GRICE ITALO A-Z L
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; Grice
e Lettieri: all’isola -- la ragione conversazioanle e l’implicatura
conversazionale – filosofia siciliana scuola di Messina – i pericolanti -- filosofia
italiana – SICILIANO, NON ITALIANO -- Luigi Speranza (Messina). Filosofo siciliano.
Filosofo italiano. Messina, Sicilia. Grice: “Lettieri rightly contrasts sensualism in the
practical sphere of reason as ‘egoism’ – my ‘principle of conversational
self-love’ – but focuses on benfeficence, and solidarity – as ‘rational’ – my
principle of conversational benevolence, -- or conversational helfpfulness.” Grice:
“I like Lettieri for two reasons: he uses ‘diritto razionale’ which we at
Oxford don’t! – He cherishes the ‘dialogo filosofico’ as a genre as we
Aristotelians at Oxford don’t – he wrote one on ‘l’intuito’ – While he wrote on
‘sensualism,’ he also explored the idea of ‘man’ and ‘ragione,’ or ragiun, as
he put it in his vernacular!” – M. Messina. Insegna a Messina. Presidente della Real Accademia Peloritana dei
Pericolanti. Molto apprezzato da Mamiani,
Gioberti e Galluppi. Altri saggi: Il sensualismo – cf. Grice, “Some
remarks about the empire of the five senses” – Austin, “Sense and sensibilia”
--, dissertazione, Messina, Capra; “La fisiologia calunniata di materialismo, Messina,
Nobolo; La potenza del pensiero, Palermo, Console; Etica e diritto naturale, Messina,
Amico; L’intuito: dialogo filosofico, Messina, Arena; L'omu nun avi l'usu di la
ragiuni -- cicalata di lu professuri cav. A. Catara- Lettieri (Messina, Amico; Introduzione
alla filosofia morale e al diritto razionale, -- Grice: “I like the idea of
‘rational’ right!” (Messina, Amico; “La cognizione del dovere -- poche nozioni
dirette all'operaio e ad ogni classe di cittadini” (Messina, Amico; “Ricordi
storici intorno al movimento filosofico in Siciliam Messina, Amico; “L’uomo” Pensieri”
(Messina, Amico; Via Lettieri, Messina. Lettieri basis his moral system on rationality –
solidarity, beneficence and all the conversational principles appealed by Grice
find room in Lettieri’s system – ‘dovere verso l’altri” o “il prossimo” – The
fundamental one is that of equality, as when Chomsky says that competence is an
ideal natuve speaker with another one --. Grice: “Lettieri would hardly
consider hiseself an Italian philosopher, seeing that he wrote a trattarello on
‘filosofia in Sicilia’ meaning that Italy does not belong to him, nor does he
belong to her!” L. is a Sicilian philosopher whose work on the
theory of signs and language as communication is deeply rooted in the Italian
empiricist tradition, specifically influenced by GALLUPPI (vedasi). His thought
serves as a bridge between Enlightenment sensationalism and the emerging
psychological and social analyses of communication. The Empiricist Context
L. operates within a philosophical milieu that prioritised experience as the
primary source of knowledge. GALLUPPI (vedasi)’s Influence: L. is a
student and correspondent of GALLUPPI (vedasi), the leading figure of Italian
empiricism. L. adoptes G.’s focus on the "analysis of the faculties"
of the human mind, viewing language not as an abstract formal system but as an
active tool of the intellect. Anti-Metaphysical Stance: L.’s work rejects
purely speculative or innate theories of language, instead grounding the origin
of the sign in sensory perception and the psychological need to manifest
internal states. Theory of the Sign L.’s semiotic theory emphasizes the
sign as a mediator between the internal psychological world and the external
objective world. Functional Intentionality: For L., a sign is not merely a
label for a thing but an instrument used by the human spirit to fix and stabilise
ephemeral thoughts. The Sign as a "Tool of Reason": He views the sign
as necessary for the "use of reason" -- usu di la ragiuni, in his
Sicilian (not Italian) vernacular -- arguing that without the sign, the human
mind could not organise complex ideas or perform high-level abstractions.
Integration of Senses: Consistent with his empiricism, L. explores how
different sensory modes (visual, auditory, tactile, olfactory, tactile – cf.
Urmson, The Object of the Five Senses, and H. P. Grice, Some remarks about the
senses) contribute to the formation of a sign system, anticipating later
discussions on the multi-sensory nature of communication. Language as
Communication L. moves beyond the individual-centric view of language to
emphasise its social and communicative function. Intersubjective Bond: L.
argues that language's primary purpose is communication — the sharing of one’s
internal representations with others to create a common social reality.
Cultural Context: In his roles within Sicilian academies (such as the Accademia
di Scienze, Lettere e Arti di Palermo), L. promotes language as a vehicle for
cultural and civic progress. Linguistic Practice: Unlike formalists, L. sees
language as a "discursive practice" where meaning is refined through
social interaction and the practical demands of life. 4. Legacy and
Influence L.’s integration of empiricist epistemology with a functionalist view
of language placed him in conversation with other major thinkers: He
collaborates on liberal journals like Lo Spettatore del Peloro, using his
theories of communication to advocate for intellectual and political freedom.
His correspondence with contemporaries like TROYA (vedasi) and GALLUPPI
(vedasi) highlights his role as a key node in the Italian intellectual network
that seeks to modernize Italian philosophy through the lens of experience and
social communication. – -- è stato un filosofo italiano. Professore di diritto naturale ed etica a Messina, è
presidente della Real Accademia Peloritana dei Pericolanti. Molto apprezzato da
ROVERE (vedasi), GIOBERTI (vedasi) e GALLUPPI (vedasi), è sepolto nel famedio
del cimitero monumentale di Messina. La città natale intitola al suo nome una
via cittadina. Principali pubblicazioni
Sul sensualismo. Dissertazione, Messina, Stamp. T. Capra all'insegna di
Maurolico, La fisiologia calunniata di materialismo, Messina, M. Nobolo, La
potenza del pensiero. Opera composta per la gioventu siciliana, Palermo, Stamp.
M. Console, Scritti varii di etica e di diritto naturale, Messina, Stamp. A.
D'Amico, Sull'intuito. Dialoghi filosofici, Messina, Stamperia ant. D'Amico
Arena, L'omu nun avi l'usu di la ragiuni. Cicalata di lu professuri cav. L.,
Messina, Tip. D'Amico. Introduzione alla filosofia morale e al diritto
razionale, Messina, Tip. D'Amico, Introduzione alla cognizione del dovere.
Poche nozioni dirette all'operaio e ad ogni classe di cittadini, Messina, Tip.
D'Amico, Ricordi storici intorno al movimento filosofico in Sicilia, Messina,
Tip. D'Amico, Salvo, Accademia Peloritana dei Pericolanti e Università degli Studi
a Messina, su accademiapeloritana.it, Accademia Peloritana dei Pericolanti. Opere
di Antonio Catara Lettieri, su MLOL, Horizons Unlimited. Sull'Uomo. Pensieri di
L., Messina, presso Ignazio D'Amico Testo in Google Libri. Portale
Biografie Portale Filosofia Categorie:
Filosofi italiani Nati a MessinaMorti a MessinaProfessori dell'Università degli
Studi di Messina Membri dell'Accademia Peloritana dei Pericolanti[altre] RELAZIONE
LETTA NELLA R. ACCADEMIA PELORITANA DI MESSINA, L. RELAZIONE
V LETTA NELLA R. ACCADEMIA PELORITANA DI MESSINA Tornata dal
Segretario Generale della stessa PROF. GAY, L. INTORNO AL DISCORSO
DEL COMM. NEGRI CRISTOFORO della Societt Geografica
Italiana AU/AOUNANEA OEHERÀLB DKI MEMBRI DELLA
MEDESIMA MESSINA PRE88O IGNAZIO d' AMICO
Impressore d<»lla R. Accadevi» i. / i ; f \ . Ì . :
!'. : • r • > m» i H:rt- laeafc Darò cominciaraento alla
relazione interno la Società Geografica Italiana , toccando dapprima
alcune cose che con- cernono questo Sodalizio; il quale da più mesi si occupa
con attteso animo e colla coscienza del proprio dovere , a poter renderò
gli onori funobri alla memoria non peritura dell' illustre estinto socio
Professore Felice Bisazza t Segre- tario della quarta classe ; non senza
ricordare con parole di lodo gli egregi soci Barone G. Natoli, Senatore
del Re gno , Antonio Uaivjcri , Kracamp, anche essi rapiti dallo
indico morbo. Taluno pratiche, o certi incidenti inaspettati, sono
stati di ostacolo a poter avere luogo la tanto bramata generale
tornata. Però convenne rassegnarsi; ma ora abbiamo ragione di potere
annunziare cho in brevo sarà reso all' inclito nostro consocio
quell'onore, che per noi si potrà maggiore di conserva agli altri soci
nostri suddetti. Ci corre il debito manifestarvi, che il Segretario
Gene- rale col consenso dell' onorando Presidente , è ormai più di
un mese , ha iniziato delle trattative , che sono di già condotte a buon
punto , per raccogliere tutte le Opere del Bisazza, edite ed inedite , e
farne un' edizione a vantaggio dell' egregia Vedova , consenziente , e dei
figli dell' insigne poeta , di cui deploriamo la dipartita. E se V opera
perse- verante ed affettuosa nostra non andrà disgiunta dal
concorso dei nostri consocii, e di quanti nel lor cuore hanno un culto
alla sapienza ed alla virtù, qui fra non molto sorgerà il mezzo busto in
marmo del Bisazza nostro ; poiché è da più settimane che il bravo
Letterio Gangeri, fratello all' estinto egregio Antonio, si ò messo
all'opera. L'accademia, malgrado i mezzi esigui disponibili, si coopererà
ancora ed efficacemente perchè le spoglie mortali dell' illustre poeta
abbiano riposo in luogo degno, e sieno trasportate con quel decoro che
si addice a chi onorava tanto questo consesso, la patria, l'Uni-
versità degli Stodii, e V Italia I Ora darò mano alla Relazione
circa la Società Geografica Italiana, e al discorso del Commendatore
Cristoforo Negri Presidente della stessa. Noi, figli di
Dicearco, di Maurolico, di Borelli, quando apprendiamo che alcuna cosa di
utile, di grave e di grande si sollevi, e si scuota dall' inerzia il
pensiero e voglia farsi sempre più indagatore della natura, come lo
furono quei som- mi nostri padri, che tante solenni verità disvelarono
anche nel giro delle cose sensate ; noi par che un che di soave
allora proviamo, un nobil sentimento si susciti in noi e scorra per
tutto le nostre fibr3, e lo spirito degli avi aleggi d' intorno a noi, e
c' ispiri amore e riverenza verso quegli uomini e quel- le associazioni,
che intondono a tutt' uomo riportare nuove vittorie sulla natura,
estendendo ognora il pensiero ed il potere umano, e coli' incremento di
questi volgerò in meglio le condizioni dell' umana famiglia. Allora
di presente ci ricorre alla memoria, che Dicearco anche egli si rese
benemerito in fatto di Geografia, ricordando la storia le carte
geografiche da lui fatte, e che, come ri- ferisce Cicerone , esistevano
ai suoi tempi , e furono da lui vedute ed ammirate, E , senza tener
dietro ai portenti di quei sovrani intelletti, del secondo Archimede e
del Borelli, questo nostro sodalizio ha titolo alla comune benemerenza
, perocché esso con Arrosto (Gioacchino) fu il secondo che in
Europa felicemente esegui 1' esperienze galvaniche ; con Jaci creava una
Meridiana in Messina ; con Arrosto (Antonino) arricchiva di nuove
famiglie di piante la scienza; con Cocco popolava di nuove specie il muto
armento. E se il morbo del 54 , non avesse reciso anzi tempo quelle care
vite di Giamboi (Giuseppe), Preetandrea (Antonio), De Katale (Giu-
seppe), ohe tanto confortavano le speranze della patria, ed erano
degnamente continuatori di quegli osservatori e dili- genti scrutatori
della natura , ma che entravano nel campo interminato di essa con con
quelle nuove vedute , con quei nuovi elementi che la maturità delle scienze
naturali offriva, il nostro consesso avrebbe certo a quest'ora titolo
ad altre lodi. Ricordando i socii nostri che si distinsero
veramente nelle scienze, che alla natura volgono il loro amorevole
sguardo, non devo non fare onorata menzione di Francesco Arrosto ,
figlio a Gioacchino, rapito immaturamente da morte quando già avea dato
in luce la Monografia sugli Agrumi , che pel suo intrinseco valore ha
avuto l'onore di molte ristampe, senza dire che venne in allora premiata
dalla Società Economica di questa Provincia. Ma oggi? Pure il nostro
Consesso e la Regina del Peloro hanno in Cuppan un eminente intelletto,
che tieno il primato in Italia quanto ad Agraria, e l'Arrosto
(Giuseppe) e Seguenza (Giuseppe) han rappresentato bene, il primo
alla Esposizione Italiana in Firenze , ed a quella internazionale
in Londra eoi lavoro suHe acque minerali, e l'altro alla Esposizione
universale in Parigi con una colle- zione di fossili , cho chiaramente
dimostrano i' esistenza di un nuovo torrcno interposto tra il Piacenziano
del Mayer ed il Tortoniano dello stesso autore , han rappresentato ,
io dico , bene questo nostro Consesso , e ne vennero premiati con
medaglie, lo son parco nelle lodi, massimo coi viventi e presenti forse ,
ma certo amici; e saria stata colpa non lieve non din» una parola, quando
i fatti sono cosi elo- quenti a prò dell' egregio figlio del chiarissimo
Gioacchino Arrosto, o del valente naturalista Seguenza, si bene
conosciuto ed apprezzato pei suoi lavori, che riguardano
principalmente la Geologia e la Paleontologia Stratigrafica della
provincia 4i Messina. Kè oseremo dimenticare il Socio Costa-Saya (Antonio)
Segretario della 1? olasse di quosta Accademia , cotanto benemerito,
anch' egli autore del Filo di Prova, stru- mento addetto a dimostrare,
come la elettricità statica si ditribnisca anco alla superficie interna
dei conduttori cavi, in opposizione a ciò che credevano di ave*e.
dimostrato i fisici. £ noi abbiam fiducia che i sapienti gli
renderanno piena giustizia. Ho toccato di questi antecedenti
storici e contemporanei della nostra Accademia a fine di poterò
affermare, che essa non fu e non è straniera a quei movimenti
intellettivi, che mirano ad eccelsa mota, come oggi veggiamo avvenire
colla fondazione della Società Geografica Italiana. Di vero, mentre
esistono in Europa tredici società geografiche, tre in Asia o quattro in
America, chi il crederebbe che nella nostra Italia, quasi sin l' altro
ieri, non si fosse pensato nè punto nò poco a costituirne una ? Come fra
tanto movimento intellettivo, fra tanto associarsi e dissociarsi, in
mozzo alla nuova forza uni- ficante, che puro esiste, malgrado di quelle
dissolventi, indi- gene ed esotiche, e delle aberrazioni che il moto
politico ha rice- vuto da forze estrinseche, meccaniche, certo non
dinamiche, come non era caduto in meato a tanti dotti, che risplendono
fra di noi per eminente virtù di peregrina sapienza, la for- mazione di
una società geografica , di cotanta importanza alla scienza ed alla
prosperità dei popoli? Forse l' idea poli- tica, assorbendo a ae di
troppo V attività dei nostri sommi avea fatto negligentare nel periodo
del Rinnovamento la crea- zione di un sodalizio, cho 1' Italia nazione ed
il progresso della scienza altamente reclamavano. Forse. ma
qui i forse ricorrono e molti e spontanei allo spirito. Certo si
$ che non si pensò cotant' alto, mentre per taluni si fu cosi solleciti,
andando terra tnrra, a volere fare rivivoro appo noi sistemi da più tempo
morti nella nazione stessa, ove ebbe- ro nascimento , annunziandoli qua!
punto culminante , sia dato allo spirito poter giugnere , facendo opera
indegna di screditare tatto lo nostre glorio , anco quella del Vico.
Ed a noi appena redenti dalla servitù del pensiero francese , si
volea faro il regalo d' imporri un altro giogo mentale , non francese, ma
certamente giogo I , , Ma se i sapienti combattono corpo a corpo i sistemi
d' Alemanna, cho si vogliouo importare da Italiani in Italia, dopo avere
avuti 1' ostracismo nella terra nativa, gli statai sacerdoti di Minerva
fondarono di già nel bel Paese la Società Geografica Italiana. Lode alta,
sincera a chi combatte a visiera alzata V errore, . lode a chi ebbe il
nobile pensiero e lo condusse in atto con crear* 1' associazione in
discorso, e con operosità oltre ogni dire rcommendevole la fe' in
breve perìodo tanto progredire, a potere con fondamento sperare di
ammirarla, in un tempo non lontano, gareggiare colle società sorelle
ormai adulte. Il principe di Metternioh almeno ammette che l' Italia
è un' espressione geografica. E quest’Italia, che non volle appagarsi d'appartenere
meramente alla geografia dovea essere il solo paese che mancasse d' una
Società Geografica! Ma, noi lo rispetiamo, essa esiste e viverà di vita
prospera. Non ne ineepto desistere vietosf Si orta sociteas fuisset
con- dita tomolo, coram Europa ubinam gentium essemus ? Tolga Dio
tanta vergognai Noi non saremo dejettati al retroguardo del- la scienza,
noi che con Galileo abbiamo scosso 1' immobilità di questa terra,
lanciandola fra i rotanti pianeti; noi che abbiamo letto pei primi nel
fulgente volume del cielo le sue forme, partizioni e misura; noi che con
Polo 1' abbiamo inon- dato di luce a levante, con Colombo Y abbiamo tolta
in Po- nente all'eternità delle tenebre, con Pigafetta l'abbiamo
cir- condata, misurata con Cassini .eon Volta vi abbiamo fatto
discorrere per elettriche fibre fin nei gorghi del mare Y i- stantaneità
del pensiero. Qui Flavio Gioja insegnava ai navi- ganti la misteriosa
virtù dell' ago magnetico di volgersi al polo; qui Torricelli trovava la
bilancia delle altitudini; qui Brocchi poneva le basi della scienza
geologica; da qui alzavasi la prima volta all' empireo nel telescopi 1' arma
conqui- statrice dei campi eterei; e nella forma dèi pianeti, noila
loro rotazione , nella varietà dell' asse polare e dell' equatoriale
, nel corteggio dei satelliti, e nelle fasi di questi, leggevanai e
modi ed ordini di questa bassa dimora, ubbidiente pur essa alla generale
legislazione del cielo. Col Zeno abbiamo prece- duto alla nobile schiera
degli artici navigatori, con cui l'In- ghilterra ha poscia il più
ammirabile poema d' energia, di perduranza e sapienza ; con Baratti
abbiamo preceduto in Abiasmia a Brace: abbiamo guidato con Cadamosto i
Porto- ghesi, coi Cabot gì' Inglesi , con Vcrazzani i Francesi a
sco- perte ed acquisti. Noi dunque, il dirò coli' illustro Negri
nostro Socio corrispondento, non getteremo nel fango la nobiltà
dello spirito, e caccieremo gì' inerti, dovessimo pur fare il deserto
1 Pensiamo, anche per far dispetto, ai nemici del pensiero! Operiamo:
dagli operosi avremo plauso ed onori: dagli infingardi avremo quel
silenzio che vale onore, ed anche quel biasimo che vale trionfo ! (Pag.
28) Eppure, dirò di nuovo, la Società Geo- grafica Italiana oramai
esiste. Nel mese di maggio p.p. quando ne avvenne la fondazione i soci
erano al numero di 120, oggi sono 377, ed undici di questi lo sono a
vita. E, facendo a- strazione di molti soct di nobilissima fama , e non
distin- guendo la massa dei medesimi se non nelle classi cui
apparten- gono per le professioni e condizioni di vita , abbiamo
titolo a contento e speranza. Il Corpo diplomatico e Consolare d
rappresentato da soct 21, la Regia Marina da 19, la Camera dei Deputati
da 47, il Senato da 27. i professori di varie scienze fisiche sono 36 , e
17 gli Ingegneri. Veramente ci gode Y animo, pensando che essa abbia di
già nel suo seno navigatori provati ali© brume biancastre del Baltico, ed
allo «ostanti bufere australi d' America; ed abbia Apostoli che
battezzarono le negre fronti, i nudi selvaggi chiamando dalla vita dei
sensi a quella delle idee coli' evangelizzarli della dottrina amica del
oielo e della terra , di Dio come padre , e degli uomini come fratelli :
pei quali non vi ha che un» sola terra di promissione, ma tutti sono
chiamati all' eredità dei medesimi premt. Fra essi vi sono astronomi cho
drizzano alle altissime sfere l' ottica lente, e vi mostrano quelle
danze dei pianeti , e loro amc*i e simpatie , che nello Bcabro loro
linguaggio chiamano poi orbite, attrazioni, aberrazioni. Certo questi
sacerdoti <Y Urania saranno abbandonati, quando par- lano del pianeta
intormercurialo , del sistema planetario di Kirio, o del sole in cammino
vorso la costellazione di Ercole; saranno lasciati in allora , che con
nuovi caratteri si fanno o sognano ad una cometa che fuege il
sentiero invisibile nell' immensità dello spazio , ma sarà con loro la
società , perchè rispondente allo scopo di essa, quando più di fre-
quente si fanno del cielo stellato no' orario quadrante , su cui naviga
qual indice mobile il nostro compagno pianeta a donarci le posizioni
precise dei punti alla superfìcie del glo- bo. Tra loro sono i geologi ,
sì poetici , e ad un tempo sì positivi e sì utili, questi geogran delle
età sconosciute, che vedono addentro la scorza terrestre, fatta per essi
diafana . le trasformazioni che nell'abisso dei secoli ha subito la
terra. Sono eziandio con essi, naturalisti, che perigliando la vita
trassero da stranie contrade ricchezza pei nostri Musei; Etnografi che
procedendo da tronco a ramo, e da ramo a foglia, tatto rischiarano l'
intrecciato albero di favello , che si allargò sulla terra ; idrografi
come Paleocapa , come Lombardini , certamente non secondi a qualunque
nome più glorioso nel mondo. Arrogi che ogni famiglia di
scienze , ogni accademia principale d' Europa o d' America , ogni colonia
italiana in qualsivoglia lontano paese, ha degni rappresentanti in
essa Società. È adunque evidente, evidentissimo che la
Società, cho porge materia al nostro dire, noo solo per numero dei
mem- bri, cho la compongono, ma anche pel loro valore morale
divenne capace ad ottenere gli scopi, ai quali mira, o ad il- lustrare
ancora la scienza. E chi conosce V avanzamento , il progresso della
Geografia nei tempi moderni , vedrà di leggieri come, e quanti
scienziati, o meglio una pleiade nobilissima di sapienti con- corrono al
suo perfezionamento ; a tal che essa , per molti aspetti e forse i più
importanti, sia tutt' altro della geogra- fia degli antichi, che rozza e
sensibile pò tea dirsi in con- fronto della geografia moderna. In
effotti, vel dirò colie stesso sapienti parole del dotto Presidente
Negri, dal cui discorso ho quasi tolto il contenuto di questa breve
relazione, o ciò per rispondere bene allo scopo propostomi. t
La nostra scienza, la nostra Società d cosmopolita, ò amica di tutti :
non distingue sulle bocche il partito , sui cappelli le nappe, od il
culto nei penetrali del cuore: non adatta secondo il vento la vela, non
muta ad ogni suono la danza : qui tutti i meriti son fratelli : noi non
ci curviamo ad ossequio servile ad alcuno. La nostra scienza corro il prati
mare dell' essere t descrive, per dirlo con Dante, fondo a tatto 1'
universo : invade tutti i campi del sapere e della vita civile : riceve
da ogni scienza tesoro, e ad ogni scienza ne dona. Essa è nell'istinto
del secolo: in questa età l'uo- mo nasco viaggiatore: chi non lo può
colla persona, viaggia col pensiero, entra i regni remoti, scorre i mari
in procella, spazia nelle contrade della state perpetua, e sulle silenti
del polo al cozzo paventoso dei ghiacci lottanti, vuol conoscere
intero il nostro pianeta, e si sdegna che ad onta del fortu- natissimo
successo di tanti viaggi, segnatamente di Inglesi, di Russi e Tedeschi ,
ancora vi siano nel centro d' Asia , noli' Australia , nell' Africa,
vaste regioni , la cui configura- zione è molto più ignota che non lo sia
quella del disco lunare. Ma il moto d impresso e nulla sarà che lo
arrosti. Chi mai potrebbe Sistero aquaoi fluviis, et vertere
aidera retro? E quanto si è vasta, alta scienza è la nostra.
Anche gli antichi viaggiavano per commercio, per religione, per po-
litici rapporti, per guerra : anch' essi scoprivano, e le notizie delle
cose crescevano. Ma quant' era più umile la cognizione degli antichi !
Era meno ristretta di spazio, che non lo fosse la scienza : non è che da
un secolo si viaggia a scopo di- retto di scienza, e nelle serie dei
fatti concatenati e posti a raffronto, si svelano le leggi che governano
il globo. Ormai quella geografia antica così irta di nomi e vuoto di cose
, quella geografia letargica, che porgevasi ai giovani, che era
discesa anche al di sotto dei tipi , che ci lasciarono i Greci , quella
Geografia è morta : gli Azara , i Niebuhr , » Forster 1' aveano ferito,
Ritter ed Humboldt la uccisero. La Geografia moderna rivisse, vera
fenice, variopinta e più gaja; guizza luce come stella che tremola : è
corruscante d' ogni bellezza, ingemmata d' ogni sapere : ò una scienza, o
meglio la parte positiva di tutte le scienze. Noi l'avevamo inviata
dall' Italia pellegrina succinta e modesta a mercanteggiare , ad
iscoprire, ad evangelizzare la terra: ora ritorna regina gemmata e
pomposa : accoglietela degnamente: essa ha por- tato a tutto il mondo la
fama italiana ! Stringiamoci ad essa, ed alcuno di voi la farà ili nuove
gioie fulgente, nè troverà il secolo lento alla gloria, ma la consueta
vincendo oblivione degli anni, prenderà fama tra colon» Che
questo tempo chiameranno antico. Così pon line ai gravi e modesti
ragionamenti l' insigne Presidente della Società Geografica
Italiana. Noi, rendendo le debite e sincere laudi all' illustre
Ne- gri , ed a quanti egregi uomini con lui si fecero compagni ed
iniziarono e condussero, con indicibile operosità ed intel- ligenza, la
Società al segno, non isperabile al certo , ove la veggiamo , facciam
caldissimi voti che lo splendido esempio abbia sempre più un eco
maggiore. E come non debba averlo, so il passato scientifico d'Italia
parla chiaro a prò di essa, ed oggi per virtù singolare ci vien fatto
ormai ammirare il neonato Sodalizio quasi adulto, e per numero di socii,
«• per loro peregrino valore , e pei indirizzo sapientemente avuto
? Io bramerei, o son certo aver con me tutti coloro , cui sta a
cuore la patria , la scienza ed il bene altrui, bramerei che i dotti
fossero accesi dal desiderio di concorrere a tutto potere ad opera si
utile. Sarei presto, se la mia voce fosse autorevole, a fare un appello
ai più grossi comuni del Re- gno, a tutte le accademie, invitando gli uni
e le altro a far parto del nuovo Sodalizio, con quei diritti che sono
con- sentiti dagli Statuti e con i doveri rispettivi. Nulla dirò
dei consessi scientifici , essendo certo della loro presunta annu-
enza ; mentre il patriottismo dei Mnnicipii senza alcun du- bio darebbe
piena adesione, trattandosi di una tenue som- ma annua, che in nulla
potrebbe squilibrare la loro finanza. Ed a condurre in atto il mio
disegno potrebbe essere effi- cace 1' opera coadiutrico del Governo, del
Giornalismo , o di qualunque associazione, degna di questo nome. E già il
Go- verno destinavalo un locale entro il palazzo stesso del Mi-
nistero. Il giornalismo si ò reso benemerito. — Ricorderemo con lode il
socio Sig. Mussi, Direttore del Diritto che ha dato luogo nello stesso
giornale agli atti della Società — come ancho ad altri direttori di altri
giornali si debbo esser grati. Cosi la Gazzetta di Venezia, il Giro del
Mondo di mano han ripetuto per intero le pubblicazioni della Società ;
la Gazzetta di Torino, il Corriere delle Marche ec le riprodus-
sero per estratto. Ancho ncil' Argia di Melbourne e nella Gazzetta
Italiana di San Francesco in California si fece onorevole menziono della
Società Geografica Italiana. Eccomi, onorovoli Socii, al termine
della mia relazione, cho vo' chiudere con un mio desiderio ispirato da
giustizia. S*» al capitano Tortello, che spaventò i più audaci na-
viganti, facendo con piccolissima barca un giro attorno il globo, nel
(inalo rettificò anche la carta delle Caroline di Luthe , si debba una
medaglia d' onoro ; come la si deve pure al Vicario Borgatti per la bella
relazione del suo viag- gio d' Abbeocuta e del Delta del Niger , ed anche
a Don Paolo Abona , residente a Mandalay nell' impero birmano , le
cui notizie sull'alto Jrawaddy hanno contribuito a sta- bilire
comunicazioni fra l' Europa o la China occidentale , che sono cinque
volto più pronte delle già esistenti esclusi- vamente per Canton ; se
all' illustre Antinori , che per la Fauna e l* Archeologia geografica ,
non ha temuto nella Nu- bia e nella Tunisia del Sud , nè i miasmi
pestiferi delle paludi , nò le zanne dello pantere , ed ha il valent'
uomo tanto operato a prò della società di conserva al sullodato
Comm. Negri , se a lui debbasi per giustizia una medaglia ò cosa
evidentissima, — Nè si potrebbe non retribuire con pari onoreficenza
Raimondi che rischiara con tanto successo l' intrigata idrografia delle
acque peruviane scendenti alle Amazzoni, Ori cho avanza operoso la
scienza sul Nilo, Boc- cari o Dorìa cho V accrescono ad lava ed in
Bornoo.... nè a qualche altro benemerito socio si potrebbo negare l'
onore di una medaglia — io bramo, ed il desiderio mio sarà di
tutti, perchè eco di giustizia, che una medaglia sia conferita pure da
quel Consesso al Comm. Cristoforo Negri Presidente della Società
Geografica italiana por tanti titoli sì benemerito, cho nulla più.
Possano gli uomini onorandi , che racchiude nel proprio seno quel nobile
Consesso far lieta accoglienza al desio di colui, che ammiratore del
merito, brama ammirare che non vada senza essere onorato!
Quindi questa nostra Accademia manda, per mio orga- no, a quoll'
illustre Sodalizio un saluto fraterno, veggendolo «urto con si lieti
auspici in si breve tempo! SULL'UOMO PENSIERI DI L. AW
Illustrissimo SIGNOR PRESIDENTE DELLA R. ACCADEMIA PÉLORITANA
CAV. PÀRKOCO GAETANO MESSINA PROFESSORE ni DIRITTO
ecclesiastico sella n. università degli stcd di Messina
preside DELLA FACOLTÀ GIURIDICA fjl fu A \ i ò s i nto ó
temente Offrendo alla S. I . Ili™ questo mio lavoro mi
e caro il dire, che soddisfo un voto del mio eiwre , perocché si e per
Lei massima- mente che si videro cominciare le domenicali Conferenze
nel nostro Sodalizio, cotanto bene accolte nel nostro Paese, e che
saranno con- tinuate nel novello anno. Io non debbo ricor- dare
tutto che si è tatto di bene durante la Sua Presidenza , che la Sua
modestia mei vieta, cume per medesimezza di ragione noìi devo dire
della dottrina vasta e profonda di Lei e delle specchiate virtù, che han
sede nel Suo petto — ma mi permetterà dirle che
mandando alle stampe la prima conferenza, che per me si lesse in
quella prima tornata, ed il seguito che avrei dovuto leggere per. C
anno vegnente, che essi scritti si appartengono alla Accademia —
però che sento il debito fre- giarli del nome di Colui, che
degnamente rappresenta il Peloritano Sodalizio. Mi con- tinui la
Sua amicizia , mentre ho V onore essere Messina 21 novembre
186ÌL \ i De wli «siino A. . Cat«ra-L.
UNA PAROLA AI SOCI Son lieto potervi annunziare che la risoluzione
di aprire in questo luogo , sacro al Sapere , le con- ferenze domenicali
, ò stata accolta con plauso da coloro , che son socii del Peloritano
Consesso , ed anche dai non socii. Pure non toccava a me
esordire quest' oggi , perocché non era affatto preparato , ma dovetti
sob- barcarmi , piegando la cervice , non senza il timore di non
colpire nel segno, trattandosi d' un lavoro fatto d 7 un fiato.
Quindi alla mia pochezza, io nqn dubito, sop- perirà la vostra
indulgenza. Il mio discorsetto suir uomo non sarà invero dire
una conferenza, ma piuttosto V inizio delle con- ferenze, che saranno
ogni domenica date dai nostri egregi Socii. Se dovessi dirvi
schiettamente la cosa, la mia conferenza sarà lo schema di una serie di
conferenze ' relative ali' Uomo. Noi dicendo conferenze domenicali scnz'
altro , abbiamo intono lasciare intera la libertà dei socii, non
legandola a nessuna specie d' argomento sia letterario, o scientifico, od
artistico, o classico, o tecnico — abbiamo inteso eziandio che le lor
confe- renze sian popolari , o pur no , o siano miste di cognizioni
che rispondano alla comune apprensiva degli animi colti , e di quelle che
sono patrimonio esclusivo dello scienziato. Abbiamo tutto questo
vo- luto lasciare alla discrezione d' ognuno. Rispettando
tale libertà non solo si risponde alla varietà dei bisogni , delle
tendenze e delle ca- pacità , ma si rende un omaggio alla Società
che seppe e volle attuarle. La quale, ponendo mente
all'attuale movimento degli spiriti, ben comprese il dovere di prender
parte a quel commercio di lumi cotanto importante al progresso
dell' umano consorzio. Io adunque prendo l' iniziativa , facendo
asse- gnamento stili' animo vostro benevolo , che saprà accordare
alle mie povere parole larga indulgenza. L'UOMO Sento una voce che
altamente dice, una voce ripetuta da mille lingue : 1/ uomo 4 un
bruto! 2. Mirato qu^st' essere ! Ora ignorante , ipocrita ,
su- perstizioso — ora credulo , avaro , ambizioso , il buo cuore
essere sede delle più abbiette passioni. 3. Egli sacrifica il bene
altrui alle sue brutali passioni! Caino e Giuda non furvn soli nel mondo
, il loro seme non si è spanto mai. 4. Lodino pure ed
innalzino a cielo quest'essere umano, ludibrio di tutto le più
scompigliate passioni, dei più tetri e rei disegni , non potranno giammai
negar la storia che alta- mente ad ogni piò sospinto smentisce la vanità
degli umani pensieri. 5. Egli porta la mano sacrilega sul suo
simile , e Te- nore , la persona , gli averi altrui non isfuggono alle
sue cupidigie ingorde. Conferenza letta nella Rcalt Acromi»
Prioritari» il giorno 13 aiu»no 1JM30. 8 6. Fa sa
ben dissimulalo , ti sbatte in viso il turiboli ■MI' adulazione — c , in
raen che tei dico, ti tradisce. 7. Oh il bacio di Giuda non restava
infecondo! 8. Se non à potuto agguantare il potere, ti vien
fatto wd rio tutto umanità, ogni 6uo discorso esser tutto micio di
rwi umanitario, di eguaglianza, di libertà, di civiltà, e di tutto
le più bollo parole che suonano così gradite alle crecchie casto , ai
cuori retti! 9. Oh Dio! Eccolo già in alto saggio, su cui vi
per- venne coli' ipocrisia e col delitto — e con questo e con
quella si mantiene , dando sfog » ai suoi istinti brutali.
10. Ove n'andato quei sensi umanitari , quelle promesse di
migliorar lo umane condizioni, lo stato del popolo? 3 1. Povero
Popolo] tutti dicono che son per te, e da to , ma tutti finiscono con
crocifiggerti ! 12. Povero Popolo! sei zimbello di tutte le adulazioni,
di tutte le più smodate lodi — bugiardo osanna, cui tien dietro il
crveifìi/e! Perocché alla fine col tuo sangue si chiude ogni dramma
sociale. 13. Tu, o Topo lo , paghi tutto! Per te lo caste,
per te la servitù , per t« il feudalismo , e quinci e quindi il
pauperismo. H. Ludibrio dello passioni dei potenti, vi si
aggiunge lo scherno chiamandoti — Popolo Sovrano/ 1 5.
Sovrano che à tra per lo mani la canna per scettro, in capo la corona di
spine! con quella sei battuto, e con le acutissime spino ti si traiigo il
capo ! lo. Si lasci almeno al popolo la sua più preziosa ere-
diti, qual si e quella dello »uo credenze! Ah non si attenti a questa
sacra proprietà ! Eccolo ferocemente bruto portar la sua mano sa-
crilega sul Santo dei santi , e far di tutto per alterar o per
annullare le più sublimi e consolanti verità, patrimonio della
umanitaria coscienza, che. dovria restare inviolabile ai deliri delle
bugiardo passi' mi ! 1S. Mirato come la vita dell' uomo di lettere
è sparsa di dolori, e spesso di tormenti che gli sono un vero
martirio! Egli cho tien dietro al bello, al vero , al bene in questa
vita terrena, e non mai può coglierli del tutto, ma pur ognora vi]
aspira, e fu di tutto per incarnarne alcun che nelle sue opere , nelle
sue azioni, vedesi tormentato dalla società, dai fatti che essa più o
meno offre in opposizione a queir ideale per lui vagheggiato nel proprio
spirito 1 20. Adunque doppio martirio è per lui , quello di
una idea che gli sta ognora presente , e sempre gli sfugge , e
quello dei fatti sociali, degli uomini che lo fan segno delle loro
calunnio , o dei fatti che vede in antagonismo a quelle alto idee che
vagheggia ! La vita di lui è attorniata di tutti i pericoli. Tenta
portar la face nrlle tenebre della vita , e di presente tutto lo passioni
si svegliano , si scatenano e vogliono anni- chilire la potenza di quel
pensiero apportatore di luce. 22. Lasciatolo , dico uno , è pazzo !
non vedete che il suo pensiero ò in antagonismo alla realità della vita
! 23. Schiacciamolo colla potenza dell'oro, dice un' altro I
Ma la virtù dell'uomo divino sfugge all'azione corruttrice dell' oro ,
non avendo la potenza morale aflinità alcuna con lo ricchezze , anzi
ripulsione, 24. Non abbiamo che farne di costui , grida alto
una voce I gittiamoio in una prigione , egli scandalizza e conrompo
il popolo , e io solleva ! 25. Ed ci, l'uomo virtuoso, vi sta
incatenato pfr s^i lustri come Campanella ! E la potenza d«l suo sovrano
intel- lo Mto non si spegli» 1 , ansi divien più luminosa a
mille doppj in quel luogo tetro. N«>n vi è eh.» farne di uomini
così caparbj, insen- sibili a tutte le p^ne dei ferri, dell'esilio, delle
carceri, delta torture, però levasi la v >ce di molti: mandiamolo a
morte! E 1 uomo divino muore si , ma come Socrate be- vendo la
cicuta , e predicando 1' immortalità dell' anima o come PAGANO (vedasi), disputando coi
colleglli di martirio la nera che precesse la sua morte sul palco eretto
dalla ferocia dei tiranni , sul tema socratico ed a prò di esso !
28. Oh animo benedetto di Anassagora, di Socrate, di Pagano , di
Cirillo e di cento altri , noi vi salutiamo , ed il nostro saluto sia un
omaggio reso alla virtù, che ebbe sede nei vostri intemerati petti
! Oh martiri della fede, della patria, della scienza! Voi mostrando
la potenza della fede , del patriottismo , del vero, mostraste la potenza
dell' intelletto e del cuore umano! Voi mostraste che 1' uomo non è
argilla soltanto , ma questa animata e vivificata dallo spiro divino I
Voi mostraste che 1' uomo non ò soltanto bruto, ma alla natura animalesca
con- giunge un cho di divino ! Se guardi la stupidezza, la
corruzione, le roe ten- denze, l' abbiezione, 1' abbrutimento di alcuni
uomini sei tentato a dire che 1' uomo sia un bruto o un demone.
31. Ah sospendi , per amor di Pio, il tuo giudizio — - osserva
meglio , estendi 1' orizzonte delle tue idee , allontana Io sguardo dalle
miserie umano, in che l'avevi ristretto, volgiti altrove, e vedrai 1'
altro lato dell* uomo ed il più im- portante, lo vedrai un angelo.
'\2. Fa ragione che quegli uomini stessi la cui mente ^'ìaco
avvolta nel hujo dell' ignoranza , son capaci di essere
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loro spirito può eascro stenebrato. Quelle umane creature il cui cuore è
avviticchiato dal reo costume, e per- Vertito tanto che oflVe il tristo
spettacolo di una furia di sverno — esse stesse son capaci di smetterò
quelle colpevoli azioni , quello ree abitudini ed entrare in una via di
morale perfezionamento. Basterebbe questo solo a mettere in chiaro
non essere l' uomo del tutto bruto , esistere in lui un che di
supe- riore alla natura tutta sensata, all' immensa schiera animalesca.
Pon mente a quel che dico. A lui solo il rimorso, il
pentimento, perche a lui solo apparisce la legge, a lui appartiene la
libertà. Egli adunque nei suoi stessi traviamenti comprende
che è uomo o non bruto. Che vaio dunque addurre le sue colpe, se in
esse stesse si legge che uon ò bruto , se in esse sta scolpita la sua
umanità , la eccellenza del suo essere ? 34. Ma vi ha di più , anzi
quasi dirò il meglio , che forma V iucantesimo di quanti voglian essere
giudici imparziali e son scienti. Mirate i prodigi dell'
umana potenza in tutte le opere che Ella ha largamente sparse , e quasi
vorrrei dire gettate sulla terra ! 35. Se volgi lo sguardo
alle Piramidi d' Egitto , al Colosso di Rodi, al Panteon, al Circo
si appresenteranno grandi e magnifici insieme il Vaticano , il
l'aìazzo di cristallo, il Tunnel .... e cento di simili opere colossali
fra gli antichi od i moderni. 30. Mira la trasfigurazione
dell'Urbinate, forse e senza 1' opera più perfetta che sia uscita dalle
dita d'un pittore! Volgiti alle logge del Vaticano! Son semidei ,
non ò egli vero , son angeli coloro che fecero opere sì stupende , por
non ricordarne altre ! Non 12 pare che la
Provvidenza per rendere mono incresciosa la vita mandi quando a quando
qualche spiriti superiori, che con le loro opere faccian dire ai
contemporanei: Eglino son angeli! 38. E non furono angeliche lo
opero di un Bellini , e quello della sovrana mente del Rossini ?
Si , la Pittura , la Scultura , la Musica sono «stupendo
manifestazioni della potenza del pensiero umano , eh" non si può
stoltamente confondere con nulla did creato. 39. Eppur vi ha un'
arto che pinge , scolpisco ed è armonia. La è questa la Poesia.
Omero , primo ptttor delle memorie antiche , è ad un tempo scultore
del pensiero armonicamente. 39. Che dirai della Stampa, della Pila
di Volta, del Vapore ? Mi dirai cho intendi ad alto line , quello cioè
di accomunar le ideo, dando a queste, possibilmente, in atto quella
universalità che si hanno in potenza. Vuoi in un certo modo fare che il
pensiero non sia esclusivamente mio o tuo , ma umanitario. In pochi
istanti il pensiero fa il giro del mondo. Pria giravano gli uomini per
acquistar le idee ; oggi viaggiano queste per istruir gli uomini.
L' uomo vive sotto l 1 impero della leggo del tempo e dello spazio
— ma ei colla forza del suo spirito ha fatto di tutto per ridurre , quasi
direi , a nulla e spazio 'e tempo. L' anima sua vivo noi t^mpo e nello
spazio, e non già per questo e quello, corno l'unità dello epoche e
quella dei corpi; brama ed opora in modo per trasfondere nelle coso
circostanti la sua potenza unificatrice, figlia dell'unità dell'essere
pensante. 40. Né spaziando solo nel campo dell'arte, sia bella
o meccanica , o predomini in essa il raggio del bello o V ele-
mento dell' utile , ti vien fatto toccar con mani la grandezza dell'
uomo, ma pure se alle scienze sollecita ti fai a volgere lo sguardo —
svolgendole sarai meco che 1' uomo esercita un imprrio su lu natura tutta
quanta , ed < gli solo lo esercita , perciò a lui solo è dato quello
spirito immortalo che primeg- gia sulla natura intera. Dalla
molecola al globo coleste, dall'insetto all'ele- fante, dalla fogliuzza
all'albero più alto e maestoso tutto ei ha tentato conoscere. La potenza
del suo genio gli fa crear degli strumenti , e penetra nelle più esili
parti della materia, ne rileva le leggi di composizione p decomposizione
; le leggi generali della natura comprende. 42. Non isfagge
il globi terrestre alle sue indagini — t-i tenta penetrarne 1' intima
natura , la struttura , la forma- zione — quasi geografo dolio età
sconosciute, vede addentro la scorza della t rra, fatta por lui diafana,
lo trasformazioni che nel corso dei secoli ha ella subito.
43. Invano la sterminata distanza fra terra e cielo , chè drizza
alle sfere l* ottica lenta, vi ascende vittorioso, vedo le vie dogli
astri , ne conosce lo moli , le orbito , le attrazioni , le aberrazioni ,
— addiviene legislatore degli astri. Quindi non più impallidisce delle
eoclissi , e della malaugurata luce d 'Ile fiammeggianti comete , ma
seguitandolo col pensiero nel cammino dei secoli, i più tardi nepoti
del loro apparire ammonisce. 45. Oh i prodigi della mente dei
sacerdoti d' Urania f di questi profeti astronomici ! 46.
Ricco ornai di tanto sapere attinto negli astri , scendo sulla terra, e
malgrado cho essa col senso sia incom- mensurabilo , pure col pensiero la
stringe in piccol campo . e la misura, come si fa del più piccolo oggetto
che si ha tra mani. Dalle astronomiche cognizioni egli ottenne guida
su pei mari — norma stabile nei pesi e nello misure. 48. Le
leggi del moto ci rivela, e quindi allevia di li
dure fatiche gli uomini , dà nonna certa agli editizj , uustodia
alle città dai fulmini dei guerrieri offensori. Ed è pur bello il dire che
egli ha ottenuto tali miracoli su pei cieli, sulla terra e sul moto
muovendo dai con- cetti dello spazio e del tempo, ed atjgiraudoM nH campo
ideale, ai ù fatto ricco di quel materna; ico sapere, cui l'acuto
senno della iMatomca fìlosotìa die il n me di Ih'anoja, per
significarne il carattere medio fra 1' intelligibde ed i sensibili , fra
la scienza e 1' opinione, Dimmi ora, sa il cuor ti basta, che l'uomo
è bruto ? che uno spirito non informi il suo corpo , e come di- cea
il Pascila! , che l' uomo non sia una canna pensante ? . egli ù
fragile quauto una canna fisicamente consi- derato, ma forto e potente
rispetto al pensiero. Il quale non contento di scendere, or nei
profondi abissi della terra e del mare , or d' innalzarsi nelle interminate
vie del firmamento, pur ardito sollevasi all' Eterno, e lo vede in
ispecchio ed in enigma, per usar lo parole dell' Apostolo. 51. Non
vi ha molecola , non erbetta , non insetto , di cui non intenda
comprenderli 1 le leggi, la struttura, gli usi, i lini, le attinenze col
creato intero. Quindi scoprendo le leggi dei minerali , dei vegetabili .
degli animali , piega la natura ai suoi desideri! , la doma, la impera —
egli tanto può, quanto sa. 52. Volete adunque sapere la forza
, 1* astensione del suo pensiero ? mirate il suo prodigioso potere.
Se dal campo della natura corporea ei è principe mercè V anima,
vasta e potente, si ò colla stessa forza divina ohe penetra nel mondo
morale ed in quello sociale. ó:'». Chi potrebbe dimostrare
brevemente come il pen- siero scandaglia se stesso , il mondo , DJb
? Senza fotocopi] , microscopi , crogioli, fornelli , reattivi
, scalpelli il pensiero ha virtù di penetrare in se , nelle
ragioni supremo degli esseri , nella ragion prima creatrice Egli è
vero che penetra in tutto questo, ei è capace di questi sublimi voli , di
eseguire questi difficili e miracolosi viaggi scientifici , che all'
occhio volgare sembrano impossibili, o fan- tasie, ma tutto quest > lo
fa coli' ajuto della luce ideale, che lo anima e vivifica , tuttavolta è
certo che senza la potenza cogitativa di riflettere non potn'a sì allo
sollevarsi. . Oh auimc sublimi di Platone e di VICO (vedasi),
d'Aristotile e di Cartesio, di Senofane e di MICELI (vedasi), di BRUNO
(vedasi) e di Spinoza, di Kant e di Hegel , d’AOSTA (vedasi) e d’AQUINO
(vedasi), d’ALIGHIERI (vedasi) e di FIDANZA (vedasi), di Lock, di ROMAGNOSI
(vedasi), GALLUPPI (vedasi), SERBATI (vedasi), GIOBERTI (vedasi), Cousin o
cento altri , noi rispettosa- mente vi «aiutiamo , e con noi tutti coloro
che sono all' al- tezza di comprendere la misaioue della scienza
principe, della scienza dello scienze ! di questa legislatrice di lutto
lo scibile ! Potrà alcuno ignorarla , potrà pur calunniarla — ma chi
non ha attinto a quella fonte , avrà sempre inaridita 1' anima , e
si morrà come Tantalo. Ed è appunto n i campo sociale, che ei scendo
armato col sapere filosofico. — E qui è dove i doveri ed ì diritti
individuali , sociali , pubblici interni ed est-mi — la società nella sua
natura, nel principio vitale, mi suo tripli, e stato economico, morale o
politico — la legge che serbano nella loro evoluzione — oppur le leggi
dell' ordine n casari > delle ricchezze. 56. Un altro
passo — ed ecco ascendere alto allo — dalla contemplazione dell' Idea
studiar la vita dell' umanità, e formolarne la legge, o scandagliar la
legge che serba l'urna mtà nello evolgimento del vero, del bene, del
bello, nelle quali ella compie tutta quanta se stessa — Tali sono le
impr-a* giganti àel pensiero nell'ordine morale, giuridico,
economie), umanitario. 57. Pur maestoso è ammirare il
pensiero procedendo da tronco a ramo, o da ramo a foglia, tutto
rischiarare T intrec- ciato albero delle favelle, che si allargò sulla
terra. 58. 0 colla stampa produrrò V immensa rivoluzione noi
mondo intellettivo, cosicché cessando il sapere d'essere la pro- prietà
di pochissimi privilegiati, divenne patrimonio comune, ed il solo di
Minerva illuminò rapidamente tutto il globo. Se allora 1' acquisto d' un'
idea costava un tesoro , oggi poco o nulla vaio — allora viaggiavano i
sofi per imparare , oggi i libri per insegnare — oggi le idee viaggiano,
facendo il giro della terra, colla rapidità dell' elettrico.
59. Ammirato questa fragil canna pensante , coli' aiuto della
stampa , trascorrere 1' oceano ed il nuovo mondo , e far stupire l'antico
— penetrare la terra dello sabbie, ravvivare le ceneri di Cartagine , e
far parlare lo ossa dei Faraoni — rovistare l* Asia , e squarciare il
velo Sanscrita , palesare i misteri dell' Indostan — dapprima col cannone
britannico , quindi con amichevoli relazioni atterrare 1' egoista
muraglia del celeste impero, già da tanto tempo addormentato alle
cantilene dei suoi Bonzi ed allo sbadiglio dei suoi imperatori —
tirare di mezzo alle onde un nuovo continente , i; l' Oceania colle
nuove sue pianto , coi suoi nuovi animali , collo mille isole , sorge
quinta figlia del mondo, ed all'amore dello maggiori sorolle presenta il
suo seno ancor vergine, |' incanto della sua gioventù. L' umana intelligenza
adunque non cammina più a stento od al nulla, ma cammina alla perfezione,
e svolgendoci sempre più vinco il passato, domina la barbarlo e la forza,
»■ coragpoia &i stende all'avvenire. Quando io lui penso che
ebbi culla in una terra , patria di quegli arditi e potenti pensatori ,
che destarono il mondo dal profondo letargo in che viveasi ,
imprimendogli quel moto che die vita a tutte le genti — io ne lodo
la Provvidenza di un tanto bene ! * Quando ini ricorrono alla
mente Dante creatore delle lettere ed arti cristiane , sintesi suprema di
tutti i tipi della estetica moderna, ingegno eminentemente dinamico —
Flavio Gioja elio insegna ai naviganti !a virtù misteriosa dell'
ago magnetico — Colombo che d ma al mondo antico un nuovo mondo —
Galileo che scuotendo !' immobilità della terra , ai fò ardito a
lanciarla fra' rotanti pianati — Archimede che rivive in Maurolico — e
Telesio , e Campanella, e Bruno, e Macchiavclli, e Sarpi, e Torricelli ,
e Volta colla famosa Pila, e Vico Creatore di una scienza e conscio
di esserlo o tutti coloro che levarono vanto d'esser maestri delle
genti — il mio cuore s'inonda di gioj.i, e ne ringrazio Colui che tutto
muove. Si, la Divina Commedia, la Scienza' Nuova, la Pila di Volta bono
tal triade gloriosa dell'ingegno creatore italiano, che rolla maggioro
! 62. Non è boria nazionale, ma verità di fatto. — Qui la
sovrunità dell'ingegno siede maestosa sin da' tempi vetusti, e si perde
nelle venerande memorie del Pitagorismo, e più in là. Qui la
Provvidenza suscita in p chi lustri ciò che al- trove ha luogo in secoli
, e forse , per alcuni rispetti , non inai — Qui per tristi casi , per
nequÌ2Ìe di tempi non venne mono giammai ! 63. A me pare di
vedere con Dante assorto nella con- templazione della sua Beatrice — con
Colombo che si volge alla scoperta dei Nuovo Mondo — con Galilei che non
paven- tando nò la tortura nè il rogo, pronunzia il sublime: Eppur
la si muove/ — con Cavalieri che medita 1' invenzione
della Geometrìa dogi' indivisibili — con Michelangelo inteso allo
innalzamento della Olinola dol Vaticano — con Raffaello elio pingo
la trasfigurazione a ino paro di vedere il simbolo dello scienze ,
d ;lle lettere e delle arti I Ogni simbolo doflo ombre venerande
dei grandi figli di Italia ò una potenza, una storia, una scienza,
un'arte — o più che una face, un faro, un Sole nel tempio dell'
universo sapere I G-i. Potea adunque qui durar per sempre la
schiavitù del pensiero, la servitù allo straniero, la patria scissa iu
brani ? La sovranità della mente richiedo autonomia , che ra- zionalmento
reclamavano il pensiero , la nazionalità , e perciò nelP ordino operativo
dimostra fondarsi la grandezza di quello intellettivo. Spingo ancora
lo sguardo dilla mente nel processo dell' umano pensiero. Il
quale tende ad accomunarsi eolla tradizione nella specie, o quindi a
rappresentar se stesso con immagini, d' onde la scrittura ideografica o
rappresentativa, o con simboli , la scrittura simbolica o geroglifiea,
Mia Bempre imperfettamente, finché non perviene a c mprendere non dovero
imprimere s< stesso immediatamente , ma i segni dei suoni , che
saranno segui dei pensieri — ecco la scrittura alfabetica. Si
avvantaggia grandemente , che il pensiero , che pria era individuo,
addiviene sociale — pur non è ancora umani- tario. Non ò certo 1'
isolamento della prima epoca , ma ù pensiero, da cui deve venirne la
comunione, è quasi solitario. La scintilla, arcanamente divina, tende a
produrre gran fiamma, ad accendere un faro universale, ma mancalo 1'
ossi- geno , 1' aria. »'•<>. il |*'iisiero di
quell'epoca rispetto all'umanità, ò lampade che illumina più sè stessa,
che vii altri — o latn-pade cho illumina gli scheletri d' un sepolcro. La virtù
cogi- tativa risplende rinserrata in se, come la potenza di ro
soli- tario in isola deserta ; o come ro , cui manchi il popolo ,
od oratore nel deserto. So non che, verrà giorno in cui gli
scheletri si tramu- teranno in esseri rigogliosi di vita por opera dello
stesso pensiero, che troverà modo, come acquistare in atto quella
signoria che si ha in potenza , annullando tutto che si oppone alla sua
universalità, alla sua forza espansiva ed unificatrice, * ognora perenno
anche quando sembri che non operi , o pur che facci l' opposto.
Allora ti verrà fatto ammirare quel re solitario, re cT immenso popolo,
umanitàrio , re dell' umanità ! E ciò sarà un fatto. Io il dico con piena
convinzione , che in me o pro- dotta dal presente unito con vigorosa
sintesi al passato , unione di presento e di passato che mi fa presentire
il futuro. Ciò che fummo , spiega ciò che siamo — quel che siamo ,
dichiara quel che saremo. Facciasi ragione che se all' epoca di
assorbimonto ò .succeduta quella di antagonismo o di guerra: a questa
terrà dietro un epoca di pace o di conciliazione, più o meno. per-
fetta o proporzionevole all' imperfetta e perfettibile umana natura —
alla quajo n.l secondo ciclo ò sol concessa quella perfezione , cho nel
tempo ò follia sperare , ma cho pure essa brama, ò il mjvent^ precipuo
delle magnanime op^re, tanto nel campo del sapere, quanto in quello
pratico. 00. Volgasi con me uno sguardo fuggevole al passato
ed al presente , e tantosto si riv-i-lerà all' anima il futuro , e ai accrescerà
la fedo in esso. Di vero so ti farai ad esaminare con occhio
superticial-i il corso degli ultimi tre secoli, non vi vedrai che lo
spaven- Lovolc caos, che novella Babele — Sistemi che si seguono.
. incalzane , e miti ai urtano , m contraddicono — Scien» che
si c.DU-ndf/no a viva forza il primato , anzi par che vo- gliano
assorbire tutto in se stesse lo scibile — Tutte le credenze tir. osse ,
tutte le autorità chiamate a render severo conto di ce, della loro ragion
d' essere , anco quella della steppa ragione , che chiamava tutto a novello
sindacato — e talvolta tutte esautorate, coni" la ragione uccise se
stessa. 70. Lunghe c fi>re son citali battaglie, che io
chiamerei umanitarie; in esse si combattono sempre l'idea
c<">n la scusa- zione, la libertà cn l'autorità, la ragione
col senso, la fede con la ragione, la civiltà con la barbarie.
Ed imminente ti aspetti la morte dei combattenti, pe- rocché) semi
raso dirette dal soffio venefico d< 1 genio della distrattone , che
fra non guari t' immagini assiso sui rottami del mondo delle nazioni , e
eoli' inno d< Ila vittoria intonare i funerali dell' umanità.
71. Ma DO ! allontana 1' «occhio dalla buccia delle cose, o
spingilo addentro in esse — penetra c<dla tua mente, ti dirò col
linguaggio Kantiano , n^lla realità noum. nica , non curando quella
fenomenica, che è quati la Maja degl'Indiani, ed aliora leggerai
apertamente nel compito dei secoli, uou già un lavoro doli' indolo di
quello di Penelope, o di quello delle Dftnajdi , immagini pagane della
fatale itasi, o di un Cerchio fatalo ed eternamente identico, ma vi
leggerai, il ripeto, le vittorie dell'uomo, di questo misto di miseria e
grandezza, nel mondo lìbico, intellettivo, politico.... 72.
Ah si, leviamo con grato animo alto la mente a quegli uomini, che furono
i profeti delle grandi idee nou solo, ma i martiri ; perocché noi al loro
patire ed al loro sangue- dobbiamo la libertà ed i beni di cui godiamo.
Qua=i direi novelli imitatori di Cristo, a' immolarono pel riscatto
dell'umano pesueiro, e eoa ea-o delle umane associazioni ! 11 loro
sangue, quasi direi , ai trasformò in quella sostanza vitale , chi?
forma il nutrimento sostanziale , .salutare della moderna società ,
la quale a quel sanguo benedetto ed a quei dolori santissimi va debitrice,
se oggi non ha più inutile e sacrilego spargimento di sangue , e non ò
più martoriata da atroci dolori. Un'altro istante con me, signori, o
toccherete con mani la realità di belle , eloquenti vittorie.
Allora si uccideva 1' uomo che pensava — oggi nem- meno si uccido
1' uccisore del pensiero. Allora il rogo a chi pensava ; oggi
nemmeno al bruto che non pensa, Allora si martoriava
l'accusato colla corda, col ferro, col fuoco — ora nemmeno il ivo vien
punito con tali pene. Allora il diritto mentiva le apparenza di
divino, ma <ra in fatto regio, patrizio, nobile, di sangue, era
privilegio — oggi il dritto è tutto in tutti, ed ò veramente divino
sol perchò è diritto. Allora il dirilt » del re era solo
sulla sua spada — oggi precipuamente nel volerò del popolo.
Allora il diritto del re era la forza, ed i! dovere del popolo una
fatalo necessità prodotta dalla forza imperante — oggi il dovere del
popolo ò il diritto del principe , corno il dovere di questo si risolve
nel j'.is del popolo. Allora dicevasi : io sono re per volere di
Dio — oggi per volere del popolo. Oggi un pazzo direbbe : io
sono lo Stato — ma invece io sono pel popolo e dal popolo.
Allora la forza di uno che mentiva il giure di tutti — oggi il
dritto del popolo che ne investe chi merita, chi è galantuomo,
Allora il diritto divino — oggi il divmo-umano — ciò* 1
hi* allora il ro dice»: Dio e*l Jo — oggi dir dove — /sto, il
po- polo ed io. . Allora...! Oggi ! Oh l' immenso
divario che corre fra 1* un tempo e l'altro ' Divario che si accrescerà
ognora , essendo Y avvenir» simile al passato. Infine medito mille
insegne adottato da tre nostri italiani sapienti, o vi leggo il pensiero
magnanimo e sublime, elio ò stato 1' anima del mio discorso.
Divoro quando richiamo al mio spirito , 1* insegna di CAMPANELLA
(vedasi) — una campana col motto: Kon tacd>o. L'intitolarsi che facea
Giordano Bruno: Dormi tantium r uni- morum cxumbitor. L' impresa da
Bernardino Tele» io posta all' accademia di Cosenza, una luna crescente
col motto: Dome lotum imnkat orbcm — quando a tali simboli io penso,
com- prendo allora la voce , che parl i forte o soave ad un tempo
all' umanità , anco quando sembri che stia silenziosa. Veggo la sua
potenza, che custodisce e scuote l' inerzia d^gli animi , e li tien desti
, anche quando questi faccian le viste d' ossero profondamente
addormentati. E veggo infine che il verbo interno umanitario
sempre loquente, sempre custode e potente, tende mai sempre a
riempir di se tutto il globo, ad attuaro quella suprema signoria, che si
ha in potenza. E pur veggo che ù 1' Ideale, che è nell'umanità,
sopra l'umanità ed al di là di essa, e pertanto è distinto dalla
stessa. È l'Ideale, che muove l'umanità, la penetra, la informa, la
vivifica, la anima — e pur non è l'umanità! Compreso da riverente affato
adoro tal sublime parola , che muovendo arcanamente 1' umanità , le dà
nobile indin/jw ! Me lo prostro , e voi con me. L ' UOMO
Dovendo preludere alla solenne apertura doi eorbi d' questa R.
Università» il mio discorso, quanto alla sostanza ed all' intento
propostomi , riesce opportuno — oggi elio por taluni si mettono innanzi
vecchi errori, degni solo di occupare un posto nella storia delle
aberrazioni dello spirito umano — oggi par proprio debito dello scrittore
impugnar la penna c vi^o- rosamento combatterli, cacciandoli nell'
obblio, da cui la pas- siono vollo cacciarli fuori. Taro
veramente una contraddizione , ma puro ò una verità di fatto , che mentre
i' attuale generazione concepisce , ed intende con generosi sforzi
attuare le più bolle aspirazioni che siano cadute in mente umana,
rispetto al progresso sociale, quali sono il vivere libero, la pace
perpetua ed universale, il risorgimento delle nazioni, la trasformazione
delle plebi in popolo.... e cosi via via, che sarebbo lungo il ridire a
lodo dei nostri tempi — pare impossibile , io dico , che si dia
opera per alcuno a rinnegare la nobiltà dell' essere umano ,
confon- dendolo colla natura brutale del gorillo o dell' orang-outang
; pare impossibile che le scienze naturali si faccian tanto scon-
finare , asserendosi per taluno che la materia à tutto, il sistema
nervoso ò 1' unico fattore nell' uomo. [■'■) Alcuni brani di questo lavoro
furono per ino letti il 16 no- vembre in occasiono dell* solenne apertura
doi corsi di questa Regia l'nivcrwtd de^li Studi.
Iti* 1A Coma si può rendere ra"ione .li Ini
mostruosa contrad' dizione ? Da una parte la brama <Y
invadere il campo altrui . costume vecchio quanti il mondo, ed a cui non
può far lieto viso che 1' ignoranza , o ppgpìor cosa ; corno d' altra
parto i prosperi successi ottenuti nella sfera delle scienze che
han per obbietta la natura materiale, possono illudere al segno di
trasportare in altre scienza, di eoa e ben diverse dalla materia ed in
altra guisa conosciute, il proprio metodo, il proprio criterio, Io
abitudini proprie Vi son altri fattori che dàn spiegazione , ma che
per ora non è necessario significare. Solo devo diro che por molti
si tien dietro al cattivo vezzo , perchè usciti da un' epoca di servitù,
alla quale non si tornerà giammai, l'invaghiscono di una libertà
fescennini, sconfinando nelle loro azioni ; simili a quei giovinetti
tenuti per lunga pezza sotto oppressiva tu- tela , venuti poi a libertà,
olirono una condotta per nulla edificante, ina pur scandalosa,
immorale. Pure è da sperare che dopo aver toccato 1' estremo
opposto , si accorgano quando che sia dei mali commessi , che il sentiero
da loro battuto non conduco alla s spirata meta , e però scelgano una
posizione che stia fra gli estremi opposti , percorrano una via dignitosa
o che risponda a capello a quei lini , che all' uomo si
appartengono. Se non che ad ottenere l'intento bramato, ad
accelerare il momento sospirato è mestieri alzar la voce e forto
contro i pretesi saggi, che facendo le viste di emancipar 1" uomo
dal- l' crr re , richiamano essi stessi a lurida vita rancidi errori
. nati in essi da abitudini inveterate. Si, se in noi è amoro
al vero, dubbiamo a tutto potere abbattere ciò che altra volta venne
felicemente abbattuto. Non è tempo di sacrificare in silenzio i nostri
sinceri affetti , lo Digitized by Google
nostro più profonde e ragionevoli convinzioni. Non è tempo «li
dissimulare i danni prodotti da uno speculare licenzioso, da un pessimo
indirizzo — è debito escir dall' inerzia. E poiché i creduti
sapienti c^ngiung no con falsa sintesi la loro opinione alia politica,
allo scopo umanitario, asserendo che distruggendo anima o Dio potranno i
popoli esser vera- mente liberi e riuscir al rea! ? godimento dei beni
civili e politici sinora non avuti ; cosi corro allo scienziato il
debito a dileguar questo futilo o funesto errore, che potendo
preva- lere nello inenti inesperto sarebbe causa di esiziali danni
nel civil consorzio. Il tempo in che viviamo rende grave e di
somma im- portanza T argomento di cui parlo, perocché oggi la
quistione politica ti ri 1' onore del campo, quinci e quindi è facile
il farsi abbindolare dall' errore impudente , facilità che cresce a
mille doppi , avendo V occhio che il nostro risorgimento ha preso una tal
quale ilsonomia religiosa , e ciò massimamente per la lotta con Roma , a
tal che si vorrebbe p< r taluni an- nullare Dio ed anima col pretesto
di attuare con facilità la legittima aspirazione nazionale.
Noi mirando allo sc«jpo nazionale non dobbiamo darci della falce
sui piedi , che tale sarebbe il dar io sfratto a quello idee sovrane, che
sono la base e la vita di ogni umano consorzio. Il
materialismo e 1' ateismo son la negazione di tutto che all' ordino
morale e sociale si spetta. Noi non dobbiamo imitare quei tali dei
nostri nemici in commettere orrori, che tornino a noi stessi nocivi, chè
se essi in grazia di un granello d" arena sacrilegamente fan
ser- vire la religioni ai loro rei disegni, noi non dobbiamo in
grazia della giustizia della nostra causa adoprar dei mezzi indegni , cho
portano la nostra stessa rovina. Se miriamo ad 20
e?sor grandi, dobbiamo mettere in opera i messi veri per esserlo
consentiti dalla ragiono, dalla storia , e dal consenso dell'
amenità. La scienza, la patria, la religione tre afletti, tre
idee, tre nobili aspirazioni del cuoro umano, che Etan racchiuse in
quello sapremo categorie elio l'umanità contengono e rivelano; ^sso sono
in lotta perenne, porche nella lotta sta ii progresso, dalla lotta poi la
vittoria, ch^ vicn coronata dal premio — le intelligente miopi gi
scandalizzano reggendo la lotta, ma il filo- sofo vi scorge la legge
provvidenziale d^I pr^gn sso, richiamando alla monto le parole di Paolo,
che anco le eresie son necessarie. Forse in una sintesi suprema, in
uno schema sublimo ideale mollo tre grandi nozioni si unificano, erme V
Essere da cui • vennero ò uno — ma V essere umano imperfetto e
perfettibile , non potendo elevarsi tant'alto incespica negli errori, e
questi servono spesso a condurlo al vero — In somma ei lotta, e
dalla lotta viene il progresso, e dall' ottenuta vittoria il
premio. La scienza ha un grande compito , quello cioè del
trionfo della ragione sul senso, del diritto sulla forza, della civiltà
sulla barbarie , e francamente vi dirò che barbarie rediviva sono il
materialismo e 1* ateismo che per alcuni si vogliono propagare nei popoli
e nelle nazioni. E tutto questo mi stndierò dimostrare nella
presento orazione inaugurale , a cui mi chiama il dovere d'
amicizia verso V ogregio collega professore P, Interdonato ,
chiamato altrovo per impreveduto {accendo domestiche, e la voce
dello illustre Rettore , che sul mio animo esercita tanto potere.
Che cosa avrei potuto io fare in duo settimane, dopo di essermi per
molto l'iato provato nel difficile aringo? Mi fu forza fra tanti
mwi inediti lavori sceglier quello che piti si aflacesse alla
circostanza, accomodandolo al possibile con molta fatica all' ufficio
impostomi. Fortunatamente vi ha una larghezza di vedute tali, una
tal quale universalità di sapere, che ben può in gran parto rispondere
allo scopo. So non che , essendo ben lungo il lavoro , ho
dovuto accorciarl o e forse privarlo di cose che sono di molto interesse
; nò ho potuto fare altrimenti che in alcun luogo non manife-
stasse la sua erigine , cioè una tal quale popolarità, essendo nato per
far seguito alla mia conferenza sull' Uomo, letta il giorno 13 Giugno
nella nostra Feloritana. L' uomo in vero dire, essendo un soggetto
troppo com- plesso , non potea per me ossero svolto in quella tornata
cV in parte, e nello relazioni più importanti, o, meglio, in ciò
che costituisce il titolo precipuo della sua grandezza ed eccel- lenza —
il che al certo per coloro che han diraestichozza con la scienza era un'
affermazione solenne della spiritualità del- l' anima ed una disdetta
all'abbietto materialismo; quindi ri- chiedevansi nuovi svolgimenti, io
li promette» ; ed eccomi presto a darli. Se non che oggi
devo, più che altro volto, aver fiducia nel generoso compatimento di
coloro cho mi onorano. § L La Scienza Pupolan.
Vi ha chi ehi opera a voler rendere la scienza popolare. ( Ili
animi buoni o superficiali vi prestan fede ; dico buoni , stantechò si
propongono un fine retto, qual si ò quello di giovare al prossimo ; dico
intelletti supertìciali , perchè imma- ginano le BCicDZQ e lo
intelligenze comuni, non quali realmente soni , ina in altro stato.
Popolarizza^, la scienza , democratizzarla , sono parole die molto
illudono ai nostri tempi ; è necessario quindi met- (erto
giusto loro aspetto, toglierne i' orpello, mostrandone il vero
senso. Si può flemocrattaer la scienza n<>] senso di
portare alla comune intelligenza i risultati, almeno alcuni, pratici
ed Otiti delle scienza stesse. Così si può faro una Fisica ,
una Chimica popolare . anco un catechismo d' Economia Politica , e co^ì
via. In tali casi il democ ratizzare equivale a castrare le scienzo , o
ron- fiarle ad un tempo acefalo. In sostanza non è la scienza che
in tali casi si trasforma , ma è V uomo che intendendo far goderò al
maggior numero i benefici effetti della scknza , allontana pr»r anni. si
quel che in c*so o di sublime, veramente scientifico, e riunendo ciò che
è privo dell' elemento essenziale, lo porgo agli spiriti comuni.
Valga quest'esempio. Eccovi un individuo, il qual<- volendo far
gustare alcuni cibi ad un' altr' uomo , ma attesa I' incapacità di questo
ad ingojarli o a digerirli , ed attesa la impossibiliti del cibo ad esser
condott.) allo stomaco di quel- 1' infermo uomo , si studia con amore
ricavare , e , direi , ra- schiare da quello sostanze alimentari tutto
che possa esserne cavato fuori , ed ing jato e digerito. Ciò
mostra che la scienza , in se considerata , occupa un alto seggio, è
aristocratica; essa n r n può scendere, masi d V" a 4 essa salire.
La si può far scendere , ma a brani , a ritagli, a minuzzoli, omettendo
quello che scienza la costituisce. Chi intende metter soft' occhio
ad una congrega di uomini il corpo umano e darne una tal nozione di esso,
quale vien data dalla scienza d" oggi , non può supplirvi giammai
, mostrandone un dito, un dente, o il carpo, o il tarso, od una
vertebre. Democratizzare la scienza per me non ista nello
snaturare la seleni», ma piuttosto uH rimuoverò tutti gli ostacoli,
tutte le paatoje, tatto ciò che ne rende non solo difficile, ma
Miche impossibile l'acquisto delle scienze alla generalità dei
cittadini. Quindi bando ai monopolj , ai privilegi , agi' impacci.
Da questo aspetto Guttembcrg democratizzò la scienza nel vero senso della
parola. Egli la rese accessibile a tutte le intelligenze, diffondendo i
libri ad un prezzo tènue. Egli tolte queir aristocrazia della scienza ,
che non era naturale , della essenza della cosa, ma quella che era
accidentale e viziosa - come arbilrarie e viziose sarebbero quelle leggi
che respinges- sero il povero dai Ginnasj . dai Licei, dalle Università,
o dagli Stabilimenti Tecnici , e che a ftp» di regolamenti in-
ceppassero la libertà degli studenti. A me sembra che la scienza
rispetto agli uomini si possa figurare a questo modo. Ella è
come augusta matrona, che abita in luogo emi- nente , che per la
giacitura e gV ingombri , che presenta , ò quasi inaccessibile agli umani
sguardi. Essa non può scendere a noi uomini, ma siamo noi che dobbiamo
avere il coraggio, la forza e l'animo tenace a salirvi. In modo che
l'ascendere presto o tardi, c u maggiori o minori sforzi, averne la
beata, visione , più o meno di essa sovrumana donna , o non averne
allatto è opera nostra , e quindi offrir deve delle disu- guaglianze
necessarie, nate dalla varietà delle disposizioni intellettive c volitive
dei singoli individui. E questa disugua- glianza è tale che V umana
potenza non può scemare o can- cellare. So non che , vi ha
una disuguaglianza o aristocrazia , ohe non ha sua base nella
democrazia. E, tornando alla figura, rendendo il terreno più
agevole a tutti gli uomini , senza distinziono alcuna , a poter salire
, togliendo al possibile gì' ingombri che nffre il Ur>go
selvaggio. 30 rendendo tutti gli nomini
«'gualment* capaci , se vogliano , a potervi ascendere — è questa la
democrazia attuabile , legittima o giusta. Guttemberg a tanto mirò ; il
resto ò l'opera sapiente d' opportuno e giuste leggi ; le quali facondo
scemare gì* incagli, agevolando tutti egualmente, e menomando 1'
azione governativa sul sapere, mirano alla democrazia attuabile
della scienza , di cui parlo. Facciam caldi voti che tutti
sien chiamati al banchetto intellettuale , senza distinzione di sorta ;
vi sia un luogo vuoto ognora attorno del grande desco , per chi vuole o
può , quan- tunque poi ognuno userà di quei cibi , che si affanno ai
su»» gusto ed alle proprie forze digestive. E per dire un'
altra parola sull* argomento, che ho tra mani , mi par giusto osservare,
che noli' apologo , nella favola o parabola io veggo chiaro, cho non
potendo la sapienza degli antichi, far. scendere la scienza morale o
politica negli animi volgari, facea tutti gli sforzi per renderno
accessibile alcun bricciolo , presentandolo sotto quella forma sensibile
a tutti ben conta. Era anche questa un' opera democratica ,
ma sempre rispondente a quel che per me ò stato detto.
L'apologo ù un piccol ritaglio, che la sapienza strap- pava al
manto di quella regalo donna per coprirne la nudità dei bisognosi.
Però , io ben dicca in altri luoghi , essere la scienza por un lato
monarchica , per un' altro aristocratica , o per un terzo aspetto
democratica. II sapere è monarchico , quanto al principio,
emanando dall' Eterno Vero i raggi primi della scienza : è democratico
, rischiarando tutte le umane menti, e porcili tutte han diritto ad
illuminarsene: ma perchè tutti gli .spiriti han lume in r.i- giono delle
loro disposizioni , d< lla lor volontà e degli . L'orzi, e Insogni
speciali , è por questo verso il aaporo disuguale o aristocratico.
Si potrebbe dire che nello stato intuitivo ò democratico, ina iu
quello riflessivo è aristocratico , essendo opera della riflessione la
disuguaglianza dolio svolgimento della tela idea- le , e dell'
applicazione dello verità attinto in alta regione ai vari rami dello
scibile. Ciò rispondo a capello ai diversi caratteri della riflessione e
dell' intuito o visione ideale. In somma il sa pero è monarchico
nel principio, da cui muovo ; è democratico nella diffusione e nel
diritto eguale in tutti gli uomini ad essente partocipi ; e aristocratico
in fatto giustificato dal diritto. È un fonte , ove tutti gli
uomini han diritto di attin- gervi acqua , ma ognuno ve 1' attinge a
seconda lo sue forzo e dei bisogni e voleri propri. 0 come la
luce ed il calorico , che vengono dal sole » cho illumina e riscalda
tutti i corpi, ma in ragione delle loro speciali disposizioni,
1 quali pensieri sulla popolarità d- Ha scienza sono t>p-
portuni , o p ossono avere di grandi svolgimenti ; ma mi fu f >rza
attenermi a brevità , essendo il mio sc^po discorrere della parte più
nobile dell' uomo , cioò dello spirito , che ani- mando e vivificando il
corpo organico , costituisco un' uniti concreta , sostanziale , cho
e la persona umana, l' uomo. § II. R Naturalismi , il
MatcriaUòiiw <• li Spiritualismo. Non iscrivo pei dotti nelle
socratiche carte, ma per cloro che corrono facilmente dietro a quello,
che giudicano nuovo, o purché han letto o meditato poco , credono che
sien c*xm nuovo , aucho quello cho aon vecchio quanto il inondo. Del
quale erroneo giudieio non possiamo chiamare in colpa il Bùchner, che
malgrado i suoi stessi futili errori, confessa non avere il pregio della
novità. Is'on pochi si lascian spesso abbindolare da parole
alto- sonanti ! Arrogi a ciò l'umana inerzia, che brama sapero
senza studio , ed ove se ne richiegga molto , mostrasi meglio
■ presta a negare. E qual miglior libro , a
cagion d' esempio , ohe libera con pochi tratti di penna di tanto
indagini, di tante luculra- zioni , analisi o sintesi , e studj
incessanti o profondi , qual libro, io dico, come quello che s' intitola
Fui za e Materia, che intende annientar tutto che non parla ai sensi ,
tutto ciò che non si palpa e non si vede ? Se non che, dal
detto al fatto vi ha un grande abisso, che non potrà giammai essere
colmato , non dico già dalle vane ciancio dei ciurmadori della scienza ,
ma nemmeno da coloro che stanno in cima , per meritata fama , delle
naturali scienze. Veramente saria molto comodo cacciar via
tante scienze, e rendere più semplice Y albero genealogico del
sapere. Di vero , se 1' unica via del sapere è il senso , se
non vi ha altro mezzo d'istruzione che esso veicolo, spariranno la
Ontologia , la Cosmologia, la Psicologia , la Teologia razionale e tutte
le scienze, che ne derivano. Resteranno allora i corpi , sento
dirmi — e coi corpi organati ed inorganici, animati o pur no, c cui loro
modi, si costruirà tutto l' albero enciclopedico. Tale insano
tentativo venne messo in atto più volte nelle epoche di declinazione di
lle scienze razionali . cioè quando lo spirito, fuorviando, ripudiò la
coscienza, l'intuizione , il raziocinio , ed ogni altro mezzo di
pervenire al vero , e con- centrò tutto se stesso su 1' unica sorgente
del senso, o megli"» si fece assorbir ila questo — eppure quante
volto queato upeculare vizioso apparve nel campo scientifico, tanto e
con forza fu respinto dall' unanime consentimento dei sapienti , e
fra questi da uomini insigni anco nelle naturali scienze. So non
cho allora, diranno taluni, le scienza naturali non erano così progredite
, come oggi lo sono ; però oggi po- tranno esse condurre ad effetto ciò
che in altri tempi non potevano , od al più le era dato soltanto
intravedere. Così s' immaginano taluni , o almeno si potria per alcuno
fantasticare. Or egli ò vero , cho 1' incremento dello scienze
naturali dovrà seco trarrò la distruzione delle scienze razionali e
morali ? Senza entrare in lunghe e profondo discussioni , io
mi so , e la storia il dimostra , che V aumento di una scienza
influisce, o influir può al miglioramento d' altra scienza sorella • come
ò avvenuto nelle scienze che han per obbietto la natura rispetto alla
medicina , cho ha usufruito dei trovati di quelle , ma di progredire d'
un ramo di scibile, che produca la morte d' altra scienza, non vi ha
fatto storico che il dimostri. So che lo scienze percorrono varj
periodi; so che con 1' avanzar dei lumi una scienza ne partorisce altre,
quasi fos- sero racchiuse nel suo seno , oppur si distingua una
scienza dall' altra colla quale dapprima confondevasi, ma senza
perdere esse duo scienze lo relazioni scambievoli, come ò avvenuto
al Diritto rispetto alla Morale. ìson ignoro conio una
scienza non percorra tal fiata quella via , che sola può condurla alla
desiata meta , e che dopo un periodo più o meno lungo di aberrazioni
smette il brutto vezzo di camminare in via tortuosa e sdrucciolevole
e non conducente al segno, e con piò franco e sicuro e con alacrità
percorre il cammino, che la conduce alla sospirata meta , come: ò
avvenuto alle scienze tìsiche dal (Jaliloo e 3 0 <fv 34
Bacone in poi, eccetto la Geologia, che malgrado il retto
avviamento dal nostro Scilla datole, pure fin l'altro ieri pro- cedeva
non per la via dei fatti , ma piuttosto per fantasie ; ma di una scienza,
convien ripeterlo, che col suo progressivo perfezionamento uccida altre
scienze , non vi ha esempio. So cho l'Alchimia addivenne Chimica,
l'Astrologia Astronomia, ma ciò altro non fa che drizzare lo sguardo al
vero scopo di esse scienze, rimuovendo il futile fantastico che lo
deturpava, ed allora il mezzo addivenne fine, e lo Rcopo cui miravano
svanì. E di ciò la ragiono è semplice e chiara quant' altra mai
; conciossiache ogni scienza ha il proprio obbietto, il suo metodo,
i suoi pnncipj ed il criterio, quindi bo anco una scienza possa alcuna
volta errare quanto al criterio , V errore tosto o tardi potrà cssrr
corretto, c sì del metodo e via. Adunque ci ò forza concili udore,
che l'avanzare di un ra- mo dell' albero dell' umana enciclopedia non può
menomamente recar danno ni portati inconcussi d' altre scienze , non può
il progresso delle scienze , che mirano alla natura materiale ,
inorganica od organica , animata od inanimata , produrrò il menomo danno
alle scienzo razionali o morali. Se non che , un pensiero si
affaccia alla mia mente , quantunque dinanzi dichiarato , ed ò
questo. La distruzione delle scienze razionali e morali viene
dal perchè osse non reggono alle osservazioni dei sensi , con le
quali procedo vittorioso nel campo della natura il naturalista.
Adunque paro che anche le matematiche pure messe a viva forza nel
letto di Trocuste del senso, non solo si do- vranno impicciolire, ma pur
annullare; eppure è cosa ormai evidente che questo erroneo modo di
speculare ò nell' impos- sibilita di rendere ragione dell' esistenza
delle scienze dello matematica pura , cotanto belle , cospicuo ed utili.
Ma se ò un fatto 1' esistenza di questo scienze , ne conseguita eli'
esso solo ha virtù a ridurrò in nulla il futile empirismo della
vana declamazione dell' aberrato naturalista. Si dica tal
modo di speculare empirismo, sensismo, 0 positivismo poco importa,
giacché cangiando la parola per nulla muta il significato, salvo ebo la
parola positivo oppo- nendosi al negativo, nelle menti volgari suscita
quella della realità , che esclusivamente poi essi fanno appartenere
alla filosofia dei sensi. Finche non si sappia, che positivo
ò ciò che ò nel senso, pel senso , e non può andare al di là di esso ,
può la parola aver qualche prestigio nelle nienti pregiudicate o deboli ,
ma certo le verrà meno , quando si avrà saputo esser tutt' uno col
lurido sensismo. Non è adunque 1' avanzare delle scienze della
natura , che vuole l'annientamento delle scienze razionali e morali,
ma il falso criterio, il sistema erroneo che tutto sensualizza
l'uomo, ed in questa fantastica concezione negar deve tutto quello
non è coi sensi apprezzabile. Si dirà che cosiffatto
naturalista è come colui che cieco a nativilatc vuole a tutto potere
negare i colori, o come colui che non sentendo i suoni colla vista e col
palato, ne nega la esistenza ? O piuttosto il naturalista
inorgoglito dai felici risulta- menti ottenuti nel campo fisico ,
inconsideratamente si fa a trasportare quelle tali abitudini , quei tali
metodi , che fanno gran prò nell'oggetto delle suo indagini, in altro
campo tutto affatto diverso dal proprio, o che procedo per altra via e
con altro abitudini ? Pognamo due campi vicini , limitrofi 1'
uno all' altro , 1 proprietarj di essi fondi hanno dei doveri ,
delle relazioni reciproche , nato dalla vicinanza dei poderi. Ma tali
relazioni /.ve m vero dire, so impongono un dovere d'
aiuto reciproco , non importano che 1* un padrone possa invaderò od
usurpare il campo altrui, cacciarne a viva forza il contiguo domino,
e dire questo campo ò mio. La relaziono non è medesimezza, La
dualità non è unità. L' anima è in relaziono col corpo, massime col
cervello; ma quella è unità , questo è molteplice. Como ò
stolto 1' idealismo , clic immedesima il molte- plice all' uno, ò flel
pari stolto il materialismo, che fa l'uno ad immagine del molteplice. L'
idealista idealizza il corpo — il materialista materializza lo spirito —
errore dall'una parte e dall'altra. Errore si, perchè osservano per metà,
cioè l'uno coi soli sensi , 1' altro o;!la sola coscienza — quindi la
meta negletta dovetto essere immedesimata coli' altra rispettiva
meta percepita — in tal modo 1' idealista ha spiritualizzato la ma-
teria , il sensista ha materializzato lo spirito. Come ammesso ,
che i scusi esterni sono coscienza il moltiplice devo logicamente essere
annullato; per medesimezza di ragiono ammesso che la coscienza ò la
stessa cosa del senso esterno , 1' uno dovrà esser soppiantato dal
moltiplice. Ecco l' immagine dell' invasione , ecco spiegato ('
esein- i pio dei due campi. Turo si può spiegare la cosa in
altro modo , o mi par giusto dirlo. Quando allo spirito umano
e dato in alcun ramo otte- nere dei felici risultamcnti', suolo accadere
che si susciti in lui un impulso interno a trovar modo di trasportare in
altri rami dello scibile quei metodi produttivi di buoni effetti.
Ciò è naturalo. La medicina ne offro palpabili esempi nel chinina
nel mercurio od altro farmaco specifico in alcune malattie , ma che si
volle applicaro in altri morbi , e si ottennero dei fatti in opposizione
al caritatevole , inconsiderato desiderio. Ciò «> prodotto da
astrazione precipitata, perchè non avente 1' ad- dentellato nei fatti ,
la ragion d* essere nell' osservazione di essi ; e però figlia di un
nobile desiderio di avanzar nello scibile e produrre un bene all' umanità
, ma non condotto in atto nei modi prescritti ali' umano intelletto per
afferrare il vero, e coglierlo senz' ambagi, senza vio tortuose, e secondo
il metodo proprio di quel dato ramo di sapere: e perciò lungi dal
condurre alla desiata meta, ti fa forviare , ed inabissar noli'
errore. Quasi lo stesso deoei dire del naturalista, che pieno
di santa ebbrezza osa temerariamente trasportare il suo buon metodo
, produttore di eccellenti effetti nella scienza per lui coltivata, in
altra scienza cno ha un obbietto diverso dal suo , che cammina con altro
metodo. Non ò adunquo 1' incremento dello scienze fisiche o
na- turali , che dia un diritto ad usurpare il campo altrui , ad
imporre un metodo , a dire battete la via che io ho calcato meglio che
per tre secoli , e vi troverete bene , e farete dei progressi rapidi e
belli, simili a quelli per noi ormai ottenuti , ma è il sensismo , 1'
empirismo , il positivismo elevato ad assioma filosofico, che, per non
salire troppo alto, avea dato Hobbes , dichiarando essere la filosofia la
scienza dei corpi dei lor vwdi, che signoreggiando la mento di alcuni
naturalisti conduceli a negar tutto ciò che non provenga dai sensi ,
senza disdire 1' influenza cho possano esercitare le proprie
abitudini e 1' avanzamento della propria scienza. Adunque non
ò come naturalisti cho ossi negano , ma come sensisti, Quanto
eccede la sfera dei semi è falso c di mal» provenienza «lice Bùchner (1),
senza awr juvsento la storia F.y. x » Matxrta — Prefctione dell' EOi/. Italiana
p.i« "1 o vv — doli' umanità , 1 principi Jello scibile , l«'
matematiche pnr<* » misto-, elio sono tanti scogli, ove va a rompere il
vecchio, fruite e sdrucito l-gno dell' empirismo. Lo spirito
spesso tocca gli estremi, 0 va dall' uno al 1' altro opposto ; perocché
al naturalismo elio dominava non « % gran tempo molto nobili
intelligenze, elio traeva la naturo dallo spirito, oggi è succeduto nn
naturalismo, che fa 1» spirito ad immagino della natura ; se quello era
idealismo , questo ò materialismo. E poiché la materia , quasi direi ,
si specchia nello Hpiritr» , e quo?to in certo modo si specchia
nelle. cose che lo circondano; cosi confondendo Io specchio con la cosa
riflessa , la materia addivenne spirito nell'idealismo germanico, come
oggi lo spirito addiviene materia. Le quali fasi del pensiero
filosofico mi richiamano quel combattimento fra lo spinto e la
materia , fra 1* idea e la sensazione, c la vittoria dell' una a
scapito dell'altra, ma momentauca , finché un mezzo conciliatore o
dialettico non le ridurrà in pace. Tutto il fin qui
detto dimostra, che il naturalista, come naturalista, cioè
scienziato che si occupa della cognizione d- Ila materiale natura , non
può , non devo entraro col suo metodo , coi suoi principi nel campo
filosofico , cioè in quelli della natura intellettuale e morale, e so
egli tanto osa, è ciò un' usurpazione derivata da un principio falso ,
cioè dal sen- sismo. È corno 1' appropriazione , che fa un uomo della
roba altrui in forza dell' assioma Prudoniano: la proprietà cssero
un furto. Ma se la proprietà è un diritto? allora il rapire l'
altrui sarà un delitto. Così se il sensismo ù falso? aliterà le
pratese del naturalista saranno assurde. Digitized by
Google 39 § ÌIÌ. Delle attinenze fra
le scienze razionali, inorali e quelle naturali. V argomento
è grave e merita che si guardi da tutti i lati. Or
eccomi a mostrare lo vere attinenze fra lo scienze razionali e quelle
naturali , giacché se noi siam contro le ec- cessivo pretese , che vanno
all' errore , comprendiamo e con- fessiamo le relazioni fra esse Bcienzo,
rappresenta trici delle relazioni fra la dualità , che costituisce l'
unità umana. E qui calza a proposito il ricordare la divisione
dello « scibile in varj rami essere stata oberata per nostro
comodo, per sorreggere la limitazione del nostro spirito, e
conoscer meglio la natura materiale o spirituale ; ma quando questa
divisione subbiettiva si trasporta assolutamente negli obbietti, anzi che
aver guadagno , si ha grande scapito. Vo' dire che gli esseri tutti han
delle relazioni, tutti son legati, il finito all' Infinito, V essere
finito materiale a quello finito spirituale; sminuzzando adunque le
scienze non dovete credere che gli obbietti di esse sieno per effetto
della nostra divisiono slega- ti, divisi, perocché essi sono sempre ciò
che erano pria della divisione , cioè aventi le stesse attinenze.
Adunque per ovitàr 1' errore ò mestieri avor presento » che la
divisiono dello scibile è artificiale e subbiettiva, nata dalla nostra
pochezza , e quindi nel discutere 1' oggetto spe- ciale di una qualsiasi
scienza è gioco forza guardarlo non isolatamente, ma insieme alle
relazioni che esso ha con altri oggetti: bisogna in somma usar dello
sguardo di vigorosa sintesi. Se è erroro massimo 1' immedesimare gli
esseri distin- Oro 40 ti. e jiViie errore
trasp- rtnre Bell- cose un'assoluta dicotomia. [)cw lo scienziato mutare,
\vì processo scientifico, la natura Delia produzione delle ricchezze j
deJle qaaK se la divisione w è una causa , 1' associazione n' è un'
altra, anzi n«»n vi lui divisione senza associazione. Cobi le ricchezze intellettuali
, i tesori dell'umana scienza si ottengono e colla divisiono o con
l'associazione, o coli' analisi e colla sintesi nel modo suddetto per noi
dichiarato ; come la povertà si ha esagerando od usando uno dei due mezzi
, cioè eoli' esagerar la sintesi si ha 1' immedesimazione, ed usando
all'eccesso la sola analisi, »i attiene la biasimata dicotomia.
So taluno riflessivamente si studj richiamare al pensiero quelle
sentenze della S. Scrittura — aÌiumus gaudenti mtar tem Jloridam facit,
sjriritus tristis exicat ossa (1). Corpus cui tu qvod comtftipttur ,
aggravai anima.ni , et terrena in- hahitatio depriviti soisum multa
cogitantein (2) — Scntio aliati» legnn in numbris mcis repugnantem legi
intuii s mee chiaro ben comprende
lo relazioni reciproche fra 1' anima ed il corpo, fra il me spirituale ed
il corpo organico, Se ricorda che gli antichi faceano le loro
pitture o scolture degli eroi con fronte spaziosa c prominente, e
che la favola fece Ercole con grande corpo e piccola testa, e fece
venir fuori Minorva dal cervello di Giovo — ben vede i sim- boli della
grande verità delle relazioni esistenti fra il fisico ed il morale.
So spinge lo sguardo nelle sentenze dei sapienti, relative alla
sede dell' anima, vedrà che Pitagora, Platone, Galeno la giudicavano nel
cervello , Erofilo nei grandi ventricoli del cer- ti) Trov. XVTI
22. Sftj». IX 15. Rom. velleità , Scrvett» nell'
aquidotto di Silvio, Auranti nel ter- zo ventricolo del cervello ,
Cartesio nella Glandola jrinctdc , Vartham e Schelharamer nella jmnta
dolici nascita della vridolut spinale, Drclincourt , Malacarne nel
cervelletto, Bentkoè, Lan- cisi , Lapeyronnie nel corpo calloso o grande
commisura del cerccllo, Willis nei corpi striati, Vieucessiens nel centro
ovaie della sostanza midollare , Ackermann nei tubercoli dei sensi
(strati ottici o corpi striati) ed altri — ricorderà pure che Aristotile
, Ippocrate e gli Btoici ne collocavano la sede nel cuore , ove l'animo
si pasce d' una materia pura e luminila separata dal sangue, Erosistrato
nelle Meningi, Van Helmont nello stomaco e cosi via altri in altro
regioni del corpo — Ricordando tutto questo , ben comprenderà , elio esse
vario opinioni sono 1' espressione della relazione fra 1' anima ed
il corpo. Se richiama alla mente i fatti narrati da Tucidide
e Diodoro Siculo di quegl' individui , che camparono dalle pesti-
lenze di Atene e di Siracusa, e non riconoscevano più nè amici, nù
parenti , ben si accorge della cospicua relazione , di cui parliamo.
Se volge il pensiero allo ipotesi con le quali si preteso spiegar
la dipendenza in che trovasi la facoltà riproduttrice dallo stato
cerebralo , vedrà cellette , impressioni digitali od altro di materiale ,
ma immaginato , che sempre accenna alla verità per noi dichiarata.
Ed oltre alla storia, che ci mostra oratori e professori colpiti
sui pergami e sulla cattedra da apoplessia, chi ò che ignori che dopo
lunga ed intensa meditazione , la fronte dà segno di speciale calore e la
testa duole ? ciò ò conforme a quella legge per cui cresce il calore,
aumentandosi l'aziona d' un organo, e si sviluppa il senso di
fatica. Chi ù che non sappia che l' nomo travagliato ila gravo
dolor di testa , non può meditare affatto , o almeno non può in quel modo
, quando ne è privo ? Chi ignora che dopo lauto pranzo, è più viva
la facoltà immaginatrice, o non quella di giudicare? e che,
trasandando certi limiti nel bere, si alterano siffattamente e l 'una e V
altra e tutto le facoltà dell' anima da produrre ghiribizzi e peggio
? Ognuno bene sa gli effetti dell' ubriachezza considerata
nei suoi noti gradi, e gli effetti dell'uso dell'oppio ed altri
narcotici Chi non sa che digestioni faticose, che incessantemente
si succedono , sono accompagnate da incapacità a riflettere in quello
stesso modo , quando lo stomaco e gì' intestini erano sgombri da quella
smodata quantità di sostanze alimentari? Per qual ragione i
filosofi antichi coli' astinenza si pro- paravano alla meditazione?
E Carneado usava 1' elloboro per rispondere meglio allo obbiezioni
di Crisippo ? Ho voluto mettere sotto i vostri sguardi dei fatti
co- muni, ben conosciuti da chiunque, i quali tutti accennano allo
relazioni fra lo due sostanze componenti 1' uomo. Solo devo aggiungerò
che 1' influenza dell' anima sul corpo , quantunqne per me accennata,
puro molti e molti fatti ognora la dimostrano ad evidenza. Son noti gli
effetti delle passioni sul corpo, anzi su taluni organi ; corno lo
spavento di un incendio vicino al luogo degli ammalati , o per un forte
tremuoto diè l' uso dello gambe a paralitici, che da anni giacnano in
letto, senza spe- ranza di guarigione dal male , da cui erano
travagliati. E gli stessi sistemi che han voluto determinare ciò
che vi ha nell' organismo , e nel cervello massimamente giudicato V
organo , lo strumento delle facoltà cogitative , che rende
Digitized by Google i uomo l'essere pili.
intelligente, o meglio l'essere intelligente, chiaro dicono anche essi
questo commercio , queste relazioni fra lo spirito ed il corpo
organico. Se ben si considerino essi sistemi , o nonne
materiali dell' intelligenza, si vede di leggieri che V assoluta
dimensione del cerei «ro , o la proporzione fra il peso del corpo e
quello del cervello , l* angolo faciale di Camper , 0 quello
occipitale di Daubenton , o Y unione di tutti e due angoli , o la
freno- logia del Gali, della quale si volle vedere il germe in San
Bonaventura , come insegna 1' Alighieri , ed anco la fisiogno- raonia del
Porta e Lavater sino alla norma del numero delle circonvoluzioni del
cervello , o alla quantità del fosforo relati- vamente alla maggiore
intelligenza , non già come essere pen- sante .... questo ed altr ) di
simil risma in fondo non dico altro, che relazione fra l'io immateriale ed
il corpo organico, poco montando, se i fisiologi o naturalisti sieno
stati più o meno felici in determinare ciò cui intendevano. I
fatti adunquo per me accennati, posti nel loro ordino naturale, le
sentenze e le opinioni dei filosofi , i pensieri dei fisiologisti e
dei naturalisti , le convinzioni umanitarie ben meditato non dicono
nò che 1' anima è materiale , nò che il corpo ò spirito, ma che
l'unità umana risultante dalla dualità deve soggiacerò ai
cambiamenti avvenuti in uno degli elementi di questa. Dalle
coso per me esposte in questo paragrafo, ò facile dedurre le relazioni
fra le scienze razionali e morali e le scienze naturali : stantechò se l'
anima immateriale è in attinenza col corpo organico , seguir no deve che
le scienze che han per obbietto 1' umano organismo sono in relazione con
quelle , che mirano alla cognizione dell'anima, presa questa in senso
lato, cioè considerata in tutti i suoi fattori. Che so poi si volesse
allargare , come ò di ragiono , il concotto delle relazioni fra
44 osse scienze a questo modo , cioè che l' organiamo,
informata dallo spirito, trovasi in effettiva relazione colla natura
latta quanto , ben si dedurrebbe che tutto le scienze naturali ,
pio o meno , sono in attinenza colle scienze razionali e morali.
Scrivendo per tutti , non posso dispensarmi d" esempi di
facile intellig» nza , e che rondan ciliari i pensieri per me
dichiarati. L' unità della sp eie umana è una tal verità, che è
in intima connessione coli' unità di legislazione e di religione
Pongasi per poco che le vario razze sieno varie specie, allora vicn meno
e 1' unità delle leggi e quella dello religioni , anzi la schiavitù è di
diritto , non solo naturale , ma divino , come ha proclamato ai nostri
giorni il Courte t de V Isle , ammet- tendo , come ei fece , le varie
razze come diverso specie. Nò ad illazioni meno esiziali si arriva,
facendo lieto viso all' opinione dei superlativi lodatori della cagiono
climatologica rispetto al morale umano — niente meno si tratta di
largire la civiltà , la scienza , la libertà , il progresso ai
fortunati abitatori di alcuni luoghi, in certi gradi paralleli e in
taluno circostanze topografiche , e condannare quei popoli alla
barba- rie , all' ignoranza , al dispotismo , alla stasi , che
sventura- tamente trovansi in condizioni opposte. Ciò che
dico è di sì grave importanza die nulla più , e mostra le relazioni
intime di che ragiono , come si può anco in altro modo facile
dichiarare. La giustizia , dovere e diritt» dell' uomo , bisogno
su- premo di lui ed aspirazione perenno d' ogni umano consorzio,
non potrebbe essere attuata , il che significa che la vita , l'onore, le
sostanze dei cittadini non potrebbero esser tutelate senza gli oracoli ed
i responsi del medico e del naturalista. E chi T avrebbe mai
sospettato nei tempi antichi , che per attuare il giusto peso e la giusta
misura , 1* uom i avesse dovuto ricorrere all' Astronomia ? Tutto è
legato , tutto ò unito nulla natura , tutto può risponderò tosto o tardi
agli svariati e molteplici'bisogni umani. Non vi sono cognizioni inutili.
L' impulso , la leggo che fa bella la verità, anche quando non so no
vegga l'utile, ò provvi- denziale. L' uomo deo adunque avere un ossequio
, un affetto per tutto lo scienze , perocché tutte son belle , tutte
sono utili, tutto son legato con rapporti di solidarietà. Ciò
il diciamo con animo franco in omaggio alle scienze naturali, delle quali
ne abbiam sempre compreso e manifestata T alta importanza , quantunque
lungi il nostro pensiero da quella esclusività , da quella supremazia , o
spirito di assor- bimento che inconsideratamente si va bocinando per
taluni Confutazione del materialismo fisiologico — lìclle atti-
nenze reciproche fra la Psicologia e la Fisiologia dedotte dalla natura
ed ìndole di esse scienze, e dei loro limiti. Qui fisiologisti o
naturalisti cho pretendono ridurre il morale al fisico, l'anima
spirituale all'organismo o parte di esso, sia cervello, cellula, sia
fosforo o qualunque altra mate- riale sostanza , gravemente errano , ed
importa non poco conoscerò il loro badiale errore. E di buon grado io il
farò , presentando degli argomenti, cho a me pajon perentori.
E per procedere colla masssima chiarezza il vo' faro quasi per
domande e per risposte. Dapprima domando : Qual' è la materia
propria su cui si travaglia la loro scienza ? Tutti
unanimamente risponderanno : è la vita, 0 le fun- zioni organiche, tanto
nollo stat) sano o fisiologico, quanto in quello morboso o
patologico. In secondo luogo m dimando: Qual'è.il mezzo che
ella adopera por pervenire a ;>! nobile intento ? L'
osservazione diretta a' fenomeni vitali, osservazione che dalla virtù
cogitativa (sorretta da svariatissime verità porte dalle scienze
sussidiarie) vien fecondata, offrendo in tal guisa quello leggi che
vitali o fisiologiche son dette. Ma pure una terza domanda :
Come adunquo si osa per alcuno dire, che lo spirito o la sostanza
immateriale pensante è una chimera ? Sento rispondermi : Perchè non
cado sotto la sensata osservazione , la quale non vedo altro che organi e
lo loro azioni. Al che io rispondo : Per questo appunto , cho
l' anima immateriale non può esser presa dall' ispeziono dei sensi,
voi avreste dovuto tacere, cioè non affermarne, nò negarne la esi-
stenza, limitati nello vostre indagini, come siete, ai sensi. Pe- roccchò
suppongo che sappiate (e come no?) che vi ha una altra scienza detta
Psicologia, la quale si occupa a conoscere 10 facoltà cogitative o
le loro leggi, come la natura ed il de- stino dell' essere pensante.
Quindi , conoscendo ciò , avreste dovuto almeno percorrere il campo
psicologico, e ragguagliando poi bene lo cose, comprendere che l'anima
pensante non è oggetto della fisiologia o d' altra scienza che tratta
della ma- teriale natura, ma obbietto della psicologia, cui si
appartiene 11 diritto d' indagare le manifestazioni , lo leggi , la
natura e simili di quella realità spirituale. Perciò non conveniro al
fisiologo decretare lo sfratto di ciò , che in altra scienza ò
stabilmente saldo. Di nuovo si controrisponde : Non
esser mestieri conoscere la Psicologia , perchè lo verità dalla
Fisiologia svelate annullano per sempre sin auco la possibilità del
soggetto immateriale pensante. Così tutto le esperienze mostrano , che
cotesta virtù cogitativa , elevata al grado di spirito, altro non essere
che nervi e cervello e simili, nei quali non che essa risederò, ma da
essi derivare, come da lor precipuo fattore. E si dice precipuo e non
unico fattore , giacché alla produzione del pensiero concorre lo esterno
collo suo azioni, che poi son trasformate dalla sostanza cerebrale
in percezioni, in idee ec. appunto come il polmone riceve l'aria dall'
esterno , e sur essa operando , trasformala , rioavandono l'ossigene,
mercè di cui avviene rematosi. Io replico : Ma di grazie , mi giova
non poco sapero quei fatti , ohe distruggono la spiritualità dell'anima,
metten- dovi invece di lei gli organi cerebrali. E che ! hanno
forso colali fisiologisti veduto e palpato il cervello pensante ?
Sproposito! sento gridarmi all'orecchio, il cervello si vede o si
palpa, il pensiero non mai. Come adunque, io dirò, si è potuto
asserire, che l'anima non possa esistere, perchè non cade sotto l'
esterna osservaziono, se il pensiero che non è nò veduto , nò toccato si
stima esi- stente ? Non vi ha mezzo : 0 si ammettano due
specie di osser- vazione, 1' esterna e l' interna, i sensi e la
coscienza, o si dica che noi non pensiamo , o si dica che i pensieri son
vedu- ti o palpati nella midollare sostanza , come i cibi mezzo
digeriti nello stomaco e negl' intestini. Ma poiché noi abbiamo certezza
che pensiamo , come siam certi che i pensieri non si son veduti nel
cerebro, cioè delle tre proposizioni le due ultime sono assurde, resta
evidente che il pensiero è dalla coscienza manifestato. Or
fate meco ragione , so il pensiero ò dato dalla co- scienza, il cervello
ò da essa pure offerto ? Certo che no. Perchè dunque il pensiero
dalla coscienza rivolato è da alcuni teologhiti attribuiti al corvello ,
quandi queet' organo non e da quella veduto? 8« non che, ecco
come rispondono infine : Perche il pensiero soggiace a tutte lo
vicossitudini cerebrali : esso na- sce, si svolge , si altera, vien meno
, secondo che la sostanza midollare va soggetta ad alcuni cambiamenti: il
pensiero è adunque un prodotto dal cerebro. E continuando ,
osservano, che le leggi dell' organismo sono generali : cosi cibi ed
azione dello stomaco e degl' intestini . . . danno per prodotto la
digestione; aria ed aziono dei polmmi . . . producono la respi- razione ;
sensazioni ed aziono cerebrale , e si ha per prodotto il pensiero. Ma
alterato o distrutti lo stomaco od altri visceri addominali, alterati o
distrutti i polmoni, si alterano o di- struggono la digestione o la
respirazione ; dunque queste fun- zioni si appartengono ad essi organi ,
perciò detti digestivi o respiratori. Perche adunque, se alterato o
distrutto il cerebro, viene alterati o spento il pensiero , non dovremo
noi diro ohe la funzione cogitativa si appartenga alla sostanza
cere- brale ? Non sarebbe contro l' analogia il pensare diversamente
? Udite la risposta. No, non ò contro l' analogia ,
anzi 1* asserito processo del fisiologista è contro ogni analogia.
Conciossiacchò nello funzioni, addotte in esempio, pongasi mento cho
materiali sono gli organi, materiale è lo stimolo, materiale è il loro
prodotto, e sì quelli che questo sono apprezzabili coi sensi; ma
non così del pensiero, il quale non è materiale, non è osteso, non
ha nossuna delle qualità dei corpi, e però i sensi non possono prenderlo
, avvertirlo, sfugge alla loro azione ; è dalla sola co- scienza
rivelato. Ove ò adunque l' analogia di che parlasi ? Anzi e violare enormemente
l'analogia il volersi ad ogni modo inca- ponirò per ispiegarlo a
somiglianza delle altro fisiche funzioni; porche in queste trattandosi di
cose estese od aventi le altn: qualità doi corpi, conviene a forza
ricorrere ai sensi materiali, ma il pensiero essendo in se privo
d'estensione ed immune di qualsiasi qualità primitiva o seconda che sia ,
conviene far ricorso alla coscienza, senza di cui non sapremmo giammai
di essere pensanti , e non potremmo renderci conto dello nostro
cogitazioni Che direbbero di colui, cho volesse conoscere i co- lori
colle narici, o coli' udito? o coi sensi esterni aver contezza della fame
o della sete ? Ogni senso ha la sua sfora speciale, offrendo ciò a cui da
natura fu disposto: il veder fare altri- menti ò opera di mente insana. Or
so talo sarebbe colui, cho volesse sostituire uno dei sensi esterni ad un
altro, cho direm- mo se si volesso all' interiore riflessione
stupidamente sostituire T esterna osservazione ? E si faccia
ragione, lo scienziato, come ogni altro uomo, non esser libero nella
scelta dei mezzi cho il conducono ad un fine, ma aver soltanto piena
liberU nella scolta di questo ; il quale essendo determinato, i mezzi
saranno tali e non altri, cioè quolli necessari per ottenerlo. Così p.
es. chi vuol recarsi in Palermo, muovendo da Messina, dove fare un
viaggio o per terra, o per mare , e secondo cho si determina andar per
quello o per questo, ha mezzi diversi e tali, che non dipende dal suo
volere il cambiarli. In pari modo si è dei viaggi scientifici , nei
quali se da noi dipendo il farli, badisi pertanto che scelto il
punto, determinato lo scopo, non ista più in noi il volere
impiegarvi taluni o tali altri mezzi , ma quelli offerti dalla natura ,
che sono quelli opportuni e rispondenti all' intento. Posto
ciò, qual' ò il fine o l' oggetto, cui mira il fisiolo- go? le funzioni
degli organi. Fin poi era libero, giacché po- teva proporsi tutt' altro
fine. Ma determinatalo una volta , io dirò, quai ne sarà il mezzo per
conseguirlo? Qui non ò più libe- ro, essendo la natura cho impera su di
lui, come nel fine cho ebbe in mira fu il suo libero volere che
comandò. Il mezzo è i fi<th r
esterna osservazione , che ae^i-: necessaria dai fine voluta
Non è perciò di sua competenza 1' anima spirituale, nò il menomo
raggio di pensiero. - Nò vale il dire, che l'esperienza attesta i
cangiamenti, cui il pensiero soggiace per opera delle modificazioni
succedute nella midollare sostanza, perocché , senza tener conto entro
quali limiti stieno le attinenze fra il fisico ed il morale , ò certo che
cotale dipendenza non dà giammai al fisiologo il diritto di usurpare 1'
altrui campo, o- mo al psicologo di fare al- trettanto. Se non che, ciò
merita spi<-g:izione, e son presto a darla. Il fisiologo, come
fisiologo, ha per obbietto la cognizione delle azioni degli organi, mercè
l' esterna osservazione ; se non che questa essendo legata alla coscienza
, egli prende, in que- sto punto di contatto i fatti psicologici, non
direttamente, ma quasi sfiorandoli , e per meglio dire , egli tocca il
lembo della . coscienza, 11 psicologo, in quanto psicologo,
colla riflessione interiore , della quale è oggetto lo spirito che pensa , non
va più in là della coscienza; ma poiché questa ha relaziono coi
sensi, egli accorger si deve mediatamente delle variazioni di
questi, egli insomma lambe il margino dell' oggetto fisiologico,
È adunque evidente, che in questo punto misterioso di contatto fra
la coscienza ed i sensi, fra lo spirito e la materia, fra 1' interno e 1'
esterno stà 1' attinenza mutua fra la Psicologia e La Fisiologia , ed i loro
limiti rispettivi son segnati. Il psicologo non può colla coscienza
scenderò sul terreno della Fisiologia , ma può , atteso il legame di
sopra dichiarato , servirsi dei lumi fisiologici. Medesimamente il
fisiologo non potrà giammai eoli' osservazione sensibile trasferirsi nel
mon- do psicologico ; egli trasferendosi col suo mezzo nel campo
psicologico , romperà nello scoglio di materializzar lo spirito ; ina può
, pel legamo in cui 1' osservazione sensata è colla co- scienza , mettere
a profitto le verità offerte dalla Psicologia. Anzi dirò meglio :
il fisiologo deve mettere a profìtto le verità psicologiche , perocché quando
egli intendo a dichiarare i fenomeni della vita animale , ò astretto ad
avvalersi degli ajuti della Psicologia , senza di cui , perchè privo di
guida nello suo ricerche , imbatterebbe in errori funesti. Al
certo , come potrà egli far parola di tutto il corredo nobile degli atti
intellettivi , affottivi e volitivi , senza far ri- corso ai lumi della
coscienza, senza la riflessione psicologica ? Pongasi mento che col solo
dire cho ei fa, sonsaziono, percezione, desiderio, volontà, giudizio, raziocinio,
riflessione, analisi, sintesi, immaginaziono riproduttrice od inventrice,
associazione delle idee, unità sintetica e simili, si 6 di già
trasportato nel campo psico- logico, si è accostato ed avvalso del lume
della visiono interiore. E notisi , cho i' esterna osservaziono gli
darà moto , o non mai volere , moto e non mai sensazione. E so questi
son fatti , cioò il moto volontario e la sensazione , che hanno re-
lazione cogli organi, e tanto che ò percepita coi sensi cosiffatta
relazione , come noi volere , e nella cagione della sensazione , cho
diremo quando gli atti del soggetto pensante si limitano nel soggetto
istesso , cioò non trasandano 1' uomo interiore, e cominciano dall'
interno ? 11 solo dire moto volontario , ò un accennare alla
co- scienza , ò un attingerò dalla stessa quella guida sicura per
ispiegare quei fatti , che altrimenti sarebbero inesplicabili , e senza
ragion d' essere nel fisiologo che gli accenna. Obbiezione e
llisposta. Voglio fare un' obbiezione a me, poiché il muoverla
par- liti clic renda più chiari i miei concetti. Si potrebbe dire
per alcuno : conio la ideologia potrà dar luce alla Fisiologia , se gli
frumenti di cui esse si gio- vano , son del tutto diversi ? E
poi pare che la stessa natura dello cognizioni delle due scienze ha tal diversità
, che non ammette V applicazione, di cui parlasi. È giusto in conseguenza
che si lascino , non che distinte , separate. Al che è facile
la risposta. 8e alcuno dicesse al fisico t Voi applicando Io
verità puro della matematica ai fatti dellt natura , commettete un
errore gravissimo , stantechè riunito cognizioni di natura di- versa,
essendo le cognizioni del matematica o priori, indipen- denti da qualsia
esperienza,-., e quelle della natura sono a posteriori , sperimentali
..... ragionerebbe a somiglianza di chi non vuol riconoscere nel
fisiologista il bisogno delle psicolo- giche notizie. Se non
che ò degno d' osservarsi, che la diversità, che corre fra le ideo della
pura matematica ed i fatti sensibili, è mag- gioro di quella che passa
fra i fatti della coscienza e quelli fisiologici, giacchò tanto questi,
quanto quelli sono a posteriori e percepiti, quantunque gli interiori e
spirituali, gli altri esterio- ri e materiali, mentre le idee della
matematica sono a. priori ed intuite, i fatti della natura a j^teriori e
sentiti. E si noti ancora , che l' attinenza fra i fatti psicologici, e
quelli fisiolo- gici è sì intima, che gli uni e gli altri avvengono
nelfuomo, vale a dire, cho quei fisiologici sono fatti spettanti allo
stru- mento , cioè al corpo, e quelli psicologici bì appartengono
allo spirito, che servesi di esso strumento , a cui quaggiù è
unito, costituendosi la persona detta uomo. Ed e si stretto tal
legame, cho nel misterioso punto di contatto , di cui dinanzi si tenne
parola, il fisiologista prende, ma in modo rasente, la coscienza. Ma
siccome la mente di lui è rivolta all' osservazione sensata, può
facilmente avvenire che egli, in grazia dell'oggetto principale dello sue
meditazioni, ed ancora della lunga abitudine di atten- dere agli oggetti
dei sensi, e per mezzo di essi, perda di vista l'accessorio , o lo
immedesimi coli' oggetto proprio principale , senza porre mento , che ciò
che è accessorio per lui , nella spiegazione poi di quegli atti organici,
che concernono la vita psicologica, é principale. Ed e facile
eziandio osservare la strana inconseguenza nel fisiologo, che ripudia lo
psicologiche verità , considerando quanto egli sia sollecito ad
accogliere e far tesoro di tutto che possa offrirgli la fisica, la
chimica e simili scienze. Perchè si fa buon viso a queste, e si dà
lo sfratto a quelle ? non si può dir per la ragione cho gli obbietti
di quello scienze, i fatti che prendono in eaame sono nell'umano
organismo, perche i fatti psicologici non sono in rogiono estra- nea all'
umana natura, anzi ne sono parto nobilo ed eccelsa di §. VI.
JDileinvia che dimostra la necessità in che trovasi il Fisiologo di
far tesoro delle verità psicologiche. Presento un dilemma al senno
imparziale di chi ascolta. O il fisiologo intende alla spiegazione di
tutte le funzioni de- gli organi dell'ornano corpo, o pure di
alcune. Se mira a renderne ragione di talune , cioè di quelle
della vita vegetativa od automatica, pare cho possa far senza dei dettati
psicologici ; se non che, essendo la vita fisica nel- r uomo in relazione
con quella intellettiva o spirituale , non potrebbe il fisiologista
essere del tutto digiuno di senno psicologico. Che se poi
egli , corno il fatto dimostra , intende alla spiegazione di tutte 1*»
funzioni organiche , fra le quali han luogo quelle della
vita, a buon diritto detta intellettiva, morale, psicologica , spirituale
, ò in allora Biottamente tenuto a far tesoro delle verità psicologiche,
senza delle quali non gli verrà giammai fatto dare un sol passo , che non
lo precipiti nello abisso degli errori, il che e evidente dalle cose
dianzi discorse. Scelgano adunquo quei fisiologi, che non sono
d'accordo con noi e cogli illustri nomi d<;gli Haller , Sthal, Bonnet
, Foderò, Matthey, Berard, Virey, Buisson, Hartemann
scelgano : 0 stringere il loro discorso alle sole funzioni nutri-
tive, rompendo il legamo che queste hanno con quelle animali, e così
mutilar la loro scienza : 0 assumere tutte le funzioni nel doppio ordine
di nutritive ed intellettuali, ritirando queste alle verità psicologiche
, senza di cui perderebbero la loro di- gnità , il loro primato , e Y
orroro di trasformare la causa strumentale in causa efficiente sarebbe
inevitabile. Si persuada chiunque è tuttora ostinato , the non
si può parlar di facoltà intellettive e morali , senza metter pié
nel campo psicologico, il che significa senza usar d'altro stru- mento ,
attingere ad altra sergente cho è quella vera. Si persuada ognuno ,
dirò ancora , che ò massima in- conseguenza ricorrere alla Fisica, alla
Chimica, quando trattasi di spiegaro de' fenomeni , oggetto di quelle
scienze , e rifiutar poi la psicologica scienza , quando si discorro di
coso , cho sono di sua esclusiva competenza. Si persuada
infino , cho il fisiologo non può star cam- pato in aria, dovendo egli
decidersi a riguardare il corvello, od altro agente materiale, o corno
strumento, o come causa effi- ciente , nò ciò può fare staudo limitato
all' osservazione dei sensi , cioè senza far ricorso alla
Psicologia. Una preghiera ai psicologi ed ai fisiohgisti.
• Kon la finirei più , se volessi diro tutto quello che
mi ricorre alla mente sui limiti di esso scienze, e sulle loro
scam- bievoli relizioni. Solo, quasi a preghiera, dirò ai fisiologi ed
aj psicologi quanto Beguo : Egli è certo che vi ha una
psicologia terrena , come ve ne ha una celeste — ma di quest' ultima all'
uomo è dato saperne , nella vita presente , ben poco ; ciò a cui egli
può aspirare a conoscere, si è l'animo pensante strettamente legato
al corpo e soggetto agi' influssi di questo. Pure i psicologi par che
sovente dimentichino la psicologia terrona per sosti- tuirvi qui quella
celeste. Vi ha una fisiologia materialista, ed una spiritualista
: la prima e un' impresa assurda e veramente impossibile , la
seconda , non solo non trascende le umane forze, ma ne è doverosa la sua
attuazione, come è stato fatto da insigni uomini testé ricordati. Eppure
non vi ha penuria di fisiologi, che si av- volgono nelle assurdità del
lurido e stomachevole materialismo. Laonde , se ò giusto ricordare
ai Psicologi , che non fossero tanto celestiali , cioò che non
dimentichino , quando occorro , 1' anima essere avviticchiata al corpo ;
per medesi- mezza di ragiono è giusto dire ai fisiologi , cho non
fossero tanto terreni o materialisti , cioè non facciano astrazione
dello spirito , cho è il soggetto arricchito di quelle nobili facoltà
, per le quali 1' uomo principalmente eccelle cotanto sulla natura.
§ vm Spiegazione del materialismo Fisiologico.
Conoscendo la generazione degli umani errori , egli riu- scirà
facile lo evitarli. Bacon o a ciò intese coi famosi quattro idoli — Idola
Tribu8 , Idola Specus , Idola Fori , Idola Thea- tri. Sarò brcvo o chiaro
al possibile. L' uomo ebbe da natura largiti sensi , coscienza ;
con quelli prende cognizione del mondo esterno , materiale , con
questa del mondo intento , intellettuale. Coi sensi percepisce i
fatti esterni, cioè i corpi colorati, caldi , freddi , odorosi ,
saporosi , est-si, in moto a dir tutto in poche parole , percepisce
coi sensi ciò che avviene fuori di lui — colla coscienza prendo
cognizione de' fatti in- terni , intellettivi , psicologici , cioè delle
sensazioni , delle no- zioni , delle idee , dei giudizi , dei raziocini ,
dei desideri , dei voleri e simili insomma di ciò che intimamente
avviene. Col mio discorso io non intendo escludere l* intervento d'
altro facoltà, tanto pei sensi, quanto per la coscienza, come
l'intui- zione o la riflessione per ottenero la cognizione del mondo
ma- teriale e di quello spirituale — ma in vista di semplificare la
cosa, ne ho fatto senza. Or siccome 1' uomo munito di sensi , non è
por questo solo fisico , chimico , naturalista ... così quantunque
dotato di coscienza , non ò per quest i solo titolo filosofo ,
perchè è mestieri volgere la riflessione a ciò che offre il senso , a
ciò che svela la coscienza. Quindi applicando la riflessione ai
sensi, ai fatti esterni , forma la grande famiglia delle scienze ,
che han per obbietta i corpi ; applicandola poi sui fatti interni ,
su quelli svelati dall' inlimo senso, e non senza V apprensione
intuitiva da vita alla psicologia propriamente detta. Al
certo questo ritorno dell' io di sè, in se e per sè, questo ri-
pensare il già pensato, rifaro e ritcssere il già fatto e costruito, é
baso precipua della scienza dell' anima. Qui tutto è chiaro , nessun,
credo, che il possa negare. Ora gli uomini fanno essi eguale uso dei sensi e
della coscienza ? meditano tutti sulle rivelazioni di quelli e di
questa? No, certamente, perciocché avvi taluni uomini ebo sin dai
loro teneri anni han rivolto il pensiero agli obbietti posti * di fuori;
essi tutto ciò ebo sanno, lo conoscono pei sensi, perchè la loro
riflessione han concentrato esclusivamente sugli oggetti di questi. Dal
che seguo che eglino dànno importanza solo allo scoperto ed allo
cognizioni ottenuto pei sensi , e ciò può giungere al grado di credere
che non possano ottenersene altre, in altra maniera, e di non lieve
importanza. Ciò ó sem- plice o naturale, giacché i bisogni dell'uomo
attirano la sua mente all'esterno; l'esercizio frequente rendo facile
siffatta inclinazione, e si forma quindi l'abito di cou<->scere per
mezzo dei sensi. È perciò necessario fermo e risoluto volere e
riflettere rientrando in se stesso , e per molto tempo , a fine d'
inter- rompere tale abito, ed acquistare l'opposto, cioè quello
psicolo- gico, o di ripiegarsi in so stesso. Lo stesso avviene in
coloro, che, assuefatti all'abito psicologico, devono passare allo
acqi- sto di quello ontologico. Tali scienziati hanno il senso
intimo, ma non riflettono sullo sue rivelazioni. Quindi ò elio tali
uo- mini associano finalmente la certezza a ciò che viene dai
sensi, e, sopprimendo in tal modo la coscienza e qualunque altra
visione, credono fermamente che nulla si possa sapere, se non quello che
si vede o tocca, ossia si statuisce nel lor pensiero, come verità
inconcussa: ogni notizia viene dai svisi e pei sensi. Adunque
ò evidente che per troppo esclusivo meditare sui sensi, si finisce con
dire : Tutto l'uomo sta nei sensi, ogni certezza viene dai sensi.
Tale ò la spiegazione, o la gènesi del fisiologico mate- rialismo,
e di qualunque materialismo. A mo pare, che cotali materialisti son
simili a quegli idealisti , che quantunque muniti dei sensi , pure
meditando unicamente sulla coscienza, si stringono soltanto a questa,
nè veggendo più in là di essa, immedesimano V uggctù, conosciuto al
tubbietto conoscitore , come quegli scienziati , avvolti nella materia,
il subbiato fanno ad immagine dell' oggetto. Tatti han torto,
perehè abusano, quelli dei sensi, questi della coscienza. Tutti han
torto, perchè mutilano 1' uomo, quelli materializzandolo , questi
spiritualizzandolo. Tatti han torto , perchè- seco stessi contradditori ,
i primi sentend > l' attività interna dell' essere pensante , eli
altri non interrompendo lo pratiche della vita esterna. Un
BorcheW , un llubb s potranno avere dei discepoli più o meno ardenti per
le loro dottrine, più o meno dotti, ma non potranno giammai avere a
discepola l' umanità ; la qualo respingerà mai sempre eoo tutte le più
splendide dichiarazioni, le più costanti ed universali manif-stazioni lo
spiritualismo assolato ed il material isino. È agevole ora
l'intendere a che si riduca il tanto van- tato materialismo fisiologico ;
esso è nò più, nò meno che cieca abitudine, nata dalla diuturna
osservazione sensata. Adunque il materialista è schiavo dei sensi ,
schiavo dell' abitudine ? Chi può dubitarne! Egli che vagheggia la
libertà del pensiero , e dico ad ogni piè sospinto: io s >n lib-rj
pensatore, ò mestieri tutto sacrificare alla libertà del pensiero. Egli
che fa le viste di ser- barsi immollo all'influsso di qualunque idea, di
qualsiasi con- cetto. Egli elio dispregia il volgo, perchè schiavo a non
so quante o quali abitudini. Egli è in fritto più schiavo del volgo
stesso, porche avviticchiato alla più abbietta delle schiavitù , che è
quella dei sensi. Tutto questo dimostra quanto sia diificile, anche
a' più millantatori del libero pensiero , il mostrarsi coerenti ai
lor principi. Urta jxirola conciliatrice. Non creda
alcuno ch'io intenda accennare ai congressi di pace, al famoso Progetto
della Pace perpotua di Emmanuel© Kant, o d' altro autore franceso — nulla
di tutto questo — ma io ritorno , consentaneo a me stesso , a quello che
meglio che 27 anni addietro io mi facoa a proporre: alleanza fra la
Micologia e la Fisiolojia (1), paco fra le scienze razionali e morali e
lo scienze naturali Ciò in vero non è un caritatevole desiderio ,
che muovendo da buona radico, pur tuttavia è inattuabile , ma ò una
necessaria deduziouo dalle coso nuora discorse , dalle relazioni intime
fra esse soienze. Conciossiacchò, se è errore materializzare lo spirito,
ò del pari errore spiritualizzare la materia- Spiritua- lismo assoluto o
material temo sono sistemi esclusivi, incompleti, mancanti, che or ti
trasportano alle nubi , or ti pittano nel fango , come se non vi sia uu
luogo da star bene fra quello o questo. L' uomo non ó né tutto sensi , nò
tutto coscienza ; deve dunque avvalersi di quelli e di questa ; riliutare
1' uno dei duo, è render l'uomo monco, e bruttamente svisarlo.,
Se adunque lo spirito e unito alla materia; so i sensi sono
congiunti alla coscienza , è tempo, giustizia altamente il reclama, che
Fisiologi o Psicologi si dieno il bacio della concilia- zione, e cessi lo
scandalo che l* uomo separi ciò che natura ha strettamente unito, che
egli voglia distruggerò cièche natura ha creato. E sì, valgano lo
sapienti parole dell' illustro fisiologo Tommasi « non voglio diro con
questo cho io intenda procla- mare divorzio fra lo scienze naturali o lo
speculative e lo morali , qualuuquo possa essere la grande povertà delle
mie parole: La Fisiologia calunniata «li Materialismo — Nutulu IS
12. al contrario la natura e l'uomo, la geologia o la storia compon-
gono necoasariamonto un tutto organico ; o non c'è bisogno di trovaro il
principio dell' unita per poterne affermare così intui- tivamente. Che
maraviglia adunque elio il filosofo abbia ad importare dalla sola
esperienza il materiale o il contenuto dei suoi concetti universali, e d'
altra parte che i naturalisti ricono- scano , anzi invochino una /orma ideale
al frutto delle loro esperienze ? nessuno di noi deve rifuggire dal
nobile desiderio di organare le diverso parti del sapere, e sta bene che
questo sapore svariato armonizzi con le leggi del pensiero. Il
naturalista sotto questo punto di vista vorrebbe esser filosofo anche lui
». Nò certo vi alieneranno, dalla reclamata, giusta pace lo
vane voci cho qua e là sorgono , perocché sono declamazioni, che
finiranno con ammazzar se stesse. Veramente quaT impressiono
potranno fare Bull' animo di un uomo , cho alle filosofiche cognizioni
coogiungo ancora quelle notizie anatomiche o fisiologiche necessarie
all'argomento, qual' impressione, io dico, con serietà tutti quegli
esperimenti eseguiti sui conigli e sullo rane o sovr' altre bestie ?
Sia togliendo alcuni fili nervosi , o amministrando la stricnina, o
toccando parte dol loro corpo coli' acido solforico, o avvelenan- doli
col curaro , o coli' etere solforico in altro modo ? Signori , gli
esperimenti son veri , cioè vi dànno taluni determinati effetti ,
apprezzabili quasi da chiunque non abbia perduto il bene dell'intelletto
— il modo di spiegarli è falso: la loro interpetraziono non regge alla
sana logica ; lo deduzioni sono illegittime, Tutti gli esperimenti
fatti , o possibili non potranno dimostrare altro, che questa antica
verità antropologica quanto il mondo, che il morale dipendo dal fisico,
le facoltà pensanti dall'organismo, ma che il pensiero si appartenga,
come effetto a causa, a tale o tal altro organo , a tale o tal altra parto
di un organo , corno alla sostanza grigia del corvello ed allo
celialo di cui esso è composto tutto questo, od altro di
simil risma, ò arbitraria deduzione non legittimata dalla logica.
E qui permettete che chiaramente voi dica , il tanto decantato
positivismo so ne va in fumo, onde essere surrogato da un audace
razionalismo. E qui le scienze dette positive addivengono le più
in- temperanti , le più razionali e fantasticamento a priori.
Tutti gli esperimenti ormai fatti o faciendi potranno darci a
conoscere più specificatamente la notissima dipendenza , porgerò nuovi e
splendidi casi, ignoti sin ora, di tali rolazioni fisico- morali, ma
senza dare il diritto di menomamente offendere la inconcussa esistenza
del Me spirituale. Io ammiro l' ingegno umano , che cotanto sa
spingersi nei recessi del misterioso sistema nervoso — ma cessa la
mia ammirazione o sottentra lo sdegno ed il disprezzo , quando si
voglion dedurrò < cose fuori dell'esperimento , quando la in- vasione
va all' eccesso. Avete voglia di spiegaro , corno taluni si lascian
tra- sportare tant' oltre ? É facile dalle coso discorso il
comprenderlo: sono vitti- me di cieca abitudine ; pria degli esperimenti,
poscia tortamente interpretati , se non tutti , molti , eran
materialisti, o la loro mente non informata dallo spirito delle
socratiche carte. Non può essoro diversamente , leggendo quelle
pagino ove uno di essi dice che • la sostanza grigia del cervello,
agisco » come una bilancia delicatissima ; essa pesa le singole im-
» pressioni che riceve dal di fuori — e queato posare ò un t processo che
noi sentiamo in noi stessi, del quale abbiamo » coscienza p cho chiamiamo
pensare ad una cosa » (1). (1) Fisiologia del Sistema Nervoso del
«Ioli. Alessandro ILìraen. Milano, E. Trovo»? e C. Benissimo ! i
nostri padri avean detto cogitare, cogitatio, quasi accennando all'azione
che ha luogo nell'animo , quando pensa — nella nostra lingua si disse
pensare quasi pesare , alludendo al confronto che fa l' anima delle idee
, preso il vocabolo in senso traslato — oggi ci si fa conoscere che
pensare è pesaro in senso proprio, perchè il pesatore è mate- riale
Benissimo I E la coscienza come c'entra ? La coscienza
che nulla dice di bilancia cerebrale; i sensi , e sarebbe cosa di loro
competenza , nulla pure dicono di bilancia nella sostanza grigia ;
adunque chi lo dice ? La fantasia dell'autore, che certo è senza
bilancia- si accorse l' autore , che trasandava i limiti della sua
scienza, invadendo la Psicologia, e soggiunge : t Noi siam giunti
senza avvedercene in mezzo alla psi- • oologia, o sarebbe stato
difficile avvedercene, giacché nella » natura non esiste alcun limite fra
la fisiologia c la psico- » cologia — Oggidì la scienza è* in grado di
dichiarare la * loro identità t . Un uomo cho invade il
campo altrui , vicino al suo , tradotto innanzi al magistrato , dirà quel
campo esser suo , perchè senza alcun limite. Così pare che faccia il
citato autore. Alla fine i limiti fra una scienza ed un'altra
saranno forse le colonne di Ercole ? L' autore ha dimemticato che
la divisione fra' diversi rami dello scibile è più soggettiva, che
og- gettiva. Stanco alle sue pirolo nemmeno vi ha limito fra la
fisica e la chimica, eppure son duo scienze belle e fatte. E si noti che
la chimica , la fisica , la mineralogia, la geologia , 1' astronomia han
tutto un oggetto materiale, tutte si servono delle osservazioni dei sensi
; ma la psicologia ha un' oggetto spirituale, c la fisiologia corporeo, la
psicologia procede mas- simamente colla coscienza , la fisiologia coi
sensi — dunque esse due scienze hanno un limite tale che non è nelle
scienze, che della natura materiale si occupano. L'autore,
senza avvedersene, entrò nella psicologia, non perchè avvi un'identità
fra essa e la psicologia , ma perchè le duo scienze hanno delle relazioni
, come abbiamo preceden- temente dimostrato — se non che, egli vi entrò
collo suo a- bitudini, col suo metodo, materializzando tutto.
Quindi la scienza non è in grado di dichiarare la identità delle
due scienze , come non può dichiarare identici l'anima ed il corpo, la
coscienza ed i sensi. Io avrei lasciato in pace 1* autore della
conferenza sulla Fisiologia del Sistema Nervoso fatta in Firenze.
Ma . il pensare che trattasi di scienza popolare, che libercoli di
tal natura fanno il giro dell' intero regno , e con essi s' intendo
porgere al popolo un cibo sostanziale , ciò m'indusse a dirne due parole
, come ora no dirò qualche altra , sembrando che invece di cibo di
sostanza, si amministri la stricnina o il curaro. Udite con
attenzione. » Possiamo esprimere cosi il risultato, dice
l'IIerzen, » generalo di ciò che mi sona sforzato di spiarvi oggi.
t Ogni nostra azione dipende da tre fattori essenziali: »
(Già m' immagino, voi col pensiero volato all'intelletto, alla
volontà, alla facoltà locomotrice — al n )sse, velie, posse . .
disingannatovi, nulla di tutto questo). Dalla nostra organizzazione
individuale; Dallo stato in cui un' impressione dal di fuori trova
i nostri nervi in un dato moment") ; Dal complesso d* impressioni
che in quel dato momento riceviamo dal mondo esterno. Fn»
4f,-47 Voi vi accorgete di leggieri che questi tre fattori es-
senziali di ogni umana operazione , por usar le parole dello autore , sono
tutti e tre organici e fatali , essendo escluso qualunque arbitrio , atto
di volontà , che imperando modifichi colla sua azione quelle subiettive
organiche disposizioni insieme all'esterne impressioni. L' aut ro , pensa
tutto questo, com- prende la cosa, e dove vada a finire, ma con parole,
che stanno fra h stupido ed il buono, continua. » E se
finalmente da questo conclusioni vogliamo trarre » un' applicazione alla
vita pratica — essa sarà veramente di » natura tale, da fare andare la
scienza superba del suo lavoro •. Ognuno già colla sua mente
tenterà arrivare al trovato peregrino nella vita pratica, che farà andare
superba la scienza del suo lavoro — chi penserà già ad un modo di
rialzare la finanza, chi ad altro per iscemare il numero dei reati , a
chi ricorrerà al pensiero un nuovo metodo educativo, a chi infine
sembra che l'autore ha bello e fatto il trovato di mettere in su il
principio autoritativo , circondandolo dall' aurèola Bua propria, senza scemar
punto la libertà — datevi pace, frcuate il corso dei vostri pensieri,
rassegnatevi ad ascoltarlo. > Essa non sarà altro cho una
raccomandazione di » usare della massima indulgenza verso lo parole e gli
atti • del prossimo, tenendo sempre in mento cho l' azione sua ò il
t prodotto di tre fattori indipendenti di lui, di tre fattori dei » quali
esso non ò punto padrone, di tre fattori cho al contrario dominano lui.
So dividessi il parere dell'autore, sarei indulgente con lui, che
comincia col materialismo e finisce apparentemente colla morale.
rag. 17. Sì, in apparenza , giacché il suo discorso ò oltremodo
immorale, Le sue parole fan tremare i polsi agli uomini onesti, c fan
gongolare di gioja selvaggia gli assassini. Il lavoro della scienza
è il materialismo ed il fatalismo — quindi gli atti del prossimo fatali e
necessari non meritano nò lode , nò biasimo , non premio , nò pena, non
sono nò vir- tuosi, nè malvaggi — perciò in vista di ciò clic farete
? Massima indulgenza, massima indulgenza vi raccomanda la
scienza per bocca di Herzen. Voi, assassini, continuate nell'opera
vostra chò il dottor Herzen vi assicura l'impunità sino alla consumazione
dei secoli! E la società debbe ancora sapergli grado, perchù
viene a liberarla da tante inutili spese per la magistratura giudi-
ziaria , o per altra autorità che intende -alla sicurezza , anzi,
spingendo il pensiero di lui alle ultime illazioni ai potrebbe stabilire
una magistratura d'indulgenze, ma senza timore che si rinnovi e susciti
un'altra Riforma. E questo ò cibo sostanziale che si porge al
popolo , o stricnina o curaro? Se il popolo facesse gran caso delle
parole di lui , so vedesse perchè si voglia ricorrerò all'indulgenza
, darobbo un prodotto da fare andar veramente superba la scienza, e
chi per essa ! A voi il giudizio. Il progresso delle scienze
"naturali non può menomar^ la spiritualità dell' anima.
Poniamo ora che la cognizione delle leggi fisiologiche ai conduca
grado a grado a maggior perfezione, ma <-prt-» restando nel giro dei
fatti esterni , di esterna esperienza , solo avanzate al seguo di
esprìmere i modi della eintesi della umana dualità, costitutiva l'unità
antropnlogicafche avrebbesi che potesse ledere in modo alcuno la
spiritualità dell' essere nostro ? Sarà impossibile al fisiologista venir
fatto mostrare, dicea io in altro luogo, che la superiorità psicologica,
intellet- tuale e morale, dell' uomo suli' orang-antang derivi d' un po'
di più di polpa cerebrale esistente nel cranio degli nomini, e che
spieghi i fatti psicologici col moto , o colle leggi organiche. • I
motodi, i processi delle scienze naturali finora conosciuti » non danno
nessuna traccia, dalla quale potessimo arguire » una benché lontana
spiegazione del pensiero. Un'illustre » fisiologo e giudice molto
competente in questa materia , il Virchow , dice che non si ha il diritto
, almeno nello stato » attualo dello scienze naturali, di entrare nel
dominio della » coscienza, e ciò si potrà fare soltanto allora, quando si
sarà » trovato un metodo sufficiente a spiegarne i fenomeni. Ed un
» altro fisiologo tedesco , il Volkmann , non solo dichiara la >
incompetenza della fisiologia sulla personalità, ma soggiunge » che il
solo fondamento, che possa venire proposto come dub- » bio è la dissoluzione
dell' organismo nella morte. In ogni > caso però dalla
fisiologia V anima personale non è posta , » ma soltanto determinata
mediante 1' organismo. Non potrà giammai il fisiologo, o il naturalista
entrare col suo metodo nel dominio della coscienza , essendo il
metodo di studiar questa o il pensiero in antagonismo a quello dei
cultori della natura materiale. Però vennero meno tutte quelle
pretensioni che il Morgan ed il Cabanis misero avanti. Io il
ripeterò: oggetto, metodo, strumento tutto distin- gue lo studio dell'
anima da quello dei corpi, senza annullarne le relazioni ed i
limiti. (I) Dell' immortalità dell' anima umana Discorso della
Mar- ciosa Marianna Fiorenti Waddington. Firenie Le Mounier Per altro
[conviene esser giusti , ed in confidenza dir fra noi, che quando si
tentò dai fisiologi materializzar lo spi- rito , la colpa stesse più da
parte dei filosofi che da quella dei fisiologi ; perocché se questi
attingevano all' impura sor- gente del sensismo , dai filosofi era stato
proclamato, e quindi non potevano che logicamente i fisiologi incarnare
nell' organo la sensazione, alla quale avean ridotto il pensiero —
insomma il materialismo di quei fisiologi tTa conseguenza del
sensismo, che signoreggiava in allora le migliori intelligenze da
sovrano assoluto. Quindi a me sembra chiaro , che non si
possa, non ai debba dire da alcuno : io perché son medico , o fisiologo ,
o naturalista , perciò son materialista. No : il medico, il
fisiologo, il naturalista può abbracciare il materialismo, non perchè
pro- fessa quelle scienze della natura , ma perché ó sensista , e
perché invade il campo altrui coi suoi metodi , coi suoi stru- menti ,
col suo modo di procedere. Io richiamo agi' imparziali pensatori a
rivolgere lo sguar- do della loro meditazione dentro di loro stessi , nel
santuario della lor coscienza , e dirmi col cuore sulle labbra , se
noto- mizzando se stessi , nella grande varietà e moltiplicità
prodi- giosa dei modi di essere che ognuno vede in se , e che pare
dovriano condurlo ad ammettere un aggregato di forze , di esseri, di
subbietti, ai quali appartengono essi modi o facoltà non coglierà col suo
pensiero V io uno — perocché di leggieri ei si accorge che V io che sente
, poi pensa , quinci e quindi vuole .... è sempre lo stesso soggetto :
egli è uno. E facciasi , ragione che se un' epoca è una , un
corpo è uno , vo' dire che se alle epoche ed ai corpi si riferisce
per noi 1' unità , non è quella che alla sostanza pensante si conviene ,
quantunque pure tale unità agli avvenimenti ed ai corpi attribuita sia m
relazione coli' unità spirituale. La quale non è riunione di elementi nel
tempo — essa ha vita e du- rata , ma senza decomporsi o dividersi ,
essendo sempre la stessa — nella successione resta la stessa , in tutti
gì' istanti la stessa, perocché cambiano gli atti , mutano gì' istanti ,
e 1' io pertanto vedo se sempre lo stesso — Non moltiplica cogli
clementi della durata, anzi veggendo cangiare e moltiplicar la durata ,
vede aè lo stesso. Uno è adunque nel tempo ; e tale è puro nello spazio. Conciossiachè
in lui non vi ha moltiplicità o composizione nello spazio: non ò un
tutto, di cui le molecole sucoessiva- niento decrescono od in un modo
qualunque cambiano, come tutto dì vedesi succedere nei corpi, giacché un assieme
avente sempre delle parti connesse in una perfetta simultaneità, è
cosa contraddetta dai fatti, e repugnanto alla natura del mol- teplice,
che è necessariamente divisibile. Pertanto di quale divisione è
capace Y io f dove ò in lui la pluralità ? Quante e quali unità il
compongono ? — Forse le facoltà che irraggiano da lui , e per lo quali
bellamente risplende ? — Certo che no , perchè le facoltà non sono
di- verse da lui stesso. — Forse i suoi attributi , i suoi atti ?
Nulla di ciò , giacché facoltà , attributi , ed atti di lui sono esso
stesso. Né v' illuda il vedere che si enumerano gli atti , le
fa- coltà, perocché con tale enumerazione non si accenna
all'essere, che é uno, ma alle apparizioni, ai modi di sua manifestaziono,
essendo il nr.mcro tanto in antagonismo con lui , che è indi- visibile ,
quanto lo è il composto col semplice. A questa forza unica adunque,
che facilmente è com- presa da chi sa bene interrogar se stesso , mal si
conviene T unità delle cose successive , o quella delle composte ;
le quali ultimo perché estese , figurate , impenetrabili , perchè
aggregati di forze , se costituissero il me , o ei fosse a loro
69 immagine e somiglianza , non unico io , ma tanti ,
quanti non unica forza, ma tante indefinite coscienze di sentire
, di pensare , di volere : ma una coscienza ò in noi , unico io
, un' unità pensante. È adunque uno il nostro subbietto e nel
tempo e nello spazio , e non già per questo o per quello. E
pongasi mente che la stessa unità che egli riferisce alle cose
successive, o epoche, od alle cose composte, o corpi, od a quelle coso
che sono une pel tempo e per lo spazio, da lui stesso viene , quantunque
trovi un che in esso — dico da lui , essendo egli che scopre le attinenze
degli avvenimenti , o la composizione delle parti di qualunque composto ,
e vi riferisce il pensiero unificato ed unificatore, perchè egli è
uno. A dir breve e chiaro: Perchè egli ò uno nel tempo
o nello spazio, e non già in virtù di questo e di quello , qualifica ,
dando 1' impronta dell' unità , ciò che non è uno nel tempo e nello
spazio. Spiritualismo nelle Bell* Arti. Come che io non
iscriva pei sapienti, ai quali son noto tante dottrine , tante
discussioni , profondi pensieri in modo cho nulla più , pur tuttavia mi
sarà concesso considerare la spiritualità del soggetto pensante da
aspetti , quasi direi , nuovi ed intimamente legati alla vita pratica , o
meglio alla vita delle arti belle , della scienza , della società e dei
popoli della terra. Nella vita dei popoli, nelk- svariate
fasi di essi vi ha ilei tempi in cui predominando un' id«>a , un
sentimento , come il concetto politico, quello utilitario qualunque,
.sembra ohe ciò che quello predominante non sia , e che con forza
attraente assorbisce tutto in se , sembra , io dico , che meriti lo
sfrat- to eppur non è così. L' uomo non può rassegnarsi a non
ripensare il bello, che risplende al suo intelletto, ed aste- nersi d'
incarnarlo nei marmi , nelle tele , od in altra materia ed in altra
guisa. I lavori artistici sono allora vere e solenni proteste contro
coloro che , se potessero , vorrebbero materia- lizzar tutto, e dare ad
intendere di vedere unicamente nell' uomo, che è corpo e spirito ad un
tempo in unità armonica , che ha senso , ragiono ed idea, che fona- e
materia, e di scorger* nei suoi indefiniti , svariati e nobili prodotti t
che macchine e conti. Ah sì , egli è evidente adunque , che Y
arte sbugiarda anch' essa il materialismo ed i materialisti!
L' arte invero , questo nobile slancio dell' anima verso 1' alta
regione del bello , ne coglie alcun raggio e lo incarna nella materia , e
, quasi direi , la divinizza , e con .questo an- nulla il sozzo pensiero
che intende materializzar 1' uomo. L' artista è novello Prometeo,
che rubba il fuoco a Dio per farne partecipi gli uomini , annulla il
materialismo , che concentrandosi unicamente nei fisici bisogni, vorrebbe
imperare da sovrano assoluto, obbliando i bisogni morali , le
magnani- me tendenze , che alto reclamano alla lor volta i loro
diritti manomessi , che hanno ragion d' essere nella stessa umana
natura, così bruttamente mutilata. L' arte adunque riduco in
frantume 1' apoteosi del ▼entro. L' artista è qual novello
Francklin che eripuit cerio julmen — se non che 1' americano commise il
generoso e sapiente furto per tutelare il capo degli uomini dalla
malefica potenza del fuoco elettrico , mentre gli artisti furano i
raggi estetici del cielo per farne partecipi i mortali. 1/ QUO e
gli altri ricorrono al cielo coli' intento lodevole di beneficare l'
u- manità, ma in modo diverso; cioè il cittadino del nuovo mondo
allontanandone dei mali terribili ed improvvisi , gli altri col far
piovere sovr' essa dei beni squisiti e puri E però è gioco-forza
considerare 1' artista qual sacer- dote , che fa scendere dal cielo sulla
terra un che di divino, salvo che il magistero ieratico ò nell' ordine
del mistero , quando 1' artista opera nel mondo della natura — eppur
sarà sempre vero che V arte è il sacerdozio dell' estetica.
Adunque la manifestazione delle ispirazioni estetiche, anche nei
tempi nei quali si corre a voto materializzar tuttd è una nobile protesta
contro il materialismo, è un' affermazione solenne della spiritualità
dell' anima, E qui mi pare opportuno richiamare alla mente
alcune idee per me manifestate altra volta , e che son legate all'
ar- gomento. Laude si deve a chi fa opera trovar dei mezzi ,
attin- gendo nelle scienze , che si occupano della natura materiale
, organica od inorganica , onde render comuni quelle immaginii quei
fatti , quelle cose che interessano ogni uomo ; a questa guisa, io direi,
che V arte si democratizza, per quanto è pos- sibile. Se non che , 1'
utile che si può ottenere , abbassandone il prezzo, perchè si è scemato e
tempo e fatica ed altro in produrle, non deve far s\ che annulli ciò che
non si possa ottenere in altro modo, e concerne le più nobili
aspirazioni dell' uomo. Di vero coi moderni trovati si è
ottenuto più Y utile , che il bello , più la merce a buon patto , che il
bello , più il buon negozio che lo sviluppo dell' arcana relazione fra 1'
ani- ma ed il bello — e ciò anziché esser da me biasimato , n' è
lodato , ma pure entro certi limiti , cioè di estendere a tutte le classi
in data colai maniera e grado di perfezione una pailida immagine d»-i dip ; nti
<• d<-llo incisioni, ma non già nel tengo clic le arti bello sieno
mandate giù. Ciò non può , non devo essere , dovendosi trovar modo d'
associare, sejpure è possibile , come parnii che lo sia, 1' utilo al
bello , ma quello non dove aver nò punto nè poco prevalenza su questo o
di- struggerlo. E sino ad un certo segno 6 mestieri far
plauso allo intento di render comuni a tutte lo classi i benolìcii
della scienza e dell' arto — e qui si fa bone , percliò si opera
pel popolo. Ma è mestieri aver presento ognora, che il bello non è
V utile, e che per troppa brama di stendere 1' utile, questo non usurpi i
diritti del bello. Si ponga attenzione che 1' nomo non ò tutto senso
, tutto corpo ; c' ò in lui alcuna cosa d' intangibile, d'
invisibile, d'intelligibile, che non può cadere sotto 1' apprensiva dei
sensi, e che sfugge alla dnra forinola del dare ed avere , del peso
r> della misura. Si riflotta ancora che altro è il pretendere,
che si svol- gano gli elementi dell' umana natura , altro è poi che 1'
uno viva a scapito dell'altro, richiedendosi anzi cho si
armonizzino, perocché 1' armonia compie 1' npera dello svolgimento ,
Benza della quale non vi ha vero progresso. A me sembra, che
pensare altrimenti si è sconoscere quella leggo di solidarietà , che ha
luogo fra gli esseri o fra gli elementi, cho compiono 1' umana natura
tutta quanta. Ilo fede che la vittoria riportata dall'uomo sulla
na- tura coli' intento di far partecipi i più dei grandi trovati
dell' ingegno , per quanto le arti belle riguarda , se apporta alcun che
di danno allo parti più nobili dell' arte, sarà ciò per poco , non durerà
gran fatto , non patendo 1' uomo rinun- ziare alla sua intima natura, che
cacciata anche a viva forza, tornerà ognora vincitrice. Le quali
riflessioni sa la tendenza attuale a spingerò al possibile le cose
artistiche al meccanismo, mostrano che la signoria assoluta di questo su
1' elemento estetico segnerà il volgere in basso dall' arte, che sarà
sempre il nobile attributo dell' uomo, risorgendo a nuova vita dalle sue
stesse ceneri. Spiritualivmo nella ruttura. E fate meco
ragione, che il pensiero umano non è quale per taluni si crede, perocché
esso ben comprende anche nella materia uno spiritualismo, non già che
spiritualizza questa, ma per veggendola, pensandovi su, riflettendovi, di
presente comprende un che non materiale , ossia 1' uomo col
pensiero va più oltre delle cose materiali, dei sensibili. Appunto
come» veggendo un altro uomo, gli si attribuisce uno spirito, o me-
glio si spiritualizza in certo modo 1' organismo di lui, in pari guisa
avviene dell' universo : la mente umana non si ferma alla terra, al sole,
alla lana, alle stelle, e cosi via. Se ella vede un fiorellino vario
pinto , ne ammira pur la vaghezza , le foglie , lo stelo , il calice non
senza essere ammaliata dal grato odore , e via via. Eppur non si ferma l'
umana mente a tali percezioni, a tante grate sensazioni, poiché dal
fiore passa al seme, da questo ad altri esaeri, e quindi infine a
quei primi esseri che chiudean virtualmente tutti i fiori , che furono e
che saranno al mondo .... in fine alla causa su- prema di tutti i fiori,
come di tutte le cose. Nò qui ha posa V umano intelletto, che si
spingo , por naturale virtù, a legare gli effetti alle cagioni, a
comprendere le cagioni finali degli esseri, e legge in essi i fini, cui
mirano, e la corrispondenza fra mezzi e fini ; e però vede nella natura
impressi i caratteri indelebili della Mente Sovrana. Laonde e chiaro, che
allo sguardo dell' umanità gli es- seri tutti , che compongono V universo
, dall' atomo al globo celeste, dal fiorellino al boabab, dall' insetto
all' elefante, . . . quindi all' uomo non è un' accozzaglia di esseri
sdruciti , in congiunzione, per usar questa parola nel significato di
Davidde Hume, ma un tutto , quasi direi , organico , connesso ,
diretto ad un fine pensato dall' intelletto divino ed attuato dal
su- perno volere. Adunque la materia che si percepisce, che si vede
e si tocca, in distanza od in vicinanza, grande o piccola , orga-
nica od inorganica non è dall' uomo intesa in modo da tro- vare un limite
in ciò che vede soltanto, scompagnata da qua- lunque concetto, anzi la
intende animata e vivificata da quei nobili ed alti concetti, che da
inerte , fredda dal gelo di morte la elevano a quel grado superiore, la
circondano di una splen- dida aureola, la spiritualizzano. La
è questa la poesia dell' umanità, ma naturale e su- blime poesia. Dire si
deve ancora metafisica dell' umanità; conciosiachd, come ben dicea il
Vico, la poesia essere una me- tafìsica in abbozzo , la si dee perciò
chiamar poesia e meta- fisica ad un tempo. E ciò risponde a capello al
pensiero del Kant , che ammetteva una metafisica naturale , ed ai
pensieri del Gali , che nel cervello vide pure 1' organo della teosofia
, e vi assegnò un cantuccio. Ed anche se taluno non facesse
lieto viso alle idee si- stematiche dell' autore della Craniologia o
Cranioscopia , non si verrebbe per questo a menomare per nulla il valore
del nostro discorso; il quale poggia tutto sulla disposizione dello
spirito \tfnano, non disgiunta dall' attinenza in cui esso è col- 1'
organismo — Se poi questo è come V intende Gali , o pure, come si
pretende da altri, una semplice disposizione cerebrale, senza la creduta
divisione del cerebro in tanti organi ciò in nulla influisce a scornare la
forza del nastro argo- mento. Signori, allo sguardo del
genere umano la natura tutta quanta , 1' intero universo non è una
macchina , che opera da se e per se, come orologio senza artefice , ma
orologio con un artefice ; e più che orologio ed artefice , è musica ,
parto di maestro sublimo ; e più che musica e maestro, poesia di
divin poeta; e più che poesia e poeta, palagio di grande
architetto; e più che edifizio di sommo architetto, pianta svolta da
spiro potente , pensiero* che la muove, anima che la vivifica , e n'
è ragione d' essere. Vedete adunque, se io mi abbia il
diritto a dire, api- ritualismo nella natura. Ed osservasi
che io nel pensiero umano, che spiritua- lizza, nel senso per me
dichiarato, la natura, ho dovuto porro un limite necessario al mio
discorso , trattandosi di ragion comune, d' umanitari pensieri.
Quindi ho messo innanzi ciò che vi ha in tutti, eaclu- dendo al
possibile l'opera della riflessiva potenza del filosofo ; la quale,
quantunque nelle varie scuole non sia immune d' er- rore, pure eccetto
una breve falange di seguaci dello schietto naturalismo, che, secondo
alcun sapiente, è merce soltanto mo- derna, pure, io dico, la massima
parte dei filosofi è pel retto spiritualismo della natura nel giusto
senso della parola, spi- ritualismo che ha poi un riscontro superlativo
in colui, che idealizza la materia, in chi fa 1* apoteosi della natura ,
in chi le dà un'anima, ma non già in coloro che spiritualizzano i
primi starai dell' universo colla famosa monadologia del filosofo di Lipsia.
A me pare che il nostro Bisazza , questo spiritualismo per me messo
in rilievo, cantava esprimendo al vivo il concetto umanitario, di cui
parlo: Chi ha dato all' onda Confin «li sponda ? Chi all' erbe
o al ùniv Diede 1' odore ? Chi a voi diè stolli- Rosee
fiammelle? Egli é il vergine fiato dell* eterno Che infronda
, o svesto le infrondite cime , Atira di primavera, algor d'
inverno, l'iacido nel nucel, nel tuon sublime. Alpi che
arcate Vi sollevate, Ripidi monti Padri dei
fonti, Chi vi diè o rupi Frane e dirupi ? Chi vi appese
le splendide corone O noia della notte , nstri pietosi ?
Chi ti precinse d' infocate Bone, Sole , che or levi il capo
, or ti riposi ? É il suo beato Spiro increato , Che il
ciel gioconda , Cho il mar feconda , Che in terra cade ,
Sciolto in rugiade. Veggo i cernii monti alluminarsi , Poiché
fiato ò di Dio la luce nnch' essa. Veggo gli augelli a turbini
levarsi Che un* aura di quel fiato in lor sta impressa.
Scorrete o rivi Placidi e vivi, Levate o monti Al ciel
le fronti , Dite siam figli Dei suoi consigli ! Deh fra
le corde di commossa lira , Che di terrena polvere S* ammanta , Deh
tn soffio di Dio , discendi e spira , Mentre rapita in te, l'anima canta
1 A me pare che il mio diacono procede chiaro ed inat- taccabile , anche
se taluno venga innanzi con qualche errore, (1) Fide e Dolore elio
la rozza mente comune possa produrre, conciossiachè il fatto dell' errore
non distrugge Y esistenza dello spiritualismo noila natura , ma sol che
esso ha bisogno di riflessione e di emendamento. Como il fatto di alcun
costume barbaro od inu- mano non annulla la moralità ; così alcun errore,
quanto allo spiritualismo della natura , non menoma punto la natia
di- sposizione od attuosità dell' intelletto , ad animare , o
meglio a concepire a traverso della materia questo cotale spiritua-
lismo nell' universo, prestandogli con sintesi quelle nobili ideo, che
gli danno vita ed essere. A me sembra chiaro assai, cho quando ad
un uomo vien fatto dire : Oh quanto è belio quell' essere ! Quanta
0 sublimo quell' altra cosa I per mo d evidente che le nozioni del
bollo e del sublime eziandio accennano implicitamente allo spiritualismo,
di cui parlo. Spiritualismo nel Senso Comune dei popoli. Il
concetto dell' anima spirituale ò cosa essenziale alla vita pratica dello
umano associazioni , anzi lo circonda , le avvolge e compenetra in ogni
verso e sin negli intimi pe- netrali. Ragioniamo da noi , ma
in modo facile , piano e colla massima evidenza nel tempo stesso.
Concentriamo lo sguardo della nostra mente su quell' uo- mo ; egli
e padre , il quale leva a cielo le doti morali della figlia , per nomo
Giulia , che è modesta , ubbidiente , capace di sacrificio pel bene dei
simili , alla vista dello cui miserie è tocca da indicibil dolore.
78 Un altro genitore si addolora , e quanto , pensando
di aver perduto il figlio , chiamato Eugenio , il cui animo era
seggio di apecchiate virtù morali , di belle qualità mentali.
Povero genitore ! egli ne rimembra le virtù peregrine di quell'
angelica creatura , e gli astanti dividon con lui quei sensi di mesto
affetto! Tutto questo ha per base , che quelle creature
avessero uno spirito dotato di nobili facoltà , anzi d' una facoltà che
è il pregio morale dell' uomo , e , quasi direi , lo emancipa da
tutto il creato, e lo rende arbitro del suo destino, voglio dire della
volontà. La quale rende 1' uomo capace di legge morale, responsabile
delle sue azioni , e queste degne di premio e di pena — la quale volontà
libera costituisce la virtù ed il vi- no, il merito e la pena , a tal che
tutto il sistema morale e di legislazione è fondato sovr' essa , e
compenetrato in essa stessa. Questo dice, manifesta il senso
comune, universale dei popoli tutti quanti della terra che furono , che
sono, e che saranno. Coli* intimo convincimento di tale
cospicua verità, pene- trato il loro spirito di tanta morale scienza,
tutti i legislatori delle nazioni dettarono le leggi ad esse, sapendo di
applicarle ad esseri liberi , ad esseri capaci di legge , e degni di
pena e di premio , e capaci di rientrare nei diritto sentiero ormai
smarrito ; insomma il legislatore seppe aver che fare con esseri
intelligenti e liberi , ebbe piena e lucida coscienza di ciò , e non mai
con automi. Così alla lor volta , i popoli accolsero di lieto animo le
leggi nella coscienza del loro dovere, della loro libera volontà.
Questa manifestazione del senso interno , quest' intimo
convincimento , questo dogma di ragione naturale , conduce
79 1' umanità ad ammirare il virtuoso , a venerare l 1 eroe ,
a rizzare altari a quegli uomini, che si segnalarono per le loro
peregrine virtù ! Come, per medesimezza di ragione, a condannare
all' oblìo, alla meritata pena coloro , che abusarono del loro potere
, che con volere e scienza violarono la legge ! Gli umani
apprezzamenti adunque, i gindizj degli uomini ànno quel fondo comune ,
quel sustrato , poggiano su quella concezione dell' anima spirituale ,
una , superiore e distinta di ciò che vediamo e tocchiamo. Or
, se vi fa cuore , fatevi a sostituire all' essere pen- sante immateriale
i portati della materialistica dottrina: ove sarà più il pregio singolare
dell' umano pensiero , dell' umano volere , la bellezza e V incanto delle
doti mentali e di quelle morali ? Re il pensiero non ò nè
più, nè meno di un prodotto del cervello sullo sensitive impressioni, un
modo di digerirle , come lo stomaco e gì' intestini digeriscono i cibi, e
danno il chimo ed il chilo, o un modo di secrezione, come il fegato
rispetto alla bile. Se il pensiero , intelletto e la volontà e tutte le
fa- colta morali e mentali non sono al più che fosforo, e l'anima
una cellula , od altro supposto impasto di materia , o imma- ginato
prodotto di leggi fisiche, chimiche, vitali, ove sarà più quel primato ed
eccellenza che l' umanità tutta quanta accorda , vede , riconosce e
sanziona nella virtù cogitativa ? Non è uno stolto quel genitore ,
or ora ricordato , che innalza a cielo le belle doti della figlia di lui
? Non è un insensato quell' altro , che va tanto altero dei
pregi morali ed intellettivi del figlio suo? Sì , sorgo io a nome
del materialismo , fate Benno uo- mini illusi , che date tanto valore a
ciò che di cesi mente, anima, spirito, ragione, intelletto, volontà, virtù
di mente, virtù di cuoro, tutte queste coso prese a singolo, o sinteticamente
altro non sono che forza e materia , nò più, nò meno dei prodotti della
digestione , delia respirazione , della secre- zione dello urine , od
altro di simil natura. È evidento che materializzando tutto V uomo
, si dovrà per legittima illazione materializzar tutto elio all' uomo si
ap- partiene. Se non che materializzar tutto ciò, che non ò
materia, quantunque trovisi in relazione con questa, è snaturare, ò
an- nullare ; dunque logicamente il pensiero colla sua potenza , 1'
anima colla sua nobiltà , grandezza ed eccellenza vanno in fumo — e vi ha
tanta ragione od apprezzare ed ammirare i voli del genio, i portati del
sovrano ingegno, quanto ve ne ha ad ammirare un poco di cispa, di urina,
o di qualunque so- fìti^nz8( o s o r in di t i /j i il «
Eppure lo stesso Voltaire manifestava una grande verità, quando in
un suo romanzetto , facendo lo viste d' immaginar quel mostruoso gigante
che toccava Sirio , scendendo sino alla terra , e che veggendo un
vascello , prendevalo e poggiavalo Bull' unghia del suo pollice, e
compiacevasi di guardare guegli insetti cho formicolavano, per lui
microscopici, cioè gli uomini, i quali alla vista di quella mostruosa
creatura , senza un fia- tar di mezzo, facendo uso di strumenti e di
calcoli, ne deter- minarono con meravigliosa esattezza o celerilà
l'altezza del gigante. Manifestava il Voltaire una grande verità,
facendo escire dalla bocca di quello spaventovolo essere, dopo cho
vide il miracolo della potenza dell' umano ingegno, cho in un atti-
mo colse la misura intellettualmente di quella smisurata altezza : Uomo
sei un insetto, quanto al corpo, ma un angelo ti mostri riguardo allo
spirito. Permettete ora che io interroghi lo stesso Voltaire- oggi
la cosa ò facile, che collo spiritismo si evocano le ombre dei trapassati
, e si ottengono delle risposte , come se fossero in vita tra noi.
Caro Voltaire, gli dirò coi materialisti, la grandezza dello
spirito, 1* eccellenza di lui è cosa apparente e non reale, essa è un pò
di sostanza cerebrale con qualche imponderabile, o una cellula od altro
di simil natura; poni giù adunque la. poesia delle lodi e dell'
ammirazione superlativa ed Hfclusiva. Voltaire risponde : Cari miei , io mi
tengo stretto ai fatti ; V eccellenza dell' ingegno umano è un fatto ; ma
che V umano pensiero sia materia, o prodotto di essa, almeno fin-
che io fui peregrinando in terra, non era un fatto. Rispondono a
coro i materialisti moderni : Altro cho fatto oggi, ma è dimostrato da un
subisso di fatti. A cui 1' arguto francese : Almeno additatemene
uno , perchè" io da tanti anni nell'altro mondo, potrò ignorare ciò
che si è fatto in questo in tanto tempo — ve ne saprò grado, perchè mi
dileguerete i dubbii che mi tormentarono in vita. Certo non obblierete
quel cho per rne si fece a prò della vo- stra scuola E qu\ i
valenti materialisti presti a sciorinare tanti splendidi esperimenti, ben
noti a voi che ascoltate, quello, a mò d' esempio , del taglio del nervo
. . . quello dell' etere solfo- rico . . . quello del curaro ... e così
via. A questo punto Voltaire subisce un cangiamento nel
volto, e con brutto cipiglio risponde: Ma, miei signori , questi
fatti io gì' ignorava , è vero . ma ne sapea dei simili : ma questi fatti
da voi allegati non annullano 1' eccellenza del pensiero , e vel dico in
confidenza h-A noi, sema che il sappiano gli spiritualisti , essi
esperimenti 82 accrescono soltanto la scienza
delle mutue relazioni fra il tìsico ed il morale, ma non dimostrano punto
che questo è cosa ti- sica, ma che solo in contatto col corpo.
In ogni tempo si è saputo che, dando a bere una quantità di alcool
ad un genio , come ad un Newton , dopo un istante sparirà la potenza del
genio , ed il sommo inglese addiverrà meno di un fanciullo , o meglio
meno d' un otten- toto. Perciò chi ha detto mai da senno , fra di noi
parlando che nof ci ascoltino gli spiritualisti , chi ha detto che
per tali fatti, ed altri di simil risma, si possa logicamente de-
durre cho T anima ù la stessa cosa del corpo ? Tante cose si dicono,
tanta e quante io ne dissi per ispargere a larghe mani il dubbio; ma fra
noi, miei valenti medici, l'eccellenza del pensiero e un fatto , ma 1'
opinione che il pensiero è pro- dotto da materia o modo di essa, ò un'
ipotesi — ora un' ipo- tesi non può distruggere un fatto, perchè essa non
è un fatto. Che so si voglia dire, che 1' ipotesi sia fatto
rispetto alla sua effettiva esistenza, dicasi pure, ma non ò fatto per
ciò a cui mira, anzi aspetta dai fatti il trasformarsi in fatto, perdendo
1' ipo ed allora addivien tesi. Lasciatemi adunque , io ritorno d'
onde venni , e coi miei dubbi ancora , e colla dolorosa certezza che il materia-
lismo non ha fatto alcun progresso, da che lasciai questo mondo
! Spiritualismo nella Morale e nel Diritto. lo dioea che
il concetto dell' anima spirituale ò essen- ziale alla vita pratica , il
che è verissimo , e parrai averlo di- mostrato ; ma vi ha di più , anzi ,
quasi direi , il meglio , se pur si possa dire. Vo' qui mostrare la
relazione intima m che btanno i doveri ed i diritti coli' anima
spirituale, una, immateriale. Tutto le scieuze, che han per oggetto
i diritti ed 1 do- veri umani suppongono la eccellenza del soggetto
pensante Di vero , se il mio pensiero , so la sostanza de. 1
essere pensante e cosa corporea , o parte di esso corpo, qual nozione
potrò io avere del dovere e del giure ? Se son logico , il mio dover© ed
il mio diritto non saranno uè 1' imperativo, nò la facoltà morale di
operare , ma 1' impeto dei miei istinti, la necessità ineluttabilo della
mia natura. Bo con queste ideo , sa con questi preliminari si possa
attuare un ordino mnrftle , giuridico , rispondente ai bisogni dell'
umanità , si lascia alla discrezione di chi ascolta. Trasportiamoci
nel caso della vita pratica, o vedrem « so la dottrina materialistica sia
d' alcun prò. Ecco un accusato alla presenza del magistrato.
Udito questo dialoghetto , e giudicate. Magistrato Voi siete imputato d' omicidi'» con furto —
difendetevi. Accusalo — Signore , può essere che i>> sia accusato
, ma la mia difesa sta nella mia natura, nella vostra, in quella di
tutto il genere umano. M. Ìsoiì v' intendo — spiegate meglio il
vostro pen- siero. A. Il mio pensiero ò chiaro. Quelle azioni
che dicono che io abbia commesso , e tutte quelle che si possono
com- mettere , son prodotto dalle stesse cagioni , sono identiche
del tutto. M. Como ! ò identica 1' azione di spogliare il
simile con quella di coprirne la nudità ? Quella di uccidere un uo-
mo con quella di salvami la vita? Un pazzo sulo può pen- sare a questo
modo. A. No , anco un savio pensa a questo modo, corno son io. L' aziono
di chi spoglia e quella di chi copre la nudità del simile , di chi uccido
e di chi salva sono movimenti ne- ecaifcri del sistema nervoso nell'uno e
nell'altro uomo perfettamente identici nell' uno e Boll' altro. M. li
atto di spogliare e quello di ucciderò , come quello di far bene al
prossimo sono prodotti dall' umana vo- lontà — cioò gli atti imperati, vi
dirò collo scuole, sono moti organici, ma non mai quegli eliciti , che
son gli schietti voleri. A. Non signore, anche 1' atto elicito, la
stessa volontà, 1' anima stessa sono modi necessari del sistema nervoso.
M. Ma il dovere che si ha di rispettare la roba e la vita altrui
? A. Signore , il dovere viene dagli uomini , la passione
dalla natura. Perciò ò leggo naturale , è dovero quello che risponde agi'
impulsi del mio animo , e non già quello che fecero gli uomini.
M. Ma in tal guisa v^ngon giù tutte lo leggi, ed anco la
possibilità di una legislazione attuabile fra gli uomini , mancandone il
fondamento razionale. Perocché senza liber- tà nel volere , non vi ha
responsabilità , imputabilità , mo- ralità A. Il volere è
libero , quando non incontra ostacoli è un moto organico non impedito, ma
che è prodotto da cause, a cui non si può sottrarre colui che lo
commette. Tutt' altro , io non T intendo , è linguaggio di
pretume, che fa la guerra al progresso della scienza. M. Io
non son prete , ma saeerdoto di Temi. Ma con chi e dove avete studiato ,
o meglio imparato sì strane , an- tisociali , inattuabili idee ?
A. Signore , io sono stato in Firenze , in Torino , in Napoli , in
Milano — ho appreso da Chiff . da MoJlescolt . $5 da
Eletteli, dai liberi pensatori, e più dalla lettura dell'aureo libro Forza e Materia, che per me vale un
tesoro. .Signore , vi dirò in due parole U mia professione di
fedo — il mio credo, che é il simbolo della novella fede e del -
progresso. lo mangio materia , respiro materia , eento materia
, tocco materia , e palpo materia , mando fuori dal mio corpo
materia, sono circondato ed immerso nella materia . . . adunque non
conosco altro che materia . sou tutto materia ! So dopo di ciò
volete condannarmi , io non vi biasimo, come se mi assolveste , io non vi
loderei , perchè 1' una e 1' altra azione sono necessarie e prodotte in
voi da cagioni che vi dominano , come 1' omicidio ed il furto per mo
perpe- trati furono effetti di prepotenti ed irresistibili cause — i
fat- tori delle azioui del genere umano son fatali e necessari.
Ilo voluto sotto la forma di dialogo presentare la con- nessione ,
che vi ha fra il dovero ed i diritti , ossia fra V ordine morale e la
spiritualità dell' anima umana. Se volessi spingere il mio sguardo
più oltre,, farei toc- car con mani , che le tristi influenze del
materialismo vanno più in là di quello, che comunemente si crede. Ciò
sarà svolto in altri §§. tSjkntualismo neW Jù:onomta
litUtica. ►Seguitemi ora colla vostra attenzione , entrando in una
scienza , che ha pure un grave compito sociale , vo' dire la Economia
Politica , ed i scopriremo le belle attinenze fra essa e la spirituale
sostanza. Uno sguardo fugace sovr essa scienza , che mirando
a rilevare le leggi dell'ordine necessario delle ricchezze nel tri- Sii
plico appetto della produzione , del consumo e della diatriba*
tìntiti , vedrà, , che essa scienza ha per obbietti V uomo considerato in
una relazione determinata coi beni materiali , ma non comprenderà la
squisita attinenza fra essa scienza ed il Eoggetto spirituale pensante.
Ciò invero sarà un difetto di sintesi molto ordinario , mostrando 1'
esperienza che molti ma- terializzano cotal ramo di sapere ; perocché
rivolta la loro mente a* termini del rapporto di questa scienza , quali
sono 1' uomo ed i beni materiali , non si addanno che 1' uomo con-
siderato dal lato esteriore è materiale , ma nell' uomo inte- riore il
principio pensante è immateriale. E poiché 1' uomo esteriore è legato a
quello interiore , perciò è dell' ultima evi- denza che uno dei termini
dei rapporti molteplici e svariatis- simi economici é immediatamento
legato allo spirito. Perciò d evidente ancora che la scienza economica
non può prescinderò •Lilla relazione colla spirituale sostanza.
A mo non cale tener qui parola dell' alleanza fra la Giurisprudenza
e 1' Economia , come ben dichiarò 1' alta mente del Romngnosi , nò se
altri ai nostri giorni colpì nel segno, ammattendo un diritto economico,
facendo sconfinare la scienza dalla sua cerchia, trasformando la
relazione in medesimezza — solo devo ancor mostrare col fatto stesso
della scienza la re- lazione , che essa ha col soggetto spirituale: insomma
l'ho dimostrato per !a natura della scienza considerata ne'
termini, dai quali svolgo le attinenze , che concernono la ricchezza
, ora lo mostrerò nel fatto stesso della scienza esplicata.
La più chiara nozione del capitale lo presenta , comò un lavoro
accumulato , cioè il lavoro dell' ieri, conio il lavoro dell'oggi ò il
capitale del domani. Quindi ciò mostra la stret- ta attinenza fra
lavoratori o capitalisti, l'amicizia naturale in che si trovane, e che
l'ignoranza, l'ingordigia od altra bassa passione può disconoscere, ma
contro ragiono. So non che, l'uomo ò un agente della produzione, è un
capitale anch'esso, ò una macchina semovente , è un capitalo immateriale
— fin qui d'accordo. Ma sorge un dubbio, ed è questo: Come il
capitalista deve trattare l'operajo, cioò in quale relazione star debba
questo con quello ? Forse come l'asino ed il bue stanno a petto del lor
padrone ? Al certo che no, direte voi, perocché* egli è vero che il bue e
l'uomo sono macchine lavoratrici en- trambe e semoventi, egli è vero che
sono tutti e due capitali, ma differiscono nella natura del capitale e
nell'indole del pro- dotto — giacche l'uomo che si offre anch' esso
dall'Aspetto di macchina, di capitalo ha un'intelligenza immateriale, ha
un volere libero , ha comuni con ogni altro uomo le aspirazioni al
vero, al bene, al bello, in che si compie l'umana natura, appalesando la
propria eccellenza. Però ne conseguita da ciò che il capitalista
non può , non deve trattare l'operajo che come uomo, cioè in modo
pro- porzionevolo alla sua natura. Dal clie tutti quei
contratti che violassero i naturali , reslì e razionali rapporti fra il
capitalista e l'operajo cioè che non fossero in equazione alla sua natura
morale, spiritatilo sarebbero nulli. Da ciò lo ore di lavoro per ogni
giorno, cho non possono assorbir tutta la giornata, dovendo
l'operajo rifocillare le sue forze non solo, ma pur soddisfare i suoi
bisogni morali, volgerò il pensiero o l'opera al suo moral per-
fezionamento. Qui hanno eziandio ragion d'essere i giorni di riposo o
festivi o simili. L' uomo non può, non deve in alcun modo, e per
alcun pretesto essere trasformato in fossile ed in mero congegno
meccanico. Ciò rilutta all'eccellenza del suo essere, sarebbe nè
più, nè meno cho una nuova fasi dell' abborrita schiavitù. 11
Cristianesimo, e la civiltà diffusa da questo, riprovano
altamente SS c.ò che appo i pagani era diritto, era legge;
perocché il pa- gano servendosi degli uomini, come di macchine,
esercitava un impero illegittimo, perchè era quello della forza bruta,
mentre il cristiano vede oggi in un altro uomo il raggio sublime
della nobile origine, una comune discendenza, identico destino, però
esercita il proprio poterò sulla natura materiale, potere la cui
legittimità è proclamata dalla filosofia , santificata dalla
Religione. E mi par bello ridire ciò, che tre lustri addietro
scrivea, Se fu un portato di nobile intelletto afferrare le armonie
d'una scienza, ò senza alcun dubbio parto di nobilissima mente
quello di comprendere lo armoniche relazioni di tutti i rami dello
scibile. Or, s^nza occuparmi di quel che concerne un tema cotanto vasto,
diremo solo alcuua cosa che concerne l'Economia civile , la qualo non può
giammai essere in opposizione collo altre scienze, che mirano pure
all'uomo ed alla società. Ognuna di queste scienze mira 1' uomo da
un lato, ma guardandolo da un aspetto, non può esagerar questo sino
a farà un divorzio cogli altri lati, cioè collo altro scienze.
Noi intendiamo tutto questo in linea razionale , e non di puro
fatto, mostrando questo sovente gli abusi dell'uomo ; e si è per tali
abusi dell'uomo, che noi c'impegniamo a riti- rar le coso a' veri
principi. In effetti l'Economia che intende, per alcuni rispetti,
ai mezzi materiali che servino all'uomo pel soddisfacimento dei
suoi bisogni , non deve obbliare elio cotali fini economici ser- vono a
fini più nobili, il che in altri termini significa, che essa non può ,
non deve sconoscere le relazioni che ha colle altre scienze, le quali si
occupano di talune cose, allo quali ciò che l'Economia propone è mezzo.
Così, a cagion d'esempio, la pro- duzione d'una sostanza che tendesse o
facesse rovinare la sa- lute degli uomini, quantunque avesse virtù grande
di alimentare Jo ricchezze , essa sostanza essendo proscritta dalla
medicina , il retto senso no vieterebbe V uso. E però, dovendo la
Econo- mia armonizzare colla Medicina , dovrebbe quella rassegnarsi
ai dettami di questa, che sarebbero anche quelli della Morale, la quale
ha poi un' incontrastabile primato su tutto lo scibile. Così, se un
esercizio qualsiasi è nocivo alla salute, o degrada la nobiltà
dell'essere umano, e perciò si oppone ai fini digni- tosi e nobili della
creatura, qualunque incremento di ricchezza potria produrrò , qualunque
incitamento o stimolo alla produ- zione , alla circolazione delle
ricchezze , è per natura vietato , dovendo l'Economia essere in armonia,
non solo colla medici- na , ma dblla Morale e col Diritto. E già il
Romagnosi chia- mava con molto senno uno dei peccati capitali il'
divorzio fra 1* Economia ed il Giure privato e pubblico. Sarà forso
l'uomo fatto per V economia, o questa per l'uomo ? cioè l'uomo è fatto
per la ricchezza, o questa ò fatta per l'uomo ? E quan- do dico uomo
intendo lignificarlo tutto, abbracciarlo da tutt'i lati, riassumere con
vigorosa e reale sintesi tutti i fattori che lo costituiscono. Se non
che, ordinariamente non si pratica così, si abusa della astrazione,
guardandosi un sol lato, concentrandosi l'attenzione sopra un sol
fattore, c»n obbliaruc gli altri ed i più nobili. Quindi se Y uomo ha
bisogno di pane , ma non deve averlo a prezzo di mali , d' infamia : V
uomo ha bisogno di pane , ma deve acquistarlo senza mancare a' fini
nobili del suo essere, senza vulnerare le sue più alte aspirazioni.
Io il so, che le tendenze del secolo son troppo per le cifre, non
già per quei calcali che feoro ascendere un Cava- lieri , un Leibntz , un
Newton , un Laplace , un Maurolico ed Collezione ,U'jU a) t. di Economia
roliti'a. Prato 18jU } >ag 7 e vgnmti — un Galilei tanf alto , che
nulla più, ma por qtj<-i calcoli vo' «lire Bancari , che quasi, se
fosse possibile , vorrebbero concen- trare tutto in essi ; ma so die istinti
nobili stanno a tutela delle umane associazioni, che fuorviano, per
ricondurle nel retto sentiero. Ed all' istinto non manca sovente la
potente voce • Iella ragiona E gode 1' animo allora dire. — Le dottrino
eco- nomiche debbono salire ad un' altra sfera diversa da quella
dei materiali capitali, nei quali un Galileo ed un Lax'oiser ven- tano
accomunati al bue ed al cavallo, e gli operai alle mac- chine insensate.
Questo modo di trattar la dottrina, oltre eh* spando un gelo ferreo ed
immorale d' inumana cupidigia , ma- nifesta la più completa ignoranza
dello leggi irrefragabili della natura. Avvi nella politica economia
dello ricchezze una parte spirituale, la quale fonda ed assicura la
morale dell' u- manitA. Le sole aspettative, o non assicurato, o
interrotto o soffocate , bastano a colpire con una apoplessia tutta 1'
indu- stria , tutto il commercio , e quindi tutta la sicurezza di
uno «tato. L' economia politica adunque non e materialista ;
essa sta in bella ed armonica relaziono coli* anima spirituale.
Questo concetto è adunquo essenziale nelle scienze, che han per
oggetto 1' uomo : questo concetto dol soggetto incor- poreo anima e
vivifica esse scienze ; perocché quando ho detto che la morale , il giure
, 1' economia sono essenzialmente con- nesse coli' immaterialità del me ,
è facile il dimostrare , come tutte le altro scienze sociali, che sono
un' applicazione ed uno svolgimento di quelle, sono dipendenti dalla
psicologia, rice. vono da essa lume e vigore. 0]>. oit. del Ktei<n-_m»»si
— S)il ,,,i,do w*<i/<> di traila,' Ir dot trifU
f^tmOmtfht. ^'jn ritualismo nrll' manna associazione, nei governi , nella
po- litica, nel? uguaglianza , nella libertà, nella civiltà, nel.
progresso — ossia relazione di essn vice colla spiritua- lità del soggetto
pensante. Non vo* andar troppo alle lunghe, però accorcio
quanto più mi sarà possibile. E qui non voglio passar sotto
silenzio una dichiarazione 0 , meglio , una protesta che ci viene da
parte doi materia- listi ; i quali si fanno a diro essere eglino onesti
ed ubbidienti alle leggi dello Stato. Questa loro
dichiarazione ha un grande significato, ed 6 questo. Eglino
ben compresero, almeno all' ingrosso, che il ma- terialismo è dottrina di
tal natura, che attuata produrrebbe lo scompiglio in tutto l'ordine
sociale; perciò la loro protesta si traduce a questo modo: Vero egli è
che la dottrina per noi difesa e propagata è nociva agli umani consorzi ;
ma puro dal canto nostro la società non avrà nulla a temere, perocché
l'onestà e l'ubbedienza alle loggi non si scompagneranno giam- mai da
noi. Voi adunque, io mi fo a dir loro, avete coscienza della
perversità della vostra opinione, come adunque vi basta il cuore di
adoperare ogni mezzo per insinuarla ? Forse perché siete convinti della
sua verità ? Ma se è nociva , se è un male, o , meglio , condotta in atto
fa sprofondar la società in un' abisso di mali, come mai sarà una verità
? Una verità nociva 1 Una verità che scatena tutti i mali nelle umane
associazioni , non può essere una verità! Comprendo che un materialista
può essere onesto, come lo può essere un ateo ma l' onestà del
materialista o dello 92 ateo, non è come
materialista e rome atK>, ossia non è eco del materialismo ed ateismo
in essi esistenti, ma come uomini che operano in opposizione a quelle
false concezioni, ma pure in conformità a quelle primissime ideo , che
ebbero dall' edu- cazione , che si connaturarono col loro spirito , e
tanto che pensano in un modo , ed operano in un altro. E qui calza
a proposito la sentenza del Voltaire — Mettetevi in guardia dell'
ateo, che opera come ragiona. Ora mi par giusto volgere una parola
al dottor Bùch- ner: Ha egli mai pensato che cosa sarebbe una società
in- formata e guidata dallo spinto del materialismo ? Se egli noi
sa, glielo dirò io chiaro, chiaro in due parola. Una società brutale —
una società in cui la forza ed il libito sarebbero tutto.
Egli cho vuole che la t baso della filosofia, e con essa » anche
quella che più importa dello stato e della società , » non potrà più esser
teologica o metafisica , ma bensì sol- » tanto antropologica , ossia
fondata sulla riconosciuta unità » dell' umana natura non teme di
dire che « le neces- » sarie conseguenze di questo progresso non p«
tranno pro- » durre che grandi trasformazioni d' universale e
benefico » effetto, e dar nuovo impulso al progredire di tutte le
sfero > della scienza e della vita (1 ) ». Non va a dubbio
, dirò al Bùchner , che se lo stato e la società avessero per base 1'
unità dell' umana natura , cioè la medesimezza dello spirito coli'
organismo, dovrebbe seguirne un grande cangiamento in tutto ; ma grandi
trasformazioni di universale benefico effetto ? nuovo impulso al
progredire dì tutu le sfere della scienza e della vita .» Di buon grado
accet- terei il pensiero dell' autore , purché si facessero queste
va- (1) Forza e MaUna Prefazione della Edizione italiana rianti ,
cioó alla vogo benefico si sostituisse malefico , ed a quella
pro>jrcdke retrocedere. Come, con qual diritto, con qual
coscienza asserire, che l'attuazione del materialismo trarrà seco grandi
trasformazioni a universale benefico efìetto , mentre è evidente essere
il mate- rialismo la negazione dèlia moralità , della giustizia , di
tutte le virtù, e la trasformazione dell' uomo in animale bruto ,
sic- come antecedentemente venne per mo dimostrato ? ' Ditemi
, sig. dottore , voi che amate i fatti , e tanti che vorreste concentrar
tutta la scienza nei soli fatti , non vi accorgete di un fatto , ben
riconosciuto da tutti i sapienti , che senza spirito di parte han
meditato sull'uomo e sulla so- cietà , mirando al nobile scopo di
arrivare alla soluzione dei grandi problemi sociali , la cui soluzione ò
il martirio dello intelligenze ? Vo'dire, che grande parte
dei mali che al presente tra- vagliano la povera società sono l' effetto
di quella dose di ma- terialismo, che guasta e corrompe i consorzi, e
scema o non fa godere quei beni, che son frutto di vero, genuino
progresso. Ah, signore, vi pr-ghiamo ad avere più rispetto ai
fatti, altrimenti vi diremo, che voi predicate la filosofia positiva
colle parole, ma poi la rinnegato coi fatti ! È inutile
aggiungere, che la materialistica dottrina, es- sendo attuata, non potria
produrre l' immaginato nuovo indulso al progrosso delle scienze e della
vita, ma la morte delle scienze e della vita sociale. Tarmi
evidente che l'alemanno medico abbia tal fanta- sia, che in lui tiene
spesso le veci della ragione. Di vero, che lo stato e la società
debbono avere una base non più teologica e metafisica, ma materialistica,
cioè non più Dio, nò più anima sieno l'addentellato delle umane
socie- tà , ma forza e materia , che poi alla fin fine significa
atomi JL1M> *• moto , <• lo stesso pensi-ro epicureo presentato
sotto altra torma. Non entra nei disogno per me ideato
esaminare qual sia la base dello stato e della società il pensiero dall'au- tore enunciato in
questi termini, che lo stato e la società »on dovranno più avere una base
teologica e metafisica, ma antropo- logica, vale che Dio ed anima
dovranno essere cacciate dagli umani consorzi, e soppiantati dalla sola
ed unica materia, dal- l' ateismo e dal materialismo. Se non che, siccome
la Religione nei primordi dell' umana società assorbiva tutto , scienza e
go- verno , che poi a bel bello se ne emanciparono , costituendosi
potenze a se, quantunque per la prima è tutt'ora un desiderio, così in
questi due stadi dell' umano incivilimonto vi ha sem- pre la Jerocrazia ,
ma in proporzioni diverse. Questo offre la storia ; ciò è positivo. Or
può aver luogo un terzo periodo, in cui la Religione sparisse del tutto
dalle associazioni umane, dai popoli o dalle nazioni, dall'umanità, anche
come motore o fattore dello stato morale della società? Al
certo che no, come estesamente mostrerò in un' altra lettura, che ha per
titolo : La Morale e la Legge. Pertanto osservo che la sapienza
civile dei più grandi uomini presso l'antichità, e quella presso i
moderni, anco di liberi pensatori, ha messo il suggello a tal grande
verità, cioè fu sempre d'accordo in giudicare la Religione come
essenziale alle umane società. Solo per ora diremo al Sig.
Bùchnor e consorti: Voi avete una prova, cho la base materialistica ed
ateistica, per voi reclamata, non può avere dogli effetti benefici;
aprite gli occhi evedretola nel fatto d'Italia nostra, nella quale
molti mali si deplorano precipuamente , perchè l'ateismo ed il ma-
terialismo han fatto cap olino più del consueto. Questa venefica
atmosfera d' empirismo fatale tenta avvolgere in se la scienza , i
governi,, i popoli, e se la virtù c l 1 amoro non vi si opponessero,
^uai, guai all'umanità sedotta dallo bugiarde promesso degli apostoli del
nulla. Di vero, fate che i popoli abbiano l'universale,
interno convincimento che V uomo tutto intero sia un' impasto di
ma- teria organata ; che come lo spirito non anima il corpo , così
una mente Sovrana creatrice non muove e governa l'universo, e però tutto
non essere che forza e materia sin dall' eternità . . . Oh, allora
vedrete come si ò la preoccupazione di un'idea si- stematica vagheggiata,
e la forza di essa sola, non convalidata dalla storia, anzi smentita ,
sbugiardata da questa vi conduce a vedere il bene, ove è il male, la
luce, ov' è le tenebre, la vita ov'è la morte. Il dì nel
quale l'Idea divina si spegnesse del tutto noi civili consorzj, sarebbe
questo il momento della loro morte. Ed ò bello il ridiro coli' illustre
traduttore di Esiodo: Dio, parola ed arcano, concento Di
mille arpe, ponster del pensiero: Da to solo in un solo momento
Tutto il corso dei secoli usoi. • Mille mondi sollevi
ad un fiato, E mill? altri nel vano risolvi: E immutabil tu resti
increato, Senza il primo ne l'ultimo di. Ore poetici Messina
. Spiriti superficiali, che non comprendete le squisite re-
lazioni fra le cose , ed immaginate che sia facoltativo , o me- glio
un'ostacolo al bene dolio società, ciò ch'ù una naturale necessità
dell'umanità, compiacetevi por mente a quel che dice chiaramente o
senz'ambagi di sorta un autore non sospetto, Voltaire. L'ateismo è
un mostro pericolosissimo in coloro, che • governano ; ed è in tal
modo nelle persone di gabinetto , • quantunque la loro vita sia
innocente, perchè dal loro ga- » b netto possano penetrare sino a coloro,
cbo stanno nelle piaz- i za. È evidente essere la santità del giuramento
necessario, e » che dovesi d'avantagio aver fiducia in color), che
pensano • un falso giuramento sarà punito, che a coloro che
pensano » che essi possano spergiurare impunemente. Ed
altrove t Io nnn vorrei avere affari con un principe » ateo, che
troverebbe il suo interesse in farmi pigiare in un • mortajo ,
perocché io son ben sicuro che vi sarei pigiato. » Io non vorrei , se
fossi sovrano , avere affari con cortigiani » atei, il cui interesse
sarebbe d' avvelenarmi , mi saria ne- • cessano prendere , per
premunirmi , il contro veleno ogni » giorno. È adunque necessario, tanto pei principi,
quanto » pei popoli, che Y idea d* un Essere Supremo, creatore, go-
• vematore, rimuneratore e vindicatore aia profondamente im- »
pressa negli spiriti », Ed in altro luogo: Togliendo agli
uomini il pensiero d* un Dio vindice » e rerauneratore, Siila e Mario si
tuffano nel sangue dei loro » concittadini : Augusto, Antonio o Lepido
sorpassano i furori ■ di Siila : Nerone ordina a sangue freddo l*
assassinio di » sua madre. Egli ó certo che la dottrina d' un Dio era estinta
allora appo i Romani. L' ateo furbo , ingrato , calun- t niatore,
brigante, sanguinario, ragiona ed opera conseguen- » temente , se egli è
sicuro dell' impunità per parte degli uo- » mini ; poiché senza la
crodenza di un Dio , questo mostro » ò Dio a so stesso. Egli immola a se
stesso ciò che brama, » o tutto ciò che gli è d"
ostacola Le preghiera più tener*, » i migliori ragionamenti, non
han potenza sopra di lui, de » sopra un lupo famelico di carname. È
verisimilissimo cha t 1' ateismo sia stata la filosofia di tutti
gli uomini potenti , » che han passato la lor vita in questo
cerchio di delitti che » gì' imbecilli chiamano politica, colpi di
Stato. E valgano quest' altre parole dell' autore del Contratto
Sociale, anche non sospetto e libero pensatore quant' altri mai . «
Nulla esiste , se non per Colui che ò. L desso che » dona un fine
alla giustizia, una base alla virtù, un prezzo » a questa corta
vita impiegata a piacergli ; è desso phe di » continuo grida ai
colpevoli che i loro delitti secreti sono • stati veduti, e che fa
dire al giusto obbliato : le tue virtù » hanno un testimone! È desso, è
la sua sostanza inaltera- » bile, che è il voro modello della perfezione,
di cui noi por- t tiamo in noi stessi 1* immagine. Lo nostre passioni
hanno » un bel fare a sfigurarlo, perocché tutti i suoi tratti
legati » all' essenza infinita , lo rapprcseutano ognora alia ragione
, > servendogli a reintegrare ciò che l' impostura o 1' amore
ne • hanno alterato. Tenete la vostra anima in istato di
deside- » rare che vi sia un Dio , e voi non ne dubiterete giammai.
» Fuggite coloro cho sotto pretesto di spiegare la natura , » spargono
nei cuori degli uomini dello desolanti dottrine, e il » cui scetticismo
apparente è cento fiate più affermativo e » dogmatico, che il tuono
decisivo dei loro avversari. Sotto » il superbo pretesto cho essi soli
sono illuminati, possessori » del vero, di buona fede, essi vi sommettono
imperiosamente > alle loro perentorie decisioni , e protendono
darci per vari » principi delle cose gì' inintelligibili sistemi , che
eglino han » fabbricato nella loro immaginazione. Del resto,
abbattendo, distruggendo , calpestando sotto i piedi tutto ciò che
gli » uomini rispettano, eglino negano agli afflitti l* ultima
conso- » laziono della loro miseria , ai potenti ed ai ricchi il
solo » freno allo loro passioni ; eglino strappano , svellon odal
fondo • dei cuori i rimorsi, die produce il delitto, la speranza della
» virtù, e menano vanto ancora di essere i benefattori del » genere
umano. Udite lo stesso Ginevrino, eh- merita ancora un
attento sguardo : » Ciascuno devo sapere che esisto un
Arbitro della sorte > degli uomini, di cui noi siamo tutti figli — che
ci prescrive » a tutti di essere giusti, di amarci gli uni agli altri, d'
es- » sere benefattori e misericordiosi , di mantenere le nostre »
promesse verso tutti gli uomini , anco coi nostri nemici ed » i suoi —
che 1' apparento felicità di questa vita ù un » niente , ma che ve no ha
un' altra dopo di questa , nella » quale l'Essere Supremo sarà il
remunerat^ro dei buoni ed » il giudico dei cattivi. Questi dogmi sono
quelli che importa » d' insegnare alla gioventù , ed insinuare a tutti i
cittadini. » Chiunquo combatto questi dogmi merita castigo senza
dub- t bio ; egli ò perturbatore dell' ordine ed il nemico della
so- » cietà ». Udiste ? Fcrturbatori dell' ordine e nemici
della società Bono i materialisti o gli atei I Quanto al
meritar castigo dall' umana autorità , io non to' prender parte, gli è un
affare che eglino si sbrigheranno con Rousseau e consorti. E
potrei qui chiuder questa parte , quanto a citazioni » ohe concerne il
fondamento dell' umana società e dello stato l se non che, la grandezza
dell' argomento, cotanto rimpicciolito Rousseau Ktoilc
90 e svisato per alcuni ai nostri giorni, in' induco se non
ni' im- pone il dovere di far sentire eziandio la voce d' un uomo ,
per nulla sospetto, e degna d'essere ricordata nei momenti di
declinazione degli animi umani, e di perturbazione sociale, come era il
tempo in che egli proclamava questi sentimenti. » Cittadini, dicea
il Robespierre, è nella prosperità che i popoli, a somiglianza d'i
privati, debbono, per dir così, rac- cogliersi per ascoltare nel silenzio
delle passioni la voce della saggezza. Il momento , ovo il rumore delle
nostro vittorie ri- suonò nell'universo ò adunque quello, nel quale i
legislatori della repubblica francese devono vegliare con una novella
sol- lecitudine sovr' essi stessi e sulla patria, consolidando i
prin- cipi sui quali dove riposare la stabilità e la felicità della
re- pubblica. Mi farò a sommettero oggi alla vostra meditazione
delle verità profondo, che sono importanti alla felicità degli uomini ,
ed a proporvi delle norme , che naturalmente no con- seguitano
11 fondamento unico della società civile ò la morale. Non
consultate cho il bene della patria e gì' interessi dell' u- raanità.
Ogni istituzione, ogni dottrina cho consola e che eleva gli animi deve essere
accolta ; rigettato tutte quelle che ten- dono a corromperli ed a
degradarli. Rianimate, esaltato tutti i sentimenti generosi e tutte Jo
grandi idee morali cho si d dato opera a spegnere; ravvicinato, mercò V
incanto dell'ami- cizia ed il legame della virtù , gli uomini che
intendevasi dividere. Chi dunque ti ha dato la missione di annunciare al
popolo , che la Divinità non esiste , o tu che ti lasci preoc- cupare
dalla passiono , cho ti appassioni per questa arida dottrina , e non ti
appassioni giammai per la patria ? Qual vantaggio trovi tu dunque a
persuadere 1' uomo , cho una forza presiede , governa i suoi destini e
percuota a caso il de- 100 htto e la virtù, che l'anima di lui
è un'aura leggera, che sì spegne sul limitare della tomba? »
L' idea del suo proprio niente gì' ispira essa dei sentimenti più puri ed
elevati , che quelli della sua immorta- lità? d'ispirerà essa più
rispetto verso i suoi simili e verso se stesso , più devozione per la
patria , più d' audacia per affrontare la tirannia , più di disprezzo por
la morto e per la voluttà ? Voi che piangete un amico virtuoso , voi che
vi compiacete a pensare che la più bella parte di lui è sfuggita
alla morte , voi che piangete sul feretro di una donzella o di una sposa
, siete voi consolati per questo che voi dite , che non resta più di loro
che vile polvero ? Infelici che spirato sotto i colpi d' un assassino ,
il vostro ultimo sospiro ò un richiamo alla giustizia eterna!
» L' innocenza sul patibolo fa impallidire il tiranno sul suo carro
trionfale: avrebbe ella quost' ascendente se la tom- ba eguagliasse Y
oppressore o 1' oppresso ? Infelice sofista ! con qual diritto ti fai a
strappare all' innocenza lo scettro della ragiono per metterlo nelle mani
del delitto , gettare un velo funebre sulla natura , disperare la
sventura , rallegrare il vizn , sconfortare la virtù, degradare i'
umauità ? Quanto' più un uomo ò dotato di sensibilità e di genio, tanto
più egli si attacca alle id^e che ingrandiscono il suo essere e che
elevano il suo cuore ; e la dottrina degli uomini di talo tem- pra
addiviene quella dell'universo. Kb! come quest» ideo non sariano punto
delle verità ? Io non concepisco nemmeno come la natura avrebbe potuto
suggerire all'uomo delle finzioni più utili di tutto le realità ; e se 1'
esistenza di Dio , se 1' im- mortalità dell'anima non fossero che dei
sogni, sarebbero eziandio lo più belle di tutto le concezioni dello
spirito umano. » Io non ho bisogno di osservare, che non si tratta
qui di fare il proc«»so ad alcuna opinione filosofica in
particolare, nò di quistionare so tal filosofo può esser virtuoso,
qualunque Biano le suo opinioni, ed anco ad onta di esse, e ciò in
virtù di felici disposizioni naturali, e di una ragiono superiore;
si tratta solamente di considerare l' ateismo corno anti-nazionale
e legato ad un sistema di cospirazione contro la repubblica * L'
Mea d' un Essero supremo e dell' immortaliti dell' anima ò un
richiamo incessanto alla giustizia ; essa idea sociale è repubblicana ».
(Si applaudisco). Vi contesso, esimi colleglli, cho mi fa pena scendere
a confutare pensieri sì futili , cho appena potrebbero cadero in mento
di un giovinetta imberbe , uscito dal Ginnasio. Vegga una volta il
materialista Moleseott, che non ò il pretume, nò altro cho gli muove
questa guerra, ma la scienza. Vegga 1' autore della circolazione della
vita cho non sono coloro che odiano la scienza e la verità, perche
importune ai loro materiali interessi, ma gli fan contrasto coloro cho
amano la scienza e la verità , a nome delle quali difendono ,
propu- gnano gli interessi umanitarj. Koi non vogliamo
saperne nò di pretume, nò di laicume, nò di altro che siasi di simil
risma. Koi abbiamo 1' occhio alla verità ed alla scienza ,
cho nobilmente mira alla stessa. Gli atleti che han fatto bella mostra,
veri campioni dello scibile, sono cimo d' intelligenza , e sono in s\
grande numero, cho si dura,f.ttiga ad enumerarli. Cominciano , per non
ascendere più in sù , da Platone ed Aristotile , ad Agostino , ad AQUINO
(vedasi), ai Padri della chiesa , che formano una forte falange , non mai
veduta , un' aurea catena le cui anolla sono indestruttibili, e vanno a Cartesio,
Leibnitz, Gerdil, VICO (vedasi), Reid, Cousin, GENOVESI (vedasi), GALLUPPI
(vedasi), SERBATI (vedasi), GIOBERTI (vedasi), per ricordalo alcuni dei morti,
ed altri ed altri, o tedeschi, o frane-si, o inglesi, od italiani, o
spapnuoli. Io veggo in taluni materialisti moderni grande audacia in
affermare il materialismo — veggo scrittori dotti , animati da uno zelo
ardente di faro in polvere la metafisica , anima e Dio, con furore simile
a quello elio agitava, gl'iconoclasti, fa- cendo in brani gl'idoli —
veggo degl'uomini ebbri delle sco- verte della scienza moderna, alla
qualo vorrebbero ridurre tutto, anzi con essa spiegar tutto, — simili, mi
si accordi il paragone, a qu "gli uomini eh ' ingenuament ? ci
dicono di non saper leg- ger^, che nel soh od unico 1 >ro libro —
veggo in molti di loro dogli amici ardenti del pregresso politico e
sociale — come ne scorgo accusatori d- Ila metafisica, dicendola rea
di avere apprestato i soporiferi sorismi e dello chimere , con cui
ha reso gli uomini indili r -nti ali i libertà I Fichte e Mario Pagano
basterebbero a smentire essi s/.li questa gratuita ed in- giuriosa
asserzione, senza far pure bella ricordanza del Gioberti so che i
materialisti mettono la lor dottrina al servizio del radicalismo
politico — so che Vogt nel Parla- mento di Francofort nel 1848 occupò 1'
estrema sinistra, e vi pronunziò dei discorsi pieni di fu' co ; che fu
proscritto ed ebbe asilo in Ginevra .... so tante altre coso — ma che
perciò ? Signori , lasciando a Dio ed all' anima il dominio
della coscienza, vo' ammettere che si abbia una retta intenzione ,
cho si voglia fare il bene, pure ò facile il comprendere che la vostra
mente non imbercia sei vero, forse a ciò impedita da ar- denti passioni,
dalle quali è con veemenza agitata. Conciossiachè, so Dio ed immortalità
dell'anima sono tali verità , che nella vita pratica sono moralità,
giustizia ed ogni nobile slancio; se moralità , giustizia sodo le basi
inconcusse d' ogni attuabile progresso ; so Dio cJ immortalità
dell'anima, perchè produttrici del giusto e del morale, sono idee
eminentemeute democratiche, ne conseguita cho Voi , c ;n tutta la
migliore intenzione del mondo, facendo ingiusta gu'-rra a Dio od anima,
siete in contraddizione a voi stessi, scavato la foBsa o Bepellito ,
metten- dovi su lapide sepolcrale, ed il progresso e la democrazia.
So non che, panni sentire uua voce elio forte mi dica: La nostra
dottrina noi la mettiamo in relazione alla politica , ma intendiamoci bene
a quella politica ampia , elio va per numeri ben larghi, elio non ù la
comune ed ordinaria, cioò noi siam teneri della politica radicale. Questo
ù il segno, a cui miriamo, la meta dei nostri sforzi Pronta e
facilo è la risposta, cho mi farò a dare. 10 il so che ogni dottrina, cho
concerne l' umana natura può avero un eco nell'ordine sociale, o che
questo ò il crogiolo delle metafisiche concezioni — quindi la grande
sollecitudine, non mai abbastanza, di studiar l'uomo in tutti i suoi
fattori perocché l'errare speculativo, avendo un eco nella realità,
dovrà tosto o tardi produrre il malo nel civil consorzio in proporzione
dell'enormità dell'errore stesso. Or l'erroro del materialismo ò
cotanto grave, che nulla maggiore. 11 materialismo , negando
l' anima, ed essendo , per non dir altro, colla morale ed il diritto in
intima connessione l'anima spirituale, seguir ne devo che sfumeranno in
questa esiziale dottrina il dovere ed il diritto, per esser
soppiantati dal libito e dalla forza. In altro modo. Essendo e
materialismo ed ateismo dottrine negative , esso però saranno la
negazione del giure e del dovere. Signori, non ci debbano
illudere le parole, ma penetriamo con nobile audacia e grave senno nel
significato intim > di essci nella lor sostanza, e ci verrà fatto
toccar con mani l'errore, che si nasconde sotto quelle parole.
Uditemi. L'uomo non può uscir dell' umana natura. Se non che
talvolta avviene, che l'umanità tutta quanta dica una cosa © la
riflessone sapiente ne ottenga un altra diversa, an»i opposta a quella
umanitaria. Che faro allora ? uscir dall' umana natura ? ciò è
impossibile — mettersi in opposizione al senso umanitario ? noi consento
la prudenza. Che faro adimque ? non volendo lo scrittore rinunziare ai
suoi concepimenti, nò oppor- si alle umanitarie convinzioni, almeno
apparentemennte, troverà comodo per lui e rispondente ai suoi disegni
conservare, usare quelle parole d'uso comune ed universale, ma
svisandole, sna- turandole al possibile da quel che sono, da ciò che
naturalmente devono rappresentare. Così l'umanità ha per suo patrimonio
il debito, il giure, per suo aspirazioni il progresso, l'eguaglian-
za , la libertà — quindi l'autore non darà lo sfratto a tali parole, le
conserverà, usandole e quanto, ma coli* accortezza fiua, coli'
accorgimento squisito di ritirarle al possibile allo ottenuto false
concezioni. Sb n^ ha una prova in Hobbes , in Spinosa, nel comunismo e in
tutti i filosofi di simil risma. Allora il diritto sarà la forza,
il dovere l'intinto, l'im- peto irresistibile dell'umana natura — ecco
materializzati e diritto e dovere, il che vaio annullati.
Sarà la forza di un solo , di pochi , di un popolo , ed ancho dell'
umanità tutta quanto poco monta, giacché non sarà per questo giammai
diritto, non essendo la sede, che costituisce il giure , o chi Ij
esercita , ma la natura stessa di esso , nò per cangiar di soggetti può
la forza schietta perdere la sua natura esiziale e divenire
diritto. Allora la libertà non avrà quella formola squisitamente
razionale, cioò poter fare quel che si deve, ma una formola selvaggia,
poter fare come piace. E qui si scorge sempre il dominio del libito o
della forza, sostituiti al dovero ed al giure. Allora 1' eguaglianza
non sarà noi diritti, ma negli ogget- ti di questi ; non sarà un trattare
inegualmente esseri ineguali, ma trattare egualmente esseri ineguali, o
trattare inegualmente esseri eguali. Allora la civiltà non sarà
quello stato, ove si vanno at- tuando le condizioni rispondenti ai bene,
al vero, al bello, sublimi aspirazioni in cbo si compie l'umana natura —
ma la barbarie decorata sarà pur civiltà. Allora il progresso
sarà regresso , come la civiltà bar- barie, la libertà licenza, il
diritto la stessa cosa della forza bruta, il dovero ogni voglia impetuosa
ed insana. E la democrazia, presa nel vero senso della parola, che
intende a diffondere sui maggior numero i comodi, le utilità, estendere
ogni guisa di godimenti e di prosperità su tutte le classi, porgendo loro
quel cibo intellettuale e quella morale educazione proporzionevoli a' lor
bisogni — facendo ogni opera di fare ascendere in su coloro che trovansi
in basso, di tra- sformare il servaggio sensuale delle plebi in potenza
razionale di popolo la democrazia logicamente verrebbe meno al
suo nobil compito, cessando la leva potente dell' ordine morale,
so- ciale, e politico, quali sono Dio ed anima. Ditemi
adunque, seppellendo il vostro spirito nella carne e cacciando 1'
universo intero nella cieca forza degli atomi , che cosa potrete
ottenerne? Vel dirò in poche parole. Un subisso di proteste
dapprima. Le bello arti, che vivono più di spirito che di corpi,
vi daranno lo sfratto. Protesta la natura tutta quanta che ,
senza lo spiri- tualismo che le fa corona , perde 1' incantesimo
indicibile per addivenire peggio elio cadavere calvanizzato , senza 1'
essere che lo calvanizzi. Il senso universale dei popoli
vigorosamente s' innalza contro di voi, perdendo i suoi giadizl. le sue
tendenze quella ragion di es3ere che si hanno nella spiritualità dell'
essere pensante. La morale, volgendo la faccia altrove,
poderosamente vi respinge , qual pudica vergine , la mano impertinente d'
insano, furibondo uomo — il giure con la forza che è in lui, dalla
santità della sua sorgente , vi fa aperta guerra ed a morte — come la
politica economia vi guarda in cagnesco , se pur non vi odia, per la
degradazione , a cui intendete condurla. Se poi vogliamo
considerare la cosa da un altro aspetto, quello cioè di considerare la
vostra dottrina in relazione alla società , alle attinenze coi suoi
membri , alle libere istituzioni, alla civiltà , al progresso, all'
eguaglianza , alla libertà, allora vi vedrete ancora e meglio il guasto ,
lo scompiglio , il caos da esse dottrine prodotto, avendo eco nelle
associazioni. Potete voi gridare con quanta forza ne abbiate in gola
: progresso , libertà , civiltà , eguaglianza ! Potrete
occupare in un' assemblea legislativa 1' estrema sinistra , ed
improvvisare dei discorsi con maggioro eloquenza del maggior oratore
della rivoluzione francese ; che perciò ? Datevi pace, che il fuoco delle
vostro orazioni non avrà virtCl di cangiar la natura dello cose. Ne
conseguita da tutto questo , fin qui per me detto , cho so allo
spiritualismo sono legati fortemente , jn dissolubile mente e dovero e
giure , e libertà e4 eguaglianza , e progresso e civiltà, insomma tuttofò
cho interessa grandemente l' uma- nità , ne viene che noi difendendo o
Dio ed anima , siamo i propugnatori degl' interessi più vitali umanitari
— cioè noi i difensori del progresso , della civiltà, dulia libertà ,
dell' egua- glianza, ed i sostenitori e propagatori di esso nobili idee —
noi gli amici dolla democrazia, che ha per sostrato la santità del
giure e del dovere — noi infine gii amici di ciò che vi ha di umanamente
nobile ed attuabile nei civili consorzi. Apostrofe all'Anima.
0 anima , raggio celeste , a te volgo infine la mia parola !
Sei puro spirito , ma sei avvolta nella creta. Spesso 1' uomo
confonde la benda che ti cinge , con te stessa : e fa offesa al vero. Ciò
non sia mai al senno filoso- fico imparziale. Perocché spesso
hai le ali dorate , invece di quelle di limo, e penetri ove l'occhio
terreno non può, nò potrà giam- mai i e sublimi verità arcane si rivelano
a te stessa , e ti fanno cosa immortale e divina. Tu sei fra la
terra ed il cielo, fra il finito e l'Infinito, fra il mondo e Dio. Sei
colle cose terrene , finite , mondiali pel velo di creta , che ti cinge ,
ma col cielo , coli' Infinito , con Dio nel sublime slancio della tua
nobil natura. Facil cosa ò adunque , che 1' uomo , che si trovi
posto fra due , scambii V uno coli' altro ; si concentri tutto sul
ter- reno o tatto sul divino ; materializzi tutto , o spiritualizzi
ogni cosa. Rifugge il filosofo da sì mostruosi errori , chò egli
in una vigorosa sintesi abbraocia , senza nulla confondere , te a
un tempo e il tuo corpo od il terreno soggiorno , come il fi- nito e 1*
Infinito , terra e cielo , senza immedesimarli. Vedi giudizio uman
comn spesso erra ! vi fu chi ti disse fango , chi ti disse Dio — nè l'
uno, nè l* altro del tutto , o 1' uno e 1' altro , ma questo ed in certo
Benso. 0 anima , ti fa bella e sovrumana 1'occhio, che drizzi
in alto , lo sguardo che levi su per le sfere , e contempli quelle verità
ascose al senso e ad ogni essere, che viva quag- Iu8 giù ,
come Io sguardo , che volgi in basso , ajutata dal tuo misterioso compagno
, il corpo. Son belli questi dae tuoi sguardi — eppur l'umana
fralezza tal fiata ne obblia uno a scapito del vero! Non ti adirare
per questo , o farfalla dei cieli , che sempre sei bella ! sei gemma che
splende pur nel fango — ma non sei fango. Chi dice che sei
fango , erra e quanto ! Ma che vuoi , ciò in alcun uomo avviene per
considerar di troppo la materia, e sempre volgere il proprio pensiero ad
essa. Simile a quegli uomini , che per lunga abitudine di
convivere colle bestie , e quasi con esse sole , si assimilano alla fine
i lor costumi , s' imbestialiscono ; così succede di chi troppo rivolto
alla materia , e unicamente alla stessa, finisce con materializzar sè
stesso. Anima , sei bella ancora , anche quando 1' uomo diso-
nora se stesso con opere ree ! Non è il fallo che ti rendo bella, ma il
rimorso , il pentimento che tengon dietro al male fatto, rimorso e
pentimento che accennano alla nobiltà del tuo essere , perchè figli del
tuo arbitrio e della leggo suprema , che splendo al tuo intelletto
I Anima , sei pur bella , quando 1' uomo cammina nel sentiero
de' vizi, perchè hai virtù di andare a ritroso , e sbu- giardare ,
emendare con opere buone la vita trascorsa ! Ti veggo pur bella , o
anima , quando sei immersa nell' ignoranza , che tanto offende il tuo
intelletto , che aspira nobilmente al vero — non ò 1* ignavia che ti
rende bella e maestosa , ma il potere , che grande serbi nella profondità
di te stessa , a dileguarla , a passare alla scienza , come dallo
tenebre alla luce. Chi non è uso a medi taro in se , per so , con
se , nel silenzio delle passioni, c di tutte le sensitive esteriori
impressioni ; chi non è avvezzo a questa notomia psicologica , e ad ,
appuntar lo sguardo a quei semi ideali, che riescon poi tanto fecondi
nella tela scientifica , che si va svolgendo ; chi non mette in opera
tutto questo , deve dare gran prò ai sensi , e finire con dogmatizzare ,
perchè immerso sino alla gola nella Forza e Materia : quanto eccede la
sfera dei sensi è falso / 0 anima , io ti ammiro sommamente nelle opere
escito dall' onnipotenza del Creatore, perchè le vinci tutte in
sapienza, in potenza , in bontà — cioè porchè risplende in te un
raggio, ed in te sola , di quel solo divino , che illumina ogni uomo
, che viene quaggiù — perchè col volere libero ti sottrai alle
leggi del Cosmo , e vivi vita morale , e di amore , e di bel- lezza , e
di virtù , che son tuo esclusivo retaggio 1 0 anima , hai nemici ,
che ti vorrebbero preoipitar nel nulla ; eppur non ti mancano degli
antichi e nuovi amici che li faranno arrossir per vergogna. 0
farfalla dell' Empirò ! Vana sarà ognora 1' opera di chi vorrebbe farti
tutt' uno col corpo. Perocché la tua potenza d' intendere , di
slanciarti più oltre del senso, ed in opposizione di questo, la celerità,
1' estrusione, 1' unità armonica dei tuoi concotti , 1' essere il
pensiero non Bolo uno in se stesso , ma comunicar© 1* unità o la
semplicità sua al moltiplico od all' eterogeneo , abbraccian- dolo; il
riunirò che fa in se stesso i contrari ed immedesi- mare le differenze ,
ciò mostra che non sei un accidente , un modo , ma la sostanzialità
intima , come quella che mediante l' identità pcrsonalo ha il pieno
possesso , e come dire la compenetrazione di se medesimo , e a cui tutte
le altre so- stanze si appoggiano e riferiscono. Sì , dirò
ancora , lo slancio costanto verso 1' Infinito , il bene ed il male
morale , il bello ed il sublime , il dovere , il diritto, la legge , il
rimorso, il pentimento , V arbitrio , la virtù ed il vizio, il premia e la
pena .... tutto ben meditato annullerà ognora i Bollerai insani di chi
vorrebbe seppellirti nella carne. O anima , io ti ammiro , ed
a mille doppi veggo ri- splendere in te la gloria di Colui, che tutto
muove! Le tue facoltà a me pajon microscopi ideali , che ben
mostrano le cose , che si sottraggono ai sensi — simili a te- loscopt ,
la cui forza annulla la distanza degli esseri — è la tua potenza
cogitativa qual prisma ideale, che ne scompone i concetti sino agli esili
elementi — fuoco d' una lente , che riunisce e condensa i raggi ideali
sopra un sol punto infine come il
vette di Archimede , che muove tutto il sistema pla- netario e ad un
tempo la mano di Copernico e di Newton, che Io dirige , tu , o spirito ,
colla potenza del tuo volere muovi , e governi il mondo morale e quello
delle nazioni. Dedica P»g- » Una parola ai Sodi » 5
// U omo » 7 L' Uomo (scritto secondo) |t La Scienza Pope-laro »
j IL II naturalista, il materialismo e lo spiritualismo . \
Delle attinenze fra le Scienza razionali, morali e quello naturali
« » 39 2 IV. Confutazione del materialismo fisiologico Delle
attinente reciproche fra la IV. -o\ . :\ \ e I-i F:.-'i-.v -ria d?dotl ?
dalla natura o dall'indole di essj scienza, o dei loro liiaiti . »
g V. Obbiezione o Risposta Dilemma che dimostra la necessita in
che trovasi il Fisiologo di far tesoro delle venta Psicologiche »
Una preghiera ai psicologi ed ai fisiologisti Spiegazione del
materialismo Fisiologico i id. g IX. Una parola conciliatrice » Il
progresso delle scienza naturali non poò menomato la spiritualità
dell'anima » Spiritualismo nella Belle Arti i 09
Spiritualismo nella Natura % g XIII. Spiritualismo nel Senso
Cornane dei Popoli » g Spiritualismo nella Morale e nel Diritto . Spiritualismo
noli' Economia Politica t 85 Spiritualismo nell'umana associazione,
nei governi, nella politica, nell'eguaglianza, nella liberta, nella
civiltà, nel progresso «— ossia relaziono di esse ideo colla spiritualità
del soggetto pensante XVH.Apostrofj all'
Anima » AVVERTENZA. Nota: ' Le parole del professore Tomtnasi
lì leggono nei Morgagni anno Vili, Nota Seconda Dove si tien parola del
dottor Gali conviene aggiungere, o dir meglio, che il dottor Spurzheim
chiamò tal facoltà surnaturalité , o facoltà del •oprannaturale. Vedi
Kouveau Manuel de Frenologie par Ooerge Combc — Bruxelles . OPEKE E
LA VOltl DELL'AUTORE Sopra alcuni errori d'Ideologia Innominato, au, I ,
n. 8, 9, . 8uli' Ideologia di M. Gioja — Innominato. Sul
Diritto Naturalo del prof. D' Ambra — Innominato. Sul Giornale di
Statistica di Palermo — Innominato. 5. Conno sull'Adulazione —
Spettatore Zancho , an. VII. C. Sulla vita e sul Sistema di
Emanuele Kant— Sentinella dd Piloro Rassegna di Opere — Annunzio Nocrologieo
del Galluppi — Gior- nale del Gabinetto Letterario di Messina , fase. XIH
, Proemio alla Rivista Siciliana — Sul Sistema dalle Facoltà dell'anima , Sopra le macchine — Sentinella del Peloro
Dialogo fra il Senso ed il Cervello 4
Beo Pelorilano, an. Ili, fase. Sul Lockismo Eco Peloritano, Sulle Bollii Arti — Eco
rcloritano , Discorso sulla vita e sullo Opere dell' Ab. Antonio Sarao, letto
n<.)U R. Accademia Peloritana
Eco Pelorxtano , Biografi -i di Elisabetta Molino Ero Ptloritano, L' Uomo non ha l'uso della
Ragione — Eco Pclontano, an. IV, faec. 1. Dialogo L'Ideologo ed il Naturalista. Messina tip.
Ant. d'Amico Arena Introduzione allo Studio della Filosofia — Messina
tip. G. Fiumara Osservazioni unii* Empirismo — Messina tip. Nobolo Sopra i
Frammenti di Hamilton — Messina tip. Fiumara. Memoria Estemporanea pel
Concorso a Professore Sostituto alla Cat- tedra di Logica e Metafisica
nella R. Università degli Studi di Mes- sina — Messina tip. Fiumara
Discorso Filosofico ai suoi Allievi — Messina tip. Fiumara La Liberta — I
Sacerdoti — nel Giornalo L'Aquila Siciliano Messina, an. I, 1848.
23. Sullo Statuto — Messina tip. Capra Sulla Cicca Serrile Imitazione
degli Stranieri in fatto di Politica Palermo . Premio alla Potenza del
Pensiero Palermo M. Consolo Opuscoli Editi ed Inediti Messina tip. d'Amico Arena, e d'A-
mico, — voi. cinque. Scritti Vari
d'Etica e dì Diritto Saturnie tip. d'Amico Arena, Dialoghi Filosofici
sull'Intuito Messina tip. d'Amico Arena
Orazione Inauguralo per la trienne apertura d.gli Studi dell'anno
Scolastico 1859-60 della E. Università di Messina — Messina tipo- grafia
Ignazio d'Amico Introduziono al Giornale 1' I<ka Messina , un. I, 2*
semestre. Iutrodnzione alla Filosofia Morale ed al Diritto Eazionale, voi.
unico Messina tip. Ignazio d'Amico Discorso letto nella Società degli
Operai inaugurando la solenne Aper- tura delle Scuole pei figli dei Socii
— Messina tip. Ignazio d'Amico L'Eguaglianza considerata da un nuovo
aspetto Prolusione letta nella R.
Università degli Studi Messina
tipografia Ignazio d'Amico Predica di un Parroco in occasione della morte di
Giuseppe La Farina Messina tip. Orazio Pastore Relazione letta
nella R. Accademia Peloritana intorno ad una Dissertationo sulla Sovranità
dell' A vv. Trof. Giacomo Maeri — Messina tip. Ignazio il 1 Amico Relazione
intorno «Ila R. Scuola Tecnica di Messina per l'anno Scolastico Massino tip.
Ribcra. Ter la fino dell' anno Scolastico 1861-05, Discorso scritto per la
Repiri Università degli Studi di Messina —Messina tip. Ignazio
d'Amico ISO" 38. Relazione letta nella R. Accademia Peloritnnn
intorno all'Opera in titolata: Origine e Progressi ddi Aritmetica del
Colonnello Cav. Do- menico Martines
Messina tip. Ignazio^d' Amico . Intorno ad alcuno Glorie di
Messina, Oraziouo Inaugurale p.-r la solenne apertura dell' Università
dell'anno Scolastico Messina tip.
Ignazio d'Amico, Con6idorazioni sul Precipuo Fattore dell' Eguaglianza —
Estratto dall' Archivio Giuridico — Bologna tip. Fava c Garngnani.
. Per nn Disegno a penna del Trof G. Benincasa — Messina tipe
grafia Ignazio d* Amico, . . Relaziono letta nella R. Accademia
Peloritana intorno al Discorso del Presidente della Società
Geografica Italiana Coram. Negri Cristoforo Messina tip. d'Amico Commemorazione
degl'Illustri Accademici morti nel colera del 1S>7 Messina tip. Ignazio
d'Amico, Discorso i:i occasione dell' ottavo anno della Società Operaja di
Messina Messina tip. Ignazio d' Amico
. Un Fiore sulla tomba di Maria Ellero. Messina tip. d'Amico Relaziono
Finala Letta nella R. Accademia Peloritana
Messina tip. d' Amico L'Omu nun avi l'uau di la Ragiuni Cicalata Messina
tipograiin d'Amico, . Studi sull'Intelligenza negli Annali dell'
Istruzione Messina lUnip. e stereot Capra . 0 1 1 p INK1M
T I Introdottone alla Filosofia Morab ed ul Diritto Rasiouale,
Seconda Edizione migliorata ed accresciuta pia d'una metà. Dio —
Meditazione-. La Legge e la Morale
Il Saluto al Capo d'Anno Conferenza
'.letta nella R. Accademia Peloritana il giorno J del !<0. L' Eguaglianza ó il Diritto. Intorno
l'Eguaglianza Conferenza Poppare.
?. Miscellanea Filosofica OPUSCOLI EDITI DEL PROCESSORE L.
# £ 61 / OPUSCOLI DI L. PROFESSORE INT. DI
DIRITTO NATURALE ED ETICA NELLA REGIA UNIVERSITÀ DEGLI STUDI1 DI MESSINA,
PROFESSORE DI FILOSOFIA E DIRITTO NATURALE NEL SEMINARIO ARCIVESCOVILE,
PROFESSORE DI FILOSOFIA E DIRITTO NATURALE NEL MONISTERO DEI RR. PP.
CISTERCIENSI , DI- RETTORE DELLA CLASSE DI LETTERATURA E BELLE ARTI NELLA
REALE ACCADEMIA PELORITANA , SOCIO ONORARIO NELLA CLASSE DI LEGISLAZIONE
, SOCIO DELLA GIOENIA DI CATANIA , SOCIO ORDINARIO DELLA SOCIETÀ ECONOMICA
DELLA PROVINCIA DI MESSINA. MESSINA STAMPERIA IGNAZIO I»'
AMICO COLLEGIO DECURIONALE DI MESSINA CHE CON SENSO CIVILE PBOVVEDE
ALLA. PUBBLICA AZIENDA E NON TRALASCIA L’ INCLORAMENTO PIÙ
NOBILE A PROTEGGERE GENEROSO COLORO CHE INTENDON CALDISSIMI ALLE
BELLE ARTI ALLE LETTERE ALLE SCIENZE VIVE SEMPRE MAI E FIORENTI
NELLA PATRIA DELL’ ANTONELLO DEL MAUROLICO E DI ALTRI
ILLUSTRI ACCIÒ IN ESSA I VEGNENTI NON MANCASSERO DI SÌ
GLORIOSI MAGGIORI QUESTE CARTE A PRESERVAMELO DEI GIOVANI
INTELLETTI DA INVASIONE STRANIERA DI PERNICIOSI ERRORI FIERAMENTE
MINACCIATI L. COI SENTIMENTI PIÙ VIVI DI PATRIO AFFETTO OFFRE F.
CONSACRA. OPUSCOLI EDITI DEL PROFESSORE L. OC3JC23QD£3r!3t>4*A
£3tX>EC£Za®S3rS3 CON CORREZIONI E» AGGIUNTE DELLO STESSO
AUTORE MESSINA STAMPERIA I)' IGNAZIO 1>*
AMICO RIFLESSIONI CRITICHE SUL SISTEMA PSICOLOGICO
DEL CONTE DESTCTT-TRACY La riconoscenza dovuta a questi uomini
illustri non distrugge il diritto di rettificarne le idee , quando si
scostano dal vero. Anzi cresce per cosi dire l'obbligo di
censurarli , a misura die è maggiore la loro rinomanza, giacché
questa suole ’ servire di egida agli er- rori nella mente dei lettori
comuni , più capaci di annoverare le autorità die di pesare le
opinioni. M. Gioja Nuovo Prospetto dello Scienze Eco- nomiche
Tom. 1. nella Prefazione. \ cosa ornai notissima somma laude
dover- si riferire a quegli uomini insigni, nelle cui opere vi è
profondo sapere. La qual sentenza , nel vero significato concepita, ci
spinge a rendere debiti elo- gi a meriti cospicui de' Leibnitz , de' Kant
, dei Quest’opuscolo venne la prima volta in luce pei tipi di
Giuseppe Fiumara. Lock e consorti, ma non ci arresta di notare i loro
trascorsi, perocché la celebrità di un autore non è argomento delia sua
infallibilità. E, per la veri- tà di ciò che dico , allegar posso le
censure che meritamente sonosi fatte alle opere de’sullodati fi-
losofi , censure che se non piacciono a coloro , i quali son pieni di
culto superstizioso , piaceranno a coscienziosi amatori del vero , a’
buoni filosofi. Che in filosofia , come in ogni altra cosa , è da
fuggirsi la servitù, detestarsi la licenza, ed amar- si quella libertà di
ragionare die le opinioni di qualsiasi filosofo sottopone ad una severa
critica. Incomincio adunque a dire alcune parole sul siste- ma delle
facoltà dello spirito dell’ illustre ideologo Destutt-Tracy. Per
Destutt-Tracy le facoltà mentali sono quattro e nella sensibilità
concentrale. Gli Elementi d' Ideologia fruttarono a questo filosofo
gran plauso, non solo appo i francesi, ma eziandio in Italia , perocché
il dotto cav. Compa- gnoni, recando l’opera in discorso nella nostra
bel- lissima lingua, fe in tal modo ricogliere al suo au- tore
nuove lodi. Ma il traduttore fece di più : e- gli , nella prefazione a
bella posta dettata , rende elogi all’ ideologo francese , asserendo che
comple- ta ed esatta sia la sua Ideologia ; ma, per quel che a me
ne sembra , in essa veggonsi non pochi errori. E primieramente il Tracy è
di fermo parere, che le facoltà del pensiero sieno quattro, cioè
sen- sibilità , memoria, giudizio e volontà, e che sieno sentire e
nuli’ altro che sentire. Ecco le sue pa- role : « Ed infatti
formare un giudizio vero o falso » è un atto del pensiero ; e quesf alto
consiste in » sentire che vi c una connessione , una relazione »
qualunque tra due cose che si paragonano in- » sieme. Quando io penso che
un uomo è buono, » io sento che la qualità di buono conviene a
quel- » 1’ uomo .... Pensare adunque è un vedere una » relazione di
convenienza tra due idee , è sentire » una connessione o relazione. Voi
dite pure io » penso alla nostra passeggiata di ieri , quando la »
memoria di quella passeggiata viene a colpirvi , » e , dirò così , a
toccarvi. In questo caso pcn- » sare c dunque provare un’ impressione di
una » cosa passata : è sentire una ricordanza. Quando » voi
desiderate , quando voi volete qualche cosa, » voi non dite già
comunemente parlando: io pcn- » so, che provo un desiderio , una volontà.
Que- » sto infatti sarebbe un pleonasmo, una espressio- » ne
inutile. Non è però meno vero che desidera- » re e volere sono atti della
facoltà interna che in » generale noi chiamiamo pensiero ; c che
quando » noi desideriamo o vogliamo qualche cosa , pro- » viamo
un’interna impressione che chiamiamo un * desiderio o una volontà. In
questo caso pensare » è un sentire un desiderio. Egli incorre in
petizione di principio. Tali pensamenti , per quanto io sappia ,
sono stati confutati. Si è detto, e non senza ragione, al Tracy :
il giudizio, secondo voi, è sentire, perchè è sentire un rapporto; la
memoria è sentire, per- chè è sentire una reminiscenza ; il desiderio è
sen- tire, perchè è sentire un desiderio o una volontà : al tutto
pensare è sentire , perchè è sentire. Ciò è una vergognosa petizione di
principio indegna di un filosofo. Qual prova è adunque la vostra ? re-
plichiamolo, è un pretto sofisma. Non vi era noto il canone logico :
Definilum non debet ingredi in dcfinitionem ? e voi lo violate, anzi di
troppo. Ol- tre a ciò confondete mai sempre la coscienza delle
operazioni spirituali con le stesse operazioni. Con- ciossiachè egli è
vero che lo spirito sente la ricor- danza, il giudizio, il desiderio c
tutto ciò che av- viene entro di sè , ma è un atto della coscienza
o senso intimo con cui percepisce tali modificazioni , atto che non
può confondersi colle stesse. Voi dun- que non ispiegate tutte le facoltà
mentali, anzi so- lo date contezza del sentimento che le svela ,
im- medesimandole con esso. Che cosa sono adunque il giudizio , la
memoria , il desiderio ? vo’ dirlo a viso aperto, il Tracy non lo ha
giammai dimostro, avendo considerato un sol lato del pensiero ,
cioè il sentimento , e tutto intero in questo Iato lo ha
visto. Im. sua definizione della relazione non si può con- ciliare
colla di lui dottrina sul giudizio. Or io, considerando addentro la
cosa , veggo che lo stesso autore si oppone a' suoi principi ,
giacche definisce la relazione in tali parole: La relazione è quella
veduta della mente, quell’ atto della nostra facoltà di pensare, per
cui * noi avviciniamo un’ idea ad un’altra, c le para- » goniamo
insieme in una maniera qualunque (a). » Una relazione non è che una
veduta della mcnte , c non già una cosa , che per se stessa esista. Non
imprendo io ad esaminare , se il Tracy intenda parlare delle relazioni
logiche, o delle rea- li , c dimostrare la falsità o almeno la
inesattezza della sua definizione (4) ; mi contento dire con lui la
relazione è una veduta della mente e non già una cosa che per se stessa
esiste ; or , se ciò è vero, con qual diritto egli asserisce, che il
giudizio consiste in sentire relazioni ? Se è una veduta del- la
mente, c non già una cosa per se esistente, co- me si potrà sentire ?
come potrà essere oggetto del senso ? La sensazione suppone un oggetto
esterno clic la cagioni, ed a cui corrisponda ; la relazione è
veduta dello spirito , è subiettiva , e però non corrispondente ad alcun
oggetto ; dunque non si può sentire, non è una sensazione. Nè
si può difendere l’ autore , dicendo clic la relazione consista in
sentire , perchè svelata dal sentimento , comprendendo ognuno che in tal
mo- do si confonderebbe la coscienza delle spirituali fa- coltà
colle medesime facoltà , come si osservò nel precedente § , o , che vale
lo stesso , si confonde- rebbe il mezzo conoscitivo colla cosa
conosciuta. Inoltre, se si pon mente alle altre parole del-
l'autore: quell’alto della nostra facoltà di pen- sare , per cui
avviciniamo un' idea ad un altra, di leggieri si vedrà, la relazione o
avvicinamento non essere una sensazione , ma un operazione con cui
si avvicina o riferisce un idea ad un’ altra ; stan- techc gli obbietti
offroosi isolali, separati , e come esistono in natura , quando per lo
paragone deb- bonsi appressare e, per Così dire, sovrapporre gli
uni agli altri , il che è un atto dell' attività intel- lettuale.
A ciò si arrogo , che la facoltà di giudicare, consistendo in
sentire , dovrebbe essere infallibile. Perocché quando le due sensazioni
, dice il Rous- seau, sono percepite , la loro impressione c fatta
, ciascun oggetto è sentito, i due son sentili ; ma il loro
rapporto non è sentito perciò. Se il giudizio di questo rapporto non
fosse che una sensazione , e mi venisse unicamente dall’ oggetto , i miei
giu- dizi non m’ ingannerebbero giammai , poiché non è giammai
falso , che sento ciò che sento (5}. Restringendo adunque la somma
delle ragioni son condotto a stabilire : r. Che la facoltà di
giudicare dal Tracy ri- posta in sentire, non può conciliarsi colla sua
de- finizione della relazione. a. Le stesse parole dell'
autore dicono chiaro che nel giudizio vi è un atto , che non è sentire
; il che dimostra non essere tutte le facoltà spiritua- li nel
senso concentrate. 3. Se il giudizio altro non fosse che
sensazio- ne, dovrebbe essere sempre infallibile. .
Jl cap. VI. del V.* voi. è in aperta contraddizio- ne al sensismo
del Tracy. Ma dirò di più. Da per tutto l’ideologo fran- cese
dice , e nella formazione delle idee composte massimamente , che per aver
le idee concorrono due operazioni dello spirito , quella di
concretare e quella di astrarre, o vogliam dire, sintesi e ana-
lisi , comporre e decomporre , senza punto aver presente di aver detto
che quattro sieno le facoltà del pensiero, sentire , ricordare ,
giudicare , volere e nuli’ altro che sentire. »
Quest'operazione della mente, dice il Tracy, » la quale consiste in
radunare parecchie idee per formarne una sola , a cui si dà il nome che
le » unisce tutte insieme, viene espressa con una de- » nominazione
propria , eh’ c concretare in oppo- » sizione ad astrarre eh’ è il nome
dato all’ opera- » zione inversa .... Quest' operazione si chia- »
ma astrarre, parola procedente dal verbo latino » ab trahere , composta
dall' altro trahere , pre- » messa la particola ab, quasi trarre da
, » perchè nel caso nostro effettivamente da due o » più idee
individuali si trae tutto quello che le confonde insieme, rigettando ciò
che le distingue, » e se ne forma un’ idea comune » (G).
Parrai vero che le facoltà di concretare ed a- strarre, sintesi ed
analisi, sieno esistenti nello spi- rito umano , attalchè se ei ne fosse
privo , nulla distinguerebbe , perdendosi tutto in un sentimento
confuso. Ma che dirò del Tracy ? La sua contrad- dizione ( colla
riverenza dovuta a cotant uomo ) è badiale. Perocché se quattro sono le
facoltà del pensiero, come asserire l’ esistenza di altre due, a-
strarre c concretare ? Se nella sensibilità tutte le forze della mente
concentransi, in qual modo con- ciliare 1’ esistenza di esse facoltà ? La
potenza di astrarre , come si sa , non è una sensazione, anzi è una
operazione alla sensibilità opposta , perche questa offre gli obbietti
composti, confusi, quando quella decompone , separa , divide e rende
chiara ogni cosa. Medesimamente la facoltà di concretare o sintesi
è una forza dello spirito, colla quale com- bina gli clementi in
isvariatc guise ; non è perciò nè può dirsi una sensazione. E confondere
queste facoltà colle sensazioni , sarebbe dire clic le mac- chine c
gli strumenti , clic modificando le materie grezze danno le manifatture,
sono le materie grez- ze stesse. Laonde convien osservare , che il
Tracy infatuato a trovar nelle facoltà mentali f unità si-
stematica , cioè ridurre tutto ad un sol principio , non solo vedeva
assimilazioni in cose disparatissime , commetteva asserzioni , ma , che più
monta , imbattevasi in manifeste contraddizioni. Tanta è im- mensa
la possanza dello zelo di parte ! E qui giova riflettere , clic vedrebbe
torto chi dicesse 1’ Astrarre c Concretare non essere facoltà
elementari e ridursi aila sensibilità. 11 severo ana- lista và immune da
tali errori : egli vedendo che dalla combinazione binaria ternaria ec.
delle quat- tro facoltà da esso autore credute elementari non possa
rendersene ragione , le riguarda elementari. Difatti sensazioni ,
ricordanze , giudizi e volontà secondo la sua opinione in sentire
limitate , non possono formare le potenze di Astrarre e Concre-
tare , che , come si sa ed ho dimostro , sono es- senzialmente distinte
dalla sensibilità. Ma, se mal non mi avviso, ho letto nella logica
del Tracy le seguenti parole : » So che molti osservatori dell’
uomo hanno » notato assai maggior numero di modificazioni » della
nostra sensibilità, eh' essi hanno creduto do- >» ver distinguere,
come sono la riflessione , il pa- » rogane, l’ immaginazione ec. Nè io
nego che non » sieno queste cose tanti stati della nostra sensibilità ,
ovvero sieno operazioni del nostro pensie- » ro , le quali realmente
differiscono le une dalle » altre : ma per noi non risultano da esse
imme- » datamente percezioni di un nuovo genere , che » noi
possiamo chiamare riflessioni , paragoni , im- » maginazioni. Quando io
paragono due idee , io » le sento e le giudico ; oppure non fo nulla.
Lo » stesso è quando rifletto. Quando similmente io » immagino ,
non fo che unire differentemente i- » dee che ho già avute : separo le
une , avvicino » e congiungo le altre, ne formo nuove combina- »
rioni ; ma tutto ciò in virtù di percepirle e di » giudicarle. Sono esse
dunque tante operazioni 12 » differenti , se
così vuoisi, ma non operazioni e- n lementari c primordiali, poiché ri
risolvono tut- » te in quelle che noi abbiamo osservate. Si troverà la
medesima casa in tutti i casi nei quali » si vorrà ben esaminare il
fatto. Concludiamo per- » ciò che noi non facciamo mai altro che
perce- » pire, giudicare, volere » (8). L’ autore qui avrebbe
dovuto provare che le due potenze di Astrarre e Concretare non sono
o- pcrazioni elementari c primordiali o sia si risolva- no in
quella di sentire ; ma siccome ei dice che 1’ immaginazione ( sintesi
immaginativa o fantasia) non è potenza elementare , mentre che il me
im- maginando separa ed unisce e forma nuove com- binazioni , e ciò
in virtù di giudicarle e percepir- le ; si potrebbe perciò dire die 1*
Astrarre e Con- cretare si risolvono per l' autore nella percezio-
ne c nel giudizio. E quantunque ciò sia vano, pu- re trattandosi di un
autore , la cui autorità pres- so il volgo de’ lettori , per usar le
parole dell’ illustre Galluppi , ha la stessa forza della dimostra- zione
, dirò ciò che per lettori savi ed imparziali, sarebbe meglio
tacere. Pria di tutto il dire che una facoltà, non dan- do
percezioni di un nuovo genere, non sia elemen- tare, è un’ asserzione.
Imperciocché fra le potenze intellettive alcune offrono al Me gli oggetti
de’ suoi pensieri, come i sensi, la coscienza , la memoria , altre,
le meditative , separando e riunendo produ- cono tutti i tesori dell'
intelletto ; c sebbene queste non dieno percezioni di un nuovo genere che
pos- sano chiamarsi composizioni, decomposizioni, ana-
Digitized by Google 13 lisi, sintesi, pure e perchè
senza di esse non vi sa- rebbe intelligenza, e perchè è impossibile
risolver- le nella sensibilità, sono primordiali ed elementari,
almeno rispetto alla stessa facoltà di sentire. Dun- que debbe soltanto
discutersi , se possano risolver- si in altra facoltà. Per
non dipartirmi dal Tracy. « Quando io * immagino, egli dice, non fo che
unire differen- » temente idee che ho già avute : separo le une , »
avvicino e congiungo le altre c forme nuove com- » binazioni ; ma tutto
ciò in virtù di percepirle e » giudicarle ». Io non intendo come l’autore
abbia ciò asserito. Veramente colle percezioni 1' lo non separa nè
unisce, anzi se fosse limitato a questa ca- pacità di essere passivamente
modificato, non vi sa- rebbero idee per lui, ed avrebbe un’ infinità di
sen- timenti confusi (vedi il §. IV). Il giudizio poi neppu- re
separa ed unisce, giacché pel Tracy giudicare è sentire una relazione,
àia si dirà: quando si giudica è mestieri analizzare dal subielto il
predicato, e poi farne la sintesi. Al che rispondo : tale
obbiezione non può farla il Tracy, perchè il giudizio, secondo lui,
è una sensazione di rapporto; e se fosse dallo stesso fatta, dirci che il
giudizio non è in tal caso facoltà elementare , stantechè si risolve in
quelle di Astrarre c Concretare, le quali in altre non decom-
ponendosi , senza alcun forse sono elementari. Ha dunque lo spirito
umano due facoltà ele- mentari e primordiali. Analisi e Sintesi, o
Astrar- re e Concretare , di combinare e decomporre che non son
sentire. Più sotto farò un’altra osservazio- ne sul luogo teste
citato. Le idee generali ammesse dal medesimo non pos- sono
spiegarsi colla sensibilità , nella quale per lui consistono le
intellettuali potenze. È opinione dell’ ideologo francese , com’ è
no- to , che le mentali potenze sieno concentrate nella
circoscritta periferia della sensibilità ; ma ascoltia- mo ciò che dice
altrove. * Nè è inutile qui osservare , che essendosi »
tratte od astratte certe parti della idea parlico- » lare per
generalizzarla , quando è divenuta ge- » nerale non è più esattamente la
stessa che era, » essendo individuale » » L’ operazione di
Concretare ci serve per » formarci 1’ idea delle cose eh’ esistono ; e
quella di Astrarre ci serve a comporre de' gruppi d’ idee il
modello delle quali non esiste in natura » (9). Sopra le quali
parole dirò : Se pensare fosse unicamente sentire , i prodotti
intellettuali dovreb- bero essere sempre identici alle sensazioni .
agli obietti sentiti ; e perciò. L'idea generale, che non è più
esattamente la stessa eh’ era, essendo individuale , il model- lo della
cui idea non esiste in natura , verrebbe meno ; a.
Impossibili sarebbero i rapporti , clic, per esso autore , sono vedute
della mente , c non già cose che per se stesse esistono ; 3 .
Effcllivar non potrebbonsi quelle nuove com- binazioni operate dalla
immaginativa. Le quali cose ammesse dal Tracy, cioè rapporti, idee
genera- li , prodotti della immaginazione , essendo diverse dagli
oggetti della sensibilità , e per legittima illa- zione non spiegabili
mercè di essa , è 1’ autore co- stretto , suo malgrado , ad ammettere
altre facoltà ben distinte dalla sensibilità, onde rendere ragione
di questi fenomeni intellettuali. §• vi. L' uomo , per esso
autore, si distingue dai bruti per la facoltà d’astrarre, di che è
dotato, idea contraddittoria ai suoi principi. Nè metterci fine a
queste qualsiano riflessioni, se tutti volessi scrivere i pensieri che
alla mia mente affanciansi ; e dirò pertanto un’osservazione, chè il farne
trascorrere 1’occasione sarebbe colpa. Tracy che sì spessamente asserisce che
pensare è formato da quattro potenze, cioè sentire propriamente detto,
ricordarsi, giudicare, volere, e nuli' altro che sentire, nella sua
grammatica così s’esprime. Penso adunque che ciò che manca agli animali, sia la
capacità d’isolare un idea parziale, di distaccare una circostanza da un’ impressione
totale e composta, di separare un soggetto dal suo attributo, d’astrarre, in
somma, e d’analizzare. E ciò fa che il loro linguaggio non » sia mai se
non una serie di interiezioni c di pro- » posizioni implicite. Ecco tutto
quello che costi- » tuiscc tutta la differenza tra gli animali c noi
(io). 16 Non è questa una contraddizione ? Al
certo por- tare opinione che le facoltà del pensiero sien quat-
tro, sentire , ricordarsi , giudicare e volere , c poi dire che 1’
altissimo intendimento dell' uomo si dif- ferisce dalla corta
intelligenza dei bruti , perchè quello è munito della facoltà di Astrarre
, è pro- nunziare una contraddizione. Medesimamente ciò non può
affatto conciliarsi colla sola nuda sensibi- lità di che , secondo lui ,
è dotato 1’ uomo ; stan- tcchè se pensare fosse sempre mai sentire, io
non so in qual modo potrebbe all’ umano intelletto con- cedersi 1'
Astrarre, operazione che non è spiegabi- le per la sensibilità, sendo il
suo officio di separa- re , analizzare , e dividere : il che è tanto
diverso dalla sensibilità , quanto lo è 1' attività dalla
passività. Riassunto delle Riflessioni Critiche. Pertanto,
pria di porre fine a queste riflessioni, credo non sarà discaro al lettore
il conoscere ad un colpo d' occhio le opinioni del Tracy e le mie osservazioni
; cosicché rendendo simultaneo ciò che nel discorso c successivo ,
cogliere nel tempo stesso i vantaggi dell' analisi c della sintesi. Opinioni
di Tracy Le facoltà del pensieio sono quattro: sentire propriamente detto,
ricordarsi, giudicare, volere, tutte e quat- tro nella sensibilità
concen- trate. Il giudizio consiste in sen- tire relazioni.
La relazione è quella veduta della mente , quell' alto della nostra
facol- tà di pensare per cui avvici- niamo un' idea ad un' altra
, e le paragoniamo insieme io uua maniera qualunque.
Una relazione non è che una veduta della mente , e non già
una cosa che per se stessa esista. III. La
formazione delle idee è dovuta a due facoltà. Con- cretare ed Attrarre. Osservazioni
critiche. Niuna ragione adduce il Tracy, e , quel che eh' è di
peggio . con una vergognosa petizione di principio asseri- sce che
pensare è sentire , perchè è sentire. Confonde spesso il sentimento
delle facoltà colle stesse facoltà. 1. Asserendosi coll'autore che
la relazione sia veduta dello spirito, e non giù una cosa clic per
se stessa esista, non può il giudizio consi- stere in sentire
relazioni , queste non essendo realità nelle cose sentite. La
definizione della re- lazione mostra eziandio che nel giudizio evvi
1’ avvicina- mento o Sintesi , che non è sentire ; e perciò falso
che le facoltà dello spirito sieno quattro, falso che si
concen- trino tutte nella sensibilità. 3. ° Se fosse il
giudizio u- ua sensazione, i giudizi del- 1' uomo sarebbero
infallibili , come senuatamenle ha detto ltousseau. L'autore è
in aperta con- traddizione coi suoi principi. Perché le facoltà
dello Opinimi del Sig. Tracy. L' idei» divelluta generale non
è più esattamente la stes- sa eli’ era essendo individuale. La
facoltà di Astrarre ci ser- ve a formare dei gruppi di idee , il
modello delle quali non esiste in natura. Il rapporto è una veduta dello
spi- rito, e non già una cosa che per se stessa esista.
Quando io immagino, non fo che unire differentemente idee che
ho già avute : se- paro le une, avvicino e con- giungo le altre ,
ne formo nuove combinazioni. 1a differenza intellettuale fra
l'uomo ed il bruto si è, che il primo in preferenza del secondo è
dotato della ca- Osservazioni critiche spirito non
saranno quattro, ma sei. Pensare non sarà sempre sentire, c nuli’
altro che | sentire, giacché due forze vi i sono di natura distinte
dalla : sensibilità. Concretare ed A- ‘ strane , Sintesi ed Analisi
, | le quali non decomponendosi ! in altre facoltà, sono
primor- j diali ed elementari , almeno rispetto al sentire.
IV. Le idee generali , i rap- porti, i prodotti della
imma- ginativa, essendo diversi da- gli oggetti della sensibilità
, e non spiegabili perciò per essa, ò mestieri , onde esser
conseguente, ammettere altre facoltà distinte dalla sensibi-
lità. Portare opinione che le po- tenze dello spirito sieno
quat- tro , sensibilità , memoria , giudizio, volontà ed in
sen- Opinioni di Tracy. j Osservazioni critiche. parità
d'isolare un’idea par- lire riposte, e dire che rin- viale, di distaccare
una circo- ! telletto dell’uomo si distin- stanza da un' impressione to-
guc da quello del bruto, per- iate e composta, di separare che il primo è
esclusivamen- un soggetto dal suo altribu- te romito della facoltà di
A- to , di Astrarre iu somma e slrarre, si è pronunziare una di
Analizzare. palpabile contraddizione. La potenza di Astrarre è
ele- mentare e diversa essenzial- mente dalla sensibilità:
dun- que le facoltà del pensiero non saran più quattro , nè
tutte sentire. Queste sono le principali mende , clic il inio
ingegno Ita potuto scovrire nel sistema delle facol- tà dello spirito del
Conte Dcslutt-Tracy. E non mi resta a dir altro , clic 1’ illustre
ideologo francese fu trascinato dalla sua erronea idea , cioè clic
le facoltà dello spirito sieno quattro , c tulle dall' an- gusta
sfera della sensibilità circoscritte. ANNOTAZIONI Ideologia Ho detto
mostrarne la falliti o almeno la inesat- tezza, perchè le relazioni, come
tutti sanno , essendo di due modi , si potrebbe dire : di quali relazioni
egli parla ? delle reali , o delle logiche ? Se delle prime, va errato,
dappoiché non sono vedute dell' Io, o, come dicesi, subiettive, ma
reali od oggettive. Sia parla egli forse delle seconde , cioè
delle relazioni logiche ? Si , dirà taluno , ed il vocabolo veduta sembra
ciò confermare. Peggio ; perocché il giudizio non consiste sem- pre
in percepire cotali attinenze , ma eziandio si versa sulle relazioni
reali ; di che la definizione del Tracv, essendo gene- rale , sarebbe
inesatta. E ciò basti onde mostrare la falsità, o almeno inesattezza di
esso autore. Credo utile avvertire , che in tutta 1’ opera del
Tracy campeggia un errore , cioè che avere due sensazioni sia lo
stesso che compararle ; errore oggimai con somma penetra- zione da un
esimio filosofo confutato ; perciò io mi dispenso farne parola. — (Gali.
Fieni, di Filos. V. 2. Cap. X. Sagg. Filos. V. 1. Cap. 2. §. 32).
Parimenti si avverta, che il Tracy confonde il desiderio colla
volontà ; distinzione che era stata giudiziosamente co- nosciuta dal
celebre filosofo LOCKE – citato da H. P. Grice (Essai Phi- losophiquc) ,
ed il nostro profondo Galluppi ha fatto eco al sullodato filosofo ( Sagg.
Fi- los. Voi. HI. Cap. 5. § ai. — Eleni, di Filos. Voi. II. Cap. 6.
§. 44. Filos. della Volontà. eome pure il dotto Pezzi nelle sue Lezioni di
Filos. V. II. Quindi prego il lettore di consultare i luoghi
citati. Emil. Liv. IV. Op. cit. Voi. I. Cap. VI. (7)
Piacemi accennare un mio pensiero onde far vedere la impossibilità in che
furono i filosofi di ridurre tutti i fatti dello spirito alla sensazione.
Tracy , che disse pensare esser tutt' uno che sentire , ha , siccome ho
osservato , incorso in contraddizione ammettendo le facoltà di Attrarre e
Concre- tare. Or Elvezio che pure Insegnò le potenze della mente
esser due , sensibilità fisica e memoria ( la quale è per lui sensazione
continuata ma indebolita ) , ammise due facoltà , quella di decomporre, e
di ricomporre gli oggetti , e di po- terne creare de’ nuovi non aventi
esistenza in natura. ( De P Homrae Set. Vili. Chap. 19 ) ; e perciò
contraddisse sè stesso. (Vedi GALLUPPI (vedasi) Filos. della Volontà). Ma
che dirò dell'illustre Condillac? Le sennate cri- tiche da valentuomini
prodotte, ed in ispezialità dal Laromi- guiere e Galluppi , fan chiara
fede dell’ erroneità della sua sensazione trasformata. Nella sua logica
pertanto leggo le seguenti parole : » Quando colia
riflessione osservate si sono le qualità , » per cui gli oggetti
differiscono, si possono, colla medesima » riflessione , raccogliere in
un tolo le qualità , che tono se- » parate in molti. A questo modo un
poeta si forma , per » esempio , l’ idea di un eroe che non ha mai
esistito. Al- » lora le idee che uno si forma , sono immagini che
non » hanno realità se non nello spirito , e la riflessione che »
forma queste immagini , prende il nome d’ immaginazio- » ne. (Cap. VII. )
». Quando il filosofo è mosso dallo zelo di parte, vede nei
fatti similitudini non esistenti , trascura cose importantissi- me , e fa
violenza a tutto onde tenersi dietro a quell’ idea , che tanto lo signoreggia.
Cosi Condillac , il quale vuol darci ad intendere che la potenza di
sentire contenga tutte le altre facoltà dell’ anima , sogna che l’
immaginazione sia sensazione , senza por mente che questa non può rentier
ra- gione di quella. E invero se questa facoltà raccoglie in un
nolo oggetto le qualità che sono separate in molti; se con que- sta
potenza il poeta si forma l' idea di un eroe che non ha mai esistito ; se
i prodotti di essa non hanno realità , se non nello spirito, come potrà
dirsi sensazione? Questa ha un og- getto corrispondente, c le idee
effetti della immaginazione non hanno realità , se non che nell’ animo ;
più , per aver luogo una sensazione si richiede 1' azione di un corpo su
1‘ organo, quando per ottenere gli effetti della immaginativa è
mestieri, oltre le sensazioni , ec. l’ azione di raccogliere , combinare
, concretare , sintesizzare , il che dinota la riunione operata
dalla mente. Dire adunque che la collezione dello intelletto sia
sensazione , è dire che 1’ azione dell’ operajo è la stessa materia
bruta. Nè monta il dire , che secondo il Condillac le
operazio- ni dello spirito altro non sono che sensazioni trasformate
; giacché in tal caso è forza ammettere cause , mezzi , facoltà che
operino siffatta trasformazione, e la differenza allora fra ■ne e lui
sarà poca o nulla. In fine fra i caldi ammiratori del sensualismo
non è 1’ ultimo il chiarissimo fisiologo Richerand , il quale ne’
suoi Elementi di Fisiologia fa la seguente riflessione. »
Quantunque Condillac abbia detto in molti luoghi del- » le sue opere che
tutte le operazioni dell’ anima non sono » che la sensazione stessa , la
quale si trasforma differente- » mente ; che tutte le facoltà son
rinchiuse in quella di » sentire ; la maniera con cui egli ha analizzalo
il pensiero, » lascia tuttavia molti dubbi ed incertezze sul vero
caratte- » re c sull' importanza relativa di ciascuna delle sue
facoltà. » Il merito di dissipare le tenebre , che oscuravano
ancora » questa parte delia Metafisica, era riservato a Tracy. Gli
elementi d’ Ideologia che egli ha pubblicati non ha » guari , non
lasciano nulla a desiderare su quest’ oggetto. Ediz. di Firenze. Ma ,
colla riverenza a si valente autore dovuta , mi sia permesso il dire
alquante parole. Il Sig. Richerand è dun- Digitized by
Google 23 que d’ avviso , che il sistema delle facoltà
del pensiero del Tracy nulla lasci a desiderare : ma ciò' è véro ? credo
che le mie poche riflessioni abbiano messo a vivo lume gli erro- ri
del Pari di Francia. E poi l’aualisi, che il dotto fisiologo dà dell'
umano intendimento , dimostra che tutto sia senti- re ? Mai no. Eccone il
perchè. Per esser breve al possibile, nulla dico delle espressioni da lui
usate parlando dell’atten- tiva facoltà, cioè « potenza di concentrare le
facoltà intellet- tuali sullo stesso oggetto » ed altrove la dice «
raccoglimen- to dell’ anima » con le quali parole , come ognun vede,
non può I* attenzione riguardarsi una sensazione ; ma trascriverò
soltanto ciò che egli dice dell’ immaginazione. » Questa facoltà
creatrice porta il nome d’ immagina- » zinne; so inventa de’ mostri
avviene dacché il cervello pò- » tendo associare unire combinare , le
riproduce in un ordi- » ne di non naturale successione , le associa a
capriccio , e » dà luogo a non pochi falsi giudizi ». Che intende- qui il
chiaro autore ? Che in noi evvi una forza combinatrice , che associa ,
lega, unisce le idee. E può questa potenza confondersi col sentire? A me
pare di no. Ometto la dimostrazione per non ripetere le idee dette con-
tro Tracy e Condillac ( Vedi §. IV. ) e sicuro che il savio lettore potrà
di leggieri farne 1’ applicazione. È forza quindi dire che nell’umana
mente, restringendomi a considerar 1’ ar- gomento in relazione alle cose
sensibili e nient’ altro, debbon- si distinguere tre cose : sentimenti ,
facoltà , idee , cioè ma- teriali, macchine o strumenti, e manifatture. I
sentimenti non sono idee , ma lo addivengono mercè l' azione della
facoltà , come le materie grezze non son .manifatture , ma si fan ta-
li per le macchine : le idee non sono facoltà, ma efletti di esse , cioè
hanno origine dall’ azione delle potenze sui senti- menti , appunto Come
i prodotti <T industria sono diversi dal- le macchine lavoratrici ec.
Asserire dunque , come fecero i sensualisti , che le sensazioni sono idee
o facoltà , si è diro che le materie grezze sono manifatture o macelline
, si ò confondere tutto. Dalle quali cose partili, che il
Richerand vada errato. 1. «
Stimando esatta l' Ideologia del Tracy , e massime 1' analisi delle
facoltà dell'anima, nella quale stanno molti errori. Perchè egli non
prova che tutto sia sentire, anzi ammette 1'immaginativa, che non è
sentire. Queste riflessioni faranno ad evidenza conoscere , che i
più celebri sensualisti sono stati nell' impossibilità di sostene- re il
loro sistema. Tanto è assurdo che tutte le forze dello spirito si concentrino
nella sensibilità I Per mostrare ancora, sino a qual segno sia
stato spinto lo zelo di parte in quell' epoca , rispetto alla filosofia
della sensazione , ci faremo a trascrivere una scena avvenuta alla
Scuola normale. Cette philosophic dominait allors avec une puissance » qui en faisait
comme une religion ; elle dtait non seule- » ment la véritd, mais toute
la vdritd : ses nombreux disci- » ples n* admetlaicnt pas qu' il v eùt
possibilità à croire en » quelque autre symbole philosophique ».
» Le spiritualisme essaya pourtant d' une timide rdcri- » mination.
A cette dcole , les dldves avaient le droit d’ in- » terpeller les
professeurs, soit pour les combattre, soit pour » leur demander de plus
amples explications : un jour par » semaine dtait riserve à ses ddbats.
Or , parmi les audi- » teurs de Garat , se trouvait ce fameux
Saint-Martin , au- » teur mystdrieux de tant d’ ouvrages mystiques,
traducteur » et commentateur de Jacob Boehm , celui que M. de Mai-
» sire a nommd le plus dldgant des thdosophes modemes , » et probablement
seul alors à oser professer en France » une autre philosophie que celle
de Condillac. Saint-Martin » eut d’ abord quelque peine à se faire au
langage du jour. » La langue du matdrialisme ne ressemblait en rien à
celle » parlde dans ces hautes sphères de la spdculation où
l’empor- » tait son gdnie. Enfin, le professeur ayant amèrement
blà- » md cette cdlèbre proposition de Jean-Jacques : La parole »
semble avoir 4M fort ne'cenaire à V inslitution de la paro- » le. Saint-Martin, de son banc, et du melieu de la
fou- » le, entreprit la ddfense de Ronsseau. Profitant de l’occasioo , il
défendait de mème , contro une autre attaque du » professeur , la
doctrine de Hutchesson sur le sens mora!. » Mais le débat ne tarda pas à
devenir plus important , le » dialogue suivant s’ engagea entre 1' élève
et le professeur : » Vous parahsez vouloir, disait ce dernier, qu' il y
ait dant » f homme un organi d’ intelligence autre que noe leni
exté- » rieun et notrc lentibililé intérieurc? Oui , citoyeu. » Un organo d’
intelligence ? Oui, citoyen. Voui avez » pour doctrine que t entir
le chotei et le t connattrc toni dei » choset differente! ? J' en tuit
pertuadé. Cependant , » lortque je refoii en pritance du toleil lei
tensaJiont qu e • me donne cet altre éclatant qui échauffe et qui éclaire
la » terre, eit-ce que j’ en connata autre eh ole que le leniationt
» mémet que j‘ en remoti ? — Vani lente z lei scniationt ; » mait le
réflexiont que vout ferez eur le teleil, mah ... (1) » Saint-Martin
aurait eu sans doute bien d* autres mah > à ajouter ; mais le
professeur , prenant tout à coup uu » ton solennel : Ce qu' il importe
d’abord de dire, c'eit que » par celle doctrine doni la quelle on lappole
que noi ttn- » tal ioni et noi idéet toni de chotei différentei, c'eit le
pia- ti toniime , le cartélianiitne, le mullebranchiime que vout
ret- ti luicitez. Quand on a une foi, il ett beau de la profeiser ,
» il ett beau de la profetter du haut dei toits ; mah il n’ » ett pai bon
de porter une foi doni la mélaphytique eom- j> me en physiquc. La
philotophie obierve lei failt , elle lei » classe , elle lei combine ,
mah elle ne t’ écarte jamaii dei » réiultati immediati , loit dant leur
timplicité , soit doni » leur combinauon. Ce n’ est point là le procédé
de Maltc- » branche et de Platon : l' un et l’ autre suppoient dant
s i homme dei agent qui ne nout toni connui par aucun fait » tentible, et
dei fatti qui ne nout toni connut par aucune de » noi lensations. De
pareils agent toni préche'ment de cet » idolet qui ont obtenu li
Iung-tempt un culle supentithux Débals, » de V esprit humain , de ces
ùloles doni leu écoles étaint let » temples , et dont Bacon le premier a
brité let statue s et » let autels. Ce serait t/.v gra.wo ualuevr ti, à V
ouverture » det écoles normale » e dei é colei centrale t , cet idoles
pouvaint y pe'ne'trer : tonte Isonne philotophie serait perdue , » tous
lei progrèt det connaitsances seraient arre té t, et e' est » pour cela
gue je regarde comme va Dttroin sjcrè , doni » un profetseur de V anmjse
, de trailer cet idolet avec le » méprit qu’ ellet méritent.
» Peu de minutes avant tette terrible conclusioni , il s’en était falla
de fort peu qae la question ne fùt mise aux vois. Nout somme t ratsemblés
ici en Irei grand nombre , di- ». tait le profetseur , nous tommes deux
ou trois mille per- ii tonnes ; je coita invite donc, citoyens , à vous
recueillir au » fond de voi amet , et à cotta demander ti let
sentations » que vous are: recuet et gardéet de la chaleur , de l’
éclat » et du mouvement apparent du toleil , et la connaissance de
» cet éclat , de celle chaleur , de ce mouvement , toni pour » cotta deux
chuset di/ ferenti , (tu ti ellet ne toni pai une » sente et méme chose
tous deux points de ette et tous deux » dénominations (2). I.a majorité
était , sans aacun doute , » au professeur ; Saint-Martin aprés avoir
répété sa profes- » sion de foi , n’ eut plus qu’ à se rasseoir , bien
dfiment » convaincu de ptatonisme , de cartésianisme , de
mallebran- » chisme. Aitisi condamné , Galilée , agenouillé pour
confes- » ser erreur ce qu’ il savait vérité , se relcva pour
pronon- » cer le faineux e pur ti muove ; et pourtant , dit Saint*
» Martin en se rasseyant, let sentations que je refois du to- » leil et
1’ idée que f ai de cet altre »' en sont pas maini » deux chostt é méne
meni différentes ; et pourtant il y a , » mitre let impressioni éparses
de chaleur , d’ éclat , que je » refois , l’ impression compiere où se
troucent confondile t Débats Debals toulei cet impretsions de de'tail par
une f acuite tout autre » que la tensilrilité qui a rtpu eellet-ci
». » La question mise aux voix, et résolae dans le sens da »
professeur , n’ eùt pas été un des raoins singuliers òpiso- » des de 1’
histoire des assemblées délibérantes. Histoire de la Pbilosophie Allemande depuis
Leibnitz josqn’ a Hegel. — Par le Baron Barchoa de Penhoen CENNO SUGLI
ELEMENTI DI F1LOSOFU DI GALLUPPI (vedasi) L’Italia deve oltre modo
superbire dacché il Barone Pasquale Galluppi diè in luce le sue
ope- re filosofiche , e massime il Saggio sulla Critica della
Conoscenza; la quale opera fa chiarissima fe- de che la sventura patria
del Galilei , Filangeri , Beccaria e tanti altri , non lo è meno di
filosofi profondi e potentissimi. E son ben note le Iodi con che è
stato levato a cielo. Veramente è d’ uo- po non aver senno per non
conoscere la profon- dità di questo italiano : c chi, dopo aver
meditato le opere dei grandi sapienti italiani e stranieri, non
ammirerà il merito di cotant’ uomo ? Ma se ciò è vero, come è verissimo,
mi sia lecito il dire alcu- ne parole sugli Elementi di Filosofia ( a.d»
edizio- ne) di questo esimio autore. Questo opuscolo venne in luce la
prima volia dai tipi di G. Fiumara. Logica Pura. Il primo volume con
che egli dà comincia- mento agli elementi di Filosofia si è la Logica
Pu- ra , operetta che sola, se non ne avessimo altre, ba- sterebbe
a farci dedurre il suo profondo ingegno ; perciocché in essa veggonsi
risoluti ardui proble- mi , e una raccolta intellettuale di preziose
verità in vari autori sparse. Egli nel primo capitolo sta- bilisce
la sennata distinzione fra conoscenze pure ed empiriche (i) , dalla quale
inferisce la differen- za fra logica delle idee e quella dei fatti, cioè
fra la logica del matematico e quella del filosofo. Il
secondo capitolo è pure pieno di sostanzio- se dottrine. L’esame delle verità
primitive a priori, la confutazione della Kantiana dottrina, la quale
sti- ma esservi giudizi sintetici a priori che non sol- vonsi nel
principio di contraddizione, tutte le altre riflessioni sulle definizioni
sono con molto sagace di- scernimento discusse. Ammiro nel
terzo capitolo 1’ analisi che dà del raziocinio. L’ autore volgendo in
pensiero l’ insuf- ficienza dell' esame de’ filosofi su quest’ atto
menta- le , da profondo analista dimostra come un giudi- zio si
deduca da un altro giudizio , e quanti giu- dizi sieno necessari per
formare un raziocinio. E questa sua analisi debb’ esser tanto gradita a’
pen- satori , quanto più si chiami al pensiero esser le teorie di
Locke c Condillac imperfettissime. Difatti nessuno, io credo, potrà esser
soddisfatto in udire che Locke reputa istruttiva quella proposizione
clic non è contenuta, nè identica con un’ altra, ma clic è una
conseguenza necessaria di essa. Invero il fi- losofo inglese avrebbe
dovuto provare , come av- viene clic un'idea clic non è racchiusa in
un’altra, possa affermarsi di quest’ altra ; egli dice che ciò può
farsi perchè la seconda è urta conseguenza ne- cessaria della prima ; ma
per f appunto si cerca , come f idea B che non è racchiusa nell' idea A
, possa dirsi una conseguenza di A. Se fra le due idee A, e B non
vi è alcuna relazione d’ identità , 10 spirito non si vede come
possa legarle insieme. Nè può saziare la mente la dottrina
Condillachia- na, cioè che la dimostrazione altro non sia che u- na
serie di proposizioni perfettamente identiche , e solo differenti nell’
espressione, perchè ciò supposto non si può comprendere in qual modo il
razioci- nio estenda la sfera delle nostre conoscenze. L’
autore fa eziandio conoscere in questo Ca- tolo III. i due uffici del
raziocinio, e ciò con mol- ta evidenza ; come del pari mi piace oltremodo
la soluzione da lui data del problema relativo all’ i- struzione
del raziocinio, vale a dire in qual modo 11 raziocinio puro
poggiato sull’ identità è istrutti- vo ; problema che , se mal non mi
avviso , è nei desiderata del celebre Degerando, ed ingenuamen- te
dico clic il Sig. Galtuppi lavorando da filosofo lo ha con molta
soddisfazione risoluto. Stimo con- venevole 1’ avere aggiunti a questa
a.* edizione alcuni §§. perchè danno maggior lume alla dottrina del
raziocinio. Dopo d’ aver egli considerato il raziocinio
nel pensiero, viene nel Capitolo IV. a considerarlo nella parola. Fa
un bastevol cenno de' modi di argomenta- re ; poscia espone la dottrina
del Tracy , il quale opinava il sorite esser il modo naturale di
ragionare, c che il sillogismo debba ridursi al sorile c non già
questo al sillogismo. Debbo qui dire che il Gallup- pi in questa a.* edizione
con non poca nettezza dà a conoscere la opinione dell' ideologo francese.
Che dirò della critica al Tracy fatta ? È eccellente , c veramente
degna dello spirito che f ha dettata. In essa chiaramente si scorge 1’
equivoco preso dal Tracy, cioè di aver confuso idee elementi del
giudi- zio, col giudizio stesso; il che lo condusse a con- fondere
l ordine della deduzione delle idee con quel- lo della deduzione delle
conoscenze ; ed è ancora evidente come il sorite vada dall' universale al
par- ticolare, e non già viceversa, e perciò il sorite al
raziocinio si risolva. In questo Capitolo IV. fa un leggerissimo
toc- co delle regole sillogistiche , ed i §§, a questa c- dizionc
apposti suppliscono alla mancanza della prima. In quanto all' ultimo
Capitolo di essa logica , il quale ha per iscopo il metodo , per me
credo che il sullodato filosofo siasi bene internato nelle ^®11
analisi e sintesi, ed il 56 di cui que- sta edizione c adorna , è molto
acconcio per mo- strare le leggi dei due metodi. Giudico pure sen-
natamentc inseriti in questo luogo gli altri §§. sui mezzi logici di
passaggio da una proposizione no- ia ad un altra ignola. Un' all ra lode
finalmente è d' uopo riferire al Sig. Galluppi. Egli comincia lo studio
dell'umana intelligenza non dall'origine del- le idee o dalle facoltà
dell' intelletto, cioè dallo stato primitivo della mente, ma dalle
conoscenze, vale a dire dallo stato attuale ; c quanto questo metodo
sia esatto c possa influire al perfezionamento della scien- za , lo
han bene dimostrato insigni ideologi. Nella Psicologia Galluppi (vedasi) analizza
le facoltà dell’anima umana. Discute la quistione della percezione
del me , esponendo lo stato della quistione, le opinioni de’ filosofi (e
bene le ribatte) c con gran sagacilà stabilisce la coscienza di ogni
sensazione esser congiunta colla perce- zione del me. Avrei desiderato
che 1’ autore nel §. 6. avesse spiegato come per Condiilac 1 Io è
la collezione delle modificazioni che ciascuno prova ; stantcchè
nel §. 5. si legge che, secondo questo fi- losofo, una prima sensazione
non dà alla statua la percezione del proprio essere, immedesimandosi
es- sa colia scusazione , ma come poi la statua ba il sentimento
dell’ lo, non si vede. Il secondo Capitolo è del pari una chiara e
sottilissima disquisizione della percezione del fuor del me : stato della
quistione , pareri de’ filosofi , confutazione di essi, ragioni che sono
la base del- la di lui opinione , son cose tutte profondamente
condotte. É per lui ogni sensazione oggettiva , o sia la percezione di un
incognito. Passa nel ILI. capitolo a discorrere sull'Analisi. Mi vanno a
sangue i §§. io e 11. che ho let- to nella presente edizione ;
specialmente il §. 11. era indispensabile, perchè un' opera in cui tanto
e sì bene si ragiona delle facoltà dello spirito, è co- sa alccrto
non buona esser mancante delia defini- zione di facoltà. Medesimamente
penso dei §§. ag- giunti al IV. capitolo, nel quale 1 ' autore svolge
le leggi dell' immaginazione. Aè meno eccellente è il V.
capitolo in che 1'autore discorre della Sintesi , ossia facoltà di
riu- nire le percezioni che * l ' analisi acca separate. I’’a
vedere eh’ essa è di tre specie : reale , ideale , ed immaginativa. La
prima unisce clementi reali di un oggetto reale, e gli unisce perchè
uniti sono offerti dal senso interno, o dal senso esterno ; c tali
ele- menti possono essere congiunti o colla relazione che è fra la
causa e 1’effetto , o con quella clic esiste tra il soggetto c i modi,
attinenze che sono reali , oggettive, essenziali. Dalla seconda
prowengono le relazioni d’ identità e diversità , clic dall’ autore
so- no stimate soggettive , ossia viste dell’ intelletto ; come
pure con essa sintesi ideale si formino le idee universali , le quali
sono esistenti nella men- te , c non come han creduto tortamente
Elve- zio, Robinet ec. soli vocaboli. Suddivide , in que- sta edizione
, la sintesi ideale in oggettiva c sog- gettiva: quella fa conoscere le
relazioni logiche fra gli oggetti reali , questa le stesse relazioni fra
le nostre idee. La sintesi immaginativa è la facoltà di riunire in
una percezione complessa, alla (/uà- le non corrisponde alcun oggetto
naturale , diver- se percezioni, che hanno ciascuna un oggetto na-
turale. La suddivide in Civile e Poetica , mostran- do come i prodotti di
quella si possono cfTcUivare dall’ opera dell’ uomo, mentre quelli della
seconda specie nascono dal pensiero, e son diretti allo stes- so
pensiero. Con questa sintesi immaginativa poe- tica personifica il poeta
gli accidenti naturali, ani- ma la natura materiale, c crea in tal modo
piace- ri per 1’ immaginazione. .Non debbo quindi tacere, che
questo capitolo è da vero maestro toccalo , e nessuno, per quanto io
sappia, ha così ottimamen- te ragionato su tal forza corabinatrice dell'
intellet- to. Potrei ancora dire le relazioni che hanno alcu- ne di
queste dottrine della sintesi colla realtà dello umano sapere , ma dirò
bensì che questo capitolo c quello dell’ analisi sono all’ imparziale e
saggio lettore una prova della futilità del sensismo. Tien
parola nel sesto capitolo del desiderio e della volontà, c distingue con
Locke l'uno dall'al- tra ; pure mette distinzione fra volere e
deliberare. Nel settimo capitolo si trattiene sulla memoria, re-
miniscenza c dimenticanza, incominciando a dimo- strare che le sette
facoltà da lui ammesse sono e- lementari. Or io osservo il
numero delle facoltà elemen- tari clic, secondo l’ illustre autore,
giungono a set- te , cioè sensibilità , coscienza, desiderio, volontà
, analisi , sintesi , ed immaginazione , non è esatto. Egli ha
veduto che il desiderio non è , giusta la di lui dottrina , facoltà
elementare o primordiale , giacche in questa seconda edizione ha detto «
può non dimeno eccettuarsi il desiderio , il quale , se- condo la
dottrina che spiccheremo nel quinto vo- lume, essendo uno stato misto
dall’anima, può spie- garsi col concorso di altre facoltà ». Son
dunque le potenze elementari , secondo il nostro filosofò , sei e
non sette. Nei luoghi in che si legge dunque che le potenze elementari
dello spirito son sette , io credo che debbe correggersi e dirsi sei.
Buone osservazioni si leggono nell' Vili, ca- pitolo dove il
filosofo discorre sui sogni : ma il §. 56. a questa edizione aggiunto non
mi soddisfa interamente. Il chiarissimo autore in questo §. si
propone discutere , se lo spirito possa nel sonno esser privo d' ogni
pensiero: confuta poi l'opinio- ne di Locke , c si dichiara pel parere di
Cartesio c Leibnizio , cioè tien dietro a’ sostenitori del pe-
renne pensiero. Trascrivo le ragioni da lui addot- te in conferma della
sua opinione. Il sentimento del me sensitivo di un fuor » di me non
ci abbandona giammai nella veglia , » e ne’ sogni ; su qual motivo, lo
faremo noi ces- » sare in un sonno profondo ? Non mancano ccr- »
tamcnle allo spirito, in questo stato, gli oggetti » di questo sentimento
: 1’ io c presente a se stcs- >* so: egli è unito al proprio corpo, e
questo non » si sottrae all’ azione de’ corpi stranieri su di es- »
so. Noi non abbiamo idea di uno stato dell’ a- » nima nostra , che sia
diverso dal pensiero. Ri- » guardare l’anima come priva di qualunque
pen- » siero si c riguardarla in uno stato di morte ; » stato che
mi sembra impossibile ». Perche l’ lo è presente a se stesso , c
perche 36 egli è unito al corpo , clic non si
sollrac all’ azio- ne de’ corpi , 1' anima nel sonno profondo ha il
sentimento di sè e de’ corpi : così ragiona il Sig. Galluppi. 3Ja è
facile conoscere che ciò eh' egli dice è senza base. Dacché l’ anima ha
origine è presente a se stessa ; dunque la quistionc se 1' ani- ma
alla prima sensazione percepisca se stessa (qui- slione da lui con tanto
senno discussa ) è inutile , giacche essa sempre percepisce se medesima ,
per- chè a se stessa sempre è presente. Il dire poi clic 1’ Jo è
unito al corpo che non si sottrae all' azio- ne de’ corpi , è nulla dire
; giacché per sentire si richiede non solo 1’ azione degli oggetti sul
fisico , ma ben anco che gli organi di questo sieno ido- nei alla
loro funzione : e tale idoneità , come si sa, manca agli organi dei sensi
che sono, nel son- no profondo spezialmente , in un perfetto
riposo. Il capitolo IX , che ha per iscopo gli abiti
intellettuali , è lavorato da eccellente maestro. Ho letto con sommo
piacere, in questa seconda edizio- ne , come di tutti gli abiti
intellettuali non se ne possa rendere ragione colla rapidità di alcune
as- sociazioni , come la memoria si perfezioni coll’ e- sercizio ,
1’ effetto della ripetizione degli atti sulla sensibilità, c, quel che
più ammiro, l'esposizione c confutazione dell’ opinione de' filosofi
relativa a’ giu- dizi abituali e rapidi , che trasformando le
nostre sensazioni, fuori di noi le trasportano. K all’ ulti- mo
grado di convincimento recato, che l'abito non può produrre una facoltà
che non si ha dalla na- tura ; verità eh’ è feconda di molte
illazioni. L' ultimo capitolo è 1’ esame del sistema delle facoltà
dello spirilo secondo Condillac. Il Sig. Galluppi dopo aver esposto colle
precise parole del- 1’ autore il sistema della sensazione trasformala
, profittando de' lumi di altri filosofi , in ispczialità di
Laromiguicre , ne ba con non poca profondità rilevato gli errori. Per
altro non so perchè il chia- rissimo autore nulla ha detto sulla dottrina
del Condillac relativa al desiderio , nè in altro luogo di questi
clementi mi è venuto fatto vederne cenno. Ideologia. Esaminate
con tale e tanta penetrazione le fa- coltà dello spirito , le quali sono
i nostri mezzi di conoscere , passa il dotto autore a vedere 1' origi-
ne e generazione delle idee. Ponendo mente alla varietà de’ pensamenti
de’ filosofi, sopra tal proble- ma dell’ origine delle idee, ognun di
leggieri si ac- corge della sua difficoltà. Il filosofo per ben
riu- scire in tal gravissima impresa , è forza che con- cili due
sistemi contrari , quello cioè che fa nasce- re le idee tutte da' sensi,
c f altro clic suppone in noi certe idee inerenti al nostro essere.
Vediamo se l’autore abbia bene risoluto il problema. Locke avea
detto tutte le idee semplici derivare dalla sen- sazione e dalla
riflessione; ed il nostro filosofo con- viene in ciò col filosofo inglese
, ina si allontana quando e' si fa a dire che lo spirito è passivo
ri- guardo alle idee semplici , mostrando in un modo chiaro che le
idee sono gli elementi de' nostri giu- dizi, e che questi elementi sono
il prodotto della meditazione su gli oggetti delle sensazioni e
della coscienza. Poi si accinge ad indagare se tutte le idee
semplici sieno il prodotto dell' analisi degli oggetti della sensazione e
della coscienza ; que- stione nè da Locke , nè da suoi seguaci
pensata. L’autore osserva clic la cognizione del sistema del- le
facoltà dello spirito è sufficiente , onde risolvere tal domanda. È
difatti dalla sintesi ideale che prov- vengono alcune nozioni soggettive
, che si chiama- no rapporti , i quali non corrispondono ad alcun
oggetto sensibile. Sono dunque nello spirito idee semplici, che sono
prodotte dalla sintesi. In poche parole la dottrina dell’ autore è
la segnente. « Alla domanda, scrive egli, che cosa è idea ? io
risponderò : 1' idea c un elemento del giudizio : essa è un prodotto
della meditazione su gli oggetti presentati dalla sensibilità e dalla
co- scienza : essa è un prodotto della meditazione sui sentimenti.
Con queste diverse espressioni io dirò la stessa cosa. Alla domanda : d'
onde ci vengono le idee semplici? Io risponderò: alcune idee sem-
plici sono un prodotto dell’ analisi degli oggetti sensibili ; altre sono
un prodotto della sintesi. Io risponderò ancora : alcune idee semplici
sono og- gettive : esse corrispondono ad alcune realità : al- tre
idee semplici sono soggettive ; esse non corri- spondono ad alcun oggetto
fuori dello spirito , le quali derivano dalla facoltà di sintesi ».
In seguilo 1’ A. distingue le idee universali in due specie; delle
quali una comprende le idee essenziali allumano intendimento, l’altra le idee
ac- cidentali allo stesso. Le prime son quelle, che cia- scun uomo
può colla meditazione sul sentimento del me sensitivo di un fuor di me ,
formarsi ; le seconde derivano dal paragone di alcuni individui,
che non si manifestano a tulli gli uomini. Egli con buonissime ragioni
stabilisce cosiffatta distinzione ; ragioni desunte dall' indole delle
lingue cc. c , ciò che più è, con far conoscere che l'analisi stessa
del- le idee che Locke – citato da H. P. GRICE -- ci diè , conferma essa
distinzio- ne. Il filosofo inglese difatti non ci dà l’ analisi
delle idee accidentali all' intelletto, ma di quelle che si trovano
universalmente e costantemente in tutti gli uomini , che hanno 1’ uso
della loro ragione. L' ideologia debbo dunque occuparsi delle idee
es- senziali. In questa edizione 1' Autore con fino
avvedi- mento fa cenno de’ sostenitori dell’ idee innate , e ne
osserva le differenze che sono nelle loro opinio- ni. I Cartesiani
ammisero nel nostro spirito alcu- ne idee innate, che, secondo essi,
hanno una real- tà obbiettiva. Alcuni di essi le riguardavano come
atti perenni, privi di coscienza, e simili agli amo- ri abituali.
Leibnizio ammise le idee innate , c le stimò disposizioni , non atti :
disse pure clic tali virtualità sono accompagnate sempre da alcune
a- zioni , sovvente insensibili , che vi corrispondono. Il filosofo
di Koenisberg credè coi Cartesiani 1’ c- sistenza delle idee innate, a priori,
ma tolse a que- ste , in se stesse considerate , qualunque
obbiettiva realità. Determinato lo stato della quistione , 1' A.
distingue conoscenze da idee o nozioni ; quelle sono giudizi , queste elementi
di giudizi. Vi sono delle conoscenze a priori , necessarie , universali ,
ma le idee elementari di esse sono ancora a prio- ri ? Il fdosofo di
Lipsia risponde di sì. Il nostro autore non ammette idee anteriori ai
sentimenti cd assolutamente indipendenti dagli stessi, altaiche
nem- meno gli suppongano come condizione ; è per lui r idea il prodotto
della meditazione sui sentimenti, egli ammette alcune idee essenziali
all' intendimen- to, per le quali idee non mancano ad ogni uomo i
mezzi per acquistarle , cioè il sentimento del me che sente un fuor di
me, c le facoltà meditative. Dunque ci nega 1’ esistenza delle idee
innate , nel senso di idee anteriori cd indipendenti assolu-
tamente da’ sentimenti, ma ammette nello spirito li- na disposizione o
virtualità a formar le idee sog- gettive. È da notarsi ancora clic ,
secondo Locke, tutte le idee essenziali sono oggettive , per Kant
tutte soggettive , c perciò distrutta la realità della conoscenza, per
l’A. alcune soggettive altre obbiet- tive. Vorrei dir qualche altra cosa
su questo im- portante argomento , se non in impedisse il mio
proponimento; ma il savio lettore leggendo l'ideo- logia ed il quarto
volume del Saggio Filosofico dell’ illustre Galluppi facilmente vedrà
come egli si allontani dal sensismo. Dopo la discussione
dell' origine delle idee , I A. si impegna ne' capitoli a. 0 3.° 4-° 5.®
6.° a mostrare 1’ origine delle idee essenziali all’ umano
intelletto : cioè delle idee di spirito , corpo, unità , numero , tutto ,
identità e diversità , sostanza e accidente, causa cd effetto, tempo, spada,
universo c Dio , c nel settimo parla di alcuni errori della volgare
Ontologia. Ed è inutile riflettere che il Ch. filosofo in tutto questo
procedimento analitico è sempre penetrante, e mi sembrano bene
esaminate, per non dir d’altro, le idee di causa ed effetto non che
quella di tempo, su le quali idee son conosciu- ti gli sragionamenti di
Hume per le prime , di Kant per tutte e tre. Debbo qui dire , che
avrei desiderato più estesi cenni sullo spiritualismo e sul
materialismo. Sta bene , in questa edizione il capi- tolo Vili,
dell'influenza de' vocaboli nella forma- zione delle idee dopo 1* esame
delle idee essenziali. È da notarsi con particolare attenzione,
come l’A. in questo capitolo si studia provare i vantag- gi del
linguaggio, cioè eh' esso fa l’analisi del pen- siero , che rende più
facile 1’ astrazione , eh’ è ne- cessario per la scienza del calcolo
cc. Chiude questo volume coll’ imposizione cd e- same della
filosofia trascendentale. Si , è d’ uopo dirlo apertamente, è pur
vergogna ignorar questa filosofia per chi vuole spingere addentro lo
sguar- do nella filosofia : tale e tanta è la rivoluzione fi-
losofica eh’ essa ha prodotta! Il nostro autore con nettezza ed ordine ne
distende le precipue nozioni, e ne osserva con sottilissimo avvedimento
taluni errori, quantunque avrei bramato veder qui alcune riflessioni che
ho apparato, massimamente leggendo il suo eccellente saggio filosofico.
Egli riduce la lite fra la filosofia sperimentale ed il trascendentalismo
alla soluzione del problema. La prima operazione dell' attività
dell’intelligenza è 1‘analisi, o la sintesi – H. P. Grice: Why not both?
--? Egli si determina pell’analisi, c però s’avvisa il criticismo
onninamente venir meno. Logica Mista. È d’ uopo dir qualche
parola. Imprende il nostro filosofo nel I. capitolo a tener discorso
delle verità primitive di fatto, il che lo conduce ad esporre X idealismo
di Cartesio, Malebranche e Lcibnitz, c di ciò fa una sottile confu-
tazione. Egli , non come alcuni filosofi che credono aver confutalo gl’
idealisti quando han detto son visionari , ribatte i loro sistemi con
caldissime ra- gioni ; ma si ticn sempre entro i limiti di un -
ope- ra elementare. In somma in questo capitolo si ve- dono con
gran penetrazione discusse le principali quistioni relative alla realità
delle umane conoscenze. Ne’ susseguenti capitoli discorre sull’
istruzio- ne del raziocinio misto ; adduce 1’ obbiezione di Hume
contro la legittimità de’ raziocini , coi qua- li da un’ esistenza che si
sperimenta, se ne deduce un’ altra che non è oggetto di esperienza, c
pene- trando nel midollo della quislionc ottimamente sta- tuisce la
somiglianza fra il futuro ed il passato es- ser una verità sperimentale :
nè omette di esaminare i sistemi de’ filosofi su le cause naturali. Ammiro
oltre ogni credere ciò che scrive sull’ espe- rienza primitiva c
comparala , sull’ argomento di analogia ; c i §§. che hanno per oggetto
1’ esame dell'origine della scrittura figurativa , geroglifica ,
sillabica ed alfabetica son condotti con non poco senno , c , secondo il
mio avviso, utilissimi a co- loro clic volgono 1’ animo alla
scienza. Stabiliti i motivi legittimi de nostri giudizi ,
cioè coscienza , sensibilità, memoria, evidenza, ra- ziocinio , ed altrui
testimonianza , viene ad analiz- zare i motivi c l’origine degli errori.
Stima il dot- to autore clic i suddetti motivi che conducono lo
spirito alla verità, lo conducano del pari all’ erro- re ; nè ciò
favorisce lo scetticismo , giacche esa- minando egli attentamente l'
Origine de’ nostri errori , dà a divedere che 1’ errore nasce supponendo
come motivo de’ nostri giudizi ciò che non è tale. Pon fine alia logica
mista parlando con maturo giu- dizio della certezza, probabilità ed
ipotesi. Morale. Discusse le leggi del raziocinio , le facoltà
, l’origine c generazione delle idee ed il raziocinio misto, il
clic è lo stesso avere esaminato 1’ intellet- to, passa 1’ egregio Galluppi
alla volontà , la cui scienza chiamasi filosofia pratica o morale.
Pren- de egli le mosse dal fatto della scambievole influen- za
delle due facoltà dell’ umano pensiero , cioè intelletto e volontà, e nel
i.° e a. 0 capitolo si trat- tiene a mostrare minutamente cosiffatta
influenza. Senza occuparmi «li tutto quello ebe di buouo con-
tengono essi capitoli, farò alcune riflessioni. Vari pensatori avean
definito il desiderio 1' in- clinazione dell’ anima verso un oggetto ; ma
il no- stro valente filosofo sennalamente osserva clic i vo- caboli
forza , tendenza inclinazione applicati ai cor- pi non destano altra
nozione, se non «juella di una causa ignota di un effetto noto , cosa
potrebbero significare applicati allo spirito? Ciò gli porge op-
portunità di meditare più addentro sul desiderio. Egli dimostra essere il
desiderio uno stato misto dell’ anima di piacere c dolore ; questa
dottrina , per quanto a me pare, è profonda. Ma le sue in- dagini
qui non si fermano , e vanno più in là. I desideri dispongono la volontà
ad agire , c 1’ effet- to di quest’azione c il cambiamento della nostra
fa- coltà di conoscere ; ma ciò è cosi di tulli i desi- deri ? Egli
sembra che alcune volte 1' oggetto del desiderio è di produrre nell’
animo de’ nostri simi- li alcune modificazioni. Così la madre porge al
suo figliuolo la mammella per destare in lui le sensa- zioni
piacevoli del nutrimento dal latte : il padre travaglia per lo ben essere
della propria figiiuo- lanza : 1’ oratore aringa per persuadere e
commo- vere i suoi uditori, il filosofo scrive per insegnare la
verità al genere umano. Quantunque ciò sia vero , bisogna cercare , se il
destare certi pensieri nello spirito de’ nostri simili sia solamente
deside- ralo, come mezzo per aver noi certe percezioni, o pure se
in molti casi sia 1’ ultimo fine del nostro desiderio. Non pochi
filosofi dissero la morale essere fon- dala sopra un principio unico:
tanto la madre che piange la perdila del figlio, quanto colui che
soc- correre un infelice operano, solamente per amor di se , per
interesse. Tutto , secondo essi , parte da questo principio. Non àvvi
dubbio , dicono altri pensatori , che f uomo è spinto ad agire dall’
a- mor di sè , ma egli è del pari guidato da un in- trinseco amore
disinteressato verso dei soli simili. E qui è da notarsi , che questa
filosofica disputa erasi sì a lungo portata, per non essersi con
pre- cisione determinato lo stato della quistionc. Indi è che il
dotto A. a ciò si accinge. L’ uomo può volere una cosa perchè nè
vuo- le un'altra: allora questa seconda sarà il fine del- le sue
operazioni c la prima il mezzo. Possono esservi mezzi di mezzi , cioè una
cosa può esser mezzo rispetto ad una , fine per un' altra ; latta-
volta in questa catena di mezzi e di fini evvi un termine in cui la
volontà si riposa c che è voluto per se stesso : tal fine addimandasi
fine ultimo. Inoltre non bisogna confondere il desiderio coll’og- getto
desiderato. Il proprio piacere entra in cia- scun desiderio, come parte
costitutiva dello stesso, ma questo piacere non si deve confondere
coll’og- getto desideralo. Permesse queste nozioni, ecco come determina
lo stato della quistionc. L oggetto del desiderio è esso sempre di
cambiare lo stato della nostra facoltà di conoscere ? In altri termi-
ni : il fine ultimo della nostra volontà è esso sem- pre il cambiamento
dello stato del nostro intclletto? Questo fine ultimo può egli essere un
certo stalo dell' anima degli altri uomini ? Stabilito così
bene lo stato della quistione, egli sembra facile darne la soluzione, Quando io
ve- do cader nel fuoco o in un fiume un fanciullo , non penso
certamente a me, obbiio anzi me stesso, cerco di ajutarlo, c sono fuori
di me colla mente, colla volontà e coll' opre. Può egli negarsi che
la compassione per l’ altrui miserie sia un’ affezione primaria e
naturale del cuore umano ? Infiniti e- scmpi dimostrano ciò. Senza questa
originaria disposizione della nostra natura , in qual modo il poeta
potrebbe commovcrc gli spettatori? — L’uo- mo non di rado ajuta il suo
simile con gravissi- mo pericolo di sò ; egli incontra qualche volta
vo- lontariamente la morte per salvare 1’ amico. Tanto è il potere
di siffatta molle del nostro cuore ! Ma, dicono altri filosofi, i
motori della volon- tà sono il piacere ed il dolore : essa va
costante- mente in cerca del primo , c fugge costantemente il
secondo. A questa ricerca e fuga costante si dà il nome di amor di se
stesso, amor proprio. Tut- te le azioni della volontà han dunque per fine
ultimo 1’ amor proprio , c noi amiamo gli altri per nostro ben essere :
il proprio me è 1’ ultimo ter- mine di ogni nostra tendenza. Questa
obbiezione nasce dall’ ignoranza dello stato della quistione. Egli
è fuor di dubbio, che i principi motori della volon- tà sieno il piacere
ed il dolore, ciò non di meno è estraneo al nostro proposito , perchè c
relativo al- l'origine e alla natura delle nostre affezioni, mentre
noi cerchiamo 1’ oggetto de' desideri, cioè se 1 oggetto di ogni nostro desiderio
sia il me. Quando al vedere un infelice corro a soccorrerlo, la mia
vo- lontà è mossa dal dolore prodotto dalla vista di quell'
infelice , ma 1' oggetto di essa è il cambia- mento dello stato interno
del mio simile. Ne dica- si che prestato il soccorso segue un certo piacere,
perchè le conseguenze che provengono da un’ a- zione non sono sempre il
fine ultimo di quest' a- zionc. L’ uomo non pensa a sè in tali casi ,
egli è concentrato sul suo simile , ed opera per liberarlo dal
dolore. Aggiungi, clic se 1’ oggetto del deside- rio fosse il piacere di
vederlo sollevato , egli ope- rerebbe mosso dal piacere e non già dal
dolo- re ; la vista dell’ infelice sarebbe per lui piacevole,
poiché ciò , che si riguarda come mezzo di perce- zioni piacevoli , è
piacevole. — Finalmente tutto il genere umano mette distinzione fra le
affezioni be- nefiche o diffuse, die hanno per fine ultimo il pia-
cere ed il bene altrui, c le affezioni interessate che hanno per fine
ultimo il proprio piacere ed utile. Si rispetta c venera il vero amico ,
il cuor benefi- co e compassionevole ; si trascura c disprczza
l'af- fezione dell’avaro, dell' uomo insensibile, dell’ adu-
latore, dell’ambizioso, dell'egoista, cc. Da queste fioche parole è
facile il dedurre , che 1' A. fissan- do il vero stato della disputa , ha
potuto bene sol verta. Non poche altre dottrine di grave
importanza sono ancora ne’ primi due capitoli. Lcggcsi in que- sta
seconda edizione un migliore ordinamento dei principi attivi indeliberati
della nostra natura , i quali sono i.® L'appetito scntitivo , a.® Il
deside- « rio della propria eccellenza, 3.° Desiderio
di cono- scere il vcro'o curiosità , 4 ° Desiderio della glo- ria,
5." Desiderio della società. Il desiderio del- la superiorità su gli
altri uomini, il che compren- de «lucilo del potere e l’ emulazione , 7.
0 Le Affe- zioni. È d’osservarsi che l’Autore ha dato un nuo- vo
ordinamento, attingendo ai principi di Deaeran- do e dello Stewart.
Il terzo capitolo ha per oggetto il bene c ma- le morale. Sono in
esso esposti e censurali con somma chiarezza il sistema sulla morale del
celebre Wolff e (pici lo di Elvezio. Sebbene questi due sistemi partano
da un principio , cioè nel riporre nella felicità 1’ unico principio
motore c regolatore delle umane azioni , pure sono fra essi
importanti differenze. Nel Wolfiano sistema si concede l’uma- na
libertà, la bontà c malizia intrinseca delle azio- ni ec. le quali cose
non sono affatto ammesse da Elvezio che tortamente credè tutte le potenze
del- 1’ anima esser riposte nella sensibilità. Il valente
nostro fdosofo , venendo alla criti- ca, reputa esser due i principi
determinanti la vo- lontà, la felicità ed il dovere; osserva del pari
che vi sono azioni moralmente buone c male ; di’ evvi una giustizia
ed ingiustizia universale indipendente- mente dalle leggi positive cc.
ec. In fine, onde del tutto abbattere la dottrina dello interesse
persona- le , egli dimostra che subboruinando il dovere al
personale interesse, si distrugge la moralità delle a- zioni. Mi piace
offrire brevemente gli argomenti da lui addotti. i.° La
volontà dell'uomo virtuoso differisce Digìtized by Google
49 intrinsecamente da quella dell’ uomo vizioso ; ora
nel sistema del personale interesse le due volontà sono le stesse, perché
vogliono la stessa cosa, cioè il proprio utile. Questa morale è dunque
contraria alla voce dell’ interno sentimento della coscienza.
a. 0 Nella morale, di cui parliamo, la virtù non risiede nella
volontà , ma nell’ accortezza dell’ ope- rare (4) ; poiché con un cuore
il più perfido si può esser cauto tanto da fare il proprio utile.
Ma la virtù , secondo la testimonianza della coscienza, dee
risedere nella volontà : questa morale è dun- que contraria alla vera
virtù ; e perciò falsa. La legge morale dee essere assoluta ed uni
versale; ora la morale poggiata su 1’ utile c fon- data su la situazione
ipotetica dell’ uomo, la quale cambiandosi , cambia parimenti nell' uomo
il prin- cipio di direzione, e la virtù diviene vizio, il vizio
virtù. Dunque, cc. ec. Io voglio dire dunque apertamente, che la
dot- trina dello interesse personale , appo noi adotta- ta da’ più
, s’ insegnava qual verità saldissima , c oggimai crollata ; c vorrei che
i leali seguaci di WolfT od altro sostenitore di siffatto sistema ,
me- ditassero gl’ inconcussi argomenti che vari filosofi, e
Galluppi specialmente, hanno al loro sistema op- posti. È
pure gravido di eccellenti dottrine il IV. capitolo che intende a
mostrare le relazioni fra , la virtù c la felicità. Ira le cose ottime
eh’ esso com- prende hanno un luogo distinto l’ indagine , se la
morale sia fondata sul scutimcnto o sulla ragione , c si fa contro Humc
vedere che consiste nella ra- gione ; la liberti della volontà è difesa
dalle ob- biezioni dei fatalisti ; in ultimo 1’ immortalità dal-
l'anima. Laonde nel V. capitolo dagli esposti prin- cipi deduce tutti i doveri
dell’ uomo , e nel VI. i mezzi per esser felice. Nulla in questi capitoli
ei lascia a desiderare ; vedendosi pure sviluppata la dottrina del
bello c del sublime secondo le dottrine svolte nella Psicologia. Analisi
sottile vedesi nel VII. capitolo delle passioni, dove l’A. fa uso di
alcune riflessioni di I’eder. Dà termine al quinto ed ulti- mo
volume con parlare sulla Religione. Egli esa- mina le relazioni del
Cristianesimo col cuore uma- no , ed il risultamcuto della sua
investigazione è il seguente. La religione è il dono più
augusto della be- neficenza del Creatore , per condurci alla virtù
ed alla felicità. Essa ci annuncia due specie di dommi, clie
servono a questo doppio oggetto , quelli cioè che la ragione può
insegnarci , altri che sono so- pra della ragione. Il benefìcio della
rivelazione pei primi dommi consiste in ciò eli’ ella li conferma ,
li annuncia in un modo positivo, li sanziona c di- legua su l’oggetto
qualunque incertezza. Pe’ secon- di ella riempie il vólo, che la ragione
ci lascia su di alcuni punti , e ponendo in armonia le nostre
affezioni, soddisfa tutti i bisogni del cuore umano. Da quanto ho
esposto, e più da quanto ognu- no è capace di conoscere avvicinandosi
allo stesso autore, avendo io detto poco o nulla, potrassi de-
durre quale c quanta utilità possa cogliersi dallo studio degli Elementi
di Filosofìa dell' esimio Galluppi. E se ciò c verissimo, perchè non porre
es- so autore in mano della gioventù ? Io, che schiettamente
parlo, non debbo tacere che gran parte della gioventù nostra è male
av- viata nello studio della filosofia spettatrice c mo- rale;
perocché, tranne qualche precettore, usano in questo secolo dare taluni
autori elementari di filo- sofia, i quali non rispondono affatto a que'
bisogni che dal profondo pensatore si sperimentano , vol- gendo uno
sguardo alle vicende avvenute in filoso- fia da Cartesio sino a Kant , c
da questo a noi. E in vero non è pur vergogna, che nel secolo di
Laromiguicrc, Degerando, Galluppi, Cousin si fac- cia studiare un
Troi.sc, un Capocasalc od altro si- mile autore? Nulla produrrà sul
nostro spirito l'e- sempio di vari luoghi della nostra Sicilia, ne’
qua- li essa scienza con prospero successo si coltiva ? Diasi
dunque bando a colali autori , si studi Gal- luppi , c si vedrà fra noi
risorta la saggia c buo- na filosofia. ANNOTAZIONI
Tesasse^ ACCORDINO (vedasi), parlando ne' suoi Elementi di
Filosofia delle verità a priori, scrive cosi: Noi possiamo, egli è certo,
percepire molte verità a priori, ossia che precedano ogni esperienza; ma
ben pontiderate tali verità si scorre che non tono che «no sommo di
esperienze già fatte, che somministrauo alla mente dei dati, che potranno
servire per altre esperienze da farsi; non in diverso modo, che la mente
si forma le idee generali considerando un numero sufficiente d’oggetti particolati,
e si giova poi delle stesse idee generali per analizzare altri oggetti, che
presentatisi posteriormente. Le verità pure, a priori, speculative, sono dunque,
secondo il detto Autore , una somma di esperienze già fatte, il che
importa non sono a priori, avendo esse origine dall’esperienza, come l’ esempio
delle idee generali chiaro ci fa scorgere. L’ Autore pertanto confessa l’esistenza
delle verità indipendenti da qua- lunque esperienza, e perciò offre una
palpabile contraddizione. » Ogni cosa , ei dice, che comincia ad
esistere esige una causa. Questa verità i speculativa , generale ,
indien- ti dente da qualsivoglia tperienza x. (2) Cousin ,
Cours de I’ histoire de la philosophie lef. 16 . Galluppi , Lez. di
Logica e Metafìsica Lez. VII. In una lettera che l'esimio signor Tedeschi
ha inserito nel giornale del Maurolico , An. I. N.° 14 , 1 ,
lettera piena di filosofiche dottrine , ha reso elogio al celebre
Galluppi , perche nelle sue lezioni di logica e metafìsica adottò tal
metodo , e del pari ha sviluppato con molto senno gl'inconvenienti in che
incorsero vari filosofi per aver seguito l'op- posto metodo.
(3) lo non oso asserire che il sistema delle facoltà del- l' Autore
sia perfetto , ma dirò bensì esser quello che più si avvicini alla
perfezione , o almeno scevro di quelle mende che spesso aflacciansi alla
mente del sensatissimo ed impar- ziale lettore, meditando le opere di
WolIT , Bonnet , Condil- lac, Tracy, Stewart, La Romiguiere ec.
L’illustre autore ha saputo trarre molti lumi da questi ed altri filosofi
, ma pur tuttavia il di lui sistema è suo. Egli si è giovato delle
Le- zioni del Prof. La Romiguiere ; eppure quali differenze non
sono fra i loro sistemi ? Omettendo tante diversità, una del- le precipue
si è che nel sistema di La Romiguiere tutte le facoltà ( intendi le
attive ) si fanno derivare dall' attenzione , la quale trasformandosi
diviene comparazione , raziocinio : e perciò meritamente detto il sistema
dell’ attività trasformata. Tal sistema è stato pure adottato dal Signor
Amice nel suo Manuale di Filosofia Sperimentale ( 4. Dissertazione ]. Ma
il Sig. Galluppi, sebbene con La Romiguiere distingue l’attività
dalla passività, pure con fino giudieio divide quella, quasi di- rei, in
due rami, cioè nell’ analisi o facoltà d’ isolare le per- cezioni, e
nella sintesi o facoltà di unirle; cosicché sono due modi di esercitare
1’ attività distinti, senza veruna trasforma- zione ; sono facoltà
elementari attive. Io poi non senza ra- gione osservo, che i sostenitori
dell’ atticità trasformata non sono alfatto conseguenti ai loro principi
; perciocché conven- gono che presentati all' intelletto i materiali
delle sue cogni- zioni, egli agisce, e che questa sua azione o isola,
decompone, astrae, o pure riunisce, concreta, combina. — Ora
decompor- re è lo stesso che unire ? Dividere è la medesima cosa
che ■ comporre, combinare? Se sono due atti non solo diversi, ma
opposti , come si asserisce che 1' uno è una trasformazione dell’altro? E
posto che si volesse concedere l' esistenza di questa trasformazione ,
dovrebbe ammettersi nello spirito qualche facoltà trasformatrice. Ed in
tale ipotesi cosa avver- rebbe dell’ attività soggetta ad una forza che
la trasforma ? Da ciò concludo che l’ atticità trasformata è del pari
insostenibile che la tentazioni trasformala del Condillac , c che
Galluppi ha bene rettificato quest’ errore del Professore La
Romiguiere. Ammettendosi per vero che 1’ uomo virtuoso ò spin- to a
fare il bene da un calcolò interessato , non si verrebbe a calunniare
Washington e 1' apostolo Giovanni ? SI , perchè essi in tal caso non
sarebbero stati più virtuosi di Robespier- re e di Giuda, ma solamente
migliori calcolatori. È d’ uopo ripetere col Ginevrino filosofo : te non
vi <f un bene morale , di cui bisogna tener conto , non si
spiegheranno giammai per l' interesse personale, se non che le azioni de’
malvagi. ADDIZIONI AL CENNO SUGLI ELEMENTI DI FILOSOFIA DI GALLUPPI Questo
Cenno sugli Elementi di Filosofia del Galluppi è un estratto dell’ opera
in discorso. Chi pon mente allo stato intellettivo del nostro paese in
quel tempo , avrà una chiara spiegazione de' miei tre primi Opuscoli. Gli
autori , che qui allora signoreggiavano, erano Tracy , Pezzi o
altro autore di simil tempra e peggio ; quindi era mestieri mo-
strarne gli errori , c biasimarli , ed esporre insieme le dot- trine del
Galluppi c quanto fossero superiori a quelle domi- nanti, c come una
nuova e forte spinta dessero agli ingegni, emancipandoli dalla servitù
intellettuale straniera. F.ra necessario adunque che colla voce e
cogli scritti si mirasse al nobile intento ; e ciò, per quanto era in mio
po- tere , feci. Se non che , essendo trascorsi quasi venti anni
dalla pubblicazione de’ mici tre primi Opuscoli sin oggi, per- ciò mi è
forza apporre qualche nota, fare alcuni cambiamen- ti ; in somma
studiarmi di migliorare al possibile tutte le operette edite. Tuttavia
dichiaro , che se volessi dire tutto che mi ricorre al pensiero, andrei
troppo per le lunghe : ma il lettore potrà di leggieri supplirvi,
svolgendo tutti gli scritti messi ora in luce , specialmente quelli che
ora vengono per la prima volta pubblicati. NOTA alla Logica
Pura. Dapprima nulla dirò sulla definizione della filosofia po- sta
dal Galluppi, perchè in altro luogo ( nei Contigli alla gio- ventù die
volge t'animo alla Filotofia J ne dirò alcuna cosa. Mi farò ad
esporre un’ osservazione sulla distinzione dei giudizi inpuri ed
empirici, argomento di grave importanza. Che una profonda
meditazione , applicata alle umane co- gnizioni , di leggieri ci conduce
a distinguerle in due classi o specie , è ormai cosa fuor di dubbio.
Perciocché in taluni giudizi si scorge fra il soggetto ed il predicato ,
anticipata- mente a qualunque esperienza , una necessaria relazione ,
a tal che 1’ opposto è impossibile , è inescogitabile. Cosi , in
questa proposizione: ogni e/felto dee avere una causa, si per- cepisce
un' attinenza necessaria fra effetto e causa , o che ciò che comincia ad
essere, ha di necessità di ciò che lo con- duce all’ essere.
Nè vale il dire essere 1’ esperienza , 1’ abitudine , quella che c’
induce a pensare che ogni effetto abbia la sua cagio- ne ; giacché se
fosse l’esperienza, allora potrei io esser cer- to che gli effetti finora
osservati sieno prodotti da una ca- gione , ma chi mi assicurerebbe con
certezza assoluta , che in avvenire e sempre e in tutti i luoghi sarà
così ? Intanto è fuori della mia potenza cogitativa il pensare , che vi
sieno effetti non prodotti da cagione. Non così in altri
giudizi , ne’ quali l’ intelligenza più grande non potrebbe
anticipatamente a qualunque esperienza scovrire relazione alcuna fra i
termini del giudizio , nè, do- po averla scorta , impossibilità dell’
opposto. L' uomo non potrebbe conoscere , senza la debita esperienza ,
che il fuoco lia la virtù d’ incenerirlo , che 1’ acqua ha il potere di
disse- tarlo , o affogarlo. Quantunque sì è veduto che tutti i
corpi sono centripeti , pure si può pensare che un corpo stii in
aria. Dal che è facile il raccogliere esistere nello spirito u- mano due
specie di cognizioni , aventi caratteri non solo diversi, ma opposti. Perocché
i giudizi empirici sono sperimen- tali, mentre i puri indipendenti dall'
esperienza : gli empiri- ci sono contingenti , cioè i' opposto è
pensabile , laddove i giudizi puri sono necessari , cioè 1’ opposto è
impossibile o inescogitabile : i giudizi empirici infine sono particolari
, e quando sono generali , la loro generalità è 1’ espressione si-
nottica de' casi particolari, mentre i giudizi puri sono sempre mai
universali, o d’ una universalità assoluta Dalle quali cose è
facile il desumere quanto sia lontana dal vero la scuola empirica , che ,
per esser logica , dovette negare 1’ elemento puro , necessario ed
universale che infor- ma 1’ umana cognizione, senza accorgersi, per non
dir d’ al- tro, che veniva in tal motto a distruggere la scienza ,
perchè la scienza, senza l'elemento razionale, è il corpo senza
vita ed anima. Laonde quell’ empirismo Lockiano che muovendo dall’
Albione avea invaso la Francia , l' Italia e la Germania, grazie alla
potente ed autorevole voce del filosofo di Koni- sberge , cominciò
dapprima a tentennare , e poi per terribili colpi ricevuti d' altri
filosofi , venne del tutto meno. Laude somma nella nostra Italia si
merita il Galluppi, per tacere di altri insigni sapienti a lui posteriori
, che primo mirò a si nobile intento , e f ottenne. Se non
che , per mio avviso , questo non è tutto , giac- ché devesi andare più
avanti. Conciossiacchè , se la filosofia lia rimosso da sè quel cieco e
futile empirismo , riconoscen- do quell’ elemento razionale , necessario
, immutabile , essa evitar deve f altro scoglio , nel quale è facile
rompere e far naufragio , intendiamo 1' imperfetto e monco razionalismo :
il quale, coinechè benemerito alla scienza per aver riconosciuto e
posto fuor di dubbio 1’ cimento vitale della stessa , si è ingannato poi
nell’ indagarne la sorgente , perchè lo ha fatto derivare dal subbietto.
Tale è f origine di quel subbiettivi- smo , che ha prodotte tante
aberrazioni.Dal quale chi brama tenersi lontano, è mestieri che dapprima
ponga mente alle seguenti riflessioni : 1 Se I’ elemento
razionale non può derivare dall’ espe- rienza esterna, perchè questa è
contingente, non potrà nemmeno avere origine dall' interna esperienza , essendo
questa pure colpita dallo stesso carattere di contingenza.
2.° È necessario distinguere nell’ essere pensante stato intuitivo
o primigenio da stato riflessivo o secondario, in mo- do che nello stato
riflessivo il pensiero ripiegandosi sopra se stesso osserva gli elementi
razionali nella coscienza , ma ciò è nel secondo stato , che è quasi
riverbero del primo — e sarebbe assurdo il riferire al secondo ciò , che
spetta al pri- mo, o che siano le cose nel primo, come appariscono nel
se- condo. £ forza che la filosofia, degna del nomo di
scienza prin- cipe, si allontani non solo dall’ empirismo, ma anco dal
mu- tilato razionalismo , e si trasporti con volo sublime in una
sfera piò elevata e più pura , che è base a tutto quanto lo scibile,
vogliamo dire nella primigenia apprensione , dove sta la prima notizia
rudimentale del vero. NOTA alla Logica Pura. Ciò che dicemmo
nella precedente nota rispetto alla di- stinzione delle cognizioni ,
della quale il Galluppi discorre nel 2.° capitolo, può avere eziandio uno
schiarimento , se ci faremo a volgere uno sguardo al principio del terzo
capitolo, ove si tratta di principi , o meglio della loro necessità
nella scienza. • La scienza essendo una catena di raziocini ,
sarà perciò un conserto di giudizi tutti fra di loro legati da costituire
un tutto armonico, compatto , solido in modo che nulla più. Or
tutti i giudizi componenti una scienza non possono essere dc- . dotti,
perchè in tal caso non vi sarebbe da quali cose, o da che sieno dedotti ;
dunque ammesso il giudizio dedotto , vi dee essere quello non dedotto. 1
giudizi di una scienza , che non sono dedotti, diconsi principi.
In altro modo. 1 giudizi che compongono una scienza non possono
essere tutti d' una evidenza mediata , perchè mancherebbe la sorgente di
questa ; dunque ammessa 1' evi- denza mediata si deve ammettere I'
evidenza immediata. I giudizi d' una scienza che sono d’ una evidenza
immediata , diconsi principi. In altro modo. I giudizi componenti
una scienza sono dipendenti gli uni dagli altri , ma non possono essere
tut- ti dipendenti , perchè non vi saria in tal caso d’ onde muo-
vere ; dunque ammessi i giudizi dipendenti si devono ammet- tere i
giudizi indipendenti. Questi giudizi indipepdenti diconsi principi.
Saranno adunque i principi quelle primigenie verità di una scienza,
che non sono dedotte , che non sono d’eviden- za mediata, che non sono
dipendenti. Quindi a ragione si può dire essere i principi quelli,
che virtualmente racchiudono tutte le verità dedotte, altalchè so-
no i semi fecondi dell'umana scienza. Essi principi sono, rispetto all'
ordineintellettuale , come il sole nell' ordine fìsico rispetto a’
pianeti , e siccome la luce si diffonde dal sole in tutti i corpi opachi
, così essi, come altrettanti soli , sfolgo- reggiano d' una luce lor
propria che si diffonde in tutte le altre cognizioni. I principi sono i
cardini su cui stanno le scienze , sono i perni su cui esse si agirano.
Essi sono ne- cessari, immutabili, assoluti , eterni, e perciò per questi
loro caratteri non possono originariamente derivare da qualunque
esperienza sia interna che esterna , essendo proprio di qua- lunque
esperienza il porgerci delle cose contingenti. Adunque essi si trovano
non negli oggetti dei sensi, non mai nel sog- getto pensante, quantunque
si affacciano a questo , che li ri- ceve , gli svolge , ed appariscono
nella coscienza nello stato riflessivo ; la quale apparizione dà luogo
all’ errore di coloro che per questo li giudicano subiettivi. ( Vedi l’orazione
Inaugurale di L. §§. 7. 8. 9. c seguenti }. NOTA alla Logica
Pura. Quantunque questa nota , nella quale si dimostra ogni
raziocinio dovere esser composto di tre giudizi, non contenga cosa alcuna
in opposizione alle idee dell’ illustre filosofo , pu- re crediamo utile
inserirla. Essa venne per noi dettata agli alunni.
Proponendoci dimostrare quanti giudizi debbano forma- re un
raziocinio , noi muo veromo da una semplice verità , cioè che il
raziocinio consiste nel dedurre una cognizione che è compresa in
un'altra, o che è in attinenza colla stes- sa. Or se ciò è vero, come è
verissimo , ne conseguita che la conoscenza dedotta non può essere nè
perfettamente iden- tica, nè del tutto diversa alla cognizione , o
giudizio , da cui è cavata; perocché se il giudizio dedotto o illazione
fosse on- ninamente identico al giudizio principio , in tal caso non
vi sarebbe nemmeno P ombra del raziocinio, ma una noiosa ri-
petizione di uno stesso giudizio per ben due volte. Chi di- cesse : /.’
anima è immortale, adunque l' anima i immortale, non avrebbe ragionato,
ma enunciato due volte la stessa pro- posizione ; egli non avrebbe nè
dimostrato , nè provato cosa alcuna , sotto qualunque senso si assumano
le voci prova u dimostrazione ; egli non avrebbe nè svolto , nè esplicato
ciò che chiudeasi nella prima proposizione, e perciò quel dunque,
aggiunto alla seconda proposizione, è senza alcuna ragione, è
arbitrariamente unito ; adunque la seconda proposizione non è veramente
illazione , quantunque ne mentisca P apparenza. Venendo alla
seconda supposizione , cioè che il giudizio dedotto sia totalmente
diverso dal giudizio principio , chiaro si vede non esservi in tal cosa
raziocinio alcuno , ma una sintesi arbitraria di due giudizi diversi, non
aventi alcuna re- lazione , salvo quella estrinseca posta dal volere di
chi do- vrebbe ragionare , ma non ragiona. Se alcuno si facesse a
dire : Il cerchio ha tutti i raggi eguali , adunque la neve è fredda ,
egli non ragionerebbe in alcun modo , non essendo la seconda proposizione
nè compresa , nò in relazione alcuna coll’altra; egli darebbe una prova
di una sintesi capricciosa, non fondata nelle idee , ina germinata dal
proprio libilo. Or se il giudizio dedotto non può essere nè al
tutto i- dentieo nè diverso dal principio , se noi legittimamente
spes- se fiate ragioniamo , come pare fuor di dubbio , ne dee se-
guire che fra il principio e I' illazione vi debba essere una certa
identità , o pure una certa diversità , il che significa non dovere l’
illazio ne essere nè perfettamente la stessa o diversa dal giudizio
principio. Adunque l.° se il predicato del- l' illazione è lo stesso di
quello del principia, i due soggetti di esse proposizioni debbono essere
diversi : 2.° se il sogget- to del principio è lo stesso di quello dell’
illazione , i due predicati debbono essere diversi: 3.° se il soggetto
del prin- cipio è identico al predicato dell' illazione, allora il
soggetto di questa deve essere diverso dal predicato di quello , 4.°
sa il predicato del principio è lo stesso del soggetto dell’ illa-
zione , in tal caso il predicato di quest’ ultima è identico al soggetto
del principio. Questi quattro casi ben ponderati ci condurranno a
dimostrare , che tre giudizi debbano necessa- riamente formare un
raziocinio. In elfetti ponendo mente al primo caso, cioè allorquando i
predicati del principio e dei- fi illazione sono identici , è facile
comprendere clic questo primo caso è solubile in due ; perocché due
soggetti aventi lo stesso predicato , è necessario che fra di essi corra
una tal quale attinenza , ma non potendo essere perfettamente i-
dentici , segue che i due soggetti debbano essere o due idee aventi
identità specifica o generica, o debbano essere lo stes- so soggetto
sotto due forme diverse considerato. Ora se ci facciamo a
concentrare il nostro pensiero sui cinque enunciati casi, che tutta
comprendono la forza dedut- tiva , toccheremo con mani tre giudizi
entrare nella forma- zione di ogni raziocinio. Conciossiaccbò essendovi in
ogni pro- cesso deduttivo due idee identiche, sieno predicati, o
soggetti, o soggetto e predicato, o questo e quello, sarà gioco-forza
am- mettere che fra le altre due idee siavi una relazione, la qua-
le, essendo dalla mente ragionatrice compresa, può essa attribnire, o negare al
snbbietto dell' illazione Io stesso predicato del principio , o al
predicato dell’ illazione Io stesso soggetto del principio, c cosi via. É
così necessario questo pensiero, che comprende la relazione fra le due
idee diverse che sono una nel principio , 1’ altra nell' illazione , che
senza di esso pensiero non si può dedurre, non si può dir dunque , e
per- ciò noi lo chiameremo la ragione della deduzione. Per ren- der
chiaro ciò che dico , mi studierò ragionar con qualche esempio la cosa.
Se died : l’ animale è sensitivo , dunque il rane è semi- tiro ,
ognun vede che io attribu isco al cane la sensibilità , che ho dato
all'animale , perchè veggo che il cane è com- preso nell’ estensione del
genere animale, il che significa che io veggo una relazione fra cane ed
animale. In fatti se ta- luno mi richiedesse : il perchè dall’ aver io
data la sensibili- tà all’ animale , io concludo che il cane è sensitivo
, io non potrei rispondere in altro modo, se non dicendo : essere
il cane sensitivo , perchè animale. Adunque si vede che il ra-
ziocinio riducesi a questo : L’ animale è sensitivo, — Il cane è animale,
— lì cane è dunque sensitivo. Quest’ applicazione della ragione
generale , che noi ab- biam fatto a questo caso particolare , è facile
estenderla ad ogni caso , essendo sempre necessario che lo spirito
vegga una relazione fra un’ idea dell' illazione ed un’altra del
prin- cipio , essendo le altre due identiche , e dovendo egli
attri- buire ad una idea riconosciuta identica a quella del
principio un’ idea che è diversa dall’ altra dello stesso
principio. Dalle quali cose ci è facile il dedurre tre essere i
giu- dizi che in ogni caso compongono il raziocinio: giudizio prin-
cipio , giudizio dichiarante o applicativo e giudizio dedotto o illativo.
NOTA Alla Logica Pura. L’ Autore è d’ avviso che due sieno le funzioni del
ra- ziocinio puro , cioè una che consiste nel legare e porre in
ordine le nostre cognizioni ; 1* altra nel somministrarci delle
cognizioni , che sono 1’ esclusivo risultamento del raziocinio (Cap.
4.°). Or si può domandare : in qual cosa il secondo ufficio
si distingue dal primo ? Si risponderà che nel primo caso la
conoscenza si avea indipendentemente dal ragionamento e sol- tanto mercè
di questo si riduce alla sua classe , mentre col secondo ufficio la
cognizione si ottiene esclusivamente per mezzo del raziocinio.
Ma ancora si può domandare : quando nel primo caso si classifica,
non si ottiene una relazione che pria non si a- vea ? Certo che si. E può
questa cognizione ottenersi senza ragionare ? Non mai. Adunque la
cognizione della relazione che si ottiene nel primo caso è pure esclusivo
risultamento del raziocinio. Se ciò è vero , in qual cosa il primo caso
si distinguerà adunque dal secondo? Può distinguersi in questo, che
nel primo caso la conoscenza dedotta è nota , ma col ridurla alla
respcttiva classe', si ottiene un’ignota relazione fra essa dedotta
cognizione e il principio , a cui fu riferita , mentre nel secondo
ufficio la conoscenza dedotta è ignota , c 1’ opera del raziocinio mi dà
la relazione ignota fra i ter- mini , che la compongono. In somma tanto
nel primo che nel secondo caso avrò una ignota relazione ; in quello
fra giudizi, in questo fra termini del giudizio. Ma, si dirà
per taluno, che il secondo ufficio del razio- cinio , porgendoci delle
ignote cognizioni , ci dà nuove idee : il che è chiaro dall’ esempio
delle monete , problema di pri- mo grado a due incognite, addotto dal
Galluppi , e da quello per lui tratto dalla Metafìsica , nel quale
prendendo le mos- se da questo giudizio , che se qualche cosa esiste ,
deve esi- stere un Essere infinitamente perfetto , c tirando innanzi
il suo ragionamento , pmienc a conoscere la realità d’ una vi- ta
avvenire , nella quale le anime de’ giusti saranno premia- te , e quelle
de’ ribaldi punite. Quanto all’ uflicio del razio- cinio puro,
consistente in porgere allo spirito idee veramente nuove , è mestieri
porre mente alle seguenti riflessioni. Se il giudizio dedotto debb’
essere in connessione colle premesse ; se l' identità formale
necessariamente dee aver luogo in ogni raziocinio , ciò vale che il
giudizio dedotto non può non essere racchiuso nelle premesse, o nei
giudizi dai qua- li si deduce. Ma se i giudizi principi chiudono in se le
verità dedotte, il lavoro della mente nel ragionare altro non è,
che esplicare , svolgere ciò che è contenuto in germe nei princi-
pi. Or se ciò è vero , com’ è verissimo , come si potrà mai dire esser
nuove le idee , che si attengono mercè la dedu- zione ì I,e idee
sarebbero veramente nuove , se non fossero acchiuse nei principi ; ma so
non fossero chiuse nei princi- pi , come mai sarebbe possibile il
raziocinio ? É evidente a- dunque che col raziocinio puro I’ umano
spirito non ottiene idee nuove , ma solamente svolge , esplica ciò che
era avvi- luppato ed implicato nei principi, vale a dire rende chiaro
c distinto ciò che era oscuro e confuso. Il raziocinio puro è nel
campo ideale, rispetto allo spirito, ciò che il teloscopio è nel campo
astronomico riguardo all’ osservatore degli astri. L’ a- stronomo, ad
occhio nudo, percepisce, per cagion d’ esempio, la luna avente un palmo
di diametro, ma armandosi l’occhio di teloscopio , la vede di una prodigiosa
grandezza. Or 1’ uf- ficio del teloscopio non è stato in tal caso di
creare, o pro- durre nuovi raggi lunari, ma di estendere, ingrandire,
ren- der chiari c distinti quelli , che ad occhio nudo eran
piccoli, oscuri e confusi: cosi lo spirito umano, col teloscopio meta-
fisico del raziocinio puro, non produce nuovi raggi ideali, ma soltanto
rende chiari e distinti , svolgendo ed esplicando , quelli che nell’
apprensione ideale , ossia nell’ intuito , nella primigenia rudimentale
cognizione , lo spirito vedea oscura- mente e confusamente. Se non che
conviene osservare ancora , die nell’ esem- pio, spettante alla vita
avvenire, addotto dal Galluppi, il ra- ziocinio non è puro , ma misto , e
perciò ci dà una nuova conoscenza ; quindi si è non essere esso esempio
atto a pro- vare clic il raziocinio puro conduca a nuove idee. E noi
non sappiamo persuaderci , come il Galluppi, uomo cosi beneme- rito
alla scienza , il cui spirito era fornito di eminenti doti , volendo
provare l' utilità del raziocinio puro, abbia addotto in esempio argomento
di raziocinio misto. Vero è che, nello e- sempio in discorso della vita
avvenire , il raziocinio m’ istrui- sce, dandomi una nuova cognizione,
che non è racchiusa nel contingente, nel sensibile, ma in tal caso il
raziocinio è mi- sto e non è puro , essendo un' applicazione delle verità
ra- zionali a quelle contingenti , mercè la quale applicazione 1’
e- sperienza vien fecondata , porgendoci delle nuove verità , che
non sud contenute in essa. E qui cogliamo l' opportunità d’
osservare la differenza che, secondo noi , corre fra il raziocinio puro e
il misto. Il primo, versandosi tutto nel campo ideale, non può dare
idee nuove nel rigore del termine, ma soltanto svolgere ed espli-
care , estendere e rischiarare : tale è la novità, che può ot- tenere lo
spirito umano che medita sul campo ideale. Il se- condo, cioè il
raziocinio misto , applicando le verità di ragio- ne a quelle
sperimentali , ci dà in risultamene delle cogni- zioni, die non sono acchiuse
nell’ angusto cerchio dell’ espe- rienza ; e perciò il raziocinio misto
porge delle idee nuove , rispetto all’ ordine delle cose
contingenti. Concludiamo adunque non esser vero, che uno degli uffi-
ci del raziocinio puro sia quello di dare idee del tutto nuove; è questo
1’ estremo opposto a quello scelto dall’ empirismo , il quale mirando a
deprimere la ragione ed innalzare i sensi, l'esperienza, avea decretato
inutili i principi razionali, e tutto il lavoro mentale , che si versa
sull' ordine puro. Le quali due opinioni sono estreme , esclusive , c
lontane dal vero ; perciocché non erra solo chi nega il valore del potere
ra- zionale , ma chi lo esagera ; il primo pecca per poco , l’ al-
tro per troppo ; tutti e due han torto. Se è dunque errore biasimevole
annullare l' ordine razionale e le sue conseguen- ze, come tortamente
intese il cieco empirismo , è errore pu- re il credere essere la mente
umana dotata dal potere di trarre (non sappiam d’onde) idee nuove: la
novità , di cui è capace lo spirito nel campo ideale , altro non è che
espli- cazione, svolgimento di ciò eh’ era implicato ed avviluppato
, o render chiaro e distinto ciò che era oscuro e confuso.
NOTA Alla Logica Pura. L' onorevole filosofo da Tropea avea già ,
sin dal 1807, pubblicato in Napoli un Opuscolo soll'Ana/m e sulla
Sintesi, nel quale veggonsi le primizie del suo eminente ingegno.
Ei si faceva in esso a rettificare talune mende del Condillac e
degli Enciclopedisti francesi, mostrando ognora la tempra robusta della sua
mente .- pure noi diremo alcune parole intor- no all' altimo capitolo
della Logica pura , ove si tien parola dell' Analisi e della Sintesi. L’
argomento è estesissimo , ed è I' anima di tutta quanta la scienza ; e
però è mestieri toc- carne alcuni punti capitali , affinchè le menti
giovanili si di- spongano ad accogliere quelle idee , altamente reclamate
da’ bisogni attuali della filosofia, come a noi ne sembra. Il secolo
XV1I1 avea levato a cielo I’ analisi , e ciò ri- spondea a capello alt'
esperienza dallo stesso qualificata base unica della scienza. Galhippi
ammette che il sapere umano cominci colf esperienza, ma vuole che non
tutto derivi dalla stessa : Galluppi ammette f ordine delle verità
contingenti , ma oltre a questo statuisce I' ordine delle verità
necessarie. Se non che, ciò che non deriva dall’esperienza, essendo
sub- biettivo e f ordino delle verità necessarie medesimamente
snbbiettiTe , conseguir ne dovea doversi egli determinare per l’ analisi
e non già per la sintesi. Quella perciò muovendo dal particolare, dal
composto per giugnere all’ universale , al semplice, comincia dal noto
per arrivare all’ ignoto , mentre la sintesi procede in modo opposto. Or
, senza dir parola 68 sulla subbiettività clic a
torto si attribuisce all' ordine ideale, io non so con quauta buona
ragione egli possa asserire che )’ analisi segua sempre una sola legge :
cominciar dal noto e poi passare all' ignoto, il che non avviene della
sintesi ; per- ciocché come la sintesi cominciar può da ciò che s’ ignora
? e 1’universale non è , a mente di esso filosofo , reale per lo
spirito ? come adunque è ignoto ? Si dirà forse ignoto , per- chè,
secondo lui, il sapere cominci dall’esperienza, a cui se- guiranno, senza
dirivarne, le verità universali ? Ciò non può essere, essendo egli d’
avviso che 1’ esperienza senza le veri- tà razionali non può costituire
scienza , e perciò quelle sono cotanto note , quanto gli stessi
particolari che da esse son fecondati. Si dirà, in ultimo, ignoto f
universale, perchè non è nella regione dei sensi 1 Ma in tal caso s’
imbattereb- be nell’ empirismo , cui l'illustre A. non fa lieto viso.
Adun- que, stanilo alle stesse idee di lui, l’universale è noto
quan- to i particolari , e non è esatto perciò il dire che la sola
a- nalisi cominci, dal noto. — Si arroge a ciò , che lo stesso
autore è d' avviso , che 1’ analisi faccia uso degli assiomi , quando
vien costretta da circostanze particolari , quantunque non ne usi ili
principio , come la sintesi , e per Ispirazione , ma ove il bisogno lo
esige. Or se la stessa analisi fa uso degli assiomi, che sono certamente
universali, in qual modo l’ universale sarà ignoto ì come la sintesi
prenderà comincia- mento dall’ ignoto , mentre f analisi fa uso di ciò ,
da cui muove la sintesi ì Ma questo non è tutto. L' uso degli
assio- mi da parte deli’ analisi , ammesso dall’ autore , mi porge
f occasione a fare le seguenti altre considerazioni. Se 1' analisi
usa degli assiomi , coi quali risolve i proble- mi , come nell' esempio
addotto dall’ A. , essa adunque va dall’ universale al particolare. In
qual cosa adunque si distin- guerà dalla sintesi , almeno in taluni casi
? Se 1’ analisi ha di bisogno dell' universale per ispiegarc
tal fiata i fatti , come non riconoscere nelle idee la spiega- zione di
questi ultimi ? Perchè adunque non muovere dalle idee? Se l'
analisi usa degli assiomi, se l'universale, a cui può essere essa
condotta, non va al di là della somma de’ casi particolari , è gioco
forza concludere che in tali casi l' analisi si giova della sintesi ,
ossia il processo metodico è nn misto d’ analisi o di sintesi.
Io non intendo dare un largo svolgimento a ciò che ho detto in
questa nota ; solo devo dire che se l’antore da una parte teneasi dietro
allo spirito del tempo , proclamando 1’ e- sperienza e 1* analisi , pure
da quella non facea derivar tut- to ; e perchè conobbe 1’ elemento
razionale , aggiungeva al processo analitico , quale era concepito dal
secolo XVlil ed anco nei primi lustri del presente , i principi
razionali. Ciò spiega ad evidenza le opinioni dell’ autore e sull’
analisi c sulla sintesi. Infine coloro che tanto innalzano 1’
analisi a discapito della sintesi , senza nemmeno porre mente all’ indole
delle scienze, delle quali si tratta , si ricordino del Condillac,
uno dei più famosi panegiristi dell’ analisi , che precede sovente
, senza saperlo e volerlo , sinteticamente ; che Galluppi , oltre
alle cose predette, arriva ad ammettere una tinteti tenti! iva quale
stato primitivo dello spirito ( Vedi ne) Dizionario di Conversazione art.
Anima ). Io non vò esaminare, se sia ve- ra o pur no questa sintesi
sensitiva, quantunque veggo in es- sa espressione che la forza del vero
lo spingea alla sinte- si e quella del sistema al senso , e veggo pure
die essa c- spressione depone a prò della sintesi : il che è bastevole
al mio intento. •se®«?S*S91> NOTE ALLA
PSICOLOGIA Oneste poche nozioni vennero dettate agli alunni in oc-
casione degli argomenti relativi e quali addizioni agli stessi , almeno
in taluni casi. Siccome con le note apposte alla logica, non
intendem- mo che accennare di passata qualche osservazione , cosi
le riflessioni brevissime , che aggiungeremo alia Psicologia , sa-
ranno allo stesso modo. Che coso sia Psicologìa Empirica. Che cosa
Psicologia Razionale. Della differenza che corre fra Psicologia e
Psicologismo • Fra Psicologi e Psicologisti. La Psicologia , come
suona 1' etimologia della sua paro- la, significa « Scienza dell' Anima »
ma , potendosi f anima studiare in due modi , perciò la Psicologia ,
avendo sempre per obbietto 1’ Anima, sarà o Empirica , o nazionale,
secon- dochè userà l'uno, o 1’ altro dei due modi. Nella prima,
cioè nell’ Empirica , guidati dalla coscienza , studieremo 1‘ anima
nelle sue manifestazioni, nei suoi fenomeni , senza andare al di là dell’
interna esperienza, faremo tesoro di tutto ciò, che essa riflessivamente
ci manifesterà. Nella seconda , cioè neila Psicologia Razionale, guidati
dal lume della ragione , trasan- deremo i limiti dell’esperienza,
offrendo un complesso di ve- rità , che 1’ esperienza non ci manifesta :
tali sono i risulta- menti, che si ottengono dalle indagini sull’ origine
, sulla na- tura, sul destino dello spirito umano e simili.
La differenza poi clic corre fra Psicologia e Psicologismo , fra
Psicologi e Psicologisti , é questa : la Psicologia è la scienza
dell'anima, ed è una vera scienza. Il psicologismo è un errore spettante
al metodo, che consiste nell' attribuire alla Psicologia ciò che non le
appartiene ; cioè il primato su gli altri rami dello scibile
filosofico. Psicologi son quelli
che scrivono cose pertinenti all' anima.
Psicologisti son poi coloro , die attribuiscono alla scienza dell'
anima ciò che non ha. Che cota eia la coscienza. Dei diverti
significati , che re- ta attuine nelle teienze filosofiche.
L' etimologia stessa della parola coscien za facilmente ci conduce
all’ intento che bramiamo ; perocché coscienza , de- composta nei suoi
componenti con scienza , o sia cum scien- ti a, significa, scienza di se
stesso, in se stesso, con se stes- so. Adunque lo spirito umano ha la
consapevolezza, o l'ac- corgimento di tutto quello che in lui succede :
ecco ciò che intendesi per coscienza. — Se non che la voce
coscienza suole avere nelle materie scientifiche altri due significati,
cioè, cosdenza riflessiva, e coscienza morale. La coscienza
riflessiva, o come anco la chiamano, rifles- sione psicologica , si
distingue dal semplice accorgimento in quanto che questo è involontario,
mentre la coscienza riflessi- va è volontaria. La coscienza riflessiva è
il ripiegamento del- lo spirito sopra se stesso , ossia è la riflessione
applicata al- la coscienza: la riflessione psicologica è lo strumento che
usa il Psicologo nelle sue indagini psicologiche. Negli animi del
volgo ha luogo la coscienza involontaria, o sia il mero accor- gimento di
tutto ciò che in essi succede ; ma non mai, o di raro , la coscienza
riflessiva. 11 termine adunque della rifles- sione psicologica è lo
spirito , il quale in tal caso è subhiet- to ed obbietto , mentre nella
riflessione ontologica 1’ obbietto è 1' Assoluto. la quale distinzione è
di somma importanza , ma sventuratamente non è compresa da tutte le
intelligenze. Li riflessione psicologica è lo strumento del psicologo
nelle indagini che versano sullo spirito , cioè sulla realità
subiet- tiva ; mentre la riflessione ontologica è la riflessione
applica- cata all' Assoluto, ed è lo strumento, di cui si serve 1’ ontologo,
che medila sulla realità obbiettiva. La coscienza mo- rale poi si
distingue dalla mera coscienza , e dalla coscienza riflessiva in questo.
La coscienza morale non è il solo accor- gimento di ciò , che avviene
nello spirito , non è il ripiega- mento che fa lo spirito in quanto vuol
conoscere se stesso psicologicamente, ma è un riflettere dentro di sè per
vedere se T azione fatta , o da farsi, sia contraria , o uniforme
alla legge. Lo spirito umano adunque , quantunque in tale stato
rientri in sè , ritorni sopra se stesso , non è ciò fatto con l’intento
di notomi/zare gli svariati e misteriosi fenomeni del- la vita
psicologica , ma soltanto ha per iscopo riandare le a- zioni passate , o
slanciarsi in quelle avvenire ; confrontare le unc , o lo altre con la
legge ; e quindi tirarne l’ illazione , che in tal caso è
sentenza. Che tota tieno sensibilità interna ei esterna. E della relazione
, nella quale queste due facoltà sono con la coscienza. Lo spirito
umano, essendo riunito ad un corpo organico, sperimenta i cambiamenti ,
ai quali esso corpo soggiace. Ma, poiché questi cambiamenti possono avere
per causa una cau- sa estrinseca al corpo , e senza punto alterarlo , o
pure una causa intrinseca , sia nello stato sano quanto nel morboso
, o clic pure tragga sua origine da cagione estrinseca, perciò vi
sono due specie di sensazioni , cioè, sensazione esterna, e sensazione
interna. Cosi , a ragion d' esempio, i colori , che si sperimentano per
mezzo della vista , gli odori per mezzo dell’ olfatto, lo stesso dicasi
degli altri sensi , ci danno degli esempi palpabili delle esterne sensazioni.
Ma il dolore al fegato, allo stomaco , agl’ intestini, alla milza ,
o ad altri visceri che alloggiano nella cavità toracica, o in quella
cefalica , sono esempi d’ interno sensazioni nello stato morboso ; come
quello stimolo che precede lo sterna- to, la fame, la sete, e
generalmente tutte le sensazioni, che accompagnano la soddisfazione di
taluni nostri bisogni nello stato normale , son tutti esempi d' interne
sensazioni nello stato sauo. Da ciò siegne doversi
distinguere sensibilità interna , e sensibilità esterna : questa ci dà i
cambiamenti , che vengo- no dal di fuori ; la sensibilità interna ci dà i
cambiamenti , che riguardano i nostri visceri, tanto nello stato sano,
quan- to nel morboso. Or che ho spiegato in che consistano l’
interna , od e- stema sensibilità, mi farò a dichiarare in quale
relazione es- se siano con la coscienza. — E, per dimostrare ciò ,
ricorro all’ analisi del linguaggio. Se io dico : lo so che reggo la
la- na , 1’ analisi di questa proposizione , mi dà tre cose : 1° la
luna , obbietto della mia visione — 2° la visione , obbictto del mio
sapere — 3° il sapere, o consapevolezza, che pren- de immediatamente la
visione , e mediatamente 1’ oggetto di • questa , cioè la luna.
Medesimamente se dico : Io so d' aver fame, tre elementi mi dà 1’ analisi
di questo fatto psicologico enunciato in questa proposizione ; i quali
elementi sono lo stato del mio corpo, manifestato dalla sensazione della
fame, e la coscienza che manifesta allo spirito essa sensazione.
Adanque si vede chiaro che tanto le interne, quanto le ester- ne
sensazioni sono nella stessa relazione con la coscienza, va- le a dire,
che si le une, che le altre vanno nella coscienza, come nel loro centro,
a riverberare. E qui pare opportuno ventilare una inesattezza del
Gal- luppi, e un errore d’ altri Filosofi. Siccome il Galluppi
chia- ma la coscienza eziandio sensibilità interna , perciò venne
in mente ad alcuno dire che esso Filosofo confonda esse due fa-
coltà e i loro fenomeni contro del senso da noi spiegato di sopra. Ciò è
falso, perocché non è vero che Galluppi con- fonda i fenomeni dell’ una
con quelli dell’ altra ; ma soltanto si fa a chiamare la coscienza ancora
sensibilità interna ; o perciò vi ha solo confusione di nome , ma non di
cosa. In effetti i fenomeni, da noi riferiti alta sensibilità interna ,
sono dal Galluppi attribuiti all* esterna sensibilità. Par che
questo Filosofo consideri la fame , la sete, e simili', spettanti all’
e- sterna sensibilità per essere il corpo fuori dello spirito ; il che
non è esatto , poiché sarà sempre vero che altro è nn cambiamento
avvenuto soltanto nei nostri visceri , ed altro è un cambiamento avvenuto
nel nostro corpo per 1’azione degli oggetti esterni , e del quale
cambiamento il corpo è soltanto il veicolo. Esposizione del tittema
psicologico del Galluppi. Pria d' esporre il sistema di quest’ insigne
filosofo , il dovere di gratitudine mi muore a dire alcuna cosa
intorno allo stesso sapiente. Quando il sensismo
signoreggiava tutti gli spiriti , e la patria di Archimede, CICERONE
(vedasi), AQUINO (vedasi), FIDANZA (vedasi), FICINO (vedasi), CAMPANELLA
(vedasi), TELESIO (vedasi), VICO (vedasi) e cento altri era serva del
pensiere straniero , allora sursc il Galluppi richiamando gli spiriti
all' antica sapienza , mettendo a nudo i sistemi , che aveano recato la
desolazione e la rovina nell’ impero filoso- fico, destando gli animi dal
vergognoso letargo , in cui erano immersi. La missione di lui fu nobile,
mirando sempremai a sperperare quella falsa Filosofia , che ci venne
propinata dai barbari d’ oltre monte e d’ oltre mare. Egli è vero che
e- mancipato una volta il pensiero filosofico italiano dalla servi-
tù intellettuale straniera, camminò da sé, prese un corso no- vello , ma
è pur verissimo al Galluppi esser dovuta la glo- ria d’ avernelo
sottratto , coni’ è pur verissimo essere egli stato il primo movente di quest’
epoca di restaurata Filosofia Italiana. E, dovendo io sporre
il sistema psicologico di questo Fi- losofo. osserverò essere egli stato
il primo, che in Italia trat- tò la Psicologia con senno veramente
italiano. Nutrita l’ani- ma sua grande agli alti concepimenti d’ un AQUINO
(vedasi) , di un S. Agostino , d’ un Leibnizio , d’ un Kant, non potea
far buon viso a quello sterile empirismo , a quello stomachevole
materialismo, che sensualizzano tutto , ed annullano la spiri- tuale
atiività ; perciò questa ebbe nel suo sistema quella parte , che la
Filosofìa della sensazione le negava. Quindi è facile comprendere che ,
secondo la mente del Galluppi , due son le facoltà, che offrono gli
obbietti in confuso, su cui ver- sar si dee l’umana attività : queste
facoltà sono la coscien- za e la sensibilità ; la prima che offré il me
con le sue modificazioni , I' altra il fuor del me , e le sue relazioni
col me. La nostra vita sensibile comincia da questo punto ; e
queste due facoltà ci danno la percezione dello stato presen- te. Ma noi
saremmo troppo miseri, se non avessimo la ricor- danza degli stati
passati ; ecco in noi una facoltà riproduttri- ce, die soccorre a questo
nostro bisogno. Or, presentati al- lo spirito gli obbietti dalle sudettc
facoltà , egli può agire su di essi in due modi, o decomponendoli, o
componendoli; ec- co altre due facoltà attive, analisi, e sintesi , che
sono sotto l’ impero di una facoltà, che è la volontà, la quale è
provo- cata all' azione del desiderio. Dalle quali cose
emerge esser chiaro e semplice il si- stema psicologico del Galluppi.
Coscienza , sensibilità ed im- maginazione son le facoltà , che prima
hanno luogo in noi , presentando al subbietto conoscitore i materiali, su
cui spie- gar dee la sua attività ; le prime due offrono le
percezioni presenti ; la facoltà riproduttrice poi offre lo stato
passato. Ricevuti cosiffatti materiali , che sono , quasi direi , porti
in confuso, 1* analisi decomponendo , e la sintesi riunendo , pro-
ducono tutti i tesori dell' intelligenza , cioè , le idee semplici e le
composte , le subbiettive e le obbiettive ; ed anco il concetto di Dio ,
che l’ insigne Filosofo calabrese stima sub- biettivo in origine , ma
obbiettivo in valore. Se non che è da avvertire , che i sentimenti offerti
dalla coscienza e dalla sensibilità , rispetto all' idea di Dio , non
sono i materiali , ma le condizioni, essendo l' idea di Dio, secondo l’
avviso del Galluppi , un prodotto della sintesi , ma avente una
realità obbiettiva. Ma 1’ analisi e la sintesi son poste in
movimento alalia volontà , che esercita un impero non solo sovra
esse facoltà, ma su altre ancora, come pure sul corpo. La volontà
finalmente , potenza attiva c libera , è eccitata ad agire dal desiderio,
che c uno stato misto, iu cui hanno luogo per- cezioni piacevoli c
dolorose. A sette adunque riduconsi le facoltà dello spirito , secondo
il (ìalluppi , Sensibilità , Coscienza , Analisi, Sintesi, Immaginazione,
Volontà, Desiderio; quantunque quest’ ultimo non sia da lui considerato
qual facoltà elementare, come sarà detto nel seguente paragrafo. Continua
V esposizione (lei sistema del Galluppi. Se nell’ esporre il sistema dell’
onorevole Filosofo Tre- peano ci limitassimo alle cose dichiarate nella
precedente tesi , mancheremmo di chiarezza ; nè la nostra critica potreb-
be cogliere nel segno. E perciò ora daremo opera a discor- rere dei segni
, pei quali una facoltà è elementare, secondo 1* avviso di esso Filosofo
, e 1’ applicazione eh’ egli ne fa alle facoltà per lui statuite.
Alla domanda che sia una facoltà elementare ? il Gal- luppi
risponde : Noi non possiamo conoscere le facoltà dello spirito in altro
modo, se non per mezzo delle loro operazio- ni. Noi distingueremo dunque
due facoltà dello spirito fra di esse, allora che ci faranno percepire
oggetti diversi, o allora che una operazione può andar disgiunta dall'
altra. Noi ri- guarderemo come elementare una facoltà , allora che la
sua operazione non può decomporsi , ed in conseguenza nou può
spiegarsi coi concorso di più facoltà. Ennuciati questi segni ,
egli scende a farne applicazio- ne. Cosi la coscienza è distinta dalla
sensibilità, perchè quel- la ci dà il me , e questa il fuor del me , oggetti
diversi 1’ uno dall’ altro ; adunque esse due facoltà, dandoci
oggetti diversi, sono elementari. Sono elementari ancora la
coscien- za e la sensibilità , perchè può lo spirito volgere il
suo pensiero agli oggetti offerti dai sensi, c formarsi degli stes-
si dell’ idee esatte ; c pertanto si può ignorare il sistema delle
facoltà dello spirito : così un fisico , od un naturali- sta, che non
sono giammai rientrati nel santuario dei loro pensieri , ed hanno rivolto
mai sempre la loro attenzione alle cose sensibili, ignorano le leggi
dell’ intelligenza, quan- tunque sappiano quelle della natura materiale
organica , od inorganica. So adunque il meditare su i sensibili
esteriori non è la stessa cosa che il meditare sulla coscienza,
adun- que la coscienza è distinta dalla sensibilità ; adunque coscienza e
sensibililà sono due facoltà elementari. Ma 1' immaginazione è
aneli’ essa facoltà elementare, do- manda il Gallnppi ? Al certo che sì ;
perocché , su un ob- bietto non può essere immaginato senz' essere stato
perce- pito, pure può esser percepito senza essere immaginato. Po-
tendo adunque la sensibilità , e la coscienza , o per meglio dire, gli
atti di queste facoltà esser disgiunti dall’ immagina- zione, perciò ne
siegue essere 1’ immaginazione distinta dal- la coscienza e dalla
sensibilità. Convien qui notare che il Galluppi applica alla
immaginazione , considerata in attinen- za alla facoltà di percepire, non
il segno della diversità de- gli obbietti , come fece per la coscienza e
per la sensibili- tà, ma il segno della disgiunzione o separazione.
Se non che l’ immaginazione, avendo due attinenze, cioè una eoo la
facoltà di percepire , e 1’ altra con la facoltà di attendere ; ed avendo
il Galluppi mostrato che , quanto alla facoltà di percepire, l’ immaginazione
è facoltà elementare , potendosi percepire, e non immaginare, restava a
vedere se 1’ immaginazione fosse facoltà elementare fn riguardo all’
at- tenzione. Le due facoltà di immaginare e di attendere non
possono andar disgiunte 1’ una dall' altra, essendo necessario per la
riproduzione un grado d’ attenzione ; come' adunque l’ immaginazione sarà
, rispetto all' attenzione , facoltà ele- mentare ? Si risponderà essere
1' analisi una condizione so- lamente per aver luogo il richiamo dell'
idee. Ma, se l’attcntiva potenza si considerasse come cagione deli’
immagina- zione riproduttrice , questa sarebbe allora elementare ?
Il 78 Galhippi asserisce di si. Da ciò si vede
che coutenza , sen- sibilità, immaginazione, ed analiii, son facoltà
elementari. Quest’ ultima facoltà , cioè 1’ analisi, non solo è
distin- ta dall’ immaginazione, secondo il nostro Filosofo, ma
anco- ra dalla coscienza, e dalla sensibilità, perchè gli obbietti
di quest’ ultime facoltà possono esser presenti allo spirito sen-
za esser decomposti, come possono essere le percezioni de- composte senza
essere ricomposte ; e perciò la sintesi è pu- re facoltà elementare. Lo
stesso vale del desiderio , il quale può stare senza del volere ; dunque
volere non è desidera- re : ma il desiderio, essendo uno stato misto
dell’anima co- stituito di percezioni piacer oli e dolorose , perciò il
deside- rio non è facoltà elementare. A sei adunque si
riducono le facoltà elementari dello spirito, secondo la mente del
Filosofo Calabrese : esse sono la Coscienza, la Sensibilità , la
Immaginazione, la Yolonlà , V Analisi e la Sintesi, e per usare le sue
stesse parole « Ninn- ila operazione delle facoltà enunciate può
decomporsi, nè spie- garsi col concorso delle altre ; esse son dunque
tutte ele- mentari ». Esame del sistema di esso Autore.
Non potendo stringere in poche parole tutto ciò, che ri- corre al
mio pensiero rispetto al sistema psicologico del no- stro Galluppi , mi
occuperò soltanto di alcune mende prin- cipali, die in esso han
luogo. Questo sistema psicologico, quantunque ammetta l’at- tività,
e perciò si allontani dal sensismo volgare , pure con- sidera le facoltà
cogitative in relazione coi sensibili soltan- to, cioè con gli stimoli
sensitivi , escludendo qualunque sti- molo ideale , che eccoti e svolga
1' umano pensiero ; e per- ciò questo sistema, come altrove vedremo , non
può andare al di là dei sensibili, interiori o esteriori che
sieno. Galluppi ammette più segui, pei quali una facoltà può esser considerala
come elementare. Ora debbano con- correre tutti , allineile una facoltà
sia considerata come ele- mentare ? o pure due , o uno bastano all'
intento ? E se un segno è in opposizione ad un altro, vale a dire, se una
fa- coltà sia elementare per un segno , e noi sia per un altro ,
sarà essa in tal caso elementare? A tutto questo il Gallup- pi non pose
mente. Anzi pare che egli , non potendo riu- scire con un sol segno, ne
abbia escogitato più d’ uno. 3° In effetti egli considera la
sensibilità e la coscienza quali facoltà elementari, perchè ci danno
oggetti diversi; va- le a dire, perchè la prima ci dà il fuor del me , e
la se- conda il me. Ma il Galluppi non considerò che queste facol-
tà non possono andar disgiunte ; il che egli dimostrò con- tro Leibnizio
, cioè che di ogni percezione lo spirito ne ha coscienza. Adunque, se la
coscienza e la sensibilità non pos- sono andar disgiunte , quantunque ci
danno oggetti diversi , saranno esse mai elementari ? Qui un segno è in
opposi- zione con un altro , a quale dei due convien dare la pre-
ferenza? Ma la coscienza e la sensibilità , dandoci percezioni cT
oggetti diversi, sono per questo elementari ? Pare di nò , giacché tutte
e due non sono altro che facoltà di percepire internamente, o
esternamente, e perciò si risolvono nella fa- coltà di percepire.
5° Il dire poi che lo spirito , potendo meditare su gli oggetti dei
sensi , ed acquistare delle idee chiare e distinte di essi , ed ignorare
ciò che riguarda la coscienza, e perciò la coscienza esser distinta dalla
sensibilità , non è un valido argomento; giacché, se la diversità delle
facoltà dovesse de- sumersi dalla diversità degli oggetti , su cui si può
versar T umano pensiero, c dalla varietà delle cognizioni che se ne
ritraggono , allora non una facoltà di sentire esternamente , ma tante,
quanti sono gli oggetti relativi ad ogni senso ; il che vale che si
dovrebbero ammettere cinque facoltà elemen- tari spettanti alla
sensibilità esterna, e non una. G° Quanto all' immaginazione,
rispetto alla sensibilità o all’ attenzione, considerandosi come un
prodotto di esse due facoltà, essa si spiegherà per quelle, e non sarà
elementare. 7° Le due facoltà d’analisi e di sintesi, essendo
attive, o volontarie , esse si potranno riguardare come effetti
della volontà , con la quale nascono , ed hanno medesimezza di
natura. Del desiderio non mi occuperò, perchè* l’ Autore stes- so
conviene non esser facoltà elementare. Dalle quali poche
riflessioni fatte, cosi di volo, sul siste- ma psicologico dell’ insigne
Galluppi , sono condotto alla se- guente conclusione , cioè che se le
facoltà spirituali si con- siderano in relazione agli oggetti, allora ne
vedremo nascere tutte le facoltà enunciate dall’ Autore, e altre ancora,
e noi siamo lontani dal negarne 1' esistenza ; ma se poi vogliamo
considerar le facoltà non rispetto agli oggetti, ma in se stes- se ,
allora ci sembra chiaro che a due si debbano ridurre tutte le facoltà
elementi dello spirito, cioè intelletto , e ro- lontà, facoltà di
percepire o di conoscere, e facoltà di volere. Questo sistema non solo è
adombrato nella Filosofia antica con Platone e con Aristotile , e nella
moderna da al- tri Filosofi espressamente dichiarato , ma pure è il
sistema del senso comune. Efpotizione del siitema pticologico del
Condillac. Pria di farmi ad esporre il sistema dell'abate di Con-
dillac, è mio dovere dire alcuna cosa intorno alla Filosofia del
sensismo. Questo sistema, detto sensismo o sensualismo , non è un
trovato dello spirito umano nei secoli diciassettesimo o di- ciottesimo ;
ma risale alle prime concezioni, della Filosofia Indiana, dalla quale
passò alla Filosofia Greca, a quella Romana , a noi. Non intendo io dire che
tutti i Filosofi abbian seguito colai sistema , clic anzi i più potenti
intellet- ti mai sempre gli si opposero ; ma intendo soltanto
signifi- care che tale aberrazione ebbe culla appo gli antichi , è riapparsa
quasi in lutto l' epoche ; ed ebbe finalmente nel secolo passato il suo
massimo svolgimento , e la più estesa applicazione. Senza
dunque tener parola dei famosi sensisti, che ap- parvero appo gli antichi
, basterebbero soltanto gli Elvctius, i Volney , gli Holbach , i Tracy
consorti per farci com- prendere le laide illazioni, a cui conduce la
miserabile Filo- sofìa dei sensi. lilla è Ateismo in
Religione, Materialismo in Psicologia, Egoismo in Morale, il dominio
della forza, o il potere ar- bitrario nelle scienze giuridiche ; in somma
il sensismo è l'esclusione dell’Assoluto nel doppio giro del conoscere e
del volere. laonde non sarà discaro esporre in brevi detti il
si- stema psicologico del Condillac ; e poi in altra tesi fame la
confutazione, quantunque dal semplice lato psicologico. Tutte le
facoltà dello spirito seno tentazioni trasforma- te. ossia derivano dalla
sensazione ; sono , quasi direi , rac- chiuse in essa : appunto come il
ghiaccio si trasforma in acqua , e questa in vapore , cosi la sensazione
si trasforma per divenire ciascuna delle facoltà mentali ; o come il
lino si trasforma in tela , e questa in carta , cosi la sensazione
si trasforma in tutte le facoltà. Cosi 1’ attenzione non è già F attività
in opposizione alla passività , e soltanto preceduta dalla sensazione, ma
è la stessa sensazione ; con la sola differenza , che quando lo spirito sente ,
ha molte sensazioni ; quando attende, ne ha una sola esclusivamente :
quindi 1’ at- tendere è uno stato dello spirito concentrato nella stessa
sensibilità, ma che ha una sensazione. Presso a poco la stessa cosa
egli dice pel paragone, pel giudizio, per la riflessione , immaginazione
, e pel raziocinio , facoltà che tutte racchiude sotto il nome d’
intelletto. Adun- que le facoltà dell’ intelletto sono trasformazioni
della sen- sazione, considerata come rappresentativa degli oggetti
ester- ni , come le facoltà della volontà sono trasformazioni delle
sensazioni, considerate come piacevoli e dolorose. E siccome
6 82 intelletto e volontà con vocabolo comune si chiamano
pernie- rò, perciò tutte le facoltà del pensiero sono sensazione
tra- sformata. Fu tanto e tale 1’ accecamento di quest* Autore, e la
sua predilezione pel sensismo , che 1’ io stesso fece derivare dal
di fuori, essendo l’ io del Condillac a La collezione delle sen- sazioni
, che ciascuno prova' ». Confutazione del tistema psicologico del
Condillac. Noi opporremo al sensismo Condii lacchiano le
segueuti riflessioni : Chi dicesse questo sistema è semplice ,
dunque è vero , errerebbe , essendo la semplicità cosa relativa al
no- stro spirito, e la verità assoluta, indipendente da noi. Sol-
tanto si deve dire , essere il sensismo , attesa la sua super- ficialità,
come la buccia della Filosofia ; c perciò ben si afia con le menti
superficiali, e che non penetrano sin nel midol- lo della scienza.
2° Questo sistema è smentito dalla coscienza individua, e da quella
del genere umano ; dalla prima perchè ognuno ben si accorge essere il
proprio spirito ora passivo, ora at- tivo ; ed il sistema del Condillac
riduce tutti i fatti psico- logici alla passività. È smentito dalla
coscienza umanitaria, perchè le lingue , nelle quali si rivela lo spirito
dell’ uomo , porgono da per tutto , a chi ben vi mediti , una
distinzione fra vedere e guardare ; fra udire ed ascoltare ; fra
odorare e fiutare , c simili ; in somma le lingue dei popoli chiaro
ad- dimostrano la differenza , che vi ha fra sentire passivamente e
sentire attivamente. 3° È assurdo ancora che 1’ attenzione sia
sensazione , perchè 1’ attenzione è raggio dell’ umana attività , che
deter- mina , fissa , chiarifica c distingue ciò che nel sentire è
va- go, indeterminato, oscuro e confuso. 4° Se l' attenzione
fosse sensazione , essa dovrebbe cssere in ragione sempre del sentire ; il che
non essendo ve- ro, mostrandoci l’ esperienza degli spiriti , nei quali è
mas- sima la forza di sentire, e minima quella di attendere, per-
ciò 1* attenzione è tutt' altro che sentire. 5° L’ essere poi la
facoltà attentiva applicata alle sensa- zioni, e in relazione perciò con
gli organi, e con gli ogget- ti, ciò non dimostra che sia la stessa cosa
della sensazione, ma soltanto dimostra il mutuo soccorso, lo scambievole
aiu- to che si porgono le mentali potenze. Anco nelle funzioni
organiche del corpo umano vi ha dipendenza, vi ha ordine ; cosi non può
aver luogo la chilificazione senza la chimifica- zione, e questa senza la
deglutizione, e questa senza il ma- sticare e l' insalivare i cibi ; ma
chi sarebbe cosi sciocco da dire che la chilificazione, e tutte le altre
funzioni digestive si riducessero alla masticazione ? 0° Nè
il giudizio, nè il raziocinio si possono ridurre al- la sensazione ,
perchè non solo nel giudicare e nel ragionare si attende , si astrae, si
analizza , ma si riducono ad unità sintetica i concetti, la quale unità
sintetica è tanto lungi dal- la sensazione, quanto f attività lo è dalla
passività. 7° So le potenze di giudicare e ragionare fossero
ten- tazioni trasformate , in qual modo potrebbe avvenire che i
nostri giudizi , c i nostri raziocini sarebbero talvolta in op- posizione
alle stesse sensazioni ? In qual modo lo spirito li- mano avrebbe potuto
formare l’Astronomia Copernicana, che è razionale , in opposizione all'
Astronomia Tolomaica , che è empirica? Dai quali argomenti ho
il dritto di concludere, essere il sistema del sensismo una di quelle
aberrazioni dello spirito umano, che non hanno alcun valore scientifico ,
senza tener parola delle assurde illazioni , che degradano 1’ uomo , e
nelle quali esso và a sprofondarsi. Continua la confutazione del seminilo
del Condillac. Nò metterei fine a questa tesi, se volessi enunciare
tut- ti gli argomenti, che annllano la Filosofia della sensazione :
solo addurrò quest’ argomento , che vai per mille ; ma che non mi è dato
svolgere come trovasi nella mia Dissertazione sul Sensualismo.
Se pensiero c sensibilità sono , secondo i sensisti , la medesima
cosa, seguir ne deve che i prodotti tutti del pen- siero devono
corrispondere perfettamente alle cose sentite, e alle sensazioni ; ma 1'
esperienza ci dimostra dei pensieri, il cui tipo intero non esiste in
natura , come avviene nei pro- dotti della sintesi immaginativa civile, e
della sintesi imma- ginativa poetica; adunque pensare non è lo stesso che
senti- re , tutte le facoltà dello spirito non sono concentrate
nella sensibilità. In altro modo: se pensiero e sensibilità sono,
se- condo i sensisti , la stessa cosa, tutti i prodotti del
pensiero dovendo corrispondere alle sensazioni ed agli oggetti sentiti
, non potrebbe essere nell' umano spirito alcun pensiero in
opposizione ai portati del senso , o che trascenda in alcun modo le
sensazioni, gli oggetti dei sensi ; ma 1' esperienza ci dimostra come
esistenti negli umani intelletti dei concetti iu opposizione alle
sensazioni , o che trasandano le cose senti- te , come se ne ha un
esempio nell' Astronomia Copernica- na , ed in molte verità delle
Matematiche Pure , e simili ; adunque pensiero e sensibilità non sono
tutt’ uno , tutte le facoltà dell' intelligenza non sono racchiuse in
quella di sentire. Iti altro modo finalmente. Se pensiero e sensibilità
sono la stessa cosa, tutti i concetti umani , dovendo corrispondere
alle sensazioni , devono perciò essere in ragione della perfe- zione dei
sensi ; c perciò animali aventi pari perfezione di sensi, dovrebltero
avere uguale intelligenza ; e animali aventi sensi meno perfetti d’ altri
animali , dovrebbero avere meno intelligenza: ma l’esperienza dimostra a
inissimo lume., la perfezione , o imperfezione dei sensi, almeno sino ad
un certo segno, in nulla influire sulla perfezione, o imperfezione del* f
intelligenza ; adunque pensare non è sentire; pensiero e sen- sibilità
non sono la medesima cosa. Che poi i gradi dell' in- telligenza non
corrispondano alla perfezione , o imperfezione dei sensi , è facile a
dimostrarlo ; perocché la scimia ha i sensi uguali, o quasi uguali a
quelli dell'uomo; c pure è im- mensa la : distanza , che separa quel
bruto dalla specie uma- na : cosi il negro ha i sensi più perfetti dell'
Europeo, ed il selvaggio gli ha più perfetti dell’ uomo incivilito ; e
pertan- to le loro intelligenze sono immensamente distanti. E la storia
non ci mostra celebri pittori con vista fioca ? e famosi maestri di
musica con debole udito ? e l’ oratore greco non avea sortito dalia
natura imperfettissimo l’ organo della favel- la? forse diremo che le
scoperte dei grandi, come di un Ga- lileo, e di uu Newton sieno dovute a
maggior perfezione sen- sitiva ? Concludo adunque esser
futile il sensismo ; e perciò do- versi considerar 1’ anima come dotata
di facoltà attice, le qua- li, operando sulle sensazioni, producono
quelle idee comples- se non aventi un tipo intero nella natura ; le
quali, malgra- do 1* imperfezione relativa dei sensi, rendono 1’ essere,
che ne. è fornito, più intelligente d' altri esseri di sensi piti
perfetti. Le quali facoltà in fine , operando sulle primigenie notizie
, che sfuggono ai sensi , e alla coscienza , danno nella cogni-
zione riflessa quei pensieri che trascendono ogni esperienza. Sublime
sentenza dell' Apostolo delle Centi che annulla il sensismo.
Non si dilungherebbe dal vero , chi dicesse che le sacro pagine,
non solo contengono ciò che è necessario alla salute delle anime, ma
ancora tante preziose verità , che dalla spe- culazione svolte ed
applicate convenientemente, han virtù di condurla ove ardentemente
brama. Ciò diciamo a proposito d' una sentenza dell' Apostolo delle
genti , la quale , comechè da altri in altro modo spie- gata e bene ,
pure nessuno ha subodorato che essa è capace d' essere in altra guisa
esplicata : tanto è semenzaio fecondo di verità I Eccomi alle
prove. Sentio aliarti
legem in mtmbrit meis repugnantem Itgi mentis mee. ( Rom.). In questa verità psicologica, se ben vi si mediti, si
ve- drà a chiarissimo lume la morte del sensismo. S. Paolo
annunzia un antagonismo fra la legge della mente e quella dell’
organismo, fra la ragione e il senso, fra la legge dello spirito e quella
del corpo. Or so ciò è vero , com’ è verissimo, semplice è il raziocinio
che dobbiam fare per mostrare che essa conduce ad annullare il sensismo.
Perocché se ia legge dello spirito è in opposizione a quella del senso ,
ossia se la legge razionale è in antagonismo a quella sensitiva , ne
segue che la legge della ragione non può veni- re da quella dei sensi: ma
se la legge razionale non pud scaturire dal senso , ciò vale che dehbe
essere diversa dalla legge sensuale : ma se la legge razionale é diversa
da quel- la sensuale, ciò vuoi dire che la vita intellettiva, la vita
mo- rale non è la stessa della vita sensitiva : ma se la vita razionale
non è la stessa della sensuale , chiaro ne emerge che tutto non è
sentire, ogni cognizione, ogni atto spirituale non essere acchiuso nella
vita sensitiva , ossia l’ intelligenza non esser la stessa cosa della
sensibilità. Questi argomenti sono inconcussi : essi sono
poggiati sulla sentenza dell'Apostolo, la quale è evidente,
annuncian- do un fatto che ogni uomo può in sé osservare. Ognuno è
spettatore di una serie di combattimenti , che durano quanto la vita ;
nc’ quali se la parte sensuale vince , 1’ uomo va a precipitarsi nelle
vie de’ vizi , se vince la razionale , la virtù riesce vittoriosa. Ciò
non solo nella vita individua , ma vaio eziandio per quella delie nazioni
, giacché civiltà e barbarie son due perìodi, nei quali ha il predominio
la ragione sai sen- so o questo su quella. Adunque mi par bello
concludere : se la legge della ra- gione è in opposizione a quella del
senso, la legge della ra- gione non può venir dal senso — se la legge
della ragione non può venire dal senso, essa non sarà identica a
questo-— dunque l' intelligenza e la sensibilità non sono la stessa
co- sa — adunque il sensismo è distrutto , svolgendo le parole
dell’ Apostolo. OSSERVAZI0H1 SOPRA IL CENNO FILOSOFICO. DEL
MERITO COMPARATIVO DI GALLUPPI (vedasi) E PEZZI (vedasi) «s
s a mw » Volle il Sig. A. S. dare a luce un cenno sul meri- to
comparativo di Pasquale Galluppi e Carlo Antonio Pez- zi, sul quale cenno
dirò apertamente, ma educatamente , alcuni miei pensieri. E senza dir
altro entro in materia. Dapprima l’autore si fa a discorrere sulla
necessità dell'arte critica, e, toccando altre cose, dice: »
Se riguardiamo I’ opera di quest’ ultimo compresa » in cinque volumi ,
edizione di Messina. » osservasi , che raggira nei primi quattro volumi
sulle » facoltà dello spirito e suoi fenomeni, nell’ultimo sull’e-
» tica , che vuol dire quanto basta alla filosofia raziona- li le e
morale, con nessuno o pochissimi cenni sui reci- » proci rapporti, che ha
l’uomo fisico e morale, rappor- » ti che han cagionato la vera filosofica
rivoluzione negli Questo Cenno fa inserito nel giornale dello Spettatore
Zan- cleo ne’ numeri 39. 40. 45. 49 anno primo , e numeri 5. e 6
anno secondo. ultimi tempi, di cui ne parla egli medesimo; ed a
sa- » per la quale impegna i giovanetti studiosi ; rapporti » senza
di cui spesso un Glosofo captai nubem prò lu.no- » ne, o si diffonde in
cose vane ed insulse, anziché pro- » ficue all’umana vita; o pur con ali
di cera tenta pog- » giare ove poggiar non lice. Se sia ciò vero,
svolgiamo- » ne l’ indice ». Che i primi quattro volumi degli
Elementi di filosofia del Sig. Galluppi trattino dell' intelletto , cioè
dello spirito considerato essere che percepisce, conosce, e l’ ultimo
del- la volontà , io nel nego , anzi dico che esatta e naturale ue
è la divisione , come il sullodato autore in varie sue opere ha detto
(1). Ma l' espressione del critico A. S. manca di esattezza , giacché ei
dice « raggira nei primi quattro volumi sulle facoltà dello spirito e
suoi fenomeni, nell’ ultimo sull’ etica ». Al che rispondo : non solo
i primi quattro volumi, ma eziandio l'ultimo discute le fa- coltà
dell' anima , perchè esso volume ha per oggetto la volontà, la quale,
come si sa, è potenza del subietto pen- sante. Questa inesattezza essendo
di poco rilievo in con- fronto degli errori, clic a larga mano sono
sparsi in que- sto cenno , credo miglior consiglio applicarmi ed
appa- lesarli. Il sig. A. S. asserisce ancora che I’ esimio
Gallup- pi faccia pochissimi cenni dei reciproci rapporti delle due
nature , fisica e morale ; e se fosse come ei dice , segui- rebbe che
spesso captai nubem prò Junone ? o che si diffonde in cose cane ed
insulse ? o con ali di cera pog- giare tenta, ove poggiar non lice? Qual
logica è mai que- sta ! Al più avrebbe potuto dire che f autore sia
man- cante. In vero il dire che un filocofo non trattando este-
samente de’ detti rapporti spesso captai nubem cc. cr. ec. si è dire che
tutta la filosofia razionale c morale si re- stringe in tali rapporti , o
che ogni dottrina filosofica si spiega mercè degli stessi. Quanto ciò sia
falso, è facile di- mostrare. In primo luogo la filosofia è,
secondo il Galluppi, la scienza dell' umano pensiero , che è all’ uomo svelato
dal senso interno. Difatti è questa facoltà del suo essere pen-
sante, che lo avvisa sentir piacere e dolore, aver memoria, giudizio ,
volontà ec. Applicando perciò il raziocinio allo rivelazioni di essa
coscienza , viene in tal modo a cono- scere le funzioni del suo pensiero
: Logica , Metafisica , Morale riconoscono questo fondamento. Basta
riflettere , che se i fatti intellettuali e morali dall' uomo
avvenissero esternamente, sfuggirebbero alle operazioni sensibili ,
non avendo alcuna qualità de’ corpi , onde renderci chiari die il
mezzo di scoprirli si, è la coscienza. Ma, dirà alcuno , de'
reciproci rapporti del fisico sul morale nulla dovrà dire il filosofo?
Ecco la mia risposta. Che il morale sia dipendente dal fisico , è un fatto
che non puossi trascurare dal filosofo : egli intanto debb' es-
sere molto cauto , vale a dire non dee credere potersi tutto spiegare in
si difficile materia ; perchè questa di- pendenza, quantunque in alami
casi di leggieri spiegasi , tuttavia in molli si nasconde. Cosi farà egli
ottimamente discorrere sulla differenza delle due vite dell' uomo ,
ve- getabile ed intellettuale, come pure parlando della sensibi-
lità dimostrare che i nervi sono gli strumenti di questa potenza ; che il
moto in essi organi impresso deve tra- smettersi al cervello onde avere
I' anima la sensazione : in tal modo si aprirà la via a poter agevolmente
parlare delle anomalie delle sensazioni. Aggiungerà al cenno de-
gli organi del senso , un altro al luogo debito , sugli or- gani del
moto. Ancora dovrà , trattando delle passioni , dimostrare com' esse
producono alterazioni sul fisico ec. ma queste ed altre cose entro brevi
ceuni alfine di otte- nere il suo scopo. Veramente analizzare 1’umano
spirito. senza dire parola del corpo , si è stoltamente immagina-
re esse sostanze fra loro indipendenti, o credere clic nul- la , dopo
tante laboriose indagini , si sappia su tal mate- ria ; e si la prima che
la seconda cosa mostrerebbero , in chi ciò credesse, pochezza di mente.
Ma se il filosofo stima che si possa in tutti i casi particolari render
ragio- ne di cosiffatta dipendenza , andrà errato ; ei farà ipote-
si, congetture maggiori in numero delle cognizioni certe, e spesso
ridicole , rendendo in tal guisa la scienza del pensiero un miscuglio d'
ipotesi e congetture. Un filosofo difatli che volesse conoscere lo stato
del cervello, quando lo spirito giudica, o ragiona , ossia decompone e
combina le sue idee, o quando è agitato da desiderio, o passione, o
sia che vuol e , tenterebbe l’ impossibile. Facciasi il pa- ragone delle
opinioni di coloro, che si sono addetti a que- ste indagini , e
facilmente si vedrà che inutili sono stati gli sforzi, coi quali si è osato
strappare il velo alla natura in tali cose , almeno sinora. Laonde il
filosofo meditando che l’ oggetto positivo della filosofia , come vuoisi
, è l'u- mano pensiero e che la coscienza nè il mezzo , discuterà
le forze dell' intendimento , I' origine e generazione delle idee, le
leggi del raziocinio, quelle della volontà avendo a guida la vista
interna precipuamente : e ponendo mente poi al fatto della dipendenza
dell' anima dal corpo , egli lungi dalla presunzione di spiegarlo in
tutte le sue parti- colarità , limiterà le di lui investigazioni a pochi
fatti senza imbaltere in ipotesi arbitrarie e stranissime. Questo
parere avrà più sotto maggior lume. Ora venendo al sig. (jalluppi ,
dico eh’ egli stima il fondamento della filosofia essere la coscienza ;
egli ammet- te il fatto generale della dipendenza del fisico dal
mora- le , ma crede nascondersi interamente ne' casi particola- ri
(2). E quantunque io pensi un pò diversamente riguar- do a ciò , pure mi
è forza dire eh’ egli non caplat nubem prò Junone ec. ma die solamente sia
alquanto man- cante. Imperocché se il sullodato filosofo non fa
estesi cenni de' rapporti aventi il corpo collo spirito, pure con-
fessa, siccome ho detto, la di loro dipendenza ; parla dei sensi come
degli organi della sensibilità; che il moto fat- to sui nervi dee esser
condotto al cervello: che negli es- seri sensitivi della stessa specie o
differenti perchè provve- duti di organizzazione diversa, hanno sensazioni
dissimili ec. ; che per effetto della ripetizione le sensazioni
scema- no, mutando lo stato degli organi ; che le passioni produ-
cono notabili alterazioni sul corpo ec. Queste ed oltre i- dee sul
reciproco influsso leggonsi negli Elementi di filo- sofia del Galluppi ; e
comechè ei ne faccia pochi cenni , pure non ispiega tali fatti senza I'
ajuto del fisico. A ciò aggiungi, che Cartesio, Locke, Condillac, ancora
pel critico ristoratori della filosofia, analizzando I’ umana intelli-
genza, parlando de’ detti rapporti non più, se non meno, di Galluppi ,
spesso si diffusero dunque , secondo la logica del sig. A. S. , in cose
rane ed insulse , anziché proficue all' umana rila, o con ali di cera
poggiare ten- tarono ore poggiar non lice. Se ciò è vero , con qual
diritto egli asserisce che furono i ristoratori d’ ogni filo- sofia ? Io
poi vorrei sapere dove il Galluppi per mancan- za delle cose sudettc
captai nubem prò Junone ec. e dove con ali di cera poggiare lenta ore poggiar
non lice : anzi il chiarissimo filosofo non imprende giammai a spie-
gare l’ unione dell’ anima col corpo , I' essenza de’ corpi , la natura
Divina, la creazione ed altre cose , la esistenza delle quali ,
quantunque da lui riconosciuta e con valide ragioni provata, è pur non
dimeno limite dell’ umano sa- pere. Il filosofo debbo contentarsi di
conoscere l’esistenza di Dio, dell’ anima, de' corpi, ma dee astenersi di
pene- trare ciò che trasanda la sua mente : Dio esiste , ma è
incomprensibile ; 1’ anima esiste , ma la sua unione col corpo è un
mistero : £' uomo non è fallo ni per lulio sapere, nè per lutto ignorare.
Tali sono gli ottimi pensa- menti del profondo Galluppi, e perciò non può
dirsi che con ali di cera poggiare tenia ove poggiar non lice. Ma
il Critico dice : « Se sia ciò vero, svolgiamone 1" in- dice ».
Udiamolo dunque per esser ben disposti al giu- dicò). Scende
dopo di ciò il sig. A. S. ad esporre le dot- trine dell’ ideo logo di
Tropea , ed offrendo la ideologia di lui dice : Passa quindi all’
ideologia , si occupa della origine » delle idee, da quali facoltà esse
dipendano, senza però » distinguere nozioni da idee ». Le
quali parole sono evidentissima prova della super- ficialità con che egli
ha letto gli Elementi di filosofìa del signor Galluppi. Trascrivo le
parole di quest’ ultimo. » Si può finalmente riferire il vocabolo
d’ idea agli » oggetti estesi , e quello di nozione agli oggetti
ineste- » si , e dire p. e. l’ idea dell’ arbore , la nozione della
» virtù » (4j. Segue il Critico A. S. » Ei le fa nascere or dal- » f
analisi , or dall’ analisi e sintesi ; che avvi delle idee » semplici
generate dalla sintesi, che i rapporti sono sem- » plici vedute dello
spirito ; e perciò possano dirsi non » idee, ma sentimenti di esso
». Mi duole oltremodo ch'egli non abbia concepito le profonde
dottrine del Ch. Galluppi. Non và a dubbio che questi , Ammetta
idee semplici generate dalla sintesi; Che i rapporti sieno viste dello
spirito; ma che dica che i rapporti possano dirsi non idee, ma
sentimen- ti di esso (dello spirito) ò nella testa di A. S. e non
già in Galluppi. Perocché avendo egli nella Psicologia giu- diziosamcule
osservato, eh' esistono alcuni rapporti ideali, estrinseci, logici, vedute
dello spirito, e non reali nei cor- pi, effetti in somma della sintesi
ideale ; era d' uòpo Ta- cendo indagine dell' origine delle idee,
ammetterne alcune dall’ attività sintetica originate. E perchè l’
illustre Laro- romiguiere avea detto i idea essere un sentimento
distinto e sviluppato da altri sentimenti , e perciò l' idea di
rap- porto essere rinchiusa nel sentimento di rapporto ; il
Galluppi ha per questo con non poca penetrazione osser- to che l’ idea di
rapporto, sebbene supponga i sentimenti come condizioni , da essi pure
non è sviluppata , avendo origine dalla sintesi. Ond’ è eh' essa idea
relativa è nel sentimento, non già in origine, ma bensì nel
risultamen- to, o immediatamente alla sua nascita. Veramente la
dot- trina del Prof. La Romiguiere pativa troppa imperfezio- zione,
essendo in contraddizione coi pensamenti di esso autore sui rapporti,
come il sullodato Galluppi ha con fiuo accorgimento rilevato (6). Perchè
non nasca alcun dubbio, ecco ciò che ho Ietto nella sua ideologia.
Parlando della sintesi abbiamo spiegato la sintesi » ideale, ed abbiamo
mostrato, che i rapporti sono sem- a plici vedute dello spirito , a cui
non corrisponde alcun a oggetto reale al di fuori. Si deduce da ciò che
non si a possono dare sensazioni di rapporti. Ma i rapporti, essendo
vedute dello spirito, sono reali in lui , e sono a perciò un oggetto
della coscienza ; quindi pare che si » possa dire , che noi abbiamo il
sentimento del rappor- a to , come diciamo di avere il sentimento del
giudizio , » del raziocinio , della volontà cc. Meditando su questo
a sentimento pare che potremmo formarci le idee dei a rapporti a.
a Ma se il rapporto è un idea , per poter avere il a sentimento del
rapporto, fa d'uopo che questa idea sia » formata, ed abbia esistenza
nello spirito. Ora si tratta di spiegare appunto l'origine di questa idea
di rapporto , la quale è antecedente al senti- » mento del rapporto, cioè
alla coscienza di questa idea. » In conseguenza non è esatto il dire ,
che l’ idea relati- » va sia racchiusa nel sentimento del rapporto, come
di- » ce l’ illustre La Romiguierc. Eccovi alcune osservazio- » ni
su quest' oggetto : 1° I rapporti nascono dalla comparazionc dello spirito ; e
perciò vero quello che ab- >< biamo asserito di sopra , che le
nostre idee sono un ì> prodotto , dell' analisi o dell' analisi e
sintesi insieme. » 2° Supponendo la sintesi un analisi antecedente, e
que- » st’ analisi esercitandosi sulle sensazioni , è vero ancora »
quello che abbiamo asserito , cioè che le nostre idee » nascono dall'
azione dello spirito sui nostri sentimenti, » e perciò i materiali delle
nostre idee, ed in conseguen- » za delle nostre conoscenze sono i
sentimenti. 3° Le » idee de' rapporti avendo esistenza nello spirito son
sen- » tite dalla coscienza , esse non sortono dunque dalla sfe- »
ra dell'attività del sentimento; esse sono nella coscien- » za , e perciò
nel sentimento non già nell' origine , ma » nel loro risultamento , o
immediatamente alla loro nascita. Dalle quali riflessioni
raccogliesi , che il sensatissimo autore non dice non potersi chiamare il
rap/iorto idea dello spirito, ma sentimento, che anzi dice idea
relativa, sentimento relativo ; e solamente , mostrando l’ origine
di tale idea . effetto della sentisi ideale, stabilisce esser sen-
timento nel risultamento, o immediatamente alla sua na- scita , e già in
origine. Il sig. A. S. come ognun vede, ha dimostrato chiaramente di non
intendere la dottrina del Galluppi, o, se vuoisi, di non averla saputo
esporre ; c si P una che P altra cosa meritano biasimo , che si ri-
ferisce a chi imprende a dettar critiche , spezialmente su materie
cotanto delicate, c su un autore pieno di profon- de dottrine. Dopo
d'avere esposte le dottrine de' sigg. Galluppi e Peni, viene il critico a
darne il suo giudicio. » Ingenuamente, cosi egli, in prima dico che
il sig. » Galluppi nello enunciare le sue dottrine dà ad esse »
tanto peso che mi fu maggior pressa a riscontrarle ne- » gli Elementi di
sua filosofia per rilevarne f importan- » za. Voglia il cielo che i
metafisici rinvengano verità » sempre conducenti a felicitare il mondo ,
e scemarne i » malanni, c non mai a mettere in tortura le menti per
» leggerissime baje, o per articoli inestricabili e vani ». Non
senza potentissime ragioni il eh. Galluppi dà alle sue dottrine tanto
peso ; perciocché coscio egli del- l'origine delle dottrine che in
filosofia han cagionato ter- ribili rivoluzioni , ed han tanto nociuto al
progresso del- la scienza, introducendo errori mostruosi, e volendo
dare ad essa solida base, ha avvisalo ai giovanetti, che spesso non
veggono lutti i rapporti, della gravissima importan- za delle dottrine ,
eh' egli sempre mai con somma pene- trazione discute. Chi è addentro in
fatto d' ideologia , sa meglio di me quanto importi avere un analisi
perfetta al possibile delle potenze dell’ intendimento. Basti
osser- vare che la falsa idea di concentrare le funzioni dell'ani-
ma umana nella sensazione , la spogliò del potere di co- noscere Dio, la
privò della libertà, condannandola ad una cieca necessità, e per ciò
distrusse la moralità delle azio- ni , ridusse i bisogni a fisici ed ogni
atto dal vile inte- resse originato : il che vuol dire , abbassò f uomo
alla condizione del bruto. Ne son chiaro esempio Elvezio, Tra- cy e
consorti. I filosofi sanno parimenti f importanza delle quistioni relative all’
origine delle idee : si trat- ta degli clementi dell’ umano sapere. É d'
uopo esa- minare le opinioni di Cartesio , Locke , Leiboitz , Kant
ed altri filosofi ; questioni che ( agli inesperti ) potrebbero sembrare di
poco conto , ma oramai d' altissima im- portanza. Cosi le logiche
definivano le idee, le percezioni per le rappresentazioni , le immagini
degli oggetti , ma che dedusse il filosofo di Kocnisberg da questa
definizio- ne ? L’ io essere un’ apparenza , e noi nell’
impossibilità di conoscere la sua esistenza : strano dcliramento ,
ma legittimamente dedotto da un principio scritto ne' filosofi. Chi
ignora la dottrina di Hurae sulla causalità ? Con es- sa il filosofo
inglese , oltre le perniciose illazioni per le scienze fisiche, ci vieta
di dedurre dall'esistenza del mon- do quella dell’ Ente Supremo ; ed i
filosofi sanno la filo- sofica rivoluzione che Kant formò, prendendo le
mosse dal falsissimo principio di Hume. E chi mai avrebbe creduto
che il sistema di Berkeley, per non dir ancora di Hume, è basato sulla
teoria delle idee di Locke? In fine, dando uno sguardo alle varie scuole
filosofiche, cioè scetticismo, dommatismo, empirismo, razionalismo,
materialismo, idea- lismo ec. agevolmente si verrà a capo di conoscere
l'im- portanza della discussione di quelle questioni, la soluzione
delle quali può mettere un filosofo in istato di cogliere la verità. Al
certo , che farà il filosofo ? Accetterà tutte le opinioni de' filosofi ?
Non già , perchè sarebbe ammettere nel pensiero la contraddizione.
Rigetterà tutti i sistemi? Nou è da savio , sendo in essi delle cose vere
miste alle false. Nè 1’ una nè 1’ altra cosa essendogli permessa ,
ecco il vero mezzo. Egli meditando e ravvicinando tutti i si- stemi
senza studio di parte , ne coglierà ciò che hanno di vero , rimuovendone
le falsità e migliorandone al possibile le dottrine. Ecco l’ immensa fatica del
Galluppi. L’ignoranza dello stato della filosofia fa dunque
riguarda- re cose vane , leggerissime baje , cose d' altissima
impor- tanza. Il critico ha pure osalo dire inutile la quislione
del modo con che l'anima conosce se stessa ; ma di ciò iti appresso. Ma
quali sono queste leggerissime baje? Quali gli orlinoli inestricabili e vani ?
Eccoli : Intanto s' accinge , segue A. S. , egli all' analisi »
delle umane facoltà facendo capo dal raziocinio; e do- li po aver parlato
sui giudizi , passa a quella , per lui e » per qualche altro, famosa
distinzione di raziocini' puri, » empirici, e misti. Ma dico io, se
questa distinzione far » non si volesse , qual danno si recherebbe al
progresso » di essa scienza ? » Queste parole fan chiarissima
fede dell' estesa cogni- zione che ha il critico della filosofìa. É in
filosofia la di- stinzione delle verità pure da quelle empiriche di
tanta importanza, quanto lo è avere buoni elementi filosofici. Non
sa il sig. A. S. che il Tracy per non aver fatto tale di- stinzione ha
adottato I 1 empirismo ? Sa le assurde conse- guenze della scuola
empirica ? Conosce egli che sull’ abuso di essa distinzione è fondata la
filosofia trascendentale ? Ignora le illazioni di quest’ ultima ? Or f
illustre Galluppi, il quale quanto estesamente conosca le metafisiche vi-
cende lo dicono le sue opere , principalmente il Saggio Filosofico , ha
senza trascorrere stabilito siffatta distinzio- ne ; cosi tenendosi lungi
e dall’ empirismo e dal trascen- dentalismo, ha adempiuto le parli che a
filosofo suo pari conveuivansi. Proseguendo, parla A. S., nella
lettura m’ imbatto » al §. 6. ove nou mi soddisfa quel tuono decisivo,
eoa cui pronuncia 1’ autore , che nelle conoscenze di fatto , se non
si passa al mondo esterno, neppur sospettar si » può di sua esistenza.
Cosi, un negro che non è giammai uscito dall’Africa, dice Galluppi che non
ha veduto altri uomini che quelli della sua nazione crede fermamente che
tutti gli uomiui sieno uegri. Che un italiano, clic nou avesse giammai udito
altra lingua che ls sus, crederebbe fermamente che tuti gl’uomini chiamano
1’astro del giorno sole. Il Critico qui fa dire a Galluppi ciò che questi
non ebbe mai in animo dire. L’ autore, sig. A. S., non dice che «
nelle conoscenze di fatto , se non si passa al mon- do esterno neppur
sospettar si può di sua esistenza » e voi solo lo dite , ed applicando
alla vostra espressione 1’ esempio del negro e quello dell’ italiano ,
credete far scorgere in esso autore un errore : ma chi v’ intende,
sen ride, c ragiona adducendo fatti. Il sig. Galluppi
stabilita nel §. V. la distinzione fra i giudizi puri ed impirici, viene
nel §. seguente a dimo- strare il diverso modo con che si fa acquisto
delle ne- cessarie e contingenti conoscenze; e dopo aver detto del-
la maniera di aver le prime, spiega che, per non imbat- tere in errore
nelle conoscenze di fatto, è mesteri percor- rere il mondo de’ sensi.
Trascrivo le sue parole onde ne giudichi il saggissimo
lettore. Giovanetti , la distinzione delle conoscenze , della »
quale vi ho parlato, è della più alta importanza. Essa » vi farà
conoscere il diverso modo con cui dovete fur » acquisto delle conoscenze
pure , da quello con cui ac- » quistar dovete le conoscenze sperimentali.
Voi non a- » vele bisogno per le prime di gettarvi nel mondo ester-
» no e di percorrerlo parte per parte. No, queste cono- » scenze sono
indipendenti dall' esperienza de’ sensi u. » Voi dovete discendere
nel fondo del vostro pcn- » siero: dovete contemplare attentamente le
vostre idee; » queste conoscenze consistono appunto nel solo
rapporto » delle idee vostre. » Così per conoscere, che due
quantità uguali ad una » terza sono uguali fra di esse, che i) tutto è
maggiore » di ciascuna delle sue parti, voi non avete bisogno di
fa- » re alcuna osservazione : il vostro pensiero è in ciò
Digilized by Google 101 » sufficiente a se stesso.
Paragonate l’ idea del soggetto » con quella del predicato : la
convenienza del secondo a! » primo noti solo vi colpirà, ma voi
sentirete la necessità » di questa convenienza, e 1' impossibilità dell’
opposto. » Avviene altrimenti nelle conoscenze sperimentali.
» Voi avete bisogno , per farne acquisto , di recarvi nel » mondo de’
sensi e di percorrerlo parte per parte , di » osservarlo attentamente.
Ciò non ostante, se non pren- » derete le dovute precauzioni , correrete
rischio di ab- » bracciarc Io errore che volete sfuggire, e di non
prcn- » dere la verità che bramate conoscere, lo mi son pro- li
posto di nulla dirvi , che non possa spiegarvi con de- li gli esempi di
facile intelligenza. Un negro che non ò » giammai uscito dal mezzo dell'
Affrica, che non ha ve- ti duto altri uomini , che que’ della sua nazione
, e che » non ha inteso parlare degli altri popoli , senza dubbio »
crede fermamente, che tutti gli uomini sono negri, cd » egli ha di questa
proposizione la certezza più forte , » che possa derivare dal fatto e
dall'esperienza. Un gior- # no egli vede uomini bianchi ; 1' abitudine
produce in » lui la sorpresa , ma la sua ragione non soffre alcuna
» ripugnanza; egli vede qualche cosa d'insolito, ma non » vede un
impossibile, e si assuefa al bianco, come si era » assuefatto al nero.
Sarebbe lo stesso per noi , se non » avessimo giammai avuto conoscenza
dell'esistenza dei » negri, e che giungessimo a discovrirli.
» Noi siamo certi , o almeno crediamo di esserlo , » che non vi sia
alcun popolo di color verde. Intanto » che cosa vi sarebbe d’ impossibile
e di assurdo . se si » scovrisse qualche giorno un' isola , in cui gli
abitanti » avrebbero la tinta verde? Se alcuno di voi non uscisse »
fuori dell' Italia , non avesse giammai udito un' altro » linguaggio, che
l' italiano, non fosse stato istruito, che » altre nazioni , parlano un
altro linguaggio , crederebbe 102 » certamente ,
che lutti gli uomini chiamano I' astro del » giorno sole, e che ne
scrivono il nome, come qui sent- ii to lo vedete ; ed io non dubbio che i
ragazzi credano » il proprio linguaggio , il linguaggio naturalo di tutti
i » popoli. » Per evitar l’ errore nelle conoscenze sperimentali
, » bisogna dunque percorrere il mondo dei sensi , e fare » un
numero sufficiente di esperienze » (8). Dove è dunque quel pensiero
al Galluppi attribuito , che nelle conoscenze di fatto, se non si passa
al mondo esterno, neppur sospettar si può di sua esistenza? Secon-
do il solito, nella testa del sig. A. S. Segue il Critico « Io non
veggo il perchè debbesi » così credere, e parmi che in questo §. abbia
fatto l’uo- » mo inferiore all’ arang-outang , o ad altro bruto me-
li no sagace , il quale quantunque non abbia veduto ani- » male di altra
specie , e d' altra forma , pure sospetterà » clic ve ne sia e se 1’
immaginerà alla fantasia ». Bene sig. A. S. ! I filosofi ve ne
sapranno grado infinitamente. Io sapea per lo passato che i bruti più
vi- cini all’ uomo fossero forniti della facoltà di sentire , di
qualche grado di attenzione , di memoria, appetiti, spon- taneità , ed
eziandio , secondo altri filosofi , di un grado infimo di giudizio ,
raziocinio limitato ad alcuni oggetti entro la sfera dei sensi , al tutto
ristretto ai loro biso- gni : ma che avessero la fantasia n’ era al certo
ignaro. E si, che poi V arang-oulang od altro bruto meno sagace, il
quale quantunque non abbia veduto animale d' altra specie, o d’ altra
forma , pure sospetterà che ve ne sia e se l' immaginerà alla fantasia ,
è scienza tutta peculiare del valente Critico : e chi non vede aver egli
con queste parole alle bestie attribuito ciò che all’essere
intelligente per eccellenza si conviene? Se ai bruti non possiamo
con- cedere altre facoltà , se non quelle che le loro operazioni ci
manifestano, io rorrci sapere da quale operazione ani- malesca il critico
è stato indotto a dar loro la fantasia. Ma se poi si vorrà inventare,
credendo esser ciò permes- so, allora fìneremo col chiamare a nuova vita
le volitanti immagini sensibili di Democrito e di Epicuro, l’armonia
prestabilita di Leibnitz, e tutte le belle invenzioni de' filosofi antichi e
moderni. »... Quante cose non vedute nè intese l’ uomo im- »
maginar si può colla vantata da lui sintesi ideale ! » Dove avete
pescato , sig. Critico , che per Galluppi la sintesi ideale immagina ? In
Galluppi non già ; certo nel concavo della luna. « Quell' operazione
dello spirito » dalla quale nascono le relazioni o i rapporti , io
la i> chiamo sintesi ideale. Concludiamo: lo spirito umano ha la
facoltà di riunire in una percezione conplessa, alla quale non corrisponde
alcun oggetto naturate, diverse percezioni , che hanno ciascuna un oggetto
naturale. Io chiamo questa specie di sintesi, sintesi immaginativa. Cosi
Galluppi. Quindi ad evidenza conoscesi, che la sintesi ideale non immagina ,
ma da essa provvengono i rapporti di identità e diversità ; cose
note ai lettori ragazzi degli Elementi di Filosofia di esso autore,
perchè cose di fatto. Non senza ragione per- ciò osservo essere quest'
errore un' altra prova della su- perficialità con che il sig. A. S. ha
studiato la Filosofia del sig. Galluppi. Ma vediamo quel che il signor A.
S. asserisce riguardo ai giudizi puri. » Se poi i giudizi
nominati puri sieno tali, a prio- » ri e indipendenti dall’ esperienza,
come egli vuole, è un » nodo per me più da tagliarsi che da sciorsi. É
vero » che tali dal più dei metafisici si son tenuti, perchè si »
reputano vedute dello spirito , e nozioni generali , che » portano un
convincimento sommo per 1' evidenza con » cui si presentano ; non per un
popolo , nè per un’ epoca del mondo , ma per tutti i tempi. Pur non di »
meno chi ci assicura, che non abbiano per base ciò che v si vede e si
palpa, da die l'uomo comincia la sua vita » animale colla facoltà di
sentire, e che dai confronti che » quindi ne fa la ragione risultino
quali assioni necessari? Chi mi fa certo che non sia nato dal rapporto »
giornaliero che si fa di cose vedute e tocche , quando » poca è 1'
attenzione , quel giudizio detto puro che due » quantità uguali ad una
terza sono uguali fra di esse ? » 0 che al più altro non vi ha di priori
, se non una » predisposizione naturale a concepire rapidamente
siffatti » rapporti ? Per assicurarci bisognerebbe ritornare alla »
nostra prima età, o pure risovvenirci di ciò, che passava allora dentro di noi
; ma, per disgrazia, non ci è » concesso nè 1' uno uè altro. Per me son
fermo die se » 1’ uomo in riguardo a’ sensi fosse una statua prima
di » tali organi, o, se avendoli, non vi fosse mondo esterno, cesserebbero
queste vedute di spirito, questi giudizi » a priori, meuoccliò si
volessero ammettere idee, priu- » cipi innati, ed il credulo pretto
idealismo. Ci ideano altro che queste poche parole per mette- re in
forse una verità sì bene stabilita nell' opuscolo sul- f Analisi e la
Sintesi, nella Logica, nel Saggio Filosofico e nelle Lezioni di Logica e
Melafisica, opere tutte , come ognun sa , del Galluppi. Primamente il critico
dice , che tali conoscenze dal più de' metafisici si riguardino co-
me pure , cioè indipendenti dall’ esperienza , e ciò pel convincimento
sommo, per l'evidenza con cui si presenta- no, non per un popolo, nè per
un epoca del mondo, ma per tutti i tempi e tutti i luoghi; il che è vero.
Or es- si metafisici considerando che altre conoscenze ( le speri-
mentali o contingenti ) non sono per tutti i popoli , nè per tutte le età
, che per acquistarle e mestieri fare un gran numero di sperimenti , come
lo provano le fisiche Tenta, per questo, io dico, hanno stimato le une a
prio- ri , le altre a posteriori. Tolgo a trascrivere i pensieri
dell’egregio Galluppi, onde far chiara la distinzione fra le verità
necessarie e quelle contingenti. » Noi abbiamo due sorti di
proposizioni generali. » Ogni cerchio ha tutti i raggi uguali , ceco una
propo- li sizione generale. Ogni corpo è grave , ecco un’ altra »
proposizione generale. Questa seconda, almeno per rap- » porto al nostro
spirito , è d' una natura diversa della » prima. Nella prima io trovo
nell’ idea del cerchio la d ragione onde affermare l’ uguaglianza de'
suoi raggi ; » conosco evidentemente che fra 1' idea del cerchio ,
e » quella dell' uguaglianza dei suoi roggi vi ha una con- »
nessione necessaria in maniera , che se si negasse del » cerchio 1’
uguaglianza de’ suoi raggi lo spirito vedreb- » be in questa negazione
una contraddizione reale. Non » avviene però lo stesso nella seconda:
ogni corpo è grave , è una verità generale , ma è una verità , che noi »
non conosciamo col semplice paragone delle due idee » universali di corpo
e di gravità , ma col solo rapporto » dell’ esperienza : noi non vediamo
fra l’ idea che attac- » chiamo a questo vocabolo Corpo , eh' è quella di
un » essere esteso, figurato , divisibile, impenetrabile, c l’ i- »
dea della gravità , un legame necessario in maniera , » che negando al
corpo la sua gravità, si verrebbe a di- » struggere la sua idea di essere
esteso , figurato , divi- » sibile , mobile , impenetrabile. L'
esperienza mi fa co- b noscere abbastanza , che tutte queste qualità
coesistono » sempre in natura colla gravità ; ma non vi veggo fra »
le prime e la seconda una necessaria connessione. É inutile far comenti a
pensieri cotanto chiari. Che poi siffatte conoscenze non abbiano per base
, come vuole H critico , ciò che I' uomo vede c palpa da che
comincia la sua vita intellettuale, non è difficile conoscere. Perocchè
infinite cose 1' uomo percepisce dal principio della sua intelligenza ,
eppure non ne vede un necessario rap- porto , nè un impossibile o
contraddizione nell’ opposto. Vaglia quest’ esempio. Non avvi cosa che
dall’ uomo cosi si appara, perchè si sente incessantemente, cioè il peso
de* corpi, pur tutta volta per poter dire i corpi pesano, quante
esperienze furori necessarie ? Furono gli esperimenti bellissimi di Paschal che
ci dettero tal diritto. Il che dimostra tali conoscenze essere a posteriori , o
1’ espressione sinottica de' fatti particolari. Ma nelle verità
matematiche, come va la faccenda? Al certo in altro modo. Il
geòmetra per affermare dell’ idea del cerchio , che il diametro è la
massima di tutte le corde, non osserva tutti i circoli esi- stenti ,
operazione impossibile , meditando bensì sulle sue idee ne è colpito
dall' evidenza , e dalla contraddizione dell’ opposto. Egli , io replico
, per conoscere che tutti i raggi del cerchio sono uguali, ha forse
bisogno di esami- nare tutti i cerchi possibili e di misurare col fatto
tutti i loro raggi ? Chi oserebbe asserirlo ? Queste verità , e-
sprimendo rapporti d’ idee , la loro generalità non è de- dotta da' casi
particolari : è la contemplazione sulle idee astratte che somministra al
matematico tali conoscenze. E Condillac medesimo, che nel trattato de'
sistemi adotta 1' empirismo , area insegnato e bene distinto 1’
evidenza di ragione dall ' evidenza di fatto nell’ Arte di Ragiona-
re. Or , tralasciando la contraddizione di quest' illustre pensatore, io
dico, è la riflessione sulle idee che produce 1' evidenza di
ragione. Inoltre io penso che dagli esempi de’ fanciulli cal-
colatori estemporanei possano desumersi molte induzioni per abbattere l'
empirismo. IACCATO (vedasi) che , per nou dir degli altri , in età si
tenera e , che più monta , inalfabeta, conosce i rapporti de’ numeri, a
tal che appe- na enunciato il problema , lo risolve , dimostra il
potere dello spirito di conoscere indipendentemente dall' esperien-
za i rapporti delle numeriche quantità. Quantunque nel divino intelletto
di quell' amabile fanciullo questo potere sia in. sommo grado, significa
sempre, a chi ben vi contempli, eh’ esse verità sono a priori e non dipendenti
dal- le osservazioni de' sensi. Un fanciullo fisico estemporaneo,
inalfabeta, non è stato veduto, e certamente non sorgerà giammai , perchè
senza molte e molte sperienze c racco- gliendo fatti è impossibile
conoscere il mondo fisico. Laon- de ciò che si sente, e sia detto in
buona pace dei signor Critico, è la base ancora delle idee che formasi
l'intellet- to , e non di alcune relazioni che vede a priori. È ne-
cessario distinguere, secondo il Galluppi, elementi del giu- dizio da
quest’atto mentale stesso. Gli elemeuti, cioè f i- dee, sono sempre a
posteriori, fattizie , non ingenite , le conoscenze noli sempre a
posteriori, come avviene nelle ve- rità matematiche. Egli fermamente
crede, che vari filosofi hanno detto tutte le conoscenze aver origine
dall’esperien- za, la qual cosa è empirismo, perchè filosofi sommi, i
qua- li si fecero a provare le conoscenze universali, necessarie, a
priori, riputarono ingenite, innate, a priori le idee ele- menti di
queste conoscenze. Ma la quistione sull’ origine dell’ idee è
indipendente , non ha rapporto con quella se tali conoscenze sieno a
priori o a posteriori ; e I’ esimio Galluppi ha inteso scegliere una via
di mezzo. Egli ha ammesso le conoscenze a priori, ma ha rigettato
ben- sì , facendone vedere estranea la connessione, le idee in-
nate credute necessarie da Arnaldo , Leibnitz , Kant. Si arroge a ciò che
il capo scuola , il celebre Locke , del quale è oggimai notissima la
teoria sull’ origine delle idee, adotta la distinzione tra le conoscenze
di cui parlo (13); e Condillac e Tracy avrebbero dovuto por mente a
ciò. Degerando , fautore della Lockiana teoria sopra l’ origine
dell’ idee, pure ammette essa distinzione. Dopo di ciò ognun si accorge della
futilità de' dub- bi del sig. A. S., se avvi bisogno di ritornare alla
nostra primà età ec. ec. bastava leggere, non dico i Nuovi Saggi
del gran filosofo di Lipsia e le opere di molti altri , ma le opere de'
signori Degerando c Galluppi per cavarsi di errore. Quelle
ultime parole poi del Critico « Per me son » fermo che se l’ uomo in
riguardo ai sensi fosse una » statua priva di tali organi, o se avendoli,
non vi fosse » mondo esterno, cesserebbero queste vedute di
spirito, » questi giudizi a priori, menochè si volessero aromette-
» re idee , principi innati , ed il creduto pretto ideali- tà smo » son
parto, scusi il sig. A. S., di bassa e meschi- na logica. Per Galluppi ,
Signor mio , le idee sono a po- steriori e , come dicesi , provvedenti
dall' esperienza ; le conoscenze sono alcune contingenti, a posteriori,
altre ne- cessarie, a priori: le prime conoscenze hanno origine
dal- 1' osservazione sui fatti , le sccoude dalia contemplazione
sopra le idee operata dalla mente. Se dunque rimuovere- te dallo spirito
le idee elementi de' giudizi , non avrà e- gli più nissuna specie di
conoscenze , mancandogli i ma- teriali su cui agire , ma non perciò potrà
dirsi privo del potere di formare essi giudizi , o che questi sieno a
po- steriori. Ragionerebbe a modo del Critico il sensualista , il
quale per dimostrare che le facoltà dell’anima sono tut- te rinchiuse
nella sensibilità , dicesse : lo son fermo che se 1' uomo in riguardo ai
sensi fosso una statua priva di tali organi , o se avendoli non vi fosse
mondo esterno , cesserebbero queste facoltà dello spirito, menochè si
vo- lessero ammettere idee, principi innati, ed il creduto pret- to
idealismo. E spingendo il raziocinio del signor A. S. sino alle sue
ultime illazioni , si verrebbe a provare non esser necessaria l' azione
delle macchine per avere dei prodotti : perocché per me son fermo, che se
non vi fos- 109 sero materie grezze , cesserebbero
queste manifatture od altro , menochè ai volessero ammettere nelle
macchine o negli strumenti materie innate ec. Nulla dico di più ,
perchè la falsità del ragionamento del Critico salta agli occhi de’
lettori , che appena distinguono cinque da sei. Passa il Critico A. S. a
parlare del famoso proble- ma di Kant, vale a dire, se sieno possibili i
giudizi sin- tetici a priori che non solvonsi al principio di
contraddi- zione. Ei crede non esser soddisfatto dall’ esempio
della neve , e gli sembra andare dritto il sentimento di Kant , che
asserisce giudizi sintetici necessari, sebbene non sie- no a priori, nè
di necessità assoluta , ma fisica, lo vor- rei schiarimenti su ciò ,
sembrandomi che giudizio sinte- tico non sia conciliabile con necessario.
Tutti i giudizi sintetici sono empirici e contingenti ; perchè 1'
essenze de' corpi ci sono ignote , e non possiamo perciò giammai
vedere una relazione necessaria fra i termini di siffatti giudizi. Non è
cosi nel piano ideale della ragione : 1' es- senze degli esseri
matematici son cognite. È dunque l’ i- gnoranza dell’ essenze che fa
essere le verità sperimentali, riguardo allo spirilo, contingenti, nel
mentre le verità pu- re , delle quali son conosciute 1’ essenze , son
necessarie. Ed io penso , che se i filosofi empiristi avessero
posto mente alla ignoranza dell' essenze de' corpi ed alla scien-
za di esse negli esseri ideali , avrebbero portato diversa opinione di
quella, che stima tutte le conoscenze essere a posteriori. Medesimamente
avrei desiderato sapere il perchè non giova contrastare a Kant il suo
problema de’ giudizi sin- tetici puri , che al principio di
contraddizione non risol- vonsi. La distinzione poi della logica delle
idee da quella dei fatti scende dall' inconcusso principio, che i giudizi
so- no di due modi , puri cd empirici ; il che , come ho di-
mostrato , il Critico nou arrivò ad intendere. In quanto alla distinzione
fra giudizio e definizione nulla dico , perchè il lettore filosofo sa i sensati
pensamenti degli illu- stri Wolff e Laromiguiere, e Galluppi ha
cammi- nato sulle loro tracce. 11 sig. A. S. scende a parlare
sopra la distinzione della definizione in nominale e reale , e cosi
conchiude : Ma Signor a pretto dire io nulla veggo d’importanza; »
altro non iscorgendo che una conversione di proposizio- » ne , dove l’
attributo può sostituirsi al soggetto , ed il » soggetto all' attributo ,
non le converto , perchè ogni » leggitore può da sé convertirle ».
O non si può, o non si vuole intendere ciò che di- ce il signor
Galluppi ; e mi fa pena ribattere critiche si futili , che al certo son
vere baje. Le parole deH’ autore confermano la mia osservazione. L’
idea di uno è semplice , ora se io vi fo osser- » vare, che voi potete
aggiungere uno ad uno e formar- » vi così l' idea di un insieme ,
di un tutto, le cui par- » ti son uno ed uno , e che a questo tutto
potete dare » il nome di 2 ; io vi presento la definizione del 2.
lo » vi do ugualmente la definizione del 2, se vi dico: il 2
» è 1 + 1 . Ma osservate che nel primo caso io vi condu- » co dall' idea
al vocabolo , laddove nel secondo vi con- ti duco dal vocabolo all' idea.
Osservate di più , che nel primo caso vi spiego » distintamente la
generazione dell’ idea, facendovi osser- » vare, che l’idea del 3 nasce
in voi dal potere, che ha » lo spirito di replicare l’ idea dell’ uuo , e
di riunire » queste due idee in una. Egli è vero , che definendo il
» due nel secondo modo la generazione dell’ idea dei 2 » anche si vede ;
ma vi ha delle definizioni , in cui an- » dando dal vocabolo all' idea,
questa generazione non ap- » parisce. Se io dico : il circolo è una
superficie piana, » terminala da una linea curva , la quale superficie
ha un punto in mezzo, da cui tutte le linee rette, che si » (trono a
questa curva sono uguali ; allora io vado dal » vocabolo all’idea e non
presento la genesi dell' idea ; laddove avviene il contrario nella
seguente definizione : » se una linea retta terminala si concepisca
muoversi in » una stessa superficie piana, restando immobile uno
dei » suoi estremi , e movendosi l' altro intorno del primo , »
finché ritorni allo stesso punto donde incominciò e muo- » versi , la
figura che nasce da questo molo , si chiama » circolo. In questa
definizione io vado dall’ idea al vo- » cabolo , e cosi facendo spiego
insieme la generazione » dell’ idea ». » È molto importante
di distinguere questi due mo- » di di deGnire ; allorché avrete fatto
qualche progresso » nella filosofia vi accorgerete di questa importanza.
La » definizione , in cui si va dall' idea al vocabolo , e si »
spiega insieme la generazione dell' idea si chiama defi- » nizione reale
o genetica. Quella in cui si enuncia solamento il complesso dell' idee , legato
al vocabolo che » si definisce, senza occuparsi della generazione di
questa » idea , si chiama definizione nominale. Ve ne do un al- to
tro esempio: Se io, volendo definire la logica, dicessi : la logica c la
scienza del raziocinio , farei una definizionc nominale, menandovi dal vocabolo
logica all'idea, » che a questo vocabolo voglio legare. Ma se , per
darvi » la definizione della logica , io procedessi a questo mo- to
do : gli uomini fanno naturalmente de' raziocini difet- to tosi : ciò ha
obbligato coloro che si sono applicati allo » studio della filosofia , di
esaminare 1’ atto intellettuale » chiamalo raziocinio; c di determinarne
le leggi del ra- to ziocinio : a questa scienza del raziocinio hanno dato
» per l'appunto il nome di logica. Così procedendo io vi » menerei dall'
idea , che lego al vocabolo logica , al vocabolo stesso , e vi farei conoscere
la generazione di » questa idea (16j. Da queste parole ognun
si avvede , quanto siasi di- lungato dal vero il sig. A. S., asserendo io
nulla veggo d' importanza , altro non i scorgendo che una
conversione di proposizione, dove l'attributo si può sostituire al
sog- getto , ed il soggetto all’ attributo. Egli ha , per non dir
di peggio , olla scapestrata pensato che il signor Galluppi creda
definizione nominale, p. e., la logica è la scienza del raziocinio , e
definizione reale o genilica , la scienza del raziocinio dicesi logica :
ma da qual parola di Galluppi può ciò desumersi ? Da nissuua. Le
definizioni dell’autore sono evidenti , gli esempi evidentissimi. Nella
defini- zione reale si t-a dati' idea al vocabolo e si spiega la
ge- nerazione dell' idea ; come può chiaramente conoscersi dagli
esempi del circolo e della logica da esso filosofo ad- dotti , ne’ quali
si dà contezza della genesi di tali idee , c non vi ha affatto la pretesa
conversione. Nella definizio- ne nominale si enuncia solamente il
complesso delle idee semplici , senza occuparsi della generazione di questa
i- dea. S' intende il significato della voce generazione ? Per rilevare
in fine la diversità delle due definizioni ba- stava scorrere
imparzialmente, oltre il §. 24 che ho tra- scritto , il §. 52 in cui f
autore dà la genesi dell’ idea del punto ; in tal modo avrebbe evitato di
venderci si bello errore. » Va a ribocco poi, dice A. S., la
mia confusione a » quella per me inconcepibile legge ideologica da lui
pro- » rnulgata. Conchiudiamo che i vocaboli, che costituisco- » no
una definizione possono essere o segni immediati » d’ idee o segni
immediati di vocaboli. In conseguenza » lo spirito può passere dalle idee
a' vocaboli , e da’ vocaboli ad altri vocaboli e questa è un’ osserva-
» zinne assai importante. Che laberinto, donde neppure la stessa
Minerva ciò trarmi ! Vocaboli segni d' altri vo- li caboli ! Sarà cosi ;
io però mi perdo in un profondo » abisso filosofico ». Vi lm
di che ridere leggendo queste parole. Il cri- tico avrebbe dovuto esporre
i motivi della sua confusione, come pure far vedere la falsità de’
principi da cui il Galluppi deduce cosi fatta legge , o che non scende da
essi legittimamente ; perchè essa non è asserzione , ma bensì
illazione. Egli non ha fatto nè 1' una cosa nè 1' altra , e perchè ? .
Ecco i principi donde il filosofo profondo trae la sua legge, e
giudichi a suo senno il leggitore del supposto laberinlo, se avvi d' uopo
di Minerva cc. cc. » Perchè una definizione possa farmi legare al
vo- li cabolo definito un idea complessa , è necessario che io »
intenda il senso de’ vocaboli , che la compongono : ora » ciò può
accadere in due modi: 1° se i vocaboli di cui » si fa uso sono segni d' idee
semplici: 2° se essendo se- » gni d' idee complesse sieno stati
antecedentemente de- li finiti. In questo secondo caso il degnilo è segno
di al- » tri vocaboli , i quali son segui di altri vocaboli. Se io
» dico : il parallelogrammo è un quadrilatero , » cui » lati Opposti son
paralleli ; un uomo che ignorasse la » geometria, ed in conseguenza le
definizioni del quadri- » Intero , e delle linee parallele , non
legherebbe alcuna » idea al vocabolo parallelogrammo ; ma se questa
definizione del parallelogrammo vi sarà presentata , dopo di » avervi
definito il quadrilatero per una superficie pia- li na terminata da
quattro linee rette , e le linee paral- » lei e, per quelle rette, le
quali prolungate, per quanto » si vuole, non s'incontrano giammai,
serbano sempre la » stessa distanza fra di esse ; allora il vocabolo
paralle- » logrammo vi desterà un' idea ; ma osservate che que- ll
sta idea non è immediatamente legata al vocabolo parailelogrammo ; questo
vocabolo è legato a questi vo- » caboti quadrillatero , « cui lati
opposti son paralleli ; » o per dir meglio questo vocabolo è segno di
questi al- fe tri vocaboli : questi vocaboli sono inoltre segni di
que- » st’ altri superficie piana terminala da quattro linee »
rette ; delle quali le due opposte fra di esse prolunga - » le per quanto
si mole non s’ incontrano giammai , e » serbano sempre la stessa distanza
fra di esse. Questi » ultimi vocaboli sou segni immediati delle idee , che
» costituiscono l' idea complessa , che si vuol legare al » vocabolo
parallelogrammo. Adduciamo altri esempi. Se io, volendovi dare la nozione
di Dio, vi dicessi : Iddio è spirito eterno creatore di tutti gli esseri:
se poi vi dicessi , che lo spirito è una sostanza semplice iutelligente, e che
la creazione è la produzione delle sostan- » ze finite ; e che I’ essere
eterno è ciò clic non inco- » mincia ad esistere, c che non è prodotto ;
il vocabolo » Dio sarebbe allora segno di altri vocaboli di spirilo
e- » terno creatore di lutti gli esseri. Questi secondi voca- li
boli sarebbero ancora segni di altri vocaboli , cioè dei ii seguenti,
sostanza semplice intelligente , che non inco- » mincia ad esistere , nè
è prodotta , e che ha prodotto » tutte le sostanze finite. Questi ultimi
vocaboli finalmen- » te sarebbero segni immediati d' idee. »
Concludiamo che i vocaboli , i quali costituiscono » una definizione ,
possono essere , o segni immediati di » idee, o segni immediati di
vocaboli. In conseguenza lo » spirilo può passare delle idee a vocaboli ,
c dai voca- » boli ad altri vocaboli, e cosi di seguilo; e può
ancora » scendere da un vocabolo ad altri vocaboli, e da questi »
di seguito ad altri e giungere così alle idee : è questa i> una
osservazione molto importante. Le quali parole son troppo ciliare, non
dico per chi ha mente filosòfica, ma per chi non è privo di senso comunc
: in grazia intanto di colui che non ha concepito le dottrine di
Galluppi, mi sia lecito dire un nonnulla , senza offendere perciò la
sagacità del lettore. Non può mettersi in dubbio che per intendere
un vocabolo deGnito , ò mestieri conoscere il senso de' voca- boli
che compongono la deGnizione ; cosi per legare 1’ i- dea al vocabolo
logica debbono intendersi le parole scienza del raziocinio , le quali formano
la definizione , senza della quale intelligenza la mente ignorerà l' idea
della logica siccome da principio. Parimenti è certo , che può
coucepirsi il senso de’ vocaboli costituenti una deGnizione. in due modi
: primamente se i vocaboli di che si fa uso son segni di idee semplici ,
come 2 è 1 f 1 , nel qual caso è chiaro che le parole 1 f 1 non essendo
definibili , perchè segni d’ idee semplici , eccitano immediatamente
le idee , che dallo spirito son legate ni deGnito due. In secondo luogo,
o essendo segni d' idee compiesse, sieuo sta- ri antecedentemente dcGuiti
: in questo secondo caso i vocaboli, de' quali componesi la deGnizione,
sono segui di idee complesse , e suppongono , per essere dall'
intelletto legata un' idea complessa al vocabolo deGnito, la loro
de- finizione , il che vuol dire, essi vocaboli son segui , cioè
eccitano , altri vocaboli , e questi l' idea che al definito congiungesi.
Difatti è evidente , anzi evidentissimo , che nell' esempio della logica
, se io ignorassi la definizio- ne del vocabolo scienza e quella della
parola raziocinio , nullo saprei dopo la medesima definizione dalla
logica ; stnntcchè i vocaboli che formano la definizione predetta
son segni d'idee complesse, e debbono essere definiti on- de legarsi f
idea complessa al vocabolo definito. È dun- que in tal caso che i
vocaboli ec. , e la legge del signor Galluppi , anziché confonderci , è
chiara e ottimamente stabilita. Viene, dopo di ciò, il sig.
A. S. alla esposizione del1e dottrine del Pezzi per rilevarne il merito. Egli è
fuor di dubbio, che alcune cognizioni relative al fisico umano,
secondo che io credo , sono indispensabili alla completa cognizione dello
spirito ; ma è errore grande il credere che le dottrine di Galluppi
debbano riputarsi di lieve momento , e , come tortamente asserisce il
Critico , leggerissime baje , articoli inestricabili, cose inutili ,
fra- sche d‘ inette quislioni metafisiche. Io ho di già aperto il
mio parere sulla loro importanza , e dirò ora che co- lui , il quale si
avvede la Glosofia intellettuale essere alla morale, olla politica, alla
economia, alla legislazione, alla letteratura ciò che le matematiche sono
alle scienze fisi- che , e conosce lo varie scuole filosofiche , darà biasimo
alla opinione che inutili stima quelle minute indagini , e ne riconoscerà
l' altissima e grave importanza. Il Pezzi ha pure inteso la necessità di
ricerche sottili. » Ma la » dultrina semplice e saggia di Federico , che
pure fu » quella di Socrate , non può serv ire di base alle nostre
» istituzioni , da che si sono moltiplicate le dotte ricer- » che ed
assottigliate le indagini a segno tale , che gli » stessi articoli
fondamentali della morale sembrano di- » venuti problematici. Perciò la piò
temperante filosofia » ò presentemente costretta ad intraprendere minuti
esa- » mi, onde scoprire la verità smarrita tra il laberinto di »
inestricabili controversie e di sottili raffinamenti. Quantunque il dotto
Pezzi si mostri qui conoscitore della indispensabilità di minuti bensì ,
ma oggimai interessanti esami, pure non mi è venuto fatto di vedere cenno
nella sua opera di molte quislioni di non lieve im|>ortauza , e
la cui soluzione può formare la base inconcussa della fi- losofia. Ila
dunque molla ragione , e sia detto per sempre , Galluppi di scendere a sottili
discussioni , perchè in tal modo si può dare solido sostegno alla scienza
, al- lontanandosi da qualunque scuola , mcnochò da quella
che raccoglie ciò, che in ogni sistema ovvi di vero c si stu- di a tutto
potere di perfezionare la scienza. Per chi ha fior di senno le mie parole
som troppo evidenti. Inoltre il profondere elogi al Pezzi, perchè «
la vi- » ta dell* uomo sia vcgitabile , sia animale , la riconosce
» da un sol principio detto anima » è rendere laudi ad una contraddizione
di esso autore. Imperocché egli stabi- lisce prima la distinzione tra la
vita vegetativa e P ani- male , e con buone osservazioni appoggia detta
distinzio- ne , poi dimenticando ciò che area detto , asserisce una
sol vita esser nell’ uomo. Ecco per disteso le precise pa- role di esso
filosofo. » Un vegetabile si sviluppa , cresce, si mantiene,
si » riproduce , invecchia e muore. Tutti questi fenomeni »
compariscono derivanti dalla simultanea azione degli or- » gani,
suscitala da qualche agente meccanico, nel che è » riposta la vita
vegetativa. Ma sia inerente nei vegetabili questo loro prin- » cipio
vitale , oppure sia estrinseco al loro organismo, » ho detto eh’ è
un agente meccanico , perchè nelle loro » funzioni i vegetabili
ubbidiscono essi pure alle leggi fisiche universali della natura : per cui si
possano pre- » sagire i loro fenomeni senza timore d'inganno. Ma
ben » diverso è 1’ aspetto sotto cui un animale si presenta.
» Oltre gli accennati fenomeni, che in voi ed in lui pure »
scorgete , vi compariscono i mirabili effetti della sensi- » bilità
nervosa. Siete convinti di sentire , di pensare , » d' imprimere il moto
spontaneamente, e vedete nei vo- » stri simili i segni non dubbi' delle
medesime operazio- o ni. Fi è dunque in voi ed in essi un altro
principio d attivo diverso dal primo che le produce : principio »
costituente la nostra essenza ; che vi fa autori delle » particolari
vostre funzioni ; che può sottrarsi alle leggi » fisiche universali , del
quale perciò non si vorrebbero con certezza a vaticinarne gli effetti :
principio cha » non traiuce nei vegetabili; ed appunto alla sua
presen- ti za meritamente si ascrive una seconda vita, quella che »
dicesi vita animale ». v Qui 1' autore , come ognun può da sè
rilevarlo , distingue 1° la vita vegetativa dall' animale ; 2°
attribui- sce la prima ad un agente meccanico, da cui provengono i
fenomeni comuni a’ vegetabili , 3° riferisce la seconda ad un principio
attivo diverso dal principio meccanico , principio attivo che non traluce
ne’ vegetabili , il quale produce i fenomeni del sentire, pensare, volere
ec. Quin- di fa nel §. 39 vedere i punti di contatto fra queste due
vite ; poi nel §. 40 cosi scrive : » Se abbandonato il corpo dui
principio animatore , » spariscono ben presto i fenomeni della vita
vegitotiva , » e gli organi senza moto e perciò inetti a riparare
le » perdite , cedono agli agenti che gli riducono materia »
inorganica ; è indubitabile altresì , che sospeso codesto » moto e quella
vita perduta, vengono pure a dileguarsi » talmente i fenomeni del
summentovato principio da non » potersi dubitare aver egli cessato di
appartenere più a\ » corpo. Dal che vi è forza il conchiudere , che in
noi » sopprattutto tanta è la promiscuità delle vite di cui vi »
parlo, che in onta ai manifesti indizi della precisa lo- fi ro
distinzione , possono considerarsi come costituenti » una vita sola
». É qui certamente il signor Pezzi si contraddice. Se egli
ammise per la vita vegetativa un principio meccani- co, e per la vita
animale un principio aitino, detto anima, diverso da quello , come ora
asserisce che una sol vita cvvi nell' uomo ? Come ora dice che qualunque
vita , sia vegetabile , sia animale proviene dall’ anima ? Non avea
detto nel §, 38 che la vita animale non è confondibile colla vegetabile ?
E quantunque abbandonato il corpo dall’anima spariscono i fenomeni della
vegetazione, e sospe- so il moto della vita vegetativa dileguatisi le
funzioni dcl- I' essere pensante , non segue da questo che una sia
la vita dell’ uomo, ma che ciò avvenga per legge di unione dell'
anima col corpo ; unione costituente 1’ uomo. Que- sta osservazione dovea
farsi dal Critico. Nè sembrami da buon filosofo il §. 39 del VII.
ca- pitolo , dove il signor Pezzi si fa a dimostrare le diffe-
renze Gsiche tra 1' uomo ed il bruto. 11 dotto autore in tal modo scrive
: » L’Orang-outang, che pur sovente cammina su due » piedi,
oltre di essere peloso per modo che il suo tatto » non ò squisito, ed
aver mani per ruvidezza e per for- » ma mollo inferiori alle nostre , ha
eziandio il sommo » svantaggio che non può articolare parola , perchè
un » doppio sacco membranoso , situato presso la faringe , »
soffoca la sua voce. Se 1' organo di qualche volatile gli » concede di
pronunziare alcuni nostri vocaboli , non si » può dire per questo che
parli. Parlare non è già sol- » tanto pronunziare parole , ma conoscere
altresì la re- » lazione che passa tra ognuno di questi suoni c l' idea
, » la nozione , 1' affetto di cui è esso segno ; ed appunto »
questo conoscimento manca a quei bruti che ripetono » le nostre parole ,
perchè non ne intendono il signifi- » cato , nè sanno usarne come segni
espressivi dei loro » pensieri o bisogni ». Chi considera
bene queste parole , si accorgo facil- mente che il Pezzi nulla diee
confacente allo scopo del suo capitolo. Egli vuol mostrare le differenze
fisiche fra l’uomo ed il bruto, e dopo averne accennato alcune,
vie- ne al §. che ho trascritto col titolo — Privilegio della
favella — dice che 1’ orang-outang non può articolare pa- rola pel doppio
sacco membranoso presso la faringe, e ciò è esalto : poi, quasi
prevedendo l' obbiezione. Se l' organo di qualche volatile cc. cc. É vero anzi
, verissimo , che gli animali, i quali pronunziano alcune nostre
parole, non parlano , perché non sanno il rapporto fra il suono e
d' idea, di cui è segno, ma, Signor mio, non ò per la mancanza di organi,
ma pel corto conoscimento della loro anima : il che importa non essere
più una differenza fi- sica fra l'uomo ed il bruto, ma bensì
intellettuale. Spie- go ciò più largamente. L'autore, per rispondere al
titolo del suo capitolo, avrebbe dovuto concludere in altro mo- do.
Se alcuni bruti ripetono alcune nostre parole , pro- nunziano alcuni
nostri vocaboli , ciò prova 1' attitudine de' loro organi vocali, c per
questo non vi ha differenza fisica fra 1’ uomo ed il bruto. Che poi essi
non parlano , cioè, non conoscendo le relazioni fra le parole e le
idee, stupidamente le rq>etono , dimostra la loro corta intelli-
genza ; e questa è una differe nsa intellettuale. Il parlare perciò nell'
uomo non proviene dall’ avere esclusivamente organi vocali , ma dall'
essere munito , oltre degli organi a ciò idonei, di altissima
intelligenza, quando qualche bru- to , sebbene possessore di tali organi
, non parla per di- fetto delle sue mentali potenze. Quindi i pensieri
del Pez- zi buoni, a mio avviso , per far vedere che non agii or-
gani soli della voce debbe attribuirsi il parlare che fa l’uomo, ma bensì
al suo sommo intendimento, nulla gio- vano al di lui scopo, anzi lo
contraddicono. Ma lasciamo l’esame delle dottrine di PEZZI (vedasi),
perchè sarebbe di- lungarci di troppo, per ritornare al Critico. Mi
si opporrà a tal parlare, ed io il credo : sig. d Critico non siete più
certo degli atti d i vostra coscien- » za , quando riflettete su di voi,
che del vostro fisico ? » Sì il confesso , e so esservi stalo chi negò I'
esistenza » de' corpi , ma non vi fu stolto che abbia negato la se-
» rie de’ suoi pensieri , de' suoi giudizi, de’ suoi razioci- » zi. Qui
però altro è il punto della quistionc: è il presumersi da alcuni di spiegare si
fatti fenomeni , voler- » li analizzare minutamente , e saperne il come
con a- » stratte ed ipotetiche sottigliezze. Or questo per me è »
1’ islimum fodere degli antichi , è tentar 1' impossibile. All’ incontro,
se non tutti, alcuni fenomeni dello spiri- » to cogli ajuti delle nozioni
fisiologiche si spiegano , e » si perviene, se non al grado di certezza,
a somma pro- li Labilità e lucidezza ». Su queste parole
rifletterò : É falso che Io spirito sia più certo di sò che del fuor
di lui, perché nella certezza nou vi ha più e meno, ed il suo parere può
condurre all’ idealismo. Se 1' umano spirito è fornito della facoltà di
sen- tire , o sensibilità esterna , cd applicando ai dati di essa
facoltà il raziocinio discopre le leggi di corpi, perchè, a- vendo la
coscienza , vista interna , facoltà che lo rende consapevole di ciò che
in lui avviene , non possa mercè l' induzione conoscere le leggi del suo
pensiero ? Come , sig. Critico, sapete che voi sentite piacere e dolore,
che giudicate , ragionate , volete , avete memoria, in somma
pensate ? É la coscienza , senza alcun dubbio , che ve lo svela. In qual
maniera , signor mio , conoscete le leggi del raziocinio, quelle delle
idee, della volontà ? Meditando sulla coscienza si ottiene, se non altro,
la Psicologia em- pirica. I sensi esterni danno le percezioni de corpi
e delle loro qualità essi ce li offrono colorati, molli o du- ri,
aspri o lisci, di tal odore e sapore, ma quale di que- ste proprietà
appartiene al pensiero ? Nessuna. È dunque falso interrogare ai sensi,
onde scoprire le funzioni dell' u- mana mente. Ma intanto
ogni uomo che una sensazione, un desi- derio, un volere, un giudizio, un
raziocinio, sa che que- ste cose esistono in lui , egli le sente col
senso interno. Fa d‘ uopo dunque a questo rivolgere la riflessione.
Qui 122 non vi sono astratto ipotesi ; il metodo
è sperimentale , quello cioè proclamato da Cartesio – citato da H. P.
Grice , adottato da Locke – citato da H. P. Grice -- , Condillac, Tracy
ed eziandio da vari materialisti. Il Criti- co ha detto essere
impossibile , ma senzu alcuna prova. Ed io vorrei sapere come senza i
lumi della coscienza si possa pervenire alla cognizione delle funzioni
dell' lo ; e parmi tanto impossibile che la filosofia si serva del
meto- do della fìsica , quanto è impossibile spiegare i fenomeni
del mondo materiale colla coscienza. Ma sento dirmi : I' anima non
dipende dal corpo ? SI non 1’ ignoro , ho detto il mio parere su tale
dipen- denza. Un savio contegno è forza usare in siffatte inda-
gini per non incorrere in astratta ed inutili ipotesi. In primo luogo
egli è necessario adottare le rivelazioni del- la coscienza ; ma essendo
fra il morale ed il fisico dei reciproci rapporti , procede da ciò la
necessità di alcu- ne cognizioni relative al fisico dell' uomo , senza
però la mania di voler rendere ragione della predetta dipenden- za
in ogni caso particolare , o voler dare contezza di ciò, che sfugge ai
sensi coi sensi. Dcbbe ancora aggiun- gersi I' analisi del linguaggio
appo i vari popoli , perchè dai segni, cioè dalle parole, possono cavarsi
molte dedu- zioni sulle cose significate , vale a dire sui pensieri ;
co- me pure la lettura de’ poeti ed oratori eccellenti , veri
dipintori del cuore umano, non che la storia dell’umano genere .... In
tal modo polrassi pervenire in parte alla cognizione dell' intendimento
dell' uomo; dico in par- te, perchè non si esce dal cerchio sperimentale.
Proseguendo la lettura del Cenno Filosofico del sig. A. S., m’
imbatto in una osservazione critica da lui fatta al Pezzi ed al Galluppi.
Crede il signor A. S. che non possano aver luogo nello spirito sensazioni
simultanee, ed adduce in prova della sua opinione la similitudine del
tiz- zone acceso c velocemente aggirato , che rappresenta in un
circolo ignito contemporaneamente più volte se stesso. Ma pormi che
questo paragone sia del tutto fuor di pro- posito , come il dotto Pezzi
ha detto. Quindi, per dimostrare la fallacia dell' idea del Critico ,
ragiono così. Voglio conoscere in che la percezione A. sia
simile o diversa da quella di B : percepisco queste due idee ,
quindi le confronto e discopro che sono identiche. Or se 1' lo non avesse
coutemporeamente sentito A e B, non sarebbe venuto giammai a capo di
giudicarle ; perchè se egli sente solamente A, conosce questa e niente
altro, se sente B, sa quest’ ultima sola e non potrà mai portar
giu- dizio, cioè non conoscerà l' identità o diversità delle due
percezioni. Nel giudizio debbe dunque I’ anima aver si- multaneamente
presenti le idee. Credo perciò che negare le simultanee sensazioni ,
percezioni , idee, si è negare i fatti evidenti che osserva ognuno uel
santuario del suo pensiero. » Cortesissimi Soci , segue il
Critico , debbo dirvi » alla schietta che gli ultimi 4 capitoli della
Logica pura di Galluppi mi saziarono di dottrine. Egli approfonde con sagace e
sottilissima mente 1' essenza del » raziocinio , scrutinandone i più
intimi recessi per rile- » vame gli elementi e le diverse specie di
argomenta- vi zioni, in cui si trasforma; e posso senza esitazione
af- » fermare che ne ha fatto una profonda , non meri che u una ben
ordinata disquisizione ». Io credo sig. Critico che se aveste la
pena di leg- gere e rileggere attentamente gli Elementi di Filosofìa
, il Saggio , le lettere Filosòfiche , e tutte le oltre opere del
Galluppi, vi accorgereste della falsità di molti e mol- ti vostri
pensieri , esclamereste ad ogni momento : Gal- luppi è veramente profondo
filosofo ! Ma , per condurre ad effetto ciò è d' uopo , oltre alle buone
disposizioni incutali, spendere molto tempo. Ma che poi il
raziocinio, come egli vuole nel §. 33 » capitolo 3. , oltre le conoscenze
che si ottengono dalla » di lui indole analizzandolo, e dandogli tutte le
possibi- » li forme, di cui è capace , ci conduca a conoscenze di »
altra specie, non mi accordo ; poiché esso serve a di- » mostrare bensì
la verità, ma non già a scoprirle; poi- » chè dal semplice passa al
composto, ed è di norma al » metodo sintetico che non ci fa scoprire, ma
dimostrare » la verità ; mentre 1' induzione ed il sorite , che dui
» composto ci guidano al meno composto ed al semplice » discoprendole
servono all’ analisi , senza di cui non al- » tro che cognizioni
intuitive avrebbe 1’ uomo. Intanto » l’autore reca, in conferma di quanto
asserisce, un pro- » blemn algebrico tolto, se mal non mi appongo, dal
cor- » so degli studi del sig. Condillac ( cui si bene e tanto »
volte staffila). Egli la soluzione di questo, messo in e- » quazionc,
riconosce da un raziocinio , il di cui princi- » pio è I' assioma : se a
quantità uguali , $' aggiungono » quantità uguali, la somma sarà eguale.
Alto sig. Filo- » sofo, non è quest’ assioma che mi conduce a sciorre
il » problema ; poiché dopo di averlo per mezzo degli ol- » gebrici
artifici sciolto , veggo che per dimostrarlo pos- » so adattargli quest’
assioma , altrimenti le idee univer- » sali per intensità equivarrebbero
alle particolari ». » 1)' altronde egli stesso, nel §. 53 cap. a°,
s'espri- » me così : 1' analitico non fa uso degli assiomi , se non
» nel momento in cui le circostanze delle sue ricerche » l'obbligano ad
usarli, or ciò fa nel metodo istruttivo, » non dirò punto in quello d'
invenzione ; poiché l’appli- » razione de’ principi generali vien dopo la
soluzione del » caso particolare. Con queste parole nulla si prova.
Primieramente é mestieri, secondo Galluppi, distinguere conoscenze
univer- sali da idee universali: le prime, cioè le conoscenze,
sono df due specie, necessarie che hanno origine dalla riflessio- ne
sulle proprie idee astratte , e la loro generalità non è perciò dedotta
dai casi particolari. Ancora è necessario av- vertire, che la mente si
forma le idee universali, partendo dalle idee particolari. Quindi è
chiaro, che trattandosi del- l’ordine cronologico delle idee, conviene
che lo spirito va- da dal composto al semplice, dal particolare
all’universale, ma nell’ordine della deduzione delle conoscenze non è
cosi, perchè le verità pure o necessarie sono formate, non già
dall'esame de 'casi particolari, ma paragonandole idee uni- versali. Lo
spirito inconseguenza , dopo aver scoverto al- cuni rapporti immediati
fra le sue idee generali , applica queste sue conoscenze ai casi
particolari. E il sig. A. S. che crede esalta la critica fatta da
Galluppi a Tracy , non ha veduto eh' essa ha per base la differenza fra
l'or- diue della deduzione delle idee c quello della deduzio- ne
delle conoscenze. 11 dire poi che il sorite conduce dal composto al
semplice, ossia dal particolare all’ universale, è falso: perocché esso
si risolve al sillogismo, cioè al ra- ziocinio , il quale va dall’
universale al particolare ; ed i filosofi sono stati di accordo su ciò,
tranne Tracy, il qua- le, come fra poco dimostrerò, è stato compiutamente
con- futato da Galluppi. In secondo luogo è l'assioma che mi
conduce alla soluzione del problema , perchè senza di esso non
potrei avere de' risultamenti generali, il che vuol dire non avrei
sciolto il problema. Se voi, sig. Critico, credete che col- V esempio
particolare il problema sia sciolto , v’ inganna- te, giacché in
matematica non si ammette regola o pro- posizione alcuna che, come dice
il Celebre La Croiv, non sia la conseguenza necessaria delle prime nozioni
sulle quali si è appoggiato , o la cui verità non sia stabilita in
generale, in seguilo di raziocini indipendenti dagli e- sempi
particolari, che non possono giammai formar pròva , e che non servono, che a
facilitare al lettore V intelligenza de' raziocini., o la pratica delle
regole. Dopo di ciò il sig. A. S. scrive : « Ho dichiarato » che
ottimamente 1' autore conduce I' analisi del razioci- » nio , e quell’
osservazione che fa non poter essere per- ii lettamente identici il
principio coll' illazione , nè assolutamente diversi è condotta ad evidenza . e
come tre n idee principali , altrimenti nomati termini , e non più
» possono entrare io esso , è recata al massimo grado di » convincimento
; come del pari la genesi degli assiomi » che nascono dalle definizioni;
nè crede che altri, come » lui , sia riuscito in questo processo logico
». Mostra qui il Critico di aver concepito alcune os-
servazioni dell' autore , di cui è parola : ma egli , prose- guendo, dice
cose che son valido argomento di non averlo sempre inteso, »
Dissentisco, dico A. S., intanto dal più de’ meta- » fìsici, quando
asseriscono che nei raziocini puri dall’u- » niversalc si va al
particolare , senza negare, secondo il » linguaggio scolastico, che la
conseguenza debba seguire » la parte più debole ; cioè se havvi premessa
particola- » re o negativa , tale debba esser la conseguenza. Ma »
perchè non hauno indagato , se potessero darsi razioci- » ni costanti
lutti di giudizi universali ? Galluppi, che tanto a lungo discute la natura del
raziocinio, » non si è occupalo di ciò, contentandosi di riferire
sol- » tanto la legge scolastica: se una delle promesse è par- ìa
ticolare ; anzi se mal non ni appongo ha dello , che » nei raziocini puri
dall' universale si conchiude al particolare ». Signor A. S. avete
letto , non dico tutte le opere del Galluppi, ma la logica di esso autore
? lo porto opi- nione , che voi o non avete studialo la logica pura , o
, che è probabile, di volo ; giacché è falso che il Galluppi non
siasi occupato d' indagare , se possano esservi de' ra- ziocini costanti
tutti di giudizi universali. L'esimio filo- sofo , dopo aver ad evidenza
provalo che il principio e I' illazione non possono essere nè perfettamente
identici , nè diversi, cosi parla : » É necessario dunque che
vi sia un’ identità, o nei » predicati o nei soggetti de' due giudizi di
cui parlia- » ma. Supponiamo il primo caso , cioè che il giudizio »
dedotto abbia lo stesso predicato del principio. Uno » stesso predicato
suppone una certa identità nei sogget- » ti ; vi ha dunque identità nei
soggetti del principio e » dell’ illazione ; ma non potendo essere, per
quel che si » è detto, perfettamente identici, rimane, che vi sin
fra » questi soggetti quell’ identità , che passa fra la specie »
ed il genere , fra la specie e I' individuo , o pure che » questi due
soggetti sieno lo stesso soggetto riguardato » sotto due aspetti :
esaminiamo il primo caso a. Viene quindi all’ esame del primo caso , cioè
quan- do i predicati del principio c dell’ illazione sono identici
e tra i soggetti ovvi 1' identità , che passa fra la specie ed il genere,
fra la specie e l'individuo, e da profondo filosofo dimostra il soggetto
del principio dover essere in tal caso più universale di quello dell’
illazione, come pure che debbono essere tali raziocini di tre giudici
composti, e conclude in queste parole : » La legge generale
di questi raziocini si è : ciò che » conviene al genere, conviene anche
alla specie, ciò che » ripugna al genere ripugna alla specie.
l)a quanto ho detto si fa chiaro la legge di tutti i raziocini non
esser pel nostro autore quella , la quale prescrive che dall’ universale
debba concludersi al parti- colare , ma che tal legge sia di alcuni
raziocini , perchè egli dice la legge generale di questi raziocini.
Nel §. seguente imprende a parlare del taso, in cui il principio c
l' illazione hanno lo stesso ollrilmto e i lo- ro subbictti sono uno
stesso soggetto riguardalo sotto due aspetti- Ecco le sue jwrole :
» Nel caso in cui il principio e 1' illazione abbiano » lo stesso
predicato , ed i loro soggetti sieno lo stesso » soggetto riguardato
sotto due aspetti , per concludere » si richiede un giudizio, che
dimostri l' identità de’ due » soggetti , ed il raziocinio è composto
anche in questo » coso di tre giudizi : 7 f 1 è 8 : 6 + 2 è lo stesso
che » 7 + 1,0-5-20 dunque 8. Il secondo [giudizio (5 f 2 » è lo
stesso che 7 + 1 , enuncia I' identità de' soggetti » del principio, e
dell' illazione. Vi fece altrove osserva- » re che 7 f 1 è la deflnizione
di 8 ; questo » raziocinio è fondato dunque sul seguente principio
ge- » iterale : a chi conviene la definizione, conviene il de- »
finito, e viceversa ». Or in questo caso il principio c I’
illazione hanno lo stesso predicato , ed i loro soggetti sono il
medesimo subbielto sotto due vedute riguardato ; c perciò le pro-
posizioni sono uguali in estensione , e si può affermare del secondo
soggetto ciò che si è affermato del primo. Inoltre quando, nel
secondo caso, il principio ed il giudizio dedotto hanno uno stesso
soggetto ed un diver- so predicato , sono eziandio universali. Ecco l’
esempio recato nel §. 29. » 7 f 1 è maggiore di 7 ; ma
7 è 6 + 1 , 7 + 1 6 dunque maggiore di 6 + 1 ». Altri esempi,
che confermano ciò che iodico; leggon- si nello stesso jj. dove I’ autore
mostra che in alcuni ca- si il soggetto del principio è predicato nell'
illazione , c viceversa. Ma il sig. Critico, se mal non mi avviso,
non ha letto 1' opera , cotanto celebre del Galluppi , titolata
Saggio Filosofico sulla Critica della Conoscenza. Cosa dice il nostro
filosofo in esso opera ? Ei, discu- tendo il raziocinio, dà un analisi
severa di quest’atto men- tale , e con somma penetrazione parla di tutti
i rasi , e conclude così : L’analisi che ho fatto del raziocinio, è molto
im- » portante, io ho creduto esser questo il vero mezzo di »
illuminarlo , e di dileguare qualunque dubbio. Questa » analisi fa
conoscere 1° che nel raziocinio astratto si » conclude dall’ universale
al particolare , non già vire- » versa ; 2° che tutte le proposizioni
possono essere uqualmente universali. Quindi il valente filosofo dimostra
l’ inesattezza delle leggi dei logici de orniti et nullo , e quella una
conlineat, altera conlentam dcrlaret con dire tali parole. « L' analisi,
che ho fatto del razio- cinio , dimostra dunque che le regole da’ logici
insegnate finora non sono universali. Dirò ancora esser falso che il
Galluppi siasi conten- tato di riferire la legge scolastica , perchè essa
, secondo il sulloilato filosofo, è questa : » L' analisi, ei dice, clic
ho » fatto del raziocinio, mi conduce a stabilire questo prin- »
cipio. Nel raziocinio vi dee essere un’ idea comune al- » l’ illazione ed
al principio , ed un giudizio che affermi » l’identità delle altre due
idee, parziale o perfetta. E la stessa legge stabilisce 1' autore nel §.
8Ò del suo Saggio Filosofico. Aggiungi a ciò che Galluppi de- duce
tutte le leggi scolastiche (inclusa quella se una delle premesse è
particolare , I’ illazione debb’ esser tale ) dalia legge testò
trascritta. Il critico dunque ci ha venduto due errori con po- che
parole, che ha detto, relative all'analisi del raziocinio fatta dal sig.
Galluppi. io concludo. 1° E falso eh’ esso autore non abbia indagato, se
possano darsi ragionamenti composti di proposizioni universali ; 2° È
falso ancora di essersi contentalo riferire lu legge scolastica ec. , che
an- zi egli desume tutte le regole de’ logici da un principio
generale da loro non conosciuto. E chi , dopo di ciò, si ostinerà a non
voler biasimare la critica del sig. A. S. ? àia quel che ho detto non è
tutto, giacché egli ci ha dalu altre prove di conoscere o intendere poco
o nulla le sensa- tissime dottrine dell' esimio sGalluppi. Eccole
: Da generoso, cosi A. S., e con piè fermo calcan- » do il polemico
campo brevemente combatte, nel §. 43 » cap. 4., il signor Destutt-Tracy,
che ridurre pretende » tutte le forme del ragionare al sorite ; facendo all'op-
» posto eijli vedere esser il raziocinio contrario al sori- » te ; e
posso qui dire di averlo attaccato On dentro le » sue trincee , e d'
essersi avvalso delle stesse armi dei- » l’avversario per finirlo. Egli
facendo capo dall'equivo- » co preso dal sig. Tracy fra idee c
conoscenze, le qua- » li ultime , sebbene non I’ ho vedute dall’ autore
nostro » definirsi , pure scorgo esser significate verità di giudi-
» zi. Quindi, dopo avergli appalesato lo equivoco, a chia- » re note gli
dimostro , che il raziocinio incomincia da » conoscenze universali , e
quello all' incontro nella ca- » lena de’ suoi giudizi dal particolare va
gradatamente » progredendo alle universali nozioni ». Tracy
portò opinione il sorite esser il modo natura- le di ragionare del!’
umano spirito, come pure che in es- so sorite si vada dal particolare
all' universale ; e che perciò ei crede il sillogismo debba al sorite
ridursi , e non già, siccome i filosofi avean detto, il sorite
risolver- si al sillogismo : ciò è vero. Galluppi espone lo
dottrina dell' illustre francese ideologo , e con mollo senno la
ri- batte , cosa ugualmente vera : ma che poi Galluppi fac- cia
vedere esser il raziocinio contrario al sorite, è falso; pure che esso
filosofo dica che il sorite nella catena dei suoi giudizi' proceda dal
particolare all’ universale , ò fal- sissimo. Perocché Galluppi dopo aver
svelato l’e- quivoco preso dal Tracy fra ordine della deduzione
delle idee ed ordine della deduzione delle conoscenze , cioè fra
idee clementi del giudizio e quest - atto intellettuale stes- so, e la
differenza fra verità speculative c verità empiri- che, cosi s’ esprime
: » Ritorniamo all’ esempio recato di sopra. Io do- » mando
la ragione di questa conclusione : Pietro è una » cosa mortale , essa nel
sorite rapportato , consiste in » queste due premesse : ciò che ha un
corpo, il quale na- » sce e sparisce dalla terra, è una cosa mortale.
Pietro » ha un corpo, il quale nasce e sparisce dalla terra.
La premessa: Pietro ha un corpo, il quale nasce e spari- ti tre
dalla terra, è taciuta nel sorite enunciato; ma seb- » bene sia taciuta,
essa esprime un giudizio, che lo spi- » rito dee fare necessariamente
|>er poter concludere, che » Pietro è una cosa mortale. Inoltre qui si
conclude dal- li I’ universale al particolare ; poiché il principio :
ciò che nasce e sparisce dalla terra è una cosa mortale, » è una
proposizione universale, laddove l' illazione Pie- ri tro è una cosa
mortale, è una proposizione particolare, n Se domando di nuovo la ragione
di questa premessa , » taciuta nel sorite : Pietro ha un corpo ii quale
nasce n e sparisce dalla terra, essa consiste in queste due pro- »
posizioni ; ciò che ha un corpo organico , ha un cor- » po il quale nasce
e sparisce dalla terra. Pietro ha un » corpo organico , La seconda
proposizione : Pietro ha » un corpo organico, è taciuta nel sorite, ma
essa espri- » me un giudizio , che lo spirito è obbligato , per
con- » eludere , di fare necessariamente. Similmente , se do- li
mando la ragione di questa premessa taciuta – IMPLICATA GRICE __ nel sorite ,
cioè di questa proposizione : Pietro ha un corpo organico ; essa si spiega
nelle due seguenti proposizio- » ni : Ogni animale ha un corpo organico.
Pietro è animale. La seconda proposizione è taciuta nel sorite; ma il
giudizio da essa espresso è nello spirilo di colui » che ragiona.
Affinchè la conclusione del sorile sia in » connnessione colla prima
proposizione è necessario, che » lo spirito giudichi convenire al
soggetto della prima » proposizione tutto ciò clic successivamente si
trova contenuto nel predicato di questa stessa proposizione. Ciò a fa si
, che un’ esatta analisi di un sorite lo risolve in » tanti sillogismi.
Il sorite è dunque un compendio di » sillogismi, ed è il sorite che si
riduce al sillogismo; non » giù il sillogismo, che si riduce ni sorite. Non
farò chiose a parole si chiare ; ma dirò che il sorite non è, per
GALLUPPI (vedasi), contrario al raziocinio: c solamente diverso nell’
espressione, perchè taccionsi alcune proposizioni, che han luogo nella
mente di chi lo forma, e senza delle quali non vi sarchile alcuna
conseguenza. In somma distinguendo I’ alto intellettuale , detto
raziocinio nello spirilo e nel discorso, siccome ha detto Galluppi in
vari luoghi della logica , si conoscerà che non solo il sorite , ma
eziandio gli altri modi di argomentare , sono nel pensiero raziocini ,
sebbene nel discorso diversamente enunciati. Dirò per conseguenza che il
sorite nella cate- na de’ suoi giudizi va, come il raziocinio, dall'
universale al particolare. Or io non so persuadermi, non tanto per-
chè il A. S. dissenta in molte cose da Galluppi , ma come egli incorre in
errori di fatto sì badiali. E se egli erra sì facilmente trattandosi di
cose di fatto , nel conoscere cioè qual sia la dottrina di tal filosofo,
che sa- rà poi discutendo il merito di qualche dottrina ? ognuno giudichi
da sè. Dopo di ciò il sig. A. S. si accinge a far qualche
cenno sulle dottrine nella Psicologia contenute. » E tempo ornai,
commendevoli Signori , fare qual- » che cenno su le dottrine del sig. Galluppi
in riguardo » alla Psicologia. Costui pretende, da che l’iiomo
pcrce- » pisce un fuor di sè, percepire se stesso distinto dagli »
oggetti esterni. Primamente dico esser questa una del- >< le
inestricabili quistioni , ed il parteggiar clic fanno i » gran filosofi,
chi per Cuna opinione, chi per l'altra dà » a divedere la difficoltà di
sciorla; secondariamente dico » esser futile, e vana la ricerca di tal
soluzione, poiché non » mi giova punto saliere, se nel principio della
vita ani- » male, quando non era che bambolo cinguettante, avessi »
la coscienza del me, e del fuor di me; in terzo luogo » mi dichiaro dell’
avverso partito del signor Galluppi , » menochè ammettessi, che nel
principio della vita tutte » le facoltà insiememente si sviluppano nell'
uomo ». Non si potea peggio esporre la dottrina del Galluppi;
giacché i filosofi contrari ol di lui parere convengono nel dire « da che
1’ uomo percepisce un fuor di sè per- cepire se stesso distinto dagli
oggetti esterni » ma tutta la quistione consiste in conoscere qual sia 1’
atto che ci svela il me ed il fuor del me. Perchè alcuni credono
che la percezione del me sia un otto del giudizio ; altri filo-
sofi che la coscienza di ogni sensazione sia congiunta colla percezione
del me – o dell’io – H. P. Grice, The personal identity of the person --. Galluppi
è di quest' ultima opinione. In quanto alla percezione dell’ esistenza
straniera, pu- re vi ha tre opinioni : quella che stima alla facoltà
di giudicare appartengasi il rivelarci un’ esistenza esterna , una
seconda die del solo tatto sia tal istruzione , la ter- za , eh’ è quella
del Galluppi , ogni sensazione essere la percezione di un’ esistenza
esterna , ossia oggettiva. È dunque evidente che invece di asserirsi ,
che secondo il precitato filosofo, « da che l'uomo percepisce un fuor di
sè percepire se stesso distinto dagli oggetti esterni » do- vea il
Critico dire : Il Galluppi pretende da che 1' uomo ha la percezione di
una sensazione percepire se stesso , come pure che ogni sensazione rivela
un’esistenza esterna. Ma è esatta 1’ asserzione del sig. A. S. , cioè
esser vana e futile la ricerca della soluzione di tal quistione ?
Dice il vero il Critico , Candidar, Tracy, Degerando cc. ed anco Galluppi
furono sciocchi, perchè volsero l’ani- mo a cosa inutile ; era riserbato
al signor A. S. svelare ciò ; ed i filosofi gliene sopranno grado. Ma,
buon Dio, si sanno i sistemi de’ filosofi ? Si vedono le relazioni
fra le conoscenze ? Ora siffatta quistione essendo intimamen- te
legata alt’ idealismo e allo scetticismo , ec. è perciò d' altissima
importanza. Vediamo intanto le ragioni con che egli confuta la dottrina
del sig. Galluppi. Primamente dice qualche parola sulla
simultaneità delle percezioni , e stimo inutile trattenermi su cosa
che ognun sente , e che ho di sopra provato. Quindi viene alla
confutazione. La stessa maniera sua di ragionare mi convince » del
contrario. Udiamolo. Ei dice, io posso provare più » sensazioni, e sieno
pure, soggiungo io, contemporance. » Ma dove appoggia, gli domando, lo
posso aver coscien- » za nello stesso tempo di tulle queste
modificazioni. Ed » anche che sia possibile . è certo che a posse ad
esse » non colei consequentia : ma ecco , signori dove 1’ ap- »
(foggio nel §. 9. È incontrastabile , egli dice, che nel » momento in cui
vi parlo coi avete la percezione del vo- » stro me; ma se l'avrete in
questo momento, è necessa- » rio che i abbiate avuto fin dal primo
istante della vo- to sira vita sensibile; ed è necessario che questa
coscien- » za abljia accompagnala ciascun vostra sensazione ».
Qui il sig. A. S. mostra ad evidenza che il prin- cipio che lo
muove ad agire è tutt' altro dello amor del vero : egli è accecato dallo
zelo di parie , e mette in o- pera mezzi irregolari ed inefficaci. Dico
irregolari, perchè non si censura I’ opinione di un autore, prendendo
alcune linee di un paragrafo , altre di un ultro , e di paragrafi
dove 1’ autore che si vuol criticare non stabilisce la sua dottrina. Dico
inefficaci, perche Galluppi si legge da tut- ti, e massime da coloro che
sono addetti alla filosofia , e confrontando le parole del Critico cou i
testi del Cele- bre autore, si scorge 1’ errore di chi censura. Eccomi
al- le prove. 11 primo capitolo della Psicologia di Galluppi
che ha titolo “Della Coscienza o della Sensibilità Interna” è formato da nove §. pag. 17. Ne' primi tre
§§. del predetto capitolo l' insigne autore si fa a dimostrare, come la
scienza del raziocinio lo conduca alla Psicologia, e che il metodo da lui
seguito è perfettamente analitico. Nel 4° §. cosa sin la coscienza, e nel
quinto mette a chiara lu- ce lo stato della quistione della percezione
dell' lo non che l' opinione di Condillac, Degerando , e quella di
altri filosofi coi quali Galluppi è d’ accordo. Nel sesto con non
poca profondità abatte l' opinione di Condillac, il quale crede l’ “io” –
H. P. Grice, The personal identity of the person -- essere la collezione delle
sensazioni che ciascuno prova , facendo quasi palpare che cosiffatta
opi- nione dà T lo in apparenza c lo toglie in realtà. Il set- timo
§. è unu solida risposta al sig. Degerando, provando nello stesso tempo
che la coscienza di qualunque sensazio- ne è inseparabile dalla
percezione del me. Ognun vede che 1’ A. S. , dichiarandosi di
avverso parere del Galluppi, avrebbe dovuto a que' §§. indirizza-
re la sua critica, nei quali l’autore appoggia il suo pare- re : il
Critico non ha detto cosa alcuna su questi §§. e quali sono i §§. da lui
confutati ? Alcune parole del §. 8. altre del 9. Ma, signor mio, in
questi il Galluppi uon stabilisce la sua opinione , cioè che l’ atto , il
quale rivela la propria esistenza , è un atto del senso in- terno , ma
solo stabilisce nell’ ottavo che lo spirito inco- mincia le sue
operazioni dalla percezione del me non già dal giudizio sul me, e nel
nono fa un corollario delle ma- terie spiegate. E poi perchè alcune
parole di un §. altre di un altro ? Io ben veggo ( e chi noi vede ? ) che
egli non potendo criticare la profonda dottrina del Galluppi, si è
avvalso, siccome ho detto, di un mezzo irregolare ed ineffi- cace. Onde
il lettore vegga chiaramente ciò che dico, tra- scrivo i testi, ne’ quali
leggousi le parole riferite dall' A. S. 11 Chiarissimo filosofo
dopo avere , siccome ho det- to , nei sette primi di questo capitolo ben
discusso la quistione del me , viene , nel §. 8. a far vedere che
quantunque si abbia dalla prima sensazione il sentimento del me , pure
non può farsi giudizio su di esso , cioè sul me. » Ma sebbene
, ei dice , «dia prima sensazione lo » spirito abbia il sentimento del
me, pure fa d’ uopo av- » vertire , che un tal sentimento ritrovandosi
nel principio confuso col sentimento della sensazione , non può » nel
primo istante esserne distinto. Lo spirito non può » separare al primo
istante due cose , eh’ esso sente iu- » sitine : egli non può dire
: io provo la sensazione dell' odore. Lo spirito non può incominciare dal
giudi- » zio, ed egli incomincierebbe dal giudizio , se al primo »
istante potesse dire : io provo la sensazione dell" odore, o io sono una
cosa che ha la sensazione dell" odo- a re. Le operazioni del nostro
spirito incominciano dalla » percezione del me, non già dal giudizio sul
me. Rendia- » mo più chiara questa importante dottrina. Allorché lo
spirito guarda semplicemente un og- » getto , e vi vede riuniti i suoi
diversi elementi , egli » non ha ancora , che una percezione ; ma
allorché presta successivamente la sua attenzione a questi diversi »
elementi , decompone quest' oggetto , divedendolo , per » dir cosi , ne’
suoi elementi diversi , cioè in un soggetlo , e nelle sue diverse qualità. Ma
lo spirito non de- li compone , che per ricomporre di nuovo , egli dopo
di » avere osservato separatamente le qualità, le riunisce al »
loro soggetto , quest’ atto dello spirito chiamasi giudi- » zio. lo posso
provare nel tempo stesso molte sensazioni, vedere molti oggetti , udire de’
suoni, provare de- li gli odori , gustare de’ corpi saporosi , toccare
de' corpi » caldi ec. ; io posso aver e coscienza nel tempo stesso
» di tutte queste modificazioni ; in tal caso io ho la per- ii cezioue
del me , e di molte sue maniere di essere ; 136
» questa coscienza non è ancora altra cosa che perce- « zinne
» Noi abbiamo , cosi nel §. 9 ed ultimo del capi- » tolo , trallato
sotto tulli i punii di veduta una que- ll slione fondamentale nella Psicologia;
è utile perciò di » passare in rivista le verità, che abbiamo stabilito.
Noi » proviamo diverse sensazioni ed affezioni: è questo un » fatto
; queste cose sono in noi , e le percepiamo ir» » noi , è questo un altro
fatto. Voi percepite il sole , e » voi sapete che percepite il sole ; o
per dir meglio : » voi avete la percezione della percezione stessa del
sole, » la quale è in voi. La facoltà di percepire ciò che ac- »
rade in noi, chiamasi coscienza, sensibilità interna, sen- ti so interno,
senso intimo. V esistenza di questa facoltà » è dunque un fatto
incontrastabile. » Le nostre affezioni interne sono in un flusso
con- » tinuo, noi cangiamo incessantemente le nostre maniere » di
essere ; la coscienza di questi cambiamenti si risol- ti ve in due
percezioni interne , nella percezione di una » cosa costante e che dura e
nella percezione di 8lcu- » ne cose che cessano di essere c si succedono
vicende- » volmcnte ; la prima è la coscienza del me, la seconda »
la coscienza delle sue modificazioni ; o per dirlo altri- o menti , la
prima è la coscienza del proprio essere ; la » seconda la coscienza de’
modi di quest’ essere. È dua- li que incontrastabile , che nel momento in
cui vi parlo , » t'o» avete la percezione del vostro me. Ma, se i
avete n in questo momento , è necessario che l abbiale avuta » sin
dal primo istante della vostra vita sensibile, è ne- ll cessano, che
questa coscienza abbia accompagnato cia- ti scuna vostra sensazione. Vi
ho fatto sentire l’ eviden- ti za di una tal verità di fatto, e perciò
abbiamo conclu- » so, che sin dal primo istante della nostra vita
sensibi- li le , abbiamo avuto la percezione del me – H. P. Grice,
“Personal identity” “I, me, mine” – “Somebody (scil. I) is hearing a noise” -- e
che questa percezione è , in conseguenza, primitiva, non seconda- li
ria. Ma qui non ci siamo arrestati : vi ho fatto osservare che la percezione
del me – H. P. Grce, “Personal identity” --, la quale accompagna la nostra
prima sensazione è confusa colla percezione della sensazione – H. P.
Grice: “Someone, scil. I, is hearing a noise” --, non già distinta, che in
conseguenza lo spirito incomincia dalla PERCEZIONE del me, NON
già dal GIUDIZIO SUL me. Io vi prego di rendervi familiari queste
verità. Esse sono fondamentali nella psicologia filosofica di H. P. Grice. Le
quali parole di GALLUPPI (vedasi) mettono in chiara luce il mio pensiero,
cioè che il critico non potendo in alcun modo ribattere le profonde ragioni d’esso
autore, prese alcune parole del §. 8, dove l’autore non dimostra affatto la sua
opinione, c dimenticandosi a bella posta dei sette §§. antecedenti, ti
trasporta al §. 9 lin. 28 toglien- do, eh' è più, la parola dunque, e con
dire che qui l'autore appoggia la suo dottrina. Ognuno si può di leggieri
accorgere che il §. 9. è un corollario del capitolo. In fatti, le parole
dell’autore che succedono a quelle dell’A. S. Vi ho fatto sentire
l'evidenza d’una lai verità di fatto, chiaro danno a conoscere essere la
dimostrazione di già data, e non appoggiar qui egli la suo prova. E
poi, perchè togliere la parola dunque? Non senza ragione il critico
ha ciò fatto: non rimovendo il dunque ognuno si sarebbe accorto essere
un’illazione e non poter 1'autore poggiare le sue ragioni. Dopo la
discussione delle DUE PERCEZIONE DEL ME – H. P. Grice: “Someone, scil. I, is
hearing a noise, and I KNOW this” -- due percezioni del me, che 1’ autore,
come dissi, vuole contemporanee al primo vagir dell'uomo, entra nel secondo
capitolo a trattar del come, essendo modificazioni dell’animo non di meno
lo conducono a conoscere un FUOR DI ME – H. P. Grice. Così il critico A.
S. L’autore non discute nel capitolo LA PERCEZIONE DEL FUOR DEL ME –
‘the world’ – H. P Grice --; egli come può vedersi dal §. nono da me
citato, in esso capitolo, esamina soltanto LA PERCEZIONE DEL ME. Nel capitolo
secondo poi entra a parlare della PERCEZIONE DEL FUOR DEL ME: la prima è un
atto della coscienza, la seconda della sensibilità. È poi eziandio
frivola quella critica della PERCEZIONE DEL FUOR DI ME. Il nostro autore GALLUPPI
(vedasi), egli dice, senza sgomeritarsi del diffìcilissimo problema,
afferma che ogni sensazione è di sua natura la percezione d’un’esistenza
esterna. Per provare la sua dottrina, ragiono così. Noi diciamo lutti io perno
ciò; io sento questa rosa – H. P. Grice: Someone – viz. I – is hearing a
noise. Allorché voi dite, IO PENSO, posso tosto domandarvi, che cosa
pensate eoi? Allorché dite , io » senio, sono anche nel diritto di
domandarvi che cosa sentite ? Qui parrai che 1’autore si scorda di
dover trattar con bamboli, e tratta perciò con adulti, che ragionano,
e che anno UNA LINGUA che fa l’analisi de’loro pensamenti. Convengo con
lui che 1'oggetto della sensazione è diverso dell’oggetto della
coscienza, eh' è la sensazione. Convengo che 1'oggetto della sensazione è FUOR
DEL ME. Ma non nasce da ciò, che lo spirito dell’infante debba pure
percepir 1'oggetto come cosa FUORI DI SÈ; giacché, come sostenni
dapprima, s’immedesima coll’esterne cose – non oggetti --, finché il
tatto, e le non volute sensazioni di dolore lo rendano avvertito
dei suoi falli, L’autore , sig. A. S., non si scorda di parlar
con bamboli. Egli esamina la sensazione e lo fa mercè 1’analisi della
lingua – come H. P. Grice -- , mezzo acconcio, perchè sviluppando le
parole si viene alla cognizione delle operazioni del pensiero. Se egli
deducesse che ogni sensazione è OGGETTIVA, perché lo è attualmente,
allora sarebbe in errore. Ma egli da profondo filosofo discute la sensazione, e
vede che essa, come sensazione, debba ad un oggetto – H. P. Grice:
“HEARING A NOISE, SEEING A COW, TOUCHING A HAND, SMELLING A RAT, TASTING A LEAF
-- riferirsi, giacché altrimenti non sarebbe sensazione, e sarebbe un
nulla. Ogni pensiero, ei dice, ed ogni sensazione si riferisce
essenzialmente, e di sua natura ad un OGGETTO – H. P. Grice: OBBLE -- quale che
siasi. Il dire “Io sento, ma non sento cosa alcuna” – “Someone – scil. I – is
hearing, but not hearing anything” – H. P. Grice -- è lo stesso che dire, “Io
sento E NON sento: insieme, è pronunciare un evidente contraddizione.
La sensazione è dunque di sua natura RELATIVA all'oggetto sentito;
essa o è sensazione DI – H. P. Grice: Hardie: what do you mean, ‘of’’? -- qualche
cosa, o non è sensazione adatto. Chi si fu a meditare attentamente
queste parole del sullodato GALLUPPI (vedasi), scorge che la dottrina di
esso autore ha per base questo principio. Sentire e non sentire insieme è
una contraddizione. E cosi quei filosofi che negano l’oggettività di qualunque
sensazione, come pure coloro che la concedono al solo tatto, commettono
una contraddizione, perché per essi lo spirito sente, ma nulla percepire d’esterno,
il citò è lo stesso, sente e non sente insieme. Ma dirò dippiù. Il critico
conviene che 1’oggetto della sensazione – cf. H. P. Grice on J. O. Urmson
and G. J. Warnock on The object of the five senses -- e diverso dall' oggetto
della coscienza, che è la stessa sensazione. Conviene ancora, che
l’oggetto della sensazione è FUOR DEL ME. Ma ei dice, non nasce da ciò, che lo
spirito dell’infante debba pure percepir l’oggetto come cosa fuori di sè. E
facile rispondere al sig. A. S. colle stesse parole di GALLUPPI (vedasi). L’oggetto
della coscienza è la sensazione. Ma della sensazione deve esservi un oggetto
diverso dalla sensazione medesima, poiché altrimenti la sensazione
non avrebbe oggetto, il che è assolutamente falso. Da questo principio
incontrastabile segue che ogni sensazione, in quanto sensazione, ha
necessariamente un oggetto esterno al principio che sente. Di fatto se ogni
sensazione dee necessariamente avere un oggetto; se tutti gl’oggetti non
possono essere diversi dal me, dalle sue modificazioni, e da ciò che è ESTERNO
AL ME. Se l’io e le sue sensazioni sono 1’oggetto della coscienza,
egli non rimane altro oggetto per le sensazioni che un oggetto esterno al
me – H. P. Gice: “Which is absurd: When I head for the table to get a sandwich,
I don’t perceive myself being hungry: I’m not an observer, not even on first
row – I’m on the stage!” . Ogni sensazione dunque in quanto sensazione è la
percezione d’una esistenza esterna. Io per altro non scorgo, perchè debba
al tatto solo attribuirsi 1’ufficio di svelarci 1’esistenze esterne; anzi
se mal non m'appongo, GALLUPPI (vedasi) risponde a Condillac, sostenitore di
questa opinione, facendogli evidentemente vedere che la di lui opinione è
contraddittoria al principio da cui parte, e che tutti i sensi potendo al tatto
ridursi, niun privilegio debbo concedersi al tatto propriamente detto.
Altre ragioni adduce il nostro filosofo contro i filosofi d'avverso
parere del suo. Nè qui poli fine alla discussione, giacché nella psicologia
dimostra con somma chiarezza e profondità la percezione del FUOR DI ME non
poter essere 1'effetto dell’abito, ed esser chimere i giudizi abituali e rapidi
che, associandosi alla sensazioni, le alterino. Quindi credo che il sig. A. S.
leggendo attentamente i §§. da me citati, e farà meglio insieme col secondo
volume del saggio filosofico, appieno scopre le potenti ragioni di tal
filosofo, e la verità delle mie parole. Egli, è d'uopo ripeterlo, nulla
lascia a desiderare su tal materia colaute importante, mettendo il lettore
in islalo a poter giudicare con cognizione di causa. Ma, prima di chiudere
queste riflessioni, parmi esser mio debito paragonare il merito di GALLUPPI
(vedasi) con quello di PEZZI (vedasi), lo non farò questo
paragone estesamente, e ciò per molti motivi, il primo de'quali è la
brevità. Mi contento d’offrire in poche parole la somma delle cose
importanti de'due filosofi. Qua/ìro dimostratile il merito comparativo di GALLUPPI
(vedasi) e PEZZI (vedasi). Pezzi. Molte idee anotomiche e fisiologiche. Pochissime
parole sulle leggi del raziocinio, ossia quasi assoluta mancanza di
logica. Mancanza di dottrine relative all'ideologia: per esempio non si
vede esame della teoria di Hume sulla causalità, non discusse le idee
del tempo e dello spazio secondo Kant ec. Generalmente l'autore non tien
conto delle quistioni che sono agitate da’fìlosoG. Nemmeno veggonsi cenni
sull'idealismo, trascendentalismo, empirismo ec. Quanto alle
facoltà dell'anima, sebbene non trattate con profondità, pure qualche
lode ò da riferirsi all'autore pei rapporti di che spesso fa cenno, aventi
il fisico col morale. Insomma io avrei desiderato che l'autore fosse
piti profondo ed esteso in logica e metafisica. GALLUPPI (vedasi). Poche
idee anotomiche e fisiologiche. Analisi completa del raziocinio con
sensatissima discussione d'interessanti quistioni. Laboriosa indagine
sull'origine dell' idee con esame di problemi di grave importanza.
Analisi diligente delle facoltà dell’anima, e confutazione del sensismo.
Medesimamente esposizione e profonda confutazione dell'ldealismo, trascendentalismo,
ed empirismo. L’autore in somma nulla lascia in dietro, per quanto
un’opera elementare il comporta, di quelle ricerche di che in PEZZI
(vedasi) evvi penuria, e, che più mon- ta, con grande penetrazione
sempre le ragiona. Più este- si cenni sulle relazioni fra le due
nature si desiano nella sua opera. Questo confronto , clic ognuno
può istituire avvici- nandosi ad essi autori , fa vedere che se il Pezzi
abbon- da di alcune conoscenze , è mancante di moltissime indi-
spensabili alla solida base della scienza ; nel mentre il Galluppi, se
scarseggia di alcuue idee, siccome da taluni si dice, tuttavolta i suoi
clementi sono un corso comple- to di logica , metafisica c morale. Nulla
dico della pene- trazione di spirito , perchè è oggimai risaputo da
tutti che Pasquale Galluppi ad istesissiraa erudizione GlosoGca,
congiunge profondità di mente tale , in guisa che non solo dagl' italiani
, ma eziandio dagli stranieri è stato a cielo levato. Fo Gne
a queste osservazioni con una ingenua con- fessione. lo rispetto fra gl'
italiani filosofi moderni Pezzi, Soave ec. ma ammiro e venero oltre modo
Genovesi , Galluppi e 1' Autore del Nuovo Saggio sull' origine
delle idee, perchè tre grandi filosofi. Quest’opuscolo vide la prima
volta la luce nel 1836 pei ti- pi del
Fiumara. ANNOTAZIONI Opus, d* Introd. alla Filus. Elcm. di Filos.
Filos. della Voloutà, Elcm. di Filos. Il sig. Critico sarà compiacente
indicarmi il volume, il cap. il §. in che il sig. Galiuppi impegno i
giovanetti studiosi a saper h fi- losofica rivoluzione , di cui Io stesso
Critico parla , perchè non mi è venuto fallo vederla in esso filosofo. Il
sig. A. S. dovrà pure dirmi perchè la rivoluzione di cui ei parla è nera.
Perchè l’nddicttivo vera ? (4) Eleni, di Filos. Lezioni di Filos. Saggio
Filos. Elcm. di Filos. Saggio Filos. Elementi di Filos. Opuscolo sull'
Analisi e Sintesi Chi vuole approfondirsi in questa materia legga, oltre alla
lo- gica, all* opusc. sull’ Analisi c Sintesi) il secondo cap. del 1.
voi. del Saggio sulla Critica della Conoscenza di questo illustre
ideologo. Egli in questo cap. solve sei difficili ed importanti problemi
, alcuni de' quali sono desiderata del celebre Degerando. lino di questi
quesi- ti si è : Il sistema che ammette l' esistenza e l’ utilità de’
principi a priori , è esso compatibile eon quello che rigetta le idee
innaie ? Essai Philosophique Hist. Comp. Des Sist. Psyc. Rat. scoi. Lcz.
di Filos. Eleni, di Filos. Troité Elcmeniaire di
Arilmétique par la Croi* Saggio Filos. sulla Critica della
Conoscenza. Elem. di Filos. Saggio Filos. Elem. di Filosofia
, Psicolog. u fisiologìa calunniata di materialismo Animus
gaudens acmtetn floridam facil , spirilus tristis cxiccat ossa.
Prov. xvu. 22. Corpus eniro quod corrumpilur, aggravai
animam . et terrena inhabitatio depri- mil stogimi multa
rogitanlem. Sap. li. (vedi H
Cor. r. ^ Bom. ni SS) §• i. Le indagini de' fisiologi
sii, relative alle attinenze dell' or- ganismo colle facoltà pensanti ,
sono utili e necessarie al psicologo e non conducono al
materialismo. É ormai valico più d’ un lustro, che io sentivami
da uu tale sussurrare all’ orecchio : volgete l animo alla At- tornia
, alla Fisiologia ecc. e conoscerete esser chimera platonica lo spirito;
c poi da uu altro, che uditami dire un che sulla immaterialità dell' io :
se foste medico, non ragionereste così. Alle quali cose quantunque io
rispondes- si, pure per dar pace alla mia coscienza , e perchè avea
conosciuto, avere il me delle attinenze coll'organizzazione, la cui
cognizione è essenziale alla Filosofia , mi rivolsi alle predette scienze
— studiai gli organi e le loro fun- zioni , studiai .... ma qual fu la
mia sorpresa in vede- re , che il vantato materialismo della Fisiologia è
un so- gno, anzi un insulto fatto a si bella ed utile scienza !
La Fisiologia, attenendoci alla parola, significa scien- za della
natura , c dovrebbe occuparsi di tutto che è in natura ; ma essa anziché
spaziarsi in campo tanto esteso, si è ristretta alle funzioni, alle leggi
degli esseri organiz- zali nello stato sano, lì siccome questi sono o
vegetabili, o animali , o uomini , però è nata la litotomia o
Fisica vegetabile, la Zoonomia o Fisica animale, dottrina dell’e-
conomia animale , c Fisiologia Comparata , se indaga le dilTerenze fra
gli alti vitali dell' uomo c quelli degli ani- mali , e finalmente
Antropologia o Fisiologia Medica, se Hi ha per obbietto gli alti
vitali dell’uomo. Laonde era naturale, che quest' ultima sì occupasse
delle funzioni in- tellettive ed affettive dell' uomo , che sono atti
vitali e i più nobili ; e dopo aver durate non poche fatiche
conobbe- si alla line, il cervello esser lo strumento principale di
sì nobili facoltà, dico principale, perchè non si può escludere il
concorso degli altri organi inservienti alla vita relativa, come sensi,
ossa, muscoli ec. Il (ìsiologista di mente de- bole può qui dire : ogni
funzione ha i suoi organi , il pensiero è una funzione , ha dunque il suo
organo, che è il cervello ; or se accordiamo al cervello un’ anima
per agire , dobbiamo concederla agli altri organi ; e però lo
spirilo è una chimera da' metafìsici ideata. No, io rispondo ; è una realità, e
voi v'ingannate negandola. Di- temi , come sapete che il cervello è l’
organo delle fa- coltà pensanti ? perchè 1' esperienza vi ha mostrato ,
che tutto ciò che altero, o distrugge il cene.lo, altera, o di-
strugge il pensiero, che dopo lunga meditazione la fron- te dà segno di
speciale calore e la testa duole ( il che è conforme a quella legge
notissima per cui cresce il calore , aumentando I' oziane di un organo o si
sviluppa il sentimento di fatici), che negli animali ver trinati la
per- fezione graduale delle industrie, degl’ istinti è in propor-
zione del perfezionamento graduale del cervello ec. avete adunque
conchiuso, il cervello è il principio efficiente del pensiero. Questa
conclusione è illegittima : due fenomeni, che costantemente si veggono
congiunti , non segue per questo solo, che l'uno sia causa dell’altro; è
questo quel sofisma che nessuno ignora : cum hoc, ergo propter hoc.
— Adagio, risponde egli: c’è i analogia, perchè nelle al- tre funzioni
riguardandosi gli organi quali cagioni efficien- ti, dobbiamo in quelle
pensanti riguardare il cerebro cau- sa efficiente. No , quest’ analogia ,
non c è affatto. Nelle nutritive funzioni voi avete qualche cosa di più,
che non si ha in quelle pensanti : ed in queste è una particolari-
tà, che non si ha in quelle. Così, in quelle digestive, voi avete veduto
non solo che I’ alterazione, o distruzione del tubo digerente è seguila
da disturbo , o nullità nella ri- rispettiva funzione, ma avete eziandio
osservalo la sostan- za introdotta cambiarsi in passando nelle diverse
porzioni di detto canale , c quindi assorbirsene una parte, cioè la
chilosa , e I' altra , le lecce , espellersi. Lo stesso dicasi della
respirazione, i cui organi , i polmoni, sonosi osser- vati pieni d’ aria
, c parimenti della circolazione , di cui le arterie e le vene hanno
offerto il sangue, c cosi delle altre automatiche (unzioni. Ma, quanto al
cervello, voi sa- pete, che i 9ensi trasmettono mercè i nervi allo stesso
le impressioni , quindi si mostra il pensiero , la volontà na- sce
, la quale mercè i nervi trasmette ad alcuni organi de’ movimenti ; che
le alterazioni avvenute nell' apparato cerebrale sono da rispettive
alterazioni nel pensiero segui- te ec. ; ma non avete osservato le
sensazioni , le idee e qualsiasi prodotto mentale, nel cervello, come il
cibo ne- gl' intestini , 1' aria ne' polmoni , il sangue nelle vene.
E ciò debb' e«ser cosi , perocché evvi una diversità fra il mezzo
con che prendesi cognizione degli atti del pensiero e quello della vita
nutritiva, (ili atti di qucjta si perce- piscono coi sensi , quelli della
vita intellettiva , invisibili ed intangibili, son conosciuti per
coscienza. Essi non aven- do alcuna delle qualità de' corpi, cioè non
essendo duri o molli, freddi o caldi, lisci o scabrosi, colorati, sonori
ec. non possono conoscersi co' sensi. Chi col senso tenta co-
noscere il mondo intellettivo , opera I' impossibile , com- mette
peggiore errore di colui che vuol conoscere gli o- dori colle mani, o
cogli occhi, o colle orecchie. Possibile che la mente senta sè fuor di sé
? o trovi se stessa , ove ella non è? Non abbiamo adunque l'asserita
analogia. Dal che deducesi , che il saggio fìsiologista , conoscendo ,
che gli atti intellettuali non offrono gli stessi caratteri degli
atti automatici, vai quanto dire, quantunque soggiacciono alle alterazioni
del loro organo , pure non se ne osserva- no in esso i prodotti e
sfuggono alla sensibili- esterna os- servazione , e si manifestano all'
interna soltanto , terrà conto insieme di ciò che è fisiologico e di ciò
che è psi- cologico, o per dirlo in altri termini, userà I’
osservazio- ne esterna e la interna. Si, è mestieri applicare la
rifles- sione a qualunque specie di fatti positivi , e gl’ interni
non sono meno positivi degli esterni : anzi son tanto po- sitivi, quanto
che senza di essi non sapremmo che esistessero gli esterni. Si dirà per taluni
: il fisiologo / rroccde coi sensi, coi quali nulla vede di s/nrito, e
perù per lui quesl' essere intelligente immateriale è una chimera. Debbo
, o no rispondere a si futile argomento ? Il farò per te. Giovinetto, cui
intendo istruire — altri non avrà forse bisogno delle mie istruzioni. Cbe
diresti di colui, che in- tendesse alla investigazione delle nutritive
funzioni colla coscienza, e perchè in essa non le vedesse, neghercbbele
? Diresti ha perduto il ben dell' intelletto ; cosi dee dirsi dei
pseudo-fisiologo. Sì , perchè osserva per metà , ed in questa sforzasi
ridurre I' altra metà , che in quella non trova, nè trovar può , e perciò
nel suo pensiero distrug- gete. Ma da chi egli ha tal potere? Da nessuno.
L'uomo con tutta te sua ragione non può creare una facoltà , nè
annientarne alcuna , solo può percepire e ragionare .... Se fosse lecito
sopprimere una facoltà per negarne le i- slruzioni , grandissima ragione
avrebbero gli idealisti di* sciogliersi da ogni uso de' sensi, e perciò
dire, come han detto , i corpi non sono. Ma chi è quell’ uomo di
buon senso , che voglia acconsentire a' sogni di questi visiona-
ri? Nessuno. Nessuno adunque farà buon viso a' sogni del
pseudo-fisiologo. Se poi egli vuol limitare te Fisiologia ai sensi
, fac- cialo pure a suo senno , ma non avrà diritto in (al ipo-
tesi discorrere delle mentali funzioni, perchè da' sensi non rivelalo :
sarà in tal caso la scienza della vita ristretta alle vegetative
funzioni, e niente altro, ed allora non sarà nemmeno conducente al
materialismo. Ma no , ei dappri- ma ammette la coscienza , apparandone da
essa la realità delle spirituali funzioni, che non vi ha altro mezzo a
cui ricorrere, e poscia, per ridurre il morale al tisico, ponen-
dola in non cale, abbandonala ; vuol conoscere il subbia- to a cui esse
appartengono coi sensi, i quali non potendo mostrare che materia, osa
dire: lo spirilo non è — come se te coscienza l'osso guida infedele: e se
tale, perchè am- metterne le istruzioni ? come se fosse lecito
ammetterla in un caso e a capriccio rifiutarla in un altro — come
se te coscienza ben meditala non isvelasse quell’ io sem- pre identico,
sempre uno in mezzo alla farragine ili diver- se modificazioni alle quali
soggiace. La coscienza riflessiva. conviea ripeterlo, è la stella polare
di chi intende alla co- gnizione del pensiero dentro il cerchio della
empirica psi- cologia ; è la fiaccola che dee guidarlo nel santuario
dei suoi pensieri. K simile il raziocinio del supposto fisiolo- go
a quello di un idealista , il quale dopo essere istrui- to da’ sensi dei
fatti esterni , si volge alla coscienza per conoscerne l' essere , a cui
appartengono , ed in que- sta non vedendolo , perchè veder noi può , lo
nega , an- zi lo immedesima col me. Fra 1’ idealista e il pseudo-
fisiologo lo intento è diverso , ma il metodo è lo stesso. Nè pur monta
il dirmi : coi ammettete il sopradcllo me- todo, perchè credete I' anima
spirituale , ma se questa è materiale, cadrà la coscienza, e dovremo
ricorrere a’ sen- si : anzi fate ma petizione di principio, ammettendo
lo spirilo per la coscienza , e questa per quello. Al che è facile
rispondere. Io non ho detto : 1’ anima è immate- riale, la coscienza
dunque esiste, e ad essa bisogna rivol- gersi , ma ho detto, e dirò
finché mi basti il fiato : che da natura avendo l' uomo due modi di
percepire , 1' uno coi sensi , I' altro con la coscienza , e clic le
funzioni del pensiero essendo impercettibili co’ sensi, non puossi ad
es- si interrogare , se vuoisi vera risposta , ma volgersi alla
coscienza. La Psicologia non adotta adunque la coscienza, deducendola
dalla semplicità dell' io. Clic tal metodo poi opra al psicologo la via
allo spiritualismo, è un'altra cosa, perchè coi sensi non verrà mai fatto
scoprire ciò che ad essi si sottrae ; e l’ errore nel metodo conduce a
falsi ri- sultamenti. La petizione di principio non ha dunque luo-
go. Ricorre perciò il psicologo alla coscienza, seuza porre 1’ anima
semplice , quantunque siffatto metodo lo conduca olla cognizione della
metafisica unità. Ma se il filosofo pro- clama base precipua della
psicologia empirica la coscienza, non dee arrestarsi ad essa soltanto,
ehè debb' avvalersi di altri mezzi , che servono a sviluppare e rendere
com- piuto I' esame del pensiero. Invocare in tutto c soltanto la
coscienza , invocare in tutto e soltanto i sensi , si è essere esclusivo
, si è svisare brullamente la scienza. È perciò mestieri al mezzo del
senso intimo congiungerc, ol- tre alla ideale visione , i mezzi
esterni. L'uomo è veramente il capo d’ opera della
creazione; in esso , per chi ben Io contempli , risplende a
vivissimi tratti : • La gloria di Colui che tutto muove
». Ma questa stessa complessione di fenomeni , che in lui
osservansi e i loro reciproci rapporti, ne rendono ma- lagevole c f
analisi e la sintesi. Cosi guardarlo da un sol luto, è poco, ridurlo a
questa qualsiasi veduta, è errore ; convien dunque conoscerne i
costitutivi e complessivamen- te guardarli. Se volgete il pensiero a
quella vita dell’io, che fenomeni maravigliosi si appresentano al vostro
sguar- do 1 studierete non il mondo che sta rimpetto a voi , ma il
«ubbielto e i modi con che lo comprende ; eppure ciò non basta. Quest' io
è unito strettamente al corpo orga- nico, e quantunque da questo distinto
per natura , pure, vivendo in esso, ha reciproche attinenze con lui, la
quale cognizione relativa è tanto importante, quanto quella dell’io e
delle sue funzioni. Perocché chi si propone studiare una cosa che ha de'
rapporti con un'altro e trascura cosilfatle relazioni, imperfettamente la
studia, se pur iioii incorre in gravissimi falli, attribuendo
esclusivamente a quella ciò che è prodotto pell’influenza di questa.
Il quale errore de’metafisici muove dal timore d’imbatterò in
materialismo. Ma questo timore é panico, perchè egli no stessi confessando
l’uomo esser costituito di duplice – DUALISMO v. H. P. Grice’s
FUNCTIONALISM -- sostanza, fisica e morale, interna ed esterna, materiale
e spirituale, deve perciò in esse aver luogo vicendevole relazione, e la filosofia
non può, senza mutilar se stessa, ometter la cognizione di cosiffatti reali
rapporti. Fa al certo meraviglia vedere (die i filosofi conoscano, die
l’anima ha per lo mezzo de sensi le sensazioni, esegue per lo mezzo
di taluni organi i suoi voleri, e poi credere che sia materialismo
ammettere le vicende, alle quali l’essere spirituale soggiace per taluni
cambiamenti nella stessa organizzazione avvenuti. Diicmi, mi volgo a colali
lilosofì, da dii avete apparato die f anima ha pe’sensi le
sensazioni? che essa, mercè taluni organi, mette ad dTelto i suoi voleri,
che le alterazioni avvenute negli organi sensori e motori soli seguile da
alterazioni nelle relative facoltà di sentire e volere? Dall’esperienza,
diranno, abbiamo avute tuli istruzioni
Ebbene, io rispondo, non è la stessa esperienza quella firn mostra
a' fisiologisti le relazioni del sistema nervoso coll' intelligenza? Nessuno,
purché studia alcun che di fisiologia, può negar ciò. Ho detto purché
abbia studiato le dottrine fisiologiche, perchè si disprezzano, si grida
al materialismo, perchè s’ignorano. Qui non si tratta di conoscer l’”io” – H.
P. Grice, “Personal identity of the person” -- e le sue funzioni, ma le
attinenze che l'organismo, e principalmente il sistema nervoso, ha con esso.
Vedi curioso fenomeno! I psicologi accusano la fisiologia di materialismo, e i
pseudo-fisiologi ne convengono: e perchè ciò ? perchè quelli la ignorano,
questi, rinegando la coscienza, voglion conoscere l’anima co' sensi. Ma se lo
studio della fisiologia conduce il savio ed imparziale filosofo a purgarla
dell’ingiusta taccia di materialismo, lo rafforza pure nell'idea che allo
elemento psicologico dee congiungersi il fisiologico. Il filosofo, come H.
P. Grice, che trascura l’elemento fisiologico commette grave errore. L’ “io” –
H. P. Grice, The personal identity of the person – someone, not something -- esiste
ed opera: chi oserebbe negar ciò? ma nell’organismo esiste e mercè di esso
opera: è questo pure un fatto, o se vuoisi deduzione legittima d’infiniti
fatti. Ma il psicologo astrae l’”io” – H. P. Grice, The personal identity of
the person -- dall’organismo – Grice: pure-ego “someone” – hybrid psycho-somatic
‘someone” – somatic ‘someone’ --, e dandogli un'esistenza indipendente, esamina
l' “io” – H. P. Grice, The personal identity of the person --, non qual è
in realità, ma idealmente: ecco il suo errore. Il volgo cammina
diversamente, perchè esso percepisce l’ “io” – the personal identity of the
person – H. P. Grice -- ma insieme all’organismo il percepisce, e ciò per
associazione o sintesi necessaria operata sin dai primi istanti della vita
mentale, e non analizza; ecco il suo errore, il suo materialismo quando il
psicologo non sintesizza, ecco il suo idealismo. La deficienza d’analisi
produce l’errore del volgo, quella di sintesi I' errore del psicologo. E,
sul difetto di sintesi, siami permessa questa riflessione. È mestieri
insegnare a coloro che noi sanno, e ricordarlo a coloro che non lo ignorano, ma
non ne fanno debita applicazione, che la divisione dello scibile in vari rami è
stata operata per nostro comodo, per sorreggere la limitazione del nostro
spirito, per conoscere meglio la natura; ma quando questa divisione
subbiettiva si trasporta assolutamente negli obbietti, anziché aver guadagno si
ha grande discapito. Vo' dire che gl’esseri tutti hanno delle relazioni,
tutti sono legati, divedendo adunque le scienze non dovete credere che gl’obbietti
di esse sieno per efletto della vostra divisione slegati, divisi, essi sono
sempre ciò che sono pria della divisione, cioè aventi le stesse connessioni.
Che bisogna far dunque per evitar lo errore? Aver sempre presente che la
divisione dello scibile è artificiale e subbiettiva, nata dalla nostra pochezza;
e perciò bisogna, nel discutere l’oggetto speciale di una qualsiasi
scienza, guardarlo non isolatamente, ma complessivamente, nelle sue relazion. Bisogna,
in somma, sintetizzare. Applicando questo discorso al nostro argomento si
vede ad evidenza d’ onde proceda l'errore de psicologi, i quali immersi
nella loro astrazione , non conoscono che quantunque la loro scienza si
occupa dello spirito, ed altre scienze del corpo, in cui quegli è ed
opera, pure f io a - vendo rapporti col corpo , la scienza psicologica
non dee trascurarli. Credo non aver detto quanto basti. La scuola di
Scozia che si avvisa, la fisica doversi includere nella filosofia, nou pose
mente che con più ragione la fisiologia dovrebbe esservi comp.esa, giacché
ciucila (la Fisica) si occu- pa delle leggi generali dei corpi , mentre
che questa ( la Fisiologia ) dà la cognizione delle leggi degli esseri
orga- nizzali, ed il peusiero obbictto della psicologia appartiene
agli esseri di tal natura. E poi la Fisiologia si giova dei lumi della
Fisica. Ma il principio , d' onde muove detta scuola, è falso. Perocché
il porgersi due scienze degli aiu- ti, non importa che debbano ridursi ad
una, purché il lo- ro oggetto sia diverso. E pere» la filosofia
giovandosi del- le idee dell' Anatomia , Fisiologia , Fisica ec. non è
nè I' una, nè altra di esse scienze : e ripeto che essendo gli
esseri tutti legati con iscambievoli relazioni , le scienze tutte debbano
fra loro esser legate. Tutta la differenza sta in questo, che talune
relazioni sono immediate , altre mediate e prossime, ed alcune rimole.
Cosi la Filosofia che si occupa delle funzioni dell' intelligenza ,
questa avendo relazioni colf organismo , perciò essa scienza è
congiunta immediatamente colla Fisiologia , ma questa avendo dei
rapporti colf Anatomia, Fisica, Chimica cc. la Filosofia è mediatamente
legata con quest' ultime scienze. Dalle quali cose è forza dedurre
che, essendo oggetto, non unico, della Filosofia f umana intelligenza ,
pure alla completa cognizione di essa non si perverrà giammai , se
pur non s' imbatterà in molti e gravi falli, senza giovarsi dei lumi che
son porti dalla fisiologia, anatomia, zoologia, fisica ec. cioè senzu
legarla ad esse scienze , quantunque non possa confondersi colle stesse.
Imitiamo I’ anda- mento della natura nel produrre le ricchezze, delle
quali se la divisione dei travagli ne è una causa, l’associazio- ne
ne è pure un’ altra. Proseguiamo il nostro argomento, anzi
interniamoci in esso a tutt’ uomo. Il volgo stesso per significare che
uno ha, o pur no giudizio, suol dire che ha o non ha cervello, che
ha lena furie, se ha mente elevata. Gli antichi faceano le loro pitture , o
sculture degli eroi con fronte spa- ziosa e prominente, e la favola fece
Ercole con gran cor- po e piccola testa, fece escir Minerva dal cervello
di Gio- ve. Eran questi , simboli di una gran verità all’ ingrosso concepita;
ma gli autori n’eran materialisti? No, e perchè debb’ esserlo il
fisiologo ? Egli non fa altro che internar- si negli organi e scoprirne
le più recondite azioni , ossia rende scientifico , sistematico ,
ragionalo , dimostrato ciò che era puro sentimento. Eppure quanto tempo è
passato, affinchè si prendesse la vera via ! Si traviò co' sistemi
fi- siognomonici del Porta e del Lavater , sistemi oggi pre-
cipitali nella dimenticanza , ma che sempre movean dal vero concetto di
esistere nell' organismo relazioni colle intellettive ed affettive
facoltà eran false soluzioni di un esatto problema. E se spingiamo il
nostro sguardo presso gli antichi e taluni moderni , quantunque in
di- verse sentenze , li vedremo sempre occupali ad assegnare nel
corpo la sede dell’ anima. Se Pitagora , Platone, Galeno stimano sede dell'animo
il cervello ed altri altre parti di esso, come Erofilo i grandi ventricoli
del cervello, Servetto 1’acquidollo di Silvio, Àuranli il terzo ventricolo del
cervello, Cartesio la glandola pineale. Varthan e Schellhammer la punta
della nascita della midolla spinale, Drelincourt, Malacarne il cervelletto,
Benlekoè, Lancisi, Lapeyronnie il corpo calloso o grande commisura del
cervello, Willis i corpi striati, Viecesscns il centro ovale della
sostanza midollare, Ackcrmann i tubercoli dei sensi (strati ottici e
corpi striati) pure Aristotile, Ippocrate e «li stoici ne collocavano la
sede nel cuore , ove I' animo pastosi <T una materia pura e luminosa,
separata dal san- gue, Erasistrato nelle menitjgi, Yan Helmont nello
stoma- co ec. Quantunque diversamente Tra loro opinassero , pu- re
convenivano in quest’ idea ; nel corpo essere una parte, ove il principio
pensante ha seggio, e però tal parte detta impropriamente sede, essere in
attinenza col pensiero e concorrere al suo sviluppo. Chi oserebbe dirli materialisti?
Ma come conoscere le funzioni di quest’organo, se la sua anatomia sino a FRACASSATI
(vedasi) e ROLANDO (vedasi) consiste a tagliarlo verticalmente, orizzontalmente,
e ridurlo nelle più sottili feltoline? Se tutta la scienza di esso consisteva
nel dare un nume vago, e talora bizzarro alle sue parti? Cercasi in esso
ventricoli, corpi striati, corni d' aminone, piedi d' ippocampo, volte,
ponti, pilastri, salteri, natiche, testicoli, e die so io! Quanto a’nervi,
prendevano tutti origine dal cervello, ed il sistema nervoso della
colonna vertebrale, non ne era che uu prolungamento. Foco innanzi a Meckel e
Soeramering , si crede che non restassero a farsi altre scoperte sul cervello,
die quelle che hanno per oggetto l’origine dei ner- vi. E dopo le fatiche
di Vicq d’ Azir , di Prokaskà , dei Vènzel, tutti riguardano come
presunzione il cercare qualche cosa di nuovo , o un ordine di organizzazione
diffe- rente io questo molle apparecchio, già ci eduto a sufficien-
za perlustralo. Lo stesso Pietro Frank con questo consi- glio invita GALI
a desistere da’ suoi lavori. Ma nè ROLANDO nè Gali vollero arrestarsi (3,i; il
che fu sommamen- te utile per la scienza. Ma torniamo al nostro assunto,
da cui sembra esserci alquanto dilungati. Se è fuor di dubbio
die il sistema nervoso è I’ or- gano dell’ intelligenza, è lo strumento
principale delle fun- zioni istintive, affettive , intellettive e de’
movimenti , le indagini dei Fisiologisli non solo non conducono al
materialismo, ma offrono al psicologo quei materiali, coi qua- li può
compiutamente innalzare f edilìzio dell’ umana in- telligenza, 1 filosofi
prendono dai Fisiologi che i nervi sono gli strumenti delia sensibilità ,
non possono perciò , senza contraddirsi, rifiutare le altre
istruzioni. Si è pure imputato di materialismo il sistema dei
celebre Gali , ma agli occhi del pensatore tale imputazione è calunniosa.
Si posseggono in primo luogo quelle idee, che solo possono mettere in
istato il sapiente a portar ve- ro giudizio sur esso sistema? Si ha in
secondo luogo studiato ? Chi è privo d' una di queste due condizioni non
osi dirne parola Ma GALI, si dirà, ammette venzette organi destinali ad
altre tante facoltà , come la musica, la poesia ec. ognuna delle quali è
fornita di sensibilità , memoria, giudizio ec., e, secondo lo sviluppo di
taluno di questi organi, nell'individuo avrà luogo lo sviluppo d'
un talento particolare Benissimo , io rispondo , ma non veggo il
materialismo, che voi gli apponete. Perocché gli organi, nei quali GALI
(vedasi) divide il cervello, sono strumenti e niente altro che strumenti,
e la perfezicne, e lo sviluppo di essi metterà lo spirito in istato ad
esercitare quelle sublimi facoltà di die è dotato. E si sa che un abile
so- natore eserciterà tanto meglio la sua abilità , quanto lo
strumento di che usa sarà più perfetto , e per tanto non si derogherà
nulla alla sua abilità , facendola dependente dalla perfezione dello
strumento. Facciamo per poco astra- zione delle idee galliane. Quei
fdosofi e fisiologi che pria di Gali, riguardando il cervello, quale
strumento del pen- siero, si studiavano stabilire norme materiali, quali
misu- re della intelligenza, eran materialisti ? Certo nessuno riferirà
la taccia di materialismo a que’ filosofi e fisiologi antichi, o moderni
che la dimensione assoluta del cervel- lo credevano dovesse rappresentare
i gradi delle intelligenze, o il peso del cervello relativamente al peso del
corpo, o la proporzione fra il cervello e i nervi , o il rapporto
tra la midolla allungata ed il cervello, o il rapporto del- le parli del
cervello fra di esse , o I' angolo facciale di Camper, o 1‘ occipitale di
fktubenlon , o il numero delle fagliene del cervelletto di malacarne, o
in fine la propor- zione tra il cranio e il viso. Essi credean certo che
la perfezione dell' organo intluisse sullo spirito si riguardo alle
facoltà, come a' talenti speciali, essi intanto per que- sto solo non
eran materialisti : perchè adunque il sarà Gali? Egli non ha fatto che
considerare il cervello, o meglio massa encefalica, non qual unico strumento,
ma com- plesso di strumenti ; ei non solo ha preteso
determinare liii il grado dell' intelligenza, il che erosi
tentato pria di lui, ma lo scopa, egli, mi si permetta l' espressione, ha
particolarizzalo ciò che altri diceau in generale. Or se il considerar I’
encefalo non unico organo, ma un aggregato di essi, se I’ assegnare non
il grado soltanto, ma lo scopo dell' ingegno, è dottrina materialista, io non
so allora come potrò ogni sapiente, che fa 1’anima dipendente
dal cervello, scusarsi di materialismo, non so se i filosofi ra-
gionano , o farneticano. E sì, sragiona al certo colui che ti crede non
materialista , finché ammetti in generale il fatto della dipendenza del
morule dal fisico , specialmente dal cervello , ma che poi ti grida al
materialismo , se ti farai a par titolari szar e. Ma dicono taluni :
nel sistema dell’ organologia per ogni organo dovrebbe esservi un io
fornito di sensibilità, memoria ec. mentre la coscienza ci dice uno esser
l ’ io : il sistema frenologico si oppone adunque ai fatti di coscienza,
che provano la metafisica uttità Vi chiedo scu- sa, il vostro
ragionamento non mi va a genio- Dovrebbero esservi tanti io nel caso che il
Gali non ammettesse anima, il che non è, chè anzi dichiara che gli organi
sono meri strumenti dello spirilo. Sta bene perciò che mal- grado la
rooltiplicitò degli organi l'io, è uno, perchè gli organi non sono che
strumenti. Non si oppone dunque ai fatti di coscienza, se non nel caso
che noi lo crediamo ma- terialista , ed allora il materialismo è in noi ,
e non già nel gailiano sistema. Ma soggiungono: Gali fa I' anima
troppo dipendente dagli organi, perchè un individuo, che dalia natura ha
sortito la disgrazia di avere lo sviluppo di un organo delle basse e ree
tendenze, sarà da inevita- bile necessità tratto a' delitti Rispondo a
ciò che sarà la frenologica dottrina in tal caso conducente al
fatalismo, e non al materialismo , e si sa che ogni materialista è
fatalista, ma ogni fatalista non è materialista. In tal ca- so sarà d’
uopo correggerne il fatalismo. Sia insorgono: le idee di Gali sono state
rimbeccate sì riguardo alla mol- tiplicità degli organi, che al numero,
al sito ed alla cor- rispoudenza delle protuberanze nel cranio, anzi
taluni su questo ultimo punto han gridato al ciarlatanismo , e qui
faran sentire molti nomi benemeriti alla Notoroia e Fisiologia Come ognun di
leggieri conosce, qui cambiasi lo stato della quistione , giacché io non
pretendo che tal sistema sia vero, ma voglio purgarlo dalla taccia di
ma- terialismo. lo ho mostrato che la cranioscopia non condu- ce al
grossolano materialismo ; il tempo farà vedere se sia vero o no; ma,
qualunque siane l'esito, son certo che non precipiterà si presto nella
dimenticanza , in cui sono i sistemi di Lavaler e di PORTA (vedasi). Chiudo
questo §. colle parole dell’ egregio professore di fisiologia MARTINI (vedasi).
Gli autori di psicologia, quei medesimi che levarono grido di sé, errarono
più volte, perche trascurarono gl'insegnamenti della Fisiologia. Non
si può per niun conto avere un’esatta cognizione dell'uomo senza
conoscerne la struttura. Sinché viviamo guaggiù 1’animo abbisogna dal
ministerio del corpo, e perciò non solo giova, ma è necessario aver col- »
tirato lo fisiologia per trattar profondamente la psicologia. Genesi della
calunnia apposta alla fisiologia. Conoscere il modo della generazione
degli umani errori è tanto importante , quanto lo evitarli, e però non
sarà discaro che dica alcun che sull' origine del pensiero, oltre modo
ingiurioso , alla fisiologia apposto: cosi saremo in istato di tenerci lungi da
cosiffatto errore, che ha prodotto f esclusione nella psicologia dello
elemento fisio- logico, il che significa, ha dimezzato, mutilato la
scienza della vita mentale. L’uomo ebbe da natura largiti dei modi
di percepire: uno gli dà la cognizione del mondo esterno , ma- teriale,
l’altro del mondo interno, intellettuale. ...Se egli coi sensi percepisce
i fatti esterni, cioè i corpi colorati, caldi, freddi, odorosi, saporosi,
estesi, in moto ec., a dir tutto in poche parole, ciò che fuori di lui
avviene, colla coscienza prende cognizione de’ fatti interni vule a dire
, delle idee, de’giudizi, de’raziocini, desideri', risoluzioni ec.
in somma di ciò che intimamente in lui avvieuc. Or, siccome 1’uomo munito
di sensi non è per questo solo lofi fisico, chimico, naturalista ec.
cosi, quantunque dotato di coscienza, non è perciò solo filosofo: è
mestieri volgere la riflessione a ciò che porge il senso , a ciò che
svela la coscienza. Quindi è che egli applicando la riflessione o
meditazione a' fatti esterni , cioè a quelli manifestali dai sensi, forma
le scienze che han per oggetto i corpi; con- centrandola sui fatti
interni , su quei svelati dall’ intimo senso, e mercè I' apprensione
intuitiva , dà vita alla psicologia propriamente detta : si , questo ritorno
che fa V io di sè in sé e con sè , fonda la scienza del pensiero.
Ida gli nomini fanno cgual uso dei sensi e della coscienza? meditano tutti
sulle rivelazioni di q .elli e di questa ? No certamente, perciocché avvi
taluni uomini che sin dai loro teneri anni han rivolto il pensiero agli
obbietti posti di fuori ; essi lutto ciò che sanno, io conoscono pei
sensi, perchè la loro riflessione bau concentrato esclusivamente
sugli obbietti di questi. Dal che segue che ei danno im- portanza solo
alle scoperte che ottengono pei sensi, e ciò può giugnere al grado di
credere che non possano otte- nersene altre, in altra maniera, e di non
lieve importan- za. Ciò è semplice e naturale, giacché i bisogni dell'
uo- mo attirano la sua meditazione all’ esterno, 1’esercizio
frequente rende facile siffatta inclinazione , c si forma quindi 1' abito
di conoscere per mezzo dei sensi. É per- ciò necessaria ferma e risoluta
meditazione , c per molto tempo, affine d' interrompere tal abito ed acquistare
l'op- posto , cioè quello di ripiegarsi in se stesso. Hanno tali
scienziati il senso intimo , per non dir d' altro , ma non riflettono
sulle sue rivelazioni. Quindi è che tali uomini associano finalmente la
certezza a ciò che viene dai seu- si. e, sopprimendo in tal modo la
coscienza e l'ideale vi- sione, credono fermamente che nulla possa
sapersi, se non quello che si vede o tocca, ossia si statuisce nei lor
pen- siero, come verità inconcussa : ogni idea viene da' sensi, o
pei sensi. Per troppo esclusivo meditar sui sensi, si fi- nisce con dire:
lutto l'uomo sta ne' sensi, ogni certezza viene dai sensi. Tale è la
genesi del pensiero, di cui parlo. Souo simili a quegli idealisti, che
quantunque muni- ti de’ sensi, pure meditando unicamente sulla coscienza,
si stringono a questa, nò reggendo più in là di essa, imme-
desi ma no l’oggetto conosciuto al subbietlo conoscitore, come quegli
scienziati il subbielto Tanno ad immagine dell' oggetto. Tutti han torto,
perchè abusano, quelli dei sensi, questi della coscienza. Tutti han torto ,
perchè muti- lano l’uomo, quelli materializzandolo, questi
spiritualizzan- dolo. Tutti han torto , perchè sè stessi contradditori ,
i primi sentendo l’ atticità interna, i secondi non interrom- pendo
le pratiche esterne. S- "f- Alleanza fra la Psicologia e la
Fisiologia. Se alcun fisiologista
pretendesse troppo ? non do- rrebbe aver negato il giusto poco.
Che diresti di un giudice che ti nega a, che ti appartiene, perchè hai
chiesto a •f 6 ? Noi chiameresti ingiusto ? Ebbene tal rimprovero
deve a' più grandi psicologi diriggersi. Che se questi si dolgono del
materialismo della fisiologia, questa è pronta e non senza ragione, alle
discolpe da noi riferite in que- sto scritto. Non furon tutti
materialisti, ella ancora dirà, e qui farà sentire gl’ illustri nomi
degli Mailer , degli Stilai, dei Foderè, de' Maltliey, de Berard, de’ Vircy,
dei lluisson, de' Hartmann ec., e per torre d’inganno ognuno Bonnet
il primo psicologo-fisiologico, o fisiologo-psicologico. Al certo se colpa non
lieve è l'abuso, non lo è meno il non uso. Ma cosi è l'indole dell'umana mente,
gir sovente per opposti sentieri, e cosi dal vero disviarsi. Or se
è errore materializzar lo spirito, è del pari errore spi- ritualizzar la
materia. Spiritualismo assoluto e materialismo sono sistemi esclusivi,
incompleti , mancanti che or ti trasportano alle nubi, or ti gittano nel
fango, come se non vi fosse luogo di star bene fra quelle e questo.
L’uo- mo non è tutto sensi, nè tutto coscienza, dee dunque av-
valersi e di quelli e di questa ; rifiutare I' uno de’ due 6 render
l'uomo monco, è bruttamente svisarlo. Fisiologi e Psicologi è tempo ornai
che vi diute il bacio delia conciliazione , unitevi come nell’ uomo i sensi
sono uniti alla coscienza , e cessi alla fine lo scandalo che I’ uomo
separi ciò che natura ha strettamente unito, che voglia distrug-
gere ciò che natura ha creato. Vero è che non tutto si- nora ci hanno
insegnalo i fisiologi sulle funzioni del cervello, ma non dobbiamo per questo
dolerci con essi , pe- rocché la somma difficoltà del soggetto ne ritarda
i moti progressivi , ed è stoltezza rifiutare la parte, quando non
si può ottenere il tutto. Le quali considerazioni ben si addicono a
que’ filosofi, che proclamano il metodo sperimentale, la filosofia
dell’esperienza , ed intanto si stringono all' anima unicamente. Oso dire,
che sin ora non hanno conosciuto in tutta l'e- stensione il vero spirito
del loro metodo sperimentale. Han creduto far bene dare per base alla
filosofia la co- scienza ( quantunque non unica, nè principale ) senza
di questa la riflessione non potrebbe volgersi in sé e non si
avrebbe quella notomia psicologica che è esclusiva al1’uomo , ma si fa
veramente male, fermarsi unicamente a ciò. Voi , direi a tali filosofi ,
rendete monca ed im- perfetta la scienza , perchè non comprendete in
tutta la estensione il metodo che adottate. Voi poggiate sull' in-
terna esperienza , ma , questa essendo legata all’ esterno ammettete il
fuor del me , altrimenti restereste soli nel f universo : in altre parole
ammettete la coscienza qual motivo immediato e medialo: cosi vi tenete
lungi dall'idealismo. Ma ragionate meco. Se I' indole della coscienza è
di prendere ciò che con essa è connesso , se su tale * fondamento
statuite il non me, se in tal modo etitate lo sconsolante idealismo ,
perchè adunque rifiutate I' altre i- struzioni che la coscienza, guidata
da’ sensi, vi porge? Am- metterla iu un caso, e rifiutarla in un altro, è
evidente contraddizione. Le relazioni fra l’organismo ed il me son
manifestate da’ sensi, la coscienza le prende , il rifiutarle adunque è
rifiutar la coscienza, è contraddirsi. Ecco l’alleanza fra il senso e la coscienza
, fra 1’uomo esterno ed interno, insomma fra la fisiologia e la psicologia;
ecco la vera estensione del metodo sperimentale, il quale pecca non solo
, perchè vuol far senza del lume ideale, ma perchè mutila la stessa
esperienza. Quest’ opuscolo (u reso di pubblica ragione pei tipi del
Nobolo. A NNOT AZIONI ISO •sC«sS3J8"i^®J' ì ’Taluni autori hanno
alla parola Fisiologia, sostituto quella di Biologia, che significa
scienza della vita, cd altri Biosofìa quasi ana- loga ucl senso a
quella. Ho spesse fiate nelle mie lezioni avuto eziandio bisogno
della Botanica. Non so, come possa rispondersi scientificamente a chi ti
di- ce, che la Buia graveolens (L.) , la Sjiarmannia Africana (L.) ,
In Val/isneria spirali s (L.l , V Amuryllis aurea (L.) , In Diaamia
mu- scipula (L.' , la 3fgmosa pudica (L.) godono del privilegio di
senti- re, hanno de’ movimenti spontanei, senzà le risorse di detta
scienza. E si noli che lai dubbio elevasi facilmente nel pensiero de*
giovanet- ti , apparando essi dal bel principio delle filosofiche lezioni
la distin- zione fra esseri sensitivi e non sensitivi. Prendo
qui occasione per mani restare i miri sensi di vera senti- ta gratitudine
verso il sig. Natale Aloysio sotto la cui scorta appa- rai alcun che di
Botanica. Questo rullo ed abile farmacista è molto innanzi nelle naturali
scienze , e specialmente nella Botanica , inteso alla cui scienza fra non
molto darà un saggio delle sue durate fati- che. E come avrei potuto
dimostrare le cere fisiche differenze fra l'uomo e gli animali, senza i
sussidi delle naturali scienze? Per fi- nirla dirò, che in una mia Opera,
che spero in breve pubblicare col titolo Elementi di Ideologia Comparata
ossia Saggio sulle differen- ze fra Vvomo e gli animali, opera che ini è
costata lunghe c peno- se meditazioni , ho colla ragione e col fatto
dimostralo le vere atte- nenze fra la Filosofia c le Naturali
Scienze. Lcz. sulle malattie nervose di Puccinolti Lez. ni. Però in
Italia due aulii prima che Gali e Spurzheim pubblicassero la loro grande
opera sul cervello, aveva 1' italiano ROLANDO (vedasi) dato in luce le
sue ricerche anatomiche sullo stesso organo, e devesi a lui assolutamente la
prima scoperta delle ramificazioni cerebrali de’ processi fibrosi, e del nuovo
modo di trovarle c sezionarle. Dietro queste tracce del nostro italiano, Gali
non In fatto che perfezionare il nuovo sistema anatomico. Così l’illustre
Puccinolti, e ciò sia detto ad onore dell’Italia. Fisiologia Il sagace
lettore ha conosciuto che in questo mio discorso sovente ho confutate le idee
madri del dottor Brussais, sparse nel primo volume della sua opera. Bella
Irritazione e della Pazzia senza citarlo , perchè avrei dovuto scrivere un
volume e non un cenno per seguirlo nei suoi sragionamenti declamatori
mossi da manifesta bile. In vero sapessi pria di lui che esistessero
delle rclazomi fra il Esico «1 il morale, e che i materialisti stresserò
opposto tal argomento agli spiritualisti, e le risposte, sovente dall'
autore omesse, di questi, ma nessun vero e coscemioso sapiente , per
quanto io sappia , crasi Patto lecito dire dell’ immaterialità dell'anima
» Frattanto i’ uoatomico comparisce col suo scalpello : egli squarcia 1’ uomo
morto ; fa » esperienza sull’ animale vivente ; il paragona coll' uomo
sano c in- » fermo , che ne possa dire il metafisico , il quale crcdesi
disonorato » di una simile comparazione, e gli dimostra il di lui preteso
sonalo- » re da esso gratuitamente stabilita nella glandola pineale, o
nel ponte di Varnlio , non essere altra cosa se non 1’insieme dell' apparecchi»
encefalico. Quando si hanno le traveggole agli occhi pretendesi auco veder 1’anima
o toccarla ( si rirordi il mio lettore di ciò che per me venne detto nel
§. H. ). Veramente quest’ opera oltre una noiosa ripetizione degli
argumenli che il materialismo ha fallo allo spiritualismo , contiene non
poche asserzioni, omissione de’ ragionamenti a prò dello spiritualità
dell’ io, soventi declamazioni , ove era moslieri dimostrare , rd un
ultra sen- sismi) da me confutato nel mio quinto Opuscolo — Dissertazione
sul Sensualismo ; ma, facendo astrazione di tutte queste mende
dell'opera del snllodato medico, si coglie pure un bene dalla sua
lettura, quel- lo cioè che io ho dimostralo , 1’ alleansa fra la
Psicologia e la Fisiologia. L'OMU NUN AVI L'USU DI LA
RAGIUNI CICALATA DI LU PROFESSURI CAV. -... L. m
!f»o*Coogl[ L OMU il HI L ISI DI LI
Ridili CICALATA HI 1,0 UOrXMDBI MESSINA TIPOGRAFIA d'
AMICO ALI/EGitEflIU CITTADINI; SIG.' VINCENZI! CHEMI Olii-
olitili a Vul stu povlru ts t; l'Iti u min , olii m andii alla
stampa pri Hoellwrax*! In desi- derili eli l'amici, spora olii Vul
l'accoltli-ltl cu elela sasso, bona volimi ;\. olii vi fa os»lr*i
distinti! patrioti» . .saggiti patri eli famig- isliia oel amlou
sincera — Oun- tinuatl In vostra afrotm a In vostra amlcn A.
Catara-L. Un pensiero ho ruminato per parecchi anni in mento, quello
cioè di offrire al pub- blico un ragionamento sul tema: L'uomo non
ha H uso della ragione. Più io vi meditava, più vedeva l'attuazione
doverne riuscir facile — più tempo iva scorrendo, nuovi materiali
nel mio intelletto e da questo sì riunivano. Se non che tante e si
svariate cagioni ognora mene allontanavano dalla esecuzione. Quando
pochi giorni addietro mi sentii punto da vergogna, comprendendo che
lo svolgimento di tal tema, nel modo da me ideato, mirasse al bene
dell'umano consor- zio — adunque, senza metter più tempo in mezzo,
mi feci a distenderlo in dialetto nostrano, che giudicai (iiù opportuno a
colorire il mio disegno. Gli uditori imparziali, che mi onorano, ai
(piali è noto, il processo, il mo- vimento attuale degli spiriti e delle
umane associazioni, giudicheranno della santità del mio scopo, e «e
io fui da tanto a rispon- dere allo stesso. Se taluni amici,
a' quali lessi alcun Urano del presente cicaleccio, non mi avessero
in- cuorato colla loro non sospetta approvazio- ne, io me ne .sarci
rimasto senza farne un motto (1). Lo mie armi son contro del
vizio, dello orrore, dell'arbitrio, sotto qualunque forma si
presentino. Dirò con Tommaso Campanella: la nuqqi ■
àeUilu tre nidi «Irnnì, Qn»(o laverò fu lolt-> nei giorni 11 e 21
FeMnw, in due Irmnte furiali slrii'inlmarin (HI» li. Ari'nJi>nùn
IVIoritunn. In sugna piruccuni, mi tegnu strilla, attaccati! cu la
Santa Scritturo, L'omini tutti presenti, passati e pura fatali mi parimi
tanti ibddi — hi dici la vìntali oh' infiniti! è In numera di li foddi.
Oi si vanta lu prugrcssu, la ragioni, la civiltati, o chi saecìu icu !
ma iu puvircddu nun ci cridn un flou — pri mia c' 6 sem- pri
rigressu, disragiunì o pazzia. Nun ci crìditi? Vi
cumpatisciu , anehi ìeu era foddu na vota avia china la testa di sti
paratimi , e mi paria già chi putia sfunnari lu celli cun pugnu. Ma la
scola di la c spari eli za , e lu sludiu profumili di H sapienti cadi
di tanti omini summi mi ficiru a la fini cunusciri la granili
viriti, chi 1' omini nun ànnu 1' usu di ]a rogiuoi. Bastiria la
Kanta Scrittura pii cunvincìri ognunu di la pazzia dill' omu, di la
mancanza di ragioni. Ma oggi mio cai o Professore , mi sentii diri
di na vuoi 'inpurtuna, oggi mio caro Professore, non ti penta più
come si pensivi! una volta — oggi si 7ii fede ntl progresso, ni erede alla
ragione, ed i ami detti sono oracoli. A quali ragioni vuliti ca leu
mi siiti unici) la ? a cliidda di li dotti, di li filosofi? o a chidda di
l'iimnnità ? A mia pari, e vi lu mustru cu nrgmncnli
lampanti, comu quattri! e quattru famiu otta, chi li filosofi tutli
ìnsemmulft , e l'omini tutti pari jiari nun ùnnu mai
ragionato. Fermrru cu la menti tutti L'ejroohi, tutfu In nummi,
orientali, grecu, rumano, e Cristiano, e sempri erruri, sem p ri
pazzia. Kun vi vogghio scnnzari tanto , Signuri mei gar- bai
ibs imi , ricurdunduvili tutti basta
dirivi chi In granili Ciciruni a li so' tempi dici: Nihìl tam
absttrdum dici potasi , gitoti no» dicatur al aliquo philosopJwrum.
Ora immaginativi voi chi s'avi pvilutu diri 'ntra nautri vinti secoli
Mirabilia I Lassarmi duuea in paci a Fitagnro, cu lu Boi ipse
dixtt, nfttu criseiutu e pasciutu 'ntra sotti anni di nsso- lutu
silenziu, a lu quali ohbrìcava li so' sculari a stari muti, e a sìntiri
li so' lizioni a la scum, e a raancìari orbi a ova, e a hiviri acqua
frisca — daunuci pri su- praiavuln la musica e la ginnastica. E 'ulra sfu
moda a In fìlosufii di Sanili ci paria chi avissi a rifiinnari lu
ninnnu, e cauciannu li tiranni, e distruggennu la mala siinenza.
I.assamu punì a Piatimi cu In so' bedda Repubblica, chi ò na 'naalaledda
di tutli pititti c'ó robba cu la
pala pri tutti — pei cu voli riviri a spiai d'autru, o spassarisi cu
tutti li fimmini , o viviri senza liggi e senza Din , ci trova In so'
spassu. La Repubblica di Platani ù In, veni cuccagna — un la
cuccagna chi facla lu Re Ferdinandu Nasuni , oiiannu lu Diavulu ci
mon- dava quarchi figgliiu — ma na cuccagna di novu geniti è In spasali
cu lo robba d' autru , e cu la Veniri comuni basta. Lassaniu di parti ad
Arislotili , lu filosufu di Sta- glia , cu la so' schiavitù naturali
! St,' autru affniutu ci yulia a la povira umani tati 1 (Jlii
bcdda cosa clii riga] io a lu mulina sta filosofimi divisi lu geniri
amami in dui parti, in patroni c servi. Cu pri casu avi Da schizza di
mìdudda di cliini, ò palruni ; ddu svinturalu chi appi na fidduzza
menu di ciriveddu, è cundanuatu a la schiavitù. A mia pari
chi Fiatimi ed Arislotili, lu mastro e lu fiadarn, ponnn tutti dui tiniri
un carni. a A munti dunca li pagani filosofi — parramu
nieg- gliiu di li muderai. E la solita vuoi in sentu I
tedeschi , i tedeschi eoi Padre della Filosofia Alemanna, Eliminimele
Kant, e laccherete con mani di che possa 1' umana ragione da voi
calunniata. E via, signor Professore, fate senno : la filosofia tedesca
da Kant sino a noi è tal periodo storico sì luminoso da lasciare indietro
assai C antichità tutta quanta. Basta il solo Kant a Ciò. Ci
rispunnu ? Ci aju a rispanniri pri forza. Beddu meu, lu to' alimamm
Kant, lu zozza di li filosofi Tidischi, nun ragiunau mai, o si iddìi
ragiunan, hi geniri umanu è privu di la rngiiuii. Cu avi lellu l 1
opiri di lu filosofi! di Conisberga , sapi mpgghìu di min li beddi
proinissi obi iddu fa a li so' lettori. Nun pari ohi iddu vi fari luccari
cu li marni e vidiri cu l'occhi Ut stissa virila? o paoificari
tatti li scoli, ehi sunnii seinpri a lichiledissi, chi onnu seitipvi
pareli avanti la sciarra? E mnudari a casa di lu diavola lu brutta o
Utenti scctticìsimu ? E cn lu bo' mctudu criticu, chi dici min essiri ne
scettica, nò dummaticu , mandar! 'nzcmmula e scettici e dunimatici
Vi pari gii ehi hi Prussiani! filosofi! vi darà la scienza vera,
solida, inconcussa, o pri usar! li so' et issi paioli, coma la Geometria,
stabili e ferma chiù di na rocca, chi min canoia culi' omini e ou H
tempi. Già vi pari chi addiventirili naulra divinila I Po-
VÌru vui ai ci «riditi I Liiti cn mia li panini di la so'
Jìiuldtica trattiti- diniatì cliiu avanti I Chi vinni pari?
Chi l'umanità tutta inscnimula nun ha mai rngiunatn , a min
po' ragionari, pirchl la raglimi 6 in idda stissa sufistica, o 'ntra la
so' 'ntrinsica natura. Si la ragioni si applica all' anima, a lu munnu, o
a Din, nun dugna autru chi apparenti, sofismi, illusioni, chi iddu
chiama, cu lu so' liugu;i:rgui sapienti, ^ni-nloijismì, antinomie,
ide- ale Umica stu munnu chi cosa è pri Kant? Illusione. Dunca st'
anima chi cosa i pri iddu ? Illusione. Dunca stu Diu , chi tuttu lu geniii
umauu adura e timi, e chi tutti li cosi di la terra e di lu cela
mani- festami cu la so' favella? Illosiani Nsumsia la umana raglimi ohi po' dori ,
chi dugna di risultati ì Illusioni a tuttu pasto. Wapiti comu ò la
ragiuni pri stu guarnii filosofi!? È coma cllidda chi avia Giufà, obi
nspittava cu li mani aperti chi chiuvissiru ficu sicchi, passuli e ova
mundati; ma li ficu sicchi , li passuli o 1' ova mandati non dilu-
verà mai , nnn caderu di l 1 aria
occussl la ragiuni umana ehi cerca, aspella a braaza aperti lo
vero, min arriva mai a Denti dì veru, di certo, d' incontrastabili
chini la rapinili si sfura, cliii'i la rinlifii si nlluntana, conni 1'
acqua chi sfai di li labbra Biechi di In sitibondi! Tnntalu. E si pri
casa iddìi dici quarohi vota iti e fon- ia, sumiu supposizioni, dice
GALLUPPI (vedasi), li pigghia a Inerì dici GIOBERTI (vedasi); e in ini
permettu di inneiri , chi sunnu gtardiueddi di dilinìa 'ntra lu so'
sistema, ca- steddi 'ntra 1' aria, menu di li busciolii ili
sapuiii. Ohi cosa è sta filosofila Kantiana? & na
filosofia a va]iuri. Cotichiudemu. 0 vui voliti chi Kant
ragiona , o nun ragiona: 'ntra lu prìmu casu, cioù si iddu ragiuna,
1' usu di la ragiuni ; passandu poi a lu secundii casu , cioè si
Kant nnn ragiuna, si la so' Dialettica Trancia- dintali è idda glissa
sufistìca , la anatri o la nanna di tutti li sofismi, allura cu quali
facci di cantunera di spitalì sustiniri ehi Kant fu un granni filosofa
? Vurria dirivi qaarchi mitra cosa di sin aliinamui
sapientuni , e ferivi vidiri , coma quattro e quattro fannn ottu , chi
iddìi nun fu chiddu chi ei va pri In nummi dicennu da chiudi tali chi
vonml darì a cridiri chi lu Buli spunta d'intinna ammari — sulu vi dicu
chistu. Boppu aviri fattn (anfu fracassìi, e terrimotu, doppu
aviri tantu ditiu e riditta, friltu e rifritti! chi la ra-
la fini qnannu sci nni u a panari di li dorili, di la mu- rali,
alluni dissi; e chi dissi? Chi la radium it ragi uni, non ò gonna , non ó
favilla , nun duglia illusioni. Iu fazzu un cunfruntu , un paragoni
tra Kant o lu monaco. Lo monaca aria na manu longa e 1' autra
corta; cu ima pigghiava, cu l'autranun dava. Kant 1' avia tulli dui
longlii , giacchi chiddo ehi vi aria li- vaio cu na mano, vi la
risfitnisci co l'autra. Cliisto vi mostra Kant aviri cori hono , ma poco
cirivcddu , pirchi sani' cranio unn 1 cramu. Avia dunea ragioni
lo so famusu scoloro Fichto , (joamiu dicia chi tul{<t è somm di
sannu, ma sema chiddu chi 'nconna; era lu ligitimu discipulo di Kant , lu
quali non accunsintcun o a la spicenzìoni di lu so' Aniidco , avia
torto granni c sfaeciatu. Mi ricorda d' aviri lettu 'ntra un
filosofa tìdisco , Voltai si nun sbagghio, chi Deus cui l'hilosophus
abso- lulae tummut. Ora si iddìi ò vero chi Diu è lu filosofa
assulutamenli sommo, lu maslru ili li filosofi; si ìddu 4 vera chi Diu,
comu dici lu Mumalisi filosofa, quannu cria ci duglia jochi , chi lu
Miceli chiama ludi , ja ndi cimeli i odo , chi si lu filosofo divino non
pò fari nutro cu la so' onnipotenza chi jucari , li filosofi orna-
rli tutti 'oscillinola non hanno dato c non potrannu ilari chi
jocareddi. E si li jocareddi di Kant ficiru lu giro di lo
mimmi, poro la so pirocca giriau pri tutta la terra. E sì li
jocareddi di Kant haonu avutu tantu va- lori , poro ca la so' pirocca s 1
insaccava beddi dinari , chi nisninnu li cariasi chi hi vujiann ridiri ,
e si la ir. vnliauu inculili supra la so testa! Nuu sauna
ohisti pazzti saprà parali P Giacchi purramu di tidisclii , vi
vngghiu cantari ila sturiedda eh' avvinili a mia. Ju non mi renda
ri- snuiisabili , comu oggi sntmu li ministri cuslituziunali e li
gerenti ili li giornali, ili chìddn chi mi dissi n' ami- di min, orna
dotln pri davc.ru — ma vi prega di midi- Iddìi dnnca, lu min amica,
mi dicia: oggi li cosi di lu mulina vanmi a scapitai», a ruttura dì
codilo. E sai cu i'u la causa di tutti li mali chi ci sunmi stati 'atra
tri peculi? Luteri, ddu monaca, e sempri li monaci fora neiddazzi
di malaugurio, Lulcru chi misi avanti lu cri- leria Individuali a damiti
di chiddu universali di la chiesa tutta 'nzemniulu. Da chistu ndi viimi
uà libirtà di pinz.iri c di opirari chi nun avi limiti , — lidi
viimi la morti di F autorità, e Tarda conni ndi nascili cliistu. Tassalu
slu principiu di la religioni 'iitra la politica , chi putia produci ri ?
Lu dannu e lì guai di tutta l' umanità. La ragiuni umana , chiamanti!»
allui-a a sindacata tutti l' auturità, pri mala vintura , conni si
rampi un faseiu di virghi, l'ima doppu 1' antra, lì vosi rampi ri tutti,
ma si rompili idda si issa. Oh pazzia! É tanta tempii olii lu principiu
di l'autorità, lu principiu ■lì lu dritta sinn' annuii a fimdu , lì non
c' ù ama ehi lu pò piscarì. Ndi vuliti ita prova bedda e chiara? Vi
la dagiui subita. llubbis vidennu tulli li danni chi eurginn .li la sfrinuta
libertà, e BOantatn di tutto chiddu chi vitti 'ntra la rivoluzioni
'ngrisa di li so tempi, si cnntintan meg- gliin di trasformar! l' omo il)
seccai , e dissi obìirdienm 2iassira ; nccussl furmulau (ulta, la vita
politica di li popoli. La potenza di lu Suvranu, cu fossi, fossi
iddo, o irrisistibili, iddu eumanna a bacchetta, o guai a co min fa
conni lu sccceareddu ! I.n Suvranu ù chiù di Domioaddiu , pirchi Dio voli
'ozò eh 1 iS giustu , e pirch! è giustn lu voli — ma 1» Suvrnou di Masi
Ohbisi ò proprio chiddu chi voli risto chi ci piaci , c di la so
pi.'iciri non avi a renditi onntu a nudilo, Almenu aju 'olisu diri di
taluni, chi lu Sovrano avi Arrendi ri conta a Diu , ma pri Obbisi min avi
a rcndiri cnnfu manco a lo Pinvulu 1 K Continuava 1' omo
doftu dicennu : cu cridi chi lìussò 'nzirlnu, lii sha^'liia ili ;rmin
Iddo ò vitii chi 1' autori di lu Onolrallu Sociali noo trasforma 1' omo
in sccccu , oomu avia fattu Olhis ; voli Russò truvari na cosa
stabili, ferma, e punì, sì volili, murali; ma chi voliti chi vi dicissi,
vi 1 lussò scanna lu c.rapicciu di lu tirannu e 1' ubbidienza passiva di
1' asiou , sbatti 'ntra naufrii scog^hiu, i; .si fracassa lutili In
eiriveddu, pircbl vi duglia lo piacili, la erapicciu ili lu populn : iddu
6 vero chi P uuluri di lo sociali enotrattu vi metti avanti dda
bedda frasi SuvranSà Papillari , ma li frasi non cao- ciani! la natura di
li cosi, o lu ninniti! non si pasci e campa cu li frasi. La Sovranità di
Ohbisi o V arbi- traria vidimi à di non siili). La Suvranità di
Russò è 1' arbitraria volontà di lo populu, La Sovranità di Oubist è
un mostro individuali , ohidda di Russi è un mostra pupillari. L'
Obbesiana 6 un nrostro cu na te- stasusa, cliidda di Japìon ù mi mostra
cu niigghiara di tosti , grossi e picciriddi , di tutta
tagghia. Leggi sta pagina di Russò, mi dioia lu meu annui sapienti,
e vidimi olii V auturi di 1' Emilia motti a principili di la so Sovranità
popolari In crapicciu di lu populu. Un popolo A mai sempre il
padrone di cangiare le sue legni, anche k migliori, perocché se gli piace
far male a lui sitwo , chi ha il diritto d' impedirm-lo ?
Quannu durica Petra Loroux dissi , chi Russò era cliiìi di Gesù
Cristu, non ghiastiinava? Oh qnanlu jastimi sannu dittu punì 'nfra li
nostri tempi, chi pas- sami pri 'lluminati 1 Ju cridu olii Luronx dissi
ddn ba- vorau , pi rcH avia prisenti ddi paniluni di Japicii Chi chiddu chi lu prìmu dissi 'ntra stu
munnu: sta cosa 6 mia, fici un delitti! di Iosa umanitati. A mia pari chi
ohista !i la lastima di tulli li povireddi , chi vonnu vivili u
scialarsi cu la robba d' autru. Ed ò la lastima di tutti li tempi !
Non vurria essiri mala lingua — Russò facia sti Instimi e
chiagnistei contra li ricchi e li proprietnrj, pir- oni campava atfrittu
, ma rittu, copiannu cacti di musica a Parigi. Dunca è chiara chi
Ohhisi, Russò, Leroux s' impi- gliavano a riabilitari lu piacili, lu
orapicciù, hi libiti! cosa vecchia u ridilla di 1' anahalisti, ma da
clliddi traspurtala 'nlra hi eanipu sociali. E siccomu di
cosa nasci cosa, e l'emiri pari sem- pri bvddu, pura Carili l'otiricr,
l'inventai di lu Falastero, dissi ehi li passioni veninu di la nutrì natura,
li duviri di 1' omini dunca guerra a lu duviri , minte- mu 'nlronu
li passioni. A stu locu lu bravu miu amico si firmnu nisciu la
tabaccherà, jiie/^hiriii latiaecu. poi addnmau la so' pipa Seguitati iu
ci dissi E iiidu a mia Ohi vi ftju a diri ; tutlu è negazioni 'ntra la
scienza, c pur ciò 'ntra la società chi si specchia oli idda è in
iddo. I,u drittu, lu duviri, la ligio murali slissa, chi duvria
tssiri la sovrana assulula, ò muli, c poi nenli, e seni- Pari chi ddu
filosofa Green, chi dissi chi la tiggi È coma la Minia di la tarautula,
la quali fa cadiri 'ntcrra li corpi pisauti, ma tratteni chiddi leggi
comu la paghivi», dissi na granni verità. Comu Spinosa e Obbisi chi
dissìru chi lu drvltu è la Btissa cosa di la forza, disdirà ria bedda
verità di fallii. Iddi, e vero, ficiru sbagghiu assai grossu 'ntra 1'
ordini radunali, ma pri lu fattn e pri la storia 'nzirtaru.
l'ri mia la forza avi a essiri lu meuzu pri fari valili li nostri
dritti, pri difendirli, tutelarli, o ricupe- rarli senza forza min ci
poti essiri csereiziu di drittu, couia senza pinneddu min ei pò essiri
pittura, senza pinna scrittura. Ma viditi d' undi e coinu ndi vinili l'
orrori chi cunfumìi lu drittu cu !a forza. Siccomu pri figura si
dici di un bonu pitturi chi ò un bonu pintieddu, e d'un bonu scritturi
chi è na bona pinna; accussl cu avi chiù forza ai dissi, o si dici, e bì
dirà sempri, chi avi drittu. Senti, amica min, la forza è compagna di lu
drittu, ma 6 na oumpngna poriculusa, infidili, chi apissu ammazza
lu stcssu dritta. Si Cesari min dispania di tanta forza, nuu ci
vinia lu siila di passari lu Rubicuni. Si Napuliuni Primu nun aria
dda granni forza non cacciava a culazzati di fucili li cincucentu. Si lu
Terzu Napuliuni n' avia dda forza chi sapemu, lu seculu nun aviria vidutu
lu dui dicembri ; et sic do singulis. Granni forzi avianu Cesari
e li dui Napuliuni; dunca avianu drìttu. Uedda, ma fatali figura
rettorioa! SÌ nun obagghia lu coi-pu di statu di lu dui
dicembri fu lodata 'ntra lu Parlamenlu ngrisi da Lordu Palmiston, e
n l avia ragiuni, pirchi lu mali cuntngiusu putia passari lu strittu e
'mpistari l' Inghilterra — Fici beni dunca la Prisidenti di la repubblica
chi l' ammazzali. Avia ragiuni lu Diprumalicu 'ngrisi, lu diavulu fa
diavulicchi ! E puru ddu granni Ministra, ohi avia l'occhi di Argu,
nun vitti o nun s'addunau pri notiti, chi la limuta posti ci trasia 'ntra
In regna di nautra parti cu lu Fenianismu ! Cosi di lu 'nfami munnii ! L'
i ngrisi chi scialavanu e ridianu di li rivuluzioni di l'antri paìsi, e
iddi stissi ci li attizzavanu o ii stutavanu a so' piaciri di sti
tali 'ngrisi quantu cosi si putissi™ diri! Senta parrari spissu di
giuramenti, di cuntrattu, di pattu sociali! AiniÈ ! fulinii di tarautulal
si, fidimi dì tarantula , senza dda liggi suprema chi Ciciruni
dici» Santina Ratio, e l'Aquinati nec ejus lev est aliud al ipso,
unde celerità non ordinato ad aìhm finem, e Uwl.r irillll I Si'l M.iM.ili- [iFl.i! .-si Jll-.t.. ti l.nliu ] «terna in raliouali
crcaliira - ijouuu. IW. lf a, ll.uuMi. Sii, nrl. 11. Dante divina roluntas
sii ipnmjtu; la quali riverbi- ranno 'atra l' umana cuscenza \<ò
parlari fcUoementi l' animi 'mporlu, coma la vila servi di guida a la
navi. E cca si zittlu lu mia amica e segui tu ieu. u li rimproviii
olii ci odìotìqd d'ogni bandai Si na vota un filosofo tidìsohn
dissi a vuci furti di la oatUdra: Oggi creeremo Dio'. Jn Faccio cLi
naulru filosofo viventi, italiano, avunt' cri tlissi poro di la
cai- lidra , isandu lu vrazzu ritlu all' aria , e strincciinu lu
pugnu: Dio ritirati! e pri tri voli. vSi Fichte si mnstrau, coma un
chimicu, chi voli ri- cumpoLiiri chiddu chi avi decuinpostu, o di un
furnaciara chi dicissì: oi facemu ria pignatedda o un lìganedàu— lu
nostra ilaliami Ferrari chi ci dici, chi manda a spasso Dio, mi pari un
pattimi chi licenzia lu criato — almeno ci avissì dato la benservita
! Poni la Convenzioni francisa, Irasfurmannusi in Cnnoiliu
Ecumenica, dicritau na vota chi Diu esisti , coinu chi s 1 arissi
trattata di na liggi civili o criminali chi fusai. Oh , <3<1Ì
iranoisi n' haunu fattu pura grossi assai 'etra menu d'un seculul Hannu
distrutta dinastii, altari, liggi, statuti, ed hannu crìatu principi,
religioni, liggi. Hanno mandati! a diavulu re, repubbliehi,
cunsulì, presidenti e ehiddu ehi niaudivainiu appressi lu sapi Diu I
Eppuru, mischini ! sunnu ancora comu l' anima di Si sbirri 1
Fri mia vi dicu uhi tutti 1' omini sunnu foddi , ina chi lì chiù
foddi sumiu li sedicenti filosofi; e si chistu nun lu dici la Santa
Scrittura, vi lu dicu ju, chi macari, si min autru, aju sfuggliiatu
quarchi carta di Platuni, di Aristotili, di Agustinu, di VICO (vedasi),
di GIOBERTI (vedasi), di SERBATI (vedasi), di GALUPPI (vedasi), o paru di
chiddi chi si fannu 'neiuriari filosofi, o sunnu foddi 'ntra la carni e 'ntra
1' ossa. Hi ricordu chi Fidi ri ou lu filosofu dieia: Qiiannu
vogghiu punirì li mei popnli, ci mandu pri gu viro arili li filosofi. Ah
chi beddu spezienti sestieri ddi filosofi di dda tempra di Lamathric, chi
oripau ahi so tavola riali cottu comu un jammaru c nbbuttalu comu un
porcu! Oli chi beddu espedienti , chi dhuuslra chi lì filosofi
sunnu li chiù foddi 'nlra l'omini! Lassamu di parti li
filosofi chi sunnu d' autri paìsi, parramu na picca di cliiddi nostri.
Oggi poniiu spajari tutti pari pari Anzelmu, Tuniwasi, FIDANZA (vedasi), ALIGHIERI
(vedasi), VICO (vedasi), Gisrd.il, GALUPPI (vedasi), GIOBERTI (vedasi), SERBATI
(vedasi), o tutti li so sculari. Chi ci vasi ad Anzelmu essici lu
funnaluri di l 1 On- tologismo 'ntra lu Alediu Eva cu la so famosa prova
a priori, accittata dallu stissu Aquinati, c a FIDANZA (vedasi) lu
so' Itinerario di la mente a Din, chi superò lu stissn Platuni a Danti
chi nellu concetto filosofieu di lu dritta lassù arreri lu stissu
stagirita, e tutti li filosofi chi foni e chi nasciraunu a lu munita ,
comu dici ed affirma lu filosofa lidiscu Stilai Chi a Vicu l'assiri
acclamali! lu fondatori di la so bedda u sublimi Scienza Mova, chi mancu
diluisciti Sant' A gustino 'atra la so sur- prìndenti Città di Din, nò l'
insigni auturi di lu Discurat stilla Storia Generali iddi, sti dui
Viscuvi, trattami l'arguiuentu teolcgicamenti. Già puru lu stissu
summu Eoraagnosi avia avrriu paroli prima di la sciarra cu Vicu,
chinuiandulu anturi li' un presentimenti! fa ni astiai, o tanti autri
beddi paroli. Ma oi ? Oggi di Vicu bì arrivò a diri , chi iddìi lu
granili napolitani , min avia filosofia. Nun mi cri- diti? Lìggiti
Augustu Vera, e vi convincati chi tutti li filosofi Buona Denti , raaoari
lu bIìbsu Vicu , anturi senza filosofia. A SERBATI (vedasi) o a
GIOBERTI (vedasi) nnn ci must rami li nostri moderni filosofi tanta
'ncagna , aniri mi pari chi volimi l'ari 1' ani u ri cu iddi pri lirarili
a la so' parti. Tri Gioberti , placatimi lu valenti Spaventa
'ntra 1' Opiri Postumi di In Turi ni si quarchi i'rnsi nun sviluppata ,
quarchi concetta nun chiara, ci voli rialari la Bumìgghiania 'atra GIOBERTI
(vedasi) o lu so' prediletti! Hegel, senza accor{ririsi chi V Opiri
stampati di lu smnmu auturi di hi Prima tu stallini ehmiituli snpra lu
principili di la CrìamoDÌ, chi si la fa a caaKotti cu la filosofia
pantiistica di Giorgi. 'Nfra P italiani! filosofu e chiddu alimannu e' ò
n 1 abissu chi li dividi, o chi tutta la |>otcnza di la nienti di
Spaventa min pò culinari. Nun panni di BRUNO (vedasi), a iddu
l'alliffenu , pirclil 1' bannu nautru Kpinosii; aii^i, mentii p ri mia,
Spi- nosa esaltali!, chi uuarchumi ha dittu Spinosa 'inbriacu t
l'ovini monacheddu di Kola fu iireu viva comu un pinci! Din ci avia
datu tanta 'utellottu, (anta fantasia c (nata cori, c la fantasia, lu focu di
la passioni , c chiù In traili in ondi a li farisri,... lu lìc-iru
bruciar! vivile 'ndi ficiru spargiri li. cinniri a lu Tenta! Qunnnu li
ju- dici ci annunziavanu la sintcnza di morti trimavami , comu na
fogghia di canna — c Giurdanu cu (Ida forza chi veni di l' innuccenza e
di la superiorità chi sin! ìn 'ntra iddìi in cuufruntu di ddi carnifici ,
cu la forza di nn liuni o tisu coma tin taddn di Giuda, ci dissi :
Jlfii- jori forsaii con timore seiitatiitim in me tìkctis, guani
aio accipiam. Chistu mi ricorda, chi 'ntra ddi tempi jittnri 'ntra
li Gammi un omu era conia flmiarisi oi un sicarru ! Ju Din pozza
loitari la cundutfa di Brami, di Vn- nìni, di Arnaldo, di Paleario e
d'autri, ma darili a 1» loca sulu pironi pinzavami a modu so', ah ebisdì
no, «un è agiri di cristiana , manca d' omu 1 Pri mia cridu
chi Din misi'i-icimliiisii uvirà faltu chili bona cera alli vittimi
'nfilici chi ali carnifici spietati ! Vcru iddu i ehi bisogna
guardari li cosi e l'avvini- menti cu V occhi di ddi tempi, comu in
grazia di esempi ir, a ddi tempi e 'ncostu ad iddi, li stissi rcpubblichi
famusi, lu sacchi ju, avianu liggi veri barbari: cu allibava na
junta di liri avia tagghiata na marni, cu 'ndi ranfuliav.i lu duppin, o
era rieidivu, senza misiricordia oi taggiiiavann tutti li dui manu si
sciiirhnvanu allura l'omini, comu 'nzinavantcri si li varano l'occhi cu
la ferru 'afucatu a li cardiddi, rappareddi, zumi e spunzuni. — Allura lu
vas- salli! chi ammazzava la palamma di lu so' princìpi, en
cundanuatu a morti, ma si lu principi ammazzava lu vassallu, eh' era un 1
nomo, comu tulli li principi di la terra, si la passava pagannu pochi
liri. Chi liggi di Draouni qnannu lu tagghiuni era inlerpelratu
materialmenti! Racchi elusili c sacchi ani ni m acari , ma chi voliti ,
bruciari un orna vivu , pirehl pinzava a modu so, era na barbarli
inqualificabili. Ma tant'è Bninu fu arsii vivo, mentri tra Pontifici
Clementi Vili, chi li storici imparziali o min sospetti , ci di\nnu di
bona pasta, e cu la direzioni di li Cardinali San Severinu ,
Aldobrandino , e Bellarmino , quantnnchi cìùstu era ge- suita , e si snpi
chiddu cbi successi 'ntra lu Conclavi , quannu lu vii liana erinri Papa —
sì jìsau un Cardinali c ei dissi a vuoi forti, corau un spiritatu a li
so' cul- leghi : Digmts , sed Gesuita. Jfa chi valiti erann
accosti ali ir.it i l'omini 'ntra autri tempi, chi hi stissn San
ltinnardn, lu locllifluu duttnri, cnnsigghiava di brueiari viva ad
Arnaldi! di Brescia 1 Quannu jeu penzu alla lini di Brunii , chi la
elo- quenti o sapienti parola di Cousin inzcrfa dicennu , la trace
Imnineuse et simulante 'ntra la storia di la ci- vilizzazioni , ni' acci
liana hi dìavulu I Como Adamu nun putti agghiuttiri ddu grossu pil-
lilo , accussl 1' omini di ddu (impazzii nun pettini oolari ddi piunuli
chi Bruno ci dava, o chiui chidda grossa grossa , di Lu spaccili dì la
Bestia Triunfantì. Ju non fazau ecu a li so' errori, ma comu
talianu vi vogghiu ricurdarì ddi so' btddi palori. Italia, Napoli,
Nola, quella regione gradita dui cielo , e posta insieme inh-oìta capo e
destra di questo globo, governatrice c dominatrice de le altre
generazioni, i sempre da noi et altri stata stimata maestra, nutrice
e madre di tutte le virtiuti , discipline , nmanitadi. E poi
cu qual' impigna mi putiti nigari cbi l' omi- ni sonni! pazzi, sunnu
privi di l'usa di la rngiuni ? Ju sugnu cntolicu, min mi virgoguu, anzi
punì mi vantu di dirilu, c l'aju »t:iiii]):iln. mi dispiaci, e
quandi, dì l 1 erisia; brainiria e vurria vidiri 'ntra tutta la
terra un pasturi sulu ed un covili
preju pri li traviali e li raccumandu a Dia — ina ju min fussi
capaci alli eretici , sulu pirchl eretici , sciupparici un pilu di
la barba. Ju mi tegmi forti cti la Santa Scrittura o cu
li Patri — ju aju 1' occhi all' istituzioni e non all' omini. Ju
sugnu cu In gran Viscuvu d' Ipponn, chi dici : Diligile homines, inlerfietìe
errore. Sì, amuri all'omini, morti all' emiri. Ma villania la facci
di l'errori e virgogui di l'omi- ni , e turuamu arreri pri vidirinni
aulri. Ju vi dicia chi li nostri filosofi siimi ponnu andari
a eogghiri cauliceddi, o procchia, o peaza pri li strati, i) mozzoni di
sicurri pri la via. Voliti sapiri cu 1* avi ditta ? l'avi dittu lu
signuri Augustu Vera, a cui sempri ci leni la birritta. Wdu dici, chi lu
filosofu veramenti filosofi!, hi filosolu chi tuccau la cima di dda
sapienza , a cu nuddu avia pututu arrivar! e Giorgiu Hegel. E nun
o' è nutra filosofia chi chidda so'. Ju mi ricordu di na proposta
di llgu Fosculii ijual- menti velia tirati tutta lu sucu di tutti li
libbri , e ficcarilu 'nfra un miggliiaru di volumi n liruciari pui tutta dda riibb.i//,;!
v. ci hia chi listava. Ma megghiu fannu pri nui li paioli di iu
nostra siciliana Mnanmeci , chi tantu foddt pri I' opira sni dì la
Gran Teoria di la Cunserradoni, ci dicia un ghiornu ii n' amidi so 1 a
Napuli , mentri cranu 'ntra la lucanna ; Bruciali tutti li libbri di
tuffi l 1 anturi , chi ci sunna Stati a lu mimmi , pirehl sunnu pari pari
tutti 'nipu- Bturi 1' opira mia è la siila viriti ! Chi vìndi
pari, nun c'azaicca? E si ali palori di 1' Onorevoli Vera si junci punì
chi Michelet , filosofu tidiscu, parranmi di Oiurgi, di la sa' catrida a
Birlinu, i sanno l'occhi a lu oda c junoenda na marni cu l'autra
dicia: Giorgia Hegel era un santo! E quasi quasi nun chiancia ddu
affemonalu scularu pri la santità di lu so mastra ! Viditi ,
ora mi vaju pirsuadennu megghìu , elii la filosofia di Hegel nun ò
eludila ehi va spacciannu lu si- gnur Vera. — Nun avi tonta tempo chi
certi filosofi pri 'usitiuari li duttrini di 1' anturi famusu di
l'Etica, di 1' oechialani d'Amsterdam, dìciann chi idilu era mu-
rigeratu, tanta murali, chi iddu era 'nsumma un sanili! Viditi chi lu
stissu Vittoriu Cousin si fici licitu para- gunari Spinoza cu 1' autori
di l' Imitazioni di Cristi! ! Mi pari chi a stu moda sinni va a Diavulu la
li- bidi di pinzar! o qualuiujiii discussioni libica, 0 senza
preoccupazioni s'arriva a la infallibilità di lu mastra pri naiitra via
! Poviru Mariu Nizzoliu chi prima di Cartesiu avia proclamata
ntra la nostra Italia cu l'opira so' I)e
vcris principila et vera rutiuiie philowphandì — la libertà di
filo- sofarli dicennu 'ntra tanti beddi cosi, coisti chi vi vogghiu
ricurdari :Generali: piiiu ipium voritatis est libertas i et vera
licentia sentieiidi ac judicandi de omnibus rebus i ut veritas ipsa
remmque natura postulai. Uoc est, • ut is qui mete phiiosophandi studet,
ante omnia libertini se conservet ac solutam ab croni philosophorum aecta,
nec alla cujuspnam viri quamlibet magni • dottrina) fama Sfa
teneatur ast rictus , et quasi compeditus , qui quia ipsi prò rei veritate
probanda nut > improbanda videbantur , ea libere , et sino ullo
impedimento probaro , aut impvobare. E pura li so scalari, di Hegel, min
ci cridiim a tutta cliidda , chi si va cliiacchiariannu 'utra di noi ,
pivelli ognuno d 1 iddi penza a modu so'. Si haimu divisa in destra
e sinistra, conni 'ntra na cammira legislativa, 0 poi bì la fannu a
cazzotti , o cu poti chiù si la porla. Ndavi difattu 'ntra li so
sculari alii, materialisti, fatalisti, panteisti, o tutti figghi di la
stissu patri! Lu quali, dicemu la viriti, aria ditta, olii la so'
dottrina era tanta profunna chi nuddu di li so' discipuli 1' avia
caputo — farsi uniiidu sulu, ina min beni. Banca ju cunchiiidu : la
filosofia di Hegel min era pri 1' omu da nui cunusciutu, ma forsi pri
nautra razza nova , o meggliiu , pri nautra specii. La nostra è
trop- pi! assai foddi, chidda chi venirà di la dilaniata tra-
sformazioni, sarà meggliiu organizzata — e perciò mena Ora
cumpreridu H paroli di Kan Paula, quannu dici: Guardativi chi quarchidunu
nun v' inganna cu la filosofia, E dicia beni Paulu, si li filosofi
smura 'ntra 1' omi- ni li chiù pazzi ; era giusta e sanu 1'
avvilimento. E poiobl la lingua dissi Paula , e li palori
sunna coma lì eirasi , voggkiu diri punì chi Paula senza Lib.
I, rap, Do thi nt. pilli. vantatisi filosofa, pridicau 'mncnzii li filosofi
'ntra l'Areu- pagu , e li so' beddi o sublimi cuncetti passami chi
gonna di chistu o di ohidda ! E ilda fratìllanza universali 'litri
lutti 1' omini e li populì di la terra
la solidarietà 'ntra iddi, pirchl sunnu membri di mi stissu eoipu
, chi avi nn sulu a stissu capii , o si unu d' iddi sì doli , 1' nutru
udì pati. E accusai vìa dice nnu... sunna farina di lu gru nni
sacca di Faulu , c non di li sacchi di tanti antri chi dannu a
cridiri mari e munti , e poi finiscimi cu manifistari la so' pazzia.
E sapiti midi è la pazzia di tali o quali filoso- fimi ? È in
chìstu , chi scurciaru di 1' Apostulu di li genti ddi granili viviti , oi
livaru la parli positiva, li fkiru astratti e peju, c li vannn pridicannu
pri la mimmi vecchiu e novu senza autorità, senza liggi o BCtiza
Din, conili pazzi chi sunnn o sarannu, muslrunnu nun a viri 1' usu di la
bedda ragiuni. Basta pri lu municntu di li politici o di li
filosofi, videmu si putemu 'nzirtari la casedda unni si trova am
miicciata la bedda vantata ragiuni. Mi votu a lu campa ecunomicu, e a mia
pari chi mancu cc& c' è spirnnza di truvari la tana o lu jazzu di sta
crìduta rigina di li omini. Quanuu si parva di riccliizzi !Ì
muderni 'ndi vonnu ccntu a majorca. A mia pari chi cca punì la ragiuni
ha futtu fiascu. Ju lu sneciu chi oi la summa di lì
ricchizzi, di li menai di godimenti! , di li cosi pri sudisfari li
bisogni granili rissai, c supira in quantità, pian e misura BOCCU avianu
l'antichi nostri patri. Oggi un arripezEaturi e un cuslureri liannu
chiù cum- muditati di lu granili Agamenmini, di lu ro dì li ve a lu quali
'ntra li jurnati d' inverni! tuccava stari 'ntra li so cammiri a lu scuru
quannu avia la flussioni o forti catarru 3' avia a siujari lu nasu cu li
jdita, o cu lu manta riali. Senza cammisa di fila 0 di musulina
stava 'mmnggluntu 'ntra la lana di slati e d' invcrnu; scnaa fari
pinitenza era un veru cappuccina Un cus turi rie chìu avi la so'
'nvitriata, c godi di la bedda luci puru 'ntra li jurnati chiù scuri —
avi lu so fazzulettu pri lu nasu — avi la so cnmmisa di tila o di
mu sul ina, e rebbi pri lu friddu c pri lu caudu. Lu granili
Àgnmenmmi 0 un so pari, re, magnatu, 'mpcraturi, quannu c'indehulia la
rista, nun avia chi furi, mandi si piilia illii !n insanii, piivliì n-miu
turchi 0 brei. Quanti beddi cosi ci sunmi ora? Vai li s api
ti, e perciò vaju avanti. E puru cu tuttu chistu l' orali min avi
avanzata, s' avi 'mbrugghìatu pen, e ruvinatu. Eecurai a li provi. E
quanti provi e riprovi pulirla dorivi ! Si ecidi chi quannu
si junci a mcntiri ricchtzzi , supra rioehÌBzi, d'aviri cliiu 'ndnstria e
traficu, chi s'avi fattn tuttu. Gnirnò, gnirnò pri ecntu milia voti.
Auniin- tannu li suli godimenti, li siili utilità, piaciri c eom-
modila, cu chistu sulu l'omini s' imbriaeann 'ntra H piaciri di li senni
, min sentimi chiui o pocu li nobili aspirazioni pri lu beddii, pri lu
veni, pri la santu, e pri lu giustu, e Vangati 'naina a la gula, comu li
porci, '□ira la materia, sentimi! sul u li cosi materiali, e ma- cari
'ntra In sonnu, conni 1' annnluzzu di Kant' Antoni , 'nzonnanu la
ghianda. E aconssl, accusai a picca a picca, di mali in peju, 'ridi veni
ddu spaventi villi regressu, chi Diu mindi libira. E pirolil
(uliii «Mutui' l'i ioli! ([iiamiii li beni, nialcrjalì crisi-imi in
abbini' danaa , si timi si leni forti 'ntra la so fi olii na
granili dosi di giustìzia, di bontà, di bòni costumi, o chi sac-
ciu jn, sindi venirla couiu tanti diavuli li discordi, na- scimi tatti li
gilusj, e tutti li passioni «satinati cusler- nanu la povira
umanità. Chidda chi ju vi dicu e In vangeliu di la Santa Mi B8a — E
si non aviti fidi a mia, sinlitulu pam di la bucca di dui omini granai,
non di lu lielgiu, o l'antro Italiana. Dici lu primu, lu
Signori Ah arena: Il materialsamo disapprovalo in teoria, regnt geueralmentc
nella pratica: la novella potenza industriale, senza contrap-
> peso morale, ha favorito siffatta tendenza, 0 la corruzioiiu si
accrebbe coi due estremi dell' opulenza c ■ della miseria : ogni
cosa attcsta una scostumatezza , una corruttela che invaso tutte lo parti
del corpo sociale. Chi vindi pari? Sintiti ora lu
sapienti Conti T. Mamìani di la lio- veri: > Ella è una verità
confessata oggimai da quanti col pensiero innovano in traccia di un
rimedio o di • una correziono efficace a guarirli la nostra
generazione Alunni . Curi» di Dritto Kitantt, da quel!' anarchia morale
ed intellettuale , ondo gl’animi sono pur troppo afflitti o travagliati, the
il malo attesi; le profonde radici che ha messo primamento negl'
intelletti e nei cuori, poi di mano in mano • nei costumi c udì'
ordinamento civile medesimo. Ju varria chi tutti avissuru prisenti li
paroli di li dui citati sapienti, olii sunmi verità vangolichi. Ahimè
! L' omini Boriati fatti accusai storti e mala- rettehi, chi s'
abbagghianu di l'apparenti, vardanu la la forma, e no la Bastanza,
vardanu la parti acciden- tali e nun chidda essenziali, e tutti 'ncan ti
simati di li 'llusioni di cosi fausi chi li soiorbanu, cunfunnunu la
vera civiltà cu cliidda fausa, chi si spaccia pri chidda vera.
Ancora aju ntra 1' oricchi li paroli di lu Bummu Eomagnosir Quando
tu ini mostri solamente scritiure, pitture, sculture, so io forse se un
popolo sia provveduto di vitto, di vestito e ili abitazioneV Quando mi »
mostri armate, corteggi, consilii, feste, conosco forse > so
egli gode pace, equii» e sicurezwi, mediante buono leggi , un' equa
amministrazione , ed un potente or- . dinamento ? E pura smura digni di
ricurdarisi st' antri ditti di n 1 autru auturi, li quali sunnu accussl
beudi, chi panniti fatti a posta pri nui. . Il falso oolle
apparenze del vero, il malo collo > apparenze del bene , scuoto
1' occhio volgare , ma > alla vista penetrante del sapiente ò la
cronica infer- ii) Snjy-i .li Filusutn Ui«lc tolti di^li /Itti
jtcMdnuri d. Hku/n /fot™, o IHllMirali ,h\ sa» H^lari» l'rof. CI.
Itoqcirdo _ Cuora 1SW, l«g. 3- (2) DilITnJMh e dei VMatì
dell' IjwmtimHLte, p. 1. miti della vita degli stati con il lieto colore
nel sembiante <li florida salute ; è un vizio organico del
> corpo sociale, clie ne consuma la vitalità, mentre clie i
sintomi estcriui-i a e eoli nano vigore di libbre e • di nervi ;
ì> un moto retrogrado , o mal diretto della • società, che si
avvicina alla morie politica, e copro > la ritirata o il
traviamento con artefatti splendori , che agli occhi del filosofo sono i
presagi dei suoi funerali. E cosi brillando, si estinguono, a
similitudine > della fiiimma artificiale, che, mancando dì
alimento, . più crepita o brilla, quanto 6 prossima a perderò la .
sua vita splendidi». Sintistu? Jeu spera chi li cosi 'ntra sin
munnu nun andassiru accussì di mali inpoju.echi avanzwmu cu la pala
lu beni matiriali inizi si vidissi vinili menu chiddu murali — 'nsunima
chi nun fussiru in ragioni 'nversa. 0, Sperami] ! la spiranza ,
dissi un filosofi! chi era poeta, forma parti di l'umana filisi t a. L'anturi
di !' Antodi» di Firenzi dissi chi era la in di la vita pri mìa è
na ddiccafa di meli obi Jiannu li veleni di la vita — All' omu
ngghiulfuinu veleno , ci pari cu dda ddicata di moli , di manciari cosi
duoi. Nun finiscimi cca li mali di lu munnu economicn cu
tutti li granni Economisti , aceuminzannu di Serra , Ortis ,
Ginuisi , Smith o finennu a lu viventi nostra siciliana Ferrara, e
poni a lu min valenti amico Maja- rana Calatala tana. Ve* Àntokigi»
dì Tmaa, n.' 11 M 2.* decennio. Vi ricordu lu misi di Giugnu , quanuu
'ntra Parigi lu repubbli cairn Gcnirnli Cavìgnac appi a ncsciri cu
11' armata dì stintali e on tanti cannimi pri elim- inati iri ; chi cosa?
li ligitlimisti ? gnirnò — pri cum- ìnattirì a cni ? lì Orlianisli ?
gnirnò , gnirnò. A cu dorica la Repubblica Fraticisa vulia distruggili '
J Vui lu snpil.i , lu Sucialismu , lu Cuuiunismu. Ttun ei trattava
chiui di ddu campirai chi avìa fattu llicu Saint Simon, chi bastaru na
curupagnia di gronateri a li tempi di Luigi Filippu a sdirrignarilu non
lassanna petra supra petra. Iddu già Sansimuni, comu prnfeta, mentri
stava rinnennu l'anima a Din o a lu diavulu, ci l'avia dittu a
littiri di scatula a li so' scolari: La poìre est mure, iwtó la adìicres,
ohi vi vogghiu traduoiri accasai: Beddi figgili mei, ju moni, mmdi
occhiami leggiti leggili, badali a rvi, la pira è fatta, viti min sautu
la pittiti cogghiri, Sa- jiiti vui chi 6 la pira sansimuiiiana ? 6 la
robba d'antro. Nui semu 'nnuccenti assai 1 robba d' autru , vali
a diri ubi la propietà è un drittn , ma si idda e un furi li ,
allura li propietari su tanti latri — (tanca ù logicu, ad iddi ! ad iddi
1 ! !! Ju min cuntu favuli, ma ricordu verità dulurusi e di
fattu. Cu assaggia ddi liggi fatti supra dda basì, cu ddu
spiriti!, psu dì chiddu a prova di pruvuli, comunista si addicca li
idita. Simun pri menu mali tassì non supra li frutti chi dugnami H
propietà, ma sopra la pro- pietà stissa, cioè, mi spiegu uiegghiu, nun
sonno tassi sopra Iti fruttati! , ma sopra la cosa stissa,
livannuc- oinni na ritagglùa; c na ritaghiedda oi , imulra doma-
ni.... Ah chi brullii jocit, chi laida iindenza chi vili!
Si, diciti a chiù min pozzu chi I' omu avi l'usu di E poi
vutamu naulru fogghiu. Comu vuliti chi a vissi 1' usu di la ragiuni
chidda chi chiamasi vulgu , si vui aviti latta ogni cosa pri
purtarilu al a guerra con tra Dia, centra li ricchi, li pro- pietarj , li
capitalisti. .. -sirvennuvi di dda inalintisa eguaglianza e fralilliinza
, pri nu riourdari autru ? Chi spiegati a modu vostra, lu renninu
salvaggin, barbara o quarchi cosuzza di chiù tinta. Hi vui ci aviti
ditta para chi iddu è Diu ! Lu puvireddu ripensa a li vostri ditti
, chi b' avi agghiuttutu , e ci cogita supra pirchi fannu pri 1' utili
so', e dici 'ntra iddu stissu : si ju su- gna Diu , coma lu ticou , comu
lu propietariu , lu ca- pitalista , coma lu rocu gnuri, chi ragiuni ci ìs
chi jeu aju a travagghiari lultu lu jornu o li ricchi starìsinni a
spassi! ? chi ragiuni ci 6 chi jeu aju a caminari a podi scausi, mala
vistutu, tuttu tipizzata, e iddi 'ntra li heddi carrozzi chi si paparianu
, vistati cu lussu a la Lion? Chi ragiuni chi iddi sì annu a fumar i li
heddi sigarri di la vana , o jeu, a quamiu mi tocca, un muz- zuni
di sigarru scarfidutu ? c pri iddi In tiatru, li festi o giochi e jeu
«enti '. J chi raglimi chi a mia avi a tnc- cavi un pezzu di pani e
formaggio e un hicchcri di vinu acitu, e ad iddi li beddi pitanzi di
carni, pisci, caccia, jaddini, e picciuirì, pastiniti, vini d' ogni sorti
e d'ogni man era, e tutti li piaciri '< .tVrcUi iikli limimi a
cuman- nari e miatri povireddi a servili ? Sunuu forai figgili di
la jaddina bianca? Unii' è chi lu siili quanuu nesci iddu nesci pri
tutti? E chi l'acqua cld clùovi è man- naia pri tutti? E 'osino a eoa ci
summ pinzeri o nenti autru chi pinseri. Ma si lu Diavulu ci ispirassi
? Jeu dica lu veru chi ci hannu fattu perdiri lu ciriveddu. E
guai cu la pula ci saranno, si tutti li sonni e l 1 er- rori , si pri
malasorti si andassi™ allargannu , pri poi viniri avanti 'ntra la povira
società, chi avi a essiri serupri, o si voli o nun si voli, fulidata su
la riligioni, la famigghia, la propietà e perciò supra Umorali,
sopra lu duviri, supra lu Guvemu. Poi ju dìcu, chi è na vera 'mpirtmenza e
na granili 'ingiustizia suffriri a vidi ri un Diu morlu di fami,
tutlu strozzata c tuttu lorda , o chimi di mali e chiù scemi di li
scecchi t Cu quali curnggiu oi putiti diri : Stadduni
ignobili Oh foddi, foddi , si sta divinila poviredda si ri-
svigghia, e senza misericordia, unni andirannu li ricchi V Jeù lu
sacci ti , e 1* aju sjrittu , chi trasfurmari la plebi in populn è cosa
giusta.... ma dda riabilitazioni chi Tanna chiaccliiariannn min avi chi
fari cu la Irasfur- m azioni , sunnu cosi di romanzu. E iddu li romanzi
o li giornali, tali e curili, hannu vastatu la menti o lu cori di
la povira genti ! Hannu vulutn alcuni auturi rivilari quarchi chiaja,
comu iddi dicinu, di la società, o pri mala vintura senza dari rimediu,
hannu 'nchi/ijatu tutta para pani, 'ni ra tldi paisi maggiurmentì, l 1
afflitta società. Ah, si fttssi oca lu min amicu Masi Gullu,
chi dici chi la ragioni, la quali scinniu di 1' aulu, lu purU autu
autu a trnvari in motu perpctuu ci dina valenti omo, und'ò sta ragiuni chi
tantu magnifichi, si tutti l'omini sunnu pri lu menu foddi? mi suppogim
la so' risposti SI clii saria coniti chidda di Archimedi , senza
'mpirìi an- dari a la nuda pri li stradi
V aju Iruvalu , C aju franate V Ju fazzn un dilemma :
0 Gullu lia travata o non La travata lu mota perpetui Hi iddu 1! avi
truvatu, 1' umanità ndi aviria un beai ; si nun 1' avi travata ,
allura pri lu miu arguiuentu ci saria un beni , pirchi eviriamo, nautru
foddi di chiù. Ju disìdiru stu casu. Chi voliti tini bracia pri
In min cudduruni ! Dunca ù pazzia, min darici 'ntisa.. Spora chi
finissi sta cunieddia di In uiotu perpetua, c chi li ine' partili fnssiru
ben ignam enti ascultati , pir- clil quannu si voli, senza fari na nova
liggi a posta, si po' truvari lu menzn di sintirilu senza pregiudiziu
di nuddu. Continua la mia cicalata, ma triniamo, pirchi via
tanti omini dotti , mastri mei e di chiddi chi gonna saputi. Sunna così
bernischi li nostri paroli, jucamu, o nenti aulru chi pri jucari acchianu
cca supra. "Vi prega non piggbiari la cosa pri lu seriu e pri
daveru. Oi ed ottu ci aggiustai li cusluri a Pitagura, a la
repubblica di Platnni, ad Arislotili, e poi a lì soli tidisohi, a lu
filosofa di Coenisberg cu la so' Dialettica Tras con (1 intali — Poi mi
la piaghisi cu li giuristi e li politici — e ci desi dui scoppoli a
Obbis, a Russò, a Pietra Leroux e ad antri sapientuni. Poi . passai a
li i'Vmininisti , e cca dàlia chi dàlia, e quanta! Ora a cu
pifffihiu , a cu afferru pri dimustrari megghiu lu miu arirumentu ? C'è
robba assai ma ju strinciu quanti! pozzu. Chi vuiiti li pazzli di
l'emini sunna tanti e po' tanti, chi semprì nun rostu cuntentu di
chiddu chi dicu! Ci fu cu dissi 'ntra 1' antichi, chi Y animali
hannu 1' usu di ia ragiuui ; ju pri mia la negu puru all' omu, e 1'
aju diniustratu. Ju nun vidu beni chiddu chi tanti autori,
maestri di color che sanno, hannu vululu diri di li diffirenzi
'ntra 1' omu e 1' animali. Vaja finitila! 1' omu è n'arroalazzu , comu tutti 1'
autri , o vi lu mustru cu tanti beddi auturi sani e chini di vita, e puru
cu tanti ar- gomenti mei. Si guardati 1' omu di la parti di
la menti , chi ci viditi chi vt pozza fari diri : chi iddu è quarchi
cosa di ehi al di li best'ii? Prì mia Denti. Iddu è vera cbi
tanti autri dissiru viirabilin, mari e munti, nautra picca dìoìanu ehi
l'omu fussì Diu, si nun lu dissiru
ma chiaccbiarì, Tan'.asf, llnsìoDÌ, nutrì pazzi! , autri provi chi
ad iddu nun ci durinoli la ragiaui. Ri vantami li oasi e li
palazzi suntuusl , chi avi fattu 1' omu, nun e' bannu a siurdari li
casiceddi di li castori, li cupigghiuni di 1' apozzì, c li nidi di 1'
aceddi; lì «piali opiri di 1' auimalozzi sunna accussl beddi, fatti
cu tanta maistria c talento , chi hannu fattu la di li zia e lu stupuri
di tutti 1* omini , accnminzannu di Salamuni , Teufirastu , Virgilm 'nzina a nui. E si iddi nun migghiurnno
1' opiri soi , chistu succedi , o pirchl pri saggizza e pri moderazioni
si cuntentanu di fari quantu ci basta pri li so veri bisogni , o pirchl
hannu tanta abiliti o granili 'ngegnu chi senza stentu e cu un rara
periria ranno 1' opirì soi perfetti di priniu ac- chitta qaannu l'omo avi
lantti a stintari, sbagghìannu, e poi rlfocennn e curreggennu, c scmpri
ristanno scun- lentu 'ntra 1' nnimu su', chi è uà pigliata, chi
scmpri vugghi , e nini eocì nentì , ma si distruggi idda stissa.
Si iddi min hanno fn lui strumenti e ìnachini ed autri stìgghi di
casa, chistu è effetto di la perfezioni di 1' animali , chi nun avenno
bisogno di na cosa, non la fa. Accussl iddi suunu un terni uni il ni, un
baroni tru, un sismografo , sapennu prima assai di l 1 unni chi avi
a chioviri , e hi oauda , e lu friddu , e V umidu , e la t impesta, o li
terremoti, e lidi avvertimi 1' omu dista so sdenta , cu li mozziconi , cu
li gridi e li fracassi ed antri sigili. Misuranu lu tempo e
cerniscimi li stagiuni, oomu lu gaddu, li rinnineddi, li quaggiù ed autri
aceddi di passa. Hnn è veru chi nun cancianu inai li so'
opirazkmi, chi sunuu in perfetta stasi , giacchi quannu la natura
ci 6 contraria, fanno cu prudenza all'opportunità li giusti e saggi
canciamenti. Accussl lu struzzu , 'ntra li paisi caudi assai, pri fari
sai vari 1* ova, opira di na mancra , mentri 'ntra li chiù timpirati di
nautra. Li quaggiù olii pasanu 'ntra li nostri paisi a lu tempu di
la primavera, quii si movimi mai di li diserti di 1' Africa, nun sulu
'ntra dda stagiuni, ma quannu spira lu ventai sud-est — accussi fauno
tanti autri aceddi d' acqua, pri passari di na spiaggia a nautra,
apprufit- taunu di la rema, si fanno strascinar! di 1' acqui.
Fannn puru di 1' ammassi , hannu capitali
comu li castori , li furmiouli chi si sanno fari tanti beddi
mogoscui sutla la terni. Vado adfomkam, o piger, d considera rias ejtis et
discc sapkniim». E si iddi cog- ghinu furmenlu chiù di In bisogna, s'
intra Iti 'uvernu restarm assidìrati , non è curpa so , ma di la
stagiuni. E poi min ci aunnu 'ntra V omini 1' avari , eh' ammassami pri
tanti anni immenzi ricchizzi , c Bucami la sarda e montili dì misoiaciu
? Qttantu cosi hannu apprisu 1' omini di 1' animali ? Vi lu dici la
cicogna cu lu so' beecii longu , chi ìnsignó a V ornu a farisi li
cristeri P api o li [or- miculi a
sapiri beni guvemari cu li so ordinati asso- ciazioni e beddi governi li
taranluli a fari la fila li castori cu li casi a due o tri appartati ci
(lettini lu mudellu di l'abitazioni
ii quatrupìdi ci insignarn a natari lu Nautillu 1' arti di
navigali , di maiiiarì li rimi , di riciviri P urtu di li venti. Ah
di quantu casi non sunnn capaci li animali! zzi li chiù picoiriddi
! Vi lu dici la tarantula di Pellisson , a ohidda di
Pellicu - chi di Vanta di la prigioni a
lu sonu di lu bicchieri , chi tuccavanu ohiddi cun firruzzu ,
scinnianit supra lu filu di la so' tila, ed andavanu a pusarisi
supra li yrazza di ddi 'llustri prigiuneri, o poi si accustavanu a
la so' vucca, ci la basciavanu, e ci sucavanu la saliva. Cu T
occhiu Buttili di la sapienza tanti cosi granili si vidimi 'ntra 1'
animaluzzi ma bisogna studiati o jttari sangu supra li libbri e supra 1'
animali stissi , saponmili intirrogari, chi iddi a cu li sapi
intirrogari ci rispunninu. Rispunni la natura bruta a li fisici , c
non vnliti chi rispundissi ohidda animata a noi ? Vi vogghiu ora
diri li beddi risposti chi bannu avida tanti granni anturi — Kintitili
pri pìaciri. Eraiimu Darwin ci dici citi l' animali , comu li cani,
filtrati contratti '"Ira d' iddi, o cu 1' omu puru iddi li bistioli
hanno 1' idei iicddi c netti di la giusti- zia e di 1' onestà Sulu ci
jtmci sta clatisula , chi li cuntratti chi fanno lì bestii cu imi ,
stimiti comu chiudi chi fatimi diti omini di liuguaggiii diversi!, chi
nuli s' intendi mn. Li cavaddi 'ntra nui , dici lu stissu
anturi , niu- strami pocu signi d' aviri comuni regulamonti ma
'ntra la Tartaria o la Siberia, undi suniiu cacciati di li tartiri,
fannii na sorli di società, mettimi min sulu li .siutinelU ed hanno capi
chi li dirigenti e li sullicitunu a curriri , o andari oca e dda Punì 1'
apuzzi hanno un regulamcntu clii uni nini cimusccniu, è vera, ma
chi esisti Hannu nsumni.i 1' animali na specii d' arami-
lustrazioni, chi nun è ccrlu chiiìda di l'omu.nia l'anno si min autrii in
germi — pri quanta ad iddi ci basta
soma cummettiri ddi emiri chi pocn onurauu la no- Etra
specii. E Gioja acconsenti , c ai firma ut sopra ! Vindi dicu
nautia. Si dicina tanti cosi di lu putiri tradizionali di
Tornii, comu patrimonio esclusivi! di la so specii, o chi forma un
granni titulu dì la so grannizzo t Nenti , non ci criditi , 'ntra
1' armaluzzi e' ò pam la tradizioni di generazioni in generazioni , comu
1' os- servarti hi Sig. Adanson , lu nostm M. Gioja 'ntra li
gaddini d'India, 'ntra li enniggliia nostrali e 'ntra chidili di 1' Isula
di Sor vicini! a lu Senegal , e famiu trasiri puru a Linneu pri
testimoniti.Giojn, Idwloji. ; Fir. E la Sig. Dupont da Nemours , faccnno
pr meditazioni sopra In canta di li Corvi ,
cumisci iddi hannu na lingua so cu diversi desinonzi
, qu di pari uniformi e monotona. Sin litigi di li Corvi è
composto di 25 paroli , vicini l 1 c » uno li stasi, e una confundirisi
| Kdi liti sapiri nautra, clii sarà
comu la bu Si Darwin avia raauifestatu chi l' animali si
dilet- tanti puro di fari cuntralti , senza 1' incommudu di li
nutari e lu pisu di li tossi, ed autri cosi ehi aju ditto, c Gioja l'appoggia,
e quanta, 'Ntoni Coste, lu tradut- tori trancisi di Look, dici, chi iddi
scntunu virgogna e pintimcntu , Adanson ci dugna lu putiri tradizionali
e Dopont do Hemonra la lingoa a li Corvi — Pliniu dici a littri di
scalula chi 1' Elefanti nanna idei di Reli- gioni , sunnu riligiusi , ma
senza aviri chiesi , altari o panini. Ch' ingegno profumili di st'
anturi, chi hannu aocossi beni saputo leiri 'atra 1' animali , la
giustizia, l'oiòstà, la tradizioni, lu pintimcntu, la virgogna, la
riligionit Jeu non vi lo dìcia chi qoannu ei sanno intirrugari,
si vidi chiaro e beddu chiddu chi sfui a 1' autri , o si vidi comu
quattro e quattru fannu oentusissantaquattru ? Ju vi parru cu 1'
esperienza 'ntra li marni , o non pozzu shagghiari. llitiniti
comu certu ehi tottu sannu fari l'animali, e cu chiù ordini e mudirazioni
di 1' orou. Si quarchi cosa nun la fannu , chistu soccedi a pirchl non
vonno , QualqiiM ÌIsrnoirts sui jiJtrail;» njL-ts, Ir. pina pari
il'UiiUiire imlurollc, c de ['hi-hi'ic ^upillIl' ci [':uti' iiIiotc . É
OÌÌ1ÌY1I in S.V Pa- ri* 1S13, a pirchl la gnuranza di I' omu lutti
ci la sapi eomuni- cari o risvìgghiarì 'iitra li so' spiriti, min dicu
brutali, cani JVi/t* chi Uggia , scrivia , facia 1* abbacu c
jucav* di lutti, e pri virgogna ili chiddi chi min salimi
Irggiri e scriviri 'ntra di nni, chi assumili anu almcmi in Italia
a IT milinni. Fu tanta hi frncasau c lu stupuri chi facia lu sapienli
J'ìViti, undi andava e dava prova .tesassi bedda di la so' sapienza , chi
quarchi Viscuvu 'ntra li Calabrj hi proibiva, e hi fici Cacciari, conni
opira 'lidi- moni afa e poju. Era beddu e purlintusu vidiri
Fidu , quannu avia a mirili na parola cu duppia cunsunanti — andava
'ntra 1' alfabeti! pigghiava la prima cunzunanti , poi tiirnava e nun
vidennu ia secunda, bajava, si dispirava, faoemm chiarii a comisciri chi
cindi vulia nautra — ai miltia dda cunzunanti a nautm locu di l'nbbizzc,
e iddìi cu rari! accurgimcnlu c cu l' ali i grinza, chi e figghia
di li seuverta di lu veni, la picchiava, e ciimpunia la parola.
E oca min fini» 1' opira di hi mastra di Fidu, lu signuri Farina
Italiani!, giacchi lu rara 'ngegnu di iddu rinisciu a sapiri BVÌgghinri
la sapienza di autri dui cani, pri nonni unii Moniiti , V Mitra Biantu. —
Di Monitu min vi pana, piretri vili scrittu chi facia a Parigi ile*
cìioses inci-oyables ju criu ehi appi a dari quarchi lezioni a la
Sorbona, o pura 'ntra lu Culloggiu di Luigi il Orando ! 0
calli sapienti, o sapienza di li coni! /'ì<ri< cumpunia tutti
li parali di la lingua italiana, chi ci vinismi addittatì. e traducili
cinquanta paruli in sei lìngiiì, cioè fra nei sa , italiana, latina,
'ngrisa, ali' manna e greca. Lu sapienti Fìdu facia Y
addizioni, la suttrazioni, la moltiplicazioni e la divisioni accussl beni
e cu tanta sullioitudini , quanta lu caia esercitatu 'ntra la
scienza di li calculi. Fidtt e Bianca jucavanu a li carti
'ntra iddi e cu qualunqui pirauna , comu li megghiu jucaturi.
Iddi cupiavanu tutti H Boriiti chi ci vinÌBsiru pri- sintati.
Cunusoianu tutti 1' oggetti , tutti li cosi , tutti li culmi ,
tutti li sciuri , lu valuti di li muniti Si pruvaru a jucari cu
Fidu tanti bravi jucaturi franciai, e foni abbattuti, pura un giovani
eullcgiali, chi avia beni studiatu 'ntra lu libra di li quaranta fogghi
! Quanti dumandi ci fioim, a tuttu rispuairu! Un dottn naturalista
ci dumandau l'epoca di lu regnu di Franciscu Primu, e chidda di lu regnu
di Er- ricu Quartu e ci 'martori tutti li dui epuohi. 0 cani
sapienti, o sapienza di li cani ! Nun vi maravigghiati di chiddu
chi dicu , chi è virità lampanti. Ddi cani nun facianu chiddu
chi aju ditto pri si- gnali di In patruni, chi non ndi facia affattu mane» l'armali lu guardatami, chi di
rara. Dunca? Ndi veni chiddu chi ajn dittu, l' animali o nun vonnu
fari na cosa, o l'omini 'gnuranti nun ci sannu fari nasciri la voluntà di
farla — Iddi hanno la sapienza in putenza, ma videndusi chiusi 'ntra ddu
carpii pilusu e laidu si siddiami, si pigghiaiiu di malincunia, o
min danna provi di la so granili intilligenza , o fannu sulu quanti]
ci basta pri li so' stritti bisogni. Qnannu 'nipìro hannu simpatia
prì qiiarchì onta, chi si l'avi saputu aflizzìunari e» li boni
trattamenti e cu li boni maneri, allura li cani fantiu vidirì la
grannizza so qnanta è purtinttisa. Ndì vttliti quarclii autra
prova ? Non vi ricordu li cani di li: munti San Birmania , nè
di obiddo chi vitti la l'isico Signor Aragu 'nlra n'albergu, quattri!
leghi lnntanii di Montpellier , ohi è rifiata di Monzù Bureau do Lamallc
nentì di chistu e d'aulru, ma chiddu chi vitti In Filosofa di
Lipsia, e Leibniziu. E obi vitti? Vitti pressu Zcitz 'nini la
Mismia nn cani di pasturi chi parrava — Un giovani alimannu si avia
tantu saputu affizzianari ad iddu ddu cani , chi chistu risponnennii all'
amuri cu n'autru omuri ci pro- nunciava na trentina di paroli beddi e
chiari, qoantu chili Ei pozza imagginari. E riflittitì chi
avia tri anni lu cani quannn parrai!
giacchi, ju oriu, chi si lu stuzzicavanu di picciriiidu, e la
bestiedda si ci mittia pri daveru , arriuiscia un poliglotta di putirsila
fari a pam o sparu cu lu colibrì cardinali Mezzofanti. Oh, lu
mcgghiu mi scurdava ! Va l'omo tantu superbo pri la musica! Ebbene quau-
nu li caui vomiti, sunnii punì musici! comu fici vidiri lu dutturi
Bennati, abili 'ntra la musica, cu na so barbetta; iddn , a la prisene*
di la so scolara , passannu sopra sette campani diufoiiiehi n' archiceddo
faciaci vibrali di li soni , e la 30 canicedda In novi jorna di lezioni
cantò la Solfa. No eoa iìniu la sapienza musicali di la barbetta,
chi arrivali ad esequiri di li terzetti e accumpagnari correttisaimamenti
lu cantu di lu so patruni, chi avia una di li vuoi chiù estesi obi si
cunuscissiru. Nò na vota Buia si hannu vidutu caci musici — M.
Guerry fa testimonìu puru di chiddu chi facia. un cani spagnola la quali portava tantu amori e rispcltu
a la so patrona, chi quannu la dama vulia iddu canta- va na sorti di
solfa cromatica. Ora vaju cumprinnennu pirohl l' animali sunnu stati
tantu onorati. Pirohl li poeti l' hannu misu 'ntra li fa- vuli cumprennu
pirchi l' antichi, chiù sapienti di nui, consultavanu lu volu di 1'
aceddi, o li vudedda di V a- nimali... o si iddi manciavana o nun
manciavanu chi era bonu o malaggurio... o pirohl quannu niscennu di
casa e vidianu na baddottula, sindi turnavanu a la casa cumprinnennu la
disgrazia chi l' avia a cogghiri 0 si ralligravanu quannu certi aceddi
aliavann supra la te- sta di li so figgili... Li principi e li republichi
'ntra li so bannerj ci hannu misu a stampa qnarchi animali , corou
acali, cu na testa, cu dui, niri, bianclii, o liuni, e puru 'ntra li
decorazioni — hanno 'ntra stu modu volu- tu fari n'omaggiu a 1'
eccellenza di li bestii. Fri chistu mutivu 1' antiohi sapientuni incheru
hi cclu di animali, corau a' avissiru volutu signifioari la so' origini
cilesti. Cumprennu pirchì l' Evangelisti hannu macari li so animali
— pirchi 'ntra l'Indi! c'eranu spitali pri l 'ani- Domi de Limila, lUaain
aur It temlvpptmint &i faoitu nUìhttvtUu éu niti'tintu: lauro jm ir
tWl,.K T.u aV Intlìlnt , le S ■ai ISSO, A™. d,a Sciata KatunUa, i. XXII,
ISSI. mali Ora cumprcnuu pirclil In. sapienza 'ntra dui poptili
Orientali si facia significati cu lu sirpenti, e 'ntra E ,
acchiananmi chiù autu, univa a cumpremiiri Un- ii cosi, chi si leino
'ntra li sacri carti. Comti quannu si dici di essiri prudenti coma ti serpenti,
e simprici eoiiiu li palummi. Pirchl min si curò la divina Anturi, pri In
diaideriii di cunvertiri a li piccaturi, di prisintarìsi iddu stissu sutta l’immagini
di n/i gaddinedda La bedda parabula di lu pasturi e di li picurcddi
(3J. Ddi beiìdi pareli di San Petra, quannu parrà di chiddi chi
abbannunano lo liggi di Cristu, li paraguna a li cani , a li porci e peju. Quannu
Isaja si paraguna a la rinninedda o alla palomma Beni cumprennu pirchl la
salmista si cun-franta a lu Pillicanu – H. P. GRICE: My logo at CORPUS! --, e a
lu passareddu supra li tetti, ed autri sublimi massimi arrivu a pirciari
cu la mia povira monti, chi si ammirami 'ntra lì Salmi, 'ntra Gcrimia,
Isaia, Giobbi, 'ntra li Proverbj. Pura chiddu chi chini vi surprennirà,
comu a mia mi fa diri chi nun jocu, ma parru cu lu sangu all'occhi, sunnu
Bti paroli di li Proverbj chi vi vogghiu tutli diri in italianu. Quattro
cose delle più piccole sono sulla terra, e questo superano in sapienza i
sapienti: Le formiche, s. Mattai . S. HuUeo una. . S. Luca Si S. GiennnJ X. .n S. Piai™ IT. Frov.1. u. Sai. CJ, 7.1W- popolo
debolissimo, il quale al tempo della messe si prepara il suo vitto: I
conigli, razza paurosa, la quale pianta il suo covile nei massi: Le
cavalletta non hanno re, e si muovono tutte diviso ili isquadroni: Lo stellione,
che si reggo sulle sue mani, e abita nelle case dei re. Oh quantu ndi
vurria diri di l'animali! Quotimi li pittagorici didar. u dda
metempsicosi, chi oggi tanti si loeltinu a bufliniari, tcctftu ddi
tilischi chi vonno lu cìrculu 'ntra la vita mondiali, li pitagorici tbafrghiavanu
pirchl fac ianu passari l anima di I omini tra li : di animali, mentre è
all'oppostu, qoaooa Dia castiga l'animali, li fa passari 'atra li corpi
di l'omini. E na bedda pmva di chiodo ohi dira s' avi in chiddo, chi
aju ditta, ma pura 'ntra ehiddn chi vaju a dirivi. E' prova di faftu, chi
sompri l'omini hanno quaranta di lì qualità di li bestii, d'undì
derivaru. Ci sunnu omini cani , omini accechi , omini vurpi, omini
lupi, omini ticri, omini liunì, omini tarpi, omini ecìdi» 'nsumma ci
sunnu ntra1'omini li SIGNI EVIDENTI di l'origini umana, chi si cunfunni cu
chiddu brutali Quannu l'uomini s’imbestialisoinu vera vcru renuinu
n'omaggio all'eccellenza di li bestii. Vuru Paulu cunfessa chi sintia ntra iddu
atissu la liggi di l' animali. E nun era na ritagghiedda di sta liggi stessa del1’animali
chiddu, chi sintia in iddu stissu ddu beddu Prof. , Zi, 25, Cu, santa di
Giara Borromeo:, chi la raaliditta natura 1'aviria purlatu acmpri a ranfuliari
V Alinenu a Borromeu ci bastati la forza di la rililìgioni a frinarilu di
dda brutta tindenza — ma pri nserti tali e quali non v 1 è riligioni chi
teglia, nò camiuni chi ponnu ali untoli arili di fari snnlu liuffndi] E
chiddu ohi è pejn, chiù ndi robbanu, chiù non si saziami, e Bempri li
divora la fami dill'oro pejp di prima. Viditì quantu la sbnggliiaru
Ferecidi e Pereira e tutti poi lì cartesiani, chi calunnimi tantu l'animali
'nzina a diri chi sunna AUTOMI – RYLE – Grice: “Are we to be led by the
devil of scientism into thinking that to think that animals are animate is the
last vestige of ANIMISM!? --, chi min sentunu, nun cumprennunu, nun desideranti,
forsi stirimi na picca chiù slitta di la nolimitangerì e di la pigghia
muschi. Eranti accussl foddi ddi omini , chi lu stissu Cola Malebranche
nun si fici scrupulu di tirari ddu ranni cauoi a la cani gravida di dda
'micu bo, sulu pirchl dda povira bestia, chi di tantu tempu nun lu vidio,
ci anda di slitta e ci sbattia la cuda tra 1' ancb.it Lu povirn patroni
mandali un gridìi di duluri – a GROAN; MY SIGN – H. P. Grice -- ! ma ddu
filosofuni fridda frìddu, senza scumponirisi, ci rispusi: Mi mararigghiu
di vui, chi nun Bapiti chi li bestii non sentunu, nun annu scntutu mai, e
nun sentiranno mai 'nzinu a chi lu muunu sarà mtinnul Oh pazzii di
l'omini quannu finititi? Ju parrannu d'animali nun cridu ricurdari
l'angulu faciali di Camper, o maucu chidda occipitali di Dauben-
ton, quantunqui iddi ai siryeru pura di In studiu pro- funnu di
l'animali, e ntin rinisceru a dimostraci chi l' omu di la parti di lu
citiveddu è quarchi cosa di chiui di tutti 1' animali — Nù divu parrari
d' autri nonni mate- riali, comu la massa assoluta ciribrali, nè di hi
pisu di la lidi chìdda di lucorpu, tutti . camprisu Ju
stissu numiru di li fogghiceddt di lu e leltu,chi CU tanta pacenza cuntau
Malacarni, e f ficiru li signori Porta e Luvater, e poi Gali — cu la
diffi- renza chi chistn esaminava l'internu ciribrali e lu craniu,
e chiddi l'esterna di V orna, paragunandulu cu chiddu di l'animali. Porta
e Lavator, si nun m' ingannu, mustraru la vera grannizza di li bestii,
pirchl vittim la samigghianza 'ntra naso, occhi, manu, frunti,
varvarottu... di l'omu co chiddi di l' animali bruti — coma poi lu
dutturi Gali vitti 'ntral'internu di l'omu, cioè tra lu cirìveddu-e
oirividduzzu, dda suraigghianza di li so 27 organi, chi poi Spruzzeim
assommò meghio, o rinisceru 3f>, cu chiddi di l'animali. E
chistu chiurli musini chi ai l'omu ò quarclil cosa di la parti di lu
corpo, iddu lu è pirchl avi lu pregio d'aviri dda parti, chi liannu lì
bestii. Dunca avia ragiuni jeu chi dicia, chi ci sumiu omini
gattumamuni, omini cani, omini asini, omini vulpi, omini tigri, omini
liuni, e acoussì aimamra discurrennu — grazii a ddi omini sommi ohi aju
citata nun bì po' chiù dubi- tari di chistu. Pirciò dioinu
'nsoccu vonno «Idi dotti naturalisti, chi l'omini tutti pari pari li
vonnu figgili di lì signi, giacchi pri mìa ci sunnu omini figgili di li
signi, omini figgili di li Bceeohì, di li cani, di li boi, di li vulpi,
di li lupi, di li tigri , di U becchi , di li camilionti , e di liuni
o puro di li porci pri mia starnai a fatti Gustatali, l' omini sunna
figgili di tutti 1' animali, e coma si dici pri matta di un bastarda, di
na picca a l'uno. Ju nun possa e non divu vinili a dispula cu la
famusa teoria di 1' onorevoli Signor Darwin di la trasformazioni di
la specii , pinseri olii nun è so; tua fu di Lamarck , Herbert, Grant e
tanti autri, e olii si nun sbagghiu, puru Laiuulrio andau dcoramandu cu
la so' profunna scienza, chi lu purtò a fari lu burlimi a lu ru Fidino» e
a cri- pari di ddu modu chi videmmu, chi lì omini rtasoiaa di li
bestiì 'ntra sta ninnerà. L' animali faoonnu porcarii 'ntra iddi,
ndi vinni a la fini e nasciu lu beddu mostru chiamatu omu.
Monca aiu a vinili a sciarra cu lu sig. Lyell cu la so 1 antichità
di 1' omu, chi macarì sustcni dda teoria, chi avi puru 'ntra la Svizzera
li so' sequaci; e 'ntra la nostra bedda Italia lì signuri Mollescott,
Schifi", De Filippi A tatti chisti ju ci manda c ci assiu di
supra tanti antri dotti naturalisti — comu p. esempiu D' Archiac e
l'iourens chi fici a posta un beddu libru contra l' idei chi Dar viti
manifesta 'ntra la so opira De V origine de» éspcces, dioennu c ripitennu
che Darwin tra la so Opira di luttu parrà o chiacchiaria, fora chi di
l'origini di li specii. Ci putria puru, e oi li divu mettiri avanti
Godron, Quattre-fages , Malebranche, Feo, Ewdards.... e li nostri
italiani Stoppali! e Biancone — Liggitili, si puru nun l' aviti
studiati!, a vidiriti chi iddi nun diuramanu, nun fannu gratuiti
asserzioni, ma ragiunanu o dimustranu cu li fatti a li manu. È beddu
a vidiri lu colibrì scienziato Biancone, nostra Italianu, fari cundannari
lu Daruanismu dalla stissa osteo- logia comparata 'ntra l'omo e li
bruii! 40 Putria parrari di na t'amusa donna,
Ulureima foyer, chi pura difendi a spada tratta li pinseri di Darwin,
a fa tutti li sforzi pri prupagarì per urbeni et orbem lu
Daruitiaismu ma olii vuliti di fimmini littrioutì o scienziati , senza
pregiudizi» di sia dotta signura, ndi aju na coppaia china.
Jen l'uiumiru, pivelli ouura lu so sessu ! Ma aernpri rumili
lìmmini , u finiscimi cu cosi di fimmini. Mi ricordu di la Blomor
chi giriau hi ioannu aiiticu a chiddu nova, vistuta d 1 omu 'nsemmula a
so inaritu, pii fari nubili tari la donna. Chi ottinni e ricavau di
li so viaggi ? Chi li signuri l'istaru seuipri fimmini, it mcg-
ghiu, niellai uomini a menai fimmini. Pirelli lu cappiduzzu all' oniinina
ailu misuru , lu jppuni punì ; ma la faudedda ? Ali cbistu no , dissiru
tutti li fimmini a coni ! Ha la lilomer gridava, coma na disperala,
dicenuu; pezzi di sceechl l'istinti dilnoil ermafroditi? Voi
ini diriti, guadiignaru li fimmini uduttanmi lu cappidduz7.il all'
ominiiia e la giacchi! teddu? Chi sacciu jeu?ISnlu vi dicu chi oca, min
c'è ohi diri, ci fu e c'è na vera trasformazioni, non di .■•pedi, ma di
scssu, quiuiUni- qui non futili , ma menzli , lu ivslu appressu ,
secimdu lu liggi di lu continuità obi rogna min sulu 'ntra li cosi
naturali , ma 'ntra la sooietfc macarì. E ragginnannu di fimmini olii
sunmi l 1 onuri di lu so sessu, vogghiu riourdari la fiignura Maruhisa
Fiorerai, chi è digna di la vostra attenzioni. Iddu ha traduttu
beddì operi di Filosofia tidisoa , o s 1 ha iinpegiiaUi di propagati l'
Egeliaiiismu 'ntra la nostra Italia c pari f;lii avissi ii"ngpgmi
virili filosofici] e ognuna la loda, pirchi onura In beddu sessu.
E po.ru vi dico no, rosa, cbi nu:i la cridirili. Idda, sta dotta
signora, finisci fin mostrarisi limmina: giacché 'litro l'ultima libro
> ; ou lu (itola lmmortaOà deWamma, titolo chi ò tanto giostri, qnantu
chiddi. d' Klvcaiu L'c- tprit, pri coi Voltaire andava dicennu : lu libro
di Elvczin ? opra lo sparito senza spirito - dnnca ju dico la FIomiizÌ
'ntra afa libro sopra l' Immortalità di l'anima, Bensa ìminorlaliià di
l'anima, da vora AmmaEzwii ci dujrna cu la mazza d' Krculi un (.Tanni
corpo a t'uerWh, r 'mina a eco lo corpo fu d' rmu; nia idda non s'
avvidi, chi omnia /.za mio a lu nemico, lo corpu ribbommaii tanto,
clii r' nmniaz7.no irida glissa: o. cca fu lìmmina. Nstnoraa li fimmini
sempre ninno (immilli: I)i coita ritmi menti nn Iòsa t ta, l'alia conni
voi saiijiri è ciiciccn, r portami In piccato di Adamo. 13 la parola
Adamo mi ffvigghia nautra vota la Signora (IlarcnKa lioyor e lo
Burnanismu. (Jliindi avia a fari ddo guardiano di pecuri di Mosi di
seri viri dda tienisi e ficcarici ad Adamu di limo ! L'omii di fango
vcramimli min si In polliru ngirìiiuUiri, ed tra na pnreberia, piroió si
voli fìggimi di la signa. Iddìi ó la nobiltà di sinliri, ohi porta
ddi valorosi uiiiini a ricumisciri meggltin pri proto-parenti la
scinda, c no lu fango.. È inutili obi lu min illustri amiou lo Oav.
Garbiglieli! dicissi, obi mm hannu potata li paliantologi sco- prire
l'ancddii paleo zologicu 'ntra l'omo e li pchnii, conili atleslanu li
celebri Fruner Hay e lu Professori Bianconi, lì Daruiuisti sunna surdi, e
lu vera su ò chiùdi chi nun voli sentiri. Nui ora ridewu, ligonnu
ddi attacchi olii ci ficii la Scrittura, sirvennusi di la chiù antica e
di !a c i a la v ti r . ohio ini cunvinciu di sta granili
Oh obi minchinnaria chi die Iddu voli andari avanti, voi E sapiti
chi cosa ò lu prog, sacciu diri. Forai pirchl nun mi 1).
Torsi pirchl È na cosicedda si. l'acqua di li laaooarruni? Gnirni
Pirchl aviasi a ohiaoohiariar la testa chiù di chiddn olii aju
f Sia vui ndi vuliti pri forza su parola e fuju. avanti
si ci sumiu oiuotagni a rocchi chinatali ili tanti sconti! Dunca
prima coiidÌBÌoni di progredir! e ohidda di Bohiantari e distruggiri
'nziuu a l'urliinu tutti li osUculi. Quali tmnnu ddi cosi chi ostaoalanu
pri andari avanti, e pri la megghia ? Chiddi chi sunnu chiù
vecchi, chiù antichi. Dauco guerra all' antinu, a lu vecchiumi e
rancidumi. Tutta chistu è logica, non è voto? Ma viditi comu
scinni sula, idda pri idda, la conchiu sioni. Lu chiù vecchia di tutti È
Diu , e pirciò ti pinci 'atra la Chissà latina cu na varvazza bianca ,
poi veni l'anima, la famigghia, la propietà. Dunca cacciamuli na vota pri
sempri, Hindi 'ndassiru a diavulu Din, animo, famigghia e propietà chi s'
avi 'ndari avanti, s' avi -a progredirli Pirciò viditi, ohi
rngiuni nd' lumnu di cu marni ari a Diu chi s' arritirassi cheta, ohatu,
chi ndi livassi 1" inco- modo , chi 'odavi data pri tanti
seculi. E st' autra cosa vecdiiu ili In pnipiel'i, antica
qunntu lu marnili, chi puro, comu Din, avi l'ardiri d' aiFacc ir-
risi 'ntra tatti li populi min sul», ina puru 'ti tri la genti Barvnggia,
st'aut.ra nanna di fanti mali dell'egoismo, di li liti e soiarri, di li
discordii, e ehi alimenta ou lu so sciatu 'nvilinalu ogni manera di
piccati e di disparità 'ntra l'omini, chi sunnu fratelli — sindi 'ndassi
a dia- scacci comu lu ventai La propielii 'nscmninla a la
famigghia sunnu n' antri dai croci di l'umanità, la qiuvl i min po aviri
rifrisen si non quando si li leva dinooddo. Cu la faniighin
ci va riessa e connessa la propietà, la s accessi oni , cose diabotiohi,
chi lu tumnu, l'abìtu- dini o la tirannia fanali stari 'untili. Oli,
tiliui V omini qniinnu 'ndavann cuggliieunu ramu- razzi prì H vnsclii,
nza ci" i^.-.siri lift to nÈ mcu, senza re, senza pari-ini, sfilza
jiulici, senza avvocati, senza matri- moniu civili cccnicsiasticu... e
gudianu la paci di t 'anelli. Tutto chistu, già s' intendi, cu la
pirmissu di Masi Hobis. Oh, mi scurdava In megghiu ! E l'anima? idda
si nd' avi punì andari, e scumpariri di la scena di lu munnu.
Nun pari veni quantu voti à stulu cacciata sta brutta magara di lu
munnu , sempri e Co facci di na pctra di sciara nun senti nenti, siudi
torna frisca frisea, La caccìanu di l' Indii, e cumparisci 'tilra la
Grecia; la caccianu fora a eanci l' Epicurei ili la Grecia , o e
torna bedda, sana e china di vita '«tra lu Medio Evii Si junceru
finalmcnti tri seonli, avenuu L'urtimi! un battagghiuni di Enciclopidisti
, cuiuannaln di Vol- taire cu lu nervu 'ntra li manu, e a via di cauci ,
di beffi , dì sputaazati , di sucuzzuni , tirapulati , di Ugnati c
corpa di nervn e cu la corda 'nturciniata e 'ncataramata. o scnmparisci
l'anima. Oli, quantu cindi foru, chi allora cantaru vittoria,
dicennu pressu a pocu sti pardi: Cu lu cridiria, ehi doppu sta sullonni
cacciata, chi nautra vota s'affacciassi viva viva e fiatami 'ntra
lu nnstru sccnlu ! Olii fari! pacìenza cu li penarli molesti!
Ma cì sunna li chiù amili , chi sacaru lu latti di lu senza e da capu all' anima dalli, cu dalla, ad
idda ad idda ! Mi ricorda d' un Medica Trancisi, colibrì
pirclil tutti lì raalatii vidia nasciri di lu stoinacu c di li budedda, e
li curava cu sancisuchi a tuttu pasta ; 5 tu dotlu oiuu pri fatila
andari a mauu a uianu, senza tanti cirimonj , jnpriu c sciaccau cintinara
di crozzi di morti , chini forsi di qaanti ndi a via aperta Gali pri la
so Craniologia, ebbi la filici prova, firrianmi tutti li pirtusa e li caseddi
c casidduzzi di lu ciriveddu, di min avirla viduta, e nun- chiusi:
si l'anima nun si vidi, dnnea l'anima nun c' è. E iloppn tuttu
chistu, cacciata cu li farcini, comu dici Oraziu, idda sindi torna
catainiuari calammari. Chi nun ci hannu dittu pri t'arila andari ! chi e
venti) t aria, foou, nenti, e chiù sutta di' lu aeriti... fmalmenti
ci dissiru nautra cosa. 0 sapiti chi ci dissiru ? Ci dissiru
chi lu fosfora è idda stissa, o chi lu fosfora ù na granili cosa, È
chiddu chi 'ntra lu ciriveddu fa chi csistissi 'ntra l'omu un gradu autu
e sublimi d' intelligenza, e cu 'ntra V animali ndi avi chiù o
menu, È chili o menu intilligcnti. Ma chista era fantasia, e
li stissì senzi niegghiu 'nterrugati da li valenti professuri Sgarzi e
Borsarelli dettini un risultatu chiara, comu la ìuoi di lu siili: o
chi lu fosfora nun havi alcuna 'nfluenza pri lu gradii di ì"ntelligenza,
0 chi tatti 1' animali hannu lu stissn gradu intellettuali. E
sapiti conili s'arrivò a sta bedda c lucida con- clusioni ? I.'h 1' jii'iIhi p*J in' l.i
•.uyrt in.< J-li ! -iihih li diversi razzi c
d'animali, offrcnim di li tamii ehi farina vìdiri li risultali di la
diversa quantità di fosfora òhi cunteninu li direni
ciriveddi. Maleschott min mi senlu
ala valia — iddu è Jugiou, coma Hroussais o tutti li sinsisti, 'ntra li
so pinseri — Sia la logica aula, sulìdda, rum basta! Giacchi postli citi
lutili e nenti autru chi sonai, ò loico di circari I' anima, o
Villi- rila tuccari cu li maini, 0 vidimila cn i' occhi ajutati di
lenti iiiicrosopica la chili pirfutta, chi l'arti pui dari, ed è logici!
paro conni dici In stinsi! anturi di La CiradfUion rie la Vie: chi la
cìrietddtt nwt è un Menati di cu l' anima si aerei pri jrfnanrt, tua chi
'atra In seum chiù rigurutu di la parola, idilli è V orbami rli In
pinseri, chi l' attività intcUetluali i uà wuiijt'.fUi-i'nii diii-niiiai
iiidixsntlubilmaiH iigata a un stistratu materiali. Ma iddu è vera,
chi tutta lu pinseri amano è chiusi!, strìttu è '«catinaio 'ntra li
acuzi, comu un carcìratu 'litri li gradi di la prigioni, o un ferra 'ntra
la morsa di lu firraru? Nuddu lu polti sioora dimostrac). c lu
stissu Malescott la dimustra accussl evidenti, comu quat- tro c quattro
fanno centu quarantaquattro {Douxiéme lettre pag. 0). Hi iddu
mustrau na gran forza pri acchianari quarchi vota supra di Liebig, e
vitti chiddu chi ci sfuiu a stu (Il II Cerv^i 'li 'in V,-n> rMl.
filli.] '. .U I>,i'lor> 1. B-Tnanl,. D»«a Rllazime Ititi utili
•,.[,(., .!,)ril. I), biv l-i, S. .Mia R. Accadami" ili Malicim di
Tetino da] Sc»:ij D-jtn.r Cu-. Autoniu «arl>i B lietti. |>»6- S. T.
Lì CircnLition do li vis. .' Dil UtiSmo Ittita Vali i mia Opnwoli Sditi ed
insilili Vsl I, II, IV. P anim qnanni beddn Coinu a
mia pari clii ri successi nvanl ' ori a il.* Don- de» cu li sol dui
sfrumenti, li quali serrino a mujurari li cilirità relative di li
percezioni e chidiln di 1» pinscri. Oh, li granni progressi olii
s'anno fatto 'nlra In Psicologia cti la potenza di li fisici 1
Si iddi oggi misurano la eilerifà di In pinseri, ap- pressi! ndi
daranno In pisn, la granni&sa o lu cnlnri di 1' anima pinsanli
sfissa! Cu tutta hi X<iniatocho<!rnphe e lu Nóéfìialochométrc,
aju 1' omiri di diri a M.° Donders chi mi consola assai, annamu avanti
corno lu curdaru!!! Quannu mi metto a leggiri accussì pri spasso,
qitnr- obi lìbricedda, e viu scritto chi sfo Becolu 6 lu secala dì
li vapori c di li felegrifi elettrici, e chi saccio jn ! mi pari chi si
sbagghia in generi, in numera e casu la formula vera di l' indoli e geniu
di stu tempu. Pri mia sentimcntu la formula di lu spirito di lu
nostra secala è chista — Seoulu Divoraturi I Attenti a li provi. Cu
li vapuri e li telegrifi elettrici ha divorata lu toropu. o la — cu li
focili ad aoa a rptrunarica e cannoni di nova 'nvcnjioni ha
divorata I' omini — cu li rivoluzioni ha liivoraln lì diimlu e li regni —
cu li CT|)i di stalli ha onorato li rcpcbblicìii co lu Daghcr-
rotjpo a la Futografia ba dìvoralu la loci e certi arti 'ndi vuliti chiù
provi ? 'atra quarchi naziunali Congresso. BÌ ha la ìiedd' arti di
divorari a cliiu nun pozza ii caparli :Y sui! abilità, e tutta lu joniu
si studia In moda oomu aghiuttirisiuili quaivhi autra. 15 'rutilili a eoa
è divoraturi in atta è divoratori 'n potenza chi tenta di mettìri in
att.u, ma nun ci ha potutu rinesciri giuslu giuslu di manciarisi Diu , V
anima , la fainigghia , la propietà. Oi sì divorano li
miliuni, coma ogghiu pitrolu I E pircià fu saggizza fari scnnipariri 1'
argenti! e l'ora, e darioi in cancia carta. Almeno ca divora la carta,
nnn mancia la mitallu, chi nun po' digiriri. Ch'ista fu na sag- gia
previdenza e pruvidenza! U. Sogna jantu quasi alla fini di la
mia cicalata naa- tri dui paroli pri
la nostra Italia, e finiremn sta storia dalurusa. Tatti li
temi chi aju trattatu meriliriann na longa dioiria , ma chistn di la
bedda nostra patria chi fa la saspira di Danti , Macohiavelli e tanti
sommi omini chi snpiti, e chi fn addivata e crisciuta oo li lacrimi,
li torturi e lo snngu binidittu di li martiri , meritiria pri idùa
sola un discnrsu chiù lunga di la misiricordia di Diu.
Lassami! la Finanza, l'Interim o l'Esteri, la Guerra. lassamu l'
Istruzioni pubblica e lu bcddu codici civili, dignu monumenti! di la
sapienza italiana... Lassamu tuttu chi c'è coni ch'abbruciami, e tuccaniu
di tro omini chi iiunnu signu di tanti dicurii e di calumili, di tre
omini chi la fami canina si vurria ìn.mciari c divurari tutti sani
sani. Ju non saccin si 'nsoccu dici lu prufeta Mazzini avrà
loca oi, dumani, nautrn misi, 'ntrii nautru annu, o a gghiri dda nautru
ledila™ mi dichiaro nun aviri la domi di la profitti a! E sta mia
simplici cunfessioni, min fa torta a In min poviru talenta, ninznudu chi
quannu lu nostra La Farina si prisintau di notti, amniucciuni, ammucciuni
u lu Conti di Cavour pri 1' affari di la Società Nazionali, lu
Conti Beoni, chi era ddu grnnni politicnni chi sapermi, puro ci
dissi a lu nostru insigni l'ippino, chi iddu nun sapia si 1' Italia si
facissi 'atra nautru misi, o n' annu, ovintanni.. Dunca pri mia dicu; a
lì postiri l' ardua sintenza iddi risolvirannu e vidirannu di l'idea
Mazuiniana! Ju nun saccìu nimmenu si 'idra li pinseri di
Mazzini cindè di chiddi chi fnnmi scìauru o fetn di sucialismu Nenti
sacciu e vogghiu sapiri di stì cosi ma sac- ciu chi tutti fummo so
scolari cu la so' Giovìni Italia e l' Apostolato popolari e pri dirla chiù
chiara , tutti bivemmu a ddu so fonti, tutti respirammu l'aria Maz-
ziniana chi era allara la aula aria criduta, respirabili. Hacciu
chi iddu sulu pinzau all' Unilà d' Italia 'ntra ddi tempi , chi paria on
sonnu d' iiifirnm , o si sforzati cu li scritti, cu li pareli e cu li
fatti a prupagarla per urbem et orbem. Sacciu punì tuttu chiddu chi avi
fattu, e pensa sempri di fari ddi so' noliti Sacci u e quantu
ndi BacoìuIM Ma nun è giustizia, nun ù ragiuni furi conni 1'
asìntt, chi doppu d'aviri bivutu 'ntra lu sicchiu, si vota e ci
duglia na pa ricci Lia di cauci. Piggbiamu lu beni d' undì veni; semu
giusti cu tutti, pani cu lu diavula I Nun nigamu li pregi di na cosa
sulu pirchl avi punì difetti lu
difettu nun havi amuc- ciari lu pregiu, né chistu sì avi a fari sorviri
pri distrug- giti lu difettu. Avanti, fnicm uh! Eppuru.
quantu c' 'ndè chi vurrianu fari sosizzeddi di Peppi Mazzini ? D'
iddu sulu 1 E di Peppi Garibaldi? Tutta si scurdaru I e Marsala o
Calatafimi , e Palcrmu o Milazzu e e tutti 1' 'mprisi eroici di lu
Capi- tana dì la populu! Nun ci basto pri saziari l'animu
crudili di ddi tali ilda nfamuna padda d' Aspramunti ! Si iddu nun
avi na granni menti, avi in cumpenzu un cori granni assai! Qnannn
Jeu penzu chi l' Eroi di Caprera andau a Londra, pirchl ci fu chiamatu;
li granni priparativi; li festi di lu populu 'Ngrisi pri la vinnta di
Garibaldi chi un postu pri vidirilu si pagava cintinara di Uri e chi
tattu chistu finiu pcju chi a coda di surci, o meg- ghiu comu la scena dì
Don Basiliu 'nlra lu Varveri di fìivigghia, mi cunferniu 'ntra lu raiu
propositu, ohi l' omii min avi V iisu di la ragiuni. Oli
E quitti! u nuii u' indi dicinu punì e iteli 1 nfust occli ianu pri
Vittoria Kiuanui'lr, indirti He?' Tutti li gu;ti citi hannu, (tiliu
chiddu citi patiscili!), lullii 1' imputano a Vittoriu I A lu
Parlamenta, a lu Cimsigghiu Provinciali, a chiddu fuma itali.... mai ci
penzaiiu , mai ci dicinu nenli, coma sì non csistissiru ! Addirsti e
crisciuti sulla 1' assolutismo , undi ogni boni vinia di lu re, ogni mali
d' iddu pura citi la vita di lu popola, sipuuru allora avia vita, vinia
pri motu miccanicu. òhi scinnia di l'aulu a lu vasciu, min cum-
prennintt, clii la cosa oggi procedi diversamenti. Dunca min hannu l'usa
di In ragioni. Un Re chi fa ncchianari la rivoluzioni 'ntra lu
tronu, c, quasi saria pri diri, si l'abbrazza — Chi fa supra lu I umulu
di so Patri ddu fmnusu giuramento, e lu man- tini a costu di tuttu, anchi
spargennu lu sangu soi e chiddu di li so beddi figgili , comu lu surdato
lu chiil valurusu Chi nini vota
facci a tutti li pericoli , ohi min si scanta di nenti.... un Re
democraticu 'ntra hi veru senzu di la parola. Nun po'
apprizzarilu beni , nun po' ammiruri li so' virtù, cu min avi studialu
l'educazioni ehi si dugna a li principi reali. Iddi avvezzi a lu sic
volo, sk jubco Kppuru lu nostra Vittoriu, sunun già rintaniti, c
mai si è mnstratu nun essiri ddu Ite, chi regna c nun governa. Si
poi lu diavtilu chi s"mmisca 'ntra tutti li cosi di stu 'nfami
marniti, ha futili pigghiari lu capii stomu a chiù d' uno di ddi li barai
uni, di co è la curpa ? Quannu acoliiananu ddi scanni ministeriali
omini sa- pienti, chi hannu strascinato un cantari! di maggbi di
ca- Una a li pedi ini tinti anni 'nlra li galeri, a hamiu futili la
muffa nlra li sultirranii, o limosinata jiri lu munnn ti sti torri chi
hannu ainniututu , bla unirti chi hai uni cugghiulu jooti juoti, e bla
fami chi bannu suppuri il u.tutta è statu pei causa di la liberta quamiu
sii tali at ninni 3 lu Pptiri , di cu è la curpa, ai l'affari O
ragiuui , ragiuui , buJdu raggia divinu , pirebì l"nunucoiasti, unni
si mai Wnata? Quali furettu ti po fari Desoirì a lu chiauu ? 'Nlra
li filosofi min ti trovu 'nlra li
pulitili min ti viju firrianmi rvcuuumisti mandi 'ntra iddi cindn
na lagrima di la to' essenza — di li naturalisti faci sti sfiauffii — di
li populi spiristi. Unaoa aju uju raglimi dianmu, nhi l'omo min
avi I' usu di la ragioni '/ A sta dumanna rispunniruum nautra vota,
mualramiu : chi la suiti oiKK avi l'usa di la
raglimi. yen <g. 7 fik I In leggi Jn 7 . fi in . Ju 1
shunti filosofi g C Giorni fu
filosofo caudda cauda i 2 mani mnnn G
brano siMdilKKMi wmm lilosotìia ti lo «olia
In Ju 1 mentfri molli ri min In •
ioli lima filosofi covili > ovili 21
monliri > mei tiri moli jaddini jniMina ynddiiu N..11
» hiihmk Lflibnidu ifi ranni 2'.' W. Nome compiuto:
Antonio Catara Lettieri. Antono Catara-Lettieri. Antonio Catara-Lettieri. Lettieri.
Keywords: implicatura. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Lettiere: la ragione conversazionale” – The Swimming-Pool
Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Lia: la memoria conversazionale – filosofia napoletana –
scuola di Castrovillari – filosofia cosenze – filosofia calabrese – filosofia
italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The
Swimming-Pool Library
(Castrovillari). Abstract. Grice: “When I applied Locke’s
mnemonic theory to Gallie’s ‘Someone is hearing a noise,’ I was somewhat anware
that the Italians had built careers on the idea of ‘memory,’ L. being my
favourite!” Filosofo. Filosofo italiano. Castrovillari, Cosenza, Calabria.
Frate minorita. Nato a Castrovillari da Amostante L. e una Gesualdo,
assunse il cognome materno in quanto di più antico e nobile
casato. Entrato ad appena dieci anni come oblato nel convento cittadino di
San Francesco, ret- to dai frati minoriti, fu ammesso al noviziato. I
Minoriti si presero cura della sua formazione, mandandolo a studiare a
Roma, Treviso e Padova. In quest’ultima città Gesualdo prese gli ordini
sacerdotali egli venne affidato un lettorato presso lo studium. La sua
attività didattica si protrasse per un ventennio in vari collegi
dell’ordine e il capitolo generale gli conferì il titolo di Maestro.
Venne eletto ministro generale dell’Ordine, di cui perseguì una radicale
riforma. Il generalato del Gesualdo è dunque volto al rinnovamento dei
voti di povertà e di vita comune, spesso disattesi dagli stessi frati.
Tra l’agosto e il settembre dello stesso anno, egli fissò i Decreta de
casuum reservatione, con i quali venivano abolite tutte le deroghe ai
voti, s’introduceva l’obbligo di rendicontazione e conservazione dei documenti
amministrativi e, infine, veniva isti- tuita l’obbligatorietà dei
seminari per i novizi. La carica a Generale venne riconfermata per altre
due volte, grazie all’appoggio di Clemente. E vescovo di Cariati e
Cerenzia. Muore a Cariati. Su di lui e la sua opera si veda Busolini; Russo;
Keller-Dall’Asta; Cipani. Iofepbus Tamplorut. PJJ
>. PLVTOSOFIA di FILIPPO GESVALDO MINOR CON. Nella
quale, fi (piega l'Arte, della Memoria con altre cole notabili
pertinenti, 24. ì> . 31.. ‘ ... i r, } /T'4 T"V
t'f - ì -A S. ^ v-« 'w->' X i ' li A \h ' IJ A
V 23 f "7 ? J r T iù i -a X o 3 ;. o A 1 t/i
ÈiottfiW. r.'!sb su k'I II : XX Q - l t br: ii;v, ; o H
: d ti ic . 1 5)03 oi -A ì >1 J W 4 i4 A 4 J A O 1 ;3 A T J A jl v
t a h -, V.I.V. x - x ; r », .IO '•• r&v. V»* 'MCa V,.
•- > Vt et. ^•.... *T / m V > f?£ ' 1
c£$é . - w. r-^iL >«r 'v-.'vr^ v r :x’ J \ i-ì
à • : * oliif ! oì)o:r*q A «Violai a: 7 * 4. a Ai
.XXXV.v^ *&$gij,x. 41 ALLILLVSTRISS ET REVERENDISS. SIGNOR arnolpho
vchanskii, CONTE DI SLVZEVVO j { *1 ABBATE DI
SVLEOVIA. Signor mio Colendisfimo. cn > o Divotissimo servo
r : > 3 j 'Z\nii*r-Pi s Paolo Meietti. ALLA
GLORIOSISSIMA HABITATRICE DEL CIELO CATERINA VERDINE ILLVMINATRICE,
ET PROTETTRICE DI S^TlEJ^Tl&c. I € H E gli antichi
fapienti appende nano in Sa c/e Colonnt le compite Opere .loro, egli Moderni
qlii nomi dì Fa mòfi et lllujlr tifimi Trencipi cort e crar le fogliano :
però battendo io dato fine hoggi all utilis fimo Compendio della memoria
artificiale, quale per esser tesoro e ricihc^a d'ogni bimana fapienza, mi
parue intitolarlo con parole greche plutosofia, hò no luto raccomandarlo alh
MeJJaggieri angelici, che colonne fono del Cielo, e confecrarlo al nome di te
che feiuna delle più care Spofe di Chrifìo, et una delle più fauorite
Tren cipejje del' Taradifo t Serenisftma per fangue, Illuflrisfima
per lapidila, purisftma per virginità, Santisfima per gratia t Con
ftantisjima flantìsfìma per Martìrio, felicìsfima per gloria . JE fe
tate non è il dono, quale ric ercar ebbe t importane del foggetto
t e meritarebbe la dignità dello tuo fiato ; è perà tale quale fi
può da me pre/entare, in qucHa fua prima delineatura. Ideila quale t fe
ui è co fa di lode, lariconofco dalle tue gratic, col le quali ni impetra (li
gratta apprefjo il tuo e mio Signo re di formarla . E fe cofa ui è di biafimo
( coni io {limo di certo ) ante s' attribuita, che tmperfettis/imo mi
ricono fco. Spero che accettando tu il dono, et aggradendo per tua pietà
il Donatore ; ti digneraì ancora ( di che uiuamente tiprie • go )
ottenere à me lume, ch'io pojja col tempo illufìrarla di quella chiarella
e perfettione, che con la prima mano non Jho laputo e potuto darle ; et à
quelli che la leggeranno, gratia dinteUigen'^a,fi che poffano arricchirli
felicemente in quello foblime The loro di Memoria Ex fi come io tenacemente
ten go fcolpito il tuo gran T^ome nella mia Memoria, E femprc uiuol
tuo culto fra gli diuotipcufieri della mia Mente ; coti ti fupplico che
mi tengbi uiuo, tra le tue uiuaci et efficaci Intercesso, inaila. ghriofa
prefenT^a del Tadre delle mifericordte Dio, c •j diOieùi tuo Spofo,&
dilla M«drc ielle gratie Mar (adergine, 1 ' J XX ., alli
quali con profonda fima humiltà 1,
di CH&rt t ‘ C- a X-L per me%p tuo faccio
riueren^a. Dì Palermo ÌV, Tuo Diuotixfimo Sento
Fra Filippo Cefualdi Minor' Conuentoale. TAVOLA delle colè notabili
contenute nella Plutofofia. Innumeri moftrano li fogli, la Intera a.
moftra la prima et il b. moftrala feconda facciata :uu
1 I. . 1. Memoria è Tesoro et Erario. Necessità dealermo
Tuo Diuotixfimo Sento Fra Filippo Cefualdi Minor'
Conuentoale. TAVOLA delle cose notabili contenute nella plutosofia. Innumeri
moftrano li fogli, la Intera a. moftra la prima et il b. moftrala feconda
facciata* :uu 1 I. . 1. Memoria è Teforo et
Erario. Necessità della Memoria. Titolo di qutft Opera, i^c 9.
Guide allukezza delle Mule* Encomij della Memoria Memoria diumità
Humana. Memoria nona Sfera Cclcttc et angelica No«e ordini Angelici
nell’Huomo. Memoria perche nuda nell’Origine. Memoria come fi
uefte. Memoria prima parte dell'Oratore Memoria rara e
difficile. Pcrfonc illuftrisfime nella Memoria. Pci/onc infelici di
Memoria LETTIGHE. SIGNIFICATI della Memoria. Se nell Huomo fia
Memoria intellettiua. Se nella parte lènfitiua ui fia Memoria. Se li Bruti hanno Memoria – H. P. Grice on “Someone”
versus “Something” – Something is thinking about Hitler. In
che qualità confitte la Memoria. Tre forti d'ingegni. Caggione della
tenacità della Memoria. Co'i e fi caggionano li fimolacri perla
Memoria. Detti fimolacri imaginati . LETTIGHE. III. A Tto di Memoria
qual fia. Due atti di Memoria. Differenza tra Memoria e
Reminiscenza. Come posfiamo ricordarci di colà dimenticata •
Documenti per facilitar U Memoria. Muodi di facilitar la Memoria C me fi
aiuta la Memoria otturale Rimedi j per la Memoria J t.u
i. b; a.a. 14 . a a. a. ai а. bu j.
a. j.b. j.b. 4 4
«a. 4 .b» a ff Accora /Aceorgùncntr per aiuto della
Memoria Dcirefftrrcitio. neceflario alla Memoria. Nome Hebraico della
Memoria mifteriofb • Dell’Arte della Memoria. Inuentore
dell’Arte della Memoria. Auttori c Scrittori dell’Arte della
M emoria» Muodo d’infegnar queft'Arte. L ETT I 0 7^E.
ITi C He colà fia Memoria artificiale • Nomee titolo di
queftfArtc. Soggetto di qucft’Arte.. Parti tionc di
qucft’Arte. Delli Luoghi perla Memoria.’» Dclli luoghi imaginati (è
fumo per l’Arte. Deili luoghi Naturali fepofiono ulàrfi Delli
luoghi Artificiali ottimi Conditioni perla formatione di luoghi Del
Doue, prima conditionc del luogo Del Sen/àto, feconda conditone
LETT l V * A D Ella formatione di luochi til
Dell’ufo di luochi ai . s ini jqt:
E. V. iDb uxa/ vM ti cruoiiE j CU adì E
VU l / . f.X Della 10. a. 10. a.b.
iò.a. xo.b. 11. a» 1 IUU x i.a» X i.b,
n.b. ri.bt 1 1.b» ia,b. a>.a.
Ijb* l£.b. ì^b. X 15. su I/Jéb.. lòa. 16.
b» 1 7.8» J7.b. i8.a. 18. b. ip.b»
ao.a. ao.b. ao.b. ai. a. ai.b. 11. a. Detta
Perfona (labile neìluocM LETTfO'KE lEtti taoCirinmiTc
raTr Vili . a 6 . a. 26 ai » 7 »a* D Lh*
Detti lunchiperckittwiayaf Detti luochi alternati Luochi
(opra la perfona humana Q T* E IX, L Voghi perprogreflfo
rigreffo et alternati a8. 29- 30, Luoghi perla Circolatione
limoli' jt. D Elle Imagini per l’Arte Due muodi
di collocar imaginiDel collocar mediato in due muodi Del collocar
Concetti Del collocar le parole Della collocatone di uerbi
Della collocatone delle cole L E T T 1 0 ìi É /^Ottocatione dette
cofe figurate formabili Collocatone delle cofe naturali eccedenti
Collocat one delle perfone. MetHt do dì collocar cofe no
figurate» Collocar per limili longilinea tio ne. L ETTI
0 ^ E X T T, C ^Oilocarper Mmiimiùmeui vu^ A “ X A tv lUHVf m
Collocar per aggiungimento. Cotto Collocar per il
nuolgimento . rTT " r_rT 7 L
h x — 1 j u e X 1 71. C ollocare
pei ta uaiiabonc Collocar per bittitci Collo la
com linone Collocar perla diuilione Alfabeti per la
diuiuon E X J V. nocar pe ma di uppoin Collocar perii
uolontario Mcto che quello fi può intendere da tre cole,
Complesfione, Età, et alteradone. quanto al primo, eh 'c la Complcfììone,dico
fecondo lifìlofofi, che dalle due qualità humidità,etficcità,fi argomentano e
concludono l’apprcn fiua,c la retétiua-.poiche 1 numido è atto all’app
renderceli fèc "co al ritenere. Colsi fi uedel Acqua, che facilmente
appréde, malamente ritiene;il Salso difficilmente apprende,
tenacisfimamente ritiene; l’Acqua per l'humidità, il Salso per la licci*
tà.Parimentc l’apprenfiua in noi confille nella qualità humi dada retentiva
nella qualità lecca del cervello. £ fi trouano tre lord d’ingegni, alcuni
nel predominio de? lécco, c quelli difficilmente apprendono; ma
tenacemente ritengono, com’il Saffo. Altri nel predominio delThumido, e
quelli prontilfimamentc apprendono; ma puoco ritengono, à guila dell’Acqua.
Altri confiflono in una mediocre qualità d humido, et lecco, e quelli mediocremente apprendono, e
mediocremen te ritengono.La caggione dunque della cattiua Memoria,
è il flulftì, et il fouerchio humido del ceruello . Quanto al fccó
do dell'Età dico, che dall’Età fi uedel'augmento et il mancamento negli organi
fènficiui; l’augmento nclli Fanciulli nelli quali ui c l’alteratione del
nutrimento che lèmpre crelcc: fi co me nelli vecchi ui è il mancamerto;
per la quale alteratione, li fimolacri fenfibilifonoimpcdid,e periicono ;
àguilà, che la forma del uolto,che fi uede ftapataaiell’Acqua penice,
per l'alterationc, c mouimento dell' Acqua. Di piu dall’iflcfaEtà
li uede, cheli Fanciulli fon teneri et numidi ; li Vecchi duri c fecchi:
per lo che, quelli facilmente,nceueno li fimolacri ;et in quelli ; per la
durezza e ficcittàdc gli organi intcriori, difficilmentc .,7 film
erteli Gmolacri trapassano: tome fi nedc,c'hel lume trapala per l’Aria, thè ha
del fottile è puro ; non però trapala pef il Marmo, che ha del grò (so,
duro,c, fecco. Quanto al ter 20 dico, che l'alteratione può naScere, ò da
pasfionc di timo re,ò d’infermità, ò d’imbriachezza ; perle quali
alterationi per turbati gli organi, non riceuono ; ò Se riceuono, non
ritengo noli fimolacri Sòmmiftillrati da Senfi, E Semi dirai che li Fan
ciulli hanno tenace Memoria; poiché creSciuti in età fi ricordano delle prime
co/è, che appre/èro : e parimente li Vecchi fi ricordano di molte colè
antiche. Rispondo quanto alli Fan ciulli, che per due raggioni hanno
quella tenace Memoria.La prima Secondo Arinotele et Auerroe; perche alli
fanciulli, le prime cole ch’apprendono sono nuouec mirabile però
con attentionc apprendendole, tenacemente le ritengono. La onde li
fanciulli meglio fi racordano d’una semplice favola, che pargoletti
intcScro dalla nutrice; che di cento altre ch’esfi medesimi huomini fatti
leggano ne i Poeti. Veggiamo eSfer ciò cònaturalc à noi, che lecoSenuouc
prime, e rare ci appor tano marauiglia;la marauiglia porta Sèco gagliarda
attentionc nellapprendente, ilqualc inten/àmente attendendo, tenacemente
ritiene. L’ifteSlo ci rroftra l’eSperienza, che più ci ricor damo d’vna
Cometa apparta, che de mille Stelle cadenti nel notturno Cielo; più d
vn’Eccli/Te del Sole, che di dieci della Luna; come che la Stella
crinitica, ò il Sole Eccli Sfato hanno men del frequente, c piu del nuouo
e raro ; e per confequcnza piò marauiglia apportano. La feconda ragione è
d'Auiccn na, ilquale dice che li Fanciulli tenacemente ritengono
quel che apprendono nella fanciullezza; perche in quell’età Sono
alieni da penfieri, cure, affanni, c trauagli : perlochc, come fgombrati
da ogni impedimento fbn’attisfimi à riceuere,per ritener tenacemente le
prim’apprenfioni. E quella ragione d’Auicenna, è rifiutata dal
Sig.Porta,nel fuo trattato della Me moria nel capitolo vndecimo. Mà
perche la ragione di AriSlo tele mira I oggetto mouentc;e la ragione d‘
Auiccna mira il fo* getto riccucntc : lolodola prima ragione mirante la
dtfpofitione oggettiua; e non rifiuto la lèconda ragione, laquale ma rala
difpolìtione del riceuenteipoiche la nouità dell’oggetto, Ja purità del
Soggetto, fanno ch’il Fanciullo tenacemente ritenga;
rìtenga;oue per cagione di qualità complesfionale non potrei be
tenacemente ritenere. Al secondo dubbio delti vecchi fi ri Iponde, chè
quella facilità di Memoria nafee, per la moltiplfcatione delle meditationi, Se
eflercitio, Se vfo dell'intenderej Però dice Arillotele nel fecondo capo
del fuo libretto della Memoria, e Remini feenza, che Meditationes
Mcmoriam confer uant reminijeendo. E quello, perche l’Intelletto viene ad
habi tuarfi colla frequente meditatone; è queflhabito poi,viene à
facilitare l'atto del ricordare . £ quello balli quanto al primo
lignificato della Memoria,chc è la potentia memoratiua. E • paflfando al
fecondo lignificato della Memoria, che c il fimolacro dirò due cofe; prima,
comcfi fà in noi quella Memoria; fecondo fe oltre latro del Senio, fi polla in
noi far Memo ria. Al primo dico, che il fimolacro in noi fi caggiona
prin cipalmente da Senfi, li quali riceuono lifimolacri Icnfibili,
e per quelli Senfi, come per tante Finellre, e Porte, paflàno al le
llanze interiori Senio comune e Memoria, doue fi ftabiliIcono e fermano : li
quali fimolacri fono da le potenti muoue re la potentia cognitiua,per
l’atto del conofcere . E quelli fimolacri, idee, Se imagini fono da Filofofi
chiamati fantalmi, li quali depurati poi per l’intelletto agente
diuentano fimolacri, e fpccie intelligibili. E quelli limolacri intelligibili
fi ri ceueno neU’Intelletto posfibile; poiché come diceuamo l’Anima
lepacata, pure ritiene li fimolacri conofoibili ; il che non irebbe, fe
fidamente nella Memoria finfitiua li fimolacri fi ri ceucfTero.
Al fecondo dico, che la Memoria, non fidamente riceue li fimolacri,
li quali intieramente fumo nei Sentì; rnà ctiandio li fimolacri imaginati
formati dalla nofira Cogitatiua, la qua lehauendo li primi fimolacri
nella Memoria contemplandoli, puolc congiongcrc uno fimolacro con 1 altro;ò
uero racco gliere dalTifiefio fimolacro nuoue imagini, e quelli fimolacri
et imagini poi fi riceuono nella Memoria. Per clcmpio nella Memoria ui è
il fimolacro del Sole, Se il fimolacro del verde villi dal Senfo;
prefentandofi quell» due fimolacri al a Cogitatiu ;li congionge, è dice, il
Sole verde, Se nidi la Memoria riceue quello fimolactodel Sole verde. È
parimente fi fa de gli altri imaginati fimolacrij come del monte
d’0.o,ckll’B*p ‘pocctuc. p© cerno, e della Chimera. Forma
ancora delle prime figure, et idée, ò arguitiuamente, ò per ragione di
fbmiglianza altri nuoui fimolacri; li quali fi chiameranno imaginati;
perche non comprcfìda fenfi. Liquali fimolacri imaginati fono necef
fari j all’Arte della Memoria: nella quale ci {bruiremo, non fòllmente de gli
fimolacri hauuti da gli Senfi ; ma ancora degli raccolti dalla Memoria,c
Cogitatiua. E quello balli perla cognitione del fecondo lignificato della
Memoria,& anco per quella Lettione. Douendo raggionare del Terzo
lignificato delia Memo ria,ch*è l'attoal recordatione, quando attoalmente
ci ra cordamo, ( il qual’atto propriamente fi chiama ricordare, fi
ben’ anco li chiama con nome generale, Memoria ) diremo tre colè. Prima,
come fi fa quelt'atto.Secondo in quanti muo di fi fa auefl'atto.Tcrzo in
che modo fi può facilitar quell- . atto, al che mira l'Arte della Memoria,
della quale noi trattando. Quanto al primo dico, che quell’atto fi
fa, quando la potè za cognitiua fiumana drizzata al tesoro della memoria,
fé li offerifeano fpeditamente,e prefentano li fimolacri, con li
quali ò contemplai raggiona,ò infegna,ò predica, fecondo l’ufo
delle forze interpretatiue. Quanto al fecondo dico, che l’atto
della Memoria paragonato all’impedimento antecedente, prende due nomi,
l’uno chiamato ripigliamento di memoria^’ altro Rcminifccnza. Il
primo quando fi frapone interrompimcnto di tempo.ll fèco do, quando fi
framette interrompi mento d’obliuione, e dime ticanza. E che quelli due
atti fiano differenti, appare per due ragioni Arifloteliche. La prima
dall’attitudine, La feconda i dai fòggetto.Quantoalla prima chi è pronto
ad apprendere^ capire, e ueloceadimpararc;è pronto, e uelocealla
reminifeenza.E chi è tardo ad imparare et apprendere; è pronto alla ri
membranza « Quanto alla feconda, la rimembranza o ricordarsi; è atto dt molti
Animali: mila reminileenza ddTHuotr» lolamente,comc dirò piu inanzi . £
per darui vn cflcmpio di quelli due atti, prendo qucll’auttorità,
Sapientiam fine fi filone* 0 didici, et fine inuidia communico,& bone
fìat era illitts nonabfcon do . Haueudo hoggi riporto nella Memoria quell
’auttorità, e domani volendo recitarle, le inticramctela Memoria me la
ra prefenrarà, quell’atto di Memoria li chiama ripigliamcnto di
Memoria: perche tra l’atto d'hieri, c quello d’hoggi fidamente ci ètrapollo
interromptmento di tempo. Mi fcdelvcrfb che hieri m’albergai in Memoria,
hoggi io mi ricordo la prima, e la feconda parola, e non mi ficordcrò la terza,
ò quarta; e pcnlàndo, eripenlàfldo, dopò quella obliuione,è dimen ticanza
mi lòuiene la parola dimenticata; qncfl’atto di ricordarmi colà /cordata, li
chiama atto di reminileenza ; perche vi fi c trapolla dimenticanza et
obliuione.Sichela reminilceiT aa none ogni atto di Memoria, dopo qual fi
uoglia interrom pimento; mà lolamcntc l'atto di Memoria dopò
l'interrompimento di obliuione. £ quelli due atti fecondo Ariflotile fono
coli differenti, che >1 primo è communc à gli Huomini et alti
Giomenti; mà il fecondo, che di reminileenza conuiene lolamcnte à gli Huomini:
perche la reminileenza c vna reflesfio f ne dell'Intelletto difcorrcnte,
per ricordarli la colà dimenticata; fiche la reminileenza è atto dell
intelletto, ò della Cogita ciua lènfitiua,congionta
all'Intelletto. Quanto al terzo principale, in ch$ muodo fi può
facilitar l’atto della Memoria, dico che ò pariamo dell’atto della
reminileenza, ò del repigliamento della Memoria. Se del primo atto, racoglicndo
da quel che dice Arillotcienel libretto della Me moria c reminileenza,
dico che in tre muodi noi postiamo ri cordarci di colà dimenticata. Primo
hauendo l’occhio all'ordine delle colè; Secondo al tempo; Terzo al luogo .
Quanto al primo, dico che dobbiamo mirare alle cole antecedenti, ò
iòflequenti alla colà che noi ci fiamo /cordati ; che coli ci Ibuenirà la colà
mezzana; ilche fi vede per elperienza di quelli p che làpendo molti
uerfi, e /cordandoti del terzo, ò quarto; recitando il primo, e fecondo,
li louiene il terzo, et il quarto. Da quello nalcc dice il filosofo, che alle
volte ci ricordiamo d’vna colà pafiàta d’?n gran tempo ; et una cola
del riftcflfo gjornojA d’vn’altro innanzi fatta, non «i
G>uiene:per» che quella cofa fouucnutaci nouamente,hà qualche
collegaza et ordine có quella cofa, che noi prefcntialmcnte
penfàuamo. Et il procreilo in quella colliganza fi fa in tre maniere,
come dice Ariliotilc; dal limile; dal contrario : dal propinquo.
Dal Amile, come le mi ricorderò di Socrate; ricordandomi di Platone,
ìlquale c limile à quello nella fapienza. Dal contrario, come fe mi
ricorderò di AchiIIc;facendo mentionedel fuo au uerfario Hettore. Dal
propinquo, fe mi ricorderò del Padrementre fò rimembranza del Figlio. Il
fecondo muodo è mira re al tempo;perche volendoci ricordare d’vna colà
paflàta,diftinguendoli tempi, e conAdcrando d’hora in hora potremo
ricordarci della colà dimenticata. Il terzo muodo, è mirare al luogo:
perche conAdcrando diparte, in parte, i luoghi ne’qua li habbiamo fatto
dimora et operato, potrà louuenirci il fatto che vogliamo . Quelli tre muodi di
ageuolare la reminiIcenza, lon fondate nell’ordine, ilqualc è ottima guida per
la facilita ancora del recordare. Indi A traggono d’Arillotilc a.
documenti per facilitar la Memoria, e la reminilcenza. Il primo, chele cofe da
collocare in Mcmoria, Aano ben ordinate, diftinte, e ridotte in capi :
perlochelc colè malamente ordinate, tardamente ci lbucngono.Il lècondo, che le
gli porga vna gagliarda attentione di mente: perlochc alle uolte ci
ricordamo piu d’vna cosa villa una sol volta ; che un’altra villa piu,
volte. Il terzo che frequentemente Aano meditate, et repetite con ordine.
11 quarto che nel volerli ricordare colà dimentica . ta, li Riabbia 1
occhio al principio della colà, ilqualc è atto atra her a fe il nello,
per la colligaza et ordinejcome A tira vn luco filo, da chi prende il
capo. Se pariamo del ripigliamcnto della Memoria, et vmuerfalmentcd ogni atto
di Memoria dico chem tre muodi posAamo haucr faciltà in quell’atti;
primo per natura; fecondo per clfercitio; terzo per arte. Della
natu ra noi non posAamo farci maeftri; poiché c dono di Dio, ilqualc dono
l’habbiamo An da forigine; et cflendonenoi dotati eccellentemente, dobbiamo
renderne lode a l’auttor della natura ; et eAèndonc bifognoA, dobbiamo
ricorrere a fua diurna MaeAa per aiuto: poiché ìnitium omnù Sapienti,
timor Domini e/t . E ben vero, che la Memoria naturale puoi elfer C
aiutata aiutata dalli Medicamenti, dairE{Tcrcitio, e dall’Arte.
Dell’Arte, e dell’Effcrcitio diremo poi. Quanto alli Medicamenti, no
reiterò di dire*, che per lo più fogliono riufcire perigliofi, e par
ticolarmcntc le vntioni, che li fogliono tare alla poppa del cerucllo (
chiamata l’occiput ) per ingagliardire la Memoria. Lequali vntioni
fogliono effer di qualità calida,c fecca; e per che il caldo accende li
fpiritidel cerucllo, e quelli (piriti aceli et infiammati alterano,
muouono, perturbano, dilordinano li fimolacri; ne fiegue che quelli
liquali vfano imprudentemé te limili vntioni bene fpelfo diuentano
frenetici, e pazzi. E fè pure non incorrcfiero in quello danno ; non
polìono fuggire qucll’altro: perche fi sa bene, che l’ingagliardimento
d’vn còtrario,rende debole la forza dell’altro contrario; à guifà, che il
calor che fubentra nell’Acqua, quanto più prende forza, tan to più fi
feema e, và mancando il freddo ; c perche l’ingegno e l’acutezza
dcllapprenfiua confitte nell humido; la tenacità della Memoria confitte
nel fccco ; però li Medicamenti calidi, è fecchi; mentre ditteccano la
Memoria, chiaro è che ingagliardendo la retentiua, debilitano l'apprenfiua .
Laonde quefti tali mentre cercano d’hauer felice retentiua, diuentano roz'
zi, (tolti, c tardi, nell’apprenfiuaj intanto, che non fon’attimè da fe
fare inuentioni; nè ben aaper’imitar l’altrui; habili folamente à leggere
l’altrui fcritti, e quelli parolatamente riporli alla Memoria, Ne per
quello intendo negar affatto tali Medicamenti: mà concedo bene poter effer
vfati,col configlio d’vn efpertisfimo Medico, ilqualc conofccndo la qualità
e forza par ticolare del medicamento, la qualità, la complesfione, l’età,
il bifogno delmcdicato,potràopportunamenteordinare,& indi con ficurczza
vfarfi l’ordinato medicamento. Fra gliremedij vniuerfali,fi recitano, Il
moto, Il lauare; La tenebra, e la mediocre attcntione. La onde fi formano
quelli quattro quefiti. Il primo perche caufa quelli, che fi vogliono
ricordare muouono il Capo. 11 fecondo, perche caufa il lauare del Capo
gi.o ua alla buona Memoria. Il Terzo, perche meglio ci ricordiamo nella
tenebra, che nella luce.ll Quarto, perche fapendo noi recitar vna cefi,
udendo darci molta diligenza, et attcntione; ci feordiamo di quella. Al
primo rifpódo,che alle volte nell’organo della potéza Mcmoratiua,vi è qualche
oppilatione, laqua IO le impedifceil libero paflaggio dell» 1
(piriti fenfitiui: e mouédoì noi il capo, s’apre quell’impedimento, et
aperto pa/Tano li Spiriti, c ci ricordiamo. Al fecondo dico, che per tal
lauamen to s’aprono li pori della Tcfta, perii quali cleono fuora li
fu mi, che ingombrauano il ceruello, et impediuano illuogo co
fèruatiuo dclli fimolacri; la onde ufciti quelli fumi,reftando libero
l’organo, facilmente ci ricordatilo. Al terzo ri/pondo, . che ne.
la luce li moti de l’oggetti lenfibili efteriori, come piu gagliardi,
impediuano il moto delli fimolacri interiori, che fò no men gagliardi.
Per lo che fi da regola, che l’huomo per ricordai fi, e per collocar in
Memoria, li può feruire dellatenebra,ò naturale, ò uolontariamaturalc del luogo
o/curo;uoloa taria, chiudendo gli occhi nella luce. Al quarto dico, che
la fi> uerchia diligenza^ attcntionc,preci/àmcntenclli fimolacri
bc ne habituati, perturba li /piriti, c muouc gagliardamente li fimolacri
riporti nelforgani ; c quefta pcrturbatione ecommo uimcnto alterando,
dilfordinando, e confondendo li fimolacri, impedi/ce l’atto perfetto della
Memoria- Ma ponendo mediocre attentione,e diligenza : non ne fiegue quefta
perturba tionc,e di/ordinationeje però li fimolacri meglio fi
ripigliano. Quanto all c/sercitio dico, che ottimo rimedio, per
facilitar l’atto della Memoria, è l’clcrcitio mentale, e uocalejpcr Io
che fi riferilee di quel Filo/òfo lettore, il quale più e più uolte
ri chiefto da’Difcepoli,chc uoleflelor’infegnare l’Arte della Me
moria : dopò molte preghiere, all’vltimo con Metafore di Me tonomia
figurando l’e/èrcitio difse,chc fi riccucflc Scarpa fa na,c Scanno
confumato.Volendo inferire, che lo Scolaro, per far buona Memoria,
fuggendo li fuiamenti; debbe /edere, c uigilando /Indiar molti Libri, E
chi non sà,chc fedendo affai lo Sc-nno, ouc fi fiede fi confuma ;ele
Scarpe, perii ripo/ò rimangono lanc.E qudfto forfè, uolfe dire il
Filo/ofo in quel fuo detto fedendo, e ejuiefcendo,Jinimns fit prudens.
Indi credo, che Adamo /àpientemente impor endo li nomi alle co/c,
chiama/Tc la Memoria con parola hebrea, Zecher. Il qual nome, c comporto di
trelettre; Zain,che c Interpretata oliua. Caph,chc interpretata,curuati
funt: Res, ch’e interpretata Caput. Volendo dire, chelaMemoria confifte
nel Capo curilo^ per Io cheuolendoci noi ricordare d’una cosa dimenticata,
curuamo et inarcamo il Capo; perche ri fedendo la Memoria nella parte deretana
del ceruello, chinando noi il Capo al Petto, con quello moto s’aprc
l’organo, e fasfi più atto, e fa cile alla fua operatione. E di più la
Memoria dice Capocuruo; perche dobbiamo curuar il Capo à lludiar li libri ; e
da qui nalce poi(come dice il filosofo)cheli Studenti per lo più,
hanno qualche poco di Gobba ; perche non piegano pigri il Capo alle
(palle fopral'otiofe piume; mà diligenti I'incuruano al petto, fopra gli aperti
Libri . E di più il nome della Memoria contiene l'Oliua, dalla quale fi fa
foglio, udendoci moftrare,che l'uomo per acquillar buona Memoria,
debbe uigilare, non folamente con la luce diurna del Sole ; màcon
la notturna dcll’oglio.Oltra che il lume dell’oglio,è più atto di quello
del Seuo,ò graffo, il quale col noiofo fumo, e feto re appanna gli occhi,
c difturba affai il cerudlo. Auertendo per fine di ciò,che in quello capo curuo
non fi prenda fred do nell’occiputjmà fi mantenga col fuo calor naturale,
non ec ceduto, nè alterato da calor eitrinleco : acciò il calor’acciden
tale, non perturbi l’ordine de’fimolacri :& il freddo nonag
giacci,& induri l’humidojfi che fi rendano poi l’organi tardi, pigri,
e difficili all’operatfone.Disfi dell’efercitio uocale, inté dendo di
quelli li quali ripongono in Memoria, per recitare leggendo, predicando,
od orando; perche lappiamo, che non folamente l’Intelletto è habituabile;
mà ancora la Mano, eia Lingua; quella à fcriuere, quella al recitarejpcr
chchauendo noi imparato uinti,ò trenta uerfi,& affoefacendoci in
recitar li molti, è molti giorni, la Lingua uiene ad habituarfi, intanto,
chefenza penlarci ò darci mente recita, e feorre diuerfo in uerfo
ottimamente.Dunque, perche la Lingua è cosfi habituabile,e porge aiuto alla
Memoria in recitare;è molto ben fatto alloggando nella Memoriale colè, e
repetendoleper Ha bilirle in quella, fare che ancorla Lingua le reciti,
el’efplichi con uocc quanto più fi può intelligibile ; e quello fi
uederì con elperienza,'chc apporterà grandiflimo giouamento alla
Memoria. Quanto aTArte da facilitar l’atto della Memoria ;
quella farà la parte, che s’ha da trattare diffufamentedanoi .
Della quale, come uoglionocommunementcli periti de quell’ Arte
e P 1 1 e precifàmente CICERONE (vedasi), e Quintiliano, nc fu
primo inuento re Simonide Melico Poeta Lirico, il quale hauendo uifto
mol ti fedenti in unconuito,& efsendo poi caduta la ftanzadelcó
uiuio;& vccifi, c dislìpati li cóu tati di maniera, che nó poteua no
elTerconofciuti diflintamcte dalli parenti et amici, che vole uano farli
gli honori funerali, Simonidc Poeta fbp radette, hauS do per prima
riporti nella Memoria licóuitati, fecondo l’ordine de’luoghi oue fedeuano;
diftintamente vno p vno li rico?- nobbe . Metrodoro feeptio fece perfetta
qucft’Arte, Cicer: adHercnnio ne trattò efquifìtamente, cort Quintiliano,
Sene c a, Petrarca, Rauenna ne fa un trattato ih titolato la
Fenice. Fra Lorenzo Guglielmo debordine minor conuentuale, pienamente ne
tratta nella fua Rhettorica. Fra Cofma Rortellio dell’ordine
dc’Predicatori, ne fà un libro intitolato, Thesàurus memoria: artificiose . E
prima di lui ne trattò pienamente F.Gio. Romberch, Iacopo Publitio,
Matheolo Perugino, Francefco Monleo et altri nelle opre della Retorica.il
Sig.Dolce in forma di Dialogo, uolgarizò il Trac tato del Romberch. E
finalmente il Sig.Gio:Battifta la PORTA (vedasi), n’hà fatto un bellissimo
trattato, Io mi sforzerò, et imitando inuentando; ridur queft’Arte, àquel
compito Metodo, che fi potrà maggiorc.Notando, che due colè iidefiderano
in qucft’Arte; primo, Il ucro Methodo della Dottrina; fecondo la
Voce uiua di chi bene l’infègni.Per difetto del primo, mol tireftanopriui
di queft’Arte; per difetto del Secondo Tariffi mi ne riefeono; perche
queft’Arte, à mio giuditio,è limile alla Mathematica,c Notomia ; le quali,
mentre fi fpiegano, bifo gna ch’il Mathcmatico habbi la fua tauoletta
ingefsata, fbprà la quale difegni, e moftri le Figure Mathematiche: et il
Noto mifta habbi dinanzi a gli occhi, e /òtto le Mani, e tagli di
Prattici, il Corpo humanojfòpra il quale infegnando con la Lingua; moftri con
il Dito di parte in parte, tutte le membra hu manc.Cofiì il Lettore d»
que/l'Arte,bifogna che feelga uinti,ò trenta luoghi, e quelli uifti dalli
Scolari, c ben polli in Me moria, come preamboli; fiuadipoidi parte, in
parte, esplicando il contenuto dell’arte. D Alle cofc fopradette raccolgo,
c concludo quattro colè; la diffinitionc della Memoria Artificiale, il
titolo dell'Art, il foggetto, la partitione. Del primo dico, che la Memoria
Artificiale^ vna forza acquiftatacon arteficio ingeniofo, perlaquale
tenacemente li fimolacri di cofe ò di parole fi ritengono, c viuacemcnte
alla virtù contemplatiua, cnarratiua fi rapprefentano. Dclfecon do
dico, che queft’Arte fi chiama, Arte di Memoria ; e chi la volcfle
chiamare Arte di Memoria vdita, non errarebbe ; poiché è vn’Artc, che
conuienc,non folamentc efler iftudiata nel li Libri; ma vdita ancora da
voce viua ; nella guifà che forfè Ariftotele (fecondo alcuni) intitulò li
primi Libri della Fdofòfia,de Phifico auditu . Indi credo, che tra gli
Ieroglifichi, l’Orecchia fi troua confccrataalla Memoria . E fi bene
dottamente Porta, intitulò queft’Arte, l’Arte del ricordare : poiché la
Memoria Artificiale mira, et attende à facilitar l’atto della Memoria, che è il
ricordare; non però ne ficgue, che il titolo antico, e communc
diqueft’Arte debbia edere rifiutato; poiché e da Filofofi, e daThcologi, tanto
la potenza della Memoria; quanto il fuo fimolacro, c l’atto, son chiamati
memoria. E fe ben affermo, che queft’Arte mira anco la
reminifccnzajquando ne i limola cri albergati, foccedeffe obliuione:
nondimeno conuenientemcnte fù chiamata da gli antichi Rettorici, Arte di
Memoria; non fedamente dal fine, come dice il Sig. Porta: poiché il
tutto fi fa per accrefcere la Memoria; ma perche ogni atto di ricor
dare, e chiamato Memoria, com’io disfi. Del Terzo dico, che il foggetto
di queft’Arte, c il Luogo ideato per ricordarci;inté dendoper l’Idea il
fimolacro,la fimilitudine,I’imagine, la quale fi colloca nel Luogo ftabile:
acciò viuacemcnte ci raprefèn ti la co(à,ò parola della quale vogliamo
ricordarci.E da que» fto foggetto, io prendo la partitione dell'Arte,
laqualc è diuifa,in Luoghi, et Imagini.E fèbene il Signor Porta
aggiongala Perfona,tra il Luogo, e l’Imaginc j nondimeno diremo al
fuo luogo,fe quefta Perfona, fi deue ammettere in queft’Arte .
Et ammettendofqla redurremoal Luogo, ò allTmaginctfi che re
ftafofficientela partitione,in Luoghi et Imagini.il luogo è come Materia;
l'imagine come Forma; Il Luogo ca guifa del la carta nella quale li
fcriuc: L knaginec à guifa della (cattura che fi (tende (òpra la carta, e come
dice Quintiliano con CICERONE (si veda) il Luogo c come tauoletta
incerata, l'imagine, come lettera. Si che il Luogo, è quella parte materiale,
(labile, diftinta, e proportionata, laquale c bafe della Imagine,
Figura, è fimilitudme della cofa,ò parofa,come vn’Angolo d’vna Cella.
L’imagine c la Forma,!* Figura, la Similitudine, ó Segno di quella cofa,ò
parola, che noi vogliamo ricordarci, come la forma d’vn’Huomo, ò d’vn
Leone, quale con la noftra Mente, noi collocamo nel Luogo.Del qual Luogo, e poi
dell’Imaginctrattarcmo. Delli Luoghi. Dirò
ordinatamente tre colè delli Luoghi, ’la Partitiotie, le Conditioni, ò
Regole, et il muodo da formarli nella Memoria . Quanto alla
Paninone, ò diuifionede i Luoghi, dico che il luogo c di tre (orti ^
Imaginato. rti, il primo Reale, il j. imiginato. Il pri roo e
quello, che nel luogo ucde il Senio,comc nel primo luogo ci trova la porta,
nel secondo l’angolo, nel terzo la Fi ncllra. Iinagmato c quello, che ut
formala mente; per essempio le da angolo ad angolo d’una danza ui foffe uno spazio troppo
grande per un luogo, ecapacedt due Luoghi, c‘ che non ci foffe in tale spazio
niunodidintiuo; io posso formarcene uno, colla mente, collocandoci una persona,
una figura, un colore, un’altro SIMILE SEGNO – no parole – H. P. Grice --;ò
pure le voi avede commodtcà, farebbe bene farci UN SEGNO reale, come
làrebbeà dire prender un banco o caffa, ò altro ARTIFICIATO, e por 10 in
quello spazio per SEGNO; ò pure appendere nel muro qualche colà con un
chiodo, come un quadro, una figura, ò ergerui un’altare, fè pure non
uiuolede (bruire del muro per carta di pazzi, dipingendoci un legno col
carbone, o altro co lorante. Equedi SEGNI sian vidi, re-vidi, e
maneggiati; c poi fermati, e repetiti nella memoria. E fc bene si
rimouinoqucl 11 SEGNI da i luoghi, si ritengano però sempre nella memoria, come
la prima volta ui si uiddcro. Auucrtendo sopra il tutto che IL SEGNO del
didintiuo, non sia troppo piccolo; perche nó darebbe quella vivezza che si
desidra. Il numero di luoghi mira il bisogno di chi li forma; perche chi
uuole luoghi per li concetti, un mediocre numero li bada; chili vuole usare
anco pelle parole di molto numero n’ha-btfogno, si come colui che scrive poco,
di poca carta hà btfogno; mà chi scriue molto, di molta è
bifrgnolbr J 6 Il Raaenna fi uanta d’auerne formati cento diece mila.
Il Rolfellio stima che il gran numero offende alla memoria. CICERONE
(vedasi) stima che fidamente cento luochi baftalfcro. AQUINO (vedasi) conseglia
ad auerne molti. PETRARCA (vedasi), il Rauéna, Gio: di Michiele, Matheo
Veronefè ò Perugino, ìsibuto, e Chirio, e con quelli il Romberch si
dilungano da CICERONE (vedasi)Cicerone. Voi formatencne prima cento, per
rclfcrcitio j e poi di mano in marno formatene dell’altri, hor collocando
vnaChiefa,hor un Palazzo, hor un’altra Chiclà, finche haueretc la lèmma
d’un mille luoghi. E le quelli non ui baftalTero, potrete formarne,
de gli altri; purché non pasfiatc à formar li Luoghi della feconda Chiefa, ò
Palaggio;fe prima non haurete molto bene Ila biliti nella Memoria li
luoghi formati nella prima Chiefà ò Palazzo, ch’altrimente facendo,
offendcrelle la Memoria, e con la confu fione, e con la fatica.
Settimo, Della Diuerfìtà. Non è colà doue fi ricerca tanta
uarietà,c diuerfità, quan toin queft’Artc; per lo che l’uniformità, ò
Gmilitudine delle colè, c diametralmente opposta alla Memoria di
Luoghi. Però in un Clauftro,doue fi ueggono Archi, e Colonne tutte
limili, non fi polTono formar Luoghi;!! come nc meno nelle Celle di Dormitori;
di Rcligiofi, parlo di quelle che tutte ha no le porte, e diftanze
fimili. Si ben’ alcuni uolcndofi feruire di tali Luoghi fimili, diano
Regola delli Diftintiui imaginati; come legnarcon la mente le Colonne,
una con una Croce, un’altra con una Mano, vna Cella con un Santo, l’altra
con un’altra Figura;non dimeno quello mi pare uano c fuperfluo, si
perla difficoltà, che s’aggiongealla Memoria, come per ha ucr noi ampia
commodità da poter cIegger’aItrfLuoghi,qua li per la dilfomiglianza,c
diftintiui reali fon più atti, e facili al la Memoria, lènza
lottomcttcrci Se à quella nuoua fatica, et à tal pericolo di
uacillarnclli fimili. E ben uero, che le noi nel formar di Luoghi,
doùesfimo palTar da Luogo Commune ad altro Luogo Commune, come palfarda
una Cielàad una Sacreftia; e per congiongcr quelli due Luoghi Communi,
ci conuenilfe palTar, per un Clauftro colonnato, e che le Colon
ne fu nefuflero poche in numero, come tre,ò quattro ; non negarei
il palTat per quelle, e diftinguerle con qualche legno reale pofto ad
tempus^com’io disfi nel Capo quinto del Diftintiuo, ò collocandoci
perfone familiari, fecondo le regole che fi di ranno delle perfone
ftabili, ò almeno diftinguerle con fegni imaginati. Delle Celle fimih di
Dormitori, s’auerta,che ce ne potiamo lèruirc,ò palpando, ò entrando; le
palTando,e tut te le Porte, e le dirtanzc,tra Porta, e Portalono uguali,
e fimi li: è difficoltà a i oprarle, àchi non le li
fàprattiche,diltinguc dole per diftintiui efficaci, c particolarmente per
Peritane che ui habitano, quando lon molto ben conolciute dal
Formato . re. Se entrando è gran commodità ; perche col diftintiuo
ef ficace ritrouata la Cella, fi portono dentro di quella ordinatamente
formare alcuni Luoghi, et ufeendo da una paflarc per lo fpatio tra mezzo
alla lequente Cella. Ocrauo Dell* Lumi, DErche forniamo fi Luoghi,per
collocarci l’Imagini, e talmé *•' teli raprelentano alla Mente l’Imagini,
quafi l’hauesfimo dinanzi à gli occhi: però bilogna,che il Luoco fia
illuminato; acciò Mangine fi posfimortrareallofguardo. La onde il
Luo go oleuro, non catto per queft’ Arte; perche fèpelifce,
uela,& acceca Tlmagine.E fi come l’Imagine porta in aperto
Luogo, perii fouercnio lume fi rende all’occhio fbuerchiamentefplc
dente, d’occhio irtelso s'offulca in mirarla, ne può diurnamente, e
commodamente contemplarla; cofi la Mente non ef fìcacemente apprende, nè
uiuacemente la Memoria csfibilce qucll'Imagine, cheda foucrchto lumeè
illuftrata . E però le Strade aperte; le Piazze, le Muraglie, che fono
dalla parte di fuori dell’Edificii, non fono troppo atti per quert’Arte.
E qua to aH’ofcurità,il Sauona dice,cheil Luogo oleuro, fi può far
luminolo: le fi confiderà, efi forma con un lume di Lucerna, e Tempre fi
mantenga nella Memoria cosfi illurtrato,come fu uifto con il lume quella
prima uolta.Ma quello io l'ammetto, quando quel Luogo oleuro forte
neccrtario all’ordine di Luo ghi, per non interromperli; fi che per
continuarli bilognaflc palfar per un Luogo oleuro. Il limile dico dclli
Luoghi aper ti, che per cotinuar Luogo Còmfflune, al Luogo
Comma ne, mi bi/bgnaffc pattar per vn'Andito, ò per vna Strada,ò
per vn Cortile': potrei in tali Luoghi aperti, formar i Luoghi diftinti.E
quando fodero /ouerchiamenie luminofi :fitormino i Luoghi in tempo nuuololojò
nell’hore, quando s’itn bruna il giorno la /era, ò quando fi chiarifce la
mattina. E nel modo che furo vidi la prima volta che fi formaro ;
così fiano Tempre ramcntatt. Et auertail Formatore, di non eflcr
troppo fcrupoloio intorno alli Luoghi aperti; perche cttendo aperti uerio il
Cielo, e per il progretto, nondimeno fono chiufi a faccia, con mura et
habitationi non troppo dittanti» come /bgliono ctter le ftrade per le
Città;e s’ofl'crui quelche fi dirà della folitudinc,e fic detto di lumi,
di formar i luoghi in certe hofe del giorno, quando e men frequentati, e
men luminofi fi veggono; non c dubbio che permisfibili fono alfArtè. Nono
Della Quantità. m P Erche ne gli Luoghi fi collocano l’Imagini corporali,
diftefe per larghezza, et altezza;però bifogna, che li Luoghi habbino la
loro debbita grandezza. Et perche il Luogo trop po piccolo, non potrebbe
capir l'Imaginc ; e fe fotte troppo grande fuiarebbe lo /guardo, et
confequentemente la Mente # laquale ila attenta alla Memoria, che è fondata nel
fenfo: però fi attegna la larghezza di otto ò noue palmi,
òpiedi;per che in tanta larghezza, fi può à braccia aperte, e
fpiegatediftender vn’Huomo.Nó meno, acciò nello fpiegar delle brac
ciad’vna perfona,noningombratteilLuogointanto: che nò reftatte fpatio per
l’altra Per/ona, quando per occorrenza del l'Imaginc bifbgnatte
fimilmcnte fpiegar le braccia.Non più» perche noi uogliamo feruirfi delti
Luoghi, non /blamente per li Concetti: ma anco per le Parole. E fi come
malamente leggiamo le parole, quando le lettre, fillabe, ò le parole an
Cora /on'troppo dittanti l’vna dall’altra: così tardamente /om minittra
la memoria, quando li simolacri non hanno tra loro vna cofiueniente vicinità»
come diremo nelfeguente Capo della Dittanza. E Decimo Della
Diftantia.' CICERONE (vedasi) vuole, che un Luogo Ila dittante dall’altro
trenta Piedi, ilchc lìcgue ilMonlco. Il Rottcllio vuole, che 30 .
Piedi, s’intenda del Luogo ampio; ma del particolare, quindici ò vndici Piedi.
Il Sig. Porta dice, che Cicerone vlàua i Luoghi per li Concetti
giudicali, douebifognaua hauer fpa tio grande, per depingcrci gran fatto:
ma per le noftre Regole batta la diftanzadi otto palmi . Alche fottoferiuo io
di ccndo y col detto Sig.Portarche le per calò ogni otto palmi* non
s’ihcontrafle Angolo^Porta^ Fineftra, ò dtftintiuo nel Muro ; mà il
dittintiuo fotte puoco amati, 11 che bifognal^ fc dittender’il Luogo
altri due palmi, non importa che la didimi Ila di dieci palmi . Si come
incontrando il dittintiuo nel lètti mo palmo, e nelfottauo non ci fette ;
non farebbe er rorc, il fermarfì nel dittintiuo.E la dittanza s’intende,
dal cétro,e dal mezzo del Luogo, al centro dell’altro Luogo : lì che ne
fìegue,che li Luoghi habbino ad etter fbccesfiui, e contigui . Il Rauenna
adegua la dittanza di cinque ò Tei piedi : il che le ben potette
pattare,nondimcno è più lìcuro darli la Iar ghezza d'vn huomo,con le
braccia (piegate e diftefejaccio occorrendo farli Ipiegar le braccia non
s’ingombrino le Per ione tra loro.URomber eh oltre che (lima ottimala
Regola dclRauenna,aflegna ancora la dittanza di due piedi quando
l’Angolo,ò altra cola lègnalata,abbracciafle i luochi.Ilche le s’i mende
da centro à cétro, forfè pattarebbe, per la collocano ne immcdiata:ma non
è congruo perla cJlocatione mediata, la quale ricerca Pcrlone Se Imagini, lequali
dovendosi spiegare per larghezza, non li ballano due piedi; le pure per piedi,
non intendefle due moti, e pasfi. Ma s’egli intende della di flanza,tra
il fìne di vn Luogo, et il principio del feguente : fe la necessitaci
conftringe à far quello* c permetto com’io dif fi con Porta.-,
Icttioiic La soccessione di Luoghi, ò s'intende tra Luogo Comma ne,e
Commune:ò tra Particolare, è Particolare . Quanto alla prima foccesfione,
(irebbe bene in vna Città, hauendo più Luochi Communi:chc il Formatore (ì
sforza (Te ordinar li, conforme al (ito ideilo che fi trouano;paflàndo da
Luogo Comtnune al Luogo Commune ordinatamente:cioc da un Luogo
Commune, li pas(i all'altro Luogo Commune più ui cinoje co(i poi al
terzo, c poi al quartoje girando, ò caminaa do per dritto ordinatamente,
pauarall altri foccesfìuamente. E non potendoli ciò fare di tutti; (i
faccino in due ò tre par* tite.Et perpaflar da vn Luogo Commune, ad
vn’altro Com mune, coinè da vna Chieli ad vn Palazzo, da quedo ad vn altra
Chicli: (irà ben’incatenar quedi Luoghi Communi, con alcuni Luoghi
Particolari;purche il uiaggio da brcue,cli Luo ghi fi posfino formare
commodamcnte, come disli nell’otta uo.capodelli Lumi, e nel (èttimo della
Diucrfità. E queda (òcceslìone tra Luoghi Communi c vtile: perche
collocando voi vna T*redica,od Oratione, e li Luoghi Particolari
d’vna Chieli, non ui badalsero, perlochc ui bilognalse paflar ad
vn’altro Luogo Commune:gioua il paflirci,per un mezo con
tiguatojaltrimente la Memoria fuariarcbbc.È notate, che que fio paflagio
li fà in due modi nel recitare, primo conpaulà, fecondo lenza paufa.Con
paula c poli, per elfempio hauendo finito il Prohemio, il dicitore prende
fiato, epoi ripiglia la Narratiua:in queda polita, può il dicitore far
paesaggio da Luogo Scontiguato,ad un Luogo Dilcontiguato ; c non
(blamente da Luogo Commune, ad vn’altro Commune, che lia in unaidefsa
Città:tna ad un’altro Luogo Commune, che fia in vn’altra Città.Pcr
efempio, hauerò collocato il Prohemio, nclli Luoghi della Chiefa di San
Francefcodi Palermo; polso collocar la prima Parte della Predica, nclli
Luoghi di San Domenico di Palcrmojò nelli Luoghi della Minerua di
£ a Roma, e la feconda parte, in vn’altrà Chicli . E così, non è inconucniente
pattar da Luogo feontiguato,à Luogo feontiguato;& ctiamdio lontano, quando
li prende fiato . Mal nel fecondo muodo,tjuando bifogna farpaiTaggio
lènza paulà, e fenzapofata: è pericolofo,il pattar da Luogo Commune,
à Luogo Commune, lènza qualche mezo. Per eflempio,la prima parte
d’vna Predicabile va fcguita lènza pofata ; bilbr gna collocarla in un
Luogo Commune. E fé un Luogo Com munc non baftaflè ? Dico che
collocandola tu ledeui daraitergo in un Luogo Commune, che fiacapace:e così
fuggiti pericolo.E le per mancamento di Luoghi, ò per inauertenza
te la troui collocata in un Luogo Commune, e poi fei forzato pattar ad vn’altro
Luogo Communc:dico chedeui pattare advn’altro Commune vicino, quale però
fia contiguato per Luoghi Particola ri, co m’io diceua. E le quello non
fofic có modo difarfi? Dico che bifogna adoprarl’allutia, fingendo
qualche coliche ti dia tanto di Paulà; quanto commodamc te la Memoria,
con la Mente uoliiio al principio dell’altro Luogo Commune, e trouato il
principio lèguir la Narratiua. Per efsempio predicando, quando
farògiutoal finedelli Luo ghi Particolari d'vna Chiela,c douédo pafsar ad
vn’altraChie falontana;fingerò che mi venghi vnatofse, ò cheti Compagno
michiama;c mentre ltarò,ò à tosfire e purgarmi, ò uoltandomi parlar, ò attenderai
Compagno; pafserò con la Me moria, e con la Mente, al principio
dell’altro Luogo Comma ne, e trouatolo e ben polsedcndolo, ripiglio il
ragionamento, e così con l’Arte, e con l’allutia cuopro il difetto . E
quello fia detto della lòccesfione de’ Luoghi Communi, che della
lòccesfione di Luoghi Particolari, non occorre dir altro: poi che quella
li conchiude dalle due Regole antecedenti, Quanti •tà, e Dillanza, alle
quali necefiariamente ficguc la contiguationc,e lòccesfione. L’Ordine del
Moto, s’intende dell’ordine che li de tenere dilcorrcndo per li luochi :
fe fi deue cominciare da man delira, c campando finire nella man
finillra; ò difeorrere al v - -- contrario.il Raucnna parche cominci dalla
delira. Si bené il Rombcrch r duca il Rauenna al mot* perla deftra;ma
cominciaudo dalla liniftra.il Roffcllio vuole, che lì cominci da man
finiftraj (è bene non rifiuta il contrario. Il Porta lodai’* rn’è
l’altro;purchc li fèguiti l'ordine, che cominciando dallyna,fi Unifica
all’altra.Che dalla delira fi de cominciare, cc Ioperfuade il Filofofo diccnte,
ch'il moto comincia dalla parte delira. Che dalla liniftra lo proua il
Rofcelho: perche queft*Arte,è poco differente dall Arte di Icriuerc, come dice
Cicero ne:e perche noi lcriuendo,e leggcndo;fcriuemo,è lcggemo,Co
minciaudo dalla f!niftra,e cammamoalla dcftra;però li de ca minar. per i
luoghi dalla Anidra alla delira. Alcuni ftimano, che quelli che ucggono
bene col l’occhio deliro, come lon’io; e poco e niente coll’occhio lìniftro,
Icofrefsero dalla delira alla finiftra; quelli che vgualmente ueggono, con
ambedue gli occhi, pofsono indifferentemente di /correre dall’ vna, e
dall’altra parte. Nódimeno l’elperienza moftra, che ècosì facile cominciar da
vna parte, e finir nell’altra : come cominciar dall’altra, e finir nell’vna.EIa
raggione,non è, nè l’vna,nèl’altra asfignata dal Rofsellio : perche l’vna,
efclude l’altra. Che fe fofse,pcr il moto dello fcriuere: non farebbe facile
vgualméte il leggerete i Luoghi al rouerlo, come l’efperienzaci moftra. Se
fofseil mote, che comincia dal deliro : ci farebbe difficile il cominciar
da man manca,ilchenon c vero: fi che ne l’vna nel altra raggione,
elattamente,& elquifitamé te ci quieta.La ondeùn quello fatto ftimo,
che ò pariamo de la collocatone dell’Imagini : ò della formatone di
Luoghi. Quanto alli Luoghi, vgualmente è facile rallentarli, per vn
verlo;comc per l'altro . Quanto airimagini,ò fono Imagini intere e Iole,
di concetti, ò di parole intiere i E così, perche ogni Luogo hi la fua intiera
Imagine; parimente è così facile i difeorrere per un uerfo,come peri
altro.Mà fel'Imagini fof lerodi parole, et Imagini fpezzatc, cbilògni
leggerle, nel muo do è uerfo,che fi leggono le fìllabe al dritto non al
riucrlb : così è più facile difcorrer’à quel verfo,chc fon collocate.
Per elsempio,nel primo Luogo ci metto quelle parole, te Ibl’ado ro.
per T. ci metto vna pei fona chiamata Tiberio, alqualc dò in mano un
Tridente, colquale fora una fòlad’oro . e così da da Tiberio,
hòilT.dal Tridente l'E,e dalla fclàdioro,que* Ile due parole fol’adoro,e
tutte tre quelle figure fanno,te fol* adoro.Qucde tre figure le pofso
collocare in due muodi,pri mo all’vfo hebreo, che legge dalla delira alla
fmiftra, fecondo all’ vfo greco, ò latino, che fcriue,e legge dalla fin idra
alla dedra.Se io le colloco al primo muodo, 'più facile farà proce
der poi, dalla dedra alla finidrarperchccon quclVordinc io tengo
albcrgatcncllaMcmoria.Se le colloco al fecondo muo do;più facilmente procederò,
dalla lìmdra alla dedra parte . Mà feillmagincc intiera d’vna fola
figura, come fe nel j^ri- ’ ino Luogo ci metterò queda parola Geronimo, 1
eper quedft parola ci colloco l’Imagine di vn San Geronimo,
colpetto ignudo, e col fallo alla dedra mano : pollo ugualmente ben
ricordarmi queda parola, ò dalla dedra, ò dallj linidra parte, ch’io cominci.E
la raggionc, perche la nodra Memoria, et
al dedro,& all’oppodo muodo vgualmcntc esfibifee, credo che
fia: perche non mira l’ordine del moto di nodripiedi;ma l'ordine che
ritroua nelle colè uide dall’occhio. E perche nel le cole uide, non
/blamente ui c l'ordine dal primo al fecondo, e daquedo al terzo,ecofi
loccesfiuamentc fin’ull’vltimo j ma vi è parimente l’ordine dall’infimo
focccsfiuamente fino al primo:pcrò ordinati ncU’idelTò muodo li
fimolacrì, puole la Memoria fondata nel lenfo,&al dritto,& al rouerfo
esfi birh fenza difficoltà alcunaifi come l’occhio con l’ide/fa
faci lità,che mira gli oggetti dalla dedra alla finidraj puolc
mirar li dalla finidra alla dedra. Della Solitudine. Non parlo
di quella solitudine, chefinfe Cicerone della Città da formarsi da noi cò
l’imaginationein vn De (èrto, per darli tutte le conditionidi
Luoghijperchc di queda ne raggionaiyquando disfi delli Luoghi imaginati :
ma intendo dclìi Luoghi artificiali reali, liquali fecondo 1 ide/To
Cice fonedeuono efler eletti, in Luoghi folitarii, non frequenta» da
gcnte;pcrche la frequentia.il pa/feggio,lo drepito delle gé ti,didurba, e
debilita li fegni delFlm?gini, che all’incontro la sòlitudinc conlerua integre
llmagioìdi fimolacri.il Rauenni dima ftinuuana ropinione della
fblitudine, ciocche non fi eleggano Luoghi,d >uec frequenta di gente, come
le piazze publi che, le ftradc della Città frequentate: perche balla
hauer uifti quelli Luoghi qualche uolta lolita rii, e lènza gente.
loftimo che quel che dice il Raucnna fia uero delle Chielè,e
Tempii, liquali in certe horelòn uacue,e lènza gente: et inqucll’bore noi
poslìamo formar li Luoghi;!! che balla la prima uolt.i haucruilli tali Luoghi
uacui. Ma delle piazze, e llrade frequentate d’ognihoradiurna, non so come le
poslìamo ueder folitdrie,e uacuejeccétto che lèm’empilTe l’orccchiedi
bombacc,ò cottone,pcr non lèntir’il tumultojc con 1-occhi facef fi
un’eftàfe mctaphilìcale, e non attendere ad altro con gli oc chi Cc non à
ucdcr’e formar i Luoghi; ò pure formar iXuoghi, nella prima hora del giorno,
quando tali Luoghi fogliono elfer quafi igombri di gentc,com'io disfi nel
cap.8. à propofito di lumi. Et in quella maniera, potresfimo ancora formar
Luoghi in tali Luoghi frequentati; Ma potendo hauer* altri Luoghi più com
modi, io non mi metterei à quella im« prelà faticofa, e periglio
là. Dell’Altezza. I L RauennauuoIe, che li Luoghi non fiano
alti:ma coli iti lpofti,che mettedoci l’Imagine dcll’Huomo, tocchi il
Luo go dcfignato.& à mio giudicio, poiché haueteintelo della
Iar ghezza del Luogo, douete anco hauer Regola dell’ Altezza, che
mira la !ommità,ela baie del Luogo. La lommità,e bafe, ftabilitcla con
l'altezza d'una perlbna humaua:fiche il piedcye balè del Luogo, fia il
tcrreno,ò l’aftricatOjò il mattonato, ò folaroda fommità fia. (òpra il
capo, tanto quanto può gionger col braccio dirtelo insù, e toccar conia fommità
della ma no.E quello,pcrche occorrerà alle uolte,dar gefto alla
pérlo na di braccio alzato uerlb il ciclo, ò darli qualche colà in mano,
quale per fila conditti one ricerca TAltezza;comelè tenef. fè una
bandicra.Et il piede l intendo in Luogo, che l'occhio poflà mirar tutta
la perfona albergata . E fe nel Luogo ui fia banco, poggio, ò grado, fi
potrà ftabilir la perlbna, con li pie- * di fopra di quellijsforzandofi
però per quanto più fi potrà. che li Luoghi fiano pari, e di
fimile altezza, quando la {labili tà di Luochi,non ricerchi
far’altrimcnte, come nelle fcalc, nel li afcenfi Src.Epcr la parità di
Luoghi, che da cofc mobili fuf fè impedita: fi potrebbe, o ad tenipus,o
con 1 imaginatione fi muoucrc quelle cofe,& formar nella Memoria li
Luoghi pa Dei Sito. ; • Z N On balla hauer il Luogo
particolare: mabifogna conofeer la parte del Luogo, douc s’ha da fituare
rimagi ne;e quella parte deuc cller’il mezzo del Luogo particolare.
E (ebene il Roflcllio dubita, e difputa fiele Figure fi debbono colle care ne
gli Angoli, ò nelTlnterflitii tra Angoli, Se Aa go!i; non dimeno noi
hauendo asfignata la quantità, e la diilanza de’ Luoghi particolari, con la
mifiira della larghezza . d’vn’Huomoj confequcntementc concludiamo la
Figura, e l’Imagine doucr effer fituate, nel centro; difendendole poi dal
l*vna, e l'ajtra banda, delira e finiftra, tanto quanto ricercherà la
grandezza et quantità delle Figure, et Itnagini. E fé in un Luogo
occorrerà collocar più Figure: fi potranno collocare proportionataipentc
compartendoli Luogo, fi che ciafcuna Figura habbi il filo didimo, e
conueniente Sito.il Romberch non loda gli Angolitperche la ftrettezza,che
farebbero le col locate Imagini,&l’ombra et ofeurità, impedirebbero
la didin tione,& chiara uifta. Nondimeno quello impedimento fi
toglievo! giuditiodel collocante; mentre non ingombrerà fo4i erchiatnente il
Luogo; ma in tal mifura, che le Imagini fi modrino all’occhio lueidee
didime. Della Signatione Numerica. V Volc Cicerone, che per
ogni quinto Luogo particola re; fi ponga un fegno numerale. Per efiempio,
al quinto Luogo mettere una Mano d’oro, che con le cinque dita moftra un
cinque, e così (occcsfiuamente . Il Signor Porta (lima quella Regola di
CICERONE (si veda) /uperflitiofà, e
difiutile. Ermippo, come dice Iacopo Supplitio,uuole che ciafcun Luoco è
SEGNATO col numero. Alberto, che ogni decimo Luoco habbi U j ~ ' fuo t
ir Tuo mimero, Qulntiliatio con CICERONE (si veda) .chc ogni quinto.
Que flinumeriòli pongono per dirtimiui, ò per recitartele per
diftintiui fon fuperflui: poiché cialcun Luoco hi il fuodt(lintiuo, fenza far
quella terza fatica. Se per recitarli, il numero è parte d lmagine,c pero
mobile, non immobile ; poiché nè à tutti li Luochi fcrue, ne in ogni occafione
. L per le occafioni, bada ad hauer li Luochi numerali dclli quali
dirò poi. E quella Regola Ciceroniana – CICERONE (si veda) -- fia da me
riferita, più torto, per non lafciar cofa intatta, per la intiera notitia
di que {l’Arte; che ci habbia* o à lèruir di quella. E perche molti
Scrittori quali Dilcepoli Pitagorici, feguendo chi prima fcrif fe c
dille, empiono le loroprc di dottrine fuperflue, mutili, et alle volte
nociue, con poco profitto di chi le Icgqe;laonde per auertirui rtn
conftrctto alle volte trattar di cofe à fuga, non a lèquela. Comc anco firn
sforzato dirui di quella rego ia'che dà il Roinberch, che li Luoghi non
liano circolari : perche il Circolo non hà principio, ne mezzo, ne fine.
Nulla è quella Regola; perche parlando noi dclli Luoghi perii quali li
dilcorre; le ben c’incontramo in vna danza Circolare, cffendoci la parte per la
quale s’entra; bilogna, che ci fia la faccia dcringrello, &. indi la
parte delira, e limftra ; e dalle parti dell’ingrediente, c caminante
lòcccsliuamente, li formano li Luoghi con li fuoidirtintiui. Della Proporcione'
. I L RolTcllio affegna quella condittione nelli Luoghi, che habbmo
proportione con le cole Iocate;perchc volendo ra contar Panni di
Sacrcrtia,più colimene collocarli in Sacreftia; clic in Cantina, ò in Cocina.
Io rtiinarei quella Regola efler bona, quando com meda mente fipotefle
lare: perche le racconterò molte cofe,c l’albergarò in vn Palazzo;c
gtongcn dpal mezzo, non conuiene, douendo idear colà Sacra, lenza
paula lalcia r li Luoghi locccsliui, per entrar* in Sacrertia ; ma fi
deue continouar nelli Luoghi cominciati ; perche col lalto ad altro Luogo
communc, non loccesliuo, fuariarebbe, e li perderebbe la Memoria . Oltra che la
cola in lolita, F apporta apporta con la nouità
maggior atttntione: Uche fuppli&e, » quel che manca della
proportionc. Letti one VII P Ropofi la Partitione,e le
Condittioni di Luoghi, et an co laformationc di quelli} hauédo à baftanza
detto del primo c del fecondo ; reità che breuemente tratti del terzo, e
poi dica dcU’vfo di Luoghi, c delle Perfòne, coni io prumilì • • i t
>* i r .1 . > ;)} Della Formationo di Luoghi . H Auendovoi ben
iftudiateli foprapofti d ieci fette capi, an darete alli Luoghi
communi;& iui conforme alle Conditioni,e Regole aslignate, formarete i
Luoghi. Laqualformationc, nura tre cole, IlDengnare,U Colli care, et il
Rcpc tere Primo, con l’occhio ben mirate, e rimirate il Luogo » col
foo diftintiuo; edifcgnato il primo Luogo particolare, defignate il
fecondo, e coli focccsfiuamente procedendo, finche giongerctc al fine del
Luogo communc. E fatto que Ito al dritto, ritornerete àriuedcrli
alrouerfo, e tante uolte ciò fate, finche habbiate perfettamente il
difegno di Luochi. Secondo, ben difegnatilt Luoghi, con le regole
fopradette in mano,cominciarcte a collocarli in Memoria, uno per
vnc; collocandone una uolta dieci, poi altri dicci, e così di uolta
in uolta in più giorni collocaretc tutti. Terzo li repctirete, più e più
uolte, dt à dritto, et à rouerfo; fin tanto, che fenza alcun’impedimento,
c difficoltà, da per uoi lontano dalli Luoghi, li fàprctc così ben
recitarejcome felhauefte attoalmente dinanzi à gli occhi. E non ci
rincre(ca(dice il Signor Porta) recitarli trenta è cinquanta uolte il
giorno ; poiché quello c il fondamento dell opera. E come
diccilRauenna, quelli Luochi coli formati, li repetano,tre,o quattro
uolte il Mele: perche la repctitione di Luoghi, non è prezzo che Rimar la
nosft . che le dimoftrino, e faccino parere; dunquegran
facilità farà à tutti quefti bifogni, il ritrouar ne i Luoghi le Perfone
. La quarta perche con grande allegrezza^ chiarezza li viene al Luogo,oue fu
una Persona, la- quale dii porga merauigl!a,ò II apporti diletto. La onde
le tn Muronud >ò altra Pcr(oua>nt, n così circonlìantionata,
ci fa ricordare vna fola parola; quella ci porgerà vn veri© m tiero,come
chfcfe ci preferita chiara» lumino!*, desiderata, amata,
diletteuole,"e : lrabilita.E le bene per vn numero con ucnicnte e
mediocre di Luoghi, comedi cento, ò ducano, lì potrebbe far quella
diligenza delle pecione inondimene in un numero grande di cinqueccnt, e
mille, e più Luoghi, lì tratta co fa molto difficile il vler aggeauar la
Memoria di quella doppia fatica. Gkrachc farebbe vn’empir i Luoghi
di perfbnc communi, lcquali non farebbono ni una gagliarda motionc, come le
foprapolle,e però a colui, che ha nume ro grande di Luoghi, ne li reftano
molti nudi. Olirachc in certe occafioni*fon più atti li nudi, che li
pfònati;come in ro ler recitare vinti, ò trenta Santi, ò eflemptgò
Auttomà lóro* et effondo note à noi lelor figure ; più facile ci farà albergar
ne i Luoghi nudi, quelle figure grandi proportionate,e quali Ttue,che il
uolcr addattar la perlòna,chc fìanel Lu' go,chc prenda figura di quel
Santo: perche in collocar quel Santo, nò lolo letica d: colVcarlo;mà far
che la Pcrlona del Luogo, me lo rapprclcnti,hò due fatiche, la pr.ma di
fpogliarmi della fila qualità, è pervadermi, che lia un’altro, e poi
datali quella figura, a llocarla nella Memoria; fi che con l’cIpcricnza, riefee
più facile il primo muodo . Il limile dico, in uolcr recitare molti nomi
di Pcrfoneconofciute;chepiù facile mi làrà,fubbito nel Luogo nudo
collocar la Pcrfòna cóno!ciuta,che m ler con l'imaginationc, formar’
altra Ima gine,ò Figura nella Perfona (labile del Luogo. li fimilc dico
di molte Imagini, che lì formano dalla conuenicnza del la lcrittura,ò
pronuntia, come diremo al fuoLuogo;lc quali imagini, più fpeditamenre et
cfijuifitamente fon raprefenta te.ptfrle proprie imagini delle Pcrfonc,
che dalle aliene. • InoItrc,fc uorremo ufarc I Alfabeto perlonalc del Rauea.
na, che ogni lettera hà la fua Perfona,come A Antonio B Bifliano C Carlo
ecc., fàrà un metter Perii ma nella perfo-na,fe il Luogo none ignudo da altra
Perlòna.Oltra cheuofendo noi effigiare la Pcrlona flante,non Icmpre
conucrrà à lei l’effigie dcliderata : che te uorrò l’effigie
d’Androtnc Ja,ò di Lucrerò)» trouado nel Luogo un‘huomo uecchio,'
molto ben da.mé coup Aiuto, come lo fatò Donna, fenza «he gran repugnanza
mi fi dia, e nel Collocai la, e nel ramentarla-ln olircela Perfona,per la Aia
friabilità, è inetta à rollar Tempre col luoco; perche à quella Perlòna,che fi
trou collocata, puole Tuccedere alla giornata cafo di morte, e di
morte orwbde,ilcheal formatore, come amico, apporterà difgufto et borrorp,e
difturbo graude ogni uolta, che Te li tara incontro rimembrando, llqual
difturbo, quanta fu nociuo all’ufo della memoria; la elperienza
l’infegni. Per quefte caggioni dunque c per lelpericnza iftefla
conclu do, che non conuiene,haucr tutti li Luoghi perfonati.E le
d’alcuni lo concedo, non oftaranno leraggioni, che fi po£ fono addurre in
contrario, Non ofta primieramente eh? gli Antichi, non deflero quello
Mctodo:perche l’Arti col tf po fon crefciute, migliorate, augmenrate,c
fatte lèmprepii); perfette, con le nuoue raggioni, inuentioni,
Scelperienze, Nc olla fecondo, che il Metodi della Perfona, aggionge
fa ne;poiche l’esperienza, la quale r verace maestra delle cose c’insegna
che quelle perfone apportano all Arce merautgliofogiouamento, ed
inelphcabiJc ageu dezza,c facilità alla memoria, e chi noi crede, ne
facci lc(pcricnza,e poi parli. E quello balli delle Perfone. Per
compimento della coguitlone di Luoghi, voglio m quella Lcttionc
raggionaredi alcuni metbodi Angolari degni da saperli, il primo di
Numeri, il fecondo dell» Luoghi per dritto, e per riuerfo, il terzo 'per ogni
verfo dal capo, dal piede, dal mezzo, quinci, e quindi, il quarto Luogo
per la circjlationc color rettoria? («li..; Dclli Luoghi Numerali t
..d -’-O* J • *>- ‘fj ... fi* * i Essempio. r,
-mi)! •un ijl *5 ESSEMPIO
.’*> Parole che s’han da collocare làran XX.
Videlicec. 0 *i L L ( 9, Morte. ’UI CliO' io.
Porta. li. Inferno. i2.Cie'o. iflitfD •: 1 3.
Sole. u sA iy -iì 14. Luna. ; HHli'l
if.Orizonte. ' o ( ina3i iil j O .5
ip.Marc. • oq «fati ao.Tempio. 1
&i>Oili 0. ./od i\ »OT 3 t 5 ;i ;, -
>• b " • ’J • l«- i* /(. li 1. 1 L pftiarri (.1
f|o r j 0 i> ; .V .1k /.'Vc-mb ù Riti -sxapaiibnu
tlkuaiaiip tlciSOlU T -il 3.1 . Modo di Collocarle. 1 11 1 1Tr'mo le finità e Decine, I.
Rota. io.Porta. ao.Tempio. Secondo per le Cinquine, 5.
Luce. ij.Orizonte. fi Terzo per li Tari a. Pena. 4 Pane 6 Vita
8 Verità 12 Cielo 14 Luna 16 Raggio 18 F»gho, >1 t
e P tt 1 tO’j-Ó lì XtJDii starno? 1*1 noa
oiu' xi « • t ' * . .u / ;>q ìm si
sr » * 4 £. Pietra. 7 -V^ 5.
Morte. ^ >,oìtìi. 1 li. Interno. etnico >1 IJ.Solc.,.
n, jp.Marc. G Oltre « .1 Oltre di ciò nel collocarle
parole, bifogna collocarle immediatamente fenza imagincima folamente fiano
quelli numeri come la carta neHa quale Hanno ferine leproprieparo le,
fenza Imagini.E s’aucrra che collocando à memoriali nu n eri con le
parole, non fi fermino ò dabililcono in Luoghi ò nella carta:perche
v’apportarebbe confusone col ricorrere à duebande,& alli Luoghi imaginati,
et al luogo ou’cra fermo il numero, e la parola. Ma folamente prendete il
lem plice nome ò parola col fuo numero, e collocateli in memoria. Et di
più nel recitar bilogna non (blamente recitar le pa role, malinameri
congiouti con le paiole, perche hauendo noi familiari li numeri, dicendo
il numero lubito ci rapprefenra la parola collocata nel numero, e con esplicar
il numero si prende tempo tra pareli, e parola, fiche lì può commodamente e
pensare, e pigliare la paro a fcguente.E per far quello bifogna al
principio proporre tutt’il numerò intiero dclli titoli, ò nomi,ò cofe da
recitarle, e cofi propofte poi condì numeri ordinali recitarti, per
eflempio dirò. SanMat theo che (criue la Genclogia di Chrido con. quarantadue
perlonaggi, il pnmo è Abramo, il fecondo Ilàac, il terzo la cob, il
quarto Giuda, il quinto Pharcs, e così Seguiterai fino al 42. e poi volendo dir
concetti, ò fpiegar vno per vno, ù coimnci dal 42. retrocèdendo linai
primo.E quello badi quanto alli Numeri, per Luoghi numerali, quali
àmerielco no facili per il cotid ano edcrcitio che ci ho latto.Ma
perche noi non lodainolt luoghi imaginati potendo haucr li reali;
però potrete fcruiruid’vn’altro modo numeralc,ilqualcèdi neceslità che fi
facci in queft'arte, cioè che lì habbi uno, ò due Luòghi communi,
chchabbino cento, ò ducente Luoghi, e quelli tutti lianb ordinatamente
fegnati con li numeri.1.2. $ .4. c così procedendo, c quelli Luoghi liano
podi in memo ru con li fuoi numeri, fiche lappiate recitarli al dritto,
et al riucr(o,e làppiatbàll'tmprouilopigliar qual lì uoglia numero
contenuto ndccmo, o nclli ducento . Le note numerali £ di riino nel
trattato dcllìmagini.E quando vorrete recitar molte cole numerate,
collocarne le parole con l'imagini in detti Luoghi, e potretc-lermrui di
quelli ad ogni verlb. mio w Peni Dclli Luoghi per dritto, e
riucr fo . .* n. r.: • ., . (} (r I L recitare al
dritto>& al riuerfo fi può Far in due modi, ò con le parole fole,ò
con le parole e numeri, del primo le io Uoglio recitar lènza numero, li
patri della Gcntlogu dirò, Mactheo racconta (antenati di Chrifto,ehe fon
quelli, Abra mo,I/aac, Giactb, Giuda, Fares,&c. quelli nomi li
collocale rò per-via d’Imagini nelli Luoghi ftabih nudi,ècon l’ifteffa
facilita li diro al dritto che al, riuerfo . Del foco n do le io voglio non
folamentc dir quelli nomi; ma h numeri ordinali dicendo Abramo il
primo,il fecondo Ifaac, il terzo Giacob» il quarto Fares, Sic. per quello
recitare io mi fornirò dclli Luoghi numerali, quali fon neccllarij in
quell’arte, e quelli lou di due forti come diifi nel palfato capo, li
Luoghi di nu meri foli,ò luoghi {labili fognati con li numeri, l’vm, e
l’altri poflono foruir à quello effetto, li ben li fecondi fon mU
ghori. Dclli Luoghi Alternati. '»L recitare non fidamente à dritto,
et al riuerfo, ma ancora f dal capo e dal fine alternata méte, per
effempiod1rel142.no mi della Genclogia di Chrilto cominciando d’Àbramo
fino a Chnllq,ficondo far regreffo cominciando da Chrillo e ri
tornando fino ad Abramo, Terzo prendere Abramo, e Chri do, Ifaac eh e il
focoudo,& il penultimo, e cosìalternatamé te pigliando vno al dritto,
Se vn’altroal riuerlb,uno dal pria cipio, l'altro dal fine: fi può fare
in tre modi, primo con li Luoghi d’vna perfona humana, fecondo con li
Luoghi dabili fucceslìui, terzo co li Luoghi dabtli che danno à faccia .
Quanto al prun> della pcriòna humana fi uede l'effehi pio apprefio,
doue fono numerati 4 Luoghi . Il primo alla punta del piede, tl ai calcagnoli
£. al ptfoione della gam ba,il 4. al «inocchio, e così il 5. alle cofoie,
alla Centura il 6 . al fegato il /.all’afoella 1 8. Al gomito il 9. alla
giuntura della mano il x. al dito auncularc l’i i* al duo anolarc il 1 a.
al 4i G x to to mezzano il i $. al dito indice i! 14. al dito police
il r y. allofTo tra la mano, e’1 gomito il 16. nelloflo tra il
gomito, C la fpalliil ^.nclla altezza della fpalla il i8.nella gola il
ijfc Yiell’orccebia il 20. nelli capelli il 21.& altri tanti
aU’aliro lato procedendo di maniera, che li Luoghi liano fegnati
l’vno di 1 impetro all’ altro nelli lati, come lì vede, l’orecchio con 1
al tro orecchio. £ praticati nella voftra ifteifa perlona quelli
Luoghi, volendo collocare li nomi, partiteli per metà,& Vna parte
méttete da vn lato, e l’altra metà dall’altro lato, comm ciaiido à
cóllocar dal capo difendendo al ballo finche ui (a ranno nomi, e poi
prender 1 altri dall altro lato fin al capotac ciò il primo nome li
rincontri e llta di rimperto coll'vltimo, et il fecondo col penultimo, et
in quella guifa potrete reci tarli al dritto, al riucrfb, c d'ambe 1?
parti alternatamente. Notando che quelle parole si pongono lènza Imagine,
et im mediatamente à guifa che fanno le parole fritte fopra la
Carta. E di quella perfona cosi difpofla,vi potrete anco fruire nelle parole
con li numeri ordinali, udendoli recitare per ogni ucrfo,e col proceflò
alternato. •idsnflitn lt ^ ; ^*i:l>i 0 o r,. . .1
.ili* 7*4} 'HO n taf 040! 7
Gratia 13 18 Piena 1 4 1 . Nel quale esscmpio
appare come è cofàfacilisfima far quelli progresli,e regredii, et
alternati; Te ben all auditii te appare gran cofa quel uaj-iare, come
quello che non sà l’Arte: che yòi dicendo al nucrfo, e prendendo in qua,
et in li le parole, tutte nondimeno le recitate per la drittura, è
foccesfioue ord nata di Luoghi. Anzi dico di più, che po« trete. far n iT
medclimo; eoo xij. Luoghi, che /ararono un terzp manco, e faranno
èflfcttojdixviij. Luoghi, c quello fi fi, collocando l’vlti ma parola
njcl primo Luogo, e nel fèllo ui', fia la prima, enelli figucriti vi.
Luoghi collocateci le parole alternate # e recitando cominciate dal fèllo Luogo
i ritornando al primo: poi ripigliate il primo Luogo, c fegu ite
fia' al xij. e così ha ll. r o : il uerctc
dette le 6. parole tre uolte, peti dritto, per riucrfo,&
after^ natamente, eme appare inqueflo et l I i i - il } I
io. DI n •a ' Fi i
r»-i r vi /Si, . - 1.. j> j
sn*M j t r • ^ììgj'^ìc va l :,1 -4
stv>n 1 «» ! I ; £,; I
1 LVOCHI x. lanieri di Luoghi, che in tutto fono
XII. »!> ' LVOCM 1 1 4 .li . Tcctlljl
0 lfr! » i Dominus 5 ?
ii|' • Piena 4 Progteflo
OJP jS 4 -,n Grada 3 il
-ri: 5 Maria i i Auc
i 7 Aue ( -a 8
• Tecum os 1 1 0 o
o 9 Maria l o
1 tu ro Donvnus 5 ni -i
a 1 1 Gratta 3 tu
rt II Piena 4 H RegrefTo /?\
Vanto al muodo delti Luoghi {labili,' che danno à fap eia. Dico che
quello fi potrà fare, quando il forma* tore potelfe incontrarle in vna
corfia di Luoghi, ò camere dentro Camere, che habbino quelle Conditioni.
Siano i Luoghi dalle Bande l’vn contra Palerò. I Luochi di quà, c di là,
non funo troppo dittante; e fe folfc* ro diftanti o'jò, ò diesci piedi,
làrebbono ottimi. Da no li Luoghi particolari àiuerfi, 6 che per la
fimihtudìne, non fu.irij la. Memoria. Perq le camere dentro camere,
quando le porte danno nej mezzo, e Tvna di rimpetto all'altra, fon atte,
sì perla dmerlità J come ancp perche fi Ipoflonq formar Luoghi l’f n
contro l'altro, per 1 Angoli, Se. i Interdici). Quar^oifiano dedgnàti li
Lqo^ ghi particolari, t che l’vri dia dirimpetto' all’altro; fiche
dando tu in mezzo, pof tr
riveder li y j Luoghi, fenza troppo giro doc^ chi. Comcapparc nel
te- r guentc edempio . „ [tz «IjVÙ) CI 1 i
j t -r i V>« -Si
%x { . 1.1 ., r« . ! ! 1 1 1 1 X I r 3J
Z r,J! 5 I -j {.r.U^' t? iàiAì tj G a .ti 3 jì:
ÌÌ»i/£ i i jtn^u; omiiq, TPOÌ
JàJ r rton li o ; U 11,
B II !, ai ... •! l fQf ni i.!).cij
16 7 t 1 ‘V • c j - ' 1. : ni .‘.fi oj ait
uno-ld^Jog ii> ;> y s.ic I iì ‘-> *•> 11 >, * 3
(* i *4, .che è delle imagini . ob.'*; : l . Q S 1 orr.tiu
!. CI v! a ù ut I O t Ill^> ; étagenus,Sul tri pi iciter 1
intédo, dalle tre dita della ma Zioalzate.il fccódo muodo, ponedo la
prima parola fola, p laquale il recitate hi legno di tutte le parole
fequcti ( p elle po)p raccordarmi quella femeza. Specie» eft qu* predica
tui,3ic. porrò nel Luogo fola mente la parola Ipec.e», dando in mano d'vna
perfora un ncartocc-o, o un tacchetto di fpetie,ò pure una piperà.
Auertcndo per co p mcio di tut to quefto,ci.equando nelle parole, li
vainueft gaiidoffcUi fi troua attionc; nò loio intendo 1 attuane
immediata éte ftgnifì cata per la parola; ma anco 1 anione, clic (i j
otti, e med atamente rurarc dalla parola . Dell’ Attiene immediata fu
queflo esempio. Voglio metter quella fcntcnza, Sede e cft verbum
infinitum . La parola federe immediatamente può cfTer’ideata,pcrvno che
licda m vno Scanro: mà fe dirò, Aue giatia piena, Se benedilla, quell
Aneli può ridurre all'attione d’vno che faluu vn'altro;e coli la parola
bened Figurate, j p cr Volontà. Per Ingegno. Le cofe
figurate per Natura, ò sono uomini, ò altre co I i fc fotto fc
fottocelefti . Per Arte lecolc materiali formate dell’Arte. Per Volontà
come gl’Angeli, e ii Demoni j, che in certe oo cafioni piendono forma
Humana; e le Diurne perfone che vna lì vede d Humanità, che fù il Figlio
che fi riè huomo in tempo, lo spirito santo appare in forma di colomba, e
il padre ancora ci vien dipinto in forma Maieftofa d’un vecchio sedente
nel trono reale. Per ingegno come fono le £» magini figurate, e fìnte di
tanti Dei, con li loro Pegni, et im> prelè, Giquc con li fulmini,
Saturno con la falce, MARTE con LA LANCIA, Venere col fuo Cupido, Amore
arcicro, Dia naia Fonte, Mercurio con l’Alce’! Caduceo, Apolline
col Parrò, e cofi de gli altri . Così anco le Imagini, delle virtù
Morali, e Theologali, delle fcicnze, et Art» hberali, delle Muie, della Morte,
della Vita, e filmili. Delle figurale per ingegno, e per volontà, dò
unacoirmune Regola, chcoccorren dori fintili cofc, le potiamo collocare
con le loro Imagini, nel muodo, cheli formatore 1 ha utile, depinte; e
conforme a quel che bà letto, le fonnacon la imaginatione talmente,
quafi che rhaueffe dinanzi à gli occhi Delle colè Artificiali fi dice il
medefimo, eccetto fe fodero eccedenti, che in ta^ calò bifogna ricorrer’
al limile ritratto ; conte fi dirà poi in altro propofito,che farà delle
cofe Eccedenti, nel lèguen ie. Delle cofe Nariuali > et
eccèdenti. Le cose naturai, o son uomini, o no. Trattamo
delle seconde, quali ò fon proportionate al Luogo ; ò sono
improportionate, ed eccedenti. Se nel primo modo, quelle iftelfe colè fi
poffono collocare. Se fuflcro eccedenti, bisogna ò con la forza della mente
invaginarle piccole c propor nottate; ò attender alla foitanza della
colà, lènza far troppo penficro della grandezza; ò uero ( ilche meglio mi
pare, e più fccuro) collocar nel luogo la imagine di qualche figura
artificiale dipinta, o scolpita di quella cola Pcreflempio, mi bifogna
collocar una Città, un monte una gran torre, una naue, una Chicfa, un
palaggio, una lèlua, una uigna, una quer qticrcia'& altre
cote fimi!! naturali et artificiali. 11 collocar nel luogo cofe tali, è
una improportione grande ; peròbi» fógna ricorrer’ alle tre regole
adegnate, cioè ò {limandole piccole, ò non attendendo fé non alla
fi>llanza,ò feruendofi delli ritratti loro, Il che lèrue ancora, per le cote
cclefticor forali; et per qual fi uoglia alrra coti troppo
eccedente, E te quello non bafta,ò non piace; fi ricorra alle ^regole
del le parole non figurate. Nel collocar le persone ne 1 luoghi ; io
miro à tre colè, al proprio, aH'Imaginc,al limile. Chiamo proprio
la j>erlona propria tale dame mila, e conolciuta facialmente,
E quello farà il primo muodo di collocar Ieperlóne ; quan do ci
metterò le proprie perfone,perloro diede. Per eflem piouorrò dire il
papa, il re, 1’mperadore; porrò nel luo go l'i(let(ì, Papa Rè, &.
Imperadore da me uilli ecopolèiutl 11 fecondo muodo è, quando la perfona
io non l’ho uill* facialmente; ma fi bene per ritratto, e pitturalo
fcultura, c quello muodo lèrue, per collocar li Santi, li Profeti, li
Patr j archi, e tutte quelle perfone, le quali ci fon note per piuu
«,ò fcultura II terzo muodo è dal limile, che mancandomi 1 Imagini delle
perlonc uilte facialmente, ò per ritratto 1 di pittura, ò fcultura ; io
ricorro al fimilc( per elfempio) udendo dir Papa Sifta, collocherq.un
papa da me uifio, che per habito papale, mi rapprelenta il prefèntc Papa,
i Coft uolendo metter quelli tre nomi, Pietro, Martino e Francesco; io
metterò alii luoghi tre perfone, che hanno fimile nome, e fon da me conol’ciute.
Le quali fc bene non fono. Ti delle perfone, delle quali fi raggiona;
fono nondimeno fintili di nome. Enel collocar delle perlóne bi fogna
sforzar fi, per quanto p ù fi potrà, collocar delle perfone più note,
e conofciute; perche più efficacemente mucuono.Nemi Icor. do delle
perfone, quali dieesfimo douer eflèr’ in alcuoàLuoghi ; non mobili, mà immobili
; che eflèndoui tali perloue immobili, bifjgnarcbbe dar à loro il tutto, e
trasformar ', ~ " l«>per D fc, per p«rcp.«rcl fi nomi
che noi uoghW * ben l «e rnre che nel particolare di nomi nefea piu
fac.Ie,& cfped» «b,il metter Ie P propne,d dipinte, à fintili
p(one,delchcinl rimetto all’efpertenza, e quello baRi per
hora. Delle Cofe non figurato. Jsfi abattanza delle parole di
anioni, e delle cofe fìgtl -Jratc* refta trattar della difficd.siima parte
delle Im agirla qulle confitte intorno alle cose non figurate E prefupponco una
diftintione.chc le cofe non figurate lono in due modi.Le prime non
figurate dallocchio, le feconde no figurate da mun fenfo, Le prme fondi oggetti
dell. quac. tro fenfi, vd.to.gutto, odorato e tatto;come.l duro, A
gol le, il caldo, .1 freddo, l'amaro, il dolce, 1 odore, il
fuono.Q^c fte colereali, e perccpute dagl, alm leni», non pcio fon^
fte da gl. occhi, li chenepasfi Idea perla Memoria at tttic.a le. Come
dunque collocaremo no. .1 do ce, tamaro, 1 odore, il fuono, e limili >
R.fpondo che b. fogna ricorrere alle Caufe,airelfet. ice, alla materiale,
et all, getticeli,ftesl. fenfi. Primieramente b.fogna uederc,dachi natte,
e procede, “ fa; c così fi porrà l’efficiente F cr 1 effetto; cosi la can
pana, per il fuono, li cantanti per la uoce. fecondo mirateti oggetto, e
la materia in cui f. troua quella colmici f ggeto ponete, per la cofa
Aggettata; e cosi porrete ^^co per.l caldo, la neue per il freddo, .1 P
;,mo per 1 odore,.l fatto per ilduro, l’acqua per il molle, il fauo per
.1 dolce, I per l'amaro, e così d. fimili, sforzandofi di Pender .l
fogget to in cui eccesfiuamcntc fi troui quella qual.tà fcnfibile.l
er 20 mirate li getti di fenfi patienti, e così il capo piegato
coir Parecchie erfe, moftrail fuono; le nari ritratte col pomo in,
nanzi, moftrano 1 odore, &c. E fe mi d.ra. come (. formerà Immagine
del tuono Celefte, ò del Lampo ? R.fpondo dh .1 Tuono lo formo, con poner
un Arteghana dinanzi a Gio-, ue, ilquale con la Saetta llda fdocd
je così hauerete Lan po; Fulgore, et fracalTo del Tuono. Quello fi*
detto delle co ft, che non hanno Irnagme daU’occhio; fe bene dall altri
tta fu Dell’altré co Teglie da neflun fenfola Memoria Artific/a le
prende le Tue Imagini,dirò eoa quella .maggior facilità, c Mcthodo>
che làrà posfibile. Quelle Imagini fi formano io In Significa-
i.Ina rei J tione. * » : "4i il Si- i a.In Vo primo quando
auuiene che la uqcc tutta intiera lignifica cola, disfunilem colà, limile
in noce • Per cflempio, incontrandomi in quella parola auuerbiule.
Àncora, metterò nel Luogo l i nagincd'un’Ancora di Nauc; poiché quello nomee
quell auueib.o han limile fcsétttt.* r i fa, Te ben son
dissimili ih SIGNIFICATO, e accento. Cosi ìncoii tran domi in quella
parola “porrò” (cf. Grice, ConTENT) : metterò nel Luogo in ma no d’yna
persona vn “porro” (cf. Grice, CONTent). E fe la parola tutta ioticra'non
c Amile ad un'altra parola, che SIGNIFICA cosa figurata; bisogna
ricorrere al secondo muodo della similitudine in voce, fecondo alcuna
parte, e quello com'io proposi si fa in varij muodi.
DcU’Aggiongimento. Per ritrouar rimagine in parola Amile in parte,
conuicne alterarla con aggiungerli qualche fillaba o lettera.
Perciò fèmpio, uolcndo collocar quella parola Per. ui aggiungo
un'A. nel principio, e fi forma la parola Aper, laquale figni fica colà
Figurata, e cosi pongo nel luogo un Porco lèluaggio,e mi raprefenta il Per. E
quello aggiungimcnto fifa in tre muodi, nel principio, nel mezzo, e nel
fine . Liquali tre muodi, fon le tre Figure allignate da Grammatici, e
Poeti, la Protefi, laquale aggiunge nel principio . L'Epentefi, Che
aggiunge nel mezzo. LaParagoge, che aggiungenel fine. Si che hauendo parola
di cofa Infigurata, fi dilcorra perle lette re, e per le fiUabc,
aggiungendo nel principio, poinel mezzo, poi nel fine: è riufeendo parola
che fignifìchi colà figurata, quella fi collochi nel Luogho . Della prima
figura alTegno quattro elTempi,il primo elfempio del per, 3t Aper, detto
dì /opra. 11 fecondo elfempio del Che, alla quale parola aggiun
gendo un’o,farà la parola oche. Laonde mettendo in mano d’uua perfona due
oche, mi rapprelènterà il che. Il terzo e£ /èmpio di quella parola,
Scire, ui metterò il Sarto col fuo cufure; perche allo (ciré aggiungendo
la fillaba cu, fà cucire. 11 quarto elTempio di quella parola Amo, allaquale
aggiungendo la lettera h, fà la parola hamo di pefeatore . Della feconda
figura, che aggiunge al mezzo, fia il primo ef /èmpio, quella parola,
pena, allaquale aggiungendo la lette ra n, fi fila parola penna di
fcr;uerc,ò altra. Il fecondo c£ fempio ila quella parola, Alium,
allaquale aggiungendo un 1, fi fa la parola Album, fiche dando una penna,
ò Aglio in K mano mano d’una perfòna, mi rapprefenterà la parola
pena,© ali u m. Interzo eflempio di quella parola, forme, aggiungen
do'oci linaio la Intera A, fila parola, foramejficbe la perfò na
inoltrante il forame dun muro, mi rapprcfenter4 quella pacala forme .
Della.terza Figura,cheaggiimgenel fine, fia. per eflempio quella parola,
ò articolo, uolgarejAH», à cui aggiungo la lìHaba um, e farà album. II fecondo
eflèmp : o diquetta parola Vcl, allaquale giungi un’o,e-farà Velo.
Il terzo di quella parola, Vdut,aggiungafi un’o,c fifaràla parola
Veluto . Mà bi fogna hauerla Regola della coltoca* none delle parole,
cosi figurate coll’aggiongimento, et è, •che fi ponga legno aila.cofa,
perequale fi conofca, clic bifogna tome qualche colà dal principio,© dal mezzo,
ò dal fi ne. £ lidie per lane fi farà, con la nudità: nelle bcftié, con
li fccwtitdtura, ò troncatura di membra ; nelle piante, con la
fcorticatura, ò inedionc; ncU’attioni, col mancamento nclliilrumenti,ò coliègno
nelle perfonej nelle cofc tenute dalle perfone,con uelami,ò fógni nella
perfona tenente. E quelli fegnidi faccino ordinatamente ; fiche per la
prima figura, xhc aggiunge al principio, fi facci il legno al capo, ò
princi pio della colà, per la feconda al mezzo, et per la terza al
fine? Per eflempio alfApcr, li tronco, ò fcorticoilcapo, che mi
moflra douerfi torre la prima Intera, e fillaba; alloche pari mente le
‘faccio moflrare lenza Telta;al cufcire fnudo il brac ciò al Sarto. Alla
penna la'nigrcggio nel mezzo, all’Aglio lo fò tenere e coprire Con la
mano nel mezzo; e così la penna, dirà pena; c l’allium, alium. Al uclo,
farò che uno lo tagli dal piede, e co ì dal uelo, haurò uel. Marni dirai,
ieoccorreficychc il nome hauefle quattro, ò cinque fillabc: comefa rò à
conofccr fc dal mezzo deuo lcuar la terzi, ò la quarta Ti rifpondo, che quello
fi può fare, con dillinguerla perfò na in lette parti, capo, petto,
Ucntre, uelo, colcie, gambe, piedi,
et in.quelle parti ordinar le lillabe, la prima al capo, la fècóda
al petto, la j. al neutre, la 4. al uelo, la j.alle cofcie,la d.Jallc ga
’ be,la 7 .àib picdi;(ìcbe perla prima fiaséprealcapo,el’ultinia
fillaba all* piedi. (è la parola è di tre fillabe,la fècóda al petto, le
c di quattro, la terza al uentre. le è di cinque la quarta al uel 0,' c
coti lcguendo>L douc fi fàl’aggiuntione, là fi pon ^ il'lègno.E
le quello fi FI nd T eBefliV, fi “diifidalà bdH* •infette parti, in capo,
pcttó con piedi d’innanzMj-feen tre, groppa con piedi di dietro, Coda,
Es’olferui! iftéflò òfrdinc,che della perlona. E quello dico ddle Bcftie di
debita et atta grandezza; perche nelle Hdlie ò inette, ò ptecòlc;i legni li
faranno nella perlona. 11 che fi oflèrui nellipt ante, tir altre cole,
che commodamente non pòflono ricelie 're tale dillintione. PerelTempio
uogliodiré fante, e prendo • un’elefante; lo trouo col capo tronro,c
collo (corticato* 8c ho légno, che leggendo lafcio le due prime fillabe,
e profèrifeo fante; Se uorrò dire l’amaro, darò in mano della pcrfona,un caIamiro,c
farò comparire la perlona,;con la tèda e barba ra(à,il che mi fegna,ché fi
debbe tor la prima fil laba. Volendo dir polue, pongo in mano della
perlona un poluerino,e li fnudo il uentre con tutto ilreftòin giu, e
cò sì leggendo ; leggo le due prime fillabe, e trouando Tallire
parti nude,m’arrcfto . E (opra I tutto la facilità di qneftì fegni,nafce
dall’atcentione della mente deftgnatricc di eslr; là quale hauendo
dcfignaro,coH >cato nella Memoria, e ftabilftò il tutto con la repetitione,fenza
intoppo riefee nella con templatione,ò narratone, precifamcnte
«eirAggiurigimcnto delle lettere. Del Mancamento . C OrrilponJe il
Mancamento al filo òppofto aggiungimi? tò*fi che camina con
l’iltclsc reg le ; perche nòh’rìufcé da di ritrouar, parola figurata per
raggiungi tódntóy ricorre mo al mancamente), togliendo dal principio, ò
dal mezzo, ò dal fine. Indi le tre figuri dd'm'ahcànìcrtto,chramaté,
Afe4‘ relì > Sìneopa,& Apocope, la'prifrfa* che tòglie dal
principiò,!! 1' feconda dal mezzora terza del fine. Del primo hò da coi-,
locar questa parola, malignojtolgo uia la prima lìllaba,emì' reità hgno,
et un legno colloco in fpalia ad una perlona. CoìÌ di quella parola,
doue; li tolgo la prima lettera, creila oue. Coli di quella parola,
dementa, li tolgo eie, e rella mé ta; e da quella paioli contingi t,leuo
uia il con, e rella tin K a gir, git, petli quali ponendo
rimagm!, il legno mi darà maligno, la menta dementa) un cedo d’oue il doue, un
tintore .che tinge il panno mi dara il contingit.E (èmi domandi, co
me li conoscerà che il legno uuol dire maligno, la menta eIementaPci rifpondo
che lo conofccrai in tre modiche ti fèr ueranno per Regole, la prima per
la prefìssone della tua mente, che così ttabili, del che tu ti ricordi .
fecondo per quel clic manca, tu puoi collocar lettere, ò altre figure ;
onde per dir maligno, ui colloco una pcrlona chiamata Antonio, che mi
rapprefental’A, per la Intera MJi dò nella man delira un tridente,
colquale percuote un legno che flà al la to iìniftro. fé ben quello muodo
partienc piu rollo alla diuilìcne,che al mancamento.terzo per quel che manca,
li può dar un fegno alh luoghi afsegnati già di fopra, nella perfona,ò
corpi di beftie; come al tintore dare in fronte un tumore,© una gonfiagione.
per le quali fi conofce, che bilògna aggiungere. Della feconda figura y quando
fi toglie dal mezzo, per elfempio udendo dire caulà, ui metto una
cala, per conolcie cdcie;& il légno del mancamento fi può formare
conforme alle tre regole, aflegnate di sopra nel mancamento dal principio.
Della terza figura che toglie dal fine, volendo collocar principiti, ui
métterò principi, per fblemo Iole, pcrcanit due cani. E peraflegnar li SEGNI
GRICE SIGNIFY da conoféer il mancamento, el’aggiungimento, che fi de’fare;
fi ofTeruino le tre regole di sopra, uar>ando 1’ordine j perche nella
prima figura, pella terza regola, li SEGNI si danno nel capo, nella seconda
nel mezzo, e nella terza ideili piedi. Il tintore hà'l tumore nella
fronte; chi indirà la cafa l'hà nel petto, h cani nelli piedi, per
liquali légni al tingit dico contingit, a cafa caulà, a cani canit ; alli
principi li darò le podagre Belli piedi, per li quali intendo, che ci
bilògna aggiunger qualche colà . E quello badi dell aggiungimelo, e
mancamento . Et fiano ben notate le Regole aflegnate, per intrichi,
aflegnati d'alcuni in quelli proponti. Del Riuolgimento . S E bene ogni
tralponimento irebbe al proposto; nondimeno della fola Riuolutione, hò fatta
mcntione; Rimati do quella tra gli altri e flcr men difficile. Io tre
muodi fi può trafporre ma parola, ò riuolgendola dal fine al
principio» come Amor, Roma, fecondo cangiando fito delle fillabe,co
me core, reco. Tento variando fito delle lettere, come alto, lato . Siche
per il primo muodo,in luoco di Roma, porrò Amore.pcr il fecondo per reco,
porrò rn core.E cóforme al terzo.per alto, porrò lato. La regola
delriuolgimento è, che la colà fi ponga al riuerlò ; accio fi conofca che
al riuerfo li proferifee la parola, cosi per Roma ponendo Amore, porrò
Cupido col capo in giù, e con li piedi in sù.E quella Re gola del
riuoIg!tnento,non è trpppo familiare, nell'ufo dellArte. La variazione, è
quando la parola lèrbando rifleflo ordì ne delle parole, fe li caogia
qualche lettcrajcomeper que Ila parola, mente, cangiando 1 m. in u. dico
uentre, et per mentre colloco nel luogo un uentre. E quelle parole fi
tro uano,col difeorfo delle lettere dell’Alfabeto, rimouendo le
confonanti, et in uece di quelle ponendo dell’altre, ò nella r
ima,ò nella feconda.ò in altra fillaba, finche riefea paro- . che
lignifichi cofa atta da poter cller collocata. Per cficm pio dirò mentre,
poi rimofso l’m. comincio à decorrere per le lettere confonanti, bentre,
centre> dentre, fentre, genttc, ientre, »entre, uentre, pentre, rentre, fentre,
tentre, uentrc. Ecco che fri tutte quefte paro le, non ritrouo
altre, che centtc * CU£n trc, fiche ò ui pongo un uentre, ò molte Centre,
fe io intendo quello uocabolo di centre, per quelli chiodct ti piccoli
chiamiti, «iure, A centrcBc.o tacce.o uccietw. E re timone, >do la
prima Confonante non, mi fufte nuli., ta parola lignificante, haurci
rimolfo I n. e fatto 1 iftcflo dl tHHVu L’agnominazioné, e
Bifticcio,i!qnale è uno fchcrzo/di parole, per uariationc di Lettcrejè
regola molto al prò polito per formar l'imagini. Li bifticci fono per elk
mpio; ponnoj panno; benché, banca; palla, perla ; lagg'a» menica,
manico; ora, ara; pena, pane; loco, luto, e limili. Siche, per pena, porro
pane, per faggio icgg'a» P cr benché ba che, per parla, perla, per ponnò,
panno, o penna. Pcr liqua li Bifticci li notino tre cofc, primo come li
formino, fecon do 1 vfodi quelli, p la memoria, terzo il fogno, che 'e li
dà per nò cófoivkrf, nel ramétarli Quanto al pruno, vedete, li mici
Methodi di moltiplicar i Cócetti; doucio a degno il n-.uo o db fori ar li
B.fticci.E qùì balli fapere, che tale formaturne,!» fa fcccrédo.ple 5
.vocali;p cficpio m’incótro in qiicfta parp h>póno,difcorro per le
quattro uocah, panno, penna, pinna, puuuo;duedi quelli nomi fon' al
propofito, cioè peqna, p panno; poiché lignificano cole figurate, et atte
pcr cfler fol locate. Quanto al fecondo dico che in i qucft'A myion
fola mente fi riceuono bifticci regolati, ma anco di quelli che fon
goffi; anzi piu goffi, e feonfer ati fono, purché habbinòi la fomiglianza
della uoce) maggiormente muouono .come fece colui éhe per l’Ariosto pone
un pezzo d'Arrofto. Quanto al terzo dico, che nelle cofe collocate, ùi fi può
tot mar fegno;còme fi formang, nclli Age.pnglmènti «i df fa . prà,
ponendo il lègBÒ ; àl'lùógo-doiie e latta lùlictàtione, o nella primari
nella lecouda lillaba. La composizione congiunge le parole, che li
douerebbo t no diuidcre, e questo non folamente fi fà delle parole
intiere;mà delle litiabe. Per elTempio,quefte fon due parole, qui, es,
componendole faralfc la parola, quies, e coli per quelle due parole,
metterò vn che fi ripofa, E Erto rcifta. E fi, U. ; ' r *1
! F Fabro F Fondcchiero G Gouernatore
G Geometra H Hofle H Hisloriografia I Imbiancatore P
Poct*. 3 Q Quo «aio. (£ R JL-’. ;1
R Ricamatore S Spedale S Sartore
T Trombettiere T Tcslitorc V Vcfcouo V Vaiato
X X rrj'.-Arf J z Zeccatore
z Zoccolaro. M A à quelle perfonc,bi fogna darli vn fcgno:acciò
non fi prenda il nome della pcrfona, in vece del nome deilane,
dell'officio, ò della dignità . Quanto al Terzo Alfabetto fia per elfempio
K Aquila A Agnello B Bue. y B Bufalo C Cane
C Cerno D Drago D Delfino E Elefante.
E F Falcone. ' 'r F Fagiano G Gallo
G Gatto H Harpia H 1 Iftrice . I L Leone
L Lupo M Montone M Moietta N Nottola N Nibbio
O Oca O Orlò. PpjCO p Porco P Pallone.
CL, Quaglia. i R Rinocerote, Ródmclla
R Regolo s Simia S Satiro T Tigre T Toro.
ì V Volpe. ‘ i V Vacca X X .i y yj
z, rii • z iof/.-. ibi.uirt s Idbntniii r
z * ' . . J * u E Perche le medefime co fir, fi
potrebbono prendere anco ra per Imagi ni: però bi(ogna chc’l
Formatore,dia uh (e gno à quella colà, che fi determina per lettera, come
il Leo ne con vn monticai collo, fia per Lettera; lenza monile, fia
per Imagine. Quanto al Quarto Alfabeto . Q Vefto Alfabeto,
non fi prende dalle Lettere delle paro ^ le, come li tre precedenti ; mà
dalla forma, e figura della cofa, laquale é limile alla figurac carattere
della lettera; per lochc ridee più facile di tutti li altri, come che
alla prima occhiataci rapprefenta quella figura di lettera, quale fia mo
vii di veder con l’occhio legendo. Delquale Alfabeto no ftro latino, fi
reggono le figure nel Rombcrch, nel Dolce, e nei Rottdho, le ben da altri
anco lono ferirti. Et io nc fa rò qua vna feelta delti più noti . •
t/l Vn Archipendolo di Muratori . Vn comparto grande di legno, con li
ferri in terra, quale vlino i Legnaiuoli . B Vn Liuto col manico verfo
il Cielo, e conlecorde alla finiftra. Vn Acciaiuoleò focile da gittar
fuoco. C Vna Comma di Pottighom. Vn ferro di Cauallo.Vnà •
Luna piccola, quale fi mira di fette giorni. D Vna mezza Luna. Vna
tetta di Toro, con vn còrno in terra, c col mulo alta delira . Vna tetta
di fanciullo, col nafi> alla delira». Vn t$?zzo circolo, con l’arco
alla L a dcftia. i delira. M £ Vn pettine
caualliiio di denti larghi dritto.Vna metta rota, col rotto a man delira.
Vna lega dritta, con li tre legni alia man delira. F Vua falce di
mòrte, col ferro in sù . Vna fcfmitatra f con la. punta in terra, e col
pendente del manico à man delira. G Vnacornamufa, ò ciramella
e Piua di pallore .Vna falce col piede in terra, e col taglio à man
delira. H Due colonne larghe, e con un trauerlo che li lega
f e llringenel mezzo, come li uede l’Imprclàdel Plus 'ultra. J
Vna Colonna, Vna torre, Vn campanile, tali quali li ueggono dipinti. Vna
uerga. Vna, candela. I Vna accetta grande, col ferro in terra, e
manico in sù, Vna Zappa nel medefimo muodo . Vn capo fuoco. '
Vn tre piedi di caldaia . Vn tridente di Nettuno. Vn paro di
forche, cól fuotrauerfo. Vn paro di mol lette di fuoco. Vn paro
diBilancic. 0 Vnallrolabio circolare. Vn cerch o di tauerna .
Vna Corona. Vna Girlanda. Vna medaglia. 2» Vn Palio rale di
Vefcoui. Vn uentagho.Vn manico di forbice di Cimbatore. Vn
pozonctto,ò padella col manico in giù,& alquan to pendente ; ò un
ramaiolo nel medefimo muodo. R Vn paro di Tenaglie. . S
Vna Tromba torta. T Vn Martello. Vn Succhiello,© triuclla grande di
Le gnaiuoli. V Vn rafolo mezzo aperto in sù. Vn compaflo aperto
in sù. X Vnacroce. VnaSeggia. Z Vna Zappa col ferro in sù uolto à man
finiftra,&alqua to ripiegata. Le figure di quello
Alfabeto fi ueggono nel RolTclUo, c con miglior intaglio nel
Sopplitip, nel Romberch, et nel Dolce. Doler. Se bene alcuni
ih cambio di quelle figure,adoprst no l’iflesfi caratteri di Lettere,
invaginandoli grandi, come li capitoni ò maiufcole.E farebbe anco bene
formarli la pri ma uolta di cartone, e tali quali fi uiddero, collocaro,
c re* pctiro la prima uolta le invagini di quelli caratteri ; tali
rollino lempre nella memoria. Quelli quattro Alfabeti fatti familiari dal
formatore, le he fornirà nelle parole non figurate, auertendo prima che
è beneiluariar le lettere et Alfabeti, ordinandole con giudi ciò, fi che
habbino corrifpondenza infieme, e particolarme te ordinandole con le
perfòne . Per efiempio uorrò dire. Anima, prendo dal terzo Alfabeto
l’Agnello, dal fecondo il Notaro,dal quarto una uerga. E per ordinarle
infieme, pó go il Notaro,chc con una fune tirai’ Agnello, nell’altra mano
tien la uerga, c dinanzi à lui ci fia Antonio, che con un tridente
ribatte ilNotaro.Dall'AgnelIo hò l'A. dal Notaro IN. dalla verga IT. d’Antonio,
hòl’A.e dal tridente l’m.E Umilmente fi faccino l’altrc figure da
collocarli, per uia di Lettere. Auertail formatore, che il primo et
fecondo Alfabeto, fc li potrà formare anco di nomi Latini, fecondo
li ucrrà più commodo: purché fimoflri la lettera, per cui flabilifce la
perfona’. Il terzo Alfabeto Io può formare, ò dell’ Animali podi per
effempio da me, ò di altri qyali più aggradiranno ad efTo; purché fiano
noti,&atti fecondo l'ar te. E parimente il quarto Alfabeto, fclo
potrà formare ò delle figure polle da noi, ò di altrcjpurche uiuamentc
Iirap prefentano il defiderato Carattere. E fè occorrerà
fcriucre in greco, in hebreo, ò in altri idiomi,che uariafTero caratteri e
figure, il formatore fi formi le figure conforme all’Idioma.
:iij u 'ìojafti uy ovint**-f
. D lfsi che fi formano l’imagini dalli firodi, e dalli diflimi Iij
se hauédo detto à ballaza delli limili, retta che breuemente diciamo delli
diliìmih,e primo dcUVppofiti. Non ftarò à riferirui la molciplicita dell
oppofiuonc : poiché mi pare fuperfluo in quello luogo* non douendo noi
adoprare, (e non alcune cole in certe uolte, quando ci mancatici perfetta
notitia dello ppofiti. Et à mio giudicio,ci posfiano f ruire delli
relatiui,come porre il feruo per il patrone, quando quello mi fufè noe*
»e quello m c ignoto ; porre il Dtlcepolo peni Maftro, il Figho per il
Padre, quando quel li mi fuJlero noti,e quelli ignoti. Màbilogna darli
legno, per ilquale s’intenda, che non eslì per fc ftesfij mà per
rapprefen Urei altri, in quel luogo lon collocati . Del
Volontario . Q Velia Regola fu molto commendata dagli antichi
Greci; fc ben CICERONE (si veda) par che la rifiuti. Il modo uolon torio
è far una leelta di cento, ò ducento parole, che più lon frequentate nella
profeslione del formatore, c parole che nò hanno lignificato figurato,
come le coniuntiorii, le disiuntio ni, h fincatego remati, li articoli,
aduerbij, e fintili, e pcrciafeuna di quelle parole a (legnarli vna cofa
materiale, et occorrendo poi la parola, ripor fubito nel luogo quella cola
. Per elTempto, quelle parole. Et. Àn. Vel. In. Quia. Ad. Per A,
pongo vn melone; per An, vna Zucca; per Vel, un Cedro; per In, pongo un
Granato; per Quia, vna Noce; per Ad, vn Cocomero, c così de gli altri.
Quello modo vfato nelle poo. parole infigurate prendo ducento colè
materiali, che ftanno fempre per quel le parole, io diuento pouero
dlmagini; perche le perla pa rola vcl, tengo vn Cedro, e per vn’Et, vn
Melone; fo m’occorrcllc fcruirmi del Melo ne, e del Cedro per altra Imagine,
che per le dae parole Et, e Vel; io fon priuo di quelle colè à poterle
collocare. E (è pur le uorrò collocare, mi confonderò, mentre il Cedro nou
(blamente è imagine del Cedro; mà del Vcl Se ben per torre quella
confulìone, potresfimo fegnar la figura con vn fogno diftinguenre la parola
dall’Imaginè; noivdimciio io à quefto effetto mi forno delle per iòne,
perche (bruendomi fempre di cento, ò ducento perfo ne, (blamente i quefto
effetto, io non m'impoucrifto d’ima ' gim, non mancand-uni d'altre perfonc
da ftru’nni in altri btfogni.N.- miti genera confufione, poiché quelle
pfone nò mi (eruono ad altroché |> tal’effetto.Dunq; li olferuino
que Ile Regole, per riufeirehonoratamente in quefto modo uoló tar
o. Pruno, fi cófideri, in che arte, ò jpfesfione,ò eifercitio,vi uorrcte
fornire del modo uolontario,fo in latino fo inuolga re,fo in Logica, fo
in Grammatica, foin Filofofia,fo in Theo logia, fom predicare die: e da
quella profestione et eflercitio,(ì prendano le parole più ufitate e manco
figurate. Secondo, quelle parole lì formano in un libretto ordinatami te;
c dirimpetto àciafouna parola,!! fcriua la perfona . Terzo, fiano collocate con
frequentato elfcrcnio nella memoria, in tanto che indire ò incontrarli
leggendo, ò in udir imparando quella parola, Tubilo ui fi raprefonn la
perfona. Per cllempio nella Grammatica, prendo quelle
parole,dan dolile Tue Pcrfone dirimpetto. Et Antonio.
n; • ?;i o/licp orto In Vincenzo. N. i»
nifi vilkitnoq Ad Tornado. N. un ti -di Sur»
Ab Piero. N. ì.litorali zìi: ni :-5 Quia
Paolo. N. ir. Jirioa t! 'lijj’.UI
Cuna Francelco. N. •rmioil-i ìwi De
Sempronio ' N. .snclvjq
^tab Ex Natalitio. N. -•conrjph clqrvq
Propter Lorenzo. -N. D Ol pioT. ql?!
Per Filippo. N., E così dell’altre parole, facendo il'fimile in
altra prorcslìo-* re et eflercitio. Ne fi Igomcntila pcrlona al primo
incontro, quafi il far quello lìa fatica grande: poiché è cola mira
bilisiimamcnte utile e gioueuole, et una fatiga fola di otto giorni, in
pratticar qucfte parole e pcrfone, dura in eterno^ e con apportar
mcrauigliofii facilità alla ipemoria,iog le la fatiga grande, che fi ha
informar l’imagini^ alle parole infigu rate; poiché in fentirquclla
parola, ò trouàdola, fubbito col loco la perlona, quale mi rapprelenta
uiuamente la parola. Quello modo lerueacoljro,che udendo lettione, ò
predica, ò altro, collocano con merauigliofa preftezza . Et quelli che
fanno profesfione di fcriucre ad uerbum, fotto lauiua uoce di Lettori,
Oratori,ò predicatori; li termino con 1 iflelTo modo tre cento, ò cinque cento
parole, ò più o meno delle più ufitate in queUcflercitio ; et a quelle
dianoli luoi fègni, ecarattcriuolontarii,liquali fatti tamiliari allo
fenttore,làrà men ueloce i' dicitore à recitare, che lo fermare à
fcriuere. E chi uolelfe far quella profesfione, olTerui l infra Icritte
Rcgole.Pri no fi fcriua in un libretto le parole piu ufitate in quella
facoltà, et eflercitio . Secondo, lormi li legni, ecaratteri dillinti per
cialcuna perlona.Tcrzo,licaratte rifiano breui,edi pochi tratti di penne;
accio nonuadi piu tempo a Icriucre il carattere, che la parola. Alle
parrole breui e piccole, si diano li caratteri più piccoli; alle parole più
grandi, si potranno dare li caratteri maggiori, man co grandi però, che
fi potrà. Laonde fc non faranno futficienti li caratteri d’vn Ibi tratto di
penna, bifognando leruirfi di Caratteri formati di più tratti di penna, quelli
lì dia no fio allupatole maggiori. Li caratteri
potranno clfere lettere di Alfabeti, latino, greco, ebraico; caratteri di
nutnèri, tratti Geometrici et altri legni volontarij ad arbitrio del formatore.
Sello, potrà formar caratteri dalle prime lettere delle parole; auertendo
pecche vn carattere nq fia fimile all’altro. Settimo, lipotran formar
caratteri, per abbreuiaturc, Icquali lon familiari alli Greci,& anco
all» La tini, Logici, c Filoli-fi. Ilriufcirin quello particola re
è cofa diffìcile, per la gran fatica che bifogna à farli fami Ilari li
caratteri; nondimeno, perche è vna profesfione particolare, allaqualc alcuni
totalmente lì dedic .no; pcròlcirer citio grande li farà facile il tutto.
E lederemo fi facci con pi gliar (critturc, Latine, e Volgari, et quelle
traferiuendo per Caratteri elfercitarfi ; intendendo che li caratteri
liano non di tutte le parole, mà delle più frequentate comedislì. Con
quello Methodo flimo fulìe notata tutta la oratione, che hebbe Catone in
Senato, contro i Congiurati di Catilina, e contra il voto di Cesare, come
racconta Plutarco . £ Tuo Vcfpafiano, comeriferifce SVETONIO »
raccoglieua velocisti*» mameute le altrui parole. Del ConnefTo. I L
terrò modo propollo delli disltmili» c il ConnefTo»ilqtu ic riduco à fei
capi. i, Ugello. 1 i. L’Etimologia . M j. Il legno. w; - l- ’ q.. L’inlegna,
et imprelà. >•' ( J j.L’inllromento. e quelli teruono per
formar 1 Imagini delle Arti,, et Ariette» di qual li soglia forte;
onde per il Zappatore fi ponga la «appi, perii Notaro la penna, per il
Soldato la Spata, e l’Elmo, per lAr* tore l’aratro con li buoi. Il folito
di dire c vn contingente, che mira qualche perfona, laqualc
frequentemente dice o una parola, o una sentenza [cf. UTTERER’S MEANING,
UTTERANCE-MEANING, SENTENCE-MEANING, WORD-MEANING]; laonde incon randomi poi
in quella parola ò fentenza da collocarvi metto quella perfooa, laquale c
lolita dir quella parola ò fentenza . Indi per- il Quamquam, pongo una
perfona, che lèmpre comincia il fuo parlare, con il Quamquam. Per quella
sententia, Auaritia «Il Idoloru n feruuus; pongo vna perfona, che in tutti
li prò pofitil'hà in bocca, ccofì li intenda dell* altre Umili
parole, o fèntcnze.É quello balli delti Conncsfi,3c inficine di
tutto il Methodo di formar l’Imagini, ilqualc con ellrema fatica, c
molte vigilie, e flato da me inucntato,e prolequito; fe bea quanto al
fatto, in qualche parte fi ritroui dottrina diciò ap predo h Scrittori di
quell’Arte. Retta mò,chepasfiamoaUc Regole deU’Imagini. Regola per
rimaglili. pRopofi di trature delle Regole dcll’itnagini, per compii
JL mento dell’Arte della memoria Artificialejlc quali Rcgo le io le
ridurrò ad alcuni capi, quali confiderà» c ponderati, daranno compiu notitia di
quanto fi defidera fopr» Ciò, in Collocar le persone, fi habbi
auertenza di dar li quelle attioni, che conuengono alla fua
qualitàjpcrchc no Corni iene ad un muritore darli atto di predicare, ne
ad un predicatore darli atto di murare, quando fi poffono haue* re
le perfine appropriate; e parlo dcUi luoghi nudi, lènza perfone immob.li. li.
L’imaginehabbia qualche moto, e (è fufTc cola immo bile, fi ponghi
nel luogo perfona, che la rapprefenti . E per colà immobile s’inreude
colà, che non è animale. Le imagini non filano odo fé; perche non moucreb
bono con uiuezza; pcrò,clTendoui nel luogo un Cauallo» fate che con
la zampa zappi il terreno, ò tiri di calci ; il lupo, che dcuori pecora; il
pallore, che minacci l'Agntllo .Et eflcndo imagini congiunte con altre
cofc; con qucllliftelTe facciano li atti c gedi. Se la cola è animata, mà
c piccola, comeFormica Mofca, zenzala,pulice; bilogna metterai pcrfona,
cheli mo dri. Mà come li farà, per uederlc? Dico che lì ucdrà primo
perla prefissone delia mente. Secondo perle cofeannefi» le àtali animali;
come, fe fbpra un piatto di mele la pcrlo na (tenderà un paramediche, lì
cnnolceranno le Molche; et come le
formiche, nel mucchio di Grano. Terzo perii appropriati di alcune perfone; come
fece il Raucnna, che hauendo uifto uno die ftropicciaua un puhee, lo chiamaua
e colloca ua per pulice. Così fi potrebbe far degli altri. Mà fe
uorrò dire Formica,e non Formiche; come farò, (e tante e non una fi mette nel
luogo? Rifpondo, che la perlona nuda,moltrail (ingoiare; 1; cpme ucllita,
il plurale, come fi dirà poi al fuo luòco. Se molte Imagini fi
collocano in uno delio luogo, ò pure perla continuationc della parola
didima in piuluo chi c ben fatto per quanto più fi può, darle
continuatone di attionefra loro. Per efiempio, udendo collocar per
lettere queda parola, Deus, pongo nel luogo Dominico, i! quale con un
pettine, pettina un uitello, tenuto da Siluia. Da Dominico hò il D. dal
peuine l’E dal vitello I V. da Silula l.S. L’Imagini liano proportionate
al luogo non ecce-denti; e c fodero eccedenti, già disfi che modo s’hà da
tene re. Il che s’hauede confiderato il Monlco, non harebbe riprefo
il Supphcio, il quale nell’Alfabeto d’artificiati, pofè per 1. una torre,
c per X. una naue; poiché le colè eccedenti, ò per liinaginanone,ò per le
figure, fi rendono proporticna:c,come disfi. Vii. Le perlonc che fi
collocano nclli luoghi habbino del grande, del uiuo, dell efficace quanto
più fi può ; perche più efficacemente muouono. La Figura et
imagine,non (la /olita à (tare in quel luogo dòuè fi colloca; perche
eflendoui /olita, non muoué efficacemente ; attento che giungendo nel
luogo, crederai che tal cofa non fia indagine; mà parte ordinaria di quel
lùo go, E per ouiarc à quello inconueniente, olferua la regola di
uariar quella cofa con l’imaginatione, dandoli qualche ua riatione inlolita;
per eflempio giungendo ad un luogo doue fia una feggia,e uorrò in quello luogo
porre per indagine una feggia, io metterò quella feggia trauerfatain
terra, per lo qual fegno efficacemente conofcerò,che la feggia nò
fi troua nel luogo, come cola ordinaria; ma come Cola for mata per
imagine. Nel collocar all'improuifo, bada metter una ima" gine
per luogo; ;icl collocar pofatamente le cofe che fi ftu diano à bel agio,
non è inconueniente, porre molte imagini in un luogojpurche fiano didime,
c commodamcnte fiucg ghinoc rapprefentino. Vogliono comunemente li
profclfori di qucft’Arte, che le imagini fiano collocate in atti fporchi,
laidi, c ridicelo fi ; perche quanto più fi uederanno goffe e fporche,
tanto maggiormente meucranno . Il che potendofi Tare lènza fcrupolo
di mouimento indegno nel formatore; nuderebbe molto utile all’Arte . Per lo che
non laudo la dishoneftà delle imagini. Dottamente difeorre Cicerone
intorno alla viuezza delle imagini ; perche quelle cofe, che noi per
efperiqhza co nolciamo, che ci muouono à conofccrle attentamente fc
à ucderle anfiamentc, quelle lon’al propofito di moucr cffica
cernente e uiuamcnte la noftra Memoria, in ricordarli. Però le cofe nuoue,lc
cofe merauigliofe,le cofe rare, le cofe di letteuoli,le cofe brutte,
fporche, e ridicolofe, le cod horribih e fpaucntcuolijlc cod di gran uarictà,
le cod eccesfiue in bellezze, eccesfiue in brutezze, come una faccia
tagliata, vn nafo grande, vna gobba monftruolà. Così le cofe eccclfiuc in
degniti, come vn Rè, vn Impcradorc,vn lommo Pon tcfice; e limili; le colè
eccesfiue mpouertà è mendicità, come un pouerello ftracciato ccncioIofo,e
fimili oggetti, (cmattislìim alla viuezza deil’Imagiai. Et à fimili accidenti
deuc hauer » li uadi (èmprè ri . perendo; per elfcmpio
polla la prima figura fi pasfi alla feconda, e poi fi ripigli la prima
recitando, c contcplando, c porta la terza fi ripeta di nuouo c la
feconda, e la primate portala quarta fi repctano l’antecedenti, e porta
la x.fi repe tano le antecedenti per folto, la prima, la fèptitna.
lanona.la Tetta la quarta, per le fpari per le pari, al dritto al
riuerfo,chc cofi tenacemente fi (colpirono le Imagini nella
Memoria. Sehoggi hauete collocato per imaginc una cofa ; auertite
dimani, non collocarla per'Imagine d vii altra cofa diuerfo. Come le
hoggi per quefta parola Agnus, hauete porto vn Agnello, dimani non
porrete l’Agnello per l’inno cenza; perche vi potrebbe apportar
confuhonc, mentre ui rapprefenta due parole; le pur non fufte dimenticati
della prima fignificationc,ò pure forte variata 1 Imaginc con legni, ò
bene rtabilità con li dirtintiui della mente, c con la prefisfione della
ripetitione. Quando fi ha da collocar à memoria vna oratione, ò
periodo,parolatamentc; prima fi legghi due e tre volte pia namente,e
diftintamente,come vuole Cicerone, ilchc appor (a non poca vtilità.
Collocando le parole, fi dia proportione al Genere col fèllo; perche fe uoglio
dir ricchezza, eh e di Genere feminino, meglio è collocarci vna donna
ricca, chevnhuomo ricco. Se vorrete collocar periodi intieri ò parole, et
occorrendo di ritrouar otto, ò dieci, o piu, ò meno parole, quali noi
fiprece molto ben recitare, fcnz’akra collocatiohe; non occorre far fatica
d’Imagini interno alle parole che voi fopetej mi balla collocarne una
principale, quale ricordata u apporta cohfequcntcmente tutte l’altre. Et quello
intendo, nelle coltocationi delle panie, lcquali recitate, noa curamo
chccì reftino à memoriamo ne delle Orationi, Prc diche, Comedie, ecc. Le
Figure, e Imagini habbino proportionata altezza, fiche l’occhio. 'non habbi
fatica d alzarli troppo, pc® vederle; nè all'incontro abballarli
ioucrchiamcnte per contem- fuuer l'occhio il formator di quefl’Artè Nel
collocar le Figure, et Imagini lem piarle. Indi fiate cauti
nelTordirfàtione, che fa il Roi»: berch dellìmagroi l ena fopra l’altra,
peiche hauendo noi luoghi commodi da far progreffo per la.go, non
occorre aggrauarla memoria, laquale memorando procede con lo
ftabdimento del fenfo. Formando rimagini, non fiate prefittoli m rubilo
collocarle, quando agiatamente potete formarle e collocarle* pche occorrendoui
poi vna Imagine piu atta,& elquifita della prima ui irebbe difficile in
collocar la feconda, ha uendo collocatala prima; ò vi farebbe graue
tralasciar la fe concia, elTcndo miglior dcllaprima. Dunque peniate, e
ripense prima, fe altra miglior u occorre, e poi collocate le
Imagini formate. Sopra il tutto fate, chele Itnagmi fiano di cote
ja *oi note, è notisfime;e però ui douete attenere dalle imagini finte,
potendo hauer le reali » e dalle ignote hauendo le note, e dalle men note
haueodo le piu mahifcftc. Si come nuoce la fotniglianza tra li luoghi, nella
for mattone di luoghi; cosi la fomigltanza tra le figure, nelp
formationc delle imagini. Però ui sforzerete di farle, quando più fi potrà
diuerfe e di filmili; accio non u’ingannatc ntf la fomigltanza di elle;
perloche hauendo à dire tre Franccfchi, dtllingueteli perle Cicatrici, ò per
gli atti,e gelti, un gobbo, un monoculo, un fenzanafo,e cò altri limili
accidcn ti Eccesfiui. # . . VT . Siate cauti nelti sinonimi ed
equivoci. Nell’equivoci, accio ponendo il cane, per IL CAN CELESTE. Non
diciate cane, che rode l’olio. E nelli sinonomi, come pietra faflo^
accio una ftcflfa cosa hauendo piu nomi
non li dichi 1 un nome per l’altro, il che fi può diitingucre, per
l’attentione della mente, nel collocarle e ripeterle, piuiiolte; o pure
co qualche altro diftintiuo, pollo neUa cofa, o di lettera o d’- »le
picolc,e quello per non ingombrar tanto il luogo, e per (farlo più capace
Onde ne fiegue, che minor numero di luoghi farari neceflarn ; c li così
picm. per la diversità, rie* /cono più efficaci. Per cflempio per quella
parola ffauentc, pongo nel luogo un’uomo chiamato Nicola, il quale nella
man delira tiene Un piatto di faue, che lo porge ad un fuo Figliolino che
li Uà alla delira, e nella man finiflra tenga un Martelli, cól quale
minacci e fcacci una fanciulla chiamata Emilia . E così legerete dal
piatto Fauc. Dalla persona. Nicola, N. Dal Martello, T. Da Emilia, E. e da
tutti l'intiera parola faucnte. Laonde larà benfatto, tra gl’alfabeti di
perlòne, hauerdue Alfabeti, vno di Fanciulli, l'altro di Fanciulle, oltre
li due di Huomini, e di Donne. Nel collocare, prendendo le parole ò
concetti dalla carta,e riponendo nelli Luoghi, non fi facci memoria nel
la carta e parti fue; Mà (blamente nelli luoghi; perche làrebbe doppia fatica
in ricordarti è delti luoghi, e della carta. Oltra che apporta gran
confusione, perche la mente uedea do, e. nella carta, e nclli luoghi
uacilla, e fi confonde ; mentre a due parti fuggelo (guardo,e quella Regola li
noti molto bene. Nel collocarc,e ripetere l’Imagini, fi auertifca,
di non far’altri geflr, chc quelli che fi ricercano opportunaméte
fecondo l'Arte della pronuntia nel Recitatore. E-fi guardi il Formatore
dinonappKarfi, ò collocado, ò ripetendo ; à qualche geflo intcnlàmcntc
fuor dell’Arte, come il contar con ledita^ener il capo faldo et erto, mirar in
sù,piegar fi in giù; ma indifferentemente redi libero d’ogni intenfa
applìcatione di fi nifi atti; perche alrrirrt^nte facendo, il recitatore
recitando farà poi l’iftcsfi gclli inconvenienti, c periglio li j
inconucnicntij per che concro l’arte; periglioli, perche le in qualche
accidente muta gesto li fuiarcbbe la memoria, e fuariarebbe la mente. Per
mancamento di quella regola, hò uillo alcuni recitanti, Ila re come che hau
elferoin giyctita una fpada, inflasfibili Hi erti; c con gli occhi fitti
al ìjjuro, che Ila lor dirimpfctto, quali che fuiferò fiatar.la
/quii Uò.fanon (blamente difdicc aitili; ma fciiopre l’arte, il che
èflifettuo(b, làpCndo elfer principal dell'Arte, il làp'ec celar l'Arte,
intanto che quel che l 'Intorno fi per Arte,coiU ’ libqrfa dd’li gclli,
e' domiiniò de gli atti, moliti che lo facci per
f.TI I W M M per felicità di natura. £ quello piace
affai, e giuramento de piacere, e dilettare ; poiché nell’Arte fi fcuopre
l’ingegno notro, e nelli doni della natura la bontà influente del 1
Auttor della natura. E conuieneohe piu. ci aggradi l'opra di Dio, chela
notraje che la prima laude, honorc, e gloria fia di Dio, non della creatura,
laquals fc per Arte, ò per ingegno fa, ò sà, ò può cofa, il tutto
ultimamente de riferire à fua Diurna Maeftà. R icerca queft’Arte
della Memoria per fila compita perfettione,chc hauendoui trattato delle
fueprencipi par ti, Luogo, et Imaginc; tratti alcune cole particolari,
vtili, e neceflarie da làperlì. E tralalciando l'altreal giudicio,
ingc gno,e fatica del Formatore; tratterò preedàmente, delmodo di
collocar li Libri, li Numeri, li Generi, li Tempi, li Cali, li Punti, li
Argomentale Quotationi. Dirò poi delle Dittature, della Libraria,e dell
vfo della Memoria, e fògillaro alla fine il tutto, con l’Arte dcll'Oblmione
Della Collocatione di Libri. Occorrendo collocar Libri di qual li voglia
profesfione, è di necesfijp haucr l’Imagini formate di cialcun di loro.
Laonde cftrtcuno fi potrà formar l'Imagini dclli Tuoi Libri, intorno a quali
vcrlà;comelo Scrtttorale formi immagini dclli Libri della Sacra Bibia, Il
Thcologo delti Scolatici, IL FILOSOFO DELLA FILOSOFIA, il Medico della
Medicina, Il Canonifta di Canoni, Il Giunta delle Leggi, il Logico della
Logica, ecoii faccino tutti gli altri. E nel formar l’Imagini olferui quete
Regole . Primo fi fcriua in vn foglio tutti li Libri, intorno a quali uerla
il Formatore . Secondo formi, l’Imagine da vn fatto principale di quel Libro, ò
dal titolo, ò dall’agente, ò dalla prima parola del Libro, ò di qual’
altro capo fi yoglia;purche Ila reprefentatiuo del nome del N
Libro* Libro.Terzo queft’Imagìnc ò la ponga (opra vn Libro,
ò la ponga nel luogo col Libro» ò vi metta la perfona che rap
prefènci il nome del Libro . Quarto nel collocar li Libri » può il
formatore. Icruirli dcirAuttore di quel Libro, come fe in citar Paolo, vi
metterò S. Paolo col Libro in mano, e per faper qual libro Ha, vi metterò
la fua Imagine,come le fard illibrodi Corinti, ui metterò vnCore . Coli
le uorrò collocar l’auttorità dell'Euangelio, vi porrò
l’Euangcltrta, col libro, e fua figura, Giouanni con l’Aquila, Mattheo
con FHuomo alato, Marco col Leone, Luca col Vitello . E le
vu’Auttorc hi comporto più labri, vi pongo i fegni per di ftingncrli, per
dTempio, Giouanni hàfcritto l’Euangclo, l’Epiftola» l'ApocahlIc; per l'Euangclo
lo pongo ledente, predicante, per l’Epiftola lo pongo Icriuente,
pcrl'ApocalilTe lo pongo con gli occhi merauigliofi alzati al Cielo, come in
atto d; ueder colèi aulita te e noue. San Luca che ha. fcritto rEuangcto,
egli atti Apoftolici ; per l’Euangelo lo pongo con Chrilio, per gli Atti
lo pongo con gli Aportoli. Mole che hà comporto, e le ritto il
Pentateuco, Geneti, Efo* do, Leuitìco, Numeri, Deutoronomio ;nel primo lo
pongo con Adamo, Se Eua, nel fecondo con Faraone, nel terza col
Sacerdote, nel quarto con gl’Elìcrciti, nel quinto con le Tauole della Legge.
E pattando à gli altri Libri, li Libri di Reggi li formarctecon li Reggi,
il primo con Saul, et Da uid Fanciullo, iUècondo con altri; ò pure balia
hauer libro c Rè, e poi li numeri porli per caratteri nu.i erali, come
fi dirà poi. Coli il L bro di Giofuc con Gi^lue, di Giud ci con
Sanlbnc, di Ruth con Ruthapprcflb i mietatori, Efter col Rè Alfuero,
Giudit con Oloferne, li Profeti con loro medelimi, Efiua con la Slega,
Geremia ch’è porto nel Lago, Daniele fra Leoni, Ezechiele fra Rote,8c
animali alati, Giona nella bocca della Balena, e h libri di Machabei con Giuda
Machabco, di Solomone con elfo in fedia Regale giudi cante,& il.
limile degli almLibri fi facci in qual li uogUafcic za e profesiìone
. Per numeri, altri adoprano caratteri formati da varij inftromenti.
Altri adoprano perfone, dando loro li nume ri. Altri. adoprano cofe
Materiali,allequali volontariamente attribuirono li numeri, come che il Melone
lia vno,il Ce druolo due, la Zucca tre, il Cedro quattro. Quello
modo l’hà.per mirabile il Monleo,il fecondo lo fieguc il Rauennaj
il primo mi pare piu atto di tutti. Oppone il Monleo al primo modo dicendo, che
li caratteri non fi muouono. Alche Rilpondo,chc tali caratteri fi pongono
in pcrlona morente, come fi dirà poi: per loche Reità che fiano attisfimi
tali ca ratteri. Il modo delle perfone c bello; ma è alquanto
diffici Ic,& intrigato. Il terzo mi pare che apporta poucrtà c
con-fufione al formatore; poiché fc li tolgono le cole materiali delle
quali potrebbe liberamente fcruirli, per imagini. Ne è il fimilcdelli
caratteri noflfri ; poiché noi ci feruimo loiamente di noue cole, dou’egli nc
prende cento. Il modo e fecondo, c terzo lòn belli, e chi li vuol leguire
ved i li lopradetti Auttori; à me balla darui le Regole, per lèruiruidcl
primo modo. Si prendono dunque noue colè materiali, c quelle lèruino per
l’vnità, e per gli otto'primi numeri, per cllcmpio I. Vn Spiedo, ò vn
Pugnale a. Vn paro di Forbici. 3. VnTriangolo. ' •
4. Vn Quadrangolo, j. Vn Serpe ritorto. 6, Vna Lumaca,
ò chiocciola grande marina col capo fuor del gufeio. Vna Squadra di
Muratori. Vna Zucca a fialco, che ha due ventri lWn lopra l’altro. 9.
Vn’Alciadi Legnaiuolo. Quelle Figure noue, ò altre noue che parranno al
formatore, lèruono per tutti numeri occorrenti’, olTeruando
l’infrafcrittc Regole. Primo per fuggirla confu (ione di que N a fte
ite Soue co fé, perche potrebbonò eflcr prefe tal uolta per Imagine;
Ciano diftintc ; per elTempio Io Spiedo che fta per cola fu con carne,
quando (là per numero dia con vcello; il pugnale quando c cola lia nudo,
quando numero lia fodra to; li forbici percola fiano con panno, per
numero lènza; il triangolo per colà lia di legno, per numero lia di ferro
; cofi il quatrangolo ; il lerpe per numero lia nero, per colà fia
pinto; la chiocciola per colà habbi il capo ritirato, per numero lo
Sporga in fuora;la Squadrali vari jjcon legno e fer re; la Zucca fi vari;
in figura, ^perche non mandano delle Zucche, e tonde, e larghe da poter
feruire per colà;l'A(cia fi vari} con manico ligneo, e ferreo, e cofi fi
friggerà la confusione. Secondo perche li numeri altri (on d’vnità, altri
di decine, altri di ccntenaia, altri di migliaia; l'ifteftè figure
icr uiranno per tutti li numeri, con quell’ordine, che quando la
figura, è nella man finiftra, dice vnità; quando nella Spalla finiftra,
dice decine; quando nella fpalla delira, dice ccntenaia; quando nella man
delira f dice migliaia- Per elf^mpio vorrò dire “1345,” “1.345” pongo
alla delira mano della pcrlonalo Spiedo, che infilzi il triangolo che Uà
alla Ipalla delira, e paf Ando per fiotto il mento infilza il quadrato,
che Uà alla Ipal la finiltra, e co la punta trapallà il Serpe che Ila
alla man finiflra. Terzo quelle figure filano polle con la perlòna,
laquale S uanto più farà posfib ile, habbi e facci qualche
attione,còle ette figure, come ho mollrato có lo Spiedo, triàgolo
quadra to, e lèrpe. Quarto le li numeri limili fi moltiplicano,
Ciano anco moltiplicate le figui e limili, come fie uorrò dire
“1551” porrò due pugnali; uno alla man delira, e l'altro alla. man
finiftra, e due Sèrpi uno alla fpalla delira, e l'altro alla Spalla
finiftra della perlòna, la quale con pugnali impugnati, e co braccia
curue ferole Sèrpi. Bisognando moltiplicar le migliaia per decine, e
centenaia; bisogna per le decine por le figure alla Centura delira, per
li centinaia allo Ginocchio deliro. Onde udendo dire “182659”, “182.679”:
“cento ottanta due mila sei cento cinquanta nove”; porrò nella cintura delira
d’un Eremita la fialchetta, et al Ginocchio un Fanciullino, che con
uq pugnale ò Spiedo, fora la fialca ; e nella man delira della perfiona
un paro di forbici colliquali tronca le corna alla
alla lumaca, quale ftl alla /paHa delira'; é con l'A/cia dell» man Anidra
percote il Serpe, che ila alla /palla fmiftra . £ Infognando moltiplicar
per migliaia, fi ponghino le figu. te alla piedi; onde «olendo
dire,518265 aggiungo fra li piedi dell’Eremita, che portailfiafco,
unferpe,chcuà amor der’il fanciullo il quale fora con lo Ipiedo il fufco
. E bisognando aggiungere altri numeri (i ponghino ordinatamente nel poggio, c
fcabello della per/ona del luogo ; ò uero fi ponghino nel luogo
antecedente, nell’altra pcrlòna. Eque ilo badi quanto ahi Numeri aritmetica!!,
che quanto alti numeri grammaticali /ingoiare e plurale^ dira nel capo
dell» Cafi. J J f d ili
| .r ' M Dclli Generi k s poiché li generi fi nominano con li nomi
di/esfi, perii genere ma Tedino farete che la perfòna fia mafchiaje
per il genere feminino fia donna. E per didinguer IL MASCOLINO e feminino
dal neutro, quando occorreflc, per quelli generi MASCOLINO e feminino,
Alcuni fanno che le persone habbino fuelati li uafi GENITALI; e perii neutro
l'habbino uelatij/c ben io li didinguerei col variar vela e, dando per
l'unoe l’altro fedo le mutande ò codiali, e perii neutro il velo
aggroppato. Delli Tempi, habbiamo da fàpere il modo di collocare
l'Annijli Mefi, liGiorni, rHore, il prelente, spallato, il futuro. Per l’anni
si collochi un fcrpente, che fi morda la co da, al modo che faceano gli
Egitti; significando che l'Anno fi rincuruae ripiega in le defiò, mentre
fi congiunge il fine, al principio. Li Meli fi podono figurare in
tre modi . Primo per li fogni ò caratteri delti dodici legni del Zodiaco,
ponendole figure idede, un Montone per Marzo, Toro per aprile, gemi
su tu per Maggio, ò li Caratteri ufati la man delira il Geniti
no, la fimltra il Dattilo,]! petto l’Acculàtiuo, il piede e gara ba
delira il Vocatiuo,il fimftro l’Ablatiuo.Si che, fc la parola è in calo
nominatiuo, fi ponga in telta; le ablatiuo fi ponghi al piede fimftro.E
per faper anco li numeri s’oflerui,chc la parte nuda rnoftra il numero
(ingoiare; la parte ucllita mollra II numero plurate. Per esempio uorrò
dire, Ego fum panis. Porrò un cello di pane in capo alla per fona, e che
il capo lìa (nudato ; il capo mi mollra il noinimtiuo, c la nudità mollra il
numero (ingoiare. E le l'ima gineè perlòna,li puòconolcereil cafo,ò per
la parte, ò per il Pegno, per la parte > Te Francclco hauendo tutto il
redo uellito, (blamente mi mollra la manfiniftra nuda, intendo il dativo.
per il legno, fètutta la perfona è nuda, che midi il (ingoiarmi rnoftra
la man finiftra ferita, al qual legno intendo il caso dativo. Conuiene
che le parole habbino i Ior PUNTI, per non ap portar contusone al legente
[JOYCE], come li punti finali, pcr fine del periodo, li mezzi ponti per
prender fiato; così conviencchc anco in quella collocatione della scrittura
della Memoria ui fiano le diftanze debite, non (blamente tra leu
tenza e Temenza, n.à anco tra parola c parola: accio le lettere duna,non
paslìno alla compofitione dell’altra parola E quello oltra che fila, da
una certa diftanzache fi de da realleimagini, nfulta ancora dalla repetitione
del Formatore, il quale collocando prefigge con la mente, douefi comincia, e
doue fi fini Ice. E fecondo, quello lì può Tare con alcuni geftì, per
ellempio, nel PUNTO FINALE [il clistico di R. M. Hare – H. P. Grice], fare che
la perlo na ultima del periodo dia di fianco, con la faccia rivolta al
rocchio del legente. Enel mezzo punto fare, che feafid con le spalle al
luogo, riuolti fidamente la faccia alla delira, yerfol’occbio dellegentp.
Nella diftintione delle parole fi può fare, che la perlona donde cominciala
parola, facci qualche gcflo, contro la perfona dell’ antecedente parola,
e quella perfona fi ririti in un certo modo, dandoli quella ò con un
pugno, ò con vn calcio, ò con altro fecondo che occorrerà, per
l'opportunità dell’magine, e dell’annesti* -!iJ L’argomenti, che si
fanno universalmcnte, si riducono alli sillogismi, e alle consequenze
d’entimeme, delli quali balla qui dire della formatione dell’imagini, e
del modo di collocarli. Quanto alla formatione si tenghi il methodo universale,
o formando immagini per li concetti, ò per le parole, e fi sforzi il formatore
formar 1 In aginc del mezzo termine. Quanto al modo di collocar l’argomenti, o
son syllogismi, o entimeme. Li Sillogismi, che hanno tre propositioni, la
maggiore si colloca alta man delira, la minore alla man siniftra, la
conclulìone al capo. Se bisogna provar la maggiore, le prove fiano collocate al
lato deliro ordinatamele. Seia minore, fiano collocate le prove nel lato
fini(lro,e feoc corre fare un prosìllogismo dalla conclufionc, che enei
ca-, pórli tiri la minore nel petto, la conclufione nel ventre. Se
l’argomento ha in confequcza; l’antecedentc llia nella ma de fera, il
cófequcte nella finiftra. E se bisogna provar consequenza, si collochino le prove
alla faccia, petto, e ventre. E felatcce détcs’ ha da ^puare, si
collochino le prove al lato suo deliro, e quelche bilògnafle per ile
conseguente, si collochi nel lato fini(lro, haucndo memoria delti luoghi, ch'io
formai ordinatimente nell! lati della pedona fiumana, e quello Modo balla
per fiatelligenti, à quale fofficicnte in tal propofito collocar
Immediatamente, mà ehi uoleflfe collocar ogni colà mediatamente per
imaginipotrà (cruiriì dclli luoghi {labili ordinatamente. Per
citationi intendo quel riferire che si fà delli Libri, delli Numeri de
Libri, ò di capitoli, ò di titoli, e di limili. Lequali si uariano,
secondo la uarietà delle profeslìoni; onde il Theologo cota dift. par.
ar. memb. Il Filosofo tex. com. Il Lcgillaìeg. glof. tit. $. confil. Il
Canonista quell, can.&c. c tutte le Cotationi, io le riduco a tre
capi, Libro, Nome di Libro, et Aggiunto, dclli quali dirò
didimamente. Della Cotationc di Libri, c Nomi di libri, mi riferifeo
à quel ch'io disfi, nella Lctt. 1 5. della collocatone di Libri;
aggiungendo, che li Nomi di libri, ò titoli di libri, si pollono ideare con
l’iflcsfi libri; quali noi vlàmo gornalmcnte,c di quali damo polfcfibri.
Laonde fc uorrò citare Ai ili. nella Metafilica, io pongo nel luogo, in mano
d'Arifiotcle il mio libro della Mctafifica . E le vorrò citare il Macllro
delle fentenze, vi pongo l'iflcflo mio libro delle fentenze del Mae
ftro. E cosi fi può far de gli altri libri, in qual fi voglia prò
fesfionc. E di più, fe li nomi di libri d’vna profesfionc tufi, {èro
pochi, come tre ò quattro, fi potrebbono diftingucre con li colori, vn
nero, vn bianco, vn rollò, vn giallo, &c. co me San Giouanni che ha
fcrittotre libri, Evangelo, Apocalisse, et Epillola, diftinguerò quelli tre
libri con tre colori rofTo,ncro,uerde, per l'Euangelo colloco il libro
rollo, in mano di San Giouanni, per l’ApocalilTe il nero, per FIEpiflolu
il verde. Con fimil muodo facci il Filosofo, il Legilla, c qual fi uoglia
profefiorc. Dclli Aggiunti della Cotationo. S ’Aggiunge al Libro, c
Nome del libro, il capitolo, il nu* meiOjò limili. Quello aggiunto alle
volte precede il nome del libro, alle volte fosfieguè ; precede quando
l’Autto rehà comporti molti libri in vn medefimo (oggetto, come fe
diccfte, Agoft. lib. 1 2. de ciuitate Dei, all'Auttore dò il Libro,
fieguc il numero, quale precede il nome dell’opera e libro. Alle volte
lòsliegue,& è di due (òrti, immediato, mediato. L'aggiunto immediato c la
particolar cotatione di ca pitoli, di dift. di terti,e limili, come s’io
dicelle, Aug. de Ciuitate Dei quella parola cap. è aggiunto im mediato,
fi come il numero 4. c l’aggiunto mediato. Eque rto aggiunto mediato,
alle uolte fi fa per numero; come nel J'addutto elfempio . Alle uolte fi
fà per parola, come vfa il Legifta,c Canonifta, che adduce la prima
parola della legge, Pan. in c.tua nos. e con l'ifteftb progrefi'o, ò di
numeri, ò di parole, fi fanno molce Cotationi mediate, fecondo
ladiuer fità delle profesfioni . Per le cotationi di numeri s’auer
a, primo, difarle ordinate, il numero del libro fi ponga alia parte
del libro, et il numero del capitolo ail’altra parte ; accio il formatore non
fi confonda, per elfempio dicendo Au- { ;uft. Iibr.a.de Ciuitate Dei
cap.7. nella man delira li dò il ibro, e con fiftelTamano li fò moftrare
due dita fpiegate, che mi moftrano li due, e nell’altra mano li dò lo
sguadro » colquale tocca U capo; e coli hò dal capo il capitolo, e dallo
sguadro il 7. Si noti fecondo, che quelli numeri fi poP fono formare, con
l’irtelfe dita della perlina ; e quando il numero trapalfa il cinque, fi
pongano l’imagini di nume ri alle parti del corpo della pcrlona, conforme
alle Regoli date di numeri. La Cotatione della parola, del capitolo, del
titolo, ò della legge, tkc. fi formi con le Regole deljlmagini
delle parole figurate, ò non figurate. Laonde per la parola de vfu
ns, quel formatore poneua vn Hebreovfuraro. De gli aggiunti di
capitoli,.di tedi, com. gioii leg. $. e limili, fi pollino formare in tre
modi; primo, per Imagini, conforme al Methodo allignato della formatione
dell’Imagini. Secondo, dipingendo, ò (colpendo nel libro, in lettere maiufcole
quelle Cotationi; o ponendoli caratteri del quarto Alfabeto nella perlina
. Terzo, per via Notariaca dal nome, che principia con la prima
lettera della della Cotationè, fcruendol! ùell’irteffa perfoha j
Laonde! >er cap. coiti, can. conf. tocchi il cappello, o’I capo, o’I
col o, ol cigl o ; per tit. tex. tocchi la tempia j Per dirti Dub,
tocchi li denti; per legg. Iett. tocchi la lingua, ò le labbia ; per
Glof. la guancia; per num. tocchi il nafo. In fimil modo fi formino laltre, con
li nomi ò volgari, ò Latini della perfona humana . Mi lì guardi
ilfoamatore di non feruirli d’vn’iftelfa parte humana, per due Cotationi,
quando nell'ufo l’occorra l’una, c l'altra Cotatione;perche
l’apportarebbe confu (ione, fe pure non la dirtingueilecon qualche legno, come
fe il labbro corallino dica Legge, il lmido c nero dica Lettione ; il capo
biondo dica cap. il nero com. il bianco confi e coli de gli altri.
Delle Dittature. Per dittature intendo lo rtupcndo dittare d'alcuni
profeffori di queft’Arte, hquali in vn medefìmo tempo han dittato à
cinque, ò dieci e più acrittori, con dire dieci parole di dieci (oggetti
ordinatamente, e poi fèguitare le tralafciate di mano in mano, fenza errar un
iota dal propofito foggetto di ciafcuno. Il far quello perdono sopra naturale
(GRICE: NATURA) c sopra nostro humano, non cade sotto le regole dell'arte
(GRICE: ARTE). Mà il farlo per arte, in quanto poslìamo noiafeendere, mi pare
(i facci in qucfto modo cioè . Che il dittatore formati h (oggetti diuerfi, ò
di Lettioni,òdi Prediche, ò di lettere milione, ò di qual (ì voglia altro
(oggetto, e difpofte le parole in tanti fogli, quanti fon li soggetti ; prenda
ordinatamente le parole alternatiuamcnte da ciafcun fogl o, He le
alberghi nelli luoghi. Per essempio, la prima parola del primo foglio nel
primo luogo, la prima del secondo foglio nel secondo luogo, la prima del terzo
foglio nel terzo luogo, e coli di mano in mano finche faran collocate
tutte le prime parole delli dieci fogli. Poi si ricominci, e la seconda
parola del primo foglio, sìa collocata nell’undecimo luogo, la seconda del secondo
foglio nel duodecimo luogo, e eoli sequendo. E finite le seconde, siano
con l'illesso ordine collocate le terze, poi le quarte, poi le quinte,
finche fitran finite tutte le parole. E udendo dittare facci distributione
delli soggetti alli scrittori, secondo l’ordine delli fogli scritti, già
collocati. E facendo scriuere una parola per uno ordinatamente, alla fine
ciascuno scrittore ritroverà il suo soggetto compito. E quell’ordine che si
tiene delle parole, si può tare ancora delli concetti, o delle sentenze – GRICE
UTTERER’S MEANING, SENTENCE-MEANING, WORD-MEANING; se bene il primo delle
parole pare più stupendo. E chi volesse dittare per ogni verso, primo dal
primo all’ultimo, poi dall’ultimo al principio, potrà con simil modo
collocar le parole, che giungendo all’ultimo non si ricominci dal primo, ma
dall’uItimo. E chi di quello modo si servisse per raggionare, sarebbe un modo
di raggionare allo spropofito; se ben’ordinate poi le parole, ciascuna al suo
soggetto, ri ufeirebbono al proposito li raggionamenti, come j appare
in quello essempio di quattro dittata- E-tv, Per quello verso si collocano, e
dittano. Ci i-i i
Aue Benedid Ti Nunc Magnificat 'o pp
0 o ' Gratia Deus I Scruum Mea c rp
-i Piena 4 Ifrael s Tuum DominCi u> n
ciT c • o
•no Dominus Quia Donnine Et £0 •*t 0
o 2 I Tecum Vifitauit Secudum Exultauit, Li numeri
mostrano li luoghi successivi. V'. i .Quello (la detto del dittare 1 molti per
Arte; lafctamfo di qqcl che si possa per felicità d ingegno, come credo
facesse Giulio Cesare, Uguale ditta à quat o, et egli per qutn. to scrive
altro suggeto, come credo, anco lacelle Origene Adamantio (non però lenza superior
dpno) il quale di continouo ditta à lètte scrittori; pello che non e incredibi
Icy ch'egli compone dei milia volumi, qluli tellifica hauct Midi San
Geronimo. Della Libreria della memoria. E tanta la forza di quello ricco tesoro
della memoria, che divenca anco biblioteca o Libreria, e con
maggior felicità e facilità delle librerie, nelle quali si gloriano
communemente gl’uornini studiosi. Non attendendo che 1 ha ucr libreria,
non è perfezione per leità; ma imperfetta, che sopplilce all’imperfetto degl’uomini.AIli
quali mancando la memoria feconda piena ed adorna, colla tenacità
e permaenza perpetua dei simolacri, (bn conllretti tener copia
dij'bri dalli quali posfmo riccucr i primi CONCETTI delle cose, e nuocar li
dimenticati. Per lo che Iddio, ch’è perfettissimo, non ha quella che da
noi è chiamata pcrlettiotiej poichc neH’illeira essenza sua, come in terlislimo
specchio vede e contempla ogni cosa. Gl’angeli ancora non han bisogno di
libreria; poiché pella cognizione vespertina, che è delle creature nelli lor
proprij generi, hanno la memoria perfetta, fin dalla lor creazione, quando
è'or data ogni pienezza di simolacri, così tenacemente impressi,
che tempo non può scancellarli. Simile dono è fatto a primi nostri
primi pro-genitori; la onde non averebbono avuto bisogno di libreria, poiché
nella lor memoria per dono gratuito albergano tutti li simolacri. E perche
il peccato, quali ladro ei spogha, e tra gl’altri beni ci lolle ancora
què Ho dono, ed introdulTc per peggio nostro l’ignoranza. erim hebecillita;
pell’ignoranza ciascuno nasce colla memoria no. da, come ingelfata parete;
e pella imbecillità alle fatiche dell’acquillati simolacri bene fpeito
foccede oblivione. In- 1 di per fouenir’ He all’ignoranza ed all’oblivione; l’arte
hi. introdotto l’aiuto delli libri. Li quali ancora soppliscono a
due imperfetzoni, distanza, e morte; perche non essendo presente la voce
dell’auttore o maestro, sopplisce la scrittura del suo libro; ed essendo egli
morto, vive nella scrittura del libro, pello che li Rudenti mentre studiano,
come si dice per proverbio, parlano con li morti. Se bene dunque li libri sono
utili, e neceirarii al nostro stato imperfetto; non dimeno studiati che si
sono una volta, meglio è aver la memoria per libreria, che 14 libreria di carte
e scritture; poi che la libreria è fatta, per sopplimento della memoria.
C se così è, meglio è aver la memoria, che è il principale che la libreria
che è il sopplimento; si come meglio è aver la gamba e piede di carne e d’ossa,
che di legno. In oh ire quella libreria apporta fatica, spesa, peso,
travaglio; que (sa non è d'altra fatica, che di ufiria. Di più la libreria
è in uno o alcuni luoghi 1, non in tutti senza grandissima incorri modi
ci; quella l’avete dove vi trovate, e senza pagar altro nolo che della vostra
persona la portate vo seo dove vo lete. Quella conviene (blamente à
ricchi, ed à chi abbonda in denari; quella è commune anco à poveri. £ se
quella vi fa uomini, quella vi fa simili all’angeli, ed a Dio, li
quali ogni seientia hanno sempre feco. Echi non sà che le cose quanto
più s’avvicinano al perpetuo e necessario, tanto più son perfette ? l'universile,
come che aftrahe da tempo e luogo e più astratto, e consequentemente più
perfetto del singoiare, il quale è immerso nel tempo e luogho; la
memoria ha ptù dell’asratto che la libreria; poiché li libri coll’uso e
tempo s’invecchiano e consumano, la memoria coll’ulb e tempo si perpetua;
quelli periscono, quella sempre resta; nè sì puole commodamente aver per
ogni luogo quella biblioteca come quella, che vive e dimora sempre col
formatore. L’oracoli parlano a voce presentialmente, e oracoli sono (limati
quei sapienti, li quali all'improviso, senza girar l’occhio ai libri, rispondono
elquiiitamente ad ogni proposto della lor profesfione; Come fi fa quello
Te noti coll’aiuto della libreria della memoria, la quale toglie
quel rinconuemente, che dille una uolta UN FILOSOFO di quel Me dico
equivoco EQUIVOCO GRICE, il quale refpexit librum, et mortuus est aigrotus. E se
ben io ammiro l’industtra di Gordiano imperatore, il quale lìima camole lettere
eie scienze, che più atte (èall’acquillo di libri, che al tesoro
d’argenti, d’ori, e di gemme. La onde li legge, che raccolte nella sua libreria
tef tenta due india volumi. Lodo la diligenza di 1
irannione Grammatico, che uilTeà tempi di POMPEO magno, il quale liebbe
in suo possesio tre milia libri. Stupifco delle pergamene librerie, le quali,
come riferifee Plutarco, aucano ducento milia volumi. Ofieruo grandemente
Tolomeo Filadelfo, il quale per compir la sua libreria, quale ordina in
Alelssandria, ottenne dalli Gerofolimitam tettanta delli più teuii ed esperti
nelle l'acre lettere, e pr «felibri dcllVn’e l’altro Idoma, acciò li
traducelfero la bibia (aera d’ebreo in greco. Mi più ammiro, lodo, celebro, ed
oflervo la libreria della memoria, che hvbbe Lsdra, il quale come
riferitee Eulèbio, avendo li reggi caldei prelì li libri tecri di Mose,
egli tutti ad verbum h recita, e dal suo recitare furno dittati in quella
maniera, che poi la sinagoga l’adopra. E perche non me chia&o, se quella libreria
di Etedra, folte artificiale, mi balìa amteporui I’essempio di Ravenna, il quale
tanto fi gloria di quella libreria della eemoria che dice, Cum patriam
relinquo, ut peregrinus urbes Italia? uideam, dicere possum, Omnia mea mecum
porto. E perche non mancheranno di quell’che uoranno formarli quella
perfetta libreria; però allignera alcuni capi, dalli quali potrete
raccogliere il modo. È di necessità aver m’gliarac migliara di luoghi,
quali si potranno formare alla giornata, secondo che col1’occasione dello
(India. re, creile il bisogno del formatore. Quel tanto ch’il formatore
alla giornata ordinatamente, secondo l’ordine della Scicntiaò Artc, studia
della sua profesfione; gtornalmente collochi il tutto nell 1 formati luoghi,
non tralafciando cosa che Ila necessaria. Quelli luoghi pieni firn pre
rellano piente per aver la fermezza e tenacità della Memo- M€nàona,
cbe 6 dcfidcra eotitrtl’óbliul olle > tH« e il Urlo e. la poluè, che
rode e dftirugge quella libreria; bisogna rivederla coll’uso della ripetizione.E
quello si può fare con pigliar un giorno di vacanza della settimana, e ripetere
quel che novamente si è collocato in quella settimana, 3c in un'al
trhora ripetere una parte cominciando dal principio, e forzandoti che sia tal
notate compartita la ripetitiope, che per ciafeun Mefc fia npetita e
rcuifta tutta la libreria. Pella qual ripetizione ancora si potrà dare
quell’ora, eh il forma torc si trova disoccupato dall’essercitij diurni,
ne i giorni fc ftiui. Sicomc nelle librerie fogliono alcuni tener quadri
dipinti, con ritratti d’auttori, di sapienti, o potenti, di se medesimi, o
d’alcun'altre pitture bene spesso vane, e lascive – GRICE THE SWIMMING POOL
LIBRARY – WHAT BOOKS DO YOU KEEP THERE? -- ; il formatore di quella libreria vi
ponga quadri di San»tif eleggendoti un certo numero di prencipi del paradilb, angeli,
ed uomini, e quelli si constituisca per protettori di quella bella impresa,
raccomandando à cialcuno di loro un libro, o una sentenza, o una materia, secondo
che meglio pare al divoto formatore, ed a quei santi il formatore
oiicri Ica, voti, digiuni, orazioni, secondo la sua divozione, ecc. La libreria
come scrive VITRUVIO (si veda) deve esser fatta di rimpetto all’oriente, poiché
l'vlo di libri ricerca il lume mannaie; e perche la libreria della memoria
adopra lume interno, però io aucrtilco il formatore, che li sforzi d ha
ucr r. oriente spirituale che è christo, chiamato oriente d’un profeta, Ecce
vir oriens nomen eius. Anzi Christo è il sole, come di ife un’altro profeta,
Orietur vobis timcntibus. nomen meum SOL iustitiat. E 1’oriente di quello sole,
quanto alla deità è il padre eterno, e l’oriente quanto alla temporale umanità
è Maria Vergine. Di rimpetto à quelli oric ti c lumi deve il formatore
drizzai la sua libreria; sforzandoli di fuggirli peccati, e conseruarsi nella
grazia di Dio, poiche, Imtium Sapientia: eli timor Domini. Sello, sicome
nelle librerie li libri (on possi con ordine, fiche in una parte son ripossi
quelli della logica, in un’altra quelli della filosofia, in queiraltro canto
quelli della geometria, ecc. coti bisogna ordinarli LUOGHI COMMUNI, che
trà P loro i toro siano distinti. Per esemplo, neHI luoghi
tTvft* Ciftà -cojloco la logica, ed in quelli d’vo’aitraJi Filofofia, in
quelli della terza la theologia, ed in un luogo comniune della seconda città
ei colloco il primo della fisica, nel secondo il secondo, e cosi
procedendo nell» fequenti libri della FILOSOFIA. E quest’ordine è necessario,
per poter subito ri tcoaara li libri, e li soggetti, che A desiderano. E se
mi dirai che quella biblioteca ha del fa ti còlo affai. Pare che la memoria,
non porta soffrire tanto peso. Pare un chaos di confttAonfc» Ache l’uomo
non puole à Aia voglia ritrovare le materie e soggetti. Come A farà, in voler
formare un raggionamento da questa libraria. Se occorrere all» giornata
aggiungere alli soggetri albergatrnuo ui concetti j' non A potrà far
quello senza confusione delle prime imagini. Sedo, come A potrà
contemplare in questa libreria. Come porrà il formatore servirsi di luoghi
va coi. Se conviene a padri di famiglia £ar che, IL Figli studiosi Aano
arricchiti di questa libreria. Rispondo didimamente a quefti otto capi,
per compimento di questa libreria. Come il pefeatore non pup aven pefei senza
bagnarA, nè l'auido trovar The Airi senza romper Terra e làsli; coli non può
l’uomo far’acquifto di quc-t ft'inclphcabile vtdità, senza gran fatica.
La quale pare grande, perch’è insolita e non possa in uso. Ma cominci il
forma torè con le due guide, diligenza, e patienza, a farne
dpcrien 2 a, e conofeeri che, mi dithcile volenti. Fingono li poeti, che
Giasone con fatato di Medea acquista il vello d’oro; mi non però senza
vincer e domar Tori, arar terra, feminar denti, armarse contrafchierearmate, superar
draghi « Medea c 1 arte della memoria, Giasone il formatore,
Tori Draghi, dicroti son le fatiche, li pudori, le vigilie, l’impcdimenti,
li patimenti, che s’offerifeono alle frontiere di questa impresa, quali però dcuono
esser soffriti, e vinti da colui, che aspira alla palina e corona d’una
tanta felicità. Al secondo, dico che la memoria, quando con
bel’agio, ed à poco à poco vien’alla giornata ripiena, non sente pelb e
disturbo, anzi diletto e follcuamento; poiché col riccuer nuovi nàoui
simolacri. Jr, che coll’esperienzartegionano -dr quella utilissima e
ne diària ptofesilone. Nc chiami inutile ingombro, e fatico» fo impacciò,
il teloro utilissimo, elucidissimo di simolacri. Poiché li luoghi ed imagini
sono come penne ciuanni, che aggiungendo pelo all’uccello, rapportano
facilità ed agilità, inerauigliola al aolojcosi mentre s'accolla la memoria
luoghi, 8t imaginiycon qacfti come con due ali vola con facilità stupenda pell’altezza
della contemplatione, ed attione interpetrativa JE J se quelli mezzi son
difficili; fegoo à che il fi N ie è di gran preggio -E chi mira l’asprezza del
mezzo follmente non l’agcuola colla dolcezza del fine, e incauto ed impcudenccv
poichc fauio, e prudente è colui che contrape’ findoiljialore &: il
preggio del ficee dell’acquisto, dispone con prudenza, intende con sapicnza j abbraccia
cori' rorezza, lìegue con patienza li debiti mezzi. E non peflo fi 1 non
maravigliarmi d’Ippoino, il quale biafima l’arte della memoria, e pur fenc scrive;
perche si non è cieco, quand’egli collocai un’gratnone a memoria, non fa egli memoria
locale, nelli fogli delfi carta feri nailon de prende le parole o
concetti, elic gli colloca ?e fibene questa memoria locale, non cl’ arte spiegata,
è nondimeno arte confa magini, delle tpia li diccsfm.o; ìSc ii> parte averli
pofiono, da quel che sìegue. Per utilissimo documento, hab >i il
formatore qualche parti coiar divozione, pelli luoghi, pella collocazione dell’imagini,
e pel recitare. Pei luoghi formandosi abbia l’occhio se vi trova figure di santi,
altari, crocifissò imagine di Maria Vergine, e per ogni luogo commufcc fi
a-, legga tre, quattro, o cinque, più ò meno, secondo la copia di
luoghi, e secondo la divozione del formatore, di quelle finte figure, ed
alli lor figurati, con effetto pio raccoman- x dela tutela della memoria,
sforzandoli che il primo e l’ultimo luogo siano figurati. E quando ripetendo i
luoghi uipalla Culi la mente, li facci il formatore riverenza, con
qual chfc divota orazione. Il simile facci prima cbenelli luoghi; collochi
l’imaginij C prima che recitile collocate; diodo un S, ro 6i
giro con ti mente, per quelle designate figure sante, è eia-' leuna
offerendo calda orazione, o mentale o vocale. Averca il formatore di non esser
fcru polo fo intorno al veder lume prima ch egli vadi à recitare;
perche quantunque; sia ben fatto dimorar in tenebre, ed in luogo
rictirato, e solitario, e lontano d’ogni strepito, mentre ripone l’imagini
a memoria, e cosi in quel tempo che è immediato il recitare. Non dimeno star sempre
cosi, e non veder mai lume, senò quello ch'egli vede quando recita, è colla perighofà;
perche i’insolito apporta dirturbo e confusione. Però stimo ch'il f
amatore dove una volta a luce aperta ripeter le Tue cote. Ripeter fra
strepiti e fragori giova: perche assicura la memoria intanto, che per qual fi
voglia strepito ò caso che avenghi poi fra’l recitare, non fi (marritee IL
DICITORE. Indi è da esser notato, ed imitato l'essercitio di Demostene, il quale
per telleuarsi d’alcuni difetti di natura, come r.fe ri tee VALERIO
MASSIMO (si veda), combattendo colla natura, la vince con i'artificial essercitio.
Imperochc essendo egli Bacco di fianchi, e debole di lcna, e perciò IMPOTENTE
AL DIRE, s’ingagltardì colla fuica, ed essercitio; auczzandofi à recitar molti
ucrii ad un stato, e pronunciando mentre con ncloci paf fi (àliua per
uiefaticolc, ed erte. Ora dirimpetto alli fra gori marini che pcrcoteuano
li (coglie li lidi; si per fortificar la lena, come anco, acciò afluefatte
l’orccchie a quel rumore e strepito del ripercotimento del mare,
potettero patientemente al rumore della ragunata moltitudine perfeucrarc,
non sgomentandoli nel (ènte, nè vacillando colla memoria. E per aver LA
LINGUA piu spedita e fciolta alla loquela, ulàua pariarea lungo, con te
pictruzze in bocca; accio uacoa folte poi più pronta, ed espedita. Ed avendo la
voce tettile e molto aspra, e noiofa all’AUDIENTI; col continuo effermio, e
grande industria, la ridusse al maturo, grave, e grato suono. E perche nel
principio della sua gioventù, quali fu linguato, non poteva ben esprimere
la lettera che noi chia marno R. la qualo principia il nomò dell'arte rettorica, che
egli imparbua; usa tanta diligenza che muno di poi la PROFERIVA meglio di
lui. Bisogna rifuegliar le tepitc, e Ranche forze deli i> Q^. te
I le potenze, quando fi ua 1 recitare, con raiutl spirituali e
corporali. Li primi d’oratzoni a Dio, ed a santi, li secondi con alcuni ristorativi,
come nell’estate rifrescarsi il volto, e mani, nell’inverno prender
un’alito di fuoco, odorar cole grate, purché non fiano dieccessiva
qualità; toccarsi le narici e polli, con odorifero vino, e simili, secondo il
coniglio del perito medico.Abbi l’occhio il formatore di lenirli della memoria,
non come fine ultimato, mà come fine ordinato ad altro fine, cioè seruirsi
di quella all’ultimo fine dell’orare, eh e il persuadere, e ricordili che
non li trova la maggior per ucrfità, che pervertir l’ordine, e seruirsi
del mezzo per fine; Il che accenna Agostino in quel detto, Summa perversitas est
frui utendis. Le parti oratorie sono fini, mà però ordinati all’ULTIMO FINE DEL
PERSUADERE [GRICE INFLUENCING AND BEING INFLUENCED BY OTHERS]; però non conviene
affettar tanto quelle parti, che all'ultimo L’AUDIENTE lodi quella ò
qwe fi altra parte, senza che relli vinto, prcfo, e MOSSO DELLA
PERSUAZIONE INTENTA. Dedalo vola per mezzo, nè col gelo baffo soggiaccia,
nè col calor soprano si liqueface; mà ICARO INCAUTO, il quale invaghito delle
nuove, ed inlohte penne, affetta con troppo alto eccelso il volo; sapete
che ruinoso cade nell’onde falle. Cosi quelli ch’allontanandosi dalla
prudente mediocrità, pongono tutta la lor mira nell’eccelso di memoria;
cadono pell'imprudenza, perche non mirano il fine che dev’esser fine ultimato; e
perche mirano il proprio onore, ed una vana pompa, non l'onor e gloria di Dio,
di quali può ben dire il falmeggiante Davide. In fecuri, ed
Afciade iecerunt eam. Parla il profeta di quelli, che dislìpano la Chiesa,
COL PAROLARE, e memorare, che sono parti di chi raggiona. La secure e LA LINGUA
O PAROLA, pello che Dimolline fi> lea dire che il suo aversario ORATORE
Fedone è una fecurre; perche con breve mà acuta orazione molto li refifieva, e
contradiceva. L’Afcia come fi dilfe mollra la memoria, per lochenci sepolcri
gl’antichi scriveno quell’elogio. Sub JVfciam dedi vetuit. Con quelle
armi; gl’eretici cercano dissipar la chiesa, e li vani oratori poco frutto
l'apportano, mentre s’aggregano al numero di quei maestri; di quali predille
Paolo. Ad sua desideria coaceruabunt magillros prurientcs auribus.
Dilettano l’orecchio, con puoco frutto J del 6 % détto
rptrito: vogliono parer stupendi, còito felicità di memoria, 6t AFFETTAZIONE DI
PAROLE, nè curano d’esser fruttuosi à convertir gl’animi à Dio. Dunque constituifcasi
l’oratore per fine quel che dee esser fine cioè, l’ACQUISTO DELL’AUDIENTE S
ual’è feopo, per cui è ordinato il suo officio; e per quello ne poi; senza
affetiatione, fa lecito adopr.tr come mezzi le nobilislime parti della memoria. Verte
in dubbio tra gli formatori, (è è meglio ripor a memoria LE PAROLE O LI
CONCETTI – GRICE GELLNER WORDS AND THINGS -- nell’uso dell’orare, predicare, e raggionare,
in diverse professioni. Collocar parole e quando li scrivono cento o ducento
parole in un foglio, e coli scritte si ripongono in memoria, e le iflesse
collocate e scrittc poi si recitano. Collocar concetti è quando il formatore si
forma il concetto, ed cfphcandolo poi COLLA LINGUA non s’obliga a PREMEDITARE
PAROLE; m^ lo spiega con quella FAVELLA, che all’irpproviso la maestra
natura gli somministra. Chi ha tempo da farlo, e senza dubbio meglio ripor LE
PAROLE: perche l’oratore humano o ecclesiastico non direbbe cosa e PAROLA se
non PREMEDITAT, secondo il detto dì David, che dcscritle le parole del signore
essèr premeditate cfà minate, e raffinate sette volte. Eloquia domini,
eloquia carta, argentum igne examinatum, probatum terrac,
purgati septuplum. E come premeditate farebbero proprie, fcclte, ORNATE
D’ELOQUENZA, abbellite di COLORI RETTORICI; non uaneggurebbe IL DICITORE fuor
di termini designati, non discorrore con digressioni lunghe, e noiose,
ollcruarebbc L’AMATA BREVITÀ, AGGIUNGE DI PARTE IN PARTE AL DIRE SUTILI
GESTI DEL CORPO, E TUONI DELLA VOCE, che richiede un'esquisita PRONUNCIA. Mà
perche non tutti li soggetti ricercano quert’OBLLIGO PAROLATO; nè tempre à ciò
fare il tempo è commodo c (officiente; t brache in alcune occasioni, fom-
Kninirtrando lo spirito celerte nuovi pensieri e nuovi colori in premeditati,
non deve il dicitore farli reftrtenza, oporsi impedimento: però il collocar
concetti ancora non è, da esser biasmato. Nel collocare e prccifàmente i
concetti, per facilitar la memoria ALL’USO DEL PARLARE,!! sforzi il dicitore
d’m ftttitfef efquifuamenre IL CONCETTO, e diffonderlo anco in carta; e
prima cheto spieghi in publico x 1 esplichi da se solo, ì z
uocc noce quanto più li puu intelligibile: perche possedendo bene il
fatto, con facilità e abile a narrarlo. E scrivendo, e recitando
uien‘ada(Tuefarf), ed abilitarsi maggiormente; e affuefaccndosi, s’apre la
firada alla CHIAREZZA maggiore del soggetto, ALLA QUAL CHIAREZZA SEGUE POI
PRONTEZZA E VIVACITA maggiore NEL DIRE. Larto di fcordarfc/. \rA
i‘ ;i:> .) i il ii. t atti _>t Se bene, oppositorum
eadem disciplina, ir. tanto che ha vendo noi detto a badanza della
memoria, potrebbe eia feuno da se (ledo intender che cosa sia il suo opposto
eh’ è l’oblivione. Non dimeno perche dall’oblivione lì
prendono alcune utilità in qued’arte, è bene a trattarne, non inquanto e
disruttiva, ma in quanto per certa consequenza accidentale è perfettiva della
rimembranza. Perche avendo fcoggi RECITATA UN’ORAZIONE, e udendo din ani scruirmi
del rdleslì luoghi, trovandoli in gorobrati dalle precedenti
ima ginij come me ne potrò io servire, senza grandissima difficoltà e
confufione? Dirò tre cose, primo a che cosa serve qued’oblivionc. Secondo,
a chi è facile per natura. Terzo, se per arte si può far dimenticanza.
Qiiant’al primo dico che noi collocamo della memoria tre sorti di cose, le
prime delle quali vogliamo sempre ricordarci. Le seconde delle quali vorressimo,
se potessimo sempre ricordarci. Le terze delle quali vorressimo subito
fcordarccne. Le prime sono i luoghi dabili, e quell’imagini di dottrina, quali
noi collocamo, acciò sempre diano vive nella memoria, pella felicità del sapere,
come fa Ravenna che tutto quello che auea dudiato, lo colloca nelli luoghi
intanto, che non avea bisogno d’adoprar libri, e per chiarezza di ciò, noi
abdaino dato il modo di far la libreria della memoria. E rispetto a queda
memoria, noi non vogliamo oblivionfc 9 dimenticanza; e se pur se ne
tratta, l’intento è di trattarne come fà il medico dei veneni, il grammatico dell’incongruo –
My neighbour’s three year old is an adult -- o il logico del falso, per
fuggirli, non per feqnirli. Le seconde cose sono quelle delle quali fe fu
lfe possibile vorreffimo sempre ricordarci, come sono le prediche o le
partì principali di quelle, le quali aueresfimo molto caro che
ci feftafleno sempre nella memoria, mentre dura l’essercitio del
predicare; accio dovendo farle, e recitarle altre volte, senza ugual nova
fatica di collocarle, ci reftalfero tenaci, e urne nella memoria. Mi
perche quello è difficile, però fatte e recitate una volta, non curandoci che sian
sepolte nell’oblivione, desiderando li luoghi vacuoi – GRICE VACUOUS NAMES
TRUTH VALUE GAPS -- , desideramo metodo da poterci dimenticare di quelle, e a
quello scruel’arte dell’oblivione. Le terze cose sono quelle che le collocamo
alla memoria per fcruircenc una volta sola, e poi delide raresfimo che subito
ct ufciflcro di mente; come sono le comedie, ed altre cose simili
collocate da recitatori. A questo anco serve l’arte del’oblivione; si che non e
inutile il trattarne, accio non abbiate a lamentarui, come fa Temistocle con
Simonide, che più torto desidera l’arte di dimenticarli che del
ricordarli. E sìa sempre lodato GIULIO (si veda) Cesare, che così facilmente
fifeorda dcl fingiurie riceuute; ove nel reftantchauea felieissima memoria, la
qual arte è più torto cristiana che pagana; pello che dicca. Nulla laudabile
oblivio nisi iniuriarum. Quanto al secondo, dalle cose dette nelle prime
lcttoni della memoria naturale, in qual temperamento e qualità e fondata, lì
trahe pep consequenza, che quelli liquali sono felici nell’apprensiva pell’umido,
facilmente all’equiscono l’effetto di quest’arte; ma con molta difficoltà
quelli che sono pella complefrfione secca tenaci et aridi. Quanto al terzo dico
che l’arte giova aliai, per farci feordare; se bene nefee più
difficile che il ricordarci, e quello per mancamento del tempo,
il quale e padre dell’oblivione. La doue volendo noi in un subito, e senza
lunghezza di tempo dimenticarci, si tratta via estraordinaria, e potenza
maggiore si ricerca, per ottener l’intento. Oltra che essendo la memoria
perfezione della natura, l’oblivione imperfettione; più inten fan ente è
quelli riccuuta, e più caramente ritenuta. Ma quale sìa quello modo di far
l’oblivione non e facile di mostrare. Li poeti ci mandarebbero à ber
l’acqua di Lethe fiume dcU’Abifio, del s cui cui fiumare gufando fS
dimenticare tutte le cose paflàtcj onde e detto Lethe da lithis, che vuol
dire oblivione. Li cosmografi ci manderebbono o nell’ilbla di Zca, o apprelTo
Cli 1 tone città d’Arcadia, douc son’acque delle quali chiane
bc- ucdiuenta smemorato; ò pure vi condurrebono in Boetia, ove son
due fonti, l’un de quali fa buona memoria e Tal tra fa scordare ogni cosà.
Rombercli dice, il professore di quest’arte abbi molti luoghi: accio possa
uanargior-, nalmente, fi.che palTa col tempo la memoria dell’imaginni. Mà
quello scordare non e per arte, essendo per via del tempo, il quale per il corso
naturale apporta oblivione. Il Mó lco rifiutando molti mod'jftimache balli
il tralalciar il pea fiero dell’imagini; perche così vanno in oblivione.
Mi, chi non s'accorge che quello eaiuto piu tolto di natura, per via
del tempo; che regola d'arte PIo tralafciando quelli aiuti nali, che sono
manifelli: fa raccolta d’alcuni aiuti artificiali, li quali congiunti
insieme, porgeràno facilità all’oblivione. Li quali aiuti e modi, lon
nftretti nell’ifralcritti Capiò Regole, Primo, avendo recitate, e udendo
mandar in oblivione l’imagini; òdi giorno con gl’occhi chiusi, ò di notte
fra le tenebre, lì uadi colla mente girando per tutti li luoghi ideati con
invaginarci un’olcurisfuna tenebra notturna, che cuopra tutti i luoghi, e
cosi procedendo, e retrocedendo piu volte colla mente, e non vedendoci
imagini facilmente suamfee ogni figura. Secondo, si vadi correndo per
tutti li luoghi colla mente, dritto, à roverso, e si contemplino vacuoi e
nudi, tali quali la prima volta senza alcuna imagine turno formati, e quello
di? Icorlò fi facci più volte. Se le peritine tacili luoghi sono
llabili, si riucggtó no colla mente per ogni verlo più volte, e si
contemplino nel modo come prima ui furo llabiIite, col capochino, colle
braccia pendenti, e senza imagini aggiunte. Si come il pittore ingclfa e
di di bianco alle pitture, per cancellarle; così noi con colori polli sopra l’imigini
possiamo cancellarle. E quelli colori, o sia il bianco o’l verde, o’l
nero; imaginando sopra li luoghi, tende biantche, o lenzuoli verdi, o panni
neri, condiscorrer più uolc«, per li luoghi, con tal velo di colori. E lì
poflono ancora imaginare gtnare li fuòchi, pieni, che virtute u po fu
e re Dii fudore parandam. Alla qual arte le voi con patienza uigilia e timor di
Dio atttenderete; avendo per metodo quello mio trattato, mi rendo certo, che voi
nufciretc pierauigliofi nell’uso StclTercirto della memoria, col
favor del divino nostro signore, alli cui piedi, e della sua Clvefi santa
catholica e apostolica romana gitto me'ltellb, e lòttopongo ogni mio detco e
scritto, ora e sempre. Nome compiuto: Filippo Gesualdo di Lia. Keywords:
implicature. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Lia.” Lia.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Libanio: la ragione conversazionale e la setta di
Giuliano -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Abstract. Grice: “When Oxford insittuted the 39
articles as part of the matriculation, I opposed on the grounds that a
teen-ager cannot possibly understand them! In this respect, the Romans had it
easier. The Roman religion is very easy to conceive: Jupiter and the top and
the rest follows. This explains why L. found the Roman ‘pagan’ philosophy – with
Jupiter at the top – as ‘not so extravagantly different from’ those who
conceved of a jew – Jesus Christ – as the son of Jehova!” -- Filosofo italiano.
Supports Giuliano in his attempt to revive paganism (a charming letter
survives) – “but he is also a friend and teacher of many Christians, can you
believe it?” – Loeb. Libanio. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Libanio.”
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; Grice e Liberale: la ragione conversazionale al portico romano -- Roma
– filosofia italiana – Luigi Speranza
(Roma). Abstract. Grice:
“At Oxford, unlike Cambridge, philosophy is a sub-faculty – therefore anything
classical is second nature to us!” -- Filosofo italiano. Not to be confused
with Liberace, he is staying at Lyons (Lugdunum) at the time it was destroyed
by fire. A dear friend of Seneca. L. follows the Porch. In his eulogy, Seneca
declaims: “While he is accustomed to dealing with everyday difficulties, a
catastrophe, unexpected, and of such magnitude,
is more than he could handle.” Nome
compiuto: Ebuzio Liberale. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Liberale.”
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Liberatore:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale dell’ULIVO DELLA
PACE filosofia campanese – scuola di Salerno -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Salerno). Abstract. Grice: “I would call L. a proto-Griceian,
but he probably would not!” -- Grice: “In my talk on meaning to the Oxford
philosophical society, I made fun of Italians using ‘senno,’ a corruption of
‘signum’ but then I realized that they were translating Aristotle’s semein, to
signify!” -- Kewyords: senno. Filosofo italiano. Salerno, Campania. Grice: “One
could write a whole dissertation – especially in Italy: their erudition has no
bounds – about Liberatore’s choice of the sign being conventional, ‘ramo
d’olivo’ = pace. It’s so obscure! Aeneas held one, against the Phyrgians – but
did the Phyrgians know? And if Mars is often represented wearing an olive
wreath, one would not think there is a ‘patto’ between Aeneas and the Phyrgian
commander about that!” Grice: “I like
Liberatore – a systematic philosopher, as I am! His logic has the expected
discussion on ‘sign.’ A conventional sign he says is a branch of olive
‘signifying’ peace – as opposed to smoke naturally meaning fire – As a
footnote, one should note that in Noah’s days, the signification of the dove
was ALSO natural – although not strictly ‘factive’ – but then not ALL smoke (e.
g. dry ice smoke) signifies fire, as every actor knows!” “Ma
il difetto molto comune degl’economisti è il mancare di giuste idee
filosofiche, e con ciò non ostante voler sovente filosofare.” Entra nel collegio
dei gesuiti di Napoli e chiede di far parte della Compagnia di Gesù. Insegna
filosofia. Fonda a Napoli “La Scienza e la Fede” con lo scopo di criticare le
nuove idee del razionalismo, dell'idealismo e del liberalismo, dalle pagine del
quale venne sostenuta una strenua battaglia in favore del brigantaggio,
interpretato come movimento politico contrario all'unità d'Italia, ovvero:
"La cagione del brigantaggio è politica, cioè l'odio al nuovo
governo". Fonda “La Civiltà” per diffondere AQUINO. Uno degl’estensori
dell'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. Studia Aquino. Pubblica “Corso di
filosofia”. Membro dell'Accademia Romana,. Combatté il razionalismo e
l'ontologismo, così come le idee di SERBATI. Sostenne che il brigantaggio e
la legittima resistenza di un popolo a una conquista non solo territoriale, ma
soprattutto ideologica. Difensore dei diritti della chiesa e studioso dei
problemi della vita cristiana, delle relazioni tra chiesa e stato, tra la
morale e la vita sociale. I filosofi della sua scuola mettono in evidenza
a acutezza dei giudizi, la forza degli argomenti, la sequenza logica del
pensiero, la stretta osservazione dei fatti, la conoscenza dell'uomo e del
mondo, la semplicità ed eleganza dello stile. All'inizio professore e
giudicato da molti nella Chiesa cattolica il più grande filosofo dei suoi
tempi. Si ritenene che vive santamente, e si scorge in lui un profondo spirito
religioso. Considerato uno dei precursori del personalismo economico.
Altri saggi: “Logica, metafisica, etica e diritto naturale, e in
particolare: “Dialoghi filosofici” (Napoli); “Institutiones logicae et metaphysicae”
(Napoli);“Theses ex metaphysica selectae quas suscipit propugnandas Franciscus
Pirenzio in collegio neapolitano S. J. ab. divi Sebastiani Quinto” (Napoli); “Dialogo
sopra l'origine delle idee” (Napoli); “Il panteismo trascendentale: dialogo” (Napoli);
“Il Progresso: dialogo filosofico” (Genova); “Ethicae et juris naturae elementa”
(Napoli); “Elementi di filosofia” (Napoli); “Institutiones philosophicae” (Napoli);
“Della conoscenza intellettuale” (Napoli); “Compendium logicae et metaphysicae”
(Roma); “Sopra la teoria scolastica della composizione sostanziale dei corpi” (Roma);
“Risposta ad una lettera sopra la teoria scolastica della composizione sostanziale
dei corpi” (Roma); “Dell'uomo” (Roma); “La Filosofia di ALIGHIERI”; In Omaggio
a Aligh. dei Cattolici ital. (Roma); “Ethica et ius naturae” (Roma, Typis
civilitatis catholicae); “Lo stato italiano” (Napoli, Real tipografia Giannini);
“Della composizione sostanziale dei corpi” (Napoli, Giannini); “L'auto-crazia dell'ente”
(Napoli); “Degl’universali -- confutazione della filosofia di Serbati” (Roma);
“Principii di economia politica” (Roma, Befani); “La proposta dell'imperatore
germanico di un accordo internazionale in favore degl’operai”; “Le associazioni
operaie”; “Dell'intervenzione governativa nel regolamento del lavoro”; “L'Enciclica
Rerum Novarum di Leone XIII”; “De conditione opificium”; “La civiltà cattolica
spiega nei dettagli il clima di "difesa" in cui la chiesa si sente. Il
ritorno ad Aquino dov’essere orientato alle sue dottrine originarie. Convinto
che dopo di lui ben poco di nuovo ha prodotto il pensiero umano. Brigantaggio. Legittima difesa del Sud. Gli
articoli della "Civiltà Cattolica" introduzione di Turco (Napoli, Giglio); “Per
l'atteggiamento arroccato in difesa della Chiesa vedi ad esempio Sillabo # La
"cupa scia" del Sillabo
Nardini, Manca di verità e si oppone ad AQUINO la soluzione di un alto
problema metafisico abbracciata da L.” (Roma, Pallotta); “Lettere edificanti
della provincia napoletana della Compagnia di Gesù, in La Civiltà cattolica, Civiltà
cattolica:, antologia Rosa, [ma San Giovanni Valdarno] ad ind.; G.
Mellinato, Carteggio inedito L. Cornoldi in lotta per la filosofia di Aquino (Roma,
Volpe, I gesuiti nel Napoletano, Napoli, Dezza, Alle origini del tomismo,
Milano, Devizzi, La critica all'ontologismo, Rivista di filosofia neo-scolastica,
Mirabella, Il pensiero politico di ed il suo contributo ai rapporti tra Chiesa
e Stato, Milano, Scaduto, Il pensiero politico ed il contributo ai rapporti tra
la Chiesa e lo Stato, in Archivum historicum Societatis Iesu, Serbati, Roma G. Rosa,
Storia del movimento cattolico in Italia, Bari ad ind.; Lombardi, La Civiltà
cattolica e la stesura della "Rerum novarum". Nuovi documenti sul
contributo, La Civiltà cattolica, Dante, Storia della "Civiltà cattolica",
Roma Nomenclator literarius theologiae catholicae, Grande antologia filosofica, Milano, C. Curci,
Compagnia di Gesù La Civiltà Cattolica Rerum Novarum Treccani Enciclopedie on
line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana.Dizionario biografico degli italiani, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana., presentazione del libro su La Civiltà Cattolica e
il brigantaggio. Segno – SENNO -- è generalmente tutto ciò che, alla potenza
conoscitiva, ra-ppresenta alcuna cosa da se distinta. Perciò tal denominazione
ben si addice al concetto il quale esprime al vivo e ra-ppresenta alla mente
l'obbietto intorno a cui si aggira. Ma il concetto è interno all'animo e per
pale sarsi di fuora ha bisogno di un segno SENNO esterno. Questo segno SEENO
esterno consiste ne' voicaboli, i quali tra tutti i segni ottennero la
preminenza iq.ordine alla manifestazione delle cose, che internamente
concepiamo. Così il termine mentale, cio è il concetto, e d il termine ora le
cioè il vocabolo, convengono tra loro nella generica ragione di segno o SENNO. Ma
si differenziano grandemente nella ragione specifica. Imperocchè, primieramente
il concetto è segno naturale; il vocabolo è segno – O SENNO -- convenzionale. Dicesi
segno naturale quello che di per sè e per sua natura mena alla cognizione di
un'altra cosa -- come il fumo, per esempio, rispetto al fuoco, e generalmente
ogni effetto, riguardo alla CAUSA. Dicesi segno convenzionale quello, che
ARBITRARIAMENTE o PER PATTO vien
destinato a di-notare alcuna cosa; come il ramo d'olivo si ad opera per il termine
orale, benchè prossimamente significhi (E SENNO DI) il concetto, non dimeno
mediante il concetto significa (E SENNO DI) lo stesso oggetto. Anzi, poi chè da
chi parla è ad operato per di-notare il concetto non subbiettivamente ma
obbiettivamente, cioè in quanto è espressione della cosa percepita. Ne segue
che, quanto alla significazione (SENNO), esso si confonde quasi col concetto, dicuiè
come la veste e l'esterna apparizione. E però la logica a buon diritto tratta
per ora ni un vocabolo è di sua natura connesso con un determinato concetto;
e però tanta varietà di loquela si scorge presso le diverse nazioni. Al
contrario, il concetto di per sè e necessariamente rappresenta l'obbietto, essendo
ne una natural rassomiglianza; e però il discorso mentale è lo stesso appo
tutti. Inoltre il concetto è segno formale; il vocabolo è segno (SENNO) istrumentale.
Ad intendere questa differenza, è necessario osservare, che il vocabolo
permenarci alla conoscenza della cosa significata, ha mestieri d'esser prima dạ
noi compreso. E pero appartiene a quel genere di segni (SENNO), a a cui può
applicarsi la seguente definizione. Segno (SENNO) è ciò che, conosciuto, adduce
alla conoscenza di un'altra cosa. Ma del concetto non è così: giacchè esso, senza
bisogno d'esser prima conosciuto, col solo attuare la mente, ci mena alla
conoscenza del l'obbietto, sicchè questo appunto sia il primo ad essere diretta
mente percepito. Ciò di leggieri apparisce, tanto solo che si consideri che il concetto
non può percepirsi, se non per cognizione riflessa e pel ritorno della mente
sopra sè stessa. Laonde quello che si percepisce per prima e diretta
cognizione, non può essere esso concetto, ma necessariamente è una qualche cosa
diversa dal medesimo. A di-notare per tanto una tal differenza, venne
introdotta la distinzione del segno (SENNO) formale e del segno (SENNO) istrumentale.
Viene l'abuso del linguaggio che è il mezzo dato all'uomo per esternare ad
altrui gl’interni concepimenti dell'animo. L'analisi de’ vocaboli è
ordinariamente un grande aiuto allo spirito per rischiarare le idee, merce chè
essi sovente tengon chiusi sotto la loro spoglia. Ma accade altresì che si
arroghino più di quello che loro di ragion si compele, e tentino non di essere
esaminali e giudicali dall'intelletto, ma manciparselo e deltargli legge a capriccio.
Per diverse maniere principalmente i vocaboli introducono falsi concetti
nell'animo. Per la loro ambiguità e confusione, imperocchè ci ha delle voci
d'incerto significato, le quali han bisogno d'esser determinale nel senso in
cui si tolgono, altrimenti ingenerano concetto vago e mal fermo da cui procedon
poi fallaci giudizii. Tale è a cagion d'esempio la voce natura, la quale suol
prender sia d’esprimere or l'essenza di una cosa, or il mondo sensibile; or
l'autore dell'universo, or tull'altro a talento di co foi che l'usa. Parimente
le idee significate pe' vocaboli sovente sono assai complesse e complicate; e
pero ove non bene si risolvano per via d'analisi ne’loro elementi, son cagione che
si formiun assai confuse ed informe concetto. Secondo, tal volta i vocaboli
vengono ad operati a significar mere negazioni o prodotti arbitrarii della
immaginativa, o semplici ASTRAZIONI ell'animo; come la voce “cecità”, “fortuna”,
“centauro”, “località”, e somiglianti. Oravviene che per difetto di debita considerazione
si cada nella credenza ch'esse esprimano cose positive e reali si nell'essere
che nel modo onde sou concepite. I vocaboli delle cose immateriali son formati
d'ordinario per analogia presa dagli obbietti materiali, e quindi avviene che
talora si confondano le une cogl’altri. Ne'nomi derivati sebbene spesso
l'origine e l'etimologia del vocabolo coincide col senso in che comunemente si
prende, tuttavia non rade volte se ne dilunga. Nel qual caso per mancanza di attenzione
può avvenire che l'una coll'altro si scambi. A queste cause può aggiugnersi la novità
de’ vocaboli di che taluni stranamente si piacciono, e l'uso incostante che
fanno di quelli stessi che fuor di ragione introduceno. La filosofia per quanto
può nell'ad operare il linguaggio non deve scostarsi dall’uso comune, nè
cambiare a capriccio il senso delle voci ricevute o da sè stessa una volta
determinate. Una indebita applicazione de’ mezzi di conoscenza è radice mal nal
ad'errore. Accadecia in prima dal non bene distinguere con quali facoltà dove
l'oggetto concepirsi; come a cagion d'esempio in chi con la fantasia vuole comprender
ciò che allrimenti non si può che con l'intelletto. Dippiù si bada talora più
alla vivacità e felicità della RAPPRESENTANZA, che alla fermezza del motivo che
spinge all'assenso. E così le cose che vivacemente e prestamente feriscono
l'animo più di leggieri si ammettono che allre non fornite di questa dote, ma
più salde per forza di argomenti. Inoltre si procede temerariamente a giudizii
senza prima considerare se l'obbietto è debitamente proposto giusta le leggi e
le condizioni volute dalla natura. Quinci le fallacie de’ sensi, lo scambiarsi
per i principii proposizioni arbitrarie, il formare assiomi illegittimi, il dedurre
conseguenze erronee da sofistici ragionamenti. E perciocchè lo schivar questi mali
richiede la conoscenza del dritto cammino che deve tener la mente per le
vie del vero, passiamo a trattar diligentemente questa materia, alla quale
premettiamo il seguente articolo, che ad essa valga come
d'introduzione. Cum animi nostri sensus cogitationesque animo ipso
lateant, nec per sese ceteris patefiant; homo, qui ad societatem cum aliis
coëundam e nascitur, idoneis mediis a provido naturae Auctore instructus est,
ut ideas suas aliis, quibuscum vivit, manifestet. Haec media SIGNA (SENNI) quaedam
sunt. Sic enim nominantur quaecumque ad res alias innuendas sive natura sive VOLVNTATE
sunt INSTITUTA. Omnibus vere signis, quibus conceptus nostros et affectus animi
patefacimus, maximopere vocabula praestant. Etsi enim suspiria, gemitus, nutus,
sensa animi nostri significent; minime tamen id efficiunt eadem facilitate,
perspicuitate, distinctione ac varietate, quae vocabulorum propria est. Quam
quam non diffitear gestuum loquelam, si vivax sit, vehementius commovere,
propterea quod imaginationem vividius feriat, et rem veluti ponat ob oculos.
Vocabulum definiri potest: vox articulate prolata ad ideam aliquam
significandam. Ex quo intelligitur, ope vocabulorum proxime et immediate
conceptus, vi autem conceptuum ipsa obiecta significari. Ad originem sermonis quod
spectat, nemini dubium est quin, etsi vis loquendi ingenit a nobis sit,
verborum tamen determinatio ab arbitrio generatim pendeat. Secus si quodlibet
determinatum verbum determinatam rem natura sua innueret; qui fieri posset ut
verbum idem apud diversas gentes, quibus certe eadem natura inest, non idem
exprimat? De hoc nulla est controversia; at quaestio in eo est utrum absolutae
necessitatis fuerit ut sermo aliquis primis hominibus a Deo communicaretur, an
homo sermocinandi tantum virtute ornatus sermonem ipse repererit vel saltem
reperire potuerit. Qua de re in contrarias sententias FILOSOFI distrahuntur. Non
nulli enim non modo possibilitatem, sed factum etiam tuentur, atque hominem
sermone destitutum sermonis auctorem fuisse autumant. Alii id neutiquam evenire
potuisse arbitrantur, cum sermo sine usu intelligentiae. efforinari nequeat, et
ad usum intelligentiae sermonem necessarium esse putent. Equidem sic existimo: ad
absolutam possibilitatem quod at tinet, hominem per se potuisse ex insita
propensione et facultate loquendi, quam accepit, determinatum sensum vocibus
quibus dam tribuere, et sic sponte sua efformare sermonem. Quid enim
repugnasset ut homo rem sensibus occurrentem nutu aliquo com mopstraret aliis,
atque ex innata vi loquendi sonum syllabis quibusdam distinctum proferret et ad
commonstratam rem significandam libere determinaret. Expressis autem rebus
sensibilibus, ad insensibiles significandas gradatim pervenire impossibile sane
non erat; cum ad has exprimendas nomina quaedam ex rebus materialibus,
propter analogiam, quam homo inter utrasque per spicit, transferri facile
potuissent. At si non de
absoluta et abstracta possibilitate, sed de facto loquimur, rem aliter
contigisse certum est. Nam ex sacris
litteris indubie colligimus elementa sermonis primo homini a Deo tributa esse,
quantum saltem sufficeret ad domesticam societatem, in qua ille conditus est,
retinendam. Cuius rei congruentia vel inde patet, quod si, ut supra dictum est,
ad divinam pertinuit providentiam opportuna scientia instruere protoparen tem;
hoc multo magis de usu sermonis dicendum sit,cuius longe maior necessitas
imminebat. An sapienter cogitari poterit totius generis humani parens et
magister, qui quasi principium et fun damentum constituebatur futurae
societatis civilis et sacrae, sine actuali copia illorum mediorum, quae ad
munus hoc adimplen dum tantopere requirebantur. Accedit, quod eruditorum
vestigationes, qui de origine linguarum tractarunt, huc tandem concludendo
devenerunt, ut omnes linguae tamquam dialecti linguae cuiusdam primitivae, quae
perierit, habendae sint. At si sermo inventio esset humana, singulae familiae,
quae diversis populis originem dederunt, linguam sibi omnino propriam atque ab
aliis radicitus discrepantem creavissent. De utilitate vero, quam ex sermone
pro rerum intelligentia mens capit, permulta fabulati sunt FILOSOFI quidam, in
primisque Condillachius. Putarunt enim illum esse necessarium ad analysim et
synthesim idearum habendam, nec sine ipso ideas generales efformari posse. Quin
etiam eo progressi sunt, ut dicerent ipsam intelligentiam non nisi ex usu
loquelae progigni. At enim haec esse ridicula optimus quisque iudicabit, modo
cogitet non posse loquendi usum concipi nisi iam antea intelligentia sub audiatur.
Non enim quia loquimur intelligimus, sed viceversa quia intelligimus loquimur.
Unde bruta, quia intelligentia carent, id circo loquendi facultate privantur.
Quod si intelligentia e sermone non pendet, poterit illa quidem suis uti
viribus ad ideas sive dividendas sive componendas sive etiam abstrahendas, quin
id circo sermo velut causa aut instrumentum adhibeatur. Sed de hac refusius
erit in Metaphysica disputandum. Vera igitur emolumenta sermonis his
continentur. Prae terquam quod ad ideas communicandas inserviat, ac proinde ve
luti vinculum sit societatis; intellectui subvenit, quatenus loco phantasmatum
verba ut signa sensibilia in imaginatione substituit. Memoriae opitulatur ad
ideas semel habitas revocandas. Mentis attentionem figit detinetque in obiecto,
quod exprimit, quae secus ad alia contemplanda statim raperetur. Mentis
opificia conservat, efficitque, ut illa postquam contemplationis suae partus
vocabulis scriptura exaratis ad retinen dum tradiderit, soluta curis ad nova
speculanda impune progredi possit. Hae potissimum utilitates e sermone in
hominem proficiscuntur; ceterae, quae a nonnullis nimium exaggerantur, sine
fundamento ponuntur, et animo humano sunt dedecori. Denique ad dotes loquendi
quod attinet, sermo sit perspicuus, usitatus, brevis; non ea tamen brevitate, qua
obscurior sententia fiat; sed ea, quam rite descripsit Tullius CICERONE, ubi
inquit brevitatem appellanda messe cum verbum nullum redundat, velcum tantum
verborum est, quantum necesse est 1. ANTICHITÀ PER L'INTELLIGENZA
DELL'ISTORIA ROMANA E DEI FILOSOFI LATINI DELL'ABATE DECLAUSTRE Wwwna IN
VENEZIA CO'TORCHI DI GIUSEPPE MOLINARI MITOLOGICHE SLIEHE HE KOS
WIEN HOFBIBLION KA 1 eeeeeeeeexe
erele cele ; egli Ateniesi lee ressero delle statue. Ella fu ancora più celebra
ta presso i romani, i quali le innalzarono il più grande ed il più m a goifico tempioche
fosse in Roma. Questo tempia, le cui rovine ed anche una parte delle volte
restano ancora io piedi, fu cominciato da Agrippina, e poscia compiuto da
Vespasiano. Scrive Giuseppe, che gl'imperadori VESPASIANO e Tito deposero nel
tempio della pace le ricche spoglie, che aveano levate al tempio di
Gerusalemme. In questa tempio della Pace si adunavano quelli che professavano
le belle arti per disputervi sopra le loro prerogative, acciocchè alla presenza
della dea restasse bandita qualsi voglia asprezza pelle loro dispute. Questotem.
pio fu rovinato da un incendio al tempo dell'imperator COMMODO. Presso i greci la
Pace veniva rappresentata in questa maniera. Una dono aportava sulla mano il dio
Pluto fanciullo. Presso I Romani poi si trova per ordinari o rappresentata la Pace
con un ramo di ulivo PACIFERA. In una Medaglia di Marco Aurelio, Minerva viene
chiamata “pacifera”; e in una di Massimino si legge Marte puciferus, qmegli, o
quella che porta la pace, PACTIA.Suddito dei Persiani, al riferire d'Erodoto,
essendosi ricoperato a Cuma città greca, i Persiani non mancarono di mandare a
di mandarlo, acciocchè loro fosse consegnato nelle mani. I Cumeifo . dea
P Pace. I Greci e di Romani onoravano la Pace come una gran qualche volta colle
ali, tenendo un caduceo, e con un serpente ai piedi, Le danno ancora il cornucopia,
el'ulivo è il simbolo della Pace, e il caduceo è il simbolo del Mercurio Negoziatore,
per additare la negoziazione, da cui n'è seguita la Pace. In una medaglia di
Antonino Pio tiene in una mano un ramo di ulivo, e colla sinistra dà fuoco ad
alcu di scudi,e corazze, j PALAMEDE . Figliuolo di Nauplio re
dell'isola d'Eubea, coman daya gli Eubei nell'assedio di Troja. Vi si fece
molto stimare per la sua prudenza, pel suo coraggio, e de sperienza nell'arte
militare; e dicono che insegnasse ai Greci il formare i battagliopi, e lo
schierarsi. Gli attribuiscono l'invenzione di dar la parola delle sentipeļle, quel
la di molti giuochi, come dei dadi e degli scacchi, per servire di trat
tenimento ugualmente all'ufficiale e al soldato nella noja di up lungo
assedio. ΡΑ1CHE tott an que 9 be 8Q CO 32 ti 8 $1 AL sto fu çerp ip contapepte
ricercare l'oracolo de’ Branchidi, per sapere come doveano contenersi; el'oracolo
rispose, che lo consegnassero. Aristodico, uno dei principali della città, il quale
non era di questo parere, ottenne col suo credito, che si mandasse un' altra
volta ad interrogare l'oracolo, ed egli stesso si fece mettere nel numero dei deputati.
L'oracolo non diede altra risposta, che quella avea data prima. Poco sod
disfatto Aristodico, penso nel passeggi. The branch of ‘ulivo’ is represented
in the reverse of a coin of Antonius Pius --. Matteo Liberatore. “Segno e cio
che, conosciuto, adduce alla conosence di un’altra cosa” – cf. Eco’s tesi su
Aquino. Nome compiuto: Liberatore. Keywords: implicatura. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Liberatore” – The Swimming-Pool Library. Liberatore.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Licenzio: la ragione conversazionale e il filosofo poeta
– Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Abstract. Grice: “Agostino was not an Italian, but an
African – his friends, however, like Licenzio, were Italian thoroughbreds – and
he discussed philosophy with them quite often! – except when he was
meditating!’ Filosofo italiano. – A pupil of Agostino. L. achieves a reputation
of a poet. Licenzio. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Licenzio.”
Luigi Speranza – GRICE
ITALO! GRICE LIGURE!; ossia, Grice e Liceti: la ragione conversazionale e
l’implicatura conversazionale – filosofia ligure – l scuola di Rapallo --
filosofia italiana – Luigi Speranza
(Rapallo). Abstract. Grice:
“We don’t have anything like Liceti and Oxford, but I wouldn’t be surprised if
some English – and indeed Oxonian – philosopher found his philosophy
inspiring!” Fortunio Liceti was a prominent Italian philosopher known for his
wide-ranging publications. It is HIGHLY probable that his writings reached
England and were available at Oxford during the 17th century. The
Bodleian library was a significant reporisitory of knowledge, attracting
scholars from across Europe. During the 17th century, it receivd
numerous gifts of books and mnuscripts, including from individuals like the
Earl of Pembroke, Sir Kenelm Digby, and Archbihop William Laud. This suggests a
welcoming environment for acquiring foreign scholarly orks. Wile Liceti isn’t
explicitly mentioned in the context of the Ashmole collection – focused on
English political-theological controversy and the history of science – Licet’s
works on topics like anatomy, monstruous births, and light, could have easily
found a place in the general library collection or in the personal libraies of
Oxford scholars interested in those subjects. Liceti’s s research spanned
various fields, from genetics and reproduction to gems and animals. This broad
appeal could have made his works interesting to a wide range of academics at
Oxford. A catalog record from the British Museum library, referring to Licet’s
‘De Lucernis antiquorum recondites libb. sex’ indicates his writings were
present in at least one significant English library. While the provided
snippets do not offer definite proof of L’s writing being explicitly listed in
Oxford library cataloues during the 17th century, the context of the
Bodleian library’s collection growth and the intellectual environment of the
time make it highly probably. The presence of at least one of his works in
another major British library further strengthens this likelihood. To
definitely confirm the presence of Liceti’s works at Oxford, a detailed
examination of the Bodleian library’s acquisitions records and the library
catalogues of ndividual Oxford collleges from the 17th centry would
be necessary.” Filosofo italiano. Rapallo, Liguria. Grice: “Liceti is a
fascinating philosopher; must say my favourite of his oeuvre is “Geroglifici,”
which as he knows it’s a coded message – the old Egyptian priests kept this
‘figurata’ away from the plebs!” – Grice: “Alice once wondered what the good of
a piece of philosophy is without ‘illustrations;’ surely Liceti’s beats them
all!” L. does not engage in a theory of language as communication alla Grice. Rather,
more philosophically, L. develops a ‘semiology’ of nature. L.’s work repurposes
the concept of the "sign" from a religious omen to, alla Grice, a bio-logical
indicator. PIROT Expresses that he is in pain to CO-PIROT. Theory of the
Sign (Natural Semiology) L.’s engagement with the concept of a sign is primarily
through teratology—the study of biological abnormalities or
"monsters". Rejection of Portents: Traditionally, a "monster"
– cf. Grice, bete noire -- is seen as a divine sign (portents) of God's anger.
L. famously breaks from this, arguing that these beings are not super-natural or
non-natural (alla Grice) warnings but living expressions of nature's truths.
Nature as Artist: L. views nature as an "artist" whose "error"
(this or that monster) is a sign of its ingenuity and ability to adapt to
imperfect matter. Scientific Semiology: L.’s approach is often described as a
"naturalized semiology," where a physical traits – or a behavioural
trait – the gait of that man -- serve as a sign – ‘he is a sailor’ -- that
points to a physiological cause, such as a narrow uterus or placental issues,
rather than a spiritual meaning. Language and Communication While L. does
not write a formal treatise on language as a system of communication, his use
of language was strategically significant: Vernacular vs. Latin. L. occasionally
writes in Italian rather than the traditional Latin (notably in his dialogue La
nobiltà) to challenge Aristotelian authority and emphasise empirical
experience. The "Speaking" Body: In his philosophical dialogues, L.
personifies bodily organs (e.g., the heart, brain, and even testicles),
allowing them to "speak" to debate their own importance. This was
more of a rhetorical device than a theory of communicative linguistics.
In summary, L.'s "sign theory" was an early scientific semiotics used
to decode the physical world and biological "monsters" as natural
phenomena rather than tools of human or divine communication. Allievo ed
erede di CREMONINI (si veda). Nacque
prematuro (6 mesi), venendo alla luce su una nave presa da tempesta lungo le
coste tra Recco e Rapallo. Sempre secondo la tradizione orale suo padre, un
medicoo, lo mise in una scatola di cotone dentro un forno, come si fa per far
schiudere le uova, inventando così il prototipo della moderna incubatrice. Dopo
aver compiuto i primi studi letterari a Rapallo, venne inviato a Bologna per
compiere e approfondire gli studi legati alla FILOSOFIA. Insegna a Pisa.
Padova, e Bologna. Ascritto ai “Ricovrati”
(oggi i galileii – degl’Accademia Galileiana di scienze, lettere ed
arti. Quando comparve in cielo una
cometa, si riaccese una controversia analoga a quella suscitata dalla stella
nova ma questa volta le difese della
teoria aristotelica furono assunte da L. ed il compito di attaccarla, partito
ormai GALILEI (si veda), e assunto dal suo successore sulla cattedra di
matematica, GLORIOSI, che se la prese appunto con L.. Questi risponde
pubblicando un suo De novis astris et cometis, in cui, oltre a difendere il
LIZIO, critica scienziati, tra i quali anche GALILEI, ma con espressioni molto
rispettose e lusinghiere. A questo saggio GALILEI fa rispondere dal suo amico
GIUDICCI col Discorso sulle comete. Srive saggi di filosofia, tra le quali “De
monstruorum causis, natura et differentiis”,
(Padova), con aggiunte di Blaes, nei quali riprese le soluzioni del
LIZIO sul problema delle anomalie genetiche, e “De spontaneo viventium ortu”
nei quali sostenne la generazione spontanea degl’animali inferiori. Altri saggi importanti per la ricerca sono
“De lucernis antiquorum reconditis” apprezzato da Berigardo, e la “Silloge
Hieroglyphica, sive antiqua schemata gemmarum anularium.” Tratta inoltre la
questione dell'anima delle bestie nel “De feriis altricis animae nemeseticae
disputationes.” I suoi saggi sono chiaramente ispirate al LIZIO, in particolare
gli studi sul problema della generazione vivente e sul cosmo, entrando talvolta
in contrasto con GALILEI, specialmente per quanto riguarda la struttura dei
cieli e della Luna, che L. considera una sfera perfetta e trasparente la cui
luminosità non e un riflesso della luce solare, ma veniva generata al suo
interno. Al centro di questo dissenso cosmologico, c'e, infatti, il tentativo
di spiegare il fenomeno luminescente della pietra di Bologna, che L. considera
un frammento di materia lunare. Alcuni saggi di L. rimasero inediti a causa
delle ampie discussioni riportate sulle novità astronomiche. Nella congerie
immensa dei suoi saggi e commenti va notata la difesa della pietas d'Aristotele;
quella pietas così vivacemente messa in forse alcuni anni più tardi dal
platonicissimo cappuccino Valeriano Magno, che taccia d'a-teismo il sistema
dello Stagirita. L. invece disserta «de gradu pietatis Aristotelis erga Deum et
homines», e nel saggio sua «Philosophi sententiae plurimae, fidelium auditui
durae, salubribus explicationibus emollitae, ad pias aures accommodantur,
illaeso genuino sensu Aristotelis». E ad epigrafe dell'opera sua si compiace
del distico Vulgus Aristotelem gravat impietate, L. Doctorem purgat. Numquid
uterque pius? La città di Padova ed Spinola di Roccaforte rendeno omaggio al
filosofo facendo erigere una statua in marmo scolpita da Rizzi. A Rapallo vi è
dedicata una via. Gli è stato dedicato il cratere “L.” sulla Luna. Altri saggi: “De centro et circumferentia”’
“De regulari motu minimaque parallaxi cometarum caelestium disputationes”Vtini,
Nicola Schiratti, Vicetiae, Amadio, Bolzetta, Encyclopaedia ad aram mysticam
Nonarii Terrigenae, Patavii, Crivellari“ Allegoria peripatetica de generatione,
amicitia, et privatione in aristotelicum aenigma elia lelia crispis. Ad aram
lemniam Dosiadae, poëtae vetustissimi et obscurissimi, encyclopaedia, Paris,
Cottard; Ad Syringam publilianam encyclopaedia, Patauii, Pasquato, Bortolo, “Ad
Epei Securim Encyclopaedia Genuensis FILOSOFI ac medici, Bononiae, Monti, “De
centro et circumferentia, Vtini, Schiratti, “De luminis natura et efficientia,
Vtini, Schiratti, “Litheosphorus, siue De lapide Bononiensi lucem in se
conceptam ab ambiente claro mox in tenebris mire conservante, Vtini, Schiratti, “Ad alas amoris divini a Simmia
Rhodio compactas, Patavii, Crivellari,“De lucidis in sublimi ingenuarum
exercitationum liber, Patauii, Crivellari “De Lunae Sub-obscura Luce prope
coniunctiones, “Hieroglyphica”, Patavii, Sebastiano Sardi, “Hydrologiae
peripateticae disputationes”, Vtini,
Schiratti, Ad syringam a Syracusio compactam et inflatam Encyclopaedia,
Vtini, Schiratti, Baldassarri, La pietra di Bologna da Descartes a Spallanzani.
Sviluppo di un modello scientifico tra curiosità, metodo, analogia, esempio e
prova empirica, Nel nome di Lazzaro. Saggi di storia della scienza e delle
istituzioni scientifiche, Garin, La filosofia, Milano, Vallardi, Questo testo
proviene in parte dalla relativa voce del progetto Mille anni di scienza in
Italia, opera del Museo Galileo. Istituto Museo di Storia della Scienza di
Firenze, Bartholin, Institutiones anatomicae, Lugduni Batavorum, Riolan,
Opuscula anatomica nova, in Id., Opera anatomica, L Pombaiae Parisiorum,
Bartholin, Epistolarum medicinalium centuria Hafniae (lettere); Vesling,
Observationes anatomicae et epistolae, Hafniae, lettere a L.; Dallari, I rotuli
dei lettori legisti e artisti dello STUDIO BOLOGNESE, Bologna ad ind.; Edizione
delle opere di Galilei, Firenze ad
indices; Acta nationis Germanicae artistarum, Rossetti, Padova, ad ind.;
Rossetti, A Gamba, Padova, ad ind.; Giornale della gloriosissima Accademia
Ricovrata, A: verbali delle adunanze, Gamba,
Rossetti, Trieste ad ind.; Salomoni, Urbis Patavinae inscriptions,
Patavii Facciolati, FASTI GYMNASII PATAVINI, Tiraboschi, Storia della
letteratura italiana, Modena, Renan, Averroès et l'averroïsme, Paris Taruffi,
“Storia della teratologia” Bologna, Favaro, Amici e corrispondenti di Galilei,
Gloriosi, in Atti del R. Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Favaro,
Saggio di dello Studio di Padova,
Venezia, Ducceschi, L'epistolario di Severino, Rivista di storia delle scienze
mediche e naturali, Castiglioni, Storia della medicina, Milano, Ducceschi, Un
epistolario inedito di dotti padovani in Atti e memorie della R. Accademia di
scienze lettere ed arti in Padova, Alberti, La prima incubatrice per prematuri,
Minerva medica varia, Boffito, Battaglia di marche tipografiche di Bella e l'ultima memoria scientifica dettata
da Galilei, in La Bibliofilia, Pesce, La iconografia di L., in Genova. Rivista
del Comune, Geymonat, Galilei, Torino, Rossetti, L'opera di L. in un
manoscritto inedito della Biblioteca del Seminario vescovile di Padova, in
Studia Patavina, Bertolaso, Ricerche d'archivio su alcuni aspetti
dell'insegnamento medico presso Padova, in Acta medicae historiae Patavinae,
Ongaro, Contributi alla biografia di Alpini, Tomba, Gli originali di Galileo in
Physis, Ongaro, L'opera di L., in Atti del Congresso di storia della medicina,
Roma, Ongaro, La generazione e il moto del sangue in Liceti, in Castalia,
Rizza, Peiresc e l'Italia, Torino Simili, Una dedica autografa di Galilei a L.
e il clima delle loro concezioni scientifiche e relazioni epistolari, in
Galileo nella storia e nella filosofia della scienza. Atti del Symposium
internazionale, Firenze-Pisa, Firenze Mirandola, Naudé a Padova. Contributo
allo studio del mito italiano, in Lettere italiane, Castellani, Marangio, I
problemi della scienza nel carteggio con Galilei, Bollettino di storia della
filosofia dell'Università degli studi di Lecce, Marilena Marangio, La disputa
sul centro dell'universo nel "De Terra" di L., Soppelsa, Genesi del
metodo galileiano e tramonto dell'aristotelismo nella Scuola di Padova, Padova,
Agosto et al., Rapallo, Berti, Galileo e l'aristotelismo patavino del suo
tempo, in Studia Patavina, Ongaro, Atomismo e aristotelismo nel pensiero
medico-biologico di L., in Scienza e cultura, Galilei e Morgagni, Padova.
Brizzolara, Per una storia degli studi antiquari in Studi e memorie per la
storia dell'Bologna, nZanca, L. e la scienza dei mostri in Europa, in Atti del
Congresso della Società italiana di storia della medicina, Padova, Trieste,
Padova Re, "De lucernis antiquorum reconditis": il capolavoro
calcografico di Schiratti, in Ce fastu? Lohr, Latin Aristotle commentaries,
Firenze, Basso, erudito ed antiquario, con particolare riguardo agli studi di
sfragistica, in Forum Iulii, Basso, "Fortasse licebit". La marca tipografica
di Schiratti e l'impresa accademica di L., in Quaderni Artisti Cattolici
Ellero, Ongaro, La scoperta del condotto pancreatico, in Scienza e cultura,
Poppi, Il "De caelesti substantia" di Ferchio fra tradizione e
innovazione, in Galileo e la cultura padovana, Santinello, Padova, Kristeller,
Iter Italicum, ad indices. Treccani Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. sapere,
De Agostini, Dizionario biografico degl’italiani, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Ruff. L..
Beerbohm: “Send me a letter; I live in Rapallo.” “How should I address it.”
“Beerbohm, Rapallo” “Do not worry, there is only one Rapallo.” “Vico L., Rapallo” – “Statua a L. da Rizzi, Spinelli
Roccaforte, Padova.xstril. minnstiii UAiTiO Stjftdsb iupon Ratfatia in IV
libros De his, quidiuvi- P uunt fine alimento. P1?- 1 in quo
eaptobatissimisautonbus afferuntur obferuationes eorum, qui vitra biduu . ab
omni obo potuque abftmuere. Abstinentiae vana: intra fepumam diem conclu-
.ffaec. Abfimenu, a iepfmo ad decimum diem extenfj. Abftmentixi decimo ad
vigefiraumdiera protc- fe.cap.£. Abstinentii ad mensem produAfe. Abstinentiae a
primo ad tertium mensem produ-. Ax. c Iehmium populorum Lucomonae ad quinque me
des quotannis mire productum. Abstinentia Oftimeftns in muliete Patavina.
Abstinentia pueli Tufer ad feitumdec unum- Spiritus non aliaere. Aerem in mitto
vivente non ali aere intrinlecus quoraodocunqucattra Ao.lenem in mitto non
abfumerc acrcm. Partes animalis 4 przdommio aereas non ali aere inspirato. nui
Aerem hunc, quem inffiramus, non efle alendo et creari c 'i t. fpintus. Ad
nutricationem metaphoricam non semper cd- sequi veram Rondelctij difficilis
alfertio. Soluuntur argumenta quibus nititur pnor opinio, mensem protradla.
Abstinentix ad II annos produAx. Ablhncntix ad III annos protenf. Historia
puellæ Spirenfis quadriennium abftinen- . tiscap.it. Abftinentt a quarto ad
duodecimum annum de- duAx. Abstinenn vitra duodecim annos longissime pro duA
varia exempla. Abstinenti $ diuturnae incerto temporis spatio adi' mentr.
Difficultatem negotii nos retrahere non debere a proposito. Curante omnia
oporteatnos aliorum dogmata de Chatnxleontcm, ac Viperas non ahaere propol i t
c tpeudere. inqua omnesaliorum opiniones examinand breui catalogo numerantur.
tn quo examinantur sapientum virorum opiniones de natura et caudis tam diu-
turni lciumj. Opinio Argenteoj et aliorum exiftimantiu abstmcntcs nomos nutriri
aere inlpirato. Cancmlcucm et Manucodiatam apud Indos non alucrc.Secunda opmio
Medici Clariflimt ex Augento, Si . M a nardo contendentis abstinentt ncftrosalf
odoribus, fle exhala tione aerem obfidente car Examinatur propofita fcntenua,
&: primum often diturnon elfe in topi acre vaporem, ac cxhalationcm.cap.a».
Exhalationem infpiratam vi calori? humant non pofle cogi in fanguincm.St^
alimentum. Exhalationem non alere 1eiunantcs. Expenditurallata opinio
demonttrando primum Non omne fapidu111 alere. caloris aAionein humorem non elle
conti- nuam ;caqueiugi, nonidco affiduam clfc debe- re nutricationem, cap.i.
intus in animali aereos non efltjfcd igneos. C. J. aimores proprie non
ali.Spmtus in viuenni corpore r,ou nutriri.Odores non alere,quia non funt
miftorum fpccits, prima ratio Arifiotchs aduerfus PITAGORICI c1phcatur.cap.2d.
Secunda ratio Anftotclis LIZIO demonttrans odores n6 alere, quia per coAioncm a
calore non podint ex odoribus excrementa lcgrcgan. Omne genera sed vnicum
ottcnditurj nec ali omnia qiuecu que diffluunt in viufnteA^" reftauritionc
indigent. Acrem ml piratum pon efle miftum, nec adeo ut fit alendo corpori.
Explicantur allata dogmata Galeni de eo quod ctt ipiritus aere nutriri, J.
Alexandri, Nicolai, CICERONE, ac Thcophraflirii- fla confiderantur.de eo, qupd
eft att:m alerem fpiritus,& calorem; et ad A rittotclis, ac Hippo- cratis
ccnfuram rediguntur.tf. Hippocratis afiettio dc triplici alimento illuftra-
tlir Olimpiodori. ic Platonicorum dogma 'de horni mbus acre, ac radijs
folartbus enutritis expendi tur.cap.primo noridari trianutrinientorum trrfs T
Omnealimentum, feuexternum, feuinternumco coqui deberc, coftioneque
aberctementispur- Odorem n aloris ita concoqui non poffe, vcab excrementis
dicatur expurgari quia limplicem, l'eu nutriendo corpori omnino diflimilcm
naturam obtineat, Ab odore vi caloris concoqnenris nec tenue, nec craflum
fegregari excrementum.cap.j». Tertia ratio Arillotelisoftcndcns odorem nonale
requiacoftionea calorenonincraffatur.cajt Quarta ratio, qua Ariftotcles probae
odorem non Ci£,& quandopropemare ambulantes falfura. re fenrianr, et alsarum
faporem quos prope ab- finthii fuccus agitatur. Tertia opimo doitiilimi Co/lii
prxeeptoris exiftf m.mns abflinente» nofttos aqua enutrita» primumofle- Propoli
ta sententia confideratnr, ac Ari ditur ex autorita te Platonis
^Haiqpupoacmrantoins a,lere, ftotehs, Galeni, &Auicennp cap Aquamvi
calorisnoncraflefcere,ideoqu-everH ahftinentemalerc. Pvrauftas non ali
exhalatione illi connmili cremento arugmeri fine ten^ imminutione, o. Plantae
non Canemleucm non ali rore, Manucodiatain rore non pafc1. Argumentum duci non
polle a brutomm alimen- to ad nutrimentum hominis. Quo fcnfu verum fit Quod
ftpit nutrit, Exhalationem acri permiftam efle fapidl t Exhalationem non efle odoriferam, et Allomos
noneffe, quiod oribusnutriantur, quicqurdFici nusfenfcnt. Democritum, Homerum
odonbus vitam libi prorogafle ceu medicamentis, non vt alimentis. Animo
delinquentes odotibus recrearr non ut ali- mentis,fcd vt medicamentis
Hippocratis dogma vulgatum de ctlcir nutncatio Aqua nihil inefle lcntiatur,nec
epota ne per odoratum lUuitratur non poffc in alendi fubflantiam.
effealendocorpori, quianonferaturadmem- Aquam coflione non fienfimile malendo
corpobra nutrimentis dicau. Quinto confirmat Ariftotcles odorem non alere, quia
nonnifi per accidens fertur w fontem ali- menti. Odor effe medicamentum, non
alimentum texta ratione probatur, Ccnfurare fponfionum dcraonftratiombus Antro
telicisab Argcntcnoallatarum. Respondetur ad argumenta, quibbs nititur fenten
fupenor, ac primum oftendirur exhalatione de terra Turgentem non ubique pntfto
fuiffe abftinentibus, nec effe milium, cap.jd. Bxhalationetn odore tciro
afferam efle, lapidam ri,vt decet alimentum cap.do. effe Aquam non effe tale
mtftom/juale oportet ali roentum.capdr. Aquam effe vehiculum alimenti,
alimenniracap.dx. Satisfit rationibus quibus nititut et propterea non aliquot
primoque decernitur cur ablhnentium hu- aquam potarent;
quoniarmadpiocualbeihc,afpm^c3- mido inftauretur huraidum Aqua nec plantas
ali,nec aquatdia. campf.t Arfu.mcnto, Vium non feruartccaalloroirse
pvarbualnoi:mc*alorem vtcon- humorem non efleaquammec aqueum. Aqua non reftmn
quod aqueume corporibus ef- fluxerit.cap.dd. alimento, &cauf carnem, 5tlac;
quxpluatpoftca. AquaexAnflotelcquomodofit obigratia,fi noneffe.Exhalationem a
calore non condenlan. Exhalationem in acre cogi non poffc infanguine Qua
ratione potuerit animalia pluere,ac fpeciatim vitulum, pifces,ranas,atque
lemmer. Hippocratis dogma illuftratur de cxhalatrone ve Solis attrafta ex
animalium corporibus. Rorem non effe vaporem vi caloris c6crctum,ncc alimentum
cicadarum.Mannam non fieri ex vapore vi caloris dentato in aere,nec folam alere
poffc ad Hxbraic mannas difcnmcn.Mei non effe purum rorem concretum, nec tale
quid fine alio nutrimento diu pofle hominem fa ftcrilitatis,& pilobus
affumatur non vere alit adeo ex igno,
Animatu quomodo conftituantnuurtriantur aqua et aqua,vt moucanlur nigonee,ft
vere alimentum. Hippocrati; cui aqua cap. femper ex morbo intermitti funiiiones
vitx: quxue operationis lilio morbum fequatur. cVigelimaquinta opinion
Qucrcetanireferendsab- ilinenttx caudam in petrificationcm partium . ventrisimi,
& nutricatumaliarumexaere,ac odoribus.Expenditurallata lentenda offendendo
longum ieiunium haud ortum ede a pctnficatione par- tium naturahum,& a
nutricatu aliarum cx aere in vlkiabdinente. Soluuntur allatx rationes hanc
opinionem robo- rantes, de dilcriminc inter Ecdafim,ac fom-
num;VinterEcdafimgrauem, acleuema- gcntes.cap.aoo. viralianonaerenutrita,
necalijsvitamcommu- Vigcfimapriraa opinio Podhij afferentis homines diu ab
alrmemo abdincre, anima illorum pec cataphoram,& intendorem fomnum vacante
a proprijsofficijs. cap.ioi. Examinatur, et improbatur opinio decernes ab-
ftincntiam diuturnam abalto,&t_ profundiori fomno prodirc. Refpondctur ad
argumenta de (omni differen- dis, et de longum tempus dormientibus,
Vigefimalecunda opinio Benedilti, Montui, & Mercuriales dicendum caudam
longi iciunij ede condri&ionem cutis, pororumque occlu- fionem quidquain
ecorpore diffluere non per- uri ttentem.cap.2a4. Expenditur allata lententia
demondrando vfum, ac necelficatem alimentorum non ede abfolute indaurationcm
deperditi, fcd m alium finem : nec ita meatus omnes occludi pode,vt nihil ef-
fluat ccorpore.Soluuntur Beucdifli, et Montui radones, oflendendo cur cxlum
alimends non egear; et quo- modo corpora, c quibus nihil effluat, ali vanicade.
Vigefimafcxta opinio decernens abdinantes no- ftrosdiufinecibo,
potuqueviuercviherbx, ac medicamendcuiuldamfamem,fiumquepellen tu. Expenditur
allata fentenda offendendo abdinentesnodros nullius hcrbx, autmcdicamenu vir-
tute adeo longum pruduxideiciumum. Occurntur argumentis allatam fentenuam
corfir- manubus, confiderando naturam herbarum,& pharmacorum fitmem dumque
pellentium Vigclimaicptima opinio ex Valeriola referens caudam
aiuturnxabdinendxin puram confue tudmcm.Expenditur propofita fentenda,
offendendo contuet udinem non patere tam longam abffinentiatrc r. Satisfit rationibus viri Clariffimi,
offendendo qua rarione medicamenta, &venenanonagantin.
aduetos;&quomodofc habeat confuctudo ad cibum, et potum, cap.aaa. Soluuntur
argumenta Quercetani odendendo ab (linentis vilcera naturalia non fuide
petnficata; libri Capita centum Prifatio, inqua& difla dicendis attexuntur,
tam mitti Diftnbuitur viucnrium genus m fuas fpccies fupre Ariftotcli mus.cap.r.
minem Quomodo fe habeant ad alimenta propofira vi- ucntiura fpecies vniucrfim.
cap.z. Semen animalium St in vtero, extra vtrmm . femper viuere fine alimento,
In animalium mortalium genere aurelias, 8r nym phas appellatas nunquam vllo
alimento vri: co. paraturque generatio infefli ex verme cum ge- LIZIO in tex-
pofle Ariflo neratione hominis. Semen plantarum non tota fui vita, fed tamen
fine alimento viuere.Oua diu fine alimento viuere, quamuis non diu peratione
viuere ex definitionibus nflotcle promulgatis, Deducitur hoc ipfum cx tngefimo
De anima. o- animae ab A- fexto fecundi vitam fine alimento viuant. cap.tf
Ligna,fcu ramos,&arboresextra humum totam diu fine Adijcittir his definitio
vira in Tamis exarata propofitam iniermiflionem nis adftruens. naturalibus
nutricatio- alimento viuere. Stirpes terra infixas diu, ac fpeciarim tota fine
alimento viuere pofle. cap.8. Brutorum imperfeftioris naturi plurimas hieme
Ariftotclihocidemplacuiflcin Moralium, primo Magnorum diu fine ali mento viuere
pofle: ac fpeciarim icuinio, &ortu brutorum viucnrium intra ioli- diflimos,
imperuiofquc lapides copertorum.c. Aues quampluresdiu abftmere incolumes, c.ro.
Pifces diuturnam tolerareabftincnriam. cap. Tcrrcftrium brutorum perferorum
plurima tumumagere ieiunium. cap.r Homines diu a cibo,potuque abftincrc
pofle.c.r Quotuplex,quique caufla dc propofito nobis inquirenda fit.
Quotuplex,quiquefitcommunisidea vniuerfa-, lilque forma diuturni abfhncntra. y.
E quibufnam fontibus hauriantur argumenta caufla efficiens urqs abftinentes non
ali confirmantia, Homines in diuturno ieiunio nutriendi Quid.dr' quomodo
radicalis humoris a calore nanem intermittere pofle ratione aninra. Nos
diuabftinctes pofle a nutricatione toto co tf- penitus prohibere peffit.
ponstraiiuociari corporis habita rarione. De differentia originis xt 8. citra
vitfdifpendiuhabitaquoqj ratione caloris.c. jr. iqualitatum mifli, deque
Homines diu pofle nutriendi munere priuari ongtne radicalis humoris.
Differentia cflentu tnum squalitatum eflcntia natiui calonsfliumidique dicalis
explicatur. Pofle diuturnam nos agere vitam citra nutrica- tumex ratione vira,
fcu viuentis totius, quod ex anima et corpore mediante calore conftitui. tur.
Diu intermini pofle nutricationem abhomine ra- propofi- tioneipfiusmct
nutricationis. Diu pofle intermitti funrtionem alendi ratione peramentorum,
miflorumaqualium tcfcunt; a quibus feiungirur aequalitas humoris primigeni;,
Differentia promulgatarum ipecierum hu,, om- natiui mons
quicalorifubditusefledicitur nino ratione fpirituum. Confirmatur diu fine opera
nutneatus viuerepoffe homines dc lententia principium autorum, ac pnmum
Hippocratis, Nutricatione diu intermitti ex decreto Ocian diu nos pofle 3
nutriendi munere penes durationcm. cap Qui fitiqualitas impediens confumptionem
Celfi.c.14, ad aures Galeni ex illuftn fentcnria m opere it lotis ait hu-
natiui, SC humidi radicalis reperiri pofle. . et humoris naturalia Quomo-
ffir.- caloris, I tvi dicendorum ratio, naturaque proponitur. Liber Tertius,
inquoexrei natura difquiruntur caufisephyficx tara longum ieiunium confti-
tuentes, efficientes, conferuantes, terminantes, ac diftinguetcs cum generarim,
tum fpeciarim. fpecies Hominem diutius nutricatione intermittere pof- no- 1 6.
funflio- diutunra huius abftinentii. ' Aequalitatem virium in homine diu
fcruari pofle. de lc de mente LIZIO in
y. problemate prtmit 1 j. diu-
frOionis.aif.j6. LIZIO fuppofuifle,ac potius exprefle 3. Laurentio
nutricationem vira ncceflariam non fe.cap.3p. ef- Idipfum confirmatur ex eodem
Galeno Corrtcli/ fententiam approbante, propofi- Confirmaturhomincmfine aflione
alendi ftercpofle conii- diu de mete Galeni excorni 1 feOionis. t.a'phor.
Operationem virtutis nutririuse in atrophia ex Auicemra fententia. quoque
pnuatum aflionc nutriendi viuere pofle intextuij.hb.i.dc Confirmatur id ipfum
ex eodem tu -e1ufdcmoperis. Nutricationem inviuente intermitti ho- anima.
teleautorein yltimo problemate dteimtt fOiorir. Confirmatur hominem
pofleabfquenuiricndi dccreuif- fe viuentia funflionem alendi poffeintcruutte-
re, quod ena notauit Auerroes s.dcan. Marcello nutricationem in viucntibus
pofle. intermica Colligitur forma, 8 idea vniuerfaJit abftincnrra noftrum
iciunantium. Quptuplex,qu*qile fit vniuerialis riuo confumpeionem. Quotuplex
efle pofllt qualitas in mifto. ?. tarum; ra Difcrimen trium earundem xqualitatum
ratione leuradicah. squalitas quantitatis diferera; vnde mnumcry fpecies moris
radicalis a calore nanuo. Æqualitatem caloris quoad virtutis in homine inter-
teinno- caloris Quomodo aequalitas virium caloris natiui, er fe fitim procreent
Vt allinentis per fe non refrigeretur vlla ratione-, calor nauuus.Anflotclis
difficilis locus explicatur de refrigerio calor.s ab alimento.Galeno nem
alimentum non refrigerare calortm natiumn, nili per accidens, fed per fcilluin
au- gere. Vtalimentis augeatur caloris innati gradus, feu
qualitas;nonfolamateriacalida exercitatio ; cumdortilfimo Fcrnelio. do. Vt
alimentis non pofiit caloris virtus mtfdi abfq; Vt verne melerei de ventrtenld,
inteftinis f» gant alimentum non expertato fine cortioms. Vt folia, ttores,
frurtus, et femina plantarum pars tes vere non fint, fed excrementa
potius, Vt cx co, ouod oua,& femina
citra nutricatum vi uant,colligere polfimus perferta quoque anima lia vitam
polle traducere ablquc alimentorum vfu. co quod fubicrta calori materia
augeatur. Vt anima nutriens artum habeat immediatum, et Curnonfintfrequentioresnofiri
abfiinentes, fed proprium, in quo edendo no v tat ur organo cor» porco. Calorem
natiuum in nobis,quin etiam ignis riam- tnamapudnos, non indigerencccllario
humoris,quo vcluti pabulo nutriatur, Cur calor humorem in milio, et in viuentc
prxfertim d:palcatur,& intentum procuret, exercita- tio cum liibtililfiino
Scaligcro. Vttn Ecllali ceffct anima nutriens ab alcndimu- nei4.Vt Ecftafis non
Iit priuatio munerum animi intcl ligeutis, exercitatio cu virodortiliiino, ex
Sca- ligero.dd. Vehementi fiupore^hjsque plurimis de caudis de 1.
Jertabanimopolle omnes nouones, et habitus, c Vtalimentivfusnon
fitadrefiaurationemde per- di ti,fcd ad auocandum calorem a cita conlum- tione
humons: exercitatio cum Magno Al- crto.cCur femen maris in vtero femina:
concipientis no alatur.Vt IcmcnnonIit parsanimati, inquoeff.Vt
ou»iubutntancaliat ammata. Digil qt fit
mK cuerti naturae lr| Calor, definiendo^ non^UfrAr.Vt calor iniitus
igneo pro| iCrefpondcnscoi cum femetipfo coUlgaturitluod
vcgcticficak.re,&hieme tiamehushabeant. aa,.:j) mi Ha.t.gMUlCi fsklJlli
l"v'i fcwnq..4,..V«m .t {}.{ioli 1. :S utrori'' 1 1 ) r tluf. tvi. 11 . 5
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r4 .1 a» c ii t.ojSjva nm.iinhijjafc. Btiftt remtr.il buUma ttiu^ bi' iV. min vituentCe fiuniftionecs UDt inirn^»
marica Mntehumorem abfumert.dicatur. BnOoniidoaw» rf.u.
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wuiMe''•{! a.l8-t. aavttt '»wj.iW'i'i :.!.wtvers qiRt . J.vrf>u.*-c tiVa
humorem \ .s-u.-ue. K.,i .1 i/.XIA'VtrQ\i,' "i'l 9\a.1r’.av.iii.pi iA.ivr1
As.ftla,i),at;yi juajm.ih. i1riumdicaviipfuiacunfuaitre Yalcat.0^.1^Awimtar UiAnti«naV.v,?y..«ri*a:
Trium Cupidinum; Voluptuofum tyranni demin Animæ facultas, concupiscibilisvtin
anima vin Amotescur Alatifingantur. Cur Amores Nudifingantur. De
Amoristergemini pulchritudine. Amor curnoncæcus inSchemate fidus. sa,
gercnsincacumine volucrem, et caueam De fructuarboris sapientiæ, nostroinSchema
Inter.viros altafapientiaprestantes, efequi nonvocedocerefintapts, fedtantum,
Schema Gemme. Sapientium,sciendi cupidos edocere valentium,
tresesseclasses.Coruicumviro fapientiæ scriptore detegitur analogia. Schematis
Amorumtrium explicatio Medica. Devolumine Mufices, invnguibus Coruimy ab
Alciato, consideracur. Schema Gemma. Explicatio viri eruditi de Amore nocturnas
Amoris origo mirabilis; a Platone polica,de Defrondibus Aoribus
hwnanæsapientiæ. claratur. Amor voluptuolus veergabellicum, et litera Amor
fapiêtiæcúrnuduse fictus. Decer gemina significatione ftellæ prælucen. Amor
sapientiæ curalatus, et quænam finteius cisin Schemate poni caput
viripsallentis. Alæ. Quomodo fapientiæsymbolumsitarboranno Amoris
Emblemanoftroperfimile, propofitum voce tantumodo docere valeant. Schema primç
Gemma. De arboris in Schemate piata coinparatione 16 busomnibus, modo fcriptis.
geminos Amoresprobaspassomexercere, çatirascibilem, et rationalem, Amor cur a
veteribus Diuinitatc donatus, Explicatio Schematis ab incerto propolica
consideratur. Yeiundas. Depriscis Anularium Gemmarum Sche maribus cxplicandis.
Amor sapientiæcur, præteralas,adhibearetiam brachiamanusque geminas,
quibusfuniculo riuin impcriolam tyrannidem exerceat. Sapientiam apprehendi ab
Animo Doctrinę Humanus animus crga sapientiam cur se habeat sermone vocali
discendi cupidos crudi. ente :primumque de biformis inferoa parte
fticicanentis, repræsentat (1.. Inter viros dostos inueniri, qui non fcriptis
Amor sapientiæ cureffictusingemma puellus Supremamonftriparshunana declaratur.
Vt Amor pusio,corporepusilo imocens, arq;moribusfimplex gallum referente.
Pientia comparatur. ad arborem scientiæ boni et malı, dudum a De fru&u
arboris scientiæ boni et mali, primæ uæ in Paradiso cantilenas ad amicam
personante perpen duplicisecollarinaltum. Responsio de Veterum Gemmarum ex-
Demagnoconatu, ingentiquelabore, quofa plicationcadcunda. Amoris differentiæ
tres cxplicatæ. Cur Amores ætate pueri fingantur a veteri sedulalectione,
acintenta Aufcultatione. Schema Gemme. ditur. Propria proponitur explicatiode
viro fapien. Amor fapientiæ curingem mafi Ausefteffigie DeBarbito,
seulyradigitishumanispulfara pusionis,acinfantis. Deo in Paradiso creatam .
cedelincatæ. Pror Proposito Schemati
comparauraliud Fabij Septentiam Viricl. hocsensusunprám, nocon cundiatoris,
exterminatione confiftere, Schema Gemmę. uenire Schematis imaginibus,
oftendirur. Propria Schematis explicatio prior eft, de Amico veromọitain Amaci
et defunctime. De Armış offendentibus, Heroico Amoribel licodatis in Schema re.
De Cun&ationebellicaper Amoremftantem Proponiturexpofitiopropriadeamorę Ca.
indicata, tofis: cap.xlvi. postulan. Amicum verum inaduerfitate dignofces, cile
fót: vél Tetbydis, aut Veneris Amores:vel Ægyptusludens ditur. Prima cxplicatio
noftra moralis, de formola Peleum, velVencris ad Anchisen delatione,
formofitas, do oscaffo, Şecunda Schematis explicatio, de Amico Pulchra mulier,
permarevitavagarsadare De Amoris bel lici clypeo hieroglyphicum, Cur Amor
istebellicus Pedes,non Equesef, Super incrementa Nili. Amici de funéti memoria
femper in corde confer. raptaproponitur, &adhistoricamfidemrc digitur,
Amoris bellici, ro, qui dignoscitur in aduersa fortuna, Schema Gemma, exarmati,
pendicur. indignacionem.cap.liv. Coniugalis Amor armis offendentibus expolia.
Proprja sententiaproponitur,quæ’est,obocu losooni Schemate noftro proprietares
Amoris irascibilis, fiuemilitaris: primumque de Schema . Gemme. Index
Titulorum, De Amoris bellicivultufæuo, seuero, actan. Explicatio
Schematisacl.Viropropolita, de cumnontoruo,minaçique. De propria significatione
Galeæ incapito dicitiam Matriş-familias. Schema Gemm &. De Amore civili,
qui vocatur Amicitia, vt a tri muliere,quæ nimium extra domum vagans ad
arbitrium,vel eft,vel euadit impudica, yanda;& Amantem non
redamatum,indi- Propria explicatio Gemmæ
proponitur, de gnabundum extinguerequam affectionem, Schema Gemmx .
Triconepulchram Nympham marinam yo, Aliena Viri cl.explicatio,de Amore monftran
lentematq; lubentemcomplecterte, perqs maria ferentc. redamato, syum Amorem
extinguente per Amorem Heroi cummilitiamagisin conferuatio Secundus eruditi
viri sensus explicatur, et ne Ducis, et Exercitus oportune celeris, et cunctantis,
quaminhoftium expenditur, moriam eonseruante, Opinio, dicenshocese
hieroglyphicum Amo Secunda Şchematis explicatio, de Amantenon ris
concupiscibilis per visam negociofam corpore milicis generatim. De Amoris belli
ciceleritace, perAlaşindica- CupidineindigneferenteSibifpiculanegari a
Venere,proponitur et expenditur, filius in Schemate noftræ Gemmulæ, IN
SchemąGemma Smithi anaexplicatiode Nereideper falum Amicus vs que ad Aram Amico
illicila busantea declaratis, Concupiscibili, Ra. Secunda explication fabulofa,
vel Tethydisadrionali, et irascibili contradistinguitur. Opinio ponons hoc esse
symbolum Amorisvo- Terrinexplicatio physicade Ægyprolafciui luptuosi,
expenditur, entesuperincrementa Nilio Rapina puellas dealiasrespulchras exponit
Propria declaratio prima de Amico vsque ad Aras., Fur et pudica Maire-
familias. piugali, exarmatospiculisoffensjonisperpu bitrium, velimpudicaeft,
velimpudicafa. equo marinoveda, proponitur, et cxpene Sententia virieruditide
puella vere a Tritong tccun&ashumanasr esessevanas, proponi- Secunda
cxplicatio,deTijroneraptāpuellam tur, et explicatur primosensu
noftratélubvndasasportāte, Tertia Capicum Operis. Tertia moralis eft
explicatio, depiratis,acpræ- Deoratione Mentalisubhieroglyphiconudæ mortali.
Propria Schematisexplicatio, declarans spe tem et faciem interga versa in,cumligneum scipionem.
cDe forma templi Delphici in Schemate. De consulentis Delphicum oraculum baculo, Mundi Systema,
partesquevniuerfuminte. grantes, explicantur. ASTV'S DEV DITVR ASTV. In cogniti
viri explicatio indicata ex senis datotibus, aliisquemaritimaclasserapienti-
mulierisgenuflexæ,sedentis, et vicumque busresalicnas. Sententia C l . viri, de primo quadrigarum inuentore
proponitur ac expenditur. Oraculorum Diuinorum propriumest, homini,
deEricthonioaPallade, ceu filiofpurio, et tanquam presentes. Schema Gemma. De
Papauere, simulachrosomni,aquoprima De rupe templo Delphico subiect:. Propria fententia proponitur primumquecal
sumitexordia et inquodimidiumsuædura
giliapatratarum, perenneinin conftantiam. Proprialententiaproponitur, et confirmatur,
impuro proicãobus euentus futuros demonftrare Schema Gemme. Aliena
declaratioproponitur,& explicatur. ciarim arborem in lacus propeod ntem,&
hominis cõsulentisoraculum cumpailijpar De Papilionc, significante breuitatem
humanæ vitæ. De Simulachro in templo Delphico. De Canopo, Deo Aepytiorum,
superante Iouis figura vesitaptum Terræ hieroglyphicũ. OratioVocalisatque
Mentalisvnacon pirantes Pallas nuda ve fignct ignis Elementun . Deum
flectunt,ob efficaciterexorant. Schema xiv, Gemma. De Mercurij ligno, Elementum
Aeris repræ de Detribus orandi modis antiquis: ftatario,ad Beneficij,
velabrutisaccepsi,Deumefegratum remuneratorem geniculato et sedentario. decoreftantis, ambabusmanibus Deocor
offerentis. Deque antiquo more tenendi Pallijmotus in terga declaratur.
Explicatio noftrade Mundi Syftemate,parti tumAquæ.cap.xci. uariælymbolummedium
explicaturdevita Dc Rota,lignantehumanarum actionum, invi. Schema Genoma.
Tionis habet humana vita. De Vrna sepulchrali, ad quam terminantur a&iones
omnes humanæ vitæ mortalis. Schema Gemme. Deum Chaldæorum Ignem, viâorem omnium
aliorum Numinum Gentilitatis. buiqueintegrantibus, proponitur; primum que
Zodiaci declaratur imago, pro toto Cælo.D e oraçione Mentali vereres profanos
egisse. Facici mira versio in tergus explicata. Schema Gemma, corroboratur.
Voca- De Nepturo, repræsentantetotum Elemen D e viribus et proprietatibus
orationis lis, atque Mentalis, Deo
Accendo p orrigen . sentante, Poeta HEROV M FILII NOX £ . autoribus proponitur
et Humana vita eft morsvndique miserysobfella. expenditur. De oratione Vocali,
fignata per mulieremic. miamittam, quædexteralacinian tenet,fini- Schema Gemma,
Explicatio Viri Cl. re&taproponitur, et latius ftraserpentem porrigit. Aras
ab orantibus. Poetabonus, ad Lgraincanerenescius: vel Propria Schemaris explicatio proponitur, de
canere nescio. Secunda Schematis
explicatio depromitur ex pium natura generica, Proserpinæ Schema Schema Gemm
&. ponendis apre
facilequedislidijstum ánimo rum dilceptantium, tum corporca violen:. Noftra
explicatiode Ducisexercituumeripli- Sacrilegus Brenus ad Altaresempli Delphici
ciproprietate. Tertia declaratio nultra de Amoris genitabilis fcibilis et
Rationalis, explicari Schemare. Produnturin Schemate. mortem fibi metipfi
sponte conscisceredebuis, Auroranettens Atheraterris,prouchit oria diem .
Schema Gemma. Aurora diejnuncia, celeriterorbem terrarum circuit. .
tiabelligerantur, setranfuerberat. absolute, frustra laboráns. Hesiodo poeta
bono carmita sua ad lyram adagio veçusto
de viro fruftra laborante. PRINCIPATVS ANIMALIVM, Ducis exercituum
proprietates: Amorisgenitalisimperiosapotestas, G Amoris tres differentia,
Elementa vitalia. imperiosapotestate.
vel Ampli il regna benegubernantur, Explicatio viri Cl. de Principatu
animalium. altronomo Lunæ, liderumque seruante, phasesob- De Ajace semetipsum
interficiente, gladiodu dum ab He&ore sibi donato terramcum
Plutoneraptoremanente,totie dem supracerráapudmatremdegente,my. Num
Sahemapossitintelligi.dam fra&tam supplente,affertur,& expen ditur,
Schema Gemma. De Cererisfilia Proserpina,sexmenses intra Amoris
tresdifferentias,Irascibilis,Concupi Elementa viuentium fcracia,& altricia,
terna Anonymisententiade Decio proponitur et
cxpenditur,obferuatoris hieroglyphicum. Schema Gemme, numpoflicimago
Schematis interprecari.Explicatio fabulosa, seu poetica viri do &i de
Schema Gemme. De Mercurio Canicipite, Regnum Acgyptium optimegubernante, Schema
Gemench. De viribus Sapientiæ, ac Eloquentiæincom. Ajaxfurens, ob Achillis
armfaibi negata, Schema Gemma. De Catone Veicense, semetipfum cõfodiente,
Proponitur explicatio propria,de Brenno, Proditoremnunquamplacereviroforti,
etiam cui sot vtilis prodirio nesati hoftis, Schema Gemm. Explicatiovirido
&ideCicada, citharæchor Pulchra fæcunditas, a terracalore rapta, fex
menfeslater intra terra viscera, totidem. que fupra terram in aere degit, C.
Sapientia, don Eloquentia litigantes, atque pugnantesanimos apsefaciley,
componit. Aftrorum Lunariummotuum et phasium Endymione a Diana ad amato.
Propria Schematis explicari o proponitur d e Gallorum Duce facrilego, qui
semetipsum confecerit ad Aram Apollinis in templo Index Titulorum, thologia
cómunis explicata. Propria explicatio de vegetabilium, feu stir te,
fabulisquerepræsentata, Sapientia, et fortitudine,fagaciqueprudentia De Bruto,
separiter pugione confodiente, Delphico Schema Gemme. De off Au Cæsaris
accipientis caput Pompeij Magni a proditore, qui virum interfecerat, Schema Gemma. Larma. fiueperfona Dramaticum
Poctamoftendit. Sue prijci sacrificabantvbigfingulisfere Dijs
vitaprecellentibus, ta vetusta. AftNo .
Schema Gemma, Schema Gemma. Virtute fortunamsuperari. Dc Qliadrigain
Anulosignatorio PlinijSca cundilunioris,& Rana fignatoria Mecæna eis.
tasmaximoperedecet. Schema Gemme. cultatibusin columem. Martiales virimulierumraptor
esprimi, par: Centauri cuerentis, et fagitcantis tergeminum novelfatuplenum, et
excrinsecusoleolisi. Generofasindoles educaridebereab Heroibus ujoueperundum.
Lætarin eminemo porterefraude; quum et ipse consimili capi valeat. cPropriæ
fententiæ declaratio, devitæconcemAmpli Dominij splendor non ofuseatsidera viro
Virumingenio, probitate, fortitudineque polen? thiuminbono Principe, Magnoque
Mini, Stro,quem taciturnitas atque celeri. sememergeredefawienrisfortunediffi
Gerimis Anulorum insculpiconsucuisse vultus gemina, fugax, dprocax,
mysticerepre. Jenialacalefti Sagittario. Insignium virorum, adillorummemoriam,
cultum, et imitationem. De Hominisin Alinumtransformationeper maleficā libidine
abutentem myfteriumexplicatur,primumquedeScr monishumanidifferentia,&
velocitace. Veterumsaltatio Iudicrasupervtresplenos, et
extrinfecusvnitosexplicaia. Eodem Hieroglyphico denotari humanæ vitæ naturam
fugacem, geminaquc differentia De vererum ludicra (alcationesuper vtrem vi.
Schema Gemms. Personam non attribui PoetæLyrico,vel Epi- Chiron Centaurus,
vtviruina&uofæfimul& contemplatiuæ vitæperitumindicet
adomnia:jeaprecipue Veneriadpuritatem coniugý; dfæcunduarem prolisinNuprijs. Schema Gemma. Furum ex rapto viuentium antiquitus
condi Schema Genome, De SacrificioSuisapudantiquos. Fraudulenti pari
fraudecapiuniør: do Vitecontemplatricisverumacgenuinum hieroglyphicum. Schema
Gemma. Gandium& Mæror viciffomfibifuccedunt. Schema Gemme. Anonymi
sententia perpendicur de Psyche Pyralidisalasbabente, ansit Animesymbo
fomquediffamati. Humani Sermonis ; do bumana vite natura in actuos apariter et incontemplatrice
Schema Gemmt. Furacisrapacitatistypus,& inftrumen. Virorum infignium
imagines Anulis in sculpifo: litas,adeorum memoriam, culium,
Mulierumraptoresprimos,& paffim fuissevi ros bellicolos. imitationem.
Libidinis atque Magia prauapoteftasingens, Schema Gemma, virtutis, et vitijdistinctam,maximeque
libi. dinosam. Cole delle proprium symbolum Dramatici. aprum cducaregenerosa
indolis adolcicencs. De Marlya geminatæ tibiæinucntorc fabula menio
latjusexplicato. Schema Gemme. Schema Gemma. tionesexplicatæ. lum absolute.
Platricisintimis attributis. Atuosa vita prima species Bigisinludorum Alia
Panos explicatio devniuerfo proponitur. Circensium Schemare currentibus
hieroglyphice interpretata. Aftuofa vita secunda species, Moralis&Actiua
lufta Zelotypamulieris indignatio, familjema eft: nuncupata, Quadrigarum
fpectaculomy. ftice representata. Schema Gemme de Equo
Troianoproposita,&expensa: Propria Schematis explicatio primumque Darctis
Phrygij deNaturalicu narratio. piditatesciendi. Virorum Heroica virtute
preftantium vultus Potentiorum præde opulenti: Telluris occupatio apud antiquos
merorieac imitationis ergo Dilly's Cretensis Ephemeridum inuentio communis
receptio. veterum, Achillisi mago qualis, et curin Schemace. vltionem, Bigarum
cursus in stadio H. P. GRICE STAGE -- ve indicet Artificum vitam
effe&ricem. comprehendere fatagientis. Responsio LICETI denneac
formasuisymboli Schema Gemmik. Sophiftaperimitindocius, adoctisinterficitur in
literario mundo. Quadrigarum cursu signariviram Adiuam, Naturalis cupido
sciendiqu. erielatentesrerum præcipueque Milicarem. que Aduerfus
hoftesinbelloiusto,dolis Schema Gemma, expenduntur. cap.cxli. paratur, ac de
singulis tribus censura pro mulgatur. interitus, Schema xlvij. Gemma. pafjem
effigiatos. haberi. a fortioribus: Agraria Legis occafio, do ego Amicitia
cogens ad iustam PerfeisimulacrocurfignaueritAlexander, cur vsiveteresin Numis.
Multiplexænigmatis
explicatio: et primade potentioribus diripientibus aliorum opes. De Anulis,
quos adsignandum habebat Magnus Alexander. Secunda Schematis explicatio
nostra est,de robustioribus,terræ dominium, acpofsef Panos Hieroglyphica,
deSermone, deque Vniuerfo declarata. Tertia
explicatio politica noftra Schematis, de terræ distributionem
ilitibusvi&toribus, per Schema Gemma Platonica Panos explicatio, de
conditionibus, Legem Agrariam, affertur. Quarta Schematis explicatio noftrae
ftphysi. Auctarium. Schema Gemima. ca, de typo Agriculturæ. Hostium donfau
fpecta fempereffedebere.nam. Poetarum et historicorum communisopinio, Veriores
fententiæ deSphinge proponuntur exalijs,cap.cxlij. Tertia sententia PLINIO,
Pausaniæque de Troia Equo proponitur, et allatisanteacom Arcana Numinis, et edifta
Principumnonime telligentem, acnonobferuantemmanet Schemaxlij. Gemme. vis: Agriculturetypus:
Ægyptus: Schema xlvii. Gemma, et PROPIA NATURA SERMONIS HUMANI proponitur.
QuintanoftriSchematis explicacio, de regione fionem fibi occupantibus.
licerarij. inuentis ingenia macerat. Schema Gemme. aqueacviribusvtendum . Aliorum
opiniones de Sphingereferuntur, et Propria Schematis explicatio proponitur de
Troiano Equo secundum senfa poetarum Principum,& nonintelligentesoracula.
Index Titulorum, De Schemate noftri Mercurij Pana fugientem caufas, quibus
inuentiscellat, non Sphinx curinterimat non obseruantesedi et a Ægypti. Postres
i Poftreina Schematis explicatioest, de Amici- . Crucifixi Predicatores,
Pifcatoreshominum: ciæ, ad vindictam injuriarum cxcrcitum. co. Chiorumantiquain
Homerum obseruanti apu Explicatio prima Smethiæ Gemmæ de Crucie c Explicatio
primæ Gemmæ Rhodianæ, rife, Propria Schematis explicario de Mula Thalia rentis
obseruatores cæleftium luminumn proponitur et comprobatur. Curanti quis acerdotes
offerrentali quando la Secunda explicatio Gemmæ, dehomineforcu crificia
Numinisedentes, licibello Cælaris Augusti nata, Belisarja. Afferturgenuina
declaratio Numi Comitis11 Comica lafcime gaudet fermone Thalia: vel Sccunda
nostra Schematis affertur explicatio dia gentium comparari. Salute patratum natomarehumanævitænauigante ventose
chariftie Sacramento.Schema Gemme. ad veritatis imaginem. Felicishominis,feu
formuaritypus, Nawigans cum ventis in V'tre conclusis. culo. gentis,
hieroglyphico, c UniuersalisIudicijtypus: Mirabileconuiuium in Deserto; Viros
fapientes publicismonumentisefe colendos Schema. Numifmatis, Schemą liv, Gemm.
De Smithiana gemma.cap.clxii, Animo pacato sacrificandum et fupplicandum,
Fructuum atque frugum vbertatem concors Schema Gemma. Concordia, et fidedata,
feruataquçmirificam Miles atrocibella fuper ftes in ærum nofam incidit inopiam
fæpiffime duobus piscibus mirifice, Quarta explication Gemmæ, de
Sacrofan&oEu Schema Gemma. cundoadarbitrium,fincracionis guberna blica.cli,
Comparantur Numismati de-Lazara duo ali Numiab Augustino propositi. rá curba in
deserto quinque panibus et explication viri eruditi de Venere, loco, et Cupidi
neproponitur, cap.clv. Schema Gemma, De Amore fơecundante criainferaelementa.
apud homines promoucri bonorum ome niumybercarem, Schemalvý, Gemma Belisarij et
Horatij [ORAZIO] poetæ paupertas, exinfc Fortiondinis audar facinus, pro patrie
næ calamitatisfere çoinpar exprimitur. Digreffiode Cicuræ medicamentis,
&veneno. Mutij Sczuolæ Romani grande facinus et inli- Responsio
deCicutæviribus: et pri mum, cus non habeat vim ex purgandi cor et eucharistia
symbolum. Fixi prædicatoribus hominum piscatoribus. Schema Gemmila luftriss,
loannisde Lazara, De sepulchrorum differentiis et Homericu. Secunda explicatio
Gemmæ, finale iudiciuin mulo, cap,cliii. Poeta Comici, Lyrici uelafciuiori
sactus, Gemma celestium obferuationivacandum animo curis vacuo, quies centeque
corporeprorsus Expendunturalları Schematis imagines, &
sensaViricl.cap.clvi, Aftronomio blernaca, et Aftrologiludicia, vc
exarretieridebcant. cap.clxvii. myftice referentis.Tertia explication Gemmæ,
desaturatainnume de Poerafcu Comico, feulyricolafciua fupidoMaria,Terras
doAeremfæcundans: carmina pangente, cap.clviii, gnis erga Patriam Pictas atquc
fortitudo detegiturinGemma cap.clxi.
pora çiçuræplanta: deque duplici genere Cicutarum, Sale. beat molliendi.
etiamproba, plerumque multum nocet sibi, dum viro coniugi, Cupido au olans a
Psyche fibi non morigera, Amaritudomunuscælitus datumhumanænaty. Ra ad
procreandas multasbonasactiones. Schema lix. Gemma. Quatuor Nouissimorum
explicatio in gemma de mortis memoria, per anulum schematis De
secundonouiffimo, quodeftludicium Dei poftobitum hominum, perperdentis corum
post ludicium luendis a vita de f u n et is per perenni poft obitum, aut
purgationem in cælis possidenda, per Stellam, lunam et cicadam hieroglyphice
signata. Per oratio totius Operis,Caputvlcim
n quo agitur de Monftris generatim. CJ Onflri varia ftgnijicatio 5 (02
propria efi, ac noflri inflituti^. deteoitHr, Monjlri etymologia vulgaris,
quaft res eventnras monjiret^confiitatidr; vem (^ propria proponttur»
DeMonjlroriim Hnmanorum reali existentia, Realts extftentta Monjlrornm
irrationalium naturam non eoredientium patefit, OBenditur in fiirpibus etiam
revera MonBra contingere, De Mon''hor Hmcauffis generatim ijtiot ^qu^ecjue
fint, Monflrorum caujfa Hnalis generatim (jtiQtupLex^qucec^He fit.
DeMonflrorumcattffaformaligeneratim, quotuplex quaquefit, De Moniirorum caufia
ejfetirice generatim, quotaplex, qu& quefit De MonflrorHm caiifia
effeflrice generatimtquotuple Xiqucequefit, Propria Alonfiriffeneratim accepti
definitio investigator. Inventa Monfiri definitioexplicatur.CMonfridivifioin
fuas fpeciesfupremasmtiltiplexaffertur, fedaptior eltgitur In quo fpeciatim
agitur de Monftris
tjumanis.Attexensdi6iisdicenda^&dkendorumordinempromulgans.ORige canjfd
Mon^f OYPimh manorumcomm Hmsqti<e^ "wplexejfe valeat. Monftrorum in
humana f^ecie mutilorum realis exiftentia ex Uifloricis elicitur, Origo, (
prima caujfa monBri uniformis mutili educitur ex propria materits defeu.
Secunda caujjfa^ C=f orfgo MonHri mutili oHenditurejfe ex dehilitate, ac
defe^uvirtutis formatricis, Tertia causa, ( origo
MonBrimutilijlatuiturinangufiiauteri, acloci f(stum continentis, uarta mutili
Monjlricaujfa^(origoadmateriaineptitudinem redigitUY. Quinta Mon(iri
mutiLicaujja^ (£ origo eft ex parente itidem trunco. Sexta causa 3 origo
Monflri mutili admorhumfoetus attinere dicitur, Monflra muttlaex imaginationis
parentum viexoririnonpojfc Monjiri uniformis excedentis redis exifientia ex
hiHoricis item compro- batur, (tajia, Monjiriexcedentisnatura, G?caujfa. prima
elicitor ex parentum phan- Secunda causa, (^ origo Monjlri excedentis in materics
nimio excejfu ejje perhibetur. Non omnia A^fonjlra excedentia ex
materi^srednndantia ex oririiJed aliquaexcedeniiumfuicaajfamtertio locoin una
materiae penuria obtinere. ^jiarta canfa, (^ oriuo Monjlri excedentis infk
perfcetattone collocatur, .^inta caujja, origo Monjlri excedentis rejolvitur in
iteratam ejfu^ Jionem maternifeminis in uterum citrafispeYfQ^tattonem.
Sextacauffa, £? origo Monjtri excedemis pertinet ad anguHiam uteri Septima
caujfi, c^ origo Adonftri excedentis ex parentibus monjirofts elicitur. OUava
origo, ^ caujfa Monftri excedentis in vitio nutricationis confiftcre
perhibetur„ Nona ratto, (^ canfja Monftri excedentis monftratnr in
animipajfionibus parentes aJJicientibHS : ex^rciiatio cum Cavdano, (^ Parxo.,
Decima causa origo MonjiriexcedentisinviolentafKaternicorpo^ ns concnljione
reponimr, .U/idecimacmjpi, ^origo Mon riexcedentisrefertnradmorhnm fœtus,
Monjlrorum ancipitis natur^efHbfillentia realis demonflratnr, Jldonftrianctpitisorigo, Causa. Communis
injtntiaturj ermturque prima. ex ?nateriet diverfce dcfe^H, ac excejja. Secmda
Alondrfancipitisorigo, caujjaextiteriangufiia, (de" feSiu
virtuttsformatricis explicatur Tertia Monjtnancipitis origo, cau^ainmorhofmtm,
^ffiperfce' tatiom deteqitur^ ^iarta Mon^ri ancipitis origo, caujsa refertur in
materi<e ineptitudinem, iteratammaterntjeminis,
(fanguinisejjluxtoftemaduterum, citra fiper fostationsm,
intaMonjlriancipitisorigo, causa de promitur ex parentum corpore Monjlrojb.
Sexta Monjlriancipitisorigoy Ccaujfaex vehemenii parentum imaginationei vitio
nutricationis in faetu enucleator Mofiflri ancipitis origo, Cscaujja feptima
reponitur in arte, peccata JSfatura imitante, ac nonfine ai^ilio Naturiz
operante. Mon^ridijformisexi Bentiaexhi Horicispromalgatur. De Monjlri
dijformis natura, caujfis; primaque illius origo refoU vitur in malam uteri
conformationem Secunda Monjlridijformisorigo, &caujfaJpe5lat ad malumjitum
placenta nuncupatas: cujus ufns explicatur, Tertia dijformisMonfhicaujfa,
(^origoexmoladepromitur. arta Monjiridiffhrmisorigo,
(canjfaofienditurexmotu, inta Monjlri
dijformis origOj (caujfa flatuitur imhecillitas facuttatis difcretricis, yi.
Sexta origo, (caujfa Monjiri dijformis ad nimiam materiie vifet- ditatem
rediaitur, f^lI. Monflra informia, dehitam memhrorum figuram non retinentia
reipfa inveniri. Cde Ad onflrovuminformiumorigine,&caujfa; qu^primlmde ducitur
ex imbecillitatefacultatis formatricis. Secunda Monfirtinformisorigo,
(^caujfj,exanguliiautericolli" gitur. Tertia informium monfirorum caujfa,
(origo in motu inordinato repO nltur„. arta informis Monflri origoi caufpi
d(?prmiturifi mola (fLicema, tumore utm^concuTYmie virtHtisform^trkn
imhcilliime, acmatem tertceweptimdifie,inta informis Monflri orlgo j ($'
C(^0jj4 ex imMgimtio^e parmtum vehementiexi^ltcatHr» Cap, Sexiatn formis
Monftricauffa origo innsonflrofo parentedete* gttMY, Septimainformis Monjlriorig
QcaajfnrefertmadmenflrmYHm fliixum tempore conceptus, Monjirienormisexi
Hentiapatefit, Monjlra enormia et omnino monfira mn ejfe infantcs candidos e
fareKtibus JEihioipibws ortos necviciffm iEthiopum moremgros e cmdidis:
(^decolore Aadromeds. Monflri enormis
origo, caujfa prima ejje in imaginatione paren» tHmperhibetur:
^miiltadeaureocri^re Pythagorse confiderantHr, Secunda
Monfirienormisaureofemorecaujfa, origo reponitur tn
exhalationeigneadecorporeviveniis efliMente, Tertia Monfirie normisameofemore caufia,
origorefblvitHYin morbum regium, ana Monfiri enormiter pilofi caujfa i (origo
ex craffitiei (fuligi num copia extruditptr; ubiplura de cordepilofo
Ariftomenis, inta Manflri enormiterpilofi origo, causa ex parentepariterpih» Jo
petenda eft. Sexta Monflri enormiter Upi defcentis origo et causa ex
intempefiei tic materiae ineptttudine dedudtur Mon^rimuiltt
formtsineademfpeciefnbf Mentiapatefit; ubidecapi-'le ytrtli mulieris corpori
ajfixo de Hermapbrodttts mira quadam explaviantur. Monfirimultiformisin eadem
fpecie^muUerisnempevirite caput habenits origo, ej" cauffa prima ex
hetero^e»ea feminis natura educitur j
defemi» nis' Vulgo tnwiafculosmutatts; Qfdemn fculisefieminatis,
Secund.canfia ejufdem moftlhi multiformis ( ori<To excutitur ex de jtdu
fminis m^fcpilei Tenia Monjiri multiformis in eadsmfpecie origo (£
cauJfarefertHf i,id pdrentumimairin Mionem..t^ariuorigo,
(^cauffaMonfirimuliiformisin eademfpecieadpa rent^s conjimilem natnram attinef,
monfira mnltiformia ^diverfas animulium species in ecdem genere proxmoreferemta
fnonefie figmsnta ^jed in rernmnatura reperiri J^donjlYt midti formis diverfas
animali Hmfpecies in eodem geneYepYO^ ximo referentiSy canjfa c origo frima
depromitur ex apparentia. Secunda causa, G? origo Jkfanflri, mtiltiplicis fpeciei
animalia referen' tts, ex imbecillitate generantis pendere demon(lrattir, Tertia canjfa, Cs* origo Adonflri multiformi
animalium fpecie elicitur ex deirenerata fsminis anima in nattiram alienam.arta
Aionflri mnltiformis varias animaliam species referentis origo causa ermtm ex
materialifostus principio, jtinta Monflri lotimani hrntalem effigiem habentis
orioo scattjfa ex virtnt is alentis vitio elicitptr, Ssxta hominis
monflroseferinaspartes habentisoritroj caujfain altmentaris materiis vitio
reperitar, Septimacanjfa,(^origo Monflrihitmaniferinam effigiem habentisex
morboelicitur. O avacauffa, origo Monflrihnmaniybrtitorumejfl gieminmem' bris
habentiSfjx imaginatione parentum defttmitHr Nona caufja, corigo Alonflri
varias animalitim effigies habentis agnofcitnr ex parentzbfis monflrofs, Decima
causa origo Monflri partes habentisbrtitorum membra (hnmana referentes,
explicatur exfeminum miHione, ac nefaria venere. Dttbitafiones propofltam
theoriam. urgentes diluuntur (prima edn a ex ARISTOTELE, alicubi n^gante
monjlrtim fieri ex animalibus diverfs fpeciei. AlteradubitatiQ Maniliana, G
Lucretiana diluitur, negans qtiiA ejfe nobis commune cum feris, plantis ad
invicem {nam Caftronianam ver^ bistemer efttffttltam, non
autemrationibusinnixam, latedif cujfimusinopett de Feriis Aitricis Anim3?,
difputat. Tertia dubitatio viri eximii negantis ex variis fpeciebus poffe ejuid
uni tantum parenti congeneum nafci. Exercitatio cum acutiffimo Delrio. Di in le
magis explicatur origo humani monflri ex fera nafcentis,Vndecima causa et origo
Monfiri y varics speciei anirmliumi partes habentis, ex cacodamonis opera
elicitur, Monflra muhiformia fuijfe conflruUa ex partibus referentibus
animantia diversl generis, Monflrihttmani membravHiorumanimalium habentis origo
caujfa prima in apparentiam refertur.
Secunda Monfira diverp generis origo S cauffa ex imbeciUitatsj vtrtutis
generamis colligitur. Tertia Monflridmffigemi origo, emffain Milifate fcrma-
tricis repomtnr artacmujfa c origo Monflrimnln gemie cimbecillitatcviv
tmisfeparatricis dedHcttm. inta causa,
erigo Monflri multigenei referturad femims degeneranoncm. Sexta caujfa
Monflri poligenii materice ineptitudo ejfe offenditur. Septima causa origo
Monflri multigeneidejumitur ex debilitate virtmis alentisfoetum, Octava causa origo Monflri diverft genii ex
inepto partium alimento educitur, Nona
cauffa, origo Monflri multigenii ex morbofostus adducitur, Decima caujfa, G?
origo Monflri multtgenii ex parentum imagi' natione hauritur. Vndecima cauflaj
Gf origo Monflri diverft generis adparentes
mon Yofosrefertur, Duodecima causa y origo Monflripoligenii habetur
infemitium permifiione, Decima tertia causa originis Medufaei tapitis in
ovogallin s...Decima quarta caujfa origo Monjirimultigeniiadvim mali Diemonis
refertur, Monftricacodamonis origo
explicatur ex causis prius adducis.
Vewv&tio totius operis. Licetus. Nome compiuto: Fortunio Liceti.
Liceti. Keywords: implicatura. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Liceti” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Licone: la ragione conversazionale e la diaspora di
Crotone -- Roma – filosofia pugliese – scuola di Taranto -- filosofia italiana
– Luigi Speranza (Taranto). Abstract. Grice: “Cuoco calls
Pythagoras, a non-Italian, the father of Italian (or Magna-Graecia) philosophy,
just because after his school in Crotona was vandalised by the vulgus they all moved
and rebuilt their secret heterodoxies in Taranto and evirons!” -- Filosofo
italiano. Taranto, Puglia. A Pythagorean according
to Giamblico di Calcide. Licone. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Licone.”
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Licoforonte: all’isola -- la scuola siciliana – Roma – filosofia
siciliana – scuola di Leonzio -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Leonzio). Abstract: Grice: “Oxford has this stupid tendency to
think they can teach ‘Greek philosophy’ – it’s evern worse at Cambridge! – The
thing is, most of the so-called ‘Greek’, or ‘Ancient Greek philosophers’ were as
Greek in the same way as we can say that William James – the Americo-Irish –
was English! My favourite example is Leonzio, from Leonzio – as Occam was from
Occam – and especially his pupil, Licofronte. We have to remember that this was
before Oxford, or Bologna, so that the idea of a ‘scolaro,’ or pupil, or
disciple – was to be taken, as the Italians say, with a ‘pinch of salt.’ At
Oxford we repudiate discipleship – even though Austin was once heard as saying,
‘If they don’t follow me who are they going to follow?’” -- Filosofo italiano. Leonzio, Sicilia. A pupil of GORGIA (si veda) di
Leonzio. Primarily a
sophist, he takes positions on philosophical matters. For example, he declares
that being from a noble family is worthless in itself, as its value depends
solely on the esteem in which the family is held. Licofronte. Licofronte. Refs.: Luigi Speranza, “Grice
e Licofronte.”
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Liguori:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale -- implicatura
critica – filosofia lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Abstract. Grice: “At Oxford, we had a common ground –
we university lecturerrs would only teach what other mmbers of the faculty
would understand, since we don’t’ grade our pupils – the board of exminaers
does --. On the other hand, in Italy, there is L., who teaches what he feels
like!” Filosofo italiano. Roma, Lazio. Grice: “Personally, my favourite of
Liguori’s metaphors is ‘the abyss of reason,’ since Speranza has elaborated on
this: it’s Gide’s ‘mise-en-abyme’ no less, which breaks my principle of
‘conversational perspicuity’ – a mise-en-abyme text is just untextable!” -- Grice:
“Liguori has studied the metamorphosis
of language in one of his philosophical noble ancestors!” “I like Liguori: he has the gift of the gab for
metaphor: ‘i baratri della ragione,” “la fucina del filosofo,” “l’alambicco
dell’anima,” “la condizione del senso” ‘il razionale dello irrazionale” o “le
ragione dell’irrazionale” “le ambiguita della ragione,” “Trasimaco ha ragione”
“Giustizia e carita” Ritratto. Frequenta il liceo classico dell’Istituto
Massimo di Roma. Studia alla Sapienza. “Scherzi della memoria.” Si laurea con
la tesi “La scesi giuridica.” Insegna a Lecce ed Ostuni. Si dedica alla storia
della filosofia. Insegna a Bari, Urbino, Ferrara, Trento, Salento, Torino,
Firenze, Lecce, Cassino, Napoli, e Noceto. Con “E il vero baratro della ragione
umana” – cf. H. P. Grice, “Mise-en-abyme conversazionale” -- viene riconosciuto come uno studioso di Kant,
Graf, LEOPARDI (si veda), e Cartesio. Tratta Positivismo di Sergi, Lombroso, Morselli e Vignoli; della scesi di RENSI
(si veda) ponendolo in critica relazione tra LEOPARDI (si veda) e PIRANDELLO
(si veda). Scrive di de' Liguori e di Benedictis, detto l'Aletino. Collabora con
l'Istituto Italiano per gli Studi filosofici di Napoli. Tenne rapporti epistolari
con GARIN, BOBBIO, Augias, Binni, Donini, Ferrarotti e Timpanaro. Fonda ad
Ostuni il Circolo Culturale “Sic et Non”, cui aderiscono e collaborano
note personalità della politica e della cultura quali Donini, Fiore, Radice, matematico e fondatore e direttore di
“Riforma della scuola” e docenti delle Bari, Roma e Lecce. “Sic et Non” si
impegna in complesse battaglie civili come quella per un dialogo tra marxisti e
cattolici, ed altre incombenti questioni sociali come la campagna per il
divorzio. Stringe intese, oltre che con moti uomini politici e studiosi di
chiara fama, con il gruppo dei cattolici del Gallo di Genova e coi fiorentini
seguaci di Giorgio La Pira, i quali si riunivano intorno alla rivista “Testimonianze”
diretta da Balducci e Zolo, nonché con i ragazzi della Scuola di Barbiana,
diretta da Don Lorenzo Milani. Manifesto editoriale del "Sic et Non"
è la rivista Presenza, da lui diretta, che testimonia questa attività politica
allora pionieristica per una piccola provincia del Sud Italia. I sette numeri
pubblicati della rivista Presenza, e altra documentazione di tale impegno
politico, sono attualmente depositati presso la Biblioteca di Ostuni intitolata
a Trinchera e comunque ampiamente documentati nell'unico saggio autobiografico
dello stesso autore. Critica e commenti sull'opera di L. Carteggio con
illustri studiosi Bobbio: Il saggio mi pare di grande interesse, per l’ampiezza
e la serietà della ricerca su un tema, se non sbaglio, mai scandagliato a
fondo, eppure importante nell'ambito più vasto della storia della filosofia
positiva, della critica letteraria e della cultura torinese (argomento a me
particolarmente caro). Sono convinto che si tratta di un lavoro di prim'ordine,
che rende giustizia a uno studioso e a uno scrittore (e poeta) che è stato sì,
ricordato più volte dai suoi discepoli, ma è stato poi dimenticato dagli
storici. Credo che questo libro sia un effettivo contributo alla migliore di
quel periodo della nostra storia che la cultura idealistica aveva disdegnato:
un contributo di cui soprattutto noi piemontesi dobbiamo essere grati».
Sebastiano Timpanaro: «Mi sembra, e non lo dico per adulazione, ma con piena
sincerità, un'opera di livello davvero eccezionalmente alto, per la
caratterizzazione del protagonista e di tutto il suo ambiente, per tutto ciò
che finora ignoto essa porta alla luce. E’ venuto fuori cosi un lavoro che
molto di rado accade di leggere». Donini: “Mi pare, ad un primo esame,
fondamentale per la conoscenza del periodo ancora poco conosciuto. Apprezzo
moltissimo tale metodo di indagine e la serietà della documentazione. Uno
studio di questo genere è certamente costato decenni di intensa documentazione.
Oldrini: ho letto subito il volume su
Graf così ricco e con non poco profitto. Quando l’autore, in un punto se la
prende con gli storici della filosofia italiana che trascurano Graf, anzi noni
menzionano affatto, mi sento in colpa; e tanto più in quanto io, studioso della
cultura napoletana, mi son lasciato sfuggire quei nessi di Graf con Napoli che
il volume di L. illustra con tanta passione». Contorbia: “poche volte accade di
fare i conti con un libro così fatto, stratificato, totalizzante; ad apertura
di pagina si avverte l’impegno, il grado di coinvolgimento appassionato con cui
lei ha condotto avanti negli anni una così impegnativa ricerca peculiare, quasi
il centro della sua esistenza intellettuale, il punto di arrivo (e a un tempo
di partenza) di un confronto che è culturale ma anche morale e politico.La
qualità di un tale lavoro, mi pare, fuori dell’ordinario». Valli: «L’autore ha
consegnato alla critica e alla conoscenza uno studio così complesso da poter
essere considerato un esaustivo panorama della cultura del secondo Ottocento
italiano e non solo italiano]». Recensioni di illustri studiosi Rossi, “L'autore…
ha fatto emergere un quadro ricco e articolato dove accanto alle ombre brillano
alcune luci importanti». Recensione sulla rivista «Panorama» riguardante
il di de Liguori Materialismo inquieto,
edito da Laterza. Cosmacini, «Il lavoro di L. è largamente meritorio oltreché
ampiamente documentato». Recensione uscita su «Il Corriere della sera»
riguardante il di L. Materialismo
inquieto, edito da Laterza. Marti::Dalle appassionate e diuturne indagini
dell’autore su Graf e il suo tempo è venuto fuori il ponderoso, massiccio
volume, che ho ricevuto come caro e preziosissimo dono. Davvero lusinghiera la
“presentazione” di un grande Maestro come Garin, e accattivante e simpatica
l’”Avvertenza”. Tutto il resto è da leggere». Recensione al volume di L. su
Graf, Giornale storico della letteratura italiana. Augias: «Quella di De
Liguori è infatti una storia meridionale che parte da una finzione narrativa di
gusto classico ma così classico da poterla ritrovare in alcuni capolavori tanto
celebri che non vale nemmeno la pena di citarli. Saggi: “Trasimaco ha ragione” (La
Rassegna pugliese); “Giustizia e carità” “fra filosofia e vita” Ivi “Lo scetticismo
giuridico di Rensi” (Rivista di Filosofia del diritto); “Una moderna
enciclopedia del sapere, Rassegna pugliese, II“Efirov e la filosofia italiana,
«Problemi», “Un Leopardi anti-progressivo” (Dimensioni); In tema di materialismo
comunista, Ivi, “Gioberti e la filosofia leopardiana -- momenti del conflitto
tra l’ideologia cattolico borghese e la protesta leopardiana” (Problemi); “Un
episodio di solitudine. Rassegna di studi su Graf,” Ivi “Leopardi e i gesuiti
-- appunti per la storia della censura leopardiana, Rassegna della Letteratura
italiana, Quel povero “Diavolo” di Graf, «Giornale critico della Filosofia
italiana», Le «Scandalose razzie». Scienza, politica, fede in Graf Ivi, Scetticismo
e religiosità in una rivista militante: «Pietre» in, La filosofia italiana
attraverso le riviste, A. Verri, Micella, Lecce, “La condizione del senso”; “Per una
riconsiderazione della lettura grafiana di Leopardi” «La Rassegna della Lett.
It.», Il mito e la storia” – “Le ragioni dell’irrazionale in Graf, «Problemi»,
Quella «dubitante religiosità». Graf e il modernismo, «Giornale cr. della fil.
It.», Doria tra platonismo e riformismo, «GCFI», Il sodalizio Labriola-Graf negli
anni della loro formazione «Studi Piemontesi»,
Un anti-cartesiano di Terra d’Otranto: Benedictis, in, Miscellanea di
Storia Ligure, Genova); “Materialismo e positivism -- questioni di metodo” (Facoltà
di Filosofia, Bari); “Aletino e le polemiche anti-cartesiane a Napoli” (Rivista
di storia della filosofia); “L’araba fenice: ossia la filosofia nella
secondaria, «Idee», “E il vero baratro della ragione umana” – “Graf e la
cultura” Prefazione diGarin, Lacaita, Manduria,
“Le ambiguità della ragione” – cf. Grice: ‘the equi-vocality of ‘reason’
Grice: “Liguori has a taste for unnecessary plurals: the abysses – the
ambiguities -- ” -- «Idee», “Per la storia della psico-fisica in Italia”; “Il
materialismo psico-fisico e il dibattito sulle teorie parallelistiche in Italia
-- Masci e Faggi «Teorie e modelli», “Di una rinnovata attenzione al
materialism” (Idee); “Mito e scienza nell’antropologia e nella storiografia del
positivismo italiano”; “La filosofia tra tecnica e mito, Atti del Convegno della
SFI, Assisi, Porziuncola); Dimensioni»,
Livorno, Materialismo inquieto. Vicende dello scientismo in Italia nell’età del
positivism” (Laterza Bari); “Tommasi e la filosofia zoologica di Siciliani,
Rileggere Siciliani, G. Invitto e N. Paparella, Capone, LecceI Presupposti
epistemologici e immagine della scienza in Morselli e Graf, Filosofia e
politica a Genova nell’età del positivismo, Atti del Conv. dell’Associazione
filosofica Ligure-- Cofrancesco, Compagnia dei Librai, Genova, pMaterialismo e
scienze dell’uomo; Kant e la religiosità filosofica di Martinetti, iA partire
da Kant; L’eredità della “Critica della ragion pura”, A. Fabris e L. Baccelli.
Introduzione di Marcucci, Angeli, Milano, Materialismo e scienze dell’uomo -- Il
dibattito su scienze e filosofia, Lacaita, Manduria, La fondazione razionale
della fede in Martinetti, Dimensioni, Livorno, Darwinismo e teorie
dell’evoluzione nella prospettiva monistica di Morselli, Il nucleo filosofico della scienza, Cimino,
Congedo, Galatina, L’immagine della
donna nel paradigma positivistico della degenerazione, Morelli. Emancipazione e
democrazia, G. Conti Odorisio, Scientif. Ital., Napoli, La cultura filosofica in
Torino, Rivista di filosofia», Presupposti torinesi della singolarità
filosofica di Martinetti, «Studi Piemontesi»,
E’ possibile la storia dello scetticismo?, “Segni e comprensione»”; “
filosofi delle bancarelle». Per la critica della storiografia filosofica, «Lavoro critico», Il sentiero dei perplessi -- scetticismo, nichilismo
e critica della religione in Italia da Nietzsche a Pirandello, La città del
Sole, Napoli, La reazione a Cartesio in Napoli, Giovambattista De Benedictis, «GCFI»,
La revisione della storiografia sul mezzogiorno, «Segni e comprensione», Positivismo
e letteratura. Antologia di testi, con Introd. e note, Graphis Bari, La lezione
scettica di Rensi, Critica liberale,- La psicofisica in Italia, La psicologia in Italia, a cura di Cimino e Dazzi,
Led, Milano, Vignoli e la psicologia animale e comparata, Ivi, Pensatori
dell’area torinese --Percorsi», Quaderni del Centro Frassati, Torino, Il
ritorno di Stratone. Per la collocazione del materialismo leopardiano, in
Biscuso e Gallo, Leopardi anti-italiano, Manifesto libri, Roma, Kant e le
scienze della natura -- in margine alle lezioni kantiane di Geografia fisica,
in Filosofia, Lecce, Lacaita Manduria, Cattaneo, Psicologia delle menti
associate, G. de L., Riuniti, Roma, Antropologia, psicologia comparata e
scienze naturali in Vignoli, «Teorie e modelli», Geymonat, Treccani. Antropologia e tassonomia
in Kant. Da Blumembach a Buffon, Atti del Convegno sulla Geo-fisica kantiana,
Congedo Lecce, Antropologia, psicologia comparata e scienze naturali in Vignoli,
«Teorie e modelli», Cronache di
filosofia del diritto in Italia. Sforza e i suoi corrispondenti, in «Quaderni
di Storia dell’Torino», Per Mucciarelli:
positivismo psicologia e storia, «Segni e comprensione», Geymonat e il
“materialismo verso il basso”, GCFI, Il materialismo di Timpanaro, «Critica
liberale», Lettere di Timpanaro a Liguori,
in Il Ponte, Da Teofrasto a Stratone. L’itinerario filosofico di Leopardi,
«Quaderni materialisti», Labriola e Graf -- Principio e fine di un sodalizio di
vita e di pensiero, in Labriola e la sua università. Mostra documentaria per
settecento anni della “Sapienza” Aracne, Roma, A. Graf, Memorie, Introduzione,
commento e cura, “Gli Arsilli”, Edizioni dell’Orso, Alessandria Un catalogo per
Labriola, «Critica Sociologica», Utilità dell’inutile. Dalla elaborazione
concettuale alla programmazione e alla costruzione di un catalogo, «Itinerari»,
I Gesuiti. Le polemiche sui riti confuciani tra l’Aletino e i missionari
domenicani, «Studi filosofici»,Le «imbrogliate bestemmie germaniche». Moleschott
e la medicina materialistica, «Physis», La fucina del filosofo. «Segni e
comprensione», Filosofia teologia e fisica di Cartesio nella Difesa della Terza
lettera apologetica dell’Aletino, «Il Cannocchiale», Liguori e la filosofia del
suo tempo: Spinoza, Bayle, Hobbes e Locke, Rivista di Storia della Filosofia, “Libido
Sciendi”. Immagini dell’empietà nell’apologetica cattolica tra Sei e Settecento
(da Magalotti a Valsecchi), GCFI, Scherzi della memoria. Mappa di un itinerario
non turistico tra politica e cultura in una provincia del Sud, Prefazione di Ferrarotti;
Postafazione di Cumis, Salvatore Sciascia, Medicina e filosofia in Italia tra
evoluzionismo e scientismo. Da Tommasi a Morse, «Il cannocchiale»,, L’ ”il lambicco dell’anima”.
Note sul Mind body problem in Italia nell’età del positivismo, in Anima, mente
e cervello. Alle origini del problema mente-corpo, P. Quintili, Unicopoli, L’ateo smascherato. Immagini dell’ateismo e
del materialismo nell’apologetica cattolica da Cartesio a Kant, Le Monnier
/Università, Le sorelle Vadalà. Quattro storie più una, Romanzo con pefazione
di C. Augias Movimedia, Lecce, Pensatori dell’area torinese tra i due secoli,
in Quaderni Noce, Marco, Lungro di Cosenza, Ateismo e filosofia.
Considerazioni sull’ateismo latente nel pensiero moderno e sul rapporto tra
fede e ragione, «Il Cannocchiale», Le metamorfosi del linguaggio nella
controversistica e nella pratica missionaria, Le metamorfosi dei linguaggi, Borghero
e Loretelli, Edizioni di Storia e
letteratura, Roma, Dannazione e redenzione dell'Eros. Soggetti e figure
dell'emarginazione: la donna come oggetto determinante nella invenzione
cattolica del peccato di lussuria in «Bollettino della Società filosofica
italiana», Le cose che non sono, in
«Critica Liberale», Prefazione di E. Garin, Manduria (TA), Bari,
Roma, Lacaita, Gemoynat Treccani, Le Carteggio privato (corrispondenza
autografa) tra L. e i singoli autori citati
Rossi, Viaggio nel Positivismo, in Panorama, Arnoldo Mondadori, L.,
Materialismo inquieto. Vicende dello scientismo in Italia nell’età del
positivism, Bari, Roma, Laterza, Giorgio Cosmacini, Povero medico condannato al
materialismo, in Corriere della Sera, Marti,
Recensione a I baratri della ragione in
Giornale storico della letteratura italiana, Le sorelle Vadalà. Quattro storie
più una, [Romanzo], Prefazione di Augias, Lecce, Movimedia. Dannazione e
redenzione dell’eros. Soggetti e figure dell’emarginazione: la donna come
oggetto determinante nell’invenzione cattolica del “peccato” di lussuria di L. Il
Cristianesimo ha maledetto la carne, ha infamato l’amore. L’atto vario e
molteplice nei modi, ma uno nel principio, per il quale le creature si
riproducono e a cui gli antichi avevano preposta una della maggiori fra le
divinità dell’Olimpo, è, agli occhi del cristiano, essenzialmente malvagio e
turpe e la malvagità e turpitudine sua possono a mala pena, nella progenitura
d’Adamo, essere emendate dal sacramento. Il celibato è pel cristiano, se non
altro in teoria, condizione di vita assai più pregevole e degna che non il
coniugio e la continenza è virtù che va tra le maggiori. A. Graf1. L. examines the
story of Eros, from ancient Greece to the age of Enlightenment, and tries to
underline relevant connections with other events of thought and religious
traditions as well as European popular customs. The ideological conflict with
Christian ethics and Catholic church is particularly highlighted thanks to a
specific textu- al analysis, particularly during 17th and 18th centuries.
Keywords: Subjects and Figures of Marginalization, Woman Condi- tion, Ethics
and Christianity, St. Alphonsus M. de’ Liguori. 1 A. Graf, Il Diavolo, Treves, cur. Perrone,
introduzione di Firpo, Salerno, Roma. Avverto l’eventuale lettore che il saggio
che segue ha natura meramente divulgativa e di mera indicazione didattica nei
confronti dei docenti di discipline storico-filosofiche. Nasce
dall’assemblaggio di appunti per il canovaccio di uno spettacolo tenutosi a
Parma al Teatro del Vicolo, dal titolo Eros e Poesia. M’è d’obbligo infine
rimandare sull’argomento che qui espongo, agli interventi di alta e corretta
divulgazione, curati per Rai Educational, di Argentieri, Curi e Moravia, in
Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche. Raccolta e catalogazione
dei materiali Non partiamo dalla consueta e abusata presunzione ontologica; non
diciamo che le cose sono, piuttosto ci limitiamo, cartesianamente, a scoprire
in noi il pensiero e, col pensiero il corpo e la sua capacità di rapportarci ad
altri corpi attraverso quelli che chiamiamo i sensi. Ci hanno preceduto i
sensi sti: nulla è dentro la nostra mente che non ci viene fornito dai
sensi. E così la fantasia, la logica, la ragione, la fede altro non sono che
gli strumenti più raffinati di un corpo tra i corpi (materia) che, come
l’infima creatura che emette pseudopodi, procede dal coacervato all’ameba e
arriva all’uo- mo, cuspide di presunzione, anelito più che sensata pregnanza di
vita.. Non lasciamoci impressionare dai prodotti di questo strumentario
intellettuale: arti, religioni, presenze invisibili, futurologie improbabili,
paradisi perduti o escatologici disegni, virtualità effimere come sogni,
denunciate già dal fol- le di Danimarca una volta per tutte. Sono sirene
lusingatrici di contro al cui canto ammaliante hanno ancora buona validità i
tappi di cera nelle orecchie usati da Odisseo, navigante curioso, per escludere
i suoi compagni2. Qualcuno sostiene che le cose non sono se non create. Qui noi
non soste- niamo l’inesistenza delle cose: in tal caso dovremmo postulare e
ammettere la trascendenza, laddove noi riteniamo l’oltre una autonoma creazione
(se vogliamo mantenere il termine) del nostro pensiero. Abbiamo raggiunto (a
livello di pensiero puro, non certo di pensiero soggettivo) un tale grado di
evoluzione da creare dal niente, come aveva, in termini tutti romanti- ci,
spiegato Fichte enunciando i tre celebri principi della sua dottrina della
scienza! Ma gli sviluppi delle neuroscienze, in particolare, hanno reso sterili
tali tentativi di esplicazione del reale. Idealismo e religione fanno a gara a
rincorrersi nella loro foga di raggiungere la verità eterna! Meglio perciò
rinchiudere i filosofi nel trittico che si sono costruiti con secolare pazienza
della Metafisica, Teodicea e Ontologia. Che farnetichino in eterno sull’ori-
gine dell’anima, sul rapporto col corpo e sul destino futuro della umanità. Si
potrà, una volta sgombrato il terreno dalla zavorra, procedere in modo più
lineare, ordinato ed onesto alla diagnosi del male di vivere: del nascere e
morire. Tolta di mezzo la pretesa razionalità e la scientificità teologica (e
teleologica) con la sua saccenteria, gli strumenti dei sensi come la fantasia,
la fede, la ragione potranno riprendere legittimamente la loro funzione di
guida o di orientamento. Se partiamo dalla nostra “condizione umana” (senza
scomodare Mal- reau) vera e concreta, viene prepotente in ballo, la nostra
sensualità, prima ancora che la nostra sensitività. Avvertiti da Freud, che va
ascoltato con la 2 Vedi quanto scrive, Berto, L’esistenza non è logica. Dal
quadrato rotondo ai mondi impossibili, Laterza, Roma. 30 dovuta prudenza
filosofica, ci accorgiamo facilmente che è l’eros la molla privilegiata delle
nostre azioni o inazioni. Tanto è vero che sul terreno della storia è con
l’eros che il Cristianesimo ha ingaggiato fin dalle sue prime origini la sua
battaglia aperta, dagli erotici furori degli anacoreti fino ai ra- ziocinanti
dogmatismi teologici dei nostri giorni. Conviene delinearne un breve profilo.
Profilo storico dell’Eros in Occidente. Dal mito di Venere a Maria Vergine È
proprio nel mondo romano, e in quella che gli storici designano come età
tardo-antica, che si compie una storica metamorfosi della mitologia pa- gana:
il suo graduale trasferimento da religione delle classi colte e dominanti a
religione dei campi (pagi = pagani), della plebe rurale. Indicativo tra tutti
il passaggio di Venere, dea della bellezza, dell’amore e della fecondità, da un
canto, a quella di Demonio, Lucifero (portatore di luce), stella del mattino,
per i suoi referenti legati alla sessualità, e, dall’altro, a quella della
Vergine Maria, madre di Gesù Bisogna ricordare che mentre avanza il
Cristianesimo, il mito di Roma non solo permane ma, sotto mutate spoglie,
cresce e si svolge fino ai nostri giorni. Perde la sua valenza politica, la sua
forza sugli eventi immediati ma guadagna nell’immaginario. Entra a far parte
del grande patrimonio del- la memoria collettiva. Ma in tale processo, se perde
i suoi caratteri storici, obbiettivi, acquista una rinnovata immagine
fantastica, rispondente alle esigenze delle masse. Soprattutto il Medioevo
trasforma Roma, i suoi dei, la sua cultura in nuova mitologia sincretica, mista
di elementi tradiziona- li e di apporti nuovi conferiti dalle differenti
popolazioni d’Europa, attinti soprattutto alla nuova fede cristiana che diventa
l’amalgama di germane- simo, usanze barbariche, romanità, orientalismi, ecc.
Roma continuava ad avere un suo primato nell’immaginario o mondo incantato dei
miti e delle leggende3, come l’aveva avuto in quello, storico, politico
culturale e civile. Ricordiamo l’accorato rimpianto di Rutilio Namaziano Fecisti
patriam diversis gentibus unam. Urbem fecisti quae prius orbis erat Nella
cultura illuministica, tra Settecento e Ottocento, il mito di Roma si veste di
forme neo classiche. Goethe, Winkelmann, e Byron che 3 Cfr. F. Denis, Le monde
enchanté,. Cosmographie et histoire naturelle fantastiques du Moyen Âge,
richiamato da Graf, Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, 2 voll., Loe-
scher, Torino. Ma vedi, dello stesso, Roma nella memoria e nelle immaginazioni
del Medio evo, 2 voll., Loescher, Torino
ne fa la patria ideale delle genti Oh Rome! My country! City of the soul!
The orphans of th heart must turne to thee, Lon mother of dead impires! Tale trasformazione della mitologia classica, porta
con sé naturalmente un radicale cambiamento della maniera di concepire l’amore
e di vivere l’e- ros. L’amore tra uomo e donna acquista differenti valenze e si
prepara quella teorizzazione dell’amore tutto spirituale che verrà dommatizzato
e praticato per tutto il Medioevo e, nella forma più angelicata e sublime, da Dante
al Petrarca, ...quel dolce di Calliope labbro che amore nudo in Grecia e nudo
in Roma, d’un velo candidissimo adornando, rendeva in grembo a Venere celeste.
Dilagheranno per tutta Europa fenomeni di sessuofobia completamente ignoti alla
società greca e latina, quale ad es. il fenomeno dell’ascetismo. Sorgerà la
figura, del tutto nuova e inconcepibile per il mondo classico, dell’anacoreta
e, d’altro canto, l’immagine del peccato prenderà aspetto dia- bolico
orripilante, venendo a popolare tutta una nuova mitologia di presen- ze
infernali che accompagnano e turbano la vita degli uomini del Medioevo. Molte e
varie le rappresentazioni tipiche della diabolicità mostruosa, frutto, in
particolare, del peccato di lussuria, quali il mosaico nel Battistero di Fi- renze,
opera popolaresca di Coppo di Marcovaldo che tanto impressionò Dante fanciullo,
il poema predantesco di Bonvesin della Riva, Il libro delle tre scritture o il
De Babilonia di Giacomino da Verona e i vari “precursori” di Dante, fino alle
allucinate raffigurazioni de il Giardino delle delizie di Bosch al Museo del
Prado4. Ma che accadeva? Venere, scacciata, veniva ugualmente a tentare gli
sciagurati che volevano sfuggirle, quali monaci ed asceti; e, come ci ricorda
sempre Graf, «invadeva le loro celle ugualmente, immagine vagheggiata e
detestata a un tempo». Siamo nell’epoca delle tentazioni. Ecco l’autorevolis-
sima testimonianza di San Girolamo, il grande dottore della Chiesa, autore
indiscutibile della Volgata, l’edizione ufficiale della Sacra Scrittura, in una
sua lettera alla vergine Eustochia: Si ricordi, Villari, Alcune leggende e
tradizioni che illustrano la Divina Commedia, «Annali delle Univ. Toscane»,
Pisa. Soprattutto, A. D’Ancona, I precursori di Dante, Sansoni, Firenze. Per
ulteriori e dettagliati riferimenti, cfr. il mio, I baratri della ragione. Graf
e la cultura del secondo Ottocento, prefazione di Garin, Lacaita, Manduria. Oh
quante volte, essendo io nel deserto, in quella vasta solitudine arsa dal sole,
che porge ai monaci orrenda abitazione, immaginavo d’essere tra le delizie di
Roma! Sedeva solo, piena l’anima d’amarezza, vestito di turpe sacco e fatto
nelle carni simile a un Etiope. Non passava giorno, senza lagrime, senza gemiti
e quando mi vinceva, mio malgrado, il sonno, m’era letto la nuda terra. E
quell’io, che per timor dell’inferno m’era dannato a tal vita e a non avere
altra compagnia che di scorpioni e di fiere, spesso m’im- maginava d’essere in
mezzo a schiere di fanciulle danzanti. Il mio volto era fatto pallido dai
digiuni, ma nel frigido corpo l’anima ardeva di desideri e nell’uomo, quanto
alla carne già morto, divampavano gli incendi della libidine. E qui
l’iconografia sacra ha lavorato sul santo, riempiendo di San Girolami,
atteggiati in guise diverse, tele, altari, absidi, pale, trittici per tutto il
medioevo e il Rinascimento. Da Dürer a Caravaggio, da Cima da Conegliano a
Masolino, da Masaccio a Tiziano, dalle tentazioni di Giovanni Girolamo Savoldo
al Perugino, fino alla compostezza gotico-geometrica di Antonello, ecc.Si
assiste ad una evoluzione storica dell’eros, che si arricchisce, per così dire,
dell’idea stessa del peccato. Simboleggiato dal frutto proibito, l’atto carnale
tra Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre viene stigmatizzato come peccato
originale, una sorta di marchio che da quel momento in poi mac- chierà ogni
creatura. Homo vulneratus est naturaliter, sanziona definitiva- mente San
Paolo! Anche se la dottrina della chiesa troverà il modo di recu- perare in
positivo quella ferita, quella malattia costituzionale, con il concet- to
dell’agape, nel quale l’eros si diluisce in amicizia includente la mediazione
del Cristo. Ma la cosa più sorprendente è che Venere, simbolo dell’amore
carnale, cantata da Lucrezio, poeta epicureo, come colei che presiede alla bellezza
della fecondazione sia di piante che di animali, e perciò come voluttà d’uo-
mini e di dei, subisce nel corso della storia differenti e impensabili metamor-
fosi. Da un canto, come quasi tutte le divinità pagane, trapassa a popolare la
mitologia cristiana di nuove figure positive e negative, arrivando a iden-
tificarsi dapprima con il Demonio in persona, poi con la stella portatrice di
luce, (Lucifero, angelo caduto e stella del mattino); infine, fattasi mite e
mise- ricordiosa, gradualmente perdendo i suoi più accesi caratteri erotici di
beltà voluttuosa, assurge addirittura al ruolo di Maria Vergine, concepita
senza peccato, Madre di Gesù, figlio unigenito di Dio! Siamo di fronte a un
fenomeno storico noto agli storici e agli antropologi come sincretismo
religioso 5 Trad. fedele di Graf da Gerolamo, Epistolae, in Patrologia latina,
cur. Migne, Parigi. Cfr. Graf, Il Diavolo, cit.,per cui le divinità pagane
continuano una loro vita, si direbbe più dimessa e quasi nascosta, nei pagi,
nelle campagne tra la povera gente, trasformandosi, e sovente confondendosi,
coi santi e le divinità della nuova religione ebraica e cristiana. Ne è un
esempio la favola di Tanhäuser, il cavaliere francone di cui la dea Venere si
innamora. È nel mondo romano in sfacelo che gli dei di Roma – GIOVE CAPITOLINO
-- si avviano alla loro metamorfosi -- quello che non e accaduto agli dei
ellenici. Da un canto si rintanano nei pagi, nei campi, tra la povera gente di
campagna e ne continuano a propiziare raccolti, a combattere carestie ad
aiutare la gente misera nelle quotidiane disgrazie che affliggevano gl’umili e
gl’indifesi. Dall’altro lato, in questa storica trasformazione, raccolgono in
loro tutto il male esecrabile del mondo antico: il turpe, il diabolico,
l’illecito, il peccaminoso del mondo romano. Soprattutto l’osceno -- ciò che è
dietro alla scena e, pertanto, non è visibile -- e il sensuale nei rapporti
amorosi. Gli dei di ROMA si trasformano così in demoni. Si passa dalla
celebrazione dell’amore fisico, cantato dai poeti, da OVIDIO (si veda), Catullo
(i neoteroi) a LUCREZIO (si veda), che lo inserisce nel fluire e divenire dei
fenomeni naturali, alla definitiva divaricazione della sessualità dall’amore
spirituale, come aspetti di una passionalità di differente e contrapposta
natura. Si ricordi l’inno a Venere di LUCREZIO: AENEADVM GENITRIX HOMINVM
DIVOMQVAE VOLVPTAS ALMA VENUS CAELI SVBTER LABENTIA SIGNA QUAE MARE NAVIGERVM
QVAE TERRAS FRUGIFERENTES CONCELEBRAS PER TE QUONIAN GENVS OMNE ANIMANTVM
CONCIPITVR VISITQVAE EXORTVM LVMINA SOLIS. Ma ecco come espone Graf, storico
dei miti romani, la sottile trasformazione degli dei di Roma -- quelli stessi
che VIRGILIO, guida d’ALIGHIERI, chiama falsi e bugiardi -- in divinità o potenze demoniache. I numi
che hanno altari e templi non muoiono, non dileguano. Si trasformano in demoni,
perdendo alcuni l’antica formosità seduttrice, serbando tutti la gravità
antica, accrescendola. GIOVE DEL CAMPIDOGLIO, Giunone, Diana, Apollo, MERCURIO,
Nettuno, Vulcano, Cerbero e fauni e satiri sopravvivono al culto che loro e
reso, ricompaiono fra le tenebre dell’inferno, ingombrano di strani terrori le
menti, provocano fantasie e leggende paurose. Diana, mutata in demonio
meridiano, invade i disaccorti troppo obliosi di lor salute, e la notte, pei
silenzi dei cieli stellati, si trarrà dietro a volo le [6 G. Paris, Legendes du
Moyen Age, Hachette, Paris, dove esamina la storia e la diffusione della
leggenda (La légende de Tanuhäuser). Fonte delle varianti della stessa leggenda
resta Guglielmo di Malmesbury. Vedi Graf, Il Diavolo] squadre delle maliarde, istruite da lei.
Venere sempre accesa d’amore, non meno bella demonio che dea, usa negli uomini
l’arti antiche, inspira ardori inestinguibili, usurpa il letto alle spose, si
trarrà fra le braccia, sotterra, il cavaliere Tanhäuser, ebbro di desiderio,
non più curante di Cristo, avido di dannazione. Scienza, filosofia e fantasia:
il pensiero femminile e la ”teoria e pratica della dimenticanza”. Il rapporto
latente tra il sapere e il credere. Ogni proposta gnoseologica parte
opportunamente da quelle ben note premesse che GALILEI (si veda) autorevolmente
chiama la sensata esperienza, anche se le pone in relazione con la certa
dimostrazione. Così, prudentemente procedendo, ogni teoria della conoscenza,
pur restando legata alla dimensione esperienziale, per così dire, non esclude
né puo escludere l’elaborazione successiva di ipotesi con l’ausilio della
fantasia, della fede, dell’intuizione oltre che della facoltà razionale con la
quale da sempre la mente umana prova ad elaborare i portati sensoriali, di
volta in volta vari e complicati. Proviamo a valutare, ad esempio, non le
nostre idee, o i nostri elaborati razionali ma alcuni particolari sentimenti o
pulsioni come l’amore, l’erotismo, o, addirittura, la poesia con cui ci
accostiamo ad una persona o ad uno scenario naturale quale, che so? la volta
celeste di kantiana memoria. Gl’eroi greci per comprendere una verità nascosta,
scendevano nell’Ade, entrano nel regno imperscrutabile delle ombre. Da altra
prospettiva, sub specie feminae, da quel che oggi chiamiamo pensiero femminile,
ci viene incontro, spalancandoci una diversa rinnovata visuale, un modo
solitamen-te desueto di scrutare l’imperscrutabile. Abbiamo davanti un
continente dissepolto, il nostro Ade, tutto da esplorare. È così che – s’è
detto e sostenuto da parte delle donne – le poesie vivono delle voci narranti
che, appassionatamente, riflettono su un passato da abbandonare. Quel che
sembra finito e nascosto entro i luoghi del cuore. Da tale prospettiva, per
giungere a tanto bisogna scendere all’Ade, come fa il viaggiatore Odisseo:
provare i dolori più cupi e le delusioni più cocenti a cui seguono le
esperienze. S’entra così nell’universo del senso fantastico senza ripudiare la
possibilità razionale di elaborare non [Graf, Il Diavolo. Utilizzo in questo
paragrafo, frammettendone brani a mie riflessioni e commenti, il testo
originale inedito, cortesemente messo a mia disposizione, dalla filosofa della
mente Bussolati, Teoria e pratica della dimenticanza.] più ciò che è nei sensi
ma quanto ribolle nella fantasia. Un esempio potrebbe fornircelo LEOPARDI
dell’infinito laddove dalla esperienza sensibile -- la siepe, il vento, lo
stormir delle foglie -- che non si lascia elaborare razionalmente, sale, quasi
spinozianamente, ad un sapere più complesso: una sorta d’amor dei
intellectualis che s’apre al mistero sia della poesia che dell’amore. E come il
vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio e questa voce
vo comparando e mi sovviene l’eterno e le morte stagioni e la presente e viva e
il suon di lei. E, ancora, entrando nel campo intricato del male di vivere,
addirittura nelle patologie del comportamento, delle ossessioni, delle
schizofrenie, laddove ci siamo chiesti, con l’angoscia nel cuore, se questo è
un uomo, proviamo a proporre la teoria e pratica della dimenticanza:
l’obliviologia. È certo come un lavoro di scavo; ma non abbiamo da riportare al
celeste raggio nessuna sepolta Pompei. Non procediamo, in senso freudiano, a
rimestare nella memoria, nel sogno, recuperando oggetti rimossi, tutt’altro.
L’oggetto è diventato uno scheletro che va dimenticato, ritenuto per non posto:
mai esistito. La dimenticanza è dapprima una sola pratica; quasi l’abitudine a
dimenticare le chiavi di casa. Poi assurge a tecnica e, infine a teoria e
pratica dell’oblio. Corre, in un certo senso, parallela alla terapia
farmacologica del sonno, indotto da dosi opportune di psicofarmaci. Si tratta
di togliere le fissazioni tramite la dimenticanza: di riportare il conosciuto
agl’elementi puri ma allo scopo di favorire un intervento di maggior forza
ectoplasmica sugli oggetti e sugli eventi esterni, e per eliminare il noto
processo di invecchiamento e, infine, di morte mentale. Scendendo al piano
sperimentale, abbiamo cancellato i sovraccarichi delle impressioni
mnemonizzatrici e fatto sparire le figure retoriche fantasmatiche, i “mostri” o
“giganti” che si fissano e si ripetono continuamente, oberando la mente
affralita. Dimenticare diventa così l’ausilio migliore del vivere senza alcun
sforzo il presente. Non è la panacea, non si raggiunge il Nirvana; non si
recuperano paradi- si perduti. Si vive riconquistando un più corretto rapporto
col corpo, i sensi, la natura. La memoria deve servirci, non turbarci. Se è una
soffitta ingombra rischia di confonderci nel suo disordine; dobbiamo far
pulizia perché la vita va vissuta non sopportata E arriviamo infine a una
considerazione alquanto complessa ma di facile comprensione. Quella stessa
nostra propensione che chiamiamo fede altro non è, finanche nella sua forma più
umile, che sempre e soltanto costruzio- 36 ne della ragione, in quanto
ogni fede presuppone sempre un giudizio della ragione. Da tale considerazione
deriva la plateale conseguenza che la fede non è altro, alla fin fine, che la
nostra visione più o meno razionale della realtà; pertanto quella fede nel
numinoso e nel fantastico che è la fede re- ligiosa dei fedeli e che alla
nostra razionalità più sofisticata ripugna, è solo un puro e semplice equivoco
EQUIVOCO GRICE, imposto dall’educazione, dalle convenzioni e mai può derivare
dalla nostra libera scelta intelligente che in tal modo si contraddirebbe9.
Credere, altro non è che atto razionale; in quanto, rigoro- samente, non c’è
fede senza il sostegno della ragione. Ma, ci si chiede, fino a che punto? Il
limite è il sano buon senso. Oltre c’è la follia e l’assurdo; ma follia, sempre
ed esclusivamente della ragione stessa, unico vero soggetto di quanto chiamiamo
fede! 4. Emarginazione femminile e non. La donna da oggetto a soggetto di
pensiero Da differente angolatura l’oggetto del mistero che chiamano la verità,
si svela gradatamente, di sotto il velame delli versi strani. Del resto, a ben
pensare, quando penso, penso al maschile, ho sempre pensato al maschile. La
storia, la civiltà tutta, occidentale e orientale, hanno pensato soltanto al
maschile. Non solo: per secoli, il vero, il bene, il bello sono stati visti, si
al maschile, ma ancora nella implicita insignificanza oltre che della donna, di
altre figure sociali di grande rilevanza: del bambino, del disadattato o del
diseredato o escluso dalla comunità, dell’alienato o del demente. Interi uni-
versi come continenti inesplorati si sono schiusi appena abbiamo provato a
visitarli. Erano emersi, nella dannazione dell’inferno dantesco, nei mosaici e
negli affreschi allucinati di Coppo, nei battisteri, nelle chiese medioevali,
nelle allucinazioni di raffiguratori fantasiosi fino al paradosso come in Bosch
o in Goja, nei racconti favolosi delle mitiche origini di intere popolazio- 9
Cfr. Martinetti, Scritti di metafisica e di filosofia della religione, a cura
di Agazzi, Ed. di Comunità, Milano, dove tra l’altro si legge: «Anche LA
FILOSOFIA è sotto certi rispetti una fede; in quanto essa è uno sforzo verso
l’unità sistematica che in ogni grado raggiunto si pone come una visione
definitiva della realtà; ciò che non può fare che trasformandosi in una fede
razionale; la fede nella dottrina kantiana. D’altra parte la fede comune non è
assolutamente irrazionale; è una razionalità adatta alla mente comune, ma è una
forma di razionalità; non v’è sistema di dogmi così assurdo che non tenti
subito una razionalizzazione. Ogni esposizione d’un sistema di filosofia è,
sotto questo riguardo, l’esposizione di una fede. Non ha quindi ragion d’essere
la contrapposizione della ragione e della fede (come qualcosa di irrazionale):
la fede è l’espressione stessa di una formazione razionale; ogni grado della
vita razionale in quanto si esprime, si fissa e diventa una realtà operante, è
una fede». Più analitica esposizione della questione si trova nel mio, Ateismo
e filosofia. Considerazioni sull’ateismo latente nel pensiero moderno e
contempora- neo e sul conflitto tra la fede e la ragione, Il Cannocchiale, ni, tramandate oralmente nei miti e nelle
leggende che correvano per l’Eu- ropa come fiumi carsici, uscendo di tanto in
tanto al “celeste raggio”, dove l’oblio di secoli li aveva segregati....Soltanto
oggi cominciamo a prenderne consapevolezza, filosofica e scientifica: scopriamo
un nuovo continente speculativo, il pensiero al femminile come rinnovato modo
di guardare la vita, la storia, la natura. Proviamo a riandare di qualche
secolo addietro. Le cosiddette scienze umane ci si erano accostate per via di
quel loro par- ticolare porsi dalla prospettiva del diverso, ma solo
l’assurgere di quell’og- getto alla dignità di soggetto pensante e determinante
trasforma del tutto la prospettiva. La partecipazione del femminile come quella
del diverso, del disadattato alla ricerca della verità completa veramente il
mondo storico della cultura portandolo al suo stadio H. P. GRICE STAGE -- più
alto, fuori da ogni gilepposo pa- ternalismo o indulgente concessione
caritatevole. Del tutto trascurati o stipati alla rinfusa nella soffitta
anodina della eru- dizione, alcuni sprazzi di consapevole disponibilità al
diverso erano emersi già nel passato, in ambito borghese progressista, presso
spiriti particolar- mente sensibili. Ma restava un fatto isolato che non ha
vissuto significanza o storicità. Sentite questa: siamo: E dei disadattati
all’ambiente non è giusto parlar con tanto disprezzo. Ol- trecché esercitano
alcune funzioni non esercitate dagli altri, essi sono un lievito sociale utile
e necessario; tengon viva nell’organismo collettivo un’inquietezza nemica delle
stagnazioni prolungate, e non avvien mutazio- ne alla quale in qualche maniera non
cooperino che se i geni fossero pazzi davvero bisognerebbe riconoscereche i più
disadattati fra i disadattati, quali son per l’appunto i pazzi, resero alla
misera umanità più di un buon servigio. Da altra banda è da considerare che un
perfetto adattamento all’ambiente farebbe gli uomini supinamente contenti e
tranquilli e porte- rebbe fine al moto della storia, per la ragione
potentissima che chi sta bene non si muove. Lo direi il vademecum per
l’onest’uomo del nostro tempo! Ma molto an- cora resta da fare: e questa è la
vergogna del nostro tempo. La chiesa cat- tolica ad es., che ha chiesto, solo
di recente, con un pontefice tormentato e disponibile al dialogo, perdono al
mondo islamico, ha ancora da chiedere scusa alle donne, ai bambini, alle coppie
di fatto, agli omosessuali, agli atei, agli agnostici, agli scienziati onesti e
laici che dalle dottrine e dai dogmi della chiesa vengono quotidianamente
offesi, respinti e vilipesi. I libri proibiti e il rapporto sessuale come
“peccato” contro il sesto precetto del Decalogo Tra i compiti primari che si
assunsero al loro tempo gli apologisti catto- lici e i controversisti, figura
subito in primo piano quello della lotta ai libri proibiti, che è come dire a
tutta la prodizione libraria moderna. Prendo an- cora ad es. emblematico il
santo teologo moralista e dottore autorevole della Chiesa: L. Ne La vera sposa
di Gesù Cristo10, a dimostrazio- ne di quanto possa essere pericolosa la
lettura in genere, sconsiglia alle Mo- nache addirittura lo studio sia della
Teologia Morale che di quella Mistica. Parimenti libri inutili ordinariamente
sono, ed alle volte anche nocivi per le Religiose, i libri di Teologia Morale,
poiché ivi facilmente possono inquietarsi con la coscienza oppure apprendere
ciò che lor giova non sapere. An- che nociva può essere a taluna la lettura dei
libri di Teologia Mistica, giacché può essere che ella si invogli dell’orazion
soprannaturale, e così lascerà la via ordinaria della sua orazione solita, in
meditare e fare affetti, e così resterà digiuna dell’una e dell’altra. Vige,
come una sentenza inappellabile, il motto lapidario di San Paolo: Sapienza
carnis inimica est Deo. L’amore del sapere viene paragonato ad un vizio, alla
libidine sessuale: libido sciendi11. Circa i classici del pensiero che pur
contengono delle verità, si domanda con San Girolamo: Che bisogno hai di andar
cercando un poco d’oro in mezzo a tanto fango, quando puoi leggere i libri
devoti, dove troverai tutt’o- ro senza fango?». La lettura è importante,
fondamentale anche alla via della salute, ma ha dei rigorosi limiti. Quanto è
nociva la lettura de’libri cattivi, altrettanto è profittevole quella de’buoni.
Il primo autore de’libri devoti è lo Spirito di Dio; ma de’li- bri perniciosi
l’autore n’è lo spirito del Demonio, il quale spesso usa l’arte con alcune
persone di nascondere il veleno, che v’è in tali suoi libri, sotto il pretesto
di apprendersi ivi il modo di ben parlare, e la scienza delle cose del mondo
per ben governarsi, o almeno di passare il tempo senza tedio. Con determinate
categorie di persone, l’esclusione si fa radicale. Alle suore scrive così: Ma
che danno fanno i romanzi e le poesie profane, dove non sono parole 10 Cito
dall’ed. Remondini, Bassano, Vedi l’uso di tale espressione nella denuncia
controversistica cattolica (aristotelica) della filosofia cartesiana e moderna
nel saggio di chi scrive, «Libido sciendi». Immagini dell’empietà
nell’apologetica cattolica tra Sei e Settecento (Da Magalotti al padre
Valsecchi), Giornale critico della filosofia italiana, immodeste? Che danno voi dite? Eccolo: ivi si
accende la concupiscenza de’ sensi, si svegliano specialmente le passioni, e
queste poi facilmente si gua- dagnano la volontà, o almeno la rendono così
debole, che venendo appresso l’occasione di qualche affezione non pura verso
qualche persona, il Demonio trova l’anima già disposta per farla precipitare12.
Contro il risveglio delle passioni e contro la concupiscenza dei sensi, i
controversisti scagliano i loro dardi infuocati e avviano le loro sottili
disqui- zioni teologiche su quanto vada considerato peccato mortale. Ed è
questo un fardello che la chiesa si porta dietro così come uno ster- corale si
rotola la sua palla di escrementi. L’ossessione del sesso: la cura me- ticolosa
con cui si prova da secoli a disciplinarlo, legittimarlo, canalizzarlo,
evirandolo della sua essenza: la ricerca del piacere e costringendolo alla sola
funzione riproduttiva. Ci serviremo non di un semplice scrittore di opere di
pietà ma di un autorevole moralista della chiesa cattolica, santo per giunta,
dottore della chiesa, uomo di grande pietà e d’erudizione: che CROCE define il
più santo dei napoletani, il più napoletano dei santi. Ecco cosa scrive il
nostro moralista sul sesto precetto del Decalogo e in che modo espone le sue
precauzioni con cui anticipa una minuziosa tratta- zione di quanto potremo
chiamare la fattispecie del peccato mortale. Il peccato contro questo precetto
è la materia più ordinaria delle Confessioni, ed è quel vizio che riempie
d’Anime l’Inferno; onde su questo precetto parleremo delle cose più
minutamente; e le diremo in latino, affinché non si leggano facilmente da altri
che dai confessori, o da quei sacerdoti che in- tendano abilitarsi a prendere
la Confessione; e preghiamo costoro a non leg- gere né in questo né in altro
libro di quella materia (che colla sola lezione o discorso infetta la mente) se
non dopo tutti gli altri trattati e quando ormai sono prossimi ad amministrare
il Sacramento della Penitenza. Affronta perciò subito lo scabroso tema della
fornicazione, e dei rapporti carnali con l’altro sesso con minuta casistica
sessuofobica: de tactibus, de muliebre permittente se tangere, an puella
oppressa teneatur clamare, an possit unquam permittere sua violationem, de
aspectis, de verbis, de audientibus verba turpie, ecc. Ma non manca di
precisare: Ante omnia advertendum, quod in materia luxuriae (quidquid alii
dicant de levi attrectatione manus foeminae, vel de in torsione digiti) non
datur par- vitas materiae; ita uti omnis delectaio carnalis, cum plena advertentia,
et consensu capta, mortale peccatum est. La vera Sposa di G.C., L., Istruzione
e pratica per li Confessori, Giuseppe Di Domenico, Napoli, e sgg., anche per le
citaz. successive. 40 Il pio moralista, scaltrito nella casistica
giuridica, sa che bisogna scende- re nei minimi particolari per trovare la
situazione peccaminosa: se grave o lieve o poco rilevante o, addirittura, del
tutto inesistente; perciò distingue gli atti sessuali compiuti nel matrimonio o
extra matrimonium. In situazio- ne extra coniugale, tutti i toccamenti, oscula
et amplexus ob delectatione, mortale sunt. Vi sono numerosi casi dubbi da
esplicitare: ne va di mezzo la salute delle anime, calate in situazioni mondane
sempre diverse e comunque sempre a stretto contatto con le tentazioni della
carne. Ad es., la donna o il fanciullo non peccano se si fanno toccare secondo
la consueta pudicizia dettata dalla simpatia o dalla buona affettuosa
disposizione; peccano invece se non si op- pongono a contatti impudichi, o a
baci insistenti (morosis) e furtivi. E anco- ra: la fanciulla aggredita allo
scopo di usarne violenza è tenuta a urlare ad se liberandam a turpitudine? Nel
caso non invocasse aiuto con la dovuta forza e insistenza lo stupro si
cambierebbe facilmente in consenso peccaminoso. Ma la questione resta
controversa se debba ritenersi consenso il non aver gridato o invocato aiuto,
secondo un’antica sentenza per la quale, praesume- batur puella non clamans
consentiente. Perviene infine a definizioni accurate degli atti turpi,
differenziando quelli compiuti naturalmente da quelli innaturalmente. Ecco la
definizione di fornicazione e di concubinaggio, quali peccati mortali:
Fornicatio est coitus intersolutos ex mutuo consensu. Concubinatus autem non
est aliud quam continuata fornicatio, habita uxorio modo in eadem vel alia
domo; [e quella di stupro, come:] defloratio virginis ipsa invita, et ideo
praeter fornicationis malitiam habet etiam injustitiae. Attraverso una
minuziosa casistica quasi boccaccesca, buona – si direbbe - ad arricchire la documentazione
erotica di un romanziere libertino, il moralista passa in rassegna le svariate
forme di rapporti sessuali, da quelle legittime a quelle addirittura più strane
e peregrine, come l’accoppiarsi in luogo sacro, quali una chiesa, il cimitero,
l’oratorio, il monastero, ecc. Pone addirittura questioni dubbie sulle maniere
e le condizioni in cui tale rap- porto potrebbe verificarsi. Pur ammettendosi
il peccato, sorge la questio se si tratti o meno di sacrilegio. Ad es. «an
copula maritalis, aut occulta abita in Ecclesia, sit sacrilegium?» Vi si
potrebbero emanare tre sentenze differenti: una che ritiene irrilevante la
condizione di coniugi, un’altra la situazione occulta (che l’abbiano fatto di
nascosto) e una terza che ritiene essere sacri- lego l’atto in ogni caso.
Addirittura se si tratta di marito e moglie, secondo alcuni teologi, l’atto
consumato in chiesa potrebbe essere scusato, si ipsi sint in morali necessitate
coeundi, puta si ipsi in pericolo continentitiae, vel si diu in Ecclesia
permanere debeant. Il lettore ne trae l’impressione che l’autore (più che
dietro suggerimenti letterari coevi) vada ad estirpare direttamente dalla vita,
dalle lussuriose esperienze dei peccatori, dalle situazione più impensabili,
apprese nelle lun- ghe ore passate al confessionale ad ascoltare ed a
sollecitare le confessioni più intime dei fedeli, tutte le forme, i modi che la
secolare ricerca del piacere ha suggerito di epoca in epoca all’uomo, dalle più
rozze e volgari maniere di accoppiamento fino alle più raffinate arti di amare
e trarre godimento che proprio I LIBERTINI andano perfezionando e praticando in
forme sempre più sofisticate. La stessa lingua latina – ma qui dovrebbe- ro
dirla i linguisti – si fa molto particolare fino all’uso di neologismi non
presenti nei classici. Parlando della sodomia distingue quella propriamente
detta da quella impropria ed eterosessuale coitum viri in vase praepostero
mulieris esse sodomiam imperfectam, specie distinctam a perfecta. Si quis autem
se pollueret inter crura aut brachia mu- lieres, duo peccata diversa
committeret, unum fornicationis inchoatae, alterum contra naturam. An pollutio
in ore fit diverse speciei? Affirmant aliqui, vocantque hoc peccatum
irrumantionem, dicentes quod sempre ac sit pollutio in alio vase quan naturali,
speciem mutat. Sed probabilius sentiunt quod si pollutio viri sit in ore maris
est sodomia; si in ore feminae, sit fornicatio inchoata, et in super peccatum
contra naturam ut mox diximus... Arriva addirittura ad ipotizzare il coito cum
femina morta, che non rien- trerebbe nella fattispecie dei rapporti bestiali ma
nella polluzione e in quella che Alfonso chiama fornicatio affective. Dalla
sessuofobia all’erotismo peccaminoso: Cortigiane poetesse e libertini filosofi.
L’Eros redento Prendiamo due secoli di storia molto emblematici. Dall’Italia
delle corti signorili alla Francia della grande rivoluzione. Due secoli in cui
l’eros vive una sua storia illustre, tra cortigiane raffinate poetesse e abati
filosofi e libertini. A dirla franca alla sua maniera sull’eros e a dargli
veste poetica disinibita, ci pensa subito Pietro Aretino: ma sempre da una
angolatura tutta maschile. Nonostante si salvi la dignità della partner che qui
giuoca un ruolo attivo di co-protagonista del rapporto amoroso, in cui l’atto
sessuale si trasforma in una sticomitia drammatica non priva di poetica
oscenità. Soltanto nel petrarcheggiare delle cortigiane, come la soave Franco
che riceve sotto le sue lenzuola di tela d’Olanda finanche Enrico III di
Valois, la donna trova finalmente il suo primo vero riscatto sul maschio, con
un suo modo raffinato (di alto erotismo) di 42 pilotare la barca
dell’Amorosa Dea; ad esse, tra principi, sovrani, alti prela- ti, pontefici
gaudenti, spetta il compito di riscattare dall’eterna dannazione l’Eros e
fargli recuperare il valore perduto colla tradizione ebraica-cristiana. Un
recupero, tutto al femminile, del paradiso perduto. Così canta il suo ufficio
amoroso, guidato da Apollo, la dolce Veronica. Febo che serve a l’ amorosa Dea
E in dolce guiderdon da lei ottiene Quel che via più che l’esser Dio il bea, A
rilevar nel mio pensier ne viene Quei modi che con lui Venere adopra Mentre in
soavi abbracciamenti il tiene. Ond’io instrutta a questi so dar opra, Si ben
nel letto, che d’Apollo all’arte Questa ne va d’assai spazio di sopra E il mio
cantar e ‘l mio scrivere in carte S’oblia in chi mi prova in quella guisa Ch’a
suoi seguaci Venere comparte. Nel Settecento, cui ora vogliam far cenno, sia
pur per sommi capi, le cose stavano in modo ben differente da come ce le hanno
rappresentate quando a scuola ci hanno spiegato quel periodo. I libri del
Marchese de Sade rap- presentano, ad es., una nuova filosofia morale e non sono
la pura e semplice invenzione di tecniche erotiche pervertite, come comunemente
si crede. I recenti studi hanno sfatato quella immagine del divin marchese. “La
filo- sofia deve dire tutto”, egli ha affermato: tutto senza ipocrisie e
fingimenti. Egli non fu né il primo né il solo a sostenere i diritti della
carne, che grida la sua legittima soddisfazione contro le assurde costrizioni
della cosiddetta civiltà. Il celeberrimo sadismo: ricerca del piacere
attraverso il godimento per la sofferenza del partner, ha ben altre origini che
le sole discendenze da Sade. Bisognerebbe intanto rifarsi alle meticolese
ricerche di Skipp, di Leeds, che ha schedato tutti i testi erotici inglesi scoprendovi
come l’uso educativo della frusta e le sculacciate a pelle nuda sui ragazzi,
era praticato dai gesuiti in chiave educativa e correttiva, ma finiva per
confinare molto spesso con l’erotismo portando addirittura all’orgasmo vero e
proprio. Nacque un termine: “orbinolismo” che vuol dire “smania di frustare”
(Cfr. Rodez, Memorie storiche sull’orbinolismo). Né si dimentichi, oltre la
pratica, anche l’elogio cattolico, presso non solo l’ordine dei gesuiti ma
anche di Scolopi e Salesiani, fatto in termini pedagogici della frusta e della
sua frequente pratica a scopi educativi e correttivi: virga tua et baculus tuus
salus mea fuerunt!.... A tali osservazioni sul costume del secolo va aggiunto
che la proverbia- le sporcizia che caratterizzava il ménage domestico
dell’epoca anche tra le famiglie nobili e abbienti, non era poi così
generalizzata. Soprattutto le donne avevano introdotto l’uso davvero innovativo
dell’erotico bidet (che ha la forma di violino e, al tempo stesso, quella dei
fianchi femminili) che permetteva loro di mantenere igiene e pulizia in quelle
parti del corpo che ne avevano più bisogno. A tal proposito restano molto
istruttive le pagine dei romanzi erotici e libertini, tra i quali spicca Restif
de La Breton con il suo Anti Justine dove si nota l’uso frequente e
generalizzato di tale strumento da toilette, prima e dopo gli incontri
amorosi.. Perciò, una volta sfatata l’immagine stereotipata del Settecento
illumi- nistico, astrattamente razionalista, irreligioso e dai costumi
depravati, pro- viamo a riguardare sotto diversa luce e angolatura, libere da
pregiudizi e remore moralistiche e confessionali, la letteratura erotica e
d’amore di quel secolo che, oltre tutto, fu di Mozart, di Kant, di Bach, oltre
che di Voltaire, di Rousseau e di Goethe e ci lasciò in eredità non soltanto la
grande rivoluzione dell’89 ma anche quella che fu la più colossale e universale
summa di sapere moderno: l’Enciclopedia, ovverosia dizionario ragionato di
tutte le scienze, le arti e i mestieri contro la quale pullularono subito una
serie di Anti-Enciclo- pedie anche da noi in Italia per porre un argine
all’avanzata di quelle idee di libertà e di progresso civile. Il ricordare LEOPARDI
è qui d’obbligo: Così ti spiacque il vero, dell’aspra sorte e del depresso loco
che natura ci diè, per questo il tergo vigliaccamente rivolgesti al lume che il
fe palese... Insomma lo zelo sessuofobico, la guerra dichiarata all’istinto
sessuale porta il sacerdote, il ministro del culto cattolico, il confessore a
scendere nei particolari della vita sessuale singola e della coppia, sia entro
che fuori del matrimonio: a scoprire i più segreti momenti dell’intimità delle
coppie fino a scrutare e distinguere, entro le fantasie erotiche più raffinate,
i comporta- menti più o meno peccaminosi, cioè conformi a canoni tutti da
verificare di volta in volta (casistica). Una sorta di filo invisibile lega
pertanto il pio cen- sore al libertino e al peccatore o la peccatrice (lo
denuncia la stessa corrente espressione possessiva: il” mio” confessore!) tanto
da diventare complemen- tari, avvincersi in un legame indissolubile fino a non
poter più fare a meno l’uno dell’altro14. Ma il legame tra religiosità e
libertinismo, così come tra l’erotismo e la religione cattolica in particolare,
si fa sempre più stretto fino a dipendere l’uno dall’altro: come, in regime
capitalistico, domanda e offerta. Il cattoli- 14 Cfr., infine, “L’Asino” di
Podrecca a Galantara e le critiche positivistiche e anticlericali alla morale
alfonsiana, Feltrinelli, Milano] cesimo deve disciplinare a suo modo il sesso
e, in genere, tutta l’attività e la fantasia umane; l’eros deve trovare entro
una nuova coscienza storica la sua rinnovata voluttà. Ecco allora il piacere
stesso trovar vie differenti rispetto al piacere degli antichi, allor quando
quella ricerca non veniva combattuta, non era un tabù, anzi era apprezzata come
uno dei più ambiti doni della na- tura. Vengono a far parte del piacere anche i
marchingegni e i sotterfugi per eludere le prescrizioni correnti e i limiti che
le norme religiose impongono dall’esterno. Finanche i pregiudizi siano di
ispirazione cattolica o meno - diventano materia di raffinato erotismo.
L’esecrabile peccato della lussu- ria, prodotto tipico del Cristianesimo,
diventa perciò stesso fonte di piacere (la Jouissance illuministica), proprio
perché vietato e esecrato: soprattutto quando l’atto viene compiuto di
nascosto, cogliendo quello che è diventato, dopo la mitica cacciata dal
Paradiso terrestre, il frutto proibito, il godimen- to raggiunto di soppiatto e
contro la legge o la morale corrente perciò più seducente e ricercato per la
sua illegtittimità! La letteratura è piena zeppa di esempi e finisce per
produrre un genere di scrittura narrativa particolare che chiamiamo “erotica” o
“pornografica”: di libri che s’han «da leggere con una mano sola», un genere
che non si spiegherebbe prima del cristianesimo e della dannazione dell’eros e
del piacere e che va dai canti carnascialeschi al Decamerone, al Ruzante, all’ARETINO,
ai poeti dialettali: da BAFFO, veneziano, al grandissimo BELLI, romanesco, al
dimenticato TEMPIO, siciliano, nato a Catania, per arrivare alla letteratura
erotica del romanzo libertino francese in cui confluiscono le innumerevoli
forme e modi di estraniazione, di sogno, di fuga dalla realtà che delineano
l’universo fantastico che sarà la base della letteratura romantica europea e
soprattutto del romanzo e della grande narrativa ottocentesca e contemporanea,
da Balzac a Flaubert, a Hugo a Dumas, dal romanzo russo al nostro MANZONI, a
Zola, a VERGA alla miriade dei narratori dei nostri giorni. In conclusio-ne, ma
in una maniera tutta nuova, possiamo ritenere avesse davvero visto giusto il
grande saggio napoletano CROCE quando affermò che non possiamo non dirci cristiani.
Se persino l’erotismo è stato, malgré lui, influenzato e raffinato dal
cristianesimo. Se ne stanno accorgendo anche in Francia dove nasce la
letteratura libertina e la illuminata filosofia del piacere: dal materialista
La Mettrie all’esecrato marchese De Sade16. 15 Emblematico, per quanto qui si
va rilevando, il romanzo libertino, non ancora tradot- to, D.A.F. de SADE,
Alina et Valcour, ovvero il romanzo filosofico. Cfr., la Mostra: BNF, L’Enfer
de la Biblioteque Nazionale. Eros au secret, Paris, 2 Ricco di titoli, è venuto
alla luce un significativo numero di opere e autori soltanto ad opera di specialisti che li vanno pubblicando
e illustrando. Intanto segnalo l’originale antologia da Mettrie e Diderot,
curata da Quintili, L’Arte di godere. Testi dei filosofi libertini, Manifesto libri,
Roma. Nome compiuto: Alfonso di Liguori. Girolamo de Liguori. Liguori. Keyword:
“Associazione Filosofica Ligure” – Keywords: implicature critica, ‘… is the
true abyss of human reason” – “il baratro della ragione conversazionale” –
l’anima distilata – il lambicco dell’anima”, redenzione dell’eros, la lussuria,
la degenerazione, la metamorfosi dei linguaggi – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Lilla: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale di Vico – la scuola di
Francavilla Fontana -- filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Francavilla Fontana). Abstract. Grice: “We don’t take Vico too seriously at
Oxford – unless you are Stuart Hampshire, who has a penchant to take seriously
any philosopher who the rest of us Oxonian philoosphers do NOT take seriously!”
On the other hand, some Italian philosophers have based their philosophical
career and reputation on re-vindicating Vico, such as Lilla!” -- Filosofo
italiano. Francavilla Fontana, Brindisi, Puglia. Grice: “I like Lilla; for one,
he ‘revindicated,’ as he puts it, the philosophy of Vico, which, in Italy, is
like at Oxford ‘revinidcare’ Locke!” Formatosi
nelle scuole dei Padri Scolopi aderì alle idee cattolico liberali divulgate dai
filosofi della prima metà dell'Ottocento: Gioberti, Minghetti, Balbo e SERBATI
al quale dedicherà molteplici studi subendone una marcata influenza. Lascia
Francavilla per l'ostentata contrarietà di tutto il clero alle sue idee patriottiche d'ispirazione
giobertiana, manifestate apertamente nel "Programma d'insegnamento
filosofico" pubblicato sul giornale il "Cittadino leccese",
decise di trasferirsi a Napoli ove ebbe modo di confrontarsi con le idee di Sanctis,
Spaventa, Settembrini, Tari e Vera. Si laurea e insegna a Napoli. Durante
questi anni videro la luce "La provvidenza e la libertà considerate nella
civiltà", "Dio e il mondo", e "La personalità originaria e
la personalità derivata" (Nappoli, Rocco), nei quali getta le premesse
degli studi filosofici e giuridici in cui si cimenterà per tutta la vita: la
storia della filosofia, la filosofia teoretica e la filosofia del diritto;
sviluppando altresì e precorrendo una moderna concezione del rapporto tra
"diritti umani e progresso scientifico" sin da “La scienza e la vita”
(Torino, Borgarelli) -- titolo paradigmatico del suo saggio – cf. Grice,
“Philosophical biology,” “Philosophy of Life” Insegna a Messina. Furono quelli
gli anni più fecondi della produzione scientifica volta a perfezionare la sua
concezione dello Stato, approfondire le fonti rosminiane, confrontarsi con le
teorie evoluzionistiche di Spencer e contemporaneamente intrattenere contatti
epistolari con alcuni fra i maggiori filosofi, giuristi, patrioti e storici
dell'epoca quali: Jhering, Bluntschli,
Roy, Tommaseo, Capponi e molti altri. Altri saggi: “Kant e SERBATI” (Borgarelli,
Torino); “AQUINO” (Torino, Borgarelli); “Filosofia del diritto,”“Critica della
dottrina utilitarista liberale empirica etico-giuridica di Mill”“Le supreme
dottrine filosofiche e giuridiche di Vico ri-vendicate” -- “La pretesa persona
giuridica e le funzioni personali degl’enti morali” (L. Gargiulo); “Della
Riforma civile di Spedalieri” (Messina, Amico); “Le fonti del sistema
filosofico di Serbati-Rosmini” (L.F. Cogliati); “Due meravigliose scoperte di
Rosmin-Serbatii: l'essere possibile e l'unità della storia dei sistemi
ideologici, Cogliati, Il Canonico Annibale Maria Di Francia e la sua Pia Opera
di beneficenza, Messina, San Giuseppe, Manuale di filosofia del diritto,
Milano, Società editrice, Pagine estratte. Martucci, Il concetto dello
stato Antonio Tarantino, Diritti umani e
progresso scientifico: Polacco, La "Filosofia del diritto” (Randi);
“Filosofia” (Milano, Giuffré); Tarantino, “La filosofia della giustizia sociale,
Milano” (Giuffré) – cfr. H. P. Grice, “Social justice” in “The H. P. Grice
Papers,” Bancroft, MS. In occasione del conferimento della "Cittadinanza
onoraria (di Messina) alla memoria, su nettuno press.Tarantino, Diritti umani e
progresso scientifico: emeroteca. provincia. brindisi. Martucci, Il concetto
dello stato, su emeroteca.provincia. brindisi. Treccani, su treccani. Lettere a
Jhering. non accordabile col supremo principio della Scienza Nuova Ilmiolavoro
Vico rivendicato» meritòl'onoredi essere preso in considerazione dai due più
competenti degli stu dii vichiani, ed al giudizio dei competenti bisogna dare
gran peso, perchè effetto di conoscenza bene approfondita sopra un determinato
autore, specialmente se si mira ricostruire la mente di Vico. Questi scrittori
sono Ferri e Fornari i quali si trovarono in pienissimo accordo, tanto da far
supporro che fosse effetto di un concetto prestabilito. L'accordo fu pie
nissimo nella prima parte del lavoro di carattere puramente critico e
riconobbero che la rivendicazione delle dottrine filoso fiche e giuridiche da
tutte le fallaci interpetrazioni fatte in Europa Rivista Italiana di Filosofia.
Quando gli opuscoli hanno un valore così notevole come quello qui sopra
indicato del prof. Lilla, è giusto segnalarli all'attenzione degli studiosi
piuttosto che i volumi di gran molo o di poca sostanza. Questo lavoro dice
molto in poche pagine e il suo intento è questo: rivedere i giu dizi che sulle
dottrine del Vico sono stati portati in Italia, in Germania e in Francia
particolarmente, ricostruire dietro indagino esatta il concetto di questa
dottrina e questo intento ci pare raggiunto. Il Vico non è sem plicemente un
ontologista platonico, come parrebbe dal giudizio del Gioberti, nè un
razionalista kantiano, o piuttosto un precursore del Kant, come sembra a Spaventa,
nè un positivista como fu rappresentato da altri. Questi apprezzamenti risultarono
dall'interpetrazione parzialeesoggetti va di qualche parte dei pensieri
filosofici del Vico che nelle sue opero non sono esposti in ordine sistematico,
e che l'autore di questo lavoro con grande dili genza raccoglie e combina
riferendo le formole e le parole proprie dell'autore della scienza nuova sparse
nei moltiplici suoi scritti. » era esauriente e condotta con
criterii elevati. La mia interpretazione sulla vera mente di Vico fu
riconosciuta vera ed adeguata tanto che il Fornarì mostrò vivissimo desiderio
di veder fecondare quelle supreme linee con svolgimenti ed appli cazioni.
Dominato da tale pensiero concepii il disegno di scrivere un lavoro di lena,
mirante ad un triplice scopo di rivendicare, illustrare, ed integrare la mente
dell'autore della « Scienza Nuova» A tale scopo indirizza i tutte le mie ricerche
attingendo sempre maggiori lumi dalle sue opere edite ed inedito e fin anche
dai manoscritti che si conservano gelosamente nella bi· blioteca Nazionale di
Napoli. I grandi genii, e segnatamente il Vico che, come non ha guari, fu
appellato da un poderoso intelletto di una delle più famose Università il più
grande filosofo del mondo, muovono da una idea madre fecondissima ed alla quale
rannodava tutte le idee secondarie e particolari. Uvità ed armonia cioè
perfetto organismo è la nota caratteristica del lavoro dei sommi.Ed io vado
riunendo non poche idee per ricostruire su solide basi quest'opera di
architettura gigante e le mie indagini non ric scono infruttuose, e ne è prova
evidentissima questo frammento inedito dal titolo « Pratica della Scienza nuova
. » Non poche censure mosse la turba dei filosofanti al Vico perchè s'ispirava
a concezioni idealistiche negligentando la pra tica della vita. Tale critica
presenta apparenze di verità tanto che VICO stesso no rimase impressionato,ma
raffrontando dottrine a dottrine si coglie il genuino e loro vero significato.
La grand o idealità diquestamassima la storia ideale eterna delle nazioni. L.
ha liberato la dottrina del VICO da tutte le fallaci inter petrazioni. La sua
dottrina che mi pare giusta, merita di essere più larga mente svolta. » Nel
volume delle Onoranze; è una vera esagerazione, e chi si addentra nella parte
riposta del sistema Vichiano si accorgerà che non si possa ascrivere ad essa
une perfetta interpetrazione astratta e specialmente raffrottandola colla
psicologia sociale che sta a base del processo del filosofo napoletano. Bisogna
por mente innanzi tutto alle tre fasi che percorre l'umanità nella sua storica
evoluzione; età del senso, della fantasia, e della ragiono. E molto più alla
dottrina del corso e ricorso delle nazioni, cioè al loro periodo d'infanzia, di
giovinezza e di vecchiaia. Valga ciò a smentire l'assoluto idealismo del VICO
il quale è puramente immaginario. Tutta la seconda Scienza nuova è derivata
dalla psicologia sociale evoli tiva e tutti i diritti, i costumi, le religioni,
le costituzioni plitiche degli stati sono emanazionidiquesto principio. Nelprimo
stadio tutto è divino, gli uomini inselvatichiti hanno un diritto divino, tuttoprocededagli
Dei; il Governo teocraticorappresen ato dagli oracoli, la lingua divina per
atti muti di religiose cerimonie. In Giove e Giunone si personifica ciò che si
riferisce agli auspicii ed alle nozzo: la Giurisprudenza è scienza d'intendere
i misteri della divinazione; il giudizio divino, cio è che nei templi
divini,tutte le azioni sovo invocazioni agli Dei :ogni dritto è divino,ogni
pena è sacrificio, ogni guerra assume carat tere religioso ed ha giudici gli
Dei: od il giudizio di Dio si riduce a duello ed alle rappressaglie : tali
categorie sono sim boleggiate dal lituo, dall'acqua e fuoco sopra un altare.
Seguo poi un ordine di fatti eroici da cui deriva la natura eroica, o dei nati
sotto gli auspicii di Giove, il costumo eroico como quello di Achille, il
governo civico o aristocratico o dei for tissimi, la lingua eroica o delle armi
gentilizie o stemmi. I caratteri eroici come Achille ed Ulisse, che
personificano tutte le grandezze e i savii consigli. La giurisprudenza eroica,
che stà nella solennità delle formule della legge, la ragione di
stato conosciuta dai pochi provetti del governo, il giudizio eroico che
consiste nell'esatta osservanza delle formule e precipua mente deriva il feudo
dalla proprietà dei forti. Infine c'è un or dine di fatti umani, cui
corrisponde la natura umana intelligente e perciò benigna,modesta, che
riconosce per legge lacoscienza, la ragione, il dovere, e poi il costume
officiale, indi il diritto umano fondato dalla ragione, il governo umano
dettato dalla ragione, la lingua umana, Abbiamo motivo di credere che VICO
impressionato dalle obiezioni dei contemporanei vollo dichiarare il supremo
princi pio della Scienza Nuova, cioè la storia eterna ed ideale delle nazioni
con questo frammento e senza addarsene disconobbe l'efficacia positiva della
Scienza nuova. Egli dotato di mente speculativa, pratica e progressiva,
non si poteva mai acconciare a vivere di formule astratte e di umana, il
parlare articolato, i caratteri in telligibili, che la mente umana rivelò dai
generi fantastici se parando le forme e le proprietà dai subietti. La
giurisprudenza umana che mira non al certo, ma alvero delle leggi. L'auto rità
umuna che nasce dalla rinomanza di persone capaci e sa pienti nelle agibili ed
intelligibili cose, la ragione umana o ragione naturale che divide a tutte le
uguali utilità. Il giu dizio umano velato di pudore naturale e mallevadore
della buona fode che ai fatti applica benignamente le leggi temperandone il rigore.
E questi fatti hanno ancheiloro simboli nellabilanciache rappresenta le qualità
civili nelle repubbliche popolari, perchè la natura ragionevole è uguale in
tutti gli uomini. Questi tre ordinidifatti riposanointreprincipii,
chesono:iltimore, l'amore, il dolore, simboleggiati dallo altare, dalla pace e
dal l'urnacineraria,ecosì sifondarono loreligioni, imatrimoni e l'immortalità
dell'anima.In questi concetti siriassume tutta la seconda Scienza nuova.
Rispettaro tutto quanto i nostri maggiori operarono di grande è la disposizione
più favorevole a quest'opera di conciliazione, ma perchè il ri spettonon portia
delle idee esclusive e non soffochi la libertà dei nostri giudizi verso lo
scopo ultimo della scienza, avvicinata a questo scopo la pro duzione più
perfetta dell'uomo, ci rivela la sua imperfezione, in questo modo è riconosciuta
la necessità dell'Ideale, perchè fossecriticatoemiglio rato il presente. puri concetti metafisici, poichè il processo
inquisitivo che egli seguiva aveva un fondamento storico e dava origine ad un
temperato e ragionevole positivismo, pel quale non si poteva disgiungere la
scienza dalla vita.Egli ben vedeva che la scienza fuori la vita era una vana
supellettile intellettuale, un giuoco dialettico del pensiero e non punto
proficua al beninteso pro gresso delle nazioni. Esiste un ideale di
perfettibilità, supe riore, ma non indipendente dalla vita, verità questa
intuita dall'antesignano della scuola storica tedesca, da Savignys, ilquale era
ammiratore passionato delle istituzioni giuridiche romane nelle quali vedeva la
più alta manifestazione del progresso giu ridico. Ma fatto maturo di anni e di
senno confessò apertamente che per quanto possono sembrare perfette le
istituzioni romane, pure comparate all'idealità mostrano la loro incompiutezza.
VICO gittò le basi di una vasta costruzione scientifica fondata nel processostorico–
filosofico. E dàbiasimo al divorzio fraquesti due processi metodici, in questa
memoranda sentenza Peccarono per metà i filosofi perchè non accertarono le loro
idee coll’autorità dei filogici; peccarono per metà i filologi perchè non
inverarono la propria conoscenza coll'autorità dei filosofi». La storia ci
rivela il certo, l'origine, le fasi o gl'incrementi degl'istituti politici,
sociali giuridici, e la filosofia rivela l'ele mento razionale e addita le
perfezioni ideali, cui si possono inalzare; veritá questa intuita da Bacone da Verulamin.
I filosofi, dic'egli, scoprono molte cose belle a contemplarsi, ma impossi bile
ad essere attuate, ed i giuristi ragionanı) come prigionieri nelle catene. Alla
mente di VICO si affaccia, un dubbio che poteva presentare questo supremo
principio della scienza studiossi ripararvi con questo frammento inedito. Tutla
quesť opera è stata ragionata come una scienza puramente spe culativa intorno
alla comune natura dello nazioni. Però sembra per quest’istesso mancare di
soccorrere alla prudenza umana, ond'ella si adoperi perchè le nazioni, le quali
vanno a cadere o non ruinino affatto, o non s'affrettino alla loro ruina ed in
conseguenza mancare nella pratica, qual dev'essere di tutte le scienze, che si
ravvalgono d'intorno a materie, le quali dipendano dall'umano arbitrio, che
tutte si chiamano attive. Anche nella coscienza dei grandi vi sono delle oscil
lazioni sulle loro concezioni. VICO nel fram . citato, dice che la scienza
pratica non si possa dare dai FILOSOFI, ma i filosofi civili e i reggitori
degli stati possono creare costituzioni politiche e leggi, e richiamare le
nazioni al loro stato di perfe zione. Niente di più vero: le nazioni e tutto il
mondo moralo creato dall'arbitrio umano non può ridursi a categorie logiche,
non può essere sottoposto alla legge ferrea della necessità, e quindi la
scienza puramente contemplativa o ideale non può contenere nella sua orbita le
leggi relative dei fatti umani. Se quest'ordine è indipendente dalla necessità
logica, può essere [Qui do legibus scripserunt, omnes vel tanquam PHILOSOPHI,
vel tan quam Jureconsulti, argumentum illud tractaverunt. Atque Philosophi
proponunt multa dictu pulcra, sed ab uso remoto. Jureconsulti autem, suae
quisque patria legum, vel etiam Romanorum, aut Pontificiarum placctis
abnoxüetad dicti, judicio sincero non utuntur,sedtanquam evincolis
sermocinantur. Tractatus de dignite et augmentis scientiarum ; solo regolato o
disciplinato dalle scienze pratiche ed attive e non dall'ordine puramente
scientifico. Nel capitolo VIII della seconda Scienza nuova pare che VICO
incorra in un'incoe renza, in quanto si propone di trattare di una storia
eterna sulla quale corre di tempo la storia di tutte le nazioni con certo
originiecerteperpetuità,e poidico chelescienze pratiche possono regolare la vita.
Ma come si può parlare d'una storia eterna, sulla quale sono modellate le
storie di tutte le nazioni se il mondo morale, con tutti i suoi fattori,
procede dall'arbitrio umano ? Questo ardito disegno del filosofo napoletano
racchiude un pen siero riposto. Questa Storia eterna delle nazioni,
modellatrice, esemplatrice di tutte le storie delle nazioni è uno dei più
grandi problemi della Scienza Nuova, che è assai bisognoso di com menti
illustrativi ed esplicativi. In questo capitolo si nasconde una speculazione
alta, e, dirò meglio, vertiginosa. Qui il Vico si rivela come idealista, o
meglio tale appare, poichè nello stabilire un ideale comune a tutte le nazioni
pare che proceda con un metodo astratto e formale, cioè como un ideale fanta
stico di pura creazione del cervello. Parvenza vana inganna trice! Ad un
pensatore meditativo apparisce,com'è infatti, una dottrina a fondo realistico.
Essa non è generata ma è ricavata da uno studio coscienzioso ed accurato dei
fatti. Il diritto naturale delle genti è reale quanto la natura umana, ed è la
fonte di questa dottrina. Secondo la mente di VICO non si potrà revocare in
dubbio l'esistenza d'un dritto naturale, comune a tutti i popoli. Cotal
diritto, comune a tutte le nazioni, ricavasi dalla psicologia sociale, la quale
ci attesta la natura comune sociale dei popoli. Questo argomento
comparativo trova la sua conferma nel fatto irrecusabile che questo diritto
comune, patrimonio di tutto le genti, non poteva essere stato trasferito o
comunicato da popolo a popolo, perchè fra loro non vi era, nè era possibile nes
suna comunanza di relazione. Ponendo mente all'esistenza di un diritto naturale
identico a tutti, o perciò universale e necessario, non si può negare un sicuro
fondamento all'esistenza d'una sto ria eterna nella quale corrono di tempo in
tempo le storie di tutte le nazioni. Il diritto é uno, come uno è il tipo
umano. Nella varietà dei costumi dei popoli vi è qualche cosa che non va ria nè
si trasforma. Dunque uno è il diritto, ed una è la storia ideale delle nazioni,
la quale è fondata sull'unità del diritto. Dunque dalla medesimezza del
costume, sigenera ildirittona turale,e da ciò nasce ildisegno di una storia
eterna delle na zioni Concetto ardito e profondo, poichè in tanto è possibile
una storia eterna ed ideale, in quanto vi è un tipo unico nel di ritto e nel
costume. I grandi genii hanno il presentimento di certe verità che poscia
approfondite dalle venture generazioni acquistano piena coscienza. Questa
divinazione del VICO oggi è rifermata dalla analisi comparativa degli istituti
giuridici e politici, e questa scienza divinata dal Vico è una delle più belle
glorie dei nostri tempi, a cui un forte ingegno siciliano addisse il suo
ingegno e ne abbozzò il primo disegno. E qui si adombrano le prime lince di un
metodo armonico fra il vero e il fatto, fra LA FILOSOFIA e la Storia La Storia
dei costumi deve emanare da due cause coefficienti: dall'ordine reale e
dell'ordine ideale,e così si avvera il gran principio di VICO, verum et factum
reciprocantur. Ma l'ordine ideale per non essere una chimera deve Ideo uniformi
nate appo interi popoli fra essi loro non conosciuti, debbono avere un motivo
comune di vero. Scienza nuova, Dignitá. avere un'origine per quanto
rimota,ma sempre realistica, non è fantasmagorico, ma ricavato,o meglio
osservato nell'elemento comune che presenta il costume dei popoli,e perciò non
è in fecondo e sterile,ma proficuo alla vita. (1Questo brano è tolto dal capitolo
Incoerenze di Vico del mio saggio: La mente del VICO rivendicata, illustrata e
integrata. A riassumere la dottrina giuridica di Vico è
indispensabile determinare i principi fondamentali dell» scuola
storico-filosofica da Ini splendidamente rappresentata. La
Scienza Nuova è lu riprova più sicura della lenominazione apposta ; iu
quel lavoro di architettura gigante si vede adombrato il disegno dell’armonia
fra i principii razionali e il fatto storico. La psicologia sociale è il
substratum delle leggi, delle religioni, delle lingue e di tutti gli
altri elementi della civiltà. In quella filosofia della storia contenuta
in germe LA FILOSOFIA DEL DIRITTO POSITIVO, perchè le costituzioni civili,
sociali e politiche sono conseguenza necessaria della vita, della cultura
e dei costumi delle varie nazioni. Egli divide in tre grandi
periodi la storia civile delle nazioni, cioè l’età del senso, della
fantasia e della ragione, e tutti i fattori dell’incivilimeiito,
dalla religione alla lingua, da questa alla giurisprudenza c infine
alla politica rispecchiano fedelmente le immagini e i caratteri di quei tre
grandi avvenimenti '‘tarici. Anche nell’opera, De universi iurte et
prtnùfno et fine uno le ricerche del DIRITTO FILOSOFICO sono accompagnate
dall’indagine storica e innumerevoli applicazioni fa al diritto romano, da
cui poi si eleva ai supremi principii giuridici. Questo sapiente
indirizzo trova la ragion di essere in quel supremo pronunziato del De
antiquissima Italorum sapiential, che « verum et factum reeiprocantur. Il fatto
adunque deve procedere di conserva col vero, altrimenti si cade o nel
formalismo astratto o nell’imperiamo gretto. E con questo criterio VICO dà
biasimo ai FILOSOFI ed ai filologi; mancarono per metà I FILOSOFI perché
non accertarono le loro idee con l’autorità dei filologi, e mancarono per meta
i filologi perchè non avverarono le loro idee con l’autorità dei
filosofi. Il vero e il fatto sono due termini convertibili, e,
perchè convertibili, l’indagine storica trova la sua vera integrazione
nei principii di ragione, e questi hanno il loro fondamento nell’ordine
dei fatti bene accertati. Storia e Ragione sono adunque i due
fattori del diritto filosofico e, quando si scinde il fatto dal
vero, si avrà del diritto un’idea esclusiva, incompiuta,
o fallace. Il diritto, secondo VICO, è un’idea umana, vale a
dire un principio ideale e storico, o meglio un principio ideale che si
attua nella storia; e tanto è vero ciò che mette radice nell’ordine
eterno dell’eterna ragione o dell’eterna volontà in quanto prescrive alia
volontà umana l’equo bono. Secondo questa dottrina il diritto deriva da
due cause coefficienti, cioè: l’utile e l’eterna ragione. L’una dà la
forma e l’altra la materia. Utilità» fiiit occasio iuris, honestas causa.
Tutto ciò risponde esattamente allo spirito del sistema vichiano. Infatti la
plebe, insorgendo contro il patriziato, conquistava i propri diritti, eppure
era mossa dalla molla dell’interesse. Sicché il progresso morale e
civile delle nazioni era occasionato dalle passioni, lagli interessi, i
quali contribuivano a far riconoscere i principii razionali. Quao vis veri sen
liumann ratio virtus est quantuin cum cupiditate pugnat. Quantum utilitates
diligit et exquat, quao nnum universi iuris principium unusque iincs. L’utile
non è per sè stesso né onesto nè turpe, ma pnò divenire l’uno o l’altro
quando è o confonne o disforme alla giustizia. Ecco dunque come il diritto
ha l’anima e il corpo, la materia e la forma, ed lia un contenuto etico,
che applica nell’utile. E da ciò segue la definizione del
diritto: Igitur ius est in natura utile a eterno, coniincusu acquale. I
punti salienti nei quali si rias mine la teorica del Vico sono i seguenti
: l’indagine storica, base della ricerca razionale, convertibilità. del vero
col fatto; insidenza del diritto nel bene, incarnata nella formula
dell’equo buono : inerenza dell’equo buono nell’ordine eterno; futilità
in quanto è regolata dalla ria veri; l’utile è materia; e la ragione forma
del diritto. Nome compiuto: Vincenzo Lilla. Lilla. Keywords: implicature, Vico,
Vico ri-vendicato, Vico ri-vendicate, Luigi Speranza, “Grice e Lilla: la
semiotica di Vico” – The Swimming-Pool Library. “Il Vico di Lilla” – The
Swimming-Pool Library.
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