapia adesso è mancina, e i “ fenomeni , sono più in¬ tensi
dalla mia parte. Ciò però non indica, a parer mio, che la medianità si scarichi
preferibilmente a sinistra per ra¬ gioni fisiologiche: io reputo che ciò
avvenga per puro auto¬ matismo psichico; infatti io sono sempre, per la medium
in “ trance „, il Num. cinque da riconquidere: cambierà di rotta se le sue
ondate esopsichiche continueranno ad infran¬ gersi contro lo scoglio della mia
incredulità spiritica. E ora parliamo un po’ della psicologia dell’ ambiente,
ossia di noi, sperimentatori. a) Vi è, in riguardo all’assistenza, un
primo punto psicologico, sul quale mi par lecito di tornare col sussidio delle
osservazioni di Barzini e Venzano, conformi alle mie di cinque anni fa: ed è
che lo stato d’ animo dei formanti una “catena medianica , del genere della
nostra non presenta alcun carattere di eccezione, di anormalità,, come
presuppongono gli agnostici sputasentenze in fatto di “ spiritismo Siamo
tutti calmissimi, serenissimi; versiamo loto animo in questo studio attraente,
sebbene affaticante, della medianità all’opera, ma non attendiamo il “ miracolo
non abbiamo ansie nè trepidazioni, e ci serbiamo in perfetto equilibrio di
sensi e di cervello. Le nostre facoltà sensitivo-sensoriali ci lasciano
percepire, riconoscere, distinguere tranquillamente le cose esterne, mentre la
coscienza è lucidamente consape¬ vole delle operazioni intellettive che si
compiono nel nostro interno ; vediamo, tocchiamo, udiamo i fatti medianici come
vedremmo, toccheremmo e udiremmo ogni altra categoria di fatti naturali; per
noi quelli devono avere, dunque, la stessa realtà di questi, e noi non ci
accorgiamo di essere illusionabili nè allucinabili. Neanco ci accorgiamo
di dormire, di avere intorpiditi al¬ cuni centri, e altri sovraeccitati, cosi
da renderci suscetti¬ bili di disgregazioni di personalità conforme alla
spiegazione di Janet, portata all’iperbole da Croco e da Grassbt. Quello
psicometro per eccellenza che è l’attenzione, è in tutti noi sveglia e attiva,
niente affatto distraibile nè passiva. 1 fenomeni ci interessano, ci
meravigliano, sia pure, ma non ci turbano trasportandoci all’entusiasmo : le
nostre espres¬ sioni di ammirazione sono studiate a bella posta per ren¬ derei
vieppiù benevolo “ John King „ che lavora nel subli¬ minale di Eusapia; o per ammansarlo
se scopriamo che egli ci sospetta dissuasi o sfiduciati. Mettiamo a buon frutto
in tal modo le nostre esclamazioni di ostentato stupore, perchè ci vengono
ripagate in altre “ meraviglie „. È falso che dei percipienti, come noi,
cadano in condi¬ zioni tali da essere più suscettibili agli errori di senso e
più facili a giuntare. Fu asserito, non so da quale bello spirito, che i medium
professionisti lavorano volentieri sotto l’esame degli scienziati perchè
questi, abituati alla severa onestà dei loro Laboratori e delle loro Cliniche,
dove ogni affermazione di fatto è controllabile, sono più ingenui e perciò più
facili a cadere in trappola. Ecco: io non credo che questa spiritosità
scalfisca neppure la fama di esperimen- tatori come Crookes, Schiapparelli,
Lodge, Richet, Luciani [Bottazzi e Galeotti]. È un modo curioso di stimolare la
scienza “ ufficiale „, in cui questi “ antispiritisti „ per pro¬ getto hanno
fede, d’accingersi a ricerche di metapsichica. Però osservo, a caso
disperato, che il nostro gruppo non è composto di scienziati, e che io vi
figuro quale modesto MESOLOGIA PELLE SEDUTE MEDIANICHE uomo di
scienza soltanto perchè sono professore in una Facoltà medica del Regno. Debbo
avvertire, ad ogni modo, che oltre ad esercitare una continuata vigilanza sui
nostri sensi e sul nostro raziocinio , noi ci invigiliamo e correg¬ giamo l’un
l’altro: formiamo un gruppo tipico di mutuo soccorso contro l’illusione per
parte nostra, contro l’inganno per parte della medium , giacché nessuno di noi
ha inte¬ resse o voglia di precipitare in agguati, né di essere zim¬ bello di
errori sensoriali e di giudizi avventati. Lo scambio delle nostre impressioni
sui fenomeni che ci riguardano di¬ rettamente (massime tra Barzini e me per la
vicinanza all Eu- sapia) o che percepiamo avvenire ai compagni, è fatto con
franchezza, a voce alta, e con quella maggior precisione che comporta la
rapidità e la istantaneità dei fenomeni. Non discu¬ tiamo, chè allora
rallenteremmo o inibiremmo le manifesta¬ zioni, e noi non abbiamo tempo da
perdere: un cenno, una parola, un sottinteso, lo stesso silenzio ci bastano per
co¬ municarci i giudizi sintetici che formuliamo, e i sospetti che per
avventura insorgono in noi, nè finora ci siamo tro¬ vati mai in dissenso sulla
autenticità dei fatti. Psichicisti o non psichicisti, questa armonia fra noi è
importante, seb¬ bene l’assistenza di casa Berisso sia piccola: essa non de¬
riva da una “ omogeneizzazione spiritistica ,, ina semplice- mente da affinità
di intenti e da eguaglianza di educazione. La mesologia delle nostre
sedute è assai semplice: io ne traggo motivo per dubitare con Bozzano
dell’ipotesi psico- eolfettiva messa avanti dall’OcHORowicz ; tuttavia non
escludo la partecipazione di ciascuno di noi al bio-dinamismo dei
fenomeni. b) L'ordine e la quiete delle nostre sedute ci as¬ sicurano su
due cose: sulla bontà del controllo e sulla eli¬ minazione di ogni
individualismo nelle percezioni e negli apprezzamenti. 1° Già sul primo
punto ci tranquillizzerebbero per sé sole le condizioni di rischiaramento in
cui manteniamo la sala. Non concedendo quasi mai, se non per corti periodi, ad
Eusapia d’operare al buio assoluto (filtra sempre un po’ di chiarore tra gli
scuri delle finestre), noi siamo certi che le sue mani e le nostre stanno al
loro posto: per intanto io e Barzini, non solo discerniamo nella penombra il
biancore delle mani e del volto di Eusapia (se siamo in semioscu¬ rità), ma
sentiamo nettamente le prime in rapporti continui con le nostre, la mia destra
con la sinistra, la sua sinistra con la destra di Eusapia, ed io veggo la
mano di Barzini ed egli scorge la mia : noi ci diciamo pure a vicenda la
posizione e direzione dei due pollici, la cui morfo-fisiologia semplicissima
non ammette scambio. Quando, ad esempio, io avvertivo un tocco di “ invisibile
„, e lo definivo come eseguito da una mano sinistra (“ fluidica „), è perchè
non mi riesce arduo ricordare che se delle dita mi premono sulla regione
deltoidea posteriore di destra e restando di¬ rette con le punte verso
l’ascella si flettono in avanti, il pol¬ lice necessariamente sarà rivolto in
alto anche se non lo sento (ma il più delle volte si sente pure il dito grosso
! ) : e allora la diagnosi di “ mano mancina „ scaturisce legit¬ tima dalla
sintesi delle impressioni tattili e muscolari pro¬ vate. Se poi a un tempo
stesso io ho seguitato a stringere la sinistra d’Eusapia, che oramai conosco
minutamente, il fenomeno risulterà “ controllato „ in modo impeccabile , anche
se Barzini, o l’altro invigilatore avesse, puta caso, la¬ sciata libera la mano
destra , con cui non è possibile provo¬ care le sensazioni di tatto che
corrispondono alla morfologia della sinistra. Ma... Barzini non ha, certo,
lasciato libera la Eusapia di frodarci in maniera da far compassione! Per
noi il determinismo materiale, manuale, dei miracoli paladiniani è fuori di
contestazione. Non potremmo dubi¬ tare di raspature e fremiti che si sentono
nel piano del ta¬ volo, quando le mani d’Eusapia sono tenute in alto ; nè di “
raps „ che si ódono entro il gabinetto, quando abbiamo le quattro membra della
medium sotto le nostre, nè di gon¬ fiamenti della tenda al vento misterioso,
quando Eusapia non può soffiarle per di dietro! Quanto all’ingerenza del tipo
mentale degli astanti, che mi era parso nelle sedute alquanto com¬ promettente
per la realtà di alcuni fenomeni, massime visivi, adesso non è più il caso di
assegnarle troppo valore. Senza dubbio l’individualità dei pereipienti
trasparisce ancora nelle definizioni e descrizioni dei fenomeni che riguardano
ciascuno di noi, ma queste differenze non infirmano la validità delle osservazioni.
Debbo dire che a me e a Barzini, essendo noi sempre accanto alla medium, è
toccata la massima parte dei fenomeni; ma li connotavamo ad alta voce con la
parsimonia maggiore per non intralciarne la successione: Barzini, poi, ci
metteva quella concisa pro¬ prietà di termini, che tutti ammirano nelle sue
corrispondenze speciali, dondechè vengano e qualunque ne sia il tema. In
casa Berisso non ho avuto occasione di lamentare LA QUESTIONE DELLO
SPAZIO E LO SPIRITISMO quell'eccesso di imaginazione descrittiva che mi
aveva col¬ pito al Circolo Minerva. Anche il particolarismo dei feno¬ meni
visuali mi è stavolta risultato minore, pur conservan¬ dosi da questo lato un
po' più di diversità individuale nei percipienti. Sono sempre del parere che
certe “ personifica¬ zioni „ di fenomeni luminosi e di stereoplasmi siano
principalmente inspirate, connotate e rese più o meno identificabili dal
complesso dei fattori psichici personali (attesa, emo¬ zione, affetto,
proselitismo, ecc.); ma ammetto che si debba assegnare un ufficio di non lieve
momento anche agli ele¬ menti fisiologici, che non sono sotto il dominio della
vo¬ lontà nè dello stato di animo (grado di sensibilità tattile e barica,
cutanea e muscolare, visus, senso acustico, ecc.). Lo Spazio,
l’Ispcrspazio... e gl’Amici dello spazio In due modi la questione
metafisica dello Spazio si con¬ nette allo spiritismo: — per la sede assegnata
agli “ spi¬ riti „ , massime dei disincarnati, che rappresentano la legione
precipua fra le “ entità occulte „ ; e per la congetturale fa¬ coltà ad essi
attribuita di agire in uno spazio trascendente al nostro, ossia non euclideo, a
più di tre dimensioni. Dirò poche parole anche su questi due punti, sebbene
siano fra gli aspetti principali della dottrina: me ne porge il destro
l’esperimento della funicella annodata. La forma e la sede degli “ agenti
occulti „ NELLO SPAZIO. A) Gli “ spiriti „ hanno una morfologia
spaziale, e con ciò non sono “ spirituali „. Lo Spiritismo
antropomorfizza i suoi “spiriti, di tal ma¬ niera, che è costretto a
imaginarseli composti per metà di una sostanza materiale sottilissima foggiata
sempre come un corpo umano vivente : essi vivono o sopravvivono in quanto
sono provveduti, secondo il dogma pneumatologico, anche del cosi detto “peri
spirito,, o “coipo astrale,. Nella esistenza ultra- o superterrena gli umani
sono ridotti aU'anima rivestita inse¬ parabilmente del suo primo astuccio o
involucro ( sic), al quale, per divenir tangibile e visibile ai superstiti e
per potere agire sugli oggetti terrestri, abbisogna poi una fusione o combina¬
zione (fisico-chimica?) o meglio una miscela (molecolare?) tran¬ sitoria
coll’analogo primo astuccio o involucro dello spirito di taluni viventi
privilegiati, i “ medi „. Con che lo “ spi¬ rito 4- perispirito , nel quale è
supposto sopravvivere ogni essere umano, conserva di quest essere tutte le
proprietà fisiologiche e psicologiche. Infatti, oltre al pensiero perso¬ nale e
cosciente, che, al più, dovrebbe costituire la sua sola ed unica essenza nell’
Al di là (spiritualismo classico), esso è senziente e reagente come tutti gli
organismi, ossia sente gli stimoli e imprime moti ai corpi fìsici della
superficie del pianeta (vitalismo). In soprappiù, lo * spirito , può anche
foggiarsi a ino’ di pseudo-materia, che i nostri sensi arrivano a percepire
tale quale con tutte le caratteristiche di un or¬ ganismo corporeo (somatisrao
— materialismo). Dunque, uno “ spirito „ è un essere umano diverso da noi
solo perchè ordinariamente rimane invisibile e non lo sen¬ tiamo occupare in
modo impenetrabile lo spazio che ci cir¬ conda, e perchè non mangia nè beve,
non patisce le conse¬ guenze nè lascia i residui di queste due necessità
terrene, quantunque poi possegga le facoltà del sonno, del torpore e anche
quella di delirare e di cadere in ipnosi. Ma in date circostanze, quell’essere
“ spirituale „ diviene sensibile al tatto, ossia duro, impenetrabile,
resistente, con tutte le qua¬ lità spaziali della materia, e anche visibile,
ora vaporoso ed ora solido, ma opaco, così da intercettare e da riflettere i
raggi luminosi al pari di ogni corpo fisico . . Sono concetti “
spiritualistici „ (1) di una primitività stre¬ pitosa: e Luigi Bocbdeau ne ha
egregiamente dimostrata la miseria e la genesi mitico-sociale nei suo solido e
denso Problème de la Mori (Parigi, 1893'. Concepiti gli “ spiriti „ dei
disincarnati nè più nè meno dal come li imaginano da secoli i popoli animisti,
ne viene per inevitabile conseguenza che per possedere una personalità e per
non spandersi in seno all’Etere o all’Anima universale, essi debbono avere
sempre una estensione ed una configu¬ razione. I medi infatti li evocano, e li
veggono (ossia li esterio- rano) sotto determinate figure: ma gli spiritisti
dicono che MATERIALISMO E DINAMISMO SPIRITICI
ciò avviene per facilitare le comunicazioni fra i due Mondi. E in realtà,
se sono “ persone „ costituite non di puro spi¬ rito, ma con sostanza fluidica
o vitale o eterea purchessia, gli spiriti occuperanno uno spazio limitato nello
spazio illimi¬ tato; saranno, cioè, degli esseri finiti entro V Essere
infinito. Da ciò una prima loro relazione spaziale di una materialità
desolante. Ecco perchè “ John King „ non è imaginato da Eusapia, e
ordinariamente da chi lo accetta per reale (?), come un che di dinamico diffuso
nell’Universo , bensì come un che di concreto e di condensato e di determinato,
a con¬ torni fisici somatici. Recentemente il soffio delle nuove teorie
scientifiche sulla costituzione della materia è penetrato nello spiritismo (su¬
periore), e gli ha fornito un concetto meno barocco, o un po’ più elevato dello
“ spirito I più colti pneumatologi mirano oggidì a definire lo spirito
dinamicamente, ossia come un aggregato di innumerevoli “ centri o sistemi di
forza Ciò migliora alquanto le cose e dà anche un sapore di “ mo¬ dernismo „
alla vecchia e fradiciccia dottrina. Ma ad intendere lo spirito in senso
platonico, ossia non esteso, non legato a nessun corpo, non assoggettato a
nessuna struttura o legge organica, lo spiritismo si rifiuta (Carus); e il
“neo-spiritua¬ lismo» rimane solo un materialismo porfirizzato, passato per
l’alambicco della superstizione animistica. È possibile sperare che la massa
dei suoi gregari si innalzi sino a quel senso filosofico delle Cose, che è
tanto raro anche fra i così detti scienziati ? C è da dubitarne, leggendo le
grossolanità che si nascondono fra le pieghe dei loro sofismi e delle loro fan¬
tasticherie. Dunque, John King e i suoi compagni restano i prodotti di
una sublimazione arrivata fino al “ dinamismo „ : non ci allontaniamo, però,
dalla fisica e dalla geometria dei solidi, cioè dalla Euclidea pura, anche se
loro si dà la cresima di esseri trascendentali» : lo stesso Zòllner non ha
fatto che trapassare nel trascendente ciò che gli aramannivano i dati
dell’esperienza. B) Gli “ spiriti „ hanno un abitato spaziale e anche con
ciò perdono ogni qualità spirituale. Se sono configurati e se agiscono su
porzioni della ma- feria, gli spiriti debbono avere una sede da cui si spostano
: ma in quale parte o in quale forma imaginabile dello spazio? Qui i
popoli animisti e gli individui immortalisti hanno lasciato prendere la
carriera alla loro imaginazione: chi ha stiS sr sr*s* i
IìIìtÉì^^ imi =z / 7 <*'^y / 1 c\y\
/Va' m un A i y AH?l V 1- «®» .- V ; l , V
> ‘w \ / ~ “SfifiSìSSSsSsSSSIS nostri bimbi di
qnattr’anm!]. -sa 5*sr M.»i "jg^ygy^* Smente "la
ISÌSSk che'eomunicano DOVE ABITANO GLI SPIRITI dal dare ragguagli
precisi sul mondo di Là; per ciò nello spiritismo militante è di prammatica di
ascoltare le loro “co¬ municazioni „ ed i “ messaggi „ senza chiedere donde
ven¬ gano e dove sia il loro soggiorno abituale. Questi soprav¬ viventi si
guardan bene dal dircelo, oppure cadono, se lo tentano, in un materialismo
peggiore di ogni cauto silenzio. Qui esistono dissensi gravi Irai
dogmatisti: qualcuno non osa affrontare il problema, quasi ne avesse pudore
gnoseo¬ logico. Ma con un largo volo di sintesi li possiamo dividere in tre
categorie: i realisti, i metageometri e i metafisici. — 1 primi assegnano
puerilmente agli spiriti una residenza precisa nello spazio: l’atmosfera
terrestre, i pianeti (anche le lune, comprese quelle famose di Urano?) e le loro
atmosfere parti¬ colari, gli astri, gli spazi siderei, oppure quello spazio
vuoto e indeterminato che diciamo Etere. — I secondi non scen¬ dono a sì fatte
determinazioni, amano la metafora, parlano di un “Al di là „ , di un “ Lato
opposto „, dì un altro “ Estremo di Linea „ o di un altro “ Piano „ ora
superiore ed ora inferiore, ma sempre diverso dal “ nostro „ ; qualcuno accenna
ad un “ Ultra-spazio , ad un Mondo ultraterreno o ad una Sfera più alta. È una
concorrenza di ter¬ mini geometrici, anch’essi distillati e sublimati,
con un po’ di ritorno alla cosmologia dei Caldei, di Bkroso e di Tolomeo,....
tanto per non perdere mai il colorito esoterico 1 terzi ed ultimi sono
metafisici nel senso genuino aristotetico: vanno al di là della fisica
ordinaria, ma sempre ne portano con se le nozioni e i concetti : così ci
parlano di un Mondo più luminoso di una Luce più vivida e pura . , non
badando che la luce non esiste fuori di noi ed è un attributo delle cose
solo pei nostri sensi e cervello. Insomma, abbiamo sempre un
antropomorfismo malamente coperto nel labirinto ingenuo della parola fig.
Ed ecco come, mediante i lazzi di “ John King „, noi respiriamo un’aura non più
terrena, e saliamo di un piano, gettando lo sguardo nelle tenebre dell’ Ultra
finem. C) Gli “ spiriti „ hanno tra di loro una gerarchia di sviluppo e
di sede spaziale, e ancora con ciò sopravvivono nella più completa tnaterialità
(umana). Se non che, si presenta ora un secondo principio, quello della
evoluzione spiritica (non oso più scrivere “spirituale,,). Oli spiriti sono di
varie gradazioni, e naturalmente, secondo i dogmatici, dimorano in luoghi
diversi dello spazio. In fondo, gli uomini hanno una fantasia piuttosto povera
: applicando all’Al di là i loro criteri sociali di valutazione, essi imaginano
sempre un mondo spirituale costruito sulle caste e classi di quaggiù o sulle
gradazioni terrene di ca¬ pacità, di merito e demerito: la scala
assiro-ebraico-cnstiana, che va dagli Angeli agli Arcangeli, dai Cherubini ai
lroni ed alle Dominazioni , è il modulo leggendario su cui lo spiritismo si è
adagiato nella sua empirica acquiescenza di aprirci una finestra nuova sulle
ombre del Mistero. Seguiamo per un poco l’umile e antifilosofico
ragionamento. a) Quelli di primo grado, i disincarnati grossolani, che
non si possono liberare dai loro appetiti e dalle loro abitudini, che stanno
attaccali alla loro esistenza terrena, non salgono molto: sopravvivono
nell’atmosfera, e vi errano qua e la, sono cioè viaggiatori a biglietto
circolare economico. Certuni non si allontanano dal luogo dove vissero amarono
od odia¬ rono, e dove accumularono tesori od esercitarono un mestici e. Se pòi
morirono di morte violenta, per assassinio o per sui¬ cidio, sopravvivono nel
luogo istesso della tragedia o là dove sono le loro spoglie, trattenutivi da
vere fissazioni, ora ven¬ dicative e manifeste cogli strepiti e colle danze di
stoviglie nelle case infestate, ed ora pianamente professionali, come sarebbe
l’apparecchiare le tavole da pranzo se in vita erano stati dei domestici, ecc.,
ecc. Ombre di Banco nella. possente fantasia di uno Shakespeare, ma qui larve
plebee, come plebea è la imaginazione che loro ha dato nascita! Talvolta
questi “ reduci „, non si sa se volontari o in¬ volontari, dall’ Al di là, sono
imbestialiti in monoideismi sin¬ golari, come quello di venire a cercare un
oggetto perduto, un documento ecc., o come l’altro (favorevole all; egoismo dei
superstiti) di apparire per preannunziare pencoli, di¬ sgrazie e morte ai
discendenti, nel che eccellono le famose “ Damo bianche , dei castelli feudali
o principeschi. Qual¬ cuno ritorna spinto ancora dalle inclinazioni e passioni
della sua esistenza terrena: tale quel birraio, dilettante del turf, che
appariva per accalorarsi da bravo anglo-sassone in di¬ scussioni sulle corse di
cavalli (leggerne la inverosimile istoria, accolta per buona dallo stesso
Gorney e dalla Siduwick, in “ J. S.f. pR,, marzo 1901!). Quando poi gli _
spiriti „, al pari delle anime impaurenti i popoli selvaggi, si attardano a
sopravvivere e a manifestarsi attorno alle tombe, man¬ tengono nei superstiti
la vecchia, demopsichica paura dei morti e dei cimiteri. Terra tegit
Cameni , tumulum circumvolat Umbra, Manes Orcus habet, Spiritus astra
petit; antava Ovidio, mettendo in versi scorrevoli, che noi diciamo
classici, l’idea popolare allora nel Lazio e nella Etruria che l’uomo fosse
quadruplo , cioè composto di un corpo, di un’ombra semi-materiale e spesso
visibile, di un “ mane „ preternaturale o, come adesso diremmo, animico,
destinato al culto di famiglia, e di uno spirito, il solo degno delle re¬ gioni
sideree. Proseguendo nella umanizzazione dell’altra vita, i siste¬ matoti
dello spiritismo non si peritano dall’assegnare a questi “ spiriti „ cosi poco
diversi dai viventi un destino gerarchi¬ camente basso. Tutti questi
disincarnati inferiori o mani aspettano il momento di reincarnarsi in qualche
germe umano propizio o, meglio, di salire a qualche sfera accessibile. Si è
persino imaginato (sulla guida degli occultisti) che cotali dis¬ incarnati
siano immeritevoli della “ immortalità „, e che consumino la loro esistenza
postuma più o meno breve nella missione poco elevata di fare da “ spiriti-guida
„ dei medi inferiori o di intervenire a creare disordini e oscenità nelle
sedute dei medi migliori. Il “ John King „ della Eusapia Paladino
apparterrà di certo a questa categoria di disincarnati poco evoluti, insieme
con lo spirto “ Piscator „ del medium Karin di Svezia (H. Wijk). Salvo qualche
rara infedeltà egli non lascia da quasi trent’anni, le sottane di Eusapia,
pronto a scuotere il tripode della sua Pizia e a folleggiarle d’attorno,
compiendo adesso una mis¬ sione burlesca di gran lunga inferiore a quella
teologica d'una volta e a quella patetica di sua “ figlia „ o “ sorella „, la
dolce “ Katis „. b) Ma ben altra sede e ben diversa sorte toccano agli
spiriti di grado superiore. Essi sono i veri astrali, i siderei, gli “ amici
dello spazio » : stanno lontano dalla terra, nell’ Al di là genuino, molto in “
Alto „ (questo concetto astrologico del “ Cielo „ vige da tempi immemorabili e
fermenta tuttavia nelle subcoscienze umane). Essi scendono di là ad inspirare i
medi intellettuali, o a parlare col mezzo delle tavole a con¬ tegno più serio.
Sono gli spiriti-istruttori, non più buffoni come il povero “John„, ma
pedagoghi austeri come “Edusa, o “ Il Genio „ di Piérart, o “ Emanuele „ di
Forsboom, o “ Rector „ di Moses e della Piper, o 1' “ Orientale „ della
NoEGGERATn; essi sono i risvegliatori d’alti concetti filo¬ sofici o poetici
celati nel subconscio degli evocatori, come T “ Ombra del sepolcro » di casa
Hugo a Jersey o come l’inspiratore foureriano di Eugenio Nus. Questi “ spiriti
„ eletti sono chiamati a progredire, ma più si perfezionano ed elevano, e
più rari divengono i loro rapporti coi terrestri, sino a che si allontanano
ordinariamente dalle nostre “ Sfere » e passano a “ Piani „ di un occulto
insondabile. Vero che vengono o, meglio, sono venuti ancora Mosè,
Pitagora, Càkya-Muni, Socrate, ed altri grandi antichi, ma nessuno che avesse
un’età oltre a 2500*3000 anni: tanto che non è mai tornato, nonostante che la
imbalsamazione ce ne* abbia conservato meravigliosamente i corpi, nessun
Faraone 0 Egizio delle prime dinastie, nè Manete, nè Sesostri (Ram- sete) così
cari agli Occidentali. Questa selezione di perso¬ naggi entro ai limiti
accademici della storia scritta o nelle tradizioni dell’esoterismo sacerdotale,
dimostra a chiare note la psicogenesi dei messaggi. Quanta ingenuità nella so¬
pravvivenza di questi grandi morti, soltanto perchè il rispetto popolare verso
il loro potere e il genio, o la venerazione mistica verso il mistero della loro
esistenza, li hanno catalogati da secoli fra gli uomini degni allegoricamente
di immortalarsi ! Qui conviene ricordarsi una curiosissima disuguaglianza
che certi spiritologi suppongono esistere tra gli nomini. Non tutti (essi
dicono) potrebbero sperare 1’ “ immortalità „, giacché i meno forniti
d’intelletto e di cuore muoiono m foto, anima e corpo, quando è giunto il loro
momento: solo gli individui più intellettuali, pauci electi, sopravvivrebbero e
diventerebbero gli abitanti dello spazio ultraterrestre. Carlo Marx stesso
sarebbe imbarazzato a togliere di mezzo questo destino diverso degli umani, al
quale arride persino il pen¬ siero immortalista di un Camillo Flammarion
! La discesa inspiratrice degli spiriti superiori dagli spazi siderei o
dai piani astrali, e la incomposta attività peri- geica e peritiptica degli
inferiori, non saranno eterne. Già, a voler dire la verità, si sono rivelate
quasi ad un tratto, nel modo intensissimo che tutti oramai conosciamo, solo da
mezzo secolo, e in America: ma può darsi che non durino più che tanto. I magni
spiriti fanno comparse sempre più rade; e quelli di grado mediocre, i
disincarnati semplice- mente parentali, pare che incontrino adesso qualche mag¬
giore ostacolo per dare messaggi ai loro “ cari C’è dunque il caso che “
John King „ scompaja a sua volta dalle sedute di Eusapia, e, dopo avere fatto
tante pro¬ dezze e gerito tanti affari della medianità professionale, si
risolva a scomparire. Investigatori dello stampo austero di un Sidhwick o di un
Hodgson o di un Hvsloi’, così disdegnosi di quella sua fenomelogia
fisico-meccanica, che pare ideata in un vicolo di Santa Lucia a Napoli,
sarebbero capacissimi di farlo scappare e di ridurne i “ miracoli „ a puri
fenomeni di au¬ tomatismo senza falsa vernice di “ spiritismo E chi sa che
onesta dissoluzione di una entità occulta troppo vicina allo “spazio terrestre,
non si effettui più presto di quanto si crede! Col progredire delle ‘
ricerche psichiche , c’è da circa dieci anni un manifestissimo diminuire delle
comunicazioni tra l’Al di qua e l’Al di là. Forse gli “ spiriti „ cesseranno
fra non molto le loro relazioni fisiche con questo mondo: effettivamente ,
inspirano talvolta i loro medium per^ un certo tempo , poi li abbandonano ;
partono come “ Katie King ,, e spesso insalutato hospite. Cosi si vede
dileguare il vecchio spiritismo sotto il contraccolpo di diverse cause
perturbatrici, fra cui non ultima l’eccessiva smania di inda,- gare degli
psicologi, e le riduzioni prudenti degli psichicisti. ° Oramai le comunicazioni
fisico-materiali del mondo spirituale passano nella categoria dei fenomeni
pseudospiritici (Hyslop): oramai non vi sono quasi più che i morti della Piper
cui ancora si presti un po’ di fede, e forse, ma in seconda fila, anche i morti
condotti dallo “ spirito Nelly , a comunicare mediante la Thomson. L’Hyslop,
che, mancato il Myebs, si atteggia adesso a legislatore del novello assetto
degli studii psichici, ci ammonisce che i soli fenomeni che possano pretendere
di avere valore per la ipotesi spiritica, sono i psicologici. Così tutta la
clamorosa e varia, attività comunicante “ spiritica , in modo fisico o
meccanico, dalle sorelle Fox alla Eusapia, viene buttata in un canto. L’Aksa-
koff, con la sua separazione dei fenomeni * animici , dagli “ spiritici ,,
aveva cominciata codesta eliminazione del materiale cotanto prediletto al volgo
degli adepti; ma I’Hyslop accenna a ricondurre lo spiritismo a sempre più *
pure , sorgenti, anzi a trasformarlo in psichismo, e nulla più. Si riabilita
Allan Kakdeo , per lo meno nel disprezzo per quella fenomenologia fisica dello
Spiritismo che i gregarii, facendo degenerare le sue stesse dottrine, avevano
finito col mettere quasi al primo posto fra le “ prove , della spiri¬ tualità e
sopravvivenza dell’anima. Insomma , tutto il cumulo enorme di “
comunicazioni , puramente fisiche e senza contenuto intellettuale degli spiriti
e spettri inferiori, percussori o materializzatori, compreso “ John King ,,
costituisce per I’Hyslop e per gli psichicisti anglo-americani della sua forza
critica, una prova bastarda, fatua e perniciosa per il problema della V ita
futura. Qualcuno meno severo, come il Carrington, lascia ancora passare i
fenomeni telecinetici di Home e le materializzazioni della Cook-Corner, perchè
c’è di mezzo W. Ckookes, il cui nome illustre blandisce l’orgoglio anglo-sassone
(cfr. Physical phe- nomena, p. 321). Ma I’Htslop passa diggià sotto ostentato
silenzio in tutte le sue opere il fantasma di “ Katie King forse perchè era
costrutto con troppa materialità: il neo-spiritismo purificato si deve
contentare degli effetti intellettuali della medianità di un Moses (che nessun
uomo di scienza, nessuna commissione mai studiò e sottopose ad esame!) e di una
Leonora Piper. Detronizziamo dunque Socrate, Platone, Sant’AGosTiNo, AQUINO
(vedasi), Descartes, Leidnitz, Kant, Hegel, e tutti quanti i grandi edificatori
dello spiritualismo idealistico e dualistico. LA FILOSOFIA, scrive
l'ex-professore deH’Università di Columbia, la filosofia è impotente e non ha
alcun valore per provare la vita futura -- Science and a future Life. Allo
spiritualismo debbono bastare il “ Doti Phinuit „, e “ Pelham „ ovvero anche
“Imperator„ col suo sèguito di personaggi ignoti battezzati con un latino da
docente di ginnasio --Stainton-Moses, da cui la Piper s’è inspirata, non era
per niente un “lecturer„ di un collegio d’Oxford. – H. P. Grice: “I actually
SAW STAINTON-MOSES once—in dreams – cf. “When did your last see your father?” Moses Born
Donington, England Occupation Spiritualist medium William Stainton Moses is an
English cleric and spiritualist medium. He promotes spirit photography and
automatic writing, and co-founds what became the college of psychic studies. He
resists scientific examination of his claims, which have generally been
demolished. Moses was born in Donington near Lincoln. He was educated at
Bedford, University College School, London and Exeter, Oxford. He was ordained
as a priest of the Church of England by Bishop Samuel Wilberforce. Moses
attended his first séance with Fowler. Williams and Home were the next mediums
he visits. Five months after his introduction to spiritualism, he claims to
have experienced levitation. The automatic scripts of Moses began to appear in
his books Spirit Teachings and Spirit Identity. The scripts fill 24 notebooks.
All but one have been preserved by the London Spiritualist Alliance. Moses
publishes Psychography. A Treatise on One of the Objective Forms of Psychic or
Spiritual Phenomena. In it, he coins the term ‘psycho-graphy,’ from psycho and
graphy, for the spiritualist concept of channeling messages from the dead via
automatic writing -- also known as "independent writing",
"direct writing" or "spirit writing". Moses was one of the
first vice-presidents of the Society for Psychical Research. Other early
members include Myers, Sidgwick – cf. “Sidgwick on Meaning,” Philosophical
Review -- and Gurney. In a series of publications The society for Psychical
Research exposed the tricks of the medium Eglinton. Because of this, some
spiritualist members including Moses resigned from The Society for Psychical
Research. Moses endorses the spirit
photography of Buguet, however, Buguet was exposed as a fraud. Moses suppors
Buguet in an article for Human Nature. After Burguet is exposed later in the
same year, Moses insists that Buguet is still a genuine medium and he had been
bribed to make a false confession. The case has been cited by researchers as an
example of spiritualists willing to believe and refusing to accept evidence of
fraud – H. P. Grice: “It reminds me of the ‘perverse tenacity’ my tutor at
Corpus saw in me – I came to see every anti-Griceian – notably L. J. Cohen – as
big ‘frauds’ who cannot be but in rampant ‘travesties’1” . Spirit photograph
featuring Moses. Moses was a founding member, together with Rogers, of the
London Spiritualist Alliance, afterwards the College of Psychic Studies. Moses
performed in dark conditions only with a small select circle of friends, he did
not allow psychical researchers to attend his séances and refused to be tested.
The psychical researcher Podmore wrote: Alleged spirit photograph featuring
Speer, sitting, and Moses, standing, with his 'spirit' control Rector. It seems
reasonable to conclude that all the marvels reported at Moses’s seances are, in
fact, produced by the medium's own hands: that it was he who tilted the table
and produced the raps, that the scents, the seed pearls, and the Parian
statuettes were brought into the room in his pockets: and that the spirit
lights were, in fact, nothing more than bottles of phosphorised oil. Nor would
the feats described have required any special skill on the medium's part. It
was suggested that Moses looked up obituaries, daily newspapers, biographies or
The Annual Register to research the history of deceased people. McCabe describes
Moses as a "deliberate impostor" and writes that his apports and all
of his feats are the result of trickery. Science historian Lyons writes that
the glowing or light-emitting hands in séances could easily be explained by the
rubbing of oil of phosphorus on the hands. Moses is caught twice with a bottle
of phosphorus. A psychologist Flournoy writes that before admitting a super-natural
explanation for the automatic writings of Moses, we must first of all be sure
that he himself is not capable of elaborating them subconsciously. To my mind,
he is quite capable. Many of Moses's statements about ancient history have
proven to be false. Researcher McHargue suggests that Moses' mediumship is the
result of SELF-suggestion – cf. H. P. Grice and D. F. Pears on self-deception
-- and unconscious trickery. The first documented instance of crypto-mnesia
occurred with Moses, after his describes spiritual contact with a pair of dead
Indian brothers match a newspaper report from the week before, and despite his
claimed communication he could ascertain no details not given in that report.
Researchers conclude that Moses had read the story but fORGOTTEN HE HAD READ
IT, instead mistaking the PARTIAL MEMORY – cf. H. P. Grice, “Personal identity”
-- for a message from the spirit world. Publications Under the pen name
"M.A. Oxon" – H. P. Grice: “Like me!” --, Moses publishes the following
books on spiritualism: “Spirit Identity” – cf. H. P. Grice, M. A. Oxon,
‘Personal identity’ --; Psycho-Graphy, Spirit Teachings, Higher Aspects of
Spiritualism. Moses also edited the periodical Light and wrote on spiritualism
for Human Nature. References Rigg 1912. Janet Oppenheim. (1988). The Other
World: Spiritualism and Psychical Research in England, Cambridge "Moses
became one of the first vice-presidents and council members of the SPR"
Janet Oppenheim. The Other World: Spiritualism and Psychical Research in
England. Cambridge McCabe. (1920). Spiritualism: A Popular History. Dodd, Mead
and Company. Mulholland. Beware Familiar Spirits. C. Scribner's Sons. Moses
warmly endorsed Buguet in an article. The French government arrested Buguet for
fraud. At his trial he made a complete confession, and the police seized and
produced his "spirit" doll and the collection of heads that fitted on
it." Frank Podmore. Spiritualism: A History and Criticism. Volume 2.
London: Methuen Edmunds. (1966). Spiritualism: A Critical Survey. Aquarian
Press. p. 115. "Stainton Moses even insisted that the prosecution was
instigated by the Church, and that Buguet had been forced or bribed into making
a false confession." Harry Houdini. A Magician Among the Spirits.
Cambridge Pearsall. The Table-Rappers. Book Club Associates. Milbourne
Christopher. Mediums, Mystics & the Occult. Thomas Y. Crowell. Carrington. The
Physical Phenomena of Spiritualism. Herbert B. Turner Podmore. Spiritualism: A
History and a Criticism. Volume 2. Methuen & Company. Lyons. Species,
Serpents, Spirits, and Skulls: Science at the Margins in the Victorian Age.
State University of New York Press. McCabe. Is Spiritualism Based On Fraud? The
Evidence Given By Sir A. C. Doyle and Others Drastically Examined. London Watts
Flournoy. Spiritism and Psychology. New York and London, Harper & Brothers.
p. 142 Joseph McCabe. Is Spiritualism Based On Fraud? The Evidence Given By Doyle
and Others Drastically Examined. London Watts McHargue. (1972). Facts, Frauds,
and Phantasms: A Survey of the Spiritualist Movement. Doubleday. p. 224. Brian Righi. Talking Boards and Ghostly Goo.
In Ghosts, Apparitions and Poltergeists. Llewellyn Publications. ISBN
978-0738713632 "An early example of this occurred with he medium Moses,
who communicated with the spirits of two brothers who had recently died in
India. Upon investigation, it was discovered that one week prior to the séance,
their obituary had appeared in the newspaper. This was of some importance
because Moses's communications with the two spirits contained nothing that
wasn't already printed in the newspaper." Robert Todd Carroll. Cryptomnesia".
The Skeptic's Dictionary. Retrieved 2014-07-12. Sources Rigg, James McMullen
(1912). "Moses, William Stainton" . In Lee, Sidney (ed.). Dictionary
of National Biography (2nd supplement). London: Smith, Elder The Controls of
Stainton Moses by A. W. Trethewy Life and Experiences of Edmund Dawson Rogers,
Spiritualist and Journalist (autobiography, new edition by Kessinger Publishing, London,
Podmore. (1902). Modern Spiritualism: A History and a Criticism. Volume 2.
Methuen & Company. Chapter The Mediumship of Stainton Moses. Rigg; Matthew.
Moses Oxford Dictionary of National Biography. Oxford . (Subscription, Library access or UK public library membership
required.) vte Spiritualism and spiritism Authority control databases Edit this
at Wikidata Categories: 1839 births1892 deaths Alumni of Exeter, Oxford English
spiritual mediums People educated at Bedford SchoolPeople educated at
University College SchoolPeople from Donington, LincolnshireMa via tutti i “
John King „ , via tutti i “ Pi- scator „, via tutti gli spiriti acrobatici o
suonatori di trom¬ bette, o picchianti sui muri! La soluzione di quel proble- mino della Vita futura,
che ha messo nell’imbarazzo i massimi cervelli deirUmamtà pensante, si trova
nelle dita della signora Leonora Piper di Salem (e perchè non anche nel mignolo
della signorina Elena Muller-Smith?), quando scrivono o battono ritmicamente
sul tavolo per darci i “ mes- saggi „ delle sue personalità oniriche
secondarie . È un colmo di ribellione antifilosofica per un ex-professore
di Etica e di Logica 1 IL L’attività iperspaziale degli Spiriti.
Lo Zollner, sperimentando con Slade e con Eglintou, intravvide una fisica
trascendentale in certi loro fenomeni, che non trovava spiegabili con le
formule e leggi della geometria, fisica e meccanica ordinarie; congetturò
pertanto che essi si effettuassero in uno spazio diverso dal nostro, for¬
nito cioè di una quarta dimensione a noi ignota. Questi fenomeni erano, in
particolare, gli apporti, la penetrazione della materia, i trasporti di oggetti
senza contatto, la scrittura fra due lava¬ gne sigillate, la magnetiz¬ zazione
di un ago (raris¬ sima), il passaggio di due anelli 1’ uno entro 1’ al¬ tro (v.
fig.), la reazione acida data a sostanze neutre (eccezionalissima), le
impronte su mastice, Esperimento degli anelli i nodi in striscio di cuoio
secondo lo Zòllxkr. o in funicelle suggellate ai due capi .
S’eranogià prodotti anche con Home, e or’ è poco li ripeteva un giovane
medium isterico di Kalomer ( “ Psych. St.). Ma “ John King „ ci si è dimostrato
refrattario alla più ardua parte di questi “ miracoli moderni,,: e per dir vero
ben pochi medi sembrano in grado di estrinsecare tutta la forza iperfisica,
metamagnetica e metachimica atta a produrli. Come non si parla più negli annali
spiritistici di “ profumi „ ineb- brianti l’assistenza, di “ melodie celestiali
„ e di “ incombusti¬ bilità del corpo „ (salvo per i leggendari fakiri
d’Oriente), così dallo Zollner in poi nessuno ha più veduto calamitarsi degli
aghi, nè acidificarsi delle soluzioni alcaline : tutto al più, gli aghi deviano
e i bagni chimici svolgono imagini metapsi- chiehe o psichicone su lastre
bromurate apparentemente vergini (Bakaduc). Sulle orme del celebre
astronomo di Lipsia si crede da parecchi che attorno ai medii fisicamente
potenti, fra cui sarebbe la Paladino, si produca una “atmosfera ultra-fisica „
in cui le leggi comuni di gravità, coesione, inpenetrabilità e inerzia della
materia sono sospese, e in cui lo spazio, questa “ categoria „ ontologica,
acquista altre dimensioni, oltre le tre che gli sono abituali. E bensì
vero che lo Zollner ebbe , da vivo, a subire l’accusa formale del Wundt
d’essere troppo vecchio quando sperimentava, e d’ essersi lasciato ingannare
dai suoi sensi indeboliti (alias, d’ essere stato lo zimbello dei medii); ed
ora che è morto, e che si ricordano la sua demenza senile e il suo ricovero in
casa di salute, qualcuno gli rinfaccia la tendenza alle allucinazioni (cfr.
Carrington, che è uno psico-spiritista credente in Home e nella Piper).
Che più? gli si rimprovera perfino la sua incompe¬ tenza in psicologia:
I’Hyslop lo dice proprio “ entirely igno- rant „ nello sperimentare sui fatti
di coscienza (cfr. Border- land of Psych. Bes., 1906, pag. 235). Ali, i
modernisti in psicliismo non lisciano davvero il pelo ai loro antecessori, solo
che li sospettino troppo fiduciosi nel valore spirituale della fenomenologia
fisica più classica: al paragone, noi, * scienziati materialisti,, li trattiamo
coi guanti! Ciò non¬ pertanto, lo Zòllnkr, con la sua Fisica trascendentale,
viene tuttodì citato fra gli araldi dello Spiritualismo sperimentale. E
sopratutto la sua idea di uno spazio metageometrico, che ha rallegrato e
soddisfatto gli spiritisti. C’è in quel termine qualificativo “ a
N-dimmsioni , una tal quale speciosità occulta, che lo rende pressoché incom¬
prensibile ai volgari: e gin, dove c’entra un po’ d'algebra s’è sempre
inclinati a scorgere delle nozioni superiori ! Ma pur¬ troppo lo spazio
pluri-dimensionale non è che un concetto mera¬ mente astratto, del quale sembra
prematuro e azzardosissimo ideare, anche in via di ipotesi, una qualsiasi
applicazione a fenomeni percepiti da un essere come l’uomo, che non va oltre
alla terza dimensione, e ci arriva pure con difficoltà. Basta ricordarsi della
storia della prospettiva in pittura! La ipotesi (la chiameremo così per
una concessione, giacché è tutta ricavata da analogie e verosimiglianze
arbitrarie) l’ipotesi dello spazio a «-dimensioni è nata da eleganti ardimenti
astratti e da disquisizioni gnoseologiche di insigni matematici. Le dettero la
prima spinta il Gauss, il Bolyai, il Saciieri ; ma fu concretata, sebbene sotto
forma diversa, da Lobatsciiewsky, Riemasn, Beltrami, Sophos-Lie, eco., e
l’hanno discussa seriamente, ora restringendone ed ora ampliandone la portata,
molti insigni studiosi (cfr. i lavori stoidci di Del Re, Bouciier, Jouffbet).
Passata sotto le forche caudine della critica di un Helmiioltz, di Tanxéuy e
Milhaud, l’ ipotesi ne è uscita col semplice attributo di una possibilità
ideale : ma qualcuno (massime fra gli occultisti) la considera diggià come una
realtà verosimile, il che è sostanzialmente diverso. V’è poi chi costruisce su
di essa o con essa persino nuovi Universi differenti da quello sensibile e
visibile. “Suppo¬ niamo che..., è la premessa solita di questi fabbricanti di
co¬ struzioni fantastiche. Da un canto , supponendo la esistenza di esseri a
una sola dimensione -- la linea -- o a due sole dimensioni -- la superficie -- ,
si arriva con elegantissime deduzioni a descrivere e a pensare, naturalmente,
un mondo diverso dal nostro, che è costruito su tre dimensioni e gli
rimane per ciò “ superiore D’altro canto, “ supponendo , l’esistenza di altri
esseri dotati della capaciti di percepire in una quarta o in una quinta e
magari in una ennesima dimen¬ sione e di agire congniamente in esse, si
imagineranno altri Universi più complicati del nostro, il quale, a sua volta,
loro rimarrà “ inferiore Sono congetture che allettano i sognatori, i
mistici, e alle quali la matematica si presta per la sua stessa indole di
scienza astratta. Nessun naturalista si proporrebbe un quesito consimile :“suppongasi
che abbia vissuto o viva in qualche parte un essere come l’ Ippogrifo o la
Chimera: quali le sue funzioni e abitudini di vita, e come collegarlo al noto
pro¬ cesso dell’Evoluzione organica?, Nessun fisiologo si fa l’altro problema
metabiologico: “che cosa sarebbe
dell’organismo umano se il rene, in luogo di secernere urina, servisse a
formare del latte? . ! Ma in geometria,
che lavora su puri simboli, e non su fatti, la ipotesizzazione (mi si scusi il
termine) dei suoi concetti astratti sembra legittimata senza alcun confine. “
Se il fatto di una quarta dimensione (si dice) ha l’apparenza di urtare contro
ogni possibilità, non osta per altro al ragionamento , (Ballatoio:) : e
intanto, con questi raziocini alati e icàrei si finisce coll’abbandonarsi
all’acrobatismo mentale di applicare un’ “ idea , imaginosa e inverificabile ad
un “ fatto „ reale, ma oscuro! Qualche anno fa R. de Saussure imaginò che
noi fossimo circondati da uno spazio a quattro dimensioni senza accor- '
gercene : difatti, egli scriveva, “ questa ipotesi non è assurda, inquantochè,
anche se lo spazio in cui viviamo avesse più delle tre dimensioni che
percepiscono i nostri sensi, non pos¬ sederemmo alcun indizio per renderci
conto della quarta che non percepiremmo „ (“ Ardi. Se. nat. „ , Ginevra, ’91).
Ma per l’appunto qui sta l’ostacolo: ossia nelle facoltà accordate ai sensi
dell’uomo reale, non già di un essere imaginario dotato di facoltà
supernormali. Uno spazio che sia differente da quello solo che per noi è realtà
, si potrà imaginare, ma non già applicare a fatti che poi cadono sotto sensi
incapaci di percepire una quarta e tanto meno una quinta o una ennesima
dimensione. E con cose impercettibili, appena ima- ginabili in forma confusa e
indefinita, ma impensabili, non si ha diritto di interpretare le forme e gli
atti di entità oc¬ culte bensì, come gli “ spiriti „, ma agenti nel comune
nostro spazio a tre dimensioni. Giunge però a questo punto il rinforzo
prestato dall’idealismo nelle sue vesti pragmatistiche, il quale dice che anche
lo spazio tridimensionale è un puro effetto illusorio e una semplice
convenzione. Il Poincaré ha discusso recen¬ temente, con sottile competenza, la
questione ( La science et l’hi/pothèse, 1904). Lo spazio geometrico, ossia
quello posto dai geometri a base delle nostre nozioni in scienza matematica, in
meccanica, in fisica e in biologia, ha le seguenti proprietà : è continuo; è
infinito; è a tre sole dimensioni (v. fig.); è omo¬ geneo; è isotropo,... ma è
pur esso un mito, una convenzione. La nostra percezione delle tre
dimensioni spaziali. [a. angolo formato dall’o/teaa e dalla hrqhezsa-. a
a, a ò, tìh. il piano della *uperflcie\ — de n p, la profondità, da cui
desumiamo il volume] Invero lo spazio rappresentativo, quello normalmente
per¬ cepito dalla vista e dal senso muscolare, non ha tutte quelle proprietà:
non è intanto omogeneo, nè isotropo ; e quanto alla infinitezza, la non si può
provare. Dunque, anche la geometria comunemente ammessa, la Euclidea, è ideale
: si raffigura e mette in opera solo dei corpi ideali (solidi). E così è ben
possibile che ne esista un’ altra non-euclidea, anzi che ne esistano più altre
differenti da quella conven rionalmente costruita dagli uomini per loro uso e
consumo, e codificata da Euclide. Sono sempre concepibili degli esseri senzienti
e intelligenti che vivano in uno spazio dove, ad esempio, la linea retta non
sarà la più corta fra due punti e dove due linee parallele si incontreranno...
Si noti intanto che lo spazio metageometrico di Lobatchewskv è essenzial¬ mente
diverso da quello di Riemann, e così via via. Ma codeste metageometrie
riemanniane, beltramiane, zoll- neriane. sono esse proprio capaci di farci
progredire di un passo solo nella intelligenza dei fenomeni provocati da Eu-
sapia? Io veggo e sento muovere un tavolo, spostarsi una seggiola, girare una
manovella, accendersi una lampada elettrica, mettersi a oscillare un
metronomo; e li veggo e li odo entrare in movimento con sensi che non vanno
oltre a tre dimensioni : anche se applico a codesti fatti la imagine irreale di
una quarta dimensione perchè si movono senza che alcuno li tocchi, ne capisco
un iota di più? Ammesso pure che sotto i miei occhi un oggetto materiale
penetri in un altro, o lo traversi senza distruggerlo, io mi imaginerò, al più,
una loro “ fluidificazione „ effimera e parziale non per¬ cepita dai miei sensi
; ma per quanti sforzi faccia con la mia mente non arriverò mai a comprendere
qual parte in codesto fenomeno (dato che Eusapia sia in grado di produrlo)
spet¬ terebbe ad una “ quarta dimensione „ , di cui non ho invero nessuna
idea precisa. . Perciò l’ho detto : la congettura di uno spazio
pluridimen¬ sionale e la ideazione di una geometria non-euclidea empi¬
ricamente utilizzabile, non meritano neanco il titolo di ipotesi. Sia pure che
neUe “ ipotesi „ della scienza si trovi sempre dell’ arbitrario e che, in
fondo, esse si inspirino a pure ana¬ logie e a semplici verosimiglianze : ma
l’esperienza è poi destinata a verificarle, e la loro sussistenza è
giustificata da. ciò che esse coordinano nozioni staccate senza preoccuparsi
troppo delle lacune. Qui invece siamo nell astrattezza più completa, fuori di
ogni capacità sperimentale e argomentativa della mente umana qual'è prodotta da
un dato organismo, e non da un altro: qui navighiamo iu un mare nebuloso senza
sponde, dove siamo sicuri di non toccar mai teira,.... eccetto che la
Evoluzione biologica, proseguendo a perfe¬ zionarci organi e funzioni, non ci
conduca col tempo al possesso di qualche nuovo, meraviglioso senso per le
perce¬ zioni pluridimensionali. L’ ipotesi degli spiriti di
“disincarnati,, o d altra natura, agenti nel medianismo è già un bel po’ avanti
nelle teme¬ rarie superfluità della imaginazione: ora, che cosa dire di quest’
altra vaporosissima aggiunta, che serve solo a nascon¬ dere, tra le pieghe
labirintiche del verbalismo, la completa nostra ignoranza delle forze che
agiscono in certi fenomeni naturali? Aggiungendo buio a buio, neanche il Jeova
della Genesi di Mosè... o di Kardec-Flammarion, saprebbe creare della luce!...
Se si vuole stare nel positivo e nello speri¬ mentale. come si vantano gli
spiritisti e come intendono di procedere i seri psichicisti, bisogna rinunziare
per ora a queste fantasticaggini, lasciarle agli occultisti, agli erme- tisti e
rosa-(- crociani, fors’anco concederle ai teosofi, ma non inquinarne la
psicologia supernormale. LA SEDUTA. Compendio della
serata. I. Rinforzo della catena. Pino ad oggi, nonostante i vivi
nostri incoraggiamenti al fantastico “John King,, e a malgrado della piena
armonia del nostro gruppo, le sedute della serie 1906-7 non ci ar¬ recano
novità di rilievo, e sopratutto non ci portano verso le grandi e rare
manifestazioni della medianità plasmatrice : noi vogliamo, intensamente
vogliamo vedere i fantasmi, e una seconda edizione della famosa seduta di casa
Avellino è alla cima dei comuni desiderii. Ma, come fare ad ottenerla se in
Eusapia sembra diminuita la potenzialità medianica ? Per consiglio di
qualche abituale cultore dello spiritismo, che ha voluto portarci l’aiuto della
sua esperienza, abbiamo pensato che fosse il caso di rinforzare il “ circolo „
mercè l’intervento di persone notoriamente versate in materia, sim¬ patiche
alla medium e in parte dotate pur esse di poteri mediuinnici. Chi sa, ci
dicemmo, chi sa che un apporto di simpatie e di facoltà congeneri non valga a
produrre quella convergenza e coerenza di forze bio-psichiche, dalla quale,
secondo alcuni studiosi (p. es. Oohorowicz, Maxwell), di¬ pende il successo
delle sedute costituite da soli spiritisti ? Perocché l’esperienza insegna che
la presenza di certe persone rende più conseguibili i fenomeni, mentre la
presenza d’altri li disturba o li impedisce. È questo un fatto organico, ossia
dipendente da condizioni biologiche individuali, o non è invece un semplice
effetto psicologico di suggestione sul sen¬ timento d’autofiducia nel medium
? Non discuterò questo punto fino a che non si posseggano notizie più
attendibili intorno all’esistenza di una radioat¬ tività bio-psichica umana (ed
animale). Io ritengo prematuro trarre dalle sedute spiritiche, come sono oggi
organizzate, RINFORZO DELLA CATENA MEDIUMNIOA le conclusioni
del Maxwell, il quale parlando per l'appunto del contributo diverso apportato
dagli assistenti alla feno¬ menologia medianica, scrive: “ Si direbbe che
la facoltà di emettere la ignota forza (bio- psichica) sia diffusa
inegualmente, che essa costituisce una pro¬ prietà fisica dell’organismo, e che
a suo riguardo l'organismo stesso si mostri positivo o negativo, emanante o
assorbente Evidentemente l’egregio magistrato-medico allude qui alle
ipotesi sulla 6 polarità delle correnti „ sistemate da Chazarain e Dkcle, o a
quelle consimili della “ forza „ e “ aura ueu- rica „ enunziate da Baréty,
Baraduo, Joire : ed io sono disposto a riconoscere con lui che, avanzando con
prudenza e con migliori metodi sperimentali su questo terreno pres¬ soché
vergine della biologia, noi acquisteremo nozioni in¬ sperate. Ma osservando i
fatti con occhio di psicologo, mi è parso più probabile (almeno in riguardo
alle grandi proie¬ zioni biofisiche della Paladino) che la partecipazione degli
astanti ai fenomeni si estrinsechi preferibilmente nella sug¬ gestione del
subconscio e nella stimolazione dell’automatismo del medium, pur lasciando una
qualche efficacia alla emis¬ sione e all’assorbimento mutuo di energia
radiante, e assai minore influenza alla trasmissione extrasensitiva ed extra-
sensoriale del pensiero (telepatia). Qualcuno mi aveva susurrato
all’orecchio fin dalle se¬ dute del 1901-2, che la Eusapia sia gelosa dolla
propria supremazia, e non vegga con piacere entrare nella catena altre persone
dotate di poteri medianimici, anche se deboli e limitati alla psicografia ed
alla semplice tiptocinesia : co¬ sicché, in luogo di aiutare, la presenza di
queste possa anche danneggiare le manifestazioni. Ciò ridurrebbe la cosa entro
i confini del semplicismo psicologico, adeguato alla menta¬ lità non troppo
evoluta della Napoletana. Ma la nostra scelta non poteva svegliare le ombrosità
di Eusapia; i nuovi ag¬ gregati al circolo di casa Berisso erano jersera il
cav. Carlo Peretti, la di lui moglie sig.a Giuditta e una di lui nipote
signorina Delia Susini, il sig. Luigi Montaldo e la con¬ sorte sig.* Attilia,
coi quali tutti la medium è in relazioni amichevoli da più anni, avendoli avuti
molte volte alle sue sedute di Genova, come ho narrato in altre mie Note (cfr.
Tom. I, pag. 326 e Tom. II, pag. 215). Cosicché, mancando stasera E. Bozzano,
siamo in numero di dieci, oltre Eusapia; e questo numero dicono i fasti dello
spiritismo militante che sia ancora propizio : in troppi, nuocerebbero. Ma
il rinforzo del circolo di casa Berisso non ha dato tutto il frutto che ci
attendevamo : la Pitonessa ha fatto bensì lieta accoglienza ai nuovi venuti,
che per la loro perizia in spiritismo sarebbero stati come gli epoptici o
iniziati d’ul¬ timo grado dei Misteri Eleusini ; ma non ci ha portato fuori dal
girone esoterico, cioè pedantesco, di esperienze cui ci ba ormai assuefatti. È
proprio una “ legge di parsimonia come scriveva Kant, quella che domina adesso
nella media¬ nità della Paladino : non per la via più lunga e varia, nè più
interessante pei suoi clienti essa ora procede, ma per la via più corta ed
abituale. Non c’è qui la evidentissima dimo¬ strazione che tutto il suo spiritismo
di maniera — nel quale a me pare inconcepibile che qualcuno presti fede “
spiriti¬ stica „ altro non è se non individuazione eusapiana della attività ed
abilità medianica? S è cominciata la seduta in circolo tiptico, con la
medium a ridosso del gabinetto, e la si è Unita in semicircolo di spettacolo,
con la medium sulla branda entro il gabinetto : per ciò due parti separate nel
programma. In catena attobno al tavolo. Fanno catena, coi due
vigilatori soliti, la signorina Susini, i coniugi Montaldo, la sig.a Peretti:
gli altri ne restano fuori, e il dott. Venzano sta pronto a fotografare qualche
buona le¬ vitazione di tavolo. Ma Eusapia, ciarliera e distratta, non è in vena
: non riesce a concentrarsi, e non entra se non tardissimo in autoipnosi. Dopo
un po' di aspettativa, il tavolo ci ordina di mutar catena, e che al posto
della signorina .Susini venisse lo zio Peretti. Su questo incidente ritornerò
più avanti. Così perdiamo un'ora e mezza senz’ altri fenomeni che moti e
levitazioni mediocri del tavolo , picchi e raspatnenti per entro alla sua
materia lignea, lo scuotimento rumoroso della branda. e. infine, V avvolgi
mento del materasso ad una delle sue estremità ed il suo solici amento fino
all’altezza della mia spalla, dove mi sono sentito all’improvviso premere un
voluminoso soffice corpo, che mi dette subito la bizzarra impressione di un
grosso ani¬ male tardigrado avvicinatosi a me sotto il riparo dei drappi. Si
noterà che questo fenomeno telecinetico implica uno sforzo non piccolo,
trattandosi di oggetto ben poco maneggievole e pesante oltre 10 chili.
Non fu questo però il fenomeno culminante della prima metà di seduta ; altri ne
ottenemmo, e non comuni. A un certo mo¬ mento vedemmo Eusapia chinarsi dalla
mia parte e guardare con insistenza, e in atto di meraviglia, la sua veste :
abbiamo allora guardato anche noi, e abbiam visto un rigonfiarsi ed un
arti supplementari e telecinesie 417 afflosciarsi
alterni delle stoffe, come se al di sotto si formasse una specie di vescica
prima tonda e tesa, poi ad un tratto svuotata d'aria: co! tatto abbiamo
percepito una resistenza che qualcuno ha paragonata a quella d’un animale
(cucciolo) na¬ scostosi fra le sottane della medium Mi sono sovvenuto
delle osservazioni congeneri fatte a Cambridge, e sulle quali la Johnson e la
Sidgwick si fon¬ darono per gridare alla frode ; e mi è tornato in mente il
fenomeno anteriore della stadera toccata da un lembo di abito della Eusapia ed
abbassatasi più volte. Non c’era in¬ ganno, non dico ad opera delle mani che
stavano control¬ late sul tavolo ; dico ad opera dei piedi, che i nostri piedi
seguitavano a sentire : eravamo in piena luce, e il fatto si presentava in
condizioni abbastanza sicure d’autenticità. 0 io e Barzini non siamo capaci di
distinguere un tallone di scarpa alzato di sotto le vesti da una donna,
scambiandolo con una grossa palla rigonfia; e spero che ci si risparmierà
questa patente di stolidità. 0 fa d’uopo ricorrere alla ipotesi metapsichica
della proiezione di arti dinamici sopran¬ numerari conforme a quanto s'era più
volte veduto nelle serate del Circolo Minerva. Il sollevamento del tavolo
non potrebbe essere spiegato cosi? Iersera tentammo di fotografarne qualche
levitazione: lo sviluppo delle lastre ci darà forse una novella prova obiettiva
di questa elementarissima manifestazione della me¬ dianità. Noto però che
mentre il tavolo levitava e Barzini, per accudire alla macchina fotografica,
aveva ceduto il suo posto di controllore al padrone di casa, questi denunziò
con parole convenzionali un conato fraudolento della medium. Non consta che il
sig. Berisso abbia accertata la frode, ma ragionatamente ha sospettato che
Eusapia tentasse di avan¬ zare la punta del piede destro sotto la gamba del
tavolino per imprimergli una inclinazione significativa verso di me, che
intanto mi sentivo toccato e stimolato da un’ * entità „ invisibile formatasi
alla mia destra. Gii altri fenomeni in catena consistettero nella
materializ¬ zazione di due “ entità occulte „ ohe hanno preteso anche stavolta
di personificarsi, una dal lato destro d’Eusapia per Bar¬ zini, ed una dal lato
sinistro per me : inoltre, l’entità che mi riguardava ha tentato finalmente di
rendersi visibile e ricono¬ scibile, ma, come prima, non v’ò riuscita. La cosa
è troppo im¬ portante perchè io non le dedichi un ultimo capitolo. In
SKMIC1BCOLO PI FRONTE AL GABINETTO. Andata a male la presentazione dei
due “ disincarnati Kusapia, inopinatamente per l'assistenza, ha voluto entrare
nel gabinetto. Erano le 23.30; la seduta, pressoché sterile ed atas- sica, ci
aveva stancati, e non ci lusingavamo d’ottenere gran cosa ripetendo
l'esperimento della sera antecedente. Non si potè neanco legare la medium,
perchè le corde erano rimaste nell’anticamera; ed io consigliai di non rompere
i sigilli dell’uscio, precauzione che mai avevamo tralasciato di
prendere. È proprio indispensabile che entrando nel vano nero per
coricarvisi e cadere in “ trance la medium sia fissata ogni volta? Non è
opportuno osservare i maggiori prodotti della mediumnità, le grandi
materializzazioni (dato che possano avverarsi), nella completa loro spontaneità
e col medium in condizione di estrinsecare le sue forze biopsichiche senza
coercizioni menomatrici ed inibitrici ?... E vero che la Pala¬ dino,
piagnucolando e gemendo, mi domandava ripetutamente di essere legata, quasi che
questa fosse condizione sine qua non del successo della sua attività onirica, e
come se con la legatura noi dovessimo stimarci al sicuro da ogni sua possibile
gherminella. Ma la storia dello spiritismo classico non impone, come abbiam
visto, il restraint dei medii nè dentro nè fuori del camerino nero : i maggiori
corifei della medianità, quali le Fox, la Cook, la Woold, la D’Espérance,
l’Eglinton, le ragazze di Villa Carmen, il Miller (senza par¬ lare degli altri
innumerevoli medii americani), operavano ed operano in libertà, e non per
questo le loro creazioni fan¬ tomatiche meritano maggiore o minor credito, sia
presso i credenti, sia presso i miscredenti nel dogma della soprav¬ vivenza e
ritorno dei trapassati. Gli spettri di “ Katie-King, di “ Yolanda di “ Bien-Boa
di “ Beisi/ „ e i loro con¬ fratelli non hanno avuto bisogno, per apparire, di
strappare funi nè di rompere chiavistelli. D'altronde, chi dice che la legatura
salvi dalle frodi, o è ingenuo o ignora la storia dell’argomento : i nodi più complicati
e stretti non impedi¬ scono la giunteria; tutto sta, dicono gli intelligenti
furbi, nel saper farsi legare. Oltre ai famigerati Fratelli Davenport,
smascherati prima a Parigi, poi a Itaca dagli studenti della “Cornell
University „, c’è da citare un’altra celebre medium americana, la Annie Èva
Fay, la cui abilità consisterebbe nel farsi legare ingegnosamente con una benda
di cotone : essa ingannò (dicesi) una commissione di scienziati Inglesi, ma ora
il suo giuoco è conosciuto da tutti i prestidigitatori. apparizioni
nel gabinetto osccro Sembra che anche Io Slade usasse un sotterfugio
simile con Zollner e Pkchner nel lasciarsi avvolgere da una corda (cfr.
Cariungton, L cit., p. 44 e tav.). Per di più abbiamo visto che Eusapia
sa sciogliere, me¬ dianicamente o altrimenti, i lacci onde essa è avvinta o coi
finali le si fissano attorno gli strumenti di segnalazione. Ed ecco il motivo
per cui ho resistito ai lagni di Eusapia osses¬ sionata dalla abitudine del
controllo. In luogo di fissarla sul suo lettuccio, come avevamo fatto per l’innanzi,
ho preferito, d’accordo con Barzini, di invigilarne i movimenti tenendone
stretto una mano con una nostra allungata per di sotto alla tenda : noi abbiamo
cessato questa sorveglianza diretta non appena ci siamo accorti che essa si era
calmata ed era caduta nella “ trance „ passiva. Eusapia. presa
dall'impulso sonnambolico, s’era gettata prima per traverso sul materasso, e vi
si era frettolosamente raggo¬ mitolata di contro alla spalliera da piè :
l’abbiamo raggiustata noi stessi distendendola colla testa verso la sinistra,
coi piedi (scalzati) verso la destra dell’assemblea: e mezz'ora appresso, cioè
a mezzanotte in punto, si e veduta una apparizione. 0 per dir meglio, coloro
che erano in situazione prospettica pro¬ pizia. Barzini e Venzano in prima
fila, Peretti e Berisso in seconda, ei hanno dichiarato tutti a un tempo di
vederla. Io no, non lo potevo, perché la “forma, è apparsa a sinistra del
gabinetto, a circa m. 1.80-1.90 dal suolo, nell’angolo in ombra costituito
dalla sopratenda e dalla finestra; e nel posto mediano dove sedevo la visuale
m'era tolta dal cortinaggio. Chi lia percepita la apparizione, l’ha
descritta li per lì diversamente : per Barzini era “ una cosa bianca che poteva
somigliare ad una testa per Berisso una “ figura come di vecchia (?), col capo
e col mento fasciati da una benda „. Io ho scorto soltanto la stoffa moversi da
quella parte, e un po’ d’ombra oscurare l’anta verniciata in chiaro della
finestra; Barzini, invece, avrebbe osservato che “ la tenda non appa¬ riva
spostata tanto quanto sarebbe stato necessario pel pas¬ saggio di una testa
vera Ad ogni modo, tra per la luce non viva irradiata dalla lampadina elettrica
a vetro rosso e tra per il fosco di quella penombra, la percezione fu in tutti
fuggevole e indefinibile la prima volta. Si è da tutti domandato a gran
voce che il fantasma tor¬ nasse; la testa è riapparsa, e questa volta chi
poteva scor¬ gerla ha denunziato che era “ una figura bianca, dalla par¬ venza
d’una pallida faccia vivente, circondata da un panneggio bianco „. Nell’insieme
mi sono fatta l’idea che Eusapia ci desse una seconda edizione, anche
stavolta cristallizzata nelle sue modalità, di quella presunta Katie-King, che
a casa Avel¬ lino si protese pure dalla sopratenda verso di noi: i suoi sogni
subiscono il ritmo deU’automatismo, appena appena differiscono nella forza di
proiezione. Mentre ci comunicavamo reciprocamente le nostre impres¬
sioni, vediamo Kusapia irrompere semitrasognata, ma anche mutamente
incollerita, dal gabinetto, e sotto i nostri occhi stupefatti spogliarsi della
gonnella e della sottana gettandoli col fazzoletto in mezzo al circolo, e
rimanendo solo col sotto¬ vita o col busto, in camicia e mutandine. Honmj soit
qui mal y pen se, esclamò il re che raccolse la giarrettiera della sua bella ;
e naturalmente noi non abbiamo pensato che Kusapia ci volesse sedurre
mettendosi in quell’abbigliamento succinto : essa aveva di certo indovinato i
dubbii sottintesi nell'intonazione dei nostri discorsi, e ha voluto liberarsi
d’ogni indumento che potesse servire a foggiare degli pseudo-fantasmi.
Abbiamo ripreso fiducia, aspettandoci del meglio, e ci siamo immersi in un
lungo, silenzioso raccoglimento. Nella sala ri¬ schiarata debolmente in rosso
non si udivano che il respiro affannoso del medium e il sobbalzare del
lettuccio ai suoi sus¬ sulti d’ineubo : in queste condizioni rituali lo
spiritiamo ha sempre un che di misterioso e di triste, che agirà da potentis¬
simo fermento d’illusioni e di precognizioni nei cervelli toccati dalla labe
del misticismo. Alle 12.45 le due cortine si sono alquanto scostate nel
mezzo, e quasi all'altezza di m. 1.60-70 dal suolo è apparso un qualche cosa di
chiaro, di biancastro, a forma di grosso fuso, che ai miei occhi prese
l’apparenza di una zona media di volto sot¬ tostante ad una Bpcssa e alta
acconciatura bianca, però mala¬ mente discernibile a causa del sovrapporgli»
laterale delle stoffe nere. Direi d'avere percepito e riconosciuto i lineamenti
nebbiosi di un naso, di una bocca e di un occhio solo (il si¬ nistro) : quanto
agli altri astanti, basterà la descrizione di Luigi Barzini, che ha ottima
vista: * Nello spiraglio mediano, la luce della lampada colpisce di pieno
un volto femminile, circondato dallo stesso panneggio' degli altri, che gli
copre la fronte e si ravvolge alla beduina sulla bocca. Guarda con l’occhio
sinistro, si volge lento di fronte, sparisce — Quella testa... sembrava molto
grande, pro¬ babilmente a causa delle bende che impedivano di vederne il
contorno. Il suo sguardo era fisso; le sue palpebre non hanno mai battuto: le
sopraciglia erano leggermente aggrottate. La sua carnagione era pallida
,. Per la maggioranza dei presenti il fenomeno è stato ge¬ nuino, ossia
la materializzazione di un “ fantasma „ che ci avrebbe guardato da quella
fessura : ma . la modesta riflessione che Easapia era libera e che quel
guardarci aveva dell’ a- stuzia e della puerilità a un tempo, fa rimanere
perplessi. 1 - or Berisso è stato in dubbio se anche la figura di vecchia (?)
affacciatasi dal fianco sinistro del gabinetto non fosse la testa d’Eusapia
levatasi in piedi e sportasi arditamente : e in questo caso il volto di mezzo
sarebbe pure stato il suo. Ecco una condanna formale della medium, cui non
saprei associarmi senza circospezione per i seguenti motivi : 1» Eusapia
era, sì, libera, ma non avrebbe potuto driz¬ zarsi nè porsi ginocchioni sulla
branda senza che ce ne ac¬ corgessimo. Ad ogni movimento di chi vi si corica il
mobile cigola e strepita nelle sue commessure, e noi che sedevamo a poco più di
un metro dalle tende, ne avremmo udito il rumore. Gravata del peso d’un
individuo che si spostasse verso i bordi del materasso, la branda avrebbe
oscillato, e la per¬ sona stessa, perdendo l’equilibrio, sarebbe precipitata in
mezzo alla sala. Di tutto questo abbiamo noi stessi fatta jer- sera la
controprova. Ma Eusapia non s’è mossa! 2° La figura apparsa a sinistra
sarebbe stata coperta di veli o di bende : ora, noi abbiamo la certezza che
Eusapia, ispezionata prima e dopo della seduta, non possedeva con sè nulla con
cui simulare quel turbante che caratterizza le apparizioni : meno ancora lo
avrebbe potuto per le bende della seconda figura, ammenoché non si supponga che
abbia usata la camicia, ma per cavarsela di dosso avrebbe dovuto slacciarsi il
busto e poi riallacciarselo dopo di essersela ri¬ messa ; e per questa manovra
noi non le lasciammo il tempo. 3° La figura apparsa nel mezzo era ai miei
occhi si¬ mile in tutto a quella che con lo stesso atteggiamento si era
mostrata la sera del 4 gennaio, quando Eusapia era so¬ lidamente fissata : un
fenomeno identico non può essere ve¬ ridico una sera, falso o illusorio
un’altra in condizioni diverse del medium. La stessa figura centrale non
mi ha offerto veruna somiglianza con Eusapia ambedue le volte : era un viso più
lungo, con occhi più grandi, con fronte più alta... Infine, rievocando la
serie delle formazioni fantoma¬ tiche Eusapiane, trovo che la mezza faccia di
casa Berisso dev’essere la medesima, che si presentò come faccia intera a casa
Avellino (Tav.) , la medesima che forse hanno veduto o intravveduto, con essa,
altri cultori di studi psi¬ chici : i teleplasmi fantomatici — per
contrassegnare con tal nome le forme organizzate, che sono qualcosa di più
materiale dei fantasmi — sono sempre riproduzioni. Comprendo ben bene che
questi motivi non sono con¬ vincenti, e che in una serata cotanto povera di
manifesta¬ zioni, e col precedente poco incoraggiante dei tiri di mano
segnalatici dal Berisso, queste scene di gabinetto raffreddano 1 entusiasmo di
qualunque ricercatore, anche quando sia pi oc live a benevola attesa: in chi
non vede o non teme che ti anelli, cresce poi il rancore verso studi
chiaramente troppo lontani dalle regole severe del metodo scientifico.
Noi non eravamo certi d’avere veduto del vero, marestavamo anche incerti di
avere veduto del falso : e in questa curiosa disposizione di animo
interrompemmo aH’uua del mattino la lunghissima e noiosissima seduta. La prova
di rinforzare la nostra catena con elementi digià omogeneizzati non era stata
felice ; perciò, se dovessi riprendere le esperienze con la Pa¬ ladino o
condurle su altri medii, mi atterrò con fermezza alla regola di non modificare
1’ “ambiente» : la medianità è in fun¬ zione di circostanze mesologiche
uniformi. Che Eusapia tendesse a fingere durante buona metà della seduta,
l’abbiamo capito dal tentativo sciocco e bambinesco <;be essa ha fatto di
poi, quando abbiamo voluto rinnovare la spenenza della stadera. Come Richet
allusola Roubaud, 1 abbiamo colta nell’atto di sfuggire al controllo dei
piedi di’ Barami accostati ai suoi e di portare all’indietro uno dei suoi piedi
per premere sulla piattaforma dell’apparecchio, e in tal modo far segnare un
peso maggiore al braccio di leva. L’in¬ ganno ora manifesto ; ed Eusapia stessa,
che s’è accorta di aver fatto cecca e che ha letto sui nostri volti la ironia,
ne è rimasta sconcertata ed avvilita: lagrime calde e amaris¬ sime le solcavano
le guancie, e s’è accasciata cupa e muta in un canto. E un vero peccato
che la ricerca metapsichica sia inqui¬ nata da questo intruglio di finzioni
ciarlatanesche, di astuzie professionali, di menzogne e simulazioni isteriche.
Ma il pianto d’Eusapia era sincero: talvolta è il suo interesse che la porta a
truccare, ma bene spesso è il suo subcosciente che la tradisce. L’io magico non
ha soltanto le facoltà ec¬ celse di cui lo adorna Carlo Du Prel: ne ha altresì
delle bassissime e vilissime : e forse forse sono queste che, in¬ sieme alle
semplicemente basse e a quelle di vile prezzo, co¬ stituiscono la trama, su cui
il subliminale di Myers arriva qualche rara volta a ordire un po’ di risalto di
valore. Nuovi insuccessi nella presentazione di ‘ spiriti Tre
entità spiritiche — voglio dire anime di disincarnati fabbricate col “ perispirito
„ d’Eusapia (?) — si sarebbero presentate la sera del 7 gennaio ’07 : L
II Mercurio del mondo spiritico Elisa- piano. L’inevitabile “ John King „
è il primo venuto, ma del resto è ormai relegato quasi sempre dietro le quinte
(del sub- cosciente), e se ne allunga fuori le braccia o le gambe solo per far
danzare e parlare il tavolino, anche in ciò si addi- mostra parchissimo di
rivelazioni. Chiama e introduce gli altri suoi compagni dell’Ultra-sensibile,
ma in generale non li nomina, non dà messaggi in nome loro, li lascia alle
prese con la indifferenza e con i sospetti degli astanti, senza curarsi troppo
della sorte di quelle semimute e appena gesticolanti ambascierie
dell’Ultra. Per lo più si giunge a sapere che oltre a John , cè “
qualcheduno „ quando noi lo domandiamo: la sola rive¬ lazione della presenza di
un altro “ spirito , da lui con¬ dotto è data dal puntarsi ostinato del
tavolino contro il petto di uno degli astanti, e bisogna alla meglio interpre¬
tare questo singolare modo di preannunzio ad hominem. D’altra parte, i
chiamati dall’ Al di là variano poco: sono sempre gli stessi, una volta che “
John „ si sia abituato ad andarli a prendere nei labirinti dell’Altro Mondo. C
è sicu¬ ramente di là, nell’Ombra indeterminata, una folla innume¬ revole di
sopravviventi con la loro coscienza e personalità, ma essi si debbono spostare
di continuo e invisibilmente tutt’attorno ai loro superstiti.se d’ordinario
sono subito pronti a “ comunicare „ non appena “ John King „ li appella. E
questi esseri ci si manifestano, non quando nelle dure o gioconde traversìe
della esistenza noi sentiremmo dippiù il bisogno di associare quei cari morti
ai nostri dolori ed alle nostre gioie: no, allora essi restano inflessibilmente
muti, e ciechi, insensibili al fiotto dei nostri ricordi e al tumulto dei
nostri memori affetti : allora essi tacciono, allora essi si mantengono
nel loro sempiterno assenteismo; e le braccia che noi stendiamo implorando od
esultando verso il Gran Mistero, non toccano che il vuoto. E così: ed è
una irrisione pei nostri sentimenti, ed una lanciullaggine per la nostra
ragione. II. Una “ disincarnata „ insistente, ma sempre più smemorata e
confusa. M. spera che, meglio preparata dalle sue manifestazioni
antecedenti, l’entità occulta o intelligenza venuta per me si sarebbe evoluta:
infatti io dovrei essere, pel subcosciente della Eusapia, una conoscenza più
vecchia che non sia Barzini, e sarebbe logico che con me lo sviluppo del
comunicatore „ o della “ comunicatrice , si mostrasse più avanzato. 1
.d®“° comunicatrice „ perchè dalle risposte tiptologiche dateci dal
subcosciente dell’Eusapia mi si annunziava per la quarta o quinta volta la
venuta di mia madre. E di nuovo ho dovuto, per ragioni imperiose di Ricerca,
trangugiare l'amarezza di quella profanazione. Del resto, non c’era novità al¬
cuna nel suo presentarsi: era la solita ‘forma, semovente, na¬ scosta dalle
tende, che. come farebbe un automa mosso identi¬ camente dalle stesse identiche
molle, mi è venuta dappresso, mi ha toccato il braccio, mi ha battuto
confidenzialmente sulle spalle, ha tentato di scuotermi sulla sedia, mi ha
spinto in IV gomito quasi per irridere al mio controllo sulla mano In
questa serie di atti, toccamenti e scherzi c’era sicuramente della intenzionalità,
ma non c’era della personalità, e men che mai c era, argomento per identificare
la defunta. Si tratta - non e chiaro. ^ delle solite goffe, volgari e monotone
manifesta¬ zioni degli esseri ultraumani,: Barzini, dall’altro lato d’Eu-
sapia, provava le stesse impressioni stereoguostiche ! Ho cercato di
aiutare del mio meglio il processo di sviluppo, e accortomi ohe il tavolo
voleva parlare, (lo si capisce sempre dai colpi ritmici che arieggiano ad un
segnale di appello) ho cominciato a rivolgergli domande, giacché gli * spiriti
non son sordi, ma son muti, e per essi discorro alfabeticamente il mobile, non
si capisce bene se influenzato a distanza dal loro pensiero , che si trasforma
in quel noioso e faticoso moto meccanico come avviene del subcosciente del
medium, o se non piuttosto scosso da un prolungamento delle loro linee di
lorza. Checche sia, il nostro dialogo è stato breve, ma ha condotto a questi
curiosi risultati: . L * essere occulto , che mi infastidiva coi suoi
tocchi aveva nome Ros... ma non s’è potuto sapere se questo prin-
difficoltà dell’identificazione spiritica cipio dovesse finire in
Rosa, Rosina, Rosetta, Rosaura, Rosalia, Rosalba, Rosm amia... b) era ‘
morta di 52 anni infelice ritorno
dell’età segnalata al Circolo Minerva;
aveva avuto ‘ tre figli , :correzione altrettanto erronea quanto la
prima di sei o di cinque (V. pag. 169); d) la * sua morte risaliva a
venti anni fa , : ricordo sbagliato,
perchè l’intervallo è di tren- tatre anni! Nessuno di questi connotati
riguarda colei che mi si ma¬ nifestava secondo le prime annuenti risposte del
tavolo, ammenoché (come dicono gli spiritisti che avviene talvolta) uno “
spirito „ diverso non si sia sostituito a quello di mia madre e non l’abbia
soppiantato per burlarsi di me. Tutto è possibile nell’Altro Mondo, come nel
nostro: anche questi giuochi birichini! Ma io non ho conosciuta, fra i miei
morti, nessuna persona che in vita avesse quei connotati: e allora? 0 il
tentativo di identificazione è rifallito miseramente e questo risalterà agli occhi di chiunque ; o
si adotta la comodissima scusa che l’ Al di là può entrare in com¬ mercio
coll’Al di qua senza obbligo alcuno di ordine, senza alcun nesso con il
determinismo psichico di ambiente. I “defunti, son tanti che sarebbe vana
pretesa identificarli tutti, quando ci si annunziano col tavolo. E invero, speri¬
mentando con altri medi, io mi sono trovato talvolta in comunicazione con i
morti più diversi e i più sconosciuti, persino con Turchi e con Cinesi...
quando la stampa quo¬ tidiana ci intratteneva ogni giorno cogli eccidi
d’Armenia e con le gesta sanguinose dei boxers in Cina! In queste sue creazioni
indeterminate e generiche il subliminale, o scorrazza a piacere pei campi
sconfinati della fantasia onirica, o ri¬ produce, durante il sonno dei centri
superiori, le impressioni spicciole della giornata. Se poi le creazioni sono o
diventano determinate e specifiche, il subcosciente legge invece il più spesso
nei muscoli, talvolta, forse, nel pensiero dei presenti. Ma l’ardimentoso
subliminale d’Eusapia era jersera in vena di creare delle “ forme „ : non s’è
contentato di farmi comunicare tangibilmente con quella “ entità , ; ha preteso
mostrarmela. I miei compagni hanno cominciato a vedere delle “ mani „,
poi una ‘ testa , o, per lo meno, delle * forme tondeggianti portate da lunghi
colli „ protendersi verso di me Costretto a guardare di fianco là dove cotali
forme mi si annunziavano, non riuscii dapprima a discernerle: soltanto vedevo
delle pròfaggini scure a contorni sfrangiati farsi avanti tra me e Bar- zini.
Ma ad un tratto la voce strozzata d’Eusapia mi ingiunge di stare attento e di
guardare alla mia destra, e finalmente, sullo sfondo nerissimo del gabinetto,
sotto la tendina nera che si è sollevata come se un invisibile personaggio la
stirasse verso il mezzo, veggo anch’io 1’apparizione E una grande forma
biancastra, allungata e incurvata, a contorni abbastanza decisi sebbene
digradati, che sembra fatta di una sostanza nebulosa: da un lato e verso l'alto
sembra un grosso trifoglio, che potrebbe rassomigliare ad una testa acconciata
con discriminatura mediana : dall’altro, e verso il basso, consta di un
prolungamento via via sbiadito che si sperde nel fosco, in direzione di destra,
ossia contrariamente alla po¬ sizione di Eusapia (Tav.). L'apparizione mi
ricorda una cometa chiomata e caudata, anche perchè nella porzione più larga
(la “ testa „) discerno alcuni punti più bianchi, dove si direbbe che la
materia plastica tenda a condensarsi come nel nucleo di certi corpi celesti.
Non c’è dubbio: è una forma androide in procinto di materializzarsi, ma non
somiglia nei suoi contorni a nes¬ suna persona che io conosca. Quella
dentellatura superiore potrebbe forse raffigurare due ciuffi di capelli divisi,
rialzati e rigonfi, siccome usano nel pettinarsi le donne: penso istin¬ tivamente,
per un rapidissimo raffronto, ad Eusapia che se ne stava immobile al suo posto,
e trovo che la rassomiglianza è piccola, sia perchè la medium non ha una
capigliatura così ricca come appariva nello spettro, sia perchè la sua faccia è
proporzionalmente assai più corta della spettrale. Non dico poi di quel collo
che sorpassa ogni possibilità antro¬ pomorfa: d’altronde, l’apparizione va
interpretata per un teleplasma parzialmente organizzato, e noi sappiamo già che
i fantasmi si mostrano d’ordinario frammentari, imperfetti e persin deformi,
ciò che gioverà di poi a permetterne lo sviluppo ulteriore mediante i ritocchi
suggeriti al subco¬ sciente o da esso attinti in via telepatica. Alla mia
esclamazione: Ti redo, ti vedo! il tavolino ha battuto tre colpi: annuiva con
gioia al fatto da me affer¬ mato. Ma alla mia domanda — Chi scia — non ha
risposto più il tavolo: per una di quelle contraddizioni di cui è tutta
materiata la tecnica spiritica, ha risposto in vece sua la voce rauca d'Eusapia
(impersonata in * John ,?): — Tu la conosci, tu la conosci!
Hobsblij, Psicologia e Spiritismo Tav. XVIU.
Fantasma incompleto materializzato da Eusapia la sera del 7 gennaio 1907
in una seduta di casa Berisso, a Genova. (Disegno di A. Bekisso dn
un mio schizzo a lapis). La Paladino ha forse voluto di nuovo presentarmi
la “ donna dal porro in fronte? Dal tono imperioso e ira¬ condo della voce, io
lo direi: fors’anco ha voluto sugge¬ stionarmi o allucinarmi, usando il
procedimento del mulatto indiano abate Custodi de Fabia, che ipnotizzava i suoi
sog¬ getti col comando: “dormite! „ Ma ho un bel rivangare nei recinti della
mia memoria ; non vi incontro nessuna donna con le fattezze attribuite a
quell’essere telefanico. Pur volendo assecondare la inflittami
suggestione e sup¬ ponendo mantenuto l’indirizzo personificatore delle prece¬
denti sedute evocatorie d'Eusapia, ho richiamata l'imagine a me più nota della
cara defunta: e di primo tratto, ho creduto di ravvisare una certa rassomiglianza
della “ testa trifogliforme „ con il contorno di un vecchio piccolo ritratto di
mia madre eseguito tra il 1861 e il ’66, e del quale tengo sul camino del mio
studio un ingrandimento fotografico. Yi si scorge la pettinatura dell’epoca:
fronte totalmente scoperta anche alle tempia, capelli stirati in su, spartiti
in mezzo e avvolti a rocchio da ambo le parti. Ma badiamo bene: ho detto
“ una certa rassomiglianza e in verità occorre un grande sforzo di imaginazione
per vedere riprodotto nel fantasma il contorno superiore del¬ l’acconciatura
del ritratto: ravvicinamento è da me effettuato solo per uno scrupolo di
investigatore. Se si considera però che il ritratto rappresenta mia madre non
ancora trentenne, ossia per lo meno 10-12 anni prima della sua prematura
perdita, il dubbio di una possibile evocazione si risolve in negativa. Tornano
forse i “ disincarnati „ colle foggie e coi caratteri fisici della loro
giovinezza? Logicamente (se vi è una logica nello spiritismo) dovranno
ripresentarsi cogli abiti e coi connotati degli ultimi loro momenti di vita,
cioè di quando si “ disincarnano e così avviene di fatto nella immensa
maggioranza dei casi “ documentati „ negli Annali spiritistici. Che anzi i
fantasmi non sono d’ordinario identifica¬ bili per i vestiti e le acconciature,
bensì per i lineamenti o per le espressioni o altre caratteristiche personali :
quasi sempre li avvolge il bianco paludamento, che nella sua uniformità serve a
celare la mancanza di un reale differenziamento e lascia adito alle sfruttabili
Incertezze del processo ricognitivo. Quel ripresentarmisi con acconciatura
retrodatata sarebbe stato pertanto una anomalia anche nel mondo e nelle co¬
stumanze dei sopravviventi. Ma poi, che strane contraddizioni in queste
comunicazioni ingenerate dalla medianità d’Eusapia ! 11 tavolo mi
presenta una defunta “ Ron . ultracinquantenne, pluripara, morta da
vent’anni; e telefanicamente mi si offre un fantasma, il cui solo distintivo
riconoscibile sarebbe una foggia di pettinarsi di quaranta anni fa!
L'Eusapia non può aver veduto quel ritratto giovanile di mia madre, perchè
quando essa venne in casa mia io non lo possedevo ancora o, per lo meno, non lo
avevo esposto nello studio, dove intanto Eusapia non entrò mai. Quindi cade
pure la congettura che il suo subcosciente abbia teleplasmata la forma su di
una imagine criptomnesica. Neppur questo. Rimarrebbe la ipotesi
telepatica, che cioè abbia “ pompato „ (il termine è di stile) nella mia
subcoscienza quel ricordo oramai lontano, di quando io ero ancor quasi
fanciullo. La telepatia serve egregiamente a spiegarci un gran numero di
pretesi fatti spiritici, e anche per Eleon. Piper il prof. Hyslop pena
infinitamente per eliminarne, con fina ma non convincente dialettica, l’azione
subconscia. Ma in Eusapia la telepatia, per mia esperienza, ha poca effi¬
cacia; e noto inoltre che se ella avesse saputo leggere nel mio pensiero, vi
avrebbe rinvenuto (a parte le incongruenze della denominazione, dell’età, della
figliolanza...) la imagine di una donna quarantenne, sofferente, smunta dai
patemi fisici, con capelli diradati e pettinati in forma piatta. Se quella sua
produzione fantomatica, con la testa a trifoglio e il lungo collo di giraffa,
vuol raffigurare nelle sue inten¬ zioni una defunti, sarà sempre un modulo generico,
più o meno malleabile in un tipo o nell'altro, ma al quale per conto mio nego
risolutamente ogni e qualunque personifi¬ cazione che ini riguardi. III.
Una * evocazione „ irriconoscibile. Ho notato — e l’avranno notato tutti
gli studiosi — che gli “ spiriti , evocati sono preferibilmente famigliaci ai
due vigilatoci d'Eusapia, cioè agli assistenti che sono con essa in immediato
contatto e dai quali perciò può ricevere spinta e attingere più agevolmente
informazioni (emotive, musco¬ lari, ece.). E così fu che un' * entità
spiritica ,. non chiesta nè prean¬ nunziata da altro indizio se non dal
rigonfiarsi delle tende, s’c costituita pure dal lato di Barzini mentre egli
era al con¬ trollo: e per un momento è parso che si volesse identificare.
Dapprima, in forma tangibile, e l'ha toccato, premuto, abbrac¬ ciato; — di poi,
in forma visibile, e una mano biancastra, che evocazioni spiritiche
mal mescite 429 tutti noi abbiamo percepito, s’e sporta
dal gabinetto poi gra¬ tificarlo d’una carezza. Si è susurrato nel
circolo cbe quegli atti particolari mi¬ rassero a specificare lo spirito
medesimo venuto sere prima per l’Albertini (ossia “ Giuseppe Giacomi ,): ma nè
la ri- cognizione è stata possibile da parte di Barzini, nè il processo di
organizzazione fantomatica si è sviluppato abbastanza per definirlo in chiara
maniera. Un corto dialogo tiptico ha fornito dei particolari di sta¬
tura, di età, di corporatura, cbe non corrispondevano affatto a quelli ben noti
del defunto, ed erano, d’altra parte, irri¬ conoscibili. Il “ defunto „ non si
è reso visibile se non con quella mano: ma era troppo poco per farsi
riconoscere. Co¬ sicché anche al fianco destro d’Eusapia non s’è progredito:
tutt’altrol Però, come s’è veduto tante altre volte, P Interlocutore di
destra si rivelò con picchi un po’ differenti dall’Interlocutrice di sinistra:
debolissimo argomento per una identificazione diversa! È curioso cbe questi “
spiriti . raspino, bussino e palpino, tutti , per annunziarsi. Ma cbe bussino
pare naturale al Savaoe, giacché “ chi è fuori di una porta, fosse la re¬ gina
Vittoria o fosse Washington, deve usare quel mezzo convenzionale per farsi
aprire „ (Con telepathy expluiu , ecc.)1! Argomento ancor più fiacco e ingenuo
del prece¬ dente, poiché nessuna persona educata gratterà mai le zampe delle
seggiole ai sedenti, e neanco in confidenza farà loro il solletico nei
fianchi. L’adattabilità degli ‘ spiriti „ alle contingenze
dell’evocazione. C’è, dunque, un gran disordine in queste presentazioni
di “ spiriti di molti „ per opera della Paladino: e prima che essi si
personifichino occorre un'elaborazione talvolta lunga, spesso inefficace. La
psicogenesi del fenomeno risiede, non c’è ombra di dubbio, in questo
semplicissimo e chiarissimo fatto, che del resto non è affatto nuovo nello
spiritismo evocatorio, ma, direi quasi, lo caratterizza. Chi legge
attentamente, anche con mediocre acume psico¬ logico, il principio
dell’elaborata identificazione spiritica raggiunta da Hyslop con la Piper nelle
sue cinquecento sedute (potrebbero essere dieci o mille, il processo resterebbe
il me¬ desimo), cbi fiuta, insomma, con un po’ di discernimento nel miracolo di
Salem , vi trova riprodotto nelle pi-ime sedute il disordine caratteristico di
queste comunicazioni coll’Altro Mondo. La Piper era incerta ; e prima di
orientarsi col nuovo cliente gli presentò successivamente e confusamente vari
spiriti ignoti, quasi per cimentarlo ad identificarli : una “ Mar¬ garet una Lillie,
un Henry, poi un’Alice cbe alla fine si trasformò in Annie „ , vieppiù
accostandosi alla so¬ rella morta cui ei-a corso intanto il pensiero
dell’HvsLOP. Soltanto alla seconda seduta questi raccappezzò meglio il
significato delle comunicazioni, ecc. ecc. (cfr. “ Proc. of Soc. f. p. Res. „,
XIV, ott, 1901). Ora, qui noi vediamo un processo più o men graduato e
più o men rapido di adattamento: gli spiriti evocati a poco a poco si
conformano alla loro situazione, ed acquistano una personalità determinata dai
desideri, dalle idee, dai sen¬ timenti, dalle credenze dei comunicanti. — Sono
i “ comu¬ nicatori , cbe si mettono al livello di questi — gridano gli
spiritisti: no, risponde uno spiritualista vero e autorevole, Paolo Carus, è il
mondo spirituale cbe si adatta progres¬ sivamente al basso Mondo Terrestre Monist).
Ed io aggiungo: perchè è questo mondo sensibile che inventa, crea e foggia a
modo suo 1’ Ultrasensibile , trasportandovi di preferenza --- e con
un’inevitabile contraddizione alle sue pretese ideali sublimità — tutte le sue
fanciullaggini e tutte le sue piccinerie. Porse queste imperfezioni della
pneumatologia e pneumato- fania sono più evidenti ancora nella Paladino, così
che hanno suggerito al Mangin il dubbio che alle sedute di costei non avvengano
apparizioni (* Ann. Se. psych. ’03). Egualmente il Flammarion, che non vede
alcun intervento di spiriti nel paladinismo, ha assistito una sola volta alla
presentazione di un fantasma personificato nella figliuola di un sig. Pallotti
; ma nei suoi dubbi arriva soltanto ad ammettere che fosse un “ essere tiuidico
„. Certamente, nessuno dei medi italiani forma materializza¬ zioni
complete e durature, nè l’Eusapia, nè il Politi, nè il Randone. Uisogna
guardarsi sempre dall’affermare la com¬ parsa di “ fantasmi „ là dove possono i
nostri sensi cadere in deplorevoli inganni. Fra tutti i medium plasmatori spes¬
seggiano i falsari imitatori abilissimi della realtà. Anche in questi giorni mi
tocca di leggere di smascheramenti formi- „ «labili-
Con Ceeil Husk seguitano a venire fantasmi al buio, ma non c’è ria fidarsi
molto : la Catterina Graham, di St. Louis, è stata trovata in fallo, e buttata
americanamente a terra dagli astanti mentre “ materializzava , fantasmi
camuffata sotto merletti cosparsi di fosforo ; e il Chambers è stato afferrato
in persona, mentre si pompeggiava da “ entità fantomatica Ad ogni modo,
parlando di cose vedute da osservatori degni di fede, sembra che “ Bien-Boa „
lo spirito Indiano di Villa Carmen sia migrato da Algeri a Parigi coi medium
che colà lo facevano comparire (Richet); ma non si sa an¬ cora nulla di preciso
sulle nuove sue apparizioni : eerto, mancando i registri di stato civile a
Golconda, dove “ egli „ funzionava da Gran Prete, l’identificazione sarà un po’
difficile. Presentemente passa per autentico lo spettro “Eleonora*, che si
plasma in Barcellona ad opera della sig. Carmen Do- minguez, e che si offre
alla vista e al tatto dell’assemblea spiritistica con tutte le apparenze della
vitalità. Sarebbe una seconda edizione della “ Katie „ di Crookes: ossia
solida, re¬ sistente, agente e parlante come “ Katie*, alquanto differente
dalla medium, con capelli più neri, con colorito più scuro, col piede più lungo
di 2 cent, (nell’impronta su mastice, il che diminuisce la differenza), con
voce 6 molto simile „ ma * con pronunzia diversa È il caso di dire: chi vivrà,
vedrà! Con Eusapia non si va tanto in là, ma si rimane intanto più al
sicuro: le sue apparizioni, come quella imperfetta di jersera (e la
imperfezione è qui indizio di veridicità), non sono “ spiritiche „ no, ma sono
state viste con occhi non abbacinati, nè ingannati. Sempre più mi sento del
parere di Mangin, che per questi fenomeni straordinari scriveva essere la
ipotesi della “ ideoplastia „ la più sostenibile. E veggo che anche pei
fantasmi materializzatisi alle sedute sperimentali del Mao-Nab, questi si
dimostrava (nel 1888) di già proclive ad una simile interpretazione. Molte
volte la fotografia rivela il meccanismo del fenomeno, come quando si è visto
sulla lastra il doppio fisiologico evidentissimo di chi posava davanti
all’obiettivo e pensava alla propria imagine {cfr. la fotografia degli “ Ann.
Se. psych. „, ottobre 1905, dove la rassomiglianza è visibilissima, e il
fantasma sembra persin prodotto da uno spostamento della lastra sensibile nel
fondo della camera oscura). Il Delanne enunzia il principio spiritico
cosi: — “La materia proviene dal medium, la f orma dallo spirito (dei
disincarnati) „. Io lo muterei in quest
'altro: “La materia proviene
dall’organismo del medio che la esteriora; servate a Parigi è stato
condotto a pensare proprio come Di guisa che, come io opinai hn dal 1901
(ctr t io san tT che^son o Ta ? so r^en te^d el iVEn orgia Tintesi' nei
fenomeni di medianità. Le “ visioni , della Eusapia. Durante il corso
delle mie esperienze ho rilevato che in il suo celebrato opuscolo: Memorie
di un visionario, messo un po’ in disparte dai kantisti antichi o nuovi per
pudore della scuola, oggi invece rimesso in onore dai neo-mistici. le “
visioni , del famoso illuminista svedese si collegano, nei capitoli dei
trattati di psicopatologia, con quelle meno metafìsiche e più realistiche di
H.lle Couésdon : risulta im¬ possibile segnare un confine tra le sublimi e le
ridicole; co¬ sicché vi sono dottrinari onesti e coerenti dello spiritismo che
non rifiutano V Arcangelo Gabriele della isterica Parigina, e dicono (in buona
fede, io spero) che alla fin fine le cose pos¬ sono anche esser vere, ossia le
visioni corrispondere a reali entità del Mondo Occulto che gli altri uomini non
riescono a vedere perchè mancano di chiaroveggenza. Nei circoli spiritici
privati i medi veggenti non sono rari, e ne ho citato uno, quello di Tours,
dove pare che le vi¬ sioni di disincarnati spettrificati avvengano tutte le
sere. Anche la Smith “ vedeva „ i personaggi del suo romanzo indo-rivoluzionario-marziano
a tre intrecci sovrapposti; ed ora, che è divenuta medium pittrice, “ vede „ il
Cristo cbe ha potuto disegnare, come scrivono gli ammiratori suoi, con
espressioni sovraumane. Eusapia si contenta di dire che “ vede „ fantasmi
per lo più impersonali, nè inai sovrabbonda in descrizioni di linea¬ menti e
altri connotati, che potrebbero compromettere l’in¬ dole sempre generica delle
sue creazioni. Stimolata perchè dia maggiori ragguagli, non va più innanzi :
l’indicazione di * un uomo „, una donna un giovine deve bastare, secondo lei, alla
bisogna ; e forse basterà ai “ fedeli „ che in proposito si mostrano sempre
arrendevoli e facili. Ma uno psicologo, anche ammettendo la realtà dei suoi
teleplasmi, si chiede se la dichiarata “ visione n sia reale, o non debba
essere attribuita ad altri processi fisiopsicologici. Prescin¬ diamo, per un
momento, dallo stato di veglia o di estasi medianica, poiché oramai a me par
dimostrato che la simula¬ zione incosciente le accomuna in maniera più che
sufficiente ; orbene, ecco altrettante condizioni causali delle visioni:
1“ Eusapia non vede nulla, ma dice di vedere per proselitismo spiritico: in fin
dei conti, sostengono gli scettici, lo spiritismo le dà guadagni! 2°
Eusapia non vede nulla, ma dice di vedere per sug¬ gestionare gli astanti e per
indurre in essi uno stato illu¬ sorio e, magari, allucinatorio. 3°
Eusapia nulla vede, ma con l’affermazione simbolica di visioni spettrali
preannunzia le ulteriori materializzazioni. Morseli i, Psicologia «
spiritismo, II. 28 4» Eusapia dice di vedere perchè vedereatae^^
SVipnoide in cui avvengono, noi diciamo “ oniriche »• , organizzazioni,
che essa 5° Eusapia vede realmente le oigan for?a 0 ra. SSS » * »
doppio annunzia, ed essi sono una rea solo a(j essen pn-
soprasensihile esiste e si remi s mistici, come S17.’
sraa-JSra ..SJptT»”»- ““4i di M“m ,Sm* di spiritualismo. . concreto
rimane Si scorge da ciò che in ciascun caso .conci arduo determinare la vera "f^j^zioni di
Eusapia. Certe molto da Bdarsi al tono deUe esclama* icm a ^ ^ volte essa
si mostra spavent _ . ^andona gotte gridi . lai (- • • «“»( artLmb»
voglio fuggire sui Vigi latori, s aggrappa a ’■ pho anche sentita alle
minacele di un personagg ’aifenda. ( Proteggete deprecare che la si
salvi, che assistono individui la figlia mia!; ecl 10 , )ar0]e
esplicative della creduli, quella agitazione sman , * ssionj e
possessioni oirx:ii ■« da delirio
di indemomamento. • di medi caduti Certo si è che furono descritti e^mp
. in deliri consimili; e la cosa multerà eompr^ chiunque consideri il grave s provocheranno
nella lucinazioni) e le reiterate disint.g j , aj^AKOFF) che pure era
sintesi della personalità mte e • ^aii»ace0gliere la puerile uno monte
superi»», non « ponte ege cioè spiegazione avanzata dag 1 # ;onj degli
spiriti » si possano verificare dell 1 straordinaria si fatta (“
An. et Spir. », tr. frane., p. ' V è ^nche p selvaggio acquiescenza alle
superstizioni a t epilettico, una non ammetterà mai che un attacco ateneo
o^ pazzia furiosa con delirio sensoriale, ,ui ogni ni Ani morbosi
dipendenti da processi natuia incidente anormale dell’uomo vivente è l’effetto
di cause estranee, di influenze arcane, di poteri magici. E il più spesso, se
non sempre, sono le anime dei suoi “ non cari „ morti che lo vilipendono, lo
sopraffanno, lo torturano, gli arrecano disgrazia : sono esse da cui bisogna
guardarsi, perchè possono cercare di ritornare a vivere e a godere dei beni
terrestri impossessandosi del corpo di un vivo mentre dorme o mentre è
distratto... La fiaba dei vampiri nasce da quelle paure. Gli spiritisti,
che parlano di “ possessioni „ spiritiche, non sono dunque più in alto dei
popoli animisti riguardo a concetti psicologici ed escatologici: e quelli che
credono, senz’altro esame, alla realtà obiettiva delle visioni d’Eusapia o
d’altri medi veggenti, debbono escludere volta per volta le altre cinque
spiegazioni del fenomeno allucinatorio (vero o falso che sia) prima di trarre
illazioni da simile genere di * prove „ in favore del intorno sublunare dei
disincarnati. Sarà un lavoro un po lungo di critica , e forse bisognerà rifarsi
daccapo! Interferenze biopsichiche o strategia
medianica? Ho segnalato più su, con intenzione, il mutamento di catena
impostoci dalla medium quando dal tavolo ha fatto allontanare la signorina Susini:
ogni avvenimento di seduta ha la sua importanza psicologica. Quell’ordine era
forse un pretesto per giustificare l'assenza di manifestazioni, quindi un atto
di semplice tattica medianica? o non era invece, come taluni spiritologi
voglion dire, uno dei tanti casi dì interferenza biopsichica fra il medium e
qualcuno dea-li astanti ? -io Eusapia non era in “trance,, e l’ordine mi
sembrò capric¬ cioso, come tanti altri suoi consimili del “ più luce „ , e *
meno luce ». del raccoglimento o del “ parlate „, ai quali si ubbidisce nella
fiducia di assistere a qualcosa di insolito e che poi restan senza effetto.
Questa incoerenza reca un po’ di scompiglio nelle indagini sul determinismo dei
fenomeni, •-ono ordini e conti- ordini spesso, non del subcosciente d’Eu¬
sapia, ma della sua vigile, anzi vigilantissima coscienza nella
«rima fase delle sedute, quando tenta di mettersi in
“trance,. 35£:3H?èlf*« IS^tggÉ^ii i'd^pTedì,
sbadigl^rìrequentemente come le accade nelle 86 Per ^gni*1 avvenimento di
sedute medianiche, sia grande quattro anche nel caso, come questo, d una
semplice n chiesta di mutamento di catena. l-.la r^enza'^ella
loro^uggestibilità individuale; ragion, di tattica , tradizionalismo tecnico,
jcc. chc ,a telepatia abbia larga2 efficacTa* nella fenomenologia,^
^<hum àlK'iaSdSpii al fenomeno che vuol produrre. _ .„.0
esistere antagonismi o SftEsrr-., - “tftsra pi" toSJ'Srto in
principio di qnort. «..conto dello XXV4^' \rSwifatf»: - il medium
ubbidisce a ordini impar- r!0:S^-s=“'‘ Non occorre molta fatica di
cervello per vedere che l’ul¬ tima spiegazione, così in questo come in ogni
altro evento delle nostre sedute con Eusapia (idem, con gb altri medi i) resta
la meno naturale, la meno logica, la più lontana da ogni dimostrabilità. Essa è,
poi, viziosa in quanto ammette 1 esi¬ stenza di un fattore occulto da
dimostrare, ed è superflua in auanto contraddice alla massima dell’ “ enfia non
sunt, vraeter necessitatem, muUiplicanda.. Ci si fermerà, con maggior profitto,
all’una o all’altra delle tre prime stazioni. Il più semplice modo di
interpretare un atto di volontà conscia o subconscia del medium è di guardarlo
ai lumi del buon senso. Insistendo che si mutasse la catena, Eusapia poteva,
anzi tutto, esser mossa da sentimenti di ìndole, di¬ ciamo così, sociale:
simpatie ed antipatie personali. Certo, io non vorrei a priori escludere la
possibilità di un con¬ trasto più profondo fra la medium e i partecipanti alle
sue sedute. Qui la credulità e la incredulità non ci hanno che fare: ormai ho
le prove in mano che il percepire i fenomeni detti “ spiritici „ non dipende
dal credere nello spiritismo, ma bensì dal fatto semplicissimo e notevolissimo
di impressioni reali che colpiscono i nostri sensi. C*è per contro da
ritenere, come affermano taluni pratici, che Eusapia tolleri di mala voglia la
vicinanza di persone dotate di medianità. È gelosia di mestiere, è timore che 1
fenomeni siano attribuiti al potere altrui e non al suo r* non è vero e proprio
malessere fisico, originato da antago¬ nismi organici, da “ polarizzazioni „
diverse di forza biopsi- chica? Parrai difficile dirlo, e sarebbe
antiscientifico arrestarsi alla prima spiegazione d’ordine psicologico,
rifiutando ogni valore alla seconda di ordine psichicistico. Vi possono
certamente essere ignote sintonizzazioni e in¬ terferenze metapsichicbe fra gli
individui costituenti una riunione spiritica o mediumnica, come se ne
incontrano spe¬ rimentando sull’ipnotismo e sul magnetismo animale, sopra¬
tutto col processo donatiano della fascinazione. Questo ar¬ gomento delle
affinità e disaffinità elettive, per usare il termine introdotto da Goethe, è
appena sfiorato. Forse ne troveremo le ragioni dirigendoci verso l’indagine
spenmen- tale delle “ forze ignote non definite „ secondo A. Dk Roouas, ma
verosimilmente “ biopsichiche „, le quali emanino o ir- radiino dall’organismo
umano, se i dati un po troppo teorici che ancora le concernono acquistassero
maggior consistenza e... concordia. Ci sarà da risuscitare forse 1’ * od
, di Reiohenbacu e la “ neuraura „ del Dodee... E perchè no? Veggo,
senz’al- cun’ansia (lei mio animo rii positivista, che nei più recenti
investigatori in questo dominio incerto vi è la tendenza comune (ci pensino i
neo-spiritualisti!) a ravvicinare le ignote forze biopsichiche agli altri
agenti fisici naturali, fra i quali spesseggiano le facoltà attrattive e
ripulsive, che’ i grandi filosofi monisti della Grecia credevano simboleg¬
giate nell’ amore e nell’odio fra gli elementi cosmici. Cito alcuni fatti in
appoggio. Il Baiiéty dice che la “forza nenrica radiante e circolante,,
secondo Ini. nel corpo umano, è ineguale d’intensità nelle diverse persone; e
che da codesta ineguaglianza sembra risultare, in parte, la possibilità per un
individuo di influenzarne un altro (la parola “ influenza , sarebbe quasi da
adoperare, qui, in senso fisico!). Egli aggiunge che la facoltà posseduta da
certe per¬ sone di influenzarne altre con la loro ‘ neuricità „ non dipende
solo dalla varia intensità, ma fors’anche dalla ripartizione e direzione di
essa, massime nell’individuo suscettibile di essere “ neurizzato La forza
neurica avrebbe una spiccata analogia con quella della calamita. b) Le
“correnti di polarità, di Uhazarain e Décle hanno a un dipresso le stesse
proprietà, ma ancora più definibili in senso fisico. Vi è, essi sostengono, una
‘ corrente organica ascendente da un lato delle membra del tronco e della
testa, discendente dal lato opposto , ; e la loro polarità seguirebbe “ la
logge mede¬ sima delle azioni elettriche , : sarebbe positiva a sinistra, nega-
twa a destra. Si dovrebbe desumere da ciò che vi possano essere differenze
individuali di potenziale bioneurico, tanto assolute e di tutto il corpo,
quanto relative e dei due lati : per cui si ren¬ dano probabile azioni mutue di
scarica dal -f- al — , e ripul¬ sioni tra poli isonomi, e attrazioni fra poli
eteronomi. c) Più recentemente il dott. Joirk, misurando col suo steno-
metro la “ forza neurica , radiante dalle punta delle dita, dice d aver trovato
che alcuni individui respingono , altri invece at~ traggono l’indice
orizzontale. Anche questo risultato, ove rice¬ vesse conferma, darebbe corpo
alla congettura che esistano po¬ larità contrastanti negli organismi
umani. d) J1 Pettisklli, di Savona, erede di avere scoperta una nuova “
forza biologica , dotata di proprietà, si direbbe quasi fisiche, di attrazione
e ripulsione. Ho già ricordato il metodo ed ho detto di avere ripetuto le
sperienze del fisico ligure : ma non mi sono convinto che la causa dei moti di
un apparato così grossolano sia ‘ biologica , : ad ogni modo, c’ù da tener
conto del fatto indiscutibile che alcune persone fanno girare la lamina
aH'innanzi, e altre all’indietro. Sull'esistenza di un’atmosfera
pericorporea di emanazioni o radiazioni, la quale potrebbe anche possedere
determinate nolarità è basata, come tutti sanno, la dottrina-dogma del "
peri spirito : e dopo le ultime scoperte della scienza fisico- chimica,
qualcuno ha tentato applicarle al vecchio concetto [A sinistra del
medium, in E, materializzazione integrale di uno spettro; — a destra del
medium, in E", materializzazioni parziali di « mani » e « piedi >
fluklici]. Kardechiano. Fra i tanti, citerò il greco Dr Pol Arcas, che in
un’opera II Segreto della Vita (della quale mi ha inviato un rias¬ sunto
in-fol., edito ad Atene. Tip. ‘ Hestia „ giugno ’07), spiega la telepatia, le
materializzazioni spiritiche e tutti i fenomeni psichici e spiritualistici
mediante una sua ipotesi dell’ “ Elet¬ tricità vitale che vuole però
accuratamente distinta dalle ipotesi magnetologicbe. A parte il lato della
pubblicazione, che potrebbe cadere sotto la lente dell’alienista, trovo che
il saggio dell elettrobiologo greco è interessante come documento della
crisi formidabile attraversata adesso dallo spiritismo. Ne riporto la figura
molto espressiva con cui l’A. cerca di spiegare le apparizioni e le
materializzazioni. Attorno al medium seduto e addormentato si forma, con
le sue emanazioni, un’atmosfera positiva (-(-). Alla sua sinistra uno spirito
h, che per suo conto è carico di corrente negatwa(—\ e attratto in quella sfera
fluidica, ne assorbe una parte (-+■) e si rende totalmente visibile. Alla
destra, un altro spirito E" pur esso negativo, volteggiando nello spazio,
si accosta alla medium, ma non entra del tutto nell'atmosfera di questa : vi
immerge solo una mano (±) e un piede (±), e cosi si mani- lesta con
materializzazioni parziali, tangibili e visibili. Io raf¬ fronterei volentieri
questa ipotesi delTAacAs a quella del Hor- kitno, che già riportai nell’opera:
ma mi pi e noe, pel momento, trarne soltanto la conseguenza pratica elle se 1
atmosfera fluidica mediumnica fosse sempre positiva, sarebbe estremamente
difficile ottenere la cooperazione di due o piu medi troppo vicini in catena:
le loro polarità omonime si respingeranno! Senza andar oltre con le
citazioni, c’è nel materiale ancor dubbio fin qui raccolto il germe d’una
rivoluzione del problema dei sentimenti simpatetici ed antipatetici in ele¬
menti d ordine meccanico. Io, come monista, non me ne stupirei nè dorrei
certamente: ma come se la caverebbero i neo-idealisti, che presumono di trovare
negli studi meta¬ psichici argomenti nuovi e validi per la spiritualizzazione
crescente dell’Essere V Tuttavia, se io posso vedere nei fenomeni
mediumnici le prove dell esistenza di forze biopsichiche ignote, non trovo poi
che le esperienze fin qui fatte siano sufficienti a darmi un concetto qualsiasi
sulla loro intima natura: e parlare di neuricità radiante e paragonare codeste
forze ipotetiche alla elettricità, alla luce, alle correnti magnetiche, alle
ra¬ dioattività ultimamente discoperte, mi par prematuro ed anche pericoloso.
Si rimanga pure con Ostwald e con Mach nella Energetica, ma non si vada più in
là di congetture molto problematiche, alle quali non saprei assegnare, in
massima, altro valore se non di analogie metaforiche. La spiegazione, che
i mutamenti di tecnica voluti dalla Paladino siano semplicemente atti
psicologici di difesa dal dubbio o di tattica operatoria, è pedestre, si, ma
probabi- lissimamente più vicina al vero. Io opino che le varianti domandate
dal subconscio dei medii siano una conseguenza logica della loro singolare
situazione nei circoli: e prima di dare il passo alle spiegazioni
iperfisiche delle * affinità , od omogeneità „ fra i perispiriti o corpi
astrali (traduzioni più o meno libere delle “ neuricità , e delle forze
radianti „), vorrei che caso per caso si eliminassero i motivi d’ordine
psicologico. Spessissimo si vedrebbe allora che i medi, nel far mutare il posto
alle persone, nello strin¬ gere o rallentare il circolo, nel chiedere luce o
buio, si¬ lenzio o chiasso, luce rossa o luce verde, — se non sono guidati da
ragioni strategiche per la esecuzione dei loro piani non hanno altro scopo se
non di mostrarsi ligii alle tradizioni dei circoli, e di dare un falso o
simulato colorito di “ sperimentalismo „ alla loro tecnica frivola ed
inetta. Tutti questi campioni professionali dell’ Ignoto ultra¬
conoscitivo, tutti questi presuntuosi iniziati deH'esoterismo, si piccano
sempre di intuire di pensare e di operare al di fuori e al di sopra della
scienza: ma nonostante i loro ragionamenti acroamatici, cioè intelligibili
soltanto agli adepti, sono poi costretti dalle necessità della logica ad
appellarsi a quel metodo obiettivo e a quei procedimenti di ricerca, che
ostentano di dispregiare e di oltrepassare. LA SEDUTA. Compendio
della serata. Ultima e non fortunata seduta, questa del 10 gennaio! Siamo
ridotti al gruppo primitivo di sperimentatori, salvo l’aggiunta del giovane
sig. ing. L. Pikeli.i di Milano; Eu- sapia è in ottime disposizioni d’animo,
perchè durante il soggiorno in Genova si sente fisicamente migliorata, ed è
anche fornita di non comune potenzialità medianica: ma non ci giovano queste
condizioni favorevoli per avanzare nella pneumatologia conforme ai nostri
desideri, e tutta la serata si consuma in fenomeni che quasi più non ci destano
interesse. I. In catena attorno al tavolo. Io e Barzini invigiliamo
la medium; il nuovo venuto, ing. Pirelli, è seduto accanto a Barzini. a)
Dimostrazioni elementari di medianità, che ormai è inu¬ tile descrivere a parte
a parte : — movimenti e sollevamenti del tavolino, picchi e rumori di
grattamento, bussate; svolazzo delle cortine : fracasso entro il gabinetto,
derivato dal sol¬ levarsi e ricadere della branda col suo materasso; —
palpatine, tocchi e stringimenti al gomito e alla spalla; — spostamenti di
oggetti anche pesantissimi (il tavolo grande colmo di roba e strumenti); formazione di corpi androidi attivissimi
sotto il cortinaggio, un dei quali in particolar modo agiva dalla sinistra
d’Eusapia, ossia su di me. — E tutto ciò in semi¬ oscurità, ma in modo
discernibilissimo , con una successione rapida, pressoché furiosa, di fenomeni,
ma nel tempo istesso con una lentezza studiata nello sviluppo di ciascun
fenomeno, come se ci si volesse lasciare — e ci si lasciava difatti — tutto 1’
agio di osservare , di verificare , di commentare e di interpretare.
Il fenomeno del mandolino. Il più bel fenomeno teleei- netieo della prima
ora di seduta ci è stato offerto dal man¬ dolino. — Prima si è udito il suo
suonare spontaneo nell’interno del gabinetto, poi s’ò visto il suo trasporto
aereo sul tavolino dove posando s’è rimesso a suonare. I cantini vibravano da
sè sotto i nostri occhi, senza che alcuno li toccasse : soltanto un lembo della
nera cortina ne copriva la paletta del manico. Anche stavolta 1
istrumento era isolato ; noi scorgevamo in semiluce, che la tavola armonica era
tutta scoperta. Le forti, ma disarmoniche vibrazioni dello strumento avvenivano
come se' una mano, situata entro la cassa, grattasse o pizzicasse con le dita,
non con la penna,, le corde: e la mano che strimpel¬ lava, non si vedeva. Noi
tenevamo sicuramente le mani d’Eu- sapia, le quali intanto battevano il tempo
con le dita: io sentivo la sua sinistra, sopra la mia destra, premermi a ritmo:
ed è poi andata scherzosamente a solfeggiarmi sulla fronte, mentre il mandolino
riprendeva ad autosuonare ogni volta che lo do¬ mandavamo. Aggiungo che una
grossa piega della tenda s’era interposta tra le nostre mani e il manico del
mandolino. Per¬ tanto questo è uno dei fenomeni più autentici che io abbia da
segnalare. e) Una telepla.t mozione fantomatica. Mai ne avevo rice- yuto
impressioni altrettanto realistiche di consistenza, di mor¬ fologia umanoide,
di attività vigorosa e intenzionale. Natural¬ mente mi si è fatto sapere
tiptologicamente che quell’automa ripetente 1 soliti gesti ed atti, era. “ essa
„ ; ma, come per l’in- nanzi, mancava ogni personalità. Però lo
strofinarmi, il solleticarmi al fianco, il dar colpetti sulla seggiola, il
toccarmi con la mano aperta o con la punta di tre dita distinte, 1 atterrarmi
pel gomito, l’addossarmisi come per un abbraccio, il retrocedere dell’ ‘
Invisibile , sotto quella tumidezza di stoffa, avevano un’intensità
impressionante, quasi che. essendo 1 ultima serata, mi si volesse far sentire
con mag¬ gior calore. Lna cosa grossa, sferoidale, lignea, mi si è acco¬ stata
in alto e m ha pigiato il capo ; nella superficie cutanea premuta da quel corpo
ho creduto riconoscere la sporgenza orbitaria esterna di una fronte e lo zigoma
d’una faccia os¬ suta, e rabbrividendo (lo dico schiettamente) mi è parso d’a¬
vere addosso una testa di morto, un teschio, spinto con forza da una persona
nascosta nel gabinetto. Barzini ha guardato sotto la tenda sollevatasi verso di
me, e non ha veduto nulla di solido nè di formato. h- il posto di una
riflessione. Io penso che quella inter¬ pretazione strana derivi dal modo
insolito col quale i nostri sensi cutanei sono impressionati e dalla mancante
correzione della vista, che raddrizzerebbe le illusioni sensorie o, per lo
meno, toglierebbe loro ogni carattere macabro (“ spiritistico „). Se si vuole
stare nella serena obiettività, bisogne¬ rebbe analizzare sempre le
impressioni: il processo percet¬ tivo implica una ricognizione, che non si
effettua mai rego¬ larmente qualora manchino gli elementi comparativi. Ora,
qui, di teste pigiantimisi al buio contro la tempia io non ne avevo sentite
mai, prima delle sedute. d) Fenomeni perspicui telefonici. — Avemmo, in
primo luogo, una quantità notevolissima di luci: alcune si formarono in alto,
sulla testa d’Eusapia, altre sulla stessa mia persona, e precisamente sulla
spalla destra di dove mi scesero saltellando lungo il braccio spegnendomisi
verso il pugno. Queste lumi¬ nosità azzurrognole, ora fioche, ora più o meno
splendenti, pul¬ santi, erano indubitabilmente connesse con le
materializzazioni tangibili : comparivano quando la tenda s'avanzava, e Barzini,
di fronte a me, scorgendola avanzare mi preavvertiva che sarei stato toccato ;
il toccamente io lo sentivo, poi, netto e distinto. È una bella
esperienza di correlazione perfetta fra due ordini di percezioni, le visive di
un percipiente, le tatto-muscolari di un altro. Queste luci di Eusapia
erano assai meno spettacolose di quelle “ dure come la cera, calde come il
sangue, screziate di vene di bioplasma „ (?!), che, al dire del Fakmer, il
grande medium Eglinton si faceva comparire nelle mani e che erano “ spiriti in
via di organizzazione „, talvolta tenute in una mano a mo’ di “ ciottoli
luminosi „ (io direi irrivei'ente- mente, di saponette!) da altri “spettri,.
Certo, meno mira¬ bolanti, ma... più autentiche ed autentieabili. e)
Mani... sempre mani. — E avemmo, in secondo luogo, la comparsa di una mano
biancastra al di sopra della testa di Eusapia : io non l'ho vista perchè in
quell’istante volgevo le spalle al gabinetto, ma distintissimamente l'han vista
tutti gli altri ; e le mani della medium erano controllatissime, anche perchè
discernibili in mezza luce. II. Nel gabinetto oscuro. Incuorati da
queste materializzazioni visibili, alle 22,30 facciamo coricare la Eusapia
entro il gabinetto, ed io la lego solidamente agli anelli appositamente infissi
nelle sponde della branda, adoperando un grosso e resistente nastro di canapa,
largo 2 cent. L’esperienza sui medii (e sui pazzi nei vari Manicomi, dove
s’applica tuttora la coercizione) ha insegnato che i nodi di un nastro sì fatto
si sciolgono assai diffìcilmente: e per scioglierli Eusapia dovrebbe vincere le
strettoje che non le lasciano ai polsi e ai piedi piu di 25-30 centimetri di
raggio. Rimaniamo illuminati dalla veilleuse e dalla lampadina elet¬
trica a vetro rosso, di 5 candele : posso leggere lo stampato di corpo 9 in un
giornale e distinguere benissimo le ore sul quadrante del mio orologio. .
Dopo un po' d’attesa — e durante questa si è consumato il solito ' numero „ del
programma, ossia 1’ a solo coreografico del tavolino — abbiamo assistito a un
piccolo colpo di scena: le tendine nere si sono scostate dalle sopratende delle
due fi¬ nestre, e così la testa e i piedi d’Eusapia giacente ci si sono resi
ben visibili, come se ci si volesse assicurare che la medium non si sarebbe
mossa. Ma le grandi forme materializzate che da tanto tempo aspettiamo, non
sono comparse. In queste condizioni d’esperimento, tre sorta di
manifesta¬ zioni furono ottenute : a) Formazione di una nebbia
biancastra, “ odica ,„ che al¬ ternativamente s’elevava e s’abbassava lungo il
corpo disteso della medium; l’ho giudicata dello spessore di 12-15
centun. Comparsa di luci tonde, azzurro-verdognole, a 40-50 cent, dalla
testa della medium, le quali scendevano lentamente, im¬ pallidendo, una dopo
l’altra verso di essa, e poi sparivano. c) Ripetuta apparizione di mani
nel vano delle tende, le quali non potevano essere le mani d’Kusapia, chè io le
avevo allacciate con più nodi, e tali le ho trovate al finire dello spet¬
tacolo. Le mani che s--i mostravano, erano ora serrate a pugno, ora aperte
coll'indice e col medio estese e con le altre dita piegate nell’atto che si
suol designare ‘ di predicatore „. Que- st'ultima mano, dirò così, vescovile,
sottile e a vola stretta, aveva forme aristocratiche, ovvero femminili : ed io
la diagno¬ sticai per una sinistra, mentre proprio allora la sinistra di E. P.
pendeva in risoluzione muscolare sull'orlo opposto del materasso . Quanto ai
pugni, alcuni apparvero dal lato radiale o del pol¬ lice, altri dall’ulnare o
del mignolo. d) Comparsa di una forma biancastra, allungata, nel mezzo
delle cortine nere, lo l’avrei giudicata una terza edizione, peg¬ giorata
perchè ancor meno definibile, del mezzo volto affacciatosi allo stesso modo
nelle sere precedenti ; e così la pen¬ sano il dott. Venzano e il Berisso. Ma
altri, fra cui l’ingegner Pirelli, ha creduto riconoscervi una mimo : nel qual
caso sa¬ rebbe stata quella di un gigante. Era forse “ John King , che prendeva
congedo e ci dava il saluto d’addio?... Mi rincresce, ma noi lo avevamo
congedato da un gran pezzo ! La apparizione di mani nelle sedute
d’Eusapia fu anche segnalata nel ’92 dalla Commissione di Milano, che
però non si pronunziò sul loro conto. Questo fenomeno è vecchio nella
storia dello spiritismo: si sale oltre alle sorelle Fox. Il Richet ha
ripubblicato, due anni fa, la ingenua e istruttiva storia, redatta da un
teologo cattolico e stampata a Utrecht, di uno spirito “ Clemente Zwesspenpauer
[nomignolo] che tormenta una giovane
ventenne molto saggia e pia, Regina Fischerin, produceva “ luci brillanti „,
appariva in forma di vecchio, e per identificarsi stampava la sua “ marca di
fuoco „ sulle stoffe in forma di mano coi carat¬ teri del defunto -- Ann. Se.
psych. Allora i segni di identità erano dati dalle “ anime purganti „ 0 “
penitenti „ ovvero dai *■ diavoli „ : adesso lo sono dai dis¬ incarnati, che
non dicono più di venire dal Purgatorio o dall’Inferno, perchè pochi ci credono
sul serio, ma prote¬ stano di scendere da Altri Piani. Il processo
psicogenetico è sempre il medesimo: lo sforzo di autenticare in qualche modo le
straordinarietà del supernormale. Esperimento d’addio. L’ultima
manifestazione di medianità che ci ha voluto dare Eusapia prima di chiudere la
serie delle nostre sedute, è stato il solito esperimento dell’azione a
distanza. Questa volta fu. un piccolo organetto-giuocattolo. Dapprima,
accostandogli la punta delle dita, essa ne ha fatto girare il mec¬ canismo
interno, traendone tre o quattro striduli suoni ; in sèguito, senza toccarlo,
gli ha impresso un movimento di va e vieni sul piano del tavolino. La cosa fu
chiesta da noi lì per lì ; le mani d’Eusapia si protesero verso l'oggetto senza
in¬ dugio e senza precedenti sospettabili gesti ; la sala era rischia-
ratissima ; i nostri occhi non l'abbandonarono un istante : il fenomeno ha dunque avuto tutte le
caratteristiche della sincerità. Una dimostrazione di questo genere ,
piana e sicura, ci ha servito di coronamento e di compenso per le lunghe ore
trascorse in quella penombra, in una fastidiosissima immo¬ bilità di attesa, in
una simulazione noiosa di credenze non condivise. Anche il più sistematicamente
incredulo, colui che facesse pompa di “ retetica „ come dicevano gli antichi
gno- seologi, ossia che si impuntasse di cercare la verità col pre¬ concetto di
non trovarla mai, dovrebbe ben riconoscere, a tali prove, che la telergia
esiste quale funzione eccezionale di certi organismi privilegiati o
anormali. Non chiudo questo sommario dei fenomeni veduti,
senza ricordare che la sera del 10 Eusapia volle e ottenne muta¬ menti di
catena pel motivo che non può tollerare il con¬ tatto di “ mani umide di sudore
Forse non esiste, qui, che una idiosincrasia isterica, comune del resto a molte
persone normalissime cui una mano sudante e fredda fa ri¬ brezzo. Ma fors’anco
è vero quello che dice la Paladino: che quel contatto le spiaccia, perchè le diminuisce
la potenzia¬ lità medianica. E perchè no? La catena tiptiea non le è forse
tanto necessaria, quanto la vigilanza delle sue membra operata dai controllori
: spessissimo le mani degli astanti si allontanano l una dall’altra, o sono
ritirate sotto il tavolo. Ma finché non si sia provocato lo stato profondo di “
trance „ Eusapia cerca le mani dei vigilatori o di altri fra i presenti, come
se ne aspirasse porzione del psicodinamismo che poi dispiega nei fenomeni. Ora,
codesta verosimile trasmissione di forza può bene essere aiutata o impedita da
particolari condizioni fisiologiche delle persone ‘ incatenate „ ; e, come
avviene di certe sostanze coibenti del flusso elettrico, può la traspirazione
cutanea costituire un ostacolo alla coope¬ razione fisica incosciente ed
involontaria dei due vigilatori a ledere del medium. Historia
dilecteuole et ueridica di uno Ispirito, che... Il I)1 Giorgio Dumas ha
or ora riesumata la “ Histoire admirable „ di una isterica celebre negli annali
della de¬ monologia cristiana, di Giovanna Féry, che nel 1584-5 fu esorcizzata
da un intero sinedrio di teologi diretti da Mon¬ signore di Darleymont, “
illustrissimo e reverendissimo Ar¬ civescovo e Duca di Cambrai, conte di
Cambrésis, prin¬ cipe del Sacro Romano Impero „. Dopo molte fatiche e traversie
Giovanna fu liberata da tre demoni, che dissero chiamarsi A anione, Gorgia e
Cornuau (?), e dei quali que¬ st ultimo resistette a lungo, intavolando — per
bocca della indemoniata, s’intende — meravigliose discussioni teologiche cogli
esorcisti e spesso mettendoli in imbarazzo con lo sue acute objezioni da
calvinista eretico ed indurito (cfr. “ Rev. de Paris „, aprile-maggio,
’07). Non sempre queste “ Istorie „ di ossessione diabolica sono
terminate in modo mite, come quella di Giov. Féry : molte, purtroppo
finivano in modo tragico, e tutti orma! lo sanno. Ma quando si tratta di
quegli io secondari, di quegli sdop- piamenti isterici di personalità, che come
quei discreti diavoli di Gorgia e di Nomane non portano a rovma nè al logo uè
al Manicomio l’ infelice in cui si costituiscono, si può anche guardarli con
occhio indulgente e con umore faceto. Lo stesso buonumore svegliano certi
spinti delll'®tessa; risma, che fanno capolino dall’ Al di la impersonandosi
nei medi più potenti, per es. il “ Capitano „ innominato che 4 controllò per un
po’ di tempo la celebre Fiorenza Cook Come; e là “ Sofia , e lo “ Spirito blu »
ch®.tu“odÌ C°n‘ inimicano con il Circolo spiritico kardeclnano di Tours in
Francia • e 1’ “ Abdullah „ e il “ Selim , del Bailey, dai dubbi apporti
assiro-caldaici; e il “ Bien-Boa , , di Villa CanM„, e il “ Bien-Aìssa „ del
giovine medium galiziano di Kolomar ( “ Psych St. „, ’05). Come fra i diavoli
del Medio-evo si sen- ; tiva l’eco della demonologia d’Oriente negli stessi
nomi di Astaroth, Mammone, Azaztele, ecc., cosi fra gli spimti-gnide dei grandi
medi si avverte, d’ordinario, quella intrusione di Turchi Arabi ed Indiani, che
serve mirabilmente a c°naet tere la pneumatologia Occidentale eoll’esoterismo
Orientale agli occhi degli abbacinati e suggestionabili gregani. Per- sfno la
imaginazione creatrice della Elena Smith, forse la più coordinata e ferace di
quante abb’aa° forato r >- manzi spiritici, .non ha saputo liberarsi da l
Onen e anto meno dall’India: la sua prmcipessa Simandmt e la ternmi nizzazione
drammatica del Falciro e del Càkya-mouni di casa Nokogerath 1 Per contro, “
John King , e la sua pa¬ rentela hanno una patria meno classica ed esoterica,
so emigrati, come sappiamo, dalle pianure americane neo-in- 17vèro
cli'e'viohn , oramai, alle sedute d’Eusapia coi nostri gruppi non si fa più
vivo come prima. Anche la tenome- L* delle sei serate dai Berisso ha avuto un
car^ter® impersonale: gli oggetti si muovono fremono, i carillon*
stridono, qualcuno invisibile „ ci tocca e ci sospinge o guasta dispettosamente
ì miei strumenti scientifici ; ma non si dice più che il turbolento sia “John,.
Ornai si Va avanti facendo dello “ spiritismo senza spinti, giacché “ nessuno .
ordinariamente c, si annunzia e men ehe mai ci si rende palese. Presentemente
in Eusajiia la in corporazione , del “ disincarnato , suo padre nord-americano
è aTsai scolorita. Nella seconda sera abbiamo progredito verso L comunicazioni
spiritiche, ma “ John „ ha continuato a tenerci il broncio ed è sempre, di
poi, rimasto nell’ombra- siccome oramai egli sa die ne conosco “ Vita e
miracoli è abbastanza prudente per non mostrarsi troppo. 1. Genealogia,
patria e virtuosità dello spi¬ rito “ John King ,. r , I ‘ Km/.* son?
«“a. famiglia dinastica, anzi, un vero clan , del mondo spiritico; comparvero,
secondo che Lo narrato, nel bel numero di 165 alle sedute che un Gionate Koon
teneva in casa sua con un figlio o nipote Nahuin • e fcfra“Tn
>irituale * Prendami* (dr. tomo 1, p. -2). Preadamiti, vorrebbe dire a
un dipresso uomini preistorici, dell'epoca della pietra- ed è al¬ lora
meraviglioso che avessero un cognome inglese puro sangue, e che si chiamassero
Gianni, Catterinetta, e forse orno barn, anticipazioni “premonitorie,, forse,
della storia futuia del neo-spintualismo ? L’origine dei “King, è volgare
puerile è la loro qualifica: si vede che la coltura dei due Koon si cn
coscriveva, da austeri quacqueri o ebrei che fos¬ sero, entro la sacra
Bibbia. Dal popoloso circolo di Power nell’Ohio i “ Kintr uas- sarono in
altri luoghi di America, e poi, entro la valigfa dei grand, medi nord-americani
professionisti in miracoli migrarono in Europa: e giunti sul nostro vecchio
Continente operarono mirabilia ancor più intense che non nel loro paese nativo
Diminuirono di numero fino a ridursi a due olio meX H K- P0<TÌalÌtà 6
S0|Jratutt0 si Personifica ìono meglio. I King , hanno vissuto oggimai nella
fede di tie o quattro generazioni di spiritisti, e sono sempre i
privilegiati Leviti dell’AI di Ih e dell’Ultra-sensibile Dure! ranno
ancora molto? Sopravviveranno alla disfatta dello “ di“"» 1 «•** —
«1 <1,1)0 Senza dubbio fra “ John , e « Katie , vi sono differenze
personali: anche nelle famiglie di “spiriti, i due sessi ninno caratteristiche
diverse ; e perciò di tanto “John è adesso grossolano e ridicolo, di quanto
“Katie, è stata "od è graziosa e patetica; ma alla fin fine le due
personalità eccelse del mondo spiritico presentano una innegabile aria i
miglia. La “ Katie „ è la donzella anglo-britannica dal flirt ftn S ^ *
unosquiSto sapore romaùS John „ sotto la maschera napoletana che ha
assunto con Eusapia, conserva ancora nella sua valentìa ginnica qualche
Morselli. Psicologia « Spiritismo, H. Z9 lineamento di
nord-americanismo , come ne vediamo dei campioni nel Negro mezzo disbarbarito
che balla il goffo cake-walk sui palchi scenici dei nostri Teatri di
Varietà. Sono lunghi anni che “ John King „ lavora per la causa dello
spiritualismo nuovo : esso ha “ controllato » una vera folla di medi, di là e
di qua dell'Atlantico, sul nuovo e sul vecchio continente, negli Stati Uniti,
in Inghilterra, in Italia, in Olanda. Nessuno degli altri “ spiriti-guide „ può
stargli a fianco : in un concorso interplanetario di attività ed abilita
ultra-terrestri, il Giuri dovrebbe assegnare a “ John „ il diploma di merito.
Se non che, forse in causa dello stra¬ pazzo per tanto affaccendarsi, le sue
facoltà intellettuali si sono indebolite: a paragone di ciò che “ John „ era
capace di fare e di dire coi medium nei primi suoi anni di co¬ municazione „,
si deve purtroppo constatare che egli è m preda ad una vera degenerazione. Per
poco che durino, la “ sopravvivenza „ nell’Altro piano e il controllo n da
questa nostra Parte finiranno coll’incretinirlo. Eccone le prove storiche.
. . Notiamo dapprima un fatto singolarissimo che ha traver¬ sato tutte le
vicende dello spiritismo moderno senza arre¬ stare mai (e pour cause!)
l’attenzione dei gregari: ed è il continuo mimetismo tra i medi. La
preponderanza di spinti Orientali, Indiani, Turchi e simili cui più su
accennavo, e diogià una prova di questa imitazione pedestre, in cui si sperde
la meschina imaginativa del subcosciente mediummco; ma che dire allora del
contemporaneo e successivo apparire deo-li stessi spiriti nella fenomenologia
medianica? Quando tra il ’ 70 e T ’80 era in auge la Fiorenza Cook, e,
nonostante le denegazioni del Voi.kmanm. trascinava all entusiasmo i cii- coli
di Londra, un' altra medium. Miss Showers, autosug¬ gestionata da quei trionfi,
evocava due spiriti che rispon¬ devano ai nomi precisi di... Florence e di
Katie ! Accaduta poi la catastrofe del gennaio 1880, quando la Corner fu
sorpresa in flagrante mendacio (come narrarono gli stessi periodici Spiritual
notes, e Spiritualist), l’imitazione a suo riguardo cessò: e da allora nessun
medium, per quanto mi consta, aveva più evocato “ Katie King , fino alla seduta
di casa Avellino, quando Eusapia, naturalmente poco versata in istoria dello
spiritismo, ha creduto bene di disotterrarla e di rimettercela sotto gli
occhi. Ma “ John King , deve godere di simpatie eccezionali nei “ circoli
„: è assai più imitato e duro nel sopravvivere in rapporti con questo basso
mondo, di quanto sia stata la sua parente “ Katie „. Sembra un personaggio
obbligato degli spettacoli spiritistici, e, se non paresse irriverente, lo
para¬ gonerei alla maschera del “ Capitan Fracassa „ che non mancava mai nelle
antiche commedie italiane dell’ arte. La u Katie „ ha rinunziato presto ad
essere la Colombina o la Jtosaura della compagnia; ma “.John,, no: da
cinquanta- einque anni precisi non ha requie. 2. Peregrinazioni dello
sjjirito “ John King „ in questo mondo sublunare. Già in America, dopo
aver guidato i due medi Ivoon, che eb¬ bero l’onore di tirarlo giù dall’ “Altro
Piano „, egli si è mani¬ festato nei circoU degli Eddys e degli Holmes, e
sicuramente in qualche altro che non sono riescito a conoscere. Ma in Europa la
filza dei suoi evocatori è assai lunga, e le sue vicende ben più
avventurose. Troviamo “ John , e la sua compagna allora inseparabile
“Kate„ (piccola variante nel nomignolo) in casa Marshall, dove la signora da
oltre tredici anni, ossia dal ’53, ha fama di dare sedute meravigliose. I due
spiriti concede¬ vano “ manifestazioni vocali ossia comunicavano con la voce,
però non direttamente, bensì per mezzo di una “ trom¬ betta di carta , che
stava per aria non tenuta da nessuno (al bujo !) e serviva da portavoce tra PAI
di là e l’Al di qua. 11 Colkman, un pioniere valoroso dello spiritismo, ce ne dà
preziose notizie (cfr. in “Spiritual Magazine „, ott. ’67). Val la pena di
riprodurre sommariamente le sue narrazioni : Le * voci . che si udivano
dai Marshall, ci fa sapere il bravo Colemax, non erano, certo, quelle dei due
padroni di casa: però egli aveva sentite le * stesse voci „ alle sedute spetta¬
colose dei fratelli Davenport, por cui si supponeva diggià che “John King,
fosse migrato con essi dall’America, nel loro famoso armadio, .senza pagar
dazio perchè merce invisibile, D’ordinario ‘ John , aveva un contegno
serio: riconosceva e salutava col loro nome cognome e qualità i nuovi venuti,
si interessava dei lavori “ letterari . cni alcuni di essi atten¬ devano, dava
loro consigli, discorreva di questioni astratte e religiose, discuteva di teologia,
citava la Bibbia, ammoniva in materia di fede. E ben lo seppe il rev. pastore
Bengough. che una sera si sentì faro da “ John „ una terribile paternale,
coll'accusa formale di essere un troppo tepido credente e di non avere opinioni
ortodosse. Ma talvolta “ John , perdeva quel contegno di * gentleman „
pietista, e diventava di carattere gioviale e scherzoso fino alla ,
li trivialità. 11 rev. Bengough, che non gli perdonava quella la¬
vata di capo, un bel dì s’accorse che * John „ dava un aspetto volgare e
repulsivo (sic) alle sue rappresentazioni. Non si dice in che consistessero
queste volgarità e grossolanità : si sa però che i due spiriti cantavano
insieme dei duetti a voce sfogata, ma stonatissima, e (narra un testimone) “
insopportabilmente „ : che anzi una volta 'John, ordinò all’assemblea che si
cantasse in coro, ed egli la accompagnò a suon di chitarra ma con discreta
assonanza. ‘ John „ si divertiva pure a zuffolare delle ariette, ma in modo
imperfetto. Promise persino di mostrarsi disegnatore e che avrebbe ritrattata
una signorina del circolo : infatti, poche sere appresso si trovarono su di un
foglio di carta due disegni. Il primo rappresentava una donna in forma
d’angelo, con grandi veli svolazzanti attorno, con una croce sulle spalle, e
con scritto sotto il termine greco Agape (V raf¬ frontare ai disegni
egualissimi che dava lo spirito * Joey „ con Eglinton!). L’altro figurava una
donna coronata, una regina con scettro in mano, ed era destinata — come fece
sapere la “ voce , spiritica — a rappresentare Lady Coleman; ma disgraziata¬
mente, o per inabilità del ritrattista, non c'era alcuna rassomi- nianza.
Aggiungo però che ‘ John ,, vista l’accoglienza calo¬ rosa fatta a quelle sue
opere d’arte, ne diede altre, ma sempre con le stesse identiche figure
angeliche (stereotipia a noi ben nota e di cui oggi Elena Smith, coi suoi
‘Cristi sovraumani,, seguita a fornirci esempi non nuovi per noi.
alienisti). In alcune di queste manifestazioni si intravvede diggià il
‘John , paladiniano; ma di quanto superiore! In allora ‘John,, oltre alla
intellettualità dei messaggi, oltre al brio che pale¬ sava nei colloqui" e
nelle dispute coi frequentatori di casa Marshall, profondeva ad essi altri ‘
miracoli , : apportava pro¬ fumi e faceva piovere dal soffitto essenze liquide
ed odorose sulla loro testa. Aveva però un carattere meno allegro d'adesso :
attaccava brighe volentieri, ed era geloso di ‘ Kate , : esigeva che si
conversasse soltanto con lui. obbligava la sua compagna al silenzio, e si
impermaliva se qualcuno gli preferiva la ra¬ gazza. Però non si lasciò mai
vedere : parlava ed agiva restando invisibile, anzi esigendo l’oscurità più
assoluta: egli però ci vedeva benissimo nelle tenebre, e seguiva con fine
attenzione tutti i movimenti sospetti di chi voleva troppo accostarsi a...
controllare la medium. Del resto, a discolpa di "John, debbo dire che a
quei tempi le ‘ apparizioni fantomatiche divenute poi abbastanza comuni, erano
rarissime: nel '67 non si cono¬ scevano ancora che il fantasma della moglie del
banchiere Livermore e quello del ‘ Dr Pranklin , materializzati da una delle
Fox, non che la ‘ dama velata , vista da Roe. Dace Owkk. Inoltre gli spiriti
parlavano diffìcilmente: la disincarnata Livermore, apparendo nelle stanze già
abitate in vita, “ emetteva appena un mormorio incomprensibile , : solo la dama
bianco-velata di Owkk era arrivata alla necro¬ fonia ben distinta. JOHN
KING „ E ALFE. RUSSELL- WALLACE Non piccolo, dunque, è il merito dello
spirito di ‘John King, ohe non solo parlava, ma dialogizzava a fiato perduto
con la sua cartacea trombetta. Che anzi questo modo di comunicare aveva fatto
nascere in cuore al Colkmam le più audaci spe¬ ranze: ‘ Gli spiriti, egli
scriveva, ci hanno annunziato grandi comunicazioni orali: non è dubbio che la
predizione si realizzerà, e che i più fortunati fra noi, non solo percepiranno
gli spiriti sotto forma visibile, ma potranno anche conversare (a tu per tu!) e
riceverne istruzioni ». Tuttavia ‘ John „ e ‘ Rate „ non si mo¬ strarono, solo
diedero qualche ragguaglio sulla loro personalità: dichiararono di essere i
medesimi spiriti che accompagnavano i fratelli Davenport, ma non spiegarono il
‘ mistero dell’ar- madio , e dei ‘ nodi zollneriani ,! Per scusare poi le sue
buf¬ fonate, ‘ John , confessò francamente che quel genere di esi¬ stenza e
quell’essere ancora legato al nostro mondo sublunare per “fini voluti dalla
Provvidenza », gli seccavano molto, e che per ciò tanto lui, quanto la compagna
“ Kate », procurando di pigliarsela con filosofia, si divertivano più che
potevano... alle spalle dei miseri mortali (sic\ Quanto alla trombetta,
debbo dire che una sera fu afferrata in aria e la si trovò un po’ troppo vicina
alla testa della si¬ gnora Marshall: la scoperta fece un po’ di rumore, ma la
cosa finì lì, per maggiore tranquillità dei comunicanti. Aggiungo che la stampa
londinese, internandosi in polemiche spiriti¬ stiche e antispiritistiche come
la italiaua di questi giorni, accennò a strane facoltà di ventriloquio, sempre
a carico della signora : altri accennò a trasmissione di ‘ voci , traverso a
tubi. Ma in verità nessun trucco fu messo in luce, e poco dopo l’intervento del
celebre naturalista Alfredo R. Wallace mise in silenzio i denigratori di “ John
» e ‘ Kate King ». Tutta questa storia amena ed onesta si legge scritta
can¬ didamente sul serio nei più autorevoli periodici spiritici del¬ l’epoca;
ma il fatto più culminante delle sedute di casa Marshall fu questo, che ci andò
miss Nichol, damigella di compagnia di una sorella di Alfe. R. Wallace, e che
per mezzo o eccitamento di lei ci andò anche il celebre emulo di Darwin. Credo
che il Wallace avesse già scritto il suo opuscolo : The scienti fic aspect of
thè supematural (Londra, ’66), ma non era ancora in buona vista presso gli
spiritisti or¬ todossi: o ne temevano la vasta coltura biologica, o non ne
credevano ben sicura la conversione alle loro dottrine. Il Wallace entrò
subito in cordiali relazioni con i due * King conversò a lungo con “John,, di
cui percepì la voce forte e maschile, e ammirò la vasta (!) conoscenza di cose
astratte. * Noi conversammo (queste le sue stesse parole) sui medium, sui
progressi dello spiritualismo, sulla vita nelle altre sfere e su molti
altri soggetti; le risposte di John erano convenientissime, ed io lo trovai
molto intelligente, facile e pronto „ (sic). Orbene, fu questo giudizio
benevolo del sommo scienziato, che disarmò i sospetti dei circoli spiriti¬
stici; por mezzo di “ John King , la immensa autorità di un Wallace fu
guadagnata per sempre al neospiritualismo. Scusate se è poco! La Niello)
diventò, o già era un medium efficace, massime- in “ apporti „ di fiori : essa
dava sedute in casa dei signori Houghton, dove accanto al Wallace sedeva allo
stesso ta¬ volo magico il drammaturgo-spiritista Damiani di Napoli. C’è bisogno
di seguire altro filone per discoprire donde sia passata ad Eusapia la
suggestione dello spirito-guida “John,? Nel 71, o giù di lì, troviamo miss Nichol
divenuta la seconda moglie di Samuele Guppy, un letterato mediocre, destinato
però ad essere il marito successivo di due medie potenti, giacché anche la di
lui prima moglie ha inscritto il suo nome nel libro d’oro dello spiritismo
(cfr. Podmo re, 1. cit., passim). Il Guppy era stato dapprima un positivista, e
aveva scritto un libro per spiegare chimicamente i fenomeni spiritici (vedi
Bibl., 1°, pag. xxxvn) ; ma poi, convertito dalle mogli, diventò uno spiritista
ferventissimo. In allora i medi si facevano spietata concorrenza: si
incolpavano a vicenda di ciar¬ lataneria (Home scagliò tale accusa a miss
Cook!), si dispu¬ tavano la clientela', e... si rubavano gli spiriti. Così fu
che “John, e “Katie, (non più “Kate„) passarono, forse insalutato hospite, da
casa Marshall a casa Guppy ; e qui acquistarono ambedue la facoltà del canto. “
John „ cantava con voce pro¬ fonda di basso, “ Katie „ faceva gli acuti, ma il
suo bisbiglio riusciva poco intelligibile. Per ciò spesso i due litigavano fra
loro : “ Katie , disillusa sulle proprie abilità canore non vo¬ leva cantare, e
“ John „ incollerito glielo ordinava ; e allora la poverina ci si provava,
dicendo: — sì, sì ; voglio, voglio — ma la voce era chioccia e il canto
falliva. Nell’anno 72 “John King „ fece la sua comparsa trionfale alle
sedute che un’altra zitella, la già citata Showers, teneva insieme con la sua
domestica Elena a Teignmouth nel De- vonshire, a circa 800 chilometri da Londra
! Miss Maria era appena sedicenne, ma medium potentissima ; fu con lei che “
John , cominciò i suoi straordinari esercizi di telergia. Quando essa cadeva in
“ trance , la casa era messa a soq¬ quadro : “ John „ cacciava i mobili persino
in strada (tipico esempio di “ casa fantasmogena „ e inizio della carriera
teleci- JOHN KING „ A TEIGNMOUTH, NAPOLI, PAKIGI, ECO. 4o;>
netica ulteriore del corsaro). Per soprappiù a quelle sedute tumultuose,
esaudendo i voti del Coleman, apparivamo vari “ spiriti „ : ci veniva “ John „
ci veniva “ Katie „, e ci veniva anche un “ Peter „ . Un astante narra d’aver
veduto coi suoi occhi “ John King „ involto in una stoffa luminosa, con la
testa circondata da un turbante, e vicino a lui, se¬ duto comodamente su di un
sofà, il suo nuovo compagno “ Pietro „ in abito da caccia (sic!). La data
della prima comparsa di “ John King „ alle se¬ dute della Paladino in Napoli
non è precisata, ma deve ca¬ dere verso il ’72 o il ’73 . Napoli è in quegli
anni, ed è tuttora un buon centro di spiritismo; vi fiorivano parecchi circoli
privati; e in casa del prof. Capuano, detto il “ Nestore degli spiritisti
partenopei „ , lo spirito di Frate Angelico dava picchi e responsi tiptici
ascoltatasi mi. Infatti più tardi, in casa del cav. Ghiaia che era succeduto al
Damiani nell’ufficio di “ sviluppatore „ della medianità d’Eusapia, “ John King
„ si manifestava sempre in compagnia di “ Frate Angelico „, e faceva piovere
rose e monete (di stagno) : ma poi i due spiriti si distaccarono, ed ora “ John
„ viene ordinariamente solo. Il gran pubblico e la immensa maggioranza
degli spiritisti che non ne sanno o ne tacciono la storia, credono che John „
sia esclusivamente impegnato con la “ Eusapia ,; ina pur¬ troppo, da vecchio
marinaio, egli si diletta di viaggiare . all’Estero. Dò alcune tappe del
suo itinerario. A Parigi, in casa della baronessa medium Ad. van Vay il
medium americano professionista Carlo Williams evocava “ John King „ene faceva
vedere 1’ “anima astrale, sotto forma d’una palla luminosa che saliva e
scendeva, entrava da un angolo della sala e scompariva traversando ì muri. Non
basta: “ Joku „ usciva allora dal gabinetto e si mostrava bene illuminato: un
astante, il Gledstanes, ne de¬ scrisse l’occhio nero e vivissimo (cfr. in
“Medium a. Day-break ,: cfr. Buse, Isis dévoilée). Il medium Firman,
descritto dal Sullivan, impersona con molto successo diversi spiriti, fra cui
sua madre, due graziose ragazze che rispondevano ai nomi di Alessandrina e di
Natalia , un misterioso “ Glaucm (V), e... “ John King , il venerabile anziano
dell’ Al di là. Disgrazia¬ tamente questa presentazione non va scompagnata dal
ri¬ cordo dello smascheramento di sir Firman: a Parigi fu sor¬ preso mentre
opportunamente abbigliato si preparava a tare da “ spirito d’nn Indiano ,. Ah
quelle Indie! È ancora in voga, come medium ultrapo¬ tente, il detto
Williams, che non si separava più da una com¬ pagna, medium essa pure e celebre
sotto il nome di * Rita Il Williams, nelle sue serate migliori, faceva apparire
“ John King „ in abito da “pirata pentito, ( i sic). Ma disgraziata¬ mente
anche per lui venne il brutto quarto d’ora : una sera uno scettico astante
afferrò lo spirito Charlie, e si trovò tra le mani la “ Rita , palpitante e
confusa : frugalo il Williams gli si rinvennero indosso la barba nera posticcia
di “ John, e alcuni metri di mussolina pel suo turbante. La delusione fu grande
nel campo spiritico: ma quel signor Gledstanes sug¬ gerì che si risolvesse il
dibattito, consultando in qualche altra seduta d’un buon medium “ John King „
medesimo. Come è possente la fede e come spiana le montagne ! Si parla
infatti con calore di “ John „ anche nei serii libri dogmatici di Oxon, come di
uno spirito ammirabile per la “ evidenza „ delle sue manifestazioni (cfr.
Staixton Moses, Spirit teachings, ult. edizv p. 44), e se ne parla anche in
quelli della Marryat (cfr. Bibl., I, p. xxxii). Ma il bello si è che “ John „
non si contenta di messaggi tiptici, di comu¬ nicazioni incarnatorie, di
fenomenologia fisica : è pure “ psi- cometra „ ; e per opera del ben noto
medium Peters, si manifesta alla principessa Kakadja e le ripetè la sua ve¬
ridica istoria: “ egli fu su questa terra un corsaro vissuto ai tempi della
Regina Elisabet ta,! Migliaia di persone, ribadisce la principessa, lo hanno
sentito e veduto in Inghilterra, ed egli è stato rappresentato più volte: alle
pareti della sala maggiore della “ Spiritualist Alliauce , di Londra è appesa
la fotografìa del “ repentant Pirate „ in varie pose ! Ma come alla sua
gloria non bastassero i fidi spiritisti, “ John King „ gode anche credito fra i
teosofi. Secondo le sette teosofiche in auge, “ John „ non è lo spirito di un
pirata, niente affatto, ma di un mago, che in vita fu po¬ tentissimo. Gli
spiriti dei maghi, detti Nirmanakaya , segui¬ tano a possedere le loro virtù
magiche anche dopo la disin- eamazione: e forse è per questo che “ John „
smuove i tavolini e suona la chitarra... senza mani visibili! Nel 1903
“John, viaggiava nei Paesi Bassi, e guidava il medium olandese Munstermann ,
dividendo bonariamente questa fatica con uno spirito collega, nientemeno che “
Abdnl- Hamid ,, l’immancabile Orientale della compagnia (cfr. in “ Het tookmshs
Leven „, ’OS). Con Cecil Husk, medio notissimo (ma discutibilissimo
!) JOHN KING „ DISPUTATO E... BURLATO a grandi
materializzazioni, appaiono molti fantasmi. Uno Ira i tanti, drappeggiato dalla
testa alle spalle in una specie di scialle bianco, con il viso scarno, con la
barba nera e lunga, e “ di tipo orientale „ (?!), mosse una sera le labbra,
emise una voce forte e potente, e annunziò di chiamarsi... “ John King „ ! Il
Fotherby, che racconta l’avventura, non crede alla realtà dei fantasmi se non
in quanto sono “ forme eteriche „ formate dal pensiero del medium fcfr. “Ann.
Se. psyeh. „, luglio ’06). Che più? Anche il medium romano Politi, sulla
cui sincerità corrono dubbi gravi fra gli stessi spiritisti, è riuscito ad
ottenere comunicazioni o, per lo meno, la partecipazione di “ John King „ alle
sue sedute (“ Luce e Ombra „, febbr. ’05). Roma non vuole essere seconda a
Napoli, e visto che il Pirata elisabettiano è il più intraprendente e fortunato
degli abi¬ tanti dell’iperspazio, bisogna bene sfruttarne in qualche ma¬ niera
la popolarità ! Ma la troppa popolarità espone a rischio, e la soverchia
fortuna trasciua ad atti temerarii. Non altrimenti si spiega la gravissima
disavventura toccata a “John King, neU’8t> quando inabilmente egli si lasciò
burlare e condurre a per¬ dizione da Chicot, uno “ spirito „ inventato, al
quale s’era dato il nome del buffone dei re Enrico III e IV di Francia. La
storiella è stata ampiamente narrata da Roberto Bracco (v. Bibliogr.), nè fa
d’uopo ripeterla per in¬ tero; basterà un cenno di quella burla esiziale.
Dall’anno in cui morì vittima della sua impertinenza da Guascone, Chicot non
aveva fatto più ridere nessuno: bi¬ sognava che lo evocassero alcuni distinti
giovani Napoletani venuti nel divisamente di mettere alla prova lo ‘ spiritismo
, di casa Chiaja. Sparsero pertanto la voce che in casa Goetzel avvenivano
fenomeni mirabolanti per virtù di medii potentis¬ simi, specialmente del
contrabassista sig. Franchi : i fenomeni erano giochi di prestigio, i medi
abilissimi imitatori, e gli spiriti comunicanti, fra cui * Chicot . del tutto
imaginarii. Intanto in casa del cav. Chiaja le sedute dei medii Paladino
(fisico¬ meccanica), Pellegrino (psicografo), ed Madia (psicografo) si
succedevano fertilissime e convincenti. Fra i due gruppi si venne ad un
accordo : tenere sedute miste, e associando la potenzialità di tanti medii.
giungere, se era possibile, alle cime dello spiritismo. E cosi fu fatto: gli
spiriti del circolo Chiaia, che erano John King, un Monary (?) e un Loriani, si
presentarono insieme a quelli (falsi) del circolo Goetzel : John ebbe, anzi, un
colloquio animatissimo con Chicot, e si dissero vicendevolmente le loro
generalità. Per mezzo dello psicografo Madia, lo '‘spirito. Chicot narrò
d’avere vissuto nel secolo XVIII e di essere morto a Roma (?); e tutto andò
benis¬ simo sino alla fine, cosicché il Chiaja e il prof. Capuano, presi
ingenuamente nella trappola da quei burloni, firmarono il verbale autenticando
in tal modo l’esistenza di... Chicot : ciò che vale, sia detto per finirla, la
inesistenza di John King... sia esso un pirata, sia un J nirmanakaya!
Nessun dubbio che la burla non sia espressiva, ma non nel senso attribuitole
dal Bracco e dal Pavoni, che se ne sono valsi per buttare ad Eusapia Paladino
la taccia di eiurmatriee. La burla non vale affatto in riguardo alla realtà e
autenticità dei fenomeni fìsici-meccanici prodotti da Eusapia; le sue telergie
rimangono veridiche anche se Chicot era falso. 1 colloqui tra .John e Chicot
significano soltanto che il primo è la riproduzione ormai automatica d’un
monoidesimo di origine suggestiva, tramandato per oltre mezzo secolo dall’una
all’altra generazione di medii, dall uno all’altro circolo di spiritisti.
3. Regresso mentale di “ John King , e sua psicogenesi . Adunque, John
King di Eusapia è un degradato : ha pèr¬ duta quasi ogni intellettualità; non
sa più nulla di teologia, non cita più la Bibbia, non disputa più intorno a
soggetti astratti, non canta, _ non suona, non parla se non per bocca del suo
medium, non regala più prolumi come faceva a casa Marshall, nè fiori, come a
casa Chiaia. Del resto, John si incarna ed immedesima talmente nei suoi medii
da dive¬ nirne quel * doppio isomero „, quell’ “ individualità allo¬ tropica „
di cui parla elegantemente il Delanne. Lasciata la qualità assurda di
Preadamita che i Koon nella loro ignoranza di preistoria (allora non nata) gli
avevano attri¬ buito, egli resta, per anamnesi tradizionale, il “ corsaro del
secolo XVI ma cambia carattere a seconda del medium che lo evoca o lo
personifica: è giocoliere coi Davenport, teologo e profumiere con la Marshall,
filosofo e baritono con la Nichol-Guppy, facchino addetto ai trasporti di mo¬
bili con la Shawers e con la Eusapia ; è giudizioso con W allace, è stupido con
Ghiaia. Il suo stato progressivo di decadenza sveglia commiserazione. Che
pensarne? Guardando al suo impoverimento in Eusapia, vien voglia di
pensare che John King sia ridiventato fanciullo, e che questo suo puerilismo
sia analogo a quello che il De Rocn as ha visto manifestarsi in taluni
ipnotizzati dietro una suggestione che li renda bambini. Il dotto colonnello
chiama “ regressione della memoria „ questo fenomeno, che ogni ipnotizzatore
avrà potuto facilmente produrre nei suoi soggetti, e che per la psicologia
scientifica non altro è se non un caso della “ obiettivazione dei tipi „
studiata da Richet. Ala il De Rociias, e dopo di lui il Bouvier, avevano
supposto che con acconcie suggestioni fosse possibile far regredire la memoria
dei soggetti fino all’infanzia, poi fino alla na¬ scita, indi grado grado fino
a prima della nascita, traverso ciascuna delle loro precedenti incarnazioni
come le ammette il kardechismo dogmatico (cfr. “ Ann. Se. psych. ’06).
Per esempio, il soggetto di Bouvikk avrebbe rivissuto o, meglio, rammentato in
iscoreio e alla rovescia queste esistenze anteriori. Essa sarebbe stata una
Duchesne: un Robert morto a Milano; una Jenni/ Ludovic di Ploermel (il luogo
della Dinorah di Mkvkhukku!) morta; — finalmente, un Berron morto ad Amiens.
Non s’è riusciti a farle rivivere esistenze anteriori a quest' ultima. Riguardo
alle più antiche incarnazioni regressive non c’è modo di verificarle: mancano
gli atti dello stato civile! Ma per la più recente, quella della sedicente
Margherita Du¬ chesne, la ricerca era possibile, ed è risultata falsa. Cosicché
il De Rociias, anche per uno studio più esatto su altri soggetti suscettibili a
codeste suggestioni, ha finito col convincersi che le esistenze anteriori
indicate in ipnosi mai furono vissute. To mi domando com’era sensato, per
chiunque ha pratica di ipnotismo, credere che la “ regressione della memoria »
ottenuta per suggestione servisse a consolidare l’atavico dogma della
Reincarnazione! Non la si può pertanto applicare menomanente al John King
di Eusapia, il quale non fa mostra del suo puerilismo perchè, sopravvivendo,
sia regredito per telepatia o per au¬ tomatismo alla sua età infantile, ma
perchè, come spirito¬ guida, è il degno prodotto della mentalità “ guidata „.
Piut¬ tosto si dovrebbe confrontarlo a tutti gli “ spiriti „ che hanno vissuto
troppo a lungo: persino il Diavolo, questa sintesi di tutto il mondo spiritico
sub-umano, anche lui, poveretto, è irrimediabilmente allenito e striminzito da
quel che era ai tempi di Féry o delle Orsoline diLoudun. È fatale: gli “
spiriti „, di cui la imaginazione dei primitivi, dei seivaggi e dei semi-civili
popola l'aria, la terra, gli astri e i cieli, invecchiarlo e soffrono da
qualche secolo in qua una vera moria: siano maliziosi come Namone, Mammone e
Belzebù siano bonaccioni come John o sentimentali come Katie, muo- Planf° P‘ano
i S1, rÌ8°lvono nelle paure dell'ignoranza, nelle fantasmagorie derivanti
dall'isterismo, nei monoteismi subcoscienti e suggestivi dei medium ; si
dissipano alla luce della scienza come la nebbia al sole. Les Esprits s’en
vont! di (ari°SISSlmo’ Per n°n dir altro, il ragionamento specioso Kimr
esiste" EL'r':i_- iSe n'ente C‘ ha Provato che John Pb/„ t ' nlent® c‘ ha
P01 provato che egli non esista „ V*9ch 7 P; 5p4)- Debbo semplicemente supporre
che ÌniStì'U,0i1S1ChlC1Sta n°D abbia saPuto sondare nella psiche dello spirema
Cercare abbastanza neUa storia allegra Le conseguenze psicologiche
di questo accoppamento di uno spinto-guida „? Eccole: John King è un io
secondario, una personificazione oni- nca, in tutti 1 medi che inspira o che
guida; — è stato inventato in America per un’autosuggestione di
ignoranza storica ; 6 — si è propagato. ed è passato da un Continente
all’altro, da un medium all altro, per mimetismo; - si svolge in ciascun
medium per suggestione d’am¬ biente, per invidie ed emulazioni professionali,
per falsifi¬ cazione impudente; v ~ quando è sincero, si ripresenta a
ciascun nuovo at¬ tacco medianico per automatismo ; — la sua
sopravvivenza è una credenza di origine ata¬ vica e mimetica ; 6 . la ?uo
personalità palesa la miseria e il puerilismo della imaginazione subliminale
; la sua variabilità personale dimostra che le personifi¬ cazioni
medianiche sono trasformate dal prisma cerebrale cne le rifrange; ~ }a
s.*la s°i'te infelice ci lascia presumere quella di Spiritismo6 C0USlmi11
Pers°nificazioni su cui si fonda lo I romanzi subliminali e
la psicologia scientifica. Le “ comunicazioni meccaniche „ e le
presentazioni fan¬ tomatiche della Paladino sono così elementari , discontinue
e inintellettuali, che un abisso sembra separarle dai “ mes¬ saggi „ dei Magni
Spiriti che ogni tanto si fanno sentire vivi, col tavolo o con la psicografia,
nell' “ Altro Lato „, e dai coordinati e spesso eleganti prodotti della
coscienza subli¬ minale che crea i “ romanzi „ ultraterrestri e storico-palin-
gnostici delle Van Vay, delle Smith, dei Forsboom, delle Smead, delle Weldon, e
in generale dei medii acclamati in casa Nokggeratii o nei circoli spiritici
ortodossi. Eppure, lo schema è, in fondo, sempre il medesimo ; solo ne
variano il rivestimento, l’arricchimento, le efflorescenze onde ogni singola
fantasia mediumnica, ricca o povera che sia, empie i vuoti tra le linee della
intelaiatura o ricama a risalto la tela che serve loro di sostegno. Ma basta
che rocchio sagace del psicologo, e sopratutto del psicopatologo, vi si fissi
per scorgerne la trama grossolana e uniforme. Lo so bene : a prima vista,
par difficile assomigliare le gesta funamboliche di un “ John King „ o i
semplici pateticumi di una “ Katie King „ alle rivelazioni astrofisiche dello *
spirito Galileo „ o dello “ spirito Humboldt „, ai poemi dettati dallo “
spirito L. Ariosto „, alle romantiche vicende della indiana “ Principessa
Simandini „Àncora più lontane da tanta miseria sembrano le sublimità poetiche
prorom¬ penti dalla subcoscienza di Carlo Hugo sotto la suggestione del suo
gran genitore, all’isola di Jersey, quando venivano a inspirarlo col tavolo 1’
“ Ombra del sepólcro „ oppure alcuni simboli astratti chiarissimamente
Vittorhughiani, come il “Leone d’Androide„il “Romanzo,, 1’Idea„, o “ La Morte (Bois).
Queste inspirazioni mostrano che l'anima è profonda: eppure, la profondità non
scende oltre la capacità del cervello umano, nè oltre ai dinamismi assegnati
dal¬ l’Evoluzione bio-psichica alla sostanza nervosa. Certo, la tribù dei
“ King „, quantunque rappresenti in questi ultimi cinquant’anni tanta parte del
commercio tra il Mondo di Qua e il Mondo di Là, è stravinta in potenza mi-
mico-ra&gurativadai “ Cesari „ dai “Santi lgnazi da Lojola, dai Robespierre
, e dalle “ Marie Antoniette „ che si muo¬ vono dignitosamente e artisticamente
impersonati in altri inedn incarnatori. E certo, le stamburellate e i sussulti
tip¬ ici del “ Nirmanaltaya d’Eusapia „ sono un nulla rimpetto alle esecuzioni
musicali e coreografiche delle belle medium JNjdia e Maddalena. Lo so
benissimo; e ne veggo e ne apprezzo la distanza: ma non mi lascio impaurire
dalle grida ostili degli adepti, che forse se ne diranno offesi. Io penso e
scrivo da alienista e neuropatologo qual sono, che tra quell imaginoso mondo
dell’Al di là e il povero nostro mondo terrestre un ponte solido sotto i nostri
piedi ih gettato dalla scienza psicologica, non solo supernormale, bensì anche
normale, massime mitosociologica (folklore) e dalla anormale, massime
patologica (psichiatria). La mia critica si rivolge allo “ spiritismo „ in
blocco, non facendo distinzione, sotto questo punto di vista, tra il dogma
(davisismo, kardecismo) e lo spiritismo-ipotesi (battezzato, per opportunità
come “ psichismo „). Hanno un bel dire quelli che ci vorrebbero persuadere
d’adottare lo spiritismo almeno come ipotesi di lavoro „ : no, signori miei, il
vostro spi¬ ritualismo chimerico, estratto dai fatti di mediumnismo, non e che
una riduzione del vecchio kardechismo; e ne conserva la fisonomia o, se volete,
lo scheletro; e i suoi corifei sono ancora i medn ad incarnazioni più o meno
romantiche Ci serviremo di costoro come di strumenti, ma le loro fisime e halle
neo-spiritualistiche non ci guideranno più nell’interpre- tazione dei fatti.
r Verissimo che certi spirito-psichicisti odiernissimi, ve- (tendo la
mala parata, gettan via come cenci le “ comuni- «azioni intellettuali „ delle
Smith e delle Smead. senza neppur pm degnare di uno sguardo le “comunicazioni
meccaniche „ delle Eusapie e dei Politi. Ma purtroppo anche nella sfinge
Eleonora Piper, il cui « mistero . rimar¬ rebbe indecifrabile „ dalla scienza
psicologica e perfino dalla metapsichica, la continuità della fenomenologia
spiri¬ tica dal falso “ Dr. Phinuit „ al reduce spirito del “Tr. Hodgson e
evidente: nè valgono le sottili distinzioni del prot. Htslop per separare le
ingenuità fanciullesche della prima spintificazione „ dai sibillini messaggi
della seconda reduce personificazione. Di tanto è atavica o tolomaica la
cosmologia a più sfere dello spiritismo e dello spiritoccultismo, di quanto è
antro- l’epos del mondo spiritico
pomorfico e volgare l’Epos dei suoi personaggi ultramon¬ dani. Costoro —
1 ho detto — sono per lo più doppii in¬ tellettuali e morali del medium. Per
ciò che è intelletto, su mille “ comunicazioni „ delle Intelligenze occulte a
fa¬ tica se ne incontra una che al riceverla o al leggerla non faccia
smascellare dagli sbadigli o sorridere di compassione, tali e tante sono le
banalità, le sciocchezze, le incongruenze, le “ presuntuose corbellerie „ (frase
di St.-Mosss !), onde sono composte. E per ciò che è condotta o azione o virtù,
tutte le 1 Entità occulte, sono il riflesso dell’antropomorfismo più comune,
anche quando si presentano con nomi sonori. Vi sono indubbiamente dei
casi, in cui questo riflettersi della personalità del medium in quella delle
sue creazioni subliminali sembra mancare del tutto: ma sono rarissimi, e
bisognerebbe consegnarli uno per uno alle morse spremi- trioi di uno psicologo
di razza, come Tu. Floiìrnov , o Pietro .Tanet, o Sion. Freud, o Morton Prince :
che cosa ne sprizzerebbe fuori e che cosa ne rimarrebbe? Ne rimar¬ rebbe quel
tanto che, sotto le indagini d'uno psichiatra acuto come Jung, s’ò trovato
nelle insulse fantasticaggini del medium S. 3L W**, o quel tanto che lo stesso
psichi - cista Hyslop s’è veduto restare tra le mani frugando seria¬ mente nel
povero romanzo spiritico di M. Smead. Nessuno fra i psiehicisti e io,
credo, fra gli stessi indul¬ genti propugnatori dello spiritismo-ipotesi,
prende più sul serio le grandi comunicazioni in cui, fino a pochi anni fa, si
soleva sentire 1’ ‘ eco sublime dell’Infinito „. Spogliando le effemeridi
spiritistiche ho raccolto una lunga lista di ‘ spiriti comunicanti , : per
rivelarci tutta l'assurdità dello spiritismo classico basta che scegliamo a
caso alcuni nomi. — Per esempio, fra le (traudì figure della storia religiosa
si è osato evocare Mose, il profeta Daniele, Càkya-Muni, ilBudda, S. Giovanni
Battista, Gesù Cristo (!), S. Giovanni l’evangelista. San Pietro, San Francesco
d'Assisi, Lutero, Calvino, S. Ignazio di Loyola... ; fra i personaggi storici,
Nume Pompilio, Bruto, Giovanna d’Arco, la Clairon, attrice, la Pompadour, il
convenzionale Couthon, l’Abate Grégoire, Saint- Just e altri, la Théroigne, l’attrice
che rappresentò la “Dea Ragione, M.lle Lenormnnd (famosa indovina e chiromante
du¬ rante la Rivoluzione)...; fra i filosofi, Pitagora. Socrate, Ipazia,
Abelardo, Rousseau, Voltaire, Diderot. Lamennais, Mamiani ROVERE (vedasi)...;
fra i rìsionarii e ciarlatani precursori, Swedenborg, Cagliostro, Mesiner. e...
Allan-Kardec... Come prendere sul serio tutti questi reduci dall' A 1 di là ?
Ce lo insegna un’autorità cara agli spi¬ ritisti. lo Sta inton- Moses . “
L’abuso dei grandi nomi è uno dei fatti più sospetti, sopratutto quando
loro si attribuiscono le presuntuose corbellerie, le ampollose volgarità e le
inutili cianeie di cui si intessono le comunicazioni tiptiehe e psico¬ grafiche
„ (cfr. Spirti Identity). È vero che talvolta, a dimostrazione della loro
origine subcosciente, i sommi Morti parlano pedestremente, come è accaduto a “
Dante , quando si è manifestato ad un austra¬ liano sig. Smith (“ L. e 0. „
’04, p. 230): ed è pur vero che i grandi Defunti si rivelano senza accenni alle
loro oc¬ cupazioni abituali, come il pittore “ Giovanni Segantini „ che per
opera del medium Fulton ha parlato molto di filo¬ sofia, ma non ha disegnato
affatto (“ Harb. ofLight,, ’04). Però d'ordinario “ Dante „ si rifa vivo con
terzine, lo Scaramuccia con buffonate, e “ M. de Staci „ con discorsi so¬ nori:
il subliminale di certi medi presenta a quel modo i suoi personaggi onirici per
renderli riconoscibili, nè si dà la pena di riflettere sempre che i poeti in
vita non fanno solo dei versi e i filosofi non solo delle meditazioni peripa¬
tetiche, mentre ai buffoni dei re di Francia spesso le lagrime troncavano il
riso. La venuta degli “ Spiriti Magni . subisce le vicende della moda:
essi si manifestano a ritmo, come tanti sonetti a rime obbligate. Quando era
ancora grande la fama di Frax- cklix e di Byron, venivano l’inventore del
parafulmine e il cantore di Manfredo : questo fu l’ultimo strascico del roman¬
ticismo tubercolotico ed epilettico tramontato, per fortuna per i vivi, verso
il 1840-50, trapassato fra i morti: l’Al di là è sempre il prodotto della
cultura popo¬ lare, che è in ritardo su quella àe\V élite sociale. Poi, col
fiorire del naturalismo, fu il turno di “ Humboldt „ defunto da poco (Van Vay),
e del glorioso nostro * Galileo „ perchè il medium era un assistente
d’osservatorio (Flammarion). Muore Gounod? Eccolo rivelarsi alla Weldon, ma non
come musicista, forse perchè essa non sa di musica, bensì come “ poeta „. Ho
già accennato al Segantini... Ogni personaggio illustre non passa da questa
vita senza vedersi costretto a tornare dopo poco a battere ai tavolini o a fare
scorrere la “ tavoletta „ autoscrivente: è una punizione che l’ima- ginazione
del Divino Alighieri non ha saputo vaticinare a sè stesso ! Però fra gli eroi
popolari ve n’ha di prediletti dai medii ed altri no : “ Washington ,
furoreggia sempre di là dall’Atlantico, mentre da noi “ Garibaldi , preferisce
dor¬ mire a Caprera i suoi sonni soltanto funestati dai dissapori e dai
pettegolezzi della sua famiglia. Tutto ciò ai nostri posteri parrà stupido e
incredibile- eppure, è scritto a lettere cubitali nella storia dello “ sdì-
rituali sino moderno .. Già, “ moderno,!, e, per giunta sperimentale .11
La cosa è tanto chiara, che le personalità sporadicamente rivelante neUa “
trance , con quei nomi è con quei discorsi magniloquenti, sono adesso la
folla-zavorra che minaccia di colare a fondo la nave dello spiritismo.
Conosco una signora intelligente e colta, medium scrivente ottimo, che ha
scritto non so se romanzi o tragedie sotto la inspirazione di Akss Manzoni,,, e
non osa pubblicarle col nome suo per paura che la si supponga plagiaria o
discopri- tnce di scritti inediti del grande Lombardo. Ma 1 psichicisti
non hanno questi timori: per essere con¬ seguenti tacciono sul significato
intimo dei sogni e aneddoti spintici, oppure hanno, come M. Sage, il coraggio
di ripu¬ diare la medianità delle Elene Smith, appunto perchè oi è dentro
troppo ‘Cagliostro, e c’è troppo Indianismo spurio. Io direi, anzi, che una
reincarnazione mediumnica troppo insistente, una personificazione onirica
troppo romantica, mette oggi m sospetto. Un medium incarnatore corre il rischio
d essere appajato a una visionaria qual’èM "'Couèdon suoi attacchi
isterici di profetismo si incarna nell Arcangelo Gabriele , e da responsi con
voce alquanto piu grave della sua naturale, e in falsi versi tutti imbecil-
lescamente rimati in é o in er, come i seguenti: aJncfL* X*?f *
M"" °“a *“» u A- Rome tu vas étre appelé, “ Par un
personnage tu es protegé, « T„une r.0bbe couleur du sangje le vois
habillé; . lu va beaucoup voyager, Et par là tes ennuis seront de
courte durée, ecc. m<ldre ^ Mede Ma taumatur9a se una sua ^ Faut
pas te tourmenter, « fon enfant va mieux aller (bis). Je vais le
soigner. Et quand tu vas entrer , (-'h ! tu seras etonnée Uu changement
qui sera operé, ecc. Bambocciate poetico-mistiche, di cui gli alienisti
veggono Uouclu, Psicologia e Spiritismo, n. ^ ogni giorno esempi
nei Manicomi, fra i paranoici e i dementi precoci ! Certo, che lo spiritismo
odierno le ripudia, ma ciò non di meno esse hanno psicogeneticamente lo stesso
valore dei messaggi , non più di “ arcangeli „ , di “ demoni „ , di “ eroi „ o
di “ disincarnati di genio ma soltanto di disin¬ carnati comuni. Il “ Gabriele
„ della Coiiédon va nel mondo dell’ Ultrasensibile a braccetto coll’ “ Alfredo
„ e con la “ Maddalena „ del medium Politi, collo “ Stanislao Volpi „ della
medium sig'“ Ponzoni, e coll’" Arnaldo „ dell’altra me¬ dium sig"'k
0. de S. decantata da un bollente Achille (offen- bacchiano) dello spiritismo
meridionale. * L'infantilismo psichico domina, dunque,
inesorabile tra gli inspiratori dell’Al di là, tra gli amici dell’iperspazio
pro¬ creati nell’ officina della subcoscienza. Già, questo tatto si scorge nei
sogni, che sono il primo gradino nella scala sub¬ liminale del Myers : lo si scorge
poi anche nelle personalità multiple degli stati alterni di coscienza d’origine
isterica ; nè manca nei metabolismi di personalità dei paranoici. Lo Schupp,
che al Congresso psicologico di Parigi mise innanzi, a difesa della ipotesi
spiritica, questi esempi di ego duplex o triplex, come se ciò bastasse a
dimostrare l’arrivo e l’in¬ gresso di codeste * coscienze „ diverse dal di
fuori, s’è di¬ menticato tutto un capitolo ormai solido di
psicopatologia. Molti dei grandi medi incarnatori o presentatori di
fantasmi si creano uno spirito-guida fanciullo per giustificare la or¬ dinaria
scipitaggine e puerilità dei loro messaggi. Per bocca della celebre Mme
Thomson parlano o per le sue mani scrivono tre personalità spiritiche: una “
Mrs Cartwìght „, antica sua maestra di scuola, una “ Mme Z. „ ed una sua bam¬
bina ‘ Nell;/ „, morta in tenera età (M’ Veukàll). — lu Maria Barmes si
incarnano otto o dieci “ disincarnati un “ Hutto ,, una ‘ Mary Nick , una *
Mary Ann ,, un “ Tarn' a Darli ng, un giudice * Uneza, e fanno a gara per
inspirare sciocchezze atossiche alla medium, cosicché il Dr Wilson pensa che
avvenga in essa durante la 'trance, una dissociazione fra strati profondi e
strati superficiali della corteccia cerebrale (“ Proc. S. f. p. R. „ ’05),
precisamente come si crede avvenga nel cervello dei dementi precoci (Alzheimer
I. E forse è per un consimile dissesto funzionale transitorio che Miss
Beauchamp di Boston si vede occupare la sua subcoscienza da due personalità
liti¬ ganti tra loro, una ‘ Sally „, nemica giurata della medium, che ne
deve sopportare dispetti ed ingiurie, ed una "X...,. apparsa soltanto in
sèguito, che ne prende le difese (MortonPhince). — Citerò ancora il Miller, il
medium oggidì in maggior fama quale evocatore di spettri: in una seduta a
Parigi egli è riu¬ scito a presentarne una ventina, fra i quali, oltre a due
più v meno riconosciuti da qualcuno dei presenti, sette sconosciuti
dall'assemblea, due defunte illustri per ragioni diverse, la “ Blawatski „ e la
“ Luisa Michel . (?), un ‘ DrDenton „, e i due suoi spiriti -guide abituali, un
“ Giuseppe , e la immancabile fanciulla, la graziosa Betsy. In altra seduta il
Miller presentò «lue sorelle ‘ Fox „. il ‘ Prof. Denlon ., ‘ Mona, regina
dell'A¬ tlantico , (!!!) e ‘ Betsy „. È quest’ultima che dà sempre il tono alla
rappresentazione. Ho anche notato in qualche punto di queste mie Note la
strana frequenza di Indiani, di Orientali, di Bramini e di Fakiri in tutta
questa popolazione dell’Oltre-tomba. Vi è del¬ l'India coi fakiri e del
Bralimanismo con Càkya-Muni, in quasi tutte le pagine liriche della Survie
della Noeugeratii ; e ahimè ! si deve pagare questo tributo all’Oriente, perchè
là è la patria sacra dell’esoterismo con cui lo spiritismo, hn dal suo nascere,
s’è accompagnato. C'è V Abdullah della d’Espérance; c’è “ V Abititi-
J/umid „ che si alterna con " John King , alle sedute dell'olandese Mun-
stermann. A Villa Carmen, colla medium Valencia Garcia, da¬ vanti agli occhi di
Richet s' è plasmato “ Bten-Boa un k uomo di lm 85 ,, dall’andatura lenta e
maestosa, dai gesti solenni, dalla barba nera, dagli occhi nerissimi ,,
coll’elmo in testa, ma anche coll’inevitabile turbante: e chi fu in vita? Fu un
bramino, gran sacerdote a Golconda. durante il XVII secolo. E con lui la non
meno immancabile personalità puerile, la “ Perlette e poi 4 Phygia , (?), e poi
‘ Zina „ e poi “ Abd-el- Kader , nientemeno!. l’Arabo che s’appaia sempre
coll’Indiano. E quando non provengono dall’India orientale od Asiatica,
sono per lo meno delle “ Indie occidentali , scoperte da Co¬ lombo: ossia
Indiani d’America. Nella folla di spettri incar¬ nati o materializzati dai medi
Americani c’è spesso, se non sempre, 1’ 4 Indiano gigante , : anche il “ I)' ,
Slade ne aveva due, uno di bassa estrazione chiamato “ Owasso „ che sapeva
l’inglese, e l'altro, un Gran capo che non lo sapeva e si alternava nelle
incorporazioni con un “ Dottore Scozzese „ ! Questi accenni al misterioso
Oriente ed al segreto rituale scendono dall'alto nella coscienza subliminale,
che li rumina silenziosamente nelle sue cripte, li elabora, e al momento del
sonno autoipnoide li ejacula, come razzi spontanei, fra i sogni del medium,
dove, ripetendosi, si sistemano, si organizzano, si cristallizzano. Poche
notizie derivate da una coltura superficiale e frettolosa, o informazioni
giunte dai margini della coscienza superiore bastano alla bisogna : la ima¬
ginazione subconscia li associa poscia a modo suo, li feconda, li complica e ne
costruisce i suoi “ romanzi spiritici E sono sempre i medesimi elementi : e
sono sempre, o a un di presso, gli stessi episodi, come nelle epopee
cavalleresche della Tavola Rotonda o nella favola ancora più vecchia del Renard
e Canteclaire. Noi, ordinariamente, vi troviamo : un ciclo astro-planetario, un
ciclo palitignostico-romantico, un ciclo genealogico-aneddotico-, i primi due
elaborati sponta¬ neamente, il terzo, sotto il nome di “ regressione della me¬
moria ,, rivelato sopratutto con la suggestione ipnotica (De Rochas). Nei casi
completi esistono, più o meno chiari, tutti e tre; negli incompleti, che sono
la maggioranza, or l’uno or l’altro dei cicli è più sviluppato, oppure
l’elemento tipico viene sostituito da altri consimili o equivalenti. I.
NeH’esempio classico di Elena MiUler-SmiV/i
che tutti conoscono — il cielo planetario si aggira principalmente tra
la Terra e Marte, e poi tra la Terra ed Urano. 11 ciclo palingnostico-romantico
fe doppio, e si compie in Francia all'epoca della Rivoluzione, e in India nel
secolo XVI: i personaggi del sogno, oltre ai Marziani, sono Cagliostro, Maria
Antonietta (probabil¬ mente per suggestione dei romanzi di A. Dumas sul
processo della Collana ¥), la principessa Simandini (forse per suggestione di
qualche vecchia lettura . 11 ciclo aneddotico, quasi abortivo, consta della
rievocazione di ricordi individuali antichi, concer¬ nenti persone conosciute
probabilmente nell’infanzia o, come il vecchio parroco, sentite nominare in
famiglia (Floubhoy). II. Nella signorina S. W**, quindicenne, fortemente
in¬ sidiata da eredità morbosa, un po’ rachitica nel cranio, note¬ volissima medium
a incarnazioni, con crisi grandi o crisi piccole di sonnambulismo isterico e di
emisonnamhulismo, lo spirito guida è suo ‘nanna,, ma gli si associano un ‘sigi.
/<***, fra¬ tello di un giovanotto che faceva troppo il galante alle dame in
seduta, un “ Ulrico di Gerberstem . parlante in vecchia lingua tedesca, e
sporadicamente altri “ spiriti r. L'io sonnambulico della W" si affaccenda
in un inviluppo di cicli ; viaggia nel¬ l'interspazio astrale: i suoi spiriti
sono * abitanti degli astri essa visita, ben s’intende, Marte, e come la Smith
ne descrive le genti in forme bizzarre, con macchine da volare, ecc. Il ciclo
storico s’aggira confusamente attorno a ‘ Napoleone , che abita in Marte -- il
guerriero! --, attorno alla Frederiea Kauff, la veg¬ gente di Prévorst, attorno
a Swedenborg l'illuminista, poi sale a ‘ Nerone „ all’epoca del quale la
W" fu una giovane cri¬ stiana morta vergine e martire. Il ciclo
palingnostico b, qui, assai ricco, ma caotico: la W** è stata anche una ‘
ebrea „ ai tempi del Re David: poi si pretende sorella di ‘ Katie King „ come ‘
John King , è suo fratello, e così per mezzo dei ‘ King » la medium
svizzera si imparentela . con la Eusapia Paladino! Suggestionabilissima ,
la W*‘ assorbe tutto ciò che legge o ascolta, e lo getta nel crogiuolo del suo
sogno medianico (Jung). III. La signora Smead, medium di Boston, ha
elaborato anch’essa nel suo subliminale uno scipito romanzo astro
storico. Due abitanti del pianeta Marte secondo disegni eseguiti
dalla medium sigr* Smead (Hyslop). (Prova di infantilità ancora più.
evidente di quella riprodotta addietro e appartenente allo stesso «ciclo
marziano*. Da raffrontare con le figure umanoidi eseguite dai nostri bimbi].
Il ciclo planetario cominciò ad accennare a Giove, ma poi, sotto la
suggestione dei recenti popolari articoli sulle scoperte in Marte
(Schiapparklli, Percival Lowkll), s’è portato in questo pianeta : la veggente
ne descrive le case, gli abitanti (v. fig), i costumi, le barche aeree, gli
orologii... Ma il suo ‘Marte,, i suoi Marziani , sono meno differenziati dagli
umani che non siano quelli della Smith; il suo ‘ linguaggio marziano ,, ancor
più di quello di ‘ Esenale ,, è un parlar negro, dove ricorrono le strop-
piature filologiche degli idiomi terrestri (p. es. mar, uomo, dal “male„ingl.;
emerincenzen , Equatore, da ‘eoli,, metà; frain, pane, da ‘ finii n „
eco.). Il ciclo storico è semplificato : chi si pre¬ senta è un * Hurrison
Clarke i„. tipografo, soldato, morto nella guerra di secessione; ma le notizie
che dà di sfe questo disincar¬ nato sono erronee ; egli si giustifica con
sotterfugii bambineschi. Accanto all’ “ Harrison , , che è una
personalità secondariasi- mulata, vengono altri * comunicanti ,, nei quali, ciò
nondimeno, I'IIysi.op , da cui tolgo tutti questi dettagli, crede di scorgere
caratteristiche spiritiche più autentiche (! !) di quelle dei per- sonaggi
onirici della Smith ; egli arbitrariamente separa il falso dal vero nella
mediumnità della Smead, attribuisce a costei facoltà evocatone di “
disincarnati , realmente vissuti, e la colloca in mezzo tra la Smith, che
ripudia, e la Piper, in cui vanta la quintessenza dello spiritismo. Ecco un modo
curioso di logica, che abbandono al criterio del lettore! IV. La nobile
medium. Donna Marinila Alice de la Correa, di cui ha parlato Soitza-Couto al
Congresso del 1900, ha, tra molti altri sogni abbastanza analoghi a quelli
della Smith, il suo ciclo planetario (‘ C. - r. Congrès). Bailey, se non
è totalmente un falsario, ha pure il suo ciclo storico, solo ne ha spostata la
sede nella America- precolombiana, 11 suo spirito-guida è un ‘ Prof. Robinson „
ar¬ cheologo, che gli fa rivivere l’epoca degli Aztechi e Toltechi del Messico,
degli Incas del Perù : poi con salti mortali traverso l’Oceano, probabilmente
passando per la leggendaria Atlantide, se non pel Pacifico, lo trasporta fra i
popoli asiatici della Meso- potamia fioriti 6-7000 anni pr. d. Cristo. Nel
ciclo palingnostico (forse simulato V) compaiono i soliti spiriti orientali, un
‘Selimr, un Abdul „ , un parsi ‘ Ciandazan „, e, a coronar l’opera, il solito 4
Prof. Denton ,, che ritengo possa essere l'inventore delle impronte medianiche
su paraffina. Si noterà l’analogia con le evocazioni abbastanza dubbie del suo
collega, il Miller. VI. 11 medium Lay-Foncielle incarna uno spirito
superiore chiamato Julia, che è 4 cristiano ,, ed in rapporto con tutte le
famiglie spirituali superiori, particolarmente con quelle coman¬ date (da Dio?)
al governo generale del pianeta Terra. E basti. Gli esempi addotti
mostrano che dei pianeti il preferito dagli “ spiriti , è Marte, ma anche gli
altri corpi astrali non sono trascurati; Urano, Giove, Mercurio .
La Van Vay fu condotta spiritualmente in Mercurio dallo spirito di “
Humboldt , e ne tornò con la descrizione di quella fauna: i suoi disegni
rappresentano delle specie di gatti dal lungo pelo arruffato e dalle orecchie a
coniglio, con una mescolanza di caratteri zoologici che rivela la origine sua
da sciocche associazioni subcoscienti di sogno (cfr. in A. Bastian, loc. cit.).
Questa tendenza astrale tradisce sempre l’antico concetto precopernicano,
rimasto nei bassifondi della co¬ scienza dei popoli occidentali: è un
sostitutivo del “ Cielo , ed è un equivalente del “ Paradiso „. La
letteratura romantico-spiritica si giova di codeste aspira¬ zioni ‘celestiali,.
Urania e Lumen di Flammabion sono repu- tatissimi e popolarissimi in Europa. In
America lo è adesso un libretto per ragazzi: Stella ’s Adventures in Star land,
con intro¬ duzione astronomica di Elbbidgk H. Sabia (ed. Des Moines, Jowa):
l'eroina va in cerca di avventure in Mercurio, in Venere, in Marte, in Nettuno,
e porge curiose notizie su di una ‘ scuola , in Venere, che speriamo non sia...
venerea. Tutta questa pro¬ duzione pseudo-spiritualistica, buona a leggersi dai
ragazzi, fa¬ vorisce la corrente spiritica, fomenta l’insorgere dei cicli
astrali nella subcoscienza dei medii, ma non merita d'essere nennco accostata
alle stupende creazioni di un Vernf. o di un Wells, dove la coscienza superiore
manifesta la sua grande superio¬ rità sulla inferiore. All'insipido romanzo
marziano della Miiller- Smith ogni buongustaio preferirà la Certa inty of a
future Life in Mara del Guatala e. Un gran numero di questi prodotti
mediumnici sembrano componimenti scolastici, imbastiti di reminiscenze. E già
il Mykrs, analizzando le Lettera frotn Julia edite dallo Stbau (Londra, ’97),
aveva dovuto riconoscere la estrema rasso¬ miglianza tra le “ comunicazioni
automatiche „ di Moses, della Piper, ecc. con tutti i migliori romanzi sullo
stesso argomento della vita ultraterrena, ma anteriori alla esplo¬ sione dello
spiritismo : per es. le storie mistico -occultistiche di Lawrence Oliphant, la
Seraphita di Balzai-, lo Zanoni del Bulwer-Litton, ecc. ai quali sarebbero
adesso da aggiun¬ gere l'Anima di IAUie di Mf.ry Corellt, VAmias Frigoulet di
Mab (pseudonimo della sig” Bosc), ecc. tutte figliazioni evidentissime della
letteratura swedenborghiana o illumi¬ nistica. C’è pertanto da credere in una
suggestione o mi¬ mesi più o meno conscia dai romanzieri ai medi: e la ragione
messa avanti dal Myers, che cioè si tratti di sem¬ plici analogie , non di
imitazioni letterarie, perchè “ gli spi¬ rili ci comunicano ciò che è vero, e i
romanzieri imaginano ciò che è vero ,, attesterà bensì il candore di
convinzione nel teorico del subliminale, ma non farà molto onore alla sua
logica superliminale. Nel periciclo della celeberrima Piper — il campione
grani¬ tico del neo-spiritualismo — manca o non è esplicito l'elemento astrale
: ma la sua medianità, che nacque per vero contagio psichico da visite ai medii
signora Orsat e signor Cocke o Cook.^ha il suo ciclo storico-pulingnostico
nello spirito-istrut¬ tore Dr. Phinuit medico francese, morto in altro secolo,
e derivato per suggestione degenerata dallo spirito ‘ Finny , di Cocke; in
Back, il grande musicista; in Ponchini, una cantante italiana, che poi rimase
soccombente davanti all'invasione del Phinuit. , come questi è stato a poco a
poco surrogato da Giorgio Pelham, che lia seguitato però a comunicare nello
stesso stile e con le iden¬ tiche imagini (cfr. I’omo II). Non manca l'elemento
eso¬ tico e infantile nella (Monne, giovane Indiana (non dell’India asiatica,
bensì una Pelle Rossa!). Ma tutte le primordiali personalità secondarie,
sorto per eso- suggestione nella Piper, furono respinte nell’ombra, come acu¬
tamente osservò (juolielmo .1 amks, quando ella arrivò a conoscere gli io
secondari i di Oxon (St. -Moses) e ne senti la maggiore potenzialità medianica:
allora, nel suo subcosciente si originò il solito intreccio del suo mondo
spiritico con quello di Moses, e comparve Rector, ricopiato dalla pneumatologia
del retore di Oxford. E il medesimo procedimento di mimetismo psichico, per cui
anche la Zurighese signorina W** innesta nel suo far¬ raginoso romanzo la Katie
King, che ha copiato dalla Florence Cook e... da E u . sapi a Paladino; ed è
pur sempre il motivo iden- tico pel quale E usa pia copia con * John * il
piccolo mondo spiritico della Cook-Corner degli anni giovanili. A sua volta
Rector e Imperator di St.-Moses. imitati dalla duttile imagina- tiva della
media di Salem, non sono altro che rimembranze letterarie di quello a Spiritus
rector „ o dominante, con cui gli alchimisti medievali indicavano la forza
naturale capace di pro¬ lungare la vita umana e di trasmutare i metalli.
E sia pur vero che sono tutte mimesi meccaniche e remini¬ scenze^ ossia
inconsapevoli richiami e automatismi onirici del subliminale, non ricordi
evocati ad arte, n'e agguati della co¬ scienza vigile; ma sono anche
reminiscenze di concetti atavistici e ritmi di idee popolari che emergono negli
attacchi di sonno mediumnico, perchè la coscienza superiore, o poco evoluta, o
autosuggestionata dall abitudine, le aveva assorbite avidamente. Per ine,
psicologo, il lato più meraviglioso è questo, di psichicisti come 1 Hodgson e
I’Hvslop, i quali, dopo diciotto anni di frequentazione e dopo centinaia di
sedute, non Scor¬ gono codesti legami psicogenetici dell’ “ Al di là „ nella
epopea subliminale, abbastanza misera, della loro eroina. Eppure, bastava
conoscere i lavori classici di Maubt, Car- penter, Delboeut, Sputa, De Sanotis,
Tissik... per com¬ prendere e apprezzare le origini di tutte quelle poetiche e
spesso caotiche invenzioni dall’attività soraniatrice dei medi. La sig."*
Fbank-Miller ci ha dato un modello di indagini psicoanalitiehe sulla
derivazione delle sue creazioni oniriche da ricordi della giornata: anch’essa
aveva fra i personaggi onirici l’ immancabile elemento esotico , l’azteco o
indiano Chi-wan-to-pel, nato per suggestione, e che equivale agli Ab- dullah,
alle Chlorine e ai King del medianismo militante -- Arch. de Psychol. Che
dire poi della bambinesca maniera di comunicare degli spiriti Piperiani?
Bisogna ‘‘parlare alla titano della medium „ (sic!), altrimenti non si ottiene
risposta. Perocché non è esatto ciò che scrive il Dr Visani-Scozzi, che gli
spiriti comunichino telepaticamente mediante il cervello dei medi : no, sarebbe
un modo troppo elevato pel subcosciente di un medium, di concepire i suoi
rapporti eoH'Ultrasensibile. È proprio la “ mano „ che impersona lo “ spirito „
ed è la “ mano „ che bisogna interrogare, come è il tavolo d’Eusapia che si
prega e si eccita con le nocche affinchè risponda. 0 non è nel “ dito mignolo ,
della Smith che si incorpora il suo Leopoldo- Cagliostro, il quale ne agita in
aria la piccola e rosea punta per segnare le lettere dell’alfabeto onde si com¬
pongono i messaggi (Flournoy)? Scene da commedia e giuochi da bimbi !
E la psicogenesi delle comunicazioni e presentazioni, siano intellettive,
siano meccaniche o teleplasmatiche, che bisogna investigare: e la
psicopatologia e la psicologia anormale ci dànno forse la chiave per aprire
quasi tutte le porte del Mistero. L’isterismo sta là in nascondiglio, nelle
latebre del subliminale, per trascinarlo seco nelle sue disposizioni ludiche. Come
l'ipnotizzato acconsente a seguire con docilità le imagini o idee che gli
infligge il suo suggestionatore ; e come nel sogno ipnotico provocato la
fantasia, schiava della prima suggestione, giuoca con gruppi associati di idee
ed imagini; e come l’isterica, abbandonandosi ai capricci della sua imaginazione,
si diverte a inventare e a simulare fino a smar¬ rirsi nelle concatenate
menzogne della pseudologia fantastica; così il soggetto in autoipnosi
mediumnica crea subconscia¬ mente i suoi sogni macabri e i suoi romanzi
astrali. Ma purtroppo una rigorosa analisi di tutte codeste creazioni ne rivela
la inconsistenza, la infantilità, la ristrettezza, il lato grottesco e
inintelligente. Ipnotismo, isterismo, mediuinnismo si sono strettamente
legati a condizioni fisiopsichiche, che rappresentano un regresso della
mentalità verso il tipo infantile, contraddistinto sopratutto dal dominio della
fantasia, dalla deficienza del criterio, dalla elementarità della logica, e
dalla disposizione al giuoco, nel quale si realizzi una vita di sogno ad occhi
aperti o semi-aperti. La produzione medianica ha tutte le note del piziatisrno
isterico, come direbbe J. Babinski: vi è la disin¬ tegrazione della sintesi
mentale (personalità) ; vi è il restrin¬ gimento del eampo della coscienza
superiore ; vi è lo sdoppiamento, e magari il triplicamento della personalità;
vi è la incapacità o la insufficienza di regolare i reflessi elemen¬ tari
organici e psichici; vi è la suggestibilità ; vi è il puerilismo, che
sdrucciola per divertimento nelle balorde associa¬ zioni superficiali di idee e
nelle consonanze insipide di imagini, come quella fissazione del medium rosso
(di capelli ?) MrBellet, il quale nella scrittura diretta non usa che un lapis
rosso perchè lo inspira “ .1/ j elìca „ , un defunto Indiano Pelle¬ rossa. Un
neuropatologo è tratto a pensare che forse conver¬ rebbe esaminare la ghiandola
tiroide dei medi affetti da codesti infantilismi mentali. lo faccio
vibrare fortemente quest’ultìma nota, perchè (lo dichiaro a voce alta) sono
nauseato della ostentazione con cui un gran numero di spiritisti e anche di
psichicisti passa accanto ai prodotti intellettuali del mediumuismo, lascian¬
done prudentemente in ombra la insulsaggine. Un alienista non può esimersi, per
eontro, dal riflettere alla strettissima analogia che passa fra le gesta
assegnate ai disincarnati ed agli occulti con le stereotipie delle isteriche e
dei pazzi, e fra i termini inventati dal subliminale con i neologismi dei
parauoidi e dementi. Basta fermarsi sui nomi di certi “ spi¬ riti-guida „ che
io ho citato. L’esempio classico è il “ Mer¬ cedes, figlio di Dio , della
medium Blin ; ma che cosa dire del “ Dr Cypriot ,, sanitario serbo, che apporta
consigli e medicinali al belga sedicenne Pirks, potentissimo medium meccanico ?
e il “ Néplientes o Nepentes , che pare uno spi¬ rito botanico; della
D’Espéranee ? e la “ Cordala „ , spirito di una religiosa che, col suo sacro
rosario attorno ai fianchi, controlla una medium di Berlino recentemente
scoperta? 0 forse che i linguaggi marziani, mereuriani, uraniani non sono un
giuoco puerile, più intralciato, è vero, ma sostanzial¬ mente identico, per uno
psicologo folklorista, al famoso “ È arrivato V ambasciatore — col tira
lira lera . „ che si giuoea da
secoli sotto tutte le latitudini, fra le razze più disparate, non appena tre o
quattro bambini si son messi in circolo? Lo ha dimostrato I’Henky per
l'idioma pseudo- marziano della Smith: ritengo che la dimostrazione sarà ancor
più agevole per il marziano sgrammaticato della sua com¬ pagna, la Smead.
Il De Rochas, che è un ricercatore gagliardo, ha fornito con le sue bellissime
indagini ipnologiche sulla regressione della memoria un argomento di primo
ordine per la psico- genesi delle invenzioni subliminali. I suoi soggetti
passano in sogno ipnotico, a ritroso, per le loro imaginarie esistenze
anteriori: la sig"* Mayo, la sig““ Giuseppina, la sign“- Giu¬ lietta da
lui studiate (“Ann. d. Se. psye. ., “ Rev. d. Spiriti ,, passim ) mutano successivamente
la loro personalità, la loro coscienza dell’io, a seconda che l’ipnotizzatore
le conduce abilmente ai ricordi della prima infanzia, della nascita, del
periodo prenatale. Questi personaggi fittizi rivestiti dal su¬ bliminale o sono
indeterminabili, o dopo un’inchiesta risul¬ tano inventati: e appunto è qui
l’importante dell’osserva¬ zione. Lo stesso De Rochas riconosce la enorme
analogia di queste creazioni etero-suggestive con quelle auto- suggestive della
Smith ; e per un psicologo, che frughi nella medium- nità, ciò può bastare. Io
non ignoro, anzi lo segno loro a credito, che gli spiritisti, impauriti da sì
fatte indagini psicologiche, si affrettano ora a rinunziare agli “ Esenale , e
ai Leopoldo, ai “ Phìnuit , e alle u Chlorine „ agli “ Abdullah , e ai Nephentes
come hanno relegato nel limbo dell’ Al di là i “ Dante ,, i “ Fénélon ,, gli “
Swedenborg , , i “ Manzoni „ e i “Goethe „. Ma insomma, è un bel rompicapo da
sciogliere quello che loro rimane: fare il taglio netto e dimostrativo fra il
romanzo o l’e¬ popea di imaginazione e l’aneddoto biografico o storico di
identificazione. Per ora sembra che, inombratosi nuovamente il “ Dr Phìnuit*,
non restino altri attori a recitare sulla scena dell’ Oltre-tomba se non il
disorientato “ Giorgio Pelham , della Piper o la briosa “ Nelly „ della
Thomson. Mi pajono una troppo piccola brigata di difesa nel ridotto ultimo dove
s'è rifugiato lo spiritismo-ipotesi, e del quale, forse, smantelleremmo le mura
posticele il giorno in cui potessimo minarle con queU’iiTesistibile psieonalisi
che ha demolito il mondo spiritico della Smith e . della Eusapia
Paladino. Disillusioni di sperimentatori. Quando, finita la serie
di sedute eusapiane, il Dr Venzano ci annunziò di avere sviluppata la negativa
di una foto¬ grafia stereoscopica di “ levitazione di tavolo „ da lui presa la
sera del 7 gennaio e ce ne presentò la negativa, noi tutti spingemmo
esclamazioni di gioia: — la tavola che unisco spiega la nostra sodisfazione (Tav.).
In quelle “ strie „ traversanti il campo di presa dell’obiet¬ tivo, in
quell’inviluppo di altre “ strie „ avvolgentisi attorno al tavolo, in
quell’amniasso di “ razzi „ alznntisi dal pavi¬ mento, ci parve a primo tratto
di avere, finalmente, sor¬ presa, acchiappata, fissata col processo chimico,
che non niente, la ancora ignota “ emanazione odica „ o tluidica o animica, che
si suppone dai teorizzatori dello psichismo costi¬ tuire la forza radioattiva
dai medii. Le recenti scoperte sulle radiazioni rendono comprensibile
l’illusione in cui siamo caduti, ma che poco dopo, con op¬ portune
investigazioni, abbiamo dissipato. Altri invece, meno guardingo, se n.’-è
lasciato ingannare, tanto più che negli archivii dello spirito-psichismo sono
depositati numerosi esemplari di fotografie assai somiglianti alla nostra, e
sulle quali taluno si è basato per credere nella formazione di “ corpi astrali
„ o ' fasci eterei , attorno ai medii ed alle ca¬ tene medianiche. Anche il Db
Rochas si dice in possesso di fotografie, dove si è reso visibile quel “
mediatore pla¬ stico „ che il Cudworth imaginò per spiegare l’azione del¬
l’anima (o delle “ anime , ) sul corpo, e che gli ocelli nostri non
percepiscono sempre, o al più percepiscono, come nelle ultime sedute di Eusapia,
in forma di “ nebula , attorno alle persone dei medii. I soggetti sensitivi di
Luys, di Db Ro¬ chas, di Baraduc, dicono divederlo emanare dal proprio
corpo. Nel caso nostro le strie radianti parvero in sulle prime indicarci
delle “ linee di forza „ o, meglio, dei * fasci di vibra¬ zioni eteree „ di
valore ancora sconosciuto, avvolgenti il medium in una specie di atmosfera
iperfisica; e il cumulo eruttante dal basso potè essere interpretato per una
esplosione dell’oc¬ culto biodinamismo proiettato dal medium stesso, in
conformità . Tav. . “ Radiazioni „ spurie, di
presunta origine biopsichica comparse la sera del 7 gennaio 1907 in una
fotografia istantanea di levitazione di tavolo. Esempio di errore
nell’interpretazione dei fantasmi medianici). Il ? forze E
radiazioni bio-psichiche 477 r .«il avara il tavolo: il
tutto non visto dagli JàT- 3» d3U uà» /««»*“ ' dl essa durante
l'esecuzione del fenomeno. g-r dì S ‘«Sditi, * 10 SPILLO» O.
"™" 10 >* SS Z per 1 appunto fenomeni
raediumnici della Paladino. e psichica a un tempo “e accrescono
l’intensità, patiche, cooperano a quest . , tanto meno è
spirituale. La forza proiettata non finissima. Potrebbe essere una
sostanza mate ; dell'etere una derivazione eterea meno diffusa .
Rstrale da cui s’ongina, una sua incipiente nebulose Si abissi
d°eTceie.o mentre la nostra retina non le discerne. E in tal caso,
la radiazione fotografata da noi avrebbe essa arrecato » «*«£0. disino ,,
de w” più probabilmente essa
sarebbe tato formo d»IP En.rgi. rggfg’S - 'mT“Lt?o»rx.TS— sr
".nM W e inaccessibile alla retina umana, nullameno poten- tSima
come agente di modificazioni sulle altre formeconsi- SSrll ordinari.
pM*. ^T=“rr^ord»‘XS„u medium o degli astanti , e allora agire con
apparenze di intenzionalità autonoma, toccarci, far funzionare apparecchi e
poscia assumere certe somiglianze col corpo umano, allora in qualche maniera
impersonarsi.... Così ci sorrideva perfino la dottrina occulto-^osofica^
P seria e più coerente della spiritica: sarebbe il ooipo
astrale, li del medium che ne escirebbe e diverrebbe animato, non già
ad opera di spiriti disincarnati, bensì della subcoscienza del medium stesso.
Ci accostavamo nello stesso tempo alla ipotesi fisio-psichicista di De Rochas,
secondo la quale il soggetto che esteriore il suo “ corpo astrale „ può
modellarlo a vo¬ lontà, “come uno scultore modella la cera sotto le sue
dita Tutto ciò ci giungeva a galoppo nel fervore della nostra “ scoperta
Le “ strie „ erano il pensiero di traslazione degli oggetti projettato da
Eusapia; il razzo era l’idea subliminale della levitazione. Qui il pensiero,
materializzandosi, prendeva aspetti conformi ai fenomeni meccanici da pro¬
durre: altrove lo stesso pensiero crea e plasma al di fuori imagini più
complesse, perchè i fenomeni hanno un contenuto piu intellettuale. Sono le
psichieone del Baiìaduc? sono i thought-bodies o “ corpi di pensiero „ di certi
psichicisti Inglesi recentissimi, ricordati anehe dal Fotiierby, e nei quali il
medium può materializzare volontariamente, in “ trance », coll'aiuto del
proprio organismo, un essere “ etereo . rap¬ presentante una persona o un
paesaggio? Sono le “ goccio eteree di preghiera „ fotografate dal Baraduo a
Lourdes?! Che problemi, che enigmi! Ahimè! Dovevamo stare in guardia
contro gli entusiasmi di “scopritori,. Le fotografie dell’ “invisibile» sono
state un tra¬ collo per lo spiritismo : dei tre fotografi spiritualisti,
Mumler, Hudson Parìe?, Buguet, nessuno s’è salvato dall'eccidio che ne ha fatto
la Sidgwick ( “ Proc. S. f. p. R. ,, VII, 268): tutti impostori! Le stesse
fotografie tendono, pertanto, delle insidie anche agli sperimentatori
coscienziosi. I n esame accurato stereoscopico ci ha mostrato, in primo luogo,
che il “ mazzo di radiazioni energetiche , è fuori del tavolino; in secondo
luogo, ci svegliarono dubbi quelle efflorescenze lin¬ guiformi lucenti, che
interrompono o finiscono le fascie lumi¬ nose e i razzi. Con una lente di
ingrandimento mi riesci age¬ vole vedere che queste specie di campanule
luminose sono imagini di fiamme, e che la loro piccola base splendente è... la
stearica di una candela resa trasparente in quel punto dai raggi della sua
fiamma. Non c’era dubbio: tutte quelle apparenze ingannatrici sono date
da una candela accesa, che ha attraversato lo spazio più volte davanti
all’obiettivo aperto della macchina, perchè de¬ posta sul pavimento al di fuori
della nostra catena e davanti al tavolino, aveva servito a mettere la camera
oscura a foco. Tutto il nostro edificio induttivo crollava! E l’esperimento,
questo grande maestro di scienza vera, a un di presso come la pratica
della vita è madre della saggezza, l’esperimento raffreddò gli entusiasmi,
troncò ogni discussione. Si badi che sottoposta all’ esame di parecchi
fotografi professionisti e dilettanti egregii, la lastra enigmatica rimase a
tutti incomprensibile. Qualcuno aveva pensato a imagini di particelle
incandescenti di magnesio projettate dallo scoppio e rimaste fotografate, sia
durante la loro traiettoria, sia du¬ rante la loro combustione sul suolo: ma la
spiegazione non resse alla prova che ne facemmo noi medesimi in casa Berisso.
Diagnosticata però la “fiamma di candela, fu agevole ad un fotografo egregio
della città, al sig. Sdutto, eseguire espe¬ rienze dimostrative. Egli ha
trovato che una fiamma di candela stearica all’aperto, la stessa fiamma entro
un tubo di vetro, un lume a petrolio con o senza schermo di tubo di mica,
passati o lasciati alcuni Strie a ghirigoro e campanule luminose
ottenute su lastra fotografica mediante una candela. (Si raffrontino con
le strie e le campanule della Tav. XIX, non clie con le macchie, che sono
invece legittime, della tig. ]. istanti di fronte alla macchina,
danno figure identiche o affatto simili alle nostre : uc riproduco una soia che
è caratteristica. La luce fioca di questi corpi in combustione non
esaurisce la sensibilità della lastra: questa, dopo esserne rimasta impres¬
sionata, può ancora ricevere le impressioni luminose più vio¬ lente date dal
magnesio. E così nella negativa (della Tav.) MUTISMO, M * f^i«T™p»r
»"" ribT* fotof»fi« di corpi astrali ;„X * «mri t,c„iC o 'iT,
'; “'"!»»'« ii i„,J,i„ll0 quella commessa la sera dnl 7
dlDlentlcanze del genere di „osp" t, »? ritwto“d;i4 nn, \m * »»
e.» nostra delusione, affinchè altri 7 d ar"° ia storia della
TfoLD01'(i£xperÌmenium c™cia d“ceCvaCRa lnav'redutamente a otograh0
spirito-psichiciste c^édo chetC°NB- In ciare da capo. ’ creao che
convenga ricomih- "P . è Licenzio lo “
ani»,*- ° spiritismo d’Eusanìa sSftS°àt?2‘s”“ ‘5"®11' *”« «
mpro- Lusapia Paladino, .e se doli j-S1 Producono in presenza di le
quarta seri, di «dnV “° u"* . »° X £ ne ero infastidito, tanta è la n
,sen.so di sollievo- oramai 1^*5 è ?« smaffirmaf dTsS° 7 dÌ * che "
*%£. dire. Quasi quasi rimpiangerei il 7 * Tar,are e di progre- superata,
se non vi avp«=; * J tempo perduto e la nni» Preziose amicizie e la conferma^0
17^ COuiPens° di care e gU‘nt° c'nque anni prima. ^ delusioni cui ero
mirabbPerÌffnZe ^^En^pia encredor Jhe 1* “ia Paz‘enza in h»ica
potenzialità medianica Non Perdt^a Parte della sua parere.- lo condividono con
me ErneT » S°]° di questo tor \ enzano, che studiarono pn« • “est<? Bozzano
e il dot- due competentissimi Sci M P’-3 ?el 1901‘2 e che sono pi* ^ e... meno
77 * nvo1^ * mai, a medi Qualche medium cessa volontariamente dal dar
sedute perchè ne risente malessere e nocumento alla salute (per esempio v
S’g' aVV‘ ,;N- G- e la S1*T E- R- Genova, la sig~ P B di Paiigi, che io conosco
personalmente): qualche altro deve cessare per forza in causa dei perturbamenti
psichici che ° ^prendono (p. es. il giovane sig. A. T. di Chiavari, e la sig -
■ Q- di Genova, che ho avuto io stesso sotto cura) La mediamte troppo
esercitata altera e debilita spesso il fisico, disordina e sconvolge talvolta
la mente; e non sono soltanto gli individui predisposti e degenerati che ne perdono
la testa: la stessa scnttura automatica è gravida di pencoli, perchè, in fin
dei conti, richiede una disgregazione d, coscienza. Per Ciurcot lo spiritismo
era un agente pro¬ vocatore di isterismo; e cinque anni fa I’Hennbberg ha
ìecato un contributo di casi molto espressivi dei rapporti u;a spiritismo e
pazzia (“ Arch. f. Psjchiatrie „ 02). L’alie- msta, che legga certi periodici
spiritistici o i resoconti dei Congressi spiritualistici, vi incontra delle
vecchie conoscenze da manicomio: e il Delaxne, spiritista emerito, che si in¬
canta di indicarmele. UérTV C fr c2Tle ieQno"0n ?Ì*,una esaltata Ia
àstica Rosa : U , £r: «* 1900> P- iddi. 0 un paranoico il Deullin (p.
J8), o un illuso lo stesso Bdtim (p. 142-3). o un allucinato e infantile quel
signore che 4 vede i morti , e domanda ai Con¬ gressisti se egli e o no un
medium (p. 153), o una psicopatica Agullana clic trova diamanti dentro le uova
(p 162-201) o un paramnesico quel sig. Georges che rinviene entro una poltrona
d.d denaro perduto e ne da mento agli 4 spiriti , (p. 164) v Non sono fanatici
tutti quegl, spiritisti Ispano Americani che con le loro intemperanze hanno
trascinato il Congresso a votazioni dogmatiche non meno intolleranti di un
Sillabo papale? Bisogna, dunque, non stimolare troppo i medii a dar
sedute, coltivare lo spiritismo con discretezza, e non dichia-
1'de«nSPint'f'VSenZa--m°lte CaUtele e riserve. come fanno a les o gli studiosi
piu austeri in materia e anche quelli che accolgono tepidamente lo
spiritismo quale “ ipotesi di lavoro -la senza implicare sempre pericoli
così allarmanti la s Indente nlu ™ perC0rrei'6 “na Parabola ascendente e
di¬ scendente nella maggioranza dei medii e scomparire snon- mieamente.
Qualcuno, forse presentendo il danno delle' pra- p r troppo p.roi;n«*te-
» e- troncarle a tempo: parrai che questo sia stato il caso
itrlante^fn0™- Vl7°BUN0 SARriou, che ebbe dal tavolino P ut. il preavviso della
scomparsa improvvisa della sua medianità, come difatti si avverò. La
D’Espérance l’ha perduta d'un colpo, nè si è mai saputo perchè. È anche
noto il caso della famiglia Pety di New- York, composta di parecchi individui
dotati di poteri eccezionali media¬ nici, alcuni dei quali furono nel 1875
chiamati dall’AKBAXOFF a sue spese fino a Pietroburgo, dove giunti si
trovarono, con grande loro scorno e con amaro disinganno del celebre psichi-
cista, senza alcuna forza. Un certo Frank, medium frequentatore del
circolo Noeggeralh, è rimasto privo di poteri dopo che un tale inopportunamente
lo volle ipnotizzare. Fors’anco le malattie fisiche deprimenti, quale
sarebbe il diabete ond’è affetta Eusapia, costituiscono un nocumento per
l’organismo dei medii, sebbene si sia narrato recente¬ mente dello Slade che è
morto paralitico in un Sanatorio mostrando ancora un po’ della sua potenzialità
antica. Certo si è che noi non siamo giunti con Eusapia ai punti eccelsi
di “ spiritismo „ cui altri suoi osservatori dicono di essere pervenuti
(comunicazioni di morti identificati !). Veggo però che i “ miracoli spiritisti
„ sono attribuiti alla Paladino soltanto da adepti fanatici e da spiritologi di
vecchio stile, la cui opinione non può avere oggidì molto peso: oppure da
sperimentatori di indiscutibile fama, ma troppo notoriamente corrivi, e dei
quali la buona fede, il desiderio immoderato delle novità eterodosse e il
difetto abituale di metodo spie¬ gano im consentimento tardivo, ma non troppo
ponderato, alle dottrine spiritiche, il quale riuscirà forse dannosissimo alla
Metapsichica positiva in formazione. Mi si può dire te mi si dirà): Voi non avete avuto pazienza; dovevate
attendere che gli “ spiriti „ si svilup¬ passero interamente: il processo di
sviluppo talvolta è lungo: all’HonosoK, all’ Hyslop, sono occorse centinaia di
sedute prima di giungere ad una convinzione : se aveste pazientato, anche in
voi doveva fatalmente succedere la conversione. Ebbene: io credo di avere
pazientemente, benevolmente se¬ guito il processo di presentazione delle
pretese “ entità occulte „ fin dove la mediumnità di Eusapia, povera coni' è
del fattore telepatico, sa giungere per proprio conto e trasci¬ nare i suoi assistenti.
Conosco a menadito tutta la lettera¬ tura che la riguarda (parlo di quella
degna di credito): e non so che vi" siano altri psicologi, fisiologi e
uomini di scienza, cui la medium Napoletana abbia dato manifesta¬ zioni più
numerose e intense e, diciamo così, più “ spiritistiche , di quelle da me
vedute al Circolo Minerva, in casa mia, e nelle case Avellino, Berisso, Celesia
e Peretti di Genova. È nella sicurezza d’avere un fascio solido e scelto
di ‘ fatti „ che io mi sento nel diritto di trarne “ induzioni „ • sono
convinto di essere in una fortezza rispetto ai principi! della metodologia
scientifica. Credo pertanto di avere acqui¬ stata con buone ragioni la certezza
che le evocazioni estem¬ poranee del subliminale di Eusapia, anche se percepite
esatta¬ mente dai nostri sensi e apprezzate correttamente dal nostro
intelletto, non hanno consistenza più che non ne abbia l’ima- ginario “ John
King „. Costui si è sistematizzato, e all’in- grosso può ingannare, ed ha
ingannato molti osservatori piu frettolosi o piu indulgenti di me, con le sue
parvenze di vita: ma ab imo rlisce oiimes; e se queste parvenze sono fallaci in
* John „ (starò a vedere se c’è chi possa, novello Lazzaro, farlo risuscitare),
non c’è sofistica nè metalogica argomentazione che riesca a convincermi che
sieno veridiche quelle degli altri cosi detti “ spiriti In argomenti che
si trattengono, per ora, su di un terri¬ torio quasi totalmente
extra-scientifico e solo per piccolis¬ simi tratti entrano in quello
prescientifico, ognuno ha il di¬ ritto di opinare in conformità dei fatti che
ha osservato Gin non pertanto mi conforta il sapere che vi sono, per mia
fortuna, e scampo, molti sperimentatori valentissimi ma, pru¬ dentissimi nel
concludere, ai quali è risultato, come a me illogico o, per lo meno, superfluo
parlare di “ spiritismo ’ al cospetto della fenomenologia, pur cosi molteplice
e intensa, della Paladino. Formeremo insieme un manipolo ab¬ bastanza
rispettabile Pro medianismo — Versus spiritismum. ì e/,qne«St° -™1-
(llstacc0 senza ostentazione di dispiacere dal falso spiritismo, della Eusapia
; voglio dir meglio: lo licenzio definitivamente. Altri vi trovi pure le
rivelazioni . “n “ondo Occulto formicolante di “ entità , acefale o
(•imbambinite, o imbastardite; e altri vi vegga pure tutto impostura o tutto
illusione, lo reputo di essere nel vero collocandomi in mezzo alle due correnti
contrarie, eppure avanzando. Come dice Goethe, nel motto che premetto alla
larte 111, sempre indagato e sempre fondato, mai chiuso e spesso esteso, conservato
con fede il vecchio, abbracciato con gioia rinnovo, coll’animo sereno e puri
gli intenti, suvvia' si va avanti un bel pezzo! „ « Stcl» gefoncht uni
itela gegrilniet, Nìe geachloasen, oft ger Uniti, Aeltestes bewahrt mit
Treue, Freundlich aufgefuiates tiene, Ilei ter n Sinn uni reine
Zwecke, Xun! man kommt teohl etite Strecke ! » W. G-0ETH8. I
fenomeni medianici. Metapsichica e medianità. La meta-psichica non ha
un dominio ben definito; essa non sa ancora quali e quanti fatti naturali e
apparentemente preternaturali stiano per uscire, ad opera sua, dalla zona
tenebrosa dell'ignoto per entrare in quella rischiarata della conoscenza.
Nata nel 1 882, battezzata appena nel 1905, la Metapsichica designa e abbraccia
l'insieme di quei fenomeni ancora male co* ■ nosciuti, che “ s'estendono
dai fatti allegati dagli spiritisti a quelli studiati dalla Società per le
ricerche psichiche di Londra e dall'Istituto generale psicologico di Parigi „
(Maxwell;. Però non è facile stabilire — nella congerie di fatti empirici,
leggen¬ darii, tradizionali, storici, etnografici, psicofisiologici e psico-
patologici, veridici illusorii e falsi, accolti senza troppo acume critico
nello Spiritismo — quali siano quelli meritevoli di re¬ stare nel programma di
indagini della giovine scienza: in un > lavoro di coordinamento e di
classificazione cui pur si dovrà arrivare con cèrnita severa, è possibile che
una forte porzione di quella documentazione amorfa e anomiea ne rimanga
fuori. Federigo Myehs è stato il primo a tentare un ordinamento della
ardua e molteplice materia ; nella sua opera Human Per- sonnality (voi. II, p.
506 e seg.), si legge una stupenda “ Si¬ llepsi della facoltà vitale „ che
abbraccia tutti i fenomeni da lui designati col termine di “ supernormali Essa
comincia, da un lato, colla “ visione del mondo materiale soltanto per mezzo
delle impressioni sensorie dall'altro con la “ nutri¬ zione fisica „ ossia coi
due fatti fondamentali della fisiologia normale. Ma poi, effettuando una
vertiginosa ascesa traverso le funzioni ordinarie della vita fisica e naturale,
quindi tra¬ verso le funzioni stesse governate dalla coscienza
subliminale o dal subconscio dell'individuo vivente
odi ,Timiw „ ssssssnsg'" fr ■ nlle c/pcvre >ne*, c^onTt1
davanti droSterioli IfSn^plrfl '^T^Y sssggspi:;: Ìoo: ir?’
-Pr ,m0,ksto: ('A,iL0 R™het, nd LTeldT iispsiiliii e i Da PnZ PretWldano
1 filoswfi ^Ua scuola, ! Mvkrs S1IP3SSSS55 1" Impressioni
risentite daanimali IVI- _ o<> ; , tifi; presentimenti realizzati- 4> sòo-n?00"1” presen' previsioni
deU'avvenire • > ’ . . s<?om premonitori; stanza ; - 6» vista di fa
tt7n TT^'^di Pensieri a di’ dicanti la morlè di peSone lon tene - *?tan0 :- 7
S0^ni in' tasmogene dell’ERMAcoRA); — 9» movimenti' 8|j/nfesta.f.e. (° laa-
eausa apparente; 10» porte china» , ntl
d. °2#etti senza da sé (?); - li» manici , tinni i, catenaccio, che si aprono
non ammalati; — jo« (}0‘:: a; _^pp0,“^0’ *°"tane) di viventi 1- doppu di
viventi; — » manifestazioni df mortT--”! hS^: 7 M*
™ailife»tezioni ed apparizioni vi vente che cLt 7 grandi distanze (senza
nessun one cluami r) — 16° esperienze di spiritismo. Neil elenco si
veggono enumerati dei fatti di significato e va- lore diversissimi , gli uni
forse prodotto di errori e su^s izioni popohm gli alte effetto di allucinazione
e perturbamento ns^ spietata ^ tmm 81 V^li0 di »"■ ^tica
ZSSSJZ. Pm seno, sebbene non sistematico, è il programma di uno
psicbidsta teorico di cui ognuno apprezza l’ingegno e la fede anche se lo
combatte come me: il prof. Hyslop di Boston Rae- onere d'0 “ u •" lnazz?
8h argomenti diversi trattati nelle sue mStnentafieón°T " .“7ntrjamo
*>1 materiale più schietta- sdoriti dennwm lndlSI,arte 1 fenomeni
tradizionali e stt.nu, di cui 1 egregio filosofo passa sotto silenzio il
significato tranne gli antichi oracoli, egli assegna alla psicologi
suner- normaleJo studio pur qui, dame coordinato): delsoTnl- delle illusioni ed
allucinazioni; delle premonizioni ; delle perce- ziom ultrasensone; della
memoria latente; degli stati di dissociazione e di polarizzazione della
coscienza; deir ipnotismo • deUe personalità secondarie; della telepatia della
SroZl genza : delle apparizioni; della cristalloscopia e cristaUomanzii- >*!
. ri bsiei-meccanici in massa’) • e infine dei fenomeni medianici, sopratutto
della reincarnazione n i a quale si sa coni egli abbui quasi illimitata fede
dopo le sue espeuenze con Eleonora Piper. Lo spiritismo, depurato dalle
sue escrescenze ed efflorescenze c?,s,ì ad occuPare 11 posto che veramente gli
spetta, e hi elamita passa ad essere un semplice capitolo delta Metapsi- chica.
Sotto questo aspetto è di sommo interesse scientifico Li- ™ne,e lymldd, ,
-azioni ufficiali delta Society fot- p.v, chimi iZitvt ndr<;- 6,1 “
S1,ÌHtÌstÌ » •'“»»« tentato ta Srii bolle H™'t"Pl • U° f“ster0 programma
tutta la roba che “? ' , dil ses*ant anni nel loro anfrattuoso e compiacente
ero- aiuolo . ma invano ! La Società è rimasta rigidamente ferm i nel suo proposito
«li chiudere le porte ai dilettanti ed ai me- f ^uta‘ rigori1 dati iT*°
UbbÌa d°VUt°iÌn taluni l’UntÌ folcire suoi ngon, dati i fenomeni nuovi che le
si venivano semi- arido, io posso dire che il suo psicliismo tanto più si
elabora claSa e nnV1^0nsce- 'inanto più si scosta dallo spiritismo Gli
spiritisti sono stati, invece, d'una facilità enorme e quasi Sconsiderata, ne,
primi decennii dopo i picchi dTlrcadta: J l’elenco di
Luigi Gahiiy (“ Messager * di Liegi) enumera 1177 “ fenomeni spiritici „ divisi
in 77 categorie, dove, mi si scusi il paragone proverbiale, si è fatto di ogni
erba un fascio. Accanto a fenomeni di valore psicologico innegabile, come
sono la chiaroveggenza, la doppia personalità, la scrittura au¬ tomatica, le
ossessioni, rautomatismo medianico, il presenti¬ mento, le coincidenze dei
sogni, le suggestioni mentali, noi ve¬ diamo elencati fatti di dubbia
autenticità e pressoché ridicoli, ad esempio l’armadio dei fratelli Davenport,
l’acqua cambiata in vino (Gesù Nazareno alle nozze di Canaan ?) e il
ritrovamento d’oggetti per merito di * spiriti , informatori! Alcuni
fenomeni non hanno di supernormale se non la igno¬ ranza psicologica di chi li
pone fra gli spiritici; tali le attitudini straordinarie di certi individui, la
precocità dei fanciulli-pro- digii, le scoperte scientifiche, l’azione
moralizzatrice della sug¬ gestione, la disperazione del suicidio, ecc.
Finché non avremo eliminate queste superfetazioni paras¬ sitarle, la
Metapsichica incontrerà ostacoli quasi insormontabili per poter figurare in un
quadro sinottico della scienza; ma per arrivarci, converrà che essa definisca
il suo compito, e determini il suo campo di azione, dal fatto supernormale più
semplice e men lontano dalla normalità a quello più complesso, e oscuro, e meno
risolvibile in elementi noti. Ogni scienza si forma e si consolida mediante
quattro procedimenti conoscitivi graduali : l’osservazione e l’esperimento dei
fatti, che sono il suo mate¬ riale; la loro descrizione; la loro coordinazione
e classifica¬ zione ; la loro spiegazione. Si scorge da ciò quanta strada debba
percorrere ancora la Metapsichica prima di giungere al grado di disciplina
scientifica con un materiale coordinato e sistemato ! Tassonomia
generale della mediumnità. Io non intendo di fare la storia della
mediumnità traverso le trattazioni di tutti gli autori che se ne sono occupati,
principal¬ mente allo scopo di sistemare la intralciatissima materia; voglio
soltanto rammentare che fino ad oggi i tassonomisti dei fatti medianici hanno
seguito due criteri: uno empirico ed uno dottrinale, donde due gruppi di
classificazioni. Ne darò alcuni esempi. Classificazioni empiriche.
Queste sono piuttosto degli elenchi razionali che delle coordinazioni
sistematiche; e si comincia dal Crookes. 1 . In Metapsichica, quando si
vuole ricordare una indagine od una veduta che abbiano carattere positivo,
bisogna ritornare a (Jiiookes, come in antropologia si comincia da Blumknbach,
in paleontologia da Cuvier, in batteriologia da Pasteur e in radiologia da
Rontgen. Questo ragguaglio di stona delle scienze valga di risposta a tutti
coloro che, per antispiritismo iracondo e sarcastico, trovano eccessiva la
devozione degli spiritisti all’illustre scienziato Inglese. Egli, nel
descrivere i fe¬ nomeni medianici studiati con Home, fu pratico: mirò preci¬
puamente a quelli fisici sui quali potè mettere in opera metodi scientifici, e
solo di scorcio parlò degli intellettuali; ma per lo meno iniziò un'èra di
sistemazione. 1. Movimenti di corpi pesanti, senza contatto, ma senza in¬
terruzione meccanica; . Fenomeni di percussione e produzione di
suoni; 3. Alterazione del peso dei corpi; 4. Movimenti di corpi
pesanti ad una certa distanza dal 5'. Tavole e seggiole alzato dal suolo
senza contatto di alcuno , 6. Innalzamento del corpo umano
(‘levitazione,); 7. Movimenti di diversi corpi di piccolo volume, senza
con¬ tatto di alcuno; 8. Scrittura diretta; 9. Apparizioni luminose
(di “ luci . 10. Apparizione di mani luminose per loro stesse, o visibili
coll'aiuto della luce; 11. Fantasmi, forme, figure; 12. Fatti
comprovanti l’intervento di un Intelligenza su- 'Altri casi di carattere
composito (p. es., suono di un campanello, trasporto di funi, ecc.). I
fatti catalogati sotto il n. 12 sono tre, e non mi sembrano, in verità, molto
dimostrativi nè per l'intervento d’una Intelli¬ genza estranea al medium ed
agli astanti, nè per la superni rità „ di essa. Ma erano ancora i tempi nei
quali sarebbe stata p rematura l'analisi critica della parte intellettuale o,
meglio dirò, psicologica dello spiritismo; e d'altronde il (Jiiookes stu¬ diava
i fenomeni da fisico e da sperimentatore, non da psicologo. Ciò che mancava
alla nuova * scienza „ che da venti¬ cinque anni turbava i sonni degli
accademici, era la prova obiettiva; l’illustre fisico si accinse a
fornirgliela, e la forni difatti, com’egli scrisse al prof. Cociss nel ’73, *
per la realtà dei fenomeni detti spiritici Non raggiunse, invece, la prova per
la natura spiritica dei fenomeni stessi, come poi ha dichiarato sinceramente,
dimodocchè s'è continuato per rari anni a cercarla affannosamente, e lo Z5llner
vi sagri- ficava la sua fama, vi perdeva la sua salute. La si cerea tuttora, ma
inutilmente. 2. Un buon osservatore, dopo di Crookes, è stato Gibier,
che sperimentando col medium Biade ottenne sopratutto fenomeni di scrittura
diretta su lavagne sigillate, o applicate contro il tavolo; quindi i fenomeni
'seguenti: 1. Fenomeni di percussione, colpi, suoni diversi:
2. Movimenti di corpi in lieve contatto del medium; 3. Movimenti di corpi
più o meno pesanti, senza contatto col medium ; 4. Rottura di oggetti col
semplice contatto del medium: 5. Trasporto di corpi nelle stesse
condizioni : 6. Fenomeni di estasi; aumento di forza fisica; personifica¬
zione (nell'indiano ‘ Owasso ecc.); 7. Materializzazioni di mani
visibili; toccamente 0 Sono a un dipresso questi i
raggruppamenti empirici che si ripetono le dieci e le cento volte nelle opere
spiritiche : non va! la pena di insistervi, perchè dovremo rivederli poco
mutati nella sostanza, sebbene cresciuti di numero, nella storia sinot¬ tica
che io darò fra poco della fenomenologia Eusapiana. Ricorderò piuttosto un
autore di notevole tempe¬ ranza nelle idee, che, pur serbando fede alla
dottrina spiri¬ tica, ne ha saputo presentare una sintesi degna di considerazione
per la serietà della coltura psicologica e per la armonia delle parti. È questi
il dott, E. Gelev di Chambéry (= Gley), il quale intanto, seguendo il luminoso
esempio dato dall’AKSAKOFF, cominciò a separare i fenomeni psichici
supernormali in due gruppi caratteristici, degli * intramediumnici „ e degli “
extramediumnici „, con particolare riguardo alle azioni a distanza. Cito
dall'£ssat; Fenomeni che avvengono nella persona del medio, a a suo
contatto immediato (“ intramediumnici „): Movimenti di oggetti pendolo,
bacchetta divinatoria o rabdomantiea, tavolo); Colpi (battuti sul tavolo, sui mobili vicini,
ecc.; tipto¬ logia) ; Scrittura automatica; Medianità
vocale, oratoria: a) incarnazione per posses¬ sione (spiritica) ; - b)
personificazione; - c) trasformazione, ossia con modificazione del corpo e
della fisionomia del medium [rarissima]); U. Fenomeni che si
effettuano fuori del medio e sema contatto con la sua persona C extra medili m
nici J: 1. Colpi e picchi a distanza; . Movimenti di oggetti senza
contatto (teleeinesia); il Ulet dà per esempi, a dir vero poco affini: d)
la diminuzione o l’aumento di peso e di statura del medio o di un mobile;
b) la scrittura diretta, con lapis o gesso sulla lavagna, oppure con macchina
da scrivere (?', Apparizioni luminose ; Apporti, con penetrazione
della materia. — Il '-.lev cita : a) i profumi (¥); le formazioni di nodi in
funicelle senza fine; _ l’apporto di fiori ed altri oggetti non
preesistenti nella stanza; .Materializzazioni e dematerializzazioni: — a)
formazione apparentemente spontanea, breve ed effimera di gualche cosa (forma)
rappresentante più o meno esattamente, in totalità o in parte, un organismo
vivente, o un oggetto materiale t r! ; hi scomparsa istantanea o quasi,
in totalità o in parte, d un or- nanismo o di un oggetto. . , . n ,,
,, Di questo gruppo segnalatissimo di fenomeni il Dlky ta quattro
gradazioni: a) luccicori più o meno distinti: forme instabili, non
concedenti una investigazione pro¬ lungata (es., mani tangibili e toccanti, ma
k fluidiche , ; mani invisibili, ecc.). ,.forme definibili e copie esatte
di un membro o di un corpo intero, tangibili e visibili; , , b)
impronte lasciate da membra invisibili su sostanze pla¬ stiche. Il
Gelry, perla sua competenza, per la concisione dello stile e per il modo
aforistico con cui presenta le sue idee personali, è un autore di rara
efficacia; mi piace citarne le seguenti defilimoni, elle servono stupendamente
a illuminare lo spiritismo dottrinalo odierno, che ha tenuto in retaggio da
<|uelJo di Allan-Kardec ij principio o dogma della reincarnazione, ma 1 ha
messo sotto il patrocinio delle nuove teorie scientifiche: ‘ Si può
descrivere la materializzazione : - una reincarna¬ zione anormale, relativa,
rapida, momentanea; ‘ Si può descrivere la reincarnazione: — una materializzazione
normale, completa, lenta, durevole 4. Infine, credo utile citare un
autore antispiritista, il pro¬ fessore Grasset, che si è fatto un nome per le
sue opero sulla psicopatologia e ^Occultismo . Se non che, egli lm preso un
criterio diverso di classificazione dei fenomeni occulti quello della loro
dimostrabilità scientifica. Secondo lui, di fronte ai tatti psichici o
metapsichici (che confonda cogli occultisi icii noi siamo in una fase appena prescienti
fica; gli sembra che al- i uni gruppi di fatti non siano dimostrabili se non in
un lontano avvenire, mentre altri gruppi sarebbero dimostratili più presto-
anzi dee cercasi di dimostrarli prima. È un criterio metodo- togieo astratto,
che compromette inutilmente la dignità della scienza potendo il cammino di
questa riuscire affatto diverso dal previsto, potendo, anzi, incontrare
ostacoli maggiori là dove il procedere sembra oggi più comodo e sicuro: la
storia della scienza spesso ha sfatato i vaticini!, tanto in senso troppo spe¬
ranzoso, quanto in senso troppo sconfortante. Checché stia per avvenire
rispetto olla più o meno prossima “ dimostrazione dei tatti „, ecco il breve
elenco del clinico di Montpellier: I. batti di possibile, ma lontana
dimostrabilità : Telepatia. Premonizioni; 2. Apporti a grande
distanza ; 3. Materializzazioni (fantasmi, fotografie, ecc.). II.
tatti di dimostrazione forse prossima e più urgente: Suggestiono mentale e
comunicazione diretta del pensiero; Spostamenti di oggetti senza contatto;
levitazioni; picchi 6. Chiaroveggenza. Non c’è bisogno di far
rilevare al lett ore che il prof. Grasset pur avendo rifatta la sua opera in
questi ultimi due anni, è in' arretrato : ì picchi (■ rape ), le telergie, e
anche le telefonie, che egli non cita, appartengono oramai al patrimonio
incontestabile della mediumnità fisica, e la suggestione mentale e la te¬
lepatia sembrano, non di lontana, ma di vicinissima evidenza. li.
Classificazioni dottrinali. 1 Aless. Aks.vkoff ('95) ha reso un gran
servizio alla dello spiritismo quando ne ha coraggiosamente oomin- ■ ta j
riduzione. Egli lo doveva difendere da un avversano formidabile, qualora
Edoardo v. Hartmann ; e sua prima cura ,■ ,ij sfrondarlo di tutte le rame
parassitane innestategli mi¬ di- sso dal Kardechismo sistematico e pseudo-religioso.
La cenarazione dei fatti così detti spirito-mediummci in tre orunni è
notoria, ed io ne ho parlato in più punti dell'opera feti- eco.) : - ma a
chiarimento di quanto dirò nell'ultimo capitolo del presente tomo, ne riporto
le definizioni significantissime:
Fatti di i-eusonismO : Fenomeni psichici incoscienti, che si
producono entro i limiti della sfera corporea del medium, o i nt ramediumnici :
fra cui principalissima la personificazione, ossia l'appropriazione 0 adozione
del nome e carattere d’ima personalità estranea. Questo gruppo di
fenomeni sembra anche all' Aksakoif ridu¬ cibile aH’automatismo, alla
cerebrazione incosciente : e ne cita conio esempii la tavola parlante, la
scrittura automatica, la parola incosciente medi oratori „): su di che, siamo
perlettamente d’accordo. Fatti di Animismo: Fenomeni psichici
incoscienti, che si producono fuori dei limiti della sfera corporea del medium,
ossia extramediumnici, ^ di cui i tipi principali sarebbero la
trasmissione del pensiero, la telepatia, la teleeinesia, le materializzazioni
ecc. Questo troppo di fenomeni sembra dovuto all esteriorazione di un qualche
cosa, di ancora ignoto dall’organismo de medium, del “ corpo animico o fluidico
o odico del metaorganismo , del Bar. von Hellenbach. Aksakofe ne fa cinque
ordini Azioni extracorporee dell’uomo vivente, producenti ettetti
psichici: fenomeni telepatici;
trasmissione di impressioni a distanza. 2. Azioni extracorporee
dell’uomo vivente, sotto forma di effetti fisici: .. a fenomeni
telecinetici; _ spostamento di oggetti a
distanza, ecc. Azioni extracorporee “trascendentali, dell’uomo
vivente coll'apparizione della sua propria imagine : fenomeni telefaniei; apparizione
a distanza del 4 doppio , ; allucinazioni veridiche. Azioni
extracorporee dell’uomo vivente, manifestantisi sotto forma di apparizioni
della sua imagine con attributi di vera corporeità: fenomeni teleplastici; formazione di 4 corpi „ materializzati.
Fatti ni spiritismo, sensi i strictiore: Fenomeni apparentemente di
personùmo ed animismo, ma ri¬ conoscenti una causa extramediumnica,
superterrestre; ossia fuori della nostra esistenza. Ordinariamente, dice
I’Aksakoi'S', sono gli stessi elementi della personalità che costituiscono
l’anima, ma che qui sono fuori del corpo, anzi fuori della sfera terrestre „.
Ossia, sono gli 4 spiriti „ che agiscono sul medium o per mezzo del medium, sia
per incorporazione o possessione, sia per suggestione mentale (in pochissimi
casi gli 4 spiriti , si manifestano senza medi). Ma 4 è un grande errore dei
fanatici dello spiritismo 1 aver voluto attribuire a spiriti tutti i fenomeni
ordinariamente co¬ nosciuti sotto il nome di spiritici Tutto sta nel provare 1 identità
dell’entità che si manifesta ; ora, questa si prova spiriticamente coi mezzi
qui indicati: col parlare in
lingua sconosciuta al medium [questa e la 4 xenoglossia „ di C. Richet];
„ coll'usare stile ed espressioni
caratteristiche del deiunto, ma ignote al medium; colla scrittura in
caratteri eguali a quelli del defunto ;
col fornire informazioni su dettagli della di lui vita, ignoti a
tutti i presenti; col fornire particolari noti esclusivamente al
defunto; colle comunicazioni
provocate dal defunto mediante let- tcre sigillate; . g) con la
presentazione di stati psichici o fisici che aveva il defunto
(disquilibrii mentali, dolori, ece.l; finalmente, coll’apparizione della
sua forma terrestre, sia in visione mentale del medio, sia nella stessa visione
con fo tografia simultanea, sia in forma materiale e con comunicazioni
intellettuali caratteristiche. Aksakoff prudentemente ammonisce che non c
è prova assoluta di una identificazione: ma a parte questo ostacolo enorme,
quasi insormontabile, contro cui va ad urtare lo spiritismo, io chieggo se con
le presentazioni fantomatiche e con ie comunicazioni dateci dalla
Paladino siamo arrivati anche soltanto al margine di ciò che sia una
identificazione conforme al catechismo aksakoffiano. 2. 11 doti. Geley,
in un secondo lavoro, ha por¬ tato più innanzi la conoscenza psicologica dei
fenomeni detti spiritici, collocandoli sulla solida base della
neuro-psicopatologia, ed approfittando delle ultime teorie metapsichiche sul-
Pesteriorazione della sensibilità e motricità. È forse il tentativo fin qui più
completo per non lasciare isolati i fatti me- dinmnici e per connetterli alla
serie di quelli biologici. Nevrosi (di cui sarebbe fondamentale, tipica
l'isterismo); Manifestazioni di personalità doppia o multipla nello stesso
individuo; Ipnotismo; Ksteriorazione della sensibilità; Azioni sensoriali a distanza (chiaroveggenza,
lucidità); Esteriorazioni motrici a distanza (movimenti di oggetti,
teleciuesie); Azioni a distanza di una facoltà organizzatrice e disorganizzatrice
sulla materia; esempli: u) produzione ora effimera ed incompleta, ora
durevole e completa, di organi, di forme, di oggetti (teleplastia, materia
lizzazioni) ; dematerializzazione del soggetto (medium) o di oggetti
esterni. Azioni a distanza del
pensiero snl pensiero: lettura del pensiero; suggestione
mentale; cj telepatia. Medianità, mediumnismo pr. detto, che
comprende : a) fenomeni intellettuali : personalità mediumniche autonome,
apparentemente indipendenti, con facoltà e conoscenze diverse da quelle ilei
soggetto (= spiriti di morti); fenomeni fisici: movimenti d’oggetti a distanza: scrittura
automatica; scrittura diretta; luccicori;
forme materializzate; \) apporti, ecc.,
ecc. Per Geley è 1'“ essere subcosciente alias il subliminale del Mveiis,
che si csteriora e produce tutti questi fenomeni: alla morte questo “ essere ,
(del quale è però da lui sottaciuta la natura) sopravvive, e ritorna in comunicazioni
con la Terra. Questo spiritismo classico è trasformato in
esopsicologismo. In analoga
situazione, per lo sviluppo delle dottrine spi¬ ritiche, si colloca pure E.
Anastay, il distinto psiehieista Marsigliese, la cui Nomenclatura razionale dei
fenomeni della sca nsa psichica (Congresso spiritistico, “ C.-r. „ ) merita un cenno. Essa è molto complessa e
lunga, nella sua minuziosa enumerazione ili tutti i fatti che possono figu¬
rare nel quadro della Metapsichica, e ragioni di spazio mi vietano di
riprodurla interamente. In sostanza, essa è basata sul- l’applicazione di due
tricotomie: quella dell Aksakokk, che già conosciamo, in fatti personistici,
animistici e spiritistici; ed una particolare bU’Anastay, il quale suddivide i
fenomeni psichici nei tre gruppi, di movimento o telecinesie, di sensibilità o
tele- stesie, e di organizzazione esteriorata o teleplastie. A questo modo si
compongono classi, ordini e famiglie di fenomeni. A. Pebsonistici. Risultati
delle facoltà trascendentali d’ima personalità vivente isolata: I.
Telestesia personista: esempi: la
lucidità, e le previsioni dei magnetizzatori;
la “ psicometria, degli occultisti, ecc. Telecinesia
personista: es., la forza ectemca , di
Thory, la “ forza psichica , di Cox e Cuookes; — la^” esteriorizzazione della
motricità , ili A. De Rochas; la scrittuia diretta , degli spiritisti ; la levitazione ecc. Teleplastia
personista: es., certe allucinazioni
telepatiche,; la formazione del “doppio ,; — ^ ‘ tocca- menti , e i rumori alle
sedute mediumniche; certe apparizioni ,
a carattere obiettivo; gli “ apporti , di fiori, eoe. B. Animistici. Risultati delle facoltà trascendentali della
personalità vivente, esercitatisi per mezzo d' un’altra personalità pure
vivente: Telestesia animica o telepatia , pr. detta; es.,
trasmissione del pensiero; allucinazioni
per suggestione – H. P. GRICE: IMPLICATVRA suggestio falsi suppresio veri -- mentale;
allucinazioni veridiche; 4 toecainenti , e apparizioni a carattere subiettivo.
Telecinesia animici! : le stesse
applicazioni della precedente fenomenologia personistica, salvo che qui gli
effetti sono prodotti sotto l’influenza di un’altra personalità vivente, ad es.
gli astanti ad una seduta (fenomeni rari). Teleplastia animica : a effetti tattili, uditivi, visuali,
eco. Spiritici, pr. detti. Risultati
delle facoltà trascenden¬ tali della personalità morta corporalmente,
esercitantisi con o senza intermediarli: ovvero anche Risultati dell azione di
una personalità vivente su di una o più personalità morte corporalmente :
Telestesia spiritica: es., lucidità spiritica; — visione; - lucidità del
passato (ignoto ad altri) in forme parlanti o scriventi, intuitive od
organizzate tangibilmente, visibilmente, ecc. Telecinesia spirìtica: es.,
incarnazione Ir) che ,, j,NASTAv chiama la vera raediumnità; — i movimenti
senza con¬ tatto (spiritici?): gli
apporti; la scrittura diretta,
ecc. Teleplastia spiritica: a
effetti tattili, uditivi, visuali e tangibili; p. es., luccicori; impronte; formazione di corpi non
conservabili, ecc. [1 saggio tassonomico dell’ANASTAY finisce, a questo
modo, in uri irto viluppo di fenomeni: ho tentato di applicarlo alle
manifestazioni medianiche della Paladino, ma francamente dirò che, per quanto
buon volere io ci abbia messo, non sono riuscito sempre a definirne la natura
conforme allo schema quassù riassunto. 4. Un filosofo-psicologo di
segnalato valore e nello stesso tempo psichicist» studioso e prudente, Esumo
Boieac, aveva proposto parecchi anni fa
un saggio di classificazione ilei fenomeni che egli denomina para-psichici
dove è tenuto conto non soltanto dei loro caratteri estrinseci, ma pur della
loro probabile intima natura. Distingueva, anzitutto, due or¬ dini principali.
L'uno comprenderebbe tutti quei fenomeni para- o metapsichici che sono
scientifici, in quanto sembrano potersi spiegare con le sole forze conosciute,
supponendo sol¬ tanto che queste forze agiscano secondo leggi tuttora ignote e
più o men differenti dalle leggi note; e il B. vi collocava l’ipno¬ tismo e la
suggestione. L’altro comprenderebbe i fenomeni che sono extrascientifici, in
quanto sembrano richiedere l’in¬ tervento di forze ancora sconosciute, ossia di
agenti diversi da tutti quelli scoperti e studiati dalla scienza: e il B. vi
disponeva, p. es., i fenomeni del magnetismo animale, della telepatia, dello
spiritismo, ecc. Indi, suddivideva i due ordini cosi : Fenomeni parapsichici scientifici, ila forze
note : Psico-patia, ossia modificazioni – pathos -- dell’anima; con
esaltazione o inibizione di dato facoltà psicologiche o vitali : «)
Suggestione verbale, mimica, ecc. percepita pei sensi; Ipnotismo. Cripto-psichia, ossia
manifestazioni psichiche o intellettuali, di cui il soggetto non ha coscienza.
Corrisponderebbero ai fenomeni sub-liminali.
Esempii: Profetismo;
Scrittura automatica ; Spiritismo 4 almeno in parte , (Non è però
indicato chiaramente quale parte dei fatti 4 spiritici , il Boirac mettesse m
questo gruppo). up!, ',t,Fen°meHÌ ParaPsichiei ejctrascie ntifiei, da
forze d. Psicodinamia, ossia azione di un essere animato su altri
esseri o su oggetti materiali mediante forze ignote circolanti e radianti
analoghe al magnetismo, alla luce, alla elettricità ece «) Psicodinamia
vitale: - con effetti sull'uomo: ìd. sugli ammali; y) ld. sulle piante; « Psicodinamia
materiale: - a) indiretta, ad es., ì’a- !llaT magnetizzata; - 0) diretta;
e qui il Bo.rac mamfestazion1 della medianità fisica, ossia gli effetti
visibili prodotti dai medi sulla materia, tavoli giranti levita¬ zioni.
materializzazioni, ecc. 4. lelepsichia, ossia azione psichica esercitata
a di¬ stanza e attraverso ostacoli: n) Telepatia, pr. detta; b) Doppia
vista, chiaroveggenza, lucidità; c) <ì)e) Trasmissione di sensazioni -
di idee (suggestione mentale, pr. detta),
di volontà. lloscopia.
ossia fenomeni in cui la materia. (ilos) sembra esercitare sugli esseri umani
un'azione non spiegabile con le note sue proprietà fisico-chimiche. Esempii
:* o) 6)c) Influenza delle correnti atmosferiche, delle correnti sotterranee, — del magnetismo
terrestre ; d) e)f) Influenza della calamita, dei metalli, dei legni e di
altre sostanze; e qui si metterebbero l’omeopatia, le azioni me¬ dicamentose a
distanza, forse l’opoterapia. Lo si vede: e un saggio costruito con
molta ampiezza, ma dove gli spiritisti lamentavano con ragione la piccola,
troppo piccola porzione assegnata nel quadro ai fatti di me- dmmmsmo e
spiritismo. Perciò il Boirac, in sèguito, ha ri¬ tatto con grande
semplificazione di linee il suo schema; e adesso (Psych incornine, 08) egli si
contenta di dividere i fenomeni di psicologia ignota „ in tre ordini 1. Ip n
oidi : 1 enomeni che non implicano
l'ipotesi d alcun agente ignoto, ne di nessuna causa distinta da quelle mi
ammesse nella scienza; ma che sembrano potersi spiegare me diante agenti già
conosciuti, mediante cause (o forze) ancia adesso note, le quali però operano
solo in condizioni nuove ancora ma e o incompletamente definite, ossia secondo
legg; diverse dalle conosciute. - Es., i fenomeni di ipnotismo e di
suggestione. II Magnetoiiii ( o elettroidi): — Fenomeni che sem- lirano
implicare l’ipotesi di cause (o forze) ancora incognite, non catalogate, però
di natura fisica, e più o meno analoghe alle forze radianti della fisica, aria,
luce, calore, elettricità, magnetismo, ecc., differenti da esse ma pur sempre
intranatu- rali ossia spettanti naturalmente al nostro mondo. Ks., i fenomeni del magnetismo animale e
della telepatia. Spiri Ioidi
: Fenomeni che sembrano implicare l'i¬
potesi di agenti ancora ignoti, ma di natura psicologica, più o meno analoghi
alle intelligenze umane, forse situati fuori del nostro mondo, in un piano di
realtà esterno a quello in cui viviamo e ci moviamo. In questa rubrica si
classificherebbero i fenomeni detti di “ spiritismo solo in quanto non si
potes¬ sero ricondurre ai due ordini precedenti. Queste idee dall'esimio
corrispondente dell’Istituto (è un titolo da ricordare a quegli incolleriti
spiritomani, che accu¬ sano sempre falsamente la scienza ufficiale e accademica
ili non occuparsi dei loro paradossi) sono state da lui applicate ad una
riedizione or ora comparsa di molti suoi scritti di metapsicologia. Ma nella
categoria degli “ spiritoidi „ il Boibao inette un breve resoconto di due
sedute d‘ Eusapia, dove proprio, anche a volerlo fare apposta, non c’è indizio
di fe¬ nomenologia extra-animistica nel senso aksakoffiano, e un urtitelo sulla
teleeinesia medianica che pure nelle intenzioni dello scrittore è spiegabile
con forze magnetoidi, niente af¬ fatto con intervento di spiriti. 5. E
con questa interessante contraddizione di un intel¬ letto colto e fino,
terminerei il noioso epilogo della tassonomia mediumnica. Ingenerale i
trattatisti si contentano di descrivere, pochissimi si azzardano di coordinare
i fatti descritti. L’Elbè, fra gli altri, distingue appena le manifestazioni in
sensitive, fisiche e intellettuali; il Moutin, che è un magneto-spiritista
combattente, sale la scala dello psichismo dalla suggestione mentale alla
chiaroveggenza, alla telepatia, poi aH’ammismo, infine allo spiritismo, ma
toglie da quest'ultimo tutta la fe¬ nomenologia fisica. Al contrario, lo spiritista
Winklf.ii, che per dieci anni di sèguito ha coltivata la misteriosa e potente
medium Berlinese detta “ La femme masquée , elimina tutta la fenomenologia
intellettuale perchè troppo personale al medium e scientificamente priva di
valore (sic) ; e si ar¬ resta ai soli prodotti obiettivi, sperimentabili,
divisi da lui in sei ordini: due ottenuti ali’ aperto — cioè toni esplosivi,
moti di un ago calamitato; e quattro in
gabinetto oscuro, ben chiuso, che egli chiama caverna — cioè rumori, proiezinne
di oggetti, produzione di materia, produzione di “forme, funzionanti. 0.
Avrei da citare ancora il Du Prel e il Myeiis; ma gli stilemi classifieatorii
del filosofo tedesco e dello psichi- cista inglese sono cosi impregnati di
metafisica, che non pos¬ sono trovar posto in un opera, come la mia, destinata
in massima al gran pubblico; abbisognerebbero troppe dilucidazioni dell
espositore, e questi dovrebbe internarsi in analisi critiche che troveranno
meglio, io spero, il loro posto altrove, in un'opera dedicata ai cultori della
specialità. Mi limito a dire che lo schema dato dal Du Prel nel suo
Enigma untano è basato sulla fantastica esistenza di un io magico o soggetto
trascendentale, di irrealizzabile dimostrazione, il quale sarebbe capace di tre
sorta di fenomeni: la sua “coscienza soprasensoria, darebbe origine al
sonnambolLsmo ; il suo “corpo astrale,, al doppio e alle materia¬ lizzazioni,
da cui proverrebbero lo spiritismo e la nascita ter¬ rena ('?!); — finalmente,
la sua “facoltà magica, spiegherebbe i fatti di magia nera, o stregoneria, e cU
magia bianca, o magnetismo animale e misticismo religioso. E uno schema degno
di alchimisti ed ermetisti medievali, assolutamente extra-scientifico. La
Sinapsi di Myebs si presenta con un contenuto tanto astratto e complesso e ha
tali caratteri di possente, ma arbi¬ traria originalità, che tino ad ora, per
quanto mi consta, non lu applicata allo studio della mediumnità. La morte
immatura del grande psichieista gli ha impedito, d’altronde, di darne una
spiegazione completa, che sotto molti aspetti avrebbe anche dovuto essere una
giustificazione dei suoi ardimenti biologici, dei suoi preconcetti filosofi
co-religiosi, e delle sue indimostrabili sintesi cosmologiche. Fra queste
ultime indi¬ cherò 1 ipotesi del “ metaetere ,, dal quale scenderebbero le
azioni spirituali dominatrici (control) sulle manifestazioni eteree (luce,
elettricità, gravitazione, coesione) ,. Fra i lire- concetti che il Myers ha
levato di sana pianta, in parte dall'occultismo teosofico, iri parte dalla
filosofia medievale, c’è quello che la vita (umana e animale) sul pianeta sia
una incarnazione transitoria „ di “ personalità spirituali , aventi una
esistenza prenatale, e fra di loro mutuamente attive, tanto nella sfera “
metaeterea „ quanto nell' “ eterea ,. Qui, evidentemente. navighiamo fuori del
mare aperto ai metodi ed ai lumi della Metapsichica positiva; è meglio scendere
mo¬ destamente a terra, con Eusapia Paladino.Tassonomia particolare della
mediumnitù. di Eusapia Paladino. Nessuno dei grandi medii viventi, siano
intellettuali come Piper o Thomson, siano fisici, come F. Miller o C. Bailey,
ha veduta la propria fenomenologia sottoposta a tanti tagli e sottotagli
elassificatorii, quanti sono quelli eoi quali fu smi¬ nuzzata e ricomposta la
ricca produzione medianica della Paladino. Anche qui mi restringerò a poche
citazioni. 1. La Commissione di Milano lu la prima a mettere dell'ordine
nella esposizione dei risultati ottenuti in presenza di Eusapia Paladino. Essa
divise i fenomeni secondo un criterio essenzialmente tecnico, quello delle
condizioni di rischiara¬ mento della stanza in cui tenne le sedute: era una
risposta perentoria a tutti coloro che credevano e credono nella, frode, perchè
favorita dalla mancanza di luce. Dalla stampa del fa¬ moso rapporto della Società
dialettica di Londra, lo spiritismo non aveva più ottenuto in suo favore un
documento di così alto valore, come la relazione milanese sulla medium
Napoletana. Tutti riconoscono che quel giorno si aperse una fase nuova per gli
studi psichici: l’elenco comprende tre grandi classi, ventini ordini, e nove
subordini di fenomeni autentici. Non 10 riproduco, malgrado la sua
importanza, perchè su di esso c sullo schema già citato del Ckookes è basata in
massima anche la classificazione che io presenterò fra poco. Gli
sperimentatori del gruppo radunatosi a Roma in casa del pittore
Sif.miiìadzki e del quale faceva parte
rOcHoaowioz, sono stati più parchi nella descrizione: essi non parlano che di
quattro categorie di fenomeni, giacché ne fanno un raggruppamento troppo
sintetico : movimenti di oggetti;
toecamenti; apparizioni luminose; fenomeni uditivi. 3. Appena migliore è
la distinzione ilei De Fontenay i ), 11 quale però molto opportunamente
separa i fenomeni in¬ tellettuali dai fisici: certo, i primi sono relativamente
poveri di contenuto ideativo, ma esistono lo stesso, non fosse che nello stato
fisiopsichico particolare della “ trance „. Però i fenomeni eusàpiani, che egli
descrive in maniera alquanto confusa, sono pochi, nonostante clic loro dedichi
300 pagine: ma egli non assistette che a due o tre sedute! Accanto ai tre
stadi di * trance . di cui ho parlato (Tomo II, pag. Ili), il De Funtenay si
contenta di fare due classi di fenomeni fisici, i meccanici e i luminosi.
4. Coll'opera di ViSANi-Scozzi.che ha pur sempre Eusapia Paladino per soggetto,
noi ci eleviamo di cento cubiti sulla precedente. Le sedute furono appena un
po' più numerose (quattro), ma i fenomeni spesseggiarono, e l’A. li studia in
più diretto rapporto con la condizione psiconervosa del me¬ dium. Io ho già
riportata in sunto la scala delle cinque fasi ipnologiche del Yisani, però
avverto che la fenomenologia ivi classificata oltrepassa la zona concessa alla
medianità della Paladino. Si può escludere che questa dia manifestazioni di medianità
intuitiva , parlante , scrivente, quantunque per queste due ultime essa,
immedesimandosi in “ John King , e in altre personalità evocate, pronunzi
qualche parola o frase, e tenti anche di tracciare alcuni segni (s’è detto che
abbia scritta qualche parola!). Neaneo sono pro¬ dotte dalla Paladino delle
materializzazioni parziali perma¬ nenti : i lettori vorranno ricordarsi del
tentativo, assai dubbio, di lasciarmi dei capelli d una defunta (Tomo II. pag.
150). Nei suoi bellissimi commenti alle sedute il Yisani attri¬ buisce i
fenomeni di moto, rumore e luce ad una “ radiazione dinamica del .medio „ ; le
materializzazioni, ad una “ obiettivazione concreta della idea ,, ; gli
apporti, ad una “ facoltà di sintesi, decomposizione e ricomposizione dei corpi
„, con qualche accenno alla “ quarta dimensione spa¬ ziale „. La distinzione è
acuta e costituisce un apprezzabi¬ lissimo tentativo di classificare i fenomeni
col criterio della loro intrinseca natura: disgraziatamente ci portiamo troppo
lontani dal dominio per ora concesso alla metapsichica spe¬ rimentale. Il
saggio severo e ragionato di Bozzano, discute a lungo minutamente i fatti k
spiritici da lui osservati in un ben più grande numero di sedute con Eusapia,
ma non li dispone a gruppi, nè li coordina secondo le teorie discusse.
Per contro il saggio di J. Maxwell, quantunque sia basato esso pure in buona
parte sulle manifestazioni osservate dall'Autore colla media italiana, porge
ima, classificazione dei fenomeni psichici ancor più ampia, per rispetto ad
Eusapia, di quella del Visani-Scozzi. La classe dei * fenomeni psichici
d’ordine materiale e fisico „ solo in parte è paladiniana ; nè la zOllneriana u
penetrabilità della materia nella materia nè i disegni a distanza, nè i “ can¬
giamenti di peso e temperatura . entrano nel programma d 'Eusapia: anche gli
apporti sono dubbi. Allo stesso modo, nella classe dei k fenomeni psichici
<1 ordine intellett uale „ . come la forma il Maxwbll, la massima parte mi
pare estranea alla potenzialità della Pugliese : questa non mi lui dato che
incerti fatti di telepatia, di scrittura diretta, di voci dirette: e non ha
presentato mai fenomeni di grn iamatologia, di scrit¬ tura automatica, di
chiaroveggenza e chiaroudienza, di cri- stalloseopia. 7. Ultimo degli
illustratori precedenti di Eusapia fra gli scienziati è Camici, o Flammaiìion
(’06-7), il quale da uomo pratico, che desidera sopratutto convincere il gran
pubblico, ha dato nelle sue narrazioni e classificazioni il massimo posto al “
fenomeno della tavola „ • La maggior parte di coloro che si interessano da
anni, o in prò’ o in contro dello spiritismo, è sempre stata e s è sempre messa
(anche ora!) in gran pensiero pei moti del tavo¬ lino, forse perchè questo è il
dato più caratteristico del neo¬ spiritualismo, il più popolare, il più facile
da riprodurre nei salotti mondani, dove si fa nocivamente del dilettantismo
spiritico. Ma la tiptocinesia è allabbiei delle manifestazioni eusapiane ; e
quando si è avuta la sorte a me toccata di as¬ sistere alle apparizioni di
fantasmi, il fenomeno del tavolino bussante danzante e parlante, pur
conservando il suo carat¬ tere di fatto obiettivo utilissimamente accertabile
con la fo¬ tografia, perde assai del suo rilievo cotanto preso di mira dagli
antipsichicisti, e va a collocarsi modestamente al suo posto nella schiera numerosissima
e complessa degli effetti fisici della mediumnità di Eusapia. Tuttavia il
Flammahion ha ragione: in una disciplina cosi nuova e materiata di fe¬ nomeni
tanto strani e vari, bisogna cominciare dal fissar bene la esistenza dei più
elementari. E allora si deve dare al “ ta¬ volo » la precedenza ! Su ventitré
categorie di fenomeni paladiniani, i moti tiptiei contano per dieci secondo il
Fi.am- marion, il quale poi lascia in disparte le vere manifestazioni
spiritiche (evocazioni di defunti, materializzazioni di fantasmi), accennandole
di sfuggita. 8. Come segno dei tempi non lascierò sotto silenzio i poteri
straordinari che alcuni fanatici spiritisti assegnano alla medinmnità della E.
Paladino, esagerando la portata dei feno¬ meni da essa ottenuti. L’anonimo
autore di una pubblicazione popolare a dispense, che estiva alcuni mesi or sono
^ Ge¬ nova (’07), ci fornisce un tipico campione di questo iper spiritismo
battagliero e... credulo. Eusapia Paladino possiede ventuna facoltà
«ediani che : - e iì, “"?•(.;!« a".* ^ fpSS°S«Lili Mote
spontanee ,|iinndo 0 in Ipnosi, , - sZitJvo r sente la presenza degl, spinti
per mezzo d, una impressione vaga.); — pneumatografo (scrittura diletta.). X -
agente - motore -, - a traslazione; - ella levitazione); - tipologico; -
a effetti musicali; - «*- Snella ^ ,j stato ai sonnambulismo , "“tiS
*- Serializzazioni, di cinque gradazioni dal 1 es okrtangi bili alle
parlanti!?!); - fonico C provoca voci chiare e distinte ,); - ad apporti;
calcografico. Non c’è bisogno di rilevare quanta parte in questa
enumerazione di virtù medianiche abbia avuto pa tantasia de percipienti.
Cinque o sei anni -fa Giulio Bois, brillantissimo, se non profondo
indagatore di tutte le credenze e correnti ammali Ili idee che si agitano e
sembrano celarsi alla luce del sol in seno alla nostra raffinata civiltà
occidentale, parlando del “Solo moderno , e delle « forze ignote proclamava
Elis imi Paladino la vera “ ginnasta „ del psiclnamo . ma e„ 2^3355 soltanto
<k im « d» «*1. » “1 ”itt in ,•»*, del Daimex o del K.oh.t, Se peto h
a. stadt» con animo pacato, in un ambiente propizio, e durante piu sene Ili
sedute come io ho fatto, si giunge a considerarla come Il atleta gigantesca del
mediummsmo fisico contemporaneo. In circa trenta sedute io le ho veduto
compiere parecchie centinaia di fenomeni, ed ho i lettori lo ncordemino rag-
.tiiinto le vette della medianità palndimana, ciò die 1 sem plie^ dilettanti e
molti studiosi dello «1^0 ebbero immediatamente Ottenere, senza indugio, fino
dalla, pinna sera L’impazienza di alcuni sperimentatoli, 1 inespenenza di
•litri fors’anco la troppo chiara diffidenza di taluni, ha loie tolto di
assistere a parecchie delle manifestazioni che io nas- sSLrò egli è che le più
importanti avvengono determinate finalità medianiche nella sua subcoscienza
questo è un gran colpo alla dottrina spiritica, girn e . C la conclusone
scientifica che i fenomeni sono dovuta alla azione esclusiva dei medii e
sono proporzionate agh elementi psichici o subpsichici esistenti, per
acquisto individuale o pe eredità cumulativa, nel loro cervello.
Fenomeni Subiettivi. Una prima grande classe di fenomeni mediumnici
è quella sia perchè si fondano sulla cooperatone struttuiale Intrica
(vitale) dell’organismo corporeo. , , te Eusapia non sono cospicui,
appunto, per la povertà de contenuto intellettuale delle sue manifestaz.iom;
neppure^ appariscenti per chiunque cerca nelle sue sedute il fenomeno
immediatamente percepibile della personificazione. la F ceiosia può
raccogliere, per contro, anche sul medio rnpo tetano una ricca messe di
osservazioni che concernono la n i tura e la liio-psicogenesi della mediamta
spiritica, bisogna "rò essere versati in fisiologia e patologia mentale
per con,- mende™ e gustarne la importanza. Mi limito a fare 1 e eneo Ilei fatti
subiettivi che io ho registrato nei miei lungli ap punti sulle sedute. I
Modificazioni dello stato di coscienza: Restringimento o abbassamento, e oscuramento
della cord» Z o snperliminate (Jet., .«eh. »»e«» vigile e sociale;
Allargamento o approfondimento, e intensificazione della coscienza inferiore o
subliminale (delta anche marginale o subcoscienza o pericoscienza). Modificazioni
dello stato fisiologico: Mutamenti
delle funzioni organiche (circolo, respiro, traspirazione cutanea e polmonare,
ricambio materiale, pro¬ duzione di bioelettricità, ecc.) ; Mutamento
delle funzioni di innervazione (sensibi¬ lità, motilità, refiettività,
trofismo, ecc.) ; Mutamenti nelle funzioni psico-sensorie (p. es. nella
cenestesi) e nelle psicomotorie (p. es. nella refiettività
cerebrale. Radiazioni dal corpo del medio: Radiazioni percettibili al
termotatto; Radiazioni
percettibili alla vista (nebule aureole lingue di fuoco). Autoipnosi, per
concentrazione e restringimento della coscienza dell'io: Fase
preparatoria, analoga alla catalessi; Fase attiva, analoga al
sonnambulismo; Fase passiva, analoga al letargo. Amnesia del periodo
di trance Amnesia per ciò che concerne il soggetto (i fatti interiori)
; Amnesia per ciò che concerne il
mondo esterno (le relazioni coll’ambiente e le reazioni fisio-psichiche). Ester
i or azione della sensibilità: Telestesia spontanea (forse dubbia);
Telestesia sperimentale
(rarissima). Est eri or azione della motricità; è la ca¬ ratteristica più
nota e più intensa della medianità di Eusapia Paladino : Paracinesie, ossia con lieve contatto cogli
oggetti; Telecinesie, ossia senza
contatto cogli oggetti. Vili. Suscettibilità ipno-magnetica: Ipnotizzabilità (relativamente difficile e
sempre molto debole); h) Magnetizzabilità, eoi passi mesmerici
(facilissima). Suggestibilità esogena (dagli assistenti): a)
Suggestibilità mediante la parola (verbale); Suggestibilità mediante altre percezioni
sensorie, e sopratutto percezioni minime (tattili, muscolari,
ecc.). Monoidei s m i, offrenti molti dei caratteri dei sub- delirii
isterici, in rapporto col restringimento di coscienza e col dominio di
automatismi psichici: Ossessione
della propria veridicità ; Fissazione nella tecnica abituale
(misoneismo); Credenza palingnostica semipuerile in una evoluzione
spiritica del proprio io -- esistenza anteriore, come pertinente alla famiglia King. Fenomeni onirici al luci natorii
: Cenestetici: p. es. sensazioni
di volo; Visuali: p. es. visioni
di fantasmi; Emotivi : p. es. terrori onirici analoghi agli incubi, con
subdelirio di possessione e di persecuzione ad opera di enti fantastici.
A 1 1 tornati s m o , per disgregazione della coscienza e con reiterazione
ritmica dei medesimi fenomeni ad ogni crisi di trance: Automatismo
sensorio; Automatismo motorio; Automatismo subpsichico volontà
subcosciente Regressioni psichiche: nella disgregazione della personalità, che
contraddistingue la crisi autoipnoide del mediumnismo, si ha sempre il ritorno
a stati o a feno¬ meni di mentalità inferiore sorpassati nell’evoluzione tanto
etnico-atavica, quanto individuale :
Predominio delle credenze e degli errori popolari (“ sopravvivenze
mentali »); Ritorni atavici, fra
cui principalissimo e fonda- mentalissimo l'aniinismo primitivo; c)
Infantilismi mentali: nelle idee, nei sentimenti, nella condotta; Disposizioni ludiche, ossia alle creazioni
fantastiche per giuoco, come nell'isterismo. Personificazio n i , per
formazione più o meno effimera, più o meno completa di “ io secondarii
sonnambulici » con evidente perturbazione del sentimento e del concetto
del proprio io, e con sostituzione totale o parziale di un altro io: a)
Idea fissa di trasformazione della propria perso¬ nalità in relazione alla
suaccennata credenza palingnostiea < “ figlia di John King
„). Incorporazione accessuale, stereotipa, di un per¬ sonaggio defunto
(qualificato come lo “ spirito di John King „), con corrispondente
(mediocrissima) obiettivazione minio-drammatica del tipo
incorporato; Talvolta
impersonazione (abbastanza dubbia, e ad ogni modo assai malamente
rappresentata) in altri “ esseri che ordinariamente sono anime di defunti
appartenenti alle famiglie degli astanti. Queste “ reincarnazioni „
spiritiche transitorie non costituiscono però la specialità medianica della
Eusapia, che vi si addimostra di scarsissima imaginativa. Comunicazioni e
messaggi in lingua italiana, che risultano assai limitati in Eusapia e di
poverissimo contenuto intellettuale: Tiptologia elementare, ossia
comunicazioni bussanti, per mezzo di pochi segni convenzionali, regolanti la
tecnica delle sedute; Tiptologia più evoluta o, come suol dirsi,
grammatologia, assai rara e ridotta a poche stentate
espressioni; Tiptologia inimica: questa ricchissima, sebbene con note
spiccate d’infantilismo. Comunicazioni in idiomi diversi dal proprio, o
“xeno-glossia, in senso ampio. COMUNICAZIONI IN DIALETTI ITALICI DIFFERENTE DAL
PUGLIESE NAPOLETANO PARLATO D’EUSAPIA; sono state affermate da qualche
osservatore, ma io non ne ho alcuna prova; XENO-GLOSSIA pr. detta; ossia
comunicazioni hi lingue straniere: fenomeno assai discutibile nella Paladino,
più che in ogni altra medium, e probabilmente dovuto alla riscaldata
imaginazione di qualche percipiente. Pseudo-divinazione del pensiero, per
iper-estesia nello stato subipnoide:
Lettùra muscolare del pensiero mediante le per- cezioni minime, o
marginali, dei moti e atteggiamenti mu¬ scolari degli assistenti: b)
Utilizzazione di piccoli indizi sfuggiti agli assistenti stessi, e ohe vengono
rapidamente percepiti, associati ed elaborati nel subcosciente attivissimo
d'Eusapia. Criptopsichismo , con ritenuta inconsapevole di antiche
impressioni e idee, loro discesa nel subcosciente, e loro riapparizione
automatica dietro stimoli esterni e sopratutto interni (stato di
‘‘trance»): Criptomnesie,
propriamente dette, rare e ridotte in Eusapia a pochi schemi; Suggestioni
– H. P. Grice IMPLICATVRA suggestio falsi suppressio veri -- esogene a scadenza
(da sedute ante¬ riori! per opera dei formanti la catena. Suggestione
mentale artificiale, con trasmissione provocata e intimatoria di stati
fisiopsichici: Suggestione sensoria: fu da me tentata, ma senza successo; Suggestione
ideo-motoria: ne ho fatto qualche saggio con incerto risultato ; Suggestione
emotiva, ideativa, volitiva, ecc. : nessun effetto : d) Suggestione
antagonistica: una o due volte con principio di effettuazione; e)
Suggestione organica: riuscita nelle esperienze di De Rochas, non nelle
mie. Luciil ita, chiaroveggenza,
seconda vista: Contrariamente alle asserzioni di alcuni spiritologi,
Eu- Mpia mi è risultata incapace di questi fenomeni metapsichici,
< he cito soltanto per invogliare altri a farne la ricerva. Telepatia
intr aumana, ossia comunicazione spontanea di stati psichici, a distanza, fra
persone viventi, senza intermezzo normale dei sensi: Con Eusapia soggetto passivo o percipiente: —
quantunque essa narri qualche suo aneddoto in appoggio (a pro¬ posito del
turto), e alcuni degli sperimentatori, Ite mi furono compagni di sedute,
fra cui l’egr. dott. Ven- z ano, propendano ad inserire anche la telepatia
nella fenome¬ nologia paladiniana, io dubito assai delle attitudini di Eusapia
per questo fenomeno di psicologia supernormale: certo, nelle evocazioni
pseudo-spiritiche che mi concernono, la telepatia mancò completamente; b)
Con Eusapia, soggetto attivo : posso invece ritenere che siano probabili, in
alcuni casi, delle induzioni di fatti illusori ed allucinatoli per azione
di Eusapia sull assistenza, o, per lo meno, su alcuni predisposti tra gli assi¬
stenti. Telepatia i per -umana, ossia propriamente spiritica per azione di
“ enti occulti „ viventi in Altro Piano, su Eusapia. „ , Sebbene ammessa e sostenuta da taluni
spirito-psichicisti (li. es. da "Vis ani -Scozzi), questa l'orma del tutto
fantastica di telepatia extranaturale non ha diritto di figurale nel quadro
della fenomenologia metapsichica sperimentale e positiva di Eusapia Paladino
perchè, seconde le mie esperienze, ne manca la più elementare
dimostrazione. Fenomeni obiettivi. Anziché “ fisici »
preferisco porre qui un termine piu psicologico, giacché i fenomeni, che ora
passo a catalogare, non appartengono soltanto a tutte le sezioni della fisica,
cioè alla meccanica, all’acustica, alla termodinamica, all ottica, alla
radiologia, fors’anco alla elettrologia, ma sottintendono po¬ teri plastici molto
più simili ai fatti biologici (propriamente parlando, ai “ metabiologici .), e
nello stesso tempo hanno sempre un valore intellettuale, in quanto si veggono
intenzionalmente prodotti e rivolti ad un fine. Ogni classificazione pecca di
artificiosità; e cosi 1 raggrup¬ pamenti che io presenterò, vanno intesi
piuttosto come la espressioni delle modalità estrinseche dei fenomeni, che non
come i contrassegni di una loro sostanziale affinità o diver sità dinamica. Ad
esempio, nelle “ luci „ vi e il fenomeno lu¬ minoso, ma non mancherà il
termico; nelle forme materia¬ lizzate vi è il fattore teleplastico, ma vi si
trova pure spesso l’elemento visuale; nelle impronte su mastice v è la esteno-
razione di un’imagine, qualcuno dice anzi del doppio fisiologico „ del medio,
però v’è anche l’elemento telecinetico nel movimento di impressione. Ma è
principalmente la distinzione fra fenomeni subiettivi ed obiettivi che, come ho
più su accennato, rimane artificiosa. Nei fenomeni fisici c’è sempre dell
ìntramedmmnico, poiché ognuno di essi è rivolto ad uno scopo. La fenome¬
nologia di Eusapia ha caratteri di assurdità , di infantilismo. FENOMENI
EX TEAM EOI OMNI CI di stolidità, ma non è mai atassica nè ateleologica:
l’ele¬ mento psichico si trova presente anche nel semplice pulsar di un tavolo
o nel volitar d’un giocattolo. Non dirò della tiptologia che, per quanto
ridotta generalmenle a pochi picchi, ha però sempre un significato mentale (si,
no, luce , buio, ecc.) : dico degli stessi fenomeni meno apparentemente
intellettuali, come sono le lucciole fluidiche, le bussate lontane sulle
pareti, le ombre chinesi; questi fenomeni vogliono esprimere, ; ,er lo meno,
l’intenzione della medium di farsi ammirare, di stordire, di indurre percezioni
sensorie negli astanti a contro¬ prova dei suoi poteri. Cosi si è potuto
affermare con ragione . he nn elemento di “ forza psichica ignota „
(Flammakion) invade, per così dire, l’atmosfera attorno al medio e opera per
esso, con esso e da esso; laddove l’ipotesi di una “ forza neurica analoga
all’elettricità „ (De Bochas, Maxwell) ci manterrebbe, è vero, nel campo della
fisica, o iperfisica che sia, ma non spiegherebbe l’intenzionalità evidente di
tutti, o di quasi tutti i fenomeni obiettivi. Per pura comodità, e per
facilità di comprenderci, dividerò anch’io questi fenomeni in classi o
categorie e in gruppi, se¬ condo criterii che chiamerò estrinseci, ossia in
conformità dell’impressione o delle percezioni che essi risvegliano negli
astanti. Non è possibile adesso distinguerli secondo la loro intrinseca natura,
genesi e meccanismo di produzione : questo sarà eòmpito della Metapsichica
futura. I. Paracinesie. Fenomeni meccanici, con produ¬ zione di movimenti
negli oggetti esterni ancora a contatto con la persona del medio, ma con
effetti sproporzionati alla spesa di forza nerveo-muscolare normale da parte
del medio stesso. L’anomia di questi fenomeni consiste in ciò che col
dinamometro si riescirebbe a dimostrare la nessuna correlazione tra i moti
muscolari (piccoli e lontani) del medio e gli spostamenti o urti degli oggetti
su cui egli tiene appli¬ cate le mani 0 con cui ha qualsisia contiguità.
1. Oscillazioni e moti del tavolino, senza significato con- venzionale. —
Fenomeno comunissimo e frequentissimo ; più spesso autentico, però soggetto a
facile falsificazione. 2. Moti e picchi dei tavolino aventi un
significato. Pur essi molto numerosi ; ordinariamente genuini, ma non senza
miscela di battiti prodotti a volontà (frodi): a) Linguaggio
convenzionale per le sedute (tipto¬ logia tecnica); Lingua mimico: molto vario
e intenso; Lingua alfabetico, ad enumerazione di picchi ; non molto comune
nelle sedute d’Eusapia e di poca inten¬ sità e durata. 3. Sollevamento
totale del tavolino, con lieve con¬ tatto delle mani del medium : frequente, e
il più delle volte sincero. 4. Movimenti di oggetti diversi appena
toccati dalle mani o dal corpo o dagli abiti del medium. — Numerosissimi,
talvolta intensissimi, e ordinariamente veridici. Movimenti, ondulazioni,
gonfiamento delle tende del gabinetto medianico. Immancabile ad ogni seduta; im¬ possibilità
di frode. li. Moti e gonfiamenti degli abiti del medium. Il più spesso
spontanei, durante la produzione di moti tiptici o di telergie; talvolta
volontarii e allora... sospetti. 11. Tele e ines i e. Questi effetti
meccanici si producono senza alcun contatto con la persona del medio, a
distanza, e questa può variare da pochi centimetri a qualche metro. Sono i più
disputati, perché mal si comprendono secondo le leggi ordinarie della fisica
meccanica e fisiologia: queste scienze ci insegnano, difatti, che una forza
meccanica deve agire direttamente sulle resistenze opposte dai corpi mate¬
riali; qui, all’opposto, le azioni sembrano esercitarsi “ per influenza „, da
lontano. Osoillazioni, fremiti,
ondeggiamenti e moti del tavo¬ lino senza contatto. Comunissimi, or deboli ed
ora forti; generalmente autentici. 8. Sollevamenti autonomi completi del
tavolino. — Sono un fenomeno abbastanza comune, talvolta intensissimo; il più
spesso in condizioni incriticabili: qualcuno della durata di pochi secondi,
qualche altro di uno o due minuti:
Levitazione semplice ad aeroplano ; Danza a solo del tavolino, o tiptocinesi
coreica. Ondulazioni, gonfiamento e gettito delle cortine del gabinetto. estensibilissimo
e frequente fenomeno, sul quale in massima non c’è da emettere dubbii.
10. Movimenti impressi da lontano a corpi materiali più o meno pesanti. —
Manifestazione generalmente terminale della seduta; nel maggior numero dei
casi, genuina: a) Telecinesie prodotte spontaneamente da
Eusapia; Telecinesie richieste
dagli sperimentatori. Movimento e spostamenti apparentemente autonomi di
oggetti diversi, a varia distanza dal medio. Fenomeno impassionante, abbastanza
comune, quasi sempre in condizioni di autenticità: Movimenti di oggetti o mobili entro il
gabinetto medianico, alle spalle di E. P. ; Movimenti di oggetti o mobili nella stanza,
tal- volta a 2-3 m. dal medium. Trasporti di oggetti lontani sul
tavolino. Frequenti, di grande effetto; veridici in massima, pochissime volte
(al buio) sospetti: a) Trasporti per mezzo delle tende nere, che agi¬
scono da tramite e da usbergo alla forza medianica; b) Trasporti in pieno
spazio libero. Spostamento, attir amento, rivolgimento delle segatole dei
vigilatori. Fenomeno di ogni seduta; impossibile incriminarlo (se la mano è
sotto buon controllo !). Movimenti
funzionali di ordigni meccanici posti a distanza. — Numerosissimi, rapidissimi,
e il più delle volte sicurissimi fenomeni per azione a distanza: a)
Telergie entro il gabinetto oscuro ; Telergie attorno al circolo di
assistenza. Trasporti di oggetti da uri punto all’altro. Ali- bastanza frequenti e tali da
impressionare; conviene però dubitare dell’oscurità : a) Nella medesima
stanza delle esperienze: ordi¬ nariamente veridici; Da una stanza all'altra : rari e
sospettabili. Anomie boriche. Questa classe di fenomeni meccanici
concerne le alterazioni del peso dei corpi, e sarebbero pertanto in contrasto
colla legge di gravitazione. Insigni psichicisti ce ne garantiscono la
autenticità (Crookes, Aksa- koff, Df. Rochàs...), ma io debbo dire, per la
verità, che in genere mi son parsi fatti assai meno sicuri dei precedenti, sebbene
anche nelle telecinesie si abbia una infrazione del prin¬ cipio di inerzia
della materia. 16. Mutamenti spontanei di peso in una bilancia. Fenomeno
eccezionale e (nel caso nostro) forse fraudolento. 17. Oscillazioni di
peso del corpo del medio. Pur esso eccezionale, e verosimilmente illusorio o
falso. 18. Sollevamento in aria della persona del medio (“ levitazione
„). Rarissimo fenomeno: certamente sincero nel suo inizio, forse illusorio per
parte nostra nella sua continua¬ zione aerea al di sopra del tavolo
mediumnico; Sollevamento d’una persona diversa dal medium
in condizioni inspiegabili con la meccanica ordinaria. Una volta sola e, a
parer mio, non sicura. I V. Fenomeni termirò-ra ,ì i a n t i. È un
piccolo gruppo di manifestazioni medianiche consistenti in modifica¬ zioni
apparentemente autonome, e perciò nnomiche, della tem¬ peratura dei corpi
materiali circostanti al medio. Si connettono torse alle radiazioni
dell’organismo, delle quali ho parlato nel paragrafo dei fenomeni
subiettivi. , . * m^° Qobinetto nero.
È frequentissimo, pei che lo si sente ad ogni seduta : talvolta
intensissimo, e quasi sempre autentico; M. Abbassamento termico dello
spazio aereo vicino al medio ( freddo sepolcrale „). Abbastanza frequente, e in- spiegabile con la
frode. A . !• enomeni acustici.
Sono fenomeni anomici in questo che la causa meccanica produttrice della
vibrazione ma¬ teriale percepita come suono o rumore rimane ignota o, quanto
meno, non ascrivibile direttamente per mezzo dei nostri sensi al medium. V 1
hanno rumori anorganici e rumori organici. Al- euni di essi sono fatti acustici
primitivi, autonomi ; altri sono latti acustici secondarii, giacché dipendono
dai fenomeni meccanici superiormente elencati, i «piali per l’urto, per lo
striscia¬ mento, per lo scuotimento degli oggetti smossi, eec., sono
accompagnati da percezioni uditive. Ih. ( 'ólpi, picchi , e altri rumori
nel tavolino. La manifestazione più
comune della medianità fisica; centinaia di essi sono genuini, pochi forse sono
artificialmente prodotti. Ne sono varianti notevoli i seguenti fenomeni: j
Scricchiolìi, crepitìi, ecc. nella compagine del Raspamenti, grattamenti,
ecc. ad opera di agenti invisibili e intangibili; i) Colpi
formidabili di pugno, di maglio, ecc. sul piano del tavolino, anch’essi senza
agenti personalmente riconoscibili. 23. Colpi e picchi a distanza dal
me.dio. Frequentissimi e non ascrivibili, in massima, alla persona del medium:
li crederei per lo più veridici: Entro il gabinetto medianico; i più
comuni; ò) Nella stanza delle esperienze: abbastanza fre¬ quenti, ora sulle
pareti, ora sugli affissi, ora sui mobili; « ) fuori didla stanza: se
Eusapia ne produce, deb- bono essere rarissimi ; io non ne ho percepito
mai. Suoni di strumenti musicali. Fenomeno predi- , *♦„ nrT Eusapia ;
difficilmente manca alla seduta, ed è sempre di origine mediumnica pura, quando
gli strumenti sono lon¬ tani- dubitare dei fenomeni quando 1 ordigno è a
portata di mano 'Fila a ^a)0 (trombetta, fischietto) ; Strumenti a
corda (chitarra, mandolino); e) Strumenti a battuta (pianoforte, tamburello) ; Strumenti a congegno rotatorio
(carillon»...). Rumori organici di mani, di piedi, ecc. Rari e
abbastanza sinceri quelli di mani plaudenti, percotenti, schioccanti, ecc. in
aria ; eccezionali, e forse illusore, quelli di Diedi o scalpitìi entro il
camerino. Suoni vocali umani. Rarissimo fenomeno con Eusapia, e. a parer
mio, sempre sospetto ; parlo, si intende, ,Uh “ necrofonia „, ossia di voci
articolate in aria attribuite a “ spiriti „ di umani disincarnati ; nel mio
caso, sono molto dubbioso sé non vi fu inganno (o illusione ?). Fenomeni
iloplastici. Designo con questo neologismo che mi pare di buona lega, tutti i
fenomeni consi¬ stenti in segni lasciati su corpi materiali mediante azioni a
distanza; e ve n’è di due sorta: i grafici e i plastici pr. detti. Ma dei primi
Eusapia è povera in ragione del proprio analfa¬ betismo; perciò manca, come
dissi, nella sua fenomenologia su¬ biettiva la scrittura automatica, ed è
fallito il nostro tentativo di ottenerne la scrittura fra lavagne,. Segni
simbolici lasciati a distanza.
Manifesta¬ zione eccezionale con Eusapia ; e nelle volte in cui 10 1
avrei veduta, verosimilmente spuria. Scrittura diretta senza opera
di mano ( spiritica » nr detta). Fenomeno quasi estraneo alla mediumnita di
Eusapia : quando mi è accaduto (due o tre volte) erano segni indecifrabili
eseguiti al buio; lo ritengo, per ciò, da eliminare. Freghi sulla carta
affamata. -- Si suggeriscono e si ottengono facilmente, essendo riducibili ad
una semplice te- lecinesia; . , 30. Impronte a distanza su materie
duttili, che conser¬ vino la impressione di estremità e volti umani. — Non rari
nella medianità d’Eusapia, questi fenomeni vanno pero sog¬ getti,
frequentemente, a censura; io non posso dire d averne ottenute in condizioni di
piena sicurezza che una 0 due volte. a) Impronte su fior di farina: ci
sono mancate; h) Impronte su creta, mastice, plastilina, ecc.: ne
ottenenimo, ma non di così espressive e profonde come Eusapia ne ha date
altrove ; c) Impronte e modellature in paraffina: furono ten¬ tate, ma
non riuscirono. Fenomeni ilurgici o zollneriani. — Sotto tal nome, in
onore di Zììllner, si possono designare quei rari fenomeni medianici, nei quali
sembrano venir meno le proprietà fisiche della materia , la sua inerzia, la sua
coesione o aggregazione molecolare, la sua impenetrabilità. Eusapia non ce ne
ha dato molti di questa classe ; ma se i confini di questa non si intendono
troppo ristretti, alcune delle sue manifestazioni arieggiano lo
ziillnerianismo. Formazione di nodi su funicelle non toccate. L'abbiamo ottenuta una o due volte soltanto,
e fu genuina. Slegamenti e rilegamenti di oggetti esterni e delle persone
in catena. — Fenomeno piuttosto raro, e che tuttavia mi è parso in massima
genuino. 33. Slegamento e rilegamento autonomo del medio. — Altro
fenomeno straordinario, e con tutte le apparenze della realtà nel maggior
numero delle volte : a) Lo abbiamo avuto mentre la media era in catena;
h) E mentre era coricata sul lettuccio, entro il ga¬ binetto medianico; due
volte in condizioni assai difficili, ricor¬ danti quelle dei fratelli Davenport.
34. Apporti. — Fenomeno di primissimo ordine nei tasti spiritici, ma assai raro
e sempre assai dubbio con la Paladino; i pochi che io ho veduto, non mi sono
parsi sinceri, 0 almeno mi sembra che mancasse la prova : Apporti di
corpi materiali (sassi, chiodi, eco.); Apporti di corpi organici (fiori,
ramoscelli). Disgregazione della materia. Eccezionalissimo, e quella sola
volta (scomparsa di capelli) probabilissimamente effettuato con frode: ci fu,
per lo manco, tuttala imprevi¬ dente apparenza dell'inganno. Vili.
Teleplastie esclusivamente tangibili {'‘materializzazioni stereoplastiche „),
ma attive. Con questa classe disputatissima di produzioni obiettive della
mediumnità si entra nella fenomenologia più elevata, in quella che costi¬
tuisce la base propria dello spiritismo. Si tratta di forme più o meno
complete, a somatismo androide (umano), offrenti i caratteri della materia
organizzata vivente, ossia la resistenza, la densità, la opacità, talvolta il
calore, e fornite di attività apparentemente autonome. Nel più dei casi sono
continue fenomeni extbamediummici flp, medio, ma in altri si
debbono considerare * on ll1 Pers, •' contigue, e perfino indipendenti a
distanza. In soltanto a es^ si lasciano percepire solo col tatto e
nTsePus“muscolare (tangibili); e costituiscono propriamente S* “
Toclhi^lpa^^^ strette di mani fluidiche (in- • -i J t Comunissimi nelle sedute
al buio e al semibmo; tlcìli però da imitare per fraudolenza ; ma in
maggioranza li 2 rite,1of OraSzazione criptica eli fanne solide e
abbastanza " r ,uti ! caratteri morfologici e fisiologici di parti
di stabili, affi e 1 JHJg0 u fmde lìd gabinetto me- -'•PVr^
Fenomeno frequente nelle sedute d’Eusapia, % - caverna , (Winki.eh), e
impossibile a simularsi. 'let d a) ' Forme tangibili parziali, quasi frammenti
di persona; tangibili più o meno integrali. ^Organizzazione libera
di forme tangibili, ma mvu ■1 ;; aeenti la mole e la attività di una persona
reale. I atto ’• 1 e issimo avvertito mediante l’oscura percezione di
uccezionaliss^rno ^ d sU vicin0; mi sembra d, potere “lJETrbS-o. qn-.do
la “presenza, era avvertita tatrno dall. d. m. ' m rti „ mi.„, ’im
S™tr.“l buio? in certi momenti l’h. giudi e. to a) Organizzazione di “
mani „ o di dita carnee , defluenti al tatto e sfuggenti alla presa; Organizzazione
di “ barbe fluidiche pelli anumm,., . ^ dldVazUme delle forme pia-
stanza conveniente da E. P., sono sincere : sono queste manifestazioni
attribuite agli “Enti Invisibili ,. a) Funzionamento di strumenti
musicali • . b) Funzionamento di apparati fisici, fisiologici, ecc. , r)
Funzionamento di piccoli congegni piu o meno complicati; arrecati agU
strumenti scientifici (miso¬ neismo infantile e dispettoso del
medium); deffii astanti80^?”6 d‘ 0ggf-tti dallp tasche 0 dalle '«ani
P«; pnS :T *sg”ssi" •* a,,ì di lot'* n ^ Az!0n‘’ P,ù 0 lneno
complesse, ora blande e be- r«;,l e de*n . . “■ » •«li¬ di •“ •-
siWSusaar . ,4!‘ Comparsa di nebbie o
nubi biancastre attorno al corpo del medium. Sono piuttosto rare, e si
formano in buone condizioni di verifica. no m Comparsa di -luci,, punti
luminosi, fiammelle ecc TJ1"-U >>C <lrv' 7 Plu comuni delle
precedenti, queste te- lefanie sono, d ordinano, insospettabili per le loro
apparenze per la distanza dal medium, ecc. apparenze, dium i3'JÌTParSa dÌ
"ureole !"mi>wse sulla testa de! me- aium. Karo, ma
significantissimo fenomeno. a/tif'; TelePlasmi . (“ materializzazioni „)
visibili e Vn l’ e a volt.f! vis*b>l, e in una tangibili. — bone le torme
piu evolute tra le organizzazioni della virtù plasmatrice a distanza: e per lo
più debbono essere còni poste di sostanza opaca che intercetta la luce, e per
ciò si rendono visibili. Non escludo tuttavia che certe materiali/ zaziom
androidi pm o meno complete (“ fantomatiche „) pos¬ sano avere qualche piccola
facoltà fotogenica. 45. Fuoruscita di forme aventi piu o meno somialianza
con mani teste e colli, da, gabinetto nero. - Sono un feno¬ meno abbastanza
frequente; e stante la loro indipendenza dalla persona^ del medium, debbono
considerarsi genuine certa t*l™L =f ^ P.roP“88>ni di morfologia
in- S? ’ * d'"*“K |,er men,tr“ m"m°w b) Forme androidi
meglio sviluppate: qualche volta agiscono ricoperte dalle tendine nere del
gabinetto o. Apparizioni di “ mani spettrali „ ma senza con¬ notati
personali. — Non sono rare, e figurano tra i fenomeni piu antichi e anche piu
sicuri della telepatia paladiniana- piuttosto Ire?1*™10116 dl manÌ
flUÌdÌChe SCUre: C'ueste sono Apparizione di mani Huidiche biancastre,
evane¬ scenti: meno rare. Apparizione di forme androidi oscure o chiare,
Din o meno integrali, ma a carattere indeterminato e imper¬ sonale. — Le direi
“ larve „ od “ ombre „ nel puro signi¬ ficato del termine, e non costituiscono
una rarità: la loro forma stravagante mi attesta che siano genuine. a)
Apparizione di profili larvali, al davanti o ai lati del medium; b)
Apparizione di figure larvali più o meno contigue (mediante “ filo dinamico „)
alla persona del medium; c) Apparizione di figure libere, non contigue;
veri “ spettri „ presumibilmente autonomi; ma sono un’eccezio¬ naiità, e quella
che mi si è presentata, non aveva ima con¬ figurazione riconoscibile. 48.
Apparizione di forme umane aventi caratteri de¬ terminati e personali, visibili
ed attive in modo spontaneo. — Sono il prodotto culminante della mediuinnità di
Eusapia e credo che siano rarissime: io ne ho vedute alcune che non ini hanno
lasciato senza esitanze, e altre sulla cui autenticità posso quasi essere
sicuro. Distinguerò tre categorie di pro¬ duzioni fantomatiche: a)
Produzioni di fantasmi parziali, difficilmente ri- conoscibili perchè
semicelati: da sottoporre a revisione; h) Emifantasmi personificati, ma
immaginarli e senza rapporto coi presenti: la personificazione, nei casi da me
veduti, è stata fatta con criteri tradizionali non suscettibili di
identificazione (‘ John King? „ “ Katie King „?); Emifantasmi
personificati in rapporto coi presenti : la personalità degli apparsi non è
giunta con sicurezza alla identificazione. È mancata nella lunga serie di
manifestazioni mediumniche della Eusapia Paladino qualsiasi formazione di
fantasma in¬ tero, e meu che mai di fantasma autonomo, visibile, tangi¬ bile ed
attivo lontano dalla medium. Le ipotesi sulla medianità. Fatti e
idee. Nella Prima Parte di quest’opera ho tracciata in poche pagine la
storia delle principali correnti di idee, che si sono delineate e svolte
durante gli ultimi decenni per trovare ima spiegazione dei tenomeni catalogati
nel precedente capitolo. Perocché era impossibile che, di fronte a fatti
cotanto straordinari, la mente dei più restasse contenta e soddisfatta di
conoscerli soltanto nella loro reale e autentica effettua¬ tone : bisognava che
per istinto o per curiosità o per de¬ siderio di trovar ad essi un posto nel
casellario sistematico della conoscenza, se ne cercasse eziandio una
spiegazione. Fuori della scienza austera e pura si crede sempre che le “
formule „, le “ leggi ,, le “ teorie „ e magari le “ ipotesi „ enunciate dagli
studiosi di ingegno sintetico, e accettate tem¬ poraneamente quali idee o linee
direttrici nella indagine dei fatti, o quali strumenti utilizzabili di lavoro
fino al loro consumo, siano realtà discoperte e verità stabilite per sempre. Se
la folla ha di queste “ illusioni , sul conto delle dottrine o ipotesi
scientifiche, gli uomini di studio hanno poi, per loro conto, il torto
frequente di un'adorazione sconfinata della scienza, dimentichi, molti di essi,
che questa scienza non è mai costituita nè fatta, ma che continuamente si fa,
si disfa e si rifà. L'ossatura solida dell'edificio scientifico è formata
unicamente ed intrinsecamente da fatti bene accertati: ma tutti, tranne
pochissimi scienziati-filosofi positivisti, corrono frettolosamente a
soddisfare il loro senso estetico nella am¬ mirazione delle parti ornamentali e
più appariscenti della fab¬ brica, offerte per l'appunto dalle spiegazioni
ipotetiche, dalle interpretazioni teoriche e dalle dottrine sistematiche.
Questa invece è purtroppo la parte caduca e rinnovabile della Conoscenza,
la parte utilizzata per qualche tempo quale stru¬ mento’ di lavoro, indi lasciata
in disparte, nell’archivio sto¬ rico delle credenze delle delusioni e degli
errori via via sfruttati dall' umanità in cerca del vero. E il curioso si
è che quanto più una categoria o un or¬ dine di fenomeni fuoresce
dall’ordinario e dal consueto, quanto più esso si trova nella zona in penombra
di cui accennavo in principio dell'opera (Tomo I, p. 3-5), e tanto più
frettolosamente e insistentemente se ne spera e se ne esige una spiegazione.
Per i tatti che cadono sotto i nostri occhi ad ogni "momento, ad esempio
per la caduta dei corpi nel¬ l'aria^ per la combustione di una candela, per lo
sehiudimento di un ovo di pollo, ecc... tutti si contentano di sapere che
esiste una “ legge di gravitazione ,, o una “ legge di combinazione degli
elementi chimici o una legge di sviluppo dei germi ed embrioni di viventi „...
Ben pochi pensano e considerano che queste “ leggi „ sono semplicemente nostre
rappresentazioni verbali, in cui riassumiamo, per brevità e ,)er chiarezza, le
nostre percezioni e idee sui fenomeni senza mungere con ciò a disvelarne la
intima natura. [ fisici, i chimici, i fisiologi, i naturalisti, cioè
quelli che si dicono “ uomini di scienza pura ,, sia perchè sono ancora sotto
il dominio di un positivismo falsato dalla prigionia dei loro laboratori e
musei, dove si pretendeva studiare soltanto i fatti, sia perchè si versano
invece con tutto 1 animo nella il¬ lusione di fare della “ scienza esatta „
mentre noi psicologi faremmo, quasi, della “letteratura,, guardano con ima
cert'aria di superiorità le investigazioni psicologiche. Qualcuno, meno austero
degli altri, ci accusa di enunciare troppe idee in riguardo alla genesi e
natura dei fatti psichici. Eppure, aneli 'essi, da un lato, non vanno oltre
all’esteriorità dei fenomeni che da secoli osservano, raccolgono, registi-ano e
classificano; dal¬ l'altro. si trovano, nonostante le loro leggi, teorie ed ipotesi,
nella impossibilità di spiegarci perchè un grave cade verso il suolo, o perchè
l’ossigeno si combina elettivamente col¬ l’idrogeno, o perchè da una
cellula-ovo si svolga un essere morfologicamente e fisiologicamente
individuato. Allo stesso modo, pur raccogliendo e accertando e catalogando i
fatti che diciamo psichici e metapsichici, noi psicologi non dovremmo arrossire
al cospetto degli altri “ scienziati , per non poterne dare al gran pubblico
un’idea chiara e limpida, e, tanto meno, un’ipotesi esplicatrice completa e
soddisfacente. Tuttavia non si può passare vicino a fatti così
eccezionali come sono i medianici senza preoccuparsi almeno dei tentativi
di loro spiegazione. Dal momento che essi esistono e hanno realtà, bisogna bene
collocarli in qualche parte dello scibile, non fosse che ai confini verso
l’Ignoto, salvo a farli poi en¬ trare nella zona del Noto. Anche qui il compito
della scienza esatta sta nel radunare e sottoporre a critica tutte le spie¬
gazioni, ipotesi e teorie, che vennero enunciate, o per istinto empirico, o per
prematura generalizzazione, o per bisogni di metodo investigatone, o per
appagamento della curiosità in¬ dagatrice, o per ingenita tendenza a
coordinare, a unifi¬ care, a sistemare i fatti, com’è accaduto in ogni epoca e
per ogni passo in avanti della Evoluzione mentale umana. L’atteggiamento
più sicuro per il filosofo è sempre quello storico-critico : e il metodo
migliore per accostarsi alla Verità è quello di eliminare di mano in mano
l'Errore. Mancanza d’una critica comparativa delle ipotesi circa i
fenomeni detti ‘ spiritici Guglielmo Crookes, nelle sue Researches, è
stato il primo , che abbia enumerate e poste di fronte le possibili ipotesi a
spiegazione dei fenomeni chiamati spiritici. Egli ne riassume concisamente otto.
I fenomeni sono tutti il risultato di astuzie, di sagaci disposizioni
meccaniche, o di giuochi prestigiatori. I medium sono impostori e il resto della
assistenza si compone di dementi r (ipotesi della frode Le persone presenti ad
una seduta sono le vittime d'una specie di follia o di illusione. S’imaginano
di vedere dei fatti che non hanno esistenza fuori della loro fantasia ,
(ipotesi deiriWttSMmr e allucinazione). Tutto è il risultato d'una azione
cosciente o incosciente del cervello -- ipotesi fieio-psicologiche dell'
automatismo, della disintegrazione di personalità, degli sdoppiamenti di
coscienza, ecc. Il risultato ottenuto è forse dovuto all'associazione
della psiche del medium con quella di alcuni dei presenti o anche di tutta la
assistenza „ (ipotesi della cooperazione psico- dinamica collettiva). V.
‘ Sono azioni degli spiriti maligni, o diavoli, e si operano per mezzo del
medium che loro piace, nel modo che ad essi più conviene, per rovinare il
Cristianesimo e far perdere agli uomini l’anima „ (ipotesi teologica del
diabolismo o satanismo). Sono azioni (l'un ordine di esseri conosciuti in
tutti 1 e in tutti i tempi sotto i nomi di demoni, gnomi, fate. Filetti, ecc.
viventi sulla terra, ma invisibili e immateriali, ,-iò non pertanto capaci, in
date contingenze, di manifestare , ioro presenza „ (ipotesi AelY
occultiamo). ‘ 1 fenomeni dipendono dall’azione dei defunti o umani
disincarnati , (teoria spiritica). Vili. “Il medium e il circolo delle
persone riunite attorno . 1 esso possiedono una forza o un potere oppure un
influenza ' virtù ’ mediante le quali gli esseri spirituali possono produrre ,
fenomeni osservati , (ipotesi della forza psichica procedente dall’organismo
dei viventi e mediatamente utilizzata da Intel¬ ligenze estranee al medium
istesso). In disparte, e colle stesse parole del Sehgent Cox, dal
quale attinge l’ipotesi della forza psichica simile o assimilabile alla “
magnetica Crookes incorda una nona ipotesi, che è assai più riservata della
precedente. “ ba forza, che esteriorandosi produce il movimento fuori dei
limiti del corpo, è la medesima che li produce entro rodesti limiti, e che
rimane diretta dalla intelligenza o anima regnante all’interno della persona,
dalla quale essa forza si origina » (ipotesi deH’esopsic/iismo, del
biopsicodinamtsmo). Scriveva il Cox : “ Noi non pretendiamo di
affermare che questa forza non possa essere presa e diretta da qualche altra
intelligenza diversa da essa : noi ci contentiamo di affermare che non esistono
ancora se non prove ìnsutucienti in favore di an agente direttivo diverso dall
intelligenza del medium; sopratutto, non esiste nessuna prova dell’intervento
degli spiriti di morti. La controversia non sarà risolta se non dopo una
laboriosa serie di esperienze „. Nei quarantacinque anni da che furono
scritte queste linee austere e prudenti del Cox, il lavoro sperimentale com¬
piuto ha ristretto, piuttosto che ampliato, quelle che da principio, nel
fervore del movimento spiritualistico, parvero « evidenze , attendibili;
d’altro canto, lo stesso lavoro in¬ vestigatone ha dimostrato che sotto la
molteplicità straboc¬ chevole dei fatti presentati come “ spiritici „ esisteva
una varietà indiscutibile di contenuto, di genesi, di natura. Da ciò due
conseguenze di primo ordine : 1° bisognava sepa¬ rare accuratamente i fatti
secondo questo loro carattere in¬ trinseco, procedendo ad una revisione
particolareggiata di ognuno ; bisogna rinunciare forse ad una spiegazione unica
che li abbracciasse tutti. ... Gli spiritisti dogmatici, i Kardecliisti
specialmente, seguitimo a scegliere, fra le nove spiegazioni elencate dal
Crookes. la sola ipotesi spiritica, ma sono in errore. Nel frattempo, entro lo
spiritismo stesso si è operato un lavoro di separazione e di riduzione ; e
fuori dello spiritismo tradizionale, si sono avanzate, massime per merito della
psicologia analitica e della metapsichica positiva, nuove spiegazioni per categorie
speciali di fenomeni supernormali. r L’Aksakoff, spiritista insigne, ha presa
la via più corta. Nel confutare la tesi di Ei>. v. Hartmann, che attribuiva
gran parte dei fenomeni spiritici alla forza nervosa del medio od alle
allucinazioni dei presenti, e l’altra minor parte spiegava con la sua ipotesi
metafisica dell’Incosciente, egli non ha quasi degnato di uno sguardo molte
delle ipotesi elencate dal Crookes, e si è chiuso in tre sole : — nella
fisiopsicologica, che egli ha chiamato personismo, senza però darne una de¬
scrizione adeguata al valore dei fatti che le assegnava : — nella fluidiea e
nella dinamistica, che ha fuso nel mal da lui denominato animismo ; e nella
spiritualistica, che ha con¬ centrato nel suo spiritismo ridotto (c-fr. La
grandissima maggioranza dei successori del psichicista russo -- p. es.,
Delanne, Erny, Pappalardo, ecc. -- non s’è occupata di passare sotto il vaglio
della critica comparativa le altre ipotesi ond’è ricca questa materia di
studio, e si è li¬ mitata a riprodurne le idee. Al Congresso spiritistico del
1900 nessuno ha fatto le viste di accorgersi che accanto alla ipotesi classica,
ìcardechiana, ve ne erano molte altre più degne di esame: solo gli spiritisti
non reincamaziouisti, taluni psichicisti e, in massima, gli occultisti e i
teosofi pro¬ cedono spediti e franchi sulla via della critica, sottoponendo le
loro idee e dottrine al cozzo delle avversarie (p. es. Papus). Persino al
Podmore, che è uno storico diligentissimo, si po¬ trebbe muovere l’appunto di
ignorare un po’ troppo le diverse correnti esplicative nate in seno al
neo-spiritualismo; perciò gli spiritisti, ad es. il Dusart, che gli sono
naturalmente ostilissimi, lo accusano anche di non aver tenuto conto di tutte
le loro “ prove di fatto e a me non perdonano, nè mi perdoneranno d avergli
prestato credito, siccome egli si me¬ rita, per l'esattezza della coltura
storica speciale. Quanto al Mters, la sua figura nello sviluppo delle dottrine
metapsi¬ chiche resta quella di un creatore, di un innovatore ; e chi crea o
innova non ha bisogno di fare della critica. Lo stesso deve dirsi del Du Prel,
tutt’inteso com’è stato negli ultimi anni a ricavare dai fatti spiritici le argomentazioni
per la sua dottrina metafisico-monistica dell'anima. le spiegazioni dei
patti medianici Nfei libri, opuscoli e periodici spiritìstici quasi
esclusiva- mente rivolti alla apologia e propaganda della dottrina si
cercherebbe invano un raffronto critico completo e pro¬ fondo fra le diverse e
contrastanti spiegazioni dei fatti: lo steSso stile, con cui sono redatti i
racconti di questi fatti , denota l'opinione preformata in favore dei due dogmi
fon¬ damentali dello spiritismo: la sopravvivenza dell'anima semi- spirituale;
e l’intervento dei trapassati nei fenomeni sotto os¬ servazione. Contrariamente
a ciò che ha obiettato Baudi di Vksme alla maniera usata dagli scienziati
antispiritisti, come me, per definire e per narrare i fenomeni veduti (cfr. *
Ann. de Se. psyeh. „, giugno ’07), l'appunto di sottintendere una spiegazione
preconcetta e determinata dei fenomeni dev’es¬ sere rivolta a tutta intera la
immane e confusa letteratura ufficiale od ufficiosa dello spiritismo; essa
resta, per ciò, quasi totalmente inutilizzabile dalla scienza psichica. Questa
condizione di cose ci spiega perchè fra gli adepti acritici della nuova fede,
fra i cultori troppo sistematici della psi¬ cologia supernormale, e tra il gran
pubblico, si sèguiti a non vedere e a non conoscere più che un ristrettissimo
nu¬ mero di idee direttrici, laddove la immensa varietà dei fe¬ nomeni
sottintende, implica ed esige forse altrettante varietà delle possibili e
verosimili spiegazioni. Uno scrittore popo¬ lare di occultismo, il Berndt, le
ha or ora ridotte tutte a sole tre : la frode, il punto di vista spiritico, il
punto di vista occultistico. Ma è un semplicismo da empiristi! E vi sono
dei presunti cultori positivi di questo larghis¬ simo e quasi sconfinato campo
di fenomeni, i quali si sono messi a sostenere che per istudiarli basti, anzi necessiti
esclusivamente, quale guida di lavoro, la ‘ ipotesi dello spiritismo „. Essi
non conoscono, di sicuro, o non vogliono ricor¬ dare che furono enunciate
almeno una trentina di altre ipotesi più o meno distìnte, delle quali ciascuna
ha i suoi sostenitori, le sue ragioni più o meno fondate, ciascuna trova
qualche applicazione a ordini o a classi particolari di fenomeni. Come
escluderle in blocco ? e d’altronde, come orientarsi in mezzo a tanta
abbondanza e a tanto contrasto di teorie e di dot¬ trine ? E presumibile che
col tempo si avrà l’abbandono totale della massima parte di esse; che si
otterrà la sepa¬ razione dei fatti in categorie numerose differenti per natura
; e che, per compenso, alcune ipotesi si fonderanno insieme per dar luogo ad un
concetto sintetico. Sguardo alle principali ipotesi fin qui enunciate
circa i fenomeni detti ‘ spiritici Non intendo esporre, intendo passare
appena in rassegna codeste ipotesi, e neaneo tutte quelle che eventualmente
siano state enunciate; questo mio è appena un saggio comparativo provvisorio, e
per di più imperfetto: la storia critica dello Spiritismo, esclusivamente da
ogni idea preconcetta, è tutta ancora da scrivere. Frattanto, senza dar troppo
peso alle distinzioni che propongo, e sopratutto col preavviso che non intendo
dogmatizzare in nome di una gnoseologia razionale assolutistica, separerò le
ipotesi in tre gruppi, a seconda dei loro rapporti con la scienza odierna: —
naturalmente, da sincero positivista, non escludo che la loro situazione non
possa mutare col tempo, o prima o poi, rispetto alla Conoscenza. Ipotesi
extrasci entità die. Le Teologiche. 1 . Satanismo. I fatti
spiritici sarebbero l’opera di Sa¬ tana che con essi vuole condurre gli uomini
a perdizione, al¬ lontanarli dalla religione vera, trascinarli a parodiare coi
riti tanatocritici e psicopompi quelli del Cristianesimo, ecc., ecc. E la
tesi dei teologi cristiani ortodossi e sopratutto dei cat¬ tolici poco propensi
al modernismo, per esempio, del padre Franco della C. d. G . Non dico
altro : è penoso assistere alla risurrezione del “ Gran Maligno „ anche
fra gli spiritisti non ascritti alle religioni positive, con un regresso semi¬
fatuo a credenze che parevano abbandonate per sempre dalla umanità sensata.
Sembra davvero che Satana sia in gran ribasso, se tutti i suoi rnalefizi
terribili si riducono alle scioc¬ cherie innocue delle sedute di Eusapia
! Diabolismo. Variante della precedente, questa ipo¬ tesi, più mitologica
che teologica, se ne differenzia perchè in luogo di uno solo mette in opera una
folla indeterminata anonima o pseudonima di spiriti delle tenebre, di esseri
plutonici o infernali. f ", Anime purganti. È il
contraccolpo della credenza • tjana dogmatizzata dal Concilio di Trento
(Sess.), di nn periodo temporaneo di espiazione per le anime dei giusti non
'perfettamente degni ancora del Paradiso. — Fra le soffe- ze di questi
penitenti ultracorporei vi sarebbe quella di aggirarsi talvolta sulla Terra,
per impetrare le preci e le in¬ dulgenze dei superstiti. Se non nei moti del
tavolino, ciò che sarebbe ridicolo, certo negli altri fenomeni spiritici
(fuochi fatui, apparizioni, spettri), la mente popolare sèguita a vedere, coma
nei conventi durante il Medio-Evo o nei secoli scorsi, l'opera
obbligatoriamente espiatoria di anime di morti. Spi¬ ritismo intinto di
pietismo! Le Metafisiche. Paicocosmismo, ilozoismo, ecc. Le comunicazioni , ol mondo degli invisibili
consisterebbero nel sommergersi e immedesimarsi dell'anima individuale (medium
intuitivi, intellettivi, ecc.) coll’Anima universale, col Tutto onnisenziente e
onnisciente ; e le azioni supernormali rompenti la catena delle leggi naturali
sarebbero dovute all’attingere delle energie individuali (medium fisici) nel
Tutto onnipotente, ossia nel serbatoio infinito delle forze cosmiche. Astrazioni
de¬ rivate dall’ indeterminatezza dei concetti di psiche e di co¬ scienza, di
forza e di energia. L’Incosciente. A un dipresso è l’ipotesi precedente
passata attraverso al vasto e originale cervello di un filosofo tedesco, di En.
von Hartmann. I fenomeni spiritici, quando non sono allucinatorii, nè
dipendenti dalla forza nervosa del medium, sopratutto quando sono intellettivi
(premonizioni, telepatia, messaggi!, sono rivelazioni dell’Inconscio univer¬
sale che salirebbe a galla, per così dire, nella subcoscienza dei medii. L’Aksakoff ha criticato acerbamente questa
idea hartmanniana, ma in fondo essa è molto simile a quella del subliminale di
Myers e della coscienza più larga di Lodge : soltanto pecca troppo di
metafisicheria. Intuizione dell’Essere. Non so dove ho letto questo
pensiero filosofico, che ha carattere intermedio fra l'illuministico e
l’idealistico: ossia che la psiche del medium possa, in certe condizioni, avere
l'intuizione dell’essere universale, nel quale infatti tutto si ritrova,
passato, presente e futuro, realtà e possibilità, necessità e contingenza,
generale e individuale, unico e multiplo.
Certi occultisti sostituiscono l'Etere all’Essere. Ma sono i cavalli di
Pegaso, che trasportano il pensiero umano pei campi sconfinati della
fantasia. Occultistiche, esoteriche e simili. Ermetismo. Che vi
siano forze ignorate ancora, e che siano in numero e di potenze probabilmente
maggiori di quelle che fin qui conosciamo e sfruttiamo, la scienza
contemporanea ammette di buon animo : ma essa prevede pure che se le
discoprissimo e, meglio ancora, quando certo le discopriremo (come ci è
avvenuto di fare recentemente della elettricità, delle onde herziane, dei raggi
X, della radio- attività, ecc.), quando ne avremo dimostrata l’efficacia e ce
ne saremo resi più o meno padroni, ognuna di tali forze ignote andrà a
collocarsi accanto a quelle naturali già note ed accertate. In Natura non v’è
nulla di supernaturale. Invece gli occultisti, seguaci che siano di
Agrippa, di Saint-Martin,o di Eliphas Levi, congetturano la esistenza di “forze occulte,
inconoscibili, insondabili, preternaturali „, agenti però sulle naturali, a
scapito o a malgrado di esse, pel¬ uria specie di “ corrispondenza misteriosa, che
lega il visi¬ bile coll’invisibile, il disocculto coll’occulto... n Questa sa¬ rebbe l’eredità sacra del
leggendario, e forse mai esistito, Ermete Trimegisto. La scienza non ha
obbligo di intrattenersi in un campo che le si dice precluso ; essa sdegna a
ragione di occuparsene : il suo ufficio è di scoprire e di definire, se le
riesce, le forze c> attività palesantisi nei fenomeni naturali percettibili
ai sensi e soggette, secondo le norme della ragione, a determinazione stabile,
possibilmente convertibili e reversibili l’una nell’altra. 8. Forze magiche. Oggi, con Lermina e con Guaita, con sir
Peladan e col Bar. von Hellenbapii, si regredisce anche verso la magia
naturale, bianca o nera che sia, come si ha il coraggio di tornare al
demonismo. E penoso scorgere che nel suo progresso la coltura debba, non solo
percorrere la spirale allegoricamente imaginata da Goethe, ma nel perio¬ dico
ritorno su sè stessa toccare di nuovo punti assoluta- mente micidiali per
l’umano intelletto. Ed ecco sopragginn- gere la stravagante credenza che —
certi uomini agiscano per poteri magici, ogniqualvolta possono alzarsi fino al
piano astrale, al di là dei poteri concessi all’Universo fisico sensibile: — i
medii diverrebbero insomma psichiurgi; e persino gli stati ipnotici,
sonuambolici, isterici, ecc., sarebbero stati magici della mente. Carlo du
Prel era uomo di nobile ingegno, ma col suo “ io magico ,, al quale attribuiva
virtù trascendentali e che è statoci lercio mal compreso dai dilettanti di
psicologismo monistico ha incoraggiata una nociva riabilitazione della
cosmologia folklorica e dell’ontologia mito-erinetico-oecultistica. Gli
spiriti degli elementi. — Secondo gli antichi alchimisti, con Paracelso alla
testa, e secondo gli ernietisti e i Rosafcroce odierai, — le cose naturali
nascerebbero tutte da elementi primigenii,
cioè dal fuoco, dall’aria, dall'acqua, dalla terra — cui presiederebbero
spiriti subumani ( umanimali hominuculi „ di L. M. de Figanièrks), di sottilissima
sostanza, e rispettivamente Salamandre, Silfi, Ondine e Gnomi!! — Sono “
spiriti „ nè buoni nè cattivi, che agiscono per impulso esterno : sarebbero
essi che, secondo certi occultisti (Papcs), si divertono a spese dei medium e
degli astanti, presentandosi come Carlomagno o Yittov Hugo, a scelta.
Terribile ironia per lo spiritismo tradizionale ! Il quale, in¬ fatti, non
sapendo come spiegare in modo ragionevole le biz¬ zarrie e incongruenze di
certe sedute, dove il subcosciente dei medii proietta le sue sciocchezze
futilità e oscenità, parla vagamente di “ spiriti burloni „, o di “ spiriti
malevoli », non specificandone però mai la natura, non sciogliendo il pro¬
blema pratico se siano anime di morti eterocliti che vengono a disturbare le
comunicazioni degli altri disincarnati, ovvero siano entità “ spirituali „ di
natura diversa dall’umana. Par¬ rebbe talvolta di capire che si alluda a specie
di Larve, di Vampiri, di Folletti e altre consimili creazioni della fantasia
popolare, sopravvissute dalla più remota antichità, attivis¬ sime nei miti,
nelle fiabe e nelle leggende... Ma non si osa di parlar chiaro, tanta è la
ridicolezza della ipotesi. Entità intelligenti e occulte È il termine consacrato nei processi verbali
spiritistici, e ordinariamente sta a significare le anime reduci dei
trapassati, i sopravviventi umani dell’altro Piano Però questo va bene per lo
spi¬ ritismo, dirò così, ufficiale ; vi è accanto ad esso uno spiri¬ tismo
semi-eretico, che non pronunciandosi in merito, riconosce bensì nei fenomeni
medianici la intellettualità, ma non vuole risolvere in senso spiritistico la
questione oscura della loro ori¬ gine. Qualcuno, essendosi accostato alle
dottrine occultistiche, esoteriche, teosofiche, illuministiche, eco., ecc.,
sembra che voglia con quei termini vaghi accennare ad “ esseri intelligenti ,
celantisi negli abissi del Mistero Universale, chiamati PSICOLOGIA
K SPIRITISMO attorno al Medio da un istinto ignoto, come le farfalle at¬ torno
al lume — . Ciò che risulta chiaro, nel guazzabuglio occultistico, è solo
questo, che i dottrinarii o ipot.etizzatori assegnano a cotali entità una forma
antropomorfa ed una intelligenza del tipo umano : ne fanno cioè degli
indeterminati esseri androidi, o dei frammenti o porzioni di una personalità
umana, non si sa se vissuta o ancora prematura. Attenti bene! Non sono io ohe
definisco tutto l’occultismo un guazzabuglio ( g&chis ): è lo stesso
occultista E. Bosc, che mi serve di guida. Secondo i seguaci
indisciplinati della scuola, ci sono almeno novecento varietà o categorie di “
entità intelligenti occulte , che possono venire a fungere da “John-King, nelle
sedute. Ci sono i Ninnanakaya degli Indiani, maghi disin¬ carnati, ora buoni ed
ora cattivi, che s’impadroniscono dei medii e li fanno agire a loro piacere. Ci
sono poi i Le¬ muri, le Larve, gli Incubi e Succubi, di monastica memoria,
terrifici o lussuriosi a scelta. Poi
vengono gli Eiementali, che sarebbero “ forze semi-intelligenti del regno della
Na¬ tura „, ingenerate dallo spirito umano e sopravviventi nel- l’atmosfera
terrestre sotto le specie di “ imagini od idee astrali „ , o altrimenti, come
dicono cprti teosofi, di “ gusci , (coquesW) capaci di comunicare con noi
viventi e di addos¬ sarsi a qualche persona di poca volontà: generalmente essi sono
sudicioni (sic). Seguono gli Elementini, che sarebbero fratelli minori, “ più
piccoli „ dei precedenti. — E poi com¬ paiono gli Elementari (questa volta
coll’»-!), esseri di un ordine superiore e con facoltà più ampie. — Tutti
questi Esseri strani circondano il tavolo delle Eusapie; e non si sa mai chi
viene o chi si presenta : è un Lemure ? è un Elementino ? o è un “ qualche
anarchico dello spazio „ (sic), uno spirilo di pomofilo, di ammazzato, di
impiccato, di suicida, di ghigliottinato, che rivive un po' di esistenza
terrestre per il desiderio immondo o satirico di colpire i superstiti con le
sue ne¬ quizie o coi suoi scherzi di cattivo gusto? Mistero indeci¬ frabile!
Neiroccultismo l’altra vita è, dunque, concepita e raffigurata come un immenso
comparto di vecchio Manicomio o di Bagno penale. Esseri terrestri
superumani. Qualcuno po¬ trebbe congetturare (mi diceva Giovanni Papini, il
valoroso apostolo del pragmatismo italiano) anche — la esistenza di animali
evolutisi sulla terra molto più in su dell’uomo, e che fossero in possesso
della facoltà di rendersi e restare invisibili, e di agire in uno spazio
diverso dal nostro... Ingomma, si avrebbe qualcosa di più del Metanthropos di
certi antropologi ultraevoluzionisti, anzi una specie di “ su¬ peruomi™ .
analoghi agli abitatori di Marte immaginati dalla potente fantasia del romanziere
inglese C. Wells. Esseri terrestri preumani. Ma si obietta da altri che le
azioni mediumniche danno in generale effetti in¬ sulsi, e. di fronte alle
sublimità ideali di un mondo ultra¬ umano, decisamente bestiali. E allora viene
in mente che alle sedute scorrazzino per la stanza delle anime di morti di
ordine animale propriamente detto, delle anima)' bellini- rum. La serie delle
creazioni mitologiche può prolun¬ garsi all’infinito: ma certo, lo spiritismo e
l'occultismo non hanno mai osato affrontare e tanto meno risolvere, con coe¬
renza di idee, il gravissimo problema della sopravvivenza dello “ spirito „
anche degli animali. Vi sono animali evi¬ dentemente più degni di sopravvivere
che non moltissimi uomini: uno zoofilo troverebbe con facilità esempi ili cani,
di cavalli, di elefanti provvisti di intelligenza e di senso etico, con
adattamento completissimo alle esigenze della loro vita sociale, e perciò più
evoluti di celti selvaggi e crimi¬ nali. Il babbuino eroico, di cui scrisse
Carlo Darwin, non sarebbe idealmente preferibile al “ Corsaro pentito „ che
soffia nelle trombette delle sedute di Eusapia? Le Teosofiche. Il
piano astrale. È ben difficile orientarsi nelle dottrine teosofiche, le quali
sono un impasto vario di tutto ciò che la scienza ha lasciato di residuo nel
suo cammino plu¬ risecolare, con idee provenienti dall’esoterismo d'ogni razza
ed epoca, con credenze occultistiche, magiche, kabbalistiche, teurgiche, e con
astrattezze etiche elevatissime attinte dal¬ l’Oriente (Brahmanismo, Buddismo,
Carsismo, ecc.). Per questo motivo io mi sono ben guardato dalTaccostarmi alla
cosi detta teosofia; temevo di non comprenderla abbastanza, o di non farmi
comprendere. Ciò che interessa al caso nostro è questo, che nelle scuole
teosofiche per lo più si insegna la costituzione ternaria dell’uomo, quale io
riportai dal Papus in altra parte dell’opera (Tomo I, pag. 30), e che in un
insegnamento teo¬ sofico più complesso ed elevato (p. es. quello di Annie
Bksant), i componenti della natura umana sarebbero sette inviluppati l’uno
nell’altro: 1“ il corpo fisico, mortale; 2° il corpo eterico, che sopravivrebbe
al più 4-5 giorni (?); 3° il corpo astrale, sede della sensibilità
deU’imaginazione e delle passioni animali, o altrimenti della coscienza
interiore o subli¬ minale : esso seguiterebbe a vivere più lungamente, massime
negli individui di men nobile sentire e ancora attaccati alla terra, avvolgendo
o rivestendo per un poco gli aitai quattro corpi nella loro evoluzione
iperoosmica, ma poi dissolvendosi anch’esso; 4° il corpo mentale, o “ raanas
inferiore ,, racchiu¬ dente le facoltà concrete della mente, la intelligenza,
la vo¬ lontà, l’io pensante; 5° il c. causale, corrispondente alla men¬ talità
astratta, o “ m alias superiore , degli Indiani; 6° il c. buddhico ,
raffigurante l’intuizione; 7° il c. atmico, il più puro, di origine divina, il
solo che al fine della evoluzione, spogliandosi dei sei precedenti, arriverebbe
al Nirvàna. La opinione dei teosofi intorno alla medianità è di gran
lunga superiore a quella degli spiritisti; anzi, per certi ri¬ guardi non è
molto lontana dalla dottrina positiva. Tutti i fenomeni spiritici, secondo i
teosofi, accadono nel piano astrale, vale a dire in un piano di ben poco
superiore al fisico, e loro rimangono estranei gli elementi superiori della personalità
cosciente. Dobbiamo però distinguere due sub-ipotesi teoso¬ fiche in riguardo
alla fenomenologia medianica. Premesso — che un gran numero di fenomeni
mediumnici palesano una falsa spiritualità, e sono fraudolenti; che non c’è
prova dell’intervento dei soli “ disincar¬ nati ,, ma che probabilmente la
pneumatologia del media- nismo è assai più varia, agendo forse sul medio o
attorno a lui più sorta di spiriti occulti (dementali) ; che il corpo astrale è
una sola cosa col perispirito di A. Kardbo, ma non è tutto persistente
all’infinito, non accompagna l’essere psi¬ chico nella sua ascensione, bensì si
divide alla morte in due parti, una che rimane col cadavere e si dissolve (il
corpo eterico), l’altra che inviluppa lo spirito nella sua evoluzione astrale
ma poi si distrugge, — un buon numero di teosofi assegna la scarsissima
fenomenologia mediumnica reputata autentica all’azione di questo elemento
astrale fuori della persona del medio. Insomma, è la ipotesi
dell’esopsiehisrao. Un’ultra spiegazione d’origine teosofica, e verso la
quale sembrano ora volgersi le simpatie di non pochi psichi- cisti, è quella
delle'cosl dette imagini astrali, o, come si dice con metafora abbastanza
volgare, dei gusci o bozzoli eterici (“coques,). Noi abbiamo visto che l’essere
umano percorre una lunga via ascensiva di sviluppo, alzandosi dal piano
fisico a quello atmico, e traversando successivamente cln dice tre o quattro,
chi dice sette piani. Kiteniamo intanto che nulla si perde nel Creato, che ogni
cosa, ogni accidente naturale, ogni modificazione dinamica lascia una traccia
di sè nell’etere infinito, dove tutto è immerso. E allora (dicono i teosofi)
troveremo logico supporre che durante questa ascesa l’individuo lasci nel piano
astrale una imagine di sè stesso , come ve la lasciano tutte le idee e azioni
umane, le quali sono pei teosofi forze dinamico-materiali simili al ca¬ lore ed
all’elettricità. Ora, sarebbero queste iinagini, che quasi sempre gli
spiritisti prendono per la apparizione reale del¬ l'individuo evocato o per sue
comunicazioni: sarebbero questi •< «usci „ analoghi all'incosciente quelli
che si manifestano, mentre l'individualità cosciente del defunto non c'entra
af¬ fatto, seguitando a svilupparsi in altri Piani. In sostanza, e non
tenendo conto delle intricate altre ipotesi teosofiche ile qunli sembrano sogni
grandiosi di una mente esaltata dal misticismo), la spiegazione teosofica dei
fenomeni rnediurnnici è quadruplice :
frode ; forza emanata dal medium
mediante il suo corpo astrale ; — imagini e residui dei defunti nel piano
astrale; — spiriti eiementali. Per la signora Maui) Jovnt certi fantasmi sono
forme di “ sogno astrale , proiettate da un defunto, 0 al momento della morte
(ciò che potrebbe anche discutersi), o più tardi (ciò che resta
indimostrabile). Ipotesi ultraseientifìelie. Le 11’ESpazio
pluridimensionale. Il gruppo delle spie¬
gazioni iperfisiche, immaginate da Tu. ZOllner, è rappre¬ sentato specialmente
dall’ipotesi dello spazio a n- dimensioni, che vale sopratutto pei fenomeni
fisici, sperimentabili, della medianità. Dicono gli spiritisti che se ne trova
traccia perfino nella Bibbia (Giorue; Paolo, Agli Efesi); aggiungono che
Eeiccno poneva gli Dei in un “ metacomon , o “ intermuncUum dove cessavano le
leggi del nostro Mondo; e ricordano che More, un teosofo, aveva pensato ad un
ampliamento del concetto di spazio, e che già nel XVIII un Fischer e un Okt-
tinger avevano cercato con esso di chiarire lo stato det¬ ratti ina dopo la
morte. Le idee sono in un perpetuo ciclo 1 Gli occultisti, che
risuscitano l’ossessione kabbalistica ed ermetico-alchimica del sacro numero 7,
assegnano anzi allo spazio sette dimensioni: 1“ lunghezza, o potere
d’estensione; 2* larghezza, o potere d’espansione; profondità, o potere di
capacità; aggregazione e disgregazione, o potere di penetrazione ; propagazione,
o potere vibratorio di trasferta; bilocazione, o potere di sdoppiamento
dell’essere; dimensione integrale, o potere di creazione (divino). Coi feno¬
meni mediumnici saremmo alla vigilia della quarta dimen¬ sione e ci
incammineremmo a passi lesti verso la quinta e hi sesta, rimanendo l’ultima e
la settima dimensione riser¬ vate soltanto a Dio! Adesso si avanza l’idea,
non peregrina certamente dopo E. Kant , della relatività dello spazio (cfr.
Poincaré, in “ Année psychol.) e che la geometria Euclidea non sia più vera, ma
solo più comoda delle altre. Ma in uno spazio più complicato deH’euclideo, e
dove, con Riemann, la somma degli angoli di un triangolo fosse più grande di
due retti, o dove, con Lobatchewschv, la stessa somma fosse più piccola, si
potrebbero forse più facilmente spiegare i movi¬ menti d’oggetti non urtati né
visibilmente influenzati, la penetrazione della materia nella materia, e quelle
aggrega¬ zioni semi-materiali- temporanee che si formano nelle seduti- di
Eusapia? 16. Fluidismo. — La vecchia ipotesi dei fluidi, pas¬ sando
dalla fisica alla psicologia supernormale, ha dato ori¬ gine alla idea che il
nostro corpo, oltre allo k spirito con¬ tenga un “ fluido „ particolare idoneo
a spiegarci sopratutto i fenomeni mediumnici obiettivi, e fors’anco taluni dei
super¬ normali subiettivi, ad es. la telepatia, la chiaroveggenza, eco. Il
fluidismo non è che un supermaterialismo, o un mecca¬ nicismo sublimato; e si
trova rappresentato, come già dissi, da una folla di sostanze ed entità più o
meno immaginarie, non più dimostrate finora di quanto lo siano stati al loro
tempo il fluido elettrico o il fluido vitale. Tutti i pneumi, le ombre, gli
spiriti vitati e animali degli antichi; l’flòuAov di Platone ed IppocraTE ;
Vaether animai vehimlum di Agrippa; il corpo sidereo di Paracelso e Van
Helmont, ne sono stati i precursori. Ma è straordinariamente cresciuta la
compagnia di queste creature pseudo-spirituali o supermateriali,
finissime, diffusissime, elasticissime; e ne sono arrivate d’ogni parte, dal
mesme¬ rismo, dalla fisica fluidistica, dall’occultismo, dalla poesia.
C’è stata una continua altalena tra la spiritualità e la ma¬ terialità, giacché
la mente umana oscilla sempre fra questi due poli. 11 poeta Wirland cantava
1" “ organo dell'anima di natura eterea ma il poeta Kbbner, l’illustratore
della veg¬ gente di Prévorst, abbassava il tono, mettendo in rima lo spirito
nerveo, il Nervengeist. Di poi lo Jcng-Stilling risaliva all’ k essere etereo
luminoso n ; mentre lo Schelling ricalava sem¬ plicemente al secondo “ corpo
più fino,. E cosi I’Esohevmayeb tornava a parlare di un “ etere organico , ; ma
l'alienista soma- tista Groos ridiscendeva al “ corpo incorruttìbile „ ; e il
tra¬ massone Krause al suo “ corpo primordiale „ o “ Urleib „. S’alzava
l’americano dott. Grimks col suo etherium a con¬ cetti ultrafisici; ma Gdst.
Feohner, l’insigne fondatore della psicofisica, ritornava ad un semplice k
cestito animiro post- mortale ,, ossia a un “ Seelenkleid „ . L’altro americano
Dodke rimetteva in voga 1’ * aura neurica , o neurara; laddove il filosofo Em.
Fichte, convertito allo spiritismo dalle esperienze di Slade che aveva viste con
lo Zòllser, associava i due estremi nel suo “ corpo fantastico interiore , o “
Pkantasie- leib . Predomina tuttavia nei tempi ulteriori ed attuali la
.semimaterialità; il perispirito di Kardeo, il corpo astrale di Dp Prel. il
metaorganismo d’HELLKNiiACH, il corpo sidereo della Blawatsoht (risurrezione
Ae\\' eoestrum paracelsiano !), hanno tutti un che di iperfisieo, che non è più
materia gros¬ solana e ponderabile, ma non è neppure spirito ; per ciò il loro
posto comune è qui, nella rubrica del fluidismo. Questo è un mezzo comodo
(non troppo filosofico) di risol¬ vere la difficoltà dell’unione del corpo con
lo spirito: si tenta di spiegarla gettando un ponte tra l’uno e l’altro la
mercè di un terzo componente, al quale si affibbiano le facoltà che sarebbe
eccessivo di attribuire al corpo, che sarebbe avvi¬ lente di attribuire allo
spirito! Secondo tutti i fluidisti, al di sopra del corpo organico e del
componente tluidico sottile e imponderabile, esiste nell'uomo il voOi;, I anima
immateriale semplice e immortale dello spiritualismo classico, la “ pura
spiritualità , di Em. Erm. Fichte, il principio psichico , (propriamente
animico) di Reichenbach, il soggetto trascendentale „ di Dij Prel, la “
personalità subliminale , di Myers, il “ corpo mentale-atmico , dei
teosofi. Le ipotesi fluidistiche non si contentano, dunque, di am¬
mettere e di osservare i nuovi fenomeni quali effetti di forze PSICOLOGIA
E SPIRITISMO, HI indefinite possedute daU’organismo ; pretendono,
invece, di definirle e concretarle in una sostanza a sé, in una “ entità », a
un dipresso come facevano cento anni or sono i fisici con il loro “ fluido
calore „, col “ fluido elettrico „, ecc. o come i biologi col “ fluido vitale
». Debbo dire, per vero, che nelle recentissime ipotesi sulla dissoluzione
della mateiia (cfr. in Le Bon) certi fisici sembrano propensi a risuscitare la
vecchia dottrina fluidistica, inquantochè la materia, dissol¬ vendosi, verrebbe
a trovarsi, secondo essi, in uno stato inter¬ medio tra quello materiale a noi
noto e quello etereo che suppo¬ niamo esistere ovunque. Per ciò avrei torse
dovuto mettere il fluidismo fra le ipotesi prescientifiche, cioè fra quelle che
non soltanto sono possibili in astratto, ma possibili in con¬ creto ; ossia,
riguardo alla loro più o meno prossima dimo¬ strabilità, accanto alla ipotesi
di una radioattività particolare alTorganismo, della quale parlerò più avanti e
con cui, in fondo, la idea centrale dei fluidisti ha le maggiori
analogie. Le metabiologiche. Unisco in questo gruppo le ipotesi oggi
culminanti, che pur prendendo a base della spiegazione l'uomo quale essere vi¬
vente, gli attribuiscono un principio attivo per sé, unico o multiplo, con
qualità, con poteri e con durata (“sopravvivenza») oltrepassanti i limiti
visibili e sperimentabili dell organismo. 17. Polizoismo umano,
pluralismo psichico. Vie una teoria biologica detta “coloniale», la
qualevede in ogni am¬ malo superiore o Metnzoario un aggregato, o colonia,
derivato dalla associazione e fusione di molte individualità semplici,
primitive (cfr. le opere di Perrier, Cattaneo, Durand-de-Gros). La teoria
dell’aggregazione polizoica permette di concepire anche un polipsichismo; ossia
- la formazione della coscienza dell'io mercè la unione di tutte le coscienze
elementari: - - ciò che porta a immaginare nell’Uomo la pluralità delle
coscienze e la possibilità di una disgregazione psichica all’estremo, la quale
separi e renda libere ed autonome le monadi coscienti inferiori.
Quest’ipotesi polizoopsichica assomiglia a quella della dis¬ gregazione della
personalità, di cui dirò più avanti; ma se ne differenzia in quanto che parte
da dati biologici, mentre 1 altra ha il suo fulcro nell’osservazione
psicopatologica. D altronde, il pluralismo psichico arieggia un po’ la
moltiplicità di compo¬ nenti della natura umana, fantasticata da certe scuole
di i eo-sofia (come più su ho detto). Il genialissimo Durano de Gros, che ne è
il padrino in metapsichica, non ha però avuto il tempo di illustrarla. Animismo.
Io non credo che vi sia sostanzialmente molta diversità tra il fluidismo e
l’animismo, salvo che il primo è derivato da concetti fisici, il secondo da
concetti bio-psicolo¬ gici. Ho avuto occasione di parlarne più volte nel corso
del¬ l’opera, giacché Tipotesi animica si collega strettamente alla spiritica:
1’“ anima „ dell’AKSAKOFF e degli spirito-psichicisti suoi seguaci è il “
perispirito „ del kardechismo ufficiale. A parte la denominazione che io
di già protestai scorretta, l’animismo ha del buono in quanto riconosce la
causa dei fenomeni medianici fisici e di parte degli intellettuali, così detti
spiritici, nell’organismo stesso del medium, e li fa correlativi delle sue
potenzialità individuali. Sarebbe il “corpo aniraico, (impropriamente, 1’ “
anima „) del medium ciò che si esteriora dal suo corpo; è desso, che diventa
capace di agire oltre ai limiti di cpiesto, e anche di fuoruscirne. L’ipotesi
del “doppio fisiologico , cnriosa
risurrezione del doppio dei selvaggi trae qui le sue fonti ; e se non si dà al
termine “ anima „ altro valore tranne quello di un’astrazione irreale per
rinsieme delle “ forze , che si esteri orano, questa ipo¬ tesi è alle soglie
della scienza metapsichica. Nè 1’ Aksakoff, nè gli spiritisti in genere
si arrestano però alla designazione astratta; secondo essi, 1’anima, non è
soltanto, caso mai, un prodotto effimero e contingente dell’organismo senza del
quale non avrebbe esistenza nè autonomia, ma è proprio un’entità reale attiva,
un quid di intermedio, per la sua natura, tra la materia del corpo e la
immateria dello spi¬ rito: l’anima, anzi, sarebbe composta di una sostanza
sottilis¬ sima, raffinatissima, affine alla corporea abitata, di cui costi¬
tuirebbe un perfetto duplicato interno, disseminato o, meglio, risiedente in
tutti gli elementi cellulari deH’organismo: insomma, sempre il perispirito
fiuidico. E avrebbe due ufficii: — agire per sè stessa, in modo autonomo,
esteriorandosi ; — lasciarsi captare dagli spiriti estranei al medium, erranti
nell’iperspazio, e sopratutto dalle anime dei morti che invi¬ luppandosene
avrebbero il mezzo di manifestarsi, di smuovere oggetti materiali, di farsi
visibili... Noi conosciamo diggià qualche raffigurazione imaginosa di codesta
ipotesi: ma giriamo in tondo, poiché il pernio ri¬ mane pur sempre la ipotesi
spiritica. Spiritismo. La quale ipotesi, dopo tutto quello ohe ne ho
scritto nell’opera, mi pare meritorio verso il let¬ tore di accennare soltanto
in questo gruppo delle spiegazioni metabiologiche. Lo spiritismo, ho scritto
altrove (Corriere della Sera), diffusissimo nei paesi civili, collegato alle
credenze e leggende degli antichi e alla storia di tutte le grandi religioni e
filosofie, merita attenzione e rispetto dal¬ l’uomo di scienza, anche dal più “
liberale „ e 11 spregiudi¬ cato „ : esso ha in in suo favore l’assenso di
intelletti di primissimo ordine, e una immensa moltitudine di documenti,. Ma
l’attenzione e il rispetto andranno soltanto allo spiri¬ tismo quale
espressione di un dato temperamento mentale di chi lo accetta e sostiene, o
quale opinione personale de¬ sunta dall’apprezzamento di fatti individualmente
percepiti e concepiti; non già alla ipotesi spiritica introdotta abusi¬ vamente
nel sapere o imposta alla psicologia supernormale. Perchè una spiegazione
di un qualsiasi gruppo di feno¬ meni naturali oggi si imponga, non basta il
criterio di au¬ torità, se non è sorretto da larga e sicura prova sperimen¬
tale; ora, questa manca ancora del tutto, e povero sarebbe 10 spiritismo
qualora dovesse affidare le sue sorti alla me¬ dianità delle Eusapie, o dei
Politi, o dei Miller. L’edifizio immane dello spiritismo sistematico e
dogmatico fu elaborato, in poco più di venticinque o trenta anni, con materiali
ge¬ neralmente di dubbia provenienza e di sospetta fattura; s è mantenuto vivo
per un vero miracolo di statica, e perché i suoi adepti si sono- sempre
guardati dall’applicare ai fatti ed ai documenti un vero metodo critico.
Presentemente, è cominciato anche per esso un lavoro di seria revisione, come è
successo a tutte le dottrine trasmesseci"; e coloro, che ancora credono
nella sopravvivenza dell’io co¬ sciente personale e nelle comunicazioni con i
defunti, sono i primi a protestare contro le esagerazioni, pressoché assurde e
ridicole, della prima èra storica dello spiritismo. Tanto meglio!
probabile che, ripensando e rivedendo, tutto 11 vecchio materiale vada in
fumo e più non se ne trovi uno nuovo, e sicuro, e scientificamente provato, da
sostituirgli. Non ho che da leggere le opere di Hyslop per consolidarmi per ora
nel mio autispiritisino, fortificato da tutte le espe¬ rienze compiute con la
Paladino. Non ho che da scorrere la raccolta dei periodici di spiritismo per
trovarmi d accordo (e la cosa, davvero, è curiosissima) con Gastone Méry,
spiri¬ tista esimio, sebbene cristo-cattolico ; il quale, veduto all opera il
Miller, com’io ho veduto la , Eusapia, se n’è partito convinto che la ipotesi
demoniaca e la spiritica non corrispondono ai fatti. Del resto, vi sono
adesso molti altri investigatori di vaglia — fisici, fisiologi, medici,
psicologi, psicbicisti — 1 quali, dopo prova e riprova, la pensano precisamente
come me a riguardo dei * John King » e compagnia. E non ho altro, qui, da
aggiungere. Ipotesi prescientitìelie. Le empiriche
negativistiohe. È un piccolo gruppo di spiegazioni, che io in altro luogo
ho criticate come troppo sollecitamente pratiche. 20. Frode e
prestidigitazione. Tipica fra le spie¬ gazioni dettate dall’empirismo, questa
della fraudolenza perpetua e universale dei medii è l’opinione più comunemente
adottata dagli iperscettici, dagli increduli per progetto o per inerzia, dai “
furbi , di cui, pare impossibile, è tanta inspe¬ rata dovizie nel mondo
soltanto a proposito della medianità, mentre difettano in riguardo a tutte le
altre cose, grandi e piccole, della vita ! È tesi indubbiamente giustificata
dal grande numero di smascheramenti di medii celebri professionisti e
dilettanti: io stesso l’ho esaminata più volte, e ho dovuto riconoscere che la
E. P. froda; non cosi spesso come si pre¬ tende, ma froda. Però i suoi
stratagemmi le servono sol¬ tanto per i piccoli fenomeni: sono affatto incapaci
di spie¬ gare la sua complessa fenomenologia, in cui io ho potuto distinguere
classi e categorie di manifestazioni subiettive ed obiettive. Non insisto di
più: ritengo per oramai acquistato alla metapsichica un grosso numero di
effetti reali ed auten¬ tici della medianità della Napoletana, come è sicura,
del resto, una buona parte della fenomenologia fisica prodotta da altri medii
potenti, siano professionisti, siano volontaria¬ mente operanti nei circoli
privati. 21. Illusioni ed allucinazioni sensoriali. Altra tesi
popolarissima, perchè empirica! Tutto
ciò che si narrerebbe di aver percepito, sentito, toccato, visto nelle sedute
sarebbe il prodotto di uno stato illusorio ed allucinatorio dei presenti. E
questo si originerebbe per attenzione aspettante, per credulità, per effetto di
emozione o di stanchezza, per impreparazione scientifica, per suggestione
dell'ambiente, per l’oscurità, per le convulsioni del medio, eec., tutte
cause che alterano la percezione, perturbano il raziocinio, diminuiscono il
criterio. Anche su questa ipotesi mi sono intrattenuto più volte : le ragioni
per cui essa deve respingersi, sono intrinseche ed estrinseche. Fra le prime
indicherò solo questa : che nessun alienista al mondo conosce casi, in cui
possa succedere che sei, otto, dodici, talvolta venti persone sane di mente e
di sensi normali diventino ad un tratto, e tutte ad un tempo, illuse ed
allucinate senza un preesistente processo patologico del cervello; nessun
alienista ha mai veduto simili turbamenti morbosi inconcepibilmente effimeri,
di pochi minuti e secondi, apparire e sparire come per incantesimo magico. Fra
le estrin¬ seche citerò una ragione che vale abbastanza, almeno per me: tanto
al Circolo Minevra, quanto nelle altre sedi, noi abbiamo saputo sempre
discernere pochissimi tentativi di inganno, e li abbiamo quasi sempre sventati.
Aggiungerò le prove fotografiche: e basta! Vili. Le empiriche
psicopatologiche. Le ipotesi esplicative che seguono, hanno sulle
precedenti il vantaggio di abbandonare tutte le generalizzazioni troppo
astratte e di basarsi sulla analisi delle condizioni fisio-men- tali dei
soggetti, in presenza dei quali avvengono i fenomeni; ma hanno poi il torto di
non prendere in considerazione i fenomeni stessi nelle loro modalità
particolari per stabilire se tutti siano spiegabili, ad esempio, cogli stati
subiettivi del medium... Questo gruppo di spiegazioni della medianità è
.sopratutto a base fisio- psicologica e psico-patologica, e da un canto si lega
alla ipotesi empirica suaccennata degli errori di senso, in parte alle idee che
sono il patrimonio proprio della metapsichica. Per ragioni di studio io le
separerò l’uua dall’altra; ma in verità esse si incastrano tra di loro e co¬
stituiscono un nucleo unitivo di idee direttrici ed esplica- t rici, massime
dei fenomeni intramediumnici (press’a poco il personismo d’Aksakoff). Questo
nucleo rimane vigoroso anche se lo si associa ad altre ipotesi più generali,
quali sa¬ rebbero l'animismo, lo spiritismo, il Huidismo mesmerico, ed anche
l’esopsichismo o biopsicodinamismo. Infatti la condizione fondamentale,
sine qua non, del me- diumnismo resta sempre di natura fisiopsichica, ed io
l’ho lungamente dimostrato: adunque, delle spiegazioni di con¬ tenuto
psicologico anormale e psicopatologico saranno indubbiamente applicabili al
carattere interiore dei fenomeni mediumnici. Ed io le ho accettate e difese da
gran tempo, ed io le sostengo tuttora quali interpretazioni parziali po¬ sitive
e scientifiche, cosi dello stato di fondo della medianità, come di molte sue
manifestazioni, poiché le trovo pienamente conformi alla mia esperienza di
clinico ed alla logica scientifica. Ciò non pertanto dichiaro subito che
nessuna di esse ha il valore di una spiegazione generale dello spiritismo - e
neanco della medianità in azione. Da vari anni, con inutili collere degli
spiritisti, ho espresso il concetto che la immensa congerie di fatti denominati
“ spi¬ ritici „ e malamente riuniti sotto una sola e medesima eti¬ chetta, si
scinderà in tanti gruppi od ordini diversi, ognuno dei quali chiederà e
riceverà dalla scienza una interpretazione particolare e differente. Di qui
allora, taluni fenomeni su¬ biettivi resteranno nel pieno dominio della
patologia normale, della psicopatologia, della neuropatologia (come loro appar¬
tengono diggià) ; altri, dopo essere rimasti ancora per un po' di tempo nella
penombra della psicologia supernormale, o aberranti nella zona
ultraconoscitiva, saranno assorbiti di pien diritto dalla bio-psicologia
allargata di tutto un capitolo su poteri organici ritenuti adesso occulti o su
forze bio-psi¬ chiche tuttora ignote. 22. Isterismo, nevrosi, ipnotismo e
stati affini. — Sicuramente, l’Eusapia, come tanti altri medii, è
un’isterica, e l’isterismo è il progenitore comunissimo di centinaia e miriadi
di fatti biopsichici eccezionali : sicuramente, la media¬ nità esige che il
soggetto entri, come io ho provato, in uno stato di concentrazione autoipnotica
della coscienza. Il Car- binoton arriva a credere che persino i fatti
meravigliosi della Piper non siano altro che ipnotismo ! — Ma la morbosità
costituzionale del medio e la sua transitoria condizione di autoipnosi (“
trance „) non servono a spiegarne la fenomenologia objettiva: l’effetto non è
una cosa sola con la causa. E prima di tutto tale teoria non spiega le
percezioni reali dei presenti, e poi non i poteri straordinari in che consiste
pro¬ priamente la medianità; e infine, non gli effetti estrinseci o fisici di
questa. Per la produzione dei fenomeni metapsichici, in generale, è
necessario, si, uno stato abnorme, talvolta addirittura patologico, la cui
valutazione (questo vada detto ai dilettanti infestatori del dominio nostro),
non può essere eseguita se non da alienisti e da neuropatologi ; ma l’isteria,
l’ipnosi, la trance , sono avvenimenti intramediumnici : come capire con
essi la telecinesia, la telefonia, le materializzazioni, ossia i fenomeni
extra-mediumnici? Suggestione ed autosuggestione – contra-suggestione --
Questi termini sono divenuti comuni ; e tutti li ripetono, anche senza saperne
il preciso significato, Si vuole perciò che tutta, la fenomenologia di Eusapia
sia il prodotto di suggestioni che essa eserciterebbe sui presenti
(ipnotizzandoli?); o di auto- suggestioni, che tanto il medium quanto i suoi
vigilatori e gli altri astanti proverebbero durante le sedute... La cosa
è vera in piccolissima, in minima parte, cioè per quanto concerne la direzione
data ai fenomeni dalla medium che è suggestionabilissima, e per l’apprezzamento
di certe per¬ cezioni ricevute da taluni fra i pereipienti che siano
suggestibili – cf. H. P. Grice, IMPLICATVRA, suggestio falsi, suppressio veri
-- , per es. nelle percezioni tattili e visive, e più ancora, secondo me, nelle
presunte identificazioni di spiriti famigliavi „. Ma alla ipotesi della
suggestione intesa nei suoi veri confini e poteri oggidì ammessi, sfuggono
almeno i nove decimi, se non più, delle manifestazioni paladiniane: inoltre,
essa incontra l’ insormontabile ostacolo che, se la medium cade in autoipnosi,
gli astanti non cadono mai, certamente, per opera sua in etero-ipnosi.
24. Disgregazione della personalità. È la teoria prediletta dai psicologi
sperimentatori e dai clinici psicopatologi ci, i quali segtìono in ciò le
vecchie, ma indelebili orme segnate da Dura.vd (de Gros) rispetto al
polipsichismo, dal- I’Azam nei suoi studi celebri sugli stati di doppia
coscienza, da P. Janet sull'automatismo degli elementi inferiori della personalità,
da Flocknoy sulle alte manifestazioni intellet¬ tuali del sonnambulismo
medianico. Ne ho parlato molte volte nel contesto dell’ opera , e credo che i
lettori ne ab¬ biano oramai un concetto preciso. La teoria della
disgregazione psichica ha dei precedenti gloriosi nelle indagini di Chevreul,
Faraday, Babinet, Thury, sul meccanismo dei moti incoscienti, ed occupa un
posto di pri¬ missimo ordine nella psicopatologia moderna: ma se vale per i
fenomeni subiettivi del mediumnismo, e se può essere applicata anche ad alcune
piccole categorie di fenomeni extra- mediumnici (per. es. alla tiptologia, a
certe paraeinexie), rimane poi inefficace per spiegare la intera fenomenologia
“ spiritica „. Essa illumina, certo, particolarmente i fatti di medianità intellettuale,
poiché sarebbe in una parte disgregata (inferiore) della personalità del medio
e dei presenti, che si elaborerebbero gli impulsi ideativi e motori capaci
di dare lo scrittura automatica, i moti subconsci trasmessi agli og- ,ti
esterni, le personificazioni, le azioni inimico-oratorie, fé presunte
trasformazioni, le memorie latenti, i romanzi spi- rit * i ere. Ma se si bada
alla medianità fisico-meccanica, che per Èusapia è in causa, la personalità
disgregata chiarisce forse le azioni a distanza? Automatismo ed io secondarii.
— Sulla disgrega¬ zione della personalità si fondano le ipotesi sussidiarie,
che attribuiscono i fenomeni mediumnici all’ automatismo dei centri inferiori
cerebrali e alla formazione di io secondari. a) Una delle teorie che
presentemente fa più rumore, è quella detta “ poligonale „ del prof. Gkasset
(ctr. Le Spirit., [/Oc cult., Intr. à la Phil., ecc.). L’insigne clinico, dopo
aver costruito un teoretico schema geometrico dei diversi centri funzionanti
nella corteccia del cervello, suppone che quelli psicosensori e psicomotori
costituenti il “ poligono „ si libe¬ rino dall’egemonia del centro ideogenetico
(centro O), e agi¬ scano con autonomia, ciascuno per proprio conto, o il più
spesso associati. Non diversifica sostanzialmente dalla precedente
ipotesi, ma non spiega affatto il più gran numero di fenomeni obiettivi. Anche
il neuropatologo belga Croco l’ha adottata, ma senza riuscire a dimostrarne la
applicazione a fatti che mi sembra siano rimasti ignoti a lui come al Grasskt.
Con lo schema poligonale si schiariranno la danza del tavolo quando è toc¬
cato, la psicografia, le personificazioni, forse le visioni cri-
stallomantiche, la criptomnesia, magari la xenoglossia e i romanzi
subliminali..., ma l'automatismo concerne l'elemento subiettivo della
medianità, non l’obiettivazione della forza psichica che opera extra. b)
Cito solo di passaggio l’ipotesi congenere del- 1’ “ io splancnico „ di
Tissifi: sarebbe una specie di coscienza inferiore, localizzata nei nervi e plessi
splancnici del gran simpatico, la quale rendendosi libera da ogni soggezione
verso la coscienza superiore, ingenererebbe i fenomeni della vita onirica, e
conseguentemente dell’ipnosi, auto-ipnosi, ecc. Qui c’è da rammentare che
anche certi teosofi (p. es. En- causse) collocano il “ corpo astrale „ nel
sistema nervoso gran simpatico, la cui funzionalità piuttosto oscura per¬ mette
questa e . altre cosi fatte imaginazioni. Le metapsichiche. Le ipotesi
che seguono, sono il patrimonio speciale della nuova psmolog1,, supernormale.
Un nesso innegabile le vin- ‘ alle spiegazioni fisiopsicopatologiche, senza
delle quali r«.,«bb.ro indecifrabili inni i potSi swSh «US .*1|0
<*rcllS l»'"J»rre i fenomeni detti spintiti : esse hanno, però,
il carattere peculiarissimo di t ovars1 tuttora al di là del territorio
scientifico ; sono pos¬ sibili, forse anco probabili, ma non sono per ora
dimostrate Un lavoro sperimentale serio s’impone, perchè esse passino dalla
fase prescientifica alla scientifica. 1 26. Telepatia e suggestione
mentale. — Non si può più negare la possibilità della trasmissione del
peasfero 1 no percezioni, imagim, idee, emozioni, impulsi — da MWggetn°
alla rorisel'za l'intermezzo dei sensi ordinari- anima (ha scritto Paolo Carus,
forse con esagerazione) è una macchina telepatica .. E vero che i saggi
sferimentah SSriTfSfr ‘ Ri^.en?e han"° (pt0 finora Esultiti scarsi e
incerti (tir. Ricuet, Ermaoora, Podmore, ecc.); e anch’io dopo le mie
esperienze sulla Paladino, sarei tratto a dirla rarissima m costei e a non
ammetterla senza con.ronro va nè tanto facilmente, come fanno alcuni autori.
Però la telepatia esige forse un concorso spontaneo, non provocabile ad arte di
condizioni fisiopsichiche peculiari deiTe agenti sia dei trasmissore, sia del
peroipiente. ° Bisognerà fare una cèrnita accuratissima dei casi
sporadici (secondo i cntern che io mi sforzai di stabilire alcud annl meri- ° è
ln<rOIltestato die un buon numero di fenomeni Zìi?0? rrv; 'T dalIa
applicazione di codesta ipotes psichicista. Certo, ha torto I'Htslop che nega
la telenati , oTnchnn rfrr in trance - Ma P»i 1* estende sig ‘ SmGwicl f?
a ,° -° Slnriti8,n0 (P- es Podmore hi Importata Va' t!l fnfale.' P^hicisti
Inglesi), ,,e esagera S h V1V1 P°tlà ehiarird- * « chiarisce lft
pr&hS„ d^' k dnaroveggenza, la psicometria, forse I h ! ma soPratutto la
divinazione del pensiero rJone dei “CHV°nl 6 CeftÌ TSSaggÌ Che s™° all,/
identifi¬ cazione dei disincarnati „ (come, a mio avviso, sarà il caso pm
frequente delle rivelazioni della Piper e della Thomson) non sussi?ta
ragi°ne di sospettarvi frodi o illusioni psichiche; essa spiegherà anche la
direzione IPOTESI METAPSICHICIIE assunta da certe sedute per
suggestione mentale degli astanti : _ ma non spiegherà mai la fenomenologia
fisica, le azioni a distanza, le apparizioni luminose, le materializzazioni.
Quanto alla ipotesi che i medi caduti in trance quando si personificano e danno
comunicazioni, lo facciano perchè sug¬ gestionati mentalmente ossia
telepaticamente dagli k spiriti „ (ctr. Visani-Scozzi), io la reputo una grossa
petizione di principio: ammette per dimostrato eif> che è da dimostrare. E
poi, non si concilia con tale telepatia fra vivi e morti il carattere
realistico o artistico-drammatico, che prendono le “ incarnazioni „ e che
rammenta le disposizioni ludiche degli ipnotizzati e... dei ragazzi, tenuto poi
fermo che spesso il medium cade nel giro dei monoideismi ossessionanti e mi¬
tomaniaci deiristerismo. L’Hyslop ha capito così bene la gravità di
queste obie¬ zioni alla ipotesi telepatica che, pel caso della Piper, s’è
affrettato a combatterla tra vivo e vivo, ossia tra la medium e i suoi clienti
(cfr. Science a. a flit. Life). Ma nè le sue dieci ragioni sono convincenti, uè
— lo ripeto — un caso unico, dato pure che fossero eliminate tutte le
difficoltà già accennate da W. James, da J. Jàbtbow e da C. Bell, può bastare a
costruire una fabbrica così imponente, come vuoisi quella dello “ Spiritualismo
moderno „. Potrei fare la critica minuta delle dieci argomentazioni di
Hyslop. — P. es. alla prima , che “ la telepatia sia selettiva, accada cioè
solo fra dati individui, mentre nella Piper av¬ viene con tutti i comunicanti
„, si obietta agevolmente che qui si è scambiata telepatia con suggestibilità
mentale ; ora, questa potrebbe esistere nella Piper in grado eccezionale,
siccome infatti opinano alcuni psichicisti non immortalisti di vaglia, e
costituire perciò il fondamento di un vero pseudo- spiritismo. — Alla quarta,
che nella * trance „ di Eleonora si seguano rapidamente parecchi “ comunicatori
„ , mostrando così che sono spiriti di disincarnati dall'Altra Parte, e non io
secondari „ , si risponde (con un po’ di stupore per sì fiacca induzione
psicologica!) che nei soggetti ipnotici le trasmutazioni di personalità si
creano con velocità ben maggiore, e che , per giunta, si sono vedute in altri
medii, p. es. nel sig. R... di Roma, succedere prestissimamente in po’ più di
mezz’ora sei o sette personificazioni oniriche di un pueri¬ lismo desolante!
Alla decima, che tra il “ Rector „ e Pelham „, le due principali
personificazioni medianiche della Piper, esistano differenze essenziali, per
cui la prima soltanto, secondo Hyslop, sarebbe onirica e copiata s
PSICOLOGIA E SPIRITISMO servilmente dai libri di Stainton-Moses, mentre la
seconda sarebbe... vera, io non oppongo nulla, perchè a chiunque abbia la più
lieve coltura in psicologia scientifica e si senta libero il processo logico da
ogni preconcetto, basterà l’enunciazione deH’argomento per apprezzarne il
valore eguale a zero!.... Ma non è il caso di incrudelire, da] momento che qui
si tratta di Eusapia Paladino, medium spurio secondo l'austero prof. Htslop, e
non della somma, incomparabile medissima americana. 27. Allucinazioni
indotte e telepatiche. Taluno pensa che Eusapia Paladino ci abbia “ allucinati
„ con un procedimento, non ipnotico nello stretto senso della parola, bensì
telepatico. Il medio possederebbe qualche potere ma¬ gnetico, o magico, o
quidsimile, con cui indurrebbe nel cer¬ vello dei presenti alle sue sedute tutte,
le percezioni tattili, muscolari, visive, uditive, che essi risentono e con le
quali descrivono e definiscono i fenomeni : e pur recentemente ci si è accusati
di essere caduti in siffatta condizione di “ al- lucinamento veridico „
(Tomhasina). Anch’io non nego in modo assoluto questa possibilità per talune
percezioni, e l’evento mi parrebbe, ad ogni modo, sempre degno di studio : ma
lo reputo indimostrato per la massima parte della feno¬ menologia mediumnica,
e, nel caso nostro, improbabile per tutte le ragioni che ho qua e là
disseminate nel libro, e che è inutile ripetere. In particolare, rilevo che la
fotografia delle levitazioni tiptiche, i mutamenti di oggetti accertati dopo le
sedute, escludono anche questa spiegazione derivata per vie tortuose dalla telepatica. Esteriorazione
della motricità e della sensi¬ bilità. Bei nomi, e di buon tenore psicologico,
introdotti dal De Rochas per indicare — la facoltà dei medii di percepire le
eccitazioni sensitive a distanza e di proiettare fuori dei limiti tegumentali del
corpo le incitazioni motorie con che essi producono movimenti a distanza. —
Però le due este- riorazioni ne presuppongono una terza, che il colonnello non
ha distinta nè denominata : quella delle imagini, o esterio¬ razione
propriamente psichica. Sarebbe con quest’ultima che il medium organizza luci e
forme a distanze : un movimento esteriorato non spiega affatto le “
materializzazioni „, che sono il fenomeno più cospicuo del medianismo.
L’ipotesi deH’esteriorazione è ancora assai lontana dalla dimostrazione, e dirò
inoltre che i fatti per cui il De Rochas l’ha creata (illusioni e visioni
di soggetti ipnotizzati) lasciano sorgere dei forti sospetti o di suggestione,
o di simulazione : tuttavia è proprio vero che nelle sue sedute Eusapia sembra
uscire invisibilmente dal proprio corpo, e sdoppiarsi, ed este- riorare la sua
sensibilità sensoria e la sua attività motoria, operando in tal modo lungi
dalla sua persona fisica visibile. E con queste ipotesi siamo, forse, a buon
punto ; ma rimane oscura e quasi incomprensibile la natura del quid che si
esteriora e si ideoplasma: il De Roohas ed il Maxwell hanno pensato che questo
quid sia qualche cosa di analogo all’ elettricità, e con tale supposto ci
attacchiamo da una parte al fluidismo e aH’animismo, dall'altra al
metadinamismo di cui parlerò più avanti. 29. Produzione psico-collettiva.
— I risultati me- diummiei derivano forse dall’associarsi della psiche del
medio con quella di alcuni fra i presenti (medii in latenza, medii in
sviluppo), o anche di tutta l’assistenza V E stato sostenuto anche questo, e
I’Ochorowicz ha legato il suo nome all'ipo¬ tesi che i fenomeni siano un
prodotto psichico collettivo ; bisogna però che si supponga la presenza di un
qualche ele¬ mento fisico o estrinseco, sia essa una “ forza ignota „ spri-
gionantesi dai presenti in seduta, sia essa una “ emana¬ zione „ semimateriale
; per cui, in fondo, la ipotesi si riduce alla congettura di una fusione o
miscela di elementi meta¬ organici derivati dall'assistenza. Non si
tratta, dunque, soltanto di un contagio psichico, di una psicologia
inter-iudividuale, come la intendeva Ga¬ briele Tarde: ma allora la ipotesi
vale, forse, per i fenomeni che si effettuano in una riunione, non serve invece
per quelli sporadici, nè per quelli spiritici propriamente detti. Ad es.
ciascuno degli astanti potrà collaborare alla tiptocinesia, che è un fenomeno
percepito da tutti; ma che contributo fornirà alle percezioni singolari, p. es.
luminose, degli altri ? 30. Esteriorazione dell’essere subcosciente. — As¬
sommando la sensibilità, la motricità e l’inteHigenza esterio- rantisi dai
medii in una unità che avrebbe molte analogie cogli io secondarii della teoria
disgregazionistica (vedi retro), ma che possederebbe esistenza autonoma o
quasi, e si renderebbe indipendente dalla coscienza personale, si crea il
concetto ipotetico del “ subconscio attivo ., dell’1* essere subcosciente,.
Sarebbe quest'essere il portatore di tutte le facoltà super¬ normali, l'agente
nel sonno, nell'ipnotismo, nell’isterismo, nella telepatia e nella medianità,
la monade Bruniana capace di separarsi già dal corpo organizzato del
vivente e di sopravvivergli alla morte, recando con sè i caratteri ereditarii
ed acquisiti che ne fanno un io personale e cosciente. E la ipotesi riassuntiva
esposta dal Dr Geley e costruita con grande abilità; e pochè tien conto d'un
buon numero di tatti fisiopsicologici e psicopatologici, essa, a mio avviso,
costituisce il tentativo più serio di sintesi dello spiritismo “ scientifico ,
contemporaneo. L’ “ essere subconscio „ del medio entrerebbe in comunicazione
cogli esseri subconscii liberi ed autonomi (dei defunti), e li impersonerebbe
atteg¬ giandosi, esprimendosi e conducendosi, in raffigurazione, forse
suggestiva, degli invisibili. Ma anche in questa ipotesi non è detto in che
consistano, nè la natura dell’essere agente, nè il meccanismo dell'azione sua
esteriorata : questo essere sub¬ conscio è, dunque, fatto di sostanza materiale
o semimate¬ riale, così che possa rendersi tangibile, visibile ed attivo? E un
incognita che il Gkley non dilucida e neanco esamina. •il. Il
subliminale, il sub-ego trascendentale. Arditamente concepito e battezzato da
F. Myebs, il “ subliminale „ altro non è se non un derivato del subcosciente
scoperto dai psicopatologi già ricordati; soltanto, che bisogna ampliarne, anzi
sconfinarne il concetto. Da principio il Myebs lo aveva concepito con proprietà
psicologiche bensì straor¬ dinarie, ma non eccedenti i limiti della funzione
psico-vitale vincolata all’organismo: solo più tardi, e principalmente nella
sua grande opera postuma, egli ne ampliò la capacità e gli attribuì tutte le
possibili facoltà supernormali, da quelle del sogno alla genialità, dalla
chiaroveggenza ipnotica alla so¬ pravvivenza spiritica. Ne consegue che il
subliminale risulta adesso una cosa sola con quella sua “ personalità trascen¬
dentale „, che in questa vita eccederebbe ogni potere e limite del corpo e che
alla morte si proietterebbe nel metaetere con tutte le sue caratteristiche
individuali acquistate durante i esistenza terrestre o durante le sue varie
esistenze. L’ipotesi del Myers ha recato un po’ di vigore all’ago¬
nizzante spiritismo, ma togliendogli la sua indole empirica e dandogliene una
ultrametafisica, non gli ha fatto perdere 1 aspetto .semireligioso: esorbitiamo
da ogni scienza positiva. Col subliminale, alla fine, si confonde
l’essere subcosciente del Gyel : ambedue, finché agiscono in un organismo, sono
capaci di percezioni, di attività e di creazioni extraorganiche. bono, tutti,
bellissimi ed elegantissimi pensieri, e si pos¬ sono applicare con profitto ai
fenomeni intellettivi del medianisrao: rimane perù sempre nella " Sinopsi
„ del Mveks una lacuna tra il fatto psichico e il fatto meccanico... ammenoché
non si assegni al subliminale la facoltà di esteriorarsi in forma di agente
invisibile, sia come materia assottigliatis- sima (etere?), sia come forza
ectenica o radiante. La più estesa coscienza, il Mega-ego ultra-corporeo.
Io opino che anche la ipotesi secondaria della “ coscienza più estesa ,
enunciata dall’illustre fìsico Ol. Lodue, si risolva nelle due precedenti. Per
il Lodge, che sembra èssersi parzialmente inspirato alla “ frangia marginale „
del James — la nostra coscienza superiore vigile, personale e sociale, non è
che una piccola porzione di una coscienza più vasta, perdentesi nell’oscuro e
nell’indeterminato delle Cose: assegnando a questa porzione, “ emersa come un
iceberg dall’Oceano glaciale „, una certa facoltà elastica di allargare e
restringere i propri i margini, si comprende com’essa possa acquistare
percezioni ultrasensitive e produrre effetti ultra- Organici. Il Lodge non ha
sviluppata, e tanto meno dimo¬ strata con sufficiente vigore la sua ipotesi,
che indubbiamente colpisce per una certa genialità. Questa sua Vita, assoluta¬
mente distinta dalla Materia e dall’Energia, non riducibile nè convertibile
nelle altre “ forze „ conosciute dal fisico, risulta un potere a sé,
misterioso, pressocchè occulto, dis¬ seminato per tutto il cosmo, ma latente,
il quale si mani¬ festa solo quando incontra le condizioni propizie; e allora “
si incarna „ in un organismo, come il magnetismo, pur esso sempre latente, si
rivela d’un tratto in una sbarra di ferro magnetizzata. Sono i vecchi concetti
dualistici che ritornano; ma quello che rimane inspiegato ed inconcepibile,
nonostante gli sforzi dell’insigne scienziato psichicista, è il come possa
persistere in questa Vita universale e diffusa la individualità cosciente dopo
che le condizioni della sua manifestazione “ incarnata „ si sono disperse.
X. Le metadinamichk. La sola interpretazione, alla quale
presentemente si debba attaccar peso, con riserva di accoglierla per intero
allora quando dallo stadio H. P. GRICE STAGE STUDIO di probabilità sia passata
a quello di evidenza, è la ipotesi prescientifìca che suppone — la esistenza di
particolari “ forze biotiche , o * psichiche , (meglio “ bio- psichiche ,),
agenti per opera dell’organismo vivente anche fuori di esso, ma entro una
determinata cerchia del suo ambiente spaziale. — Ossia è l'ipotesi che
attribuisce i fenomeni straordinarii, sopratutto obiettivi e fisici, della
Medianità ad un’azione esclusiva della persona del medium, senza inter¬ vento
alcuno di agenti estranei superterrestri, e tutto al più con qualche probabile
contributo di un’azione consimile, / sebbene assai piu debole, fornita dagli
altri individui presenti. L’azione di codeste forze ancora ignote si
potrà esercitare anche da cervello a cervello, ma particolarmente si effettua
all’esterno ; e i suoi effetti , percepiti ed apprezzati diversa- mente, fors
anco aiutati dai presenti conforme alla loro di¬ sposizione d animo, alla loro
coltura, alle loro credenze, co¬ stituiscono la fenomenologia del medianismo,
che va dal semplice moto del tavolo al fantasma. Le * forze bio-psi¬ chiche „
sono scaricate dai centri nervosi nei quali esse si ingenerano; ma il pensiero
e la volontà (subcoscienti, auto¬ matiche) del medium ne dirigono le linee di
scarica, e si obiettivano al di fuori per mezzo dell’ intreccio e della si¬
stemazione di queste linee projettive. Quando alla ipotesi metadinamica
si uniscano quelle psi¬ copatologiche per comprendere lo sviluppo della trama
di fondo o della condizione fondamentale subiettiva esistente nella persona del
medium, e quando anche si adottino dalla Metapsichica le altre ipotesi che
servono a illuminare i fe¬ nomeni intellettuali (disgregazione della
personalità, automa¬ tismo subcosciente, telepatia...), si costruisce un
insieme di spiegazioni che può. quasi aspirare alla dignità di teoria.
Bisognerebbe contentarsi di un’ipotesi generica, non troppo determinata nei
suoi concetti, ma sufficientemente elastica, sì da potere poi, senza
deformazioni, col sussidio del metodo induttivo e sperimentale, acquistare una
maggiore determinatezza. Voglio dire che ai progressi della Metapsichica
sarebbe più vantaggioso lasciare indeciso il quesito della natura di questo “
biodinamismo „ procreatore dei fenomeni medianici. Ma non è possibile arrestare
la mente degli investigatori in mezzo alle nebbie, e ciascuno aspira a trovare
la luce che gli rischiari la via : parecchi più ingegnosi o più ardenti
credono, anzi, di aprire uno spiraglio in tutta quella oscu¬ rità, e diggià
avanzano verso definizioni più determinate. 33. La radioattività
umana. — Un primo tentativo in questa direzione ha consistito nel definire le “
forze „ pro- jettate dal medium in conformità delle nuovissime scoperte sulle
radioattività fisiche. Taluno ha trovato persino un’ana¬ logia fra le
“emanazioni metabiotiche, dell’organismo e quelle del radio, dell'elio e
dei corpi chimici consimili, ben poco co¬ nosciuti, a dir vero, per prestarsi a
raffronti e a congetture. Il prof. Ijomuboso ha accennato fuggevolmente,
in articoli di giornali, a questa ipotesi della bioradiazione, ma non avendo
detto ancora gli argomenti sui quali si fonderebbe, mi sembra prematuro
discuterla. Soltanto desidero rilevare che, secondo lui, i fenomeni spiritici
puri (comunicazioni e presentazioni più o meno parziali di defunti) sarebbero,
forse, dovute alla facoltà posseduta dai medii di attrarre a sè o di percepire
codeste emanazioni radioattive provenienti per qualche tempo dai cadaveri e
conservanti qualche caratte¬ ristica personale, salvo a non avere poi una
durata troppo lunga. Ora, queste idee si trovano già enunciate in termini poco
diversi, tenuto conto dell’epoca, dal medico scozzese Gcgl. Maxwell: egli
attribuiva i suoi raggi corporei vitali anche agli escrementi, al sangue ed
alle parti separate dagli animali “ finché esse non si fossero cambiate in
altra cosa ,. La fine della putrefazione cadave¬ rica diverrebbe pertanto il
termine della sopravvivenza delle radiazioni bio-attive personali.
Paragonare le forze sprigionatisi dai medii alle emana¬ zioni sottilissime dei
corpi radio-attivi, col supposto che in tal modo ci verremmo a trovare in un
quid di intermedio tra la materia grossolana, capace solo di tutte le nequizie,
e l’etere finissimo, poco lontano dallo affialus divino, è sem¬ plicemente un
abuso della figura rettorica dell’analogia. I calcoli di RuTnEnFouD, di Soddy,
di Hamsay' (cfr. in “Nature,, 6 marzo 1908), hanno trovato che i corpi
intermedii inge¬ nerati dalla dissoluzione e trasformazione di quelli radioat¬
tivi non durano più di pochi minuti o, al più, di pochi giorni: certo, non sono
costanti, tanto meno immortali! Se lo Spiritismo si appoggia da quella parte,
precipiterà nella sua tomba: la nuova Chimica, almeno per adesso, gli ri¬ fiuta
ogni sostegno. Energetica. — Per altri studiosi le “ forze , particolari
circolanti ed emesse dall'organismo umano, fanno parte del ciclo di
trasformazione dell’unica Energia cosmica: sono, cioè, analoghe al calore, alla
luce, all’elettricità, e ne sono persino un equivalente. Il dinamismo
della mediumnità verrebbe, in tale ipotesi, a costituire semplicemente un
aspetto parziale del pandi- namismo cosmico; e gli effetti suoi, tanto fisici
quanto psichici, sarebbero paragonabili a quelli di tutte le altre “ dinumidi „
(secondo il linguaggio di Keichenbaoh) , quando dallo stato di riserva latente
si rendono potenziali. Ciò porterebbe a concludere che la psicologia normale,
anormale e supernormale, è un semplice capitolo dell’Energetica. Indico fra gli
enunciatori e sostenitori più recenti di questa ipotesi dinamistica il Dk
Fontenay in Francia, il Gaetani D’Ara- gona e i dottori Augazzotti, Foà ed
Hkrlitzka in Italia, perchè ne hanno discorso proprio a riguardo dei fenomeni
mediumnici di Eusapia. Qualcuno è corso più in là , e ha emessa l’opinione che
la forza esteriorata dai medii sia elet¬ tricità (Hammond), o analoga ad essa (
De Rooiias, Maxwell). Che la psiche sia una forza a sè è un concetto caro
ai neo¬ evoluzionisti ed agli idealisti ; ma che la psiche stessa sia una forma
di Energia fu sostenuto anche da filosofi spiritualisti, -Jfl ad esempio dal
prof. N. Grote di Pietroburgo. Il Lodge, che bisogna ascoltare con rispetto per
la sua doppia qualità e autorità di fisico e di psichicista, e anche perchè
trae in parte le sue opinioni dalle esperienze con la Paladino, nega invece che
la Vita sia una medesima cosa coll’Energia. Non solo egli contesta ogni loro
assimilazione, ma oppone per di più l'una all’altra, in quanto che la prima non
si risolve mai in forme note della seconda: inoltre la Vita dirige, negli
organismi, la Energia Hibbert Journal; La Vie et la Matière, trad.
frane., La questione è troppo complessa e di troppo alta me¬ tafisica per
essere^ qui dibattuta: mi contento di osservare che, forse, nell’assomigliare
la Psiche (coscienza) o la Vita all’Energia si pecca per analogismo, e si gira
in un circolo vizioso, poiché ciò che chiamiamo energia negli oggetti materiali
viene costruito di elementi psichici (rappresentazioni di movimento, senso di
potere), e noi trasferiamo nella Realtà esterna i nostri mutamenti subiettivi.
Le difficoltà del pro¬ blema non sono perciò risolte menomamente dal dualismo,
ossia dall’opposizione tra Vita ed Energia : sembra più le¬ gittimo, date le
fonti e le facoltà della Conoscenza umana, supporre la immedesimazione delle
due entità, ossia che la Energia sia nello stesso tempo Vita e Pensiero.
Psicodinamismo. — Il meglio si è di rassegnarsi per ora a parlare di “ forze
psichiche ignote „ e di scorgere nei fenomeni di medianità, compresi i
pochissimi spiritici che ancora sfuggono al naufragio dello spiritismo-sistema,
gli effetti o le risultanti di un “ psicodinamismo „ di natura indefinibile,
capace di manifestarsi così entro come fuori del- i
ipotesi dell’esopsichismo l’organismo. Non si può escludere che lo
posseggano gli animali, o, almeno, certi animali superiori; ma è provato che
nell’uomo esso richiede per manifestarsi condizioni partico¬ lari non molto
differenti dalla malattia o dall’anormalità extrnfisiologica. Eusapia Paladino
ne è un esempio tipico. Perchè queste “ forze „ esigano tali predisposizioni e
disposizioni – H. P. Grice: “Why does the dis- in ‘dispose’ – one of my
favourite verbs – alter ‘-pose’, and how? In Latin, the prefix
dis- ("apart," "asunder") combines with the root
-ponere ("to put," "to place") to create the verb
disponere, meaning "to arrange" or "to set in order". The
English noun disposition directly reflects this original Latin meaning. The
Latin construction The Latin components break down as follows: dis-: A prefix
indicating separation, reversal, or negation. ponere: The verb root meaning
"to put" or "to place". disponere: The resulting verb means
to "place apart," or to arrange and set things in order for a
particular purpose or outcome.
Reflection in English The English noun disposition derives from the
Latin dispositionem, an action noun based on disponere, and maintains the core
meaning of "arrangement". English has extended this core idea to
several related but distinct concepts:
Arrangement or ordering: This is the most direct sense. For example, a
battle plan might discuss the disposition of troops on the field. Temperament
or inclination: This refers to the orderly or natural arrangement of a person's
character, or their inherent tendencies. For instance, a person might have a
cheerful disposition. Settlement or transfer: This legal and administrative
sense refers to the final arrangement or settlement of a matter. A judge might
decide on the disposition of a case, or a will might specify the disposition of
property. State of mind: This sense indicates a person's current emotional
state or mood, as in a person's "ill-disposed" nature. Other English derivatives The verb disponere
also gives English the verb dispose, which has retained the Latin sense of
"to arrange" or "to set in order," though it often carries
the modern nuance of "to get rid of".
The meaning of a word that combines dis- and -ponere or -positum depends
on the specific context and historical development: disposition: The natural
arrangement of a person or things. disposed: Can mean "inclined to"
(due to one's temperament) or "arranged". indisposed: Not feeling
well; literally, "not arranged for" a task. -- individuali è
altrettanto ignoto, quanto lo è la loro intima natura ; ma per la scienza
costituisce diggià un bel progresso, questo, di averne, fino a un certo punto,
stabilito il determinismo biologico. Queste forze psichiche, conosciute solo pei loro
effetti e pel¬ le condizioni individuali che le sviluppano, debbono
evidentemente cessare dallo svilupparsi con la disgregazione del meccanismo che
le ingenera. Quindi i loro sistemi transitori non possono sopravvivere
all’organismo individuale, che è condannato a morire e a dissolversi:
perdureranno i loro ef¬ fetti soltanto nelle percezioni, nei ricordi, nelle
idee dell’ag¬ gregato sociale. Tutto al più, retrocedendo di centinaia d’anni
alle ingenue idee dell’animismo primitivo, ma questa volta coi fatti telepatici
e con le allucinazioni veridiche alla mano, si potrebbe porre il problema se
quelle “ forze , non riescano a sussistere parzialmente durante un tempo
limitatissimo (un nulla rispetto alTeternità !) per dileguarsi poi in seno
all’ln- determinato e all’Impersonale, presso a poco come avviene delle
vibrazioni sonore, delle ondulazioni elettriche e lumi¬ nose, le quali lanciate
nello spazio finiranno più o meno col dissiparsi nell’Energia cosmica,
nell'Essere infinito e uno. Ma non siamo neanche ai preliminari di una
lontanissima riso¬ luzione di tale problema. Il termine di “ forza „ non
può reputarsi compromettente : se lo usano i fisici, i chimici, i biologi, ben
lo possono usare anche i psicologi, con questa intesa, che “ forza „ significa
qui, puramente e semplicemente nel senso empirico, la causa reale degli effetti
che noi diciamo medianici. Noi psicologi non sappiamo, intorno alla intima
natura della forza o attività psi¬ chica, meno di quello che il meccanico
sappia del movimento; il fisico, della gravitazione o deiìl’ elettricità; il
chimico, An\\' af¬ finità; il biologo, della vita. Con questi termini la
scienza in¬ dica delle astrazioni, che pone a capo di ciascun ordine delle sue
indagini come tanti dati o principi eccedenti ogni possibiità di dimostrazione
: bisogna accettarli tali quali sono, e ci si manifestano. Non a torto si
lasciano alla metafisica. Chi pretendesse, adunque, di definire la “
forza psichica „ agente nei fenomeni psichici, farebbe della speculazione
meta-fisica, non della scienza metapsieliiea. E di fronte a coloro che, non
contenti della posizione d’attesa in cui si pone la psico¬ logia supernormale,
domandano con alta e iraconda o ironica voce ai suoi cultori di dare una
definizione del biopsicodi- namismo rivelantesi nella medianità, nella
telepatia, nella lucidità e nei così detti “ fatti spiritici di fronte agli
altri, che non sodisfatti del metodo positivo si affrettano, col de¬ bole
fardello dei fatti accertati che loro tuttavia rimangono, ad appagare la
curiosità e la sete del meraviglioso delle folle, io ricordo agli investigatori
seni e calmi in questo dominio la raccomandazione del grandissimo VINCI
(vedasi): “ Fuggi i preciecti di quelli speculatori, che le loro ragioni non
sono confermate dalla isperienza
r. ?vv*W,Wivv^v^Sv;Sv^v^w^VS^NJs1^w*>A^Vw^v*vv^ m. Le
mie esperienze. La psicologia scientifica mi ha mandato “ antispiritista
„ verso lo stadio H. P.. GRICE STAGE -- dello spiritismo: e lo spiritismo,
studiato at¬ traverso la medianità di Eusapia Paladino (e di una mezza dozzina
di altri medii privati meno, famosi, ma non meno cari ai circoli spiritici), mi
restituisce “ antispiritista „ alla psicologia : al più, porto con me un
piccolo corredo di con¬ vinzioni metapsichiche guadagnatemi
coll'esperienza. E non posso essere spiritista, in riguardo ai fenomeni
me¬ dianici di Eusapia, per tutte le ragioni che ho dette nel¬ l’opera; e non
posso diventarlo, in riguardo all’insieme della dottrina, perchè mi sembra di
poterne indurre il vecchio adagio: ab uno disce omnes... Il dott. Cyuiax
di Berlino ha scritto un opuscolo notissimo intitolato: Perchè sono diventato
spiritista ?, ed io ho scritto e pubblicato questi due grossi tomi, con grande
fatica per me e con maggior fastidio dei lettori, allo scopo di dire le ragioni
perchè mi mantengo antispiritista. Avrei forse dovuto atten¬ dere, prima di
fare questa dichiarazione, e studiare, con altret¬ tanta pazienza, altri medi,
seguendoli, come ha fatto I’Hysloi* con la Piper, in cinquecento sedute ? Ma
dove trovare dei medi che, nella crisi attuale dello spiritismo, diano garanzia
sicura che mi mostreranno veramente i fatti “ spiritici „ che invano ho cercato
nelle sedute di Eusapia? Dovrò studiare i Zancing, i Bailey, i Miller, i
Politi, le Nydie e le Mad¬ dalene, le Virginie e le Dame mascherate, con quel
po’ po’ di sospetti che circondano tutti questi procreatori di “ mi¬ racoli
moderni „ , non già da parte dei psicologi, fisiologie psichiatri, ma da parte
dei psichicisti e degli stessi spiritisti? Mi si dice: badate, che lo Spiritismo è in evoluzione, e
voi non dovete più confondere quello odierno con quello di A. K arduo : le
vostre critiche sembrano talora non tare distinzione fra l'uno e l’altro. — Lo
dissi: nello spiritismo ci sono i modernisti. E lo so: la sola accettazione dei
quattro postulati psicologici, che sono la azione e reazione dell’am¬ biente
psichico, la telepatia, il subliminale, ed i molteplici aspetti dell'io
interiore, hanno distrutta la compagine del Kardechismo. Vorrei però che mi si
dicesse chi è che rap¬ presenta adesso la corrente “ autorevole „ dello
spiritismo ripulito e rinfrescato. È forse ancora il vecchio Wallace, come
vorrebbe il Dr. Visani-Scozzi ? E allora, le nove pro¬ posizioni dell’ illustre
naturalista in che si differenziano dal Kardechismo di trent'anni fa? È forse
Annue Besant? E allora bisognerà sorbirsi tutto il beveraggio teosofico, col
suo Karma e il suo Mahathma ? — È forse il Delanne? E allora siamo da capo alla
reincarnazione. — È forse I'Htslop? E allora, mettiamo al bando tutta la
medianità fisica. Infatti mi si soggiunge: badate che M. Sage, compe¬
tente e autorevole fra i “ modernisti „, sbattezza Eusapia, e la esilia come
falso medium, mentre la Smith è, secondo lui, un altro medium spurio: la
Pugliese perchè ha troppa me¬ dianità fisica, la Ginevrina perchè ne ha troppa
della... intellettuale. — Ma se rifaccio la vecchia carriera della Pala¬ dino
trovo che, per contro, un psicologo di valore come Angelo Brofferio si convertì
per mezzo suo allo spiritismo più puro, e che un filosofo mistico di talento
come Carlo Dd Prel, tornando in Germania dopo averla veduta in sul lavoro, si
affrettò a proclamare che “ dopo la istrut¬ toria di Milano (sui fenomeni
paladiniani), tutto il mondo avrebbe nel secolo XX creduto allo spiritismo „
(sic). Se poi tengo conto di quello che dalle sedute d’Eusapia deducono gli
spiritisti dichiarati e i psichicisti indecisi del momento attuale, leggo che
fra le gesta di questo * grande „ medium, sconfessato da una parte e acclamato
dall’altra nel seno stesso dello Spirito-psico-occultismo militante, si
annovera la dimostrazione della sopravvivenza più o meno lunga di k qualcosa
assomigliante all' anima „ del defunto pirata * John King, . E allora, a chi
debbo credere? Senza alcuna intenzione di mancare di rispetto verso le
persone , direi che i “ modernisti , in Spiritismo versano nelle medesime
condizioni mentali di incertezza e di abulia dei ‘ modernisti , in
Cattolicismo. Nessuno di essi ardisce tagliare apertamente e francamente la
gomena, che li tiene ormeggiati alla vecchia terra dove le loro credenze
nacquero, misero radice e fruttificarono. È il caso di gridar loro: Coraggio,
tagliate; e andate una bella volta al largo: tanto, già, ortodossi non lo siete
più, e la vostra eterodossia, fatta di ma e di se, non inganna certamente i
capi e i fedeli delle vecchie dottrine o chiese di cui siete figli
semi-ribelli. * Se medium vuol significare un soggetto che, messo
in de¬ terminate condizioni fisiopsichiche, produce fenomeni ancor non spiegabili
con le leggi ordinarie della fisica, della biologia e della psicologia, e se
costui mi presenta tali fenomeni come il risultato di un suo traffico coll’ Al
di là, ossia con delle entità occulte che si dicono le “ anime dei morti „,
Eusapia Paladino è un medium, checché possan dire e sospettare contro di lei la
Johnson, I’Hodgson, I’Hvslop, il Sage, il Carrington (per fermarmi agli
studiosi competenti): ora, la questione sta nel vedere con quale procedimento o
dina¬ mismo essa produca quei fatti, e se le sue rappresentazioni più o meno
estetiche provino davvero l'intervento dei disin¬ carnati che essa in sonno ed
in veglia dice e protesta, da oltre trenta anni, di far comparire.
Orbene, per me, se ho raccolto un copioso materiale in dimostrazione dei poteri
eccezionali designati sotto l'etichetta metaforica di “ medianità non ho poi
veduto un solo fatto autentico, incontestabile, ragionevole di “ spiritismo „ e
tanto meno di “ spiritualismo „. Il libro di A. Brofi f.rio in (irò’
delle dottrine spiritiche, tratto quasi esclusivamente dagli stessi fenomeni
eusapiani da me sperimentati (e anche molto meno efficaci), è un’opera sincera
e briosa: ma le sue ragioni, stringenti fin che si vuole uell'argomentare,
perspicue e lucidissime nello stile, non mi convincono più: e potrei
ribatterle, coi fatti alla mano, una per una. Dobbiamo, scriveva l’esimio
filosofo, credere che “ vengono i defunti, perchè sono essi che ce lo dicono. Ma
non è vero; lo bussa il tavolo per l'automatismo di King „: ora è possibile che
qualcuno creda più oggi sul serio alla esistenza di questo “ spirito „
arlecchinesco ? h) Dobbiamo crederlo, continuava l’arguto scrittore,
perchè le “ Intelligenze occulte pensano ed agiscono diversa¬ mente da quello
che sa pensa e vuole il medium „. Ma questa differenza non resiste all'analisi
psicologica delle incarnazioni ed evocazioni di Eusapia, la quale presenta dei
fantasmi-fantocci, e non delle “ personalità „; e se la diversità si
applica ai contrasti tra il suo volere e quello di “ John King „, io ne ho
dimostrato la superficialità e l'aspetto bambinesco. E poi, da una Eusapia non
si crea spontaneamente nessun “ de¬ funto „ : bisogna che ci sia una
preparazione, e... quale pre¬ parazione!... <•) Dobbiamo crederlo,
riprendeva il Bhokfekio, perchè “ le tradizioni, la storia, il consenso
universale narrano di apparizioni spontanee Ma il consenso delle plebi intel¬
lettuali, le cronache e le fiabe ci trasmisero tale folla di er¬ rori e di
pregiudizi, che siffatta argomentazione, da LEOPARDI (vedasi) in qua, è poco
incoraggiante, massime in un periodo, come il nostro, nel quale non le sole
leggende, ma le teorie stesse scientifiche e filosofiche sono dimostrate
convenzioni e puri strumenti di ricerca... S’è detto, al Congresso
spiritualistico di Londra, che lo Spiritismo era “ la democratizzazione dell’
idea filosofica di immortalità „ ; ma la dico schietta : bisogna diffidare, in
filosofia e ovunque, d’ ogni “ ideale „ che si adatta alla mentalità popolare.
In tal caso sarà preferibile l’Occultismo ermetista, che corrisponde meglio
alla mentalità borghese, o la Teosofia, che rappresenta l’ari¬ stocrazia
nell’ordine gerarchico di queste tendenze mentali. È inutile , è
superfluo insistere a riguardo degli altri ar¬ gomenti brofferiani in favore
dello spiritismo della Paladino. La mia piena ed assoluta denegazione ha
l’assen¬ timento dei più autorevoli e non sospettabili psicliicisti che la
studiarono recentemente, ossia dopo che la dottrina spi¬ ritica ha sofferte le
amputazioni che tutti sanno. Presente- mente mi risulta naturale e logico
ratteggiamento antispiri¬ tico di quasi tutti coloro che avevano chiesto alla
medianità di Eusapia almeno un principio di luce spiritica. Il Maxwell, che
l’ha tenuta in casa sua per tanto tempo, scriveva pochi mesi fa: ‘La spiegazione
spiritica è difficilmente accettabile: le più gravi objezioni possono esserle
fatte, e una delle più evidenti è la contraddizione che si osserva nelle così
dette comunicazioni degli spiriti. Non ho la pretesa (egli soggiunge) di tron¬
care il dibattito: non posso che esprimere una opinione sta¬ bilita su
osservazioni lunghissime, pazientissime e fatte senza preconcetti. Questa
opinione non è favorevole all'ipotesi spiri¬ tica: non so e non voglio dire con
ciò che essa sia sragione¬ vole in principio ; essa è conforme alle teologie
più diffuse, e non diviene assurda che nelle sue esagerazioni. È prudente
giudicarla secondo i suoi rappresentanti più autorevoli, e non secondo la massa
dei suoi fedeli , (‘ Année psychol.. le screpolature dell’edifizio
spiritico Ebbene- io vado più in là dell’egregio magistrato-medico, e affermo
che negli esperimenti da me veduti la tesi spiri¬ tica è sramonevole, superflua
e assurda, anche senza ricon¬ durci ai fanatismi dei tempi di Allah K a unico.
Quanto alle teologie non so di nessuna che adotti lo spiritismo tal quale fu
sistemato da costui e dopo di lui: quello che ne rimane consiste unicamente
della antichissima credenza nel doppio sopravvivente e nelle sue apparizioni.
Ma col folklore non si costituiscono teologie, nè filosofie, nè teorie
scientifiche. Ecco perchè l’edifizio costrutto dagli spiritisti ha diggià tali
screpolature, e grandi e piccine, da non reggersi più in piedi, simile a un
castello di carte da giuoco che si innalza con abilità, ma che si fa cadere non
appena lo si tocchi. Dal lungo elenco di ragioni da me esposte in
quest'opera traggo, fra le tantissime possibili, le seguenti conclusioni, le
quali (si noti bene) non sono il riepilogo dell'opera, ma piuttosto un
questionario di difficoltà da risolvere che io pongo a me stesso ed espongo
agli studiosi in materia, ben contento se mi si sapran segnalare delle risposte
convincenti. la Lo spiritismo non è degno del nome abusato di “ neo¬
spiritualismo » ; esso (anche quando passa uttraverso le dot¬ trine teosofiche,
assai più elevate delle “ spiritistiche „) è un materialismo più grossolano
assai di quello che, si dà l’aria di combattere. Lo spiritismo non ha
contenuto filosofico, che valga l’obolo che i defunti dovevano pagare a Caronte
pel trapasso di Acheronte. Lo spiritismo parla di “ spiriti „ e di “
spiritualità „, ma non sa che cosa siano, e non li definisce, salvo che con
analogie tratte da un gretto e popolare empirismo. •1^ La cosmologia, la
filosofia, la psicologia e la socio¬ logia dello spiritismo classico sono un
verbalismo affettato senza originalità , un miscuglio di vecchi e
contradditorii concetti, un misto di atavismi e di sopravvivenze. “ LI “
mondo degli spiriti „, come essi lo descrivono per bocca dei medii, è ricalcato
sul nostro con un antropomor¬ fismo da primitivi e da ragazzi ; le sue
gerarchie non sono che un riflesso scipito di quelle creale e mantenute nella
società umana dalla sua evoluzione naturale, per cui l’ambiente ultrasidereo è
una ripetizione speculare della lueso- logia terrestre. Gli spiriti che vengono
a comunicare, sono creazioni quasi sempre instabili, troppo spesso puerili o
ridicole, in correlazione colla personalità dei medi ; si veggono “ co¬
municare Bossuet e Maria Antonietta, che discorrono fra loro come potrebbe
farlo una cuoca „ (lo dichiarò lo spiritista E. Anastay al " Congresso „ ,
cfr. “ C.-r. ,, ). L’economa cosmica, regolatrice delle comunicazioni
spiritiche e delle intuizioni teosofiche, è il prodotto della immaginazione (lo
proclamò con ironia la spiritista Elisa Van Calcar allo stesso Congresso!).
8“ L’esoterismo indianistico, brahmanistico, ecc.,<t che ora si dà il vanto
di rinvigorirlo, ma che in realtà inquina lo spiritismo, è il risultato di un
erroneo concetto sul va¬ lore delle così dette civiltà antiche, massime
Orientali. La lotta fra gli spiritisti d’Oriente e quelli d’Occidente,
cisatlantici e transatlantici, intorno al dogma della reincarnazione, ha ucciso
lo spiritismo in sul nascere. 10a 11 contrasto odierno fra occultismo,
spiritismo e teosofia, sopratutto in riguardo alla costituzione del mondo
ultrasensibile ed alla sopravvivenza del “ perispinto „ o corpo astrale, rivela
l’origine artificiosa e imaginosa, non po¬ sitiva nè scientifica, di tutte
queste dottrine. Le prove dello spiritismo non sono sperimentali; è un
artificio dite che il Crookes, nelle sue esperienze, abbia fatto dello “
spiritismo no, fece solo della metapsichien, e anche non andò a fondo, là dove
sarebbe stato suo obbligo di andarci, nella identificazione di “ chi „ si
presentava. 12“ La identificazione degli “ spiriti „ non è ammessa dagli stessi
spiritisti se non come un supposto inverificabile ; essa è sfuggita fin qui,
sempre e dovunque, alla evidenza: bisogna ricominciare a provarla caso per
raso, e quando si tenta la “ prova „, tutto svanisce. 13* Un gran numero
di comunicazioni sono false, o bizzarre, o stolide; nessun argomento serio
spiega codesto fatto, se non la loro derivazione dagli strati inferiori della
personalità dei medi. 14“ L’elemento psicopatologico entra per bnona
parte nella sistemazione dello spiritismo-dottrina: questo, lo rico¬ noscono e
confessano gli stessi suoi Maestri. 15* L'elemento menzognero e
ciarlatanesco ha ingene¬ rato un’altra parte dei fenomeni detti “ spiritici „,
più an¬ cora che di quelli esclusivamente “ medianici Alle sedute si ottengono
talvolta comunicazioni di „anne viventi e, magari, presenti; questo prova
l’origine l i .nnscia e automatica di tutte le altre. SU 17* È un
artificio ed è un sofisma separare nella feno- nlócrh intellettuale dello
stesso medium (come fa I’Hyslop • casi suoi) quello che sarebbe personistico,
ammico e telepatico da quello che si pretende “spiritico Te 1 1 8* Le
personificazioni sono tutte dello stesso valore, ' no esse di “ magni , o
di mediocri spiriti, siano di umani incarnati o di esseri superumani e subumani;
ossia deri¬ vano tutte egualmente dal fondo fantastico e mnesico di riserva del
subcosciente. 19» Nei fatti onirici , che costituiscono la trama
delle * comunicazioni „ , si vede una selezione uniforme che alla 'un«a
riduce tutte le rappresentazioni e raffigurazioni dell Al di hi a pochi
elementi mentali popolari (cicli romantici, avventure astro-planetarie,
ecc.). 2o» u fakirismo occidentale non è piu serio, ne piu *
spiritualistico „ dell’orientale; quando non si riduca alle facolti esopsichiche
autentiche, è il figlio della bugia,, come visto or ora a Parigi col
pseudo-conte Sarak. *21* È assurdo e superfluo pensare che i fenomeni
fisici della medianità, dai moti del tavolo alla levitazione, dalle luci alla
incombustibilità, siano'dovuti all’intervento di dis¬ incarnati. “ Quando poi
si pensasse Ima v e qualcuno che lo faccia "sul serio?)
aU’intervento di gnomi, ondine, folletti, diavoli, arcangeli, ecc., non si ha
più il diritto che la scienza si occupi e preoccupi di simili corbellerie, per
le quali fun¬ ziona una delle istituzioni più vantaggiose della civiltà mo¬
derna: il manicomio. 23* Lo spiritismo, largo o stretto che sia, nou si
pronuncia esplicitamente circa alla sopravvivenza degli animali e degli esseri
“ inferiori „ all'Uomo. Data la varietà individuale nelle facoltà psichiche
anche degli animali — ora manifestazione piena ed or rudimento di “ personalità
„ non si saprebbe segnare il limite del diritto dei viventi a sopravvivere:
forse agli animali domestici, perchè l’uomo li ha resi degni di accompagnarlo
nell Ombra? forse ai Mammiferi? o ai \ei- tebrati? o sigli Invertebrati? o alle
Amebe?... E se fino alle Amebe, perchè non anco alle Quercie ed a i Cristalli ?
Si crede forse che non potrei continuare in questa enu¬ merazione di
difficoltà, di assurdità, di contraddizioni? Lo potrei benissimo. Ma è ora di
finire, e mi riservo, in caso uei casi, di riprendere la discussione generale
sullo spiri¬ tismo in altro luogo e momento. Qui, però, mi si
obietta che, ciò nonostante, potrei accettare lo spiritismo almeno quale “
ipotesi di lavoro „, come hanno creduto di fare o di dire alcuni studiosi
autorevoli e spregiudi¬ cati. L ho tatto durante tutta questa mia opera sulla
medianità di Lusapia Paladino; ma mi sembra che i risultati siano poco consolanti
per una “ ipotesi , che ci si olire basata sul metodo dei residui, cioè di quei
pochi fatti che la scienza fisica biologica, psicologica e sociologica trova in
fondo al cro¬ giuolo dove ha depurate le credenze, le novelle e gli empi¬ rismi
plurisecolari dell’Umanità. 8 P Allo spiritismo “ ipotesi di lavoro „ io
tàccio due obiezioni tondamentali: — a) Non è lecito presentarsi come tale ad
un ipotesi che, per consenso dei suoi più serii rappresentanti, liberata dalla
zavorra immane di argomenti acritici, rimane in possesso di un troppo tenue
patrimonio di fatti presunti irriducibili (per adesso): — b) Non è vantaggioso
alla ricerca introdurvi un elemento superfluo, immaginato in un periodo poco
evoluto ed esclusivamente empirico dell’osservazione. Questa è pure la tesi di
uno spiritista coscienzioso ed esperto come il Winklbb: bisogna, egli dice,
riformare una bella volta lo Spiritismo e la riforma consisterà nel buttarne
inori via tutte le cosi dette ipotesi medianistiche. animistiche spmtishche,
eoe., le quali non hanno alcun valore scientifico! I mi ipotesi non può
aspirare ad essere guida sicura nella iticerca quando, infrangendo le buone
regole del ragionamento, essa afferma il conseguente e ne inferisce poi che può
affermare [antecedente -- Jevons, Lo,, ira. Senza dubbio, s’investiga talvolta
col sussidio di un’ipotesi falsa ed io stesso ho proceduto in questo mio esame
critico dello spiritismo paladiniano cercando di eliminare l’errore o ciò che a
me sembrava errore, e di accostarmi per via indiretta al vero. Ma insieme con
la spiritica si devono saggiare tutte le altre spiegazioni che io ho enumerate;
oggigiorno esse hanno eguale diritto ad essere considerate quali
ipotesi di lavoro. Or dunque, un procedimento siffatto di Ricerca,
coll’ingombro di concetti essenzialmente cosi diversi, sarebbe faticosissimo ed
anche insolito nella scienza. Seguendo l’esempio della fisica, della chimica,
della biologia, della stessa psicologia moderna positiva, si dovrà, in ogni
caso, preferire nello studio dei fenomeni medianici la ipotesi più conforme al
patrimonio sicuro del sapere, quella che parte dai fenomeni più semplici e non
dai più complessi, quella che può essere provata in via induttiva e non
discendere da deduzioni, infine quella che intuisce le cause e le condizioni
determinanti dei fatti in analogia alle altre già note. Per ciò paruri
che, tutto sommato, la degnità di strumento efficace e sicuro di lavoro
spetterebbe pur sempre alla ipotesi psicodinamica, che scorge nel Cosmo
resistenza di “ forze psichiche ignote „ e le colloca provvisoriamente nella
serie delle altre “ forze „ naturali ammesse dalla scienza e dalla filosofia.
Posso ingannarmi, ma io credo che fra alcuni anni lo Spiritismo sarà eliminato
dalla Metadinamica e dalla Metapsichica. indice alfabetico delle
materie contenute nei due Tomi dell Opera Abitudine'’ W, 1,!-
Y mistici, fenomeni Udito. Agenti occulti. Vedi Invisibili. Aquilana
(mediani): Al 'ldmisti: Al di là: il, IO Allucinazioni, sonsoriee indotte:
veridiche Ambienti spiritici Americanismo Amnesia degli spiriti del medium Androidi
Fantasmi, Forme, eoe. Anideismo Letargo, Trance. Anima Animali Anime
purganti Animismo , esteriorazione del corpo * animino, oo, 24B. itili.
religione naturale Apparizioni Apporti Arti fluidici. Vedi Membra. Assistenza.
Vedi Catena, (Eruppi, Percipienti. Astrale, principio o corpo Atomi,
atomismo Attacchi nervosi Attenzione Attrazione magnetica Australiani
Autenticità dei fatti Frodi. Autobiografìa dei rnedii: T, xxxi ; II,
xin. Autoipnosi Automatismo Autorità, criterio di Autoseopia Auto-suggestione
Azioni a distanza Barbe duidiche Bailey 0., medium: Bibliografìa dello
spiritiamo: I, xm-XLviii ; di Eusapia Paladino Bioscopio Braccia flqidicho Membra.
Buddismo Cabbaia Cartesianismo Catalessi Catena, medianica Certezza Vedi
Autenticità, Autorità, Testimonianza. Cervello Chiaroveggenza Cinesi :Circolo «
Minerva Classibc azione dei fenomeni su* I pernormali Comunicazioni spiritiche
Congressi spiritistici Connotazione degli spiriti. Vedi Identificazione.
Contrasto psichico Controllo, spirituale Vedi Spiriti-guida. Controllo
sul medium Cook-Cornor FI., medium Coscienza dell’io; , HO,’ Io,
Personalità, Sdoppiamento, Subcosciente, ecc. Cosmologia Credulità,
incredulità: : il, , eco! Criptomnesia, criptopsichla Cristalloseopia Decadenza
dello spiritismo Defunti Morti. Denta tarializzazione Vedi Materia.
D’Espéraneo E.t medium Dotermiuismo psichico Deutcroscopia Diavolo, diabolismo Sata-
nismo. Diuamometria Disgregazione delia personalità: . Vedi
Sdoppiamento. Disincarnati Divinazione Dogmatismo spiritico Doppio
(ipotesi del) Dottrina dello spiritismo Durata dei fenomeni : r, Ebrei
Edeniche, forze Eso- psiehismo, Forze, eoe. Ectoplasmi. Vedi
Materializzazioni. Effluvii neuriei Egizii Eglinton G., medium Elomeutnli,
eco. Elettricità animale e fisica Emanazioni Effluvii, Forze, eoe.
Emotività Endofasia: ET, Energia, energetica Entità occulte e passivi. Personali
Epilessia Ermetismo Esop&ichismo Esteriorazione, Forze, Radiazioni.
Esoterismo Occultismo. Esperienza Vedi Metodo, Sperimentalismo. Essere,
intuizione dell’postumo subcosciente. Esseri occulti. Vedi Entità. preumani,
superumaui, terrestri Estasi. Vedi «Trance*. Esteriorazione (nnimica) Etere
Eusapia Paladino (DeWlaiz). Vedi Paladino E. Evidenza Certezza,
Metodo. Evocazione spiritica Evoluzione Extracorporeità Fakiri Fatica Falsi
Reazione dei fenomeni Fantasmi Fantomatiche creazioni Fantasmi, Materializza¬
zioni, Spettri Femme masquée, medium Fenomeni medianici Frodi.
Filantropismo Filosofia spiritica Fisica trascendentale Zollner.
Fisiopsicologia Flfddismo Folklore Forme. Vedi Apparizioni, Fantasmi, Materializzazioni,
Te- leplasmia, occ. Forza vitale Forze bio-psichiche, ignote magiche: li,
radianti Vedi Effluvii, Esopsichismo, Ra¬ diazioni, eco. Fotogenesi
Luci. Fotografia Fox, sorelle, medium Fraudolenza e medianità Frodi,
Isterismo , Medii , Simula¬ zione, ecc. Frodi del medium Autenticità.
Fuochi spiritici Luci. Gailiiuetto oscuro, medianico cavità legge di Greci
Gruppi di sperimentatori Gusci » ( co*/ ìi ), ipotesi dei H<mie Idee fisse Monoideismi.
forze Ksopsicliismo, Esteriorazionu. Telepsichia. Identificazione ,
identità spiritica Entità, Personificazione Spiriti, ecc. Ideoplasma Ignoto
Illuminismo Illusioni – H. P. GRICE and G. J. WARNOCK, La sintassi
dell’illusione -- lloplastici, feuomeni Iloscopia Ilozoismo Ilurgici, fenomeni.
Vedi Zullne- riani. Imflgini astrali Imitazione dei fenomeni Immortalità,
immortaliamo Sopravvivenza. Impronte ani mastice, creta, eoe. Incarnazione
Personificazione. Incorporazione. Vedi Incarna¬ zione,
Personificazione, incosciente Vedi Coscienza, Sub- cosciente,
Subliminale. Indiani Individuazione Identificazione, Personificazione,
ecc. Infantilismo Puerilismo. Intelligenze occulte Entità,
Invisibili, Spiriti. Lutellettualità Intenzionalità dei fenomeni, ecc.
Volontà. Interferenze psichiche Interpretazione dei fenomoni Percipienti
. Tipo mentale. Invisibili Entità occulte. Intelli¬ genze, Spiriti.
Io Coscienza. magico, trascendente sonuamboliei Vedi Personificazione.
Iperestesia Ipotesi sui fenomeni Vedi Interpretazione. Ipnoidi, fenomeni Ipnosi,
ipnotismo Autoipnosi, Estasi, Trance Isterismo Kabbala. Vedi Cabbaia Kardoehismo
e pattivi Spiritismo. King, famiglia di spiriti Katie, spirito John,
spirito Laboratori! Psichici Larve Apparizioni. Fantasmi, Spettri.
Lavagne scritture su Legatura del medium Nodi. Letargo e pastini, l odi
Medianità Trance. Letteratura spiritica Lettura del pensiero Levitazione
del medium Gravità del tavolo impropr. detta Linee papillari Lingua tiptioo e
pattini. Vedi Tavolino. Tiptologia, Locali delle sedute I vocalizzazione
nello spazio Vedi Spazio. Luce nelle sedute Oscurità,
Rischiaramento. Lucidità Luci spiritiche Fuochi, Vista. Luminosi
fenomeni Apparizioni, Fantasmi, Forme, Luci, eco. Magia Magnetismo
animale Mammone Mani spiritiche Manierismo Stereotipia. Manifestazioni.
Vedi Fenomeni. Marshall, aig™, medium Martinismo Materia (penetrabilità
della! Ilurgici fenomeni. Materialismo Materializzazioni Fan¬ tasmi.
Forme, Spettri, Tangi* bilità. Teleplastia, eoe. Meccanici, fenomeni e
pattini o pattini. Azioni a distanza , Telecine- sie, eco. Medianità,
mediumnismo Ipotesi, Me- diuw, Trance, ecc. Medioiimnia : 11,802.
Medium, medii Membra Iluidielie: li. Arti, Mani.
Materializzazioni, Tangibilità, eoe. Memoria, regressione della
Amnesia. Mentoviamo Mesmerismo Magnetismo. Messaggi spiritici Comuuieazioni,
Spiriti. Metabiologin Metadinamismo Metafìsica Metageometria Metapsichica
Metodo nelle ricerche spiritiche Miller F., medium Misoneismo Abitudine,
Stereotipia. Miracolo spiritico Mistero, misticismo Monismo Monoideismo Idee
fìsse. Movimenti del medium Esteriorazione di oggetti Azioni a distanza,
Forze, Telecinesie,ecc. Morti Defunti, Disincarnati. Musica,
musicali strumenti Azioni a distanza. Necrofonia Voci spiritiche.
Neodinamismo Neoidealismo Neologismi spiritici Neospirituaiismo
Spiritismo. Neovitalismo Neurosi Attacchi, Epilessia, Ipnotismo,
Isterismo. Medianità, Trance (Grice: “She fell”, “She fell on a trance”).
Nodi (allacciamento e slacciamento dei): Objettivi, fenomeni Occulto,
occultismo Vedi Entità occulte. Forze, Kahhala. Magia, eoe. Ombre. Vedi
Apparizioni, Fantasmi, Larve, eco. Onirici, fenomeni Vedi Ipnotismo,
Sogni, Subco sciente, Trance, eco. Organizzazione (facoltà di).
Vedi Forme, Materializzazioni, Teleplastia—McGinn on Grice’s
TELE-mentationalism, eco. Orientali, spiriti: Oscurità: Vedi Luce,
Rischiaramento. Ossessioni spiritiche Paladino Fusa pia: Medium.
Paracinesie Tele-cinesie, Tiptologia. Parapsichici fenomeni Pazzia Percezione,
percipienti dei fenomeni Tipo mentale. Pericolosità dei fenomeni Periodici
spiritici Periodicità Ritmo. Perispirito: Personalità (disgregazione
della) Coscienza, Io Bon- nauibulici, ecc. Personificazione Perso ni amo
: Peso del medium Pianeti, cicli plnnetarii Picchi, rumori Rapa ». Piper
El., medium Plastica delle forme Materializzazioni, Telcplastia Pluralismo
dell1 anima polipsichisrno Pneunmtologia Polarità, polarizzazione Ponderabilità
dell’anima Positivismo Possessioni spiritiche Personificazione. Preipnosi
Prestidigitazione Frodi. Psicliicismo, ricerche psichiche Speri¬
mentalismo. Psieliicoue Ra/- diazioni. Psicocollettivi, fenomeni l’sicocosmismo
Psicodinamismo Esopsichismo.Esteriorazione, Forze biopsichiolie, ecc.
Psicogenesi della medianità Psicografia Automatismo, Scrittura,
ecc. Psicologia razionale Psicomauzia Psicometria Psicopatologia
Puerilismo Infantilismo. Radiazione biopsichica, neurica, ecc.: Effluvii,
Forzo biopsi¬ chiche. Radio, radioattività Rapporto magnetico Rappresentazioni
idee Idee-forza, Imagini, ecc. «Rapa* (colpi, picchi): Telecrasia.
Regressioni psichiche Reincarnazione Religione Ricerche psichiche Laboratori,
Psichicismo, Sperimen¬ tazione. Riconoscimento dei defunti Vedi
Identificazione, Personificazione. Rischiaramento del locale Luce,
Oscurità. Ritmo Periodicità. Rito, ritualismo spiritico Romanzi
spiritici Vedi Pianeti Rosa f Croce Rothe A., medium Satana, satanismo Scetticismo
Scienza e spiritismo Scrittura automatica diretta Sdoppiamento di coscienza,
del- l’io, della personalità Coscienza, Io, Persona Sedute con E. P. : Selvaggi
Sensazioni, sensi Illusioni Percezione, Telepatia, eoe. Sforzo del medium
Frodi. Medium. Movimenti. Sidereo, corpo. V. Astrale, Teo¬ sofìa.
Simultaneità, sincronismo dei fenomeni Slade Dr, medium: Smascheramento dei
medii Smead M*., medium Smith E., medium lòti Sogni Onirici fenomeni.
Sonnambulismo, sonno: Ipnosi, Onirici, ecc. Sopravvivenza Anima,
Immortalità. Religione. Spazio, a /«-dimensioni proiezione nello Sperimentalismo
Psiohicismo, Ricerche. Spettri Apparizioni, Fantasmi, Larve. Materializzazioni.
Spiriti animali e vitali guide, istruttori King ». Spiritismo
(bibliografìa dello): definizione, dogmatismo e dottrina fallimento dello metodo
e tècnica dello storia dello Spiritoidi. Fenomeni Spiritualismo antico e nuovo Stadera
cavità, Peso Stenometro, stenonietria Stereoplasmi Formo , Materializza¬ zioni,
Telepl astia, ecc. Stereotipie Mono-ideismi. Studi psichici Psiohicismo,
Ricerche, eco. Subcosciente, subcoscienza Coscienza, gub-ego GRICE:
SUB-EGO, EGO, SUPRA-EGO Incosciente, Subliminale. Subiettivi, fenomeni Subliminale
Suggestione, suggestibilità Ipnosi, Medium, eco. mentale Vedi Lettura del
pensiero, Telepatia. Snpernormale , supernormalità Metapsichica,
Psichicismo. Sviluppo dei fantasmi Connotazione, Identifi¬ cazione,
Personificazione. dai medii. Vedi Medianità, Medium, Paladino.
Tanatismo Tangibilità delle forme Tatto, fenomeni tattili. Forme, Material
izzazioni Tavolini bussanti, danzanti, par¬ lanti, picchiatiti: Levitazione,
Telocinesia, Tiptologie, eco. Termica spiritico-iuedianica Telecinesi
Azioni a distanza Meccanici fenomeni, Trasporti, eoe. Telecmsiu («
rapa*): Picchi, «Rapa». Tel e fan! a Apparizioni. Fantasmi,
Fuochi, Luci, Ombre, Visuali fenomeni, ece. Telepatia Allucinazioni,
Lettura del pensiero, Suggestione. Teleplastia Fantasmi, Forme,
Materializzazioni. Telepsiehia Forze biopsichiche, Radiazioni, eco.
Telergia. V. Telocinesia. Telestesia Bsteriorazione. Teologia Teosofia
Teste fluid ielle Testimonianza criterio di Thomson, M\, medium: Tipo mentale Vedi
PeroipientL Tiptocinesia. Vedi Tavolino. Tiptologia Tiptomimioa
Toccamenti , « contatti » spiritici Mani, Membra. Trance estasi medianica Ipnosi
Medianità Trascendentale Trasmissione del pensiero Lettura del , Suggestione –
H. P. Grice: IMPLICATVRA – suggestio falsi, suppressio veri -- Telepatia.
Trasporto di oggetti Azioni a distanza. Invisibili, Telecinesia. Trucchi.
V. Fraudolenza, Frodi, Prest id igit azione . Udito: Acustici fenomeni ,
Musica , Picchi, Rapa », Voci.
Uniformità dei fenomeni Stereotipia Uomo costituzione dell’ Utilità dei
fenomeni: delle forze medianiche. Veglia del medium Velo spiritico Vento
medianico Veridicità Autenticità. Certezza, Evidenza , Frodi, eco.
Vigilanza sul medium Controllo. Visibilità delle forme Apparizioni .
Fantasmi , Larve, Spettri Visioni Vista, fenomeni visivi Apparizioni, Fantasmi,
Fuochi, Luci, Materializzazioni, Spet¬ tri, eco. Vitalismo antico e nuovo
Voci spiritiche Vedi Necrofonia. Volontà e medianismo Automatismo,
Coscienza, Subcoscienza. Williams, medium Xenoglossia, discorso in lingue
straniere Zollneriani, fenomeni Hurgici, Materia. Zoofilia La
Bibliografia dello Spiritismo Supplemento alle Note bibliografiche Le sedute
medianiche con Eusapia Paladino. seconda, terza e quarta]. .Serie
U. Le cinque sedute dell'inverno al Circolo scientifico Minerva di
Genova. Preliminari. Composizione e intenti del gruppo di
esperimen- tatori . La seduta I
fenomeni della serata II medium e la sua sistemazione tecnica L’autosuggestione
e la fisiologia della “ trance Miseria intrinseca dei miracoli Eusapiani... e
del miracolo spiritico in genere L'accertamento dei fenomeni Esperienza e
certezza GRICE INTENTION AND UNCERTAINTY Il criterio della testimonianza autorità
La seduta. Dal verbale della seduta 11 controllo Luce ed oscurità, chiasso
e silenzio illi sforzi muscolari del medio Il dubbio sistematico M., Psicologia
e Spiritismo La seduta Interventi “ spiritici » sospetti .... Controlli di
sorpresa e salute dei medii . L’autofiducia del medium La seduta Di meraviglia
in meraviglia Le luci spiritiche Stato psichico del medium e dell’assistenza Le
volizioni dell'io cosciente e le operazioni dell’io subcosciente La
personalità di “ John King Ritratto morale di uno spirito-guida Ritratto fisico
di uno spirito-guida CI Psicogenesi delle ‘ Guida Invisibili La
quindicesima seduta Dal verbale della seduta La fatica del medium Le
interferenze psichiche Tangibilità e visibilità indiretta delle forme ma¬
terializzate Limitazione fisiologica della spiritualità * spiritica In
conclusione... sempre per ora Sehik III.
Appunti su altre sedute della Eusapia Paladino in Genova Preliminari.
11 metodo e il contenuto delle sedute spiritiche La seduta Ciò che è avvenuto
in casa mia . Fenomenologia ridotta . Trucchi iperbolici .
False imitazioni di fenomeni . La diciassettesima seduta Corani populo! Coscienza,
subcoscienza e ipnosi dei medii Entità spiritiche „ ed “io sonnambolici La
seduta Verso l’“ Altro Lato Sommaiùo cronologico dei fatti I cinque spiriti ,
della serata L’occulta entità abituale (‘ John King L'occulta entità puerile
specificata L'occulta entità giovanile specificata Un'occulta entità
muliebre... da specificare L'occulta entità senile specificata Le mie
comunicazioni coll"1 Al di Là Un deficiente principio di identificazione
La seduta Frodi, illusioni e suggestioni Fallimento del conato di
identificazione Esperienze di inibizione spiritica . „ Teleplastia e
Pneumatologia La teleplastia La personificazione . » La ventesima seduta
Fenomeni accertati a viva luce Ancora delle materializzazioni tangibili e
visibili „ Le forze bio psichiche radianti e l’ipotesi del doppio „
biopsichico Come forse si organizzano le materializzazioni „ B. Come
forse lo idee del medium si tcleplasmano , Satanismo e Spiritismo La
seduta. Seduta breve, ma espressiva Gli sforzi rappresentativi del medium
in relazione ai loro effetti . » Fenomeni di telestesia La seduta
Ai fastigii della medianità Eusapiana 11 luogo e le persone La successione dei
fenomeni Per l’autenticazione delle meraviglie vedute Per i fenomeni
telecinetici Per le materializzazioni di fantasmi Caratteri percettibili e
apparenze di vitalità dei fantasmi Come Eusapia può aver prodotto i
fantasmi Chi sarebbero i personaggi della rappresentazione Eusapiana La
personificazione dello spirito-guida 11 ritorno di ‘ Katie King Una
sconosciuta? Un'evocazione di famiglia Un tentativo di fotografia spiritica
Sempre sulla stessa strada! Moussi. i.i, Psicologia e Spiritismo Le sei sedute
date da Eusapia Paladino a Genova, nell'inverno Perche ho smesso e perché ho
ripreso 1 ar- II. Lo^copo'e ii metodo
delle nuove ricerche Il nostro ambiente sperimentale La seduta< |
SSffSiSSi'SifV ’ Lo stato fisico-psichico del medium ; Medi umnismo, ipnotismo
e isterismo Mediumnismo e automatismo John King , nei sogni di Eusapia. La
seduta ^ j La seduta Compendio della serata. \ stazi e ¥ stratagemmi
maliziosi r Sulla definizione e denominazione delle torme ma-tecjalizzate
Un’altra evocazione di defunto mandata a male . , oso Principio di
esperienze sulla radioattivi mediarnca La ponderabilità dell’anima e le nuove
ipotesi sulla materia La ventesima sesta seduta Compendio doliti sera-in,
Eusapia e noi. ossia il medium, 1 assistenza e controllo Psicologia del
mediumPsicologia dell’ambiente "
oqq Lo Spazio, l’iperspazio e gli amici dello Spazio La forma e la sede
degli agenti occulti , .y. nello spazio L’attività iperspaziale degli
spinti La seduta Compendio della serata
Rinforzo della catena . In catena attorno al tavolo In semicircolo di fronte al
gabinetto Nuovi insuccessi nella presentazione di 4 spiriti II Mercurio del
mondo spiritico Eusapiano * ivi lì Una disincarnata insistente, ma sempre
più smemorata e confusa Un’evocazione irriconoscibile L’adattabilità
degli spiriti alle contingenze del- l’evocazione Le 4 visioni . di
Eusapia Interferenze biopsichiche o strategia medianica t...La ventesima ottava
e ultima seduta Compendio della serata Historia dilecteuole et ueridica di uno
1 spinto, I romanzi "subliminali e la psicologia scientifica
Disillusioni di sperimentatori . » Licenzio lo 4 spiritismo , d’Eusapia e
ne trattengo la * medianità Riepilogo dei latti e delle ipotesi sulla
medianità di Eusapia Paladino. I fenomeni medianici. Metapsichica e
medianità Tassonomia generale della medianità Classificazioni empiriche Classificazioni
dottrinali • • Tassonomia particolare della mediumnita di tur sapia
Paladino Saggi precedenti Mio saggio di classificazione Fenomeni subiettivi Fenomeni
obiettivi Le ipotesi sulla medianità. Fatti e idee . Mancanza di
una critica comparativa delle ipotesi circa i fenomeni detti spiritici Sguardo
alle principali ipotesi fin qui enunciate circa i fenomeni detti ‘
spiritici r . J’a;/. Ipotesi extra-scientifiche Le teologiche Le metafisiche Le
occultistiche, esoteriche e simili Le teosofiche . r Ipotesi
ultrascientifiche Le iperfisiche o fisiche trascendentali Le metabiologiche
Ipotesi prescientifiche Le empiriche negativistiche . r ivi Le empiriche
psicopatologiche Le metapsichiche Le metadinamiche Le mie esperienze.
Perchè sono e rimango antispiritistn Indice alfabetico delle materie contenute
nei due tomi dell’opera Illustrazioni Tavole separate.
Tav. Fotografia di una levitazione di tavolo (presa di pieno
giorno) Calco in gesso dell’ impronta di ‘ volto spiritico „ ottenuta in casa
Ramorino, a Genova Calco in gesso dell’impronta di piede spiritico, ottenuta al
Circolo Minerva in Genova . Primo fantasma materializzato nel ga¬ binetto
da Eusapia in casa Avellino, la sera Secondo fantasma, c. s . Terzo fantasma,
materializzato fuori dal gabinetto Quinto e sesto fantasmi, materializzati nel
gabinetto, c. s . Eusapia Paladino Calco in gesso dell’ impronta di due
mani spiritiche, ottenuta in casa Gellona a Genova Forme di arti andròidi,
apparse in casa Ilerisso la sera Fantasma incompleto, materializzato da Eusapia
in casa Berisso, c. s. Radiazioni spurie, di presunta origine
bio-psichica, dipendenti da un errore ili tecnica fotografica Figure
intercalate nel testo. 22. Pianta della sala e disposizione della catena
nella seduta di casa Morselli Disposizione della catena medianica
Raffigurazione schematica dell'ipotesi spiritica delle materializzazioni
(Hornino) ILLUSTRAZIONI Apparizione di una l’orma “ fluidica Figure spiritiche
(diaboliche) apparse a Lipsia (Bastian) Pianta della sala nella seduta di casa
Avellino Ja sera C’oin’è stata legata la Paladino la stessa sera Ritratto
del fantasma denominato ‘ Katie King „ (Ckookes) . Forme e
radiazioni fluidiche invisibili e di natura ignota, fotografate in casa
Avellino Pianta della sala di casa Berisso e disposizione iniziale della
catena tiptica Altra disposizione della catena tiptica nelle se¬ dute di
casa Berisso Calco in gesso di due impronte di mani tiuidiche Il bioscopio di Pettinelli
di Savona I tre nodi di fune eseguiti dall' “ Invisibile Tappezzeria con
paesaggio da un palazzo del pia¬ neta Marte, disegnata dal medio signora
Sinead (Hyslop) Esperimento degli anelli secondo lo Zollneh La nostra
percezione delle tre dimensioni spaziali Raffigurazione del processo di
materializzazione secondo il Dr Pol Akoas Due abitanti del pianeta Marte
secondo disegni eseguiti dalla medium signora Smead (Hvslop) Strie a
ghirigoro e campanule luminose ottenute artificialmente in fotografia A. linea
12“ Il nome del sig' Brrisso, pittore, indicato nella Prefazione (Abtcbo), si
corregga in Alprkdo.H (dal tasso) del tutta del tutto Kuke
Enke Deio Delfo Acunta Arunt-a Estesionometria
Estesiometria (dal basso) durante il “ trance gli attacchi del ‘ trance il
“ trance medianico Debbo avvertire che in quasi tutto il Tomo
1. qui e in altri luoghi da pag. 245 a , non che in taluni del Tomo II, la
parola inglese “ trance „ appare mascolinizzata in italiano, sebbene
originariamente sia di genere femminile. Ciò e dipeso dall’aver voluto
sottintendere Ogni volta la frase ‘ lo stato medianico o mediumnico di trance ,
che, in verità, sarebbe la più propria, essendoché la estasi o il rapimento =
ingl. trance, é una condizione psichica di origine varia (cfr. lo schema di
pag. del Tomo 1). Nel resto del Tomo II
ho però lasciato il termine “ trance , al femminile. Aggiungo altri
particolari sulle vicende coniugali di K. P. Il suo primo marito era Del Gaiz:
pereiù essa figura talvolta in certe opere straniere di psi- chismolp. es.in
Flammarion, ediz.amer.), col doppio cognome Paladino-Dei Gaiz. quasi
sconosciuto in Italia. Nel corso, essendo migliorata «lei din - bete. Eusapia è
passata in seconde nozze con un giovane venticinquenne, Niola, la cui famiglia
la aveva assistita amorosamente durante la ma¬ lattia (Comunic. del C"
Bai;di di Vksme). in tuono di leggere linea 3“
crurale crurale penultima quando quando DaORET
Darokt (e così in altri luoghi dell’opera). 11 meno che Il
merlo male che Tav. 1, HI. IV. (dal Basso) Tsthai.i e Hasdo 1
STRATI e Hasdeu (e. s.)
Perelli Perett.i due primi tre primi 335 » 1* e
2* mensche mai — men che mai di uo figlio di suo
figlio reminiscenze ri sorgenze dal basso variazioni
radiazioni nel titolo del § Isperspazio
Iperspazio linea ari stote tico aristotelico Forse qualche
raro fenomeno mettilo a- gnetico rì deve ancora attribuire alla
mediumnitù fìsica, in vista che la medium * Femme masquée » di
Berlino produr- rebbe incontestabilmente, a quanto pare, movimenti
in un ago calamitato per vera actio in distanti (C'fr.
Winki.er, Reform d. sogenn. Spiritismus, tre sorta quattro
sorta Come Corner Abdul-Humid Abdul-Iiamid. Not to be
confused with Emilio Morselli. Enrico Morselli. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Morselli.”
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mosca: a l’isola -- la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale – la scuola di Palermo -- filosofia siciliana – filosofia
italiana -- Luigi Speranza (Palermo).
Grice: “At
Oxford, we laugh at Witters and his fly in the wall – Mosca never would do
that!” -- Filosofo siciliano. Filosofo
italiano. Palermo, Sicilia. Grice: “When Austin was defending the ‘man in the
street,’ he was thinking Mosca!” -- Grice: “I like Mosca; he speaks of elites –
Gellner speaks of elites, too!” -- Grice: “Do Italians consider Mosca a
philosopher?” – Saggi: “Sulla teorica
dei governi e sul governo parlamentare,
Appunti sulla libertà di stampa, Questioni costituzionali, Le
Costituzioni moderne; Elementi di scienza politica, Che cosa è la mafia,
Appunti di diritto Costituzionale, Italia, Stato liberale e stato sindacale, Il
problema sindacale, Saggi di storia
delle dottrine politiche, Crisi e rimedi del regime parlamentare, Storia delle
dottrine politiche, Partiti e sindacati nella crisi del regime parlamentare,
Ciò che la storia potrebbe insegnare. Scritti di scienza politica (Milano), Il
tramonto dello Stato liberale (a cura di A. Lombardo, Catania) Scritti sui
sindacati (a cura di F. Perfetti, M. Ortolani, Roma) Discorsi parlamentari (con
un saggio di Panebianco, Bologna. Appunti di diritto costituzionale dall’Enciclopedia
Giuridica Italiana. Milano. La genesi
delle cottituzion imoderne. Cenni storici sulla scienza del diritto costituzionale.
Definizione dello stato e della sovranità. Condizioni sociali che prepararono
il regime rappresentativo. Dottrine politiche che integrano l'azione
del dizioni sociali. La costituzione inglese e sua importanza con
dello di tutte le costituzioni moderne. Origini. Ordinamenti politici ed
amministrativi dell'Inghilterra. La prima rivoluzione inglese. La restaura:
Vhabecis corpus. La seconda rivoluzione inglese. Il seconc
dei diritti e Patto di stabilimento. Lo svolgimento della costituzione
inglese nel decimottavo. Lo statuto
albertino. Caratteri delle prime costituzioni moderne. più dirette dello statuto
albertino. Il re. Sue prerogative e norme della succezione monarchica. Il
gabinetto, i ministri ed il presidente del consiglio. La responsabilità penale
dei ministry. La formazione delle due Camere. Varii sistemi di suffragio.
La legge elettorale politica. Prerogative
e funzioni dell» due Camere. Dell’ordine giudiziario. Dei diritti individuali. Dei
rapporti fra la chiesa e lo stato. Lo studio del diritto pubblico in genere e
del diritto costituzionale in ispecie richiede anzitutto la
definizione esatta di certi concetti che, per quanto non nuovi, non hanno
acquistato ancora un significato preciso e determinato e nello stesso
tempo accolto da tutti. Il concetto di Stato, che è il più
fondamentale di tutti, venne ad esempio elaborato fin dalla classica
antichità e corrisponde a ciò che i greci chiamavano “polis” ed i romani “respublica”.
Eppure anche oggi si disputa sulla origine e la natura dello stato. Fra
tutte le definizioni dello stato la migliore mi sembra quella che lo fa
consistere nella organizzazione politica e giuridica di un popolo entro
un determinato territorio, ma anche essa ha bisogno di spiegazioni e
commenti. Quando si dice infatti organizzazione politica di un
popolo, s' intende quella di tutti gli elementi che dirigono politicamente
un popolo ossia esercitano funzioni statuali. Nello stato moderno perciò
vanno compresi non solo tutti i pubblici funzionari, tenendo conto pure
di quelli fra costoro che non sono pubblici impiegati, ma anche i membri
del parlamento ed i consiglieri provinciali e comunali; e perfino gl’elettori
politici e comunali, quando sono convocati nei comizi, esercitano
funzioni statuali e perciò fanno parte dello stato. Ma per quanto in una
organizzazione statuale democratica lo stato comprende, almeno
giuridicamente dappoiché in fatto le cose vanno diversamente, la parte maggiore
della società, pure questa non si confonde mai intieramente collo stato. Perchè
anche nei paesi dove vige il suffragio universale vi sono molti individui che
pur fanno parte del sociale consorzio, come le donne, i minorenni e
coloro che per condanne sono esclusi dal suffragio, i quali in nessun caso partecipano
alle funzioni politiche o statuali. Ma se lo stato non è la società, esso
essendo costituito dal complesso di tutti gl’elementi che
partecipano alla direzione politica di questa non è certo al di fuori
della società. Il cervello non è tutto il corpo umano, ma ne fa parte e
senza di esso il corpo umano non può vivere. Bisogna però notare
che la vita del corpo sociale ha delle analogie non delle identità con
quelle dell'individuo umano. Infatti in questo ogni singola cellula è
fissata nell'organo di cui fa parte, mentre negl’organismi sociali più
perfezionati, nei quali le funzioni statuali sono suddivise in vari organi le
cui attribuzioni sono giuridicamente limitate, vediamo spesso che il medesimo
individuo fa parte dello stato nell'esercizio della sua pubblica funzione e é
sem-plice membro della società al di fuori della sua funzione e di fronte
a tutti gli altri organi dello stato. Ciò accade tanto al semplice
elettore che al magistrato ed allo stesso membro del parlamento, se non
vogliamo tener conto per i due ultimi delle poche speciali prerogative che
mirano a salvaguardarne l'indipendenza nell'esercizio delle loro
funzioni. Molti filosofi considerano intanto lo stato e la società
come due enti che per necessità vivono in continuo antagonismo, per
alcuni anzi lo stato è il perpetuo nemico della società. Dopo quanto si
è scritto risulta evidente che il loro concetto è per lo meno
inesatto e sopratutto è difettoso perchè contribuisce piuttosto a confondere
che a chiarire le idee che si possono avere sull'argomento. Nondimeno
esso non è del tutto falso e può essere anzi riguardato come una
interpretazione sbagliata di una condizione di cose in tutto od in parte
verace. È indiscutibile infatti che in una società vi possono essere
elementi dirigenti che dalla costituzione in vigore sono tenuti lontani
dalla organizzazione statuale. Ed allora naturalmente vi è una lotta
fra questi elementi e quelli già accolti entro lo stato che può assumere
la parvenza di una lotta fra stato e società. E può anche accadere che i
progressi del senso morale e giuridico di una società
abbiano oltrepassato quel livello che si era aggiunto nel momento
della formazione del suo organismo politico. Sicché questo, rimasto arretrato,
permette ai rappresentanti dello stato un'azione che
riesce vessatoria ed arbitraria per gli altri membri
della società. Ma in sostanza i periodi di antagonismo acuto
fra gl’elementi statuali e quelli extra-statuali di una società possono
essere considerati come eccezionali e sogliono ordinariamente precedere le
grandi rivoluzioni. Tutto quanto si è detto spiega perchè lo stato sia
l'organizzazione politica di un popolo. Se si tiene poi presente che, in
tutti i paesi che hanno raggiunto un certo grado di civiltà, le condizioni
in base alle quali si arriva all'esercizio delle funzioni statuali ed i
limiti di queste funzioni sono determinati dalla LEGGE si vede facilmente
come questa organizzazione sia non solo politica ma anche giuridica;
perchè essa crea fra i diversi organi dello stato e fra coloro che
esercitano le funzioni statuali ed i semplici cittadini una serie di rapporti
giuridici. Questi rapporti nascono in base ad una facoltà che lo stato
esclusivamente possiede: la sovranità. La sovranità consiste nel potere
di conchiudere convenzioni e trattati con un’ altro stato e di creare il
diritto e farlo eseguire in tutto il territorio sottoposto allo stato.
I filosofi, educati quasi esclusivamente alle concezioni del diritto privato,
si sono spesso trovati in qualche imbarazzo riguardo a questo attributo
della sovranità. Essi stentano a spiegaisi come e perchè l'ente che ha
facoltà di fare la legge, di modificarla e disfarla e *sottoposto* alla legge.
Per darsi ragione di questo fatto i filosofi hanno ricorso a tante
ipotesi, fra le quali la più divulgata è quella che lo stato a sorto
in base ad una convenzione, ad un “contratto”, ad un atto giuridico
tacito od espresso, ma ad ogni modo consentito da coloro che fanno parte
del consorzio sociale sul quale esso esercita la sua sovranità.
Prendendo a base il concetto che già si è adottato sullo stato e dei suoi
rapporti con la società non riesce difficile di risolvere
la difficoltà accennata. Già fin dal tempo dei filosofi e giureconsulti
romani si distinsero nello stato due personalità -- una di diritto PRIVATO, per
la quale esso potea contrarre obbligazioni come ogni altra persona
giuridica -- ed un'altra di diritto PUBBLICO che gli confere l'esercizio
dei poteri sovrani. L'esercizio di questi poteri produce la conseguenza che
lo Stato impone a tutti i cittadini degli obblighi, come ad esempio quello
dell'imposta e del servizio militare, senza offrire in cambio
alcun corrispettivo diretto. Senonchè è da osservare che nelle forme
di stato più perfezionato e sopratutto nello stato rappresentativo
moderno, quando si tratta d'imporre questi obblighi e di esercitare in genere
la funzione sovrana per eccellenza, che è quella di fare le leggi,
è necessario il consenso del capo dello stato e di tutte quelle forze
politiche che son rappresentate nei due rami del parlamento. Nel
momento nel quale, collettivamente e nelle forme volute, gl’elementi ai
quali è affidato il POTERE LEGISLATIVO esercitano questa funzione, essi
sono sovrani, cioè, SUPERIORI alla legge perchè la fanno e la
disfanno, in tutti gli altri momenti ed individualmente sono soggetti alla
sovranità, cioè all'impero della legge. A guardarci bene nello stato
moderno ciò non rappresenta una vera anomalia, perchè anche nell'esercizio
delle altre funzioni statuali gl’elementi che le disimpegnano agiscono,
sia individualmente che collegialmente, in nome dello stato e lo
rappresentano nei limiti delle loro attribuzioni. Mentre sono completamente
soggetti alla sovranità dello stato in qualunque *altra* manifestazione
della loro attività personale. Tanto i membri del POTERE GIUDIZIARIO che
gl’agenti del POTERE ESECUTIVO si trovano infatti nelle condizioni
accennate, colla differenza però che, quando esorbitano dalla
loro funzione ed anche nell'esercizio della loro funzione, è sempre
possibile di esercitare sopra di essi un controllo che riesce malagevole,
se non impossibile, di fronte al potere legislativo. Sia a
causa di una lontana parentela. etnica, sia perchè l'influenza
delle vicine colonie greche dell’ Ita- lia meridionale avrebbe agito
efficacemente fin dal se- sto secolo avanti l’era volgare, certo è che l’organiz-
zazione politica delle città italiche, all’inizio dell’epoca storica,
presenta molte analogie con quella dello stato- città ellenico.
In Roma infatti, che è la più nota fra le città italiche, troviamo
in origine il Re, il Senato composto nei tempi più antichi dai capi delle
diverse genti pa- trizie, ed i Comizi, ossia l’assemblea del popolo.
Abo- lita come in Grecia la regalità ereditaria e sostituita ad
essa il consolato e le altre magistrature temporanee, elettive e quasi
sempre multiple, sorse presto anche a Roma la lotta tra l’antica
cittadinanza patrizia, costi- tuita da coloro che facevano parte delle
antiche genti e la nuova cittadinanza plebea, composta a preferenza
dai discendenti degli stranieri domiciliati e dei servi liberati. E per
un certo tempo pare che due città coesiste nell’urbe, con magistrature speciali
all’una ed all’altra, finchè si fusero quasi intieramente con
una costituzione che ricorda molto il tipo ellenico
della città-stato, ma che si distingue da essa per alcune particolarità
originali. Le principali sarebbero la maggior facilità con la quale
veniva accordata gradatamente la cittadinanza, od una semicittadinanza,
alla parte migliore dei popoli vinti, il mantenimento di tutti i diritti di cittadinanza
ai coloni che si spedivano in siti abbastanza lontani dalla capitale, ed
infine il carattere spiccatamente aristocratico che conservò fino
all’ultimo secolo della repubblica la costituzione romana rispetto
a quella di quasi tutte 1é città greche. Infatti il Senato romano nell’epoca
storica era com- posto da coloro che erano scelti dal censore fra le
persone che avevano esercitato cariche elevate, e solo in un'epoca
relativamente recente i Comizi centuriati fu- rono riformati in maniera
da togliere in essi la pre- ponderanza alle classi altamente censite ed
accanto at Comizi centuriati furono ammessi i Comizi tributi, nei
quali prevaleva il numero sul censo. Però la legge non poteva essere
approvata se non nelia forma precisa con la quale i magistrati l'avevano
proposta, ed il Senato romano ebbe attribuzioni ed autorità assai più
larghe di quelle concesse ai corpi analoghi che si potevano trovare
in qualche città ellenica. Ed in quanto alle cariche elettive il costume,
più che lia legge, impedì sino agli ultimi tempi della repubblica che
fossero conferite a veri popolani. Infatti il tribunato militare, che era
il primo gradino che dovevano salire coloro che aspiravano alla carriera
politica, fino alla fine della repubblica non fu praticamente accessibile che
ai membri dell’ordine equestre, i quali dovevano possedere un censo
piuttosto elevato. Ma quando Roma, dopo avere sottomesso l'Italia,
ebbe conquistato quasi tutte le terre bagnate dal Mediterraneo apparì
chiaramente che la costituzione della città-stato, sia pure modificata nel
modo accennato, non poteva più funzionare. Infatti la lontananza
della. grande maggioranza dei cittadini era di ostacolo alla
regolare e pronta riunione dei Comizi nel foro, i quali in ultimo non
furono più frequentati che dalla pleba- glia che abitava nell’ Urbe.
Inoltre diveniva impossibile di conservare l’annualità delle cariche più
elevate quando i consoli dovevano fare un lungo viaggio per recarsi
nelle lontane province. Oltre a ciò era avvenuto un profondo rivolgimento nella
distribuzione della proprietà fondiaria, poichè questa si era a poco a
poco accentrata nelle mani di un piccolo numero di latifondisti, e quindi
era gradatamente diminuita quella classe di piccoli proprietari che per
lungo tempo aveva costituito il nerbo degli: eserciti romani. Per
riparare a questa deficienza furono promulgate due leggi: una proposta da Caio GRACCO,
mediante la quale l’armamento non era più a carico del soldato, ma
veniva. pagato dal pubblico erario, e l’altra proposta da Caio MARIO, il
riformatore dell’organizzazione militare romana, con la quale ve-. nivano
ammessi nelle legioni non solo i proletari ma anche i figli dei
liberti. Conseguenza di queste leggi e delle guerre lunghe e lontane fu
che all’esercito cittadino si andò mano mano sostituendo un esercito di
soldati di mestiere, reclutati negli strati più bassi della popolazione,
e praticamente il comando (imperium), prima corcesso solo temporaneamente
e con possibilità di revoca ai comandanti delle legioni, divenne
illimitato e si protrasse per molti anni; sicchè i soldati divennero
facili strumenti dei loro capi sostenendone gli ambiziosi di- segni
a patto di partecipare ai vantaggi della vittoria. In questa condizione
di cose bisogna ricercare una delle principali origini delle guerre civili, che
ebbero come conseguenza un sensibile spostamento della proprietà
privata; perchè durante la prima, e soprattutto durante la seconda
proscrizione, molte furono le terre che ven- nero tolte ai ricchi ed ai
medii proprietari e furono distribuite ai soldati, cioè ai proletari
armati. Viva è stata una disputa fra alcuni storici moderni, perchè
alcuni sostengono che OTTAVIANO vuole creare una nuova forma di governo,
sostituendo l’impero alla Repubblica, mentre altri invece opinano che
egli volle conservare la forma repubblicana ritoccandola dove e
necessario. A noi la questione sembra, in tali termini, posta male;
perchè le persone non troppo addentro nello studio dell’istituzioni romane
potrebbero in tal modo supporre che la repubblica in Roma antica fosse
una forma di governo presso a poco uguale alle moderne repubbliche
e che l'impero d’OTTAVIANO ha molta somiglianza con gl’imperi moderni. La
verità è che OTTAVIANO vide che l’antica costituzione dello stato-città
non puo più funzionare dopo che Roma aveva soggiogato tutte le coste del
Mediterraneo e che i cittadini romani sono diventati milioni e perciò
aggiunse a quelli antichi nuovi e più efficaci organi di governo,
adattando pure, per quanto era possibile, gl’organi antichi ai bisogni
nuovi. Quindi i comizi come organi legislativi comincia- rono ad
andare in disuso, sebbene Augusto abbia fatto .da essi approvare due
importanti leggi tutelatrici del- l'istituto familiare, cioè la legge
Papia Poppea de maritandis ordinibus e la legge Julia de
adulteriis. L’ultima legge approvata dai comizi, di cui si ha notizia, è
una legge agraria di NERVA (si veda). La funzione legislativa dei comizi
passò all’ Imperatore ed al Senato, il quale emanava Senatus consulta
aventi forza di legge. Però le antiche prerogative di questo corpo
politico furono notevolmente limitate; in- fatti gli affari finanziari e
la politica estera, che erano stati di sua competenza, furono in buona
parte affidati all’ Imperatore! Le province dell’impero furono divise in
imperiali e senatorie; le une erano amministrate direttamente dall’
Imperatore mediante funzionari da lui nominati, le altre da funzionari
nominati dal Senato. È da notare che le province imperiali erano quasi tutte ai
confini dell'impero ed in esse risiedevano le legioni delle quali era
generalissimo l’imperatore, il quale aveva conseguentemente nelle sue mani la
forza militare, e nelle province imperiali, dove vi era un governo militare,
esercita un’autorità assoluta. A Roma e nelle province senatorie l’mperatore
era un magistrato civile, però cumulava in sè tante cariche che la sua
volontà era preponderante. Le antiche magistrature repubblicane furono quasi
tutte con-servate, ma, accanto ad esse, si istituirono nuove e più
efficaci ciriche, coperte da semplici cavalieri o dai liberti dell’
Imperatore, che dipendevano direttamente da lui. Così a poco a poco la
burocrazia imperiale Nella civiltà. antica non si riscontra quella netta
suddivi- sione di attribuzioni fra i diversi organi sovrani che, almeno
teoricamente, esiste oggi nei paesi di civiltà europea ed americana;
poichè spesso la stessa attribuzione, come ad esempio il potere
legislativo, veniva a vicenda esercitata da due organi diversi. Di, fatto
poi a Roma, nei primi due secoli dell'impero, i poteri del Senato si
allargavano e restringevano secondo la volontà degli imperatori; più
rispettosi essendo in generale dell’autorità del Senato quelli che
lasciarono un buon nome, come ad esempio TRAIANO (si veda), meno assai
quelli che furono dai contemporanei e dai posteri giudicati malvagi.
oa soppiantò le antiche magistrature, che divennero col tempo
puramente onorifiche. Rimase soltanto, come traccia e ricordo
dell’antico regime politico, la /ex regia de imperio per la quale
nominalmente era il Senato, come rappresentante del popolo romano, che
conferiva all'Imperatore la sua potestà; sebbene di fatto era il favore
ed il disfavore dei pretoriani e poi delle legioni che creava ed
abbat- teva gli imperatori. Ad ogni modo la legge citata fa- ceva
sì che, fino alla fine del terzo secolo dopo Cristo, la costituzione
dell'impero romano si poteva distin- guere da quella degli antichi imperi
orientali, nei quali il sovrano era tale per delegazione del Dio
nazionale O per privilegio ereditario della sua famiglia. Di questo
concetto relativo all’origine dell’autorità dell’ imperatore romano si trova
ancora il ricordo nelle Pandette di GIUSTINIANO; e GREGORIO Magno, scrivendo
all’ imperatore d’Oriente, affermava che mentre i sovrani stranieri
(reges gentium) erano signori di servi, gl’imperatori romani (imperatores
vero reipublicae) comandavano ad uomini liberi. Uno dei punti più
deboli della costituzione impe- riale romana fu la incertezza della
regola di successione, la quale faceva sì che nascessero frequenti lotte
fra i diversi pretendenti al trono. I primi cinque imperatori
appartenevano per sangue o per adozione alla famiglia Giulia Claudia,
spentasi questa con NERONE; dopo un anno di guerre civili sottentra con tre
imperatori, Vespasiano, TITO e Domiziano, la famiglia Flavia. Con
quell’anno prevale il costume dell’adozione, mediante il quale
l’imperatore vivente designava il successore e, mercè questo.
costume, si ebbe una serie di buoni imperatori. In quell’anno si tornò alla
successione naturale, perchè ad ANTONINO (si veda) succedette l’indegno
suo figlio COMMODO (si veda) e, dopo che questi fu ucciso, nel 192
dopo Cristo, ricominciarono le guerre civili fra i candidati alla
successione, sostenuti ognuno dalle proprie legioni, e con il
ricominciare di queste lotte si manifestarono i primi indizi della
decadenza dell’ impero e della ci- viltà antica. Le dottrine
politiche dei filosofi romani non sono molto originali. I romani, uomini
eminentemente d'azione, amano poco di teorizzare. Inoltre nell’ultimo
secolo della Repubblica, epoca torbida di lotte civili, le teorie
servivano poco. Sotto l’ Impero manca il fine pratico per l’indagine teorica
dei problemi politici. Ad ogni modo fra i filosofi romani nei quali
si trovano pensieri che hanno rapporti con la vita politica si può anzitutto
ricordare LUCREZIO (si veda), il quale nel suo poema De rerum natura dopo
aver ammesso l'esistenza degli Dei, i quali però non si
occuperebbero delle cose di questo mondo, ricerca le origini degl’ordinamenti
politici. Afferma che in principio gl’uomini si riunirono in città
sotto capi scelti tra i più forti ed i più prestanti, poichè questo è il
significato che bisogna dare all’aggettivo pulcher che LUCREZIO usa;
costoro degenerando abusarono del loro potere raccogliendo nelle loro
mani tutte le ricchezze e suscitando così la ribellione dei governati, la quale
avrebbe provocato uno stato di anarchia che avrebbe reso necessaria la
for- mulazione delle leggi e l'elezione dei magistrati. Come
facilmente si vede vi è in queste teorie molto eclettismo e si sente in
esse l’ influenza di Platone e di Polibio. SALLUSTIO (si veda) nella sua
De bello jugurtino mette in bocca a CAIO MARIO una violenta invettiva
contro l’aristocrazia romana, inoltre nella descrizione che fa della
congiura di CATILINA mette in evidenza in maniera efficacissima la
corruttela della vita politica romana negl’ultimi tempi della
repubblica. Altro filosofo che si occupa anche di politica e CICERONE che
nel De republica, nel De legibus e nel De officiis esamina le tre
tradizionali forme di governo, affermando la sua preferenza per un
governo misto nel quale le tre forme erano fuse. Appare in ciò
chiaramente l’ influenza di Polibio. Oltre a ciò CICERONE parlando della
schiavitù non ammette la teoria aristotelica della disuguaglianza degl’uomini,
ma la giustifica con un principio di diritto internazionale, affermando
cioé che nella guerra i vinti ai quali si lascia la vita diventano
servi. Intanto è giusto ricordare che CICERONE tratta assai
umanamente i suoi schiavi, specialmente quelli colti che venneno
dall’Oriente, e difatti sono molto affettuose le lettere che scrive al suo
liberto e collaboratore Tirone. Seneca, basandosi sulla distinzione fra
diritto naturale e diritto civile, sostenne che la schiavitù non e
giustificabile dal punto di vista del diritto naturale, ma lo e in base
al diritto civile. TACITO nell’annali dice incidentalmente che i governi
misti di monarchia, aristocrazia e democrazia è più facile che siano
lodati anzichè effettuati e che, se sono effettuati, non durano. Non sembra che
TACITO sia stato repubblicano nel senso che avrebbe desiderato il ritorno
all’antica forma di governo anteriore a GIULIO Cesare e ad OTTAVIANO, egli e
soltanto avverso ai cattivi imperatori e lodava quelli buoni, che hanno saputo
conciliare il principato con la libertà, cioè col rispetto delle leggi e
dell’autorità del senato. Il più grande contributo alla elaborazione
della civiltà antica lo diede la Grecia, ma fu merito di Roma l’avere
esteso i risultati della cultura ellenica a buona parte dell’Asia,
all'Africa settentrionale ed a tutta quella parte dell’ Europa che sta a
mezzogiorno del Danubio e ad occidente del Reno e perfino alla parte
meridio- nale della Gran Bretagna. E merito anche maggiore di Roma
fu quello di avere introdotto, dovunque esten- deva il proprio dominio,
leggi, idee e costumi presso a poco uguali, sostituendo, senza apparente
coazione, in Occidente IL LATINO, in Oriente il greco, alla MOLTITUDINE
DEI LINGUAGGI BARBARICI e facendo col tempo sparire ogni distinzione fra
vincitori e vinti, conquistatori, e conquistati. Poichè con l’editto di CARACALLA
si estende la cittadinanza romana a quasi tutti i provinciali,
completando così quella unità politica e morale di tanta parte del mondo
civile, che, dall’ora in poi, non è stata più raggiunta. Urbem
fecisti quod prius orbis erat. Così canta il poeta gallico Rutilio
Namaziano al principio del quinto secolo dell’era volgare,
riassumendo in poche parole l’opera grandiosa che nel corso di parecchi
secoli Roma aveva compiuto. La ricerca delle cause che produssero la
caduta dell'Impero romano d'Occidente è ancora uno dei più oscuri
problemi fra quelli che presenta la storia. Poichè non si tratta soltanto
di spiegare il crollo di un organismo politico, ma la dissoluzione, sia pure
non completa ma certamente profonda, di una civiltà. Una osservazione, che
forse finora non è stata fatta, è quella che riguarda la China e fino ad
un certo punto l’ India, paesi la cui civiltà ha avuto pochi contatti con
quella ellenica e romana, e nei quali, pur essendosi succedute
parecchie invasioni barbariche, i conquistatori, in capo ad un paio di
generazioni hanno assorbito la civiltà dei vinti e questa ha continuato
il suo corso senza che la decadenza sia stata lunga e molto sensibile.
Ciò che non è avvenuto alla caduta dell'Impero romano d’ Oc-cidente, ragione
per la quale si può supporre che essa sia principalmente dovuta a cause
interne. È già noto che i primi gravi sintomi della crisi si ebbero
nel terzo secolo dopo Cristo e che essi sono visibili perfino nell’arte e
nella letteratura, che manifestano un notevole decadimento del gusto e del
pensiero. Si è pure accennato alla mancanza di una norma regolatrice
della successione al trono che diede occasione ad una serie di guerre civili,
durante le quali qualche volta si ebbero tanti imperatori quante
erano le province importanti. Contemporaneamente ebbero luogo le
prime irruzioni dei barbari, che sparsero la desolazione nella Gallia e
nella penisola balcanica ed arrivarono un momento perfino nell'alta
Italia. Gl’imperatori Illirici Claudio secondo, Aureliano, Probo,
Caro ed in ultimo Diocleziano riuscirono a respingere i barbari pur
abbandonando loro la Dacia e quella parte della Germania che era ad
oriente del Reno e si estendeva fino alle sorgenti del Danubio; poi
Diocleziano per rinforzare il potere centrale compiè l’evoluzione già iniziata
da Settimio Severo e diede all'impero il carattere di una monarchia
assoluta di tipo orientale, trasformando anche in questo senso l’e-
tichetta di corte. Egli cercò pure di fissare le norme per la successione
al trono in maniera da evitare le guerre civili, mercè la coesistenza di
due Augusti e di due Cesari che si rinnovavano per cooptazione. Ma,
dopo il ritiro di Diocleziano, si rinnovarono le guerre civili, finchè
Costantino ristabili l’unità dell’impero, che però durò poco e, dopo
varie vicende, si spezzò definitivamente alla morte di Teodosio. Durante
tutto il quarto secolo dell’era volgare e nei primi decenni del quinto la
dissoluzione politica, economica e morale dell'Impero romano di
Occidente si aggravò sempre più fino a diventare un male irreparabile.
Come già si è accennato è difficile di accertare quale sia stata la causa prima
di questa decadenza, dovuta probabilmente ad un complesso di cause,
prevalentemente di natura interna, alcune delle quali sono abbastanza
note. E prima di tutto bisogna segnalare la diminuzione della
popolazione dovuta, oltre che a qualche irruzione dei barbari, alle
frequenti pestilenze ed alle carestie. Nè l’igiene pubblica nè il sistema
dei trasporti erano allora così perfezionati da potere prevenire le
stragi delle une e delle altre. Si aggiunga che la natalità era
scarsa, perchè il cristianesimo non era ancora così diffuso nelle plebi rurali
da sradicare l’uso del procurato aborto e dell’esposizione degli infanti.
La diminuzione della popolazione produsse naturalmente l'abbandono
della coltura di molti campi, alla quale si cercò di riparare coll’istituzione
del colonato, che legava l’agricoltore ed i suoi figli alla terra, rimedio
artificioso ed insufficiente. Altra causa e la decadenza della
classe media, dovuta soprattutto all’eccessivo fiscalismo. Oltre
alle dogane ed alla imposta del cinque per cento sulle eredità, il
maggior provento del fisco imperiale consisteva nell’imposta sulla
proprietà terriera. Essa veniva ripar- tita mediante il sistema del
contingente, in base al quale il governo centrale stabiliva l'onere di
cui era gravato ogni municipio. Della riscossione erano incaricati i
decurioni, ossia i membri del consiglio muni- cipale reclutato fra i
maggiori censiti, i quali erano tenuti a ricoprire con le loro sostanze
la differenza fra la somma stabilita e quella realmente riscossa. I
grandi proprietari residenti a Roma o nelle ‘principali città
dell'impero si facevano esentare facilmente dal decu- rionato, che così
ricadeva tutto sulle spalle dei medi e piccoli proprietari e li
rovinava. Si aggiunga che l’incertezza del valore della moneta
doveva contribuire ad aggravare la crisi economica. Durante il periodo
dell’anarchia militare, nella seconda metà del terzo secolo, si era
cominciato a coniare mo- neta falsa, mescolando nelle zecche dello Stato
del piombo all’argento e qualche volta all’oro. Natural- mente nel
commercio queste monete erano accettate per il loro valore reale con un
conseguente rincaro dei prezzi. DIOCLEZIANO cerca di ripararvi con
un’unica tariffa che stabiliva in tutto il territorio dell'impero i
prezzi massimi di tutte le derrate e di tutti i servizi. Ma ciò era
assurdo, perchè fra le altre cose era im- possibile che una derrata
avesse lo stesso prezzo in: tutte le parti del vastissimo impero, sicchè,
malgrado le gravi pene comminate a chi la violava, la tariffa non
fu applicata. È noto anche che in molte parti dell’impero il
brigantaggio era una piaga permanente e contribuiva. a turbare la
sicurezza dei beni e ad impoverire a pre- ferenza il medio ceto, perchè i
ricchi si difendevano con le loro guardie private ed i poveri erano
difesi dalla loro stessa povertà. Ma soprattutto ciò che aggravava
le conseguenze degli errori del governo e rendeva inefficaci quei
provvedimenti che sarebbero stati utili fu la corruzione della.
numerosissima ed invadente burocrazia, la quale, dopo il terzo secolo,
avea conquistato sempre maggiori poteri a Scapito delle libertà individuali e
delle autonomie municipali. Gli storici ricordano qualche caso
tipico di questa corruzione. Quando i goti, sospinti dagl’unni, chiesero
verso la fine del quarto secolo di sta-bilirsi nel territorio dell'impero a
mezzogiorno del Danubio, gli imperatori accolsero la loro domanda, e promisero
loro viveri per un anno e sementi per coltivare la terra a patto che
consegnassero le armi. Or i funzionari incaricati di questo servizio li
derubarono dei viveri e delle sementi, e, lasciandosi corrompere
dai loro doni, lasciarono loro le armi. Sicchè i barbari si
ribellarono, devastarono la penisola balcanica e sconfissero ed uccisero in
battaglia l’ imperatore VALENTE (si veda). Altrò caso tipico di corruzione
burocratica fu quello narrato dallo storico Ammiano Marcellino a
proposito di una serie di inchieste che ebbero luogo in Tripolitania.
Senonchè tutto ciò spiega solo in parte la caduta dell’ Impero
romano d'Occidente e, fatto più grave di questa caduta, la grandissima
decadenza, per non dire la dissoluzione, della civiltà antica. Perchè in
ogni paese civile ed in ogni generazione, accanto alle forze
dissolvitrici, vi sono sempre quelle conservatrici e ricostituenti,
rappresentate dai caratteri nobili e devoti al pubblico bene; ed uomini
di questo carattere non mancavano nella società romana nel quarto e
quinto secolo dell’era volgare, tanto vero che la Chiesa ebbe
allora una serie di uomini superiori, come indiscutibilmente furono
sant’Ambrogio, son Girolamo, sant’Agostino, Paolino di Nola, Salviano, Paolo
Orosio, ecc. Ma questi uomini superiori per ingegno e moralità non
ritardarono la caduta dell'Impero romano d’Occidente perchè facevano parte
della gerarchia ecclesiastica; nella quale, sebbene non facesse difetto
il patriottismo, la salvezza dei corpi era posposta a quella delle
anime. All’ideale pagano (partecipazione attiva alla vita dello Stato,
sentimento del dovere civico e militare, concezione immanentistica della
vita), si so- stituiva, in gran parte e necessariamente, quello cristiano
(disinteresse per le cose di questo mondo e quindi anche per lo Stato,
aspirazione alla beatitudine eterna, concezione trascendentale della vita,
considerata come un esilio, un passaggio, un ostacolo al raggiungimento
della perfezione cristiana). Veniva cioè dissolvendosi quell’ insieme di
idee e di sentimenti che sino ad allora aveano diretto l’azione della civiltà
antica e per- ciò veniva a mancare quella forza morale che è il coefficiente
essenziale degli sforzi collettivi di ogni società umana, e tale mancanza
doveva di conseguenza produrre, sotto la spinta di un urto esteriore un
po’ grave, la dissoluzione dell’organismo politico e della civiltà
che erano da quella forza morale vivificati e sostenuti. Così morì l’
Impero romano d’Occidente, che, meno favorevolmente situato di quello
d’Oriente, ebbe inoltre la sventura di essere assalito ed invaso dai barbari proprio
nel periodo più acuto della crisi morale, occasionata dal diffondersi del
Cristianesimo fra la sua classe dirigente; mentre l'Impero d’Oriente ebbe
il tempo di reintegrare le proprie forze materiali e morali, di superare
il momento peggiore della crisi e potè ancora durare per quasi un
millennio. Colà il Cristianesimo, diventato nel sesto secolo dell’era
volgare e nei susseguenti religione nazionale dell’impero, contribuì ad
accrescerne la forza ed a mantenerne la compagine di fronte agli attacchi
prima dei Persiani, poi degli Arabi e per lungo tempo dei Barbari del settentrione.
Nè bisogna dimenticare che a cominciare dagli inizi dell’ottavo secolo la
lotta contro il culto delle immagini fu l’effetto, nella società
bizantina, di una reazione dell'elemento laico contro l’ascetismo
ed il monachismo. Nome compiuto: Gaetano Mosca. Mosca. Keywords: implicatura,
mafia. Stato liberale, stato sindacale, regime parlamentare, partito e
sindacato. Refs.: H. P. Grice: “Mosca’s liberalism;” Luigi Speranza, "Grice e Mosca," per il Club Anglo-Italiano,
The Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Motta: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – la scuola di Vercelli
-- filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Vercelli). Filosofo piemontese. Filosofo italiano. Vercelli, Piemonte.
Grice: “If Mill’s claim to fame is to some his examination of Mill, Motta’s
claim to fame is his examination of Rosmini – or Serbati, as I prefer to call
him – better surname! --!” -- Il conte Emiliano Avogadro della M,. Nacsce dal conte Ignazio della M. e da Ifigenia
Avogadro di Casanova, entrambi appartenenti a nobili famiglie di vassalli e
visconti, i cui antenati risalgono a poco oltre il mille. Tra gli Avogadro vi
fu anche Amedeo, inventore della legge sui fluidi. Frequenta con profitto gli
studi e si laureò in utroque iure, ma proseguì lo studio in diverse aree della
teologia e della filosofia, trasformando le dimore familiari in piccole
accademie dove giuristi, filosofi, studiosi di diritto canonico e vescovi si
riunivano, per discutere vari argomenti ed approfondire la filosofia moderna e
i diversi aspetti del nascente socialismo. Ricevette l'incarico, che già
fu del padre, di riformatore degli studi del Vercellese e in un'epoca in cui si
guardava ancora con diffidenza all'istruzione delle classi popolari, egli
visitava ciclicamente le scuole d'ogni ordine, scegliendone accuratamente gli
insegnanti, convinto che l'istruzione e l'educazione fossero un diritto di
tutti e dovessero procedere simultaneamente. Assunse la carica di
Consigliere di Formigliana e continuò a dedicarsi allo sviluppo culturale della
natia Vercelli, ove fondò la Società di Storia Patria, per incrementare gli
studi sul glorioso passato della città. Divenne membro del Consiglio Generale
del Debito Pubblico e più tardi sindaco di Collobiano e “Consigliere di Sua
Maestà per il pubblico insegnamento” La sua notorietà varcò i confini del
Piemonte, allorché ricevette l'eccezionale invito di partecipazione alla fase
preparatoria della definizione del dogma dell'Immacolata e le sue riflessioni
ebbero un seguito fra alcuni importanti gesuiti, come il direttore de La
Civiltà Cattolica, che fece dono a Pio IX del Saggio intorno al socialismo.
Azeglio, richiamandosi a M., espresse la propria preferenza per una condanna
esplicita di tali errori, da includere nella bolla di definizione del dogma, ma
l'autore sollecitò apertamente la distinzione di due argomenti (definizione del
dogma e condanna degli errori) dalla portata tanto diversa e lo stesso Pio IX
incaricò la Commissione, che aveva già lavorato sulla definizione del dogma, di
esaminare gli errori moderni e di preparare il materiale necessario per la
bolla e chiese al cardinale Fornari di invitare formalmente alcuni laici a
collaborare. Avogadro fu l'unico laico italiano ad essere interpellato e inviò
a Roma una risposta singolare e ricca di argomentazioni. Ben presto la
Commissione incaricata abbandonò la trattazione univoca dei due argomenti e la
solenne definizione su Maria sarà fatta da Pio IX, mentre l'esame degli errori
si trascinerà per altri dieci anni, mentre prevaleva in ambito ecclesiastico
l'idea di una severa condanna. Attività parlamentare Diventò membro
attivo nella vita politica, quale deputato eletto nel collegio di Avigliana e
operò nelle file dello stesso schieramento politico della Destra. La proposta
avanzata in Parlamento di ridurre il numero delle feste, indusse Avogadro a
scrivere un apposito opuscolo, per difendere la dignità dell'uomo che,
in quanto essere intelligente e creativo, «senza tempo libero non vive da
uomo, e mal lo conoscono gli economisti che altro non sanno procacciargli se
non “lavoro e pane”». In Parlamento prendeva spesso la parola contro il
progetto di legge che prevedeva l'obbligo del servizio militare e criticò la
cessione di Nizza e Savoia alla Francia, smascherando le reali intenzioni che
sull'Italia nutriva l'ambiguo Napoleone III. Riceve la decorazione della
Croce di Ufficiale dei Santi Maurizio e Lazzaro e continuò a scrivere, oltre a
collaborare con l'Armonia, l'Unità cattolica, l'Apologista, il Conservatore,
rivista quest'ultima stampata a Bologna e di cui è ritenuto uno dei fondatori e
collaboratori. Muore in Torino”, come annotano diversi giornali e riviste, non
ultima La Civiltà Cattolica, che gli dedicò un sentito necrologio. Saggi:
“Saggio intorno al Socialismo e alle dottrine e tendenze socialistiche” (Torino,
Zecchi); -- partito socialista italiano
-- “Sul valore scientifico e sulle pratiche conseguenze del sistema filosofico
di Serbati (Napoli, Societa Editrice Fr. Giannini); “Teorica dell'istituzione
del matrimonio e della guerra moltiforme cui soggiace, M. già Riformatore delle
R. Scuole provinciali degli Stati Sardi, a spese della Societa Editrice
Speirani e Tortone, Teorica dell'istituzione del matrimonio Parte II che tratta
della guerra moltiforme cui soggiace, per M., già deputato al Parlamento
Subalpino, Torino, Speirani e Teorica dell'istituzione del matrimonio e della
guerra a cui soggiace, -- che tratta delle difese e dei rimedi, con una
Appendice intorno alla ricerca del principio teorico morale generatore degli
uffizi e dei doveri coniugali,” Torino, Speirani e Tortone, M. deputato al
Parlamento Nazionale, Torino, Tipografia Speirani e Tortone, “Teorica
dell'istituzione del matrimonio e della guerra a cui soggiace, Parte Documenti
per M. già deputato al parlamento nazionale (Torino, Speirani); “Gesù Cristo,
Studi religiosi e sociali, Modena, Tipografia dell'Immacolata Concezione, “La
filosofia di Serbati” (Napoli, Giannini);
“La festa di S. Michele e il mese di ottobre agli angeli santi, Torino,
Marietti, Il mese di novembre dedicato a suffragio dei morti, Torino, Marietti);
“Le colonne di S. Chiesa. Omaggi a S. Giovanni Battista e ai Santi Apostoli nel
mese di giugno e novena per la festa dei Santi Principi Pietro e Paolo, Torino,
Marietti); “Il mese di dicembre in adorazione al Verbo Incarnato Gesu nascente
e ad onore di Maria Madre SS.ma, Torino, Marietti); “Opuscoli di carattere
storico-giuridico; Rivista retrospettiva di un fatto seguito in Vercelli con
osservazioni al diritto legale di libera censura, Vercelli, De Gaudenzi, Delle
feste sacre e loro variazioni nel Regno sub-alpino, Torino, Marietti); “Quistioni
di diritto intorno alle istituzioni religiose e alle loro persone e proprietà,
in occasione della Proposta di Legge fatta al Parlamento torinese per la
soppressione di alcune corporazioni, Torino, Marietti, Cenni sulla
Congregazione degl’oblati dei SS. Eusebio e Carlo eretta nella Basilica di S.
Andrea in Vercelli e sulla proposta sua soppressione. Per un elettore
Vercellese, Torino, Marietti); “Parole di conciliazione sulla questione della
circolare di S. E. Arcivescovo di Torino); “Del diritto di petizione e delle
petizioni pel ritorno di S. E. l'Arcivescovo di Torino); “Lo statuto condanna
la Legge Siccardi, Torino, Fontana, Erroneità e pericoli di alcune teorie ed
ipotesi invocate a sostegno della proposta di Legge di soppressione di vari
stabilimenti religiosi” (Torino, Speirani e Tortone); “Alcuni schiarimenti
intorno alla natura della Proprietà Ecclesiastica allo stato di povertà
religiosa, ed alle quistioni relative ai diritti e ai mezzi temporali di
sussistenza della Chiesa. Con una Appendice intorno alla legalità nell'esecuzione
della legge sulle Corporazioni religiose” (Torino, Speirani); “Considerazioni
sugli affari dell'Italia e del Papa” (Torino, Speirani); “Una quistione
preliminare al Parlamento Torinese” (Torino, Speirani); “Il progetto di
revisione del Codice Civile Albertino e il matrimonio civile in Italia, Torino,
Speirani); La Rivoluzione e il Ministero Torinese in faccia al Papa ed
all'Episcopato Italiano. Riflessioni retrospettive e prospettive” (Torino,
Speirani); L'Armonia, Civiltà Cattolica, Rivista retrospettiva sopra la
discussione delle leggi Siccardi, Unità Cattolica, Angelo Ballestreri,
segretario della Famiglia, presso l'Archivio Storico di Torino. Enciclopedia
storico-nobiliare italiana, promossa e diretta dal marchese Vittorio Spreti, Milano,
Avogadro di Vigliano F., Pagine di storia Vercellese e Biellese, in Antologia,
M. Cassetti, Vercelli, Avogadro di Vigliano F., Antiche vicende di alcuni feudi
Biellesi degl’Avogadro di San Giorgio Monferrato (e poi Conti di Collobiano e
di Motta Alciata), dalla Illustrazione biellese, Biella, Corboli G., Per le
nozze del Conte Federico Sclopis di Salerano e della Contessa Isabella Avogadro,
Cremona, Feraboli, De Gregory G., Historia della Vercellese letteratura ed
arti, Torino, Di Crollallanza G. B., Dizionario storico-blasonico delle
famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, I, Sala Bolognese, Dionisotti C., Notizie
biografiche dei vercellesi illustri, Biella, Amos, Manno A., Il patriziato
Subalpino. Notizie di fatto storiche, genealogiche, feudali ed araldiche
desunte da documenti, I, Firenze, I vescovi di Italia. Il Piemonte, Savio F.,
Torino, Bocca, Bonvegna G., Filosofia sociale e critica dello Stato moderno nel
pensiero di un legittimista italiano: Emiliano Avogadro della Motta in Annali
Italiani. Rivista di studi storici, Bonvegna G., Il rapporto tra fede e ragione
in Avogadro della Motta, in Sensus Communis,
Valentino V., Un difensore rigoroso dei diritti della Chiesa e del Papa,
in Divinitas, rivista di ricerca e di critica teologica, Volumi e tesi
sull'autore Bonvegna, M. Il pensiero filosofico-politico e la critica al
socialismo, Tesi, Filosofia. Università Cattolica, Milano, De Gaudenzi L.,
Ultima parola su di una pretesa ritrattazione di M., Mortara, Cortellezzi,
De Gaudenzi L., Un'asserzione di Paoli D.I.D.C. tolta ad esame, Mortara,
Cortellezzi, De Gaudenzi, Istruzione del
vescovo di Vigevano al Ven.do Suo Clero sul Matrimonio, Vigevano, Spargella,
Manacorda G., Storiografia e socialismo, Padova, Martire G., II, Roma, Omodeo,
L'opera politica di Cavour, Firenze, Pirri, Carteggi delL. Taparelli
d'Azeglio, XIV di Biblioteca di Storia
Italiana Recente, Torino, La scienza e la fede,
Napoli Spadolini, L'opposizione cattolica da porta Pia, Firenze, Storia
del Parlamento Italiano, N. Rodolico, Palermo
Traniello F., Cattolicesimo conciliarista. Religione e cultura nella tradizione
Rosminiana Lombardo-Piemontese, Milano, Valentino, Il matrimonio e la vita
coniugale, Facoltà dell'Italia Centrale, Valentino, Un'introduzione alla vita e
alle opere, Vercelli, Saviolo, Valentino V., Un laico tra i teologi, Vercelli,
Valentino, Il pensiero di Gioberti, Genova, Verucci, Dizionario Biografico Italiano,
Istituto dell'Enciclopedia, Roma. Guido Verucci, Emiliano Avogadro della Motta,
in Dizionario biografico degl’italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Opere
di Emiliano Avogadro della Motta, Emiliano Della Motta (Avogadro), su storia.camera,
Camera dei deputati. DEL SOCIALISMO IN GENERALE. Origini del socialismo nel
razionalismo protestantico. Le prime eresie tentarono soffocare la fede e la
Chiesa; le seconde, viziar l'una, e sostituirsiall'altra. Lutero e Calvinodistrussero
il principio della fede, dell’amorale, dellasocietà. Idolli germani cercarono
rimedio nella scienza e nell'ecclettismo; la loro filosofia, il loro diritto
pubblico.Il protestantismo in Francia fa più audace e ribelle.Combatiuto come
selta religiosa produsse i liberi pensatori, che, a titolo di scuola, ne dilatarono
il razionalismo empio. Previsioni di Bossuet. Il genio di Voltairee de'suoi
discepoli fu essenzialmente anti-cristiano, Paradossi del Gioberti. La guerra
del filosofismo dcontro la fede e la scienza e più radicale di quella del
protestantesimo. Suo spirito non di separatismo,ma dicosmopolismo. Da secoli la
preponderanza nell'ordine delle idee e devoluta in Europa alla Germania e alla Francia,
colà bisogna cercare le fonti dell'errar. Diverso carattere delle due nazioni. Nel
razionalismo dell'una, nell'incredulità dell'altra, stette deposto il primo
articolo della carta socialistica. Non più autorild Progressi del razionalismo
e dell'incredulità nell'idealismo. Kant, il suo antidommatismo; I suoi seguaci.
Non vollero dirsi atei, loro panteismo spurio peggiore dell'ateismo. Non
vollero comparir scettici ne materialisti, ma sovvertirono la scienza e la morale
con l'i dealismo apriori. Hegel, el'idealismo trascendentale e pratico. I
teologi protestanti lo seguirono. Il protestantesimo avea sfigurato fin da
principio l'idea di un “Cristo”; a cosa la ridusse Strauss. Apparente regresso
in Francia dal materialismo e dalle teorie rivoluzionarie. Principio di
tolleranza mal applicato in tutte le ristorazioni; indi l'indifferenti. Prefazione
Saggio. L'incredulismo e il filosofismo francese e nell'indifferentismo. I
tedeschi pensatori seguirono l'esempio, non la frivolezza dei volteriani.
Smo religio sue políticone gli ordini pubblici, l'eclettismo nella
scienza. Gl’eclettici vollero mitigare l'idealismo germanico; vollero parer
rispettosi al cristianesimo, ma lo condannarono come decrepito. La loro religione
filosofica. Non ebbero pensatori. Lamennais, e i razionalisti cattolici. L'idealismo
o l'indifferentismo sono morbi quasi insanabili. Questi compongono il secondo articolo
del simbolo socialistico: la fede all'Idea propria. Ne sorge l'amore
all'indeterminato futuro, l'odio a ciò cheesiste. Giudizio di Staudenmayer. L'uomo
nello stato suo presente non comporta nè dommatismo assoluto, nè razionalismo
assoluto. La natura e il cristianesimo lo educano colla sede e colla ragione,
somministrandogli un'ontologia reale e certa Alcune riflessioni sulle cose anzi
esposte. Il protestantismo, il filosofismo francese, e il tedesco, sono
professioni d'ignoranza. Pongono fuori delle condizioni di possibilità la
religione e la scienza, e abbattono la ragione individuale con un'assurda
emancipazione. Tolgono lo scopo della ricerca della verità. La fede per contro
è scienza iniziale, anche negl’ordini naturali promettitrice. Gli spiriti penetranti
previdero da gran tempo il socialismo moderno; i più furi bondi ne proclamarono
e praticarono le massime. La religione e la società reale erano già condannate
in teoria dall'Idea dei sofisti, cui non possono corrispondere in fatto. La
Chiesa ne è la salute, perchè pre dica la verità positiva, e muta le ipotesi
de'sofisti. Questi falsificarono anche I principii positivi, che vollero
conservare per ricostrurre la società; tolsero la possibilità dell'amore; sfigurarono
le idee di libertà, di eguaglianza, di fratellanza, che portate all'assoluto si
escludono mutuamente. Il socialisino vuole ricostituire con queste l'uman genere.
Gli uomini di distruzione, e quelli dell'utopia, sorti a slagellare l'umanità
colle sperienze d'applicazione e tresta di d'esistenza delle sette. Siappoggianoa
un fiero dommatismo. Non inventano dottrine, ma scelgonoe volgarizzano le più acconce
ai loro fini. Sono la gerarchia, il sacerdozio, l'esercito della filosofia
anticristiana e antisociale, che senza di quelle non sarebbe largamente
perniciosa. Ora non sono più mere associazioni, ma trasformandosi divennero
società e governi sotterranei. Una buona storia delle sette sarebbe un gran
beneficio; come vorrebbe essere fatta. La miglior difesa contro di quelle è farle
conoscere. I sommi Pontefici lo vennero facendo, furono mal secondati. Le sette
massoniche. Veisaupte l'illuminismo. Le sette moderne teoriche ed esecutive. La
Giovine Europa e Mazzini. Loro tre mezzi d'influenza, le loro arti, le loro forze.
Non aspirano che alla propria supremazia e tirannia solto nome di repubblica
sociale. Gioberti le descrisse con somma perizia mutando l'applicazione. Avvenire
delle sette. Non sono esse sole il socialismo, ma ne sono la virtù plastica e
direttrice. Carattere e spirito del socialismo. È l' eterodossia. Essa porta
all'apice, all'universalità, a l l'atto, le empietà ed aberrazioni de'secoli precedenti.
Le sue idee sono Le sette secrete demagogiche. Esse aggiunsero alle teorie
un organismo artilizioso ed attivo. Tre aspetti, però terrene e ristrette. È un
cattolicismo umanoe diabolico, che vuol essere più universale di quello di
Cristo. Il suo Messianismo. Le sue stolte promesse e stolte accuse contro la società.
Professa odio a Dio e a Cristo, odio all'uomo, odio alla giustizia. Sovverte il
naturale eil supernaturale. L'idea socialistica non è intiera nella mente
diverün10 mo, il solo spirito del male ne può abbracciare e volere il tutto. Nelle
menti umane prende diversi gradi e forme. Coldomma dell'idea il socialismo
raccoglie a sè tutti gli spiriti erranti e passionati; disordina i difensori della
verità; esi infiltra nelle menti. Potenza seduttrice del l'Idea e delle Idee. Semisocialismo.
Unità di pensiero, di scopo, di forze morali e materiali nel socialismo, collimanti
contro il cristianesimo. Fa predetto dai santi Apostoli. Lamorte confuta il domma
e le speranze del socialismo, erende calamito se le sue promesse. Il comunismo.
È doppio; altro filosofico e in apparenza economico, altro apertamente Jadro e sensuale.
Il solo principio della comunanza non valea fondare veruna società che basti a
sè stessa. Esseni; comunanze monastiche; sistemi utopistici. Socialismo e
comunismo sono due estremi della stessa idea.La Francia è travagliata di preferenza
dal secondo, la Germania dal primo, il perchè. Il principio Cristiano non può ameno
di somministrare la soluzione di tutti i loro problemi sociali.Sentenza di
Jouffroy DEGLI SCOMPARTIMENTI PRECIPUI DEL SOCIALISMO . Delle scuole e dei sistemi
sociali più insigni, e in particalare dicoli. Hegel le aprì un orizzonte vasto
e pratico colla sua teoria sulla storia, e colle sue viste sul mondo germanico.
Con queste infiamm di pietistic protestanti e i politici ambiziosi, specialmentein
Prussia.Trovo eco fra novatorianche cattolici e israeliti. Le sette demagogiche
germaniche s'impadronirono dell'idea hegeliana di nazionalità, ostile alla
religione e alla civiltà romana. I sofisti la parodiarono altrove, adadulare le
proprie nazioni CATO II. Sansimonismo, umanitarismo. Il misticismo di Sansimone
s'indirizza alle passioni sensuali nobilitando le, alle ambizioni ultra-democratiche
esaltando le capacità individuali. I suoi discepoli l'organizzarono amodo di
religione panteistica umanitaria. Molti eclettici dell'università francese ne
adottarono I principii ideali, compiendo con questi la metafisica hegeliana. Leroux
e l'umanitarismo universale; gli umanitarii ricusano le idee di patria e di nazionalità.
Il principio saņsimoniano penetra largamente in Francia,e per ogni dove; esso
improntò al socialismo l'aria di religione lasciva e cosmopolitica.
L'emancipazione della carne e conseguenza logica del l'emancipazione del pensiero
dell'hegelianesimo e neo-egelianesimo. Owen e Fourrier vestirono l'idea
socialistica e comunistica di sistemi ri . Del svoialismo anarchico e
trascendentalmente empio . Prudhon, discepolo intelligente e sfacciato dei socialisti
tedeschi, sveld le vere esigenze del socialismo. Professa esplicitamente l'odio
a Dio, l'abolizione di ogni diritto, l'anarchia; cosa intenda con tal parola. Flagella
i socialisti e comunisti, ma è peggiore di loro. Le sue idee fanno impressione,
perchè sono l'espressione la più semplice della idea d'indipendenza assoluta. Lecoutrier,
la sua cosmosofia materialistica, prosessa il culto di sè stesso. Condanna la
filosofia e la civilizzazione. Il materialismo e l'anarchia spaventano in
Francia; ostinazione di certi razionalisti, che non dimenonon ne vogliono vedere
il rimedio additato già da Napoleone. Del socialismo operativo o militante, e
di quello latente. Il socialismo pensante sta nelle scuole panteistiche
incredule, l'operativo nelle sette e fazioni rivoluzionarie. I suoi fasti
recenti. Lo scopo principale è distrurre il caltolicismo. Perciò cerca di
rivoluzionare moral mente e materialmentela Chiesa. Adocchia l'Italia che ne tiene
il centro. Mazzini, la sua filosofia panteistica, le sue idee di nazionalità e
di primato italico parodia del primato germanico di Hegel. Sue contraddizioni.
È lo strumento del socialismo universale, che non vuol altro in Italia che non
più Papi. Per progredire il socialismo vesti in Italia tutte le forme e le ipocrisie.
Cerca di alluarvi il comunismo politico. Il socialismo latente. L'Inghilterra
ne possiede grandi elementi. Cenni sull'utopia del Moro.La Russia. Nissuna
rivoluzione eguaglia quella voluta dal socialismo. Che cosa è una rivoluzione.
Diverse specie di rivoluzioni parziali, che ora lutte s'informano
dellospiritodelsocialismo.Sono ingiuste,ruinose,infrenabili nei confini voluti
dai moderati, dai dottrinarii, dai liberali. Cos'è la riforma vera.Coloro non
sono riformatori,ma rivoluzionarji. Possono chiamarsi semisocialisti; lo sono
altri in religione, allri in filosofia, altri in politica. Fanno penetrare a tratti
a tratti l'idea, ed eseguiscono per parti l'opera socialistica. Sono
incoerenti. Giudizi di Joutfroye di Prudhon sui rivoluzionari al minuto.
Giudizi di Quinet sui cattolici democratici predicatori d'indipendenza. Non
sorge dai loro sistemi la vera democrazia, ma l'anarchia prudoniana in tutte le
relazioni degl’individui, e delle società fra loro. L'indipendenza assoluta non
esiste al mondo. Epilogo. Giudizio di Sterne sul principio rivoluzionario
socialistico, eminentemente anticristiano. Il termine della rivoluzione
sociale. La rivoluzione universale sociale non si compirà mai appieno. La
rivoluzione religiosa, come è promossa dal socialismo,è nata a far luogo addi
questa; e del semi-socialismo. Della rivoluzione universale e sociale; scompartimenti
precipui Del panslavismo demagogico, e del ruteno. Un detto napoleonico inverosimile,
o malinteso. Il panslavismo. È doppio. L'Idea russa; la suavivacità per forze
morali e materiali. Le sue arti. È ostile all'idea Latina e cattolica. È
religiosa e politica, panslavi sticae panscismatica. L'Italia ne èminacciata doppiamente.
Calamità europea, che si è la dissoluzione dellaGermania nell'anarchia religiosa
e politica. L'idea russa, ora antirazionalistica e antidemagogica, può col
tempo mutare processo ed allearsi religiosamente al protestantesimo, politicamentealla
demagogia europea. La Chiesa non teme, ma aspeita negli ultimi tempi un grande
assalto dai popoli di quelle regioni, e dalla apostasia dei propria figli. Quel
panslavismo sembra destinato a chiudere l'era del socialismo nostrale. laci, esuberanti,
indefinite. La verità e l'autorità hanno l'adesione della maggioranza, ma sono malconosciute.
Il clerocattolico fa quella vagliatura per ufficio, ma fra popoli colti la scienza
e la dimostrazione è necessaria. Parte dei laici. La filosofia dee essere
ricondotta al suo stato normale, da cui si di parti negando o trascurando l’ontologia
cristiana e la scienza della socieià universale degli spiriti. In Italia
bisogna far conoscere le produzioni della scienza straniera, dei paesi cioè in
cui la controversiaè vivace. Bisogna svelare il fondo dei sistemi socialistici;
formolare con precision i problemi; porre in lume i principii assoluti; questi non
impediscono le temperazioni pratiche. Si fa alcontrario. Esempio nella
quistione capitalissima delle relazioni fra chiesa e Stato. Questa in assoluto non
è quistione di libertà, ma di autorità. Il principio di libertà non basta a
spiegare l'ordine morale.Teorie di Rosmini nel suo saggio Della Costituzione.
Il problema religioso vi è mal formolato. Il progetto di costituzione
rosminiana non guarentirebbe alla chiesa nemmeno libertà; include
l'indifferentismo politico; toglie all'ordine civile la base morale. Necessità
della professione religiosa dello stato. Il problema politico intorno al
diritto e alla giustizia sociale vi è del pari inesattamente formolato. Nel
criticare le costituzioni galliche Rosmini non netacci ai vizii principali. Quale
sia laquistione politica odierna; come sia formolata dai socialisti, come da
Lainennais. Le emende proposte dal Rosmini alle costituzioni da lui criticate
sono vane, o insufficienti a farargine al socialismo e comunismo.È inutile
adulare e contrastare a metà le idee di moda, se non si risolve il tema del
socialismo. Esso nega Dio e le due leggi provvidenziali per cui l'uo mo è
governato dall'uomo, e il diritto sulle cose materiali è diviso fra gl’uomini. I
dottrinarii italiani e francesi si contentano di massime generiche, di idee
dimezzate, scoza analisi e applicazione. Gli americo una nuova foggia di demonolatria;
la rivoluziones cientificaproducela perdita dell'unità di senso morale; la
civile,un'anarchia,e tirannia in curabile. La rivoluzione universale,se potesse
compiersi,distrurrebbe inultimol'umangenere.Come ilsocialismo l'odii dio dio satanico.
Il suo termine logico sarebbe la distruzione dell'ordine di natura e di so
prannatura. Il mondo non saràmai tutto socialista come fu tutto pagano, perchè la
chiesa ha delle promesse infallibili; ma le nazioni civili non ne hanno, e camminano
indolenti verso grandi ruine. Un altro socialism che si dispone a trasformare il
mondo europeo. Timori, speranze, rimedii contro l'invasione delle dottrine
socialistiche. Vuolsi una buona vagliatura delle idee, dei desiderii, delle
speranze fal mani italiani, e gl’anglomani francesi, non conoscono i tipi
stranieri che vogliono imitare. I cattolici idealisti e razionalisti non
comprendono che guastano e snaturano il cristianesimo colle misture
eterodosse,a vece di farne l'apologia. Quali sieno dunque le tre vagliature,or
peces sarie, delle dottrine e delle voglie del secolo. Ancora alcune
osservazioni sul modo di trattare ora le controversie. Partito violento. La rivoluzione
materiale è sopita, ma l'ideale si dilala. L'Italia odierna, e la Germania di tresecoli
fa. Dollinger. È quindiur gente il bisogno di grandi manisestazioni della verità,
per mezzo della fede e dellaragione. I governi, ora materialmente forti, sono
moralmente deboli; l'epoca presente di razionalismo e di opinioni indeterminate
piega alt ermine. Il socialismo vuol dommi e fatti, vuolsi contrap porgli la
scienza della fede cristiana, continuando il lavoro dei più grandi genii del
cristianesimo. Che cosa è una filosofia cristiana. La polemica dee essere
trattata con franchezza; tenendo conto di tutti i principii veri e di tutti i
fatti; distinguendo le ricerche di ciò che è giu sto, ediciò che è prudente. Non
dee contentarsidi debellare gl’errori singoli, ma metter in luce la storia fillosofica,
e il sistema universale dell'eterodossia .Ilpanteismo è lasostanza
dell'eterodossia moderna. Considerazioni sul panteismo, suls uo lungo regno, sulle
sue fasi.Non sarà l'ultimo errore.Voto umile e riservato per un oracolo della
Santa Sede, e una condanna dottrinale e solenne del socialismo e comunismo.
Motivi. Insufficienze e pericoli delle discussioni scientifiche. Il socialismo,
come sistema compiuto, ha del nuovo; spesso sembra sfuggire agli anatemi degli
errori antichi che rinnova. Fra icattolici stessi sinceri visono dubbiezze e
illusioni. La gloria del nome di Cristo è avvilita. L'idea di Cristo, e quindi quella
della Chiesa, sono meno mate in molte menti.Quella èl'antidoto a tuttol'errare moderno
.Lapedagogia pende ad insinuare ilnaturalism o e ilsensualismo. La Santa Sede spesso
unì alle decisioni, e condanne dommatiche contro gli errori, le lezioni
razionali a illustrar lementi dei fedeli. Esempi. Così bramerebbesi ora, perchè
da molti il socialismo e comunismo non sono conosciuti quali sono. Condannati, rimarrebbero
nolati d'infamia agli occhi del mondo cristiano, e resi moralmente impotenti. È
quel tutto un arcano di sata nasso, alla sola Santa Sede apparterrà svelarlo e
conquiderlo; a lei però sola il giudicare della opportunità dei mezzi. Intanto,
colle armi già pronte della fede e dellascienza, vuolsi da ognuno colle sue forze
combattere la rivoluzione ideale. Teologia e filosofia, rivelazione e ragione,
vogliono andar congiunte, distinte, ma non parallele. Un passo del Mancini. Due
filosofismi, due rivoluzioni, che neminaccia no una più terribile. Presunzione dei
moderni; giudizi dei posteri. Tutti i partiti scontenti del presentemirano all'avvenire;
I più sci occhi sono gli aspettanti e ineuirali. Il principio cristiano è
incarnato nella Chiesa, essa non fa quistioni di clericocrazia, quando parla
alle genti con autorità. L'Italia e isuoiri formatori sispecchino nella
Germania di tre secoli fa. La Chie sa benefica e invitta in tutti i secoli. I
fedeli hanno da incoraggirsi; fra l'idea socialistica e la cristiana sanno
quale abbia la verità,e quale ot Alcuni documenti intorno alle scriesegrere
demagogiche. SOCIALISJIO IN (iKNKRALE. Origini del socialismo nel razionalismo
protcstanlieo. T.p (uime eresie tenurono
soffocare la fede e la chiesa; le seconde, viziar r ona. e sosiiluirsi all'altra. JLulcro c
Calvino distrussero il principio della
fede, della morale, della società. I dotti germani ccrenronn rimedio nella
scienza e neireccletlismo; lo loro filosofia, il loro diritto pubblico. Il
protestantismo nella Gallia è più audace e ribelle. Combattuto come setta
religiosa produsse i liberi pensatori, che, a titolo di scuola, ne dilatarono
il razionalismo empio. Previsioni di Bossuct. L'increduUsmo e il filosofiimo gallo.
Il genio di Voltaire e de’suoi discepoli è essenzialmente anti-cristiano.
Paradossi di GIOBERTI (si veda). La guerra del filosofismo contro la fede e la
scienza è più radicale di quella del protestantesimo. Suo spirito non di
separatismo, ma di costnopolismo. Da tre secoli la preponderanza nell'ordine
delle idee è devoluta in Europa alla Germania e alla Gallia, colà bisogna
cercare le fonti dell'errar moderno.
Diverso carattere delle due nazioni. Nel razionalismo dell'una. nell'incredulità
dell’altra, stette dcposlo il primo articolo della carta sociali slica: iVoii
più autorità Progresti del razionalismo e de/r
nell' idealismo, e nell’indifferentismo.
I tedeschi filosofi segnirono l’esempio, non la frivolezza dei volteriani.
Kant, il suo anti-dommatismo; i suoi seguaci. Non vollero dirsi a-tei, loro pan-teismo spurio peggiore
dell’a-teismo. Non vollero comparir scettici nè materialisti, ma sovvertirono
la scienza e la morale coll'idealismo a priori. Hegel, e l’idealismo
trascendentale e pratico. I teologi protestanti lo seguirono. Il
protestantesimo sfigura fin da principio l'idea di Cristo; a cosa la riduce
Strauss. Apparente regresso nella Gallia dal materialismo e dalle teorie rivoluzionarie. Principio di
tolleranza mjl applicato ip tutte le ristorazioni; indi 1 indifiVreiiti Saggio
smo rflit^iosu e politicu nejilt ordini pubblici, 1 ecldtismu nella scienza.
(ìli ccieltici vollero tiiiiigare ridealismo che esiste. Giudizio dì
Staudeiimayer. L'uomo nello stato MIO presente non comporta nè dommatismo
assoluto, nè razionalismo assoluto. ìji natura e il crisUnnesimo lo educano colla fede e colla ragioncj
souuQÌoistraDdogU un'ontologia reale e certa Alcune rifleuioni iulle cote anzi
etpotle Il protestantismo, il
filosofismo gallo, e il tedesco, sono professioni d’ignoranza. Pongono fuori
delle condizioni di possibilità la religione e la scienza, e abbattono la
ragione individuale con un’assurda cmancU
pallone. Tolgono lo scopo della ricerca della verità. La fede per contro è scienza iniziale, anche
negl’ordini naturali promeititrìce. Gli spiriti penetranti previdero da gran
tempo il socialismo moderno; i pib furibondi ne proclamarono e praticarono le
massime. La religione g la società reale sono già condannate in teoria dall' idea
dei sofisti, cui non possono corrispondere in fatto. La chiesa ne è la salute,
perchè predica la verità positiva, e muta le ipotesi de'sofisti. Questi
falsificarono anche i prìncipiì positivi, che vollero conservare per ricostmrre
la società; tolsero la possibilità dell’amore; sfigurarono le idee di libertà,
d’eguaglianza, di fratellanza, che portale alfassolalo si escludono mutuamente.
Il socialismo ruolo ricusiiiuire con queste l’unian genere. Gl’uomini di
disinizione. e quelli dell’utopia sorti a flagellare f umanità colle spcrienze
d'applicazione Le tette tecrete dema^o^icàe. Esse aggiunsero alle teorie un
organismo nriifizioso ed atlivo.Tre aspetti e tre stadi d'esistenza delle sette.
S’appoggiano a an fiero dommatismo. Non inventano dottrine, ma scelgono e
volgarizzano le più acconce ai loro fini. Sono la gerarchia, il sacerdozio,
rcsercito della filosofia anti-cristiana e anti-sociale, che senza di quelle non sarebbe largamente
perniciosa. Ora non sono piu mere associazioni, ma trasformandosi dirconero
società e governi sotlurranei. Una buona storia delle sette sarebbe un gran
benefizio; come vorrebbe essere fatta. La miglior difesa contro di quelle è
farle conoscere. I sommi Pontefìri lo vennero facendo, furono mal secondati. Le
sette tnassonirhe. Veisaupt e l'illuminismo. Le sette moderne teoriche ed
esecutive. La giovine Europa e MAZZINI (si veda). Loro tre mezzi d' ìiillaenza,
le loro arti, le loro forze. Non aspirano che alla propria supremazia e
tirannia sotto nome di repnbblica sodale. GIOBERTI le descrive con somma
perizia mutando l’applicazione. Avvenire delle sette. Non sono esse sole il
socialismo ma ne sono lu virtù plastica e direttrice Carattere e spirito del socialismo. t r
eterodossia. Essa porla all'apice, all'unìversalità, al1’atto, le empietà ed
aberrazioni de secoli precedenti. Le sue idee sono però lorrone c ri^trelic. K
un c.iUolicKmo umano e diabolico, die vuol essere più universale di quella dì
Cristo. Il suo messianismo. Le sue stolte promesse e stolte accuse contro la
società. Professa odio a Dio e a Cristo, odio all'uomo, odio alla giustizia.
Sovverte il naturale e il supernaiurole. L’idea socialistica non è intiera
nella mente di veron ito SuuiimoNiimo, umanifat
iimo. 11 inislicisnio di Sansimone s'indirizza alle passioni sensuali
nobilitandole, alle ambizioni ullradeuioi ratiebe esaltando le capacità
individuali. 1 suoi discepoli l'organizzarono a modo di religione panteistica
umani- Mria. Multi eclettici dell'università francese ne
adottarono i principii ideali, compiendo con questi la metafìsica hegeliana.
Leroui e l umaniia- risiilo universale; gli uinaniiarii ricusano
le idee di patria o di nazionalità. Il principio sansinioniano penetra
largamente nella Gallia, e per ogni dove; esso impronta al sorìalismo l’aria di
religione lasciva e co-
Miio|Kiiiiica. L'eiiiancipaziono
della carne è conseguenza logica delI’cmancipaziono
del pensiero Val tucùìlUnio anarchico t (rciiccnJeiUuImcnfc em/uo. Fi
udiion, disrcpolo intelligente e sfaccialo dei socialisti Icdcsclii svela le vere esigenze del
socialismo. Professa esplicitamente l’odio a Dio, l’abolizione di ogni
diritto l aiiarchm; cosa intenda con tal
parola. Flagella i socialisti e cotuunisiU ina
è (H.'ggiore di loro. Le sue idee
fanno iinpresaione, percliè sono respressimiu lo più sctnpiico della idea
d’indipendenza assoluta. Lecoutrier, la sua Cotmosufia materialìstica, professa
il culto di sé steiso. Condanna la filosofia e la civilizzazione. Il
iiintcrialisnio c ranarebia spaventano nella Gallia; ostinazione di certi
razionalisti, che non di meno non tic vogliono vedere il rimedio additato già
da Nopoleune Del socialitmo operaDto o
mtliftmle, e di quello latonte. Il socialismo pensante sta nelle scuole panicistiche
incredule, l'operalivo nelle selle c fiutoni rivoluzionarie. 1 suoi fasti
recenti. Lo scopo principale distrurre il eattolicisino. Perciò cerca di
rivoluzionare nioraltiienle e riinterialmeiiie la chiesa. Adocchia l'ITALIA che
ne lime il centro. MAZZINI (si veda), la sua filosofia pan-teistica, le sue idee di nazionalità e di PRIMATO
ITALICO parodia del primato germanico di Hegel. Sue contraddizioni. C lo
striinienio dei socialismo universale, che non vuol altro IN ITALIA che non piA
/’opu. Per progredire il socialismo vesti IN ITALIA tutte le forme e le
ipocrisie. Cerca d’attuarvi il comuniSmo politico. Il socialismo latente. La
Britannia ne possiede grandi elementi.
Cenni siiU titopia di Moro. La Russia .1 d Della rivoluzione universale
e sociale: seompartimenti precipui di quetta; e del semi-socialismo. Nissuna
rivuluiione eguaglia quella voluta dal socialismo. Cito cosa è una rivoluzione.
Diverse specie di rivoluzioni parziali, che ora tutte s'infornianu dello spirito del socialismo.
Sino ingiuste, ruinose, infrenabili nei cuitlini voluti dai moderali, dai dottrinarii, dai liberali. Cos'èia
iiloiina vera. Coloro non sono rirorinalori, ma rivoluzioiiarit. Possono
chiamarsi semi-socialisti; lo sono altri in religione, altri in filosofia,
altri in polilira. Fanno penetrare a tratti a traili l’idea, ed eseguiscono per
partì l upera socialistica. Sono incoerenti. Ciudizi di Jouffroy e di |’ruuhn
sul rivoluzionari al mìmito. Giudizi di Qitinelsuì cattolici deinncruticì
predicatori d'indi(K!ndenza. Non sorge dai loro sistemi la vera democrazia, ma l’anarchia
prudoiiiana in tutte le relazioni degl’individui e delle società fra litro. L’indipendenza
assoluta non insiste al mondo, hiepiiogo. Giudizio di Sterne sul principio
rivoluzionario soiialislico, iiuiuenlcmentc aiUicrisiiauo. . u il termine della
rivoluzione sociale. La rivoluziono univcisalc
sociale non si compirà mai appieno. La rivoluzione Ecìigio^a, come è
promossa dal socialismo, è nata a far luogo atf (U»l una nuovfl di
dtHìonuiaitia; la rivoluzione scientifica produce ia perdita dell’unità di
senso morale; la cìvilci un'anarchia, e tirannia incurabile. La rivoluzione
universale, se potesse com|nersi, dìstrurrebhc iu ultimo l'nroan genere. Come
il socialismo Todii di odio satanico. Il
suo termine logico sarebbe la distruzione delt'urdioe di natura e di
soprannatnra. Il mondo non sarà mai tutto socialista come fu tutto pagano,
perchè la chiesa ha delle promesse
Infallibili; ma le nazioni civili non iic hanno, e camminano indolenti
verso grandi ruine. Un altro socialismo che sì dispone a trasformare il mondo
europeo Del panslavismo demagogico, e
del ruteno. Un detto napoleonico inverosimile, o mal inteso.
11 panslavismo, è doppio. L'Idea russa; la sua vivacità |>er forzo morali e materiali. Le sue
arti. £ ostile aU'idca LATINA e cattolica. È religiosa e politica, panslavistka
e pan-scismatica. L’ITALIA N’È MINACCIATA DOPPIAMENTE. Calamità europea, che si
è la dissoluzione della Germania nell’anarchia religiosa e politica. L’idea russa, ora anti-razionalisiica c
aoUdemagogica, può col tempo mutare processo ed allearsi religiosamente al
protestantesimo, politicamente alla demagogia europea. La chiesa non teme, ma
aspetta negli ullìroi tempi un grande assalto dai popoli di quelle regioni, e
dalla a|K>stQSÌa dei propri! figli. Quel panslavismo sembra
desU- iiaio a chiudere l’era del socialismo oustraie a Timori, speranze, rimedii
contro l'invasione delle dollrine socialistiche. Vuoisi una buona vagliatura
delle idee, dei desiderii, delle speranze fallaci, esuberanti, indefinite. La
verità e l'autorità hanno Padesiune della maggioranza, ma sono mal conosciute.
11 clero cattolico fa quella vagliatura per ufiìzioi ma fra popoli colti la scienza e la
dimostrazione ò necessaria. Parte dei laici. La filosofìa dee essere ricondotta
al suo stato normale, da cui si diparti negando o trascurando l'ontologia
cristiana e la scienza della società universale degli spirili. IN ITALIA
bisogna far conoscere le prodazioni della scienza straniera, dei paesi cioè in
cui la controversia è vivace. Bisogna svelare il fondo dei sistemi
socialistici; formolare con precisione i problemi; porre in lume i
principU assoluti; questi non
impediscono le lempcrazioni pratiche. Si fa al contrario. Ksempio nella
quislione capitalissima delle relazioni fra chiesa sttato italiano. Questa in
assoluto non è quistione di libertà, ma d’autorità. Il principio di libertà non
basta a spiegare l’ordine morale. Teorie di SERBATI nel suo saggio Della CostUusione. Il problema
religioso vi é mal furmoialo. 1! progetto di
costituzione rosminiana non guarentirebbe alla chiesa nemmeno libertà;
include l’indifTercntisino politico; toglie all’ordine civile la base morale.
Necessità della prufessiono religiosa dello stato italiano. Il problema
polìtico intorno al diritto e alla
ginstizia sociale – GRICE SOCIAL JUSTICE -- vi
è del pari inesallamenlc
formolato. Nel criticare le costituzioni galliche SERBATI non ne taccia i vizii principali. Quale sia la
quistiono politica odierna; come sia formolaia dai socialisti, come da
I.amcnnois. L’emende proposte da SERBATI (si veda) alle costituzioni da lui
criticate sono vane, o ìnsuilicicnii a far argine al socialismo e comuniSmo. É
inutile adulare e contrastare a metà le idee di moda, se non si risolve il tema
del socialismo. Esso nega Dio e le due leggi
provvidenziali per cui Puoiiio è governato dalPiiomo, e il diritto sulle
cose materiali è divìso fra gli iiuniìiii. 1 dominarli italiani e francesi sì
runtentano di massime – GRICE MAXIMS -- generiche, d’idee dimezzate, senz’analisi
e spplicazìouc. Gli amcricomniii italiani, e gl’anglomani francesi, non
cono^ono i tipi stranieri clic vogliono imitare. 1 cattolici idealisti e
razionalisti non comprendono che guastano e snaturano il
crisiianesitiio colle misture eterodosse, vece di farne l'apologià. Quali aieno
dunque le ire vagliature, or necessarie, delle doUrtne e delle voglie del
secolo pug. j4ncora alcune ottervatìoni
ost- zione generale appoggiata con prove e dorumenli irrerragabili. Lnngi dall’avere
esagerato bisogna anzi dire che non ha approfittato di tutti i suoi vantaggi, perchè ha fottcr soltanto
una scelta di tante prove, che erano a sua disposizione Riccordt. ;lfanuale d'
ugni letteralurOf Milano,
Gl’addetti alle società segrete predicano alle genti il Barruel per un
bugiardaccio, impostore, sognatore e parabolano ma credono in famiglia che
niuno meglio di lui abbia svolto le dottrine, le finezze e gl’intendimenti di
Weissbaupi Germogli dell’illuminismo di
Weisshaupt sono tutte le odierne società segrete, ed hanno il medesimo
intendimento che si propone cotesto odioso e sfìdato nemico di Dio, del Re e di
tutta l’umana società. ( 3ìemori$ di
LionellOf nella Cii’titd Cattolica. Un grido d’indegnazione accolge queste
memorie che avrebbero potalo minacciare la sorte di molli intriganti ivi
oominali e l'esito delle loro consorterie; ma
niuno sì tolge a provare che sono calunniose, sebbene si trovassero
aliissimi personaggi menzionali come fautori o come membri delle sette occulte
colà istoriale. 1 fatti provano la verità delle dottrine e delle tendenze altribuile
all’illuminismo. Se Weissbaupt non l’avesse professale, converrebbe dire che
Barruel muta il nome del settario o ne fosse stato egli r inventore; certo è
che dopo l’apparizione dell’illuminismo
ic società segrete rivoluzionarie non ebbero altro codice, altra niosutìa,
altro sistema di governo da quello già
da più di cinquant'anni loro attribuito in tali àicmorie, la loro lingua, le loro opere, il loro scopo
sono sostanzialmente idcntUi anche ai di d’oggi Saggio intorno al socialismo,
Torino. VIAGGIO d'lN GENTIUOMO IRLANDESE
IN CERCA d’I’NA RELIGIO.NE, OPERA DI MOORE.
Quest’opera ha fatto nella Britannia il più grande incontro. Moore combatte il
protestantismo nelle sue basi, e più di venti opuscoli gli furon scritti
contro. Quest’opera, come dice l’autore, offre un programma completo del
protestantismo, e vi si vedono messi in mostra a lato degl’errori dogmatici i
vizi e gli scandali dei
riformaiori.Essa contribuì a
condurre alla fede parecchi dei nostri traviati fratelli; e cièche prova il suo
gran merito è la debolezza delle risposte che invano si tenta d’opporle Conseils pour former une bibliothègue LKTTKHF,
SH-L ITALI V CONSIUEIIATA SOTTO IL RAPPORTO DELLA RELIGIONE, OPERA DI
JOUX. Icitrrp S4 iiue
Jn un nrotrsontf ronvoriilu, tendono,i i
dei prolrsianli ed n diicndere la
nostra Rde. Meritano d'essi^r pu' siecui
Tra/Icnimcrifi dt ÀlarAcc, foli*
£cct7/en2a ddOi re/i^tone
di Milner» folle Lcltere di
Cobbett e fo^Ii altri senili rhc vider ta luce in questi tempi e rivelano tnUa
la (ìevole/za del nroleslantismn. Alle savie disrirssinni die quesl’opera
rarehiude c che produssero c produrranno
i più grandi elTeUi nei proteslanii c in tutti quelli che le leggeranno, I’Aulure ha rrapi>usic abilinenle delle
descrizioni inicressanii che ne Yendunu
aggradevole la Icllura c tic formano nn opera convenevole a darsi per
premio alla gioventù studiosa Cori* Sfi/J
pour formcr «n«
bibliothèquc Sl'L PRINCIPIO GENERATORE DELLE COSTITIZIOM POLITICHE E DELLE ALTRE IMANE ISTITLZIOM, SAGGIO DEL
CONTE MAISTRE. Il Saggio sul
principi» ^cncraiore doHc Coslilusiuni
po/t(icitc, è una di quelle opero fon cui Maistre impresse il suggello
dell’immorlalilA alla riputazione che già crasi acquistala grandissima colle
sne Considcmsioni sulla Gallia. Nel Saggio es^itiiina i) fomianieiiio della scienza, c rovescia dal
fondo l'ediGzio di quelle cflìnicre legislazioni, che da un mezzo secolo
si succedono e scompariscono r. Tpidamcnlc.
Vi approfondisce qnistioni molto importanti nell'ordine sociale c le sue
considerazioni si collegano agl’oggetti] MÙ gravi della religione c della
società. ( A. iliccurJi. Manuale d’ogni letteratura.Aii7aao /A'ò/, Rrescianì parlando
del De Maistre lo chiama uomo, non so se più acuto
poltlico o profondo filosofo t o cristiano
eminente. La Francia dà quasi
ogni momento altcstaU dell’ammirazione che
pròfessa pel grande
ingegno che illustra la Savoia il
conte Deinaistre, il Platone
dell’Alpi, come lo
chiama Lainartine, nell’Histoire
de la itestavration. Noi leggiamo nel A/idt, giornale che si stampa a Tolosa, che
l’Accademia dei Jeux-Florau:c decreto un premio d'eloquenza all’autore del
miglior elogio del
fonte IVemaistrc, uno de'più grandi-
*ìrui- lo annunzia che il concorso e ben
ragguardevole (Dall'
Armonia, il Vaggio
f53i , Il Conte De
Maislrc e Invialo del re Vittorio
Eromanuelc 1 alla Corte di
llnshia, e in tempi infelici in cui la
carica era atto di singolare devozione, da
)mihi ambita. Il Conte Do Maistre
è forse il primo fra i savi dell’età
presente e i? solo vero filosofo, senza che altri possa o%erlo
a male. Conte Soìaro della Margarita, nel Memorandum, Torino ISiif.
SAGGIO INTORNO AL SOCIALISMO E ALLE DOTTRINE E TENDENZE SOCIALISTICHE. Il
saggio intorno al socialismo è un libro profondo che merita d’essere oticntamcntc letto e studiato, ma
ciò non si farà imichò adesso i diziu> Ilari, i giornali, e i compendi
bastano a far gl’uomini eruditi e
sapienti (Conte Solaro della Margarita, nel Memorandum, Torino). Nome compiuto:
Emiliano Avogadro, conte Della Motta. Il conte Emiliano Avogadro. Emiliano
Avogadro Collobiano e Della Motta. Il Conte Emiliano Avogadro della Motta.
Conte Emiliano Avogadro della Motta. Avogadro di Vigliano, Motta. Keywords:
implicatura. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Motta” – The Swimming-Pool
Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice e Motterlini: l’implicatura conversazionale e la critica della
ragione economica – il principio d’economia dello sforzo razionale – la scuola
di Milano – filosofia milanese -- filosofia lombarda -- filosofia italiana -- Luigi
Speranza (Milano). Abstract.
Grice: “When I started appealing to this or that conversational maxim, I
realised that my colleagues at Oxford could not care less about their status.
Strictly, the principle of conversational helpfulness depends on the view of
conversation as RATIONAL co-operation, and as such, on a view of the mutual
influencing as being MAXIMALLY efficient.’ Filosofo milanese. Filosofo
Lombardo. Filosofo italiano. Milano, Lombardia. Grice: “I like Motterlini – he has written, echoing
Kant, a critique of economic reason, which Stalnaker should read before saying
I’m Kantian rather than Futilitarian!” Specializzato in filosofia della scienza, economia
comportamentale e neuro-economia, e noto per i suoi saggi in ambito psico-economico
su processi decisionali, emozioni e razionalità umana e per le sue ricerche in
ambito epistemologico sulla razionalità della scienza e il metodo scientifico.
Insegna a Milanodove. Consigliere per le Scienze Sociali e Comportamentali
della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si laurea a Milano, dove porta a
termine il proprio dottorato in filosofia della scienza. Ricercatore di
economia politica e professore associato di filosofia della scienza presso
l'Trento; Visiting Associate Professor al Department of Social and Decision
Sciences della Carnegie Mellon di Pittsburgh, Visiting Research Scholar al
Department of Psychology della UCLA. Professore di filosofia della scienza
presso l'Università Vita-Salute San Raffaele. Tra gli altri incarichi è
collaboratore de Il Corriere Economia, Il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore,
per cui ha curato per anni il blog Controvento. È stato consulente scientifico
di Milan Lab, A.C. Milan, fondatore e direttore di Anima FinLab, di Anima Sgr,
centro di ricerca di finanza comportamentale e Scientific advisor di
MarketPsychData, Ls Angeles. È direttore del CRESA (Centro di ricerca in
epistemologia sperimentale e applicata), da lui fondato a Milano presso la
facoltà di filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele. I progetti di
ricerca del centro si concentrano su vari aspetti della cognizione umana, dal
linguaggio al rapporto tra mente e cervello, dall'economia comportamentale alle
neuroscienze cognitive della decisione, con particolare attenzione all'indagine
sperimentale multidisciplinare e alle sue ricadute pratiche e applicative (per
esempio nell'ambito del policy making e dell'evidence-based policy). A
inizio, ha avviato il progetto di finanza comportamentale per Schroder Italia,
dal quale è nato Investimente, un test psicofinanziario al servizio di
risparmiatori, promotori finanziari e private banker, per raccogliere e quindi
analizzare i dati riguardanti le decisioni di investimento e i bias cognitivi
nell'ambito della gestione del risparmio. Attualmente è direttore
dell'E.ON Customer Behavior Lab e Chief Behavior Officer di E.ON Italia; stesso
incarico che ricopre per il Gruppo Ospedaliero San Donato. Analizza la proposta
falsificazionista, rivelando le difficoltà in cui si imbatte il progetto de-marcazionista
e anti-induttivista. Affrontano quindi il modo in cui si ha preteso superare
alcune di queste difficoltà, e insieme raccogliere la sfida di Duhem circa il
carattere olistico del controllo empirico, tenendo conto delle immagini che il
filosofo ha della sua stessa pratica e riferendosi a particolari casi storici
come termine di confronto. Sull'orlo della scienza e in edizione ampliata. Nel
suo “Filosofia e storia” avanza una interpretazione del progetto razionalista come
il prodotto di una peculiare combinazione delle idee di Platone e Hegel. Ciò è
motivo della straordinaria fecondità di Platone, ma anche di una inesauribile
tensione al suo interno. Una tensione che viene illustrata affrontando la
relazione tra filosofia e storia della filosofia (unita longitudinale) in
riferimento alla questione della valutazione di una data metodologia in base
alle 'ricostruzioni razionali' o construzioni logica a cui essa conduce.
Nell'idea che la metodologia filosofica va confrontate con la storia della
filosofia è contenuto il germe di una logica della scoperta in cui i canoni non
siano fissati una volta per sempre, ma mutano nel tempo, anche se con ritmi non
necessariamente uguali a quelli delle teorie filosofiche. Si focalizza su
questioni di metodologia dell'economia da una prospettiva interdisciplinare che
combina riflessione epistemologica, scienza cognitiva, ed economia sperimentale
con aspetti più tecnici di teoria della scelta e della decisione individuale in
condizioni d'incertezza. Le ricerche di questo periodo analizzano criticamente
lo status delle assunzioni della teoria della scelta razionale, valutando
l'impatto delle violazioni comportamentali sistematiche alle restrizioni
assiomatiche imposte dai modelli normativi di razionalità. Avanzano quindi
ragioni epistemologiche per la composizione della frattura economia e
psicologia cognitiva in ambito della teoria della decisione; e suggeriscono di
guardare ai recenti risultati dell'economia cognitiva in prospettiva di una
nuova sintesi 'quasi-razionale' in cui i modelli neoclassici, integrati da
teorie psicologiche che tengano conto dei limiti cognitivi dei soggetti
decisionali, rafforzano le previsioni del comportamento economico degli esseri
umani. Neuroeconomia e evidence-based policy Le sue ricerche indagano le
basi neurobiologiche della razionalità umana attraverso lo studio dei correlati
neurali dei processi decisionali in contesti economico-finanziari, con
particolare attenzione al ruolo svolto dalle emozioni, dal rimpianto, e
dall'apprendimento sociale. Parallelamente progetta ed esperimenta i modi
in cui i risultati dell'economia comportamentale e della
neuroeconomia possono informare politiche pubbliche più efficaci e basate
sull'evidenza. Queste ricerche sono oggetto dei corsi di Filosofia della
scienza e di Economia cognitiva e neuroeconomia che insegna all'università San
Raffaele, e hanno altresì trovato diffusione attraverso numerosi articoli
divulgativi e due libri, Economia emotiva e Trappole mentali. Il suo ultimo
libro è Psicoeconomia di Charlie Brown. Strategia per una società più felice. Saggi:
“Sull'orlo della scienza,” – Grice: “Must say that ‘orlo’ is a genial word,
wish Popper knew it!” –Lakatos, Feyerabend: Pro e contro il metodo, Cortina,
Milano. Popper, Saggiatore-Flammarion,
Milano, Lakatos. Scienza, matematica e storia, Saggiatore, Milano, Decisioni
mediche. Un approccio cognitive,
Cortina, Milano. Critica della ragione economica. Tre saggi: McFadden,
Kahneman, Smith, Saggiatore, Milano, Economia cognitiva et sperimentale,
Bocconi Editore, Milano La dimensione cognitiva dell'errore in medicina,
Fondazione Smith Kline, Angeli, Milano
Economia emotiva (Emotional Economics), Rizzoli, Milano Trappole
mentali, Rizzoli, Milano Mente, Mercati, Decisioni. Introduzione all'economia
cognitiva e sperimentale, Egea, Milano
Psico-economia di Charlie Brown. Strategia per una società più felice,
Rizzoli, Milano Alcuni articoli scientifici, Lakatos between the Hegelian devil
and the Popperian blue sea. In Kampis, G., Kvasz, L., Stoeltzner, M. Considerazioni
epistemologiche e mitologiche sulla relazione tra psicologia ed economia,
Sistemi intelligenti, Il Mulino, Metodo e standard di valutazione in economia.
Dall'apriorismo a Friedman, Studi Economici, Milano. A fMRI Study, PlosONE',
Vai in laboratorio e capirai il mercato (con Francesco Guala) Prefazione a
Vernon Smith, La razionalità in economia. Tra teoria e analisi sperimentale,
IBL, Milano.. Neuro-economia e Teoria del prospetto, voci Enciclopedia
dell'economia Garzanti, Milano. Investimente. Test dell'investitore
consapevole Recensione di Hacking sulla
The London Review of Books IlSole24Ore
22.5.//ilsole24ore. com/art/cultura/-05-18/motterlini-spinta-riforme--shtml?uuid=ADAaR2J
A Sito su m. CRESA, su cresa. I am strongly inclined to
assent to a principle which might be called a Principle of Economy of Rational
Effort. Such a principle would state that where there is a ratiocinative
procedure for arriving rationally at certain outcomes, a procedure which,
because it is ratiocinative, will involve an expenditure of time and energy,
then if there is a nonratiocinative, and so more economical procedure which is
likely, for the most part, to reach the same outcomes as the ratiocinative
procedure, then provided the stakes are not too high it will be rational to
employ the cheaper though somewhat less reliable non-ratiocinative procedure as
a substitute for ratiocination. I think this principle would meet with
Genitorial approval, in which case the Genitor would install it for use should
opportunity arise. On the assumption that it is cha~acteristic of reason to
operate on pre-rational states which reason confirms, revises, or even
(sometimes) eradicates, such opportunities will arise, provided the rational
creatures can, as we can, be trained to modify the relevant pre-rational states
or their exercise, so that without actual ratiocination the
creatures Grice can be more or less reliably led by those
pre-rational states to the thoughts or actions which reason would endorse were
it invoked; with the result that the creatures can do, for the most part, what
reason requires without, in the particular case, the voice of reason being
heard. Nome compiuto: Matteo Motterlini. Keywords: critica della ragione
economica, principle of economy of rational effort, twice in Grice – in Reply,
etc., maximally efficient – maximal efficiency – cost-benefit – means-end -- Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Motterlini” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Musatti:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale dell’erote collettivo
– filosofia fascista – filosofia del ventennio – Gruppo universario fascista – la
scuola di Dolo -- la scuola di Venezia -- filosofia veneziana -- filosofia
veneta -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Dolo). Abstract. H. P. Grice: “If you look back at my
publications and unpublications, since my very first publication for the
Journal of Psychology and Philosophy, as Mind was then subtitled, you can gather
my career overlapped with that of M. We never took psycho-analysis too
seriously at Oxford, mainly because it is a Freudian thing – M. did! – but that’s
what we did: we ‘analyse’ – hence ‘analytic philosophy’ – our intentions!” – The
difference with M. is that he thinks this CURES him! “In my ‘Personal
identity’, I focus on Gallie’s ‘Someone is hearing a noise.’ It was ages later
that I realised that that verbs require a plural subject – il ‘noi’ colletivo
as M. calls it – such as ‘co-operate.’ The grammar is complicated. We need a
pirot to talk, and we neeed a pirot to EXPRESS what he says – we need a pirot
to be helpful. It may be argued that ‘cooperation’ does not quite equate to
‘helpfulness.’ But my weak transcendental justification of rational
co-operation behind conversation depends on the ability of one pirot to
represent the existence of some other pirot, and act in ways that the first
pirot furthers the second pirot’s goal, and vice versa!” -- Filosofo italiano.
Dolo, Venezia, Veneto. Grice: “Musatti reminds me of Malcolm, “Tonight I had a
dream,”” – Grice: “Musatti has explored the implicatures of ‘who’s afraid of
the big bad wolf?’, which comes strictly from Grimm – this is a rhetorical
question – and Grimm is implicating that nobody should!” -- Ccesare luigi eugenio
musatti. Tra i primi che posero le basi della
psicoanalisi, in Italia. Nato a Dolo, sulla riviera del Brenta, nella
Villa Musatti a del nonno paterno in cui i parenti erano soliti trascorrere la
villeggiatura. Figlio di Elia, ebreo veneziano e deputato socialista
amico di G. Matteotti, e della napoletana Emma Leanza, non fu né circonciso, né
battezzato -- durante le persecuzioni razziali si procura un falso certificato
di battesimo dalla parrocchia di Santa Maria in Transpontina di Roma -- e non
professa mai alcun credo religioso. Frequenta il liceo Foscarini di
Venezia, poi si iscrive dapprima alla facoltà di Scienze dell'Padova per il
corso di Ingegneria, e immediatamente dopo alla facoltà di Lettere e Filosofia,
dove si laurea in filosofia. Dopo la laurea, si iscrisse per due anni al corso
di Matematica della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali di
Padova, ma non sostenne esame alcuno. È chiamato a Roma per il servizio di
leva. Dopo un periodo di addestramento a Torino, e mandato al fronte come
ufficiale, con impegni marginali. Finita la guerra torna a Padova per terminare
gli studi. Sulla cattedra di psicologia sperimentale c'è Benussi, allora
chiamato per chiara fama a insegnare a Padova dall'Graz. Si laurea in
filosofia e l'anno successivo divenne assistente volontario del Laboratorio di
psicologia sperimentale. Benussi si uccise con il cianuro a causa di una grave
forma di disturbo bipolare, lasciando tutto nelle mani di M. e di Silvia De
Marchi, anch'essa assistente volontaria, che poi divenne sua moglie. Il
suicidio di Benussi fu scoperto da Musatti, il quale però lo nascose per paura
di ripercussioni negative sulla psicologia italiana in una situazione di
fragilità e precarietà accademica, sottoposta a pressioni da parte sia del
regime fascista, con le sue istanze gentiliane, che della Chiesa Cattolica. M.
rivela che Benussi s'è suicidato, non è morto a causa di un malore. M.
divenne direttore del Laboratorio di Psicologia dell'Padova. Porta in Italia la
Psicologia della Forma con importanti lavori di livello internazionale. Dopo
aver diffuso in Italia la psicologia della Gestalt, divenne il primo studioso
italiano di psicoanalisi. Studiando la psicologia della suggestione e
dell'ipnosi, introdotta in Italia da Benussi, approdò alla psicoanalisi, sulla
quale tenne il primo corso universitario italiano. Il corso si tenne presso a
Padova. Divenne allora uno dei primi e più importanti rappresentanti italiani
della psicoanalisi. Nell'Italia le teorie di Freud non erano state accolte bene
né dalle Università, né dalla Chiesa cattolica, a causa dell'ideologia
culturale gentiliana assunta dal fascismo. La Società psicoanalitica italiana venne
limitata anche dalle leggi razziali fasciste che colpirono i membri ebrei della
società. Benché non fosse ebreo (poiché figlio di madre cattolica), e
allontanato dall'insegnamento a Urbino e declassato ad insegnante di liceo. Nominato
professore di Filosofia al Liceo Parini di Milano. Si ritrova con L. Basso, Ferrazzutto e altri vecchi socialisti
con l'intento di creare un partito erede del Partito Socialista Italiano; ebbe
l'incarico di trovare denaro per una prima organizzazione e di allacciare
rapporti col Partito Comunista clandestino. M. lavora anche durante la guerra. Nel
periodo dell'occupazione nazista, fu tratto in salvo dall'avvocato Paolo
Toffanin, fratello diToffanin, che lo aiutò a trasferirsi a Ivrea, ospite
dell'amico Olivetti. Con il suo sostegno fondò un centro di psicologia del
lavoro. Ricoprì anche l'incarico di direttore della Scuola Allievi Meccanici,
scuola aperta per formare operai meccanici specializzati. Successivamente fu
richiamato dall'Esercito per andare sul fronte francese. Ottenne
all'Università degli Studi di Milano la prima cattedra di Psicologia costituita
nel dopoguerra in Italia, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Vi insegnò
per venti anni. A Milano ebbe il periodo più florido della sua ricerca
scientifica: gli studenti affollavano le sue lezioni. M. fu il leader del
movimento psicoanalitico italiano nei primi anni del dopoguerra. A quel periodo
risale il suo “Trattato di Psicoanalisi”, pubblicato da Einaudi. Divenne
direttore della “Rivista di psicoanalisi”. Presidente del Centro Milanese di
Psicoanalisi fondato da Franco Ciprandi, Renato Sigurtà e Pietro Veltri, che
gli verrà intitolato dopo la sua morte. Diviene curatore della edizione
italiana delle Opere di Freud, della Casa Editrice Bollati Boringhieri di
Torino. La località a lui dedicata M. scrive anche libri di letteratura, tra
cui Il pronipote di GIULIO (vedasi) Cesare, che gli fece vincere il Premio
Viareggio. Fu eletto per due volte consigliere comunale di Milano nella lista
del PSIUP e fu anche consulente del Tribunale dei Minori del capoluogo
lombardo. Sostenne sempre la pace, il progresso dei lavoratori, l'emancipazione
femminile ed i diritti civili. M. era ateo, come ebbe a dichiarare in
più occasioni, l'ultima delle quali in uno dei martedì filosofici del Casinò di
Sanremo. Muore nella sua abitazione di via Sabbatini a Milano. L'indomani dopo
una cerimonia laica di commiato celebrata in forma strettamente privata, la sua
salma e cremata a Lambrate. Le sue
ceneri sono tumulate, secondo le sue ultime volontà, nel cimitero comunale di
Brinzio, località in cui era solito trascorrere i periodi di vacanza. Il
suo archivio è conservato presso l'Aspi Archivio Storico della Psicologia
Italiana dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca. Il comune di Dolo
ha ribattezzato la sua località natale Casello 12 località M. e gli ha
intitolato il locale istituto professionale. Musatti e il suicidio di
Benussi Anche dopo la rivelazione che si era trattato di un suicidio, non parla
mai volentieri della morte del maestro. Nel generale silenzio dello studioso di
Dolo emerge un'intervista. Nell'intervista M. confessa di sognare a volte che
in una caserma dei carabinieri in cui viene tradotto, il commissario lo
interroga sulla morte di tre sue mogli (si sposò quattro volte), decedute
tragicamente, e di Vittorio Benussi. A fine colloquio il militare lo intima di
confessare di aver ucciso il maestro per prendere la cattedra di psicologia.
«Io gli rispondoprosegue M., da buon psicoanalistache sicuramente nel mio
subconscio mi sono sentito responsabile per questa e per altre morti. Il
commissario, che non capiva nulla di subconscio, decide: “Mi spiace professore,
ma devo arrestarla”. Io allora gli rispondo: ”Non è possibile commissario,
perché si tratta di delitti commessi più di cinquant'anni fa, e quindi sono
prescritti!”». ‘Cesare’ è un riferimento al pro-zio M., medico pediatra,
uno che aveva visitato il piccolo, nato settimino. ‘Luigi’ e il nome del bonno
materno (L. Leanza, morto in carcere, partecipa alla rivolta anti-borbonica); ‘Eugenio’
e il nome di un altro pro-zio paterno, lo storico Eugenio M.; M.. Forse la
psicoanalisi è nata e morta con lui. Il nome allude alla fermata della tranvia
Padova-Malcontenta-Fusina che il nonno, presidente della Società Veneta
Lagunare, odierna ACTV, aveva fatto aprire per raggiungere più agevolmente
Venezia. M. Archivio dell'Università
degli Studi di Padova, Carriere scolastiche della Facoltà di Lettere e
filosofia, Padova, Carriere scolastiche della Facoltà di scienze matematiche,
fisiche e naturali, Opuscolo del Centro Milanese di Psicoanalisi, a cura del
Comitato Direttivo, redatto da L. Ambrosiano Capazzi Gammaro Moroni, Reatto, Schwartz,
M. Sforza, Stufflesser, Milano Per una
storia del Centro Milanese di Psicoanalisi Chiari, Seminario presso il Centro
Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti, Milano
Freud, Opere (Torino, Boringhieri); S. Giacomoni, Cerimonia privata per M.,
la Repubblica, è consultabile sul
dell'Aspi, all'indirizzo web Aspi Archivio storico della psicologia
italiana, Università degli studi di Milano-Bicocca. D. Mont D'Arpizio, Vittorio
Benussi, Padre della psicologia padovana, in La Difesa del popolo, Mille anni
di scienza in Italia, opera del Museo Galileo. Istituto Museo di Storia della
Scienza di Firenze, Mia sorella gemella
la psicoanalisi, 1Pordenone, Edizioni Studio Tesi,Luciano Mecacci, M. voce
dell'Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti. Il contributo italiano
alla storia del pensiero. Ottava appendice, Roma, Istituto della Enciclopedia
Italiana. Saggi: “Analisi del concetto di realtà empirica” (Solco, Città di
Castello); “Forma e assimilazione,” in: Archivio italiano di psicologia,
“Elementi di psicologia della testimonianza” (Rizzoli, Forma e movimento” (Ferrari,
Venezia, da: Atti del Reale Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Gl’elementi
della psicologia della forma, Gruppo Universitario Fascista, Padova, Trattato
di psico-analisi (Boringhieri, Torino); Super io individuale e Super io
collettivo (Olschki, Firenze); Condizioni dell'esperienza e fondazione della
psicologia” (Universitaria, Firenze, Riflessioni sul pensiero psicoanalitico e
incursioni nel mondo delle immagini (Boringhieri, Torino); Svevo e la
psicoanalisi (Olschki, Firenze); I rapporti personali Freud-Jung attraverso il
carteggio, Olschki, Firenze, Commemorazione accademica, Olschki, Firenze Nino
Valeri, Olschki Firenze, Il pronipote di Giulio Cesare, Mondadori Milano A
ciascuno la sua morte (Olschki, Firenze); Hanno cancellato Livorno (Olschki,
Firenze); Mia sorella gemella la psicoanalisi (Riuniti, Roma). Una famiglia
diversa ed un analista di campagna, Olschki, Firenze, Questa notte ho fatto un sogno, Riuniti, Roma,
Chi ha paura del lupo cattivo?, Riuniti, Roma, Psicoanalisti e pazienti a
teatro, a teatro (Mondadori, Milano); Leggere Freud, Bollati Boringhieri,
Torino, Curar nevrotici con la propria auto-analisi, Mondadori, Milano:
Geometrie non-euclidee e problema della conoscenza, Aurelio Molaro, prefazione
di Mauro Antonelli, Mimesis, Milano,Treccani Enciclopedie oIstituto
dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario biografico degli italiani, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. siusa.archivi.beniculturali, italiana di Cesare
Musatti, su Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, Fantascienza.com . CESARE L. MUSATTI PADOVA LA
FUNZIONE. DEL SOGNO E LA RICOSTRUZIONE DEL PROCESSO DI
FORMAZIONE DELLA SCENA ONIRICA reg Ee, i a 1. —
Serivendo — cinque anni dopo la prima edizione della Traumdeutung —
l’opera sulla tecnica del motto di spi- rito, Freud lamentava che, di
tutta la dottrina del sogno, pochi elementi soltanto erano stati
afferrati e compresi. Nel pensiero dei più la sua dottrina si riduceva al
semplice concetto del sogno come appagamento di desiderio (1).
Ancor oggi è questo l’elemento a cui, tanto nella critica quanto in
seno allo stesso movimento psicoanalitico, si dà mas- simo rilievo.
Il motivo è facile a cogliersi: la tesi fondamentale da cui Freud è
partito — la significatività del sogno — rimane inde- derminata fino a
che non si precisi il carattere particolare, del significato del sogno.
La affermazione che alla base del sogno sta sempre un desiderio (che nel
sogno si esprime e si appaga) rappresenta questa necessaria
determinazione. Essa conferisce alla dottrina freudiana — per l’apparente
contraddizione con i dati costituiti dai sogni angosciosi, ed in genere
dai sogni a conte- nuto penoso — quel carattere paradossale e nuovo, che
si pre- sta a colpire maggiormente l’immaginazione del pubblico, e
che quindi viene assunto come peculiare e caratteristico del pen-
siero di Freud. Non soltanto l’immaginazione è del resto col- pita
particolarmente da questo elemento della dottrina freu- diana, ma la
resistenza stessa: cosicchè è contro questo aspetto della teoria che la
critica a preferenza si rivolge. A (1) Gesammelte
Schriften, vol. IX, p. 181. i 55 Tuttavia ;la stessa
utilizzazione pratica della interpreta- zione dei sogni, quale è attuata
nella tecnica dei trattamenti psicoanalitici, in quanto è tutta orientata
verso la ricerca dei fattori e delle tendenze colpite dalla rimozione, ed
operative nei sintomi e nel comportamento in genere del nevrotico,
porta a dare un rilievo massimo al desiderio che nel sogno si
esprime. Nella Traumdeutung, Freud elenca diverse specie di desiderî
che possono apparire nel sogno: desiderî recenti appartenenti al
preconscio, desiderî recenti divenuti inconsci per una rimo- zione
attualmente subìta, desiderî remoti (infantili) apparte- nenti in modo
stabile all’inconscio (1). Egli pone però in guar- dia circa il diverso
valore che per il sogno hanno questi desi- derî. Solo i desiderî
dell’inconscio — e di origine infantile dunque — posseggono una
imperiosità ed una energia sufficienti a mettere in moto il meccanismo di
produzione del sogno (2). Solo questi desiderî propriamente possono
essere considerati come i veri fabbricatori del sogno. I desiderî delle
altre specie rientrano piuttosto in quel materiale generico del
pre- conscio, residuo dell’attività cosciente della veglia, che la
scena onirica utilizza per costruirsi: essi figurano quindi nel
sogno più per il loro carattere di resti diurni che per il loro
carattere di desiderî (3). L’affermazione che ogni sogno è provocato
da un desiderio che nel sogno si appaga, si precisa perciò nel
senso che un tale desiderio è sempre un desiderio rimosso, di
origine infantile: appunto uno di quegli elementi dell’inconscio
che la tecnica analitica, nelle sue finalità terapeutiche, cerca di
enu- cleare e di portare alla luce della coscienza. Se la
interpretazione dei sogni, esercitata per ‘gli scopi te- rapeutici
dell’analisi, ha come sua finalità principale quella di (1) Ges.
Schr., II, p. 471. (2) Ges. Schr., II, pp. 472-473. (3) Ges. Schr.,
II, pp. 474-475. 50 determinare il, o i desiderî
inconsci, che cercano di appagarsi nel sogno — per cui si può
praticamente considerare esaurita l’interpretazione quando quella
finalità è raggiunta — dal punto di vista della psicologia generale del
sogno le cose si presentano in un modo diverso. Per essa il
problema centrale non è quello del motore del sogno (« qualè l’elemento
che fornisce al processo costruttore del sogno l’energia di cui esso ha
bisogno? ») e neppure quello del significato del sogno (« che cosa dice
la scena del sogno? »), ma piuttosto quello generale della funzione del
sogno (« per- chè si sogna ed a che cosa serve sognare? »).
Naturalmente i varî problemi sono fra loro connessi; ed il grande
valore che presenta per la psicologia del sogno la dot- trina freudiana,
sta soprattutto nella possibilità in essa conte- nuta, di armonicamente
ed unitariamente rispondere a tutti questi diversi quesiti.
Tuttavia a sua volta questo carattere unitario della dot- trina
freudiana del sogno — per cui essa, oltre a portare con- tributi del
tutto nuovi, riesce anche ad utilizzare le frammen- tarie osservazioni
anteriormente effettuate sui caratteri della vita onirica (e così ad
esempio sul rapporto del contenuto del sogno con gli stimoli sensoriali
agenti sul dormiente e con le impressioni organiche che in lui si
sviluppano) — risulta in modo esplicito solo quando si assuma come
centro e base di quella dottrina il problema della funzione del sogno
(1). (1) Nella Traumdeutung questo problema è svolto alla fine di
tutta la espo- sizione (cap. VII), e quasi come appendice all’opera. Ma
ciò dipende dal fatto che la Traumdeutung — questo capolavoro di Freud,
questa miniera inesauribile di osservazioni e di determinazioni, che non
si è mai finito di studiare abba- stanza — è da un punto di vista formale
mal congegnata. Scritta in modo affret- tato, come primo tentativo di una
trattazione scientifica completa di quel pro- blema del sogno che la
psicologia anteriore aveva potuto considerare solo super-
ficialmente, essa porta, nella sua veste esteriore, le tracce di questo suo
carat- tere di prima trattazione. 57 2. — Come
è noto, Freud risponde al problema della fun- zione del sogno assumendo
la vita onirica come un mezzo che permette al dormiente di continuare a
dormire: il sogno è il custode del sonno; e il sognare è promosso dal
desiderio (at- tivo nel preconscio) di continuare a dormire, malgrado gli
sti- moli endogeni ed esogeni che tenderebbero a produrre quella
modificazione — nell’orientamento generale dell’apparato psi- chico — in
cui il risveglio consiste (1). Così accanto alle tre categorie di
desiderî esprimentisi nel sogno, di cui sopra abbiamo detto, una quarta
se ne rivela: più importante in certo modo di tutte le altre, più
importante della stessa categoria di desiderî provenienti dall’inconscio,
di cui dicemmo che forniscono al processo del sogno la sua ener-
gia; in quanto il desiderio di dormire è una costante invariata di ogni
sogno. Questo è sempre un compromesso fra la volontà di dormire ed i
variabili fattori suscettibili di turbare il sonno (2). Solo
partendo da questo presupposto è possibile compren- dere sinteticamente
tutte le forze che sono messe in azione du- rante il sogno, ed è
possibile rendere conto della formazione di quei sogni in cui i desiderî
remoti di origine infantile, pure in- Freud — e ben lo si
comprende — non si è mai sentito di rifare quest'opera. Le numerose
edizioni successive alla prima, recano continue aggiunte che hamno fatto
della Traumdeutung una specie di archivio permanente delle ricerche psi-
coanalitiche sul sogno; ma hanno lasciata inalterata la struttura primitiva
dell’opera. Le altre esposizioni della dottrina del sogno dovute a Freud
(Ueber den Traum, e la parte dedicata al sogno delle Vorlesungen) hanno
carattere più divulgativo che scientifico. E i saggi minori (alcuni dei
quali pur teoreticamente importantis- simi, come la Metapsychologische
Ergiinzung zur Traumlehre) trattano problemi particolari. Si
può perciò dire — anche se l’affermazione si presenta come parados- sale
— che Freud non ci ha mai dato un definitivo, completo ed organico trattato
di psicologia del sogno. (1) Ges. Schr., III, p. 245. (2)
Ges. Schr., II, pp. 487-488. 58 tervenendo anch’essi
nella produzione onirica — giacchè se- condo Freud essi non possono mai
mancare — non sono i di- retti provocatori del sogno.
Tendenze attuali, propositi recenti, preoccupazioni attive nella
coscienza del soggetto, reazioni immediate a stimoli sen- soriali e ad
impressioni organiche, possono — in quanto mi- nacciano di turbare il
sonno e spingono al risveglio — provo- care il sogno (1). Anche se è da
ritenersi che questi elementi, per imporsi alla coscienza sotto la forma
del sogno, abbiano bisogno di stringere una momentanea alleanza con
desiderî in- consci di origine remota: permettendo a questi ultimi di
appa- garsi e di esprimersi, attraverso la loro propria espressione
(2), ed attingendo insieme — dall’energia che è propria di quei de-
siderî — la forza di cui essi stessi hanno bisogno per giungere ad
esprimersi (3). Si hanno allora quei sogni che Freud chiama sogni
dal- l’alto; per distinguerli dagli altri sogni (sogni dal basso)
in cui l’iniziativa per così dire parte dalle tendenze stesse
stabili dell’inconscio, ed in cui sono queste tendenze che
stringono l’alleanza con gli elementi varî del preconscio, rivestendosi
di questi, così da poter penetrare nella coscienza sotto la forma
concreta della scena onirica (4). Il carattere stesso della censura
onirica risulta chiarito in funzione della volontà di dormire. La censura
onirica non è qualche cosa di specifico per il sogno; essa non è che la
forma assunta nel sonno (e nel sogno quindi) dalla rimozione vigile
(5). Ma ha senso distinguere la censura onirica dalla rimozione vi-
(1) Ges. Schr., V, pp. 522
e ss. (2) Ges. Schr., II, p. 479. (3) Ges. Schr., IL, pp. 477-478.
(4) Ges. Schr., III, pp. 307-308. (5) Ges. Schr., III, pp. 242-243.
59 gile, perchè il modo di
agire di questa istanza o forza, fonda- mentalmente unica, è diverso
nelle due situazioni: del sonno e della veglia. La censura
onirica è meno esigente della rimozione vigile; essa lascia passare ciò a
cui la rimozione vigile preclude nor- malmente ogni via di espressione
(1). Questa attenuazione delle forze rimoventi durante il sonno, questa
diminuita vigilanza, è dovuta al fatto che l’espressione onirica delle
tendenze rimosse è meno pericolosa delle manifestazioni vigili di quelle
ten- denze (2). Durante la veglia le tendenze agiscono sulla
attività motoria del soggetto e si esplicano come comportamento del
soggetto, nell’ambiente reale. Durante il sonno la via alla mo- tilità è
sbarrata; l’unica forma di azione è quella regressiva verso la
sensibilità: cioè quella della costruzione di una scena allucinata, in un
ambiente puramente mentale (3). In luogo di un comportamento attivo, si
ha la costruzione di una passeg- gera scena: un semplice sogno.
Ma la attenuazione della rimozione, come censura onirica, si
effettua non soltanto in forza di questo motivo negativo (e perchè dunque
durante il sonno c’è meno bisogno del rigore della rimozione), ma anche
per un motivo positivo. La tensione che si determina fra una
rimozione accentuata e le tendenze inconscie che vorrebbero farsi luce,
verso la co- scienza e verso l’azione, è sopportabile durante la veglia,
quando i processi dello psichismo cosciente sono in piena attività ed
ef- ficienza. Quella tensione diverrebbe insapportabile se conti-
nuasse a prodursi durante il sonno e impedirebbe il sonno stesso
(4). (1) Ges. Schr., II, pp. 446-447. (2) Ges. Schr., II,
pp. 484-485. (3) Ges. Schr., II, pp. 464-465. (4) Ges. Schr., II,
p. 496. 60 Consentire il rilassamento delle forze
rimoventi, permet- tere alle tendenze dell’inconscio (ed insieme alle
altre ten- denze, del preconscio, che si manifestano nel sogno) una forma
attenuata, larvata, mascherata, di espressione, è dunque una necessità
per la stessa produzione e prosecuzione dello stato di sonno. E’ ancora
la volontà di dormire che produce la trasfor- mazione della rimozione
vigile in censura onirica. La funzione cui adempie il sogno, nel
senso di una pro- tezione del sonno, sembra talora contraddetta dai
fatti: così nel caso dei sogni d’incubo e dei sogni che comunque
provocano il risveglio. Si può tuttavia dire che questi sogni, se non
rie- scono ad assolvere questa funzione, costituiscono egualmente
un tentativo per custodire il sonno. Tentativo che fallisce: o perchè le
tendenze che agiscono sul dormiente si manifestano in forma prepotente e
non si accontentano della via di espres- sione loro offerta dal sogno, ma
irrompono direttamente nella coscienza ed esigono quel comportamento
attivo che soltanto un ritorno allo stato di veglia rende possibile; o
perchè la censura sì sente improvvisamente sopraffatta e si richiede
quell’accen- tuazione della vigilanza da parte delle forze rimoventi che
sol- tanto il risveglio (accompagnato in tal caso — o provocato —
da una reazione di angoscia) può assicurare (1). Ci si sveglia allora per
non continuare a sognare; dopo che si era incomin-. ciato a sognare per
poter continuare a dormire. In un certo senso nessun sogno assolve
in pieno la fun- zione di custodire il sonno, Il sogno infatti è un
risultato di compromesso fra la volontà di dormire e le tendenze che
tur- bano'il sonno, ed un compromesso si attua con un parziale sa-
crificio delle parti che vi intervengono (2). Si può quindi
accogliere l’opinione comune, per cui solo (1) Ges. Schr., II, pp.
496-497. (2) Ges. Schr., II, pp. 486-488. 61 il
sonno senza sogni sarebbe un sonno completo, e per cui ogni sogno
implicherebbe una attenuazione dello stato di sonno; e mettere in accordo
questo punto di vista col principio del sogno custode del sonno. Il sogno
è un principio di risveglio; ma è insieme un modo per non svegliarsi, o
per tentar di non sve- gliarsi completamente. E la funzione di custodire
il sonno può essere esplicata dall’attività onirica in misura diversa: in
mi- sura massima per quei sogni che al risveglio neppure più si
ricordano e che nemmeno sappiamo di aver sognati — soltanto. questi
sogni, secondo Freud, sarebbero sogni pienamente riu- sciti (1) —; in
minor misura per quei sogni che lasciano in noi una traccia, per cui
vengono al risveglio ricordati; in misura minima, o nulla, per quei sogni
che provocano direttamente il risveglio. 3. — La
importanza della volontà di dormire per la spie- gazione della vita
onirica, non risulta chiaramente fino a tanto che di fronte ad un sogno
noi ci impostiamo soltanto nel senso di una ricerca del suo significato.
L’analisi del sogno, condotta con la tecnica analitica, può pertanto
prescindere da questo particolare fattore della produzione del sogno, che
del resto ne- cessariamente sfugge a quella analisi. I fattori del sogno
sono infatti rintracciabili mediante le associazioni, in quanto
per- mangono operativi nello psichismo del soggetto anche dopo fi-
nito il sogno e intervenuto il risveglio. Ma la volontà di dor- mire che
domina il preconscio durante il sonno (e il sogno), si annulla invece al
risveglio, ed è ormai inesistente al momento dell’analisi. - | È Della
volontà di dormire, come fattore del sogno, è invece necessario tener
conto quando dall’analisi si passi alla sintesi del sogno, quando cioè —
dopo avere con le due tecniche, delle (1) Ges. Schr., III, p.
173. 62 associazioni e dell’interpretazione
simbolica, rintracciate le tendenze che agiscono nel sogno e vi si
traducono — si cerchi di ricostruire il processo stesso di formazione del
sogno. Freud trattò il problema del rapporto dell’analisi e
della sintesi, del sogno, nella Traumdeutung (1); ma non diede in
quell’opera esempi di una tale ricostruzione sintetica. Nelle sue opere
successive troviamo un solo sogno — il primo dei due so- eni del
Bruchstiick einer Hysterienanalyse (2) — sinteticamente ricostruito.
Freud allega diversi motivi a giustificazione di ciò. La analisi di
un sogno può essere parziale; la sintesi a rigore non si può effettuare
che utilizzando tuiti gli elementi operativi nel sogno, e quindi in base
ad un’analisi completa (3). Ma l’espo- sizione di un’analisi completa
scopre troppi elementi della per- sonalità del soggetto, ed il soggetto
risulta facilmente identifica- bile. E sia che si tratti di un sogno
proprio, sia che si tratti di sogni di pazienti sottoposti a trattamento,
è una cosa grave il sacrificare il riserbo di cui ognuno ha diritto di
circondare la parte più intima della propria personalità (4).
Inoltre con la pratica acquisita nell’analisi, i sogni — o per lo
meno molti sogni — possono essere interpretati con una sicurezza
assoluta. La ricostruzione del sogno contiene invece sempre
necessariamente elementi ipotetici. Freud, pur avendo proceduto, per la
maggior parte dei sogni analizzati, ad una tale ricostruzione — senza di
che egli non avrebbe potuto de- terminare molti degli aspetti della vita
onirica — è sempre stato restio ad esporre questi tentativi e ad
assumerne la responsabi- lità. Altro è infatti tracciare astrattamente lo
schema di costru- - (1) Ges. Sch., II, pp. 309 e ss.
{2) Ges. Schr., VIII, pp. 3-126; cfr. in particolare pp. 91-95. (3)
Ges. Schr., II, p. 309. (4) Ges. Schr., II, pp. 309-310.
63 zione del sogno, in base ai dati di sogni molteplici
minutamente analizzati, altro è, di fronte ad un sogno isolato,
ripercorrere passo a passo, e concretamente, il lavoro già compiuto dalla
ela- borazione onirica. Del resto ciò che abbiamo detto per
la relazione esistenie fra il problema del significato e quello della
funzione del so- gno, può essere ripetuto per l’analisi e la sintesi del
sogno. La interpretazione dei sogni, condotta in vista degli scopi della
te- rapia analitica, può fare a meno della sintesi. La psicologia
del sogno non può invece accontentarsi dell’analisi; essa deve mi-
rare alla effettiva ricostruzione del processo del sogno. Non
soltanto la funzione del sogno, ma anche altri carat- teri della vita
onirica, rischiano infatti di rimanere nell'ombra quando manchi questo
lavoro di ricostruzione. Partendo da un elemento del sogno, si può
— quando si effettui l’analisi — risalire ad un suo significato latente.
Ma in via generale i significati latenti che si esprimono in un
elemento della scena onirica, sono molteplici: questo elemento è
sopra- determinato; quei molteplici fattori latenti si sono condensati
in un solo elemento che unitariamente li rappresenta nel sogno
manifesto. Per l’analisi, il processo della condensazione si rivela
sol- tanto sotto questa forma, della sopradeterminazione del conte-
nuto manifesto del sogno. Quel processo sembra in tal modo as- solvere
soprattutto una funzione economica : invece di più sogni, o invece di un
sogno ricco di elementi figurativi, un sogno sol- tanto ed un sogno breve
(1). La condensazione inoltre sembra effettuarsi per accontentare le
esigenze della censura: essa rende incomprendibile il sogno, al modo
stesso dello spostamento d’ac- cento e della trascrizione simbolica.
Appunto perciò Freud enu- merò questi tre processi come costitutivi della
elaborazione pri- (1) Ges. Schr., Il, pp. 320-321.
64 maria del pensiero del sogno, di quella elaborazione
primaria senza la quale il sogno non può sorpassare l’ostacolo
della censura. Ma quando si cerchi di effettuare la
ricostruzione sintetica del lavoro di formazione del sogno, la
condensazione si rivela un processo molto più essenziale per l’attività
onirica. La tra- scrizione simbolica e lo spostamento d’accento possono
essere utilizzati nella costruzione del sogno in misura maggiore o
mi- nore; ma in taluni sogni quei processi sono del tutto assenti.
La condensazione c’è sempre. Pare che i fattori che si espri- mono nel
sogno possano farlo solo in quanto si stabilisca fra loro una
molteplicità di rapporti intrecciati: tali da dar ori- gine a determinati
punti di confluenza, in cui si produca una sorta di saturazione della
carica emotiva proveniente dagli ele- menti originarî ed una
accumulazione di energia (1). Nell’analisi si può prescindere da
questi fenomeni di ri- partizione energetica; per la sintesi quei
fenomeni debbono essere ricostruiti, o per lo meno deve essere
ricostruita la strut- tura generale dei legami attraverso i quali quei
fenomeni di ripartizione e di concentrazione energetica si
svolgono. Il processo della condensazione, considerato dunque
non semplicemente per la sopradeterminazione (che della condensa-
zione è una conseguenza), ma inteso nel senso di una elabora- zione
preparatoria del materiale del sogno — per cui quel materiale si rende
per così dire maturo, per tradursi nella scena onirica — diventa di
essenziale importanza per capire la for- mazione del sogno.
La maturazione della scena onirica è qualche cosa che si produce in
un periodo anteriore al sogno e che può durare pa- recchio tempo: tutta
la notte o anche di più, giacchè il sogno (1) Ges. Schr., II p.
511. 65 può cominciare a prepararsi anche durante il
giorno (1). La sintesi del sogno deve ricostruire le singole fasi di quel
pro- cesso di preparazione. Preparazione che si compie mediante un
meccanismo che è d’importanza fondamentale: il meccanismo della
traslazione. La carica emotiva originariamente legata ad un dato
ele- mento si trasferisce sopra nuovi oggetti, collegati a quel
primo da relazioni che possono essere di intrinseca corrispondenza
e analogia, come di superficialissima somiglianza: i nuovi oggetti
divengono, per effetto di una tale traslazione, degli equivalenti emotivi
di quel primo elemento (2). E° così che la rete delle connessioni
che si stabiliscono fra i varî elementi del preconscio, e fra questi ed i
complessi sta- bili dell’inconscio, diventa il veicolo lungo il quale si
effettuano questi trasferimenti di energia; ed è pure così che i punti
di confluenza, in quella rete di connessioni, divengono punti di
massima saturazione della carica emotiva. Ma con la traslazione
altri processi si effettuano: quegli og- getti od elementi che divengono,
in forza della traslazione, de- gli equivalenti emotivi di un primitivo
elemento inconscio, atti- rano su se stessi, oltre alla carica emotiva,
anche la forza nega- tiva (la rimozione) che colpisce quell’elemento: in
conseguenza della stessa traslazione, essi sono — come dice Freud (3) —
atti- rati nell’inconscio. Non possono quindi divenire coscienti
sem- plicemente;. solo l’attenuazione delle forze :rimoventi, quale
si opera durante il sonno, darà loro la possibilità di penetrare, sotto
la forma di sogno, nella coscienza, come allusioni agli ele- menti che
essi rappresentano. Abbiamo veduto, più su, che si possono
distinguere sogni (1) Ges. Schr., II, p. 493. (2) Ges. Schr., II, p.
479. (3) Ges. Schr., II, p. 511. 60 costruiti prevalentemente dall’alto e
sogni costruiti prevalente- mente dal basso. Tutti i sogni però
partecipano un poco ai ca- ratteri di entrambe queste categorie. Cioè vi
sono sempre ele- menti tendenziali appartenenti al preconscio che si
legano alle tendenze inconscie ed elementi dell’inconscio che trovano
nel preconscio un materiale su cui irasferire la loro carica emo-
tiva (1). Ma sussistono anche, nel preconscio, elementi per così
dire inerti, privi cioè di una loro propria carica emotiva originaria
: in gran parte il sogno è costruito con questi elementi, che ap-
punto perchè in se stessi emotivamente indifferenti, sfuggono alla
censura. Non si suole in genere, e non sempre si può,
distinguere nettamente questi elementi, da quelli per così dire attivi
del preconscio. Quando si parla di resti diurni è piuttosto a quei
primi che ci si riferisce; tuttavia per estensione si possono dire resti
diurni anche le preoccupazioni, i timori, le speranze, i de- siderî,
formatisi transitoriamente durante la veglia, ma non li- quidati e quindi
tutt’ora attivi durante il sonno, e che nel so- gno si esprimono insieme
ai desiderî, stabili e rimossi, dell’in- conscio. La
distinzione è però importante dal punto di vista della ricostruzione del
processo di formazione del sogno, perchè è diverso il contributo recato
da queste due specie di elementi a quel processo. I fattori
del preconscio che hanno un proprio valore emo- tivo originario, entrano
nel sogno appunto per questo loro va- lore: essi non possono da soli
provocare il sogno senza l’aiuto di quell’energia che è loro fornita dai
fattori dell’inconscio, ma possono tuttavia riattivare le tendenze
rimosse, acquistare in tal modo quell’energia e cercare un appagamento
nel sogno. La (1) Ges. Schr., III p. 307. - 67
loro azione è particolarmente evidente nei sogni costruiti dal-
l’alto. Essi costituiscono, almeno in parte, il pensiero latente di quei
sogni. Le tracce delle impressioni banali del giorno, dei
discorsi indifferenti uditi, delle persone vedute per caso, dei
ricordi rianimati per combinazione, ed in genere di quanto nella
vita comunemente ci accade e che sembra dover rimanere del tutto
inefficiente su di noi, costituiscono l’insieme dei resti diurni in senso
ristretto. Tutto questo materiale recente, indifferente e tutt’ora
disinnestato dalle trame più solide dei legami associa- tivi permanenti
costituitisi fra gli elementi meno recenti del nostro preconscio, entra a
sua volta nel sogno proprio per que- sti suoi caratteri di materiale
recente, indifferente ed amorfo. E’ esso infatti che maggiormente si
presta ad essere utilizzato per la formazione di quelle nuove
connessioni, lungo le quali si può compiere la traslazione affettiva, e a
divenire perciò rap- presentativo degli elementi tendenziali a forte
carica emotiva che costituiscono l’inconscio (1). La sua
compartecipazione nella costruzione del sogno — benchè ci sia in tutti i
sogni — è particolarmente evidente nei sogni costruiti dal basso. Esso
fornisce i dati del contenuto manifesto del sogno e gli elementi di
collegamento fra questo contenuto manifesto ed il pensiero
latente. 4. — Chiarita l’importanza della ricostruzione sintetica
del processo di formazione del sogno, ed accennato alle esigenze
principali cui quella ricostruzione deve rispondere, vogliamo ora esporre
concretamente un tentativo di sintesi di fronte ad un sogno
particolare. E° un sogno che si presta assai bene ad un tentativo di
que- sto genere. Esso si presenta come provocato da una
impressione (1) Ges. Schr., II, p. 480. 68
organica, da un dolore fisico, che finisce col determinare il
risveglio. Si può perciò mettere bene in luce il tentativo di pro- teggere
la coscienza dalla consapevolezza del dolore, e quindi di risparmiare il
risveglio, che viene effettuato da questo sogno. Ma l’analisi
scopre operativi molti altri fattori, oltre al dolore attuale. Essa fu
condotta in due tempi. In un primo tempo come autoanalisi: il soggetto —
un paziente da poco uscito da un trattamento, per disturbi di origine
nevrotica re- lativamente lievi — si è sottoposto da solo alle
associazioni e ne ha tratto con abilità legittime conclusioni. Egli, come
nel corso della terapia era riuscito in breve tempo a superare le
sue resistenze, o per lo meno molte delle sue resistenze, così in questo
tentativo di autoanalisi dà prova di essere libero da re- sistenze per
molti fattori che sono in lui attivi. L’autoanalisi non è — e non poteva
essere — tuttavia completa. Sulla base delle associazioni già fatte
dal paziente, e di al- cuni dati già emersi nel precedente trattamento,
la abbiamo in- tegrata: sopra tutto per quanto si riferisce agli attacchi
o col- legamenti del sogno con i complessi di formazione remota, ed
ai riferimenti con alcune situazioni attuali, della vita del sog- getto,
sulle quali agisce fortemente la rimozione. ì Così l’autoanalisi
chiarisce prevalentemente gli elementi del preconscio promotori del
sogno, il completamento succes- sivo dell’analisi, i fattori inconsci del
sogno. Ma si possono stabilire anche cronologicamente le
succes- sive fasi per le quali questi elementi, del preconscio e
dell’in- conscio — intrecciati numerosi legami associativi —, sono venuti
preparando il sogno. Queste vie associative d’altronde stringono gli
elementi del contenuto latente del sogno in una rete così fitta, che
l’accumulazione di energia, effettuata a mezzo della traslazione, sopra
alcuni elementi determinati, è particolarmente chiara. Così è chiara
l’enorme condensazione compiutasi sul ma- 69 teriale
del sogno: che nella scena manifesta è poverissimo, nel suo contenuto
latente estremamente ricco e complesso. Ecco il sogno, così come il
soggetto lo racconta: « Sogno. Mi pare di essere in Somalia; una
Somalia però che non è un paesaggio vero e proprio, ma ciò che si vede
sulle carte geografiche. C’è una questione da risolvere, relativa a
sali: si tratta del blocco economico, delle sanzioni e della
proibizione di importare fra l’altro questi sali. Ma io penso nel sogno
che la Somalia produce essa stessa sali e quindi non dovrebbe aver
bisogno di importazioni. Per questo la questione apparisce irri-
solvibile, e per quanto io faccia non riesco a venirne a capo. Una
questione ingarbugliata, ingarbugliata, e che ad un dato momento mi
pare...... come localizzata nel mio ginocchio si- nistro. Non riesco a
liberarmene; e mi sveglio con un forte do- lore al ginocchio sinistro. E”
una ripresa di un attacco di artrite acuta che ho già avuto un anno fa
». » Appena svegliato, il soggetto domanda a sua moglie se
c’è in casa del Chinofene, un preparato che gli era stato ordinato
l’anno prima. Sì; ne è rimasto in casa un tubetto quasi pieno. Col dolore
è venuto addosso al soggetto anche un gran freddo ed egli va in cerca di
una coperta supplementare da aggiungere sul letto. Si fascia inoltre il
ginocchio con una sciarpa di lana. Intanto il dolore è forte ed egli
stenta a riaddormentarsi. Pensa al sogno ed al rapporto del sogno col dolore
che lo ha risvegliato. Vuol fare delle associazioni; e via via che le fa
il significato del sogno gli si fa chiaro. _ 5. —
Ecco all’incirca come più tardi, dopo avermi raccon- tato il sogno,
il soggetto riferisce l’esito di questa autoanalisi : « Mi viene in
mente che ho già visto del Chinofene du- CI i rante il giorno. Sono
andato a colazione dai miei genitori « (erano diversi anni che non
pranzavo io solo con i miei: esat- « tamente dal giorno precedente al mio
matrimonio); e vidi così 70 A mio padre
prendere, prima del pasto, una pastiglia tolta da un tubetto che
riconobbi subito come un tubetto di Chino- « fene. Lo prende contro i
dolori reumatici a cui va soggetto « in questi giorni. Abbiamo parlato
dei fastidî allo stomaco che « può dare il Chinofene. Se io prendo del
Chinofene alla sera, « mi accade di svegliarmi improvvisamente nella
notte con un « violento senso di vomito, oppressione al torace e sudor
freddo; « debbo starmene per un certo tempo immobile perchè queste
« impressioni penose passino ed io possa riprendere sonno. « Mia
madre osservò che il tubetto era finito e che era « meglio papà
sospendesse la cura: dati i suoi disturbi nefri- « tici questi sali.
potevano fargli male. Mi fece impressione che « mia madre dicesse proprio
questi sali. Non ricordavo neanche « approssimativamente la formula del
Chinofene e pensai al « momento: si vede che si tratta di un
preparato a base di « sali. & « I sali del
sogno sono dunque questo Chinofene. 1 « Poi mi viene in mente lo
specialista che consultai l’anno « scorso per questa artrite. Come si
chiama? Non riesco a ri- « cordarne il nome. Ah si! Delitala. Mi ordinò
lui il Chine- « fene e mi disse anche di tener coperto il ginocchio e di
stare « al caldo: se il dolore mi fosse tornato avrei potuto fare
la « cura dei fanghi ad Abano. « Delitala? Ma questo nome ha
rapporto col sogno. Sopra « una carta dell’Africa che guardo qualche
volta in questi « giorni, ci sono i segni convenzionali per indicare i
confini « dei possedimenti dei varî Stati europei, e fra le diciture
c’è « anche: possedimenti coloniali dell’Italia. « Dunque il
sogno si riferisce al medico che ho consultato « per questo male al
ginocchio, alla medicina che quel medico « mi ha prescritta, ed anche...
al clima caldo che rientrava « pure in certo modo fra le
prescrizioni. « Ma ho l’impressione che ci sia ancora qualche cosa.
Mi 71 « viene in mente l’Ogaden, la regione dove
operano le truppe « della Somalia. No, non è l’Ogaden... Ma, come diavolo
si « dice ginocchio in greco? Lo dovrei sapere. Dapprima non «
ricordo; poi sì: gony. Ora mi viene in mente il nome che va «bene al
posto di Ogaden... Gonnarrei. E° una località ap- « punto dell’Ogaden (1).
« L’ultima volta che ho guardato la carta dell’Africa era « proprio
in occasione di qualche azione militare che si rife- « riva, mi pare, a
questa località. La questione ingarbugliata « del sogno che si connetteva
a queste regioni, e che alla fine «mi apparisce localizzata al
ginocchio... è senz’altro il mio « dolore da cui vorrei e non posso
liberarmi, e che è appunto un « dolore al ginocchio. La carta della
Somalia osservata per ve- « dere dove si trova Gonnarrei, serve dunque
(nella prima « parte del sogno, quando non ero ancora del tutto
consapevole « del dolore), ad indicare la localizzazione del
dolore. « Però... non sono ancora persuaso. Ho l’impressione
che «ci sia dell’altro. Gonnarrei ha riferimenti con termini della
« sfera sessuale (2). In greco c’è anche gonos, seme. Ed anche « Ogaden
si connette forse in modo analogo a qualche cosa di « sessuale... Ah si!
Ogaden anagrammato dà gonade: ho letto «in questi giorni in un libro
scientifico, che tratta di argo- « menti sessuali, questa parola. Simile
a Gonnarrei è gonorrea, « che significa blenorragia. No; non ho mai avuto
malattie ve- (1) Gonnarrei non esiste. Si tratta di una
contaminazione, o condensazione, fra Dagnarrei e Gorrahei, che sono
entrambe località di cui hanno parlato i gior- * nali al tempo in cui il
sogno fu sognato. (2) A titolo di pura curiosità notiamo che i
glottologi, hanno supposto una effettiva parentela fra g6ny, ginocchio, e
i termini greci a radice gon di significato sessuale, e si sono anche sforzati
a costruire delle ipotesi che giustifichino una tale parentela. Se il
soggetto avesse potuto comunque avere notizia di una tale que- stione,
ciò avrebbe potuto costituire la strada per quegli avvicinamenti che si
sono verificati nel pensiero del sogno e nelle associazioni. Ma questo
non si può nè del tutto escludere, nè affermare. La somiglianza fonetica
può del resto giustificare da sola quegli avvicinamenti.
72 « neree. Quando ero ragazzo un oculista credette di
trovarmi « una irite. Mi ricordo che disse allora che l’irite — salvo
rari « casi in cui è provocata da reumatismi acuti — è di origine «
sifilitica. Mi fecero un sacco di esami, ma risultarono nega- « tivi e si
constatò poi che neppure c’era l’irite. Ebbi nei giorni « scorsi
occasione di raccontare tutta questa storia ad una per- « sona.
« Anche a proposito dei dolori reumatici, per i quali mio « padre
prende il Chinofene, ho avuto nei giorni scorsi preoc- « cupazioni e
pensieri neri: mi era venuto in mente che si po- « tesse trattare di una
malattia di tutt’altro genere ed assai « grave. Ma anche per il dolore al
ginocchio mi accadde l’anno « scorso qualche cosa di simile: un medico
disse che avevo un « principio di sinovite; ed aggiunse che la sinovite,
salvo i casi «in cui è di origine traumatica, è di natura tubercolare.
Mi preoccupai parecchio allora, e pensai se mi era accaduto di
A « prendere una botta al ginocchio senza averci fatto
caso. Ma «non era probabile. A meno che... Ero in villeggiatura ed
« avevo un letto separato da quello di mia moglie. Poteva darsi « che
passando da un letto all’altro, mi fossi preso una botta « al ginocchio.
Dominato dalla paura di questa supposta sino- « vite, mi ero rifugiato
tenacemente in questa speranza. « Allora il rapporto del significato
latente del sogno con «i vocaboli greci di significato sessuale, si può
spiegare. Si è « rinnovata, sotto la ripresa del dolore, la
preoccupazione del- « l’anno precedente: quella preoccupazione che
risulta ana- « loga alla remota preoccupazione relativa all’irite ed alla
re- « cente preoccupazione per mio padre. E come un anno fa, ho «
cercato di rendere responsabile del mio male un’attività ses- « suale.
Devo d’altronde riconoscere che ho questa notte ‘motivi « fondati per
istituire un parallelismo di questo genere con « l’anno passato.
« Ma che cosa hanno a che fare col mio dolore al ginoc-
73 « chio le sanzioni economiche contro l’Italia e la
interruzione « delle importazioni? Ora mi viene in mente che giorni fa,
an- « dando a comperare un tubetto di aspirina in una farmacia, «
dissi al farmacista: approfittiamo fino a che i prodotti farma- « ceutici
dall’estero arrivano. Pensavo che durante la guerra « mondiale l’Italia
era rimasta priva di aspirina Bayer. Ma il « farmacista mi rispose: No,
no; anche se i brevetti sono stra- « nieri, questi preparati sono ora
fabbricati in Italia e non c’è « quindi pericolo che vengano a
mancare. c E’ dunque il ragionamento del farmacista che ho
ripreso « nel sogno. Non c’è bisogno di importazioni perchè questi
« preparati sono di produzione nazionale. In sogno ho appli- « cato
questo ragionamento al Chinofene. « Ma se si tien conto della
domanda rivolta a mia moglie «appena svegliato, si può intendere il
ragionamento fatto nel « sogno anche in altro modo: ci deve essere del
Chinofene in « casa, posso prenderlo senza indugio, senza cioè doverlo
ac- « quistare. « Il sogno apparisce dunque promosso dal
dolore al ginoc- « chio. Esso esprime una serie di pensieri provocati da
quel do- « lore: allude cioè a tutte le misure da prendere contro
quel « dolore e ad una spiegazione sulla sua origine capace di «
acquietare certe mie particolari preoccupazioni. Esso rivela « dunque una
speciale sollecitudine nei riguardi della mia sa- « lute, e si riallaccia
al mio abituale comportamento ipocon- « driaco ». 6. — La
interpretazione data dal soggetto è fondamental- mente esatta. Ma essa
può essere completata. Cerchiamo intanto di mettere un certo ordine nei
dati di cui già disponiamo. Alla base, e come elemento promotore
del sogno, sta il do- lore all’articolazione del ginocchio. Questo dolore
finisce collo svegliare il soggetto: esso lo fa quando si accentua e si
precisa, 14 venendo da prima individuato come qualche
cosa di vago, lo- calizzato nel ginocchio, e poi sentito senz’altro come
dolore. Ma nella prima fase si presenta nel sogno come un elemento
fastidioso e tormentoso sì, e di cui il soggetto vorrebbe e non può
liberarsi, ma che tuttavia non è sentito come un dolore fi- sico: « una
questione irrisolvibile »......... < una questione in- garbugliata,
ingarbugliata ». Così trasformato, mascherato e reso indeterminato, esso
può penetrare nella coscienza senza provocare il risveglio.
Il modo in cui la trasformazione si attua corrisponde a quel
fenomeno osservato particolarmente da Silberer e da lui detto fenomeno
funzionale. Consiste un tale fenomeno nel fatto che un dato oggetto — nel
caso nostro il dolore al ginocchio — non figura come tale nel sogno, ma è
sostituito dallo stato sog- gettivo e dalle reazioni psichiche o
funzionali, da esso oggetto provocate: nel caso nostro dallo sforzo per
liberarsi (dal do- lore) e dal senso di non potersene invece liberare
(1). Il dolore, anche se all’inizio non è come tale avvertito
dalla coscienza, provoca tuttavia un insieme di pensieri che tras-
pariscono nel sogno, ma di cui il soggetto non sa nulla, fino a che più
tardi, in base alle associazioni, non li ricostruisce. Quel dolore
richiama il pensiero dei rimedî che il soggetto ha già sperimentato: il
preparato da prendersi per bocca e la protezione dal freddo; insieme è
rimasto il ricordo dello spe- cialista che è stato consultato e che ha
consigliato questi rimedî. Con tali pensieri si produce pure il desiderio
di poter ricorrere al più presto ai rimedî stessi, e — per quanto si
riferisce al Chinofene — l’incerto ricordo che ve ne deve essere in
casa di rimasto dall’anno scorso e che quindi non occorre acqui-
(1) H. SicsereR: Bericht iber eine Methode, gewisse symbolische
Halluzi- nationserscheinungen hervorzurufen und zu beobachten, in
Jahrbuch f. psychoanalyt. und psychopathol. Forschungen, Bd. I,
1909; cfr. anche Freup: Ges. Schr., III, pp. 146-149. i
15 starlo. L'intenzione di coprirsi di più e di fasciare il
ginocchio (alla quale da sveglio il soggetto darà esecuzione) è a sua
volta rinforzata da una nuova impressione organica: un senso di
freddo, probabilmente provocato dal dolore stesso. Tali desiderî ed
intenzioni (che possiamo localizzare nel preconscio) spingerebbero
anch’essi il soggetto al risveglio: ma il soggetto difende il suo sonno
più che può. Questi elementi — rinforzati, come vedremo, da altri
che li pongono in relazione con determinate oscure tendenze pro- venienti
dall’inconscio — trovano nel complesso dei resti diurni indifferenti,
tutto un materiale rappresentativo di cui per così dire si possono
rivestire, e che permette la costruzione di una scena mediante la quale
si alluda ad un loro appagamento: il clima equatoriale della Somalia, la
presenza in Somalia — si tratta in realtà dell’Eritrea — di qualche cosa
(sali) che può (in base alla identificazione Chinofene-sali, che il
soggetto ha sentito fare durante il giorno) stare al posto del preparato de-
siderato, e che non occorre importare (così come il farmacista ha detto
che non occorre importare dall’estero un analogo pre- parato
farmaceutico) e che anzi forse non occorre neppure com- perare.
Attraverso il nome dello specialista, che suona all’incirca come una
frase letta sulla carta geografica dell’Africa, l’orien- tamento di quei
pensieri verso questo complesso di rappresen- tazioni, viene rafforzato e
sopradeterminato. Ma oltre ai pensieri relativi ai rimedî, ne sono
sorti degli altri. Come il soggetto stesso dice, « si è rinnovata, sotto
la ri- presa del dolore, la preoccupazione dell’anno precedente »,
la preoccupazione cioè circa l’origine (e la gravità quindi) del
male. L’anno scorso questa preoccupazione aveva determinato il desiderio
che si trattasse di una botta, presa in occasione di un’attività
sessuale. Ora nel sonno la stessa preoccupazione prende, in forma
semplicistica ed illogica, la stessa strada; ed 76
utilizza per questo la consapevolezza, che il soggetto ha, di avere avuto
anche quella notte rapporti sessuali. Nella scena del sogno — che è
estremamente povera di ele- menti — tutto questo non è chiaramente
visibile; ma noi pos- siamo intanto supporre che anche questi elementi abbiano
fatto parte del contenuto latente del sogno, per il fatto che nelle
as- sociazioni, attraverso le parole Ogaden e Gonnarrei, si
presenta una via di comunicazione e di contatto fra il contenuto
mani- festo del sogno e gli elementi stessi. Il soggetto
nelle associazioni collega questa preoccupazione per la sinovite al
ricordo della situazione remota irite ed a preoc- cupazioni recenti per
la salute del padre. Egli parla di tutte que- ste situazioni come di «
situazioni simili ». In realtà una vera somiglianza fra la
situazione sinovite e la situazione irite non c’è. Nel primo caso il
soggetto cerca e desidera una spiegazione in certo modo sessuale del suo
male; nell’altro caso egli doveva temere e deprecare la « spiegazione
sessuale ». Di questa diversità il soggetto non fa cenno nelle
associazioni. Ma forse è possibile darne una spiegazione: ben- chè il
soggetto, nel caso della supposta sinovite, abbia coscien- temente
desiderata la origine diremo così sessuale, del suo male al ginocchio, una
spiegazione di questo genere può non essere stata priva di certe
risonanze emotive negative in lui. Il pensiero di malattie, o
comunque di minorazioni e di mali fisici, quali conseguenze — e quali
punizioni — per atti- vità comunque sessuali, è un pensiero generale per l’infanzia
(complesso di evirazione): uno di quei pensieri che, rimossi nel periodo
prepuberale, costituiscono i nuclei fondamentali delle tendenze inconscie
dell’adulto. La spiegazione sessuale del male al ginocchio, mentre
ap- parisce coscientemente una spiegazione piacevole (in cui è pos-
- sibile rifugiarsi), corrisponde — e riattiva — una oscura paura
E: ed un oscuro senso di colpa di origine infantile: e il
male al ginocchio è sentito come punizione per l’attività sessuale.
Così la somiglianza, o corrispondenza, di questo male con la îrite,
risulta effettiva (1). Ed è legittimo ammettere che l’ele- mento
sanzioni, che figura nel sogno, non sia estraneo a questa idea di una
punizione. Il soggetto collega pure le situazioni personali
sinovite ed îrite con preoccupazioni avute recentemente per la salute
del padre. La situazione che sta alla base del sogno si collega an-
che, attraverso il Chinofene e l’episodio della pastiglia presa du- rante
il giorno dal padre, con queste preoccupazioni. Quando si tenga conto dei
rapporti che per la coscienza infantile sussi- stono fra il senso di
colpa, rispetto alla sfera della sessualità, ed i comportamenti affettivi
nei riguardi del proprio padre, e del fatto che quel senso di colpa è
vissuto in certo modo di fronte al padre e congiunto a sentimenti a lui
ostili (complesso edi- pico), queste connessioni appariscono come
particolarmente si- gnificative. Alla preoccupazione
coscientemente vissuta per la salute del padre va cioè congiunta —
nell’inconscio del soggetto — una tendenza ostile, residuo di questa
intricata situazione infantile. E la riattivazione di un senso di colpa
per la sessualità porta con sè una riattivazione anche di questa tendenza
ostile: ma- scherata dunque, o compensata, da una cosciente
affettuosa preoccupazione. Tutto ciò può fare l’impressione
di una ricostruzione ipo- tetica di carattere fantastico: pare infatti
che nulla vi sia nel sogno, ed assai poco nelle associazioni, che
permetta di legitti- (1) Oltre all’origine spesso luetica, vi è un
altro elemento che conferisce un «carattere sessuale alla situazione
irite, giacchè l’occhio è un simbolo fallico, e la minaccia della cecità
corrisponde quindi alla minaccia di evirazione. Come è noto nel mito di
Edipo è appunto come evirazione che va interpretata la perdita della
DI vista di cui Edipo è colpito in punizione del parricidio
e dell’incesto. 718 mare questa ricostruzione. Vero è
che la conoscenza di quello che in via generale è lo sviluppo della vita
psicosessuale del bambino, consente di supporre che nell’inconscio di
ogni adulto sussistano elementi di questo genere. Ma nel caso specifico
del nostro soggetto, per parlare di questi elementi come fattori,
sia pure lontanamente, operativi in questo sogno, dobbiamo pure
collegarli a qualche fatto personale del soggetto ed a qualche dato del
sogno. Vediamo se ciò è possibile. Noi intanto conosciamo una
situazione personale di questo soggetto che può essere significativa.
Egli ci ha comunicato nel corso del trattamento analitico, ed a proposito
di un sogno al- lora analizzato, di ricorrere a mezzi antifecondativi nei
suoi rapporti coniugali. L’uso di tali mezzi non è privo di
risonanze emotive accentuate in questo soggetto. À queste risonanze
emo- tive generiche vanno congiunte quelle specifiche suscitate da
un incidente occorsogli: in un certo periodo, avendo usato — per
consiglio di un farmacista — un liquido antigerminativo, ed essendo
sopravvenuti alla moglie particolari disturbi, egli ri- mase per alquanto
tempo sotto l’impressione penosa di essere egli stesso responsabile di
questi disturbi, che lo avevano viva- mente allarmato. Ecco dunque un
elemento che è suscettibile di aver suscitato un senso di colpa per una
attività sessuale. E° da ritenere che il soggetto abbia in seguito
abbandonato l’uso di questo mezzo antifecondativo particolare. Ma non
ci vuole soverchia immaginazione (e non sarebbe stata necessa- ria la
conferma avuta dal soggetto) per ritenere che egli lo abbia sostituito
con la reservatio, ove si tenga conto di due ele- menti che ritroviamo
nel sogno: la proibizione delle importa- zioni, e la carta geografica
(1). (1) Invitato a comunicare quali associazioni si producono in
lui sulla base della espressione carta geografica, il soggetto dice
subito: « Mi viene in mente che da ragazzi indicavamo così le macchie
lasciate sulla biancheria dalle pollu- zioni ». Ecco dunque a che cosa
allude la carta geografica del sogno. 19 L'attività
sessuale esercitata durante quella stessa notte (e che viene menzionata
nelle associazioni) è dunque anch'essa rappresentata nella scena del
sogno per alcuni elementi (1): e proprio per quegli elementi che
costituiscono una costante preoccupazione la quale accompagna in questo
soggetto l’eser- cizio dell’attività sessuale (2). Che alle
macchie di questo genere lasciate sulla biancheria, possa colle- garsi
quel senso di colpa per la sessualità che ha origini infantili, dimostra,
ad esempio, il fatto seguente. Un altro mio paziente non poteva
addormentarsi tran- quillamente la sera se non aveva sul tavolino da
notte una bottiglietta di benzina: questa doveva servire a togliere dalla
biancheria le macchie provocate da una eventuale polluzione spontanea che
si fosse determinata durante la notte. Risultò dall’analisi che questo
comportamento si collegava al ricordo (vero od allueinato) di una scenata
fatta al paziente — in un periodo anteriore alla sua pubertà e mentre
egli era ignaro dei particolari della vita sessuale dell’uomo — dal
padre, per una macchia trovata nel letto del ragazzo e attribuita dal
padre stesso ad una attività onanistica; il fratello maggiore presente
alla scenata avrebbe spiegato al soggetto il significato dei rimproveri
paterni. (1) Si può anche tener conto del modo particolare con cui
il soggetto parla della carta della Somalia: « Mi pare di essere in
Somalia, una Somalia però che non è un paesaggio vero e proprio, ecc. ».
Se si tien conto che il paesaggio ha il valore di simbolo dell’organo
genitale femminile, si può pensare che anche questa espressione sia una
inconsapevole allusione al modo come i rapporti sessuali hanno avuto
luogo quella notte. (2) Può non apparire del tutto chiara la relazione
fra un generico senso di colpa per la sessualità e le specifiche
preoccupazioni che accompagnano l’uso di pratiche preventive nei rapporti
sessuali. Se tuttavia si tien conto del fatto che ogni misura limitatrice
nei rapporti sessuali, conferisce a questi rapporti un ca- rattere in
certo modo onanistico (onanismus coniugalis è detto il coitus reservatus;
cfr. ad es. Fiirbringer in: Marcuse, Handworterbuch der Sexualwissenschaft,
Born, 1925, p. 378) e del fatto che il senso di colpa per la sessualità
si origina — o per lo meno si rafforza — durante il periodo del
cosiddetto onanismo infantile. e poi dell’onanismo postpuberale, quella
relazione si precisa e diviene comprensibile. Inoltre l’uso di tali
pratiche preventive può sempre lasciare l’impressione (e la preoccupazione)
di una loro esecuzione non integrale ed efficace, e far sorgere su questa
base una impressione di colpevolezza: suscettibile di assommarsi e di
riani- mare il generico, ed in forma latente sempre attivo, senso di
colpa per la sessua- lità. Poco conta il fatto che il senso di colpa per
la sessualità, nell’aspetto che esso assume di senso di colpa per
l’anormalità creata ai rapporti coniugali dalle pratiche preventive, sia
in certo modo in contraddizione col senso di colpa per ,
80 Ecco che i fattori paura della sessualità e senso di
colpa appariscono come fattori operativi nel retroscena della
costru- zione del sogno. Sono essi i rappresentanti di quelle
tendenze. insconscie di origine infantile che prestano al processo
costrut- tore del sogno, messo in attività dal dolore fisico, la forza
pro- pulsiva di cui quel processo ha bisogno per svilupparsi
intera- mente (1). 7. — Già nel corso delle osservazioni
svolte più su ab- biamo potuto determinare alcune delle connessioni che
sussi- stono tra i fattori posti alla base del sogno, e che
spiegano l’orientamento dell’attività costruttrice del sogno verso
alcuni elementi suscettibili di divenire rappresentativi per quei
fattori. E’ così possibile cogliere l’enorme condensazione subita
dal materiale del sogno per penetrare nella scena onirica.
Uno stesso elemento del sogno — la carta geografica della Somalia —
è espressione: di una indicazione della localizzazione del dolore
(Gon- narrei); una imperfetta esecuzione di quelle stesse
pratiche preventive: l’attività psichica dell’inconscio non si preoccupa
di queste contraddizioni, e collega e fonde insieme con la massima
libertà situazioni opposte, in base al comune tono emotivo. (1)
Notiamo incidentalmente che il dolore al ginocchio prodottosi quella
notte è seomparso al mattino senza lasciare più traccia. Ciò potrebbe far
supporre che quel dolore non fosse affatto dovuto ad una ripresa di
artrite, ma abbia avuto carattere esclusivamente psicogeno, e sia perciò
da considerarsi come un sintomo isterico. In tal caso la corrispondenza
col Chinofene veduto durante il giorno, non sarebbe qualche cosa di
incidentale, e il processo dovrebbe essere spiegato nel modo seguente: Il
senso di colpa animatosi in occasione dei rapporti sessuali avuti in modo
anormale durante la notte, avrebbe — sulla base dell’episodio del giorno
e del richiamo alla situazione dell’anno precedente — determinato tanto il
dolore al ginocchio (sotto forma di autopunizione nevrotica), quanto il
sogno. Non ab- biamo elementi — se si eccettua la generica costituzione
nevrotica del soggetto — per sostenere questa tesi; per cui è più
prudente, anche se più semplicistico, interpretare la subitanea scomparsa
del dolore come dovuta puramente all’appli- cazione tempestiva della
sciarpa di lana. 81 ERO i] del desiderio
di clima caldo; del nome del medico che ha curato il paziente per
quel dolore (possedimenti dell’Italia); della connessione del
dolore con un’attività sessuale (Oga- den, Gonnarrei); e
delle preoccupazioni connesse ai particolari della vita sessuale
del soggetto (carta geografica). Un altro elemento del sogno — i
sali che non si possono importare — è espressione: del ricordo del
preparato già ordinato al soggetto (sali - Chinofene); e che
non occorre importare (discorso del farmacista); e neppure
acquistare; delle preoccupazioni relative alle pratiche
antifeconda- tive (proibizione delle importazioni); e
dell’idea di una punizione per un’attività sessuale. Può sembrare
un caso assai strano che tutti questi fattori abbiano trovato —
attraverso relazioni di varie specie, fondate sopra avvenimenti
incidentali del passato, prossimo e remoto, della vita del soggetto —
questi elementi dove poter confluire, così da essere rappresentati in
forma condensata. Pare cioè che essi si siano giovati di una combinazione
eccezionalissima che si è loro offerta. Ma in tutti i sogni si presentano
combinazioni che sembrano altrettanto eccezionali: è infatti lo stesso
processo di costruzione del sogno, che per sua natura, utilizza ogni
spe- cie di relazione, diretta o indiretta, esistente fra gli
elementi del preconscio, giungendo a quei punti di confluenza che
de- terminano un’espressione massimamente condensata. Si può
graficamente riprodurre come nella annessa figura la rete di queste
relazioni, e vedere così concretamente il la- voro operato dal processo
onirico per giungere, mediante tras- lazioni, a questa condensazione di
materiale. Nella figura la parte superiore rappresenta gli
elementi 82 UNA QUESTIONE INGARBUGLIATA
CARTA DELLA SOMALIA DI <( PEN. FUNZ =
è lf yv. COMPLESSO DI £VIRAZIONE della scena onirica,
così come essi penetrano nella coscienza superando la barriera che divide
il preconscio dalla coscienza stessa. Sotto alla linea che segna questa
barriera, sono indicati gli elementi del preconscio, insieme alle
relazioni stabilitesi fra loro, ed a quelle relazioni che essi, o alcuni
di essi, presentano ‘con i complessi stabili dell’inconscio.
Come tutti gli schemi, anche questo è incompleto: alcuni caratteri
del processo o non sono affatto riprodotti, o lo sono
imperfettamente. Ad esempio i varî livelli ai quali si trovano gli
elementi del preconscio — sia per il fatto che essi si sono formati in
tempi diversi, sia perchè essi possono aver subìto in varia misura
una attrazione esercitata da parte dell’inconscio — sono resi ap-
prossimativamente ed imperfettamente. Così pure è fino ad un certo
punto arbitrario il verso in- dicato dalle freccie che collegano fra loro
quegli elementi. Vorrebbe quel verso indicare l’ordine attraverso il
quale si ope- rano i processi di traslazione, e la direzione quindi presa
dal- l'energia emotiva che proviene: tanto da quei fattori che nel
preconscio — poichè si tratta di un sogno costruito dall’alto —
promuovono il sogno (il dolore al ginocchio e le reazioni con- ‘nesse a
quel dolore), quanto dai complessi stabili dell’inconscio. Ora, se è
possibile determinare in questo processo di trasferi- mento di energia, i
punti di partenza (quelli appunto sopra in- dicati) e i punti di arrivo
(gli elementi che si impongono alla coscienza nella scena onirica), non è
invece possibile determi- nare con esattezza i percorsi parziali seguiti
dal processo. Tutta la rete di connessioni esistente serve al meccanismo
della trasla- zione. E come in una rete di condutture idrauliche non è
uni- vocamente determinato il percorso di deflusso dell’acqua, ma
si possono verificare, in tronchi parziali, fenomeni di riflusso,
così è lecito supporre che qualche cosa di analogo si produca anche
in questi processi di traslazione: alcuni dei percorsi possono
84 cioè presentare un doppio senso, e due freccie di verso
opposto avrebbero allora in questi casi particolari, meglio
rappresen- tata la situazione. L’orientamento dei processi in quella rete
di connessioni non è del resto, come vedremo, qualche cosa di sta-
bile: ad una iniziale circolazione disordinata dell’energia, suben- tra
al momento della produzione del sogno una polarizzazione dei processi. Il
senso delle freccie si riferisce appunto sopra- tutto al modo come ci si
può rappresentare questa polarizza- zione finale. Inoltre i
varî elementi che sono raffigurati, mentre appa- riscono nel disegno come
equivalenti, non hanno, come ben s'intende, tutti egual peso ed
importanza: accanto ad elementi che entrano nel processo del sogno
esclusivamente come espres: sioni verbali, e che come espressioni verbali
(per analogie fo- netiche) si legano gli uni agli altri, vi sono elementi
che intervengono nel processo per il loro significato. Vero è
tutta- via che il processo onirico utilizza indifferentemente gli uni
e gli altri elementi, cosicchè l’importanza intrinseca da essi pre-
sentata non determina necessariamente la misura della loro com-
partecipazione al processo. Infine nello schema sono indicati
prevalentemente elementi intellettivi: immagini, pensieri, ricordi di
fatti. Per lo più que- gli elementi intervengono invece nel processo di
costruzione del sogno per l’accento emotivo che li accompagna e
caratterizza : molte delle connessioni che si stabiliscono sono infatti
dovute ad un tale accento e non all’elemento oggettuale, o
intellettivo, per se stesso. Ma si intende che le espressioni usate
nello schema stanno ad esprimere una situazione complessiva di co-
scienza, e che così ad esempio la « malattia della moglie » che è là
indicata, non significa semplicemente il fatto malattia, ma l'insieme
delle reazioni affettive suscitate dal fatto medesimo, cioè il fatto come
complessivamente è stato vissuto (e continua nel preconscio ad essere
vissuto) dal soggetto. 85 A questo proposito giova
richiamare la distinzione che ab- biamo fatta più su fra elementi inerti
ed elementi per così dire attivi, cioè già carichi di un proprio tono
emotivo, del pre- conscio. Costituiscono dei semplici resti
diurni: la carta dell’Africa (o della Somalia), le località della zona di
guerra, l’espressione « possedimenti dell’Italia »; e così pure il
discorso del farma- cista, il libro letto e la parola gonade; ed anche il
racconto re- centemente fatto a qualcuno dell’episodio dell’irite,
benchè questo racconto — in quanto si è innestato nella traccia lasciata
remotamente da quell’episodio — non possa più a rigore dirsi emotivamente
inerte. Così dicasi per l’elemento sanzioni, che in quanto riferentesi
alla situazione attuale creata dal conflitto italo-abissino, potrebbe
essere considerato come un semplice resto diurno, ma che ha probabilmente
trovato immediatamente una connessione con le inconscie tendenze
autopunitive del sog- getto, provenienti dal complesso edipico e dal
complesso di evirazione. Mentre questi resti sono recenti,
più remoti (e risalenti probabilmente all’epoca degli studî classici)
sono i resti relativi ai termini greci corrispondenti al ginocchio (gony)
ed a seme (gonos): inerte il primo; legato — come tutto ciò che ha
rife- rimento alla sessualità — il secondo, ai complessi stabili
del- l’inconscio. Noi possiamo immaginare che tutto questo
materiale del /preconscio sia rimasto, nel periodo anteriore al sogno — e
salvo le poche relazioni con tendenze inconscie a cui abbiamo
accen- nato — allo stato libero, e cioè sotto forma di materiale
flut- tuante, non innestato in solidi sistemi di connessioni.
Soltanto quando il processo di formazione del sogno è stato messo
in moto, quel materiale si è fissato, organizzandosi nel sistema
schematicamente riprodotto nella figura. Diretti legami con i
complessi stabili dell’inconscio, dob- 80 biamo
invece supporre — oltre che per gli elementi sanzioni e gonos di cui
sopra abbiamo detto — per gli elementi: mastur- bazione infantile, carta
geografica nel significato osceno, gonor- rea, e malattie veneree in
genere, che son tutti elementi a ca- rattere sessuale. Così pure hanno
per il soggetto un valore ses- suale le situazioni irite e
artrite-sinovite (con la costellazione di elementi che a quest’ultima
situazione si connettono: le pre- serizioni mediche ed il nome del
dottore). Per questi loro rapporti con i complessi fondamentali,
que- sti elementi sono stabilmente carichi di energia emotiva, e
con- temporaneamente soggetti all’azione delle forze rimoventi.
Tendono dunque a passare dal sistema preconscio al sistema in- conscio :
tanto è vero che alcuni di essi, nelle associazioni e nel- l’autoanalisi,
o stentano a presentarsi o non si presentano af- fatto. Per la mancanza
di una distinzione netta fra i due si- stemi, e perchè la rimozione è una
forza oscillante, suscettibile di temporanee accentuazioni ed
attenuazioni, rimane tuttavia legittimo continuare a localizzare questi
elementi nel preconscio. Carattere più recente hanno altre
situazioni, che tuttavia si trovano esse pure solidamente connesse con
gli stessi com- plessi: e cioè da un lato la situazione della vita
coniugale in- tima (pratiche antifecondative e malattia della moglie, che
pure si sottraggono all’autoanalisi), dall’altro le preoccupazioni
rela- tive alla salute del padre (che si connettono probabilmente
ad altri fattori non emersi dall’analisi). 8. — Tutto ciò
costituisce in certo modo l’antefatto del processo di formazione del
sogno. Il vero e proprio processo conducente alla costruzione della scena
onirica, si è probabil- mente iniziato il giorno precedente al sogno: in
esso possiamo infatti distinguere tre fasi cronologicamente
successive. La prima si svolge al momento della colazione presso
i genitori: quando il soggetto vede il padre prendere la pastiglia
87 di Chinofene e ode la madre fare delle considerazioni su
que- sto preparato. I particolari di questa « colazione
presso i genitori » sem- brano per se stessi emotivamente indifferenti,
ma essi si allac- ciano a situazioni a forte rilievo, e traggono da
questi collega- menti un’intensa carica emotiva. Il farmaco
preso dal padre si collega a quelle preoccupa- zioni (per la salute del
padre), che sono alimentate dal com- plesso edipico. Il
carattere particolare del farmaco (Chinofene) richiama tutta la
situazione artrite (con l’insieme delle prescrizioni me- diche in quella
occasione ricevute e con la persona del medico allora consultato).
Quella situazione non è stata dunque, e non è, emotiva- mente
indifferente per il soggetto. Essa è intimamente con- nessa con la paura
della sinovite (considerata come conseguenza di un’attività sessuale) e
perciò si colloca nell’ambiente emo- tivo costituito: dall’idea delle malattie
veneree (e insieme dal ricordo della situazione personale irite, come
manifestazione luetica), dalle paure infantili dovute ad un’attività
onanistica, e dalla idea generica di punizioni o sanzioni: ambiente
emotivo che fa capo — ed in un certo senso senz’altro fa parte — del
complesso di evirazione. Anche per un’altra via la situazione «
colazione presso i genitori » si collega ai riflessi emotivi della vita
sessuale del soggetto. E° la prima volta, dopo la vigilia delle sue
nozze, che il soggetto si trova nella casa paterna, solo a tavola con i
geni- tori. Tutti i complicati rapporti che sussistono, per il
soggetto (come per tutti gli uomini), fra l’insieme delle relazioni
affet- tive nei riguardi dei. genitori (complesso edipico) e la
propria vita sessuale personale (matrimonio) — e che in genere
stanno alla base dei comuni fenomeni della « resistenza contro il
ma- trimonio » e del « senso di colpa verso la famiglia paterna in
88 conseguenza al matrimonio » (sentito oscuramente come
tradi- mento della madre, e insieme, per la identificazione
madre-mo- glie, come realizzazione dell’incesto desiderato nell’infanzia,
e quindi come tradimento del padre) — si sono riattivati in occa-
sione di questa riproduzione della situazione della vigilia del matrimonio.
Ma il richiamo alla situazione matrimonio è insieme, in forma
oscura e cioè inconsapevole, richiamo a tutti i particolari intimi della
vita matrimoniale (le pratiche antifecondative e gli incidenti occorsi in
occasione di quelle pratiche), a quei parti- colari cioè che sono sentiti
dal soggetto come colpa, e che si al- lacciano perciò al generale senso
di colpa per la sessualità, fon- dato sul complesso edipico e sul
complesso di evirazione. Infine i discorsi relativi ai disturbi che
possono essere dati dal Chinofene (risveglio improvviso nella notte,
senso di vo- mito, sudore freddo) si collegano al pavor nocturnus, di cui
il soggetto ha sofferto da bambino, e in misura lieve e sporadica
talora anche da adulto, e di cui sono note le connessioni con la
masturbazione infantile e con il complesso di evirazione. Per vie
diverse dunque la situazione « colazione presso i genitori » ha dato modo
al complesso edipico ed al complesso di evirazione di trovare elementi in
cui esprimersi, e cioè su cui spostare la loro carica emotiva. Ne è
derivato il costituirsi di un solido collegamento fra tutti i disparati
elementi facenti capo a quella situazione, e insieme la tendenza per
quegli ele- menti così collegati ad essere attirati nell’inconscio.
La rete di connessioni stabilitesi in questa prima fase co-
stituisce già lo scheletro essenziale della rete definitiva di colle-
gamenti che sta alla base del sogno. Molte delle vie per le quali il
sogno si costruirà sono già formate. Perchè la preparazione del sogno si
perfezioni è soltanto necessaria l’accumulazione di nuova energia
ed il completamento di alcune vie di comunica- zione.
89 Ciò si attua, in parte, durante la seconda fase, e cioè
in occasione dei rapporti avuti al principio della notte.
Essi in forma diretta, e quindi particolarmente vivace, riat-
tivano il senso di colpa del soggetto per le pratiche antifecon- dative e
per la malattia della moglie. Il modo particolare nel quale quei
rapporti si svolgono, richiama il significato osceno dell’espressione «
carta geogra- fica ». Può darsi che fin da questo momento si sia
stabilito nel preconscio una connessione fra la carta geografica in
questo senso allusivo e la carta geografica dell’Africa, che è un
resto diurno inerte; come può darsi che si siano costituiti nuovi
al- lacciamenti fra il sistema di elementi costituitosi nella fase
an- teriore, e quegli elementi che sono stati emotivamente rinfor-
zati in questa seconda fase: attraverso l’analogia del nome del medico
consultato per l’artrite, con una espressione letta su una carta
dell’Africa; attraverso il clima caldo prescritto da quel medico ed il
clima equatoriale della Somalia; ed attraverso la parola sali pronunciata
dalla madre e la produzione di sali nell'Africa Orientale. Pure
l’elemento sanzioni, che già figura nel sistema, può essersi in questo
momento collegato — attra- verso i resti diurni relativi al conflitto
italo-etiopico — con la carta della Somalia. Così il sistema
si è arricchito, si è consolidato nei colle- gamenti e si è ulteriormente
potenziato delle cariche emotive provenienti dall’inconscio.
Il processo si sarebbe tuttavia arrestato a questo punto — e non
avrebbe probabilmente dato origine al sogno — se non si fosse prodotto a
metà notte l’acuto dolore al ginocchio. E° questo dolore (e con
esso il senso di freddo) che mi- naccia direttamente di turbare il sonno,
di interromperlo; ed è contro questa minaccia che la volontà di dormire
si afferma, costringendo quel dolore, quell’impressione di freddo e le
rea- 90 zioni suscitate — che in parte collimano
(desiderio di calore) — a trovare una via indiretta di espressione nella
coscienza. Questa azione della volontà di dormire non riesce
appieno. Essa è destinata a rimanere sopraffatta coll’acutizzarsi del
do- lore; ed allora si effettuerà il risveglio : il sogno è un sogno
man- cato. Ma anche prima che il risveglio si compia, in parte il
do- lore riesce ad imporsi direttamente alla coscienza mediante il
fenomeno funzionale. Ma in quanto la spinta — verso la coscienza e
l’azione — è parzialmente arrestata dalla volontà di dormire, l'energia
di cui son carichi questi elementi (dolore, freddo, ricerca dei ri-
medî, e insieme, per quanto si riferisce al Chinofene, il pen- siero che
ce ne deve essere in casa) refluisce nel preconscio e trova là vie
molteplici per cui propagarsi. Giacchè il dolore al ginocchio,
interpretato come dovuto ad una ripresa dell’artrite, da un lato si trova
senz’altro connesso a quel sistema che si è venuto costruendo durante il
giorno e che ha già ricevuto dai complessi inconsci l’apporto di una
notevole carica emotiva, dall’altro si innesta, attraverso la remota
interpretazione della botta presa in occasione di un’attività sessuale,
in quell’altra parte del sistema che la consapevolezza dei recenti
rapporti ha costituito o completato. Nuove connessioni del
resto si stabiliscono. Attraverso la reminiscenza della parola greca che
equivale a ginocchio (g6ony) si formano linee di comunicazione con
termini della sfera ses- suale (gonos, gonorrea) i quali si inseriscono a
loro volta nel sistema precedentemente costituitosi. Così pure — col
sussidio del resto diurno gonade — si formano vie di comunicazione con
nomi di località (i quali vengono eventualmente deformati come Gonnarrei
per piegarli alle esigenze di queste connessioni) che si riferiscono a
quella carta della Somalia, che è pure un elemento già inserito nel
sistema. La rete in tal modo si chiude, completando le sue
maglie 91 ed impossessandosi, per farlo, di altri
resti diurni. Così il di- scorso del farmacista che si collega:
all’elemento sanzioni, al- l'elemento conflitto italo-etiopico, e forse
anche agli elementi pratiche antifecondative e malattia della moglie;
dato che è per consiglio di un farmacista (lo stesso?) che fu
adoperato quel liquido che procurò dei disturbi alla moglie.
In tutto questo sistema circola ora una quantità notevole di
energia emotiva; il sistema risulta infatti per vie molteplici collegato
a quei complessi stabili dell’inconscio che costitui- scono una riserva
permanente di energia pronta a scaricarsi, e ne viene quindi tutto
sovraccaricato. E° in particolare un oscuro desiderio di autopunizione
che, provenendo da quei complessi inconsci, potenzia di se stesso il
sistema e cerca attraverso que- sto una via di espressione.nella
coscienza. Così tutto il sistema tenderebbe a passare in blocco
nella coscienza; ma le forze della rimozione (la censura) lo
impedi- scono. La rimozione tuttavia non agisce uniformemente su
tutto il sistema: gli elementi che son privi di un rilievo emotivo
pro- prio, che ricevono la carica emotiva soltanto per così dire a
prestito, per effetto della circolazione di questa carica nel si- stema,
gli elementi che dunque non si presentano come peri- colosi per il
pensiero cosciente, sono meno soggetti all’azione della censura: sono
essi allora che irrompono nella coscienza. La rimozione (ossia la
censura) non agisce del resto a po- steriori, dopo che il sistema è già
compiutamente costituito, permettendo allora ad alcuni elementi l’accesso
alla coscienza e vietandolo ad altri; ma essa stessa concorre a
determinare la struttura del sistema: in quanto esercitando la sua azione
ne- gativa sopra gli elementi a propria tonalità emotiva
accentuata, costringe il sistema ad allargarsi con la inclusione di resti
diurni inerti su cui può operarsi la traslazione. E sono appunto
que- sti, a preferenza, gli elementi che riescono a sfuggire alla
cen- sura ed a penetrare nella coscienza. 92 In
questo momento la circolazione di energia che si svol- geva in modo
disordinato e libero, o per lo meno senza una direzione ben determinata,
si polarizza. L’energia affluisce cioè tutta verso quegli elementi
che si stanno aprendo la via verso la coscienza. Questi divengono
punti di massima saturazione: ciò che equivale a dire che essi divengono
rappresentativi di tutto il sistema. Così la carta geografica della
Somalia — che appunto è per se stessa qualche cosa d’indifferente ma
verso cui concorrono numerose vie di comunicazione provenienti da varî
elementi (ed in un certo senso da tutto il sistema) — entra in
rappresen- tanza di questi elementi nella scena del sogno. Un
altro elemento figurativo del sogno, i sali che non si possono e che non
occorre importare, non è come tale un ele- mento semplice, ma un
conglomerato formato dalla fusione di più situazioni, che ognuna per
conto suo tenderebbe a pene- trare nel sogno. Non si deve concepire
il processo nel senso che questi due elementi figurativi — che
rappresentano insieme alla impressione dovuta al fenomeno funzionale, la
parte essenziale della scena onirica — si costituiscano separatamente
l’uno dall’altro. Per così dire essi si aiutano a vicenda per penetrare
in quella scena, in quanto riescono a congiungersi fra loro (attraverso
l’ele- mento « presenza di sali in Africa Orientale ») in modo da
dare una parvenza di coerenza. L’elaborazione secondaria —
questa attività che sottopone il contenuto manifesto dei sogni ad una
razionalizzazione som- maria, conformemente a quella tendenza
razionalizzatrice che è sempre attiva per tutti i prodotti della
coscienza — finirà di armonizzare alla meglio gli elementi del
sogno. 9. — A completamento di questa nostra indagine,
possiamo ora occuparci di quanto accade dopo che il sogno si è
costruito ed imposto alla coscienza. 93 La
raffigurazione — per vie allusive — dei rimedî da pren- dersi contro il
dolore al ginocchio, quale è contenuta nel sogno, non può come tale
acquietare il dolore. Questo persiste e si raf- forza. Ad un certo punto
la volontà di dormire rimane sover- chiata, e la rappresentazione
indiretta del dolore, effettuatasi mediante il fenomeno funzionale, si
viene trasformando in una diretta consapevolezza di quel dolore. Gli
altri elementi della scena onirica dileguano e rimane il dolore soltanto.
Il soggetto si è destato e può ora procurarsi nella ‘realtà i rimedî che
egli si era allucinatoriamente rappresentati. Che cosa accade
adesso del sistema che si era formato ed attraverso il quale il sogno si
era costituito? Si dissolve esso come si è dissolto il sogno? No. Il
sogno stesso ora, non più come elemento attuale della coscienza, ma come
traccia di quello che è stato un contenuto della coscienza, permane nello
psi- chismo del soggetto, permane cioè nel suo preconscio. Il
ricordo del sogno — a meno che la rimozione, che già si è esercitata
sul contenuto latente del sogno, non investa, adesso che per il risve-
glio si è rafforzata, anche la scena manifesta, a meno cioè che il sogno
non venga obliato (ciò che in questo caso particolare non si realizza) —
può sempre venir richiamato alla coscienza dal soggetto. E
nel preconscio questa traccia permane con i suoi colle- gamenti al
sistema stesso che ha promosso il sogno. La tecnica dell’analisi si
fonda appunto su questo presup- posto. Basterà che il soggetto lasci
libero corso al suo pensiero, partendo dal sogno o dai singoli suoi
elementi, ed osservando le prescrizioni della regola fondamentale
dell’analisi, perchè egli riesca a ritrovare le trame del sistema. Solo
qua e là rimar- ranno delle lacune: sono gli elementi in più diretta
connes- sione con l’inconscio, e i fattori stessi dell’inconscio
apparte- nenti al sistema, che — coperti da una rimozione intensa e
tale che neppure un comportamento conforme alla regola fonda-
94 mentale permette di eludere — si rifiutano di affiorare
alla coscienza. Se questa ricerca — che per desiderio di
completezza ha dovuto essere condotta per successivi approfondimenti, e
senza quindi che si potessero evitare prolissità e frequenti
ripeti- zioni — non ha già stancato eccessivamente, rilegga il lettore le
associazioni fornite dal soggetto ed esposte al $ 5, tenendo pre- sente
il disegno sopra riportato. Che vi sia una concordanza fra i dati
delle associazioni e lo schema che riproduce la costruzione del sogno, è
senz’altro naturale: perchè questo schema, e cioè la sintesi del sogno, è
stato ricavato, e non poteva che essere ricavato, dalle associa- zioni e
cioè dall’analisi. Ma va notato che tutti gli elementi tratti dalle
associazioni trovano un loro posto in certo modo obbligato nello schema
ricostruito. Nell’elaborare cioè i dati del- l’analisi per ricomporre il
processo di formazione del sogno, nessun residuo rimane; e l’ordine
stesso degli elementi che affiorano nelle associazioni risulta indicativo
per le connessioni sussistenti nel pensiero latente del sogno.
Appare quindi chiaro quello che è il carattere essenziale delle
associazioni; e cioè il fatto che esse, che si dicono libere (in quanto
il comportamento del soggetto è un comportamento non vincolato ad
intenzioni ed a compiti coscienti particolari), libere in realtà non
sono. Fra gli infiniti elementi che si potreb- bero collegare a ciascuno
dei termini di partenza del decorso ideativo, solo quelli che fanno parte
del sistema del sogno af- fiorano alla coscienza: e ciò perchè quel
decorso è orientato così da ripercorrere a ritroso — quando l’azione
della rimozione possa essere elusa — le vie per le quali la scena del
sogno si è venuta costruendo. . Simbolismo onirico e sogni
ricorrenti Cesare L. Musatti PADOVA I
Tra le diverse forma che presenta la «resistenza » verso la
psicoanalisi, è di particolare rilievo, come nota anche Frexd ('),
l'atteggiamento — assunto da coloro che per la prima volta si avvicinano
alla dottrina psicoanalitica — rispetto al simboliamo dei sogni, dei
sintomi, dei lapsus. Il criterio generale ed astratio della latente
significatività di tali manifestazioni per so stesse prive di un
esplicito significato, desta in generale un senso di sorpresa ma insieme
di, sia pur dif- fidente, interesse; non provoca invece mei uva
resistenza radicale ed assoluta. La diffidenza si muta per lo
più in un atteggiamento assoln- tamente negativo, quando da quel criterio
generale ed astratto si passi alla considerazione degli aspetti concreti
che la traduzione in forme simboliche assuma in quelle diverse
manifestazioni, Giò è perfettamente conforme alla spiegazione che
la psico- analisi dà del fenomeno della « resistenza Lo
schema gonoralo del meccanismo per il quale gli clementi tendenziali
rimossi, e perciò incousci, riescono, eludendo lo forse rimoventi
(censura), a farsi luce nella sfera cosciente, non può per ne stesso
essere fonte di turbamento iu chi di un tale meccanismo prende
cognizione. Turba invece, 6 provoca in lui l’azione di quelle
steseo forse rimoventi, la conosconza del carattere particolare di quegli
elementi tandanziali rimogsi; a ciò par il fatto che quegli elamenti
tendan- ix 0 elementi analoghi, sussistono anche in lui, e vengono
anche in lui rimossi. (*) Ges. Schif., VII Bà., p.
159. Mm - CRSARE L, MUSATTI Turbano cioè
gli esempi conoreti di interpretazione di un sogno, di un sintomo, di un
lapsus, per il fatto che quegli esempi con- croti, anche se relativi ad
altre persone, vengono da ciascun sog. getto riferiti o mes ne
(consapevolmente 0 inconsape- volmente) con i dati della propria
personale ed intima esperienza. La reazione che ne consegue è una
reazione di incredulità, che può assumere quei gradi diversi (dalla
incredulità che si esprime con manifestazioni di sdegno a quella che si
accompagna ad un senso di leggero imbarazzo treducentesi in una lieve
tendenza ella larità) cho sono ben noto a chi ha frequonte
occasione di esporre — per motivi professionali o didattioi — gli
elementi della. dot- trina psicoanalitica. Opponendo a quegli
esempi concreti di interpretazione la propria inoredalità, a oicè
difendendo — dalla rivelazione che ne vien fatta in quelle
interpretazioni — le tendenza rimosse altrui, si difendono da una
possibile rivelazione e quindi si custodiscono le proprie analoghe
tendenze rimosse. Se îl motivo reale della incredulità, opposta
alle interpreta zioni di un sogno o di un sintomo, è quello che abbiamo
esposto, è tuttavia naturale che quella incredalità tenda a giustificarsi
razio- nalmente in modo diverso. Ma anche lo schema di questa
giustifi- cazione razionale è uno schema costante: poiolè ciò che
viene rifiutato non è il meccanismo generale della traduzione di
elementi rimossi în sintomi o in sogni, ma invece l’intarprataziona
specifica di un sintomo 0 di un frammento onirico come espressione
simbo- lica di una determinata idea o tendenze latente, il motivo
che vione addotto è quallo della arbitrarietà di quella
interpretazione. Ed è intatti assai facile sostenere la tesi di una tale
srbitraristà di fronte a qualsiasi interpretazione simbolica.
Ogui forma di simbolismo si fonda sulle analogie formali che
sussistono fra l'oggetto o la situazione simboleggiati ed i simboli
stessi. Ma un qualsiasi oggetto o fatto presenta analogie formali con
infiniti altri oggetti a futti. Se si considerano peroiò in tal modo a
priori le possibilità che un oggetto ha di rappresentare simbolicamente
altri oggetti, tali possibilità si presentano come estremamente numerose
© come egualmente probabili: la scelta fra quello possibilità non può
perciò apparire che como assolutamente arbitraria. - n
SIMBOLISMO ONTRICO E SOGNI RICORRENTI Arbitraria essa non
è, in quanto al criterio generico dell'ana- logia formale ai aggiungono
altri critarî particolari i quali limitano le possibilità interpretative
e permettono di esercitare con relativa sicurezza la interpretazione. Me
questi nuovi criteri sono determi- nati a posteriori, sulla base di una
esperienza fondata su un vasto materiale di indagine. E chi è privo di
una esperienza. personale © non si rendo perciò conto di questi altri
criteri, può facilmente trincorarsi dietro a quella impressione di una
arbitrarietà delle in- terpretazioni, che appaga il suo bisogno di difendersi
dalle inter. pretazioni stesse, ossia che appaga la sua «
resistenza». Come è noto non c'è che un modo per smontare
completamente in un soggetto il meccanismo della «resistenza » : ad è
quallo di chiarire al soggetto quello stesso meccsnismo. Ma non è cosa
facile, Ed il ricorrere semplicemente, di fronte alle riservo espresse da
un soggetto su dato intorprotazioni, alla risposta chn quello
riservo altro non sono che una forma di « resistenza», può avere un
ef etto opposto a quello voluto. Può cioè far si che il soggetto
finisca col considerare il concetto stesso di «resistonza » como ua
facile espediente ideato apposta per legittimare ogni arbitraria
afferma. zione, così che in Ini — anzi che oliminarsi — si consoliderà
quella impressione di arbitrarietà, che egli sarà indotto ad estendere
a tutte la costruzione dottrinale della psicon Bisogna perciò
accompagnare ai chiarimenti intorno al meoca- nismo della « resistenza »
anche una azione diretta, rivolta a di- atruggere, 0 ad attenuare, îl
vanso dell'arbitrarietà delle interpre. tazioni psiconnalitiche, Ciò si
può fara esponendo e giustificando “quei oriterî particolari tratti da
una vasta esparienza, cui abbiamo più sopra ascennato. Naturalmente
questi oriteri sono molteplici: alcuni di essi sono difficilmente
formulabili in norme esatte, ed altri sono tali che lo psicognalista
stesso che li adopera non se ne rendo chiaramente conto, per cui essi
vengono & costituire In sua personale e non comanicabile arte di
analizzatore. Ma ciò nonostante vi sono alcuni fatti generali che da soli
bastano a limitare assti la possibilità interpretative offerte dal
criterio generico della ans- logia formale. Così soprattutto,
come è noto: il fatto che gli oggetti e le si tuazioni simboleggiate nei
sogni e nei sintomi sono in numero assi limitato od appartorgono per lo
più alla ofora dollo manifeetazioni — 13 CESARE L.
MUSATTI più elementari della vita (amore, morte, nascita) : © il
fatto che anche i travestimenti simbolici che questi elementi assimono
sono in numero relativamente limitato e si ripetono spesso
identicamente per tutti gli uomini. Come pure è noto sono
questi due fatti che în un certo senso permettono di facilitare il lavoro
interpretativo, facendo sì che ci si possa giovaro, nolla analisi di un
sogno 0 di un sintomo nuovo, della esperienza propria ed altrui eoquisita
precedentemente in altre analisi, e che in genere permettono di costruire
quella specie di codice, 0 prontuario, dei simboli più comuni, di cui
Freud ha dato il primo esempio nella Yraumdentung, © che altri hanno
potuto in seguito arricchire e completare. Anche se un tale codice da sè
solo non è sufficiente, giacchè il travestimento del contenuto latente
di un sogno si esplica non solo nelle traduzione simbolica —
termine & termino — dei suoi elementi, ma con une trasformazione
com- plessa (drammatizzazione, traslazione, eco.) della stesse.
struttura della simmazione base, osso costituisco tuttavis un primo
strumento essenziale per la interpretazione. Fasendo sì che
un soggetto si renda conto dei due fatti sopra esposti, © della
limitazione che ne deriva allo possibilità. interpre- tative fornite
dalla pura analogia formale, si dovrabba dunque poter distruggere în lui
quella impressione dell'arbitrarietà interpretativa che necessariamente
si sarà in lui prodotta di fronte si primi esompi che gli vengono
espo: Ma per far ciò si incontrano nuove difficoltà nel soggetto
stesso. Di quei fatti non si può dare una dimostrazione che ricorrendo
nuovamente ad una molteplicità di esempi conorati. Se il soggetto ha già
essunto di fronte alle interpretazioni che gli vengono esposte un
atteggiamento di incredulità o di diffidenza, il suo atteggiamento non si
modificherà per il moltiplicarsi degli esempi. Inoltra i fatti
stossi che dovrebbero essere dimostrati de quegli esempi sono
particolarmente idonei a rinvigorire i processi della resi- stenza. Come
dicemmo infatti è responsabile della resistenza opposta vorso il
cimbolinmo, dei sogni o dei sintomi, proprio la sfera par ticolare alls
quale appsrtengono le ideo e le tendenze che, in quanto represse, si
denunciano soltanto nel loro travestimento simbolico; ed ogui tentativo
per individuare e limitare quella sfera non può quindi che determinare
una resistenza maggiore. — 154 - SIMBOLISMO ONIRICO X
SOGNI RICORRENTI E così il fatto che i processi di traduzione in
simboli si ripro- ducano nelle identiche forme presso tutti gli nomini,
fa assumere sempre più agli esempi che vengono esposti un valore
personale, aumenta cioè le possibilità di un riferimento di quegli esempi
alla propria esperienza personale e rende quindi sempre più
operativi i processi della resistenza. Inoltre va notato che
ognuno rifugge (in misura maggiore 0 minore) dall’ idea che i processi
che si determinano nelle sua co- scienza e che costituiscono gli elementi
della sua stessa personalità, si svolgano secondo schemi fissi,
identicamente validi per tutti: noi ammettiamo sclo con una certa ripugnanza
che i fatti fisici rel tivi al nostro organismo corporeo evvengano
secondo leggi comuni a tutti gli uomini, ma questa ripugnanza diventa
assai più notevole allorchè si tratia dei processi del nostro organismo
psichico. La dimostmaione della identità in tutti gli nomini dei
processi di traduzione în simboli degli elementi tendenziali repressi,
urta quindi anche contro questa particolare forma di resistenza, che
è probabilmente dovuta ad elementi residuali di una fissazione allo
stadio neroisistioo dello sviluppo psichico. (') Ma come condarei
allora ? Il mosso migliore sembra possa essere costituito dal far
parte- cipare i soggetti stessi, ai quali le interpretazioni vengono
esposte, al lavoro di interpretazione, o per lo meno nel presentare ad
essi casi particolari di interpretazione che non richiedsno (0 che
richie- dano in misora minime) l'ansilio di ina precedente esperienza
o l'uso di particolari criterì interpreiativi già accertati, ma che 5’
im- pongono invece ds sè soli, così che i soggetti li possano — e
li debbano — accottaro senza doversi fondare sulla autorità altrui.
E possibile questo? Deve essere possibile se sono stati possi bili
quei primi tentativi per scoprire nei sintomi e nei sogni un ()
Questa forma di resistenza essa ci si può tncilmente render conto :
nà tici desiderino costanzemente che fl loro male sia giudicato qualche
cosa di eccezionale, di non comuuo, di non riducibile a forme generali ©
tipich oppure in generale considerando l’atmosfera di ostilità che
circonda l’attività dalla moderna paicologia acientitioa, rivolta ad
applicare allo studio dei fenome di coscienza il metodo naturalistico,
ossia rivolta n ricondurre la molteplice variotà di quoi fenomeni sotto
la unità di leggi naturalisticamente inteso. ntata finò ad om poco
studista, ma di impio osservando come î nevro- — 45
CESARE L MUSATTI signifcato latente, i quali hanno poi
permesso il successivo costi- tuirsi della esperienza
psicoanalitica. Ci si dovrà dunque porre in certo modo nelle stesse
condizioni in cui si sono svolti quei primi tentativi: col grande
vantaggio naturalmento di poter però scegliere il materiale de
interpretare a di poterlo scegliere in modo tale da rendere il lavoro
interpretativo particolarmente facile © sicuro. Limitandoci
al campo delle interpretazioni doi sogni, ci che le condizioni ottime
sotto tale riguardo possano essere costi- tuto dalla scelta di gruppi di
sogni, dovuti ad un solo soggetto, relativi ad un tratto di tempo non
troppo esteso © che si posssno considerare espressioni di un ristretto
numero di desideri od ele menti tendenziali rimossi. E' legittimo
ritenere che questa ultima condizione sia realizzata quando în un
complesso di sogni di un soggetto riscontriamo parecchi segni ricorrenti,
casia parecchi sogni che si ripetono mantenendo una identica strattura
formale ed una identica tonalità emotiva, purnon essendo del tutto
identici fra loro. Sogni di quosto gonore, cho si presentano cioè come
variazioni copra uno stesso tema onirico, possono infatti plansibilmente
essere cone derati come espressioni di un unico elemento tendenziale
rimoss Mentre da un lato la insistenza con la quale questo elemento
tende manifestarsi, sia pure in forma travestite, nella vita cnirioa del
sog- getto, permette di supporre che si tratti di un elemento
dominante nell' inconscio del soggetto, dall'altro la relativa varietà
degli aspetti che l'elemento stesso assame nell diverse manifestazioni
oniriche e nei diversi sogni (che sono simili ma non identici) permette
di far convergere l'analisi di quei diversi sogni nella ricerca di
quel- l'elemento latente comune. l lavoro di analisi diviene
allora simile al lavoro per cui si cerca, iu baso a diversi testi di una
lingua ignote, nei quali trovino ripetuto dato espressioni verbali, di
individuaro il valore o il significato di quello espressioni
verbali. Come in questo caso, così nelle analisi dei sogni, la
spiega- zione di un dato elemerto, che sarebbe impossibile se l'elemento
si presentasse nna sola volte, diviene possibile per il fatto che noi lo
troviamo ripetuto in combinazioni fra loro diverse, » ci è pos- sibile
controllare la interpretazione supposte in un testo o in un sogno con
l'osama degli altri testi @ degli altri sogni. sembra
— 116 - SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI RICORRENTI Inoltre
alcuni elementi che in un sogno sono raffigurati sotto dati travestimenti
simbolii, possono in un altro sogno — per un ffievolirsi dell'azione
della censura — apparire esplicitamente senza trasformazione simbolica.
In talo caso questo secondo sogno ci for- nisce, 0 costituisce anzi
senz'altro, la spiegazione di quel primo sogno per ciò che riguerda quei
particolari elementi. L'applicazione di un tale metodo rende dunque
possibile in certo modo la interpretazione dei sogni con i sogni
stessi. Nataralmente il metodo non ha per se stesso nulla di
nuovo: in qualsiasi anelisi di un soggetto è sempre tuîto il
compless materiale (comunicazioni spontanee, sintomi, lepsus, sogni, dati
di associazioni libore, reazioni verbali 00c.) fornito dal soggetto
stesso che viena riferito, appunto in senso convergente, alla strattara
degli elementi inconsci, così da rendere possibile la individuazione
di quella struttura. Ogni frammento di analisi controlla perciò appunto
ed è insieme controllato da tutta l'analisi, Ma il metodo può
essere applicato anche su una scala ridotta, 6 in forma facile © rapida,
di fronto ad un grappo di quei sogni che abbiama indicati come
ricorrenti. Ed in quanto è in tali casi possibile prescindere del tutto,
o quasi, dai criterî interpretativi già accertati (il siguificsto comune
di dati simboli) si possono in tal modo ottonere orompi della
intorprotazione simbolica, che per i motivi già esposti si presentano
come particolarmente efficaci è convincenti per il profano. A
rigore, anzichè di sogni ricorrenti, ci si potrebbe servire an- che di
lapsus ricorrenti, 0 di sintomi. Ma quanto si sintomi nevrotici,
essi si ripetono sì, ma spesso in forma stereotipicamente identica: e la
loro ripetizione non ci è in tal caso di alcuna utilità, giacchè sono la
varianti rispetto alla struttura fondamentale comune, quelle che
permettono una appli cazione del metodo convergente di interpretazione.
Inoltre i sinto- mi sono dovuti in goneralo a rimozioni partioelarmanto
forti o te- naci, per cui la loro interpretazione è sempre
difficile. Quanto ai lapsus, è ssai raro poter diporre di nn vasto
mate- riale relativo alla stessa persona e ad un tratto di tempo relativa
mente breve. E' per questo motivo che ci siamo riferiti nelle
considerazioni CESARE L, MUSATTI Del modo come — a
scopo esemplificativo e dunque didattico — ci si possa servire della
analisi convergente di gruppi di sogni i, senza fondarsi (in vis generale)
sul significato già accer- esperienza psicosnalitica. per determinati
simboli, daremo ora un esempio conoreto, tratto da nn materiale onirico
abbastanza ampio. Questo materiale non presenta nulla di
‘eccezionale e qualsiasi 0 dà cooasiono di raosogliero matorialo
oni- rico analogo. Tuttavia ci sembra che possa
presentare un certo interesse l'e sempio concreto che ci acciugiamo ad
esporre, per il fatto che nella letteratura psicoanalitica, pur tanto
vasts, raramente si trovano riferiti ricchi grppi di sogni relativi allo
stesso soggetto, ad uno stesso tratto di tempo ed ssprassioni di uno
stesso insieme di idee © tendenze latenti. In generale si preferisce
piuttosto, ed è natu- rale, esporre alcuni singoli sogni particolermente
significativi e par- ticolarmente rappresentativi per ciò che riguarda il
meccanismo formatore del sogno, anzichò attardersi ad esporre quei sogni
ri correnti, che appunto perchè tali si succedono con una certa mo-
notonia. Inoltre per riferire serie completo o quasi di sogni,
quali ven- gono raccolti nel corso di un trattamento psiccanalitico, e
per es- porre insieme tutto il materiale che può servire per una
compren- sione di quei sogni, è per lo più necessario riferire per esteso
gli elamenti essenziali cdlel trattamento stesso. Ora chi esercita
profes- sionalmente la psicoanalisi in generale non può, per ovvie
ragioni, far questo. Casi completi di trattamento psicoanalitico sono
quindi sssai raramente pubblicati. I sogui che verranno
esposti sono relativi ad un soggetto di sosso maschile, un musicista,
insegnante in un istituto musicale, di 32 anni, ed ammalsto, Essi sono
stati raccolti nel periodo di poco più di un mese. In questo tempo era
stata intrapresa l'analisi del soggetto. Questa fu inisiate più per
motivi di interesse scientifico che non con scopi propriamente
terapeutici. La forma da cui il soggetto è affatto, s che qui non occorre
specificare, risultò del ra- sto non aggredibile psicoanaliticamente, e
l’analisi fu interrotta. Riferiremo integralmente i sogni che hanno
un particolare i teresse dal puato di vista sopra esposto. Essi sono
stati tutti soritti — 18- SIMBOLISMO ONIRICO E BOGNI
RICORRENTI sotto dettatura del soggetto e si riferiscono
generalmente 0 alla notte o alle dna notti precedenti. Il paziente non ha
potuto mai stendere per iscritto, al risveglio, una relazione dei suoi
sogni. Ri- feriremo pure quei dati — tratti delle associazioni libere,
delle ssparionzo di reazioni vorbali, dallo comunicazioni spontaneo
del soggetto relativa ai suoi disturbi e alle sue preoccupazioni, e
dai suoi lapsus — che sono stati particolarmente utilizzati per la
in- terpretazione dei sogni. Per ovvio ragioni evitiamo di acconnaro
a tutti i dati non strettamente necessari a. questo preciso e
limitato soopo. Data la grand «trasparenze » lei sogni che riferiamo
e dato il loro carattere di sogni ricorrenti, assai pochi sono gli
ale- menti astranai ai sogni atassi, a oni dovremo ricorrara,
Inoltra, come velremo, le associazioni libere incontrarono una
particolare resistenza da parte del soggetto; e non si potè quindi farne
quel largo uso cho robbo a rigore nocossario nel corao di un
traita- mento psicoanalitico regolare. n Si può
individuare nel materiale onirico di cui disponiamo un gruppo di sogni
che si aggirano attorno ad un elemento centrale costituito: da orologi o
de strumenti musicali vari (pianoforte, or- ganc) che par lo più
appariscono nai sogni o smontati, o rotti, 0 in generale în condizione di
non funzionare, La esperienza psicoanalitica ci dice che gli
strumenti musicali 4 gli orologi stsssi, come în genere qualsiasi
meccanismo a movi- menti ritmici o che dia suoni ritmici, rappresentano,
o possono rappresentare, simbolicamente, gli organi genitali. Il fatto
che nei sogni del nostro soggetto tali strumenti 0 mecosnismi
eppariscano sempre în condizione di non poter funzionare può quindi
essara interpretato come espressione di una preoccupazione latente
nel soggetto relativa ad una minorazione dei suoi organi genitali.
Tuttavia così esposta quosta interpretazione può apparira come
assolutamente arbitraria: tanto più che il soggetto afferma, a pro-
posito dei sogni degli orologi, che essi si riferiscono ad una situa-
sione realo (il suo orologio non va bene ed egli lo ha portato
dall’orologisio per farlo aggiustare) e che il soggetto, data la sun
professione, suona realmente quegli strumenti musicali che appa- tiscono
nei suoi sogni: per cui anche questi sogni potrebbero es- —
19 cesane 1 aronaeme sere considerati como semplicemente
dovuti ad una riproduzione onirisa di situazioni della vita vigile del
soggetto. Esaminiamo perciò questi diversi sogni così come il
soggetto li espone, prescindendo per il momento da qualsiasi
interpretazione ‘Sogno dell'orologio e dell'uomo del mercato,
(Seduta 12). « Mi « pareva di essere in una speci di piszza del mereato:
coi ban- « chi dova scrivono, sa, dursute il mercato. Ne conosco uno »
(un uomo di quelli che hanno questi banchi) « che ha sposato una
del < mio passe, ma non era quello. Si parlava dal mio orologio
che « io andai a prendere dall’orologiaio e che purtroppo non va
bene « ancora, per lo meno & me pare che non vada beue nella
battuta. < Sonto cho fa doi rumori. Fatto sta che lo tongo formo.
Sono « andato a prenderlo domenica. Avevo l'impressione così di
aver < detto, di aversi» (tic) « lamentato di questo orologio che
non va bene. Allora lui ha detto come alludendo a qualche cosa
che aveva nell'interno » (del banco): « occasioni, probabilità,
dice, sciocchezze, facile che trovi io da farlo vendere, che trovi
da venderlo @ così comprarne un altro. E' nuovo veramente, ho fat-
to lo sbaglio di darlo da ripassare mentre è nuovo ; me l'hanno rovinato
». Subito dopo il soggetto racconta un altro episodio onirico
che agli non sa precisare sa appartenga alla stassa notte del sogno
pre cedente, od ad un'altra notte: ‘Sogno del pianoforte
smontato. (Seduta 12). « Poî, sono incerto « so questa notte 0 un'altra
notte: di aver visto un piano smon- « tato, senza tastiera, Forso
confasamente il piano che ho io. Ave « va la tastiera smontata în modo
che non si potesse suonare, Con- « fusamente capivo che era per non
pagare la tassa. Veramente « si paga lo stesso ». Al primo di
questi due sogni (appartenenti alla stessa notte, 0 comunque raccontati
nella stessa sedute) si collegano i sogni seguenti Sogno
dell'orologio e dell'orologiaio assente. (Seduta 7). « Mi « par che ci
sia state. qualche altra cosa prima > (qualche altro episodio
onirico). « ori sera ho trovato l'orologio formo allo 9,90; « doveva
girare fino alle 11. Ho pensato: ne ho uno in riparazione <a adesso si
mette ad andar male anchs questo. Mi pareva di < sssere andsto dall'orologisio,
di esser là, ed ero malcontento. SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI
RICORRENTI « Nan l'ho trovato l'orologio cha cervavo, oppure mi
pareva di < vederlo ma în condizioni di non poterlo più adoperare,
l'orologio, < in condizioni disperate. Questo orologiaio mi pareva che
fosse 4 vis con la carrozza. E' uno di qui, non no ha carrozze. Non
mi pareva di essere nella sua casa; ma di essere in una spacis
di cortile aderente ad una casa. Mi pareva di aspettarlo, di vedore
+ la carrozza e di non vedere lui. Tutte cose mancate insomma. 4 di
vedere la carrozza, questa carrozze, qualcheduno di casa sua. « Questo
entra in quello stato di apprensione, di cosa disperata ». ‘Sogno degli
orologi e dei sacerdoti. (Seduta 17). « So di essera « stato în tre
persone, [o avavo il mio orologio che non andava « ancora, che non andava
ancora, che non andava, Uno o due e- « rano sacerdoti. Erano appoggiati
ad un portone vetrato. Anche « sul portono c'era un orologio che andava.
L'orologio del porione « mentre si appoggiava al portone acquistava una
certa risonanza. Non sapevo porciò se fosse l'orologio del portone
o l'orologio di questo che mi pareva fosse un sacerdote, E hsnno
domandato a me: E' il suo orologio? Eh! E' ancora... — come ho detto
— l'ospedale, in cura; chissà quando verrà fuori. E' una frase che
dico anche da sveglio. Avevo la visione di questo orologio che « non
andava, aveva la lancatta farma, la lancetta grande sulla « mezza, e
l'altra le 9.30, 10. Questi orologi mi sono venuti in < mento...
». Sogno degli orologi tenuti in mano. (Seduta 19). « Mi
pareva < di essere io con altri. Siamo ancora con gli orologi, forse
per. < chè iori sera ho avuto l'impressione che le lancette fossero
pian- « tate giù troppo. Sicchè queste notte avevo in mano questo
oro- « logio. Intorno altri cell’orologio in mano, Quello degli altri
an- dava bene e il mio invece presentava questa resistenza delle
lan: cette, forse troppo aderenti l'una all’ te signore lancette
». Si collega invece al Sogno del pianoforte smontato un
motivo cnirioo al quale il soggetto accenna fin da una delle prime
sedute (Geduta 2) como ad un motivo che ricorro spasso nei suoi sogni
:.. « Altre volte, ma questo non ha importanza, sogno di star suo:
« nando l'organo: che ci fossero tre 0 quattro organi nella chiesa « cha
rispondessero con diverse tastiere ». Ma qualche giorno dopo
(Seduta 5) in esperienze di assoia- tra. Dure da andare,
que. —185- CESARE L, MUSATTI zione
provocata il soggetto reagisce allo stimolo verbale organo con questo
decorso ideativo: « Tante cose. T'organo della chiesa. Di « sfuggita mi
vione in mente l'organo fisiologico. La tastiera. Suono «io. Cerimonie in
chiesa, funebri. Cerimonie nuziali. Mi viene in « mente; io stesso cha
lavoro all'organo per mettarlo a posto, ag- « giusterlo. Quando
accompagnavo cori di ragazze. Venivano le « collegiali a cantar messa a
x. Io suonavo. Suonando ricordo qualcha « simpatia corta. Quando istruivo
anch'io lo ragazzo del mio paeso <a cantare. Canzoncine, mottetti.
Mentre la suora. (5) (‘. L'asilo x anche. To temevo delle volte di dar
nell'occhio ad essa » (alla suora). < Adesso l'associazione prendo
un'altra via; qualche fisonomia ieri, una giovane vii Poi la
fissazione che ne è seguita. « Mi è durata anche ieri sera la
simpati Auche l’organo che apparisco nel motivo onirico riportato
si collaga — se non noi sogni, nell'associaziona anzidatta — a
quella situazione di strumento smonteto 0 rotto; o comunque che ha
bi sogno di esser messo a posto, aggiustato, cha si trova
realizzata nel Sogno del pianeforto smontato, Tì semplice esame di questi
sogni ci permette di fareal cune constatazioni : 1) Vi è in
essi une struttura presso che costante, con variazioni minime noi
particolari. Possiamo perciò legittimamente supporre che il significato
latente di questi sogni sia fondamentalmente unico. Ciò è
particolarmente chiaro per tutti i sogni di orologi. Quanto al Sogno del
pianoforte smontato si potrebbe osservare che esso si stacca da quei
primi sogni. Tuttavia possiamo notsre che il soggetto racconta
quest’ultimo sogno subito dopo il Sogno dell'oralogio e dell'uomo dd
mercato, » che agli è incerto se i duo frammenti onirici appartengano
alla stessa notte © si siano succeduti l'un l’altro, o se invece
appartengano a S fra parentesi la presenza nel corso delle
ass zioni, ed eventualmente nel coro della narrazione di un sogno, di un
ampio respiro o sospiro, Benussi determinò (ofr. ad es. Suggestione e
Psicanalisi, editore Principato, 1019, pp. 46-46) che questi
respiri-soambio, come egli chiumò, denotano Îl pissaggio da una
situazione complessiva di coscienza a un'altra ; egli accennò pura alla
possibilità di utilizzarne la osservazione, nei corso dello nusociazioni
libere, gincchè la loro presenza in nn dato punto del processo identivo
indica che è stata sfiorata dal soggetto una situazione di particolare
rilievo emotivo. — 12- SIMBOLISMO ONILCO E SOGNI
RICORMENTI due notti diverse. Se effettivamente si tratta di sogni
di notti di. stinte, il fatto che il soggetto sia portato, subito dopo la
esposizione di un sogno, a ricordare l’altro, indica che sussiste nn
legame fra i due, che i due sogni si riferiscono a qualchecosa di comune,
che essi hanno cioò una egual base latente nell'inconscio del soggetto.
Ma & quosta otossa conclusione ei giungo nolla episodi onirici
appartengano alla stessa notte e si siano in quella immediatamente
suoceduti. E' infatti facilo che frammenti onirici, riferiti come
distinti, in quanto contenenti elementi distinti, ma vis. suti da un
soggetto în immediata successione cronologica, altro non siano che due
divorse trascrizioni simboliche di un'unica situazione base 0 delle
diverse fusi di quell'unica situazione base. L'analogis che prasentano |
joni dei due sogni riferiti ci permette quindi di ritenere che i due
sogni siano in realtà un sogno solo, che l'oro. logio rotto © îl
pianoforte smontato siano un identico oggetto che si maschera ora in un
modo ora nell'altro. Il soggetto stesso ci dà del resto una
conferma di questa in terpretazione. Dopo aver esposto, nella Sedute 12,
quei due sogni, il soggetto ns racconta altri due sempre relativi
all'ultima. notte, ma accingendosi a rsccontare l’ultimo egli non indica
quest'ultimo sogno come il quarto, ma bensì come il terzo. « Un terzo
spunto, forse meno significativo ancora... ». Egli commette dunque un
lapsus nella enumerazione di quasti frammanti ; ma il Iapana è chiaro:
i sogni sono tre perchè quello dell'orologio e quello del pianoforte
sono effettivamente nel loro significato latente un sogno solo. 2)
Anche la tonalità emetiva gonoralo di queeti sogni è costante, e ciò può
costituire una ancor più valida conferma della unicità del nificato
latente. In uno dei sogni, quello dell'orologio e dell'orolo. le, questa
tonalità emotiva si fa particolarmente esplicita : stato di apprensione,
di cosa disperata ». Tl contenuto manifesto di questo sogno non
giustifica una reazione emotiva così accentuata : un senso di cosa
disperata sarebbe fuor mente di nn orologio che non fun ziona e di
un orologiaio che si sspetta e che non arriva. Questa reazione emotiva
costituisce perciò un indice che la situazione reale qualcheoosa
di asssi più intimo o più grave, 8) Nel Sogno dell'orologio e dei sacerdoti
il soggetto per dire == CESARE L. MUSATTI
che il suo orologio non funziona si serve della frase: « E' ancora
all'orpedala, în cura, chissà quando verrà fuori ». La frasa lattaral-
mente non è applicabile ad uu orologio. Essa ci fe perciò suppon che non
si tratti dell'orologio, ma di qualchecosa per cui sia pi esatto di
parlare di un ospedale. Il soggetto giustifica la sun frase dicendoci che
si tratta di una espressione metaforica, abituale in lui, 4 proposito del
suo orologio. Ma da un lato la giustificazione che il soggetto
spontaneamente sento di dover dare costituisce previsa mente una prova
della non piena approprietezza di quella frase alla situazione manifesta
del sogno; dall'altro essa ci dimostra come per il soggetto sussista una
analogia fra l'orologio che non funziona ed an organo ammalato a parciò
bivognoso di cura, analogia cha ci permette appunto di considerare
quell’orologio come un possibile simbolo di un tale organo ammalato.
Nello stesso sogno vi è un altro elemento cho conferma questa
interpretazione: il soggetto dice dell'orologio che esso è ancora
all’espedal, in cura, e chissà quando verrà fuori, ma poi nello stesso
tempo egli ha l'orologio con sè, lo vede, © constate che esso non va, che
ha lo lancetto forme. L’avere un orologio in cura dall'orologiaio
esclude l’averlo con sè. Ma se auzioliò di un orologio si tratte di un
orgsno del proprio corpo la contraddizione scompare: giacchè non ci si
distacce dai propri organi par sottoporli ad una cura. 4) Il
motivo onirico ricorrente dell'organo, come strumento mu- sicale, unito
ai dati dell'associazione formulata sulla base della parola imolo «organo
» ci fornisse una ulteriore conforma alla accennate interpretazione. La
parola organo ha più significati. Come strumento musicale esso apparisce
nei sogni e nell’associazione, e come stru monto musicale è sssai simile
al pissoforte, Mu nell'associazione ap- parisce col primo anche l’altro
significato della parole: «di sfug. gita mi vieno in mente l'organo nel
senso fisiologico » E’ dunque anche qui, come nel caso
dell'espressione call'ospe- dal» usata per l'orologio, il soggetto stemo
che ci suggerisco il rapporto fra l'oggetto manifesto dei suoi sogni e
l'oggetto latente che ne sta a base. 5) Coll’esprossione + di
sfuggita » il soggetto sombra attenuare il valore dell'idea che per un
momento gli si affaccia. Attenuazioni di questo genere sono
caratteristiche come espressioni della tendonza che il soggetto ha a
mascherare gli elementi del suo inconscio, di — 24
AINDOLISMO UNIRICO E SOONE RICORRENTI quella stessa tendenza cioè
che provoca il travestimento di questo elemento in forma simbolica usi
sogni, è che continua ud agire an- che nella vita vigilo al momento della
esposizione del sogno e du- rante le associazioni libere. Negli stessi
sogni surriportati troviamo altri esempi di questi tentativi di
attenuazione e di svalorizzazione degli alamenti onirici : così
l’espressione «ma questo non ha im- portanza» che il soggetto stesso
premetto alla esposizione del mo- tivo onirico ricorrente all'ergano da
lni suonato a cui rispondono in una chiosa altri organi. Tali tentativi
di attenuazione 0 evalorisza- zione sono sempre sospetti, e debbono
essere interpretati — per il motivo detto — in senso opposto: nel senso
cioò che essi ci indi- cino che sismo in presenza di qualche cosa di
particolarmente si- gnificativo. Analogemente hanuo un
carattere sospetto ls giustificazioni di carattere razionale con lo quali
il soggetto inconsapevolmente tenta di rendere logico qualche elemento
dei moi sogni: abbiamo già accennato alla giustificazione, data dal
soggetto, della sua frase re- lativa all'orologio ia cura, all'ospedale,
Quella giustificazione è data dal soggetto nel momento în cui racconta il
sogno; ma talora olo- menti giustificativi di questo genere appariscono
come elementi 0 impressioni appartenenti al sogno stesso. Cosi la
giustificazione data nel Sogno del pianoforte smontato: « confusamente
capivo che era par non pagara la tasa». Sono asanti dalla tassa sui
pianoforti quei pianoforti che per mencanza di una parte essenziale non
pos- sono essere usati, eil il soggetto trove una motivazione logica
allo stato dol pianoforte, che gli 1 sogno, nella intonziono di
sottrarsi alla tassa. Però il soggetto eggiunge: « veramente si page lo
stesso ». Egli accenna qui al fatto che un pianoforte. s0l- tanto
smontato, soltanto provvisoriamente quindi non ussbile, paga la tassa
egualmente. Con questa osservazione egli sembra quasi vo- lerci dire che
il pianoforte era smontato si, ma non definitivamente inutilizzabile.
Vedremo poi & che cosa ciò si possa collegare, 6) Da quanto
abbiamo esposto finora risulta logittimata nna interpretazione di questo
gruppo di sogni, come espressioni di preoe- eupazioni latenti nel
soggetto relative ad nna capacità di funzionare un organo
particolare. Di quale organo si può trattaro? So to ninmo conto da tn
lato del fatto che le associazioni libero sulla base della parola «
organo » trasferiscono il soggetto în un ambiente — 138-
CESARE L. MUSATTI emotivo leggermente erotico (cerimonie
nuziali, cori di ragazze, le collegiali, la suora, il timore di « dar
nell'occhio » alla suora, una giovane veduta 5 la «fissazione», la
simpatia che ne sono derivate), dall'altro che un tale organo è
simboleggiato de orologi, che spesso appariscono come tenuti in mano, o
da strumenti musicali che ven. gono suonati a mano, non vi può essere
dubbio alcuno sulla nature dell'organo & cui il soggetto si riferisce
simbolicamente in questi suoi sogni. 7) I sogni suesposti
sono danque sogni di impotenza sessuale. Consideriamo a tale proposito le
comunisazioni che il soggetto stesso fa. Il soggetto dichiara di non aver
mai avuto rapporti sessuali, e motiva la sua astinenza, in parta con la
propria estrema timidezza € con la propria mancanza di iniziativa, in
parte con quella che egli indica come « mancanza di occasioni », ma
soprattutto con î suoi convinoimenti morali e religiosi, maturati «
rafforzati da una adu- cazione ispirata ad un certo rigorismo religioso,
educazione iniziata durante l'infanzia nell'ambiente famigliare e
proseguita nell'adole- scenza in un ambiente di collegio condotto da
sacerdoti. Verso le persone responssbili di questa educazione religiosa
il soggetto pre- sente un’ambivalenza affettiva, che si estende a tatto
ciò che ha riferimento con la religione, TI soggetto ritiene
che la radice della sua timidezza © di tutti i suoi mali sia dovuta
appunto a questa educazione, ma sì sente contemporansamente vincolato «
como da un giuramento » ai prin- cipî stessi religiosi e ad una condotta
di vita coerente a quei principi. Il soggetto nega pure di essersi
abbandonato a pratiche ma- sturbatorie, sia nel presente che nel passato,
ma questa sua nega- zione per ciò che si riferisce al passato è da
accogliersi, per i mo: tivi che più sotto esporremo, con riserra.
Infine il soggetto aferma di aver sentito violentemente nel pas-
sato gli stimoli sessuali; egli si esprime circa questa sna passata
esuberanza di tendenze in termini che contrastano profondamente con la
sua astinenza: egli infatti si vanta di quolla esuberanza con la stesso
espressioni con lo quali un libertino potrebbe vantarsi della sua
capsoità di avoro rapporti sossuali froquontissimi. Egli afferma che
soltanto a prezzo di grandi sforzi è riuscito a resistere ni suoi istinti
sessuali. Il soggetto dice che negli ultimi tempi questi sti- moli si
sono fatti meno prepotenti, ma dico di ritenere ciò dovuto — 126-
SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI RICORRENTI soltanto al mancato
nso delle funzioni sessuali. Non fa mai cenno alla possibilità di essera
impotente e, sia pure in forma vaga ad imprecisa, accarezza l’idea di
ammogliarsi. Dice di non essersi fino ad ora determinato perchè non sa
prendere una decisione definitiva. Di fronta allo donne facilmento
ogli si sento eroticamente at- tratto, ma non appena uns tale attrazione
incomincia a determinarsi, si produce in lui quello che egli esprime come
un « arresto», un cambiamento improvviso, per cui l'atirazione stessa
svanisce. Questo mutamento improvviso per lo più si accompagna con
l'animarsi di processi giustificativi: egli è improvvisamente colpito da
qualche Piccolo particolare nella fisonomia o nei gesti della donna di
cui si tratta, particolaro cha gli appare come un difetto ad agli
ha l'impressione che sia un tale difetto a rendere impossibile il
per- darare 0 il progredire di quella attrazione. Questo
fonomeno di «arresto » gi produce però in lui non soltanto per gli stati
di eccitazione erotica, ma rientra in un feno- meno geuerale : ogni
sforzo che egli fa per prendere una decisione qualsiasi, o per assumero
uu dato atteggiamento interiore, o per impostarsi nel senso di quella che
egli indica come una « maggior sostenutezza interiora », è frustrato da
una forza interna che lo arresta, lo abbatte, lo piomba in uno stato di
dubbio e di scrupolo,” accompagnato da un senso impreciso di col
E' questo feriomeno che costituisce, almeno soggettivamente per
lui, l'elemento centrale del suo male, e che lo fa particolar: mente
soffriro giaochè egli non si sonto mai padrono di sè stesso e vive questa
forza intema come qualche cosa di estraneo a Prescindendo da questo
fenomeno più generale e considerando soltanto l'atteggiamento del
soggetto rispetto alle persone dell'altro sesso, possiamo ravvisara in
quasto atroncarsi fin dall'origine di ogni attrazione erotica, una forma
di impotenza che si manifesta prima ancora di qualsiasi tentativo di
avvicinamento sessuale e che. è talo da rondore ogni tentativo
impossibile. Malgrado ciò il soggetto, come dicemmo, non accenna
mai esplicitamente all'idea di essere impotente: egli continue a
pro- porre, a sè e agli altri, il problema se alla sua salute
converrebbe © meno l'avere rapporti sessuali; maschera così il proprio
stato © reprime la proprie preoccupazioni. È’ perciò
giustificata, anche in base alla considerazione dei dati —-
127- crsaRE L. veATTI obbiettivi relativi alla vita
sessnalo del soggetto, la interpretazione doi sogni sopra esposti como
espressione di queste preoccupazioni represse, 8) Quei sogni
non esprimono però soltanto il timore di essere impotente, ma anche l'aspirazione
£ gusrire. Gli orologi, o gli stru- menti musicali che in essi appariscono,
non sono infatti per lo più definitivamente, ma solo provvisoriamente
fuori uso. Abbiamo già veduto che nel Sogno del pianoforte smontato
il soggetto stesso sembra volar precisare, medianta l'accenno alla
que stione della tassa, che il pianoforte è solo per il momento in
condizioni di non poter essere adoperato. Nel Sogno degli orologi e
dei sacerdoti l'orologio è «ancora în cura»; nelle immagini che si
presentano al soggetto nel corso delle associazioni sulla bs della parola
organo è il soggetto stesso che < mette a posto », che «aggiusta»
l'organo. Nel Sogno dell'orologio e dell’uomo del mercato questo
motivo del guarire o aggiustare si trasforma in un cambio dell'orologio
che non funziona con tn orologio nuovo, cambio proposto dall'uomo
del banso. Questa proposta di cambio, cha nel campo degli orologi ha un
aspetto logico, è — presa ella lettera — irragionevole psr un organo del
corpo umano. Ma il soggetto sembra quasi sccennare ogli otesso a questa
irragionevolozza con la parola. «s0ioschosse che, come proprio commento
attuale, egli intercala al racconto della proposta fatta dall'uomo del
banco, Quelle parola esprime inoltra uno di quei tentativi di
svalorizzazione 0 attenuazione degli elementi onirici a cui abbiamo
accennato in 6) e insieme alla incertezza ospressiva del soggetto in quel
punto della sua narrazione del sogno, denota un particolare stato di
imbarazzo. Se teniamo * conto del fatto cho darante l’anslisi lo
sperimen. tatore rimane seduto distro una scrivania davanti alla
quale, ga un lettino, sta il soggetto, e che lo sperimentatore all’
dell'analisi avova affermato al soggotto che l'analisi atotan avrebbe
forse potuto portare un giovamento el complesso dello suo soffe- renzo e
dei suoi disturbi, possiamo pensare che nell'uomo del sogno seduto al
banco © iutento 4 scrivere (come lo sperimentatore è se duto alla
sorivania e intento a scrivere ciò che il soggetto gli espone) ia
da ravvisare lo stesso sperimentatore, e che nella probabilità di sostituire
l'orologio difettoso con ino nuovo, di cui parla l'uomo —
128 SNIDOLISIO ONIIICO R SOGNI NICORMENTI del sogno,
alludendo £ qualche cosa che egli ha nell'interno del banco, sia da
ravvisare la probabilità di una guarigione assicurata al soggatto dallo
sperimentatore e fondata iu qualche modo sulla cartella di appunti
contenente i dati dell'analisi, che lo sperimen- tatore alla fine di ogui
seduta rinchiade in un cassetto alla pre sensa dol soggetto.
Esponendo il proprio sogno allo sperimentatore il soggetto în corto
modo gli ricords quella che egli ha interpretato come una promossa di
guarigione. 9) So gli orologi hanno nei sogni esposti il
significato di or- gani sessusli maschili diventa chiara la contrapposizione
che si presenta în due di quei sogni fra l'orologio del soggetto, che
non va o va malo, ogli orologi di altro persone (tutte di sesso
maschile) che fuuzionano normalmente (Sogno degli orologi e dei sacerdoti
© Sogno degli orologi tenuti în mano). Il soggetto si sento di
fronte agli altri uomini în una condizione di inferiorità. Questo senso
di essere esoluso da ciò che tutti gli altri possono avere, emerge
in forma trasparentissima în un altro sogno. Esso ha una struttura
diversa da quolla doi sogni fitora cepoeti; ma fu narrato dal cog- getto
come sognato immediatamente prima del Sogno degli orologi tenuti in mano,
ed anche per questo motiso lo possiamo considerare come relativo allo
stesso insieme di elementi latenti. Lo riferiamo : Sogno dell'ura,
(Seduta 19). «Prima è accaduto qualche cosa (0'è stato qualche altro
episodio onirico); « mi pareva di stare sc- « compagnendo dei giovani,
como si fa con le camerate dei collegi, « oosì a passeggio,a spasso. Mi
pareva di esserci anch'io, ma non «di averlì in cura, di averne
responsabilità. C'era un altro. Però « eravamo come în un ambiente di
campagna: eravamo in un cor < tile: da una parto una casa, dall'altra
un collo piono di vigneti, « coperto di vigneti. Di là c'erano i padroni
mi pare. C' era questo « di bello: si potera mangiare uva a sazietà con
la loro condiscen- « deuza; così che Î ragazzi, immeginarsi, si sono
buttati qua © là «a mangiar uva. To so che a un certo punto avevo în mano
una « specio di candelabro, candeliere; o siccome l'avevo in mano e
«volevo mangiar uva anch’ îo sono andato a poggiarlo al muro « dalla casa
in mezzo a della piante, a collocarlo. So che si ineur- « vava, non stava
diritto. Ma, pensavo, tanto non e' è olio de span. « dere, Beh! Sono
tornato poi per mangiar l'uva, so che ho teso — 19
CESARE T, MUSATIT «la mano anch'io. Poi c'erano i grappoli tutti
consumati perchè « gli acini erano stati staccati. C'erano non soltanto i
nostri giovar « studenti, ma anche altri che approfittavano di questa
condiscen- « denza, di questa libertà (T) (!). «Si sontiva
anche il rumore di questi grani staccati: tao, tac; «an ramore ripetuto,
ritmico di questo consumar l'uva. C'era un « rumore ritmio iva intorno.
Mfi pareva di veder «intorno dell'uva consumata in parte o tutta (T)
("). «So che a un certo punto ha mandato me questo
Direttore, «mi ha detto: vada là sul monte a veder di troverli questi
ra- « gazzo (lapsus per ragazzi), Sono andato în su. Andavo sotto
le « viti qua @ là, e invece di vedere i nostri vedevo gli altri
che «spprofittavano di questa bazza. Poi mi pare che il sogno non
«abbia avato una continuazione ». La sistemazione fondamentale del
sogno è chisramente costi- tuita dal fatto che il soggetto è escluso da
ciò che gli altri pos- sono liberamente avere. Inoltre so anche tutti i
particolari del s0- guo non sono immediatamente comprensibili, vi sono
alcuni ele- menti che ci permettono di precisare la natura di questa
esclusione 0 di questa libertà : così il candellier che s'incurva 6 non
sta ritto, ms che tanto è indifferente stia ritto o no, perchè non
contiene , è un simbolo evidento della impotenza del soggetto ; a
così pure il ramore ritmico che accompagna la consumazione dell'uva
costituisce uns allusione chiara ad atti sessuali. ‘n tio, di cui
è qui supertluo esporre esteriore, Il soggetto lo col some un morimento
volontario efettuato ‘allo scopo di aiutare una reazione a quello forse a
Ivi estraneo che egli sente n tratti agire in sì ed-allo quali è
nccennato sopra în 7. Questo n la cui origine risalo a dieci anni fa è
ora divenuto del tutto automatico, e il più dello volto si dewrmina sanea
cha neppure Îl soggetto sa no randa conto. Esso si fa più frequente di
fronte nd argomenti 0 idee che turbano emoti mento Îl soggetto, Indichiamo
perciò con (T) È casi iu cui Il te è stato notato nol corso della
narrazione dei sogni. Tulora al presentarsi del tio lo speri- mentatoro
ha interrotto la esposizione del soggetto, per chiedergli ragione del
movimento affettuato, Così in questo caso particelare: il soggetto risponde
con tono irsitato « non mo ne ano acsorto » © continua la narrazione del
sogno. () Lo sperimentatore domanda ancorail perchè del movimento, e
il getto risponde: « Non so neanch'io, sto pensando a queste erenienze »,
Dopo un lungo silonzio fl soggetto riprendo a narrare, (4)
DI soggetto. present — 130- SIMBOLISMO ONIRICO E
SOGNI RICORERNTI Il soggetto atasso alla fino della esposizione
del sogno doman. da allo sperimentatore; « Che cosa potrà voler dire
questo sogno ? Che abbia un significato sessusle? » e poi commenta da
solo: « Forse impressione che altri porti via... » (dopo una
sospensione che indica chisramente come il soggetto volesse dire un'altra
cosa) < l'uva». In connessione alla contrapposizione che
il soggetto effettua anche in quasto sogno fra la propria condizione a
qualla dagli no- mini normali, si presenta un motivo che ricorre spesso
tanto nelle comunicazioni spontanse del soggetto quanto nelle
associazioni : il motivo cioò del rimpianto per ciò che il soggetto non
ha avuto 0 non ha (e che dalle comunicazioni del soggetto apparisce
come qualche cosa a cui il soggetto ha volontariamente rinunciato) e
della impressione che questo qualche cosa di comunque perduto sia
go duto da altri. Così ad esempio nel corso di una esperienza
di associazione provocata sulla base della parola ornamenti tratta da un
precedoute sogno (Seduta 10): « Ornamenti dello donne per eppariro in
pub « blico, forse collegati allo loro tendenze sessuali. Oppure
tante « volte no, anche la. vanità. Confronto tra questi oruamenti,
gli « ornamenti cho servono a preparare la vita sessualo, © gli orm
« menti più nobili. Uno scienziato he scritto un grosso libro:
cova che quando si arriva ad una certa età con una certa espe.
rienza della vita si capisce che in questa vita non o'è altro a «
oni ci si possa attaccare che la vita sessuale. Mi « questo pensiero
perchè segna una certa inferiorità dei valori < ideali comunemente
considerati superiori dell'umanità, rispetto a quelli cho ai
indicano como più bassi. Mi vione il dubbio che « qualche volta potrebbe
esser vero quello che dice questo scien: « ziato: quando qualcuno non
trovasse altro conforto, Il pensiero « del rinunciare, sacrificare per
questi ideali anche la propria vita, mo in mente La
questione della utilità sociale ed individuale del rinunciare,
sacrificarsi ad una rinuncia a questi ideali, in nome di altri su-
Pensiero che ho sentito da più d'uno, gente volgare che « diceva: «
Quello che rinnega uno lo prendo un altro, quello a « cui uno rinuncia lo
gode un altro ». Cioò sul valore reale di € questo pensiero: il malo che
uno si astiene dal fare può essere — 3 CESARE 1,
MUSATTI « fatto da altri, E' un ragionamento che dà
nell'amoralismo. Mi < viene in mente così per associazione. Dova siamo
andati a finire ». 10) Oltre che una generica contrapposizione fra
la impoten del soggetto © lo capacità sessuali altrui, contengono i sogni
degli orologi è quello dell'uva anche rappresentazioni conoreto di
atti sossuali ? Se ci affidiamo all'esperienza psicoanalitica
secondo la qual la casa è un simbolo del corpo umano ed in particolare
dol corpo femminile; il bosco, o un insieme di piante, è simbolo dei
peli del pube; il portone è simbolo dell orificio genitale
femminile; l'orologio si riferisco indiferentemente ell'organo sessuale
maschile @ famminile a può în particolare rappresentare la clitoride ; si
pre- sentano subito altre interpretazioni in questo senso: nel sogno
del- l'uva l'atto del soggetto di appoggiare il candeliere al muro
della mesto allo pianto apparisco nn tentativo di avvicinamento
sessuale che non si completa (poichè il candeliere si ineurva, non sta
diritto); nel sogno degli orologi e dei sacerdoti il fatto che uno di
quosti si appoggia al portono s ch intanto uno degli orologi (il soggetto
non sa se quello del sacerdote © quello sul portone) acquista maggior
risonanza (si fa dunque în certo modo più attivo) apparisce come uu vero
congiungimento sessuale. Ma non ci vogliamo soffarmara au queste
interpretazioni, dato che intendiamo qui occuparci prevalentemente delle
interpretazioni per le quali si possa prescindere dal significato dei
diversi simboli attoosato soltanto dalla csperionza anteriore.
Piuttosto vanno notati altri elementi che si ripetono nei sogni
soprariportati : in uno dei sogui di orologi, più persone tengono
l'orologio in mano (sogno degli orologi tenuti in mano), Esplicita- mente
questo non spparisco nel segno degli orologi e dei sacerdoti ; tuttavia
la situazione di questo sogno è assai analoga a quella del soguo
precedente. Nel motivo onirico dell'organo suonato dal sog- getto, tre 0
quattro organi rispondono con divarse tastiere, Nella associazione
provocata sulla bass della parola organo, l’accenno all’or- gano nel
senso fisiologico è seguito dallo espressioni « la testiera. Suono io ».
La parola x tastiera » ricorre frequentemente a propo- sito degli organi
e del pianoforte. Gli strumenti musicali cho ap- riscono in questi sogni
sono tutti suonati a mano, Ed è în meno che il soggetto tisue il
candeliere nel sogno dell’ uva. L' subiente — 132 -
SIMBOLISMO ONTRICO E SOGNI RICORRENTI di quest'ultimo sogno è un
ambiente di collegio (« come si fa con lo camerate dei collegi »). Tutto
ciò fa ritenere che alla beso di questi sogni sti probabilmente una
qualche esperienza, risalente agli el collegio, di pratiche onanistiche
collettive. Nulla è possibile sapere a tale propcsito dallo comunicazioni
dirette del soggetto, le queli sono negative. E' stato possibile
rianimare nel soggetto un solo ricordo, cho agli localizza în epoca assai
remota quando avrabba avato soltanto cinqua anni : un ragazzo compì
atti onanistioi in sua presenza. Il soggetto dica di averne tratto
un'im- pressione di orrore che perdura anche attualmente: « ho
rifuggito « con un orrore terribile. Tanto è vero cho anche adosso ho
orro- « re di quello, Piuttosto che andare con lui avrei voluto morire
». Ma la assenza di ricordi precisi non è in questo campo una
testimonianza sufficiente ad esclulere qualche fatto del gene! D'altra
parto è certo che nella infanzia e nella adolescenza del soggetto vi è
qualche cosa di torbido che l’analisi ha potuto solo sfiorare, non
individuare esattamente, sia porchò è stata interrotta troppo presto, sia
a soprattutto perchè il soggetto non si abbandona mai del tutto
passivamente ad essa (le associazioni libere soprat tutto lo turbano :
perchè gli pare che « urtino contro la sostenu- « tezza personale interna
», perchè in esse o'è un « abbandonarsi « a divagazioni che non sono
regolate dall'attività cosciente» ed agli fa di tutto, ricorrendo anche
ad artifici puerili, per sottrarvisi). Esperienze come quello
accennate potrebbero aver avuto una qualche parta in questo qualche casa
di torbido. mn Por un individuo dominato, consapevoli,
dal dubbio di essere impotente, e che tuttavia non ri- nuncia al
proposito di tentare prima 0 poi di avvicinare sessual- mente una donva,
uu tale tentativo deve presentarsi col carettere di una prova da
affrontare, di un ssamo da superare Un sogno come il seguenta in cui il
soggetto ha l'impressione di dover sostenere on esame, ed è perciò
turbato © preoccupato perchè si sento impreparato, e în cui però l'esame
alla fine non si compie, ma rimane sospeso, può perciò essere
interpretato come trascrizione simbolica di una situazione di tentato e
von compiuto avvicinamento sossuale. Riportiamo il sogno :
puro in forme non del tutto — 133° CESARE L,
MUSATTI Sogno dell'esame. (Seduta 4). « Mi sono soguato che
dovevo « fara l'esame di tedesco. Sempre a base di apprensione. E'
raro < che nei sogni non eutri l’epprensione. Ero in pensiero per le
tor- « me verbali; mi sentivo impreparato. E dopo il sogno si è
fer- « mato li. L'esame si vedo che non è avvonuto. Mi parova che
ci « fossero i professori là intorno. Mi pareva di star seduto a
questo « tavolo, al tavolo dell’esamo (S). Mi aspettevo che l'esame
andasso « male, Cosa diranno quando l'esame andrà malo ? » (Lo
sperimen- tutti uomini i professori ?) « Si; o almeno non
‘era l'impressione specifica che ci fossero donne ». (Lo sperimentatore
domanda: com'era il tavolo dell'esame ?) « Ret- < tangolaro. Non avevo
visto neanche uno degli esaminatori. Ne « suna fisonomia specifica,
nota, determinata. C'era questo senso « di apprensione. E' stato breve.
Tanto è vero che è rimasto tron- < co. L'esama non è avvenuto. Prima
dovevo fara l'esame, questo « forme verbali, questo tedesco. Poi ero lì
abbattuto ». Gi sono vari elementi nel sogno che concordano con la
inter. protazione suesposta : la tavola è, secondo l'esperienza
psicoanalitica, simbolo del corpo femminile ('). Ricordando se stesso
seduto davanti al tavolo dell'esame il soggetto emette un profondo
sospiro, che, secondo quando abbiamo detto, indica che l'ides di questo
tavolo ha nel soggetto nua certa risonenza emotiva. Questo tavolo è
T'u- () A proposito di questo significato simbolico della tavola
ra notato il tetto seguente: il soggetto presenta un complaaso edipico
alle propria ja (ogli non conobbe In madre). Nei riguardi di questa
matrigna il com- Da lungo tempo provate tnt- tà che il
soggetto ponsubilità della maggior parte dei trigna gli è
insopportabile, Ma soprattutto gli è iusopportabile stare ii a tavola con
la matrigna; «quando mi trovavo con lei a tavola mangiando... «non sarei
mai andato a tarola a mangiaro. Ci andavo sforzato. Mentre mau- «ginvo mi
sembrava di essore menorato » (correggendosi) » minorato, di de- re (2)
del mio esser la tavola © andavo uo mi Levavo I)
soggetto spioga ciò attribuendo alla matrigna la capacità di esercitare
su di lui un influsso malefico, ed in particoluro di sottrarro a lui «le sue
ce- pacità mentali +, La rapalaione a stars a cemonte
la ropulsione verso una situi della tavola — vieno per lui n
rappresei prò onore sompli- {l significato simbolico
are simbolicamente l'incesto. — 134 - SIMBOLISMO ONIRICO
E SOGNI RICORRENTI nico oggetto conoreto oltre alla persone stessa
del soggetto, che ap. pariscs nella scena onirica. Il soggetto parla
anche degli esamina. natori come un elemento riempitivo del sogno, che
serve solo a co- atruiro l’ambiento di esame, anzichè come elemento
effttivo (coma insieme di attori) della situazione sognata. L'esame non
ba luogo, me il soggetto rimane abbattuto di fronte al suo mancato
compimento. Tuttavia la interpretazione esposta potrobbo apparire
arbitraria so non si potesse giustificare in base ad altri sogni che a
questi si collegano. Così îl sogno seguente : ‘Sogno degli
esami e delle scarpe lordate, (Seduta 8) « Pieno su « pariora di un
adificio, di nna easa che non so quale sia, indeter- «minata. Un corridoio
dove mi trovavo insieme con parenti, mi « pare qualche mia cugina, mi
pare fosse una cugina. Va bene. «Mi paro anche ci fosso qualche
professore nello stanzo attigao a «questo corridoio, le cui porte davano
su questo corridoio. Il cor- « ridoio metteva su queste stanze, Si
stavano facendo degli esami. «Io non c'entravo negli esami. Situszione
d'animo: imbarazzo ge- « narale, stato d’animo imbarazzato. Bah!
Poi, che vediamo ? Que «sto stato d’imbarazzo da prima indeterminato si
precisa in im- « paccîo, irrequietezza dovuta ad un fatto... »
(ride) « banale. Mi sono“ «lordato le scarpe nel corridoio. Proprio a mo
deva succedere! «Ero con un parente, Ero etraniato dagli esami, ero in
uno stan- < zino più piccolo, pianerottolo di una Mi sono
stizzito. E «adosso come farò qui? Beh! Così è andato a fini
(Lo sperimentatore domanda di che cosa fossero lordat <Di sterco
» (umano ?) « SÌ, mi pare di sì, Tutto arrabbiato. Sfizzato, « stizzito
ero. Va bono!» (ride tra sè) « E' stata una infiorescenza (?) «del
momanto. Bah!» Anche în questo sogno come în quello precedente
apparisce la situazione «esame». Nel primo sogno il soggetto doveva
soste noro questo esame, ma poi non lo sostiene; in questo sogno
ogli è senz'altro atraniato, escluso dall'esame stesso : egli è fuori delle
porte (è già stato accennato più sopra al significato simbolico che può
essere attribuito alla porta) dell'ambiente dove l'esame si ef fettua.
Abbiamo veduto che senso possa darsi al tavolo del primo sogno ; în
questo secondo sogno egli è senz'altro vicino ad una donne (la cugina),
Nel primo sogno egli è da prima în uno stato di aj prengione, si sente
impreparato ed è preocoupato per la figura che — 135
CESARE L, MUSATTI farà nell'esamo} poi è abbattuto. Iu questo
sogno ogli è imbarazzato: l'imbarazzo è da prima generico e privo di una
giustificazione : poi esso trova un elemento giustificativo, l’iucidente
occorso alle sue scarpe, che lo metto in una situazione ridicola di
fronte alle donne che è con lni. Malgrado le leggere varianti
la situazione sia oggettiva che emotiva dei due sogni è sufficientemento
analoga, ed il secondo sogno ammetto la stassa interpratazione che è
stata data par il primo. In certo morlo anzi il significato
laterite del sogno è più chiaro in questo secondo sogno in quanto la
scena ha qui esplicitamente come personaggi Îl soggetto stesso cd una
donna. Ma ancora più chiara si fa la situazione in questo nuovo
sogno : Sogno della lezione. (Seduta 11). « Mi pareva di dar
lezione, a tavolo: altre persone 0 studenti o insegnanti che stavano
stu- « diando dall'altra parte del tavolo. A un certo punto si sono
allon- « tanati, Mi parova di staro a dar lezione ad una ragazza. E
mi « pareva che dando lezione ci si toccasse con la testa, poi
adagio «ad fossaro accoatata anche la gnanoie, guancia a gnancia.
«Le signorina non la conosco, un tipo ideale, non un tipo deter: «
minato. Guancia a guancia, e poi anche... -— guardiamo se ri. « cordo —
mi pare anche cel piode, cou la gambe. Avevo una « reminiscenza di quanto
mi avviene in tempo di veglia: l'incer- « tezza dell'emozione reale: mi
pareva che l'emozione veni « mancare. Il solito fenomeno: ero
nell'incertezza così confusa- « mente. Quella vicinanza era un po’
fredda. Sentivo il bisogno « interno di una ispirazione, di una
commozione, © stentava ad « arrivare. Questo contatto ora così. Poi ci si
distaocava per andare «avanti coll’ insegnamento. E° finito così, Ero io
che indieavo; «ricordo anche di aver letto sulla pagina, di aver
spiegeto, di « aver indicato con la mano ». L'esame si è qui
tramutato in lozione, ma c'è analogia fra lo due situazioni. Inoltre
anche qui il soggetto è davanti ad un tavolo. Poi del tavolo non si parla
più ed il soggetto dà lezione ad una raguzza. Lo espressioni con lo quali
il soggetto parla prima del tavolino e poi della ragezza sono quasi
identiche («Mi pareva di darlezione ad un tavolo », « mi pareva dî stare
a dar lezione a una ragazza ») anche so hauno un diverso valore nei due
luoghi giacchè «ad un tavolo » ata par «davanti ad nn tavolo »: così che
si può, — 136. SIMBOLISMO ONTRICO E SOGNI
RICORRENTI in baso a quanto abbiamo veduto più su, considorero il
tavolo come una duplicazione del corpo della ragazza, col quale egli in
seguito ha dei contatti. Questi contatti che probabilmente — data la
titn- banza del soggetto nel narrare il sogno — sono stati maggiori
nel sogno di quanto il soggetto non riferisca, si accompagnano a
quel impressione di una mancata produzione 0 di un arresto della
ecci tazione erotica che rappresenta la forma con la quale la
impotenza ssssualo dal soggatto si manifesta allo stato vigi
In questo sogno dunque la situazione che nei due sogni pre cedenti
si presenta sotto travestimenti simbolici si fa assi più manifosts. Così
puro nei sogni seguenti : Sogno della fidanzata. (Seduta 12.) « Poi
a un certo momento <mi pareva di essere a fianco di una giovane che mi
è stata pre- «sentata, C'ero io e lei, e di Ià c'erano i suoi parenti. Mi
è stata «presentata da nn so zio. Mi ara stata presentata con
l’intenziona... < con intenzioni seria» (a scopo matrimoniale) «poi
l'ho lasciata lì «perchè non sapevo neench'io che coss fare. Qualche
volta mi viene mento nello stato di vaglia, di riallacciare... no di
riallasoiaro, «di mantenere, la conoscenza : di fare un viaggio, andare
dalla fa- «miglia che mi ha ospitato ancora. Mi pareva di essere nel
centro «del paese, per la strada, per una strada frequentata, in
compagnia, «come si fa, così. Ma... rimanevo în uno stato indeterminato»
(più «che inderminato, va inteso di indeterminatezza) « che il mio
stato «anche slla veglia verso quella giovane, che è una giovane
fiorente, «una brava giovane, non 0' è nienta da dire. Mi parava che
fosso «anche più bella del solito questa notte. Come dicevo rimanevo
in «questo stato di esitazione tra...; non saprei neanch'io perchè
non «c'era uno stato determinato : esitazione per l'avvenire. Mi
paro «che se il pensioro fosse andato più avanti, mi sarei
determinsto «se sì 0 no... se fare 0 non fare (T). Sospensiona così,
senso di «sospensione. Non c'era. un sentimento che si sviluppasse
(5). «Bene! Poi la visione si ferma così ». Simbolismo onirico e
sogni ricorrenti Cesare L. Musatti PADOVA
(Continuazione) Sogno della signorina conosciuta di vista.
(Seduta 13.) « Mi pa- « reva di essere in compagnia di una signorina, una
giovane che « conosco di vista. è stata anche qualche altra cosa prima :
vi- « sioni vaghe che si sono determinate in questa signorina. Si
era « insieme a conversare vicino.... a parlare di non so che cosa
(S). -c Si stava cosi. Sentivo una certa simpatia. Mi ricordo che V
in- « sorgere di un sentimento era come invaso da una corrente
fredda < che demoliva questo mio sentimento. E’ svanito così
freddamente € il sogno, mentre in principio c’ era una specie di
accensione. > (Lo sperimentatore domanda come fosse la signorina) «
Non ricor* « do.... affabile: si trattava di semplice simpatia. Si prova
simpatia « per una persona che piace ». Sogno della giovane
vestita di rosso. (Seduta 15.) « Una cosa si- € mile all’altra notte.
Sempre simili in queste notti. Mi pareva di < essere con una
giovane che non so chi sia, che non conosco in « complesso. Una giovane
piuttosto bruna. Si parlava insieme. Ma.... « non ricordo.
L’argomento non. Si parlava. Di cose che si pos- « sono fare, di
cose che non si possono fare. Forse anche sessual- « mente parlando.
Certi ritrovi (?), certe confidenze che si possono « prendere o no. Mi
pareva di essere in una specie di incertezza € tra avanzare certe parole
di confidenza e il tacerle, tra l’acco- « starsi e lo star lontano. Uno
stato d’animo cosi. Piuttosto paura « che non commozione o passione. Di
non trovare insomma quel « rapimento, quell’incantamento che si prova,
che si aspetta di pro- < vare, in situazioni simili. Senso
generale di sentimentalità. Poco « erotico: era come soffocato da questa
incertezza ». (Dopo un lungo « silenzio :) « Mah ! non era sempre la
stessa situazione. Ora ada- « giata sul letto, ora in piedi vicino a me
». (Lo sperimentatore 179 — CESARE L. MUSATTI
domanda come fosse vestita). « Come al solito : rosso cupo, rossvN
« viola ». (Lo sperimentatore domanda : perchè come al solito ?) « Anche
in altri sogni, rosso o‘ nero. » (Lo sperimentatore domanda : come era
buttata sul letto ?) « Con la faccia in giù. Io ero là vi- « cino, continuavo
a discorrere. Mi pareva di aver messo la mano « sul braccio. » (Lo
sperimentatore domanda : nudo ?) « Si, mi par « di si.... o sulla coscia
anche. Mi pareva che mi dicesse : Eh no, « questo non si può. Poi il
sogno è finito cosi ». Sogno delle ragazze sedute sui banchi.
(Seduta 22.) « Di indole « erotica, indeterminato. Mi pareva di vedere,
ma tante, delle gio- « vinette. Di essere in loro compagnia. In senso
vago, sfumato (dà < segni di imbarazzo) e di provare ripetutamente
verso queste un « senso di simpatia, verso esse, e poi di svanimento di
questa sim- « patia. Simpatia. in senso sessuale. E poi come
rassegnazione « forzata, delusione, mortificazione di queste
tendenze. Erano se- « dute su banchi, scranni, non ricordo bene. Mi
pareva che fossero « anche proclivi a.... parlare, discorrere. E di
sentire io invece, € dentro di me, questa manchevolezza >.
Questi ultimi sogni non hanno bisogno di una interpretazione. Essi
riproducono costantemente una identica situazione, in forma chiara ed
appena velata nella maggior parte dei sogni da una certa idealizzazione
di quelfelemento erotico, che in altri sogni (quello della lezione e
sopratutto quello della giovane vestita di rosso) si presenta in forma
più cruda. Essi ci permettono di capire meglio i primi due sogni nei
quali lo stesso contenuto latente si presenta in una trascrizione
simbolica. Si possono fare a tale proposito le seguenti considerazioni
: 1) Noi abbiamo potuto stabilire un rapporto fra il Sogno
del- Vesame e quello degli esami e delle scarpe lordate^ per l’identica
si¬ tuazione esame che apparisce in quei due sogni ; e cosi un
rappor¬ to fra questi due sogni e quello della lezione in base ad
elementi comuni (il tavolino che apparisce nel primo e nel terzo, la
ragazza che apparisce nel secondo e nel terzo) e alle analogie fra la
situa¬ zione esame e la situazione lezione ; ed infine un rapporto fra
il sogno della lezione e i successivi per la riproduzione in tutti
questi sogni della identica situazione emotiva (eccitazione erotica, che
poi si arresta, si raflFredda). Ma sono sufficienti questi
collegamenti a catena per affermare — m —
SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI RICORRENTI che tutti questi sogni
hanno una identica base, e che cosi è ad esempio identico il significato latente
del primo e deir ultimo di essi, o c’è qualche cosa di arbitrario in
questa nostra conclusione ? Per rispondere a questa obbiezione
consideriamo una esperienza di reazione associativa effettuata due giorni
dopo la narrazione del Sogno delVemme partendo dalla parola stimolo esame
(Seduta 6.) : « Certi esami fatti l’anno scorso u signorine. Mi
ricordo una certa € impressione che mi è rimasta dopo aver fatto questi
esami. Un € mucchio di fiori femminili che vengono di lunge. Sensazione
di € commozione involontaria. Mi ricordo che quella sera mi sentivo
« meglio in seguito a questa commozione. Sensazione che si prova « quando
si vede una bellezza muliebre. Senza scrupoli quella volta. € Ero in una
condizione più libera, più franca : mi è rimasta qual- « che giorno...
finche mentre studiavo qualche giorno dopo, la mat- € tina dopo, mi è
venuta in mente un’osservazione fatta nel passato, « non devi lasciarti
abbandonare ecc. e allora come al solito è « passato e sono entrato in un
certo senso di malessere ». La parola esame, tratta dal sogno, dà
origine ad un decorso idea- tivo che non ci illumina direttamente sulla
interpretazione che noi abbiamo data al sogno stesso. Quella parola è
anzi capita non nel senso di un esame che il soggetto stesso deve
sostenere (come nel sogno) ma di un esame nel quale il soggetto figura da
esaminatore. Si tratta inoltre di un fatto reale che il soggetto ricorda
: ma questo ricordo è in qualche modo la riproduzione o meglio la
anticipazione del contenuto del Sogno delle ragazze sedute sui banchi
(che si realiz¬ zerà circa un mese dopo) : è tacile ravvisare nelle «
ragazze sedute su banchi o scranni » del sogno, il « mucchio di fiori
femminili > dell’esame ricordato nella associazione provocata; e cosi
pure nella « delusione e mortificazione * delle tendenze erotiche del
sogno, il ma¬ lessere che si accompagna al presentarsi di un imperativo
morale in senso repressivo nella coscienza del soggetto, a cui si riferisce
il ricordo nell’esperienza di associazione. Il Sogno dell'esame
rinvia dunque ad un ricordo che si ripro¬ duce quasi identicamente nel
Sógno delle ragazze sedute sui banchi, e la sussistenza di una base
comune per i due sogni risulta dunque confermata. Nè questa
base comune può essere costituita semplicemente dalla situazione
oggettiva dell’esame scolasticamente inteso, giacche l’e- —
CESARE L. MUSATTI same nel primo sogno è un esame subito
dal soggetto, nel secondo è un esame effettuato dallo stesso soggetto, e
nelPultimo sogno non apparisce nè nell’una forma nè nell’altra.
L’elemento comune è dato invece da quella situazione emotiva di arresto
della eccitazione ero¬ tica, che apparisce anche in tutti gli altri sogni
di questo gruppo. Questo elemento emotivo (relativo al contenuto latente
del sogno dell’esame) guida il decorso di idee che si sviluppa sulla base
della parola stimolo esame ; è perciò che, fra tutte le situazioni di
esame che appartengono al passato del soggetto, proprio quella
situazione di esame che ha dato luogo ad un episodio contenente lo
stesso elemento emotivo, s’impone al suo ricordo. 2) Se
ammettiamo che tutti questi sogni abbiano lo stesso si¬ gnificato
latente, e se teniamo conto del fatto che l’ordine col quale essi sono
stati sopra riferiti è lo stesso ordine cronologico secondo il quale essi
si sono presentati alla coscienza onirica del soggetto, dobbiamo
concludere che quel contenuto latente si è fatto via via nei successivi
sogni sempre più esplicito, sempre più ap¬ pariscente. E’ come se
l’identico sogno riproducendosi fosse andato via via dimettendo i diversi
mascheramenti che si presentavano ini¬ zialmente. Si è dunque venata
attenuando l’azione della censura, ri¬ spetto al contenuto latente di
questo gruppo di sogni. Una tale at¬ tenuazione può forse essere dovuta
all’azione della stessa analisi eser¬ citata sul soggetto : analisi che
se non ha potuto essere proseguita e condotta a termine, ha però potuto
rendere almeno parzialmente accettabile al soggetto quella consapevolezza
di determinate proprie tendenze, che prima era assolutamente
repressa. 3) Se anche la censura ha agito in maniera diversa in
questi sogni, non si può tuttavia ritenere che negli ultimi sogni
questa azione si sia annullata del tutto, e che in essi non vi sia nulla
di latente dietro gli elementi manifesti del sogno. La stessa
idealizzazione della situazione erotica, che si realizza in alcuni di
questi sogni (Sogno delia fidanzata e Sogno della signo¬ rina) è una
forma di trascrizione della situazione in termini più accettabili per la
censura. Nel Sogno della lezione il proseguimento della lezione
dopo i primi timidi contatti, proseguimento durante il quale il
soggetto ricorda di « avere indicato con la mano », ha una certa aflSnità
con la fine del Sogno della giovane vestita di rosso, durante la quale
il — \Z2 — SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI
RICORRENTI soggetto si fa più intraprendente e mette la mano sul
braccio e sulla coscia della donna prona sul letto davanti a lui : per
cui può essere interpretata anche quella come una trascrizione simbolica
di una prosecuzione di quei primi contatti. Va inoltre notato che la
mano in determinati casi può essere simbolo dell’organo sessuale
maschile. In parecchi di questi sogni il soggetto ha quasi cura -
prima che si realizzi la situazione con la giovane donna che è con lui
— di allontanare o di attenuare la presenza di altre eventuali
persone. Così : nel Sogno delVesame gli esaminatori ci sono, ma, come
ab¬ biamo già osservato, non sono mai veduti ; nel Sogno degli
esami e delle scarpe lordate, vi sono alcuni professori ma sono in
un’altra stanza, e vi sono pure diversi parenti del soggetto, ma di
questi poi non si parla più ed il soggetto si trova solo con la cugina ;
nel Sogno della lezione « altre persone, o studenti o insegnanti
stavano studiando dall’altra parte del tavolo », ma ad un certo punto
si sono allontanati ; nel Sogno della fidanzata ci sono i parenti
di questa, ma il soggetto indica genericamente che sono « di là »
ed essi più non appariscono nella continuazione del sogno. La
iniziale presenza di una molteplicità indeterminata di persone, che nel
se¬ guito o se ne va o senz’altro dilegua, è una forma assai
frequente con la quale si esprime simbolicamente nei sogni la aspirazione
a trovarsi appartati dal pubblico nello svolgimento della azione
che si realizza ulteriormente. I contatti con la persona di
altro sesso che figura in questi sogni e che nel contenuto manifesto dei
sogni sono o appena ac¬ cennati o addirittura sottaciuti, sono dunque da
interpretarsi pro¬ babilmente nel senso di un tentato avvicinamento
sessuale assai più intimo. Parla in questo senso anche un
lapsus commesso dal soggetto in una delle sue narrazioni di quel fenomeno
di interruzione del¬ l’attrazione erotica, che si ripete nei sogni
surriferiti e che si de¬ termina nel soggetto anche allo stato
vigile. « Mi trovo insieme con una signorina, posso così trovarmi
ad « averla» (correggendosi) «ad avere la combinazione di essere
con « lei. Mi pare che sia bella, che mi ispiri simpatia, attrattiva,
par- « laudo insieme, cosi stando in compagnia. Dura questa
attrattiva. « A un certo punto mi viene fatto di ricordare un difetto
(nel por- « lamento della testa, negli occhi) e allora l’idea di questo
difetto — J83 — CESARE L. MUSATTI
« si impossessa contro la mia volontà, giganteggia e distrugge la «
simpatia ». Il soggetto dicendo < ad averla » anziché « ad avere
la com¬ binazione di essere con lei », come dopo corregge, esprime il
desi¬ derio del possesso ; e questa stessa idea del possesso sta
probabil¬ mente a base della espressione si impossessa usata subito dopo
in forma non del tutto appropriata. E’ un tale possesso che è reso
impossibile dal determinarsi di quel fenomeno di < raffreddamento
>; ed anche per questo motivo possiamo considerare i sogni
surrife¬ riti come espressioni di un tentativo di amplesso.
In quello dei sogni che presenta nel suo contenuto esplicito la
massima intraprendenza da parte del soggetto, egli tocca con la mano la
coscia nuda di una donna prona sul letto davanti a lui* Ma un tale atto
ha per il soggetto una gravità assai maggiore di quanto non possa
apparire : la coscia è infatti la parte del corpo femminile che
maggiormente lo turba e che egli considera come Telemento più tipicamente
eccitatore del corpo femminile, come ri¬ sulta da questo fatto :
Lo stesso giorno (seduta 16.) in cui il soggetto racconta il So-
gno della ragazza vestita di rosso, riferendo, prima di un tale rac¬
conto, le « tentazioni » di carattere sessuale che egli sentiva for¬
temente nel periodo del collegio, il soggetto dice ; « In collegio « ero
tentato molto. Una sensualità piuttosto forte. Sono aumentate € queste
tentazioni^ ed io avevo paura. Se mi veniva in pensiero (?) « mi
abbandonavo a qualche immaginazione. mi è rimasta im- € pressa una
volta, una sciocchezza (allora le gambe nude si por- « tavano meno) mi è
rimasta impressa una ragazza, che aveva nuda « questa parte » (ed indica
la coscia) « mi esaltavo e dopo ci pian- « gevo su. » Un’altra volta
(seduta 20.) a proposito del senso di scrupolo che lo assale per aver nel
passato mancato in qualche cosa dice : « Pensiero di aver guardato per la
strada cose men che one- € ste : certe nudità che si vedono per la
strada. Seni e braccia non € mi fanno impressione, gambe piuttosto ;
quelle mi fanno impres- € sione. Quelle mi pare più. che siano
provocazioni. » 4} Subito dopo il Sogno delle ragazze sedute sui
banchi il sog¬ getto riferisce un altro framento onirico : « Poi una cosa
del genere. < Mi pareva che questa impressione non fosse una
impressione im- « mediata, ma piuttosto un argomento di cui si trattava e
queste SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI RICORRENTI €
mie tendenze d’indole amorosa venissero come vinte, ribattute, €
sconfitte da argomenti che mi si dicevano e riguardanti norme € di vita
». Anche prima e dopo il Sogno delia lezione vi sono dei fram¬
menti onirici simili ; cosi prima : « La figura indeterminata di un «
prelato, di un vescovo. Trattava questioni varie, questioni inte- 4
ressanti. Uno stato d’animo fra l’agitazione e la curiositài Par- « lava
e risolveva questioni. Non mi ricordo quali questioni ». E subito dopo:
«Poi un’ultima immagine. Un ambiente nuovo di- « verso, in mezzo a tante
persone che discutevano di una cosa, di « un’altra. Mi facevano
impressione. Pareri, impressioni, uomini, € donne. Rimane in una
atmosfera di indeterminatezza ». Anche nel corso del Sogno della
signorina conosciuta di vista apparisce un « conversare, un parlare
indeterminato » il cui ricordo provoca nel soggetto l’emissione di un
profondo sospiro. Nel corso del Sogno della giovane vestita di rosso
l’argomento della conversa¬ zione è più esplicito ( « si parlava di cose
che si possono fare, di cose che non si possono fare. Forse anche
sensualmente parlando. Ecc. ») ed è in diretta connessione con la
situazione che si realizza poi nel sogno e che è caratterizzata da un
conflitto fra una ten¬ denza erotica che si esplica in determinati atti e
un arresto di quella eccitazione erotica : il soggetto passa anzi
insensibilmente dalla espo¬ sizione della discussione alla esposizione di
questa situazione di conflitto. Tutto ciò ci permette di
capire questo elemento di discussione o in genere di contrapposizione fra
argomenti verbalmente espressi, come un modo particolare col quale si
esprime in forma travestita la situazione concreta di un conflitto tra le
tendenze erotiche del soggetto e qualche cosa che frena e distrugge
quelle stesse tendenze. Intellettualizzandosi in tal modo il
conflitto perde il suo carat¬ tere angoscioso e perturbante, e come puro
problema astratto e teo¬ rico diventa qualche cosa di più accettabile per
la coscienza onirica del soggetto. Ma questo processo di
intellettualizzazione ci chiarisce anche il significato di un
comportamento vigile del soggetto : il soggetto è costantemente dominato
dal problema sessuale, e discute continua- mente sull’aspetto morale,
religioso e igienico del problema. Tuttavia queste discussioni che egli
cerca di promuovere e le diverse tesi — 185 — CESARE
L. MUSATTI che egli prospetta, non costituiscono elementi per una
deliberazione di ordine pratico come dovrebbe logicamente essere. I
discorsi del soggetto si ripetono in forma presso che identica con una
mo¬ notona ripetizione di contrastanti argomenti : e ciò non
costituisce che la traduzione di una situazione interiore di conflitto
fra le sue tendenze sessuali positive e tendenze repulsive, le une e le
altre estranee a quelle argomentaxioni logiche, tratte dalla morale,
dalla religione e* dalla igiene. Un altro sogno in cui è
particolarmente chiara Fazione di que¬ sto processo di
intellettualizzazione dello stesso conflitto interiore è il seguente
: Sogno della réclame. (Seduta 10): « Ricordo una specie di
récla- « me ; ma c’era anche altra roba prima e dopo. Lei sa, le
forme « declamatorie della reclame. Réclame di una trattazione
diremo « letteraria francese. Almeno mi pare. Bah ! La quale
trattazione < era fatta in difesa di una giovane, di una
ragazza, che forse in- « teressava il pubblico, conosciuta per qualche
fatto che rimane in- « determinato. Doveva essere famosa, recentemente
famosa, non so u per quali fatti. Si presentava questa réclame in forma
circolare : € una specie di giostra. C’erano... c’era un cilindro
interno ; e in- « torno a questo cilindro si raffigurava questa persona
con figure,, « con episodi. E’ puntata contro questa specie di
nastro, che raf- € figurava a nastro la persona... Non era un nastro, ma
tante parti « staccate, e raflSgurava la persona ; ed era concepita come
réclame,. « come réclame per questo libro. Puntate contro queste
forme rap- « presentative più interne c’erano una specie di cannoni,
piccoli « cannoni. Non cannoni veri, cannoni fatti per significare un
pen- « siero : la parte ostile contro questa giovane. Questi tormenti
bel- « lici, fucili, cannoni, proiettili, puntati contro il circolo
interno. € Poi tra — questo è stato logico — questo circolo di armi
da tiro, € da getto, da fuoco, e questa parte interna che
rappresentava que- « sta ragazza, c’era come un riparo di color bianco
che veniva a « rappresentare l’opera fatta da questo scrittore come
riparatrice e « difensiva rispetto alla giovane. Avevo pensato altre cose
prima e < dopo. Ma poi con un altro piccolo sogno queste altre
cose sono € scomparse ed è rimasto solo questo elemento. Ricordo queste
armi «e una persona che gridava: le parole non le ricordo (Sj.
Diceva € insomma che c’era un grande pericolo contro questa persona,
da — J86 — SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI
RICORRENTI « parte di nemici ; ma la grande scienza, la grande
arte di questo « scrittore è riuscita a salvare per sempre questa persona
» (Lo sperimentatore chiede al soggetto quale fosse il suo
stato d’animo durante il sogno). ♦ Non mi pare agitato. Ero compreso
di « questa situazione dubbia: prima pericolosa, poi salvata». (Lo
spe¬ rimentatore chiede al soggetto quale sia ora il suo stato
d’animo verso il sogno). « Non saprei dire, non saprei definire il mio
stato « d’animo. Mi si è presentato cosi. Mi pareva un po’ agitato
prima. « Scene che facevano capolino e che poi tramontavano. Poi
questa « visione che mi è rimasta. Mi pareva di essere cosi... Di
fronte « alla reclame sono sempre indifferente. Avevo lontanamente il
senso, « cosi... Non posso dire con sicurezza : queste réclames mi
sembra- « no forme di snobismo, qualche volta anche poco dignitose.
Ma « quella li, non posso dir cosi. Per le opere letterarie ho la
mas- « sima stima. Ma per i libri, in genere non si fanno réclames.
E’ € strano perchè mi sia venuta in mente una reclame cosi per
un’o- € pera letteraria. Questo scienziato riuscito a mettere in luce, a
di- « fendere. Difatti questo riparo (il riparo bianco) non è
estraneo a « quanto ho sentito dopo » (alle parole sentite più
tardi). Il contenuto manifesto di questo sogno è costituito
fondamen¬ talmente da un complesso di elementi oggettivi e cioè : il
cilindro più interno che contiene diverse figure, poi attorno a queste un
ri¬ paro di color bianco non meglio precisato, ed esternamente un
in¬ sieme di cannoni o in generale di armi puntate contro il centro
Ma questi elementi hanno anche nel sogno per il soggetto (o per lo
meno nella narrazione che il soggetto dà del sogno, giacché potrebbe
anche trattarsi di soprastrutture dovute ad una elabora¬ zione secondaria
di quel primo materiale onirico) un significato al¬ legorico.
Il cilindro a figure rappresenta una ragazza, le armi rappre¬
sentano un pericolo per questa ragazza, il riparo bianco una difesa. A
sua volta questa difesa è vissuta dal soggetto come costituita o come
dovuta ad un’ opera letteraria di uno scrittore, e 1’ insieme della scena
costituisce una forma di reclame per quest’ opera, re¬ clame completata
da un discorso udito vagamente nel sogno e che esalta l’opera
stessa. Non si può tuttavia naturalmente accogliere questa
interpreta¬ zione allegorica del sogno fornita dal soggetto medesimo nel
corso — 187 — CESARE L. MUSATTI del sogno
stesso, come una interpretazione del reale significato latente della
scena onirica. Piuttosto essa stessa richiede una in¬ terpretazione.
Se consideriamo gli elementi oggettivi del sogno, troviamo un
elemento (i cannoni e le armi in generale) che Pesperienza psico¬
analitica ci indica come uno dei simboli più comuni dell’organo sessuale
maschile. Se relativamente ad un altro elemento, il riparo bianco,
teniamo conto del fatto che il bianco è sempre simbolo della purezza, e
che questo riparo bianco si oppone e protegge dall’azione minacciosa di
quei cannoni, possiamo capire la scena come trascrizione simbolica di una
aggressione sessuale, che viene arrestata ed impedita da qualche
cosa. Ma allora la situazione che ne risulta rientra nelle
situazioni già analizzate per i sogni sopra riportati. Il colorito
emotivo del sogno sembra tuttavia diverso da quello che è proprio di
quegli altri sogni; qui infatti lo stato emotivo iniziale è uno stato di
ap¬ prensione per una situazione di pericolo. Ma lo stato di
eccitazione sessuale si traduce facilmente nella vita onirica in
apprensione ; e l’apprensione riferita ad un tentativo di aggressione
sessuale è par¬ ticolarmente giustificata nel nostro soggetto come
risulta dallo stesso Sogno dell'esame e da altri sogni a base erotica che
riporteremo più avanti. Quanto alla impressione finale di «situazione
salvata* e di « esaltazione di una tale opera di salvazione » ce ne
possiamo render conto in base alla intellettualizzazione del conflitto
che sta a base del sogno e che è realizzato nel sogno stesso.
L’arresto, l’impedimento dell’ aggressione, assume infatti il carattere
di una vittoria : è il trionfo di un valore ideale positivo. La impotenza
del soggetto viene razionalizzata ed idealizzata. Il conflitto di
tendenze si fa nel sogno - cosi come esso si fa anche nella vita vigile
del soggetto - conflitto di principi. L’ opera dello
scrittore, « un’ opera letteraria francese », diviene allora un chiaro
riferimento a quella letteratura sul problema ses¬ suale, che il soggetto
conosce e cita costantemente nelle sue di¬ scussioni sul problema stesso.
E lo scrittore, la cui opera letteraria viene esaltata, rappresenta
probabilmente lo stesso soggetto autore di questa vittoria.
Anche questa autoesaltazione a base di elementi reclamistici, come
il soggetto stesso dice, trova una corrispondenza nella vita J88
— SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI RICORRENTI vigile del
soggetto. Giaccbè il soggetto, pur nel suo generale com¬ portamento di
estrema timidezza presenta a tratti fasi di esaltazio¬ ne, durante le
quali egli - anche a proposito di fatti di un minimo valore o di
attitudini e capacità di scarsissimo rilievo - assume at¬ teggiamenti di
vanteria e di compiacimento di se stesso, che co¬ stituiscono uno strano
contrasto con quel comportamento generale. La esclusione del
soggetto da una vita sessuale normale mentre costituisce per lui un
elemento di preoccupazione, di turbamento, di depressione, diventa
attraverso questa trasformazione un elemento di esaltazione.
5) Se parecchi sogni del soggetto costituiscono la rappresen¬
tazione, travestita ed attenuata, di tentativi non riusciti di avvici¬
namento sessuale, vi sono alcuni sogni che esprimono analoghi ten¬ tativi
che possiamo invece considerare come riusciti. Abbiamo già veduto, a
proposito dei sogni degli orologi, come a volte siano vivi nel soggetto
il desiderio e la speranza di superare la propria in¬ feriorità.
Riferiamo perciò un sogno in cui un tale desiderio ed una tale speranza
si esprimono : Sogno della ferrovia. (Seduta 9): « Mi pareva di
dover partire « da casa ; non era neanche la casa mia, mi pareva che non
lo fosse; « mi pareva di essere fra i miei, ma non in casa mia :
ambiente « indeterminato. Poi mi pare che partissi da casa in compagnia
di « un mio amico che era studente di medicina qui. Ma la sua
figura « resta nel sogno di penombra. I caratteri si avvicinano a lui,
ma ^ sono caratteri sbiaditi, tanto vero che non mi meraviglierei
che « nel sogno avesse cambiato personalità. So di avergli...., di
essere « arrivato con lui a una stazione, per partire per un luogo
indo¬ le terminato. Mi pare che si trattasse di un paese X dove ho
dei « parenti. Il treno pronto, il treno pronto. Una grande
stazione. « Io ho visto subito : so che è quel treno là perchè ci sono
stato « ancora. Lui ha domandato dove si pigliava il biglietto, e
allora « gli è stato risposto : al centro della stazione. Mi pareva che
la « stazione fosse in forma quadrata e la biglietteria fosse nel centro
». (Lo sperimentatore fa disegnare al soggetto la forma della
sta¬ zione e questo disegna anziché un quadrato una forma ovoidale
con un segmento al centro : la biglietteria). (Riprende la
narrazione del sogno :) « Noi ci siamo andati al « centro. Col mio amico.
Abbiamo domandato ad un bigliettaio, — m — CESAEE L.
MUSATTI « impiegato ferroviario. Mi pareva che avesse il berretto
rigato^ « confuso però. Ha detto : « Nel centro ah ! ». Allora il mio
amica < ha detto: « Va bene; nel centro: dove più ferve la
vita». Ho « visto la locomotiva pronta, il treno pronto fin dal principio
del « sogno. Non so di essere montato in treno, non ho presente di
« esser montato in treno. Non è avvenuto quel fatto, non è avve- « mito.
C’è un vano qui. « Mi ritrovo insieme col mio amico alla stazione
di partenza « dal paese dove dovevamo andare. Siamo là per prendere il
treno. « Si fa a tempo. Quando siamo arrivati là, invece di esserci
un € treno, c'era una locomotiva sola. Ho detto : sarà perchè è un
paese « piccolo ; non c’è bisogno di vagoni trattandosi di un paese
pic- « colo. Il mio amico so che è saltato in questa locomotiva. Mi pa-
« reva che fosse andato dietro in un andito, e non l’ho più visto. « (Mi
sono svegliato alle tre di notte ed allora ho richiamato il <
sogno ; per questo motivo ricordo abbastanza bene). ' « Del resto
io dico la verità che la faccia del mio amico non « r ho mai vista.
Sapevo di averlo a fianco con le sue qualità, ma « la persona determinata
non 1’ ho vista. « Beh ! Appena montato anch’ io (mi pare che la
locomotiva « fosse alta), appena saliti i gradini, appena sono stato
sopra, non « so : o ho toccato inavvertitamente qualche manubrio o che,
la € locomotiva è andata, ha cominciato ad andare. « Non
c’era neanche il binario. Mi pareva che viaggiasse per « terra questa
locomotiva. Dunque io in quel momento ho cercato « di girare il freno, mi
pareva che fosse sopra la botte della cal* 4( daia. Non sapevo in che
senso si avvitava : » (ride) « giravo da « una parte questo manubrio, e
la locomotiva andava di più. Ma- « nubrio a vite era, ma si avvitava poco
: andava poco giù. Doveva « essere che la vite mi funzionava male. Si
abbassava poco : uno « o due passi. Io ero un po’ imbarazzato.
« In quel momento mi è venuto in mente che la locomotiva più andava
avanti e più acquistava inerzia, e specialmente se si « andava in giù. Li
confusamente ho avuto in mente nel sogno al* « cuni fatti del
passato : un carro di pietre partito dalla stazione « del mio paese per
il vento non era stato fermato ; il vento lo « ha avviato ed è passato
come un fulmine vicino a casa mia, ha « preso il tram del paese ed ha
sfracellato la carrozza di dietro. — t90 SIMBOLISMO
ONIRICO E SOGNI RICORRENTI € Poi confusamente mi è venuto in mente
un racconto : il figlio. « del macchinista montato in macchina e poi più
capace di fer- « maria. E dopo sempre in sogno un fatto avvenuto ad Y ;
io c’ero,. ^ ho visto: questi due carri arrivati ad Y staccati dalla
ferrovia;. « i manovratori non li hanno potuto fermare. Mi ricordavo nel
so- < gno che se i freni non sono stretti sin dal principio, dopo vai
« poco anche stringerli, quando ormai la corsa è avviata. Quindi ero in
agitazione per questo. Non sapevo da che verso girare il « manubrio.
Giravo da una parte e andava, giravo dalPaltra e an- « dava lo stesso.
Sono sempre sogni di imbarazzo. Non sapevo « cosa fare. Allora mi è
venuto in mente di prendere il Westinghouse. € Lei lo sa cos’è ? Il
freno ad aria. Ma dicevo chissà se lo trovo ; _ € fin tanto che lo trovo
chissà dove va a finire questa macchina. « Ad ogni modo mi son
messo a girare di nuovo di più nel « senso di prima e allora mi pareva di
sentire lo strofinio dei freni. « In quel mentre mi pareva di
avvertire sotto una specie di salita. « Allora la macchina cominciò
a rallentare, tra freno e salita. Dopo « non mi ricordo più niente. Il
sogno è stato interrotto ». L’ esperienza psicoanalitica ha
determinato il valore simbolico che hanno in generale le situazioni di
partenze e di viaggio in fer¬ rovia : è la morte che viene rappresentata
in queste situazioni. Tut¬ tavia nel caso del nostro sogno una
interpretazione fondata sen¬ z’altro su questo significato simbolico del
viaggio senza una consi¬ derazione degli elementi particolari del sogno
ci condurrebbe lon¬ tano dalla verità. Non è un viaggio
comune quello che vien qui rappresentato, ma particolarmente nell’ultima
fase del sogno, che è quella più si¬ gnificativa, un viaggio del soggetto
sopra una locomotiva sulla quale egli stesso funge da macchinista. E
l’ambiente dei treni in partenza è probabilmente un ambiente che ha la
sola funzione di giustificare questa ultima situazione. Il
sogno è inoltre pieno di simboli sessuali : il meccanismo del freno che
stenta a funzionare, ad andare, ci richiama ai sogni de¬ gli
orologi. L’ espressione alquanto impropria per la situazione
oggettiva che il soggetto usa, « la vite mi funzionava male », giustifica
an- ch’ essa una iriterpretazione di quel meccanismo analoga a
quella data per gli orologi. La vite per la sua forma e per la sua
fun- CESABE L. MUSATTI zione di penetrare nella
madrevite, costituisce appunto un simbolo del membro virile, ed il fatto
che essa penetri poco può rappre¬ sentare le difficoltà del compimento
delP atto sessuale, come costi¬ tuisce un’espressione simbolica comune
dell’atto sessuale la salita, che alla fine del sogno si somma all’azione
del meccanismo fatto agire dal soggetto. D’altra parte la
progressiva accelerazione della corsa della mac¬ china può pure
interpretarsi come il progressivo aumento della ec¬ citazione erotica, e
poiché l’esperienza psicoanalitica ci indica gli accidenti violenti come
simboli comuni della fase finale del con¬ giungimento sessuale, il
richiamarsi nel corso stesso del sogno a ricordi di accidenti violenti
connessi alla accelerazione della corsa, convalida questa interpretazione.
Vi è tuttavia una diflScoltà per le interpretazioni ora accennate.
Come si spiega che la corsa della locomotiva rappresenti il com¬ pimento
dell’atto sessuale e che lo stesso significato abbiano le ma¬ novre che
il soggetto eseguisce col freno, quando nel contenuto manifesto del sogno
queste manovre appariscono rivolte ad arre¬ stare la marcia della
locomotiva ? Come possono due elementi che appariscono in opposizione fra
loro ricevere la stessa interpretazione ? Ma la diflScoltà è puramente
apparente. Il fatto che una determi¬ nata situazione dia luogo, nella
trascrizione onirica, a due elementi i quali separatamente la
simboleggiano entrambi è un fatto comune e rientra in quelle forme
complesse di elaborazione che il signifi¬ cato latente subisce,
traducendosi nel sogno manifesto, allo scopo di superare l’ostacolo della
censura. D’altra parte le manovre compiute dal soggetto per
arrestare la marcia della locomotiva possono interpretarsi, data la
sussistenza in lui di una forte tendenza repulsiva rispetto al compimento
del¬ l’atto sessuale, anche come espressioni di una tale repulsione.
Sol¬ tanto che in questo sogno le tendenze sessuali positive
agiscono più fortemente, cosicché quelle manovre stesse anche se inizial¬
mente possono essere espressione di queste tendenze repulsive fini¬ scono
coU’esplicarsi in modo da appagare esse stesse simbolicamente le tendenze
sessuali positive. Il sogno compie perciò contempora¬ neamente l’ufficio
di soddisfare il desiderio sessuale del soggetto e di appagare,
eludendole, le sue tendenze repulsive. Ma vi é un altro elemento
che ci permette di dare questa in- -- t92
SIMBOLISMO ONIRICO E SOONI RICORRENTI terpretazione al
sogno. Il sogno è stato narrato dal soggetto al principio della seduta.
Prima di iniziare il racconto il soggetto di sua iniziativa pronuncia
questa frase alla quale non dà poi seguito : c Un medico mi ha detto
Panno scorso che mi fa peggio star lon¬ tano dalla vita sessuale».
Dobbiamo ammettere una connessione fra questo pensiero espres¬ so
in occasione della esposizione del sogno, e il sogno stesso. Ora noi
vediamo apparire nel sogno V amico del soggetto, studente di medicina,
dunque una specie di medico esso stesso, che in certo modo guida il
soggetto nella prima parte del sogno. E’ questo quasi medico che conduce
il soggetto alla biglietteria (dove cioè si prende il biglietto che
permette di effettuare il viaggio), bigliet¬ teria la quale si trova al
centro della stazione (la cui forma è di¬ segnata dal soggetto con una
figura ovoidale che ha un segmento al centro, figura che costituisce una
rappresentazione schematica delPapparato genitale femminile esterno), in
quel centro c là dove più ferve la vita ». Ed è sempre questo quasi
medico che sa¬ lendo per primo indica la via al soggetto per salire sulla
locomo¬ tiva. Poi questo personaggio scompare e si svolge P ultima
parte del sogno che abbiamo già analizzata. Tutto ciò si può
interpretare nel senso che è con P aiuto di un medico, o di un quasi
medico, che il soggetto spera di poter giungere alPesercizio normale
delle funzioni sessuali. Il personaggio a cui allude il sogno è
probabilmente lo sperimentatore stesso. Abbiamo veduto che ad
un’interpretazione analoga ci porta il Sogno deìVorologio e delVuomo del
mercato: come là il soggetto ac¬ cenna ad uno di quegli uomini che
scrivono al mercato e che egli conosce, ma si affretta poi ad affermare
che non si tratta precisa- mente di questo, così qui il soggetto parla
del suo amico studente di medicina, ma poi aggiunge : « del resto io dico
la verità che la c faccia del mio amico non P ho mai vista. Sapevo di
averlo a < fianco con le sue qualità, ma la persona determinata non P
ho « mai vista ». Nell’uno e nell’altro caso ciò può significare che
la persona a cui il sogno allude è rappresentata dall’uomo del
banco o dall’amico studente di medicina, ma non è precisamente
questo o quell’ individuo. Ora lo sperimentatore non è medico, ma è di
fronte al soggetto in funzioni simili a quelle di un medico. E’ per-
J93 — CESARE L. MUSATTI ■ciò in certo modo
quasi un medico, cosi come lo è lo studente di medicina di cui parla il
sogno. Col rappresentare nel proprio sogno lo sperimentatore
come uno studente di medicina, il soggetto inoltre par quasi voglia
ram¬ mentare allo sperimentatore che egli non è autorizzato
alPesercizio della medicina. Questo atteggiamento onirico del soggetto ha
un riscontro nel suo atteggiamento vigile : un giorno nel corso
dell’ana¬ lisi egli dice allo sperimentatore ; Sa, professore, pur di
guarire io sarei disposto a mettermi in cura di un medico », e dunque
af¬ ferma esplicitamente di non riconoscere allo sperimentatore
funzioni equivalenti a quelle di un medico. Benché, data la forma
morbosa da cui il soggetto è affetto, non si sia mai determinato in lui
un rapporto esplicito e durevole di traslazione nei riguardi dello
spe¬ rimentatore, tenui e passeggere manifestazioni di una
tradazione, per lo più negativa, sono talora apparse durante Tanalisi. E
questo ne è un caso particolare. IV Un altro
gruppo di sogni riproduce identicamente uno stesso motivo : quello della
perdita o caduta di denti. L’esperienza psicoa¬ nalitica ci dice che
questa situazione onirica costituisce un simbolo comune dell’ idea di
castrazione, considerata come punizione per pratiche contro natura.
Prescindiamo anche qui da questo dato di esperienza e consideriamo i
sogni nella esposizione che ne dà il soggetto. /. Sogno della
caduta dei denti. (Seduta 3) : « L’altra notte mi « pareva che mi si
distaccassero i denti incisivi, i denti davanti. Sono « sogni brutti, di
poco buon augurio, perchè si distaccano parti « del corpo. Mi parevano
più grandi del normale. Li tenevo in « mano. Se ne è distaccato uno, poi
un’altro. Anche questo ora mi € si è distaccato ! La situazione si
aggrava. Forse perchè nei giorni € scorsi pensavo che si diventa vecchi.
» II, Sogno della caduta dei denti. (Seduta 6): « Mi è successo du-
€ rante il sonno di sentire un intorpidimento delle parti anteriori «
delle gengive. Mi pareva che chiudendo la bocca i denti si pie- «
gasserò. Mi pareva di perderli, che si strappassero, avevo paura « di
perderli. Mi dava un senso di grande apprensione. Mi pareva J94
- SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI RICORRENTI « di
trovarmi... molto addolorato in questa situazione. Sentivo come « in
disordine i denti davanti : mezzo attaccati e mezzo staccati. »
III. Sogno della caduta dei denti. (Seduta 19): « Poi verso mat- «
tina una cosa che mi è successa ancora. Mi pareva che i denti « incisivi
inferiori.... che si staccassero, che si intralciassero : ten- c
tennavano un pochino. Nella parte superiore - siccome poco tempo fa si
era staccata un’otturazione e dovevo andare a farla rimet- « tere -
questa notte mi pareva che si fosse staccata di nuovo ; mi « pareva di
sentire sotto la lingua quella materia che mettono i € dentisti. Nello
stesso tempo avevo una vaga impressione di so- < gnare. Speravo che fosse
soltanto un sogno. Ma pensavo che se « fosse stato un sogno, avrei si
immaginato che si fosse staccata « l’otturazione, ma non l’avrei sentita
sotto la lingua. Sentivo « un gusto amaro. Quindi, pensavo, deve essere
accaduto davvero. « L’impressione è svanita e ho dormito ancora un po’.
Dopo sve- « gliato ho toccato la lingua per sentire se durante la notte
un « colpo di denti l’avesse staccata. Ma invece no. » (‘)
Relativamente a questi sogni, anche prescindendo dal valore
simbolico ormai accertato per la caduta dei denti, si possono fare le
seguenti osservazioni : 1.) L’ultimo sogno della caduta dei denti
si è realizzato nella stessa notte ed immediatamente dopo il Sogno
delVuva ed il Sogno degli orologi tenuti in mano che abbiamo già veduti ;
è perciò le¬ gittimo considerare questo sogno come appartenente alla
stessa sfera emotivo-tendenziale di quei precedenti sogni, che sono
essen¬ zialmente sogni di impotenza. La tonalità emotiva di questi
sogni («La situazione si aggrava ». « Avevo paura ». « Mi pareva, di
tro¬ varmi molto addolorato ». < Speravo che fosse soltanto un
sogno») contiene elementi di depressione, di dolore, di paura che sono
pure del tutto analoghi a quelli che abbiamo constatato in alcuni
dei sogni degli orologi. (^) Anche dopo la interruzione
dell’analisi si sono ripetute spesso nel soggetto - come il soggetto ebbe
a riferire allo sperimentatore - sogni ana¬ loghi. Queste impressioni di
una caduta dei denti si determinano nel sog¬ getto anche sotto forme di
immagini ipnagogiche che acquistano un chiaro carattere allucinatario. Il
soggetto presenta del resto da molto tempo forme di allucinazione anche
visive ed auditive le quali si determinano special- mente nel periodo
preipnico. — CESARE L. MUSATTI 2.)
La descrizione che il soggetto dà dei denti (che sono sem¬ pre incisivi,
che nel terzo sogno sono indicati come incisivi infe¬ riori e il cui
numero è precisato nel primo sogno come due) ci può mettere sulla via per
una loro interpretazione : Essi sono nel primo sogno più grandi di quanto
non siano comunemente i denti; inoltre nello stesso primo sogno il
soggetto parla di questi denti come di « parti del corpo > :
l’espressione è impropria per i denti, o per lo meno non corrisponde al
modo comune di considerarli. Infatti i denti, anche se fanno parte del
corpo umano — sia per il fatto che spuntano e possono staccarsi
naturalmente dal corpo, sia per il fatto che non sono dotati di
sensibilità propria — appa¬ riscono, come le unghie ed i capelli, come
qualche cosa di ag¬ giunto, di non essenziale per l’organismo umano e non
vengono mai indicati dal linguaggio comune come « parti del corpo».
Pos¬ siamo perciò ritenere che i denti di questi sogni stiano in
luogo di altri elementi : più grandi dunque dei denti, e tali che per
essi si possa più propriamente parlare di parti del corpo. Se
teniamo conto che questi elementi sono probabilmente due, che essi
possono essere tenuti in mano (come l’orologio nei sogni sopra
analizzati) e che nel secondo sogno il soggetto li descrive come mezzo
attac¬ cati e mezzo staccati, e cioè come pendenti (elemento
descrittivo questo che apparisce sotto forma un po’ diversa anche nel
terzo sogno) è facile rendersi conto di che cosa si tratti.
3.) Subito dopo il racconto del primo Sogno dei denti, il sog¬
getto accenna con un tremito nella voce che denota un profondo
turbamento, ad un altro motivo onirico ricorrente che è in connes¬ sione
con impressioni infantili : « Se devo dir la verità, negli stati di
malessere, di incubo o « se sono piegato sul fianco sinistro tendo spesso
a sognare. mi < meraviglio di far sogni tristi. specialmente
sogni di macello : « il momento in cui prendono la mazza e la danno
sulla testa al- « l’animale. Da bambino mi facevano molta impressione
fatti del < genere : vedere la carne appesa e vedere gli animali
vivi attac- € cati dall’altra parte che aspettano, e quell’animale che si
sta ma- « celiando ». Fin tanto che noi consideriamo il
contenuto manifesto dei so¬ gni della caduta di denti, non ci può riuscire
comprensibile la con- nessione di questi sogni di macello : connessione
che con tutta pro- — 196 — SIMBOLISMO
ONIRICO E SOGNI BICORRENTI babilità deve sussistere, se uno di
quei primi sogni ha immedia¬ tamente richiamato il ricordo di quegli
altri. Ma se ammettiamo che i denti di quei primi sogni
rappresen¬ tino simbolicamente altri organi del corpo umano ed in
particolare parti dell’apparato genitale, la connessione diviene
comprensibile : l’asportazione o l’estirpazione di quelle parti è infatti
un atto in certo modo chirurgico e possiamo considerare la situazione di
un tale atto chirurgico come affine alla situazione dell’ambiente di
macello. 4.) Un’altra conferma dell’interpretazione suesposta è
costituita dai dati di alcune esperienze di associazione provocata e di
reazione verbale. Qualche giorno dopo il racconto dei sogni di macello,
in un’esperienza di associazione provocata sulla parola stimolo macello
il soggetto reagisce col seguente decorso ideativo (Seduta 6): « I sogni
€ che ho fatto. Quello che ho letto : che molte persone provano « una
certa tendenza ad andare a vedere. Sadismo si chiama. Che « a me invece
dava orrore, tristezza. Però capisco anche che ten- « denza è quella li.
Che senso può insorgere. Mi viene in mente « il Parini. La ghigliottina.
I romani assistevano agli spettacoli • gladiatori. Cosa triste scherzare
con la morte. Da bambino pas- « savo davanti ai macelli andando a scuola.
Io tremavo nell’assi- « stero. Specialmente prima del colpo fatale.
Tremavo io stesso, « avevo paura ». Elementi analoghi a
questi si riscontrano nel decorso ideativo col quale il soggetto, in
altra esperienza di associazione provocata, reagisce alla parola stimolo
colpa : (Un lungo silenzio) « Dunque colpa. Le mie golpe. Che cos’
è « la colpa ? Dna cosa terribile, di conseguenze misteriose,
incognite. € Il confessore. La confessione ». (Lungo silenzio) « Poi la
convin- € zione che in generale la... colpa sia fondata più che altro...
in- « somma colpa... tendenze secondo me sessuali dell’uomo in
gene- « rale : le altre come sincerità (?), insincerità, appropriazione
inde- « bita siano cose secondarie, come incentivo alla colpa (?). Mi
ven- « gono in mente i condannati, i condannati a morte (lungo
silenzio), « la società, la condanna. Delle volte la giustificazione più
o meno « sicura di queste condanne a morte. Condanne a morte di
inno- € centi. Luigi XVI per esempio. Il popolo che accorreva a
vedere « l’esecuzione di questa condanna. Mi vien fatto di pensare che
que- « sta tendenza sia portata, come si legge in qualche libro, da
de- — 197 CESARE L. MUSATTI «
pravazione, depravazione del senso morale. Non mi viene in <c mente
niente. Niente. Mi viene in mente la parola colpa ». Tanto V idea
di macello (che apparisce dunque nel soggetto come in qualche modo
connessa con i suoi sogni di caduta dei denti) quanto F idea di colpa
(che è intesa dal soggetto sopra tutto come colpa nelFambito delFattività
sessuale) gli richiamano, oltre che F idea della curiosità morbosa per
scene di atrocità, Fidea della esecuzione capitale, della
decapitazione. A sua volta Fidea di testa richiama in lui quelle di
macello e di sadismo, come apparisce da un’altra esperienza di
associazione sulla base della parola stimolo tefita (Seduta 10.) :
« Mi viene in mente subito la mia testa rovinata, mi viene in «
mente il collegio che mi ha rovinato la testa, poi la vita fami- «
gliare, la matrigna. Sforzi per vincere, incertezza dell’esito. In- «
successi avuti... Ora mi vengono in mente le teste nei macelli. « Ho
fatto dei sogni. Queste teste appese, abbattute dalle mazze. « Mi sono
rimaste cosi impresse, non capisco perchè. Quando penso « a questo mi
viene sempre in mente quella tendenza depravata « che si chiama sadismo.
La guerra. Palle che molti prendevano « nella testa. Poi la testa come
valore supremo dell’uomo, la parte « più nobile dell’uomo, F intelligenza
che ha le sue determinate « tendenze naturali e che delle volte vengono
inibite o svisate forse « da incidenti della vita o da esigenze sociali
». L’esperienza psicoanalitica ci indica la testa come un
simbolo comune del membro virile. La decapitazione può quindi essere
con¬ siderata simbolo della castrazione mediante il taglio del
membro. Ma non abbiamo bisogno per affermare questa interpretazione
di fondarci sui dati dell’esperienza psicoanalitica. Il soggetto
stesso infatti ci fornisce queste spiegazioni sul valore simbolico della
testa e della decapitazione, quando in esperienze di reazioni verbali
(ef¬ fettuate in sedute distinte 13 e 15) reagisce nel modo seguente
: Alla parola festa : « . mi viene in mente. come dire con
« una parola sola. (dopo più di un minuto) c testa di ponte ».
(Lo sperimentatore chiede che cosa gli era venuto in mente pri¬ ma)
: « Mi era venuto in mente il membro virile. In anatomia si « chiama
testa la parte superiore, il glande ». E alla parola decapitazione
: « Castrazione, come inerente a. c Non so ohe cosa sia la
castrazione. Che cosa tagliano, il membro SIMBOLISMO
ONIRICO E SOGNI RICORRENTI « nella castrazione ? Che la
decapitazione come taglio del glande « fosse una castrazione. Taglio
atroce e crudo, dice Parini. (^) » (Nella associazione provocata sulla
base della parola macello, l’idea della ghigliottina si era pure
presentata associata all’idea del Parini). Riassumendo : i sogni
dei denti, attraverso il ricordo dei sogni di macelli si collegano
all’idea della decapitazione che deve essere interpretata come simbolo
della castrazione. Alla stessa idea di de¬ capitazione si connette l’idea
di colpa intesa come colpa nel campo dell’attività sessuale. Tali legami
associativi non solo confermano dunque l’interpretazione sopra accennata,
ma lasciano anche so¬ spettare che la castrazione che è simboleggiata nei
sogni debba stare in una certa connessione con il senso di colpa del
soggetto. E’ vero ohe secondo quanto abbiamo esposto la
castrazione apparisce intesa dal soggetto : da un lato (per i caratteri
formali che appariscono nei sogni) come asportazione dei testicoli,
dall’altro (per il valore simbolico della idea di decapitazione che a
questi sogni si connette) come taglio del membro ; ma che il soggetto non
in¬ terpreti in modo chiaro ed univoco la castrazione, apparisce
anche dall’ultima esperienza di reazione verbale surriferita (*).
6.) Che nel soggetto sussista in forma vaga la preoccupazione di
perdere l’organo genitale e che questa preoccupazione sia in qualche modo
connessa al suo senso di colpa, apparisce anche dalla esposizione che il
soggetto spontaneamente fa di alcune forme che assume il suo male.
Talora lo assale l’impressione che le parti del suo corpo, ed in
(^) Il fatto che il soggetto di queste esperienze non reagisca —
come dovrebbe secondo il compito datogli — con una sola parola, ma con un
in¬ sieme di frasi, è dovuto all’imbarazzo espositivo che egli presenta
sempre di fronte ad argomenti di carattere sessuale. Alla stessa
inibizione comu¬ nicativa sono dovuti il tentativo di nascondere la
reazione spontanea con un’altra parola emotivamente indifferente, nella
prima di queste due espe¬ rienze, e il tentativo di giustificare, con un
valore terminologico della pa¬ rola testa, erroneamente attribuito alla
terminologia anatomica, e invece ap¬ partenente al linguaggio volgare,
quella stessa reazione spontanea. (*) Richiesto di come egli
intendesse, nella sua infanzia, la castrazione, il soggetto risponde : «
L’idea mia era quella di un taglio : non tagliano le glandole? Pensavo
anche, ma dubitavo, che tagliassero il membro». Del resto fra testa e
testicolo — che hanno eguale etimologia e somiglianza fonetica — sussiste
un rapporto, per cui la perdita della testa potrebbe anche significare
simbolicamente la castrazione nel senso di perdita dei testicoli.
— J99 — CESARE L. MUSATTI generale le
parti genitali, possano essere deteroriate od anche essere da Ini perdute
per un’azione esercitata dal suo sguardo (Seduta 10) : « Delle
volte mi viene. sono lì che scrivo ed ho l’impres- « sione di
danneggiare me stesso, di danneggiare la mano guar- c dandola, di far del
male alla mano guardando i suoi movimenti », (Abbiamo veduto quale
significato simbolico possa essere attribuito alla mano), c Delle volte
ho paura di guardare me stesso. Appoggio « il petto al banco perchè
altrimenti mi pare che mi succeda chissà « che cosa, che ci sia pericolo
di perdere o di sminuire qualche « cosa di me stesso, forse anche per una
paura di ordine sessuale. « La stessa paura che ho per le mani la ho. »
(lo sperimenta¬ tore chiede : per gli organi genitali ?) f Si,
paura di vederli, nel « senso di danneggiare. Paura che si rovini. Rovina
di qualunque « cosa. Certi atteggiamenti di scrupolo mi pare che
rovinino, mi « pare che minorino. Pensando, mi sento minorato. Arresto di
mo- € vimento, di sensazioni. Se c’è un asse fra la testa e le parti
ge- € nitali, allora la paura passa ». Questa azione minoratrice
dello sguardo (e dello stesso pensiero) apparisce dunque in
connessione con gli scrupoli che tormentano il soggetto. A
sua volta questo insieme di scrupoli, di paure vaghe e tor¬ mentose, di
senso di colpa e in genere tutto il suo male, apparisce al soggetto come
una forma di punizione per i suoi immaginari comportamenti del passato
che egli non vuole e non sa precisare, ma che appartengono alla sfera
sessuale, e insieme come qualche cosa che lo preserva e lo difende dalla
possibilità di incorrere nel¬ l’avvenire in comportamenti analoghi.
(Seduta 12.) « Anche questa sera. Mentre ero solo con un ra- €
gazze. Ad un certo momento m’ è venuto come una specie di € dubbio di me
stesso, di una cosa paurosa : lontanamente impres- € sione di scrupolo.
La solita cosa. Siccome avevo l’impressione di € star meglio nei
giorni scorsi, mi viene il dubbio, l’incertezza. « sono cose
assurde. Pensavo che continuando così mi sarei libe¬ re rato. E allora mi
viene il pensiero lontano che libero di questi « scrupoli potrò
mancare di più, cadere di più. in sentimenti € sregolati. in colpe
determinate da passioni.più che altro ses- « suedi. Vi è anche il
timore che questi disturbi siano una spe- « eie di punizione, dalla
quale ora mi libererei ; punizione per qual- — 200 —
SIMBOLISMO ONIRICO E SOONI RICORRENTI
< che arrendevolezza del passato. sentimenti di simpatia. non «
mantenuti a quelle che si chiamano le norme ideali. (Seduta 11.) :
« . Sembra che ci sia un altro che mi dica : ■ Ah vuoi liberarti da
queste cose ? Come farai poi a vivere senza c questo, a emanciparti ? ■
Sembra prendere il sopravvento con € una certa aria di malizia, di
superiorità, di chi coglie in fallo. € Mi sembra come di essere
legato da un giuramento a queste co- se, da un legame ineluttabile, di
indole superiore ». E’ tutto V insieme dei suoi mali che
costituisce per il soggetto una punizione per queste sue immaginarie
colpe passate e che in¬ sieme lo preserva da colpe simili nelFavvenire :
ma se si tien conto delle impressioni che il soggetto ha rispetto ad una
azione mino- ratrice (sopra tutto dello sguardo, ma insieme anche dei
suoi at¬ teggiamenti di scrupolo) sui suoi organi genitali, possiamo
capire come ridea di quella punizione e di quella preservazione dal
male possa esprimersi in quella simbolica rappresentazione della
castra¬ zione che si realizza nei sogni della caduta dei denti.
V A proposito degli ultimi sogni esposti abbiamo veduto come
il soggetto accenni ad un altro motivo onirico ricorrente, quello di
scene di macello. Ecco uno di questi sogni narrato per esteso
: Sogno dei httoi e del macello, (Seduta 26.) : « Mi pareva di
essere € in un ambiente che non ho mai visto, indeterminato, e cho
ci € fossero due bei buoi che andavano al macello. So che provavo «
dispiacere, dolore, vedendo queste bestie. Dopo sono entrati nel c
cortile, in una specie di recinto. E mi pareva che in un angolo € di
questo cortile ci fossero gli strumenti per questo macello : c delle
funi, una caldaia d’acqua, contusamente; non ricordo con « precisione.
Vedendo questo mi sono sdegnato. Vado via : mi sen- € tivo male in
presenza di queste cose. Ho piantato li : mi sono € allontanato verso in
là, in direzione opposta, col pensiero di di- « menticare, di non
pensare. Dopo, andando, mi par di essermi tro- « vato in un ambiente ;
c’erano delle persone : ora non riesco a ri- « cordare di chi si
trattasse. Più tardi verso sera mi pareva di tro- < varmi in una
stanza con della carne macellata, una stanza a € pianterreno. Mi pareva
che ci fossero delle trachee, delle gole, — 20t
CESARE L. MUSATTI < e che si sentisse ancora
respirare. So che provavo una certa tri- « stezza, Un^altra persona, era
un uomo che mi par di non cono- « scere, diceva. Mi faceva sentire
questi aneliti, fiati. ho in- « terpretato come un sogno brutto,
triste. Mi pareva che restasse « Tultimo, come Fultimo residuo di respiro
». Abbiamo veduto come nelle associazioni provocate il ricordo
di questi sogni di macello si colleghi ripetutamente con l’idea del
sadismo inteso dal soggetto come una forma di curiosità morbosa ed
insieme di godimento per scene di crudeltà e di sangue ; ne dobbiamo
senz^altro concludere che questi sogni esprimono tendenze sadiche latenti
nel soggetto ? Contro una tale interpretazione sta il fatto che il
colorito emotivo che si accompagna a questi sogni è sempre un colorito
di orrore, di sgomento : il soggetto rifugge da queste scene, ed
anche quando parla del sadismo ne parla come di qualche cosa da cui
egli abborrisce. Inoltre nel sogno qui riferito, e cosi negli accenni al
motivo onirico del macello esposti più su, il soggetto non prende alcuna
parte alla scena di fronte alla quale egli è un semplice spettatore
passivo. Tuttavia l’esperienza psicoanalitica ci dice che se in un
sogno manifesto il soggetto è puramente spettatore della scena, ciò
non esclude che nel significato latente del sogno le sue funzioni
non possano essere invece quelle di attore : se è cosi, col rendere
nel sogno manifesto se stesso estraneo al fatto sognato il soggetto riesce
a realizzare oniricamente una situazione che non sarebbe altrimenti
tollerata dalla censura. Pure il carattere spiacevole e triste di una
scena onirica non esclude che quella scena realizzi e appaghi un
desiderio del soggetto. Ma noi non vogliamo qui affidarci
senz’altro all’esperienza psi¬ coanalitica ed inoltre nulla giustifica
che nel caso presente il con¬ tenuto manifesto di questo sogno e degli
analoghi motivi onirici ricorrenti debbano essere interpretati nel modo
veduto. Cerchiamo perciò se nei dati fornitici dal soggetto possiamo
rintracciare ele¬ menti che ci possano guidare nella interpretazione di
questi sogni: 1) Subito dopo la narrazione del sogno surriferito
sono state effettuate esperienze di associazione provocata, usando come
parole stimolo le parole che appariscono in quella stessa narrazione :
alla espressione « non pensare », con la quale il soggetto ha
indicato — 202 SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI
RICORRENTI il SUO atteggiamento di fronte alla prima scena del sogno,
egli rea¬ gisce con un decorso ideativo nel quale V espressione stessa «
non pensare > è intesa nel senso di una forma di difesa non
soltanto da pensieri e ricordi spiacevoli ma anche da tendenze proprie
avver¬ tite in certo modo come pericolose (« non pensare tante volte è
una « salvezza contro certi assalti interni, contro certi ricordi. Non
pen- « sare, non pensarci, distrarsi, era il motto dei padri spirituali
per « tener lontane le tentazioni »). Vi può dunque essere qualche
cosa che lo tenta, verso cui egli si sente attratto in queste scene di
vio¬ lenza e di sangue. Ma una confessione abbastanza esplicita in
questo senso ci è fornita dal soggetto in altro occasioni. Nella
esperienza di associazione libera in base alla parola macello, già
riportata (IV, 4) il soggetto parlando del sadismo dice : « però capisco
anche che tendenza è quella li. Che senso può insorgere e in
occasione di un altro sogno, che verrà riportato più sotto, il soggetto
precisa questo capire il sadismo : « capisco il sadismo nel senso che
riesco « a immaginare quello che provano. ma io di solito
abborrisco ». Ora certo per comprendere astrattamente che cosa sia
il sadismo non occorre essere sadisti, ma per capirlo intimamente, cioè per
immaginare concretamente il carattere particolare del godimento per le
sofferenze altrui che si realizza nei sadisti, bisogna in modo sia pur
minimo vivere una tal forma di godimento. Che sussistano perciò nel
soggetto sia pur lievi, e in quanto represse, inconsape¬ voli, tendenze
al sadismo, si può affermare anche sulla base di queste poche sue
ammissioni. Vi è poi un altro fatto che suffraga questa
supposizione. Il sog¬ getto nel corso dei suoi studi, che nulla hanno a
che fare con gli stu¬ di di medicina, ha frequentato assiduamente, come
egli riferisce, un corso universitario completo di lezioni e di
esercitazioni di anatomia. Egli spiega un tale fatto con un interesse
assai vivo che egli prova per l’anatomia. Ma un interesse per l’anatomia
come tale, indipen¬ dente dunque da altri interessi teoretici o pratici,
è per se stesso qualche cosa di assai strano, di poco comprensibile, e
che per nulla si concilia con l’estremo orrore che il soggetto manifesta
per le scene di macello dei suoi sogni e dei suoi ricordi infantili. Noi
pos¬ siamo capire quell’ interesse solo mettendolo in connessione con
una attrazione per scene cruente, latente nel soggetto : se questa
attra¬ zione sussiste in lui, quella frequenza a un corso di lezioni e
di — 203 — CESARE L. MUSATTI
esercitazioni di anatomia gli ha probabilmente dato modo di appa¬ gare
una tale tendenza e di nasconderne insieme, di fronte a se stesso, il
vero carattere, sotto la maschera di un interesse cultu¬ rale e
scientifico. 2) Per ciò che riguarda la possibilità che la parte di
spettatore passivo in questi sogni sia puramente apparente, consideriamo
un altro sogno analogo ai precedenti e vissuto dal soggetto come
appar¬ tenente al gruppo di sogni di macello, ma in cui, sia il colorito
emo¬ tivo che il comportamento soggettivo nella scena onirica sono
diversi. Sogno del cranio. (Seduta 14.) : € Questa notte... proprio
io che € ho orrore dei macelli... mi pareva di essere io che battevo
sulla « testa di un animinale : non so che animale fosse ; una specie
di « cranio era. Ma si trasformava. Dei momenti mi pareva che fosse
c un blocco, un masso. Anzi nel secondo momento mi pare che si c fosse
trasformato in un blocco. Il pensiero era però sempre quello c che fosse
una cosa vivente ». (Lo sperimentatore domanda : un^a- nimale o un uomo
?) « No, no, un animale : bislungo. Presentava « Taspetto di una testa di
un animale. L’ambiente era indeterminato ». « Subito mi pareva che
fosse un altro che battesse ; poi 1’ ho « preso io il martello ». (Lo
sperimentatore domanda : l’altro si è trasformato in lei ?) « No. Proprio
una successione. Il bello è che « io ho l’orrore di queste cose. Non vi
era nulla di noto, nè l’am- « biente nè gli oggetti: questi due oggetti,
martello e cranio ». € Mi pareva che ci fosse il posto dove batteva
il martello : € un buco si era formato » (lo sperimentatore domanda
: il martello entrava?) « si un poco: quello che succede anche in un
sasso (?). « Era di color rosso... attaccata... staccata anche la
pelle. Ma poi c era una massa nella quale si batteva. E si ritirava un
po’ sotto « ai colpi ». (Lo sperimentatore domanda : c’era anche sangue
?) « No, sangue ». « Il mio stato d’animo... non era di
paura. Di solito (negli altri sogni di macelli) « mi batteva il cuore ».
(Lo sperimentatore domanda : piacere ?) « Quasi si. Non direi proprio
piacere : non mi « faceva orrore ». (Lo sperimentatore domanda :
soddisfazione ?) « Neanche direi. Mah ! Non saprei neanch’ io. Mi
pareva di ricor- € dare lontanamente il sadismo. Vago, vago,
indeterminato. Strano « perchè di solito mi pareva di essere in un incubo
di tristezza c grande, di raccapriccio. Come dico mi rammentavo di
queste — 204 — SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI
RICORRENTI « perversioni ». (A questo punto lo sperimentatore
ricorda al sog¬ getto come egli abbia una volta detto che capisce il
sadismo, ed il soggetto risponde come abbiamo già riferito) : « Lo
capisco ap- « pena appena. Capisco nel senso che riesco a
immaginare quello « che provano... ma io di solito abborrisco ».
Il rapporto fra questo sogno e gli altri sogni di macelli è in
certo modo analogo al rapporto fra il sogno della giovane vestita di
rosso e quelli delVesame e degli esami e delle scarpe lordate, A pro¬
posito di questi ultimi sogni abbiamo parlato di nutazione oscil¬ lante
della censura per cui quelP identico contenuto latente che sta alla base
di tutto questo gruppo di sogni, ora si maschera attra¬ verso numerosi
travestimenti simbolici, ora dimettendo tali trave¬ stimenti si fa
estremamente trasparente nei sogni manifesti. Anche qui possiamo parlare
di un contenuto latente identico, che il Sogno del cranio è chiaramente
riconosciuto dal soggetto come apparte¬ nente allo stesso gruppo dei
sogni di macello, ed anche qui pos¬ siamo supporre un’azione oscillante
della censura : per cui negli altri sogni di macelli un tale contenuto
latente si traveste mediante l’inversione dell’accento emotivo che dà
luogo al senso di sgo¬ mento e di orrore angoscioso, e mediante la
proiezione dell’azione di violenza sopra altre persone, cosicché il
soggetto apparisce spettatore passivo di quell’azione, mentre invece
nell’ultimo so¬ gno esposto il soggetto vive, se pure in forma confusa, un
senso di godimento leggermente erotico, ed esercita inoltre egli
stesso un atto di violenza e di crudeltà su un qualche cosa di vivo
che rimane tuttavia oscuro e indeterminato. Il passaggio da quella
forma di proiezione su altri dell’azione (che si realizza stabilmente
negli altri sogni) all’esplicita situazione in cui il soggetto stesso è
autore dell’azione, è in questo sogno chiaro. ( « Subito subito mi pa¬
reva che fosse un altro che battesse ; poi l’ho preso io il martello
>). 3) Chi subisce la violenza è invece anche in questo sogno,
sebbene in forma confusa, un animale : qualche cosa che si tras¬ forma
talora in un blocco, in una specie di sasso, ma che conserva però sempre
il carattere di cosa vivente, che in certo modo si ritrae sotto i colpi
vibrati dal soggetto. Questo essere vivente rappresenta tuttavia
probabilmente un essere umano. A proposito di questo sogno il soggetto
respinge una simile interpretazione ed esclude recisamente che si tratti
di un uomo. Si comprende che sia cosi: — 205 ~ CESARE
L. MUSATTI in questo sogno è il soggetto stesso che batte con la
mazza o mar¬ tello, e che ritrae un senso di piacere dalla situazione :
la situa¬ zione è quindi già troppo esplicita e, in quanto esplicita,
perturbante per la coscienza vigile del soggetto (tanto che egli si
meraviglia del sogno e si turba nell’ esporlo) ; per quanto la censura
abbia agito labilmente in questo sogno, il carattere vero di ciò che
subisce violenza doveva rimanere mascherato, senza di che il sogno sarebbe
divenuto del tutto incompatibile per il soggetto. Ma in altri sogni di
macello, nei quali la situazione è spersonalizzata ed è quindi
soggettivamente meno grave, gli animali si trasformano talora in esseri
umani : (Seduta 4.) « Le raccontavo dei sogni di macello. « Prima mi
pareva che fosse un animale, poi che si tramutasse in « un altro
Delle volte anche che un animale si trasformasse in « una persona.
Mai il viceversa. Delle persone specifiche. Ora « non me ne ricordo,
perchè è passato tanto tempo. Ma è successo « più volte ». E’
legittimo perciò supporre che questo motivo ricorrente dei sogni di
macello esprima una tendenza del soggetto ari esercitare atti di crudeltà
e violenza sopra individui umani, ed a ritrarre un godimento di carattere
genericamente erotico da tali atti. 4) L’ipotesi ora enunciata
trova una conferma in un’altra serie di sogni nei quali il soggetto, per
lo più con un’ arma, colpisce esseri animali o umani. Li riferiamo
: Sogno della forca e del cavallo, (Seduta 8.): « Ero nella
casa « di persone conoscenti dove mi è per il passato accaduto un
fatto « spiacevole. In un cortile anzi mi sembra. Mi pareva di
pensare « a quel fatto. Pensavo : non m’ importa, non ci verrò neanche
più, « pensavo. E li nel cortile c’era un veicolo, una carrozza, un
bi- « roccino non so, e un cavallo. Il cavallo si lo ricordo. Io
ero € fermo nell’angolo di questo cortile e vedevo questo cavallo
che « sferrava calci verso di me. Allora mi sono preso in un
atteggia- « mento di allarme. A un certo momento mi pare che questo
ca- « vallo venisse proprio contro di me in atteggiamento
minaccioso. € E allora io non sapevo cosa prendere in mano e ho
preso... c’era « una specie di manico alto li, un manico di... mi pareva
un ba- ^ stone. Invece era una forca con le tre branche. E allora mi
sono € piantato con le punte in avanti. Il cavallo è venuto avanti e
mi « pare di avergli piantato la forca nel petto. Mi pare che il
ca- 206 — SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI
RICORRENTI « vallo fosse ancora minaccioso : continuava a venire
avanti. So « che le punte della forca si erano già affondate nel petto
del ca- « vallo. Io tenevo con le mani la forca, e il cavallo con le
punte « nel petto veniva avanti. Eaggiunta come Tacme del sogno, lo
« stato d’animo più agitato, mi sono svegliato di soprassalto con «
una violenta palpitazione di cuore, come quando. » (dopo un lungo
silenzio) « mi sognavo di macelli, nel momento che sta- c vano per
uccidere Tanimale. Mi svegliavo anche allora col cuore € in tumulto e
avevo paura di aprire gli occhi per paura di ve- € dere qualche cosa
». Sogno del bainone. (Seduta 5.) : « Questa notte sogno da ira.
Mi « succede qualche volta. Però molto vago. Mi pareva di essere a
« diverbio con un uomo, con una persona, e perfino di averlo pic- «
chiato sulla testa anche. Era nientemeno che un barone... deca¬ de duto.
Mi pareva di essermi avventato al massimo contro di lui, « e lui contro
di me. Ma il sogno rimane vago. Non mi ricordo « di parole, di atti, mi
ricordo solo di... un momento, di avergli « dato un colpo sulla testa e
che la testa facesse anche sangue. « E’ strano perchè non ho mai avuto
rancore con lui. Piuttosto che « io sono... non mi è molto simpatico
perchè esaltato, capriccioso. « Ero in uno stato di rabbia, di
furore : un furore neanche « logico, giustificato da qualche cosa. Furore
campato in aria » (lo sperimentatore domanda; con che cosa lo ha colpito
?) « Mah! Anche « questo indeterminato. Un bastone, uno stile non so.
Stato di irri- « tazione generale che creava queste immagini. Più che una
visione c che venisse da una parte intellettuale, mi pare una visione
pro- « dotta dallo stato di irritazione generale. Fortuna che non è vero
». (Ride) « E’ un sogno nuovo che non ha precedenti nella vita».
Sogno del volo, (Se,duta 23.) : « Mi pare un sogno di debolezza : «
quando si sogna di volare. Le dirò che dopo il sogno mi sono « svegliato
e ho ripetuto mentalmente il sogno. Dopo ho dormito « ancora e si è fatta
confusione. Qualche elemento non so se met- « terlo prima o dopo ».
« L’ambiente come dico non so se precisamente prima o dopo. «
mi si affaccia l’ambiente di collegio » (del collegio dove è stato da
ragazzo). < Vedevo i letti distribuiti nella camerata, i panchi di c
studio. Alcuni ragazzi che conoscevo, un po’ confuse le sembianze, «
eccetto che per uno. Già che ci siamo. mi pareva di battere
207 CESARE L. MUSATTI
c qualche cosa, di affrontare per offendere. Giacche a un certo €
punto mi pareva di colpire, ma un colpire indeterminato. Non c che fosse
in qualche parte del corpo ; era un colpire indetermi- « nato nel sogno;
non so neanch’io, non ho un’immagine precisa. € Mi pareva insomma di
battere qualche cosa. E tra i compagni € era un certo N. mi ricordo : il
quale mi fissava, mi pareva che « fosse seduto sul letto o coricato. E mi
guardava con un atteg- « giamento tra il triste e che so io, fra
triste e avverso. Un « atteggiamento che mi faceva star male. Si riflettono
in tristezza < e malinconia questi sogni ». c E mi pareva
di colpire qualche cosa sopra questo N. prima « e di essere poi rimasto
paralizzato dal suo atteggiamento ». (Dopo un lungo silenzio) : «
Poi mi pare di essere uscito di là, « ma non ho presente il momento in
cui uscivo. Ho presente in- « vece di volar per l’aria movendo le mani e
di andar di qua e « di là facendo resistenza all’aria. Sorpassare
pericoli. E poi di « innalzarmi anche lungo la vetta degli alberi, alberi
dritti : salici, « pioppi. Di arrampicarmi anche sulle cime che parevano
deboli, « sottili, e di là guardare verso il collegio. Sembrava che la
rappre- « sentazione oscillasse fra la vista del collegio e la vista di
casa mia ». « Finalmente mi pareva di trovarmi in camera, in una
camera « di casa mia, e di scappar giù di là, non so per cosa. Paura
in- c determinata. Di venir giù da casa mia. E dovevo per andare in
« cucina attraversare una porta e attraverso la porta c’era un gran «
mucchio di grano, di frumento. E di averlo passato questo muc- € chio per
andare di là, in cucina ». Questi sogni si collegano chiaramente ai
sogni di macelli e al sogno del teschio : lo stesso soggetto si richiama
ai sogni di ma¬ celli a proposito del Sogno della forca e del cavallo e
descrive come identico lo stato emotivo culminante del sogno e
l’impressione ri¬ masta dopo il risveglio, che è provocato tanto qui
quanto li dallo stesso stato emotivo, che si traduce somaticamente in un
accesso di tachicardia. E cosi è sulla testa che il soggetto colpisce
violen¬ temente il suo antagonista nel Sogno del barone, come sulla
testa vengono colpiti gli animali nei sogni e nei ricordi infantili di
ma¬ cello, e come è pure una specie di testa quella che il soggetto
colpisce con una certa voluttà nel Sogno del cranio. A questo ultimo
sogno si collega anche il Sogno del volo nella sua prima parte : —
208 — \ SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI
RICORRENTI quel hatlere indeterminato (e su cui il soggetto pare quasi
reticente nella sub descrizione) e che poi si precisa — benché il
soggetto abbia prima detto « Non che fosse in qualche parte del corpo »
— come un « colpire qualche cosa sopra questo N. » ricorda infatti
il battere del cranio, cosi come lo stato d’animo del soggetto di €
affrontare per offendere » ricorda « l’avventarsi al massimo » del Sogno
del barone. Ma in due di questi sogni sono persone umane che il
soggetto colpisce e come vedremo anche il cavallo stesso del Sogno
della forca e del cavallo può essere interpretato come un uomo. Ciò
conferma quindi V ipotesi che anche gli atti di violenza che appa¬
riscono nei sogni di macelli vadano interpretati come atti di vio¬ lenza
esercitati su esseri umani. 5) Come è noto le tendenze sadistiche
si accompagnano per lo più a tendenze omosessuali : e ciò anche se le une
e le altre ten¬ denze rimangono in un soggetto represse, e quindi al puro
stato tendenziale, senza dar luogo nel comportamento vigile del
soggetto ad atti corrispondenti. Le une e le altre tendenze appartengono
in¬ fatti a quell’unico complesso sadistico-anale che la dottrina
psico¬ analitica spiega con un arresto o con una regressione ad un
parti¬ colare stadio infantile dello sviluppo psichico e sessuale. E’
perciò su una tale base legittimo supporre che accanto alle tendenze
sadistiche che si rivelano in questi sogni del soggetto sussistano delle
tendenze omosessuali. Ma i sogni esposti giustificano da soli una tale
supposizione? Sono cioè direttamente rintracciabili in questi sogni
espressioni di tali tendenze omosessuali ? Che gli atti di violenza
i quali appariscono negli ultimi sogni non siano — nel loro significato
latente — soltanto semplici atti di violenza, ma atti aventi comunque uno
specifico carattere ses¬ suale, apparisce intanto da molti elementi;
Le armi di cui il soggetto nella maggior parte dei sogni si serve
per colpire hanno tutte il valore simbolico di organo sessuale maschile :
cosi il martello del Sogno del cranio, cosi il manico di bastone che si
trasforma in forca del Sogno della forca e del ca^ vallo, cosi infine il
bastone o stilo del Sogno del barone. Per lo più queste armi nei sogni
del soggetto agiscono penetrando, e lo fanno anche quando per se stesse
non sarebbero strumenti penetranti : cosi nel caso del martello del Sogno
del teschio, di cui il soggetto — 209 — CESARE L.
MUSATTI dice che penetrava un poco, giustificando poi il fatto col
dire: « Quello che succede anche in un sasso », mentre è chiaro che
in un sasso un martello non penetra; Quanto alla forca va notato
che il soggetto durante un’ analisi del sogno compiuta qualche
giorno dopo la narrazione del sogno stesso (Seduta 13.) risponde nel
modo seguente alle domande dello sperimentatore : « La forca
entrava « nel petto ?» « Si » « Poco o tanto ?» « Normalmente : due
terzi, « qualche cosa più della metà ». Non ha senso una normalità
per la misura della penetrazione di una forca nel petto di un
cavallo; l’espressione normalmente si riferisce quindi (senza che il
soggetto se ne renda conto) a qualche altra cosa che penetra normalmente
per due terzi o poco più della metà; Sempre relativamente alla
forca va ancora notato che il sog¬ getto precisa essere la forca a tre
branche, e gli oggetti a tre elementi sono anch’ essi simboli comuni
dell’ organo sessuale ma¬ schile; Nello stesso sogno l’insieme delle
espressioni che il soggetto usa per la fase immediatamente precedente il
risveglio (« raggiunto come l’acme del sogno, lo stato d’animo più
agitato >) e la stessa palpitazione di cuore che accompagna il
risveglio costituiscono elementi sufficienti per ravvisare nel sogno il
significato latente di un amplesso; Anche il Sogno del volo
contiene numerosi elementi per inter¬ pretazioni analoghe : il volo ed il
salire sono simboli comuni della erezione. Va a tale proposito notato ohe
in una esperienza di as¬ sociazione provocata, in base alle parole del
Sogno del volo, compiuta subito dopo la narrazione del sogno stesso, il
soggetto reagisce alla espressione « volar per l’aria » nel modo seguente
: c E’ stato un € motivo anche in passato nei miei sogni di volare su e
giù, di < far la strada sollevato da terra, cosi di librarmi qualche
palmo « sopra terra. Spesso mi avviene; Una cosa richiama l’altra* Far
la « strada cosi sollevato ed andar più presto degli altri; E che
gli « altri fossero presi da ammirazione per questo, che altri mi
os- « servassero e dicessero : Come fa presto ! Che questo fosse un
« segreto mio, un’arte, un’abilità mia, di percorrere lo spazio senza « fare
i passi »* Abbiamo già veduto (II, 7) come il soggetto parli
compiacen¬ dosene e vantandosene delle frequenti erezioni ohe egli aveva
in passato. C’ è una assoluta corrispondenza fra le espressioni che
egli — 2J0 — SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI RICORRENTI
adopera a tale proposito e le impressioni oniriche relative a
questa situazione di volo che egli riferisce : e anche questo ci dà
una conferma circa il significato simbolico di quelle situazioni di
volo. Nella stessa esperienza di associazione provocata, allo
stimolo verbale battere il soggetto reagisce: «Il battere del sogno..;
Ah! « Una parola sentita da una ragazzetta che stava lavando, che
ad « un ragazzo ha detto: " Spingi e batti ", con una certa
malizia. € Anni fa in un quartiere popolare. Non so perchè mi venga
in € mente ora ». La frase di questa ragazza è stata capita
dal soggetto come allusione ad una situazione sessuale. E’ quindi
plausibile che lo stesso valore allusivo abbia per il soggetto quel
battere del sogno che nella associazione ha provocato il ricordo di
quella frase; Anche l’ultima fase del Sogno del volo ha il valore
di una chiara allusione ad un atto sessuale : la cucina che si trova a
pian¬ terreno, la porta che il soggetto deve attraversare, il mucchio
di grano sulla porta che egli riesce in fine ad oltrepassare,
rappre¬ sentano un congiungimento che offre una determinata
difficoltà (che può ricevere diverse interpretazioni), la quale è però
superata dal soggetto. 6) Mentre però nella seconda fase del
Sogno del volo il con¬ giungimento che è là rappresentato è probabilmente
un congiun¬ gimento con una persona dell’altro sesso (e per lo meno non
vi è alcun motivo che giustifichi una conclusione diversa), il battere
da prima indeterminato, che poi si precisa come un colpire qualche
cosa sopra N. che è seduto o coricato sul letto, della prima ]>arte
del sogno, è probabilmente la rappresentazione di un avvicina¬ mento
omosessuale; Il soggetto stesso in certo modo contrappone le due
situazioni, quando, parlando del volo, di cui abbiamo veduto il
significato, conclude dicendo: « Sembrava che la rappresentazione
oscillasse « fra la vista del collegio (dove avviene l’episodio di N.) e
la vista « di casa mia » (dove avviene l’episodio del superamento
della porta della cucina); E’ un individuo di sesso maschile
quello che il soggetto col¬ pisce nel Sogno del volo ed è un individuo di
sesso maschile anche quello con cui lotta il soggetto e che il soggetto
ferisce nel Sogno del barone. Ma anche il cavallo del Sogno della forca e
del cavallo CESARE L. MUSATTI può essere considerato
come un uomo: nel corso dell’analisi di questo sogno (Seduta 14.) è stato
applicato quel metodo di esplo¬ razione ideato da Benussi e che egli
chiamò metodo della conso¬ nanza immediata. (^) Esso consiste nel
rivolgere al soggetto do¬ mande (relative ad elementi di un sogno e
corrispondenti a una probabile interpretazione del sogno stesso) in una
forma disgiun¬ tiva, e ad invitare il soggetto a rispondere
immediatamente, in forma irriflessiva, scegliendo fra i due termini della
domanda quello che gli apparisce — su basi analogiche — più
corrispondente al senso del sogno. Ecco come il soggetto risponde alle
varie domande : D. Era proprio un cavallo o qualche cosa d’altro ?
» Ei « Aveva il colore comune dei cavalli, rossastro. Era
proprio « un cavallo. Impetuoso. Dopo impetuoso. Ero incerto al
primo « momento se fosse un cavallo, poteva essere un mulo. La
prima « impressione non era quella di dopo. Dopo ha preso coraggio
D. « H cavallo corrispondeva piuttosto ad un uomo o ad una « donna
? ». E. « Capisco come lei intende la domanda; Un uomo
piuttosto; € Ma allora io sapevo che era un cavallo ».
D. « La forca entrava nel petto o in altra parte ? » E; € Mi
sono svegliato mentre appunto.;;;.* Era alzato sulle « gambe davanti
». D. « Nel petto proprio ? » ; E. « Non può andar bene
in altra parte. Fra il collo e le « gambe;;... le gambe davanti». Vi
è una certa incertezza da parte del soggetto per ciò che si riferisce
alla penetrazione della forca nel corpo del cavallo, ed è più in base ad
esigenze di carattere logico ( « non può andar bene in altra parte >)
che non ad una impressione imposta dal sogno come tale, che il soggetto
conferma che la forca entrava nel petto; Il metodo della consonanza
immediata ci dà invece un risultato chiaro sulla questione dell’essere
che è simbolicamente rappresentato dal cavallo; Il soggetto conferma
decisamente: « Un uomo », e afferma insieme di capire la domanda dello
sperimentatore, ossia di capire la possibilità che il cavallo del sogno
corrisponda ad un essere umano; E’ legittimo supporre in base a
quanto abbiamo esposto ohe (^) V. Benussi : Suggestione e
psicoanalisL Ed. Principato, 1932, pp. 158 e segg. — m —
SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI RICORBENTI i tre
ultimi sogni riferiti costituiscano una forma di appagamento onirico di
tendenze omosessuali latenti nel soggetto; Ma ci sono pure altri
elementi anche se non numerosi ohe confermano la supposizione della
sussistenza di tali tendenze nel soggetto : Abbiamo già
accennato più su (IV, 5) a proposito del fatto che per il soggetto la
malattia è qualche cosa che lo preserva da possibili colpe future, ad una
esposizione che fa il soggetto stesso: « Anche questa sera. Mentre ero
solo con un ragazzo..; ad un certo punto mi è venuta una specie di dubbio
di me stesso, di una cosa « paurosa, lontanamente impressione di scrupolo
eco. * ; Sul legame fra T impressione di scrupolo che si anima
nel soggetto ed il suo trovarsi solo con un ragazzo, il soggetto
stesso sorvola, ma il legame diviene chiaro in base alla
supposizione tratta dai sogni. Nella stessa seduta e nel
corso della stessa esposizione il sog¬ getto commette un lapsus che è
pure significativo : Dopo che il soggetto ha accennato alla sua
impressione di subire una punizione « per qualche arrendevolezza nel
passato;;;.. « sentimenti di simpatia.;.;, non mantenuti a quelle che si
chia- « mano le norme ideali;.... » lo sperimentatore domanda verso
chi questi sentimenti di simpatia sono rivolti, ed il soggetto
risponde: € Delle volte parenti con le quali si convive per più
tempo. € Piuttosto i giovani;., (e poi correggendosi) mi colpiscono
piut- « tosto le più giovani di me, passivamente parlando ». Lo
speri¬ mentatore domanda in quale senso < passivamente » ed il
soggetto risponde : « Spassionatamente » (?); 7) Abbiamo cosi
esaurita Panalisi di quei gruppi di sogni ri¬ correnti cne ci sono
sembrati più significativi nel materiale onirico di cui disponevamo;
Esula dal compito che ci eravamo proposti il problema dei legami e dei
rapporti sussistenti fra i diversi ele¬ menti tendenziali inconsci che
Panalisi di questi vari gruppi di sogni ricorrenti ci ha permesso di
rintracciare. Tuttavia, a mo’ di conclusione, accenneremo brevemente a
tali rapporti che del resto sono assai facilmente determinabili;
Il soggetto presenta — come è già stato accennato in una nota — un
complesso edipico riferito alla propria matrigna. Un tale complesso si
rivela nella analisi per una molteplicità di ele- — 2f3 —
CESARE L. MUSATTI mentii Accenniamo a caso e a
titolo di esempio ad alcuni di questi : Il soggetto stesso ammette di
aver riversato il suo affetto sulla matrigna nel periodo della prima
infanzia e benché egli lo consi¬ deri come semplice affetto filiale, usa
nei riguardi della matrigna e della attrazione che essa esercitava su di
lui espressioni di ca¬ rattere decisamente erotico, ^^gli riferisce di
aver avuto da bam¬ bino « viva simpatia per donne più o meno mature », e
di aver più tardi durante Tadolescenza in collegio, c fatto di tutto
per reorimere queste tendenze ». Più tardi i suoi sentimenti per la
matrigna si sono tramutati in esplicito odio, che egli giustifica in base
a torti che avrebbe subito da leij ma la spiegazione che dà di questi
torti è confusa ed illogica. Quello che egli descrive come il tipo per
lui ideale della donna, da un punto di vista fisico, cor¬ risponde
completamente alla descrizione della matrignai Nel corso di una
associazione provocata prendendo il nome della matrigna come parola
stimolo, il soggetto cosi si esprime (Seduta 6;) : c E’ il nome € che mi
piace di più. Dovrei attribuirlo a una giovinetta. Forse « qualche
ricordo concreto che ora ho perduto. Quasi il tipo di « fanciulla
corrispondente a un nome bello. Poi passo ad altre c fanciulle conosciute
nel passato per le quali ho avuto qualche « simpatia;.;.; Mi ricordo ohe
da bambino questo nome mi impres- « sionava profondamente ; dal punto di
vista erotico : dal punto di « vista della visione ideale di una bellezza
muliebre >; Esercitano su di lui una particolare attrazione di
indole erotica parecchie sue parenti dal lato della matrigna, che
probabilmente si accostano al tipo femminile della matrigna stessa;
Se noi mettiamo in relazione con questo complesso edipico : r
impotenza del soggetto, quale si manifesta tanto nella realtà quanto nei
sogni, Pidea della castrazione che si esprime simboli¬ camente pure nei
sogni, e le tendenze sadistico - omosessuali che dai sogni traspariscono,
noi ci possiamo render conto assai chiara¬ mente della genesi e della
funzione che tutti questi elementi ten¬ denziali hanno nello psichismo
inconscio del soggetto; Appariscono infatti questi diversi elementi
: aspetti diversi di una difesa del soggetto da quell’avvicinamento
eterosessuale ohe si identifica per lui — poiché per lui la donna è
essenzialmente la matrigna — con l’incesto j e nello stesso tempo forme
diverse colle quali egli, impedendo a sé normali rapporti eterosessuali,
riesce a — 214 — SIMBOLISMO ONIRICO E SOGNI
RICORRENTI mantenersi fedele al suo primo e fondamentale amore ohe
è Tamore per la matrigna. ♦ ♦ ♦ A chiunque abbia
una certa esperienza psicoanalitica, le analisi di sogni che abbiamo
riferite in questo lavoro possono apparire troppo minuziose e prolisse.
Abbiamo riferito integralmente, citando con una certa pedanteria dai protocolli
dettati direttamente dal soggetto, sogni e dati di associazioni libere,
che avrebbero potuto essere esposti in forma abbreviata. E ci siamo
sforzati di accumu¬ lare elementi di prova per le diverse interpretazioni
prospettate, anche quando queste interpretazioni erano di natura tale da
non aver bisogno — per chiunque possegga una certa pratica dell’a¬
nalisi — di tutte queste giustificazioni. Nello stesso tempo le
interpretazioni stesse esposte possono apparire assai incomplete: abbiamo
spesso sorvolato su molti ele¬ menti dei sogni che — anche nelle
condizioni infelici in cui si è svolta l’analisi per le difficoltà che il
soggetto ha opposto alle espe¬ rienze di associazione provocata, ed anche
in base al solo materiale che è stato esposto — sarebbero stati
agevolmente interpretabili. Ma il procedimento adottato si
giustifica in base allo scopo preciso e limitato che ci eravamo proposti:
che non era dunque quello di dare un generico esempio di interpretazione
di un dato materiale onirico, ma bensì di mostrare come a scopo
espositivo e quindi in certo modo didattico, si possano particolarmente
utilizzare gruppi di sogni ricorrenti, per trarre l’interpretazione di
alcuni sogni da altri sogni simili, riducendo in tal modo al minimo la
necessità di ricorrere a criteri interpretativi fondati su un’esperienza
ante¬ riore, e per indurre in tal modo coloro che alla dottrina del
sim¬ bolismo onirico oppongono diffidenza ed incredulità, ad
accettare il valore simbolico di alcune fra le situazioni oniriche più
comuni; Proprio chi ha una particolare esperienza psicoanalitica si
rende conto di quanto questo ultimo compito sia difficile, e come
di fronte ad esso non possano mai essere eccessivi criteri di
estrema prudenza nel prospettare le interpretazioni e di minuziosa
insi¬ stenza nel giustificarle. — 2J5 —
VARIA Il nome dimenticato Un mio conoscente, che
chiamerò A., si trova in treno, e narra ad un suo compagno di viaggio di
aver passato giorni piacevoli a Vienna. Lhnterlocutore gli chiede in
quale albergo abbia alloggiato. A. ricorda la strada, dice di essersi
trovato bene in quelPalbergo, ma per quanti sforzi faccia non riesce a
ricordarne il nome, e rinunzia quindi a dare Pindicazione
richiesta. L’analisi di questa dimenticanza comincia con l’elenco
delle pa¬ role sostitutive, che ad A. vengono in mente al posto del
nome obliato. Queste parole sono : Berescid, Greber, streben, nero.
Prima ancóra di aver cominciato ad associare con i singoli vo¬
caboli, A. ricorda improvvisamente il nome dell’albergo : Erzherzog
Rainer, 1) Erzherzog : « Herz » = cuore (a questo punto A. dice : «
Anche coscientemente mi rendevo conto che la dimenticanza era
insorta perchè quest’albergo mi fu consigliato da una donna, una
signora viennese, che mi ha fatto poi molto soffrire ». Osservo che ciò
non è sufficiente, che quella signora gli avrà menzionato molti altri
nomi e cose da lui perfettamente ricordati, e che occorre quindi
analiz¬ zare questo oblìo particolare, e i suoi motivi specifici.
L’analisi ri¬ prende). « Herz > viene associato a cuore, a pene di
cuore, a questa signora che ha fatto soffrire A. Di tutta la parola
Erzherzog, A. osserva che è difficile a pronunziare : « Erz » è
senz’acca, « Herz » con l’acca. Interpreto : « difficoltà » (A. presenta
molte « difficoltà > per quel che si riferisce ai suoi rapporti con la
donna e alla vita sessuale in genere). Erzherzog = arciduca, ricorda
ancóra ad A. l’ar¬ ciduca Rodolfo d’Austria, la tragedia di Mayerling. Le
associazioni danno dunque : pene di cuore, difficoltà, tragedie
amorose. 2) Rainer : associa soltanto a « rain », che pronunzia
volutamente aU’inglese e cui connette, con subitaneo trapasso, le «
lacrime » {rain = pioggia). VARIA Si aggiunga
che « albergo » è un evidentissimo simbolo fem¬ minile. Già
da queste associazioni il < lapsus » appare chiaro: ca¬ rico di
significati tristi e luttuosi per rinconscio, questo nome era tra i più
indicati ad essere rimosso. Esso toccava parecchi dei com¬ plessi e conflitti,
già in parte analizzati, di A. : complesso di evi¬ razione, forte
sentimento di colpa che gli creava ogni sorta di «dif¬ ficoltà » e di
eventi spiacevoli di fronte alla donna... Ma Tanalisi proseguì nei
riguardi delle parole sostituitive, che tutte, senza eccezione,
contenevano l’elemento «er». Questo elemento appare tre volte nel nome
Erzherzog Rainer ed è evidentemente so¬ stitutivo di HerZy « cuore
». A Berescid il soggetto non associa alcunché : si tratta di
un vocabolo ebraico di cui ignora il senso. Chiaritogli il
significato del termine (che vuol dire « in prin¬ cipio», prime parole
dell’Antico Testamento), il soggetto, israelita, dice che esso non gli
ricorda alcunché di specifico, ma solo che il marito della signora in
discorso (divorziata) era un israelita. Gli dico che la parola può forse
riferirsi alla sua reazione contro le re¬ centi persecuzioni tedesche
antisemite ; A. non respinge questa in¬ terpretazione, ma non ne é
persuaso. Aggiunge che a suo avviso il «principio» potrebbe riferirsi: a)
al primo uomo che ha avuto relazione con quella signora ; b) al principio
in cui si trovava, al¬ l’epoca del suo viaggio a Vienna, la relazione tra
la signora e lui. Il significato del vocabolo Berescid gli era del resto
già noto : si trattava di una rimozione ulteriore. A Greher
A. associa un grande negozio omonimo di stoflFe per signora ; associa
femminilità, donna lussuosa, Greta Garbo, donna fatale e funesta.
A strehen ( « tendere a qualche cosa aspirare » ) associa le
proprie lotte contro le tendenze istintive, le proprie aspirazioni.
A nero associa « morte », e niente altro. Già formalmente
connessi con la parola obliata, i vocaboli so¬ stitutivi confermano, come
si vede, quale fosse la costellazione psi¬ chica da cui provenivano le
inibizioni. E la breve analisi compiuta (che qui non possiamo integrare
con altri dati relativi al soggetto) fornisce un’ulteriore riprova del
determinismo dei « lapsus », postu¬ lato e dimostrato primamente da
Freud. e, s. — 2t7 NOME COMPIUTO: Cesare L. Musatti. Cesare
Musatti. Musatti. Keywords: erote, Gruppo Universitario fascista, il collettivo
di Jung, l’ego e il noi collettivo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Musatti” –
The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO; ossia, Grice e Musonio: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale del Musonio di Gentile -- Roma – la scuola di Bolsena -- filosofia
lazia – lingua lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza. (Bolsena). Abstract. Grice:
“I don’t know if it was Ryle, but for years, Roman philosophy was a no-no at
Oxford. Gone were the days of Walter Pater and his Marius The Epicurean!” -- Filosofo
italiano. Bolsena, Viterbo, Lazio. Esercita un
forte influsso sui contemporanei. Di famiglia equestre dell’etrusca
Volsini (Bolsena) suscita per la sua fama di filosofo l’invidia
di Nerone. Segue Rubellio Plauto nell'Asia Minore e lo incoraggia a
togliersi la vita quando Nerone lo condanna a morte. Ritorna a Roma, dove
e bandito insieme con Cornuto in occasione della congiura
di Pisone e confinato nell’isola di Gyaros nelle Cicladi, ove per la
sua rinomanza attira uditori da ogni parte.Verosimilmente richiamato a Roma
da GALBA, negli ultimi giorni di Vitellio si une ad una ambasceria del
Senato presso Antonio Primo per perorare la causa della pace fra i suoi
soldati, ma senza successo.Quando Vespasiano assunse il potere, M. accusa
davanti al Senato P. Egnazio Celere, quale delatore e falso testimonio nel
processo di Borea Sorano. Vespasiano lo escluse dalla prima espulsione dei
filosofi da Roma (71), ma poi lo esiliò per la seconda volta ; però Tito,
che già lo aveva conosciuto, lo richiamò dopo la sua assunzione al trono. In
seguito mancano notizie su di lui, ma da una lettera di Plinio il Giovane
sembra che non fosse più in vita. Non risulta che abbia composto e pubblicato scritti,
anzi sembra che si sia servito soltanto dell’insegnamento orale, del quale,
però, rimangono frammenti abbastanza numerosi. Essi comprendono 19 brevi
apoftegmi conservati da Plutarco, da Aulo Gellio e dallo Stobeo ; altri
apoftegmi e trattazioni filosofiche relativamente ampie raccolti da Epitteto
nel suo insegnamento-È e trasmessi i primi da Arriano, le seconde dallo Stobeo
; esposizioni o lezioni che si trovano nello Stobeo o costituiscono la parte
più estesa dei frammenti. È verosimile che provengano da uno scritto di quel
Lucio che si è già ricordato e che si deve ritenere la fonte più importante
dello Stobeo. Un’altra è Epitteto, cioè Arriano. Sembra che un Pollione
(probabilmente Valerio Pollione da Alessandria, vissuto sotto Adriano) compone
Memorabili di Musonio, ma non ne restano tracce. È giudicata falsa una lettera
di Musonio a un certo Paneratide. Le concordanze che si sono osservate tra i
frammenti di M, e il Pedagogo di Clemente di Alessandria hanno fatto pensare o
alla dipendenza di questo da uno scritto di Lucio o alla derivazione di ambedue
da una fonte più antica. Della forte azione di Musonio sui contemporanei sono
prova i suoi numerosi scolari, tra i quali si ricordano (oltre al genero
Artemidoro, amico e maestro di Plinio il Giovane), i filosofi Epitteto, Dione
di Prusa, Eufrate di Tiro e il suo scolaro Timocerate di Eraclea, e insigni
romani, come Plauto, Sorano e Minicio Fundano. M. si avvicina ai cinici
nell’assegnare alla filosofia finalità radicalmente etico-pratiche, accetta
spunti dell’ascetismo dei crotonesi. Ma nel complesso dipende dal Portico con
influssi posidoniani. Nel sno insegnamento non trascura le esercitazioni
logiche e i frammenti toccano argomenti di fisica, ma ciò che vi è
detto degli dei, designati con le denominazioni della religione
tradizionale, non supera la sfera del pensiero comune e non ha carattere
filosofico determinato. Invece riporta al Portico l'affermazione della
necessità universale, che equivale alla teoria del fato. Però l'interesse di M.
si concentra sulla funzione pratica della filosofia, che è assolutamente
necessaria in quanto (secondo la tesi introdotta dai filosofi dai Cinargo) gli
uomini sono malati che richiedono una cura continua la quale dev'essere
prestata dalla filosofia, che perciò è necessaria a tutti, alle donne non meno
che agli uomini. La filosofia però è identificata alla ricerca e alla
realizzazione della virtù, per conseguire la quale non vi è necessità di molti
discorsi, nè di molte teorie. Inoltre, in essa l'esercizio ha maggiore
importanza dell’insegnamento o del discorso. Siccome la natura ha posto in ogni
uomo i germi della virtù, se il discepolo non è stato corrotto, una breve
dimostrazione è sufficiente per fargli riconoscere i principi etici
giusti. Ciò che soprattutto importa è che maestro e discepolo uniformino
la loro condotta ai propri principi. Si comprende che M. si interessasse in
primo luogo della formazione etica degli scolari. Nell’insieme, la morale
di M. si conforma alle dottrine tradizionali del Portico. Occorre distinguere
ciò che è e ciò che non è in nostro potere. Ora da noi dipende soltanto l’uso
delle rappresentazioni, cioè l'assenso dato alle opinioni sul bene e sul male,
dalle quali è determinata la giusta valutazione delle cose e quindi
l'intenzione quale atteggiamento interiore della volontà. In la volonta, se è
retta, consiste la libertà, la virtù, la felicità. Tutto il resto non dipende
da noi e perciò rispetto ad esso, ossia alle cose esterne, dobbiamo rimetterci
all’ordine necessario dell'universo e aecettare volentieri ciò che arreca.
Soltanto la virtù è bene, soltanto la malvagità è male e ogni altra cosa è
indifferente. Però, per rafforzare la volontà, M. ritene necessario, oltre
l'insegnamento e l’esercizio morale, anche l’indurimento fisico, perchè,
essendo il corpo uno strumento indispensabile dell’anima, occorre rafforzare
ambedue. In generale raccoman, avvicinandosi ai filosofi del Cinargo, la vita
semplice e conforme alla natura e accoglie dai crotonesi, il divieto dei
cibi carnei. Oltrepassando le opinioni di molti antichi filosofi del portico,
esige una vita morale severissima, raccomanda il matrimonio, condanna la
limitazione delle nascite e l’esposizione dei figli. Nell'insieme, i frammenti
di Musonio rivelano un’anima nobile e retta, appassionata per il bene e guidata
dal desiderio di educare gli spiriti, ma a queste doti non corrisponde il
valore scientifico degli insegnamenti, perchè i suoi pensieri sono molto
mediocri e privi di originalità. Inoltre non si può trovare nelle sue parole
l’espressione di una visione della vita vibrante di dolore e di amore simile a
quella di Seneca. Gaio Musonio Rufo. M. (Volsinii) è un filosofo
romano. Frammento di papiro (P. Harr.Col.), con parte di una
diatribe. Sulla vita di Gaio Musonio Rufo, stoico, si posseggono poche notizie
certe. È noto che nacque a Volsinii, corrispondente all'odierna Bolsena, in
Etruria, che fu cavaliere. Il ‘prae-nomen’ Gaio lo conosciamo solo attraverso
Plinio il minore che ci fornisce anche un’altra notizia su una sua figlia
(presumibilmente chiamata Musonia, secondo l’uso romano), sposata ad
Artemidoro, al quale Plinio presta aiuto anche per stima e affetto nei
confronti del suocero. Sappiamo dalla voce “Mousonios” della Suda che Musonio e
figlio di Capitone ma non abbiamo altre notizie sulla sua famiglia, che era
comunque di origine etrusca. In effetti, il nomen “Musonius” denotare la gens,
e viene indicato da alcuni studiosi della lingua etrusca come forma latina di
un gentilizio etrusco “Musu,” “Muśu-nia.”. E capo a Roma di un circolo o
gregge filosofico e si dedica anche alla politica, con idee abbastanza
tradizionali e moderate. Fa parte del gruppo creatosi intorno a Rubellio
Plauto, un discendente della famiglia Giulia. Quando Rubellio Plauto e allontanato
da Roma in via precauzionale da Nerone, M. lo segue in Asia. Due anni dopo giunge
l'ordine del principe di eliminare Rubellio Plauto. Musonio ritorna a Roma, ma,
in concomitanza della congiura di Pisone,
e mandato in esilio, in quanto allievo di Seneca, nell'isola di Gyaros,
inospitale e rocciosa nel Mar Egeo. Indicativi della sua integrità morale
e della sua coerenza sono altri due momenti della sua vita, entrambi riportati
da Tacito nelle Storie. Dopo essere ritornato dall’esilio, forse grazie a
GALBA, con il quale sembra fosse in amicizia, nella fase finale della guerra
civile seguita alla morte di Nerone, Musonio si rese protagonista di un primo
episodio significativo, rivelatore della sua generosa attitudine a mettere in
pratica i principi morali e gli ideali di pace che insegna. In una Roma che era
teatro di violenti scontri tra le fazioni avverse, il filosofo di Volsinii si
impegna a svolgere un’improbabile opera di pacificazione. “S’era mescolato agli
ambasciatori M., di ordine equestre, zelante filosofo e seguace dei precetti
dello stoicismo, ed in mezzo ai manipoli prendeva ad ammonire gli uomini armati
con le sue disquisizioni sui beni della pace e sui mali casi della guerra. Ciò
fu per molti motivo di scherno; per la maggioranza, di fastidio. E non mancava
chi l’avrebbe spinto via o l’avrebbe calpestato, se, dietro consiglio dei più
equilibrati e fra le minacce di altri, non avesse deposto la sua inopportuna
esposizione di saggezza.” Il secondo episodio, ci presenta Musonio Rufo
impegnato nella riabilitazione della memoria dell’amico Barea Sorano, che era
stato sottoposto a processo e condannato a morte insieme alla figlia Servilia e
a Trasea. Contro di lui era stata resa una falsa testimonianza da parte del suo
stesso maestro, Publio Egnazio Celere, anche lui appartenente alla corrente
stoica. Musonio, che pure nei suoi insegnamenti si dichiarava contrario ad
intentare cause per difendere se stesso dalle offese ricevute, in questo caso
non esita ad accusare in Senato il traditore per difendere la memoria
dell’amico condannato ingiustamente. Come scrive Tacito: “Allora Musonio Rufo
attacca Publio Celere, accusandolo di aver attaccato Sorano con una falsa
testimonianza. Evidentemente con quell’accusa si rinnovavano gli odii delle
delazioni. Ma l’accusato, vile e colpevole, non poteva essere difeso. Di Sorano
e santa la memoria. Celere, che fa professione di sapienza, testimoniando
contro Barea, ha tradito e violato l’amicizia.” M. porta avanti con tenacia il
suo impegno, che e coronato da successo. “Fu deciso allora di ri-aprire il
processo tra M. e Publio Celere: Publio venne condannato ed ai mani di Sorano e
resa soddisfazione. Quel giorno, che si distinse per la severità dei
magistrati, non manca nemmeno di elogi ad un cittadino privato. Si era,
infatti, del parere che Musonio avesse agito con giustizia in tribunale.
Opinione ben diversa si ha di Demetrio, seguace della scuola cinica, in quanto
aveva difeso, più per ambizione che con onore, un reo manifesto. Quanto a
Publio, non ebbe né animo, né eloquenza sufficienti in quel frangente.»
Più tardi M. riusce a guadagnarsi la stima di Vespasiano evitando la cacciata
dei filosofi. Ci e però un secondo esilio e, dopo il suo rientro a Roma, voluto
da TITO, le fonti tacciono. Potrebbe essere stato espulso da Roma, assieme agli
altri filosofi, a causa di un senatoconsulto sollecitato da Domiziano, che fa uccidere
Aruleno Rustico e cacciare Epitteto e altri. Da un'epistola di Plinio minore si
apprende che egli non era più in vita. Si proclama suo discendente il
poeta Postumio Rufio Festo Avienio. Probabilmente in modo volontario,
sull'esempio di Socrate o Grice e come fa anche il discepolo Epitteto, non
lascia nulla di scritto. I principi della sua predicazione filosofica si
ricavano da una raccolta di diatribe dovuta a un discepolo di nome Lucio, di
cui 21 ampi estratti sono conservati nell'Antologia di Stobeo. Essi sono
intitolati: “Che non è necessario fornire molte prove per un problema” “Su chi
nasce con un'inclinazione verso la virtù” “Che anche le donne dovrebbero
studiare filosofia” “Se le figlie debbano ricevere la stessa educazione dei
figli maschi” “Se è più efficace la teoria o la pratica” “Sul praticare la
filosofia” “Che si dovrebbero disprezzare le difficoltà” “Che anche un principe
deve studiare filosofia” “Che l'esilio non è un male” “Il filosofo perseguirà
qualcuno per lesioni personali?” “Quali mezzi di sostentamento sono appropriati
per un filosofo?” “Sull'indulgenza sessuale” “Qual è il fine principale del
matrimonio” “Il matrimonio è un ostacolo per la ricerca della filosofia?” “Ogni
bambino che nasce dovrebbe essere allevato?” “Bisogna obbedire ai propri
genitori in tutte le circostanze?” “Qual è il miglior viatico per la vecchiaia?”
“Sul cibo” “Su vestiti e riparo” “Sugli arredi” “Sul taglio dei capelli”. Lo
stile delle diatribe è semplice. In genere viene posta una questione iniziale,
poi sviluppata con chiarezza durante il testo, spesso costruito in modo
figurato, usando metafore e similitudini (spesso sfrutta il paragone con il
medico, alcune volte intervengono immagini di animali). Questa caratteristica
si adatta bene alla sua personalità e al suo tipo di insegnamento, tutto
rivolto alla schiettezza della vita. Ci restano, inoltre, frammenti
minori, spesso in forma di apoftegma. A parte quelli sempre di Stobeo (in
numero di 14), due frammenti conservati da Plutarco sono brevi aneddoti che
potrebbero essere definiti come "detti celebri", mentre tre brani di
Aulo Gellio conservano detti memorabili ed un quarto è lungo abbastanza da
rappresentare la sintesi di un intero discorso. C'è, poi, un aneddoto in Elio
Aristide ed Epitteto ne racconta una mezza dozzina (11, per la precisione).
Restano, inoltre, due epistole, concordemente ritenute spurie. M.
rappresenta, con Epitteto, Antonino e Seneca, uno dei quattro esponenti più
significativi del portico romano del principato. Egli, se per certi versi
corrisponde appieno alle istanze propugnate dalla temperie spirituale del suo
tempo, per altri si distingue e mette in luce, soprattutto per il recupero
radicale e profondo di una filosofia intesa come arte del vivere bene e
onestamente, cioè mezzo per conseguire uno scopo riscontrabile nei fatti.
Il ruolo della filosofia Egli crede che la filosofia (stoica) fosse la cosa più
utile, in quanto ci persuade che né la vita, né la ricchezza, né il piacere
sono un bene, e che né la morte, né la povertà, né il dolore sono un male;
quindi questi ultimi non sono da temere. La virtù è l'unico bene, perché da
sola ci impedisce di commettere errori nella vita. Del resto, sembra che solo il
filosofo si occupi di studio della virtù. La persona che afferma di studiare
filosofia deve praticarla più diligentemente di chi studia medicina o qualche
altra attività, perché la filosofia è più importante e più difficile da
comprendere di qualsiasi altra occupazione. Questo perché, a differenza di
altre abilità, le persone che studiano filosofia sono state corrotte nella loro
anima da vizi e abitudini sconsiderate, imparando cose contrarie a ciò che
impareranno in filosofia. Ma il filosofo non studia la virtù soltanto come
conoscenza teorica. Piuttosto, M. insiste sul fatto che la pratica è più
importante della teoria, poiché la pratica ci porta all’azione in modo più
efficace della teoria. Sostene che sebbene tutti siano naturalmente disposti a
vivere senza errori e abbiano la capacità di essere virtuosi, non ci si può
aspettare che qualcuno che non abbia effettivamente imparato l'abilità di
vivere virtuosamente viva senza errori più di qualcuno che non è un medico
esperto, un musicista, studioso, timoniere o atleta ci si poteva aspettare che
praticassero quelle abilità senza errori. In una delle sue diatribe, si
racconta il consiglio che offrì a un re in visita, dicendogli che deve
proteggere e aiutare i suoi sudditi, quindi sapere cosa è buono o cattivo,
utile o dannoso, utile o inutile per le persone. Ma diagnosticare queste cose è
proprio il compito del filosofo. Poiché un re deve anche sapere cos'è la
giustizia e prendere decisioni giuste, il principe studia filosofia, anche per
possedere autocontrollo, frugalità, modestia, coraggio, saggezza, magnanimità,
capacità di prevalere nel parlare sugli altri, capacità di sopportare il dolore
e deve essere privo di errori. La filosofia, sosteneva M., è l'unica disciplina
che fornisce tutte queste virtù. Per dimostrare la sua gratitudine il re gli
offrì tutto ciò che desidera, al che il filosofo chiese solo che il re aderisse
ai principi stabiliti. M. sostene che, poiché l'essere umano è fatto di
corpo e anima, dovremmo allenarli entrambi, ma quest'ultima richiede maggiore
attenzione. Questo duplice metodo richiede l’abituarsi al freddo, al caldo,
alla sete, alla fame, alla scarsità di cibo, a un letto duro, all’astensione
dai piaceri e alla sopportazione dei dolori. Questo metodo rafforza il corpo,
lo abitua alla sofferenza e lo rende idoneo ad ogni compito. Crede che l'anima
fosse rafforzata in modo simile sviluppando il coraggio attraverso la
sopportazione delle difficoltà e rendendola autocontrollata astenendosi dai
piaceri. Musonio insisteva sul fatto che l'esilio, la povertà, le lesioni
fisiche e la morte non sono mali e un filosofo deve disprezzare tutte queste
cose. Un filosofo considera l'essere picchiato, deriso o sputato come né
dannoso né vergognoso e quindi non avrebbe mai litigato contro nessuno per tali
atti, secondo M.. L'opposizione di M. alla vita lussuosa si estendeva alle sue
opinioni sul sesso. Pensa che gli uomini che vivono nel lusso desiderano
un'ampia varietà di esperienze sessuali, sia legittime che illegittime, sia con
donne che con uomini. Osserva che a volte gl’uomini licenziosi perseguono una
serie di partner sessuali maschili. A volte diventano insoddisfatte dei partner
sessuali maschili disponibili e scelgono di perseguire coloro che sono
difficili da ottenere. M. condanna tutti questi atti sessuali ricreativi. Insiste
sul fatto che solo gli atti sessuali finalizzati alla procreazione all’interno
del matrimonio sono giusti. Denuncia l'adulterio come illegale e illegittimo.
Giudica i rapporti omosessuali un oltraggio contro natura. Sosteneva che
chiunque sia sopraffatto dal piacere vergognoso è vile nella sua mancanza di
autocontrollo. M. difende l'agricoltura come un'occupazione adatta per un
filosofo e nessun ostacolo all'apprendimento o all'insegnamento di lezioni
essenziali. Gli insegnamenti esistenti di Musonio sottolineano l'importanza
delle pratiche quotidiane. Ad esempio, ha sottolineato che ciò che si mangia ha
conseguenze significative. Crede che padroneggiare il proprio appetito per il
cibo e le bevande fosse la base dell'autocontrollo, una virtù vitale. Sostene
che lo scopo del cibo è nutrire e rafforzare il corpo e sostenere la vita, non
fornire piacere. Digerire il cibo non ci dà alcun piacere, ragiona, e il tempo
impiegato a digerire il cibo supera di gran lunga il tempo impiegato a
consumarlo. È la digestione che nutre il corpo, non il consumo. Pertanto,
concluse, il cibo che mangiamo serve al suo scopo quando lo digeriamo, non
quando lo gustiamo. M. sostenne la sua convinzione che le donne dovessero
ricevere la stessa educazione filosofica degli uomini con i seguenti argomenti.
In primo luogo, gli dei hanno dato alle donne lo stesso potere di ragione degli
uomini. La ragione valuta se un'azione è buona o cattiva, onorevole o
vergognosa. In secondo luogo, le donne hanno gli stessi sensi degli uomini:
vista, udito, olfatto e il resto. In terzo luogo, i sessi condividono le stesse
parti del corpo: testa, busto, braccia e gambe. Quarto, le donne hanno un
uguale desiderio per la virtù e una naturale affinità con essa. Le donne, non
meno degli uomini, sono per natura compiaciute delle azioni nobili e giuste e
censurano il loro contrario. Pertanto, concluse M., è altrettanto appropriato
che le donne studino filosofia, e quindi considerino come vivere onorevolmente,
quanto lo è per gli uomini. Suda μ: Figlio di Capitone, etrusco, della
città di Volsinii; filosofo dialettico – H. P. Grice: “At Oxford, ‘dialectician’
is used as a noun, as when Hart wrote to White saying that I was a better
dialectician than Austin!” -- e stoico, vissuto ai tempi di Nerone, conoscente
di Apollonio di Tiana e di molti altri. Ci sono anche lettere che sembrano
provenire da Apollonio a lui e da lui ad Apollonio. Naturalmente per la sua
schiettezza, le sue critiche e il suo eccesso di libertà e ucciso da NERONE
(vedasi). Numerosi sono i discorsi filosofici che portano il suo nome e anche
le lettere. Epistole. Di origine etrusca: cfr. Filostrato, Vita di Apollonio di
Tiana. Pittau, Dizionario della lingua etrusca (DETR), Dublino. Tacito,
Annales, Epitteto, Diatribe Storie Storie
Cassio Dione, Girolamo, Chronicon:Titus M. Rufum philosophum de exilio revocat;
Temistio -- Orationi, inoltre, attesta l'amicizia tra Tito e M.. Cameron,
Avienus or Avienius?, in "Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik. L'attribuzione
è data nell'estratto Hense: sicuramente questo Lucio è un allievo di Musonio, e
uno specifico riferimento in cui M. parla da esule a un esule rivela che anche
Lucio partecia al bando del suo maestro.
Nella diatriba Lucio riporta una conversazione di Musonio con un re siriano e
dice, tra parentesi, che c'erano ancora re in Siria a quel tempo, vassalli dei
romani. -- nell'edizione Hence. Una delle due è una lunga lettera scritta da M.
a Pancratide sul tema dell'educazione dei suoi figli. Diatriba VIII Hense. Cfr.
anche il detto «Un re dovrebbe voler ispirare soggezione piuttosto che paura
nei suoi sudditi. La maestà è caratteristica del re che incute timore
reverenziale, la crudeltà di quello che ispira paura -- in Stobeo. A differenza
del suo allievo Epitteto, che mostrava disprezzo per il corpo, M. sottolinea
l'interdipendenza tra anima e corpo. Questa visione, del tutto coerente con il
panteismo stoico, non è estranea al pensiero neoplatonico. Diatribe III e IV Hense;
Nussbaum, The Incomplete Feminism of M., Platonist, Stoic, and Roman, in The
Sleep of Reason. Erotic Experience and Sexual Ethics in Ancient and Rome,
Nussbaum and J. Sihvola, Chicago. Bibliografia C. Musonii Rufi reliquiae,
edidit O. Hence (Lipsia, Teubner); Lutz, Musonius Rufus, the Roman Socrates,
Yale classical studies. Dillon, M. and
Education in the Good Life: A Model of Teaching and Living Virtue. University
Press of America. Laurenti, Musonio, maestro di Epitteto, in Aufstieg und
Niedergang der römischen Welt. Berlino, de Gruyter, King, (M.: Lectures and
Sayings. Edited by William B. Irvine. Create Space.
DOTTARELLI, M. l'etrusco. La filosofia come scienza di vita” (Roma, Annulli). Musònio
Rufo, Gaio, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Calogero, MUSONIO Rufo, Caio, in Enciclopedia Italiana, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, Musonio Rufo, Gaio, in Dizionario di filosofia,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana, M., su Encyclopedia of Philosophy. Opere
di Gaio Musonio Rufo, su Open Library, Archive. VDM Stoicismo – IL PORTICO
ROMANO. Portale Antica Roma Portale Biografie Categorie: Filosofi romani Filosofi
Romani Stoici [altre] Grice e Tito – La clemenza di Tito – “Titus M. Rufum
philosophy revocat. Amico di M. Grice e Galba. Grice e Nerone – Grice e
Vespasiano. Gaio M. Rufo, figlio di Capitone e degli stoici di maggior grido in
quell'età, e uno di quelli che si guadagnarono un maggior numero di seguaci per
l'efficacia del loro insegnamento. Plinio Secondo infatti, lodando le virtú
singolari del suo amico Artemidoro, assicura che per esse ei merito che a C. M.
ex omnibus omnium ordinum adsectatoribus gener adsumeretur. E di Volsinio, in
Etruria. Ma non si può dire se fosse nato sotto Claudio o sotto Caligola. Benché
sia più probabile la seconda supposizione. Appartenne all'ordine equestre. L'incontriamo
la prima volta in Roma, quando ne è mandato in esilio da Nerone in quella serie
di condanne che segui alla sventata congiura di Pisone. A lui, come a Verginio
Flavo, celebre maestro di retorica, nocque, secondo Tacito, claritudo nominis nam
Verginius studia
iuvenum eloquentia, M. praeceptis sapientiae fovebat. Tre anni innanzi era
nell'Asia Minore presso Rubellio Plauto, insieme con un altro filosofo,
Cerano,il quale non si trova nominato in altro luogo. Sicché è probabile che
egli non tornasse in Roma se non dopo la morte di Rubellio, per seguire il
quale aveva dovuto lasciar Roma, quando a Rubellio per ordine di NERONE
(vedasi) convenne ritirarsi in Asia. Se, adunque, il nostro M. poté essere il
filosofo di Rubellio Plauto, del quale vedremo con che ardore proseguisse lo
stoicismo, la frase di Tacito ci dice che egli dove esercitare in Roma
l'insegnamento pubblico. Le relazioni avute con Rubellio, che al dire di Tacito,
omnium ore celebratur, e quei due anni consecutivi d'insegnamento pubblico,
devono avergli fruttato la claritudo nominis che fu madre del suo esilio Nerone
nella scoperta della congiura pisoniana trova tra i congiurati più d'uno della
setta stoica, come Seneca, a quanto pare, e Lucano. Ed era naturale che anche M.,
l'antico maestro ed amico del suo odiato Rubellio, lo stoico che suscita tanta
ammirazione intorno a sé e trasfondeva in tanti il suo entusiasmo, siccome
apparisce da quel che ne dicono Tacito e Plinio il giovane, facesse nascere
nell'animo di Nerone sospetti e timori e fors'anche invidia. Musonio, cacciato
da Roma, e da Nerone relegato nell'inospitale isola di Giaro, tra le Cicladi. E
quivi dimora fino alla morte di codesto imperatore. Ma neppur li si rimase
dall'insegnare. Giacché Filostrato, testimonio, in verità, non sicuro, ci fa
sapere che in quell'isola accorrevano a lui da ogni parte, e da uno dei
frammenti conservatici da Stobeo si scorge che in Giaro era alla scuola di M.
il compilatore di quella specie di 'Azurnusycuata, donde gli estratti musoniani
di Stobeo sarebbero tolti. A Giaro si rese benemerito dell'isola, dove non
s'era mai vista dell'acqua, ed ei seppe trovare una fonte. Per vedere la quale
Filostrato afferma che al suo tempo si visita ancora quell'erma isola. Quanto
tempo vi rimane si può precisare da un luogo del suo discepolo Epiteto; dove si
ricorda un detto di lui relativo alla morte di Galba, dal quale risulta che M. e
già a Roma sotto questo imperatore. Sicché molto probabilmente vi sarà tornato
alla morte di Nerone. Non altrimenti dello stoico Elvidio Prisco, cacciato
anche lui da Nerone e tornato a Roma all'avvento di Galba
all'impero. A Roma, M. si trova durante il breve impero di Vinelio poicho 1 Potia Coria, sli api
basiatori to riti Tao qua dio qui (o in pa la da i, partando gravi Guasti l'ambasceria
è rimasta famosa; giacché le parole, onde ce la descrive Tacito, colpiscono una
delle debolezze più ridicole che si possano rimproverare ai filosofi: quella di
far della filosofia fuori di luogo. Grave il danno prodotto dai Flaviani fuori
della città. Il popolo, levatosi in armi, vuole uscire in massa contro gl’assalitori.
Tra poco scope terribile la guerra civile. Si convoca il Senato. E questo
sceglie dei legati, che si rechino ai duci di quell'esercito, per persuaderli
pel bene della repubblica alla concordia e alla pace. Tra i primi inviati c'è
uno de' più fervidi e sventurati stoici di quest'età, Aruleno Rustico, allora
pretore. Ma egli e i compagni, venuti da Ceriale, furono accolti assai male. Egli
anzi ferito. Il che eccita più che mai gli animi del popolo: auxit, dice Tacito
invidiam super violatum legati prae-torisque nomen propria dignatio viri. E
quest'offesa recata a un uomo di tanta riputazione della sua setta. non dovette
essere l'ultimo dei motivi che spinsero quindi Musonio a mischiarsi con gl’altri
legati, che andarono da Antonio. Ma già non deve parere strano, che un uomo
cosi illustre, cosi rispettato al tempo suo, e che sapeva di essere ammirato e
di poter contare sull'efficacia della sua nobile parola, s'inducesse a
confidare in questa per calmare gl’animi dei soldati, dimentichi perfino del
più sacro diritto delle genti. Sarebbe stata forse la prima volta che M. parla
a una moltitudine. Anche le Vestali si fecero apportatrici d'una lettera di
Vitellio ad Antonio. Pure non si può non sorridere leggendo in Tacito che
Musonio coeptabat permixtus manipulis, bona pacis ac belli discrimina
disserens, armatos monere. Id plerisque
ludibrio, pluribus taedio: nec deerant qui propellerent propulsarent-que, ni
admonitu modestissimi cuiusque et aliis minitantibus omisisset intempestivam
sapientiam. Ci
si sente Tacito ammiratore del vecchio Agricola, anche in quelle considerazioni
che l'aveva sentito più volte a fare circa il suo amore per la filosofia -
ultra quam concessum Romano ac senatori; anche nell'avere conservato soltanto
ex sapientia modum: e pare che goda a metterci innanzi lo spettacolo comico e
pietoso della fatuità d'un filosofo fanatico. Ma sotto i colori aggiunti da
Tacito si scorge chiaramente un quadro, che è eloquente testimonianza
dell'atteggiamento morale e sociale di questo stoi-cismo: nei seguaci del quale
vedi l'anima piena di fede, ardente degli apostoli. In M. non c'è l'uomo
speculativo inesperto della vita, ma un'anima infiammata da profonde idealità,
non comprese dai molti. Un'anima compagna a quella dei martiri coetanei della
religione novella. Sotto la pretura d'un altro illustre stoico, Elvidio Prisco,
dopo il trionfo di Vespasiano, M. si riaffaccia nella storia di Roma. E questa
volta con un atto, che gl’attira l'ossequio di tutti gl’onesti. Era costume del
tempo, come sotto l'imperatori violenti, di darsi al mestiere di accusatore,
cosi sotto l'imperatori miti di dare addosso agli accusatori che più avevano
spadroneggiato. Chi non ricorda il commovente processo di Barea Sorano, che
occupa gli ultimi capitoli degli Annali di Tacito? In quell'imperversare contro
tutti i virtuosi che Nerone vedesse in Roma, mentre Marcello Eprio assale
Trasea Peto, Ostorio Sabino citava Barea Sorano a scolparsi dell'amicizia, che
nel suo proconsolato in Asia aveva mantenuta con Rubellio Plauto e delle
speranze sovversive sparse in quella provincial. E ne trascinava in Senato anche
la giovane figliuola Servilia, che, mossa dall'angustia del suo cuore filiale,
s'era indotta a consultare gli astrologi sulla sorte del padre (delitto anche
questo agli occhi di Cesare, che ci vedeva sotto trame e propositi ribelli di
novità). Invano il padre proclamava l'assoluta innocenza della sua Servilia: e
accorreva verso di lei per abbracciarla, ma i littori frappostisi glielo
impedivano.Venuta la volta de' testimoni, fra essi si fece a deporre contro il
padre, suo discepolo, e la figlia, che a lui s'era rivolta per il responso
desiderato sulla sorte del padre, quel malvagio stoicastro di Publio Egnazio
Celere, vecchio antenato di Tartufo, e che già conosciamo. Quantum
mise-ricordiae, dice Tacito, saevitia accusationis permoverat, tantum irae P.
Egnatius testis concivit. Ma Sorano e Servilia dovettero morire; e Tartufo ebbe
il solito compenso dei delatori: denari ed onori — benché Tacito un po'
ingenuamente conchiuda che « dedit exemplum praecavendi quo modo fraudibus
involutos aut flagitiis commaculatos, sie specie bonarum artium falsos et
amicitiae fallaces. Dopo d'allora i professori di filosofia avrebbero dovuto
diventar tutti fior di galantuomini; il che veramente non pare.Ma tra gli
Egnazii per fortuna c'è sempre un Musonio. E M., anni dopo il turpe fatto, ri-staurato
con la vittoria di Vespasiano il regno della giustizia, sorse a vendicare la
morte del compagno Sorano. Simile al suo sciagurato Rubellio oltre che nella
misera fine, nel desiderio di avere presso di sè un filosofo, che gli facesse
da mentore, quasi dottrina vivente. Musonio adunque assali Publio Egnazio
Celere, accusandolo di falso testimonio contro Sorano. Mentre Elvidio Prisco si
apprestava a fare altrettanto contro Eprio Marcello, accusatore di Trasea. Nota
Tacito, che con l'accusa di Musonio pareva si rinfocolassero I vecchi odii
delle delazioni. Ma che nessuno tuttavia poteva far nulla che giovasse a
salvare un accusato cosi vile e cosi apertamente reo: quippe Sorani sancta memoria; Celer professus
sapientiam, dein testis in Baream, proditor corruptorque amicitiae, cuius se
magistrum ferebat. Quel giorno però in cui fu presentata l'accusa, si stabili
che se ne trattasse il di seguente: e l'aspettativa era grande. Ma, entrato poi
Muciano in Roma e tradottosi ogni potere in mano sua, si disviò e rinviò anche
il processo di Egnazio, e non fu ripreso che al principio dell'anno seguente un
giorno che presiedeva il senato il figlio dell'imperatore, Domiziano.Egnazio fu
condannato all'esilio, e Sorano vendicato. Sorani manibus satisfactum, dice
Tacito, con onore di Musonio, il quale parve a tutti che fosse venuto a capo di
un'opera di giustizia. Vi fu chi ambitiosius quam honestius tentò la difesa
della spia: ipsi Publio neque animus in periculis neque oratio subpeditavit. Questa
condanna fu un trionfo dello stoicismo, e poté sembrare per un momento che
un'aura più propizia incominciasse per i suoi seguaci, grazie al governo mite
di Vespasiano. Ma poco dopo, sappiamo da Dione che essi furono da questo
imperatore per consiglio di Muciano cacciati tutti da Roma. Tutti, ad eccezione
di M., risparmiato forse per l'amicizia personale che lo stringeva, secondo
Temistio, a Tito. Si vede le ragioni di questo bando generale dei filosofi a
cui Muciano, secondo Dione, avrebbe indotto Vespasiano (che pur tanto favori la
cultura) sitofino alla morte, che non si può dire quando sia avvenuta. Ma pare
che fosse morto da un pezzo quando Plinio il giovane scrive al padre
raccomandandogli l'amico suo e genero di Musonio, Artemidoro, e ricorda
l'affetto misto di ammirazione che egli quantum licitum est per actatem, aveva
portato al filosofo etrusco. PLINIO, Epist. Lo ZELLER dice soltanto verosimile
che il Gaio M. di q. 1. sia il noto filosofo stoico. Ma il contesto della
lettera a me non pare che lasci alcun dubbio. Sur A, TAcioo lo dice “Tusci
generis”; Ab excessu; e TUpprvóv FILOSTRATO,Vita Apoll. Ma SuIDA precisa anche
la città, confermata da un'iscrizione relativa al poeta Rufio Festo Avieno
discendente di Musonio e anch'esso Volsiniense: Corpus inscript. latin., VI,
587. Cfr, anche Epigramm. Anth. lat. (Burm.). Infatti la frase di PLiNIo,
Epist. et M., socerum eius (sc. Artemidori), quantum licitum est per aetatem,
cum admiratione di-lexi deve far pensare che Musonio fosse innanzi negl’anni
quando Plinio era ancora giovane; che perciò intorno all'80 avesse una
cinquantina d'anni. TAc., Hist. Ab excessu. DIoNE-SIFILINO. SUIDA dice:
8iàNépwvos dvoupsitar (cioè è ucciso: ma questo è certo un errore). Da un
frammento d'una lettera di GIULIANO l'Apostata, riferito da Suida, si
ricaverebbe che quando Nerone bandi Musonio, questi occupa una pubblica carica
aTe-jé?eto Bapüv = murorum curator erat; ed. Bernardy). Ma non è chiaro se il
frammento di Giuliano si riferisca al nostro Musonio, o al Musonio vissuto
sotto Gioviano, a cui si riferisce l'art. seguente di Suida. Тас., Аб ехсеззи,
XIV, 59. Ma forse è una stessa persona con lo scrittore di questo nome
ricordato da PliNio tra le fonti della Nat. Hist. A torto l'HALM (nell'Index
historicus, s. v. Coeranus nella sua ediz. di Tacito) sospetta che sia da
sostituire Cornutus nel detto luogo Ab exc.; perchè la lezione è sicura; e
d'altra parte Cornuto in quel tempo era in Roma. Su Cornuto, maestro di Persio
e Lucano, v. per ora MARTINI, De L. Ann. Cornuto, Lugd., Bat.;ZELLER;
TEUFFEL-SCHWARE, Roem, Litter.-Gesch.; e PAULY-WIssOwA, Real-Encyclopidie s. v.
Il Lipsio al cit. loc. di Tacito sospetta che il Coeranus dovesse con lieve
mutazione di lezione identificarsi con quel Claranus, condiscepolo di Seneca,
di cui questi parla nell'epist. Ed invero la probabile data di questa
lettera (Hu-GENFELD) e il dirsi in essa
che Seneca aveva riveduto cotesto Clarano post multos annos combinano con
l'anno 63, nel quale ei si sarebbe trovato con Rubellio in Asia. Ma nè anche di
Clarano s'avrebbe altra notizia. Ab exc. A questo tempo si può riferire la
notizia di EPITETo (Diss.) di un rimprovero dato a Trasea Peto, che avrebbe
detto voler egli morire la vigilia di quel giorno, in cui gli sarebbe toccato
di lasciar Roma.TU ODU aUTÕ POSSOS SiTEV; El uéy d5 PapÚTEpOr ¿xTErA, TIS i
Mapia tÃsextorisi si d'ós xoupótepor, tis ool déduxev; aù d618i6 pelerãy
apxsiolesTỘ Siouévo. Quando Musonio tornò, Trasea e morto. Quanta incertezza ci
sia intorno all'autore dei frammenti musoniani di Stobeo, comunemente
attribuiti a quel CLAUDIo PoLLIoNE, che secondo SUIDA (Moudúvos) avrebbe scritto
appunto degli anourquoveú para Mouraviou vedidi thy puyny pains au Epaxévos pE
X.T.?, STon.Cir. WENDLAND, JULIANI epist. in Rhein. Mus., XIII, 24, Froste.,
Vita Apoll., VII, 16.Tutti gli altri luoghi di Filostrato in cui si nomina un
Musonio, si riferiscono a un altro Musonio, di Babilonia, cinico EPITETO (Diss.) dice: POÚpO TIS ElEYE,
l'álßa aparèvros,8t Noy Movoi o MóJHOE dOEia; "O 8à, Mi yap dyú ool tot',
egn, añò l'arßaнатвохейава, оть проова б хосноє діохвіто. Il concetto di Calba
accennato in questo passo M. non avrebbe potuto averlo se non a Roma, dopo
essere steto da lui richiamato ed averne sperimentato il governo assai mite
inconfronto del precedente. ZELLER cita anche (come il MoNasEN, Ind. plin.)
Tac., Hist. Ma questo luogo non proverebbe. È un evidente errore quello di Girolamo,
all'anno M. philisophum de exilio revocat/ Giacché nella cacciata Musonio fu
eccettuato, e rimase sempre in Roma sotto Vespasiano.Il CHRIST, Gesch. d.
griech. Litter., Nördlingen, dice che M. torna in Roma sotto Trajano! -Molto
probabilmente allora era morto. TAc., Hist., IV, Hist.,Tac., Hist. Miscuerat se
legatis. Egli non era dunque propriamente un legato.prodie tot, il vole di
grinto rogu latativo. Bai minciava sompre Era stato consul suffectus sotto
Claudio nel 52; e apparteneva forse alla famiglia Servilia (Ephem. Epigr.). Sua
figlia infatti si chiamava Servilia. Crimini dabatur amicitia Plauti et ambitio
conciliandae provinciaead spes novas. Tac. O 8è On MOÚTAOS Eri uE to duxopaurig
nal xpipara Nai tudE EraßEpostquam pecunia reclusa sunt. di Tac.. Barea Sorano
dovette volgersi allo stoicismo dopo il 52, perchè in quest'anno lo vediamo
(TAc., Ab exc.) autore di quel senatoconsulto (Pul-NIo, Ep., e SvEr., Claud.)
in cui si decretavano le insegne pretorie e 150 milioni di sesterzi a Pallante.
Chi consideri il modo onde Plinio parla di quel S. C., uno stoico non avrebbe
commesso un tale atto; mentre poi TAcITo, Ab excessu, dice che Cicerone volle
distruggere la virtù stessa, virtutem ipsam excindere concupivit, con
l'uccidere TRASEA (vedasi) e SORANO (vedasi). Tum invectus est
Musonius Rufus in P. Celerem, a quo Baream Soranum falso testimonio
circumventum arguebat. Tac., Hist. Il nome d'Egnazio, come s'è visto più su,
rimase tristamente celebre come sinonimo di delatore e traditore vilissimo. Lo
dimostrano le frequentiallusioni di Giovenale. Justum officium [Nipperdey)
explesse M. videbatur • Tac., Hist. Per la condanna della spia cfr. DIONE-SirIL.,
e lo ScHoL. di Giovenale ad Sal., TAcrro, l. c., continua: • Diversa [da quella
di Musonio] fama de Demetrio Cynicam sectam professo, quod manifestum reum
ambitiosius quum honestius defendisset Ma è da sospettare che Tacito abbia
confuso il Demetrio cinico, onorato da tutti gli stoici migliori del tempo
(cfr. Ab exc.), col Demetrio causidico, delatore di Nerone, ricordatodallo
ScuoLIAsTE di Giovenale, ad Sat., Tac., 1. c. DIoNE-SIFIL. Orat. .SvEr., Vesp. ingenia
et artes vel maxime fovit ..Epist., III, 11. Le lettere del lib. III di Plinio
devono essere state scritte tra il 101 o il 102, secondo il MouMsEN, Zur Gesch.
d. junger. PLINIO (vedasi), nell' Hermes (v. lo stesso studio con aggiunte
nella Biblioth, de l'école des hautes étude, trad. par Morel, Paris, Franck,
Sulla vita di M. non v'è che la vecchia Dissertatio de M. R. di NIEUWLAND,
ristampata innanzi a C. M. R. Reliquiae et apophthegmata, cum ann. ed. F.
VENHUIZEN PEERLKAMP, Harlemi, e uno scritterello del REINACH, Sur un témoignage
de Suidas relatif à Mus. R., in Comples rendus de l'Acad. des inscriptions et
belles lettres. Rufo
(si veda). Nome compiuto: Tito Musonio Rufo. Gaio Musonio Rufo. Keywords:
Etruria. Luigi Speranza, “Grice e Musonio”, The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e
Mussolini: Ryle e la ragione conversazionale ad Oxford – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Dovia di Predapio). Filosofo italiano. Dovia di
Predapio. Abstract: H. P. Grice: “As a scholarship boy from Clifton
arriving at Oxford in 1934, little did I know that Mussolini’s brother was dead
– but RYLE knew! Evidence from Rowe's biography of Austin and related academic
reviews suggests that when Ryle eventually did become the dominant figure of
philosophy at Oxford after World War II, he deliberately suppresses praise for
German philosophy and continental european thought generally, often using
derision in place of his pre-war respect for it. Evidence of Suppression
Shift from Respect to Hostility: Before the war, Ryle is sympathetic to
continental philosophy, reviewing Heidegger's “Sein und Zeit” with respect and
delivering a measured account of Husserl's work. However, after the war, this
dissent "hardens into hostility," and he replaces his former respect
with derision. "Unwanted Course": Ryle himself refers to a course of
lectures he gives at Oxford – when H. P. Grice was a scholar at Corpus, and
then a Harmsworth Schoalr at Merton, to eventually become a Fellow, and Tutorial
Fellow in Philosophy at St. John’s, and eventually University Lecturer -- on
the work of Bolzano, Brentano, Husserl, and Meinong [from whose ‘jungle’ –
ontological jungle – Grice wants to get away as late as ‘Vacuous names’ -- as
an "unwanted course," reflecting the prevailing shift in the Oxford
philosophical climate away from such philosophers. Cultural Atmosphere: Rowe's
biography and related analyses tie this shift to the general "political
and cultural climate" in post-war Oxford, which influences dons and
graduates. This atmosphere contributed to the rise of the insular Oxford
"ordinary-language philosophy" led by Ryle and Austin, which largely
ignores or dismisses non-anglophone traditions. Focus on British Pragmatist
empiricism: The post-war Oxford philosophy, as influenced by Ryle and Austin,
focuses on a more "parochial" linguistic analysis and pragmatist
empiricism, explicitly moving away from the German Idealists and Neo-Kantians –
Criticism -- who are sometimes used as foils for their own ideas. Character of
Debate: The Oxford intellectual culture under Ryle and Austin is characterized
by "competitiveness, insecurities, and infighting," often treating
philosophy as a "combat sport". This creates an environment that is
not conducive to an open appreciation of "foreign" philosophical
traditions, particularly those associated with Germany – but also France, since
France’s alliance with Germany was never forgotten! Arnaldo Mussolini
Arnaldo Mussolini – m. Milano -- è stato un giornalista e politico italiano,
fratello minore di Benito Mussolini. Biografia Chiamato così in onore di
Arnaldo da Brescia[1] dai genitori, Alessandro Mussolini e Rosa Maltoni,
conseguì il diploma alla scuola media agraria di Cesena e nel 1909 sposò
Augusta Bondanini, dalla quale ebbe tre figli: Vito, Sandro e Rosina. Fu
insegnante e segretario comunale socialista di Predappio fino al 1914. Prima di
dedicarsi all'insegnamento nel paese natale, Arnaldo Mussolini fu docente di
agraria, dal 1908 al 1909, presso l'istituto Falcon-Vial di San Vito al
Tagliamento. Affezionatosi a questo paese friulano, svolse il proprio
insegnamento anche nelle scuole elementari di Carbona, frazione di San Vito.
Proprio in omaggio a questo paese che lo aveva accolto con affetto chiamò il
suo figlio primogenito Vito; in seguito il comune ricambiò, ponendo, a nome dei
Sanvitesi, una lapide a suo ricordo nel cortile dell'istituto Falcon-Vial.
Divenne segretario comunale prima a Travesio, sulla pedemontana friulana, poi a
Morsano al Tagliamento, ricoprendo la carica sino al 1914. Arnaldo Mussolini,
come il fratello, partecipò alla prima guerra mondiale con il grado di
sottotenente e nel 1919, al termine del conflitto, si trasferì a Milano. Qui
divenne direttore amministrativo del quotidiano fondato da suo fratello, Il
Popolo d'Italia, succedendo a Manlio Morgagni, che si occupò della raccolta
pubblicitaria. Nel 1922, quando Benito divenne Presidente del Consiglio, ne
ereditò la direzione, fedele alle linee politiche del fratello, che assecondava
totalmente, pur mitigando alcuni eccessi con uno stile più mite e riservato.
Benito Mussolini si fidava ciecamente di Arnaldo, che ebbe anche l'incarico
della correzione delle bozze dei discorsi del fratello. Il due novembre dello
stesso anno Raoul Vittorio Palermi, Sovrano gran commendatore del Supremo
Consiglio della Gran Loggia d'Italia gli rimise le insegne di 33º grado
("Sovrano Grande Ispettore Generale Onorario") del Rito scozzese
antico ed accettato[2][3][4]. Arnaldo Mussolini (secondo da sinistra) nel 1931
Busto di Arnaldo Mussolini presso il cimitero monumentale di Paderno di Mercato
Saraceno Dal 1922 alla morte ebbe una relazione con la scrittrice Maddalena
Santoro. Fra il 1923 e il 1927 si dedicò all'attività di giornalista e a varie
iniziative editoriali, dando vita a un giornale per i Balilla, alla Domenica
dell'Agricoltore, alla Rivista illustrata del Popolo d'Italia, che fondò con
Manlio Morgagni, alla Illustrazione Fascista, al Bosco e Historia, pur
continuando a dirigere il Popolo d'Italia. L'interesse per la natura lo indusse
inoltre a dedicarsi alla rinascita boschiva, all'organizzazione
dell'agricoltura, alle bonifiche, diventando il primo presidente del Comitato
Nazionale Forestale. Il 27 novembre 1928 gli fu conferita la laurea honoris
causa in scienze agrarie. Nel 1930 sostenne Niccolò Giani nella fondazione
della scuola di mistica fascista a Milano, con l'obiettivo di far rivivere
"l'anima del fascismo più vero", quello della trincea e dei primi
anni del movimento, consegnandolo idealmente alle nuove generazioni[5]. La
scuola fu intitolata al figlio Sandro Italico, scomparso prematuramente a causa
di una leucemia, l'anno prima a soli venti anni. Ne fu presidente anche un
altro figlio di Arnaldo, il primogenito Vito. Lapide in pietra posta nei pressi
dell’ingresso principale della villa comunale di Angri in ricordo del
giornalista e fratello minore di Benito Mussolini, Arnaldo. Di sentimenti
profondamente religiosi[6], Arnaldo Mussolini ebbe una parte importante nel
raffreddare i toni tra il regime fascista e la Chiesa cattolica durante la crisi
del 1931 riguardante soprattutto l'educazione dei giovani. Nel settembre
successivo, grazie ad Arnaldo Mussolini, fu raggiunto un compromesso con il
quale i giovani cattolici potevano organizzarsi solamente all'interno
dell'Azione Cattolica, senza svolgere alcuna attività politica. Gli accordi con
la Santa Sede furono trasmessi dal Ministero dell'Interno a tutte le Regie
Prefetture con circolare telegrafica del 16 settembre 1931. Secondo Marco Zeni,
Arnaldo Mussolini si occupò anche del caso Ida Dalser, la "moglie
segreta" di Benito, e del loro figlio Benito Albino. Mentre la Dalser finì
in manicomio, pare che Arnaldo – non è chiaro se per ordini ricevuti o per
affetto personale – trattasse nel miglior modo possibile il nipote Benito
Albino. Dopo la morte dello zio Arnaldo, anche Albino venne internato, come la
madre, in manicomio, dove morì nel 1942[7]. Arnaldo Mussolini morì
improvvisamente di arresto cardiaco[8], a Milano, il 21 dicembre 1931, a 46
anni. Fu sepolto nel piccolo cimitero di Paderno di Mercato Saraceno, paese
natale della moglie Augusta Bondanini, dove ancora esiste, nella casa di
famiglia, il suo studio privato con arredi e cimeli dell'epoca. A Forlì,
invece, nella Casa del Balilla, poi della G.I.L., venne aperta una cappella
votiva a lui dedicata. La cappella faceva parte del percorso del
"pellegrino" fascista dalla stazione di Forlì, lungo il viale Benito
Mussolini, oggi viale della Libertà, fino al piazzale della Vittoria, con
destinazione la casa natale di Benito Mussolini a Predappio. Nella chiesa di
Santa Maria Nuova, a Mercato Saraceno, una lapide nel pavimento ricorda la
tumulazione provvisoria ordinata da Benito Mussolini, in quanto, a causa della
neve, il cimitero di Paderno era divenuto inaccessibile. Gli fu dedicato
l'Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani Arnaldo Mussolini,
che dopo la guerra divenne INPGI G. Amendola. Quando morì, Benito Mussolini
mandò un telegramma a tutte le scuole, ordinando di piantare una quercia in
memoria del defunto Presidente del Comitato Nazionale Forestale. Il fratello
Benito ne scrive la biografia in Vita di Arnaldo, che inizia così: "Voglio
scrivere stasera - 25 dicembre 1931 - X - uno dei più tristi Natali - forse il
più triste - della mia vita, le prime pagine del libro che dedico alla memoria
di Arnaldo. Oggi, a Palazzo Venezia, per sei ore, ho cominciato lo spoglio
delle carte lasciate da lui; operazione necessaria, delicata, che ho compiuto e
compirò con grande trepidazione." Onorificenze Grande ufficiale
dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grande
ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia Opere Arnaldo Mussolini, Coscienza
e dovere Archiviato il 18 dicembre 2012 in Archive.is.,Raido, Roma, 2007
Arnaldo Mussolini, Forlì, Tiber, Roma 1929 Note ^ Dizionario Biografico degli
Italiani: Benito Mussolini ^ Luca Irwin Fragale, La Massoneria nel Parlamento.
Primo novecento e Fascismo, Perugia, Morlacchi Editore, 2021, p. 118. nota 146.
^ M. Volpe, Compendio storico della massoneria scozzese in Italia, Bologna Tonlorenzi,
Raoul Vittorio Palermi tra massoneria e fascismo, Bari, 2004, pp. 44 n. ^ La
Scuola di mistica fascista - Una pagina poco nota del Fascismo - PDF Archiviato
il 30 luglio 2012 in Archive.is. ^ I. Montanelli e M. Cervi, L'Italia littoria,
pag 118 ^ Marco Zeni, La moglie di Mussolini, Erre Effe edizioni, 2000. ^
Esprimono dubbi sulla natura repentina del decesso Mario Cereghino e Giovanni
Fasanella, Tangentopoli nera, Sperling & Kupfer, 2016, parte prima.
Bibliografia Mario Cereghino, Giovanni Fasanella, Tangentopoli nera, 2016.
Icilio Felici, Una face sul colle, Pisa, Nistri-Lischi, 1939. Benito Mussolini,
Vita di Arnaldo, Tipografia del "Popolo d'Italia", Milano, 1932.
Antonino Pagliaro, Arnaldo Mussolini, Casa Editrice Nazionale, . Marcello
Staglieno, Arnaldo e Benito, due fratelli, Arnoldo Mondadori Editore, 2004.
Michelangelo Ingrassia, L'idea di fascismo in Arnaldo Mussolini, Palermo,
ISSPE, 1998. Nicola Fanizza, Maddalena Santoro e Arnaldo Mussolini. La storia
d'amore che il duce voleva cancellare, Edizioni del Sus, Bari 2016. Voci
correlate Benito Mussolini Edvige Mussolini Sandro Italico Mussolini Scandalo
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immagini o altri file su Arnaldo Mussolini Collegamenti esterni Mussolini,
Arnaldo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Modifica su Wikidata Alberto Maria Ghisalberti, MUSSOLINI, Arnaldo,
in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934. Modifica
su Wikidata Mussolini, Arnaldo, in Dizionario di storia, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, 2010. Modifica su Wikidata Giulia Albanese,
MUSSOLINI, Arnaldo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 77, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, 2012. Modifica su Wikidata Arnaldo Mussolini, su
BeWeb, Conferenza Episcopale Italiana. Modifica su Wikidata (EN) Opere di
Arnaldo Mussolini, su Open Library, Internet Archive. Modifica su Wikidata
Predecessore Direttore del Popolo d'Italia Successore Benito Mussolini dal 30
ottobre 1922 al 12 dicembre 1931 Vito Mussolini V · D · M Benito Mussolini Portale
Biografie Portale Fascismo Portale Storia Categorie: Giornalisti italiani del
XX secoloPolitici italiani del XX secoloNati nel 1885Morti nel 1931Nati l'11
gennaioMorti il 21 dicembreNati a PredappioMorti a MilanoMassoniUfficiali del
Regio EsercitoMilitari italiani della prima guerra mondialeFamiglia
MussoliniDirettori di periodici italianiDirettori di quotidiani
italianiDirettori del Il Popolo d'Italia[altre]Nacque a Dovia di Predappio,
vicino Forlì, l’11 gennaio 1885 da Alessandro, fabbro, e da Rosa Maltoni,
maestra elementare. Neonato, venne dato a balia alla famiglia Gaiani e visse
parte dell’infanzia separato dal nucleo familiare, alla quale si univa solo
durante l’estate. Aveva due fratelli: Benito, nato nel 1883, ed Edvige nel
1888. Fece le elementari a Meldola e fu ospite di un cugino a Cesena per
frequentare la scuola media agraria dal 1899 al 1903. Nel 1904 la mancanza di
prospettive di lavoro lo spinse a emigrare, come il fratello, a Thun, in
Svizzera, dove si guadagnò da vivere come manovale e come giardiniere. In
quegli anni Arnaldo e Benito si incontrarono saltuariamente a Berna e a
Friburgo, oltre che nella stessa Thun. I due fratelli furono influenzati
politicamente dal padre, sia pur con effetti diversi: Benito si avvicinò al
Partito socialista proprio durante l’esperienza svizzera, mentre sin da
giovanissimo Arnaldo fece parte del Partito repubblicano, dal quale si distaccò
nel 1919, quando decise di iscriversi ai Fasci italiani di combattimento.
Rientrato in patria nel 1905 (mentre era in viaggio morì la madre), Mussolini
riuscì a trovare lavoro come prefetto di disciplina e sottocapo coltivatore
alla scuola di agraria di Cesena, dove si era diplomato, per poi divenire capo
coltivatore a Monza e, successivamente, insegnante di agraria nell’istituto
Falcon Vial a San Vito al Tagliamento. Malgrado questi interessi non fossero
centrali per il suo lavoro, negli anni successivi Mussolini mantenne una forte
attenzione alla dimensione agricola e forestale, come si può rilevare da molti
suoi articoli e discorsi del periodo fascista (tra gli altri, L’agricoltura
nella vita italiana, pronunciato il 25 maggio 1928; Discorso ad Asiago per la
giornata forestale, pronunciato sull’Altopiano di Asiago l’8 settembre 1928;
Tradizione agricola, 8 aprile 1929), dal suo ruolo nella fondazione di riviste
su questi temi (in particolare la Domenica per gli agricoltori e Il Bosco) e
dagli incarichi e riconoscimenti pubblici (fu presidente della Commissione
nazionale forestale dal 1928, anno in cui gli fu assegnata una laurea honoris
causa in agraria dal Real Istituto superiore agrario di Milano). Aveva 22 anni
quando conobbe e si fidanzò con Augusta Bondanini, di qualche anno più anziana
di lui, e sorella di un suo compagno di scuola a Cesena. Augusta apparteneva a
una famiglia di possidenti, cattolici e molto devoti, di Paderno, un paese non
lontano da Cesena. I due si sposarono il 14 aprile 1909 e nel luglio 1910
nacque il primo figlio, Alessandro (Sandro) Italico. In quegli anni Mussolini
intraprese anche gli studi magistrali, conseguendo nel 1911 il diploma che gli
permise di insegnare nelle scuole elementari, come già facevano la madre e il
fratello. Dopo il diploma ottenne la patente di segretario comunale, grazie
alla quale fu assunto dal Comune di Travesio e da quello di Morsano al
Tagliamento. Nel 1912 nacque il secondo figlio, Vito. Non sono note le opinioni
di Mussolini nei mesi caldi dell’intervento nella Grande Guerra, ma l’entrata
dell’Italia nel conflitto non cambiò la sua vita familiare e il suo lavoro. Nel
1917 la moglie diede alla luce la loro terzogenita, Rosina, a Morsano. Con la
rotta di Caporetto (novembre 1917) l’intera zona dove vivevano subì l’invasione
delle truppe austriache. Mussolini dovette quindi andarsene, dopo aver messo in
salvo le carte comunali, seguendo la sua famiglia che si era già trasferita a
Paderno. Furono questi anche i mesi del difficile e inizialmente contrastato
avvicinamento di Mussolini al Popolo d’Italia. Inizialmente l’ingresso al
giornale non fu facile, tanto che piuttosto che continuare quell’attività –
come lui stesso confessò all’amico Manlio Morgagni (Roma, Arch. centrale dello
Stato, Morgagni Manlio, b. 37) – preferì lasciare Milano e partire per il
fronte. In quella fase Mussolini riceveva compensi economici dal fratello,
probabilmente come riconoscimento per il lavoro svolto al Popolo d’Italia. Nel
febbraio 1918 fu mandato alla scuola allievi a Caserta, nel maggio, alla scuola
di fanteria a Parma. Giunse al fronte nel giugno 1918 e partecipò alla seconda
battaglia sul Piave nel comando di reggimento del battaglione complementare
della brigata Potenza. Alla fine della guerra si trasferì definitivamente a
Milano con la famiglia: con Benito fu l’inizio di un vero e proprio sodalizio,
che durò per tutta la vita. Al Popolo d’Italia ebbe immediatamente la carica di
direttore amministrativo, collaborando in un primo tempo con Morgagni. Per
Benito divenne un interlocutore privilegiato, sebbene i due avessero fin
dall’infanzia un’indole assai diversa. Non mancarono in questa prima fase i
contrasti, soprattutto – probabilmente – in relazione ai rapporti di Benito con
Ida Dalser: fu Arnaldo infatti a tenere, fino alla morte, i rapporti con il
figlio che Benito ebbe dalla Dalser, Benito Albino, e a divenire anche sul
piano giuridico protagonista di quella complicata e terribile vicenda, cercando
di allontanare in tutti i modi Ida e Benito Albino dal fratello per evitargli
uno scandalo politico potenzialmente molto pericoloso e di riavvicinare il
fratello alla moglie, Rachele Guidi. Negli anni successivi continuò ad avere un
ruolo di rilievo nei confronti di Benito: fu lui a favorire l’incontro tra la
difficile e amata figlia di Benito, Edda, e il suo futuro marito, Galeazzo
Ciano; fu sempre lui l’autore dell’autobiografia che Benito pubblicò negli
Stati Uniti d’America nel 1928, come Benito stesso riconobbe dopo la morte di
Arnaldo. Al Popolo d’Italia si occupò inizialmente soprattutto dei conti che,
nel 1919 e nei primi mesi del 1920, faticavano a tornare. L’incarico era tanto
più importante perché in quella fase il bilancio del giornale si confondeva
facilmente con quello del movimento fascista. Ancora nel primo dopoguerra per
lui il clima al Popolo d’Italia non era migliorato e il rapporto più stretto fu
quello con Morgagni, col quale discuteva della crisi di rapporti con la
redazione che a suo avviso non lo stimava e, nel maggio 1922, del suo desiderio
di dimettersi. -ALT Con la marcia su Roma, nell’ottobre 1922, il ruolo di
Arnaldo e la fiducia di Benito in lui divennero pubblicamente visibili con la
decisione di Benito di affidargli la direzione del Popolo d’Italia, malgrado
fino a quel momento non avesse mai svolto attività di giornalista. Arnaldo
accettò l’incarico pubblicando un articolo, il 30 ottobre, nel quale si riferiva
a Benito che «con infinita bontà» gli concedeva questo «alto onore», ma nel
quale si presentava con un profilo modesto («non mi nascondo la gravità del
compito affidato»), oltre che con la sua assoluta devozione («obbedisco»).
Nella prima fase della direzione la sua firma non comparve frequentemente, ma
Mussolini si affermò a poco a poco come strenuo difensore della politica del
fratello: si vantava di essere «il destro dei più destri» (Milano, Archivio
storico di Banca Intesa San Paolo, Banca commerciale italiana, Amministratori
delegati, Segreteria dell’amministratore delegato Giuseppe Toeplitz, f. 36, cc.
306-307: lettera di Pietro Fenoglio a Toeplitz, 13 settembre 1924), oltre che
pugnace sostenitore del fascismo anche nelle ore più dure. Negli stessi anni
definì un suo profilo di giornalista a tutto tondo, al punto che Benito
sostenne che «la sola vera rivelazione del fascismo è quella di Arnaldo»
(Amicucci, 1932, p. 14). Nel corso degli anni Venti fu anche l’ideatore, o il
sostenitore, di nuove pubblicazioni e iniziative editoriali; tra le nuove
testate aperte sotto la sua direzione: La rivista illustrata del popolo
d’Italia (1922), condirettore Morgagni; La domenica dell’agricoltore (1925); Il
bosco (1925), organo del Comitato nazionale forestale; Historia (1927);
L’Illustrazione fascista (1928), condirettore Umberto Favia. Queste imprese
riflettevano il ruolo centrale e politico del giornale, che tuttavia fu sempre,
e prima di tutto, il giornale di Benito Mussolini, nel quadro di un regime in
cui il proprietario ed ex direttore era divenuto dittatore e faceva del
controllo e della partecipazione delle masse al suo progetto politico un
cardine. Sono per altro noti e ampiamente documentati i contatti giornalieri
tra Benito e il fratello per commentare la situazione politica e gli articoli
del giornale (e anche i rimbrotti per articoli non ritenuti efficaci), oltre al
ruolo di privilegio del Popolo d’Italia nel ricevere le notizie dall’Ansa di
Morgagni. Non si può tuttavia dire che questa attività giornalistica, negli
anni della direzione di Arnaldo Mussolini, fosse coronata da successo
imprenditoriale, dal momento che queste riviste (e quelle fondate
precedentemente) incisero negativamente sul bilancio del quotidiano,
frequentemente in perdita come testimoniano le lettere tra Arnaldo e Benito. Le
vendite del Popolo d’Italia peraltro non aumentarono e, almeno fino alla guerra
di Etiopia (1935-36), le tirature non superarono mai le 92.000 copie. In
qualità di uomo di fiducia del fratello, Mussolini ebbe un ruolo fondamentale
anche nella riorganizzazione del sistema della stampa nel regime, soprattutto a
partire dal 3 gennaio 1925, con la fine della crisi Matteotti e la repressione
seguita al discorso tenuto da Benito alla Camera dei deputati. Successivamente
a quella svolta, infatti, Arnaldo divenne presidente della Commissione
superiore per la stampa e assunse anche la direzione – che tenne fino alla
morte – dell’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti (INPGI),
un’istituzione previdenziale fondamentale per veicolare, controllare e tenere i
giornalisti nell’orbita del regime. Oltre a questi incarichi nazionali,
importante fu anche il suo ruolo in altre testate. Nel marzo 1925 acquisì la
direzione del consiglio di amministrazione de Il Resto del carlino, grazie
all’acquisto da parte della famiglia Agnelli di quote rilevanti di quel
giornale. Nel 1929 risultava anche presidente della Casa editrice Alpes,
fondata da Franco Ciarlantini, che dal 1923 ebbe sede al Popolo d’Italia. Dal
1929, inoltre, Mussolini divenne vicepresidente dell’Ente italiano per le
audizioni radiofoniche (EIAR), costituito due anni prima, segno della
centralità dei nuovi mezzi di comunicazione nella politica del regime. Tramite
la Società anonima milanese editrice di cui era presidente, arrivò a
controllare diversi giornali, tra i quali il Secolo-Sera e L’Ambrosiano. Dal
1924 alla morte, assunse più volte posizioni tutt’altro che moderate nelle fasi
di crisi e nelle polemiche più importanti. Particolarmente note furono le
dichiarazioni a favore del fascismo durante la vicenda Matteotti e in occasione
delle polemiche di Benito con Roberto Farinacci, che lo coinvolsero in alcuni
casi anche direttamente. Lo sguardo e le parole di Mussolini appaiono
spregiudicate quanto quelle del fratello, se non di più: nelle lettere
ricordava con una certa frequenza a Benito quello che considerava «uno dei
migliori cardini della rivoluzione»: «chi tradisce perisce» (Carteggio, 1954,
p. 26). Il ruolo e gli interessi, anche economici, di Arnaldo Mussolini – in
combutta con il fratello – non furono palesi e sono ben lungi dall’essere
chiariti. Appaiono tuttavia ormai evidenti il legame con gli esecutori del
delitto Matteotti e il suo ruolo, centrale, di mediatore negli interessi
editoriali (e non solo) della famiglia Mussolini. Fu nel consiglio
d’amministratore di diverse società, in alcuni casi grazie anche al sostegno
della Banca commerciale italiana; curò i rapporti con alcuni gruppi industriali
(tra i quali in particolare le società elettriche UNES e SADE, la Banca
italiana di sconto, la Compagnia fondiaria di Angelo Pogliani e alcune società
immobiliari), cosa che in alcuni casi lo mise al centro di polemiche. Quale
fosse il rapporto tra le attività compiute per rafforzare il regime e il
giornale e quelle svolte per arricchimento personale e familiare è difficile
sapere. Tutto ciò fa comunque di Arnaldo Mussolini una figura meno cristallina
e scialba di quello che la storiografia ha in passato intravisto nei pochi
momenti in cui si è occupata di lui. Anche sul fronte personale, per altro,
malgrado l’immagine integerrima di marito fedele che il fascismo ha voluto
accreditare, le cose erano più complesse: appare evidente che vi furono
ricchezze accumulate, necessarie anche per mantenere un’amante, la scrittrice Maddalena
Santoro, cui regalò, oltre a una discreta somma, due appartamenti arredati a
Firenze e a Roma. Interessante appare il ruolo attribuito da Benito ad Arnaldo
nel definire il rapporto tra il regime e la Chiesa cattolica e nel lavoro
finalizzato alla Conciliazione. Arnaldo aveva una sensibilità religiosa più
spiccata del fratello e si considerava cattolico, almeno dopo l’incontro con la
moglie. Intervenne più volte su Il Popolo d’Italia a favore della conciliazione
tra Stato e Chiesa e, anche per questo, divenne uno degli interlocutori del
gesuita Pietro Tacchi Venturi, che in alcune testimonianze Benito sostenne gli
fosse stato presentato proprio dal fratello. Questa sensibilità non lo limitò
nella sua avversione dichiarata contro il Partito popolare italiano, il
giornale Il Popolo e Luigi Sturzo, e neppure nelle sue espressioni di
contrarietà contro il giornale cattolico L’Osservatore romano per le sue non
infrequenti critiche contro il fascismo. Mussolini tuttavia sottolineava
l’importanza della «spiritualità nel fascismo» e la natura non opportunista di
tale tema, ponendo esplicitamente la questione della centralità della religione
nel regime e nella vita dei fascisti, non senza sottolineare i vantaggi
ottenuti dalla Chiesa grazie al fascismo, idee espresse nel durissimo articolo
pubblicato su Il Popolo d’Italia il 13 settembre 1926 (Un problema difficile).
Proprio l’attenzione ai valori spirituali del fascismo, esemplificati nel
discorso Coscienza e dovere, diventato il «manifesto etico politico del movimento»
(Marchesini, 1976, p. 19), lo portò a essere una importante figura di sostegno
alla Scuola di mistica fascista, fondata a Milano nel 1930 e dedicata alla
memoria di suo figlio Sandro Italico. Mussolini giocò anche un ruolo nella
definizione della linea politica e delle gerarchie di potere, a Milano in modo
particolare ma anche in Lombardia e nell’Italia settentrionale. Tra il 1926 e
il 1927 le tensioni tra Benito Mussolini e Farinacci coinvolsero anche Arnaldo,
riguardo ai rapporti tra Il Regime fascista di Farinacci e il Popolo d’Italia,
nonché alle mire di Farinacci su Il Secolo di Milano, che avrebbe potuto
divenire un diretto concorrente del giornale di Arnaldo. Erano tensioni
direttamente collegate al fenomeno del dissidentismo all’interno del fascismo
e, per molti versi, un effetto diretto delle rivalità tra gruppi di potere,
fenomeno tipico del sottobosco governativo di quegli anni. Tali questioni non
erano archiviate quando, nel 1928, Arnaldo assunse in prima persona un ruolo
importante nella marginalizzazione del segretario milanese, Mario Giampaoli, e
nel commissariamento del fascio locale, voluto da Benito, a opera del
segretario del Partito nazionale fascista, Achille Starace. Mussolini ebbe
dunque un ruolo decisivo nella stabilizzazione del regime: rappresentò uno
snodo rilevante del regime con i gruppi capitalistici e finanziari, milanesi e
genovesi in particolare, e con la stampa. Non fu esclusivamente un fedele
seguace del fratello, malgrado questa rappresentazione sia a lungo prevalsa,
anche perché fortemente suffragata da Arnaldo stesso. Negli scritti e nella
corrispondenza emerge in realtà una certa sua autonomia di posizioni, come
quando gli fu proposta la presidenza della Provincia di Forlì, un incarico che
il fratello gli ingiunse, senza successo né conseguenze, di rifiutare. Nel 1928
cominciò una fase sfortunata. Dapprima, nel maggio, fu vittima con la moglie di
un incidente d’auto tra Cesena e Forlì. A ottobre fu diagnosticata una grave
malattia a Sandro Italico, che morì nell’agosto 1930, a soli vent’anni.
Mussolini gli dedicò, subito dopo la morte, un volume di ricordi e riflessioni,
Il libro di Sandro (Milano 1930), uno scritto pervaso da un anelito
profondamente religioso, al punto che il figlio viene rappresentato con l’immagine
di un santo in terra, nel quale si scorge tuttavia, oltre allo sfogo privato,
anche la forza dell’autorappresentazione pubblica e della consapevolezza di
essere al centro dell’attenzione della nazione. Con la perdita del figlio
sembrò svanire – secondo quanto affermarono molti dei suoi amici – anche la
voglia di vivere del padre. Alcuni suoi collaboratori raccontarono infatti che
qualche giorno prima di morire, dopo aver avuto una piccola crisi cardiaca,
Mussolini raccontò di aver sentito la morte vicina e di averla aspettata con
gioia. Il 21 dicembre 1931 – il giorno successivo a una cerimonia politica a
Milano alla presenza di Starace – morì in seguito a un infarto. La camera
ardente fu allestita nel suo studio al Popolo d’Italia. Dal pomeriggio di quel
giorno si diffusero voci e sospetti sulla sua morte, sugli stress e le tensioni
che l’avrebbero causato. I funerali si svolsero con grande solennità il 28
dicembre 1931 e le celebrazioni si susseguirono nei mesi e negli anni
successivi. A Milano gli fu intitolata via Lovanio, dove il Popolo d’Italia
aveva la sua sede. Nei giorni immediatamente successivi alla morte di Arnaldo e
negli anni che seguirono, Benito si sforzò di sottolineare l’assoluta
estraneità del fratello agli affarismi che gli erano stati addebitati,
mostrando – anche attraverso la pubblicazione del testamento – che non si era
arricchito. Anche per questo favorì la pubblicazione immediata di un testamento
spirituale, tutto volto a difendere la correttezza del fratello, la sua
attenzione alla famiglia e la sua lontananza da speculazioni economiche. Poco
tempo dopo, tracciò un ritratto del fratello (Vita di Arnaldo, Milano 1932;
ripubblicata a Milano nel 1934 insieme al Libro di Sandro) in cui ne delineò un
profilo a tutto tondo, riflettendo anche sulle loro differenze tanto
caratteriali che spirituali e ribadendone il disinteresse e la fedeltà. Opere:
tra le pubblicazioni di Arnaldo Mussolini, oltre agli articoli apparsi sul
Popolo d’Italia tra il novembre 1922 e la morte, si ricordano le numerose
prefazioni a volumi di altri su vari temi, la cura delle opere di Benito e di
diverse raccolte di suoi scritti (tra cui Il mio diario di guerra 1915-17, in
collaborazione con Dino Grandi). Tra i diversi volumi: L’agricoltura nella vita
italiana: conferenza tenuta a Milano il 25 maggio 1928, Milano 1928; Commento
alla carta del lavoro, ibid. 1928; Le forze dominanti, Firenze 1928; Polemiche
e programmi: articoli del 1926, Milano 1928; Commenti all’azione: articoli del
1927, ibid. 1929; Forlì, Roma, 1929; Stile fascista stile di vita, Milano 1929;
Verso il nuovo primato, ibid. 1930; Ammonimenti ai giovani e al popolo, Roma
1931; Il memoria di Sandro Italico Mussolini, s.l. né d.; Coscienza e dovere,
Roma 1932; Tripolitania, ibid. 1932. Arnaldo Mussolini è anche l’autore del
volume pubblicato a nome del fratello, My autobiography, che apparve dapprima
sul Saturday Evening Post di Filadelfia nel 1928. Dopo la morte i suoi scritti
e i discorsi furono raccolti in quattro volumi, che significativamente iniziavano
con il ricordo del figlio (Scritti e discorsi, Milano 1934-37). Fonti e Bibl.:
L’archivio di Arnaldo Musso-lini è stato in parte conservato, insieme al suo
studio, nella villa di Paderno, a Mercato Saraceno (provincia di Forlì-Cesena),
di proprietà della famiglia, di cui si è consultato il primo inventario
redatto. Roma, Arch. centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Direzione
generale Pubblica Sicurezza, Divisione polizia politica, Fascicoli personali,
b. 7 (A. M.); b. 1208 (Maddalena Santoro); Ministero della Cultura popolare, b.
11; Segreteria particolare del duce, Carteggio riservato, b. 41 (Farinacci);
Fondo Federzoni, sc. 2; Morgagni Manlio, b. 37; Mostra della Rivoluzione
fascista, bb. 88, 169; Arch. di Stato di Milano, Prefettura, Gabinetto, bb.
555, 987, 988, 1982; Milano, Archivio storico di Banca Intesa San Paolo, Banca
commerciale italiana, Amministratori delegati, Segreteria dell’amministratore
delegato Giuseppe Toeplitz, f. 36; Segreteria Toeplitz, bb. 79, 83.Tra i volumi
apparsi dopo la morte, oltre alla biografia scritta da Benito Mussolini, il
volume raccolto dal Sindacato nazionale fascista dei giornalisti In memoria di
A. M., Roma 1932 (all’interno, E. Amicucci, Il padre dei giornalisti). Nel
1954, con la seconda edizione dell’Opera omnia di Benito Mussolini, fu
pubblicato un volume di lettere tra i fratelli che comprende soprattutto
lettere di Benito (Carteggio Benito-Arnaldo Mussolini, premessa e note di D.
Susmel, Firenze 1954). Una fonte interessante, seppure non neutra, sui rapporti
tra i due fratelli è E. Mussolini, Mio fratello Benito, Firenze 1957. La figura
di Arnaldo Mussolini non è stata molto approfondita dagli storici. Tra le opere
principali il lavoro apologetico ma ricco di informazioni: M. Staglieno,
Arnaldo e Benito. Due fratelli, Milano 2003. Si vedano inoltre la riflessione
che ne fa, sulla base degli scritti autobiografici di Benito, L. Passerini,
Mussolini immaginario, Roma-Bari 1991. Fondamentali sulla sua vita sono: S.
Lupo, Il fascismo. La politica in un regime totalitario, Roma 2000; R.J.
Bosworth, Mussolini’s Italy. Life under dictatorship, London 2005; M. Di
Figlia, Farinacci. Il radicalismo fascista al potere, Roma 2007. Per il ruolo
nel fascismo milanese: I. Granata, Il Partito nazionale fascista a Milano tra
«dissidentismo» e «normalizzazione» (1923-33),in Il fascismo in Lombardia,
Milano 1989; per quello nel sistema della stampa fascista: M. Forno, La stampa
del ventennio. Strutture e trasformazioni nello Stato totalitario, Soveria
Mannelli 2005. Sulla vicenda Dalser sono fioriti in questi anni diversi volumi:
il più completo, per quanto non privo di ingenuità è M. Zeni, La moglie di
Mussolini, Trento 2005. Sul suo apporto alla Scuola di mistica fascista, si
veda tra gli altri D. Marchesini, La scuola dei gerarchi. Mistica fascista:
storia, problemi, istituzioni, Milano 1976; sul delitto Matteotti: M. Canali,
Il delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini, Bologna
1997, ad indicem.BIBLIOTECA CIVICA - VARESE ARNALDO MUSSOLINI COSCIENZA E
DOVERE SIBLlui lCa L.UML'■ /V c lii90$ VA RESE Quaderni della Scuola di Mistica
Fascista Sandro Ita lico Mussolini a cura dalla rivista " Dottrina
Fascista „ 46° MIGLIAIO 3 Questo Jf^corao solenne e commosso fu pronunzialo in
Milano la dome¬ nica del 29 novembre anno X, per r inaugurazione dell* attività
di quella Scuola di Mistica Fascista che porta il nome di Sandro «mistico e
stoi¬ co. » Sono queste le ultime parole che Arnaldo Mussolini abbia detto in
pubblico, Ventidue giorni prima della Sua morie improvvisa avvenuta il 21
dicembre. Parole semplici e ■ahissi- me — viatico dì fede e insegnamento di
vita nuova ai giovani del Litto¬ rio — esse più che mai oggi, a sefle anni di
disianza, si rrtfefano aguale e ammaestrai rici. Giovani Camerati, mi è avvenuto
più volte di parlare in pubblico, in diverse vicende, su temi differenti; e pur
sen¬ tendo sempre l’alta responsabilità del mio com¬ pito, non ho mai provato
la minima inquietu¬ dine. Debbo invece riconoscere che, contraria¬ mente al
solito, questa conferenza inaugurale, mi ha tenuto e mi tiene tuttora
trepidante per l’uditorio d'eccezione, per il tema delicato e per il momento in
cui viene pronunciato il mio di¬ scorso. Voglio parlare a voi con cuore La
legge aperto vorre i dire con cuore pa- del Dovere terno. Senza asprezza, ma
sen¬ za indulgenza : questo m’ispira il nome sacro sotto la cui egida avete
posto la vostra Scuola : questo voi stessi sono certo desiderate da me. Molti
fra voi uniscono alla nobiltà dell’ingegno un senso critico già acuto e aperto.
Voi conoscete già una letteratura che vi riguarda e che troppe volte non vi
soddisfa. Vi sentite a volte umiliati o adulati, raramente conosciuti a fondo,
di quella cono- 7 scenza che è, secondo la vivida espressione del- l'Alighieri,
«intelletto d'amore)). Si tratta di di¬ sorientamento in cui più d’uno di noi
si può tro¬ vare, tentando di giudicare una generazione co¬ me la vostra, sorta
dopo la duplice esperienza della guerra e della Rivoluzione Fascista. Sul
tessuto della tradizione, che spostava in forma impercettibile il corso della
Storia, è entrato, come una vampata, il rinnovamento della Na¬ zione, a cui s
univa una certa tendenza nel di¬ struggere le vecchie concezioni della vita. Il
pic¬ colo mondo d’altri tempi si è dilatato, come oggi si dilata lo spirito per
assorbire ed elaborare tutto quello che di nuovo s'impone all’attenzione ed
all’esame critico dell’ingegno. In questa nuova atmosfera voi siete cresciuti,
e, porre oggi, da¬ vanti a voi il binomio « coscienza e dovere », può sembrare
voler ribattere quei principii d’altri tempi, statici ed irrigiditi. Non è
così. La nostra coscienza non rinnega niente del nuovo che si avanza. Il dovere
costituisce una legge che s'in¬ quadra nel nostro secolo, facendosi più forte
per le nuove esperienze, e la coscienza che lo regge è coscienza nuova, resa
più ricca e più vitale dal crogiolo di sacrifici e di eroismi da cui è nata la
vostra generazione. Prima di addentrarmi sul tema che mi sono prefisso, è bene
eliminare alcune riserve di prin¬ cipio e chiarire alcune posizioni. Si è detto
che la vostra Scuola di Mistica Fascista non ha il ti¬ fi tolo appropriato.
Mistica è una parola che si ad¬ dice a qualche cosa di divino, e quando viene
portata fuori dal campo rigidamente religioso si adatta a troppe ideologie
inquiete, vaghe, inde¬ terminate. Diffidate delle parole e sopra tutto delle
parole che possono avere parecchi signifi¬ cati. Certo che qualcuno può
rispondermi che con la parola mistica si e voluto porre in evidenza 1 rapporti
necessari fra il divino e lo spirito uma¬ no, che ne è la sua derivazione.
Accetto questa tesi senza indugiarmi in una questione di paro¬ le. In fondo non
sono queste che contano : è Io spirito che vale. E lo spirito che vi anima, è
in giusta relazione al correre del tempo che non co¬ nosce dighe, nè ha dei
limiti critici; mistica è un richiamo a una tradizione ideale che rivive tra¬
sformata e ricreata nel vostro programma di gio¬ vani fascisti rinnovatori.
Un'impronta di Altro elemento pre- nobiltà e di iorza binare, ma fonda- mentale
ai fini della mia lezione, e la ragione del movimento giova¬ nile fascista e
gli interrogativi che molti si fanno parlando dei giovani. Tanti si chiedono :
per¬ che questo valore e questa forza preminente nel¬ la vita dei giovani? Non
sappiamo forse che tut¬ ta I umanità è passata a traverso il periodo della
gioventù? Non vi è forse del sano, deirottimo. 9 dell’esperienza nell’età
virile, quando la mente è già temprata ed i muscoli sono ben saldi? Non viene,
cori questa sopìavalutazione dei giovani, alimentato uno squilibrio naturale
fra giovani e anziani ? È innegabile che simili interrogativi hanno, ad un
esame superficiale, una importanza alme¬ no formale. È meglio rispondere per
proposizio¬ ni definite, chiare, e chiamare la logica e la storia in nostro
aiuto. Bisogna innanzi tutto rilevare che questa vigile preoccupazione dei
giovani è sem¬ pre stato il carattere tipico, l’impronta di nobiltà e di forza
di tutti i grandi popoli nei momenti del loro maggiore sviluppo. Atene e Roma
hanno dato esempi indimenticabili. La diversa conce¬ zione di, vita fra
Ateniesi e Spartani, il diverso carattere delle due civiltà elleniche era
appunta nel differente modo di risolvere il problema del¬ la gioventù : con un
raffinarsi delle potenze in¬ tellettuali ad Atene, con un potenziamento fisico
e volitivo a Sparta. Che dire di Roma? 1 giovani formarono nella Città Eterna 1
assillo costante dei pensatori e dei politici, dei condottieri di po¬ poli e
dei condottieri d’eserciti. Si può dire che Roma, per questo carattere della
sua civiltà im¬ periale e universale, stabilì le basi fondamentali
dell’educazione dei giovani. Oggi la leva fascista ripristina in tutto il suo
valore di responsabilità l’antico rito solenne dell’ « assunzione della to¬ ga
virile)). È quindi naturale, o storicamente necessario, che l’Italia fascista
senta, prima dii ogni altra esigenza, la necessità di infondere vita nuova
nella educazione dei giovani e nel Ioto compito nel quadro armonico delle
attività na¬ zionali. Il problema Noi siamo un popolo antico e religioso
glorioso; le più alte tradizioni rivivono in noi, ma come na¬ zione unita ed
operante non abbiamo, nell'evo moderno, neanche un secolo di vita. Per questo
il nostro lavoro formativo è oggi più arduo e com¬ plesso; la costituzione unitaria
non è solo recen¬ te, ma si è venuta formando in tempi poco pro¬ pizi
nell'antitesi fra il vecchio ed il nuovo secolo, a traverso 1 irrompere dei
partiti politici, il fra¬ zionarsi dei doveri verso la collettività, l’imporsi
— con lo sviluppo del capitalismo — di un nuo¬ vo problema, la questione
sociale. Durante il pe¬ riodo grigio della terza Italia le divisioni fra gli
anziani si riflettevano per solito nei quadri dei giovani. Non vi era una
verità basilare; mancava un denominatore comune a tutta la gioventù. Si
cominciava dal governo centrale a dare il triste esempio. A parte le
considerazioni elettorali e regionali — assurde e balorde — nell'assegHa- zione
del comando, avveniva il fatto specifico che l'istruzione pubblica e la
giustizia dovevano essere amministrate da elementi graditi o pro¬ li posti
dalla massoneria. Cosa fosse la massone¬ ria, io non saprei proprio dirvelo. Ma
dal mo¬ mento che non agiva alla luce chiara del sole e che nessuno, di coloro
che vi hanno appartenuto, ha mai avuto il coraggio di gridarlo e gloriar¬ sene,
mi permetto di affermare che fosse una associazione obliqua, sotterranea, a
finalità non chiare e sopra tutto legata a quel reciproco fa¬ voritismo che nel
nome della carriera e dell'avan- zamento offusca il merito e la giustizia.
Quando dai suoi fini pratici la massoneria entrava nel campo dottrinale, cadeva
nelle frasi comuni del laicismo e della lotta contro la religione catto¬ lica.
Di contro a questo movimento, che si di¬ ceva moderato ed era sopra tutto arido
ed utili¬ tarista, si elevava antagonista il movimento della Chiesa. Non
bisogna giudicare con superficialità questo assillo millenario della vita
religiosa. Se anche qualche spirito elevato può sentirsi incerto o turbato nell
imporsi del problema religioso, questo non impedisce che le chiese siano affol¬
late e che in ogni tempo, in ogni secolo, in ogni popolo, il senso mistico
della vita trovi nella re¬ ligione un interprete definitivo. Il quadro doloroso
È naturale che in del recente passato s P irituale cattolico questo movimento s
innestasse un movimento laico politico. La mas- 12 soneria deformava i
caratteri del scopo di propaganda libertaria, cattolico per reazione lo negava,
si conduceva ugualmente la gioventù all errore e al disorientamento. Eppure il
Risorgimento aveva già bandita la via giusta e vera : l’unità politica
italiana, che in fondo non era che il ri¬ sultato di uno sforzo volitivo di due
grandi cor¬ renti : una idealista, volontaria, disinteressata, espressa nella
concezione repubblicana con a ca¬ po Mazzini e Garibaldi; l’altra della
tradizione, della saggezzà dalla visione organica dei proble¬ mi, della forza
coordinata da grandi virtù spiri¬ tuali della dinastia dei Savoia. Questa unità
po¬ litica conquistata a traverso quasi un secolo di lotte, era insidiata dalle
scuole moderne a tinta internazionale e dalle riserve della gioventù ispi¬ rata
dai cattolici, cbe vedevano il Risorgimento come lo spoghatore dei domini
pontifìci e parti¬ colarmente di Roma papale. È innegabile che, malgrado il
venti settembre del 1870, sulla Città Eterna era rimasta una ipoteca
formidabile cbe noi avvertivamo alla periferia e che gravava in ogni
contingenza al centro e nei rapporti inter¬ nazionali. Le scuole politiche e
gli interessi mal confessi avevano buon gioco da questa posizione ambigua. 1
giovani ne risentivano la conseguen¬ za. L Italia tradizionalista
rivoluzionaria, mas¬ sonica o papalina, regionalista o unitaria, divi¬ deva i
giovani negli assentì e negli sviati. Gli as- Risorgimentc 1 politicantism Per
vie opposte 13 senti erano la maggioranza, coloro cioè che non volevano avere
noie e stavano, come il personag¬ gio manzoniano, in coda al corteo, per vedere
dove sbandavano gli avamposti e regolarsi in con¬ formità. Altri giovani, gli
sviati, erano suddivisi fra istituzioni laiche e cattoliche. L’Italia vario¬
pinta che aveva monumenti e città meraviglio¬ se, esercitava sullo straniero il
fascino della sua storia immortale. Come nazione veniva giudicata un giardino
sempre rifiorente, come potenza non eTa valutata nella sua giusta grandezza.
Perchè il Fascismo si Questo è in breve il è rivolto ai giovani c i ua ^ ro
doloroso di un recente passato ben noto agli studiosi. 11 Fascismo, con una
forza e una rapidità che hanno tutta l’impronta di un destino storico
superiore, ha travolto que¬ ste miserie; ha sanato, rinnovato, ridestato gli
animi e le coscienze. Saltando un quarantennio di inerzia, il Fascismo ha
operato sul tronco mil¬ lenario della stirpe. Su questa base completa- mente
diversa dalle precedenti, il nostro movi¬ mento ha imposto come presupposto
dell'unità e della grandezza della Patria, il problema della gioventù italiana.
Superate le avverse scuole po¬ litiche, ricomposto il dissidio storico fra lo
Stato e la Chiesa, creata un’atmosfera di simpatia alla scuola italiana,
riformati i principii di etica na- 14 zionale : ecco il solo modo di
trasformare questo giardino arcadico in una Nazione di potenza chia¬ ra,
solare, mediterranea, che ha 42 milioni di abi¬ tanti entro le anguste
frontiere dall’Alpi al mare ed altri dieci milioni di fratelli, che il
ventilabro della necessità ha disperso per il mondo. Per com¬ piere questa
azione di unità, di concordia, di fie¬ rezza, non bisognava rivolgersi che ai
giovani. Questo è il tessuto ideale della nostra opera; que¬ sto è l'assillo,
la speranza, la certezza del Duce. Se qualcuno ha pensato a questo movimento
come a una corsa allo stipendio, alla carriera, al¬ l’impiego, al favoritismo,
deve disingannarsi: non vi sono privilegi se non quello di dover com¬ piere per
i primi la fatica e il dovere. Tutta l'ope¬ ra del Fascismo è tesa a creare la
solidità della fa¬ miglia, la serenità della scuola; la religione come tessuto
spirituale, la Patria come mondo ideale e reale. Ecco il substrato della
grandezza e della potenza di un popolo. Questa è nelle sue linee essenziali
l’azione ri¬ voluzionaria del Fascismo. Ma la sua manovra è peT quadri
vastissimi. Siamo in tempi in cui la buona semente non può essere affidata alla
diffu¬ sione di un buon libro o ai maestri singoli. Lo stesso linguaggio
mistico ed eroico, severo ed unitario, contingente e storico, bisogna che sia
parlato con la stessa forma, con la stessa fede, in uno stesso giorno, alle
moltitudini. Ecco la ragio¬ ne delle vostre formazioni educative che fondono in
sìntesi compiuta l’addestramento fisico col sen¬ so della disciplina del dovere
e della fede. È ne¬ cessario guadagnare secoli di storia, che abbiamo perduto
nei dedali del regionalismo e della vana deviazione dottrinale. Nell’atto
stesso in cui ho risposto alle domande preliminari, sono entrato
necessariamente nel cuo¬ re del nostro tempo. La fatica che il Regime com¬ pie
per voi implica alte verità ed alti doveri. Vi sono virtù latenti, che devono
affiorare e poten¬ ziarsi; vi sono difetti della nostra complessa vita di
popolo, che devono scomparire. La coscienza delle esigenze del nostro movimento
storico im¬ plica il dovere di adeguarsi alla propria funzione nella vita
nazionale. Il problema dei giovani per noi è problema di formazione salda del
carattere e per voi giovani si accoglie nell’unità indissolu¬ bile di questo
binomio : coscienza e dovere. Soldati pronti al- Guardiamo per un l'appello,
non va- momento anziani. . , . Se per poco si consi- mtosi ed arrivisti dera
fatto del , a gu „. ra e del dopoguerra non si può che essere fieri della
generazione che fatalmente si avvia al de¬ clino. Ma non basta : il domani deve
essere mi¬ gliore dell oggi. Voi, in una parola, dovete es¬ sere migliori di
noi. Non mi spiace quando vedo in voi dei giudici severi, intransigenti, di
cose e 16 di persone : mi rammarico solamente quando ve¬ do giudicare in fretta
senza preparazione e cono¬ scenza. Bisogna saper accettare con giusto or¬
goglio incarichi anche gravosi pieni di responsa¬ bilità, ma non bisogna darsi
attorno, non bisogna smaniare per ottenere questi incarichi e indul¬ gere al
mal costume delle piccole transazioni delle avide lotte per arrivare; bisogna
considerarsi sol¬ dati pronti all appello, ma non mai degli arrivisti e dei
vanitosi. L arrivismo e la vanità nelle loro forme, nelle infinite sfumature
della vita di tutti 1 giorni, sono vecchie scorie che devono essere bruciate
con ferro rovente come miserie ereditate da un tempo di traviamento e di
debolezza. Ab¬ biamo abbandonato il provincialismo gretto, me¬ schino,
limitato, ma abbiamo perso per una falsa concezione tanta somma di energie
latenti nelle luci della citta. Si e determinata nella febbre del tempo una
confusione fra modernità e novità. Qualcuno vuol essere originale ad ogni
costo. È apparsa con troppa fortuna una letteratura carat¬ teristica dell’epoca
di transazione, inadatta al tem¬ po nostro. I romanzieri che avevano come
tessuto la gente saggia nella quale si innestava sempre un asceta o un
avventuriero nel senso nobile della parola, hanno scelto come soggetto in
questi ul¬ timi tempi gli squilibri morali, i dissolvimenti in¬ teriori, la
mancanza di volontà, o gli aspetti più futili della vita mondana
internazionale. Tristi correnti letterarie straniere dedicate alla svaluta- 17
zione della guerra ed alla degenerazione della stessa dignità dell'uomo, hanno
trovato eco fra noi nel romanzo e nel teatro con la complicità di una vecchia
critica, che è fuori della storia e della vita. Bisogna reagire contro tutta
questa devia¬ zione barbarica e reagire si deve anche contro un gretto spirito
di invidia che si rivela spesso nella nostra vita sociale. Voi non negherete,
come non nego io, la qualità specifica di bontà generosa, di intelligenza del
popolo italiano. Un nostro vi¬ cino non ci è mai estraneo; le sue difficoltà
sono in certo senso anche le nostre. Ma se poi il vicino per fortunate
circostanze, per virtù congenita, per sopravvivenze auspicabili prende il volo
verso il cielo della notorietà e della gloria, ecco l'Italia vecchia, ed anche
un po’ quella giovane, che non perdona questo segno alto della notorietà. Sem¬
bra un paradosso, ma i guai veri incominciano il giorno in cui si diventa
qualcuno nella vita. Leg¬ gete le cronache, le critiche, le polemiche, le dia¬
tribe, gli articoli; capirete che è necessario gua¬ rire, come siamo guariti in
politica, anche nel campo dell’arte e del pensiero. Voi, io lo sento, sarete
certamente migliori di noi. La nuova ge¬ nerazione di fronte a problemi così
vasti, che in¬ teressano popoli e continenti, non può sminuirsi e sentire la
smania della vanità. Le questioni di stile anche nei minimi particolari devono
avere per voi una importanza singolare, essenziale. Ogni giovane fascista deve
sentire la fierezza del- 18 la sua gioventù, unita al senso dei propri limiti e
della propria disciplina gerarchica. La nostra coscien- Noi siamo tutti ele¬
menti fattivi per col¬ laborare a una gran- vero dei giudici de opera, ma
dobbia¬ mo dimenticare a tal fine il nostro piccolo io. Il giovane che ba
smania di stampare in volume i propri scritti e va raccogliendo elogi e
recensio¬ ni, pone il ritratto davanti al frontespizio, si per¬ de nelle
ostentazioni provinciali; il giovane che crede di affermare la propria
personalità con bi¬ glietti da visita magniloquenti, che non usa il giusto tono
di riguardo verso chi è suo superiore nelle gerarchie ufficiali o nelle
gerarchie dell'in- telletto e del lavoro; chi si abbandona alla ret- torica, ai
giudizi avventati, alle affermazioni di¬ lettanti : chiunque insomma manchi di
stile, sa¬ rà sempre fuori dello spirito e fuori del costume fascista. Le
miserie non sono degne del secolo ventesimo. Non sono degne del Fascismo. Non
sono degne dì voi. Qualche volta il cattivo esempio ci viene dai meno giovani.
È giusto riconoscerlo, anche per scolpare qualcuno. Vi cito un esempio. Una
per¬ sonalità che non voglio nominare, venne ad of¬ frirmi una intervista al «
Popolo d’Italia ». Ero dubbioso se accettare Tintervista per vari motivi za sia
il più se- compreso anche il soggetto stesso della intervi¬ sta, ma la sua
insistenza mi vinse. Ricevetti il manoscritto che mi aveva già preparato in
anti¬ cipo; incominciava presso a poco con queste pa¬ role : a Siamo riusciti
ad ottenere una intervista dal signor X vincendo a fatica la sua riluttanza;
tutti sanno come egli sia schivo dal far pubbli¬ che dichiarazioni... )). Era
il caso di sorridere, anzi di ridere. Ma io ne sentii sdegno. La per¬ sona di
alto grado credeva di non mancare di ri¬ spetto ai lettori con quella finzione
per il solo fatto che i lettori non sapevano. Ma faceva di peggio : mancava di
rispetto a sè stesso. Biso¬ gna ricordarsi che il fatto che un'azione, una
parola, un gesto, siano noti o ignoti, nulla to¬ glie od aggiunge al loro
valore morale. Noi ab¬ biamo un testimonio da cui nessun segreto po¬ trà mai
liberarci : il testimonio della nostra co¬ scienza. E questo deve essere il più
severo, il più inesorabile fra i nostri giudici. Qualcuno di¬ rà : Sono piccole
cose. Non sembra : tutto quello che intacca 1 integrità del carattere è assai
grave. Voi dovete essere in questo senso intransigenti, domenicani. Siate fermi
al vostro posto di do¬ vere e di lavoro qualunque esso sia; siate ugual¬ mente
capaci di comandare e di obbedire. Ri¬ cordatevi che chi non sa obbedire, non è
degno del comando. Bisogna saper reggere saldamente su ciò che si è conquistata
con rettitudine. È ne¬ cessario accettare tutte le responsabilità, com- 20
prendere tutti gli eroismi, sentire come gitóàngj \r| italiani e fascisti la
poesia maschia delLavVen-^: /A tura e del pericolo. Non bisogna rinnegare
negriy suna virtù ideale di carattere religioso e civile. La nostra filosofia
non deve essere quella del pes¬ simismo, ma del sano e virile ottimismo; deve
superare questa vecchia antitesi nel binomio del¬ la volontà e dell’azione.
Credere ferma- La no9tTa esistenza . . deve essere inquadrata mente nel bene n
in una marcia solida, che sente la collaborazione della gente generosa ed
audace, che obbedisce al comando e tiene gli occhi assi in alto perché ogni cosa
nostra, vicina o lontana, piccola o grande, contingente ed eter¬ na, nasce e
finisce in Dio. E non parlo qui del Dio generico, che si chiama talvolta, per
smi¬ nuirlo, Infinito, Cosmo, Essenza, ma di Dio no¬ stro Signore, creatore del
cielo e della terra, e del suo Figliuolo, che un giorno premierà nei regni
ultra terreni le nostre poche virtù e perdo¬ nerà, speriamo, i molti difetti
legati alle vicende della nostra esistenza terrena. Se LItalia avrà questa
gioventù salda di vo¬ lontà, chiara di idee, volitiva nei desideri, la sua
storia scriverà pagine immortali e gloriose. Bi¬ sognerà sdegnare le vicende
mediocri, non cade¬ re mai nella volgarità, credere fermamente nel 21 bene. Voi
sarete allora anche più forti contro le avversità inevitabili della vita. Se il
dolore bat¬ terà alle vostre porte, vi sentirete meglio tempra¬ ti per
affrontare la bufera. Abbiate vicina sem¬ pre la verità e come confidente la
bontà gene¬ rosa. La fede nella vita non deve essere soltanto il sussidio delle
grandi ore, ma deve essere sem¬ pre presente nelle opere quotidiane, nelle
azioni di ogni tempo. La fede è un incentivo a progre¬ dire; la fede è come la
poesia. Sono le forze che ci spingono verso la vita, sono le speranze che
consolano gli spiriti doloranti e danno alle ani¬ me le ali verso le
altitudini. Sentirsi sempre gio¬ vani, pieno lo spirito di queste verità
supreme, è come sentirsi in uno stato di grazia. Solo così si può essere pronti
a degnamente vivere e de¬ gnamente morire. Un sacro retaggio Anch ' pCT noi °
s8 ': in questo rinnovarsi di tempi e di generazioni, è risorta la stella Dia¬
na. Le grammatiche per gli emigranti che ser¬ virono agli sventurati fratelli
lontani con la tra¬ duzione di frasi di questo genere : « Sono italia¬ no, ho
fame », sono state distrutte da una vam¬ pata di orgoglio fascista. Il mondo
oggi ascolta di nuovo con rispetto la voce di Roma. Vi sono valori morali nella
nostra vita di oggi che rive¬ lano gli indici sicuri della potenza. La genera-
22 zione che declina li affida a voi giovani come un retaggio sacro. Sono
illuminati da una fede ar¬ dente e da una certezza consacrata dal martirio, lo
guardo con cuore fermo al vostro domani. Ragioni misteriose, convinzioni
politiche e reli¬ giose confortano il cammino della nostra esisten¬ za. A voi
giovani camerati l’augurio fervido di un lavoro fecondo, mentre, nel ricordo
luminoso e santo di mio Figlio mistico e stoico, dichiaro aperto l’anno
accademico della Scuola di Misti¬ ca Fascista del Fascio di Milano. filli ione
k - STAMPATA NELLE OFFICINE CBAFlCHB AMEDEO NICOLA E C. - MILANO* VA RE SE IL
211 E ICE. Scritti e Discorsi di Arnaldo Mussolini Edizione Definitiva V
FASCISMO E CIVILTÀ E. F.) / m^UTM\u N'MiZU \/Fr E S £ ULRICO HOEPLI EDITORE
MILANO 1937-XV TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI Copyright by Ulrico Hoepli ,
Milano (Prinled in Italy) I LO SPIRITO CIVILE NEL FERVORE DELLE POLEMICHE -111
E. F.) IL FASCISMO E I SUOI CRITICI Iniziamo questo quinto ed ultimo volume
delV Edizione definitiva degli Scritti e Discorsi di Arnaldo Mussolini con
questo orticolo polemico , pubblicato nel Pop ole d'Italia il 5 oprile 1923, I
delVErù Foscisia. Arnoldo Mussolini aveva assunto la direzione soltanto da
pochi mesi: dal 31 ottobre 1922, subito dopo la Marcia su Roma (efr. Scritti e
Discorsi di Benito Mussolini, vai. II, pag. 355, Hoepli, Milano; efr. anche il
prima volume della presente Edizione, pag. 125). Ma, in poco tempo. Egli aveva
acquistato un 1 energie a spontaneità di polemista: la sua profonda passione
politica, la sua reli¬ gione del Fascismo, lo portarono a battere in breccia i
so¬ fismi degli avversari, che tentavano invano di negare o de¬ molire iti
nuova realtà storica impostasi in Italia con l’avvento del Fascismo al potere.
Si deve però osservare che, anche nelle polemiche, Arnaldo Mussolini rivelava
fin d'aliar a un intento costruttivo: Egli tendeva a determinare i caratteri
del Fascismo e la sua po¬ tenzialità di sviluppi progressivi. Su questa linea
—“ nella polemica come nella costruzione — si trovano tutti gli scrini raccolti
in. questo volume: attraverso le battaglie giornali¬ stiche, Egli portava il
suo valido contributo al formarsi di una nuova concezione della uila nazionale
e sodale. La lotta per la produzione (c/r. voi. IV) si legava indissolu¬
bilmente alla lotta per la cit’ifcd- Dagli articoli appassio¬ nali, composti
durante il primo periodo del .Regime — mentre infierivano le insidie , le
menzogne, le fallaci propagande dei giornali avversari —- si giunge così agli
articoli degli ultimi onni, che si vengono progressivamente svolgendo in un
campo sempre più vasto. La passione polemica si tras¬ forma in un profondo
sentimento, animato dì spiriluolitA religiosa e di pacalo ma intenso realismo.
Dall’ajferma- zione del Fascismo nella vita nazionale si passa alla vi¬ sione
della civiltà fascista e della missione di Roma nel mondo. Nel presente
orlicela — e in tutti quelli di questo primo gruppo — siamo ancora nell'àmbito
della latta politica nazionale. t3isogna far grazia al giornale del
massimalismo ita¬ liano se discutendo del Fascismo come Partito e come metodo,
ha voluto abbandonare i vecchi clichés diffa¬ matori che rivelano l’enorme
incomprensione e l’intima debolezza di una critica obiettiva. Prendendo le
mosse dall'articolo presidenziale pubblicato in Gerarchia (ar¬ ticolo che ha
già fatto correre molto inchiostra su tutti i giornali) VAvanti! dì sabato
scorso ha preso il tono so¬ lenne e ha incominciato con una premessa che è bene
analizzare, anche per chiarire qual’è l’atteggiamento del socialismo italiano,
verso quella dottrina e quel feno¬ meno che oggi domina la nostra vita
politica, e che si chiama Fascismo. E ripetiamo che mentre un tempo il
sovversivismo si divertiva a diffamarci, oggi scrive che il Fascismo « è uscito
dalle grandi correnti del libera¬ lismo della Riforma » ed « obbedisce a quelle
leggi di necessità e quindi di fatalità che presiedono e guidano tutti i
movimenti sociali ». Infine « in esso sono ancora tutti gli elementi di
sorpresa e le premesse di tutte le pos¬ sibilità »; « un movimento insomma che
ha aderito imme¬ diatamente e coraggiosamente alla realtà economica di¬ retta a
combattere e frantumare quei residui di resistenza più o meno larvata che la
sua audacia suscita, vivifica cd esaspera ». E a questo punto ci sembra che le
cita¬ zioni siano sufficienti, per dimostrare quale opinione vadano acquistando
del nostro movimento i socialisti, e per comprendere che razza di tegola sia
caduta tTa capo e collo a quella casta politica dirigente, che, con 1 ausilio
della democrazia e del socialismo utilitario, guidava le sorti della nostra
collettività nazionale. Che il Fascismo abbia dato colpi da gigante e da
maestro a questo mondo politico, è un fatto già conse¬ gnato alla storia. Il
nemico più acerrimo, perché privo di ogni intima grandezza, è caduto. Il
socialismo in Ita¬ lia fu! Potrà rimanere un’aspirazione indefinibile di qual¬
che sognatore, ma la bardatura « scientifica » è caduta. Le masse e i loro
interessi possono venire meglio tutelati, interpretati da altre scuole
politiche che non si astrag¬ gono dalla realtà e che vivono secondo programmi
con¬ creti, ispirati a metodi e a fini più conformi alla nostra tradizione e al
nostro costume politico. Caduto il socialismo, il movimento fascista dirige i
suoi colpi verso « certo liberalismo » che realmente ha condotto a termine la
sua missione, una missione che in questi ultimi tempi ci portava a rovina
certa. Dopo il fenomeno guerra, quando enormi masse si immettevano negli
apparati circolatori della Nazione; quando le vit¬ torie e le sconfitte
determinavano orientamenti nuovi e spostamenti colossali di interessi materiali
e morali, il liberalismo ci è apparso pigro e ritardatario. E neanche ha
contribuito alla riscossa nazionale! È una fama usur¬ pata! Il liberalismo era
già sommerso dal ricatto e dalla violenza verbosa del sovversivismo e non ha
fatto nulla nel campo d’azione, per superare e vincere la marea che andava
sommergendo la Nazione. Non ha fatto nulla se non qualche timido articolo di
giornale. La gioventù — solo la gioventù della trincea — ha vinto la sua
battaglia, e se VAvanti! crede di poter co¬ gliere in contraddizione il
liberalismo per aver voluto la vittoria fascista per poi rammaricarsene, è in
grande er¬ rore ed afferma cosa non vera, detta solo per comodità polemica. Ma
l 'Avanti! raggiunge il massimo della... sfaccia¬ taggine, là dove esalta il
comuniSmo e i suoi metodi in confronto al Fascismo. Le affermazioni
dellL4oantit sono così false ed in¬ sulse che non varrebbe la pena di
discuterle. « Lo Stato comunista — dice — è la espressione della maggioranza
dei cittadini, ha con sé e per sé il consenso della mag¬ gioranza ». Fermiamoci
a questo punto. La Russia, Stato comunista, è oramai conosciuta e dipinta dai
socialisti stessi. Volerla descrivere come uno Stato modello dove i cittadini «
partecipano direttamente alla reggenza della cosa pubblica » è una
improntitudine. Basterebbe leggere ciò che scrivono gli stessi socialisti
reduci dalla Russia e le cronache che giornalisti di va¬ lore e di coscienza
hanno scritto su quell’enorme e cri¬ minale esperimento di comuniSmo, che una
oligarchia di esaltati ha imposto alla Russia. Si possono imbottire i crani dei
lettori deH’_<4Danti /, ma non quelli di coloro che seguono con grande
obiettività i rivolgimenti di questo dopoguerra. La Russia vasta, dai ventidue
dialetti, analfabeta, fatalista, senza strade, fiorita e fertile al sud, brulla
e gelata al nord, industriale all’occidente e ster¬ minata e solitaria
all’oriente, senza unità e continuità storica, è divenuta sotto l'azione
caotica e distruggitrice del bolscevismo, un’uniforme massa di popoli in fer¬
mento. Non c’è linea, non c"è distinzione, non c’è gran¬ dezza nel
leninismo in Russia. Cè la peste, c’è la fame. Non sono le moltitudini che
fanno la politica, ma è una cricca di autocrati che rimasticando alcune formule
dogmatiche del socialismo di occidente, ha voluto fare indossare al « titano
slavo » una livrea che ha tutte le caratteristiche della servitù più nefanda. E
in fatto di libertà, consideriamo come il bolsce¬ vismo ne abbia fatto scempio.
C’è chi si commuove per la reazione (!) in Italia! Guardiamo in Russia! Lì
vera¬ mente i giornali non si pubblicano che in numero limi¬ tato; e devono
subire l’ispirazione ufficiale bolscevica sotto il controllo delle autorità
governative. E le riunioni non sono ammesse, e le critiche non si devono fare,
e la « Ceka », la famigerata organizzazione poliziesca, com¬ pleta il quadro
della dissoluzione in cui è piombata la vita civile in Russia. Inutile esaltare
l’esperimento co¬ munista russo attraverso ai proclami e ai radiogrammi a tutto
il mondo. Solo il fatalismo slavo può subire lo stu¬ pefacente; solo una tribù,
non un popolo, può piegarsi alla tragedia che non ha bagliori di grandezza. 11
bolscevismo, solo il bolscevismo, è realmente un aborto. Basterebbe a
dimostrarlo il fatto che da due anni è la carità pubblica internazionale e
capitalistica che cerca di porre un rimedio alla carestia e alla dissestata
eco¬ nomia russa. Il famoso esercito russo invincibile, quando è uscito dalle
frontiere, è stato sempre regolarmente e clamorosamente disfatto. La libertà di
stampa è un so¬ gno. Quindi aborto politico, militare, economico. Aborto su
tutta la linea! Ci vuole del coraggio per paragonare Mosca con Roma, la
rivoluzione russa con In rivoluzione fascista! Questa è ancora in atto. In
quattro anni di bat¬ taglia il Fascismo è riuscito alla conquista del potere e
ogni giorno che passa dà segni di lina vitalità chiara e manifesta così da
trovare il consenso della parte più eletta della Nazione. Bisogna essere
socialisti, anzi socialisti italiani, per non sentire l’assurdo e il grottesco
del paragone tra bol¬ scevismo e Fascismo e vedere nell'ora che passa, qualche
cosa di degno e di stabile nella dottrina e nella rivolu¬ zione comunista. Il
mondo politico è realmente un grande cantiere. Agile e vigoroso, sulla nostra
scena politica, sovrasta il Fascismo, mentre il comuniSmo scompare e il
liberalismo fa pensare a quei fantocci da fiera, « l’uomo bersaglio >, che
accolgono imperterriti i proiettili scagliati con vee¬ menza da tiratori in
gara fra di loro. Ma l’ora incalza e non conviene a raccogliere e se¬ gnalare
gli spropositi e i falsi documentati e documenta¬ bili dell' Avanti! nonché le
malinconie critiche dei libe¬ rali di casa nostra. In nata preliminare a png-
7- Il presente orli- colo fu pubblicato sul Popolo d’Italia il 23 Giugno
1923-1, in occasione degli inisl dei lavori del Congresso Nazionale del
Fascismo. In un'atmosfera di sicurezza e di forza si è aperto il Congresso
nazionale del Fascismo. La severa aula dell’Augusteo presentava l’aspetto di
una assemblea costituente piuttosto ebe di un raduno di congressisti. Faccie
espressive, nella stragrande mag¬ gioranza giovani, veterani di tutte le
battaglie di que¬ st’ultimo decennio, hanno dato un ritmo celere alla di¬
scussione generale, hanno creato un ambiente di mutua comprensione, lontano
dalle parole inutili e dalle ma¬ novre più o meno oscure e più o meno
disinteressate, che accompagnano di solito i congressi. Il Duce ebbe, come
sempre, l’applauso altissimo e il rinnovato giuramento di tutti i gregari.
Quando 1 on. Ce¬ sare Maria De Vecchi nel suo forte, quadrato discorso di
apertura, ebbe ad affermare: « intenda chi deve: il Duce non si tocca! », il
Congresso ebbe uno scatto clamoroso e formidabile di assenso. Taluni uomini
sono al di la delle discussioni ed al di là delle vicende: a questa ca¬
tegoria. in un rinnovato fervore di abnegazione e di de¬ dizione da parte dei
gregari, appartiene il Capo e Duce del Fascismo. Questa è la verità e l’intenda
chi deve. Cesare Maria De Vecchi ha confermata la sua fama di ottimo presidente
di assemblee generali del Fascismo e la sua fede intatta, cornei] primo giorno,
negli sviluppi della Rivoluzione fascista. Egli è il templare severo nella sua
intransigenza politica, di sincerità e di obbedienza al comandamento dei morti
e dei vivi. Il passaggio del suo discorso all’ap¬ pello ideale dei Martiri
fascisti, ha fatto fremere di com¬ mozione profonda tutti i convenuti al
Congresso. La poesia del sacrificio è idea di sensibilità politica e pre¬ sidio
contro ogni possibile deviazione. L’on. I arinacci ebbe, al suo apparire ed
alla lettura della sua relazione politica, un successo clamoroso. Egli meritava
questo omaggio di riconoscenza. Da oltre un anno il segretario generale^ si
batte senza incertezza su tutte le 'TFonfn Nella sua relazione, specialmente
nel¬ l'esordio e nella chiusa, vi è tutta la fede fascista lunga¬ mente provata
e temprata nelle vicissitudini del tempo e degli uomini. A parte le statistiche
che dimostrano la forza ed il tessuto del Partito, vi è un altro elemento im¬
ponderabile che non si può tradurre in cifre, ma che esiste ed è la coesione
morale, la disciplina, l’armonia fra i capi ed i gregari: la comprensione dei
doveri, l’ob- bligo di trascurare le piccole cose miserabili, per assur¬ gere a
formazione di partito storico. Il Fascismo è oggi l’unica forza viva che
inquadri il problema morale ed economico della Nazione. I "vecchi partiti
sono rottami che galleggiano ancora sui marosi di un fortunale. Divisi,
disorientati, assenti dalle cor¬ renti politiche del tempo, rosi dall’impotenza
e dal li¬ vore, sono definitivamente e per sempre travolti. L’unità spirituale
del Fascismo, la forza che gli viene dalla coesione, e che balza evidente dalla
relazione Farinacci, sono, all'infuori del quadro e dell'attività, gli elementi
determinanti della nostra vittoria definitiva. Elogiamo senza riserve l’on.
Farinacci, il Consiglio Nazionale, il Direttorio, i capi della Milizia, delle
Cor¬ porazioni, TUffìcio Stampa, ecc., tutti coloro, insomma, che sotto l’alta
direzione del Duce hanno cooperato a rendere massiccia e tetragona ad ogni
assalto la Rivolu¬ zione fascista. E non dimentichiamo, per il fascino del
ricordo e per la loro virtù politica, i quadrunviri della Marcia su Roma. Le
discussioni sulle varie relazioni sono state rapide e serrate. Non c’è da
stupirsene. Il Congresso, che rap¬ presenta ogni regione, ogni singola
provincia, ha l'aria soddisfatta. Non ha obiezioni da muovere. Sente che in
questi ultimi tempi si è fatto del Fascismo integrale e che il potere politico
apprezza gli organi di difesa della nostra Rivoluzione. L’applauso
significativo dell’assemblea fascista al Guardasigilli on. Rocco, è la prova
più chiara della ve¬ rità del nostro asserto. Si è usciti dalla fase dei movimento
indefinibile e si costruisce nel tempo. Le chiac¬ chiere sono vane e superflue.
I temi che formarono an¬ che per noi oggetto di lunghe discussioni e diatribe
sono già definitivamente superati. Il Congresso all’Augusten del 1921 portava
all ordine de] giorno la proposta di trasformare il movimento fascista in
Partito. Ce nera a sufficienza per sbizzarrire tutti gli oratori, seccare gli
uomini politici vecchi e nuovi, disturbare la sinistra e la destra storica, la
repubblica di Platone e il Primato del Gioberti. Cosi dicasi per il patto di
pacificazione, per 1 agnosticismo o per le varie tendenze del Fascismo in fatto
di regime. Ripetiamo: ormai il nostro movimento ha creato i suoi punti fermi,
ha dato un metodo alla lotta ed una mèta alla marcia. Noi siamo figli dell
ambiente d’una grande epoca di passione. Non potremmo comprendere, oggi, le
discussioni pro¬ grammatiche e le accademie inutili. Respiriamo un’altra
atmosfera. Non sono le vicende d una provincia che pos¬ sono fermare la nostra
attenzione: il giuoco è più grande. Bisogna ammirare la sobrietà dei discorsi,
il con¬ legno severo dei congressisti, la loro consapevolezza. La politica del
Governo e del Partito in questi ultimi tempi è intonata perfettamente alla
nostra passione. Si sta per vincere e superare una subdola e grave offensiva
finan¬ ziaria disfattista. Quando il Governo dichiara che non si può concedere
un minuto di tregua ed affronta grandi problemi nazionali, come la battaglia
per il grano e la soluzione dell’assillante problema del Mezzogiorno, chi può
turbare con querimonie inutili un’opera così com¬ plessa e diffìcile? Le
critiche a chi giovano? Non è forse l’oTa di tendere tutte le forze verso un
unico punto? Questo ha capito il Congresso. Tutti noi doman¬ diamo una sola
cosa: ricevere ordini. Vogliamo entrare nei ranghi perché il bivacco e il
riposo non sono di que¬ st’epoca e non sono del nostro temperamento fascista.
Quando le grandi cose premono, sono inutili e fasti¬ diose le disquisizioni dei
Soli. 17 LE BASSURE DELLA‘ VOCE REPUBBLICANA Cfr. la nota preliminare a pag. 7.
Questo articola ha un li alare, di rievocazione, che suscita in chi legge una
profonda commozione. Come è noto, una frazione del partita repubblicana — che
non aveva mai avuta alcuna vera influenza sulla vita poli¬ tica italiana — si
era unita al aoro dei partiti di opposi - zinne. L’esponente di guesta
tendenza, a cui, purtroppo , ade¬ rivano anche alcune frazioni
combattentistiche , era La Voce Repubblicana ; e questo giornale non si
asteneva dnll’arma ignominiosa della calunnia. Aveva preso la spunta da
un’occasione particolarmente intima e commovente: il Duce e Arnaldo Mussolini
avevano donato al Comune di Pre- dappia una piccola somma, perché fosse
istituita una scuola rurale intitolata al nome della madre 3 Rosa Mussolini
Mal- toni, e La Vece Repubblicana ne aveva approfittato per fare alcune
insinuazioni calunniose. Questa risposta di Arnaldo Mussolini — pubblicata sui
Popolo d’Italia il 14 agosto 1923-1 — rivela 3 ad un tempo § l’altissima
dignità dello Scrittore e dell’Uomo politico, la sensibilità del Figlio devoto
alla memoria della Madre 3 l’amore profondo che Egli portava al Fratello — e
quella ferma ed onesta coscienza di fronte a cui la calunnia rimane un’orma
spezzala. In queste pagine appari i/o, fin d’allora, la visione chiara\ M
lineare , di una linea di condotta, che Egli doveva seguire sino fluoro della
sua morte. • 11 giornale sedicente repubblicano — rinnegaiore del verbo di
Mazzini, bolscevico onorario — trova a ridire qualche cosa sn di una offerta
che il sottoscritta ha fatto 19 I — LO SPIRITO CIVILE NELLE POLEMICHE al Comune
di Predappio, a nome di suo Fratello Presi¬ dente, e crea un parallelo alquanto
falso fra i Presidenti di Repubblica americana e il Primo Ministro d'Italia.
Non vogliamo confutare e valutare il patrimonio al¬ trui; ci limitiamo a
smentire, per quel che ci riguarda, la bassa voce del giornale clandestino,
anche perché i suoi colleghi in diffamazione hanno riportato compiacen¬ temente
la sua perfida prosa. Le cose stanno precisamente così. E siamo chiari ed
esaurienti una volta per sempre. 1 nostri concittadini di Predappio, dopo la
Marcia su Roma, con atto spontaneo, fervido, unanime, pensarono di fare dono al
Presidente della umile casa ove nacque: un valore approssimativo di lire 20.000,
ma un gesto di valore inestimabile. La cerimonia del dono, semplice,
commovente, pre¬ sente la Romagna tutta, avvenne nell’aprile scorso a Predappio
e i giornali ne parlarono ampiamente e diffu¬ samente. Mio Fratello,
naturalmente, volle pensare in qualche guisa a sdebitarsi presso i suoi
concittadini e pensò di donare una scuola rurale al Comune, intitolandola al
nome venerato di nostra Madre, Rosa Mussolini Maltoni. Senonché, la spesa ci
risultò eccessiva per le nostre finanze. Ci limitammo allora a far dono di L.
100.000 in cartelle del consolidato 5%, per il Patronato scolastica da
intitolale a Rosa Mussolini Maltoni: un'istituzione pe¬ renne di bontà che
ricordi la Madre, l'insegnante, la « donna all'antica », che esaurì la sua vita
nell’insegna¬ mento popolare e per il bene della Sua Famiglia. 20 LE BASSURE
DELLA « VOCE REPUBBLICANA» Abbiamo così legato il nome di nostra Madre ad
un'opera profonda di bene ed abbiamo contraccambiato il gesto di bontà, di
fierezza, di gentilezza dei nostri con- terranei in modo degno di un
Presidente. L'operazione finanziaria venne fatta dal sottoscritto, direttore ed
amministratore del Giornale, presso un Isti¬ tuto bancario cittadino su c/c,
sul quale decorre 1 in¬ teresse dell’8 % per una somma di lire 86.600,— (corso
del Consolidato in Borsa), e speriamo di pagare ma¬ gari a rate con i proventi
della nostra azienda editoriale che, costruita faticosamente giorno per giorno,
si avvia ad oscurare molte aziende del genere. Su questo gesto umano di bontà
la Voce e simili gaz¬ zette ignobili trovano qualche cosa da ridire, da mormo¬
rare, da diffamare. Non c’è sul giornale repubblicano il verbo di Mazzini, né
la nobiltà dei suoi discepoli, né la tradizione cavalleresca del suo partito,
né la trascuranza delle cose mediocri, false, volgari. I novelli epigoni che
hanno umiliato un partito, cercano nella fogna il loro materiale. Non bisogna
dimenticare che all’epoca della Confe¬ renza di Londra, lo stesso giornale
spudorato ebbe a scri¬ vere che il Presidente si era preso tutto il primo piano
del primo albergo di Londra spendendo cifre fantastiche. Ora, anche i sassi
delle strade sapevano che il Presidente era ospite del Governo inglese e non
aveva da scegliere alberghi né doveva sostenere spese simili. Quello che non
hanno saputo invece è che il Presidente ebbe bisogno del¬ l’aiuto della sua
azienda per fronteggiare le sue spese personali a Londra, e, come tutti sanno,
le spese clie ri¬ guardano Lui e la Sua Famiglia non pesano per un cen¬ tesimo
sul bilancio dello Stato. I professionisti della diffamazione del Presidente
prenderanno atto di queste dichiarazioni e si convince¬ ranno che non è in
questo senso che si può combattere l’On. Mussolini. E se andranno a fondo
nell’esame obiet¬ tivo delle cose e dei fatti, si persuaderanno di quest’ultima
verità: che il disinteresse, la rettitudine, la superiorità, la noncuranza del
danaro, lo spirito altruistico del nostro Presidente, lo rendono indubbiamente
superiore a qual¬ siasi presidente di Repubblica vicina o lontana, morta o da
morire. 22 IA FRONDA II 6 aprile J 924-11, le elezioni generali avevano
procurato una schiacciante vittoria al Regime. (Cfr . Scritti e Diseoiai di
Benito Mussolini, voi. IV, pp. 85-87). Ma dalla vittoria erano sorte due
opposte conseguenze: da una parte, il Fascismo vincitore promuoveva, nei lavora
e nella con¬ cardia t un’attività serenatrice aita a placare gli spiriti;
dall'altra, gli avversari, delusi nelle loro meschine speranze elettoralìstiche
, si inasprivano sempre più o cercavano lutti i pretesti per una critica
mendace e tendenziosa. Arnoldo Mussolini , dal Popolo d'Italia, lanciava sereni
ed elevati appelli alla concordia; i fogli degli altri parlili cercavano invece
di turbare Vopinione pubblica — già premeditando d’impossessarsi di qualunque
occasione per inscenare una speculazione politica. E nel giugno seguente, con
questo animo di cui già si rivelavano i sintomi nei mesi preceden.fi,
s‘impossessaronn ai loro fini dell’affare Matteotti (cfr. op. cit., voi. IV,
pp. 181-199). Con questo articolo, pubblicato il 13 maggio 1924-11pro-
fondamenlc significativo, Arnoldo Mussolini si poneva al di sopra delle
polemiche — «, anche fra le diverse tendenze che si manifestavano nel Fascismo,
richiamava i camerati a quel chiaro ed equilibrato realismo che era proprio del
suo temperamento politico. È degno di particolare nota l’accenna presago a Roma
« che sarà cesarea domani », (cfr. pag. 25). Il Popolo d Italia, in -vari
articoli scritti Tindomani delle elezioni del 6 aprile, ebbe a fissare alcuni
punti di orien¬ tamento su la futura opera del Fascismo come Partito e come
Governo. La clamorosa vittoria elettorale dava al partilo dominante il consenso
oltre la forza. Quel con¬ senso che gli eterni oppositori avevano sempre messo
in dubbio o addirittura negato prima del 6 aprile, e che dopo le elezioni hanno
tentato di svalutare. I richiami del Popolo d'Italia sui nuovi doveri del
Fascismo, su l’opera del secondo tempo, su la violenza come mezzo non come
fine, su l’ordine, il lavoro e la con¬ cordia, trovarono presso i dirigenti del
Fascismo una grande eco di simpatia. L'opposizione vi ricamò una serie di
interrogativi dubbiosi, non credette alla realtà fascista, e così la nuova
impostazione politica si esaurì, nell’attesa che il Parla¬ mento iniziasse la
sua opera legislativa e il Fascismo risolvesse il suo compito di grande
Partito. Certo si è che le masse, la provincia, il Direttorio, intuirono, anche
senza dirlo, che il nuovo assestamento era inevitabile. Quell'ordine. quella
tranquillità operosa che noi avevamo invocati, trovarono il terreno adatto
presso il popolo che non fa la politica dei risentimenti o quella deleteria
delle iendenze! Lavoro e tranquillità dopo il 6 aprile! Varie situazioni
delicate e passionali, anche di carattere inter¬ nazionale, hanno dato a tutti
noi la misura esatta della saggezza e dell’equilibrio del popola italiano.
L’auspicata normalità dell’ordine e del comando nelle mani di un Governo, del «
nostro ■» Governo, si va at¬ tuando, mentre il Capo e Duce del Fascismo prepara
nuovi elementi di studio, nuovo lavoro per tutti coloro che intendono operare
per la rinascita e la grandezza della Nazione. 24 LA FRONDA Tutto ad un tratto,
mentre il Presidente vive la sua settimana in Sicilia — nella dolce isola nella
quale vera¬ mente si spregia quello che è mediocre e volgare — in Roma, nella
grande Roma, che sarà cesarea domani, ma che oggi ancora resta la città
dell’intrigo del corridoio, deH’opportunismo e del complotto, si leva un vento
di fronda che tenta squassare la quercia possente del Fa¬ scismo. A questo
attacco assistono evidentemente com¬ piaciuti gli eterni nemici, i negatori
assoluti non solo delle virtù del Fascismo, ma di qualsiasi altra virtù della
nostra stirpe. Vi sono uomini che, giunti alla Capitale e saliti al grado di
legislatori, si accorgono che « ancor tutto è da rifare », e con la smania di
rinnovare si gettano con vo¬ luttà sul nostro patrimonio di ieri ed irridono
all’anima guerriera del Fascismo. Quei piccoli provinciali, che pure hanno
portato sugli scudi e alla gloria i nuovi « esegeti » della nostra dottrina,
divengono d’un tratto materia da modellare in altra guisa. Gli on. Massimo
Rocca e Bottai, ai quali non si può negare perspicacia nello studio di grandi
problemi, si sono dati a demolire, a precipitare ciò che andava sem¬ plicemente
attenuato. « Tutto è da rifare », ma ahimè, non si rifa il mondo con dei
semplici articoli di critica. Una grande azione non si perde nel dettaglio, i
patriarchi non si mettono a fare la boxe coi capi di provincia, e non è
l'applauso di alcuni svertebrati liberali o la com¬ piacenza dei socialisti
italiani che può lusingare dei rinnovatori. Troppo chiasso si fa per alcuni
provvedimenti di ordinaria amministrazione, e nel chiasso si diventa in¬
generosi. Se non vi fossero sfati gli squadristi, se non vi fosse stata la
violenza, l’anima guerriera ed invitta del Fa¬ scismo, l’ordine, la disciplina,
la ripresa di tutta la Na¬ zione italiana sarebbero lontano o lettera morta, e
nem¬ meno i facili critici di oggi potrebbero parlare da Roma, sprofondati su
le buone piazze, col gesto cd il tono iera¬ tico degli esarchi.... D’altra
parte una parola severa bisogna pur dire a chi voglia irrigidirsi su le
posizioni squadraste del 1919. A questi innamorati gelosi fa velo l'anima
romantica. Mentre nei revisionisti è palese la stanchezza di essere fascisti,
all'elemento squadrista sembra inconcepibile una Italia senza il *48 e relative
congiure, e senza dubbi su la forza e l'abilità del Governo per dominare le fa¬
zioni. È uno stato d'animo che non si può smobilitare d’un tratto e scomparirà
quando il Governo fascista da solo vorrà dominare le opposizioni incerte e
malfide. Né bisogna esagerare sulla portata e sulla forza dei « rossi » e
neanche ritenere che certe situazioni di pro¬ vincia si reggano in virtù di
pochi uomini. Se una dot¬ trina non può sfidare le avversità e teme di cader
vit¬ tima della miseria degli uomiui, quella dottrina non ha in sé i germi
della vitalità. Se il Fascismo non potesse so¬ stituire 47 segretari
provinciali ora onorevoli, vorrebbe dire che saremmo in decadenza. Bisogna
aprire le finestre 26 FRONDA sui chiusi ambienti, lasciare che i giovani si
affermino, che le energie sempre rifiorenti della razza trovino posto e modo
per lavorare. Nel 1919 — e precisamente dopo la battaglia eletto¬ rale che
portava alla Camera ben 156 deputati socialisti in una riunione al Conservatorio
milanese dove si vol¬ lero commemorare i morti delle Argonne, il Capo del Fa¬
scismo, ora Presidente del Consiglio, ebbe a dire: « Non vi spaventi la
vittoria elettorale socialista. Ho l'impres- sione che la digestione di questa
vittoria sia difficile. II corpo grosso idropico congestionato del socialismo
italiano sarà oggetto dei nostri strali, della nostra violenza, agile di
minoranza ». Verissimo! Il socialismo obeso ed intorpidito non seppe orientarsi
nella vittoria elettorale. Data l’assenza della classe dirigente, i socialisti
potevano dominare, al¬ meno temporaneamente, tutta la vita politica italiana.
Cominciarono le polemiche. Destra? Sinistra? Centro? I congressi fecero il
resto. Nicola Bombacci scrisse su VAvanti! il Regolamento dei Sovieti e divise
l’Italia in zone secondo il sistema russo. L’avvento del bolscevismo per
regolamento di Bombacci! Era la fine e la fine nel ridicolo! Quel che avvenne
poi è storia di ieri che tutti ricordano! Ora, se l'esperienza giova agli
uomini, deve giovare anche ai partiti. Non ripetiamo l’errore dei socialisti,
non fissiamo i diritti e i doveri dei buoni italiani! Facciamo i buoni
fascisti. L'analisi e la crìtica a freddo sono la materia degli sfaccendati, di
coloro che sognano una ce¬ lebrità. Sfidiamo qualsiasi fascista della prima o
seconda maniera a ridire e a criticare le linee fondamentali della politica del
Governo fascista. E neanche bisogna affan¬ narsi a cambiare i metodi: caso mai
è necessario prima rivedere gli uomini: chi comanda, chi obbedisce, chi sta a
Roma e chi sta in provincia, chi fa del giornalismo e chi fa della gazzetta.
Lavorando invece con ampiezza di vedute e con genialità di costruttori, si
rivede automati¬ camente il metodo. Superando gli avversari nella politica
locale e generale, si eliminano le tossine dell’organismo nazionale. Ci sono i
comuni, le provincie, le opere pie, le cooperative, i sindacati, oltre gli
organismi politici, che possono dare un’infinità di compiti da risolvere,
mentre la nuova Camera avrà dal Governo un lavoro legislativo da compiere che
farà onore all’istituto parlamentare. Il Fascismo che rinnega e che non crea,
non è Fascismo — come non sono certo fascisti alcuni elementi che la tu¬
multuosa vita politica di questi ultimi tempi ha portato indegnamente alla
ribalto. Ma certo sì è che difetti, am¬ bizioni, tornaconti, non possono essere
elevati a dignità di secessionismi o di nuove scuole politiche. Concludendo,
noi non siamo tra coloro che a priori dicono: « obbedire e tacere. Fa tutto il
Direttorio, fa tutto il Governo ». Rileviamo solamente l'inopportunità di
questa pole¬ mica, assente il Duce, alla vigilia dell’apeTiura della Ca¬ mera,
in un periodo di calma e di attesa. Questo furore 28 L A FRONDA incomposto di
polemiche, che ha delle premesse co9Ì me¬ schine che risalgono alla nomina di
un bibliotecario per dilagare poi nella peggiore demagogia di un'« Italia ven¬
duta agli industriali » è condannabile alla stessa stregua di un prepotente, di
un qualsiasi ras di provincia. C’è una colonna infame dove si potranno
inchiodare gli indegni. Ma non bisogna prendere questi argomenti e stemperarli
per degli articoli di fondo. Non la cronaca, ma la Storia; non Bombacci che re¬
sta schiacciato sotto il regolamento dei Sovieti, ma la polìtica forte, saggia
e disinteressata del Capo, che, sem¬ pre a suo posto, come Presidente traduce
gli articoli fiam¬ manti di ieri in altrettante opere fortunose di pensiero e
di Governo. Un periodo di fervida serena costruzione i interrolto J nel giugno
del 1924, dall'affare Matteotti (cfr. Scritti e Discorsi di Benito Mussolini,
voi. IV, pp. 1B1-199). Li 3 almo sfera è torbida: già si profi¬ lano le prime
avvisaglie dell'invereconda speculazione che si tenterà contro ri Fascismo,
sfruttando un ca¬ davere nel modo più sordido e macabro. Le Camicie Nere di
Lombardia si adunano a Milano in una cerimonia tt suggestiva e ammonitrice ». E
Arnoldo Mussolini scrive il presente articolo, pubblicato sui Popolo d’Italia
il 13 luglio 1924-11, cfce dà la misu¬ ra del suo senso d'equilibrio, del suo
tempismo politico e, sopra tutto, della profonda bonlò del suo animo. Se gli
avversari fossero stali onesti « in buona fede, essi avrebbero capito tutto il
valore dell’esortazione altamente cristiana: ft la nuovo Storia d'Italia deve
partire finalmente col respiro ampio della frater¬ nità ». Ma gli avversari
cosarono da tempo l'odio e. il livore ; l’appello rimase senza eco e la nefanda
campagna si protrasse nei mesi seguenti. r V^/onvengono oggi a Milano, per una
cerimonia sugge¬ stiva ed ammonitrice le Camicie Nere di Lombardia. Sarà un
adunata imponente. Basta avere visitato le provincie per convincersi che 1
ondata limacciosa delle calunnie e delle diffamazioni avversarie non ha
inquinata le scatu¬ rigini pure del Fascismo. Questa verità bisogna dimoslrarla
e la cerimonia di oggi, come già quella di Fi¬ renze, di Bologna, di Palermo,
ecc., rivelerà appunto an¬ cora una volta da quale spirito disciplinato e
gagliardo sia animata oggi la gioventù italiana... Nel tumulto della passione,
nella imponenza della forza riandiamo oggi, con animo pensoso, alle vecchie
adunate di Milano. La prima, e la più suggestiva, resta quella del 23 marzo
1919 nella piccola sala di Piazza San Sepolcro, presenti pochissimi aderenti.
Fu in quella adunata che si fissarono le tavole fon¬ damentali della nostra
fede. Successivamente si fecero dei ritocchi, ma lo spirito animatore del
Fascismo restò intatto attraverso le revisioni: lo spirito di assoluta de¬
vozione all’Italia. Non grandi parate fasciste ha visto Milano, se si eccettua
quella del 26 marzo 1922. ma piut¬ tosto grandi concentramenti di forze. Vi
sono state adu¬ nate memorabili di elementi dirigenti, nelle quali furono
discusse le questioni di Fiume, il dannunzianesimo, la tendenzialità
repubblicana, il discorso alla vigilia della Marcia su Roma, ecc. Si può
affermare con certezza che tutto il movimento fascista italiano ha gravitato
per i primi anni verso Mi¬ lano, Qui c’era il Comitato Centrale, c’era il Duce,
c'era il Popolo d'Italia. Questo è bene ricordare oggi che il Fa¬ scismo dilaga
imponente, malgrado l’ibrida coalizione che va dal dissidentismo al comuniSmo.
Rivive la poesia dei vecchi covi: Paolo da Canno- bio 35, Monte di Pietà 21,
San Marco 46. Oggi il Fascismo è in Corso Venezia, nella vasta sede che testimonia
la 32 I TEMPI E LE ADUNATE forza qualitativa e quantitativa del Fascio.
Numerosi ed agguerriti sono i circoli rionali. Attraverso le varie tappe e le
vicende, Milano ha salutato altre volte i fascisti di Lombardia quando, per
debolezza di governanti, si do¬ vette stroncare Io sciopera del luglio 1922 e
quando, nel¬ l'ottobre dello stesso anno, si vollero presidiare i gangli della
rivoluzione in atto. Da quella atmosfera eroica ad oggi molto cammino è stato
fatto, molti postulati sì sono raggiunti. Un delitto orribile ba minacciato la
nostra com¬ pagine, ma sono bastate la consapevolezza dei capi e la disciplina
dei gregari per superare una crisi resa ad arte più ampia dagli oppositori e
dagli amici tiepidi e treme¬ bondi del Fascismo. A Bologna, nella storica
adunata del giugno scorso, precedeva un alfiere con un cartello a grandi
caratteri: « Noi marceremo armati, coi nostri morti in testa... > e sembrava
realmente che al passo cadenzato delle Ca¬ micie Nere, fieri del sacrificio,
precedessero i morti, i loro spiriti, accompagnati da un immenso palpito di ali
ver¬ miglie... La poesia, il ricordo, rammonimento dei Caduti sono i piu grandi
e gelosi retaggi ai sopravvenienti. Ma in omaggio ai morii — a tutti i morti —
noi vogliamo to¬ gliere la parola « armati » e vogliamo solo « marciare coi
nostri morti in testa ». Le armi sì depongano. La nuova 33 I — LO SPIRITO
CIVILE NELLE POLEMICHE storia d Italia deve partire finalmente col respiro
ampio della fraternità. Più grandi sono gli orizzonti. E quando sono con noi la
forza e la fede, il numero ed il consenso, il coraggio e la generosità, abbiamo
già gli elementi suf¬ ficienti per dominare la situazione e per superare ogni e
qualsiasi partito nella direzione generale della politica italiana. Ai fascisti
lombardi ed alle rappresentanze fasciste di ogni regione d’Italia che
convengono oggi alla Metro¬ poli, giunga il nostro fraterno saluto. Il Popolo
d’Halia non cerca attestati di vecchie e di nuove benemerenze. Vuole essere nel
Fascismo un elemento di forza e desidera che i fascisti vecchi e nuovi, vicini
e lontani, gradiscano il saluto deferente di questo vessillifero che ha
resistito per un decennio a tutte le tempeste e non ha mai deme¬ ritato del
Fascismo. La meta è ancora lontana, l'opera vostra non è finita, la solidarietà
e la stima reciproca sono necessarie, per¬ ché « vi sono delle aurore che
ancora non nacquero ». ... Fra il giugno del 1924-11 e il 3 gennaio 1925-111 si
svolge il periodo ferreo delle contese politiche seguite all'affare Matteotti
(cfr. Scritti e. Discorsi di Benito Mussolini, uoZ. IV , pp. 181-445). In
questa periodo Arnaldo Mussolini combatte con spìrito pugnace, intransigente ,
spesso caustico — ma sempre sereno — tutte le battaglie polemiche del Fascismo
contro l Aventinoj contro le subdole manovre parlamentari s contro le
speculazioni macabre della Stampa d’op- pasizionc — e infine contro le secessioni
della destra liberale. Come £ nolo , la meschina manovra che tendeva ad
abbattere il Governo fascista fu sventata e sgominala dal discorso pronuncialo
dal Duce alla Camera il 3 gennaio 1925-111 (c fi. op. cilvoi. V , pp. 7-15).
Ne. derivò il rimpasto ministeriale a cui si allude nel presente articolo ,
pubblicato sul Popolo d’Italia del 7 gennaio 1925-111. È l’oro della mag¬ giore
responsabilità: il Fascismo ha virilo ancora uno volta ed ha tutta la
responsabilità del potere.. F Arnaldo Mussolini t con questo scritto, suscita
il senso della responsabilità , dell’equilibrio, delVazione feconda non di
sterili schermaglie polìtiche, mo di opere attive. I Al rimpasto ministeriale
recente e l’assunzione in pieno della responsabilità del Potere da parte del
Fascismo, sono stati -variamente commentati dentro e fuori dei con¬ fini della
Patria. Ma al di sopra di ciò che possono pen- 35 I — LO SPIRITO CIVILE NELLE
POLEMICHE sare i vari partiti e i "vari critici lontani, è necessario fis¬
sare alcuni punti fermi e ricordare come si è giunti ad un termine in cui un
partito giovane, che ancora non ha avuto la possibilità di elaborare
completamente il suo programma, abbia invece preso per suo conto, e degna¬
mente, la responsabilità di reggere le sorti di un paese difficile da
governare, come l’Italia. Non è necessario fare la genesi dei partiti in
Italia. Sono molti, e tra le altre cose sono anche molto ottusi. I luoghi
comuni tengono il posto delle dottrine. Vi sono in più alcuni elementi
concomitanti quali la nostra com¬ posizione unitaria, il Risorgimento, le forze
esterne, la guerra, le dottrine degli altri, il provincialismo, e diversi tipi
della economia che hanno ritardato la valutazione obiettiva della nostra storia
politica e impedito il for¬ marsi di un partito dominante o di una classe
dirigente. II Fascismo, che pure aveva, dopo due anni dal suo na¬ scere, delle
forze imponenti, era giudicato un fenomeno transitorio o quanto meno un relitto
della guerra. Il Fa¬ scismo ha troncato alcuni partiti politici obbligandoli a
rivedere i programmi e i loro metodi. Tuttavia, più il Fa¬ scismo completava i
suoi quadri, meno gli altri lo com¬ prendevano. Si pensava con leggerezza che
sfociando il Fascismo a Montecitorio avrebbe smobilitato il suo spi¬ rito
aggressivo e esaurite le sue forze. Il patto di pacifi¬ cazione coi socialisti
fu un atto senza stima, che si esaurì dopo alcuni fenomeni di violenza. Da quel
giorno sino ad oggi, i professionali del socialismo, i santoni della de¬
mocrazia non hanno aggiunto che delle miserie nei giu- 36 QUI SI P A R R À...
dizi contro il Fascismo obbligandolo a temprarsi e ad affrontare da solo la
soluzione del problema politico in Italia. Il Fascismo, deriso e diffamato dal
socialismo, mal sopportato dalla democrazia e tollerato appena dal li¬
beralismo, ha dovuto foggiarsi il suo spirito critico, com¬ battivo e
ricostruttivo. Di battaglia in battaglia, ha po¬ tuto prepararsi e portare a
compimento vittorioso la Marcia su Roma. Di quel che fu l'errore generoso di
quel tempo è inutile parlare come è inutile parlare di alcuni tradi¬ menti e
deviazioni di pochi amici nostri. Ma l’opera di ricostruzione iniziata nel 1922
ha avuto il suo pieno svi¬ luppo negli anni successivi. Oggi, riguardando alla
nostra solidità di popolo e di Nazione, bisogna tributare il più largo plauso
al Fascismo. Che cosa hanno risposto i professionisti della poli¬ tica in
Italia alle varie prove di pacificazione che ha of¬ ferto loro il Fascismo? Lo
scherno e niente altro! Se poi i signori dell’opposizione hanno avuto un
ausilio formi¬ dabile in un loro caduto, ecco nascere la tragedia sul ca¬
davere. A tutto ha servito, financo alla cassetta, alla vol¬ gare, mediocre
cassetta. Un Paese che ha avuto la pas¬ sione del Risorgimento e i suoi
Martiri, una guerra con seicentomila morti, un tradimento nel dopoguerra, non
può fermare la sua ascensione per un episodio sanguinoso della lotta politica.
Ogni qualvolta il Fascismo ha offerto il tradizionale ulivo della pace, gli
avversari si sono allontanati sde- i«*. 3 ? [ — LO SPIRITO CIVILE NELLE
POLEMICHE gnosi ed increduli. Questi cinque anni sono carichi di er¬ rori e di
incomprensioni, e, per la storia, non avrebbe importanza il duello
Fascismo-antifascismo, se la pe¬ dana non fosse il Paese, col grande cumulo dei
suoi in¬ teressi morali e materiali. Ad ogni buon fine, oggi, il potere è in
mano al Fasci¬ smo! Attenti a vigilare cbe il Partito sia all’altezza del suo
compito! Tutto il mondo ci guarda. La nostra vita di Na¬ zione e in attesa
fiduciosa di questo grande esperimento. Controlliamo noi stessi. Abbiamo fede,
siamo puri sino all’impossibile, devoti come degli asceti. Il Partito è un
organismo militare, e resti ben ebiaro che chi tradisce pe¬ risce. Non possiamo
ripetere all’infinito la serie degli espe¬ rimenti. Senta il Fascismo di
provincia la tremenda re¬ sponsabilità dei Capi che governano da Roma e sentano
questi la febbre, la disciplina, l’attesa che brucia nei no¬ stri spiriti. E
giacché la forza è con noi, la legge è con noi, bisogna saper essere generosi,
pur togliendo di mezzo ogni equivoco. Le ultime ore ci dicono che i lievi
incidenti vanno esaurendosi. Cosa possano deliberare, domani, i signori dell
Aventino, non ha grande importanza. Vogliamo an¬ cora credere che dopo la serie
di errori, di miserie e di incomprensioni passate, non conti l’avvenire
un’altra se¬ rie di viltà, di negazioni. Bisogna vivere al di là del pro¬ prio
risentimento. Gli avvenimenii precipitano, meglio 38 QUI SI PARE À...
affrontarli con serenila che preparare delle schermaglie nell’aula « sorda e
grigia ». Il Fascismo raccolga le sue forze, riveda i suoi qua¬ dri, esalti i
suoi errori, premii i suoi migliori, allontani i violenti senza scopo, i
ribelli di professione. Qui si parrà la nobilitade del Fascismo! Le quadrate
legioni sono grandi in quanto sanno costruire, marciare concordi, e vivere la
passione ardente della Patria. Sgominati gli avversari sul terreno della forza,
bisogna superarli oggi sul terreno delle opere. 39 RIPRESA Cfr. la nnta
preliminare a pag. 35. Questo orticolo — che si collega al prcrederile„ nello
stesso intento di indicare le responsabilità e i cómpiti del Fascismo al potere
— fu pubblicato sul Popolo d'Italia del 1.9 gennaio 1925-III. F., J—>
necessario oggi, dopo che il Fascismo ha ripreso la controffensiva, non avere
attimi di sosta e di incertezza. C’è, nel campo avverso, una tattica subdola
che va dallo spionaggio per conto di strozzini e di borsaiuoli alla ras¬
segnazione mussulmana, anzi indiana tipo Gandhi e che aspetta, nella resistenza
passiva, che il ciclone passi, si dilegui, senza lasciare tracce notevoli né
strascichi che possano impedire, domani, la placida digestione dei grossi
squali della politica e della finanza. È necessario non dare tregua
all’avversario e batterlo sulla stessa questione morale che ha voluto inscenare
in¬ degnamente, arrivando a delle turpitudini delle quali nessun periodo
politico, più acceso, ricorda l’uguale. E non bisogna dimenticare i falsi, anzi
i falsissimi apostoli 41 — LO SPIRITO CIVILE NELLE POLEMICHE di una libertà di
coscienza o di professione, che oggi si fanno paladini di presunte virtù
(mentre ieri hanno tol¬ lerato ogni scempio) per dar mano alla gazzarra
indegna, alla calunnia perfida, alla mania dello scandalo di cui , sembrano
pervasi la gente dell’Aventino ed i loro satelliti. l Bisogna ristabilire i
valori morali, il dovere profondo f SeTTa rettitudine, il senso altissimo di
rispetto e di devo¬ zione al buon nome del Paese.yCosì facendo gli squilibri
spirituali, gli eccessi, che molti interessati piangono in maniera ipocrita,
cesseranno subito d’incanto. Il Fascismo deve impedire che i falliti della
politica mettano catte¬ dra di morale. l'apertura della Camera, il Gran
Consiglio fasci¬ sta, la prossima riunione plenaria del Direttorio, il lavoro
quotidiano della Commissione esecutiva, sono tutti ele¬ menti che comportano la
nostra tesi. Ma siccome viviamo in un periodo di eccezionale portata politica,
vorremmo moltiplicare ancora le energie dei fascisti e dei loro di¬ rigenti.
Quando l’ora della storia batte sul quadrante a guisa di richiamo e di
pericolo, il Fascismo trova sempre la sua anima invitta ed invincibile. Quale
senso di pena, di umiliazione, di vergogna per tutti noi, quando i tele¬ grammi
ci recano notizie delle Borse agitate di Berlino, di Parigi, di Londra, di New
York e sul conto nostro cor¬ rono le notizie più dolorose ed infamanti! Se c’è
qualcuno come è certo — che tiene il sacco e se vi sono emissari che corrono in
tutte le capitali, vi deve pur essere una RIPRESA sanzione di Staio che colpisca,
una volta per sempre, co¬ loro i quali credono per livore politico di poter
ridurre l’Italia a brandelli. I fascisti devono considerarsi spiritualmente
mobi¬ liati. Mobilitati contro gli eterni nemici che da un quin¬ quennio
cantano le nostre esequie e contro i falsi amici ed i traditori, che per viltà
o peggio hanno inscenato il commercio di basso rango ed il ricatto per le loro
fortune politiche, f. sua volta il Governo deve aiutare il Fasci- . smo. Quando
si hanno a portata di mano tutti gli ele¬ menti di giudizio, di controllo e di
indagine non dovreb¬ bero avvenire certi fenomeni inspìegabili e certe asso¬
luzioni che offendono. Vigilate le frontiere! Vigilate le società segrete.
Nell'anno di grazia 1925 , con un popolo temprato da eventi storici come una
guerra ed una ri¬ voluzione non vi sono ragioni plausibili per l’esistenza di
società segrete, di qualsiasi razza, genere, scopo o compito, ne vi ha ragione
che queste società possano o debbano agire aH’infuori, al di sopra ed
all’oscuro della legge comune. Vigilate l’immoralità dei moralisti! Con¬
trollate le Banche e le Borse! Un paese il più laborioso del mondo, il più
sobrio, il più degno non deve cadere nei tranelli di una plutocrazia senza
patria e coscienza. L’of¬ fensiva contro la lira ha un fine politico;
raccogliamo noi le forze per vincere la tracotanza nemica anche sul dif¬ fìcile
terreno della finanza. L’Italia, il Fascismo, il Governo, il suo Duce, sono
oggi discussi su tutte le tribune del mondo. Non tutti i 45 I — LO SPIRITO CIVILE
NELLE POLEMICHE giudizi sono favorevoli; ma già tenere viva l'attenzione di
tutti coloro che discutono sui giornali e nei consessi delle questioni
politiche del giorno, significa che la no¬ stra storia è incominciata con un
ritmo che desta inte¬ resse e preoccupazioni ed invidia per coloro che hanno
sempre considerato l'Italia come un paese decaduto di stirpe millenaria, sul
quale fosse possibile sempre l‘irri¬ sione o lo strangolamento! Giacché le
offensive sembrano combinate, è bene non lasciarsi cogliere di sorpresa. Il
Fascismo, attraverso alle sue manifestazioni ha lasciato comprendere quanto sia
forte la sua vitalità. Le intemperanze hanno dato il se¬ gno dell esasperazione
e noi le spieghiamo e concediamo per esse le attenuanti, prima di condannarle.
Quando vengono sollevate da certi figuri, le que¬ stioni morali, e vengono le
denunzie, e si riscuotono i plausi di mezze coscienze, quando si tenta di
mettere al¬ l’incanto, o all asta, se più vi piace, il nome sacro ed au¬ gusto
della Patria, viene d'istinto la volontà di mettersi a capo di coloro che nello
sdegno della rivolta, passano sopra ed oltre ai vecchi covi dove (sembra
destino fa¬ tale) si incontrano sempre riuniti neutralisti, caporetti- sti,
rinunciatari, diffamatori, piagnoni e campioni di una Italia esaurita.
Chiamiamo ancora a grande voce i fascisti, perché riprendano i loro posti. L
ondata limacciosa è passata senza lambire il Fascismo purissimo. Bisogna
lavorare oggi per riguadagnare il tempo perduto. 44 RIPRESA Duce, Direttorio,
capi e gregari, fascisti della prima e dell’uHima ora devono essere un esercito
solo che non attende a piè fermo il nemico, ma che lo incalza, lo so¬ vrasta e
lo sgomina, perché l’èra delle secessioni, dei tra¬ dimenti, dei connubi, del
commercio politico, abbia fine e non abbia ritorno. L’interesse della Patria,
che è supe¬ riore all’interesse di noi tutti, esige quest’ultimo atto della
tragedia che dura da un decennio. 45 NEL SESTO ANNIVERSARIO DEL LITTORIO Nel
1925-11I, cade il primo anniversaria dei Fasci dopo il periodo in cui ha
imperversato la canèa mat- tenltiana. Questo anniversario — che segue Hi poco
la vittoria, non solo parlamentare, ma nazionale, del 3 gennaio — acquila un
valore particolarmente si¬ gnificativo. Ma Arnaldo Mussolini, — in questo
articolo pub¬ blicato sul Popolo d’Italia per la celebrazione del 23 marzo
1925-III — non vuol rivangare le recenti poZemicJie; generosamente tace sui
vinti dell’ultima ora. Afferma però l’esigenza di respirare un’aria più pura,
risalendo alle origini del Fascismo. E tutto l'articolo vibra d’un ampio
respiro spiri¬ tuale, sorgente dall’evocazione dell'atmosfera politica del
1919, dalle lotte superate, dall’intensa azione squadristica e dall'ardente
opera costruttrice e chia¬ rificatrice del Fascismo. Egli però poneva nel tempo
stesso in evidenza la necessità di non considerare i ricordi del passato con un
inerte spirito commemo¬ rativo — ma come tradizione vivente, forza motrice per
le nuove attività e per l'elevazione dello spirito. Con questo intento Egli
preannunciava il convegno degli intellettuali fascisti che doveva aver luogo a
Bologna nell'aprile del 1925; per questo, affermava, con animo presago, di
avere « la certezza » che B valori spirituali della civiltà fascista erano
desti¬ nati a varcare le frontiere. M. 1 -lai, come in questo anniversario,
sentiamo vivo il desiderio e la necessita di risalire alle pure scaturigini del
nostro movimento. C'è stata, nei brevi anni che ci 47 1 — LO SPIRITO CIVILE
NELLE POLEMICHE separano dal marzo 1919, una lale successione dì eventi
politici, una vicenda alterna di evenienze storiche che hanno impedito, nel
tumulto, un esame obiettivo degli av¬ venimenti e un adeguarsi armonioso di
principi ai me¬ todi contingenti del Fascismo. Nascemmo, come movimento
combattivo, in un pe¬ riodo di grandi rinunzie quando la stessa epopea minac¬
ciava di tradursi in una commedia borghese o in una farsa, quando una
generazione sembrava fiaccata dopo il prodigio e la resistenza sanguinosa di
quaranta mesi di guerra. Nascemmo quando per le vie di Milano, metropoli e
capitale morale d’Italia, erano sfilati trentamila cittadini con la Giunta
comunale in testa, a reclamare l’amnistia ai disertori, la pace senza vincitori
né vinti, e chiedendo a gran voce l’espiazione della Guerra e della Vittoria.
Nascemmo quando il corteo della disfatta aveva creduto segnare l'epicedio
all’interventismo, alla guerra, alla Vit¬ toria e alla Patria. Nascemmo in
un’ora di disperato or¬ goglio, quando ai nemici interni si aggiungevano o si
pro¬ filavano già i segni della nostra sconfitta diplomatica, quando per
insulto, per ironia, per volgare dispetto, Mi¬ lano ospitava gli affamati russi
o viennesi, dimenticando o irridendo altri poveri ed affamati più vicini al
nostro cuore, più affini al nostro sangue. Navigare contro corrente, affermare
la vitalità in¬ sopprimibile della lazza, la virtù potenziale della Vitto¬ ria,
il diritto dei reduci, la necessità di una classe diri¬ gente; credere alla
virtù dell'individualismo in un'epoca di esaltazione del numero, voler snellire
lo Stato quando la nuova concezione democratico-sociale voleva soffocarlo sotto
la violenza dei ricatti morali e dei non sensi econo¬ mici; fu questa,
certamente, la virtù più grande e divi¬ natrice del Fascismo. Dove erano allora
i grandi maestri che non credono oggi alla virtù rinnovatrice del Fasci¬ smo e
che pensano alle virtù omeopatiche della politica italiana? I liberali,
insufficienti, come sempre, al dominio, non avevano virtù di potenza,
suggestione di fede, unità di metodo. Travolti e impauriti, avevano chiesto a
volte, alle Guardie regie, a volte alla Chiesa, a volte a Turati, un po’ di
pietà e una salvezza la meno umiliante pos¬ sibile. La democrazia, ricattata
dalla piazza e invidiosa di poche superstrutture liberali e aristocratiche,
oscil¬ lava tra i rinnovamenti che non bastavano a calmare le turbe e una
retorica falsa che non ingannava nessuno. T repubblicani, di tradizioni
sonanti, che all’ultima guerra avevano dato i migliori dei loro uomini e delle
loro ener¬ gie, si accodavano sinistramente ai socialisti, in un li¬ rismo
pietoso, fra la patria e l’umanità, fra il Milite Ignoto e Wilson, creando poi
il diversivo della caccia alla morale, come se un partito potesse coronarsi di
lauri sem¬ pre verdi, a prezzo di transazioni, di sfoghi lividi, di basso
commercio, di memoriali. Gente che avrebbe pro¬ cessato Garibaldi per
l’incontro di Teano e che avrehbe chiamato in causa Mazzini, perché nella sua
natura, li¬ rica e tragica, non dimenticava volentieri il nome infinito di Dio.
I socialisti italiani sono sempre stati all'avanguardia nella negazione di una
Qualsiasi nostra virtù. Rinnegato Pisacane, irriso Mazzini, non restava che il
socialismo di Marx o il comuniSmo di Lenin. Finita la guerra non era, per i
socialisti e per 1 avvento della rivoluzione so¬ ciale, che una questione di
attesa. Tutto fu rimosso per¬ ché le superstrutture dell’intervento e dei
vittoriosi, non fossero di ostacolo al dilagare del leninismo. Esempi? Ricordi?
non sono necessari; sono già fissati nella memo¬ ria di tutti e costituiscono
titoli d'infamia per i partiti ora distrutti e titoli di Alta Corte per 1
dirigenti del- 1 epoca. La vita, dopo un intensa vibrazione di eroismo, si
piegava dunque verso il senso, verso la materialità, in una concezione ugualitaria
che tutto livella e sommerge. Dove erano gli attuali critici acidi del
Fascismo? Quale opera svolsero? Dove scelsero il loro terreno di battaglia? Il
Fascismo, e per esso il suo Duce che raccoglie un manipolo di fedeli e
riafferma in modo audace e spa¬ valdo la sua credenza nella virtù del
sacrifìcio e dell’eroi¬ smo, e si batte nella proporzione dei dieci contro
mille, ha in sé il crisma degli antesignani e degli anticipatori di
eventij^Credere in un momento di scetticismo; volere in un mdihento di apatia;
battersi quando più si è soli e quando la stanchezza e il disinganno premono
allo spi¬ rito — ecco il titolo più nobile del Fascismo. Èfel momento più
grande di depressione e di sgomento, solo il Fascismo ha sentito l’orgoglio
dell'avventura, si è ribellato ai pigmei, ha obbedito al fascino della poesia
della rina¬ scenza, ho interpretato la legge insopprimibile della Storia!
Dov’erano, dunque, i rinnovatori di oggi, i liberali, i combattenti, gli
oppositori, i critici, i desiosi spasimanti della libertà, diritto
insopprimibile dello spirito? Erano timidi allora e opportunisti come il
personaggio manzo¬ niano testé ricordato in una lettera polemica! Che se poi il
primo manipolo, divenne centuria e legione, questo fu il miracolo della
gioventù generosa cbe risalì alle pure origini del suo compito, alla saggezza
politica e alla virtù fascinatrice del Capo. E vennero le grandi adunate, poi
la Marcia su Roma, poi il Governo della cosa pubblica. Solo un condottiero
degno, che ha il temperamento di un membro della Convenzione e quello di uno
stati¬ sta, che è un anticipatore e un illuminato conservatore, che vive e
sente la giovinezza ardente e generosa e la esperienza degli uomini che hanno
molto vissuto, poteva incanalare nell’alveo della legalità una rivoluzione
desti¬ nata a raggiungere tutte le ampiezze. Non solo quello di incanalare o
inalveare una rivo¬ luzione, ma un altro miracolo si è compiuto, e consiste nel
tener deste, in ogni tempo e in ogni luogo, la nostra opera, le nostre vicende,
perché le conseguenze siano uguali alle premesse, perché la Rivoluzione rinnovi
dal profondo il costume e la vita politica italiana. \ Molti si attardano oggi,
alle critiche, molti giocano la parte degli eterni insoddisfatti. Vi sono i
pazienti che si fermano alle venature del marmo, altri che non sanno rinunziare
all’atmosfera quarantottesca così cara alla no¬ stra tradizione e al nostro temperamento
latino. Non sof¬ fermiamoci ai dettagli. Possiamo permetterci il lusso di convenire
che molti errori sono stati commessi, che qual¬ che cosa è da rifare, che
alcuni elementi Tanno riseduti. Ma di fronte a questo esame, che per parte
nostra ci proponiamo di Tendere sempre più severo, sta l’opera grande di questi
sei anni; c’è la rivoluzione interiore di tutto un popolo, c’è vivo il
desiderio della marcia contro la stasi, della forza contro l’inerzia, del
coraggio contro la pusillanimità. jNato dal tumulto, il Fascismo non po¬ teva
essere perjelto e svolgere opera perfetta. Grande cosa e grande fortuna fu
quella di darsi una disciplina militare, una formazione di combattimento,
un’organiz¬ zazione sindacale. Siamo oggi, inoltre, al convegno fascista
dell'alta cultura. Siamo soli a sopportare l’onere e la responsabilità del
Governo. Questo, ai fini della politica generale, è il successo più grande. Vi
sono, certamente, le più grandi responsabilità ma vi sono anche le più grandi
possibilità. Questo devono pensare ed affermare gli amici fascisti nel VI
anniversario del Littorio. Obbedire al Capo, che è degno come il primo giorno
della lontana adunata, alleggerire il suo lavoro, operare in silenzio, aver di
mira le grandi questioni d’interesse collettivo e nazionale, sentire l’orgoglio
del nostro dive¬ nire, credere alla virtù universale della nostra fede, ecco il
comandamento del giorno. Vi sono popoli che si evolvono e di cui si giudicano
la civiltà ed il grado di modernità dal numero dei chilo¬ metri di ferrovie,
degli apparecchi telefonici e dei Kilowatt-ora. Sono, questi, elementi
indubbiamente utili ai fini del -vivere civile; tuttavia un popolo che vuol
dire ed affermare qualche cosa nel mondo, non si fermo alla sola tecnica, ma si
ingigantisce nello spirito. L'Tfalia che è stata due volte universale, avrebbe
una terza risurrezione senza vita se non avesse la certezza che il suo
pensiero, la sua forza, la sua fede, valicano le frontiere ed inte¬ ressano
tutti gli studiosi della politica moderna. Questo è l’orgoglio più vivo del
Fascismo, perché la sistemazione interna fascista è e deve essere opera di ogni
giorno e non deve far perdere di mira il compito più grande di domani, che è
quello di un popolo in mar¬ cia il quale non vuole rinnegare nulla della sua
storia e del suo destino. Fascisti! la disciplina è dei forti, lo fortuna è
degli audaci; sappiate interpretare e vivere le grandi ore che passano. 53 4 -
v. IL CONGRESSO Tn questo articolo — pubblicato sul Popolo d'Italia il 20
giugno 1925-III — il preannunzio del nuovo Congresso Nazionale del P. N. F.
conduceva Ar¬ naldo Mussolini a rievocare il Congresso del J92I, che si chiuse
mentre i rossi, con uno sciopero ge¬ nerale di protesta, umiliavano la Capitole
e susci¬ tavano gravissimi incidenti. { Cfr. Scrini e Discorsi di Benito
Mussolina voi. II, pagg. 199-226). Anche in questa occasione, come nella
scritto per il ventitré marzo (cfr. pp. 47-53), Arnaldo Mussolini, dai ri¬
cordi del passato trae forza vitale per Pozione de.l- V avvenire■ le tradizioni
fasciste sono tradizioni viventi t forze suscitatrici. Sì contempla il cammino
percorso per prenderne norme per il cammino da percorrere. I J.1 Congresso
Nazionale del Partilo fascista, che si an¬ nunzia per un complesso di ragioni
importantissime e che si terrà nella Capitale nei prossimi giorni, richiama
alla memoria l'altra importante adunata, tenuta pure a Roma all’Augusteo nel
novembre 1921. Fu in quel convegno che il partito uscì dalla sua fase di
movimento per darsi una linea quadrata e meto¬ dica di partito; e fu
precisamente in quel tempo che l'elemento squadrista comprese come la storia
d'Italia non si potesse incidere che a Roma, onde a Roma biso¬ gna tendere per
la conquista del potere politico. Il Fascismo fin da allora rese omaggio in
forma so¬ lenne al Milite Ignoto, soggiogato dalla poesia perenne del
sacrificio e persuaso che dal sacrario dell’Altare della Patria si illuminava
di grandezza e di vittoria la storia nuova d’Italia. Ci fu nel Congresso di
Roma del 1921, da parte del Presidente, un tentativo di « spersonalizzare » il
Fasci¬ smo; ma bastò questo accenno perché più vivo e più forte prorompesse dai
fascisti il giuramento della obbe¬ dienza e della fedeltà al loro Capo. Nella
convulsione preagonica di un mondo che non voleva crollare ci fu purtroppo il
sacrifìcio della vita di vari fascisti. Ma ormai il sacrificio era il dovere di
ogni giorno, mentre la stessa gioventù del 1921, rientrando alle sedi, comprese
che la situazione politica si doveva risolvere in una presa rivoluzionaria del
potere, e che a Roma bisognava ritornare. Inutile riandare la storia di questi
quattro anni. Vi sono degli insoddisfatti. Noi, no! Le Camicie Nere hanno
compiuto fino alPestremo il loro dovere e quindi il loro compito. La scuola a
cui si ispirò la fede fascista non aveva nulla delle clientele e delle
congreghe. Alcune de¬ viazioni non costituiscono materia sufficiente per la
cri¬ tica negativa. Roma fu presa nell'ottobre 1922 per atto rivoluzio¬ nario;
e il primo tempo fu impiegato necessariamente a 56 IL CONGRESSO rimuovere
ostacoli e a togliere a gradi i residui delle vec¬ chie mentalità. Alcuni colpi
assestati nell impeto rivolu¬ zionario avrebbero reso possibile una reazione o
dei ri¬ torni; il Fascismo ha invece agito con metodo, ha fissato dei punti, ha
aumentato la sua capacità, ha creato, allar¬ gandole, delle situazioni dalle
quali non si decampa, ha costruito nel tempo e può affermare tranquillamente e
sicuramente: indietro non si torna. A poco a poco ha tolto l’iniziativa agli
avversari pa¬ ralizzandoli e superandoli nei provvedimenti contingenti e
gettando le nuove grandi hasi dello Stato fascista. Que¬ sta è la vera
rivoluzione in marcia, che si difende per^ virtù di opere e di pensiero, che
non rinnega niente del suo passato, che conosce e spiega le impazienze dei gio¬
vani, ma costruisce sulla realtà le linee fondamentali della nostra politica di
potenza giovane che vuole ri^ novarsi rinnovando il suo costume politico e
risolvendfi i problemi fondamentali della nostra vita civile. L’ordine del
Congresso, estremamente sobrio, ci dice del desiderio e della necessità di
discutere su temi con¬ creti e non su principi astratti. La relazione del
segre- iario generale on. Farinacci costituirà un elemento inte¬ ressantissimo
per i dati che egli esporrà sulla piena effi¬ cienza armoniosa del Fascismo.
Annegano miseramente i dissidenti e di fronte all’insieme granitico del
Fascismo scompaiono i vari casi personali che fanno di un medio¬ ere tormento
il tormento universale. Il Fascismo rivive lo spirito delle sue vecchie battaglie
e rinnova il giuramento della sua dedizione all’Italia. Né può limitarsi alla
enunciazione di principi. Bisogna creare gli istituti presidian dell'ordine
nuovo. Le riforme di cui parleranno gli amici doti. Forges e prof. Nasi non
sono le riforme di turatiana memoria, beffeggiate dall estremismo socialista,
mercanteggiate dal socialismo unitario, e osannate dalla democrazia come la sua
creazione più originale di saggia e accorta politica nel cozzo degli
estremismi. Le riforme proposte dai no¬ stri amici, che saranno accettate dal
Congresso e che stanno già diventando pratica odierna di Governo, disci¬
plinano gli Italiani disciplinando il costume politico. La forza organica di
uno Stato, la sua potenza, non nascono che da una situazione in cui le energie
collettive obbe¬ discono alle supreme ragioni di Stato, non concepiscono
riserve e non si permettono azioni contro la compagine nazionale. Cosi è nella
politica interna, per una grande politica estera. Il problema
economico-finanziario e il problema delle amministrazioni locali sono elementi
della massima importanza. Il popolo italiano che suda, lavora, rispar¬ mia,
obbedisce, ha ragione di chiedere a gran voce che il suo sacrificio sia
valutato, che le amministrazioni cen¬ trali e periferiche abbiano una
sistemazione degna, da dove sia possibile partire per una grande politica gene¬
rale e ricostruttiva. Il problema sindacale è un altro elemento degno della
discussione più ampia. Il Partito politico non può ignorare le forze sindacali.
Sono elementi preziosi del 58 IL CONGRESSO gran quadro. Nella vita generale la
politica risente del peso e dell’influenza delle grandi corporazioni. Con una
saggia disciplina organizzativa si è riusciti a dare un ritmo alla nostra
produzione. L’esperienza sin¬ dacale ha suggerito dei provvedimenti che
garantiscono la continuità e il successo della pratica sindacale fascista: ecco
la necessità di codificare l’esperienza e l’originalità dei tempi nuovi,
creando la magistratura del lavoro. Questi ed altri problemi il Congresso farà
oggetto di attento esame e di risoluzioni radicali. L’Àugusteo rivedrà ancora
gli uomini del 1921 e le Camicie Nere placate dalla vittoria conseguita.
L’Italia sarà sempre più persuasa della continuità incrollabile del Regime
fascista. E come 1 Italia anche l'estero. Non sono in discussione le vicende di
un Partito. I dirigenti di una grande politica si ritrovano a discutere e a
preparare il piano generale di una lotta che non am¬ mette ritorni e che
garantisce, nel rinnovamento degli istituti e degli spiriti, la fortuna
avvenire d’Italia. 59 ■ CASALINI Un anno prima, il 12 settembre 1024, un
sovversivo aveva assassinalo in tram, a Roma, il deputata fa¬ scista Armando
Casalini. ( Cfr . Scritti e Discorsi di Benito Mussolini, «ol. IV, pp. 347,
348, 377, 409 ; voi V, pp. 100, 390). A un anno di disianza — con gueseo
artUnlo apparso sul Popolo d'Italia dei 12 settembre 192S-III — Arnaldo
Mussolini rievocava, con nobile commemorazione, il Camerata cadu lo. tricordi
amo nel primo anniversario della morie e con senso di vivo rimpianto, il
camerata indimenticabile Ar¬ mando Casalini. La sua quadrata figura bonaria, il
suo spirito sereno, profondamente saggio, si staglia netta¬ mente nel tempo,
nei ricordi e nel cordoglio. Egli fu il predestinato a saziare l’ingorda,
malvagia tregenda de¬ gli avversari del Fascismo. La mano che lo colpì, fredda,
inesorabile, sotto agli occhi della figlia primogenita ebbe realmente dei «
mandanti ». Nei mesi di giugno, luglio, agosto, la stampa antifascista aveva
organizzato la ca¬ tena dello scandalo e della diffamazione. Nuovi giornali si
erano creati per dare il supposto colpo di grazia al Fascismo che a giudizio
degli orecchianti politici, do- 61 I - LO SPIRITO CIVILE NELLE POLEMICHE veva
cadere per lasciare il posto alla demagogia fatta saggia ed al livore di classi
e di partiti sorpassati. La Rivoluzione fascista pareva dovesse sommergere
sotto I onda di un offensiva cartacea. Molti allora tagliarono la corda e si
rifugiarono nell Aventino, mentre qualcuno, che oggi fa molto comodo chiamare
pazzo ed irrespon¬ sabile, si armò di rivoltella e scrisse l’articolo a modo
suo, scegliendo un capo, un responsabile del movimento fascista ed uccidendolo
in segno di protesta contro il Regime. Armando C asalini cadendo vittima della
sua fede, fece sostare per alcuni giorni le violenze avversarie. Oh! ricordiamo
esattamente! Se lo sdegno non fosse stato contenuto, anzi quasi umiliato, la
campagna dell’antifa¬ scismo non avrebbe avuto altre riprese. Coloro che hanno
vissuto la passione rivoluzionaria e che non erano legati a gravi
responsabilità di Governo e di Partito, avevan giustamente compreso che una
rivo¬ luzione non si lascia infamare o coprire di ludibrio o di ridicolo. Lo
sdegno fascista provocato dall’assassinio del povero nostro Casalini sarebbe
giunto alla fase conclu¬ siva. Tutto questo non si volle per un gesto superfluo
di generosità; e purtroppo ad un anno di distanza, nel qua¬ dro della lotta
politica, 1 assassinio Casalini ha valore di un oscuro episodio di un
irresponsabile, senza mandanti presunti o reali. L altro delitto resta intero
con tutto il suo bagaglio di relazioni mastodontiche, di interrogatori
spettacolosi, di memoriali più o meno attendibili, di re¬ ticenze, di pause, di
silenzi, di voci più o meno interessate, mentre già una coorte di avvocati
attendono la re¬ quisitoria del P. G. per gettarvisi sopra, famelici di no¬
vità e di cavilli onde segnare il tempo ultimo della grossa partita Matteotti.
Ricordiamo oggi Casalini, il mite mazziniano, per¬ ché egli è caduto vittima
della sua fede fascista. La mano del suo assassino fu armata dagli oppositori.
Non gli dissero propriamente « va ed uccidi » ma il lento ve¬ leno propinato
attraverso ad una campagna di Stampa così diaholica da non ricordarsi l’uguale,
ebbe l'identico risultato. Non è ancora dimostrato che nel delitto Mat¬ teotti
vi fossero dei mandanti, così pure non è ancora di¬ mostrato che vi fosse
realmente il fine di uccidere; ne] caso Casalini il fine di uccidere era
evidente e nei riguardi dei mandanti... meglio tacerei Armando Casalini deve
vivere eterno nella memoria di ogni fascista. Uomo probo, autodidatta, devoto
al pro¬ prio paese, sordo alla voce tentatrice della demagogia, severo con se
stesso e i suoi amici, aveva abbracciato la fede fascista con entusiasmo,
persuaso che il Fascismo sindacale realizzasse in massima i postulati del suo
maz- zinianesimo. Cadde mentre il Fascismo era incatenato ad una fatalità che
gli impediva il libero e legittimo movimento di protesta o di rappresaglia.
Oggi non più! Dopo il discorso del 3 gennaio e la politica di severa
intransigenza, il Fascismo ha riconquistato la sua latitu¬ dine di critica e di
vita. Ogni giorno l’attività del Par¬ tito si fa più complessa e si inserisce
in tutto l’organismo dello Sfato, segnando l’impronta del Littorio. L’on.
Casalini dorme placato nella certezza della vittoria fascista. Nel regno dei
silenzi e del mistero Egli sente che le falangi dei suoi organizzati, degli
amici di fede, hanno ripreso con animo invitto l’opera tenace e difficile per
dare una struttura all’Italia nuova. A que¬ st’opera complessa, l’on. Armando
Casalini ha dato il contributo più prezioso: quello del sangue. Ricordiamo con
animo sgombro di rancori ma pieno di saggi propo¬ siti. Armando Casalini ci
insegna la virtù dei forti che è quella di operare in silenzio, la virtù del
sacrificio e del disinteresse perché egli ha dato la vita giungendo realmente
nudo alla mèta. Gli Italiani che assurgono al di sopra della ruggine del
congegno politico, possono specchiarsi nel suo vasto sogno di serenità che
abbracciava gli uomini alle pure sorgenti del dovere. L’uomo, il ricordo e la
situazione invitano gli Italiani al raccoglimento e alla meditazione. Siamo
alia vigilia della celebrazione della Marcia su Roma, e si svolge la sessione
del Gran Consiglio. In questo articolo — pubblicata l'undici ottobre 1925-III —
Arnaldo Mussolini, commentando i lavori, delinea in modo precisa e magistrale
l'essenza, il carattere, i cómpiti del massimo Consesso del Fascismo, C^^uesia
ultima sessione del Gran Consiglio Fascista, è caratterizzata, sn tutte le
altre, dalla importanza delle deliberazioni prese e dalle ferme decisioni di
inserire nello Stato, con provvedimenti di carattere legislativo, il programma
rivoluzionario dell’ottobre 1922. Il Gran Consiglio, se non vi fosse,
bisognerebbe crearlo. Tn certo senso è il Consesso più autorevole che oggi viga
nel mondo politlcoTi: superiore, quasi, al Consiglio dei Mi¬ nistri. Questi fa
della saggia amministrazione e coordina, le varie branche dell attività
nazionale, il Gran Consi¬ glio getia le basi, segna le tracce generali sulle
quali! l'attività governativa deve svolgersi. Nel suo seno vi' sono tutte le
correnti e si odono tutte le voci delle grandi organizzazioni politiche ed
economiche del Fascismo. Se il tempo odierno deve prendere il nome di « era
fascisia » bisogna che i fini e i mezzi del Fascismo siano sem¬ pre ben
chiariti e fìssati. Dottrina di vasta latitudine, che obbedisce più al¬
l’esperienza che al dogma, obbligata a muoversi tra l’osti¬ lità di partiti
superati e la curiosità invidiosa di popoli e di scuole politiche d’oltre
confine, il Fascismo ha bisogno di segnare, volta per volta, i punti definiti
della sua at¬ tività politica. Costruire nel tempo, protesi verso l’avve¬ nire,
questo deve essere il dovere assillante del giorno. Il Gran Consiglio ascolta,
a questo fine, le voci dell'espe¬ rienza, rivede i quadri e le capacità,
confronta i successi, affronta le difficoltà, segna i capisaldi sui quali la
Rivo¬ luzione fascista può tessere i migliori sviluppi. Ne] Gran Consiglio
della sessione di ottobre, pur dai comunicati scheletrici, si comprende che il
lavoro deve essere stato complesso. I problemi discussi erano dì vasta portata.
Se non temessimo di abusare di frasi sonanti, vorremmo dire che la sessione
odierna del Gran Consi¬ glio ha avuto importanza di carattere storico. Non è il
caso di ripetere e illustrare gli ordini del giorno votati. Superfluo
aggiungere che noi siamo sin¬ ceramente lieti del plauso che il Gran Consiglio
ha vo¬ tato per l’on. Farinacci per la sua opera di Segretario Generale. Agli
orecchianti e ai faciloni, noi diciamo di misurare la gravità del compito di
dirigere un Partito di quasi un milione di organizzati, in un periodo di accese
passioni politiche. Farinacci piace per la dirittura della 66 GRAN CONSIGLIO
sua azinne polìtica e perché non cede alle facili lusinghe di amici o nemici.
Senza far torto ad alcuno, la nomina di un Segreta¬ rio Generale è la
disposizione più saggia dell’organizza- zione interna del Partito, e Farinacci
— sfrondato di al¬ cuni eccessi polemici oratori, spiegabilissimi data la ur¬
lante canèa che lo investiva — si è dimostrato un Segre¬ tario Generale saggio
ed energico, intransigente ma non settario, severo ma non despota. Il terzo
anniversario della Marcia su Roma trova il Fascismo nella sua completa
efficienza. Le Camicie Nere, sorte in armi tre anni or sono, oggi sono
rientrate nei ranghi di cittadini devoti alla Patria, di niente altro pre¬
occupati che del hene supremo della collettività. Già nell’alveo del Fascismo
hanno confluito competenze e in¬ telligenze di primo ordine, mentre il grosso
del pubblico ha salutato con plauso il nuovo ordine e la disciplina fascista.
Le cerimonie commemorative del 28 ottobre nelle loro vastità sono degne
deiravvenimento che si ri¬ corda, come il Fascismo odierno è degno di rivivere
la sua inesausta passione rivoluzionaria. Ma il « pezzo forte » della sessione
odierna del Gran Consiglio è doto dall’approvazione e quindi dalla pronta
realizzazione (stile fascista) dei seguenti provvedimenti: riconoscimento
legale dei Sindacati, Magistratura del la¬ voro, e limitazioni quasi assolute
degli scioperi e delle serrate. Il considerare lo sciopero politico come reato,
si¬ gnifica tagliare, di colpo, la fioritura del sovvertimento periodico. Inutile
illustrare questi capisaldi approvati dal Gran Consiglio. Già in materia si
sono versati fiumi d’inchio¬ stro e gli stessi avversari sembrano scossi dalla
logica ferrea, coerente alle premesse, di cui dà prova il Fasci¬ smo. Della
stessa isiituzione del Podestà, del Governatore di Roma e dei Segretari
generali si attende volentieri la prova. Il Senato in parte elettivo ha
soddisfatto gli stessi liberali; il non aver toccato l’Arca Santa — il Parla¬
mento — ha conciliato parecchi avversari. Montecitorio è ancora uno svago: i
suoi settori sono chiodi fissi nella mente di chi legge i giornali. Anche
rinnovandolo su basi nuove, i difetti sostanziali resterebbero, magari sempli¬
cemente mascherati. Finché il Parlamento resta una pe¬ pinière per dare gli
uomini di Governo, nessuno lo vuol trasformare. Nei parlamenti di tutte le
epoche e presso ogni popolo, ogni onorevole sente in cuor suo l'abilità Idi uno
statista e il genio di un condottiero. E poi questa divisione dei cittadini in
categorie non piace agli Italiani. È tedesca. Gli italiani possono — è vero —
essere distinti in categorie, ma non sono soddisfatti di questo casellario. Per
amore di contraddizione, un ragioniere commenta vo¬ lentieri un Cantico di
Dante, mentre un poeta tesse le laudi de] Lyon Noir o del Kukirol. Le categorie
non af¬ fratellano: solo le scuole politiche possono orientare. Il Parlamento
così com’è, possibilmente chiuso per le va¬ canze pasquali, estive, natalizie
ed invernali, ecc., è an¬ cora il minore dei mali. Avremmo finito se non ci
premesse di ricordare ì’or- dine del giorno presentato dal Presidente ed
approvato tifi GRAN CONSIGLIO all’unanimità e di segnalarlo particolarmente là
dove in¬ vita i fascisti a seguire l’opera complessa del Governo « con senso di
consapevole responsabilità e con esempi quotidiani di silenziosa e laboriosa
disciplina ». Nelle contingenze odierne l'ordine del giorno è altamente signi¬
ficativo. Bisogna, insomma, che, mentre vi sono dei re¬ sponsabili che gettano
i pilastri dell’èra fascista, non vi siano degli irresponsabili che
inconsciamente i medesimi pilastri svellono. Se il Fascismo tende all’unità
spirituale di tutti gli Italiani, bisogna assolutamente che a questo nobile
fine siano sacrificate le miserie faziose che affio¬ rano nei tumulti non
sempre chiari nelle origini e sempre gravi nelle conseguenze. L’invocazione del
Duce, suggellata dal Gran Con¬ siglio, deve trovare consenzienti e disciplinate
tutte le Camicie Nere d’Italia in questa primavera delle opere e degli spiriti.
3 “ ». E. F.) ORIZZONTI L’orizzonte
della vita fascista — dal 1926-IV in pai tende sempre piti ad allargarsi. E già
nei primi mesi del 1926-IV, Arnaldo Mussolini volge il vìgile sguardo, umano e
pensoso, alla vastissima famiglia degli Italiani sparsi in ogni parte del
mondo. Questa vi¬ sione dell'Italia fascista nel mando si farà negli arti¬ coli
seguenti sempre più ampia, correlativamente alle provvidenze del Regime, che
nell anno seguente rior¬ ganizza, ed avoca al Ministero degli Affari Esteri, la
Direzione degli Italiani all’Estero affidala alla fine del 1927-V a Piero
Parini, già collaboratore di Ar¬ naldo Mussolini nella sua qualità di redattore
del Popolo d’Italia. Questa articolo, vibrante di commossa umanità, uenne
pu&&2ira(o nel Popolo d’Italia ii 22 gennaio 1926-IV. L notizia è
questa: nell'occasione del Natale di Roma, il 21 aprile dell'anno scorso, il
nostro Ministro degli Esteri, con senso di attenta e sigile cura per i giovani
Italiani che vivono oltre confine, aveva dato agli alunni delle scuole italiane
all’estero un tema sul nome e sul fascino di Roma capitale d’Italia. A dieci
mesi di distanza la relazione ampia e docu¬ mentata del concorso è tale da
riempirci di commozione e di orgoglio. Sono migliaia gli svolgimenti del tema
così suggestivo, e tutti insieme, dallo studente liceale allo scolaro delle
elementari, sono in nobile gara per dimostrare con accenti di viva sincerità
appassionata l'amore fi¬ dente per la Patria lontana, l’offerta gioiosa di
soffrire e morire per il nome di Roma e per la gloria immortale della Patria
risorta. Ecco, fra mille, alcuni saggi, così puri nella loro sem¬ plicità e
così grandi nella loro sincerità. Una bimba di Porto Said, che sogna il ritorno
in Pa¬ tria, scrive di Roma: « Tutti gli Italiani ti amano e ti ricordano, ma
noi più di ogni altro, perché siamo lontani ed aspettiamo con ansia il giorno
di potere ritornare a te, che ci aspetti sempre con le braccia aperte come una
mamma affettuosa che, credendo di avere perduto la sua figliola, la ritrova più
grande e più ferma nei suoi sen¬ timenti ». E da Tunisi un’altra voce di
bambina più grande invoca Roma così: «Noi ti amiamo e ti adoriamo con amore
immenso e duraturo, come il figlio ama la madre lontana e pensa con nostalgia
quando la potrà rivedere ». Una piccola compagna vicina, si conforta elevando
10 spirito con queste parole: « La lontananza non scema 11 mio affetto, anzi
l’aumenta, lo purifica, aggiungendo un dolore, un desiderio: il dolore
d'esserti lontana, il desi¬ derio di esserti vicina ». La tenerezza di queste
piccole Italiane si trasforma in fierezza di propositi magnanimi ne! cuore dei
fan¬ ciulli, uno dei quali scrive dal Brasile: « Se verrà il giorno che
abbisognerai dell'opera nostra, noi fin da ora consaoriamo le nostre braccia
alla tua difesa, o Roma, cuore della nostra patria lontana ». E un altro dal
Canada: « lo non ho la fortuna, o Roma, di averti veduta, ma il mio pensiero è
sempre a te, e quando sarò grande, se necessario, verrò a difenderti e a dare
il mio sangue per la tua salvezza ». È pure vera l’afiermazione di molti nostri
emigranti, nomadi per il mondo, che per poter avere profondo il sentimento
della Patria, per ammirare ed esaltare 1 Ita¬ lia, bisogna viverne lontani,
dove i confronti sono inevi¬ tabili. e dove il nome della terra nativa appare
lucente, in mezzo alle tenebre, alla miseria e alle invidie degli uomini. Non è
senza significato e senza fiera compiacenza che rileviamo l’inciso della
relazione ministeriale, là dove dice che la figura del Capo del Governo, del
Duce « gi¬ ganteggia nelle anime e nelle menti di questi connazio¬ nali, ai
punto che come l’amore intenso per la patria e assai sovente espresso dai bimbi
con un entusiastico sa¬ luto a quest’Vomo, il quale appare loro in un’aureola
di leggenda, così la sicura fiducia nella grandezza nazionale non è mai
disgiunta, nei giovani, dalla consapevole vene¬ razione per il salvatore
d'Italia ed il ri costruttore delle sue fortune ». Noi chiediamo, come Italiani
e non come uomini di parte, che la relazione sia data alle stampe interamente e
non in succinto con un comunicato « Stefani ». Noi dob¬ biamo prendere luce ed
ammonimento da questi nostri fratelli, che vivono per il mondo col cuore e la
mente rivolli, in purità, alla maestà di Roma. Chiediamo, come Italiani, di
poter contribuire — nelle forme e nei modi che 1 autorità crederà opportuno -—
a mantenere vive e presenti le relazioni e gli aiuti coi piccoli lontani, fieri
della loro origine. Pubblicazioni periodiche, libri, quadri e fotografie dei
nostri maggiori uomini unitamente agli aiuti sensibili che si potrebbero
inviare ai patroni delle scuole all estero, creerebbero una più ampia atmosfera
di simpatia e migliori possibilità di sviluppo delle isti¬ tuzioni scolastiche
all estero, cosi vastamente benemerite. Ciò detto e proposto, ritorniamo a
confortarci nella lettura del documento italiano ed umano per cui i nostri
fratelli d oltre confine, i giovani puri di indole e di ca¬ rattere, balzano
vivi nella nostra immaginazione fervida di Italiani inquieti e pensosi del
nostro avvenire. Dun¬ que, anche dopo un lungo abbandono, il fuoco sacro delle
origini è rimasto acceso, anche sotto la cenere delloblio nazionale e sotto 1
indifferenza se non lo spregio dei paesi ospitanti? È bastato che su la Patria
passasse un alone grande di fierezza e di rinascita, perché la febbre
dell'orgoglio invadesse gli spiriti lontani dei nostri fra¬ telli! La nostra
vita oggi è troppo presa dalle polemiche del giorno e troppo intenta alla
sepoltura di un mondo superato, perche possa esaltarci come dovrebbe la testi¬
monianza fraterna degli Italiani d’olire confine. Oggi la fonte del carme
civile lia le sue pure scaturigini tra le nostre genti lontane che non
dimenticano l’Italia e Roma. È vero che il telegrafo ci conferma la notizia che
politicanti falliti e codardi meditano a Parigi, nella ville lumière, dove è
facile abbeverarsi a Rue de Cadei, un. giornale antifascista e cioè
antitaliano. È vero che vi sono dei figli che rinnegano la Madre. Sono
deviazioni perverse che confermano gli ultimi sussulti di una casta miserabile
che non vuole rassegnarsi a scomparire. Mi¬ gliaia di innocenti benedicono il
nome del Duce, nella fucina tenebrosa parigina qualcuno invece medita e pro¬
pone l’iniquo attentato. C è sempre una piovra che lancia i tentacoli ed un
seppia che intorpida le acque cristal¬ line! Non prevarranno! Anche se 1 odio
antitaliano degli stranieri trova in loro degli amici insperati. Ai pochi per¬
vertiti ecco opporsi la diga che supera e sommerge la loro miseria. Non è
l’estero che deve giudicarci, sono i nostri fra¬ telli che devono esprimere il
loro pensiero. E la relazione odierna sta a dimostrare quale tesoro
inestimabile pos¬ segga ancora lTtalia, quale riserva possa lanciare nel
vortice della battaglia per le supremazie! Bisogna bru¬ ciare un vecchio
vademecum dell emigrante, la dove in¬ segnava la traduzione per farsi
conoscere: « Sono Ita¬ liano, ho fame! ». No! Sono Italiano e sono figlio di
Roma! Questo insegnano i nostri fratelli che hanno cono¬ sciute le vie dure e
penose d oltre confine e d oltre mare, questo gridano i figli, e figli dei
figli, che vivono lontani nel ricordo severo ed incancellabile della Patria
rinata. Vi sono dei nomi e dei fascini che vivono oltre gli uomini e le loro
vicende. Oli Italiani all estero ce lo inse¬ gnano, ad incitamento e ad
ammonimento. Dal Popolo d’Italia. Abbiamo seguito in questi giorni alcune
disquisizioni teoriche sulle origini, sui metodi, sul divenire del Fa¬ scismo.
Poiché in questo mese cade il settimo anniver¬ sario della fondazione del primo
Fascio di Combatti¬ mento, è una gara continua da parte di amici giornalisti
vigili e gelosi del 1919, per potersi procurare autografi, pensieri, scritti
che in qualche modo ricordino il Fascismo alle origini, le sue battaglie, le
sue vittorie. Una delle cose che secondo noi è bene distruggere in tempo e
quella di credere che questo magnifico movimento rigo¬ glioso, nato da una
mente profonda, dopo un severo e meditato studio, possa chiamarsi un derivato
qualsiasi del futurismo, del combattentismo o di tutti gli altri ten¬ tativi di
rinnovnmento che hanno avuto la loro espres¬ sione tumultuosa nel dopoguerra.
No. Il Fascismo è una concezione originale. Il dopoguerra può aver creata un
clima storico più favorevole al suo sviluppo, ma per la sua essenza spirituale,
per il metodo e per la sua conce¬ zione politica, il Fascismo è tipicamente
nuovo e incon¬ fondibile. II VTTA ED EDUCAZIONE NAZIONALE U Fascismo ne] 1919
fece i primi passi in un am¬ biente estremamente mobile, irto di mille
difficoltà di carattere ambientale e storico. Il popolo italiano aveva vinto la
guerra, ma stava per perdere la pace a Versa- glia. In quel periodo doloroso,
il partito socialista ita¬ liano segnò la pagina più obbrobriosa della sua
storia. In nome di un internazionalismo fatuo, obbediente al na¬ zionalismo
altrui, il socialismo italiano contribuì primo, fra la debolezza degli altri,
alla nostra disfatta a Versaglia e alla nostra situazione fallimentare del
1919-20-21. Il Fascismo fu l’espressione esasperata deìl’antipar- iiio, fu un
espressione esasperata contro il liberalismo, contro la democrazia, contro, in
genere, quel governo che non aveva creato nessun punto stabile alla nostra Na¬
zione e che pur aveva un cinquantennio di unità ed era così ricco di storia e
di insegnamenti. Il Fascismo con le sue formazioni di combattimento, con un
condottiero magnifico, con un programma limpido, seppe vincere e superare le
vecchie posizioni. Il compito del Fascismo ebbe proporzioni formidabili.
Esaminando la storia noi crediamo non vi siano mo¬ vimenti che possano contare
un successo tanto rapido da imporre in breve termine il programma di un cena¬
colo di aristocratici del pensiero a tutta la Nazione rin¬ novata. I 52 iscritti
del 23 marzo 1919 al Fascio diven¬ nero poi un esercito. Le formazioni di
combattimento attrassero gli elementi giovani, il movente ideale del Fa¬ scismo
trovò i migliori aderenti nelle Università. La Na¬ zione era in marcia. Il
successo non poteva essere dubbio. 80 LOGICA e re A l t à D’altra parte il
Fascismo era un Partito di masse e come tale non poteva ignorare la massa del
popolo ita¬ liano. Il sindacalismo nazionale, che si manifesta oggi attraverso
le Corporazioni, fu ima creazione altrettanto originale della concezione
politica del Fascismo. Cosi pure la Milizia riassorbì tutto lo squadrismo che
in un primo tempo si rese indispensabile per attaccare la roc¬ caforte
deH’antinazione. I sette anni che ci separano dalla data della fondazione sono
tutti carichi di grandi bat¬ taglie e di grandi vittorie. Dal manipolo di
deputati fa¬ scisti del 1921 abbiamo oggi una maggioranza parlamen¬ tare che
rappresenta una massa di manovra per il Go¬ verno Nazionale. Nei Ministeri
abbiamo elementi nostri. Si sono tolti dalla circolazione la parola e la
semente dei fiancheggiatori. In sintesi: il Fascismo presidia tutta la vita
politica italiana. Ha esaurito un campito straor¬ dinario e già si affacciano
problemi altrettanto vasti come i primi. Dopo 1 unita, la potenza. Il divenire
di un popolo ha sempre bisogno di es¬ sere coordinato. Il Fascismo è, nella
vita odierna, 1 ele¬ mento coordinatore più completo, più degno, più perfetto.
TI Fascismo ha affrontato tutte le battaglie, ha supe¬ rato tutti i
dissidentismi, ho provato l'amarezza di al¬ cuni neri tradimenti, ma il
movimento resta sempre gio¬ vane, intatto, fiero, orgoglioso del suo compito
che rimane eterno, inesausto nella sua fede e nei suoi propositi. Ci sono dei
malinconici che parlano di « ritornare alle origini ». Quali origini di grazia?
Per ritornare alle origini del 1919, per applicare gli stessi metodi di cornbattimento,
bisognerebbe avere di fronte la stessa for¬ mazione avversaria. Ritornare alle
origini significa ripe¬ tere situazioni ambientali che noi dobbiamo considerare
superate e per sempre. I fascisti del 1919-20 possono van¬ tare 1 antiveggenza.
Non possono, giacché sono intelli¬ genti, pretendere che si ritorni alle
formazioni squadri- stiche. È un assurdo, è antistorico. La rivoluzione è ne]
suo pieno sviluppo. Ha raggiunto il primo elemento es¬ senziale: la conquista
del potere. Ha un Capo così com¬ pleto che non è stato mai discusso da nessun
gregario grande e piccolo; ha un compito di un’ampiezza enorme, ha tutta una
sua concezione maturata attraverso l’espe¬ rienza, i confronti, la fede, e deve
camminare teso in avanti! Se fossimo chiamati a dare un giudizio noi do¬ vremmo
ripetere che mai rivoluzione ha raggiunto i suoi scopi come quella fascista. Il
dubbio non ci assale. Il di¬ singanno è degli scettici. X II problema centrale
della nostra politica è quello /tifila classe dirigente. In un primo tempo
disperammo di trovare i quadri necessari nel Fascismo. Per molte ragioni ci
accorgiamo che la provincia, la sana provincia, e le scuole, dai maestri alle
Università, possono dare in¬ vece degli ottimi elementi per inquadrare tutte le
nostre attività dell awenire^La data, sempre suggestiva, della fondazione dei
Fasci non deve essere ricordata con la nostalgia degli insoddisfatti, ma con i
severi propositi di coloro che vivono protesi al domani « con l’animo che vince
ogni battaglia ». SUL MARE Paratlelamenle alla vigile attenzione sogli Italiani
all*estero, si svalge, in questi anni, un’intensa azione di propaganda
marinara. Il Duce dà l'esempio, convocando il Direttorio Nazionale sopra una
Nave da Guerro. (Cfr . Scritti e Discorai di Benho Mus- 30LINJ, voi. V, pag.
315). Arnaldo Mussolini ne prende occasione per iniziare la sua compagna per il
mare t riaffermare, con animo presago, l'esigenza di temprare le volontà ad una
concezione d'impero. Questo articolo fu pubblicato dal Popolo d'Italia del 4 aprile
1926.IV. U na notizia di carattere ufficioso diffusa dai giornali, ha fatto
conoscere a tutti gli Italiani che si interessano di politica e che seguono le
vicende vittoriose del Fa¬ scismo, che il Primo Ministro — Benito Mussolini
pre¬ senterà il nuovo Direttorio Nazionale ai segretari pro¬ vinciali fascisti
il giorno 8 aprile sul Mare Tirreno, a bordo e sulla tolda di una nave
ammiraglia: la « Conte di Cavour ». Restano da fissare i particolari delle ore
e del¬ l’imbarco ma la notizia è sostanzialmente esatta. Pos¬ siamo aggiungere
cbe la singolare presentazione non av¬ viene sul mare e su di una nave
ammiraglia per como¬ dità di tempo. È vero che il tempo va utilizzato fino ai ritagli,
ed il Fascismo dimostra di non voler perderne ad alcun costo, tuttavia nel caso
odierno noi crediamo che l'elemento suggestivo e ammonitore sovrasti
l’utilizza¬ zione della giornata. Salvo dunque contrordini, i gerar¬ chi
maggiori e minori si imbarcheranno a Civitavecchia su la nave ammiraglia e
sbarcheranno a Gaeta. Nel tra¬ gitto avverrebbe la presentazione del Direttorio
e la mu¬ tua promessa di lavorare concordi al trionfo del Fascismo e alla
vittoria sempre più sicura della potenza italiana. Una cerimonia sul mare è
sempre bella e suggestiva. Una nave sul mare dà la sensazione plastica della
Patria. È un lembo di terra e di storia nostra su la superficie mobile delle
acque. È una parte della nostra società na¬ zionale che vive con una gerarchia
di valori e di compe¬ tenze, che ubbidisce alle leggi dell’armonia sociale e
che sente nella solitudine dai vasti orizzonti la necessità su¬ prema di una
bandiera che protegga, di un amore che conforti, di un orgoglio che assista in
ogni vicenda. La « Conte di Cavour che porta il Duce verso la nostra co¬ lonia
di Affrica ricorda le navi legionarie di Scipione, non la nave crociata latina
di Rudel. È uno spettacolo di forza, non una parata; è un segno maestoso di
grandezza, non un ordine del giorno in un’aula di sapienza, È tempo che gli
uomini lascino le nostre piccole città che ricor¬ dano le vicende provinciali e
che affissino gli occhi e temprino le volontà ad una concezione di Impero. Que¬
sta riunione sul mare è un preludio. Noi crediamo di intuire il pensiero del
Presidente anche in un aspetto diverso da quello enunciato. Il Duce 84 SUL MARE
che segue del Fascismo ogni vicenda anche semplice, è amareggialo per alcune
situazioni provinciali dove la mediocrità sovrasta la concezione
fondamentalmente no¬ bile e cavalleresca del Fascismo. Vi sono degli uomini
inchiodati per tutta la vita ad una situazione locale, sia pure elettorale.
Bisanzio ha dei seguaci anche nel se¬ colo XX. Il Fascismo ha guarito molti
mali, guarirà an¬ che questo. Non è un male che va drammatizzato, è un male che
va eliminato. I quattro deputati del partito dei contadini si divisero in tre
tendenze: destra, sinistra e centro. I repubhlicani sono alle prese tra di
loro. Il Fa¬ scismo ha pure la sua parte di chiacchieroni inconclu¬ denti. Però
le ultime docce fredde del Gran Consiglio hanno servito magnificamente a dare
una sensazione più alta del dovere, e una parola definitiva sarà forse pro¬
nunziata a bordo della « Conte di Cavour ». Fortunati quei segretari
responsabili che potranno assistere alla cerimonia singolare. Ecco il segno
della Pa¬ tria grande, una e immortale. Sfumano nelle nebhie salse del mare i
rancori puerili, le ambizioni e le vicende del piccolo mondo. Il respiro bn le
maggiori ampiezze, la pro¬ messa ba carattere sacro, il giuramento va mantenuto
ad ogni costo. Questo sentiranno Duce e gerarchi, Direttorio Nazio¬ nale e
segretari di provincia, nell'impeto irresistibile ani¬ matore del Fascismo, che
supera le contingenze odierne per fondersi nella storia grande d Italia. *1 *•
?. LA PERSONALITÀ DEL DUCE Il Duce era stalo fatto segno aWattentato dì una
pazza, la Gibson (cfr. Scritti e Discorsi di Benito Mussolini, Ed. Hoepli, voi.
V, pp. 303-314), e aveva dimostrato la sua con- sueta forza serena,
imbarcandosi il giorno seguente per il viaggio a Tripoli, già prestabilito. Il
Fratello, che atJétid provato una profonda emozione per il pericolo corso dal
Duce y scrisse il seguente articolo, pubbli¬ cato sul Popolo il 9 aprile
1926-IV. 1 1 eri, dopo l’attentato, il Duce rivelò ancoro una volta la sua
ferrea personalità di assoluta eccezione umana e storica. Mentre tutti erano
emozionati, Egli conservava la perfetta signorìa di se stesso e degli
avvenimenti. Mentre tutti riguardavano il fatto umano e personale. Egli conti¬
nuava a riguardare e a padroneggiare la situazione. Un'ora dopo l’attentato,
dopo la prima sommaria medi¬ cazione, egli riceveva le alte gerarchie dello
Stato. Nel pomeriggio pronunziava un formidabile discorso poli¬ tico a Palazzo
Yidoni e un secondo discorso dinanzi alla innumerabile moltitudine che
affollava Piazza Colonna, il Corso Umberto e il Largo Chigi. Egli ha rivelato
ancora lina volta una tempra di Sta¬ tista e di Condottiero, di Uomo che non
appartiene né a se stesso né agli amici, ma ad un Popolo intero, che non 87 Il
VITA ED EDUCAZIONE NAZIONALE vive le ore contingenti, ma ha l’anima proiettata
verso l’avvenire e verso la storia. Stamane Egli si è levato per tempo, come di
consueto, come se nulla di eccezionale e di emozionante fosse acca¬ duto. Si è
recato all'aeroscalo di Ciampino, per dare il saluto augurale al dirigibile che
dal bel sole mediterraneo volerà verso l’Europa settentrionale e verso i
silenzi ar¬ tici. Poi, senza soste, si è recato in una rapida corsa d’au¬
tomobile a Fiumicino, ha passato in rivista le squadre fa¬ sciste di Roma e lo
schieramento dei sindacati che gli rendevano onore presso l’imbarcadero sulla
foce del Te¬ vere, è salito su un motoscafo, si è imbarcato sulla dread -
noughi « Cavour », ha passato in rivista i marinai e i Se¬ gretari politici
provinciali del Fascismo, ha tenuto un alto, vibrante discorso patriottico, ha
conversato con Io Stato Maggiore della Marina, ha letto i dispacci
radiotelegrafici, ha esaminato il corriere di Stato, ha dato ordini e dispo¬
sizioni. Mussolini è l’Artefice insonne; è il Condottiero vi¬ gile, e il
simbolo dell Italia nuova, che non può sostare, che deve operare, vigilare,
moltiplicare le proprie ener¬ gie, per una necessita di vita e di espansione.
Non si esce dalla realta, non si tocca alcuna linea di esagerazione, affermando
che il Primo Ministro d’Italia è oggi una personalità politica di primo piano
in Europa e nel mondo. Nessuno sovrasta o raggiunge la sua sta¬ tura. Egli è
una eccezione della umanità e della storia, e una di quelle figure possenti che
si rivelano e si affer¬ mano raramente al di sopra delle moltitudini. Le
facoltà LA PERSONALITÀ DEL DUCE più profonde e più sottili, le doti migliori e
più difficili della comprensione, della sintesi, della previsione, del¬
l'equilibrio, della saggezza, dell’eroismo, si sono sommate in Lui, come in
pochi esseri privilegiati della stirpe e della umanità. In un periodo di
decadenza democratica e parlamen- taristica, Egli ha saputo risollevare
l'Italia, inquadrare il popolo, dare una disciplina, una volontà, una spinta
for¬ midabile a un'intera generazione. Il Times ha giustamente rilevato che
quest’Uomo in¬ fluisce anche sulla storia degli altri popoli. Ed infatti la
volontà di Mussolini può avere ripercussioni mediterra¬ nee e continentali,
poiché egli non rappresenta se stesso, ma un Popolo, e non è soltanto un Primo
Ministro ma un Condottiero. Le democrazie, la massoneria, gli imperialismi con¬
tendenti e gelosi, avversano Mussolini perché vedono in Lui la forza maggiore
d’Italia. Il Popolo nostro lo segue, lo ama. Io adora, perché vede in Lui il
Condottiero dei nuovi destini. Il Duce, per la nuova generazione italiana, è
sacro e intangibile. Egli è di tutti gl’italiani. Chi tocca Lui tocca l’Italia.
È necessario che all’estero questa realtà italiana sia compresa. Il delitto è
germinato nell’atmosfera avvelenata del¬ l'antifascismo dei fuorusciti e della
massoneria. È neces¬ sario che le complicità e le tolleranze cessino. Il Duce
non si tocca. Quatto orticolo e il seguente sono ispirati dal viaggio del Duce
a Tripoli. ( Cfi . Sciitti e Discorsi di Benito Mussolini, voi. V, pp.
3J7-324). Arnaldo Mussolini ne prende occasione per porre in rilievo il valore
della nostra politica coloniale, con uno visione che oggi — dopa la conquista
imperiale — acquista un valore profetico. Il presente, articolo fu pubblicalo
sul Popolo d’ItaJia delVundici aprile 1926-IV. Il Duce sbarca oggi a Tripoli.
Già i corrispondenti di giornali hanno dato i segni manifesti della grande at¬
tesa. Tripoli si prepara a ricevere degnamente il Primo Ministro d’Italia e
Duce del Fascismo! Tripoli, che conta già settantamila abitanti, non ha solo le
caratteristiche della città coloniale, bensì i carat¬ teri della città
mediterranea. Non è un nodo di carova¬ niere: è una città litoranea con le
Banche, il lungo-mare, i grandi alberghi, le guarnigioni. Attorno alla citta —
superba corona — vi sono le oasi, vi è un « interland » che non è precisamente
lo sca¬ tolone di sabbia di nittiana memoria. Acque sorgive ed irrigue
alimentano l’oasi, fecondano i campi. Vi sono dei tecnici che esprimono i
giudizi più lusinghieri su l’avvenire agricolo della nostra colonia. Si procede
con cri¬ teri pratici, e si arriva sicuramente alla mèta. L'elemento locale
attende con ansia il Duce. Questo Uomo colpito — sia pure lievemente — da una
pallottola di rivoltella, che non sposta di un minuto il suo orario né di un
millimetro il suo itinerario, accende giustamente la fantasia degli Arabi. II
Duce arriva a Tripoli come una alta espressione, una sintesi di potenza. Gli
indigeni sanno che Egli ha avuto familiarità con i leoni e che ha tutti i numeri
per dominare gli uomini. La forza è lo stile, come lo stile è la forza e la
grazia. Per i governatori o residenti generali di grandi Po¬ tenze estere i
quali vivono in colonia, i momenti non sono dei più leggiadri. Solo l’Italia
vive pacifica con il mondo arabo e con quello musulmano, già così pieno di
suscettibilità e di ombre. L’arte dei colonizzatori sembra riprendere. Il
viaggio del Primo Ministro in Libia risveglia il senso della nostra forza, i
ricordi suggestivi della nostra guerra. La corazzata « Cavour » compie un
viaggio simbo¬ lico di volontà e di poesia, di promesse e di ricordi, di
passato e di avvenire. Mentre il Duce tocca la terra d’Affrica, i Segretari
provinciali sono già rientrati « in sede », speriamo non con lo spirito dei
burocrati. Una boccata di aria sul mare, a bordo di una corazzata, all indomani
di un attentato al Duce, con i nervi tonificati dalla sua eloquenza, do¬ vrebbe
sprovincializzare alcune situazioni politiche lo- SINTESI cali che risentono
del piccolo orgoglio soggettivo o pae¬ sano. Il Duce in questi giorni ha
rianimato i trepidanti, ha incoraggiato i dubbiosi, ha sorriso ai lacrimogeni.
Dopo un attimo aveva dimenticato il criminoso incidente ed era ancora Lui, con
il sno sangue freddo, a infondere inie¬ zioni di audacia, di coraggio a tutte
le anime smarrite. Il suo discorso di Palazzo Yidoni, così piano e suggestivo,
deve diventare il vademecum di tutti coloro che hanno responsabilità di
insegnamento e di comando. Le parole su la tolda della « Conte di Cavour » sono
lapidarie. L’eloquenza è da tempo strangolata, ed è sostituita dalla concisione
e dalla rapidità. Ma se 1 esposizione è rapida altrettanto rapida deve essere
l'intuizione. Non vogliamo ripetere i concetti espressi recente¬ mente dal
Duce. La disciplina sostanziale e non sempli¬ cemente formale è un nostro «
credo » di antica data. I Segretari provinciali devono fìggersi ben chiaro
nella mente questa felice espressione. Così pure un altro con¬ cetto non meno
vero e non meno grande è questo: che il Capo è uno solo, ed è ben degno ed è
itìsostituibile. Noi abbiamo già superato il ciottolato di confine della situa¬
zione personale per fonderci nella concezione generale del Duce uno. solo e
magnifico. Siamo vigili su tutto ciò che avviene, non per fortune ed onori che
non ci spet¬ tano — mentre invece ci grava qualche decennio di tre¬ pidazione —
ma perché il nome è legato ad un opera va¬ sta di rinnovamento profondo, che
incide un solco e lega il nome alla Storia. Il Duce è degno del Fascismo come
il Fascismo è degno del Duce. Questi nelle nostre vicende è sempre fuori
discussione. Un suo desiderio è un ordine, è un comando. Bisogna accelerare il
passo e seguire la sua andatura di camminante inquieto ed insonne. Egli ha già
nella sua mente disegnato il piano per l’azione del do¬ mani. Egli è un
antiveggente, ma ha la necessità di un organismo mobilitato per le sue manovre.
Ecco il Fasci¬ smo divino di forza e di giovinezza che completa ed inte¬ gra la
volontà del Capo e dello statista. IL RITORNO C/r. le note preliminari a Ile
pp. 87 e 91. Questo ar¬ ticolo fu pubblicalo sul Popolo d’Italia il 17 aprila
1926-IV. Il Duce ritorna! Questa sera probabilmente Egli rag¬ giungerà la
Capitale, dopo la laboriosa settimana tripo litana che non ha dato solo le ali
alla fantasia dei gior¬ nalisti, ma anche un respiro più ampio agli Italiani
con¬ sapevoli. Da tempo noi discutiamo il problema demo¬ grafico, lo mettiamo
al primo piano, ma al di là dei pro¬ positi e delle preoccupanti statistiche,
non abbiamo fatto un solo passo avanti. Era necessario dare un colpo mor¬ tale
alle inutili chiacchiere e saggiare con un atteggia¬ mento decisivo le nostre
possibilità coloniali. Il Duce ha voluto essere un anticipatore ed un pra¬ tico
e, con un evidente tour de force, all indomani di un drammaticissimo attentato,
ha voluto prendere con¬ tatto con la più importante nostra colonia di oltre¬
mare. Non staremo a fare della retorica; certamente il viaggio nella
Tripolitania esorbita dalle cerimonie co¬ muni ai personaggi ufficiali. Non fa meraviglia
la spontaneità calorosa delle manifestazioni degli Italiani resi¬ denti in
Colonia, ma quella ben più significativa dell’ele¬ mento arabo, musulmano, per
natura diffidente, scettico e sornione. Ai fini del nostro dominio e della
nostra superiorità incontrastata in Colonia ha giovato più la visita del Duce
che cinquant’anni di penetrazione pacifica. Per accen¬ dere la fantasia degli
Arabi, bisogna dar loro la sensa¬ zione della forza, della giustizia
imparziale, della seve¬ rità indispensabile e del giusto apprezzamento delle
forze locali. Questa sottomissione a carattere persuasivo forma il substrato di
una collaborazione fra noi e l'ele¬ mento indigeno. Dai discorsi pronunziati
dal Duce risultano evidenti la sua viva soddisfazione e quasi una certa
sorpresa nel constatare le nostre possibilità africane. L'elogio ai pio¬ nieri,
alle milizie libiche ha riempito di legittimo orgo¬ glio quanti hanno avuto
fede nei momenti più gravi dello scetticismo generale. Vi sono coloro che hanno
preso d’as¬ salto, con lavoro fecondo e con tenacia metodica, le terre che
furono di Roma e che noi abbiamo magnificato fino a qualche anno fa solamente
con alcune pubblicazioni re¬ toriche. Gli Italiani non immemori avranno
accomunato nella gloria di ieri i caduti sulle vie aspre della conquista, della
difesa e del lavoro, che alimenta, che pacifica e che affratella. Il Duce,
salutando i lontani, non interpretava solo il pensiero dei fascisti ma quello
di tutti gli Italiani che IL RITORNO vivono entro i ■vecchi confini o sono
sparsi in ogni parte del mondo. Questi ultimi nell’esaltazione della stirpe
fatta dal Presidente si saranno riconosciuti con fremiti di or¬ goglio, fra
tutti coloro che tengono alti il prestigio Ita¬ liano e il nome di Roma. I]
Duce ritorna: Guglielmo Marconi lo incontrerà sul Tirreno. Lo scienziato
italiano ha sentito anch egli il fascino suggestivo di queste giornate
d’oltremare. Se la nostra nuova coscienza deve trovare una sua strada di¬
lagante è hene che gli Italiani più in vista e piu degni prendano i posti dei
condottieri. Il fervore di questi giorni mostra al massimo la no¬ stra
sensibilità politica e riconferma la bontà del metodo di saper osare a tempo e
con saggezza. Il Fascismo deve dimostrare di essere all’altezza del suo
compito. E lo sarà! Ricordiamo il periodo agitato in cui il Duce, nei brevi
giorni in cui si trattenne in Sicilia, fu obbligato al ritorno dalle polemiche
romane. Questa volta il Duce è rimasto assente, tranquillo: il Fascismo era
compreso della sua immensa responsabilità. E ora? Quali sono i compiti che ci
attendono? Quale ora sta per suonare nel quadrante della storia? Forse un'ora
di raccoglimento per il migliore impiego delle no¬ stre forze nel domani.
Certamente siamo un numero stragrande. Siamo troppo pigiati nel nostro mondo
che ha un economia gio - vane senza materie prime e senza le grandi risorse che
non siano la sobrietà; la laboriosità e la virtù del risparmio. Se apriamo una
finestra ci vediamo e ci riconosciamo lutti. Invece di restringerci sempre
maggiormente con passività o pazienza certosina, è tempo di chiedere un po’ di
posto al sole, un premio alla fatica di chi ha tanto dato perché la vita fosse
più degna e confortevole agli altri. II Duce ritorna. Questa parentesi
tripolina era ne¬ cessaria per inquadrare la nostra opera politica e rico¬
struttiva di domani. V PROPOSITI E BATTAGLIE Dal Popolo d’Italia del 14 ottobre
1926-IV. Il Di¬ scorso di Perugiaj ricordato a pag- 100, fu pronunciato dal
Duce il 5 Ottobre 1926-IV. (C/r. Scritti e Discorsi di Benho Mussolini, voi. V,
pp. 423-426). L a prima decade di ottobre segna delle date fauste per il
Fascismo. 11 periodo estivo, con la sua magra di notizie e con l’accentuarsi di
alcune polemiche aveva attenuato il tono della vita politica. Il recente Gran
Consiglio, la giornata perugina del Duce, alcuni tratti di politica estera, la
premiazione dei vincitori del secondo concorso per la battaglia del grano, hanno
servito a far ridare un ritmo più sicuro e più celere a tutta la nostra vita
poli¬ tica. Il discorso del Ministro Volpi rasserena infine un inondo in
congestione: quello finanziario. Da vario tempo si attendeva una parola di
equità e di verità che final¬ mente è giunta. E con la parola serena è anche
balenato il fermo proposito del Governo di andare incontro alla borghesia
produttiva e consapevole, ma di non tener conto delle costruzioni artificiose
che vogliono vivere in margine al \ r olume della carta moneta o ai comodi dazi
protettori. Il Governo ha dimostrato chiaramente dei fermi propositi. Le
congiure, il disfattismo, l’invocazione alle forze di oltre confine, il fronte
unico dei falliti nella politica e nell’economia, non spostano di una linea
sola il severo programma del Fascismo. Il credito, dopo gli sbalzi paurosi, rinasce.
Il Fascismo, che doveva essere stroncato su la questione economica, stronca
invece a sua volta le vertebre a quella oscena accozzaglia di nemici che sul
corpo esausto della Patria intendeva ricostruire le sue fortune. Anche qui è
una questione di volontà: quando non si vuol cadere non si code e quando si
vuol fare mac¬ china indietro, si ritorna indietro anche se per caso il pendio
o l'abbrivio fosse molto forte. E di questi e di altri miracoli, il Fascismo
darà ulteriori saggi persuasivi. Il discorso di Perugia ed il chiaro accenno
alla de¬ mocrazia delle moltitudini hanno dato ai nervi ai fieri custodi dei
sepolcreti democratici. La verità è una sola: entro il mese di ottobre, quando
le Confederazioni sa¬ ranno riconosciute dal nuovo Ministero, noi avremo venti
milioni di Italiani guidati e controllati sotto le insegne del Littorio ed
inseriti nello Stato. Nessuna parte del mondo può fornire un esempio come
questo e nessuna rivoluzione spirituale si è com¬ piuta in un periodo così
breve e si è incisa, in modo così profondo, nell anima delle moltitudini. La
responsabilità dei fascisti e tremenda. La massa che in un passato rela¬
tivamente prossimo era sempre in rivolta contro lo Stato, oggi si ricrede e
cerca nello Stato il legittimo organismo per la sua tutela e trova il modo più
efficace per garan- PROPOSITI E BATTAGLIE lire il proprio divenire. Questo è un
segno di grandezza. 31 Fascismo è costume di vita. Nessuna forma di attività
nazionale si compie all’infuori o al disopra del Fascismo. La verità eterna del
principio gerarchico, del rispetto alla legge, della bontà della vita ordinata
e laboriosa, sono divenuti patrimonio comune del popolo italiano. Questa bontà
di teorie e questo tesoreggiare di energie daranno in un futuro prossimo i
chiari segni della grandezza. La nuova costituzione organica del Partito
fascista nasce dal saper inquadrare, dominare spiritualmente la massa del
popolo italiano sotto la nostra bandiera. Tutti coloro che si attardavano alla
zuffa dei capi o anche alle semplici compilazioni delle liste o delle schede
elettorali perdevano del tempo prezioso. Dall'alto scendono ora le
designazioni, alla base si annotano i risultati. Anche abo¬ lendo totalmente i
congressi, non si sposta di una linea il cammino ascendente del Fascismo. Non bisogna
restare innamorati delle formule e della retorica. I congressi socialisti e
popolari, pure se prece¬ duti da gran cassa e seguiti dai soliti « atti » in
grossi, nitidi e costosissimi volumi, non hanno ritardato di un giorno il
fatale declinare dei movimenti così detti « so¬ ciali ». Anzi, il congresso
popolare di Torino non fece che affrettare la fine del popolarismo. L’attuale
sopravvivenza popolare-cristiano-massonica è l’ultimo segno di un pe¬ riodo di
degenerazione politica. 11 Fascismo non cadrà nelle insulsaggini di destra e di
sinistra. Movimento spregiudicato nella forma, ha in¬ vece un senso religioso
per il dovere e per la Patria. La Patria non è una pedana che possa servire per
la boxe politica, per il fioretto polemico, ma è una entità suprema, concreta:
essa si delinea sempre in alto, all’orizzonte più ampio della mentalità
fascista. È inutile soffermarsi a cogliere certi episodi di in¬ coerenza o di
iperbole. ;blon si immettono per le «vie nuove » — come direbfyie| l’on. Bonomi
— milioni di Ita¬ liani senza che nell’alveo Vasto della corrente non sì inca¬
nalino anche dei pigmei o dei defìcientiyL’importante è che si cammini e che si
cammini con glrbcchi e la mente fissi in alto. E converrà annotare per il
domani tutte le cattive azioni dei falsi profeti, dei vinti senza gloria, degli
irre¬ quieti senza pace. Non vi sono, tra noi, annotatori al- l'infunri di
quelli delle proprie benemerenze? Essi potreb¬ bero rendere segnalati servigi
al Partito ed al Paese. LO STILE NEI RANGHI Dal Popolo d’italin del 5 novembre
1926- V. difficile essere severi coi fascisti minori. Sono questi una
moltitudine sterminata e conservano della fede la freschezza primigenia, il
disinteresse caratteristico degli umili, la solidità di una razza laboriosa di
costruttori. La maggioranza delle Camicie Nere arriva molte volte da lontano
nelle città grandi per le grandi cerimonie, ma prima di sfilare al cospetto del
Duce o di attendere la sua parola, ha fatto lunghi viaggi a piedi, sui camions,
in mezzo a mille difficoltà e disagi. La sua tenacia e ammi¬ revole, la sua
devozione è commovente. Bisogna essere indulgenti al suo entusiasmo che
travalica. Tuttavia chi ha responsabilità di comando deve pre¬ occuparsi anche
dell’aspetto esteriore delle cerimonie. Quando arriva il Duce, la fiumana
straripa. Solo la Mi¬ lizia obbedisce alla consegna, tutto il resto supera ogni
diga. Le automobili — anche quella del Presidente — sono prese d’assalto. Si
sale sul predellino, sui parafan¬ ghi, sul radiatore, si grida, si vuol
giungere primi, si vuol stringere la mano, gettare un fiore, una supplica,
udire una parola, incontrarsi con lo sguardo del Duce. In certi momenti la
folla sembra invasa dal pa¬ rossismo. Ora, se tutto ciò è commovente, non è
detto però che sia una forma di manifestazioni scevra da pericoli per il Duce.
Intanto i fascisti che stanno disciplinati nelle file sono più vicini all'animo
del Capo. Benito Musso¬ lini non è uomo che si possa far deviare da un itinera¬
rio, che si possa tirare per un braccio, che si possa sof¬ focare sotto la
pressione della curiosità. Elgli non concede mai nulla alla retorica ed ai
gusti molte volte discuti¬ bili della folla. Bisogna abituarsi a vederlo e
sentirlo da lontano. Quando uno squillo acutissimo di tromba richiama la folla
su l’attenti ed al clamore altissimo sussegue la pausa impressionante del
silenzio quasi senza respiro, è di cattivissimo gusto il grido isolato « per il
Fascismo italiano eia eia eia 2 con relativo « alala ».£fcimili incom¬ postezze
ed i richiami al silenzio e le jftbteste turbano la linea del grande quadro
fascista. Dopò la disciplina interiore, quella esteriore è necessario
coronamento a tutto lo stile sano, agile, quadrato del Fascismi»: Un altra cosa
dobbiamo dire agli amici: non bisogna sciupare il Duce nelle troppe cerimonie e
nei troppi rice¬ vimenti. Comprendiamo il desiderio di molti fascisti di voler
da lui una parola, una lode sia pure per una grande opera compiuta. Nulla
sfugge allo sguardo acuto del Duce. Coloro che temono di non essere « tenuti in
considelazione » sono in errore. II Duce segue tutte le mani¬ festazioni della
vita italiana; apprezza, giudica, distin¬ gue. Per valutare un'opera, un
avvenimento, non ha bi¬ sogno di recarsi sul posto. D’altra parte il gioco
politico odierno è cosi vasto e serrato che non comporta un se¬ guito di
cerimonie e perdite di tempo considerevoli. Il Duce ha il suo stile
inconfondibile, sia che s’esprima attraverso una lezione o un discorso, sia che
scriva un messaggio, una dedica, o faccia un telegramma o invìi un incitamento.
Egli è sempre presente con la sua chia¬ rezza di visione e con la sua volontà
indomabile. I fa¬ scisti devono pensarlo — come lo pensano — molto in alto,
lontano dalle vicende delle piccole cerimonie e dagli ondeggiamenti della folla
che tumultua di passione e di orgoglio. L’anno quinto del Fascismo deve essere
un anno di severità. L’architrave del Partito è tutta la sua opera com¬ plessa
legislativa, che ha dato una nuova sagoma allo Stato italiano. 11 lavoro in
profondità è compiuto, ha già toccato il fondo. La stessa sensazione di
angoscia do¬ lorosa susseguita all’attentato dà la misura esatta della vastità
e del consenso generale verso il Fascismo ed il suo Capo. Il nostro movimento è
tempista. A mano a mano che la situazione lo ha permesso, si sono presi, in
ordine di opportunità, i provvedimenti alterni di carattere morale e materiale,
senza nulla concedere alla facile popolarità; e il Fascismo è oggi il
patrimonio ed il viatico delle mol¬ titudini. TI Partito nella sua
organizzazione interna ha abolito l'elezionismo, l'ha reso nullo. Un Foglio
d'Ordini traccia il quadro dei doveri ed i limiti dell’azione fa¬ scista. Il 23
marzo ed il 28 ottobre sono le sole feste rico¬ nosciute dal Fascismo. L
indossare la Camicia Nera è un privilegio che non può essere accordato che da
disposizioni superiori. E finalmente le cerimonie fasciste debbono avere un
loro stile che non sia quello della parafa ma quello più vero e piu grande di
un’attestazione di fede. Infine il Duce non può essere presente che nelle manifestazioni,
ose¬ remo dire, di carattere storico. Ed ora, dopo la sosta, più agile e più
deciso di prima riprenda il Duce il cammino su l’erta della Storia. Noi
seguiamo in silenzio e da lontano. 106 m GIORNALI E GIORNALISTI L'ùlia
concezione etica della missione della Stampa fascista trova in alcuni articoli
di Arnùldo Mussolini un 3 espressione definitiva e profonda, che sorge dalla
vivente esperienza. Questo articola — pubblicata .sul Popolo d’Italia dell'alto
febbraio 1927-V — ne dà un esempio fondamentale: ad esso si collegano altri
scritti, in questo stesso volume (cfr. pp, 117, 127 , 149 e 153). Ed è degno di
nota il fatto che questa visione fascista del nuovo giornalismo appare a breve
distanza di tempo negli articoli di Arnoldo Mussolini e nel discorso del Duce
ai Direttari di quotidiani. (Cfr. Benito Mussolini, Scritti e Diecoraij voi.
VI, pp. 249-255). Il signor Teodoro Roosevelt, quando lasciò la presi¬ denza
della Repubblica nord-americana, si piazzò come redattore ordinario di una
rivista politica dì New York con lo stipendio di 250 mila dollari annui. Uno
studioso che commentava, con certa amara pretensione i fatti del giorno, ebbe a
scrivere ebe « Roosevelt, come tutti gli spostati, si era dato al giornalismo
». Quei molti lettori che comprano ogni mattina il gior¬ nale e si fanno, con
pochi centesimi, una garbata opi¬ nione sui fatti salienti del giorno, risero
della bella trovata e molti la ricordano nelle conversazioni con giornali’sti
per rammentare loro Te origini incerte e la reputa¬ zione dubbia che godono
presso Ja così detta gente dab¬ bene. I giornalisti annotano e sorridono. Altri
grossi problemi li interessano. Varie nubi già si disegnano all’orizzonte. Il
periodo delle contese gior¬ nalistiche è finito. Non vi è stato un solo
giornale che non abbia sentito tremare le sue pareti; qualche altro è ca¬ duto
ai bordi della strada, qualcuno, dei giovanissimi, ha i segni incipienti della
vecchiaia. / Nello zaino di molti giornalisti, invece dell'auspicato bastone da
maresciallo, vi era solamente del livore poli¬ tico e dèi basso calcolo
editoriale, culminato nel periodo quartarellista. Una giustizia severa ha raso
i papaveri. Il collega Interlandi, Minosse romano, da 1700 ade¬ renti
giornalisti alla sezione di Roma della disciolta As¬ sociazione Periodica della
Stampa ha ridotto gli iscritti al nuovo Sindacato al modesto numero di circa
400. Qual¬ che cosa di simile minacciano di fare gli altri Sindacati regionali.
I giornalisti restano pochi, appena una coorte, quando un giorno erano legione
e non solamente per virtù degli spostati. Inutile dire che in massima siamo
d’accordo col col¬ lega Interlandi e coi suoi amici del Direttorio romano. Il
giornalismo non è una professione da dilettanti che si possa compiere di
straforo nei ritagli di tempo o per far piacere a gruppi di persone od a
istituzioni. U gior¬ nalismo è una cosa complessa. Presuppone ii^chi lo
esercita una conoscenza esatta del nostro problema sto¬ rico, della nostra
politica passata e di quella avvenire; una conoscenza profonda delle nostre
possibilità come popolo dentro e fuori i confini della Patria. Siccome il
giornalismo è il veicolo più moderno per giungere alle moltitudini e
volgarizzare i principi del vivere civile, bi¬ sogna, ad ogni costo, che chi Io
esercita abbia dei valori morali e intellettuali superiori a qualsiasi altro
ramo istruttivo ed educativo. L’epurazione che oggi si fa in base agli elementi
pro¬ fessionali, continuerà domani in base agli elementi poli¬ tici, ed agli
elementi di capacità intellettiva. La severità, in questa materia, non è mai
sufficiente e non va disgiunta da un sano e profondo criterio di giustizia.
Così che il giornalismo potrà in breve essere all'altezza dei nuovi compiti che
il Fascismo assegna alla Storia dTtalia. Ciò chiaramente premesso, bisogna dire
un'altra pa¬ rola di severità a coloro che considerano il giornale come
un'azienda editoriale qualsiasi che può in ogni momento cambiare, per giuoco di
titoli azionari, di proprietà e di direttive. È recente il passaggio repentino
di un giornale di Bologna dal Centro Cattolico alla Compagnia di San Paolo. I
nuovi dirigenti, mentre parlavano di grandi pro¬ grammi presenti e futuri,
ignoravano quella che era la realtà presente: il Fascismo. Una cortese polemica
ha ri¬ portata la questione giornalistica bolognese nei suoi veri termini ed ha
provocato delle dichiarazioni soddisfacenti. Ci lascia, invece, molto perplessi
il trapasso di pro¬ prietà di giornali milanesi. Ma di ciò potremo riparlare.
Bisogna dare, ad un certo momento, al giornalismo ita¬ liano, la sensazione che
non vi sono altre possibili trincee 109 II VITA ED EDUCAZIONE NAZIONALE di
ripiego. O il giornalismo si considera una forza ed al¬ lora lo si lascia alla
latitudine delle sue attività, del suo giudizio, delle sue qualità effettive e
relative; ovvero si imbriglia, si riduce ai termini voluti e gli si assegnano
dei compiti ben definiti. Il giornalismo italiano ha perso le scorie del
politicantismo, vuol servire coi grandi mezzi che ha a sua disposizione la causa
del Fascismo, vuol essere considerato una forza degna degli Italiani. Biso¬ gna
ancora affermare che vale più un modesto giornale, per la vita moderna, che
tutti i volumi di una biblioteca. D'altra parte se la politica, e specialmente
la politica di corridoio, ha fatto deviare il giornalismo nella palude del
pettegolezzo e del politicantismo, oggi i compiti sono di¬ versi, più vasti, e
sono misurati col metro nuovo col quale si misurano la potenza e la grandezza
nuova d’Italia. Bisogna dividersi i compiti, i quali, anche se a prima vista
non sembra, sono infiniti. TI Partito deve dare delle direttive precise. Non
bisogna ostentare freddezza verso il giornalismo. Chiusa una parentesi, questo
riprende il suo dovere brillante e luminoso. Se il Fascismo è tempi¬ sta deve
comprendere che è giunta l'ora di risolvere il problema dei giornali e dei
giornalisti. Non bisogna la¬ sciare questi importanti elementi alla deriva.
Esistono le buone intenzioni di alcuni Galleghi per fondare una scuola per i
giornalisti con relativa attrez¬ zatura tipografica e redazionale. Questi cari
amici ar¬ rivano in ritardo quando il giornalismo sta per servirsi della
trasmissione elettrica, delle fotografie, e quando già il giornalismo italiano
ha dato i più saldi uomini al Re¬ tto giornali e giornalisti girne fascista.
Potremmo cominciare da un gradino più alto di quello che sia la semplice
scuola, ma prima di tutto e sopra tutto dobbiamo essere persuasi della neces¬
sità suprema di un sano giornalismo in una Nazione sana e gagliarda. Un tempo
si regolava la vita dei popoli con gli emis¬ sari dei poteri centrali,
attraverso le investiture e le bolle pontificie con tanto di ceralacca. La vita
moderna vuole un veicolo più pronto alla volgarizzazione dei principi
gerarchici e delle attitudini al comando. Il giornalismo italiano può compiere
questa utile missione. Ut I la noia
preliminare. all'articolo intitolato « Oriz¬ zonti i», ( pag . 73). Il presente
scritto fu pubblicato sul Popolo d'Italia del 17 agosto 1927- V. Fj recente la
circolare ai Prefetti diramata dal Primo Ministro e che si riferisce alle nuore
norme che devono disciplinare l'importante problema della emigrazione. \i sono
nella circolare delle considerazioni certamente nuove allo stile burocratico.
Non bisogna dimenticare che, in un tempo non lontano, Governo, classe dirigente
e bor¬ ghesia consideravano la emigrazione « un male necessa¬ rio », una «
valvola di sicurezza » indispensabile per lo sfogo della nostra popolazione
superflua, turbolenta per i disagi, minacciata dalla disoccupazione
intermittente. Per alcuni decenni si sono rovesciati su le coste orientali
dell’Atlantico dei milioni di Italiani (fìnr fiore del nostro popolo)
attrezzati ed agguerriti per il lavoro più aspro e duro. Lontani, senza ausili,
senza aiuti, molti di questi Italiani sono andati dispersi, molti altri sono
caduti vit¬ time delle febbri o dei tracomi, altri ancora hanno fecon¬ dato la
terra su la quale elementi non nostri hanno co¬ lti II VITA ED EDUCAZIONE
NAZIONALE siruilo fortune economiche e politiche. Vi sona delle classi
dirigenti esotiche che devono la loro situazione di privilegio al lavoro
oscuro, tenace, profondo, inuguaglia- hile della gente nostra. E nessuna
democrazia sociale ha mai avvertito l'assurdo dell’ammissione della lotta fra
le classi d uno stesso popolo in confronto dell’agnosticismo che si pretende dai
popoli meno fortunati nei riguardi di chi li sfrutta. L ultima ondata
emigratoria risale al dopoguerra e fu indirizzata verso la Francia. La vicina
Repubblica che ebbe dai Tedeschi quattordici dipartimenti invasi, e dei più
fiorenti, la stessa Repubblica che ebbe verso al Sud- Ovest un pauroso
spopolamento delle sue campagne, si valse del nostro momentaneo disagio ed
incanalò gli ele¬ menti migliori dell'Italia Settentrionale verso le sue re¬
gioni. Abbiamo perduto circa un milione di Italiani at¬ trezzati alla fatica
costruttiva ed al lavoro più fecondo. Era tempo ebe in materia emigratoria
fosse pronunziata una parola alta ed umana. Questa parola, precisa, con¬
vincente, soffusa di viva solidarietà nazionale, è stata detta dal Primo
Ministro. Tutti coloro che vivono in mar¬ gine al fenomeno emigratorio devono
riflettere su di essa. Le autorità applicheranno alla lettera le sagge e
provvidenziali disposizioni del Presidente. Vogliamo da parte nostra illustrare
il passo della circolare in cui si afferma che s deve essere soprattutto
desiderio e vanto dei Prefetti, dei Podestà, dei Fasci, delle organizzazioni
sindacali, ciascuno nell'ambito della propria competenza e della propria zona,
promuovere le ITALIA ESULE iniziative locali, eccitare la produzione, intensificare
la loro opera per dare a tutti i cittadini lavoro utile e mezzi sufficienti di
vita senza che la necessità li costringa a ricercarli in terra straniera ».
Nell'applicazione integrale di questi concetti sta la soluzione del problema
italiano per qualche decennio. La borghesia agricola ha visto, nei tempi di
tregenda, con una certa compiacenza lo spopolamento delle sue campagne. Quando
la produzione bastava per il lati- fondista non era necessario pensare alla
comunità in¬ quieta! Bisogna confessarlo: furono più sagge, e certa¬ mente più
benemerite, le popolazioni che non vollero emi¬ grare perché la terra doveva
bastare per tutti. Questa pressione indistinta fu indubbiamente dovuta a
ragioni di egoismo, ma ebbe la fortuna di vincere molte indo¬ lenze. Oggi il
fenomeno « volontà » ha la sua parte pre¬ ponderante. Se a tale elemento
aggiungiamo la tranquil¬ lità sociale ed il più diffuso senso di solidarietà
nazio¬ nale, noi dobbiamo trovare nella nostra terra, così ferace e produttiva,
la possibilità di vivere con discreta agia¬ tezza. Giacché oltre Alpe ed oltre
mare la vita è assai più amara. E quanti di casa nostra i quali facevano « i
diffìcili > in Patria, una volta lontani da essa l'hanno invocata, sospirata
e benedetta nei segreti ed ardenti desideri della nostalgia! Chissà che un
giorno non si compia il miracolo! Che l’Italia nuova e concorde, con una classe
dirigente de¬ gna dei tempi, in una fioritura di opere concrete, dopo aver
chiuso la parentesi emigratoria e dissanguatrice, non chiami a sé i figli
lontani, coloro che furono tormentati dalle necessità, abbandonati dalla
fortuna ai margini delle strade infinite dei due mondi! Chissà' Non è detto che
le chiavi della fortuna deb¬ bano per forza essere rinchiuse nei forzieri di «
Wall Street » o il destino dei popoli essere commisurato dalle varie conferenze
ginevrine! Né la sorte degli uomini può adeguarsi all’ultimo figurino di Parigi
od al danzatore di tango. Vi sono per tutti i popoli delle ore in cui
l’imprevisto gioca la sua parte formidabile. Infanto stiamo a casa nostra!
Governo, classe diri¬ gente, Fascismo e Sindacati devono trovare posto degno
per tutti. Dal Popolo d’Italia la nota preliminare all’articolo sul giornalismo
fascista . i fu un tempo,
particolarmente agli inizi della pra¬ tica applicazione di tutte le
disposizioni legislative ri¬ guardanti la stampa, che molti colleghi
giornalisti si chiesero: ed ora cosa faremo? non andremo tutti su lo stesso
verso? non scriveremo tutti su lo stesso tono? Ebbe inizio quella lenta opera
di assestamento nelle aziende e nelle redazioni dei giornali; molte vecchie
mentalità furono abbandonate ai margini, qualche altra rapida¬ mente si inserì,
un certo numero di colleghi si sentì, di punto in bianco, animato dallo spirito
della prima ora fascista. Si cominciò con alcune scosse, vi furono riprese e
cadute, ma è innegabile che da quel periodo ad oggi dei progressi sono stati
compiuti. Dopo la santa campa¬ gna per la smobilitazione degli aggettivi il
tono della Stampa è migliorato. Alcune sagge limitazioni per la cro¬ naca nera
e giudiziaria hanno dato un senso più austero al giornale. Non sono mai venute
pressioni e compressioni dal Partito o dal Governo. È arrivata solo qualche
utile indicazione. La Stampa ha potuto sviluppare i con¬ cetti più difformi, le
teorie più disparate, degli attacchi ingegnosi e delle polemiche più o meno
opportune. Tut¬ tavia la caccia all uomo è finita. La speculazione e Io
scandalo ripugnano alla nuova coscienza dei giornalisti italiani. Vi sono stati
dei momenti delicatissimi nella vita nazionale e la Stampa ha saputo tenere un
contegno di¬ gnitoso in armonia ai nostri interessi di Nazione e alle funzioni
del giornalismo. Ad un Paese che non legge molto e che ha avuto la Scuola e la
Chiesa come avulse dalla sua vita quotidiana, resta ancora la Stampa come la
cattedra volgarizzatrice dei principi morali e politici, il veicolo più rapido
per giungere alla mentalità di tutto il popolo, 1 organismo più adatto per
eccitare, plasmare ed educare lo spirito dei cittadini. Gli avvenimenti
nazionali ed internazionali, col loro carico di umanità, di sentimenti e di
risentimenti, di azioni generose ed ingenerose, hanno trovato uno spec¬ chio ed
un commento obiettivo nella Stampa italiana, Noi che leggiamo anche giornali
stranieri, non troviamo al di là delle rubriche « giochi, divertimenti e
concorsi * al¬ cunché di diverso dei giornali italiani. Sarà più diluita la
rubrica « delitti e pene s, ma per il resto niente di speciale, di nuovo e di
migliore al di là delle frontiere. Cosa significa questo periodo di stile così
vecchio, che si sente scricchiolare alla sola enunciazione, in una Rivista di
un uomo di ingegno e di cultura critica? < Venendo al pratico, e hene
considerare ad esempio 118 la stampa e lo stile « a quale spirito di reale
utilità e di ideale disciplina « risponda il tono terribilmente uniforme della
Stampa « fascista, da cui si cerca di bandire, in nome della di- i sciplina,
ogni tendenza al ragionamento, alla critica, « a quella concorde discordia da
cui solo possono nascere, « non diciamo le idee, ma le convinzioni ». Siamo di
parere diametralmente opposto. Noi ab¬ biamo letto nei giornali italiani tutte
le opinioni critiche in materia politica. Le cose più disparate ed anche le più
assurde: dalla disfida di Barletta alTabbinamento del co¬ muniSmo russo col
Fascismo, dalla esaltazione della poli¬ tica industriale fatta dal Popolo di
Calabria , alla saggia valutazione dell’economia rurale fatta dal Corriere
della Sera. Riviste, rivistine e giornali hanno sezionato in ogni parte il
problema italiano. Novatori in pantofole e gior¬ nalisti della prima ora si
sono incaricati di denigrare fascisti e Fascismo. Nessuno ba tappato loro la
bocca: però se questa famosa « concorde disciplina » non ha potuto affiorare al
primo piano, è segno che non aveva gli elementi della vitalità. Si avverte,
anche da parte del grande pubblico, il progressivo allontanarsi dello spirito
dalle cose mediocri e volgari, dal personalismo pettegolo, dai disintegrativi
critici. Qualche segno di stanchezza per Tuniformità, per la lentezza e la
normalità può es¬ sere un dono congenito degli anticipatori, ma può anche
essere la prima incrinatura della malinconia. Meglio in questo caso un luogo di
meditazione che la tribuna della Ripetiamo che il giornalismo italiano ha
migliorato notevolmente nella tecnica e nello spirito ed ha reso dei grandi
servigi al Regime. Anche l'Osservatore Ro¬ mano, al quale non sfugge la
differenza fra il testo della * Stefani » e quello di un giornale piemontese
per un di¬ scorso dell’on. Turati, si e ridotto a segnalare la sconve¬ nienza
di certe puhblicazioni di vita balneare. Condi¬ vidiamo il pensiero
deH’Ossernafore non tanto per le fotografie quanto per certa letteratura che
accompagna il soggiorno delle <z silfidi » o il riposo degli « atleti » della
finanza, dello sport, della scienza, dell’arte o della poli¬ tica. Che la gente
si riposi sta bene, ma che il pubblico debba essere seccato da tutte le
elucubrazioni dei giorna¬ listi estivi che fanno l’elenco degli illustri «
scesi » negli alberghi e che chiamano il mare, il monte, il soggiorno « divino
», « incantevole », « ridente », « incomparabile », è cosa assolutamente fuori
del tempo nostro. Non vi è niente di più artificioso e grottesco di questa
mediocre letteratura giornalistica. È di cattivo gusto. È falsa. Pre¬ senta i
divi alle prese con le Muse, mentre si tratta di fornitori che vogliono saldati
i conti. Un chiaro bel paese italiano, pieno di sole e di giocondità, ha qui Le
cercle des étrangers e una commissione di divertimenti per Les folies du lac.
Snaturati! Ma per oggi basta. Il grosso della Stampa è salvo e degno.
Continueremo domani. Sempre in difesa del gior¬ nalismo e contro l’asserzione
che si voglia fare dellTtalia « una caserma prussiana ». 120 DISCIPLINA Cfr. la
noia preliminare a pag. 107. Questo articolo apparve sul Popolo d’Italia del 28
agosto 1927-V. Vi è nella vita singola, e di riflesso nella vita collet¬ tiva,
una disciplina intrinseca, fatta di serena valuta¬ zione, di obbedienza, di
comprensione e, talvolta, ancbe di rinuncie, mentre vi è un’altra disciplina
esteriore, for¬ malistica, che si nutre di parole, di ripieghi, di cavilli
causidici e di giustificazioni sfacciate. È chiaro che un popolo forte, che non
vive di artifìcio, che conosce le sue possibilità e il suo divenire, deve
contare su una mag¬ gioranza di disciplinati coscienti, di temperamenti voli¬
tivi. die conoscano la somma dei loro doveri, che in tempi diffìcili tirino,
come si dice con una felice sintesi, la fune per uno stesso verso. È ancora
viva nella nostra memoria l'espressione cor¬ rente di politici e di filosofi,
che se il popolo italiano avesse la tenacia e la disciplina dei popoli nordici,
unite alla genialità intrinseca, si potrebbe fare della nostra Nazione, la
prima Nazione del mondo. Siamo contro certe frasi fatte; tuttavia ['espressione
su riferita aveva ed ha una certa base di verità. La concezione anarcoide del
diritto singolo sopra le necessità collettive, era una caratteristica non solo
del socialismo, ma dello stesso liberalismo. È avvenuto molto spesso che per
comodità polemica, per insufficienza e, soprattutto, per deficienza di civismo,
fosse proprio la classe dirigente — ministri e capì partito — a dare per prima
l’esempio del più sfrenata individualismo. Se il Fascismo doveva distinguersi
dalla vecchia con¬ cezione social-democratico-liberale, era necessario che
togliesse, dal quadro nazionale, tutte le incongruenze, le asprezze, gli
squilibri, i diritti mal conquistati e peggio tenuti; che facesse, insomma, di
questa unità nazionale, una verità sacrosanta, una moltitudine che nasce, si
svi¬ luppa ed opera nella legge, che crede ad una realtà non alle astrazioni,
che è parte integrante e non preponde¬ rante della vita. Anche oggi in Italia
si aiferma che non si può dar mano ad una rivista teatrale, perché non è
possibile dir male del Governo e dei ministri. Ora non sappiamo in virtù di
quale balordo principio, uno cbe è al Governo debba essere beffeggiato. Ma
neH’Iialia delle chiacchiere tutto era possibile. II Fascismo, finalmente, ha
dato una disciplina agli nomini e, bisogna dirlo, l’ha data dal cen¬ tro con le
sue leggi, le sue saggie disposizioni e le sue gerarchie fascistissime. II
Fascismo ha disposto che ognuno risolvesse il suo compito. Non è necessario
imbro¬ gliare le carte sotto lo specioso pretesto della critica se¬ rena. In un
Paese in cui si disertano le Scuole profes¬ sionali e si affollano in modo
sinistro le facoltà di giurisprudenza, è opportuno studiare rimedi radicali per
met¬ tere in condizione di non nuocere i factotum delle cause, delle
discussioni e delle polemiche. Quindi, disciplina nella Stampa, nella Scuola e
nella vita. Gli uomini val¬ gono in virtù di quel che producono e di quel che
gio¬ vano a loro stessi ed alla collettività. Applicando severa¬ mente questo
principio, è avvenuto quello che era inevi¬ tabile. Coloro che hanno sempre
vissuto e goduto i frutti del mal di tutti, hanno trovato che in Italia la disciplina
eccede. Le palestre ginnastiche, che sostituiscono le pale¬ stre accademiche,
sono diventate per costoro elementi di scandalo. Questa disciplina, che finisce
con l’imporsi alla, vita complessa di tutti i cittadini è per molta gente assai
pesante. Siamo d’accordo che molte volte Io spirita della legge e della fede è
stato mal interpretato dai banditori. Siamo d’accordo, infine, sulla necessità
di correzioni, ma la sostanza, che è disciplina, obbedienza, spirito gerar¬
chico, maestà della legge, va accettata in blocco senza discutere, in attesa
che l’esperienza e 1 intelligenza degli uomini migliorino e Tendano più
aderente queste norme di vita ai nostri interessi di popolo. Fino a ieri, con
il pretesto della libertà di pensiero, abbiamo ucciso la libertà vera. Col dare
il diritto di as¬ sociazione, abbiamo fomentato le società segrete, le so¬
cietà senza controllo che ci avevano suggestionato col bagaglio
filosofìco-politico dei pionieri delle scuole tede¬ sca, russa, francese. Il
pensiero italiano era assente. L’ordine in Italia, che non è l’ordine di
Varsavia, ma l’ordine morale, regna e si affina. I nostri amici che parlano di
monotonie, di insufficienze locali, di impossibilità ad esercitare il
controllo, si riferiscono indubbiamente ad una applicazione pratica del
principio, più che alla bontà del principio stesso. Si tratta di elementi
secondari, di as¬ sorbimento un po’ lento nel flusso della legalità fascista.
Forse in qualche gerarca di seconda fila, non vi è l'abi¬ lità dell’austero
imbroglione di antica memoria. Ma que¬ sti sono episodi che non possono negare
il principio mas¬ simo della disciplina. Tuttavia, ci uniamo con tutta 1 anima
al desiderio che le maggiori gerarchie interven¬ gano la dove si appalesano
delle deficienze, siano pronte a colpire in modo inesorabile coloro che si
fanno sgabello della fede per soprusi o per interessi illegittimi. Il male, però,
non ha la gravità cui accennano diversi nostri amici. Annibaie non è alle
porte. Avremo la Ca¬ mera corporativa — e lo stagno elettorale in ebollizione,
che inquina eletti ed elettori, si calmerà. Le situazioni lo¬ cali devono
automaticamente migliorare. Vi sono dei Pre¬ fetti fascisti sempre più in
grande numero e mai come ora i poteri centrali ed il Partito sono informati del
come operano capi e gregari. La « caserma prussiana » non può innanzi tutto in¬
tendersi come una concezione spregiativa. Se si annulla la disciplina, sia pure
di Prussia, si va diritti a Krilenko, 1 ex generalissimo russo, y popolo
italiano saprà sempre piu apprezzare la nece^Aà di una vera disciplina per dare
una regola alla vita e una forza concreta allo Stato. Che se poi vi sono dei
caporali (anche Napoleone aveva dei marescialli insufficienti) che non
comprendono i loro 124 DISCIPLINA doveri, basta l'ordinaria amministrazione a
rivedere al¬ cune posizioni dubbie. Il popolo italiano, che è popolo
intelligente, fine e di buon gusto, che comprende ed ac¬ cetta la pressione
della legge, la pressione fiscale e che fa la guerra con animo stoico; questo
popolo che ha mille virtù, non può subire due categorie di gente dubbia: i
prepotenti e gli insufficienti. Per questi elementi peggio che negativi, deve
provvedere il Partito a toglierli dalla circolazionexL'insuffìcienza di pochi
non vulnera il prin¬ cipio della/disciplina; disciplina che non si può
allentare finché non sarà norgra costante di vita di tutto il popolo italiano. nata
preliminare a P a S‘ 10? • ^ presente articolo venne pubblicato sul Popolo
d'Italia del- Vundici settembre 1927-V. I3ene ha fatto il Capo dell’Ufficio
Stampa del Partito Nazionale Fascista, il camerata Renato Citarelli, a richia¬
mare su l’Eco delle Calabrie e delle Sicilie, l’importanza della Stampa e della
sua opera critica nella vita pubblica italiana. Il periodo, diremo così, di
magra giornalistica, ha fatto considerare il semplice richiamo, come una cosa
ghiotta. Tutti i giornali che vivono da un certo tempo nel¬ l’attesa di una
maggiore elasticità di giudizio e di critica, si sono gettati sulla prosa del
Capo dell’Ufficio Stampa del Partito, tentando, con articoli di fondo e con
note corsive, di ampliare l’importante argomento. Nella discus¬ sione si è
inserita una parte collaterale inaspettata che va dal « lucidare gli ottoni
delle fanfare », all’abuso degli aggettivi. Dopo alcune botte, risposte e
schermaglie, an¬ che questa parentesi si può considerare chiusa. Per quanto il
tema fosse interessante, dobbiamo confessarla, sia pure con una punta di
amarezza, non si è riusciti a prendere quota. Ma siccome i fascisti sono usi a
guardare in faccia la realtà e a discuterla, possiamo porre il quesito a noi
stessi e rispondere dopo breve meditazione. Per coloro che si rammaricano che
il Governo ed il Partito, a capo dei quali sono dei giornalisti di grido, ab¬
biano dimenticato la funzione del giornale, bisogna ri¬ cordare l’epoca
rivoluzionaria in cui viviamo. 11 regime totalitario non ha bisogno di una
vasta Stampa e di una critica giornaliera. Le rivoluzioni hanno più bisogno di
un « Monitore » che di una serie di grandi quotidiani; di bollettini di
battaglia e di informazioni più che di gior¬ nali ben allineati. 11 giornalismo
che prende gli argo¬ menti, li affina, li discute, li tuffa, li riprende, non è
del nostro tempo. Bisogna smontare questa vecchia menta¬ lità del giornalismo,
la cui funzione odierna non è quella di inseguire farfalle, ma di volgarizzare
dei principi. Si sta operando nel popolo italiano una rivoluzione che è tanto
più vasta in quanto incide nel profondo lo spirito prima che le istituzioni; si
manifesta nelle forme interiori prima che nelle linee esteriori. A questa opera
ampia e costruttiva non è possibile un apporto di ri¬ serve, di critiche e di
superdottrine. Non vogliamo, con questo, negare rimportanza e l'influenza della
Stampa. Non vogliamo, neppure, negare le virtù e le facoltà della critica, come
non vogliamo abolire il notiziario. Ma la Stampa può e deve mutare bersaglici
ed oggetto. Può, a parer nostro, contribuire validamente, ai migliori ed ai
maggiori sviluppi del Regime fascista. Per essere più concisi, andremo per
sintesi: esclusione di aggettivi altisonanti; stile severo; aderenza perfetta
alla realtà; conclusioni in armonia alle premesse; la vita pratica interpretata
fedelmente giusta la teoria ed il metodo fascista; — si possono concedere le
attenuanti per gli agget¬ tivi, solamente parlando della fede fascista che ha
avuto i suoi Màrtiri e del Mito che tutti sovrasta; — il notiziario non bisogna
temerlo; bisogna che sia ricco, abbondante, nuovo, originale e che,
possibilmente, si riferisca alla parte migliore dell’umanità, a quella che
pensa, che vive, che si anima per le cose belle, che si eleva al di sopra della
mediocrità, che si esalta nella pu¬ rezza dei pensieri e nelle opere buone; —
si potrebbe abolire le cronache dei suicidi, le cro¬ nache nere che si
riferiscono ad esseri inumani ed ab¬ bietti. / Veniamo alla critica, a
quest'opera di demolizione e di ricostruzione. Bisogna intendersi anche sul
valore della parola « critica ». Bisogna distinguere fra la critica ai fatti,
agli uomini, alle opere e quella alle intenzioni. Quando noi domandiamo di
poter fare delle riserve obiet¬ tive sull'opera di qualche gerarca, occorre
chiarire se si tratti di smania di popolarità, di pettegolezzo, ovvero di manìa
d’andare contro corrente o d’un desiderio di bontà che ci illumina. In genere
quando si parla di gerarchi, non bisogna servirsi dei quotidiani per buttare in
pasto al pubblico le nostre riserve. Ci sono le gerarchie create opposta per
correggere gli eventuali squilibri di respon¬ sabili. Ma l’opera giornalistica
fascista, volgarizzatrice di provvedimenti, di progetti di legge, delle nuove
tendenze dello spirito e dell'economia, deve essere possibile quale contributo
notevole alla soluzione di infiniti problemi. Se invece di intonare un canto
retorico per magnificare il di¬ scorso tenuto dal Duce nel giorno
dell'Ascensione, noi avessimo preso ciascun capitolo di questo discorso e
l’avessimo volgarizzato e discusso, noi avremmo trovato materia per non meno di
un anno di lavoro giornalistico. Ce adesso la elaborazione dei nuovi Codici, a
causa dei quali, a quel che sembra, in fatto di morale molti si tro¬ veranno a
disagio. Ecco una discussione di un certo in¬ teresse. D'altra parte, tutto
quello che è la vita e l’assillo degli Italiani dentro e fuori i confini della
Patria, deve meritare la nostra attenzione di ogni giorno. Discutendo di forze
antagoniste al Fascismo e di tendenze politiche di altri popoli, bisogna
cercare di non cadere nelle esa¬ gerazioni. Vi e infine 1 opera educativa da
svolgere attraverso la Stampa, per completare l'azione della scuola, che per
molti segni ha bisogno di interpretazione e di assistenza. Combattere gli
ondeggiamenti e le deviazioni, far opera severa di controllo, ecco un altro
compito della Stampa. Anche in periodo rivoluzionario il giornalismo ha degli
attributi di grande nobiltà e di grande interesse. Dobbiamo, infine, discutere
senza essere dei ringhiosi e senza correre l’alea estrema di coloro che
considerano la Stampa nazionale come « uno strumento eccezionale del Regime »,
ovvero di quegli altri clie la considerano « la rovina dell’umanità ». È
necessario cominciare col non disistimarsi. Poi par¬ leremo — uomini fra gli
uomini — di giornalismo, di arte, di vita, di economia, di passato, di
avvenire, dello sforzo dello spirito verso le cime, del peso umano che ci stra¬
piomba negli abissi. Sentire il tempo, misurare le diffi¬ coltà, avere il senso
delle proporzioni e del limite, ecco l'opera nobile del giorno! C’è ancora
dello spazio per muoversi e dei fatti con¬ creti da realizzare senza l'abuso
dei superlativi. 111 IL DOVERE DaJ Popolo d’Italia del 18 settembre 1927-V. T l
fascisti non debbono mai, per principio, considerarsi smobilitati. C’è sempre
ragione di tenere l’animo attento e Tocchio vigile. I nemici, pur debellati
come forza or¬ ganica, non disarmano. Non vogliamo, così dicendo, generalizzare
dei fatti gravissimi che hanno ferito in pieno la sensibilità dei fa¬ scisti,
come l’assassinio del conte Nardini a Parigi ed il tentato assassinio di due
dei migliori gerarchi della pro¬ vincia di Ravenna. Tuttavia questi fatti sono
indice di una mentalità cri¬ minosa che serpeggia negli strati minori della
delinquenza politica. Il Fascismo deve saper dimostrare che per nes¬ suno, e
per nessuna ragione al mondo, v'ha speranza di ritorno sulle antiche posizioni
di politica demagogica ed irresponsabile. 11 nostro Partito non ha attinto il
potere per un puro desiderio di dominio; bensì per la visione superba e si¬
cura di dare altro sangue ed altro rigoglio alla vita na¬ zionale. Tutti coloro
che non sanno rassegnarsi al destino ed all'ordine nuovo instaurato dallo
stesso Partito, il quale ogni giorno affina il suo potere, debbono assoluta-
mente persuadersi cbe presto o tardi peserà su loro la giustizia inesorabile
del Fascismo. Non bisogna dimenticare cbe è facile ai nostri ne¬ mici trovare
degli illusi e dei seguaci in un momento come questo, in cui, attraverso una
crisi indubbiamente transitoria, si hanno dei sintomi di contrazione salutare.
La nostra educazione non è giunta a tal punto da discer¬ nere con quanta
agilità e con quanta abilità il Regime domini e sovrasti la battaglia economica
in corso. Il beve fenomeno di disoccupazione viene conside¬ rato dai nostri
avversari come manifestazione di impo¬ tenza. di incapacità del Fascismo. Un
picco lo dettaglio _od un lieve sop ruso nel grande quadro della ricostrnzì^
serve ottimamente per accendere le fantasie ai nemici cbe non disarmano. Ora il
brusìo deve finire; questo vo¬ ciare indistinto, che può covare nel profondo
delle mani¬ festazioni di delinquenza politica, deve assolutamente scomparire.
Non è necessaria per ciò una organizzazione squa- dristica e tanto meno una
organizzazione armata. Quando una Rivoluzione ha come presidio la sua Milizia,
quando il Regime ha nel suo pugno di ferro tutte le forze dello Stato e tiene i
posti di comando di tutta la vita della Na¬ zione, un apporto squadristico
sarebbe superfluo ed in contraddizione con il nostro principio gerarchico e con
71 principio politico che solo il medesimo Regime può e deve provvedere alla
sua difesa. ^ fascisti, invece, incom be il dovere di essere, nella vita
nazionale, sempre i primi, vigili contro gli avversari, pronti non solo a
volgarizzare i postulati fascisti, ma a tesserli ed a viverli nelle
manifestazioni di ogni giorno. Il Fascismo non è una costruzione astratta. È un
principio di vita, al quale i fascisti, prima di ogni altro, debbono
uniformarsi perché, con la virtù dell’esempio e con le opere di ogni giorno,
tutta la Nazione vi si possa adeguare. Nel campo fecondo delle quotidiane
attività è facile distinguere chi vive secondo le leggi supreme del Re¬ gime da
chi a queste leggi intende sottrarsi. Contro gli ultimi si deve essere
inesorabili. Esaurita l’opera persuasiva, non è possibile lasciare in
circolazione nemici che, presto o fardi, daranno delle noie con la propaganda
dissolvifrice o con una forma di scetticismo insincero e malevolo oppure con
qualche ma¬ nifestazioni criminosa. Bisogna che i fascisti non lascino
sopravvivere delle formazioni ibride. Essi debbono guar¬ dare negli occhi la
verità e debbono dominarla, con 1 animo pronta a tutti gli ardimenti. A tale
opera di vigilanza, deve aggiungersi quella della persuasione. Bisogna che il
Fascismo prenda il co¬ mando, oltre che della vita morale, anche della vita
eco¬ nomica della Nazione. Avviene che ad ogni difficoltà si creino un punto
morto ed una serie interminabile di di¬ scussioni. Ne abbiamo una prova in
questa ripresa au¬ tunnale di carattere economico. Mentre l'industria, più
agile e pronta, ha trovato il modo di sistemarsi e non è lontana il giorno in
cui sarà in piena ripresa ed in perfetto sviluppo, l’agricoltura, al primo
attacco, si è dimostrata impreparata. In molte provincie non funzionano ancora
le com¬ missioni arbitrali fra affittuari ed agricoltori, il cbe pre¬ giudica
seriamente i lavori agricoli e le semine del pros¬ sima anno. I fascisti
debbono osservare questo fenomeno e pie¬ gare le forze recalcitranti alle
necessità supreme dell'eco¬ nomia nazionale. I rurali hanno infinite buone
qualità: la vita tran¬ quilla ed operosa, la tenacia, il senso della famiglia,
l’istinto della sana conservazione; ma nei periodi di grande intensità di vita
manca loro il coraggio per af¬ frontare delle situazioni difficili. In genere i
rurali non amano il fischio e temono le innovazioni. Continuando di questo
passo noi andremmo a per¬ dere i frutti più belli della battaglia iniziata per
l’agri¬ coltura nazionale. I fascisti, che sono elementi propulsivi e dinamici,
debbono intervenire contro questa forma dif¬ fusa di attesa e di inattività.
Per le opere buone, il Fascismo deve trovarsi sempre in armi. Il compito non si
esaurisce nel disbrigo ordi¬ nario delle pratiche. Sarà veramente benemerito
quel fa¬ scista che avrà contribuito con l'esempio, con la parola, con gli
scritti, a rendere omogenee le forze nel campo mo¬ rale e nel campo economico
della Nazione. I tempi non comportano soste. Fortunate quelle provincie che
portano nel loro seno i vigilanti e gli animatori. Con uno sviluppo di
pensiero, che ai fa più vasto e meditato di anno in anno, Arnaldo Mussolini sì
eleva, fra il 1928-VI e il 1929-VII, ad una visione organica dei valori etici
della civiltà fascista. Questi scritti si alternano con quelli d idi cu ti al
pensiero re¬ ligioso e olla Conciliozionc ( cjr. voi. HI, pp- 87-161) e li
integrano in una sintesi superiore della civiltà fascista. Il presente
articolo, che è uno dei più ele¬ vati per larghezza di respiro ed organicità dì
visione, fu pubblicala sul Popolo d’Italia del 14 febbraio 1928-VI. on è
facile, specialmente in un articolo di giornale, tracciare le linee
interpretative dello spirito e della vo¬ lontà dominanti. Il Fascismo ha avuto
un grande merito; quello di obbligare gli Italiani alla meditazione; ed un
altro: quello di inquadrare le attività nel loro giusto posto e valore.
Aristocrazia, borghesia, proletariato, sono distinzioni ge¬ neriche non
definibili. Se poi queste categorie le consi¬ deriamo in potenza risulta chiaro
la necessita di una re¬ visione di valori che del resto il Fascismo nel suo
conti- nuo processo selettivo compie con grande prudenza ma con altrettanta
sicurezza. Nel primo cinquantennio dell’unità italiana vi è stata
un’aristocrazia — senza l’attitudine al comando ed al la¬ voro — che non è
uscita dalla sua casta. Il posto di co¬ mando lo ha preso la borghesia, più
interessata nello Stato che paladina dello Stato. Il proletariato ebbro di
suffragi, irresponsabile nella sua ignoranza, non ha teso che ad uscire dai
propri quadri credendo a dei falsi mi¬ raggi della ricchezza senza comprendere,
nel suo ottimi¬ smo fra la prepotenza e l’insipienza, che niente vi è di gratuito
nel mondo e nulla si ottiene di positivo e di grande senza sacrificio. La vita
italiana era tutta in que¬ sto marasma ed un falso intellettualismo agiva come
dis¬ solvente. Forze senz’anima erano la Scuola e la Chiesa. Vi erano dei «
bardi » che non vedevano che le miserie, i poveri e gli umili. Si esaltava il
lavoro, ma nella pratica si tentava di evadere da questa legge divina ed umana.
Il Fascismo ha insegnato che la vita è fatta di asprezze e che nel superarle e
vincerle si creano le differenze ed i vari settori di comando. È finito il
tempo in cui ci si ver¬ gognava del proprio lavoro. Redimersi non significa non
lavorare o, per lo meno, non lavorare materialmente. I! contadino oggi è
proclamato un elemento basilare del con¬ sorzio civile. / x ' Gli Italiani
particolarmente quelli che lavorano non aspirano che a vedere la loro fatica
tutelata e valutata. Se la nuova economia darà la possibilità di lavoro, di
guadagno e di vita agiata, le classi popolari saranno a posto. Non occorreranno
più emigranti. La terra basterà per tutti. Una certa inquietudine domina oggi
la borghesia e l’aristocrazia. Yi sono delle ricchezze precarie che non
resistono; vi sono dei nomi che non reggono nella vita moderna senzn rinnovarsi.
Lo Stato è saturo di impie¬ gati. Le famiglie che sistemavano tutte le
generazioni nei quadri della burocrazia si trovano oggi a disagio. Questi
azionisti dello Stato, al corrente di tutte le clientele, hanno un ruolo
ridotto ed i quadri sono pieni. L ultima immissione è stata quella degli
organismi parastatali e l’ultimissima quella delle corporazioni. Ora basta.
Siccome nessuno vuol ritornare agli strati del popolo è necessario pensare
all'utilizzazione degli spostati che le classi medie ed alte gettano nel
vortice delle metropoli o lasciano intristire nei paesi di provincia. Bisogna
at¬ trezzarsi per camminare le vie del mondo. La nostra emi¬ grazione,
contratta nella quantità, deve migliorare nella qualità. Le classi medie devono
disseminarsi oltre fron¬ tiera. Fino a ieri abbiamo esportato gente del lavoro,
adatta alla fatica. Su la sua attività si sono costruite for¬ tune e classi
dirigenti di popolo. Abbiamo importati in¬ vece dirigenti di aziende, capi
uffici o capi fabbrica. È tempo di capovolgere i termini del problema. È
necessario cimentarsi sui campi internazionali della pro¬ duzione, conquistare
dei mercati ed acquisire al nostro nome la simpatia degli altri popoli. Figli
della borghesia, professionisti, pensatori, artisti, costruttori devono essere
una avanguardia che cimenta la sua fortuna in competizioni più vaste che non
siano quelle paesane. Non si tratta di creare degli osservatori o delle
formiche della ricchezza necessaria alla nostra vita economica. No: si tratta
di misurarsi su di un terreno che è più alto del la¬ voro manuale, di produrre
ricchezza che è più vasta e più facile di quella dei nostri emigranti, di
dimostrare capa¬ cità creative oltre le qualità costruttive, di avere della
tenacia oltre che dell’intelligenza, dì apprendere tutto ciò che a noi difetta
sotto la spinta e l’insegnamento dei confronti. L’imperialismo spirituale nasce
da questi ar¬ tieri disseminati per il mondo, che resistono più facil¬ mente,
per il loro ahito mentale, all’assorbimento da parte di altri popoli. Basta con
la vita dei salotti, dei circoli, dei clubs. È tempo di marcia serrata. Non
intendiamo di essere fraintesi e di far credere che vogliamo svuotare di
elementi adatti i quadri del¬ l’Italia nuova. Si tratta solo di sistemarli.
Abbiamo esuberanza di politicanti. Vi è della gente piazzata a Roma che vive in
virtù delle frottole che fa credere nelle provineie lontane. E così è nella
provincia. Anche nel modesto capoluogo di circondario si trovano sempre «
principi del foro », campioni di eloquenza, filosofi e poeti, artisti di cui la
storia dirà l’ultima parola, legali che imbrogliano, mediatori che fanno i
lenoni. Bisogna creare i condottieri deH’eeonomia nuova, coloro che con
attività, genialità intessono una vita più facile per tutti, coloro che la
ricchezza producono; quella tale ricchezza per cui la gente si dibatte, si
dispera, si consuma, sì svena, pur di non conoscere la miseria più cruda. Il
problema italiano sta oggi nella sua classe diri¬ gente. Pacificate le città e
le campagne è necessario far posto alle classi medie. Il lavoro è ancora il
solo rimedio che ci può salvare. Le chiacchiere non concludono nulla e sarebbe
ben pericoloso per il nostro divenire se doves¬ simo lasciare classi medie ed
aristocrazia alle prese con la vanità e con l'artifìcio. Come per la politica,
anche per la vita collettiva, è necessaria una forte e grande eco¬ nomia. I
condottieri bisogna toglierli dai quadri esube¬ ranti delle professioni libere
o dagli aspiranti innumere¬ voli agli impieghi statali. È necessario conoscere
la vita delle colonie, alleggerire la produzione odierna da una supersiruttura
che pesa eccessivamente sul lavoro, distri¬ buire equamente la ricchezza. Se un
latifondo è molto redditizio con la sua pastorizia non è logico che la fortuna
sia di uno solo. La coltura estensiva dà la ricchezza ad uno e la toglie a
diecimila. Ecco il problema della reden¬ zione delle terre che redimono a loro volta
gli uomini. ^ Come conclusione è necessario affermare che la men- fnlità
fattiva, dinamica, creata dal Fascismo, bisogna per¬ seguirla sino alle
conseguenze più assolute.VÀrchitettare meno con le parole e di più coi fatti
concreti, amare il rischio, sentire il peso delle responsabilità, essere sereni
in mezzo alle asprezze, dominare la materia, aspirare alla ricchezza generale
non come beneficio supremo, ma come indispensabile punto di partenza per le
grandi af¬ fermazioni di carattere collettivo — ecco le linee essen¬ ziali
dell’Italiano moderni^/Collocare in piena luce degli uomini come Sandri che
Badvò l’erario con la sua illumi- 143 Ili — stile e carattere della civiltà
fascista nata opera per i monopoli: Berlese che, con le sue sco¬ perte, salvò
l'agricoltura italiana da disastri irrepara¬ bili; Strampelli, che crea le
varietà di grano che daranno maggior pane agli Italiani; Menozzi, che
approfondisce la chimica; Marconi, che domina il mondo con il suo ge¬ nio;
D’Annunzio dal canto inimitabile! Tutto il resto è vociare inutile. Dei falliti
nella politica che hanno tenuto cattedra per qualche decennio sono stati la
prova più evidente dell'antica insnffìcenza paesana. Se anche co¬ storo hanno
oggi degli storici compiacenti, il loro giudi¬ zio non va al di là del livore
partigiano dì un lustro. Cosa sono cinque anni nella storia secolare di un
popolo? Marciare bisogna, e l’esempio parta dalle classi più vicine a quello
spirito d’impero cb’è iusopprimibile nella nostra stirpe ed è così vivo e
definito nei disegni infal¬ libili del Duce. La morte del Duca della Vittoria,
il Maresciallo d’Italia Armando Diaz, avvenuta improvvisamente il 29 febbraio
1928, suscitò una grande impressione in tutta Italia e nel mondo. Il Duce, alla
Camera dei Deputali, commemorò il Vincitore di Vittoria Veneto con un discorso
ardente e commosso, nella tornata del 1° marzo. (Cfr . Scritti e Discoiai di
Benito Mussolini, voi. VI, pp. 139-142). Nello stesso giorno appariva sul
Popolo d'Italia il presento artìcolo di Arnaldo Mussolini. In questo scritto i
valori olici e i caratteri spirituali della ciuited fasciala si fondono con
l’esaltazione dell'eroismn e della sapienza militare. ] J a notizia della morte
del Maresciallo Diaz, il vinci¬ tore di Vittorio Veneto, sarà appresa con senso
di vivo ed unanime cordoglio da tutti gli Italiani. Pochi sape¬ vano del suo
malessere che si era andato acutizzando in questi ultimi tempi. Tutto il mondo
saprà, oggi, della sua morte immatura: Egli aveva 67 anni di età, ma la sua
anima eroica era freschissima. Il nome del Maresciallo Diaz non è legato solo
al pe¬ riodo vittorioso e conclusivo della guerra italo-austriaca. Soldato
fedele, mente geniale, fervido cultore di studi militari, sapeva alternare, con
attività feconda, i piani di azione al tavolo dello Stato Maggiore con quelli
di sa¬ gace ed abile Condottiero nelle azioni di guerra. 11 Maresciallo Diaz
prima ancora della guerra italo- ausiriaca si era distinto con notevoli
pubblicazioni di carattere militare e con epiche gesta guerriere. In Libia — a
Zanzur — nel settembre del 1912 fu gravemente fe¬ rito al petto mentre portava
un reggimento all’assalto. Il suo nome è legato alla storia come quello di uno
dei più grandi capi di eserciti nella guerra europea. Suc¬ ceduto al generale
Cadorna nel Comando Supremo delle truppe operanti in un momento di angoscia
mortale, seppe infondere, con l'energia del Condottiero e la bontà istintiva
del soldato in guerra, un senso di sconfinata fi¬ ducia e di forte speranza.
Assestate le nostre posizioni sul Piave, fu massima cura dell’Alto Comando il
far leva potente sul morale delle truppe e su quello degli Italiani. Il campo
era fecondo. Gli scontri del novembre 1917, del gennaio e del marzo 1918
attestarono per i nostri soldati una vitalità ed uno spirito di aggressione che
ricorda¬ vano gli assalti sanguinosi del Carso. Nel giugno 1918 si ebbe la
rivelazione piena della nostra forza militare. La vittoria del Piave
preconizzava quella decisiva di Vittorio Veneto. Tutto si era compiuto in
silenzio austera. Armando Diaz apparve qual'era ai combattenti come il generale
invitto che conosceva nel profondo il segreto di ogni successo; le famiglie
italiane vedevano in Lui il nume saggio e tutelare al quale si poteva offrire
il fiore della razza perché potesse resìstere e vincere. Si giunse così, in
un’atmosfera purificata di concor¬ dia, all’epilogo luminoso dell’ottobre 1918.
I bollettini Diaz — sempre sobrii e schematici — si chiusero con quello del 4
novembre, chiamato giusta¬ mente il « Bollettino della Vittoria », che riempirà
di or¬ goglio, nei secoli, tutti gli Italiani non immemori e non degeneri figli
di Roma. In quel Bollettino è consacrato il nostro immane sacrificio di sangue,
l’eroismo dei gre¬ gari e dei capi, e. nella forma classica romana dell'enun¬
ciazione, è stagliato il Condottiero che, sgominato l'eser¬ cito nemico,
rinfodera la spada della giustizia e del va¬ lore e dona all’Italia il brivido
più grande e più raro che possa provare un popolo; il brivido della Vittoria
piena, incontrastata, inobliabile. Non si può non ricordare che tanto
patrimonio d'onore, di gloria e di valore fu sistematicamente di¬ strutto negli
anni del dopoguerra. II vincitore di Vittorio Veneto fu lasciato in disparte. I
politicanti disintegrarono la sua fatica. Vi furono epi¬ sodi cocenti di dolore
e di vergogna. Doveva più tardi il Fascismo, per giustizia umana e divina,
risuscitare i valori morali indistruttibili che socialismo e governo nit- tiano
volevano sommergere. Certamente l’atto più signi¬ ficativo, più vicino al cuore
dei combattenti, più aderente alle famiglie dei Caduti, fu, all'indomani della
Marcia su Roma, la nomina ai Ministeri della difesa nazionale dei vincitori
della nostra guerra sulla terra e sul mare. Più tardi la nomina di Diaz a Duca
della Vittoria riconsacrava, con il titolo nobiliare, le molteplici azioni di
guerra in cui l'eroismo era congiunto con il senso al¬ tissimo del dovere, con
la rara perizia, con l’abilità del comando. L’anima del Maresciallo Diaz e
quella degli altri condottieri d'Esercito, avranno certamente pensato, per la
valorizzazione del loro eroismo, ad una giustizia che torna e rinverdisce i
lauri delle azioni di guerra che co¬ stellano la storia nuova d’Italia. Come il
Maresciallo Haig — il Condottiero inglese — il nostro Duca della Vittoria non
assisterà alle manife¬ stazioni intense di vita e di amor patrio che si
preparano nell’occasione del primo decennio della Vittoria. Presen¬ zieranno
alle cerimonie altri degnissimi comandanti, ma il volto sereno, fiero, paterno
di Diaz non sarà a capo delle legioni che conobbero le cime altissime delle
Alpi e le aspre petraie del Carso. Egli è già nella sacra legione degli
spiriti, vicino a Condottieri moderni ed a Consoli antichi; primo fra i grandi
generali dell’Italia nuova che ha avuto a Vit¬ torio Veneto il sanguinoso e
glorioso battesimo della sua potenza. Onore alla memoria di Diaz! I morti ed i
vivi, che ebbero la gioia di ubbidire ai suoi comandi, incidono il suo nome nel
cuore che non dimentica e nel bronzo incancellabile della Storia. Dui Popolo
d'Italin la nota preliminare all'articola sul giornalismo fa¬ scista. \ 1
i^-bbiamo già detto che il giornalismo italiano aveva in questi ultimi tempi
migliorato notevolmente il suo spi¬ rito e la sua tecnica. Gli stessi
ipercritici si limitano oggi a segnalare qualche sproposito di stile o di
sostanza o il facile inserimento di vecchie mentalità giornalistiche nel nuovo
mondo fascista. Ma il fatto principale confor¬ tante è quello che non vi sono
più giornali di clientele, di gruppi finanziari, di sette politiche, legati a
filo miste¬ rioso, ed a potenze occulte non solo di casa nostra. La finzione
del gerente testa di legno, è finita. La responsa¬ bilità è assunta da elementi
che hanno tutti gli attributi per le necessarie garanzie. Non esistono giornali
legati alle vicende ministeriali o... doganali, ma giornali del Regime o nel
Regime, che seguono la politica generale, non le alterne fortune degli uomini.
Ciò può scontentare i cosiddetti studiosi delle vicende sociali che appena si
trovano riuniti in tre persone, malgrado il solito conflitto di tendenze,
fonderebbero un circolo di studi sociali, una facoltà giuridica o un’accademia
particolare, natural- niente per il benessere deìl’Umanità che, caso strano, è
sempre riottosa a farsi rimorchiare dagli apostoli della felicità universale. I
tempi infine non sono così leggiadri come pensano alcuni colleghi, da
permettere che modesti gerarchi pro¬ vinciali costruiscano le loro fortune
sotto gli occhi atter¬ riti degli apostoli del bene, né gli avvenimenti
nazionali ed internazionali comportano il grato sonno, l’esser di sasso e il
Tegno della noia. Abbiamo vissuto dei mesi di trepidaziane, di angoscia, di speranze.
Abbiamo regi¬ strato vittorie clamorose e sconfìtte immeritate. Nel pieno
periodo delle « ferie » ci sono state le varianti ministe¬ riali, la tragedia
dell’Artide, le Olimpiadi, gli incidenti jugoslavi, la conferenza per Tangeri,
nonché tutte le no¬ tizie rastrellate e presentate dalla statistica circa i
risul¬ tati dell’anno scolastico, l’infanzia del popolo alle cure del monte e
del mare, i raccolti della terra, le vicende delle Colonie. Vi sono stati i
raids collettivi nel Mediter¬ raneo e a Londra, la gloria di Ferrarin e di Del
Prete, la tragedia de! sommergibile « F. 14 » e la commozione na¬ zionale per
questi eroi della Marina che avevano saputo morire con animo così stoico. Su
questi avvenimenti il giudizio della Stampa non poteva non essere di una certa
uniformità, che però non crea il mondo della noia. La vita è quella che è. In
certi tempi può considerarsi un avvenimento l’offerta di un ventaglio al
Presidente della Camera; in altri tempi può essere invece degno di alta
considerazione il contegno e l’esame della Stampa italiana circa il patto
Kellogg, le vicende jugoslave, i rapporti con la Francia. Tolti alcuni elementi
superficiali che parlano indifferentemente della Cina e della Liberia, della
storia e della cronaca, del¬ l'economia e della filosofia, per il resto, e cioè
per la maggioranza, fa molto piacere seguire le varie valuta¬ zioni dei fogli
romani o di provincia su ogni problema nazionale. Così mentre un Prìncipe di
Casa Savoia, de¬ gnissimo e valorosissimo, poteva essere ammirato e fe¬
steggiato al suo drammatico ritorno dalle regioni polari da un cenacolo di
aristocratici o di elementi superiori, ora è la folla anonima, è tutto il
popolo italiano che inonda le strade, ed acclama e si esalta nel nome dei suoi
eroi. Ma a diffondere questi principi di volontà, di di¬ gnità e di solidarietà
nazionale, ha contribuito la Stampa; non certo l’opera filosofica di Benedetto
Croce! La Rivista Critica Fascista sembra avere la nostalgia della « disputa ».
È convinzione assai diffusa che dal lin¬ guaggio polemico esca la risultante
più vicina all’inte¬ resse generale. Tn questi tempi, però, meglio delle parole
persuadono i folti. E all on. Bottai, temperamento di viva intelligenza,
chiederemo quanti lumi abbia appreso dalla polemica su la Società degli Autori.
Come prima ed al punto di prima. Si sono scritte cose atroci, si sono fatte
inchieste e sopraluoghi, comu¬ nicati reticenti, ma il groviglio della
questione sarebbe stato disciolto con atti di energia, di volontà da parte di
uno solo: dal Sottosegretario alle Corporazioni. Siamo ancora invece nel periodo
degli studi. Per fortuna gli Ita¬ liani assillati da mille altri problemi non
seguono queste tenzoni singolari del vecchio mondo. Noi diventiamo re¬
frattari. In Italia dove un giorno si versarono fiumi d’in¬ chiostro e si
proclamarono avvenimenti nazionali dei mo¬ desti episodi di cronaca, oggi è
un'atmosfera ad alta ten¬ sione. Il mondo della noia nasce non appena si
scrivono articoli su le vicende del « tempio scaligero », sui giovani autori,
sui giudizi di Cremieux, su la crisi del teatro, Casa Laterza, il colore
siciliano, la mozione di Assisi. Non vi è più all’estero il concittadino che si
fa onore. Ve ne sono dieci milioni. Il respiro si amplifica, la vi¬ sione
grandeggia al di là delle vicende paesane. Bisogna amare questa nuova Italia un
po' crucciata per i torti subiti, per le necessità che si moltiplicano, mentre
i mezzi per affrontarle sono ancora come tesori nascosti. Quando si pensa che
un’inondazione può met¬ tere in pericolo il pareggio del bilancio dello Stato
ed una siccità può rendere diffìcile la vita economica di intere regioni,
mentre, aiutata da Italiani snaturati, una parte del mondo ci odia, ci
contrasta e ci combatte, noi ci chiediamo se sia questo il momento delle
ricerche di farfalle, di circoli giuridici, ovvero non sia proprio il periodo
della forza armata di volontà e di ferro, in for¬ mazioni organiche serrate, in
disciplina oligarchica, teso lo spirito, le energie e le volontà a superare gli
eventi e le avversità dei tempi e degli uomini. Sono questi i periodi della
disciplina e del silenzio nei ranghi. Ma di questa disciplina e relativa «
caserma prus¬ siana » diremo un’altra volta. Dal Popolo d’Italia la nota
preliminare all 3 articolo sul giornalismo fa¬ scista a pag. 107. Il presente
scrìtto si ispiro al Discorso pronunciato dal Duce 3 il 10 ottobre 1928-Vl t a
Palazzo Chigi ove Egli aveva ricevuto i direttori di settanta quotidiani del
Regime. ( Cfr . Il Giorna¬ lismo come missione, in Scritti e Discorsi di Benito
Mussolini, voi. VI, pp. 249-255). I direttori dei quotidiani hanno avuto dal
Duce lucide direttive per la loro missione. Dalla riunione di Palazzo Chigi la
stampa è uscita, nel suo complesso, con un giu¬ dizio benevolo. Yi sono i
correttivi che il Capo ha voluto definire e tracciare con parole maestre. 11
giudizio del Duce — che è anche il giudizio di un giornalista di eccezione, il
quale della nostra « missione » ha vissuto l’essenza intima e la passione più
intensa — ha un significato morale che va al di là del valore po¬ litico
professionale. Il « suo » giornalismo, ispirato al più grande disin¬ teresse.
sta a dimostrare, oltre la bontà della nostra pro¬ fessione, la
indispensabilità di questa cattedra ai fini della grande politica di idee, di
educazione delle masse e di volgarizzazione dei principi di vita civile e
sociale. I direttori dei quotidiani hanno ieri toccata con mano la verità più
aderente alla loro missione ed hanno no¬ tata la differenza del vecchio
giornalismo, che, sotto il peso di una tradizione non certo nobile, in un mondo
di eventi nuovi, non sapeva disincagliarsi dalle vecchie po¬ sizioni e trovare
altre ragioni di vita e di armonia. Un miglioramento sensibile c'è stato ed è
presumi¬ bile che i direttori, nelle future riunioni, meriteranno quel plauso
che normalmente si concede a coloro i quali danno attività, energia e
rettitudine ai fini superiori del¬ l’educazione nazionale. Per una volta tanto
vogliamo deviare il discorso e fare, a nostra volta, una predica ai
collaboratori ed ai lettori. Il richiamo del Duce e la traccia sintetica, che
Egli ha dato al giornalismo italiano, non riguardano sol¬ tanto i direttori dei
quotidiani. Vi è una cerchia di colla¬ boratori che devono leggere e meditare
le parole del Duce, come le hanno ascoltate e meditate i direttari re¬
sponsabili dei giornali. La nostra professione non è così facile come può sem¬
brare a prima vista. Il giornale impone una fatica diu¬ turna. È nn prodotto di
agilità e di celerità. Esso com¬ pendia la vita nella sintesi di 24 ore e non
può riuscire mai un’opera perfetta. Il giornale di oggi non è mai eguale alla
copia dì ieri. Bisogna rinnovarlo continua- mente. È naturale che tra i
lettori, particolarmente, vi siano categorie di scontenti. 11 pubblico con 25
centesimi pretende di conoscere tutte le vicende del genere umano, nonché tutte
le novità dello scibile ed avere una opinione definita sui fatti più salienti
del giorno, non esclusa la cronaca teatrale. Ma nessuno si è mai reso conto
della somma di lavoro e delle vicende febbrili della composi¬ zione di un
quotidiano. È così che le esigenze aumen¬ tano. L’indole generale è più
propensa a pensare al male che a volere il bene degli stessi amici. II piccolo
pub¬ blico pettegolo, non solo italiano, ma di tutto il mondo, ama leggere i
fattacci più che le cronache bianche e rosee. Si comprende che noi dobbiamo
resistere e com¬ battere questa tendenza. Ma per vincere non dobbiamo
dimenticare degli episodi che rivelano una sensibilità morbosa: il pubblico
alle assisi, le arringhe celebri, i par¬ ticolari foschi, le tragedie con
relativi numeri del lotto. Per uno strano destino, tutti i popoli, non solo
l'ita¬ liano, si interessano più della vita anormale, che di quella normale.
Del resto gli istituti per i deficienti sono indub¬ biamente più belìi,
spaziosi ed aereati degli stabilimenti di educazione normale. Per giustificare
molte volte l'insufficienza dei quoti¬ diani, è necessario fare il quadro
diagnostico completo dei mali e delle insufficienze da cui sono afflitti i
diret¬ tori dei giornali e delle vanità inconcepibili a cui devono resistere.
Figurare negli elenchi dei clienti di un hotel o dei frequentatori di una
spiaggia sembra quasi un pri¬ vilegio, tanto più se accompagnato da un cliché
foto¬ grafico. La più modesta nota di cronaca assume il valore di un articolo,
la segnalazione di un concerto il valore di una critica. Non dimentichiamo,
infine, la specializza¬ zione di carattere editoriale che si basa sulle
edizioni re- 155 Ili —STILE E CARATTERE DELLA CIVILTÀ FASCISTA gionali dove
sono accumulate, in intere pagine, le vicende mediocri ed insignificanti dei
paesi di provincia. È necessario resistere alla pletora dei corrispondenti dei
minuscoli paeselli, anche se la tiratura dei giornali dovesse ridursi. Il
giornale deve diventare lo specchio quotidiano delle energie originali e del
pensiero italiana. Può qual¬ che volta, un giornale apparire pesante. Non
importa. Non si tratta di soddisfare le esigenze dei micromani. Gradatamente la
forza dell’abitudine gioverà ad illumi¬ nare le menti e ad aumentare la facoltà
intellettiva del prossimo. I gerarchi del Fascismo, che fra l’altro devono
essere spregiudicati e limpidamente disinteressati, non umiliino la Stampa ed i
corrispondenti col pretendere ti¬ toli e sottotitoli di vasta risonanza per le
loro opere. Chi sta a Roma è al riparo, molte volte, dalle ingiustizie, dalle
critiche e dalle pressioni: ma il giornalismo in provincia è sottoposto ancora
a considerazioni di opportunità. Tuttavia dopo le parole del Duce sarà facile
dare una linea ed una spina dorsale a quello che è il gior¬ nalismo fascista. A
tal fine, dopo la smobilitazione degli aggettivi, dob¬ biamo procedere a quella
della pretensioni Avanti i gio¬ vani, ma. ben inteso, quelli che hanno ingegno,
che della vita e della funzione del giornalista hanno una concezione originale,
che non fanno il giornale a settore od a seg- menti.)Qrmai le redazioni sono
diventate dei campionari; c'è chi si interessa della terza pagina ed ignora la
cro¬ naca, le provincie, la politica interna e quella èstera. Questa
specializzazione del giornalismo ha diminuito la tonalità di insieme. Il
giornalista deve affrontare e possibilmente discutere con competenza tutti i
problemi della vita nazionale. Ammettiamo un solo specialista: quello che ha la
rubrica delle sciarade, vecchio stile e vecchio tempo. Non bisogna temere,
infine, di smontare sua maestà la massa dei lettori. Qualcuno si è
scandalizzato perché il Popolo d'Italia, nella terza pagina sacra ai numeri dei
critici e dei let¬ terati, ha intramezzate delle pagine intiere sulle opere del
Regime. Quando il problema dominante è quello tecnico e pro¬ duttivo, che ha
riflessi morali e sociali di altissima impor¬ tanza, bisogna tendere gli sforzi
ed incanalare l’opinione pubblica verso la realtà, anche la più severa. Quello
che vale per un giornale è la qualità dei suoi lettori. È necessario che il
giornalismo li selezioni e li cerchi particolarmente nella classe dirigente.
Che se poi, nella sua opera complessa, esso riuscirà a convogliare intiere
moltitudini all’idea altissima del dovere, al servizio di¬ sinteressato della
Patria, esso avrà servito maggiormente ai fini altissimi di educazione e di
prohità nella vita nazionale. La parola del Duce è nn apporto per i maggiori
do¬ veri. La nostra buona volontà saprà far rifiorire le ottime qualità e le
opere possenti del popolo italiano. Dal Popolo d'Italia dpi la noia preliminare.
La vita italiana, in questo decennio di passione e di esperienze, ha mostrato
agli occhi studiosi la sua intima essenza, che è di natura complessa. Elementi
positivi e negativi, forze vitali e forze ritardatarie, energie scarse o sopite
in contrasto con le forme giovani e gagliarde, hanno giuocato la loro parte per
elidersi, sovrapporsi, comandare, vincere o sparire. È stata una vera fortuna
per il popolo italiano l'aver trovato il suo timoniere, il suo vindice, colui
che ha saputo trarne a salvamento la parte vitale e potenziare, per la vita
dell’oggi e del domani, gli elementi positivi ed economici della Nazione. A
quest’ora, altrimenti, noi saremmo nel caos o avviati verso quelle forme dubbie
di sudditanza economica e po¬ litica ebe annebbiano qualsiasi ragione di
potenza, di avvenire e di vita di un popolo. Tuttavia, l’esame e i
provvedimenti non sono com¬ pleti. La nostra composizione unitaria di popolo,
vista contro la luce, offre ancora delle ragioni di studio e di critica. Molti
provvedimenti chiarificatori furono presi peT semplificare e ravvivare la vita
italiana, che intri¬ stiva nelle fazioni e nelle contese, che si consumava
nella lotta cruda ed insensata fra i termini della produzione, del capitale e
del lavoro. Lo stesso contrasto fra città e paesi, fra rurali e urbani, fra
agricoltori ed industriali, in una parola: fra stracittà e strapaese, è stato
posto e risolto in forma brillante dalla politica fascista, rivolta alla terra,
del Duce. Le ragioni essenziali e vitali del popolo italiano sono state oggetto
di attenta cura da parte del Fascismo, che, prima di essere sintesi, fu
indagine analitica. I Per quel che riguarda i! numero stragrande dei la¬
voratori, il Duce, nel discorso ai diecimila operai a Roma, affermò che suo
pensiero costante, sua preoccupazione I più viva, erano di andare incontro alla
gente del lavoro, per proteggerne i diritti e curarne al massimo gli inte¬
ressi. D'altra parte la nostra rivoluzione politica, a base essenzialmente
morale, che non rovescia i ministeri ma crea il Regime nuovo, ha dato al
capitale e alla proprietà i segni. la forza e i diritti fondamentali della
sicurezza e della tranquillità. Infine, la stessa aristocrazia, che nel
trentennio liherale-democratico-socialista si rinchiudeva nell'inettitudine
della torre d'avorio od ostentava spregio per i titoli o faceva della demagogia
bassa, è oggi richia¬ mata ai doveri della vita nazionale e del rango di ehi ha
l’onere e l’onore di portare grandi nomi, ai discendenti di coloro che nella
storia dei secoli furono cavalieri gelosi, vindici contro violenze e soprusi,
antesignani di ogni progresso civile. Proletariato e borghesia, popolo e
aristocra¬ zia hanno trovato nel Fascismo un tutore e un rivendi¬ catore. Vi
sono per essi una base di partenza, una possi¬ bilità di comprensione, ragioni
profonde di collabora¬ zione, di vita e di benessere. Ma le nazioni hanno un
organismo più complesso. Esiste una benemerita categoria dai mezzi economici
limitati che si è inserita tra le forze storiche dominanti della politica
italiana: è la classe media, la classe della piccola borghesia, dei tranet, a cui
necessita un impiego, di coloro che disdegnano l’opeta manuale, pur non po¬
tendo disporre di rendita alcuna. È la classe dei memo¬ riali, degli stati di
servizio, dei contratti collettivi, delle ferie, degli aumenti quinquennali,
delle aspettative, dei periodi di prova, della quinta sezione del Consiglio di
Stato; è la classe benemerita di quelli che ci seguono in tutte le formalità
burocratiche, in tutte le manifestazioni della previdenza, nella vita e nella
morte; categoria sem¬ pre più complicata che, figlia diretta della
legislazione, inquadra nella carta da bollo tutte le vicende del genere umano.
Un popolo moderno non saprebbe viverne senza. La tribù non ha storia e quindi
non ha stata civile, né relazioni, né leggi che non siano quelle naturali. Ma
un popolo di civiltà millenaria come il nostro, deve avere il suo tessuto
organico di funzionari e di tutori. La classe media ha sino a ieri fornito i
quadri di questo indispen¬ sabile esercito. Senonché, avendo lo Stato ridotto
alcune sue fun¬ zioni e sbarrato per un certo tempo le assunzioni di nuovi funzionari,
un evidente malessere è venuto a determi¬ narsi nella classe media. Il
mutamento di indirizzo eeo- nomico-sociale non è stato ancora avvertito da
molti. Non affrettandosi a volgarizzare questo principio ed a lan¬ ciare un
grido di allarme, il pericolo aumenterà e il disa¬ gio potrà creare delle
sorprese. Uno dei sintomi preoccu¬ panti è Tenorme afflusso di studenti alle
facoltà di legge e di lettere. I politecnici e le scuole di commercio Ranno un
numero di studenti stazionario; le scuole agrarie rive¬ lano qualche sintomo di
contrazione negli iscritti. Solo le facoltà di giurisprudenza esercitano un
fascino pau¬ roso. perché, a giudizio della classe media, la laurea in legge
offre la possibilità di concorsi nelle grandi ammini¬ strazioni dello Stato. La
vecchia mentalità non disarma: vai più un posticino mal retribuito nel bosco
governativo, cbe un posto eminente nell'iniziativa privata, dove bi¬ sogna
cimentarsi per uscir vittoriosi. A questo punto, per essere equi verso tutti, è
neces¬ sario richiamare l’iniziativa privata a non considerare con diffidenza i
laureati, e incitarla a prendere contatto con essi e particolarmente con i capi
di istituti che pos¬ sono far conoscere, apprezzare, indirizzare e proteggere
gli allievi nei primi passi della carriera. La società nazio¬ nale è fatta di
comprensione e di solidarietà. Intanto i concorsi governativi restano chiusi.
L’estero non attrae e non affascina che la gente rude del lavoro. Tale
situazione crea un nuovo stato di disagio, se non di pericolo, che vai la pena
di segnalare: buona parte degli spostati si dànno a strani generi di lavoro
che, invece di eliminarlo, aumentano il disagio. Giornali, rivi¬ ste,
iniziative editoriali, organismi di tutela per gli Ita¬ liani all’estero,
istituti di propaganda e per l'assistenza al prossimo nelle forme più involute
di previdenza, biz¬ zarre formazioni di carattere sindacale e culturale, uffici
stampa di propaganda, consulenze giuridiche, per lo stu¬ dio delle questioni
più inverosimili, fioriscono essenzial¬ mente ad iniziativa di quella parte
della classe media non assorbita dalle amministrazioni statali e che, pur
avendo in uggia il borgo selvaggio, teme l’avventura oltre le frontiere. E il
fenomeno è tanto più antipatico, quanto più lo si ammanta di Littorio,
mescolando molte volte il sacro al profano. Ora, come massima, si deve tendere
a potenziare la produzione, non ad umiliarla, né tanto meno a sovracca- -
ricarla di superstrutture inutili e dannose. Lo Stato farà bene, attraverso
concorsi severi e non sollecitazioni di onorevoli, a rinsanguare i suoi quadri.
Altrettanto deve fare la borghesia che ha bisogno della classe media come forza
dirigente. Ma a sua volta la classe media deve en¬ trare nel nòvero delle forze
produttive e non restare fra gli elementi statici e negativi della vita
nazionale. Si faccia finalmente posto alla fiducia e troveremo, nello spi¬ rito
vivo della solidarietà, spazio e lavoro per tutti gli elementi della
collettività nazionale. Dopo le garanzie al capitale e al lavoro, dobbiamo
pensare alla classe me¬ dia, che delle forze suddette rappresenta il tessuto
con¬ nettivo e delle quali è un complemento necessario. 163 LUCI ALL’ORIZZONTE
Dal Popolo d’Italia dei 23 luglio 1929-V1I. Cfr. la nota preliminare, a pag.
139. T^orna agli onori della discussione internazionale, il problema degli
Stati Uniti d Europa. Ne parlo già Victor Hugo, subito dopo Sédan; ma, ancor
prima di lui, con visione più ampia, con principi di carattere universale,
aveva accarezzata questo sogno 1 anima nobilmente ro¬ mantica di Giuseppe
Mazzini. Briand, dunque, arriva in ritardo. La sua trovata non ha il pregio della
novità. La proposta degli Stati Uniti d'Europa fa parte di quelle ideologie
che, a somiglianza del fumo, ottenebrano la visione realistica della situa¬
zione del nostro continente. L’Europa è malata per infinite ragioni ed è in
preda ad una crisi politica, economica e spirituale, la quale af¬ fatica tutti
i popoli che la compongono. L idea di una Federazione, gettata in pasto alla
discussione generale con una certa solennità, arresta per un attimo la lenta
elaborazione dell’assestamento. C è chi pensa ad una u ~ ?. Federazione di carattere economico; qualche
altro vor¬ rebbe informarla a principi di carattere morale. Ma l’esempio, che
finora ha dato la Società delle Na¬ zioni, non è incoraggiante e non suscita
fiducia nelle essisi politiche internazionali. I Tedeschi — e, in genere, tutti
i popoli vinti — nella trovata di Briand vedono un elemento diversivo. Coloro
che soffrono per ingiu¬ stizie palesi, non possono credere allo siaiu quo di
una situazione che si risolverebbe a beneficio dei popoli già arrivati. L’America
mostra di non preoccuparsene, giacché-tra l’altro, essa pensa che le
Federazioni — come nel caso suo — nascono sempre dopo una guerra: così, del
resto, è avvenuto in Germania, quando i vari popoli che la compongono si sono
federati. Ma in America, e più in Germania, esisteva già una omogeneità
linguistica, che facilitava l'unione federale: l’Europa è invece un mosaico
eterogeneo di razze e di lingue, di mentalità e di tradizioni. Tuttavia, il
tèma è troppo vasto perché non con¬ tenga, almeno in germe, un principio di
verità, se non di attuazione. Se ne può dunque discutere. Premesso che le
Nazioni normalmente, quando si erigono a forma sta¬ tale, dànno attuazione
pratica e giuridica alle aspira¬ zioni già esistenti nelle moltitudini, è
giusto che il pro¬ blema resti alla sua prima fase, tra le finalità, cioè,
delle varie correnti politiche, che informano la vita degli Stati moderni. La
proposta enunciata da Briand, è stata ripresa e ampliata da Herriot. Questi ha
detto che la Francia, come ha proclamato i diritti deiruoina, deve proclamare i
di¬ ritti dei popoli. La Francia, a parer nostro, sembra la meno indicata a
farsi banditrice di questo nuovo prin¬ cipio delle genti. La Francia, che
proclama il Trattato di Yersaglia come intangibile e si dichiara disposta a
fare una guerra piuttosto che modificarlo, non è nelle migliori condizioni per
tracciare le linee del nuovo assetto euro¬ peo. Né si può credere che gli Stati
Uniti d'Europa pos¬ sano avere, come base fondamentale, i cartelli dell'ac-
ciaio e della potassa. In realtà i fattori politici ed economici, in queste
cose, non possono da soli essere decisivi: sono sempre le forze morali cbe
ispirano i grandi raggruppamenti di po¬ poli; e in Europa vi è ancora troppo
vasto retaggio di ri- sentimenti, perche sia possibile determinare un’azione e
una vita comuni, su un terreno che è. in perenne fer¬ mento. Non si deve
dimenticare, infine, il problema com¬ plesso della Russia, cbe gravita con la
sua inerzia disor¬ dinata ed è sempre viva minaccia per i sogni di pace. Molte
costruzioni politiche vanno rivedute; più di una linea di confine deve essere
corretta. La democrazia ha fomentato tutte le guerre. Il torto del mondo
moderno è quello di aver troppo spesso mentito a sé e agli altri: si è sempre
cercato di velare con frasi e teorie impossibili, le avidità, le ambizioni, gli
orgogli, sempre in lotta di supremazia, per la volontà che hanno i popoli che
ascen¬ dono e per la necessità di trovare un posto al sole che sia in relazione
alla loro importanza, alla loro attività ed alla loro preparazione morale ed
economica. Non bi¬ sogna farsi illusioni: le Nazioni europee hanno troppi
interessi e troppi ideali antitetici, per nascondere tutto questo nel comodo
involucro di una formula d'interna¬ zionalismo democratico. Il pericolo che
sovrasta il nostro continente non è dato dalla sola invadenza americana, in un
campo scon¬ quassato dalla guerra: vi sono razze di colore che pon¬ gono i loro
quesiti; vi è una tecnica che, priva di solide basi morali, non basta ad
alimentare e ad elevare la vita dei popoli; infine, vi sono teorie che si
diffondono con la forza della suggestione e costituiscono veri e propri fat¬
tori di dissolvimento. Bisogna superare quéste forze negative, non con formule
astratte, ma con azioni concrete. La Francia è democratica o conservatrice? La
forza dell'Inghilterra è nell’Ammiragliato che tiene stretto, con autonomia
tra¬ dizionalistica, il dominio dei mari, o nella verbosa e li¬ vellatrice
democrazia di Mac Donald? Non sapremmo a chi credere di più. La Germania ha un
suo problema interno, nel quale si esauriscono, come nei giuochi infantili, i
vari partiti della repubblica imperiale; ma al dicastero degli Affari Esteri
resta sempre un uomo solo, Stresemann, per dare alla politica tedesca di
rivincita una continuità, capace di condurre ad un cambiamento della sua
condizione di nazione vinta. In questo panorama — che non è certo idilliaco, ma
è invece pieno di asprezze e frastagliato di minacciose incrinature — la
proposta di una Confederazione euro¬ pea, richiama alla memoria una povera
colomba presa in un turbine. Guardiamo alle cose con spirito realistico; esiste
e si è affermato, nel nostro continente, un principio etico, che da un decennio
ispira la politica italiana: il Fasci¬ smo. Le sue idee sono nitide, senza
mezzi termini o de¬ viazioni; il suo metodo ho dato risultati che fanno me¬
ditare. Presso altri popoli si sono copiati, se non alla let¬ tera, alcuni
principi informatori del Fascismo. E, al di fuori dei partiti costituiti, vi è
un senso diffuso del prin¬ cipio gerarchico; si sente la necessità di ordine,
si misu¬ rano Timportanza e la forza del principio di autorità; si vede che
solo il Fascismo è riuscito a fondere in per¬ fetta unità il pensiero con
l'azione, la visione realistica delle necessità politiche con quell’impulso
collettivo di passione che trasforma i grandi ideali in idee-forza, fat¬ tori
efficienti della Storia. Di fronte a tutto questo, le vecchie scuole politiche
si vedono impoverite, si rivelano decrepite, sfrondate dei grandi attributi che
devono reggere la vita dei popoli. A Roma solamente si possono dunque discutere
i grandi problemi europei. Si dovrebbero far conver¬ gere alla Capitale gli
esponenti di tutti coloro che hanno l’anima inquieta e tendono, in buona fede,
alla salvezza, nel nome di un principio superiore di solidarietà umana e per la
forza inesorabile delle verità, che la durezza dei tempi ha fatto scaturire dal
genio di una stirpe mil¬ lenaria. A Roma possiamo conoscere gli amici che
sentono e vivono la nostra passione, oltre la cerchia dei singoli paesi, consci
dei pericoli che sovrastano sulla civiltà oc¬ cidentale. Ogni sforzo in altezza
è fiaccato da una ten¬ denza generale all’abisso. Al di fuori dei Parlamenti,
dei consessi ufficiali, dove giuncano sempre le forze occulte delle società
segrete, le verità possano balzare da una serie di esami, di discussioni, di
valutazioni, fatte da ele¬ menti di ogni paese, che cercano dei punti fermi e
che credono e vogliono poter resistere alle follie dissolutaci e alla politica
dell’accerchiamento economico. A Roma possono convergere gli insofferenti di
tutto il vecchio mondo. Il Fascismo sa essere ospitale. Ha un suo Capo, una sua
dottrina e porta con sé dei principi fondamentali, che possono realmente
avviare ad un fronte unico, il quale sia veramente baluardo e salvezza
dell’Occidente. La Storia è piena di Concilii; e tutti i Concilii religiosi del
Medio Evo e della Rinascita hanno avuto un valore politico e sociale. Oggi il
Fascismo può iniziare un nuovo tipo di Concilii universali, che dalla rinnovata
sapienza di Roma tragga le fonti e le forze della salvezza della nostra
civiltà. Dal Popolo d’Italia la nota preliminare Oggi ritalìa fascista
commemora il decimo anniver¬ sario della Marcia di Ronchi. Ed è bello rievocare
quelle drammatiche giornate, non più nell’ansia e nel dolore, ma nella serena e
compiuta unità morale del popolo italiano. La città dolorosa, che il Comandante
Poeta volle chia¬ mare olocausta, ha raccolto in sé, durante questo decen¬ nio,
in una sintesi di volontà e di vita, la parte migliore dell’anima nazionale. A
Fiume si guarda sempre come alla sentinella avanzata d'Italia, ardente di
passione e di fede; essa rappresenta — quasi simbolo vivente —- la co¬ scienza
della Nazione vittoriosa, non mai sopita, ma sem¬ pre vigile e pronta alle
future vicende. È giusto che Fiume abbia per noi questo alto valore simbolico:
la sua lunga odissea la rende sacra all Italia. Si rammentino i giorni del
settembre 1919. Fu quello un anno nefasto, eppure seguiva immediatamente la no¬
stra grandiosa vittoria militare di Vittorio Veneto. Ma che Ili — STILE E
CARATTERE DELLA CIVILTÀ FASCISTA valeva la vittoria delle armi di fronte al
tradimento, alla viltà, alla mala fede? Noi, vincitori: eravamo sconfitti a
bersaglia; la Dalmazia rimaneva immolata; Fiume ci era contesa; un grottesco
ideologo sorridente, Wilson, si prestava al gioco degli interessi e delle
avidità, confor¬ tato anche in Italia da lina stampa rinnegata ed imme¬ more.
La tregenda della viltà rinunciataria toccava i suoi vertici: abbandonammo
terre italiane rese gloriose nei secoli dal Leone di San Marco; i nostri uomini
politici erano disposti a sacrificare anche Fiume alla prepotenza interalleata.
L’inettitudine paurosa dei nostri gover¬ nanti — dominati solo dal contìnuo
ricatto dei partiti estremi — preparava il terreno propizio alla disgrega¬
zione nazionale. Ma già, sino dal marzo 1919, era sorta la volontà nuova e
ribelle del Fascismo. Contro tutte le viltà e con¬ tro tutte le rinuncie, si
ergeva la trincea del Popolo d’iia- lia , al comando di Benito Mussolini. In
questa fiamma di ribellione si affermò la volontà temeraria del nostro maggior
Poeta; il Duce era ferma¬ mente deciso a qualunque reazione. La lotta era
aspra: il Popolo d'iialia e Benito Mussolini erano perseguiti dallo stillicidio
della censura, sorvegliati in ogni movi¬ mento e in ogni appello di resistenza.
I rinnegati che erano al Governo tentarono un diversivo: un viaggio a Tokio
doveva togliere dalla circolazione — proprio nel momento più difficile — il
Comandante. La Stampa e il Regime, gli stessi combattenti e i proletari, si
lasciavano attrarre dalla viltà universale. In quel momento, la ribellione
fiumana, significava ribellione a tutta la squallida politica di rinuncia di
fronte agli stranieri e di abdicazione di fronte al quotidiano assalto delle
masse illuse e sobillate. La marcia di Ron¬ chi fu quindi il primo gesto
ribelle all'inerzia della po¬ litica italiana. Sino d'allora, la vicenda di
Fiume superava i limiti della città controversa, per involgere e interessare
l'intero destino della Nazione. L’opinione pubblica ne fu scossa ed ammirata;
la parte migliore ritrovò se stessa e cir¬ condò di plausi i legionari;
l’Esercito diede i suoi reparti migliori all'impresa audace e leggendaria.
Gabriele d'Annunzio — che, fra i grandi Poeti, ha il dono raro di cantare e
vivere a un tempo l'eroismo — seppe tenere in soggezione le forze avverse di
casa no¬ stra e le forze nemiche straniere. Fiume lo accolse e lo avvinse con
fiero animo e con tenerezza materna. Invano, il disonorevole Nitti fece appello
alla massa popolare per inscenare l ennesimn sciopero generale. Non si poteva
immaginare una invocazione più turpe. Ma il tentativo a nulla valse e per un
residuo di pudore — a per paura dell'opinione pubblica ridesta — si attesero
gli ulteriori sviluppi della vicenda fiumana. Nella notte fatidica di Ronchi,
il Comandante, sof¬ ferente e febbricitante, scrisse una lettera a Benito Mus¬
solini. Lo mise a giorno del suo audace divisamente, al- Ili — STILE E
CARATTERE DELLA CIVILTÀ FASCISTA fermando che « anche una voli a lo spirito
domerà la carne miserabile ». Tutta l’impresa fiumana è sintetiz¬ zata in
questo sforzo di volontà continuo, assoluto, te¬ nace, ribelle, veemente,
contro gli elementi avversi, che erano infiniti. I sacrifici furono molti e
gravi; l’occupa¬ zione fu lunga e ricca di complesse vicende. Vi furono dei
tentativi di accordi, vi fu il blocco intorno a Fiume per tagliare i viveri ai
legionari; vi furono anche dei tentativi di disgregazione, ma il Comandante seppe
vi¬ gilare e resistere. Poi vennero l’accordo di Rapallo e il tragico Natale di
sangue. La Nazione palpitò e sofferse, ancora una volta, come nell’ora tragica
di Aspromonte. 11 Risorgimento aveva conosciuto l’impeto di simili ribellioni.
Ad una certa ora della Storia, mentre le classi dirigenti e i Governi
tentennano e non sanno prendere la dura e solenne croce della responsabilità,
erompe sempre dal ceppo della stirpe chi sa osare. Sono gesti di sacri¬ fìcio,
gesti prodighi e magnanimi che completano la fa¬ tica e l’evoluzione lenta di
un popolo: nella tragedia di Fiume si perpetua e si rinnova quel vincolo
spirituale che lega la tradizione garibaldina all’eroismo dell’ultima guerra di
redenzione, dalle Argonne a Vittorio Veneto e a Fiume. Gabriele d’Annunzio
diede un fiero colpo d’ala alla vita italiana; rese sacra la città di Fiume
che, forte e monolitica, tornò più tardi, superando un trattato, alla Patria
comune. La saggezza politica del Duce compì l'opera iniziata; assicurò i
risultati di quella lunga lotta alla unita potenza dell’Italia rinnovata. Ricordiamo
qui Gabriele d’Annunzìo per tutti i suoi legionari. Vi sono tra essi degli
esempi mirabili di eroi¬ smo, di devozione e di altruismo, Non scendiamo a par¬
ticolari e a far nomi: Gabriele d'Annunzio li riassume tutti: i vivi e coloro
che caddero. Disse bene di loro il Duce, ricordandoli con frasi indelebili: «
Onore ai le¬ gionari e al loro degno Comandante; onore a coloro che tornano e a
quelli che non tornano più: questi sono ri¬ masti a presidiare il Nevoso e ad
indicare le Dinariche ». Il decennale è oggi solenne in tutta Italia. A Roma,
Madre e maestra, la celebrazione avrà un tono di parti¬ colare grandezza.
Questo è anche il preciso desiderio del Comandante: Roma è riconsacrata dal
Fascismo e dal Duce e può esaltarsi nell’opera altissima generosa dei le¬
gionari di Ronchi. Ma la solennità del momento non cinduca a ripo¬ sare sugli
allori. Questo non è tempo di tregua: dobbiamo ritrovarci tutti, ancora in
piedi o ancora in marcia, per¬ ché l’opera nostra si continua e si rinnova ogni
giorno. Siamo tigli ultimi due anni della vita operosa di Ar¬ naldo Mussolini.
Nel profonda dolore, Egli eleva anche più alto il tono spirituale dei suoi
articoli: esempio tipico questo articolo dedicato alla cultura fascista s e
pubblicato sul Popolo à'Italifl del 2 5 febbraio 193G-V1II. «La vita
spirituale, egli scrive, è una perenne ricerca di bene, un'aspirazione vergo la
perfezione m. E indica la via da seguirealle nuove generazioni dell'Italia
fascista. In questa via luminosa t la fede t la politica e la cultura si
fondono in piena unità — come, forza trifale ed essenza del nuovo tipo di ci¬
viltà creato dal Fascismo, A i Ybbiamo visio in Italia — specialmente in questi
ul¬ timi tempi — fiorire una quantità di istituzioni culturali degne di essere
attentamente studiate e seguite. Tutto ciò che si compie per raffinare lo
spirito, potenziare la vo¬ lontà, aumentare la conoscenza dei diritti e dei
doveri dei cittadini, trova consenziente il Fascismo. La vita spiri¬ tuale è
una perenne ricerca del bene, un'aspirazione verso la perfezione, una tendenza
al benessere dello spirito ed al benessere economico, una volontà di estendere
al paese, alla collettività di cui siamo parte, la somma dei beni e delle
qualità necessaria alla nostra vita migliore di popolo in cammino ed in ascesa.
Il fatto specifico della cultura popolare ha avuto in passato dei fautori
ferventi. In ogni tempo, dall unità d’Italia ad oggi, da tutte le tendenze di
parte, si è dato largo posto — specialmente nei propositi — alla cultura
popolare. Non bisogna confondere la cultura con la scuola per analfabeti. Vi
sono popoli che non hanno analfabeti e che hanno la media intellettiva
inferiore a quella di certi paesi dove non funzionano scuole. Ad ogni modo
nella vita moderna non esiste Nazione civile che non ab- bia come caposaldo
risiruzione generale del popolo. Alla parte istruttiva si innesta poi la parte
educativa. Scuole per adulti e scuole professionali completano il quadro. Non
bastano! Sono necessarie le biblioteche, i corsi spe¬ cializzati ed infine gli
Istituti di Cultura che, special¬ mente in certe città, rappresentano una
tradizione di no¬ tevole importanza. Alle vecchie università popolari si ag¬
giungono o si sostituiscono gli Istituti Fascisti di Cultura. A questo
proposito non sarà male aggiungere che la cultura attraverso le conferenze è
divenuta di uso o di abuso quotidiano. Non vi è circolo rionale, sindacato, as¬
sociazione di professionisti o di categoria che tra i suoi programmi immediati
— oltre l’assistenza generica di prammatica agli associati — non abbia
nell'annata, ov¬ vero nell’inverno propiziatore, un ciclo di conferenze da
svolgere. Per non dire sempre conferenze, si dice anche un ciclo di letture, di
lezioni, di dizioni, di trattenimenti con proiezioni, ece., ecc. A voler
ascoltare tutti ci sarebbe la mobilitazione permanente... Siamo, con queste
dichia¬ razioni paradossali, così eretici da irridere alla cultura generale del
popolo? Mai più! Solamente -vorremmo essere degli spiriti pratici. Tenerci più
alla realtà che alla fan¬ tasia, più alla verità che alla retorica. Prendiamo,
ad esempio, l’Istituto Fascista di Cul¬ tura di una grande città. Il suo
programma è vario, eclet¬ tico. Va dalla storia alla tecnica, dall’arte ai
gasogeni. Una cinematografia di conferenzieri illustri, mentre il pubblico non
ha variazioni sensibili. Come vi sono certe professioni abitudinarie, così vi è
l'ascoltatore di profes¬ sione presente allo svolgimento dei temi più svariati
e eontradittori. Vi sono certe forme maniache di erudizione che mettono in
pericolo la volontà dei veri studiosi. Sono questi elementi che conoscono
l’eloquenza dei più bei nomi dell'oratoria italiana, esigenti al sommo grado su
gli orari, su l’etichetta, su la presentazione dell'oratore e sui voli di
apertura e di chiusura. Vorremmo per ciò chiudere questi surrogati delle
vecchie università popolari? Mai più! Ripetiamo: vor¬ remmo dare una vita
maggiore, più vasta, più redditizia, più efficace ai nostri Istituti di Cultura
Fascista. Giac¬ ché — guardiamoci negli occhi — la cultura fascista, ad esempio,
in una città di un milione di abitanti non acqui¬ sterà larga base e una
diffusione decisiva per sessanta conferenze annuali, con una media di duecento
ascolta¬ tori per lezione. Vale la pena di creare un apposito vasto Istituto,
mobilitare dei conferenzieri, disturbare le auto¬ rità per dei risultati assai
ridotti di carattere dubbio? Non sarebbe meglio cambiare sistema se non
programma? L’esperienza e particolarmente l’osservazione obiettiva di questi
tempi ei ha suggerite alcune idee che sottopo¬ niamo all’esame imparziale degli
amici. Un Istituto di Cultura fascista non inciderà su la sen¬ sibilità delle
moltitudini se non erudisce coloro che co¬ mandano e che dirigono gli aspetti
infiniti della vita. A nostro parere, tenendo in piedi l’attrezzatura degli at¬
tuali Istituti, si dovrebbero raggruppare le materie, sce¬ gliere l'uditorio
aderente ai temi da svolgere e chiamare dei conferenzieri degni dell’uditorio e
di assoluta fede fascista. L’Istituto di Cultura fascista dovrebbe avere la
set¬ timana dedicata alla scuola, all’arte, alle colonie, all’eco¬ nomia, alle
corporazioni, allo sport, alla storia, alla vita comparata degli altri popoli,
ecc., ecc. Conferenzieri scel¬ tissimi e particolarmente attrezzati dovrebbero
parlare a coloro che domani dovranno esercitare un comando, servire di
insegnamento, e dare l’esempio. Il Fascismo in ogni campo ha una sua etica
particolare. Ogni ramo del pensiero e dell'attività deve avere, conservare i
caratteri tipici e il sigillo del Fascismo. Citiamo un caso. Nella settimana
della scuola gli ascoltatori dovrebbero essere solamente coloro che hanno il
privilegio di svolgere in ogni categoria di insegnamento opera istruttiva ed
educativa secando il nostro credo fa¬ scista. AI ciclo delle conferenze
coloniali non dovrebbero intervenire che coloro che si interessano del valore
delle colonie, degli interessi economici e morali che ci legano 182 LA CULTURA
FASCISTA ai nostri domini africani. Così in ogni campo 1 Istituto, fascista
dovrebbe dire la sua parola, dare un suo insegna¬ mento, segnare le sue
direttive. Conferenzieri non devono essere dei dilettanti, ma coloro che hanno
vissuto le verità che insegnano, che hanno i nobili attributi dei maestri pieni
di esperienza e di carattere e che al termine di ogni conferenza possano e
debbano concludere: <£ Tali sono le verità fasciste che danno a questa ma¬
teria una sua caratteristica inconfondibile. Andate e vi¬ vete ed operate
secondo questi principi. Parla in me la dottrina e l’esperienza. Fatevi dei
banditori di queste idee. Lavorate e potenziate la volontà degli nomini se¬
condo la nostra dottrina fascista. L'Istituto di Cultura fa¬ scista è un vivaio
di energie. E se domani la vita vissuta darà a voi la possibilità del comando e
l'esperienza vi in¬ segnerà altre verità necessarie alla maggiore grandezza
della nostra vita, salite a questa cattedra e insegnate ai fascisti e agli
uomini di buona volontà come si opera e come si vince ». Forse la figurazione è
un po' retorica. Ma nel ragio¬ namento è una parte sostanziale che va meditata
e at¬ tuata. La cultura non deve confinarsi nel regno astratto e rimanere
geloso patrimonio di pochi. La cultura deve es¬ sere patrimonio e orgoglio del
popolo italiano. Esce dalle vecchie forme indistinte e nebulose e porta, per
nostro orgoglio e fortuna, il segno incancellabile e la forza del Littorio
romano. 1 JYd mano dd 1930-VIIIj si spegneva lo scrittore romagnolo Antonio
Beliramelli, Accademico d J Italia. Arnaldo Mussolini, nel rievocare con animo
commosso Vomico, lo scrittore, U polemista incisivo ed ironico, collaboratore
fedele del Popolo d’Italiflj illumina, in breve scorcio, la missione dello
scrittore nel tempo fascista. Questo articola apparve sul Popolo d’Italia del
16 maria 1930-Vili. La morte ha rapito alle lettere italiane e al Popolo
d'Italia uno dei loro migliori elementi: Antonio Beltra- melli. Un male
inesorabile, attraverso rapide tappe, lo ha portato alla tomba, mentre egli era
ancora nella pie¬ nezza della sua forza politica e della sua forma stilistica.
Il Popolo d'Italia , che lo ha avuto in questo ultimo decennio suo redattore
ordinario per le lettere, sente for¬ temente la grave perdita. Ma vi è, al di
là della colle¬ ganza professionale, un’amicizia politica, cementata dalle
molte vicende di questo decennio, che ci rende 1 anima maggiormente triste. Non
è il tono elegiaca che vogliamo adoperare parlando di Lui. Egli era un forte;
amò an¬ dare spesso contro corrente, non volle mai indulgere alla demagogia; è
necessario, dunque, parlare di Lui con animo virile. Quella che è siala la sua
opera letteraria e politica, è consacrata dalla sua nomina ad Accademico
d’Italia. Vi è però un Beltramelli meno conosciuto, che è bene lumeggiare. Egli
è stato un anticipatore: quando la de¬ mocrazia vestiva i panni di Arlecchino e
snaturava la storia e i compiti della Terza Italia, Antonio Beltramelli, nella
sua opera coraggiosa, seppe mettere contro luce, col suo stile forte ed
originale, la debolezza congenita dei metodi e degli uomini rossi. Innamorato
del suo Paese, conoscitore della sua sto¬ ria, Egli ne ha tracciato, in pagine
immortali, lo sforzo e l'ascesa nel mondo civile. Già nel fervore della
virilità, sognava di dare vita alla serie dei romanzi coloniali, per affermare
il nostro diritto nel Mediterraneo, il potenzia¬ mento delle nostre famiglie di
emigranti oltre le frontiere. Beltramelli ha vissuta la passione della guerra;
è stato ira i primi fascisti. Nel 1924, a Roma, in un am¬ biente torbido, si è
battuto contro l’ignobile gazzarra della quartarella. Nel Popolo d’Italia si
fece antesignano di molte buone battaglie politiche e letterarie. Sotto lo
pseu¬ donimo di « Cavalier Mostarda » e col suo stile fiorito, segnava dei
punti fermi all’etica fascista. Scrittore, polemista, politica, console della
Milizia, Accademico, noto nel mondo nazionale ed internazionale, Antonio
Beltramelli non aveva perdute le caratteristiche dell' uomo franco, leale; era
un romagnolo chiassoso, senza pose da superuomo, pronto sempre alle battaglie, vicino
alla genie più umile della sua terra. L’estate Egli si ritirava nell’eremo suo,
nella piccola villetta « La Sisa », nella campagna forlivese, e attendeva alle
fac¬ cende più modeste, mentre preparava nuovo lavoro e nuovi progetti per il
domani, sempre improntati ad una grande fede fascista, nel nome di una grande
madre: l’Italia. Sul Duce aveva tessuta un'opera poderosa: YUomo Nuovo. Egli si
considerava un devoto e un soldato obbe¬ diente in umiltà al suo Capo. Al
Popolo d Italia era il collega dalla parola gioconda, dal pensiero elevato,
dalla concezione romana ultimo stile, quella creata dal Duce. Perdiamo un
grande amico, un cuore di fratello, un anima di asceta. Aveva pubblicati
numerosi volumi ed è giunto nudo alla mèta. L’Accademia gli aveva dato il
sigillo della gloria. Ma noi amiamo considerarla qui, nella nostra casa,
semplice e vivo, scintillante di immagini, modesto nella sua fie¬ rezza,
lontano dal clamore, al di sopra degli onori. Torna qui, prima di raggiungere
la grande legione degli spiriti, torna alla sua casa, alla sua terra, al suo
giornale. E qui lo accoglie l’anima nostra di collegbi, in una vibrazione
intensa dì affetti e di memorie. VOLARE Uno dei caratteri della civiltà fascia
tu t nel valere spirituale delle azioni pratiche, illuminate e poten¬ ziate
dall’audacia. Anche la macchina — tanto de¬ precata dai denigratori del tempo
presente —* acquisita un auo valore spirituale, in forza dell'azione nuova:
esempio tipico, l’aeroplano. A questa concezione mo¬ derna e fascista si ispira
il presente articolo — pub¬ blicato sul Popolo d’Italia dell'otto giugno
1930-VITI. In esso il volo diventa simbolo reale e rappresentativo dell'ascesa
dell'Italia fascista nella potenza dello spi¬ rito e nella potenza politica nel
monda. E VAu¬ tore sembra presagire, ancora una volta (cfr. voi. IV) che quel
vaio raggiungerà le altezze dell'Aquila im¬ periale. O ggi, a Roma, avrà luogo
la grandiosa manifestazione aviatoria, o — come è stata definita — la giornata
del¬ l'Ala italiana. All'abilità degli aviatori si accoppia l’ar¬ dimento. Non
è il solo campione che eccelle: è l'armata aerea, attrezzata nella materia e
nello spirito che dà nel¬ l'insieme la prova evidente dei passi giganteschi che
si sono compiuti, nell'aviazione, in un solo decennio. Precisamente dieci anni
fa, si svendevano i motori degli aeroplani che pur avevano conosciute risonzo.
degli Altipiani, di Lubiana e di Vienna. Gli 189 IV — FEDE, POLITICA E CULTURA
hangars si chiudevano. Mentre il mondo affinava i suoi piloti ed i suni velivoli,
oltre che per l’attrezzatura bel¬ lica. anche per la vita civile, il Governo di
Nifti rinun¬ ciava in anticipo, con una inconfessabile abdicazione, a quella
magnifica manifestazione di volontà, di energia, di capacità intellettive e
fisiche costituita dalle gare fra i piloti, dagli studi degli ingegneri, dalle
conquiste dello spazio, dalla rapidità intesa come espressione di vita moderna.
« Le smanie o le prodezze aeroplanistiche », come le definì ironicamente un
filosofo, esprimono invece il tessuto profondo delle qualità spirituali e
organiche di una razza. Il dominio dello spazio, le macchine che si animano al
contatto del genio e dell’energia degli uomini, sono state sempre aspirazioni e
sogni di generazioni e di studiasi. L'Italia, in questa materia, ha vinto la
sua battaglia sul fronte interno dello scetticismo. La volontà del Duce ha
dominato sovrana. Per primo Egli ha dato l’esempio di questa fede profonda
nell’Ala italiana. Italo Balbo ha fatto appello a tutte le più nobili forze
dello spirito na¬ zionale. E l'audacia e la giovinezza dell’Italia nuova hanno
saputo rivendicare, con i campionati raggiunti, con le prove continue di
disciplina e di forza, con la schiera numerosa degli Eroi, le glorie della
guerra vitto¬ riosa ed il progredire perenne dell’ingegno, della tenacia e
della volontà. Il Duce ha voluto questa rinascita mirabile dell’avia¬ zione
italiana. L’ha voluta per la coscienza realìstica dei 190 VOLARE vantaggi che
essa reca in guerra e in pace; l'ha voluta per la sua alta importanza tecnica e
militare; e, infine, perché l’audacia e la volontà ben corrispondono alle esi¬
genze del suo spirito e al carattere della Nazione fasci¬ sta. dedita a tutte
le prove, a tutti gli ardimenti, pronta, sempre, secondo le parole del Capo, a
« vivere perico¬ losamente ». Volare: è la più tipica attività di un tempo come
il nostro. Gli stormi di velivoli sopra la Città Eterna, ac¬ quistano per noi,
olire che un valore tecnico e militare, un significato simbolico, che la
Nazione fascista intende oggi in tutta la sua profondità. Nella vita nazionale,
il Fascismo ha suscitato, in tutti i campi, un anelito di volo, un desiderio di
andare più in alto e più lontano, una decisa volontà a superare se stessi. Si
può considerare un anelito di volo ogni atti¬ vità, ogni febbrile volontà di
azione e tutto quel fervido impulso a vincere le energie in una generosa gara
di opere e di conquiste. Volare: questo è dunque il mònito sempre vivo del Duce
e del Fascismo. La generazione in marcia segue con appassionata visione questo principio.
Celebriamo dunque la giornata dell’Ala italiana. Salutiamo gli avia¬ tori
d’Italia: essi esprimono un esempio, un simbolo, un comando. ACCADEMIA D’ITALIA
In questo articolo, dedicato all 1 Accademia d'Italia, si ria eia, ancora una
volta, il vìgile interesse di Arnaldo Mussolini, non soltanto per i valori
spirituali della cultura fasciata (cfr. la nota preliminare a pag. 179 ) ma
anche per le Istituzioni create dal Regime allo scopa di preparare le migliori
condizioni civili allo sviluppo della cultura e delVorie. Questo articolo
apparve sui Popolo d'Italia del 16 novembre 1930-IX. p JTrein etti amo che non
sarebbe equo giudicare, dopo un solo primo anno di vita, l’opera varia e
multiforme della Reale Accademia d’Italia. Il primo tempo è stato dedi¬ cato,
in gran parte, all’organizzazione e all’assestamento generale. S. E. Volpe ha
dato conto, in un’ampia relazione giornalistica, della fatica del primo
periodo. Come il so¬ lito, vi sono stati quelli che sono rimasti soddisfatti ed
altri che hanno giudicata insufficiente e disorganica l’opera generale della
nuova Istituzione. Per essere obiettivi, dobbiamo osservare che in così breve
spazio di tempo, la quantità delle opere compiute è. invece, notevole. Memorie
scientifiche, aiuti a pubbli¬ cazioni nazionali e a scoperte, lavori
bibliografici, cen¬ tenari celebrati e rapporti con stranieri insigni, formano un
insieme di attività lodevoli, varie e intense. C’è poi una parte in via di
attuazione, dall’opera di collega¬ mento fra i vari Enti accademici sino
all’assegnazione dei premi Mussolini, che ha un alto valore program¬ matico. Ha
ragione S. E. Volpe di asserire che l’Accademia d'Italia vuol essere
un’Accademia nuova, e non una nuova Accademia, cioè « una di più » da
aggiungere alle altre esistenti. Per essere tale sarebbe necessario, a no¬ stro
avviso, ancora un maggior lievito di forza e di idee che ponga la grande
istituzione al centro della vita spi¬ rituale italiana, come autorità suprema,
riconosciuta e indiscussa, delle attività intellettive e spirituali della
Nazione. Nei campi vasti dell’ingegno umano, in un paese di secolari tradizioni
come il nostro, le gerarchie si conqui¬ stano con le opere nuove e originali.
L’autorità si afferma con la forza attiva delle anime e con l'integrità delle
coscienze. Da questo senso di autorità alla possibilità del comando, il passo è
breve. Una istituzione di valore così elevato come l’Accademia, messa al centro
delle attività intellettuali italiane, deve essere un punto fermo e deve dare
degli orientamenti sicuri nella vita nazionale, oc¬ cupandosi dell’essenza
spirituale del Fascismo, promuo¬ vendo correnti di pensiero e di arte che siano
parte inte¬ grale della civiltà fascista. Vorremmo infine che essa non fosse
assente da quello che è il veicolo del pensiero mo¬ derno, il libro, nella sua
complessa industria che va dalla concezione al banco di vendita. Per quel che
riguarda la collezione dei Classici, l’Accademia dovrebbe esercitare una vera e
propria sorveglianza di carattere assoluto. Vi è qualcuno che si è giustamente
rammaricato che l'Accademia d’Italia abbia trascurata l’arte così cara al cuore
e alla sensibilità italiana: la musica. Forse l’ap¬ punto ha una base
fondamentale di verità. Si sono pre¬ miate e si sono tenute presenti le
aspirazioni, gli interessi, e si è dato l’ausilio ad ogni forma nobile di
attività dello spirito. Per i musicisti che devono mantenere intatta e
illustrare maggiormente la nostra tradizione musicale non si è fatto molto. Ciò
vale anche per le arti figurative. Non accenniamo al teatro, perché proprio in
questi giorni vi è una quantità di diagnostici che meditano e che propongono
una resurrezione organica del teatro italiano. Non vorremmo chiamare in lizza,
nella contro¬ versia generale, nn Fnte così alto e così complesso come
l'Accademia d’Italia. Comunque, non sarebbe fuor di luogo la costituzione di
una Compagnia drammatica nazionale stabile, con residenza a Roma, che mettesse
in valore tutti gli autori italiani scelti dall'Accademia. Le Accademie, in
genere, per essere delle forze vive, devono scendere coraggiosamente nel pieno
della lotta, delle ansie, delle speranze, degli ideali che formano oggi la
nostra vita spirituale. L’Accademia d’Italia, nel nostro concetto, non deve
essere solamente moderatrice, ma an¬ tesignana. Il campo, checché ne dicano gli
scettici e i pessimi¬ sti, è vasto e non è lontana la fioritura delle idee e
delle opere degne della grande vitalità della Storia Nazionale. POTENZA Ritorna
— in occasione dello Iransvnìata atlantica guidata do Itala Balha — la visione
del valore spirituale e simbolico del volo {cfr. pp. 1R9-191), in questo ar¬
ticolo pubblicalo sul Popolo d’Italia. -Lia transvolata oceanica è compiuta.
L’arrivo a Rio de Janeiro dei nostri aviatori, contemporaneamente ai pos¬ senti
esploratori della nostra Marina, ha segnato, in una apoteosi di gloria, il
termine dell’audacissima impresa. Il saluto del Duce, solenne e fiero, ha dato
alla gesta avia¬ toria di Italo Balbo e dei suoi compagni, un sigillo d'onore.
Prima di inviare il suo messaggio, il Duce ha atteso la fine dell’ultima tappa.
Giustamente, fino a che tutto non è finito, nulla è finito. Questa frase incisiva
e lineare, in¬ dica il dovere ai fascisti dell’attesa tenace e segna nuovi
orizzonti a tutta la Nazione. Molto si è fatto, ma il cammino non è ultimato.
Bi¬ sogna saper agire con pazienza. Solamente quando le mète sono raggiunte, le
opere acquistano valore. Pur¬ troppo, ogni impresa di ardimento è segnata dal
sacri¬ ficio dei generosi. Ogni combattimento ha i suoi Caduti. Il FEDE,
POLITICA E CULTURA I] capitano Boer, il tenente Barbicinii, i sottufficiali
Nensi, Imbastari e Fois, sono consacrati alla gloria éd alla gratitudine degli
Italiani. Il loro olocausto riafferma l’alto valore morale dell'impresa di
Balbo. Non si tratta di una manifestazione sportiva, bensì di una afferma¬
zione nazionale cbe segna nel tempo la nostra gloria di popolo. L Italia ha
mostrato al mondo la sua efficienza tec¬ nica e la bravura dei suoi uomini.
Questo hanno capito maggiormente, con generoso impulso, le nobili popola¬ zioni
sud-americane, che hanno accolto con delirante en¬ tusiasmo l'arrivo della
nostra gente. Il Brasile, profon¬ damente latino, legato a noi da una serie di
vincoli umani e spirituali, ha sentita la vittoria italiana con intensa
vibrazione fraterna. Di fronte alle simpatie di questo grande popolo consacrato
dall'audacia e dalla gloria, scompaiono le venature e le riserve degli
antitaliani, che non sanno, non vogliano e non possono credere alla po¬ tenza
dell’Italia nel secolo ventesimo. Potenza: questa è la parola che indica in più
com¬ pleta sintesi i caratteri della transvolata oceanica. Nella Notoria, gli
avvenimenti non sono mai isolati. In questo periodo di fervore, il pensiero
ricorre agli anni difficili susseguenti all'unità italiana, agli aneliti dei
viaggi lon¬ tani nei continenti inesplorati, in cui la stirpe italica doveva
lasciare la impronta della sua fatica e del suo genio. L’unità italiana sarebbe
stata un elemento senza vita se uomini come Camperio, Antinori, Cecchi, Giu-
lietti, non avessero tentate le vie lontane, per il nostro predominio. Oggi
ancora l’audace desiderio di esplora¬ zione e di valore è affermazione di
potenza. Il primo impulso si stroncò nella grigia atmosfera politica
dell’ultimo ventennio del secolo scorso. Ora il nostro sforzo volitivo è
destinato a fiorire nelle afferma¬ zioni più grandi. L’Italia, che sul finire
del 1900 riversò sulle spiaggie brasiliane migliaia e migliaia di umili emi¬
granti, risaluta oggi i fratelli con il rombo dei suoi mo¬ tori e con
l’imponenza delle sue navi. Tali affermazioni non sono retoriche, ma sono la
risultante di avvenimenti della politica fascista, considerata con sereno
spirito realistico. Questa verità nuova impone agli Italiani un preciso dovere.
Bisogna sentirsi tutti degni — nell’ambito della vita anche la più modesta —
del tempo, della gloria e dei compiti che siamo chiamati ad assolvere. Le
grandi audacie dei nostri aviatori, la perfetta organizzazione delle nostre
forze armate, l’ordine ed il metodo creati dalla nuova classe dirigente, devono
trovare spiriti ele¬ vati e volontà di realizzazione in ogni categoria di Ita¬
liani. Bisogna inalzare lo spirito oltre le angustie della piccola vita
quotidiana, in un anelito di gloria, nella bel¬ lezza del sacrifìcio. 11 volto
nuovo dellTtalia ha queste linee inconfondibili. Intanto il nome di Roma ed il
Fascio Littorio se¬ gnano all’Italia fascista, oltre gli oceani, la via della
grandezza e della potenza. Siamo agli
ultimi mesi. Arnaldo Mussolini, pur chiuso nel suo perenne inguaribile dolore,
trova la forza mirafii2e per suscitare gli animi olì 1 azione e all 1 amor di
Pairia. E Vamcr di Patria assume in Lui una forma concreta 3 appassionala, per
gli aspetti molteplici di questa nostra Italia, a cui Egli t olle dare nuove
fonti di ricchezza, nuova potenza di fo¬ reste ( efr. voi. IV), e nuova vita
spirituale. Di questo senso palpitante della ciua realtà dell 3 Italia è
esempio mirabile iJ presente articola, pubblicato sul Popolo d'Italia 1 J J1
agosto 1931-IX. I^isogna conoscere l’Italia per amarla! Non basta es¬ sere
degli eruditi, sapere le vicende del popolo italiano nei secoli, ricordare la
storia del borgo o della provin¬ cia, sovvenirsi del canto e delle espressioni
dei poeti su le bellezze della nostra terra. Per amare veramente la Patria è
necessario conoscerla anche nella sua immagine plastica, nella forza dei suoi
monumenti, tra le chiostre dei monti e la suggestività delle sue marine, tra i
pano¬ rami di ampie visioni e le città piene di storia e di vita. Pochi hanno
la fortuna di conoscere a fondo la nostra Penisola. Nel popolo è più facile
affrontare 1 ignoto oltre la frontiera che arrivare alle città oapoluogo di
regione. FEDE, POLITICA E CULTURA Roma Capitale d’Italia era riservata ai
pellegrinaggi del¬ l’anno santo. Oltre la poca volontà e lo scarso desiderio di
conoscenza, mancava anche la tecnica del viaggiare. Il treno con le sue
complicazioni di orari, di fermate, di classi, di tariffe, sembrava creato
appositamente per i soli professionisti o per i signori. La creazione dei treni
domenicali sposta di un tratto e migliora questa sensibi¬ lità e la tecnica del
viaggiare. In queste settimane nelle citta capoluogo, in partenza o in arrivo
di treni popolari, non si è parlato che in modo entusiasta dei nuovi viaggi. II
treno col suo complesso di personale e di tecnica è andato incontro al popolo.
Il treno è un po’ come Io Stato: bisogna avere con lui della confidenza. Questa
non na¬ sce che attraverso la pratica e l’organizzazione ferrovia¬ ria. Questa
volta non si è limitata al trasporto puro e sem¬ plice dei passeggeri, ma li ha
assistiti con dei chiari con¬ sigli, con tariffe di favore, con indicazioni
elementari, per modo che il viaggio, che è la parie più faticosa di una
giornata di svago, è divenuto una cosa piacevole. Alle città di arrivo il senso
nuovo della solidarietà italiana ha fatto trovare ovunque dei camerati. Niente
sfruttamento, ma tutte le agevolazioni. Superato il viaggio e fissata la
giornata per le ne¬ cessità materiali in un’atmosfera di cordialità, tutto il
resto del tempo festivo è dedicato ad osservare le cose belle, dimenticando la
piccola vicenda casalinga o locale. Si crea una solidarietà fra gli abitanti
delle varie città, si vedono coi propri occhi bellezze magnifiche dai libri o
dalle leggende popolari. La sensibilità collettiva si CONOSCERE L’ I T A L I ^
sposta, si amplifica, si migliora. Si ama maggiormente la propria terra quando
si può conoscerla nei suoi pano¬ rami suggestivi, così come si comprende la
guerra e si resta muti nel senso del sacrificio e dell’eroico visitando Redipuglia.
Nella recente iniziativa dei treni popolari bisogna valutare nella sua ampiezza
l’apporto psicologico. Non bisogna dimenticare, infine, l'atto di giustìzia che
si com¬ pie verso il popolo. Le belle città, le marine deliziose, non devono
essere privilegio, almeno per un giorno, di nes¬ suna classe di cittadini. A
proposito di movimento di forestieri, si sta svolgendo una polemica molto
istruttiva. Data la crisi generale ognuno deve stare nel proprio paese, così
dicono nei paesi anglosassoni, nella Germania e in Svizzera. Il principio,
almeno per noi, non fa una grinza. Solamente i « nordici >, se desiderano
quella crea¬ zione dolce e divina che è il sole, se desiderano spiagge ridenti
e mare caldo, non li possono creare artificialmente. Si racconta che Ostenda ha
venti giorni di bel tempo. Nell’Adriatico e nel Tirreno la primavera e la
stagione balneare possono durare cinque mesi. Qui il flusso verso il
Mediterraneo è fatale negli abitanti del Nord. La crisi potrà ritardare i loro
viaggi e le loro cure di un anno, ma il mare d’Italia non ha uguali e non ha
surrogati. Quelli che vengono nelle nostre stazioni balneari e cli¬ matiche lo
fanno perché vi sono sospinti. La nostra at¬ trazione reclamistica e
pubblicitaria non esiste. Da noi non si viene per snobismo. Sono, invece,
alcune classi di Italiani che credono FEDE, POLITICA E CULTURA darsi delle arie
e dei toni aristocratici frequentando ma¬ rine del Nord e montagne svizzere. È
una falsa élite che per nobilitarsi ha bisogno di contatti internazionali, come
se nelle balla degli alberghi, o nelle sale da ballo potesse avere prestigio e
serietà la vita internazionale. Noi non siamo per Io chauninisme esasperato e
da tempo pensiamo che specialmente giovani studiosi debbono avere contatto con
la vita reale, non artificiale, degli altri popoli. Le Università, le società
anonime, le ditte com¬ merciali, gli ambienti culturali, là, insomma, dove si
la¬ vora e s, creano supremazie, là devono essere il nostro contatto e la
nostra presenza. Andare invece alla Costa Azzurra o all’Oberland o nella Valle
dell'Inn a prendere il fresco è snobismo imbecille quando da noi vi è il gruppo
del Monte Rosa o delle Dolomiti o del Gran Sasso ed in fatto di mare è inutile
citare 1 elenco delle stazioni in¬ superabili. Ma bisogna perdonare alla
insensibilità di certe cassi. Un po di bluff ha sempre accompagnato l'alta
borghesia che ha i calli alle mani e porta gli occhiali. Ritornando ai treni
popolari riaffermiamo ancora la oro utilità. L'It a ]i a viene vista,
esaminata, esaltata dai suoi figh più umili. Sono loro che daranno la base più
solida alla piramide. Conoscendo la Patria si impara ad amarla e a difenderla. EPILOGO: PER IL DUCE, PER I FASCI ADUNATA] Nei
volumi precedenti (c/r. ) 2« ultime pagine rivelano sempre l’eccezionale
elevazione spirituale a cui Arnaldo Mussolini era giunto fra l’ottobre e il 21
dicembre 1931, ultimo giorno della sua vita. Anche in questo «oìume — che
chiude la presente raccolta — gli uilimi orticoli .sono dedicati alle due «ette
supreme del suo Spirito: il Duco, il XXVIII Ottobre. Al Duce, Egli dedica
questo articolo e il seguente — pubblicali in occasione della gronde adunata
napo¬ letana del 25 ambre 1931-IX. (C/r. Scritti e Discorsi di Benito Mussolini,
noi. VII, pp. 315-319) — all* anniversa ria della Marcia su Roma ? dedicalo
l'articolo che chiude questa volume. Il presente articolo fu pubblicato sul
Popolo d'Italia il 24 ottobre 1931-IX, alla vigilia dell'adunata di Napoli.
apoli, la grande città mediterranea, chiamata a vita più intensa e moderna dal
Regime fascista, sta per acco¬ gliere il Duce con tutto il fervore della sua
anima rin¬ novata. L’attesa per il discorso che egli pronuncerà è vivissima in
tutta Italia. Le ragioni sono facilmente in¬ tuibili e spiegabili. Non dobbiamo
dimenticare che 1 adu¬ nata napoletana rappresentò, nove anni or sono, il primo
impeto dei Fasci per la conquista del potere. Nella riunione indetta oggi a
Napoli si esamina il consuntivo di tutta l’opera del Regime. EPILOGO: PER IL
DUCE, PER I FASCI Alla soglia del decennale è bene ritornare, sia pure per
poche ore, al punto da cui partirono le Legioni delle Camicie Nere nei giorni
di ansia, di ferma fede e di spi¬ rito audace e rinnovatore. Questo ritorno del
Duce a Napoli ha, dunque, oggi, un significato profondo. Deve farci ripensare,
con l'amore fervido di chi ha vissuto quei giorni e con lo spirito chiaro di
chi ha una visione storica degli eventi, l’inizio del Regime fascista. Si
tratta di un evento nuovo, senza precedenti nella storia e che difficilmente
può essere imitato. Compiono un errore coloro ì quali vogliono ridurre la
teoria a norma generale. Nel colpo di Stato del 28 ottobre 1922 non vi è la
tecnica un po semplicistica ideata da Curzio Malaparte. Basta considerare gli
ordini emanati dal Duce, l’opera dei Quadrumviri, 1 azione laterale per
immobilizzare le forze armate e le folle imbevute di sovversivismo, la tecnica
della marcia delle colonne su Roma, per com¬ prendere che la Rivoluzione è
stata fatta con ampiezza di visioni, di metodi, di elementi disposti a tutto
osare. La riunione di Napoli era un pretesto di carattere legale, 1 ultima.
Dietro la mobilitazione si preparava l’assalto alla vecchia classe dirigente e
1 inizio della grande opera di Tesurrezione dell’Italia nuova. Sono passati
nove anni. 11 decimo si inizia fin d’ora con la solenne e memore adunata di
Napoli. Il Duce ha fatto precedere la riunione da un monito di austerità. 208 1
ADUNATA! L’adunata sentirà così vibrare ancora, attraverso 1 entu¬ siasmo della
folla, quello spirito semplice e severo che animava i giovani squadristi,
incolonnati non per una festa ma per una dura e gloriosa conquista. A nove anni
di distanza è facile vedere, anche nel confronto, nell’aspetto esteriore delle
nostre città, quanti decenni di vita abbiamo guadagnato nel corso della sto¬
ria. Tutta l’Italia fascista è oggi a Napoli; è presente e vicina al Duce, in
un impeto di dedizione assoluta. Prima ancora delle statistiche del lavoro
compiuto, è giusto sta¬ bilire, con legittimo orgoglio, come la parola sacra
che legava il Capo ai gregari sia stata mantenuta in tutta la sua ampiezza.
Prima ancora di segnare la rotta per domani, e lo¬ gico e giusto constatare che
la fiducia nel Capo è rimasta intatta, come nel periodo ardente della vigilia.
La stessa opera di carattere legislativo ha saldato intorno al duce la
devozione assoluta delle camicie nere e di tutti gl’italiani. Quella che un
tempo è la volontà d’una minoranza, che sembra il sogno di un uomo solo seguito
da pochi manìpoli di audaci, è oggi una grande realta, piena di SIGNIFICATO –
H. P. Grice: “I never covered THIS usage of ‘meaning’!” -- L’opera della rivoluzione
s’amplifica. Trova la sua hase di vita in tutto il complesso del lavoro
compiuto. Le statistiche sono da sole un monumento per l’opera rinnovatrice del
regime. Le inquietudini che di solito accompagnano tutti i movimenti
rivoluzionari, si sono nobilitate oggi nella disciplina più severa ed assoluta
del popolo italiano. Dall'antica minoranza politica, piena d’ardimento, si è
creata lateralmente e con solide basi una serie di organismi sindacali,
culturali, corporativi e spor¬ tivi che convogliano tutto il popolo verso il
Regime. Lo Stato è, come noi lo volemmo, forte. La sua finanza, dopo un
succedersi di lotte aspre e di vittorie, dovute ad una condotta unitaria
irremovibile, è ben salda. La sua moneta è stabilizzata. Tra tutte le vittorie
su noi stessi e sugli altri, questa resistenza alle specula¬ zioni, alle
insidie ed alle invidie è un segno di forza che ci riempie 1 animo di legittimo
orgoglio. 11 nostro presti¬ gio si e affermato definitivamente, ad onta delle
oscure manovre nel consesso dei popoli. Non si perde tempo; si bruciano le
tappe. Da Napoli si attende un’altra parola d’ordine per la marcia di domani.
Noi siamo attori e spettatori ed è dif¬ ficile seguire punto per punto, in
tutta la sua vastità, Lopera compiuta e che si compie. Ma anche attraverso la
sintesi lineare di un commento quotidiano, vediamo con profondo sentimento di
orgoglio tutto il valore e tutta la potenza dell’ordine nuovo. Da¬ vanti
all’opera compiuta, si prospetta, chiara e precisa, l’opera da compiere. Lo
spirito è intatto, come alla vigi¬ lia. TI punto e la base di partenza sono
ampliati verso l'avvenire. 210 “AL LAVOROI Cfr. la nota preliminare all
articolo precedente c il citato discorso del Duce in (Sciitti c Discniai di M.,
ed. eil. uni. VII, pp • 315-319 — oue si legge il discorso al popolo di Napoli,
mentre il secondo, dialo nei presente articolo e rivolto ai Direttori Federali
a conclusione del Gran Rapporto non è incluso nei volumi del Duce, poiché non
venne raccolto integralmente per la Slampo). Questo odicolo apparve sul Popolo
d’Italia. Diffìcile esprimere in sintesi un commento, un giudizio, una
impressione panoramica su le due giornate che il Duce ha intensamente vissuto a
Napoli. La folla, 1 en¬ tusiasmo, i discorsi, le visite, il programma mediato
ed immediato di un’azione profonda nel campo della crisi economica e morale
sono aspetti multiformi, degni dì am¬ plìssimo rilievo dell azione politica del
Capo e del Fa¬ scismo in questo delicato momento storico. L'esame della
situazione del Partito, il viatico per l’anno X, il continuo evolversi delle
situazioni interne e di quella internazionale, sono aspetti diversi lumeggiati
in modo particolare ai gerarchi delle provincie. Nel suo primo discorso il Duce
è stato un tessitore, nel secondo un animatore, un condottiero di popolo. EPILOGO:
PER IL DUCE. PER I FASCI Non era necessaria la dimostrazione di Napoli per
apprendere queste verità; ad ogni modo è giusto rilevare che è senza precedenti
nella storia che un Capo di Governo, dopo nove anni consecutivi di fatiche,
possa riscuo¬ tere consensi così vasti e formidabili, possa contare su la fede,
la volontà, la solidarietà indefettibile dei suoi gre¬ gari come nei giorni
eroici della vigilia e nei momenti più emozionanti e vibranti delia vittoria.
Il potere logora. Questa affermazione non riguarda il Capo del Fascismo per il
quale invece il potere rafforza, affina, ringiovanisce e completa. Nel tumulto
delle giornate, della passione, dell’elo¬ quenza e della folla emergono dei
punti fermi che con¬ verrà volgarizzare con successivi commenti. Il Duce vuole
il Partito efficiente, saldo, al riparo da ulteriori revisioni; compatto ed
omogeneo di fronte ai problemi gravi del giorno, di largo respiro umano com¬
prensivo, solidale verso il « grande popolo italiano ». Il perfezionamento del
Concordato con la recente convenzione per l’Azinne Cattolica, mette al riparo
il nostro popolo da passibili guerriglie religiose. L’unità mo¬ rale della
Patria ha il suo presupposto nella concordia di tutte le forze spirituali,
antiche e nuove della Nazione italiana. « Ascoltare con pazienza ed operare con
giustizia », non è una affermazione elegante scriita su di un volume o
pronunziata da una piccola cattedra, È un grande e vasto programma di azione
che coinvolge la volontà, la responsabilità, la fede di tutti i gerarchi. È un
piano or- .AL LAVORO!» ganico di vita, elle si realizza ogni giorno e che
sposta sensibilmente, più in alto, tutta la storia e la vita del popolo
italiano. La rigidità è tipica negli elementi fossili. Un Par¬ tito di azione,
di avanguardia, deve « sentire » i problemi del giorno e uniformare la sua azione
concreta per vin¬ cerli e per superarli, mantenendo intatta, viva, aita e vi¬
brante la sua fede originaria. L'elogio del Duce a Napoli ed al suo popolo,
trae ori¬ gine da una valutazione di carattere storico e contin¬ gente. Mai la
vita della grande città partenopea ba tro¬ vato uri temperamento passionale ed
analitico più acuta del Duce. Il suo studio, il suo amore nasce da considera¬
zioni e da un piano diverso da quello di antichi politici e dalle stesse
innumerevoli scuole napoletane. Il Duce assegna dei compiti precisi, vuole
delle formazioni nuove, non immagina organizzazioni senza spine dorsali. Na¬
poli ed il Mezzogiorno tornano nella vita nazionale come elementi di forza e di
prestigio. La letteratura, tra il pie¬ toso ed il romantico è finita. Nei
ricorsi storici dal 1831 a Vittorio Veneto, dalla passione prima del
Risorgimento alla Marcia su Roma, Napoli ha una funzione premi¬ nente. Non può
inaridire ed impicciolire nel folklore. Le grandi bisettrici che il Duce ha
tracciato alla città nei riguardi del nuovo organismo economico e le sue cinque
sorgenti di vita, modificheranno sensibilmente il tono e l’anima del
Mezzogiorno. Tutto ciò sarà accompagnato u - ». V EPILOGO: PER IL DUCE, PER I FASCI da
provvedimenti di carattere generale che la parola del Duce garantisce, alla
città ed al Mezzogiorno. Stabilire le tappe in anticipo è un segno di forza. È
una garanzia di continuità. Napoli ve¬ drà ancora il Duce, non cambiato in
nulla, con lo stesso spirito, voce e volontà e con tutte le promesse fedelmente
mantenute. In questa certezza sta il migliore presidio al nostro destino. Il
Duce ha giustamente ricordato come nove anni or sono egli avesse posto, nel
Convegno di Londra, la base specifica per una soluzione del problema delle
riparazioni e dei debiti fra i vittoriosi ed i vinti della guerra. Oggi il
medesimo problema è riportato con la stessa soluzione di allora. Vi è stato un
anticipo nella concezione fascista, come oggi è in anticipo ed è lungimirante
la politica del Fascismo nella vita internazionale, che tiene presente (per
cancellarle o per mitigarle) alcune clausole anormali dei trattati di pace.
Altamente ammonitore è il richiamo agli studiosi del mondo economico, ai
possessori della ricchezza, tanto se si tratti di elementi singoli o di Stati
complessi. C'è qual¬ che cosa nell’economia privata e pubblica che si è in¬
cagliato. Forse lo stesso sistema economico è necessario che subisca delle
trasposizioni. È la ragione chiara, so¬ lare della mentalità latina che lo
esige, quella mentalità che è lontana dalla concezione di monopolio bolscevica
come dalla insufficienza della concezione liberale. Come nella politica di
pace, anche nella politica eco- 214 noinica il Duce ed il Fascismo hanno
tracciato e tracce- ranno linee fondamentali al possibile assestamento di do¬
mani. Non è disgiunto dal problema economico il pro¬ blema spirituale e morale
della vita dei popoli. Congedando i Direttori federali a conclusione del Gran
Rapporto, il Duce disse: « Camerati, al lavoro! ». C’è in questa espressione un
vasto e concreto programma che può generalizzarsi a tutto il popolo italiano.
Al lavoro! È un incitamento, è un grido di gioia e di comando per chi sa ed è
convinto che nel lavoro sta la grandezza di oggi e di domani della Patria
rinnovata. Per l’ultima volta, M, alVindomani della solenne adunata di Napoli celebra
la data immortale del XXV1I1 Ottobre: e. chiude. l J orticolo con a Ih certezza
a che « la fiaccola del Fegciamoj l’opera iniziata che ha ^impronta gigante, il
sacrificio che ha tenuto a battesimo la nostra fatica » siano « continuati ».
Alla vigilia della fine, Egli guarda, con animo presago , all’ avvenir e;
guarda , con profondo senso storico J alla con¬ tinuità dell 1 opera fascista;
guarda a quel tipo di tt Italiano nuovo » che è stata « voluto da Benito
Mussolini j. In questa figura dell’Italiano nuovo, suscitato dalla volontà del
Duce, si accentra tutta la lotta spirituale, e civile che è stola ragion di
vita e. di conforto per Vattività diuturna di Arnaldo Mussolini. Diuturna. £
più forte del dolore senza nome; più forte del presagio della fine non lontana;
illu¬ minala dalla bontà e dalla Fede, daWamore infinito per il genere umano e
per il Signore che. lo guida e lo sorregge. Con queste pagine — pubblicale sul
Popolo d’Italia si chiude, non scio questo volume (cfr. la nota preliminare a
pag. 20 7) ma anche tutta la raccolta e si assolve la promessa che il Duce
aveva fatto con le brevi parole pronunciate davanti ai redattori del Popolo
d’Italiflj lo mattina tristissima dei Funeri del Fratello. (Cfr. ScritLi e
Discorsi di Benito Mussolini, ed. cif., voi. VII , pag. 339: «Il Camerata,
vostro Di¬ rettore-., »). r V^/elebrare o ricordare con un articolo di giornale
la fa¬ tidica data del XXVIII Ottobre, così legata alla gloria e alla storia
del Fascismo, può considerarsi nn obbligo di carattere giornalistico. Ma dopo
Tadunata di Napoli ed i due discorsi del Duce, ogni cosa impallidisce, ogni ma¬
nifestazione può considerarsi vana, specialmente quelle che si riferiscono a
fiumi di parole e a voli di retorica. La data festosa che ci porta a ricordare,
a meditare e a pre¬ pararci all'avvenire, è già stata celebrata in anticipo.
Fermiamoci ad esaltare le opere che il Fascismo allinea: opere costruttive,
opere morali che saldano la cultura, il carattere degli Italiani. Per il resto,
tutto è stato detto: le direttive sono state tracciate, il quadro dell'azione e
del pensiero è già stato segnato in ogni senso. I gerarchi che hanno ascoltato
il discorso del Duce alla Sala Maddaloni hanno norma ed insegnamento e materia
infinita per l’azione di oggi e di domani. La ricorrenza di quest anno vede i
giovani fascisti in linea, in formazione compatta ed omogenea. Fermarsi su
questi particolari può sembrare ozioso, eccessivo o su¬ perfluo. Tuttavia a
nessuno dei fascisti che abbia il senso consapevole della vita, sarà sfuggita
la nota di giovi¬ nezza. di forza e di disciplina che danno i giovani fa¬
scisti nelle cerimonie del Regime. Saranno forse l'omo¬ geneità dei gregari,
l'espressione viva della giovinezza, la divisa, la marcia, il viso fiero ed espressivo;
certamente nelle colonne dei cortei o nelle cerimonie i giovani sono la parte
più viva e interessante. La sensibilità della folla va spostandosi. Se noi non
siamo vecchi siamo certamente degli anziani. Siamo eterogenei; chi in camicia
nera, chi in colletto inamidato; alti e bassi, al passo più o meno 21 fi L’
ULTIMO XXVIII OTTOBRE marziale, attempati con barba e pinguedine: un mosaico
certamente venerabile, ma che manca della quadratura espressiva dei Fasci
giovanili di Combattimento. Gli stessi medaglieri, le molte decorazioni
sembrano segni o stendardi di un nobile mondo superato. Sono impressioni, non
sono verità o realtà traduci¬ bili. L’itala gente dalle molte vite dà motivi
alla conce¬ zione costruttiva o forza allo spirito e all ingegno in ogni epoca
dell’esistenza. C’è posto per tutti: il problema cen¬ trale oggi resta la vita,
la formazione dei giovani. Dove vanno queste schiere innumerevoli? A che cosa
tendono? Hanno il senso critico della vita? Sentono essi quel disinteresse
superbo, quella dedizione assoluta alla Patria per cui le Nazioni sono
presidiale e garantite nel loro avvenire? Vicino alle formazioni sportive, alle
marce militari, alle gare nelle palestre dell’ingegno e in quelle ginniche, è
la formazione del cittadino ossequiente, non per vieto formalismo, ma per
convinzione e necessità, alla legge di Dio e a quella degli uomini. Esiste
tutto ciò? Non vi è forse diffuso un senso vago di irresponsabilità più che
segni organici di forza? Que¬ sto lo diciamo più agli educatori che ai giovani.
A ven- t'anni non si hanno cattiverie, vizi o difetti congeniti, preconcetti
nella vita, opportunismi che snaturino il ca¬ rattere della gioventù. Bisogna
potenziare l’istinto gene¬ roso, la poesia del pericolo, la virtù della
rinuncia. Guardare in alto. EPILOGO: PER IL DUCE, PER I FASCI La crisi odierna,
come ha detto il Duce, ha aspetti economici e aspetti morali. Per l’economia
vale la cura omeopatica, la buona volontà di chi sta al comando, la contrazione
degli egoismi. Per la crisi d’ordine morale, che da molti segni risulta forte
sì da mettere in pericolo la gloriosa civiltà dell’Occidente, è necessario
puntare unicamente e solamente sui giovani. Ecco il dovere del giorno, che fa
tremare le vene ed i polsi ai comandanti delle formazioni giovanili. Ci sembra
che questo sia il tema più aderente, alla soglia dell’anno X. Gli anziani, i
triari, secondo l’espressione romana della vigilia, non hanno ubbìe o invidie o
preconcetti di sorta. Solamente vogliono la garanzia, la certezza che la
fiaccola del Fascismo, l’opera iniziata che ha l’impronta gigante, il
sacrificio che ha tenuto a battesimo la nostra fatica, siano compresi,
continuati nel pieno fervore, nel disinteresse assoluto, secondo lo stile del
Fascismo e i ca¬ ratteri e la volontà dell’Italiano nuovo, auspicato e voluto
da M.. Accordo di Rapallo (vedasi Rapallo). Alighieri Dante, 68. Annibale, 124.
Antinori Avarili!, e Azione Cattolica e, Balho Harbicinti (tenente) Bciframeli!
Berlese Boer (capitano) Bollettino della Vittoria» B amilacei Bnnomi Bottai Briand
Buonaparte Cadorna Camperio Caealini Cavalier Mostarda Bel¬ tramelli). Cocchi Ceka
Citarelli Comandante poeta (vedasi d’An- nunzia). Compagnia di San Paolo
(vedasi San Paolo). Confederazione enropea o Stati Uniti d’Europa, . « Conte di
Cavour « (Nave da Guerra Convegno di Londra (vedasi Londra). Corriere della
Sera, 119. Critica Fascista CROCE (vedasi) ANNUNZIO (vedasi) Prete Vecchi Diaz
Armando (Duca della Vittoria) Duca della Vittoria (vedasi Diaz). Eco delle
Calabrie e delle Sicilie Farinacci Ferrarin Foglie d'Ordini del P. N. F,, .
Foie (sottufficiale), Forges Gandhi Garibaldi Gerarchia Gihson Ginevra (Società
delle Nazioni o Lega di) GIOBERTI (vedasi) Giulietti Haig Herriot Hngo Imhastarì
(sottufficiale) Interlandi Telesio FASCISMO E CIVILTÀ Kellogg Frank Bìllinga Kiilenko
Lenin Nicola (Ulianoff Wladimiro Landra (Convegno di) Luigi Amedeo di
Savoìa-Aosta. duca degl’Abruzzi MacDonald Maleparte Marconi Marx Matteotti MAZZINI
(vedasi) Menazzi M. M. Muaaolini Maltoni Rosa, 19, 20. Mussolini (Premi) Napoleone
(vedasi Buonaparte). Nardini (conte) Nasi Nensi (sottufficiale) Nitti Osservatore
Ramano Parini Pieacane Platone Pòpolo dì Calabria {il). Popolo d'Italia (il). o
Premi M, M.. Primato morale e civile degli Italiani (Del), 16. Principe di Casa
Savoia (vedasi Luigi di Savoia). Quadrumviri (Michele Bianchi, E- milio De
Bono, Cesare Maria De Vecchi, Italo Balbo Rapallo (Accordo di Rocca Rocco Roosevelt
Rudel JaufrÉ, 84. Sandri, 143. San Paolo (Compagnia di), 109. Scipione Scritti
e Discorsi di M. Scritti e Discorsi di M. Società delle Nazioni, Lega delle
Nazioni o Lega di Ginevra (vedasi Ginevra). Stati Uniti d'Europa o Confedera¬
zione europea Stefani » (Agenzia) Strampelli Stresemann Times Turati Turati
Filippo Uomo Nuovo Versaglia (Pace o Trattato di Voce Repubblicana Volpe Volpi Wilson
Woodrow LO SPIRITO CIVILE NEL FERVORE DELLE POLEMICHE -III E. F.) Cogli
Fascismo e i suoi critici La nostra passione Le bassure della Voce Repuhblicana
La fronda I tempi e le adunate (13 luglio 19 24-11). 31 Qui si parrà Ripresa Nell’anniversario
del Littorio II Congresso Casalini Gran Consiglio VITA ED EDUCAZIONE NAZIONALE V
E. F.) Orizzonti Logica e realtà Snl mare La personalità del Duce Sintesi Il
ritorno Propositi e battaglie Lo stile nei ranghi Giornali e giornalisti (Italia
eBnle La Stampa e lo stile Disciplina Il giornalismo e la vita Il dovere ...Ujj
FASCISMO E CIVILTÀ ili STILE E CARATTERE DELLA CIVILTÀ FASCISTA E. F.) Lo
spirito del Fasciamo Il Condottiero I problemi nazionali e la Stampe II
giornalismo, forza morale Lo spirito e le classi Lud all’orizzonte 11 decennale
della Marcia di Ronchi FEDE. POLITICA E CULTURA E. F.) La cultura fascista Il
nostro Beltramelb Volare Accademia d’Italia Potenza Conoscere l’Italia EPILOGO:
PER IL DUCE, PER I FASCI Adunata AI lavoro! i L’ultimo XXVIII Ottobre.217
Indice dei Nomi. 221 MiLftCilwiCA N” 12ÌS74 VARESE La compilazione e la
revisione di questo volume sono stale curai* dal Dott. Valentino Piccoli Finito
di stampare il 21 Aprile 1937 -XV nello tipografia Industrie Grafiche Italiane
Stucchi, Milano, su carta o Sparta a delle Cartiere di Maslianice COLLEZIBHE DELL'ISTINTO
FASCISTA DI CDLTDRA 11 MILANO ARNALDO MUSSOLINI STILE FASCISTA STILE DI VITA
PROLUSIONE AI CORSI DELL’ISTITUTO FASCISTA DI CUL¬ TURA TENUTA NELL’AULA MAGNA
DELLA CASA DEL FA¬ SCIO IN MILANO 9 A. Vili. Eccellenze, Signore, Camerati,
Quando mi è giunto l’invito dell’on. Dino Alfieri ad inaugurare con una mia
lezione il nuovo anno dell’Istituto Fascista di Cultura, sono stato spinto da
due forti ragioni ad accettarlo con lieto animo. Anzi tutto mi è piaciuto il
tempo scelto per la inaugurazione. Esso coincide con gli esordi dell’anno Vili
del Regime Fascista. Siamo in un momento di fervore. Le nostre celebrazioni
sono austere ma intense; sentiamo affermarsi, alla luce dei fatti, la nostra
forza crescente, in un quadro mirabile di azioni feconde. Le opere compiute
sono molto grandi: ma il Fascismo non conosce soste, e si continua nelle opere
avviate e poste in programma. La Nazione è in cammino ed il Capo del Governo dà
ogni giorno l’esempio di un lavoro senza tregua, segnato con ordine assoluto
dalle tappe dei suoi precisi « calendari fa¬ scisti ». In un momento come
questo l’orizzonte deve essere tutto chiaro; le minime ombre devono essere
tolte con austera disciplina fascista. E qui sorge il secondo e più forte motivo
della mia lezione di oggi. Io credo che le parole, per non essere inutili, devono
avere l’ausilio delle azioni – H. P. Grice: “My sentiment totally: talk would
be stupid without mutual influencing via direction of others!”. Oggi, l’azione
da compiere è questa: temprare i fascisti a una sempre più consapevole
disciplina, capace di reagire, in ogni momento, contro qualunque insidia. A
tanto tendono le mie parole che andranno oltre i limiti del problema della
cultura, invol¬ gendolo in un più vasto problema di vita. Lascio perciò da
parte l’elogio all’Istituto Fascista ed al suo benemerito Presidente, on.
Alfieri. Nè l'uno nè l’altro ne hanno bi¬ sogno. L’Istituto Fascista di Cultura
ha già delle sue caratteristiche e si impone all’esame e al giudizio benevolo
dei cittadini. L on. Dino Alfieri ne è degno animatore. E non mi indugio a
tracciare le linee fondamentali sulle quali dovrà svolgersi il programma del
nuovo anno d’attività culturale. Tracciare dei programmi, segnare delle diret¬
tive, fissare delle mète, guardare, agli orizzonti, è, in certo senso, una cosa
facile. Solo gli atti reali sono ardui. Mi interessa invece parlare, in pieno,
dei principali aspetti della nostra vita d’italiani e di fascisti. L’esame
concreto di molte vicende che si sono succedute in que¬ sti anni,
straordinariamente ricchi di avvenimenti, mi dà la possibilità di toccare degli
elementi, di illustrare delle situazioni, che io credo non inutili ai fini
della educazione e della vitalità del Fascismo. Nella nostra vita di Italiani
vibra un contenuto orgoglio che esalta lo spirito ed irradia le azioni di ogni giorno
; appare in essa una visione di bellezza non fondata su parvenze illusorie, ma
sovra una coscienza storica die rende vitale la nostra azione, mentre V anima è
tesa, con ardente volontà, verso il domani. Nella vita fascista odierna — die
si allontana dal suo punto di origine tumultuoso, ardente e pieno di
sacrificio, come gli anni; cioè dal punto luminoso e drammatico della Marcia su
Roma — si rivela tin passo cadenzato, ininterrotto, una maggiore ampiezza di
vedute e di problemi. La forza odierna del Fascismo può paragonarsi al corso
maestoso di un fiume che quando giunge alla pianura allarga il suo alveo ed
estende a più vaste zone la sua benefica potenza. Affrontammo la situazione
politica, ma poi i problemi sono stati infiniti e la loro soluzione ha
richiesto una continua prova di saggezza, di abilità, di tenacia e di pazienza.
Per non adagiarsi su quella che è stata la fatica di un decennio, non bisogna vivere
di rendita, come fa chi passi il tempo a sfruttare solamente gli errori e le
deficienze altrui. Non bisogna,'d’altra parte, vivere intaccando il ca¬ pitale;
capitale che è dato dall’opera, dal genio, dalla costanza di M.. Bisogna agire
e vivere con perfetto stile. Lo stile si concilia con l’etica fascista e
rasserena le nostre coscienze di fronte ai morti per la bellezza ed il successo
della nostra fede. Solo così si inizia degnamente il nuovo anno del Regime.
Però dello stile di vita avviene come del lavoro: tutti nella teoria 10
esaltano, ma quando in effetto si può lavorare meno, è cosa gio¬ conda. Ognuno
è soddisfatto, a parole, di sè stesso, ma più d’uno cerea di evadere dalla
propria situazione, ritenendola impropria, non confacente alle aspirazioni che
molte volte, senza ragione, portano troppo lontano. E non si cerca di evadere
solo dalla situazione economica, ina in genere da tutte le situazioni
spirituali, come se le in¬ quietudini e le migliorate condizioni economiche
potessere dare la felicità agli uomini. È invece necessario saper essere sè
stessi, vivere in armonia con le proprie possibilità; non pensare e non credere
che il vano orgoglio possa costituire un motivo ed un elemento di vita. - Io
non parlo per dare esca agli scettici. Dico queste cose, appunto perchè voglio
che tutti siano degni della nuova impostazione storica data alla vita italiana dal
Fascismo. Noi abbiamo superato la guerra ed il dopoguerra; abbiamo avuto
ragione delle miserie del partito libe¬ rale, dei ricatti e delle colpe dei
partiti sovversivi. Abbiamo saputo ricostituire un tessuto nella vita
collettiva, che va al di là delle vicende degli uomini mediocri ed
insufficienti. E unita della vita italiana non era compiuta. Le classi erano,
Folla dell’altra nemiche. La guerra aveva accentuato il disagio economico ed 11
dopoguerra aveva accentuato il carattere sovversivo delle moltitu¬ dini.
Riordinare uno Stato, dare una coscienza ad un popolo, fissare delle direttive
per la vita avvenire, in un mondo instabile, non era cosa semplice. Rivedere i
trattati, e non solo quelli di commercio, ripor¬ tare le frontiere al massimo
delle nostre possibilità, vincere il fronte interno, dominare il fronte
esterno, non erano facili compiti. E quando vogliamo riferirci agli elementi
responsabili di quella dissoluzione, non dobbiamo indicare solo i socialisti.
Anche le classi borghesi sono state egualmente responsabili. E riferendoci allo
spirito del tempo non di¬ mentichiamo le moltitudini, che potevano passare
dall'abbattimento all’esaltazione, da un concetto severo di economia e di
proprietà al con¬ cetto comunistico, dissolvente, perturbatore, antisociale. La
vita italiana, che aveva assunto una sua linea nel Risorgimento, era venuta
suddividendosi poi iti mille rivoli. Per impostare il problema dell’Italia
nuova, subito dopo la guerra, non erano sufficienti, né l’Istituto del
Parlamento, nè la funzione disorganica dei Partiti: era necessario il fatto
rivoluzionario. Quando la vita sociale minacciava di sommergersi traverso un
fallimento generale, ecco il Fascismo che esplode, vince, irrompe, sradica il
vecchio mondo e nella sua veemenza, con Fasprezza dei sacrifici e il sangue dei
nostri Caduti, instaura l’ordine nuovo. È questo il punto di partenza,
necessario, indispen¬ sabile per riordinare lo Stato e la vita civile e per
impostare il problema italiano sul famoso trinomio, posto dal Duce e destinato
a varcare, oltre i confini di Roma, anche le frontiere della Nazione italiana
autorità, ordine, giustizia. Incidere l’anima del popolo, significa fare
veramente, nel profondo, una rivoluzione, A seLte anni di distanza, la nostra
opera rivoluzio¬ naria appare in tutta la sua grandezza. Vicino al problema
delle rappresentanze, altri mille problemi si sono imposti all’attenzione ed
all’esame della vita politica italiana. Tutti sono stati risolti o sono in via
di soluzione. Teniamo presente che il nostro grande popolo non dispone che dei
mezzi di un piccolo Stato. Abbiamo dovuto far forza su noi stessi e credere in
quelle materie prime, veramente insostitui¬ bili, che sono la sobrietà, il
lavoro e la disciplina di tutti gli elementi della vita nazionale. Quest’opera
rivoluzionaria non è stata priva di errori e di incertezze. Abbiamo dovuto, qua
e là, ricrederci. L’esperienza è stata maestra; la dottrina e l’ingegno,
insieme con l’esperieza, sono stati i correttivi. Questa è la verità
fondamentale che non può subire gli oltraggi, le calunnie, le critiche e le
riserve. Chi si riconosce nel nome e nella vita italiana, non può non esaltarsi
nella Rivoluzione fascista. Per il valore storico e morale di questa nuova vita
italiana è necessario individuare le ombre caduche, affioranti qua e là nella
grande luce. È necessario individuarle e combatterle dovunque si trovino. Senza
debolezze, senza mezzi termini. In tutte le rivoluzioni, la storia, rivela, in
forme diverse, l’apparire di questi fenomeni. Gli asceti e gli avventurieri, le
masse d’impeto, sono gli elementi che costituiscono la parte d’attacco al
vecchio mondo. Ma intanto non mancano mai coloro che vanno a dormire in una
sera di tragedia e che pretendono al mattino dopo elle il cielo sia radioso,
come ha descritto il Manzoni il cielo di Lombardia, così bello quanto è bello :
essi commettono degli errori di valutazione imperdonabili. Bisogna rammentare
che la vita italiana è stata sempre la risultante di due tendenze che
sembravano in antitesi, mentre convergevano allo stesso fine: la forza, in
certo senso statica, delle tradizioni, del formalismo, delle leggi, e la forza
volitiva «he anticipa, con la sua
generosità e col suo impeto, il cammino e la vita di un popolo. Chi studia il
Risorgimento comprende quale elemento animatore sia stato Mazzini e quale somma
decisiva di azione illuminata abbia portato GARIBALDI (vedasi). Non
dimentichiamo cosa sia co¬ stato 1’immettere le forze garibaldine nel quadro
dell’ordine costitu¬ zionale quando l’Unità italiana è finalmente stata un
fatto compiuto. Nessuno può pensare a Nino Bixìo senza considerarlo un impulsivo,
un generoso e un valoroso: ebbene, egli non voleva lasciare Roma senza aver
fatto prima sparare alcuni colpi di cannone contro il Vaticano. Sessanta anni
dopo è avvenuto il fatto storico della Conciliazione. La Storia non cammina su
degli schemi preordinati; la Storia è vita, esperienza, antiveggenza, sorpresa.
La Rivoluzione Fascista, dopo aver trasformata tutta una situazione politica,
ha svolta un’opera più lunga e, sotto certi aspetti, pili ardua: ha dovuto
fronteggiare una vecchia mentalità e superare tutta ima serie assai grave di
poblemi economici. Noi siamo una Nazione proletaria; questa nostra condizione,
aggravata dagli egoismi stranieri, dalle conseguenze di una vecchia rovinosa
politica monetaria e da un lungo periodo di scioperi dissolvitori rii
ricchezze, aveva lasciato al Fascismo una eredità diffìcile e malfida. Non
rievoco qui l’opera complessa svolta dal Regime in questo campo. Basta
rammentare che la politica economica e finanziaria del Fascismo, dal discorso
di Pesaro fino all’affermazione di quota novanta, dalla rinata dignità di
fronte agli impegni esteri fino alla ferma politica svolta durante la
conferenza dell’Àja, ha seguilo e segue tuttora una linea precisa, unitaria,
coerente. Questa politica si è inspirata sempre ad una chiara visione
realistica, tutta protesa verso risultati concreti, nei quali la potenza
economica si è sempre elevata di pari passo eoi prestigio morale della nuova
Italia. Consci di aver ereditato una economia non autonoma, ma sopraffatta
dalle neces¬ sità e dalla trista consuetudine delle importazioni straniere,
abbiamo potenziato tutte le nostre forze per eliminare questa fonte di
debolezza economica: i risultati sono, di anno in anno, più chiari. Con la battaglia
del grano veniamo diminuendo queU’iinportazione granaria, che è tanto meno
desiderabile, in quanto si riferisce ad un genere assolu¬ tamente necessario.
Con l’incremento di tutte le industrie, particolarmente delle industrie
agricole, veniamo accrescendo in ogni modo la produzione ed a rafforzare
l’economia. Nel tempo stesso, lo sviluppo crescente delle opere di bonifica e
dei lavori pubblici, ci permette di diminuire e di contenere la disoccupazione.
Le statistiche parlano chiaro. L’Italia è destinata a giovarsi di tutte le
braccia dei suoi figli e sic¬ come la battaglia demografica darà i suoi {rutti
noi diverremo una nazione popolosa, forte di uomini d’ingegno, capaci di vivere
e produrre con mezzi nostri. Questo è il punto di arrivo a cui si deve tendere;
qui sta la base di ogni futura grandezza. I risultati ai quali ci porta l’attività
governativa del Regime, hanno richiesto e richiedono ogni giorno una lotta
tenace, che si compie in perfetta coesione di popolo e di governo. So bene die
si continua a parlare e a sparlare di crisi. Questa parola corre troppo nella
circolazione delle opinioni del giorno. È una prova manifesta di malafede
contro il Regime. La crisi, se c’è, è generale. Basta osservare gli altri paesi
tutti affaticati nel trovare l’equilibrio economico fra i mezzi concreti, i
desideri e le necessità reali. Finanche gli Stati Uniti, il paese dei dollari, straricco
a miliardi va a strapiombo. Milioni di cittadini hanno perduto le loro
ricchezze. Cominciano i fallimenti. Ecco un paese in crisi che però non commuove.
Si tratta di ricchezze non sanamente guadagnate. Da noi la situazione generale
è superiore a qualsiasi paese di tessuto economico più antico e più forte del
nostro. Io non sono un vegliardo; tuttavia ricordo benissimo le plebi
malnutrite, i flagelli della pellagra e della malaria, le abitazioni
anti-igieniche, le dimostrazioni invernali della piazza, l’analfabetismo
dilagante, gli orari di lavoro penosi ed impossi¬ bili, le torme degli
emigranti verso l’America dove la febbre gialla ed il tracoma hanno falciato
una nostra generazione di gente saggia e par¬ simoniosa. Nella crisi
internazionale oggi noi ci muoviamo con maggio¬ re agilità. L’animo e le forze
nostre sono tese alla protezione del lavoro, alla previdenza più sana, alle
forze economiche più gagliarde. Le statistiche sono l'indice più certo della
nostra sanità economica. Non navighiamo certo nell’abbondanza ma quello che
abbiamo è nostro, solidamente piantato a quota novanta, in un fervore di lavoro
e di produzione dal quale c’è da attendersi delle sorprese gradite. E se al
nostro spirito laborioso aggiungeremo il criterio del risparmio, (proprio oggi
si è celebrata la sua festa), noi rinsalderemo la nostra situazione di popolo
senza isterismi speculativi su delle basi di ricchezza concreta sanamente
guadagnata. Ogni sìngolo cittadino deve sentirsi soldato dì questa grande battaglia
economica ed affrontare serenamente le difficoltà e i sacrifici che qualche
volta essa impone. Solo in questo modo si dà prova di amare la Patria, a fatti
non a parole. Tutto ciò esige una coscienza etica, elevata, vigile e severa,
che sì deve manifestare in ogni atto della vita economica sociale. L’etica, e
quindi lo stile fascista, si rivela in tutti gli aspetti della nostra
esistenza. Un’altra caratteristica tipica del Fascismo è quella dì aver
affrontato il problema sociale. La grossa, complessa questione tiene agitata
tutta la vita moderna degli Stati; per essa tutti i partiti hanno una loro
soluzione più o meno lontana dalla realtà, ma il Fascismo, che è realtà
vivente, se l’è imposta non solo per desiderio polemico, ma per necessità di
vita. Noi non possiamo permetterci il lusso nè di scioperane di serrate e non
dobbiamo dimenticare che le nostre materie prime sono lo spirito nostro di
organizzazione, sapiente, laborioso e saggio e lo spirito attivo di emulazione.
Non tesserò qui l’elogio della legislazione operaia fascista, del concetto di
collaborazione, della Carta del Lavoro, della Magistratura ed in genere di
tutti quegli elementi di previdenza che pongono la nostra legislazione
all’avanguardia di tutte le altre legislazioni internazionali. Come avviene in
molti casi, noi siamo vittime un po’ delle frasi fatte, un po’ delle tradizioni
ed un po’ di quella mentalità mitica che è caratteristica nei popoli antichi,
che hanno vissuto una serie ininterrotta di avvenimenti politici ed economici.
Ma il movimento corporativo italiano è originale. Non ha eguali. Non ha nep¬
pure delle rassomiglianze. Non si ingrana nella vecchia concezione socialista.
Non parte da nessuna pseudo verità delle scuole sovversive. £j nostro ed è
scaturito dalla mente del Duce. In esso si è convogliato il pensiero degli
uomini politici e degli studiosi. Quindi i banditori, coloro che se ne fanno
interpreti, devono assolutamente prendere le mosse da un presupposto diverso
dal passato. 11 problema sociale ed il rela¬ tivo problema sindacale in Italia
avevano le loro cattedre, erano divisi a settori; muovevano da un presupposto
di assoluta negazione; giungeno alle estreme conseguenze della promessa della
felicità del lavoro e dei lavoratori solo in quanto costoro diventassero
padroni degli elementi della produzione. Si trattava di un superfieìalisruo
esasperante. Le scuole politiche che volevano dar saggio di maggiore serietà,
si fer- mavano a metà strada, ma erano sempre negatrici. La Chiesa, in una
nazione in cui le categorie, le classi e gli uomini si dividevano per settori
politici, aveva anche essa il suo sindacalismo. Il corporativismo fascista ha
superato questa costruzione teorica ed artificiosa. La verità palmare, dettata
dall’esperienza, non poteva fermarsi su di un terreno semplicemente negativo.
Non si può pensare ad una borghesia che obbedisce solo all’assillo ed al
pungolo di un ricatto. Non è vitale ed educativo per un popolo il dover pensare
alla nuove battaglie di domani, riferendosi solamente alla lotta di classe, di
categorie, ai conflitti d’interessi, al marasma degli spiriti. Premesse le
verità fondamentali della proprietà sanamente guadagnata, della funzione del
capitale, bisogna considerare le classi tutte egualmente necessarie alla vita
civile. Non vi possono essere dei privilegiati. La mancanza di stile in questa
materia si rivela troppo spesso. Qnaudo si esalta il lavoro, ci si ferma sempre
al lavoro manuale. E si commette una enorme ingiustizia verso coloro che
tormentano la mente, la volontà, nelle ricerche della verità e alle scoperte
necessarie allo sviluppo del genere umano. Occorre stile anche in questo senso.
Vi è, o vi è stata almeno, una borghesia che si è vergognata di essere se
stessa, e che anda verso i dipendenti come a chiedere mercè per aver sudato e
guada¬ gnato. L’elemento tecnico impiegatizio faceva la figura del tollerato.
Ebbene, è necessario dire alto e forte, che l’armonia della vita nazionale si
raggiunge solo con l’esaltazione di tutti i valori, di tutte le categorie dei
cittadini e dei lavoratori e che è tempo di limitare, sempre per necessità di
stile, quella retorica che sì ferma ad esaltare la nobiltà di una sola classe.
Si devono nobilitare tutti coloro che lavorano col pensiero e con le opere.
Premesso questo, aggiungo che è necessario dire agli amici dei Sindacati, che
seguono le vicende della vita collettiva delle categorie speciali zzate, che
non devono essere vittime delle concezioni antiche. Io non ho ragioni di
particolari simpatie per la classe cosidetta borghese: come le altre la metto
nel quadro delle attività nazionali. Per mio conto tutti coloro che operano con
sicura coscienza son egualmente benemeriti dell’armonia della Nazione e della
sua potenza. C’è una leggera tendenza a considerare il mondo come se fosse un
elemento ai nostri piedi, nato ieri per isbaglio dalle forze superiori del-
l’Universo. Giovani scrittori che hanno la rara fortuna di possedere yna
tribuna e di scrivere sui giornali, s’interessano dei temi più varii e complessi:
Noi e la Cina; Sul filo della storia; Le miserie del mondo; uno di questi
scrittori, in un giornale settimanale dava bella¬ mente dei poveri di spirito a
Mae Donald e ad Hoover e li trattava da imbecilli. Non neghiamo con leggerezza
la vita e le aspirazioni dei popoli elle hanno una loro conformazione spirituale
e che hanno delle frontiere definite, dei propositi più o meno pacifici.
’L’Italia, per le sue virtù specifiche, ma più ancora per la spinta di Benito
Mus¬ solini, può oggi dire la sua parola. Non bisogna credere per questo elle
gli altri che ci stanno ad ascoltare siano dei poveri untorelli ai quali
facciamo la grazia suprema della nostra parola e del nostro consiglio. Bisogna
amare questa nostra Italia di un amore vigile e sempre desto, con orgoglio
contenuto, con anima trepidante; bisogna farne il centro delle nostre
aspirazioni, l’elemento di paragone per le sue virtù. Questo però non significa
ignorare il prossimo e negare a priori l’aspira zione, la fatica,
l’elaborazione degli altri popoli. Più stile, anche ili questo campo, è una
necessità politica di vita. y La nostra politica è lineare; ha delle sue
premesse inconfondibili ed ha delle finalità così chiare, così precise, da non
ammettere devia¬ zioni, interpretazioni dubbie e metodi di battaglia e di lotta
che non siano ehiari alla luce del sole, alle discussioni senza sottintesi,
alle critiche senza preconcetti. Sono quindi fuori di luogo coloro i quali
arrivano come dei MACHIAVELLI (vedasi) in ritardo. Un accordo storico, come
quello del Vaticano, che è costato lunghi anni di preparazione, di studio, di
esami analitici e costruttivi, ehe ha in discussione dei prin¬ cipi! che sono
eterni e dei moventi critici che hanno interessato uomini di grande sapienza e
di grande dottrina, viene giudicato da qualcuno, con siiperficialismo
riprovevole, come un accordo di massima, generico, atto a rinforzare la nostra
situazione nel mondo e a dare alla Chiesa poteri eccessivi nella vita e nella
politica interna della Nazione. Prima di giudicare, bisogna aver letti
attentamente il trattato del Laterano ed il concordato che segue; bisogna aver
meditati tutti ì discorsi, le polemiche e le riserve per capire che PII
febbraio, a Roma, si è firmato un patto storico di valore mondiale che dalla
pratica at¬ tende solo il suo perfezionamento. Bisogna tenere egualmente
distanti coloro che, malati di anticlericalismo congenito e di malsana superbia
spirituale, negano ogni forza morale alla Chiesa ed un’azione concreta nella
vita civile alle sagge e profonde verità del Vangelo. Né meritano maggior
ascolto coloro che fanno astrazione dalla ritta complessa moderna, piena di
inquietudini, di necessità materiali, di transazioni, di convenzioni, di
accordi, e che trovano tutte le verità nei legno delio spirito, e che pensano
ad un solo gerarca che è il Capo della Chiesa e ad una sola verità, quella del
dogma. Siamo in entrambi 1 casi su di un terreno artificioso, che l’intelligenza
degli Italiani saprà tenere lontano per tener fede ai Patti del Laterano, i
quali immettono nel tessuto del popolo Italiano la forza della Chiesa, lo
spirito delle sue leggi e della sua disciplina. Un tempo l’educazione dei
giovani era divisa a settori. I ragazzi, ignari, erano contesi o dai ricreatori
laici massonici o dagli oratori festivi cattolici. A dieci anni d’età si
seguiva una bandiera politica, ma essa rappresentava la povertà della"
vita italiana. La scuola oggi deve insegnare solo poche verità e cioè che
l’Italia è uno dei Paesi più belli, che ha la storia più grande di tutti i
popoli civili, che il Fascismo e la sua dottrina potenziano questa grandezza,
che il trinomio: ordine, autorità, giustizia, non è solo vitale per la nostra
vita di popolo, ma può essere comune a molti popoli della terra, che la nostra
legislazione, infine, sull’esempio antico, è la più moderna di tutte quelle
degli altri popoli civili. Basta questo per poter abbandonare tutte le
discussioni superflue, inutili. E poiché i giovani hanno tale fervore, chiaro,
quadrato nella mente, essi sospingeranno lutto il resto della loro attività
verso quelle forme di vita produttiva, audace, innovatrice, che porteranno
automa¬ ticamente ai primi posti nella storia civile dei continuenti. Voglio
dire, infine, una parola per i giornalisti, che a volte si improvvisano arbitri
e giudici di situazioni ed a volte affermano che la stampa deve entrare in ogni
vicenda della vita collettiva, per portare il contributo necessario alla
soluzione di lutti i problemi. Adagio. Il giornalismo può volgarizzare dei
principii; può studiare dei pro¬ blemi, ma non può inscenare delle campagne per
ciò che significa concessioni, mutui, appalti, forniture. Siamo su di un
terreno pericoloso; in materia solo ed esclusivamente riservata ai
responsabili, che a loro volta sono controllati da una autorità tutoria.
Nessuna posizione di privilegio a nessuno; ognuno al suo posto, con il proprio
carico di doveri e di responsabilità. E gli oratori, che, pur ridotti di
numero, sono sempre una quantità ragguardevole; devono essere frenati nella
retorica che ricorda più facilmente degli imbonitori sulle piazze piuttosto che
degli interpreti meditativi dei problemi del giorno. Oggi vige lo Stato forte.
Abbiamo voluto uno Stato che avesse le attitudini e la severità del comando.
Noi abbiamo vis¬ suto troppo la tragedia della mancanza dell’autorità, per non
avere desiderio e per non gioire oggi di questo senso austero della gerarchia,
della disciplina autoritaria. Il Duce, all’assemblea quinquennale de. Regime,
pose in risalto quale era lo spirito della Nazione e quale era la forza dello
Stato. Il divenire di una Nazione, secondo la visione del Capo, è stato
tracciato con degli accenti e delle verità di prima gran¬ dezza. Bisogna dire,
ad onor del vero, che il popolo e le classi medie si sono assuefatte all’idea
ed alla vita dello Stato autoritario. Vi sono ancora alcune incrinature e
riserve nelle cosidette classi alte e tra gli pseudo intellettuali. Non è raro
il caso di vedere le così dette famiglie illustri, che non credono alla forza dei
nostri studi, nè alle tradizioni secolari, nè alla grandezza delle nostre
università, mandare i loro figli a studiare volentieri nel Belgio, in Germania
e persino a Parigi; o ad acquistare delle automobili di lusso di marca
straniera; od a pren¬ dere istitutori di altre nazionalità; tenendosi lontane
dalla politica, non parteggiando, mostrando di avere un concetto inadeguato
dello Stato e della Nazione. Bisogna eliminare queste scorie, come bisogna
essere altrettanto severi verso il falso intellettualismo che imperversa e che
è reso coraggioso dalla longanimità del Fascismo. Bisogna, se non schiacciare,
rendere innocui certi elementi pericolosi. Noi dobbiamo sapere se il popolo
italiano è per Decio Raggi, che, morente per ferite di guerra, esclama: O
gioventù d’Italia, invidia la mia sorte fortunata!; ovvero se debbano avere
fortuna in Italia i libri del Remarque, dissolvitori della grandezza della
guerra, quelli, negatori di ogni valore umano ed i libri di Dekobra, creatore
di artificiose avventure per spiriti decadenti. Il falso intellettuale è pericoloso;
perchè si serve di tutti i mezzi ipocriti, finge di non fare della politica e
si dichiara afascista. È questa una espressione di comodità per tenersi in
serbo il futuro. Un futuro, aggiungo io, molto lontano. Esce un libro contro la
guerra, e lo si esalta per il suo valore umano e morale. Esce u«i libro che
mostra la gioventù italiana come abulica, senza amore e gli intellettuali, o
falsi tali, si esaltano. Bisogna curare, con una profilassi energica, questi
mali, che distili- tegrano lo spirito dei migliori. Bisogna sottoporre a misure
severe i piccoli caffè di provincia, che diventano i luoghi comuni della maldicenza
di ogni specie, di coloro che hanno sempre in serbo le novità assurde le
inutili freddure e le meschine denigrazioni di tutti i valori umani. Essere
severi, essere di stile: ecco la caratteristica dei Fascisti e del Fascismo.
C’è chi crede che la nostra Rivoluzione sia compiuta e che si possa riposare
sugli allori. Ma non è così. La rivoluzione è in marcia. Lottare si deve
ancora: ogni Fascista deve combattere strenuamente tutte le insidie. Deve
cominciare da sè stesso; con l’esempio, con l’esame di coscienza, con uno
sforzo continuo di perfezionamento. Poi deve guardare gli altri: senza
transazioni. Mentre ci troviamo ancora una volta riuniti nella comune vo¬ lontà
di essere ogni giorno migliori, dobbiamo sentire, qui presenti con noi, tutti i
camerati che sono caduti per la Rivoluzione, tutti coloro i quali rispondono
dal regno dell’ombra al nostro appello ideale. Essi sono qui con noi, fraterni
ed ammonitori. Le nostre parole sono rivolte a loro come promessa. Per
quest’Italia sacra, che è madre sempre nuova di grandezza civile, per il
sacrificio dei camerati e per la gloria loro, nessun ostacolo, nessuna difficoltà
potrà sembrarci troppo grave. E chi ricorda i volti degli Eroi, il sangue delle
loro ferite, sa tutto il valore ed il potere suggestivo del sacrificio. È con
questo atto che si redime e si innalza la Patria, e che si temprano i cuori
alle rinnovate battaglie. Nome compiuto: Arnaldo Mussolini. Refs.: Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice e Mussolini,” The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e
Mussolini: la ragione conversazionale e la storia della filosofia di Lamanna – la
scuola di Dovia di Predapio -- filosofia emiliana -- filosofia italiana – Luigi
Speranza
(Dovia di Predapio). Filosofo italiano. Abstract: H. P. Grice: “We do not
study history as philosophers at Oxford – we FOUGHT it!” -- Grice: “I was
thinking of Hitler, when I was callled to the arms. It was only later that I
added M. to my thoughts!”—Grice: “I heard one Italian say, ‘Some like
Mussolini, but Mussolin’s MY man’ – by the first, he referred to the Duce, by
the second, to the Duce’s broher, the philosopher!” -- Dovia di Predapio,
Forli-Cesena, Emilia-Romagna. QUADERNI DELL'ISTITUTO NAZIONALE FASCISTA
DI CULTURA. CARLINI, LA FILOSOFIA DI M. ISTITUTO NAZIONALE FASCISTA DI CULTURA,
ROMA, tipografia del Senato di Bardi Ci proponiamo di mettere in rilievo, in
rapidi cenni, un aspetto non ancora studiato della personalità del nostro duce:
il sua ‘filosofia,’ quale si può desumere da’ suoi atti. In verità, i biografi
di lui, indagando il periodo della formazione della sua personalità, non hanno
trascurato questo lato. Discepolo di Nietzsche è definito anche recentemente.
Egli stesso riconosce in Pareto un altro suo maestro; e tutti [Il presente
studio vuol essere soltanto un saggio, anzi una semplice indicazione di un
aspetto della personalità del duce: aspetto implicante svariati e importanti
problemi del pensiero fascista. Per uno studio più ampio giover moltissimo la
nuova, accurata, edizione de’ suoi scritti a cui s’è accinto l’editore Hoepli.
M. ricorda il periodo della sua vita e della storia italiana da lui vissuta
vertiginosamente, e aggiunge. Molti discorsi e scritti sono legati al movente
che li provocò : sono di circostanza ». L’editore, anch’egli, dice che
l’edizione « conterrà tutto ciò ch’è destinato a lassare alla storia, nella
forma originaria più ampia: eliminati, quindi, i discorsi dei quali esiste
solamente il riassunto ». Ci sia permesso di esprimere l’augurio che accanto a
questa edizione fatta per il gran pubblico si trovi modo di raccogliere anche
gli scritti minori o frammentari, i quali sono talvolta, per lo studioso, più
preziosi di quelli maggiori e più elaborati: oltre di che il desiderio della
compiutezza non sarà mai soverchio per conoscere un uomo di così ricca e
singolare personalità. I riferimenti vengon dati qui alle edizioni correnti
degli Scritti e Discorsi, la maggior parte nell’edizione Alpes. La prima -parte
di questo studio (qui riveduta e appena ampliata in alcune note) uscì su la
Nuova Antologìa » del 1° gennai» 1934. Nuova è l’A ppendice.sanno che
nell’elenco bisognerebbe mettere Renan, Sorci, e molti altri, ai quali, anche
se non vanno tra i filosofi nel più stretto significato della parola, non si
può negare il merito di avere influito, più o meno efficacemente, anche std
movimento del pensiero speculativo nell’ultimo Ottocento o ai primi di questo
secolo: nel periodo, appunto, della formazione mentale e spirituale di M.. E
come non aggiungere qui il nome di Marx, e di Prudhon, e di Stirner, e non
ricordare la letteratura che fu comune, in quel tempo, a tutti coloro che
guidavano il movimento socialista e s’ispiravano alle opere, allora
divulgatissime, degli apostoli della rivoluzione? Tempo, quello, di rivoluzioni
sociali, alimentate anche da un pensiero filosofico e religioso che lavorava
nel loro seno nascostamente. Positivismo e anticlericalismo tingevano, allora,
l’atmosfera, abbuiando più che chiarendo ; ma nel buio, nel tramonto delle idee
che avevano governato per tanti secoli la storia, balenavano qua e là lampi di
nuove idee e forze spirituali. Era una continuazione e imo sviluppo, in fine,
della rivoluzione francese: continuazione e sviluppo, ch’è nel fondo ancora del
pensiero e della vita contemporanea, non ostante le critiche e revisioni a cui
è stata sottoposta. Ma noi non di questo vogliamo occuparci: se ci mettessimo
in quest’ordine di ricerche storiche, potremmo, si, avere la soddisfazione di veder
sorgere e ingrandire la personalità e mentalità di M. lungo una linea di
coincidenza con il movimento della storia, sì che il <( fenomeno )) di lui
verrebbe illustrato e spiegato, dal lato almeno delle idee, del tutto
naturalmente. Si potrebbe, ad esempio, per la parte filosofica, rifarsi al
bergsonismo, al pragmatismo, all’influsso esercitato su tutti i campi della
cultura dal nuovo pensiero idealistico italiano, e inquadrare li dentro anche
il pensiero di M.. E per la parte riguardante il problema religioso,
similmente: citare tutti i documenti che alla fine del secolo scorso e nel
primo decennio di questo accennavano già ad una considerazione più rispettosa,
più intelligente, dei valori spirituali contenuti nella fede religiosa; e
ricordare la rinascita improvvisa di sentimenti, che parevano sepolti e
obliati, in quel grandioso esame di coscienza dei popoli che fu la guerra
mondiale. E via via. Ma per questa via noi non vogliamo metterci, perché essa
ci condurrebbe, sì, a spiegare il fenomeno M. », ma il (( fenomeno », appunto,
il (( fenomeno storico » : non quello che c’è di proprio suo, nel suo pensiero,
in sé e per sé, indipendentemente dagli influssi subiti. Invece, noi proprio a
questo vogliamo guardare. Noi ci poniamo, dunque, questa domanda : c’è, in M.,
un germe di pensiero che da rm punto di vista filosofico, anche nel più
rigoroso significato del termine, abbia qualche importanza per originalità e
capacità di ulteriori sviluppi? E c’è in lui, nel suo atteggiamento verso la
questione religiosa, qualcosa di nuovo, che accenni ad una possibilità di
rinnovamento di idee e sentimenti, anche in questo campo di secolari, anzi
millenarie, lotte e discussioni? >{s >{s La nostra intenzione è di
essere, per quanto è possibile, obiettivi, e di tenerci dentro all’argomento,
non sconfinando in altri campi : di trattare la questione, come si dice,
tecnicamente. Non eviteremo neppure la pedanteria delle citazioni, dove saranno
necessarie. E cominciamo, secondo la vecchia buona norma scolastica, dal dubbio.
Non può ben risolvere le questioni, disse Aristotele, se non chi, prima, ha
dubitato, veduto il prò e il contro. Il dubbio a metodico », in questo senso,
è, come si vede, ben più antico di Cartesio. Il (( contro » è buono ognuno ad
addurlo : Mussohni è un politico, non è un teoretico, un elaboratore di
concetti, un costruttore di un sistema di idee da inserire in quella storia
peculiare dove si parla di Talete, di Platone e di Aristotele, (fi Cartesio, di
Kant e di Hegel. Senza un tal carattere teoretico, che fa della filosofia una
scienza, la quale, come ogni altra scienza, ha il suo vero significato in una
storia sua propria, nella storia della filosofia stessa, senza un tal carattere
e valore del pensiero, non si può parlare di filosofia. Il temperamento M.ano
è, anzi, all’antitesi di ogni atteggiamento speculativo: tutto volto alla
realtà concreta della vita, della storia, dei fatti, per dirigerli e dominarli.
Di metafisica, di costruzioni astratte, di schemi e ideologie (a questo
volgarmente vien ridotto il lavoro del filosofo), nessuna traccia nel suo
pensiero, nessun appiglio nel suo temperamento. Egli ha detto una volta, sia
pure per buon umore, ma tradendo, in fondo, una sua convinzione, che i filosofi
risolvono dieci problemi sulla carta, ma sono incapaci di risolverne imo solo
nella realtà della vita )). La filosofia gli sa di scuola », di dottrine e
dottrinari, con relative cattedre e ristrettezze mentali e d’animo. Onde ha
sempre consigliato i giovani di (( rapidamente assimilare », ma (( di espellere
non meno rapidamente » la cultura universitaria. L’intelligenza è buona cosa,
ma deve essere adoperata (( per fare la critica del socialismo, del
liberalismo, della democrazia » : per illuminare le menti, dal punto di vista
fascista, su i problemi della vita contemporanea. Se no, se l’intelligenza
fosse impiegata a criticare (( tutto ciò che di criticabile vi è in un
movimento così complesso come il movimento fascista, allora io vi dichiaro
schiettamente che preferisco al cattedratico impotente lo squadrista che agisce
» {Discorso alVAugusteo). In conchiusione: il suo interesse è puramente
pratico; anche se stima e promuove la cultura, compresa in (juesta la
filosofia, anzi a cominciare da essa, lo scopo è sempre per le conseguenze e
ripercussioni politiche, non mai per il valore del pensiero in sé e per sé.
Similmente si deve dire per il problema religioso. M. è un laico, un purissimo
laico. Della religione comprende e sente il lato umano e storico in generale:
no» ha mai lasciato trapelare un interesse a questioni dogmatiche, anzi s’e
guardato accuratamente dall’entrarvi anche quando l’occasione gli veniva
offerta naturalmente. È vero che con lui il nome di Dio risuonò, forse per la
prima volta, solenne e ammonitore, nella fredda e grigia aula del Parlamento. È
vero che si deve a lui la distruzione in Italia della Massoneria, e la
Conciliazione col Vaticano. Ma queste imprese non furono da lui eseguite, e di
fatto giustificate, con ragioni che non fossero essenzialmente politiche e
sociali. E se pure si ha da concedere qualche valore religioso alla invocazione
di Dio, essa non va più in là di una fede in un principio del tutto
indeterminato, troppo più vicino al vago principio di una fede di stile
mazziniano, che a quello ben definito, preciso e impegnativo, del
Cristianesimo, anzi del Cattohcismo. Senza dire che, anche per la parte,
diciamo così, pratica, nessun uomo sembra più alieno dall’atteggiamento
ascetico e mistico proprio delle anime veramente e profondamente religiose, che
0 si ritirano dal mondo, 0 nel mondo vogliono vivere solo per onorare e amare
Dio. Qui il seguace di Nietzsche )) si rivela senz’alcuna ombra di dubbio e di
possibili cavilli: la morale del Fascismo da lui fondato è tutta un’esaltazione
di principii fondamentalmente pagani, come già molti hanno messo in rilievo.
Tutte queste cose sono state dette, oppure è facile dirle: queste, ed altre
somiglianti. Se non che, proprio perché sono facili a dire, e sono state dette
facilmente, sorge in ognuno spontaneo il sospetto della loro superficialità, e
quindi, poiché la superficialità è sempre falsa, della loro non verità. Il
discorso vale, in primo luogo, per quella concezione puramente teoretica della
filosofia, come di una scienza avulsa dalla vita: oggi anche ogni mediocre
studioso di filosofia sa che, se pur c’è mai stata una tale aridità (non,
certo, nei veri filosofi, nei maestri), tutta la speculazione contemporanea è
diretta contro di essa. Chi definisse la filosofia come lo sforzo supremo
d’impadronirsi delle ragioni della vita, definirebbe quel ch’è il segreto del
filosofo moderno, il tormento profondo del suo pensiero e della sua vita
stessa. Segreto e tormento, del resto, che non è una prerogativa di colui che
noi chiamiamo filosofo )) ; ma è prerogativa e gloria dell’umanità pensante, di
cui la storia della filosofia è soltanto la documentazione, ed i singoli grandi
filosofi sono soltanto gli esemplari più cospicui, F, sono per questo, anche, i
più grandi educatori del genere umano (1), È negli scolari e passivi ripetitori
che la filosofia, svuotata della vita che l’animò, diventa sistema, dottrina,
astrazione, metafisicheria: e contro di essa, allora, ben vengano che son
salutari i motteggi ed i sarcasmi. Alle altre scienze si può perdonare se si
astraggono dalla vita (coine, se no, far della fisica e della matematica?):
alla filosofia, no, E non astrarsi dalla vita, non basta: ché, questo, è il
lato soltanto negativo. Bisogna viverci dentro, prima di filosofarci su {primum
vivere), o, piuttosto (ché il prima e il dopo son modi di dire volgare),
bisogna vivere e pensare insieme, con intensità di vita e insieme con
profondità di pensiero. (I) Nel discorso su la Conciliazione, alla Camera, M.,
parlando della riforma Gentile, disse : Io credo che, più che la filosofia, è
interessante la storia della filosofia, e più ancora della storia della
filosofia, la vita dei filosofi :^il conoscere come hanno lottato, come hanno
sofferto, come si sono sacrificati per conquistare la loro verità. Questo è
altamente educativo per i giovani che si affacciano alla vita dello spirito ».
Ma la vita, si dirà, non è soltanto quella politica, né al pensiero si offrono
soltanto i problemi del socialismo e del liberalismo. E noi risponderemo
raccomandando di non perdere il buon senso, e quindi di neanche supporre che
l’abbia perduto M.. Il quale deve essere persuaso più degli altri che fa la
miglior politica colui che non ne fa affatto: che bada a far l’ingegnere, se
ingegnere; il professore, se professore; il poeta, se poeta; il manovale, se
manovale: ciascuno, a far bene il suo dovere, nella famiglia e nella società,
nella sua arte o vocazione o mestiere per cui è nato. E sarebbe grottesco
fargli dire che tutti gli uomini di pensiero abbiano come unico argomento da
svolgere la critica del socialismo e del liberalismo, l’apoiogia del Fascismo.
Immaginate se la già enorme (e, naturalmente, mediocre per la maggior parte)
letteratura sul Fascismo dovesse accrescersi di quotidiane monotone trattazioni
in piccoli o grossi tomi, per opera di tutti coloro che hanno qualche barlmne
d’intelligenza e tengono una cattedra all’Università o nel movimento della
pubblica cultura! Non è questo, certamente, il senso del discorso su accennato.
È quest’altro, invece: che nessun uomo di pensiero, che si senta italiano, può
disinteressarsi dei problemi che sta vivendo e agitando il Fascismo nel mondo;
così come nessuno scienziato, e sia pure un cultore del calcolo infinitesimale,
può disinteressarsi dei problemi che riguardano la vita e il valore dell’uomo.
Tanto meno, poi, il filosofo. Dal quale, tuttavia, non sarebbe corretto di
esigere che, per questa maggiore vicinanza ai problemi della vita poUtica e
morale, si trasformasse in scrittore, esclusivamente, di questioni economiche e
sociali. In Italia c’è un gruppo di giovani dalle menti educate alla filosofia
che fa questo, e lo fa bene. Ma, come nell’universo materiale in ogni punto
s’incentra la realtà del tutto, tanto più questa considerazione vale per
l’universo spirituale: i problemi della filosofia hanno tutti un’intima
connessione con la vita ed una immancabile risonanza nell’azione, ma non tutti
l’hamio in modo manifesto ed immediato. Anzi, spesso, quanto meno un tal
rapporto è immediato ed evidente, tanto più è intimo e profondo. Il filosofo
trova soltanto alla fine, dopo un lungo giro di pensieri che sembrano i più
lontani dalle questioni della vita quotidiana, soltanto alla fine trova una via
soddisfacente alla soluzione di queste. Ne è prova ed esempio anche la
filosofia bergsoniana arrivata soltanto ora alla questione sociale, morale e
religiosa, dopo di essersi lungamente indugiata in problemi che parevano del
tutto alieni. I problemi della filosofia si illuminano e ravvivano l’un
l’altro, e nessuno ha luce e vita per sé. Essi si debbono, come si dice con
termine tecnico, mediare fra loro. Prenderne uno, esclusivamente, separato
dagli altri, è precludersi la via a intenderlo veramente. Questa, forse, è
anche la ragione della insoddisfazione che ci resta delle molte teorie
avanzate, pur da uomini d’ingegno e di dottrina, su lo Stato fascista e su i
problemi da esso suscitati. La superiorità di M., invece, non soltanto come
uomo politico, ma anche come pensatore, è la consapevolezza della risonanza che
hanno nello Stato tutti i problemi della vita spirituale. Noi, ripetiamo,
vogliamo essere obiettivi, tecnici. Rimosse le volgari obbiezioni, concediamo
senza fatica che nella specificazione delle varie forme dell’attività umana
(non entriamo in discussione sul valore di queste distinzioni), filosofo,
propriamente, è colui che più degli altri persiste nell’atteggiamento
critico-teoretico del pensiero e della riflessione sui problemi della vita e
della storia umana. Noi, quindi, non abbiamo nessuna diflicoltà a presentare la
nostra tesi nei termini più modesti: l’interesse predominante dello spirito
M.ano è, senza dubbio, pratico-politico; ma in lui è vivissima la consapevole
esigenza anche del valore del pensiero in sé e per sé, della considerazione
della vita sub specie aeternitatis, propria della filosofia e della religione.
Ma spingiamo la nostra tesi anche un po’ più in là: l’esperienza della vita e
del mondo storico, da lui vissuta con potente e originale personalità, dà anche
al suo pensiero una nota di originalità potente, della quale è possibile uno
sviluppo in sede puramente teoretica. Queste due parti della tesi sono,
tuttavia, da dimostrare. Per la prima, si potrebbe addurre l’interesse
confessato per la filosofia, per la storia della filosofia e delle questioni
religiose, sin dalla prima giovinezza, quando leggeva La morale dei positivisti
dell’Ardigò e la Storia della filosofia del Fiorentino, e più tardi, quando
scrisse per suo conto una storia della filosofia, un libro su Giovanni Huss, un
abbozzo su le origini del Cristianesimo. Ma, poiché i documenti ci mancano
quasi del tutto, non giova insisterci. Le prove, invece, abbondano ne’ suoi
scritti più maturi. Quante volte ha ripetuto che il Fascismo <( non è
soltanto azione, è anche pensiero » ; e che, pur rinunciando a formule e
schemi, il Fascismo pena la morte 0 , peggio, il suicidio, deve darsi un corpo
di dottrine », le quali (( non saranno, non devono essere delle camicie di
Nesso che vincolino per l’eternità, ma devono costituire una norma orientatrice
» ! E nella lettera a M. Bianchi, del 27 agosto 1921 (si noti, nel periodo più
intenso Vedi nel discorso commemorativo del Luzzatti l’accenno a le verità
eterne, senza di che la lotta dell’uomo contro l’uomo, di tutti contro tutti,
finirebbe nel caos selvaggio e nel tramonto di ogni civiltà». Arnaldo scrisse:
Egli ha saputo ricondursi alle grandi verità divine che resìstono all’urto dei
secoli». E Benito commenta: Con queste parole, Arnaldo dimostrava di conoscere
le intime e tormentate battaglie e vicende del mio spirito » {Vita di Arnaldo).
deH’azione rivoluzionaria), augurava che sorgesse presto una (( filosofia del
fascismo », e aggiimgeva; Attrezzare il cervello di dottrine e di solidi
convincimenti non significa disarmare, ma irrobustire, rendere sempre più
cosciente l’azione. I soldati che si battono con cognizione di causa sono
sempre i migliori. Il Fascismo può e deve prendere a divisa il binomio
mazziniano : Pensiero e Azione ». L’anno seguente ( Gerarchia », n. 3) forse
gli sembrò che una tale filosofia ci fosse già nel movimento idealistico
italiano: Questo processo politico è affiancato da un processo filosofico: se è
vero che la materia è rimasta per im secolo su gli altari, oggi è lo spirito
che ne prende il posto. Tutte le creazioni dello spirito, a cominciare da
quelle religiose, vengono al primo piano... Quando si dice che Dio ritorna,
s’intende affermare che i valori dello spirito ritornano ». In pieno
Parlamento, infatti, egli aveva fatto una specie di clamorosa professione di
idealismo: ((Voi socialisti siete testimoni che io non sono mai stato
positivista, mai, nemmeno quando era nel vostro partito. Non solo per noi non
esiste un dualismo fra materia e spirito, ma noi abbiamo annullato questa
antitesi nella sintesi dello spirito. Lo spirito solo esiste, nient’altro
esiste: né voi, né quest’aula, né le cose e gli oggetti che passano nella
cinematografia fantastica dell’universo, il (juale esiste in (pianto io lo
penso e solo nel mio pensiero, non indipendentemente dal mio pensiero. È
l’anima, signori, che è ritornata » {Discorsi dal banco di deputato). L’accenno
al problema gnoseologico, alla centralità del pensiero conoscitivo nel problema
della realtà del mondo, non è il punto che più interessa qui; l’adesione
all’idealismo è data sopratutto, io credo, per lo spiritualismo implicito in
esso. Questo è un punto che ancor oggi presenta le maggiori difficoltà. Ad
alcuni sembra (secondo chi scrive, giustamente) che il carattere gnoseologico
predominante nell’idealismo, mentre non arriva a dar ragione di quella ch,’è la
realtà oggetto dell’esperienza comune e delPindagine scientifica, nello stesso
tempo impoverisca e disperda in schemi logici (la dialettica) rintimità della
vita spirituale e il senso del mistero, del Trascendente, in essa implicato. Di
queste difficoltà M. non sembra inconsaper vole, come dimostra il discorso
tenuto il 31 ottobre 1926 al Congresso degli scienziati. Qualche volta mi sono
posto dinanzi al fatto scienza, per vedere la mia posizione personale, la
posizione del mio spirito di fronte a questo fatto: prima di tutto per definirlo.
La mia definizione non dico che sia quella esatta, e potete anche respingerla,
se la trovate inesatta, oppure insufficiente: credo che sia Pindagine e il
controllo dei fenomeni che cadono sotto la nostra sensibilità e sotto quella
degli strmnenti che noi possiamo adoperare... Dove può arrivare la scienza?
Molto in là. Il secolo diciannovesimo ha fatto fare un balzo enorme alla
scienza... Non c’è dubbio che la scienza tende al massimo fine; non c’è dubbio
che la scienza, dopo avere studiato il mondo dei fenomeni, cerca affannosamente
di spiegarne il perché. Il mio sommesso avviso è questo: non ritengo che la
scienza possa arrivare a spiegare il perché, e quindi rimarrà sempre una zona
di mistero, una parete chiusa. Lo spirito umano deve scrivere su questa parete
una sola parola: Dio. Quindi, a mio avviso, non può esistere un conflitto fra
scienza e fede. Queste sono polemiche di venti o trent’anni fa. La filosofia ha
il suo campo, quello dello spirito. Vi è una zona riservata alla meditazione
dei supremi fini della vita. Quindi, la scienza parte dall’esperienza, ma
sbocca fatalmente nella filosofia e, a mio avviso, solo la filosofia può
illuminare la scienza. Il testo, forse preso da nn resoconto stenografico, non
deve essere stato riveduto; ci siamo permessi qualche ritocco. Il problema è
troppo grave e complesso per discuterne qui, tanto più che, come s’è detto, res
sub judice adhuc est. Ma i termini di esso sono ben quelli posti da M.: il
mondo della conoscenza e della scienza è (juello dell’esperienza sensibile
(così come il mondo della vita sociale e politica è quello del sentimento e
della volontà); il problema dello spirito (nel quale, del resto, sboccano alla
fine tutti gli altri problemi) è il problema proprio della filosofia: problema
filosofico cb’è insieme un problema religioso. Si comprende, quindi, il tono
diverso del discorso tenuto al Congresso dei filosofi: rivendicato il merito
del Fascismo per i valori dello spirito e della cultura; e riaffermata la sua
convinzione su l’importanza della filosofia cbe, se fatta in mezzo alla vita
contemporanea, (( serve ad animare gli orientamenti pratici dell’azione
quotidiana », riconosce cbe c’è un lamento generale, in Italia e fuori, perché
l’arte e la filosofia sembrano in un periodo di decadenza : Siamo in im periodo
di transizione, siamo in un periodo nel quale, per necessità contingenti, siamo
affaticati da problemi di ordine empirico materiale... D’altra parte, io penso
che la grande fioritura dello spirito non sia lontana: io credo che fra qualche
tempo avremo una grande filosofia, ima grande poesia, una grande arte. I
materiali per questo si stanno elaborando proprio mentre noi parliamo ». Quali
sono questi materiali che si stanno elaborando, e da cui dovrà sorgere una
nuova grande filosofia, secondo il pensiero e le speranze di Mussohni? Comincia
di qui la parte più difficoltosa del nostro argomento, perché, mancando accenni
più espliciti, dobbiamo servirci più d’induzioni che di dimostrazioni. Ci
soccorre, tuttavia, una tale abbondanza di documenti che permette di arguire,
con sufficiente approssimazione, quale sia la sua intenzione. Anzitutto è
chiaro che una parte almeno di quei materiali deve essere costituita da quanto
di meglio possono offrire i principali indirizzi del pensiero filosofico
contemporaneo. E però la mente corre, in primo luogo, a quelle correnti
dipensiero che anche in Italia ebbero grande divulgazione al principio del
secolo, e alle quali anche M., in via diretta o indiretta, deve qualcosa per la
formazione della sua mentalità : vogliam dire il contingentismo, il bergsonismo
e il pragmatismo. Abbiamo citato dianzi la sua affermazione di non essere stato
mai positivista, ma, nello stesso tempo, abbiamo usato la maggior cautela per
non presentarlo, quindi, senz’altro, coirne un idealista. Questo binomio, o
dilemma che dir si voglia, vale meglio per la generazione, cresciuta subito
dopo, esclusivamente dentro l’atmosfera dell’idea- Jismo italiano. M. s’è
formato, in un primo tempo, dentro il clima mentale europeo; e però non è stato
mai positivista perché ha compreso subito la vitalità e fecondità di cpiella
critica del positivismo che veniva eseguita, pm* dentro di esso, dagl’indirizzi
di pensiero ora ricordati. I risultati principali di quella critica ftuono
questi: la realtà del mondo, non più veduta negli schemi intellettualistici del
determinismo scientifico e del pesante grossolano positivismo, a sfondo
materialistico, ma ravvivata dal senso della novità e della creazione, per cui
il fenomeno si presenta sempre come qualcosa di singolare; il primato
dell’intuizione che meglio di tutte le analisi concettuali coglie l’intimità
delle cose e quella vita della coscienza in noi che, sola, ci guida a intendere
lo slancio vitale che pervade il mondo della natura; il primato, quindi, anche
dell’azione, come pensiero volitivo che realizza in concreto il mondo
inserendovi l’evento e il fatto talora decisivo. Non è il luogo, questo, per
mettere in rilievo (e d’altronde appartiene alla cultura filosofica corrente)
quanta "vivacità e freschezza di idee fossero contenute in tale mo-
Quaderni vimento di pensiero, che contribuì come nessun altro mai nella storia
delia filosofia a dileguare dalle menti secolari abitudini scolastiche, a
render più agile e penetrante Tin- telligenza, a dar vita nuova alla cultura, a
far sentire la superiorità dell’azione su un pensiero astrattamente speculativo.
Ma neppure è il caso di indugiarci a mostrare i difetti e le deficienze di quel
movimento di pensiero che, pur criticando il positivismo, restava preso
nell’orbita dei suoi problemi e del naturalismo in essi dominante. Il
contingentismo ha avuto la sua migliore applicazione nella nuova scienza
fisica, che segna il tramonto della vecchia concezione del determinismo
materialistico. Ma fuori di H non potè e non può andare: quando,- già nei
fondatori, si provò a ricavare qualche conseguenza d’ordine metafisico, di
quelle verità eterne )) che reggono, non i fenomeni fisici, ma la vita
deU’uomo, riuscì ben misera cosa. Ma lo stesso si deve dire del bergsonismo, e
molto più del pragmatismo. Quell’intuizionismo conchiudeva in una svalutazione,
non solo della scienza, governata esclusivamente da motivi pratici, ma della
stessa vita cosciente, ridotta a un fluire » evanescente, a cui soltanto la
mirabile arte dello scrittore prestava tesori di suggestioni. E che dire di
quel vuoto ed e ffim ero pragmatismo, a cui qualcuno ancor oggi tenta di fare
buon viso? L’azione per l’azione è come l’arte per l’arte: una frivolezza.
L’azione, svuotata del suo contenuto ideale e del pensiero che la illumina e
guida, diventa il principio di un volgare e inconchiudente praticismo. Veniamo
aU’idealismo italiano. Qui siamo in un ambiente del tutto diverso, e in casa
nostra, per cui, non soltanto la grandezza della costruzione (che ha posto,
d’un tratto, l’Italia in prima linea nel movimento del pensiero filosofico
contemporaneo), ma anche carità di patria ci persuade a utilizzare quanto più
materiale si può. A noi sembra, infatti, che la mentalità mussohniana abbia
assor- l»ito, e fatto propria sostanza, ciò che ha di più veramente originale e
duraturo quest’idealismo: Vacuto senso storico dei problemi e la concezione
spirituale della vita ( 1). Anche qui, anzi qui a maggior ragione, dobbiamo
resistere alla tentazione di allungare il nostro studio con citazioni di
pensieri e di atteggiamenti M.ani, che balzano alla memoria in folla. I suoi
scritti e discorsi, e quegli atteggiamenti rivelatori del suo orientamento
mentale così nelle grandi questioni internazionali come nel più modesto
travaglio intorno ai dati della statistica, sono ben vivi e presenti al
pensiero e al cuore di ogni italiano, anche se la riflessione comune inclini a
trasvolare su i particolari per coglierne e sentirne l’animazione del tutto.
Piuttosto, fermiamoei un momento per determinare i limiti entro i quali quei
prineipii dell’idealismo trovano un’eco nella mentalità M.ana. La questione
(ripetiamo ancora una volta) è oltremodo difficoltosa, perché si tratta di cosa
non ancora da lui dichiarata e definita: sì che si corre il rischio di sembrare
che si voglia sostituirsi a lui nell’interpretazione del suo pensiero, ovvero
(peggio che mai) sovrapporgli vedute nostre personali. Noi faremo del nostro
meglio per evitare entrambi gli inconvenienti. Osiamo, dunque, fissare questi
punti, a nostro avviso, di fondamentale divergenza del pensiero M.ano da quello
idealistico. In primo luogo, la sua lontananza dalla concezione idealistica in
quanto questa è ispirata ad un assoluto storicismo che erige metafisicamente la
Storia al signifieato e valore dell’Assoluto. Questa metafisica, che si risolve
in un panteismo storico », non è, ci sembra. Come espressione estrema della sua
adesione all’idealismo si debbono considerare le prime pagine dello scritto La
dottrina del Fascismo. nella convinzione di M.. Il quale, giustamente, per
quanto riponga tutta la dignità dell’uomo e della storia nel valore spirituale,
ha troppo preciso e sicuro il senso della finitezza deU’umano: del limite che,
mentre potenzia il pensiero e l’azione dell’uomo, ne delinea insieme
esattamente i confini. In altri termini, egli ha una concezione più veramente
storica della Storia. Ma, appunto per questo, egli si trova ad ugual distanza
da quella specie di umanismo teologico che in alcuni idealisti è rimasto come
residuo deU’hegelismo. È un idealismo, questo, di carattere fondamentalmente
razionalistico. In questo punto. M., se non c’inganniamo, tradisce il carattere
schiettamente cattolico della sua mentalità: se un Dio ci ha da essere, se c’è,
meglio che sia quello religioso del Cristianesimo, del Cattolicismo. Qui si
passa, quindi, ad una considerazione apparentemente opposta alla precedente:
l’idealismo è troppo umanistico )>: il suo razionalismo affievolisce e
smorza nell’uomo l’impulso aUa lotta e al sacrificio, l’anehto del futuro, il
senso <( pericoloso » della vita, l’audacia dell’iniziativa e il gusto dell’eroico.
Nell’uno come nell’altro caso l’uomo è agito dalla Storia, dallo Spirito
Universale, da una dialettica » che per (( deificarlo )) istrada ogni sua
azione e pensiero lungo una legge impersonale che ha la rigidezza del fato (1),
e lo spersonalizza. All’i mm anentismo, storico o razionalistico, manca una
parola magica: la fede. Se la usa, ne storpia il significato. La storia non è
un itinerario obbligato: la storia è tutta contrasti, è tutta vicende »
(Discorsi della rivoluzione). Proprio per questo, poi, essa non può esser
lasciata in balìa di se stessa, secondo che vorrebbe la crociana religione
della libertà». Di qui la necessità dello Stato, e degli Stati. Pronunziare
questa parola, tuttavia, è presentare il problema più arduo e assillante per
l’attuale coscienza contemporanea. M. lo sente, lo dichiara. Ci è venuto, a
questo problema, lentamente: Nella gioventù io non credevo affatto: avevo
inutilmente invocato il nome di Dio » (Ludwig, Colloqui). Invece, già afferma:
Se il Fascismo non fosse una fede, come darebbe lo stoicismo e il coraggio ai
suoi gregari? Solo una fede che ha raggiunto le altitudini religiose, può
suggerire le parole uscite dalle labbra ormai esangui di Federico Florio».
(Popolo d’Italia»). Non si può compiere nulla di grande se non si è in stato di
amorosa passione, in stato di misticismo religioso » [Discorso alla Scissa di
Milano). Fede dell’uomo in se stesso? E fede del fascista nell’idea stessa del
Fascismo? Certamente, anche questo. Può » gli domanda Ludwig (Colloqui) un
discepo'lo di Machiavelli e di Nietzsche aver fede? ». M. gli risponde: In se
stesso: ciò sarebbe già qualcosa». E in Gerarchia» [Viatico): Il Fascismo vince
e vincerà finché conserverà quest’anima ferocemente unitaria e questa sua
religiosa obbedienza, questa sua ascetica disciplina. Fede, dimque, non
relativa, ma assoluta ». Ma l’assolutezza di questa fede nell’Idea esclude la
fede propriamente religiosa, in Dio, o, piuttosto, la presuppone? La fede in se
stesso, che direbbesi meglio fiducia », se non ha da essere mero calcolo delle
proprie forze, non potrebbe essere alimentata da una forza superiore, ossia da
una fede schiettamente religiosa? Al filosofo idealista questo sembra un
problema insolubile: o si ha fede nelle proprie forze, egli dice, e si può
procedere all’azione ; ovvero nelle proprie forze non si ha fede, e allora
nasce la sfiducia e l’inattività. Il dilemma, come sono tutti i ragionamenti
fatti a fil di logica, è troppo semplice: lo spirito umano è molto più sottile
e complicato di ogni dialettica e di ogni logica astratta. Vediamo se dal
pensiero di M. possiamo ricavare qpialche luce. Qualche volta egli ha accennato
a un processo interiore come a fonte comune così della politica come dell’arte.
Alla prima mostra del Novecento italiano disse: Ieri sera, dopo avere
attentamente esaminata la Mostra, alcuni interrogativi hanno inquietato il mio
spirito. Ve li accenno brevemente perché voi ne facciate oggetto di meditazioni
necessarie. Primo, quale rapporto intercede tra la politica e l’arte? Quale tra
il politico e l’artista? È possibile di stabilire una gerarchia fra queste due
manifestazioni dello spirito umano? Che la politica sia un’arte, non v’è
dubbio. Non è, certo, una scienza. Nemmeno mero empirismo. È, quindi, un’arte.
Anche perché nella politica c’è molto intuito. La creazione politica, come
quella artistica, è una elaborazione lenta e una divinazione subitanea. A un
certo momento l’artista crea coll’ispirazione, il politico con la decisione.
Entrambi lavorano con la materia e con lo spirito. Entrambi inseguono un ideale
che li pungola e li trascende. Egli prosegue domandandosi se la guerra e il
Fascismo abbiano lasciato tracce nell’arte : Il volgare direbbe di no perché,
salvo il quadro A noi, non c’è nulla che ricordi e ohimè! fotografi gH
avvenimenti trascorsi o riproduca le scene delle quali fummo in varia misura
spettatori o protagonisti. Eppure il segno degli eventi c’è. Basta saperlo
trovare. Questa pittura, questa scultura, diversifica da quella immediatamente
precedente in Italia. (1^ Sembra in contraddizione, ma non Io è, la
dichiarazione: Fra tutte le professioni la più affine al mio spirito è quella
dell’ingegnere » (Saluto agli elettrotecnici, 25 settembre 1926). Ha un suo
inconfondibile sigillo. Si vede che è il risultato di una severa disciplina
interiore. Questa disciplina interiore » è, dunque, un punto di coincidenza
della pobtica e dell’arte, e risulta da un’elaborazione lenta e una divinazione
subitanea ». La politica, l’azione, non è (( mero empirismo ». Parlando del
Luzzatti, disse : (Egli aveva navigato per tutti i mari e negli oceani dello
scibile umano, senza cadere nelle secche dello scetticismo e della negazione,
perché egli credeva fermamente, e la fede è una sicura bussola per ogni viaggio
ideale ». Di quale fede si parla qui? Di una fede, non v’ha dub bio,
schiettamente religiosa. Nella Vita di Arnaldo si dice; <( Il giornalista
diventa scrittore quando si interiorizza, quando comincia a vedere le cose non
più sotto l’aspetto cinematico della contingenza, ma in quello della trascendenza;
quando piega il capo per riflettere su i problemi originari; quando, come nel
caso di Arnaldo, portato da un atroce dolore sulla cima, si sente come liberato
dagl’impacci che lo legavano alla pianura e respira oramai nell’atmosfera delle
cose infinite ed eterne. Il giornalismo del quotidiano finisce e comincia la
poesia. Poesia dell’amore e della morte; della speranza e della rassegnazione;
della vita terrena e del di là seducente e consolatore. La precedente ((
discipbna interiore » consiste, dunque, in questo (( liberarsi » da ogni
esteriorità, vivere <( nell’atmosfera delle cose infinite ed eterne »,
cercarsi (1) Coloro che ancor oggi seguitano a invocare un’arte fascista»,
hanno meditato abbastanza queste parole? Il discorso termina con una
considerazione su l’arte che non ha nulla da invidiare, per finezza e senso
d’interiorità, alle Estetiche oggi più celebrate; Io guardo e dico: questo
marmo, questo quadro mi piace. Perché mi allieta gli occhi, perché mi dà il
senso dell’armonia, perché quella creazione vive ed io mi sento vivo in lei,
attraverso il brivido che dà la comunione e la conquista della bellezza ». alla
radice del proprio essere sino al punto in cui all’a a- spetto cinematico della
contingenza » subentra (( quello della trascendenza. Lì la poesia s’incontra
con la Religione. L’immagine più divulgata di M., anche all’estero, è quella di
una potente e fiera e intransigente volontà: egli è un dominatore ». Chi non
ricorda il motto: agli amici, tutto il bene, ai nemici tutto il male possibile
» ?. I Colloqui del Ludwig hanno ancor più divulgato il senso suo della
solitudine interiore, e il suo acuto pessimismo intorno agli uomini fatto di
compassione e di disprezzo. Trascendenza, ch’è anche (s’intende!) immanente,
come senso morale e religioso, aU’uomo. In questo significato si parla
^immanenza nel discorso su La Riforma legislativa (12 maggio 1928, al Senato):
E vengo allo Statuto. Bisogna intenderci, onorevoli senatori... Siamo sul
terreno dell’archeologia o della politica? 0, se volete, siamo sul terreno
dell’immanenza o su quello della contingenza? Si è mai pensato che una
costituzione od uno statuto possano essere eterni e non invece temporanei?
Immobili e non invece mntevoli? Di immanente, onorevoli senatori, di eterno,
non vi sono che le leggi religiose. Il decalogo, ad esempio, è immanente: dieci
articoli che vanno bene per tutti ì popoli, per tutte le altitudini,
longitudini e latitudini ». Il Bescson, nella
sua opera recente, Les deux soiirces de la morale et de la religion, dice: Nous
n’irons pas jusqu’à dire qu’nn des attributs du chef endormi au fond de nous
soit la férocité. Mais il est certain que la nature, massacreuse des individus
en méme temps que génératrice des espèces, a dù vouloir le chef impitoyable si
elle a prévu des chefs. L’histoire tout entière en témoigne. Cosi egli ha, in
certo modo, spiegato e inquadrato il principio nietzschiano della volontà di
potenza », facendone un principio della vita politica. Cfr. M. in Colloqui: a
La tendenza all’imperialismo è ima delle forze elementari della natura umana,
appunto come la volontà di potenza. Io non posso avere amici, io non ne ho.
Ludwig gli chiede quando egli si sentì più solo: da giovane, fra i suoi
compagni di partito, ovvero oggi ch’è il Duce del Fascismo? Oggi, disse egli
senza esitare. Ma anche prima: in fondo, fui sempre solo. Vedi specialmente il
Preludio al Machiavelli (in Gerarchia», maggio 1924). Ma, di disprezzo,
soltanto, egli dice (Colloqui), l’nn per cento. Questo è l’uomo e il mondo
guardato da un lato. Ma M. ne eonosce anche un altro : eccolo. Egli (Arnaldo)
fu un buono-, il che non significa debole, poiché la bontà può benissimo
conciliarsi con la più grande forza d’animo, col più ferreo compimento del
proprio dovere. Essa è il risultato di una visione del mondo, nella quale gli
elementi ottimistici superano i pessimistici, poiché la bontà non può essere
scettica, ma deve essere credente. Rimanere buoni tutta la vita: questo dà la
misura della vera grandezza di un’anima! Rimanere buoni, malgrado tutto. Il buono
non si domanda mai se valga la pena: egli pensa che vale sempre la pena.
Soccorrere un disgraziato, anche se immeritevole; asciugare una lacrima, anche
se impura; dare un sollievo aUa miseria, una speranza alla tristezza, una
consolazione alla morte: tutto ciò significa non considerarsi estranei
aU’umanità, ma partecipi — carne e ossa — di essa : significa tessere la trama
della simpatia, con fili invisibili, ma potenti, i quali legano gli spiriti e
li rendono migliori » {Vita di A.). Siamo, dunque, passati d’tm tratto, da
Nietzsche a Tol- stoi? L’apparenza può essere questa, la realtà è tutt’altra.
Il principio nietzschiano s’è venuto trasformando nell’animo e nella mente di
M. in un principio d’interiorità spirituale, che liberando l’uomo da ogni interesse
mondano lo innalza per questo stesso sul mondo e gli dà la forza di dominarlo;
ma, nello stesso tempo, raccogliendolo nella solitudine di se stesso, gli fa
scoprire la sorgente eterna d’ogni valore spirituale, la quale è, in fine,
anche, la fonte segreta della sua forza e azione nel mondo. Ciò ch’è grande
nell’uomo, diceva Zarathustra, è Tesser egli un ponte, non già una mèta. Questa
nota superumanistica )), come superamento del mero umanismo, Cfr., 611 questo
punto, Appéndice, II. è ben rimasta in M.. Così come lo spirito di
spregiudicatezza mentale, Tantifilisteismo, rantidemocratismo, l’avversione
alla vita comoda » e l’istinto guerriero > 1 . Ma egli non può più essere
persuaso di quel baccanale dell’Io in cui si risolve l’anticristianesimo del Superuomo
e il suo disprezzo per ogni tradizione morale e religiosa dell’umanità. Il
Titanismo, ancbe senza i fulmini più di nessun Giove, si abbatte e distrugge da
se stesso. Per lo spirito eroico non basta la coscienza di possedere in sé il
principio creatore della realtà: ci vuole ancbe la coscienza di un principio
superiore che dia valore permanente alla sua azione. Quel dilemma, dunque,
posto dal filosofo idealista è falso. Il che non fa meraviglia. Può la
filosofia, ossia il pensiero critico, esaurire le ragioni della vita e della
fede? Se tale esaurimento riuscisse alla filosofia e alla riflessione,
scomparirebbe, sì, la fede, ma con essa scomparirebbe anche la vita. È
misticismo, questo? Si, è misticismo. Fa paura la parola? Fa paura al filosofo
illuminista, non ha fatto paura ad un filosofo come Bergson. C’è misticismo e
misticismo, del resto: anzi, innumerevoli misticismi C’è quello buddistico e
c’è quello del Nietzsche (ch’è, anch’esso, un misticismo, per quanto opposto
all’altro). C’è un misticismo pagano e un misticismo cristiano: il Bergson ha
trovato in questo secondo la fonte autentica della moralità e della
religiosità. C’è un misticismo protestante e c’è un misticismo cattolico:
questo secondo è il meno mistico di tutti. Coinè la pensa M. in questo punto?
Lasciamo a lui la parola. Arnaldo era im credente, ma non com’egli disse
nell’ultima conferenza alla Scuola di Mistica fascista — credente in un Dio
generico che si chiama talvolta per sminuirlo Infinito, Cosmo, Essenza; ma in
Dio nostro Signore, Creatore del Cielo e della Terra, e nel suo Figliuolo che
un giorno premierà nei regni ultraterreni le nostre poche virtù, e perdonerà,
speriamo, i molti difetti legati alle vicende della nostra vita terrena » {Vita
di A.). Questa, la fede di Arnaldo. Quella di Benito segue poco dopo : (( Tutto
quello che fu fatto non potrà essere cancellato, mentre il mio spirito, oramai
liberato dalla materia, vivrà, dopo la piccola vita terrena, la vita immortale
e universale di Dio. Noi non abbiamo nessun interesse (e neanche competenza) a
entrare qui in questioni teologiche. Ci basta di aver dimostrato il nostro
assunto: che il problema filo- Nei Colloqui del Ludwig, dopo di aver accennato
alla possibilità di una soprannaturale apparizione», aggiunge: Negli ultimi anni
si è in me rinsaldata la fede che vi possa essere una forza divina
nell’universo. Urìstiana? Divina, ripete egli con un movimento della mano, che
lasciò la mia domanda in aria. Gli uomini possono pregare Dio in molti modi: si
deve lasciare assolutamente a ciascuno il proprio modo. Quella forza divina
nell’universo » non è in arnionia col principio d’interiorità puramente
spirituale da noi precedentemente posto. L’oscillazione spiega anche la sua
ammirazione, su tutti i Dialoghi di Platone, per il sublime » Fedone, la cui
prova dell’immortalità dell’anima dopo di averne esposto acutamente i punti
centrali —reputò incatenante, consolatrice, perfetta... di un’evidenza assoluta
» (vedi Nota su l’immortalità del- Panìma, in Gerarchia). Così anche l’antitesi
cristiana-divina potrebbe far supporre un’incertezza che, certamente, non è nel
pensiero di M.. 11 quale s’è espresso altrove diversamente. Parlando Per il
settimo annuale della fondazione dei Fasci (28 marzo 1926), disse: Il sacerdote
di quella religione che è dei nostri padri e nella quale crediamo, ha
consacrato sessantasette gagliardetti dei vostri gruppi». Negli stessi Colloqui
del Ludwig, ritornando su un argomento discusso già in Senato nel discorso per
la Conciliazione, è ribadita, sì, la sua opinione che, se il cristianesimo non
fosse giunto nella Roma imperiale sarebbe rimasto una setta sofico e quello
religioso sono tra i problemi più vivi nel pensiero e ueU’animo di M.. E
crediamo di aver raggiunta una sufficiente prova sia della prima e sia della
seconda parte della nostra tesi. Ma, forse, la prova per la prima parte
sembrerà raggiunta meglio che per la seconda. Quali germi di pensiero nuovo e
originale si domanderà, e fecondo di possibili sviluppi, sono contenuti in
questo diciam pure così — spiritualismo fascista? La risposta non può esser
dubbia: lo spiritualismo M.ano è orientato verso un principio di pura
interiorità, in cui trovano la loro coincidenza i problemi insieme della
filosofia e della religione, dell’arte e della vita sociale-politica, della
scienza e della storia lunana. Arrivati a questo punto, ognuno concederà che, a
rigor di termini, avremmo il diritto di fermarci. Il diritto, e ebraica » ; ma,
egli dice, si deve aggiungere che tutto era preparato dalla Provvidenza. Prima
l’impero, poi la nascita di Gesù, e finalmente Paolo apinodato a Malta e giunto
qui. Sì, certo, così era predestinato da una Provvidenza che dirige tutto.
Forse più caratteristica di tutte è la dichiarazione seguente: Il cupi»
dissolvi non appartiene alla religiosità dei ruraR italiani. Il contadino
italiano non si angustia troppo, per sapere se l’inferno c’è o non c’è. EgU si
mette in regola per il caso che ci sia, e basta» [Tempi della rivoluzione
fascista). D cupio dissolvi non è, certamente, del misticismo M.ano : ed è del
tutto giusto che tale religiosità dei rurali è perfettamente italiana ». La
Sarfatti l’ha giudicato bene: Austero e rude, malgrado i suoi sporadici
tentativi di rivolta, è in fondo un cattolico asceta-guerriero » [Dux). Qui non
si deve costruire: si dovevano soltanto indicare i mate- riaU » e il punto di
vista » che, presumibilmente, nel pensiero di Musso- Rni, potranno servire alla
filosofia da lui auspicata. Chi desiderasse una prova ulteriore della
origiuaRtà e fecondità deRo spiritnaRsmo mnssoR- niano, potrebbe confrontarlo,
ad esempio, con queRo deU’ultimo Bergson, il forse anche il dovere: ché, quando
il filosofo si avventura in campi estranei alla sua scienza, corre sempre il
rischio di sbandarsi. È, bensì, vero che la filosofia pervade tutta la vita,
tutti i campi della realtà; ma, cosi considerando le cose, il filosofo si trova
riportato al livello di ogni uomo, e non sempre, allora, egli può competere con
gli altri per ampiezza e ricchezza di vita e di esperienza. Ma lasciamo andare la
questione dei diritti e dei doveri. Sta di fatto che questo saggio, per quanto
voglia esser modesto, non può terminare qui: non si può trattare del pensiero
di M. senza almeno un cenno al suo capolavoro. Il capolavoro di M. è lo Stato
fascista, il quale è, bensì, un’opera di creazione politica, ma è tutto
permeato di pensiero e di convincimenti, che rivelano, a chi ben consideri,
quello stesso atteggiamento filosofico e religioso che noi abbiamo cercato di
ricostruire dianzi sulla base de’ suoi scritti e delle sue dichiarazioni. Noi
abbiamo non solo il diritto, ma anche il dovere di aggiungere, si potrebbe
dire, la prova sperimentale della tesi esposta precedentemente. In
corrispondenza con tale tesi, dunque, noi dovremmo far vedere, in primo luogo,
che non può comprendere lo Stato fascista chi si pone da un punto di vista
filosofico e religioso diverso da quello del suo creatore; e in secondo luogo,
passando al lato positivo, che in tale creazione politica agiscono quegli
stessi motivi originali di interiorità e senso della trascendenza che noi
abbiamo indicati prima come posizione peculiare del suo atteggiamento mentale
quale, anch’esso, fa leva sugli stessi principi fondamentali dell’interiorità e
della trascendenza. Ma, mentre nel filosofo francese tale interiorità oscilla
fra biologismo e psicologismo, essa si pone nell’italiano, passato attraverso
l’idealismo, con la possibilità (non vogliamo dir di più) di una determinazione
più pura. E similmente si dica per il Dio bergsoniano. Le differenze si riflettono,
poi, anche nella diversità di concepire la funzione dello Stato, tanto dal lato
sociale, quanto da quello della storia in generale. e spirituale in rispetto a
tutti i problemi della realtà e della vita. Come premessa comune a entrambi i
lati del problema cbe qui si presenta, bisogna far attenzione a questo fatto:
die noi ora passiamo a considerare !’(( uomo » non più nella sua intimità e
interiorità, in quella solitudine in cui soltanto Dio gli fa compagnia; ma
nella vita sociale e politica, dove la sua vita è condizionata dalla vita
comune e dal mondo storicamente determinato in cui egli si trova a inserire la
sua azione di ogni giorno. La sua intimità e interiorità egli la deve vivere in
questo mondo; la sua personalità egli la deve costruire come individualità cbe
ha un significato e xm valore essenzialmente sociale; egli ha qui per giudice,
non più Dio direttamente, ma il mondo della storia e della civiltà umana.
L’uomo del senso comune, ch’è spesso anche l’nomo del buon senso, può trovare
motivo di diffidare, anzi di sorridere, di ogni spiritualismo che non tenga
conto di una tale condizionalità : che parli di nn’interiorità che si consuma
dentro se stessa senza prodursi nel mondo; quasi che il filosofo e il mistico
potessero mai realizzare una spiritualità pura, incorporea. Invece, lo spirito
umano ha bisogno del corpo per realizzarsi, la vita è attaccata a interessi
materiali: bisogna far i conti con la materia per realizzarsi spiritualmente.
Non per questo la questione economica non è nna questione spirituale anch’essa:
l’animale non ha nessuna questione economica da risolvere (già, l’animale non
ha problemi di nessuna specie). È per l’uomo che il mangiare, il bere, il
vestir panni e le altre necessità della vita, si presen- (1) Le filosofie
neospiritualistiche, con quel loro ondeggiare continuo- fra la metafisica e la
lirica sono perniciosissime per i piccoU cervelli (ilarità). Le filosofie
neospiritualistiche sono come le ostriche: gustosissime al palato... ma bisogna
digerirle!... (ilarità) ìì: M., nel primo discorso parlamentare (Discorsi dal
banco di deputato). tano, non come cose a cui pensa la natura o il caso, ma
come risultato della sua libera attività, del suo lavoro e ingegno; è per
l’uomo, in quanto la società gli rende possibile la sua vita, che il lavoro è,
oltre un diritto, xm dovere: un dovere sociale. Ma, d’altra parte, è pure ovvio
che la spiritualità della questione economica esprime soltanto la condizione
umana di quella spiritualità più profonda che l’uomo trova nella sua pura interiorità
; e che scambiare la questione economica con la questione morale, come fece il
socialismo, è scambiare la condizione con il condizionato, i mezzi con il fine.
Chiediamo scusa se la premessa sembrerà un po’ troppo lunga; ma essa era
necessaria per spiegare nel modo più breve la nostra insoddisfazione per tutte
le teorie fin qui addotte su lo Stato fascista. Preghiamo, con piena sincerità,
il lettore di non sospettare che si abbia noi la pretesa di possedere il
segreto di quella teoria. Teniamo estremamente, anzi, a dichiarare che innanzi
all’opera di M. ci sentiamo disorientati. Solo vorremmo che anche gli altri
confessassero questo disorientamento. Intorno allo Stato fascista s’è scritto
oramai una biblioteca, fra l’Italia e l’estero. E naturale che gli scritti
migliori siano quelli degli Italiani, tra i quali sono uomini di prim’ordine
per cultura, e per intelligenza. E tuttavia avviene qui quel che avviene nei
commenti di ogni capolavoro, poniamo della Divina Commedia', c’è qualcosa che,
dopo tutte le indagini e i chiarimenti, sfugge. Nella poesia e nell’arte si può
dar la colpa alla critica che non arriva mai a tradurre in concetti
l’intuizione sentimentale. Qui, nell’opera politica di M., a noi sembra che la
colpa sia dei teorici che restano al di sotto del punto centrale in cui lavora
il suo genio creatore fra problemi di azione e di pensiero che costituiscono la
sua personalità vivente. Facciamo almeno qualche cenno più esplicito. La
letteratura su accennata può dividersi in opere di economisti, di giuristi, di
politici, di filosofi. I discorsi fatti in generale sono, necessariamente,
sempre un po’ vaghi. Ma noi qui abbiamo un interesse ben determinato, e non
abbiamo nessun dovere di allontanarci da esso per entrare nella discussione dei
particolari. A cominciare, quindi, dai filosofi, dichiariamo che una filosofia
capace di penetrare in ciò che ha di più singolare lo Stato fascista non esiste
ancora. I filosofi che ne hanno fin qui parlato (e alludiamo non soltanto agli
itahani, ma anche agli stranieri), s’indugiano ancora in posizioni che M., anzi
la storia guardata dal punto di vista fascista, s’è lasciato dietro le spalle.
Ad esempio : c’è chi è ricorso allo Hegel per dimostrare ch’egli è il vero
precursore della nuova civiltà del mondo inaugurata dal Fascismo. Non c’è
bisogno di molta dottrina per far osservare che nel secolo intercorso fra lo
Hegel e il Fascismo sono avvenute queste cose fondamentali; la critica fatta
allo spirituahsmo idealistico-teologico dello Hegel da parte del marxismo da
una parte, e del liberalismo dall’altra; e poi la critica, che già corre per il
mondo, del Fascismo contro entrambi questi. Il marxismo ebbe tutte le ragioni
di richiamare quello spiritualismo astratto alla base materiale-economica per
intendere il concreto mondo storico e agire in esso. Il liberahsmo ebbe
altrettanta ragione di non volerne sapere di quel teologismo, perché quel che a
lui premeva era la libertà dell’uomo, e però dell’individuo vero e reale. Oggi
il Fascismo ha superato, per parlare lo stesso linguaggio hegeliano, non
soltanto l’astrattezza ed erroneità dello hegelismo, ma anche l’angustia
mentale (ch’era una astrattezza ed erroneità opposta) comune al marxismo e al
hberalismo. Come ritornare, dopo questo, a Hegel? Precursore? Ma, allora, ricominciamo
da Platone e da Aristotele! QÙRnto inchiostro versato in questi anni per
dimostrare che non c’è Hbertà senza autorità; che l’individuo s’identifica con
lo Stato; che economia etica e politica sono la stessa cosa; che la sovranità
dello Stato è un Assoluto che non può ammettere altro Assoluto fuori di sé, ed
altrettali filosofemi caratteristici della filosofia hegeliana! La quale
risolveva dialetticamente tutti i problemi del mondo e della storia in un
processo logico del pensiero che alla fine si poneva come l’Assoluto
metafisico, come il vero Dio, e vanificava, così, quelli che sono i concreti
problemi del mondo storico e dell’uomo. Noi non intendiamo, con questo, di dire
che tanto inchiostro sia stato versato inutilmente. Tutt’altro! È stato del tutto
opportuno, per rinfrescare la memoria delle persone colte e per dirozzare la
mente degli ignari su quelle che sono le premesse del pensiero contemporaneo e
della civiltà moderna. Intendiamo di dire, invece, che quelle argomentazioni
sono fuori fuoco: non colgono il Fascismo nel suo punto vitale. Per cogliere
questo sono preferibili le poche meravigliose pagine, che veramente dànno il
nuovo senso dello Stato », contenute nel discorso del Duce all’Assemblea
quinquennale del Regime. Lo Stato come organismo giuridico, come la nazione
stessa organizzata politicamente, come la sostanza etica di un popolo, e
altrettali definizioni, colgono la propria natura dello Stato fascista?
Filosofi, giuristi, politici si affaticano insieme a cercar di adattare le
vecchie definizioni al corpo della realtà nuova. C’è un concetto che ritorna
frequentemente in tutte le definizioni : quello della personalità dello Stato,
come di una personalità superiore che assorbe, o deve assorbire, quella
inferiore degli individui che lo compongono. Ma basta poca riflessione per
accorgersi che quello Stato è una formula, una realtà anonima, una personalità
che è tale soltanto nel senso in cui si parla di (( persona » in giurisprudenza
quando si vuol dire di un ente o istituto che ha un riconoscimento dalla legge
ed è (1) Son riportate e illustrate in Appendice, V. Quaderni soggetto » di
diritti. Ossia, è una personalità ehe è il massimo della impersonalità. La
personalità, inveee, dello Stato fascista consiste in questo: che c’è un Capo,
una personalità e volontà in carne e ossa, che governa e dirige tutta la
complessa vita statale. Lo Stato come Costituzione, come organismo
politico-giuridico con tutti i suoi attributi e le sue forme di sovranità,
resta come un presupposto che il Fascismo non ha nessuna intenzione di negare,
perché, appunto, lo presuppone come un dato acquisito dalla coscienza giuridica
e politica moderna. Se no, si tornerebbe al tipo delle Signorie, della
coincidenza immediata di Stato e Principe (già notata da M. nel suo Preludio al
Machiavelli) (1). Ma, come Aristotele diceva già sin da allora, che l’ordine e
la forza di un esercito li fa sopratutto il buon comandante, così il Fascismo
pensa che per uno Stato forte e capace di contar qualcosa nella determinazione
della storia mondiale, quel che più conta è la volontà e capacità di chi siede
al governo, dirige e determina la via da seguire. In quella volontà si debbono
organizzare tutti i voleri, in quella personalità debbono prender corpo tutte
le gerarchie, classi e categorie dello Stato, tutte le attività della Nazione.
Gerarchie, classi e categorie, le quali collegano il Capo con il resto del
corpo politico, sì che, per il tramite di esse, la personalità dello Stato,
espressa in sommo grado dal Capo, arrivi via via sino al popolo e alla massa
altrimenti amorfa e sbandata. È questione, dunque, di libertà e di autorità?
Certamente! Ma non in quei termini astratti, non in una dialettica che per
dimostrare troppo non dimostra niente, o può dimostrare ugualmente bene
l’opposto. M. non s’è mai indugiato in tali esercitazioni : dichiarando che la
libertà è un mezzo, non un fine » ha risolto la questione perentoriamente.
Questo è autoritarismo, dispotismo, ecc., ha esclamato e tentato di dimostrare
un filosofo liberale, a cui hanno fatto eco altri filosofi e politici
stranieri. Strano! Quel filosofo passa la sua vita nella meditazione della
Storia, e non s’è ancora accorto che la Storia la fa non l’individuo isolato
con la sua astratta libertà, ma l’individuo in quanto volontà e libertà
organizzata in quell’organismo spirituale che è lo Stato. Sono gli Stati che
decidono del mondo storico-sociale, non gl’individui come tali: così come sono
gli eserciti che determinano la vittoria, non i soldiati singolarmente presi
(1). Stato etico )), si dice: e questo, si aggiunge, almeno questo, è pure un
concetto di marca schiettamente hegeliana. Per cui, dall’altra parte, si
protesta: eccoci tornati, col Fascismo, alla (( morale di Stato )), alla morale
governativa » : quale aberrazione filosofica e morale ! Se non che, anche qui,
non si può raccomandare abbastanza di non perdersi in queste discussioni, e di
attingere direttamente alla fonte delle parole e del pensiero di M.. Prendiamo
un passo: Né si pensi di negare il carattere morale dello Stato Fascista,
perché io mi vergognerei di parlare da questa tribuna se non sentissi di
rappresentare la forza morale e spirituale dello Stato. Che cosa sarebbe lo
Stato se non avesse im suo spirito, una sua morale, che è quella che dà la
forza alle sue leggi, e per la quale esso riesce a farsi ubbidire dai
cittadini? Che cosa sarebbe lo Stato? Una cosa miserevole, davanti alla quale i
cittadini avrebbero il diritto della rivolta e del disprezzo. Lo Stato Fascista
rivendica in pieno il suo carattere di eticità: è Cattolico, ma è Fascista,
anzi sopra- Nella silenziosa coordinazione di tutte le forze agli ordini di uno
solo, è il segreto perenne di ogni vittoria » {Tempi della rivoluzione
fascista, pag. 166). Non basta, dunque, dire con Tidealismo che il mondo storico
è una creazione dell’uomo. Bisogna aggiungere; deU’uomo organizzato nella
società, e in primo luogo in quella forma più potente di società h’è lo Stato
fascisticamente inteso. 3tutto, esclusivamente, essenzialmente Fascista. Il
Cattoli- cismo lo integra, e noi lo dichiariamo apertamente, ma nessuno pensi,
sotto la specie filosofica o metafisica, di cambiarci le carte in tavola » (1).
Vediamo di non cambiargli le carte in tavola. Contro una Chiesa che, movendo
dal principio di esclusivo monopolio nella direzione delle coscienze, tende a
tener per sé, come si dice nel linguaggio scolastico (del tempo in cui si
faceva questione fra Papa e Imperatore per il governo del mondo), tutto (( lo
spirituale », e a lasciare allo Stato la sola cura dei beni materiali: contro
tale Chiesa M. adduce, di pieno diritto, la rivolta della sua coscienza, del
suo senso di Capo di uno Stato moderno, che sa di governare degli uomini liberi
e non già un gregge, di guidare un popolo verso un ideale di civiltà e non già
di essere un sentplice amministratore di beni, ed afferma il carattere
spirituale dello Stato e il fondamento morale che sostiene la sua autorità di
Capo. Ma da questo al concetto che risolve il problema morale nel problema
dello Stato, c’è un molto rispettabile intervallo, anzi xm abisso, che a noi
non risulta in alcun modo che M. abbia mai tentato di varcare. Stato unitario,
totabtario : tutto nello Stato, per lo Stato, nulla fuori e, sopratutto, nulla
contro di esso. E può essere diversamente data la nuova concezione fascista?
Come in guerra tutte le forze materiali e spirituali della Nazione vengono
organizzate, senza residuo, per la vittoria delle armi; così in pace lo Stato
fascista ha bisogno di tutte le forze, fisiche, morali e intellettuali, de’
suoi cittadini per vincere quella più grande battaglia che determina il posto
di uno Stato nel mondo e il corso della storia stessa. Discorso aUa Camera per
Gli accordi del Luterano. (2) Io considero la politica come una milizia o
combattimento (Tempi della rivoluzione fascista). Il Fascismo non vuole, dentro
Quindi nulla, di quanto l’individuo può dare, sfugge all’interesse dello Stato
fascista: la sua ctdtura, la sua educazione, la sua coscienza morale, la stessa
sua coscienza religiosa. Ma questo non implica un assorbimento » del--
l’individuo nel senso che lo Stato ne succhi e svuoti la personalità !
Tutt’altro : lo Stato fascista ha ogni interesse, anzi, a potenziare la
personalità fisica e morale dell’individuo, a sollecitarne la libera
iniziativa, a trar profitto dalla sua vocazione e dalle sue inclinazioni, e,
ove occorra, anche dalle sue ambizioni e dalle legittime aspirazioni al
benessere e agli agi materiali. Non, dunque, che sia erronea la così detta
identificazione dell’individuo con lo Stato; ma, presentata in quella
dialettica astratta, non dice nulla di positivo, e può condurre, ripetiamo,
anche a dire il contrario ( 1). Così, per la questione economica. Stato
corporativo, sì, certo : è un caposaldo dello Stato fascista, che qui si lascia
di nuovo dietro le spalle il socialismo e il liberalismo insieme. Ma se da
questo si vuol dedurre che l’originalità e importanza dello Stato fascista sia
tutta in questo punto, nell’aver immessa una coscienza statale » nel giuoco
degli interessi lo Stato, la lotta: vuole, anzi, Tarmonia e la collaborazione.
Ma nel confronto con le forze estranee sente che la vita è un combattimento
continuo, incessante », da accettare con grande disinvoltura, con grande
coraggio, con la intrepidezza necessaria » {Per il settimo annuale della fondazione
dei fasci). Non si tratta di mera coincidenza o non coincidenza della volontà
deU’individuo con quella dello Stato, ma di un processo che si può ben chiamare
di educazione dell’individuo per opera dello Stato fascista : La politica è
l’arte di governare gli uomini, cioè di orientare, utilizzare, educare le loro
passioni, i loro egoismi, i loro interessi in vista di scopi d’ordine generale
che trascendono quasi sempre la vita individuale perché si proiettano nel
futuro ». L’individuo, infatti, non educato politicamente, tende a evadere
continuamente: tende a disubbidire alle leggi, a non pagare i tributi, a non
fare la guerra: pochi sono coloro — eroi o santi — che sacrificano il proprio
io sull’altare dello Stato » (Preludio al Machiavelli), Sul concetto di Stato
fascista come Stato educatore, ved. Appendice, pag. 55. materiali che governano
l’economia di un Paese, c’è l’evidente pericolo di fare del Fascismo
un’antitesi, sì, del comuniSmo e bolscevismo, ma su lo stesso piano. In somma:
economia, etica, politica sono, bensì, legate indissolubilmente nello Stato
fascista, ma non per questo l’una è la stessa cosa dell’altra. E veniamo,
infine, alla tanto dibattuta questione religiosa. Stato confessionale? No,
certo: si è detto e ripetuto. Allora, Stato superconfessionale » ? Sì, certo,
nell’ovvio senso in cui, negandosi che sia confessionale, si vuole pure
affermare la sua religiosità. La religiosità, si ha ima grande premura di
aggiungere e ripetere a sazietà, immanente ». Non ha detto il Duce: (( tutto nello
Stato, nulla fuori dello Stato »? Ma la conseguenza, al solito, è tratta troppo
facilmente, con una argomentazione che, per voler esser troppo profonda, resta
alla superficie della questione e del pensiero di M.. Il quale non ha mai
sognato di fare della religione una questione meramente politica. Dal dire che
lo Stato fascista ha estremo interesse a coltivare la coscienza religiosa della
Nazione; a dire che, quindi, è lo Stato stesso che crea quella coscienza e ne è
l’arbitro, ci corre quel solito intervallo o abisso che M. non consta abbia
tentato di abolire. Ancora una volta ! Noi non abbiamo nessuna nostra filosofia
da esibire, e non pretendiamo a nessun brevetto di scopritori o interpreti del
pensiero M.ano. Ci limitiamo a esibire dei (( materiali » e dei punti di vista
», quali possono essere rigorosamente documentati da fatti e da scritti. E però
domandiamo : quella teoria (( immanentistica » è in accordo con ciò che consta
del pensiero e dell’azione mus- soliniana? Abbiamo addotto sufficienti documenti
in precedenza, e però rispondiamo: non consta, anzi consta il contrario.
Diciamo meglio e di più: quel che consta è un’impostazione del problema
politico-religioso in termini del tutto nuovi e fecondi di sviluppi
nell’avvenire della coscienza politico-religiosa, non soltanto degli Italiani,
ma dell’uomo semplicemente, in universale. C’è un fatto: che lo Stato ha
affermato la sua assoluta sovranità nel mondo dello spirito storicamente
considerato ; e contemporaneamente la Chiesa ha rinunciato a entrare più nelle
questioni interne allo Stato e nelle competizioni, di qualsiasi specie, fra gli
Stati. Le due sfere si sono, per la prima volta dacché esistono, delineati e
definiti esattamente, per lo meno in via di diritto, i rispettivi confini. Con
questa reciproca delimitazione hanno posto, insieme, il loro preciso rapporto :
quindi né assoggettamento della sovranità dell’uno all’altra, né separazione
nel senso che l’uno non voglia saper nulla dell’altra. Lo Stato fascista,
proprio perché è uno Stato etico, sa che, per parlare in termini bergsoniani,
ci sono due fonti, o si dica due punti di vista, della vita morale e religiosa
dell’uomo, a seconda che questa si consideri nella realtà sociale-politica
della storia, ovvero in quella interiorità dell’uomo e della personalità ch’è
la sua spiritualità pura. Abbiamo spiegato a sufficienza, dianzi, che questi
due punti di vista non si escludono, anzi sono vitalmente e indissolubilmente
legati. Lo Stato fascista può, dunque, liberamente riconoscere che, fra tutte le
religioni esistenti, quella Cattolica è più delle altre consona alla sua
mentalità e ai suoi fini: per la spiritualità ch’è alla base del Cristianesimo,
e per il senso della vita morale concepita nel Cattolicismo secondo quegli
stessi principii di disciplina, di gerarchia, di obbedienza all’autorità, che
sono alla base della concezione politica del Fascismo. Lo Stato ha tutto da
guadagnare da questo accordo della coscienza religiosa con la coscienza
politica degli Italiani, che pon termine a un dissidio rimasto, secondo
Fespressione di M. stesso, come una spina confitta nel profondo dell’anima
nazionale. Ma la Chiesa non ha da guadagnare di meno; anzi, ha innanzi un
programma da realizzare anche più vasto e profondo: liberata dagl’interessi
politici, accostarsi sempre di più alle coscienze nella pura interiorità,
parlare ad esse un linguaggio più intelhgibile e persuasivo, rinnovare nelle
menti e nei cuori i motivi di quella fede che fece la sua grandezza in altri
tempi, anzi in ogni tempo. Solo per questa via alla conciliazione fra essa e lo
Stato potrà seguire l’altra fra essa e il pensiero moderno. ILa Sarfatti {Dux)
riporta dal giornale repubblicano, Il pensiero romagnolo », una buona parte di
uno studio giovanile di M. su La filosofia della forza, nel quale sono
riassunti i motivi della sua ammirazione per il Nietzsche, e insieme quelli del
suo dissenso da tale filosofia. I primi si risolvono nella concezione
attivistica della vita come creazione di nuovi valori spirituali: Questa
volontà di potenza, che si esplica nella creazione di nuovi valori morali o
artistici o sociali, dà uno scopo alla vita. Creare! Ecco la grande redenzione
dai dolori, e il conforto della vita. Il superuomo — ecco la grande creazione
nitciana. Quale impulso segreto, quale interna rivolta hanno suggerito al
solitario professore di lingue antiche nell’università di Basilea questa
superba nozione? Forse il taedium vitae: della vita quale si svolge nelle
odierne società civili dove l’irrimediabile mediocrità trionfa. E Nietzsche suona
la diana di un prossimo ritorno all’ideale; ma a un ideale diverso
fondamentalmente da quelli in cui hanno creduto le generazioni passate ». Che
il Nietzsche non abbia esposto sistematicamente la sua filosofia, non importa:
Ciò che v’è di caduco, di sterile, di negativo in tutte le filosofie, è
precisamente il sistema: questa costruzione ideale, spesse volte illogica e
arbitraria. L’avversione al sistema », nel senso scolastico di una dottrina
chiusa nel cerchio di astratte definizioni e di procedimenti puramente
razionali, dà, per lo meno estrinsecamente, il carattere più originale della
filosofia contemporanea. Il punto veramente debole della concezione nitciana è,
invece, quello colto sin da allora da M., là dove posto il principio che
l’istinto di socievolezza è inerente alla natura stessa dell’uomo », onde non
si concepisce un individuo che possa vivere avulso dall’infinita catena degli
esseri », nota la contraddizione in cui fatalmente doveva aggrovigliarsi il
Nietzsche, il quale (c sentiva la fatalità di questa che potrebbe dirsi legge
della solidarietà universale, sì che per uscire dalla contraddizione il
superuomo, l’eroe nitciano, dall’interno scatena la sua volontà di potenza
aH’esterno... Ma, o il superuomo è unico, e non ubbidisce a leggi; o ammette
delle limitazioni al suo arbitrio individuale, e allora rientra nella mandria.
Davanti a questo dilemma Nietzsche immagina che la società rovini e crepiti
come un gigantesco fuoco d’artificio Anche l’anticristianesimo nitciano è
veduto nel suo significato più positivo e, in fine, contingente: Per
comprendere questo feroce anticristianesimo nitciano, dobbiamo esaminare alcun
poco il mondo interno del Nietzsche. Egli era profondamente antitedesco. La
gravità teutonica e il mercantilismo inglese erano ugualmente indigesti
all’autore di Zarathustra. Forse il suo anticristo è l’ultimo portato di una
violenta reazione contro la Germania feudale, pedante, cristiana ». Il
volumetto Giovanni Huss, il veridico (Roma, Po- drecca e Galantara) è una
buonissima monografia di carattere schiettamente storico. L’intenzione
anticlericale vi è aggiunta nella Prefazione, e qua e là incidentalmente, e in
ogni modo non oltrepassa il limite doveroso del rispetto verso il
Cristianesimo: verso di questo, anzi, è evidente una sincera simpatia. Ancora
ima volta Huss si difende dall’accusa di eresia. Egli non si proponeva che la
purificazione del clero dagli elementi che lo demoralizzavano... Stridente
antitesi! Mentre i prelati alti e bassi della chiesa non miravano che ad arricchire,
e talvolta lasciavano in retaggio ai figli e ai nepoti ricchezze favolose,
l’eretico Huss, come il Cristo, null’altro lascia alPinfuori di alcuni poveri
indumenti. Huss non aveva solo predicato, ma anche praticato, e come San
Francesco d’Assisi aveva sposato coram populo, madonna Povertà.Gli eretici
parlano in nome del popolo e al popolo. È un ritorno al Vangelo, eh’essi
vogliono: un ritorno alla vita povera, ma solidale, delle prime comunità
cristiane. Non cosi, tuttavia, i seguaci di Huss, che (( superarono in barbarie
la Chiesa di Roma » : essi si ispirarono a Jehova, (( non al mite apostolo di
Nazareth. Ispirazione, dunque, questa dominante nel volumetto su Huss, da
riformatore, e però morale, e in fine religiosa. La religiosità, tuttavia, è
concepita e sentita al di fuori di ogni dogma: Cosi [con l’eresia di Huss], la
storia della progressiva liberazione del genere umano dai ceppi delle credenze
dogmatiche non subisce di secolo in secolo soluzione di continuità. Dal senso
vivo d’interiorità (ch’è il senso stesso della individualità e personalità
puramente spirituale) deriva, per contrapposto, tanto più vivo quello
dell’esteriorità e del dominio meditato della volontà sul mondo in cui l’uomo
deve agire. Negli scritti e discorsi di M. si accenna più volte ad un tale
senso della vita interiore, ch’è, poi, la fonte prima del problema filosofico e
religioso. Già nel 1914, fondando Il Popolo d’Italia», scriveva: Non tutti i
miei amici d’ieri mi seguiranno; ma molti altri spiriti ribelli si
raccoglieranno attorno a me. Farò un giornale indipendente, liberissimo,
personale, mio. Ne risponderò solo alla mia coscienza e a nessun altro ». E nel
1929 (Su gli Accordi del Laterano », alla Camera) : (( Ecco che io mi son
trovato di fronte a una di quelle responsabilità che fanno tremare le vene e i
polsi di un uomo. E non potevo chiedere consiglio a chicchessia: solo la mia
coscienza mi doveva segnare la strada attraverso penose, lunghe meditazioni ».
Nei momenti più solenni l’uomo si sente solo: solo con se stesso e con Dio (((
Cosi Iddio mi assista nel condurre a termine vittorioso la mia ardua fatica »).
Il Barnes {Gli aspetti universali del Fascismo), scrive : È questa l’attitudine
di M. innanzi ai problemi pratici della vita: una profonda coscienza del bene e
del male, un infinito senso di responsabilità... Ne deriva una continua
autocritica ed un automartirio che, se non fossero la sua fede, il senso di
dovere verso la sua vocazione, il suo coraggio morale, lo spingerebbero verso
una vita contemplativa. Sant’Ignazio di Loyola, e non Napoleone, è la figura
spirituale che può essere compagna a M. ». Tenendo presente quanto abbiamo
notato dianzi sul rapporto fra il senso d’interiorità e quello del dominio
della volontà sul mondo esteriore, è facile vedere sino a qual punto colga
giusto Fosservazione del Barnes. Il paragone coglie un aspetto della
personalità del Duce che andava messo in rilievo contro chi vede di quella
soltanto il lato esteriore, l’atteg- giamento napoleonico », del conquistatore
o dominatore, o meglio, per dirla con parola corrente e più vicina all’idea,
del realizzatore ». Ma quell’aspetto, separato dall’altro, vien fuori
deformato. Il senso d’interiorità è in M. anche la fonte segreta della sua
forza di volontà. In conchiusione, M. è una sintesi nuova che assorbe e
trasfigura interamente i vecchi termini in contrasto. Che cosa ci pongono di
fronte gli avversari? Niente: delle miserie. Sono ancora in arretrato di 50
anni in fatto di filosofia. Stanno postillando tutte le fantasie dei
positivisti : fantasie, dico, poiché come non vi è un uomo più pericoloso del
pacifista, così non vi è un ideologo più pericoloso del positivista. Tutto il
processo di rinnovazione spirituale delle nuove generazioni è a loro ignoto »
[Nel quinto anniversario della fondazione dei Fasci). Idealismo è il termine
generale più acconcio a comprendere il movimento della filosofia contemporanea
sorto contro il positivismo che aveva dominato la cultura europea nel periodo
precedente a quello a cui M. accenna. In quanto antipositivista, il pensiero
M.ano si può hen definire idealista. Che i fatti non si intendano senza
l’attività del pensiero, e che la realtà non si domini senza un principio
spirituale, è verità messa in gran luce dall’idealismo contemporaneo, svoltosi
poi in svariate direzioni. La varietà di queste direzioni dipende, da una
parte, dalla diversa valutazione del positivismo criticato; e dall’altra, dalla
diversità di significato del principio spirituale ispiratore. Per la prima
parte, la critica più avveduta ha cercato di salvare, nel positivismo,
l’esigenza di concretezza, il senso della realtà dell’esperienza lunana
(conoscitiva e pratica): l’idealismo è andato d’accordo, qui, col positivismo
nella tendenza contro la metafisica e la logica astratta. Per ìa seconda, l’atteggiamento
generale dell’idealismo è stato per una rivalutazione dei principii religiosi,
di cui l’illuminismo aveva fatto troppo buon mercato : senza di essi, infatti,
neppiure s’intende il valore morale della vita e il dovere del sacrificio per
gl’ideali che fanno grande l’uomo. Ma, poi, non sempre l’idealismo ha salvato
abbastanza, da un lato, il senso di concretezza del mondo dell’esperienza;
dall’altro, il senso veramente religioso della vita spirituale. I/idealismo
assoluto, in modo particolare, viene oggi criticato da entrambi i lati, ed è
questa la ragione per cui gli si oppongono, da una parte, correnti di pensiero
più vicine ai problemi dell’esperienza e della scienza, e dall’altra lo
schietto spiritualismo. Questi problemi, interni all’idealismo, sono presenti,
sia pure germinalmente, anche nel pensiero di M., sopratutto nelle pagine in
cui espone le idee fondamentali della Dottrina del Fascismo, che ora passiamo
ad esaminare. (( Come ogni salda concezione politica, il Fascismo è prassi ed è
pensiero, azione a cui è immanente una dottrina che, sorgendo da un dato
sistema di forze storiche, vi resta inserita-e vi opera dal di dentro. Ha,
quindi, una dorma correlativa alle contingenze di luogo e di tempo, ma ha
insieme un contenuto ideale che la eleva a formula di verità nella storia
superiore del pensiero. Non si agisce spiritualmente nel mondo come volontà
umana dominatrice di volontà senza un concetto della realtà transeunte e
particolare su cui bisogna agire, e della realtà permanente e universale in cui
la prima ha il suo essere e la sua vita. Non c’è concetto dello Stato che non
sia fondamentalmente concetto della vita: filosofia o intuizione, sistema di
idee che si svolge in ima costruzione logica, o si raccoglie in una visione o
in una fede ». Quaderni [Si noti, nel primo passo, il rapporto posto fra la
contingenza o realtà della storia, in cui vive l’uomo, e U valore universale
del pensiero che la illumina. Ivi si accenna anche all’altro problema del
rapporto fra il pensiero e l’azione: o, come meglio si vede nel secondo passo,
tra filosofia e fede religiosa. Il pensiero filosofico si svolge, di necessità,
in un sistema concettuale; nella fede il pensiero è soltanto intuizione, e
diventa, così, principio di vita e di azione]. Così il fascismo non
s’intenderebbe in molti dei suoi atteggiamenti pratici, come organizzazione di
partito, come sistema di educazione, come disciplina, se non si guardasse alla
luce del suo modo generale di concepire la vita. Modo spiritualistico. Il mondo
per il Fascismo non è questo mondo materiale che appare alla superficie, in cui
l’uomo è un individuo separato da tutti gli altri e per sé stante, ed è
governato da una legge naturale che istintivamente lo trae a vivere una vita di
piacere egoistico e momentaneo. L’uomo del Fascismo è individuo che è nazione e
patria, legge morale che stringe insieme individui e generazioni in una
tradizione e in una missione che sopprime l’istinto della vita chiusa nel breve
giro del piacere per instaurare nel dovere una vita superiore libera da limiti
di tempo e di spazio; una vita in cui l’individuo, attraverso l’abnegazione di
sé, il sacrifizio dei suoi interessi particolari, la stessa morte, realizza
quell’esistenza tutta spirituale in cui è il suo valore di uomo )). [Il a modo
spiritualistico )) di concepire e sentire la vita è qui esposto con tutta
chiarezza nelle sue ragioni morali. Non implicherà esso un principio anche di
fede religiosa? Come, infatti, richiedere all’individuo l’abnegazione di sé e
la rinuncia ai suoi interessi, alla vita stessa, senza una fede trascendente?]
(( Dimque, concezione spiritualistica, sorta anch’essa dalla generale reazione
del secolo contro il fiacco e materialistico positivismo dell’Ottocento.
Antipositivistica, ma positiva: non scettica, né agnostica, né pessimistica, né
passivamente ottimistica, come sono in generale le dot* trine (tutte negative)
che pongono il centro della vita fuori dell’uomo, che con la sua libera volontà
può e deve crearsi il suo mondo. Il Fascismo vuole l’uomo attivo e impegnato
nell’azione con tutte le sue energie: lo vuole virilmente consapevole delle
difficoltà che ci sono, e pronto ad affrontarle. Concepisce la vita come lotta,
pensando che spetti all’uomo conquistarsi quella che sia veramente degna di
lui, creando prima di tutto in se stesso lo strumento (fisico, morale,
intellettuale) per edificarla. Così per l’individuo singolo, così per la
nazione, così per Fumanità. Quindi l’alto valore della cultura in tutte le sue
forme (arte, religione, scienza), e l’importanza grandissima dell’educazione.
Questa concezione positiva della vita è, evidentemente, una concezione etica. E
investe tutta la realtà, nonché l’attività umana che la signoreggia. Nessuna
azione sottratta al giudizio morale; niente al mondo che si possa spogliare del
valore che a tutto compete in ordine ai fini morali. La vita, perciò, quale la
concepisce il fascista, è seria, austera, religiosa. Il Fascismo è una
concezione religiosa, in cui l’uomo è veduto nel suo immanente rapporto con una
legge superiore, con una volontà obiettiva, che trascende l’individuo
particolare e lo eleva a membro consapevole di una società spirituale. Chi
nella politica religiosa del regime fascista si è fermato a considerazioni di
mera opportunità, non ha inteso che il Fascismo, oltre a essere un sistema di
governo, è anche, e prima di tutto, un sistema di pensiero », [Innegabilmente,
questo spiritualismo è d’ispirazione schiettamente religiosa. Ma e questo è un
punto di capitale importanza per l’intelligenza della religiosità immanente
allo spiritualismo caratteristico della dottrina fascista — non vuole che il
senso religioso della vita svigorisca, o neghi addirittura, l’attività
dell’uomo e la sua fede nella propria volontà. Fascismo è, anzi, spirito
d’iniziativa, audacia, senso eroico della vita. Dottrine negative di
quest’attivismo, si dice nel passo ora riferito, sono tutte quelle che pongono
il centro della vita fuori dell’uomo. Tali, aggiungiamo noi, tutte le forme di
panteismo. Il Cristianesimo non è panteismo: e però — salvo in alcune
interpretazioni e manifestazioni secondarie — non nega la volontà e l’attività,
e può, anzi, rinvigorire il senso morale della vita col dare un valore assoluto
anche al dovere di sacrificare la vita stessa per un ideale puramente umano
come quello della Patria. Non si scordi che è proprio del Cristianesimo il
concetto della vita come milizia. Il cristiano, infatti, pone, bensì, il suo
Dio oltre di sé, trascendente, ma non fuori di sé: lo trova nella più profonda
interiorità della sua stessa vita spirituale. Queste considerazioni, da noi
aggiunte, non paiono in contrasto con il motivo ispiratore del passo riferito.
La loro conformità, anzi, a esso sarà anche più chiara, se si tiene presente
che il Fascismo, non solo non è soltanto (( un sistema di governo », ma non è
neppure soltanto un sistema di pensiero » : è anche, come s’è veduto innanzi,
una fede (1)]. (( Il Fascismo è una concezione storica, nella quale l’uomo non
è quello che è se non in funzione del processo spirituale a cui concorre, nei
gruppo familiare e sociale, nella nazione e nella storia, a cui tutte le
nazioni Questo principio della fede basta a differenziare l’agnosticismo
religioso da quello areligioso di origine positivista. Dio non è, certamente,
oggetto di conoscenza. Ma non per questo la sua esistenza è ipotetica! Mettiamo
qui questa considerazione per chiarire il significato di talune espressioni di
M. in altri scritti. Nello scritto che stiamo esaminando, Dio, infatti, vien
definito, a scanso di equivoci, come volontà: oggetto, dunque, di fede, non di
conoscenza (intesa, questa, nel senso della scienza). Si badi, però, di non
cadere in un altro equivoco EQUIVOCO GRICE su la parola oggetto » : la volontà
non è mai oggetto, e la volontà di Dio, a cui s’ispira l’uomo religioso, vien
sentita, amata e. seguita, nella pura interiorità della coscienza, che poi si
manifesta nell’azione. Fcollaborano. Donde il gran valore della tradizione
nelle memorie, nella lingua, nei costumi, nelle norme del vivere sociale. Fuori
della storia l’uomo è nulla ». [L’uomo non può vivere la sua vita di azione, e
realizzare in sé i più alti valori umani, fuori della società, ossia fuori del
mondo storico in cui la sua vita si trova, di fatto, inserita. Questo è,
evidentemente, il significato della proposizione: Fuori della storia l’uomo è
nulla». Il problema deH’immortalità dell’anima è, qui, fuori causa. E sarebbe,
reputiamo, fraintendere il pensiero di M. interpretare queste parole come
l’affermazione di un panteismo storico, o di uno storicismo assoluto (1), cbe
risolvesse tutto l’uomo, senza residùo, nel mondo della storia]. Perciò il
Fascismo è contro tutte le astrazioni individualistiche, a base materialistica,
tipo secolo xviii: ed è contro tutte le utopie e le innovazioni giacobine. Esso
non crede possibile la felicità su la terra, e quindi respinge tutte le
concezioni teleologiche per cui a un certo periodo della storia ci sarebbe una
sistemazione definitiva del genere umano. Questo significa mettersi fuori della
storia e della vita che è continuo fluire e divenire. Il Fascismo politicamente
vuol essere una dottrina realistica: praticamente, aspira a risolvere solo i
problemi che si pongono storicamente da sé, e che da sé trovano o suggeriscono
la propria soluzione. Per agire tra gli uomini, come nella natura, bisogna
entrare nel processo delia realtà e impadronirsi delle forze in atto ». [Parole
d’oro: ricche di senso realistico, del senso positivo della storia e dei
problemi, sempre concreti e determinati, che l’uomo d’azione si trova innanzi].
Anti-individualistica, la concezione fascista è per lo Stato; ed è per
l’individuo in quanto esso coincide con quanto si disse a pag. 19.CARLINI lo
Stato, coscienza e volontà universale delFuomo nella sua esistenza storica. Il
liberalisnio negava lo Stato nell’interesse deH’individuo particolare: il
Fascismo riafferma lo Stato come la realtà vera dell’individuo. E se la libertà
dev’ essere l’attributo dell’ uomo reale, e non di quell’astratto fantoccio a
cui pensava il liberalismo, il Fascismo è per la libertà. È per la sola libertà
che possa essere una cosa seria, la libertà dello Stato e dell’individuo nello
Stato. Giacché, per il fascista, tutto è nello Stato, e nulla di umano o
spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato. In tal senso, il
Fascismo è totalitario, e lo Stato fascista, sintesi e unità di ogni valore,
interpreta, sviluppa e potenzia tutta la vita del popolo ». [Già a pag. 37,
abbiamo chiarito in quale significato, a nostro avviso, va intesa l’eticità
dello Stato fascista, e la sua totalitarietà. Non si tratta, dicemmo, di un
assorbimento e svuotamento della personalità spirituale dell’individuo! Si
tratta, invece, del contributo che l’individuo, col suo lavoro e con la sua
cultura, può e deve dare ai fini della vita nazionale, alla potenza materiale e
spirituale dello Stato. Sarebbe, dunque, anche qui, un fraintendere il pensiero
di M. l’allargare il significato dell’affermazione : nulla di umano o
spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato », sino a fargli
dire che nello Stato si risolve tutta, senza residuo, la vita spirituale, e che
nulla esiste fuori dello Stato. L’esistenza di Dio, per lo meno, fa eccezione
(1)]. ^ Lo scritto prosegue con altre riflessioni: sul socialismo, stri
sindacalismo, su la democrazia, ecc. Prendiamo nota di alcuni punti soltanto,
che giovano all’intelligenza Questo diciamo in relazione ad una possibile
interpretazione diver^ gente, di un umanismo teologico», secondo quanto si notò
a pag. 20. della peculiarità dello Stato fascista, da noi precedente- mente
accennata, e su la quale torneremo fra poco. Il Fascismo, si dice, è un’idea
che nel popolo si attua quale coscienza e volontà di pochi, anzi di Uno, e
quale ideale tende ad attuarsi nella coscienza e volontà di tutti. Di tutti
coloro che dalla natura e dalla storia traggono ragione di formare una nazione,
avviati sopra la stessa linea di sviluppo e formazione spirituale, come una
coscienza e una volontà sola...: moltitudine unificata da un’idea, ch’è volontà
di esistenza e di potenza: coscienza di sé, personalità ». Nel sentimento
nazionale, infatti, si esprime la coscienza e volontà di tutti come una stessa
coscienza e una volontà sola. Ma questa medesimezza e unità è ben lontana dal
trovare la sua vera e concreta espressione se non interviene lo Stato. Nel
sentimento nazionale essa resta — e potrebbe restare per secoli — allo stato
potenziale. È lo Stato che traduce il sentimento nazionale dalla potenza
all’atto. È lo Stato che lo attua. E lo attua come volontà ch’è personalità:
personalità effettiva, attuale, concreta, del Capo del governo, la cui volontà
prende corpo, per mezzo della disciplina, nei gerarchi (1), e giù (1)
Gerarchia^, come si sa, è il titolo della rivista da lui fondata nel 1920, Si
vegga, ivi. Stato, antistato e fascismo: Che cosa è lo Stato? Lo Stato vien
definito conte Vincamazione giuridica della nazione. La formula è vaga. Lo
Stato è anche questo, ma non è soltanto questo. Senza volere elencare tutte le
definizioni che del concetto di Stato furono date, nei secoli, dai (Cultori
delle scienze politiche — il che sarebbe inutile e prolisso — mi pare che lo
Stato possa essere definito come un sistema di gerarchie. Lo Stato è alle sue
origini im sistema di gerarchie. Quel giorno in cui un uomo, fra un gruppo di
altri uomini, assunse il comando perché era il più forte, il più astuto, il più
saggio o il più intelligente, e gli altri per amore o per forza ubbidirono,
quel giorno lo Stato nacque e fu un sistema di gerarchie, semplice e
rudimentale allora, com’era semplice e rudimentale allora la vita degli uomini
agli albori della storia. Il Capo dovè creare necessariamente un sistema di
gerarchie per fare la guerra, per rendere giustizia, per giù sino alia massa
popolare. Soltanto in questo modo, a noi sembra, si può parlare della personalità
delio Stato: riferendosi allo Stato fascista. Una conferma di questo modo di
vedere è data da quanto segue nello scritto di M., dove dice che (( non è la
nazione a generare io Stato, anzi la nazione è creata dallo Stato, che dà al
popolo, consapevole della propria unità morale, una volontà, e quindi
un’effettiva esistenza ». Il diritto di una nazione — si aggiunge a questa
esistenza, ossia all’indipendenza, deriva da una coscienza attiva, da una
volontà politica in atto e disposta a dimostrare il proprio diritto: cioè, da
una sorta di Stato già in fieri ». sic Stato fascista è Stato educatore. Esso
(( non si può limitare a semplici funzioni di ordine e tutela, come voleva il
liberalismo ». E non è semplicemente un meccanismo giuridico, o economico: sia
pure come corporativismo. Lo Stato fascista è forma e norma interiore, e
disciplina di tutta la persona: penetra la volontà come l’intelligenza. Il suo
principio, ispirazione centrale dell’umana personalità vivente nella comunità
civile, scende nel profondo e si annida nel cuore dell’uotno d’azione come del
pensatore, dell’artista come dello scienziato. Il Fascismo, insomma, non è
soltanto datore di leggi e fon- amministrare i beni della comunità, per
ottenere il pagamento dei tributi, per regolare i rapporti fra l’uomo e il
soprannaturale. Ma in tutti i casi lo Stato si estrinseca in un sistema di
gerarchie, oggi infinitamente più complesso, adeguatamente alla vita ch’è più
complessa in intensità e in estensione. Ma perché le gerarchie non siano gerarchie
morte, è necessario ch’esse fluiscano in una sintesi: che convergano tutte ad
uno scopo a. Questo scopo è, certamente, una volontà comune, ma impersonata
soprattutto nel Capo, e via via nei gerarchi da lui dipendenti. datore
d’istituti, ma educatore e promotore di vita spirituale. Vuol rifare uon le
forme della vita umana, ma il contenuto, l’uomo, il carattere, la fede. E a
questo fine vuole disciplina, e autorità clie scenda addentro negli spiriti, e
vi domini incontrastata » (1). (1) Cfr. Per il settimo annuale della fondazione
dei Fasci-. Voglio correggere gl’italiani da qualcuno dei loro difetti
tradizionali. E li correggerò... Se mi riuscirà, e se riuscirà al Fascismo di
sagomare così come io voglio il carattere degli Italiani, state tranquilli e
certi e sicuri che quando la ruota del destino passerà a portata delle nostre
mani, noi saremo pronti ad afferrarla e a piegarla alla nostra volontà ». E
Alle genti della Liguria (1926) diceva: Noi governiamo il popolo italiano con
assoluta purezza d’intenti. Non siamo mossi da stupide vanità e da ridicole
ambizioni. Non ci consideriamo i padroni, sibbène gii educatori di questo
popolo che merita e avrà un sempre migliore destino ». Il motto M.ano Fare di
tutta la propria vita tutto il proprio capolavoro », comprende, dunque, nel suo
programma, in quanto uomo di governo, anche quel capolavoro, a cui egli attende
assiduamente, di educare rifare la coscienza del popolo italiano. Poche pagine,
scritte quasi occasionalmente. Egli si preparò con la lettura del Machiavelli,
e di alcuni, pochi, scritti su lui: Ho riletto attentamente il Principe e il
resto delle opere del grande Segretario, ma mi è mancato tempo e volontà per
leggere tutto ciò che si è scritto in Italia e nel mondo su Machiavelli ».
Quanto si è scritto su Machiavelli! Si vegga il Vil- lari, la letteratura
citata nella celebrata sua opera, e tutto quello che s’è scritto dopo sino a
oggi. Il problema dell’interpretazione e valutazione del Principe è ancora un
problema aperto: e si fa, sembra, più ardente e attuale ogni giorno.
Apparentemente, M. non dice nulla di nuovo, come dichiara egli stesso. Si pone
questa domanda : A quattro secoli di distanza che cosa c’è ancora di vivo nel
Principe? ... Il valore del sistema politico del Principe è circoscritto
all’epoca in cui fu scritto, quindi necessariamente limitato e in parte caduco,
o non è invece universale e attuale? ». La risposta si compone di due parti: la
prima constata che, essendo la politica l’arte di governare gli uomini, il suo
elemento fondamentale è l’uomo; la seconda stabilisce, con opportune citazioni,
(( l’acuto pessimismo del Machiavelli nei confronti della natiura umana. Per
questa preparazione si veggano i manoscritti diM. esposti alla Mostra della
Rivoluzione. Per runa e per l’altra parte è facile addurre che quello era stato
osservato e detto da altri molti. Si trova già in Aristotele, ad esempio,
questo pensiero: che l’uomo di governo (il politico », egli diceva), dovendo
procurare il bene dei governati, deve conoscere profondamente la psicologia,
perché soltanto così può fare (( i cittadini buoni e obbedienti alle leggi ». E
quanto al pessimismo di Machiavelli (che traduce nel campo politico la
concezione cristiana della originaria malvagità della natura lunana), altri
l’avevano notato. Napoleone l’aveva condiviso in pieno. E tuttavia queste poche
pagine, nella loro scheletrica forma, hanno una strana malia: hanno il fascino
delle verità semplici ed elementari. Il prof. Casella, deirUniversità di
Firenze, ha recentemente curata una edizione nuova, riveduta su codici, del
Principe (Libreria d’Italia, Milano), e in fondo al volume ha posto le
interpretazioni di Ugo Foscolo, di Giuseppe Ferrari, di Francesco De Sanctis,
di Alfredo Oriani e di Benito M.. Perché mai il valente critico ha sentito
bisogno di aggiungere all’eletta schiera (basta il De Sanctis a illustrarla)
anche M.? Si potrebbe rispondere che, mentre gli altri si diffondono su
l’aspetto storico, su quello estetico, su quello scientifico o politico nel
senso angusto della parola (il F errar! e l’Oriani ne fanno una critica
spietata, fuori luogo infine). M. ha lasciato da parte il superfluo e
l’incerto, ed ha fissato il punto essenziale del famosissimo trattato. La
risposta è giusta, e potrebbe bastare, per chi si contenta di quello che le
poche pagine dicono effettiva- Non si vuol comprendere come superfluo l’aspetto
storico, né quello estetico: ma sì vuol dire soltanto che l’essenziale, quello
intorno a cni tanto ancora si disputa, non è lì. mente. Ma, se uno le legge con
gli occhi vorrei dire di M., ci trova dentro, in iscorcio, tutto un mondo di
pensieri, ignoto agrinterpreti precedenti: ci trova dentro un Machiavelli quale
soltanto un uomo come M. poteva vedere, e ha veduto. Un Machiavelli guardato
alla luce del nuovo concetto che dello Stato ha il Fascismo. M. non ha avuto né
tempo né voglia di chiarire la differenza fra la dottrina del Machiavelli, così
come si presenta nel Principe, e la dottrina fascista. Differenza enorme!
abisso incolmabile! Meglio: colmabile con tutta l’esperienza sociale, politica
e morale, dei secoli intermedi. Manca, infatti, nel Principe l’esperienza del
passaggio dalla politica italiana del tempo delle Signorie a quella europea
delle grandi Monarchie nazionali, dei governi assoluti e dei principi riformatori;
manca la rivoluzione francese con la rivendicazione dei diritti dell’uomo, e la
conseguente rivoluzione liberale ed economica attraverso tutto il secolo
scorso. Manca, per chi bene intende il valore del termine, tutto il contenuto
spirituale dello Stato fascista, nettamente. E tuttavia, in questa lontananza
di secoli e in questa vuotezza di contenuto dello Stato machiavellico, M. ha
pur veduto in fondo al Principe le due sole cose- che lo fanno ancor oggi un
monumento di sapienza politica incomparabile, per le quali ha resistito alia
diversità dei tempi e dei climi mentali, e resisterà ancora. L’una è i’iunanità
pura, la laicità, come carattere fondamentale della vita politica e dello Stato
moderno ; l’altra è la forma caotica, anarchica, amorale, in cui si presenta
Fumanità come massa, come popolo non ancora educato alla vita politica, non
ordinato e guidato dallo Stato e da un Governo. Nei Colloqui M. ricorda il
motto di HegeL per cui il popolo è queUa parte della nazione che non sa quello
che vuole ». Quello che M. sottintende è il contenuto spirituale che dà egli
stesso allo Stato machiavellico. Quella laicità non ignora il problema
religioso (e neppure Machiavelli, in verità, l’ignorava); quel Principe, ch’è
Stato e Capo di governo, per quanto trascenda con la sua autorità la massa, non
è estraneo a essa: non è un despota, una volontà arbitraria, che, affidandosi
all’astuzia, alla forza 0 al caso, s’impadronisca della massa cittadina e senza
scrupolo la maneggi, quasi materia da plasmare per suo solo gusto o interesse
particolare. Il Capo è volontà che in sé illumina e potenzia la volontà oscura
e fiacca della massa, e personifica nella personalità propria le aspirazioni e
le virtù dei migliori che costituiscono la tradizione più degna e viva della nazione.
Egli si sente responsabile innanzi a Dio e al mondo intero. Soltanto così lo
Stato fascista può diventare ima potenza che s’inserisce nella storia e
concorre allo svolgimento della civiltà umana. Incontestabile merito del
Fascismo è di aver datO' aglTtaliani il senso dello Stato. Tutto quello che
abbiamo fatto e che vi ho riassunto, scompare di fronte a ciò che abbiamo fatto
creando lo Stato. Per il Fascismo lo Stato non è il guardiano notturno, che si
occupa soltanto della sicurezza personale dei cittadini: non è nemmeno
un’organizzazione a fine puramente materiale, come quello di garantire un certo
benessere e una relativa pacifica convivenza sociale, nel qual caso, a
realizzarlo, basterebbe un consiglio di amministrazione; non è nemmeno una
creazione di politica pura, senza aderenze con la realtà mutevole e complessa
della vita dei singoli e di quella dei popoli. Lo Stato, cosi come il Fascismo
lo concepisce e l’attua, è un fatto spirituale e morale, poiché concreta
l’organizzazione politica, giuridica, economica della na¬ zione; e tale
organizzazione è, nel suo sorgere e nel suo sviluppo, una manifestazione dello
spirito. Lo Stato è ga¬ rante della sicurezza interna ed esterna, ma è anche il
custode e il trasmettitore dello spirito del popolo così come fu dai secoli
elaborato nella lingua, nel costume, nella fede. Lo Stato non è solamente
presente, ma è anche passato e, sopra tutto, futuro. È lo Stato che,
trascendendo il limite breve delle vite individuali, rappresenta la coscienza
immanente della nazione. Le forme in cui gli Stati si esprimono, mutano, ma la
necessità rimane. È lo Stato che educa i cittadini alla virtù civile; li rende
consapevoli della loro missione; li sollecita all’unità, armonizza i loro
interessi nella giustizia; tramanda le conquiste del pensiero nelle scienze,
nelle arti, nel diritto, nell’umana solidarietà; porta gli uomini dalla vita
elementare delle tribù alla più alta espressione di potenza umana che è
l’Impero; affida ai secoli i nomi di coloro che morirono per la' sua integrità
e per ubbidire alle sue leggi; addita come esempio, e raccomanda alle
generazioni che verranno, i capitani che lo accrebbero di territorio, o i geni
che lo illuminarono di gloria. Quando declina il senso dello Stato e prevalgono
le tendenze dissociatrici e centrifughe degl’individui o dei gruppi, le società
nazionali volgono al tramonto ». {All’assemblea quinquennale del Regime).
Abbiamo già notato (pag. 33) che queste parole dànno <( il senso dello
Stato, creato dal Fascismo, meglio di tutte le teorie che si attardano ancora
nei vecchi schemi della scienza politica. Ora ci domandiamo: che cos’è questo
senso dello Stato che il Fascismo, M., ha creato nella coscienza degl’italiani,
e come s’inserisce nella nostra tradizione politica? È forse un’apparizione
casuale, che può esser, quindi, anche effimera? Che non sia tale, credo che
basti a dimostrarlo il fatto che M. stesso sente il Fascismo come una
continuazione e uno sviluppo dell’opera iniziatasi col Risorgimento : Il
Risorgimento non è stato che l’inizio, poiché fu l’opera di troppo esigue
minoranze ». {Messaggio per Vanno nono ». Il che non porta alla conchiusione
che il problema del Fascismo sia lo stesso di quello del Risorgimento : Io
penso che una rivoluzione è rivoluzione solo in quanto affronta e risolve i
problemi storici di un popolo. È una rivoluzione il Risorgimento perché
affrontò il problema capitale dell’unità e deU’indipentlenza italiana;
rivoluzione è quella fascista che crea il senso dello Stato e risolve, man mano
che si presentano, i problemi che il passato le ha lasciato ». (Stt gli Accordi
del Laterano, alla Camera). Qui è già indicata la differenza: il Risorgimento
ebbe per scopo l’indipendenza e l’unità della nazione, e creò lo Stato italiano
come affermazione di tale indipendenza e unità nazionale. Lo Stato, qui, è
ancora una forma, un mezzo per un contenuto diverso da essa: non è il problema
dello Stato per se stesso. Pure, dopo la costituzione dell’unità nazionale,
quando nel 1876 venne la Sinistra al potere, non mancò tra gli uomini della
vecchia Destra chi avvertì che lo Stato è qualcosa più di una forma meramente
estrinseca, e pose sin d’allora il problema in termini abbastanza vicini a
quelli in cui l’ha posto M.. Si vegga, infatti, il volumetto pubblicato dal
Gentile col titolo: Francesco Fiorentino: Lo Stato Moderno e le polemiche
liberali (De Alberti, Roma). In esso è riportato il concetto che dello Stato
ebbe Silvio Spaventa : Lo Stato per me è la coscienza direttiva, per cui una
nazione sa di essere guidata nelle sue vie, la società si sente sicura nelle
sue istituzioni, i cittadini si veggono tutelati negli averi e nelle persone.
Nello Stato, adunque, avvi giustizia, difesa, direzione. Questa direzione fa
dello Stato quello che è oggi lo Stato moderno: lo Stato, il quale dirige un
popolo verso la civiltà; lo Stato, il quale non si restringe solamente a
distribuire la giustizia ed a difendere la società, ma vuole dirigerla per
quelle vie che conducono ai fini più alti dell’umanità ». E lo stesso Spaventa
altrove: Quanto all’autorità e forza dello Stato, ho riflettuto molte volte
sopra le accuse e i lamenti che si sono fatti di questa eccessiva forza ed
autorità; e mi sono domandato: siamo noi uno Stato forte davvero? Abbiamo fatto
l’unità d’Italia: credete che questa unità sia già forte da resistere agli luti
dei secoli? Machiavelli diceva che gli Stati nuovi che sono deboli. 6Ì perdono.
Ora la forza e autorità vera degli Stati consiste, oggi più che mai, nel
rappresentare veramente ed efficacemente gl’interessi comuni: nel dirigere,
come dicevo, la società nelle sue vie, non a prò di questa o quella classe, di
questo o quell’uomo, sihbene di tutti. Voi siete adoratore dello Stato? Sì, io
sono adoratore dello Stato. Quando viviamo in un’epoca, dove tutto si
distrugge, poeo o niente si edifica, la fede nella patria e la fede nella
solidarietà lunana, la fede in qualche cosa che non sia solamente il nostro
miserabile egoismo, questa fede io la credo necessaria e salutare per il mio
paese. Fiorentino elabora e svolge ampiamente il concetto spaventiano. Dirigere
non è manomettere, non è violentare, non è distruggere. Dato uno Stato che
sappia e che voglia, è impossibile che non manifesti la sua coscienza; e
manifestandola, è impossibile che non comprenda, non unifiehi, non indirizzi la
coscienza nazionale pei gloriosi sentieri della civiltà universale. O forse,
per ovviare a questa legittima intromissione dello Stato, si vorrebbe che non
fosse altro che vuota forma, destituito di autorità, non avente una finalità
propria? Oggi lo Stato è fatto mezzo all’individuo, come anticamente
l’individuo era mezzo allo Stato. La verità consiste nella conciliazione di sì
opposte sentenze. Lo Stato tutela ed assicura l’individuo, e come tale è mezzo;
ma egli esige dagl’individui il sacrificio degli averi, della vita, e qui
dimostra e fa valere la propria finabtà. Di che riluce la varia misura in cui
stanno i due termini nel vicendevole rapporto: lo Stato può richiedere il
sacrificio dell’indivìduo; ma non viceversa. Onde tra le due esagerazioni, dello
Stato antico e di quello concepito dagli uomini di Manchester, la prima rasenta
il vero più della seconda » (pag. 41 e segg.). E anche nel Fiorentino l’idea si
anima nel sentimento sino a raggiungere quello che M. chiama il senso dello
Stato: (( Che qualcuno, attirato da vecchie, astratte e straniere dottrine, si
ostini a negare perfino la Quaderni IV, 5. realtà dello Stato; ovvero ne
ammetta imo vacuo di ogni attività, privo di ogni efficacia, ciò non mi storna
dall’in- vitta fede che ho nel fato della storia, e specialmente della storia
nostra. Dov’è lo Stato? chiedono costoro; chi lo vede? Per le vie non
s’incontrano se non individui: lo Stato è una fimzione, una idea astratta.
Poveri a noi, se non fossero reali se non le cose sole che si vedono e si
toccano! Neppure la provincia, neppure il comune si vedono: non si vede neppure
la vantata libertà degl’individui, quella in grazia di cui s’impugna la realtà
dello Stato. La libertà, quando si traduce in fatti (ed allora soltanto si
vede), non è più libertà, ma forza, semplice forza. Se non restiamo immersi
nella stupidità della vita animalesca, lo dobbiamo appunto a questo qualcosa
d’invisibile e intangibile, contro cui a torto ci ribelliamo. Ma non si vede
proprio lo Stato? Non si avvertono le sue funzioni? Il contrario è anzi la
verità. Oveché ci voltiamo. 10 Stato, quasi atmosfera spirituale, ci accerchia
e compenetra: non un atto solo della nostra vita veramente umana gli sfugge, né
per questo cessa di esser libero: che libertà non significa arbitrio. La mente
dello Stato delibera nel parlamento; il suo criterio giudica nei tribunali ; la
sua volontà si compie nei gabinetti dei ministri ; 11 suo braccio colpisce con
la forza dei suoi eserciti. Dai merlati bastioni egli assicura le frontiere
delle sue terre, dalla tolda delle sue navi protegge le coste delle sue marine.
All’ombra della sua bandiera, simbolo della sua potenza, i cittadini, ovunque
essa sventoli, si sentono protetti e sicuri; e quando quella potenza è
minacciata, tutti sentono nella coscienza l’offesa di quella minaccia, tutti il
bisogno ed il dovere di rintuzzarla: né v’ha sacrificio che arresti
quest’impeto generoso e concorde, fosse anche quello della propria persona, È
forse una finzione chi fa tutto questo? O non è il più pieno e attuoso ideale?
E questo ideale, che accende gli entusiasmi delle moltitudini, guida pure i
propositi dell’uomo di Stato » (pag. 46 e segg.). Il senso della vita politica,
dello Stato, l’Italia l’Iia ereditato da Roma. Le durissime esperienze durante
l’evo medio e moderno invasioni e predomini di genti straniere, lotte senza
fine fra comuni e signori italiani o fra potenze che venivano qui a decidere le
loro questioni per l’egemonia mondiale — hanno raffinato e approfondito quel
senso come in nessun altro popolo. Di qui sono usciti in ogni tem,po i primi
maestri della storiografia politica, del diritto, delle teorie intorno allo
Stato. Il Fascismo, riprendendo il problema della Destra, riprende il problema
della nostra tradizione millenaria più che secolare. Resta, tuttavia, ancora
una questione: constatato che, ciò che M. chiama il senso dello Stato, ha un
precedente prossimo in alcuni pensatori del Risorgimento, quale, poi, è la
differenza tra il senso ch’egli rivendica come creazione propria del fascismo,
e quello di tali vecchi liberali? Dopo quanto si è accennato a pag. 33, la
nostra risposta non può essere che questa: per quanto quei pensatori si
avvicinino al senso fascista dello Stato, questa realtà dello Stato svanisce o
in un’affermazione generale della realtà di ogni ideale che stringa
gl’individui in una comunità di vita spirituale, ovvero nell’astrattezza della
pura forma politica dello Stato: astrattezza, alla quale uomini come lo
Spaventa e il Fiorentino si sforzano di dare un’anima e una vita nel loro
sentimento profondamente patriottico. Si rileggano i passi addotti. Lo Stato è,
per essi, una coscienza direttiva, che ha la realtà stessa del comune e della
provincia, salvo che comprende e promuove tutte le forme della vita civile di
un popolo e la tutela della sua indi- pendenza. Esso compie tale sua funzione
per mezzo dei suoi organi legislativi, esecutivi, giudiziari, militari. È,
dunque, lo Stato quale (( organismo giuridico-politico », lo Quaderni Stato
Costituzionale », che qui si ha presente. In esso si dovrebbe esprimere quella
volontà comune », che supera la volontà dei singoli solo perché è cosi
definita. Ma tale comunità » si prestò troppo bene a quella interpretazione
democratica, per la quale, non essendo essa, in realtà, la volontà concreta di
nessuno in particolare, e non essendo d’altronde facile constatarla per tutti,
potè diventare la volontà della maggioranza. Che è il baco roditore del
liberalismo, anche di quello più tenacemente attaccato all’idea della forza e
autorità dello Stato. Di qui, anche, la frigidità di questo Stato. L’individuo
lo sente fuori di sé, e ha bisogno infatti di persuadersi di dovergli obbedire.
Questo accade sempre che l’autorità si presenti nella forma soltanto di una
legge » : di una legge che non sia ima persona viva, alla quale ci leghi il
sentimento di amore e di devozione. L’uomo religioso, che la sa,
istintivamente, più lunga del filosofo razionalista, sia pur questi un Emanuele
Kant, non ammette un imperativo categorico, una legge morale, che non sia l’espressione
di una volontà superiore, di Dio. E similmente, il fanciullo che non ha bisogno
di persuadersi dell’autorità del padre e della madre, perché quell’autorità è
per lui cosa viva, la sua stessa vita attuale e condizione del suo avvenire. Il
senso dello Stato che il Fascismo, M., ha creato, e sta creando, è questo
sentire nello Stato la forma più alta, più ricca e concreta, della nostra
esistenza e personalità storicamente determinata in quella famiglia, società,
patria o nazione, in cui Dio (altri dica il destino) ci ha fatto nascere.
Ognuno a un posto ch’è di comando e insieme di obbedienza. Ognuno con una
responsabilità ben determinata: a cominciare da chi dirige tutti gli altri.
Mondo di personalità, dove soltanto la persona è legge concreta alla persona.
Soltanto in questo modo, l’individuo può dare tutto se stesso, pènsiero e
azione, intelligenza e volontà, interessi materiali e spirituali, la stessa
vita, per quella che si dice (( la causa comune ». Soltanto così, lo Stato si
può porre come educatore, nel senso più grandioso della parola: ch’è il senso
stesso dello Stato a cui, se non erriamo, va la mente di M. S’intende che
questo senso dello Stato trova un’espressione eccezionalmente persuasiva nella
personalità di un Capo di Governo come M.. Ogni altro dovrebbe (oltre le
qualità personali che impongono autorità per se stesse) poter dire come lui: Io
ho una vasta esperienza che mi ha reso possibile conoscere la psicologia delle
masse, e di avere quasi una sensibilità tattile e visiva di quello che le masse
vogliono, pensano in un determinato momento » (La funzione storica del
sindacalismo fascista). E però, anche: Se qualcuno attentasse alla nostra
indipendenza o al nostro avvenire, egli non sa ancora a quale temperatura io
porterei tutto il popolo italiano! Non sa a quale temperatura io porterei la
passione di tutto il popolo italiano, quando fosse insidiata nei suoi sviluppi
la Rivoluzione deUe Camicie Nere » (Discorso di Livorno). E già Nel quinto
anniversario della fondazione dei Fasci: Si dice: voi governate con la forza...
Ma la forza è il consenso. Non vi può esser forza se non c’è consenso, e il
consenso non esiste se non c’è la forza. Governare significa sentire nel proprio
cuore battere il cuore di tutto il popolo ». Governo forte è, dunque, queUo che
persuade, ha l’intimo consenso dei governati; ed ha questo consenso perché la
sua volontà è forte, s’impone per se stessa, non per una legge anonima,
astratta. Qui è esplicitamente definito il senso fascista dello Stato, che non
è forte solo perché fa, semplicemente, rispettare la legge. Nella conchiusione
del nostro scritto precedente abbiamo accennato all’idea (potremmo dire,
Faugurio) che la conciliazione fra lo Stato e la Chiesa, avvenuta per opera di
M., segni il principio, non soltanto di una nuova concezione, veramente
religiosa, dello Stato moderno in generale, ma anche di un possibile
rinnovamento della Chiesa Cattolica nel senso di una più generale conciliazione
fra essa e il pensiero moderno. Ma, poiché l’autore di questo scritto può,
giustamente, essere in sospetto per la sua provenienza dalla filosofia
neoidealistica italiana, che non è ortodossa, è bene, penso, che il lettore
senta anche la parola di persona proveniente, in questo punto, dal campo
opposto. Ecco, dunque, il Barnes, del quale abbiamo già avuto occasione di
citare il volume Gli aspetti universali del Fascismo, con prefazione di M., il
quale assicura che (( il Barnes è preparato al suo compito: conosce il Fascismo
nella sua elaborazione dottrinale e nelle sue realizzazioni pratiche. Egli non
è un filosofo di professione ; ma, poiché di una filosofia non poteva far a
meno per il suo argomento, professa di aderire alla filosofia che oggi combatte
l’idealismo per un ritorno all’(( incomparabile dottrina )) di S. Tommaso: Io
penso che il neoscolasticismo sia, preso nella sua totalità, la più vitale
scuola filosofica dell’Europa odierna, e quella che più di ogni altra sia
capace di assimilare quanto di veramente importante vi sia nelle altre scuole,
contribuendo, cosi, allo sviluppo del progresso filosofico » (pag. 25). E per
essere più sicuro di interpretare bene questa dottrina, si è rivolto a un
professore di teologia dogmatica della Pontificia Università Gregoriana di
Roma, il quale lesse il suo manoscritto e lo aiutò a rendere il testo più
accurato nella sua parte filosofica )). Si può, dunque, stare tranquilli. Si
noti che il libro del Barnes è stato pubblicato prima della Conciliazione: il
che fa onore alla sua perspicacia, come ora diremo. Che dice, dunque, il libro
del Barnes? Esso è stato, in parte, scritto con lo scopo di dimostrare che il
Fascismo non è incompatibile con gl’insegnamenti della Chiesa cattolica, e
sopratutto che i principii fondamentali della Chiesa, nei riguardi della natura
e finalità di uno Stato, sono interamente e veramente consoni a quelli che ha
abbracciato quel gruppo di fascisti che rappresenta, di fatto, la corrente
principale di questo movimento. Questa è, secondo me, l’idea centrale, il
fulcro del movimento fascista: l’assoluto disdegno di ogni materialismo, di
ogni teoria naturalistica dello Stato, siano esse del tipo professato da
Maurras o da Marx o da Hegel, da Rousseau e dagli altri innumerevoli filosofi
pullulati non appena la cultura cessò di avere le sue radici nel pensiero
cristiano... Io non esagero. Questa è, secondo me, l’origine della Rivoluzione
fascista, che può essere generalmente definita una furiosa rivolta contro le
varie forme di materialismo che dall'epoca della Rinascenza pagana hanno
chiaramente dominato la nostra civiltà. Che il Fascismo, nella sua dottrina,
sia contro il materialismo, e però sia su una linea dì spiritualismo, non
saremo, certamente, noi a porre in dubbio: ci sono troppe esplicite dichiarazioni,
su questo, di M. stesso. Ma che dalla Rinascenza a oggi la filosofia moderna
non sia altro che materialismo, è, questo, un paradosso che non ha bisogno di
confutazione: si presenta da sé come un errore evidente. E sarebbe troppo
facile (e perciò vi rinunciamo) ritorcere l’accusa proprio contro la dottrina
scolastica, o neoscolastica, dimostrando che, se ce n’è una che sostenga la ((
teoria naturalistica dello Stato », è quella. Noi non abbiamo nessun interesse,
qui, a metterci in discussione col Barnes per la sua filosofia. Anzi,
l’interesse maggiore per noi è proprio il fatto che siamo agli antipodi nel
modo di pensare, e tuttavia (e questo è un fatto che ha estremo interesse per
tutti) concordiamo nelle con- chiusioni. Dopo, dunque, aver constatata la
consonanza dei prin- cipii fondamentali della Chiesa cattolica con i principii
fondamentali del Fascismo, il Barnes soggiunge: « Non si deve, per questo,
ritenere il Fascismo legato necessariamente all’ortodossia. Questo oramai è per
me chiaro e vi sono molti italiani, fascisti, che rigetterebbero energicamente
una simile affermazione. Con loro, l’intera e forte scuola dei neoidealisti e
Gentile ripudierebbero questa teoria. Se io avessi posto questa distinzione
avrei meglio chiarito la portata universale del Fascismo. Nonostante ciò, io
sostengo la mia tesi principale: io rimango convinto che il Fascismo, non solo
sarà il mezzo per conciliare il disaccordo tra Chiesa e Stato in Italia; ma
farà sì che, sotto il suo sforzo, sia possibile alla Chiesa assimilare la
cultura moderna. Io ritengo che le conseguenze del Fascismo saranno tremende
nei riguardi della Chiesa. Sono d’opinione che il risorgere dell’ortodossia col
Fascismo, affermerà vittoriosa questa tendenza. Lai Chiesa dovrà allora
convincersi di non esser più una rocca chiusa, e, nell’assimilare la cultura
moderna, dovrà perdere ogni sua diffidenza verso di questa e riassumere, ancora
una volta, le direttive della cultura umana moderna. Alla huon’ora! Dunque, le
conseguenze del Fascismo saranno tremende nei riguardi della Chiesa, perché
costringe la Chiesa cattolica a rinnovarsi, a mutare il suo atteg- giumento
verso la cultura moderna. Possiamo, allora, accettare anche questa conchiusione
del Barnes: «Riassumendo, io sostengo che il Fascismo è il principio di una
nuova sintesi politica e culturale, in cui. prendendo a paragone un’elissi, la
tradizione romana dell’autorità sia politica che ecclesiastica rappresenterà i
fuochi. Questa è una profezia, e solo il tempo potrà dimostrare se io abbia o
no ragione » (ivi). Come la pensa il nostro Duce in proposito? Non è troppo
azzardato, noi crediamo, di supporre che egli la pensi, per l’appunto, cosi, o
in un modo vicino a questo. Lo si può arguire anche dal fatto che — per quanto
egli distingua fra credenti e praticanti (« partecipare al culto è affare
personale »: Colloqui) — pure non esclude che un fascista possa essere
cattolico nel senso più ortodosso. Disse di Michele Bianchi: «Voglio anche
ricordare il modo della sua fine. L’uomo che aveva strenuamente combattuto per
un decennio sotto i duri simboli delle verghe e della scure, volle
cattolicamente morire nel conforto dei riti e delle speranze, della millenaria
religione del popolo italiano. E di Arnaldo: « Egli era un cattolico convinto e
praticante, ma altrettanto convinto e fermissimo Mi ci) Ripetiamo: la polemica
filosofica non c’interessa qui. Ma ognuno vede la contraddizione, in cui cade U
Barnes, nel suo giudizio su il pensiero e la, cultura svoltasi dal Rinascimento
ai nostri giorni. Quando la Chiesa si sarà rinnovata egli aggiunge cesseranno
di esistere le menzogne contenute nel neoidealismo e nel modernismo, e questi
sistemi non saranno, in complesso, più ricordati che come sintomi della
rivolta, come strumenti del periodo di transizione. Sino a quel eiomo. dun-qne.
sembra che le menzogne del neoidealismo e del modernismo abbiano vnsj loro
ragion d’essere e verità degna di molto rispetto. lite della Rivoluzione e
difensore dei legittimi diritti dello Stato» (Fifa, pag. 58). Il problema,
infatti, non è un problema cbe si possa risolvere su la carta: è un problema di
fede, oltreché di pensiero; e va vissuto dall’individuo nella sua pura
interiorità, prima ancora che dibattuto fra i due maggiori istituti storici
quali lo Stato e la Chiesa. Pa Il senso d’interiorità Positivismo, idealismo e
spiritualismo Il Preludio a Machiavelli . . 58 V. n senso
dello Stato Il problema del Caltolicismo In his history of philosophy for ‘i
licei classici’, he rewrote his Manuale di filosofia into a ‘Sommario’. – The
history goes smoothly up to Kant. The third volume is about M.. He is the only
philosopher he cares to capitalize. He also capitalizes fascism into FASCISMO,
which is odd seeing that his main source is M.’s own entry for ‘fascismo’ in
the Treccani which does not give it such a status. The third volume is
ITALO-CENTRIC, from VICO onwards, FARLINGIERI, and notably GENTILE to end with
M.. The idea is presented by L. as a ‘riconstruzione dello stato’ – we are
talking of the ‘stato moderno’ – il stato liberale borghese is in ruins – and
although he plays with the ‘socialist state’ he does not consider it within the
realm of the proper history of philosophy when he talks of French illuminism.
So his concern is wht the idea of the state in the liberal party – the philosophy
of the laissez-faire. It provides NEGATIVE freedom. Freedom from the other. And
there is competition. Also, as he notes, liberalism lies in that the
‘condizioni iniziali’ are hardly ‘equal’ for every member of society, so that
liberalism only pays lip service to ‘liberale’. With the socialist state, the
problem is the opposite: the state becomes a gestore – and there is this idea
of an endless dialectic among the classes. So how does M. reconstruct all this.
He calls it ‘stato fascista’ – Had L. continued from Kant to Fichte and Hegel,
the student would be more prepared! M.’s idea of the state is Hegel’s – it is
the NAZIONE-STATO. While M. speaks of the ‘individui’ of this nazione, he means
the Italians (not the Jews, etc.). SO this NAZIONE however, is MORE than the
sum of its individui. Individui come and go – but the state remains. The state
becomes governo. M.’s prose is machist and homosocial, and Lamanna has to lower
down the rhetoric, but nothing is said about Germany. It is ITALY which is seen
as proposing this new or novel idea of the state (after la rivoluzione
fascista) with a Kantian approach. Since L. has only read Kant seriously, he
applies Kantian categories here: M.’s fascist state gives each individual
POSITIVE freedom – to be a slave to the CAPO or Duce who ‘knows’ how to
command. L. quotes from CICERONE to the effect that it is obeying the law that
makes us free. The emphasis is constantly on the azione or prassi, which is
understandable since the pupils are supposed to learn about philosophy. So
where is the dotttina? M. is candid about this. When ‘I all started it’ I did
not know where I was going. It was the ANTI-PARTY movement --. L. provides the
editorial. During the ventennio, this action, which is the INSTINCTIVE FORCE OF
THE SPIRIT OF THE NATION, becomes legalistic, a party is formed, and indeed a
government (polizia, politeia) established. But M. accepts castes in society.
Even the religion, a civil religion, is subdued and one can very well be
allowed to worthip the God of the Heroes. It is an ‘etica guerriera’ and it
targets the male – virtu, andreia. Being commanded by one know knows is a
privilege. Ths is interesting because this is conceived after the temporary
successes in Africa – M. romano e africano – and before the problems of the
second world war. For the first time, Italians FEEL they are part of a NATION.
The seeds are in the Risorgimento, but this got stuck with a liberal kind of
state, which only provides negative freedom, anyway, and where the initial
conditions are unequal. Lo stato fascista does not play with parlamentarism, so
Congress is closed, and the only party is the national party. Jews are excluded
from PUBLIC service -- even if some wrote panegirici for fascism, like
Mondolfo. The philosophical foundations are found in Hegel. If Hegel
concentrated all in the Kaiser of Prussia, M. does so with himself. GENTILE did
not really help, although he was the official voice of fascist philosophy --.
The student of philosophy then is taught the lessons of history (philosophy is
IDENTIFIED with its history) and indoctrinated in the final stages into a
particular IDEOLOGY. The tone is catechistic, and there is no idea of dissent.
L. however emphasises that the stato fascista still recognizes the
indidivuality and the personality of each member – as the stato comunista or
socialista would not!” Tra gli scritti di M. figurano, in ordine di
pubblicazione: Dio e patria nel pensiero dei rinnegati, New York, s.n., 1904.
L'Uomo e la Divinità. Contraddittorio avuto col pastore evangelista Taglialatela
la sera alla "Maison du peuple" di Losanna, Lugano, Cooperativa
tipografica sociale, 1904. [Testo di una conferenza tenuta a Losanna per
commemorare la Comune di Parigi, conosciuto anche col titolo di Dio non esiste,
col quale viene a volte ristampato] La filosofia della forza. Postille alla
conferenza dell'on. Treves, Predappio 1908. Pio Battistini. Discorso
commemorativo, pronunciato nel diciannovesimo anniversario dell'assassinio,
Forlì, Lotta di Classe, 1910. Claudia Particella. L'amante del cardinale,
romanzo pubblicato a puntate su "Il Popolo", Trento, 1910. Il
Trentino veduto da un socialista. Note e notizie, Firenze, La rinascita del
libro, 1911. La mia vita, Roma, Editrice Faro, Huss. Il veridico, Roma,
Podrecca e Galantara. [pubblicato nella collana de «I martiri del libero
pensiero» col dichiarato intento di suscitare nei lettori «l'odio per qualunque
forma di tirannia spirituale e profana», fu dall'autore censurato e, dopo la
stipula del Concordato del 1929, scomparve dalle biblioteche e dalle librerie]
La guerra per la libertà e per la fine della guerra. Lettera ai socialisti
d'Italia di Benito M. con l'aggiunta delle sue ultime dichiarazioni dopo le
dimissioni da direttore dell'Avanti, Firenze, Nerbini, 1914. Il mio diario di
guerra, Milano, Imperia, 1923. My Autobiography, New York City, Charles
Scribner's Sons, 1928 [pubblicato inizialmente a puntate sul Saturday Evening
Post e poi in volume nello stesso anno il libro, scritto come opera di
propaganda per i lettori americani, è stato scritto in realtà dall'ambasciatore
statunitense Richard Washburn Child, il quale viene riportato come
"traduttore", insieme a Luigi Barzini con materiale fornito da
Margherita Sarfatti e con la possibile collaborazione di Arnaldo M. . Il libro
vide la sua prima traduzione italiana solo nel 1971 come La mia vita, da non
confondersi con La mia vita spesso ristampato e riportato abbreviato con lo
stesso titolo] La dottrina del fascismo Vita di Arnaldo, Milano, Il Popolo
d'Italia, 1932. Scritti e discorsi di Benito M., 12 voll., Milano, Hoepli.
Parlo con Bruno, Milano, Il Popolo d'Italia. Storia di un anno. Il tempo del
bastone e della carota, Milano, Mondadori, 1944 ( versione digitalizzata.).
Memoriale del nord del duce, (scritto tra il 1944 e il 1945, mai pubblicato)
Opera omnia di Benito M., 44 voll., a cura di Edoardo e Duilio Susmel, La
Fenice Firenze, poi Volpe Roma. Bertoni, Saffi. L'ultimo "vescovo" di
Mazzini, Forlì, Cartacanta. ^ Sulla questione della meta finale di M. la
comunità scientifica è tuttora divisa fra sostenitori di una possibile
"fuga in Svizzera" e coloro che invece ritengono che M. avesse altri
scopi immediati. ^ Per la tesi a favore di una fuga, vedi, per esempio Aurelio
Lepre, La storia della repubblica di M. ; Salò: il tempo dell'odio e della
violenza, 1ª ed., Mondadori. «Svanita ogni speranza di trattare, cercò la
salvezza personale nella fuga. In questo non si comportò diversamente da come
si erano comportati Vittorio Emanuele III e Badoglio l'8 settembre, perché
lasciò gli uomini che gli erano rimasti fedeli senza ordini e senza guida.
Visto, infatti, dall'interno, con gli occhi degli uomini che gli erano più
vicini, il comportamento di M. non appare dissimile da quello di Vittorio
Emanuele III così come è stato descritto da Paolo Puntoni» ^ Per la tesi a
favore di una fuga, vedi anche Franco Bandini, Vita e morte segreta di M., 3ª,
1981, Mondadori Dal capitolo "Il tiranno è morto", premettendo i
seguenti fatti all'epilogo) Occorre cominciare appena un poco più indietro, nel
momento in cui M. – spinto da un cupo demone – si avvia con passi esitanti e
già guidati da una sottile paura, a quella fuga che sarà, prima dell'altra, la
sua vera morte. Dimentico di se stesso, di una vita pur sempre cominciata nelle
battaglie e nel rischio, incurante dell'ancor possibile rispetto e dei suoi e
della Storia, che non assolve, ma pesa ogni atto dell'uomo potente su bilance
inesorabili, M. sceglie di cadere da vile, ingannando, moralmente uccidendo
coloro che gli sono ancora rimasti fedeli, pur nella certezza della fine
imminente. Va stancamente, miserabilmente verso il nord, mezzo inclinato alla
fuga in Svizzera, mezzo turbato dai fieri propositi che ode attorno a sé, per
"l'ultima battaglia" in Valtellina: e rivolge nel pensiero non la
forte accettazione del fato che si compie, ma i cavillosi punti della sua
difesa di domani, quando – come spera – potrà ancora allineare fiumi di logore
parole e giocare su vecchi e nuovi equivoci e forse galleggiare indefinitamente
sullo scontro degli opposti giudizi, come il sargasso immobile tra il turbinare
delle correnti. È disposto a tutto, anche al cappotto tedesco, anche a tradire
chi vorrebbe ancora morire per lui, i vecchi fascisti, i suoi ministri, persino
Claretta: e finge irresolutezza fin dal momento della Prefettura di Milano, la
sera del 25 aprile, non perché sia davvero incerto tra la morte e la vita, ma
perché – ancora una volta – è incapace di dire "andiamo" e preferisce
che lo dicano altri, che la cosa "nasca da sola", perché ha forse già
in mente altri articoli "del tempo del bastone e della carota",
destinati ad illustrare come questi nuovi passi che sta facendo siano colpa di
questo e di quello, di cardinali e militari, di traditori e servizi segreti, di
tutti, meno che sua» ^ Il colonnello statunitense Lada Mocarski, in un rapporto
scritto per conto dell'Office of Strategic Services riguardo un'inchiesta da
lui condotta sugli ultimi giorni del dittatore, afferma invece che «nessuna
prova circa le intenzioni e i piani di M. è stata raggiunta durante l'indagine
e forse non esisteva alcun piano definito. È infatti ovvio che i movimenti del
Duce fossero il risultato di improvvisazioni non appena le condizioni di fatto
cambiavano». Dino Messina, Ordine da Milano: eliminate il Duce, in Corriere
della Sera Spinosa, "Parte quarta: Il cappotto tedesco. Infauste
sponde", in M. . Il fascino di un dittatore, Milano, Mondadori. «Imbruniva
quando una colonna di automobili lasciava la prefettura e usciva da Milano, la
città in cui ormai tutti gli tendevano una trappola, i partigiani, i tedeschi,
gli alleati. Doveva fuggirne per evitare il peggio. Già quella sera, a tarda
ora, si apprese che le auto fuggitive avevano raggiunto Como ^ Fra i molti, da
Renzo De Felice, in diverse opere, e Denis Mack Smith in M. Palla, Smith,
Storia d'Italia, Laterza, rectius Renzo De Felice, M. il rivoluzionario,
Einaudi. Giorgi Giorgi De Giorgi Grimaldi, La cattedra che M. non ebbe, Storia
Illustrata. Fasanotti, Tra il Po, il monte e la marina. I romagnoli da Artusi a
Fellini, Neri Pozza, Vicenza M., Benito, in The Columbia Encyclopedia, New
York, Columbia University Press, .M., Opera Omnia. Felice, M. il rivoluzionario
L'esistenza di una relazione sentimentale non trova riscontri univoci. È invece
accertata presso la maggior parte delle fonti la sua influenza
nell'avvicinamento di M. al marxismo. ^ La teoria dell'equilibrio economico in
Vilfredo Pareto, in Ztl Macerata.. Uboldi, La presa del potere di Benito M., su
books.google.it, Arnoldo Mondadori Editore M. più tardi dirà[senza fonte] di
essersi iscritto alla Facoltà di Scienze sociali di Losanna, ma non vi è
riscontro documentale. Gentile, Le origini dell'ideologia fascista, Bologna, Il
Mulino. ^ Furono diffuse notizie inattendibili sul suo frequentare le
università di Zurigo e di Ginevra (quest'ultima falsa notizia è riportata nella
biografia ufficiale della Sarfatti), mentre è vero che nell'estate trascorse
due mesi all'università di Losanna. Smith. ^ Monografie verbanensi, su
verbanensia. «Nel giugno del 1904 ottiene il permesso di lavoro annuale, e in
quello stesso anno succede a M. come corrispondente dalla Svizzera del giornale
italiano «Avanguardia Socialista»» Smith M., La mia vita M. in Riviera, su
sanremonews.it. ^ R. De Felice, M. il rivoluzionario Felice, M. il
rivoluzionario, . ^ Trento, italiana, si trovava nel territorio dell'Impero
austro-ungarico. ^ Rosa Broll, la «santa di Susà». Intervista di M. ., in
LaValsugana.it. Felice, M. il rivoluzionario, Lo sfratto di un italiano
dall'Austria, in La Stampa Questa l'interpretazione di Woller, Ante portas. M.
in Trient, in Regionale Zivilgeselllschaft in Bewegung - Cittadini innanzi
tutto. Scritti in onore di Hans Heiss, a cura di Hannes Obermair, Stephanie
Risse, Carlo Romeo, Vienna-Bolzano, Folio . ^ Antonio Mambelli, Archimede
Montanelli nella vita e nell'arte. Un maestro del Duce, Valbonesi, Forlì, El
violín de M. M., L'amante del cardinale. Particella, Salerno M., Il Trentino
veduto da un socialista - note e notizie, a cura di Prezzolini, Firenze, Casa
Editrice Italiana. Sul rapporto Nenni-M. si veda: Duilio Susmel, Nenni e M.
mezzo secolo di fronte, Rizzoli, Milano, 1969; Nicholas Farrell, Giancarlo
Mazzuca, Il compagno M., Rubbettino, Catanzaro, Mazzuca, Luciano Foglietta, M.
e Nenni amici nemici, Minerva Edizioni, Bologna, Spinosa, M. . Il fascino di un
dittatore, Mondadori, Milano, Smith, Storia d'Italia, Laterza, ^ Quello scatolone di sabbia che unì M. e
Nenni. ^ Renzo De Felice, M. il rivoluzionario, Collana Biblioteca di cultura
storica, Einaudi, Torino. Sull'argomento vedasi anche: Maurizio Degl'Innocenti,
Il socialismo italiano e la guerra di Libia, Roma, Editori Riuniti, Felice, M.
il rivoluzionario. ^ I quattro avrebbero poi dato vita al Partito Socialista
Riformista Italiano. ^ R. De Felice, M. il rivoluzionario. Felice, M. il
rivoluzionario Felice, M. il rivoluzionario. In realtà il pensiero
anti-massonico era già stato portato innanzi nel congresso a Reggio Emilia, nel
congresso regionale socialista romagnolo di Forlì e in vari altri ambienti fin
dal 1904, compreso un attacco M. ano . ^ cfr. Alfonso Maria Capriolo, Ancona :
la sconfitta del riformismo italiano, in Avanti! . ^ Valerio Castronovo et
alii, La stampa italiana nell'età liberale, Laterza anche Felice, M. il
rivoluzionario cit., pag. 188. ^ Cfr. Renzo De Felice, M. il rivoluzionario, ,
Collana Biblioteca di cultura storica, Einaudi, Torino, 1965. ^ Luciano Lucci,
M. partecipa alla "Settimana rossa”, ma senza convinzione, su
alfonsinemonamour.racine.ra.it. ^ M. propose uno sciopero generale
insurrezionale nel caso dell'entrata italiana nel conflitto. Vedi Leo Valiani,
Il partito socialista italiano nel periodo della neutralità, Milano, . ^ Stando
alle dichiarazioni di Naldi, citate in Renzo De Felice, M. il rivoluzionario M.
interventista: l’espulsione dal PSI, su fattiperlastoria.it. ^ Valerio
Castronovo et alii, La stampa italiana nell'età liberale, Laterza, Felice, M.
il rivoluzionario M. interventista e la cacciata dal Partito Socialista
Italiano, su vanillamagazine.it. Spinola, M. . Il fascino di un dittatore,
Mondadori, Milano, 1989.[manca il numero della pagina]. ^ Claudio M., Grande
guerra, la verità su M. interventista, «Corriere della Sera. ^ Scrive Renzo De
Felice: «Secondo Filippo Naldi, direttore del Resto del Carlino, alle prime
spese per il giornale fecero fronte alcuni industriali di orientamento più o
meno interventista o, almeno, interessati ad un incremento delle forniture
militari: Esterle (Edison), Bruzzone (Unione zuccheri), Agnelli (Fiat), Perrone
(Ansaldo), Parodi (armatori)». Renzo De Felice, M. il rivoluzionario, Einaudi,
p. 277. ^ M. resterà alla direzione del Popolo d'Italia fino al novembre 1922,
quando verrà nominato Presidente del Consiglio. Vd. la relazione della
Commissione d'inchiesta sul caso M. in Renzo De Felice, M. il rivoluzionario .
^ Renzo De Felice, M. il rivoluzionario e il "Rapporto Gasti" Novelli,
l giovane M. al soldo della Francia, in La Domenica di Repubblica Nel fascicolo
"Corrispondenza, b. 1, fascc. 17, fotografie 1" del fondo
"Treves" conservato presso la Fondazione di studi storici
"Filippo Turati", è presente una ricca corrispondenza sull'episodio.
^ Piero Treves, Ma perché quel giorno non infilzò M. ?, La Stampa. Anche in:
Piero Treves, Scritti novecenteschi, Bologna, Il Mulino, Felice, M. il
rivoluzionario, cit. ^ Renzo De Felice, M. il Rivoluzionario Da cui sarà tratto
il libro Il mio diario di guerra. ^ a causa di ciò ricevette un anno di licenza
di convalescenza, seguito da altri sei mesi al suo rientro in ospedale allo
scadere del primo permesso. Cfr. Foglio matricolare di M. Benito di Alessandro,
matricola D.M. di Forlì in M. il rivoluzionario. Alla morte del Senatore
Giuseppe Tusini, il Duce inviò un telegramma di condoglianze alla famiglia dove
citava con riconoscenza il suo intervento chirurgico risolutivo all'Ospedale di
Ronchi di Soleschiano. Cfr. P. Marogna, Giuseppe Tusini, Archivio italiano di
chirurgia Vedi anche: AA. VV., Studenti al fronte, LEG (GO). ^ Enzo Biagi,
Storia del Fascismo, Mondadori. Smith, 1981, p. 54. ^ Ludwig, Colloqui Sarfatti,
Dux, . ^ Pini, M.. ^ Sebbene alcuni abbiano recentemente sostenuto ipotesi
differenti sulle cause del congedo, attribuendolo a condizioni generali di
salute non buone legate a malattie infettive, la presenza di tali patologie è
stata negata dal referto autoptico relativo al cadavere di M. . ^ Renzo de
Felice, M. il rivoluzionario cit., pag. 353. ^ In una lettera dal fronte ad
Ottavio Dinale dell'11 settembre 1916 M. mostrava già di aver voglia di
modificare il sottotitolo del giornale. Vd. Renzo De Felice, M. il
rivoluzionario. La spiegazione del cambiamento venne data comunque in breve
fondo del 1º agosto 1918 dal titolo Novità... ^ Grandi, Le origini, . ^ Alessio
Altichieri, Le cento sterline che M. intascava dalla "perfida
Albione", .. Il tenente colonnello Hoare, nelle sue memorie, riportò le
parole che M. gli fece pervenire nonché le proprie conclusioni:
«"Mobiliterò i mutilati di Milano, che spaccheranno la testa a ogni
pacifista che tentasse di tenere una manifestazione di strada contro la
guerra". E fu di parola, i fasci neutralizzarono davvero i pacifisti
milanesi». ^ (EN) Benito M. was MI5's man in Italy., articolo del The Times,
del 14 ottobre 2009. ^ Renzo de Felice, M. il rivoluzionario Felice, M. il
rivoluzionario . Mack Smith Un rapporto della stessa sera della Polizia di
Milano indicava circa 300 presenti, compresi giornalisti e curiosi. Vd. Renzo
De Felice, M. il rivoluzionario Chiurco O.O., vol. XIV, pp. 88, 102-133. ^ Vd.
la relazione di Giovanni Gasti in Renzo de Felice, M. il rivoluzionario. ^
O.O., vol. XVIII, pag. 201. In un fondo dal titolo Non subiamo violenze! dice
noi dei Fasci non abbiamo preparato l'attacco al giornale socialista, ma
accettiamo tutta la responsabilità morale dell'episodio. ^ Mack Smith, . O.O., O.O.,
Felice [Non è chiaro di che libro si parli]. ^ La questione fiumana era già
dibattuta da tempo. Erano stati deliberati, nelle riunioni dei Fasci di
combattimento, gli invii di diverse centinaia di volontari. Vd. Renzo De
Felice, M. il rivoluzionario Carteggio Arnaldo- M., Felice, M. il
rivoluzionario È interessante il modo con cui Giuseppe Ungaretti - all'epoca
corrispondente da Parigi per «Il Popolo d'Italia» - visse gli arresti di M. e
Marinetti. Il poeta, molto preoccupato, cercò d'organizzare una manifestazione
a Parigi in favore degli arrestati. Racconterà Ungaretti in un'intervista: A
Parigi, facevo il corrispondente e seguivo i lavori della Conferenza della Pace
per incarico del «Popolo d’Italia». Gli italiani si radunavano in un grande
albergo dove era stabilita la delegazione italiana. Non rammento con precisione
la composizione della delegazione italiana. Credo Nitti o Tittoni al posto di
Sonnino e Orlando. Chissà se fra le carte di S. Ecc T. si troveranno forse un
giorno una mia lettera in cui gli dicevo che avesse fatto bene attenzione
perché oltre all’Italia ufficiale, delle schede e dei portafogli, c’era una
Italia tremendamente giovane, che avrebbe vinto per forza o per amore. Signor
delegato, gli dicevo, ho il dovere di avvertirvi che rappresento qui il
giornale dell’Italia Nuova e vi prego di fare attenzione ai mali passi! Vi
furono in quel periodo degli arresti a Milano. Organizzai allora una specie di
Manifestazione in difesa degli arrestati alla quale aderirono tutti gli
intellettuali più in vista di Parigi alla testa dei quali si misero gli
scrittori di Littérature e del gruppo Dadà, Aragon, Breton, Tristan Tzara,
ecc., che erano quelli che facevano più chiasso. Avevamo intenzione di invadere
l’Ambasciata. Io feci annunciare a Nitti che gli avrei bucato la pancia. Ma poi
non se ne fece nulla perché gli arrestati vennero rilasciati (Intervista di
Alfredo Mezio ad Ungaretti, «Il Tevere», 17-18 luglio 1933. Su questa vicenda
si veda anche F. Pierangeli, Ombre e presenze. Ungaretti e il secondo mestiere,
premessa di E. Giachery, Loffredo, Napoli; lettera di M. a Soffici del 2
dicembre 1919, in G. Ungaretti, Lettere a Soffici 1917-1930, a cura di P.
Montefoschi e L. Piccioni, Sansoni, Firenze; Ungaretti e M.. Più pacati furono
i toni usati in quell'occasione da M. che nel dicembre 1919 cercò di tranquillizzare
il suo corrispondente parigino: «Carissimo, Marinetti è in libertà. Tutto bene»
(Biglietto inviato da M. ad Ungaretti, Vita d'un uomo. Saggi e Interventi,
Mondadori, Milano). ^ Per tutta la vicenda vedi Renzo De Felice, M. il
rivoluzionario Felice, M. il rivoluzionario . O.O.. Felice, M. il
rivoluzionario , M. il fascista - La conquista del potere, Einaudi, Torino,
1995, pag. 29. A volte le richieste di denaro erano quasi esplicitamente
ricattatorie, vd. M. il rivoluzionario cit. pag. 354 e M. il fascista - La
conquista del potere cit., pag. 45. ^ M. Drago, Allievi marescialli nelle forze
armate. Teoria ed esercizi per la preparazione alla prova di preselezione dei
concorsi, Alpha Test,. ^ Renzo De Felice, M. il rivoluzionario. ^ Emilio
Gentile, E fu subito regime: Il fascismo e la marcia su Roma, Gius.Laterza et
Figli Spa. ^ Andrea Leccese, Inciucio forever: La costante del trasfmormismo
nella politica italiana, Armando . ^ Giolitti aveva esplicitato la sua
intenzione di avere con sé i "patrioti" e i "partiti nazionali"
Felice, M. il fascista - La conquista del potere cit., pag. 64. ^ La lista di
associazioni che aderirono al blocco è consultabile in Renzo De Felice, M. il
fascista - La conquista del potere Dal Corriere della Sera2. Risultano 105
morti e 431 feriti. Renzo De Felice, M. il fascista - La conquista del potere.
^ Camera, Felice, M. il rivoluzionario, Torino, Felice, M. il fascista - La
conquista del potere cit., pag. 111, 138. ^ Renzo De Felice, M. il fascista -
La conquista del potere O.O., . ^ Renzo De Felice, M. il fascista - La
conquista del potere . ^ Se i treni, se le poste hanno funzionato non lo si
deve alle misure preventive prese dal Governo, ma al concorso spontaneo,
disinteressato, entusiasta degli elementi nazionali. in Renzo De Felice, M. il
fascista - La conquista del potere Per i pareri negativi riguardo allo sciopero
: Lo sciopero generale proclamato ed ordinato dall'Alleanza del Lavoro è stato
la nostra Caporetto. Usciamo da questa prova clamorosamente battuti. ^ Enzo
Biagi, Storia del Fascismo cit. ^ Amendola, Una battaglia Nitti, Rivelazioni,
pagg. 346-7. ^ Mack Smith, Repaci, M. stesso asserisce, nel discorso di
insediamento in Parlamento, che le camicie nere sarebbero state ben 300 000. ^
Secondo Badoglio sarebbe bastato arrestare al massimo una dozzina di persone e
i fascisti avrebbero perso al primo scontro[senza fonte], asserì, inoltre che
"al primo fuoco, tutto il fascismo crollerà". Renzo de Felice, M. il
fascista - La conquista del potere. ^ Renzo de Felice, M. il fascista - La
conquista del potere cit., pag. 358. ^ Secondo Renzo De Felice la parte
destrorsa del fascismo era di tendenza o monarchica e conservatrice di
ispirazione nazionalista, oppure revisionista, normalizzatrice e moderatamente
parlamentarista. Vd. M. il fascista - La conquista del potere Paolucci Il
Parlamento è morto". Discorso pronunziato alla Camera dall'on. Turati sulle
Comunicazioni del Governo, in "Critica Sociale. ^ Vedi anche Atti
Parlamentari, Camera dei deputati, Discorsi, legislatura, Tornata. ^ Rendo De
Felice, M. il fascista - La conquista del potere Bianchi, Da Piazza San
Sepolcro a Piazzale Loreto, Vita e Pensiero, Roma. ^ Renzo De Felice, M. il
fascista - La conquista del potere La legge sarà la n. 1601 (G. U. 15 dicembre,
num. 293), vd. qui .. Felice, M. il fascista - La conquista del potere Renzo De
Felice, M. il fascista - La conquista del potere . ^ Italo Scotti, Bollettino
di informazioni costituzionali e parlamentari 1 : Il fascismo e la Camera dei
deputati: La Costituente fascista Felice, M. il fascista - La conquista del
potere. The Italo-Greek Crisis." Economist London, England. The Economist
Historical Archive, Felice, M. il fascista - La conquista del potere Felice, M.
il fascista - La conquista del potere Felice, M. il fascista - La conquista del
potere Regio Decreto Legge Felice, M. il fascista La conquista del potere anche
Prassi italiana di diritto internazionale I casi della prassi Visani, La
conquista della maggioranza, M., il PNF e le elezioni, Fratelli Frilli Editori,
in particolare l'elenco dei fatti di
cronaca riguardanti risse, aggressioni, provocazioni raccolte dall'A. nelle
carte dell'ACS provenienti da prefetture, questure, stazioni di RRCC e dalla
stampa coeva Nella fattispecie i fascisti uccisi durante la campagna elettorale
furono 18 e i feriti 147: cfr. Fabio Andriola, M. prassi politica e rivoluzione
sociale, e.f.c. Le vittime della violenza fascista, invece, secondo Renzo De
Felice, furono "centinaia di feriti e non pochi morti" (fra questi
anche il deputato Antonio Piccinini), quasi tutti appartenenti a partiti
d'opposizione, ma anche alle frange dissidenti del fascismo (come nel caso di
Cesare Forni e Raimondo Sala) cfr. Renzo De Felice, M. il fascista - La
conquista del potere cit., pag. 583. ^ Fin dalla presa del potere M. e il
Governo tentarono di arginare la violenza squadristica non più necessaria, vd.
Renzo De Felice, M. il fascista - La conquista del potere soprattutto
Alessandro Visani, La conquista della maggioranza, M., il PNF e le elezioni del
1924, Fratelli Frilli Editori, in particolare il capitolo 4 e 5 e la prefazione
di Giovanni Sabatucci. ^ Renzo De Felice, op. cit. nonché Visani. ^ Riferisce
infatti A. Visani, come particolare cura dovesse essere tenuta nell'esporre
bene che sulla scheda elettorale non andasse apposto altro segno che la croce
sul partito scelto, e soprattutto si dovessero evitare slogan e frasi d'ogni
genere. Ci si riferiva infatti alla possibilità riferita dalle prefetture che
agenti in incognito dei partiti di minoranza avessero volontariamente spinto i
più ingenui elettori del blocco nazionale a scrivere sulle schede "Viva M.
!", una pratica che avrebbe portato all'annullamento della scheda stessa.
^ Renzo De Felice, M. il fascista - La conquista del potere cit., pag. 563 n.
2. ^ ibidem. ^ Si veda il resoconto stenografico della seduta, Camera dei
Deputati. ^ Così chiamata in richiamo alla secessione della plebe ai tempi
della res publica romana i quali si riunirono sull'Aventino. ^ Renzo De Felice,
M. il fascista - La conquista del potere La morte di Matteotti infatti sarebbe
stata causata accidentalmente, durante la colluttazione seguita al prelevamento
da parte degli squadristi. ^ Scheda biografica di Matteotti, su treccani.it. ^
Renzo De Felice, M. il fascista - La conquista del potere cit., p. Felice, M.
il fascista - L'organizzazione dello Stato fascista, Einaudi Felice, M. il
fascista - La conquista del potere Felice, M. il fascista - La conquista del
potere Felice, M. il fascista - La conquista del potere Felice, M. il fascista
- La conquista del potere Felice, M. il fascista - La conquista del potere
Felice, 'M. il fascista - La conquista del potere. ^ Indignatissimo il
settimanale della sinistra fascista Impero scriverà un pezzo intitolato
Rivoluzione, non criminalità nel quale si accusava M. di far "di tutto per
portarsi sul terreno della non-rivoluzione". Vd. Renzo De Felice, M. il
fascista - La conquista del potere Per i varii articoli giornalistici del
fascismo intransigente contrario al moderatismo M. ano vd. Renzo De Felice, M.
il fascista - La conquista del potere Felice, M. il fascista - La conquista del
potere. Felice, M. il fascista, Einaudi Discorso alla Camera dei Deputati sul
delitto Matteotti, testo integrale di M. ^ Dopo il delitto Matteotti, infatti,
alcuni esponenti liberali e fascisti propendevano per l'idea secondo cui M.
dovesse "mettersi a disposizione della giustizia". Vd. Renzo De
Felice, M. il fascista - La conquista del potere. Col discorso ha inizio il
regime dittatoriale fascista, data confermata dallo stesso M. nel libro
"Storia di un anno: Il tempo del bastone e della carota", Mondadori
(in Opera Omnia). Renzo De Felice, M. il fascista - La conquista del potere. ^
Renzo De Felice, M. il fascista - La conquista del potere Felice, M. il
fascista - La conquista del potere . ^ Renzo De Felice, M. il fascista -
L'organizzazione dello Stato fascista In particolare " La Giustizia La
Rivoluzione liberale" e "Il Popolo". ^ Simonetta Falasca
Zamponi, Lo spettacolo del fascismo, Soveria Mannelli, Rubbettino Sforza, Gli
attentati a M., Per pochi centimetri fu sempre salvo, in La storia illustrata:
"Un gruppo di squadristi si lanciò sull'attentatore: più tardi sul suo
cadavere furono contate quattordici pugnalate profonde, un colpo di pistola e
tracce di strangolamento". Sforza, Gli attentati a M., Per pochi
centimetri fu sempre salvo, in La storia illustrata: "Lasciamo la parola
all'ex capo dei servizi politici presso la Direzione generale della PS, Guido
Leto. "Furono sospettati a turno" egli scrive "Farinacci, Balbo,
Arpinati, quest'ultimo perché proveniente dalle file anarchiche e amico della
famiglia Zamboni, e lo stesso Federzoni, ma le indagini accurate che furono
eseguite dalla questura di Bologna, diretta allora da un eccellente
funzionario, il questore Alcide Luciani, e da un altro espertissimo
funzionario, perfetto conoscitore dell'ambiente bolognese, Michelangelo Di
Stefano, giunsero alla conclusione che non v'era alcun elemento apprezzabile
per sostenere la tesi di un complotto organizzato nei ranghi fascisti. Ve
n'erano, invece moltissimi per convalidare quella di un gesto di un
isolato". ^ Marco Cesarini Sforza, Gli attentati a M., Per pochi
centimetri fu sempre salvo, in La storia illustrata: "Un'inchiesta segreta
fu anche compiuta, in seguito, per iniziativa del Sottosegretario all'interno,
conte Giacomo Suardo, dal magistrato Noseda del Tribunale Speciale; ma i
risultati non differirono da quelli stabiliti dalle indagini della polizia Felice,
M. il fascista - L'organizzazione dello Stato fascista. Smith. Felice, M. il
fascista - L'organizzazione dello Stato fascista. ^ Sebbene Federzoni avesse
intimato lo scioglimento dopo la presa del Ministero e molte squadre vennero
ricreate dall'ambiente farinacciano provinciale e rimasero attive per diversi
anni, pur con le minacce di ritorsioni da parte di Federzoni e dello stesso M. Felice,
M. il fascista - L'organizzazione dello Stato fascistacit In occasione delle
violenze di Firenze M., riunendo il Gran consiglio del fascismo il giorno 5,
fece approvare un ordine del giorno in cui si ordina lo scioglimento immediato
di qualsiasi formazione squadristica di qualsiasi specie perché esse non hanno
più, a tre anni di distanza dalla Marcia su Roma, alcuna giustificazione
storica e politica. . Aniante. Arpinati Felice, M. il fascista -
L'organizzazione dello stato fascista. Caruso, Arrivano i nostri, Longanesi
&C. ^ Matteo di Figlia Alfredo Cucco, Quaderni Mediterranea . ^ G. Tricoli,
Alfredo Cucco. Un Siciliano per la Nuova Italia, ISSPE InStoria - Mafia e
Fascismo Non è da escludersi tuttavia che Cucco fosse stato trascinato in una
vera e propria trappola politica, poiché egli - essendo dell'area farinacciana
- era notevolmente inviso a M., che proprio in quel periodo stava
"epurando" i vertici del partito degli elementi vicini a Farinacci.
Cfr. Matteo di Figlia Alfredo Cucco, Quaderni Mediterranea Sospetti di
affiliazione mafiosa restarono, tuttavia, come fa notare il biografo Matteo di
Figlia in op. cit. ^ Ibidem, nonché Caruso Giampietro aveva iniziato perfino
una campagna contro le... gonne sopra al ginocchio, tanto da essere invano
richiamato alla moderazione dallo stesso ministro Rocco. Caruso La mafia e la
crociata del prefetto Mori..Non è vero che la mafia dei salotti impone a M.
l'allontanamento di Mori. È vero viceversa che i suoi modi hanno allarmato
Roma; che M. ritiene il problema liquidato e che può ora liquidare il
liquidatore". DDI. Graziotti Smith Regio decreto. ^ Legge Re, regina,
reggente, principe ereditario e primo ministro. ^ Sergio Romano, Vademecum di
storia dell'Italia unita, Rizzoli, Milano, . ^ Enzo Biagi, Amori, Rizzoli il
patto fu siglato e firmato. Salata riporta che nel protocollo della sigla fu
concordato che il patto avrebbe portato la data del 7 giugno, indipendentemente
dalla data della firma, un atto espressivo della volontà del governo. Vedi
Francesco Salata Il patto M., ^ Francesco Salata, Il patto M., Mondadori,
Salata, Il patto M., Mondadori L'origine del sistema pensionistico italiano va
comunque fatta risalire, legge con l'istituzione di una «Cassa Nazionale di
previdenza per la invalidità e per la vecchiaia degli operai», con contributi
su base volontaria. ^ Nel momento dell'uccisione di Dollfuß, la moglie e i
figli erano ospiti di M. presso una sua residenza balneare. ^ All'origine
dell'incidente di Ual Ual, Salvatore Minardi, , S. Sciascia (Caltanissetta). Felice,
M. il Duce ^ A tale accordo si fa riferimento in Langer, William L. (a cura di)
An Encyclopaedia of World History, Houghton Mifflin Company, Boston. ^ R. De
Felice, M. il duce. Del Boca Ministero per la Guerra, Relazione dell'attività
svolta per l'esigenza A.O., Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, , allegato Del
Boca, . ^ Per un quadro completo quadro sull'uso sistematico delle armi
chimiche sul fronte Etiopico si veda Angelo Del Boca, I gas di M., Il fascismo
e la guerra d'Etiopia, Editori Riuniti, Roma. ^ Del Boca. Del Boca. Del Boca Del
Boca Del Boca Del Boca Del Boca Del Boca. ^ F. Cardini e R. Mancini, Hitler in
Italia. Dal Walhalla a Ponte Vecchio, Bologna, Il Mulino. È il caso per esempio
del prefetto Cesare Mori. ^ Per un primo approccio sull’origine, motivazioni e
caratteristiche del diffuso consenso che il fascismo riscosse dagli
intellettuali italiani si veda, ad esempio, A. d’Orsi, La cultura a Torino tra
le due guerre, Einaudi, Torino ; G. Belardelli, Il Ventennio degli
intellettuali, Laterza, Roma-Bari ; A. Tarquini, Storia della cultura fascista,
Laterza, Roma-Bari. ^ A proposito dell'adesione di Giuseppe Ungaretti al
fascismo, ed in particolare al suo rapporto con M., si veda: Robert S.
Dombroski, L’esistenza ubbidiente, letterati italiani sotto il fascismo, Guida,
Napoli; Filosofia fantastica. Prose di meditazione e d’intervento, a cura di
Carlo Ossola, UTET, Torino; L. Piccioni, Vita d'un poeta, Rizzoli, Milano Mauro,
Vita di Giuseppe Ungaretti, Camunia, Milano Guida, Ungaretti privato. Lettere a
Paul-Henri Michel, Pensa multimedia, Rovato-Lecce. Copia archiviata, su
laltraverita.it. Allocuzione "Vogliamo anzitutto".. M. e il papa .. ^
Copia archiviata, su anpi.it..ilmanifesto.it /25aprile/02_25Aprile
/9502rs14.01.htm in Internet Archive. A Trieste operarono alcuni dei principali
responsabili della cosiddetta "Aktion Reinhardt", l'operazione che
aveva portato allo sterminio di milioni di ebrei deportati nei campi della
Polonia Orientale. Comandante delle SS e della SD nel settore adriatico (e
quindi anche incaricato della caccia agli ebrei) era il generale delle SS Odilo
Globocnik, già comandante del settore di Lublino e quindi responsabile dei
campi di Belzec, Majdanek, Sobibor e Treblinka; a Trieste operavano con lui
Franz Stangl, già comandante di Treblinka, e Christian Wirth uno degli ideatori
delle camere a gas, poi ucciso dai partigiani. Benito M., MEMORIA SEGRETA DI M.
SULLA CONDOTTA DELLA GUERRA, Schede tecniche aerei militari italiani e storia
degli aviatori, su alieuomini.it. ^ Si veda Pietro Badoglio (L'Italia nella
seconda guerra mondiale), che riporta questa affermazione come ricevuta
direttamente da M. durante un loro colloquio. Dalle colonie inglesi, e in
particolar modo dall'India, giunsero migliaia di soldati, che non era stato
possibile mobilitare precedentemente. ^ Già a Capo Spada venne affondato un
incrociatore italiano e alcune navi italiane furono affondate da un attacco
aereo nel porto di Taranto. L'ultimo scontro di rilievo si ebbe a Capo Matapan,
una delle più gravi sconfitte nella storia della Marina. Grimaldi, U.,
Bozzetti. [i. e. millenovecentoquaranta il giorno della follia. Italia:
Laterza. Ciabattini. Ciabattini. ^ La conquista fu completata in poco più di un
mese. Felice, M. l'alleato, Einaudi, Ciabattini Ciabattini. ^ Ciabattini M. e
il re avevano un colloquio privato due volte alla settimana, il lunedì e il
giovedì. L'unica persona ammessa era il Ministro della Real Casa. Iniziati, gli
incontri proseguirono ininterrottamente fino al , per ventuno anni. Ciabattini.
^ Ciabattini Poi arrestato dai tedeschi e trucidato alle Fosse Ardeatine). ^
Benito M., Memoirs, Weidenfeld et Nicolson, London. Il testo si trova anche
qui: MEMOIRS, su oudl.osmania.ac.in. Franco o Francesco Maugeri, su
digilander.libero Cicchino, Polito e il viaggio di Rachele a Rocca delle
Caminate su historyfilesnetwork. ^ Marco Riscaldati, DAL GRAN CONSIGLIO AL GRAN
SASSO I terribili giorni che videro l’Arma protagonista, in Notiziario storico
dell'Arma dei carabinieri. ^ Sandro Russo, M. prigioniero a Ponza, su Ponza
Racconta. ^ Cfr. Fabrizio Montanari. Nenni-M., amicizia impossibile, in
Quotidiano on line 24emilia.com. Alla vigilia del suo compleanno, Nenni è
arrestato dalla Gestapo a Saint-Flour, in Rue de la Franze n.13, nella Francia
di Vichy (cfr. Mimmo Franzinelli, I tentacoli dell'Ovra: agenti, collaboratori
e vittime della polizia politica fascista, Bollati Boringhieri, Nenni,
Intervista sul socialismo italiano, Laterza). Venne condotto prima a Vichy e
poi fu rinchiuso nel carcere parigino di Fresnes per circa un mese (cfr. Enzo
Santarelli, Pietro Nenni, UTET, Venne consegnato dai tedeschi a due carabinieri
alla frontiera del Brennero, probabilmente su richiesta di M., che così lo
salvò dalla deportazione nei campi di concentramento nazisti. Condotto nel
carcere romano di Regina Coeli, Nenni fu poi confinato nell'isola di Ponza. Petacco,
La Storia ci ha mentito, MONDADORI, che riporta degli appunti che il Duce
scrisse durante il crepuscolo di Salò. ^ La grande storia, Rai Tre. Michele,
L'ultimo segreto di M., Felice, M. l'alleato: la guerra civile, Torino,
Einaudi. La Provincia autonoma di Lubiana era stata annessa all'Italia. De
iure, continuò a essere considerata tale fra paesi dell'Asse fino alla fine del
conflitto. Ovviamente, tale annessione non era considerata legittima dagli
Alleati. Felice, M. l'Alleato, tomo II, Einaudi. Il Teatro Lirico assume la funzione della
Scala, gravemente colpita dai bombardamenti alleati. Elena Aga Rossi e Bradley
F. Smith Operazione Sunrise, Mondadori. ^ Mack Smith, "La ragione offerta
(in cui è difficile scorgere un qualsiasi senso logico) fu lo shock subito nell'apprendere
che i tedeschi erano scesi a patti senza informarlo. Per l'intera vicenda, cfr.
Fabio Andriola, Appuntamento sul lago e Carteggio Segreto Churchill M.,
SugarCo. ^ Mack Smith, . ^ Secondo, fra gli altri, Raffaele Cadorna (La
riscossa: la liberazione, Milano, Leo Valiani (Tutte le strade conducono a
Roma, Firenze) e Silvio Bertoldi (La guerra parallela, Milano), M. avrebbe
appreso della decisione del CLNAI di giustiziarlo. Secondo Silvestri (Turati
l'ha detto: socialismo e democrazia cristiana, Milano, ), che però è fonte
isolata, avrebbe proprio confidato questa valutazione. ^ Fabio Andriola,
Appuntamento sul lago e Carteggio Segreto Churchill M., entrambi per i tipi
della SugarCo. ^ Pier Luigi Bellini delle Stelle, Urbano Lazzaro, Dongo: la
fine di M., ed. MondadoriChe a seguito dell'armistizio aveva per decreto
luogotenenziale assunto tutti i poteri costituzionali. ^ Comandante del Corpo
Volontari della Libertà ^ Raffaele Cadorna, Milano, La riscossa: la
liberazione, . Per la sintesi del vasto relato del generale, si è fatto
riferimento a Ray Moseley (M., Taylor Trade Publications). Audisio, In nome del
popolo italiano, Edizioni Teti. ^ Fondazione ISEC - cronologia
dell'insurrezione a Milano.. Fondazione ISEC - cronologia dell'insurrezione a
Milano. Costa L'ultimo federale, il Mulino. Sempre secondo Costa,
nell'attentato partigiano erano morti cinque soldati tedeschi della Propaganda
Staffel e due popolane milanesi. Una trentina fra civili e militari germanici
erano i feriti. ^ Giorgio Pisanò, Storia della guerra civile in Italia,
fotografie Fra i molti testimoni, era presente anche il giornalista Indro
Montanelli. ^ L'autopsia effettuata sul corpo di M.., Controstoria. ^ Filmati e
foto d'epoca girati a Piazzale Loreto - Milano e all'obitorio.. ^ Tettamanti
Franco, , commando a Musocco Rubata la salma del duce, in Corriere della Sera.
Ex multis, recentemente, Pasquale Chessa, Guerra civile. Casini Editore,
Santarcangelo di Romagna collana Frammenti di storia. ^ Come ravvisabile ad
esempio nel discorso pronunciato da M. a Milano. Venturini con prefazione di
Amilcare Rossi. Pubblicazioni d'Opere per l'incremento della Letteratura
fascista. Dante Alighieri e Benito M. . Roma, Casa Editrice Nuova Italia
Gervaso, Il dito nell'occhio, Rusconi. Felice, M. il rivoluzionario, Einaudi . Copia
archiviata, su cssem.org. Baioni. Risorgimento in camicia nera. Studi,
istituzioni, musei nell'Italia fascista. Roma, Carocci. Brano tratto da La
Dottrina del fascismo, di GENTILE (vedasi) e M., ).), sviluppata, inserito
nell'edizione de L'Enciclopedia Italiana: «Regimi democratici possono essere
definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si dà al popolo l'illusione di
essere sovrano, mentre la vera effettiva sovranità sta in altre forze talora
irresponsabili e segrete. La democrazia è un regime senza re, ma con moltissimi
re talora più esclusivi, tirannici e rovinosi che un solo re che sia tiranno.
Il fascismo respinge nella democrazia l'assurda menzogna convenzionale
dell'egualitarismo politico e l'abito della irresponsabilità collettiva e il
mito della felicità e del progresso indefinito. Ma, se la democrazia può essere
diversamente intesa, cioè se democrazia significa non respingere il popolo ai
margini dello stato, il fascismo poté da chi scrive essere definito una
'democrazia organizzata, centralizzata, autoritaria.» Gentile, La Grande guerra
e la rivoluzione fascista, su treccani.it. «Ateo militante negli anni
giovanili, quando era socialista rivoluzionario, dopo la conversione
all’interventismo e l’espulsione dal Partito socialista, M. era rimasto ateo,
anticlericale e pagano, e tale si professava quando diede vita al fascismo:
«Noi» scriveva all’indomani della sconfitta» Gentile, La Grande guerra e la rivoluzione
fascista, su treccani.it. «Pochi mesi dopo, nell’agosto, M. inneggiava
all’impero spirituale del cristianesimo «che non ha territori, ma ha ancora
un’idea nella quale si raccolgono quattrocento milioni di uomini sparsi sulla
faccia della terra»: «È un impero che conta oramai la sua vita a millenni. Sui
flutti agitati della storia è ancora la barca del divino ebreo Gesù quella che
galleggia meglio di tutte le altre»64. E un mese dopo, M. ripudiava
l’anticlericalismo e l’anticattolicismo» ^ Fonte: Corriere della Sera M.
rubacuori. Ha avuto 15 amanti". Sarfatti The Life Of Benito M.
scaricabile. ^ Mimmo Franzinelli, Il duce e le donne. Avventure e passioni
extraconiugali di M., Mondadori, Luzzatto, Così il Duce distrusse la famiglia
segreta, su archiviostorico.corriere.it, Archivio storico del Corriere della
Sera.Pieroni, La vera storia del bigamo Benito, su archiviostorico.corriere.it,
Archivio storico del Corriere della Sera. Zeni, La moglie di M., Trento, Effe e
Erre, Serri, Claretta l'hitleriana, Longanesi Bertotto, Tutti i fgli di Benito
M. Voceditalia.it, su voceditalia.it. ^ Claretta Petacci, M. segreto. Diari,
Rizzoli, È morta Elena Curti, la figlia naturale di M., in repubblica.it
Festorazzi, La pianista del duce. Vita, passioni e misteri di Magda Brard,
l'artista francese che strego Benito M., Milano, Simonelli Spinosa, I figli del
duce, Milano, Rizzoli, Milleduci. Si è
spenta Curti, figlia naturale del dittatore. Da Albino Benito a Glauco di Salle
e Asvero Gravelli, chi sono i M. illegittimi, segreti e sospetti., su tag43.it.
^ M. : una figlia segreta da una pianista, su news.ch. Quirinale: dettaglio
decorato.. Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, Diggins, L'America, M. e il
fascismo, Laterza. ^ Saggio per l'Enciclopedia italiana scritto insieme a
Giovanni Gentile. Bibliografia Antonella Astorri, Patrizia Salvadori, Storia
Illustrata della prima guerra mondiale, Giunti Editore, 2Badoglio, L'Italia
nella seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori. Bollone, Le ultime ore di M.,
Milano, Mondadori, Bollone, La psicologia di M., Milano, Mondadori, Stelle,
Dongo: la fine di M., Milano, Mondadori, . Giorgio Bocca, M. socialfascista,
Garzanti, Milano, Mauro Canali, Il delitto Matteotti, Il Mulino, 2004. Giovanni
Cecini, I soldati ebrei di M., Milano, Mursia, Ciabattini, Il Duce, il Re,
Bologna, Lo Scarabeo, Collier, Duce! Duce! Ascesa e caduta di Benito M., Ugo
Mursia Editore, Felice, M. il rivoluzionario: , Giulio Einaudi Editore Felice,
M. il fascista, Giulio Einaudi Editore, Felice, M. il duce, Giulio Einaudi
Editore. Renzo De Felice, M. l'alleato, Giulio Einaudi Editore. Renzo De
Felice, Storia del Fascismo, Luce/Libero, . Valentina De Giorgi, M. . Glorie e
disonori del primo Novecento italiano, Alpha Test, , Boca, Italiani, brava
gente? Un mito duro a morire, Vicenza, Neri Pozza, Fiorani, Alessandra Minerbi,
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Ventesimo Secolo, Giunti Editore, Fiorani, Storia Illustrata della seconda
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provvidenza, Mondadori, Pisanò, Gli ultimi cinque secondi di M., Milano, Il
saggiatore, Salvatori, La Roma di M. dal socialismo al fascismo, in Studi
Storici, Spinosa, M.Il fascino di un dittatore, Milano, Mondadori, Staglieno,
Arnaldo e Benito, due fratelli, Mondadori. Francesca Tacchi, Storia Illustrata
del Fascismo, Giunti, Vivarelli, Storia delle origini del fascismo. L'Italia
dalla grande guerra alla marcia su Roma, Società editrice il Mulino Zizzo, M. .
Duce si diventa, Gherardo Casini. Benito Amilcare Andrea Mussolini. Mussolini.
Keywords: tea with Mussolini. Refs.: Luigi Sperana, “Grice e Mussolini.” Mussolini.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Mustè: la ragione conversazoinale e l’implicatura
conversazionale nella filosofia dell’idealismo italiano – il dialogo di Socrate
e il dialogo di Gentile – la scuola di Roma – filosofia romana -- filosofia
lazia – lingua lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Abstract. Grice: “It was only late in life that I
realised that ‘freedom’ is the key philosophical concept. M. knew it all
along!” Grice: “At Oxford, I learned to refer to idealists such as Bradley as eggheads
– not M.!” -- Flosofo italiano. Roma,
Lazio. Laurea in filosofia con la tesi, “Marx,” borsista dell'Istituto italiano
per gli studi storici di Napoli, dove ha svolto attività didattica e di
ricerca, collaborando con Gennaro Sasso. Redattore della “nuova serie” della
“Rivista trimestrale”. Consegue il titolo di dottore di ricerca alla Sapienza.
Lavora alla "Fondazione Giovanni Gentile per gli Studi Filosofici"
dell'Università "La Sapienza" in qualità di “Segretario e Curatore
dell'archivio e della biblioteca di Gentile”. È stato professore a contratto di
Storia della filosofia. Insegna a Roma. È membro del Consiglio
scientifico della Fondazione Gramsci e della Commissione scientifica per la
Edizione nazionale degli scritti di Antonio Gramsci. Ha collaborato con
l'Enciclopedia Italiana, in particolare ai volumi: Il contributo italiano alla
storia del pensiero. Filosofia (ottava appendice), Enciclopedia machiavelliana
e Croce e Gentile. La cultura italiana e l'Europa. Ha diretto la rivista
"Novecento". Fa parte del Comitato scientifico di alcune riviste, tra
cui: "Giornale critico della filosofia italiana", "Annali della
Fondazione Gramsci", “La Cultura”, “Filosofia italiana”. Scrive su diverse
riviste scientifiche, tra le quali, con maggiore continuità: "Giornale
critico della filosofia italiana", "La Cultura", "Studi
storici", "Filosofia italiana". Nel è stato nominato dal Ministero dei beni
culturali Segretario del "Comitato nazionale per il bicentenario della
nascita di Bertrando Spaventa". Dal
al ha insegnato Ermeneutica
filosofica, in qualità di Visiting Professor, alla Pontificia Università
Antonianum. Ricerche Le sue ricerche si sono rivolte alla storia della
filosofia italiana, con contributi dedicati all'idealismo e al marxismo. Per
quanto riguarda l'idealismo italiano, ha indagato i momenti e le figure
fondamentali (sino al profilo complessivo) e le premesse nella filosofia
dell'Ottocento, specie in relazione al pensiero di Vincenzo Gioberti
(soprattutto con il libro su La scienza ideale). Di particolare interesse gli
studi su Bertrando Spaventa e le monografie su Omodeo e Croce. Ha dedicato
saggi e ricerche al pensiero di Antonio Gramsci e ad altri momenti del pensiero
marxista italiano: del è la monografia
su Marxismo e filosofia della praxis, che ricostruisce la storia del marxismo
italiano da Labriola a Gramsci. Sono noti i suoi studi sul pensiero politico
nell'Italia contemporanea, con particolare riguardo alle figure di Rodano,
Balbo, Noce. Ha approfondito lo studio dell'opera di Marx e in generale
la storia della filosofia tedesca tra Hegel e Nietzsche. Particolare
attenzione ha poi rivolto (con il libro
su La storia e con altri scritti, tra cui quelli sull'evento e sulla
teoria delle fonti) alle questioni specifiche della teoria della
storiografia. Metodi Conduce l’indagine teoretica in stretta relazione
con gli studi di storia della filosofia e di storia della storiografia, in
generale nell’ambito della storia delle idee, adottando un metodo
storico-critico che spesso privilegia l’uso di fonti archivistiche e di
documentazione inedita. Il suo metodo cerca di coniugare l'analisi strutturale delle
opere filosofiche con la ricerca filologica sulle fonti e sulla tradizione dei
testi, con particolare riguardo ai processi di lungo periodo della filosofia
italiana moderna e contemporanea. Saggi:“Storiografia” (Mulino, Bologna); “Croce,
Morano, Napoli Franco Rodano. Critica
delle ideologie e ricerca della laicità” (Mulino, Bologna); “Carteggio
Croce-Antoni, Mulino, Bologna Politica e storia in Bloch, Aracne, Roma La
scienza ideale. Filosofia e politica” (Rubbettino, Soveria Mannelli, Franco
Rodano. Laicità, democrazia, società del superfluo, Studium, Roma Grice:
“’superfluo’ is possibly one of the most unsuperfluous words in the Italian
philosophical dictionary – cf. “I was in New York, which was black out.” --
Gioberti, Il governo federativo” (Gangemi Roma) – nazione e stato federale –
federazione, governo federativo -- Rodano, Cristianesimo e società opulenta,
Edizioni di storia e letteratura, Roma, Il giudizio sul nazismo. Le
interpretazioni -- La storia: teoria e metodi, Carocci, Roma, La filosofia
dell'idealismo italiano, -- Grice: “filosofia” is superfluous here, seeing that
idealism already ENTAILS philosophy!” -- Carocci, Roma, Croce, Carocci, Roma
Tra filosofia e storiografia. Hegel, Croce e altri studi” (Aracne, Roma); “La
prassi e il valore -- la filosofia dell'essere” Aracne, Roma “Filosofia della
praxis” Viella, Roma); “In cammino con Gramsci, Viella, Roma. L'ermeneutica, in
«Rivista trimestrale», Il problema del mondo nel «Tractatus» di Wittgenstein,
in «Rivista trimestrale», Le fonti del giudizio marxiano sulla rivoluzione
francese in «Annali dell'Istituto
Italiano per gli Studi Storici», L'orizzonte liberale di Dahrendorf, in
«Critica marxista», Sturzo e il popolarismo – POPOLARISMO -- nel giudizio, in
Sturzo e la democrazia europea, Laterza, Roma-Bari, Croce e il problema del
diritto, in «Novecento», Metodo storico e senso della libertà” “La storiografia
crociana, in «La Cultura», Omodeo. Il pensiero politico, in «Annali
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per un'interpretazione del liberalismo di Croce, in Croce e Gentile fra
tradizione nazionale e filosofia europea, Riuniti, Roma, “La società civile
democratica, in «Novecento», Sul
giudizio politico, in «Novecento», Il marxismo politico nell'interpretazione di
Noce, in «Poietica», Gioberti e Cartesio, in Bibliopolis, Napoli, Comunismo e
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Cristellon, Morcelliana, Brescia, Il destino dell'evento nella nuova storia”
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etico e liberismo economico, in Croce filosofo liberale, -- cf. Grice, “Do not
multiply liberalisms beyond necessity: ‘liberalismo semiotico’” – Grice: “Muste
is very witty in distinguishing between liberalism and liberrism!” Reale, LUISS
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della filosofia italiana», L'idea di “Risorgimento” in Gioberti, in «Quaderni
della Fondazione Centro Studi Noce», Il significato delle fonti storiche, in
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metodi, in «History and Theory», Il passaggio all'anti-fascismo di Croce, in
Anni di svolta. Crisi e trasformazione nel pensiero politico della prima età contemporanea,
Sciullo, Rubbettino, Soveria Mannelli, Alterità e principio del dialogo in Calogero,
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Spaventa, in "Filosofia italiana", apr. Storia, metodo, verità, in «La Cultura»,,
Gentile e Marx, «Giornale critico della filosofia italiana», Togliatti e Luca,
«Studi storici», Gentile e Socrate, (Grice: cf. caricature of Gentile as
Aristotele in ‘La scuola d’Atene”) -- in La bandiera di Socrate. Momenti di
storiografia filosofica italiana nel Novecento, Spinelli e F. Trabattoni,
Sapienza Università, Roma, Gentile e Gioberti, «La Cultura», Gramsci, Croce e
il canto decimo dell’Inferno di Alighieri, Giornale critico della filosofia
italiana,, Spaventa e Gioberti, Studi storici La presenza di Gramsci nella
storiografia filosofica e nella storia della cultura, Filosofia italiana,
Dialettica e società civile. Gramsci “interprete” di Hegel, «Pólemos. Materiali
di filosofia e critica sociale», Marx e i marxismi italiani, «Giornale critico
della filosofia italiana», La “via alla
storia” di Ginzburg, in Streghe, sciamani, visionari. In margine a Storia
notturna di Ginzburg, Presezzi, Viella, Roma, Filosofia e storia della
filosofia nella riflessione di Sasso, Filosofia italiana, Opere Sapienza Roma.
Dipartimento di studi filosofici ed epistemologici, su lettere uniroma1.
Intervista sulla storia della "Rivista trimestrale" Intervista di M.
su Croce del //diacritica/ letture-critiche/lo-
storicismo-di-croce-e-la-morte-della- metafisica-intervista-a- M. Socrate e
Gentile. Se consideriamo i libri custoditi presso la biblioteca personale di Gentile,
troviamo, a proposito di Socrate, soprattutto opere di autori italiani, con
alcuni dei quali da tempo era in corrispondenza: oltre le vecchie versioni di Ferrai
(Padova), vi figurano le edizioni dell’Apologia curate da Acri (riproposta da
Guzzo) e da Manara Valgimigli (Bari); le opere di Giovanni Maria Bertini (fra
cui l’edizione di Senofonte), che, come si dirà, avevano occupato la critica di
Bertrando Spaventa; quindi i libri che via via, nella prima metà del secolo,
erano apparsi in Italia: quelli di Zuccante, che Tocco aveva presentato alla
Reale Accademia dei Lincei, poi quelli di Covotti, Mignosi, Labriola, Banfi,
Levi, Brocchieri. Ma a proposito di
Socrate, Gentile utilizzò anche altri mo- menti della storiografia filosofica
italiana, appoggiandosi, per esem- pio, ad alcuni testi dello storico del
cristianesimo Alessandro Chiap- pelli e del romanista Pascal. Se allarghiamo lo
sguardo oltre i confini nazionali, i riferimenti principali rimangono quelli di
Zeller (a cui si era prevalente- mente richiamato Spaventa), ma anche di
Gomperz e di Tannery. Di Zeller, Gentile possede i primi due volumi
dell’edizione Mi piace ricordare che la ricerca su libri, opuscoli e
periodici posseduti da Gentile 1 può ora essere svolta online sul sito della
Biblioteca di Filosofia della Sapienza di Roma, grazie al lavoro di
digitalizzazione del catalogo compiuto sotto la direzione del dott. Gaetano
Colli: cfr. Colli. Anche il catalogo dei corrispondenti dell’archivio di
Gentile (custodito presso la “Fondazione Giovanni Gentile per gli Studi
Filosofici” a Villa Mirafiori) è consultabile nel progetto “Archivi on-line”
del Senato della Repubblica. italiana della Filosofia dei Greci curata da
Mondolfo; e di Tannery conservava la seconda edizione, di Pour l’histoire de la
science hellène, che la moglie Erminia aveva donato, con dedica, al figlio
Giovannino. A Zeller, come si sa, dedicò un ampio necrologio nel quale elogiò
la sua opera di storico criticandone tuttavia i princìpi neokantiani2; e
avvicinandovi, ap- punto, i nomi di Tannery e quello, «così geniale», di
Gomperz. Proprio a Gomperz, d’altra parte, aveva fatto un più che positivo
riferi- mento nella prolusione palermitana su Il concetto della storia della
filosofia, dove parlò di un «concetto equivalente al mio, che nella storia
della filosofia si riassuma tutta la storia dell’umanità»4; e, nella lunga
recensione che nel 1909 dedicò al Socrate di Zuccante, ne parlò come di «uomo
di gusto», sia pure privo del «bernoccolo del filosofo», assumendone
soprattutto la critica della testimonianza di Senofonte. Gentile si trovò di
fronte, fin dalla giovinezza, due modelli inter- pretativi, tra loro, per
altro, connessi. In primo luogo le pagine che Ber- trando Spaventa aveva
dedicate a Socrate, dapprima discu- tendo sulla “Rivista contemporanea” la
memoria torinese di Giovanni Maria Bertini Considerazioni sulla dottrina di
Socrate6, poi nel grande corso sulla filosofia italiana, dove aveva aggiunto,
come appendice, lo Schizzo di una storia della logica, nel quale riprendeva il
tema socratico7. Il secondo riferimento è Labriola, la cui memoria su La
dottrina di Socrate era stata ripubblicata da Benedetto Croce per l’editore
Laterza. Per quanto, in maniera caratteristica, nel discorso preliminare del
all’edizione degli Scritti filosofici di Spaventa, si limitò a un breve cenno
alla discussione con Bertini8, e anche nella Prefazione al Gentile. Bertini. Ma
la memoria, a cui Spaventa si riferisce, era stata presentata in una seduta. Poi
in Bertini. Da una lettera a Spaventa, si apprende che l’articolo di Bertrando
era solo il primo di una serie di scritti socratici, che poi non realizzò: cfr.
Spaventa La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea, in
Spaventa Gentile Gentile e Socrrate volume Da Socrate a Hegel mancò di entrare
nel merito della questione9, è da ritenere, per le ragioni che si vedranno, che
l’influenza spaven- tiana pesasse in maniera determinante nella sua prima
lettura di Socrate. Spaventa confuta l’interpretazione di Bertini, cercando di
definire i rapporti, da un lato, tra Socrate e la filosofia antica, e, d’altro
lato, tra Socrate e la filosofia moderna. Per tale confutazione, si era
appoggiato al capitolo hegeliano delle Le- zioni sulla storia della filosofia e
all’opera di Zeller, ma anche, per deter- minare i caratteri generali del
pensiero greco, alla traduzione francese di Claude Joseph Tissot della Storia
della filosofia di Heinrich Ritter10. Tuttavia, la lettura di Socrate risultò
ben diversa da quanto quei libri potevano suggerirgli. Possiamo dire, in breve,
che se per Hegel è Parmenide il vero iniziatore della filosofia, perché ha
sollevato il pensiero alla massima astrazione dell’essere11, per Spaventa la
filosofia inizia propriamente con Socrate, che ha scoperto la dimensione del
“concetto”, superando il naturalismo immediato della precedente vita greca. La
critica a Bertini si appuntava su questo aspetto. Per Bertini, di fronte
all’attacco dei sofisti, Socrate aveva restaurato l’ethos greco, sal- vandolo
dalla dissoluzione. Per Spaventa, le cose andavano diversa- mente. Non solo
Socrate non aveva restaurato la vita greca, ma le aveva inferto «il vero colpo
di grazia» (La dottrina di Socrate, in Spaventa), ponendo un nuovo principio,
quello della «soggettività universale»: caratterizzata la filosofia
presocratica come indistinzione immediata di pensiero ed essere, Socrate aveva
inaugurato l’antitesi dei due termini, senza tuttavia trovarne l’unità e la
sintesi, e anzi la- sciando al pensiero moderno questo compito ulteriore. I
sofisti, dun- que, lungi dall’essere dei distruttori, si presentavano quali
profondi innovatori, anche se il loro soggettivismo era piuttosto un
individuali- smo, fermo alla dimensione naturale ed empirica dell’individuo.
So- crate trasformava, con la dottrina del concetto, questo individualismo in
un autentico, universale soggettivismo: in questo senso – scrive Spaventa – Socrate
e Cartesio, che che ne dica Bertini, si rassomigliano. Spaventa Parmenide,
Hegel [Ritter Cfr. Hegel Ma soprattutto, per il riferimento a Da questo
punto di vista, Socrate non appariva affatto come un fi- losofo pratico o
morale, ma come un filosofo schiettamente teoretico. Più precisamente, il
carattere della sua filosofia veniva indicato in un radicale formalismo.
Bisogna prestare attenzione all’uso che Spaventa fece di questa espressione,
per certi versi anticipando i temi della sua riforma della dialettica.
Formalismo significava che Socrate, scoprendo il principio nuovo della
«soggettività universale», lo riconosceva solo nella forma, nell’attività
dialogica della ricerca della verità, in quanto presupponeva, alla maniera di
tutto il pensiero antico, il contenuto og- gettivo e naturale: se per i moderni,
scriveva, la soggettività è non solo «universale» ma «assoluta», «il puro
rapporto del pensiero a se stesso», per Socrate «non è già il soggetto che
determina l’essere oggettivo, ma l’essenza oggettiva delle cose che determina
il soggetto». La visione moderna – per cui, come si chiarirà nella riforma
della dialet- tica, il pensiero è negazione determinante dell’essere -- appariva
qui rovesciata, nel senso che l’essere si delineava come il cercato, come la
verità ideale del soggetto. Questa tesi del formalismo era quella vera- mente
decisiva nell’interpretazione di Spaventa, poiché a essa veni- vano ricondotti
tutti i temi della riflessione socratica: l’induzione, il dialogo, l’ironia, e
poi soprattutto l’ignoranza, interpretata come con- sapevolezza della mancanza
di verità del soggetto, quasi come ammis- sione del limite storico della
propria posizione. E ancora, l’eudemoni- smo socratico diventava (seguendo qui
i Magna moralia) l’assenza del concetto del Bene e, quindi, la sua
identificazione con l’utile. Infine, ed è un altro aspetto di rilievo (e qui la
fonte era in parte aristotelica in parte hegeliana), mancava in Socrate la
psicologia, cioè la cognizione della parte irrazionale dell’individuo, delle
passioni: la sua soggettività «universale» non riusciva a cogliere né il
contenuto del concetto né la base irrazionale dell’individuo, restando sospesa
tra il particolare e l’universale e non potendo intravedere la sintesi e
l’unità tra i due momenti, cioè l’autentica realtà e immanenza del concetto.
Nella memoria su La dottrina di Socrate, con la quale vinse il premio della
Regia Accademia di Scienze Morali e Politiche di Napoli, Labriola non citò mai
lo scritto di Spaventa, ma certo ne riprese [Si veda per questo aspetto Mustè
La dottrina di Socrate, in Spaventa. Gentile e Socrate 43 almeno un paio di
aspetti14. In primo luogo riprese la tesi del formali- smo, a cui dedicò la
parte centrale dello scritto e che anzi sviluppò fino alle conseguenze estreme,
mostrando come «il suo di Socrate sapere è pura esigenza» e «quello che egli
cerca deve ancora trovarlo» (Labriola). In secondo luogo, insisté sulla
mancanza in Socrate di ogni notizia di psicologia, con accenti e motivi molto
simili a quelli che Spaventa aveva adoperato nella polemica con Ber- tini. Ma
certo mutava il quadro complessivo dell’interpretazione, anzi tutto per la
scelta, molto radicale, di affidarsi esclusivamente o quasi alla testimonianza
di Senofonte, non attribuendo, scriveva, «a Socrate nessun principio, massima,
o opinione che non sia, o esplicitamente riferita, o indirettamente accennata
da Senofonte»; poi per il fatto che la tesi spaventiana del formalismo serviva
ora a recidere i rapporti tra Socrate e la tradizione filosofica presocratica
(ibid., 555), superando il problema stesso che aveva animato la discussione tra
Spaventa e Bertini. Per Labriola, Socrate non era affatto un filosofo: «Socrate
come semplice filosofo – scriveva – è un parto d’immagina- zione» (ibid., 569);
e tanto meno poteva essere considerato come «il creatore del principio della
soggettività», neanche di una soggettività «universale» come quella di cui
Spaventa aveva parlato. Al contrario, la figura di Socrate era ricondotta a due
linee fondamen- tali di lettura, tra loro convergenti: da un lato il processo
di sviluppo della religione greca, dove Socrate aveva inserito l’idea della
divinità «come intelligenza autrice e reggitrice del mondo», riuscendo per
questo «a isolare la sfera morale dalla naturale; d’altro lato, in relazione
agli studi che allora conduceva per «una storia dell’etica greca» interpretò
Socrate come concreta espressione della crisi della storia greca, come
l’emergere di una colli- sione tra forma della tradizione e volontà
dell’individuo: per cui, sorge nell’individuo «il bisogno di rifarsi da sé quella
certezza» che l’opinione comune ha smarrito, tornando a porre, con l’esercizio
del dialogo, le[ L’interpretazione di Labriola è stata analizzata da Cambiano,
Il Socrate di Labriola e la storiografia tedesca e da Spinelli, Questioni
socratiche: tra Labriola, Calogero e Giannantoni che si leggono rispettivamente
nel primo e nel terzo volume di Punzo3, Spinelli ricorda opportunamente un
breve quanto penetrante articolo di Giannantoni, Il Socrate di Labriola,
apparso nel supplemento di “Paese sera”. Tra gli altri studi, mi limito a
ricordare Cerasuolo, e le lucide osservazioni di Poggi domande induttive sulla
definizione, sul «cosa è» la giustizia, la virtù, la santità. Per certi versi,
Labriola seguiva la linea interpretativa di Spa- venta, ma ne modificava la
prospettiva, calando Socrate non più nel centro problematico della storia della
filosofia ma in quello della vita religiosa e sociale del mondo greco. A
prescindere dallo sviluppo peculiare che ebbe nella memoria di Labriola, la
tesi spaventiana del formalismo di Socrate restò alla base delle prime
riflessioni di Gentile. Già nella tesi di laurea su Rosmini e Gioberti – dove
il problema principale, sulle orme di Donato Jaja, era quello dell’intuito, e
quindi della profonda differenza tra l’intuito ro- sminiano dell’essere puro e
quello, platonico ma soprattutto prove- niente da Malebranche, delle idee
determinate e formate (Gentile) – i riferimenti a Socrate risentono della
discussione di Spa- venta con Bertini. Lo si vede, soprattutto, nella nota che inserì
per di- scutere la memoria di Aurelio Covotti Per la storia della sofistica
greca. Studi sulla filosofia teoretica di Protagora (pubblicata negl’Annali
della Regia Scuola Normale Superiore di Pisa), dove, criticando le
interpretazioni di Wilhelm Halbfass e di Theodor Gomperz, ribadì la necessità
di distinguere l’individualismo empirico di Protagora dal soggettivismo di
Socrate, pur sottolineando la sua distanza dal kanti- smo, mancando ancora in
Socrate «il concetto del pensiero come produttività -- Gentile. Una lettura,
questa, che trovò poi uno sviluppo più organico nella recensione al Socrate di
Zuccante, dove criticò «l’interpretazione soggettivistica» di Protagora, che
l’autore aveva dato, insistendo piuttosto sul rapporto con Demo- crito: con
riferimento a un articolo di Victor Brochard, affermò anzi che la tesi dello
storico francese andava «rovesciata», perché non Demo- crito aveva appreso da
Protagora i princìpi della gnoseologia sofistica, ma viceversa questo,
Protagora, era stato «scolaro» di quello, di Democrito (Gentile). Questo tema
del rapporto tra Socrate e Protagora era d’altronde essenziale nell’equilibrio
del libro, perché tanto Rosmini che Gioberti avevano appunto confuso i due
momenti (l’individualismo e il soggettivismo), lasciando oscillare la figura di
Socrate tra Protagora e Platone: «il Gioberti» – spiegava Gentile Gli articoli
di Brochard vennero ristampati in Brochard (ma si veda la 4° edizione ampliata,
Paris, con l’introduzione di Delbos). Gentile e Socrate 45 «come il
Rosmini, non conosce altro soggettivismo che il falso antro- pometrismo
protagoreo», e perciò, aggiungeva, si vede costretto a tro- vare in Socrate
Platone, «altrimenti del maestro di Platone non si fa che una ripetizione di
Protagora» (Gentile). Alla maniera di Spaventa, insomma, il soggettivismo di
Socrate non andava confuso né con l’individualismo di Protagora né con la
successiva dottrina pla- tonica delle idee. Questo atteggiamento spiega anche
la presenza di Socrate nel saggio su La filosofia della prassi, dove, per
dimostrare che Marx aveva assunto il concetto della prassi dall’idealismo, e
non dal mate- rialismo, chiamò in causa il «soggettivismo di Socrate», facendo
dell’antico filosofo greco il primo idealista, anzi il primo teorico della
praxis: perché, spiegava Gentile, Socrate non concepiva la verità come un bene
formato da trasmettersi, ma come il risultato di un «personale lavorio
inquisitivo», cioè del dialogo e dell’arte maieutica: «il sapere – concludeva –
importava per Socrate un’attività produttiva, ed era una soggettiva
costruzione, una continua e progressiva prassi» (Gentile). Altrove scriveva che
il merito di Socrate «consiste appunto nel superamento di quella dualità di
volontà e intelletto, che è presup- posta così dal determinismo come dal concetto
del libero arbitrio»: e arrivava ad affermare che, se avesse approfondito
questo aspetto, sa- rebbe stato condotto «al concetto hegeliano dell’unità di
libertà e ne- cessità razionale» (Gentile). Di questa singolare definizione di
Socrate come primo idealista, Gentile darà una spiegazione, nei Discorsi di
religione, quando dirà che, con Socrate, «la filosofia acquista coscienza del
suo carattere idealistico», anche se questa co- scienza «si oscurerà tante
volte nel corso del suo sviluppo storico»: e quasi per dare un esempio di tale
oscuramento, ricordava l’«idealismo ancora naturalistico» di Platone e
Aristotele, che aveva ricompreso l’intuizione socratica nel realismo del «mondo
delle idee» e in quello di «Dio, forma o atto puro, o pensiero del pen- siero. .
Questi primi riferimenti, in larga parte ispirati dalla posizione di Spaventa,
cominciarono a complicarsi negli anni appena successivi, quando Gentile iniziò
a elaborare la filosofia dell’atto puro, e quindi, bisogna aggiungere, ad
approfondire la distanza tra dialettica del pen- sato e dialettica del pensare,
tra pensiero antico e pensiero moderno. Un preludio della successiva lettura di
Socrate può essere indicato, d’altronde, nella lunga recensione al
Socrate di Zuccante, dove Gentile, richiamandosi implicitamente (senza mai
citarla) alla posizione di Spaventa, chiarì due aspetti fondamentali della pro-
pria interpretazione. In primo luogo, in un passaggio di particolare im-
portanza, rielaborò e chiarì la tesi del formalismo socratico, definito appunto
come la sua «gloria». Scrisse infatti: la verità è che la ricerca socratica è
prevalentemente umana, perché l’uomo coi sofisti era venuto al primo piano
della speculazione, segna- tamente nella rettorica. E lo stesso tentativo di
sollevare a scienza la rettorica, operato dai sofisti, ne mette a nudo
l’essenziale formalismo, e fa sentire il bisogno di quella più schietta e più
concreta scienza dello spirito, che Socrate persegue col suo motto divino:
conosci te stesso. Qui è la radice dell’unità del suo interesse speculativo,
teorico, e del suo interesse morale, pratico: qui anche la radice del
formalismo spe- culativo e morale, a cui s’arresta lo stesso Socrate. Il quale
supera la forma rettorica con l’affermazione del contenuto della rettorica (giusto,
ingiusto ecc.): ma di questo contenuto non definisce altro che la forma: il
concetto come universale, non intravveduto da nessuno dei filosofi precedenti:
il concetto di ogni cosa (logica) e il concetto stesso del giusto (morale). In
che consiste il valore di questa scoperta, che è la gloria di Socrate
(Gentile). In secondo luogo, stabilito il senso del formalismo socratico,
Gentile chiariva il significato della scoperta logica di Socrate, affermando
che si trattava non solo, e non tanto, della scoperta del concetto, ma del
«concetto del concetto», della «essenza dello spirito»: se i filosofi prece-
denti sempre avevano adoperato concetto e definizione, ora Socrate sollevava il
pensare a «pensiero del pensiero», conferendo agli uomini una «seconda vista»,
quella della schietta universalità. Grazie a Socrate, il pensiero diventava,
per la prima volta, oggetto di sé stesso, sostituendosi all’orizzonte della
natura: e questo, oltre quello più limitativo dell’assenza di un contenuto
assoluto, era il carattere del suo formalismo, inteso appunto come
considerazione della forma logica in sé stessa. Negli scritti di questo
periodo, l’accento cominciava a battere con più forza sulla continuità tra
Platone e Aristotele, perché – scriveva – «con Aristotele [non] si fa un passo
avanti» rispetto al metodo trascen- dente di Platone (Gentile). Non solo
infatti, come precisò nella prolusione palermitana su Il concetto della
storia della filosofia, Platone aveva trasformato il concetto socratico in
«idee eterne e immobili, puro oggetto della mente»; ma iniziò a riportare la
filosofia di Platone alla fonte eraclitea e soprattutto a quella parme- nidea,
che ai suoi occhi costituiva il vero approdo del Teeteto e del So- fista:
«Platone» – scriveva – «non vide mai altro che l’essere immobile e realmente
immoltiplicabile, tal quale l’essere (fisico) degli Eleati. Qui si doveva
arrestare una filosofia ignara della natura dello spirito». Più che Socrate,
dunque, la filosofia di Platone in- contrava, con la teoria delle idee,
l’essere di Parmenide, superando in esso anche la primitiva lezione di Cratilo.
Fu nel primo volume del Sommario di pedagogia che il giudizio su Socrate
cominciò ad assestarsi. Gentile vi si soffermò in due diverse parti dell’opera:
in primo luogo, nella sezione su L’uomo, a proposito dei concetti; in secondo
luogo, nella parte terza, su Le forme dell’educazione. Il capitolo che dedicò
al «merito di Socrate sco- pritore del concetto» finì per risultare piuttosto singolare.
Riconobbe a Socrate il «merito straordinario» di avere affermato «il carattere
uni- versale del vero» (Gentile); ma subito aggiunse che quel con- cetto non
era poi il vero concetto, il conceptus sui, ma una forma che, conseguita per
via induttiva, con «un processo di generalizzazione», era piuttosto irreale,
astratta, lontana dalla concreta determinazione del mondo: offrì insomma del
concetto socratico una lettura singolar- mente negativa, quasi rappresentandolo
nella figura degli pseudocon- cetti o finzioni che, nella Logica e nella
Filosofia della pratica, Croce aveva teorizzato. Di più, in un capitolo
successivo, affermò che il concetto socratico, «base dell’erronea teoria
platonica e aristotelica del concetto», presupponeva la scissione tra teoria e
pratica: ne- gando dunque a Socrate proprio quel merito che, come abbiamo
osser- vato, gli aveva riconosciuto nel saggio su La filosofia della prassi. La
considerazione trovava uno sviluppo rilevante, come si diceva, nella terza
parte dell’opera, dove Gentile poneva la figura di Socrate all’origine del
concetto di «educazione negativa», collocandolo sulla stessa linea che,
nell’epoca moderna, avrebbe prodotto la «possente» opera di Rousseau. A questo
principio dell’educazione negativa, Gen- tile tornava a rivolgere un elogio,
perché capace di implicare «l’imma- nenza del divino nell’uomo» e dunque di anticipare lo spi- rito di
libertà di Rousseau: ma anche qui osservava che Platone aveva convertito
la maieutica socratica in un innatismo delle idee, come un ritorno dell’anima
«a quella pura cognizione originaria che ella si reca in sé dalla nascita». Una
critica, d’altronde, che si legava all’idea, sostenuta ancora nei Discorsi di
religione, secondo cui il pen- siero antico non poté mai accedere al problema
morale, perché privo del principio stesso della volontà (Gentile). In tutta la
prima fase della sua riflessione, Gentile tenne fermo il Socrate di Spaventa,
cioè la tesi del formalismo e della scoperta della soggettività universale, via
via innestandovi i motivi essenziali nella propria filosofia: così,
nell’Introduzione alla filosofia parlerà di So- crate come del «primo grande
martire degl’interessi più profondi dell’uomo e della sua nobiltà e grandezza»
(Gentile), come di colui che, con il Nosce te ipsum, aveva vinto l’antico
naturalismo e sco- perto la «concezione umanistica del mondo»; e nella più
tarda Filosofia dell’arte arriverà a svolgere il motivo spaventiano (e
labrioliano) della mancanza di una psicologia in Socrate nella tesi, ben più radicale,
dell’assenza del sentimento e, in generale, del principio dell’arte in tutto il
pensiero antico (Gentile). Ma la trasforma- zione essenziale e decisiva avvenne
certamente nelle opere più siste- matiche dell’attualismo, in modo particolare
nel Sistema di logica, quando Socrate, come ora vedremo, acquistò il volto più
complesso di fondatore del logo astratto: che era uno svolgimento dell’idea,
comun- que presente in Spaventa, che proprio in lui, in Socrate, e non in Par-
menide e nei filosofi presocratici, andava indicato l’autentico inizio della
filosofia occidentale. Nella Teoria generale, dove il problema fondamentale era
quello dell’individuo e dell’individualità, si faceva più nitido il quadro
dell’intero sviluppo della filosofia greca, ponendo al centro del natu- ralismo
quella che definì «la disperata posizione di Parmenide» (Gen- tile 1959b, 107),
quintessenza dell’intero mondo mitico e presocratico e carattere della «seconda
natura» delle idee, stabilita da Platone. Tra Parmenide e Platone, Socrate
appariva come colui che aveva operato «la netta distinzione tra genere e
individuo», non riuscendo certo a trovare la sintesi tra i due momenti, ma
lasciando aperta, con il suo formalismo, tanto la via platonica tanto quella
aristotelica. Di fronte a entrambi, a Parmenide e a Platone, Socrate era
delineato come colui che «scopre il concetto come unità in cui concorre la va-
rietà delle opinioni»: affermazione di grande significato, Gentile e
Socrate perché, almeno in senso formale,
indica una rottura dell’intero natu- ralismo antico, un presagio – se così può
dirsi – della sintesi e della vera individualità, che solo il pensiero moderno,
osservando il con- cetto come conceptus sui e come autocoscienza, arriverà,
dopo il cri- stianesimo, a compiere. Però, come si diceva, solo nei due volumi
del Sistema di logica, la figura di Socrate acquistò una nuova luce e un più
preciso significato, all’interno della dialettica del logo astratto e del logo
concreto. Possiamo dire che il punto centrale della considerazione delle forme
storiche del logo astratto è proprio il passaggio da Parmenide a Socrate, che è
poi il passaggio dal naturali- smo antico alla logica del pensiero pensato,
inteso come momento eterno e insuperabile del logo. Il punto socratico è quello
fondamen- tale, se non altro perché, superando la posizione, disperata e
assurda, di Parmenide, Socrate pone, nel concetto universale, l’intero circolo
del pensiero antico, che in Platone (con la teoria della divisione) e in
Aristotele (con la teoria del sillogismo) troverà solo uno sviluppo coerente e
un adeguamento. All’altezza della dottrina del logo astratto, Gentile segnava
con meno forza, rispetto ai testi precedenti, il distacco tra So- crate e
Platone, ma indicava con molta più forza la differenza tra So- crate e
Parmenide. È vero che, in un passaggio non privo di ambiguità, disse che
Parmenide rappresentava «il fondatore della logica dell’astratto», colui che
«per primo cominciò a intendere in tutto il suo rigore il concetto del logo
quale presupposto del pensiero» (Gentile). Ma subito precisò che tale
fondazione del logo era in verità una negazione del pensiero, perché il suo
essere, privo di determina- zione e di differenza, è in realtà mancanza di
pensiero, il nulla del pen- siero, il semplice immediato: e per Gentile, così
come per Spaventa, non è l’essere di Parmenide a segnare l’inizio della logica,
come acca- deva in Hegel, ma il concetto universale di Socrate. È con Socrate
in- fatti, come ripete più volte (concordando, per altro, con quanto Croce
aveva sostenuto nella Logica), che «nasce formalmente la scienza della logica»
(Gentile), che viene posto non «l’immediato essere astratto», ma la
«mediazione», il «rapporto tra soggetto definito e predicato onde si
definisce», per cui, concludeva, «l’astratta identità dell’essere naturale di
Parmenide e di Democrito qui è vinta». E altrove Croce. chiariva: «la logica comincia
propriamente con Socrate, quando l’es- sere spezza la dura crosta primitiva
della immediatezza naturale, in cui s’era fissato nelle concezioni degli Eleati
e degli Atomisti, e si me- dia nella forma più elementare possibile del
pensiero: identità che sia unità di differenze» . Nel concetto socratico, nella
definizione, è già tutta la logica antica, che troverà nella dialettica platonica
e nel sillogismo aristotelico solo uno sviluppo necessario. Più precisamente,
Socrate diventa, nel Si- stema di logica, il fondatore della logica
dell’astratto, che non si esprime più nell’assurda immediatezza di A (essere
naturale), ma nel rapporto A=A, che indica il principio d’identità e l’intero
«circolo chiuso», come lo definì, del logo astratto: rapporto che è già
rapporto di pensiero, perché il primo A si distingue dal secondo A, generando
la figura del giudizio, sia pure di un giudizio analitico e definitorio. Così,
il passaggio (che impegnò il secondo volume dell’opera) dal logo astratto al
logo concreto indicava anche il merito e il limite della posizione socra- tica,
il suo elogio e la sua critica: perché il «circolo chiuso» che Socrate aveva
fondato, immettendo l’uomo nella regione del pensiero, era pur sempre un
circolo, una mediazione e un movimento, e perciò inclu- deva, sia pure in
maniera inconsapevole, il riferimento del pensato al pensare, dell’astratto al
concreto. Lo includeva, come spiegò, nella forma «mitica» di tutto il pensiero
antico, non ancora come «pensa- mento del logo astratto nel concreto, ma
viceversa come «pensamento del logo concreto nell’astratto» (Gentile). La
lettura del momento socratico sembrava così compiuta nei ter- mini
fondamentali. Ma negli ultimi mesi della sua vita, Gentile delineò una intera
storia della filosofia, che doveva fare parte della collana «La civiltà
europea» della casa Sansoni, e di cui riuscì a scrivere solo la prima parte,
fino a Platone. Di questa opera, che è stata pubblicata a cura di Bellezza, ci
rimane, tra le carte del filosofo, l’in- dice dell’intero lavoro (che si
sarebbe dovuto concludere con la consi- derazione di Varisco, Martinetti, Croce
e Gentile stesso) e il manoscritto di un «prospetto» che si riferisce alla
parte successiva e non scritta sulla filosofia antica, fino alla sezione terza,
che avrebbe dovuto occuparsi di epicurei, stoici, scettici, accademici e
neoplatonici. Archivio della “Fondazione Giovanni Gentile per gli Studi
Filosofici”, manoscritti pubblicati. Gentile e Socrate 51 In questo ultimo
scritto sulla filosofia antica, Socrate diventava ve- ramente il centro
dell’intera considerazione, lo snodo decisivo tra na- turalismo e metafisica.
Più chiara e conseguente risultava, in primo luogo, la ricostruzione della
filosofia presocratica. Le due figure prin- cipali di questa epoca, Parmenide
ed Eraclito, rappresentavano due aspetti complementari della medesima
intuizione della natura e del cosmo, priva della luce del pensiero: nell’essere
di Parmenide, che è lo stesso fuoco di Eraclito fermato nel suo eterno ardere,
si riassume il peccato capitale della prima filosofia greca, che ora Gentile
definiva come «misticismo» (Gentile), come «intellettualismo» e «for- malismo»,
cioè – spiegava – come il primo esempio di una filosofia «che fa lavorare il
cervello, ma lascia, si può dire, vuoto e inerte il cuore». E tutto il
successivo atomismo, soprattutto in Demo- crito, gli appariva come l’esito
naturale di tale originaria assenza del pensiero, che finì, come doveva finire,
nel «pretto materialismo», dove «il pensiero è identico alla sensazione». S’intende
perché, nella linea che già era stata di Spaventa, Gentile riservasse parole di
elogio alla sofistica: a Protagora, come a colui che scopre «il tarlo se- greto
che rode questo essere a cui pur tutto, per chi pensa e ragiona, si riduce», e
che costituisce, dunque, tanto l’autocritica in- terna quanto il logico
compimento del naturalismo eleatico; e soprat- tutto a Gorgia, che scopre «la
potenza della parola», di quell’elemento attivo e umano che l’essere di
Parmenide non poteva includere né spie- gare: una potenza, quella della parola,
che rappresenta l’emergere di un nuovo mondo, di cui «non siamo più soltanto
gli spettatori, ma vi facciamo da attori». Sono i sofisti, perciò, che
«preparano Socrate e tutta la filosofia del logo che ne deriva», che «rendono
possibile la scoperta di questo nuovo mondo». E il capitolo su Socrate, come si
diceva, co- stituisce il cuore di tutta l’interpretazione che qui Gentile
proponeva del pensiero antico. A differenza di Labriola, anzi tutto, e in parte
an- che di Spaventa, Gentile mostrava di privilegiare nettamente il Socrate di
Aristotele, considerando inattendibile la descrizione di Senofonte, che ne fa
«un troppo bonario e grossolano pensatore», e in fondo anche quella di Platone,
che nei dialoghi presenta «un Socrate idealizzato e platonizzante»: «il Socrate
storico – scriveva – non è il Socrate platonico». Più attendibile dunque
Aristotele, pur «ne’ suoi cenni sommari», perché in Aristotele emerge-
rebbe la vera fisionomia di Socrate, autore di una sola ma fondamen- tale
scoperta, quella del concetto, o meglio della definizione e del giu- dizio,
cioè del pensiero: non il termine, ma il giudizio, «quel giudizio che come atto
del pensiero rivolto all’essere naturale Parmenide e i seguaci suoi avevano
dimostrato impossibile. Così Socrate compie il «passo gigantesco», «trova il
pensiero», e «il pensiero, per la prima volta, si viene a trovare alla presenza
di se stesso: di se stesso nell’oggetto che può conoscere, e conosce».. Per
questo, e solo per questo, Socrate rimane per sempre «il modello da imitare»
per ogni filosofo successivo, come «una delle incarnazioni più splendide
dell’ideale umano, se umanità vuol dire, come vide So- crate, pensiero». La
preferenza che Gentile accordava alla fonte aristotelica derivava, d’altronde,
da un lungo percorso, che aveva trovato nella discussione con Zuccante un punto
di particolare chiarezza. In quella oc- casione, appoggiandosi ad alcune
analisi di Gomperz e soprattutto di Joël, aveva definito i Memorabili come
l’opera «più sciagurata uscita dalla penna di Senofonte: pesante, monotona,
tutta infarcita di banalità e di vere caricature dello spiritoso e malizioso
dialogo socratico» (Gentile), soprattutto per la tendenza ad attribuire a
Socrate «una specie di prammatismo», eliminando quell’elemento «logicistico»
che per Gentile ne costituiva, invece, il tratto saliente. Di conseguenza,
aveva rifiutato l’intera impostazione di Labriola, che aveva as- sunto il
«Socrate senofonteo» come la pietra di paragone di ogni altra testimonianza. Non
si può tacere che, in tale uso delle fonti, si celava una certa tendenziosità e
forse qualche equivoco. Anzi tutto, come è facile osservare, il richiamo ad
Aristotele era, in verità, un riferimento quasi esclusivo ai passi della
Metafisica su Socrate come «fondatore della filosofia concettuale» e
«scopritore dell’universale» (Maier), con una larga sottovalutazione di quanto,
nella fonte aristotelica, rinviava alle dottrine etiche e morali. Anche la
contrappo- sizione fra la testimonianza aristotelica e quella senofontea,
seppure giustificata da un dibattito interpretativo allora in corso (si pensi
alle 18 Si ricordino, a questo proposito (soprattutto con riferimento a
Labriola, il cui scritto è definito «il migliore studio italiano
sull’argomento», e a Joël), le osservazioni di Calogero nella voce Socrate del
dell’Enciclopedia italiana. Gentile e Socrate diverse letture di
Döring e di Joël), trascurava i possibili legami che alcuni autori, come
Heinrich Maier o Georg Busolt, avevano stabilito tra i passi socratici di
Aristotele e i Memorabili senofon- tei19. Si trattava, insomma, di una
semplificazione del ben più arduo problema delle fonti socratiche, ma di una
semplificazione necessaria affinché, nel discorso di Gentile sulla filosofia
antica, emergesse in piena luce il posto assegnato a Socrate, come iniziatore
della logica e superatore del precedente naturalismo. Dunque Socrate appariva,
nelle pagine che ora Gentile vi dedicava, come la rappresentazione vivente
della scoperta del concetto come giudizio, e a questo principio del logo
andavano ricondotti tutti gli aspetti della biografia. Socrate fu, pertanto, il
maggiore dei Sofisti (Gentile), perché convertì la parola di Gorgia nella nuova
«fede nel pensiero», restituendo a quel mondo umano, che pure i sofi- sti, con
la loro opera distruttiva, avevano scoperto, il pregio dell’uni- versalità e
della verità. Questo era il senso dell’ironia e del dialogo: il dialogo,
possiamo dire, si superava nel logo, e si risolveva in esso, per- ché, come
aveva chiarito Platone nel Teeteto, era in verità un monologo, «un interno
dialogare della mente con se stessa» (ibid., 170), dove il concetto unico e
universale costituiva il presupposto e la mèta, l’inizio e la fine, dentro cui
i dialoganti, lungi dal distinguersi, si unificavano come simboli di un solo
ritmo logico. Certo Gentile riprendeva lette- ralmente l’indicazione
spaventiana del «formalismo socratico», ma in certo modo, come ora vedremo, ne
metteva piuttosto in rilievo l’aspetto positivo, schiettamente logico, rispetto
alla costru- zione successiva di una metafisica, culminante nell’opera di
Platone. «Formalismo» significava, perciò, visione formale del concetto e del
giudizio, fede nella forma del pensiero, non ancora fissato in un tra-
scendente mondo delle idee. Per molte ragioni non potrebbe dirsi che Gentile
trasformasse la fi- gura di Socrate in quella di un precursore dell’attualismo,
come per esempio era accaduto, a proposito di Gesù di Nazareth, ad Omodeo o a
Ruggiero: la sua prosa si manteneva più sobria, [Si ricordi la netta
affermazione del Maier, che risale all’edizione di Tubinga del Sokrates: «debbo
confessare che mi riesce incomprensibile come mai si siano potute dare tanta
importanza e tanta fiducia alle sue [di Aristotele] scarse osservazioni» (Maier)
controllata, ma certamente tendeva ad assegnare a Socrate un valore unico in
tutto l’orizzonte della filosofia antica20. Il «formalismo» indi- cava un
merito, non un difetto. E in tutto il capitolo sull’«essere come concetto», ne
sottolineò l’importanza, senza mai indicare il limite della visione socratica.
Limite che emerse piuttosto nelle pagine successive, quelle sull’«essere come
idea», dove, per spiegare il passaggio a Pla- tone, accennò pure al «problema
centrale di Socrate», consistente nel «dualismo da vincere» tra il mondo umano
e il mondo naturale, tra il concetto e l’esperienza, perché – scriveva –
Socrate «non aveva saputo dir nulla di quella natura che ci sta davanti, in cui
si nasce, si vive e si muore, e con cui all’uomo che pensa per concetti rimane
pur sempre da fare i conti» (Gentile). Era necessario segnare il limite di
Socrate, per offrire una spiegazione del passaggio successivo, quando il suo
«formalismo» ripiegò in una compiuta metafisica, tornando di fatto al
naturalismo e al mito eleatico dell’essere immutabile. E il lungo capitolo
sull’«essere come idea», che copre quasi la metà della parte scritta
dell’opera, costituisce in effetti una delle pagine più importanti, e in fondo
drammatiche, che Gentile abbia composto negli ultimi giorni della sua vita.
Parlò di «un nuovo abisso, che si de- lineava tra Socrate e Platone, come
quello che aveva diviso la filosofia umana di Socrate da quella naturalistica
che lo aveva preceduto; e ne preparò l’analisi con una sottile considerazione
delle scuole socrati- che minori, culminante nella figura di Euclide, che
«proveniva dall’eleatismo» e che per primo, inaugurando l’opera che sarà di Platone,
trasferiva il concetto o universale socratico dalla mente dell’uomo nella
realtà in sé. Di fronte al dualismo irri- solto di Socrate, tornava, fin da
Aristippo o Teodoro, il vento gelido della vecchia cultura, che riempiva il
«formalismo» di un contenuto antico, quello della natura, della trascendenza,
del realismo. Platone stesso, in fondo, compì questa opera necessaria,
appoggiandosi ai suoi veri maestri, l’eracliteo Cratilo e Parmenide, e ab-
batté la barriera tra l’umano e il divino, innalzandovi sopra quell’edificio
possente che è la metafisica. All’analogia tra Socrate e Gesù, Gentile aveva
fatto riferimento nella recensione a G. Zuccante, Socrate. Fonti, ambiente,
vita, dottrina (Gentile). Per Omodeo, il rinvio è a Omodeo; per Ruggiero, al
primo volume di Ruggiero Gentile e Socrate Quando, in una decina di pagine di
forte intensità, entrò all’interno di questo meccanismo, e cercò di spiegare
con più precisione il passag- gio che si era consumato dal formalismo di
Socrate alla metafisica di Platone, Gentile non mancò di osservare che la
«soluzione» che la dot- trina delle idee aveva dato al «problema» di Socrate,
unificando ciò che nel maestro si conservava diviso, era in fondo fallimen-
tare, perché metteva capo a un nuovo e più duro dualismo, quello che si apriva
tra eraclitismo ed eleatismo: due anime – scrisse – inconciliabili: né Platone
riuscì più a mettere una a tacere, come in qualche modo erano riusciti a fare
Parmenide ed Era- clito e lo stesso Socrate. Il poderoso sforzo da lui tentato
di strin- gere insieme le due opposte esigenze pur nella forza indomabile
dell’energia con cui esse reciprocamente si escludono, non potrà non fallire. La
vicenda post-socratica delineava dunque la storia di un falli- mento; e di un
fallimento, bisogna aggiungere, che aveva un prezzo elevato per la filosofia:
perché l’idea di Platone altro non era che l’es- sere di Parmenide («dire idea
– scriveva – è lo stesso che dire essere») e il dialogo, che Socrate aveva
coltivato come ricerca sogget- tiva della verità, si irretiva nella dialettica
oggettiva delle idee trascendenti, dell’essere, nella «dialettica consistente
nella relazione che hanno le idee in se stesse», in «dialettica oggettiva, che
è norma e fine della soggettiva» Gentile parlava bensì di conquista del
pensiero platonico, di progresso, ma in tutta la sua pagina circolava
l’impressione del regresso e della decadenza, del passo indietro, della
chiusura metafisica. Impressione che si fece nitida nel brano in cui, mettendo
a diretto confronto i due filosofi, Socrate e Platone, affermò che il primo, di
fronte all’antico naturalismo, aveva scoperto il pen- siero come «relazione»,
«soggetto, predicato e loro relazione», mentre l’altro quella relazione aveva
ricondotta «in un’idea suprema», unica e universale, e perciò l’aveva
annientata e assorbita nell’ordine ogget- tivo dell’essere che nega e dissolve
il pensiero: «quest’idea – spiegava – pel fatto stesso che totalizza la
relazione, l’annienta; perché l’idea delle idee, essendo unica, è irrelativa».
E dunque metteva capo all’«unità massiccia, immota, morta, che è tutto un
blocco, da prendere LA BANDIERA DI SOCRATE o lasciare. Proprio come
l’Essere eleatico. Pare pensiero, e non è. Che era una critica della metafisica
platonica e, al tempo stesso, il più alto riconoscimento a Socrate: il quale
restava, così, al centro di questa storia, come una possibilità inesplosa
dell’antico, che solo il pensiero moderno, dopo il cristianesimo, avrebbe
ripreso e realizzato. Nota bibliografica BERTINI, “Considerazioni sulla
dottrina di Socrate.” Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino. Opere
varie. Biella: Amosso. CERASUOLO.“Il “Socrate” di Labriola.” In La cultura
classica a Napoli. Napoli: Pubblicazioni del Dipartimento di Filologia Classica
dell’Università degli Studi di Napoli. BROCHARD, Études de philosophie ancienne et de
philosophie moderne. Paris: Alcan. COLLI.
Biblioteche di filosofi nella biblioteca di filosofia della Sapienza romana.”
Culture del testo e del documento. CROCE, Logica come scienza del concetto
puro, Bari: Laterza. DE RUGGIERO, GUIDO, Filosofia del cristianesimo, Dalle
origini a Nicea. Bari: Laterza. GENTILE Recensione a Zuccante, Socrate. Fonti,
am- biente, vita, dottrina (Torino). La Critica. Sistema di logica come teoria
del conoscere. Firenze: Sansoni. Rosmini e Gioberti. Saggio storico sulla
filosofia italiana del Risorgi- mento. Firenze: Sansoni. Sistema di logica come
teoria del conoscere. Firenze: Sansoni. La filosofia di Marx. Firenze: Sansoni.
Teoria generale dello spirito come atto puro. Firenze: Sansoni. Storia della
filosofia (dalle origini a Platone), a cura di V.A. Bellezza. Firenze: Sansoni.
La religione. Firenze: Sansoni. Gentile e Socrate. La riforma della dialettica
hegeliana. Firenze: Sansoni. La filosofia dell’arte. Firenze: Sansoni. Introduzione
alla filosofia. Firenze: Sansoni. Sommario di pedagogia come scienza filosofica.
Firenze: Sansoni. Spaventa. Firenze: Le Lettere. HEGEL, GEORG WILHELM
FRIEDRICH, Lezioni sulla storia della filosofia. Firenze: La Nuova Italia. Lezioni
sulla storia della filosofia (vol. II). Firenze: La Nuova Italia. Scienza della
logica. Roma-Bari: Laterza. LABRIOLA,“La dottrina di Socrate secondo Senofonte
Platone ed Aristotele.” In Tutti gli scritti filosofici e di teoria dell’educa-
zione, a cura di L. Basile e L. Steardo. Milano: Bompiani. MAIER, Socrate. La
sua opera e il suo posto nella storia. Firenze: La Nuova Italia, ed. or.
Sokrates: sein Werk und seine geschichtliche Stellung. Tübingen: Mohr. MUSTÈ,
“Il senso della dialettica nella filosofia di Bertrando Spaventa.” Filosofia
italiana. OMODEO, Gesù e le origini del cristianesimo. Messina: Princi- pato,
POGGI, STEFANO, Introduzione a Labriola. Roma-Bari: Laterza. PUNZO Labriola.
Celebrazioni del centenario della morte. Cassino: Edizioni Dell’università
Degli Studi di Cassino, RITTER, Histoire de la philosophie ancienne, 4 voll.,
traduit de l’allemand par C.J. Tissot. Paris: Ladrange, SPAVENTA. Lettere,
scritti e documenti pubblicati da Benedetto Croce. Napoli: Morano, SPAVENTA,
Opere, a cura di Gentile. Firenze: Sansoni. NOME COMPIUTO: Marcello Mustè. Mustè. Keywords:
la filosofia dell’idealismo italiano, popolarismo, governo federativo,
democrazia, kratos – natoli, il potere – un concetto di kratos – dirito, il
principio politico, liberalismo – H. P. Grice, “liberal” --, partito liberale
italiano, comunismo, il libero
economico, il libero etico, libero politico, ri-sorgimento italiano, libertà del
volere, “Gentile e Socrrate” -- -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Mustè” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- GRICE ITALO!; ossia, Grice e Muzio:
la ragione conversazionale nella vernacola – filosofia italiana – Luigi Speranza
(Padova).
Filosofo italiano. Padova, Veneto. Abstract: H. P.
Grice: “It can be said, to echo M., that there is an even less natural – than in
his native Italy, long, largely figurative "battle" at Oxford over
the use of Latin versus the vernacular in the teaching of philosophy. This is
not a single, sudden conflict but a gradual cultural and institutional shift
that occurs over centuries, as the role of the Latin language as the universal
language of philosophy diminished. This transition is driven by social and
intellectual changes. The Latin language, unlike the vernacular, is a marker of
ELITE status. Proficiency in the Latin language is a hall-mark of a gentleman's
education and an upper-class trait, zealously guarded to maintain social
distinctions. The vernacular is a "commoner's tongue". The vernacular
is long considered too unrefined for serious philosophical discourse by many philosophers.
Rise of the vernacular: A wider movement across Europe in the late Middle Ages
and early modern period legitimised the nationa language, though this is slower
in English at Oxford. Practicality vs. Tradition: While the Latin language
allows philosophers across Europe to communicate, it becomes a barrier to wider
education and the integration of ideas, not so much in philosophy, but especially
in science and modern subjects. Key
Dates and Periods Period/Date Event/Significance Pre-17th Century. Every scholarship
and examination at Oxford is conducted in the Latin language. Late 17th -
Mid-18th Century. A gradual shift begins. While the Latin language remains the
formal language of tutorials, seminars, lectures, official documents, and to
this day, degrees: H. P. Grice, B. A. Lit. Hum. Oxon -- the use of the
vernacular in INFORMAL discussion and SOME written work starts to increase.
1750s Prominent intellectuals and philosophers, like Johnson, regard the Latin language
as superior for formal philosophical discourse, highlighting ongoing cultural
resistance to the vernacular in academia. Late 18th Century The Latin language stopped
being the main language in most lectures at Oxford, with the number of essays
written in the vernacular starting to outnumber those in the Latin language.
Early to Mid-19th Century The process accelerates at Oxford. The vernacular gradually
supplants the Latin language as the standard written and spoken academic
language in most contexts. 1960 The requirement of the Latin language – and indeed
along with Classical Greek language, as a compulsory entrance examination
subject for every Oxford student is officially abolished. This marks the formal
end of the institutional supremacy of the Latin language at Oxford, though the
actual "battle" for its use in teaching had concluded much earlier. Muzio
is likely Girolamo Muzio, an Italian author and poet who writes in defense of
the vernacular Italian language. His family is originally from Capodistria,
modern-day Koper, where he returns in 1504 after his father's death. Other
Major Publications Besides his famous work Battaglie per difesa della italica
lingua, often titled simply as Battaglie, which defends the use of the Italian
language against Latin, M. writes several other volumes of poems, controversial
treatises, and other works. His other known publications include: Rime et
prose, a collection of poems and prose, which included his defense of a
specific poem ("Canzone") by Caro. L'Atamante, a tragedy.
Ragionamenti in defensa di ALIGHIERI (vedasi) e di PETRARCA (vedasi), a work in
defense of the poets ALIGHIERI (vedasi) and PETRARCA (vedasi). Risposta allé
opposizioni sanesi. Particelle poetiche sopra ALIGHIERI (vedasi). La poetica
sopra ALIGHIERI (vedasi). Isagogicon ad Libellum, an introduction/libretto in
praise of Elcelio. A translation of the first four books of VIRGILIO (vedasi)
Aeneid into Italian ottava rima. M. is a prominent figure in the
intellectual and literary circles of the Italian Renaissance, working as a
courtier, poet, and scholar. BATTAGLIE DI M. GIUSTINOPOLITANO, PER
DIFESA DELL'ITALICA M., M. BATTAGLIE Giuftinopolitano c o x Per diffesa dell'italica
lingua, jl L C V Ts^E LET T E \E gl'infrafcritti nobili giriti: cioè j Al
Cefano 3 & al Caualcanti. Al signor Renaio Triuultio , e AlClarils. Signor
Domenico Veniero: col quale in particolare difeorre sopra il Corbaccio. Con vn
TrattatOjintitolato Lr Varchina: dove si reggono con molte belle ragioni non po
rori del Varchi del Caiteluetro 3 e del Rufce Et alcune bellissime annotationi
lbpra il Petr CON PRIVILEGIO. In Venezua, Appreflb Dufmelli. AL MOLTO ILL. SIC
CAVALIER, ET CONTE PALATINO LATERANENSE, fi S IG.zANTONlO Eudemonoiam >
della Sereni^. KefubliVeneta Qolonelio ordinario merinpmo. Molte sono le ragioni
che mi muouono, Molto IlluftrcSignor mio, d mandare in luce l’opera delle battaglie
di M. Giuftinopolitano, mio padre, sotto l’onoratissimo nome suo; e tra le
altre l'amore, con che iohòoflcruato e oflcruo moki anni fono, le singolari
virtù e qualità tue, conoscendo cTesser da lei riamaro al par angone, ed esser
tenuto io dimostrarle con qualche onesta occasione, quanto io istimi la cortese
ic 2 amo- amoreuolezza, & beniuolenza fua, oltre il merito dell'antica
nobiltà della già Imperiai famofa famiglia Paleoioga ; della quale
defcédendoifuoi gcncrofi maggiori ,• hebbero nome di Euaemo- noiani , mercè del
gran valore con che ottenne contra nemici di quel facro Im perio molte fegnalate
vittorie , vn Gio- uanni Paleologo, dal quale il nome di quefto ramo di detta
cafafù mutato in Eudemonoiani, che! Greco fcriuedofi iuè y
ctifj^v6ict>avvY\(T, alle orecchie di chi ql là dottiflima lingua
intédc,fuona felice, & aucntùratiffimo Giouanni. Quanti & quali fieno
flati à i tempi partati i Principi>& più Illuftrif.Signori, per le fegna
late operationi della fudetta Imperiai progenie,& fimilmente di quefta fila
li- nea tranominata Eudemonoiani,fenc ftiaà detto di quclli,channo notitia del
le hiftorie cefi Greche , come Latine di quei tempi. Ma molto più m'inuitano
iluoi valorofi, eproprij meriti, che foli la tengono chiara,&
pregiata,pre(fo ad ogniuno, che la conofce,poi che no de- generando punto da
così alta ftirpe, hà facto fatto vedere al mondo più volte così giouanc ancora tante
valorofe proue, chemolti emuli iuoi,nonfenzaiidcgno fe ne fono bene Ipdfo
marauigliati;fpe- tialmttenelivinma pattata guerra, che sòfatta dalla
fantiifimaLcga,contra Se lim gran Signor de TurchLcóciofiache hauendo
armato,& foftentato vna gale ra,& vna grolla galeotta, feguitò mctre
durò la detta guerra, il fcruitio di que- fio Sereniflìmo ftato Veneto,come Ca
ua!licro,non men rcligiofo,& defidero fo dell' efTaltationc della
fantiffima fede, che affezionato verfo qucfto Eccelfo Doni inio,fuo naturai
Principe, alquale ha deiìtterato fempre, & defidera dilata tione,& ogni
maggior gloria. Nella qu al guerra oltre l'altre fattionifue no- tabili, ha
faputo allargare i termini del- la £ ima fua,ancora tra nemici ift elfi, qua do
imbattédofi con vna fola fua galera , in due grofTe galeotte nemiche, dopo
hauer cò molto ardire & valore d'inuic to cuore cóbattuto gi ade /patio di
tem po,rcftado con glonofavittoria,cacciò Je vinte infuga, con tantafua lode,
con te 3 quanto quanto danno,& fcorno de' nemìci.Nè fu meno illufìxe
l'altra poco dopo,nclla feliciflìma,& gloriofi£giornata , quado hauendo
madata vna galera nemica fot to l'onde, conquiftò quella : delBei di
Negropontc,facédo lui prigione,il qua le fi come con grand'animo vinfe, fù có
non minor lealtà prcfta àconfegnarlo airilluftrifs. & Ecce ltc h . allhora
Gene ral Veniero, nó rifguardando alcun par ticolar fuointerefle, nècòmodo,comc
quello che nó curò di fpogliarfi di così ricca preda, per caricarli d'honorc,
del qualeèftato Tempre più ingordo, che d'altro acquifto alcuno.Da che Ci causò
poi la defiata liberatione di tanti Caual lieri d'importanza, &foldati di
valore, che fi sà , li quali ( fe non per quello prt gione)fariano rettati à
marcire in quel- la horréda infernal cuftodia della torre di xMar maggiore.
Talché da quefte,& da molt'altre dignilTnne fue operano-
ni,cheperbrcuicàtaccio(febcn quìpo- tcfsi io raccontar diuerfè altre egregie
fuc imprefiyiclle quali in altre occorre ze molti legni de nemici, & de
loro gra numero numero, animofamente perfegiritanda li, ha ridotti in Tuo
potere) fu poti-ffima cagione à quegli llluftrifo&. Eccelletif. Generali
della fantifììma Lega, di rico- nofcerlo,in farlo guida, & capo di tutti
quegli honoratiflìmi , & valorofifs. C31- uallieri , che con vafelli loro ,
& à fpefe proprie guerreggiauano allhoracótra ileòmun nemico noftroj
acquiftandofi in età così giouenile,vn nome sì glorio fo , di chepuò
liberamente prometterà ogniuno,& fperare ogni alto & honora to
progreffo,corrifpondente aH'efpctta tione, che s ha d'vn tanto fuo valore^ifti
marlo parimente & amarlo,fi come dee ti Illuftriflimi Generali, digitandolo
co tante,& sì grate accoglicnze,hanno fat- to: Eril Serenifsimo Signor Don
Gio- uanni d'Auftria allhoraparticolarmen te, quando come venturiero andò(non
contento di quanto haucua co tanta fua riputatione fatto per auanti) con moki
foldati d'honore, à feruirc quella Altcz za , nella occorrenza di Tuncfi ,
& della Goletta. Auenga che da sì ftrenueim prefemolfo ancora Gregorio
Xlll.fan- fc 4 tifsiiaQ tiffimo-, l'ha creato Cauallier Aureatd» &
ContePalatino,con li fuoi defceride- tiprimogeniti;& ciò
confingolari,&iò lennipriuilegij, corroborando ancora : in efli gli antichi
Imperiali già fuoi à per ~petua,& chiara teftimonianza, della co tinuata
virtù,& nobiltà fua. Da che fpin ta parimente quella inclita Republica
.prudentiffimaiftimatrice,&larghiflìnìa remuneratricede meriti
altruU'hafat- tafuo Colonello ordinario, con.hono- ratiffimo intertenimcnto ,
oltre il dono fattole dei Prato della Suda, nel ferrico rio della
Canea,fuapatria,in feudo no* bile, con intentione di valerfi delle fue virtù
alla giornata. Mà fe io non temefli che horamai più no reftafle oflfcla la in-
■ genua fua modeftia,lontana da ogni for te dioftentatione, che lodata la fama
fua chiariflimain così largo campo del* le fue lodi,qui no mi fermarei , come
io faccio : Non reftarò però di dire , che a me pare,che per tanti,& sì
degni rifpet. ti,io habbi penfato , & rifoluto affai be- ne, fe intedo
d'honorare il libro di mio padre, col fuo tanto illuftrenome,& mo-
moftrarIe,comehò dettoci grade affet- to mio,con fperanza di raccoglierne p a
rimente d'una tal mia determinatione , & da ogni giuditiofo mio amico ,
lode, & dalla virtù, & molto valor fuo contra cjual fi voglia
Céfore,patrocinio,& dif- fefa.Sebenc quefte Battaglielo vero co tefe
littcrarie,piaceuoli,& ritratte in car ta non pare , che fieno di quel
valore , c forza , che fono quelle ch'eifercita V.S. la quale con altra
eccellente maniera, moftra la differenza,che è tra quefte , & le vere battaglie
di Marte ; tuttauia co* fuoi difeorfi giuditiofi , in tempo di pa«
ce,abbracciando in ogni occafione,con molto fauore,& sforzo le lettere ,
& gli amatori d'effe, moftra euidentiffimame te d'effere di fpirito
folleuato , & d'alto intelletto,nelle attioni ciuili, & di pace, come
ornato d'animofo , & rifplendétc valore, ne trauagli delle armi. Accetti
dunque V.S.molto Uluftre, infieme col dono,ramoreuole offeruanza mia,non
mifurando però nè quefta , nè quello v con la grandezza de' meriti fuoi : mà fi
benelvno con il faggio giuditiofuo, ai * $ quale quale fpero che fodisfarà
l'opera; Ec l'altra con la folita gentilezza Tua, & cor tefia, alla quale
in parte corrifponderà la (incera mia inclinatione.con la quale le bacio
riuerentementelamano, dcfi- derandole ogni felicità, & eflfaltatione. Di
Vcnetia. Di V.S.molto Illuftre Aflfettionatiis.fcruitore, M.. TAVOLA COPIOSA
DELLE COSE PIV NOTABILI CHE IN QVESTO LIBRO si contengono. Ccommodare,per
preftare, no dirfi. a catte AdefTo,non fid ice > ma hora . 51.&64.
Additare diverto. 61 Adducere,non addurre. 5 i Aggradire & aggradare. 3 s
Alcramentejaknmenti^&c. 6$ «AltrijComes'ufi. 64 Altrui. #4 A nmanto^per
manto IT può dire. 16 AmmantOjnome & verbo 3 vfarfi. 5 7 Ammorzare. ^4
AmornOjfònorno & fimili^non fi dice. 106 Anco,non efler parola di prole. 1
f.44.5i.&tfi. Andafsijin tei za perlòna non dirfi. 1 3 7 Andallsper feconda
perfona del maggior ni m o nondirfi. *o7 Andrei ,non anderei. 7 4 Apparii non
apparere.^p 1 4o Appicciolare^non ii legge. 3 $ Approuare^non comprobare. $4
TArioito auanza tucci i Tofcani, che di poefia hanno fermo . go TAriolb TAVOLA
PAriofto 1 quanti c d'anteporfi, 3 7# & pr Arroge,non vfarfi. 13 f YA\
ticolo non darli a fegni de cafi nclnumero del più nelle profe. jg
Afpettare.per appertenere,o toccare,non vfarfi. 47 Afialire,chc lignifichi. 10
À/Tembrare. 8^ Attendere,non fi*nifica,ofleruare,o mantenere; ma il proprio
verbo è attenere. 4 h Auante^in rima fpeffo. 7 5 Auanti che fi mouefle , non
innanzi fi mouefle dir- Auanti parole , che comincino per S , accompagnata da
vn'altra confonante, non hadafentirfi confo- nante. Adare. 8p Banda, per
paefe,non dirfi. ^ g Bandire,sbandire,& sbandeggiare. £^ Bifauolo,& non
proauo. - ^ al Boccaccio di purità di lingua , & di dolcezza, & di
altezza di dire,niun merita d'efltr agguagliato, r CAle verbo,richiede il terzo
cafo. 1 x t Calere. $^ Cancellare. ^ Canzoni del Petrarca di gra dottrinatali fiano.
1 88 Capire,non fi dice . 4».& 7 1 Capirli da me,non fi dice,ma caper in
me. 4 % Cafcare,non fi dice. ìo j Caftigatura & caftigamento,non caftigo. 4
4 .& * 1 Cau(a,cau/àre 3 e cagionare. 60.& Cercojche lignifichi. j 7 Che,efler in vlb del
Petrarca lafciarla . j 4 Chei più degli alrri fcrirtori d'Italia non tòno più
pu n,che quelli di Tofana. Chif B Ch
j,nc D cafi obliqui da fuggirli Chiunche , quancunche , qualunchc ,
douunche,noit dirama chiunque,&c. 44 Ci partiremo & humiliatnoci,non fi
partiremo &hu miliamofi. ^ t Circa^non fi dice . ^ Circonftantie,per paefi
d # intorno,non dirli, 4 7 Colo verbo,non viàrfi. , 5 1 Coltello dirfi. 6 ^
Comparire^ non comparere; éx Comincia a dire,& non di . Conceduto^non conceflb. ^$
Conducerejnducere^adducerej & Umili, & non con- durre in profa. *j
Confàrfi^non fi conftruifce col con . 7J.&74 Confederato & lega,&
non confederatone, 4* Conforci,non confortationi. 4 g Confidandofi^non
confidando 49 Confufione delle lingue data da Dio in penitenza de! l'altrui
fuperbia. Confequire,non confèguitarc.
4* Contefa.non contentione. ' 4 d Contorni. 44 Conuercita in Loto^&r non
conuerfa. 6x Cofìare. fi leCofe proprie più giudicar che l'altrui * non al-
trui . Coftoro^non coteftoro. 4 1 Creder
credi, non dirfi . 1 3 J Credia,non dirfi . I } f Criare,non dirfi per creare.
1 » % DAI Giugno al Gennaro,uon da Giugno al Gen- naro. 4° 9*W biafimaua Sii
feritori cofi Fiorentini ,co mt TAVOLA me Senefi & Pifani,& Aretini,
& Lucchefi , i quali dalle lingue della Città loronoq fi lono partiti, i z,
Dantc,Petrarca,& il Boccacio , tre principali fauto- ri . 8o Dante efler
auttore del libro intitolato , Della volgar eloquenza- 9 ì. Se 97 Dante efler
ogni altra cofa che poeta. 1 i 6 Dapoi dir /i,non dopoi. 6 J Da fezzo,con due
zz,fi fcriue Dauanzo Da vero , & da
buon fenno, per da douero^non fi dice il
Decamerone (blo delle opere del Boccaccio efler per fare ftilo. 8i •
Deferirfi,per riportarfi,non fi dice. 4 3 Degnare,non degnarfi. .& s 1 Degnafte/enza vi. 71 Del poco
ftudio,che mettono gli homini per ifcriuer nella lingua Italiana. 45 Delu/ò,
non fi dice. 48 Dentro per aduerbio di loco/orfe fi fcriue in due pa* role
D'entro. 116 Deftritto,non dirfi. Derider* & dcrifo 3 non fi dice Dicifette,nondiciaflette.
Diede & diedero,non dette &
dettero. 4 f . & 48 Dichiareremo J nondichiararemoi i fpererei J
loderei,& come fi facci ne verbi della prima maniera^ j. 51. Di già.
41.&49 Di lei,fi dice bene,pariandofi di donna . 41 Dellegiare. Dimenticare, non sdimenticarc. 4 * Dipoi,non
dirfi. 10/ Di/a- 1 Difagiofamente,non
didima di&giatamente. Difobedienza^non inobedienza . Di vndeci fillabe,o al più dodici,non fi dice
ftnza Tar ticolo,ma di dodeci. 4 1 Di vno,o più popoli fauellare, meglio fi
dirà,o di più, con l'articolo. il Dolce
efler goffo , ne hauer contezza , ne della bri- narne della Tofcana lingua. 3 7
Dopo che^per dapoi, non fi dice . 5 1 Dopo molto tempo,o molto tempo dapoi,non
molto tempo dopo. 54 Dopo poco . 7 7 Doppo ,non dirfi per dapoi. 6 $ Dote,&
non dota. 5* Douria,per dourei,efler de poeti. Drento,non dirfi. 107 Diritto,&
dirizzato,diffeiifcono. Dubbio,non
dubbietà . 4& Due fon le cofe nobilifsime,le quali fi fanno fcnzad'al trui
hauerle mai apprefej l'efler Capitano di arme , & lo fcriuere. 4*
ECongiuntione,quando facci collifione.i %f Elice,non vfarfi . if* Ella,ne' cali
obliqui , rare volte apprefToil Petrar ca fi ritroua. 4 1 Elocutione,poterfi
dire. 50 Ero,& erono^non dirfi, ma era,& erano. 4 f Erranza. 44&10É
Errori non pochi effere nelle (lampe del Petrarca.i 1 z Errori notati fopra
l'Herculano del Varchi. 40 Errori del Cafteluetro . 5 * Errori &
abbagliamenti del RufcellL 5 f •& kq. Errori dell'Arioflo. 7 5-& • • •
Errori del I etwea. **• Errori Eflcr
proceduto & hauer proceduto difTcrifcono. 4 % F AcoItà,^ ricchezze, nóp
modo,o comodici. 4? Fallare per mancare;& fallire per far errore. 4 2,
Fantafima il Boccaccio in genere feminino, & il Petrarca fantafnia
mafcolino, in genere neutro.* * Far conco,per far i lima. Ja Fauella
Fiorentina.non elTer più leggiadra fra le To fcane;anzi l'idioma Fiorentino in
le eflcr pelsimo fecondo il Vellutclli. 19& 3 * Favellare, non dirfi IeFemine del mondo A* non di mondo>pcr
l'articolo primo. Ferocita,non ferocia. 4 g Fcrza nome 3 & sferza verbo.
*4.& jI Fortunio 3 che fu
Schiauone/crifle primo regole del il Furiofoda anteporfi al Morgance ,& al
Girone. GSi prepone a voci che cominciano da I,confo. nance^come giufto >
giouane,& già. 53 .& 1 1 * Galantemente , & galamaria non eflèr del
Boc- caccio 3 ma del Giouio. 4 ^ Ginocchi & membri non dirfi. ^ 4 Girauolta
. ^ ichiede ct\e I , iè li preponga la Cleome giufto,Giouanni &c.
Sj.&uo .Idpneo. , r : Impetrare per
far pietra, 2 3 1 Impire Scempiere. 64 In^ come s'vfi^quando la feguente parola
comincia da vocale,o confonante. 1 xo. ni.& I4P Inoltre. 49 Incarnare, che
lignifichi . 1 jp Infiniti auanti la S , accompagnata da altra confonan
te^finifcono nella vocale. 76 Ingannar aItri,non fi dice,ma gli altri 3 o
altrui! 41 Ingombrare , non efler di prò là . Innanti^non dirli. 64.76 »Ìjitentionejnon
intento. Incromettere,perItroducere,& che altro
fignifichi.61 Io & egli, & egli & io> come differifcano . 7*
Ionica 3 non Gionica. Irto non darli a capelli . ; 1 49 Ifdegno^non
indignatone. 49 LA,per.elIa,non fi dice . L'anno 1 io?, non fi diurna 1 i latini
hanno Ieggiadrame me nella greca lingua scritto e greci nella latina. 6 Latino,
SIGNIFICAR ITALIANO. *t>o Legendo & lcriuendo s'impara a parlare. c
Lezo,con vna fola z,fi lcriue,come Rezo,Riprezo, & mezo J & meziijoleza
&oreza. \6 lieue,per leggiermente Lingua italiana, non toscana si chiama à la Lingua latina qn, e come cominciafle. 1
f7.& 1 tf$ L Lingua latina dalla volgare come dirknfca , e fe è vna lòia. Ja Lingua buona dTral»'a,per tutta Italia è
intefa,& la Fiorentina nò. La onde Italiana,& non Fiorentina, fi ha da
chiamare . 104. la Lingua de gli fcrittori non ha da éfler detta Fiorài
iina,& che bifogna impararla con iftudio. 78 la Lingua douerfi prendereda
buoni fcrittori. a 1 la Lingua Tofcana donde habbi hauuto principio, ]a Lingua
Tofcana non è nata in Tofcana, ne ha hauti to il primo ornamento dallo
fcriuere. , le lingue non hano da prender il nome da individui ma dalle regioni
dove si parlano le lingue dalle nazioni anno da prender i nomi & daHaolTeruatione dello scrivere. 3 *
loro, nel numero del più . 10 L'vrfalTaltro fi porta affettione,Sc non Tvn
Tahro . LunghefTq. il jr Acchiauelli,
& il Guicciardini non hàno be /V^l ne fcritto le hilìorie . 46
Magnificentia & magnificenza, cloquentia & eloquenza in proli , nel
vedo più nel fecondo modo. Manco,pcr
meno non vfarfi. 44.82 49. non mia. ^ Migliore^eiTer mafcolino. 1 3 f
Miie>& non mefle. ^ f Minaccie^non minacci. Molti anni adietro,non innanzi ch'è del futuro
Monta come non s'vfi. j j N~ Atio,non vfarfi nelle profe. 44& 6 x
Ne,a:taccata al verbo come sVfi . Ne gii
itetijSc non ne Itati. > 1 Nella con due NeIlo,nel!a, & nel 3 nelli,nelle,
negli,ne, Nefluno, non dirli nelle
profe. Noua,m loco di nouella,non fi
dice. le Nouelle del Bocc.piu
giuditiofamente Icritte, che il Fi!ocolo,rl quale di minor età fende . J
Nouelle del Bocc.lòmmamente li lodano. x.& 3% Nouelle due del Filocolo
trafportate nel Decameron ne giud tiofifsimamente rinouatclc, mutatele,tolte ne
via a & aggiuntoui con altro Itilo. 4 Numero,non nouero. OBHgatione, non obligo* 44'& 49 Omnibus
compucatis . 4 4 l'Opere dd Mudo fcritte nella lingua delle No uelle del
Bocc.con la quale ogni alcifsi/no fuggetto fi può trattare da gli huomini
dotti. * Opri , per apri non v/àrfi . I j-j
Oraziorie^deuozionejmalizia^oIriziajOzio^Muzio/ri zio^apienzia, c fienili,
perche cofi non fi debbano fcriueie. x j Ordine,non ordinamento. Ore^a>&
oleza,con vna fola z . Orpelare,nó fi dice^ma inorpclare,come indorare.^t"
urità,non of curezza . 44- P\go ,per appago non fi dice . — 4^ i^arc & pa n
. $i Parole in mento, come diftruggimentOj trafpor— ^ tame >:o,ik molte aicrc/on
da fuggire . f+ Pai'tecìpèj&nonpartcficc. s* Tarnto^non parfo . y Peggio
non dirsi per peggiore. Per'inrfanzijj
SIGNIFICAR tempo pattata. 1 tp- FurIo,&nohperil. .& ff- 1 coter con
rartegliarìainon fi dice,ma battere^-9- Py conto 3 nqn dirli per
figaificaco,per cagione. 44 ,Però 3 non diri! nelle profe. ( la Pcriòna feconda dell’indicativo della
prima conm gacioneire^oìarmente termina in 1 . 1 Fiaggiare, per fecondare non è
di prosà Aretino,quaI egli fulfe. - *Z .Fietro Paolo Verziero imbrattò molte
cartel fuoi er rori neila lingua, fi- Pio , di veriò. 7 $ Poggiare,per montare.
- 8^- Poggiato,per appoggiato dirfi'. èz~ Voiè & poterono poteruo ^ &
non 'potette & ppt^tee- Poce,per potei. Poccuamo &diceuamo,non
potauamo&c. 53 Predica^ non predicatane. Pretto Pretto ,per prettamente , o toflo ,
aduerbio non dirfi ProferOno,non proferano • j ^ Pronuncia di Tolcana,
mafsimamente di Volterra > $z di Siena,auanza quelle dell'altre regioni
d'Icaha.3 8 Propotto proposto , & proponimento • 7* Pur afiaijpcrdir molti,
honfidice^ 44 Q Val, per come. l47 Qual cofa,per qualche cofa^non dirfi. 4 4
^ualch'altro^non dirfi. 64 Que/iti . 4^ Quello, fenza fòftantiuo,efler neutro.
Quefto & quello,fenza compagnia fon neutri. 6 % Quello pronome,nó
ponerfi,fe non ha di fopra a che referirfi. i R,SempIice,non doppia nel futuro
del demolirà tiuo,come pregherò^crederòj douerò, fape- rò - 44 Ragioneuole
& rationale. 5 * Rela,per renduta non dirfi . 40 Reftai e,riftare , &
rimanere , che lignifichino, & co- me diflferifchano,& sVfino.41.JK5.
Sa^z Retto & non ritto,o diritto • Reuifto,di verfo. éz Ricettacolo & non
ricetto • 4 9 Richieda, óc non requifitione Ridare, non dir/i. * " 69
Riempiuti,non riempiti. £4 Rima,chefia. * la Rima farfi no tato dal fuono,quato
dalle lettere. Rimanere. jé Rifolto, di verfo. €z Rifpofte diuine,nonrifpofi a
ch*è preterito perfetto di rifondere. 5 * fciftio ftI(Vio>& non refìio. t A %
RodanOjdonde fia detto. \ 4 & Rozo,roza,rozi,& roze,con vna z,nè vi ha
altra paro la di quel fine^che vada fcritca con vna z . 1 7.8C , SArebbe, non
ferebbe. Scaltro,non eflcr buon
vocabolo. Scampa,per lo nome fcampc ,non
fi dice. j z ì Scrini regolano la fauella,&non per contrario. 6 j
Scriuendo,in qual lingua fi gioua piu^o nella volgalo nella latina,& contra
quelli che riprendono 1 lei it- tori in vo!gare,& traduttori. $criuere,non è altro che penfatamente parlare
. % à Scriuere bene^nó è bilogno di efler nato, o alieuato in Fiòrenza,o in
Tolcana . Scriuere bene non importa eflernato,nè allcuato più in vno che in
altro luogo. 34&3T Scriuono^non fcriuano. 4*.& lotf Se > & non
Tei , per feconda perlbna del verbo, fono . Scgo,non dirfiper feguo. 148 Segno
de* cafi quando fi dà al primo fofìantiuo , fi di anchealèquenti. 1)9 Senonfé.
44 Sermo neggiare,& non fermonare. 53 Sfuggita,nonsfuggìafca. Si harebbe potuto fare,& non fi haurebbe.
5 1 Siete,non fiate. ' 4f Soggetto SIGNIFICA fnddito , fuggetco materia, Soggiornare,non efler di proia , 4 * Sol vna
volta. *f Solamente, non dirli, 3* Solia,non fi d:cc. ^ Soliio,& foluto,
diflferifeono. 5f Sommifsimamentc 4+ Sono arriuato,& non ho . 7 #
Sortire,di vedo . t % Spafo, non dirfi. $f Spafleggiare,è priuar di pafleggiare
. 4 j 5p^flamente,non dir/ì. 4^ Sprcgnare,del Bocc. 4 j Sprofódarc,fignifica
trar dal fbndo,& no affódare.4 j Stagione per la hora . 1 3 * Stili diuerfi
fi fanno delle mede/ime voci có la forma & con la compofitione. % Stilo
& lingua di MACHIAVELLI (vedasi), notati dal Minio. 4 Io Stilo non confifte
nell'humiltà delle parole fempli- ci,nè le parole vili fon richiefleallo ftilo
humile.4f Suopronomc,ordinariamenteferueai minor nume- ro^ quando fi vfi loro.
% J TEner ftim a non fi dice, nè tener conto. 44 Terzetti de fonetti c'hanno
tre maniere , come nfpondano. Tirannidc,non tirannia* 4* Tonare. 64 Torre ,non
togliere. 64 To/cana fi nomina , come ch'ella ila il fiore dell'Ita-* liana. 11
Toscano efler nato per voler toscanamentc fenuere, quanto gioui. 6
Trahete,& non traggete. 6% Tutto quanto Archina del Mutio, oue molti errori,&
imper- tinenze del Varchi fi notano. 13. & lèqu. & 8 4 .&feq.
Variationi di.poche voci,non fanno varia lingua, f la Vai iatiore delle
lingue,donde fia cagionata. Verbo o altra parola di tre fillabe fra nom i di
due, e£ fer vino, Verbi gratla. 4$ Verfificare, Boccaccio,non verfeggiare. Viddi 3 & vedde^prima atterza periòna del
preterito per doppia dd 3 non dirfi. 107 Vifto 3 per veduto non efler parola di
profa. 4®-& 107 Vocaboli^ dittioni del Rufcelli mal vfate.,& Icritte. \
tfo.&feq. Voci molte vfate dal Bocc.dal Petrar.& da Dante/ug gite da M..
Voci lunghe male fi adagiano ne'
verfi,& in qual par te cadano bene..8cijt Volgare illuflre^non è lingua
Tofcana. ix , Per T, vlare in oratione^ deuotione^&c.nó v'è Z ragione. 17
Z,polta fola tra due vocali , ha il Tuono afpro , doppia ]'ha dolce,& quale
dopo le confonanti 3 & come fi fcriua . 1 3 IL vi T^rfi. Errori occorfi
nello {lampare. ra,figni* fica la prima facciata , il b > la feconda . \A
carte 1 o. riga 1 ,a,dapi.per dapoi. 42 ,20.b, incupir* fi li0 * S3.S*&
j.a.T.perl. $6.2.b,mie,permiei. « b fi>per ci. »zo.a 3 Fìorentinijper
fiorentina» U,per al. I to.2 5 .a+q.per
I. i i $.Z.b, [oggetto yper fug getto, 1 20.2 2. accettabili, per concettatoli.
& riga 23 .C4 fi»percofi. 1 1 2 z.zz.b 3 coloi ro> per coloro. l3
3*tO>4» ftroppUyper Broppio. 145.23 .b>cor batagnde efi t per c*f de
bagnate fi. 1 ^j.ylt.x 3 trar3CfouoU.per trarcheuoli . • •I .a^diitna, per diurna. cognhhtfer cognitivi BATTAGLIE di M. per difesi
dell'italica lingua. A M. GA$ RIELLO CESANO. & à M. Bartholomco Caualcanti.
0 wotz credeua M. Gabriello, & M. Bartolomeo , che da alcuno fi douejje
dubitaretra lo flilo del Boccaccio, & di MACHIAVELLI (vedasi) quale baueffe
ad ejjèr reputato il più leg* giadro.ór qm li dall * altro di voi fono fiate
dette. *A Ile quali po- trei io rifpondere , che in volendo dar f enterica di
duejìilhquale fia più bello>nòn bafla dire ivitii del l'vno fenxaL dir le
virtù delt altro: & che per effere vno Jiile humile , non perciò vno altro
( qual che egli fi fia ) dee ejjere incontanente più bello giudi*- cato. Ma per
lafciar quefle cofe da parte : dico che io non hitendo con qual ragione fia
detto, che delle nouelle adifiriuer altro ché nouelle non cipofjìam JffijF
Jb'iùre in diffefa dcllltaLliriirua. 2 , feruireXhe fe ciò fofji vero, farebbe
etiandio confe- guente^che delle orationi diCic. non ci doueffìmo potere
aiutare in ifcriuere fe non orationi. Et che de commentarli diCcfare non
potefftmo trar co/a che fi confaceffe ad altra Scrittura , chea commen- tarli :
& t ufi di mano in mano de gli altri ferini, & de gli altri fcriìtori.
Il che quanto fia lontano da quello che i in effetto , io mi peyfuado -, cioè
egli fia chiaro vie più, che fi conuenga dirne molte pa- role, douendo effere
manifejto ad ogniuno y che delle medefime voci con la formai con la compofitio-
nefi fanno i diutrfi ftili; & effendo noto feffempio di Demoftheac,il quale
non di altra imitatione tan to adornò ifuoi componimenti , quanto delle biflo-
riedi Thucididc : le quali bauendo egli non pure y na volta trascritte,
diuennetale, & tanto, quale & quanto da ogniuno fi sà.Et dalla lettione
della hifioria, la quale nella me^ana via del dire viene collocata, fi fece eglivno
altijfimo oratore. Et per tornare al Boccaccio, iftimo io,che alcuno nonviua
bogghclieanquefta lingua fcriua inprofa con alcu nalode,xhe da altro volgare
fcrittore , cìxdalui habbia imparato a fcriuere.Etfe di me mifojfe le- - cito
alcuna cofadvre,io direi,chc io ho pure alcuna yolta fatto pr oua di fcriuere
alcuna co fa; ho fcrit- todi molt e, & di varie lettere: ho ferino in
fugget- to di duello : ho ferino alcuna cofa morale : cr à , materie dipiu
dignità fono anchora trapaffatoSbfk ho io alcuna cofa ferino con alcuna
diligenza, che A 2 io Battaglie del Mutiò io fentta non Fbabbia in quella
lingua y ebe dalle nouclle del Boccaccio ho imparata . Js{e injìno ad- bora mi
pento di batterla imparata tale. T^onmi fiano quefic parole dime appofle à
vitio: che io per altro a dirle non mi fono conduttore non per ar gomentOychefe
io tale dalla imitatione del Boccac- cio in tante maniere di dire mi fono
auan%ato, non fidouerà negare ,che glihuomini di rara dottrina, & di chiaro
ingegno non fiano per trattar con quel U ogni altiffimo fuggetto. Et che direte
voi fe io di- rò , che nelle nouellc fi moflri, ebe ad ogni grande im prefa era
atta la penna del Boccaccio ? Et per non iflare bora a difeorrere per qué tanti
proemi di tante nouelle,i quali a me paiono non che maraui- gliofi; ma
miracolofi; quante deferittioni di luoghi, quante circoferittioni di t empivi
fi troudno tutte piene di fiori & di vagherà: quantevolte ri fi fa
mentionedi guerre,& di battaglici & quelle vi fi \ trattano,^
ifcriuonoper modo,cbe non ci rimane co fa da defiderare ? Quante volte fi viene
da lui a ragionar delle belle virtù,& a mordere i vitti con tanta dignità,
& con tanta acerbità , che qualun- que fia più nobile Jpirito appagato ne
rimane) Tac ciò quanti fiano qué ragionamenti, che fono in qué libri introdutti
, i quali foura ogni humiltà fi inai- %aw,fi come è quello del Conte Guido di
Monfor- te al Re Carlo : & quello di Tito a gli ^theniefi ; & altri
cotalL Veramente fe voi vole/le pure ftar fcrtinachche quelle ccfcchc dette
bòjoffero burnii mente in diffcfa dell'Italica lingua . 3 mente dettelo non mi
dorrei punto di battere ope- nion contraria alla voflra openione. Ma voi dite,
che egli mede/imo dice di hauerle ferine in ifilo humili(fimo,& rimeffo.
Ciò diffe egli, perei oche nel vero buona parte di quella opera è bumilmente
feruta y richiedendolo la qualità delle cofe > che in quelle fi ragionano,^
delle perfine, che le ragiona noiil che à lui non dee portare altro che
lode,baucn do accomodato lo Siilo alla materia , t 3 vorrw Battaglie del Mutio
yorrem noi dire , che doueffe stimar da più quegli fcritti,che egli baueua
compofli (mando doueua fa per meno, che quegli altri, che egHfcnffe quando do
ueua faperpiu: II Tbdacolo fcr'iffe egli ad altrui ri cbiefta, eortateMa quali:
uedete- in diffefa delTItallingna. ^ uedeteleui voi , »Vw.' •- Qrpercioche
nella comparatione de due ftritto* ri,il parlar vofiro fu più in biafbiarlvno,
che in lodar l'altro, Io non contento di baucrl'vnodififo, dell'altro
boaneboraintention di ragionare. Et di' coycbc de' libri del Macchiauelligià è
gran tempo che me ne vennero alcuni in mano : & hauendonc nella lettion di
poche righe il fuo fido, & 1* fua (in gua notatagli gittai da parte, come
qucglhda qu^^ li io nonpenfaua di poter raccogliere cofa di tanta 'fOu . U 4
vtiitày Battaglie del Minio vtilità> di quanto danno potrebbe efiere ftaió
quel fuo dire alle mie fcritture.T^b dapoimiè mai -pena ta voluntà di tornargli
a vedere : an^i più me ne ha tenuto lontano l'bauere io vdito dire , che ne 9
li- bri di lui niuna pietà,niuna Immanità , ninna reli- gione vi fi troua ; Ma
che fono tutti pieni di am- maejlramenti di cmdeltàAitirannia> &
diinfideli tà.Hora fedendogli da voi di tanto proporre nello fiilo a quegli del
Boccaccio >ho voluto far prona fe co'l condimento del giiidicio vof.ro io ne
poteffifcn- tire alcun ddetteuole fapore, à leggerne alcune poche cartemi fono
condutto. ridirò liberamente il vero {fate pur di me del giudicio.cluo fo di
lui, qual giudicio vi ; piace; che fe Udir del Boccaccio vi dijpiace , non mi
dijpiace che il mio giudicio vi difpiaccia: & fe lo siilo del Macchiauelli
vi piace, non piace che la openion mia vi habbia a piacere) Jo non sò trouar
nelle parole di luì cofa,che compor ~ tabile mi paia in ifcrhtore, che voglia
con lode al- ^ cuna cofa fcriucre.Se riguardo alla forma del dire, ^ nonsò come
dir fi pojfa più bajfamentc. Se cerco de gli ornament'hìion ne trono ninnai
an^i mi pare c- - efer tutto fecco, & digiuno di ogni leggiadria. - Toi
nella lingua eglie tale , che oltra tfefar molte ~ parole latine, là dotte non
men belle s nehauerebbe- bauute delle volgari,& nella variazione, &
nella - proprietà de verbi egli è tutto cieco: vfa male i no m, & peggio i
pronomi: non sà ben collocare ne che i non Tofcani . Io fo che molti tra voi fi
perfuadono, che lo studio de' non Tofcani intorno a quella fi a hi tutto vano
.Effì fi credono yche ella fia tutta loro: fi glorianodi hauer la
dalnafcimento; fi danno a vedere di batter- la beuuta inficme col latte dalle
materne poppe. T^èvoglionOyche ella fotto altre leggi \ 0 fono altri ordini fi
riftringa: an^dicono^chemale fanno co- lorOjchc vogliono dar regole alle lingue
smentì -e che elle fono in corfo. Intorno alle quali cofe io dirò pur
quelloyche io ne fento. Et lafciando bora il dijputare fe quefta lingua debbia
chiamarfi Tofcanao pur con altro nome ; jt me pare che nella Tofcana fia
auuenuto quello , che fuole auuenire in que patfi, douenafeonoi vini
piuprettofi : che i mercatanti foreflien i migliori comperando quelli fe ne
porta* no , laf dando a paefani imen buoni. Co fi dico è a quella regione
auumuto ; chegh fludiofi della Tof- cana lingua dalle altre parti di Italia ad
appren- der quella concorrono in manieratile effi con tan- ta leggiadria la recano
nelle loro fenttur e, cheto- fio tojio potremo dire y chela feccia di quefto
buon vino alla Tofcana fia rima fa . Et per ragionare al quanto di quefto
errore de Tofcani . / Fiorentini VOgliOr Battaglie di M. y vogliono e(ìcre effi
i padri della lingua :i Senefi noi consentono: cr dicono ,che la loro è più
leggiadra; Gii, Aretini dannano l'vna, & l'altra , & dicono tra loro
cfìcre il fiore, & h purità di quella : delle altre Città diTofcana h vna
mede/ima U opinione. Quale fi a quella di tutto il rimanente d'I- talia mitacao
al prefentcquc/lo dirò benebbe vni ne t fai cmfentimento b , che gli huomini
Tofcani fi-à tutti gli altri huomini Italiani parlino leggia- drifimamenfie:
& che i letterati, & quelli, i quali vanno datorno,& vjano le corti
parlino molto pm ornatamente , eh e non fanno gli idioti, & quelli, che
delle loro Città non fono maivfciti. Si fentc adun- que gran differenza di
lingua dallvne all'altre hoc che; là onde fìvedeyche a volere ottimamente par-
lare, non bafta lefier nato Tofcano,da ebepìn, & mcn beitela di lingua fi,
feorge nelle Tofcanefh- udk\Etperfarcianchorpiuauanti,Uubbio non è y che
penfatarnente parlando , più leggiadramente non fi parli, che fcnzapcìfaruLEt
lo fcriuere non è altro, eh e pen[ata?r & dal vulgo Ut hanno imparata.
& in queflo modo gli altri Italia- \ ni, chepernafeimento Tofcani non fono,
daglifcrit tori le parole prendendo doueranno ìpiu puramente % : - fcriuere in
diffcla ddlTtaLlingua. & fcriuere , che que Tofcani, i quali della lingua
del popolo fono contenti Et nell'ero le lingue , le vere lingue non sì imparano
dalla mamma, e*r non dal babba,ma dalle fcritture : & là doue voi altri vo-
lete [Voi dicendo intendo di dire à coloro che così fentono ) che dal parlare
àj frinire fi impari, ho io da Cicerone imparato , che dal leggere , &
dallo fcriuere fi impara a parlare. Ma per meglio inten- dere qual via fi
debbia tenere per con fegniv diritta mente quejla più nuoua lingua >auuifo
che fia ben fatto, che dalle altre più antiche fe ne debbia pren- derei eff
empio. Et per tato fe volete cono fc ere quato pocogioui £c;]tr nato Tofcano
per volere Tosca- namente fcriuere , ricordini, che Virgilio fu Mantonano,
Catullo Ver onefe, HoratiaVenufino,. Terentio africano, e che M. Tullio CICERONE
non è romano. Da cui vogliam noi dire che quegli sìr ameri apprende fiero la romana
lingua Da libri: & ciòfk- ceuano non pure i foreflieri,ma i Bimani anebora:
di che fi legge non fdamente di Virgilio , che egli Volentieri leggeua i verfi
di Ennio , ma di falufiio anchora fi fa,cln egli diede molta opera a glifcrit-
tidi Catone. Et non altramente fkceuano i Grec i: il che per quello che detto
s'è di Demofthene,aJfai ageuolmente fi comprende da che egli oétheniefe
ejiendo,alle altrui fcritture fi riuolfe per benevjar la lingua degli
*Athenicfi.Ma che dirò , che niella Greca lingua non fono mancati déL atini,
che han- no leggiadramente ferino , Et
Cicerone nella Greca oraria con tanta etó- quen%a> che fhceua rimanerne con
ammiratióne i fin eccellenti maefiridi quella ; Et lanciando ftare t Greci,
& i Latini , non ci fono fiati de' Barbari, & noncenefonoanchora
boggi>che& Grecamente, e Latinamente hanno parlato, & parlano &
hanno ferino , e*r fcriuono ? Orfe quelle lingue da 9 libri tutto dì fi
imparano: &fe lefiraniere nationi da quelle in tutto fcparatc > &
lontane tuttauia le apprendono , non so perche a gli Italiani vna It ab- itano,
lingua debbia efier difiletta. Taccio la lingna
Tranccfca,&laSpagnuola)& la Tedcfca,&del+ k altre; ma la
Hebrea,& la Caldea imparano gli huomini Italiani , & nonpofiono la
Tofcana im- parare. Grande è veramente non so s'io debbia di* rcilpriuikgio, o
la difauuentura di quejìa lingua, da che altri huomini , che Tofcani non la
pojiono faperc : Et veramente bene e grande la fua difa- uentura^che andando
tutte le lingue, che fono in al curio honorc alte y pure , & regolate >
coloro , a cui principalmente fi apparterrebbe di far quefla al* tra
bella,nonfolamentc fchifkno quejlo sìudio y & quefla fatica: ma corye
nimicha coloro s'oppongo* N no,che ali y ornamento >alla proprietà, & a
gli ordi- ni di quella intendendo fi affaticano. Ma non fi deb bono mettere in
regole le lingue mentre , che elle fono in corfo.Etpure erano in corfo le
lingue Greca, & Latina al tempo dcgliefcmpihchcio ho di [opra fropofiUty da
libri le imparavano, &J otto le regi in diffefa dell'Ita!, lingua. 7 le le
refìringeuano. Et Cicerone a M. ^Antonio ap- po fe>cbe egli non betèbaucua
vfate alcune parole latine : & a Demofibenc fu appo/io y cbc egli par- f
landoìhauefle firankregarole vfate. Riparlare ermo come di grande erròtyiotati
coloro y che non propriamente alcuna parola vfata hauefiero : Et voi volete >cbe
nelle fcritture fi vfino delle voci tol- te fen%a\ celta da tutte le Ville di
Italia, & d'oltre i monthan^i che confentire, che alla lingua Tofa- na
fiano date alcune leggi ì Et queflo aggiungerò iòpure,che cfftndo la lingua
latina noncheincór- foytna ndfuo pìufuperbo corfo,Af.P*arrone,& Ce fare
fcrifiero i libri della Analogia . Et fe voi con la jl'nalogiavorrete
efamimrgli ferini del Mic- chiauellh & di chiunque fenyg ofieruatione
fiende in carte i fuoi concetti , quegli trouerete non pur non lcggiadrhnonfioriti,&
non li matiy ma anchora nonpurh non netti ,
che con vn folo motto a me pare ua di hauere à basìan^a ejprejfo. E per
cominciar re da questo capo > Egli douendo raccontare vna difputa y la quale
fi fìnge y che fia pajfàta fra alcu- ni dotti btiomini fopra il nome di quejla
materna Un guaje ella fi debbia c\ùamare y o volgare>o Italiar na> o
CortigianayO Fiorentina y oTofcana y nel proe- mio di quel libretto dice y che
molto malageuole co* fa e da giudicarcyquai di que* nomi veramente le fi
conueìiga.E non dimeno ne fa egli incontanete giu- die io y che il titolo di
quel volume b, della lingua To- V in diffcfa dell'I tal-lingua. 8 * Tofcana .
Toi ci dà intentionc di non volere eficr parte * & de Tofcani prende la
difefa, che nel me- defimo proemio ri fono quesìe parole. TS(on (a po- trà
volgare Slimare alcuno , che i dotti non gridi- no farfene parte à troppi :non
Italiam, ebei Tofca- ni fojpinti da giù fio [degno non dicano come non è
honefta cofa arricchir jc Ftefio co imolarc i beni al trui . doue chiamando
giuHo lo Jdegno de Tofcani viene à dare egli la fenten^a y che quale Italiam la
&ppella,à loro la viene ad inuolare . ^Apprcfìofog giunge non
cortigiana,che molti, i quaL Corti mai nonvidero,non vogliano che ella loro fi
a hauendo- ia^uafi interne fucchiatacol latte delle nutrici , ascoltata da
padri dalle madrifimparata nelle loro tenere età con gli altri fanciulli Qui di
cui egli fi uoglia dire affai è agcnele ad intenderlo, che egli dé Tofcani
parla ; i quali cofi fi perfuadono ,
chevn Tof cario habbia ferir to quelli* bretto: Ma per cioche
egli-qnell'vltimo difeorfo fat- to in fauor e della Tofcana ha per una
difjinitiua fenten^snonmipar chefia fenon benfatto > che cfaminiamo un poco
con quanto fondamento fiam quelle cofe dette. E prima che io altro dica; Bella
cofa i da notare , che egli uuole > che la lingua fia Tofcana^ & non di
tutta Tofcana y ma fa una fol- ta di alcune città, nelle quali egli intende ,
che la Tofcana Jìa comprefa , per parlare elle ( come egli dice )piit
Fiorentinamtte,cbc le altre.& uuol che le altre men Tofcane dalle più
Tofcane apprenda* no y & che da Firenze fi -vengano ad intofeamt quelle
>& da quelle quelle altre dimano in ma* no ipiu lontanile pure in modo
alcuno altri poffo- no e fere intoscaniti . In quefìa deferittione a me fembra
non di fin-tir parlare di una lingua y madi Dioychc ne cieti f purga le
gratkfue y & che da' Su- periori la virtù di mano in mano fia infufa ne gli
inferiori. & mi pare, ci? egli con vna tale diuifionc fta per mettere
difeordie ciudi in Tofcana .T^è fa che mi habbia a penj are y che debba dire il
buon M. Cino, da che la auttoritàfua non è fiata da tanto* che da moderni
Xofcani la fua Tatria Tittoia in Tofcana ftaHata comprefa . K(e voglio
lafciar.di dir c^chefe quelle cittàper parlare più che le altre Fiorentinamente
meglio parlano y a mefembra y che egli ifpetmbìientefipQtefierifa^ che la
lingua :• • ' Fioren- za " V in diffefa dell'Italica lingua. 9 'Fiorentina
fi doueffe nominare. Et per venire alle fuc ragioni, egli fa vn lungo
ragionamento in di~ ~moHrar,chc la natura ha data agli ìmorninilafa nella,
accioche col me%o di quella fi h abbiano da coferuareinfieme;et dice, che
qu'atuq;varii fi ano per lo mondo gli idiomi,èneceffario y che da molti, &
da molti huommi vna ifìcfia Irrigua fi Menda, & parli, & majjìmamente
da coloro , che fono in vn mede fimo paefe:& che quanto più ella Jiendcr fi
potcJJe,tanto meglio farebbe, & più utile al mon doyma ejjcndofi diuerfe
lingue qualpiu , & qual meno diflcfefm qualwnque [patio fi fia vna lingua
fermata,ella è commune di coloro, che la parlano, • ■ & non particulare di
alcuno yche vifia.Qucjie fo- no feritene di lui dette conlefue mede fime
parole. Or con quefto difeorfo volendo egli dimoftrare, che Tbofcana,& non
Fiorentina fi debbia chiamar quefla lingua, Io nonfo come non mede/imamente non
venga a concludere, che ella nonThofcana,ma Italiana fi debbia nominare . che
Italiana effóndo ella,meglio fi efequifee la intentione della natura, parlando
tutta Italia con vna lingua , & non con molte :&fee tanto meglio quanto
più vna lingua fi flende,meglio è che la lingua fi fienda per tutta Italia, che
fi riflringa in fola Thofcana . Voife ella è comune a tutta Italia ad vfare
infieme, ella non dee ejfere slimata di Thofcanafola,& particolare, che
ogni volta che io parlerò in modo , che da vna nationefm^a ' interprete far
òintefo, h crederò di Battaglie £ parlar Battaglie del Mutio parlar con la
lingua di quella natione, & quotici* me bora in alcuna città alcuni
uocabolif off ero da quelli di vrì altra diuer fi > io direi an%i che per li
ferito conformi ella fofjb una lingua,chc per uno >o -due -varianti elle
fodero diuerfe. che fe la itoriatio- *ie di alcune foche noci faceffero uaria
lingua, più Jarebbono in Tofcana le lingue, che non fono le cit- tà.Tofcia
aduquecbe per lo me%o di quefla lingua tutta Italia ha conucrf ottone injìcme,
non fi quan- to fia comieneuoleleuorle il nome del tutto, per dar gliele di una
poca parte, che quejìo e conufe alcun "Principe fignoreggiafic tutta
Italia , uolcre che fi ■cbiamaffe He di Tofcana. Ma mi refponderà egli;
cbeellanacque in Tofcana , che quejie fonofue pa role. La Tofcana nojtra
parchefiadi tre , o forfè fùlingue,che firanamentc fi corruppero , compo-
fia.Ciò è della Utrufca antica, della Latina che poi Miuenne^ della Barbara &foreflicra
portatane da genti ttrane. Et poco appreffo nomina, dì quali genti fìrane egli
intenda di dire , le quali fono gli tiuniyi Gottbi 9 & i LongobarduQui fi
pu» vedere C0T * e glì buomini pcr altro intendenti, dalla banda della
affettiotie fi lafcino fi fattamente ofeurarc il lume dello intelletto, che ne
effì molte volte reggo- no 9 nè penfanoychc altri habbia à uedere.Trimiera
mente io y>orrei y che mi fi mollraffe douefi troui me noria, che la lingua
antica Brufca foffe in ufo , o Ju?,™ a al tcm po delle tcnt'hcbeegli nomina, la
1**ie io credo, che gli antichi Etrufci la perdefjìro in diffida
dcll'ItaLlingua. io rìKm molto tempo dapi che hebbero la [ignorici per 4
duta.comcfi uoglia, che quel la corruttione della lìngua fia fiata fatta pia in
Tofcana > che nelle altre parti di Italia > hauendo r&a(Jìmamente que
Barbari meno in Tofcana,che quafi in altra parte di Italia fatta dimora.Gli
liti ni non credo io che la Tofcana gli vedeffe giamai: I Gotthi che con
B^adagaffo Tennero in Italia vin- ti da Stillicone non ci fi f ermarono. Quelli
>che con duf[& % Alarico,& cheprefèro P^oma per la Campa
gruiy&perl ' jlbrwzgj, fi Ftefero:Et quèll'hche uen. nero con Tbeodorico
inLombardia y &in 1\oma- gpa fecero le loro imprefe: & in Romagna;
& in Lombardia fu la fedia del I\egno loro > & non in Tofcana :
& fe in Tofcana fecero alcun danno » non pei -ciò vi ha memoria {ch'io
fappia) che ni fa ce fiero lunga dimora.T^è dc'L ogobardi dirò altro* fenon che
effi in Italia uericdofilBggno loro di qua dal? ^Appennino Statuirono y &
in quefte parti re- gnarono lungamente^ tolto uia il loro feettro an- cora ci
rimafero : ne in Tofcana hebbero figno- ria>ne molto lunga,ne molto
memorabile. Tercht io lafcierò ad altrui giudicare > doue fìa più verifi-
mile, che fia fiata fatta quefia corruttion della lingua Latina colle barbarella
douei Barba- : ri fi fono lungamente fcrmat'h& lungamente han- no
Jìgnoreggiato ; opur là doue , opoco tempo vi f mo flati > o non vi fi fono
pure approffimati . Vna cofacofi fatta hauerebbe egli potuto dir uerifimìl- B 2
mcntv Battaglie del Mutio mentCyquando le genti Straniere fofiero vomite et
oltre niare,& f 0 fi ero nelle Thofcane piaggie capi Me, come de Mandali fi
'legge, che di .Africa paffa tono a J^maima di genti, che dalle parti mtetrio
naU ci difcendano,non fo quanto ciò dire fi conuen ga.Io fe haaeffi da parlar
della mia opinione ,dir -ci, cheto credeebe hauendoi Longobardi per più di
digerito anni la maggior parte della Italia pofiedu to>& bauendo tenuto
lofeettro principalmente di qua dal fiume To y cbe in que^e parti labbia hauti
to principio cjneHa lingua . & che di luogo in luo- go fondendo fidila fi
fiaper tutta Italia ampliata. 0* per cloche di l\oma non fio che fi labbia
memo- yid> > che ella à Longobardi fojfe fottopoHa , tengo pe* fcTmo,che
l\oma vltima questa lingua riceuefi re: & che la Tbofcanaja quale fu
delie-pitóne re- iAorihcbe fentiffe le arme de Longobardiyfofie etia- di° ^ e
& ulturii paefi;done queila lingua penetraf jfe . Ut per dir tutto
quclloyche io nefentOy hauendo i Romani più eh* gli altri huomini di Italia
ritenu- to del Latino j& quefU di qua partecipato più del narbaro, islimo
io che aThofcani > i quali fi-agli ynh&glt altri fi fono ritrouati y fia
fi a quefìi due ejlremi venuta fatta vna nuj Iolanda tale y quale dia fivede
più chealtroue bella,& Icggiadra.Ma fi come fra lw° fi f 110 dite* che ella
ha kauuto l'or- namentoycofi ardifeo io diaffermareyche ella fi a lo ro non
hebbe il nafcimento.Di che non fo con qual ragione vogliano iwolarda à coloro,
tra quali el la in diffcfa dell'Italica lingua . / & andtrà à Siudiare in Bologna,et quiui
diuerràletterato,oue ro fi metterà in alcuna corte,& diuenterà valoro*
fo,& accofiumato,non perciò farà , cbc colui non fta Fiorentino. &
ilfimigliante è da dire di quefla lingua; che per bauere ella alcuno ornamento
in Thofcana apprefo /no perciò è quella la patria fua. Ts^e voglio
iogiaaccoìifentire à Tbofcani , che ella babbia da loro ogni qmamentohauuto:
ebe fe bette è veroyebe Dante fd Tetrarcba,& il Boccaccio fo* no siati i
principali lumi di lci,à meparè,che ogni fuo lume fi farebbe [pento , fe de gli
altri buomini non fi fòffero potti à darle Jplendore , & a desiare
i'Tbofcani,i quali fonnacebio fi, tt otiofi fi erano po fti quafiper couare il
morto cenere di lei, pu r per- fuàdendofi di bere quefla lìngua infieme col
latte delle balie,& che altri, che effi non nepotcjfero ha , aere
cognitio'/ieMlla qual co fa quanto fi ingannino coloro che cofi tengono,gia al
Ccfano,& al Cattai* cant'hcontravnaloro opinione fcriuetido mi ricor dadi
batterne io detta alcuna co fa . & qui voglio aggiungerebbe Dateci quale
Tbofeanofu no beh he egli quefla opinione, che hanno i moderni Tbof* cani, cbc
ne* libri della volgare eloqucm^a chiama pa^a di infenfati il voler fi gli
buomini Tbofcani attribuire il titolo dell'idioma volgare llluflre , B 3 &
Battaglie del Minio & nominando Guido Gnirùcclli,& altri poeti Ho-
lognefi,dice di loro,che furono Dottori Illufiri , & di piena intelligenza
nelle cofe -volgari . Et nel fuo purgatorio dice del medefnno Guido, Il Tadre
Mio & de gli altri miei,miglior che mai tyne d'amore vfar dolci* &
leggiadre. Di che per l'autorità di cotanto auttore fi com- prende, cheneqiiejìa
lingua i pròpria di Tofca- . ni,nee(file hanno dati tutti ifuoi ornamenti,
&• che degli altri huominifono non meno atti , che fi fiano de
Tofcaniàfcriuere in quella. Ma per Dìo reggiamo ancora un poco , quanto fia v
ero, che ef- fi dapadri,& dalle madri piccioli fanciulli la buo na lingua
apprendano. In quel libro del Tolomei lodaci le più Tofcane città di Tofcana
fida lo- ro quello vanto , che parlano, come detto habbia- mo , piti che le
altre Fiorentinamente . Et dicefi in Firenze: Iverfi mia; dicefi,! vo dargliene
buona parte; dicefi, Cenamoflafir a; dicefi, Che voleui voi: dicefi, Laide per
Lode,o laude:dicefi,Craldio , per Claudio; Afcoitaper jLfcolta . Vnaaitravoi ta
, per Vna altra volta.Dicefi Sudiccio , per Suc- cido, Dua per Due;Loro per
Effi;Egll pur per Efji; Lui per Egli; Dette, & Dettero invece di dir Diede,
& Diedero; Amorono,& Cantorono, per Amarono , & Cantarono , &
delle altre cofe co- fi fatte infinite: nelle quali non fi ferua ne numero*
ne$enere,ne definen^a, ne forma di diritto parla- re;per in diffefo
dell'Italica lingua . re; per lanciare
fyora da parte i C ecebi , i Bini , i Sacci , &gli altri moflri delle
parole Fiorentine. Or fe co fi è , quale è quella lingua, che i Tofa- ni di
quella Città,chepiu Fiorentinamente parla- fio , fucchiaro dalle poppéì Ella
fermamente non è quella, della quale parla, & i ferine il Bembo, il quale
egli nel libro fuo fa primo ragionatore. Quel la della quale il Bembo tratta fi
impara da gli fcrittori, & Dante biafima degli fcrittori co/i Fiorentini,
come deSenefi, & de* Tifoni , & et pretini , & de Lue che fi , i
quali dalle lingue del le città loro non fi fono partiti . Or fe i principali
fcrittori di quefta lingua hanno confefjato, che ella . fia anche altro , che
Tofcana ; Et fe i Tofcani in parlando bene non la sfatto: & fe de gli altri
huo- mini in quella fcriuono non men bene de Tofcani , non veggo con qual
titolo mgliano,che ella fia pur di foli loro.M a che dirò, che in quel medefimo
ra- gionamento facendofi mentione della lingua itti- ca , della Dorica , &
delle altre di Grecia,fi uie- ne à concludere, che elle fiano vna ifteffa :
& da altra parte fi vuole , che quelle de gli huomini Ita liani fiano tra
loro fepar atei Ft pur [ per parer mio ) molto più feparata e la fauella de
moderni Tofcani dalla lingua de gli fcrittori , che non b quella de gli altri
Italiani dalla loro . Terchefe pur uogliono che quella, con la quale parlano
fia la Tofcana , tcngalanfi , & lafcino quella di li- bri al rimanente di
Italia , che di q iella fi cerca, S 4 come Battaglie dclMutio tfotfzé' clU fi
bibbia a chiamare . Iogiàmolte vol- te di quella lingua parlando, ^rfenuendo la
ho no . ' * minata Toscana , come quella, che nel vero fi può dire,cbi
cogiudicio,& co imitationela vfa,cb'ellx \ Jiail fiore della Italiana, come
l'attica della Gre ca.Et co fi dico, et cofi fento. la vituperofa . Bella cofa
veramente > Frihuomt* già di età canuta , {& fecondathe egli di fe Beffo
fìdwinge)perfonagraue y & di riputatone 5 met- terli ad vna opera co/i
fporca , & cofi fetida , che più non pute' luogo alcun publico , doue vada
la plebe a (caricare il fouerchio \pefo delventre . Ét forfè, che egli non ha
raccolte infime tutte le ver- gogne > tutto il \uccidiime, & unto il
pit^o ycbe in tutte le femine infime ritrouarnon fi potrebbe. Ma & tjaeSlo
è quello > che a punto maggiormen- 'te [copre il [ito difetto , &
liberala donna da in- fàflùa Mentendo fi cofe , che eccedono ogni verità. Oltra
che per fua confcffionfi vede, che di alcun Mancamento di quella non haueua
certa notitia^al cuna :che egli il tutto dice effergli flato riuelato da vno
(birito:& come in fogno. & fermamente cofi fono vere quelle cofe: come
ordinariamente fono ve ri i [ogni : & come dafpirito ne hebbe riuelatione .
Et notabile è, che egli introduce quello fpirito .( il quale in iflato di
gratta finge che purgaua i fuoi peccati ) a confortarlo, che per penitenza
delfuo peccatogli efferfi effo Boccaccio innamorato in quel la d /ana , debbia
contra leiferiuere libelli infami TJèfoda mal Tbèologia infignate cifiano
quefle dottri- in diffefa dcliltaLlingua. 14 dottrine . Ma che dirò , che egli
dice, che fi era contenuto da parlar dishonorat amente di colei, percioche
molto maggior vergogna farebbe fiata à luiyche a lei:& poi fi e lafciato
trajportare a feri uernevn libro cofi vitupcrofo) Or non mifono iopo luto
contenere , che dima cofi disbonorata opera non habbia dannato il fuo Ruttore
:al qualpcr al- tro ho obligatione > come a Maeflro.Ma & princi pale
officio h di chi ha in fe alcuna huma?ùtà,lcitar fi alcuna uolta a folleuargli
oppreffi y ributtando quelle cofe , che fono fuori di ogni verità. „4 quel
valent huomo e paruto cofa molto ho- noreuokyil ritornar in man degli huomini
in biafi- mo delle Donne , quel libro poco amico alle Donne dimojìrandofi :
& chi di quello al Tribunal della fanta Inquifitioncnedeffe informatone ,
iofonofe curo , che come vkuperofo y al fuoco farebbe gitta- to,& vietatane
la lettura;& molto più degnamen te {al parer mio) che del Decamerone . Ma
& - accenna egli ancora di efferfi condutto a quella pu- - blicatione ; per
commendarla honeflà delle Donne ** di Francia , comparate alle noftredi Italia.
( che- non ardifccla temeraria adulationeì ) Quafi come - altri fiato non fia
in Trancia , & veduta non hab - bia la Corte > & i co/lumi di
quclla.Se quelle Don - ne vanno fecondo la loro antica vfarr^a modefta-^. mente
veftitc:& le nofìre dagli huomini non fi la - feiano lìcentiofamente
abbracciare , & bafeiarc . - Ma percioche io nonuolglio far quello >che
io biafi ~ tuo r Battaglie del Mutio mo in altrui dì fcriucr inuettiue contrale
Donnc>di*l ròfolamentc, che io crederò le donne di Francia* delle altre
effer più pudiche, quando haucrò intefo, che eRe non pifeino. Horper paffare
alle cofe,per le quali principal i mente prefa ho in mano la penna. Colui
commenda \ quel libro per puro ,limato,& numerofo [opra tut- ti gli fcritti
del Boccaccio . & dice hauerlo tratto da vna copia di vn altro fcritto in
fin nell anno del M. ecc. lxxxiiii.& hauer feruata la propria orto-
grafia,lacongiuntione,& la feparatione delle pa- role; & che quella
antichità ci dee effer maesìra 5 & regola y dalla quale non ci debbiamo
partire: ciò faticando/i di persuadere ; Et coloro dannando > i i quali
fanno altramente. Quefla bella dottrina hauendo ioletta } quella let tera al
libro comparando>non mi fono potuto con- tenere y che io non habbiarifo,per
hauer notato a quanto male egli metta in opera quello, che infegna \ alt mi.C
he in quelle co fé, le quali uer amente fono da ;» approuarc , ejjb dal fuo
maeflro fi diparte : &m\ quelle yche fono da riprouarefm parte lo feguitai^X
nellamaggior parte fe ne allontana . Et di ciafeun^ di quefii capi fecondo il
propofto ordine farà il no* % ftro ragionamento. J^el libro adunque per opera
fua ftampato, & i dalai approuato e fcritto y lo amaua, Io fotti- ì uà, Io
honorauà, Io riueriua,e^ cofìgli altri ; Terbi di quel tempo. Et il principio
della lettera è, \ lo ' in diffcfa deirital.Hngua. i 5 Io mi trouauo in Parigi
:&poco da poi fi leg- ge Poteuo 3 £jr non molto lontano,\ J diuo; in mo- do
che in fedici corte righe egli tre uolte pretcrifee la regola da
feprefcritta.Et nella medefìma faccia di quella cartella h ancora Erono,C/;^
direni noi di quefto buon Maeftro: Fero è che egli non e folo in quefto errore
di vfar quel tempo in cotalmodo. Ma tanto maggiore è il fuo, quanto eglifà contra
quello ,chc da lui fi infegna.Et che dirò, ebefe vor- remo dire haueno,^
celebrano nel numero del più, ci conuerrà dire haucuomo , & celebravamo ?
che quefta da quella parola fi forma, & egli ferine pu- re haueuamo, &
celebrauamo ;& farà anche da dire , haueuono , & celcbrauono , fecondo
che egli ferine Erono.Manifefto errore è quefto: & da tut- ti gli antichi
fcrittori condannato: che tutte le rime fono,jLmaua,GodeM)Leggcua, & Vdiua:
& al- cunivogliono hora preporrei abufo del parlar del- laplebe, alXvfo
degli approbatiffimi fcrittori. Se- condo che ctiandio ho veduto cominciarfi a
fare di fcrinere \Amorono y Cantorono, jLndorono.contra la vniuerfalc vfan%a de
buoni Ruttori. Dolce fuo- no veramente fentir tre , & quattro 0 , fen^a in-
terpofitione di altra vocale in vna parola. Voi co- pie bello farà anche
fentire Scolororo, Incontroro, Jntonoro,& fimili. Uclliamo purnelter%o
fonet- to del Tetrarca, fcoloraro, legar o,&i?icomincia- ro.Moftra bene,
che no habbiano orecchie d'huomi- ni quì t 'ali nouità aggradano. Ma pafjìamo
anantu fyefig ' Battaglie del Mutio Queflo noflro buon Maejlro ferine Anco
perdio re Ancora; & nel Corbaccio fi legge Ancora, &non mai Anco , ni
Anco ho io per parola di profeyper cjjcr propria del verfo. Et bafia bene alla
profe bavere Anche, Ancora, & Etiandio. Si ferine in quel libro Si per
feconda perfom delverbo fono: & il nonnominato fcrittore dice fez; Et la
Tofcana pronuntia , & le buone profe hanno pur se. Et che fi debbia dir si
, fi prona da queflo, che io non so che in rime di alcuno fcrittore antica fi
troni Sei. Et fo che ni in Dante , ne in Tetrarca non fi trotta, & farebbe
gran cofa fe Sei fi douef- fe,o fi poteffe dire, che ni allvno, ni all'altro
nata non foffe occafìone di yalerfene vna migliaia diverfi.Mi ricordagiàdi
hauerneammo rato vn, chevoleua effer Tocta, il quale rimanen- do pur oftinato
nelfuo errore, mi allegò quel verfo. Fina fon io, & tu feimorto ancora..
Quafi come necejfario fìa dir fei , fe il verfo ha d* Hare. 0 come non
poffacfferHato errore di fcritto- re, o diflampadore. Di fei feconda per fona
delver- bo fono, le fcritture de moderni in verfo, & in pro- fa tutte fono
piene\: ma ciò non fa regola , poi che vien da nonfapcre. Voi non l
menbello,che€olui,&dalfuo libro , &> dafe fi difcorda.Egli ferine Francia,&
il libro . Francefca,per dir di Francia, Vvna, & l'altra pa- rolai conia
C.& poi daini fi ferine Frange per Z.W40UQ ìmmor veramente è queflo, ma
derinato da i f indifFcfadeUltal.lingna. 16 da vna rutena introduttione di
ficcar ( diro così ) la^.per ogni pertugio y della qualcofane parlerò
incontanente. Ho infino ad bora mofirato come il non cono- /cinto fcrittore con
poca ragione , { fecondo il mio antipartito fi fia dalla imitation del libro ,
che egli bapropofio ad imitare, bora per uenire al [ag- getto della z.
moflreròy che egli lo ha imitato in co fa, cioè non donata. Ha trovato fcritto
condncz£.mexoin fignifì- cation di metà? & vuole effer fcritto per vna
fola. Due pronunzie ha quefla lettera: che pofla fola fra due vocaliha vn
Juono, dirò cofty afpro, & adop- piata. y lo hamolle ; fecondo che fi ftntc
in dire l\o- : Oriente, La^arOy jlT^rro ; & altre tali: cr dvke%za y altera
, bellezza, & vaghezza. Et fi [ente medefimamente quefia variationdi
pronun- zia in qnefia voce me^Oyfcritta con [empiite 3 o con doppia ^. per
batter ella due lignificati ; che la pri- ma dinota metày& la feconda dirò
cosìyhumiditcu & congiunta con vna mede/ima parola moflra le due
fignifìcationi.Chc diremo Me%o pero 9 & Tiro me%go. Et che co fi fi ano da
fc rinere qnefie dm pa- role y c e lo infegna Dante che accompagna Ivna con
ditione che fi ferine convita, & l'altra con parole che fi feriuono con due
7^ che nel canto Decimo del- l' inferno diffe LafciammoU muro 3 & gimmo in
ver lo tne%o 7 Ter vn fentiex eh ad vna valle fede ; Battaglie del Mutio Et fin
la fu fhcea fpiaccr fuole^o. Qui me%o vuol dir metà > pre^p, difprey$o>& così me%r K o. Con
Le%o va Bg^o , ri- pre%o,& me%o. Et me%a ha anche accordato Dan te con ole%a*
& ore^a y le qualivoci tutte fono del- la pronuntia che detta habbiamo
ajpra : & quelle altre della dolce. J^è mai fi trouerà, Le%p, f^o* ni
ripreso* che fiapofio con Dafe?g?> con*Are%^ yg, conpre^xoyO condifprevgp.
nb alcuna di que- lle voci con alcuna di quelle. & trouandofìmc2^o 3
&me?0) conl'vnc, & con ìaltre,neccffario è con- chimlcrcyche al modo
dell vne & dell'altre* fi hab- biada fcriue're. Toichemeigo fìa altra cqfa
> che- mc^o j il teflo ce lo moftra chiaro. * r Paffam?;-io trala
ripafecca,cl mc^go. Cìq è tra Ì'afciutto,& il bagnato. in diffefa
.dell'Itati inguru 17 J^è fa alla dichiaration di quefto luogo quello, che da
commentatori fi allega del xviL canto del "purgatorio. Monta dinanzi ch'i
voglio effer me^o. Che qui vuol dir melano. Ts(è quell'altra del xxii. Et
mentre cìiandauano inuer lo me%o , che quefto è il punto dcllvniuerfo. & in
amendue i luoghi ha da fcriuerfi per femplice per hauer rime com- pagne,
Fjprc^py & Kg'Zp' & medefìmamente nel xxiiii.del Purgatorio Aoue e me%a
con Orc%a y & con ole%a , vi ha da effere vna fola & come ho detto il
fuono aJpro> & il dolce dà fegno come ogni- una di quelle parole debbia
effere fcritta. Foglio aggiungere, che la voce B£%o, la quale è della
pronuntiatione afpra,non fitroua ( che fa habbia veduto ) in luogo alcuno
legata in rima in -ver un genere > nè inverunnumero;& quefto vie* ne ,
percioche non vi ha altra parola di quel fine* che vada fcritta con vna Vi
hanno in Dante rh me in o^go, in o^ga, in ft^ij* & in o%$e. Cóigo^ SoTgo 3
Mo^zp, Go^o y Tagliacoxgo* To^^a» Hro7^>gozza,mo t zga > foiga, M nè
I{g^a, nè By0?i,rìé B^^e fi vede hauer compagnia di Rj? me \ Et quefto perche ?
Tcrcioche nonvi haaltré parola fimitc y di Juono, nè diferittura. T^on sò
adunque vedere per qual ragione V(h glianofcriuerc alcuni Oratone, Deuo^oney
Mali- ^ia 9t Stoltizia* QQOylJuìio, Tiqo, cheferiuendo C in Battaglie del
Mtitio bt ^uefia maniera y fi ha da vfar la pronuntiatione afpraylaqual detto
ho che è propria della femplice fra due vocali : cì?e quefio b contrauenirc
alla proprietà della natura. 7V(è quefio è parlar Tofca- no 3 ni Italiano.
^An^i potremo noi dire , che fi co- inè Dante difiingue le lingue in quella di
oi , & di foc y & di S'h T^on altramente quella loro fi doucrà
appellare lingua di z : TS{e fo ancora perche fi habbia da fcriuerc anzi
Sapienzja y che Sapienti, & Sentenzia* che Sen- tenza, perciochefe
cosifcriuer fidouefle, Harnon potrebbono in J{ima Trefcnzja con Sen^ne Sen-
tenzia* con Semenza: e*r pur infiemele accompa- gnano i nofirigran Toeti. Ben
dirò che me non offende il vedere fcritto in profa più Magnijicenùa > che
Magnificenza > nb Eloquentia che Eloquenza, vero è che nel verfo più mi
piace il fecondo modo, come difuono più pie- no y &* più atto da
accommodàrfi nelle Bgme. Vorrei vedere vira medefima parola pofia in mezp verfo
ad vna affifay& in fine ad vna altra. Horpoi che parlato habbiamo di quejla
lettera, pofia fra due uocali > & che caduti fiamo anche a parlare di
quando ella feguita conffnantcyho da di YCycbe per ordinario dopo le confonanti
col fuono THolle ella fi ha da pronuntiare:fi come jtlzaySbal Igy Balzo y
lncal%o.jLmanza y Spcranz&yJluanza. Vatienza y B^uerenzay Seza.Tonzo.
FeYjgy Terza , ¥orza>Orza y hor ad altro modo. Et tornando a quello che ho
detto di Or%o : è da notaresche il Tetrarca hapoHa quella in rima ac- compagnata
con le parole sforzo, & diuor^Oy con tutto che fiano ( dirò così ) di
prolation dolce > & quella di ajpra,donde fi tragge, che non tanto il
fuo- no, quanto le lettere fanno la rima: fi come fi prò- ua anche in dir occhi
, che fu rima con tocchi > & contrabocch'h quaMuque diuerf amente fi
facciano fentire:crfe cofi è,come veramete è ,farà queflo da offeruare,la doue
alle lettere lapronuntia fi confor ina y fecondo che trattato habbiamo di Me^o
y & di Me^go con le loro corrcfpondentL Et per parlar della ortografia del
libro. In quel lo non vi ha fermezza niuna; che fra le due vocali la
diuerfamente fi ferme, nelle rnedefime parole, come Bellezza, & Belle^a:
Vagherà, & Vaghe %a,Maliyia, & Malizia; Jpetìalc rfi dice, & /pe-
dale: & dopò le confonanti penitenza , & ejfenr •Qa. &
clementia,& magnificentia. Hora mi info- gni il Commendato)* di quella
riuercnda antichità) come in questa imitazione io mi habbia da gouer- nare.
Taffo hora alla ter%aparte delle cofe; che ?à chi i in'difFcfa dclTItaLlingua.
19 ce le propone le feguita , ne io conferito che fi hab- bianoda feguitare. Fi
fi legge Mofìrare addito, & jL dito; jLd Dio,et jt Dio. Come haurò da fk~
Qiùm fi ferme Tramato , AfFe&o , Atto* AfHi&OjLeóto, Nocìe, Vntta,
Vendetta. dal qual modo di fcriuere, altra che è fuor di ogni promntia di
lingua , ne feguirebbe che molte rime de noflriVoeti farebbonofhlfe> come
per effempio in accordar affatto f cripto Ma quello che è an- che più notabile*
Eftemo,E&ernare,c*rE£l:er na fempreyififcriue. T^èmen notabile è
quell'altro modo dilafciar fuori la L che ha da feguitar la L. fi come è Allò
miglare,Vermiglo,Figluolo, Mogie, Vo già , Battagla , Miglaia , Meglo, Meglore.
Ma & fi congiungono ancora gli articoli infieme co nomiycome fi ano vna
He/fa parola. Gluomi- ni,Glakri, Glantichi , Glaftrologhi , Gla- manti ,
Glangeli. In quefto ha voluto iJLut- tordella piftola corregger quella
Ortografia: ha fcparato ^articolo* notandomi ' jtpoflrofo.fcriuenr io Glatti,
Gl'antichi, Gl'honori, & non fi anuede , che non fcriuendofi la I. non fi
ha da prò* nuntiaredi che ne rimane>cbe quelle lettere Gi'da~ uanti la jl.
& dauanti la 0. debbono hauer quel fuono,cbe hanno nelle voci Glans>
& Gloria>itche fi farebbe etiandio dauanti la quinta vocalc,quarh do in
quefta lingua ci foffe parolaie da quella ha C i «effe Battaglie del Minio
ueffe cominciamene Si ha da [criiterc l'articolo intero Gli : che hi leggendo
anche lai. ha da fhrfi femre.J^e ha da fcrìuerfi quell'articolo con l\Apoftrofo
j feiion alianti voci cominciami da I. & ciò dico, ne iter fuebe nelle
profe non accade gittar cofi le lettere pervnir le filiale , a fare il fuono
nume* rofo. Fero e , che pochi fono coloro , che in quefta maniera di fcriuere
non inciampino. Et feguitand o quefta cogiution di voci.Quiui h fcritto Mai
fenica ajpiratione, per Mi bai, Man- no, per Mi hanno; Toper Ti ho, Tzper Ti
ha. Me, cr Te volendo dir Mi è, & Ti è. Et Dam- me con M. geminato in voce
di da me. Semini, Setti , Chcmmi , Chetti j&er dir Se mi : Seti;
chemi,cheti, Datte, DafTe, per Da te, &da fc. Nella in luogo di i*(pu
lxt& cofi NolJe , Noi- li , Nommi. Collei per dir Conici , & Colla Con
la : Na l^e ha ; Cia , Ci ha : Aggiunga/i* Elleflere; che vuol dir Ella effere
: & Afiedere' per jL federe: Haucre innodioper doppia nn. Al- lufluria ,
Contralloro con doppia II. Caltra, Calquanto fen^a ajpiratione, & mille
altre co- fetali, che diuertifeono [dirò così ) laintention del lettore , alla
nouità della fcrittura, & molte volte fhuomo Ha in dubbio del fentimcnto.
chefetrouerò Lo ( come ordinariamente fi troua ) crederò die fia articolo,^
vorrà dir Lo ho: & La, Lo ha: Q Siera.Douefi leg ge in diflfefa dcll'Ital.
lingua. 20 ge Mandai!!, intenderò che venga dal verbo Mandare, viene da Mi &
andare, jtffallre fi- gnijica^Ad afcendere; &piu propriamente /igni* fica
jlffaltarc> Ma& Me , & TepofieptrMi b, & Ti è, perche non fono
da intendere perii [empii- ci pronomi Me
che per Che fiì & mede/imamente delle altre.& che diremo dello
feri nere Alloro per jL loro: Et quello fcriuer Scila pHO effere intefo per tre
cofe>per fe la>pcr fe ella, & per Sella , che dirò Se la flrada farà
afeiutta anr dremo àpiedi: fe ella faràfhngofa monteremo a ca uallojvno in
fella>& l'altro in groppa. Saxi, fixo, Texuto, excelfo, Excellentc,
extimarce^ gli altri tali vanno a tutto tranfìto. Et che dirò che non folamente
Fhylolpphia, & Tyrznnovi fi legge pery.MaYft.on a,Yma ginc, &
Ymaginare? La 7\( 3 in cambio della M. vi ì come per orii- 7rar/o,Tenpo,Senpre,
Conprendere, Inpe- dire,Inpiccare, Inpetrarc, Inparare, Con- afflone :
Conpuntione, Menbra, Inmo- ile, Senbianti, & Rinbrotti, & fimili. Ma
non perciò è che non vi fi troni etiandio Tempo* comprendere^ immobile. Et
quella H. la quale da alcuni è cofi atroce* mente perfeguitata. In quello libro
come invna forte Biocca fi è ridutta. So che vi vorranno delle artigliarle per
cacciamela* Che vi fi ferine Cer- C 4 chare. Battaglie del Mutio ; chare.
Rccho; Acchadc, Chomunicare; Mancho>Fodacho,EcdiO per lo Ecce latino,
Priegiio,Rcgha, Veglione, Rimaglia; Ver ghogna ? Lùgho,Legha,Luogho.Tingho no ,
ingliannano, Arghòmento, Miglia, Bottegha :Choitei, Cholei, Choloro , Chon,
& vna quantità infinita di tali , da farne vno efercito: Et fra gli altri
vi ha vn Caualicro , il quale cobatte copducfpade>& è Ghongholare. Ma vi
fi ferine etiandio Con. Huomo , & H uo- mini y & Luomo > &
Luonùni , Honore, Honeilo, Honcftamente , & oneftamen- te, difonefta, &
difonore. Hcrba; & erba. Il verbo H attere è quando ajpirato, & quando
nò; Et l'ordinario è, che quando vi s'aggiunge la L.non vi fi
porwajpirationeMafcriuefilOyhM^h m vece di l'ho , l'ha y & l' babbi, &
cofi gli altri. Et queflo fcriuerfi cofi variamente , che vuol dir al- tro y {e
non che non ha ni regola , nb ordine, nt ra- gione di Ortografìa : fi che ad
imitar quel libro , fi bada fcriuerfen^a leggc,&fen%a ofjèruatione. jL
bello fludio lafvio di notare molte cofeferitte in vn luogo ad vn modojn altro
, ad altro, l'bauer per ordinario diferiuere 1 preteriti perfetti Veni* 1110,
Alleiamo, Facemo per M. Semplice y & cofi altre noci che varmofemplicemente
fcritte,far le doppie.Scriuere Rarità , er Kariteuole, Kariilìmoj^r K. di
notare quanto diuerfamentc fi troui ejftrfi vfato difcriuere ne paffati
tcmpi.Bc che fi può anche prefumere, che molte cofc trascrit- te foffero da
perfone > che poca cognizione haucffero del diritto fcriuere.Tyb io
vogHodiJJ?utarc y nè con- tender y come fcriueffe il Boccaccio . Il quale penfo
che molte volte [offe più intento y apenfar quello > che egli haueffe a
fermerei che come lo fcriueffe. Il che non è marauiglia y che fpefse volte
auutga à chi compone;Oltra che altri può dittare y a chi no ha or
tografia:& credo che egli molte volte anche atten defiepiu a fatisfare alla
pronunzia del popolo di Tioren^a ; al quale egli a punto fcriueua quel Zi- bro
y chc a diritta ragione difcriuere: che io ricon(h fio in molte di quelle
parole la naturai pronuntia fiorentina:U quale non è perciò co fi dille at a
> che cercar fi debbia di fame ritratto nelle fcritture : perche altri fe
ne,habbia a feriuere. Habbia il Boccaccio >o altro fcrittore antico fcrit to
comefifia y a loro y & a quella età fi ha da por* tar riueren%a:à noi dee
c/fere affai y ehe mofirato ci habbiano y come debbiamo fcriuer noi.Habbiano
ef- fi ferino Scripto,ér Afllitto,Pe£to, & Acce* ptO;Ci hanno con loro
componimento infegnato > che fi accordano petto con Accetto y & Scripta
con Afììidto.Dtf quella a quesìa età la lingua in dugento anni ha prefa vna tal
forma di fcriuerc y quale ella forfè prefe in Ironia dalla età di J^cuio, •
Battaglie del Mutiò ' er divfauto,à quella diUoratiOyir di fergilio: &
haprefa vna delicata forma,della quale non ci habbiamo à pentire . ella ha
diftinte le parole fon» Xa inculcar artroli,nh pronomi con nomi , ne con verbi;
t^on confonde le altre particelle: T^èfufpcn 1 de il lettor apefrr cheji ungila
dir que*la,o quella altra legaturaiclla fepara le cofe dafeparàre; con* giunge
quelle che hanno da effer congiunte: *Ajpira quelle che fono da ajpirare ,
& notagli ^ApoÙrofi doue fi hanno da notare :& £Z$} un & e i fogni
de cafi àgli articoli co certe leggi : et da quelli a luoghi lo ro gli tiene
feparati:& dèlie altre leggiadrie, è an- data ella raccogliendo per [ho
ornamento, le quali cwnviMnemeìite fono, abbracciate : 7\(è queflc , nè quelle
h lecito di mutare a cosini ne a colui , ma ogmtitio ha dafeguitar l'vfo
approuato , nel quale Ha la auftorita dello Habilire , come fi hab biada parlar
e, & da fcriuerc.Et perche il tutto con ragio ne habbia a procedere, quando
altri feorge la intro duttion di qualche abufo , non dee mancar di dimo- strar
lo.C he anche Ce fare fcriffei libri del diritta- mente par lare, dimoflr andò
, come il popolo diB^ ma fi era trafugato dalla forma della pura , & leg-
giadra.fauella:nel quale errorfono tutti quelli, che prender non vogliono
regole di lingua da buoni fcrittori.Dalla cui opinione fono io tanto lontano*
che con la occafionedi fcriuer quefla lettera ,fono entrato a parlar di quelle
poche cofe , che me ne fo* no venute alpropoJito,moSlrando quale fìa flato T in
diflfefà dell'ItaLlingua • 12 fo de gli antichi fcrittori Ogninobil Jpirito ha
da /Indiare in feguir l'vfo Appi % ouato ,&communc conia vfata ortografia,
& con la lingua delle fcritture.Et fi dee faticare di fa- re opere
rare,&nuoue>per chiare^a di dottrina, per nobiltà difenten^e ; &per
uaghe^a di Siilo; & non cercar di farjif arno fo con nouità di compi
nimenti , nè con introduttione di omicron , ?iè di Omega.T^h di c,nè di 0
chiufi,et aperti,nè per mol Uplicar ^nellc fcritture. Tenfando di far quifinc>mi
tfouuenuto, che ha ~ nendo io già fc ritto al Ccfano , &al Caualcantifo-
fra ma loro rijpofta fatta al Duca H ercole di Fer rara (Dalla quale il
Caualcanti meco fe ne ritiro) il Ccfano in luogo di rijpodere à quella mia
Ietterai Mi domandò donde io era: Volendo fi gnifìcar , che ' noneffendo nato
Tofc anobio non pottjjì haucr giu- dicio di quefla lingua, [opinion veramente
di huo- min'hchenon poffono hauer giudicio di veruna lin- gua) la mia rijpofìa
fu y che Io era Italiano: & che fe Catullo >& Fergilio nati lontani
dal Latio;Et fe Tcrentio africano haueuano potuto faper la Un gua di Latioy
J^onfo perche io Italiano non doueffi faper e la lingua: che io non haueuaper
meno Ita- liana, che eglie la fi haueffe per Tofcana . Italiana moftrai io
dapoi effere per nascimento quella lin- gua 3
rifyondnico ad un Dialogo del Tolomei ; Et già vepti anni f affati fono
y che quelle mie dm lettere vfcironòm ijlampc: , ;;r fo ^ quelli ' Battaglie
del Mutio quello yche ne fìa partito altrui + Foglio io adunque * direbbe fc
anche quefia mia lettera vfeirà in luce, non mancheranno per auuentura di que'
tali y che fi persuadono di hauer dalle poppe delle balie faccia- ta U purità
di quefia lingua , che vi torceranno il M ufo: Ma questo non haila\jLn%t con
ragione bìr fogna rifondere :& non dire, Io fon nato in Tofca- na,& tu
nò • che Io ri/ponderò, & tu hai apprefa la lingua dalla Marna, & dalle
balie femine fo^ %e,& ignorar£i,& io da huomini eccelleti,& dot-
t'uTìi da quello,che fen^ pensamento efee di bocca alla plebe: &ioda quello
, che pennatamente efee dalle penne deglifcrittori.T^on è il volgare Illu- ftre
lingua Tofcana , nò : & ce lo dice Dante nato Tofcano:& che i primi
fcritt ori furono anche altri huomini che Tofcan'hfi che riè nata è quefia lingua
inTofcana,nbhada Tofcanihauuto il primo orna mento dello fcriuere. Io da me
fono tanto contrario da quella opinione, che dalle Mamme, & dalle Ba He fi
imparino bene le lingue,che quando nato fofji Tofcano , an^i che feguitare
quella , mi uorrei di- sfior entinare, £r difiofeanare alla guifa,che già fe
cero il Cefano , e*r il Tolomci , i quali amendue (i difdottoraro,QT il Sanefe.
fi disfenò . Da gli Scrittori fi ha da prender la forma la regola del
dirc,& non dal vulgo quella dello fcri- uere. Da libri fi impara la
proprietà delle parole, le vere loro fignifìcatiom,& l'ordine delle coftmt-
iom:et ad imitation di quelli fi bario da indirizzari Ical- in
difFefadellltal.liiigua. 2 3 le altrui fcritture , che cefi fecero già gli
fcrittori Creci,& co/i fatto hanno coloro , che latinamente hanno
fcritto:&cofi medefimamente fi dee far da noi . Et tanto fi hanno da
commendare gli fcrittori moderni, quanto più fi conformano à megliori antU
chi.Et conquefta regola ho io notate quelle poche cofuc eie -.delle quali a
dietro ho parlato. Et di molte più ne noterò. Quando che fia , che me ne -venga
l* occafione : che hauercidamoftrar come molti , & Tofcani,& altri
mettono mano alle penne, & agui fa di ciechi caminanofenza guida , &
fcn%a bafto- 7ie. Ma molti fono , che ammonitione non vogliono riceuere.Et a me
far non.fi potrebbe gratia maggio re, che darmifi qualche auuertimento
(chevferò pur anche qui quefia parola, da poi chevfata la ho per titolo di vn
mio libro ) Il che poi che da altrui non fi fa, Io da meftefio vo esaminando le
mie fcrit ture:& daue mi trouo efiere alcuna volta vfeito del la buona
ftrada,procuro di ritornarui.Et cofi in tut telecofe àmestbra che debbia far
chi uuolfapere,' che finalmete niuno fa più, che qual fi ffuade di fa$ meno :et
ninno fa meno,di quale pfume difaperpm. Quefìe poche cofe mi fono occorfe a
fcriuere in- torno a quel libro , di molte piu,chehauerei potuto dire ,feio
Jlender lungamente mi f off voluto : Et à voi Sig.Clar.ho voluto dirizzar queHa
mia opinio» ne,la quale quando dal vofiro chiaro giudiciofia approuata,mi farà
molto caro,& quando nò * non mifarà di/caro intender la vofira. I I LA
VARCHÌNA DEL M. IV- STI NOPOLITANO. T ^ 0EMI0. abbiamo in prouerbio ,£lye vna
ciregia tirai altra; Et co fi dir poffiamoythe Ivnatira l'altra fcrktura : La
lettera che io f caffi a i paffuti giorni intorno al C orbacele di quel
Fiorentino ,mi ha data occa- fionedi prender quefia nona fatica ; la feci
vedere ad vn mio amico.Et percioche verfo il fine io faccr ua mention di
quella,* che e infuggetto del Cefano fcritto dal Tolome 'h accennando che dopo
tanti an- 9 ni flato non fo(ìe chi rijfmft orni ÌMùeff e. Colui mi do mandò
>feio baueua veduto XVLcrcolano del Par- chilo che più non haueua fentito
nominar componi mento di quello nome>fe nonvna canyon di f.Her- colano y me
ne rifi > &. domandai > che canyon fofie quella: Mi rifpofe,non è nè
can^on^nè co fa da ride- re, egli è vn ben lungo > & dotto Dialogo del
Var- chinone delle lingue copiòfiffìmamentc fi ragiona in vniucrfale,& in
particolare della Fiorentina;^ ijpetialmente fi rifonde a quella vojira lettera
, & a quella in diflfefa dell'Italicilingua . 24 d quella anchora y
chefcritto haucnatc al Cefano,& al Caualcanti : &.vi fo dire, che. egli
vi calca ipan ni alle Jpalle. ^ìjpiefio parlare io fictti fufyefo ; &
quantunque ie mi perfuaieffi, la ragione cfjer dal- la mia parte y purauifaua k
%che dura battaglia mi fi parajje mnan^bauendo cohojciuto M. Benedetto, nella
molta conuerfation > che io hebbi vn tempo conefjb lui in F irenxg , per
buomo molto dotto , à quello , che egli ne fuoi ragionamenti dimof ir aua. Ma
nonpenfaua giacche egli douefie effcrevfcito di que termmiy che fra gli amici
vfar fi conuicne; po- tendo/} , faina iamicitia -, haucre opinioni dkurfe. ,
& con ragione ila ciafeuna parte difbutar di que l- le . Domandai , [e tal
libro era vfeito in luce . Mi difte, che pacati erano due anni mefi , che fta
to era flampato in F inegia .; per il che nontar- dai ad hauerlo .' &
datomi à leggerlo , non penai molto ad aftecurarmi della verità della mia
opinio ne y da poi chevu Campion. co fi principale della \Academia di
Fiùrm^a> con quanto sfòrzo egli ha faputo vfarc in, quefta lotta, non mi ha
potuto mone redalle rmepximc pedate. Ben mi è doluto r che egli verfodi me
tenuta habbia tal maniera difcriuere> che io habbia non (blamente da
ributtar le fuc ra* gioniyTna da liberarmi ancora da fuoi canini morr fi y
contra i quali, come di ottimo rimedio ymi ferui rò del fuo pelo. *A me
grandemente rincresce, che egli vn tempo auantila morte fua quel libro non
habbia pub Lea Battaglie dclMutio to,bauendolo fatto già cotanti anni a dietro
(fecoda che egli ne fa mentione) che batterei purvoluto y che gli fojiero
alquanto dolute le orecchie in penitenza U'bauer troppo licetiofamente
adoperata la lilngua. Ma egli perauuentura tardò à public arlo> aftettan do
, che di me anueniffe quello , che t auuenuto di lui, per fuggir ( come egli
dice) il ranno caldo. • E pa rc> che egli in vn c&rtq modo danni il
Caro* che troppo aframente rijpmidejfeal Caftehtetro, • che prima lo haucua
ojfefo : & egli aframente h i proceduto contra di me,& coma altre
perfone y chc già mai no lo ojfefero.S e contentato fi fojfe di mode Jlamente
rifondere >& di placidamente dir le fa ragionici come non folamente fra
perfone arniche, ma fra ogni nobile Jpiritofkr fi conuiene y & lo ri- ;
chiede la cortefiaiEt non fojfe vfeito {dirò co/i) del- la li^a ,Sallo Dio y
che$o con ogni Hudio sfor%ato^ mi farei di contender con effo lui y & di
vincerlo di cortefia. Ma pofeia che gli è piaciuto tenere altra * maniera,
& ha voluto vfeir a campo aperto : Io a guifa dibuon C amberò >nonme ne
farò punto febi- fo y an^i come da lui promeato y farò à ferro im- molato. E
promette bene di douer vfar molta modefiia > Cjr di fmeer amente hauer à dir
la fua opinione, daft nardo chi fa altramente: & moftra di abbonirete
acerbità vfata {comeho detto)fra il Caro ,&UCa-> fieluetro, poi mena la
lingua y & lapenpa à trauer lQ/fen^^mrdaYeadamciifi a nimici . Et fjPP a £
j ■ in diffefa dciritaLlingua. 2 5 ftònatiffìmo fi fa conofccrc > fecondo
che à proprii luoghi fi fari numfeSlo.V ero è, che da chi difende iltortoycofi
ordinariam'étefifuolfare.gia e qualche annoyche io per ordine del Cardinale
SilcJfaMririo, che fu poi Tapà Tio Quinto , riffofi ad vn libretto intitolato
apologia Anglicana,nome fermamente modeHiffimo ypoi in effetto era vna
acerbiflìma in- ucttiua contra ilTapa y & contra la chiefacatholi- » ca.Et
co fi vfano di far gli Heretici.Etin quefiq ge- nere questa del Far chi fi può
dirittamente appella- re herefia 3 che egli vuol pur mantenere opinata- mente
vna opinion contraria alla veritàsi che pur cotra heretici fono deflinato io a
douer combattere, conti 'animici della fede, de quali e fatto proprio no me il
nome della herefia contra dcfl ruttori delle leg % gì della Caualleria: cjr
contra vituperatori dique- fta lingua . che propriamente è vn vituperarla, il
yolerleuarle il nome da tutta Italia y per darglielo da vna particular città.
Bora per dare alcun princìpio àtr attor di quel lo, che ho da ragionarla
differenza h,fc quefia no ftralingua > & ifpetialmcnte quella,co la
quale feri tàamOydir fi debbia Italiana,o Fiorentina. QueSla è la noftra contefa
. Chi non è alcun che dica la tin- gualche fi parla in Tofcana non efiere Tofca
: ni quella che fi parla in Fiorenza no effer Fiorenthia. Che la lingua
etiandio di Lombardia , fi chiama. Lombarda,^ quella di Melano Mclanefe: Quella
di B^tnagna F^magniuoU , & quella di Bologna D Solognefi; 1 Battaglie del
Mudo Bolognefe; & cbfile altre.Di quella fi parla, nella quale fcriuono
tutti gli buomini di tutte le regioni di ltalia>che studiano di
leggiadramente fcriuere. Di quefta danna me il V archi ò che io la chiamo Italiana^
&mi danna del modo da me tenuto nello fcriucre.Et io nella rijpofla
alUrgadomi, difenderò lamia opiniùne:etmoflrerò come egli fia buonmae ftro
difenuere. Etquefto farà ti primo capo.Dapòi tratterò quello della lingua ,
& infteme mofirerò come egli f oppia bene vfar quella lingua, la quale ejfo
vuole , che fi a tutta fua. Et feguirò moft rondo la confufìon delle fue
ragioni^ allegationi, & co me dallo fcriucr di lui medefmo fia approuata la
mia opinione. Del mal modo , che tiene il Varchi nello fcriuere • Cap. I.
lanieramente io non fo fe io babbitt mai veduto Dialogo mcn leggiadra- mente
{per parlar con mode/Ha ) da fcrittore alcuno introdutto , di quefio fuo
Hercolano.Eglifa vna ragunan%a diperfonc, le quali hanno da definare inficme in
cafa di vn Don Vincentio Borghini; il quale parlando con vn M. Lelio
Bonfìjdice: M. Lelio mio caro, definato> che haueremo , & ripofatici
alquanto > potrete co- minciarfenx* altre feufe, & cermonic , che vi fo
dir , che hauete gli ascoltatori non folamentc bene- in difTcfa dell'I
tal.lingua. 26 uol'htna attenti , & per confeguente docili. ì{i(p^n- , ì de
M . Lelio. Quando le parrà [tempo V. S. mi ac- , , cenni, che io di tutto
quello, chefaprò, opotrò non , , fono per mancare y clx che auuenir me nepoffa,
0 , , debba; & feguita incontanente Don Vincent io a di , re. M . Lelio le
no/ire viuande non fono Hate , nè , tante,nètali: & voiinfieme
conqucftialtridi quel, le poche, > -offe hauete fi parcamente marmato, ,
che io penfo,cbcnèvoi,nè eglino h abbiano bi fogno , di ripofarfi altramente ;
Terò potete, quando cqfi , $ *ipiaccia,cominciareavoftrapofta. Quefio è tut-
tofa tefio,la tefjìturadel quale a me fenibra , c\k fiaaffaimale ordita : che
dopò hauer parlato di do. uerdefinare, edoucua pur trametter parole , & tepOypermoftrar
chedefinato hauejfcro : & fepur non gli voleua lafciar ripofare, poteua
far, cheM. Lelio conio Becco in bocca , cominciale a ragio- Toi che forma di
parlare è quella : lenoflre vi- , » uande non fono fiate ne tante , nè tali
ch'io penfo. , , Efamini ben chi legge a qual parte delle parole*
chefeguano,appiccarfipoffano quelle prime, le no ftreviuande non fono fiate nè
tante, nè tali. Dadi- re era pei- mio parere , le nofireviuapdefono Hate
tali,&voidi quelle hauete fi parcamente mangia to, ch'io penfo ; & quel
che fegue. 0 vero. T^on fonò fiate nè tante, ni tali, che ne voi , nè gli altri
hab- biano bifogno di ripofarfi.Cofi dico,o cofifkttamtìi te era da legare
ìnfime quel tefio. Ma di cofi fatte D z toflm- • I I Battaglicdcl Mutìo coflmttiom
e pieno quel libro ; eJr /è nel principi* del camino egli inciampa auifi
ogniuno quello che egUJkccia a lungo viaggio. Que\ie non fono forme damettere
in ifcritture: &fe pur altri volejfc, che queflofoffe fcriutre
Fiorentinamente) ageuulmeth. te potrebbe effer conceduto da chi fa profeffìone
di Italicamente fcriucre. QutlFvfa ancor di dir V.S .& F.B^s. come egli fa
in quel libro y mi pare affai difdiceuqle. Ho errato* jLnxibene vi
fla>ctccioche quejìa con le al- tre fconueneude%£e fi confaccia. Jlggiungafi
, che quel Dialogo e maggior che tne%o ilDecamerone , & egli lo introduce
per vn ragionamento di vn dopò definare^ auan%ando am cor buona pcyga di
giorno. Io quel mio , che pur dianzi mandai' in Lice [otto il nome del
Gentilbuo- moslo diuijì in tre libri yhanendo pur rifletto di non vfeir della
propurt'iQne ; che il ragionamento trop* fonon eccedeffe quel tempo , nel quale
fi diceua quelle cofe qfcr siate ragionate. Et Cicerone diuife il fuo Dialogo
decoratore in tre non grandi libri, & le queftioni Tufculane in cinque. Et
ogniun di que volumi tutto infieme y è minor dell' Hcr colano* Ma et Tlatóne
comparte i ragionamenti della I{e- \ publit a in dieci libri: et quelli delle
leggi in dodecL 'tyèglivni,nbgli altri non arriuano alla grande^ %a deU'vno 3
etfàlo copiofo Dialogo del V archi. Et . fermamente feegli fatto ne haueffe
cinque parti* non vene farebbe stata veruna, che Hata non fojfe mag- ) f in
dìffefa deirital lingua. 27 maggiore di ogni libro de Dialoghi , che ho nomi'
natL'Tsloìifonoio cofifeuero Cenfore , che io voglia dgrlamifuraà Didoghi Con
ihoriuolo nò ima il dar. per ragionamento di vn dopò definare la lettu- ra di
quattro , 0 di cinque giorni,òpur fouerchio. Leone Hebfeo fcri/Je quejuoi tre
Dialoghi di jLmo re,de* quali il fecondo hper due volte grande come il primo ;
eìr Uterino è per due volte come il fecon- do, et è di lunghezza fiiftidiofa.
Et pur quefto del Parchi l più di vn terzo maggiore di quel lunghif- fimo di
Leone Jlter^o Dialogo del Bembo della voi gar lingua può effer grande quanto i due
primi in- fieme : ma egli accorto fi della fjuerchia lunghe^ %a, come fu al
meyg del ragionamento, fece appar tire i lumi,ct coli fftguitato d parlare
injino ad* bora di cena. Et ijtato ejfendo di Decembre , & ce- nandofi in
Vintgia tardijfmo,il Dialogo al tempo venne ad efler proportionato Qjcllo ve
ramente del Parchi e Ire volte grande quanto è quello, il quale dir fi può, che
dal Bembo diulfo fojjè in due ragio* namenti. lApprcjfo b quel Dialogo con vna
nuoua foggia diuifo in capitoli^ et nel fine di ciafeun capitolo toc- ca a
parlare al Conte Ctfare Ho colano ( che e quegli con cui egli ragiona, & da
cui ha dato il no me al Dialogo ) et la domanda fud feruepcr do- manda, et per
titolo del Capitolo , con aggiungerui poi primo, fecondo, et ter^o quejìto: che
è {per par lar Uberamente) vna gojferia,et tanto più quanta J _ * • ' 4 • ) ■ 1
i Battaglie del Muti o alle volte quel titolo ftar non può per domanda y ù
interrogatione y oquefito y come egli dice parlando a modo feto. Ai a chi vuol
bene inteìidcr quefla coj&> pigli quel libro in mano: et cerchi ipr
incipit di que capitoli. Or che dirò ì che egli fu quel che M. Lelio in
eccitando il Dialogo comincia a parlar, colui diffe, et quell'altro rifpofe :
et poi checofi 'ha confumate più di due gran carte y foggiunge* Ma io Lelio ho
penfato per fuggir fhftidioy di ragionami y comefe effi fofferoprefcnti.T^jtouo
modo da introducer Dia loghi y nbfòfe vfato da perfona, chehabbia faputo chefia
fcriuere. Et dotte lafcio , che il titolo di quel libro \è delle lingue y et in
par ticolar della Tofcana y et della Fio- rentina : et per tutto quel Dialogo
egli protefta di non voler parlar dello fcriuere, ma f blamente delle lingue :
et il proemio tratta dellfi eccellenza dello fcriucre ì Qucflo non è altro y
che prometter coJa 9 che far non fi vuole. Si che dir fi può bene* che il '
proemio attaccato a quel Dialogo y 0 quel Dialogo attaccato a quel proemi o y
vi Ha a pigione > et che vero fia y che egli per quel Dialogo faccia
profeffìo- ne y dinon voler parlar dello fcriucre.Hauendo egli questa cofa
detta da principio storna a dire alle fac ce 184. Io vi ho dettó,che voglio
ragiona* re hoggi del fauellare,& non dello fcriuc- re. & ciò replica
alle 210. alle 243 . et alle 250. Confideri ogniuno,fe quando fcriffe il proemio
y fi ri* corda* in diffcfa dell'Irai, lingua. 28 cordaua di quello, che detto
battenti nel libro : ojt fcrtkendoilhbro,fi ricordano, del proemio.Ma r^cr tifi
ancora quefla altra fua impmdentia. Doue io ho parlato del nome di quejla
lingua , ho parlata della lingua delle fcritture: et egli dke non -voler parlar
fe non del fmellare. et entra in querela con me di quello, che egliprotefia,di
non ne voler par' lare. ^ Sarebbono perauuentura quefle cofe da compor tare y
et da feufare tali inauuerten^e ,fe quello /òffe fiato vn Dialogo poco
auantiprincipiato, et non ri- ueduto.Mapcr quel lo, che egli mede/imo ne ha la-
[ciato memoria nel principio del quinto quefito , fu degli anni ben dieci
auanti la fua morte; et {fecon- do che fanno fede i Giunti che loHamparo ) ultima
mente fu da lui cmendato,et ricorretto, et con mot- ta afettione raccomandato a
fuoi amici. T^è inten- do, che ciò f offe per altro, che per hauérne egli fatto
grande flima: et per defiderare che foffe mandato in luce. Tanto fia detto
della cornpofitiom di quel libro, paffiamo bora al fuggetto del mme della
lingua. Io andrò fegnando ne margini , U facce doue fono le co fe,alle quali
ri- fiondo . fi 4 Pro- Battaglie del Mutio Propofte del Varchi , tra le quali
ne fono parte impertinenti , & parte non • vere. Cap. II. Olendo egli
trattar, come appellar fi debbia quefta nosìra lingùa,dice,chc il Bembo la
chiama Fiorentina > M. Claudio Tolomei 7 etil dolce Tofcana, M.Gio.Giorgio
Tuffino & io,ltaliaaa: &poi con molti difeor/i entra a ragionare ,&fa
alcuna voU ta dire al Conte delle ccfe,comefiate dette da noi, che fono fìnte
dalu'hperfkr con le rifpoflcfue parer buone le fue ragioni 3 & che noi
dichiamo cofe im- pertinenti ; & cofegioftra contra mafehere fatte. da
"jrjfr^ Recita anchor a delle cofe da altrui dette o difa- uedut amente, o
ignorantemente /opra le quali fifk Caualicre;& io non intendo di combatter
per ogni* uno.tAnzia jne batterà difender me ; confonder le fue ragioni;&
dimoftrar,che quesìa lingua diritta mente Italiana ha da affere appellata: òr
che non è vero quello, che altri dice,che à bene fcriuere fia bifogno di effer
nato , o allenato in Fiorenza > o in Tofcana;che quanto a quello, che il V
archi fi off an napermoflrare,che inon Tofcarà,o puri non Fio* rcntini non pò)
fono pronuntiar le voci Fiorentina* mente, non haueuamejlieri di tante parole,
che da noi fi confe(fa,che fiamo coftpoco atti à pronuntiar la lorQy come
cffila noiìra fauella : Ma di quello uÈ,^i non • indiffcfadeirital.lingua. 29
wnhowaidifputato:&fo che anche fra loro\To- fcani da vna ad altra città
> vi è taìita differenza, . quanta è perauuentura dalla Lombarda , 0 dalla
S*j l\omagmuola,alla T'ofcana.Ma lo fcriuer non con- fitte nella pronuntia.T^è
credo y che Virgilio, nè Ca- tullo^ quali non eranonì nati,nè allenati incorna,
cefi bene pronuncia/fero la fauella Romana , come faceuano ipefei vcndoli,o i
più vili artefici, & fa- ceuano nella Bimana lingua più lodati verfi , che
tutti 1 più nobili Romani nati , & nutriti in R^ma* Orfcguitandoil nolìro
fuggetto, dice egliprimie ramente,chefra noi tutti fiamo in concordia ,chc le
lingue debbono pigliare i nomi da que luogki,(fbue 2 $ * elle naturalmente fi
faueUano : & che gli fcrittori primieri di qualunque lingua,dallvfo di
coloro, che la fhuellauano,tr afferò le loro fcritture; che Dante* il Tetrarca
,et il Boccaccio fiano fenon di tempo,al meno di eccellenza i primi fcrittori,
che nella lin- gua volgare fi ritrouano; che come la Tofcana e U più bella di
tutte le lingue , cefi la fauella Fiorenti- na fia di tutte le altre TofcaneUpÌHleggiadra,&
che quella lingua fipoffa largamente nominare Holgare, 0 la lingua del Sima non
corteggiai , & che fi come la Italia è vna Trouincia,che contiene molte
regioni,cofila Italiana lingua fi a vn genere, che infe contenga molte fpetie
, ciafeuna jpetie . m molti indiuiduu In
tutte quelle cofe dice egli, che tutti mi c n >q+ *" rimio.il che non
so quanto fia vero . jfnn 4 >ò, 'WM BattagliedelMutia che non e vero. Quanto
al primo capo non contraete co\ denteJoHCna egioche facem il Filofofantc,
ragio- nar y . Battaglie dciMutio : ; nardi quc&a materia . Come à dir fra
le diuerfe maniere de colorLColorc è il genere , fe difterie di colori fi
parler à y fi dirà coloruerde , color uermir glkycolor giallo,^ cofi gli altri:
ne fi haurà bifo*. - gno di venire adalcunparticolardi dir panno ver ' dc,feta
vermiglia, fiore giallo : che in dicendo ver- de, uermigUo, & giallo fi
farà intefo il colore, co fi dilingue ragiomndojiycjfendo lingua ilgenere,per
intender di qual lingua fi parli, fi dirà lingua He* brea ,linguu ^Arabica ,
lingua Laica , per hauer fcrittOyofcriucre in quelle fcnttonH ebrei , jtrabi et
Italiam.Et quantunque in quelle regioni per di- uerfe citta jia ftata,ofia
qualche diuerfità diparla ri,pur dal tutto injieme,et non da parte alcuna fi fo
no nominate U Unguc. Da tutta L'alia , et non da vna pa rt'j>ne da vna pa
rticella ha da effer nomina • ta la noftra lingua, tt fe dir fi uoleljè, chela
lingua latina fu pur nominata da vna parte di Italia , fu perche infoio Latio
ella era in vfoiEtf appiano che U lingua di Tofcanj,che pur confinaua col Latio
% era dmerfa dalla latina,et ipopoli delle altre parti ancora haueiiano diuerfe
liguc. ondeappre/Jò Limo fi le £ge>cbt nel tradimento diMetio Tulio, hauen-
do con alta -voce detto di hauerlo egli mandatoiper- che alle fralle ferifft i
Fidenati,da molti di loro fui tqo?p c Jhr fatti Cdonia di Komanùl che vuol dir,
eoe hauettaym /: j-^^r, tic» i?inr7>?ainÀiui- Siano. in diffefa
deirital.Iingua. 3 1 fiarìa.Ter indiuiduo fi potrebbe metter Fiorenza. &
ogni altra città ad vno altro prcpofito , comejfc dijlfirica alcuno voleffè
pafiare il mar e, domanda to doue intendere andar e\potr ebbe dire , in Italia,
inqual parte: In LombarcUa,o in Tofcana. „4 qual citta: a Melano, 0 à Fiorenza.
% A quefìo modo ài rit ià. fi fauellarebbe , come di inuiiiidno , ina come di
lingua è vna vanità, che indue maniere fi pojjòno intendere le città. &
Tvna ègliedijicii cinti di mu ra,&di foffewnde diciamo Mtlan grande,&
Fio- Hvr^a bella .l'altra la ragunan 1 ^ degli habitato- ti,chefono
Melanefi,& Fiorentini. Quelle nonpar lano,& fonoindiuidui,ciafcunaVno.
er queftipar- lano,& fono molti indiurdui , de quali ciascuno ba> vna
diucrfafiiuclla,comediuerfifono i volti lorol Si che fe da gli indiuidui vorremo
dare i nomi alle Unguentante faranno le lingue , quanti fono gli huo* mini ,
che parlano al mondo. T^on voglio già dir, , che anche fra gli fcrittòri non
fia dinerfità di Un* gua:che altra è quella di Ciceroneijtltra quella di
^fpuleio:*Altra quella del Boccaccio,^ altra quel la del Tolifilo: Ma &
quelli pur fono nominati fcrittòri Latini , & quefli hanno da ejjer
appellati Italiani. Cheinuidia è quella di Tofcani,&di Fiorenti*
niynonvoler, chela lingua, della qual fanno prof ef* ftone,fia honorataìChepur
più honortuole è il tito lo da tutta Italia,che da vna regione, oda ma cit*
tà.cbe auaritia è quefta,nonvoUr che altri parte* , / Battaglie del Mudò cìpi
di vn benebbe tanto pin fifa maggiore , quan to più fi comnmnua: Ma
in.quefto,di che fono aua- rh fanno danno afe fiejji:cbe mentre fi pervadono,
cbenoiparticiparnonnepoffiamo,àlor ne rimane la minor parte . chefuperbia e
quella , perfuaderfi di faper foli fcriuere in quella lingua ,cbe anche dal
leftra?iicre mtionipuo efiere apprefa . fecondo che già fi fecc;& fifa
tutta via della Greca , & delU Latina;Della Francefe,& della
Spagmuola;Della Tmbefca , & della jLrabcfca. Et in tanto b que- sta linguar
communicabile alle altre nationl, che non piamente la imparò il Fortunio , il
quale fu Scbiamne:mafuilprimoafiriuerne regole, &
adinfegnarlaarTofcaniy&a Fiorentini,& aperfe la Hrada al Bembo,et agli
altri, che dapoi ne harh nofcrittOyet Fiorentini nbpurfapeuano y nb voleua- no
confentir, che di quefta lingua ui hauefftro da ef fer regole.Ma in questo, che
Indettoci b verificar to quello di Dante, Superbia,Innidia,et jtuaritiafono Le
trefiiuille c hanno i cqri accefi. La lingua deglifcrittori;della quale ho
parlato, et parlo ìo,b quella, chevniuerfalmente pertutta Italia viene intefa:
et quella , nella quale tutti gli huominhcbe fanno prof effione difcriuere,fi
affatica no di ejprimere i loro concettiXt quefta da quel tut to.aue ella
fìttende,ha da prendere il nome, come, 1 fignore^giante in tutte quelle regioni
Mafitroiuhdice il Varchi,, che anche la lingua. latina. in diffcfa dell'Italica
lingua. 5 2 latina è slata appellata Rgmana.fi troua : ma non fi troua,che
alcuno habbiaprefa quella oftinatie- ne, di voler, che ella fi chiamajfe
Romana: & che rifiutajfe il nome di Latio .Et pochi fono quegli éfetn f
iiyche egli allega } comparati a quell'adone ellai chiamata latina {benché egli
finga altramente) co- me ben fa chi ha riuoltati i libri latini. &
l'efempio* che mi è venuto alle mani di Limo dice, fapeuamo latino • lyè dirà
alcunoychepiu fcrittori h abbiano chiamata quefia lìngua Fiorentina , che
Italiana. Et quefto confeffa il Parchi mede fimo dicendo,che zj% di quanti egli
ha letto , non fi troua chi Fiorentina Idhabbia chiamata, fe non il Bembo. Et
meno, dirà - dlcunoychepiuhonorcuolefia chiamarla Fiorenti-* _ na,ehe
Itatia?ia,faluo fe egli perduto non ha il ccr- nello. Voi tanta bla nobiltà
della città Romana y che fia più honore a quella lingua tffer detta Roma
na>cheLatina.Et pur Romamdi chiamarli Latina non fi vergognano . Ma il
Boccaccio ha detto , che fcriueua involgar Fiorentino.lo ha detto fiyinaper-
cbéìTer parlar humilmtte delle fuefcriiturcìVene do ad iuferhyche quandunque
egli humiliffimamen- te fcriueffe y non gli mancauano perfecutorL Et che quello
che dico io fia vero y à chi Ugge con giudicio le nouelleyageuol cofa fa ad intendere,
che non cofi humile e dapertutto lo Siilo di quel libro : fi come mi ricordo
hauer già notato nella lettera feriti a al - Cefanoyet al Caualcantiyolla quale
mi rimetto^ al- tra che egli alcuna volta (parendo a Ini forfè di co Battaglie
del Mutio fi benferuare il decoro > delle perfonc y ha parlato pi*
plebeianunte , che agraueferittor non fi con- mene. "^^S^^'.^v^^fW^ Chele
lingue pur dalle nationi hanno da prendere i nomi; & della oflerua- tion
delio fcriuerc- Cap. IIIL £ regole delle lingue da prender non fi hanno da
effitmpii di animali , nìf per legge di indiuidui;ma da effenipii di alt re
lingue: nh in altra guifa fi ha da parlar della noftra. la lingua Hebrea non
prefe il nome dalla Città di Hierufalem: &pur non fu Hierufalem inferiore a
Fioren^a.Qudla degli J[f firi nonio prefe da Babilonia » & non fu Babilonia
inferiore a Fiorenza, la .Africana non io prefe da Cartagine: nh fu Cartagine
inferiore a Fiorenza, la Morefca non lo prefe dal Cairo: & non è il Cai ro
inferiore a Fiorenza* la lingua Greca non fu no minata da alcuna delle fumofe
Città di Grecia: & pur ne furono delle Rgali & di potenti Bgpub. &
non inferiori a Fioren^ada lingua Tedefca non ha prefo nome da alcuna delle
nobiliffime>& Imperia, liCittàdiAlamagnaiJ^lla Spagnuola da alcu- na di
quelle di Spagna : Et pur neirvna,& nelf al- tra regione vi fono Città non
.inferiori à Fiorenza. U Francefca non lo ha prefo da Tarigi ; cìr non è Tarigi
in dificfà dell'I tal. lingua. 313 'Parigi inferiore a Fiorcn%a. la Tortogbefc
non l? ' - baprefo da Lisbona.!^ Lisbona e inferiore à Flo- ven-fa . TS(è
Londra prefume di chiamarla Ibiguz di Inghilterra Loridnna: Et non e Londra
inferio- re a Fioren%a. Di tante Città vchiliffimc che Hate fonOyO fono a
Fiorenza o fuperior'h o non inferiori; non ve ne ha veruna , che Hata fia {
dite cefi per non dir peggio ) cotanto ardita , che in particolare fi bibbia
voluto vfurpare il nome di alcuna Un- gua, a Tofcani concede[fi,ma etiandioa
ruttigli Italia- , , ni il nome della lingua Fiorentina : filo che ejfico- >
9 tal benefìcio da lui y & dalla Città di Fiorenza ri-\> *
conofccjfero.Della qual co fa nonfo che altra più dir fi pojfa vana,pcrnon le
dar nome di fciocca.jtdun queper doucr bene fcrinere in vna lingua, e di me-
Jiieri hauerne priuilegio da Trencipi : Tronfi fa > che ne Firgilio,ne altri
fcrittori hauejfero prillile^ gii. .Adunque non fi può dir , che latinamente
fcri- ne fero: Chi fa fcrinere in vna lingua , non ha bifo- gno dipriuilegio.
Et chi non fa , ti privilegio non lo farà fapeYe. Et qual Vrenàpe a tali ne
de/fi privi- legio , moflrcrebbe kauer poca cognltion di quella lingua. Si
cheprtidenùffmo configli) sfato farebbe E quello \ Battaglie del Mutio quello
iti Varchi. Io, per dir di me, non fidamente non vorrei que- lito primlegio,
cw^i mi riputerei ingiuria, che altri Aiceffe, che io Fiorentinamente fcrixcffi
: Me ne al- lontano io quanto più poffo dallo fcrìacre in Unnia Fiorentina.Ts{è
di quella fui mai fin 'dio fo. Già tem- po fu, che fe io baue(fihauuta vna par
da ( non di- co Fiorentina) ma commune alla Tofcana fola,& vna altra
commune a tutta Italia, antcpcjla haurci la pura Tofcana ; & ciò non farei
hora , cjjèndo mia iìticntionedi feriucre non a Tofc ani foli ,maa tutte le
perfine di Italia. Quando io era in altra età , io leggeuai libri Tofcani ,
& (petialmcnteil Boccaccio come dife epolo ; & haueua per buono tutto
quello, che io vitrouanaferitto: & perciò mi l forfè alcuna volta vfeita
dalla penna qualche pa rola 9 che hora nonne Lzfcereivfcirc Che anche ne
migliori fcrittoritruouo di quelle cofe,che mi offen- dano, (non ne eccettuando
puf UTetrarca ) & vo fccglimdo quelle, che giudico effer migliori , non di
co come Virgilio da Eraiio; ma come rofe dafpinc; & conia ojfcruationdi
quelle regole , che da loro 9 [i mparano , vo notando, come hencf appiano vfar
la lingua coloro , che ne vogliono efjtr maejlri ; & come quegli altri ,i
quali da libri fanno profetarne di hauerla apprefa. & fe voglio dir il vero
, & ne gli vni , & negli altri deftdero di molte cofe. T^on dico in
tutti y ma in poco meno che in tutti. In font- ina voglio dire, che di molte
panie vfate ancora da mi- iti difrcfa dcll'Ital. lingua. 34 tnigl'wrifcrittori
> mi guardo io che non fi vedano nelle /niefcritture.Comc per éfempio io non
diro^nh G>uffe>nc Maifi>nb Guari>nt Tejlcne Cbc?iit^ nh ,Appo,nè
Huopo>nh *s'uaccio> ne Eglino, nb Filc- njyriè ^Altrcfi.J^ondirb Moglicma
, ne Fraulmo y . ne le altre tali .Mi guarderò dadirellòtta % & % AÌ limita
;-vjr Vicenda per faconda > cr coltello per ; dir fi>ada>& fato
invece di; aio. Et diro Manda- reafacco an^i che a ruba , Torce più tofio , che
Torchiycerudlo&r non cerebro, farcita, & non fi-
rocchia>B^diculo>& non Indettole. Et il medefimo dico di più altri
vocaboli , i quali di raccorre qui non è mia intentione , lanciando la feccia
di molt'u che (parfi fono per Dante. Et ho da aggiungere ah- chorajcbe io dirò
an%i ojficio,cbe v§icio y an^i obe- dirc>cbevbbidire.Dirò obligato, &
nonvbbriga- to, opinione fermerò per femplice V.Fcbreper vita fola B. &
cofi in femina non raddoppierò la M. fi comebo veduto far fi 0 Tofcanamente
•> 0 Fioretina- mentc* che vogliamo dire.Se adunque per non tro- uar fi
ditali vocine mici componimenti al- tri dirà che io non ifcriua Fiorentina-
menteilo injin da boragliele per dono.Ben mi nncrcfcerqb- be y quando dalla Ita
Ha io fojfi giu- dicato K non ifcriuere Italicamente. £ 2 Che s Battaglie del
Mutiò Che a bene fcriucre non importa effe* nato , ne alleuato più in vno , die
ili altro luogo. Cap. V . ^^^S^S JL pcrciocbc la fomma di tutto il ne- M^^ffl w
godo k,che altri non vuole, che quale y g non è nato >oda tenera età
allenato in fcS^JS^Pr Fiorenza > pojfa bene fcriuere in lin- gua volgare
> per trattar quefto articolo > comin- cierò da quello, che il V'archi
ferme dime. Et pri- ma dico, che io fono per origine della Città di Iufti-
nopoliyvolgarmente detta Capodiftria>& daglian fichi appellata Egida>lontana
dal Carnaro y Ch'Italia chiude ,&fuoi termini bagna, Intorno ad ottanta
miglia. TSfacqui inTadoua: &fra in Tadoua y inVintgix, in C apodi flria, in
Dalmatia, & in *A tamagna vi (fi infino alla et adi trenta anni : jLpprcffo
conuerfai in Lombardia , m . Ticmonte,in Francia, & in Fiandra ; &
nebauc- tia forfè quaranta prima^chc Fiorenza mi vedeffes & a mettere
infieme tutto il tempo^cheinpiu vol- te flato vi fono r non fo fe egli pqfpifjc
vn anno. SÌ che ne io vi fon nato y ne da fanciullo alleuato: & che in me
non fiaindicio '.alcuno di Fiorentineria, affai fi moftra a chimi fente
fauellare.Xà onde per la coloro ragione fi viene a conchiudere, che io be- ne
nonpoffo fcriuere.iyk iò mi vanto di bene ferine re.Ma intenda/i quello, che
ferine di me il Varchi, parlando della lettera mia al S. Binato Triuultio. in
ditte fadcirital.lingua. 35 1 lo. ho il Mutio per buomo non follmente dotto, 1
10 & eloquente ,ma leale, che appreffo me molto mag > , giormente
importa: & credo, che eglidiceffe tutto , % quello,che egli credeua fmeer amente,
jlncora, che , , quando Rette vna volta tra t altre in Fiorenza, do, % ue io
con mio gran piacer conuerfai molto feco in ca , , fa della Signora Tullia
dragona, furono da certi , > dette cofe di lui d'intorno a fuoi componimenti
{per , % lononpoteregli,per^erforefliere y fcriuerbene,& , > lodatamente
nell'Idioma Fiorentino ) le quali non , , fen^a cagione, & ragione lo
moffero a fdegno, on- , , de egli contra qué ' tali,parendogli,cbe foìfero
(co-, % me per aiiucntura erano ) mojfi da inuidia compo- , % fe, & mand ò
alla Signora Tullia , Donna di gran- , % diffbno jpirito , & belliffimo
giudicio, quefio fo- , , petto. ,.{.'> tjj Trima chepaffipìn oltre , voglio
dire , che po- trebbe e fere , che altri reggendo , come egli di me parla honor
a t amente, fi maraniglierà, & midan- nerà,cbc 10 di lui habbia fauellato
nel modo , che ho fatto infino adìoora. Ma fìa pregato ogniunoa fufpendere il
fuo giudicio, infm che egli baueràfen- tite anche le cofe,cbefegniranno
appreffo. Torno al fuote/ìo.Egli dice, che per non potere iobene,& lo*
datamente fcriuerc ncll 'Idioma Fiorentino , coloro differo certe cofe ; doue
viene a tenere, che io non poffa bene fcriuere. Tercbe adunque dice , che non,
fen^a cagione , & ragione mi f degnai* Cagionfì può dir, che fentetidumi
dannare ( comunque fojje) E 3 rni • Batta^ié^cl Minio n -'\ • l| mi dolcud : ma
ragion non baueua , fe effi non mi dannavano a torto. Voimoftrando egli di
credere* ' che mojfififfero dà inMià\ viene a lignificare, che el n )Hro bonore È Viurà chiaro in eterno in
ogni parie. x *^^; ' ; Et fi vedrà, che non i fiumi Tofchi , Mal del , l'art? ,
lo studio , ci finto amore Dan (pirto , & wtó à i nomi , & à le carte.
Etfeguita il F archi con quefi e parole, lafcnten* %a di qìiefto fonetto par* a
me,che fia vcriffima.Or 1 fe verijfima è q.'cefìa fetiten^a: & fe fittola
paro* I la de fiumi Tofcbi fi intende, che riè l'ejfer nato in 1 Fiorcn%a,nè in
Tofcana, non è quello che dia il po- I ter bene fcriuere ; perebe dir, che noi
foreftieri non 3 I poffiamo fcrmcrè* Ma che dirò, che in quel Dialogò . I 98 //
Con! eparlando dice al VarcbiiChe effo più voi- * I te gli ha detto, che il mio
fcriuere i molto puro, & \ Fìorciì- fin diffefa dell'Italica lingua, 36
Fiorentino* Quefia corfeffime accetto io volentieri da lidycon quella
giunta^uro: che fe fempllcemefl te detto hauejje Fiorentino, Quefia haurei io
battu- ta per grane ingiuria. Io inifcrutvndo non Hudio più in altro; che in
puramente Jcriuen; & quanto anche al Fiorentino , egli dice molto bene. ,
perdo- che non conoscendo io Città , ne regione in Italia, che puramente
fanelli , nlfcrittore ancora alcuno, (& parlo anche de gli antichi ) che in
tutto pura- mente babbia ferino, Io voy & da gli Scrittori, & dalle
regioni , & dalle Città, raccogliendo quelle parole, & quelle maniere
di dire, le qualipaionod ?ne, che dà vna lingua, la quale degna fi a di porta-
re il nome da tutta Italia , fi connchgano. In modo che lo fcriuer mio chiamar
fi può puro Vinitiano, puro Lombardo, puro 7K(apdetano, puro Fiorenti- fi),
& coft delle altre regioni, & delle altre Città. Cioè dal quale fono
leuate tutte quelle brutture, delle quali fìa macchiata ciafcunafauella% nè
for- fè la Fiorentina meno che veruna delle altre. Ma non fono io folo dal V
archi commendato di \ beneferiuere fra Italiani non Tof canhan^ princi-
palmente è nominato il Bembo nobile VÌ7Ùtiano r come quegli che è il fuojLcWde
m tfaltar la lin- gua Fiorentina,della qual co fa fi parlerà alfuo Ino go.
Éfalta M. Triphone Gabriello pur Vimtiano. JLpptoua i componimenti di M. Sprone,
the è Ta- tuano, & del Taffb Bergamafco. Fa va fi f ciò di nobili
^apvletani,di Èrefchni, & di altri fpiriti E 4 di ,.V Battaglie del
Muti*> di diucrfi htogbi,i quali barino fi ritto, & ifcriuùMk
volgarmente ; & appretta i loro ferini per Fioren- tini^ roglU/m\iir
fofcani.Et lodandone egli tan- ti? viene a confi/fare , òbe fmyg bauere
fucebiata la lingua dalle poppe delle b die Fiorentine , o ap- paratala dal
popolo, p può puramente, & leggia- dramente fcriuere* Ut tutti quelli, ebe
btnefenuo- nòyfuìuwycome ho dette Jzi fi da me, ciò e ir coglie do il f ore da
tutte le Italiche nationi. Loda egli per buoni ferii tori ,il Sanaxarojl
Trìffno, il Moligli Tanfillo,ilCappello,ilGirnldi, il Vigna, il Tomi-, Uno ,
ilDomeniibi. Daqueflo numero cfcktd? h ferktor del cortegiano,pcr non haucr
egli data ope- ra alla piintàdtllofcriKcre: l^èin queflornidifcor. do io da
luij^onfa quanto alla lingua,non appro- -;. uare il Cafieluetro; ma lo
vuoldannar quaft ditrop po fattile offematorc, commendando verfo lui il Ca ro ;
ni fenici gran ragione; il quale fc come di dol- cezza di siilo auanTg il
Casìcluctro , co/i di ofler-, uation di lingua lobauefje avanzato > fra loro
naie > nonfarebbono le contefe , cbedimdgate fi fono. Ila il Parchi
veramente molta obligatiom al Caro, comi' a colui, ebefit per lui nel parlar
della lingua Fiorentitia.Ma etiche in quefto prona quello che de fendo io, poi
che va M archeggiano non nato,nb al- lenato in Fiorenza , ferine coft bene
Fiorentino. Da lui viene anche commendato il Dolce , per chiamar egli qucfla
lingua Tofcana. I^è ho io per molto grane la auttorità fua > non battendo
egl hauuta in difFcfaddritaLIingua* 37 haunta contenga ne della latina, nè
della Tofcana. Che [anno cinquant m e fimo [opra imille, & cinque- cento
della nojì Ira falnte } trouandomi io in Finegià* dotte io feci Rampar diuerfe
opere mie, egli mandò fuori vna fua grammatica, nella quale fra le altre cofe
diccua, che dì que' verbi latiniyi quali termina, no i preteriti perfetti in
xi. in quefia lingua la ter- minatone è in (fi . Come Hego B^exi 3 & Lego,
Le- x$y òr non inttndeua la differenza , che è fra qui, cofti, & quiui ;
& di molte altre gof arie erano in quel libro. Di che (per quanto mi fu
riferito) M. Claudio Tolomci vn giorno fra fuoi jLcademici ne fece le rifa.Fero
è>cbepofcia il Dolce ammoni- to da fuoi amici racco1fc,comeil meglìopoti,
quel- le prime Rampe: & fi andò ritrattando. Si fa gra- to il Varchi in
commendarmoltifcrittorì; & a me fembra y che con molto Sludio vada
procurando^ amici , accioebe altri da lui fentendofi lodare y gli porti
rif^ett^.n allontanar fi dalla fua opinione: & qitefìo dicoy per ciocbeeffb
per puri fcrittorinomi* na coloro > che io , il quale non fono vfato a
grattar le orecchie ad alcuno* non gli ho veramente per tali : eJr que- fio ho
detto y accioebe non paia* che io conferà ta a tale adn baione. Battaglie del
Mutio * Del m edeli mofuggetto. Cajx VL T pcrmoflrare ancora per vna altra
"pia y pur con la tcfùmoniani^a del
tbeper ifcrìuere bene non tóV ÌA bàfiàtà ndfcere, ne cfjcre allenato in
To fana ; egli aniepom di gran lunga il Furio fo ; • ferino da va F errare fe ,
al M organi e ferino da vn Tofcano:^ io con la fua buona gratta lo proporrò •
23 3 anche al Giron di va Fiorentino . Variando dello fcriuerdel Vkcolomini,
diccy che egli badata ope- ra più alle feicn^y che alla eloquenti ; Il che vuol
dir y che non è puro fcrittore y & ftht ha dafhr que- llo , efjendo egli
Tofcanoì Et di M. Claudio dice, 2S 1 ^e nelle fueferitture vi fono delle
locutioni Barba- re , & delle cofe contra le regole. .Adunque a nati
Toscani fi richiede imparar regole) & quelle rego- le, donde fi impa rer
anno > 3 dalle balie ? ejr dalla pie- belò da UbrW*^^* . ', ^^ Z^J^^ ^^^S^ 1
Maill^archiyche nonfi fafitiluppar da qnefla quiUione ytorna pur a dire il
mede/imo. Et fi aliar- 263 ga in dir y che non baHa intendere vna lingua y ?ib
* y tfauellarla ancora y à voler che fipofìa chiamar y y Ungi 1 , a natia ima
bifogna intenderla y &fituellarla, y y naturalmente y fenT^t haucrla
imparata da altri > y 3 che dalle balie nella chlu.Etcbcil CafleluctrOy
& y ÌJi& tanti altroché cónfeffiamoy & del Tolomeu Mia è la lingua
dello fcriuere , & più mia che di tutti quegli huomini Tofcani, che
fcriiwio fetida batterla ccltiuata conio studio de libri , 7%on fi ha ' V ' A
da BattagliedclMutio da diffmtar delnafcime?tto y ma del modo dello ferì"
ucre y quando fiparladifcriuerexhe ne Firgilio y ne Catullo nacquero in Latio y
& feri/fero bene, & lati natnente:^ la barba fi radala à Virgilio,
quando egli andò a l\oma : & Tcrcntlo rifu portato di jL/rica.Vhaucr più
quella y che quella altra balia non ci infogna fcciucrc.Dclla pronuntia non
di/puto. Jlnzi dico, che la pronuntia To/cana y auan^a ordi- nariamente quelle
dcW altre regioni di Italia y maf /imamente quella di alcune città y come di
Volterra* & di Siena:K[è per me fo qualpiu offenda y non che pie folo^ma
communemente le orecchie di tutta Ita- lia >cbe quella del popolo di
Fiorcn%a>deUa quale à mefmbra y che dir fipojfa quello y che dice il V ar-
chi della Gcnoucfcter cioì y che il parlar Fiorenti* no fcriuer non fi può .Ma
& bella cofa era pentire fauellareil V archi maeflro della lingua, il quale
pronontiaua jlfcoita y &yna aitra voita y & Lal- r de y & Craldio y
& delle altre co/e cofì fatte , & in aue{lo fuo libroni troua ferino
alcuna volta fquola. Che accade dir y che io nonfhuello Tofcano y dicen do
ioyche io fanello Italiano 1 } Et fe tu confeffi che al triy & io fermiamo
puramente Fiorentino : perche dir y che bme y etlodatcmentenonpo/fofcrhere^er
non ejfer Fiorentino) fi vdiron mai ipiu notabili pa radoj/ììTu ferini bcne y
& non ifcriui bene. & que- llo (ìirpurfipotrebbejche altri faceffe
bella lette- ra, & non hauefie buona dittatura.Ma tu ferini pu- ro
Fiorentino y & non puoi fcrinere Fiorentino y co- me / in diffefa
delTItaLIingua . 3 9 me piotarci Calibri impariamo noia benefcriuere , &
più ageuolmente impariamo noi, che i fiorentini , fiè gli altri Tofcani:pcr
rioche, come noi ci 'mettiamo à voler dar opera allo fìudio dello fcriuere ,
co/i ci perfuadiamo,di non fapcrne nulla; & per ciò ne gli animi
nosìriycome in tauole monde, fi figurano le bellette, & le purità della
lingua, in chi vuol fati care,& fa ftudiare;& queflifono molto pochila
do ue coloro per effer nati 1 patria, doue è la perfuafìo ne di hauer dalle
balie, dalle madri , & dal popolo la ueralingua,fela buona vogliono
apprendere , è necefia rio, che di quella perftiafionefi Jpogimo , the
difimparino , & cancellino le figure già impreffe nelle tauole delle loro
menti , dando loro vna im- biancatura : & che appreffò tornino à fognanti
nuoue imaginiMagia il più fono cofi f attenente in quella loro falfa opinione
accecati , che è qua fi im- ponìbile , che nettino benda tauola , & che
delle vecchie imprefjìoni nonvi rimangano di molte ima gini.& quejìo fa,che
rare cofefi veggono di Tofca ni, le quali degne fi ano di cfjere appronatc.
7jon vo glio per ciò dir e, che fra noi altri ci epparifeano co fe
megliori:chefolo,che \altri habbia letto vna vcl- ta il Yetrarca,fi perfuade di
faper quanto è neceffa rio peri fcriuere, 0 veifo,o profeta L II Bembo
modestamente dijfc;cbcncn era di mal to vantaggio ilnafccr Fiorentino ima
tocchi libera- mente parlo tengo, per qiidlo y chi dato ho, chcfia % loro .0 A
Battaglie del Minio loro an^tdifauatttaggio . il Marchi uuolfar crede- re
altrui , che egli parla/fi folamenJtc di que tempi, ne quali i Fiorentini non
attendeuano a quella Un- giti : ma io tengo che egli parlaffe in generale di
ognitempo. Et co/i parlo io : & parlo del pr efinte tempo,nd quale da
Fiorentini di qttsfla lingua[fcn 7g {indiar id) fi faproflfion Et peggior
conditiom mi par che fia bora la loro , che non era quella di que tempi che non
intendcìido che ri fodero regole; nonemarauiglla y fc non vi attendeuano. Ma
bora fapendo>igr confcjiando,chc vi fono , il non volerai dare opera* &
voler difender, che dalle balie, dalle mamme, & dall' ignorante vulgo le
apprendono, è vm goffa oftinatioìw . & à confirmationc del mio detto ydirb
quello, che già a me auuenne nella città di M ciano Jo mi trouai effere vn
giorno nella libra ria del Caino , con alcuni della jtcadcìnia di M.
Clai*dio:& parlando/i fra noi in fuggetto di quejla lingua, por tate furono
alcune balle di libri nuoui venuti da Fiorenza: & mentre, che fi
feioglieano, non battendo io pur notitia de' nomi degli auttori, diffi a quegli
^AcademiciSPlgliatc di que libri qual piuvi aggrada,che mi offero di trouare in
ogni car ta alcuno errore,di cofediffi,che non me nefaprete trouare efempio di
buono fcrittore. Si verme alla proua:& non che in ogni carta , main ogni
faccia mojlrai loro, che vi erano delle ma cchie.Mi rincre- fcc,che il Varchi
non viua,che io vorrei proporgli vntal partilo, che egli delle mie opere fi
tliggefjè* ole in diffcfa dell'I talica lingua- 40 0 le J\me diuerfeo le
Egloghe, 0 il Diu 0 le let- tere fccolariyO le Catolìche , 0 UVtrgcrìànè >
ole Mentite Occlrimane,o i tre Tejumorii Fedeliì ola Beata V ergine incoronata
, 0 il coro ToìUijwaU'j 0 il Libro contrail F.ireto>ola tJiHoria fiera , 0
il Gentdlmomoy ogli jluerttmenti Morali ,0 la S li- na Odorifera , ofe gli
piacetele fi prendere tutte vnite uificme,& andane notando quelle coje,chv
à lui fi mbraffe ejfcr fuor delle regole delia lingua, ne qncjìo
dico,perciocbcmiperfuada,cbefcn7a alcu- na macchiavano le mieferitturc: chele
riuedro vn giorno fe a Diopiacerà y & ne farò nota per quan- to fapròxt
bora mifouicne d'baucrc vfato I\cfa per Hgnduta.& Fijio y tbc e parola di
verfo > la ho po- lla inprofa.diqucjt'e cofe mifouiene bora : & delle
ftltrc più cffcrpHOicbe ve ne pam : tort&ndò à quello yebe io diccua >
mi farei contentato ài yaùr (oneffb lui à qneSìapruoua: cr diprer^t re io que-
JiyfuQ IJercclavo , & farne ilmedcfmo. Cofmo- fyfltoji farebbe > chi
hayeijtìmgl'M - contenga ci fcriuere in quejìa l:ngua.Et àfne, che fi cbianfea
le mie parole ?ionelfervt(lantarie } itonvogUo man- car di moflrare in
qualmamer a far ci proceduto. & farà perauentura quejio mio vno
auucrtimento à glijludiofi di quejla lingua,che ftiano cQn gli occhi aperti
àiteder come prendano in mano lapenna.et à coloro fi quali fono della mia
opinione , potrà ef- ferdi diletto,& chialtramerUegiudkanfgarinarfh 0
farpruoua difgannarme. Anno Battaglie del Mutio Annotationi fopra THcrcolano
del Varchi. Cap. VII. Er dar principio a ciò che di far mifo • fyt&w 710
offerto i 'comincierò dal principiò \ •Ti faflSp del libro, egli parla di
alcuni alberi, l ^tSr3&^ &dice y che erano piantati km- go l'acqua in
fu la riua di Mugnonc, & do- Heua dire y per lèggiadr amente parlare fin fu
la ri- ua del Mugnòne y o in riua di Mugnone. coft erro 244 anche in vno altro
luogo y dicendo y le femine di mondo y & era da dir del mondo.egli haueua
fbr fe in memoria , che il Boccaccio haueua detto » ella ne b venuta f emina di
mondo • fi penfaua hauer fktto vn bel ritratto di quel luogo. M a egli diffe
fe- mina y & non la femina:&fe detto baucffc y la femi na y detto
hauerebbe del mondo y nondi mondo.7 Hauerei penfato, che fogliato errar
dìftampa , fe non che altrouefi legge, dxiaffette oppofitioni, & appreffo
dicialfet- r tefimo hbro.Ma queUofarà fcriuer Fiorentino na- 3 turale , &
dicifette farà Italiano, & puro Fioren- tino. Jnqucfla cofa de numeri egli
in ifcriuenio fi auuiluppa. che dice, l'anno mille dugento none: \ nell'anno
quattrocento tredici, doue ha imparata 1 cotal forma di fcriuereì dalla balia,
& dal popolo* •Parla fe vuoi col popolo come parla il pòpolo , &■
ifcriui c& confinan- ti proceduto , ni di altro , nè di qucflo merita egli
molta lode, che nonfo qual fia fiata in lui minore la lealtà, 0 la purità della
lingua. Mafeguitiamo la noflra imprefa. Di effer pro- ceduto doueua dirc,&
non di bauere. Con pari puffo dice il Boccaccio , proceduti fiamo Studiando.
Hauer proceduto fi dice in vno altro Si- gnificato; Come è pure nel
Decamerone.Voi haue- te rigidamente contra ^Aldobrandino proceduto. Ma il
Parchi che haueua apparata la lingua dal- la mamma ; & dal popolo y non
intcndeua quefìa differenza. ^Attendere vfa egli fuori del diritto perofferua-
re, 0 mantenere: dicendo, Io dirci, che non fa- 86 ftc huomo della parola
voftya, fc non vo- lcftc attendermi quello , che di già pro- meflb mi
haueteufcwc non jLttcniere,ma F * tene- Battaglie del Mutio tenere i il proprio
verbo: & ne fono piene le notiti- le del Boccaccio , ma forfè fi parla
altramente in Fiorcni^a :& fe coft è y il Decamerone non e Fio- rentino.!^
Fiorentino è egliyper non e/fere vfato di dire Di già: modo di fcriuere non fo
fe troppo Fio- rentino *o troppo volgare. 7\(o ha egli faputovf are il verbo
Capere.Quello, dice egli che è niente,non potendo produrre imagi- 174 ne alcuna
difenon può capirli. J doucua pur dire Intorbidare. 186 Dimenticare ho Jempre
letto io per perder' la memoria di alcuna cofa : ma nel Dialogo del Var- 218
chi ho trouato Sdimenticare.// che a mefembra, che venga ad eftrimen il
contrario di quello , che egli in diffefa tdelTItaLlingua. 4$ egli vuol dire,
che la lettera S. prepofla a qucfio modo ha forxa di priuatione, volgendo il
lignifica- to in contrario. Come fdebitare , leuar di debito; fgaìmare,lcuar
d'inganno, fcoY^are,priuar di fior* %a,fpregnare, leuar dipregne^ga.Bencbe
nonvuo- le il Varchi, che quella Jìa della lingua: &pur la vsbil Boccaccio.
K{on farà adunque Fiorentino il fuofcriuere,\che quando il Varchi parla di
lingua, parla della Fiorentina. Spodestare, sformare, pri- uar dipodeflà,&
di for^a.Cofi [dimenticare verrà a dire leuar la dimenticanza, in qucfto modo
di ce il contrario di ciò' che egli intende di dire, chifà profcjjìon di bene
fcriuere,vfando la naturai lingua Fiorentina. il mede/imo dico del verbo
Spalleggiare vfa- 3, to dal Varchi.Et il Boccaccio dicc,fpatiare. Se ha- uejfi
detto paleggiare, farebbe purmen male, che fi intenderebbe aìidarp affo paffi.
Ma Spaffcggiare 20 a mei quanto priuar dipaffeggiare. Sprofonda- re dice ancora
per affondarci a me lignifica trar dal profondo, il Boccaccio diffe ,
affondare, che è parola Italiana. Vfa ancor il Varchi vn verbo orpelare : do-
247 ue a dir quello,' che era difua intensione doueua di re Inorpellare,
fecondo che diciamo Indorare. , Scriue apprejfo aTiadaro fidagli ^itheniefi
diritto publicamente vna flatua : òr hauerei det- 26% , to io dirupata: che da
diritto a Dinegato io non fo poca differenza. Che dirò Io mi fono leuato
diritto F 3 in Battaglie del Mutio in pie: & dirò in pie mi fono dirizzato
: Et eofivfa di dire il Maejtro Ccrtaldefe, che di Tampmea fcrifcMeta diriga in
pie diffe.Et di Emilia inpie dirizzatafi.Et nella nouella di T^aftagio degli Ho
nefliìfcritto, Lcmtofi tutti diritti : Et non diremo nohMi fonodirittoin pie,
ni mi fono leuato dmz: rato.Ma mi fono dirizzato,& mi fono leuato Airi* to.
Là onde erada dire non fudiritta, ma fu dinzz %ata.& fe ben Dante diffe^
Fedi là Farinata che se dritto. , -Nonperciò vorrei prender la rima per regola,
ne dir per elettionc quello , che egli ha detto sfor- ati per finir la cofa de
Verbi. ^Deridere, & Derif per^bijfo. Mia Sfuggiafca , che il Boccaccio
diffe alla sfuggita: the è voce cofi bella y come quella è brutta.D zuavi ZO
vfa ancora egl'h che non fohaucr letto altrouc. Contorni perpaefho contrade.
Erranza detta per auuenturavm volta dal Boccaccio fuori del Dccameronc.Ma &
dice y & torna a dire, (ir a ri- dire qualcofa per qualche cofa.Etquel
Galan- temente,^ Galanteria fu più paróla del Ciò- monche del Boccaccio.
Chfdirò delfuo dir Tutto quanto hoggi y Tutti quanti , & tutte quante* Da
lui fi ferine Spellali! ente in luogo di fpeffo: & Sonimiilìmamente , &
Puratfai, per dir Molti. Il Boccaccio dice. Dare vna volta ; & egli Vna
girauolta. Il Boccaccio : Cafligatura , & Caftigamento : & egli
CaftigO. Colui da douero: •& coftui Da vero, & da buonfenno ferine
anche egli. Ts[h fà che il Boccaccio habbia lafciato quefia parlar nelle fue
fcritture, Amiofenno, &A ilio (enno fo ben che egli ha detto , per dire jl
mio; & tAfuo piacere. Ma da buon fenno per Dar douero non fo chi l'babbia
fcritto . Difagiofa- mente dice il Farcb'h Et io haucrei an^i detto Di
/agiatamente > hauendo il Boccaccio detto difagia- to: & non Difagiofo.
Direi an^i ofeurita , che ofeu- reyga: oin^obligationey che obligo ; Jlnyi
ordir F 4 ne» Battaglie del Mutio ne, che ordinamento* non trouando nel
Decanterò* ne col ali parole ij^onvfereitl nome Ripruoua detto da luuVer conto
,& cagion del Caflcluetro di- ce il Parchi. Tsjon fo che il Boccaccio
habbia vfata la parola Conto in tal figni-ìcato. Ben dice egli 5 far conto per
far ftima : Et il V archi dice Tien gran conto del mio gmdicio; che è pur in
fignifi- catione diflima.Ma fi come no fi dice Tener ftima, co fi nofembra à me
y che dir fi debbia Tener conto, ma fare. Mifc il Boccaccio nella bocca del
Trcte da rarlungo laparola Huopo: & egli pofia la ha nella fcrittura di vn
Filofofo.Qucl Scnonic detto vna volta dal Tetrarca in verfo , egli lo ha fparfo
per le fueprofe.Ffa il Boccaccio ingenere feminino la margine per vn fegno da
nascimento portato nel- la carne ifnprefo; & ilmedefimo, & Dante in fi-
gnificationdi Margo latino gli danno il mafcolino: & il V archi lo fa
feminino; & dice le greggi do- uendo dir le greggia yfa Manco per Meno: Vfx
nelle pfofe Nelìùno, Natio, Anco, & Però:^ & io tali parole non
vfercife non in verfo.T^è per- che de gli altri per auuentura habbiano dopò il
Boccaccio vfatedi queflc parole lo feufo io y che egli doueua confiderà)-, fc
le haueuano vfate bene. Klon fo perche ferina più tojìo Chimiche, Qnantiui
che,Qualunchc,Doiuuiche, che Chiunque* Quantunque, Qualunque , Douunque. 1S{è
perche ferina con rr. Pregherrò, Credcrrò , Douer- rò,Saperrò>
&JimiU.7i} perche dica Dichia- rare- ' in di(Fe(a dellltaLlingua. 45
rarcmo, non Dichiareremo , Sperarci, Loda- re^ nonfpererci,&
/ottero.£*Doucmo ) Pote- mo, Volerne «^«^i che Debbiamo, Tofjìctmo,
Fogliamo.Lafcio da parte il Bè che diteì II Ta- rabara,/a Tiritara, la
Beffarla: il Nè ne fa; Ne ne hai; Baiante , Ferrante; Qui gia- ce Noceo: lo era
nella mia beuua per vie via; Oue doue ella haueua : Domiti: fuggir Mattana: non
ci metter troppo di bocca ; Tambafcia 5 Ci- tri,frin fri; frin fro; & gli
altri moftri della fh- uella Fiorentina. Quejie poche cofe ho io raccolte da
quel Dialo- go.Tochedico a rifletto di quelle , che ho lafciate 3 dalle quali
comprender fi può quanta differen^ fia dallo firiuere di chi impara da libri :
à quello di chi [e ne fia alle balie, & al popolo; Et con tutte le cofe che
ho notato egli e forfè men fuccido di qualche altro fcrittor Fiorentino : che
in lui non ho trouato Mia per Miei Siate per Siete ; Tarfo per Tarato ,
Scriuano^dducano per ^Adducono, e*r ifcriuono.Ero , & Erono;Haueuo y &
Haueuono; Dette per Diede : Conduceffi; & Tirajfi interna per fona:
Bendino, per Rendano: M effe per Mife:& delle altre cofe cofi fatte(Ma come
ho anche detto) ft vogUonOyche quellafia fcrittura Fiorentina, non
contradiciamo: lafcino a noi quefto altro modo con nome di Italiana . Or feltri
perauuentura dir voleffe , che il Dia* logo , ( come anche dice il V 'archi ) è
di humUe Siilo, Battaglie del Mutio Siilo , & che per ciò con voci
popolaresche fi vuol trattare. Dico , che non danno lo Stilo humile , ma danno
ilvile , ebevile lo fanno leparole delvulgo: Et chi crede , che parole
vilifiano ricbkfle allo Sii- lo bumile,nè che nella humiltà delle parole [empii-
ci confìfta lo Stilo, non [a quello che fi dica. *} né Vaitela delle parole
quella , che abboffi, o inalai lo Stilo. Ma la compofìtion di quel- le, le
forme, le figure ,& gli ornamenti. Quelle . mede/ime parole troveremo noi
nelle lettere ; & ne' Dialoghi di Cicerone, che fono nelle orationi. Et de
mattoni , onde fia Slato fubyicato vn palagio* ' diffiluendolo fi faranno delle
cafette , & de' matto- ni tratti di cafettefi inalerà vn Talagio. Et fe mi
allegheranno il Boccaccio , oltra che io non lodo quella viltà di fcriuere ,
che egli vfa talhora , è da notare , che egli mette anche quelle parole vili
nelle bocche di perfine vili. Ma doue altri in troduce a fauellare vn Filofifo
, & vn Caualiere,fi dee hauer confiderà tione alla qualità delle per fine ,
alle quali , & ' leparole , & gliono ejfere accommo- dati. Del in
diffefa dell'Italica lingua. 46 Del poco ftudio,che mettono gli huonu* ni per
ifcriuere in quefta lingua* Cap. Vili. Li antichi buomini Grecì,et Latini*
& delle altre lingue, che di fcriuereface uano profeffione , fi
affaticauano ogniuno di Rendere in carte regolata mente,& leggiadramente i
loro concetti nella lin- gua, nella quale fcriueuano: & quantunque fra lo-
ro fojje differenza di Hilo, & di eloquenza, pur ne loro ferini feorgeuafi
la mede fima proprietà delle parole, le medefime declinationi , ilmedefìmo mo
do di vfar gliaduerbii,& le altre particelle, &la medefima marnerà
delle coftr unioni, & le medefi- me parole ancora nelle materie communhche
fe al- tri prendeua fuggetto particolare, come farebbe del le bi fogne della
villa , 0 dell' arte della guerra , 0 di altra cofafeparata y nece(Jario era ,
che di quelle voci fi feruiffero , che à quel mejiierofi confaceua* noma nelle
materie, che ho dette communi , le pa* role communemente, & dalla plebe,
& dalle fermi- ne erano intefe, & à garafkceuano di fcriuere con la
maggior purità,cbe haueffero faputo,& potuto, il qual modo di dire fi troua
paffato tanto aitanti* che ancora nelle altrui lingue hoggi Viene offerua-
to,cbe nè nella lingua Latina, ne nella Greca feri* uendo altri non vferà ftnon
parole fcelte daprinàr pali 7 & più nobili auttori.Et nocche nelle altrui
Un gw Battaglie del Minio picfiamo fcrupolofì,nella nofira fiamofi neglizpt
thche ferina regola , & fen%aofferuatione alcuna ci lafciamovfcir dalle
penne tutto quello y che ci viene in bocca : & pur che altri vada
iniftampai &poffa effer letto dal vulgo,glipar dimcrìtar co- rona Chi è
colui che faccia prò feffione di fuonarc>o di cantare y che nonhabbia
imparatoteli di Canal- careìchidinauigarerche di qual fi fia la più nobile o la
più vile arte fene fa maeftro fen%a hauerui da* ta operai Due fono le cofe
nobdijjìmeje quali fi fan no fen%a da altrui batterle mai apprefe^C effer Capi
tano di arme> lo fcriuere . Grande infelicità del nofiro fecolo , che quefte
due eccellentijjìme profef- fionifiano cofimale intefe, & cofi male
efercitata. & per tornare alfuggetto della linguai Quanto fin qua ne ho
detto y non ho detto più de Fiorentini > o de Tofcani 3 che de gli altri
Italiani di ogni re- gione. v ^ , Che tutti fi am macchiati di vnapece. E
feguitar voglio il parlar di quejlo fuggetto con t efempio di chi ha fcnttoXme
Fiorentini hanno fcrit tohijloriefil Macchiauelli^ il Guicciardini into- nimi
prudenti^ & che di molte cofe hanno hauuta cogitinone y & di gouerni di
flati , & di cofepubli- chc*>& atti per altro à metter in luce i
loro concet- tile quelli bauejferoJf>iegatifemplicmente,& con leggiadria
di lingua gli haueffero faputo vcflird, Ma mal può fcriuer altri fcrapliccmcnte
le cofe de" fmìttmphdellafua patria y o del fao Signore: che tinte- in
difFcfa dcllItaLlingua. 47 FintereJ]e>l'affettione, & l'odio della parte
contra- ria fanno dir delle cofe diuerfamente da quello y chc elle fono (late
fatte ; tacerne moke mal fatte da gli amici, & ben fatte da rumici ; dar
mala iìtierpre- tatione } & biafimo doue altri merita lode :fìngon le
orationiin honorem in vituperio di chi lor pare, fa ccndo etiandioyche le
perfine da fe mede/ime fi dif honorino: fanno i difeorfi rijòluendo il tutto in
fauo- re della partendone inchinano ,&fe perauuentura effì trouanfi battere
hauuto parte nelle cofe di cui ragionano. Tutto quello 7 che felicemente
efuccedu-* to y fecondo il loroparere è fiato e[cguito:& quante cofe hanno
hauuto mal fine, in quel modo fe ne fono andatCypcr non fi efiere efeguito il
loro cofiglio.Toi guardifhchi loroha fatto offefa,ofcorno, che pren- dendo effi
dello fcriuere la imprefa , fi trouano ha- • ucr la vendetta in manoifeda
quegli difetti fi fofiè- ro trouati liberi que valenti buomini>farebbonopo
tati effer buoni hislorici > quando anche haueffero meritato nome di
fcrittori ,che à menonfembra, che chiamar fipofia fcrittore y chi non fa
fcriuere, ■ ne mai dirò, che fappia fcriuere , chinonpoffede la lingua biella
quale fcriuendoegli fpcra didouerho nor cqnfeguire.Et che i nominati dame non
la poffe defiero,gli ferini loro il dimostrano. Del Macchia- udii ho parlato
altroueiancor che fommariamentc dirò ancora ; dirò bora dell'altro , ilqualffe
bene da nipoti è a ragione feufato , che non hebbe tempo di riuedere le opere
fue , egli non farebbe mai fiato buomo Battaglie del Mutio huomo da fiduccrle
in buona lingua ipercioche non battendo data opera a regola, riè ad
ojicruationi di \ queìla,come dottoresche vfato era à parlar latina mente ,
fecondo il co/lume de dottori , fiimaua che fojfe bella cofa empier le fue
profe di parole , chi baueffero del latinoifi che oltra i vitìi della lingua,
che a lui colMacchiauellifono communi:ejjb ancor maggiormente pecco in quefia
parte , che io dico , che nelle fue hiftorie leggefi Abiettione , Abo lir,
Accerrimo, Accelerare , Accomodar per preftare, Accumulare, Adherire, Adito,
Aftinità, Affiato , Agilità , Agitation, Ag- giudicare, Altercatione, Ammetto ,
An- nuo, Antimuro, Angufto,Anguftiar,An- guftidìmo luogo,Anneflò, Applaufo, Ap
propinquar(ì,Arrogare,Afcriucre,Afleri- XC& vfa Alpettare per quello, che
dicono i Lati ni Speffatad me; in quefia lingua .Appartiene , o tocca a me.Dice
Aflente,e^ Allentato , Ar- duamente, Affueto,Afluefatto , Affurda- niente, Afl
timer titoli, Attinente, Attoni- to,Attrito,Auerfarc,Auido,Auidiflimo>
Auidità. yfa Beneficare. Celerità , Circa, Circonuenir,Circon(petto,
Circofpettio- ne,Circoltantie , per dirpaefì d'intorno. Cla- more , Collettivo
, Colloquio , Conato* Concittadino,Con(cio,Contiguo,Contii melia ;
Connefl]tà,Confenraneo ,Conuo- caie 3 Conceniere,Concitare , Confterna- tionc*
r in difFcfa dell'Italica lingua . 48 tìone.Dcbcllare,Dclufo,Difcrirri per
ripor terjj,Derider,Derifione,Defolationc , De- teltare,Deftituto,Defifter,
Deplorar , Dc- uoluto,Diftraher, Difccrper, Difpcndio, Difcuter,Diuulfo,
Dominar ,Donamciv to,Duraturo.Eccidii,Eftufion , Eneruato,
Efferato,Efcati,Ellation,Hìto ,Efcogitar, Elterminar , Eftcrminio ,Efaufto ,
Elòfo, Eftorqucr,Efclamar,Eiclamation , Efecra
bili,Efplorar,Efprobar,Euento.Fafto , Fe- dcpublica per faluocondutto
,Fluttuatione,Fó mento.Fomentar, Formidabile,Fortuita-
mentc.Gem,Gcnunciìò.Hoftilmentc.Iat- tantia,Inrìflb,Ignaro,lgnauia,lllcfi,Impe
rito,lmperitia , Immunita , Imbelle, Im- premon./à«4 da Impotenza ,Impro
uido,Impugnar, Imminente, Immanità, lnueterato,lnclementia,Increpationc, In
cluder,Inaipcttato,Inafpettatamcntc , In- decifo , Inopinato, Inhabilc ,
Indicer con- fino . Lapide,Liqucfatto,Marcido ,Magni- loqucntia , Meditar ,
Meramente, Muni- to, Munition per fortificato , & fortificatoti. Negletto .
Ommctter, Ommiflìon , Offe- quio,Oppugnation , Oppulentmìmo OC- lenimmo,
Oftaculo,Ouuiar. Patrocinio, Paliar , Parfimonia , Perito , Peritia , Per-
plefib,Perpleflìtà, Pondo, Potiilìmamen te , Prauo , Premeditato , Precipuo,
Pre- ualerc, Battaglie del Mutio uakre,Prefidio per guardia di foldatLVtcclsr r
o,Priftino,Prorogare,Propitij,Procinto, Progrelìb, Propugnaculo, Propinquo, p r
opinquare,ProlteriKr,Profufo,Prouet- to,Pulular.Refiduo, Repugnar , Refarcir,
R.econdito,Refider,Riaifumere,Rito, Ro
ftratenaui.Satelliti,Sedato,Sopir,Spurio, Specular per
^wre.Stipendio,Suffidio,Sui* rogai%Sutterfugij,Suppellettile.Tender/è- condo il
Latino per dire à che fine altri mira.Uta bar, Tot almcntc . Vafto , Valido ,
Vche- mcnte,Vetìare, Vendicarli nome,& in liber- ta
Venia,Ventilarc,Vetufto,Vincoli , Vo- ciferar, Vociferatione, Vilipendere,
Volut. tà,Vr ff ente,*,Vrgentiffimo, & altri più, che à vaccorgli tutti
farla di mejlier legger tutti que veri tilibri con quefla ìntentione.oltra che
ionon intcn- do,perche egli dica an^i Banda,c/?e paefc,o lato, Caufa,e2r
Caufato,cèe cagione , & cagionato. Confeguitar,cèe eo»/eg«ir, Copular , che
ac- coppiar yConfoitationucheconfortiyConQcC- forche conceduto , Contentionc
y.che contefa , Comprobar , che approuar , Confederatio- nc,& confederatole
Lega,ér Collegato » o AilvitOyCome Gio.yillani.&Qommoào,an m chccommoàità,
Dette,& Dettero dice , per J>iede,& Diedero , Dubìctàper Dubbio,
Dirit ù,& Indiritti , oue era da dire Indiri^tiDì- gerito per
Digefio,J:czQàa.pcrferocità,lntci\- 7 in diffefa dell'Italica lingua. * 9 f
toper IntentioneAndigmtiondper 7fde^no y ìn ■ obedienza per difobcdien%a,
Minacci per Mi- naccieMancòperMenoMcrcanticperMer- catantic, Obligo per
obligatione.Dice Noua in luogo diTfouella, Òppi" eìlare ha uendo opprime
re.Preuo, & è da dir toflo per l'aduerbio. "Predi- che innanzi è del futuro grande fperanza. Percoter coalaartigliariala
Rocca. Terche no Batter la ]\occaì&cc correi; i Gaualli per haucr ho titia
de'nimici./^ correr i Cattalli:moftra,cke forxejlero tutti i Caualli^fece
correr Cauallipotc- uà diremo meglio , Mandò Corrieri per hauer noti* tia de
rumici: & feriuendo cofe di mihtia vfar pa- role militari. Ter dar la
Facilità , & per Impe- dir la facultàjà? &*qgo didirmodo,ocommodit
quando fcriueua Cicerone > quando fcriueua C efare > quando fcriueua Limo
Ifl lingua Latina,era pur in corfoì & Salujìio funo- tatO) che hauejfe
vfate parole fi bene latine non co- fi?fate.& fe fu notato di parole che
pur erano del la lingua>percbe vorremo noi vfar quelle divna al tra lingua:
Dannò Ciceron M. ì Antonio y che baucf fe accompagnate due parole non fecondo
Ivfo della Ungua;&fcrijfeC efarei libri y ne' quali regolaua ilparlar
latino:& fu notato Liuto forfè per ma p a rola>che haueua non fo che del
Tadouano. 'Era la lingua in corfoallhora; & nelfuopiu gloriofo cor- fa:
& tanto fludio > & tanta diligenza fi vfaua da qué buoni letterati :
et noi chiudiamo gli ocebi ; et turiamole orecchie a tante macchie: età chi ci
uuol mettere in fu la diritta via.Sallo Dio, chefe io hauejfe trottato alcune
poche cofe y o leggieri y m vn cofi granvolumc>nonnc haucrei fatto parola:
Ma trouandoui tanta nouità divociydi elocutionh et di compofitioni>et di
improprietàdi dire y nonmifono potuto contenereyche à benefìcio deglifiudiofi
del- la lingua>non fia vfcito,à liberamente doucrne ra-
gionare.Loderòiofempre chi giudiciof amente fi af fecurerà diufar qualche
parola tirata dallatinoja quale non perciò fia diforme 9 et tanto diuerfa dal-
lafhuella d'Italia, che a quelfuono la orechiaincon temente fi habbiada
rifentire ; fi come è fiata quel- lacche pur dianzi ho detta io elocutioncy la
quale fe bendalvulgo 3 o dalle {emine non è intefa > nonim- G 2 port4
Battaglie del Mutio •Orfct wdla > de né la cofa tìic fi tratta è intefa da
toro, et chi intende la matcria,hìtende la parola. 4 So che a molti non farà à
grado qucfla mia li- bertà di dire, & iftrette^a di offeruation di feri-
nere . Ma faranno di coloro che vogliono à redine fciolte andar
quà,etlàfcorrendo fen%a penfarpur doue babbuino à metterei piedi, ma io che mi
co nofeo effere Itdiano,et di e/Jèrtale mi glorio, cono- feendò ancora di
quanto bonore jia alla Italia, che la lingua fua vada pura, et leggiadra dalla
na tura mi fento obligato à douermene faticare. Che i più degli altri fcrittori
di Italia non fono più puri>che quelli, di To- fcaiia. Gap. IX* 0 temo
affai,che la città di Fiorenza, non entri in opinione , che io con ni- mico
animo fermale cofe che io feri- uo ;& che io faccia come inuettiue . tomra
di loro: et mi è tefiimonio Dio, che ni tale è la mia intentione,né io ne ho
alcuna cagione; an%i bonoro io, & ammiro quella bellijfima , & honora
tiffima città . 7s(èfele haueffi animo nimico haue- rei introdutto in Fiorenza
il mio Dialogo di TS[o- hiltà.Troujcato ferino io, da cui non hauea da teme re
affahodi tal maniera , et non àguifa di nimico^ ma diamico ferino io con
ardente ftudio di riuerir \ fiorenti come membro nobiliQimo algloriofo cor 1 in
diffcfa dell'Italica lingua • 5 » po dì Italia , dalla quale fi mofiram alcuni
defìde* rofldi tenerla feparatachc fcrit* tori di Fiorenza, et di Tofcanafono
in errore, per* juadendofi di doUer beneferiuere con la lingua del popolo.ct ho
detto ,et dico , che anche fra noi altri non Tofani, la lingua non e intefa :
Ho moflratoil mio detto uerificarjì iniferitton Tofcani,et Fiore ti rùihora mi
rimaìie di mofirarlo neW altraparte.il che mi ho eletto di fkre an^i in uno
della mia cit- LÌ,chedi altro luogo, accioche reggendo Fiorenza che io parlo
delle fritture della mia patria , come dell e fue, intenda la fincerità infime
con la liberti del mio animo. TieroTaolo Verniero imbrattò* molte carteyfra le
quali in vn volume ftampati fo- no diciotto trattatela . Quefio uolume primo tra
le fue opere a cafo mi b venutto in mano : et dal pri* mo trattatdlo, che non è
ben quatordici cartelle in 4>ttauo,ho raccolti i feguènti errori.^ egli è
JlatQ de peggiori fcrittori del noflro paefe* \ Si e degnato/tfriar egliyfer
dire h degnato* Inuocarò, Pcncjarò,& Trouarete,f «?r /» ttocberà , Tenderò,
et Troucrete, -^Corroborare ufa egli. Dopo eh 'è piaciuto: et poco dopo f dir
Dapoi^ Vuol dir Melane, et dice Medie. La* ferine egli y douendo fcriuere ella
. Che dice Doue la/i comincia à f dicare > et Doue la fi pdica* 9 ì Hora
Battaglie del Miltio Hora mo è principio di vnà daufula. Scriue di voler
trattare alcuni pajfi della ferita tura; et ruol dir che altri viftia attento*
etdonen- do dire.Auertitiui benedice Allertiteli^? vuol dir fateli auertiti. •
Adelfo, 5 ^ Anco, ferine in luogo di Horarft di incora* De H ebrei,
&donenafiarDiHebrei, o De gli HebreLetDe > è tanto fuo famigliare , che
non conofee DL Degli atti de Apoftoli , Ha da dirfi,Dcgli 'attìdegli Jtpofloli
. Si riguardaua da loro>Baftauadir,Guarda ua.vna Sillaba baaggiuntaa quefio
verbo,et vna ncha kuata advno altroché dice jCommodar* pcr\Accoìnodd)\
Reftare,v/ per lo Conto . Si hauerebbe potuto prouar di loro molte
fceleratezze, doucadir, fi farebbe potu- to,* fi farebbono potute prouare*' Non
fi partiremo,& Humilìamofi,/m- u e ancor egl'hhaucndo à dir Tsfon ci
partiremo*^ tìumiliamocu In in ditfcfa dell'Ita], lingua. 5* J« trattai dio di
quattordici] cartelle , che wn fanno la Jbjia parte del primo del Guicciardini,
ho trouato iotante macchie. Or quante fe ne troue- rebbono in vnogrctn rolumèì
Ma he fulo il Ferite ro è di cotale fckuota.Che fc voglio direilvcr&, ha
affai buona compagnia y etiandio di quelli , che dal Parchi fjno commendati .
Di che io non più danm coloroy che fi perfuauono di hauer la lingua dal na-
fermentò y che quegli altri, i quali non effendo in tà lèerrorefcnxa
grammaticali mettono aferiuere, tyad ij lampare • J -™' S^È Annotationi di
erróri del Caftel- uetro. Cap. X. MjftMfWJ T dapoi che nuova occafìon mi I na*
%rl rltìSf ta di cominciare^ in queflo fùggetto, xSl mancaT non wgli 0 &
efaminargli feruti di chi dì fe ha (parto maggior nome in materia di quefta
lingua , che non foce il V s ettìero&> queftì e UCttflèÌketro>di cui
battendo *pcà\tto quello che anche vfh '-firme rifondendo al Varcbi> miènata
occaftonedipiu allargarmi in fardello annotationi. Onde fi moflrera y che anche
egli e di quel numero di cui ragiono.Trimicramenr te adunque trouo io y che
egli fcriue Dota per Do* te .Douendo dir Tartecipe dice Partcfice &fiè
incannato, che nella nouella di Tietroda Finciolo Jh il Boccaccio rfar qitejia
voce ad ma vecchia G 4 Tlebea BattagliedelMut\o Tlebca: ma quando parla da fi
neUanouclla di Mafetto dice Partecipi diuennero dal parlar di Mafetto. Et cofi
hanno le sìampc di Vioren%a delxxvii. Voi l'altre flampc hanno partecipe in vno
& in altro luogo: ma quello, che è ancor pegr gio,hauendo à dir Participio
dice Partefice, Scampa vfa egliperlo nomefcampo.IXiC'poli di uini dice per
B$ofle diuine.T^è fodouehabbia trottato Rjlpofhfe nonperla prima perfona del
pre- terito perfetto delFerbo Espandere. Scriue Roz- za per ì\o%a. Òblica &
otticamente. Il che fi fi dee fare, fermeremo anche Inico Incarnente, &
iniebita. Ne la margine di detto libro di- ce egli, & donata dir ls(e/
margine. Che la mar- gine è 'nella carne fegno di nafcen%a: & per lojpa tio
di qualche cofa diciamo 11 m argine/e detta la itejfi quejìa parola in vn verfo
direi, che detto lo ha uclfe ad imitationdi GmucnaLe: ma in profadafe-
guitarfiba l'vfo commune : Che fe bene il Tetra* ca diffk Notturno fantalma:
llBoccaccìo dife la Fantalìma, &fi Dante difie i Gru. il Boccac- cio diffe
le Gru. Voi tanto meno ancora farebbe fia- to lecito anche in verfo dir la
Margine , quanto in queila lingua ci è la Margine in figmjìcatodiiierfo dal
Margine. Il che non è fra latini. Animai ra- gioncuole dice egli efferfhiomo ,
& Bgtionafa k il proprio. Che ragioneuole, è quello, che i Latini dicono
Bgùonabile. Ut cofi vfa il Bocca ccb.vfa di dir Natio in luogo di T^atiuo» &
quefta è anzi p» roU in diffèfa dell'Irai, lingua. 5 j TN$a di verfoh Ijo detto
contra il Varchi* & contro, # £ltfèeUh& tpprcffò ho notato, che que
dotti Cor rettori del Decameront fempre fermano J^atmou Ha per caflumequefta
lingua a voci che incornine ciano da T. Confortante, preporre la G. Come Gio-
uanm,Giuflo,Giouane> Già.Et egli fuor di ogni re- gola la ha antepofla alla
T. V ocaky facendo di due Jillabe vna>clìeper dir lingua Ionica jfcriue Gio*
nica. T^eltvfo de 9 verbi nonfo come fia buon Gram- matico; che dice feiper
feconda perfona del verbo fono. Screbbe per farebbe. Vfa Reftar perF&
mane)r y Addirne perAdducere* Potauamo, & Diciauamo r fcriue psr Toteuamo ,
& Dice- uamoy quafi come fi dica Votaua y & Diciaua: do* ue affai
reamente fi è moflrato troppo amico del- la antichità. Proferano vfa per
Troferòno nd tempo preferite dimofiratiuo: Che dicafio Trofere-
re>oTroferire, ha da dirfi Proferono,c/;e Pro forano verrebbe daTroferarefe
fi ritrouaffc.Coft fono ferine quefievoci>& quefta anche è replicata,
& nella correttion de gli errori ( che fon pur mol- ti ) non ve nei notata
duna. Inuenire dice egli, per quello che il Boccaccio dice Rinuenirc. Vfa il
verbo Scrnionavc 7 cbe an^i direi io Senno ncggkre nella forma che egli ha
detto Verfeg- gmc,bauendo dal «occhio Verificare. Par- ificare, Appiccicare,
& Mifufare non ho fin veduto^ quando anche vedutigli hauejfhnon, fi
Battaglie del Ma*o fi) siùgtivfa(Ji,chenonhopcr]cofa approb abile tifa taccarft
a cloche fs trotta in ogni pertugio^ thot^ tomeno mi metterei a formar dito fi
fati mefiti. Il verbo Montare ho ben Iettò 3 ma non vfato in quefto modo, Non
monta che fé ne ragkmk Et che dirò di quella forma del futuro, che egti dice
fhrfi deW infinita del verbo ùolprcfénte del verbi ho , Come Amare ho , Amare
hai , Amare ha, Varrebbe che hauejfe detto qualche cofa ,fefì diceffé Amaro ,
Amarai, jimatà; Ma dicendo fi jtme\ fumerai, Ornerà, nùnhadmo nulla, re- to e,
che fi corregge^ poi nelU gvmta fattala verbi dicendocela regoknón
ritfcòrtéverbiÀèllrpri- ma maniera. Del che mcftra 3 cbt prima auueduté
mn/ifoffe* ^^^i^^^^'^wf Il pronome fub (che vferò io pur quejlò noM an^che
vicenome ) nonfembtdame-, che fiabe* rie v fato da lui : Cbcftió ordinariamente
ferue al minor mimerò, & egtilo fkferuire al maggiore dì* tendo , Scrittori
che publicano i Tuoi Poe- mi. La lingua Greca , & Latina Coti tatti il fuoi
libri non Cono lingue. &fe le fcrittuf è di coloro cheferiflèro nella
lingua de! Ilio fecola?^' quali luoghi tutti era da dir loro non fuetti f mix
> - ?[ "' J 4 Ha yrtolXo il coftump di vfarc i participii attinia come
Dimoltrantefi* Sforzante, Prouante, & dice ; lingua fententdì nelle
orecchie del popolo..^// come la lìngua ferita fé fiefa non in diffefa dell'I
tal.lingtfa. 54. non fi a fentita da altrui, & gli vfa alcunavolta con noia
del lettore , come. Il rimanente di Italia, non parlante ne diftendenteft. J#
Vegnen- te dopò lo imperameuto deUa lingua la* tina,& non andante alianti.
Ente y Ento,jtn~ te , lAnti. Var che quelle parole vadano fattone. Et quel fine
in Ento è pur fuo famigliare. Affer- mamento, A pprouamcnto, Apponimeli- to
> Abbrcuiamento y Ammendamento, Cadimento, Confumamento, Diftruggi- mento,
Diminuimento > Inlègnamento, 1flogamento,Libcramcnto,Mutamcnto, Riprouamento
y Raccoglimento , Salua- mento , Riguarda mento , Stendimento, Stroppiamèn to,
Scem ani ento, Surgimcn- to,Tr amu tamento ,Tiramen to> Tra fp or- tamento.
foci parte lette,& parte fitte da lui: & par che agaraeglihabbia fatto
col Byfcellh chi più ne habbia faputo ritrouare. Si compiace egli ancora in
quelle vof/.Tra(correuole,Beffe uole, I n tendeuol e, Vicendeuo 1 e, A uttore-
nòie, Vedcuole, Memorcuole; Delle quali febene alcune ne vsò il Boccaccio, fi
guardò di metterle nelle nouellc ; Isibfo quàl fia peggio vfar le non
vfate,opurie ributtate da lui: Taccio 11 le- gitore,Lmlcgnatorc,La
verfjficatoria , Il libello infamatolo^ laprofercnza,e£7?ar hauerebbe meno
ferito la orecchia, arte di Verfifi- care, Tromntia,ZettQre,Libellofamofo)0
mfanut. torio battaglie del Minio Jorio ancora : Ma egli fi imagbifce falla
nouità* qua/i come a lui fi appartenga, di fare vna nuoua
}mgua^yokìfdoe{ferepii4 Fiorentino, chei Fiorerà tinulla fatto egli ancora di
Dopo yn tale aduer bio , che detto ha Molto tempo Dopo , Douendo dir dopo molto
tempo, o molto tanpo dapou Si che mi pare ìjauerc affai ben moflrato, che non
folamen te i Fiorentini,che fi prefumono di hauerfoli cogrù- tionedella lingua
, ma etiandio i nati, & allenati fuori di Fioren%a,cbedifaperla fi
perfuadono,fnnr no a prona di chine fa meno.Et del Cafieluetro ba- tteremo
etiandio da ragionare in altro luogo. Ma qui a quejìi errori di lingua non
voglio lafciardi aggiungere anche vno altro error pur di lingua: & qucjio è
quello douc egli fcriue quejle parole. Coli potrà lo lcrittorc rapprefentar con
parole lignificatine propriamente le arditezze delle bestemmie , con le
lignifi- catine propriamente delle dishoncftà , fa- cendo vn libro diftinto di
cafi diconfciea za per information de confeilori. Poi che lotto il Papa
altriècoitretto aconfeflarlì f particolarmente delle beftemmie, & del* e
parole dishonelle a pedona religiofa* come a punto cleono dalla impura boc- ca,
acciodie pollano efler caftigati piuóc menofopra lapeniftatnita fo^raciafeu» na
beltcnimia,o motto dishonefto. Qucfle parole ferine egli come bejfanàofi del
Rzmho , ci in diffefa delHtal Jingua. 5 5 clriflringe ancheiona altra beffa
detta confezione, la qual dicendo., che altri e coftretto a far [otto il
Tapa,viene ad accetrnare^he in altre parti non fi fa: & chi dette
nonhaueffè tal parole per ifckerno detto batterebbe; Facendo vn libro pA'
infoi: mation deconfefsori da impor le peniteli 2C a Fedeli. 0 cofi fattamente
fen%a farmention di Tapa.Ma quella giunta. Poiché lòtto il Pa- pa altri è
obligato a confefsadì; è vna giun- ta contra ìmmedefimo peggiore affai, clic'
non fono tutte quelle, che dalia fi fanno contrai! Bembo. Et con quella egli ha
chiarito me di doler fi a torto > che gli fiano Hate fatte perfecutioni ,
che quelle siate non fonoperfecutionhan^iieui cafìigature.Tale è, che hafentitoquello,chcquifcriuo,che
detto m'ha, che nella fua arte poetica non vi mancano di tali, & di più
aperti mottbrhaper efferle fiate taglia- telegambe,acafamianonè ella àncora
arriuata. ji me tanto bafta , ferino elfendo nella Cbriftiana legge, che chi in
vna cqfa pecca,di tutte bfotte coir - Vna cqfetta voglio ancor àggìunge^ehe il
Ca* fteluetro nota,che Virgilio nopfiafblruafo il decoro, facendo dir al
Taflor.7{OMnm& qui te .& ba- uerebbe voluto,ebe egli lohaueffe fatto
apertamen te dir quello che egli accenna $ & qucfìo h parlar da impudico,
che più fi conueniua a Virgilio feruar ildecoTO del cajio Toeta ^ che dello
sboccacciat^ Contadino. Che pcuolc Battaglie del Mutiò Che TAuttor ha da
moftrar molti errori di Hicronimo Rufcelli Cap. XI. 0 haueua già impofta
Ivltima mano t*%à Éi? à qiiefti miei DtieUh& era per man- TOtÌ dargli in
luce > quando cfkndo flato multato dal Signor Ludonico Cappo n'hà douere
andare a ftarfeco alcun giorno ad vna fua Villa * che è tra Siena 3 &
Fiorenza detta la Taneretta^&andatouiy & fermatomeli per due mcfiycon
molta mia confolatione : Quiui dimoran- do y mi vennero alle maniitre difeorfi
del Byfcclli cantra il Dolce , & cofi inqucWotio mi glimifi à vedere. Doue
maccorfiy che egli seramolto inua- ghito di quelfofua fhtica>nonfapendo
leuar la ma- no dalla cartdythe nel più delle cofe sbrigar poten- dofi in poche
righe >vi confumale carte intere •> & tornaadire y & à ridire vna
medefima cofa , in maniera ,cbcfe egli contentato fi foffe di quello che
battaua (& baftauafemplicemente moftrar gli er Yor'hfi cùmepu? dianzi ho
fattoio^ come per in- nanzi intendo dì fhre)di cento & quaranta carte* che
fono in quel libro, fermamente in racn di qua- ranta fc ne farebbe potuto
Jpedirc. Ma il libro non farebbe Tenuto grande ,è vero fì,& è vero>cbe
nel molto parlare errori non mancano . Isjon hauerei giapenfatO) che in lui
fiata foffe cofi poca cogni* ùon diquefta lingua , hauendw egli fata tanta prò-
in diffqfa dell'ItaLlingtia. 56 $*tf$one 9 &tenktof^ h anche é&tcnuto
come #4 akvXVQ&an* > iqttali pcrfuade* do fi hawrla appagata dalle voci
viue y non la vo- gliono appfèdere da quelle de mortuCbepcr quan to in que non
fi farebbe egli bah ki^Heduto ne Dote y m il l?etr arcarne il Boccaccio; Et
à&pe ciré ■ altMp«rfit.a' neuelli cambiati per i^/dfibbiofafiradadiquefta
Ben mi duole di bauefe ad operar lopenno.con trombi non ci hjda Uwtm.poi
proceduto per col pt del V arebiit fendo tgtifoprajìato àfardare in luce quel
fuo Hcrcolano y per non hauer voluto, che ftfredeffè mentre ci era io , hauendo
fatto stampar •dimolte cofe fatte dopo: quello .Che il rifonder al Varchi mi ba
data occafionc alparUr del Rufceh liy&dipiudi vno altro. Ma ne dir fi
pitocche fola» mente coritra ìnorti io adoperi la penna , che fune {criffiUprmo
lettera al Ccfano, & al Caualcanti ykù : & quella al XnmdtiQ méntre era
uiuo il TMJt quella tardità verrà ad ejfer Còtyperfaìa toH U maggiore vtdità. .
V . s ••^-•^^VM^wJj iltiejh voglio aggiungerebbe il RyfceìU cotrim? da quello
fludio di fcriuere coma chi che fia 5 fì che conia pda buona grattalo mimetterb
alla imprefa. J^è io douerò hauer à nude > che quale hauerà mi- glior
cogrùtion della lingua, trouàndo ne 9 tnieèfcyit ti degli irroragli mofiri
altrui :che coft fi andari ella purgando y & facendabclla : & quaìido
fotfk chi di me notaffe tante cofe>quantcfono venute no- tate da me in
quejli miei trattati y auuifo cht féth refierebhe à fare s, per riducer la
lingua alla fttìt perfezione. Che il Rufcelli danna in alcune cofeà tor to il
Dolce. Cap. XL t Al Byfcelli vien dannato ilDolce,chc vfi parole non di quefla
lingua foggiungc così / Ammanto per i MmtO)&*ltre tati,che fono voci pure
nate volco con voi j Morrano Vergini . et quejht voce ì Ammanto ,pur nacque
qualche ' un tinaiodi anni dHantè che nafccjfeil Dolci; Che par landò Dante di Enea
dtfie, Intefe cofe che faron cagione bifuav'momy&deLty indiffefa
dcllltaLlingua. 57 Et ne vsò anche più volte il verbo \Ammamare. Fncorolario
voglio che s'ammanti. O dolce amor che di rifo t'ammanti. Et il Tetrarca non fi
vergognò di dire. L'altra è [otterrà, ch'i begli occhi ammantai, Fa il Dolce
vna tal comparatone , Come rapace augello il corfo arrefla, S'auuien che vegga
di/cannato Toro Le calde interior -a,& fi raggira Rolando à cerco, & la
gran preda mira. Et dice il PyjifcellLV blando à cerco fa ei> rore :
percioche cerco, in lingua noftra non è mai fe non dal verbo Cercare . &
Cerco per cerchio è forfè per qualche par te di Lombardia . Già fi commincia
apparire quello, che *io ho detto ,cbe egli nonhaueua veduto ni Dante , ne
Tetrarca . Che quegli haueua detto Ammanto, & qucfti Cerco. Fidi
lvittorio[o,& gran Camillo Sgombrar? oro, & menarla Spada a cerco. Doue
Cerco non è da Cercare, ma dal latino circu. I\iprefo fu il Ocelli, &
giustamente dal Dolce* che fi hauejfe formata la voce, (biuta/ter dir [oli- to
:& hauendogli detto, che in vece di dire Ho fo luto , douca dire Ito hauuto
in cqfiume.I\i(po[e il fyfcelUWi dico,chc io ho hauuto in coftu
menontxouerctesùa mai , nè nel Petrar- ca,nè nel Boccaccio., Ma quejìa è vna
goffa maUtia,dir Tu non trouerai.. Ho hauuto in co$u* H me* \ Battaglie del
Mutio meyqttdfi come non fitrouandodettoinqueHo tem- po y in quefio modo ,
& in quefia perfona ; & i n queHo numero negli altri non fi pojfa dire,
diritta- mente fi dice; T^pn trotterai quefìa maniera dì par
lare.Hauereincò]ìume:cbecofi dicendo à fignifi-
carfivegonoytuttiitempijtuttiimoài, tutte le per fone,& tutti intmerl&
ben dijje il Dolce: che nel Tetrarca fi legge, Oueella hebbein cofitme Gir tra
lepiaggeelfiume. Et il Boccaccio dice y Incolume baueanfempre d'andar ad ogni
torniamento. Et tornando al Soluto Jl tyfcelli vuol difender ilfuodire,Ho
foluto, per fon folitoycomexofa be detta.Et primieramente quando anche dir fi
potef fe {il che fi nega) da dir farebbe fon foluto , &.non H o foluto . io ho domandato più di vn Tofcano, che -puoi
dire Hofolnto;Et mi hanno in conformità rijpojlo y Hopagato; Et Dante in quefio
fignificato diflby Ch'i folua il mio douer. Et dijje foluto inmateria
diquittiorii> Il fè perch'i penfaua Già ne[ errore che mbauete foluto. s
EtpiuvoltevfafoluerinqueJlomodo.Ma per- cioche egli pur ornatamente vuol prouar
y che fi come da Veder fi dice Veduto y Da Totcr Totuto 3 &
cofideglialtriydirfipojja da foler Soluto. tnperauumurapotrebbe ridonderete he
fequejlo 1 valef*' in diffèfa dell'I taUingua. 5 S valcfìe,fi come da folerfi
dice Solito : da Veder fi potrebbe dir Fedito 3 &> da Toter polito ,
& cofi gli altri. Quefte formationi fi hanno da far con tfempio
dialtriverbiy quandonon fi ha cognitionc in qual modo dirfidebbiapiu in vn, che
in altro: ma poiché la parola è formata* & accettata , non è lecito nè a
I{ufccUi 9 nè a fiumi il volerla alterare. Toifefoluto è dirittavoce,perche non
è tornato, ad 1ifarla>ma fempre dicefolitoì Or che dirò d'vno affai groffo
abbagliamento, donde egli fuor d'ogni douer vuole fchernire il DolcerDice
colui, che chi fcriueffe Tiphi nonfareb he rima con fcbifi.-l^è parla fen%a
ragione ', che ne verfì divndicif illabe accordar fi debbono le due ri time
vocali con le confonanti interpofie. Et in vifla Tb.& F. no fono le
medeftme.Et il Sty f celli f aceda- fi di luì beffe dice, O Signor mio dolchi
imo , Aduquc con quella voftra bcllillima dot- trina Hora non quadrerà in rima
con Di- fcolora , Dimora, Se Infiora 5 & altri tali, poiché ella ha la H.
& elle ne fono lenza. Ma 0 Maeflro dottiamo non vi accorgete uohche la H.in
Hora è fuori delle due vocaliche fh?: la ri- - ma:& che la beffa cadefopra
di uoi ì Ben ho da di re,che per ordinario le flampc hanno nel Tvtr. Ti- phi,
&fcbifi , come ancor in Dante Tafiphe ,
& cofi De buoni, JL buoni : & ancora che da vfar è quesìo modo
nelle particelle Con,& Ts^c miei danni. Co miei figliuoli, oferiua-
fil^poHrofo,ononJlRpfcelliàpprouaqueHa re- gola,&fh il contrarioiche per
ordinario fcriuejL i kttori,a iluoghi,Da inottrihonori: TS^c i UbrUne i Greci;
Co i lettori, Co i nomi.Quefto modo ne ver fi fi può accettarcele profe in niun
modo, egli ri- prende il Dolce,che dà le regole,et non leferua; & allega il
verfo, Turpe eft dottori.^ cade nella me* defima turpitudine. L jidduceegìi
molti uerfi del Dolce , che vfa gli articoli li,&gli: che non fono i canti . Mette per vitio al
Dolce thauer detto Ter voler à li Dei moftrarfi eguale. Volendo, che dicejfe,jl
Deh QJt i Dei . Et non ha. letto in Dante* *4l tempo de li Dei falfi,&
bugiardi. & nelT&rarca , Con I m I ' in dilfefa deirital.Iingua. 5 9
Còti tutti quei, che Jperan ne li Dei: & Che fra gli buomini regna, &
fra gli Dei. Tutti fon quiprigion gli Dei di Vano* Toi ( quel che è peggio )
egli fcriue gli Dei ordina, riamente:^ li Deiy^ri Dei alcune voke.'iyon fo quel
che mhdica di tanta balordagine.TS^h mi alle* gin alcuno errori di ftampe : che
nel fine del libro vi fono notati alcuni pochi err ori :& quelli, che no
tati non fono : fono da imputare a lui. Che facendo ilmifìiero di Correttor
difiampe,no e da creder e 9 che non habbia voluto riucdere anche ifuoi libri •
Dice egli ancora , che l'articolo li , non fi pone mai dopo alcuna
prepofitione,fenondopo la Ter.eO noi habbiamo recitati i verfi del Tetrarca*
Con tutti quei che jperan ne li Dei, & Che fra gli huomini regna y &
frali Dei. Douela rifonde alla prepofitione In, Lati- na ila quale anche In y
danoifi dice. Et fra, re/portr de al Latino Inter, che tra 3 ancor fi dice da
noi . non fo adunque come egli fojfe buon Grammatico , non conofcendo qual fia
prepofitione. Vero è 3 cbe dando indie io di non hauer ueduti queverfhmerita
feufa. Qui non voglio lafciar di dire, che par che altri non vogUa,che dir fi
poffa i Dci y ma li Deifolamen te.il che è tutto corttra la dottrina del B&fcelli.
ni io fo perche da alcuno fi tenga tale opinione: che fe dico imiei,i rei y
ifei. Terche non debbo poter diri DeiìMa perauuentura chi cofi tiene , non ha
notar So in Dante, # $ Quinti ' Battaglie del Mutio Quinci Giganti fer paura ài
Dei. Del cui nome fra i Dei fu tanta lite. eFortcà cantar de gli buomini,&
de Dei. jdle mie orecchie fuona meglio , jtDei , fra Deh ^e %
Dei>&deDchcbealli>Frallh7^ellh & Del- ti Dei. '^W^' r eggiamo
bora come eglifappia ben vfar la re gola,la quale nelle profe è fermiffima ,
che alianti parola,che incominci per accompagnata da ?na altra confinante, non
fi bahbia da fentir confonan- te, il verfo ha libertà di fare anche altramente,
che. diremo col Tetrarca, Ver ifcoprirlo imaginando in parte. Et Ter ditto ho
quel che ritrouat non fpero. tir con Dante J^on ifpcrate mai vedere il Cielo.
Il ByfcelUdice In (lampa , dice & Smorzate, & Stroppiate: & non
Spiegato > dicc, Sfacciamento, Aggiungimento, H 4 Afcsn- 1 Battaglie del
Mutio .A(cendimcnto,Scendimento,Affinamcit to,Stendimento,Impennamento,Signifi-
xamento,Sfafciatura,Stanipatura,Incatc- natura,Carratura, Rappezzatura ,
Soffia- tura,Frcddotto,Lanugine, Scaltro nome, Gcntarclla, Cappocchioni,
Cappocchio- , naric, Frascherie, Sciarpellarie, Ingenuo-,
lngenuità,Ingenuamente, Figone,Dapo- caccio r Mariuolo,Fruttaruolo,Heroi,Pcc
cadiglio Jnfanti ? Bambini, Fanciullcfchil- inno, Moriulli , Galante ,
Gonfiezza, AbiettcJntatte,Doniinio, Cafate, Soucr- fionc, Stin ìolatione,
Requifitione, Auri* gajOpificc.CaftigOjStiramcntijForeftico, Comprcfanicntc ,
Seguitameli te , Reftiar $ mentesSaggiamente. oltre a molte altre > che non
voglia la feria di tornare a legger quel libre ferfhrne Catalogo. ì Et donde è
tanta auttoritàydar legge , che altri nonbabbia ad vfar vna parola >Je non è
vfata dal *Petrarca>& dal Boccaccio^ affafeiarne egli tan te ? Et
domanda al Dolce, perche habbia vfata la f voce Caufa in vece di cagione: &
dice, Se alcuni § moderni purrvfano,ionon entro a lodar I lo,ne a biafimarlo,
folo dico che fi fa fen- •] za bifogno , poi che habbiamo voci da {
rapprefentar l'vna,& l'altra: óc lì fa contra 1 l'vfo de gli auttori. Voi
dite bene M. Maeftro. 1 Ma perche fate voi il contrario: Verche Diuaga 1 ' ' z
' - re in diffefa dell'Ital.lingua. 61 xcbaftatidoci Vagarci "Perche
Ingollare, bauen doinghiottiretlngox^aretlngoiare^raguggtareì perche
Sbadacchiare,**^' che sbadigliarci Terche Qgictamcnto,piu che quiete ìUggiun-
gimento,piu che giunta,*) *4ggiuntione ? ( La qual voce è pur da lui più folte
vfata ) Ter che Afccn» dimcnto, eHfcendimcnto an^i che [alita & Ifcefaì Et
/»«• che habbiamo y ^ìnche >% A7teora y ctEtiandio.Si tro- tterà forfè in
alcun luogo nelle nouelle co/i fcritto y come nel proemio della nona nella
ter%a giornata: Et potrete anco conolccre: Doue quel Co Co non mi lafcìa
crederebbe il Boccaccio y cofi la/ciaf fe ferino. Additare, èparola
diverfo,& portata dal Hnfcclli nelle profe> Remilo parola di verfo, dice
egli per B^ucduto y & Rifatto per I\ifbluto. F 'are ,dice>donendo dir
parhquantunque il Vetrar cadiceffein rima. Ch al mondo non ha pare* Co/i ancora
Coniparcrc non fi dice > ma comparire. JOriope conuertita in ^Arbore Loto y
era da dire:& le forzile di Th et onte Conuertite in Topoli y & non
Corner fa y & ConucrfcJntrometterevfa il^ufcelli (t qucjìo modo, 11
Boccaccio intromette in quel libro tutti i nobili;,©* Intromettono Cala drino
Battàglie del Mutlo drino infigmficato di introducerc : & il Boccaccio
diffèylì Capitano in tromeflòfi in quelle co fc con Bernabuccio , & con
Giacomino infieme a Gianole,& a Menghino fece far .pace. Il che vuol dire y
entrato per melano, quanto fia lontano dal? intrometter del Byfcelli, ai
ogniunpuò effer chiaro. Co/i fi va mostrando tutta- tùà quelloyche d'etto
hahbiamo y cbe egli non ha ve* duto il Boccaccio. Ma pur ha veduto y che detto
ha veditori . lo ha adunque veduto per damarlo y nonper imitarlo. Inferi non
diffemai il Boccaccio > nb il Tetrar- ca^ Dante, & egli dice y che
Amphiarao in* ghiottito viuo vide apprelfo gii inferi lo ipirito di fe
fteflb.// vcrbo,fortire,nonfo chefir delle prò fe; L'vsòvna volta il Tetrarca
in rima: Et più volte di ffe Dante>& Sortire,et Sortito in fi-
gnifìcatione di desinato 3 o eletto a forte: Et il /celli in vece di venir
fatto. Riprende egli il Dolce della parola LungheC {ovfata inverfoy et dice che
è delle profe : et pur Dante dijfi, Qiiand'vna Donna parue fanta y et prefta
Lunghejfome. Et lyoi erauam lungheja 7 mare ancora. Danna egli ancora il Dolce
, che habbia vfato l 'oggiar per ^Appoggiare ' 3 dicendo che non fi tro- ua in
qaefta figni{icatione.Et pur diffe Dante>Tog* fktorgdvn de BgccM.Et fi
poggi* tegghia, a teg- ghìa. in diffcft dettltaLlingua. 6| 2hia.'Et in fu
laverga. T'oggiato se.& lorToggiatoferuc. Iconio dò pere/empio daimitar:ma
ri/pondo mi fuo dir, che non fi troua. Lo ripiglia, ancor che nel numero del
più ha pò-* ftoTcÙxmon in verfo,etdiffe Dante, S'ivo' creder a fcmbianti,
Cbefoglion ejfer icftiwn del core. Et il Tetrarca 0 poggi, ò valli, ò felue, ò
fìvmù, ò campi, © tejtimonde la mia grafie vita Quante volte mvdì\le chiamar morte.
Jsfpta anche per errór nel Dolce, che ferina Al- tramente , dicendo , cìk
Altrimente non e della lìngua, ma ^Altrimenti, et altramente. TS(on ifta- rò a
contendere io fe fra della lingua ,ònò: che mi contento di fcriuer -e
jLltramen- te.Ma dirò benc,che il Dolce po ih più volte hauer trouato fcritto
jLltrimentc ne' buoni te* / - V> r, nryf f .-. . fSj j jtfih \ . ■ . . t
rftiHlDìStfj fto ilbtr'il -il u ;;t io qUBh^ : c^inmófì^ itesi xxviL Di
Battaglie del Mudò Di molte dittioni dal Rufcelli male ferita te,& male
ulàte* Cap. XIII. Opoi ferine il I{ufcelU fempre per^ Dapoi . il Dolce dice,
che Dopo in verfo fi ferine per una T.& inprofa. con due : & vi
conferite il HufcelU . lyè iointendoperche. ilVetrarcain Rimane l mi-
feunavolta,piu volte Dante, & tempre per vna» V.& la regola delle rime
è fecuriffìma. mi al- leghi altri la altrui pronuntia, che gli ferini debbo» no
regolar lafkuella,& non la fknella gli fc ritti, et dapoi che effiferiffero
vna fola T.è da creder , che cofi pronuntiaffero : & la fauclla di chi prontm*
tiapcr due fia corretta.Ben è cofa mirabile , che il J\ufcelli a quejle due
uoci,Dayoiy& Dopo hab- bia fiato cambiar natura. l^on fece mai 0 oidio
ynataletrasformatione;la fece Dantesche conuer- ti huomo inferpente > &
ferente in huomo il I{ufcelli ha mutata la prepojìtione in jLuuerbio > et
iauuerbioinprcpofitione dÌ££/wfa>Dopoche ha uerete letto quello difcorfo,e*r
Dopo che egli fofle morto. & Dipoi tanti fccoli ef 1 fendofi ueduti tanti
di qixcìibn.Terauucntu rafece egli quefta Metamorfofi in virtù della fua
jilcbimia,donde ne nacque il libro publicato fotto il nome del Don jtleffio di
Piemonte. Conducere >lnducere >x Adducere,& gli altri ta- ti cofi fi
debbono fcriuere in Trofa,Et non Condur- re* indiftcfadeiritaLlingua. 64
ttplnàurre^jLààurreyComc fa il ^ufcelli.Torre, dice il Boccaccio,& coffo/,
Togliere./ crine Rot teca. per Bottega y Coi:tc\[o per Coltello,Smot- zar per
jLrmnor%are , Sferzalo- Fer%a y che ftr%a è nome^sfer%a uerbo.In luogo di fate
& Di- te y vfa Facete & Dicete: Soggetto lignifica fud- dito y et
Suggetto materia y et egli ferine fempre /og- getto jìJ a leali ccllare/tfr
Cancellare: ferine Ini- briacco j & Ebbnacco. Dice che fi può dire il
gregge, in tutto Dante, ne in tutto il Tetrarca non trouerà egli y nè altri per
lui Graueyga e parola v fata dal Boccaccio infi- gnification di FaJlidio y o di
Tefo y et dal l{ufcelli di GrauitLQuefte fono parole fue^oX qual luogo più che
altroue conueirebe la grauezza, . iàcendo parlar fi graue Dio. Tar che cosini à
bello fludio cerchi di allonta- Tiarfi da buoni fcrit tori ;vuol dir y mandarin
cfiUo, & i/ire, Bandire.// Tetrarca difie. Hanno del inondo ogni virtù
sbandita. & Le mie notti il fonno Sbandirò. & Dante in vna Cannone, Et
quefla sbandiggiata di tua corte. Et il Boccaccio difièybbzndito, &difìe y
Sban- deggiamento^ diffè ,Yn Torniamcnto fi bandì in Francia.dr, Mandò à Riaitò
vno che bandifle,chi volefìe veder &cjl che di tiamo fare vna gridalo
mandare vn baniohaxxtt bando di Firenze, diffe ancìye il Boccaccio y per
Battaglie del Mutio ejfer sbandito nella nouella di M.Francefca: & nel la
ottantefima quarta fagli dare il bando delle forche di Siena . Tronfi perche
eglihabbia detto Ginocchi,^ Membri* an%i che Ginocchia er Membra. Il Tetrarca
& il Boccaccio dicono \ Coricare,^ egli Colcarc:Beilico, Vmbiiico. &
egli Bellicolo. jtbandonare ferine per una JB.Tuono dice il Boc caccio,&
non TrotìOicome egli . & il Tetrarca. TonareJmpire & Empiere)? troua }
ma quel lo dirado >& inverfo,ladoue Empiere è il pro- prio ,&
communeiEtfi come da Impire viene Im pitoy co fi da Empiere viene Empiuto 9 Et
doue il BJ$ /celli dee dir. Empi erpice Empir : et douendo dir. Riempiutila? ,
Riempiti, egli che h cofi gran Tofcanoyvfa Adelfo per Hor*, Pretto per prefta
mente, o Totto,cbe non è parola di ver/o :nb di prò fa . Senon forfè di Dante
in vna B^ma feriuendo. Dauanti/e/wrak jD. & vi aggiuge tUpoflrofà.
Innanthnon è voce diprofa y nb di verfo : & egli U baperfhmiliariflima.Tar
che nonfappia che dffi tenia fia da Manco f à Meno : Ma in luogo di meno Jpejfe
uolte vfaMznco.Del verbo, tifare, ho parlato à dietro , & egli vfa
Rcftare,eìr Kcr RzperF(imanere.&pcrI{imancnte,à tutto pafto. JLÌXrhche
ferrea {aggiunto^ dirittamente cafo rei- to,egli lo fa di tutti i cafhDi
altri,ad al trionfo- gnar altri,da altri . douendo dir in rutti quelito-
rbhMruLQuddlC altri nonmi ricorda hauer ItttOy in diffefa dell'Italica lingua .
6 5 lettofe non feritto da lui.Chi,vfa egliper ognicafò, fènica che vi fi
comprenda il Bettolìi che fe ben fi troua alcuna volta forfè per inauucrteni^a degli
uuttor'ho de copiatori ; Tsjon perciò è da imitare , non che da empierne i
fogli, come fi fk in que Dialo ghi;ouefilegge,A chi follerò toccare; Rei ne, 0
Re à chi erano dedicate , o di chi (i fofle, In chili: in chinò: chiamando chi
Rana, chi prelbntuolb,chi ortica: & a chi dicen- do una,& chi altra
cofa.e-r cofi vfa egli ordi- nariamente . Et ch'il' impediua dir , cui , per
tutti que luoghiì Quello & Quel lo , che fe n^u comi pagniajì hanno per
neutri;Egli fii majcolm.T^Zr fcriuete due da quefto , & da quello : &
Trafcriuendo da quefto &da quello :Do- uendo dir da queflo & da quel
libro.Da queflo,& da quello fcrittore;o Da cotiui & da colui^ggiun
gafìxt come quello , che da altra mano non poteua cfler vinto . Et era da dir ,
come quegli egli ha in costume diferiuere . A vn mo- do, A vn altro . A vn
Cadauere, A vn vec- chio . & non fo perche non più tosto jldvno,jI.d yn
altro: \Ad un Cadauere, jLd vn vecchio . lo vo raccogliendo co/i confusamente
da quel fuo Chaos* nomi, verbi , pronomi, prcpofìtioni , auuerbii fe^ condo che
mi fi parano inan^i :che la qualità delU materia non è di tanta importanza, che
più ordina io ftudiovifi richiegga. 1 Traggetc^icee gihdouendo dir, Trahet?:
& I Tol- Battaglie del Miitìo Tolgano^ per Tolgono .file parole fona quefltì
Cratcr, & Cratcra in quefta lingua non fi gnificafenò Nappo, o altro
valòfpafo,& con bocca largale voce fìa>fl?afo>dicalo chi il /,
rifonder -e àBigc, & à Hi gc.Dicc eglhSi trotterà perauuetura in qual- che
buono auttor detto vna fol uolta. che diremo,che la parola fol in tal luògo
fiaauuerbio,& vagliali mcdefimo,chefo lamen té, dicendo /na fol volta ,
come fo dicefle vna volta folamentc.Ma io non haue rò mai queHo per parlar di
buono auttore > che fi come non dirò vita folamcnte volta > co/i non dirà
vna fol volca.Dirò ben fol vna volta . Abbagliamenti del Rufcelli. Gap. X1I1L
Ante hebbe in tanta confiderà tion la importanza delle Ri- me {cofidice il
Hi'fcelli ) che più tolto che viarie talfe,li mette- ua ad vlar parole
lkani(Iìme.Af * egli non vi de mai Dante y & nonfeppe chef offe B^ima vera
9 nhfalfa;Et forfè ben che è rvno,&l 'altro.Tyon di- rò che metteffe in
B&na , Dicellì 9 per Dicefife: ÌAoiìScper Monili r SuttQ per Sotto; Spfo
-L: i , • fer Silfo; Vegne per Vegna,Rauogli/7er Ra uoglie, Comoper Come ,
Prece /er Preci , Concorde per Concordi, Poi \u\per Punta, l Commifa per
Conimeli^ Perle per Perde, I Haia per Htibbia,Torza per Torca, Leuor [ {ìper
Lcuarlì , In(embre^In(ienie , AG* l fbmpra per Aflembra , Abhorra per Ab- |
honQyOpur Abhorriicc> Prezza per Prez- zo, Regge perKicdij Figi i noi e
//O-Figliu olo, I &pm altre vocifimilmente corrotte^per far rime. Ma egli
in I\ima ha rijpofio,à Credi con Credit ad clJò con€j]ò.Mifc vnavdta viddi in
I{ima con* laD. raddoppiata^ più altre volti con ia [empii- cc.Etcqfì ìia
fempre fatto il 'Petrarca fimo nomt\ con fummo verbo ^ con fummo, il-Teirarca
mife. fimi in rima>con Coflumi,conliùtù«& con fiumi.* , MàYir Dante
ancora mife il verbo fuma con aliti-* ma^et con piuma fi cbe,oquhQ(priM nonfta
bene. Baccopofe conlaco > & con Benaco , Thoma con, fomrna, Impone con
Donne > Vefligeper dir Vefiigi cùn^ffliggCjdicendo cjjò aliroucV LÌiìgw^Ammt
invece dijLmen con Mamme, & con fiamme por- tando la TStyltima auantila E.
eir facendone vm T^ccnfkr-due barbariffimi in vnaparola > come già Tinea
TiacentinoMa , & anche fuor di B^ma àiffe egli jlmme^Vn jtmme non [aria
potuto dir- J/.Eè forfè più dirittamente fi direbbe Jtfrierme. T adorniti
giunfe con lyomi, loda con bota , & vTta.ToppbbapojUin vn luogo >invn
altro Topo. I z &Halete . Battaglie del Mutio & mieto mife nell'inferno
in Bjma con Fotofit confato^ nei Turgatorio con /otto, et con motto. Et delle
altre cotali rime trotterà in quello autto- re,chi lo andrà rimirando : &
quella e la confide- ration tanto approuata dal Bjtfcclli , che Dante fu grande
ojjeruator di rime. Ma dirò piuver amente 10 di luiyche nonfo di cui egli fife
meno ojferuator di Dante,del Vetrarca»o del Boccaccio. Or facendo profefion il
B&fcclli di bauer purga- to da manifefit errori il Furiofoyfi mette fuor di
prò pofito a difender Ì jlrioftoyquafi comenon ne hab- bia fatti. Et il dir di
batterlo purgato , è dire , che fatti ne bauea. Et è la fua fatica perduta; che
chia- ra cofa èyche egli non hebbe cognition della lingua: & ejfo il
conobbe ycbc diede il libro fuo a corregge- re ad mfoldatoSenefe» chiamato
jtnnibal Biechi, 11 quale conobbi io pur in Ferrara , & colui nefa- pcua
quanta egli ne haueua apprefa dalla Mamma. L'Miofio troppo tardi saccorfe, di
non hauer le re gole della lingua , & nonne bauendo fatta profef- Jìone y
invna opera cofi grande, &in quel genere cofi bcllaymerita feufa: & non
accadcua, che il R# fceUi flejfe a dijputar , fe egli fcriuejfe 11 feiocco
vulgo , o il vulgo feiocco. Cbefefcriueffc,U vulgo feioccoy come fcrife quell'altro
verfo, Lo chiama al campo e ala battagliai sfida ì & quell'altro Che
delelucid 'onde al fpecchio fiedei EgUbaueràleuatiquegliartUoU.Manon^pcr- in
dìffcfa dell'I tal.lingua , 6 7 ciò y che egli non re li mettejè,& che il
Biechi non vegli lafcialfe. Vana cqfa è difendere vn luogo , effendone altri
fimiglianti,cbe quantiche effi fi fiano,iogli ho tut- ti per vn filo errore,
che fe haueffefaputa la regriJponde.Dicó, che quando an ehor cofi fìa, che lia
fola ( come voi dite) non farà,che Tefler folo vno errore,faccia che non fia
errore, & che Thauere vno ro bato vn mantello folo faccia, che non lia
furto. Quefte fono parole diluì. Dette più arguta- mente, che fincer amente.
voler che error fatto di nt do meriti fcujli invno;& il fatto vna folavolta
non la meriti in vno altro. Tarla?ido anche il B&fcellidi alcune rime del
Furiofoypaffa a dire>U Anoilo con leggiadria diife Bocmmc in rima,
raddoppiando la M. Se il Dolce l'haueffe fattogli ballerebbe grida- ta la croce
addo/Jò ; che Boemo era da dire : & la rima è doppiamente falfa,che è nel
numero del piti & del genere di f emina ; & Tcllegrinal quale i
aggiunta la voce Boemme y è fingulare & mafebio. Et la voce Boemo non cade
fitto la regola di Hic* rufalem.Si che quefia è la leggiadria commendata dal
BgfcellLQutfto ara luogo da feufare, & non da l 3 laHr aue(fcfaptito.P r
ero è,cbemDante y nonvi fono quelle difcordan%e] y che eglidiffe Boemmeper
Boemia,& non vi ha con che s % accordì y odifcordi Ver non mojìrar di
confentir alle cofe mal dette da collùdono coflrettaad entrar, mio malgrado,in
que (le digrcffionLChc e pur cofavitiofa y voler dar no- me al vitio di
leggiadria* Ma fono homcù fianco di andar raccogliendo gli errori dì
qiicjìohnomo. J^on voglio giàpaffar confìlentio alcune cofe fue ridicole , &daperfona
poco auuedur*,& 'Ctiandio poco religio fa. Dice egliy che Tideo fu Padre di
Vliflc.» non fu di Vli£ fe,madi vn fuo compagno. Et dice , cheilKc di Francia,
di cui tenue nouclla ilBoccac- cio,haueua la Mola nella gamba; &Taut- tor
dice nel petto. ì itoti nomina dìuerfi veramente nobili Jpirhiy fcmplic emente,
coinè far lì dee daferittore, che dice y il Vida,il Molino, il Vcnici-o 7
il'Contile 7 il Varchi, il Colìanzo,il Rota, il Tanfillo, il Tolomci. Molto piu
fkmiliarmenteparlapoidi alcuni altri hiiomìm Dotti,che dice. Nicolo Ma- iorauo,
Michel SoffianOvGio.Battittalla lario,Francefco Robcrtcllo, Arnoldo Ar-
lenio,Gio Battifta Camutio,Giorgio Co- rinthio. Toi particolarmente nomina
amicifuoì con honorati ti ioli > quafi facendo ingiuria a gli àl~ in ditfcfa
(kltttal.lingua. 6* "#r££f fifo/ò J/S dóncua dar, mi 'par, che principat
mente dar fi douejfe al Fida >& al Tolornei > che furon VefcouiMa dì
due Senefi foli voglio venire in costipar atione.Egli fa più volte mention del
To lomei fen^ accento di honóran^c, & appella il Contile Signore,&
Dottillimo , &lodipin- ge in lettere Maiufcule. &pur non fu il Contile
nò più dotto^nè più leggiadro fcrittor, che il Tolornei: fu il Tolornei Dottor
e y il che non fu il Contile: & H Tolorneijfunob il gentiluomo della Città
di Siena. Et il Contile fu perfonapriuata del Contado di Sk~ na , divn luogo
detto C etona* Voi ( quel che è peg- gio) parlando di Tietro Aretino dice* il
mio di- uinilììmo Signor Pietro , esaltandola fopra quanti egli habbia nominati
in quel volume : & che eccellenza fu in lui , che fu vno ignoranti , &
vna fantina di viti it Già mi ricordabile in vna mia lettera ferina a Giulio
Camillo diffì y che quando il Boccaccio diffe Vinegia riceuit rice di ogni
bruttu- ra ì profetò di Tietro ^Aretino > che in quella Città doueua hauer
ricetto. ^Alla fuadiuinità rendei ia già teflimonian^a.Chc battendo mandata la
fua hu manità di Chrijio a ]fyma>& mojiratc delle fttc be- refie ( come
apparile in vna lettera mia nel ter^p delle Catoliche al già religiofiffìmo,
Cardimi di Tram) dalla fanta Inquifitione damate furono tut te le
fuefcritture,di luì non fecero mentione come di komaccioycbepeccafjc per
ignoranza. Ma et poca *tiueren%a rnojlra il ftyfcelli verjb la religion Cbri- J
4 ftiana, V Battaglie del Mutio fìiana y mettendo in dubbio, fe il Dolce in
quelle fue fauolofe inuocation'hehiama lo Spirito fanto apol- lo. Et non fo
perche parlando degli celeri /piriti no- flri guardiani gli appelli atr^i Geni)
& Demo- ni) , che àngioli. Chequejio modo di dire ha p 'm del Gitili fino y
che del Chriflianefmo.Et che diròdi quello y che fàuoleggiando Ouidio di vane
trasfor- mationi > come fatte da fklfi Dei, egli dice , che è quali a guila
di quel (acro detto, A Domi no ta&um eft iltud , & eli mirabile in ocu-
lis noftris? affomigliando la vanità delle coloro [unioni > alla nojìra
infallibile & ineffabile verità. J^e fa come la rigidità de gli Inquijìtori
habbh lafciata poffare vna co fi fatta befìemnia. Delle maniere del dire
vfatcdalRu- -feclli nelle fue compolitioni. ì^p affiamo a veder come egli fia
pn- ro,proprio> & ornato nelle forme del fuo dire. 3 jKS!>rjS^ Sue
parole fono. Per vfeir a , veimpo c n chi (ì voglia che ha. Con chi che fe,o
con chi fi voglia era l'intero: Et a lui quanto dd Riparlare, è fnmìlìariffimo
, & ifyarfo per tutto quelllbvo. 4 La confidenza vedrà, & le forze mie
mi pofero in cccalìcnc 7 . che io vidimo- " ' fìraffi ia difFcfa dellltal-
lingua. * 69 ftraflì &c Era da dir mi diedcrco mip&rfer&oc- Parueui
di non tardar più a cominciar 4 .didare a me manifefti fegni della gratitu-
dine voftra. H aiterei an^i detto : Pipante y & cominciare a dare.Et fé,
bene il Tetrarca diffe> 7 Tilt volte incominciai di fcriuer ver/i. Diuerfa è
la libertà delle profe dalla feruitu .di .quelli. ' . . >..v 77 ';*•; .?f ,
Difegno voftro era quanto con quella 4 botta fola atterrarlo tutto dal capo a
pie- di. Doue y et Quanto>et Tutto,et Dal capo a piedi è
difouerchioycbebaftaua dir. Difegno voftro era con quella botta di atterrarlo.
Etnon (blamente in tante ftampaturc, 6 & in tanti modi Thauete
toleratc,ftampa- rc,& corrette voi ftefli,& nelle epiftolc de
dicatorie,rhauete venduti al mondo,& do nati a quelle Delphinc , &
Reine , o Re a • chi erano dedicati. Et quel che fegue. Come s'accordano
Tolerate y Stampate^ et Corrette* con Venduti y Donati y et Dedicati*
cel'infegm Tri- [ciano. . j v , K ; ^ u \ ir L'hauercbbono per lauuenir fatto
più 11 contenuto,& più auuertito. Tiu continentt y $piu ritenuto hauerei
detto io. Con ogni , in ogni cofa a perfona ho- 1 J norata debita modeftia. Sen%a
auuilupparfi . dir poteu4,Con ogni modeflia in ogni cofa debita a per-
Battaglie del Muti» yeffona honorata. 16 Et poi gli Rideftedi nuouo fuori :
Quèfta verbo fidare nonfodt cuifift'a.Aia intendo che fia detto per tornare a
dare . Et cofi quel Di nuouciyi fla a pigione . Il Et a'ehi dicendo vna, &
chi altra cofa.Dadir cra,& JL chi altra cofa. Se pur chi ìleffe bene.il di
ritto è j[ cui vna 3 & *A citi nltra cofa. 19 Rauueduta della ragion
procurate per ogni via di emendamene. RguUeduto de gli errori è da dir,che
delle cofe fatte con ragion limo- lino non fene ha da ammendare, an^ da
maggior- mente in quelle continuare. 20 Non allegatene ragioni , nè auttorità,
: o teftimonianze alcune fe non magra- mente morderei dir ch'io mi fogno.T^o»
allegate fe non mordere^mipar nuoua forma dipar J - /Ji ^ 21. Haucte vfata li
ngua in moltilTìme co- femoito diucrfadailVno all'altro di loro: Dcìlvnoy^r
dati x altro era da dire.Hauea m yn al- tro luogo detto Di rittamente contrari)
vn del l'altro : l'vn dell'altro . fi dice allvno, et all'altro dando
l'articolo^ 0 pur lanciando vno et altra fen^a. nrticokyCt contrario anche fono
all'aitro.diciamo y & non dell ' altro. S 'alno chi die effe l'vno fh al
contra rh dell* altro. 21 Taceftein rifponderci , opoco, o mol- to. Tateril
rifondere 3 dir per wn rijpondere^non ho in diffcFadeiritàllingua. 70 ho letto
altroue. - Non tremerete mai nè vna ne meza ne 25 terza vóita.Tcr%a rijponde a
prima et afeconda y non ad vna,nè a me%a. Et dice egli fin di vna voi ta quefie
parole. Con qual ragion date in terra legià det 37 te rcgolcGittate a terra,
direi io. Difcorrendofi delle galee, de nomi , & 46 delle parti fue. Delle
parti loro doueadire.Di vna fi direbbe fue. Egli non potè contenerli di non do-
46 mandar dirottamente. Tianger dirottamen- te è propriamente detto. Ma
domandar direi Im- prontamente^ Importnnamente. Voler poi che i tanti &
cofi fatti errori 52 fìano incori! per elìer tragittato in otto meli . Jt me
fembra che gli huomini incorra- no negli errori,etnon che gli errori incorrano.
Voi tragittato non fo doue fìa fiato , Da & Marco alla Giudeca,oda Biri a
Morano. Non hauendo manco póllo mente. Et 56 età il diritto yT^on hauendo pofio
mente ,0 Merio ha vendo pofio mettte. Che qui non ha luogo manco. ^Altrove dice
ancoratovi fi può manco in- douinare. per dir Meno fi può indouinare : Et che
non vi habbia manco intefo colui che chiamate. Douendo dire.Et che non vi bah-*
bia y opur,ct che meno vi habbìaìntefo colui. In quefta traduttion non entrerò
a mo 71 in diffcfa deUltal.ltogtta. 72 Et oltre a ciò come ha fronte da afcol-
S 5 ! tarfi , non che da dirfr vna goffezza tale? Crangojfc^a para me il dir,
fronte da afcoltarfì. Accennar col dito fotto il mantello^ 96 I me queflo fi
faccia nolfo.Bencho vdito dir, far le fiche, et egllanche il dice* I Pareua che
egli» non potefie da huonio 1 10 I mortai rimane* morto,*? er che più rimmer, \
the e/Jer mortoìio non lo intendo. I Et quado voi hauelle fcritto di teda n o 1
14» ftra quel fatto , ui farebbe uitio hauerlo detto così (cecamente; non che
traducen- do,et hauendoii beili, et trouati , et detti dalPoeta, il qual
traducete ylafciargli in dietro . che concordane 0 discordanza è (fuc- fia Quel
fatto* & detto: et-bclli & trottati, &la* filargli ? Ma perche non
poliate dir, che per 127 vna volta fola fi puotolcrar vna cola per trifta che
fia,veggiamonc de gli altri. Cofa, Q 2 1 & non allegate 149 Il Dolce haueua
detto in vnverfo y Ma venere coftar il fece amaro, A vhebo. Etifirìue il
fyjcelli 9 ì\ parlar è tròp po improprioipercioche col verbo coftar che importa
prezzo, non s ha da impor. nome cheimporti foyoììQxofi infogna il Mae
Jlro.& balletta auanti detto. Sordo di gufteufom do alla lingua > 0 al
palato quello che è della oreen chia.opur a quella > quello che è di quelli
Voi in vn altro luogo dice. Intender pelo v del fenfo diquella hiftoria
.fhcendomnfo co- me la hiftoria pclofa . Vn altro boxerebbe àettoj parolaio
punto. Stimare vn pelo fi dice , come > Jslec pdi facit. ynius.T^onbda
paffanebe prima ancora haueua • detto . Degna di fpegnerlì con le ftatfìlate .
dando alle staffilate quello che è dell'acqaa.TarUr veramente degno
diìiaf^late; J89 . La Tarteruca vedendo faltellare i cani, volle
fcaltritamentefaltare anche ella. Sai tar fcakrtiamente fi può accompagnar con
gli efempii pofti pur diantydando al corpo quello >cb& è dell' ingegnò.
220 Non poteua l'ingegno voftro capire . ^on poteua nett ingegno voflro caper
e. Due errori in fi poche parole . del coflrutto , & della declina* f^vl
tl/WQi L :ol ?l!o7 ni f Oli in 211 GofipiccLolabefUQluzzadianimalCjCGj v me in
digefa deUTtalUingua. 72 m*hfonmca perche non pove/fe Jiar fetida
quell'animale. EgU riprUe il Dolce, che non ha intefi che fi a or . 7
4imento>& che fìa trama tielteìfere: & dice,chc 2 2 5 * Ila trama
Ita auuolra alla nauicclla,chc i la |f J tinidicgno radili, efc pigli* vn
grancbio t cbe la , f trama Ha annoila ad vna ifoola, l a auulejta nel- a la
navicella. » Fu à prcpor la morte , 0 mina 236 di un lolo alla laiute & con
ferii a non di a HmmU-PTolendo dir,cheperfalmi>iuii?ùti, velie- à che perire
va folo , dice cbevolicany che perifje- ^ un foloycbe {ulnare iajìniti.Chi vide
mai meglio cf primere vn concetto al contrario di quello, chcal- ■ tri vuol
direi Da dire era fu afihtto à dar la mor- ^ te,& a mandar in ruina vnfolo
per [alitare in'ìnì- ' *-0}e pnr gli piaceua il Ferbo preporr eMnea da- dir
astretto àprepor lamorte> 0 mina di vii ifcl *h(wmm4iiéw$ii tìiìb j& fi
.& numero fin- gularc,& ifcriuiatefeconda,&plurale:(cbèvferò pir
quelli nomi à quefio modo ) Et quello fi ha da dir per rifondere a Giudicio y
cbe èpiuvimo.Et le- inluogo di viyper rijponàcre àperfona . Or veggafi che
pulito fcrittore è fiato il ^ufcelli. z 5 . nb di altrui hauendo fatta
mentione;à me par che da dire era , Tartitofi il Ludouici *& non 1 1 . (iafcuno.Toi
quel ^eftandoper rimanendo, hfìiofa miliare. jtpprtffo accofiumato pflrlar di
Italia y tàgli io.^on Io & egli.& a cbi cefi. parla fi fùd vi- jpondese
in diffefa ddlltaLlingua* 73 fl>ondere> t 'afino auantifé di vno di fe
minor hauef fe parlato >doueua dir egli & io:non chedi vn nobi lijfimo
gentiluomo, {il che non fu egli) & dipcrfo na in ogni cofa ,piu che di gran
lunga à luifupe- riorc. 7{obili(Jìma cofa è quella > che ho da notare, egli
nel fine di quel fuo volume aggiunge un di- fcorfo di tre in quattro carte ,
nel qual fono que- fie parole . A voi non debbo reftar di dir 251 due cofe ,
l'vna è, che le pur come pio pa- dre non vorrete gittar uia la fatica di tan-
to tempo. & va fegukando àparlar lungamen- te in modo y che non fi ricorda
di hauer propoflo due cofc.& che hauendo detto luna >il lettor affret-
ta di douer vdirl altra i& quella altra Mai non comparifce>fi che huom
che legge ne rimane (come fi dice)piantato.& fe quejla fia cofa da fcrittor
pm denterò da [memoratocene rimetto àprudenti y ct non ifmemorati. J^on
mancherò di dire y chein quelle poche paro le vi fono due errori^ uno è> che
dir fi conueniua. jL voi non rimarrò > et non Belerò di dire:& ciò ho
già ricordato più volte, l'altro la voce Tio,chc e di verfoy&non di prof a.
Et chi voUJfe y aggiunger an che ne potrebbe vn terxo.che parlando de gli
fcrit- ti già filiti dal Dolceydoueua dir. Scnon vorrete ha uer gittata la
fatica di tanto tempo.& nongittare. Mi portò quefte fei ftàze, che io ho
prò 2.$? niello di farui vedere^ fono quefte, io ha Mi uerci \ 1 Battaglie del
Mutio iter el detto que(lc feiHan^, che io niho pYòmeffc y fcnxa puhoHeramentc
che io vi hopromefio di far ni vedere.Et hauerìdo détto qncjit fei flange ,
quella giunta>St fono quelle*// può cancellare. fi Hauer vfato le fentenze ,
le forme , & r 1 ordine deGreci^crche lì confacclìcro co* modi Latini
.^Amodì Latini fembraà me > chi tra da dirc.Dijfc il Tetrarca. Qual àtaltr a
jpcraw^a fi conface. & il Boccaccio . Quelle gratie fendute al l\e, che a
tanto dono fi tonfaceuano . & chi non vede lafconucneuoleiga di quel
parlare: IS^el verbo Conface e la particel- la Co/Vpar adunque aggiunger
Con>àCon. Non lì poliòno diftornarper nonfat- tc.Baflaua hauer detto
difioriiare*frafiornare ha- ucrebbe detto il Boccaccio. Molti altri luoghi
potrà andar notando chi vor riprenderne la fatica, che habbiamo laf ciato
altrui nonfolamente da frugolare >ma da fame vna nuoua meffe.Vieno h quel
libro di tre maniere di error'hdt Inauucrte%edi Ignora%e y & di
jL^ettàtioni^in 'Po . ierfifkreauttoredi nuoueparok^di mmùco(hìitti> et di
nuoue forme di dire, Come Parueui di non tardar.Non è battatoui l'Arioilo, per
dir no VÌparue;rio vi è bafiato;leggiadramete/ì mettono M'h T'hS'hVi attaccati
approjfoa verbi :Ma è me* Jìier di furio a luoghi conuenient'h ■& con
giudichi Il medefimo fi fu della T^e.Etcglidouendo dire ne* hanno * in differì
dcllTtahlingua. 74 hanno trovato altro > face Hanno ri trou afone jaltro :
Prendete mezo dell uno , de mezo dellaltro,et fa tene un tutto nviGuo. fcfoffi
ifnperatiuo flarebbe bene > ma effondo indie atiuo, baucua da d\r ne
yàte,Seguir di rifpondcre,ct Cominciar di dire, /?* luogodi JL rijpondere^rt
'wf dire. In vece di dire .fate che dicalo fatai dire % ferine fate dirlo . Et
doue altri dice di gran luga: dice egli anche A gran lunga , A gKàjj larga non
mi fouuicne haucr letto altroue,cbe in luL Po- co (tante vfa egli fpeffo , ma
il più delle volte fuor di luogo . Bocca rifa appreffo diUùfignìfca Bocca y cbe
faccia atto da ridere.& rifa è di figmfi cation paffiua;et nonattiua. Che
il Boccaccio dice 9 la nouella di Tanfilo fu in parte rifa > et tutta com-
mcvdata.Molto in vfo ha egli quesio modo di parla reXy\ uoftro & di ìlio,
Per finir di dire alai ne altre particolarità intorno alle cofe di
vcftroilmaginardi vo(lro:oltreal metter uidivQiìxo. oltre che vi aggiungete vna
ftanzadi voftra,& Ruzar di ihoàlqualmodo di parlar dir fi può, che fia
tutto difuo.famc con to vfa il Boccaccio per dir y farne sìima.Lt egli ce Tener
conto , Tenerli in conto , Eli ere flato di tanto conto,di poco conto : Vor-
reimetterui in cóto: Per in còro, per cola n mal detta , Quello che è di uoftro
conto. Et in fomma in ogni conto fuona queflo conto ; far ■ indicio dice per
dare indicio , Rimetterli in K a giudi- Battaglie del Mutio giudicio,p erMgiudicio.Vfctic
aluce,& à cj po,/« vece ài dire in luce y & in Campo.Dtfegno vollro era
con quella botta atterrarlo, Di atterrarlo douea dir eliciamo contrario imo alt
tf&rOjEtegii lun dell' dltvo.ordinario è fcriuer jlndrei.& egli dice
Anderei . Meritano dicon le profe;& eglimertet hor ad altra guifa,o uero
Horinvna , & bor inal- tra guifa . Ter dir,pur dian%i,dice, Poco dian- zi.
Et in luogo di prima , et dapoi . Prima et poi. Riprotiar di nuouo .&
baftaua spronar, o prouar di nuouo. Non ritener alcuno di dire, 1e nel la voce
Conforme>vi haCon y come ho anche notato in Confare.Con gli fproni a i
talloni, et con la sferza alle manici talloni fia bene 9 Am^ purji talloni: ma
non alle mani , che nelle mani dir fi doueria y quando fi haueffeà dir mani: ma
in mano dir fi dee , cìk in una mano fi tien la fcr%a , - {&non sferra) Et
ad amenduele calcagna fi attac canoglijproni.Di Confhre habbiamo detto, che non
ficolirmfcc conia Con-lsfon fofefi troaerà efem- pÌQdiIn,cbedahùèfcrim ,
Giudicate, uoi fe ella in diffefa dell'Italica lingua. 75 ella (la parola, che
in detta uoftrafenteza fi confaccia. Io batterei detto y^idetta.Sc fofle vero,o
non, dice egli.o nò>b da dire. Ma • jtd yna ad vna annouerar le flelle y E
in picciol retro chiuder tutte l'acque Forfè credea y quand'infi poca carta
KQtouo penfier di raccontar mi nacque, Di quanti error da le voci Ryfcelle>
In quefta lingua fi a la notte Jparta. Delle corrcttion fatte dal Rufcellifopra
ilFuriofo. Cap. XVI. Cco in quate poche carte io ho raccolti gli errori del
l\ufcelli y forfè più che e- gli in quelle cotante non ha notati del Dolce. Ma
è differenza da chi fi cor*, tenta di dir quanto bajìa y a chi vuol parer Dotto
et eloquente. Horvna altra cofa mi rimane afarc> la quale a chi leggerà, non
doutrà effer di noia. Detto babbiamo,che il J\iifcelli fi vanta di hauer
'purgato ÌjLrioflo di errori , doue lo ha comportato il verfo, cl la
fenten%a.Et perciò non fie fuor dipropofito art dar confiderando quale Slata fi
a quella fua correi* tione: et ci baflerà farlo [opra ilprìmo canto folo. Egli
ha corretto vn verfo affai male , che dicendo, Che de le liquide onde al
freccino fiede* Egli ha rimcjfoy Che de le liquide onde a jpecchio fiede Et gli
par hauer fatta bella proua,leuando vuo ar* £ 3 tìtolo, Battaglie delMutio
ticolo, ferrea il qualnonpar cbepoffa Sfar quella g, , io direi. JS?L Che di
pire onde al chiaro Jpecchio /lede. Tuffiamo bora a i luoghi , che egli non ha
cor- Tiacciauigenerofa H erculea prole Ornamento & (plcndor del fecol
noflro* Hippolito aggradir queflo che vuole. Et dami f A può queftoferuo
voftro. Aggradire >ct aggrada rejìgnijiva piacere, & Gr & nel
proemio della prima feguent e ?iouella,& nella quarantcfima tetta b ferino
, che egli era pur a quello dijpofto ,& che alla giouenc kggradiua.Et nel
proemio della ottantefima. Io in* tendo di raccontarne vna -tantopiu che alcuna
aU tra dittaui da donerai aggradire. Tutti quefli tuo* ghifigmficano piacere.
Et Dante diffe in vnfonetto, /gradir, per dispiacere . Venfofo dell'andar che
mifèradia. Hor noti// quefli altri. Amarmi (prorw invntempo,& affìrcna
Gradifcc, & [degna . La douc più gradir fua vita [ente : Et input altri
luoghi vfa gradire > & Gradita^ per ii¥diflcfadcintal.lingua. 7$ per
i/limare et bauer caro et cara. Et Dante. ' Hor ti piaccia gradirla fua venuta.
Et L'altra che vaU ch'in Ciel non è gradita. Et Bergantino dice appreffo il
Boccaccio, per la virtù > che era poco gradita da coloro , che poffona
aJJaLEt quefli fono in fignification di far Stima. Toidiuerfa èia cojirutiiondi
quefli verbi , che dirò Gradifcóla uirtUj& lauirtà mi ^iggradifee^ Et
Aggradir in quefìo luogo dell'into,douendo dirc y haue re.E adunque manifeflo
crrore.Et vno altro errore è in queflo verfu.Che non fi dice Innante y ne
Innan^ . ti: & l'yno y & l'altra fen%a guajlar verfo nè ferh ten%a ò
fono corrigibili: che fi può dire y L'altro di (pini a batter la Spagna auantQ.
Et fi fa ilverfopiu [onoro >port andò l'accento dal la quarta fillaba alla
fefia. Et Quante in rima fi (rouerà più volte in Dante. V K ha anche in queflo
canto fa rima JnnantU & dir vi fi dee guanti * come pur Quante vriak* &
4 m Battaglie del Mudo m Innante. Ut reftò abbandonato il padiglione. Doue è
detto Bgftòper fymafe. Di quejìo verbo s^è parlato a dietro. Il verfofarà
accomodato > dir cendo. Et rimafe deferto \l padiglione. Onere E in abbandon
rimafe il padiglione. Et pia altre volte in quejìo canto è male vfato ilvcroo
Belare, fediamo bora, fe fi poffono acco- modare i verfi fen%aguaftar fenten%a.
Quel del I{e Saracin reflò diftefo. Himafe quel del Saracin diftefo. Bgftò
fen%altro dir a bocca chiufa: Sem(altro dir rimafe a bocca chiufa. L'incognito
Campion che reftò ritto, il Campion che de i due rimafe ritto. Muto reftaua mi
cred*io 3 fc quella. Muto end* io ne rimane a, fe quella . - ' Et fe quella in
quejì o luogo anche non ifia bene* Et da dir farebbe an^iyfcd ella. Riprende il
fyfcelU nel Dolce, che fa alcuni ver fì>né quali ad alcune voci dà
l'articolo > & alcune ne lafcia fen^a, come quefio dalijLriofto: Él
mouerde le fronde,& di verdure. Doue era da dir, Delle fronde,&
delleverxurc f o di fronde , o di verdure. Et benché di ver fi fimilì vene
fiano più d'vno nel Tetrarca. Tur dapoi che egli in altrui lo herdannato per
errormanifefìo y dc- ucua conciare il verfojna noi ne prenderemo la fa ùcci in
diffefa dell'Ita!- lingua • 77 fica per lui,& diremo. Et tremolar di fiondi
& di verdure. Caufa per cagione y & confeguentemente Caufkr per
Cagionare non fono voci di quefla lingua , & quefla mojlra il Bjjfcclli
anche effer fua opinione, non doucua adunque lafciar tal itomene tal verbo
neir^riofto: & pur vi ha più volte, • Quella donzella, che la caufa nera.
Ter la caufa potea dir la cagion, f Et cauftlduolcbcfcmpre il rode, & lima.
Diremo noi. Et cagion è il dolor che fempre il lima;cbe ad orni modo rode è empietura.
Et quefto hanno caufato due fontane ; Et quefto han cagionato due fontane. Sia
prima,&fola caufa effer amante: Sia cagion prima,& fola effer amante.
Rincontrò vn Caualier ci? a pie venia. Ter che non conciare incontrò ? La data
fede cofi improuerarfe. La data fè cofi r improuerarfe. S'è detto, che Gregge
nel numero del meno, genere di mafehio non jìtroua in Dante, nb nel
T>&> trarca,&pur tal fi moflra effer in quel verfo. K(è gregge
nepafiorfe leauuicina. Dicafi greggia. Gaudio anche è parola latina, alla qual
rifpon- ier potremo con gioia , & perciò in queduc verfi kue è la voce
Gaudio, riporremo Gioia. Battaglie del Muti* Js(on mai con tanta gioia r &
sluportanto y Con quanta Gioia. Vl jfo ypl i • " La parola>ContO)Cor,?ebaumo
dztnoftroyèrnolr • to in gratin del BgfcelU , pur la dotte in quefio can- Ella
gli rende conto pienamente* Direi Ella ragion gli rende* Come gli due
guerrieri. Quello articolo gli 3 h tal luogo fi danna dal Rgfcelli.Dicafi. Si
come i due guerrieri. * Da vna regola il Byfcell'h per la qUalevienma
ìnferamente dannato y rà dame per buono è accetto quel verfo* Biotto fra picchi
f affi il correr lento; jl precedente verfo dice ; Et rendea ad afcoltar dolce
concento* Seguiremo adunque. Mormorando fa fa(]ì il correr lento. Tbfepria nè
dopò il vifo heibc firoffo. Dopo è prepo/hione 3 & nom auuerbio di tempo,
Qui dirfipuò. Tsiepria nè pofeia il vifo hebbe fi roffo* QuerOy K{èpria ni poi
nel vi fo fu fi roffo. • vt ì fypocQ dopò vn gran defirier appare. Et qui non
sìa ben Dopò. Et Sfarla ben dicendo. & 4opòpoco. s Ecco quanti luoghi ho
notati conigibili fenxa guaftar/ènten^nè yerfy^clxda lui siati non font
correttiy in diflfefa delTItaUingua. 7S corretti y& in rn fola Canto . Che
ne farai in qua- ranta feuopurin cinquanta y noi Se egli haueffè ha mito da
fare vna cofa talentale ho io cemprefa in vn non lungo capitolo, fatto ne
batterebbe vn difeor fodi cinquanta cartel me bajlahaner detto tan- io. V
ermamente egli mi è riufeito tra le mani mol- to maic.& credo ch'e molti
ingannati fi fiano della opinione ychehaueuano dilui.Ma quije ne potrai
nojgannare; Che la lingua degli fcrittori non ha efler detta Fiorentina,&
che bifogna impararla con iftudio. Gap. XVIL , Otabil cofa e, che il V archi
difputan* do y che bifogna nafeere , 0 ejjère alle- nato in Fiorcnyayperdouer
bene ferì wèrèyrende teftimòmam^afìiùki non riati,nè alleniti in quella città
> che beneferiuono. Ma qui mi place di regiflrare il detto di yno altro
fcrittor Fiorentino y il qual parlando di quefì a lin- gua,nonfc ne
auuedendo,moftra>che ella appellar non fi dee Fiorentina. & quelli è il
Geli\Academi- co di Fiorendogli nella fua prima lettione, dice co fi.
HauetevedutOyQomc il parlare e folamentc dell' , huomo. & come ei fio. fua
operatione,& proprietà , naturale. Balla qual foncluf/one 10 cauo probabìl-
* piente vnaparticilar lod&della nojlra liygua : & , que- Battaglie del
Mutio , ^«e/Ztf hyche ella fin più propria all'buomo, che air y tra y chefi
parli;& che quejio fia ilveroylo pruouo y cofi.Tanto quanto vna operatione
all'buomo è più y pY0pYia>& fecondo lafua natura y tanto gli è anche 3
più facile y & menfàticofa; Il parlar nottro gli è y men faticoJòy& più
facile y che alcuno altro . jldun y quegli epiuproprioi&piufecondo la
fuanatura: y clx dice il Geli , ma non
già la Fio- rentina : è adunque la nofira lingua più fecondo la natura deWhuomo
, che la Fiorentina : & perciò Italiana,& non Fiorentina fi dee
appellare la lìn- gua >nella quale ogni vnopuòpiu ageuolmentc par iare.zr
ogni uno può puramente fcriuerc; & cke-b più fecondo la natura delllmomo .
Quando adun- que il Geli diffe , che iforeflieriper apprender la lingua fi
menino fra noi , è da intender fra noi Ita* iiani,& non fra mi
Fiorentinhclx cofi haucrà cct to il vero. Veramente fi perfuade di ben poter
fcriuerc ? chi prefume tanto di quella fica naturalità di lin- gua>fen%a
volerui aggiungere altro ftudio& quo fio fu quello ^che mi induffe
àfcriuere al Cefa?io 7 al Caualcantì quelle parole. A me par, che nel- la
Tofcana lia auuenuto quello,che 1 liole auuenirein quepaefi , doue nalcono i
vi- ni più prenoti, che i mercatanti forefticri i migliori comperando, quelli
fe ne porta- no,lafciando a paefani i men buoni, coli dico è à quella regione
auuenuto, chegli ftudiofì della Tofcana lingua dell'altre parti di Italia ad
apparar quella concorro no in maniera , che elfi con tanta leggia- dria la
recano nelle loro fcritture, che to- fto tolto potremo dire, che la feccia di
quefto buo vino alla Tofcana fia rimala. 2{pn Battaglie del Mutio Quejle cofe
fcrijfi io già ben trenta fei anni in Ferrara,feruendo il Duca Hcrcole,alla
cuitauola il Cefano pronuntiò la fenten%a contra il Boccac : cio,in fhuordel
Macchiaueìli . & non haucndo al- tra confideratione, daua io il Titolo
della lingua al la Tofcana,come à I{egione,doue fen^a compara- tione
{?na/fimamcnte in alcune particolari citta) meglio fi fauélla,che nelle altre
parti di ItaliaMa reggendo poi, che altri ef eluder ci yolcua dalla co* gnition
di quesia lingua , &> vfurparfene partico- larmente il nome , alquanti
anni dapoi in Mi- lano al Sign. Binato Triuultio fcriuendo moftrci, che la
lingua noft ra volgare era nata fuori di Tof- canaJl che prima io non baucua
confiderato , che da noibauuta la hanno i Tofcani , come forc- ftiera : &
che per tanto Italiana fi dee appellare; la qual cofa e quella, che bora
difendo. Sopra quelloycbe di fopra ho rcgiftrato di quel lamia lettera, rifonde
il Far chi, che ad ogni mo- do qnefio efempio non glipiace;perche non gli par
né vero,nè apropofito. Di queflo fuo parere fi con- ueniua > che egli ne rendefje
pur alcuna ragion più particolarcyperchc egli non gliparcjfe ne vero , n\
apropofito .Se io dicchi, che il fuo Dialogo non mi piace:& che è pieno di
cofe , che wnfoiio nè vere, nè à propofìtOj& non moftrafjì cofe, che non
fofjcro nbverc nè à prepofito , temerei di efftr ributtato per perfona 'vana .
Chkwde dflmGV leeofe altrui, Jtifogm che renda ragione uddcUafuo ; gfc chi cofi
non in diffefa dell'Itallingua. 80 non fa, moftra bene, che parla fuori di
propofito. c ^ c volentieri intenderebbe
da me ,fc quel Tofto Tofio è anchora adempiuto , eJr chi color fieno, i quali
adempiuto & verificato L P hanno ^Al libro ridonderò io, da che rifonder
non pofio à lui.Chc quel Tofio Tofto, per tefiimonian^a ài lui medtfimo era
adempiuto , in fin quando io fcriffi quelle cofe.& fi è andato tutta via
adempie do: & coloro , ne quali fi e adempiuto, fon quegli fic(Jì,che egli
ha no?ninati, che bene fcriuono , & il Bembo neh fiato il principale per
fua particolar confeffione , che principalmente la ha esercitata in maniera,
che io non fo,chc alcun Tofcanopiu pura mente di lui habbia fcritto:T^e nomina
egli appref fo di molti altri , de* quali a dietro ho fitto mentio- neiTsfefo
io a quali Tofcani io poffa render tale te- ftimonian^a . l'^iriofio Ferrarefe
di gran lunga auan%a quanti Tofcani ferino hano in quel genere di T?oefia.jL
molti poeti de nofiri nominati da Ivi* affai pochi fe ne veggono de Tofcani,
che a quelli fi poffam agguagliarlo Sprone di leggiadria di dire noncede ad
alcuno de moderni Tofcani,de % quali no minandone il Marchi due principali
della nofira ctàjloro toglie la commendatane dello fcrmere; et la dà à me, che
fono vno de minori che predano pen na in manoxome non è adunque adempiuto
quello* theiofcriffiàquc'dueTofcanit E necejfarioà chiuuolc , che gli fcritti
fuoi con lande fi ano riccuuti da tutte le regioni di Italia* Studiare
Battaglie del Mutio /Indiare , & dar opera a buoni libri , et corner* far
anche fra noi altri Italiani ( x Tofcaniparlo ) per tinger anche de' colori
della no/tra tintura,che tanta differenza farà da chi con la lingua appre* fa
dalle balie,ct dal popolo vorrà fcriuere , à quale hauerà data operargli
ornamenti ch'io dico;tanta dico farà la differenza de gli ferini de gli mi, a
quelli de gli altri, quanta dalla Eneida alla Ma- cheronca. Klè/ì dee altri
contentare folamente delia bni- tatione de gli fcrittori , i quali habbiamo ;
che feà quelli fiarano fempre attaccat'hfempre faremo fan ciullu tre principali
fono Date, Tetrarca, et H Boc caccio.Dante è grande fcrittorc,mapiu grande, che
leggiadro:etdiunofcrittore,che habbianon fola- mente di molti nei;ma ancora di
molte fchian%e, dir non fi può che fia perfetto ; quantunque il Varchi •voglia,
che egli fia da anteporre adHomero.vcro è che quelle macchie le chiama egli
fuoi citri,ctgric cioli,nb del Tetrarca crederò io, che pareggi {co- me tiene
il Varchi ) Tindaro con gli altri Lirici di Crecia.Dirò bene , che egli
trattate ha le cofe di jtmor e più gentilmente, che Toeta alcun Greco, o
Latino.Ma altro e ejfer gran Toeta , altro parlar ben di un fuggetto.Tindcro
fecondo Horatio è Toc ta inimitabile;Tslon è co fi il Tetrarcaietda lui non
foffiamo hauer gran felua di parole , non hauenda egli Hefe molto largamente le
ale . Dal Boccaccio habbiamo copia di parole, per le molte opere , che egli i
in diffcfa del'Ital. lingua. $ i egli ha ferine : Ma dal Decamerone in fuori ,
non veggo, che altra opera fua,a chi defederà fare fido, meriti di effer letta
: et anche nelle nouellcui ha di molte tirate, che fono afpre affai: et quel
fuò Sìudh di mettere il verbo in fine delle claufule , lo fa mol te volte effer
merìgratiofo. Etdoneka perauuen- tura voluto mendicar numeroso ha perduto:
oltra che hauendo egli hauuta natura poetica , moftrar non la ha faputo fenon
nelle prò fe : nella qual cofa non è in verun modo da effere imitatoMa in fom*
ma vn buono, & vtil libro farebbe il fuo Decame* Yoney&da fhrlofi
famigliare a chi intende dai' ope raaqnefia lingua, quando altrui non foffe
vietata quella lettura: Et a voler fare Siilo, iflimo che otti- ma co fa fia
accompagnar con le parole di lui, Italiana,non foin giuria à ninno, fi come non
farei ingiuria à Fioren %a, dicendoyche ella c Città Italiana ; ne à Trcnci- pi
di Fiorenza , chiamandogli Trencipi Italiani» 7s[è a Gentiluomini, nò al popolo
di Fiorenza, an noverandogli fra Italiani* T^on battendo io adun- que co'l dar
nome diltaliana,a quefla lingua, fatta ingiuria al Far chi, & hauendo
tentato egli di men tir mc,la (uà non h legittima mentita, ma è vera- mente
ingiuria : & con vna rijposìa di mentita fi può riprouare: ?ih a me accade
fare tal rijpofta,ba- Standomi affai, che la co fa fta intefa ; & che fi
in* tenda, fe non altro,almenqueflo,cbe queflo è vera* mente parlar fuor di
propofito. SeegliviueJJe per auuentura > parlerei altramente ; ma mi
increfee lottar con morti/Pur, dapoi che egli morendo ha la f ciato ordine, che
le fue ingiuriofe parole fi Slampi- no,non mi par, che mi fi difconuenga,di
mofirare in ifiampa,cì)c le fue ingiurie non tanto offendono me M quanto
contrahù fi ritorcono* , ; Egli dice pur le belle cofe. Dapoi che in Fioreth %a
cornparuero leprofe del Bembo della volgarità gua,nonfu macato in quella Città
di diSlringer ve lenofe lingue^ di digrignar rahbiofi denti contro, lui Et di
quejta cofa facendo memoria il Parchi ferine co//.Baftiui di faperc per
hora,chc dal 28^ le coftoro fcritturc>ncllc quali non era oC feruanza di
regole > & pareua,chc il pria cip ale intendimento loro non fofle altra
I 3 che Battaglie del Mutio che biafimare il Bembo , chiamandolo hora
inuidiofo,hora arroganre,hora prò- fontuofò; & tal volta con altri nomi
limi glianti,prefero iforeftieri argomcnto,& ii fecero a credere, che in
Firenze non fofle chi f apeflc la lingua Fiorentina, ne chi cu- rafle di
faperla.Ef con quelle parole quafi fini fu il Dialogo.In queHo fuo nome di
lingua Fiorentina, fi auuiluppa egli troppo. T^on habbiamo mai noi Italiani (
che a Fiorenza fiamo foreslieri ) creda- tocche in Fiorenza non fi fi a faputa
, nò fia curato difaper la lingua Fiorentina ; ma cÌK non habbia- mo
faputa>ne fifiano curati di faper la buona lin- gua , con la quale fi
ferine: & la quale è accettata* intefa,& approuataper tutta Italia: che
della Fio ventina fappiamo , che ne fono pur troppo amanti* & troppo vaghi,
in modo che non fe ne fanno sfi(h ventinarcy fecondo che per lo efj empio
dieffb Parchi dimostrato habbiamo nel fettimo capitolo: Et noti- fi quello che
eglifcriue, che dkeuano glijLcademi ci Fiorentini del Bembo, f 7 ermamente gli
ren datano degne grafie dihauerehonora ta Fiorenza col dar nome di Fio ventina
, alla lingua volgare Italiana. Ma quefla è lamodeflia degli huomini co fi
fh> Che in diffefadeli'ItaUingua. Che il Varchi con talli fillogifmi , &
co» isfuggimenti contende contra la verità. Gap- XII. Or torniamo à parlar del
nome della linguaio dico nella lettera al Sign. ByènatOjcbola lingua -volgare è
nata dalla corruttione della lingua latina* ion quella delle genti firaniere ,
che hanno pojft- dita la Italia y & che regione alcuna Hata non h fu
fottopofia à quella pejìe y che le regioni di quà ddl' Appennino Offendo io
allhoraftato per ifian- in Lombardia , douepiu di dugento anni regna^ roio
Logobardi, et che perciò e da crederete qui ìdhabbia hauuto principio quella
mefcolan%adi lingue, & chejparfaper la Italia y fi fia finalmen- te trapelata
in Tofcana . jL quefio non hauendo il V archi che rijpondere, ricorre alle
fkllacie , &fi finge vn fillogifino , quafi come raccolto lo babbi* dalle
mie parole y moftrado che io faccia vnafalfii €onfequen%a:&falfo è il ?nodo
delfico argomenta** rc.Iljdlogifmo è quefto.Lc lingue fi debbono chiamar dal
nome di que paelì* overa luoghi doue elle nafcono:la lingua volga re non nacque
in Tofcana,ma vi fu porta ta di Lombardia . Dunque la lingua vol- gare non (ì
dee chiamar Tofcana^ma Ita* liana.& poi feguita.Primieramente la co-
clufion di quello iìllogifmo è diuerfa d$lr l 4 le Battaglie del Mutio le
promefle , & confeguentemente non buona:perchela concluhon doueua ejfere.
Dunque la lingua volpar fi donerebbe chiavar Lombarda,& non T ofeana . Cofi
adunque diffu- m tano i Filofojì Fiorentini) ] o [per dir meglio ) i Mor^ %
teuarebiniì Trar delle altrui fcritturefalfi argomC { t'hper difender le lor
falfe opinioni ? Clic cofa non ji fa leciti la malitia, & la ofli?iatione:
Dalla lettcm I mia non fi tregge queHo fillogìfmo ; ma dalia in- prontìtudine
di chilo ha formato per voler àtoìCo mantener la mal fua conceputa opinione .le
mie pa- role in quella lettera fono le foglienti ( J^otifi (on j quanta
modefiia io procedo) Io (fehauellì à p ar lar della mia opinione) direi ch'io
credo, chehauendo i Longobardi per più didu- gentoanni la maggior parte delia
Itilia pofleduta : & hauendo tenuto lo feettro principalmente di quàdal
fiume Po , che inquefte parti habbia hauuto principio quefta lingua : & che
di luogo in luogo Rendendoli, ella fi lia per tutta Italia am- pliata : &
perciò che di Roma non fo che li habbia memoria , che ella à Longo- bardi folle
fottppolta > tengo per fermo, che Roma ultima quefta lingua riceuefìe: &
che la Tolcana, la qual fu delle vltimc rcgioni,chc lentifie le arme de
Longobar di,fofìe etiandio de gli vltimi paeii , dous quefta lingua
penetralTe-Ca/* dico Io:& m^. la 111* ki diffcfa dellltal. lingua . 8 j
laìingua volgar non nacque in Tofcana . ma rifu fonata di Lombardia . dunque la
lingua volgare^ non fi dee chiamar Tofcana,ma ItdlanaJonon di co nè quefle
paroline quefla fenten^t:^4n^i , cìiè e/fìndofi ftefa per tutta Italia da Bgma
in f uori, el- la fu portata in Tofcana:& che perciò Italiana el la fi
debbia chiamare. Dapoi dico,che ella fi fujìe fa per Italia y penetro in
Tofcanambdico di Lom* bardiate di altra regione particolare: ma di Ita- liane
pur nomino Lombardia^ dalla partematt ca del To non è fola la Lombardia;Ma il
Tiemom teja Marca Tnmgianafil Frwliyi Giapidi:&gli iftri lungamente da
Longobardi ,i quali etiandio fi slefero per le altre parti di Italia, della
quale io dico, che ella pafso in Tofcana.ftlj amente adunque è fabricato quel
fillogifmo , sformato non di mie parok,ma dalla malitia del fuo auttore:&
chi qui diceffe,cheil Parchi ha metito y che quel fillogifmo dalle mie parole
fi tragga,direbbe il vero: Or que- ' fia è quella lealtà dclV archici quale
finceramefc te fi vanta di procedere.Egli cengiurameto confcr ma al fuo
Trencipe difentir cofi verameìite . & co me h veroyche egli habbia co fi
ftutitoper veritàyfc per difender la fna opinion fi ferue difalfitàì Ma da
tutto il proceder fuo fi feorge, che egli fi ya fchermendo con
cauillationi>& con isfuggimen ti • Io dico Longobardi regnarono in
Italia di quà davo più di dugento anni, & egl ipcr confonder £ i o J
intelletto à lettori >fo yn mifcuglio di aporie di ioé Barbari Battaglie del
Mutio Barbariche fono paffuti in Italia : & non fa dir* che alcuni di
quelli per venti anni fi fermaflero in Tofcana.Doue è da tener ,che la lingua
fi fia muta- ta.Douc fi pno fermati i Barbategli recita vn te fio del Bembo :
Dcue parlando egli della Italia da diuerfi Barbantrauagliata,ct poffcditta
:dice>cbe i Longobardi,fatta vna gràiide,& maraui gliofa hofte,con le
mogli & con figliuoli, & con le loro più care cole vi palìarono, &
occuparonla, & ne furono più di du- gcnto anni poifeiìbri : Preli adunque
co- ltumi y & leggi quando da quefti Barbari, & quando da quegli altri
, & più da quel- le nationi, che poiìeduta la hanno più lungamente (
T^otifi bene da quelle nationi che poffediaa la hanno più lungamente ) lano-
ftra bella > Ócrnifcra Italia cangiò inde- me con la real madia dell afperfo
, ctian- dio Jagrauita delle parol&ér quel defigue^ ^Allega, il y archi
quefto Tefioy citi qualfi viene à concluder yche donò fono flati più lungamente
iBar bari, quitti fatta stia mutar.on della lingua. Effi* medejimo lo allega:^
poi non vi vuole confentire^ Crpermoftrar;i arguto é'c^Non lì ricerca ne
cellariamcnrc a uoler che vn popolo mu ti la fua Iingua,chc coloro,i quali fono
ca. gion di fargliele mutarc,dimorino fra lo- ro più di dugento annimè altro
tempo de terminato , ma bafta che vi fliano tanto , che in diftefa
delTItaLlingua. 86 che fi muti* la qual cola può per diuerfe cagioni,& più
tardi,& più tolto auuenire. Bella rijpofìa, fe ben non è neceffario che
vifiiano più didugento anni, pur è conseguente , che in quel ttmpofipojfa
mutare:& più di dugento hanno re- gnato i Longobardi fra noi . Baflerà che
vi fliano tanto , che fi muti. Conferò & dico, che fra noi fono fiati
tanto, che fi è mutata. Mojlrimi bora il V ar- chilo altri per lui, quanto e
quel tempo, che bafli à fiir la mutatione,& che quel tanto fi ano fiate
flra- niere nationi in Fiorenzo in Tofcana ,che la lin- gua fi fi a mutata, o
potuta mutare. Maneggiare h questo , & non rifondere a propofito . Chi vide
mai a fondamenti cofi ferm'hcomefonopojli da me, rifonder fi cofi vanamente da
fcrittor d' intellet- to* Aggiunge egli poi non effer verofemplicemente quello,
che femplicemente affermo io y Ciò è, che i barbari ftefièro poco tempo in
Tofcana; & ui facefiero poco danno, onon uiffi approffìmaflèro, & che
lo prouerebbecó le hiftorie.lyotf accade parlar di femplicemente, ni di
doppiamente. Io dico,ckea ri/petto delle altre regioni ; Io dico il vero ; U
ricetto delle altre re- gioni dico.& egli non dice il vero, che con le hi
fio- rie fi pojfano ributtar le mieparole.Bifognaua re- citar le hifiorie .
egli confuma tanto tempo in tali ciance,cbenon importano nulla: & perche
non fer marft quiiiouel tutto il fondarne to fe la lincia di Italia battaglie
del Mudo Italia fìa Straniera , o naturale a Fior en%a y o alla 112 Tofcana:
Soggiuge 7 te in Tofcana no dimorò lungamente una nation fola, cornei Lon
gobardi in Lombardia, ve ne dimorò lue ceffluamente hora vna,& quando vna
al tra>o i Capi,& Rcttori.Orfo quel che dice y ma non ne veggo prona
niuna.Qual: furono quefie na tioniì& quanto vi dimorarono:^ nonvi furono le
nationhvi furono i capi,& i rettori. Qucfti ca- pi & quedi rettori
fecero adunque elfi, co- tal mutatione?E bella cofa à faperlo.Afo fi vorrebbe
anche papere quali furono qucfli capi* & di qual natione > & in qual
parte di Tofcana , & quanto ni dimorarono.i^on fi può dir > che con la,
morte del Varchi non habbiamo perduto affai . Che di quefìe cofe non fe ne
tritona , ni hiftoria > . ne memoria : & egli filo lefapeua , ma dapoi
che di ciò non fi può hauer contenga , leggiamo fa ci dice alcuna cofa pia
notabile. E (Tendo i Bar- bari €> in tutto > o nella maggior parte di Italia
Padroni , bifognaua che ciafeun popolo per poter conuerfare,& far le bifo
gne lue , lì ingegnatici anzi fi sforzale , di faucllar,per e(fer intcfo,nclla
lingua di co loro,da cui bifognaua che inteiì fodero . Ecco che pur sò Infilato
intendere . E- fendo Lóngo bardi SignAi gran parte di Italia per conuerfarlct
doue erano Sig.bifognaua imparar quella lingua* laquak fra loro fi vfaua, che
da altrui apprendeuano la lin- guai cofa tutta contrariala mojlrar y che
ellafia na turale Fiorentina. Ma vna altra cofa dice ancoraché hpiu degna di ricche
di riJpo$la.&c chi fa,dicc egli, che al 113 tempo di Totila Fiorenza non
hauefic fe- non in tutto , almeno in parte mutata la lìngua.: & perche la
volcua hauer mutataì Quoti ftrane nationi la haueuano tanto tempo poffeduta y
da furia mutar la lingua r 0 buomo marauiglio- Voi notabile è, che di Radagaflb
dice , che fu rotto à Fieiòle , & che vi rimalero tan- te migliaia di
prigioni , che fi vendcano à branchi . che volete dire Eccellente V archi ì che
da que prigioni fu fatta la mutatìon della lingua ì 0 nuouo ritrouamento. % A
prigioni era necejfario ap prenderla lingua delpaefc: & non apaefani quel-
la de prigioni, fa il V archi alla gu ' fa di coloro y che bracolando per le
tenebre^vorrebbon pur attaccar fi a tsr- • Battaglie del Mutio i fi à qualche
cofa, non trottano co fa ferma .Tur alla fine fi rifolue à dire , che Defiderìo
vltimo He de Longobardi fu Duca di Tofcana.Indugento,& più anni,che
regnarono in Italia i Logob or diluiti mo cominciò {per detto di lui)
àfignoreggiare in Tofcana, quando la lingua già era Jparfa per tutta
Italia.& queslo è quello > che dico io, che i Longo- bardi, o non ri
furono , opoco vi dimorarono* ] lS(on voglio tacer, che trattando/i deldoue na-
fcefje quefia lingua.I{ifponde,chc tutti confeffano la lingua Tofcana ejfer la
più bella , & la più leggia- dra di tutte le altre.*A propofito . Doue vai
ì ìiò co frati.Voi che ha dafar, la lingua Tofcana è la più bella, co 7 dir che
la lingua volgare ha da efiere ap pellata Fiorentina) Mifkeglipoi dire y chc la
mefcolanza , che fi fece in Firenze, di quelle lingue, fu la più bella,&
più leggiadra, che altroue .& pur bifogna dir, che non dice il vero, che io
dica* riè chela mefcolan%a f offe fatta in Fiorenza , riè che quella di
Fiorenza fia lapin bella , &piu leggio- dra,che altroue ;che an^i dico ,
che la mef colammo, fu fatta fuori non pur di Fiorenya>ma di Tofcana. Orfeio
foffi cofifludiofo di dare a lui mentite, come egli fi h mofirato fenica
cagione voloterofo di darne àme,quantene glihaucreiio potuto,& potrei da-
rei Jopaffo volentieri quel uanto de gli ingegni Fio reatini, quelle
co{ìcllationi , le quali egli dice » che in difFefa dcU'ItaMin^ua. t S €
heforfecorreuanofopra la città di Fiorenza , forfè noncorreuano {il che ho più
per vero) che non hitendo di perder tempo intorno a cofe dette vera- mente fuor
di propofita. Riìpofta impertinente fatta alla mia opi- nione. Cap. XI IL Vi
non voglio pafTar con filcntio , che effendoft faputa quella mia opinione , che
la lingua dalla Italia douc ella è nata, fi dee appellare , per hauer io dato
l'efempio dell' buomo nato in vna città no- bilitato in vna altra ;wn ci è
mancato chi bayijpo floyche la fua opinione è, che ella chiamar fi deb- bia
Tofcana.& che la mia non è buona ragione , • che altra co fa è lingua, et
altro e huomo. io lo rin- gratio, che mi ha infognata co/i bella cofa , che io
non fapeua tanto amnti.JJc pipetta: che egli foljeal tra coftyche Cauallo:ma
fopurbora,cbc egli non i in tutto Cauallo > dapoi che pur frittella , il che
non fanno i Caualli . So che altro è lingua , altro b buomoi& fo anche vna
altra co fa, che gli efempii, & le fimilit udini fi fanno da cofe diuerfe ,
& non dalle medefime: &per ordinario le cofe fi nomina- no da
paefiyOnde elle hanno origine.Che diremo Ca- nal di J{came,& Caualdi
Spagna\& cane Corfo , & can dì Bertagnadeperfiche, & l e ciregie
hanno fenato U nome de luoghi dodo à noi furono portate: i BattaglicdclMutio
& il legno fanto tiene il nome delle Indie ; le varie figgie diuejlimenti
che àfono venuti di fuori fi ap pelianoFrancefiy SpagnuokyMorcfche y& Tur-
' chcfche;à moni lanari di panniydi fetc, &di rica- mi diamo nome di
Milanefhdijyapoletaniy di Ma touani,&di altri luoghUdonde ci vengono . Cofi
le cofe dalla natura produtte y & quelle^che ci vengo* no alle manìydagli
huomini riconoscono y& ricono f cinte fono dalle patrie loro : & la
pouera lingua Italiana non riconofeerà^nè farà riconofeiuta dal- la Tatria fua
. Ma o Valente huomo y non ho fola- mente dato l'ef empio dell' huomo, ma delle
altre Un gue ancora : & a queflo che rifondete ì fhauete potuto veder y che
hauete battuto il libro nelle ma- ni.Mavn rodimento di cuore nonvilafciapofare
3 che hauendo pofta la mano nell'altrui meffe , affai male vi è riufeito
ildifegno . & potrete rifondere* che quefla non è colpa vofiraymapiu tofio
della na tur evia quale no è fiata molto larga in dami buone opinioni delle
cofe y fi come da noi fi ragionò nel pri- mo proemio di queflo volume. Che il
Varchi vuol che la lingua Italiani! fìa compofea della Latina, & della,
prouenzalc. C.XI1II. Entre che il V archi fcriueua queHe c* fc;& voleuayche
dalla (confìtta di dagaffòy o da tempi di Totilay o da po poli Barbari y&da
loro rettori y ehm ' fojfer* I / indifFcfadeirital.lingua. 89 fojftro in
Tofcana,o dall'andare i Tofcaniper le cit tà y et per le flranierc regioni
haueffe hauuta ori- gine quella lingua: et diceua quelle tante belle co* jeyche
recitate babbiamo: nondoueua bauer memo ria di bauer detto > la lingua
Tofcana effer figlino- 95 la di due madri y della Latina & della Trouen'za-
le;& in vno altro luogo.che ella e principalmente 1 29 compofta della
Latina,& della Troué%ale:&-por rei io y che mi f offe detto y quando fu
fatta quella compofitione: & come. Vennero forfè Trouen%ali Ad occupar la
Tofcana \ Quefto non moflrerà egli. 7s(è per vicinanza dir fi può y che
appigliando fi la lingua di luogo in luogOyfia trapaffata in Tofcana* che fra
la Trouen^a &la Tofcana ri ha tutto il territorio Genouefe y il Tiemontc y
il Monferrato , et parte di Lombardia . & non farebbe volata oltrx tanto
paefeychc difelafciata non bauejfc memoria^ afegnale alcuno.Come fi fece
adunque quefia com- pofitioney& come ha bauute quelle due madriì Quefto
vuol dir y che la lingua Latina non fu me f colata tanto con le lingue di tutte
le altre Barbare pationiyche hanno occupata la Italia y quanto con quella de
Trouen^aliychemai non ui furono.Quan do vcramcnteyo come fatta foffe quefta
compqfitio neynonìie dice altro: an%i al Bembo fc ne rimette. & che ne dice
il Bemboì Cbjeglifcrittori Tqfcani 0 Fiorentini da Tròuen%ali apprefero ilmodo
del ri- mare : & di molte delle lor parole arricchirono la lingua
loro:& apprcjjò recita dimolte parole tolte M da Battaglie del Mutio da
rimatori di Trouen^a. delle quali per communi yfo non ne batteva bifogno ne
Tofcana,ne altra re- gion di Italia.Come per efernpio "Poggiare vuol dir
Montare.Obliare,Dimenticare.I{miembrar,Ì{icor
dare.^jfembrar,^lfimigliare.Badare, Indugiare* o perder tempo. T>onnear,
Signoreggiare.Fsiparare* Jtlbergare.Gioire,jLllegrarfi. Caler y Curare cofi le
altre . la lingua volgare adunque non è com- poHa della lingua Latina,et della
Vrouenxale,ma ha raddoppiate alcune parole : & non perciò mol- te; che la
maggior parte di quelle ^ebe fi. leggono ne gli fcrittori non fono nelle bocche
de popoli . & di quelle de primi noflri rimatori, molte eùandio non fono da
effer accettate alla età nofira.Che io non di- rei Donneare, ne Colente , ne
Chcrere y nhCbaen- do,nb Dottaci Dottare,nb Dottan^^iè branda, rie Bo^^nè
Miraglio,che il Parchi dice .Ammira glìo,non hauendo intefa quellavoce. 7\(è
dirò Lan- da y nh Smagar e, nh fregiar e, nb Guiggiare,nhmol- te altre di
quelle, che registrate fono dal Bembo, del le quali poca obligationemi par e,
che debbiamo ha tiere a qué primi imitatori di que poeti Troncali > the
forfè non meno imbrattarono, che arricchirono le loro fcritture. Ma vm bella
cofa fa il Far chi , che va racco- lgo glkndo tutte le parole, che nella lingua
Trouen^a- le poffono effer fomiti alle nofire,& vuole che da lo
rolchabbiamo apprefe , quafì come al tempo di - quegli -foratori eUc non
fojjero in vfo in Italia* Egli in diffe fa dell'Irai, lingua. 90 «f I al Bembo
fi rimette , &poifuvnafuainttntÌGne t I tutta tutta diuerfa da quello, che
dice il Bembo , & Ut I da quello che ogmun conferite >che della lingua
Lati fiamo rammcfcolati anche no 'uet
fono alle noflre fo- 0J. " migliant'hper heuerle apprefe da mede fimi
popoli : id ' & difjòniiguanti per la diuerfitX del loro , &dcl fa
nojiro antico idioma.TSle gran dtfferen%a auì fa fo io che fiata fia di tempo
fra la mn- 0 tatio i della noflra,et delle altrui lingue, che anche in quelle
.jp parti fatti furono di lCr gran diluuii di fi refill *rts»**. .'('/' re. 1 *
* M 2 Della BattaglicdelMutio Della inconftanza del Varchi , & della aperta
fua confefTione,che da noi fcri- uer fi può come, & megiio,che Fiorentini.
Cap.XV. Onmaifiiveiuto fc vittore >che piti va- riale da feft effondi
cofiui. Egli è pro- priamente fimile ad vna natte, la qua- le in alto mare fi
troua fen%a gouer- no,che fi come il vento viene dallvno > o daW altro UtOyCofi
all'vno, o aW altro lato volge ilfuo corfo : & fecondo che le onde la
portano , prende il carni- no.T^on altramente fa il Marchi, che in ampio [ag-
getto rìtrouandofi, fecondo che bora vna y bora vna altra cofa glifi para
dinan^cofi da quefia , &da quella fi Uf eia difuiare * & trafuiare y nè
quefto al- tronde procede > fi non che non è rifoluto della fua opinione^
manca digiudicio > il quale è quello , che per diritto camino regge gli
fcrittori . ^fen^a giudicio & fen^amemoria è flato quelllmomoycbe bauendo
prima jcritto,&poi riueduto,& emenda- to quel DudogOifi douerébbe pur
efiere auueduto di dir cofe contrarie. Ma {per dir quello che egli dice di
M.Claudio)tanto veygeggiaua la fua amtorità, che a luifembraua di
ej]ereirreprenfibile y cofi nelle cofe della lingua, come della dottrina .
&per ricor- dar qui vna cofa della fua poca memoria > & men
giudichigli alla quinta faccia di quel libro ferine, che pregato dal
CafieluctrQa é douer confortar il Ca in diffcfa dell'Italica lingu. 91 rocche
publicajfe il fuo libro y egliil tutto gli fece in- tendere : e*r accioebe egli
fi conducejfe afitr ciò fin tofloy&piu volentieri j glipromife di fua
fpontanea volontà y di pigliar l'ajfunto di difender le ragion fueiEt nella
quarta haueua detto parlando del Ca* ro.lo non poteua,nè doucua , ricercando
mene egli con tanta inftanza, & per tante lettere , non pigliare a
difendere le ragion fue,in quel tempo maflimamente, ch'egli per le molte,&
importantiflìme faccende dellllluftriffimo Cardinal Farnefe dio pa* drone,il qual
fi trouaua in Conclaui, non haueua tempo di poter rifiatare, non che di
rifpodere al Calteluetro . Se la promejfa fk jpontanea y come fu moffo à preghi
di luii & perche fnrfi tanto pregarle haueua promeffói in cofi poco /patio
diferittura dir cofe>che coft mal fi confanno. Ma non b meno da notare la
molta fua varietà* & contrarietà di parlare nel fuggettodi che trattia* mo
dello fcriuere 3 cìye di me dijfe y che per non poter bene [criuere>fuimorfo
in Fioren%a:& poifqggiun fdyche a ragion mi era fdegnatOy consentendo che
co loro fiati fo fiero moffi da lnvùdia.doue egli fu fette maniere dt poeta- 1
84 H l re p Battaglie del Mutio re > te quali fi riflringono poi in due
capi, di poemi nobili,^ di plebei dice, che fuggctti nobili poffò no i
Foreflieri coft bene fcriucrey^r meglio , cornei Fiorentini fecondo la dottrina
& la efcrcitation di ciafcunofue parole fono tutte quejìe . & quello
può bafiare a nocche poffiamo poetare cofi bene & mt glio de' Fiorentini,
in ifcriuendo poemi nobili, che queflo intendo io che fia poetare: &
quell'altro me* ìlierdagiocolari,& da buffonull che faranno an* che
cippreffo noi meglio quelli delle nufhe ciniche non faranno Fiorentini, nb
Tofcani, che il Calmo comporrà meglio in lingua Fimtiana, Boxante nel la
Tadouana, & à T^apoli faranno meglio le Ca- uagiuolc,chc à Fiorendogli
altri altroue . Egli mette nel genere mbile il Toe tardi Dante , & del
Tetrarca.Vi mette le Egloghe ferine in rime ordi- narie in Ifdruccioli,& in
verfifciolti , altroue pro- pone di gran lunga il Furiofo al Morgante , &
po- tea anche anteporlo a chiunque ha ferino alianti, et dopo lui.&non
credo y cbe egli mett effe già fra Toe miplebei né la Sophonisba ; ne la Italia
liberata dal TrìfJino.Cofi adunque:^ Capitoli, e*r Can^o- ni& Ballate,^ Sonetti
, & Madriali,& Onaua rima, & Ver fi legati,^ ifcioltipoffxamo
noiferi- nere bcne,& meglio de Fiorentini. Ter che adun- que digitar ch'io
non poffa, s'io poffoì QueHob pu- re fcriuere contra fe mede fimo . Se non
fapro bur- lare alla Fiorentina , burlerò al modo di mio pac- fe,et eofi
diletterò imei,& cofi farò intefo da mici* come in diftefa dciritaLlingita.
91 come tu i tuo'h et da tuoi.Et veggo pur ancoraché il Curo ha fatto i
Mattacini , che non baucrebLe {apulo fare il V archi . & percioebe egli
mette per vna delle fuc fette maniere di poemi lo fiilo Berne- fco,al quale
dice , che altri che Fiorentini non fono atti . Io credo > che quello in lui
foffe non per cjfer Fiorentino y ma perefjer flato effodi tal natura; & che
qutflofia da tener cofi,mettanfi akri Fioren tinià fcriuerein quel modo, &
sauuederanno fc quella fuFiorentinaria , 0 pur fuagratia , odifi gratia
particolare y che a cofe honorate , & grav ni non fi farebbe potuto
accomodare '.Et mi ricorda, che già M.vietro Barignano difje à mecche egli ha
ueua più volte confortato il Bernia a mutare Siilo, & che mai non ve lo
haueua potuto inducere . Ma> di ciò nonvoglio perder tempo à flare à
gareggia- re.Bafla à mecche nelle cofe nobili Inonoratamente^ & veramente
poetiche io pofia pareggiar^ auan %are i Fioretitini .In altri luoghi ho
moflrato, che nelle profe anche egli ha per approuatifra noi di molti
fcrittori. Ver il che faremo la conclusone 3 che fen%a efferne allèuato in
Fiorenza, ni in Tofcana , gli altri Italiani poffono cofi bene fcriuere
profe,& verfì, co- me Tofcant,& Fiorentini. Voi che co/i ha di-
chiarato l'Oraco lo del Far chi. M 4 Delle Battaglie del Mutio Della mia
modeftia, è: di quella del Var- chi. Cap. XVI. introduce il F archi yn
ragionamento di mefrafe,& il Conte Celare defi- nendo in queHaguifa.Ccht vi
par della lettera ai Signor Renata Triuultio contra la opinion di M. Clau- dio,
V- che egli non la fcriflc nè con quel giudicio,;nè con quella fìnccrità, che
mi Tuoi parere, che egli fcriue 1 e altre cofe. C. per qual cagione? V. non
importando el- la alla verità della ncfftra difputa, non ac- cade che io le vi
racconti, & tanto più, che intendo non di cole che appartengo no alia
dottrina: delle quali non approuo nè Tuna,nè l'altra: MaalmodoSc aliamo delti a
dello fcnucresuefono queSìe parole: &• trattando/i in quella lettera del
nome di quefia Un* gita, & diqueflo difputando egli dice, che non im~ porta
alla difjnita.Ma fuor dipropoftto entra à don narme a tutti i torti del móndo,
di immodefiia, per difuiare il lettore da quello, al che non fa che rifpon
dercMa Seguitiamo il fuo Dialogo.QSo, io mi ap pongo di due, o di tre
confcfleretelo voi ? . V.Perche no?CIo penfo chenon vi piac- ciano quelle
parole.óc già detto vi ho che ella è cofa ftata fcritta da un Tofcano. Ne
quelle altrepoco di fotto. Vidiròadunqj co indiffefadellTtal-lingua. 93 con più
parole quello, che con vn fol mot to a mcpareuadi hauere a baftanza efpref
fo.Et manco quelle altre , giudicando pur (òpra il meddimo tratto.Or che ve ne
pa ire infino a qui ? Non mi fono io bene ri- foluto , che vn Tofcano habbia
(critco quel libretto? V. Voi vi fiete oppofto • £>«e- fio è il Dialogo;
& quefla è quella grande immode ftìa> della quale mi nota il V
àrchiM.Claudio difyit tain quel libro > che- quetta lingua fidee chiamar Tofcana:
& io per più di vn luogo lo moflro aperta mente partiale (vegga/i la mia
lettera ) &pcr ha* uer detto yche vn Tofcano lo hafcritto y fono immode
fio. Ma noti/i lagran prudenza , & lagranmode- fiia del VarchuVarlando egli
del Tolomeidice (co me anche à dietro ho recitato) che nel le fue fcrit ture
fono delle locutioni Barbare>& delle cofecontra le regolaóc che ciò è
feguito, percioche egli o voleua credere , che cofi douefleroftarc,parte
fauoreggiàdo laTua auttorità,laquale eragrandiiluna. Inquefie parole danna il Marchi
M.Claudio, di ha uer male fcritto;di haueruoluto ofiinat cernente credere il
{hi- fi >di effcrji lafciato trajportare allo amor della pa- tria] ér di
prefumer troppo di fe ; Tutte quefle cqfe dicendo il V archi è modcJlo>&
immodejlo fono io, che di quefle quattro ho detta, quella che è più leg- gera .
Ciò è di efferfi lafciato traftortar dall' amor della patria. Battaglie del
Mutio Ts{on è quella pruderti dannare altrui dì quel- lodi che egli fen%a
alcuna coparatione molto mag- giortnctitcfi troua colpevole. Ma paffiamo ancor
aitanti ppr ragionando della fua modejlia . Il Bemr bo motfra egli di hauere in
moka riueren^a , & pur ha cercato occafton di dannarlo , che parlando dell'
impararfi le lingue da' libri dice,che hafiilla- I S8 to.& ilfhllo e pur di
luipdie difende fidfa opinione, fecondo che injino à qui da me è fiato
mofìrato; & trattarlo fc la natura poteua far che il mondo tutto 3 1
lingua, dice,che fi è ingannato: & l'inga nato è e foycome moflrcrò
paffando aitanti in vn va pitolo particolare, moBrando di portar tanta riuc-
ren^a al Bembo , poteua dir quello, che cglifcntiua fin^a nominarlo . ma la
qualità della fua modejlia. nonio comportarla. \ Or che dirò, che al Tri [fino
dà imputation di ha $2 ucr con fai fo Titolo piMicato illibro di Dante Irai
tolato della volgare elequenig: o almeno di baiar- lo fiitfìHcatoìGran modestia
è quefìa, per oflinata- mente voler mantener vna fua fai fa opinione , ap- ,
porre altroché habbia commeffa fhlfìtà. Questo b bene altroché dire il libro di
M. Claudio effer Ha* , to ferino da vn TofcanoJo mi imagino, che veggen . do
egli di non poter ributtar con ragionila opinion mia del nome della lingua, fi
voleffe in alcun modo sfogar cantra me*& hebbe torto: che io fcriffi quel
la lettera, non fapendo qualfo/Je in quejlo fuggetto la fua opinione , ne per
hauer iohauutaopimon dir in difFefa dell'Italica lingua. 94 ucrfa>doucua
perciò ingiuriami dì parole. È merauiglia come egli fludii di dannarmi nel
luogo che ho allegato di quel Dialogo^che fcgnìta. V. Voi vi ficte apporto
perche non fo che confeqncnza fi lia.Vn Tofcano ha fermo della lingua
Tofcana,& Italianarc ha giu- dicato in fauor della Tofcana.Dunqueha
giudicato niale,o con pairione.T^ow ho det- to 'tocche egli habbia mal
giudicato. Ma ho ben mo- ftratOyche egli èpartiate.feggafi, &riueggaf? la
lettera. EJJb ha detto y chel Tolomei ha hauuto mal giudicio in credere quello
y che non è: Effo ha detto, che il Tolomei ha fcritto male , vfando Barbare lo
cutioni,& nonferuando le regoleiEffo ha detto\che fi è muffo àpaffione,
volendo fhuoreggiar la fua fk nella :& ultimamente lo ha imputato di troppo
pre fumerdi fe mede/imo; & di bauer troppo attribui- to alla fua auttor ita
. Tutte quefle cofe ha detto il V archi di M.Claudio,& danna me di quello y
che è ilmen male, che egli habbia detto di lui. Soggiunge il Parchi questo
ragguaglio. Ne gli Athenieli , nè i Romani, nè alcuno altro popolo hauerebbe
potuto fcriuer delle li gue loro in comparation delle altre , fe- non o male ,
o con pallio ne • Che più r 11 Mutio è Italiano, & ha fcritto in fauor
della lingua di Italia contralaTofcana, Dunqueha fcritto male, oconpaflìone.
%ifponde , che quando di qual fi voglia lingua altri fcriua Battaglie del Mutio
ferina nel modo>cbe ha ferino in quel libro M.Claié dio della Tofcana; può
effere chiaramente imputa- tato dipaffìonc. Veggafi il fuo libro >&la
mia ri fpofia; (ben che nella mia rijpofta fi recita quello > che egli dice
nel fuo libro ) & fi v edera , che io de termini dellamodeftia non fono
punto vfeito. Quan- to poi al mio fcriuere y mi rimetto a chi ha letto > o
leggerà quella mia lettera* fe ho ferino co maggior ragione y o paffione. I Da
questo modo coft tenuto da lui in andare ani plificando queftacofa difilieue
momento: & che ] an^ifi ritorce in biafimo del poco rifpetto vfato da lui
ucrfo M.Claudioyft conofee vna fouerchia ani- mofità fua contra di me.Tcrche
non dee parer fifa- nò à veruno y fe io acerbamente fo contra lui riferir
tomento. Foglio pur aggiungere il rimanente di quel Dialogo yche tocca a me. C.
Anche queir efem- pio di Dioiche fparga legrarie alle intelli- genze, non credo
che vi paia troppo à piopofito : & che vi (Ha anzi a pigione che nò.V.Bcn
crcdetcBen fuor di propcn fito fono cotali dande, & coli fuori , che non
ritrouano pur doueftareà pigione. Orapprelfo.CNQ anche che egli dica;che Pi
ftoia non è ftata coniprefa da M.Claudio, credo che vi fodisf accia .V. Non
certo: j Concioliacofa che M.Claudio la compre I de fenon nominatamente , almen
fenza I dubbio I in diffefa delllfal.lingua . 95 dubbio neffuno in quefte
parole f & le al- tre vicine . Si che la auttorità di M. Gino non ha da
dolerli Jtfi perdoni M. Claudio fe?ion ihauedo nominata,non ho intefo chela
habbia com prcfa/Potrò ben crederebbe M.Claudio al V archi apra meglio la
intelligenza delle cofe fue, che a me % perhaucrlo egli molto più
conlafuatefìimonian^a bonorato , che non ho fatto io. & mi rallegro , che
M.Cinofia accettato per poeta di buona lingua , quantunque non fia Fiorentino.
Finito è il Dialogo dime in quefto luogo . Ma per non hauere à tornare, &
ritornare à parlar di me,voglio rifondere ad vno altro luogho; doue fon notato
da lui. In vnamia lettera ferktadi T^i^^a al già Ve* feouo Ver^iero,parlando di
quella città dico, che ella ha una fua propria fauclla, la quale non è nè
Italiana,ne Franccle,nè Prouen zalejma pur fua particolare, fecondo che hanno
Muggia,&Tcrgefte ne noftri paefi. Che ne paeli noftri hanno que luoghi al-
cune lingue,con le quali trattano fra loro que terrazzani. Come ha etiandio
ilFrio li . Hor hauendo io cofi detto , fignijicando che ì comparation della
commune Italiana ella non è più Italiana y che Trouen^ale,o Franccfe y di
quello mi ha voluto motteggiare il Varchi, con dir , che 9$ ha per molto
ftrano, che vna lingua fi fa- uelli naturalmente da vn popolo di vna città
Battaglie del Mutio città di Italia , & non fia Italiana . & cheto 'ha
non folamente per ijìrano , ma per imponibile , quafi come io habbia detta
qualche grande feioc- Io a lui non voglio rifondere, ma voglio che da 95 [e f:
Faccia la rijpofia.E fcriuc,chc delle lingue femplicemente. Altre fono tutte
quelle, le quali non (blamente non fonone fauella te,né intefe da noi,quando
altri lefauella, ma nè anche hanno da far co(à del mon- do con le noitre natie,
come la Egittia , la Indiana,& ìzAràbicx.& poiin uriakro luoco 98
dice,chc la lingua Nizzarda è fèmpiiecmS te al trxCo?ne è ella adunque
Italiana, fb ella non ha da farcofa del mondo con la noftra ( come egli
dice)natia ? Etfeè altra , come la Indiana , & U 2?1 Jlrabiea: ferine
ancor*., che le lingue mefeo- late, & baftarde , che non hanno parole f nè
faueilari propri), nó.fono lingue. Come fta adunque,che la fauella
7^i^arda,cbcè mefeo lata delle tre>& no haparole^nè faueilari proprii,
fia lingua Italiana, fe non t linguai Ma egli quan - do ferirei una cofa,deU
'altra non fi ricordaua : & cofi fanno coloro, che non hanno dottrina
fermamb fono ri foluti nelle loro opinioni : ma ad unpropofi- to parlano ad un
modo:& altramente ad un altro: & fecondo le p affiori mutano le
fenten^c, non altra mente che fi fa sciano i Camaleonti il colore.Dicc il Votò»
y che la ira è un furor breue ♦ Ma queflo del y V'archi indiflfcfa
deU'ftal.lingua. 96 Varchi e flato un impeto perpetuo contra di me, il quale lo
ha mojlrato nongktdiciofo,ma furiofo . . Se il libro della volgare eloquenza fu
di Dante,ono. Cap. XVII. £*mj^£2 Orlato habbiamo nel capitolo prece- ' dente
delle gran modeflia del Parchi: & ifpccialmcntt fatta habbiamo ?nen tione
della hnput attorie da lui data al Tr tifino di fklfità intorno al libro della
uol^rc do qwmpyii quale percioche alla opinione de fiùrèn Ur.inonfi confa ,ejfi
non uogliono,che fia di Dante. C ofi fanno gli heretici, che toflo che fi
auucggono , che alcun grane auttoreno fa per loro, dico no, che quel litro non
e di quello auttorc. Eccita il Parchi molte cofcperlc quali mamfeftatncnte fi
moftra da Dante e/fere ufeito quel ubro.il Titolo del libro: la promeffa da lui
fatta di quello nel fuo Conuinio . la Ttjìiynonian^adcl Boccaccio, che egli lo
fcriffe, Icmolrecofe che egli parla dife,et della patria,chc ad altrui non fi
confanno & tutte quefle cofe ( dice il Parchi) fanno credere, che egli fi a
fuo.Toi aggiri gf in cor:trario,chc non è compofto con quel giudi*
cio,checomp'jfcla comcdia. Marion è mcrauiglia, che quale non hagiudicwdi
fenuere , non fappia far giudicio delle altrui fcrittur e . Che io ho queflo
libro per i ferino con maggior giudicio^chc la Come dia * della quale quanto
ella fofft firitta con poca giudicio Battaglie del Mutio giiidicioytnene
rimetto à quello, che ne fcrìueil Bembo. Dice egli poi , che tra la Comedia y
& quel li* bro ri è vna contradittione.-percioche nella Conte* dia egli
introduce ^Adamo à dire. 35 La lingua ch'io parlai fu tutta Jpenta Innanzi che
a l'opra confumabile Fofie la gente di jypnbrot intenta. E in quejìo altro
libro fi dicc y che fidarne co 9 fuoi pofieri parlò in vna com innata lingua ,
infino ella confufion della Torre di Babilojùa . et io di que 1 fic due
opinioni ho per fermiamo , che quefia fta U I vera, che hauendo la fucceffion
di ^Adamo da lui àp I prefa vna lmgua>nella quale diede il nome alle co I
femè effendone altra al mondo, non vi era perche el I la fi hauejfe à
corrompere^ à variare 3 efféndo la I variazione delle lingue cagionata perla
conuerfa- I tion delle altre lingue.Chefempre tremeremo quel- le città meglio
conferuare le loro lingue natura- li > doue meno vfano forefiieri. E di
quella bifo- fogna dircy che per effere fiata vnica , & fola > fem* ■
pre la medefima fi fia conferuata infino alla confiti* * fionc delle lingue,
data da Dio in penitenza della al truifiiperbia.& fc quella prima foffe
mancata ,cr e I derei anji, che élla haucffe y (dirò co/i) germogliate* 1 J più
lingue > che efferfi conuertita in vna fola. QueHa B opinione adunque come
vera regifìrò Dante in que I fio libro Àoue parlati* da donerò > & da
prefatore. I & nella Comedia fhuoleggiando fi prefe licenza di 1 Toeta I in
ditterà ddITtal Jingu a. $7 Torta: & mosìra bene il Forchi non fapere , che
* Sempre à Dipintori y & à Toeti Fu pemejjò d'ardir quanto lor piace. Et
che quefia feconda fra fintione y fi moflra da quello y che dir la fk ad \Adamo
y con cui egli già mainonparlò mentre fu diquky&fe di Là flati fon* à
ragionamento (femiè lecito di dire ) ho per fer* miffimoycbe da lui flato fta
agmnente rìprefo y che lo babbia fatto dire vna co fi aperta menzognamn doueua
adunque argomentare il Varchi da quefla 3 che egli chiama contradittionc y Che
quei libro non foffe di panteyche anche io mi trouo in vnfìmil co- foycheinvna
mìarmoua opera di Toefia io fcriuo parlando della patria mìa , che la I folata
fopra la quale ella h edificata y non fu creata nella creatim delntondo : Ma
che al tempo de gli Argonauti la Egida feudo di Taltadein quella fu
trasformata. *&fè fcriuerc rprofa 9 diròyche ella nacque con le al- tre
Ifale nel principio del mondo.lfh perciò farà da dire y che fono , &
l'altro componimento non fia mio. U quefto aggiunge, che in quel libro fi dice,
che 3 Homaniy& Greci haueuano dueparlariy vno voi* ' gare y & altro
gramaticale:& con qneflo vuol prò uarejhe quel libro non b di Dant^per
efftr quefia Opinion non da buomoletteratOy& quefia è vna va niffimamalitia
( che per malitia la ho veramente ) Terciò che quando egli& io erauano
fanriuUiy fra Utteratifidifiutauaje Hate foffero quelle due Un- Battaglie del Mutio
me à Kgmadi che etiandionefhfedenel principi? delle fue profe della volgar.
lingua il Bembo mojira dolche M.Hercole Strofa Iwomo di buone lette* re,bauefle
tale opinione . & è cofi granfiato , che i dugento,& cinquanta anni a
dietro Danie.cofi ere defle>7fon effendQegUmaffmamentesUtodepm Valenti
huomini del mondo in lettere di Immanità , come apparifee in quel v.erfodi
Virgilio , che egli traduce, 'perche non reggi tu o facrafìme De l'oro
l'appetito de mortali , ■Benché anche quefiafu più colpa di quel [ecolo, diluì,
\ Ma per non iftare in fu le congetture di quello* cjjefenepuò
bauerlacerta-pyouay dicó,cbe Dante bebbe veramente tale opimone . Che nel
Comiuio coftfcriue,lì latino è perpetuo » 6c non cor- ruttibile . il che
nóauuienedel volgare,lp quale à piaciméto artificiato fi trafmuta. onde vedemo
nelle città di Italia , le ben volemo guardare, a cinquanta anni ,mol- ti
vocaboli eflcr fpenti,Óc nati , 6c variati, onde fc il picdol tempo coli
trafmuta , molto più trafinuterà lo maggiore. Si che io dico , che fe coloro ,
che partirono di quefta vita già fono mille anni , tornane- ro alle loro
cittadi .crederebbono k loro città efiere occupata da gente ftraita , per la
lingua da loro difeordame « Eccoiche egli di i i n diflfefa dell tal lingua. 98
dice la lingua latina Jiar fermai cbcqitejlnfi.vjt rìa>& tiene, che
mille anni dauanti fofj r e quejla Un -gqa x ma che fia grandemente tramutata :
& cofi . bòbe egli opinione, che mille dugento,^ più di cin quanta anni f
offe in v[o quejla fimella ( che più- di Mugento,& cinquanta pajfati fono
dalla morte di ^Dante) che viene ad effere trecento,^ poco più an- tri dalla
natiuità di Chrisìojl.qual tempo cade /ot- to Silue/lro , & [otto
Coflantino , & nel tetnpo del Concilio Tyjceno, quando ancora fioriua
l'impe- - rio l\omano,nè i Barbari baueuano potuto far tra* fiutare la lingua ,
Et pur fi credette Dante , che in r quella età volgarmente fiparlajfe. Cofi
adunque ti libro con quella opinione delle due lingue volgare , &
grammaticale h di Dante.quel che fi dica in co- trarjo il Dottor Varchllsion
voglio lafciarc di ri- cordare ',che quelle parole , le quali ho recitate di ,
Dantc ? fono in que Capitoli Che egli ( come diremo guanti) allega del
Cor\uiuio,et hauendole necefjaria mente vedute , malitiofamentenega tale effer
fiata la opinion di Dante, Vna altra contmdittìone nota il Varchi , che i fra
qucflo libro,& il Conuiuio di Dante . & ciò l , che in que\lo dice la
volgar lingua effer tiu nobile della latina,& in quello,che più nobile e la
latititi; 3 • & quefla e anche vna ciancia.Cbe in vno,& m al- tro luogo
egli rende ragion del fuo detto. Il che ?uo- (lra,che à dir l $ vna>&l
'altra cofa moffofu da àiuer . fi r$etti.E t t potè anche effere , che iy vn
tempo ha 2 ueffe I Battaglie del Mutio ■ ueffe vn& 6pinionc 3 & invno
altro altra y & mutafi fegiudicio.& il Parchi mede fimo tratta
quejìoar- iy ticolo y che glihuomini co'l tempo mutano y e*r va-
r'mnoilgiudicio.Ma quando difiequefla cofa , non fi ricordaùa di quella. Mi
rimane a dir, che egli fu anche vna altra op- pofitionCìChe Dante danna
Fiorenza, che vfa lepa rote Introcque,& Manicare: & che egli quelle ha
pur vfateSb{on dirò, che egli non ha vfato M ameor re 3 ma Manducare :Ma
rijpondo y che quefla è vrid magra pruoua y pcr ributtar quel libro.Chegia pa-
tena Dante hauerevfatc quelle par ole y per feruir- fene>come fece nelle
rime,& non le hauerper bdle 3 come fece di molte altre y le quali non
crederò mai > che eglifojfedi fipocogiudicio y chele tenejfe per bel le,
quantunque le metteffe nel fuo poema : Egli vsò anche delle brutte delle altre
parti di Italià y chc d'if fe Co, Vaila >Ifla ì% Ai^oXt potè anche vfar
della bruttura di Fiorenza. Quefiefono, (per quanto mi ricorda )le ragioni del
V archi àmo/lrar che quel libro non fi a di Dan te.Et perciò che egli dice y di
non hauer veduto il la- tino y dico anche io il mede/imo; 7s(è ho per cofa me-
rauiglivfa y fedivn libro non iftampato non fene trouano molte copie : Et poffo
ami credere , che il V archi ( o thabbia veduto , onò) quando gli f offe venuto
alle mani per mantener lafua opinione lo bacerebbe abbruciato, an%idico y che
il Trifjino y lo habbia finto > nè guafio , che nonfo eh e egli mai fi
fingef- in diffefa dell'Ita!, lingua • 99 fingere vnfillogifmo.oltra che affai
più ageuòle fa- rebbe gittarc vn libroni fuoco , che comporne vn nuouo:&
fermamente malitiofa debbo io diremo ma Ugna: imentione l quejiaycbe alt
rivoglia compor* re,o guaftare vn libro per mantenere vmfua opi* monete può
cader quefìo cofi brutto pcnfìero> fé* non in perfona y che fi a per far
delle cofi fatte brutta re.&purhdapenfir, chequandoil Triffmofoffe flato
per fare vna tal triJle^adata 9 nonhauerebbe alla lingua nome di Cortegiana.
Già fappiamoyche Dante fcriffe untai libro.Que ftohabbiamo tra le mani per
opera fua. Chi dice » che quefto non è il verofuo libro,mofiri veramente il
vero>& non ci farà contefa. Riprouation delle allegation del Varchi,
fatte per la lingua Fiorentina . Cap.X 1 1 L On è dapaffar confilentio > che
doue fi allegano auttori che chiamino la lingua Italiana , Fiorentini , fanno
le cbiofe, che hanno voluto intendere aU tramerà e doue le hanno dato nome di
Fiorenti- na>banno voluto dir cofi veramente. Ma notabili^ finta co fa b,
che il Parchi mofirar volendo >cbe Da- te fcriffe in lingua Fiorentina y
moHra , che egli fk Fiorentino , ha ferie po i fuoi Dialoghi nella medef ima
lingua^ il MoU *%a fcriffe in lingua Modenefe , la quale egli parla-* ua.&
i CaualkriTSlapoletaìùyche alla fauella per %apoletanifono conofeiuth
ISfapoletanamentefcri^ nono le loro leggiadre rime . Odanfi le parole del
Marchi. Dante iftciìò '"ferine nei Decimo Canto deirinferno,di eflfer
ftato conofeut ro da Farinata per Fiorentino , lòkmente alla fauella, 0
TofcOicheper la città del foco Viuotenvaicofi par lande r bonetto, ^Piacciati
di riftar in quefìo loco. Done fi conofcemanifeltamcnte, che egli diftingucla
loquela Fiorentina, datntrele altre. Et chilo negai la loquela Fiorentina tanto
b difiintadatutte le altre, che ella,a chi non è Fioren tino è là più noiofa di
tutte le altr e. & forfè che egli non /affatica per montar quelle cofe*
^Aggiunge che anche il Conte Fgolino diffe* Fiorentino, Mi femhri veramente
quand'io t'odo. Mia fhuella Dante era conofeiuto per Fiorenti* noma àmofirar
che gli fcritti fuoi fìdnoFiorentinh Infognerebbe, che altri diceffe Fiorentine
conòfeo le Opere tue, quando io le leggo* Seguita^ (he in vno altro luogo egli
diflinfc il Lo bardo in diffè& dciritallingua» 100 hdYdo dai
Tofcarto>dkendo > ydimtn o dire* ótu>à cui io d ri^gò La voèe;&
che parlaui mò Lombardo * Dicendo Iffa te rin tappiti non t'jL'ngo* . t>oue
io non foche co fa egli intenda di prouare y fe non in contrario di quello* che
-porrebbe y che batteri do Dante parlato Lotob ardo > quel libro Lombarda
mente h flato ferino* Egli torna pòi àfarlar del libro . Et dice > che
credeua, che Dante chiamando i Tofcani pazzi,infeilfati > ebbri,&
furibondi, perche s attribuifeono arrogante il titolo del voi gare Illuftre,
voglia prouar tante cofe ; Se moftrar che ninna città di Tolcana ha bel parlai
con due fole patole^/o credo io. perciò che io veggo* che egli fa ilmcdefìmo
della mia pa+ tria>& delle altre città:& credo >cbefe egli hauef
Jihauuta notitia* che alcun Fiorentino foffe flato fi arrogantcycbe haueffe
Voluto dare à Fiorenza il ti tòlo della Urtgua * non fi farebbe fermato in
quelle parole. Egli diruta ancora intornò a qnèverfi dal Te* trarca. Vói che
portar nolpoffo in tutte quattri Tarti del mondò sdrailo il belpaefe Ck' t i
mar circonda * 1 talpe, 'ty io vo perder tempo a replicare ad egrli Jua
dUegatione ì ricordandomi ejfer ferino ♦ Ti 4 i 7i m Battaglie del Minio r
]S^on contender di ciance co ciancieru S'affanni egli in corno à ciò quanto gli
piace , che ne effo,nè qaal altro fifia, non farà clxil Tettar* ca non dica di
haucr ferino in lingua intefa da nata Italia:& il Varchi dice y chela
Fiorentina per tut- ti Italia non h intefa;adunque il Tetrarca non fcrif fe in
lingua Fiorentina • ijuefla c ni Franccfe y che fe ella da alcuni fi intendeua,
non per ciò da tutti fi parla uà come quefla in Italia y nè era nata nè in
Italia, riè in Hijpagna,cojìie è nata quefla fra noi. Hjfpofte fono quelle
cotali di chi vuole mofirarfi arguto & rimangono. Soggiungere il Dolce
dichiara y che in quelver fo de Trionfi del Tetrarca. Et io alfuon del ragiona
r latino. 7{pn vuol dir volgare Italiano ima fi ha da in- tender della lingua
latina.Che di quefla Seleuco co» gnitionehauernonpotcua.Dolce interpretatione
ve ramente, & degna del Dolce * la qual quantunque di nulla no ferita il
Varchi y pur ne voglio dire alca ria cofa.Io potrei adducer molte tefiimonian^e
y che latino veramente fignifica Italiano ; come quandi Dante dice, Conofci
tiialcun chefia latino, S Là doue ^Apollo diuentò Trofeta, fiorendo, hauria
forfè Iwggi il fuo Toeta; T^on pur Verona, Mantoua,&\/trunca. Tx poi effo
^07tt/e..Rifpoaderebbono co- me fa il Mutio , che egli intende delle f ue opere
-Battaglie del Minio opere non volgari mia latine, le quali égli fìimaua più ,
&,chiamaua quelle-ciance. T^on credo hautr detto male* quando diffi cofi ,
ba- ttendone la teflimonian%a del Tetrarca mede/imo ♦ Al a qui dirò bene, che
egli non fa quello, che fi dica. Che fé il dir, Fiorenza hauria forfè boggi il
fio Voe ut; vuoldir, che egli fcrijfe f iorentinamente ì Dir che Mantua, Verona
> & & ifìritto non hanno nè Veronefe, ni Crcmonefe . fi che
dall'effe? Fiorentino >& effer poetarne feguita* che egli hab» bia,
ferino Fiorentimmente.An^i facendo egli prò > fefjìone di batter ferino à
tutta la Italia >& non efi fendo la lingua Fiorentina intefaper tutta
Italia % {come detto babbiamo ) egli ci tnoHra non bauerc ferino Piorent
inamente* Ma dice il Varchile il Bemhofil quale è ffo- to il Bembo* ha
Celebrata la f duella Fiorentina.Et io dico*chc Dante *il quale ì Rato
t>ante*& il qua le dal Parchi e antepofló ad Homero(il che non di ce il Bembo)hadeno
y che la lingua illufireja qua* le è quella de glifcrinori*nonfolamente non è
Fio* rentina*ma nè purTofcana* Celebra il Varchi con fontine laudi il Bembo (nk
perciò ne dice tanto benebbe più non gli fi conucn ga:che quanti danno opera a
quesìa lingua gliene debbono hauete immortale obligatione ) Ma per* che lo
lauda eglino per altro *fenon per hauer egli dato nome alla lingua di
Fiorentina ♦ Che fe quejlo fiato non foffe* tengo per ferino * che egli ne
baue* febbe detto peggio* che tutti quegli altri* de quali jBghfcriue* che ne
diceuano tanto male . Et che fa non parli ferrea fondamento * daquefìo
manifefia» mente fi può cono {cere, che egli loda la fua dottrina in
parole*& la danna in effetto.Conciofia cofa*che delle regole di lui non è punto
o/feruatore . Toi il Bembo dice* che non fi debbia feguitar la lingua iti
Battaglie del Mutio delpopolo\& non loda il Boccaccio, dotte ha parla
topopolarefcamente: Etdice,che Cicerone al popò lo etiadio parlando, fi
allontanata dallalingua del popolo:^ che il mede/imo fece Demoftene: Chcrio
altramente fecero jlrMofane ì & Terentio,contta to che tramfferomaterie
popolari ; & che i buoni Scrittori c ol popolo hanno ragionato in modo; che
fonoflati dalpopolo iniefi, manon in quella guifa, che il popolo ha parlato con
loro: Et traheil Bem- bo le regole da' libriti non dalpopolo. Queflefono tutte
dottrine del Bembo.Et il F archi dice tutto il contrario , ne commenda fe non
la lingua delle ba- lie,^ delpopolo : La proprietà del parlare attri- buifee al
popolo : raccoglie i motti , & i riboboli , (come eglidice)dalla faccia
delpopolo :fì fa beffe del C ajìcluctro,di me,& de gli altri, che dicono di
hauere imparata la buona lingua da libri:&> iftu- dia di imbrattar le
carte co'mofiri delle parole Fio remine. Ouejìc cofefa egli contra l'auttorità
di chi nelle medefìme è approuato da lui : ne fedita le re gole del Beìnbo : né
con quella perfuafion di hauer beuuta la lìngua col latte le ha potute
fe%uitare:di che ne fèguito, che no fi è mai potuto sfìòrentinare. In coir,
alcuna adunque nonha egli -potuto (egui tareilBcmboyfenonncl nome della lingua
, dicen- 278 do, che egli è quel foto di quelli , che egli ha letto , eoe la
chiami Fiorentina {come anche ho dettovrì Stravolta.) Or fe egli cofi
audacemente, per hauer tenuta il Bembo opinione cantra la quale ejfo à tor in
diffefa deUltaLlingua . 105 to ha [etìtito, ha detto , che egli ha fallato .
perche non potrò io dire contra di lui,fentendo inficine con moùiychefifìa
ingannato , h attendo egli maffìma- v mente da feflcffo ritrattata quella fua
ophùone y fa- cendo il titolo all' opera> Della lingua volgare : Et perciò
anche M.Claudio bene introduce lui nelfuo Dialogo à dirychceUafi dee appellar
volgare. T^p /; inuaghifca adunque ^alcuno tanto dell' auttorità del Bembo,
^An^i uolendo la fua auttorità feguita- re y fi dilunghi dalparlar
delpopolo>& impari feri nere da gli fcrittori • Et doue lafcio
quell'altra fua bella allegatone dì Dante > la quale cantra luì medèfimó fi
ricor- ce ì ferine egli cofi. Dante fteflb nel fuo Con 275 uiuio dice pia volte
di hauer (eritto hor nella fua naturale, hor nella fua propria , &hor nella
fiiaprortìmana: & più vin- ta fauella: Et li vede chiaro, chcciliin- tende
della Fiorentina . come moura xVL Lodouico, &M. Claudio, ancora che il
Trifllno lo nieghi.Et chi vuol chinrir Co fi dico per iQXXtìr gliati
cagioni,che quarti fanno vile io par far Italicoj&pretioib quello di
Proucnza, Italico dìce,& non Fiorentino^ & parla della lin- gua, nella
quale fi fcriue.etdicein vno altro luogp* Dico à conflUìon di coloro che
aecufano la Italica loquela . & in vn terzo nella di- ftinrionde linguaggi
diiUngue r italiqo dal Prquenzalc.££/^/4 in materia dello fcriuc . re, fi
cbedicendo,cbebafcritto nella lingua fu.a prof firyanaM intefo & dichiarato
x ebebaferitto, n$U la Italiana, à differenza della latina >&della TYQ
uen^ale,& non della \ Fiorentina, e della Tofana* per differenza delle,
altre città, o regioni di Italia * & quando baueffe intefo 4tramentfi,cbc
il libro dellavolgare eloquenza h fuo & quello moflra , che in quefio mai
non ini db dalla lingua Fiorentina. Si che meglio intcfe Dante il Vicentino,
che U Senefe, & il Fiorentino . I luo- ghi, che pur dianzi ho recitati di
Dante , tutti fono ne capitoli allegati da lui. 7^' quali no vi ha paro la 3 che
pur fi adornigli a nome diiingua Fiorenti* na, ^ : Foglio aggiungere, che
parlandoci nome del- la lingua uolgar e , il V archi fcriuc , che alcuni di-
cono, che dicendo] t volgare fenxci altra aggiùnta > fi intende per
eccellenza del Fiorentino . Quali fia- tilo' coloro,che. cofì.dkano : fe fono
perfone di qual- che auttor'ità le douea nominar e;fe nonfono, nan ne
doueuaparlare.Ma quelli alcuni /faranno il Far- ■ chimedefimo.Ho bene ferino
10, che dicendofi pol- lar e, fi ha per eccellenza da intendere di quello del
-la lingua Italiana*®- Dante ne Capitoli di f opraci legati del Conuiuio,$ejfe
uolte nomina volga- re ajfolutamente , poi dichiara^ che. m- tende di quello di
Italia , & te- meraria cofa è volerfiv- furpar Fiowzaquel . lo, che editnt
:t£ttwr' ' -^JÌMitìS^ Ita- Battaglie del Muti© Che la lingua buona di Italia
per tutta Ita lia è intefa > & la Fiorentina nò: là onde Italiana,
&non Fiorentina fi ha da chiamare la lingua deferit tori* Gap* XIX. 1 fa
dal Varchi in quel fuù Dialogo di re al Conte. Ditemi, gli Italiani tutti non
intendano il parlar Fiorentino? Et rifonde nafallacia:Cbe battendo i &
quella loro particolare^ della quale à dietro fi è parlato y egli parla della
*ì^ygarda > comefe ejji non haueffero la commune Italiana.V ero è> che
TS{Ì7g*rdi quando vfano la lo ro particolar fauella>nonfono intefi dagli
altri Ita lianiimafono intefi quando parlano con la commu- ne >&
intendano la commune di ìtaliaXtio ne pop fo render vera tefiimoràan%a y che
ejfendo fiato in quella città intorno à quindici mefh& da buomini c£r da
Donne, & da cittadini vniuerfalmente fonò fiato inteJo.Si cbelafaueìla
commune per tutta Ita Via è intefa.Se veramente Fiorentini, (come egli af-
ferma* & io non nego da altri pòpoli di Italia non fono in diftefa
dell'ItaLlingua. iò$ fonointefi quefto interuieneperla ro^e^a(dirò co fi )
della loro fauci la , & perciò non debbono voler che Fioretina fi chiami la
lingua nobile degli ferii tonache quella è veramente nobile , &per tanto,
che non per altro più dannati fono di viltà di fcrit- tura Dantc,& il
Boccaccio, che per hauer imbrat- tale le opere loro con parole fchicttamente
Fioren- tine. Egli allega il Florido nimico della lingua volga, re, il quale la
danna per non effer ella intefaper tut ta Italia,^ per le Ifole vicine . *A
colui non ho da rifondere bora,an%i dico, che fi intende della Fio- rentina,
die e il ver o( fuor di quefto non hauendoegli contesa di quefia lingua, non nb
poteua hauer di- fiintione,)fi che per la allegationfiitta dal Varchi fi vicn
pure ad approuar , che la lingua da tutte le regioni Italiane intefa non è
Fiorentina. ; Vude il Varchi prouar con vno altro modo > che la lingua de
glifcrittori fi ha da chiamar Fio- rentina, & fi* pur domandare al Coìti e
> Haucte voi efempio alcuno alle mani , mediante il quale fi moftrafle coli
grofiamentc an- cora a gli huomini rondi , che Dante , & gli altri
lcriueflero in lingua Fiorentina? Et poi fa tal rijpofta.Pig\'mC\ le loro
opere, & legganft aileperfone Idiote , & per tutti i contadi di
Tofcana,& di tutta Italia, & ve drafl] mahifeftamen teche elle faranno
di gran lunga meglio intefe in quelli di To- 0 fcana, Battaglie deiMutio fcana
, & particolarmente in quello di Fi- renze,che in ciafcimode gli altri ,
dico nó quanto alla dottrina , ma quanto alle pa- role,& alle maniere del
fauellare.J^e/io che dice il Marchi e vero in Dante,\ma non nel Tetr ar- caiche
come puro fenttore è intefo per tutta Italia. Di Dante confeffo,che egli farà
meglio intefo dagli Idioti Tofcani , che da gli altri Idioti Italiani , &
meglioda Fiorentirihche da gli altri Tofcani. Ecco come fono cortefe a fargli
buone le fue ragioni. Ma perche farà egli meglio intefoìLo dirò io.Dante yfa
molte parole latine,ne yfa delle Hebree, quefte iniefe non fono dagli vnhnh
dagli altri Idioti. T^c yfa di Lombarde , &quc(le meglio fonointefein
Lombardia , che in Tofcana , ne in Fiorenza . 7\(* yfa delle communi alla
Tofcana , & di particolari di Fiorenza : & quelle communemmtefono
intefe daTofcan 'h& quefie particolarmente da Fiorenti- ni & quali fono
quesìeì quelle che da Tofcani , & da tutta Italia fono rifiliate , &
abbonite ; & noi yorremoyche dalla feccia delle par ole la lingua hab ina
da prendere il nome: Fedi efirema ojìinatione. Egli per mantenerla fua opinione
allega Dante in quelbychct dannato da lu'hchecjfo V archi fcriuc. S9 B affluì
per bora fapcrc,chc coloro in un- ite le lingue meritano maggior lodc,iqua- ii
più agevolmente fi fanno intendere . fc chi pìu agcuòlmente fi fa intendere
> meri- ta maggior lode : chi più malageuolmeìite in- ten- m ainciaaeii
italica lingua. 106 tendere fi lancia y merita maggior biafimo . Et il Parchi
da quello y che è vitio in Dante vuol dar nome alla lingua . Dalle parole de
gli fritto- ri italiani y o moderni y o antichi, il maggior nume- ro è quello
{& fen^ zompar atione alcuna è mag- giore )che da tutta la Italia viene
intcfo.& dal più & dal più bello, & non dal meno y o dal più foigo
ha da effcr nominata la lingua.Tiglifi vno fcr'ittor puro:& vegga/i fc farà
meglio intefo in Fiorenza, che altroue.& dirò pur quefto y poi che il V
archi dice dime y chefono eloquente y & che fcriuo puro Fiorentino .
Viglifi delle opere di quefta mia pura Fiorentinaria y et portinfi dall'vn capo
ali* altro del la Italia. &vedra(fi y che faranno bitefe y co fi nelle
estreme parti di Italia y come in Tofcana:& in Fio- ren^a.Ma che dico di
me.Tiglifi il Cometo di Dan te [opra le fue can%orù y dico il
Conuiuio;etvedraffi y che farà nelle parole egualmente intefo per tutta Italia.
Tropone il V archi anche vn altro partito.^ dì- 272 ce y O veramente coloro y
che dicono y chela lingua i Italiana fcriuano y o in verfo y o inprofa ciafeun
nel- la fua propria lingua natia:tfr allìma Tederanno* qual differen%a fi a da
Il vna all' altra y & da eia fcun f di loro à quella etiandio degli Idioti
Fiorentini an- . cor quando fcriuono y o dicono all'improuifo. Ótefìa è vna
Impertinente propofla à dire , che io ferina in vna lingua particolare y della
quale io nonfo profejfione y à paragon di chi ferina in quella, 0 2 che
Battaglie del Mutio the h difuaprofcfjìonela computation fi ha da fa- ve di chi
ferine meglio nella buona lingua , & non nelle non buonc:&per venir
advn piufaldo parti- colare fcriua alcuno Fiorentinamente, &trattima terie
communi,Cauallerefcbe y Morali,& Ecclefia- fliche, come ho fatto io y &
le metta a comparatone algiudicio del mondo,& fi vedrà fe le balie ,o ili-
Bri fiano quelli, che ingegnino fcriuere. Ma aggiunga/1, che il V archi contra
fe ftejfo con fejfa non effer buona la lingua,chc fi beue co l latte, 1 62 né
che fi vfa dal Vopolo . Egli fcriue . Che non fola- mente nello fcriuere,ma
etiandio nel parlare fi deb bono fuggire delle parole , che fono nelle bocche
de 9 fanciulli,^ di cotali gro/folani, che fanciulle fcam^ tefkuellano . &
quali parole fono nelle bocche de* fanciulli, fenon delle Mamme , & delle
balie ì & quali fono quegro(iolanì,fenondel popolo ì Et come farò io quefla
diììintiorve dì parole, fenon leggendo, & con giudic io fceglicndo le buone
dalle non buo- ne ? Tslpn h adunque nelle lingue delle balie , né del popolo
buona lingua .Et dice egli in vno altro luogo. 211 %
Amorno,Sonorno,CantornOj& tutte le altre cota- li,chc fe beneficano in
Firenze fono Barbarifmi , jjjr» confeguentemente non bene vfate. Et quell' Ero,
& quello HaueuO)& quello fcrìuano,per dir ferino no:& quellsAitraper
altra: & Laide per Laude; & radia per Vada,F areno per Faremo : In
ifcrir ucndo quefie cofe à punto mi fono capitate in ?nano fcrhtnre di
Fiorenza, douc oltra le cofe che ho det- 1 in diffefa tfellltaL lingua. 107 to
intronato vfarfi fradicioper fi acido ,Drento per Dentro, Dopo cofi per
Aducrbio, come per prepofi- tione. Dipoi per DapohJLndaffi & Tortaf/i in
Ter- %aperfona*Corfam per dir Corfero:Cafcar per ca- dere:Trouafti, &
.Andaftiperfccondaperfona del maggior numeroJfiddi,& Vedde prima , & ter-
za perfotia del preterito perfetto , del verbo Fede- re: per doppia dd.contra
la regola delle rimeappro uate.Manc etìandio per Mano,& Vifio,& F^ejìar
per Peduto,&per Bgnanere.Vi h anche Glielo in vece di Gliele. lì che
donerebbe liar forfè bene, feco do quello, che ferine il Byfcclli nelfuo fiordi
Rjme> doue eglifi abbaglia , che fi dica Gliele , et Glieli y et quello
noto,accio che altri noncreda;che quella fio. buona regola, Gliele fi dice
fempre , egli dar fi dourà da quelle
vicinante* che correttamente parlano:& non dalla corruttela di tutto il
popolo;& bifogna veder quali fono le vi- cinante co fi da quelito dalla più
nobile nomi- narla : & detto fia queflo fecondo ladottrina V ar- etina . Or
quefte cafe y &quefte vicinan%evorrei 10 che moftrate mi foffero y doue le
madrine balie y &* i vicini parlino correttamente.T^on vi ha .Accade- mia
veruna doue da tutti correttamente fi parli; fi parli ho detto) pure fi
fcriua;& il Varchi vuol dar vicinante ydoue correttamente fi fanelli. 1 8 7
Quefta è veramente vna di quelle cofe y delle qua Uegli difputayche dir
fipoffonopoffibilhma che per ciò non fi fanno mai. Ter queflafua regola adun-
que non ci farà mai nb vicinan^aytiè cafa ; che par 11 correttamente . Ts^on vi
ha in Fiorenza cafa y do- ue correttamente fi parli, & dico cafa y ne
grande* nèpicciota > quantunque vi fojjè vnaperfona fola* Pi alcune rifpofte
impertinenti fatte dal Varchi ai Trillino- Cap. X X. TSfducc il Varchiipìubelli
argomenr \ ti y & le più belle confequen^e y che 265 ^ilfÌ[ mai fiano Rat
tv càute. Dice il Trilli ^ t foa^Q l nocche fpecie con altre fpccic mefcolate
non li pollano tutte infieme chia- indiffefa deH'Ital.lingua. 10$ chiamare col
nome di alcuna fpecic, co- me leCaualli,Buoi, Afini, Pecore, Porci follerò
tutti inficine in vn prato,non fi po trebbono inficine , ne per Caualli, nè per
Buoi,nè per nelìlma delle altre Ipccie no- minare, ma biiògnaperil genere nomi-
narii,ciò è animali JEt il Parchi rifonde y che Je fo/Jero comperati da vnfolo
> o donati fi potrebbo no chiamar di vn folo.Si vdì mai meglio rifpodereì
J^on fi parla, che fiano più di vno, che di molti.Sia no di vn folo quelle
cotante diuerfe maniere di be- jlie>come fi doueran chiamare . Sotto la
prqnunùa di folo non fi comprendono nè Caualli,nè jlfiniy m Torci.Toifi domanda
come [otto vna voce,tutti fi habbiano à comprendere. Et di vn folo fono tre
prpnuntie,& non nome di alcuno di quelli animali. Ma còfi rifonde il
Varchi.Toi che vuol direCom peràtho donatvtchi ha comperate ò o chi ha donate à
Fiorenza le diuerfe fauelle delle regioni di Italia: perche elle habbiano da
prendere il nome da Fioren yaì , ' Egli rifolue anche vno efempio dato dal
Tuffi- no di Fiorini (Foroyòon vnfuo * di Fiorini a circhi- inia^hè potata
rijpcdcr meglio,per moflrar chetut te lefue ragióni fono jtrehimia. T^on recito
gli argomenti del Triffìno per forti- ficar le mie ragionile [lamerch di Dio
)nonme ne ferito hauer bifogno. Ma co fi fo , perche fi comfea tffme U Parchi è
fimile a fe Beffò in tutte le parti 0 4 Et Battaglie del Minio Et bene è da
notare quello, che dal Parchi an>* Iti torà fi rccita.Dice il Triffino
flcffo nella fua frpho* nisba,haucr imitato tanto il Tofcano, quanto penfa Ha
dal retto di Italia potere effer facilmente mtefo. Di chefeguita (come bene
mofiro il Martelli ) la To fcana lingua effettato dalle altre Italiane
dijfimilc* che non e per tutta Italia ìntefa .di queslo fa il Var chi gran
fejla , Dicendo, che il Trinino non feppe che replicare . Quel che repUcaJfe il
Triffino , non mi curo di cercareMaprouerò iofe faprò dir qual che cofa.Il
Triffino imitò il Tofcano, quanto pensa dal rejlo di Italia potere cjfcre
intefo.fuor di quello che egU imitò il Tofcano, che parlar ey so egliì fer-
mamente delle altre regioni di Italia. & fi nicfcolòi quello delle altre
regiom,dal mefcolamcnto di tut- te le regioni, & non da fola fofeana bada
riceuer nome la lingua di quellibro.& fe non lo ha da rice net da tutta To
fcana, menofo ha da riceuer det Fioren%a,dalla quale il Triffino non dice
hauerprc fa imitazione. .Argomentò il Martelli dalle parole del Triffino , che
la lingua Tof caria non è per tutti Italia intefa;La Sophonisba è ìntefa per
tutta Ita* lia,aàunqm non Iscritta inlingua Tofcana.Tofca? tà,& Fiorentini
dicono, che la lingua Tofcana, & la Fiorentina non è intefa per tutta
Italia . Wjm è adunque da chiamar fi nè Tofcana , nè fiorentina la lingua,che
per tutta Italia è intefa , ma Italia* na.{Torno , & ritorno à replicar
quella fenten^a. fiercioebe tratto tratto me ne è data la occa/ione) Et in
diffefa dell'Italica lingua. icr9 Et cefi veramente Italiana è da effer
appellata la lingua di quegli ferktori , / quali per tutta Ita- Uà fono
intefì>& che più facilmente fono intefi, me- ritando maffimamente effi
maggior lode, che gli al- tri , fecondo la teflimonian^a del medefimo Var- chi.
'W,.- . ^islis^ 0 r che volle intendere il Trifftno per quelle pa- role,di
battere imitato tanto ilTofcano,quanto dal le altre parti della Italia potejfe
ejfcre intefoì Quel- lo che ho detto io di mecche io Scegliendo il puro di
4xefta,di quella,& di quell'altra città, & da que- lle uo componendo,
còme vna inf alata di diuerfe her tèe , & didiuerfi fiori, la quale non fi
può chia- tHarnè petrofello , riè menta , nb dragone , riè fiori diboraghw , ne
di bugloffa , ?iè di rofmarino , of- fendo di tutte quelle dì tutti quefti
infième compofla j ma per. comprendere ogni cofa infie* me, fi dir àmef
cotanta: Tsfon altramente la lin- gua comjnkne à tutte le regioni di Italia non
da lena fola ma da tutte inficmeha da prendere il no- me: & tutte [otto
nome di Italia fono comprefe : Voi Tofcani, & voi Fiorentini dite , che
levo* fire lìngue da tutta Italia non fono intefe. & volete dare il home à
quella, che intefa è da tutta Italia* 'Quefianon è comprefa nella vojìra , ma
le vofire \n quella fpno comprefe.fr quefla cont'itn quelle, et novi quelle
quetta : & quando la lingua fi chiama* ltaliana,anche voi ne hauetela
voflraparte.Qua* do la chiamate Toftana M o Fiorentina * leuate àgli din
Battaglie del Mudo - „ altri la parte loro.Si chequefla è vfurpatione 3 La* droneccio,&
rubberia.Contentateuìr della parte vo fira,cr non vogliate far ingiuria altrui.
Ma perche il Parchi allega mefm voler (non fo come)approuar lafua
intcntionc.Queflonon voglio 264 paffarcon fdentio. S crine egli adunque cofi .
M. CÌaudio,mcntre che fi sforza di prouarla, Tofcana 7 & non Fiòrentina,la
pruoua me diante le Tue ragioni Fiorentina , & non Tofcana.Nè voglio
che'fia creduto à me, ina aMJHIicronimoMutio.il quale nella lettera al Signor
Renato Triuultio dice quefee parole.Non uoglio lalciardi dire, che fe quefte
città per parlar piuFioren-- s tiramento meglio parlano, a mefembra, che egli
lp edulmente fi potefle rifoluere , che ella Fiorentina fi potefle chiamare.
Quefìefóno mie parole ,/ì\ Ma noti/i > che io no^ to M. Claudio y che dice
cofc,che non fanno per lui : nè perciò appreso le fne ragioni : T^on dico , che
fìacoft . Ma fe cofi foffe ? che per parlar piii Fiorentiname?ite meglio
parlajfcro: JlnTj, mi dilun goio daUafua cpiuionc:che (fi come anche ho detto a
dietro) Io antepongo ii parlar di altre citta a quel lodi Fiorenza. ^ ; -,
" V • Seguita ùgliycheio dico etidndio del Dolce, che per le ragioni y che
egli allega la lingua più tofìà chiamar fi donerebbe Fiorentina,cbc
Tofcana.Cofi bo detto veramentè.Utcbefk quejto: Certo non aU in diffefa
dell'Italica lingua, i io tre *fe non che io vengo ad inferire , che egli l
co/i prudente fcrittore^che volendo dire vm cofa* ne di- ce una altra . Danno
ìlfcriuerfuo * non approuo il Jùo detto. Di diuerfe impertinenze del Varchi,
intor no alla lingua» Cap. XXI. ©f^^® Ji d Varchi alcuni dìfcorfi intorm al Wi
ÌÉilli b ^ n g He Greca 5 L atina* & Volga re. yk Et dice la lingua latina
no haucr cine 92 tSttfèw ftifuoni*. onero elementi * chehahbia rno mi Gua*Gue*
Gui y Guo, Guu.Et 0 io non lo inten do*o egli non fa quello , che fi dica : Che
Gua ha U latina lingua in quefìa voce lingua nel retto > & *** diuerfi
cafi nelfingulare>ct nel plurale.& lingua* lo ha in tutti.Gue hanno
latini nel verbo lagueo po co menùyche per tutti inumerhper tutti i tempi,&
nel nome jtngnes* & inlngucm ; Gui è in languì- dus,
in\Angms;ìnjlnguifer> in jlnguìmamis, in jLngmìla*& in fanguis*& in
Inguinis y Inguini*ln giiinem.Gno fifente da chi dice Languore Languo- re*
& cofi per tutti i cafi dell'vno*& dell'altro ntt mero. DiGuu non
miricorda hauerne efempiafra latini: & in quella lingua defidcro che mi fi
moftri. In qttefla lingua fi vfa di prepor lag. alle paro- le * che
hamoprincipio dalla q. confonante , C omc Ioannes Giouannijulius Giulio* Ianus
Giano , & tofi delle altre* & k prepone nonfolamente al là Battaglie
del Mutio la confinante* ma alla vocale , che parlando delle 95 lingneGrechefm
vece di dire Ionica ferine Cianica: Ecomeha frenato e/fer fiato fat- to dal
Triffino: Ma parlando da fe y ferine come ho detto : Il che è pur troppo grande
abbagliamento > ferina cofi chi che fi fia. 1 40 Egli dijpata, che quefla
lingua non ha genere net* 160 tro>& appreffo parla de neutri. 156
Tarlando della particella In ,dice. Io ui ho det- to, che quando la parola y
chefeguita comincia da yocaleyCglìnonfi dice In nel numero del meno^ma Tacilo
>f e la voce b mafculina,&?yclla,fe ella è fe minina.& pur il
Tetrarca difie* Tommi in cielo, od in terra 3 od in abiffo. c Quefla fua regola
è falfii* In fi pub dir e in vnò 3 & in altro ge)ierc>fcguitivocale>o
confonante. Che diciamo In vn hiogo>In ogni luoco. In anima,& in corpo
Jn jLleffandria.In Milano^In vnay & in al- traparte JEX tutte le fcritturc
ne fono piene . Parità adunque è fiata moflrare y che il Tetrarca ha detto in
jlbiffo^che molti di tali efempiifi trouano nel Te trarca:cr nel fecondo
fonetto leggefi. , • Et punir in vn dì ben mille offefe* Ilaurebbe potuto dire
il Tetrarca neW otbiffo. Tommi in cielo >od in terra* omtt'vdbiffo. \ Se la
regola fojfe quale dice il V archi y & tha* nerebbe detto : ma percioche la
regola non è tale , volle in diffefa delltal. lingua, in "polle feruarvna
altra regola , che è di aggiunge* re l'articolo cofi alle parole feguenti,come
alle pre- cedenti? cbefe detto bauejfe TS[el cielo & Tacila Terra , haurcbbe
detto nell^biffo : Ma hauaida detto in cielo , & in terra , diffe in abiffò
. Fero è, che nb le balie, ?iè il popolo al Varchi ingegnata non haueano quefia
ojferuatione. La regola veramente della particella In , Ique- fta,che hauendo à
feguir articolo, Seguitando voca- le, o condonante , ne nel mafculino, ne nel
feminino dir non fi debbia nclfmgular , ni nel plurale In lo, ne In la, In
li,nt In lema Ideilo, 7^cl,7^lli,T^e- gli,o 7^è,7^ella,^r T^clle.Cbe nondirò In
lo mon- do ; ma nel mondo . 7s{pn In lalto : ma T^cWalto ; %on In la terra 9 ma
Isella terra; J^on In l'anima, ma bell'anima, T^on In gli huomini; ma Tacili, o
pur Itegli huomini . TS[on in li libri : ma ne libri. , T^on In le tenebre; ma
Ideile tenebre. IX quefia b vera regola y & da effer offeruata;&fe bene
il Far chi recita alcuni pochi luoghi del Tetrarca;Et febe ne alcuni moderni,o
ignorant emente, o inauucrtcn- temente la hanno trapaffatail^pn perciò voglio
dir col Far chi, che quando bene mi tornale, ne fard II medcfimo:an?i dico,che
fe io ho alcuna volta detto In la,ho fatto errore,& non tornerei a dirlo,
ne vo glio effer maefiro di tranfgrejfione,ma di ojjeruatb ne . quefia l ben
delle fue dottrine . Come è anche ' quell'altra,cheperhaucrvna volta detto il
Bembo dartefuor di regol astrino fi dee fdegnar di fare Battaglie del Mutio il
medefimoima infognando ma mala rcgola,parU anche fenica regola , che era da
dire. Che altri non, decfdcgnare>&non:TS(pnfi dee/degnare. Orpercioche
il Varchi dubita perche Date hab bia detto con vna l. I Quejlo è diurno
fpirito>chc ne la 1 ^ 8 y lct d'andar fu >ne drizza fen^a prego •
Quantunque nelle rime egli fia molto liccntiofo 3 in quejlo luogo non conofeo
to licenza , ma regola. Che nelverfo per vna fola Ufi debbia fcriuere , &
con due nelle pr afe > & quello h da me gran tempo fiato ojferuaìo. In
qual lingua fcrifle Dante. Et che pure Italiana li ha da appellar quefta lingua
Cap. XXII- 1 fono anche domenticatodi dire, che il Varchi allega il
Boccacciofdqual nelle Genealogie degli antichi Dei di ce y che Dante fcriffe in
lingua Fio- remina . Vero b, che egli lo dice : ma Daìtte lo ne- ga ; eJr dice
di hauer fcritto in lingua Italiana y & potrei dir che di ragione poteua
meglio fapcrDan te qualfojfe la lingua Fior e tina^che il Boccaccio. si cornai
Boccaccio meglio batterebbe potuto ricono- fcerla lìngua di Ccrtaldo, che fatto
non hauerebbe Dame. Ma pare\an%i di douer dire rna altra cofa y che parendo al
Boccaccio di effer fiato da Fior etini bòno- in di fida dell italica lingua.
112 honorato per effer egli flato alla loro cittadinanza riceuuto , infegno di
gratitudine, volle render loro quefiohonore, di dir, che Dante ferino haw :
>!€ : ia loro lingua . Ma per poco confentireì io a dir , che Dante
fcriueffe in lingua Fiorentina , fecondo quel- lo, cbeM. Sperone fa dirai Bembo
nel dialogo fuo delle lingue; Che egli f ente bene fpeffo più del Lom- bardo,^
del Tofcano , e più di contado,cbe di cit tà. Si ebefe vogliono pur che Dante
habbia ferino Fiori finamente, lo accettino conquefla coìiditione, che ( quanto
è in noi ) nefacciarn loro liberamente un dono . & in quello modo veder
potraffi ancora quanto fìavero quello , che dal V archi fi dice in ynafua
rifpofia al Conte, che lo domandale nafeen do differenza , come fcriuer fi
doueffevna parola* /offe da credere a Fiorentini foli, 0 a tante altre cit tà
co fi di Tofcana>come fuori & egli dice a Fiore tin'hprefuppoHo ejfer
vero quello,cbe niunniega U lingua Fiorentina ejfer la più bella di tutte le
Italià ne. Si chefe niun niega la lingua Fioretina ejfer la più bella di tutte
le Italiane, egli ha ragion di quel, che dice : ma mancando quel prefuppojìto (
come manca) egli non ha detto nulla. Io fono pur vno di quelli, che lo
niega:& egli ha confeffato,che il Tel lutcllo la ha per peffìma fra tutte
le Tofcane; &> per non parlar io delle altre cittàilo boia lingua dì
Siena per molto più pur a y & leggiadra,che quella di Fiorenti , nè credo ,
che ne quella , nè delle al- tre città jìano per confentire. Et per tornare à
Dan te Battaglie del Muti© te y (e Dante ha fcritto fiorentino, & quella
lingua è più da Contado > che da città y {fecondo che ci ha fcritto lo
Sperone) Tofcia il V archi prepone la lin- gua de contado à quella delle città
>&chifa> che alle orecchie fue più non foffe àgrado la fauella del contado,
che delle cittàyhaHcndonc egli dalla origi ve cofiaueygo il fentimento dello
vdire ì Mirabil tofa htche egli voglia, che Fiortxafola habbiapm auttorità
nella lingua di Italia in introducere vna Ttuoua ortografia , che tutta Italia
ìnfime • percioche far non pofio , che nelle cofe che ho da di re y oda
fcriuere , io non parli liberamente , dico quejla al parer mio cjfer maggior
arrogano^ > che non fu quella di dire, che Fiorenza non è inferiore Ad
alcuna città di Italia , che in quel dir e fi poteua prefuppor , che ce ne
foffero delle pari : ma in que fio fopra tutta Italia le dà auttontà, &
lafafupc* riore. Quefla à mefembra vna cofa propriamente fimilca quella 3 che
vfano di fargli H eretici , la cuiperfuafione \ tale , che ogniun di loro vuole
fa- per più che quanti huomirù dotti fono fiati nella ChiefadiDio , dalla afe
enfi on diChrifto in Cielo, infino alla venuta di Lutheroiche coHui vuole j che
fiorentini foli fiano i piti dotti , &ipiugiudiciofì , ejr quelli che
habbiano maggior auttorità, che tut tigli homini , che fono in tutto quelpaefc.
Ch'^ippeninpartc 3 el mar circonda, e l'alpe. Io non fofemi debbia credere ,
che il Varchi foffe di cofe poco faperc , che da lui non fi intende f in
diffefa dell'I tal.lingu a . 113 J e y che fi come fono nell' buomo membra diuerfe
9 & che da ninno di quelle l nominato l* buomo y che non fi chiamaci mano,
ne piede, ni cuor y nh fe- gatosi occbio y nl orecchia y ni linguali ceruelr lo
,nl capo : ma e appellato di nome, che quefie y & tutte le altre Immane
membra in fe comprende; & lafaucUa dcll'huomo non l detta y ne manefea y ni
pedcftrt 3 nl corale y nl fegatofa y ni ocebina y ni lenguatica y ni or ec
ch'iella y nl ceruelliera y nl capu- ta y Cofi nel gran corpo di Italia
Vioren%a l vn membro y &vnpicciol membro y [cheigranmem bri fono le regioni
y & efja l membro di membro) perciò non deeprefumer di voler dar il nome al
la lingua delle membra maggiori y & di tutto il cor pò infieme y che queflo
l propriamente y come fe nel corpo humano un dito y opur vna unghia tutto lo
voleffe fignoreggiare . S crine il Parchi di questa lingua y degli artico li y
de fegni de cafi y che i nomi non fi variano fecon* dolche fanno in altre
lingue.parla de comparatiuiy &defuperlatiui y del raddoppiare le voci in
voce di fuper latino y che non h abbiamo il neutro ne fu- pini: ragiona de
Gerundii dell'aggiungere il verbo fingularé al nome plurale : De nomi ferini
fcn%a ajpiration nel numero minore y & con afpiration nel maggiore ; &
di altre cofe fimili y che fono com munì à tutte le regioni di Italia. Et di
altri orna- menti parla ancora vfati non tutti in vn luogo , ma che in ogni
luogo fono intefi 5 & per vfargli y ò T non Battaglie del Mutio mugli vfare
, non mutano fentimento . fono( come ho detto ) ornamenti > ma non ài
fufiantiale nccef /ita ìEtfe tutta Italia vfa>& intende quefla Un* gua^
con le mede/ime leggi , perche vogliamo dar- le nome da vna parte > la cui
lingua ne per tutto Ì vfata > nèper tutto è intefa ì & fe ella è nata in
vna parte , perche vogliamo dir y che ella debbia ejfer appellata da quella 3
doue ella non è nata ? Bella pare à me quella diftintion fatta da Dante dette
lingue del fi , dell' oi > & delloe : Che doue fi dice y fi fiavna
lingua,altra doue fi dice oi>& altra doueoe. Si come fevoleffimo
diflinguerela lingua Tedefca dalla Schiauona , che diremo lingua di Io>&
lingua di la y & ciò mife in pratica Dan* tedicendoy othi Tifa vituperio
delle genti. Del bclpaefe la doue il fi fuona. Ter dir del belpaefe doue fi
parla Italiano. Tutti quelli fcriitori adunque, che fcriuono Italica* niente
> poi che per tutta Italia fi dice fi>in lingua Italica ha da dir fi che
fermano. Vero è y che è da auucrtire, che anche Spagnua li dicono fhtna non per
ciò è vna lingua medefima con la noflra,cbe né e nata fra nohnè in tutte le par
ti di Italia communementc intefamè la noftra nata fra lóroynè per tutta Spagna
intefa:pcrcbedirfipo tramo anq forgile, che una.& parlò Dante di que
fìa,come di lingua nobile, & come egli dice y Illu- ftre>per
cjfereinjino ottima nobilitata daferittori; il che in diffcfa dellltal. lingua
• 114 ilchcnoneraperauuenturala Spagnuola, che an~ che il Varchi non vuol che
fia veramente lingua quella,cbe non ha fcrittori.Dice il V archi invn Ino
#>,che le lingue nobili hanno bifogno de 101 fcrittori.J^ doueua dir,cbe le
lingue per farfi no- bili, hanno bifogno difcrittori, che già futte fimo no
bili quel Idchc gli hanno:& bifogno ne hanno' quel le y che non fono
nobilitate. Che il Varchi non bene dice,che la natu- ra non poteua far, che il
mondo par lafle con vna fola lingua. Cap. XXIIL Ip^J^I Ijputa il F archi con
molte parole , CI r^Yv che la natura fhr non poteua } che in 30 Ci oarij tutti
gli huomini, in tutti i luoghi > & Éd^»0 m tuttl 1 tcm pi fàuellaffero
in vn lin- guaggio. Et io non focome allegar fi yoffano ragio- nijdoue la
verità apparifea in contrario , che am\ dir non fi poffono ragioni , ma
cauillationi , &fofi~ liarie quelle cofc y le quali fi producono centra la
ve 1 riti mamfeHa.J^oi fappiamo pur* che .Adamo con lafua fucceffione parlò in
vna lingua , infino alla edification della Torre di Babilonia, lo fappiamo di
Cooper db che la verità della facraferittura ce le di ce; facendoci fapere >
che in tutto il mondo era vna fauella . Et da Indarno alla fabrìca della Torre
di Baòeljdal calcalo de libri f acri fi raccogliere fu- Battaglie del Mutìo
tono pia di mille y & Settecento anni , & fe tanti fi mantenne vna
lingua, poteita anche arriuare y à due mila>& durare tre>&
quattro, & infino al fine del mondo. Che hauendo JLdamo pofio nome à tutte
le cofe,& chiamandole ciaf cuna co 9 l mede/imo y non vi hauea pericolo y
cheforcfiierinuouivocabolici portafierOy riè che le proprie voci fi mutaffero y
o fi corrompeJJero:B^o[io habbiamo à dietro à quella vanità y che Dante fa dir
e ad .Adamo della muta- tion della fua lingua.che di quel fuo detto non vi ha
nèpruoua y nè ragion y nè cogettura y nè vcrifimilitu* dine.Totèfare y
&f%ce la natura vna lingua , & fu la moltiplication delle lingue data
in pumtion della humana arrogantia:& nonperche la natura far y o mantener
non nepoteffe y o non ne doueffévna fola.& tanto h vera quefia opinione y
che qual tie- ne altramente y per mio parere y non può mancar di fufpitione di
herefia . Ma & quella è opinione filolofica. &fappiamo y che i Filofofi
fono i patriar- chi de gli Her etici . *A torto adunque ha il Par- chi dannato
il Bembo in quello articolo^che eglifi fia ingannato : che an^i egli fi è in
ciò di grandini- ma lunga abbagliato. Di belle ragioni va allegando il Parchi
in que- Jlofuggetto;alle quali per mancar loro il fondamen to della verità y
non accade far rifposìa . Ma pur vna per effere notabilmente ridicula , mi
piace di ricordare > & ella è tale y che fe cifoffe vna lingua fola, noi
non ci potremmo con lefcritturc fare im- morta- in diffefa dcll'IraLIingua •
115 mortali s che i luoghi farebbon prefi tutti : & che t Virgilio non
haurebbe potuto agguagliare Home- ro,nèa Dante farebbe fiato conceduto
pareggiare l'vno,dr l'altro . Quafi come la natura habbia ha- unto qitefto
rifletto. 0 che hauendo ferina Home* ro la Iliada,& la Odiffia^irgilio non
haueffe po- tuto fcriuere la Entida , ne Dante la fua Comedia* Ma che dirò
della commodità noflra, la quale fia- ta farebbe molto maggiore , quando le
arti , &le faenze fiate cifoffero infegnate nella lingua noflra naturale
> nell'altro Hemiffero . Chi haueffe ipri mi luoghi occupatalo™ prò : Ts{on
mancherebbe à belli ingegni aggiunger delle cofe nuouc 3 & com- batter con
chi foffe fiato anteriore. Tronfi fono ve- duti, & non fi reggono di coloro
, che latinamente hanno fcritto,&fcriuono,&profc>b. per lo fuggetto
. Quanto al modo dello fcriuere * chiara cofa è , che più leggiadri fcrittori
fono que due nelle loro lingue, che Dante mila fua. Che adunque hauerebbe
pregiudicato, che gli vni ,&£ altro haueffe ferino ivna fieffa linguai
jtnz£ neh a uerebbe battuto vat aggio Dante; Che feper tati an ni hauejfe
hauuto fcrittori,che cofi politamente ha ueJferofcrkto,alla età fua fi farebbe
trouato hauer vna lingua limata, & pura : di che non hauerebbe .
pur,volendo,potuto imbrattare ifuoi ver fi con pa» . role ne Lombarde, nh del
Contado di Tofcana. délt 207 agguagliar veramente^ pareggiar Dante à Virgi
Uo,& ad Homero. +A.n?i del dir, che vinca Home- % 1 5 ro nel verfo H
eroico. & in vno altro luogo [pur di poeti facendo comparatone ) che gli
èfuperiore . Quefla mi pare vna cofa da dire in fogno, ma fe ha
ueflefognato,nonfi vederebbe ferino • T^pn fofe io debbia In diffefa
dellltal.Iingua. 1 16 debbia credere,cbevaneggiaffe, o ckeHomero,& Virgilio
fono poeti y & poeti cccellentiffimx.& Dan te è ogni altra cofa {almio
giudicio) più tojìo , che poeta.Quefia cofa ferino io veggbiando,& dico ta-
le effer il mio giudicio,fe ad altrui parrà che io neggho altro facciane quel
giudicio che più glipa* re. Conclufion dell'opera. Ca. XXII IL dibauer liberato
me dalle in* giufte offefe 3 che egli ha tentato di douermi fare, a- tàfando di
hauergli renduto il cambio à mifura colma. Che hauendo prima mottrato , come
egli fia poco atto a fcriuer Dialoghi per le diuerfe impru* den%e>che nel
principio,^ nel corfo di quello fi tra uanOyho rifpofload alcune fue
hnpertinenti,& non erepropo]ìe,& moflrato,che le lingue, nè da Indi
uidui,nè da città > non debbono il nome prendere , ma da tutte infieme le
regioni , doue fi parlano : II che per più di vn Capitolo ho moftrato: & provato
V 4 ho Battaglie dei Mutio ho chiaramente y chea benefcriuere non importa più
effer nato in vno y che in altro luogo, col trar la medefìma fentenxa dallo
fcriuere deWiflcffo Var- chici quale ha tenuto il contrario : facendo ancora
conofeere^che da libri bifogna imparare a fcriuere, ributtando la opinione di
coloro y che hanno per fofji denti macftri di buona lingua le balie , & il
popo- lo^ moftrando y che an^inuocepiu chenongwua, per apprendere a bene
fcriuere y tejfernato Tofca- no y o Fiorentino : & per più chiara proua del
mio dettola me flato è notato y che quantunque il V ar- chi faceffe prof
effione di offeruatordi quella tigna, pur nel fuo Her colano vi fono di molti
erroriT rat- tato habbiamo del nome di quella lingua* rifiutan- do la opinion
di lui y il quale voluto haurebbe y che el la Fiorentina fi appcllaffe.&
con la teftimonian^a delle fue>& delle altrui allega tioni y ho fatto
cono- fiere ciò non ejfervero:&cbe la lingua Fiorentina non è buona lingua
y non corretta y non pur a y an^i macchiata^ vitiofa y & che di pronuncia
non è accettabile y & per ifcriuere è dannabile . Da noi b Slato appreffo J
"coperto ^quanto malefiano accomo- datele rifpofledel Varchi ad alcune
ragioni y cheio haueua allegate dijputando y che la lingua chiamar fi doueua
ltaliana.Ts(e fon macato di far conofeert quanto feioccamente egli habbia
voluto tentar di mentirmi manifeflando anche la fallacia fua y che non potendo
dirittamente rifondere alle cofe da me dette con fiilfo fillogifmo^ha voluto
dannar me y qua in diffefa dell'I talica lingua. 1 17 fi come io habbia fatta
ma non feguente confequen %a. In molte cofepoi da me fono siati ritorti i ietti
di lui meàefimo . & hauendo io per à dietro dimo- firatOycbe la lingua
Italiana nata è fuori di Tofca- na.& hauendo e/fo fatto proua di rifondermi
, nh trouando modo, fi è andato imiluppado,con dir co fesche non hanno
fondamento,ne{lannoinfieme, dalle quali etiandio fi trahe vero cjfer quello ,
che da me fi dice.Delle quali cofe tutte ne è fiata da me fatta ma raccolta jcon
farpalefela cofufion della fua mente;& percioche etiandio contrale cofe,
che da lui fi dicono ,ba$arfapcr quel libro ma fua co tale opinione , chequefia
noSìra commune lingua compofta fia della Latina , & della ?rouen%alei
qucjìa ancor per la riftofta mia apparifee effere vna vanità. Dannando poi egli
me di poca modefiia,fo chi** royche egli à torto mi condanna,^ dimoftro quan-
to egli fia immodeflo ,prefontuofo > & mordace in parlar di altrui,doue
da molte altre oppofitioni da lui fattemi , miperfuado di c/fermi cofi
benefodif fatto, che io me nepoffa Hare ferrea altro dirne. Hauendo poi il
Parchi con molto fiudio voluto tnojlrar, che il libro della Volgare eloquenza
non è di Dante,da me fi fa apertamente vedere la ve- rità effer cantra di
lui,annullando tutte le fuc alle* gationi.& appreffo efiendo stati allegati
da lui di* uerfi luoghi diDante,& del? etrar camper mojìrar che hanno
fcritto inlingua Fiorentina, fi mofira da quelfa Battaglie del Mutiò quello
,che rifondo io > che non folamente eglinòÀ prona laintention fua;ma che
produce cofe , che gli fono contrarie. Ma& allegando fi da luì chi dice,
che la lingua Tofcananon è intefa per tutta Italia, & dicendo eglìancora il
mede/imo della\ Fiorenti- na >h a data oc c a/ione à medi rifonderebbe anche
per quefia ragione la lingua degli fenttori non ha da appellar/ini Tofana, nè
Fiorentina : che ella non è nb Ivna , nè l'altra di efie 3 dapoi che ella b per
tutta Italia intefa,& quelle nò. Biondo poi ad alcune fue y non fo fc
debbia dir cauiUofe,o goffe rijposie sfatte al Tri/fino, & alle al
legation>cbe egli fa de' mieifcritt'hquafì come fac- ciano a fuo
propofito;ma fi inganna y che di nulla lo feruono.Ma mi era domenticato di
direbbe non vo kìtdo egli, che quale non è nato , o allenato in Fio* ren%a>nonpuò
bene fcriuere> rende tefUmonian^a à molti nat'h& allenati etiandio fuori
di Tofcana* che bene fcriuono . Et confe(fa y che quelli etiandio , che à
Tofiani fono foreflieri , poffono cofi bene , & meglio fcriuerc, come
Fiorentini: & a queHo modo in vn luogo dice vna cofa , & in altro vtia
altra , contradicendo à fe fiejfo. Tratto appreffo > pur à lui rifondendo
fin qual lingua fcriuejfe Dante. Et conchiudo quefia douerfi chiamare
Italiana>& per tutto quefto libro parlo di Dante, del Tetrarca,& del
Boccaccio Ai lorofit cendo diuerft giudici , fecondo i propofiti > ernie fi
debbiano imitare ; Come legger fi debbiano i libri in diffefa dell'Italica
lingua. 1 1 8 Tofcamche le parole congiudiciofi hanno da eleg gercJnqualmodo fi
habbia dafiudiar per far buo no flile y & cofe tali, che poffano ejjèr
ertili à coloro che nello Jìudio di quefla lingua fono nouclli . & fi-
nalmente ributto vna erronea opinion del Parchi, che la natura far nonpotcua j
che nel mondo foffe Vna folajauella. Quefio èinfomma quanto inbreuìtà fi può
dir di quello y che in qucfla mia operetta mi è venuto ferino. Molte altre
cofette vi fi troueranno per en- tro ferine : che ognifcfluco non fi può legare
in fa* feio: & bifogna y che ci rimanga anche da pigolare, fono più volte
ritornato a parlar di vna cofaifteffa* cofi richiedendo le materie > delle
quali in diuerfi luoghi fi trattauaMa farà fiato perauuentura non fen%a vtile y
che Tempre ho aggiunta alcuna cofit nuoua.Ben mi affecuro, di non folamcnte
hauereaU tenuta la promeffa y che feci nel principio dello feri- uere y an%i di
hauer pagato il debito con vfura. Fe- ro è, che mi par di vedere 3 che non ci
mancheranno di coloro,} quali haueranno molte delleparole mie per odiofe in
quefie fcritture y per hauer io liberarne té (fecondo il mio giudicio)per tutto
f eminata la ve ritL& chi di quella veramente fi diletta y nè giudi- ca per
intereffe,nè per animo fità y credo che più t(h fio di quefla mia libertà fi
hauer à da fodisf areiche da ripigliarmcne.Et defidero , che ciafeuno che mi
hauer à letto^non incontanente fi alteri y per hauer trouate cofe,che non fono
fecondo ilfuo piacere y ma rimo Battaglie del Mudo rlmeffa la
f>affhtic:& fkttoft neutrale, confiderà fe ho veramente 'ferino ,o nò:et
fe ho battuto cagione, o nò,duofi fcrittere.Etperciòcheiofono huomo,^r fo di
cfìer buomo:& come buomopofiò battere erra tu; &U farne quelle
chiofe,da manifefto indicio,che conofee di far mancamento, & pur fi
compiace di manca- re.Or fe eglifcriue cofi ritirato , non fo quello che io mi
debbia imaginar della publicatione . Ma pera- uuentura egli fa fuoiauifi. Il
Mudo ha ftttant cotto amii:Hoggi,o domane morirà,. & io manderò in lu ce il
libro mioine fi faprà il mio fallo,&egli rifpon dernon mi potrà da onde io
ho prefo per partito di far quella rijf>ofla,cbe per me fi puo,metre fono in
vita . Dico adunque,che Fhuomo da bene non fa man- camento,quantunqu?eglifia
fecuro,che non fi hab bia à rifapere , an%ife ne guarda per mantener/i huoxno
da bene.chc commettendo difetto , con tutto che di fuori flia celatola confcicn%afuaglifafede*
che egli è yn triflo . & non lieue mancamento b quello di cofìui,fenon come
e il tradimento: Io mo- jiro à te vna cofa mia,& ti richieggo, che me ne di
chi la vcrità,accioche intendendola io> &ti riuolgi à feri- uermi Battaglie
del Mudo uermìcontra. & quale h tradimento* fe quefto non è tradimento ì Se
io hauèffi fumetto di efferda chi thefia mila perdona ojfefo , pregaffi altrui
, che f offe meco à miafecure^a: & effendo noi infime y sfacendo iopaffb
inmn^egli mi defie delle feri- te,noìifarebbe qtiefto tradimento ? fermamente
fi. 7\£è minor fallo c quejìo di coftui,non effendo man* €amento minor
tinjidiarc ali Sonore > che alla vita altrui. Sappia adunque ciafeuno >
che public andò fi ferità di tal materia* chi li leggerà , leggerà ferini di vn
traditore.^ perche altri non aiufh che io fae eia quefla ìnuentionc per
proueder che altri non mi rifonda in difefa della lingua Fiorentina > o
della Tofcana.Dkhiaro * che cojiui non è Bimano ;&h qualche anno >
chehahitainB^mai& non è nh Fio Tentinoci Tofcano. 1 no ANNOTATI ONI SOPRA
IL PETRARCA» DEL MEDESIMO Auttore. I come il dìfcorfo mio fatto in torno al C
orbacelo diede occa [ione y che nafcejfe la V archi na, cofi da quella neh
vfeito vn altro y ò parto , ò feonciatu ra ; là onde potrò quafi dire * che
grauidefiano le mie fcrit ; ture.& che quella prima partorì la feconda
figlino la : & la feconda ha partorita queììa ter%a • Ma bene farà pure y
che fi ano tali* che fiimate fiano degne di hauer Vita. Hauendo alcuni ornici
miei veduto quello y che ferino è nella Marchina > che nel Tetrarca fono
etiandio delle cofe > che mi offen* dono ymi hanno confortato a mofirare
quali elle fia- no y penfando perauuentura* chepoffa effer di gio- vamento
àgiouani ftudiofi di quejia lingua . fi tnarauigli alcuno 3 che in quel poeta
poffano effer cofe non cofi cocett abili ; che ejjèndo egli fucceduto
advnfecolo cafiro^o;&di fauella alle crecchie nofire cofi Jpiaceuoleyfu ben
grande imprefa à rida cerei componimenti fuoi a tal leggiadria , che dir fi può
$ che egli data ci hahbia vnamoua lingua. Battaglie del Mudo Et fi come chi
caustica in compagnia per lo fan- go y conuien che ne efea %accherofo y non
altramen- te a lui , che fra cofi fangofì fcrittori per ftradt piene di loto fi
trouo far camino y non e mar ani- glia > fe qualche fcbi'jgo addojfo gli
rimafe . là on- de non è fenon bene, che fi come eglifi faticò per lajciarea
noi vna lingua polita y & netta y quanto più per lui fi poti , cofi anche
noi con ogni fiudio procuriamo di darle per fettione. J^piveggiamo per proua y
chele arti y & le feien^e da vno ad altro fecolo tuttauia fi vanno
auanxanào: Se le tauole de 9 dipintori f e le ftatue de gli f cultori di cento
anni à dietro > fi metteranno a paragone con quelle della noftra età y molto
perde- ranno di dignità.^ loft ile di chi latinamente fcrif fegia dugeto
annipaffati b da agguagliare a quello delnoftro fecolo. Il mede fimo fi vede
nella delie a- te^a delle foggiede pannidifeta y di purgarla quanto più fi può ,per lafciarla
nettijfi* ma allapoflcrità da leikuando , Loppok y & [lecchi con la falce
adunca . \ Il che fatto ci verrà , fe oltra Dante, & il Boccae* ' ciò y
& quali altri fi fiano antichi fcrittori , anche nello fcuotcre de gli
ferini del Tetrarca ci sbrighe- remo da quelle cofe y che fe egli a quefia età
rito rnaf fcyfene ballerebbe a gua rda re . Delle tali cofe a- J .dunque fono
io andato notando : & non folamerite fatta ho raccolta diparole y ma ancora
di forme di uerfe di parlari y cofi da effere imitate yccme da cf fere J
chinate . Trattato ho etiandio di qualche re- goletta della lingua 3 & del
comporre : Bjducendo ogni cofa in quella maggior breuitày& chiarella cioè
fiata mifia poffibile , liberamente &fincera+ mente dicendo la mia opinione
. Ts^è mi imputi al- cuno aprefuntion quefia fatica : Che queflo mio giudi ciò
di alcune poche cofette del Tetrarca , non fa y che egli non fi a quel grande y
& al mio parer quel principale poeta 3 che égli è' di quefia lingua : Ma
può ben effere di aimrtimento a chiferiue , di ami maniera egli babbia daftudiare,in
ejprimct* ifuoi concetti, vedendo, come anche in quefloprtn lipak lume della
lingua non ci mancano de nei . fia perciò chinati quesìo mio fc mere , come
iiperfona che voglia fare il Cenfore , & preferì* nere altntile leggi, di
quello,chefi babbia da fer* m re, o da (chinare , che io ho proporlo di do- ver
parlar delle cofe , che nel Tetrarca rm offe* dono : & di leggieri può
auuenire , che quello «{fenderà me , che non offenderà altrui , & che
quello, che piacerà altrui, non piacerà a me : che a quale h più all' animo
veder vna figura fna* ninconica , & a quale vna allegra : & chi vuol le
fucfabriehe di pietra rufiica; &cbi di marmo polito. Quello adunque, che io
dirò .farà di quel- lo , che fento io,&lc regole, che io darò , fa- ranno
regole* eh io preferiuo a mefleffo, di do* uer feguitare . Di tanto mi affècuro
bene io , chi per guardarmi da vfare parole vfate dal Tetrar- ca> non
offenderò alcuno , che legga lentie forature ; la doue volendo altri fenira
/celta dir tutto quello,cl>e è flato detto da lui , & ifcriuere Come l
flato fcrkto da lui,non ere do che fia y^^v- -4 " .• • ' a'ì". per K
x ';V fatisfare ad ogni- ttno a Che in diffefa dell'Italica lingua, i iz Che
nelle ftampe del Petrarca lòno non pochi errori Er prima annotatone ho daporrc,
che io non boi tejìiflampatidel Tetrar- ca per coft fedelhcbenon babbi ano hi
fogno di correzione . ebeft bene è opi money che gli impreffi da Mdo fieno
venuti da gli originali del Tetrarca , quefio non fu che per ciò ■ non Vifiano
delle fcorrett'wni;&fe vene fono delle fnanifejlead ogniuno * fi può anche
prefumcre che ! I fiefiano delle altre non co fi aperte. Manifefte fior- I
retimi fono , che alcuna volta fi troua feriti o Fir- 1 tu .& altra Vertu .
Innanzi^ Inan^i, Inàmota- l tOigr Innamorato^el meto de verfi fi Ugge Al \ \
ì^ntariarmeijtguagliarfe^furmei^mmmte^rn &e>&fimiglianthcbe la
ragion vuole che finifeam \ ' iù hfeuro viene dafeparo verbo:& l ferino
fceurò. Da po co fi diuifo fi legge per dapoi. Tra lefcogli . € onte raggio
difole.Qtiefto è in luogo di qnesii . Si rnaipercote^h fcritto per fe mai:^r
T^pn fepuòiper *K(on d può.Mettendo fi \doue va fe:& Se>doue ha ; j da
effèrfi. Cita per Città . Que per Quel > £r altre cofe cofi fiate . &
che dirò di Ciangolante , &> Guance} Ma peggio e polche flampatori;
& Com dentatori in vn fonetto fanno Che nè ternani Cen- tiie 9 &
Honefle fi rifondono come rime . &doue è Gentile ,vuole effe re Celefle.
MeTgoper due è ferino per tune,& cofi B&go,per Me^o , & Hg- Q_ 2 ^
'4 Battaglie del Mutio ^ • Della qual cofa ho copiof amente fcrìtto fopra il C
orbacelo. & mede/imamente pojlo è alcuna vol- ta. Sei per fe, verbose quali
cofe fono tutte co fi ma* mfeHe feorrettioni: che fe io le haiiejfi vedute
fcriuc re al Tetrarca , non hauerei ricetto di mutarle , che contra la ragion
manifefta non vi vale ne ab- bagliamento, ni abufo, rìb auttorità : & chi è
colui, che nello fcriuere 'non faccia degli errori* Et maffi- moment e in
componendo,doue altri è più intento à quello,c\ie ha da direbbe come habbia à
fcriuere. Se adunque in alcun luogo ballerò opinione, che mutar fi debbia,o
aggiungere vna lettera, rcnden done la ragione 7 non fo perche io debbia ejjlr
riprc fo diprefontione.T^hfe alcuna volta dirò, che il Te ir arca ballerebbe
potuto far vnverfo più bello , o vna più commoda coslruttione , mi douerà per
ciò dannare alcuno cofi incontanente ; Ma efaminar ben prima,perchc cofi da me
fi Slimi: che fe con di ritto occhio auifo,che molte poche babbi ano ad ef fer
quelle cofe, nelle quali la diligenza mia non hab bia da efjer approuata.Kfon
Jpero già di douer fug- gir la malignità di coloi ro;quali,come e loro pojio in
mano, componimento altrui,non ad altro aggu^ %am Cocchio, & l'intelletto ,
che à cercar cofa da poter lacerare, 'ina que "tali co *l peccatole fanno
in fiemela penitenza , che la rabbiofa inuidia con vie più feri morfi firaccia
ilero cuori, chele lor male acute lingue non fanno de gli ferivi altrui .Horx
pajjiamo amntì alle cofe particolari.* in diffefa dell'Italica lingua. 123 VOI
ch'afcoltateinrime Jparfe ilfyono. Quelvocatiuo Voi > non pare a molti >
nb à me* che habbia doue appoggiar/i , che co fi nonflia bene. Il dir Voi
ch'alcol tate. Spero trouar merce*»)» fanno legatura .Ci vorrebbe vn ver* bo y
che bene rifponde/feà Voi . Come Intendiate. Torgete fauorc;o fimigliantcmente.
Dance diffe nelle Cannoni Voi, cb 'intendendo il ter^o del monete* Vdite il
raggionar* cb'è nel mio core. Et nel Tara.li(b. 0 voi che fiete in piccioletta
barca* Tornate à riuederi vofìriliti. Ma & il Tetrarca in altri luoghi
commodamente ha vfato il cafo vocatiuo . 0 voi che fofpirate à meglior notti
Trcgatc non mifta più forda morte • & leggiadro è quell'altro modo.
Donnevo'hcbe miraflefua beh aie Di me vi dolga, & prendaui pietade. VX in
molti altri fonctti fuoi fono di quefle forPie, Tot r ebbe parere altrui* che
ferrea reggimento foffe quella ygo. . i O del* anime rare .Ch'altamente viueflc
qui fra noi* Et che f ubito al del volaci poi. Che co fi fini f ce la fianca
.& Ode l'anime rare , non ha verbo feguente che ridonda . ma altramev- te
mi par*che fi habbia da dire * che prima ha det- toil Battaglie del Mutio to i!
"Poeta. Come Dio & natura baurebbon mejjo ,
jnvncorgieueniltantavirttttc, Se l'eterna falute 7Jm foffe destinata al (ito
ben fa rei Che quella e vna interrogatione fatta a quella am maya cui egli
parla.&farà il coftrutto.Q deiam* me rareyebe &c.Come hauerebbono
Div,& nattt* ra mejjò in vn cor tantavirtute:& quel chefeguc. potrebbe
anche direbbe vna efclamationtalt • infi- ne a dimoftration di dolore, non fi
difconuemjfe. ^nvoglio paffar quel fonetto, ftanco>coraggio* qucfto
ftato:fuo foL Dice anche egli in vn akro luogo. Meco di memi maraidgUofpeffo.
Doue belliffimo è quello fcher^p.Mc, mi $ mx& fegli fojfe venuto detto é M
ceodi me mimarduiglio molto, pra verfo perfetto * Guanti che io da queflo
fonettó mi parta, ho d& dire, che in quéfonettUi cui terzetti hanno tre mar
tùen,come haaueflo Tutto Sòuente Vergo* gno,Frutto,chiaramente fogno.*'
rtoftripoc* ti moderni non fo fe difauuedutamente, opure ftu» diramente hanno
introdutto vn grande abufi di ri* fponder ferrea legge con le rbne del fecondo
à. quel- le del primo terzetto: e£r pure in tutto il Tetrarca non fi troua, che
egli habbia mai rifpoftù conia fe~ tonda del primo * dia vttima del fecondo: M£
i da in jdiffefa dell'Irai, lingua. 12 5 mente batterebbe potuto lafciar
quella, congiuntio* ne,come non )icceffaria.& dir Ferir me di filetta in
quello flato. *A voi armata non mofirar pur l'arco. QJP E L ch'infinita
prouiàen%a & arte . Dife nafeendo à Bgma non/è gratia; ,A Giudea fi. &
quel che fiegue. Troppo ardita fimiglian^a b quefia dal nascimen- to del
Signore à quello di Laura, come ancora quel la delvoltofianto,alla figura di
lei : nò più lodcuol luogo è qucll' altro. Lafifio non à Maria, non nocque à
Tietro La fede eh' a me fiol tanto è nimica. Fx che diremo di quelloì ì Si come
eterna vita è veder Dio; l KljpMfi bramale bramar fi lice, f . Cofi me Donna il
voi veder felice Fa inqueflo fi ale, & breuc viuermidì Et nefonttti di
morte tratto tratto egli fi vede ancia re fdrucciolando . Ma non fio fe altro
luogo fi a piti dannabile diquello,douc egli chiama Homa. Scioltola d'e rrori j
& tempio d'herefia ; & altro ue Madre d'errori, che grandi/fimo errore,
& euU dentifjìma herefia farebbe hauertde opinione di quella chiefa,cbe e la
maeflra della verità. 7{on difendo ivitiife ve nefono,nèniegocheue ne fi ano,
& doue non ne fondi Ma difendo la dottn* na. Poi parlando di nofira Donna
condegno r'ifpet» to,diffè È Ma Battaglie del Mudo Ma tu Donna gentil , Tu
noftra Dea , fedir lice e?r boniàenfh& della fua Laura fen^a rifletto . Il
mio Signor feder fi : & la mia Dea : E mimar awr gl 'io affai y che hauendo
egli in canuta età fatta la fielta dellafue rime,lafciaffepaffar queHe beflem-
micj effe rdo majfimamente eberico > & canonico di honoratiffime chiefe.
Che cria qneHo,& quell'altro Hemifpero. V fa il Tetrarca di dir più
volentieri Criare y che Creare. Cria d'amor penfler'hatth& parole. G LO\10
SiA colonna a cui s'appoggia. Tu che da noi Signor mio ti feompagne. Quejla
feconda perfona dell' indicatiuo della prima c mgitigationey che regolarmente
termina in j ,jper Efta pronuntia il Tettar cafpeffe voUe,come Et del bel piede
alcun vestigio ferbe. ' Et eìUyjL che pur piangh& ti difiempreì Et in più
altri luoghi . & ?ielfoggiuntiuo fa anche peffe volte il medefimo , nella
prima perfona del preferite. Tur che ben deftando i mi confume; . Son le cagion
ch'amando i mi diflempre; : Ch'altri cheme non ho di cui mi lagne . Et nella
ter^a perfona •Hor par ch'odii& "rifiut l i ; . .Amor par eh 4 a
l'orecchie mifauelle; jlje mi tiri:& chiame. & cofi più altri eftmpii
ci fono della prìma>& della ter^a pcrfonadellafecon da in diffefa
delirai. lingua. i 26 da non me ne fouuiene > & fon pur tutti efempii di
verbi della prima congiugatione . in verbi di altra congiugatione. dijfeeglivna
uolta, Temo che inpili to fi rifolue y per B^folua.& difje Haue(Jt-&
ciccai deffiiu perfona ter%a • Que' primi eCenipi non mi guarderei da
feguitare>quejliduc vltiminongli ap- prouo. LjlSCljL?JLil veto oper fole 9 o
per ombra. Ch 'ogni altra voglia dentro 7 cor mifgombra. Dentro,qui latinamente
parlando^ aduerbio De lo co:& forfè per tal fìgnijicationvorrebbe effer
ferie to in due parti D'entro:& non Dentro >come hanno Itftampc, MILLE
fiate 0 dolce mia guerriera. Ter hauer con begli occhi uofìripace • Qucflo è vn
uerfo molto debile , & non hafuono di uerfoyfe altri non fi ferma in fu la
particella &yoda poiché s'è pronunt iato occhiar haucrebbebauuto più
{pintore detto hauajfe Sol per hauer co' bevoflri occhi pace . Smarireporia
ilfuo naturai corfo. finche que Ho hverfo debile y altritefìi hanno Toria
fmarire il fuo naturai corfoichefuona me glio:& da queftadiuerfità ftfeorge
ancora, ebent ci ha fcrmeiga de tefli del Tetrarca. U Psff ^LFJ^QFE animale
alberga in terra* Scnonfc alquanti c hanno in odio il fole > r Tentpo
ditìfauagliare è quanto è'I giorno. Ter che fcriuer fi donerebbe Senonfe à
alquanti > •4v;i\&& ' per*' Battaglie del Mudo perche la tóftmtkn
vcnijfe conforme, che effondo Qualunque ter^o cafo, & hauendo il fuo fogno
>A. Mia voce Mquanti, fi conuerrebbchauereil fuo fecondo chela orecchia
richiede:^ fecondoVvfodcl Tetrarca. , jLl dolce aerefereno,al fofco,&
grette. T omini a la notte,al dì lungo, & al breue. jt la matura etate } od
a l'acerba Jtl fcreno,& à la pioggia Et ài gelati,^ a ifoaui venti. Ch' a
dir, & à penfar à molti ha dato. Mmio imperfetto,^ la fortuna aduerfa. 7{on
voglio già dir io, che altramente non fi trouly fi come. +4 Babilonia^ chi da
lei fi noma. Sorga,ch'à piangeri cantar m imita . jtDonne,A. jl Babilonia, è à
chi da lei fi noma Sorga eh' a pianger e à cantar m imita, i U Donné,e à
Caualier piaceal fuo dire. Et medefimamente qui,fi come ho detto. Se nanfe à
alquanti,^ cofìitefti tutti vengono ad el]erpiani,& agCHoli,& hanno le
coftrutthnifii- £ili,& proprie fw^a bauer bifognrdi ejfere lira- feinati
per li capelli . lyon cotendo che fi bibbia d Tra gli anni de l'età
matura,honejìa. Qui auifo io fermamente, che fta da legger > Matu- ralo
honefia. M a per non ijlare a contendere Seguitiamo a leg S^e. Ch'i
vitiifpogUa,& virtù veflc, ebonore. Eccoci E honore : & fermamente il
verfo di fopra ha da fi are, E bonejla . & in vno altro luogo è an- cora, E
hoyiefia. Gran marani?lia ho comioviuo ancora. T^c viurei gi.ì,fe chi tra bella
E honefia. Qualpiu fu lafcio in dubbio. Già mipar chela primauera fio, fiorita.
In due 0 in tre fta ogni tefii?nonian^a. pur per corte fot ne aggiungeremo duo
altri de Trionfi . ^rconobbila al volto ,eala fauella. '& l^el* altro
.Aiace , Diomede , e Fli[fe. Quejhmi fono venuti trovati a me altro facendo ,
& parjsndoi che tanti me nebafiino non voglio tor* Tiara riefaminar tutto
il Tetrarca per vna lette- ra. k dlle mìe orecchie bene fembra , che la E man-
chi input luoghi , fi come è in quelli > che pur dian z^h+mofirati: & vi
aggiungo. Dowu in diffcfa dell'Italica lingua. 1 28 Donna mercè chiamando &
voi non cale. lenona forma dì dire e qtiefla effondo il diritto. £ avoi 9
conuenendofi a quel verbo iberno cafo, co me per gli e/empi del medefimo poeta
fi mofira. Vera Donna y & a cui di nulla cale. Et a cui mai di vero pregio
calfe. Torniamo a cafa. indiagli occhila gli orecchi il proprio oggetto. Hendi
a gli occhi y E agliorecchi/crincrei io. Cacciata da duo veltri vnnero , vn
bianco. E vn bianco fonerebbe meglio a me. Mafareitroppo lit?igo , fc volt/fi
andarraccogllen- do tuttii ver fi y ne quali de fiderò il legame di quel- la,
particella . Solamente voglio aggiungere, che fc dalle colli/ioni fatte con
quella ne nafeeffe y 0 dura pronuntia, 0 dijpiaccml fuono , non ne parlerei. Ma
nonvi fi ferite fe non ageuole'^a , &piaccuo- le?ga . Vronuntii alcuno
tutti que ver fi > done l quella particella : t& doue io defidero 3 che
ella fia, dr veder à , che non vi trouerà intoppo > come fa* rà in molti
altri Et altre moke c hat ascoltate eJr* Icttè. Toichevoi &io più volte
babbiam prouato. Et iol prouai in fui primo aprir defìm. Che piacermi facea
ifojpiri y e l pianto. lo chiederci a fcampar , non annegami ali. Senza 7 qual
non vimii in tanti affanni. 7s{el cui amor nonfur mai inganni nè falli. del
empireo, & dnqueUe fante parti. Ma ìiattagiic dei-Mimo Maini fono allargato
più che io nonpenfauadi fare. Or per concbiudere s Io mi protesto , che a quelU
tal regola io non intendo di doucr effer [oggetto. » 7^EL DOLCE tempo de la
prima etade. Si che mille penne 7{e fon già Slanche ; e*r quafi in ogni valle *
Intombi Ifuon de 'mici grani f offrivi. Jo direi y Isfe flangia Ranche y &
Bjbombi. onero 3 cicccrba mia nimica y E bifogno ch'io dica . QueSli verfi non
fo cojlruir io con dar loro buon fen timentoXo faprei ben dar, quando fi
leggeffe Ma molto più di quel che per innanzi De la dolce & acerba mia
nimica E bifogno ch'io dica. Che il fentirnento vicn chiaro.Ma molto più di
quel lo che è bifogno che io dica per innanzi ciò è per t auuenire 2 che per
innanzi fi dice del futuro .il Boc- caccio aggrada i * in diffefa dell'I
taLlingu à. 129 caccio nella muclla delgelofo. Tiugelofonon fu per h innanzi .
Dijfe di più non trametter/i per inru n %i figliuol mio bene bai fatto .Et co
fi far fi vuol per in innante . & fe leggiamo, che e per innanzi , ileo-
fìmtto farà . Ma molto più è bifogno duo dica di quel eh* è per innanzi; ciò è
per lo pa/fato, che egli non haueua da parlare delle cofe venture , ma de gli
auuenimenti già corfoet cofi per innanzi ver rà a fignificar per adietro JEt
tiri pur chivuole quel che è per innan%i>come gli piace per li capelli, che
a me non può fodisfare: ma ogniuno del fuo parere fi fatis faccia. Tal ch'io
non la conobbi,o fenfo humano. Quelle parole, 0 fenfo bumano,par che fiano
attac- cate per accordarla rimaio che pur vi manchi trop po che intendere ,
chefe bene altri difende queflo luogo con la figura della Bgticentia ,
allegando il Quos EgoJi Virgilio dello/degno di T^ettuno: non potcua meglio
quel Toeta esprimere quel fenfo. Ma quello che fi conuieneallo sdegno,non fi
conuicneal la afflittione: « ,r- • J^el
dolce tempo de laprima etade, Che nafeer vidì,& ancor quafi inberba* La
fiera voglia, che per mio mal crebbe; Qui fa ùofa. s Verche cantando il duol fi
difacerba 9 Canterò conilo viffi in libcrtade, Mentramor nel mio albergo a
fdegno fbebbe * qui torna à fcrmarfii&cofi fa per tutte 'de altre fiamme
dalla ter%a in fuori, doue non vi ha alcuno de dm punti. & ciò widrò io ricordando
di mano in j in diflfefa dell'Italica lingua. 1 30 mano per tutte le Cannoni.
Qualche altra regola (t potrebbe perauuentura da r ambe d M altra pa rte delle
Starnandone altri habbia da far punto , fenon- per necejfitày ahnen per
leggiadria > alla quale ehi vi ha vfate le orec chie jiion vuol fentir altro
m Ma per non parere fuperjìitiofo a chi ama più il campò' aperto > che la
liT^a, miflarò queto. delfine della -piuma Cannone, che e > Vergine bella ;
tornerò a * mostrar la verità diquefìa regola. T I V DI ME lieta mn fi vede k
terra ; I Che più gloria è nel regno de gli eletti D 'un Jpirito conuerfo,
& più fi Stima, l Che di nQttantanoue altri perfetti . t Et più fi Slima ,
è empitura , che non ben fi lega wcon le precedenti >ne conle feguenti
parole. i | O .ASTE TT^T^t in ciel beata & bella, Inquefta Cannone per
tutte le flange hferuata la regola de punti , che ho detto a dietro . . Là
fotto i giorni nubiiofh& breui, T^imica naturalmente di pace Tslafcevna
gente . Ilfecondo verfonon hafuon di vzrfoche il Tetrarca h abbia vfato in rima:
Soauemente fi > ma non dì molto [finto . Leggiadramente fla pofio nel fine
di quel verfo . Moue la fchicra [ua foauementc . Che viene non fo come ad
efprimere il lento mouer della grcggia,piu fpirito ballerebbe quando diccf fe.
Soauemente moue la [ua febiera. Ma non farebbe £ effetto che fa pofio in
finerfer ae compagnar le pecorelle. Dar fi potrebbe ageuolmente regola in
qualpar te deverfi cada bene>o non cada ogni parola luTh ga:Ma regola
meglior non ci ha , che la orecchia. Quefia [e più denota che non [noie. Col
Tedefco furor la fpada cinge. In dueguife [ono interpretati quejti ver fi.
filtri fa conditionale la particella Se; féltri la fa pronome: Effendo
conditionale y io non [o coftruir, fenon fi leg~ ge sb;&fe e conditionale,
fa la cofa dubbiofa : & non ben feguita. Dunque bora éi tempo da ritra rre
il collo. Che queflo modo di parlar prefuppone , che le eofe dette fiano certe
chevifia vnovniuerfale ardo- re à far quella impre[a y dicendo , che quella
gente fin denota 3 eh e non [uole ,fi cinge la fpada . & co fi quel Se 3 fi
donerà aggiungere al verbo > Cinge, il 3 qml BatfaglicdelMutio fiat modo di
compofttionc,pmtononmi piace y che • ballerebbe potuto dive y Quefla via più
denota, che non f noie. onero, Qyejla denota più cì/efier non fuole. Col
Tedefco furor lafpada cinge . 1^onvie(]hidoncccffario ne fc 7 nhjh dicendo egli
altrone;Et per Giefu cingete homai la fpada. lo ho moflrate le dubitationi,che
io hofopra que fio luogo.I\ifoluafi ogniuno , fecondo ilfuo parere* che per
ogni modo la cofa non importa più che tari Et altre molte c'hai
fcoltate>& lette. DuriJJima collifionc è quella, dotte bifigna dir /col
tate;& menmale era(al parer mio) . Et altre molte c hai già vdite &
lette . Vm quaft ftmile ne è in vna Cannone antica. Dimoro tutta ria fpettando
peggio : Ma anche più fpiaccuole è quefla delTctrarca y cbe con men noia fi
vengono à collider la ^A.con la chela Leonia jt. GIOV list E Donna fitto vn
verde Lauro. Et àia morte in vnpunto sarriua. Io ho per vitio metter verbo , o
altra parola di tre fillabefranomi di duelli Tetrarca altroue, nh attristì io
fappia , ci ha dato talecfempio ,fenon in quanto trono indue ftftlne fatte
[opra le parole del- lafeflina di Dante y che nellvna due volte è Impe- tra
Jvna infignification di far pietra, l altra di ot- tenere* in diffcfa
dell'Italica lingua, i i * l^elt altra è pur per far pietra. Vi ha anche nel
tvna,& nell'altra Colli, dalVerbo collare per rìf ponàerc a Colli nomc. che
in queftd del Tetrarca ci h l'auro per l'oro * rifondendo à Lauro jilb ero .
& invita altra rijpofe col nome di Laura, a VjLurd* J^on fargia mai veduti
fi begli occhi f 0 ne la nofira et ade, o ne iprimanni $ Che mi fìruggoti cofi
^cornei fol neue. Qui dopo fi begli occhi > bifogna intendere Come queflhper
feguitar Che mifiruggon.Che fi begli oc- chi fi intende di altra perfona,che di
quelladi Lau* ta:& quelli di Laura lo Slruggeano Fra lefeftinc del
Tetrarca. *An%itre dì creata era alma inparte: & Miabeniga fortunali viuer
lieto * J^ella codaferuano quella legge di replicar le pa* fole dalla vlttma,
allaprimg, > & dalla penultima alla fcconda,& dalla quarta alla
ter%d*come fi fi$ per tutte le ^ìartf^ede altre rifondono co?rfufamen~ te;&
Chi e fermato dimenar fila vita t douendo cominciar da uita,che termina il
feHovev fo , comincia da fneiche è fin del fecondo. GlJt TljtMMEG GljL Vjt
lamorofy Mìa* Et gli amanti premea quella Stagione* Che pervi inja a lagrima r
gli appella. 7{ota ftagioneydetto non per la qualità deltanno * ma per la
hòra,come anche. K 4 indiffefadelTItal.linsua. ijj Tal ch'io nonpenfo vdir
cofagia mai. Che mi conforti ad altro y chea trar guai. Ida queflo modo di
fcriuere> è familiariffimo al Te* trarca. fiAMOHjO MOBJE non dà qualche
firoppio. In quello fonettoèqucl verbo Opra per jlpra % la qual parola non
darei per configlio altrui che Ut *pjaffe>cbenh anche il Tetrarca la ha
pofta altro» ne. : Et quello fit 'oppia anche , ha nonfo come dello stroppiato.
Altri interpreta* che tu l'opra dal verbo Oprare^ per dir y che tu opri: ma è
detto veramente per Tu AprhRjJpondendo al tener le mani {Ir ette > & che
le debbia. aprire ; & l Verbo Hgmanefco Opr'f per Apri • lamico gli haueua
da mandar un libro, &* non lo mandando teneua le mani Hr ette : &
perciò lo prega y che le apra y mandandoglielo. 7^E LA STAGWfycbelciel rapido inchina.
Inqucfta cananei punti per tutte le flange fi fono feruatì. La parola
arroge,cbe è nella quarta fianca , io non la vferei. TOCO E\4. ad appreffarfi à
gli occhi mìci. fljota queHa forma di parlar Toco Era y perpO co mancaua. TjjO
7^ t A L fuo amante più Diana piacque. ; Qui tocca la fnuola di Atteone : ma la
muta ; che Ancone non era innamorato di Diana yper quello c\k Battaglie del
Mutio che io bibbia letto. STI I{T.O Gentil, che quelle membra reggi. ■ Ver
tintele Uait^edi qucjìa C ancone fònoferu* ti i punti. *o cofa fimile. In
quejla Canine vi è Creper credi ; & Chef fcr Chiedere.?^ io darci per
con/iglio altrui, che vfaffb ne Ivno, ne l'altro. V O LG E^D 0 gli occhi al mio
naouo colore. Che come fiwl pigro animai per vergò* Cofi dejiarò in me V anima
graue. ' * Stt'ano cojirutto è in queWi due verfi , che bifogna inttnder vn
i>crbo>& dir > Che come fuoldesìarfi pigro animai per verga. DEL
M^il^ Thi t reno à la finiflra riué. Via cerni almen d'haucr cangiato fiile*
Dagli occhi à i pie/e del loro effer molli* Gli altri afaugaflè vn più cortefe
jLprile . Viace* tni, Se gli altri afciugajje nonfocomefi confai eia. Mi
piacerla d'hauer cangiato fi ile ; Sarebbe fi a to il diritto y che m ogni modo
quello jLlmen fcrue di poco . Or perche egli brami,chc aprile più che altro ? x
y tnefe in diffefa dell'Italica lingua. 1 34 mefepin caldo gli afeiugbi gli
occhi , fedi Aprile nonfeguì ilcafi),bi[ogna>che la rimagli faccjfe dir
cofi.^-. LiA S S 0 M Efcb'i no fo in qual parte iopiegln. Quefla Canyon che ha
due fole maniere di rima di due in due ver/i ha da battere i! punto: Il che e
be- ne offeruato dalVetrarcaifenon quanto nella fecon daflan%a>dopoilfecondo
verfail punto è a/faide- bile.Ma & dopo il quartoverfo è la maggiore \m*
portanza. Ma più quando dirò fernet mentire, Donna mi prega penino voglio dire;
Quel fcrng mentire >è vnpunt elio troppo mani fé* flo:& ha del
romanzo:& dico di quépiu vulgati : & pur farebbe aimio parer flato meu
male Ma più quando di dir , prenderò ardire, onera Ma più sun giorno à dir
prenderò ardire i Seguendo mafflmamente, V aghi penfìer > che co/ipaflo
pajjo Scorto mbauete a ragionar tatti alto. T EB^CH Eia vita è breue, In quefla
cannone feruata è integra la regola de punti. M a la paura vnpoco, Chel vago f
angue per le vene agghiaccia, Sfalda il cor. Vn poco, è lontano dal fuo luogo ,
che il coflrutto è Hifaldavnpoco il core. GET^T I L MIjl donna ioveggio,
T^ètnai flato gioiof* Amor BattagliedelMutio Jtmor, ola volubile fortuna Dieder
a chi più fur nel mondo amici. Qui h da notar, che Chi è in cafo obliquo contra
t vniuerfale vfo>& più di vna volta fi troua nel Te- trarca,come i ver/i
comportino che fi dica Cui,fi co me mi predente efempio 3 ^r in altri ancora.
Fra magnanimi pochina ch'il ben piace. & Come Ch'il perder jfare accorto ,
& faggio: & Tenfando meco a Chi fu quefìo intorno. Diquejla voce
parleremo f opra la Canyon, Mai non vo più cantar. Come fyarifce, & fugge*
Trimafifugge,& poi fi ftarifcc* eofi anche al* s Proue tAltri ch'il p rega
fi dilegua & fugge. Ma madonna rima vuol co fi. Et credo da le fafee
&dala culla. Queflo rimedio prouedeffe il cielo. Tar che dir fi donerebbe.
Che prouedeffe. Ma queflo modo dilaf dar la particella Che; bin vfo del
Tetrarca. Tregoui fiate accorti. lo per me prego l mio accerbo Signore, 1\(on
fian da lui le lagrime contefe. Et mi fi a di fofpir tanto corttfe. &
Quanto par fi conuenga agliarmi tuoi. & fpero i dolci dì termino à dietro.
Et zincar par qu i fio. & Tregate non mifia piufordamorte.Ma et nelle • •
prqfc in diffcfa dell'hai, lingua . i j 5 profe anche ben cade quefta forma di
parlare,fc fi fa con gratta y fi come è quel luogo del Boccaccio nel fine della
nouella di Cifti, quelle grafie rende- che à ciò credette fi conuenlffero.per
non dir che à do c redette che fi conueniffèro replicando cbc,cofi da vicino. jLltri
veramente ha tanto per famiglia- re di lafciar Checche è vn fujiidio. In questa
Canine ne primi tre ver fi della fe- conda ìian^a non è bene Remato il puntò. T
0 1 C H E per mio de/lino Kfel comincia r credia Tercrcdea. come quell'altro •
jLrdomi & firuggo ancor come io folta. I{hne da non imitare . In quefia
Canzone feritati ben non fono i punti ne primi tre verfi della ters^a fian^ y
nè ne'fecondi tre della vltima. lAlS^DO giunfe a Simon tolto concetto . Si
difdice il Tetrarca in quefio fbnetto da quel- lo che ha detto nella
precedente; che hauendo in quello fcritto, che Simone in Taradifohauea ritrai
to Laura . In quello dice, che à fua inslan^a la ri- trafJe.Tutti erano adunque
in terra. Ma non è dif- detto indiuerfi fonetti parlar diuerfamente. I % 0 SO^
SI fianco fono Ifafcio antico. Si ch'ammirarlo indarno m affatico. *A mirarlo
vuol dir qui Cercando di poterlo m> rare. Ch'i mi ripofi,& tornii di
terra. Ver , Battaglie del Mutio Ter dir ch'i mi bui da terra, & mi
ripofi.Et vola* . bo,& requie fcam. E J^yf 7^.0 i capei d'oro à l'aura
fparfi . Sebennonfofjètale Tiaga per allentar d'arco non fana. Era da dire. Se
bene ella non è talciouerofe bene ci la non f offe tale, non fi f aneri a la
piaga. Ljt BEL LjL Donna jche cotanto amaui , Et per. quel eh 'io ne Jpcri al
ciel [alita. Speri per Creda ; che lo fperare è del futuro : Et egli parla del
già feguito. TO I C HEvoi& io più volte babbi a prosato. Qurfla vita
terrena è quafi vn prato. Cbel ferpente tra fiori & l'herha giace. Che in
queHo luogo fignifica quanto, Donerò TS{cl quale. LjLSSO, BETs^fo, che dolorofe
prede. La fQri^a & la ragion combattuto hanno Sette, & fette anni,
& vincerai migliore 3 : . S anime fon qua giù del ver prefaghe. H aucndo
propojlo laforxa,& la ragione di gene- re feminile, rifpondeco'l migliore ,
che è mafehio . É da notar, che il preferite co' 7 precedente fonetto. Quella
jìneJlra,ouc£unfdfì vede fono per tutta la teftyw delle medèfme rime con parole
diuerfe fenxa contimationdifentenxdycomehquetrc della imuition del tempo. • 1
Quando ' dal proprio fito fi rimoue &c. CESU li.Epoi cbel traditor a
Egitto. v r> Ter I in di fi cfadeintalica lingua. 136 Ter isfoga r il fyo
acerbo dejpitto. Istori rife egli per isfogarfi \ma per celar il fuo dolo re
interno . Tot quella voce defìtto > potea ben lafciar di yfarla,dicendo.
Valor tnoftrando dipinto inuitto. Et farebbe più fecondo il vcro.& egli
anche haue* rebbefaputo far meglio, fe vi haueffe penfato . Difi petto non fi
legge nel Tetrarca, ni perciò non f tife- rei io , ansi che defitto effondo
parola comnmne à tutta Italia;& tifata da Dante , &dal Boccaccio, &
dijpettofo,&difpettofamcnte,& non deftittofo, & defpittof amente.
Et con quel yerfo che ho fatto io meglio ifprimt i uailfuo concetto.Che
parlando di coprirgli inter* ni affetti con d'moflration contraria , il parlar
di sfocamento non fi cunuiene.che quale sfoga il dolo re,ildirnoflra. VIl^SE
jtl^lBJlLE,&nonfcppevfarpol In quejlo fonetto ha legato fuor dell ordinario
i due ternani infieme , tAnzifeguitc là,donevi chiama foftra fortuna. Et fia
quefto per vno efempio, MjI I 7s( 0 7\( vopiu cantar come io fólea. ~ I punti
in quefxa Cannone fono feritati tuttipcr tutte le sìan^. Mai ìionvopiu cantarla
rima coti Ilfempu>fufj>irar > | . Et Battaglie del Mutio Et nella
ter^a fianca è replicata quefia rìmajna intricatamente. Horlafcia andare. Che
conuien ch'altri impare che borami è
venuto alla mente, Quinci fi va chi vuole andar per pace. Il luogo è
nelpurgatorio:&vicneafignifìcarfeal cuna vuole andare.& il medefimo è
da dire di quel l'altro luogo del Tetrarca. Canzon Cìù tua ragion chiamafìe
ofeura 1 Dì non ho cura. Vna burnii Donna grama,vn dolce amico, Quesìo verbo
gramare nonvferci io. Ferefeluagge, & manfuete gregge . T^ota che il
Tetrarca vfa di dir la greggia , & le S gregge Battaglie del Mutio gregge.
*All' amor ofa greggia eran condurti. & greggia *pfa mede/imamente
Dante:& i nosìri Tetraubc uoli dicono pur il gregge, ni fono
Tetrarcbeuoli,nb Danteuoli. Ter bene flarft feende molte miglia. Si f cerulei
detto imperfonalmente ; che altramen- te fi direbbe fi fendono. Benedetta la
chiane cbes'auuolfe *Al core,&fciolfe l > alma,& feoffa l'hane Di
catena fi graue.officio di chiane è aprire > & ferrare^ non ifeiorre .
Ben diffe Dante nella perfona di M. Tictro dal- le Vigne. Io fon colui che
tenni ambe le chiaui * Del cordi Federico; &filevolfi Serrando, &
differrado fi foauuche tali fono gli tifficii delle chiaui.
Làdouegiamidolfe,altrifi dole. In un verfo ha ufato due cofirnttioni del verbo
do- lere. Mi dolfè col ter%o cafo , e*r fi dole col retto: che fi dice.Io mi
dolgo mi duole . Che più mi fento y 'i& e nonmen chefuole. Men qui non e
aduerbio > ma nome , che vuol dir minor.come, Ond*io farei men cbiara,&
di men grido. Ctì 'mgioucnil fallir è men vergogna. Ljt D 0 7V( Tsf Jl , chel
mio cor nel yìfo porta. Che dml nonfcnto,nè fentì ma poi. Ma in diffefa
dell'Italica lingua* 1 3 1 Ma per Mai è nuonamente detto : ma fece per fuggir
quel mal fuono.Mai Toi. Ma poteua anche dire y Che duol non ferito y ncfentì
dapoi: Che quantunque Mai vi fi conuenga, pur vfa egli anche di lai ciarlo.
Terò che quanti l mondo fi ricorda, jtd huom mortai non fu aperta la via* 1 Ter
far fi coma te di fama eterno. f *Njm fu mai aperta la via , farebbe il
diritto. SETS{1>{^CCI0 Io vo chefappi in qual maniera. I
lArdom'h&ftruggo ancor com io folia . j Struggo par detto attiuamente ,
quafi com'egli flriigga altrui. I jtrdomU^r flruggomi. * * v )■ . | 1-0 mi
firuggo farebbe da dire . Toteua egli metter altroueil Mi. Come Ardo ,
&miftruggo :&la fenten?a,& il verbo jlaua bene. Vls^A DO 7^ J^yipiu
bella affai , che ì fole. Hor mi ra > & lena gli occhi vn poco Jnpiu
rifpojìo loco, > Donna eh* a pochi fi moflrò già mai. Quejìa Donna è non fo
come inviluppata in quel ripofio loco, Donna &c. In quefìa canine non è
feruato il punto nel fe- condo quaternario della feconda fianca. QV ELLE
pietofe rime, in eli io maccorfi . Qli eflrerni morfi Di quella s ch' io con
tutto ì mondo affretto S % Mai B attaglie del Mutio ' Mai non fenthma pur fen%a
fuff>etto 7 In fin al vf ciò delfuo albergo fior fi. Se voglio dir il vero,
quelle parole fen%a fufpetto , mi paiono empitura : Benché difender fi può con
quello y che è allegatole eglifcriue nelle Tifiole, Latus vfque ad limen ipfum
acce/fi. H 0 V ED I amor che giouinetta Donna Tuo regno fprc^a y & del mio
mal non cura, jl me farebbe fiato ingradoycheeglihauejfe detto Tuo regno
fpre%£a 7 & di mio mal non cura . Cofi anche nel feguente fonetto. Efca del
foco y & di fi lunghe pene. Efca di foco [aria fiato più a miogufio:che
leggia- dra compofitione e , o che ogni parte habbia l'ar*- ticohyO ninna non
11) abbia. Majfimamente quan- do fi può con ageuolezga, come in quefii due luo-
ghi .& come anche in quell'altro. Et di mio corfo ho già paffato il mc^o.
Doue il diritto cra.Et del mio corfo > hauendo a di Telimelo. & Ver chai
cofiumi variati, el pelo, era da dire i cofiumi y e > lpelo )
oueroCofiumi>& Telo.Et le prò fe douerieno fempre fintar qnefla regola .
Al verfo alcuna volta fi ha da perdonare 3 quando la neceffi- tà f ìprauiene.
come Cofi rofe,& viole Ha Trimaucra, e l Perno neue^ ghiaccio . La
primauera,EÌ Perno farebbe fiato meglioiraa jl verfo non lo comportò . In vno
altro lupgo Ivn verfo in diffefa dell'Italica lingua. 139 ìrcrfo è fenica
articoli, & l * altro ne e pieno. V ergine 1 [acro, & purgo .Al tuo
nome,& pensieri, e ingegno, & Jlilty La lingua, il cor, le lagrime,e i
JòJpirL Etpoteua feguitar. Et lingua,& cor,& lagrimc,& fojpirL Et
forfè batterebbe bauuto più leggiadria. TSfpn voglio lafciardi dir , che
trattando io quefle fuggetto quando fui a quel luogo,doue io dico, l'un verfo è
fen%a articoli , mi venne fcritto Fnverfo; I Ma poi volendo fcriuer , l 'altro
ne è pieno , Can* ì cellai,& tomaia fcriuere ÌVn.& fe baueffi volli* ì
to dir vn,hauereifeguitato altro,& non l'altro. Et poi che fono entrato in
quefla materia, ho da diriche queflo,cbc ho detto degli articoli, lodo che fi
faccia anche ne fegni deca/i, che doue al primo fufìantiuofi dà il fegno,ft dia
anche a feguenti,fi co me io parlo di arme,& di amore, difoldati
>&di letterati;non di arme,& amoreine difoldati,& let teratila
qual regola veggo affai effer Slata offerua ta dal Tetrarca,ér fi di rado
pretermeffky che fa- tica è ritrouare il doue . T^jp ho notato due luoghi. Io
qui di foco, & lume Qucto i frali , & famelici miei flirti.
D'abbracciar l'ombre, & feguir l'aura eftiud. Doue doueua dirfi Difoco,et
di lume: et di abbrac ciar,& di f eguir. Et fermamente quefto e più gra-
tiofo modo di fcriuereiet chilo feruerà,piu farà da lodare, quantunque anche
nelle profe delBoccac- S 3 ciò Battaglie del Mutio eh fi troni altramente. SÉL
T ETISIE Schemi flrugge* & non queflo* L'ultima Han^a dopo il Jefio verfo
non ha punto . Qj^^AL V 1 Jf diuerfa & noua. Isella quinta fianca non è
feruato ilfecodo punto. *ALjL DOLCE ombra de le belle frondu Dapofongitopcr
felue,& per poggi . Co fi è fcritto in più flampe > che io ho diuerfe :
& dubbio non è s che Vuole ftar dapoi ♦ In altri tefti è Dopo :& male.
tAltrofalir al del per altri poggi Effendo vna delle fei parole cielo , T^e la
coda ri- fronde col cicliche è quello , che anche h abbiamo notato.^ me pur
pare. Senno a non cominciar tropp'alte imprefe. T^E COSI bello il fol giamai
leuarfi Ogni altra vifla ofeura* Da indi in qua mi cominciò apparere. Credo che
legger fi debbia , >A parere : Che vuol dir latinamente rideriuhe apparire
fi dice > Artigliare , Acceffdre,
^Arricciar 3 Cigolar, & delle altre dette da Dante, che Inforfare ,
Smorfare , sbrancare, Difoffarc* Se amare, & Incarnare dette dal Tetrarca.
Ter quel 3 ci) io fento al cor gir fra le vene, Dolce veleno. Cojlruir
bifogna.Ter quel dolce ucleno:& quefla è molto più accettabile copofitio*
ne, che quella del principio delfonetto: & è foggia dra & bella : fi
come anche nel fecondo fonetto dopo qucfto* Tutta negli occhi bei fuor di
mifura* Ter eh 1 amor 3 & dolcc^a tygratia prona, nel feguente appreffo.
Tiangea madonnari mio fignor ch'io fojji Folfe à vederla,^- fuoi lamenti a
vdire : & in più altri luoghi fono di quejle vaghete: 7{è io di tutte
intendo farne Catalogo : che anche quefto no me Catalogo nonmi fchifero io di
ufare,quantuque il Tetrarca,& il Boccaccio per anuetur a nonl'bab biano
vfato. 0 TASSI jparfi. openfier vaghi & pronti* O bel vifo,Quamor infime
pofe* IP* ' " cu I in diftefa dell' Ital.lingua. 142 Gli/proni el freno.
T^cl vifo di madonna Laii ranon mi par che ?ib /proni , nè fi-enorapprefenti-
no all'intelletto cofa che babbia da dilettar punto. Che mifembra vedere vna
donna con vn morfo in bocca y con vn paio di (proni pendenti non fo donde 9
fenon dico dalnafo>o alle orecchie; &fo che i par larfrguratoima fa
brutta figura . & fe egli in vn altro luogo dice. Quando l voler, che con
duo fproni ardenti Et con vn durofren miguida, fignificando propriamente
auan^are : & quel che dicono Latini fuper effe . & qui fi dee leg- gere
disiare, che vuol dir fermar/i. Quello fi decli na I\efto, I{efli,I\efta.&
Quetto Hi fio, l{iflai,I{i- fla.Qnello fa il preterito B K eflai , gettasti ,
& i^- ftò:&quefto BffictthBjfcefli, Riflette, feguitan» do la
variationdel verbo Stare.là onde Dante. Dunque che èìpercheìperche rìflai. Che
vuol dir perche ti fermi • è questo *verfo nel Battaglie del Mutio nel fecondo
canto dell 1 Inferno. & nel quarto del Turgatorio vi è qucflo altro* Rimira
Com io rimango fol , fenon ri/lai. Ciò è fenon ti fermi; Fero è,che in vno ,
&m altro luogohfcrittoBycHai.Ma del verbo I\efio Bg ftai è per fona prima
del preterito quii feconda del preftnteil adunque di vno altro verbo :& è
di quello cbefaB s i(letti,& Inflette, & Bufiamo , & R$cmmo,&
Bjftare, comenemojirerb gli efem- pii.& da qitefio verbo auifo io, che
venga il nome Hc(iio,& che anxi Bffiio fi debbia fcriuerc. lloragli efempii
che ho detto: Il Boccaccio nel principio delfuo Decamcrone ,della pettile par-
lando >dice, Che ellafen^a Badare di vno in altro luogo continuando/i verfo
Occidente mifer amente s'era ampliata.^ ndla nouella di -M. Forefe , & di
Giotto. T^on facendo la acqua alcuna vifia di voler Buttare. & di Gnfaldo è
fcritto. mai l\i flette, che ella hebbt tutto acconcio;^ nella nouel la del
Conte di jlnuerfa , come la Giannella vfcì della camera, cofi il battimento
Biette : & della Salueflra,Chiufa tra Donna, & Donna mettendo fi, non
Riflette prima , che al corpo fu peruenuta. & nella nouella nona della
quinta giornata , era già di parlar Balata Thilomena. e*r non Bjfìaua di
confortarla. & nella profa che feguita la viti- ina nouella.Erano già di
cantare le Cicale Bufiate. & nella prima profa della SeHa. Ella non
riflette mai in diffefa deirital.lingua. 143 mai infino à tato.i quali luoghi
dalla diuerfìtà del- la declinatione, che è da Hiflo à Riflette > moftra che
fono verbi diuerfi y fi come hanno etiandio di- nerfa fignifi catione . &
co fi fi leggono tutti quegli luoghi ne tetti ttampati in Fioren* a y nell'anno
M.D.XXV1I. della nottra falute 3 che fono ime- gliori che fi ano vj Viti inluce
,fe ben non in tutto perfetti^ i nostri buoni Correttorhhauendo buo- ni tefli
gli hanno corrotti in luogo di Ri > mettendo Re. Ho ben da notaresche in qué
medefimi, che ho detto megliori biella nouella di Theodoro,& della Violante
ft ferino , Hora volejfe Dio > che mai do* uendo ioftar 9 comeiofto, quetta
grandine non I\e- jla(]e,doue è da leggere non BjSleffc : Ma cjr bene fi legge
nella nouella di Ferondo, guanti che egli Bjfteffc, le hebbe nel capo mejfo 3
che queftofojjè ben fatto;& in vno>& inaltro luogo ]\ittejfefig?ii
fica ceffaffe > 0 fi fermaffe. Ma & anche da ^li efempii di Dante fi
appro- wrà quefta verità > con tutte le licenze vfate da luh& cpn tutte
le fcorrettioni y che vi fono.B abbia mo recitato i luoghi doueReftai per
rifiai fi legge. T^el Purgatorio fi troua fcritto. Klpifiam di voglia à
mouercifi prefii , Che rittar non potem. & 7$pn tincrefca l\iftar a parlar
meco. Bencìx m quello luogo fi legga Reflar y come in vno altro. Senza Bgftarfi
perfette] fa cade. TS(è h marauì glia y fe chi non intende lìmiti F\i in I{e.
Maladedi- nationc Battaglie del Mutio nationc e quella, che moflra la -perita.
& la dccli- nailon fi moflra da quello , che s 9 è detto nel Boc- caccio da
queUo,che bora fi diràdi Dante. J £ 7v(
D y F 7\( vago penfier clye mi di fui a. Tur lei cercando che fuggir deuria.
Deuria e detto perdeurei.il che taìito più mi offen* t de, quanto maggiorente
in prima viHa la voce, \ Cbe,moHrar di effer cafo Retto , & che deuria fia
perfona ter%a,fignificando che Laura deuria fug- gir: ni fo perche lafciar
quclparlar dubbiofo , ba- ttendo in vece di Che, potuto dir Cui. Tonagli lanche
piaciuto dire an^i che potrei, ni potrebbe, che in prima ,& in ter%a
perfona lo ha detto,& fuor di rima. Et portano anche da lui fi dice. Ideile
rime de poeti antichi liberamente fi vfa Io Toria,Io Forria,lo Troueria.Io
inquefto non fe- guiro ne lor,nl ilTetrarca. TU' volte già dal belfembiante
humano y Ond'io non potè mai formar parola, C ti altro che da me
fiejfofojfeintcfa. Si Battaglie del Mutiò Si come mi piace l^on potè mai , per
non dir Jtyn -potei mai. Co fi non mi aggrada quclX altro . Intendo quel- lo
che vuol dir, ma non fo coflruire fenon prendo quella voce Mtro per Altramente.
Ma & cofib anche duro. Vorrei pur che i ComentatorL alcuna volta fi
fcrmaffero afeiorre di quefti nodi fi quali nonfo fe
diftuuedutamentc;opurefludiofamentefe li pajfi- no,dichìaranolafenten%a,&
non vi applicano le parole :& quefio è quello , cbeprincipalmeMe far
douerebbono per beneficio deglifludiofi della lin- gua. Ma ho torto io à voler,
che infegnino quello , che non fanno,&pur il primo torto b il loro ,fàr
profeffìon di mfegnar nonfapendo. GlVTyTO mha amor fra belle,et crude braccia.
Cheporia quefia il I\ben quado più agghiaccia otrder con gli occhi. Qnctta qui
e in luogo di coHei,che di fopra non è fatta mention di cofa,alla quale quefio
pronome/i applich'hhauendo parlato di braccia , & di amo- re.Ma fia
permeffo al Tetrarca, & a gli amoroft affetti , che hauendo parlato di
braccia, & intefo delle braccia della amata,di!fe quefta,comc di don na
nominata* Qucfta dijfe anche egli in vna fcftina, fen%a haucr relation di
fopra. Deh borfofsio col vago de la luna, Et quefia fian?i vejj>roàmcfifera.
Con ili diffefa dell'Italica lingua. 145 Con effa,& con amor in queftx
piaggia Fenijfe.Doue defidcrando la fua venuta , moflra, che era lontana.&
meglio farebbe flato ,fe detto haueffcQuella.Et veramente Quefla non fi dice,
fe non ha difopra a che referirfiiet fia per quanti verfi fi voglia, che
hauendo detto il Tetrarca^ Vna Donna più bella affai che'l fole. Quattro,&
feiverfi dapoidijfe Quefla, & Que- fta;& nella medefima Canyon nella
quinta fian- ca, dieci verfi dapoi, che hebbe detto Donna , fe- guita dicendo,
Quefla. Il medefimo dir fi potrebbe di Qjiella , fenon che quella dir fi pub
anche in principio, pur che fc- ga relatiuo Che, 0 Cui. Quella per cui con
Sorga ho cangiato jtrno. *perdir di Quella eh' è fatta immortale, Che quella
cui tu piangi,i forfè in vita. Jl che fi fa medefimamente di Quello. Quel
ch'infinita prouiden^a & arte. Quel ch'in Thefaglia hebbe le man fi pronte.
Che altramente farebbe da dir Quegli. Diffe vna volta il Tetrarca ; Quella
,coniein ijpirito,fen%a hauer relatione auanti,ni dapóv, ni nella prefente,ni
nella precedente fiamma. Tsje quella prego che però mifcioglia. Mafia per
affetto d'amor, che fa veder quel che non fi vede, Regolarmente i da feguir
quel che da noi si detto. TE1\, me%o i bofehiinhoftiti, &feluaggi. T &
Battaglie del M utio fivo cantando openfìer miei non faggi, Le'hchel ciel non
porta lontana [arme. tArdifco affermar che /corretto b qneflo luogo, chi} ha
dafarj vo cantandolo le'hghel ciel nonporia fargli lontana Juo cercando,vuole
{lare: che è co fi bene accomodato a quel che fegue>come C antan do non fi
confa di nulla . Votrla anche ftar qtieFtt fenten^afen^a quello;0 penfier mici
non faggi. QV EST jt Thenice da Carnata piuma tAlfuo bel collo candido gentile
Forma &c. Gentile h bella parola:ma per ap- plicarla al collo non è bella:
Bcllo,& Candido jla bene ; Ma gentile>non quadra f non per empiere il
verfo,& far rima. Saluo fe non volle dire y che el- la batte ffè fattile il
collo, che delle gambe de carni- li fi dke^ebe fon gentili difotto.Di quejìe
cofefi tro mno in quejìo po?ta 3 & è pur troppo moSìrarne al euna>come
ho già detto, TJLSSiA 1>A %aw mia colma dì oblio, pioggia di lagrimar nebbia
disdegni Bagnai rallenta le già franche (arte, Qm dice egli il contrario del
vero effetto che le cor b atagnde e/i ritirano^non fi rallentano:^ la neb* bia
bagna mede/imamente, T^tSCQ Lj[ Mente d'un fi nobil cibo. J o non fo che
penfier foffi quello del Tetrarca precider quefla voce Cibo per rimaner hauer
poi a rifpondcr con tre voci tolte dallatino.Bibo, Seri- fa, Delibo: che l
'vaigli doueua darfiifiidio, quan* 49 i in diffefa dell'Italica lingua. 146 do
le tre altre tutte foffero fiate Italiane. ' £jt V foaue,ch'al
folfl>iega,& vibra . Il medejìmo dico di queHo altro fonetto ; douefon
le quattro rime tutte latine. Fedendo arder i lumi onde m accendo , Et fdgurar
i nodi, ond'io fonprefo. Quel fdgurar di nodi mi fembra pur impropria* T mente
detto. i s'i'L DISSI mai, ch'io venga in odio a quella. S'tl dìffi contra me s
arme ognifiella. TSlpn fo perche i tefii habbiano più tofio jlrme* che jlrmhnon
vi emendo neceffità di rima . T^ota ancora , che la coda di quefia Cannone non
c propria di effa,cbe glivltimi cinque ver/i di tutte le flange fono di due
fole rime , & quefia ne ; ha tre. 1 In quefia canyon 3 che continua di due
in due ver fi y tutti i punti fono feruati a due a due > fuori che la quarta
fianca ferma la fentcn%a folamen* te dopo il quarto. BETS^MI credeapafiar mìo
tempo homai. I punti vanno con lordine loro , eccetto che nella fettbna fianca
i primi tre verfi legati fono co' fe- condi. \JLT IDO fiume,cbe d'alpeslra
vena, Ou amor mejefol natura mena . Quel fol è di vantaggio . TS(on hauendo
dife detto fenon vna cofa,non accadeua che del fiume parlan
doyaggimgcffefol^hauendo potuto dire. T 2 Oua- Ég|^^ BattagI ie del Mutio Oh
amor me>te la natura mena. Con tutto che *Amor nonhabbia l'articolo , fi co-
me a dietro parlando degli articoli, & de fegni de cafi habbiarna moHrato
comportar fi. Ho da aggiungere , che il Tetrarca dice, che il Jtydano è detto
dal fodere , che fa. Ma Tlinio di- cecche fu detto da Rjioda città di Rodioti .
Il che ci moflra effer vero, il veder fi chefiferiue Ifyoda* nus con la
afciratione. T^ON DjìL Hifpano Hibero,a l'indo Hidafpc. Confile fono le rime
diquejlo fonetto,& già fu det toame 3 che in un te fio antico ferino fi
ritrouaua Ricercando del mar ogni pendice Et dal Hifpano Hibcro a l'indo
Hidajpe, Et dal lito uermiglio a l'onde cafpc 'Ne'neiel,ne'n terra &c. Vn
altro fonetto di rime confufe vi ha fimile a que fio, il quale comincia.
Solcano i miei fojpirfoauemente. JlExAT 0 infogno,& di languir contento.
Caccio con vn bue ^oppo infermo, & lento, jiauendo detto i^pppo , &
infermo,poteua lafciar quel lento^che vtniua in confequen^.
yerok,cbelafciandole; ilverfo non fi empieua* & rima non vi haueua .
CB^ATIE ch'à pochi il ciel largo deflina. Et torre l'alme à corpi , & darle
altrui . Haurei detto io, Et tor l'anime a corpi in diffefa dell'Italica
lingua. 1 47 iA l^Z I T \E di creata era alma in parte* Salditi le piaghe ch'io
prefi in quel bofeo Folto dijpine>ond'io ho ben tal parte. Direi t Ond'iouho
ben tal parte. Riferendo/i onde al b& il T^e alle piaghe :& il ver/o h*
ancor meglior fuono. LIETE , Tenfofe,accompagnate,&folc. Che d f altrui ben
quafifuo mal fi dole. TS(uoua cofiruttion^ebe di fuo ben fi duole ;quafi fuo
mal. fiporia dir quafifuo mal j per quafifia fuo mai Ma & ha pur del duro.
Tenfifi fe hauejfe detto Qual difuo maUfefoflc flato meglio. Et farà quaUper
come.Secodo "che è in quel verfo; i Qiial per tronco,o per muro hedera
ferpe: Et in altri luoghi ancora. tA.MO \ Con la man defbra il lato manco . 7^e
ternarii Gentile > Honefie y fi rijpondon per rime 5 & mi marauiglio ben
dell'altrui negli- gcn%a in tante Hampe>&fra tanti Contentatoti in luogo
di Gentile,vuolc effere Celefte. Ogni fmeraldo hauria ben vinto>& fianco,
flan co.jL far chcìjllla lottalo forfè a correre ♦ Fincer di coloremi piace: ma
fiancar nò: 0 B^ma di quanti vitiife cagione) L'adoro y e inchino come cofa
fanta. J\(uouo modo di parlar, inchinar lei per inchimrfi a lei. & fono
alcuni che fanno profeffion di effer Te trarzqouolh che non vferieno quello
verbo fenon 4 T i quefto Battaglie del Mutio qucflo modo , quafì come il
Tetrarca altramente non Ih ubbia vfato , ne altramente fi debbia v far e 9
& doue fi credono moflrarfì imitatori del Tetrar- ca y mofirano non bauere
fludiato il Tetrarca , nb hauer giudicio di faperlo imitare. Io dalla coloro
opinione fono tanto lontano, che fe io diceffi di incbi nar la mia donna,mi
parrebbe dir cofa vergogno- fa, fecondo il detto del Vocia fatirico.
Qnantifcolari fon ch'inchini jLmillo. Dirò io , che a lei inchino la front e,
che a lei in* chino le ginocchia,^ che a lei mi inchino. & vferò il proprio
di queflo verbo . Et non mi partirò dal Tetrarca , il qual dice. Inatto
inchinai la fronte vergognosa: & Ter eh* inchinar a Dio molto conuiene L c
ginocchia, & lei mente. & Ch'io non m'inchini a ricercar deforme. jt
miei prieghit 'inchina. & Ch* a la feconda fiamma più s inchina. L'adoro
zinchino come cofa fanta. Lafcierò a chi moffo dal primo oggetto di vna co* fa nuona
fcn%a mirar piti auantifi attacca à quel- laXe leggiadrie del Tetrarca fi hanno
da imitar e 3 & non le rmde?ge,& chi non bauer a giudicio, fa rà fempre
inculto, & ro^o. LJL V E B^t aurorale fi dolce l'aura . Et idi pronai in
fui primo aprir de* fori. Quanto più dolce farebbe Etìo'l prouahnel primo aprir
de fiori I HO in clifFcfà dellìtaUinguà. i 4$ 1 HO Tremato arnor^ nel riprego*
Ouio per forza ilfego* Sego per fedito non è voce da fegu(ré. Voi con &
jlltd. MI B^jjt quel cottelo fianco mio cor vagò. Tenta fe forfè ancor tempo
farebbe . Dafcemaìr noftroduol. Sarebbe è detto per fofe. Quando altri tentato
haueffeiche il tempo foffe al- IhoraM porla dir, tempi ) farebbe. T. J, \\j£
forfè dd alcun , eh' in lodar quella* Mio dir troppo humile, Degnd dfafjaipiu
alto >& più fittile. Sottile è quello , che i latini dicono Tennis >
chi fignijjcdh file burnite ì & perciò mal fi confa con l'alto: Haurebbe
detto geritile ,fenori gli f offe tenuto pollo nel primo qUatemario y 0 MISE
B^A i & bombii vifione, Suol far contentò Mia vita in péne y & in
fperdn%e borie. Mia vita in pene,& in fieran^e : là fentenia erà fornka,ma
non il -perfori ta rima, 1 *K QJ? £ ^ bel vifi cb'ifjjpiró>&> bramo.-
Ond'a ben farperViuóefempio vienfi. Queflo verfò interrompe lafentai^a § che
altra* f 4 fuenie Battaglie del Mutio mente feguirebbe ageuole. In modo che mi
par pò* fio come per empitura;^ ancora quelle due com* parationi dipefee >
& di augello > vi/Ianno come vifianno. Ho bene opinione losche fatto di
Laura fofft di porgli la mano a gli occh'h o pur contragli occhi, che
altramente interpretar non fi può quefio fonet tofenon flrafcìnatamente. J3V£ T
jLLE Stella due begli occhi vidi. Quefio fonetto ha le rime, dirò co/i 3
alternate ne quaternarii . & pure congiunge la prima rima del fecondo
quaternario con la vltima del primo ; &cofi fa ancora nel fonetto: Se
lamentar ^AugelliyO verdi frondi; & altro- uc va alternando continuamente
per tutti gli otto vcrfìycomein Zephiro JJ>ira>el bel tempo rimena. Et
quefio ha più di vagherà , fimile a quefio è Mainonfuinparte&ueficbiar
vcdejfi. & Quante fiate al mio dolce ricetto. Quel rofjìgniuol che fi foaue
piagne; & quell'altro da quelle flrepitofe rime. jtl cader £ una pianta che
fi fuelfe. IVO TEÌ^S % A7^pO,& nel penfier m'ajfalc. I putì fono feruati in
ogni parte di-quefta Cacone. CHE DEBB' Iofiir, che mi configli ^imoreì Tutti i
punti feruatifono in questa Cannone. Non di lei ch'b falita jl tanta pace,&
mhalaJciatQ in guerra. Porrei indiffcfa dcll'Ital. lingua . H9 Porrei che detto
haueffe. Etmclafciato ha inguerra,non M'ba.Tcrfar ap parir quella
contrapofitionc.Le'h & tne. jiMO\SE Fuo> ch'io torni al giogo antico. 1
punti fono feritati tutti. Et non fi ride "mai ceruo,nh damma Contai defio
cercar fonte nh fiume, Qual io'l dolce cojìumc. Conqualeamefembrayche fojfcda
dire, hauenda detto Con tale. %edi a gli occhiagli orecchi il proprio oggetto.
Qui alle mie orecchie fembra che douea dirft . Rendi agli occhila gli
orecchi.Et vengo dubitan do i che qualche fuperfìitiof oh abbia leuata la par-
ticella E.& tanto maggiormente,cbe la veggo ag giunta ne lafeguente fianca
, dotte dia è an?i di fouerchio. Et l'ef :a. Ch'io bramo fempre:e i tuoi la vi
nafcondi. Doue fermamente più farebbe leggiadria la com* tofitionefenxa la
E.che tal forma di compofttiont } vede vfata in quella fianca Negletto ad arte
innanellato, & irto, hil aggiunto da dare a bei capelli Jrto. Che Vìr* giio
dà alle capre.Tlinio a mufculi marini, &Co lunella alle fiepi. LA V IT \A
fugge , & non s arreca vrihora. Si che inventate Se non ch'i ho di meftejfo
pietate, 1 farei già di queftipenjìerfora. ] Quel Battagliedcl Mutici Quella
ventate non vorrei io in quejlo fonettò> chó ini femb ra fla nà otto fa. POI
CHE la vifla ^Angelica fcrena. Tofcia vbel dolce, & amorofo , & piano
Lume degli occhi miei non e più meco. Js^onfo come Tetano fi comienga allume.
SET^IWCCIO Mio benché dógliofo,& fola. Ma ben ti prego ch'in Laterza fiera
Guitton fallili a Qui è notato^ che il Tetrarca fuor della regola hd detto In
la > douendo dir T>(e la . & il mede/imo è detto di quell'altro luogo*.
Udì fcjlo di aprile in l'hora prima. & io va glio anzi creder e, che non
habbiamola vera let- tion del Voeta y chehauer tale opinione, e/fendo ce fa
molto ageuolc * che per altrui colpa fi fia fatte queflo errore, che non fo
perche non debbiamo leg- gere an^i (come ha mojlrato il Bembo) ti di fèjlo
d'aprii ne l'hora prima.Che d'apre le in thora * Mi fi dirà . & come
doneremo de fender il pri- mo verfoydoue fi legge.ctiio fi batterà penfato di
fare vna bella correttione,cor rompendo il teflo,& facendo In la per
aggiunger- hi Che.^on lafcerò di dire , che in Dante fi legge nell'inferno,
Cade in la felua,& non l'è parte fcclta. Et nel Turgatorio, Hebbe la fanta
cbiefa in lefue braccia : Et nel Varadifo. Tria incominciato in gli alti
Serafini . Bcftici di lui tanto» ^on è vna fola volta quella, che nelle antiche
ìt* ine fi legge In la. Ma pur più lodo,che fi debbia feguitara feri- nere
^ela,& TSJele,& T^,o negli, fecondo le con fonanti^ vocaliche vengono
appreffo, che vfar fuor della regolala qualrnipar, che faccia delica
tacompofiiione.il Boccaccio nelleoperefuc compo fie in rima ha per molto
famigliari In lo,In la,In U,& In le.ma in quefue proemi e vno altro huo-
rtéO,come colui che nonfaccua ilfuo mejiicro. jtl^IMjL Bella da quel
nodofciolta. La faìfa opinion dal cor sè tolta, Che mi fece alcun tempo
acerba,& dura Tua dolce vifta* Mojìrando il Tetrarca di creder, che Laura
fo/fc in Tasadifcmimarauiglio , che ardifea àdirvna tal bngia,quafi come t amor
fuo nonfo/je carnale. Tcrcìjs adunque dific ne precedenti fonetti. Hor comincio
àfuegliami , & veggio eh' ella Ver j^^|g^ Battaglie del Mutio Tcrlomeglior
al mio defir contefe) & perche Hot quant'era'lpeggior farmi contento Quella
chor fiede in cielo, e in terra giace) &* Benedetta colei y ch' àmeglior
riua Folfe'lmio corfo; & V empia voglia ardente raffrenando temprò ,per eh*
io non perdi Et alerone fa dire a Laura . Ter noftro ben dura ti fui. Et egli
in vno altro luogo. Diuinof guardo da far l'huom felice. H or fiero in affrenar
la mente ardita, jt quel ebe giuflamente fi difdice . & Quefio bel variar
fu la radice De la mia vita y cb* altramente era ita. Oliando vn cor tarate in
{e virtute accolfe. Benché lafomma è di mia morte rea) Comeracafto ilfuo amorfe
la carità di lei gli era cagion di morteì Et perche hauea defiderato d'efier
con lei Sola 7>na notte, & mai non foffe l'alba. Etchevfcita non gli
foffe dibraccio ) Et perche haHeua inuidia a Tigmalioneì Et perche delle altre
cofe) Tur troppo fono quefle. Et ritorna pur alla bugia. Già dime pauentofa
horfa,nol crede, Che quello fleffo,chorper me fi vole Sempre fi volfe. Et
appreffo Hor nel volto di Iucche l tutto vede, r in diffcfa dcll'Ital.lingua x
5 1 Vedil mio core>& quella pura fede . e*r Et [enti che ver tèi mio
core in terra Tal fu y qualbor ì in cielo . Quefle fon poi delle cofe,cbefi
mofirano cjfer fatte con tale affettion*che fan creder delle cofe,cbepar che
egli voglia mo(lrar,cbe non fiano fiate vere. Ma ritorniamo ad altro. Che mi
fece alcun tempo acerba^ dura Tua dolce vifta. Dolce rifonde ad acerba. Dura
non ha a che rifondere. Voi egli parla della vifia:& rifonde alla vifta,
& di più aggiunge l* vdita. Volgi a me gli occhile imieifofyiri af colta.
Et hauendo parlato di vedere , £r d'afcoltare ,fe- guita a parlar folamente
delvedere. Mirai gran fajio donde Sorga nafee: Et veder aù un &c. QUELLA
VEVj:ui co Sorga ho cagiato Arno. Con franca libertà ferue riccheyge .
7iJ>ta 3 cbe il Toeta ha dato al verbo Cangiar, due coflruttionuH auea
cangiato ^Arno con Sorga la- feiando Jlrno,& abbracciando Sorga : &
hauea cangiato Serue ricchezze, con Franca libertà,ab- bracciadole ricchezze
,&lafciando lalibertà.che il diritto eray hauendo detto , Ho cangiato jtmo
con Sorga:dir,bo cangiato libertà con riccheyge; Benmifembra più propriamente
detto , Cangiar jlrno con Sorga y che Sorga con jLrno,che fi can- gia la
cofa,che fi muta in vna altra,Comefe vor- \ Battaglie del Mutia rò dì vno feudo
far moneta^ dirò > Cambiami vno feudo :& chimi darà la moneta,
cambieràla mo- neta nello feudo. Ond'iogia yiffiy bormc ne flruggo ,
&fcarno. Se Struggono fcarno ridondano àviffhcdtri lo giu- dichi. T^è col
mio fiile ilfuo bel vifo incarno • Incarnar per ritirarlo figurar >>
malmiparchefia pofio:chepiu toflo fi dirà di vn cane >o di vno vc-
celloychefi voglia vfarallà caccia , che fi incarni lafciandolo mangiar delle
fiere ,odc gli vccelli . METfTE Mljly che prefaga de tuoi danni. Mentre
andauam.Cofi è ferino in quanti libri ho yeduti, da quello del Bhiilac qua in
fuori , che è de gli vltimi:& nel quale fi vcde y cbe fi fono pur le- ttati
error'hche in que primi fi quali fono fiati temi ti come originali del Tetrarca
fi feorgeuano .& pur diciamo .Arderne non jLrdaua. Ma non fio fe io debbia
dir>cbe quella fia>o negligenza ,ofo« ucrchia diligenza in non voler
mutar, nè per le co fesche fianno apertamente male. Mi ho prefò pia- cer >
che trouand o bora ferino Virtù, & bora Ver- tujcofi Virtute>&
Vertute tutti itefii $ affrotana no infieme . tfr perciò fi vede } c he il
tutto è venuto da vnfolotefio:Kil lo ho io per cofi autentico , per quale che
eglifia flato ; che fefi veggono feorret- tion manifeftc > come per ragion
fi moflra > non fi debbia rimediarulyche anche fi legge nel feguente
fonetto. Morte in diftefa dell'I taLIingua. j 5 z J Morte hebbe innidia al .
nio felice fiato , f *Awq a la fpcme:non vferei io, ne il verbo C(on ci manca
punto alcuno. T^ì C E Ignori poj)ò,& temo nonadopre. Tutti i luoghi hanno
ilor punti. \ VjLV F^A , E T l'odor,e'l refrigerio & l'ombra, { Coma
nòi'lfolfe fuaforor l'adombra. Quella foror non haurà da adombrar le mie carte*
S OLE *A Da la Fontana di mia yita* 1 punti f mo in tutti i loro luoghi . flf
I*A Benigna fortunale Iviuer lieto. Che piacer mi fatta i fofpiri, ti piamo ,
Ch? Battaglie del Muti o Che piacer mifacea ifofpiri y & pianto: lira piti
bel verfoy Com Euridice Orfeo fuafen^a rime. Quella parola,Hime,b vna delle
feivoci della Se* flirta > & era neceffaria in quel luogo,Ma ad Or- feo
nonferue di nulla, dicanfi i commentatori quel lo che fi vogliano y che il dire
Hor hauejfi io vn fi pietqfo ftile> Che Laura mia potejji torre a morte Come
Euridice 0 rfeo.É fentcn%a finita. V IDI F mille Donne vna già tale. In quefto
fonetto ni il Verbo Torpo. 7{è ^Entrar in fi bel corpo y non mi fuona beneè
QJ^EI CHE d'odor>& di color vincea. Di quefto fonetto non ne fofar
colìrutto del primo quaternarioyfe non ttrafeinando pcrfor%a le pa- ^ role.
LjlSC ULTO hai morte fen%a fole il mondo. Me fconfolato y & à megraue
pondo. Quanto è dopo Mefconfolato y mipar che fia difo- uerchio;& quella voce
y Tondo y non mi par che fia da metter in vfo y ancor che il Tetrarca l'habbia
yfata più divna volta.& che qualche no(lro hifto rico moderno l'habbia
abbracciata nelle fue profe. C 0 ?s^0 BBI quanto l del gli occhi maperfe. Cofe
noue leggiadre y ma mortali* Ch'in vn [oggetto ogni flella cofperfe. altroue
dice il contrario. Et piente in lei terreno era^o mortale. in diffefa
dell'Italica lingua 1 5 j JEt qui fono tante cofe mortali, T^otifi che è
fcrittofoggetto , & vuole effere fug* getto, che foggetto b quanto fuddito.
DEH QFtAL pietà >quat*angelfiifì prefio, Intettette-da noi foli ambidui.
Jntellettc è troppo latino,&non è da vfare. DEL CIBO onde Ifignor mio
fempreabonda* Lagrime,& doglia il cor laffa nudrifeo * Jtyta modo di
parlare .Delcibo,Lagrime ,&do- gUa.J^on lo danno , jtm^mipar qua fi
proprietà ili quefià lingua: che dirò. Io parlo di ^Aleffandro il grande,&
profonda. Quefto verfo no accompagna la fenten%a di fopra* F V ¥ OBySE rn tempo
dolce cefa amore. ìs(b gran profferita 7 mìo fiato aduerfo. Tuo confolar di
quel bel flirto fciolto. Intricato coftrutto . T^e gran profferita di quel
bello ffiirito fciolto può confolar mio fiato aduerfo. Ciò è la feli- cità di
Laura, che è inTaradifo non può confolar me nelle mie affiittiorù. %J) Ts^WQ
far morte il dolce rifo amar*. Et quel che del fuo fangue non fu Jtuaro. Che
col pie ruppe le tartaree porte . Haurei dctto,& col pie ruppe . &
haurei fuggito quel che co'L 0^ U HJ> 07 foaue mio fido conforto. r Dd
Battaglie del Mutio Dalfercno Wk' Cielo empirco y & da quelle fante parti
Mi moffi. Quel ciclo Empireo con quel che fé* vut sfacendo vna fillaba di
reo,ct della particella » &>non è punto da lodarc>& meno da
imitare. H auria potuto dire. Dal fereno. Di quelle gloriofe fante parti.o fi
fittamente : ma egli vivolle quell'Empireo. In rùuna Cannone ha vfato il
Tetrarca tanta Utenza ne * puntUquantain quéSìa > Che nella pri- lla ftan^in
vn hogo;nella feconda in due ; nella ter%a in vno;& nella fefìa in mogli ha
trapala- ti . Di dodici luoghi lafciandonc cinque ftn%a re- gola. QV EL *ATS[T
' 1 CO mio dolce empiofignore. Jn qùcfia cojl lunga canzone mancano due pun-
tai de venti che hanno ad efjercjrn nella fefla, & l altro nella ottaua
fianca Aopo gli otto ver fi. DlCEM I Jpeffo il mio fidato fpeglio, Subito
allhor com acqua il fuco ammorty r DvnlungOy & graue fanno mi rifueglio.
Quefta t vna fimilitudme applicata al contrario; che egli fi fuegHa>fa
l'acqua, dormire, o pur mori- re H fioco: MQ8J' E kafpento quel fuoUcti
abbagliar fuolmi. Spenti fon i miei Lauti,hor querce,& olmi. T?ar che fen^a
fentimento fia quefio verfo. Ma di- ce vn Commentator, che in vn tefto antico
fi legge* fatti fono i mei Lauri. Il in difTefa della lingua. 1 54 a Il che mi
piace fi per la comrnoditd della fenten %a , come per verificar/i la mia
opinione* che nel nelle rime di quefto poeta cifianoluogbi y che han- no
bisogno di correttione.Mapcrciocheper appro uar quesla lettione y cgli dice y
che non è coflume del Tetrarca replicar vna parola in vn quartetto: me ne
maraviglio y che egli in vn quartetto replicò pur paffato: & torno adirlo
nell'altro 3 &in due quartetti dijfe quattro volte Tommi.& quattr volte
in vn quartetto diffe oime;& con oimt diede principio all'altro. In quesìo
fonetto non mi piace Balbi mi Molr cc y nè Folce. « - : \ DOLCI D V RJE Z Z E
& placide repulfe. Quelle rime Infulfe y Iiefulfe y & xAuulfe: meritane
per mio parer di c/ferc auulfe da ogni irnit anone. VE^GIl^E beila. Inttoco lei
che ben fempre rifpofe Chi la chiamo con fede Egli indirla nel principio il
parlar alla Vergi- ne^ poi continua pur a lei : Et qui tramette due -perfidi
ter^a perfona dirupando invn certo mo* do il parlare altrui. Seruatifono in
quello lungo y & belliffxmo can- tico tutti i punti. Pentono fono le
Cannoni del Tetrarca y che fit- to quejla legge de punti hanno da fi are: &
in 1 tie - fie -pentono fono Cento & ottanta quattro fian%e* in ciaf cuna
delle quali hanno da cader due punti* V 2 Si B attaglic del Mudo Si che l
luoghi deputiti? erigono ad e/fere trecento, et felfantotto:Et di trecento
fcjjantotto luoghi venti tre foli fono quelli, che pittati non fono, la onde
fono più le Cannoni che i puntici quali vi mancano . Et non è da crederebbe à
cafo venuta fi a tanta ojfer- uan7g.nl a cafo co fi poca licenza, i nofiri
moderni fcrittor'ho per innauerten%a>o per minor fatica , a quefta legge non
pongono mente : &fo, che già il Jtfolfa ne fu ammonito: & lafua
rifpofla fu ; Che queflc cofe tali non fi fanno, & fe pur fi fanno fi fan
no da pochi . Et a que pochi penfar fi dee di douer fodisfare:che chi à quelli
fodisfa,fodisfa à tutti;ér chi non fodisfa àquelli,nonfodisfa à buoni.Io qua do
fapeffi cofa che f offe da offeruare y quantunque foffi certo, che altri non ne
haueffe contenga, la vor rei offeruare perfodisfare a me ftejfo . Che l'officio
dell'intorno da bene è no peccare y ancor che e°lifof fe fccuro,cbe non fi
haueffe à rifapere. 4 PER PER DIFESA DELLA VOLGAR L I N G V A LIBRO PRIMO, DI
HIERONIMO MVTIO Iuftinopolitano • E l'auifo mio non m'inganna» V 'ditori
Eccellentìfjìmi , ^£ me par di comprender da gli affetti Tpofìri » che i più di
voi fi marauiglianO)di ueder me Intorno vfato( come dico- no ) all'ombra^ alla
folittt "*ne,cofi fubitamente al fole» & al gramffimo co- lpetto
-poflro cffcrmi apprefentato . Ma qual che fi l'ala opinion* che dirne ifu la prima
vifia bauete c onceputajoflo>cbe del mio nono proponimento bx u rete la
cagione yditaiio Jpero > che non folamcntc. da gli animi vofìrilcuar fi
debbia ogni ammira* tione;ma ancoraché quefto mio offici^ sbobbia ap~ prejfo di
voi ad acquiftargratia et conmendationc. Signori V ditori> Sono flati alcuni
del nome Italia* no,i quali ( nonbagran tempo ) nelbelmeigp di Italia ycon
tutti i loro fludhór con tutte le loro for* ,%efi fono ingegnati, a &
affaticati di cacciar: del, y 3 mcmdn Battaglie del Minio mondo quefta
doiciffima nofira materna y & Itali- ca lingua.Et ciò hanno ejji fatto nel
cofpetto di due principali lumi della chrisiiana rcp . & di infiniti
nobiliffimiy&dottijjìmi huomini y qua/i di tutte le parti di Europa ; Sen%a
hauer riguardo alcuno i quella riuerentìa , che ad ma cofi nobile patria fi dee
portare ;Scn%a hauer confideratione y come parlar/i debba conleftr antere
gerttì y delle cofeno- ftre domeftiebe & ciuiliiEtfen^a confidcrar quan ta
obligatione hauer dobbiamo ciafvuno di noi 3 à quella lingua y nella
qualefiamonati, allenati y & mdriti 5 con la quale fra noi fi conferua la
humana • vmone;Et f lequali a nofiri dì la gloriofiffma Ita- lia è conofeiuta
per Italia y piu che per alcuna nobil tà y dignità y o eccellenza y che le fia
rima fa. qne~ fia y dico y fi fono sformati coloro di lacerare y di iftracciare
y & di auilire y contra di quefta hanno ar ?nati i fieri animi; Contra di
quefta hanno aguiga- ta la rabbia de loco velenofi denti.Sconofcenti y &
fcelerati che fi fanno lecito di voltar l'arme nel ventre y & nelle
mammelle di colei* donde hanno apparato i primi ammaeftr amenti , Et donde han
no continuo della lor vita ipiu opportuni foftenta- menti . Come fi rifentano
Signori editori gli ani- mivoflrifentendovna cotanta fceler aggine y à me pare
dal mìo di douer affai ageuolmentc poterne fare argomento. Di me tanto vi dico
> che tofto che la nouità di vn tal misfatto m'è all'orecchie peruc- 7tuta y
iofonocorjo ad intendere i capi delle arme* con in diffefa dell'Italica lingua,
i $ 6 con te quali addoffo alla madre nofira fono vfeiti ; per fiiirm innanzi,
& pormi [quanto è in me) alla, ■ ; : / dififa di lei; Con quefìa fperan^a
non dimeno > che } fe le for%e mie per refifier ad vn cefi sfrenato em- \
pito,& per rintu%ar cofi federate arme per fe fiefi \ fe non faranno
bafleuol'hpereffer coloro fèn%a com paratioh di me più forti, & meglio
armati ; alme- no al fuon della mia voce, come à ruggito di leone fi debbia
ifuegliartale,che conlafua virtù > quafi ì vn nuouo Camillo, ci riporti le
già preffo che peréti I te infegne.Ben è vero, che la confeientia della mlxt
pietà, & la giufiiffima caufa , il cuore mi riempia- no di incomparabile
valore; Et già la mente prefit i ga y honejtiffima vittoria mi promette*Orvoi,o
legit I timi figliuoli ,fedel lignaggio di vnct cofi genera* fa madre,nonvolete
diuernr compagni di cotanta, l gloria ì l$on volete voi prender l'arme in vna
cofi I honorata imprefa : Io & di valente foldato y & di I diligente
Capitano , quanto mi durerà lojpirito > I mi apparecchio à douer far
l'officio . Et perciochc I £ animo mio à quefto foccorfo tutto raffretta* lo
avi I l f° € lfe re ottimamente fatto it riconofeere ad vna I ! ad vno * di
tutte le for^e loroi principali fondar I : menti R 1 Fanno primieramente vn
tungadifeorfo in dì~ moflrarcyche la lingua nofira di corruttion d'altre y
lingue habbia U fua origine battuta* dicendo* la hi tina
efferfemplke,&pura,nata anticamete in La tio:Et da quefia vogliono inferir,
che piti toflo que\ I V 4 U - / Battaglie del Mutio la 9 che quejlafeguitar
dobbiamo. Quindi saffo* ticano y à volerci perfuader > the tutto che noi Ti-
fiamo communemente quefta lingua in parlan- do , dobbiamo quel? altra vfar
nelle fcritture : Et per grondiamo fondamento di quefio > che elle fieno non
due , ma vna fi sformano di moftra* re . jtpprcffo ipercioche nói intendiamo di
pren? dcre& lefcientie > & labnkation da Latini, quel lo 3 che ejji
già fecero da Greci; cifgridano; Et non vogliono , che fra ben detto , chela
lingua de Latini ci debba ejfer quello, che già fu loro la Gre fecondo , chepropoftele habbiamo* col
medefimo ordine faremo proua di gettarle à ierra,fe altri impedimenti ci
faranno(cbc cene fa* ranno)che più da vno,cbe da altro de luogfy difìh fra
recitati non dependano,nè quegli altre/i lafcia rem noi di torbida piedi.
Etpercioche la loro cor-* ^otta opinione fdallacorruttiondellalingua noflra in
diffefa dell'Italica lingua. 1 57 prende il principio, non con altra ria
intendo di vo ler proceder contra diloro y che col ricercare quale fojje della
latina lingua il cornine lamento . Il che conofciutOjpotremo di leggieri
intender, con quan- to poco vantaggio U corruttion della noftra fcher* nijeano.
Anticbiffima memoria è , che i primi habitd- tori di que luoghi , doue fu poi
Rgma edificata % furono alcuni Barbari Siculi domandati : nb a* uanti di loro
fe que paefi fojfero da huomini > 0 pur da fiere poffcdutUritruouofarfi
alcuna men» tione . 7s(on molto appreffo à coftoro , nuoue get* ti [otto la
[corta di Enotro figliuolo di Licaone di Arcadia , partite , dopo lunghi errori
à que^ colli peruennero : Et di quindi hauenio i Siculi /cacciati quelle
contrade poffedettono : Et quefti furono gli Aborigini appellati . A
cofioroperdi* nerft tempi & degli
altri Greci , & de popoli diThefaglìa fi congiurerò. Et infieme fot to nome
d'Aborigini,in quel fuolo viffero con con** tnuni leggi: Et da quefti, dopo
molti anni > altri popoli d'Arcadia con Euandro in quelle parti ar- renati,
da Fauno allhora l\e benignamente furo* nò riceuuti . Et in quel colle
habitarono , che dapoi tenne il nome del T alatino. T^b molto tem* po appreffo
, Hercole quiui con armata arriuato * y na gran parte de' fuoi rilafciò ; Et da
coftoro fu quel colle tenuto, che pof eia fu del Campidoglio: ef Èi Saturnio il
nominarono, ultimo di tutti -verme ™ in j^; Battaglie del Mutio in Latro Enea
co ifuoi Troiani y iqualicon que'popo li, per
marìtaggi>perlcggi,pcrcoJiumiy& per lin- gua rammefcolatifi infieme,
infiememente furono domandati LatinuTale iftimeio adunque > che foffe i
origine dì quella lingua: che con le prime lingue , quelle delle foprauegnenti
nationi corrompeniofh ne fojjè la mona latina generata • Conciojìa cofa> che
non voglio credere io, che ella foffe la naturale {tacerò de Sicul'ì)ne de gli
.Aborigini>nc deTelaf gi,ne de'Thejfalicbiy ne di altri Greci o de' compa-
gni ctEuandro > o d'Hercole > ni ancor de* Troia- ni > mapiuto(lo nata
[come detto ho) di tutte quel ie y chentiche efjefi fojjero , le quali io auifo
y che per lo piuperche furono y dalla Troiana infuoriy & pcrauuentura perfpecietra
loro diuerfc:& che da popoli circonuiciniy & dal fuolo di Itali*, giti
batteuano contratto alcuna noua forma y auan* ti U venuta de 'Troiani y co'
quali nouamente mis- chiando fi y io vengo à conchiuder y che quindi la Latina
venire ad origine hauere. percioche ne ella, è Greca;nè Troiana voglio dir io y
nè credo che la foffe . & quella è intorno a ciò la mia ferma opi- nione :
la qualfevera è y nonfo come ver amente dicanOy biafimando la nofirayper effef
ella proue- nuta del mefcolamento di più lingueyche quella fio, cofifemplice
& pura.Et fe pur volcffeno tenere * che ella fojfc o la propria fiata degli
^iboriginiy o di quali altri più a loro f offe in grado y nh ancor- intorni a
quefio vorrei io con e/Jò loro entrare in cou in diflfcfa dell'Italica lingua. 1
58 contefa.Ma ben rifonder ei,chef e ella fu lingua di qualunque s 'b l una di
que popoli , ejjcndo cia- scun venuto di terre firane y ella non nacque in La-
tio(còme predicano) & per confeguente verrà ad effere ftranicra. la no/Ira
veramente certo e , che ella nacque della Latina, & d'altre d'oltramonta
ni, & di Longobardi maffìmamente , i quali per virtù d'amie lungamente in
Italia regnarono . Et nacque ella in Italia fi a noi,& è tutta espropria
noftra natia . Se la latina adunque prouenne da corruttione , non è ella
perfemplicitày neper puri- tàpiu che fi fia la nojlra,nobik.Se ellafudi vn di
quei popoli particolare ( oltra che delfuo nasci- mento) ella di fuori ci venne
, & di frane contra- de; di che molto difconueneiiolefaria ildouereU fir
anitr a & sbandita riceuer e: et alla naturale % dr cittadina voler dare il
bando» H abbiamo ve duto Signori Vdìtori la condition delle due lingue ; le
quali fatta comparation de loro principii& na- f cimenti, non veggo, che
quejla à quella per alcuna, dignità venga ad effer di/eguale . Laonde ruinato
il primo loro fondamento,all 9 altre parti homai pof fìamp tr appagare. E
dicono adunque > che da noi yy fi dice y che nuoua co fa farebbe Ivfar nel
par- y y lar ma lìnguay& altra nello fcriuere . Et qui Y> fanno lunghi
difeorfiin dimofirar, che tutto yy che ella fia cofa nuouaynon perciò
incontanen , , te la dobbiamo fprcTgare, conciofia cofa y che ancor di molte
altre cofemouefi rìtrouanoy le Battaglie de lMutio y quali vfiamo con non poca
commoditky & mi lità: Et quefio con molti ejjbnpi diprouar s'affati- cano.
Ma dono fi habbianovdito o letto, che da al cunofia flato detto, o ferino
queflo argomento dal l'ejfcr la cofa nuoua nella forma, che ejfi il recita*
no->io nolfapreiageuolmente ritronare. So benio, che hanno potutoleggere vna
altra cotal ragione $ che apprejjb tutte le nationi,in quella lingua , nel- la
quale hanno parlato ipopoli loroyin quella vni« uerfalmente è fempre Rato vfato
di fcriuere.Et che confeguentemente dobbiam noi fare il fimigliante. Ma argomentar
dalla nouità né ho io vedutogli maiiné credo, chcejfi altre fi poffano hauerlo
altro che fognato. Et come che à loro fogni io nonfia tenu toà
njf>ondere,puracciocbe intendano quanto im- portino poco le ragioni che
contra ci adducono, ad ynaad vna mi piace di venirle ejf aminando. Elle y ,
fono adunque quefle . 7{uouo ritrouamento è , y Rato l'arte dello /lampare.
Ttyouole campa- , , ne,& lè artegliarie;Ì^uouo ilbojfolo marina- % ,
refco.&fc le cofe nuoue non deono ejferaccet- y tate, quefie , che tanto ejfcr
gioueuoli fono co- z , nofeiute, verranno da noi ad ejfcre rifiutate. & , ,
con effe infiemc bauretno ad abbandonare i j , paefi nuouamtnte ritrouati . Ma
dapoi che y ^cggiam quelle con allegri animi effere Siate riccuute,non dee
effer cofa difdiceuolc y che à y y quelle s 1 aggiunga ancor quefl' altra nnoua
, di . . vfar due lingue, luna parlando^ Ultra nelle jerit- in diffefa
dell'halli ngiu. 1 59 9 , fcritture. concio fia cofa>clx non dalla nouità* ,
, ma dalla utilità mifurar fi deono. l'Immane , , opcrationi. Quefta ragione
hanno effx tanto per franca , che non dubitano in alcuna guifa, che ella poffa
effere abbattuta . M a della fua fermerà ne farempruoua incontanente.T^uoue
cofefono tutte quelle , che voi hauete ricordate , ( che con voi vo glio io
vnpoco ragionare) Et da noftri haomini>& dalla noftra età fonè fiate
allegramente riceuute. Voi dite vero: Ma come: & in qualguifa ì quefto fi
vuol vedere. Et apprejjo conchiudere y che in quel la mcdeftma fi habbia quefta
nouità di lingua da^ rie euerc.L' arte dell'imprimere è con fi voluntarofi
animi fiata da ciafeum abbracciata , che altra co- fa non fi fcriue ,jenon
quello , che à douere ftam* pare cofi commodo non farebbe. Da quello effem- pio
fe vorremo vfare le lingue vecchia , & nuoua; la nuoua & parlando ,
& fcriuendo riteneremo , & l'antica adopreremo . là doue queHa non cofi
commoda ci farà y fi come è al trarne le } r cicntie & gli ornamenti del
dire . Ma quefta faràprinci- pale y fecondo, che principalmente fi vfano le im-
presomi Et non altramente lafcieremo noi il com- porre latino, che già dalla
fatica del traferiuere i libri cifiamo rimafi. Et delle campane direm noi
quello , che dello fiamparc habbiamo detto . Elle ne gli v fi publici ,
&priuati fono adoperate ouutìr queelle fi fono potute accommodare . T^on
altra- mente ci domerà noi , folo de nauìgantide gli buominièfia- to il lauoro
; & perciò di cofe nuoue parlando , & alla lìngua n^ìra nuoua &
dagli huomini fiata fi bricata comparandole fatte commoi^mcnte . rad quelle
terre non veggo come dirittamente vengano inqueflaconfideratione : che tutto
che volgarmen- te fi vfi di dire il Mondo nuouo , non è egli perciò fe non come
il nofiro nuouo > & non è fiato da gli huomini come lor fattura, opera y
olauoro ritmia- te , perche diremo y che nuouo è fiato U ritroua- mento diffcfa
dci'Ital. lingua. 160 mento di quello , & non cffonuouo ritrouamento .
T^uouaè fiatala fua cognitionc ,& mioua quel- la nauigatione ; la quale fe
alle altre cofe nuoue 'parremo aggiungere j diremo ancbo , che fi come coloro ,
che in e/fa fono efperti à quella fi danno con cgni fìudio y lanciando ilcorfo
di qucfli già tanto caualcati mari, à chi quella non fa : Simiglia/ite- mente
noi ognifludio nojlro alla nouella nofìra lingua applicar douercmo lafciando lo
ferine- re in quella > che ha già cotanti fcrittori , à colore che di quefla
nonpoffono la contenga haucrrJ'ede te bora Signori Editori , come male fi fiano
fapu- ti accommodare di quell'argomento y che per nò- Jlrofi baimi ano formato
. Il quale poi che effi per nofiro l'haueuano recitato , noni (lato fe non ben
conueniente , che egli nojlro ancora fi fia divenuto. Et per ragionare delle
cofe nuoue , effi che di leg- ger le antiche memorie già mai non risìanno y
douc rebbono pur fapere , che tale è fempre fiata la nata ra delle cofe , cìye
alle vecchie le nuoue fuccedano , & quelle appreffo inuecchiate diano il
luogo ad al- tre nuoue. Iston altramente dobbiamo introducer noi l'ufo di
questa nouella lingua nello fcriuere y & in tutti inojìri componimenti. Et
tanto maggior- mente , quanto la vtihtk ( dalla quale effi contra di fe
prendono argomento) ci fi dimofira maggiore. Imper cloche doucado effer dello
fcrittor laprinci- paf intendono digiouar à quantunque per fona più , per lui
fi può y Et prima à fuoi > che k gli fir artieri; i^r • ; ■ * pìu Battaglie
del Mutip più ageuolmente l'intento nofiro confluiremo in l quefla lingua
fcriuendo y nella quale ì dotti > &glì idioti di tutta Italia poffono
giouamento fentire,cbe 1 J in quella altra > della quale fono foli capeuoli
i lati 3 , namentc letterati . ?^pn(dicono)nò; t An^fer | , , conio il noftro
auifo vie più fiamo noi auentura* j > tiychegli antichi non fiironoy i quali
habbiamo , y queUa lingua con la quale cipoffiamo colvoU ì go rammefcolare ,
& effequir. ipiu vili > & \ s> humili ejfercitii ; Et dall'altro
canto la dignità I py alla latina y à trattar nelle fcritture le più gra 1
yyuiy & più alternatene ci riferbiamo. Ohm A mini faui y voi alcuna volta
argomentate dalla com j munevtilità ; Et bora quella pò/ponendo y ragiona- ì te
della vofira particolare auttorità . Et per lodeuo* le cofa tenete y il non
elfer intefì . ^Adunque lo jlu- dio voftro è folantente per douer acqui fi a r
in quella lingua vnpoco di nome appreffo dipochi buomini > M con poco
giouamento di pocbiffìme perfone : Et al | popolo nafeonder volete le vomire
fcritture . Et la I intention noHra è di voler quel mede/imo nome per ] tutta
Italia acquifìar y diferiuere leggiadramente \ in quesìa ; Età tutta Italia in
terne porgere vtili- tà; jL Signori 5 à gentiluomini ; a faldati ; ad ar-
tefici; à mercatanti ; ad buomini; à donne ; àgio- ueni ; à vecchi ; à dotti ;
à non dotti; Et infomma ad ogni età y&ad ogni fefio y di qualunque condi-
tione. Qual delle due voluntà fi fia la megliorc y la- feioio horailgiudicio ad
altrui. Vna altra coft non 1 WM in diffefa dell'Italica lingua, 1 6 1 non meri
bella adducono in me^o m H omero , auttor grauiffìmo afferma > che i Dei
hanno vna , , lingua diuerfa da quella degli huomini ; con* ; 3 ciojìa cqfa , che
effondo quella natura da que- j > fi* differente y conueneuolc non è, che la
lingua , fiala medefima . Cofi non farà difdiceuole > f , che noi huomini
dotti , che balliamo più al* s ? ta y & più [anta mente y balliamo anche y
, ma forma di lingua propria nottra, che da gli . altri ci tenga feparati. Che
dite voi Signori V ditori di qucfla Iella fenten%a ì E quefla la ria da voler
far leneficio alla Italiana repul. o pur davolerficonfacrarperdiuinifimulachriì
JL me femlrayche quejli cofi fattamente opinatiti vorran- no tofiotofìoy che
gli adoriamo ; edifichiamo loro i tempi ; poniamo gli altari ; facciamo
ifacrifici ; & à loro ci votiamo come à cotanti Dei da cielo fra noi
difeefi .Et chevogliam noi credere > che al- tro foffero i giganti appo gli
antichi y che vna cofi fattafettad'buomini federati) Ecci: Ecci alcuno di voi y
che alcun diloro hallia deificar > o fantifi* 3 , car veduto : Isfoi non
diciam cotefto. Un^igiu yy dichiamo y che fingendo quefiecofi fatte cofe y 9
quel poeta , il qual non mai cofa alcuna finfe y , - fcioccamenteyyokffe
fignificare , che la lingua * y haueffe con la mente gran carri$onden%a . Et y
y pertanto, che ella fi doueffè ali altera & alU bafieZZ? delle menti
accommodare. Io vi ho intefi i Poi volete x che dalle alte menti fi v fino le X
alte S 1 Battaglie del Mutio alte lingue ; & burnii , dalle burniti ^Bene
ijtà* Tra L' attenga } & la baffbga uè vno melano fin to : le menti adunque
me^^ane doueranno anche ejle hauer la lor me^ana lingua . Et delle alte menti
ma kpiu y & altra meno : ne in >altra guifa tra loro poffono Jlar le
burniti. Adunque di hauer tante lingue ci farà mefiieri , quante menti faran*
no diuerjc . Et pofeia gli huomini mifureranno eia* feuno la fua mente con le
lingue . Et s appiglierai no a quelle che faranno fatte (dirò cofi)allc lor mi*
fure . Ma > fetale è lavoflra opinione , farà come lori iniquamente dire
> che Domenedio fu poco aite* àuto y da che nella torre di Babellcnon fece
no* feer tate lìngue y quante fi ritrouauano allhordiuer* fitàdiment'h o quante
ancor per tutti ifecoli ne ha- ueuano à venire . Fero è che vna altra
dubitation mi dà ancor noia, fe tutti gli huomini hauejfono lin- gue diuerfe;
& chef uno l'altro non intendeffe > fi come à coloro aumene y che non
hanno più che vna lingua, che altra noninteìidono; come fi farebbe ad vfar
infieme ? à me fembra , che l bimana conuer- fation uerrebbe ad effer del tutto
tolta .faluofc Dio nuouo rimedio non ci prouedeffe in quella maniera, che
nell'antiche hiflorie fi legge de gli habitanti in quella Ifola rotonda , la
quale verfo il mejgo dì nauìgandoy ritrouò Iambolo ; De quali ciafeuno al tra
le altre cofe marauigtiofe y la lingua ha infin dala radice in due parti diuifa
in fi fatto modo* che fa di due lingue l'officio ; & ragionano , & di*
fiutano I in diffefa dell'hai, lingua . 162 fiatano con due in vn tempo
medefimo . Co fi ci po- trebbe Dio prouedere y che con vna parte della lingua
ogniun parlaffe con la lingua della fua men • te y coni* altre vfaffe vna
lingua communc.Or vede- te editori Tubili/fimi > come quefli buomini lati-
namcitc dotti y ci hanno con Vaitela delle loro menti dato cagione di
imaginarci co/i belle & coft alte mcrauiglie.Ma per lafciarjlare i motti.
Io ve ramentc non forche mi debba alcuna volta dir di co fioro, che effendo pur
huomini fen%a alcun dubbio dotti , per altro , & intendenti y non hanno
ricet- to di adducer in me^o le fanolojè inuentioni y per autentici elfempi,
&per ragioni irrefragabili. £ mqflra bene y che male habbiano donde la loro
opi nion fuftentarc y da che pur con le fanale fi vanno riprouando di colorir
le loro dijputationi . Et pur do iter ebbe loro ritornare à mente y che non la
poetica vanità y ma delle [acre letere la inf allibii verità ci aferma y che
non ifalfi dei y ma la fempitcrna divi nità , non folamemtej otto mortai ombra
y an%i nel femplice & incomprenfibil ejferfuo & parlando > &
fcriucndo usò la lingua popolare, leuino adun- que di mezgo le fintion delle
poefie ; lafcino il rac- contar delle fauole ; &fi fpoglino qualche volta
di quella loro pcrfuafione y per la quale facendo fi à ere dere di hauer la
latina lingua ( del che quarto s in vannino nel difeorfo demiei ragionamenti vi
ho cui dent emete da dimoftrare)simaginano di hauer per ciò le menti più che
gli altri hmminifolleuate. qua X 2 à Battaglie del Mutio ftcome tertiffima
conchiufton non fi a. nella facra Theologia non i più dotti incontanente ,
hauer le menti più fublimi, fecondo che dall'ordine delle angeliche tìierarchie
fen%a contradittion fi com* prende. Mapercioche quefia non è materia da que fio
luogo : & il parlar di cofe alte con cofioro , che hanno cofi alte menti
non fa per noi . Tanto fila- mente voglio hauer lor detto, che non fi tengono
of- fe fi y s'io dirò 9 cheioauifoy chele menti loro non fiano di gran kungapiu
fub limate > che fi fof- ro quelle de primi Teologanti > & de gli
inue- fligatori de fecreti della natura > i quali non ha- uendo le loro
popolane lingue ifdegnate > ne effi , y altrefi deono la loro ifdegnarc . Et
percioche , , pur alla poefia ritornando , dicono che poeti y 9 huomini diuini
fatto s 'hanno come vna J celta 0 , di vna altra lingua 3 per rimouerfi dal
volr y j go. Porrei io faper da loro , fe de poeti fi dice , che fatta
shabhiano vna altra y o pur qua fi vna altra linguaio fe tanto dal volgo fi
feparauano 7 che recitando/i al popolo le loro f ano le y elle non venijfe yo
ad effer intefe ; o ancor fe dalla lingua de poeti 4 quella de gli altri
fcrittori b quella differenza y che è dalla Francefa alla Spagninola > o
dalla Spa gniuola , alla Tedefca , che perche vno parli bene nell'una y non
perciò l'altra intende egli . Ma che nuoue ragioni fono quejle ? che fcelta di
alta lin- gua} che rimouerfi dal volgo : T^onmeno fcpara ta fi vede effer e la
lingua de noflri poeti , da quella in diffcfa dcllltal.lingua. 1 6 j • de gli
altri feriti ori , che fi fio, de poeti Grecia di Latini da gli altri Scrittori
Greci, y ne 3 & humanefiudiof amente
fotto il velo delle f , y finte inuentioni & delle fauoledi nafeonderi *
> y fecretimiHerì della lor fapientia fi fono fatica- y y ti. Et alcune
volte gli fono andati inuoglicndo • 3 y con più ofeurità che fia y y slato l'ufo commune. Voi non ci
dite cofa alcu- na nuoua. Sappiamo* che cofi fu trattata Li prima, \ Theologia
da gli antichi faui. Ma à che fine : Ter naf corderei B^ferbando fempre la
riuerentia dclvo ftro lionoreypofciay che voi di coprir cercate quello
mifleroynoi il nuderemo. Intendeuano quegli {piri- ti gloriofi y che fe e(p
hauefferovoluto ammaeìlra* re que primi ro^gi huomini trattando apertameli* te
le altey& difficili y & à non intendenti noiofe ma- terie del culto
diuino;delle belle virtù; del elude y ct honeflo viuere;dell'humana vnione;
dello jpreTgar la vita; del raffrenar gli flraboccheuoli appetiti;^* di altre
infinite cofi fatte cofe , non hauerebbono le lor dottrine ritrouati af colta
tori. Et per tanto ri- corfono alle fauole y con la dolcezza delle quali lu-
singando quelle faluatichc orecchie y poi che benuo- X % glienti Battaglie del
Mutio glienti quegli alpeftri animi fatti s^haueuano ,pm ageuolmente Iettatala
coperta della fintione,la vti lità de [ani & [ani ammaeflramenti veniuano
ad if coprir e. Ma non perciò in altra lingua fcriueunno ci li y che in quella
deloro popoli.Et quelli , che dite f che i lorofcritti oscurarono , in quel
lingua fcrifiero eglino ? Certo non in altra, che in quella , che i loro
cittadini parlauano . Et anchor ditoni per Diodi quel loro ofeurare ne
riportarono honore ò biafimóì lAnche ali* orecchie nojire di qncSlo ofeuramtto
nò alcuna notitia pcruenuta . Di che voi non doucte penfareper quefia vottra
ofeurità , che gli intelletti noftri of curati habbiano à rimanere, fi che non
co- ncfcano,qttanto poco conchiudano quesìe vofìre ar- gomcntationi.Homero ci
lafciò ferino, cheiDei han no vna lor lingua particolare. I Toeti s hanno fat-
ta quafi vn altra lingua; Gli antichi fatti hanno co- perte le loro dottrine co
veli delle fattole : Et altri hanno gli loro componimenti a bello studio
ofeura- ti. adunque fermiamo latinamente. 0 io noninten do ; o non ne fegue
quejìa conchiufione. jl mhpar che molto più commodamente fi porta dire a voi;
che fe volete lo fi ile de già nominati^ da voi prò- poflifeguitare > douetc
cofi fcriuer nella lingua vo- ftrapopolare, come effi fcrijfero nella loro :
&con ftudio & congudicio delle dottr'me belle, & de bel* li
ornamenti del dire illuminandola , lettatela dalla baffe^a del volgo . Et nelle
poefie voHre ad imita tion di Homero ritmiate delle nuouefi?ìtioni;vfate in
diffefadeintal.lingua. 164 fra voflri poemi nella Italiana lingua, quafì vna al
tra lingua .'Coprite co le fattole le dottrine vofire:et ( fe cofi vi e
àgradó)con duri fentimlti rauiluppatc levoflre fcritture.Et fe pur Eludiate di
no effere inte fì y advn tepo leuado ad altrui del leggere >& à voi
dello fcriuere la fatica, tacete. T che [canute età, difaruì difcepol'h & d
9 appararla vi douete vergo- gnare.Cbefe àbiafimononfu recato à Socrate già di
età di feffanta anni l'imprender à fuonar di lira : Meno dee altrui effere
appofioper cofa men che bo- ne/lai il non voler effere $r amero nella lingua
JUa natia. 7vè tanto dee parer grane ad alcuno dell'im- prender lafktica>cbe
per quella ifcbifhre,efi deb- ba affaticare , ofiinatamente alla verità
opponen* do/i , di voler altrui recare nella fuaperuerfa opi- nione* Fin qua
SigìuV ditori affai felicemente mifem- branche auan^ando fi vada la no/Ira
imprefa. Ora piuoltra trappaflatido, bella cofa è ad intendere la fondita de
'coloro ingegni* che battendo prima à que fta lingua cornea Barbara dato il
bando dalle fcrit ture, fora con molte, & fecondo il loro auifo molto ffl e
*'ragioni,fi s for^anodidarciàvedcre,che la lingua latina , & l a no ji ra
f ono ym fola. Il che quantunque non molto ci importilo fieno due, opur
*™>f°l° > che fi conceda , che conquefiafer'^rfi Jirf P^Pcrùoche la dipingono
à comparati™ celi altra inferma >tronca,&> fmo^zicatay volendo tclZ'*
dÌSnit « di 1»$* leggiadri/fma dati* ; f Ytl i 9 ^ nche à queHelor mioue
imannationi » WLcntiJjirnt quello che dicono , perche elle no* in diftefa
dcll'ItaLlingua. 165 ftano due.jtnoifembra,chcvoi , che la lingua volgare
e/fere altra dalla latina giudicate* non affai ben potete diftinguere qual
cofafiaaltra* & qual mutata, queste cofe fi come per li no- mi loro, cofi
per le nature fono diuerfe; Imper* cioche altra co fa è quella > che con
altra pojìa in contefa ònero le è contraria , 0 in poche cofe le è fmile,fi
come rationale, irrationalé; mor- te, vita ; kuomo , pianta , pietra. Mutata
ve- ramente vien detta quella , a cui viene ad effe- re aggiuntolo leuato via
alcuno accidente, per lo quale quel cotale fubietto non la quantità ma la
quahtàvengaàmutare.Comepereffem- pio>Sc noi diceffimo , alcuno effer di
infermo dì uenutofano,difauio pa?go;di bel fanciullo fo^ 7$ vecchh.& fmili.
Similmente quefia lingua volgare efsédo perla maggior parte fimile alla latina
, non perciò è altra , che latina : fero è che la qualità è mutata in peggio
> & è rimafa corrotta.non altramente era mutato il Terentia no ^Amante,
il qual non fi conofceua y che foffe deffo. Cotale era anchor il virgiliano
Hettore cangiato tanto Da qucll'Hettor, che dell' arme d* Achille Vetìito
ritorno. Tale mede fimamente era Deipbobo. fquar ciato crudelmente il vifo
Squarciato il vifo, & amendue le man:. Et ToliphemQ altre/i co l'occhio
cacciato. in Battaglie del Mutio , , in altra maniera Vrothco in diuerfe figure
y , trasformando/} varie forme prendeva : Ts(è y , per tutte quejìe cofe di
e/fere Hettorre y *Dei- i , phobo y Toliphemo y ro ragioni intendendo più
ageuolnutnte pofjiate la verità difeemere . In quella fcnte?i-%a dijputano efii
copiofamente & dottamente 9 fecondo che efii fi ere dono . *A me par y che
non dicano cofa , chf monti vn frullo ; percioche io fono ficuro 3 che vna
mede- fimi non fono . Concio/} a cofa y che io sò y che yuan do più era in fior
la lingua latina y quejia non era in vfo y perche come ella poffa effère in
colmo, & non e fere , io non l'intendo . *Appreffo e dicono , che la latina
nacque anticamente in Latio y et quella altem po de Longobardi ; er io non
veggio y come vna co fa po',] a nafeer due volte ; e diranno > noi non
dicia* m j y ch'ella nafeeffe vn altra volta ; ma ci/ella Ihora infermò , chela
volgare è la latina inferma . Se quejia è latina inferma , & la latina >
& quejìa è vna ; quejia è bora in effere y adunque non cè al- tra latina ;
e*r perciò à quejìa fi comiene intendere. Ut fe vn altra latina cb y che
fiafana y ella non h vna iHeffa con quejìa , che vn medefimo corpo fano, &
non (ano in vn medefimo tempo ejfer non può. Se guiterà adunque y che non
folamente dalla qualità verranno ad efer diflinte ; ma ancor come cofe di-
uerfe yperfusìantiafeparatc . Ora percioche con U dottri in diffefa
deiritaUingua 1 66 dottrbiàdel diftmtar qual fia altra cofa , & qual
mutata, & col dir de fintili y perauentura di douer ci le me ti abbagliar
fi perfuadonoybuono è che effa~ miniamo diligentemente quello > cheinmeTgo
ciad- , y ducono . filtro è quello y che con altro poflo in , y contefa ouero è
contrario y opur fimile in poche y y cofe . Che fc io truouo cofe y che in
molte parti fono fimlglianti y & non perciò fono quelle mede fu yy mei
J\ationale y & mattonale ; Morte* & vi yy ta fono contrarli . Si per vn
certo modo non so come il vi concede/fono i Filofofi . Huomoy pianta > &
pietra fono diuerfi : ottimamente detto . Inpo- y y che cofe fi fomigliano ,
perciò fono non quelle y y medefime . Io ho intefo. Ma ditemi , vno al* loro è
vna pianta ; vna quercia è una pianta : per effere amendue piante y fono elle
vna pianta medefi- maìMipotrete rifondere yche l'alloroy&la quercia- in
molte cofe fono difjomiglianti . lS{pn fi fomigliano di troncoynondi radicelo
di corteccia y non di ramo, non di foglia > non di frutto . Et perciò
vengono ad effer diuerfe . Cofi y dico, potrete rifonder voiyper dire ancor
lawojlra ragione. Ma vno alloro con viri altro alloro ; Vna quercia con vn
altra quercia , t%mc fono elle fomigiianti y certamente molto pìk affai y che
la lingua noflra con la latina : Et nel ve- ro quelle in tanto fi famigliano y
che f e Schianteremo di r amuf celli delXvna* & dell'altra, fe corremo me
de/imamente delle f rondi y & di frutti , & prende- remo delle
corteccity & delle radici dettimi & dei- Ultra Battaglie del Mutia t
altra > &infieme le rammefcolaremo y non ci fatò chi conofca quali pik
d'una > che d'altra fifiano fia- te . Queflo adunque & quello alloro ,
quefia , & quella quercia far ano elle le mede/ime opurduéì al miogiudicio
elle no faranno altro chevna.Mapren dete noi bora de nomade pronomi } deuerbhde
parti cipii y et dell* altre particelle: delle parole congiunte, et delle
fentetie intiere dell'una, et dell'altra lingua, jtmedà l 'animo , duo faperò
per lo più f :ieglicre ivne dall'altre : & fe d'alcune in fu la prima vifla
me ne rimarrà alcun dubbio;riuolgendole grtoreen dole io y tutte fona dall'
altra le partirò , dapochif fime particelle in fuori , che ad vna & ad
altra lin- gua fono communi y e quelle ancor per la maggior parte con for%e,
& fignifi cationi diuerfe . Che dirò io , quanto le fiondi di ciafeun
albero fìano tra loro ftmiglianti ? Direm noi per ciò, che ne' quantunque f
rondati fr affini > & nelle diflorte viti non fia che vna fronda ì Orfe
quelli allori > quelle quercie , & quelle fronde tanto fimilifono
diuerfe: quelle lingue tanto differenti [come incontanente farò aperto) cor
rnepoffono e/fere vna ì Ma da che noifiamo entrati in fu quefle famigliane ,
non è molto fimile huomo ad huomo ì certamente sì . Et più che tra fe non fo no
le due lingue . Etpurio huomo fono altro da vno di noi. Et quel che è più , a
me è già molte volte & in Lombardia , & in Tiemonte 3 & in Francia
adiuenuto di effere Slato falutato per vri altro >il qua -le fi chiamaua di
vn medefimo nome infieme con me co* . in diffefa dell'Italica lingua. 167 €0
, che di- xcte voi 9 s io vi fo toccar
con mano, che pechiffim* fono Battaglie del Minio fonole fomìgliantc y fe conte
diffòmiglian^e le vor* remo paragonare ? Certamente altro dirnon potre- te
voiyfe non , che nella rena vi ritroverete battere fabricato . Trimieramente
adunque quelle cofe,chc voi dite fimiliy quelle mede/ime altre volte fono dif
fomigliantiffìme , fecondo i cafi y numeri y generi , tempi , & altre
maniere . Qucflo b tanto chiaro a ciafeuno > che di altra pruoua non ci ha
mefeiero. Voi dite appreffo , che egli è il vero y che molte ve n'ha y che di
niente fi alfomigliano . Et alquante ne nominate ; & aggiungete > che
ilmcdefimo b in al- cune forti d'arme j & di vefiimenti > e*r dì vafi :
& che talhor con altre parole ijponiamo i concetti no- Hriy che fi facciano
i latini ; In tanto y che voimc- defimi ce ne dimojlrate molte più delle
diuerfe > delle fimili . Tanto di forza ha la veritàyche fouen te tiragli
huomini a confeffar difauedutamente quel hy che di negare farebbe la loro
intentionc . Ma al le cofe y che per voi fono fiate veramente dette , ar- roge
ancor , che molte fono nelle nani y & nell'ai te marinerefea ; molte
nell'arte della guerra ; mol - te nella architettura y molte nella agricoltura
; mol te ìiella pittura > & nella [voltura ; moke ne tra {fi- chi y
molte nel comterfar familiare in fomma mol te in ogni coja , che cada infauclla
od in ifcrittìira: & q nette } ci/ io dico molte 3 intendo , che fiano tan-
to molte y che pochifjìme , o quafi ninne fiano quel- le y che habhiano con li
latinità fembianxa alcu- na • Tutta la fórma dell una , & dell altra lingua
per- in diffefa dell'Italica lingua. 1 6 8 perauentura potrebbe effer fimilc.
Fediamo adun- que ancori quefla parte. Hanno i latini ivari fini- menti de
cafhnoi non ne habbiam veruno. Tartan*) i nomi loro tutti in cinque parti dal
fecondo cafo la regola pre?idcndo: lyoi feguitiamo vn diuerfu or dine. T^el
numero degli accidenti del nome non fo- no con noi conformi, ne degeneri
altrejì. Et quello che de nomi dico in quella parte de participi & de
pronomi intendo di dire. T^oi vftamo.gli (irti- col'hquello che effì non fanno
; le particelle dette fi- gnificatiue de cafi fra la lingua noHra: non co fi la
loro: Che direm de verbi ì T^oi diciamo Cantai, ho cantato 3 f?ebbi cantato : à
quefli tre preteriti tempi rifondono convnfolo , con vn folo àquel che noi
diciamo leggcfji , & leggerei . con vno à quelle al- tre voci haue(fì,&
hauerei fcritto. all'incontro elfi dicono con vna parola fola>ho cantato ,
haueuiltt- tOyhaueua fcritto , hauremo fuonato patirete loda- to 7 hduer
bonorato>& cotali ; er noi le diciamo del la maniera , ch'io le ho qui
dette con più di vna vo- ce.Sono bonorato, eri lodato , farai cantato , jìamo
amati , farefle pregiati , & altri infiniti dicono effì con vna dittione.
Sono quefte fomiglianr^e , odifjbr miglianie : Et fono elle di tuta la forma
della Un- guadacelo i tanti goien de verbi : taccio le dijfcrc tie de
participii: taccio molte altre co fede pronomi, & quelle particelle , che
non ricercano ni numero, nè gcnerc,ne perfona, delle quali ninna cofapotreb he
effer più differente. Ma à me inerefee l'andarmi rinolgendo Battaglie del Mutio
rivolgendo fra quefle cofe faflidiofe y & dì poca dì gnità : ferrea che
douendo far una altra compa* rationpurdi quefle due lingue , ci verranno dette
delle cofe , che à qucflo luogo fipoffono accomoda- re : Come che per queflo y
che detto habbiamo affai ftdimoflriy quanto fìa della famigliando, la diuerfi-
ta,maggiore.Terche quando voi, dicefic quefle lin- gue cfftr cotanto
fmdgliantiy molto meglio al parer rmopoteuatc voidire y di veder in efievna
certa dif fimilfomiglian^ajOpuruna difiomiglian^a fimile* quale fuole efferfra
due forelle,o quello ychc più prò priamente dir fi puòyfra madre,&
figliuola.Et non jarefle in queflo error caduti di dire , chepcrcioche clic fi
famigliano, elle fono vna lingua fola: Che que fio dir elle fono fimili
mofiroyche elle frano diuerfe 9 { percioche e non fu mai propriamente detto^che
vno fomigliafie à fe mede fimo. Si direm noi famigliarci j l'uno alT altro. Ma
ditemi ancor vn poco per Dit. j fe quefle lingue foffeno vna 3 non farebbe
confeguen- te> che chi l'una intendeffe , haueffe contesa ancor dell'altra ?
Certamente fi. Chef e ne veda il contrar rio y non ha bifogno di difputatione.
Ogni huomo Ita- liano ragiona con queftay & pochi intendono qutU la.Dcgli
Oltramontani ve ne fono, che in quella fa* ucllano y & fc vinone , & di
quefta non hanno cono- f cernia altramente jche della Morefca y o della Tar*
tarefea. Che dirò io y che fc elle fono vm medefima 9 potrem dire che il
Eoccaccio y il Tetr.&Dantehan no tutte le loro cofe ferine in vna fola
linguai Et chi il Deca-* in diffcfa dell'Italica lingua. 1 69 U Decamerone i in
vna lingua compofto conte ora tion di Tullio ì Et le rime di tutti e tre
nominati in quella di Virgilio* Chi vivolejfeperfuaderevna co fi fatta cofa,
Signori uditòri , che ne direfie voti *Js(on voglio hor dire , che fi per
quella poca forni* glian%a quefte lingue doucjfero venir ad effère vna non
filamento quefleduc , ma la Francefe ancora, dr la Spagniuola, che non fono ni
tra fi 3 ni con la noflra y ni con la latina meno conformi , che le due nofire
fi fiano,verrebbono ad effer ancor con quefìe là mcdefima,Zt non quattro
lingue, ma ima s'hau* rebbono à chiamare 'Et certo ciafeuna di loro è mot topiu
fomigliante alla nofira, che la ttoflra alla la~ tinaipercioche in tutta la forma
elle molto più fi t $ ttengano tutte e tre infime, che fi facciano le nojlrt '
due.Et certose}) io fappia)cbe quelle lingue fiano la tineiQnoftre volgari chi
l'habhia ancor detto non h egli flato alcuno giamai.J^c perche &
Francefchi, & Tedefibi , & noihabbiamo la dijpofition delle
ntembra;ifentimcnti, l'intelletto , la memoria ,& l'altre parti &
potcntie fimigliantcmcrite : & coft fiamofimili nella forma; l fiato vnque
detto > che fi amo vna &lamedcfima natione. Ma per con* chiuder vna
volta in quefia parte delle già tanto re petite fimiglian%e:&moflrare à
cofìoro ,fifappia tnodiftinguere quale ofa l altra, & qual la medefi* tna,o
nò : Dico, che in tre maniere pofftamo quefia dijferentia eonfìderare.
Tercioche poffiamo dire vna cofa ejferla medefima per genere , per iftetie, Y
&per Battaglie del Mutio &pcr nùmero. Ter genere ( vferemo incffethpio
i termini communi) in quejlo modo, che dicendo ani" inalc,comprendcrcmol'
huomo, il Leone , l*jlquila ò & il Delfino;cofe tanto diuerfe, quanto
ogniuno in- tende. Ut diremo le cofe nominate per genere effere il medefemo,per
effere aiùmale l' huomo, ammattii Leone,animale l'aquila, animale il Delfino.
qùc~ fio voglio aggiunger a quejlo genere, che egli non fo lamente le cofe
diuerfe, ma le contrarie molte vol- te comprendefottovnmedefimo nome, come
animar le, che habbiam detto , contiene i rationali , & jtU mattonali, che
voi per contrari ci bautte propósti. Et come dice Tlaton nel Thilebo, i colori
in quanto cobri,tra loro non fono differaiti,ma il negro,& il bianco non
folamente fono diuerfe , ma contrarli, i quali per genere fono pure il mede
fimo. Ter ijpetie direni noi effere vna co fa medefima il Tapajlm- peradùr, il
Duge di Vinegia per effer huomo que- £ti,buomo quegli, huomo quell'altro . Il
mede/Imo diremo di quejlo, di quello, & di quell'altro Léótie y effere vno
per ijpetie . Et 'cofe delle K Aquile,& di Delfini : & diuerfi direni
noi per ifpctie effer l huo- mo dal' Leone, il Leone dal Delfino , & il
Delfino doli ' jtquilaiConciofea cofa, che proprio b della foc- ile contener in
fe molti induddui ,fi come t proprio del genere comprederquefla>quella,
& quell 'altra fpetìe. Ter numero direm ciaf c un indiuiduo effer da
l'altro ditti fo, pcrcioche altro huomo fu Jtriibal U^alPro C efare tfitro
Meffanàrù > & altro Scipio- ne. in diffcfa dell'Italica lìngua. 170
W.Tefquefta diflintion verremo ciafeun di noi ai vffèrper genere , vnacofa
rmdefima ancor co bru~ thper ifpetie vna cofa medefima fra noi > &fepa-
Yàta da bruti/Per numero diuerfi ancor tra noi. Ih qnefìa^uifa dobbiamo te
lingue confiderà)- y comt a nomar le habbiamo vna come fcp arate ; & non
per la via de contrarli , & defimill .Adunque ogni volta j ci) io parlerò
di lingUe^ccmc di genere % io comprenderò tfàtèle tinnite . Et dirò la Caldea
UnguaM jLrabefca lìnglia \ Ile Tedcfca [inguai la Latinalingùa > la Italiana
rioftra lingua*. KtUirò che tutte quefie^ le altre per genere fono il mede
fimo, per effer tuttèlingue : queflo genere diuidcrò io ih molte parti, delle
qualii ira/cuna farà vnafpe tie fepa'ràtà.Et qkcH'e farcnino tante, quante
Jar'an- ?io dmetfe lingue la lingua Caldea vna lingua ftpardta , tjLrabef&a
*na altra-, laTedèfca vna altra : : & vna altra U Latina y vna altra la
Itàltatm^'Et cófi tutte T ditte, hvqneflo modo farà la lingua volgar peìr
genere * vna cofa mede fima,non pur con la Latina,rnacòn ' la Caldea, & con
la jtrahèfca ancord f eothe buo- rno con altri animali: per ifpetie diuerfa
dalla Lati na y come la bumana natura , dalle fiere; in quel grado adunque di
vnità, &didiucrfità e la lingua Latina con la nofira^ebe è huomo Con
befìia. Se el- la fi debbia chiamar medefima , ò diuerfa , à me non da il cuore
di potérlo determinare :per effer quiflion tròppo malagenole da giudicare • M a
ptr- T 2 cieche Battaglie del Mario cloche la dijlintion noflra fu di tre parti
, dico > che ancor per numero può effer la lingua diuerfa ; per* cioche vna
diciamo effer la lingua Ciceroniana* Altra la Salufliana>& altra la
virgiliana, le qua- li confederate quanto nella ffretic fono vna > per effer
(iafeuna Latina* per numero fono diuerfe , yj come diuerfì furono Virgilio ,
Salufiio, & Cicerone, il mede/imo diremo delle lingue di Dante* del Tetrar
Cd > '& del Boccaccio . ^Adunque potrem noi racco- gliere Ulinguanoìlra
per genere ejfere Macon la JLatmayper ifactie diuerfa , & diuerfa per
numero* Or affando quefle cofe , come elle fianno per vero* nanamente vi
faticate voi di dimoflrare, che là no (ira fta Latina corrotta, : ella noni la
Latina;ella non è quella no } ella h vna altra f eparata, perche mando voi
fuceuate quelle famigliane * haucuate da adducerinme%£p * no Tlhedriaper amor
muta- to, ma Chercaintrodutto in ifeambio del vecchio Zunucbo.Tslonil mutato
Hettor. Iconio fmo%^ica te Deiphobo : l^on Tolipbemo di lume priuo > ma {per
noti partirmi da voflri medefimi auttori) al- cuno dì que giouenetti*
cheappreffo à Virgilio , i Troiani Qodonmirandoy^r dclor vecchi padri Hajfigur
angli affretti. 0 pur il beli* *Afcanio,il quatta inamor ata Didt Si ticn nel
grembo prefa dal diletto Della paterna imagine. 0 ancor quel pargoletto Enea*
chela medefima de* fideraua* in diffefa dell'Italica lingua. 1 7 r fidcraua,che
per lo real palagio di lei giocando (fin torno le hauejfe la fembianxa del
padre rapprefen* tatari in luogo di Trotbeo la Città di F{oma > che dalle
mine di Troia venne ad incomparabile gran* de^ga. Et veramente con la
virgiliana Venere ci poffiam noi confolare biella morte della Latina lin- gua
con l'àcquifto di quefta nuoua, leggiadra, & gratioja jt l'un defiino Col
contrario deftin dando compenfo. Che ad alcuno dubbio non è hoggimah che del
ram» mef colamento della lingua Latina con altre Arante re non fe ne fta fiuta
quefta noftra natia.fi come di tnoftrato habbiamo % che già di altre lingue
corrotte nacque la Latina. 7^è altramente nata potrebbe ejjere nb quella y ne
quefta per ordine di natura.Con ciofia cofa>che la corruttion di >no è d
altro genera tione.Cofì prouengono tutte le creature. Cofinafco* no gli augelli
: co fi fi generano i terreftri ammali; co fi moltiplicano i marini moftri.
Cefivien creato thuomo folo fra gli animali perfetto. Et co fi gli eie menù
Superiori condenfandofi > &gli inferiori fu« cendofi rari(che quefta è
la loro corruzione) quelli nh più graui fi trammutano ; & quefli de
fuperiori prendono la tiatura . 7$b perche della Latina con Barbare,quafi meri
buone y mef colata , ne fta riufei ta quefta noftra>vi douete voi imaginare
, che ella incontanente debba effer di quella men vagalo men gratioja ; come
moftra , che voi vi diate à credere: Ti (be Battaglie del Mutio ebefe mi lece
dire il vero. Io auifo y che la Din'ina prouidentia , volendo quefla di quella
trarre y per, farne vna cojapiu bella y &piu pura y opero alfa gufa del
buono aurefice y che volendo l'argenta alla fua perfettion riducer e y quello
poflo al foco , vi mette in compagnia del piombo ; Il qual con effe l'argento
firuggendofi nella fornace parte da fui ogni immondicia y & con quella
rifòluendoft, & di- leguandoti lafcia l argento nella più perfetta lega .
*Non altramente dico alla lingua latina^ cornea più nobile metallo
accompagnandofi la barhara qua/i, piombo, da quella miflura rie riufeita quefla
vaga* & da tutte le parti purgata lingua. Et per non fa;- re
alUvfan^avoflra y a quedi. pare affaldi hauen adoperato quando con paróle
ingiuriose vi fietc ben bene fat iati di iflratialla y dicendo y che ella b
burni- te y poiicra * vile , &fporca y ferina in alcuna par* te là fua
immilla y poucrtà y vilfà y & immondicia, dimofirare . J^on mi par fuùr di
proposto di dar- ui abneì\ co l fqmmo dito alcuno indicio d'alcuna di quelle
beitele , che ella purgata del modo y eh' io difopra detto vho y fi ha
riportate . Vrimieramen te egli non è alcuno y . chep^rcon le fomme labbra (
dirò co fi ) habbia tocche le latine lettere y che non J oppia , che delle
cento loro voci le nouantacinque in confomntifinifeono 5 & delle
muantacinque le nouantain quelle y che fono y fra le altre dipeffima fuono . Le
quali altre non fono chequelle y onde ap- preffòdilorQ s incominciano , &
fi terminano que- in difFcfa dell'Italica lingua* 1 7 fle rocij(egno , &
tempo ♦ Imperciocbe la prima come che nel mcigo fi a di alto (pirito , nella
fine ha femprc con [eco il cane > che ringhia ; V altra altra- mente dolce
la parola terminando , fa ofcurijjìmo [nono y maffimamente quando la quintaVocale
a lei precede. Laonde ancor ipoetiperifchifarlaquan to piti potcuano } ogni
volta» che cllaeffcrfi ritroua uà inan^ì ad alcuna vocale sfacendo quello che
nel losoncorrimento delle vocali fi fa > la cacciauano deloroycrfi. Laterza
in altre parti lettera piace* mie ne finimenti ha vna voce morta > &
quale fi ferite quando altri fedifee in teua . L'ultima (piace- uolifiima
fifebia, & gua(la nel finepofta ogni dolce compofitione . Et hquefia
intanto fiata in odio a leggiadri fcritton > che già apprcjjò de Greci fi
ri- trpuarono di coloro > che ne loro intieri volumi fi ual fono di parole
> che quella in fe non cqntenefjero. lyjb furono cofi ciechi i Latini*
dieauedirii non fcmCta- . no ipercioche molte uolte fi ritruòua > che per
fug* gir quel peruerfafine* hanno i nomi fuor delle lor rt gole tirati :
fecondo.* che per effempio in Virgilio fi legge» piando alcun verfo terminando
>glivien fkt ta mera ione del crudele jLchille > 0 del fallace F Uf- fa :
&)$k alquanto più antichi ne faceuano quello 3 . che di fopra habbiamo
detto dellvltima lettera del I\egno . Et fe dittion chaueffe princìpio da
confo- nante feguitaua vn altra » che in quella haueffe il fuofine» lafciauano
eglino di fcriucrla * In vece di quefìifini y degli altri loro per vltime
lettere del X 4 le Battaglie del Mutio le voci noflre b abbiamo le vocali :
& per lo più quel le , die fono di mcglior fuono . Et quefte ancor con tale
agio , che fecondo il giudicio delle noflre orec* chie bora lafciandole , bora
Iettandole , facciamo dolciffìma parimente , & graui(fimaharmonia>Qr che
bora fra due vocali raddoppiando/} la Un* gua nofira riempie di dolcezza , di
bellezza , & di vagherà . bor ad vna altra confonante pojpofla% molto le
aggiunge di dignità, comeveggiamofarfip injfreran^a, baldanza , preferita,
apparenza , Al in diffcfadcintal.lingua. 17I H Tjiy [ricalca , for^a , rò/or^a
:fer?u> ter%a ; & in I mille altri totali . Quejio voglio io aggiunger
prì- i ma che da qucfta lettera mi parta : che io auifo che l , latini dittione
alcuna non babbuino * che fi benefkc \ ciaf emire il fin fignificato , chetile
appreffo di noi U Vocero^p. Et per paffar più auantijCon quanU grauità , &
altera fi fcntono tra noi quevli aduer- bi degnamente , altamente * fatuamente*
nonorata'* mente * valor ((amente* gloriofamente* & gli altrtì Et come è
chiaro il fuono di quelle voci che termina- no fecondo quella* ch'io ho detto
chiaro* Caroyrir * paro * imparo * Cantaro * legaro * incominciaro ì jsfon
voglio tacer come col fuono fi finte l 9 effetto det loro fignificato in
piaceuole * diletteuole * cariteuo* le* amorewle ifolaigeuok * & nàie altre
cotali. Ma s'io mi metto fra queflo pelago , non di leggieri IJ aperò io colà
ritornare donde io mi partì . Certa* mente merauigliofa cofa è a fentire quanto
col mw> tare * 0 leuarc tal volta vna lettera di quelle * che hanno i latini
fi aggiunga alla noSìra lingua di va* ghrzga . Dite latinamente formo; dite
fogno ; dite J canno ; dite colonna ; Tcrche queflo folamentcdi* C rò * che
molto maggior dolerla e in quefla ncftra dolcezza : & più foaue è Cudir dir
foaue nella nth fira * che nelC altra lingua, con più altera diciam noi
altamente jcon più dignità degnamentc 3 che color non fanno : Se dunque più
dolcemente le cefi dolci 9 più foauementc le fiata , più degnamele le cofi di
dignità , & più altamente le alte vengono dette da IMf'i Battaglie del
Mutio tioh che da loro , veramente* debbo io batter detto. > che nella
lingua noftra fia rimafo il purismo argen to . Io vi baurei potuto con lungo
difeorfo dimoflra* re quanta leggiadria fia flarfa per tutta la noftra Un gua y
in temperar ilfuono di alcune vocali* chepro* nuntiatc a piena, voce y come
fanno i moderni noftri latini y troppo alte fi fanno fentire . Haurei potuta
dirui di que nomi,cbe aumento & diminuimento ri- ceuonoi Et di altre parti,
che fi compongono) fi wh , tono* fi. accorciano y fi deducono • Et de congiunti
: & decofirutti. r ^r delle ageuole^e infinite, che ha qnetta lingua y come
s'è quella non pie dola y che di fyra dicemmo di lafciare y o vfarela vocale
nel fin della voce . la dguc ejfi commodità ri&n hanno niu* m, come
qmUi>à quali > . T\ \ Cruda nccefiità va fempre innari . Come d^ce
appreffo di loro il Venujin pocta x : tf? £f fogna y cltf fi parlano dalla
legge vna volta a loro preferitta . Di co/i fatte dico y dì molte altre co- /e
haurei io potuto far parole* s'io non hauefii hauu to rifatto di non incorrere
infajlidiofa lunghezza : & a me resla ancor alcuna coletta da fare . perche
buono h che ritorniamo a quello y che più alianti ci. , * fanno dire.
Concediamo. y dicono y che fiano , , due ; Klonvogliamo y cha ce lo concediate
. vo- gliatno hauerlo conia ragion' y & co l valor uofiro guadagnato
.vediamo purfe altro ci retta . Si ci $ y reftapur ancor qualche cofa . *A noi
par y che » j non vnafola lingua è còtefta voftra > ma più di •vna in
fiiffcfa dell'Italica lingua. 1 74 * W*4» Tcriwclxajicunj, iiyoiTofcana, alcuni
r dalle corti di Italia Cortigiana la appellano. \ > JWfè ™Wzà*fi™ 1 bora di
fcriuerc i bora * r diparlare , ciafcnno nella lingua della Jua pa- i, trio. ,
taWor con quejlfr ftraniera , & alcun* i , volta con W \ a ^m bacete in vfo
. Piotate Si- gnori Fditpr} ; CQÌqm^hffurdiaH^ non voleua-, 7}o i che questa
lingua foffc altra dalla latina,bora v yogfywìchee^ \ fyif fai ritratto d'un
rnfouo.l^'otheq 0t*&n noihvg i giìnairitrouajfe i ? Ellqù haxbàra ; ella è
vna con la latina ;;ella i più di vna : M^mutatipur T^rotheq^ cangia vmouc
forme y chengxt cimancberà pex$ 4UC?iti#faefyj per Dio > huomini dotti* Di
quanti H omeri hauft&voi notitia> che foffero al momio famoji poeti ;
Io. per me non ne ho altro che [ d'vrio : Et pur altri il dornandauano Smirneoj
altri Rbodio , & altri Colopbonio : jLltri voleuano che e fofe da, Samo ,
& ah&rii da Chio : mane qua- no di coloro , da quali egli era Jirgiuo
tenuto* fe questa lingua è più di
vn^pcrcioche vnola chiami Battaglie del Mutiò É da credere ancor che babbi
cognition delle dottrine degli huomini : la. onde iftimo affai bene >
chetufappia quello che è fu bietto , & che è accidente . Conciofia cofa,'
che il fubietto è quello > che per fe fìejfo flando riceue 9 a contiene gli
accidenti ; & l 'accidente i quello > che ferrea corruttion del fubietto
in quello può effere, & t accidente
diuerfo ; Jn qucjlaguifaancorfeio Bi^antio vdirò ricordare* la cognition mia
apprenderà vna città di Thracia già leggio de noftri Imper adori 9 & bora
del Tri** tipe de Turchi . Se io fentirò à dir CoSlantinopoli , tm ritornerà
alla mente quella mede/ima . Queflo farò ancor io ,fe altri di Egida, &
altri di Iujlino- poli farà mentionc, che al fuono dell'uno* & dell al tro
nome alla patria mia mi correrà l'animo . Que- llo perche ì percioche il
Cauallo per hauer più vno, che altro nome non fi rimane di effer Cauallo ; Ts^c
quelìa o quella Città per hauer vna 0 altra appella tione fono perciò altre con
vna > che con altra . Et finalmente auiene di quefla lingua , che per dirla
vno Cortigiana , vii altro Tofcana ; quegli volgar rc y & io Italiana ,
ella non (ara perciò fe non la me àefima : Conciofia cofa , chefe del Tetrarca
ragia* nandofi , alcun diceffe lui hauer le cannoni fue dete tate in lingua
cortigiana 9 & alcun altro tenejfeych- quelle cofemedefime foffòno Tofc
attamente fcritte » & altri altramente* non pertanto fe ne muteria ftlla ha
y riè lettera alcuna ; Si varieriano bene gli acci- denti , ma il fubietto
nelPeffcr fuo proprio , & natu vale fi rimarrebbe , 0 Trotbco,
Trotbeo>come poco ci Battaglie del Mutio clff>auentano le tue mutatiofi
di forme , prendi ftilr prendi mone figure y che in quefla bai tu fatto fòt*
profitto . La qual potetti tu affai acconciamente lx- feiardi prendere tra per
quello y che dettó'/è Y& pcrcioche dei faperc 3 come male fìa quel nome di
, cortigiana per conueniénte riceuuto . Orche ri {ponderano à quello che detto
hanno del fauci- , , hr , oferiuer con più tingile : Che penino det- ti* o
parli più Lombardo , o ì\pmagnuolo , che *Cà- laurefe & M archeggiano , non
perciò detto o parlo fe non Italicamente volgarmente . Si come ap- preso Greci
anchor y Gli Ionii, gli Eolii, I Borii & gli . Attici y ancor che fra
lorofojfero in alcuna par- te le fauelle diuerfe , còn tutto ciò ragionando
oferi vendo ciafeun nella loro -, altro che Grecamente iion ragionauano, ò
fcrìwuano. Et il parlar più Lombdr do y che Tofano, è parlar più e*r mcn
coltamente, quello che tra loro era il più Atticamente y che Do- ricamente
fauellare . lì che fi fece anohor netta Un gua'latim y conciofia cofa yxhe pia
kggiadrarttettte parlavano i cittadini Promani £r più puramente" , tfo
fuor di Latio y tutto che latinamente per tutta Italia fi ragionale : Et è da
crédere > che con pia elegantia parlaffe Cicerone con Cefafcy & in Sena*
to j che col Calzolaio y o ancor co fuoi di A rpino . Et fe vftamo alcuna volta
Ixlatiha y quejìo faccia- mo ancor della Francefey & della Spapmòla& al
tre y T^b perciò douete dire y che noi più lingue intro duchiamo : Et voi dite,
che latini antichi alcuna voi in diffcfa dell' Ital. lingua . 176 ta Grecamente
,& parlottano, & ifcriueuano^è pur con tutto quefto fecero eglino la
latina ejfcre al- tra che vna : Hai tu pia altre forme Trothco: Vuoi tu più
tramutarti ? Dimoflratìci ancor in qualche Harpia, in qualche Hidra, in qualche
^altra Chi- mera , 0 ancor in alcuno altro più (pauentcuolmo- Siro . E non fa
motto ; e ci porge te mani incatena- te : perche lx>ggìfnai di parlar più
con efjb lui ci pof Jiam noi rimanere. n Infino à qui io auifo, che gif
aduerfarii nojlri ve- dendo delle loro imaginàte ragioni i principali fon-
damenti abbattuti, sindouinino a che fine habbia a riufeir la loro
ftrabocchcuolc imprefa : rjr pentiti yorrebbono , fepoffibile fojfea fare , che
quciledi- fputationi infieme con la memoria loro delle menti degli huomini
ftfojfcro dileguate, & in eterno filen tio fepellite . Fogliamo noi dunque
rimanerci dal proceder più oltre contradiloro ? ecipotrebbonore flaranchordi
quelle cofe , che perauentura lafcian dole , cipotrebbono offendere .
Tentendofi non vo- gliam noi rimetter loro quefio peccatoìjld vnpec tato
publico non bafia il decreto pentimento ; ma vuolui ancor la publica
fodisfattione . Et però non vogliam noi per de nojlri riceuerli: Et per
cittadini & fratelli nojlri riconoscerli \ Efìi hanno le arme lo ro non
folamtntc contra i loro cittadini, e*r fratelli: ma nel ventre & nelle
mamclle della propria madre crudelmente r multate : Ver che il delitto loro
htrop po maggiore, che in caligandolo fi voglia tifare al- cuna Battaglie del
Muti o iurta mfericordia & pietà : vna cefi atroce fcefc foraggine
atrocemente fi ha da vendicare : Inten- dendo adunque Signori V ditori , di
voler la incominciata imprefa feguitare y & ha* ucndo boggimai per quefio
dì ra- gionato affai , tinnito per lo feguente giorno a donercon lieti animi ve
tenerci cm pagnia. PER 17? PER DIFESA DELLA VOLGAR L I N G V A LIBRO SECONDO,
DI HIERONIMO MVTIO Iuftinopolicano • Ouendo il padre de Filofofi 9 editori
Eccellenti/fimi, Do- uendo dico il Dittili Viato- rie fcriuere il Trocmio delle
leggi, fecondo le quali hauef fimo i padri, & le madrina lire ad botìotere
, dice que- fta bella, & memorabile fentenig/ Egli non farà inai, che Dio
ni huomo alcuno di fenà mente ci dia per configlio , che in difpregio dobbiamo
batter co- loro, che ci hanno gencratiMa quello, che della ve nerationdi Dei ci
fi conuien fapère, quello farà con uentuole premio per tendere dì uno , &
all'altro nófiro parente il conuenicnte honore. Etapprcffo foggiunge dicendo.
Due fono Hate in ciafcun tempo le leggi, che da gli antichi fono fiate del
colto de' Dei ftatuitc* pere ìoche alcuni di loro vedendo- gli adoriamo quelli
che miveggìamo.jlltrinon ve dendo fhbrichiamo loro le hiagim > le quali
tutto t Z ebc battaglie del Mutio fhe fìano fetida alcun fentimento ? non di
meno b à cui ilpadye > ola madre o ancor gli (inoli di flrema vecchiezza
oppreffi gligiacciono m ca- fa,può efferfecuro , che egli in veruno altro tempo*
altro ne co fi fatto, ni più efficace fìmulacro nel cir- colo del fuo domefiico
parete vnqua non bper'&a- uere,fe dirittamente, & come fi conuiene
yiene ho* norato da lui.quefle cofe intendendo io : & Rapendo quanto in
quefto propofìto ne fia fcritto , & quante* volte replicato nell'una &
nelP altra delle nojlre fantiflìrqe kgghauifo, che egli non debba e(fere al-
cuno faluo fa e non farà fuori di fe mede fimo > che habbia da douer
riprendere quejjomio pictofo ojfit ciò di difendere dagli oltraggi de ribellanti
figliuch li la commuì^^icamadre. Bpi è vero, che mifu- rando io le forbirne »on
la grande^a della imprc fcy &à molt'ìaUri comparandomi ,ritrouo ,xi)e noq
ci farebbonb manéapidi colorp , che con mag- gior aHttorità 9
dignita,dot^^a,§Jì fia fiata la cagione) per loro farfi rmtto alcuno^ voluto
an^i con qualche pericola di ingnfìa riprcn fioncfodisfar(qifanto è in me)al
dottore, & all'ojfh cloche flandomi cheto ipn&pwr alla pietà in vno
cofi fatto bifognoMa queUo,(he inquesìa imprefk mi è in diflfefa deH'Ital.lingua
1 78. mi b flato foura ogni altra cofa malageuolc, b , che efiendo principale
Audio dì ciafcuno che ci vierr in contefa , dishonefiar la caufa della
contraria parte (il che con ogni sforilo hanno fatto i nofiri aduerfa* ri)àme
con tutta mia pofeia è conuenuto guardar- mene per non mancar della pietà nel
culto della pie tàMadre fu la lingua latina alla madre noftra:& come che
ella fiagia morta , nondimeno effendo i corpi (come dice il medefimo Tlatone )
fimulachri di coloro , che in quelli già vijftro , ancor ilfimula- cro di Lei
dobbiamo. noi bonprarc,& riuerire. Colo ro la morta tAuola lodando , hanno
biafìmatogr vituperato ( quanto b flato in loro ) la viuente ma- dre . Ma ftenQ
effi facrUcghi, &fcclcfati;noi deuQ ti , & pietofi alt una , &
altaftya renderemo i do a ut i honorì. Quella, nel fepolcrp già cotanti anni a
dietro locata ,ìa memorici di lei ritenendo , & i ftioi vefligi feguit
adola riueriremo. jl quefla altra, gioitane gagliarda,&frefca,& in cafa
& fuori le faremo honore i lei accompagneremo à traffichi, alt arti, &
alla popolar efe a conuerfatione : lei alla ijlitution della humana vita ,lei
al gouemo delle Signorie, & degli efferciti ; & in [omnia alla con-
ucrfation, & effàltat ion della gloria italica , come madre fi dee, la
f'eguiterenio . Et fe ad alcuno pa r- rà fbrfc,cbe habbiamo quella offefa in
diinoftrando la bellezza della noftra,queglifm certo, chequan- ' do per altra
via io fofjì potuto pajfarc , che per lo fcpolfro di lei , per non calcar nb
ancho quel vene* Z 2 randa Battaglie del Mutio r andò f affo > io mi farei
molto più prontamente tra* fuiato per altri fenticri . Come à for^a tirato da
lo vomivi fono io condutto ; & [perocché con la pace di quel fanto Jpirito
. Tercioche egli non è da crede* re, che à lei già infepoltura collocata y
&di quefla mortalità liberata fia in dispiacere , che vna fua giouinetta
figliuola in fui primo fiore le fia antepo- fia di belle'zga . Et noi moke cofe
babbiamo lafcia te y che ben dette veniuano per noi, le quali per riue rentia
dell' imagine dell' auola > in lodandola ma- dre no babbiamo voluto toccar
e.Ma fin qua fia det to della noflra modeflia, & pietà . Tempo è bomai no
più di parlar in noflra comedatione,ma difegui* tarla lodeuolmente incominciata
noflra defenfione. La diurna prouiden-fa, signori Eccellenti/fimi, per lo me^go
delle influitici & moumenti delle ce leftifl>here y con legge
incommutabile tutte quefle co fe inferiori gouerna, & moue . Et fi come
perpetuo ^rfen^a alcun ripofo ì il movimento di quelle y cofi continuamente 9 ^rfen^a
tregua alcuna tutte que- fte cofe corruttibili fi mouono d'hora in bora con con
tinuc reuolutioni 3 perpetue alter ationiy &inceffabU li trafmutationi. Et
in tutte ueggiamo noiferuarfi vn cofi fatto ordine y che nate che
ellcfono,& pcrue mtc ad vn certo accrefcimcto* qnafial colmo della lor
perfezione y in quelle non hanno poffan%a difcr~ marfiyche dar volta, & al
fondo traboccar fivcg* gono. queflo può dire alcuno auenirefen%a eui dentifjima
ragone. Tercioche .effendo circolare il in diffefa dell'Italica lingua. 1 79
corfode celefligir'hè ancor conueneuole, ch'il moui mento delle cqfe > che
icielifeguitano f fia di quella forma, & dal baffo incominciando in quel
punto mede fimo fi riuolua. Il che cofi effere con poca ma- lagmolexja
dimottrar fi può. conciofia cqfe che tut to dì in noi medefimi , negli animali
, nelle piante, ne 'palagUnelle città y &in tutte quelle cofe,chepm ci
paiono durabili* nereggiamo la proua. Cofi forfè anticamente y & cofi
crebbe, & cadde il grande Im perio degli JLffxri ; Cofi con auella mina fi
leuò la rota di Medi ; Cofi quella al baffo riuolta in quella vece regnarono i
Terfi : & mentre ch'in Oriente fi riuolgono cofi fatte rote: in Grecia girò
lungamente quella de Sicionii,de gli Mgmh&di Micene : & appreffo >
& in parte infieme quella de Laccdemo* nii>& con l'una>& con
l'altra la Mhemefe. Et du- rando ancor que^e riuolutioni, incominciò ad inai*
%arfi quella de' Macedoni ; quindi venuto jtleffan* dro,quelledi Oriente ,
& quelle di Grecia miffe in fracaffo, & crebbe incontanente in grandi
(Jìma al- tC2ga;& non men toHo ruinò. Et come molte Signo rie haueua egli
ridotte fitto l'Imperio fuo ,cofi il fuo Imperio in molte altre Signorie fi
tramutò;et quel- la vna akravoUa y et molti altri flati furono fot topo fti
alla Romana Monarchia:^ quella appreffoptr moltiffme parti fupartita.Dondc è
ciò , che fi vide venir à fine vna tata pott%a,che d'altra pote%a no haueua
onde temere ì T^on altronde ,fenon chegiun ta allaltijfimo pnnto della rota .
fe la rota non fi 2 3. fermami. Battaglie del Mudo fermaua, le conueniua dar
volta : & c°fì ài mané in mano hanno fato, fannó,& faranno gli (tati,
& ciascuna altra cofx ; K(on reggiamo noi a mliri dì efler mancata quella
già fi gran Signoria del Sol* éanoì Tercheì Terciocbe della fua ruota foryùtd
tra la reuolutione . Ma che parlo io diqiujic cofe, the concernono folamcnte
alla dignità de mortali l'altiffimo Dio volendoci dar à vederci che ferme^ %a
riiuna nonfidoueua porre in co fa , che fojje con tenuta Dal cielo cha menori i
cerchi fuoL Ha voluto Sottoporre alla mcdefirria legge queU la legge , la qual
noi al culto di lui babbiama à Seguitare : creò egli il primo hùomo , & mi*
feto in queflo Mondo a itinere [otto la legge del* la natura . La qual
feruarido , e*r lui Verace Dió conofecnda , & bonordndoifi ritrouaua
l'buomd nello flato della gratta : Diede volta la ruota della natura , &
Succedette quella della circon- ti/ione : la qual girando! non bàftaua la prima
legge . ^£ quefld feguitò la Mofaicà 3 alla quale è foprauenuta la verità
etiangelica • Et quùfla hor corre come vltima ruòta i con la quale s'bab^ bla a
terminare il corfo della ruota dell'Imma- Ha generatone . 7{i mai in altra
gnifa fonoan* datele cofe mortali;^ no flri padri diedero luogo i iiofiri
aitali : effì à noi; Ts(oi il daremo à nofìrì figliuoli i & quelli
all'altra prole : & coft di imam in mano alle veeebie fuccedòtio le mutue;
in diffcfadcintal.Ìinguà. i 86 impili priuilegiate douetevtÀ credere > che
fi ano fiate le lingue ì & lèfcientie : In quella parte di Ita- lia y che anticamente
tenne il nome della tran Gre* eia, grecamente parlauano : Quell'altra che
fattoi nome di Calila era compresa, haueua lafua lingua: la Tofcana Jìmiiméritc
vfaua vn fuo patrio idioma ; già mi ricorda hauere veduto in rame lettere >
che per Tofcane antiche mi furono moftratc > di ca* ìt atteri ancor nonmen
diùcrfi da noJlri y che fieno i Greci . Et quelli fi come grecamente parlauano
; io fi fcriueuanó, quegli altri con la lingua loro Galli* kd : & quefti
conia lor Tofcana . Gli Ofciparlauà ho cr fcriueuanó con là loro Ofca:Latini
con la lati na ; .Auennc poi,- che fpdrfe le Romàne arnie per litniuerfo , fi
dilatò ancor la loro lingua : Et quan* io jLperùri parte elmar circonda^ l'alpi
per lun* go tempo non fi parlò nèferiffe altro the latino . jil la latina è
fucceduta quefia altra 3 la quale non sò perche debba e/fere priuatd della
hcreditariafuccef fiori delle fcritture . Habbiamo breuemente dettò delle
lingue , hor veggiamofe lèfcientie fono andate per quejie rcuolutioni : 1
Caldei quanto poffiamo hd uer cognitióne dalle antiche hijlorie , furono
alianti tutti gli altri Hudiofi di Filofofia , & ritrouatóri della
Aerologia : & anchor che quelli di Egitto vo jgliano efferne efji flati i
primi auttori > & hàuef mandato Caldei in Babilonia j mi paiono parlare
conte huomirii più glorio fi , che veraci . Tcrcioihé ancor voglióno èfjere
ftrti i primi huomirii i & per Z 4 argo* Battaglie del Mudo Mrg&nento
ci allegano la feconditi del loro paefe; tir perauentura per quella medeftma
ragione fi po* trebbemofìrar che fodero fiatigli rltimi.per cloche non quella
donna , che ultima re/la di partorire, nè quella pianta , che ritinta fi rimane
di far frutti , più antica, ma pi* giouene y & più none Ila dee ef fere
iflimata . Oltre che io ritrouo ancora : che quegli che habitano l'Egitto ,
furono Colonia de gli Etbiopi . Et che là doue è l'Egitto y già era tutto oc
fupato dalmare . Et difendendo il T^ilo , & por- tando continuamente terrai
pantano dalla Etbio pia , ritingendo a poco a poco il mare , cominciò a far delle
valli, & delle paludi; Come reggiamo ha uer fatto d'intorno a Bgucnna il
nojlro Tò : &fht ancor continuamente : le quali poi col tempo bonifi*
cate,Ofiridi diEthiopia partito con molti feguaci fuoi , primo tenne , &
bah ito que* luoghi : Ma co* mechefifoffe : o che Caldei de/fero le feientie a
gli Egittii )ole appar afferò da loro y qucfla non è no- fira queflione . Vero
è , che di Egitto pacarono le dottrine in Grecia : Et di Homero fi ha per certo
, che egli fife inEgitto , per imprendere Illiberali dì fcipline : Et apprejfo
di lui fi ritrouano molti miste- ri, che appo gli Egittii erano in rfo. Licurgo
fimil mente , & Solone molte cofe de gli Egittii ripofero nelle loro
leggi:K(l di Pitagora dubita alcuno, che egli non appara/fé da loro molte cofe non fino piene le cofe fue delle dottrine di
Egitto ì Di Egitto adun- que pacarono elle in Grecia y & di Grecia in
Latio. Et quiui fiorirono elle con la lingua latina alcun te- fo. Hora
vorrebbero communicarfi a tutta Ita-* Ha : Et cojloro fi oppongono al contraflo
. Effe > co- me honoratifiime donile , ogni volta che fi fono mu- tate di
vno in altro luogo per comparir borreuoli,fi fono vfate di veftirfi di panni
noui ; &veggendofi cfcr volentieri , come cittadine riceuute, hanno per
vfatr^a di adornarfi alla foggia del paefe , al quale elle fi trasferirono :
cofi hanno fempre elle fatto fe- condo che di luogo in luogo fono fiate
domandate per adietro : Hora non altramente volendofi participa- rea tutta
Italia, & di quella tutta diuenir cittadi- ne y & domeflicarfi co
noflri popolinone già fece-^ ro co Caldei , cogli Egittii, co Greci , & co
Latini perferbartvfato loro cojìume , cercano di veStirfi di nuoue veflimenta y
& alla Italica affi fa : & que SU noflri ribellanti fratelli , come
fceffia lelorofpe fc le doueffero vcflire , vogliono > che elle compari-
vano co panni vecchi 3 & alla foggia de bifauoli degliauolidi coloro $ che
nacquero già più di mille unni . Cogliono y che qui fra noinon fieno in vera
forma, ma immafeherate vedute : Vogliono vietar loro per tutti i modiche effe
non parlino con altrui, c\k con effo loro . Habbiamo breuijfrniamente viflo k
variationi& riuolutiom delle cofe mortal'h&mo $lra:o Battaglie dcbMùtió
^r^ro babbiamo vna & la mede/ima legge effer $ tntte : & bauehdó di
tutte le cofe generalmente par Lztói babbiamo fpetial mèntion fatta de
Principati i della religion y delle lingue, & dèlie dottrine : delle qud
cofe piaceuoliffìmamente babbiamo per modo difernìon famigliare ragionato con
ejfo noi . 7yy>« cijìamo noi infiammati^ non cifiàmó riscaldati y non
babbiamo mostrato fegno di affettion aicunà;& per ciò meno pójfiamo batter
infiammati ien a doUer ve rider la verità,ar mata Ci biforna producer la verità
; attendete t'htr Battaglie del Mutio chor bora vela apprefento. J^egoio ,
chela Un* gua latina fia patria noflra. Et dico , che ella è fira mera, &
quefla volgar propria noflra natiua „ Et quando io dico noflra , Intendetemi
bene , io inten* do douefono le yoftre anti- che madri ? 0 voi che difendetela
ftraìiigr4,& of- fendetela citadina & domeftìca , protettori della
morta & nimici della viua, l\ic autori della madre dtrui y & micidiali
della voftra, oh è l'antica vpfha prima mndre,o dolcijfima p%iapa,tr'iu,&
la tua do ue è ella horaìChe ci diranno coftoro: Chi ci ridon- deranno egli ì
La lingua Latina ce le ha tolte iella ce riha priuati: ella ce le ha uccife ;
ella tutte le ha sband}tp della meritoria àt mortali . Lecitomi fia,
pfantilfima antica madrelingua Latina[ per ciuchi co fi tipoffo ben drittamente
domandare io dapH che ci hai generata vn altra madre ) LecitQitìifi* dladifeffa
della tua dokiffima figliuola f&rlar itì quefla maniera:, lecito mifia per
la falwxga & per l'honore della madremftra producer ìn mex^ %p la verità .
Tu di nulla ci appartenevi aitanti che 'per lo mexgo di lei tu ci fojji auola
diuenuta: Tu Hraniera entraHi nelle patrie nojlre; Tu vera- mente Latina, tu
Bimana: Tiu nQn poffo io aggiun ger alla tua dignità,cbc chiamandoti
J\ornana;Veti cbctoontitjfyrcgio io, dicendoti. jir antera: an^ipur ; ^ipv nti
in diffefa dell'Italica lincia. 18^ ini glorio, che di te tanta donna nafceffe
la triedre polirà : Ida ciò dico io,an^ nonio ,ma effa verità ftice 9 $bc tu
fotti Ldtina,tu Romana; Ty'o* in Latio, fìr & fytfld tfrattferi : T^on
altramente Bimani & Latini ftranieri fuori di B^pma di Latio. Cql
fnofirarla tua patria, la figlino la tua vien cono* feiutaper legittima madre
di tutta haliti : la qual da te bauendo noi riceuuta gratta di tanto benefit
ciò, la tua memoria con borreuoU effequie perpe- tuamente celebreremo . Voi
infendete come la lin- gua Latina ci fu madre; Madonna di Latto dataci per
madonna 9 & per principerà : Quefla altra b ben madre propria nojlra , come
la antica de Lati- nitelU è nata in Italia , ni più ne meno è ella mflr (4u di
vna parte ebe fa altra , fenon come la lingua Gr$ca cht ci ri/pondano:ma à mi
bifogna ricordarci in diffefa dell'Italica lingua. 185 di quello,che effi
fonovfati di dire. Sogliono adun- que rifondere > che coCinon è nata la
Latina dalla Greca, come la nofira dalla Latina : & che ciò (la m
pero,adducmo per proua , che non coli fono quelle fimiglianti, come quelle. Et
perciò non Icofi à noi ftraniera la Latina,come fu a Latini la Greca. Che
yoglion perciò inferire* Iononintendo,fenonfixn- no come coloro, che fono per
annegar, che s appic- cano à ciò che poffono.Del nascimento diquefia La ima
lingua tornerem noi tate volte a dire, che e far 4 vnfiiftidio: U abbiamo già
detto, che ^Arcadi, Ve- lafgi ? & Brutali di Grecia vennero tutti inLatio;
Et che con quelle lingue mifchiata la Troiana , ne nacque la Latina . Terphe
nort nacque ella adun que della Greca ) E non fi fimigliano ì Bjtorna no pur a
mal fondati fondamenti delle lor fimi- glian^e, Se in qualche parolwiga non
fono li- mili , ernie e la nofira alla Latina , facendone com paration di tutta
\aforma,come facemmo noi delle due nofire, forfè ritr onerano più affimigliarfi
La La ima alla Greca, che alla nofira. la onde affai chiaro fi comprende, che
effi sa bbagliano,parland 0 di pitt y & meno flranicra . Di che come cofa
leggiera con poche parole mi p affo co fi debile fondamento. T af- fiamo noi
pur inanyi:E bifogna,dicono, intender la lingua Latina,à trarne le feientie .
Meramente voi mi dite cofa noua, io noi fapeua , vorrei io intender s'à Bimani
volendo fcriuer Latino , & trarne le wiitatione,et le arti liberali dalla
Greca (perciochi Ua pur Battaglie del Mutio pur lungamente la lingua Latina fu
fcn%a culto & dottrina nefuoifcritù)P r orreidicofaperc, fe all'ho* ra era
neceffario fapere lettere Grece : certamente fi era egli. Ma quando io dico che
la lingua Latina ci ha da ejfer quello chea Latini fu la Greca, non in tendete
voi,che io intendo di direbbe e conuien che la intendiamo ? ofiete pur voi
fen^a l'udito, come fen\a linguai Et fin qua qual baueteveduto voi che con
alcuna laude habbia fcrittoin quella lingua* che di quella non habbia hauuta
cognitionéìSe vor ranno i noSlrifcrittori faper ancor lettere Greche* & H
ebree altre/i, non dirò io ad alcuno, che quello fta tempo perduto. Che
nondoueteimaginare , che non fi vogUa la fatica di imparare altre lingue, che
quefla f ila : Siete pur voi quelli, che veggendoui ha aere errata la flrada,
& bauer fatto lungo camino nella lingua Latina,nella qual vifembra di douer
poter acquiftar alcun nome: & delle vie di quefla non battendo più cote^ga
che vi babbiate 9 baucndo già fatte tojj'a dure vi grana la fatica del tornar à
dìetro;& viparcofa non degna in luogo di maejlri che voi ftete in quella*
diuenir in quefla discepoli. 7^è ci fk meflieri di quella tanta ejfer citation
di fcnuere,comevoi ci andate con parole dipingendo: percioche la proua dimoerà
e/fere altramente. Et fappiamben noi, che voi che traducete di Greco in Latino
i non cofi leggiadramente fcriuete nella lin- gua Greca,coìne fate nella
latinafPiu dirò, che voi latinamente fecondo che bora jìpuò,trattarete vna
materia* in diffefa dell'Ita l.lingua. 1 86 Materia, la quale vi venga veduta
ferina in qnefia lingua noflra: & voi perciò in quella lingua non la
faprefle politamente fcriuere ,f alno fc non vi haue* fte data opera
particolare: Donde e queflo ì da quel che dico io , che alerò è voler intender
vna lingua per valerfene, altro per fcriuerin quella. Et duo an vi di fìudio
baceranno advno che voglia feruirfi delle opere Greche di ^riflotele : che
dieci non gli faranno borianti à voler ^Atticamente fcrmere. Di quel ci/io dico
apertifjìmi effempi ne hanno hauuti qticfli vltimi fecoli ; che fi fno
ritrouati di quelli) che con pochiffime lettere Latine(fecondo che per li loro
ferini fi dimoflra) fono riufeiti fupremi Theo- U>ghi,ecceUcnti(fimi
Filofvfi, & dottiffimi MaeSìri delle leggi co fi canoniche, come ciudi • La
onde per co.icbiudcr di quefia efiercitatione : Dico , che chi vuol paffar più
oltreché nccejfarioglifia , può al- cuna volta ejjercitarft à fcriuere in
quella. Ma fi come io non ritraggo alcun da cotal fludio* cofi an- cor dico
quello non ejferedineceffitàdafeguitare: & che principalmente dobbiamo
effer riuolti alla effercitatione, al culto , all'ornamento , & allo ftilo
\ii quella noHra;& fi come i maggiori noflri,come ?*oi mcdefimi
dite,attcndeuano alla lingua Greca per le feientic, delle quali ella era piena,
&fcriuc- nano nella Latina,cioè nella loro patria, & pepo- lare;Cofi
noifkremo nella noflra materna, & eom mune, quella adornando,^ effaltando
con le belle^ mutatone , & dottrine delle lingue , che di iAa % quelle
Battaglie del Mutio - quelle fono ripieneiin quefiajn quella ci dobbiamo noi
pricipalmente e(fercitar,&fcriuere:& fcriuere àgli huomini nofiri.
Terciocbe la principalin- tention delle fcritture dee effer di giouare altrui ;
3 Inqual lingua ,dicono,fcriuendogioucremo piti , , a gli huomini, ò nella
nostra , ò nella Latina^ *A me conuien ritornar a dirlo, per ciochc ritornano
pur fu primi falti.C erto l,chefcriucndo nella Lati- na, non faremo intefi,fenon
da coloro,chc dannoope fa a lettere Latine dquali fono molto pochi a rifpet- to
di coloro,che intendono la lingua noflra commti ne. E mi fi potrebbe rifondere
, che anche nelle al tre nationi che nella Italica fi attende al Latino :&
io vi dico, che con tutti gli Oltramontani^ gli Ol- tramonda?ii ancorargli
fludiofi delle cofe Latine fo- no pochi a lato 4 coloro, che leggono le cofe
della nojta lingua -.intanto che non verranno ade/feria medefima parte i nofiri
lettori comparati àvoflru Et quando foffero ancor tanti & più, dourejìc voi
più tojlo fcriuere à nofiri, the a gli flrameri, per ef- fer cofi l'ordine
della carità di giouar prima eia* feuno à fuoi. Ma voi tirati non fo da
qualperuerfo ffiirito,& non da amor di yero honore,fcrincte La- tinamente,
& apritegli intelletti, agu%jate gli in- gegni alle flranc genti,à nofiri
nimici ; aprite loro le nofir * bifiorie, quello >cbe contutto il poter
nottro vi dourejìc guardar di far, & inflituendoli con am maeftramentì,
& con ejfempigli armate contra di noi,contra le noflre vifeere, & le
noflre vite , con- in diffcfa dell'Italica lingua. 1 8? tra thonor, dignità
& gloria di tutta Italia; & al-* la opp^Tion^iratio * minai morte
incendio di quella.!*' egli il vero ò no: co fi non fuffe egioche el- la per tutte
le fue parti Cifidimoflra abbattuta,^ lacerata,fu?nano ancor molte delle fue
città , & te- pide fono le piagge & i fiumi del fuo [angue : *Ahi
poucrella Italia , mifera madre , quefie fono le gra- ticcile ti riferiscono i
tuoi cittadini > & i tuoi fi- gliuoli: Quefie fono le corone, que fi i i
Tropbci, que fti i Trionfi , ebeti riportano dall'Oriente all' deca - fo. Ma
percioche noi habbiamo tolta quefta impre fa, non per pianger > ma per
difenderti, in altro tem po differirò le dolorofe querele. Seguitate feguita-
te adunque voi, fe vi mette bene. Sanno meglio gli Oltramontani le bifìorie
noftre , che nonfappiamo noi medefimi.Mercedenojiri buominilctterati,cbe non
vogliono , che fiferiua in quefta lingua > & ri~ prendono coloro , che
ci traducono alcuna hiftoria* Sei fanno per dir che poco leggiadramente* &
po- co fedelmente fi veggono mandate in luceiio non mi difcoflo dalla lor
opinione Severamente y percioche non vogliano che in quefta lingua fi habbia di
quel le cognizione, dico che di poco e loro tenuta la Itali- ca natione,da che
riprendono altrui di quell'officio* che loro toccherebbe di fare , &non lo
facendo fon cagione iche venga fatto tnendritafnente. Chein- fin ad bora di
quanti auttorifono flati riuolti in que fla Ungua,fappiamo pfir come ci trouiam
ben feriti- ti. Ma per tornar al primo propofito. Se uoi volete jla 3 trattai
Battaglie del Mutio trattar le cofe diurne per cominciar pa queflo capo* non è
più conueneuolc fcriuer Italicamen*t, a fine* che coloro, che non tanno quelle
cofe belle, & que- gli alti mifier'h gli apparino da voi , che fcriuere à
coloro 7 chepo fono apprendergli y là donde le battete tolte voi? questo
meiefimo dirò io della Filqfofia co templatrice della natura : & della
morale mag- giormente. Della hifloria raacjl ra della vita ne bab- biamo
toccato di [opra : Ma per venire alle cofe più particolari : t'olendo fcriuere
della arte della gucrra,non è egli buono y che i Capitanti & i falda ti vj,
intendano) Se di Architettura > non è egli con- neneuole>che gli
ingegneri $ & maestri delle fkbri* che pofìano apprender i noHri
ammaeflramentiì Se di ^Agricoltura > non vi par neceffario > che gli
buamini del popolo ne poffano trarvtilita ì Sedi tAritìmctica , non dee effer
vofira inteittion > che anche gli huomini non letterati vi debbano poter
leggerei Et quello che di quefleho detto io, intendo di dire delle altre
difcipUne , & arti di mano in ma no. Queflo à me fembra>chc officio fia
dihuomo let terato>& dibuon fcrittore > giouar , & fcriuere i chi
non fa dar aiuto à noftri huominh& alla nofìra lingua. Saluo fe ancor non
volete flar ostinati > & dire , che in questa lingua nonpoffono caper J
Agget- ti alti & pieni di dignità. Cofi foleuan dir quando baueuano lingua.
Signori auditori: Di che io nonfo che mi debba dir del loro giudicio y
hauendogli io peraltro fempre conofeiuti huomini letterati & da indiffcfa
del l'Italica lingua. 188 da bene:Conciofia cofa,cbc 1 loro volti pallidUipan
ni lunghi^ la loro profeffion > & in parte gli ferini mostrano la loro
molta letteratura . di alcuna malignità gli conobbi io mai colpeuoli >fc non
di queflanoua [celerità di voltarle arme incontrala, madre loro;perche io
auifoychepiu tofiopcr alcuno [abitano ardore > che con matura confideratione
in quefto nouo error fi fiano lanciati trascorrere : Ma noi non dimeno 3 non
dobbiam rimanerci da far lo* Yo conueneuol rijpofla, i colpi loro ribattendo ,
i noslri rinforzando^ raddoppiando. Dicono adun- que, che in questa nojìra
lingua non ci fono fiate mai ifcrittefenon fattole & ciancc,& che da
quelle rhnouendoci ci ritrouaremmo impacciati: & ci ai ducono in me^o gli
ferini del Tetr. & del Bocca, per cofe leggeriffime . 0 huomini dotti >
doue vi trasporta il furore * io direi > chetornafie à ridire fe hauefie
punto di lingua: Mapercioche non ne ha uete y dirò io per voi . foi nhauete
lafciato di fuori Dante. Dante hauete voi lafciato di fuori . E fu già vn certo
Dante y che fcriffe anche egli le ciance, &*lefauule in quefia lingua : 0
non vi fate bora fchiui dinonlofaperejiofo che voi lofapete: ma vi erauate
domenticati > fi fi bora vi è egli ritornata alla memoria . Cofiui adunque
nefuoi ferini m & fublimL Lafcierà bora le canyon fup di
cortefia,dinobiltà,& altre Filofoficbe, & t coni menti fuoifopra alcuna
di quelle . Ma ifuoi tre He Uà 4 gni ; • .i»; Battaglie del Mutio gni,che egli
ci lafciò [otto nome di Inferno, Turga*- torio ,& Taradijo,(ì r ritolgono
egli intorno fuggetti leggieri, & baffi, o pur grauiffimi, & alti/fimi
? ^ me par, che mentre , che egli s affatica di leuargli animi ?iojiri dalle
cofe terrene, per me^o delle vir tu purgatorie, alla contemplation delle
cofefuper io- vii & delfommo bene , che egli parti alcuna . non lafcia di
tante che degna fiadi quantunque grauif fimo Scrittore. Quiuici dimostra
egliinqualma- mera habbia da fchifar la bruttura del vitio : e*r à farci
adomidelk bellezza delle preciofe virtù: & per non dir delle quefiioni
profonde & difficili cojì matematiche, come Filofofiche : qital è fra tutti
gìi fcrittori che delle cclefti (pere , delle Virtù Cardino.- li,dcll' anima
degli jLngcli,ct di effo fommofmgula re Trino & *no Iddio,piu dottamente,
erpiu co- piofamente ciragioni: Se queste cofe vi paiono leg- giere & baffe
, fe elle vi paiono ciance , & fkuolè; ritrouatenevoi di più alte, &M
più grani; ritroua tene di più dignità , & dipiumaeftàapprefio Lati r ni:
che io non mai più farò parole di quejia lingua: & ritomerommene
incontanente da quejia frequen tia alla Solitaria vita. La gloria di colui,
che'l tutto mone Ter l'uniuerfo penetra, & rifylende in vna parte più or meno
altroue» *A mcfembra,chechi co/i dice , dica grauemente, aitamene , &
leggiadramente. Se cofiui non empie l'orecchie vvfircffecoJìuinonenipiegUani ì
\ , mi in diffefa deiritah lingua. it 9 vii vo flri: anche i Grec'hanche i
Latini gli lafceran * 4ìo vuotiMa che direni noi del Tetr*&- del Bocce/fi
hanno ferino amori , & fiutole, adunque quella lin- gua non è capeuole di
materie tleuate : par pur a voi cofhche que\\a coja feguiti ? & il Thedro ,
de quali nell'uno di amore y nell'altro di amore & bel le^a fi ragionai Et
fe noi le cofe amorofe del Tetr. ben effaminar vorremo > troueremo ogni cofa
piena della Tlatonica Filefofia.Se voi il fapete,coni " fcfjateloyfe anche
nò andatelo ad imparare:^ qua do
Battaglici del Mutia do imparato l'hauerete , riporrete fra tutti i T?ctt* ti
Latini) cr tutti tutti gli Quoterete ben bene y &* vedente fe fra quanti ve
ne fono tanta dottrina, di aito & bonorato amoretti potrete ritrouare, qnan
ta in questo noftro vnofi ritrona * Taccio la can* %pn di Italia y
quellafcritta al TapaJ altra à 7{ico lo di l\en^o . Quella in figura delle due
donne &* della Glorio fa V ergine altre cofe grauijjìmar mente fcrit te.
Taccio ifui Trionfi, ne quali di gru do in grado incominciando , da giouenili
affetti in- fin alla confideration delladiuinità ci conduce* que He fono
ciance. Oquefte, o levoflre. Egli lefcriffc fcher^ando.Io vorre'hche voi
dkefieil vero 3 percio~ che io non fo qud maggior argomento io mi poteffe far
della dignità di quefra lingua 3 eh domandami quali doueffero effer quelle cofe
che da douero fof- fero ferine, fe quelle da febcr^p f afferò cotali . Egli ne
fc riffe più Latinamente vete volgarmente. Et que Ho che fa: è perciò in maggior pregio l'argento che
l'oro ì 7>(on dubito io punto > che egli non haueffe il principal fuo
intento intorna àgli ferini di quefitt lingua:& con piudiligentia, con più
Urna y & con maggior ojferuation gli componete, che egli nonfe~ ce gli
altri. Et di quefio ne po/Jòno far fede coloro* j che hanno veduto delle cofe
ferine di mano fua^ y fe~ \ condo che egli le componcua,che ancor pur fe ne ri*
trottano alcune . quiui è da veder rime in diuerfp maniere
fattc>rifattc>concie,racconcie, con parole mutate* in diffefa dell'Italie
a lingua. i $o mntate,rimutatc,aggiuteJeuate,ritornate co poftil le rni piace
inorimi piace,piu, &menmi piace: che rio fi vede co fi delle Latine,
leqnali egli douea lafcia re come gli erano ma volta venute ferine :& per-
ciò di quelle molte > di quefte poche fe ne ritrouano. Quefio è ben certo,
che in più di trenta anni copqfe egli le cofe, che di Ini fi ritrouano in
quella Ungua. che è vn lungo gioco,et vn lungo fcher%o, del quale egli cofi
gran tempo prefe diletto . il Boccaccio ci refia ancor :Chc ne dicono : Che
egli le cofe grani in ì Latino,& le ciance fcrifie volgarmente. Io conofeo
Signori editori , che quefti ribellinofirinon meri tanocheibeimifteri della
nofira lingua vengano loro ad effer riuelati. Da che elfi fono cofi tenaci,
& auari , che non vorrebbero, chele ricchezze de Latini, ricchezze non
loro, àglihuomini di Italia foffero communicate . Mapur accioche fi rauueg-
ganode loro errori , ne fkrem loro alcuna parte, fi come alla grandezza , &
cortefia de gli animi no- fìrifi comiene . T^ecefiàriamente b da conchiude- re
> che ouero io non comprendo affai bene quello che fi dicano ; e*r chefia
fcriuer ciance^ che cofe grani : o che pur effiàloro medefimifi contradico-
no.l^on hauete voi detto, che gli h uomini dotti/fimi Cofi delle cofe diurne ,
come Immane , a bello findio con finte fauole, i mifivrii della loro fapiaitia
han no nafcqfle r certamente fe hauete detto voi nella prima voflra oratione ,
alla quale rispondemmo hieri>& rifondemmo particolarmente àqnefia kj^. j
Battaglie del Minio cofa .-perche adunque dilprezgate bora le fzuoleì T^òn
douete voi al primo tratto giudicar di quelle cojì leggiermente , che elle
fieno cofe leggiere : le Commedie & le Tragedie ancora dpprejfo Bimani
/otto nome difauole veniuano comprefe. Et pur do* ncte voi fapcr di quanta
vtilità elle fìano fempre Hate riputate. Ter che non mi fendo à dirne in que
^fia parte : Quanta fia ancor tempre fiata la digtii- tà della hiftoria, tutti
ilfappiamo : perche io vi pro- ponga quefìe cofe,tcJiè l'intenderete voi.
Lofcriuer dclRocc.fe voi non lo fapcttc, è principalmente fia to di tre
maniere: J^on parlo bora delle lingue, per- fioche lofcriuer di lui Latino non
meno cheilvol- gare,& il volgare no meno che il Latino è Hatoft uolofo. Et
per conseguente non piugraueopiu l 'wue queflo di quelloyo quello di.quejh dee
efjer riputato. Egli recitò le fauolc antiche ,& fi affaticò didichia rare
quello che [otto quelle fintion poetiche haueffe ro intefo gli antichi
fcrittort . Scriffe apprejfofotto ueli cr coperte dipoe/k alcuni fuoi concetti
\et fenti menù moraliyft come già dimoftrato fé , che i pri- mi Filosofanti
& Teologhma/Jimamente Greci ha ueano fitto. Daquefloritrouòegli vn nuouo
mo- do di fcriucre;nel quale parte Jìilo hijlorico tenedo, parte afìutie,&
inganni comici, parte fieri acciài ti tragici ifcritiendo, et inquelli molte
bellemorali- tà,&congrauiy^fententiofiprocmii in belliffimc dottrine
introducendo,con la dolcezza delle fattole aletta gli animi de lettori; &
con gli ejjempi , gafev con in diftcfè dell'Italica lingua. 191 con le belle
fententie la via del bene y & beatamen- te viuere ci dimofira. T^on veggiam
noi con quan- to ordine è dijpofta quella d'urna opera r di quante belle
materie col meigo delle fauoleeglifi conduce a trattare : deca/i felici , &
infelich della varietà della forte^a,dellaprude?itia, & della cortcfia
& magnificentia:perche non dobbiam noi dirne altro y fieno
chegratiofiffimaygrauiffiimaetmoraUfifivma dee ella da ciafeuno effer
giudicata. Habbiamo vedute le tre maniere dello fcriuere del Certaldefe : ma à
che fine quelle prime fcriffe egli Latinamente , quejle altre in quefta altra
lingua: J^otate bcllifjì- mo configlio di auell'huomo di ingegno foprahnma no .
Fedeua egli due lingue Greca , & Latina (la- te lungo tempo honoratiffhne ,
effere giunte al fi?ic> & morte affettarle funerali effiequiey perche gli
parue ottimamente fatto , fi come fi vfia di far nella morte di gran
perfonaggiydi far loro l a funebre 0- ratione;nella quale i lodeuoli fatti de
defonti fi fio- gliono ricordare ygliafcoltanti imitando alla imita tion de
loro vesìigi . Et perciò per principal laude di quelle lingue fcelfe le belle
fauole,& iettando il velo delle lor fintioni tra per render honorc àquel le
che erano morte , & per moflrar à quejla nona lingua figlia & herede di
quelle , come ella le ma- tri fiie douefife fèguitare, aprendole la via per la
qua le effe erano cantinate • Et fcriffe egli Latinamente quafi come
aggiungendole la claufula eflrema : in- fino all' bora erano fiotto veli
fauolofi andate coper- te , r Battaglie del Mutio . te tanto che era durata la
fefia: la qual fornita con» ueneuole co/a fu > else loro la mafehera fi
trabeffe, reggendo egliappreffo , che volendo imitar quelle conueniua ancor in
quefta nofira lingua vfar i veli, et fintioni ad imitation di Lino, Vfiamo
dicono la lingua Latina, percioche al , , praticar con le genti flrane ci è
me^ana,qucl y, lo che non ci è la vulgare. Quefla vfano nel col y legio de
Cardinali , doue non è lecito parlar al- y , tro che Latinamente. Che effendoui
huomini di 3 y diuerfe nationi, in quella lingua tutti fi confor- y , mano. I
notari ancor fcriuono Latino i loro firn menti. uvdiffcfa dcirital Jingua. 1
92. menti.Et ne collcgii de glifcolari Oltramontani non fi parla con ultra
lingua. Da queflo fi affa- , , ticano àdimoftrare , che ageuole fia lo appren-
3 , der.lalingua Latina:& moftrano,che cjji lafan y , no vfare ò & che
degli altri ci fono flati, che ne 9 , hanno battuta vera cognizione al tempo
dépa* y , dri noflri,& de noflriauoli . La lingua Latina y 9 ci è
interprete con le nationi , dicono coftoro, y , quafi di tutta Europa . Et la
noftra ci è inter- prete*, con lenation tutte di Europa % fen%a quafi con
quelle di Afia,& di Africa , & ancor del Mondo mouoXhi ha detto più ì
Toteuate voi effer i primi a dir cofi,acciocheio non vi haueffe tolto quefla
pai ma delle mani . pofeia che fi ha da contender à dir delle parole. Di parole
ancor ho io adunque vinto: Mavenimo alvero* er. opportuno, di baucr ricorfo
alle corti di gran Trin tipi: uogliamo anche veder queflo, della comodità
dell'una & dell'altra lingua. E non dee efferriputa^ to altro che benfatto
. L'Imperador intende lano- ftra:Il He di Romani parla con la noflra: Il medeji
mofa il fle Francia: Mtr etanto ne fmno il I\ed In z hilterra;& quel di
-Portogallo, fra tutti quesli chi intende Latino,il % di Romani , & quel di
Inghil- terra^ de gli altri non niuno. r 'accorgete voi bo- ra di manto noi
ftamofupcrioruAndate alla Cor-, te del Sknor de'Turchi,& ritrouate chi
fappia La tino-.Bjtrouatene appreso il IKc di THnifi,nel regno delGarbo ,
diM%ier,&inaltri luoghi ; la noflra fatua ritrouarete uoi per tutto. Io di
quel che det- to ubo, di parte ve ne poffo dar certiffima teflimo- mara:&
di quel che veduto no bo,ne ho tale infor mattone, che io vi parlo{come dicono)
col pegno m mano . Foiui Hate nenoflrifludi, &vi ritrouate circondati da
libri Latini , & fra quelli vi hauete in diffefa dell'Italica lingua. 193
gli fcritti di due Tedefcbi.Et auifatc y che altra lin- gua nonfia al mondo
> che quella che voi hauete de glifcrittoride noflri libri, alla fembian%a
delle fi- gliuole diLothy che non fi credeuano che altri huo- mini che quelli
della loro città al mondo fi ritrouaf fero. TS(el collegio de Cardinali fi
parla ( dite voi) Zatinamente.Bella ragion y dourò iopercio attender alla
lingua Latina * per poter parlar in quel collc- gioydoue nonpenfo mai di douer
entrar y più toflo, che con quefla > fen%a la qiuzl non pofiò Jìar ma bora
fi-agli huomini y & con la quale io fono atto à 4ar àmt eterno nome, &
ad infinito popolo infinita Vtilità.Ma da che ci date cojì buon ricordo , io ri
voglio render il contracambio > apparate (a lingua Tcdcfca* laFrancefca y la
Spagniuola y & la In- glefe y percioche ne loro Configli i Trine ipi y
&f loro Cordiglieri parlano in qudle lingue . Di che ànojlri ne viene il
danno, chela vtilità y maggio re . Il medefìmo dico y de notan : che fe
ferhtef- fcro in lingua y che gli Slipulatonde gUfimmenti la intende/fero :
molte volte non vi porrehk^no del- le claufule y che vi aggiungono per
noneffere in- tefi y le quali di infinite liti y & fcandali poi fono
cagioni . fi che lù quell'vfofappiam noi la Latina &di in diffeft
dellTtal.lingua. 1 94 & di auantaggio. 0 ìmomini dotti 3 0 buomini elo-
quenti, che volete fra Latini e/fere annouerati : che furor è que/toìChe
tenebre fono le voftre: bora frate tanto dilìgenti, per non dirfzflidiofi,chefc
ritrova- te due dittioni di quelle, che voi baueteper Latinif fimc,non coft à
punto pofle infieme,come elle fi tiro uano in Ciceroneiper Barbaro incontanente
bauete colui ycbe in quella maniera le ha collocate. Et bora della dignità di
quella veramente borreuolifflma lingua parlando , non vi vergognate di adducer
in mei^xo le ho\larìe,& le sìuffe di Lamagna.per non dir bora pln
dishoncflamentc. ^tornite invoi, ri- chiamatela memoria, & ricordini , che
nella pri- ma oration voHra dicefle , che al tempo de Longo- bardi,™ luogo
della pura antica lingua , neforfero due, qnefla nnftra commune, & vna
altra Latina corrotta : .All'bora erano feparate la Latina anti- ca^ la
corrotta,^ 1 bora fono vnaiflcffa : QucHc vofire cofe tengono deldiuino Dio
trino vno, lingue due & vna an%ipnr trina & vna > & uolcuate*
che ancor la nofira vna mcdefima fofje con la Lati- micofi vna Trinità in cielo
, & vna in terra ver- rem noi ad bauere . Ma noi che intendiamo quelle
vofire fottilità , ifiimiamo pur che voi ci gabbiate: Et vergendola vera lìngua
Latina con le fuejeg- gì, forme, & ordini:& quell'altra di bofìieri
fernet maniera, 0 ragion alcuna, ci par fra loro quella dif- ft rentia vedere
che è fra lOrfa , & il fuo recente parto : 0 per dir meglio y fra vna bella
donna , fìri buomini le belle discipline nel- le carte noflre leggiadramente
diflenderemo: quella haurem noi alle opportunità: di quella: Quefla co- me
principale con l'aiuto di quella adorneremo: Quella fecondo il bifogno di
luoghi & di tempi hauremo apparecchiata: quella come madona fem- pre
accompagnando di giorno in giorno noueiotili- tà, honori, & dignità le
procacceremo . Et non ci dubitiamo ci tolgano Ihónor della Latina : Ella no può
farfi più bella di quello che ella a vna volta fiata: Et ipriucipaliflrittori
di quella furono Ita- liani peruengano à quel fegno , &poi ci parlino;
Guardiamci pur noipiutofio, che cfjì, che ad Ita- lia di ogni maggior
eccellenza > tempre fono flati in feriori,di quefla non l'auan?ino >
chele loro lingue fi più in diffefa dell'Irai, lingua. 1 9 S kpin culto y
&piu vagherà non riducano , che noi la noflra lingua non facciamo :
percioche mi par vedere che delle lor proprie fi ano molto più fiudiqfhche noi
di qucfla nofiamo, che et in forme e*r in regole le rìftringono > &gli
hueminifra loro dottiffìmi di quella prendono ilpenfier maggiore. Ma che direni
noi di quella bella perfuafione > di diryche la lingua Latina è ageuole da
imprendere, & che elfi vfar la fanno. Et perciò dobbiamferiner Latino ì noi
rifponderem loro per quella medefima forma y che ciparlanotOgran de fenfori
della lingua Latina : la lingua noflra è ageuolead imprendere. Ts^c ci mancano
di coloro > che ottimamente la v fa- tto nelle loro fcritture.Et perciò
dovete voi volgar- mente fcriucre . coft è perfuafione la noflra come la
loro.Ma con cui vi credete voi di far parole), Io no mifuro lecofechefi debban
fareo lafciare : dalla ageuole%ga,o dalfuo contrario , ma dal douerc, dalla
vtÙità>& dall' honeflà.cofi fi parla co fanciul li,& conpoueri
cuorimon con animi generofì > & di defiderio di ìjonore
infiammati.quelli che fuggo- no la fatica fi stiano con effo voi , che noi non
gli vo- gliamola noflra e ofeuraja noflra è faticofa y la no- Sìra è malageuole
: Tutto il contrario trotteranno nella Latina^} per uoflrodire;& coloro che
voi no minati bauete, che à noftri fecoli hauuta la hanno fenica fatica la
hanno apprefa: 0 diuin Trotbeo>co~ me ritorni beninful tuo variar delle
forme,chc ho ra per fenttori Latini venuti vi fono nominat'hqua Bb 3 do
Battaglie del Mutio do fra voi mcdefimi vi raccogliete Trotbeo prende vna altra
forma . Et non gli bauete per tali, an?i non folamente della città Fumana &
di Latioytna di tutta Italia gli mettete in bando ; come bifognoft li di aiuto
àgli sbaditi promeffa bauete la città , accio 23" che prendano l'arme per
voi. Ma fc forfe noi fape- flc pappiate , che noi pappiamo , ebe non folamente
! tic uni di quelli che 'nominati ci bauete tra voi, non fono per Latini
ritenuti ytna delle fcbole vofire ( la- nciamo flar i poeti) i Tlini'hi
Senechiyi Cornelii Ta ? citiyi FaltriiMaffimiyi Suetoniiyi Titiliuiiyi Quin- j
tiliarih& infino i Salufiiifono difeacciati. Ofeuc, if * fimi giudici^ chi
vi ha data quefta cenfura : Ma | di quello fe fiano Latini , onò , non è la
noftra que+ Rione fc voi habbiatc la cognition della lingua La- 9 tinajionho io
da parlar con e/fovoi. Co quali ho per determinata concbiufione , chepofioyche
voila j haueFtc y nondimcno douresìepiu toflo in qucfia,che in quella fcriuere
cfjendo jìraniera , come dimojlra- tohabbiamo > che della Latina nonfìpojfa
hauer j vera contenga y ho io da mojlrar à voi Signori f V ditori y non à
cofloro y che fono degni di ejfer lafcia- f ti fommerfi nelle tenebre della lor
cieca perfuafio- ne.Hauetevdito Signori V ditori y come ver difpo- fition
difatiy& della diuinaprouidentiay quefta Un j gua h abbia à fuc ceder nel
luogo della Latina : & in qual maniera le feie^e 1 effa h abbiano ad c/fere
traf ferite come ella fia di alti & graui fuggetti non i meno di qualunque
sè altra lingua capeuole . £t ? appref- in diffefa dcHItallingua. 1 96 appYcffo
dimoflrato s'è , come la lingua nostra con le jlrziiere naùoni vie piti che l
altra ci venga ai cjfer Gommane . Douete hauere ancointefo , che k quella
Latim,che per tal vfo ci propongono, attiffi mi foni inojlri conipofitori.Et
ella non è vna mele finta con quella y che primieramente ci hanno propo
fiaVltimamentehabbiamo fatto inojlri mtdefimi aduerfarii raueder fi quanto
s'abbagliano parlando della facilità dellimpreder quella lingua, ne meno di
Latini ragionando in far di coloro mentione che ejji p r rcofi veramente non
hanno. H abbiamo affai pienamente rijpofio Signori editori alle ragioni che
heri nel principio del nofìro ragionamento vi proponemmo da difputare.
Terciocbe non ci refian- do co fa di gran momento, né per ciò volendo lafciar
alcuno fenica rifpolla pafiare > quello che adir ci auan%a à domatina
commodarntte mi par da dif- ferire . Solamente prego io voi 0 nobilitimi
jpirith per quella riuerentia che da figliuoli i madre fi dee portarc,et per
quelli firatii,che ella ha da ribellan- ti figliuoli foftenuti, che voi grati
vi dimoftriate di tanti beneficii , quanti da lei infin bora hauete ri- c
cauto, ad ogni bora riccucte: e$r fiete per riceuere nello auenire.
l\icordiui,che ne più fanto,ne più di uoto,ne più efficace fimulacro della
diuinità non potete hauere, che la medefima noHra madre,per- che con ogni
Hudiodi honor -aria, reuerirla,& glori ficarla vi douete faticare,
sforando/i ciafeunodi volger alle honorate fue tempie le verdiggìanti co- Bb 4
rone, Battaglie del Miniò rone>tjual degli allori>qual dell'bedera, &
qual di mirti, fecondo le for^e delle nofire virtù y & della ake^a di
geììtilijjìmi ingegni. PER 197 PER DIFESA DELLA V OLGAR L I N G V A LIBRO
TERZO, Dì HIERONIMO MVTIO Iuftinopolitano. E LEU & honoreuole imt prefa y
Signori V ditori y b anno tentatogli aducrfarii nofiri. Etfenonfoffero buomini
ta+ li> che per lo me%£? lor virtù potejjbno diuenire chiari,&
famofi>& che fola allo ftudio delle lettere noflre gli animi loro bauefft
ro rimiti yio potrei dubitar , che per uolernome ac- la fceleraggine
dellincedio di Diana Ephe fia y con queHonouo facrilegio haueffero uolutopa*
reggiare.Ma percioebe mi paiono pur buomini non cattiui ; auifoy che più tofio
ingannati da vna certa loro/alfa opinione > fono difauedutamente in cjuefta
trafeurat aggine trafeorfi . Ilche non haurebbero fatto , fe ne' loro lunghi
ftudi baueffero apparato a rivolger gli occhi in fe medefimi $ &
riuolgendoli peraunentura fi farebbero conofeiuti; & conofecn- doftkforje
loro far ebbono meglio ucnuto mìfuran* do Battaglie del Mutio do .Et quelle ben
mifurate nonfarebbono a quella fò ma fatto cn-rati, allaquale fottoentrandofi
foffero aw::hiùdidouer cadere . Et nel vero principal pre cctto mi par > che
fi dourebbe dar a ciafeuno, che egli non donale far parole di quelle cofcdellc
quali e' non haueffe pienamente corninone. Il che mi fem bra, che affai bene
intendejfc il gran Cartilagine fe y JLlla cmprefentiahauedoT?hor:?iioneuecchio
Filo- fu fo con gran piacer di tutti gli altri ascoltanti per alquante bore
dell * eccellenza de Capitanici r di tut- ta l'arte della guerra copio famente
ragionato : Dóì mandato ejjò fAnriibal del fuo parere * rifpofe y che egli a
fuoi dì veduti hauea de vecchi pa^ji affai , ma che uno pia pa^go di colui non
haueua egli ve- dutogiamai. Giudicaua quelf eccellente Capitano degno fctxa
alcuna contradittione di effer tra primi maeflri di guerra annouerato, che non
doueffe alcu- no effer co fi poco accorto, che eglifi mette!] e a quel lecofe
trattar public amente, le quali non foffero di fua prof effìone.Et nel vero a
ciafeuno nella fua arte fi dceprincipilmentedarfede.il che col teftimonio di
Appelli' ancor fappiamo efferc flato comprobato. la qwl cof non fu perauuentura
della fua eccellen- za l'ultima cagione . Da queflo moffi furono de gli antichi
fauUche non uoleuano arte del dire effer e al cunamaebe diqllo y che ciafeuno
fappua>egli ancor ne doueffe faper ottimamele far parola. Che duque direni
noi de gli annerfarii nojìri, i quali di qlle co- fc> che no fanno, nel
mcigo di Italiani alto luogo * quafi in difFcfa dell'Italica lingua. 1 98 quafi
preferiti tutti gli Italici huomini, della nofìra lingua ha'ano voluto
ragionare: E parrà forfè loro co fa fi rana, eh io dica , che effì non la
[appiano : & vorranno direbbe tutto dì ì e!fa parlano, & che co me le
proprie loro vnghiela conofeono. forfè chela €onofcono,& forfè che nò ;
lobo ben veduto ancor de ciechi, che vano per le firade delle città, & con
tutto ciò nonleveggono: & cofi fanno coftoro, che quantunque fi parlino,
non fanno come il facciano. lAnche il popolo di I\omagia Latinamente parla-
ua,&vn [oh Ci fare fcrijje del dritto parlare. Vote uano cffi acconciamente
fe voleuano confortar igio tieni allofludio della lingua Lat ina, & della
Greca ancora fen^a biafmarla noftra, & fen^a offendere alcuno di
ignorantia,di inuidia , & di negligentia* Tof eia ver amente, che di uolar
troppo in alto fono flati arditi, fe le ale al caldo del fole fi fono disfatte*
à loro medcfimi fia data la imputatione. Toueralo de è quella , che altri col
biafimare* altrui s'acqui* & fe quella in biafimo glifi conuerte è da dire*
che bene gli fa inuejiito.Ma qllo che à gli auuerfa rii nojlrijifia
auenuto,feguitiamo pur noi con alle- gri animi la noHra incominciata imprefa.
Sogliono Signori Vditori,glifcrittorigrauiff\mì far non piccol fondamento
quando ci vogliono alca na. co fa perfuaderein adducer in meygp le auttori- tà
degli huomini eccellenti : & fecondo i loro confi» gli, & iloro detti
ci ammoriifconO , che dobbiamo adoperare.Hora bella cofa è vdir co/loro argemen
tar Battaglie del Mtitio far cantra quello , che ad altrui infognano di furc* E
dicono, 0 vditori,e fono degli huomini di auttori tà dotti fra primi del nome
Italico,di lettereGreche & Latine , i quali hanno dato opera à quella lin J
gua Volgare , & à feguitarla vi confortano , non date loro orecchie >
non vi mona l'auttorità loro* àfcoltate me , fate al modo mio . Che vi pare
bora a voi di quefia nuoua rhetorica r Che altro è que* ftoà dire,fenon, credete
più tofio à me di quelle co* fe,che non forche à coloro eh le fanno: E non b
aleu no quantunque dotto egli fi fìa di lettere Greche^ & Latine, che
hahbia fimilmente di quella lingua cognitione,chc non fommamtnte la commendi,
lodi & abbracci. Et fe que medefimì fcriuono alcuna &olta Latinamente,
fanno per darà conoscere à tut to il Mondo , che effì non lodano quefia lingua,
per- che he quella non (appiano , map' rcioche cofi iflh mam veramente
douerfifhre • Che dirò io ancor che ci fono slati di quelli, che effendo molto
più atti {quaìixo hoggi/i puo)àLatinamete fcriucre,hanno più tojlo voluto ferme
re in quefia , fecondo che han- no potuto. Se adunque veggkmo y che quelli, che
non meri bene , & ancor meglio Latinamente , che vulgarmcì ite fcriuono,
fono reputati,fono di queftà tpinione? perche non dobbiam noi più tofio queflai
che quella altra feguitareìi puri Latini nonvoglh no, che altro che Latinamente
fi ferina. IpurivoU gari vogliono che della volgare folamcnte fiam* fiudio/i.^e
della fententia degli vnhnc degli altri al mio in diffefa dcli'ItaIJingu a. 1
99 almlo gudicio è da ejftre incotanete riccuuta: Ma quella di coloro, che vna
& altra, polendo leggia- dramente effcr citare, ci dimoflrano.Sc i fecoli
pajfa ti fi fodero fi fattamente conuenuti, che infime con C efare , &
Cicerone nella lor maggior gloria Ma- rio triomphante fi foffe potuto ritrouare
: Et fra Cicerone Mario foffe nata vna tal quelìionc: Qualdi loro due baueffe
più .Arpino honorato y & quale degli loro Jludi foffe più da feguitarc 0
delle lettere deputando per quefie Cicerone: od el- le arme de fendendo Mario
quefia opinione: pan cb bcàvoi,chealgiuditio di alcuno eccellente lettera- to:
0 pur di alcun valorofo Capitano fi foffe douuto ricorrerci % A me fembr finche
ne all'uno nb ali alerò fi faria dirittametitt vna tal cogitinone apparte- nuta
. Concio fi a cofa , c befana deteminatione da, alcun di loro non fi farebbe
potuto affettare. jLn- %i vn cofi fatto giudicio à C efare fi farebbe conile-
mito riportare, fi come à colui , che dima cr d'al- tra eccellentia, bautndo
perfetta cognizione, meglio che alcuno altro ne haurebbe potuto giudicare: Cofi
dì co io di ogni altra cofa, & medvfimamevr te di quefla lingua > che
ftguitando la opinion di quelli che fanno , medcfmiamcntc la auto- rità ,
i&- lefempio de gli antichi di ogni natio- ne, che in quelle lìngue
feriffero , nelle qua Ih com- nmnementeparlauaìW,aW ornamento & all'accrc-
f cimento di quefia dobbiamo accommodar tutti i fiojìrijìudh & riuoltar
tutti ì noftri penfieri , 7$ vi Battaglie del Mutio vi moM>o animi Hudiofi
di honoy -e quello y che dico no;cbegli fermenti Latinamente fono letti per
tutta Europa : & quefla lingua non è fenon in Italia co- nofeiuta . Ter
cioche io non ijlimo colui effer più fa- tnofoyi cui libri fono portati in più
parti lontane: ma colui che vien letto da più perfone . Il volar per la bocca
de gli buominifa chiaro altrui* & no L'andar errando per bofehi & per
montagne. Et * dubbio alcun imi è , che gli ferini del Boccaccio fo* no cognofeiuti
& letti da molte più perfone y che non fono quelli y non dirò altrui y ma
di Cicerone . Ma per dirai pia y io vi affecuro y che gli fcrittori nofiri
oltra imonti non fenomeno che Latini nomi- nati • Io ho veduto il Decamerone
del Boccacio in lingua Francefca & in Spagniuola . Ho veduto di
componimenti del I\e Cbrittianiffìmo à imita- tici de* noHri volgari . Et ho
vifio i compofitori di quelle lingue proponi nelle loro rime il noflro Tetrarca
y & nel parlare fciolto il Boccaccio , & riducer le lingue loro in
forma , le regole del- la nostra feguitando . Quefle cofe vi dico io ha- ucr
vedute y e*r non le ho fognate . Tilt cogni- tion hanno de oli Oltramontani
alcuni della Un- glia nojlra Italica y che mn molti di quelli y che fra noi
hanno nome di letterati : Si che que- fio loro parlar del nome & della
fama, e vn ab- bracciar l'ombra : Io vi conchiudo in quanto a quello y che fra
le genti flrane fi leggono ancor i nojtri ferini : & quando non nifi
legge/fero y più lettori in diflfcfa dell'Italica lingua- 200 lettori ci reziario
ancor che à loro : & quando non ci refi afferò , nondimeno feria utilità de
no- ftri huomirù , dobbiam noi più tofloferiuere in que- ftanoftra, che in
quella altra lingua flraniera. Vna altra cofa non men bella aggiungono alle
fopradette . lodano la lingua latina, come vna gran Madonna , accompagnata da
molti Signori & grandi huomirù ; alla copia de gli fcrittori di quella
riguardando. Et biafimano quefia altra comepo nera , Dicendo, che volete voi
feguitar quella cattiuella fen^a fognaci ì tenete compagnia a quella honorata
da cotanti cauallieri . Torni- le perauentura baflarper rifpofta quetto : Che
fé vna tal regione, doucfje mouer alcuno àdouer feri ucrpiu in vna, che in
altra Ungua,i primi fcrittori Latini non Latinamcìite , ma Grccamentepiu tojìo
doueuanoferiuere . Ma àmegioua, cheveggiamo con vna fimilitudine , quanto fia
da feguitar il lor configlio. Qui fono , Signori V ditori, ^ due Heine: delle
quali vna ha dato via tutti i primi offici) , co/i della Corte fua , come della
Cancellarla & del Con figlio, & del gouemo del F{egno,delle Città ,
& de gli efferati , ad huomini Eccellenti ; per mc^jo de quali veggendofi
ella effer efialtata , non dee fhe- rar alcuno di occuparveruno di que 9 luoghi
primi- pali.& chiunque pernianti vorrà andare à fcruigi
dilci,faràbiflìgno,che fiavaffallo ,& /oggetto à qual che fi fia Ivno di
quelli officiali. Mi' altra veramente ejjendo nouamentc nello fiato Battaglie
del Mutio (iato Receduta y le fa luogo diritrouare huombù ben qualificati , a quali
ella tutti i più honomtigra di intende di douer dar e. J. me di douer andar
aje$ uir vna di quejle I{cinc è venuto in penfiero . Con guai mi conjiglittc
voi ch'io mi acconci più tofto> conlariccadiferuidori, opur conlabifognofa
ilo fé alcuno mi conftgliaffe , ch'io andaffi alla corte del la prima ,
giudicherei , che egli fojfe poco intenden te : o che poco mi a>mfe,&
meri che fedelmente mi cofoliaffe. Nonda quefio è diuerfo il coniglio de mflri
aduerfari. la teina latina lingua ha dato via tutti i più degni officii : Occupata
è ogni mainerà dt TocfiL la Mte oratoria cofi delfinfegnar , come del direte
nelle altrui for^e : la hiftoria e m polenti raani.Fraiunfconfultinon ciba- pm
luogo . Trat- ta e la Geo?raphia , & la naturale bistorta darte della
Guerra , Ù fabricar , e'I colto à^rrafmo fuori delle noflre jperanze: &ài
Filosa, &dt [acre lettere fono piene tuttele carte : Infommam o-nimanicradi
fcriucre non folamente i primi luo Ai , ma ancora ifecondh e i terzi fono già
occupa- % & fc alcuno fa penfier di entrar àfcnuere latina mM* , la prima
Ugge , che gU > Y^^ egh mette il pùde in quella corte , e fecondo il detto
del poeta ; che la Diuina Eneida alcun non tenti , ma di lontan la fcgua,&
ftmpre adonlevefligiadiku Et Cotto il nome della Eneida tutti gli antichi fcritto-
ri fi cÌpr?dono,à quali non ha alcuno da accodi, MMjM feguitarli dalU longa per
k lo X orme. in diftefa deU r I talica lingua. 201 &U penfar dipaffar più
auanti è vana profuntio" ne , perciocbe con quella, B&tna non fi parla
fe no» per lo meigo di que fuoi principali , à quali fi colf uien ejfer
[oggetti ; &feruidori. Con quesfaltra.Dal primo giorno , che a mette remo
nella fua Corte di ragionar domeSlicamente con effo lei per tutto il tempo
della vita noflra ci farà conceduto, la camera fua non ci farà maifer-
rata.Ella fecondo i meriti di ciafcuito, ci darà i luo- ghi conuenienti: Et già
ci dimoerà ejld le belle cor» ne delle hederc, de mirtine gU alU>ri>&
de gratili floridi ciafeuna maniera.Tochiffimi luoghi, pocbf fime corone fon*
date via. Von ha ella ancor affo- gnato il luogo del facerdotio , alqual con
fantiffimt cerimonie s appartkndi honorar la diuina mac* fià.ll caricodi formar
lelcggi reali > & ciuili non ha ella ancor dato ad alcuno. T^on ha
ordinato ifc cretariUcheperdiuerfe parti fcriuano de negocndi leilion ci è
alcun conigliere , che con ornate ora- tioni dimoflri quello che per la fua
ejjaltatione fi habbia da effeqmre. Secondo che bora fb 10 per la fua
defenfione a faticandomi . ^onfono creaM cen forhi quali habbiano à regolari
coHumi della gio- uentù.'mnba propoflo alcuno non men vtile che di letteuole
officio del Tbeatro.-^on ha dato alle fcho- lc i precettori» che pubUcamente
delle arti liberali la crefeente giouentù infiituifeano. T^on ha ella an- cor
alle guerre Capitamene alle fortezze fue gli in?e?neri
ordinviofonoUbifloriefetì^fcrittori: le ** Ce Battaglie del Mutio foffcffion
fen^a agricoltori : le gregge & gli ar menti for^t preposli dtpafiori. Et
infomma tutti i più vtil'h &piu borreuoli officii fenici la cura de proprii
officiali fi r'itrouano. Et à ciafeuno oltra la ytilitàybonorato nome,&
immortalità. Hor trapaf fìatno ancorava pafjò più oltre , poi che cofior mi vi
tirano a for^.Cbe dourem noi direte fitta con* uenenol compar adone y io vi
dimoftro,cbc qutfìa Un guanon è non folamete cofi pouera, come affi la fan
no:ma ancor e più ricca della Latina: Se coloro mi vdiffero, Signori editori,
io fo che [ma fucilerebbe- ro dalle rifa:Et voi perauentura di quefto miopar-
larc m marauigliaxe.orpercbe ancor meglio mi in- tendiate : lo vi dico j che vi
voglio far toccar con mano, ebe la lingua nofìra , fitta conueneuol com-
paratane fi per numero, come per nobiltà^ ecc-el lentia di feritori i piu ricca
della Latina. & fc que fio più cbiaroydel puriffìmo fol di mezzogiorno non
vi dimofìro 3 non vidimando ebedi coja che detto vi babbia mi debbiate dar
fede. Hor a Hatemiad vMt§i\^ ~\ s Vi ru ,vu*
ebe la Greca ornata difcrittori.Et ciò dice egli verame te ; perciaebefe
vogliamo cominciar adannonerar gli anni dal principiò del I^egno degli jltbtìiiefì,
ri franeremo , cbeinjìn a Solone & Tififìrato alianti in cfiffefa
dell'Irai, lingua . 202 l quali di man leggiadro parlatorfi famentione, già
erano fior fi de gli anni nouecento, che molto mi- nor fpztio di tempo
firitroua dalla edificationdi I{pmainfin àCicemie. Et Ciceronmihopropojto io di
douer imitare contra coloro ,appreffo i quali di altro Latinoalcuno
nonvarrebbela auttorità , per cioebe hanno le orecchie fi delicate,o pur
fuperflitio fe & faflidiofe, che fi come alcuna volta à Ciceroni DemoHhene
non bene empieua l orecchie :Cofi à co* fioro Cicerone non folame/ite non empie
le orecchie; ma benefpcffò ancor non pare loro efiere ben Lati- no! e flempio
adunque di Cicerone feguirò io : Vero è, che fi come egli fece comparation di
città, & di oratori,noi la faremo di lingue, & difcrittorL Po- lendo
adunque comparar per le loro età quefte due lingue,ci conuien i loro Trincipii
ritrouare. llprin àpio della Latina farebbe fecondo il dir loro dalla più
antica memoria di Latio : Ma per non prender bora fatica di cercar più olirà.
Da ietà di Saturno fe cofi vi pare, incominc'ieremo.^egnò adunque Sa turno in
Latio cento & cinquanta anni auantila venuta di Enea. Tyon fipoffòno
rammaricar di noi dando loro men antico cominciamelo, che effi me- defimi non
determinano . Vogliam noi la loro opi- nione à nojìro maggior beneficio,opur la
venuta fe guitare : quefìa , quefla voglio io più toHofeguire per ejjer anche
in quefìa parte contrario à loro: Quefla intendo io che fia il fuolo di ogni
mio fonda- mentitili principio adunque di quella lingua farà la> Ce 2 yenuta
1 Battaglie dd Mutio tenuta di Troiani in Latio. Della nofira la venuta de
Longobardi in Italia :per far officio più toSlo di giu/lo giudice,che di
partial aduocato. Dalla veni* ta adunque di Enea infin al tempo , c he Liuio
.An- dronico (il qiial b quel primo fcrittore che habbia* no le Latine
memorié)infegnò la prima fauola anni ottoctto,et trenta erano trapalati: Io vi
potrei dir molto più fe in ciò feguitar le Croniche di Eufebio hauejji voluto,
ma in qnefta parte hauete da Capere, che in quello auttorc vi è non picciolo
inganno , per 1 cloche egli fa Liuio piugiouine diEnnio } ilqual( feco do che
afferma Ciceroneifle(fo)nacque l'anno appref fo che Liuio già la
fkuola,chefopra habbiamo detto baueua publioata. Ver cloche pur fopra il vero
fer« piandomi gli anni ottocento , & trenta mi bafta di amouerare , tanto
tempo tardarono le lettere Lati* ne à cominciar a dar alcun lume di loro.Et che
ferie ti erano quelli di Liuio, quali ne rende tefiimonio Ciceron dicendo che
non erano degni che lafc* i tonda volta foffero httlMa che fcrittor fu quell'ai
tro che habbiamo ancor nominato: (di Ennio parlo) .Apparatelo dal medefìmo ,
chélchìama huomo da bene, ma di poca litteratura. Et che dice egli dife fteffò,
cheauantì di lui non erano conofeiuti if cogli delle mule tra Latini. Che
diremo de componimenti fcioltiìChe altepo di L.Crajfo &di M. Antonio ora
tori à voler dar al periodo alcuna forma fu primic ramente incominciato, del
quale infin a quel tempo nonfene baueua battuta vna minima contesa : in diffcfa
dell'Italica lingua. 20J & nacque Craffo mille & intorno à trenta ami
do po quel principio ycbe alla lingua Latina datobab- biamo,& fu tre anni
più vecchio dì M. Antonio, & XXXIIII.piu di Cicerone. Cofi viene Cicerone
ad e/Ter nato anni più diM.& L XX. dopo il nafei mento di quella lingua, la
qual egli fopra ogni altro ci ha lanciata honoreuole .H abbiamo dette dilla
Latina, hor reggiamo della noftra & di fede (ola* mente pieni. 7{on di coloro,
che fra due membri al più riHringano il cir coito de loro concetti; Ma huo-
tnini di fomma eruditione , & che non folamente hanno gli [cogli delle mufe
conofciuti,ma à fauellar • con effb noi ce le hanno condutte.Et in quefla
lingua tutti gli ornamenti del dire ci hanno deriuati : Et hannola ridotta à
quella leggiadria, che poti effere in alcun Latino btfinal tempo di e(fo
Cicerone. Fi par bora a voipriua di Scrittori quella lingua , che per vn
roxj^o,& indotto Liuio ha tre cofi leggiadri & feientiati auttorì:Viparc,Signori
editori , che i$ babbiafodisfatto alla prometta o no: Ifon vi par Ce J bora
tg-^ , Battaglie del Mutio horapoterfi dire y che quefla fia ricca, &
quella mi la età di quefla poucra & bifognofaì Dalla venuta di Enea infili
alla morte di Augnilo > che fin à quel tempo mifembra che comprendano della
lingua La ima tutto il più belfiore, fi annouerano anniforfc mille &
dugento . Dalla venuta de Longobardi in- fin à queflo annoine fono feorfi
DCCCC.& LX. an- cor dugento & tanti anni ha da partorir la lingua
noflra per agguagliar/i alla loro, detto s'è del nafei tnznto di Cicerone,
T^acque Virgilio più di mille, & cento anni appreffb la venuta de Troiani:
A do uer partunr vn Cicerone ha ancor la lingua noflra più di C. & X. annuì
farnafeervn Virgilio più di . Ccr XL. Et non dobbiamo [perar noi in tanto fpa-
tio di tempOs di douer peruenire à quel fegnoìsi dob biam per certo. Et vi
aggungerem noi , fe i gentili fpiriti di Italia al culto di quella tutti fi
riuolgeran- no>&fi proporranno que grandi cfjcmpi dinanzi .* ' gli
ccch'hcome già fecero coloro,di Demoflkenc, & di H omero Jo vi haurei
potuto in queflo difeorfo an noucrarc vn lungo numero diferittori dotti &
leg- giadri di qflalingua/i quali oviffcro co* tre nomina 0 tidifopru 9 Q ancor
furono molti tempidauanti; ina perciocl>e pcruenendo alle orecchie della
noflra con- traria parte haurebbono potuto penfare , ch'io foffi ito alle f
amie % fi come coloroychefono/ì ro^i > che nonhaiino pure gli auttori della
lor lingua fentiti nominare- Et per cagion di breuit àfono [lato di que jìi
pochi contento. Et tanto maggio-mente , cheeffi indiffcfa delllta.il inguà. 204
foli a darmi ageuolijfima & gloriofiffrma Vittoria fono fiati più che
ballanti . Mora alpropofito delle, tifine ritornando y io vi conchiudo, che non
à quella antica,fpiaceuole> & auara , ma a quella gioitene
gratiofa,& liberale io al tutto i:ttcnao di voler fer* % uire.Et a co/i
douer fare ancor inuito voigencrofif fimi (piriti: a quella più tofio che à
quella.? tinnita 10 aprimi g):adi di ogni dignità.Et alla vtilità > &
ejfaltation di tutta Italia y & fc bello è hauer ancor de fecondi^ de ter^i
luoghi la tenuta , / quali già in quella altra corte fono tutti occupati*
Bellijjimo certamente dee e/fere hauer i primi ,à quali io vi in uito*jl primi
honori vi inulto y à primi honon , e*r alle prime corone . jLlle quali 10
iftimo che da voi f te/fi fiate co fi bene inamiHati,che di miei lunghi in Miti
non ìmbbiatc mefiierujLn^i, s'io voglio dire il veroyiobo ferma Jperan%a,che
gli auucrfarii noftri mede fimi tratti dèlia piaceuoU'Zga di quella no
ftra,& dallo Jplendor della ragion finalmente illu* tkiinatijiano per
appigliarfi in/teme con noi al me* gliorcenfigho , faluo fe la cieca ojlmatwne
non ha* uràpodcr ne gli arimi loro, di tener offufcatala In* ce della verità
.Io haurci troppo che far Signo. ydi tori^sio voltijì ad ogni loro parolir^ja
rijpondcre, come fono quelle che della lingua Latina parlando dicono yche ella
e alta,fanta,pura,& calìa, et che 11 contrario è della nojlra.Quiui veggio
iovn gran- de apparecchio & pompa di ventofe parole: partii nfeono i monti
>& poi ne nafee quel che Jcgnita Cf 4 nel Battaglie del Mutio nel verfo
che io ni dimoflro:affai^dicono , & niente frouano.Cbi ci vieta ànoià dir
altrettanto: Et ag- giungerai ancor che la noflra è celefle y diuina , quando delle uoci parlati- Battaglie del
Mutio parlando delle antiche, & delle mone fanno mcntfo ne . Ma che dirò io
della uariatitn de nomi y & de nerbi ,cht fecondo diuerfi tempi hebbero
diuerfi finù che del pronunciar le mede/ime voci un tempo con ma uocale,&
un altro con uri ahraìche dell ufar te aJpirationi,& apprejfo dilafciarle,
& poi ritornar- le: Che diferiuer untepo le parole intiere, & un ti- po
tronche > & fegnarui gli apofirof,ouogliam dir le collifioniìVrima farei
io abbadonato dal giorno , che a pieno potejje le mutation di quella lingua
rac- contare y ne ciò dico io per biafmo di lei, anzi lodan- dola auifo io, che
fia da Rimare in ciafchedv.no di cercar ognintorno più laperfettionfua in
meglio mutandofi. ne mai reputerò io vitiofo il mutamento in alcuno, fkccnàofi
di quefia maniera;abhomineuo- le peccato giudicherò bene io,le(fer nel tiitio
immu- tabile & oftinato.Et da lodare farebbe ne gli auucr farà
noftri,quarJo fi mut afferò di opinione, là dotte degni fara/tno di biafimo ,
raffermandoli nella loro peruerfa opinione: ?{on voglio negar io,che molte
volte non fi facciano delle mutazioni in peggio , ma nella nojlra lingua queflo
non fi può allegare, per- cioche ella pur hora prende meglXor amento, for%a^ $
omameto,& con ordini, et forme fi va regolan do , la donc della Latina
riediuenuto che ella è mol to caduta della fua dignità; & come e/Ji
medefimi dicono infime con l'Imperio di I\oma fi è andata cor rompendo
guaflando: perduta èia vera forma di lei, perduta è la proprietà .-perduta è la
promm tiatione; in diflcfa dell'Italica lingua. 206 ùatiorìe:E(fi noi (anno
negare : qual adunque è mw> tation biafimeuole 0 di quefla^ebe va
rinforzando, 0 di quella ehe fi va disfacendo , fepur cofa le ri- man pia da
disfarfi. & qual vorremo noifeguitar* 0 quejla che fifa adorna & ricca
> 0 quella che ha perdutogli ornamenti & la Signoria: Qual vi par che
dobbiamo far più tofio : Qual vi (ambra cìk ci habbia ad effer di più profitto
& di maggior hono- rcyil voler viuer con quefia y opur ilmorir con quel la
: Qgniunofi inuiipur per quel camino , che più gli e aWanimOychc di ciafeuno
libera è la elcttio?ic f forger con quefla ò cader con quella. Foi intendete
quanto importi quelloyche uimproucrano diquefia mtitatione:iL che ci dà le arm$
in mano contra di lo ro.Cofi fono per lo più le altre cofe>lc quali
jiudiofa» mente io vo trapalando .percioche da ogni medio*- cr e giudicio
faranno comprefe effer e arme ftn%apu ta y & fenica taglio, filtro non ci
rimane bora da do uer loro rijpondere, che vna cofa fola * nella quale auifo
ioychehabbiano voluto dimojlrar la lor corte fia: Conciofia clx non del tutto
ci prillano elli dtllo fcriuerema togliendoci tutte le altre maniere , che in
quefla lingua fi fcriuono gli amori, & caldi af fitti giouenili ci concedono
, accioche dalle amate donne pofiano ejfer intefe le pene de loro amadori.
ledete vedete , come fono pictofi & amorcuolu Quella farebbe ben una noua
maniera da introdu- co' fra gli fcrittori , che con vm lingua luna mate- rial
con altra l'altra doneffeno trattare.Et fi rq* / Batt aglic del Muti© meV
altrbieri demmo a cìafcuno mente la fua lin- gua particolare y cofi ancor à eia
fama fuggetto la fua à dare haueffimo . Che yna lingua vfaffònoi TbeologU'
altra i Filofofi> vna sparatagli ^ifiro- logh & cofi gli altri di mano
in mano , & gli ina- morati haucìfono quefla volgare . Mapernonfitr bora
intorno à ciò più lungo difeorfo. J^onfo io qua to mi debba dìr> che ciò
alla lor dignità, & graniti fi conuenga, che efii che maejiri de co/lumi, &
del i ben viuere efer dourebbonoyvogliono che in quefla lingua quelle cofejì
fermano y che fono atte à corrom per gli animi* & à macchiar le menti delle
f empii* cigiouenette,& introduccrgliftupriygli adulteri, fargli incesti, e
mille scandoli, che à quelli seguivvano e della honcjlày della castitàdella
continentia e i belli ammaestramenti e lodevoli essempi delle virtù e de buoni
costurni non vogliono che si scrive. Non intenderanno i [empiici e devoti religiosi
le cose sante:TS(on i principi quello che è il loro officio e lagiuHitia:
7>{on i cittadini la Iwnestà giustìissima del viver commune é l^ongli Imomini
di gurrra l'arte di tener ITALIA dalle straniere nazioni difesa. Son alcuna
condition di operatori l'artifìcio loro e i maeslride vitih delle lafciuic>e
delle corrutele in quefia lingua auranno à ferinere fieramente o uomini dotti che
pur à voi mi voglio io ancor rivolgerper questa volta poca oh ligation vi dee aver
ITALIA, da che così mal volete glijludi voHri s’impieghino al beneficio di lei.
Ma accioin diffesa dell’ITALICA LINGUA ac cloche conosciatt cbe ne ancor di
cortesia vogliamo esser superati da voi. Vi diciamo che le cose, cb e possono
dar utilità a gl’uomini e alle donne no m Jlre. si diono in questa LINGUA trattare.
E quefio scriver d’amore ancor riceviamo da voi, con intenzione didaruene il ricompenso.
Il quale è questo che nella LINGUA NOSTRA la qual non so come chiamar mi debba
per vero nome – H. P. GRICE: OUR TONGUE -- ri renontiamoy e concediamo
liberamente a scriuere de nostri Meffx > e de vostri ganimedi, de quali
tutta è macchiata LA LATINA LINGUA. Quefio è tutto vostro suggetto e tutto
della nosiva lingua. 7{è vi mettiate voi avo* Ur bruttar quella nofiraja qual
intendiamo di do* uerfervar immaculata e netta da tali immondiditie. Et co/i ne
prego io ogni gentile spirito che di co fa che offender puo alcuna casta
orecchia que/U infino à qui boneftijjìma lingua non inducano a favellare. Ma
per metter una volta fine a ridire quello 9 che effx dicono.? eramente signori uditori.
Quando e mi ritoma a mente che io sono pur nato figliuolo di questa nobilissìma
patria, già donna di tutte le provincie: Ed ancor per ogni eccellenza divirtn
ageuolmente prima non pofjò se non sentirne incomparabile allegrezza. Ma quanto
di ciò mi ritrovo esser contento tanto mi foglio io dolerla natura de troppo superbi
e troppo fastidiosi animi nostri considerando qual'h& nel signoreggiar } e
nelle ve* jìin$entà, e ne co/lumi e in tutto l'altro vvuere a Battaglie del
Mutia re abboniscano le cose preferiti ed appetivano te lontane: e> per Usciar
bora le altre parti, le quali hanno bisogno di troppo lunghi ramarìcbi e di
troppo doloro/i guai s solamcnte quanto alla LINGUA s'appartiene faro contento
di dire. Questi troppi [cntpulofi uomini dirò io bora cofiper non dir pervio
vogliono più toflo usar LA LINGUA degl’antichi che la medessima loro: O quanto
farebbero il meglio scriver in QUESTA LINGUA NOSTRA e insegnar ciaviuerco c'o(l
unii de gl’antichi e poi cheeffp di ingegnarci non curano, apparino almeno cf]ì
da coloro che pia diloro sono cortefh io so qual che mi fèis certo uom'j di
buona mente, intedo di darprin àpio a dimostrare de cojìumi delta buona
antichità. K\ no adunque de principali, e de più gioueuoli y era, che egli
btuieuano in uso in quella scriuendo, co III qual parlavano iljro popoli, i/isegnar
loro le virtu, le [denti e, e le moralità. Così dobbiamfar no'h non altra: note
dourebbonoefji fare, se per uomini di dottrina vogliono esser tenuti, e se per
tali e*r per amanti della patria loro vogliono e/Jer compriti ti. Sapete voi che
vuol dire lo dar/i allo scrivere latinamente questa lingua abbandonando: Certo
no altroché voler adorna? l’aureo sepolcro de l’auo- Ik morta: e lasciar abitarlc
vivente madre nella casa della paglia. O se ancor la riuerentik della LINGUA LATINA
e delle vostre orecchie mei lasciafje di re : làuhrfl ogni giorno i piedi e le
mani el vi fa portar pieni di juccidumc. T^è vorrei io perciò che alcuno IN
DIFESSA DELL’ITALICA LINGUA xlcuno fi deffe à credere , chetamente quefia Un.
guafojje fiata di quefta maniera travagliata; Si ce ne fono fiate delle altre :
7{on fu già apprefo Lati tùia Latina pia che fi fia da nosìri la nojlra riguar
datatila fu già à medefimi che fe egli le opere di ^riflotele, & Tlatone
hct ueffe fiate Latine fecondo il fuo auifo, non altro che gran beneficio
haurcbjje fatto à fuoi cittadini. Et quefli noflri non vogliono , c he queflo
vfo di trasfe- rirgli auttori d'altra lingua 9 alla noflra fia commit nicato.Molte
cofe ferine egli in quefla fententia^nut A me bafla bauer il luogo dimoflrato.
7{el firn vie- ne à conchiudere yche egli che nell'opra delle caufe, & de
giudicii non bau e uà in alcun tempo per fati* ca y opericolo quella difefa
abbandonatala quale dal popolo Romano vna volta era flato collocato* doueua
ancor co ogni sformo faticar fi y che per l'ope ra > fttdio et fatica fua
diueni fiero più dotti i fuoi eie tadmxofì dijfe & cofì fece Cicerone.Et
egli cofi dif fe>&cofi fvet in quella lingua perche inquefla eia- fcun
di noi debba fccodo le fue forfè fare ilfimiglia, te,nonfo veder la cagione .
T^onpoffiamo ogniuno c,]tr Cicerone : che della Greca erano jludiofhjt quali
rifpofe Cicero e.Ma come detto s'è, affai dicono,et niete prouano, & p
tanto no ci fa di molta fatica meflieri in rìprouar i loro ignudi detti,
quadovorrano venir alle prone, perauetura farem loro conofeere effere tutto il
cotrarioin qjlo fne^o, vorrei io,chefepo{fono>mi dicejfcro,vfando qfia Un
gua ogni giorno inparlado / tutte le maniere de fug getti f e mai f parole di
ejprhner i loro cocetti fi fono rimafì,et fe di ejfa abodeuolmete fe neferuono
coloro che non U farmo y chc doucran fare i letterati di qllaH Vorrei io ancor
intender da voi y che con diligentia le cofe de noflri megliorifcrittori ftete
vfati di legge rcy fc maiaueduti vifiete, che effxper mancamento di parole
habbiano alcuna cofa t accinta y che loro do Uejfe venir ben dettai me sebra da
tutte le parti di veder ricca et copiosa la lingua nofiraje cofe humili a me
paiono poter fi trattar fottilm et e : le melane floridamente ,et le fublimi co
altera et dignità: et f tacer di altrui f e Icfcpio di me può alcuna cofa va*
lereùo nel trattar di qjla materiata qual ha hauuto tanti y fi varii>&
cojì d'merfi capile voglio dir il ve ro,non ho mai parola alcuna defi 'derata :
et s y io non mai p adietrovfafo à qHo effercitio ho pur(come che io meVhabbia
fatto)efpreffo deliamente mia tutti i cocetti: che voglia noi dire y che
habbiano a fare gli huommeloquentifftmi,etcfiercitatiffinK che qfla lingua è
viua y & in camino, et di giorno in giorno ha da andar fi adornado,et f
acedo p'm bella, in diffefadéirital.lingua. 210 etpiuvaga y comegiafece la
Latimda doueqlla ha finito il fuo corfo:Ella ìgiuta al feto fine: Et di molte
cofcjCÌie none fono fiate ritmiate 3 ettuttauia fi ritro uano>nonba ella i
$prii nomi fi come di qlle y che no erano quado ella era.Di che ella Viene ad
cffcrmaca allenoJirefcritture,ma f dir più chiaro y era eliaco ipiu
nòinofenepuohauerpiuvera cote%ga:et feto chi à qlla attederà p fetta cognitio
di lei d'hauer ere dedofhno s y auede>ctiegliil tpo et l'opera infiememe te
fi pde.Et accioebe no forfè auifiate, che pariamo fen%a fondamcto,f atteder
ancor à quatol qfiapar tcfmejfo vi habbiamoyiflimo che coueneuole luogo fi a
qfio da douerui aprir Itorno à ciò qllo che ne fen timoJo auifo Sig.V ditori y
che & in Cicerone & ne gli altri Latini auttori molte parole fi
ritrouino ì al tra forma da qlla che levfauanogli antichi y & che furono
lafciate ifcritte. Et ciò mi induce à credere il veder tutto dì y ne marmi
ch'alia giornata fi ritroua no y maniere di parole y & modi diferiuere
diuerfhtt cotrariida qlli che ne libri fi leggono :Etfe invnfaf fojdouefono
dieci parole, due molte volte fe ne ritro* nano fuori del comune modernovfo y
quato doucremo noi penj areiche ne h abbiano ad eff ere nella copia di tutta
qlla lingua) Quefla fola cofa ci dourebbe poter bafiare p fujficitte argometo
di qllo che habbiamo $pofio divolerui dimoftrare.ma pafjiamopur più ol treiet
veggiamo qto fia qllo che ne poffono fapere • Trimicramcntc dubbio non è y che
le cofe Latinc y et li noflre y & le Fracefche>et le Spagniuole y &
le Tedf fthefi fermano co vn medefimo alphabeto : Eccetto Vi % the Battaglie
del Mutio eheglivni h ano dato vnpoco di forma diuerfa dagli altri à caratteri
delle lettereiEt alcuni fcriuono con vna o due lettere di più, alcuni di meno.
Ejjendo, co- me detto ho,glialphabetimedefimi,nondimeno eia- fcun* nationenel
fnutiar delle lettere ha la fuapro prietà.Et qualle nomina dolcemente
,qualgroffamè te,qual le ingoiga,et qualle ci fa setir dalle fonane labbra.Et
appreffo nelìaccopagnarvna co altra let tcra:gli vni danno loro vn fuono, gli
altri vn altro . Et accioche fgli efsepi meglio pojjìamo ejfer intefi, ne
corremo alcuni pochi da ciafcuna delle flraniere lingue vfati fuor di tutto il
noflro cojlumc.Spagniuo li adunq; molte volte amor che la fermano no fanno
fentir in voce qlla lettera , co la quale diede principia Tito Liuto al fuo
primo la fanno fuonar come facciamo noi
le due cofonati, eh* fono nel f nome egli^A mo fcriuono effi non altra iriéte
che noi.Et pronuntiano agno . Vfano apprejfo vn \, Ingo, in quella guifa
cb'vfiamo diferiuerenoi, quado il raddoppiamo . Et gli danno vn fuono, qua fi
medefnno con quello che fra noi fuona nelle confo nanti , che fono confini nel
mei^o di quefta parola feggio . La fdlaba , che è prima in quejlo pronome y che
io ho detto , la pronunciano come noi . L'ultima di V arche. Et la lettera
fignificatiua del numero de- tenario nelle loro boccile, fi ode come nelle
nofìre le due confortati, onde fi incomincia àfcriuerefciocco; & molte
altre cofe hanno cofi fitte, che di notar ai *na ad vna no è mio intedime
tocche troppo farebbe lunga in diffefa dell'Italica lingua. 2 1 1 lunga cofa;et
pochi effempi baflano àmep donerai coducer là doue io ho diuifato.Hora paffamo
in Fra xia:bano ipopoli di quel paefe fcritture et pronuntie diuerfe dalle
nojireidiuerfifJime.se ì vna dittionefi troueranno hauer la terza vocale, che
feguiti la pn Lignaigc ma,alcuna uolta no furano fentirfeno la primaiEt Ltnnagc
altra volta ne iuna,ne l'altra,ma la fecoda in vece Sacisfairc delle due .Et
qfto fanno ancor quado alle uocaUche e Sacisferc. prima in Amor, (uc cede la
lettera di Tithagora.Ha y ra y aedo dapronutiar ildiftogo,che fa la prima
fdlaba vre. di Euriahyvfano bora di dar lo (pirito folamete alla feconda
lettera; Hora in quella vece fanno fuonar le g^™ uf due prime vocali, che
bauete vdito nell'infinito, ch'io ho vfato vltimamete.Di qlle due vocali
veramente Leur che fecoda & ter^a fono in ordine, fe cofi fi trouano Luer #
in vna dittione;la orecchia no ode, che vi fia fenon la Seignur ter^a.Cbe direm
della quarta,et della quìtatfieme, Stgnur ctià vicida fi fanno vdirhorvna
horaltraìl^i me varia douete pc far, che fia la pronutia delle afona q cV \ %
tifeioche la lettera, onde fi in comincia à fcriuer ca $; uos# fo,horla vfano
come noi,hor le dano ilfuono di qlla che prima i nella voce ebo detta fuono. Et
che feri- che j nono comeferiuiam noi la prima fillaba di qrela.So no parole
che da loro ferine, come è da noifegno da loro fi vdirano come da noifenno. Che
dirò, che qlle 0 ■ due lettere che fignificano LX. posile in fin di vna vo Dulx
ce fi tramutano in quella, che è prima nella dittion Dus i loro acceti
doutffero ejfer altroché i nojlri no fono. 7{e è da creder egli, chela lingua
in Italia habbia fatta tata mutatione quata è dalla Latina à qsla,& chela
pronuntiation di qlla cifia rimafa:an^ è piti lofio da dir p cofa certijfima,
che no me nuouifiano gli accenti noftri diqllo che le parole fi fieno. per do
checìafeuna lingua porta con fe vnaparticolarpro nutiatione,perla quale quafi
no meno,cheper le pa role uengono ad effer le nationi diflinteXt che pduta fia
la Latina pronutiatione y ancor di qua fi può rac cogliere:altramente
pronunciamo noi le cofe Latine* tltramete Tedefchi,in altra maniera
Spagniuoli,et in altra Fracefch'hogniuno fecondo la fprietà della fuatct io
riofaprei co ragion difeernere, quali più al yero fieno profJìmani:et p dir
chiaro qllo ci? io ne se to: Io auifo 7 che ne elfi fappiano, ne noi fappiamo
ciò che ciaciamo,quado ad ijprimer alcuna cofa Latina meteifeiogliemo le
lingue.Tur ci è fiato a t'épi nofiri ynpoco di lume fia Ietteranno dico difaper
proni* tiar in diffefa dell'Uralica lingua. 112 tiar y ma di conofcer ,cbe ciò
far no fi fappia: perciò che alcuno fi è già partito dall'ufo comune^efprìmè do
la mezzana fillaba di gratta > come V ultima di grati.Etformado di tre
lettere la prima fillaba di Magno:& laprima di Cicerom quafi fentir f acedo
tome noi V ultima di occbi.Et dado fuono di confona te alla fecoda lettera y
che in Euridice fi legge. Et in èlitre cofe fimilitfartendofi dall' ufato
coftume. Ma l'andar cercando & diffrutando quali fojfero i fprii acceti
deLatiw y ame par,chc chiamar fi poffa uera mete fatica pduta.Zt ifiimo,cbe
tanto fia malageuo le dar il fprio fpirito alle parole Latine >quato ritor
nar 1 vita vn che fia mortole centinaia de gli anni à dietro • Ma acciochc ci
rauediamo ancor d'un altro errorefio dico y chc no folamete non fappiam noi dar
alle lettere il Latin fuono ma ne ancor h abbiamo co nofcmeto di qllo y che ci
facciamo >quato à tepi di ac cordar di allungar le lettere dirle fillabe. Et
fac eia pur de verfi fuma fiate chetiyFipar poca aut- torità qlla di Cicerone
in qjlo cafoì Certame te ella i grandijfima. Et egli doueua pur faper ciò che
egli fi diceua y quando parlaua delle cofe Latine. Egli nel li bro à età fece
titolo l'Oratore, ci ha lafciatofcritto* cheinqfie voci inclito
finhumanofmfano>ct infelice* tielle prime due yfauano di far fentir la prima
lette- ra breue* nelle fegueti lunga.Doue fi fentono quefle differente nelle
bocche de nofiri Latiniì Quattro paro le fono uenute nominate à Cicerone di
quatità di te po.Et in qlle no intediamo qlloyche egli ci renga à Dd 4 dire.
Battaglie del Mutio dire.Et fe in vna folaparticella, o pur in vna lettera
fentiuono efft tanta dijjeretia,quàta vogliaxn creder no'hche ne fentifiono da
vna lettera ad altra >&da yna ad altra fillabaìlnoflri Latini no hano
diff'ere tia nelle prime/illabe di breuiologbe, ne nelle feco de y ancor fe la
dittion è maggior che di tre fillabe. Et fìanolevoci quato lunghe fi
vogliono,no odono d iepofenon della penultima: jtrroge che jLulo Gelio nelle
fuc notti recita molti verbale prime ftllabc de quali ancor che per natura
fiano lunghe , il comune yfo era di fnuntiarle come breui : di quefle cqfe non
fono capeuoli gli intelletti noflrijla qual fnutiation {come già detto sè)è
tutta della nojtra lìgua.Et dal le parole di Cicerone/i nel detto difopra y come
in al tro luogo,mi par di poter copréder y chele loro orco chiedo folamete dico
de letterati, ma del popolo an cora y tutto che no haueljcro
cognitiondepiedi>con & Spagnuol'hfra quelli più tofto, che fra alcuni
degli altri >Ji mife, forfè della fua lingua fidandofi : & voluto
entrare a parlar con effo loro> la Spagnuo la fcrittura pronuntiaua alla
guifa y che la Italiana fi fa:Di che prima nofuintefo y cbe Spagniuolo par lar
uoleffe %% Apprefjò feguitado egli y & volendo pur dar loro a ucdere>cbc
egli nella loro tigna parlaua, àpoco àpoco vennero in cognition di co tal
nouità> & lui fecero accorto del fuo errore* 7>{oi veramcte, che no
babbiamo chi ci ripigliaci godiamo di quejìa lingua y la qual chiamiamo Latina:
& ci uorrem to fio agguagliar a Virgilii y a Cefari y ct a Ciceroni:Et fe
egli auienc , che alcuno de nojlri letterati p affato diqucfla uita y ritroui
di là alcuno y non dico di que fh mofi antichi Latini, che di qua fiamo vfati
di de fide rar di poter vedere y et vdire y mapurvno del popolo antico J\pmano
y & con effo lui fi metta a uoler lati* namete parlando auifo y ch'egli
debba far di quelle rifa y chevfiamo di far no'hquado udiamo uno di bar bara
natione§che uoglia incominciar nuouoafkuel larnelnoflro lengnaggio.Terche
quando gli auuer* fariinojìri fi gloriano y cbe lor dà il cuore difcriuere
Latinamente^ di promntiar di xxii. lettere bene k in diffefa dell'Italica
lingua. 214 ti i nofiri fentimeti y & con tutto l'animo nojlro ci di
(poniamo aK amor dileUlci feguitiamo, lei celebria- modei babbiamo fempre
nelpenfiero >&ne'noftri abbracciamenti.^ oi intendete Sig.V ditori)
quanto focato nulla cognition fi pofia hauer della lingua la tina;& come
ella è del tutto morta. Etfe ui par più tojìo di douer attender a uokr dar ad
un morto ,che ad un viuo alcun nudrimeto y a ciafeuno di "voi è libe rofkr
il fuo piacere. Hora fe noi potemmo con lear ti di bilama Eritto,opur della
TitomJJa di Saul far ritornar in vita la lingua Latina ì forma di unagra
uiffima Madonna, pur per tanto di ifpatìo , che ella potejfcfopra ciò
dardiijmtÌHafe/itÌtia,cbeuogliam noi penfar, ch'ella doucjjh dire a coloroì Io
auifo y cbe tali 0 [mugliati farebbono le fue parole. 0 mieidilet ti figliuoli,
à me cjjer no può fenb fommamtteàgra do il veder l'amorfo fiudio,& la pietà
di voi verfo di me vottra antica madre, ma guardate £ Dioiche mentre
uoifiudiatg diejferpietofi, non ui ritrouiate crudeli) & federati
effèrdiuenuti . T\[on baucte voi vdito 0 letto ) che i figliuoli fono imaginc
di coloro di cui fono figliuoliìEt non vi accorgete voUcbe cotefie Hojlre arme
contra le mie vifcerC) S contra lamia, viua imagine fono riuolteì Cui vi pi
fate voi di i(lra tiaréìcui vi credete di auiliréì cui vi auifate dilace- rare
ì la figliuola mia 3 il benmio,cjr tutta lagloria mia isìratiatC)auilitc y et
lacerate f Qual maggior ho- nore y qualpiu alta gloria, qual più certa
mortalità m'ho io potuto lafckrc apprejfi^be una co/i fitta fi gitovi*
Battaglie del Mario gtiuota>perle cui virtù quado io di me mede/ima no
bauejfi altro nome lafciatojo jpererei di rimaner nel le bocche de gli buomini
con eterna lode.Pana è la vofira pietàycon Efculapio morì già l'arte di poteri
morti ritornar a Harfi invitaX esempio mede/imo mona voi, che non uogliatefhr
colpeuoli di voler le celefti leggi riuoluer contra l'ordine de fati. Pitia mi
vedrà il mondo perauentura un altra volta. Ma poflo ch'egli pur mi uegga,non vi
ritrouarete uoi co meco infieme viui nelmondo y che non prima farà la tornata
mia y che il tardiamo Saturno habbia p mil le giri dell'anno fuo il corfo fornito.
C o fi alWor a ri- tornerò io , quado fia quagiufo dime ogni memoria
perduta.Voi da cieli a tenermi compagnia in quefla vita no folle defiinati y ma
alla mia belli/fima figlino la . Metteteui adunque per quella uia y la onde
fietc chiamati Et fe punto vi cale del mio honorem del mio ejjhltamento, me
nella mia figliuola procurate di bonorarc* & di effaltare. Urtaxerfc l(e de
Ter/i benignifiimo padre a fe il regno togliendo, Dario fi- gliuolo fuo
primogenito I{e ne inflitti} y pienijfima giù dicando,cbe doueffe e/fere la fua
alkgre%^a y fe viuo nel proprio figliolo egli hauejfc le l{calt infegne ue
dute.K(on altramete jLriobar%anc I\e di Cappado eia di là leuato y doue
egliappreffo il gran Tompeio fedeua^et la diadema trattafi di capo y di qlla y
et del luogo y & del regno al figliuolo ne fecegratiofo dono. Viui fi
priuarono que* benigmffimi padri de loro re gniper veder i loro figliuoli jeder
nefeggi reali : &> in diffefa dell'Italica lingua. 2 1 5 Uoìpenfate y
ch'io morta porti inuidia alla gloria del la primogenita^ vnica mia figliuolaìo
noncqfenta Iddio a tata fceleraggine.K^onper altro baprouedu to la natura della
generazione y fe non per eternarci col mevgo della fuccefiione.Et conuencuolc e
y che fi come l'altre cofe mone alle antiche fuccedono , que- fta lingua nuoua
altresì entrinel luogo mio y et come figliuola preda la materna ber edita. A(è
vi abbagli alcuna poca fimiglian%a a dir che ella fìa meiet mu tata y &
corrottale ondo fia cofa y ch'io del mio puriffi rno j angue y & delle mie
più perfette parti vitali U ho generata.Ella ètra voi nata y nudrita y &
alleua* ta.Ella è vofira cittadina y etvoHra propria madre. Io di Latio
venendoydivoi mi feci donna . Ter che è ben ragione y che più di honore
rendiate alla propria madre uofira y che a meifipuò dire)flraniera.Io prò ta
& liberale per mei^o de mieifeguaci lafciate vi ho aperte le fcientie y et
dello fcriuere ciafeuna manìe ra.Et a quetta cofapoca faticai poco fludio y et
po ca, 0 nulla ejfercitatione farà baHante > per venir in cognition delle mie
fcritture, ^Attiffima l la mia figli uola non meno di qUo y ch'io fiata mi fia
a fofiener la graderà d'ogni graui(fima>& dottiffima materia: et già più
di vnaprouafe nh potuto vedere. J^è più vi fono io neceffaria al couerfar con
le efiraneget'h che la mia figliuola fi fìa: et chi de miei ferini haurì tanta
cote%^a y quata a trarne le dottrine gli farà ba ftante y la potrà
comodamenteyfare y & co latiname te parlanti y & con
glifcriuenti.Seguitate la opinion di coloniche conofcHo le bell&ge d'ilei,
quello che non Battaglie del Mudo non fate voi la lodano y &
effaltano.Scriuete in quel la lingua y nella quii la gloria deprimi luoghi
potete haucre y i quali da me boggirnai non battete ad afpet tare.Et ciò tanto
maggiomittefar douete y c\) ella at tiffìma fidimoftra a bellijjìmi petti: Il
che ìfuoiprin cipiico miei c'6paranio y affaiageuolmente potete ue derc.Ella
non è men cafla y nè men bella y nè menpu- ra,nh men copiofa y ch % io fiata
mi/ia y nè più lodeuoli mutationi ho io fatto di lei. Ter che vi conforto a do-
uergli antichi Latini feguitare y cbelefcrittnre della miagrecamadrcUfóarono y
ancorache di quelle y et di qlla lingua potè/fero bauer chiara dimoflratione:
qllo>chcvoi non potete bauer di me y che morta fono, vddunq; intorno alla
mia vitapiuvanamentc no ui affaticate.Gettate le arme: rappacile ateui co
uoflri fratelli:redetcui alla nona Heina.-riconofcete la mia legittima
fucceditrice y & la vera vojlra madre : & con lei infime la mia memoria
celebrado y folcni effe quie y et annuali pompe alla mia fcpoltura vi ricorde
rete di fare. Con ftmiglianti y & più altre parole mi fembra y ch'ella
quefli noftri ribellanti fratelli ammo wrebbe. Et a qnefle cofe cofi dette y fe
effì di acconfen tire no intendono y o Italici (piriti >voi vichiamo y voi
che hauetela tnente fìncera y & incorrotta : 0 dico animi glorio/i, fe
pitto di quel valore è in voi y ch?gia fu ne cuori de' voflri antichi y per la
virtù de' quali già diuenne la patria noftra Italia y donna delle prò uincie :
&pcr conferuation della quale non furono eglino auan del proprio sague;an^i
per la gloria di leiprodìgbi ahomanteméte Jparfero tante animerei tante in
diffcfa dell'Italica lingua. 216 tante vite.Hora vi def?ate:fo)gangli animi
voflri:fi rifueglino levofire virtM.Opponeteui a quefioìiuouo furor
ciuile>intefiino>fratcrno:porieteil freno a tata rabbia,a tanta inuidia,a
tanta auaritìa : contra la madre armano le violente marnino vorrebbero^che poi
che ejji apparata non PbanOyoltri haueffc di qfia lingua alcuna
conte%^Sb{6vogliono participar col popolo Italico il bene bcreditario, che
dafuoi mag- giorigli b fiato lafciatoMadre è fiata alla tigua no flra la lingua
Latina: et nelle già ricchezze di lei ha ella da ragioneuolmente fuccedere .
Ter che vi dico io apprendete quefia hereditàycon gagliardo animo la prendete
ycomc beni non ad altrui ^ch e alla figUuo la appartenentuSucccda [acceda nel
materno fiato la figliuola. Di lei fieno tutte le maniere de componi mentuDi
lei le bi(lorie,di lei i poemi* di lei gli ferini or atonici lei i filofofici.di
lei le arti liberali* & di lei in fomma tutte le diuineparimente 3 et le
humane fcritture.Et in tutte fi efferati ellaydi tutte prenda la tenuta,&
di tutte sinfignorifea , mentre chela fua rotaformonta & fi raggira:E verr
à forfè ancor vn tempoyche fornita la reuolutiondi quefla nofìra,for gera vn
altra noua rota y per la quale perauentura vna qualche figliuola diqueHa noflra
madre dopo la morte di lei rimanendo vcrràa fucceder nella me defima
heredità.Et allhor quegli huomini per l'Ughi f ecoli appreffo nofirifuccefforila
fignoria di lei rifu tar non dourannoian^ benignamente farlefifugget t 'h&
ricono fcerla per vera madre >& per legittima donna 3 quefta noSìra
congrua memoria hauedo nel luogo Battaglie del Mudo luogo ycheiohora dico la
Latina, douerfi bauere: &* tutti al culto,& all'ornamento di quella
giouimtta douranno riuolgerprincipa ìmentp i loro penfieri:Et mi piace bora un
poco di iwler idouinare: In que ti pifarannopcrauentur adirane certametedì
coloro* ebe per ritenere in aita imcfxa lingua nofira allkora già morta yuaname
te fi fhtieber ano in quella guifa , ebe bora reggiamo fatfi della Latina.Et
qlli di più fentimento,& di più {ano intelletto alla dcfenfhn di quella
giouinetta tutti fi riuolgcrano, repetcndoper auentura alcuno le memorie di
qucfli noftrifecoli a. que tempi per adietro di gran lunga paffati.Et rima
nendo ancor(come io prego,?? dejidcro) dlcun velli gio diqnejlanojlra
fittica,potrà del nojlro effempto armarfi alla difefa di qucUa,etdiràaviueti di
quel \ la ethEtfualttpo de noflri maggiori per Taffettion delle lingue una
fimigUat e queJìione:Et ritrououuift yno{et ricorderai nome mio) cbcla comune
lingua Italica conproìito animo dijfefe contra la peruerfa opinione di alcuni
dotti di que tempi. Et da queftofe guirà della loro lingua
lagiuftijfìmadefenfione.Del ebe fe a me{douecti tomi far o)ne verrà nùtitia
alcu na:Ben potrò io gloriarmi di batter frutto abondem- tiffmo riportato di
quefla mia forfè non mcn Lodeuo le,cbcfaticofaimprcfa . IL F I J^E. Nome
compiuto: Muzio. Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice
e Muzio.,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
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