GRICE ITALO A-Z M MA
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!: ossia, Grice e Majello: la ragione conversazionale (Napoli). Filosofo italiano. M.
also wrote “Il christiano in chiesa” C X ■') 0&0<b ; O00Q* 0GOQG^ ©
0004 0000 ^ GGGG^ G©0O< ©j©:©:©^ 0G0©( 0©’©'©O GRAMATICA ITALIANA / v RAGIONATA i DEL PRETE
REGIO FRANCESCO M. NAPOLI Nella Stamperia sita Rampe S. iSarccllino Num. 3.
FRANCESCO MA SI TIPOGRAFO. 1 826. Digitized by Google Lapidei et Ugna ab aliis
accipio ; aedijicii costructìo tota nostra est. Architectus ego, sum , sed materiam
varie undique conduxi. G.
Lipsio. A S. E. D. Nicola de’Sangro
degli antichi duchi di Borgogna , e conti de’Marsi, ec. ec. SoMlGLIERE DE]L
CORPO DI S. M. , E CAVA- 1 LIBRE DEL REAL ORDINE DI S. GeNNARQ , ■ ' Malta 1 ,
ec. ec. Cavaliere del real or- dine di S. Giorgio della riunione , e gran
cordone .dell’imperiale ordine di S. Leopoldo d’ Austria , ec. ec. ec. i * x
Signore Ne! dare alla luce il mio picciolo libro su i precetti a ben favellare
nella lingua del- 1’ Ariosto, e del Tasso, m’ingegnai di met- tergli in fronte
il nome insigne di un Mecena- te. Io mi diressi a V.E.,che incanutito nelle
armi , e Presidente de’ reali stabilimenti delle donzelle ben nate , come
Mecenate , coltiva a vicenda gli studj di Marte , e quelli di Mi- nerva , e
sente , che le brilla in fronte una -akiSfc- gitized by Google corona
intrecciata di alloro e di ulivo. Fu mia fortuna che la niente me ne suggerì a
tempo il pehsiere. Il nome di V.E. ha preservato il mio libro dagli attacchi
degli Aristarchi , co- me , al dir de’poeti , l’alloro preserva dai ful- mini di
Giove. Quindi è, che ogni ragion di calcolo esige, che, nel riprodurre il mio
libro, io gli metta in fronte lo stesso Nome. Mi gio- va sperare, che, essendo
i miei sentimenti gli stessi, troverò il cuore di V. E. egualmente disposto.
Sono di V. E. . (W t t . m » / a tu' : vi ’ itf » i » Umili*.", dcvolis cd
obbligali s.° Fkancesco Majello. .... vi: ' . • * * ' I . I • 4 i # . I 4 i. *
. . u:; <«y ' L 'iyc.j. , oi : .t' r») |§L Lt' PREFAZIONE. * f * Li uomo
nella società è sempre nelV obbligo di parlare , spesso in quello di scrivere.
Qual vergogna sarebbe per un uomo educato , se difettasse nell ’ uno , o nell'
altro? Quindi nasce la necessità della grammatica. Lo studio della grammatica,
essendo indispensabile ad ognuno, debb’essere la prima occupazione de’fanciulli.
Quindi nasce la difficoltà di presentar loro una gramatica che possa dirsi
veramente completa. Se si tenta sviluppar tutto colla necessaria precisione, è
facile urtar nello scoglio di trascendere la loro intelligenza. se la tenera
età si ha presente, e si cerca adattarvisi , è facile imbattersi nello, scoglio
opposto , divenendo tutto arido , vagone puerile ; incidit in Scyllam cupiens
vitare Carybdiin. È della prudenza "dà chi scrive una Gramatica pe'
fanciulli ? per trarne veramente uuj profitto , scanzare i due sco- gli per
quanto è possibile. Questo è quel- lo ^ che io ho avuto in mira. ) G Ad
ottenere l intento , ho prima di tutto fissato le nozioni di alcuni vocaboli ,
che debbono necessariamente usarsi: ho disposto le materie in quel modo, che l’ordine
naturale sembra richiedere. M. sviluppa le definizioni sempre di è caduto in
acconcio di farlo. M. illustrata con esempi ogni teoria, assai di renderla piu
chiara e precisa. M. preferisce lo stile a dialogo, perche più adattalo all’intelligenza
della tenera età, essendo piu atto a sollevare la memoria, a fissare lo spirito,
e a sostenere l’attenzione. E perchè ì fanciulli potessero ritrarne tutto il
vantaggio possibile , quando M. ha dovuto servirsi degli esempj , li ha tratti
da fonti dell’erudizione, e della morale. Con tutte queste cure, è la grammatica
di M. pienamente completa? M. vorrei lusingarmene, ma non ha la superbia di
asserirlo. Il tentarlo spettava a lui, il giudicarne appartiene a chi legge. M.
è sempre pago, quando seconda gl’impulsi del suo cuore, procurando di rendermi
utile all età più tenera, che, per aver più bisogni, ha più dritto alle cure di
ogni animo sensibile. l 7 GRAMATICA ITALIANA RAGIONATA – H. P. Grice: “The
Italians distinguish, unlike the Romans, between ‘ragionata’ and ‘ragionale’ --
, .M. DEL , , • • ! li PRETE REGIO frIncesco m.. . V i — > ■. , DEFINIZIONI
. I. J_/efinizione —i- La Definizione h un nesso di parole sufficiente a
spiegare il significato di un vocabolo. . „ ■ r C Definire un vocabolo
significa spiegarlo . Inflessione — La voce. Inflessione significa terminazione
, ossia , suono finale della parola., . ’ ; IV. Inflettere — La voce Inflettere
significa terminarsi ; onde quando si dice : que- sta parola inflette in o ,
significa lo stesso , ,cfie si termina in o. V. Dittongo — Il Dittongo è 1*
unione di due lettere vocali in una sola sillaba; come in fia-to , fio-re ,
tao-no , e sim< 8 VI. Trittongo — II Trittongo è Punione di tre lettere
vocali in una sola sillaba ; come in fi- gl iuo-lo , fa-mi-gliuo-la , e sim.
VII. Monosillabo — Il Monosillabo è la parola di una sillaba; come ; Re , ma ,
e sim. Vili. Nome — Il Nome è una parola clic no- mina le persone, le cose, e
le qualità; come : Francesco , Isabella , libro , penna , buono , clemente , e
sim. Declinazione — La Declinazione è il cam- biamento della prima inflessione
del no- me in quelle del Genere, e del Numero. X. Genere — Il Genere del nome
non è altro che la sua inflessione , là quale fa cono- scere , se la persona o
cosa da esso nominata, è del Genere ricaschile, femmi- nile, o comune. XI.
Numero — Il Numero è quella inflessione del nome , del pronome , o del verbo ,
la quale fa intendere , se si parla di una , o più persone, o cose ; come : pa-
dre ^ padri ; esso , essi ; scrive , scri- vono. Conjugazione — La Conjugazione
non e altro •, che il cambiamento della prima inflessione del verbo , in quelle
de’ suoi Modi , Tempi , Numeri , e Persone. XIII. Pronome — Il Pronome è una
parola che si mette in vece del nome , per non ri- petere il nome della persona
o cosa no- minata prima ; come : egli , colui, ec. XIV. Verbo — Il Ferbo è una
parola che serve ad indicare lo stato, in cui una persona Digitizad by Google
I» —, o cosa si trova ; come : Pietro disegna. Luigi riposa. Giovanni è
battuto. XV. Avverbio — L 'Avverbio è una parola che modifica la significazione
del verbo, del participio , dell’aggettivo , c talvolta dcl- • l’avverbio
stesso; come: Giovanni scrisse bene. Il fanciullo era ben educato. Egli era
perfettamente docile. Pietro venne ben presto. XVI. Preposizione — La
Preposizione è una pa- rola , che serve ad indicare i rapporti che le persone ,
o cose possono avere fra di loro ; come : Questo libro è di Pietro. %\U.
Proposizione — La Proposizione è un nesso di parole sufficiente a manifestare
un giu- dizio ; come l’è questa : Dio è santo. — XVIII. Soggetto dee verbo — Il
Soggetto del verbo non è altro che il Nominativo del verbo , ossia il nome
della persona , o cosa di cui si parla; come nella stessa proposizione : Dio è
santo , il nome Dio è il Soggetto. XIX. Attributo — L’ Attributo h un nome ag-
« gettivo , che indica la qualità , che sì attribuisce al soggetto ; come nella
stessa proposizione: Dio è santo , l’aggettivo santo è 1* Attributo. XX.
Congiunzione — La Congiunzione è una particella che serve ad unire le parole, e
le frasi nel discorso ; come quando si dice : Il cielo , e la terra. Voi lo
dite y lo dico pur io. Interposto — L’ Interposto è una voce •-3SK-* Digitized
by Google IO che ci strappa dal fondo del cuore una viva affezione di timore ,
di dolore , di desiderio, di allegrezza , di maraviglia , e sim.; come : ah!
ahi ! oh! e sim. XXII. S impura — La S impura è quella che nella stessa sillaba
è seguita da un’altra consonante; come nella parola spirito. Regime — Il Regime
è una parola retta da un altra; la parola retta dalla pre- posizione, dicesi
Regime della prepo- sizione ; la parola retta dal verbo , si dice Regime del
verbo ; come quando si dice ; Pietro passeggia con France- sco , la parola
Francesco è il Regime della preposizione con. Così , quando si dice : Pietro
ama lo studio , la pa- rola studio è il Regime del verbo ‘«ma. Termine di
rapporto — Termine di rap- porto si dice ogni parola retta dalla pre- posizione
di, a , 0 da ; come quando si si dice : A difesa di se — Non crede a se stesso
— Lo ha allontanato da se. XXV. Oggetto — Oggetto si dice il nome della persona
o cosa , su di cui si termina l’azione indicata dal verbo attivo; come quando
si dice : Il figlio ama il pa- dre ; in tale discorso il nqme padre h l’Oggetto
del verbo attivo ama. Apostrofo — 11 Apostrofo è un segno (*) che si mette per
indicare di essersi tron- cata una vocale o una sillaba ; come V amicizia ; e’
disse. XXVII. Accento — Il Accento è un segno ( V ) che - • ' 1 • si mette sulle vocali finali per
pronunziar- le con maggior forza ; come : libertà % " 1 bontà , felicità ,
e sim. REGOLE. I. - Il t Nome aggettivo non può stare nel w ‘ discorso senza il
suo sostantivo. II. Il Verbo non può stare nel discorso senza il suo soggetto
espresso o sot- ,f • tinteso. i • v « j III. La Preposizione non può stare nel
discorso senza il suo regime. . £*t Gl' Vi *,*_•'* * * tri * * ■ ' . ... • , »
D. Perchè parlate voi ? R. Io parlo per manifestare i mici pensieri a chi mi
ascolta. D. E perchè scrivete ? R. Io scrivo per manifestare i miei pensieri a
chi per lontananza , ò per altro non può ascoltarmi.. D. Dunque parlate e
scrivete per manifestare i vostri pensieri ? R. Sicuramente. D. Ma per far ciò
bene , che dovete fare ? R. Debbo parlare , c scrivere bene. D. E per parlare ,
e scrivere bene , che dove- te fare ? R. Debbo studiare la Gramatica. D. Che
cosa è la Gramatica ? R. La Gramatica c il libro che contiene tutte le 12
regole, e tutt’i precetti per parlare, e scrìvere Lene. D. Come si divide la
Gramatica? R. La Gramatica si divide in quattro Parli , e sono : P Etimologia ,
la Sintassi , 1 * Ortoepia , e P Ortografia. D. Di che cosa tratta V Etimologia
? R. L’ Etimologia tratta delle parole, della loro natura , e proprietà , e
delle variazioni a cui vanno soggette. D. E la Sintassi di che trattai R. La
Sintassi tratta le regole di accordare, unire, ed ordinare le parole per
formarne il discorso^ D. E V Ortoepia ? R. L’ Ortoepia tratta le regole per ben
pronun- ziare le parole. D. E V Ortografia? R. L’ Ortografia tratta le regole
per iscrivere correttamente. D. Che cosa è il Discorso? R. Il Discorso è una
ben regolata combinazione di parole , atta a manifestare i pensieri. D. Quante
sono le Parti del Discorso ? R. Sono sette ; il Nome , il Pronome , il Ver- bo
, V Avverbio , la Preposizione , la Congiun- zione , e P Interposto. \ «a
ETIMOLOGIA Che cosa è il nome? Il nome [noun] – H. P. Grice’s example: “shaggy”
-- è una parola che serve a nominare, o a qualificare le persone , o cose di
cui si parla. Se nomina semplicemente le persone, o cose, senza tener conto
delle loro qualità ,-si dice Nome sostantivo ; come : Francesco , Tsa- x bella
, F ordinando , Cristina , libro , penna , giardino , e sim. Se poi nomina le
sole qua- lità, dicesi NOME AGGETIVO – H. P. Grice: ‘shaggy’ -- \ come:* bello , btio- no, generoso , affabile
, demento , é sim. Dei Nomi sostantivi. ' i - *• • ' Vj'V. c. Si". •. D.
Fi aliante sorte può essere il Nome Sostantivo ? R. Il Nome sostantivo può
esser.e Particolare o proprio , Generale o comune, Personale , Col- lettivo ,
ed Astratto. .. , . *' . . - t - . • *4 Nomi
particolari. i * # • D. Qual ’ è Nome particolare , o proprio ? R. Il Nome
particolare , o proprio è quello, che nomina un solo individuo , sia persona ,
sia cosa , onde dicesi anche Nome individuale ; co- me ; Antonio , Carlo ,
Teresa . Napoli , Sole , Luna , Vesuvio , S cheto , e sim. , - »' r. . I . . .
i • ’ Nomi generali. / * D. QuaV è il Nome ^generale ^ io comune ? R. È quello,
che nomina tutte le persone , e tutte le cose della stessa specie ; come :
nonio, don- na , fiume , città , cavallo , pesce , e sim. . "i - ' > v:
”ii Nomiiipetsoj^ali. , j • ili ' . ’ r . "> n t ' ! / i j; i D. Qiiali
sonq i Nomi personali?. , .1' R. Sono (quelli che indicano il carattere , che
.una persola può rappresentare nel discorso.' D. Quanti caratteri una persona
può rappre- sentare nel discorso ? R. Tre; o parla, o ascolta, o si parlaci,
se; se parlai,, rappresenta il primo carattere, e dicesi Persona prima ; come:
Io scrivo. Se ascolta, rappresenta il secondo carattere , e dicesi Per- sona
seconda ; come: Tu scrivi. E se si paria di se, rappresenta il terzo carattere
, e dicesv. Persona terza ; come: Preparò le forze a‘ di- fesa di se. * ,»v,.
D. Quali sono i Nomi personali di prima Persona? » i Digitized by Googte Noi. 2
. Di noi. 3. A noi , o ci, 4- Noi, o ci. 5. Manca. 6. Da noi. i5 R. Sono Io nel
singolare ; come Io leggo-, e Noi nel plurale; come Noi leggiamo. i D.
Declinatelo. * R. Eccomi ; Sing. i. Io. Piar. 2 . Di me. ■ 3. A me, o mi. * 4-
Me, ° mi. 5. Manca. 6. Da me. D. Perchè questo Nome manca del quinto Caso ? R.
Perchè il quinto Caso indica la secónda Persona. D. Di qual genere è il nome
personale Io. R. È maschile in bocca all’uomo , Io sono dotto ; e femminile in
bocca alla donna : Io sono dotta. D. Avete qualche osservazione a fare intorno
a questo nome personale? i aì R. Debbo osservare , che il nomo personale Io si
usa soltanto come soggetto , ossia nel solo primo Caso , e me o mi negli altri
; onde di- cesi : Io leggo ; io scrivo , e non già me leg- go ; me scrivo. Così
, non si dice : ha ricevuto da io ; ha detto ad io , ma ha ricevuto da me ; ha
detto a me , o mi ha detto. D. Quali sono i Nomi personali di secondaiPer- sona
? R. Sono Tu nel singolare ; Tu leggi ; Tu scrivi ; o t\°t\ 1 , P^ ura ^ e » y
°l leggete ; Voi scrivete. D. Declinatelo. . >■>... R. Eccomi ; :j Sing.
i. Tu. Plur. ' i . Voi. ’f 2 . Di te> 3. A te, o ti. 2 . Di voi. 3. A voi, o
vi. ■s i6 4 . Te, o ti. 4 . Voi, o vi. 5. O tu. 5. O voi. G. Da te. 6. Da voi.
I).. qual genere è il nome personale Tu ? K. E maschile, se si parla all'uomo ;
Tu sei dotto: e femminile, se si parla alla donna; Tu sei dotta. D. Che cosa
dovete osservare intorno al nome personale fi u ? R. Debbo osservare , che si
usa nel solo primo Caso, ossia, come soggetto, e te o ti negli altri; onde si
dice : Tu leggi ; 3 Tu scrivi , e non già Te leg~ gi ; te scrivi. Così non si
dice : Ho ricevuto da tu ; ho detto a tu , ma ho ricevuto da te ; ho detto a
te, o ti ho detto. Nel quinto Caso di- cesi : O tu che leggi ; o tu che scrivi
, e non già o te che leggi ; o te che scrivi. D. Quali sono i Nomi personali di
terza Personal R. Un sol nome.- personale di terza Persona ab- biamo, cd è, D.
Declinatelo. R. Eccolo ; , j Sing. 1 . Manca. 2 . Di se. 3. A se, o si. 4- Se ,
o si. ■> 5. Manca 6 . Da se. D. Perchè questo nome personale manca del primo
, e quinto Cosò ? R. Manca del primo , perchè non può mettersi come soggetto;
manca del quinto, perchè in- dicando questo la Persona seconda , non può
rapportarsi alla terza; e se pavé esser soggetto Digitized by Gopsle ?vr ■* in
questo luogo del Boccaccio ; Apertamente confessarono , se essere stati coloro
, che Tetaldo Eliseo ucciso avevano , non è così , raa è l’oggetto del verbo
confessarono coll’in- tera proposizione che siegue. Quello eh* è cer- to però
che non si troverà mai come sogget- te to , nè col verbo Essere in altro Modo ,
cha nell’ indefinito. 'i D. Se dunque il nome personale Se non può es- ■ ser
soggetto , che sarà ? R. S.irà Oggetto ; come in questo luogo: Aveva i siccome
se , le sue cose messe in abbandono : 0 oppure 7 'ermine di rapporto , ed è
sempre pre- ceduto dalla preposizione di , a , o da ; come ou quando si dice ;
Aveva a difesa di se simil- mente ogni suo sforzo apparecchiato. D. E del nome
personale Si nulla mi dite ? •1> R. Vi dico , che quando indica una persona
in- > determinata è solamente Oggetto , o Termine, eccone gli esempi ; Alla
qual cosa il Priore , e gli altri Frati creduli si accomodarono ; qui è
oggetto. Lucrezia si piantò un pugnale nel seno ,' qui è termine. Dagli addotti
esempi si può anche dedurre , i , che il nome personale se , o si , serve pei
due Generi e pei due Numeri. 3 . Che , a par- lar propriamente , non si
dovrebbe dire che del- - lei le sole persone , poiché non significa che la per-
sona su di cui si termina l’ azione da essa stes- si sa fatta ; ma per analogia
si è poi adattato a- a significare anche cose , cui si attribuisce azio- i« ne,
e che per tale riguardo si considerano come '* persone; come quando si dice :
Il mar si agita. OSSERVAZIONI. Da farsi intorno ai Nomi personali. D. Quali
sono queste Osservazioni? R. Eccole; I. Cne Me, e mi si usano con qual- che
distinzione. Si debbe dire me, i. allorché si vuol fare particolare attenzione
sulla perso- na, o si vuol fare distinzione tra essa ed altre ; come quando si
dice: Non riguarda me , ma . coloro - Tra me e lui vi è molla differenza. a.
Allorché tra il nome di persona ed il ver- bo tramezza il pronome .lo , o li ;
come quan- do si dice : Me lo scrisse- Me li diede : in altri casi si dice mi ;
come : Mi parla ; mi dice. II. Che Me preceduto dalla preposizione di, a , o da
non si può cambiare in mi; onde non si può dire di mi, a mi, da mi; ma di mep-
a me , da me. Non é però lo stesso il dire a me', c mi; poiché datemi, dirò a
colui cui dimando semplicemente una cosa ; ma s >* egli possa , o voglia
darla ad altri , debbo dire : Date a me, e tal’ espressione fa riflettere sulla
mia persona, e la distingue artatamente dalle altre. III. Che N^i serve per
lutt’i Casi ; eccone gli e- setnpi: Noi scriviamo , qui è primo Gaso. Chi di
noi? qui è secoudo. Chi ha detto a noi ciò? qui è terzo; possiamo dire ancora :
chi ci ha detto ciò ? Così; Considerò noi in preferenza degli altri, qui è
quarto; possiamo ancora in vere usare ci, o ne; come: Se tu jeri ne
affliggesti, tu ci hai oggi tanto dditicQJo ; cioè , j eri affliggeste noi , oggi
hai noi tanto \ *9 diliiicafo. E nel Boccaccio ; Sole in tanta af- flizione ne
hanno lasciate , in vece di ci han- no lasciate. Lo intese da noi , qui e
sesto. . Notasi, che quella stessa ragione che debbe re- golar la nostra scelta
per Fuso di me e mi % Va- ierà pure per ne e ci , ovvero noi cd a noi. IV. Che
Fpi serve per tutt’i Casi; esempi: Foi studiate , qui è primo Caso. Egli si
lagna di voi , qui è secondo. Io la consegnai a voi , qui è terzo. Amò voi più
degli altri » qui è quarto. Lo chiese da voi , qui e sesto. Ma Voi terz9 o
quarto Caso può cambiarsi in vi ; dicendosi : Se elleno vi piacciono per piac-
ciono a voi-Come vi vide da lui foste deside- rate , per vide voi. V. Che il
nome personale Se si pospone al ver- bo ; come quando si dice : Pietro pensa a
se; vi si premette ancora , se tal verbo vien pre- ceduto da io, o ne; come:
Egli se lo diè a credere - Egli se ne pentì. Ed anche in com- binazione con lo
, o ne ; dicendosi : diesselo a credere - Fecesene persuaso. VI. Che il nome
personale Se serve pe’ due Ge- neri e pe' due Numeri in unione di stesso ,
stessa , stessi , stesse , ed in tal caso v’ è più grazia, e più energia
nell’espressione; esempi:' per se stesso ; per se stessa ; per se stessi ; per
se stesse. Da ciò si rileva che il nome Se quantunqne non ammetta distinzione
di Genere, ‘e di Numero, l’aggettivo stesso ^ se vi è unito, prende diverse
inflessioni relative al suo Gene- re, ed al suo Numero. VII. Che il nome
personale Si serve soltanto per 30 indicare il termine dell’azione de’ verbi
riflessi, e reciprochi , come vedremo allorché parleremo di tali verbi ; non
che una persona indetermi- nata , come ancora vedrassi a suo luogo. Notasi ;
che il nome personale Se , o Si per analogia si usa anche per indicar cosa a
cui si attribuisce azione , e che per tal riguardo si considera in un certo
modo come persona; come: il del si oscura ; i cavalloni si urtano. Vili. Che il
nome personale Si può affiggersi al verbo ; come : Egli piangevasi-Eglino
spiega- ronsi ; e con ss raddoppiata se il verbo è mo- nosillabo , o si termina
con vocale segnata col- 1’ accento ; come in diessi , vedrassi , e sim. Nomi
collettivi. D. Quali sono i Nomi collettivi ? R. I Nomi collettivi sono quelli
che hanno l’in- flessione singolare , e la significazione plurale ; come : il
popolo , la gente , il bosco , etc. Nomi astratti. D. Quali sono i Nomi
astratti ? R. I Nomi astratti sono quelli che nominano cose che non esistono
realmente in natura , ma si concepiscono com’esistenti dal nostro intelletto;
tali sono; l’amore, l’odio , la. bontà, la fe- licità, la libertà, l’onore, e
sim. / capo ir. v Della Declinazione de ' nomi. D. Che cosa intendete per
Declinazione de’nomi? R. Per Declinazione de’ nomi intendo il cambia- mento
della loro prima inflessione in quelle del Genere , e del Numero. De' Generi
de' nomi. , D. Che cosa intendete per Genere de ’ nomi ? R. Per Genere „de’
nomi intendo la distinzione del sesso , che si conosce dall’ articolo , dalla
significazione , e dall’ inflessione. D.~ Quanti Generi si distinguono ne’ nomi
? R. Tre; il Maschile , il Femminile , e’1 Comune. D. Come si conosce il Genere
del nome dall * Articolo. R. Se vicino al nome ci sta bene 1* articolo il , lo
, o uno , sarà maschile ; come : il libro , lo studio , un frutto. Se ci sta
bene 1’ arti- colo la , o una , sarà femminile ; come : la casa , la tela , una
villa , e sim. E se ci starà bene l'articolo il e la , uno , ed una , sarà
comu- ne;' come, il trave , la trave ; un fonte , una fonte , e sim. D. Come si
conosce il Genere del nome dalla significazione ? R. Se il nome significa il
maschio ( di qualun- 3 ue inflessione sia ), o una cosa che si copsi- era come
maschio, sarà maschile; come: ' 22 ca, Michele, Luigi, Pietro , Esali , V
Angelo , il Demonio , V Autunno', V Inverno , e si ni. Se significa la femina (
di qualunque infles- sione sin ) , o una rosa che si considera come femina ,
sarà femminile ; come : Maria , Ila- chele, Tomiri , A letto, l’Està, la
Primave- ra , la Notte , la Fortuna, e sim. E Se significa il maschio , e la femina
, sarà comune ; come : il lepre, e la lepre ; il ser- pe , la serpe , il nipote
, la nipote, e sim. D. Come si conosce il Genere del nome dalla inflessione ?
R. Siccome i nostri nomi possono inflettere in cinque maniere , cioè con una
delle cinque va- cali , cosi prendono essi diverso Genere secon- do la loro
diversa inflessione. D. Di qual Genere sono i Nomi che inflettono in a? R. Sono
tutti femminili; come; la casa, la ter y ra , e sim. Fuorché. ' . 11 Nome
Podestà , eh’ è maschile, se significa la persona che tiene in mano il supremo
pote- re ; dicendosi: Il Podestà ordinò-Tutt’ i Po- destà uniti decìsero ■
Cosi. Tutti quelli che abbiamo tolti dal Greco , cioè • il tema , il teorema ,
il problema , il lemma , Y assioma , il clima , l’empiema, il dramma, il '
diadema , V idioma , il prisma , Y enigma , il sofisma , il dogma , il dilemma
, e pochi altri. Sono pure maschili i nomi de’ Setlarj , per- chè nomi di
uomini ; come : il Calvinista , il Giansenista , Y Anabattista , il Deista,
l’A- teista., con tutt'i seguenti : Il parricida, il suicida, il fratricida ,
l'o - » s le Digitized-t ! a3 micida , il regalisi* , io sperma . , S to- /ó ,
v Apostata, l’eremita, il sofà , l asma, V antagonista , il cantafavola ; , 1 /
monopoli- sta , ed altri che la lettura indicherà 11 nome Pianeta ( astro) è
maschile; il pianeta : ( veste sacerdotale ) è femminile ; la pianeta. D.Di
qual Genere sono i Nomi che inflettono in et R Per lo Genere de’nomi che
inflettono m e, non 'si è potuto dare una regola generale , essendo altri
maschili, altri femminili , ed altri comu- ni • clic perciò il loro Genere si
potrà distin- guer meglio dall’articolo che dall’inflessione. Ma & Tutti
quelli che inflettono in me sono maschili ; come : il .fiume , il nome , il
bitume , e sim. Tutti quelli che inflettono in ore son maschi- li ; come: //
cuore , il dolore, iLcolore, e sim. Di quelli che inflettono in 9ne , altri son
maschili; come il tizzone, il bastone , lo scroccone, csim: Ed altri femminili;
come: la stagione, la nazione, la porzione , c sim. Tutti quelli che inflettono
in nte , sono ma- schili; come: il ponte, il dente, e sim. Que- sti soli sono
femminili; la gente , la mente , la sorgente , la corrente , e qualche altro.
Tutti quelli che cadono in re , sono maschi- li; come: il bicchier e, il
destriere, e sim. Quat- tro soli sono femminili, cioè: la febbre, la tor- re,
la polvere, la scure. E quattro del gene- re comune , cioè : il folgore , la
folgore , il. lepre , la lepre ; il carcere , la carcere ; U cenere , la
cenere. Ma Il Nome carcere si trova femminile nel sin- golare , e spesso
maschile nel plurale. 3 4 Il Nome margine si trova maschile nel Dante Cani. 14.
Lo fondo suo ed ambo le pendici Fatt y eran pietra , ed i margini d'oliato . E
femminile nelP Asino d’oro del Firenzuola; Condotta alla margine -dell' altra
ripa. Ma per non errare seguasi questa regola ; cioè, che , quando significa
cicatrice , è femmi- nile ; e quando significa l’estremità di qualche cosa è
maschile; come: il margine del libro. Il Nome oste ( albergatore ) è maschile :
( armata nemica ) è femminile ; come : la po- derosa oste si avvicinava. Il
Nome ospite è comune ; Il grato ospite era amato da tutti- Egli si levò subito
per ricevere quest' ospite inaspettata. Il Nome aere è detto fosco in un luogo,
e bruna in un altro del Bocc. Il Nome etere , o etra , 0 etera è maschile. Il
Nome fine si trova maschile, nel Bocc. G. 5 . n. 4 - d lieto fine pervenuto. E
femmi- nile in Giov. Villani Lez. 7. Questa fu la fi- ne dell' Imperadore
irrigo. I Nomi Jtene , Micene sono femminili. II Nome fune si trova maschile
nel Petrar- ca, Son. 114. E il fune avvolto. E femminile nel Bocc. G. 4 - n. 7.
L'un de' capi della fune. E. Di qual Genere sono i Nomi che inflettono in i? R.
Pochissimi nomi abbiamo che inflettono in i, c pel loro Genere neppur s’ è
potuto fissare una re- gola generale; onde il loro Genere si potrà distin- guer
meglio dall’articolo, che dall’inflessione. Ma Il Nome Dì Con tuli’ i suoi
composti è ma- .a5 sellile ; il ili , il Lunedì , il Martedì , il Mer- coledì ,
il Giovedì , il V enerdì. Sono maschili i Nomi di dignità esercitate da uomini
; come ; il Bali , il Giurì , il Mutfì , il Guardasigilli , e sim. Così Tutti i
Nomi composti da un verbo, e da un nome plurale , che indicano un mestiere ;
co- me : il guardaboschi , il cavadenti , ed i se- guenti ancora : lo
sciacquadenti , il leccapiat- ti , il Guastamestieri , lo Stuzzicadenti , il
guardacartocci , il fruslamattoni. Sono maschili il cremisi , lo zanni , il
soprat- tieni , il Tamigi , i7 brindisi , <7 barbagianni , 7’ ecclissi , ma
oggi dicesi meglio la ecclissi. Sono femminili i seguenti ; /a *e«, l’ellissi,
la diocesi, l’enfasi, l’estasi, la perifrasi, la pa- rentesi, la metamorfosi, e
pochi altri. I Nomi di città di tale inflessione sono del genere comune, ma si
trovano più usati nel fem- minile ; la bella Napoli -La nostra Trani — II Nome
pari , ( sostantivo ) è del genere comune, poiché dice l’uomo ; un mio pari si
tratta così ? E la donna : Una mia pari co- sì tu insulti ? Il Nome Genesi, si
trova maschile in Giov. "V illani ; Cominceremo dal principio del Ge-
nesi. E femminile , nel Davanzati ; Come co- manda la Genesi. D .Di qual Genere
sono i Nomiche inflettono in o? R. Sono tutti maschili come : il letto , il
tetto , il frutto , e simili. Il solo Nome mano è fem- minile ; come . : la mia
mano-, le mie mani Co- sì pure i due Nomi , cioè , eco , spicanardo. by Google
a6 Tutt'i Nomi che inflettono in o nel singolare, j e cadono in a nel plurale,
con tale inflessione I diventano femminili ; come: il mio ginocchio , le mie
ginocchia ; il mio labbro , le mie lab- bra ; il mio lenzuolo , le mie lenzuola
, e sim. I Nomi di città di tale inflessione sono del Genere comune; dicendosi:
il bello , e la bel- la Milano. . D. Di quel Genere sono i nomi che inflettono
in u? R. Sono del Genere femminile ; come ; la virili , la Tribù , la servitù ,
la gru , e simili. 11 solo | Nome personale tu è del genere comune , co- » me
abbiamo veduto. I Nomi di città di tale inflessione sono del Ge- : nere comune,
dicendosi:// bello , eia bella Corfù. Sono maschili Perù , Pegù , soprappih , e
, qualche altro. I Nomi degli alberi sono maschili ; fuorcha questi due, cioè
la quercia , l'ctce. D. E le Lettere dell’alfabeto di qual Genere sonol R. Sono
dei Genere comune; dicendosi a piacere • il b, la b\ il e, la c; ec. ma le due
vocali a , e colle consonanti /, /, m, n , , s , z, si usano meglio nel
femminile; dicendosi /’ a, /’e, | laf,lal,lam, la n , la r , la s , la z. E le
altre tre , Z, o, «, colle consonanti b , c , d, g , p, q, <y amano meglio
il maschile; dicen- dosi : V i , /’ o , Vu, il b, il c , il d, il g , // p , Z/
q , iZ v. , Dei Numeri de' Nomi. D. Che cosa intendete per Numero de* nomi? R.
Ogni Nome tiene due inflessioni , di cui uua Digilized by Google Serve per
indicare un oggetto solo, e l’altra per •indicarne piò; quella che indica un
oggetto solo , dicesi' Numero singolare , o del meno ; e quella che n’ indica
più , dicesi Numero plurale, maggiore , o del più; ciò posto; di- co , che -per
Numero del nome intendo la stes- sa sua inflessione la quale fa intendere , se
si parla di un oggetto solo , o di più. D. Quanti Numeri dunque distinguete nei
nomi ? R. Due; il Singolare , o del meno , e 7 Plurale , Maggiore , o del più.
D. Come distinguete il Numero del nome ? R. Se la sua inflessione indica un
oggetto solo , è di Numero Singolare, e se ri indica più, è Plurale ; il Nome
padre è di Numero singola- re , perchè indica un padre ' solo ; e padri è
plurale , perchè n’ indica più. . Nota — I nomi proprj non possono avere le
inflessioni di numero plurale ; perchè quando diciamo Cicerone , Demostene ,
Virgilio , noi nominiamo individui determinati per se stessi. Possono però
averle, allorché si vogliono homi- .nare più persone che portano lo stesso
nome; come quando si dice : i FerJinandi , gli Arri- ghi , i Luigi; sono varj
Sovrani che hanno avuto lo stesso nome. E Quando diciamo, i Cesari , i Ciceroni
, i Demosteni , gli Agostini ; tali nomi diventano generali , poiché non
vogliamo intendere che tutti coloro che sonp stati come Cesare , Cicerone ec.
De’ Casi de’ Nomi. D. E de’ Casi de' Nomi non me ne parlate ? R. La nostra
Lingua non essendo declinante, co- 28 me la Latina , non ha inflessioni
particolari per ciascun Caso, come Cavevano i Latini, che chia- mavano Nominativo
, Genitivo , Dativo , Ac~ ornativo , Vocativo , cif Ablativo j per esem- pio :
Pater , Noni. Patris, Gen. Patri , Dat. Patrcm, Acc. Pater , Voc. Patee , Abl.
Ciò non ostante abbiamo dovuto anche noi ritenere questo vocabolo Caso , non
solo per facilitare la strada nello studio del Latino , ma benan- che per
renderci più familiari e brevi alcune regole gramaticali. Questi Casi li
distinguiamo coi nomi di Primo , Secondo , Terzo , Quar- to , Quinto , e Sesto.
CAPO III. De ’ Segnacasi. D. Quali sono ì Segnacasi ? R. Sono le preposizioni
di , a , c?a , ma non in- dicano che i soli Casi de* nomi; come: Sing. i.
Pietro. i 2 . Di Pietro. 3. A Pietro. 4- Pietro. 5. O Pietro. * 6. Da Pietro.
Così Sing. 1 . Anna. 2 . Di Anna. 3. j*d Anna. 4- Anna. 5. O Anna. 6. Da Anna.
39 A questo nome die comincia per vocale , e ad altri simili , al Segnacaso di
terzo Caso vi si aggiunge un d* affiti di renderne più dolce la pronunzia ; ed
a quello di sesto Caso non si toglie 1’ a per non confonderlo con quello del
secondo ; come. Sing. i. Antonio ; а. Di Antonio; 3. Ad Antonio; 4- Antonio ;
5. O Antonio ; б. Da Antonio; * Agostino. D R. Agostino. Di Ad Agostini
Ajjdrtino;'' O Agostino. Da Agostino. Quanti Segnacasi dunque abbiamo ? Tre^;
di,a , da ; il primo serve ad indicare il secondo Caso , il secondo per
indicare il ter- zo , ed il terzo per indicare il sesto. OSSERVAZIONI. Da farsi
intorno ai Segnacasi. D. Quali sono queste osservazioni ? R. Eccole; I. Che i
Segnacasi di , a, da si com- binano con tutti e tre gli articoli determinati il
, lo , la , ed. in vece di dirsi separatamente di il , di lo , di la ; a il , a
lo , a la ; da il , da lo , da la ; si dice con una sola voce del -, dello',
della ; al, allo, alla; dal , dal- lo, dalla. E nel plurale; delti, dei, o de’,
degli , delle ; olii , ai , o a , agli , alle ; dalli, dai, o da’, dagli,
dalle. Tutte queste voci combinate così , diconsi Preposizioni ar- ticolate.
11. Allorché si combina la preposizione coninsie- 1 I I 3o , me coll’articolo,
si sopprime l’n di quella, e r ì di questo , raddoppiandone la / ; onde in vece
di dirsi con il , con lo , con la , con i con gli , con le , riunendo i due
monosillabi , dìrassi col , collo , colla ; coi , o co ' , colle , come; Coi ,
o co' miei fratelli- Coll a mia fa- miglia-Colle mie onorate fatiche. Ma Se la
parola che siegue , comincia per s im- pura , è meglio scrivere con lo , con
gli ; di- cendosi ; con lo strale ; con lo scolare ; con gli studj. E con col ,
o coll ’ , se comincia per semplice consonante, o per vocale; dicendosi: col
libro ; coll’ amore. Se poi siegue un aggettivo possessivo seguita da un
aggettivo di qualità , o di parentela , si sopprime i’arlicolo; dicendosi, Con
vostra Mae- stà -Con Sua Altezza- Con Vostra Eccellen- za- Con suo fratello
-Con sua sorella. Si può mettere anche col , e colla , trasportai!-* do peto l’
aggettivo possessivo dopo del nome ; dicendosi : Colla Maestà vostra-Coll’
Eccel- lenza Voslra-C oli’ Eccellenza sua-Col fratei suo-Colla sorella sua. .
Se gli aggettivi possessivi sono al plurale , debbesi adoperare co’ per lo
maschile , e colle per lo femminile ; dicendo : co’miei fratelli , e non già
con miei fratelli : colle mie sorelle , e non già con mie sorelle. Volendosi
però scrivere, più pretto , dirassi ; con lo , con la , con gli , con le ; ma
non j mai con il, nè con i. Ili- La vocale i di coi si rimpiazza coll’apostro-
fo ; dicendosi ; co’ fratelli. Digìtìzed by CótK>Iej IV. La preposizióne in
combinata cogli articoli , si cambia in ne ; e ila in il , in lo , in la , in
gli, in le , se ne fa nel , nello, nella, nei, negli , nelle. Vi di nei si
cambia in apostro- fo , dicendosi ; ne’ giardini. V* La preposizione su anche
si combina cogli ar- ticoli , facendosene sul , sullo , sulla , sugli , sulle ;
avvertasi però , che queste voci si scri- vono meglio troncate. VI. Dalla
combinazione della preposizione per , coll’ articolo il, ne uasce pel per lo
Singolare , e pei , o meglio pe’ per lo Plurale. VII. V articolo lo si premette
a lutt’ i Nomi , purché siano preceduti dalla preposizione per; dicendosi ; per
lo campo ; nel plurale in tal caso si usa li ; dicendosi ; per li campi ; ed
anche pe' campi. Vili. Si può cambiare la vocale i dell’ articolo il in
apostrofo , s’ è preceduta da un' altra vo- cale ; onde scrivesi: e’I per e il;
come: So- pra ’l petto per sopra il petto - Non v’ era altri che ’l mio
domestico. > ( ", Della Incessitene del plurale > de? Nomi
sostantivi. D. Prima di vedere come inflettono nel Plura- le i nomi sostantivi
, ditemi perchè si cam- bia la loro inflessione Singolare in quella del Plurale
? R. Si cambia per fare intendere se 'si parla di un oggetto solo , o di più.
D. Si è accennato , che i nostri nomi possono 3a V. inflettere nel Singolare in
cinque maniere , cioè con una delle cinque vocali , a , e , i T o , u ; ditemi
ora còme inflettono nel Plurale i nomi terminati in a nel Singolare ? «'•
Tutt’i Nomi maschili che inflettono in a ner Singolare , inflettono in i nel
Plurale ; come il Papa, i Papi', il Duca, i Duchi ; il Profe- ta i Profeti , il
pianeta , i pianeti , e sim. Tutt’ i nomi femminili terminati in a nei
Singolare inflettono in e nel- Plurale; come: la. casa , le case ; la c arozza
, le carezze , e sim. Tutt’ i Nomi terminati in à coll’ accento conservano la
stessa inflessione nel Plurale; co- me : la città r le città , la felicità , le
feli- cità , e sim. Tutti quelli che inflettono in ca , e ga , in- flettono in
che , e ghe ; come la monaca , le monache ; la manica , le maniche ; la piro-
ga , le piaghe , e sim. Tutti quelli terminati in eia , è già ditton- go ,
inflettono- in ce, e gè; come: caccia, cac- ce ; brada , brace ; frangia ,
frange ; spiag- ‘ già , spiagge , e sim. 11 Nome gesta non tiene inflessione
singolare. Il Nome Luna , si usa metaforicamente neV Plurale ; Elleno parevamo
due Lune. D. Come inflettono nel Plurale i Nomi termi- matiin e nel Singolare?
R. Inflettono tutti in i, di qualunque genere sie- no ; come il padre , i padri
; la madre , le madri ; i fonte , le fonti , e sim. Ma Questi otto , cioè il Re
, le specie , la su- perficie , la sene , la progenie , l'effigie , le- 33
sequie conservano la stessa inflessione nel plu- rale ; dicendosi : il Re , i
Re ; la specie , /, specie ; la superfìcie , le superfìcie ; la serie , le
serie ; la progenie , le progenie ; la barbarie e le barbarie ; l' effigie , le
effiigie -, V esequie , le esequie. Si è posto intero 1’ articolo plurale di
questi due ultimi , per distinguerli da l’ effi- gie , V esequie che sono del
Numero singolare. 1 Nomi pudore , rossore , pro/e, mele , fiele , fame , sete ,
pace, dimane , mane , fenice , canape ; non hanno 1’ inflessione plurale. I
Nomi nozze , spezie ( aromi ) , viscere , calende , none non tengono
inflessione singolare. II Nome bue fa buoi. Il Nome iSo/<? si usa
metaforicamente nel plura- le ; Aveva quegli occhi che parevano due Soli. V.
Come inflettono nel Plurale i Nomi terminati in i nel Singolare ? R. Conservano
la stessa inflessione ; il dì , i dì ; la crisi , le crisi , e sim. Ma I Nomi
reni , rostri , vanni , Lari , annali , calzoni , fauci non hanno l’inflessione
singolare. Z?. Come inflettono nel Plurale i Nomi termi- nati in o m?/
Singolare ? R. Inflettono tutti in i ; come: il libro , i libri , il tetto , i
tetti , e sim. Ma II Nome D/o fa Z>e/ ( false divinità ) , ed uomo fa
uomini. I Nomi di due sillabe terminati in co , e go , inflettono in e/i/ , e
ghi ; come : il buco , / buchi-, il sacco , / succhi-, l’ir co , gl’irchi-, il
f un g°i i funghi-, il luogo, i luoghi. Ma II Nome porco fa porci. Greco (Nome
di na- / Digitized by Google zione ) fa Greci ; ( Nome di vino ) grechi. Nei
Buceellai si trova futi. Mago fa Magi , se si vogliono nominare quegl’ illustri
personaggi , che adorarono il no- stro Salvatore nella grotta di Bettelemme , e
Maghi quelli ch’esercitano l’arte magica. Al Nome coraggio manca l’inflessione
plurale. Il Nome proco fa proti ; ma nell’ Ariosto si trov/a anche prochi. I
Nomi di pii di due sillabe terminati in co , ego, inflettono in ci , e gì; come
: il medico , i mediti ; l’ amico , gli amici , e sim. Eccetto » Albergo ,
alberghi ■, antico , antichi ; bec- cafico, beccafichi ; Tedesco, Tedeschi;
Fia- minco, Fiaminchi ; bifolco , bifolchi ; dialogo, dialoghi ; reciproco ,
reciprochi, e pochi altri. I seguenti si trovano coll’ h e senza nel plu- rale
; selvatico , zotico , pratico , idropico , equivoco , mentico , aprico ,
apologo , peda- gogo , analogo , ed altri pochi : onde scri- vesi: selvatiche,
e selvatici’, zotichi , e zoti- ci ; pratichi , e pratici , e sim. I Nomi
terminati in jo cambiano tale infles- sione in i ; come : fornajo , fornai ;
librajo , librai; calamajo , calamai , e sim. Riguardo alla formazione del
plurale de’ No- mi terminati in io è necessario osservare , se la sillaba io è
dittongo o no ; s’ è dittongo , come ne’ Nomi bacio , figlio , foglio , giglio
, non si farà altro che toglierne I’ o finale , e se ne avrà il plurale baci ,
figli ■> fogli •, gigli • Se poi la sillaba io non è dittongo , e ne-
cessario badare se l’accento cade sull’ i di io, N 35 come ne’ Nomi pio, restio
, natio , mormorio , e sim., o sulla vocale della sillaba antecedente, come ne’
Nomi necessàrio , contràrio , sàvio , e sim. , nel primo caso si cambia l’o
finale in i , e si avrà da pio pii.; da na/ìo natii -, da restio restii ; da
mormorio mormorii. Nel se- condo caso si cambia T io in un j , e da ne- ,
cessàrio si avrà necessàrj ; da contràrio con- tràri ; da sàvio sàvj , e sim.
jVi sono moltissimi Nomi terminati in o nel singolare che inflettono
elegantemente in a nel plurale. Eccone una lista che li comprende tutti. Il
pajo , le paja. Lo stajo , le staja. Il miglio , le miglia. Lì uovo , le uova.
Il cantajo , le canta j a. Il moggio , le moggia. Il centinajo, le centinaia.
L'osso , le ossa. Ve ne sono moltissimi altri che inflettono in ed in i ; ed
eccoli quasi tutti ; i a . li calcagno , Il braccio , L ’ anello , Il castello
, Il lenzuolo , Il labbro , v Il grido , Il ginocchio , Il gesto , £ calcagni ,
le calcagna . £ bracci , le braccia •. gl£ anelli , /e anella. i castelli , le
castella, i lenzuoli , /e lenzuola, i labbri , le labbra, i gridi , le grida .
i ginocchi , le ginocchia. i gesti , le gesta. Il fondamento , £ fondamenti ,
le fondamenta „ Il dito , Il ciglio , /I muro , il pomo , // quadrello. Il
vestigio , i diti , le dita, i cigli , le ciglia, i muri , le mura, i pomi , le
poma, i quadrelli , le quadrello, i vestigj , le vestigio , 36 ' . Il Nome
legno, se significa le legna da ar- dere , fa nel plurale le legna ; ma se si
voglio- no significare navigli, o vetture, fa i legni. Il Nome fruito , se si
usa per significare le - produzioni della terra in generale , fa nel plu- rale
i fruiti; in particolare le frutta. Il Nome cervello ( la parte interna del
capo ) fa nel plurale le cervella , ( il genio dell’uomo ) fa i cervelli. Il
Nome corno , se significa strumento da fia- to , o lato , o parte di qualche,
cosa , fa nel plurale i corni; in altro significato fa le coma ; come : Le
corna della Luna-Le corna del bue. Il Nome suolo , se significa quella parte
della scarpa che posa in terra , fa nel plurale le suola. Il Nome membro (
parte del corpo ) fa nel plurale le membra ; se poi si vogliono signifi- care
gl’individui di una società, fa i membri; come : I membri dell ’ accademia - I
memb A, del consiglio. D. Come inflettono nel Plurale i nomi termi- nati in u
nel Singolare ? R. Conservano la stessa inflessione; come: la virtù , le virtù;
la Tribù , le Tribù; la gru , le gru; e si va. OSSERVAZIONI. Da farsi intorno
alle inflessioni de' nomi sostantivi. D. Quali sono queste Osservazioni ? R.
Eccole ; I. Vi sono alcuni nomi maschili e femminili , che hanno una doppia
inflessione nel Singolare ; i maschili sono : Il pensiere , il pensiero. Il
barbiere , il barbiei'o. S I 3 7 Il mestiere , il mestiere . Il Console , il
Consolo. Il nocchiere , il nocchiero. * Il destriere , «7 destriero. Il Cavaliere
, <7 C avaliero. Il mulattiere , t7 mulattiera. ^ Lo scolare , Zo scolaro. I
femminili sono : La tossa , /a tosse. > La redina , la redine. La scura , /a
scure. La vesta , Za veite ; ma meglio veste. , Xa dota , Za t/o£e; ma meglio
«Zo£e. Xa canzona , la canzone. La froda , Za frode , ma meglio frode. II. Ve
ne sono altri che inflettono in o ed in a , ma colla prima inflessione sono
maschili , e colla seconda femminili , tali sono : X’ ombrello , V ombrella. Il
bricciolo , la bricciola. Il canestro , la canestra. Il cesto , la cesta. Il
nuvolo , la nuvola. v . Il baruffò , la baruffa. L’ orecchio , V orecchia. III.
Ve ne sono certi che colla sola inflessione maschile significano anche la
femina ; come : il luccio , il tordo , il frinquello , lo scara- faggio , lo
scorpione , e sim. Ed altri colla sola inflessione femminile si~ gnificano
anche il maschio; come: V anquilla y la civetta , la mosca , la vipera , la
talpa , la volpe , V aquila , la pantera , la triglia , l ' / V r ' 3S La
formica , /a trotta , /a murena , la torto- ra , e qualche altro. IV. Ve ne
sono altri che con una sola inflessione si usano in ambi i Generi ; e sono il
fine y la fine ; il trave , la trave-, il carcere , /a car- cere ; il folgore ,
la folgore ; il fonte , la fonte ; il cenere , la cenere ; il Genesi , la
Genesi ; e qualche altro. V. Altri hanno nel femminile upa inflessione tutta
diversa dai maschile ; come : il cane , la ca- gna ; il toro , la vacca-, il
cavallo , la giu- menta; il porco , la troja ; // becco , la ca- pra ; /’
elefante , elefantessa ; V uomo , /a donna ; il He , /a Regina ; l’ Imperadore
, Y Imperadri ce; il Conte , la Contessa; il Du- l -'ca , Duchessa , e sim. VIv
-La sillaba finale ro de’ nomi terminati in ara si cambia elegantemente in jo ;
dicendosi cal- . zolajo in vece di calzolaro ; libraio in vece f di libraro ;
mortajo in vece di mortaro , e sim, VII. Tutt’i nomi degl’ alberi, e de’ frutti
colla in- flessione in o significano l’albero, e con quella in a il frutto ;
onde si dirà il melo , il pero , j il castagno , il mandorlo , se si vuol
significa- j re l’albero ; e la mela , la pera, la castagna, la mandorla, si
vuoi significare il frutto. Ma l Nómi fico r gedro , arancio, limone , noce cón
tale inflessione significano l’albero e’1 frutto. ’ ' De Nomi COTTI posti. , tN
v*y ~ • *• ' • . D. Ditemi qualche cosa de Nonri composti? ft. Abbiamo nel
nostro linguaggio molti Nomi com- ' Digitizsd bv.Ciooale ‘ /' 5 9 posti ; come
: guardaroba , semprevivo., acqua- fòrte , capogiro , jurBperito , e sim. Questi
son formati da due parole , di cu. la seconda prende nel plurale quella
inflessione die le conviene, la prima però non va sempre soggetta alla varia-
zione del plurale. Quando poi questa resta inva- riata? Eccone le regole ;
Resta invalila I. allorch’ e un nome posto m forza di caso obliquo ; come
fedecommesso , fedecommessi ; capogiro capogin , e sim. II. Allorch’ è un nome
troncato , sia sostantivo , sia aggettivo; come: cavolfiore , cavolfiori ; gen-
tiluomo , gentiluomini , e sim.. , a III. Allorch’ è voce latina , o di latina
inflessione, . come : giurisprudenza , giurisprudenze ; juri spe- rilo ,
jurisperiti , e giurisperito , IV. Allorché sono cognomi di famiglie, che per
lo più soglionsi usare senza variazione, anche nelle seconde parole; come: l Acquaviv
a , g i Acquaviva ; t7 Casanova , i Casanova ; ti Fortebraccio , t Fori ebr
accio', Trovasi però invariata la prima parola delle seguenti , ed altre simili
; ■ - Plur. Sing . 'Madrevite ; Madreperla ; Spiganardo ; Verdebruno ; i ir de
giallo ; Verdechiaro ; Qnartodecimo ; Quintodecimo ; Madreviti. Madreperle . S
piganardi . Verdebruni. Verdegialli. Verdechiari. Quartodecimi. Quintodecimi . De'
Nomi Aumentativi , Diminutivi , e Peggiorativi. D. Ditemi qualche cosa di tali
Nomi ? R. Eccomi — La grazia, i vezzi , e la leggiadria della nostra bella
favella ci permette di fare de’ nostri nomi quello che vogliamo , cioè , di
accrescere , diminuire , e peggiorare la loro si- gnificazione , alterandone la
sola inflessione in diverse maniere ; nel primo caso avremo gli Aumentativi ,
nel secondo i Diminutivi , e nel terzo i Peggiorativi. De' Nomi Aumentativi. D.
Quali sono i nomi Aumentativi ? R. I Nomi Aumeì dativi sono quelli , di cui si
è alterala l’ inflessione, per ingrandirne la signifi- cazione. D. Come si
altera V inflessione de’ nomi per farli diventare Aumentativi? R. Si altera
cambiando v la loro vocale finale in one ; facendosi da sala salone , da libro
librone , da naso nasone , da cappello cappellone , da medaglia medaglione , e
simili. Tali nomi alterati sono sempre maschili , sebbene la loro parola
radicale fosse femminile; l’ Aumentativo medaglione è maschile , e la sua
parola radicale medaglia è femminile. De' Nomi Diminutivi. ’ D. Quali sono i
nomi Diminutivi? R. I Nomi Diminutivi sono quelli , di cui si è alte- rata
l’inflessione, per diminuirne la significazione. D . Come si oliera V
inflessione de’ nomi per farli diventare Diminutivi ? R. Non v 5 è regola
generale, poiché inflettono in diverse maniere. Alcuni inflettono in otto nel
maschile; come gio- vinoti o , puledrotto , scimiotto , furb ac ciotto ,
zerbinotto , e sim. Ed in otta nel femminile; come: scimiolta , Carlotta , e sim.
Altri escono in ino nel maschile; come: fanciuì- lino , bombolaio, scodellino ,
pedino , cagno- lino , cardellino , bocconcino , Poppino, Car- lino , uccellino
, leoncino , canarino , nipoti- no , e sim. Ed in ina, nel femminile; come :
fancìullina , agnellina, manina , cagnolino , uccellino , nipotino, sposina, c
sim. Certi cadono in etto nel maschile ; come : gi'o- vanetlo , libretto ,
boschetto , uccelletto, cuc- chiajetlo , viaggetto , ruscelletto , e sim. Ed in
etfa nel femminile; come : giovanetto , co- detta , casetta, cassetta ,
fiammetta , tavolet- ta, erbetta , Giulietta, ciregietta , e sim. Altri
inflettono in elio nel maschile ; come gar- zoncello ; vecchierello ,
contadinello , rami- cello , baroncello , flumicéllo , pastorello , ar-
boscello , campanello , ghiottoncello , c sim. Ed in ella nel femminile'; come
: contadinella , pastorella , colazioncellà , casella , casella , finestrella ,
campanella, ghiottoncèUa , e sim. Alcuni si terminanti in atto nel maschile ;
come : leprotto, lupatto, cerviatto, o cerbiatto, e sim. Altri inflettono ih
iuolo nel maschile ~ come : fi- gliuolo , tovagliuolo , letticciuolo , e sim .
Ed A\ in iuola nel femminile; come : famiglinola, fi* gliuola , bestiuola , o
bestiola , e sim. Certi cadono in uccio , nel maschile ; come : o- muccio ,
animaluccio , beccuccio , regalacelo ^ e sim. Ed in Uccia nel femminile; come:
co- succia , casuccia , donnuccia , feminuccia , gali inuccia , e sim. Altri
escono in «zzo nel maschile ; come : nuzzo , omuzzo , ferruzzo , regaluzzo , e
sira» Ed in uzza nel femminile; come: viuzza , co- cuzza , casuzza , e sim. Per
vezzo si disse : aghe labbra vermigliuzze. Delle volte si fa un doppio
diminutivo ; come .* da /i&ro si fa libretto , librettino ; da cassa , cav-
• setta, cassettina; da cosa, casetta, cosetlina : da canestra , canestrella ,
cane strina , e sim. JPe’ Ifomi Peggiorativi. • , D. Quali sono i Nomi
Peggiorativi? R. Sono quelli, di cui si è alterata l’inflessione, per
peggiorarne la significazione. D. Come si altera V inflessione de' Nomi per
farli diventare Peggiorativi ? R. Neppur per questi v’è regola generale, poiché
inflettono aneli’ essi in diverse maniere. Alcuni Inflettono in accio nel
maschile ; come : librac- cio , ragazzaccio , umor accio , cappellaccio ,
villanaccio , e sim. Ed in accia nel femminile; come: donnaccia ,feminac eia ,
cartaccia, car- ri accia, figuraccia , vecchiaccia , e sim. Altri escono in
astro nel maschile ; come giovi- nastro , figliastro , e sim. Ed in astra nel
fem- ^ minile ; come : giovinastra , figliastra . I V 43 Certi cadano in icchio
nel maschile ; come : dot- toricchio. Ed in essa nel femminile; come; dot-
toressa , mastì'essa , e sim. Sonovi pure altre maniere di dire per esprimere
peggioramento ; come : gentame , popolazzo , plebaglia , ossame , gentaglia ,
casupola , ca- suppola , donnicciuola , omaccione , e sim. Abbiamo anche alcuni
avverbi che si possono al- terare nell’inflessione per farli Diminutivi; come:
tanto , tantino ; poco , pochelto , pochino. DEGLI AGGETTIVI. Quali sono gli
Aggettivi « ... s R. Gli Aggettivi sono quelle voci che servono o a nominare le
qualità delle persone o cose; come; bello, brutto , grande , docile , e sim. e
si dicono Nomi delle qualità , i oppure Aggettivi perfetti; o servono a
determinare l’ estenzionc della signi-* ficazione de’ Nomi generali ; come ;
questo , co- testo, quello , medesimo , e sim. * e si dicono gettivi
determinanti, oppure Aggettivi imperfetti. De' Nomi delle qualità , ossia degli
Aggettivi perfetti. D. Quali sono i Nomi delle qualità , ossia gli Aggettivi
perfetti ? 1 R. Sono quelli che nominano .le qualità delle pcr- ' sone, e delle
cose ; come: dolce , amabile , e sim. D. I Nomi delle qualità possono eglino
star soli nel discorso ? R. No ; ma debbono star sempre uniti al nome y / _
Djgitized by Google della persona , o cosa , a cui è aderente la qua- lità che
nominano. D. Perchè ciò ? R. Perchè siccome le qualità non possono esistere in
natura , senza essere unite ad un soggetto voglio dire , ad una persona o cosa
, così il nat- ine che le indica , non può stare nel discorso senza il nome di
tal soggetto ; di fatti , se io dico: dotto , amena , intendete voi qual 5 è
la* persona dotta , quale la cosa amena ? certo che no ; dunque resta vero ,
che il nome delle qualità non può star solo nel discorso , ma debb’ esser unito
al nome della persona o cosa , a cui è unita la qualità che nomina; dicendosi:
Pietro dotto ; campagna amena ec. Da ciò si rileva , che I Nomi delle qualità
suppongono sempre il nome di una persona o cosa qualunque ; dolce , per esempio
, suppone il nome di una cosa che abbia la qualità della dolcezza ; cioè lo
zuc- chero , 'il mele un frutto , e sim. D. Questi nomi delle qualità perchè si
chiama- no Aggettivi perfetti ? ' R. Si chiamano Aggettivi perfetti, i. perchè
non possono star soli nel discorso ; 2 . perchè han- no i Gradi di Comparazione
j come or ora vedremo. 3. Perchè ordinariamente si possono alterare
nell’inflessione , facendosene gli Aumen- tativi ; come ; bello , bellone , ricco
, riccone , è Sim., i 1 Diminutivi ; come: bello , bellino ; grazioso , grazio
sino ; vezzoso , vezzosino , te- nero, ten creilo , e sim. .; ed i Peggiorativi
; co- me: rosso , rossigno, rossiccio ; giallo, gial - Ugno ; verde , verdi gnó
; bianco , bianchiccio , e sim. Ho dello ; che ordinariamente si pos- sono
alterare , perchè non tutti gli aggettivi perfetti possono diventare
Aumentativi , Dimi- nutivi , e Peggiorativi. CAPO VI/ De Gradi di Comparazione
. D. Che cosa intendete per Gradi di Comparazione? ' R. Per Gradi di
Comparazione intendo le diver- se maniere di dire, per esprimere le qualità con
più o'meno di estensione. D. Quali nomi possono avere i Gradi di Com- parazione
? R. I soli nomi aggettivi perfetti , perchè questi soli indicano le qualità ;
ma le qualità sole posso- no avere più , o meno di estensione , non già le
persone o cose ; di fatti , posso io dire bello , più bello , bellissimo ; ma
non libro , più li- bro , librissimo ; dunque resta dimostrato, che i soli
aggettivi perfetti possono avere i Gradi di Comparazione, e non filtri. D.
Perchè tali maniere di dire si chiamano Gradi di Comparazione ? R. Perchè
indicano il paragone che si fa delle qualità delle persone e delle cose. D.
Quanti sono i Gradi di Comparazione? R. Sono tre ; il Positivo , il Comparativo
, e ’1 Superlativo . ’ • , D. Ma il Positivo strettamente parlando è egli uri
Grado di Comparazione ? R. No ; perchè non indica comparazione , ma si chiama
il primo Grado di Comparazione , perchè è il fondamento degli altri due. Del Positivo. ' ) f * D. Che cosa è il
Positivo ? R. Il Positivo è P aggettivo perfetto esprimente la semplice qualità
senza paragone ; come bello , brutto , gentile, affabile , generoso, e sim. Del
Comparativo,' D. Che cosa è il Comparativo ? R. Il Comparativo è un aggettivo
perfetto prece- duto da una delle voci più, meno , tanto ; co- me ; più abile ,
meno abile, tanto abile, e si in. D. Quando si debbe far uso del Comparativo?
R. Il Comparativo si usa • allorché si vuole in- dicare , che una persona o cosa
possegga una qualità in eguale , maggiore , o minor grado di un’ altra. Nel
primo caso si avrà il Compa- rativo di eguaglianza , nel secondo quello di
eccesso , c nel terzo quello di difetto. - Comparativo di eguaglianza. D. QuaV
è il Comparativo di egqaglianza , e quando si usa ? R, Il Comparativo di
eguaglianza è un aggettivo perfetto preceduto dalla voce tanto , e seguito da
quanto , o dalla voce sì , o così , seguita da che ; e si usa allorché si vuol
indicare che una persona o cosa possegga una qualità colla stessa estensione di
un’ altra ; coine quando si dice: Cesare fu tanto prudente quanto Pompeo.
Comparativo di eccesso. D. Qual * è il Comparativo di eccesso, e quando si usa?
Digitized by R. Il Comparativo di eccesso e un aggettivo per- fetto preceduto
dalla voce più , e si usa* allor- ché si vuole indicare , che una persona o
cosa possegga una qualità con maggiore estensione di un’altra; come quando si
dice; Cesare fu più fortunato di Pompeo. i • i Comparativo di difetto . D. QuaV
è il Comparativo di difetto , e quan- do sì usa ? R. Il Comparativo di difetto
è un aggettivo per- fetto preceduto dalia voce meno , e si usa allor- ché si
vuole indicare , che una persona o cosa possegga una qualità con minore
estensione di un’ altra ; come quando si dice; Pompeo fu me- no fortunato di
Cesare. t D. 'Abbiamo noi voci che sono naturalmente comparative ? R. Ne
abbiamo dodici ; e sono Maggiore che significa più grande. Minore ; più
piccolo. _ Migliore ; più buono. Peggiore; più cattivo. Superiore ; più sopra.
Inferiore; più sotto. Interiore ; più dentro. Esteriore ; più fuori. Citeriore
; più in quà Ulteriore ; più in là. Anteriore ; più avanti. Posteriore ; più
appresso. Tutte queste voci sono di loro natura comparative, onde non han
bisogno delle voci più , o meno per indicare il paragone; sicché sarebbe un
errore gros*>lauo il dire più maggiore , più minore ec. OSSERVAZIONI Da
farsi intorno ai Comparativi. D. Quali sono queste Osservazioni ? . R. Eccole;
I. Che i suddetti Comparativi mag- giore , minore ec. se sono uniti ad un no-
me , si dicono Assoluti ; come quando si dice : Il fratello maggiore; la
sorella minore. E se stanno soli , e preceduti dall’ articolo , diconsi
Relativi ; come quando si dice ; Tra tutti i suoi figli , il minore è più
saggio , cioè il minore figlio. II. Che abbiamo due Comparativi avverbiali , e
sono di loro natura tali , onde non hanno bi- sogno della voce più , o meno per
indicare il paragone; tali sono meglio eh’ è lo stesso che cosa più buona ; e
peggio che significa cosa più cattiva ; onde quando si dice ; Egli ha. fatto
meglio , vale lo stesso che ha fatto una cosa più buona. E quando dicesi : Egli
ha fatto peggio , dicesi lo stesso clic ha fatto una cosa più cattiva. III. Che
quando vogliamo dare più forza a* nostri Comparativi , vi premettiamo in vece
delle voci più , meno , una delle seguenti espressioni ; via più , assai più ,
molto più , via meno , mollo meno , assai meno ; dicendo : Cesare fu via più
stimato di Pompeo. Cesare fu assai più stimato di Pompeo. Pompeo fu via meno ,
o assai meno , o molto meno felice di Cesare. ' D. Che cosa si rileva da tutto
ciò che si è detto de’ Comparativi ? \ ‘ Digitized by Coi); II. Si rileva, che
in ogni Comparazione vi debbono esser sempre due termini; il nome cioè della
per- sona o cosa che si paragona ( primo termine ), ed il nome della persona o
cosa con cui si paragona ( secondo termine ); e questi due termini sono sempre
congiunti nella frase colla congiunzione che, o colla preposizione semplice, o
articolata. 1). Avete qualche regola onde conoscere quando i due termini della
Comparazione si debbono u- nire colla congiunzione che, e quando eolici
preposizione semplice , o articolata ? H. Ordinariamente si uniscono colla
congiunzione che, e colla preposizione di', come: Egli è più prudente che
coraggioso — Egli è più valoroso di Pietro — Egli è men saggio di Giovanni. Ma
Coi Comparativi di eccesso , e di difetto , se si tratta di una qualità
indicata dall’aggettivo, o dal verbo, si congiungono colla preposizione di
avanti ai nomi personali me, te, se, noi, voi, e ai prono- mi lui, lei, loro;
dicendosi; Voi siete più lieto di me — Io sono più contento di voi — Egli è più
ricco di lui. Ma Se vogliamo unirli colla congiunzione che, bi- sognerà
ripetere il verbo; dicendo: Voi siete più contento che io non sono — Egli è
migliore ar- tefice che Pietro non è. E Se le qualità indicate dagli aggettivi
, o da verbi sono due, o per meglio dire, se si esprime il se- condo termine,
che non pub essere che un verbo, o un aggettivo, si adopera la congiunzione
che\ come: Pietro e più sfortunato che imprudente — Pietro vegeta più che non
vive — Giovanni par- la meglio che scrive. tìgitized by Google 5d / ' Se poi il
secondo termine della Comparazione porta l’articolo, si usa la preposizione
articolata; come: II tutta è maggiora della sua parte. Lo scolare è più dotto
del maestro. Ed in fine, se il secondo termine sarà un avver- bio, si userà la
congiunzione che-, come: E meglio tardi che mai. . Del Superlativo. D. Che cosa
è il Superlativo? R. 11 Superlativo è quello che indica la qualità nel- la sua
massima estensione. D. Quante sor te di Superlativi abbiamo ? R. Due; il
Superlativo assoluto , e’1 Superlativo relativo. D. Qual’ è il Superlativo
assoluto? R. Il Superlativo assoluto è un aggettivo perfetto alterato
neh’inflessioue , ed indica la qualità nella sua massima estensione, ma in una
mauiera asso- luta, cioè senza comparazione. D. Come si altera V inflessione
dell’ aggettivo per- fetto per farne un Superlativo assoluto? R. Si altera,
cambiando l’ultima sua lettera vocale in issimo per lo maschile, ed in issima
per lo femminile; come: bello , bellissimo , bellissima ; prudente ,
prudentissimo , prudentissima , e sim. 1). Avete detto , che il Superlativo
assoluto indica la qualità nella sua massima estensione in una maniera assoluta
, cioè senza comparazione ; spiegatevi meglio con qualch’ esempio. R. Eccomi;
allorché dico: Cicerone eia eloquentis- simo , tale Superlativo indica la
qualità di Cicero- ne nella sua massima estensione, ma in una ma- 5r niera
assoluta, cioè senza paragone; giaccliè io non paragono Cicerone con altra
persona, e perciò è assolalo. D. Qual’ è il Superlativo relativo? 11. Il
Superlativo .relativo è quello che indica la qualità nella sua massima
estensione in una manie- ra relativa, cioè con un rapporto di comparazione, D.
Come si forma il Superlativo relativo ? 11. Il Superlativo relativo si forma
col premettere alla voce più , o meno del comparativo P articolo clic conviene;
come il più prudente , la più pru- dente , i più prudenti , le più prudenti; il
più ric- co , il meno ricco , la più ricca , la meno ricca. D. Avete detto ,
che il Superlativo relativo indica la fjualità nella sua massima estensione in
una maniera relativa, ossia,con un rappor to di com- parazione, spiegate meglio
tale definizione . 1\. Eccomi ; lo farò con un esempio 1 : allorché dico:
Francesco 1. nostro Signore è il più pio di tutti i Sovrani; in ta lo, discorso
il superlativo il più pio non solo indica la massima estensione della qualità,
ma indica pure un rapporto di compara- zione col secondo termine, cli’ò di
lutt’i Sovrani, e perciò dicesi relativo. OSSERVAZIONI Da farsi intorno ai
Superlativi. D. Quali sono queste Osservazioni? R. Eccole; I. Che gli aggettivi
terminati in o prece- duto dar, c su di questo cade l’accento; come in pio,
restìo, c sim. si terminano in iissimo; come piissimo , restiissimo . Ala se
l’accento non cade su di tale t, ma sulla vocale della sillaba antecedente; 52
. come i» contràrio , necessàrio , e sim. inflettono in issimo ; come
contrarissimo , necessarissimo. II. Che gli aggettivi perfetti, se si ripetano,
hanno forza di superlativi; come: Un pesce fresco fre- sco , cioè freschissimo
; un pesce vivo vivo , cioè vivissimo; un libro piccolo piccolo , cioè picco-
lissimo; un fioco lento lento, cioè lentissimo; un ragazzo piccia piccino ,
cioè piccolissimo. Que- ste maniere di dire si son prese forse dagli Orienta-
li, da quali non altrimcntc si esprime ilSuperlativo. III. Che vi sono alcune
espressioni die hanno forza di Superlativi; come: Egli è fuori di misura ric-
co, cioè ricchissimo — Egli è senza fine , oltre misura , oltre modo, sop< a
modo ricco , cioè ric- chissimo — Il Santo de’S unti, cioè santissimo — La
bella delle belle, cioè bellissima — La saggia delle sagge, cioè saggissima.
IV. Che se si aggiunge all* aggettivo una delle voci sopra, stra, diventa
Superlativo; come: quel pan- no è strofino , ciò h finissimo; è sopraffino,
cioè finissimo — Egli è straricco, cioè ricchissimo. V. Che i Superlativi degli
aggettivi integro, acre , celebre, e salubre sono : integerrimo, acerrimo ,
celeberrimo, saluberrimo. VI. Che vi sono molti Superlativi di latina
inflessione affatto diversi dai loro positivi. Eccoli quasi tutti. Massimo da
grande . Minimo da piccolo. Ottimo da buono. Pessimo da cattivo. * Supremo da
sopra. Infimo da sotto. Intimo da dentro. Estremo da ultimo. Digitized by
Google 53 VII. Che vi sono degli aggettivi clic indicano qualità incapaci di
piu o meno estensione, e quindi incapa- ci di comparazione; tali sono: eterno,
divino im- mortale-, non potendosi dire più eterno , piu divi- no ; più
immortale , meno eterno , meno divino , meno immortale-, eternissimo ,
divinissimo , im- mortalissimo. ' CAPO VII. Degli Aggettivi determinanti , o
imperfetti. D. Quali sono gli Aggettivi determinanti , ©imper- fetti ? R, Prima
di definirli, giova ricordarsi, che due spe- cie generali di nomi sostantivi
abbiamo, i Partico- lari cioè, ed [Generali-, c che i primi nominano per- sone
e cose singolari, e determinate per se stesse ; di fatti, se dico Francesco, io
nomino un indivi- duo singolare, e determinato che non può confon- dersi con
altri. Lo stesso è se dico: Vesuvio , io nomino un Vulcano determinato che non
può con- fondersi con altri. Ma Non è così de’ nomi generali, i quali non
deter- minano precisamente una persona sola , una cosa sola, ma l’intera classe
; il nome uomo nomina l'intera classe degli uomini, ossia tutti gli uomini: il
nome cavallo non chiama determinatamente un cavallo solo, ma tutt’i cavalli.
Orse l’è così, come si potrà mai cdl nome generale nominare una persona sola,
Una cosa sola? come nominarne più? come in- dicarle tutte? Si sono inventate
perciò alcune altre parole le quitti accoppiate ai nomi generali, ne de-
terminano l’estensione della significazione, ossia, fanuo intendere se si parla
di una, di più, o di tutte ie persone o cose della slessa classe, cioè, clic
por- tano lo stesso nome. Soldato è un nome generale, in conseguenza nomina
tutti gl’ individui ili t,d classe di uomini; die perciò se si dice: soldato ,
in- tendasi di qual soldato si parla? certo che no; ma se dicesi : que sto
sol<£at o ; l’a ggetti vo questo determina precisamente il soldato di cui si
parla, c tale c- spressione equivale ad un nome proprio. Così se dicesi;
parecchi soldati ; molli soldati-, gli agget- tivi parecchi , molti determinano
il nome soldati a significarne quel dato numero. E finalmente se si dice: ogni
soldato, l’ aggettivo ogni fa prende- re il nome soldati in tutta l’estensione
del suo si- gnificato , e colla stessa precisione che se si fosse detto: iutCi
soldati. Ciò posto, dico, che, Gli Aggettivi determinanti o imperfetti sono
quelli, che premessi ai nomi generali, ne determi- nano l’estensione della
significazione; voglio dire che fanno intendere, se si pària di una sola perso-
na o cosa, di alcune, o di tutte dellu classe indi- cata dal nome generale che
le indica. D. Quali sono gli Aggettivi determinanti che restrin- gono il Nome
generale a significare una perso- na sola , una cosa sola della clas secche ìndica
? 11. Sono; questo , cotesto , quello , medesimo , stes- so, altro , qualche, e
simili. Questo unito al nome generale lo determina a significare la cosa che
sta in mano , o vicino a chi parla ; come allorché dico; Prendete questo libro,
io intendo quello che ho in mano, oche mi sta vicino. Cotesto determina il nome
generale a significa- re la cosa eli’ è in mano o vicina a chi ascolta; co- me
allorché dico; Datemi cotesto libro , io voglio 55 quello che sta in mano, o
vicino a chi mi ascolta. Quello determina il nome generale a significare la
cosa lontana da chi parla, e da chi ascolla, co- me quando dico: Prendete quel
libro , io parlo di quello eh’ è lontano da me che parlo, e da chi mi ascolta.
Questo , questa-, Quello, quella nello stesso di- scorso determinano il nome
generale a significare, il primo là cosa nominata in ultimo luogo, ed il se-
condo la cosa nominata in primo luogo;’ come; La Geografia , e la Cronologia
essendo i due oc- chi della storia , per isludiar bene questa , biso- gna esser
guidato da quella. Più, volendosi indicare idea di tempo dicesi questo , e
quello; questo però significala cosa esi- stente nell’atto della parola, e
quello una cosa che si rapporta ad un’epoca anteriore; ecco perchè disse il
Petrarca ; Per la dolce memoria di (pici giorno. E se si vuole indicare una
porzione dell’ anno. Secondo 1’ ordinaria divisione delle Stagioni, e de’ mesi,
ec. bisognerà esprimerla con l’aggettivo que- sto; benché la stagione e’1 mese
sia pesato già, ma che però l’ultimo mese della detta stagione non sia
trascorso; come: Questo inverno, o questo in- verno passato 1m fatto gran
freddo — Questo mese passato — Questa settimana scorsa ec. Si usa anche questo
volendosi esprimere la sta- gione e’1 mese che debbe venire; come: In que- sta
primavera andremo a Roma. Quel, quello; quel si usa dinanzi ai nomi che
cominciano per semplice consonante ; come : quel libro; quel letto. E quello
dinanzi a nomi che co- minciano per 5, per s impura , o per vocale; come*
quello zitello , quello studio , quell’ odore. Quel l.i nel plurale quei ,
que', 0 quelli ; e quello fa r/ae- g/i che si scrive sempre intero, come:
quegli odo - f/, quegli amori ; tranne il caso, in cui il nomo ebe lo siegue ,
comincia per i ; come; quegl’ In- glesi ; quegl ’ ingegni. Uno determina il
nome generale a significare una sola persona o cosa indeterminata; come; A-
vevasi un’oca a dehajo , e un puparo giunta (Bocc. G. 8 . N. 3 ). Subitamente
da un arciere è feritaf Bocc. G. 3. N. i . ). Ma Se si fa distribuzione, e
coriisponde all’aggetti- vo altro , determina allora il nome generale a si-
gnificare la persona, o cosa, di cui si è parlato, e si può usare anche nel
plurale; per esempio: Sicco- me fecero i Saguntini , e gli Abulei , gli uni
tementi Annibale, e gli altri Filippo Macedoni- co (Bocc. ); gli uni, e gli
altri sono i Saguntini, e gli Abidci. Altro determina il nome generale a
significare una persona, o cosa diversa da quella nominata; come; Quasi altro
bel giovine ch’egli non si tro- vasse in Napoli ( Bocc ). Ma Quando si fa divisione
con uno indica determi- natamente la persona o cosa , come nell’ esempio recato
parlandosi dell’aggettivo uno. Qualche , o alcuno determina il nome generale a
significare una persona o cosa qualunque nel solo singolare, e l’uso d’oggi non
soflrirebbe,che si di- cesse col Petrarca. Addormentato in qualche verdi
boschi. Medesimo , stesso determinano il nome genc- J3jgitiZ£d oy Càoo^Ie . $7
Vale a significare colla più gran precisione la per- sona o cosa nominata
prima; come; La medesima causa — La stessa c arozza. Avvertasi, clic se si
trova in questo , o in que- sta v’è l’ellissi della voce momento , occasione,
come nel Bocc. In questo la fante di lei soprav- venne, cioè in questo momento.
D. Quali sono gli Aggettivi determinanti che fis- sano il nome generale a
significare più perso- ne , o cose della classe che indicai R. Sono; parecchi ,
più, molti, e sim., come; pa- recchi soldati-, più persone ; molti amici. V.
Quali sono gli Aggettivi determinanti che fis- sano il nome generale a
significare tutte le per- sone, e tutte le cose della classe che indicai R.
Sono; ogni, tutti-, come: Ogni uomo è mortale ; cioè tutti gli uomini ec. Con
ogni accortezza, con ogni diligenza, cioè con tutta V accortezza, con tutta la
diligenza. Da questi esempi si rile- va, che l’aggettivo ogni è di genere
comune nel solo singolare: si trova perù: La festa di Ognis- santi; ogni due
mesi; ogni due settimane; ogni dieci anni ec. Ogni determina il nome generale a
significare ciascun individuo, che compone una società, ossia, rappresenta la
totalità distributivamente. I utt’i seguenti sono anche aggettivi determi-
nanti : Qualunque, qualsivoglia , qualsisia, qualsi- siano, qualsivogliano ,
troppo, molto , altrettan- to, alquanto , nessuno , niuno , veruno , poco ,
quanto, meno, tanto, e sim. Qualunque è un aggettivo composto dalle voci quale
, ed unque; cd è di ariihi i generi ; come : Qualunque uomo ; qualunque donna-,
in qualun- que luogo; in qualunque città. E talora di ambi i numeri; come nel
Bocc. , Qualunque piante han- no i flutti aromatici e caldi e secchi , più è
con- venevole di piantat e ne' monti. Qualsivoglia , qualsisia , qualsisiano ,
qual- sivogliano sono aggettivi composti dall’aggettivo quale , die dinota una
qualità qualunque , dal nome personale si, e dal verbo sia , sieno , voglia-
no. Onde l’aggettivo qualsisia significa tale qua- le egli, o ella sia in se:
Qualsisidno significa tali quali essi, o esse siedo in se: Qualsivoglia signi-
fica tale qnalò' egli, o ella si voglia : Qualsivo ■* gliano significa tali quali
essi o esse si vogliano ; ed ecco il vero significato di tali espressioni; e
perciò il verbo ch’éntra in loro composizione , si trova al Singolare o al
Plurale, secondo die uno o più sono i : soggetti. Alquanto ò'un aggettivo clic
determina le quan- tità indicate dai nomi generali, non gl’individui; onde si
dice : Mi diede alquanto pane, e alquan- ta carne , cioè una certa quantità di
pane, e di carne; ina non si può dire alquanto uomo, al- quanta casa, cc. Nel
plurale- Alquanti significa alcuni; come: alquanti uomini, alquante donne ;
cioè alcuni uomini , alcune donne. Nessuno, nessuna; ninno, niuna , nullo ,
nulla sono aggettivi negativi, e significano privazione di ogni numero; cioè nò
uno, o neppur uno. Non hanno inflessioni di numero plurale, c si usano nelle
frasi negative, o ihterrògativc con la nega- tiva non, e senza. Digitized by
Google 5 ‘J L’ aggettivo ninno premesso al verbo non ha bisogno della
particella negativa non, ma pospo- sto gli è necessaria; come quando si dice:
Ni uno l' lui detto — Non lo ha detto ninno. Lo stesso facciasi con veruno ,
nullo , c niente. Ninno , veruno , nullo si mettono spesso in ve- ce di
alcuno', come nel Bocc. G. 8 . N. 9 . Sen- tirono dirgli In maggior villania
che mai si di- cesse a niun tristo; e nella G. io. N. 8 . Prima che nella casa
di Gisipo nulla parola di ciò facesse , se ne andò , cioè alcuna parola, ec.
Nulla , niente significano talora qualche cosa ; come nel Tasso Gerus. C.i.
Capitano egregio , a cui se nulla manca è il nome regio. Massime al- lorché si
usano per via di domanda, o di dubbio;co- me nel Bocc Jl domandò s’ egli si
sentirò niente. Degli Aggettivi determinanti possessivi. Quali sono gli
Aggettisi determinanti possessivi? 11. Sono quelli , che non solo determinano
la per- sona o cosa indicata dal nome generale, ina indi- cano ancora un
rappòrto di proprietà, ossia , ne fanno conoscere il padrone; tali sono : mio ,
tuo, suo, nostro , vostro, c derivano dai nomi perso- nali io. tu, se, noi,
voi. Mio, nostro dinotano rapporto di proprietà al- la prima Persona Tuo,
vostro dinotano rapporto di proprietà al- la seconda Persona. Suo, di lui , di
lei, di loro dinotano rapporto di proprietà alla terza Persona. Mio dicesi di
una cosa appartenente alla prima Persona singolare; come: il Alio libro. Nel
fem- -Digifced by Google Go minile si dice mia; come: la mia casa. Miei nel
plurale dicesi di pii. cose appartenenti alla stessa Persona prima singolare;
come: i mici fratelli. Nel femminile si dice mie ; come; le mie terre. Mostro
dicesi di una cosa appartenente a piu l er- SO nc prime; come: il nostro buon
Re. Nel fem- minile diccsi nostra ; come : la nostra augusta Remna. Nel plurale
nostri nel masclnle, e no- stri nel femminile; com e: i nostri campi , le no-
stre terre. . „ , Tuo dinota rapporto di proprietà alla seconda Persona
singolare; come: il tuo cavallo. Nel lum- inile dicesi tiia ; come: la tua
giumenta. Nel plurale tuoi dice rapporto di piu cose alla stessa Persona
seconda singolare; come: i tuoi libri. Nel femminile si dice *«<;;’ come: le
tue penne. Vostro dicesi di cosa singolare a piu Persone seconde; come: il
vostro Vescovo. Nel femmini- le dicesi vostra ; come: la vostra Chiesa. Nel
plurale vostri dice rapporto di piu cosca piu 1 er- Ltc seconde; come: i vostri
fratelli. Ne femm,- pile dicesi vostre-, com e: le vostre sorelle . Sm indica
rapporto di cosa singolare ad mia sola terza Persona ; come : il suo cappello.
femminile dicesi sua-, come: la sua canzo na plurale dicesi suoi di più cose ad
una sola teraa Persona; come; i suoi compagni- Nel femminile si dice sue; come:
le sue armi, ni a ^ Se vuoisi indicare rapporto di pai cose a pi terre Persone
, dirassi di loro , o loro e non g.a suor, onde disse male il Petrarca nel Son.
3.0. Quasi un di loro Essermi par , ch’hann’ivi il suo tesoro. 6i OSSERVAZIONI
Da farsi intorno agU Aggettivi possessivi. D Quali sono queste Osservazioni? R
Eccole; 1. Allorché si vuol indicare un rappoilo 'ad una persona eh’ è soggetto
del verbo debbesi dir sempre suo-, come: Il nostro buon c suoi sudditi-, qui
suoi si rapporta a He, eli e 1 soggetto del verbo ama. Ma Se si vuol’ indicare
rapporto non al sog^ett , ma all’oggetto, dirassi, di lui , di lei , e non già
L, per non dar luogo ad .«big» f e perciò se si dicesse: V Inghilterra ha fatto
^ guerra alla Francia, e a suoi Alleati , sp - lenderebbe di quali Alleati si
parla se di qu della Francia, o di quei deìVlnghdterre. p glier di mezzo ogni
equivoco , diressi: c ui di lei Alleati , o piuttosto : e agli Alleati di lei.
Degli Aggettivi determinanti di pertinenza. D. ^Quali sono gli Aggettivi
determinanti di perti- R. Sono; regio, pubblico , privato ; come. L- rario
regio-, erario pubblico; erano privato; de- naro pubblico , ec. Degli Aggettivi
determinanti patrj. D. Oaali sono gli Aggettivi determinanti patrj ? R Sono;
Napolitano , Romano, francese. Tedesco, Inglese, Polacco , Svedese, e simili.
Denli Assettivi determinanti di Numero. D. Quali sono gli Aggettivi
determinanti disu- merò ? by Google 1 G3 II. Gli Aggettivi determinanti di
Numero , sono quelli, che premessi ai nomi generali, ne deter- minano
l’estensione della significazione, ossia, fanno conoscere il nùmero preciso
delle persone , o cose indicate dal nome generale a cui sono uniti. D. Quante
sorte di Aggettivi determinanti disu- merò vi sono ? II. Quattro; e sono quelli
di Numero cardinale , quelli di Numero ordinale , quelli di Numero di-
stributivo , e quelli di £ 'fumerò di proporzione. D. Quali sono quelli di
Numero cardinale? R. Sono quelli che determinano precisamente il nu- mero che
si vuol prendere delle persone o cose indicate dal nome generale; come due ,
//'e, quat- tro , , cinque , sei, sette , otto, nove , dieci , undici , dodici
, tredici , quattordici , quindici , sedici , diciassette, diciotto, diciannove
, venti , ven- tuno, ventidue , ventitré ec. trenta , trentuno ec. quaranta ,
cinquanta, sessanta, settanta, ottan- ta, novanta, cento, duecento ec. mille,
duemi- la ec.ec. L’aggettivo mille, s’ò preceduto da un al- tro nome di numero,
si cambia in mr/a; dicendo- si: rfue mila, tre mila. Tutti gli altri sono inva-
riabili; dicendosi: due cavalli, due giumente ; dieci ducati, dieci lire , e
sim. OSSERVAZIONI Da farsi intorno agli Aggettivi di Numero cardinale. D. Quali
sono queste Osservazioni ? R. Eccole; I. L’Aggettivo cento seguito dalla voce
cinquantd può lasciare l'ultima sua sillaba /o;di- cendosi : cencinquanta scudi
; qitMttt'ocencin- quanta ducati. Gi II. Ogni aggettivo di Numero cardinale si
può met- tere indifferentemente e prima e dopo del nome; ma con ventuno ,
trentuno , quarantuno , ec., se dopo il numero si mette il nome, questo debbe,
secondo l’uso, mettersi al Singolare; dipendo: ven- tuno ducalo , e non già ventuno
ducati. III. Gli Aggettivi di Numero cardinale, da undici in poi, possono
diventare di Numero ordinale, col cambiare l’ultima loro vocale in esimo-, come
un- dicesimo dodicesimo , tredicesimo , c così tutti gli altri. IV. Nelle date
delle lettere si scrive gli otto; i quat- tro-, alli sette-, olii dieci di
Agosto , c sim. V. Nelle moltiplicaziuui in vece di dirsi tre volte tre fanno
nove, dicesi ire via tre, o tre per tre fan- no nove. Tre per quattro fanno
dodici. VI. Tra la voce tutto ed un aggettivo di Numero cardinale si mette per
lo più la congiunzione e, se però tale aggettivo non cominci per vocale; come
tutti e due, tutti e tre, tutti otto. VII. Se dopo l’espressione tutti e tre
sfegue un no- me, a questo debbe premettersi l’ articolo; dicen- dosi: tutte e
tre le Grazie. E nel Bocc. Tutte le tre donne. Vili. Se si cambia l’ultima
vocale de’ nomi di Nu- mero cardinale in ina , ne nascono i seguenti no- mi
collettivi; decina, dodicìna, o dozzina, ven- tina , trentina, quarantina,
cinquantina, ses- santina , settantina , ottantina, novantina. IX. Ambo , ambi,
ambe coi di loro composti signi- ficano tutti e due : Ambo , serve pei due
generi ; dicendosi: ambo le mani-, ambo i piedi. Ed il Tasso disse nel C.iVI. \
. Digitized by Coogte 64 Ambo le labbra pel furor si morse. Ambi serve pel solo
maschile; ambi i piedi. Ambe pel solo femminile; ambe le mani. D. Quali sono
quelli di Numero ordinale? H, Sono quelli clic determinano l’ordine, in cui le*
persone o cose indicate dai nomi generali, sono disposte numericamente; tali
sono: primo, secon- do, terzo, quarto , quinto , sesto , settimo, otta- vo,
nono , decimo , undecimo , o decimo primo , dodicesimo, o decimo secondo, e
sim. ventesimo, trentesimo, quarantesimo , cinquantesimo , ses-. santesimo ,
settantesimo , ottantesimo, novante- simo, centesimo , millesimo, c sim, D.
Conservano sempre la stessa, ir flessione gli ag- gettivi di Numero ordinale?
R. No; ma ne prendono diverse relativamente al. Genere, ed al Numero de’ nomi
generali a cui so- no uniti; dicendosi; il primo palco, la prima fi- la , i
primi palchi , le prime fde. D. Quali sono quelli di Numero distributivo? II.
Sono quelli che indicano distribuzione nel nu- mero delle persone o cose
indicate da nomi ge- nerali; come: a due a due; a tre a tre; a quat- tro a
quattro; a dieci a dieci ; a cento a cento ec. . D. Quali sono quelli di N
umero di proporzione? 11, Sono; semplice, doppio, triplice, triplicato,
quadruplo , quadruplicato , e sim; come: sem- plice vitto; doppio soldo;
quadruplicata illu- minazione. Degli Aggettivi determinanti detti Articoli. D.
Che cosa sono questi Articoli ? R. Gli Articoli sono Aggettivi determinanti,
perchù. — by C.oògj< 65 si premettono ai Nomi generali, per determinare
l’estensione della loro significazione. D. Che cosa dovete osservare intorno ai
Nomi ge- nerali ? ' ■» li. Due cose ; la significazione che loro è fissa, e
l’e- stensione di tale significazione la quale può varia- re , secondo che ci
serviamo di tali nomi a farli significare col mezzo dell’Articolo, una , molte,
o tutte le persone, o cose della specie da essi indi- cata; mi spiego con
esempj ; Allorché dico : L’uomo è mortale , io parlo di tutta la specie umana,
ossia di tutti gli uomini. E quando dico: Gli uomini dotti hanno da te- nersi
in pregio , io intendo tutti gli uomini che meritano tal nome. Ed in fine
quando dico ‘.L’uo- mo, che mi avete raccomandato, non è ancora venuto , io non
Voglio indicare che un sol uomo. Da tutti questi esempj non solo si vede, che
la si- gnificazione del nome generale uomo è sempre fis- sa, perchè sempre
significa uomini-, ma si scorge ancora, che l’estensione di tale significazione
è variabile; imperciocché nel primo esempio indi- ca tutti gli uomini in
generale ; nel secondo tutti gli uom ni dotti; e nel terzo un sol uomo. Lo
stes- so è dell’estensione della significazione di tutti gli altri nomi
generali. Ma Se si vuole indicare indeterminatamente la si- gnificazione di uh
nome generale; ossia senza te- ner conto dell’estenzione della sua
significazione, non vi sarà bisogno dell’articolo : quindi dicendo il Dante. u
Qual che tu sii , od ombra , o uomo certo. Risposemi : non uom , uomo già fui.
66 non volle parlare nè di tqlti gl’individui in gene-: rale,nèdi una parte di
essi, nè di un uomo partico- lare;ma volle bensì enunciare la sola specie, qui
esso apparteneva. Ciò fa vedere che la parola «omo è un aggettivo di qualità
come lo sono gli aggettivi gran- de, piccolo , ricco , povero , e sim.,e quindi
sic- come dicesi senz’articolo io sono grande , ricco ec., così dicesi: io sono
uomo e non donna . Così: Quando si dice: A regolare la truppa in circo- stanze
scabrose fa uopo di uomini coraggiosi e prudenti-, qui uomini non porta
l’articolo, perchè non si parla nè di tutti, nè di particolari individui della
specie umana, ma si vuol fissare l’attenzione piuttosto sulle qualità
necessarie a tali soggetti, che sul ninnerò di essi. £>. In quante maniere
dunque /'Articolo determi- na V estensione della significazione de* nomi ge-
nerali ? R. In tre maniere;o li fa significare tutte le persone o cose della
specie da essi indicata, o molte, o una sola, come, si è veduto dagli esempj di
sopra recati. D. Quanti Articoli abbiamo ? R. Tre; due per lo genere maschile,
cioè il e lo, ed uno per lo femminile, cioè la; e tutti e tre hanno un Plurale
proprio, come or ora vedremo; P- Oltre di questi tre Articoli ve riè qualche
altro?; R. Ve n’è un altro, ed è Uno col suo femminile una, ■4 che dai
Graraatici si dice indeterminato , perchè addita una sola persona o cosa senza
determinarla precisamente, a differenza de’primi tre, che diconsi determinati,
perchè determinano precisamente una i specie indicata dai nomi persona, o
cosalo l in generali. 67 ' Degli Articoli determinati. D. Quali sono gli
Articoli determinati , e quando si usano ? . R. Gli Articoli determinati sono
il-, lo , la, e si ri- sano allorché si vuol additare o tutte le persone o cose
della specie; come quando si dice: l uomo è mortale , l’Articolo lo permesso al
Nome uomo lo determina a significare tutti gli uomini; o a si- gnificare una
sola persona ocosa determinata; come quando si dice: datemi il libro , 1
Articolo il pre- messo al nome libro lo determina a significare quel libro di
cui si è parlato, e cli’è già noto, valendo lo stesso che se si fosse detto:
datemi quel libro che sapete. Così, se si dice (parlando di Pietro): chia- mate
il figlio, varrà lo stesso che se si fosse detto. chiamate il figlio di Pietro.
Gli Articoli deter- minati si dicono anche definiti. D. Con quali nomi si usa V
Articolo maschile II ? R. Coi nomi maschili che cominciano per semplice
consonante; come: il figlio , il tetto , e sino. D. Declinatelo . R. Eccomi ;
Sing. i . а. 5 - 4 : 5 б. II. Del. Al. II. 0 . Dal. Piar. x. a. 3 . 4 - 5 I, o
li. Dei, de’, o- delti Ai, a * ,.o alli. O. li. 6. Dai, da', o dall* D. Mettete
V Articolo ad un Nome maschile che comincia per semplice consonante e
declinatelo. R. Eccomi; Sing. i. Il figlio. Plur. i. I figli* a. Del figlio. a.
Dei figli. » / pigìtized by Google 63 3 . AI figlio. 3. Ai figli. 4- Il figlio.
• 4- I figli- 5. O figlio. 5. O figli. 6 . Dal figlio. 6 . Dai figli. Nota — Se
si scrive libelli, alli , dalli non è un er- rore; mai moderni scrittori se ne
astengono; si trova però nelle date delle lettere 1 . Napoli li i5 Marzo — Roma
li 26 Aprile. D. Con quali nomi si usa f Articolo maschile Lo? R. Coi nomi
maschili che cominciano per 1 ; come : lo zitello , la zerbino , e sim. Coi
nomi maschili che cominciano per.? impura ; come: lo spirito , lo studio, e
sim. Ed infine coi nomi maschili che cominciano per vocalejcome: l' amore,
l'odio, l’o- dore , e sim. D. Decimate l’Articolo Lo. II. Eccomi ; Sing. 1 .
Lo. Plur. 1 . 2. Dello. a. 3. Allo. 3. 4 . Lo, 4- 5. O. 5. 6 . Dallo. 6 . D.
Mettete l’ Articolo ad un nome maschile che comincia per z , e declinatelo. R.
Eccomi ; ii Gli. Degli. Agli. Gli. O. Dagli. Sing. 2. 3. 4- 5. 6 . Lo zitello.
Dello zitello. Allo zitello. Lo zitello. O zitello. Dallo zitello. Plur. r. Gli
zitelli. а. Degli zitelli. 3. Agli zitelli. 4 . Gli zitelli. 5 . O zitelli. б .
Dagli 'zitelli D. Mettete l’Articolo ad un nome maschile che comincia per s
impura, e declinatelo . •Digitized by Coorte 6 9 R. Eccolo; Sing. i. Lo
spirito. Plur. I. Gli. spiriti. , a. Dello spirito. a. Degli spiriti. 3. Allo
spirito. , ,3. Agli spiriti. « 4 - Lo spirito. 4 * Gli spiriti. 5: O spirito.
5. O spiriti.- 6 . Dallo spirito. 6 . Dagli spiriti. D. Mettete l'Articolo ad
un nome maschile che comincia per vocale, e declinatelo. R. Eccolo; ,, Sing. i.
L’onore. Plur. i. Gli onori. , a. Dell’ onore. a. Degli onori. .1 3. All’onore.
3. Agli onori. 4- L’ onore. 4 - Gli onori. 5. O onpre, 5. O onorK 6 ..
Dall’onore. 6 . Dagli onori. * D.Con quali Nomi si usa V Articolo femminile La?
R. L’Articolo femminile la si usa con tutl’i Nomi femminili; come: la casa , la
tela, l’anima t e &im. D. Declinatelo. » • •» . R. Eccomi ; Sing. i. La.
Piar. i. Le. а. Della. a. Delle. • 3. Alla t , 3. Alle. 4- La. 4 . Le. 5. O. 5
. Ò.i б . Dalla. 6. Dalle. D. Mettete l Articolo ad un nome femminile , 0
declinatelo. R, Eccolo. f ( Sing. , 1 . La Regina. Plur. t. le Regine b-l Della
Regina. .3. DeUe, Regine. -., T r , 3. Alla Regina, 3. Alle .Regine. 7 ® 4 . La
Regina. 4 - Le Regine.' 5 . O Regina. 5 . O Regine. 6. Dalla Regina. 6. Dalle
Regine. OSSERVAZIONI Da farsi intorno agli Articoli. D . Quali sono queste
Osservazioni ? R. Eccole; I. L’Articolo femminile la, se precede un nome che
comincia per vocale , si può scri- vere intero ; come: la , della , alla ,
dalla inno- cenza :, usura, e sim. Ma se tal nome, comincia per a; come : anima
, amicizia , perde l’ultima sua vocale, e prende in vece l’apostrofo; come: V
anima, l’ amicizia, l’ ambizione, e sim. Nel plurale le si scrive intero ; come
: le anime, le amicizie , e sim., meno che se cominci ancli’esso pere; come:
Sing. i . a. . rr. L’erba. Dell’erba. 3 . All’erba. 4 - L’erba. O erba.
Dall’erba. Piar. 5 . 6 . 1 . L’erbe. 3. Dell’erbe. 3 . Al l’erbe. 4. L’erbe. 5
. O erbe. 6. Dall’erbe.- ha Se poi il Nome non comincia per e, non luogo
l’Apostrofo ; come : Sing. 1. L’anima. Plur. 3. Dell’anima. 3 . All’anima. 4.
'L’anima. 5. O anima. 6. Dall’anima. Il Vi sono alcuni Nomi che cominciano per
z, ed amano meglio l’Articolo il nel singolare ; e sono il zio, gli zìi; il
zefiro, gli zefiri; e sim. Ed al- tri che sfusa no anche con i nel plurale;
come': 1. Le anime. 3. Delle anime. 3 . Alle anime. 4. Le anime. 5 . O anime.
6. Dalle anime. Digitized by Coogle 7 * ■ to zecchino , gli zecchini , ed i
zecchini ; ma in ciò fare debbesi consultare l’orecchio, e l’uso, non essendovi
regola determinata. Si trova pure lo zuccherose il zucchero', lo zerbino , e il
zerbino. III. Che l’Articolo maschile lo premesso ad un nonm che comincia per
vocale , perde l’o , e prende iit vece l’apostrofo; come: l’amore , l’onore , e
sim. IV. Che l’Articolo plurale gli premesso ad un No- me che comincia per t,
perde la sua vocale, e prende in vece l’apostrofo; come: gl’italiani , gl’
Inglesi , e sim., in altro caso resta intero; come gli onori , gli elogj, gli
amori , gli ujjizj,e sim. Avvertasi t che gli Articoli /7, lo , la , g/i, le
premessi al verbo , diventano relativi ; come quando si dice: ledesti il Re? lo
vidi. Lo co- noscesti? lo conobbi. Ma di tali relativi ne par- leremo
diffusamente a suo luogo. D. Oltre degli Articoli determinati vi sono altre
parole per determinare l'estensione della signi- Jìcazione de’nomi generali?
B.. Si, e sono gli aggettivi dichiarativi , o determi- nativi', i primi sono
quelli che nominano qualifà che convengono a tutti gl’individui della specie
in- dicata dal nome generale che determinano, ossia, lasciano tal nome in tutta
l’estensione del suo si- gnificato; come per esemp. Gli uomini sono mor- tali ,
cioè tutti gli uomini sono mortali. Gli altri poi sono quelli che indicano
qualità, che convengo non a tutti gl’individui della specie indicata dal nome
generale, ma ad un dato nume- ro; come per esemp. Gli uomini saggi, cioè tutti
gii uomini che meritano tal nome. Nota — Accade spesso, che un nome generale è
deter- 4 minato, a sTgnUltfire uno o più individui «lolla spe- cie dalle
circostanze di colui che parla; Il Re , per esemp. in bocca di Un Napolitano
significa Fran- resco I. in ]>occa di un Francese, Carlo XVIII. Così ;
quando si dice : Chiudete gli òcchi, egli è lo stesso che chiudete gl’ occhi
vostri — Lo trovò ilei letto , cioè rtel letto suo. -j/ ^ , Dell Articolo
indeterminato. D. Qual’ è /'Articolo indeterminato, e quando siusa? li.
L’Articolo indeterminato è Uno col suo femmi- nile una , e si usa allorché si
vuol indicare una persona o cosa qualunque, compresa però sotto lo Stesso nome
generale;come per esempio; volendosi un libro per divertimento , poco
importando che fosse Metaslasio piuttosto, che Alfieri, o Tasso, si dirà:
Datemi un libro , e varrà lo stesso che se si fosse detto; Datemi un libro
qualunque', non potendosi dire in tal caso : Datemi il libro : poi- ché non si
vorrebbe più un libro qualunque, ma un libro determinato, e noto. Così pure
allorché si die e '.Datemi un frutto , vale lo stesso che Da- temi un fruito
qualunque, L’ Articolo indeter- minato si dice anche indefinito. D. Declinate
un nome coll’ articolo indefinito. R. Eccolo. Sing. i. Un frutto. 2 . Di un
frutto. 3. Ad uu fruito. 4- Un frutto. 5- O un frutto. 6. Da un fruito. Piar.
Dei frutti. Digitized by Googte / ■ Dell'uso degli, Articoli. Da tutto ciò die
si èldclto , ne siegue , che i Nomi ' proprj non han bisogno di Articolo , come
lutti quelli, che di lor natura non significano , se non cosa particolare e
distinta. Ma i . Se innanzi a nomi proprj è posto un aggettivo , questo si
accompagna coll’ Articolo, il quale con- corro còll’aggettivo.à modificare, e
distinguer e a persona o cosa nominata ; come : la bella Napoli ; la superba
Roma ; il valoroso Cesare ; il gene- roso Alessandro. E a. Se l’aggettivo si
mette dopo il nome proprio, e tramezzi l’Articolo , egli servirà a far
distinguere con maggior enfasi la cosa , dandole un. carattere tutto proprio,
làcèndola distinguere da tutte le al- ile; onde quando diciamo : Napoli la
bella , ado- . periamo l’ articolo per restringere talmente l’attri- buto, Che
sembri appartenere a Napoli esclusiva- mente, e distinguerla, come carattere
proprio , da tutte le altre città, .u, 3. Quando poi si dice: // Moisè del
Buonaroii^l' Ar- taserse del Metastasio; Moisè , ed Arias erse non si prendono
per numi proprj, ma per due nomi ge- nerali, Moisè per una statua
rappresentante Moisè y ed Ariaserse per un’ opeta. Drammatica, che porta questo
titolo. E 4 . Quando si dice: il Boccaccio ,il Tasso , V Ario- sto , tali
maniere di dire non formano eccezioni , perchè in origine non sono che nomi di
f amiglie , e quindi nomi generali , e comuni a tuli 1 gl’indi- vidui di quelle
famiglie , e perchè si vogliono re- stringere a significare un individuo
particolare della . Digitized by Google famiglia divenuto celebre * uopo è ,
che siano de- terminati dall* articolo. 5. Il nome Dio non ha l’articolo nel
Singolare* per- chè indica un Ente unico , e singolare. Ma Se vogliamo
riguardarlo Sotto l’aspetto di qual- che attributo particolare * si debbe
determinare , coll’articolo ; dicendo : il clementissimo Dio. Di- ciamo ancora
; Il Dio di Giacobbe è la stésso * che quello eh’ è adorato da noi i perchè
essendosi introdotta l’assurda opinione , che ammetteva più Dei, e volendo noi
negarlo, bisogna determinare il nome di Dio a quello , di dui parliamo. Nel
plu- rale prende l’articolo gli ; dicendosi : Gli Dei dei Paganesmo. 6 . I nomi
.proprj di regni , di provincie , di paesi , montagne, e dumi, se si prendono
in tuttp l’esten- sionèdelloro significato, portano l’articolo; come: L’omerica
è più grande dell’ Europa. — L’acqua della Senna è fangosa — L’ acqua dell ’
Arno non è buona — Ho passato i monti Appennini Ho varcato i fiumi di Germania.
7 . Diciamo per la stessa ragione il Sebeto, il Teve- re, il Po , l’Ofanlo, e
sim., considerandoli come individui della classe de’fiumi. Il sole\ la Luna ,
come individui della classe degli astri.// Vesuvio^ come un individuo della
classe de’vulcani. La Cor- sica ; la Sardegna , la Sicilia come tanti indivi-
dui della classe delle isole ; il Cairo , il Finale , la Chiusala Roccella,
come tanti individui della classe delle città. 8 . "Vi sono alcuni nomi
proprj di dignità, che anche portano l'articolo , solo perchè sono nomi , che
in diversi tempi si sono dati a più persone ; quindi Digitìzed by Google se
dico: Il Papa ha pubblicato il giubbiìeo , io intendo il Papa de'nostri giorni.
9. Malgrado 1 tutte le regole stabilite, si trovano nella nostra lingua molte
parole , cui 1 uso ha negato sempre l’articolo ; ecco perche diciamo : Andare a
chiesa , a messa ; andare a città , in piazza ; essere in casa ; stare in casa
; entrare in casa ; stare in camera ; incontrar pervia ; aver in ma- no ;
andare apalazzo ; andare a corte ; andare ■a nozze', andare a mercato ; avere
in capo. 10. Vi sono pure degli avverbj , che posti come so- stantivi si
accompagnano coll’ articolo ; dicendosi: Non so nè il quando , nè il dove , ne
il come , nè il quanto; ‘ 11. Gl’Indefiniti de’verbi posti come sostantivi,
por- tano l’articolo; come: il leggere ; lo scrivere; lo studiare. !" D.
Havvi altro caso in cui /'Articolo determinato si mette dinanzi ai nomi proprj
? R. Sì; allorché però chiamano individui che si Con- cepiscono rivestiti di
più attributi, e quindi capaci di più determinazioni jcome lo è principalmente
il nome Dio; o quando nominano individui che po- trebbero confondersi con
altri; eccone gli esempj: Allorché dico: Voi dovete tutto sperar da Dio , io
non fo attenzione a suoi attributi. Ma se dico: Voi dovete tutto sperare dal
Dio delle miseri- cordie : , io lo considera come rivestito di molti attributi,
ma lo ravviso dal lato della sola Miseri- cordia ; e tale maniera di
considerare Dio è deter- minata dall’articolo definito dal. E Quando dico : Il
Bruto che cospirò contro Cesare ? l’ articolo definito il determina il Nome 7 6
Bruto a significare un altroBruto diverso da quello che discacciò i Re da Roma.
Dicesi pure per la stessa ragione: Il Socrate di Atene. Il Cicerone de’ giorni
nostri. Il Giovedì òaqto. D. Non si mettono ancora gli Articoli determinati
dinanzi a nomi di cui l’estensione della signifi- cazione è determinata? R. Sì;
l’è vero, che si mettono gli, Articoli determi- nati dinanzi a nomi che
significano cose singolari come quelli di qualche parte del mondo, di, qual-
che pianeta, delle parti della terra, delle provin- ■ ? e ’ dei dci fiumi, e
sim., dicendosi; il Cie- lo; la Terra; il Sole , la Luna; il Mare; l’Eu- ropa;
l’Asia; l’Africa; l’America ; la Spagna ■ la Calabria; il Vesuvio; il Sebelo, e
sim , ma sebbene tali nomi indicano cose ben determinate per sp stesse, per non
aver bisogno dell’Articolo definito; si potrebbe intanto dire, che vi si mette,
pei che si, considerano, come nomi generali ristretti a significare un solo
soggetto ; così seguendo tale li congettura, col dire: il Ci?lo, la ferra, il
Sole, l’Europa , ld Spagna , la Calabria , il Vesuvio , il Sebelo cc. si c
forse voluto dira; la parte del ,< mondo chiamata Cielo; il pianeta
chiamato-Ao/e.* la parte d^lla terra chiamata Europa; il regno chiamato Spagna
; la provincia chiamata Cala- bria, il vulcano chiamato Vesuvio; il fiume chia-
mato Sebeto. Del resto,, col met|ere l’Articolo de- finito dinanzi a t^di nomi,
vi sono delle irregola- rità che il capriccio, deluso ha introdotto, e che non
si possono apprendere senza il coinpiercio del mondo, c la leiiura de’buoiu
Autori. Che cosa è il Pronome? Il Pronome è una parola che si mette in vece del
nóme, per non ripetere il nome della persona o cosa nominata prima ; come:
quando si dice: Ho veduto il Re, egli, grazie a Diò,godeva buo- na salute ; in
tale discorso la parola egli è un pronome che si è posto in vece del nome ile,
per non dire: ho veduto il Re, il Re, grazie a Dio , godeva buona salute. 1 D.
Quante sorte di Pronomi vi sono ? R. Sei; cioè, i Personali , i Possessivi, i
Relativi , gl’ Interrogativi, gli Assoluti, è gl ’lmproprj. Dei Pronomi personali.
D. Quali sono i Pronomi personali? R. I Pronomi personali sono quelli che si
mettono in vece dei nomi di persone; tali sono : Egli , ella , colui, colei-,
questi , cotesti, quegli, costui , co- stei-, altri; chi. « D. Declinate il
Pronome Egli. R. Eccomi; '' .1 .1 . Sing. x. Egli. Piar. i. Eglino, a* Pi lui.
. a. Di loro. 3. A loro. 4- Loro 5. manca. 6. Da loro, D. Declinate il Pronome
.Ella. R. Eccolo; Sing. 1 . Ella. Plur. 1 . Elleno. 3 . Di lei. 3 . Di loro. 3.
A lei. 3. A loro. 4- Lei. 6. Loro. 5. manca . 5. manca. 6. Da lei. 6. Da loro.
/?. Declinale il Pronome Colui. R. Eccolo; - iSV/ig. 1 . Colui. Piar. 1 .
Coloro. 3 . Di colui. 3 . Di Coloro, 3. A colui. 3. A coloro. 4 . Colui. 4 .
Coloro. 5. manca. 5. manca. , 6. Da Colui, 6. Da coloro. D. Declinate il
Pronome Colei. R. Eccolo ; Sing. 1 . Colei. Plur. 1 . Coloro. 3 . Di colei. \ 3
. Di coloro. 3. A colei. 3. A coloro. 4 . Colei. 4 . Coloro. 5. manca. 5.
manca. 6. Da colei. 6. Da coloro. D. Declinate il Pronome Costui. R, Eccomi;
Sing. 1 . Costui. Plur. 1 . Costoro. 3 . Di costui. 3 . Di costoro. 3. A
costui. 3. A costoro. 3. A lui. 4- Lui. 5. manca. 6. Da lui. Digitized by
Googli 4. Costui. 5. manca. 6. Da costui. D. Declinate il Pronome Costei. R.
Eccomi; $ing. i. Costei. Plur. а. Di costei, 3. A costei, 4- Costei, 5. m,anca.
б. Da costei. 4- Costoro, 5. manca. 6. Da costoro. 79 i. Costoro, а. Di
costoro. 3. A costoro. 4. Costoro. 5. manca. б. Da costoro. Questi , cotesti ,
quelli, 2 ?. Qual* è il significato di questi tre Pronomi per-, sonali ? R.
Eccolo ; Questi significa la persona vicina a chi parla ; Cotesti la persona
vicina a chi ascolta , e Quegli la persona lontana da chi parla , e da chi
ascolta: eccone gli esempi : allorché dico: Questi legge , io parlo della
persona che sta vicino a me che parlo. E quando dico : Cotesti scrive , io in-
tendo la persona eh’ è vicino a chi mi ascolta : Ed fine quando dico; Quegli
disegna ; io voglio additare la persona ch’è lontana da me che parlo , e da chi
mi ascolta. Piu; Questi significa la persona nominata in ultimo luogo, e Quegli
quella ch*è nominata in primo luogo ; come : I due filosofi Eraclito , 0
Democrito erano di un carattere assai diverso , sempre rideva quegl* ( Eraclito
) , questi piange- va ( Democrito ). Questi tre P onomi sono sostantivi nel
solo Sin- golare, ed indicano solamente persone; ma nel / "■Digitized by
Google 8o plurale indicano persone e cose. D. Declinateli. * R. Eccomi ; Sing.
i . Questi , cotesti , quegli. а. Di questo, di cotesto, di quello» 3. A
questo, a cotesto, a quello. 4- Questo, cotesto, quello. 5. manca. б. Da questo
, da cotesto , da quello» Plur. 1 . Questi , cotesti , quelli. s. Di questi, di
cotesti, di quelli. 3. A questi , a cotesti , a quelli. 4 . Questi , cotesti ,
quelli. 5. manca. 6. Da questi, da cotesti, da quelli. D. Declinate i loro
femminili. R. Eccomi ; Sing. 1 . Questa, Cotesta, quelk. 3 . Di questa, di
cotesta, di quella. 3. A questa, a cotesta , a quella. 4. Questa , cotesta ,
quella. 5. manca. . ' 6. Da questa , da cotesta , da quella. Plur. 1 . Queste,
coteste, quelle. 3 . Di queste, di coleste,' di quelle. 3. A queste, a coteste,
a quelle. 4 . Queste, coteste, quelle. ■ , 5. manca. 6. Da queste , da coteste
, da quelle. D. Declini è il Pronome Altri. R. Eccolo; Sing. 1 . Altri. ’ >
’ • • 2 . Di altrui. 8i 3. Ad altrui. 4- Altrui. 5. manca. 6. Da Altrui. *
»> Il pronome Chi è sempre soggetto del verbo, e se si trova di chi , a chi
, da chi , tali preposizio- ni indicano rapporto non alla persona indicata dal
cld, ma a quella indicata da colui , clic sempre debbesi sottintendere nella
frase ; onde quando disse il Guarini: Deh ! satiro gentil non far più strazio
di chi € adova , la preposizione di indica rapporto alla persona indicata da
colui sottinteso, restando il chi soggetto del verbo adora. Questo Pronome si
usa solo nel singolare in ambi i generi; come quando si dice: Chi fa ciò , fa
il suo dovere , cioè colui il quale ec. E nel Bocc. G. 1 . N. q. Oltre al
creder di chi non V udì presto parlatore , ed ornato. Il segnacaso che precede
questo pronome spesso si lascia; come in Giov. Villani. L. n. G. qG. Così
avviene chi è in volta di fortuna , in vece di a chi. D. Declinate il Pronome
Chi. li. Eccomi ; Sing. 1 . Chi. 2 . Di chi. 3. A chi. 4 . Chi. 5. Manca. 6. Da
chi. ••oi'sv - • V* ‘ Cìl tòt . 4 ■‘tlyj 5» .ivi .urusn D. Perchè tutti questi
Pronomi non hanno il quin- to Caso ? 11. Perchè il quinto Caso indica la
seconda Persona, c questi sono di terza. 6 Digitized by Google 1 '32 «
OSSERVAZIONI Da farsi intorno ai Pronomi personali. D. Quali sono queste
Osservazioni? R. Eccole ; I. 11 pronome Egli si usa soltanto come soggetto,
ossia nel primo Caso, e lui, o gli negli al- tri; onde viicesi: Egli legge-,
egli scrive ; e non lui legge ; lui scrive. Così non si dice: ho inteso da •
egH '> h° detto ad egli-, ho veduto egli ; ma ha inteso da lui; ho detto a
lui , o gli ho detto; ho veduto lui. E nel plurale; Eglino si mette solo come
soggetto, cioè nel primo Caso ; e loro , o li negli altri; sicché dicesi:
Eglino leggono; eglino scrivono , e non già loro leggono; loro scrivono , così
non si dice: Ho scritto ad eglino; ho detto ad eglino; ho ricevuto da eglino ,
ma ho scritto a loro; ho detto a loro ; ho ricevuto da loro. JI. Il Pronome
Ella si usa soltanto come soggetto, ossia nel primo Caso, e lei negli altri;
quindi ili- cesi; Ella cuce; ella ricama , e non già lei cuce; 1 lei ricama;
così non si dice: ho detto ad ella; ho ricevuto da ella , ma ho detto a lei ;
ho ricevuto da lei. Così nel plurale; Elleno si adopera solo * come soggetto,
cioè nel primo Caso , e loro negli altri; onde si dice: Elleno ballano; elleno
suo- nano, c non loro ballano; loro suonano; così non si dice: ho aderito ad
elleno; sono stato favori- s. to da elleno , ma ho aderito a loro ; sono stato
favorito da loro. E Se troviamo talvolta i pronomi lui, e lei ado- perati a
significare cose; come nel Boccaccio: Egli il serpente, e quei lui
riguardavano. E nel Petrarca, parlando della Fenice: Digitized by Googte 83 . ,
Fama nell' odorato e ricco grembo D'arabi monti lei ripone e cela. sono esempi
da non imitarsi. III. Il Pronome Colui significa lo stesso che Quegli. Costui
lo stesso che Questi. Colei significa quella donna , c Costei , questa donna.
IV. 11 Pronome .'litri si mette soltanto come sogget- to, ossia nel primo Caso,
ed altrui negli altri; on- de non si dice: Altr ui parla : altrui dice , uva
Al- tri parla ; altri dice : come pure non sidice; La virtù tira altri
d'infelice stato, ma tira altrui d' infelice stato. Nel secondo Caso si usa
senza se- gnacaso; come: La casa altrui. V. 11 Pronome Chi è lo stesso che
colui il quale , o colui che; come: Non insultar chi è infelice , cioè colui il
quale è infelice. Questo Pronome preceduto dal segnacaso spes- so si scambia
con cui, e viceversa ; eccone gli c- sempi ; Fedi cui do mangiare il mio , in
vece di a chi do mangiare il mio (Bocc.). E nel Pe- trarca • Tra magnanimi
pochi a chi’l ben piace, in vece di cui, o a quali il ben piace. De Pronomi
possessivi. D. Quali Sono i Pronomi possessivi? li. Sono gli stessi aggettivi
possessivi posti però soli, e preceduti dall'articolo; come:// mio, il tuo, il
suo, il nostromi vostro, il loro; nel femminile: la mia, la tua, la sita, la
nostra, la vostra, la loro. E nel plurale: i miei, le mie; i tuoi , le tue; i
suoi , le sue ; i nostri, le nostre ; i vostri, le vostre; i { toro, le loro;
eccone gli esempi; Avete trovato il l.l.-PJO't'zed by Google 34 libro ? io ho
trovato il mio , cioè, il mio libro — Avete studiate le vostre lezioni ? io ho
studiato le mie , cioè, le mie lezioni — f^oi non curate la salute ? Pietro
cura la sua , cioè, la sua salute. Quando avrete sentito le nostre ragioni ,
ascol- teremo le vostre. Mi avete aperto il vostro cuo- re con quella nobil
franchezza che conviene tanto bene al galantuomo ; quella confidenza • merita
bene la mia, cioè la mia confidenza. De' Pronomi relativi. D. Quali sono i
Pronomi relativi? B. I Pronomi relativi sono quelli che si mettono in vece di
un nome che li precede , per aprire come una digressione riguardante lo stesso
nome; co- me allorché dicesi ; Pietro , che venne a trovar- mi, c un uomo probo
, il pronome relativo che a- pre la digressione di esser venuto a trovarmi. I
Pronomi relativi sono; quale , che , cui , onde , il, lo, la, li, jfh, le. 11
Pronome relativo Quale serve pei due generi nel singolare; così pure: quali nel
plurale si usa sempre coll' articolo ; che perciò sarebbe un er- rore il dire:
il figlio quale ubbidisce ; la legge quale dice', dovrà dirsi: il figlio il
quale ubbidi- sce ; la legge la quale dice. Ma La voce quale .posta senza
l’articolo è un nome aggettivo; come quando si dice: Qual fu la fati- ca, tal
sarà il' guiderdone — Non so per qual accidente sia avvenuto. - ■ Il Pronóme
relativo che serve pe’ due generi , e pe* due numeri , ed è lo stesso, che il
quale , la quale, i quali, le quali ; come: Il sole clic nasce. \ 85 cioè il
quale nasce ; la luna che tramonta , cioè la quale tramonta’, i pianeti che
girano , cioè i quali girano’, le stelle che scintillano, cioc le quali
scintillano. Bisogna sradicare le abitudi- ni, che frastornano dàlia virtù,
come sradicate V ortica che ingombra il vostro giardino. La compagnia che
frequentate , ed i piaceri che se- guitate, distruggeranno la vostra salute ,
la vo- stra fortuna, la vostra reputazione. Questo Pronome, s’è preceduto dall’articolo
il, come: il che, significa la qualcosa. Avvertasi però, clic malamente si
direbbe lo che, o tocche, tranne il caso, in cui l’articolo è preceduto dalla
preposi- zione per ; come: per lo che. Si usa talvolta sostantivamente in
significato di cosa ; come quando si dice: Egli credeva difare un gran che,
cioè una gran cosa — Mi parve un bel che, cioè una bella cosa. Così, diccsi il
che, di che, a che, dal die nel significato di della qual cosa , alla qual cosa
, dalla qual cosa. Che che significa qualsivoglia cosa; come: quando si dice:
Che che ne die avelie che ne senta. Il che si rapporta talvolta ad una intera
propo- sizione, e può servire di soggetto, di regime, c di termine di rapporto;
come:// che degìi innamo- rati uomini non avviene ; qui è soggetto. Il che l'
Abate udendo,tutto furioso , rispose,epxi è regi- me. In quel medesimo appetito
che cadute era- no le moli ac elle, cioè nel quale ( Petrarca ); qui è termine.
Avver tasi pure ch’ò un errore scriverete dire la lettera mi avete scritta, in
vece di che mi ave le scritta, l \ 8G II Pronome cui è di ogni genere e di ogni
nu- mero, non ha primo Caso , e perciò non si mette mai come soggetto, c
significa Io stesso che quale , e chi. Posto dietro al nome dal quale dipende,
si accompagna col segnacaso, e con preposizioni; ec- cone gli esempi: Le perle
di cui parlate — Il delitto di cui si piange — - La scala con cui si sale.
Secondo gli scrittori più accreditati se il cui precede il nome, lascia il
segnacaso ; dicendosi : . il cui sapere; alla cui casa in vece di il di cui
sapere ; alla di cui casa. D. Declinatelo. R. Eccolo : Sing. i. Manca ; ......
' . v. 2 . Di cui ; l’ uomo di cui vi parlo. 3. A cui ; Il cielo a cui aspiro.
4- Cui ; Coloro cui vinse amor. 5. Manca ..6. Da cui ; Coloro da cui fu vinto.
D. E della voce Onde nulla mi dite ? R. Vi dico, che, oltre di essere una
congiunzione, come vedremo a suo luogo, tiene pure la natura di Pronome
relativo, e vale lo stesso eh e. del quale , della quale , ile’ quali , delle
quelli ; eccone gli esempi ; L’ anima generosa , onde si parla , cioè della
quale, cc. — Fané speranze onde io viver solea , cioè, delle quali cc. — Il
laccio onde fu avvinto, cioè, col quale, ec. Il, lo, la, li, gli, le sono
pronomi relativi di persone e di cose; si mettono avanti al verbo, o do- po
come affissi, tranne i/,che non mai si mette do- po; eccone gli esempi: il
vedi, vedilo ; la vedi , vedila; gli ama , amagli ; le osserva, osservale.
Digilized by Googte 87 Notasi però clic lo si usa allorché il verbo comin- cia
per s impura, 0 per vocale; come: Io lo stimo-, io lo amo-, ma se comincia per
qualunque altra lettera, si dice indifferentemente il e lo, ma me- glio il,
perchè rende più energica l’espressione; come nel Tasso: JVè tu il consenti amore.
Io lo serberò fermamente. Lo stesso è di li, e gli; come Io li vedo ; io li
conosco ; io gli stimo ; io gli amo. Talvolta al Pronome lo in fine delle voci
si to- glie la vocale, per aversi miglior suono; come nel Bocc. G. 3. N. 3. Or
se questa, è bella cosa, ed è da soffrire, vcdetel voi. Tal troncamento di vo-
cale si la più spesso, allorché dopo al pronome si 1 mette qualche particella;
come nel Bocc. Fattoi- si chiamare, il domandò che viaggio avuto a- vessero. È
se la voce, a cui si affigge il pronome, avesse altra particella che comincia
per consonan- te , quello si scriverà intero ; come nello stesso Bocc. G. 10 .
N. io. Piacevi di rivolerlo, ed a me dee piacere di renderlovi. D. Che
differenza passa tra il Pronome semplice ed il Pronome relativo ? R. È
facilissimo il concepirla; il pronome semplice si mette in vece di un nome
posto più innanzi, per evitare una fastidiosa ripetizione, ed il pronome
relativo si mette in vece di un nome che Io prece- de, per aprire come una
disgrossarne riguardante lo stesso nome. Il pronome semplice l’è appunto come
una persona che si presenta per un amico as- sente, senza incaricarsi d’altro.
Il pronome relativo l’è come uria persona che si unisce all’amico pie- 88
sente, per dirne quel che l’amicizia gli detta in tale occasione. Spesso fa le
veci di un inimico II vizio che ti deturpa ne presenta un esempio. De Pronomi
interrogativi. D. Quali sono i Pronomi interrogativi ? R. Sono chi ? che ?
quale? e servono a fare delle dimande. Chi? significa qual persona? non ha inflessio-
ne plurale, e si declina col segnacaso; come: Sing. i. Chi mi chiama? 2 . Di
chi ti lagni tu? 3. A chi parlate voi ? 4- Chi mai offesi io? 5. Manca. (3. Da
chi dipende ciò? Che ? significa aual cosa? si declina col se- gnacaso nel solo
Singolare ; come : Sing. i. Che ò questo?’ 2 . Di che vi lagnate quando vi
pago? 3. A che servono le ricchezze senza la salute ? 4- Che dite voi ? 5.
Manca. C. Da che dipende ciò ? Quale? o Qual? significa qual persona? qual
cosa? si declina col segnacaso in ambi i no- meri; come: Sing. i. Qual’b la
cosa? 2 . Di qual persona parlate voi ? 3. A qual inano mi affidate? 4 Quale
amico troverete voi sincero? 5. Manca. Digitized by Google 89 6. Da qual padre
vi allontanate? Plur. i. Quali amici vi sono ora? 2 . Di quali amici vi
fiderete voi? à. A quali persone affiderete la vostra fortuna? 4- Quali amici
troverete fedeli? 5. Manca. G. Da quali dati tirate voi tale illazione? Nota —
Allorché dimandiamo che ci si mostri l’in- dividuo di una classe , dobbiamo
usare esclusiva- mente quale ; come: Qual’ è il vostro cavallo ? — Quali sono i
libri che volete ? Se poi la do- manda cade sulla persona dell’individuo, ossia
sulle sue qualità, possiamo usare che , o quale , ma meglio che', dicendo Che
uomo è costui ? ossia di qual’ indole? De' Pronomi assoluti. D. Quali sono i
Pronomi assoluti? R. Sono quelli clic indicano una persona qualunque, ossia
indetermina ta;e sono: chi, quale, per esemp. Ei vide una turba di contadini ,
e di contadi- nelle che qual sonando, e qual cantando, e mol- ti insieme
intrecciando festivi balli , tutti alle- gramente si sollazzavano. Così; Che si
fece V altra sera in casa del Signor Marchese? Chi cantava, chi sonava, chi
ballava, chi giocava, e c. Nell’ enumerazioni si usa come questi, e quegli ;
come quando si dice : Chi ribatte da prora , e chi da poppa — A chi piace la
toga, a chi la spada. De' Pronomi improprj. D. Quali sono i Pronomi improprj ?
R. I Pronomi improprj sono quelli clic partecipano Digitized by Google della
natpra del prenome, e dell’ aggettivo imper- fetto. Tali pronomi diconsi anche
indefiniti , per- chè indicano sempre un oggetto vago, ed indeter- minato, e si
dividono in tre classi. La prima contiene quelli che non sono mai uni- ti ad un
nome ; come; Quale heduno;esemp. Qualcheduno vi chiama. Chiunque-, esemp. ,
Chiunque conosce gli uo- mini, impara a diffidarsene — Chiunque vi chie- derà
un piacere , lo riconoscerà se glielo fate — A chiunque v’ indirizzate, vi dica
lo stesso. Ognuno-, esempio: Ognuno se ne lamenta. Chicchesia; esemp. Come può
egli sperare di esser amato , se non ha riguardo per chicchesia? Nessuno ;
esemp. Nessuno il saprà — -La superbia non conviene a nessuno. Nulla, niente;
esemp. Niente, n nulla gli piace. Chi che, o chiunque-, esemp. Chi che, o
chiun- que tu sia, fatti conoscere. Checchesia; esemp. Li no spirito vano,
proson- . tuoso , e senza consistenza non riuscirà mai in checchesia. Per. . .
che; esemp. Per grande che sia, non lo temo — Quei fiori per odoriferi che sono
, non sono per- meno stimati. La seconda Classe contiene quelli clic sono sem-
pre uniti ad un nome; come: Qualche, qualcuno; esemp. Se ciò fosse vero, qualche
isiorico ne avrebbe parlato. Ógni; esemp. ogni figlio debbe ubbidire i geni-
tori. Ogni rosa ha le sue spine. Qualunque; esemp. Qualunque sieno le leggi
bisogna sempre rispettarle. Non vi è ragione Digitized by Google . 9 1
qualunque che possa obbligamelo — Qualunque cosa un mondo frivolo possa pensare
di voi, non vi distogliete mai dalla strada della virtù. Certo ; escmp. Ilo
avuto certe nuove che mi hanno consolato. La terza Classe contiene quelli,
chetoniche vol- ta sono uniti ad un nome, e qualche volta no; come; Nessuno 4 ,
esemp. Nessun uomo è esente dalle malattie — Nessuno sa se è degno di amore , o
di odio. , - " Neppur uno; esemp.; Non v’è neppure un er- rore nella
vostra lezione — Non avete veduto quei libri ? non ne ho veduto neppur uno.
Medesimo stesso; c semp. Jl medesimo uom che vidiicri — Quel vino non è più lo
stesso. Tale , simile 4 , esemp .Un tal discorso mi dispia- ce — Non ho mai
sentilo niente di simile : Molti , parecchi , diversi; esemp. Sono giunti molti
, o parecchi vascelli — Non bisogna che molti patiscano per un solo. Tutto ,
ogni cosa; esemp. Tutto il mondo pen- sa così — Tutto sparisce davanti a Dio.
L’ un V altro ; esemp.; Osservai luna e l'altra parte — Jl timore ave va
sbalordito l’uno e l’ altro. Tutto quanto; escmp.Egli sapeva tutta quan- ta la
legge — Tutti quanti perirono. Altro; esemp. lo vidi un’ altra spiaggia — Non
vidi altro — Non dissi altro. Alquanto ; esemp. Egli sparse alquante lagri- me,
indi riposò alquanto. Poco, pochi; esemp. Pochi tordi si vedono in quest’anno —
Pochi sanno vivere. Tutto; esemp. Egli sa tutto il codice a memo- ria — Tutti
si posero a fuggire. 9 3 , . Altrettanto; csemp. Cento uoniini io vidi ed
altrettante donne — Ciascuno n’ebbe altrettanto . Del Pronome generale Ne. D.
Che cosa mi dite del Pronome generale Ne? R. Vi dico , eh’ è un Pronome di
persone , e di cose, serve pei due generi, e pei due numeri, e si-* gnifìca di
questa , e di quella persona , o cosa ; di queste , c di quelle persone , o
cose ; eccone gli esempi: Vi raccomando quell’ infelice; non me ne parlate più
, cioè di quell’ infelice — Sor- prese il nemico nel proprio campo; ne lo cac-
ciò , e ne ridusse a nulla le forze; cioè lo cac- ciò dal campo , e ridusse a
nulla le forze di lui. Questo pronome dunque preceduto dalla preposi- zione di
, equivale ad un nome che indica una persona o cosa indeterminata; ed anche ad
una in- tera frase ; come quando si dice: Tu hai danari; ne ho anch’io; cioè,
ho anch’io danari — Trop- po ne avrei se io ne volessi , cioè di quegli og-
getti , de’ quali si è parlato — Coniatemi qual- che novelletta: ve ne conterò
quante volete; cioè di novellette — Avete riscosso il danaro ? ne ho riscosso;
cioè danaro. Si mette come affisso agl’indefiniti, agl’impera- tivi, ai
Gerundj, ed ai Pai ticipj; come: V olelc par- larne? Parlatene — Parlandone , o
parlatone al Re, disse di no. Significa anche il luogo donde si parte, e si
viene; come: Sei stato al teatro? ne vengo ora, cioè dal teatro. E talora si
mette in vece di ci, e con eleganza in verso, ed iu prosa; come nel Petrar.
Colui che a te ne invia ; e nel Dante; Che ne conceda i suoi omeri forti.
Digitized by Google Ci , e vi si usano talvolta anclic come pronomi generali,
ed equivalgono a lui, a l?i,a loro,a que- sta, a quella cosa, a queste, a
quelle cose ; ce- rone gli esempi; Ha maritata sua figlia, non ci pensa più,
cioè a lei — L'affare è importantissi- mo , io vi applicherò tutte le mie
sollecitudini , cioè a quell' affare. D.Che cosa è il Verbo, ed a che serve nel
discorso? Per meglio intendere che cosa è il Herho, ed a che serve nel discorso
, è necessario premettere quanto siegue. Ogni persona o cosa in questo mondo in
tre stati può ritrovarsi, nulla di mezzo; o si trova nello stato di azione, o
nello stato d' inazione, o nello stato di passione ; si trova nello stato di
azione allorché la una cosa ; si trova nello stato d’ inazione al- lorché
niente fa ; e si trova nello stato di passio- ne allorché non e dessa che
agisce, ma un altra su di lei : ciò posto; dico, che Il Verbo è una parola che
serve nel discorso ad indicare lo stato in cui una persona, o cosa si tro- va.
Spieghiamo con esempi tale definizione; al- •s\ . - ».'* ! jìì wi 94 iorchè
dico; Pietro disegna , la parola disegna è un verbo , poi ché indica lo stato
di azione in cui Pietrosi trova, cioè che fauna cosa. E quando dico: Pietro
riposa, la parola riposa è un verbo, perchè indica k> stato d’inazione in
cui trova Pie- tro, cioè che niente fa. E finalmente quanto dico: Pietro è
battuto dal fratello , l’espressione è bat- tuto è un verbo, perchè indica lo
stato di passio- ne in cui Pietro si trova, cioè, che non è desso che agisce,
ma il fratello su di lui. Ecco ciò che ri- guarda la natura del verbo in
generale, ma non basta, fa d’uopo ancora fare le seguenti osservazioni. I. Se
il Verbo indica un’azione che si termina diret- tamente su una persona, o cosa
diversa da quella che la fa, dicesi Attivo, o Transitivo (a); come allorché si
dice: Caino uccise Abele , in tale di- scorso il verbo uccise è Attivo, perchè
indica un’ azione che si termina direttamente su diAbele,ch’è una persona
diversa da Caino che agl. II. Se il Verbo non indica azione alcuna; coinè
'.lan- guire, riposare. e sim.,o se l’indica, resta nel sog- getto che la fa;
come pensare , regnare, arrivare, c siili., dicesì Neutro, o intransitivo{ b) ;
mi spie- go meglio con esempi; allorché dico: Pietro ripo- sala tale discorso
il verbo riposa è Neutro , per- che fa conoscere che Pietro niente fa. E se
dicesi : Francesco I. felicemente regna, il verbo regna è anche Neutro, perchè
indica , che Francesco fa un’azione che non esce fuor di se. (a) Il verbo
Attivo si dice transitivo, perchè l' azione che indica si termina , ossia,
passa su di una persona o casa diversa da r/uella che la fa. (b) Il verbo
Neutro si dice intransitivo, perchè l'azio- ne che indica , resta in chi la Ja.
\ •Digitizefl.by Goegle III. Se il Verbo indica un’ azione die si fa da una
persona, o cosa diversa da quella iudicata dal suo soggetto , si dice Passivo ;
come allorché diccsi ; Remo fu ucciso da Romolo , in tale discorso il verbo fu
ucciso è Passivo, perchè fazione da esso indicata non si fa dal suo soggetto
Remo, ma da una persona. diversa, cioè da Romolo. IV . Se il Verbo indica un’
azione di due, o più sog- getti, che agiscono reciprocamente gli uni su degli
altri, si dice Reciproco-, come allorché dicesi:, I fratelli si amano
reciprocamente , in tale discor- so il verbo amano è Reciproco, perchè indica
l’a- zione di più soggetti che agiscono a vicenda gli uni su degli altri. V.Ed
in fine, se il Verboindica un’azione clic parte dal soggetto che la fa, e
ritorna su di se stesso, si dice Riflesso ; un esempio farà meglio intendere tale
definizione , e sia questo : Catone si uccise , in tale discorso il verbo
uccise è Riflesso, perchè in- dica un’azione che parte dal suo soggetto, ch’è
Ca- ione, e ritorna su di Catone istesso. ^ I. Vi sono Verbi che hanno la sola
inflessione di terza Persona singolare , e si dicono Impersonali ; come: piove
, balena , tuona , e sim. Poste tutte queste osservazioni, ognun si accor- ge,
che sei specie di verbi abbiamo , cioè : At- tivi , Passivi , Neutri ,
Reciprochi , Riflessi, ed Impersonali. Del Verbo Attivo: '' ' ' • &. Qual’
è il verbo Attivo? Inerbo attivo è quello che indica un’azione, che si termina
direttamente su di una persona, o cosa , diversa da quella clie la fa; come
allorché dico : Giuditta uccise Oloferne , in tale discorso il ver- bo uccise è
Attivo, perchè indica un’azione, che si termina direttamente su di una persona
diversa da quella che la fa ; quella che la fa è Giuditta , non Oloferne. Giova
qui fare le seguenti Osservazioni. I. Il Verbo Attivo, come si è detto, indica
un’azio- ne , e siccome tale azione può essere mentale , come: amare, odiare, e
^im., o corporea ; come; scrivere, disegnare, c sim.,così, se l’azione indi- cata
dal verbo attivo è mentale, il nome della per- sona o cosa su di cui si termina
, dicesi oggetto dell’ azione-, nella proposizione: Il figlio ama il padre ,
essendo il padre termine dell’ azione men- tale del figlio, dicesi oggetto
dell' azione. Ed ec- co perchè diciamo: V oggetto dell' amor nostro ; l'
oggetto dell’ odio nostro, e non già il soggetto dell’ amor nostro ; il
soggetto dell'odio nostro . Se poi L'azione indicata è corporea , il suo
termine dicesi soggetto dell’ azione-, nella proposizione: Il bai-baro Nerone
uccise sua madre , essendo que- sta il termine dell’azione corporea di quello,
si dice soggetto dell’ azione. II. 11 Verbo attivo dunque indica un’azione che
si termina su di una persona, o cosa di versa da quella che la fa; onde nella
frase in cui si trova tal ver- bo, vi debb’ essere il nome della persona o cosa
che fa l’azione, ed il nome di quella su di cui si termina: ciò posto, dico,
che il nome della persona ocosa che fa l’azionc,sidicc Soggetto del verbo, o
Nominativo del verbo , o Principio dell’azione , Digitized by Google ovvero
soggetto della proposizione. Il nome poi della persona, o cosa su di cui si
termina l’azione, la quale, s’ è mentale, dicesi oggetto dell'azione , c s’è
corporea, dicesi soggetto dell' azione , ed in generale termine deli azione. Ma
perchè non si confondano tali espressioni, distinguiamole coll’a- nalisi delle
seguenti proposizioni Alessandro vin- , se Dario, il uom e. Alessandro, che
indica la per- sona che la l’azione, dicesi Soggetto , oNomina - tivo del verbo
vinse, oppure Soggetto della pro- posizione, ovvero principio deli azione. 11
no- me Dario poi, che indica la persona, su di cui si termina l’azione di
Alessandro, dicesi soggetto , o termine dell'azione. Il figlio amali padre, il
nome figlio è il soggetto del verbo ama , ed il nome padre n’ è l’oggetto. Del
Verbo Neutro. \ . Qual' è il Verbo Neutro? , 11 Verbo neutro è quello, che, o
non indica a- zionc alcuna; come:riposare, languire ,e sim.,o se l’indica,
resta nel soggetto stesso che la fa; come: re- gnare, passeggiare, andare,
venire, e sim. Mi spiego meglio con esempi ; allorché dico : Pietro riposa ,
questo verbo è Neutro , perchè indica lo stato d’inazione in cui si trova
Pietro, cioè, che non fa azione alcuna. E quando dico: Francesco I. nostro
Signore felicemente regna ; il verbo regna indica un’azione, ma perchè tale
azione re- sta in lui stesso, è Neutro , o intransitivo. D. Si può distinguere
il verbo Neutro dall'attivo ? B. Facilmente, poiché dopo del verbo neutro non
si può mettere una di queste parole : qualcuno , qualche cosa ; non potendosi
dire : dormire 7 I 9 » qualcuno , dormire qualche cosa ; regnare qual- cuno,
regnare qualche cosa ; passeggiare qual- cuno , o qualche cosa. D. Potete
distinguere altrimenti il verbo Neutro dall' ' Attivo ? R. Certo ; il verbo
attivo , come si è detto , iodica lunazione, a cui è opposta una passione,
ossia, che può diventar Passivo ; dicendosi : io amo , io so- no amato ; io
leggo, io sono letto , c si ni. Il ver- bo neutro poi è quello , che sebbene
indica un’a- zione , a tale azione però non è opposta una pas- sione , voglio
dire, clic non se ne può fare un Pas- sivo; di fatti, i verbi camminare,
regnare, pen- sare, e sitn.,uon avendo passioni opposte, non si possono portare
in Passivo; dicendosi; io sono stato camminato, regnato, pensato. D. Potete voi
coll’ ajuto del verbo Essere dare la significazione passiva ad ogni specie di
verbi ? R. .No certamente; i soli verbi attivi si possono por- tare in passivo.
D. E perchè ? R. Perchè i soli verbi aitivi indicano azioni, che si terminano
direttamente su di un oggetto, o soggetto differente dal loro nominativo, e
perciò il solo oggetto , o soggetto dell’azione di tali verbi può diventar
nominativo degli stessi verbi attivi por- tati in Passivo; di fatti, non si può
portare in pas- sivo il verbo pensare , dicendo, Pietro è stato pensato, perchè
l’azione di pensare non partendo dal soggetto Pietro, non può direttamente
termi- narsi su di Pietro istesso, non potendo esso essere il soggetto di tale
azione. Al contrario ; Il verbo vincere si può portare in passivo, dicendosi:
Pietro vinse , e Pietro è stato vinto. Co- sì del verbo ama, e di tutti gli
altri verbi attivi; dicendosi : io amo , ed io sono amato-, io leggo , ed io
sono letto. Avvertasi, che se si vuol’ accennare indetermi- natamente la
significazione di un verbo intransiti- vo, si usa soltanto nelle terze Persone
passivamente, col premettervi, o posporvi l’affisso si, come sog- getto
indeterminato di terza Persona ; dicendosi: si donne , si cammina , si fatica,
si è dormito, si è camminato, faticasi, camminasi, e sim. D. Il Inerbo neutro ,
se non indica azione, che cosa indicai R. Indica uno stato , una qualità, o una
maniera di essere del suo soggetto; per esempio, allorché si di- ce: Pietro
muore , tal verbo indica soltanto la ma- niera di esistere di Pietro; la quale
resta in lui sola- mente , senza aver alcun termine, a cui si riferisce. Del
Verbo Passivo . D. Qual' è il verbo Passivo? R. Il Verbo Passivo è l’opposto
del verbo Attivo, questo indica un’azione, c quello una passione. D. Che cosa
avete voluto intendere col dire, che il verbo passivo indica una passione? R.
Ho voluto intendere , che il suo soggetto non è desso, che indica la persona, o
cosa che fa l’azione, ma quella su di cui si termina: più chiaro; il sog- getto
del verbo passivo non è il principio dell’ a- zione, ma il termine; per esemp.
; Golia fu ucciso da Davidde, in tale discorso il verbo fu ucciso è Passivo,
perchè l’azione da esso indicata, non è falla dal suo soggetto Golia,ma da una
persona diver- sa , cioè da Dayidde. Così; La, città di Troia fu JOQ presa,
saccheggiata , e distrutta dai Greci con- federali 1184 anni avanti l’Era
cristiana-. Que- st’ avvenimento è stato celebrato dai due più gran poeti della
Grecia , e dell’ Italia. JP. Abbiamo noi verbi passivi distinti dagli altri
verbi per le loro inflessioni ? R. No; tale specie di verbi manca assolutamente
nella nostra lingua. D. E di quali parole facciamo uso, per supplire a tale
mancanza ? R. Facciamo uso del verbo sostantivo essere, come ausiliare,
conjugandolo col participio passato del verbo attivo, e con tal mezzo avremo
tutt’i Tem- pi, e tult’j Modi del verbo passivo; come; Io so- no amato, io era
amato, io fui amato , io sono stato amato, io era stato amatolo sarò amato, sii
amato tu, che io sia amato, che io fossi a- mato, io sarei amato, che io sia
stato amato, se io fossi stato amato , io sarei statò amato , allorché io sarò
stato amato. Nota — La nostra Lingua si rende ricca, armoniosa, e piacevole,
col possedere tre diverse maniere di dire, per enunciare una proposizione
passiva, cioè, col verbo Essere, col Si, e col verbo Venire nei soli Tempi
semplici, e col Si nelle sole terze Perso- ne in ambo i numeri. Si avverta
però, che coi verL: intransitivi nella sola terza Persona del Singolare si
usano col Si ; onde dicesi: si va, si viene, si corre, si arriva , e non si
vanno, si vengono, ec. Del Inerbo Reciproco. D. Qual’è il Verbo Reciproco? R.
11 verbo reciproco è quello che indica l’azione di due,o piu soggetti che
agiscono reciprocamente v r iol gli uni
su degli altri; come quando si dice; Pie- tro, e Giovanni si lodano , in tale
discorso non si debbo intendere, che Pietro lodi se stesso, nè che Giovanni
faccia lo stesso , ma che 1 uno lodi l’altro , e l’altro l'uno. avvertimento.
Affinchè resti determinata la significazione del verbo reciproco, e non nasca
ambiguità nel discor- so^ necessario aggiungere nella frase, in cui si trova
tal verbo, una delle seguenti espressioni; l’un V altro, gli uni gli altri,
reciprocamente, a vicenda-, in contrario, -se si dice: Pietro e Giovanni si
lodano , il senso sarà ambiguo, poiché potrebbe intendersi* che ciascuno
lodasse se stesso ; ma per toglier di 'mezzo ogni ambiguità dovrà dirsi: Pietro
e Gio- vanni si lodano l’un V altro, o reciprocamente , o a vicenda. Tult’ i
verbi reciprochi non si con- * jugano nel Singolare. Tutt’i verbi attivi
possono diventare reciprochi, se però indicano l’azione di due, o più soggetti
che agiscono reciprocamente gli uni su degli altri. D.Con quale parola s’indica
il termine dell'azione de’ verbi reciprochi ? R.Col nome personale si ; onde
quando si dice: Pie- tro. ,e Giovanni si lodano l’un l’altro , egli è come si
dicesse: Pietro loda Giovanni i e Giovanni loda Pietro. Del Inerbo Riflesso. D.
Qual’ è il Verbo Riflesso? R. .11 Verbo riflesso è quello che indica un’azione,
che parte dalla persona che la fa, e ritorna su di essa stessa; come quando si
dice: Catone si ucci- se , in tale discorso il verbo uccise c riflesso, per-
ioa eli è indica, clic l’aziond fatta da Catone, si è ter- minata su di Catone
istesso. AVVERTIMENTO. Tutt’i verbi attivi possono diventar riflessi , se però
la persona die agisce, agisca su di se stessa; come quando si dice: Pietro si
batte, il verbo attivo batte diventa riflesso, perché l’azione, die indica, si
termina su di Pietro stèsso; di fatti, non è Pietro che fa l’azione? e tale
azione non si termina su di Pietro istesso? Il soggetto del verbo riflesso è
principio, c termine dell’azione; pare una contraddizione , ma non è così:
volete vederlo col fatto? Eccolo; allorché dicesi : Lucrezia si uc- cise: ; chi
fa l’azione? Lucrezia ; su di chi si ter- mina la sua azione? su di Lucrezia; e
non è dun- que Lucrezia principio, e termine della sua stes- sa azione? D . Con
qual parola si esprime il termine dell’a- zione de’ verbi riflessi ? R.Col nome
personale*!?/; onde quando si dice: Lu- crezia si «ccwe, egli è lo stesso clic
Lucrezia uc- cise Lucrezia stessa. Del Inerbo Impersonale. ,, D. Qual' è il
Verbo Impersonale? R. 11 Verbo impersonale è quello clic non può avere alcun
rapporto a Persone, voglio dire, che la sua significazione non può convenire ad
alcun soggetto, nè di prima , nè di seconda Persona ; onde si usa
invariabilmente nella sola terza Persona singola- re; come: piove, balena ,
tuona, neviga, folgora, grandina , bisogna , lice , c qualche altro. Ma Nei
primi sei il soggetto di terza persona è sot- tinteso, ed è il Cielo , i aria ,
e talvolta vien anche espresso; come nel Petrarca. Digitized by Google io3 Se
l'onorata fronde , che prescrive. L'ira del Ciel quando il gran Giove tuona II
soggetto di terza persona del verbo /ice, o è ' un nome sostantivo, o un
indefinito posto per so- stantivo ; come quando si disse : Più non si brama , e
più bramar non lice . Bramare fa le veci di un sostantivo, ch’è sog- getto del
verbo lice. D. Quante sorte di verbi impersonali vi sono ? R. Due; Quelli che
sono di loro natura tali; come: piove , balena , tuona , e sim. E quelli che
sono personali, e secondo le circostanze del discorsoci possono usare impersonalmente
; il verbo conve- nire , per esempio, è personale, ma se si dice: Con- viene ,
che i giovani si applichino al disegno , chi non si accorge, che diventa
impersonale/ Del Verbo sostantivo Essere. D. Siete nel caso di dirmi qualche
cosa del verbo sostantivo Essere? R. Posso dirvi, che il verbo sostantivo
Essere nel discorso indica la semplice affermazione; ma per intendersi tale
definizione; bisognerebbe sapersi che cosa è Giudizio. D. E sapete voi che cosa
è il Giudizio? R. Certo; il Giudizio è una operazione della men- te, la quale,
conoscendo i rapporti che passano tra due persone o cose, afferma, che
convengono, o no fra di loro; mi spiego più chiaro , allorché la nostra mente
paragona due cose , e trova che con- vengono fra di loro, le unisce col mezzo
della pa- rola è , e tale operazione dicesi affermare. Se poi trova, che non
convengono, le separa coll’espres- sionc non è, e tale operazione dicesi
negare. Or Digitized by Googl io4 questa doppia operazione della mente è quella
ap- punto che si chiama Giudizio', conosce per esem- pio la nostra mente che
cosa è la neve , conosce pure che cosa è la bianchezza , e tale conoscenza che
ne ha, le fa vedere, che queste due cose con- vengono fra di loro, onde le
unisce, ed afferman- do, dice: la neve è bianca. Al contrario osserva, che alla
stessa neve non conviene la nerezza , le separa, e negando, dice: La neve non è
nera. D. B enissimo ; ma ditemi in breve qual’ è V uffizio del verbo sostantivo
Essere ne’ giudizj ? R. E quello di affermare, che una cosa convenga, o no ad
un’altra; e perciò quando si dice; La virtù è stimabile , egli è lo stesso che
affermare , che la qualità indicata dall’aggettivo stimabile, convenga alla
virtù. D. Ma vi sono tanti Giudizj negativi , potreste op- pormi , dunque il
verbo sostantivo Éssei*e non sempre afferma. R. L’ è vero, che vi sono de’
Giudizj negativi, ma pure in questi il verbo sostantivo Essere sempre afferma,
perchè la negazione non è in forza di es- so, ma della particella negativa nè ,
o no», che lo precede ; volete vedere col fatto s’ è così? togliete dal
giudizio negativo Pietro non è dotto la par- ticella negativa non, e non vi
resterà il giudizio affermativo Pietro è dotto ? Dunque resta vero, che tanto
ne’ giudizj affermativi, quanto ne’giudi- zj negativi il verbo Essere sempre
afferma. D; Donde deriva ba parola Verbo ? R. Dalla voce latina verbum che
significa parola', ed ecco ciò, che si è voluto intendere col dire, che il
Inerbo è una parola per eccellenza , cioè, eli’ è .DifitjzecLby Googfe desso
quello, che forma il nodo di tutte le nostre idee, non essendo possibile
altrimenti fare un di- scorso completo senta 1’ ajuto di esso. D. Datemi ora
una definizione piu precisa del verbo sostantivo Essere. R. Eccomi ; Il verbo
sostantivo Essere è una paro- la che indica 1 affernazione, colla designazione
del Modo, del Tempo, del Numero, e della Persona. D. Spiegate meglio 'ale
definizione. R. Lo faro con cscmji; allorché dico; Io sono con- tento , s
intende beie, che il verbo sono , oltre dell affermazione d Modo indicativo,
indica pure la prima Persona sngolare del Presente; e quando dico; P oi foste
feici, il verbo foste insieme col- 1 affermazione dell stesso Modo, indica la
secon- da Persona pluraleiel Tempo passato rimoto: e finalmente allorchèdico:
Il nostro nuovo Re sa- rà felice sul tronodegli 4 vi suoi, il verbo sarà
indica, coll’affermaione, la terza Persona singolare del Futuro semplie del
Modo indicativo. D. Qual sorta di pirole indica l' attributo , che il verbo
sostantivo èssere attacca ad un soggetto ? R. Ordinariamente liggettivo
perfetto; come: Il so- le è luminoso pei se stesso: e talvolta anche un
sostantivo; come: La Luna,e gli altri pianeti so- no corpi opachi. D. II avvi
qualche litro verbo sostantivo oltre del verbo Essere? R. Sì; ve n è quala’
altro, che può considerarsi co- me tale, giacche ìon indica nel discorso che il
no- do, ossia, l’union di un attributo col suo soggetto- come ; sembrare ,
parere , divenire; esempi.-. La stagione diviere bella — La terra non mi pare
">* Digitized by Google 4 to6 immobile — Questa proposizione mi sembra
vera. D. Come dunque vi accorgete , che un verbo può considerarsi come
sostantivo? R. Me ne accorgo, allorché lo trovo seguito da un ag- gettivo, o da
un sostantivo che si rapporta al suo soggetto ; come allorché die? ; Pietro non
restò sempre fedele al suo Maeìtro — Un gruppo di stelle si chiama
costellazione — La vostra notizia si è trovata falsa — Luigi t ritornato
ammalato dalla campagna. D. Sono tutti questi verbi realmente diversi dal verbo
Essere? R. Lo sono per l’espressione, ria in realtà non sono, che maniere di
esprimere i verbo Essere nelle diverse circostanze del disarso ; poiché
allorché dico:Za stagione diviene klla; Questa proposi- zione mi sembra vera, e
gli i lo stesso che dire: La stagione è bella per la sucession de’ tempi; Que-
sta proposizione è vera,seccido la mia opinione. D. Come conoscete dunque , -he
un verbo può es- ser considerato come Sostaitivo? R. Se può avere dopo di se ui
aggettivo perfetto ; come: divertir saggio: restcr fedele, e sim. D. Ed il
verbo Essere è semp’e sostantivo? R. Sempre l’è tale; può però adiperarsi
qualche vol- ta come aggettivo, se racchiude coll’ affermazione, il più
generale di tutti gli attibuti, cioe,l essere , come in questa frase: Io pensi
, dunque sono , cioè sono un essere , una cosa , o o sono esistente. D. Comesi
chiama nel discorsi il nome della per- sona o cosa , di cui si affermi qualche
qualità , e come si chiama il nome di ale qualità che gli si afferma ?
Digitized by Google R. Il Nome della persona o cosa, di cui si afferma qualche
qualità, si chiama Soggetto , ed il nome della qualità che si afferma, si dice
Attributo ; così quando si dice, che il verbo indica l’affermazione, egli è lo
stesso che dire, che l’uffizio suo proprio è quello di attaccare 1’ attributo
al suo soggetto, o di separare l’uno dall’ altro col mezzo della ne- gazione nè
, o non. D. Che cosa dunque è il Soggetto ? R. Il Soggetto non è altro che il
nome della perso- na o cosa, di cui si afferma qualche qualità , ossia
attributo. D. Di qual -parola si fa uso per esprimere un soggetto ? R. Per
esprimere il soggetto si usa il nome sostanti- vo , il pronome , o altra parola
che ne fa le veci. D. In qual Caso si mette il nomerà pronome espri- mente il
soggetto ? R. Si mette sempre nel primo Caso; ed ecco perchè si dice pure
Nominativo del verbo. D. Che cosa indica Jiel discorso un Attributo? R. Indica
ordinariamente una qualità, in quanto che convenga, o no ad un soggetto. D. Di
qual parola si fa uso per esprimere un At- tributo ? R. Si fa uso per lo più di
un aggettivo perfetto, che' accorderà col soggetto, come al suo sostantivo. D.
Come chiamate un nesso di parole che contie- ne un soggetto , e un attributo
attaccati dal ver- bo Essere ? R. Lo chiamo Proposizione o Frase ; il soggetto,
e V Attributo, Termini della proposizione-, cd il ver- bo, Copula ; il soggetto
si dice primo termine , l’attributo, secondo , ed il verbo, medio . i o8 D. Che
cosa dunque è la Proposizione, o Frase? R. La Proposizione, o Frase è un nesso
di parole csprimenle un giudizio, ossia un senso compiuto, clie per esser tale,
debbe contenere tre termini; il Soggetto cioè, Y Attributo , ed il V irbo . lì.
Fatemi distinguere i tre termini di una Propo- sizione ? R. Eccomi ; lo farò
con un esempio ; Iddio è onni- potente ; Egli non è ingiusto ; son queste due
proposizioni; nella prima, il nome Iddio e il sog- getto, e l’aggettivo
Onnipotente n’è l’ Attributo, di* è attaccato al suo soggetto col verbo è.
Nella seconda, il pronopie^g/z è il soggetto, e l’aggettivo ingiusto n’è l’
Attributo, che vien se- parato dal suo soggetto dal verbo è col mezzo della
particella negativa non. D. Fi ricordate la definizione del Giudizio ? R.
Felicemente. D. Ebbene , s’ è così, credo , che siete nel caso di definire
altrimenti la Proposizione. R. Mi lusingo di soddisfarvi; la Proposizione è un
giudizio manifestato colle parole ; il giudizio è una operazione della mente ,
in conseguenza oc- culto , la proposizione lo palesa ; la Proposizione dunque
non è che l’espressione del giudizio. D. Il verbo c egli sempre espresso
separatamente dall’attributo? R. No; tranne il solo verbo Essere. D. E
pei'chè'ì R. Perchè il verbo sostantivo Essere è il solo, che indica la
semplice affermazione, ossia il semplice nodo , che noi facciamo tra i due
termini di una proposizione ; onde considerando il verbo per la Digitized by
Google iog sola, e semplice affermazione, possiarn con ragione dire, che un sol
Verbo abbiamo, ch’è il verbo Es- •sere , e che tutti gli altri non sono, che lo
stesso verbo Essere con differenti modifìcrtzioni. D. Mettete più a giorno
r/uesta vostra riflessione. IL Eccomi; il verbo Èssere indica la sola, e
sempli- ce affermazione ; ossia il nodo tra 1* attributo e’I soggetto, e se
indica altro, non è, che rapporto di il/or/o, di Tempo , di Numero ,e di
Persona , di- stinto dalle sue differenti inflessioni; come : La terra è
rotonda ; il mare era tempestoso; il tem- po sarà buono , ec. Laddove Tutti gli
altri verbi, oltre dell’affermazione, e de’rapporti di Modo , di Tempo , di
Numero , c di Persona, contengono pure la significazione di un attributo, in
modo che con uno di tali verbi, una proposizione può costare di due sole
parole, di cui la prima indicherà il soggetto, e l’altra, cioò, il Ver- i bo,
indicherà Taffermazione coll’attributo ; come per esempio:quando si dice:
Vincenzo vive, queste due parole formano una interà proposizione, di cui
Vincenzo è il soggetto, e vive, ch’è il verbo, contie- ne coll’affermazione, è
l’attributo vivente ; dunque tanto è dir ^Vincenzo vive , che Vincenzo è viven-
te . Così è di tutti gli altri verbi diversi dal verbo Essere-, come: am are,
leggere, pensare e siin. val- gono lo stesso, che essere amante, essere leggen-
te, esser pensante,^ sim. Ciò posto, chi non vede, che tutt’i verbi non sono
ch’espressioni accorciate, che suppliscono, al verbo Essere, e ad un attributo?
D. Che cosa si deduce da tutto ciò che si è detto t del verbo Essere ? i IL Si
deduce, che vi sono due specie generali di - jQigitized by Google no . verbi,
cioè il vesbo Essere, che indica 1 affermazio- ne senza 1* attributo, e si dice
Verbo sostantivo , e tutti gli altri, che indicano l’ affermazione coll at-
tributo, si dicono Aggettivi. ' Che se poi si vuol definire il verbo
Sostantivo, e l’Aggettivo, non solo per ciò, che loro e essenziale , ma pure
pe’ loro principali rapporti; si potrà de- finire il primo: Una parola che
indica l affer- mazione, colla designazione del Modo, del Tem- po, del Numero,
e della Persona ; E l’altro; Una parola che indica I affermazione di un
attribu- to,colla designazione del Modo, del Tempo, del Numero , e della
Persona. D. Dunque quante sorte di verbi aggettivi ab- biamo ? R. Ne abbiamo
sei sorte, e sono: gli Aitivi, i Pas- sivi, i Neutri, i Reciprochi , i Riflessi
, e Im- personali. D. Ma perchè il verbòEsseve si chiama Sostantiva e tutti gli
altri Aggettivi ? R. Il verbo Essere si chiama Sostantivo , perche- indica la
semplice affermazione senza attributo , siccome il nome sostantivo indica le
sole persone , o cose senza qualità. E Tutti gli altri si chiamano Aggettivi ,
perchè inr dicano l’affermazione coll’ attributo. Della Significazione de!
Verbi. D. Come può considerarsi la Significazione di un verbo ? R. La
significazione di un verbo può essere assoluta, o relativa. D. Quali sono i
verbi di Significazione assoluta, e quali quelli di Significazione relativa ?
Digitized by Google r Il I R. Ogni verbo aggettivo , come si è detto, equivale
al verbo Essere, e ad uu attributo; ubbidire , per esempio, è lo stesso
(Messere ubbidiente ; amare , essere amante , pensare , essere pensante , c
così di tutti gli altri ; ciò posto ; dico, che ogni verbo, il quale contiene
un attributo, che si rapporta al solo suo soggetto, e non ad altra persona, o
cosa, si dice di Significazione assoluta, ossia, intransi- tiva ; come pensare
, camminare, vivere, e sim. Quello poi, che contiene un attributo, che non
appartiene al suo soggetto, ma ad una persona, o cosa differente, la quale, se
non si nomina, non vi sarà senso compiuto, si dice di Significazione re-
lativa, ossia transitiva ; come amare , ricordar- si, essere amalo , giovare,
ubbidire , c sim. Coi primi, per esprimere un senso compiuto, basta dire: io
penso ; io vivo. Ma coi secondi, so non si nomina il nome della persona o cosa,
a cui appartiene l’attributo , non vi potrà essere senso compiuto. Di fatti,
non sarebbe certamente senso compiuto, se si dicesse;/o amo, Io mi ricordo, Io
sono amato, Io giovo, Io ubbidisco, esim., poi- ché si dimanderebbe subito;
Ami'l e che cosa? Ti ricordi ? e di chi? Sei amato ? e da chi? Gio- vi t a.
chi? Ubbidisci ? a chi? Onde per completare il senso, dovrà dirsi: Io amo lo
studio', Mi ricor- do degli amici-, Sono amato da tutti-, Giovo alla mia patria
; Ubbidisco alla legge. De Verbi Ausiliar i. D. Quali sono i Verbi Ausiliari,
ed a che servono. R. I Verbi Ausiliari sono Avere, ed Essere, e ser- vono di
ajulo a tutti gli altri verbi uella forma- zione de’loro Tempi composti; come:
Io ho a - ^ Qigitized by Google J J 13 muto, creduto , sentito ; Io aveva amato
, cre- duto ^ sentito-, Che io abbia amato, creduto, sen- tito ; Scio avessi
amato, creduto, sentito; Io avrei amato, creduto, sentito; Allorché avrò amai
o, creduto , sentito. Io sono andato; Io era andato ; Che io sia andato; Se io
fossi andato; 10 sarei andato; Allorché io sarò andato. D. Quali verbi si
conjugano col verbo ausiliare Essere , e quali con Avere? R. Si conjugano col
verbo ausiliare Essere. I. Tutt’i verbi passivi; come: lo sono amato, creduto,
sentito; Tusei amalo, creduto, sentito. II. Tutt’i verbi di Significazione assoluta
; co- me ; Io sono andato, parlilo, svenuto ; Tu sei andato, partito , venuto ,
ec. III. Tutt’i verbi reciprochi; come: I fratelli si sono, si erano , si
sar-ebbero battuti , ec. IV. Tutt’i verbi riflessi; come: Catone si è, si era ,
si sarebbe ucciso, ec. Si conjugano coll’Ausiliare Avere. Tutt’i verbi attivi;
come: Io ho amato, credu- to, sentito; Tu hai amato; creduto , sentito, ec. D.
Ed i verbi neutri con quale Ausiliare si con- jugano? , R. Non v’è regola
generale, ma l’uso ne insegnerà sicuramente qualcuna ; quello però ch’è da os-
servarsi , si è , che tutt’i verbi neutri , che hanno 11 participio variabile,
si conjugano col verbo au- siliare Essere; tali sono: cadere, arrivare, par-
tire, e sim. dicendosi : Io sono arrivalo , cadila io, partito; Io sono
arrivata, caduta , partita ; Noi siamo arrivati , caduti , partiti ; Noi siamo
arrivate , cadute, partite, e sim. E Digitized by Google x 1 3 Quelli che hanno
i participj invariabili» si con- iugano coll’ausiliare Avere ; tali sono :
regnare » dormire, pensare, e sim. , dicendosi: Il Re ha re- gnato, dormito,
pensato ; la Regina ha regnato dormito, pensato. 1 Re hanno regnato, dormi- to,
pensato ; le Regine hanno regnato, dormi- to, pensato. Ma Se a tali verbi vi si
uniscono i nomi di persona» non per altro che per semplice vezzo, o ripièno,
al- lora si conjugano coll’ausiliare Essere ; come: a- vrebbe fatto meglio se
si fosse taciuto. Alessan- dro levatosi , senza sapere alcuno, ove la notte
dormito si fosse, in vece di dormito avesse (Bocc. G. 2 . N. 3. ) I verbi
correre, vivere e qualche altro, se son seguiti da un nome senza preposizione,
si conjuga- no coll’ausiliare Avere-, come: Egli ha corso mol- te miglia — Egli
ha vivuto molti anni. I verbi potere, dovere, volere, se reggono un verbo preceduto
dai nomi personali mi, ti, ci, vi, si, si conjugano coll’ausiliare Essere-,
come: Egli non si è potuto frenare — Egli si è voluto per- dere — Egli si è
dovuto arrendere. Ma II verbo potere nei Tempi passati si accoppia tal- volta
coll’ausiliare Essere, e talvolta • con avere, secondo la natura de’ verbi che
lo sieguono. Coi verbi attivi si accoppia sempre con Avere ; dicen- dosi: non
l’ho potuto conoscere. Coi verbi neutri si accoppia con Essere , e con Avere -,
ma spesso col secondo; dicendosi : Non ho potuto venire. DELLA CONIUGAZIONE DE’
VERBI. /). Che'cosa dovete osservare intorno ai V ir hi? II. La CoNJ UG.4Z IONE
. D. Che cosa intendete per Conjugazione de'verbi ? 11. Intendo il cambiamento
della sua prima infles- sione in quelle de’ Modi , de’ Tempi, de Numeri, e
delle Persone. OSSERVAZIONI Da farsi per meglio intendere la natura de’Modi,
de’Tempi, de’Numeri, e delle Persone. D. Quali sotto queste Osservazioni ? R.
Eccole; I. Il Verbo, può aver rapporto al Modo con cui si afferma la sua
signifìcaziouc. (A) II. Può aver rapporto al Tempo, in cui si affer- ma la sua
significazione. III. Può aver rapporto alla Personali cui si aA ferma la sua
significazione. IV. E finalmente può aver rapporto al Nume- ro delle persone,
di cui si afferma la sua significa- zione. Quindi , Gl’Institutori della Lingua
diedero diverse in-» flessioni al verbo, relative alle diverse maniere di
affermare la sua significazione, e così nacquero i Modi no’verbi. Varia dunque
la prima inflessione del verbo in quelle de’suoi diversi Alodi. (A) Per Significazione
del verbo s’intende l'esistenza , O non esistenza dell' attributo , i esistenza
o inesistenza di azione , o uno stato /jualuiu/ue. / Digitized by Google Gli
diedero diverse inflessioui relative ai diver- si tempi, in cui si afferma la
sua significazione, e si videro i Tempi ne’ verbi. Varia dunque la prima
inflessione del verbo in quelle de’diversi Tempi. Gli diedero diverse
inflessioni secondo la diver- sità delle persone, ed ecco come nacquero le Per-
sone ne’verbi. Varia dunque la prima inflessione del verbo in quelle delle sue
diverse Persone. Gli diedero finalmente diverse inflessioni relati- ve al
numero delle persone, e così sorsero i Nu- meri ne’verbi. Varia dunque la prima
inflessione del verbo in quelle dc’suoi diversi Numeri. Poste tutte queste
teorie, veniamo alla spiegazio- ne particolare de Modi, de’ Tempi, de’ Numeri ,
e delle Persone. De’ Modi del Verbo. D. Che cosa intendete per Modi del verbo ?
11. Per meglio intendere la natura de Modi, giova osservare quanto sieguc. Il verbo
in tutt’i suoi Tempi indica l’esistenza, o la non esistenza di un attributo;
l’esistenza o l’i- nesistenza di un’azione. Nel Presente l’indica nel- l’atto
esistente; come: io sono; io scrivo. Nel Pas- sato l’indica esistente in un
tempo anteriore al mo- mento atluale;conae: io fui; io scrissi. E nel Futu- ro
com’esistente inuntempoche non è ancora, ossia eli’ è posteriore al tempo in
cui si parla ;come quan- do si dice: io sarò; io scriverò. Ma In tutt’i Tempi
le diverse maniere onde può con- siderarsi l’esistenza , o l’inesistènza
dell’altributo, o dell’azione, formano i Modi. Può enunciarsi indipendentemente
la significa- zione del verbo; ed ecco il Modo indicativo. 1 16 > Può
considerarsi come refletto di un comando , di una preghiera, o di una esortazione,
non espres- so però da un altro verbo; ed ecco il Modo impe- rativo . Può
considerarsi come dipendente da un co- mando, da una volontà, da un desiderio,
espresso però da un altro verbo; ed ecco il Modo soggiun- tivo. Può riguardarsi
finalmente la significazione del verbo senza rapporto a tempo, o a persona; ed
ecco il Modo indefinito. Premesse tali teorie, vengo alla definizione dei Modi.
La parola Modo vuol dire maniera ; le diverse inflessioni del verbo, che
indicano le diverse ma- niere di considerare la sua significazione, si dico-
no: Modi. D. Quanti Modi si distinguono ne* verbi? R. Quattro; V Indicativo, il
Soggiuntivo, 1* Impe- rativo, e 1* Indefinito. Del Modo indicativo. D. Qual’è
il Modo indicativo ? R. Il Modo indicativo è quello che indica la signi-
ficazione del verbo, indipendente da ogni altra pa- rola^ frase precedente;
come; io leggo , io scrivo. Questo Modo tiene sette espressioni differenti, che
si dicono Tempi; come: Io leggo ; Io legge- va; Io lessi ; Io ho letto ; Io
aveva letto : Io ebbi letto ; Io leggerò. , Del Modo soggiuntivo. D. Qual' è il
Modo soggiuntivo? R. Il Modo soggiuntivo è quello che indica la si- DiglTIz«o
t^jjpogle IT 7 gnìficazione del verbo , dipendente da quella di un altro verbo,
il quale esprime per lo più un at- to di volontà, di comando, di preghiera;
come al- lorchè dico ; lo voglio che facciate il vostro do- vere-, in tale
discorso si vede bene, che la signifi- cazione del verbo facciate di Modo
soggiuntivo, è dipendente da quella del verbo voglio di Modo indicativo, perchè
l’azione vostra è una conse- guenza della mia volontà, espressa dal verbo
voglio, che si dice principale in tal caso. I Tempi del Modo soggiuntivo ,
dipendendo sempre dal verbo principale, e quelli dell’Indica- tivo no, ne
siegue, che questi, se vi si trovano, se ne possono staccare, ed il senso
resterà perfetto, consistendo in ciò principalmente l’affermazione in-
dipendente; di fatti, se si dice: Credo che an- dremo a Roma , c da tale
discorso se ne stacchi credo che , il resto, noi andremo a Roma , sarà un senso
perfetto, esclusivamente da ogni altro. Ma Non è così però de’Tempi del Modo
soggiunti- vo, che non possono staccarsi dal verbo principa- le; e se se ne
stacchino, il senso resterà imperfetto; di fatti, allorché si dice : Voglio che
facciate il vostro dovere , e da tale discorso se ne tolga voglio che, il
resto, voi facciate il vostro dovere, sarà un senso imperfetto, poiché non si
potrà mettere nel principio di qualunque discorso. Questo Modo tiene sette
diverse espressioni , che diconsi Tempi-, come: Che io legga ; Che io leg-
gessi-, Io leggerei-. Che io abbia letto;Se io aves- si letto ; Io avrei letto
; Allorché io avrò letto. Del Modo imperativo. D. Qual’c il Modo imperativo? li. Il
Modo imperativo è fjtimo clic indica la signi- ficazione del verbo, come
l’effetto «li un comando, di una preghiera, o «li una esortazione, ma non
espressa da un altro verbo; come' quando si dice: Rendete giustizia alla verità
, egli è lo stesso che dire: io vi comando, vi esorto -, vi prego a ren- der
giustizia alia verità. Li’ Imperativo si dice Presente, o Futuro, per- chè
indica il tempo presente per rapporto all’atto del comando, cd il futuro per
Rapporto all’esecu- zione del comando; come allorché S. Paolo disse : Siate
sottoposti a tulle le Podestà della terra , volle certamente dire: Io vi
comando ora, ad es- ser sottoposti nell’ avvenire a tutte le Podestà della
terra. D. Il Tempo di Modo imperativo perchè non lia la prima Persona singolare
? P. Il Tempo di Modo imperativo non ha la prima Persona singolare, perchè si
comanda sempre ad altri, c mai a se stesso ; ma tale ragione non impe- disce,
che abbia la Prima del plurale, perchè quan- do dico: siamo fedeli al Re, son
io che indrizzo lamia esortazione a coloro che sono insicmcconme. I Gramatici
pertanto assegnano due Tempi al Modo imperativo, e considerano come Presente
leg- gi , disegna , col quale par che si comandi , che l’azione cominci ad
eseguirsi dall’atto stesso delco- mando ; e per lo futuro si servon
dell’inflessione seconda singolare del Futuro semplice leggerai, di- segnerai,
colla quale non si determina il tempo della esecuzione del comando. Ma se per
poco a- vessero riflettuto sulle due espressioni, vi avreb- bero trovato della differenza
di significazione; [le i»9 fcioè, clic leggi indica un comando, una preghiera
una esortazione qualunque; e leggerai un coman- do assoluto, che conviene
soltanto a chi ha l’auto- rità eli comandare, e la sicurezza di esser ubbidito.
Del Modo indefinito. D. Qual' è il Modo indefinito? tu Ù Modo indefinito è
quello che indica la sem- plice significazione del verbo senza rapporti di
Tempo , di Persone, c di Numero, ossia , senza affermarla ; come allorché dico:
Leggere , io non fo altro, che indicare la semplice significazione di tal verbo
, senza affermarla; ed ecco la ragio- ne che l’ Indefinito si dice il Nome del
verbo ; di fatti, egli è lo stesso dire leggere clic l'azione di leggere. D. E
se l’Indefinito non indica affermazione , come mai può egli considerarsi come
un V erba? R. U Indefinito può considerarsi come Un nome, e come tale può esser
soggetto di una proposizione, oggetto dell’azione indicata da un altro verbo, e
termine di rapporto; eccone gli esempi : Lo seri - vere è un esercizio utilissimo-,
qui è soggetto. Io voglio studiare; qui è oggetto. Io sono stanco di camminare
, qui è termine. Ma non lascia pe- rò di esser verbo , perchè ne conserva il
regime , e non ha ne Generi, nè Numeri. Può esser però declinato come il nome
nel solo singolare col se- gnacaso; come: S. Leggere II leggere è una buona
occupazione i Di leggere Io ho desiderio di leggere. A leggere Io impiego il
mio tempo a leggere. Leggere Io voglio leggere. O leggere O leggere piacevole !
Da leggere Io vengo da leggere. ! 120 Ij h'àefinko non può sfar mai solo,
perché da se non può formar mai proposizione alcuna, non avendo determinazione
di Persona, e mancante in conseguenza di soggetto. Nota— Alcuni Granatici
dicono, che l’Indefinito prende dal verbo, che precede, la determinazione del
Tempo, del Numero, e delia Persona , in modo, che in Voglio scrivere ,
l’indefinito sia di prima Persona singolare del Presente, come lo è voglio: ed
in V elevate JctvVere,sia seconda Per- so™ plurale del Passato imperfetto come
voleva- te- s ingannano questi Signori ; essi non vogliono riflettere, che in
tali proposizioni l’Indefinito non prende «luna determinazione nè di tempo, -ne
di numero, e nè di persona dal verbo che li prece- de; di latti, cosa si
osserva nella proposizione: Vo- gtio scrivere ? non vi si osserva che il
Presente del verbo finito voglio , non vi si osserva che la puma 1 ersona, non
vi si osserva che il Numero singolare; ma si riporta l’azione di scrivere alla
prima Persona singolare del Presente indicata dal verbo voglio , non perchè
l’indefinito prendesse da questo qualche determinazione di tempo, di numuo, e
di persona, ma perchè è l’oggetto (lei volere attuale della prima Persona del
numero singolare; essendo così, resta vera la nostra propo- sizione, cioè, che
il Modo indefinito non solo in- dica la significazione del verbo senza rapporti
di -tempo, di Numero, c di Persona ;ma, che neppu- re tale significazione può
esser determinata dal verbo precedente. De’ 1 EMPI DEL VERBO. V. Che cosa è il
Tempo del verbo ? _ DigfeeO byj^oogl^ 12 * R. Quella espressione del verbo, la
quale indica lo slato passato , presente, o futuro di una persona o cosa, si
dice Tempo del verbo. Da questa defi- nizione si rileva, che tre sono le parti
del tempo; il Passato , cioè il Presente e’1 Futuro. Il Pas- sato si dice delle
cose die hanno finito di esistere; il Presente di quelle ch’esistono nel tempo
in cui si parla; e’1 Futuro di quelle che non esistono an- cora, ma debbono
esistere. Del Tempo presente. D. Qual’ è il Tempo presente? R. Il Tempo
presente è quella espressione del ver- bo la quale indica , che una cosa esista
nei tempo in cui si parla; come quando si dice: Io leggo la S . S crittura ,
egli è lo stesso che Io leggo ora la S. Scrittura. Si usa l’espressione del
Presente per indicare le cose che si fanno per abitudine ; onde si dice: Io
suono gli strumenti , Io studio le matematiche ; non ostante che nel tempo in
cui parlo, io non suono gli strumenti ; nè studio le matematiche. Del Tempo
presente soggiuntivo. D. Qual’è il Tempo presente soggiuntivo ? R. Il Tempo
presente soggiuntivo è quella espres- sione del verbo, la quale indica, che una
cosa esi- ste nel tempo in cui si parla, ma la sua significa- zione è
dipendente dalla significazione del verbo principale; come quando si dice: Foglio
, che facciate il vostro dovere, è lo stesso che faccia- te ora il vostro
dovere ; ed in tale discorso chi non si accorge, che la significazione del
soggiun- tivo facciate è dipendente dalla significazione del I 133 verbo
principale voglio ? di fatti, se da questo lo staccale, il senso resterà
imperfetto, non potendosi mollerò nel principio di qualunque discorso. Del
Tempo presente condizionale. D. Quale il Tempo presente condizionale? 11. Il
Tempo presente condizionale è quella espres- sione del verbo, la quale indica,
che una cosa c- sistcrebbe nel tempo in cui si parla, se si verificas- se la
condizione apposta; come quando si diceria leggerei, se avessi dc’libri; cioò
leggerei ora , cc< Del Tempo passato. D. Quale il Tempo passato ? 11. Il Tempo
passato è quella espressione del verbo, la quale indica, clic una cosa ba
finito di esistere, ossia, che si è fatta già; come: Jo leggeva , Io les- si.
Io ho letto. Io aveva letto. Io ebbi letto. Che io abbia letto. Se io avessi
letto. Io avrei letto. Allorché io avrò letto. Da queste otto es- pressioni ben
si vede, che un tempo può esser pas- sato in otto diverse maniere; cioè :
Passato imperfetto. Passato rimoto. Passato prossimo. Passato anteriore
i.'ea." Io leggeva Io lessi. Io ho letto. Io aveva letto, r Io ebbi letto.
J Che io abbia letto. Passato soggiuntivo. •Se io avessi letto. Passato
condizionato. Jo avrei letto. Passato condizionale. Allorché io avrò letto.
Passato futuro. Del Tempo passato imperfetto. T. Quale il Tempo passato
imperfetto? K. È quella espressione del verbo, la quale indica * t * Digitized
by Googl 123 che una cosa esisteva, o si faceva nel tempo di cui si parla, ed è
fatta nel tempo in cui si parla; come allorché dico : Io scriveva jeri quando
arrivò il corriere ; la mia azione di scrivere si faceva nel tempo di cui si
parla^cioé jeri, ma non esiste più ora che parlo. Del Tempo passato rimoto. D.
Qual' è il Tempo passato rimoto ? rf. Prima di definire questo Tempo giova
osservare quanto sicgue. Gli uomini son convenuti di chiamar Secolo la durata
di cento anni; \' Anno la durata di dodici mesi ; il Mese la durata di trenta
giorni; la Sctli- tnana la durata di sette giorni, e ciascuna di tali durate
l’hanno chiamala Periodo di tempo ; ciò posto, dico, che Il Tempo passato
rimato è quella espressione del verbo, la quale indica che una cosa si fatta
già, ma in un periodo di tempo diverso da quello, in cui si parìa ; come
allorché dico : Io scrissi nel secolo passato , nell’anno , nel mese passato ,
nel- la settimana passata , jeri; la mia azione di scrì- vere h fatta già, ma
in un periodo di tempo diverso da quello, in cui sto parlando ; essendo il
secolo, l’anno, il mese, la settimana, jeri, periodi di tempo scorsi già, e di
cui nulla più ne resta. Si capirà meglio la definizione di quesloTempocon
quella del Tempo passato prossimo. D. Qual’ è il Tempo passato prossimo? R. 11
Tempo passalo prossimo é quella espressione del verbo, la quale indica una cosa
già latta, ma in un periodo di tempo clic dura ancora;comc al- 1 2 4 ■ lorchè
dico: lo Ito scritto in questo secolo, in que- st* anno, in questo mese , in
questa settimana , in questo giorno ; la mia azione di scrivere è fatta già, ma
in un periodo di tempo che dura ancora, non essendo interamente scorso, e
perciò non pos- so dire; lo scrissi in questo secolo, in quest’an- no, in
questo mese , in questa settimana , in que- sto giorno; come pure non posso
dire: Alessan- dro fu il più gran Generale del suo secolo, per- chè del secolo
di Alessandro ve ne restava anco- ra ; ma dovrò dire : Alessandro è stato il
più gran Generale del suo secolo. Del Tempo passato anteriore. I). Qual’è il
Tempo passato anteriore? R. Il Tempo passalo anteriore c quella espressione del
verbo, la quale indica, che una cosa si c fatta in un tempo, passato prima di
un altro tempo an- che passato; come allorché dico: Io aveva scrit- to quando
voi arrivaste ; in tale discorso si vede bene, che il tempo in cui arrivaste, è
passato, ma la mia azione di scrivere era fatta prima di tal tempo, e perciò
l’espressione aveva scritto si dice Passato anteriore. Questo tempo lo indicano
anche le seguenti es- pressioni; quando ebbi scritto ; tosto che ebbi scritto;
poiché ebbi scritto; dopo che ebbi scrit- to; allor ché io ebbi scritto; come
quando si dice: Tosto che Aristide ebbe detto , che la proposi- zione di
Temistocle era ingiusta, tutto il popolo esclamò, che non bisognava più
pensarvi; in tale discorsosi vede bene, che l’azione di dire di Aristi- de è
fatta prima dell’azione di esclamare del po- polo, e perciò 1’ espressione che
l’ indica , dicesi , Passato anteriore. Digflized by Google D. Qual differenza
dunque passa Ira queste due espressioni : aveva scritto, ed ebbi scritto? R.
Tutte c due indicano un tempo passato prima di un tempo anche passato ; ma ebbi
parlato è ante- riore ad un tempo che subito succede : ed aveva parlato è
anteriore ad un tempo indeterminato, cioè, che può essere posteriore di molto,
e può suc- cedere immediatamente; come quando si dice: A- veva egli parlato
all’ amico quando venne a tro- varmi; intendete voi quanto tempo prima gli ave-
va parlato? certo che no. Ma quando si dice: To- sto che egli ebbe parlato ,
partì; s’intende benis- simo, che l’azione di parlare si era fatta nell’atto
stesso della partenza. Dunque la prima indica un tempo indeterminato, e l’altra
un tempo determi- nato. Notasi però, che Queste maniere di dire: ebbi scritto ,
ebbi par- lato , ebbi detto , e sim.,se non sono precedute da una di queste
voci : quando , tosto che , poiché , dopo che , come , allorché , indicano un
tempo passato rimoto; eccone un esempio del Bocc. G. 2 . N. 5. Alzata alquanto
la lanterna ebber ve- duto il cattivello d’ Andreuccio; cioè videro. Del Tempo
imperfetto soggiuntivo. L imperfetto soggiuntivo è una espressione del verbo
che indica il passato, o il futuro secondo le circostanze del discorso; come:
jeri volevate che io leggessi — Voi vorreste che io leggessi; nel pri-
moesempio indica il passato, e nel secondo il futuro. Del Tempo passato
soggiuntivo. T). Qual' è il Tempo passato soggiuntivo? R. H Tempo passato
soggiuntivo è quella espres- ia6 sione del verbo, la quale indica una cosa
fatta ia un periodo di tempo qualunque, ma la sua signi- ficazione é dipendente
da quella di un altro ver- bo, che si dice principale', mi spiego con un esem-
pio; Credo , che Pietro abbia scritto; l’azione di Pietro è fatta già, ma la
significazione del verbo è dipendente dal verbo principale credo. Del Tempo
passato condizionato. J). Qual' è *1 Tempo passato condizionato ? ' R. 11 Tempo
passato condizionato è quella espres- sione del verbo, la quale preceduta dalla
particel- la condizionale se, indica una condizione apposta in un tempo passato
; come allorché dico; Se io avessi studiato , sarei dotto. Del Tempo passalo
condizionale. I). QuaVè il Tempo passato condizionale? R. Il Tempo passato
condizionale è quella espres- sione del verbo, la quale indica, che una cosa si
sarebbe già fatta, se si fosse verificata la condizione indicata dal Tempo
passato condizionatojeccoper- clié non può star questo nel discorso senza di
quel- lo; come -allorché dico; Io sarei dotto , se avessi studiato ; in tale
discorso si vede bene, che se si fosse verificata la condizione indicata dal
Passato condizionato se io avessi studiato , sarei già dotto. Del Tempo passato
futuro. D. Qua'è il Tempo passato futuro? R. 11 Tempo passato futuro é quella
espressione del verbo, la quale indica, che una cosa non an-* cora esistente,
si consideri come fatta già in un tem- po avvenire, relativamente ad un altro
tempo an- cora avvenire; mi spiego con un esempio; allorché Digitized by Googl
dico; Allorché avrò studiato , andrò alla scuo- la ; io non ancora ho studiato,
non ancora sono andato alla scuola; eppure io considero il tempo in cui debbo
studiare come passato, per rapporto al tempo, in cui dcbbó andare alla scuola;
poiché quando arriverà il tempo, in cui debbo andare alla scuola, avrò già
studiato; ed ecco perchè si chia- ma Passato futuro. Del Tempo futuro semplice.
D. Qual’è il Tempo futuro semplice ? 11. Il 'Tempo futuro semplice è quella
espressione del verbo, la quale indica, che una cosa nou si è latta ancora ,
ina si debbo fare ; cerne quando si dice : Io leggerò la Santa Scrittura ; in
tale di- scorso si vede benissimo, che io non ancora ho letto la S. Scrittura,
ma debbo leggerla. Le inflessioni di questo Tempo indicano sem- pre un tempo
futuro indeterminato; poiché quan- do dico ; Io leggerò la S. Scrittura , tale
aziono posso farla dopo un momento , dopo un giorno , dopo un mese, dopo un
anno, oc. Possiamo però determinarlo a nostro piacere, premettendovi de- gli
Avverbj ora -> °bg l \ domani oc. o altra espres- sione che produce lo
stesso effetto ; per esempio ; Io leggerò oggi , domani , nella settimana en-
trante, nel mese entrante , udranno venturo la S. Scrittura. AVVERTIMENTO. La
nostra Lingua ci permette spesso di far uso di uua espressione di un Tempo per
indicarne un altro; eccone gli esempi f Credo che venga in vece di che verrà.
tecd bv CjC >ogle * 138 Forse a quest ’ ora .ycr/vì partilo il corriere , in
vece di è partito. Ilo detto al servo che venisse alle dieci , iti vece di che
venga. Quante ore saranno , in vece di sono. Prenderai quel cuore di cicala , e
fa che tu ne facci una vivandstta; in vece prendi. Si usa il Presente in vece
del Passato, e del Fu- turo, e specialmente nelle descrizioni, per rendere
presenti, e più vive le immagini degli oggetti clic si •vogliono
descrivere;con>c per esempio; Tosto che la Jlotta è in alto mare il cielo
comincia a coprirsi di nubi , i baleni brillano di ogni intorno , i tuo- ni
romoreggiano , il mar corseggia , i caval- loni si urtano l'un l'altro , gli
abissi si aprono , i vascelli perdono le loro vele , i loro alberi , il lor
timone , e vanno ad infrangersi conira de' banchi , ed i scogli. OSSERVAZIONI
Da farsi intorno ai Tempi de verbi. T). Quali sono queste Osservazioni? R.
Eccole; I. 11 Tempo passato imperfetto indica un tempo simultaneo ad un tempo
anche passato; come quando si dice; Io scriveva quando venne il cor-
r/ere;ilpassataimperlctto.yc77Veya indica untempo simultaneo al tempo indicato
dal Passato venne, e d è da questo determinato. E quando dico ad un a- mico che
incontro: Feniva da eoi, il verbo veni- va indica un tempo appena passato
rispetto al mo- mento in cui parlo , e le circostanze del discorso lo
determinano ad indicare un tal tempo. II. Il Futuro passato dinota un tempo
posteriore . h ' / a quello , iu cui si parla , ma anteriore ad un tempo
futuro, indicalo dalle circostanze del discor- so; come quando si dice; Avrò
scriit o, allorché arriverà il corriere-, in tale discorso, avrò scritto indica
un tempo futuro, relativamente al momen- to in cui si parla; ma indica però un
azione fatta prima di un tempo anche futuro, eh’ è appunto quello indicalo dai
Futuro arriverà. Tutti è due questi Tempi possono indicare un tempo prossimo a
venire, e tutti e due un tempo lontano; si avverta però, che il Futuro passato
nelle proposizioni che indicano dubbio, equivale al Passato prossimo ; come
quando si dice ; credo , che sarà venuto a quest * ora il maestro ; cioè eh’ è
venuto. Ed il Futuro semplice equivale al Presente ; come quando si dice;
Quante ore sa- ranno , cioè sono. Altre maniere di dire indicanti il tempo
futuro non si conoscono nella nostra lingua ; ^espressioni son per dire, debbo
dire , e sim. non indicano sol- tanto il tempo, indicano anche l’idea della
signi- ficazione de’verbi sonore debbo-, onde son per di- re non significa
semplicemente io dirò ; ma son pronto, son disposto a dire — Debbo dire
signifi- ca son nel dover di dire — fio da dire significalo la tal cosa da dire
, oppure vi è la tal casacche ' debbo dire. III. Il Presente soggiuntivo indica
il tempo presen- ■ te quando si dice ; Credo , che Pietro legga , ed il futuro
quando si dice: Partirà egli ? non cre- * do, che parta, cioè, che partirà. Le
circostanze - del discorso indicheranno iftempo, che tali espres- sioni possono
significare. r3f» JV. Il Passato imperfetto soggiuntivo indica pure un tempo
passato prossimo; come quando si dice: Cre- deva , ch’ei non venisse. Ed il
Bocc. G. i. N. 7 . lo ha usato pel Passato soggiuntivo; Mangia pa- ne egli
disse, il quale mostra , eh egli seco re- casse , cioè che abbia recato. Il
Passato imperfetto del Sogg. è sempre pre- ceduto dalla particella se nel senso
di supposto che', per esemp. Se la divisione e la gelosia si mettessero fra
loro ; se cominciassero ad ammol- lirsi nelle delizie e nell'ozio ; se i primi
della na- zione disprezzassero il lavoro e l economia ; se le arti cessassero
di essere in onore nella loro città-, se mancassero di buona fede verso i fo-
restieri-, se alterassero per poco le regole di un commercio libero-, se
trascurassero le loro ma- nifatture , e se cessassero di fare le grandi anti- '
cipazioni , che sono necessarie per rendere le loro mercanzie perfette ,
vedreste ben presto ca- dere quella potenza che ammirate .he congiun- zioni
quand’anche , ancorché vogliono il verbo seguente all’Imperfetto del
soggiuntivo; ecrone gli esempi: Farei un viaggio a Roma, ancorché non trovassi
compagni — Andrò a Londra , quandi anche , avendo compagni , non volessero venire
con me, e vorrei incontrarvi vostro fratello qua- d’ anche fosse sul momento
della sua partenza per l’America. V. Il Passato soggiuntivo che io abbia letto
; che io abbia scritto , e sim. indica un tempo passato; ne vaglia il dire, che
in questo discorso : Non im- prenderò nulla , pria che non abbia consultalo ,
ìndichi il futuro , poiché se si ridetta per poco , 1 3 1 si vedrà, che abbia
consultalo indica scnsibilissi- mamenfe il passato relativamente al iuturo,
indica- to da intraprenderò: e poi lo dimostra anche l’av- verbio pria ; sicché
tale espressione indica sempre un tempo passato per rapporto n quello, che
indi- ca il verbo che precede, o siegue nella frase istessa. VI. L’espressioni;
io avessi letto', io avessi scrìtto , e sim. , precedute dalla particella
condizionale se le abbiamo chiamate col nome di Passato condi- zionato ; ma
senza tale particella dinotano sempre un tempo passato; e se in questa frase:
Lo pregai, che avesse parlato in mio favore , sembri un fu- turo, non è tale,
poiché, se si considera per rappor- to alla preghiera, che dovette precedere,
indica un passato per rapporto al tempo in cui si parla. VII. Il Tempo
condizionale tiene due sole espressio- ni differenti, cioè scriverei, ed avrei
scritto-, leg- gerei, cd avrei letto-, ma certi Gramatici chiama- no l’ una
Imperfetto , e l’altra Piuccheperfetto ; io dico, che scrìverei indica il tempo
presente; come: Scriverei ora,se avessi la penna. Ed il fu- turo; come: Mi ha
promesso che scriverebbe-, Mi ha giurato che scriverebbe-, Mi ha assicurato che
verrebbe. Ma Si usa il Condizionale per lo Futuro , perché si suppone, che
l’adempimento di una promessa deb- ba dipendere quasi sempre da qualche
condizione. RELAZIONI De’ Tempi dell’ indicativo con quelli del soggiuntivo.
Regola I. Allorché il verbo della proposizione prin- cipale è al Presente o al
Futuro , si mette al Pre- I * igitized by Google i3a sente del soggiuntivo
quello della proposizione subordinata, se si vuol’ esprimere un tempo pre-
sente o futuro; ma si mette al Passato, se si vuol esprimere un passato; eccone
gli esempi: Bisogna che colui che vuol’ insegnare un’ arte, la cono- sca a
fondo , che ne dia delle nozioni chiare , precise , e ben digerite ; che le
faccia entrare ad una ad una nello spirito de’ suoi discepoli , e sopra tutto
che non aggravi la loro memoria di regole inutili , o insignificanti — -
Bisognerà eh’ egli si rendei alla forza della verità, quando si sarà permesso
che la medesima apparisca nel suo vero giorno — Per essersi Roma elevata a tal
punto di grandezza , bisogna che abbia avu- to una serie non interrotta di
grandi uomini. Ma sebbene il primo verbo sia al Presente , o al Futuro , si può
mettere il secondo all’Imper- fetto del sogg. , o al Condizionato, quando debba
esserci nella frase qualche espressione condiziona- le: esempi: Non v’ è opera
, per perfetta che si supponga , che non prestasse da dire alla cri- tica ; se
si esaminasse a rigore sótto tutti gli aspetti — Dubito che la sua opera avesse
ava- ro il suffragio dei conoscitori , se egli non si fosse deciso a farvi i
cambiamenti che avete giudicato necessarj . Regola IJ. Se il verbo della
proposizione principale ò all’ Imperfetto, al Pass, prossimo, al Pass, ri-
moto, al Pass, anteriore , o ad un de’ Condiziona- li, il secondo si pone all’Imperfetto
del soggiunti- vo., se si. vuol’ esprimere un tempo presente, o fu- turo; ma si
debbe mettere al Pass. condizionato, se si Vuoi’ esprimere un tempo passato;
esempi: Il 1 33 Signor di Turcnnenon voleva mai prender nul- la a credenza dai
mercanti per (inoro , diceva egli, che ne perdessero unti gran parte , se ac-
cadeva, che fosse uccìso — Sarebbe meglio per un uomo che ama veramente se
stesso , che per- desse la vita , che d' oscurare il suo onore con qualche
azione vile e vergognosa — Ligurgo con una legge aveva proibito , che si
facesse lume a quelli che uscivano da un festino la sera , af- fi neh c il
timore di non potersi portare alle loro case, gl’ impedisse d' ubbriacarsi — Si
servivano di scorza d' albero o di pelli , prima che la car- ia fosse in uso —
Andate a domandare a quel vecchio : per chi piantate ? Egli vi risponderà : per
gli Dei immortali, che hanno voluto che ap- profittassi del lavoro di quelli
che m’hanno pre - ■ ceduto, e che quelli che verranno dopo approfit- tassero
del mio. Nelle frasi interrogative, e negative il secondo verbo è per lo più al
soggiuntivo; esempi; Qual' è l’insensato che tenga per sicàri if v , vere doma
_ 11 1 ■ fellonie voi che nel formare Iddio la re- pubblica delle api, non
abbia Egli voluto inse- gnare ai He a comandare con dolcezza, è ai sudditi ad
ubbidire con amorei — Non avrete inaila pace ne con voi stesso, nè cogli altri,
a meno che non vi applichiate sinceramente a re- primere Ut vostra impetuosità
naturale. li verbo è egualmente al soggiuntivo dopo il superlativo
relativo;esemp La ricompensa la più lusinghiera che un uomo possa raccogliere
dai di lui lavori, e la stima di un pubblico illuminato. I Pronomi relativi
vogliono talvolta il vtp'bo al J 34 SC** intuivo; esemp. Qual’ è lo scrittore
che non provi quu!* , a volta dei momenti di sterilità e di languore ? — Nonv’è
nel cuore dell’uomo un movimento che Dio non produca — Che viva , che regni, e
che faccia lungo tempo la felicità di una nazione che ama , e da CU! è adorato.
Dei Numeri del verbo. D. Che cosa intendete pér Numero del V erbe ? R. Per
intendersi che cosa è il Numero del verbo ; è da osservarsi, che ogni Tempo del
verbo tiene sei espressioni; tre che indicano lo stato di un sogget- to solo, e
tre che indicano lo stato di più; le pri- me si dicono di Numero singolare , e
le altre di Numero plurale; come: lo scrivo. Tu scrivi. Colui scrive. Noi
scriviamo. Voi scrivete. Coloro scrivono. Singolare. Plurale. press ioni dicesi
Nume- ro del verbo. . Scrivo si dice di Numero singolare , perche indica lo
stato di una sola persona che parla. Scrivi si dice di Numero singolare, perche
indica 0 stato di una sola persona che ascolta. , Scrive si dice di Numero
singolare , perche indica Io stato della sola persona di cui si parla.
Scriviamo si dice di Numero plurale , perchè indica lo stato di più persone che
parlano. • Scrivete dicesi di Numero plurale , perche indica lo stato di più
persone che ascoltano. I 1 35 Scrìvono dicesi di Numero plurale, perchè indica
lo stalo di più persone di cui si parla. Da tutto ciò che si è detto, rilevasi,
che due Nu- « meri si distinguono in ogni Tempo del verbo; che sono il
Singolare , c’1 Plurale. Delle Persone del verbo. D. Che cosa sono le Persone
del Verbo ? R. Per meglio intendere che cosa sono le Persone del verbo, giova
ricordarsi, che ogni Tempo del verbo tiene tre espressioni per lo numero singo-
lare, e tre per lo plurale; come: Sing. i. Io leggo. ) 2 . Tu leggi. >
Singolare. / 3. Colui legge. ) Plur. x. Noi leggiamo. 1 2 . Voi leggete. >
Plurale. 3. Coloro leggono. ) Ciascuna di queste sei espressioni dicesi Persona
del verbo. Leggo si dice Persona prima, perchè indica lo sta- to della persona
che parla. Leggi si dice Persona seconda , perchè indica lo stato della persona
che ascolta. Legge si dice Persona terza, perchè indica lo sta- to della
persona di cui si parla. Leggiamo si dice Persona prima , perchè indica lo
stalo delle persone che parlano. Leggete si dice Persona seconda , perchè
indica lo stato delie persone che ascoltano. Leggono si dice Persona terza ,
perchè indica lo stalo delle persone di cui si parla. Da tutto ciò che si è
detto si rileva , che ogni 4 36 Tempo (lei verbo tiene Ire Persone , ossia tre
e- sprcssioni ; la Prima , la Seconda , e la T'orza nel singólare; e tre, cioè
la Prima, la Seconda , e la Terza nel plurale. Del Participio. D . Che cosa è
il Participio ?.. li. Il Participio è una espressione del verbo, che partecipa
anche della natura dell’aggettivo* perchè modifica la significazione del nome
sostantivo , at- tribuendogli o un’azione, o uno stato qualunque. Avvertasi,
che il Participio essendo una espres- sione del verbo , ne conserva la
significazione, c’1 regime. D. Quanti Participj si distinguono nel vèrbo ? K.
Due; uno di tempo presente, perchè la sua si- guificazione è presente; come:
amante, ciò e colui che ama-, leggente, .-colui che legge ; udente, co- lui che
ode. £ l’altro di tempo passato, perchè la sua significazione è passata; come:
amato, ciocco- lui eh’ è stato amatp'Jemuto , colui di' è stato te- muto-,
udito, colui eh’ è staio udito , c sim. Notasi; I Participj de* verbi terminati
in are inflettano in ahte, e quelli de’verbi terminali in <7’e,ed in ire
inflettono in etile come amante, leggente, udente , c sim. OSSERVAZIONI Da
farsi intorno ai Participj. D. Quali sono queste Osservdzioni ? lt. Eccole; I.
I Participj accoppiati a verbi ausiliari ... Avere ed Essere sono veri verbi ;
come: lo ho a- malo; io sono amato. ..... ;]I. I- Participj posti per indicare
qualche distinzio- ? 3 7 lic, o qualità di un nome senza rapporto al verbo,
sono semplici aggettivi, detti verbali , perla sola ragione clic da verbi
derivano; come: lo ti trovò con viso ridente ; qui ridente è un aggettivo ver-
tale — . Io ti trovo ridente qui è un participio , s, perché significa lo
stesso che: lo ti trovo nell’atto che stai ridendo. .*»..v , . III. I Participj
ne’ Tempi composti, quando il verbo si accoppia coll’ausiliare Avere, restano
invariabi- li, osi accordano col nome, su di cui si termina l’a- zione indicata
dal verbo; onde si dice egualmente bene; Io ho scritto una lettera , ed ho
scritta • una 1 .. . ... Se poi si accoppiano coll’ausiliare Essere pren- dono
delle diverse inflessioni, relative.ul genere ed i al numero del nome del
soggetto, con cui debbono accordare; come: Pietro è venuto ; la figlia è ve- -
fiuta; i figli sono venuti; le jì glie sono venute — È giunta V ora , si son
dileguate le tenebre ; la virtù debb’ essere da tutti abbracciata. I Participj
debbono' precedere sempre il nome; onde non sj dice; Pompeo vivente ; Pompeo
mor- to; ma vivente Pompeo; morto. Pompeo. IV. Se aV verbo, a cui appartiene il
participio pre- sente, può avere un regime, può averlo anche il participio;
onde si. dice tenere in jnano la preda ; e nel Bocc. ;tenenté nelle sue mani la
preda tan- to seguita. Se il verbo è intransitivo, o di signi- ficazione
assoluta, e hon ha un regime assoluto , ma soltanto un termine di rapporto, può
averlo anche il participio, come in Giov. Vii. L.II. C.3. Or non è questa terra
quasi una gran nave portante uomini tempestanti , pericolanti , sog- giace nti
a tanti marosi , e a tante tempeste. 1 3*8 \ Del Gerundio. D. Che cosa è il
Gerundio? R. Il Gerundio e una espressione del verbo, la qua- le indica uno
stato simultaneo , o precedente a quello indicato da un altro verbo, che si
dice principale. Il Gerundio non ha alcuna determinazione ,di tempo, poiché
indica l’azione, o lo stato indicalo dal verbo principale; come quando si dice:
Leg- gendo la storia di Roma,ammiro la virtù de’ pri- mi tempi della
Repubblica. Ma se si vuole indicare un’azione fatta prima di quella indicata
dal verbo principale, si darà al Gerundio una forma composta dal Gerundio
dell’ausiliare avere , o essere , e dal participio passato del verbo; come
quando si dice: Aven- do incontrato l'umico , gli ho detto, cc. — Es- sendo
passato per Nola , l’ ho veduto. Ciò po- sto, si vede bene, che Due OerUndj
tiene ogni verbo ; uno semplice ; come; amando', temendo", udendo ; e
l’altro coni- ^ posto; come: avendo amato-, avendo temuto-, a- vendo udito ;
essendo andato ; essendo venuto , e sim. AVVERTIMENTO. Se si vuol premettere al
Gerundio la preposi- zione in; come: In vedendo V amico, l’ho ab- bracciato;
qui il Geruudio dinota chiaramente il momento, ossia l’atto in cui ho veduto
l’amico. Da ciò si rileva, che il Gerundio equivale ad un nome sostantivo, che
significa l’atto di fare, o di essere ciò che significa il verbo da cui deriva
: di / ■ vusr.fi ,..'u Digfflgw^y^ooffty fatti, in vedendo non significa l’atto
di vedere, o il momento in cui si vede? Dicono i Gramatici , che in tal caso il
Gerundio ha forza d’ indefinito ; come nel vedere. Ma l’indefinito vedere ih
tal caso non fa egli le veci di sostantivo? Dunque an- che il Gerundio fa le
veci del sostantivo. D. Che differenza passa tra il Participio , e’I Ge- rundio?
R. La differenza che passa tra il Participio, e’1 Ge- rundio è questa, che il
primo indica l’abito di uno _ stato, di un’azione; come quando si dice: Didone
amante , è Io «tesso che Didone ha V abito di a- mare. E 1’ altro indica 1’
atto dell’ azione ; come quando si dice : Didone amando , significa lo- stesso
che Didone nell’ atto di amare. OSSERVAZIONI Da farsi intorno al Gerundio. D.
Quali sono queste Osservazioni ? R. Eccole ; I. Si è detto , che il Gerundio
non ha determinazione alcuna di tempo; poiché la pren- de dal verbo principale;
eccone gli esempi ; Andando a Bologna , passai per Roma; cioè allorché andai
ec. -, . ; Andando a Bologna , passerò per Roma) cioè allorché andróne c. Il
Gerundio composto indica Un tempo anteriore a quello indicato dal verbo
principale; come: Essendo arrivato, si ricordò. II. JVòn sempre il Gerundio si
rapporta al soggetto della proposizione; come nel Bocc. Quivi trova- rono i
giovani giocando dove lasciati li aveva- n ° — Trovato Ruggieri dormendo , lo
incomin- ciò a tentare. IH. Allorché il Gerundio si risolve nell 'indefinito, i
nomi personali io, e tu non mutano Caso; come; Per non saper io cantare ; Per
non saper tu suonare , non fummo considerali. IV. goi pronomi egli ed ella può
dirsi egualmente; Leggendo egli,' e leggendo lui, leggendo ella , ' leggendo
lei. Ma se il Gerundio si risolve nell in- definito, dirassi, come si è detto
di io e tu; Per legger egli ; per legger ella. D. Quando si usa il Gerundio? .
. E. In due casi si può usare il Gerundio; I. Allorché il nome, a cui si
riferisce, è soggetto della propo- sizione; come: I fratelli vedendo Giuseppe ,
pen- sarono di ucciderlo. Allorché vicn posto as- solutamente , ossia, come 1’
Ablativo assoluto de’ Latini ; ma in tal caso debbo precedere il so- stantivo,
ossia il soggetto, per evitare 1’ anfibolo- gia; come per esempio; Vivendo
Pompeo , Cice- rone nonfu adulatore ; Morto Pompeo , Cicero- ne impiegò te più
basse adulazioni per riconci- liarsi con Cesare , e non già Pompeo morto. Vi
resta altro a dirmi della natura del Ge- rundio? Debbo dirvi, clic il Gerundio
indica lo stato oc soggettò, o la cagione, e le circostanze di qualche azione;
e che la sua significazione ò dipendente, e determinata da quella indicata da
un altro ycibo, mi spiego meglio; in tutte le frasi in cui si trova il Gerundio
, vi è sempre un altro verbo detto - , principale , con cui il Gerundio, ossia
1^ s ^ a ® 1 “ , gnificazione ha un [rapportò, di dipendenza ; dal clic si
rileva, che non indica che uno stalo passeg- gierò , una circostanza , o toj
mezzo per eseguire \ «4; ciò che significa il verbo principale; come quando si
dice: Chi impedisce di dire la verità ridendo ? in tale discorso dire è il
verbo principale, a cui il Gerundio ridendo è subordinato, come indicante il
mezzo per dire la verità. capo in. CONIUGAZIONE. D. Che cosa significa
conjugare un verbo ? R. Significa recitarne tutte i’ espressioni in ragion di
Modo , di Tempo , di Numero , e di Persone. D. Dite ora come sono i Tempi del
verbo ? R. I Tempi del verbo altri sono Semplici, -, ed altri Composti dal
participio del verbo che si conjuga, e dall’ausiliare; i primi sono: Io leggo;
io legge- va ; io lessi ; io leggerò; leggi tu; che io legga; che io
leggessi;io leggerei. E gli altri: ho letto , aveva letto , ebbi letto , abbia
letto , avrei letto , avessi letto , avrò letto. D. Dite ora come possono
essere i verbi relativa- mente alla loro Conjugazione. R. I verbi relativamente
alla loro Conjugazione , possono essere Regolari , o Irregolari , come ve-*
dromo a suo luogo. CONIUGAZIONE DE’VERBI AUSILIARI AVERE , ed ESSERE. Conjugate
il verbo AVERE. Eccomi. Modo indicativo. \ Presente. Sing. Io ho. Plur. Noi
abbiamo. Tu hai. Voi avete. Colui ha. Coloro hanno Passalo imperfetto. Sing. Io
aveva. Plur. Noi avevamo. Tu avevi. Voi avevate. Colui aveva. Coloro avevano.
Passato rimoto. Sing. Io ebbi. Plur. Noi avemmo. Tu avesti. Voi aveste. Colui
ebbe. Coloro ebbero. Passato prossimo. Sing. Io ho avuto. Plur. Noi abbiamo
avuto. Tu hai avuto. Voi avete avuto. Colui ha avuto. Coloro hanno avuto.
Passato anteriore 1 ,° Sing. Io aveva avuto. Plur. Noi avevamo avuto. Tu avevi
avuto. Voi avevate avuto. Colui aveva avuto. Coloro avevano avuto. Passato
anteriore a. 0 Sing. Io ebbi avuto. Plur. Noi avemmo avuto. Tu avesti avuto.
Voi aveste avuto. Colui ebbe avuto. Coloro ebbero avuto. Futuro semplice. Sing.
Io avrò. Plur. Noi avremo. Tu avrai. Voi avrete. Colui avrà. Coloro avranno. 1
Sing. Sing. Sing. Sing. S. Modo imperativo. Presente. Abbi tu. Piar. Abbiamo
noi. Abbia colui. Abbiale voi. Abbiano coloro.. Modo soggiuntivo. Presente. Che
io abbia. Piar. Che noi abbiamo Clie tu abbi. Che voi abbiate. Che colui abbia.
Che coloro abbiano. Presente condizionale. Io avrei. Plur. Noi avremmo. Tu
avresti. Voi avreste. Colui avrebbe. Coloro avrebbero. Imperfetto soggiuntivo.
Che io avessi. Plur. Che noi avessimo. Che tu avessi, Che voi aveste. Che colui
avesse. Che coloro avessero. Passato soggiuntivo. Che io abbia avuto. P. Che
noi abbiamo avuto. Che tu abbi avuto Che voi abbiate avuto. Che colui abbia
avuto. Che coloro abbiano avuto. Passato condizionato. S. Se io avessi avuto.
P. Se noi avessimo avuto. Se tu avessi avuto. Se voi aveste avuto. Se colui
avesse avuto. Se coloro avessero avuto. Passato condizionale. Io avrei avuto. v
P. Noi avremmo avuto. Tu avresti avuto. Voi avreste avuto. Colui avrebbe avuto.
Coloro avrebbero avuto. Passalo futuro. Quando io avrò avuto. P. Quando noi
avremo avuto. Quando tu avrai avuto. Quando voi avrete avuto. Quando colui avra
avuto. Quando coloro avranno avuto. Modo indefinito. Presente \ Avere. Passato,
Aver avuto. Participio attivo ; A» vente. Passivo^ Avuto. Gerundj\ Avendo.
Avendo avuto. Diverse significazioni del verbo A FERE Abbiatelo per fatto
significa tenetelo per fatto. Abbiatelo per detto significa ricordatevene
nell'occasione , S. s. *44 Aver il capo altrove significa pensare ad altro ,
Aver da fare significa essere occupato. Aver in pregio significa stimare. Aver
per costume significa essere avvezzo. Aver poco sale in zucca significa aver
poco giudizio. Aver il vizio nelle ossa significa essere viziosissimo. Aver per
ignorante significa tener per ignorante. Nota ; Si usa spesso il verbo Avere
preceduto dalla pre- posizione a, o da in vece del verbo Dovere ; dicendosi; Io
ho da fare \ Io ho da scrivere per debbo fare , per debbo scrivere. Il verbo
Avere serve di Ausiliare a se stesso. Conjugale il verbo ESSERE. R. Eccomi ;
Modo indicativo. Presente. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Io sono. Plur.
Noi starno. Tu sei. Voi siete. Colui è. , Coloro sono. Passalo imperfetto. Io
era. Plur. Noi eravamo. Tu eri. Voi eravate. Colui era. t . Coloro erano.
Passalo ri moto. Io fui. Plur . Noi fummo. Tu fosti. Voi foste. Colui fu.
Coloro furono. Passalo prossimo. Io sono stato. Piar.. Noi siamo stati. Tu sei
stato. Voi siete stati. Colui è stato. Coloro sono stati. Passato anteriore i.°
Io era stato. Plur. Noi eravamo stati,. Tu eri stato. Voi eravate siati. Colui
era stalo. Coloro erano stati. Passalo anteriore a.“ Io fui stato. Plur. Noi
fummo stati. Tu fosti stalo. Voi foste stati. Colui fu stato. Coloro furono
stali- Sing- Sing . Sing.
Sing. Sing. Sing. . j < v . Sing. ì k «V Sing . Io «arò. Tu sarai.- Colui «ari. Sii
tu. Sia colui. Che io sìa, Che tu sii. „ ' «45 Futuro semplice. Piar. Noi
saremo. v Voi sarete. . Coloro saranno. Modo imperativo. Presente. Piar. Siamo
noi. * Siate voi. - Siano coloro. Modo soggiuntivo. Presente. Piar. Che noi
siamo. ... Che voi siate. Che colui «ia. Che coloro siano. Presente
condizionale. Io sarei. . Plur. Noi saremmo. Tu saresti. Voi sareste. Colui
sarebbe. , Coloro sarebbero. Imperfetto soggiuntivo. Che io fossi. Plur. Che
noi fossimo. Che tu fossi. Che voi foste. Che colui fosse. Che coloro fossero.
Passato soggiuntivo. Che io sia stato. Plur. Che noi siamo stati. tu , s ! 1
Che voi siate stati. Che colui sia «tato. Che coloro siano stati. Passato
condizionato . Se io fossi stato. Plur . Se noi fossimo stati. f t “ foss .'
stat0 ’ Se voi foste stati, ui fo^se stato. Se colòno fossero stati. Fattalo
condizionale. Io sarei stato. f : ^ Plur. Noi saremmo stati.' Iu saresti staio.
Voi sareste stati. Colui sarebbe stato. Coloro sarebbero stati. Passato futuro.
Quando io «arò stato. PI, Quando noi saremo stali. Quando tu sarai stato.
Quando voi sarete stati. Quando colui sarà Quando coloro saranno* «tato. , >
«tati. Ita .Digitized by Google Modo indefinito. Presento ; Essere.' Passato ;
Essere slato. Participio. Sta- to. Gerundj \ Essendo. Essendo stato. Diverse
significazioni del verbo ESSERE. Essere per la mala via significa rovinarsi ,
essere in cat- tivo stato. k Essere per le frette significa essere perduto. Essere
fuor di Bologna significa non saper nulla] essere ignorane A ''•® ,J - Essere a
cavallo significa essere fuori d' imbarazzo. Essere per fare significa esser
sul punto , sulle mosse ili fare. Esser da qualche cosa -significa essere
buotlo a qualche cosa. t Esser da poco significa aver poco genio. ■ Esser di
giovamento' significa giovare. Conjugazione de ’ verbi. D. Si è detto. Clic ì
verbi relaiiymfitftts alla Con- jugazionc sono, iugulali, o Irregolari; ditemi
orti quali sono i Regolari, e quali gl Irregolari. R. Si didono Regolari
quelli, eh* iti tutte le infles- sioni de’ loro Tempi, sieguono costantemente
una Norma comune, di modo citò, Sapendosi cojijuga- re uno di essi, si sapranno
coujugare tulli gli altri della stessa classe (conjugazione). ,n .gi- dicono 1
Irregolari quelli, che in alcune delle Iotò inflessioni si ‘allontanane dall a
Norma comune. ■'* lii tutte Te Lingue il numera de’ verbi Regolari è. molto più
considerabile di quullo degl’ 1 r regola- ri ;che perciò i primi sono più
importanti ad ap- prendersi, 'essendo ancora più tacili; Sicché corni n- . ce
remo prima, dalla loro G.onjugazionc; ma c, 11 ^ C£s$ai;io però sapersi prima
la loro iiidu.ssj.one prt- *,i miti va, e le loro differenti Gonjùgazioni,
itoti che la formazione di- tutt’ i loro lempi. Dell' Inflessione primitiva de
verbi. D. In quante maniere inflettono i nostri verbi ? R. I nostri verbi
inflettono in tre maniere, cioè in, ARE ; come : Sàmare cantare , saltare, e
sirn-. ERE', come: temere, godere credere, e swn. IRE ; coinè : sentire,
mentire, dormire, e siili. Da ciò si rileva, clic tre Norme diverse abbia- mo,
ossia tre Conj umazioni. Il verbo Amare servi- rà di norma per quelli terminati
i nAtre; il verbo Credere per quelli terminali in Ere ; e Sentire per quelli
terminati in Ire. Metodo facile per apprendere a conjugare i verbi. Noi abbiamo
ristretto tutt’i Tempi diverbi a sette, de’ quali quattro sono generali, perche
han- no le loro inflessioni simili in tutt* i verbi, e negli altri tre non v’ è
che una sola lettera a cambiare nell’ inflessione di terza Persoua, per così
rendere aneli’ essi generali, e ridurre così tulle e tre le Coujugnzioui ad
una. D. Quali sotto i quattro Tempi generali? II. Sono il Passato imperfetto ,
il Futuro sempli- ce , il Presente condizionale , e l ’ Imperfetto soggiuntivo.
D. Quali sono le inflessioni del Passato imperfetto? II. Sono; va, vi, va,,
vamp , vate, vano. D . Quali sono le inflessioni del Futuro semplice ? II.
Sono: t;o, vai, rà, remo, rete , ranno, D . Quali sono quelle del Presente condizionale?
il. Sono; rei , resti , rebbe, remino, reste , r ebbero. IJ. Quali quelle dell’
Imperfetto soggiuntivo? Il- Sono; ssi, ssi , sse, ss imo, ste, ssero. D. Donde
si formano questi quattro Tempi ge- nerali ? Bigilized by Google 148 R. Dall’
Indefinito presente. „ D. E come ? R. Si cambia l’inflessione re
degl’Indcfinili de’verbi amare, credere, sentire in va, e si avrà il Pas.imp.
Ornava, credeva, sentiva-, c così di tutt’i verbi. Si cambia in rò, e si
troverà il Futuro semp. Ornerò, crederò , sentirò. Si muta in rei, e ne nascerà
il Pres. condizio- nale Amerei, crederei, sentirei. E finalmente in ssi, ed
avrassi l’Imperfetto sogg. Amassi , credessi, sentissi. Notasi però, clic il
Futuro semp., e’IPres.cond. de* verbi terminali in^re, inflettono in ero, ed in
crei; c non già in arò, arci-, onde nella formazio- ne di questi due Tempi,
dopo di aver cambiato il re in f-o pelFuluro, ed in rei pel Prcs.cond.,deb-
besi mutare pure la vocale a, clic precede il rò, ed il rei, in e; dicendo:
amerò , amerei, c non già a- marò, amarci ; dicasi egualmente di tutti gli
altri. 1). Quali sono gli altri tre Tempi , che per render- li generali , non
vi si ha da cambiare che una sola lettera nell* inflessione di terza Personal
li. Sono il Pass, rim., il Pres. dell’indicativo, ed il Pres. del soggiuntivo.
D. Come si formano questi tre Tempi ? R. Per formare questi tre Tempi debbesi,
prima di tutto, togliere P inflessione re dell’Indefinito, indi cambiare
l’ultima voéale clic resta (A). Per formare il Pass. rim. si cambia
quest’ultima vocale in ai in tutt’ verbi terminati in A re ; come: amare, amai
; cantare , cantai, e siili. Nei verbi (A) Tale vocale tlicesi Caratteristica.
r " *49 terminali in Ere, si cambia in et, come: credere , credei ; temere
, temei, e sim. Ed in quelli tei mi- nati in ire, si muta in ii\ come: sentire
, sentii ; u- dire, udii, e sim. Per formare il Prcs. dell’ind. di tutt’i verbi
, si muta la detta vocale in o; come: Amare , Cre- dere, Sentire ; Amo , Credo,
Sento. Per formare il Prcs. del sogg., si cambia detta vocale in i nei verbi
terminati in Are, evi in a iti quelli terminati in Ere, ed in Ire ; come: Amare
, Credere, Sentire ; Ami, Creda , Senta. D. Quali sono le inflessioni del Pass,
rimoto? R. Eccole — Nei verbi terminali in ARE. Sitig. Ai asti,ò.
P.Ammo,aste,arono. ERE. Sing.Ei,esti,è.P . Emmo, este,erono. IRE. Sing. li,
isti, ì. P. Irnmo, iste, irono. D. Quali sono le inflessioni del Pres.
indicativo? R. Eccole — Nei verbi terminati in ARE. Sing. O, i , a. P. Iamo,
afe, ano. ERE. Sing. O, i, e. P. Iamo , ete , ono. IRE. Sing. O, i, e. P. Iamo,
ite, ono. D. Qualisono le inflessioni del Pres. soggiuntivo? R. Eccole — Nei
verbi terminati in ARE. Sing. I, i, i. P. Iamo, iate, inò. ERE. Sing. A, a, a.
P. Iamo, iate, ano. IRE, Sing. A, a, a. P. Iamo, iate , ano. D. Qualisono i
Participj ? R. Quelli de’ verbi terminati in ARE ; sono: Ato, ata, ati, ale.
ERE ; sono: Uto, uta, uti , ute. /, IRE; sono: Ito, ila, iti, ite, Digitized by
Google i5o PRIMA CONIUGAZIONE de' Verbi terminati in ARÉ. AMARE D. Cónjugatelo.
fi. Eccomi : *• • ft • Ki 1 esitisi * . • Smg. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing.
Sing. Sing. Modo indicativo. Presente. > • Io amo. Piar. Noi amiamo. Tu ami.
Voi amale. Colui ama. Coloro amano. Passalo imperfetto. Io amava. Piar. Noi
amavamo. Tu amavi. Voi amavate. Colui amava. Coloro amavano. Passato rimolo. Io
amai. Plur. Noi amammo. Tu amasti. Voi amaste. Colui amò. Coloro amarono.
Passato prossimo. Io lio amato. Piar. Noi abbiamo amalo. Tu hai amato. . Voi
avete amalo. Colui ha amato. Coloro hanno amato. Passalo anteriore 1 .° Io
aveva amato. Plur. Noi avevamo amato. Tu avevi amato. Voi avevate amalo. Colui
aveva amato. Coloro avevano amato. Passato anteriore 2.° Io ebbi amalo. Plur.
Noi avemmo amato. Tu avesti amate- Voi aveste amato. Colui ebbe amato. Coloro
ebbero amato. Futuro semplice. Io amerò. Plur. Noi amerenjo. Tu amerai. » Voi
amerete. Colui araerh- s Coloro amerauno. Modo imperativo. A )\ \ Presente. Ama
tu. Piar. Amiamo noi. Ama colui. Amate voi. Amino coloro. ( r / \ t5i , ’ Modo
soggiuntivo. > , i Presente . - Che fo ami. Plur. Che noi amiamo. Che lu
ami. Che voi amiate. Che colui ami. Che coloro amino. Presente condizionale. Io
amerei..; Plur. Noi ameremmo. Tu ameresti. • Voi amereste. Colui amerebbe.
Coloro amerebbero. ; Imperfetto soggiuntivo. Che io amassi. Plur . Che noi
amassimo. Che tu amassi. Che voi amaste. Che colui amasse. Che coloro amassero:
Passato soggiuntivo. S. Che io abbia amato. P. Che: noj abbiamo amato. Che tu
abbi amato. Che voi abbiate amato. Che colui abbia amato. Che coloro abbiano
amato. Passato condizionato. S. Se io avessi amato. P. Se noi avessimo amato.
Se tu avessi amalo. ..Se voi aveste amalo. Se colui avesse amato. Se coloro
avessero amato: Passato eondisionale. S. Io avrei amato. P. Noi avremmo amato.
Tu avresti amato. Voi avreste amato. Colui avrebbe amato. > Coloro avrebbero
amalb: Passato futuro. S. Quando io avrò amato. P. Quando noi avremo amato:
Quando tu avrai amalo. Quando voi avrete amato. Quando collii avra a- Quando
coloro avranno malo. amalo. ' Modo indefinito. 1 Presente ; Amare. Passato ;
Aver amato. Participio at~ tivo ; Amante. Passivo ; Amato. Gerundj ; Amando.
Avendo amato. .. !.. Cosi si conjugauo tutti gli altri terminati in Are.
&ihg. Sing. Sing. Eccone Alterare. Arrivare. Arrogare. Burlare. una lista :
Affocare. Alterare. Assiderare. Calcitrate. Agitare. Annichilare. Bendare.
Capitare. / \ i5a Comperare. Contaminare. Destare. Dubitare. Faticare.
Germogliare. Illuminare. Incorporare. Litigare. Mormorare, dominare. Palpitare.
Procrastinare. Refrigerare. Rohorare. Schiccherare. Sgombrare. Superare.
Tollerare. Vigilare. Urlare. Sing, Sing Considerare. Corroborare. Dissipare.
Eccettuare. Felicitare. Giurare. Irritare. Interrogare. Istigare. Navigare.
Noverare. Penetrare. Pullulare. Ristorare. Ruminare. Seminare. Svernare.
Suppeditare. Tumultuare. Vituperare. Avvertasi, che tuffi Verbi terminali 'in
car, dotto li net Tempi, , n cui il c, al ,1 „ s .£ tatto dinanzi alla vocale
*, o /; c ciò si ferini esente indicativo, e soggiuntivo, nel Futuro scn P e
ncl Presente condizionale: vediamo nella Conjugazione del verbo k peccare Riodo
indicativo. . t Presente. Tu pc'Thi. J> ‘“ r ' S°| P'“hi«mo. C„tui pecca
Passato imperfetto. Tu^peccavi. F ‘“ r ' P***"™- peccava. CoW^^au».
Desinare. • Desiderare. Dominare. Errare. Figliare. Imitare. Iterare. Irritare.
Inventare. Necessitare. Occupare. Precipitare. Recitare. Ripare. Scalpitare.
Simulare. Spettorare. Suscitare. Ventilare. Vibrare. Untare, e sim. V' ► / m v
v Passato rimoto. Io peccai. P/ur. jv 0 i peccammo, u peccasti. Yoi peccaste,
olui peccò. Coloro peccarono. Passato prossimo. Io ho peccato. Piar. Noi
abbiamo peccato. r u , ^ a ' P eccat o. Voi avete peccato. Colui ha peccato.
Coloro hanno peccalo; Passato anteriore r.° Io aveva peccato. Piar. Noi avevamo
peccato. Tu avevi peccato. Voi avevate pecca(o. Colui aveva peccato. Coloro
avevano pec- cato. Passato anteriore 2. 0 o ebbi peccalo Pl ur . Noi avemmo
peccato. Tu avesti peccato. Voi aveste peccato. Colui ebbe peccato. Coloro
ebbero peccate. Futuro semplice. *ing. lo peccherò. P/ur. Noi peccheremo. Voi
peccherete. Coloro peccheranno. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Tu
peccherai. Colui peccherà. ^ Modo imperativo , Presente. Pecca tu P/ur.
Pecchiamo noi. Pecca colui. Peccate yoi Pecchino coloro. modo soggiuntivo ■. r
, . Presente. Che !u pacchi. PlUT ‘ S! pCCt * Ìamo - Che colui pecchi. Se V °]‘
pecch,a ‘?' V» , coloro pecchino. j , * resente condizionale. B ' Tu p f cc k
ereK . P/«r. Noi peccheremmo. ColuiT K eSl, Lu Voi pecchereste. Colui peccherebbe.
Coloro peccherebbero. X.- r , . ^'perfetto soggiuntivo. Che tu peccassi” Se® D
°' peccassimo - Che co,u P i peccasse £5® V °l peccasle ’ peccasse. Che coloro
peccassero. Passato soggiuntilo. S Che io abbia peccalo. P. Che noi abbiamo
peccalo. ' Clic tu abbi peccalo. Che voi abbiate peccalo, Clie colui abbia
peccalo. Che coloro abbiano pec- „ . , calo. Passato condizionato. Sina. Se io
avessi peccato. Piar. Se noi avessimo peccato. ° Se lu avessi peccato. Se voi
aveste peccato. Se colui avesse pec- Se coloro avessero pec- cato. . . , cal0 '
Passato condizionale. Sinn Io avrei peccato. Piar. Noi avremmo peccalo. 8 Tu
avresti peccalo. Voi avreste peccato. Colui avrebbe pec- Coloro avrebbero pec-
cato. cal0 ‘ Passalo futuro. Sing. Quando io avrò pec- Piar. Quando nói avremo
cato. Quando tu avrai pec- cato. Quando colui avra peccato. peccato. Quando voi
avrete peccato. Quando coloro avran- no peccalo, Modo indefinito. . . Presente
; Peccare. Passato ; Aver peccato. Partici- T io attUo- Peccante. Passivo;
Peccato. Gerundi Pec- cando. Avendo peccato. . ,, Cosi si conjugano i verbi
pagare , pregare , indie re , e sim. SECONDA CONIUGAZIONE. De’ Verbi terminati
in ERE. ■ ^ V CREDERE , . I T). Cotij ubatelo. R. Eccomi, . Modo indicativo.
Presente. Sing. Io credo. P^r. Noi crediamo. Tu credi. Voi credete. Colui
crede. Coloro credono, ■4 * Digitized by Google • • ** * ■» . ■ i55 Passalo
imperfetto « Sing. ' lo credeva. . Plur. No» credevamo. Tu credevi. Voi
credevate. Colui credeva. .• ■ Colori), credevano» Passalo rimoto. Sing. Io
credei. Plur. Noi credemmo. Tu credesti. . Voi credeste. • Colui credè. Coloro
credettero. Passalo prossimo. Sing. Io ho creduto. - Plur. Noi abbiamo creduto.
Tu hai creduto» Voi avete' creduto. Colui ha creduto.' Coloro hanno creduto.
Passato anteriore i.° Sing. Io aveva creduto. Plur. Noi avevamo creduto. Tu
avevi credulo. Voi avevate creduto. Colui aveva credulo. Coloro avevano
creduto. Passato anteriore a . 0 Sing. Io efebi credulo. Plur. Noi avemmo
creduto.' Tu avesti creduto. Voi aveste creduto. Colui ebbe creduto. Coloro
ebbero creduto. Futuro semplice . Sing. Io crederò. Plur. Noi crederemo. Tu
crederei. Voi crederete. Colui crederò. Coloro crederanno. Modo, imperativo. »
Presente. Sing. Credi tu. Plur. Crediamo noi. Creda colui. _ Credete voi.
Credano coloro*. Presente soggiuntivo. Sing. Che io creda* Plur . Che -noi
crediamo. Che tu creda. Che voi crediate. Che colui creda. Che coloro credano»
Presente condizionale. Sing. Io crederei. Plur. Noi crederemmo. Tu credesti.
Voi credereste. Colui crederebbe. Coloro crederebbero. Imperfetto soggiuntivo.
Sing. Che io credessi. Plur. Che noi credessimo. Che tu credessi. Che voi
credeste. Che colui credesse. Che coloro credessero. -HSK ' 1 •'/SfflÈS» —
Qigitized by Google i 56 Passato soggiuntivo. S. Che io abbia creduto. P. Che
noi abbiamq credute. Clie tu abbi creduto. Che voi abbiate creduto. Che colui
abbia credalo. Che coloro abbiano cre- duto. Passato condiiionalo. S. Se io
avessi creduto. P. Se noi avessimo creduto. Se tu avessi creduto. Se voi aveste
creduto. Se colui avesse creduto. Se coloro avessero creduto. Passato
condizionale. S. Io avrei creduto. P. Noi avremmo creduto. Tu avresti creduto.
Voi avreste creduto. Colui avrebbe credulo. Coloro avrebbero creduto. Passato
futuro. S. Quando io avrò creduto. P. Quando noi avremo cre- Quaudo tu avrai
creduto. duto. Quando colui avrà ere- Quando voi avrete creduto, duto. Quando
coloro avranno cre- duto. Modo indefinito. Presente ; Credere. Passato ; Aver
creduto. Parti- cipio attivo ; Credente. Passivo ; Creduto. Gerundj \ Credendo.
Avendo creduto. D. Che cosa dovete osservare intorno ai Verbi di questa Conj
ugazione? R. Debbo osservare, che triti’ i verbi di questaCon- jugazioiie
hanno, come il Verbo Credere, due iu- flest ioni nel Passato rimoto; cioè;
Sing. Ei-Esti-è. Plur. Emmo-Este-Erono. Etti-E sii-Ette. Emmo-Esle - E litro. ■
-> il«- i/ for ■ ■ vi-.’. £' ' Li 11 . '*> inrr • r- Ó: Mr ~ tUV >i
tu'... i tohtO T; in . y ni -anr* / \ 157 Eccone una lista* Indefinito. Postato
rimoto. Participio. Bevere , o bere. Ei , Fendere. Ei j Fremere. Ei , Gemere.
Ei » Mietere. 1 Ei , Pascere. Ei * Pendere. Ei , Ricevere. Ei , Rilucere. Ei ,
Splendere. Ei , Serpere. Ei , Stridere. Ei i , Fendere. * Ei , Sedere. Ei ,
Godere. Ei y Tutti questi si conjugano come ./ O etti.» o etti, o etti, etti,
etti, etti, etti, etti, etti, etti, etti, etti. o etti. o etti, o etti. Uto.
Uto. Uto. Uto. Uto. Uto. Uto. io-fri . 'hrOi.it Uto. Uto.) Uto. Uto.) Uto. Uto.
Uto. il verbo Credere TERZA CONIUGAZIONE. De’ Verbi terminati in IRE ')
SENTIRE. D. Conjugatelo R. Eccomi. Sing. Sing. Sing. Modo indicativo. Presente
. . Io tento. Plur. Noi sentiamo. Tu senti. Voi sentite. Colui sente. Coloro
sentono. Passato imperfetto. Io sentiva. Plur. Noi sentivamo. Tu sentivi. Voi
sentivate. Colui sentiva. Coloro sentivano., Passato rimolo. Io sentii. Plur.
Noi sentimmo. Tu sentisti. Voi sentiste: Colui senti. Coloro sentirono. I i 58
Sin s- Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Sing. Passato pros\iino. Io ho sentito.
Plur. Noi abbiamo sentito. To hai sentito. , . V9Ì avetq sentito. Colui ha
sentito. Coloro hanno sentilo, . • > Passato anteriore i.° o.J [ Io àveva
sentito. Plur. '- Noi avevamo sentito^ Tn aSievi sentilo. > > Voi avevate
sentito. Colui aveva sentilo.' ■ Coloro avevano sentito,) Passato anteriore a.°
Io ebbi sentito. . .. Plur.'. Noi avemmo sentilo. Tu avesti sentito. Voi aveste
sentito. Colui ebbe sentito. ■ > ; Coloro ebbero sentito* Futuro semplice. .
; Io sentirò. . j Plur. Noi sentiremo. Tir sentirai. • Voi sentirete. , Colui
sentirà. Coloro sentiranno. • ol ■’ Modo imperativo. , Presente.. Senti tu.
Plur. Sentiamo noi. , Solila colai. Sentite vo^., ./ Sentano coloro. Moda
soggiuntivo. Presente. Che io senta. Plur. Che noi sentiamo. Clie tu senta. . .
_ Che voi sentiate. Sy Y T V Presente condiziontilé. Che colui senta. Clic
coloro sentano. Io sentirei. Tu sentiresti. , Colui sentirebbe. Plur. Noi
sentiremmo. Voi sentireste’. ‘ Coloro sentirebbero. Jm P e 'M? soggiuntivo. si.
Plur. Che nòi'lfcinissimo. Che voi sentiste. Che colobo sentissero. S. Sing.
Che io sentissi. Che tu seulisst. Che colui sentisse. Passalo soggiuntivo. Che
io abbia sentito. P. Che noi abbiamo sentito. Che, tu abbi sentilo. Che Voi
abbiate sentilo. Che colui abbia sentilo. Che coloro abbiano sentilo. •
.'munii-* j « VI A v.\% Mio ,. A • ori 1' • l'ft'-'lltecj •’tiA'... 1 .inette
miolj ■e .. l5 9 Passato condizionalo. S‘ Se io avessi sentilo. P. Se noi
avessimo sentito. Se tu avessi sentito. Se voi aveste sentito. Se colui avesse
pentito. Se coloro avessero sentito. Passato condizionale. S. Io avrei
Mentito;"''- P. Nor avremmo sentilo. ~"‘Ta avresti sentito. Voi
avreste sentito. Colui 'avrebbe sentito. Coloro avrebbero sentilo. ■ i ‘
Passato futuro. p.Quando io avrò sentito, P. Quando noi avremo sentito. Quando
tu avrai sentilo. Quando voi avrete sentilo. Quando colui avrà sentito. Quando
coloro avranuo sen- tito.. Modo indefinito. Presente ; Sentire. Passato ; Aver
sentilo. Participio passivo-, Sentito. Gefund} ; Senléndo. Avendo sentilo.
Della stessa maniera sicoujugano tutt’i seguenti: Presente. Passato r.irr\. ,
Participio. .il:. Indefinito. BòHirev ') Bollo. CònjentiVe. Consento.
Convertire. Converto. Cucire. Cucio. Dormire. Dormo! Fuggire. Fuggo, Mentire.
Mento. Partire. Parto. Pentirsi. Mi pento. Salire. Salgo. Seguire. Seguo.'
Servire. Servo. Sortire. Sorto. Vestire. Vesto* . Bollii. Consentii! Convertii.
Cucii. Dormii. F uggii. Mentii. Partii.' Mi pentii. Salii. Seguii. • Servii.
Sortii. Vestii. Bolli to. Consentito. Convertito. Cticilo. Dormito. Fuggito.
Mentilo. Partito. Pentitomi. Salito. Seguitò. ’* SerVitó. Svinilo. - Vestito.
Tutti gli {fitti féfbi terminati i'iP ire sono piu, o meno irregolari; ffiolf i
di .essi .inflettono nelPre- sente in isccr, come: digerire , digerisco ;
langui- re, languisco , e sim. Di questi nè parlcrenfo i\tl Trattato de’ verbi
irregolari. * -n / I i6o Allorché si saprà bene la Conjugaziope de* cin- que
verbi, cioè, Avere, Essere , Amare , Crede- re , Sentire , si saprà presso a
poco quella di tutti gli altri, poiché le inflessioni de’Tcrapdde’Numeri, e
delle Persone di ciascun Tempo , e di ciascun Modo sono sempre le stesse,
specialmente quelle de’ verbi regolari. Sarà cosa utilissima però eser- citare
i principianti nelle suddette Conjugazioni, combinando più verbi insieme; per
esempio. Modo indicativo. Presente. Sing. Io ho un figlio , e ne sono contento.
' / Tu hai un figlio., e ne sei contento. Colui ha un figlio, e n’è contento.
Piar. Noi abbiamo un figlio, e ne siamo contenti. Voi avete un figlio, e ne
siete contenti. Coloro hanno un figlio, e ne sono coutenti. E così di lutti gli
altri Tempi. Si prenderà pure, se piace, per le tre Conjuga- zioni regolari il
seguente tema: Io amo Dio , lo temo , e V ubbidisco. Modo indicativo. Presente.
Sing. Io amo Dio , lo temo , e 1’ ubbidisco. Tu ami Dio, lo temi, e
l'ubbidisci. Colui ama Dio, le teme , e 1’ ubbidisce. Plur. Noi amiamo Dio, lo
temiamo, e l' ubbidiamo. Voi amate Dio, lo temete, e l’ubbidite. Coloro amano
Dio, lo temono, e l'ubbidiscono. E così di tutti gli altri Tempi. CONIUGAZIONE
Dd Verbi passivi. D. Corrugatene uno. R. Eccolo: .u . L.wf'Q : . ai • i-nji'Zi'lA
t 'V\ .wliévSb Digitized by dilogie iGi Modo indicativo. Presente. : Sing. Io
sono amato. Piar. Noi siamo amati.. Tn sei amato. Voi siete amali. Colui è
amato. Coloro sono amati. Passato imperfetto. • Sing. Io era amalo. Piar. Noi
eravamo amati. Tu eri amato. Voi eravate amati. Colui era amato. Coloro erano
amali. Passato rimoto , » Sing. Io fui amato. Plur. Noi fummo amati. Tu fosti
amato. Voi foste amati. Colui fu amato. Coloro furono amali. Passalo prossimo.
Sing. Io sono stato amato. Plur. Noi siamo stati amali. Tu sei stato amato. Voi
siete stati amati Colui è stato amato. Coloro sono stati amali. Passalo
anteriore . Sing. Io era stato amato. P. Noi eravamo stati amali. Tu eri stato
amato. Voi eravate stati amati. Colui era stato amato. Coloro erano stati
amati. Futuro semplice. Sing. Io sarò amato. Plur. Noi saremo amati. Tu sarai
amato. Voi sarete amali. Colui sarà amalo. Coloro sarauuo amati. Modo
imperativo . Sing. Sii amato tu. Plur. Siamo amati noi. Sia amato colui. Siate
amali voi. Siano amati coloro. Modo soggiuntivo. • • Presente. • Sing. Che io
sia amato. Plur. Che noi siamo amati. Che tu sii amato. Che voi siate amati.
Che colui sia amato. Che colorosiano amati. Presente condì iionate.\ Sing. Io
sarei amato. Plur. Noi saremmo amati. Tu saresti amato. Voi sareste amati.
Colui sarebbe amato. Cploro sarebbero amati. IX 1 6a Imperfetto soggiuntivo. S.
Che io fossi amato. P. Che coi fossimo amati. Che ta fossi amato. Che voi foste
amati. Che colui fosse amato. Che coloro fossero amati. Passalo soggiuntivo. S.
Che io sia stato amato. P.Che noi siamo stati amali. Che tu sii-stato amato.
Che voi siate stati amati. Che colui sia stato amato. Che coloro siano stali
amali. Passato condizionato. S.Se io fossi stato amato. P. Se noi fossimo stati
amati. Se tu fossi stato amato. Se voi foste stati amati. Se colui fosse stato
amato. Se coloro fossero stati amati. Passato condizionale. «S.Io sarei stato
amato. P.Noi saremmo stati amati. Tu saresti stato amato. Voi sareste stati
amati. Colui sarebbe stato amato. Coloro sarebbero stati amati. Passato futuro.
Quando io sarò stalo Plur. Quando noi saremo amato. stati amati. Quando tu
sarai Sta- Quando voi sarete sta- to amato. ti amati. Quando colui sara Quando
coloro saranno stato amato. stati amali. Modo indefinito. Presente \ Essere
amato. Passato , Essere stato amato. Participio 5 Amato. Gerundj ; Essendo
amato. Essendo Stato amato. Della stessa maniera si conjttgano quelli delle al
tre. Coni ugazioni . w CAPO IV. Sing. CONIUGAZIONE De’ Verbi irregolari. D.
Quali sono i verbi Irregolari? R. Sono quelli clic in alcuni loro Tcmpihanno
del- le inflessioni clic si allontanano in tuttofo in parte dalla Norma
generale. X iG3 OSSERVAZIONI. I. I verbi Irregolari non sono tali in tutt’i
loroTem- pi, e T irregolarità non attacca sempre gli stessi Tempi in tutt’i
Verbi. Alcuni sono irregolari nel Presente, altri nel Pass, rimoto, ed altri
nei Futuro. II. In tutte e tre le Conjugazioni vi sono degl’/r-s regolari. HI.
In tutt’i verbi siano Regolari , sieno Irregola- ri, P Imperfetto soggiuntivo
si forma dalla secon- da Persona singolare del Pass. rimoto, cambiando la
sillabasti, in ssi, ssi,sse , ssimo,ste, ssero) fa- cendo da amasti, amassi,
amassi , amasse, a- massimo, amaste , amassero. Da andasti, andas- si, andassi,
andasse , andassimo , andaste, an- dassero. Da sapesti , sapessi, sapessi,
sapesse , sapessimo , sapeste, sapessero. Da sentisti, sen- tissi, sentissi,
sentisse, sentissimo, sentiste, sen- tissero. IV. Tutt’i verbi irregolari hanno
sempre la prima, e seconda inflessione plurale del Presente regolari. V. Tutti
i verbi irregolari inflettono con una sola vocale nella prima Persona del
Passato rim., ed i regolari con due. CAPO V. Verbi irregolari della prima
Conjugazione. D. Quanti sono i verbi irregolari della prima Conjugazione ? R.
Sono quattro; Andare, Fare, Dare, Stare. Giova qui osservare che il verbo Fare,
stretta- mente parlando , è un verbo irregolare della se- conda Conjugazione ,
poiché non è che il verbo / i64 latino f 'acere sincopato; si ò posto tra
questi per seguire il metodo degli altri Graffiatici, ANDARE, P. Conjugatelo.
R. Eccomi : Modo indicativo. Pres. S. Io vado, o vo. Tu vai. Colui Y a. P. Noi
andiamo. Voi andate. Coloro vanno. Pas. imp. S. Io andava. Tu andavi. Colui
andava. P. Nói andavamo. Voi andavate. Coloro andavano. Pas. rim. S. Io andai.
Tu andasti. Colui andò. P. Noi an- dammo. Voi andaste. Coloro andarono.
Pas.pros.S. Io sono andato. Tu sei andato. Colui ò andato, ee. Pas. ant. i.° S.
Io era andato. Tu eri andato.Golui era ec, Pas. ant. a.° S. Io fui andato. Tu
fosti andato, ec. Pitturo semp. S. lo andrò. Tu andrai. Colui andrò. P. Noi
andremo. Voi andrete. Coloro andranno. Modo imper. Pres. S. Va tu. Vada colui,
P. Andiamo noi. Andate voi. Vadano coloro. Modo sogg. Pres. 8. Che io vada. Che
tu vada. Clie colui vada. P. Che noi andiamo. Cile voi andiate. Che coloro
vadano. Pres. cond. S. Io andrei. Tu andresti. Colui andrebbe P. Noi andremmo.
Voi andreste. Coloro andrebbero. Pmp. sogg. S. Che io andassi. Che tu andassi.
Che colui an- dasse, P . Che uoi andassimo. Che voi andaste. Che coloro
andassero. Pas. sogg. S. Che io sia andato. Cfie tu sii andato, ec. Pas.
conditionato.S.Se io fossi andato. Se tu fossi andato ec. Pas. cnntliztonate.
8. Io sarei audato. Tu saresti andato ec. Pas. Futuro. S . Quando io sarò
andato. Quando tu ec. Modo indefinito. Pres. Andare. Pas. Essere andato. Part.
alt. Andante. Pass. Andato. Ger. Andando.Essendo andato. N. B. — Bisogna
mellcrc sempre una delle pre- posizioni a , o ad, dopo del verbo Andare , e do-
po tutti gli altri verbi di movimento, se precedo- no Bindefinito; dicendo:
Andiamo a vedere. Andate a cenare. edbyjGoogle i65 Vanite a studiare. Mandiamo
a vedere. Diverse significazioni del verbo ANDARE. Andare a galla, significa
ondeggiare , nuolar sull'acqua. Andare a male significa perire , o rovinarsi’.
Andar via significa andarsene. Andare a marito significa maritarsi. Andar
cercando rogna significa cercar disgrazie. Andar irt arìiore significa far
l'amore, e dicesi solo degli animali, ma gli uomini dicono fare all'amore.
Andare in estasi significa esser rapilo in estasi. Andare alla buon' ora
significa andate in pace. Andare in mal' ora significa rovinarsi. Andar innanzi
significa avvanzarsi , profittare. Andar dietro significa seguire , sollecitare
alcuno. Andar per le poste vuol dire esser battuto. Andare alle corte significa
disbrigarsi. Andare altiero significa esser vano^ fare il superbo. A lungo
andare vuol dire alla lunga. Ci va la vita vuol dire si tratta della vita.
Andar male in arnese significa essere mal vestilo. Andare a gambe levale vuol
dire dissipare i suoi beni. Tutte queste maniere di dire proprie del nostrd
linguàggio sono atte ad ispargere nel discorso là grazia, e l’ eleganza che lo
caratterizzano; FARE. D. ConjugcuAo. R. Eccomi. Modo indie. Pres. S. lo fo. Tu
fai. Colui fa. P. Noi fac* riamo. Voi fate. Coloro fanno. Pas. imp. S. Io
faceva. Tu facevi. Colui faceva. P. Noi facevamo. Voi facevate. Coloro
facevano. Pas. rim. S. Io feci. Tu facesti. Colui fece. P. Noi fa- cemmo. Voi
faceste. Coloro fecero. Pas. pros. S. Io ho fatto. Tu hai fatto ec. Pas. an.t.
i.° Si Io aveva fatto. Tu avevi fatto ec. Pas. ant. 2. 0 S. Io ebbi fallo. Tu
avesti fatto ec. Futuro semp. S. Io farò. Tu farai. Colui fara P. Noi fa- remo.
Voi farete. Coloro faranno. t. 166 * Modo imp. Pres. S. Fa tu. Faccia colui. P.
Facciamo noi. Fate voi. Facciano coloro. Modo sogg. Pres. S. Che io faccia. Che
tu faccia. Che colui ■ faccia. P. Che noi facciamo. Che voi facciate. Che
coloro facciano. Pres. condizionale. S. Io farei. Tu faresti. Colui farebbe. P.
Noi faremmo. Voi fareste. Coloro farebbero. Imp. sogg. S. Che io facessi. Che
tu facessi. Che colui faces- se. P. Che noi facessimo. Che voi faceste. Che
coloro fa- cessero. Pas. sogg. S. Che io abbia fatto. Che tu abbi fatto ec.
Pas. condizionato. S. Se io avessi fatto. Se tu avessi fatto ec. Pas.
condizionale. S. Io avrei fatto. Tu avresti fatto ec. Pas. futuro . «$*. Quando
io avrò fallo. Quando tu avrai fatto ec. Modo indefinito. Pres. Fare. Pass.
Aver fatto. Pari, fat- to. Ger. Facendo. Avendo fatto. Nola — Questo verbo
altra volta Facere , è irregolare nel Pres., e nel Pass, rim., e prende- due tt
nel Participio. Diverse significazioni del verbo. Fare. Far brindisi significa
bere alla salute. Fare in callo significa essere avvezzo. Fare il grugno
significa non guardar di buon occhi'*. Far dì mestieri significa esser «
necessario. Far pompa vuol dire vantarsi. Far capo ad uno significa indrizzarsi
ad uno. Far due volte l'anno significa portare i frutti due volte V anno. Far
capolino significa osservar di nascosto. Fare alto e basso significa fare a suo
piacere. DARE. D. Conjugatelo. R. Eccomi. Modo ind. Pres. S. Io do. Tu dai.
Colui dà. P. Noi dia- mo. Voi date. Coloro danno. I as. imp. S. Io dava. Tu
davi. Colui dava. P. Noi da- vamo. Voi davate. Coloro davano. Pas. rim. S. Io
diedi. Tu desti. Colui diede, o di e.P. Noi demmo. Voi deste.
Colóro dettero. Digitized by (Soogle ~ • *. X • - % 167 Pas. pros. S. Io ho dato. Tu hai dato. Colui ha
dato co. Pas. ant. i.° S. Io aveva dato. Tu avevi dato ec. Pas. ant. 2° S. Io
ebbi dato. Tu avesti dato ec. Futuro semp. S. Io darò. Tu darai. Colui dark. P.
Noi daremo. Vói darete. Coloro daranno. Modo imp. Pres. S. Da tu. Dia colui. P.
Diamo noi. Date voi. Diano coloro. Modo sogg. Pres. S. Che io dia. Che Id dii.
Che colui dia. P. Che noi diamo. Che voi diate. Coloro diano. Pres.
condizionale. S. Io darei. Tu daresti. Colui darebbe. P. Noi daremmo. Voi
dareste. Che coloro darebbero. Imp. sogg. S. Che io dessi* Che tu dessi. Che
colui desse. P. Che noi dessimo. Che voi deste. Che coloro dessero. Pas. sogg.
S. Che io abbia dato. Che tu abbi dato ec. Pas. condizionato. S. Se io avessi
dato. Se tu avessi ec. Pas. condizionale. S: Io avrei dato. Tu avresti dato ec.
Pas. futuro. S. Quando io avrò dato. Quando tu ec. Modo indefinito. Pres. Dare.
Pas. Aver dato. Pari. all. Dante. Pass. Dato. Ger. Dando. Avendo dato. Nota —
Questo verbo è irregolare nel Pres. ò nel Pass, rimoto Diverse significazioni
del verbo Dare. Dar ne' ladri significa cader nelle mani de' ladri. Dar leve
significa irritare. Dar parola significa promettere. Darsi allo studio vuol
dire applicarsi allo studio. Dar calci al vento , c pugni all' aria significa battersi
coll' ombra , o perdere il tempo. Dar principio , o fine significa cominciare ,
o finire. Dar fuoco significa mettere , attaccar fuoco. Dar la caccia significa
mettere in fuga. Dar la quadra significa burlarsi. Dare in istravaganze
significa far cose contro il buon senso. Mi dà l' animo di fare vuol dire io
possb fare , io noti temo di fare. Dare in luce significa mettere a giorno.
Dare in nulla vuol dire non riuscire. Dar nelle reti vuol dire cader nelle
retti Dare a gambe vuol dire fuggirsene. r Digitized by Google / i68 Dar animo
significa dar coraggio. Dar nel matto significa fare il pazzo. Dar sicurtà vuol
dire dar cauzione. Dar di naso per tutto vuoi dire intrigarsi di tutto. Dar da
ridere, da parlare significa far ridere, J ar parlare . Darsi la zappa su i
piedi significa far torto a se stesso. Darsi bel tempo significa divertirsi.
STARE. D. Conjugatelo. R. Eccomi. Modo ind. Pres. S. Io sto. Tu stai. Colui
sta. P. Noi stiamo. Voi state. Coloro stanno. Pas. imp. S. Io stava. Tu stavi.
Colui stava. P. Noi sta- vamo. Voi stavate. Coloro stavano. Pas. rim. S. Io
stetti. Tu stesti. Colui stette. P. Noi stem- mo. Voi steste. Coloro stettero.
Pas. pros. S. Io sono stato. Tu sci stato. Colui è stalo ec. Pas. ani. i.° S.
Io era stato. Tu eri stato. Colui era ec. Pus. ant. 2. 0 S. Io fui stato. Tu
fosti stato. Colui fa ec. Futuro semp. S. Io starò. Tu starai. Colui starà ec.
Modo imp. Pres. S. Sta tu. Stia colui. P. Stiamo noi. State voi. Stiano colorò.
Modo sogg. Pres. S. Che io stia. Che tu stii. Che colui stia. P. Che noi
stiamo. Che voi stiate. Che coloro stiano. Pres. cond. S. Io starei. Tu
staresti. Colui starebbe ec. Jmp. sogg. S. Che io stessi. Che tu stessi. Che
colui stesse. Che noi stessimo. Che voi steste. Che coloro stessero. Pas. sogg.
S. Che io sia stalo. Che tu sii stalo ec. Pas. condizionato. S. Se io fossi
stato. Se tu fossi ec. Pas . condizionale. S. Io sarei stato. Tu saresti stato
ec. Pas. futuro. S. Quando io sarò stalo. Quando tu ec. Modo indefinito. Pres.
Stare. Pas. Essere stato. Par. alt. Stante. Pass. Stalo. Ger. Stando. Essendo
stato. Nota — Usiamo questo verbo per indicare un azione che si fa senza moto ,
mettendo il verbo che lo siegue al Gerundio, o aH’Indclinito con a , o ad ;
come: Sla studiando o sia a studiare. Stanno scrivendo , o stanno a scrivere.
Stanno osservando , o stanno ad osservare. iGq Diverse significazioni del verbo
STARE. Sta bene vuol dire è benfatto. Siale su vuol dire aliatevi. Star per
uscire significa esser Sul punto , sulle moSse di uscire. Star saldo significa
tenersi fermo. Star colle mani alla cintola significa star sema far nulla. Star
sulla sua significa fare il serio. Questo vi sta bene significa voi meritate
ciò, oppure ciò vi conviene. Questo vi sta male significa ciò non vi conviene.
Stare alla veletta significa stare a guardare. Non mi state a dire significa
non mi dite. Che mi state a direi significa che mi dite voi? Come sta di salute
? significa sta egli bene ? OSSERVAZIONI Da farsi intorno a questi quattro
verbi irregolari. D. Quali sono queste Osservazioni ? R. Eccole ; 1. Questi
quattro verbi inflettono in ai nella seconda Persona del Pres. ind., come: vai
, dai, fai, stai) e nella terza del plurale in anno , e non in ano ; come:i
tanno, danno, fanno, stanno. II. Nel Futuro semplice inflettono in arò , e non
in ero ; come: darò, farò , starò. 11 verbo Andare fa andrò. > III. Nel
Pres. del sogg. inflettono in a , e non in i; come; vada , dia, faccia, stia.
IV. I due verbi Dare, e Stare inflettono nell’Imp. sogg. in essi, e non in assi
; come: dessi , stessi , e non dassi , stassi. V. Il verbo Andare nel
Prcs.cond. fa andrei, e non onderei ; e nel Futuro semp. fa andrò, e non an-
derò. VI. Il verbo Dare si conjuga come Stare, cambiando soltanto l\rt in d\
come: do, sto; dava, stava ec. \ \ Digitized by Google t'JO VII. I verbi Dare ,
Stare in composizione diventa- no regolari; come: accostare , secondare , e
sim., poiché inflettono nella seconda Persona del Pres. ind. accosti , secondi
, e sim., e non già accostai, secondai , che sono inflessioni di prima Persona
del Pas. rim. di tali verbi. Si conjugano dunque sulla Norma de’ verbi regolari
terminati in Are. CAPO VI. De Verbi irregolari della seconda Conjugazione. D.
Prima di vedere Quanti sono i Vèrbi irregolari della seconda Conjugazione ,
ditemi quante sor- te di verbi terminati in Ere abbiamo. R. Due; quelli, cioè
che inflettono in Ere lungojco- 1 me: temere , sapere , godere , e sim., e
quelli che inflettono in Ere breve} come: leggere , scrìvere , credere , e sim.
D. Ditemi ora quali sono quelli terminali in Ere lungo ? R. Eccone una lista
che li comprende quasi tutti. Indefinito. Presente. Passato rini. Participio.
Avere. Ilo. Ebbi. Avuto. Cadére. Cado. Cadii. , Caduto. Calére. Dovére. (
importare ) Debbo. Dovei. Dovuto; Dolére. Doglio, o dolgo. Dolsi. Doluto.
Giacére. Giaccio. Giacqui. Giaciuto. Godére. Godo. Godei. Goduto. Parére. Pajo.
Parvi. Parso. Piacére. Piaccio. . Piacqui. Piaciuto. Persuadére. Persuado;
Persuasi, Persuaso. Potére. Posso. Potei. Potuto. Rimanére. Rimango. Rimasi.
Rimasto. Sapere. So. Seppi. Saputo. Solére. Soglio. Solei. Solito. Sedére.
Sedo. Sedei. Seduto. Tacére. Taccio. Tacqui. Taciuto. Tenére. Tengo. Tenni.
Tenuto. Vedére. Vedo. Vidi. Veduto. Volére. Voglio. Volli. Voluto. I composti
di tutti questi verbi hanno pure VEre lungo; come: ricadére , riavére , e sim.,
e si con- iugano come il verbo Credere. E Tutti gli altri sono irregolari, chi
al Pres., chi al Pass, rim., o al Futuro, e chi al Participio. La Conjugazione
del verbo Avere è posta nella ‘pag. 142. I verbi Calére , Capere sono fuori
moda. Nota — Prima di conjugare gli altri verbi gio- va premettere alcune
osservazioni; che sono: I. I verbi che inflettono in Lere; come volére, dolé-
re, solére, valére coi loro composti, prendono ilg- dinanzi alla lettera l nella
prima Persona singo- lare, e nella prima e terza plurale del Presente in-
dicativo, ed in tutte quelle del soggiuntivo, cornei Presente indicativo.
"Voglio. Vogliamo. Vogliono. Doglio. Dogliamo. Dogliono. Soglio. Sogliamo.
Sogliono. Vaglio. Vagliamo. Vagliono. Presente soggiuntivo. Voglia. Voglia.
Voglia. Vogliamo. Vogliate. Vogliano. Doglia, Doglia. Doglia. Dogliamo.
Dogliate. Dogliano, - Soglia. Soglia. Soglia. Sigilized by Google Sogliamo.
Sogliatc. Sogliano. Vaglia. Vaglia. Vaglia. Vagliamo. Vagliate. Vagliano. II. I
Verbi che inflettono in Nere] come: rimanérci tenere , e siru. prendono anche
il g nella prima Persona singolare, e nella terza plurale delPresen- te ind., e
nelle tre del singolare, e nella terza del plurale del Pres. sogg., come:
Presente indicativo. Rimango. Rimangono. Tengo. Tengono. Presente soggiuntivo.
Rimanga. Rimanga. Rimanga. Rimangano. • Tenga. Tenga. Tengano. III. Tult’i
verbi che inflettono in Lére,o Nér e',coxnc: volére , tenére , c siili.,
prendono due rr nel Fu- turo semp. c nel Presente condizionale; come: Volere.
Vorrò. Vorrei. Tenere. Terrò. Terrei. Rimanere. Rimarrò. Rimarrei. CAPO VII.
Conjugazione de verbi terminati in Ere lungo. Nota. Come l’ Imperfetto, ed il
Futuro, il Con- dizionale, e tutt’ i Tempi composti si coniugano della stessa
maniera in tult’i verbi, nelle conjuga- zioni seguenti li scriveremo
abbreviali. Tenga. I \ f 7 3 SAPERE D. Conjùgatelo. R. Eccomi ; Modo ind. pres.
S. Io so. Tu sai. Colui sa. P . Noi sap- piamo. Voi sapete. Coloro sanno. Pas.
imp. S. Io sapeva. Tu sapevi. Colui sapeva cc. Pas. rim. S. Io seppi. Tu
sapesti. Colui seppe. P. Noi sapemmo. Voi sapeste. Coloro seppero. Pas. pros.
S. Io ho saputo. Tu hai saputo eo. Pas. ani. i.° S. Io aveva saputo. Tu avevi
saputo eo. Pas. ant. i.° S. Io ebbi saputo. Tu avesti saputo oc. Futuro serup.
S. lo saprò. Tu saprai. Colui sapra ec. Modo itfip. pres. S. Sappi tu. Sappia
colui. P. Sappia- mo noi. Sapete voi. Sappiano coloro. Modo sogg. pres. S. Che
io sappia. Che tu sappia. Che colui sappia. P. Che noi sappiamo. Che voi
sappiale. Che coloro sappiano. Pres. cond. S. Io saprei. Tu sapresti. Colui
saprebbe ec. Jmp. sogg. S. Che io sapessi. Che tu sapessi. Che colui ec. Pas.
sogg. S. Che io abbia saputo. Che tu abbi, ec. Pas. condizionato. S. Se io
avessi saputo. Se tu avessi cc. Pas. condizionale. S . Io avrei saputo. Tu
avresti saputo ec, Pas. Futuro. S. Quando io avrò saputo. Quando tu ec. Modo
indefinito. Pres. Sapere. Pass. Aver saputo. Pari. alt. Sapente. Pass. Saputo.
Ger. Sapendo. Avendo saputo^ POTERE D. Conjugatelo. R. Eccomi ; , Modo ind.
Pres. S. Io posso. Tu puoi. Colui può. P. Noi possiamo. Voi potete. Coloro
possono. Pas. impi S. Io poteva. Tu potevi. Colui poteva ec. Pas. rim. S. Io
potei. Tu potesti.. Colui potè. P. Noi po- temmo. Voi poteste. Coloro poterono.
Pas. pros. S. Io ho potuto. Tu hai potuto. Colui ha ec. Pas. ant. 1 .° S. Io
aveva potuto. Tu avevi. Colui aveva ec. Pas. ant. o.° S. Io ebbi potuto. Tu
avesti potuto ec. Futuro sernp. S. Io potrò. Tu potrai. Colui potrà ec.. Modo
imp. Pres. S. Puoi tu. Possa colui. P. Possiamo noi. Potete voi. Possano
coloro. ) ; Digitized by Google «74 Alodo sogg Pres. S. Che io possa. Che tu
possa. Che colui possa. Che noi possiamo. Che voi possiate. Che coloro possano.
/ Pres. cond. S. Io potrei. Tu potresti. Colui potrebbe ec. Imp. sogg. S. Che
io potessi. Che tu potessi. Che colui ec. Pas. sogg. S. Che io abbia potuto.
Che tu abbi potuto ec. Pas. condizionato. S. Se io avessi potuto. Se tu avessi
ec. Pas. condizionale. S. Io avrei potuto. Tu avresti potuto ec. Pas. futuro.'
S. Quando io avrò potuto ec. Alodo indefinito. Pres. Potere. Pass. Aver potuto.
Part. Pass. Potuto. Ger. Potendo. Avendo potuto. FOLE RE. D. Conjugaielo. R.
Eccomi; ma prima debbo farvi osservare, che questo verbo fa ucl Pass. rim. Folli
, volesti , vol- le, volemmo , voleste, vollero , e non già volsi , volesti,
volse , volemmo , voleste, volsero , per- chè volsi , volse, volsero sono
inflessioni del verbo volgere. Per una simil ragione si dice nel Futuro semp.
vorrò, e nel Pres. condizionale vorrei, e non volerò, volerei, perchè queste
sono inflessio- ni del verbo Folare. Ciò posto, eccomi a conju- garlo. Alodo
ind. Pres. S. Io voglio. Tu vuoi. Colui vuole. P. Noi vogliamo. Voi volete.
Coloro vogliono. Pas. imp. S. Io voleva. Tu volevi. Colui voleva ec. Pas. rim.
S. Io volli. Tu volesti. Colui volle. P. Noi vo- lemmo. Voi voleste. Coloro
vollero. Pass. pros. S. Io ho voluto. Tu hai voluto. Colui ha ec. Pass. ani.
i.° S. Io aveva voluto. Tu avevi voluto ec. Pass. ani. a.° S. Io ebbi voluto.
Ta avesti voluto ec. Futuro semp. S. Io vorrò. Tu vorrai. Colui vorrà ec. Alodo
imp. Pres. S ■ Vuoi tu. Voglia colui. P. Vogliamo noi. Volete voi. Vogliano
coloro. Alodo sogg. Pres. S. Che io voglia. Che tu voglia. Che co- lui voglia.
P. Che noi vogliamo. Che voi vogliate. Glie coloro vogliano. Pres.
condizionale. S. Io vorrei. Tu vorresti ec. Jmp. sogg. S. Che io volessi. Che
tu volessi ee. Pass. sogg. S. Che io abbia voluto. Che tu abbi ec. jPass.
condizionato . S.Se io avessi voluto. Se tu avessi ec. Pass, condizionale . S.
Io avrei voluto. Tu avresti ec. Pass, futuro. S. (Quando io avrò Voluto. Quando
tu ec. Modo indefinito. Pres. Volere. Pass. Aver voluto.Parf. all. Volente.
Pass. Voluto. Ger. Volendo. Avendo voluto. Nota — Si sostituisce spesso, c con
molta ele- ganza il verbo Volere &\ verbo Dovere-, dicendo: Ma ciò non si
vuol con altri ragionar , in vece di non si debbo con altri ragionar. Diverse
significazioni del verbo VOLERE , Volere significa credere’. Vogliono alcuni c
lo stesso che credono alcuni. Volerla con uno significa Esser nemico di uno.
Voler bene significa amare . Voler male significa odiare. Voler piuttosto
significa amar meglio. Le cose vogliono essere cosi , significa le cose debbono
essere cosi. Ci vuole significa bisogna. DOVERE D. Coniugatelo. _ R. Eccomi ;
Modo ind. Pres. 1S.I0 debbo, o deggio.Tu debbi. Colui deb- be. P. Noi dobbiamo.
Voi dovete. Coloro debbono. Pass. imp. S. Io doveva. Tu dovevi. Colui doveva
ec. Pass. rim. S, Io dovei. Tu dovesti. Colui dovette. P. Noi dovemmo. Voi
doveste. Coloro dovettero. Pass. pros. S. Io ho dovuto. Tu hai dovuto, ec.
Pass. ant. i.° S. Io aveva dovuto. Tu avevi dovuto ec. Pass. ant. 3 .° S. Io -
ebbi dovuto. Tu avesti dovuto ec. ■Futuro semp. S. Io dovrò. Tu dovrai. Colui
dovrà ec. Modo imp. Pres. S. Debbi tu. Debba colui. Dobbiamo noi. Dovete voi.
Debbano coloro. Modo sogg. Pres. S. Che io debba. Che tu debba. Che co- lui
debba. P. Che noi dobbiamo. Che voi dobbiate. Che coloro debbano. sonali mi,
ti, si, ci, vi, si, che indicano il termine della sua significazione. Il suo
participio è decli- nabile. Così si conjugano tutt’i verbi che Iranno per
affisso all’Indefinito il nome personale si: co- me: pentirsi, ricordarsi, e
siin. D. Coniugatene uno. R. Eccomi ; Modo ind. Pres.S. Io mi dolgo. Tu ti
duoli. Colui si duole. Noi ' ci dogliamo. Voi vi dolete. Coloro si dolgono, o
dogliono. Pass. imp. Io mi doleva. Tu ti dolei. Colui si doleva. P. Noi ci
dolevamo. Voi vi dolevate. Coloro si dolevano. Pass. rim. N.Io mi dolsi. Tu ti
dolesti. Colui si dolse. P.Noi ci dolemmo. Voi vi doleste. Coloro si dolsero.
Pass, pros, S. Io mi sono doluto. Tu ti sei doluto. Colui x si è doluto. P. Noi
ci siamo doluti. Voi vi siete doluti. Coloro si sono doluti. Pass. ani. i.° S.
Io mi era doluto. Tu ti eri doluto. Colui si era doluto. P. Noi ci eravamo
doluti. Voi vi eravate doluti. Coloro si erano doluti. Pass. ani. a.° S. Io mi
fui doluto. Tu ti fosti doluto. Co- lui si fu doluto. P. Noi ci fummo doluti.
Voi vi foste doluti. Coloro si furono doluti. Futuro semp.S. Io mi dorrò. Tu ti
dorrai. Colui si dorrà. P. Noi ci dorremo. Voi vi dorrete. Coloro si dorranno.
Modo imp. Pres. S. Duoliti tu. Dolgasi colui. P. Doglia- moci. Doletevi.
Dolgansi. Mòdo. sogg. Pres. S. Che io mi dolga. Che tu ti dolga. P . Colui si
dolga. Che noi ci dogliamo. Che voi vi do- gliate. Che coloro si dolgano. Pres.
cond. S. Io mi dorrei. Tu ti dorresti. Colui si dorreb- be. P , Noi ci
dorremmo. Voi vi dorreste. Coloro si dor- rebbero. Imp. sogg. S. Che io mi
dolessi. Che tu ti dolessi. Che colui si dolesse. P. Che noi ci dolessimo. Che
voi vi doleste. Che coloro si dolessero. Pass. sogg. S. Che io mi sia doluto.
Che tu ti sii doluto. Che colui si sia doluto. P. Che noi ci siamo doluti. Che
voi vi siate doluti. Che coloro si siano doluti. Pass, condizionato. S . Se io
mi fossi doluto. Se tu ti fossi do- ta Juto. Se colui si fosse doluio. P. Se
noi ci fossimo doluti. Se voi vi foste doluti. Se coloro si fossero doluti.
Pass, condizionale. S. Io mi sarei doluto. Tu ti saresti do- luto. Colui si sarebbe
doluto. P. Noi ci saremmo doluti. "Voi vi sareste doluti. Coloro si
sarebbero doluti. Pass, futuro. S. Quando io mi sarò doluto. Quando tu ti sarai
doluto. Quando colui si sarò doluto. P. Quando noi ci saremmo doluti. Quando
voi vi sarete doluti. Quan- do coloro si saranno doluti. Modo ind. Pres.
Dolersi. Pass. Essersi doluto. Pari. pass. Dolutosi. Ger. Dolendosi. Essendosi
doluto. N. B. Questo verbo significa aver- male. Si usa spesso impersonalmente
nella Sola terza Per- sona del singolare, c del plurale, accordando col nome
che gli fa da soggetto; cccone gli esempi : Mi duole la testa. Ti duole il
braccio. Oli duole la mano. Ci duole il fianco. Vi duole la lingua. Duole loro
il piede. Mi dolgono i denti. Gli dolgono le viscere. GIACERE. PIACERE. TACERE.
N. B. Questi tre verbi si conjugano della stes- sa maniera. Ne’Tcmpi in cui
dopo il c si trova il dittongo io, o ia, questo c si raddoppia; ma non cosi in
quei dov’eseguito da una sola vocale;quin- di si scrive, e dice: Giaccio ,
giaccia , taccio , taccia , piaccio , piaccia. D. Conjugateli tutti e tre una
volta ? R. Eccomi. »•> I Modo indicativo. Prcs. S. Io giaccio, piaccio,
taccio. Tu giaci , piaci * taci. \ Colui giace , piace , tace. P. Noi giacciamo
, piacciamo , tacciamo. Voi giacete, piacete, tacete. Coloro giacciono,
piacciono, tacciono. Pass. ìmp. S. Io giaceva , piaceva , taceva. / Tu giacevi
, piacevi tacevi. Colui giaceva , piaceva , taceva. P. Noi giacevamo,
piacevamo, tacevamo. Voi giacevate , piacevate, tacevate. Coloro giacevano, piacevano,
tacevano. Pass. rim. S. Io giacqui , piacqui , tacqui. Tu giacesti , piacesti ,
tacesti. Colui giacque , piacque , tacque. P. Noi giacemmo; piacemmo, tacemmo.
Voi giaceste , piaceste , taceste. Coloro giacquero , piacquero , 'tacquero.
Futuro semp. S. Io giacerò , piacerò , tacerò ec. Modo sogg. Pres. S. Che. io
giaccia, piaccia, taccia ec. Pres. cond. S. Io giacerei, piacerei, tacerei ec.
Imp. sogg. S. Che io giacessi, piacessi, tacessi ec. N. B. Che di questi tre
verbi i due primi si conjugano col verbo Essere , e l’altro con Avere. Dant.
Purg. 20. Queste parole mi erari sì piaciute. PARERE. D. Conjugatelo ? R.
Eccolo; Modo ind. Pres. S. Io paio. Tu pari. Colui pare. P. Noi pajamo. Voi
parete. Coloro pajono. i Pas. imp. S. Io pareva. Tu parevi ec. Pass. rim. S. Io
parvi. Tu paresti. Coloi parve. P. Noi paremmo. Voi pareste. Coloro parvero.
Pass. pros. S. Io sono paruto , o parso ec. Pass. ani. i.° S. Io era paruto, o
parso ec. Pass. ant. 2. 0 «S. Io fui paruto , o parso ec. Futuro semp. S. Io
parrò. Tu parrai Colui parrò ec. Modo imp. Pres. S. Pari tu. Paja colui. Pajamo
noi. Pa- rete voi, Pajano coloro. •* f *8o Modo Sogg. Pres. S . Che io paja.
Che tu paja, o pari. Che colui paja. P. Che noi pajarao. Che voi pajale. Che
coloro pajano. Pres. cotxd. S. Io parrei. Tu parresti ec. Jmp. sogg. S. Che io
paressi. Che tu paressi ec. Pass. sogg. S. Che io sia paruto. Che tu sii paruto
ec. Pass, condizionalo. S. Se io fossi parato. Se tu fossi ec. Pas.
condizionale S. Io sarei paruto. Tu saresti paruto ec. Pass, futuro ■ S. Quando
io sarò paruto ec. Modo. ind. Pres. Parere. Pari. Paruto. Nota — Questo verbo
quando significa sembrare , di- venta impersonale riflesso, e non ha che la
terza Persona del singolare; dicendosi: Mi pare. Ti pa~ re. Gli pare. Ci pare.
Vi pare. Pare loro. SOLERE. Modo ind. Pres. S. Io soglio. Tu suoli. Colui
suole. Noi ' sogliamo. Voi solete. Coloro sogliono. Pass. imp. S. Io so feva
ec. Pass. rim. S. Manca, ed in vece si dice: Io fui solito ec. Pass. pros. S.
Io sono stato solito ec. Pass. ani. \.° S. Io era stato solito ec. Pass. ani.
a.“ S- Io fui solilo ec. Futuro semp. S. Manca , in vece si <}ice; Io sarò
solito ec. Modo imp. Pres. S. Suoli tu. Soglia colui ec. Modo sogg. Pres. S.
Che io soglia. Che tu soglia. Clic colui soglia ec. Pres. cond. S. Manca, in
vece si dice : Io sarei solilo. Tu saresti solito ec. Jmp. sogg. S. Che io
solessi. Che tu solessi ec. Pass. sog. S. Che io sia stalo solito ec. Pass,
condiziona- to . S. Se. io fpssi stato solilo, ec. Pass. cond. S . Io sa- rei
stato solito ec. Pass, futuro. S. Quando io sarò stato solito ec. Modo indef.
Pres. Solere. Pari. Solito. falere. Modo ind. Pres. S. Io vaglio. Tu vali.
Colui vale. Pr Noi vagliamo. Voi valete. Coloro vagliono. Pass, imp • S. Io
valeva ec. Pass. rim. S. Io valsi. Tu valesti- Colui valse. P . Noi valemmo.
Voi valeste. Coloro val- sero. Pas. pros. S. Io sono valuto ec. Pas. ani-
i.°S.Io era valuto ec. Pas. ani. 2. 0 S. Io fui valuto ec. Futuro ? ' i8i
semplice. S. Io varrò. Tu varrai ec. Modo imp. Pres. $. Vali tu. Valga colui.
P. Vagliatilo noi. Valete voi. Valga- no coloro. Modo sogg. Pres. S. Che io
valga, o vaglia. Che tu valga, o vàgli. Che colui valga, o vaglia. P Chò noi
vagliamo. Che voi vagliate. Chfe coloro valgano. Pres. corid. S. Io varrei. Tu
varresti ec. Imp. sogg. S. Che io valessi ec. Pass, sogg ■ S. Che io sia valuto
ec. Pass, condizionato. S. Se io fossi valuto ec.Pas. condizionale. S. Io sarei
valuto ec. Pass, futuro. S. Quando io sarò va- luto ec. Modo inde/. Phes.
Valere. Parti. Valuto. FEDERE. Modo ihd. Pres.S. Io vedo. Tu vedi. Colui
véde/P. Noi vediamo. Voi vedale. Coloro vedono. Pass. imp. S. Io ve- deva. Tu
vedevi ec. Pass. rim. S. Io vidi. Tu vedesti. Colui vide. P. Noi vedemmo. Voi
vedeste. Coloro vide- ro. Pass. pros.S. Io ho veduto ec. Pass.ant.i .° S. Io
ave- va veduto ec. Pass. arit. 2.° S. Io ebbi veduto ec. Futu- ro semp. S. Io
vedrò. Tu vedrai èc. Modo imp. Pres. S. Vedi tu. Veda colui ec. Modo sogg.
Pres. S. Che io ve- da. Che tu veda ec. Pres. cond. S. Io vedrei. Tu vedre-
sti, ec. Imp. sogg. S. Che io vedessi. Che tu vedessi ec. Pas. sogg. S. Che io
abbia veduto ec. Pas. condiziona- to. S. Se io avessi, veduto ec. Pass,
condizionale. S. Io avrei veduto ec. Pass, futuro. S. Quando io avrò vedu- to
ec. Modo ind. Pres. Vedere. Part. Veduto. N. B. Tutt’i verbi terminati in ere
breve in- flettono generalmente in si, o essi nel Pass. rim.,- ed in so, to, o
sto nel Participio. I cinque verbi, cioè conoscere , crescere , na- scere,
nuocere, rompere-, sono i soli che bisogna eccettuare da questa regola: ceco il
loro Pass, ri in. ed il loro Part. Conoscere'. Crescere. Pascere. ( Fuocere. ■
'• Rompere . ’» Conobbi Crebbi. Nactjui. Nuócqui Ruppi. Conosciuto. ■ Cresciuto
. , Nato. Nociuto.' - Rotto. J. i8a D. Quante sorte di verbi terminati in Ere breve
vi sono ? , ' R. Tredici; cd ecconc le inflessioni caratteristiche. Notasi
però, che la lettera(x)chiusa nella parentesi in fine del verso, indica quelli
che inflettono in to nel Participio; e quelli, in cui non si vedrà tal segno,
inflettono in so, o esso. I verbi dunque che inflettono in ere breve, possono
inflettere nell’In- definito in 1 . Cere ; come ; Vincere , torcere , cuocere
(x). 2. Dere ; come: Chiudere , ardere, ridere. 3 . Gere ; come : Piangere
leggere , spingere (x). 4 * Gli ere ; come: Sciogliere , cogliere, togliere
(x). 5 . Lere ; come : Svellere (x). 6. Mere ; come : Imprimere, opprimere. 7.
Ilere ; come : Trarre, o trarre (x). 8. Nere ; come : Ponere, riponere. 9.
Ndere ; corno : Rendere, prendere. 10. Pere ; come: Rompere. 11. Rere ; come:
Corre , discorrere. 12. Tere\ come: Mettere, percuotere. 1 3 . Vere', come:
Scrivere, vivete. OSSERVAZIONI Da farsi intorno ai suddetti verbi. I. Se si
cambiano in si le inflessioni caratteristiche degVindcfiniti di tali verbi di
qualunque classe sicno, avrassene il lor Passato rimoto, in cui ri- trovasi la
Toro più grande irregolarità;' còàì' da vin- cere, torcere, ardere, pituigere ,
prendere, rispon- dere, e sim., si avrà vinsi, torsi, arsi, piansi, pre- si,
risposi , c sira. II. GPindefiniti che hanno la penultima sillaba pre- ceduta
da due gg, le perdono, c prendono due ss / - \ Digitizod by Guogle. \ *83 nel
Pass, rim., e due tt nel Part.;così da leggere , reggere , se ne lia tei,
letto-, ressi , retto. III. I verbi che inflettono in gliere perdono soltanto
il gicre,c ritengono la / tanto nel Pass, rim., qnan- to nel Part.jcosì,
togliendoli giere dagl’indefmili cogliere , sciogliere , scegliere , togliere ,
resterà co/, .yezo/, J'ce/, to/, ed aggiugendo a tali resti il si pel Pass,
rim., ed il io pel Part., si avrà col- si , colto ; sciolsi , sciolto ; scelsi
, scelto ; tol- si , tolto. IV. Il Pass. rim. tiene sempre tre inflessioni
regola- ri, e tre irregolari. Le tre irregolari sono la prima e la terza del
singolare , e la terza del plurale. Queste si formano facilmente, se si ricordi
, chd inflette sempre in i; come: vinsi , arsi, piansi ; e se quest*! si cambia
in e, si avrà la terza del siu- , golare vinse, arse, pianse-, ed aggiungendo a
que- sta ro, avrassi la terza del plurale vinsero , arse- ro, piansero ;
esempi: Scrissi. Scrisse. Sci-issero. Resi. Rese. Rèsero. Presi. Prese.
Presero. " Lessi. Lesse. Lessero. Le tre inflessioni regolari sono la
seconda del Singolare, la prima e la seconda del Plurale. La seconda del
singolare di tutti verbi, sieno regolari, sienó irregolari, si fórma
dall’indefinito, cambiando il re, in sii ; come: vincere, vincesti ; ardere ,
ardesti-, piangere, piangesti. Il verbo Essere e il solo eccettuato da questa
regola. La prima del plurale si forma dall’ iudcfiniiò, mutando il re in ramo-,
come: amare, amammo ; vedere , vedemmo, udire, udimmo, e siin. '•qìgilized by
Google 184 La seconda del plurale si forma dalla seconda del singolare in
tult’i verbi, cambiando ì’i (inala di questa in e; come vincesti, vinceste ,
andasti ' andaste \ udisti , udiste , c siiti. Tulle queste regole riunite
daranno il Pass.rim • come: / insi, vincesti , vinse , vincemmo , vince- ste,
vinsero ; «r«, «rrfer//, ardemmo , ar- deste , arsero. * V. I verbi terminati,
in Aere, ed in cere; come; tenere, scrivere, raddoppiano la lettera x nel Pass*
rim., e prendono due « nel Pari.; come; W* trassi, tratto’, scrissi, scritto. '
Tutte queste osservazioni bene applicate baste- ranno sicuramente a rendere
facilissima la Coniu- gazione de verbi irregolari terminati in ere bre- rc.
Abbiamo creduto intanto cosa utilissima con- iugarli qivisi tutu, rapportandoli
rispettivamente alla classe in cui appartengono. De' verbi terminati in CERE.
CUOCERE. M°d°ind. Pres. S. Io cuoco. Tu cuoci. Colui cuoce P P*oi cucciamo. Vo:
cuccete. Coloro cuocouo. Pass] P\ Io cuoceva - Tu cuocevi ec. Pass. rim. S Io ,
cocestl - Colui cosst - P- Noi cocemmo. Voi Sri e no ° r 0 p 0SSer0 ‘ PaSS ‘
pr0S ■ S ■ Io Jl ° cotto - Tu La ‘ ? olto ec - P n ass - °V- i S. Io aveva
colio. Tu avevi collo ec. Pas. ani. 2.» I 0 ebbi collo. Tu a- vest, colto ec.
Futuro semp. S. Io cuocerò. Tu cuo- cerai ec. ]\lo,lo w,p Pres. S. Cuoci tu.
Cuoccia colui i. Cocemmo noi. Cuocele voi. Cuocauo coloro. Modo rnor * '«
cuoca. Che lu cuoca. Che colui a. . ho noi cuociamo. Che voi cuociate. Che co-
oro cuocauo. Pres comi. S. Io cuocerei. Tu cuocere- ri kk' S ° SS ’ S; Chc 10
cuoc,;Sii PC. Pass, soetr. S Che 10 abbia colto ec. Pass, conditionato. S. Se
io avessi Di^itlzedoJ J31C , . i85 «otto eC. Pass. cond. Si Io avrei cotto èc.
Pass. fui. S. Quando avrò cotto ec. Modo indef. Pres. Cuocere. Part. Cotto.
Della stessa maniera si conjugnno i seguenti; Vincere. Pres. Vinco.
Pas. rim. Vinsi. Part. Vinto. Torcere. Pres. Torco. Pas. rim. Torsi. Pari.' Torto.
Crescere. Pres. Cresco. Pas. rim. Crebbi. Part. Cresciuto. Nascere. Pres.
Nasco. Pas. rim. Nacqui. Pari. Nato. De’ verbi terminati in DE11E. Nota. I
verbi terminati in Dere inflettono nel Pass. rim. in.»', e nel Part. in so;
come: yfrdere^ arsi) arso. Chiedere fa nel Pass. rim. Chiesi , chiedesti ,
chiese , chiedemmo , chiedeste , chie- sero ; e nel Part. Chiesto. Ridere ,
Pass. rim. Risi , ridesti , rise. Rodere , Pass. rim. Rosi , rodesti , rose ì
rodemmo , rodeste , rosero. Part. . Roso. Chiudere , Pass. rim. Chiusi ,
Chiudesti) chiuse , Part. Chiuso. Tutti questi verbi inflettono nel Pass. rim.
in ei , ed in etti; si dice però meglio chiudete che chiusi , evitandosi così E
equivoco che potrebbe nascere tra questo, e chiusi participio. 11 Participio di
tutt’ i verbi terminati in Dere breve, è, come si è detto sopra, sempre
termina- to in so , fuorché iu questi; Chiedere , perdere , che fanno chiesto ,
o chieduto , perduto. Il verbo cedere è regolare, ma i suoi compo- sti non lo
sono , perchè inflettono nel Pass, rim, in essi) e nel Part. in rro, o in uto ;
come; Succedere. Succedo. Successi. Succeduto , o successo. Concedere. Concedo.
Concessi. Conceduto , o concesso. Questi due verbi insieme con Perdere, possono
esser posti anche nella classe de’vcrbi regolari , poiché dicesi egualmente:
succedei ,e succedetti . " «si®?©/ Google i86 , Succeduto. Concedei , e
Concedetti. Concedu- to. Perdei , c perdetti. Perduto. Lo stesso è de* composti
di Credere , c perdere. De’ verbi terminati in ENDERE. I verbi terminati in
Elidere inflettono nel Pass, rim. in e/, ed in si; ed in cso nel Part. ; come :
Attendere. Atlendei , o attesi. Atteso . Prendere. Prendei , o presi. Preso.
Pendere. Rendei , o resi. Reso. I verbi Fendere , pendere sono regolari;
inflct- ' tono nel Pass. rim. in ei, ed in ètti; come: fen- dei, e fendetti;
pendei, e pendetti. Nel Part. in- • flettono in uto; fenduto, penduto. I loro
compo- sti sono anche regolari, poiché inflettono nel Pass» *; rim. in fisi, c
net Part. in eso ; come: t~ Difendere — Difed — Difeso. Appendere — Appesi. —
Appeso. De' verbi terminali in GIÌRE. - I verbi terminati in Cere inflettono
nel Pass» rim. in si, e nel Part. in toj.come: Cingere. . Cingo. Cinsi. Cinto.
Spingere. Spingo. Spinsi. . Spinto. Porgere. Porgo. Porsi. Porto. Ungere.
tingo. Unsi. x Unto. Spargere. Spargo. Sparsi. S parso » A questi si potrebbero
aggiungere Estinguere. Estinguo. E stipsi. Estinto. Ergere. Ergo. Ersi. Erso.
Immergere, dispergere, tergere , c pochi altri inflettono nel Pass. rim. in si;
immersi, dispersi, tersi; ed in so nel Part.; dicendosi: immerso ^di- sperso,
terso » l Digitizeirtjy (.opsic Quelli di questa classe ch§ hanno una vocale
dinanzi al Gere si debbono scrivere con due gg, con due ss nel Pass, rim., e
con due U nel Part.; come: Friggere. Friggo. Frissi, friggesti, frisse ,
friggemmo, friggeste, f risserò. V art. Fritto. Leg- gere. Leggo. Lessi ,
leggesti , lesse , leggemmo , leggeste, lessero. Part. Letto. De’ verbi
terminali in GLIERE. I Verbi terminktiin Gliere cambiano il Gliere in Isi nel Pass.
lim.^ed in Ito nel Part. Ma oltre di tale Ir regolar ila, soffrono anche una
contrazione nell’Indefinita, nel Futuro semp., e nel Pres. con- dizionale.
Eccone degli eséinjpi: TOGLIERE, o TORRE. " Modo ind. Pres. S. Io tolgo.
Jtu togli. Colui toglie. P: Noi toniamo. Voi togliete. Coloro tolgono. Pas.
imp. S. Io jogljeva. ec. Pass. rin%. S. Io tolsi. Tu togliesti. Colui tolse. P.
Noi togliemmo. Voi toglieste. Coloro tol- sero. Pfiss, pros. S. Io lio ; tolto
ec. Pass.ant. t.° S. Io aveva tolto ec. Pass. vai. ,». 6 ,»S.To ebbi tolto se.
Fu- turo semp. $. Io Torrò. Tu torrai ec. Modo imp. Pres. S. Togli tu. Tolga
colui ec. Modo sogg. Pres. i S. Che io > tolga . Che tu tolga ec. Pres.
cond.. Io tor- rei. Tu torresti. Colui torrebbe ec. Imp. sogg. S. Qhe io
togliessi. .Ché.tif tagliassi, ec. ,Fass. sogg. S. "'■he io abbia tolto
éc. Pass. condisiopalo. S. Se io avessi tol- to ec. Pass.- cond. S. Io avrei
tolto ec. Pass.Juturo. S. Quando io avrò' tòlto eòi Modo ind. Pres. Toglie- re,
o Torre. Part. Tolto!*" « SCIOGLIERE , o SCIORRE. ’ Modo indi Pres. S.
Sciolgo, sciogli, scioglie. P. Scioglia- mo, sciogliete , sciolgono. Pas. imp.
S. Scioglieva ec* Pass. rim. S. Sciolsi, sciogliesti, Sciòlse. P. Sciogliemmo,
scioglieste, sciolsero. Futuro semp. S. Sciorrò, sciorrai, sciorrli. P.
Sciorrcmo, sciorrete. sciorranno. Pres. condi - t88- stonale.
i9.Sciorrei,^ciorresti, sciorrebbe.P. Sciorremmo, sciorreste, sciorrcbbero.
Modo inde/. Pres. Sciogliere, o sciorre. Pari. Sciolto. L'Indefinito del verbo
scegliere non soffre contrazione. Scegliere. Pres. S. Scelgo, scegli, sceglie.
P. Scegliamo, scegliete , scelgono. Pas. riin. S. Scisi, scegliesti, scelse. P,
.Scegliemmo. Sceglieste. Scelsero. Futuro , S. Sce- glierò, sceglierai ec.
Pres. condizionale. S. Sceglierci, sceglieresti ec. Pari. Sceto. De' verbi
terminati in HERE. So vi è qualche verbo terminato in Here , l’è appunto l’
antico verbo Trahere con tutt’ i suoi composti; ma ora lo scriviamo senza V li.
Questo verbo, come quelli della classe precedente, soffre una contrazione nell’
Indefinito; dicendosi; Trar- re , o trar. Coniughiamolo. Modo ind. Pres: S. Io
traggo. Tu trai , o t raggi. Colui trac, o tragge. P. Nói trajamo. Voi traete.
Coloro trag- gono. Pas$- imp. S. Io traeva. Tu traevi ec. Pass. rim. S. Io.
trassi. Tu traesti. Colui trasse. P. ISoi traemmo. Voi traeste. Coloro
trassero. Pass. pros. S. Io ho trat- to ec. Futuro Scmp. S. Io trarrò. Tu trarrai ec.
Mo- do imp. Pres. S. Trai tu. Tragga colui. P. Tragghia- mo noi. Traete voi. Traggano
coloro. Modo sogg. Pres. S. Cbe io tragga. Che tu tragga. Che Colui trag- ga.
P. Che noi tragghiamo. Cbe vói tragghiate. Clic co- loro traggano. Imp. sogg.
S. Che io traessi. Che tu traessi ec. Pres. cond. S. Io trarrei. Tu trarresti
ec. Modo ind. Pres. Trarre. Pari. Tratto. Della stessa maniera si conjugano i
suoi compo- posti ; contrarre , attrarre , distrarre; e cadono nel Pass. rim.
iq fsi, e nel Pati, in io; dicendosi: contrassi , attrassi, distrassi,
contratto , attratto, d istruirò. De' verbi terminati in LERE. Tra tutt’i verbi
terminati in Leve , soltanto Svettare e suoi composti, cambia il leve in si nel
Pass, rim., cd in to nel Pari. Conjughiamolo. i8g A lodo ind. Prcs. S. Io
svello, lu svolli, colui svelle. P. Noi svelliamo, voi svellele, coloro
svellono. Pass. imp. S. Io svelleva ec. Pass. rim. S. Io svelsi, ' lu
svellesti, * colui - svelse. P. Noi svellemmo, voi svelleste, coloro svelsero.
Pas. pros. S. Io ho svelto. Futuro semp. S. , Io svellerò, lu svellerai ec.
Modo imp. Pres. S. Svel- li lu, svelga colui. P. £velghiamo noi, svellele voi,
svel- gano coloro. Modo sogg. Pres. S. Che io svelga , che tu svelga, che colui
svelga. P. Che noi svelghiamo, che voi svelghiale, che coloro svelgano Pres.
cond. S Io svellerei ec. Imp. sogg. S. Che io svellessi ec. Indefinito. Svellere.
Part. Svello. De’ verbi terminati in MERE. I Verbi premere , sumere coi loro
composti so- no isoli irregolari di questa classe. Premere fa nel Pass.ritn.
premei , o pressi , e premuto nel Part., che perciò si potrebbe mettere nella
classe de’ re- golari, clic non differiscono dagli altri, che per frivole
irregolarità. Il verbo Sumere tutto solo non è in uso. I composti del verbo
premere inflettono nellTn- definito in intere, nel Pass. rim. in ssi , ed in
sso nel Part.; cQtne: Opprimere , oppressi , oppresso. Imprimere , impressi ,
impresso. II Verbo spremere fa nel Pass. ridi, spremei, e nel Part. Spremuto ;
in conseguenza si può mette- re fra i regolari. Il Verbo assumere fa nel Pass.
rim. assunsi , e nel Part. assunto. Il Verbo consumere non è più in uso; in sua
vece è stato sostituito consumare, che fa nel Pass, rim. Consunsi, e nel Part.
Consunto. De' verbi terminati in NERE. Tra tutt’ i verbi terminati in Nere il
solo ver- bo P-onere è irregolare, ed irregolari sono anche T » ' -v te ■y
Google * 9 ° tutt* i suoi composti. In sua vece diciamo oggi Porre , c così
dc’suoi composti disporre , compor- * re, e sim. Si forma il Pass. rim. di tali
verbi cam- biando il rre in sì, facendo da porre , posi ; da di- sporre,
disposi, e sim. Si forma il Part. cambian- do lo stesso rre in sto ; come;
porre, posto; di- sporre, disposto. Il Pass. rim. di tali verbi inflette anche
in ei; come; dispotici , esponei , e sim. Questi stessi verbi prendono un g
nella prima Persona del singolare, e nella terza del plurale del Prcs.
deli’ind. dell’imp.,e del sogg. Nel Futuro semp., e nei Pres. comi, mutano il
ne, in r; come: Modo imi. Pres. S. Io pongo, tu poni, colui pone. P. Noi
poniamo , voi ponete , coloro pongono. Pass. imp. S. Io poneva ec. Pass. rim.
S. Io posi, tu ponesti, colui pose ec. Pass. pros. S. Io ho posto ec. Futu- ro
semp. S. Io porrò , tu porrai ec. Modo imp. Pres. S. Foni tu, ponga colui. P.
Porighiamo noi, ponete voi, pongano coloro. Modo. sogg. Pres. S. Che io ponga,
che tu ponga , che colui ponga. P. Che noi ponghia- ino, che voi ponghiate, che
coloro pongano. Pres. conti. S. Io porrei, tu porresti ec. Imp. sogg. S. Che io
ponessi ec. Indefinito pres. Porre. Part. Posto. De' verbi terminati in ONDERE
. Tutti i verbi terminati in Ondere cambiano il ndere in si nel Pass, rim., ed
in osto nel Part.; come : Rispondere. Risposi. Risposto. Il veiho fondere fa
nel Pass. rim. fondei o fu- si ; come: Io fondei, o fusi; tu fondesti , colui
fondò, o fuse. P. Noi fondemmo, voi fondeste, coloro fonderono o fusero. Nel Part.
fa fuso , o fondato, questo è migliore, l’altro serve pc’suoi composti; confuso
, diffuso , e sim. Non è pero *9 r così della prima, e terzaPersona singolare
del Pass. rim., fusi , fuse, che non si usano che in compo- sizione; come:
confusi diffusi,' ma è meglio con- fondi, diffondi, per non confonderli coi
Par- ticipj confusi , diffusi, e sim. Il verbo tondere non fa tosi nel Pass.
rim. ma tondi , fondesti , tondè , temdemmo , fondeste, tonderono. Nel Part. fa
tonduto , e non toso , perchè quest’ultimo è voce smcopata del verbo tosare.
Diverbi terminati in PERE. Il verbo Rompere con tutt’i suoi composti e il solo
irregolare di tale inflessione. Coniughiamolo — Modo ind. Pres. S. Io rompo, tu
rompi, colui rompe. P. Noi rompiamo , voi rompete , coloro* rompono. Pass. imp.
S. Io rompeva ec. Pass. rim. Io ruppi, tu rompesti, colui ruppe. P. Noi.
rompemmo, voi rompeste, coloro ruppero. Pass. pros. S. Io ho rol- lo ec. Futuro
semp. S. Io romperò , tu romperai eo. Modo imp. Pres. S. Rompi tu, rompa colui
ec. Mo- do' sogg. Pres. S. Che io rompa, che tu rompa, che colui rompa. P. Che
noi rompiamo, che voi rompiate, che coloro rompano. Pres. cond. S. Io romperei
, tu romperesti ec. Imp. sogg. S. Che io rompessi , che tu rompessi ec. Modo
ind. Pres. Rompere. Pari. Rollo. . De’vcrbi terminati in RERE. Il verbo Correre
co’suoi composti è ilsoloche in- flette in ere breve tra verbi ditale
inflessione; ed in- flette in si nel Pass, rim., ed in.ro nelPart.; come:
Correre. Corsi . Corso. Diverbi terminati in TERE, Il verbo Mettere fa nel
Pass. rim. Misi, mettesti, mise. Mettemmo , metteste , misero, Pait. Messo. I »
9 3 Meniamo Atene in deposito degli Dei significa abbandoniamola. ■ • Il verbo
Promettere fa nel Pass, rim.; promi - si, promettesti, promise. P. Promettemmo
, pro- metteste , promisero. Nel Part. fa Promesso. Il verbo riflettere è
irregolare nel solo Parti- cipio. Nel Pass. rim. fa rijlettei , e non riflessi.
Il Part. riflettuto non è in uso, in vece si usa il verbo fare col nome
riflessione , dicendosi : ho fatto riflessione. Il verbo Scuotere fa nel
Passerini. scuotei , e scossi ; e nel Part. Scosso. Il verbo riscuotere fa nel
Pass. rim. riscuotei > e riscossi ; nel Part. Riscosso. Così Percuotere fa
percuotci , e percossi. Part. Per- cosso. , j Diverbi terminati in UCERE. I
verbi producere , adduc ere, inducere , sedu- cere , conducere soffrono una
contrazione nell’In- •definitò; poiché dicesi: addurre , indurre sedur- rete
sim. Questi fanno nel Pass. rim. addussi , indussi , sedussi ; e nel Part.,
addotto , indotto , Sedotto. In verso dicesi pure Addur , produr , e sim. Nel
Futuro: addurrò, indurrò, sedurrò, e nel Pres. cond. addurrei > indurrei,
sedurrei, e sim. Tutti gli altri di tale inflessione non soffrono alterazione
alcuna ncirindefìnito; dicendosi sem- pre: rilucere, e non già rilurre. De'
verbi terminati in VERE. I Verbi di tale inflessione cambiano il V ire in ssi,
o si nel Pass. rim. I Part. inflettono diversa- mente; come: Muovere . Mossi.
Mosso . Moverà *9 3 non è iu uso. Non si mcttq mai Va nel Pass. rim. e nel
Pari,, dicendosi: mossi, mosso. Così l’è pu- re de’suoi composti : promossi ,
promosso ; com- mòssi > commosso : questi inflettono anche in ei nel Pass.
rim., come: promqvei , cpmmoyd, e siru. Scrivere. Scrissi. Scritto. Sericei •
non è in uso. Vivere. Vissi. Vissuto , o vivuto , Assolvere , perchè tiene la
consonante dinanzi al vere , fa nel Pass, rimi Assolsi, assolvesti , a.v- solse
, assolvemmo , assolveste , assolsero , o «r- solvettcro. Pari. Assoluto. Giova
qui ricordarsi, che il Soggiuntivo Pres. de* verbi terminati in ere, ed in rre
si forma dal- la prima inflessione del Pres. ind. , cambiandosi l’o, in a;
come: Vedere , vedo, veda. Scrivere , scrivo , scriva. Cogliere , colgo ,
colga. Dormi- re , dormo , dorma. Sentire , sento , senta. Dà. Verbi irregolari
della terza ■ Conjugazione. Tra tutl* i verbi irregolari di questa Coniuga-
zione cinque vene sono che Iranno più irregolarità degli altri; cioè, dire ,
morire , salire , use ire,venire. di verbo dire è un accorciato dell’antico' die
ere. Coniughiamolo — Modo ùuij ■ Pori. iS. Io dico, tu dici, bo- lui dice. P.
Noi diciamo, voi dite, coloro dicono. Pass., imp. S. Io diceva, tu dicevi,
colui 'diceva. P. Noi dice- vamo, voi dicevate, coloro dicevano. Pass. rim. S.
Io dissi, tu dicesti,' colui disse. P. Noi dicemmo, voi di- ceste, còlorp
dissero. Passi pros. S. Io ho detto, tn hai dello oc. Future* semp. S.
lorditi», . tu dirai ec. Modo imp. Pru i S.> Dì tu, dica cdlui. P. Diciamo
noi, dite voi, dicano coloro. Alodò sogg. Pres. S. Che ip dica, i3 V Digitized
by Google 'ip4 che tu dica, clic colui dica. P. Glie noi diciamo, che voi
diciate, che coloro dicano. Pres. cond. S. Io di- rei, tu diresti ec. Imp.
sogg. S. Che io dicessi, che tu dicessi ec. Indefinito. Dire. Pari. Dette.
MORIRE. L’irregolarità di questo verbo consiste cbe in- flette nel Pres,
dell’ind. in due maniere, cioè: muojo, e moro. Nel Pass, rimoto fy Morii ,
roortV sti, morì , morimmo, moriste, morirono. Part, Morto. . SALIRE. .<
Questo verbo inflette in due maniere nef Pres. fleli’ind. Salgo , e saglio. Nel
Pass. rim. fa Salii , salisti, salì, salimmo, saliste, salirono.ì^d Part. S
alito. Notasi, che non possiamo dire stiliamo in vece di
.rag&amoPres.ind.,e di salghiamo Pres.sogg., perchè saliamo è una
inflessione del verbo salare. UDIRE. Questo verbo è irregolare nel Pres.dell'
ind. ,per- • che si muta l’« in o nella prima, seconda, e ter- za inflessione
singolare, e nella terza del plurale, del Pres. indicativo, imperativo, e
soggiuntivo. Coniughiamolo — Modo ind. Pres. S. Io odo, tu odi, colui ode. P.
Noi udiamo, voi udite, coloro odono. Pass. imp. S. Io udiva, tu udivi ec. Pass.
rim. S. Io udii, tu u- disli, colui ud\. P. Noi udimmo, voi udiste, còloro u-
dirono. Pass. pros. S. Io ho udito ec. Futuro semp. S. Io udirò , tu udirai cc.
Modo imp. Pres. S. Odi ty , oda colui. P. Udiamo noi , udite voi , odano co-
loro. Modo sogg. Pres. S. Che io oda , che tu oda, che colui oda. P. .Che noi
udiamo, che voi udiate, che coloro odano. Pres. cond. S. Io udirci , tu udire-
sti ec. Imp. sogg. S. Che, io udissi , che tu udissi ec. Indefinito Udire.
Pari. Udito. f . VENIRE. Questo verbo con tutt’i suoi composti, come anche
quelli terminati in Nere , prendono I. il g nella prima inflessione singolare,
e nella terza del plurale del Pres. deU’ind., ed in tutte quelle del Pres. del
sogg. nel singolare, c nella terza del plurale. II. Prendono due rr nel Futuro,
e nel Pres. cond.; come: Vengo , vieni , viene, veniamo, venite, ven* ■ gono —
Venga, Venga, venga, veniamo, veniate, vengano : Verrò, verrai, verrà, verremo,
verrete , verranno — Verrei , verresti, verrebbe, verrem- mo, verreste:
verrebbero. Part. Venuto. USCIRE. Questo verbo è irregolare, perchè cambia l ’
u in e nelle tre Persone singolari, e nella terza del plurale del Pres. deH’ind.,
nella seconda, e terza del singolare, e 'terza del plurale del Pres. imp.; c
nelle tre del singolare, e nella terza del plurale del Pres. sogg.
Coniughiamolo — Modo ind. Pres. S. Io esco, tu esci, co- lui esce, P. Noi
usciamo, voi uscite, coloro escono. Pass, imp. S. Io usciva, tu uscivi ec.
Pass. rim. S. Io uscii, tu uscisti, colui usci. P. Noi uscimmo, voi usciste,
co- loro uscirono. Pass. pros. S. Io sono uscito ec. Futuro semp. S. Io uscirò,
tu uscirai ec. Modo imp. Pres. S. Esci tu, esca colui. P. Usciamo noi, uscite
voi, escano - coloro. Modo sogg. Pres. S. Olia io esca, che tu esca, che colui
esca. P. Che noi usciamo, che usciale, eh» coloro escano Pres. cond. S. Io
uscirei, tu usciresti ec. Imp. sogg. S. Che io uscissi, che tu uscissi ec.
Inde- finito. Uscire. Part. Uscito. ' , * Nota il verbo Aprire fa nel Pass.
rim. Aprii , o aper- si, ed aperto nel Part. Digitized by Google Be' verbi
teì'fninati in ISCO. Tra i verbi terminati in ire ve »’ è up gran mi- nierò che
inflettono nel Pres. dell’ ind. in isco, e si formano, mutando l’ire in isco ;
come: ardire, ardisco; finire , finiscQ , e sm, tu Conjugazione di questo verbo
servirà di Norma per lutti gli altrf di tale inflessione. Ma Giova qui
ricordare, che l’irregolarità che at- tacca il Pres. dell’ind., attacca pure
quelli dell’im- perativo , e del sogg. E ' Che la prima e seconda Persona
plurale del Presente nòn sorio mai irregolari. Modo indicativa. , fres, S. Iq
ardisca, tu, ardisci, colui ardisce. P. Noi ab- . , biamo ardire, voi ardile,
coloro ardisqopp, D . Perche avete detto noi abbiamo ardire, e non ardiamo ?
li. Perchè ardiamo è la prima Persona plurale del Pres. ind., o sogg. elei
verbo Ardere. D. Continuate. '■ R. Eccomi : > 1 ! Pass. imp. S. Io àrdivi',
tù' ardivi ‘ee. ^asì. rim. S. Io ardii, tu ardrs’ti,' colui ardi. P .
NoVardirump, vini ar- diste, coloro ardirono, pass. pros. S. to' I10' ardilo ,
tu hai ardito ec. Flirterò semp. 'S. Io ardirà',' tu ardirai èo. Modo imp.
Pres: S. Ardisci tu, ardisca colui. P. Ab- biamo ardire noi. Ardite voi.
Ardiscano coloro. Mòdo ■ *°gg- Pres. S. Che io ardisca, elle tu' ardisca, che
co- lui ardisca. P. Che' rfoi abbiamo ardire, e non àrdiamo, che voi abbiate
ardire,, e non àrdiate', che coloro ardi- scano. Pres. cotid. *V. Io ardirei,'
tù. ardiresti ec. Imp. sogg. S. Che io ardissi, che tu ardissi èc. Indefinito.
Ardire. Part. Ardito. X / Della stessa maniera si conjugano i seguenti ;
Abolire. Abolisco. Abolii. Abolito. Abhorrirt. ' Abborricn. Aborrii. Abborrito.
Arrossire. Arrossisco. Arrossii. Arrossito, j Arricchire. Arricchisco .
Arricchii. Arricchito. Pandire. Bandisco. Bandii. Bandito. Capire. Capisco.
Capii. Capito. Colpire. Colpisco. Colpii. Colpito. > Compatire. Compatisco.
Compatii. Compatito. Concepire. Concepisco. Concepii. Concepito. Digerirei
Digerisco. Digerii. Digerito. Eseguire. E segui sco. Eseguii. Eseguito. Finire.
Finisco. Finii. 7 Finito. Fiorire. ' Fiorisco. Fiorii. Fiorito. Gradire.
Gradisco. Gradii. Gradito. Impazzire. Impazzisco. Impasii. Impazzito.
Incrudelire. Incrudelisco . Incrudelii . Incrudelito : languire. Languisco.
Languii. Languite!. Patirei Patisco. Patii. Patito. Partirei > Parto,
(vado). Partii - Parlilo. Partire. Parfisco(divido).Partii. Partito. Spedire.
Spedisco. Spedii. Spedito. Tradire Tradisco. Iradii. Tradito. li bbidire.
Ubbidisco. Ubbidii . U bbidito. Unire. Unisco. Unii. Unito. Havvi pero alcuni
verbi terminati in isco; che differiscono dai leste citati , perchè inflettono
di- versamente nel Pass. rim., e nel Participio; e sono: Apparire. Apparisco.
Apparii , e apparsi Apparso. Comparire. Comparisco. Camparii r e.compar si.
Comparso. Profferire. Profferisco. Proferii, c profferii. Profferlo. Soffrire.
Sqffrisco, e soffro. Soffrii,e soffersi. Sofferto. Seppellire. Seppellito-
Seppellii. Seppellito , e sepolto. N. B. Si è veduto dopo la Conjugazionc del \
cibo Sentire , Pag. 1 jq. una lista di verbi regolari della terza Conjugazione,
tutti gli altri che non vi • >» .»... k *#•!» O*»' *> OÌU 97 À i ()8 si
trovano, e (li cui non nc abbiamo parlato altro- ve, inflettono nel Pres. in
isco , e si coniugano co- me Ardisco. In tale lista se ne trovano alcuni, co-
me Consentire, mentire , partire, che soffrono la stessa irregolarità,
terminandosi nel Pres. in due maniere, cioè Consento, e consentisco; mento , e
mentisco', parto, e partisco. Si dovrà però dire partisco per indicare
divisione , e parto per indi- car partenza. L’irregolarità che attacca i verbi
terminati in isco si osserva costantemente in prosa, ma i Poeti non vi si
assoggettiscono assolutamente; poiché di- cono: offro, ed offrisco\ pera, e
perisca, magge t e muggisce', langue , e languisce-, fere , e ferisce ; fera ,
e ferisca. Se ne trovano molti esempi nel Pastor Fido di Guarini, e nell’ A
minta del Tasso . AI ugge in mandra l' armento ( Pastor Fido ). Qual arme fera
, qual dia vita , quale Sani e ritorni in vita ( Aminta ). D. Conjugate un
verbo IMPERS ONALE. . R. Eccolo; nc conjugherò tre insieme. Modo ind. Pres. S.
Piove, balena, tuona. Pas. imp. S. Pioveva, balenava, tuonava. Pas. rim. S.
Piovve, balenò, tuonò. Pas. pros. S. Ha piovuto, balenato, tuonato. Pas. ant.
i.° S. Aveva piovuto, balenato, tuonato. Pas- ant. 2. 0 S. Ebbe piovuto,
balenato, tuonato. Futuro semp. S. Pioverà, balenerò, tuonerà. Modo sogg. Pres.
S. Che piova, baleni, tuoni. Pres. comi. S. Pioverebbe, balenerebbe,
tuonerebbe. Imp. sogg. S. Che piovesse, balenasse, tuonasse. Pas. sogg. S. Che
abbia piovuto, balenato, tuonato. Pas. condizionato. S. Se avesse piovuto,
balenato, tuonato. Pas. cond. S. Avrebbe piovuto, balenalo, tuonalo. pas. futuro.
S. Quando avrò piovuto, balenato, tuonato. jqodo ind. Pres. Piovere, balenare,
tuonare. Pari. Pio- vuto, balenalo, tuonato. Ger. Piovendo, balenando, tuo-
nando. Avendo piovuto, balenato, tuonato. De' Verbi terminati in ARE , ed in
IRE. Vi sono alcuni verbi di doppia inflessione, cioè, in Are, ed in Ire; ed
appartengono alla prima, é terza Conjugazioue; come: Colorare , e Colorire.
Inanimare , ed Inanimire. Inacerbare , ed Inacerbire. „ Indurare , cd indurire.
CONIUGAZIONE De' ■Verbi difettivi. t Poeti usano spesso i verbi Ire , c Gire in
vece di Andare. Sono dunque questi i soli di cui ci re- sta a parlare per
chiudere il trattato de* verbi ir- regolari. IRE i D. Conjugatelo. R.Di questo
verbo non si trovano chele seguenti voci. Pass. imp. S. Iva , ivano , o ivan.
Futuro senio. Irò, irai, ira. P. Iremo, irete, iranno. Modo inde/. Pres. Ire.
Part. Ito. gire. D. Conjugatelo. lì. Di questo verbo si conoscono soltanto le
seguen- ti voci : Modo ind. Pres. S. Gite. Pas. imp. S. Giva , givi, giva . P.
Givamo , givate, givano. Pas. rim. S. Gii, gisti g). P. Gimmo, giste , girono,
rientro semp. Girò, girai, girò ec. Modo imp. Pres. S. Gite voi. Imp. sogg. S.
Che io gissi, che tu gissi, che colui gisse. P . Che noi gissiniOf che voi
giste , che coloro gissero. > \ 300 Pres. conrl. S. Girei , giresti girebbe
ec. Modo indef. Pres. Gire. Pari. Gito. D. Conjugate un verbo RIFLESSO. R.
Eccomi; • • • Modo ind. Pres. S. Io mi mortifico, tu ti mortifichi, colai si mortifica.
P. Noi ci mortifichiamo, voi vi mortifica- te, coloro si mortificano. Pas. imp.
S. lo mi mortificava ec. . Pns. rim. S ■ Io mi mortificai ec. Pas. pros. S. Io
mi sono mortificato ec. Pas. ant. i.“ S. Io mi era mortificato ec. Pas. ant.
i.° S. Io mi fui mortificato ec. Futuro scmp. S. lo mi mortificherò ec. Pari,
mortifi- catomi. OLIRE Di questo verbo si leggono soltanto le seguenti voci :
Oliva , olivi, oliva , olivano. ‘ ' RIEDERE o Redire ' Le voci che conosciamo
di questo verbo sono: Rietlo , siedi, riede. Riedea, riedevi , riedeva\
riedevano . Rieda , redivano. CALERE Questo verbo tiene le seguenti voci :
Calendo. Mi cale ec. Mi caleva ec. Mi calie ce. Mi era calato cc. Che mi caglia
ec. URGERE Urge. Urgeva. Urgevano sono tutte P infles- sioni di questo verbo.
COLERE Colo , Cole tiene Colere , e niente più. LICERE „ Lice si dice in prosa,
Lece in versp, e Lecito in prosa, cd in verso. TANGERE , toccare. Soltanto
Tartge tiene Tangere , e non altro. DELL' AVVERBIO. Che cosa è /'Avverbio? Per
meglio intendere che cosa è l’avverbio, ed a che serve nel discorso, giova
osservare che la SIGNIFICAZIONE – alla H. P. Grice -- di tult’ i verbi è
semplice, v o- glio dire, che non è accompagnata da circostanze nè di tempo,
nòdi luogo, nè di modo ec. di fatti, allorché si dice; Pietro disegna ,
intendete voi com'egli disegna? sapete voi dove, e quanto tempo egli disegna?
certo clic no; e perchè? perchè la si- gnificazione del verbo disegna è
semplice. Lo stes- so dite della significazione dell’aggettivo, del par-
ticipio, e dell’avvèrbio. Ciò posto, dico, che L' Avverbio è una parola che
premessa al verbo, ne. modifica la significazione. D. Che cosa avete voluto
intendere , col dire; che Avverbio modifica la significazione del verbo ? R. Ho
voluto intendere, clic ne fa conoscere gli ac- cidenti, ossia le circostanze;
mi spiego cogli esem- pi: Allorché dico: Pietro disegna , essendo sem- plice la
significazione del verbo disegna , non s’in- tende nè dove, nè come , nè quando
, nè quanto tempo Pietro disegna; ma se dico: Pietro disegna bene , questo
avverbio bene modifica la significa- zione del verbo disegna , e fa intendere
come Pic- Digitized by Google aoi tro disegna, cioè bene. Così pure se dico:
Pietro disegna qui, l’avverbio qui , modificando la si- gnificazione del verbo
disegna, fa conoscere il luo- go dove Pietro disegna; qual luogo al certo non
si saprebbe, se dicesse semplicemente/Wo disegna. L Avverbio modifica pure la
significazione del participio, dell’aggettivo, e talvolta dell’Avverbio stesso:
eccone gli esempi ; Una colonna ben intagliata ; qui il participio intagliato,
e modificato dall’avverbio bene. Un fanciullo perfettamente docile ; qui l' ae*
gettivo docile e- modificato dall’ avverbio perfet- tamente. r J Egli mi viene
a trovare molto spessoiauì l'av^ velino mollo modifica l’avverbio spesso. Egli
è partito ben presto ; qui l'avverbio pre- sto e modificato dall’ avverbio
bene. D. Perchè questa parte del discorso si chiama Avverbio ? R. Perchè
modifica più spesso la significazione del verbo, clic di altre parole. D. Sotto
quanti aspetti si possono considerare eli Avverbj ? R. Si possono considerare
sotto l’aspetto dcWespres- sione , e sotto l’aspetto della significazione. D.
Come sono gli Avverbj considerati sotto l'a- spetto dell’ espressione ? R. Possono
essere semplici , o composti ; i primi so- no così detti, perchè si
profferiscono con una sola parola ; come: giustamente , prudentemente , og- gi,
domani, qui , quà, e sim. E gli altri si dicono cosi, perchè si profferiscono
con più parole; come: Al presente , a briglia sciolta, di subito t di sicuro,
per cerio , di certo , per verità , per mia J'e , da quel Digitized by Google I
ao3 punto in poti in quel mentre } di quando in quando , di tratto in tratto ,
d' allora in poi , ad un di presso , presso a poco, in quel torno, spesse
Jìate, rare volte, e. sim. D. Da quali parole si formano questi Avverò]? . R.
Si formano da sostantivi preceduti dalla preposi- zione semplice, o articolata,
co me si può vedere da- gli esempi recati. D. Perchè tali parole combinate in
tal modo si mettono nella classe degli Avverò] ? R. Perchè indicano
modificazioni: ma non sono pe- rò che Modi avverbiali. D. Come si possano
considerare gli Avverò] sotto V aspetto della significazione? R. Siccome
TAvverhio serve a modificare la signifi- cazione del verbo, e poiché tale
significazione può essere accompagnata da circostanze di tempo, di luogo , di
più, o meno , di modo , di ordine, di af- fermazione, di certezza , di
probabilità , di dub- bio ec., cosi vi sono Avverbj Di Tempo. - . Di Luogo. Di
Qualità, e di Modo. Di Quantità, e di Numero. Di Ordine. Di Negazione. Di
Affermazione. Di Certezza. Di Probabilità. Di Dubbio. Di Comparazione. Di
Eguaglianza. Di Eccesso. Di Difetto. Avverbj di Tempo. D. Quali sono gli
Avverbj di Tempo? li. Gli Avvcrb di Tempo sono quelli che indicano |i by Google
ao4 qualche circostanza ili tempo, e pei quali si può rispondere alla domanda:
quando ? 1 Quelli di Tempo passato sono; Allora, già, pnma, feri , testé,
recentemente, antica- mente, altra volta, e sim, Quelli di Tempo presente sono:
Oggi, ora, al momento, al presente, oggidì , osai- r '<a,, attualmente,
ormai, oramai, ornai, e «im’aome- JoUt? h 'Ì nal ° r laVOr ° C ! ie " li
avevalc ordinato-, che volete che ne faccia ora ? Quelli di Tempo futuro sono:
À j; Indi, appresso, dopo, quindi, poscia-, dipoi , dappoi \ se'nT'm avvemr ^
subito che , e sim., come : Ieri • •** « rid ° n ° « » Quelli di Tempo
indeterminato sono: ■nitre bolle, spesso, qualche volta, talora, sempre Ta
<f nT a, R Un ' ,U *' ‘ IUeSt ‘ treulti "” preceduti^ da non
significano m nessun tempo ; come: Altre volte Z’ ^ecluraz,one era trascurata ;
ora se ne occupano molto. Quelli che indicano identità di tempo in cui le cose
si fanno, sono: mentre, intanto , e sitn. Quelli che indicano la celerità, o la
lentezza, on- de una cosa succede all’altra, sono: ’losto, subito ,
subitamente, tardi, lento, ternamente presto, prestamente , di presente ,
immantinente, inòon- tanen te, continuamente, piano, pian piano, adagio, e sim.
Vuoili clic indicano continuazione sono, sempre ognora, continuamente. Quelli
clic dinotano interruzione di tempo sono: Talvolta, interrottamente ;
interpellatamente, e simili. Awerhj eli Luogo. D. Quali sono gli Avverbj di
Luogo? ’ R Gli Awerbf di L “o$o sono quelli che indicano la diversità de’
luoghi dove le cose si fanno, e pei Digitized b/J quali si può rispondere alla
domanda: dove ? e ,' sono: qui, costi , li, qiia y àostà y colèi , là y su y
già y p/, w, ivi) indi , onc/e, donde , e sim. .1 ;.*i , , . ■ • -, 1; Qui.
Costì. Lì. X). Qudf è il significato, di questi tre Avverbj di Luogo, e quando
si usano ? Qf Quésti tre Avverbj cti Luogo si usano coi soli vèrbi di quiete;
ed'ecconc il significato. Qui signi- fica il luogo in cui si trova chi parla;
come: Io scrivo qui ; io dormo qui, c non già io scrivo quà y io dormo qua. ' '
' ‘ « Costì significa il luogo in cui si trova chi ascol- ta; come: Voi vi
divertite costì ; Poi siete costì da molti giorni; c non già costà. E Lk
significa il luogo lontano da chi palla, e da chi ascolta; come: Egli si
‘divertiva lì col figlio; e non già Colà } o là. ■ Quà. Costà." Colà, o
Là. D. Qual y è il significato di questi tre Avverbj di I J . uo S°'> e
quando usano? - R. Qtì'cfetV tre Avverbj 'di Luogo si usai/o coi soli verbi dt
'movimento; cd : 'cccóne il significato. Quà significa luogo in cui’si' trova
chi pària; come: / eni/è qria, cioè dove sOn io, e non gikPehitc qui. Costà
significa il luogo in cui si trova chi ascol- ta; come: Io verrò costà , cioè
dove siete voi, e non già costì. E Colà } o /«significa il luogo distante da
chi par- la, e da chi ascolta; come: Andremo colà o là insieme , c non già lì.
:y. a ao 6 AVVERTIMENTO. . ! Abbiamo detto, che idue Avverbj di luogo qw* quà
significano il luogo, in cui si trova chi parla, e che il primo si usa
co’j^erbi di quiete, e l’altro con quelli di moto; troviamo intanto qui usato
col verbo di moto in Macch. Torna quida me, ma non faccia meraviglia , poiché
qui dinota un luogo più circoscritto, é quà un luogo indeterminato; onde se il
Signor Macch. disse torna qui da me, volle intendere in questa casa • E se
troviamo; Non so là che si faccia, dobbiamo intendere in quel Re* gno , in
quella Provincia , in quel paese ec. > ‘t&’l <Xt(C Cl. Vi. '• D. QuaV
è il significato di questi due Avverbj di Luogo, e quando si usano ? ‘ , * Wl
R. Questi du q Avverbj di Luogo si usano coi Terbi di quiete, e di moto; Ci coi
primi significa qui’, come quando si dice; Non ci è , significa lo stesso che
non è qui , ossia qt questo luogo: e coi secondi significa quà; come allorché
si dice; Non ci è venuto , è lo stesso che none venuto quà*, os- sia in questo
luogo. , f T Così l’Avverbio Vi coi verbi di quiete significa costi; come
quando si dice: non vi è, cioè costì , ossia in cotesto luogo. E coi verbi di
movimento significa colà , o là; come quando si dice: Non vi è andato , egli è
lo stesso che se si dicesse; Egli non è andato colà , ossia in quel luogo. Là.
Di là. P. Qual ’ è il significato di questi due Avverbj di Luogo, e quando si
usano ? I R. Questi due Avverbj di Luogo si usano coi soli verbi di movimento;
eccone il significato: Là si- gnifica lo stesso che colà , ossia in quel
luogo', co- me quando si dice: Chi mai è andato là? cioè in quel luogo.
L’Avverbio di là significa eli quel luo- go ; Come quando si dice: Partirai di
là dopo tre giorni , cioè di quel luogo , o da quel luogo. Significa talvolta
dall 1 altro mondo; come nel Bocc. Di questo ti dovevi tu avvalere , mentre eri
tu di là, ed emendartene ( risposta fatta a Feron- do, cui era stato dato a
credere, ch’egli era stato in Purgatorio ). Così quando diciamo nel Simbo- lo:
Di là ha da venire a giudicare; cioè dall'al- tro mondo. Onde. Donde. Quindi.
Altronde, e sim. D>. Qual’ è il significato di questi Avverbj 'di Luo- go, e
quando si usano. R. Questi Avverbj di Luogo si usano coi verbi di movimento, e
significano il luogo da cui si parte, o si viene; Onde, donde significano da
quel luo- go; Indi significa lo stesso, ma talvolta significa 1 da quel tempo;
come nel Macch. Indi a pochi giorni morì. Si accompagna talora colla preposi-
zione da; dicendosi da indi in quà ; da indi in su. lalvolta sta in vece di
poscia; come: Indi ascen- demmo il monte , cioè poscia ascendemmo ec. Quindi
significa da questo luogo. Altronde significa da altro luogo. Ovunque significa
in qualunque luogo. Avanti , innanzi significano un luogo anteriore. Fuori,
fuora significano un luogo esteriore. f-ntro , dentro indicano il contrario di
Fuori ; coma nel Petrarca / t. Lt notturne viole per le piagge , £ le fitre
selvagge entro le mura , Quivi significa un luogo lontano da chi parla, c da
chi ascolta; come nel Dante. Quivi si piangoli gli spietati danni. Ivi
significa in quel luogo : vien preceduto tal- volta dalla preposizione da;
come: Da ivi di » scende. Ne equivale talvolta a di là; come: La polvere ne fu
sbalzata dal vento , cioè di là. Ove , dovei significano in qual luogo ? come:
Dove vai 1 Ove corri ? Avanti, innanzi , dietro , appresso , vicino , dentro ,
entro, tra , fra , allato , accanto ,rimpet- to, incontro , addosso , attorno
significano U luo- go, in cui la persona o cosa si trova. *Sa significa sopra ,
ossia un luogo superiore, cioè più aitò di quello in cui si trova chi parla Grn
significa sotto, ossia un luogo più basso di quello, in cui si trova chi parla.
Quassù , quaggiù , lassù, laggiù, sono avverbj composti. Quassù è composto da
qzzrz, e .vzz, e si- gnifica lo stesso che qui sopra , orquà sopra. Quaggiù è
composto da e gwz, e vale lo stesso che qui sotto , o sotto , ossia in questo
luogo inferiore. Lassù è composto d^a là, e sm,c significa z'/z quel luogo
superiore. Laggiù è composto da là e g-z'/z, e~significa lo stesso che in (jucl
luogo inferiore. Giova qui osservare che ili questi stessi avverbj alcun
indù-fino il posto , altri la distanza. 1 primi sono: ove, qui, di qua; di là,
da perlutto; gli ul- timi sono ; presso, lontano, vicino , c siili., come;
Digitized by 30 9 . Il pittore aveva riunito in un medesimo quadro molli
oggetti diversi', qui una truppa di baccanti ; là una truppa di giovani ; qui
un sacrifìcio ; là una disputa di filosofi. Sesostri portò le sue conquiste pià
lontano, di quelle che Alessandro ha fatto dopo. Passate dal vostro cugino ;
egli alloggia qui vicino. jivverbj di Qualità 9 e di Modo . D. Quali sono gli
Avvèrbj di Qualità, e di Modo? R. Gli Avverbj ili Qualità , e di Modo sono
quelli die indicano la maniera onde le cose si fanno, e pe’ quali si può
rispondere alla domanda; come? Sono essi per lo più tutti gli aggettivi che si
usano come Avverbj; come: chiaro, schietto, sodo,c sim. Notasi però, che Tanti
Avverbj di qualità vi sono, quanti sono gli aggettivi perfetti, e si formano
così: Se gli aggettivi inflettono in o, come Santo, dotto, e sim., cambiasi Po
finale in ameni e\ facen- dosi da santo, dotto, e sim., santamente, dotta- mente.
Ma da buono si fa meglio , e da cattivo si fa peggio. Se inflettono in e; come
costante, diligente, c sim. ,vi si aggiunge mente ; facendosi da diligente,
diligentemente ; da costante, costantemente; da soave, soavemente, e sim.: come
per esempio. Buffon è uno de'niigliori scrittori del secolo passato : pensa
profondamente, dipinge fortemente, e si espri- me nobilmente. Se poi inflettono
in le; come crudele, gentile, fedele , e sim., si toglie Ve finale
dell’aggettivo, e vi si aggiunge mente; dicendosi crudelmente, gen- tilmente,
fedelmente , c sim. *4 Avveri} di Quantità , c di Numero, D. Quali sono gli
Avverbi di Quantità, e di Numero? R. Gli Avverbj di quantità , e di numero sono
quel- li che indicanole quantità delle cose, e pei quali si può ì-ispondere
alla domanda; Quanto ? come; Quanto indica una quantità indeterminata. bissai,
molto indicano una gran quantità. Più significa maggior quantità. Meno indica
minor quaulità. abbastanza significa una quantità sufficiente. Grandemente ,
soverchio , oltremodo , altrettanto, smi- suratamente, pienamente, appieno,
maggiormente, com- piutamente, scarsamente, molto , poco, caro, alquanto sono
tutti Avverbj di quantità; come: £ una donna leg- giera ed incostante, che
parla molto, e riflette poco. Quei panni sono belli, perciò costano caro. Gli
Avverbj di Numero sono; Primieramente , secondariamente , in primo luogo , in
secondo, in terzo, in quarto luogo ec., siila fila, avan- ti, l'un dopo
l'altro, e sim. Avveri j di Ordine. D . Quali sono gli Avverbj di Ordine? II.
Gli Avverbj di Ordine sono quelli che indicano l’ordine in cui le cose sono
disposte ; come : Primieramente , primamente , principalmente , vicen-
devolmente, scambievolmente, alternativamente, ulti- mamente, successivamente.
Due se ne formano da nomi di Numero ordinale, c sono primieramente , e seconda-
riamente-. per tutti gli altri si dice: in terzo luogo, in q tarlo, in quinto,
in sesto luogo ec. Avverbj di Negazione. D. Quali gli Avverbj di negazione? R.
Gli Avverbj di Negazione sono quelli che servo- no di risposta negativa ad una
domanda; tali sono: No , non , niente, affatto -, es^lnp. Volete venire al tea-
tro? No — Comandale qualche cosai No. 2 n Avverbj di Affermazione. D. Quali
sono gli Àvverbj di affermazione? R. Gli Avverbj di Affermazione sono quelli
clic servono di risposta affermativa ad una domanda: come : Sì , appunto ,
certo , di certo , certamente , sì bene , mai sì, sicuramente ; eserap. Avete
mai letto in Recine la famosa scena del delirio di Fedra ? Sì,, l'ho letta , o
confesso eh' è una delle pià belle del Teatro francese. Avverbj di Certezza .
D. Quali sono gli Àvverbj di Certezza? 11. Gli Avverbj di Certezza sono: Certo
, assolutamente , infallibilmente , davvero , offi x y indubitatamente , e
servono di risposta certa ad una do- manda; come quando si dice: Avete studiato
? certo. Non si confondino questi Avverbj di Certezza con quelli di
Affermazione , poiché non ogni ri- sposta affermativa è certa. Avverbj di
Probabilità , e di Dubbio. D. Quali sono gli Avverbj di Probabilità , c di
Dubbio? R. Quelli di probabilità sono: Probabilmente , per avventura , e
servono di risposta probabile ad una domanda; come quando si dice: Sor- tirà
l'affare ? probabilmente. Quelli di dubbio sono: forse , può essere , può darsi
, e servono di risposta dubbia ad una do- manda; come quando si dice:
Guadagnerete la vostra causa ? forse sì, forse no. I aia Avveri j di
Comparazione . D. Quali sono gli Avverbj di Comparazione? R.Gli Avverbj di
Comparazione sono quelli che ser- vono ad indicare il paragone, che si fa di
una per- sona o cosa con un’altra, relativamente a qualche qualità, o quantità;
e perchè una persona o cosa può avere una qualità, o quantità in eguale,
maggio- re, o minore estensione di un’altra; si distinguo'!! perciò tre sorte
di comparazioni, e quindi tre sor- te di Avverbj che le indicano; che sono gli
Avver- bj di eguaglianza ; gli Avverbj di eccesso ; e gli Avverbj di difetto.
Quelli di eguaglianza sono: cosinone, tanto , il, egualmente., seguiti dai
correlativi quanto, che, come ; e si usano allorché si vuole indicare, che una
persona, o cosa possegga una qualità nella stes- • sa estensione di un’altra;
come quando si dice: L'amore del prossimo è cosi necessario nella socie- là per
la felicità della vita , quanto nel Cristianesi- mo per la salute eterna. Il
tulipano è cosi bello quanto la rosa. Platone fu tanto dotto quanto lo fu
Socrate. Egli è s» ricco che benefico . Ella era si lieta conte bella. Quelli
di eccesso sono: più , meglio , di più , vieppiù , e si usano allorché si vuole
indicare, che una persona o cosa possegga una qualità in mag- giore estensione
di un’altra; come quando si dice: La rosa è più bella della viola. Quelli di
difetto sono: meno , viemeno , quasi , tutto al più; e si usano allorché una
persona o cosa possegga una qualità con meno estensione di un’altra; come
quando si dice: L'Asia i meno popolata dell' Europa. Il naufragio c la morte
sono meno funesti de' piaceri che attaccano la virtù. 3i3 OSSERVAZIONI. D.
Quali sono queste Osservazioni? R. Eccole; I. L’Avverbio preceduto
dall’Articolo fa Je veci del nome; come quando si dice; Il poco nu basta- — Il
molto mi nuoce. li. L’Avverbio unitoal nome fa le veci dell’aggettivo; come
quando si dice : Poco pane ; molto vino! III. L’Avverbio è un’espressione
accorciata eh’ equi- vale ad una preposizione col suo regime; di talli quando
si dice: modestamente , non è egli lo stes- so che con modestia? IV. Siccome
gli aggettivi perfetti possono avere i Gradi di comparazione , così possono
averli anche gli avverbj che da essi derivano; come : Più presto , più tosto ,
più diligentemente , diligentis- simamente-, meno presto, e sim. V. Gli Avverbj
comparativi hanno, come gli agget- ti, il secondo termine della comparazione;
come: lTT^ /l ° pera P iil V ru ‘ len temente degli altri. VI. Gli Avverbj
superlativi si formano dagli agget- tivi superlativi; come. Prudentissimo ,
prudenlisSimahiente ; diligentissimo , ihgentissimamente, eloquentissimo,
eloqnentissimamen- te, e san. Esempi: - Bourdalouve, e Massilon hannei parlato
tutti e due eloquentissimarnente sopra le verità evangeliche-, ma il primo si è
principalmente propósto di convincere lo spirito-, F ultimò ha avuto generai,
nenlé in vista di toccare il cuore. Cor nei Ile c Racine sono i due migliori
poeti tragici Jrancesi : le opere del primo sono scritte vigorosamen te, ma
scorrettamente-, quelle dell'ultimo sono re^ola- rissimamentc belle ;
purissimamcnle espresse e vii de- licatamente pensate. p 21 4 .» .• '■ m,»L Che
cosa è la Preposizione? La Preposizione è una parola indeclinabile che serve
nel discorso ad indicare i diversi rapporti , ossia le relazioni che le
persone, o cose possono a- vere tra di loro; come per esempio ; se si dice sem-
plicemente Pietro , si considera Pietro isolato, cioè senza verun rapporto; ma
se si dice: Pietro è in casa , la preposizione in mostrerà il rapporto clic
Pietro lia colla-casa. Cosi pure se si dice: Pietro passeggia con Francesco, la
preposizione con in- dicherà il l'apporto di compagnia che passa tra esso e F
rancesco.LaPrcposizionc è così chiamata, perchè si mette sempre avanti alla
parola ch’cssa regge. D. Come si possono dividere le Preposizioni ? IL Si
possono dividere per rapportò all’espressione, e per rapporto alla
significazione. D. In quante specie si dividono per rapporto al- l’
espressione? IL In due specie ; che sonò le Semplici , e le compo- stele prime
sono quelle che si esprimono con una sola, parola; come: in, per, con, di, da,e
sim. Eie altre quelle che si esprimono con più parole; come a riguardo di, a
riserva di, arichiesta di, c sim. D. Come si dividono le Preposizioni per
rapporto alla significazione? R. Si potrebbero dividere in tante specie, quante
Digilized by Qoogl 2l5 sono le specie di rapporti; ma come liavvi una in-
iinità di rapporti, ossiai una infinita di maniere di considerare le cose , le
une rispetto alle altre ; di più, siccome uno stesso rapporto spesso vien indi-
cato da più preposizioni , ed una stessa preposi- zione talvolta indica diversi
rapporti; dividiamo perciò le Preposizioni pei principali clic possono
indicare; e sono: Di Tempo; come: Avanti , durante , dopo ; csemp. Avanti la
guerra— Mu- rante la guerra — Dopo la guerra. Di Luogo, o situazione; come: In,
nel , a, fuori , dentro , sopra-, sotto, avanti, presso , dopo , esemp. La
natura spiega le sue ricchezze sotto la zona torrida. Quella casa è fuori la
città. Vi era un boschetto dilettevole dentro alla sua casa. Di Termine che si
lascia; come: Di, da, esemp. Pietro parti da Roma. Egli usci di casa ; Di Termine
a cui si tende; come: In, a, verso-, esemp. Pietro andò in Bologna , indi ri-
tornò verso Roma. . . \ . Di causa, c di mezzo ; come,:. Mediante , atteso ;
esemp. Mediante le precauzioni che abbiamo prese , abbiamo scansato gli scogli
di tjuella^ costa pericolosa. — Atteso il cattivo tempo non si può partire. Di
Causa efficiente; come: Da, esemp. Casa fabbricata da un architetto . Di Causa
materiale; coinè: Di’, esemp. Colonna di porfido — Tazza di argento. Di Causa
fìnalè ; corne i Per ; csemp. Carozza fatta per un Principe — La lingua è fatta
per parlare. Di Ù nione ; come : Con; esemp. I soldati coi loro uffizioli. '.
<. Di Separazione; come; Senza ; esemp. I soldati senta i loto uffizi dii.
3l6 La i preposizione sema indica 1’ esclusione di una cosa dalle altre ;
esemp. Sema di te spero calere (Bocci Senta U vostre cure sarei stato un
ignorante tutta la mia vita. Tutto è assurdo e ridicolo in quell' onera
eccettuato un capitolo , o due. 7 ^ ’ Di Eccezione ; come : Olirei etamp. Una
compagnia di cento soldati , oltre gli uffizi ah . 1 Di esposizione ; come :
Contro , cantra ; esemp. / soldati contro agli U disia- li, o contro gli Uffizi
ali. ° ujjuia- Di Distacco; come: Da; esemp. I soldati distaccati dal
reggimento . Di Permuta ; come : Per-, esemp. Vendere un prigioniere per un
altro . Conformità ; come : Secondo -, esemp. Secondo il costume. Secondo la
ragione. .I l sono I repostZLoni di significazione diversa ? ii. Lierto; e sono
(jueJIe Di Stato in un luogo; come: Accanto, allato, accosto , intorno, presso,
vicino , ad - ‘ osso i appiè , dentro y nel , sopra di y dirimpetto , ra-
sente, a fronte ; di sotto , e sim. Le preposizioni accanto , allato , accosto
, in- torno significano nn luogo relativo ad un altro,ch* è vicino; come nell’
Ariosto lyingli intorno, e gli sta sempre allato. Di Moto a luogo; come: od, m
fino, in sino, verso, e sim. ■ Di Moto da luogo; come; n ‘ n ^' Ì a canto i tia
loto, do- loto di, d'insù , e sim. Di Moto per luogo; come; Per, lungo,
rasente. Di Numero; come: * J C/rca, intorno, d'intorno , presso, oltre, vicino
, c sim. Di Privazione; come: Senza, fuori, lungi, da, e sim. > * — . ‘ 4 •
’ i Di Comparazione; come : In paragone
, in comparazione. Di Accrescimento ; come : Olire , al pià , assai più, di,
mollo di, e simili. Oltre si dice relativamenle alle cose da cui si distingue t
o toglie quèlla di cui si parla; come quando si dice: Ci ìorranno oltre a ciò
le persone. Significa talvolta più', come nel Bocc. G. 2 . N. 6. Non era sì
poco, che oltre a dieci mila dobble non valesse ; cioè più di diecimila ec. Di
Opposizione sono anche queste , cioè ; Contro, malgrado, nonostante : esemp.
Non sapremmo lungo tempo operare contro il nostro carattere ; non ostante tutte
le pene che prendiamo per contraffarlo , si mostra , e ci tradisce , in molle
occasioni. In vano operiamo nostro malgrado , siamo conosciuti a lungo andare.
v Quelle che indicano il fine sono: Verso, circa, per . ; esempio : Vi scrivo
circa quell'af- fare per cui prendete un si vivo interesse j e siccome conosco
la vostra benevolenza verso ‘ i disgraziati , cosi non dubito punto che non vi
poniate tutte le vostre cure, meno per la soddisfazione di farmi cosa grata ,
che pel piacere di giustificare l'innocenza, e confon- dere la calunnia. 'V .
V,\, . * +* i » ■.’vK . : tot* ai8 SIGNIFICAZIONI Di queste quattro
Preposizioni DA. DI. SOPRA. PER. DA ; . *, è . ; < : * yL D. Quali sono le
significazioni della Preposizio- ne Da ? R. La Preposizione Da significa
Dipendenza di una cosa da un’altra, onde coi verbi passivi il nome della
persona o cosa, clic fa l’azione, con tale pre- posizione si accompagna;, come
quando si dice: Cartagine fu fabbricata da Didone , e distrutta da Scìpiy/ie.
Belle volte in tale significatone si usa an- che la Preposizione per; come:
Quello che per me non fi può fare ; cioè da me non si può fare. Significa
Origine ; come nascere, scaturire » sorgere , de- rivare , provvenire da
qualche cosa , o da qualche 1 ìlogo; ed ecco perchè dicesi : Raffaello da
Urbino + per indicare la città onde ebbe origine. Significa separazione ,
allontanamento ; come: uscire, par- tire da qualche luogo ; dividere, staccare
> rimuovere una cosa da un' altra. Coi verbi uscire , partire si usa meglio
la preposizione di ; come : Egli parti di Milano — Egli usci di casa. Significa
abile «• come: Egli è uom da ciò , cioè abi- le a far ciò. Significa come ;
Egli opera da uomo onesto , cioè come ad un uomo onesto conviene. Significa non
si doveva ; come: Non era da farne tanto schiamazzo ; cioè non si doveva fare
tanto schiamazzo. Significa atto «; come : Esser da poco ; esser da molto ; •
esser da piti ; esser da troppo ; esser da nulla ; esser da tanto ; cioè esser
atto a poco ; esser atto a molto ec. t Significa sulla fede ; come : Egli agl da
Galantuomo , da Cavaliere ; cioè sulla fede di galantuomo , di Cavaliere.
Significa quanto si richiede ; come: Vi è da cenare? Vi è da desinare? cioè
quanto si richiede per cena', per desinare. Significa circa ; come; Vi erano da
trenta persone ; cioè circa trenta persone — Sono da dieci giorni , cioè circa
dieci giorni. Significa in casa ; come: Egli è stato da me, cioè in casa mia.
Significa innanzi ; come: Io son passato da casa vostra , cioè dinanzi alla
casa vostra. Significa mentre era ; come: Da vecchio, da soldato , da giovane ;
cioè mentre era vecchio ; mentre era solda- to 5 mentre era- giovane. Significa
differenza) come: dllro uomo da quel che io sono. ' DI I). Quali sono i
significali della Preposizione Di? R. La Preposizione Di si usa principalmente,
allor- ché ad un nome se ne vuole aggiungere un altro, che ne indichi qualche
determinazione , come fa l’aggettivo;! per esemp. quando si dice: Colonna di
marmo — Il mar di Toscana ; tali espressioni si- gnificano lo stesso die C
olonne marmort e. Il marToscano. Delle volte la preposizione
uisembraoorrisponderéa queste altre; a , ad, in, fi:r,coNtra, ma tali pre-
posizioni sono ellittiche in tal Caso, poiché vi si sottintendono insieme con
un altro nome ; come: si ver invidi a\di uno significa aver invidia allafortuna
di uno. Partir di Roma significa partir dalla città di Roma. Esser Rato del
lalunno significa esser nato nel corso del tal anno. Alprir -di tanti anni ..
significa morir nell' 1 età di tanti anni. Esser di guardia , di servizio vuol
dire essere, nello sta- to , nell' occupazione di guardia , di servizio. Esser
di noja , di piacere, vuol dire esser cagion di no- ja , pii piacere. Ui ’
Lagrimar di allegrezza , significa lacrimar per cagione di, allegrezza.* , .
Ferir di saetta vuol dire ferir con un colpo di saetta. 330 Uno di questi
significa Uno tra questi— Il primo di que- sti significa il primo tra questi.
Tanto di tempo significa tanto spazio di tempo. Essere pili o meno grande di un
altro vuol dire essere più o meno grande a confronto di un'altro. Delle volte
la Preposizione di taccsi, dicendosi; 4 casa il medico. A porta San-Gennaro. La
Dio mercè. Il cui valor. Le altrui sostanze , in vece di A casa del medico-, a
Porta di San-Gennaro-, il di cui valor cc. Questa Preposizione si unisce coi
nomi, e se ne fanno degli avverbj; come: Di nascosto, di forza, di subito, e
simj e vagliono lo stes- so tJie nascostamente, forzatamente, subitamente, e
slm. SOPRA D. Qnnli sano le significazioni della Preposizio- ne Sopra? R. La
Preposizione Sopra indica sito di luogo su- pcriore, contrario a quello
indicato da Sotto-, si usa spesso col quarto caso, ma non di rado col terzo si
accoppia, e talora anche col secondo; si a- dopera pure a significare altre
cose, come dagli esempj seguenti. Significa contro, addosso-, come: Ordinarono
un poderosis- simo esercito per dar sopra i nemici, cioè contro i nemici.
Significa appresso , vicino ; come : Marsiglia è in Pro- venza sopra la marina
posta , cioè vicino alla marina. Significa più che ; come : Egli mi amava sopra
la sua vita , cioè più che la sua vita. Significa di là da, oltre-, come: Ben
cento miglia sopra Tunisi ne lo portò $. cioè di là da cento miglia, o ol- tre
cento miglia ec. Significa circa , intorno-, come: Maravigliatomi forte so- pra
le vedute cose , cominciai a pensare ; cioè intorno alle vedute cose ec.
Significa già venula ; come: Quivi sopra sera arrivò un giovane) cioè già
venuta la sera. pigitizedi>y G 331 n TER % D. Quali sono le significazioni
della Preposizio- • ne Per ? R. La Preposizione per tiene varj significati.
Indica l'esistenza di un oggetto non fisso , ma variabile ih un certo spazio ;
come quando sj dice ; Esser ora in un luogo, ed ora in Un altro dell'Italia , e
dell' Europa. Si usa pure per indicare varj luoghi, in cui avvenga una stessa
cosa; come dal Bocc. Per le sparte ville , e per gli campi , e per gli loro
colli , e per le case di dì, e di notte morir no. Significa la cagione che
muove a far qualche cosa, o il fine per cui si fa; come: Ei tacque per
vergogna. Egli lavora per guadagno. Indica talvolta il mezzo per aver qualche
cosa: come: Egli ha ottenuto ciò per l'intercessione ec.jcioè permesso dell'
intercessione. Si adopera anche per indicare in qual parte sopra di un altro le
azioni si fapno; come quando si dice: Mi guidò per mano — Mi prese per un
braccio — Mi trasse pe' capelli. •Significa a favore ; a nome ; in vece ; come:
Io parlerò per voi , cioè a favor vostro ; a nome vo- stro-, in vece vostra.
Significa distribuzione ; come; Gli dava tanto per giorno ; tanto per testa.
Significa esser in procinto di fare qualche cosa ; come : Egli era per partire
, cioè in procinti di partire. Significa dur azione, continuazione ; come: Egli
ha corso per un miglio — Egli faticò per tutto un giorno. • ' Significa il
mezzo dell’ orìgine , e della discendenza di uno ; come quando si dice ; 322
Egli per padre discende dalla tale famiglia , e per madre dall'altra. Equivale
talvolta alla voce come, o alla preposizió- ne a\ come: .*■ \ v , •. • Tener
per fermo ; tener per aero ; cioè come fermo come aero — Il tal gioaane è assai
prudente, e per la sua età è assai grande ; cioè a proporzione dell esser
gioaane, o della sua età. Ila forza talora di benché; come: P er molto che
pregasse , non l ■ ottenne ; cioè benché molto pregasse ec. Se gli sottintende
spesso una delle parole : amore , intercessione , opera , servigio , timore ,
riguar- do ; come quando si dice : P er me è cosa troppo faticosa, cioè per
rispetto a me, per riguardo a me— Pel gastigo se ne trattenne , cioè per timore
del gastigo. Si usa nelle preghiere, e ne’giuramenti per esprimere r°ggctto,in
grazia di cui la persona pregata si deb- bo muovere; oppure l’oggetto che si
chiama in te- stimonio, e mallevadore delia verità di ciò die si tratta; come
quando si dice: Eterno Dio , vi preghiamo per Gesà Cristo ; cioè in grazia di
Gesù. Cristo. ; A D. Ditemi qualche cosa della Preposizione a ? E. Eccomi; La
Preposizione a significa ordinaria- mente tendenza , ó direzione a qualche
luogo, o a qualche cosa; come: < ' Andare a? Parigi', Andare a Roma. Si usa
coi verbi togliere , rapire, e sim; come: Togliere ad uno ; rapire ad un altro
' qualche cosa. Coi verbi di moto a luogo , or si usa la preposizione a, ed ora
in: come: Andare a casa] Andare in ccu- w;ma andare cicasa significa andare
verso casa] ed andare in casa significa andare dentro casa] Digitized by Google
v * 233 v La stessa ragione vale pc* verbi dì stato in luogo Essere a Roma vuol
dire essere tirile vicinante di Ro- ma ; ed essere in Roma significa essere
dentro Roma. Ma Se il termine, a cui il moto è diretto, è un nome per- sonale,
o pronome, si usa da in vece di a ; come : Verrò da voi , ed andrò anche da
lui. Delle volte si trova a in vece di da ; come nel Bocc. Amendue li fece pigliare
a tre servitori , cioè da eo. Si trova spesso usato a in vece di con ; come nel
Bocc. stesso; Nutricate a latte d'asina) così: Una nave a vela ; un oriuolo a
molla , o a pendolo. CON D. Ditemi qualche cosa della Preposizione Con? R.
Eccomi; La preposizione Con indica rapporto di Compagnia , di Stromento , e di
Modo ; come: Andare, o venire con alcuno — Lavorar colla lima — Fare una cosa
con piacere, con dolore , con pena, con buon garbo. La preposizione Con
s’incorpora coi nomi personali; dicendosi : Meco, teco , seco , nosco , vosco ;
ma questi due ultimi sodo della poesia. Si può talvolta replicare il con ; di-
cendosi: con meco, con teco, con 'seco. INFRA. INTRA. TRA. FRA. D.Checosa
signific anoqueste quattroPreposizioniì R. Queste quattro Preposizioni
significano l’esistenza di fina Cosa in mezzo ad altre; come quando si dice:
Star fra il timore e la speranza, cioè ia mezzo a questi due effetti — Dir
frase ; cioè dentro di se — • Incontrar uno tra via, cioè in mezzo alla via—
Inoltrarsi fra'l mare, e fra'l bosco) cioè dentro, o in mezzo al mare , al
bosco Vi ha uno fra gli altri ; cioè in mezzo a - gli altri — Tra questo e
quello non so qual sia miglia- re ; cioè : io sto sospeso in mezzo all' una , e
all'altra cosa , e non so decidere qual sia la migliore — Verrò fra otto giorni
; cioè denìro lo spazio di otto giorni. Dello volte si accoppiano colla
preposizione di : come : Resti fra noi ; cioè nel mezzo , o nel numero di noi .
D. Conoscete altre Preposizioni ? 11. Oltre alle fin qui riferite varie altre
si enume- rano da Gramatici; ma tra queste alcune sono ag- gettivi; come vicino
, lontano , discosto , salvo, e sim. Altre sono avverbj, come dentro, fuori,
so- pra, sotto, e sim. I Gramatici le chiamano Av- verò] allorché sono poste
nel discorso indipenden- temente, e senza regime, e Preposizioni, allorché J
indicano qualche rapporto, ed hanno il regime, il quale è retto sempre da
un’altra preposizione espres- sa, o sottintesa; di fatti; dentro, entro, sopra
, sot- to, presso, verso, inverso , avanti , dietro sono quasi sempre seguite
dalla preposizione di, o a; come: dentro della casa , o alla casa — Sopra del
tetto, o al tetto. Le Preposizioni Fiiora , fuori , prima, dopo, contro sono
seguito da di ; come: fuori di città — Prima di giorno. Le preposizioni Lungt,
lontano sono seguite da di,o da, e talvolta an- che da a ; come : Lungi di qui
— • Lungi di Roma — Lungi ai rumori . Le Preposizioni Fino, infino, sino,
insino sono seguite da da, o a, se- condo che il verbo indica avvicinamento , o
allontana- mento da qualche termine; come: È giunto fino a Ro- ma — E venuto
fin dall' America. Le Preposizioni V icino, davanti, dinanzi, circa, intorno ,
dintorno , at- torno, oltre, lungo, rasente, e quanto lo sono dalla pre-
posizione a; come: Picino a eoi; davanti a me\ circa a ciò; intorno a lui ;
oltre a ciò ; quanto all' ufficio mio. E nel Bocc. G. 7. in fine: Lungo al
pelaghètto. Ed in Francesco Sacch. Noy. 129. Rasente a quella pentola. !
Digilizfed’87 J aa5 La Preposizione Da indica talvolta un termine di rapporto ,
espresso chiaramente da altre parole , ed in tal caso, giusta il genio della
nostra Lin- gua , non richiedasi che dinoti precisamente il suo proprio
significato ; quindi è che dicesi : Andare, venire , tornare , condurre ,
menare ad alcu- no ; come: per esemp. Dunque andatevene da lei. Io i>i
menerò da lei ; E nel Pallav. Dal Cardinal Morone appena arrivalo andaron tutti
gli Ambasciadori. Le Preposizioni Conira, Contro significano lo stesso; ma
contra si unisce col secondo e quarto Caso % e contro solamente col terzo ;
onde si dice : Conira di me, e cantra me; contro a me. La preposizione Oltre si
congiunge col terzo Caso; dicendosi: Oltre a me , e talvolta col quarto; come:
Oltre mare; oltre modo ; oltre misura. Nelle voci composte si cambia in olirà ;
dicen- dosi : Oltramontano , oltremarino, e sim. D. Che differenza passa la
Preposizione, e 7 Se- gnacaso ? R.I1 Segnacaso considerato per l’espressione è
una vera preposizione, come: di, a, da. Considerato poi per la significazione
differisce da quella, poi- ché non indica rapporto, ma il solo Caso del no- me
che precede; come quando si dice nel Bocc. Pannejio familiare di Dioneo, quel
di è un segnacaso: così pure quando si trova: Se di al- trui fosse stata
piuttosto che mia, quel di l’è pure un segnacaso : ina quando poi si trova Che
di questa terra uscissimo, quel di è una pre- - posizione, perchè indica un
rapporto di moto a luogo. Ed in fine quando si trova: Maeslii la- vorate ili
forza , quei di 1’ è pure una prepo- sizione, poiché risponde al Latino: Magi
stri o- \ 226 peramini cmn vi. Dal che si rileva , che ogni Segnacaso è
preposizione, e non ogni preposi. ztoue e segnacaso. Jw D. Declinate un nome
col segna-caso? Eccolo; Sing. 1 . Francesco. A > I » / ' r . * “Di Francesco”;
“A Francesco”; “Francesco; “O Francesco”; “Da Francesco”. D. Declinate un nome
personale col Segnacaso? 11. Eccolo; Sing. 1. Io. Plur. 1 . Noi. 2 . Di me. 0 1
1 • «ini 3. A me z . XJ 1 UUI. 3. A noi. 4. Me 4. Noi. 6. Da me. 6. Da noi.
Giova qui ricordarsi, che quando un nome co- mincia per vocale; come: Antonio ,
Agostino , al Segnacaso di terzo Caso vi si aggiunge il d\ come ; Sing. j.
Antonio. a. Di Antonio. 3. Ad Antonio. , 4. Antonio. 5. O Antonio. (>. Da
Antonio. D. Che differenza passa tra la Preposizione, e P Avverbio ? R. La
differenza che passa tra la Preposizione , e f Avverbio si è , che quella non
può stare nel discorso senza il suo regime, giacche in tal caso non presentando
un senso completo , nulla si- gnificarebbe ; di fatti , se si dicesse ; mio
fra- tello è nel , tale discorso niente significherebbe, perchè la preposizione
ne/, sta senza regime; t 22 ^ ma se si dice : Mio fratello è nel giardino ,
nell’ appartamento ee. , il senso sarà perfetto, perché la preposizione tiene
il suo regime. L’ Avverbio poi non ha bisogno di regime , poiché contiene in se
un senso compiuto , c la ragione si è , che ogni Avverbio può risolversi per
una preposizione col suo regime; di fatti, quando si dice: Pietro opera
onestamente , non è tigli lo stesso che Pietro opera con onestai Così,
prudentemente , decentemente , modesta- mente , non valgono io stesso clic on
pruden- za , con decenza , coti modestia ? D. Avete altro da osservare intorno
alle Pre- posizioni ? lì. Debbo osservare, che le preposizioni, o parti- celle,
ch’entrano in composizione con altre parole, altre sono separabili,
inseparabili altre; le pri- me sono quelle che si possono scrivere c prof-
ferire sole , e con qualche significazione ; come ' nelle parole addosso,
frattanto, e sim., le par- ticelle a, c fra possonsi scrivere e profferire
sole, e con qualche significazione , potendosi anche scrivere, e dire; a dosso
, fra tanto. Le altre poi sono quelle che da se sole nulla significano, ma in
composizione con altre parole ne variano la significazione; come nelle parole
disgrazia, misfatto, riprendere , e sim , le par- ticelle dis, mis, ri, che
sole nulla significhereb- bero, in composizione colle parole grazia, fatto,
prendere , ne variano in tutto la significazione. Tali particelle tal volta
mutano in contrario Li significazione delle parole; come in disgrazia misfatto,
e sim. Talvolta l’accrcscono; come in *- % Digitized by Google 338 strafare.
Talvolta la diminuiscono ; pojne irj sorridere. Talora indicano ripetizione;
come in rifare , rileggere. E finalmente indicano ordine: come in anteporre ,
prosporre 4 e sim. D. A quali parole si premettono le Preposizioni ? H. Le
Prepósizioni si premettono ai Nomi proprj ; come: Con Pietro ; con Maria. Ai
nomi personali; come: da me\ con te ; con voi. Agl'indefiniti; come; penso di
scrivere ; stento (f crederlo. Agli avverbj; come: lo farò per meno di tanto. à
DELLA. CONGIUNZIONE. Che cosa è la Congiunzione ? La Congiunzione è una parola
invariabile clu: ser- ve ad unire le parole, e le frasi nel discorso; come:
Augnilo , Marco Antonio , e Lepido si divisero l'Im- pero romano — Cesare
vinse, e distrusse la libertà del- la sua patria-^-Tutt'i cerchi della sfera sì
grandi che piccoli li dividono in 36o gradi . Di Come si dividono le
Congiunzioni? 11. Le Congiunzioni si dividono come le Preposi- zioni e gli
Avverbj , cioè considerandole sotto l'aspetto dell’ espressione, e della
significazione. D. Come sono le Congiunzioni considerale per 1* espressione ?
R, Sono Semplici , o Composte ; le prime sono quelle di una sola parola; come:
ma, e, ancora , e sim. E le altre son quelle di piti parole; come: In luogo di
; in luogo che ; a condizione che ; a ri- guardo di , e sim. D. Come si
dividono le Congiunzioni per rapporto alla loro significazione ? R. Si possono
dididere in ventuno specie principa- li ; cioè : r. Le Sospensive. 2 . Le
Condizionali 3. Le Affermative. 4- Le Negative.- 5. Le Dubitative. 6. Le
Copulative.’ Ausr.* a3o 7. Le Disgiuntive. - 8. Le Avversative Le Aumentative Le
Diminutive L’ Inietti ve Le Conclusive Le Dichiarative L’ Eccettuative l.c
Comparative Le Separative L’ Estensive Le Causali Le Concessive. s 20. Quelle
di transizione. Quelle di Tempo, e di Ordine. Quali sono le Congiunzioni
sospensive? Sono quelle che indicano qualche sospensione , o incertezza nel
senso del discorso; tali sono: Se veramente , ogni folla che , ancorché , dato
che , pur- ché , con questo però ; come: L'or yiue de'bei proget- ti, purché
però la morte non v'impedirà dì eseguirli— Ju mi promette Roma e Tornasse
veramente gli effetti sa* ranno corrispondenti alle sue parole. Congiunzioni
condizionali. D. Quali sono le Congiunzioni condizionali ? 11. Sono quelle che
indicano qualche condizione, on- de dipende l’effetto di ciò che si afferma;
tali sono; Se, se pure, purché, qualora , quando, bene inteso che, a condizione
che, supposto che, in caso che, ancorché, se mai, dove ; come : V oi sarete
salvi, se praticherete la virtù — Jo ti presterò la min spada, laddove non ne
abusi — Poi vi farete amare da lutti, se sarete dolce e cortese , o purché , o
bene inteso che sarete dolce , e cortese. Tutto è perduto, se non vi affrettate
di venire. Nota — Può dipendere una proposizione da un’altra quando l’una
esprime una condizione, posta la ! 23i quale si verifica ciò che si esprime
dall’ altra ; come nell’Bocc; G. 4- n - io. Se voi il faceste io sarei colui
che eletto sarei da voi. E nella G. 4 . ». 6. Io voglio alle lue angosce ,
quan- do tu medesimo vuoi por fine. Tra tutte le Congiunzioni condizionali
purché esprime con maggior forza la necessità di veri- ficarsi la condizione,
per ottenersi l’intento; co- me nel Bocc. G. 3. n. 8. La medicina per guarirlo
so io troppo ben fare , purché a voi dea il cuore di segreto tenere ciò che vi
ragionerò. Congiunzioni affermative. Quali sono le Congiunzioni affermati ve? Sono
quelle che uniscouo due proposizioni af- fermative ; come : SI, certo , senza
dubbio , volentieri ; esemp. Chi? Questo Capo di una razza abbominovole ed
empia , si lui stesso. Congiunzioni negative. D. Quali sono le Congiunzioni
negative? R. Sono quelle che uniscono due proposizioni ne- gative; come: No, nè
, nè anche , neppure ; esemp. Se Pietro non vi consente , non vi consentirò
neppur io — Nè dal monte Parnaso , nè dalle Muse mi allontano. Congiunzioni
dubitative. D. Quali sono le Congiunzioni dubitative? R. Sono quelle che
indicano dubbio; come: Se, forse, puol'esserej esemp. Voi perirete forse e
tutta la vostra razza. Congiunzioni copulative. D. Quali sono le Congiunzioni
copulative? R. Sono quelle che uniscono due parole, o due pro- posizioni con
affermazione, o con negazione; come: « a3a E, ed, anche, ancora, nè, non ;
Esemp. Pietro legge e scrive — La viriti e la sciama sono due cose stima- bili
— Giacché voi parlate, parlo pur io — Non lo volete voi ? neppur io. \
Congiunzioni disgiuntive. D. Quali sono le Congiunzioni disgiuntive? R. Sono
quelle che uniscono parole , o frasi , ma indicano alternativamente partizione
, o distinzio- ne nel senso del discorso, lasciando la libertà della scelta tra
diverse cose ; come : Ovvero , ossia, oppure, se non , sia , sia che ; Esemp.
Non so se la speranza o il timore — È la terra, o il sole che gira ? — Gran Re
o cessa di vincere , o cessa di scrivere — Bisogna esser sempre eguale sia
nella prospera, sia nell' avversa fortuna. Congiunzioni avversative. Quali sono
le Congiunzioni avversative ? R. Sono quelle, clic unendo due proposizioni,
indi- cano l’opposizione della seconda colla prima-, come: Ala , anzi ,
intanto, sebbene , quantunque, con tutto che , con tutto ciò, e le correlative
pure , nondimeno , nulladimeno , eppure, tuttavia, ciò non ostante , ciò nondi-
meno, ciò non per tanto , però] Esemp. Mario fu maltrat- tato assai dalla
fortuna, non pertanto si perdè mai di coraggio — j Fu soldato a piedi , ma non
per tanto prode , ed ardito — Egli poteva favorirmi , ma noi volle — Dicono gli
Storici che Trajano non sapeva nè leggere, nè scrivere , eppure ei fu uno
de'piìi grondi tra gl' Jnperadori Romani — Non ardivano ad aju- tarlo , anzi
cogli altri insieme gridavano , che fosse ì morto. Boc. G. a. La congiunzione
anzi dopo di non solo dinota accrescimento, e non opposizione. Nota. Due pi
oposizioni possono essere opposte fra di loro, I. jteJrchè l’una afferma di un
soggetto ciò che l’altra nega; come quando si dice: / a33 Cicerone non con
imprese militari , ma col maneggio degli affari politici si acquistò tanta
gloria. II. Perché afferma di un soggetto , ciò che nega di ua altro; come
quando si dice: JS'orp il valor de nemici di Roma , ma i vizj de' Roma- ni
distrussero quella famosa Repubblica. Che tale opposizione si può esprimere
colla congiunzione ma ; e che la congiunzione anzi ; produce lo stesso effetto;
come dalBocc. Q. a.u.4. Non ardivano ad ajutarlo, anzi cogli altri insieme gri-
davano che fosse morto. La Congiunzione abbencliè non è più in moda , dicesi
ora benché. Congiunzioni aumentative . Quali sono le Congiunzioni aumentative?
II. Sono quelle, che, unendo due proposizioni, indi- cano accrescimento nel
senso della prima ; come: Oltre , oltrecchè, del resto , e sim. Esemp. Niente
pià dilettevole della storia , oltrecchè vi sono delle ottime istruzioni per
ben vivere — Non vi è cosa pià piace- vole della fisica , essa inoltre può
anche servire ad una infinità di cose utilissime. Congiunzioni diminutive. D.
Quali sono le Congiunzioni diminutive? R. Sono quelle, che, uneudo due
proposizioni, indi- cano diminuzione nel senso della prima ; come : Almeno ,
per lo meno , ancora ; Esemp. Il vantaggio che un giovane debba riportare dal
collegio è almeno di saper bene la propria Lingua — Il secolo di Luigi XIV. fu
per lo meno così celebre come quello di Augusto , riguardo ai grandi uomini che
produsse. Congiunzioni elettive. D. Quali sono le Congiunzioni elettive?
R.Sonoquclle,chc,nello bivio di elezione, dinotano la scelta di una cosa
piuttosto, che di un’altra; come: I A f a3/ f \ siali , innanzi , prima ,
piuttosto , pìucchè, più volon- tieri ; esemp. Scegliete , figli , piuttosto la
inorici che V infamia. Congiunzioni conclusive , o illative. Quali sono le
Congiunzioni conclusive, o illative? lì. Sono quelle, che, unendo due
proposizioni, indica- no la conseguenza diesi deduce dalla prima; come: Jhinqne
, perciò , laonde , i piindi , in somma \ esemp. I Persiani erano snervati
dalla mollezza , perciò non fu diffìcile ad s Ilesandro di vincerli — I raggi
del sole riflessi , e rifratti della pioggia formano l'arco- hnleno ; sicché
mai non apparisce senza che piova — Ruma era gelosa di Cartagine , e quindi usò
ogni o- pcra per distruggerla. JN’ofa ;
La Congiunzione adunque non si usa che dopo qualche parola. Congiunzioni
dichiarative. J). Quali sono le Congiunzioni dichiarative? R. Le Congiunzioni
dichiarative sono quelle, che, uuendo due proposizioni, spargono maggior chia-
rezza nel senso della prima ; come : Cioè , vale a dire , cioè a dire , e sim.
esemp. La terta è divisa in quattro parli , cioè l' Europa , l'Asia , l'A-
frica, e l' America, L' Aritmetica, cioè a dire la scien- za de' numeri — Il
venosino Poeta , cioè Orazio— La Logica , vale a dire l'arte di pensare.
Congiunzioni eccettuative. Quali sono le Congiunzioni eccettuative? Sono
quelle, che, unendo due proposizioni, re- stringono in qualche modo la
generalità nel senso della prima; come: Se non che-, eccetto , a meno ; in
fuori, et sim. Esemp.. lo non ho cosa a dirvi , se non che ubbidiate a vostri
superiori — Egli non poteva trattarlo più male a meno di batterlo. \
Congiunzioni comparative. D. Quali sono le Congiunzioni comparative? R. Sono
quelle, che, unendo due proposizioni, ne indicano la parità, o convenienza;
come; Cosi , cosicché , cosi bene , cosi poco che , nè più, nè meno ; esempi:
Il secondo Bruto avrebbe rimesso i Bo- mani nell'antica toro libertà ; se li
avesse trovati cosi ben disposti Come lo erano ne'tetnpi del Primo — La
distruzione di Gerusalemme accadde cosi bene che Gesù Cristo l'aveva predetto.
Congiunzioni separative. D. Quali sono le Congiunzioni separative? li.
Sono.quelle. che indicano alternativa, partizione, o distinzione nel senso
delle cose di cui si parla; come ; > O, oppure , cosi . . . come, tanto se .
. . quanto se , sia che... sia che[ esemp. Gran Re, o cessa di vincere, o ces-
sa di scrivere — La Chiesa di Cristo sussisterà sino alla fine de' secoli ,
tanto se le Potenze terrene le saranno favorevoli', quanto se cercheranno di
annientarla — Quel- lo è t in popolo che tocca sempre gli estremi , cosi nel
bene , come nel male. Congiunzioni estensive. D. Quali sono le Congiunzioni
estensive? R. Sono quelle, che, unendo due proposizioni, n’e- stcndono il
senso; come: Sino, anche , ancora, e sim. esemp. Pompeo crasi reso illustre
egualmente in mare che in terra ; egli ne ri- portò ancora la gloria del
trionfo. Non basta l'istrui- re , bisogna ancora cercar di piacere.
Congiunzioni causali. D- Quali sono le Congiunzioni causali ? R. Sono quelle,
che, unendo due proposizioni, in- dicWó la cagione, o il fine per cui si fa
ciò, che viene indicato nella prima; come: a36 Perchè , acciocché , affinché,
per, e sim. Esemp. Fuggi- te l'ozio perchè quello c /a causa di tutt'i vizj —
6W- no _/u maledetto da Dio , per avére ucciso 9 l fratelli) Abele — Presso i Cartaginesi
un Generale veniva con- dannato alla morte, per aver perduta una battaglia.
Ascoltare con piacere un maldicente e applaudirlo , è un riscaldare il serpente
che punge , affinché morda pià efficacemente. ^ Congiunzioni concessive. D.
Quali sono le Congiunzioni concessive. R. Sono quelle, che, unendo due
proposizioni, indi- cano il consentimento a ciò che si è enunciato nel- la
prima ; come ; Jn verità : alla buon ora , sebbene . . . pure , quando anche
... pure, ancorché .. .pure, e sim. Esemp. Quan- do anche foste filosofo ed
Oratore si grande, come Cicerone, sareste voi perciò men biasimevole di amar le
lodi al par di lui ? Congiunzioni di transizione. D. Quali sono le Congiunzioni
di transizione? R. Sono quelle, che, Unendo due proposizioni, indi- cano il
passaggio da una circostanza ad un’altra,* come : A proposito f in effetto, del
resto, dopo di tutto, e sim; Esemp. Fi racconto queste novità, le quali le ho
in- tese ; per altro io non me ne fo garante — In effetto' che vi è di pià
ragionevole ? Congiunzioni di tempo, e di ordine. D. Quali sono le Congiunzioni
di tempo, c di ordine? R. Sono quelle che legano il discorso con qualche
circostanza di tempo, o di ordine; come: Allorché, nel tempo che , appena,
mentrecchè , dopò che, quando, subito che ; Esemp. Un Angelo fermò il braccio
di Abramo, allorché slava per uccidere Isacco suo figlio — Appena Cesare fu
entralo nel Senato, che . Digito ed byi»i / a37 i Congiurati gli diedero sopra
, e l'uccisero — * Tosto che ha pranzalo il gran Chan de' Tartari , un araldo
grida , che a futi' i Principi della terra , è lecito di mangiare. OSSERVAZIONI
Da farsi intorno alle Congiunzioni. J). Quali sono queste Os sedazioni ? II.
Eccole; I. La Congiunzione E si tace nelle rapide enumerazioni, onde il
discorso rendasi più anima- to e vivo; come in Macch. Hai trovato a dispetto di
tuo padre casa , moglie , e figliuoli. Si moltiplica quando gli oggetti si
vogliono ingran- dire; come nel Petrarca: Se le acque parlan di amore , e
Paure, e rami, e gli augellctti , e i pesci e i fiori, e Perite. Per questa
stessa ragione la con- giunzione e si trova posta nel principio della frase
come nello stesso Petrarca : E veder seco parmi donne e donzelle, e sono abeti,
e faggi. II. La Congiunzione che si mette in vece di perchè , o affinchè ; come
nel Dante. - E poiché fummo al quarto dì venuti, Gnddo mi si gettò disteso a
piedi. Dicendo, padre mio, che non mi ajuti ? E nel Pastor Fido di Guarini. Che
la donna nel desiare è ben di noi frale. III. La Congiunzione perchè significa
talvolta per la qual cagione, ma nelle interrogazioni ; come nel Dante. Deh !
perche vai ? Deh! perchè non ti arresti ? IV. Le Congiunzioni pure, però non si
mettono mai nel principio della frase, ma sempre dopo di qual- < lie pinola
; come: Tu pure vuoi maltrattarmi ? Tu però conosci il vero. n38 V. Le
Congiunzioni conic, siccome , in quella gui- sa, in quella foggia, in quella
maniera , pari- mente, non altrimenie, allo stesso modo, simil- mente indicano
somiglianza di una cosa ad un’altra. "VI. Perchè, poiché, posciacchè,
perciocché , im- perciocché sono congiunzioni causali; l’uso vuole però che per
entro al periodo quando una prepo- sizione serve a render ragione di ciò che si
è detto, o che si debbo dire, si usino le r congiunzioni per- chè, poiché ,
posciacchè; ma nel principio però debbo dirsi imperciocché , imperocché. VII.
Allorché si vuole indicare la successione di due cose, l’una dopo l’altra con
due preposizioni; se si considera principalmente ciò ch’è avvenuto prima, si
debbo mettere dinanzi alla prima una di queste: avantxcchè, priacchè,
innanzicchè , anzicchè. E se si vuole considerare in primo luogo ciò ch’è ac-
caduto dopo, vi si debba premettere poiché , dopo che, dacché. Vili. La voce
che è una semplice congiunzione , la quale non ispiegando altra idea, altro non
fa che richiamare alla mente, la frase seguente, ed il secondo nome, o il
secondo verbo debba avere un rapporto col primo; come nelBocc. G. 7 . n. 6 .
doglio, ch'ella mi mandi una ciocchetta della barba di Nicostrato ; in tal caso
la congiunzione che fa intendere , che io considero il mandarmi una ciocchetta
della barba di Nicostrato come una conseguenza della mia volontà. E nel Villani
L. 3.c. Ck>. Piccoletto di persona, e brutto , e bar- bacino pareva meglio
Greco, che Francesco ; la congiunzione che, unisce Francesco col verbo purea
come secondo termine della comparazione spiegata dal comparativo meglio. a ^9
Se poi si rifletta per poco sull’origine delia congiunzione che, si troverà,
die non e die il re- lativo; l’ellissi die l’uso lia introdotto nelle frasi in
cui si trova il che , si è, che si può facilmente sup- plire, le ha fatto
perdere le sue pritnitive sembian- ze; come dal lìocc. stesso: doglio ch’elici
mi man- di una ciocclietta della barba di Nicostrato ; e- gli è lo stesso che
voglio una cosa, ch f è , oppure la c/uale è, mi mandi una ciocclietta della
bar- ba di Nicostrato. l’iu chiaramente apparisce, l’ellissi dopo i com-
parativi; come quando si dice: Pareva meglio Greco che Francesco, è lo stesso
che dire ; Pa- reva meglio Greco di quello che paresse Fran- cesco. E quando si
dice: Napoli è un paese più delizioso che gli altri lutti d’Italia,\ ale lo
stesso che Napoli è un paese più delizioso di quello che siano tutti gli altri
d’ Italia. Nei modi soggiuntivi il verbo è unito a quello di modo indicativo,
da cui dipende, per mezzo del- la congiunzione che ; ma delle vol te il verbo
di modo indicativo tacesi, se però dinota desiderio ili ciò che si esprime dal
secondo verbo , e la frase comincia dalla congiunzione; come voglio , prego e
sim.; come quando diciamo: Che il nome del nostro buon He sia benedetto di
generazione in generazione! E nel Bocc. G. 8. n. 3. Che maledetta sia l’ora ,
che io pi'ima la vidi. IX. Una proposizione può rispondere ad un’altra, quando
, o l’una contiene una similitudine, un e- sempio di ciò che dall’altra si
esprime; o l’una , e l’altra affermano due cose fatte ad un sol modo, o perda
stessa cagione, o collo stesso strumento : Digitized by Google alla prima si
premette come , siccome , cil alla seconda così ; esempio: Siccome Cesare non
po- teva in un tempo stesso coltivare V amicizia di due dichiarati nemici
(Pompeo, e Crasso ), così non pensò da principio , che a riconciliarli (
Vertot. ). • X. Una proposizione può legarsi con un altra, perchè da quella
dipende, e può i’una dalPaltra dipende- re, perchè l’una è conseguenza
dell’altra. Or se la prima proposizione è conseguenza della seconda , si
premette a questa una delle seguenti congiun- zioni: perchè y
poichè,posciacchè, perciocché, im- perciocché] come dal Bocc. G. 5. n. q. f^ien
su tu, posciachè tu ci sei. Se poi La seconda è conseguenza della prima, si può
premettere alla prima perchè , poiché , posciac- chè ; come nel Bocc. G. 7. n.
3 . Perchè ella non così tosto eleggeva , le diceva villania ; op- pure si
permette alla seconda una di queste: per- ciò, però, dunque , onde , quindi ,
pertanto , laon- de , perlocchè ; esempio: La gola , il sonno , « f oziose
'piume Hanno dal mondo ogni virtù bandita : Ond'è dal corso suo gitasi smarrita
Nostra natura vinta dal costume . -ìj» ■> «Sii -fC , - tfflp «IV 1 iM V • *
V". j* / /' ùfidn DELL’ INTERPOSTO. Che cosa sono ^Interposti? Gl’
Interposti sono quell’espressioni corte e vibra- te, ossia quegli accenti
naturali che ci strappa dal fondo del cuore una viva, e forte affezione di ti-
more, di sorpresa, di dolore, di gioja, di deside- rio, d’ira, di disprezzo, di
rimprovero, di mara- viglia ec. ec. Gl’Interposti sono così detti, perchè si
frappon- gono nel discorso; si debbono mettere però dove meglio cadono in
acconcio, cioè dove fanno colpo più facilmente. Noi esporremo brevemente quei
proprj della nostra Lingua , e ne dimostreremo colla maggior precisione
l’impiego e l’uso. i. Quelli che ci strappa naturalmetfte il timore, sono ;
o/iu/ie . oh Dio ! oh ! come dal Bocc. G. 4- n- 8. Ohimè Gianngl mio io son
morta. 2 ' < ì b ^ C L stra PP a la sorpresa, sono; oh ! deh', v.iva d Cielo
. O Dio buono', come', per esempio: Oh', man- giano i morti'. Come ! in si
fresca età tanta saggezsal Oh Dio ' chi veggo ! Maria \ Oh dolce momento '. ó.
Quelli che ci strappa il dolore, sono : ah ! ahi ! oh l ohi . per esempio :
Ahimè son perduto ! Ahi sorte in- felice] Le seguenti espressioni indicano lo
stesso senti- ci® 1110 . ; Misero me I Povero me l Lasso me 1 Oh Dio ! Oh eie
li . o stelle'. Lassa piei come dal Bocc. G. 8. n. / ó me .' dotenlc me i in ^e
malora io nacqui ì S Ue ’!\ c ‘‘, e Cl scappa la gioja, Pallegrezza, sono:
Vivai o . Evviva , Bcnel Buenol Ah\ con\e neli’Ariosto; ^ l6 a4a y41i\ diceva,
valentuomini , xM! compagni , AIA fratelli tenete il vostro posto , //i
vittoria è per noi. 5. Quelli clic strappa il desiderio , sono : Z?e/i ! O/il
OA sr! cosi! Pure\ come per esempio: O/» se potessi! Pur mi fosse lecito ! E
nel Petrarca Son. 116 . Così cresca il bel lauro in fresca riva I 6 . Quelli
che ci strappa l'ira, sono: ohi delti Ah ! come quando si dice: Alti traditori
, voi siete morti. ’j. Quelli clic ci strappa il disprezzo, sono: ohi deh! doli
l Via vial Guardai Andate ! come nel Bocc. G. 3. n. 6 . Andate via , andate
goccioloni che siete. 8 . Quelli che ci strappa la maraviglia , sono: Eh ! deh!
come ! come nel Bocc. G. 3. n. 7 . Come ! che cosa è questo che mi avete fatto
mangiare ? g. Quelli che ci strappa il rimprovero che vogliamo fare, sono: noi
non! non già , mai nò! Eh viti! Oibòl come quando si dice: Eh via arrossisci
una voltai 10. Quelli di raccomandazione, sono: deh ! Per Dio ! Ai- tai Eoa
piùl come quando si dice: Deh! per pietà ri- cordati di quell' infelice 1 11.
Quelli che servono a chiamare, sono: Eh! Oh I Olà 1 Eja ! come nel Boccaccio :
Eja ! Calandrino , che vuol dir (j,ueslo ? la. Quelli che servono a far animo,
sono: Sul Vial Al- to ! come quando si dice : Via , soldati , la vittoria à per
voi. ^ i3. Quelli di negazione, sono: no! noni non già I Dio mi guardi ! mainò,
eh via, oibb, c sim. i4- Quelli di approvazione, sono: si! bene l Buono 1 sta
bene! Mi piace ! come quando si dice: iSl! vi siete por- tato da uom di' onore.
i5. Quelli che servono a pregare, sono: Deh ! non piàl come per esempio: Deh!
per pietà, mio Dio, perdonami. ì6. Quelli che servono ad interrogare, sono:
Ebbene'. Co- rnei Che ! come quaudo si dice : Ebbene ! parlate , co- me va V
affare? 17 . Quelli che servono a gridare, sono: Olà 1 Piano ! Ohi come per
esempio: Olà 1 Che fate qui?' 18 . Quelli che servono a far sileiizio, sono:
zitto! silenzio J si taccia ! piano, cheto, c sim. 'j i a43 Quelli die servono
a reprimere, sono: adagio 1 Allo li il Fermai come per esempio: Alto là! Dove
andate a quest' ora ? ritiratevi. 2 o- Quelli di minaccia, sono: Guai I Guai a
te ! Guai a voi 1 come quando si dice : Guai a voi anime prave ! Dopo clic il
maeslro avrà esercitato i suoi allievi sulle parti del discorso, e sui loro
accidenti, pro- curerà d’imparar loro a ben distinguere a quale di quelle
ciascuna parola appartenga ; proponendo loro qualche pezzo per analizzarlo ; c
sia questo per esempio : I Cittadini che combattono generosamente per la loro
patria , e pel loro Re , adempiono un dovere sa- cro , e si acquistano un
drillo inconlraslabile alla ri- conoscenza pubblica. 1 è Articolo determinato
mascliilo del Numero plurale. Cittadini c Nome generale , plurale , maschile ,
soggetto del verbo adempiono. Che h Pronome relativo maschile , plurale ,
soggetto del verbo combattono. Combattono è Verbo, terza Persona plurale del
Presente indicativo. Generosamente c Avverbio di maniera. Per è Preposizione
semplice. La è Articolo determinalo, femminile, singolare. Loro è un Aggettivo
determinante possessivo, indeclinabile. Patria è uome generale femminile,
regime della preposi- zione per. F è Congiunzione copulativa. Pel è
Preposizione articolata composta da per ed il. Loro è Aggettivo determinante
possessivo. Re è Nome generale maschile , singolare. 1 Adempiono è verbo attivo
, terza Persona plurale del pre- sente indicativo del verbo adempiere. Un è
Articolo indeterminato maschile, singolare. Dovere è Nome generale maschile,
singolare. E c Congiunzione copulativa. » » > *44 Si è nome pcrsouale di
> terza Persona , regime relativo » del verbo acquistano. Acquistano è verbo
attivo, terza Persona plurale del Pre- sente indicativo.'^ Un è Articolo
indeterminato maschile. Dritto è Nome generale maschile, singolare. Alla è
Preposizione articolata composta da a, e la. Jiiconoscenta è Nome generale
femminile, singolare. Pubblica è Aggettivo determinante di pcrlincma, femmi-
nile , singolare. Mf’> ■ v j>*f' -n u. . :c • fi- ;;jì: tèi; jm~. \ Che
cosa è la SINTASSI? La SINTASSI e la seconda parte della grammatica, che
contiene le regole di accordare, unire, ed ordinare le parole per formare il
discorso. Tre sorte di sintassi vi sono; di concordanza, di reggimento, e di costruzione.
La Sintassi di concordanza si ha, allorché le Parti variabili del discorso
accordano fra di loro secondo il genio della Lingua , e siccome l’ uso
prescrive. .. < La Sintassi di reggimento si ha, allorché una parola regge
l’ altra. E Finalmente si ha la Sintassi di costruzione, al- lorché le parole,
-e Je frasi sono ordinate, ,e dispo- ste colla maggior chiarezza, e precisione.
; • t SINTASSI DI CONCORDANZA D. Quando si ha la Sintassi di concordanza? R, La
Sintassi di concordanza si ha, allorché le Parti variabili del discorso
accordano fra di loro. Digltized by Google 3 46 I). Quali sono le Parti
variabili del discorso ? R. Sono; il Nome , il Pronome , l’Articolo, il Vcr- '
bo, l’Aggettivo, eil il Participio. CONCORDANZA dell’articolo col nome. Come
accorda /'Articolo col Nome ? R. L’ Articolo accorda col nome nel genere, e nel
numero; ccconc gli esempi: Il sole , la luna , le stelle sono la gloria della
natu- ra — Il Re, la Regina, i Principi sono mollo soddis- fatti . — La rosa,
la viola , il tulipano, il narciso , /l giacinto, il garofano, il gelsomino, il
giglio, il capri- foglio, il ranuncolo sono le delizie della vista — La poesia,
la pittura, la musica sono sorelle — Il giorno e la notte sono egualmente
necessari — Il garrito de- 8 li uccelli , il mormorio de' ruscelli , lo smallo
della prateria, la frescura de' boschi, il profumo dei fiori , ed il dolce
odore delle piante contribuiscono molto al piacere dello spirito, ed alla
salute del corpo. OSSERVAZIONI. I. Allorché si trovano due aggettivi che
dinotano qualità, che di leggieri si trovano nel medesimo soggetto, e che
questo solo modificano, basta un solo articolo premesso al primo, perché uno è
il soggetto modificato; come quando si dice: Il dot- to e Santo Vescovo , in
tale discorso ambi gli ag- gettivi modificano lo stesso soggetto , e perciò è
bastato un solo articolo* Ma : Se le qualità indicate dagli aggettivi sono in- compatibili
nel medesimo soggetto, e dovendo P articolo determinarli tutti e due, tutti e
due hanno bisogno dell’ articolo; e perciò non si potrà dire ; Gl'
indifferenti, e zelanti cittadini , ma Gl’ indi fi ferenti e gli zelanti
cittadini ; il primo articolo Digitized by Google determina la classe de'
cittadini indifferenti, ed il secondo, quella dw’ zelanti. II. Se s’incontrano
più noini di diverso genere , e di diverso numero, a ciascuno debbo darsi
Partito- lo che gli conviene; come: La sommità della montagna , e il fondo
della valle sono egualmente dilettevoli Le pillale de' giardini f gli animali
delle foreste , t minerali della terra , le stelle del cielo debbono tutti
concorrere ad arricchire 10 spirito , con una varietà inesauribile. CONCORDANZA
Deir Aggettivo cól sostantivo: D. Come accorda /'Aggettivo col Sostantivo *ì R.
U Aggettivo accorda col suo sostantivo nel Ge- nere, e nel Numero; come: Uomo
virtuoso , don- na virtuosa , giardlho delizioso, giardini delizio- si,
campagne amene , tutto Vanno, tutta la sta- gione , tutti gli anni , tutte le
stagioni. Ma Se l’aggettivo si rapporta a più nomi, prende il Numero plurale;
come: La saviezza di Socrate , l'astuzia di Ulisse ^ ed ii va- lor di Achille
sono celebri negli scritti degl' istorici — 11 Giove di Fulia , e la Venere di
Prositele erano i due capi d' opera di scoltura presso gli antichi. E Se i due
sostantivi indicano cose, che ilei fonilo sono le Messe, o si somigliano di
molto, '^aggetti- vo thè li modifica, sarà singolare; come: Coti pru- denza e
destrezza ammirabile. E Se i due sostantivi sono di diverso genere; .l’ag-
gettivo accorderà col maschile; come: OrU^ip $ Célia sono degni di eguale stima
. E . Se sono di diverso numero, l’aggettivo sarà an- che maschile; come: La
madre , e i figli moriro- no tutti. a 48 Ed in line, se due sostantivi sono di
numero plurale, ma di diverso genere, si avrà l’avverten- za di porre il
sostantivo maschile più vicino all* aggettivo, che dovrà essere anche maschile;
come: Le armi , e gli stendardi furono tolti a nemici. Ma se si vuol porre
dinauzi l’aggettivo, dirassi : Furono tolte al nemico le armi , e gli
stendardi. L’orecchio però debbe decidere sulla scelta dcl- l’una, o dell’
altra frase. Si avverta però, che se l’aggettivo non ò attri- buto del soggetto
della proposizione, ma modifica semplicemente due sostantivi di diverso gene-
re, debbesi porre piuttosto dopo i sostantivi , fa- cendolo accordare col più
vicino. Si avverta pure, che, quando non ne resti offesa l’armonia, il so-
stantivo maschile sia collocato in secondo luogo; c l’ aggettivo sia maschile;
come: I trionfi e le conquiste gloriose di Alessandro ; c le conquiste , e i
trionfi gloriosi di Alessandro. Nota — L’aggettivo talvolta si adopera come
sostan- tivo; dicendosi: II caldo del fuoco. L'alto delle mura. L' alto del
Campidoglio. Dono gli aggettivi di dimensione non si usa 1* articolo; come:
Alto tre piedi. Largo quattro dila. CONCORDANZA Del Verbo col Nome. D. Come
debbe accordare il Verbo col* Nome? R. Il Verbo debbe accordare col nome (
soggetto ) nel Numerose nella Persona, ossia, debb’ essere al medesimo^! umcro
, ed alla medesima Persona del sub soggetto; come: Io rido t tu giuochi , co- _
. Digiiized by Googte - 1 , a/ t 9 lui suona , Noi parliamo ; voi burlale ,
coloro % ballano : Rido è alla prima Persona singolare, perchè io è alla prima
Persona singolare; Giuochi è alla seconda, perchè tu è alla seconda; suona è
alla terza; perchè colui è alla tei za. Parliamo è alla prima plurale, perchè
noi è atla prima plu- rale; burlate è alla seconda , perchè voi è alla, se-
conda; ballano è alla terza, perchè coloro è alla terza. Ma Se due nomi sono
soggetti dello stesso verbo , questo prenderà l’ inflessione plurale; come:
Bruto , e Cassio congiurarono contro Cesare — Un bel cuore , ed una bell' anima
sono doni preziosi della na- tura — Le arti, e le scienze fiorivano in Alene
nel tempo di Pericle — Orazio , e Virgilio fiorivano sot- to il regno di Augusto.
E Se i due nomi souo di diversa persona, il verbo accorderà con quello di
Persona più nobile , cioè con quello di Persona prima in preferenza dell’al-
tro di Persona seconda , o terza, e con quello di seconda in preferenza di
quello di terza, ma sem- ine nel plurale ; Penelope sua moglie, ed io che sono
suo figlio, abbia- mo perduto la speranza di rivederlo — Badate bene , coi e
vostro fratello di abbandonarvi alt impetuosità del vostro carattere. Ma Se
tali nomi sono uniti colle congiunzioni o, come, egualmente che , quanto, il
verbo si met- te al singolare; esempi:' Il timore, o l'impotenza l' impedisce
di agire — Il ti- mor della morte, o piuttosto l' amor della vita, sve- gliassi
nel fondo del suo cuore — Alcibiade egualmente che Platone era nel numero de'
discepoli di Socrate — Euripide contribuì quanto Soclofe alla gloria degli Ate-
niesi. Ligurgo era come Solone, un saggio legislatore. E Se in una proposizione
vi sono più soggetti , e Digitized by Google l’azione può farsi
alternativamente, o successiva- mente, il verbo debbe accordare
coll’ultimojcome: Non Cinta , non Siila signoreggiò lungamente (Dav.) Se poi il
soggetto è un nome collettivo, il verbo sarà singolare, se il regime di tal
nome è singola- re, c sarà plurale, se il regime è plurale; eccone gli esempi:
Nel tempo dell'invasione della Spagna dai Mori una moltitudine innumerabile di
popolo si ritirò nell' Astu- rie, e vi proclamò Pelago Re. Una truppa di
giovani Fenici di una rara bellezza , e vestiti di lino fino , più bianco della
neve, ballaro- no lungo tempo i balli del loro paese, indi quelli di Egitto, ed
in fine quelli della Grecia. Una truppa di ninfe, coronale di fiori, i di cui
bei capelli pendevano sulle loro spalle e ondeggiavano a piacer del vento,
notavano in folla dietro al carro. La più- parte degli uomini si lasciano
trascinare dalle passioni. Questa regola però non è costante, poiché tro- viamo
qualche esempio in contrario; come: Un terso de' nemici rimase morto sul campo
di batta- glia , ed il resto si arrese a discrezione— La quan- tità
innumerabile di carosse , che si vedono a Firen- ze , stupisce i forastieri. Ma
Quello eh’ è sicuro però, che i nomi collettivi che presentano allo spirito l’
idea dell’ unità, vo- gliono il verbo al singolare; come : Dimmi, perchè quel popolo
è si empio ? E nel Petr. Son. 7. Povera e nuda vai filosofia , Dice la turba a
vii guadagno intesa. Allorché un verbo ha, per soggetto il pronome relativo
che, debh’essere posto al medesimo Nu- mero, e alla medesima Persona del nome
al qua- le si rapporta; come: Voi che volete arricchire il vostro spirilo di
pensieri fortemente concepiti , e nobilmente espressi , leggete le opere di
Omero , e di Platone. Digitized by Google a5i Nota — La nostra polizia ed
urbanità ésigge, ebe par- lando ad una persona , le diciamo V oi piuttosto che
Tu , c quindi anche il verbo debb’esscrc plu- rale; come: Voi volete così. Le
possiamo parlare ancora in terza persona, come si parlasse alla sua Signoria,
cd allora il verbo sarà di terza Persona singolare; come: Ella vuole cos'insta
bene. Par- lando poi eli scuna persona costituita in dignità , l’uso soffre che
dica: Noi vogliamo; Noi comandiamo. Notasi ancora, che noi Italiani non
comandiamo mai negativamente alla seconda Persona del singolare, per non
confondere la frase imperativa coll’ in- dicativa; quindi in vece di dire : non
ti ferma ; non mi scrivi , usiamo l’indefinito, dicendo: Non ti fermare , non
mi scrivere ; ma in tali frasi vi è P ellissi del verbo debbi. CONCORDANZA Del
Relativo coll’ antecedente. I). Come si accorda il Relativo col suo
Antecedente? R. Il Relativo si accorda col suo antecedente nel genere , c nel
numero ; eccone gli esempi : L'uomo il quale viene lungo la prateria, e la
donna la quale è con lui, avevano, tempo fa , seimila ducati di rendita , e sono
presentemente forzali di lavorare per vivere. La vacca, la quale mangia l'orto,
di quando in quan- do somministra più latte, sola, delle due vacche le quali
non mangiano che erba , e rape. I figli i quali disgustano i genitori sono
tanti mostri. Ecco il libro nel quale esercita il suo discepolo.— La libreria
nella quale pone i suoi libri è troppo vicina alla finestra, il sole li
guasterà in poco tempo. Il Relativo che serve per le tre persone in ambi i
Numeri come: Digitized by Google 25a Io che serico , tu che leggi , cblui che
disegna , noi che ridiamo , voi che giuocate, coloro che ballano. Il Relativo,
se si rapporta a più nomi , prende l’ inflessione plurale ; come : Bruto e
Cassio i q utili congiurarono contro Cesare. E Se tali nomi sono di diverso
genere , il rela- tivo accorderà col più nobile, cioè col maschile ; dicendo :
Il Re , e la Regina , i quali. CONCORDANZA Del Participio passalo col suo
Soggètto. D. Come si accorda il Participio passato col sud Soggetto ? R. Il
Participio passato, s’è preceduto dalPausiliare Essere , si accorda sempre col
suo soggetto nel , genere , e nel numero ; come : Le armi da fuoco non sono
siate conosciute dagli an- tichi — Ismaele figlio di Abramo è conosciuto fra
gli Arabi come quello da cui sono sortiti , e la circonci- sione è rimasta loro
come il segno della loro origine Al tempo di Abramo le minacele del vero Dio
erano temute da Faraone, Re di Egitto $• ma nel tempo d’Alosè tutte le nazioni
erano pervertite, ed il mondo, che Dio ha fatto per manifestare la sua potenza,
era divenuto uh tempio d’idoli— Le scienze sono state sempre protette dai
Governi. Allorché il participio passato è preceduto dall’AUSILIARE – RIVETTA:
“Surely the idea of an ‘auxiliary’ verb is otiose: it is like saying that the
soul is auxiliary to the body!” – “avere,” non s’accorda mai col suo soggetto, come:
“I romani hanno trionfatO successivamente delle nazioni le più bellicose.” Lampridio
racconta che Adriano aveva erettO a Gesù Cristo TEMPJ che si vedevano ancora a
suoi tempi.” “Felici quei principi che non hanno mai usatO del loro potere che
per far del bene. CONCORDANZA del participio passato col suo regime. Come s’accorda
il participio passato col suo regime? Il participio passato s’accorda sempre
col suo regime diretto che lo precede, qualunque sia il suo ausiliare -- eccone
gli esempi: “Tutte le lettere che he ricevutE confermano quella nuova
importante — Quanti passi non ho fattI! Quel giorno è uno rii quelli che hanno
consacrato alle lagrime.” “La lingua che Cicerone e Virgilio hanno scritta
viverà per le loro opere.” “I tribuni chiesero a Clodio l'esecuzione delle
promesse che il console Faterio aveva fatte loro. Il participio passato non s’accorda
mai col regime che lo siegue -- eccone gl’esempi: “Il commercio ha reso quella
città florida.” “Tito ha reso sua moglie padrona del suo.” “Le lettere e lo
scritto sono state inventate per dipingere la parola.” N. B. Il participio,
allorché si rapporta al regime di un verbo, accorda con esso nel genere, e nel
numero. Il Participio si rapporta al regime di un verbo, quando questo è uno
de* pronomi relativi il, la , le, gli, li, loro ; esempi; Essendo la città
presa , il nemico la predò", cioè il ne- mico predò la città presa —
Dovendo i cittadini esser passati a fil di spada, il vincitore li perdonò ;
cioè il vincitore perdonò i cittadini che dovevano esser pas- sati a fil di
spada. V* CONCORDANZA Del Pronome col Nome a cui si rapporta. Id. Come si
accorda il Pronome col Nome a cui si rapporta?' R* Il Pronome si accorda col
nome a cui si rapporta nel Genere e nel Numero; eccone gli esempi: 1 quadri che
aspettavamo da Roma sono, arrivali , ve ne sono di quelli che. sono un poco
danneggiali , ma i vostri, i suoi, ed i miei sono in buono stalo È forse il
vostro umore, o il suo che v' impedisce di vi- * >er bene insieme ? Se è il
vostro, è facile di portarci Digitized by Google a$4 rimedio , prendendo sopra
di eoi stesso di corregger— vi, s'è il suo , raddoppiate di compiacenza , dì
atteri— zione , e di buona maniera ; é rarissimo che <fuel mez- zo non
riesce — Quella confidenza merita bene la mia . capo ’ir. Del Caso di
apposizione. D. Qual nome dicesi Caso di apposizione. R. Se un nome si appone
ad un altro, e con questo chiarita la stessa persona o cosa, tal nome diccsi
Caso di apposizione ; come quando diciamo; Francesco 1. nostro padre, e He
felicemente re- gna : i nomi padre, e Re sono Casi di apposizione. . SINTASSI
DI REGGIMENTO. D. Quando si ha la Sintassi di reggimento ? R. La Sintassi di
reggimento si ha allorché una parola regge l’altra. La parola eh’ è retta da
un* altra, dicesi Regime, o Compimento di quella. Del Regime de* nomi. u D.
Ditemi qualche cosa del Regime de' nomi? R. Prima di tutto è da premettersi,
che il nome so- stantivo ha tre funzioni nel discorso; il medesimo è sempre o
al primo Caso ( Nominativo ) , o al quinto ( Vocativo ), o Regime. r È al primo
Caso allorché indica la persona o cosa che fa l’azione ; come x Pietro legge ;
G io- vanni scrive, i sostantivi Pietro e Giovanni so- no al primo Caso, perché
il primo indica la per- sona che legge, e l’altro quella che scrive; o quan- do
indica la persona o cosa di cui si afferma uno stato qualunque; come: 1!
uccello vola ; il lione f a55 non vola ,
i sostantivi uccello , e Zr'owe sono al primo Caso, perchè del primo si afferma
che vola, e del secondo si afferma che non vola. Nel discorso tutto si riferisce
al primo Caso; come: Un uomo giusto e fermo non è scosso nè dai clamori di un
popolaccio , nè dalle minacce di un fiero tiran- no'. anche che il mondo
intiero subissasse , egli ne sa- rebbe colpito , ma non già commosso. Il
sostantivo è al quinto Caso quando esprime la persona o cosa, alla quale
s’indrizza la parola; come : He , Popoli, Terra, Mare, e voi Cieli ascoltatemi
— 2 'rojani , cessate di temere , e bandite tutte le vostre inquietitudini . —
O Ippia\ Ippiaì non ti vedrò più 1 O rnio caro Ippia I son io crudele , io
spietato , che ti ho imparalo a dispreizare là morte. Dei crudeli\ pro- lungate
la mia vita per farmi vedere la morte il 1 lp~ pia. O mio caro figlio, che ho
allevalo, e che mi sei costato tante cure, non ti vedrò più ! O cara ombra !
chiamami sulle rive dello Stigc, la luce mi è odiosa ; sei tu solo, mio caro
Ippia , che voglio rivedere. Ip- pia I Ippia! o mio caro Ippia ! non vivo
ancora che per rendere alle tue ceneri l'ultimo dovere. Il sostantivo è regime
quando è retto da un’al- tra voce; dunque un sostantivo può essere retto da un
altro sostantivo, da un aggettivo, da un verbo, o da una preposizione; come: La
legge di Dicr, u- tile all’uomo', con suo fratello. REGOLA. GENERALE. Quando
due sostantivi si trovano insieme, uno reggente, e l’altro retto, il reggente è
ordinaria- mente posto dinanzi al retto; come: Il silenzio della notte, la
calma del mare, la luce tre- molante della luna, sparsa sulla superficie dell'
acqua, e l'oscuro azzurro del cielo seminato di brillanti stel- le, servivano a
rialzare la bellezza dello spettacolo. Non si sentiva più che il garrito degli
uccelli , o il dolce fiato de'zefìri che si divertivano nei rami % degli
alberi, o il mormorio (li uri acqua chiara che cadeva da. scogli, o le cantoni
de' giovani che seguivano Apollo. Del Regime de ’ verbi. D' Che cosa è il
Regime de' verbi. R. Ogni parola, su di cui si termina la significazio- ne del
verbo, dicesi Regime; come allorché dicesi: Pietro ama la musica , la
significazione del verbo ama si termina sul nome musica , dunque il nome musica
è il regime di tal verbo. Così pure allorché dicesi: Giovanni profitta dell'
esempio, la signi- ficazione del verbo profitta si termina sul nome esempio ,
questo nome dunque n’é il regime. D. Di quante sorte può essere il regime di un
verbo ? R. Il regime di un verbo può essere diretto , o indi- retto, ossia
assoluto, o relativo. D. Come conoscete se il regime di un verbo è diretto, o
indiretto? R. Allorché la significazione del verbo si rapporta diret- tamente
su di un nome, questo si dice Regime diretto del verbo ; allorché poi vi si
termina indirettamente , dicesi Indiretto. La significazione del verbo si
rapporta direttameuta ad un nome, quando questo può servir di risposta alla
domanda ohi ? che cosa ? come allorché dico ; Io amo , mi si domanderà che cosai
e risponderò mio fratello , lo studio cc.; in tale discorso la significazione
del ver- bo amo si rapporta, ossia si termina, direttamente sul nome fratello,
studio cc. La significazione del verbo si rapporta indirettamen- te ad un nome,
allorché con questo si può rispondere alla domanda di chi ? di che? a chi ? a
che? Cosi se dico; Io mi lagno , mi si domanderà; di chi? e risponderò di mio
fratello : e se dico : lo mi pento , mi si dirà: di che ? .• e risponderò: del
mio peccato ; e finalmente se dico r Io soccombo, mi si domanderà ancora ; a
che? rispon-v ‘ Digitized by Google a57 clero : al dolore', nella prima frase
la signifioazione del verbo lagno si rapporta indi re Ita incìnte al nome
fratel- lo', siccome nella seconda, quella del verbo pento si rap- porta al
nome peccato', e nella terza quella del verbo soccombo al nome dolore, e perciò
il nome fratello ò il Regime indiretto del verbo lagno ; il nome peccato lo è
del verbo pento, ed il nome dolore del verbo soc- combo. Da ciò si rileva , che
Il Regime diretto è del solo verbo attivo , perché questo solo indica un’azione
che si termina direttamente su di un oggetto, o soggetto differente dal suo
Nomi- nativo - , come quando si diete: Alessandro vinse Dario , in tale
discorso 1’ azione indicata dal verbo vinse si ter- mina direttamente su di
Dario , e perciò questo ò il Regime diretto di tal verbo. Un uome, o pronome
dal quale s’ indica una persona o cosa, che non ha rapporto diretto colla
significazione del verbo , ossia , che gli si rapporta indirettamente, si dice
Regime indiretto di tal verbo ; come allorché si dice: Pietro preferisce la
scienza alle ricchezze , in tale discorso il nome scienza, ch’è l’ oggetto
principale, su di cui si termina direttamente 1’ azione di Pietro, ò il Regime
diretto del verbo preferisce, ed il nomo ric- chezze, non esprimendo 1’ oggetto
principale di tale a- zione, n' è il Regime indiretto ; cosi pure allorché di-
co: Io godo della libertà ; il nome libertà non può essere Regime diretto del
verbo godo , perchè non e-r sprime che indirettamente l’oggetto, su di cui si
termi- na la significazione del verbo godo. Il Regime diretto è sempre al
quarto Caso. Il Regime indiretto è sempre al secondo , al terza , o sosto Caso.
A- 11 Regime diretto, come si è detto, indicando sem- pre il Soggetto, o
l’Oggetto diretto dell’azione, com- pete al solo verbo attivo. 11 Regime
indiretto compete non solo al verbo atti- vo , ma a tulli gli altri ancora. D.
Ed il verbo sostantivo Essere può egli avere un Regime ? R. Posta, l’ idea data
del Regime, non può averne; poiché ad altro non serve che ad unire uu attributo
al suo soggetto; e se per lanto si voglia, considerare l’attributo come Regime
, potrà dirsi semplicemente, che il verbo Es sere vuole sempre il nome che lo
siegue , al primo Caso, senza dirlo Regime diretto, o indiretto dello stesso.
Nola Le regole di costruzione vogliono, che il Regime sia posto sempre dopo del
verbo che lo regge; onde si dirà: Noi abbiamo riportala la vittoria su ile'
nostri ne- mici , e non già: Noi abbiamo la vittoria riportata su de' nostri
nemici. Ma Se poi il Regime è un nome di persona , o un pro- nome relativo , o
assoluto , dovrà sempre precederlo ; come quando si dice : Chi create voi ? Che
fate voi ,ju\? A quale scienza debbo io applicarmi ? Un verbo può avere per
Regime un altro verbo, ma di modo indefinito, preceduto, o no dalla
preposizione r/r, o a; come: Io debbo scrivere. Io vi direi di scri- vere al
più presto. 1 verbi ohe indicano azioni di spirito , hanno delle volte per
Regime diretto, o indiretto una intera frase, preceduta dalla congiunzione che;
come quando si di- ce: Io so i che la Misericordia di Dio è infinita : in tale
discorso tutta la propozizione : la Misericordia di Dio è infinita , è il
Regime diretto del verbo so , per- chè dicendosi; io so, mi si domanderà; che
cosa sape- te ? ed io risponderò: Io so una cosa ì cioè, che la Mi- sericordia
di Dio è infinita. I verbi togliere , levare , allontanare , ricevere , ot-
tenere , e sim. vogliono due Regimi, uno diretto, eh è unito al verbo preceduto
dall’ articolo , o no, e a indiretto eh’ è preceduto sempre dalla preposizione
da sola, o combinata coll’articolo; come: levare , togliere qualche cosa dalle
mani di alcuno. Separare l'uno dall'altro. Ottenere una grazia dal Principe. I
verbi comandare , dare , inviare , hanno pure due Regimi, uno diretto, e
l’altro indiretto, questo pero e sempre preceduto dalla preposizione a, sola ,
o combi- nala coll’articolo; come: domandare ajuto ad un ami- co. Dare danari
a’ poveri. Inviare lettere agli amici. I verbi uscire , partire , venire ,
tornare , vogliono un sol Regime indiretto , preceduto dalla preposizione di ,
Digitized by Google ta%j o da ; come : Utcir di casa. Partire , tornare ,
venire da Napoli. Dopo i verbi di movimento andare , mandare , in- viare ,
venire , e sim., se precedono un indefinito che sewe loro di Regime indiretto,
gli si debbe premettere la preposizione a, o ad; dicendosi: Andiamo a vedere ;
venite a scrivere. Si debbe però usare ad, e non a, se tale indefinito comincia
per vocale; dicendo: Andiamo ad avvisare. Mandiamo ad avvertire, fienile ad
osservare. Lo Congiunzioni si , no poste come Regimi di un verbo, debbono esser
precedute dalla preposizione di, dicendosi : Credo di sì. Credo di no. Del
Regime de' V erbi attivi. Qual’è il regime de’Inerbi attivi? Un nome, un
pronome, o altra parola che ne fa le veci, su di cui si termina l’azione del
verbo attivo, si dice REGIME d’esso; come: “Scipione vinse Annibale.” In tale
discorso il nome Annibale è il regime del verbo attivo vinse , perchè l’azione
che questo indica si termina su di quello. Allorché il regime del verbo attivo
è un nome, si mette sempre DOPO il verbo; e quando è un pronome, è generalmente
posto avanti; come: Omero rappresenta Nestore come quello che modera la
bollente collera di Achille, l'orgoglio di Agamennone , la superbia di Ajace,
ed il coraggio impetuoso di Diomede Egli
li accarezza, perché li ama. Qual’è il regime de’verbi passivi? Un nome, o
pronome preceduto dalla preposi- zione <frz,sola, o combinata coll’articolo,
col qua- le s’indica la persona, o cosa che agisce sulla per- sona, o cosa
indicala da! Nominativo del verbo, si chiama Regime del verbo passivo ; come:
An- a6o ìlibaie fu vinto da Scipione ; in questo discorso il nonio Scipione è
il Regimo del verbo passivo fu vinto , perche indica la persona che agì su di
Annibaie , ch'ti il Nominativo dello stesso verbo fu vinto. Del Regime de'
perii neutri. !). Qual’ è il Regime de’ verbi neutri ? lì. 1 verbi neutri di
significazione assoluta , come vivere , morire , e sim., che non indicano
azione , che passi su di qualche oggetto, ma dinotano piut- tosto lo stato del
soggetto, non possono avere alcun regime: Si uuiscono però talvolta con un
aggetti- vo di qualità, che accorda col soggetto medesimo; come: Tasso visse
infelice. Catone morì conten- to. E se talora pare, che abbiano un Regime; co-
me quando si dice: Egli visse cento anni , questo è retto da una preposizione
sottintesa , cioè per cento anni. I neutri poi di significazione relativa
possono avere un regime indiretto, il quale non è che un termine di rapporto,
che si accompagna sempre con quella preposizione che vien indicata dal
significa- to del verbo; come per esempio: Giovare, pregiudicare , mancare ,
piacere , applaudire , sotti disfare ad alcuno , abbisognare di qualche cosa
ec. J.a sua opera è piaciuta a tutti , perchè unisce ad un 1 utilità le grazie
dello stile , e la bellezza de' sentimenti* D. Puossi col mezzo del Regime
distinguere se un verbo è Attivo, o Neutro? • 1 . R. Dal Regime si distingue il
verbo 'attivo da ogni altro, poiché il vejbo attivo ha sempre un Regi- me
diretto; Amare , per esempio, è attivo, perchè può dirsi: amare lo studio , i
parenti cc. Ma aGr Il verbo neutro non può. mai avete un Regime diretto, ma
soltanto indiretto; di fatti. Regnare h un verbo neutro, perchè non può avere
un Re- gime diretto, nò indiretto ; ed i verbi profiliate ; attender e,
aderire, e. sim., sono anche neutri, per- chè possono avere soltanto un Regime
indiretto; dicendosi: Profitto del tempo. Attendo allo stu- dio. Aderisco all'
amico. Del Regime de ’ verbi riflessi. Qual’ è il Regime de’ vèrbi riflessi ?
R. Il Regime de’ verbi riflessi è il nome personale «,il quale indica la
persona o cosa, come termine . dell’ azione, eh’ è il soggetto stesso del
verbo; co- me: Io mi lusingo-. Tu ti lodi ; Colui si uccide ; in tutte queste
frasi, i nomi personali mi, ti, si so- no i Regimi de’ verbi lusingo , lodi ,
uccide. Del Regime diverbi reciprochi. D. Qual’ è il Regime de’ verbi
reciprochi ? R. Il Regime de’ verbi reciprochi è il nome persona- le sij come
quando si dice: I fratelli si amano ; Si lodano i compagni. Del Regime de*
verbi impersonali « D. Qual’ è il Regime de’ verbi impersonali ? R. I verbi
impersonali non hanno Regime. Del Regime delle Congiunzioni. Le Congiunzioni
uniscono le frasi fra loro, col • reggere i verbi che le sieguono all’
Indefinito, all* indicativo, o al soggiuntivo. Quelle che reggono il verbo
all’indefinito sono; se non, afine, e sira. Esempi; Aon andavano a passare
alcuni giorni in città , se non per ritrovarsi con più- piacere nel loro
dilettevole ri- tira Molte persone non faticano che affiti di acqui- stare
della considerazione e delle ricchezze -, ma l'uo- mo onestò e sensibile non
adopra tanto tempo allo studio , se non per essere utile ai suoi simili — Vi
sve- lo la trama che i vostri nemici hanno ordita nelle te- nebre , , affine di
premunirvi contro ì loro arlifizj. Qnelli che reggono il verbo all* Indicativo
so- no: mentre che , quando anche , a condizione che , quando , e simili come:
(filando avrete una cognizione pià estesa della geo- metria, e dell'algebra ,
vi darò’ alcune lesioni di astro- nomia, e di ottica — Formate il vostro
spirito , il vo- stro cuore, ed il vostro gusto, mentre che siete giovi- ne Vi
darò quel bel quadro a condizione che lo con- serverete come una testimonianza
della mia amicizia. Quelle die reggono il soggiuntivo sono: perchè , prima che
x supposto che , e sim. Esempi: Conoscete troppo bene il pregio del tempo,
perchè sia necessario di dirvi d' impiegarlo bene — Fon istudiate che i gran
modelli , per timore che quelli che sono me- diocri , guastino il vostro gusto
— Parecchi fenomeni della natura sono facili a spiegarsi , supposto che il
principio della gravitazione universale sia vero. AVVERTIMENTO. Se il verbo
della proposizione principale espri- me l’affermazione diretta, ossia
iadipeudente, il verbo della proposizione subordinata debbe porsi all’
indicativo; ma se il verbo 'della proposizione principale espritne il dubbio,
la sorpresa, il desi- ì dcrio, l’ammirazione, la volontà, allora il verbo ,
della proposizione subordinata debbe porsi al sog- giuntivo; esempio: Non
ritenete la verità nascosta, quando anche doveste attirarvi una gran quantità
ili nemici. Non dubito per niente che il vostro metodo riesca , purché sia ben
conosciuto. n<33 SINTASSI DI COSTRUZIONE. t). Che cosa intendete per
Sintassi di costruzione ? R. Intendo la disposizione delle parole, c delle
frasi Con chiarezza e precisione; secondo le regole pre- scritte. La Sintassi
di costruzione può essere Di- retta y ed Indiretta , o inversa. COSTRUZIONE
DIRETTA. Come si dispóngono le parole nel diicorsp per aversi la Costruzione
diretta. . R. Se si -tratta di disporre le parole di una frase, si debbe
mettere prima il Soggetto con tutte le due qualificazioni , e determinazioni,
se ne abbia. Tale soggetto può essere un nome: Pietro è stu- dioso : Gli uomini
sono mortali. Può esserlo un nome personale: tu sei un grand’ uomo. Può es-
serlo un pronome: Egli c saggio. Puòesserlo l’in- definito'; lo studiare non
nocque mai ad alcu- no. E finalmente può esserlo un avverbio; il poco mi basta.
Nota — Il soggetto si mette dopo il verbo nelle frasi in cui si trova la voce
tale, o cosi; per esem. Cosi niorì quest’uomo — Tal’ era il suo avviso. Notasi
— Trattandosi di disporre più soggetti che sì rapportano ad un sol verbo, si
seguirà l’ordine na- turale, e la dignità delle persone; onde si dirà Io , e
tu, e non già tu, ed io. Nondimeno la. givibà vnole che si travolga quest
ordine naturale, c vuol che mettiamo ogni altra persona avanti alla nostra,
qualora dobbiamo insieme nominarle. Dunquq per la solita urbanità diremo: Voi
ed io, e non giàjio c voi ; così; J'ni,
il vostro antico, e io , tibbìa/no un opinione dif- ferente ; e nel Bocc.
Ercolano , In moglie, ed io. Spesso accade, : che dobbiamo determinare , o Q
ualificare il Soggetto, ed allora l’aggettivo gli si ovrà subito apporre; Quel
soldato valoroso. è morto. Il soldato fedele è stimabile. Se vogliamo
sviluppare l’idea del soggetto, se vogliamo determinarlo, o definirlo, se
vogliamo aggiungervi qualche circostanza, clic influisca sull’ intelligenza
della frase, faremo uso di una frase incidente, unendola subito dopo al
soggetto per mezzo del relativo; come: la persona di cui vi * parlai , è moria.
Se finalmente il soggettò ha qualche rapporto di \ proprietà, di pertinenza,
qualunque ella sia, ad un termine, questo rapporto debbo spiegarsi im-
mediatamente dopo che si è nominato il sogget- to; poiché l’è una modificazione
del soggetto, che si potrebbe spiegare anche con un aggettivo; come: Le opere
di Dio sono ammirabili . Nominato il soggetto del quale vogliamo far pa- , N
rola, uopo è attribuirgli qualche proprietà, qual- che azione. Dunque è
necessario, che succeda il se- gno, con cui. spieghiamo il suo stato, dico, il
verbo. Questo, o è il verbo sostantivo,o è jl verbo ag- >. gettivo. Il verbo
sostantivo , dinotando la sem- plice affermazione, non può avere altra
modifica- zione di quella, che si rapporta allo stato dell’a- nimo di chi
parla. Dunque possono andargli ap- presso i soli avverbj non , veramente ,
davvero , • certamente, fórse, anzi, solamente, piuttosto, e sjpi., che
indirano la maniera di affermare, o di negare; come quando si dice: Questa
fanciulla è veramente docile. /• ' 2 65 Siegue l’ attributo, ossia l’aggettivo,
elio indica la qualità che si vuole dare al soggetto , ossia clic affermiamo
essere nel soggetto. Questo aggettivo può essere più d’unoj'é l’uno si porrà
dopo l’altro, e sarà 1 uno all’ altro unito colla congiunzione e ; come: Le
opere di Dio sono belle e ammirabili . Se tale attributo è indicato da un
participio, il verbo Essere può ricevere tutte le modificazioni , clic può ricevere
il verbo, da cui discende il parti- cipio, ma: quelle souo modificazioni del
participio piuttosto, che del verbo; come quando si dice: Gli Americani furono
barbaramente trattali dai primi conquistatori Castigliarli. Se il verbo ò
aggettivo, di qualunque classe sia, volendosi modificare l’azione, o la maniera
di es- sere da quello indicata, losieguono gli avverbj, o la preposizione con
un nome; come: Il buon soldato ama ardentemente con passione la gloria. 11
verbo aggettivo o è transitivo , c<jme Ama- re la virtù ; può avere però un
termine‘di rappor- to^ cui è diretta Tazione indicala dal verbo;come: Amare la
virtù di Francesco — Un soldato vigliacco cede facilmente le armi ài nemico. o
un termine di rapporto, che dinota modo ,i stru- mento, cagione ; come quando
si dice: La legge punisce il parricida di morte. O e intransitivo, come and
are, correremo. sim.,e può avere dopo di se quelle modificazioni, che vo-
gliamo dargli, e quei termini di rapporto, che ac- cennano le diverse
prejiosizioni; conte : Pietro sen va pian piano al passeggio , per prendere O
spiega lo stato della persona, o cosa, e può avere a'nch’esso qualche
modificazione; come: Pietro dorme dolcemente. Digitized by a66 e qualche
termine di rapporto; come: Pietro dorme dolcemente su (futile verdi erbe.'' Il
soggetto, o l’oggetto dell’azione del verbo at- tivo o è un nome , o un
indefinito che ne fa le ve- ci , o una intera proposizione. Tale nome può es-
ser modificato della stessa maniera che il soggetto; - come: . * • , .... Ogni
padrone ama il servo fedele—- lo voglio anda- re di fretta , che vuoi ? Si è
detto , che una intera proposizione può es- sere soggetto, o oggetto
dell’azione del verbo attivo; eccone un esempio del Boccaccio. G. 9 . N. 4-
Dicendo , se il palafreno e i panni aver vinto all' Angiulieri ; Se il
palafreno e i panni aver vinto all 1 Angiulieri è 1* oggetto del verbo dicendo.
Quando l’indefinito, eh’ è oggetto di un verbo» ha un soggetto anch’esso , e
questo è un nome dì persona, l’uso vuole, che questo si posponga al ver- bo;
dicendosi: Dice aver egli veduto tutto cogli occhi suoi. Essendo così, non è da
imitarsi l’esem- pio delBocc. poc’anzi recato» che l’ha premesso al Verbo
indefinito, ed ha usato se per oggetto; egli, secondo il suo solito,ha tolta
questa maniera di di- re da’Latini. . . Il sito delle preposizioni è innanzi al
nome al quale dicono rapporto. Questa regola è costante. Il sito delle
congiunzioni è innanzi alle propo- sizioni che uniscono. . , RàGCAPITUL AZIONE*
La costruzione dunque diretta consiste in collo- care gli elementi del discorso
con quell’ordine, con cui si acquistano leidee da chi vuol considerare un
oggetto. Il primo luogo l’ occupa il soggetto con quelle determinazioni, c
modificazioni, die le cir- costanze ci obbligano a dargli. Il secondo l’occu-
pa il verbo, ‘Codificato, se bisogna, da qualche avverbio, c^da un nome
preceduto da preposizio- ne. Il terzo, l’oggetto modificato auch’ esso, quan-
do fia d’uopo, o determinato da un aggettivo, o da una proposizione incidente.
Sieguono in ultimo luogo i termini di rapporto. Appartiene poi all’Ar- te di
scrivere l’insegnar la maniera, onde compor- tarsi per non urlare
nell’oscurità, nell’ambiguo, V nel secco, nel soverchio, e nelle lungherie.
COSTRUZIONE INVERSA. Quando si ha la Costruzione inversa? R. La Costruzione
inversa si ha allorché gli ele- menti ( Parti ) del discorso sono disposti con
or- dine diverso dal divisato. Le inversioni sono il più delle volte
necessarie, anzi che no, poiché svilup- pano meglio i nostri pensieri, che non
farebbe la Costruzione diretta. Ma Ogni cosa tutto che buona, spinta
all’eccesso, diventa se non vizio almeno intemperanza, c scon- venevolezza,
onde egli è di bene metter qui alcune regole, mercé delle quali potranno i
nostri giovani diriggerc il proprio genio ne’primi saggi della loro carriera
riguardo alla Costruzione. Nell’Inflessione, nell’Accordo, nel Regime la nostra
Sintassi sarà inviolabile; ogni libertà in que- sto genere é licenza, anzi
delitto di ribellione con- tra le leggi fondamentali, c convenzionali della
Lin- gua. Qualche esempio, o pratica incontrario, deb- bo aversi per abuso
enorme, e da non imitarsi sot- to qualunque pretesto, o necessità. D a68 II. La
Costruzione diretta però nel senso gramatica- le di sopra esposto,
impropriamente si arroga il titolo diiVrttlira/e,dapoicchè sono stati
iGramatici spigolisti, e non già la natura die ha insegnato quel metodo
compassato, mercédi curii nome debbe precedere il verbo ec.La natura è una
maestra con- discendente; se non ammette nella morale il rigo- rismo* come
potrebbe tollerare nelle lettere la pe- dantesca bigotteria? III. Al contrario
la natura domanda, che nel discorso le parole prendano il lor posto in ragion
del pro- prio merito. Si vuol per esempio fissar l’attenzione di chi ascolta, o
legge principalmente sull’oggetto del verbo, dirassi piuttosto: Quella città
che ni un nemico soggiogò , i proprj vizj distrussero , che: I proprj vizj
distrussero quella città che niun nemico soggiogò. -, r f . Similmente una
parola, che, giusta i canoni del- la Giunta gramaticale dovrebbe reputarsi
accesso- ria alla Costruzione, dovrà per l’estrinseca sua importanza esser
collocata alla testa del periodo : di fatti, se taluno chiedesse dove fu , che
Cesare decretò il servaggio di Roma , il Rubicone do- vrebbe in preferenza
fissar l’ attenzione di chi a- scolta, e quindi assegnandosi a quella voce il
pri- mo posto di onore, dir si dovrebbe: Sul Rubico- ne Cesare incatenò la
libertà latina. D’ altron- de l’armonia ancora che risulta dalla disposizione
delle parole, ci obbliga sovvente alle- inversioni , che bisogna usare con
prudenza, e non farne quel- l’abuso che ne ha fatto il Boccaccio, e coloro che
si han fatto un dovere d’ imitarlo. Noi dunque u- seremo delle inversioni
scortati sempre dal giudi- zio severo dell’orecchio, e più dalla ragione, ne
useremo, dico, con quella sobrietà ebe fa d’ uopo in una cosa, che può esserne
di vantaggio adope- rata con moderazione , e tornare a disonore , se si voglia
usarne a ribocco. capo v. Del Discorso, i " D‘ Che cosa è il Discorso? R.
Il Discorso è una ben regolata combinazione di parole, atta a manifestare i
pensieri. D. Che cose sono le Parole? R. Le Parole sono le voci con cui
manifestiamo le nostre idee. D. Quali sono le Parli del Discorso ? R. Sono il
Nome, il Pronome i il V urèo, V Avver- bio , la Preposizione , la Congiunzione
, e Y In- terposto. Ma di queste, due sono essenziali , cioè il Nome, e '1
Verbo ; le altre non servono che a dare precisione, chiarezza, ed ornamento al
discorso. D. Dimostrate, che il Nome e’I Verbo sono par- ti essenziali del
discorso ? R. Eccomi; Si dice essenziale ad una cosa tutto ciò, senza di cui
una tal cosa non può essere, nè con- cepirsi ; or senza Nome, e senza Verbo non
può esser vi, nè concepirsi un discorso. Non può esser- vi , nè concepirsi un
discorso senza del Nome , perchè se non si nomina la persona o cosa, di cui si
vuol parlare, non s’intenderà mai di chi, o di che « cosa si parla; di fatti,
se si dice: è diligente , s’in- tende egli mai di chi si parla? Certo che no ;
ma per completarsi il senso dovrà nominarsi la perso- na di cui si vuol
parlare; dicendo: Pietro è dili- gente. Dpnque resta vero, che il nome è una
par- 37 ° te essenziale del discorso, perché, se manca, non si può parlare.
Senza del Verbo non può esservi, nè concepirsi un discorso; poiché, dovendo
questo indicare lo stato del soggetto ; ma tale stato non l’indica eli* esso
solo; difatti, se si dice semplicemente Pietro , non si fa che nominare una
persona; ma nominare semplicemente una persona, non manifesta il suo stato, vi
è bisogno del verbo, che indica tale sta- to; come: Pietro disegna ; essendo
così, resta di- mostrato , che anche il verbo è una parte essen- ziale del
discorso , perchè se manca , non si può parlare. Da tutto ciò si rileva, che il
Nome solo non ba- sta per manifestare un pensiero, è necessario, che sia unito
al Verbo; nè questo basta senza di quel- lo, ma debbono essere insieme ; perchè
nominare soltanto una persona, o cosa non manifesta un pen- siero , dunque il
Nome solo non basta, indicare soltanto lo stato in cui una persona, o cosa si
tro- va, senza nominare tal persona, o cosa che si tro- va in quello stato, non
si manifesta un pensiero ; dunque il Verbo solo non basta; bisogna dunque, che
il Nome ed il Verbo sieno insieme ; come : Pietro ama\ Pietro pensa’, Pietro è
amato Più; allorché si parla, non si fa altro che ma- nifestare i pensieri a chi
ascolta; ma se pensiamo ad una cosa senza nulla affermarne, o negarne, e
volendo manifestare ad altri tal cosa, basta colla voce profferirne il nome che
l’indica; e sia, per esemp.; terra. E se vogliamo attribuire a tal cosa qualche
qua- lità , colla voce ne profferiamo il nome , e sia la / . a 7* fecondità , e
se giudicando siam d’avviso, che una tal qualità convenga a quella tal cosa ,
usiamo il verbo sostantivo Essere , di cui l’uso proprio è ap- punto di
attaccare un attributo al suo soggetto; e diciamo ; La terra è feconda. Ecco
dunque un discorso risultante dal soggetto, dall’attributo, e dalla copula. V'.
Come si chiama quel discorso risultante dal- l’ unione di un soggetto , di un
attributo , e di una copula. IL Si chiama Proposizione , o Frase. E poiché la
Proposizione non è che l’espressione di un giudi- zio, chi vieterà di definire
la proposizione; un giu- dizio manifestato colle parole'l E se ogni giudi- zio
per sua natura è affermativo , o negativo, ed essendo la proposizione
l’espressione che lo indi- ca, sarà pur dessa affermativa , o negativa. D.
Qual’ è la Proposizione affermativa? I\. La Proposizione affermativa è quella ,
in cui l’attributo si afferma del soggetto; come: Ottavia- no fu Imperadore.
Qual’è la proposizione negativa? H. P. Grice: “Someone is not hearing a noise”
– Negation and privation -- La proposizione negativa è quella, in cui
l’attributo si nega del soggetto, come: “Giulio Cesare non fu re.” Diverse
specie di Proposizioni. Quante specie di Proposizioni vi sono ? R. Tre; cioè la
Semplice , la Composta , e lai Com- plessa. Avvertimento — In ogni proposizione
vi debb’essere un so gg e ff°* e d un attrinuto.il soggetto di una pro-
posizione è il nome della persona o cosa, di cui si 273 afferma, 0 nega qualche
qualità, o uno stato, e si chiama ancora Nominativo dal verbo) l’abbiamo veduto
altrove. L’Attributo poi non è che il nome della qualità che si afferma, o nega
del soggetto; e s indica ordinariamente dal verbo col suo regime; come: Il sole
regola le stagioni. Qual’è la proposizione semplice? La Proposizione semplice è
quella che ha un solo soggetto ed un solo attributo, o un sol verbo col suo
regime, come: “Il sole illumina la luna.” Nota: Il soggetto d’una proposizione
può essere particolarmente modificato, come pure il verbo, c l’attributo, e la
Proposizione resta semplice. Vediamolo cogli esempi. 1. ° R soggetto può esser
modificato d’un aggettivo determinante” “Questo fanciullo piange.” Da un
aggettivo di qualità: “Il BUON fanciullo piangeva.” Da un Caso di distinzione:
“I fanciulli di Babilonia cantavano le lodi del Signore nella fornace. Da una
proposizione determinante: “Il fanciullo di cui mi avete parlalo è docile. Il
DiOy che adoriamo è Onnipotente. Da un participio: Il fanciullo premiato
scriveva. Il verbo può essere modificalo da un avverbio: “I fanciullo scrive
bene” – cf. H. P. Grice: H. M. S. Pinafore sank the Bismark – H. M. S. Pinafore
sank” -- L’ attributo può essere modificalo con determinazioni: “Il fanciullo
era istruito nella grammatica.” Ed Ecco come l’aggiunzioni d’altre parole nella
proposizione, domandate dai soggetto, dal verbo, e dall’attributo, non alterano
punto la proposizione; non cessando di esser semplice per l’unità del soggetto,
e dell’attributo uniti dalla copula. Tale osservazione mentre ci fa comprendere
la necessità delle varie specie di parole nel discorso, ci fa conoscere
eziandio la maniera di mettere ciascuna nella sua propria nicchia, affinchè
quelle che appartengono ai soggetto, non si confondano con quelle che
appartengono al verbo, o all’attributo, e cosi viceversa. Qual’è la proposizione
composta? La proposizione composta – H. P. Grice: “MY topic, when dealing with
dyadic truth-functors!” -- e quella che ha, o più soggetti, ed un solo
attributo, o un solo soggetto^ più attributi, o più soggetti, e più attributi;
eccone gli esempi: “La luna e gl’altri pianeti ricevono la luce dal sole.” In
questa proposizione – falsa, perche la luna, come commenta H. P. Grice, non e
un pianeta -- vi sono piu soggetti. “Alessandro è sialo il più generoso di tutti'
i re , e 7 vincilor di Dario.” In questa vi sono piu attributi. Nè le terre ;
nò le case, nè le pili grandi ricchezze possono toglier la febbre dal corpo di
colui che V ha, nè liberare il suo spirito dall' agitazione , e dal timore.” In
quest’ultima vi sono più soggetti, e più attributi. Qual’è la proposizione COMPLESSA?
– H. P. Grice: Ah, hypotaxis!” -- La proposizione complessa è quella che ha un
solo soggetto, e un solo attributo; ma tale soggetto, o attributo, o tutti e
due insieme contengono altre proposizioni, che li modificano, aggiungendovi
qualche determinazione, o circostanza. Le proposizioni che dipendono dal
soggetto, o dall’attributo, si chiamano proposizioni incidenti – H. P. Grice:
or pregnant! -- ; e sono unite alla proposizione principale col mezzo de’relativi,
de’participj, o delle congiuuzioni. Leeone un esempio. “Alessandro disfece
l'armata di Dario, s' impadronì de' suoi tesori , e fece prigioniera la
famiglia di quel principe sfortunato.” Le proposizioni incidenti che modificano
il soggetto,© l’attributo, possono anch’esse esser modificate da altre
proposizioni incidenti; come: “Coluii disse Gesù Cristo) che farà la volontà di
mio Padre 18 t 274 eh ’ è in Cielo,
entrerà nel suo regno beata. Una proposizione può esser COMPOSTA E COMPLESSA nel
tempo istesso, se però ha più soggetti, e più attributi, e questi anche
modificati da altre proposizioni incidenti; come per esepipio: “La stima
singolare che fece Alessandro delle poesie di Omero, e i riguardi eh' ebbe nel
saccheggio di Tepe pella memoria di Pindaro, non gli attirarono meno stima che
tutte le sue conquiste.” Che cosa è il periodo? Il PERIODO è un discorso che
corre come chiuso in un certo giro di parole, finché si fermi, dopo compiuti ed
esposti tutti i pensieri: Oralio in quodam quasi orbe inclusa percurrens, quo-
ad pcrsislat in singulis perfeclis , absolutisque semen- ta s Cic. m. De Orai.
Quante sorte di periodi vi sono? Due sorte di periodi vi sono; cioè il periodo SEMPLICE,
ed il periodo COMPOSTO. Qual’è il periodo semplice? Il periodo semplice è
quello che costa d’un sol membro, come: “Alessandro il Grande è venerar to
nella posterità.” Qual’è il periodo composto? Il periodo composto è quello che
costa di più membri. Che cosa intendete per membro del periodo?Per membro del periodo
io intendo una parte d’esso, che presa isolatamente, potrebbe far senso, ma che
nel principio però rimane sospesa , finché il sentimento non siasi tutto intero
espresso; eccone un esempio. “S’Alessandro fosse vissuto sobriamente. ' Cf. H.
P. Grice: “Oh for a pleasant springtime!” * ' y - ' Avvertasi che il membro anche talvolta ha le
sue parti, che si chiamano Incisi\ questi da se non fanno senso alcuno; come: “O
scelus ! o pestìi ! o la- besl Cic. in Pis. 56 .Abiti, excessit , evasiti eru-
pit , Cic. in Cat. 1 1 . i . N’è andato , è uscito , è scappato , è sfrattato. Il
periodo composto può costare di due membri, come “S’Alessandro il Grande fosse
vissuto temperantemente , — sarebbe venerali nella posterità” --, Di ire
membri; come: “S’Alessandro il Grande per quanto avanzò ogni altro Capitano nel
valore guerriero , altrettanto lo avesse superato nella temperanza sarebbe
stato venerato nella posterità”; Di quattro membri, come: “S’Alessandro il
grande per quanto avanzò ogni altro Capitano nel valore, altrettanto lo avesse
superato nella temperanza , sarebbe stato venerato non solo nella posterità ; ma
presso de' suoi medesimi sarebbe stato l' oggetto del pubblico amore. Della
Scrittura Dì che cosa è la Scrittura ? La Scrittura è una combinazione di più
termini adattati ad esprimere i pensieri. D. Perchè fu inventala la scrittura ?
R. Non potendo r uomo colla lingua vocale mani- festare i suoi pensieri che a
persone presenti , ed in un modo passaggiero , si vide nella necessità di
renderne stabili e permanenti i segni, per poterli così comunicare agli
assenti, ed anche a posteri. E quindi siccome colle parole procurò di esprimere
i suoi pensieri, così colla scrittura ne rese stabili i segni. Quali siano poi
le regole per iscrivere cor- rettamente, le troveremo nell’Ortografia. Quando
si ha la SINTASSI FIGURATA? Siccome è una proprietà essenziale alla regolar costruzione
avere quegli elementi di cui fa d’uopo perispiegare un intero concetto
dell’animo, così dove ne manchi alcuuo, o ridonda, o si scambia, o non accordi
coll’altro ec. si ha la SINTASSI FIGURATA. Se manca un elemento, tale
mancamento, o difetto dicesi ELLISSI. S’un elemento ridonda, tale ridondanza
dicesi PLEONASMO. Se si scambia un elemento per un altro, tale cambiamento si
dice ELLANGE. S’un elemento non accorda con quello con cui dovrebbe accordare, tale
discorso dicesi SILLESSI. Se vi sono trasposizioni che s’oppongono all’ordine
diretto ci cui si é parlato, tali trasposizioni vanno sotto al nome d’IPERBATO.
La divisione d’una parola in due dicesi TMESI: impli catura. Esaminiamo tutte queste specie di Figure. E
Ellissi s’ha allorché manca nel discorso un elemento. Tale figura serve
principalmente ad evitare la noja delle ripetizioni, e a rendere il discorso
piu vibrato e conciso: H. P. Grice: Peter went to bed and took off his trousers
– Peter went to bed and Peter took off his trousers --; ed è perciò
frequentissima nelle frasi, di cui ci serviamo nel calore delle passioni.
Esaminiamo intanto le diverse maniere in cui può cadere 1’ellissi. Può mancare
il soggetto della proposizione allorché è un nome già messo avanti, e che non
si vuol ripetere; c manca spesso colle pritne e seconde persone de’verbi, che
per di loro natura lo dimostrano, come “vivO”, “vivete,” invece di “IO vivo”, “VOI
vivete.” Manca il sostantivo vicino fall’ aggettivo; Nìutì male Si fece nella
caduta, quantunque cadeste DA ALTO – +>, cioè luogo -- BOCCACCIO. G.. E il
povero scioccone va per la mala -- +> cioè, via. Manca il verbo; come: “Maraviglia”
-- che se stalo savio una volta – +> cioè maraviglia È, ec. Ed nel Petr.
Canz. 3o. Poscia fra me pian piano: Che fai tu lasso? Si sottintende – o
“implica” o suggerisce, come preferisce H. P. Grice --: dissi . Manca
l’indefinito in tutte le risposte, in cui si dice voglio, non posso, nelle
quali si debbe supplire il verbo espresso nella dimanda; come • • 1* tra un
asinaccio che non poteva la vita, cioè noti poteva sopportare ec. -- Firenzudo.
Con poche parole rispose) impossibil , che mai i suoi heneficj , e'I suo va-
tu, ( CT) e “ io ,e “ di •*" Mancano i nomi di persona coi verbi
intransitivi, come: ÌlnfeZbl£c Sdente, in vece di ^ affondare ver affondarsi-,
“ammalare” per “ammalarSI”; annegare per mineeZsi - bn- poeenre per
impoverirsi; “infermare” per “imfermarsi”, é sinr > t fsz r sou " pw °’
" ,e “ di ®‘ ,^,l nCa ' 1 “, le i Pr0p0 . SÌ , ZÌOni die,ro fi 1 ' avverbi
che Canz I” 111 da qUalc ,e nome 5 come in PETRARCA (vedasi). Fuor tute i
nostri Udì. E in ALIGHIERI (vedasi) Purg. Carni. 3o. 278 Cosi dentro una nuvola
di fiori Donna to ’ apparve sotto verde manto In tutti questi esempi, ed altri
moltissimi che si po- trebbero allegare, la preposizione è soppressa. Manca la
preposizione pur nei seguenti esempi; La Dio mercé , in vece di per la mercé di
Dio — FTa viaggialo 11 a anno , cioè per un anno . £ nel Dante. Dicendo , padre
mio che non mi ajuti. in vece di perchè non mi ajuti. 7. Ma nca la congiunzione
che dopo i verbi che si- gnificano dubitazione, o timore; come: Temeva , o
dubitava, non gli avvenire alcun male — Pormi non sia ancor tempo. 8. Mancano
talvolta le congiunzioni pare, cosi copi relative eli siccome , e sebbene , se
però la proposi- zione precedente sia breve, e facilmente si posso- no sottintendere;
come: . 1 Sebbene fosse stretto da ogni parte , se ne fuggì — Sic- come temeva
qualche mala Ventura, non volle restare. 9. Manca talvolta il verbo di modo
indicativo, da cui dipende quello di modo soggiuntivo, e la fra- se comincerà
dalla congiunzione; tal verbo che si suole sopprimere è per lo più voglio , o
prego, e sim.,che indicano desiderio di ciò che si esprime col secondo verbo;
come nel Boco. G. 8. N. 3 . Che maledetta sia l'ora, che io prima la vidi. ro.
Mancano talvolta proposizioni intere ; eccone un esempio del Dante Canz. 24.
Non so di lui , ma io sarei ben vinto. ‘'vedendo dire: non so quello , che
sarebbe avve- nuto di lui oc. . *•>; :.j 1 1 . Manca talora V interposto;
come: Misero mc\ Lasso me! Bealo lui. sottintendendosi oh, o ahi. a* ** *79 12 . Manca talvolta il participio;
conte: Misero ! a che son io ! cioè ridotta. PLEONASMO. Al contrario di ciò
clic abbiamo detto finora dell'Ellissi, ridonda talora qualche elemento, c tale
ridondanza, quando c con discretezza, e so- brietà adoperata, anzicchè vizioj
genera evidenza ed energia. Chiamasi questa figura Pleonasmo j - Ridondanza , o
Pienezza. l . Ridondano nel discorso alcune voci, le (Juali ben- ché soverchie,
pure gli danno maggior lume, e forza; tali voci sono; ecco , pure , or bene ,
già , tnai, punto , mica ; conte: Reco io non so o^a dir di no. Or bene che ne
avverrà mai? Badasi però che il mica, e’1 pur dc’Lombardi, e de’ Romagnuc- li,
replicati sì spesso, sono una vera seccatura. a. I nomi di persona si sogliono
spessissimo replica- re; come: Qual io mi sia. E nelDante.Purg.1.23, Io mi son
un che quando amore spira. Cosi ; Io il so bene io quel che farò. Tu il vedrai
ben tu. Io non so più che mi dire.. Egli è cosà rara. 3. Si ripete la
preposizione con innanzi alle voci lo- co, meco , seco , che pur la portano
innestata con essi; cccone gli esempi ; Farete pure che domane o l'altro di
egli quà con me- co se ne venga a dimorare ( Bocc. ). Spero di avere assai buon
tempo con teco ( lìocc. ). 4- Ridonda spesso la voce esso coi pronomi lui, leiì
loro : esempi : Ella voleva con esso lui digiunare Bocc. G. 3 . n. 4 -,
Cominciarono a cantare , e la valle insieme con èsso loro ( Bocc. G. 7. ). DI ,
che venga a desinar con esso noi ( Bocc. G. o. n. 8. ). In vero tu cenerai con
esso meco (Bocc. G. 2. n. 7.). Andiamo con es- so lui a Roma ( Bocc. G. 1. n. 3
. ). Io mi sono ve- nato a stare con esso lei ( Bocc. ). a So 5. Ridonda talora
la voce via; esempio. Via a casa del prete ne'l portarono Bocc. G. 8 n. 6. Nota
— Nell’ espressioni : mandar via , portar via , cacciar via , andar via, fuggir
via , la paro- la e/rt, c necessaria all’espressione del pensiero; come anclie
invece di dire: egli è mollo più , di- cesi, egli è via più , e più comunemente
vie più, .o vieppiù , vie maggiore , vie minore, vie meno. 6 . Ridondano anche
le voci giù , su, lutto,mai, bel- lo , ecco , bene , be’ ; esempi : Vidi
scendere già due Angeli con due spade affoca- te ( Dante ).' Per non essere
dalle fiere divorato la rupe su vi montò ( Bocc. G. 5 n. 3 ). Ed ecco Pie- ) ro
chiamò all'uscio ( Bocc. G. 5 n. io). Or bene co- me farei ( Bocc. n. 21 ). Be'
rispos' io , messere , parìe-rem poi. Così : Mai sempre per sempre — Mai si,
mai no per si , per no — Il giovane tutto solo ( Bocc. ) Tutto a piè fattosi
loro incontro ( Bocc. ) Le portò cinquecento be' fiorini d'oro ( Bocc. G. 8 n.
io ). 7 . Ridondanze necessarie all’energia, ed espressione del peusiere; come:
Lo rimedio lo vi darò ( Macch.). Sema sbigottir pun- to ( Bocc. ). O povera fanciulla
! ella ne va piangen- do ( Maccli. ). Già Dio non voglia ( Bocc. ) Deh! or ti
avessero essi affogato ( Bocc. G. 8. n. 9 ). Non mica idiota , nè materiale ,
ma scienziato , e di acuto ingegno ( Casa. Galateo ). La cosa andò pur così (
Bocc.) emiri 1! Eli. Ange Si scambiano tal fiala gli elementi del discorso, e
si pongono l’un per Tallio; tale Figura si chiama Ellange, o Cambiamento. I. Si
mette talvolta T indefinito in vece del nome so- stantivo; ma ciò è naturale, e
dell’ analogia della Lingua, poiché l’indefinito, essendo di sua natura
spogliato di ogui determinazione di Persona, di ✓ Digitized by. Qyagik' a8t Tempo, e
di Modo, 'dinota la semplice esistenza di un* azione, o di una egualità, come
vedemmo altrove. a. L’ aggettivo si prende talora per avverbio; come: t aperto
ti dico ; chiaro conosco ; dolce ride. Ma questi possono avere l’Ellissi di un
sostantivo pre- ceduto da preposizione; come in aperto ; in chia- ro; in dolce
modo. 3. Il participio fa le veci dell’indefinito; come: Fece veduto a suoi
sudditi il Papa , per quelle aver seco dispensalo di poter torre altra moglie ,
qui ve- duto fa le veci di vedere. ( Bocc. ) 4 . Si mette pure l’indefinito in
vece del soggiuntivo: Qui ha questa cena , e non saria chi mangiarla , iu vece
di chi la mangiasse. 5. L’Indefinito si mette in vece dell’Imperativo nel- le
frasi negative; come: IVon far ad altri quello che a te non vuoi che sia
fatto.' Bisogna avvertire però, che scambiare un Modo ' fìgrua. altro, benché
se ne abbiano infiniti esempi neglrScrittori nostri, come abbiamo veduto, sarà
sempre cosa per noi da evitarsi. Lo scambiare un Tempo con un altro, come il
Passato col Presen- te, può servire' a rendere più vivo ed animato un discorso,
mentre dipinge come cosa presente, eebe può vedersi cogli occhi proprj ,
quella, eh’ c già passata. In altro caso sarebbe dir tutt’altro da quel- 1 lo,
che s’intende di dire, e distruggeremmo il fine, che ci abbiam proposto in
favellando. L’è purancht* uri E II auge il sostituire che fan- no i Grandi il
Noi ali’/o, dicendo: Noi voglia- mo; Noi comandiamo: come lo ò ancora il sosti-
tuire che facciamo comunemente il Voi al Tu; di- cendo; Vi prego; vi esorto ,
in vece di ti prego; ti esorto; Voi come state ? in vece di tu come stati 283
Sillessi. Allorché gli elementi del discorso non si accor- dano fra di loro nel
modo divisato, e eh’ è confor- me al genio delia Lingua, ed alle leggi dell’
uso , dicono i Gramatici essere una Sillessi. 1 . L' aggettivo non si accorda
talora col sostantivo espresso nel discorso, ma con un altro, che a aud- io
equivale ; come : , V eden Nembrot a piè del gran lavoro Quasi smarrito rimirar
le genti Che m Sennaar con Lui superbi /oro (Dante. Purg. 12). Dante allorché
scrisse superbi , si era dimenti- cato di avere scritto innanzi, genti, c
riporto l’ag- gettivo al sostantivo uomini , che gli passava per la niente. Noi
saremo più accorti nello scrivere, e nel parlare, e non ahbracceremo volentieri
code- ste Veneri. 2 . L’uso però ammette queste maniere, essolui , es - solei ,
essoloro , lunghesso la riva. 3. 11 verbo non si accorda col soggetto nel
Numero, allorché tale soggetto è un nome collettivo; come: Il popolo corso alla
prigione , n'avevano tratto fuori ( Bocc. ). 4- L’ è pure una Sillessi mettere
il verbo Avere nel significato del verbo Essere; come: Assai pochi vi ha che
noi veggano. La figura detta IPERBATO -- cioè, confusione -- si ha, quando gl’elementi
non sono situati secondo l’ordine della costruzione regolare. Una tal figura
abbellisce molto il discorso, e produce una gradevole armonia, quando a
proposito si adopra. I due esempj di Davanzali, e di BOCCACCIO lo mostrano:
Biancheggiavano per la campagna 1’ossa ammonticellate o sparse, secondo fuggiti
si erano o arrestati: per terrà erano pesti d' arme, membra di cavalli, ed ai
tronchi di alberi teste infilzale; e per le selve or- renli altari, ove furono
sacrificati i tribuni ed i centurioni de’primi ordini -- Dav. armai. L. i. O
molto amato cuore / ogni mio uffizio verso te è fornito , nè più altro mi resta
a fare , se non di venire con la mia anima a fare alla tua compagnia –
BOCCACCIO (vedasi) G. 4.11.1 ). Ma alcune trasposizioni strane assai, e di
pochissimo uso, sono sempre d’evitarsi, come questa di BOCCACCIO G. 8 n. 5.
Madonna io non so , come piacevole Reina noi avrem di voi , ma bella la pur
avrem noi , in vece di V a- vrem noi pur bella. E chi potrebbe poi soffrire
quella confusione di parole , e d’idee, che chiamano Sinchesi , e dall » quale
non si può ricavare alcun senso? Chi può ca- pire , che abbiasi voluto dire il
Petrarca. Canz. 6 quando scrisse queste parole sì intralciatce confuse? Lagrima
adunque , che dagli occhi versi Per quelle che nel manco Lato mi bagna chi
primier si accorse Quadrello del voler mio non mi svoglia ? La divisione di una
parola in due, è, secondo i Clamatici, una specie d’ Iperbato , clic chiamano
Tmesi; come : Acciò solamente che conosciate. Ma questo finalmente non è un
gran peccato; sono piu parole di fatti, che, come si sono unite, si pos- sono
anche separare. Ma non è però da approvarsi l’uso di coloro, che quando abbiano
a servirsi di due avverbj, troncano la metà del primo, c dicono coinè il
Varchi. Ercol. p.4iQ< Ved eie quanto pru- a85 u * ORTOEPIA 'Oji ' osi • . a Che cosa è l’ORTOPEPIA?
L’Ortoepia è la terza parte della gramatica, la quale contiene le regole, ed i
precetti per ben pronunziare le parole, ossia per dare a ciascuna di esse quel
suono, eli’ è conforme al genio della lingua. La pronunzia ò sì diversa nei
diversi stati d’Italia, che troppo diffidi cosa sarebbe, e quasi impossibile
l’assegnare regole certe, e precise. Quella però cb’è tenuta in maggior pregio
si è la pronunzia de’Romani e de’Toscani, singolarmente de’Senesi, ma questa
medesima non può apprendersi che coll’uso – H. P. Grice: “Ryle’s motto!” -- .
Noi intanto non darem qui che alcune regole generali, che, se non varranno ad
in- segnar la vera maniera del pronunziare, gioveran- no almeno a schivarne i
principali difetti. 1. Le parole sono composte di sillabe, e queste di lettere.
2 . Le parole sono voci , o unioni di voci ; giacche alcu- ne consistono in una
sola voce, altre consistono nell’u- nione di più voci; He , per esempio,
contiene una sola voce ; mare ne contiene due p cioè; ma e re } Amare pe
contiene tre , a-ma-rc. . Ogni voce
profferita con una sola emissione <Ji Calo , dicesi sillaba ; e perciò le
parole j che son formate di una sola voce 5 come re , ma , si dicono
Monosillabi ; quelle che sono composte di due , come mare , bene , diconsi
Dissillabi 5 quelle che ne contengono tre , co- me dolore , si dicono
Trissillabi ; ed in generale tut- te quelle che comprendono più di una voce ,
si chia- mano Polisillabi. Ma Le voci non tutte si profferiscono allo stesso
mo- do. Alcune si pronunziano con una semplice aper- tura di bocca; come: A ,
e, i, o , u, altre col pre- mettervi qualche movimento particolare delle lab-
bra, o della lingua;come:roa, e re; le prime si di- cono voci semplici ; le
seconde voci articolate , perchè son precedute dai movimenti anzidetti, che chiamansi
Articolazioni. Ma siccome noi abbiamo spesse volte bisogno di manifestare i
nostri pensieri a persone lontane, a cui non può giungere la nostra voce, così
per supplir- vi, si è inventata 1’ arte di scrivere , cioè quella di
rappresentare con alcune figure segnate o sulla car- ta, o su d’altra materia ,
le diverse voci o semplici o articolate, di cui è composta ogni parola: Queste
figure si chiamano Lettere , e l’atto in cui vedendole, si profferiscono le
voci ad esse corri- spondenti, si chiama leggere. Da ciò si rileva , che le
voci semplici , come a 1 e, i, o, u. Si rapprcsen- tanocon una Lettera sola: le
voci articolate, come ma, c re, si rappresentano con più lettere, altre del- le
quali, come m , cd r, indicano le Articolazioni , che precedono le Voci;altrecome:
a, ed e, indica- no le voci stesse, che a lor succedono. Le Lettere dunque
altre rappresentan le Voci , cd altre le Articolazioni. Quelle, che
rappresentano le Voci si chiamali focali) e non ne abbiam che 287 cinque, a ,
e, i, o, «. Quelle che rapprssentano le Articolazioni, si chiamano Consonanti ,
e non ne abbiamo che diciassette; b, c, rf, g, h , 7", /, m, n, p, <7,
r, s, <, -u, s. Le prime si dicono ficcali , perchè esprimono le stesse
voci, e si profferiscono da se sole. Le seconde diconsi Consonanti , per- chè
esprimono le Articolazioni, che non si pos- sono profferire da se sole, ma che
fan suono insie- me colle Focali , a cui son congiunte. Di fatti per quanto uno
prepari le labbra per profferire la let- tera b, non ne uscirà mai un suono,
finché non v’ag- giunga qualche vocale, dicendo ha , o be , o bi cc. Quindi
è,che per nominare le consonanti è ncces^ gario aggiungervi qualche vocale. Noi
non conosciamo nè A:, nè .r, nè y ( ipsilon ), meno che in qualche parola
straniera ; come S to- kalnia , Xenocrate , c sim., dove il k della pri- ma si
pronunzia come il c , e l’ x della seconda come la s ; onde possiamo perciò
scrivere Stocol- ma , Senocrate. La lettera j posta nel principio o nel mezzo
del- ia parola, è una consonante, nella fine è una vo- cale doppia, e vale due
ii. Dittongo. Il Dittongo è l’unione di due vocali in una sola sillaba, che
profferita con una sola emissione difia-^ to;si senton distinti per metà i
suoni dello due vo- cali, di cui è composto; come in fia-to, fio-re, cuo~ re,
buo-no } bian-co, già, e sim. Trittongo. Il Trittongo è l’unione di tre vocali
in una sola sillaba , la quale profferita con una sola emissione t 1 Digitized
by Google a88 di fiatoni senton distinti per terzo i suoni delle tre vocali ,
di cui è composto ; come in Ji-gliuo-lo ; to-va-gliuo-la , e sim. REGOLE pella
Pronunzia delle vocali. 1. A combinata nella stessa parola con e , i, o, u, è
sempre lunga ; come in aere, rai , lauro , fianchi , e simili. a. E nelle sue
combinazioni con i , e , u , è lunga ; co- me in feudo', vieni , tieni, tiede ,
e sim. 3. I combinato colle altre vocali , c breve ; come in pia- ga, diede ,
biondo , fiume, e sim. 4. Le regole relative alle combinazioni dell’ o colle
altre vocali , si trovano in quelle dell’ e , e dell’ i. 5. U combinato con a,
e , i , è lungo , come in aura , eunuco ; più. , e sim. Osservazioni
particolari sulla Pronunzia delle vocali e , ed o. Noi abbiamo due vocali, e,
edo, il suono delle quali, talvolta è chiuso, e talvolta aperto, eciò im-
barazza molto i stranieri, poichèi’uso non è indica- to dall’accento, che farebbe
conoscere la diversità della Pronunzia. D. Havvi qualche regola onde conoscere
quando la vocale E, debba pronunziarsi aperta , e quan- do chiusa ? R. Sì; h’E
è aperta; 1 . Allorché precede 1’ u; come feudo. 2 . Allorché sta sola, sia
verbo, sia congiunzione. 3. Nel pronome lei , e ael nome neo , nei. È stretta
poi, s’è preceduta da m , o seguita da n , come in almeno , pena, e sim ; ed in
fine di tutte le parole; come: padre, madre ,jù\e x Principe , Digitized by
Google — 289 nipote , e sim. E semprecrliè vicu segnata eoll’ac- cento; come:
perde, perchè , credè , e sim. D. Dite ora quando L' O si pronunzia aperto, e
quando chiuso? R. I/O si pronunzia aperto in tult’i monosillabi, ed in fine
delle parole, s’è segnato col /accento; come: ho: o , no , però , dirò , e sim
. ài pronunzia chiuso in fiue di parola non segna- to dall’accento; come: pero
, capo, resto , figlio. Nota — Vi sono molte parole, che scritte della stessa
maniera, hanno una significazione differen- te, e questa si distingue dal suono
aperto , o chiu- so che ha P2£, e V O. D. Quali sono queste Parole ? R. Eccone
una lista che le comprende quasi tutte. E aperta E chiusa Dei ( nome ). Dei o
de’( prep. articolata ). Legge ( verbo ). Legg# ( nome ). Mele ( frutto d' api
). Mele ( nome ). ■ tessa ( raccolta di biade ). Messa ( sacrificio ). Nei (
nome ). ' “ k J 1 Peste ( contagio ). Venti ( nome ). Le S6> ( verbo ). .
Balena ( nome ) O aperto Botte ( colpi ). Colto ( participio ). v „ . Corso (
nome di nazione ). Corso ( participio ). ’ Corr e(accorcialQ di cogliere)
CatTe(terza persona dal pre- sente del verbo correre ), Cogli v( prep<.
articolata ). Fosse ( verbo ). . .t Rodi ( verbo ). l 9 Cogli ( verbo Fosse (
nome Bodi ( Città ). Nei ( prep. articolata ). Peste ( participio ) Venti (
nome di numero ). Leggi ( nome ). Balena ( verbo ) O chiuso Botte ( conserve di
vino ) Colto ( Aerr. istruì tr\ \ I \i i. Digitized by Google Rosa ( participio
). Scorse ( dal verbo scorrere ^ Torre ( nome ). Volgo ( nome ). Colla ( prep.
articolala ). Volto ( nome ). Voto ( nome ). Porto ( pari, di porgere ) Colli (
proposizione arlic. ) Ancora ( nome ). Rose ( pari, di rodere ). Pose ( verbo
). Collo ( preposizione arlic.). capo ni. PRONUNZIA Delle sillabe formate da
vocali , e da una , o più consonanti. i. Ca , co, cu, si pronunziano come
incoro, coro , cura. 1. Ce , ci, si pronunziano come in cedro , cigno. 3 Cia ,
eie , ciò, ciu , si pronunziano come, in ciar- la , cielo , cioccolatlo ,
ciurma. 4 . Scia, scie, scio, sciu , si pronunziano come, in scia- gura ,
scienza , sciocco , sciugatojo. _ . 5 . Sce, sci, si pronunziano come in scemo
, scimia. C. Che , chi, si pronunziano come in cherico , chino. n. Sche, schi,
si pronunziano come in scheletro, schifo. 8 . Sca, sco, scu , si pronunziano
come in scala , scola- re , scultore. o. Salda, schie, schio , schiu si
pronunziano come iq schiaffo , schiere , schioppo , schiuma. 10. Ga, go , gu ,
si pronunziano come in gara; go- la , gusto. 11. Ge , gi si pronunziano come in
gelo, giro. _ 12. Già , gio , giu , si pronunziano come 111 giallo , giorno,
giusto. 39 ° Rosa ( nome di dpnna, o fiore ). Scorse ( dal verbo scoprire )
Torre ( accorcialo di to- gliere ). Volgo ( verbo ). Colla ( nome ). Volto (
participio ). Voto , per vuoto ( pari. ). Poito ( nome ). Colli ( nome ).
Ancora ( congiunzione ) Rose (■ nome ). Pose ( nome ). Collo ( nome ). i agi i3. Gli» , ghi , »i pronunziano oome in
ghetto, ghigno. i4- Ghia, ghio, si pronunziano come in ghianda , ghiotto. 15.
Sga,sghe, igni, sgo , sga, si pronunziano come in sgabello, sgherro , sghignare
, sgorgo , sgusciare. 1 6. Già , glo , giu si pronunziano come in gladitore ,
gloria , glutine. 17. Gli , glia , glie , si pronunziano come in figli , figt'a
, figlie , figlio. 18. Gna, g ne, gni , gno , si pronunziano come in ca- gna ,
cagne , cigno , cigni. 19. Gua, gue, gui , si pronunziano come in guadagno,
guerra , guida. no. Qua , que , qui, quo, si pronunziano come in quat- tro ,
questo , quinto , quotidiano . PRONUNZIA Delle sillabe. Le sillabe,© sono
composte di una sola vocale, o di due, come ne 1 dittonghi, odi tre come ne?
trittonghi. Qgni voce distinta, eprofferita con una sola emis- sione di fiato,
forma una sillaba, l'abbiamo di so- pra già detto. Ogni vocaleda sesola può
formare unar sillaba. Ninna consonante può formar sillaba, se non è unita a
qualche vocale. Le d,ue Vocaliche formano il dittongo^ non so- no che una
sillaba sola. La pronunzia delle sillabe di una sola vocale è facilissima. La
pronunzia de’dittongbi,e de’trittonghi l’è an- cor tale giusta le regole
stabilite. L’ incontro di due vocali consecutive in una pa- rola, che si profferiscono
con due emissioni di fia- 2 9 2 to, c quindi con dne suoni, noa formano dilton-
ge; ma altrettante sillabe separate, come Aura , • Euro ; oibò ; A-u-ra ,
E-u-ro , O-i-bò , li-u-to , p a-u-ra. Nel. pronunziarsi i dittonghi la voce si
posa so- pra la seconda vocale, che si chiama dominante , e Ja prima appena si
fa sentire sfuggitamente, co- me Jìàto, buono: tuòno , tuòno, uomo, fiele.
Nella pronunzia^ de’ trittonghi la Focale domi- nante è la terza; come:
figliuòlo famiglinola , giuòco ec. capo y. PRINCIPI GENERALI. I. Io ogni parola
italiana vi è sempre una sillaba lunga, e questa delle volte è 1’ ultima, delle
volte la penulti- ma , e delle volle l’ antipenultima ; ma tali casi sono
troppo rari. II. Ogni sillaba che ha la vocale finale segnata coll’ ac- cento è
lunga, perchè l’accento, come segno di quanti- tà, fa, che la voce poggi su di
questa, e strisci sulle altre. Regole generali. D. Quali sono ? R.' Ecoole ; I.
Allorché in una parola 1’ ultima sillaba è lunga , la sua vocale dovrà esser
segnata coll’accento ; come: amò, par- lò , perdè , e sim. II. Ogni monosillabo
è lungo, siacchè la sua vocale è se- gnata coll' accento, o no; questa è una
conseguenza del principio stabilito, che in ogni parola vi debb’ essere una
sillaba lunga. Le parole di due sillabe hanno sempre la prima lun- ga, purché
1’ ultima non sia segnala dall’ accento; come: amo , leggo, pane, e sim. IV.
Nelle parole di più sillabe non è troppo facile fissar- ne la quantità per via
di Regole generali ; eccone. però alcune che posson sérvir di guida nelle
circostanze al- iiit-uo la più comuni, e le più importanti. -r .
'"Digifcedtìy Geiogle ♦ *. I nomi che inflettono in aria hanno la penul-
tima sillaba lunga ; come : . Campana •, settimana , fontana ; e sim. . > 2
. Quelli che inflettono in ansa, anze , enza enzé, hanno la penultima sillaba
lunga ; come ; Costanza, costanze , diligènza , diligènze , e sim. Ed in
generale, ogni vocale posta subito dinanzi alla z , 0 due Zi , si pronunzia
lunga ; corbe : Indizio , bellézza , lentézza ; pavonàzzo , e sim. 3. Le parole
terminate in ba , be , bì , bo , bio , bia , hanno anche la penultima sillaba
lunga;come: Gaararóbba , guardaróbbe , colómbo , colómbi , superbo, capàrbio ,
Arabia , supèrbia , e sim. Fuorché incubo - succubo , rèprobo , che hanno la
penultima breve. , 4- Le parole terminate in bile, bili , hanno l’an-
tipenultima sillaba lunga ; come : Amàbile , amàbili , credibile , credibili ,
e sira. 5. Delle parole terminate in Crt , e che ^ altre hanno la penultima
lunga, ed altre l’hanuo breve; le prime sono : Fatica , formica, lumaca ,
Monarca , nemica , ortica , pastinàca , ricérca , Patridrca , tarlatura ,
vesifeà con tutte le loro inflessioni plurali. Tutti gli altri l’hanno breve;
come : Doménica , càrica, aritmètica , pràtica , càriche, dome- niche , e sim.
\ G. La maggior parte delle paròle terminate iti ce, ha la penultima lunga ;
coinè : ; -- Vi véce , feróce , atróce , donatrice , e sim. Fuorché le seguenti
che hanuo l’accento sull’anti- penultima ; Càmice, giudice , mànltce , pómice ,
triplice , partecipe. Pontéfice,, sémplice , còdice , complice , f òrbite,
càlice-, carnéjlce , e sim. 1- Le parole che cadono in eia , ciò , cliia f
ciao, hanno l’accento sull’antipenultima ; come: Digitized by Google ■Fatticcio
. cùccia , ghiaccio , cornacchia , parròcchia , fàccia ; pidòcchio , e girti.
> 8 . Le parole che inflettono in ina , ed ino hanno la penultima lunga ;
come ; Farina , turchina , indovino , piccollno , cucina , cor- tina, c sim.
Fuorché le seguenti che hanno P acceul» sull' antipenultima àsino, àcino gèmino
, pristino. 9 . Le parole terminate in me hanno 1* antipe- nultima lunga ; come
: Disordine , amaritudine, fuliggine, origine, vimine , e sim. Eccetto i
seguenti che hanno l’antipenultima lunga: affine , confine , moine ( carezze ).
10. Le parole terminate in ioso t iose , uoso , iva, hanno la penultima lunga ;
come : Curióso , glorióso , affettuoso , mostruóso , curiósa , affettuòsa ,
prerogativa , aspettativa , e sim. 1 1 . Quelle terminate in iera , ed era
hanno pure la penultima lunga ; come : Balestrièra , bandièra , rivièra ,
manièra , chimèra. I seguenti però hanno la penultima lunga,: Càmera , fòdera ,
slfè'ra , còllera , càmera , lèttera j màchc ra , ópfra , pàssera , possànchèra
, tèmpera, vipera , sàiifra , e sim. ia. Quelle terminate in eia , eie hanno 1*
ac- cento sulla penultima ; come : Fedéle , crudèle , candéla , candéle , e
sita. i3. Quelle terminate in lo hanno V antipenul- tima lunga ; come : ■
Angelo , Idólo , lidio , e sim. < 4 . Quelle terminate esa, ese , oso , osa
hanno 1 * accento sulla penultima sillaba ; come : Francése , curióso , curiósa
, imprèsa , e sim. i5. Quelle terminate in me hanno l’accento sulla penultima
sillaba ; come : Bestiame , letame , cost&me , gentàme , bitume, e sim.
*tì. Quelle terminate in pa, pe, pia , pio, quia , ' • 1 1 / àule lianno
l’antipenultima sillaba lunga ; come : Cànape , Prìncipe , copta , empio ,
àmpio , dóppio , relinquia , esèquie , e sino. 17. Quelle terminate in^à, so
bauno l’accentò sulla penultima sillaba ; come : Proméssa , scomméssa ,
bellicóso , dispettóso , deside- roso , e sim. i8.IParticipj;e le parole
terminate in aio, a£ì, effe, hanno la penultima sillaba lunga; come: Amilo ,
amata , am&ti , ornate , desiderato , deside- rila, desiderati , desideràte
, entrila , frittata. Fuor- ché Apòstata , fégato , sàbato. OSSERVAZIONE. Si
pub tenere conte una regola generale ; che tutte le paròle, che hanno la vocale
finale precedu- ta da due consonanti j hanno l’antipcatiltima lun- ga ; come :
Anitra , àrbitro , bàratro , càltèdrd , cértbro . esàme- tro , fèretro ,
geòmetra , perimetro , pentàmetro , schè- letro , tenebre , e sim. Fuorché
macilènte, prudènte ', diligènte , paziènte, e tiitt’ i participj terminati in
nle con altre poche voci. REGOLA. Pochissimi nomi sostantivi abbiamo che hanno
la vocale “a” per penultima lettera, e questa si pronunzia lunga; conte : “ArchelAo,”
“StanislAo,” e sim. Tutt’i nomi sostantivi ed aggettivi che hanno per penultima
lettera “b,” hanno la penultima sillaba breve , e l’ antipenùltima lunga; come:
Incubo , succubo , cèlibe . Arabo, e sim. III. C — Tutti quelli che hanno C per
penul- tima lettera ; hanno la penùltima sillaba lunga : Federico, Alarico,
Tendorlco, feroce , fatica, fenice, Berenice , aprico , amico , antico , atróce
, cervice , beccafico , Intrico , leltlca , malrloe , opaco , sambu - co ,
pattinile a , r sim. Fuorcjiè rammarico , vènCricS - lo x e gualcite altro . I
nomi terminati in Alce sieguono la regola ge- nerale ; come : . ' Fornace ,
audace-, spinace, e sim. Cosi di tutt’i nomi dt qualità di donne terminati in
ice ; come: postedilri- cc , Jntpenulrlae , vendicatrice , e sim. IV. D — Tutti
quelli clic hanno/? perpenultima lettera, hanno la penultima sillaba lunga;
corno: Tancredi , Toledo , palude , custode , rugiada , ignu- do , mercéde ,
parricida , fratricida , Alcide, e sim. Fuorché àrido , rigido , rùvido , e
qualche altro, I- nomi cittàde, povcr'.àde , virlùde derivali da città ,
povertà , virtù sieguono la regola generale. Tali nomi sono della Poesia. —
Tutti quelli che hanno E per penulti- ma ictleTc:, hanno la penultima sillaba
breve;comc; Aculeo, borèa, Cesàrea (titolo di Maestà), cerùlèò, temporàneo ,
empireo , eierèo , linea , Mediterràneo p e luti’ i nomi derivati da sostantivi
; come: fèrreo , da ferro marmòreo da marmo, venèreo da Venere, e siui. Cesarèa
( citta ) tiene la penultima lunga ; cosi pure, L’i.éa , lésèo , e qualche
altro. _ VI. F — Tutti quelli che hanno .Fper penultima lettera, hanno la
penultima sillaba lunga; come : Caràfu, mar tufo , tartufo , e sim. VII. G —
Tutti quelli che hanno G per penul- tima lettera, hanno la penultima sillaba
lunga : Areopago , bottéga, castigo , collèga, impiègo , intrigo , e sim.
Fuorché congrèga, esofago , e qualche altro. Vili. I — Tulli quelli che hanno
la vocale / per penultima lettera , e con essa non forma dittongo 'l'ultima
vocale, hanno la penullima'sillaba lunga ; Desio , democrazia , cronologia ,
cortesia^ compagnia, chinirgia, codardia, carestia , bugia, calpestio , Epi-
fania , baronia , Bailo ( usciere J , astronomia , ar- pia , armonia,
aristocrazia , àpologìà , antipatia, an- 1 Etologia , anarchia , amnistiò ,
liturgia , litania , le- scia , e liscia , ironia , idropisia , idrografia ,
geo- grafia , Geremia , gerarchla , genealogia , genia , ge- losia , follia ,
fantasia , Eucaristia , economia , rZò , desto , pio , restio , prosodia ,
prigionia , polizia, poesia, pazzia , pestio , Ortografia , Onorila ,
etimologia , notomia , malnnconia , teologia , sinfonia , simpatia, l'o- hla ,
e sirn. Fuorché émpio , esèmpio , Onofrio , l'co- dusto , balla ( nutrice ). Si
pronunzia lunga la vocale i iu tult'i nomi terminati in Zia; come: Allegria,
idolatria, osteria , e sim. Fuorché i fem- minili formati da maschili brevi ,
col solo cambiamento della loro ultima vocale iu a 5 come : Vinàrio, Vitto- ria
, fulmi notorio , fulminato ri a , e sim. L’ antipenultima sillaba de’ seguenti
è lunga Calabria, gloria, furia, artèria, ària, curia, nutria , storia,
penùria, indùstria, Istòria , ingiùria, lussùria, memoria ; ed altri pòchi. IX.
Z — Tutti quelli che hanno la Z per pe- nultima sillaba, hanno la penultima,
lunga; come: Raffaele, fedéle, crudèle, asilo , cùcùlo , ( uccello ) ,
corruttèla , cautèla , Carméla . Cammèllo , candéla , Michèle, parentèla ,
paròla, pistòla, querèla, Vangèlo viòla, vetriòlo, e sim. Fuorché i scguenli :
sdrùcciolo, segnla, Annibale Asdrùb'&le, vaiatile, portàtile, àgile,
dòcile, facile , difficile, fertile, fràgile , gràcile, ù- mtle , utile,
mòbile, amàbile, affàbile stàbile, c siui.* X. M — Tulli quelli che hanno la M
per pe- nullima lettera, hanno la penultima sillaba lunga: Adàmy, Àbramo,
cognóme, concime, idiòma , estrèmo diadèqta , poèma , problèma, empièma,
richiàmo, su- prèmo, subbiime , legnàme , costume, o sim. F’uorchè tàlamo ,
pròssimo, Infimo, àztmo , e qualche altro. XI. ZV — Si pronunzia breve la
penultima sil- laba di tutt’i nomi, che hanno l’ ultima loro let- tera
precedala Ak N'j come: Diàcono , dapocàgglne , diàvolo , diàfano , Diògene ,
ébUnò, èglino , (fileno, làrnpdna. Lacedèmone, gtòvdne. p iaiti canone , usino,
antifona, àcino , ocèano', òrfano , orga- no, pàgina, poligono , Ródano,
Rutilai , Stèfdno , uò- mini, turbine, e sim. Fuorché i seguenti: Mariglià- no
, Ouajàno , Romàno, Trojàno , pagano, ed altri. XII. O — Quattro uomi abbiamo
che hanno per pe- nultima lettera la vocale O : Aloe, Silie, Néè, Eròe, la cui
pronunzia è dubbiosa, ma l'uso dk ai primi tre l’o breve, all'ultimo lo da
lungo. XIII. P — Si pronunzia lunga la penultima sillaba de’ nomi, che hanno il
P per penùltima lettera ; come ; Antipapa , ciclope , dirupo , Europa ; Fuorché
Est- po , pólpo. XIV. R — Tutti quali che hanno R per penulti- ma lettera,
lianuo la penultima sillaba breve; come: Risc tiro, Bàfdro, cànfora,
c&ttérdra , celebre, ànitra , dncSra ( di naviglio ), àrbitro, àlbero ,
àura, àustro, e sim. Ancóra ( congiunzione ) : ha la penultima lunga. XV. S’ —
Tutti quelli che hanno S per penul- tima lettera ; hanno la penultima sillaba
breve : Brindasi ( cittk ) , brindisi , diòcesi , Eféso , ènfdsi ; Gèni-si ,
metamorfosi , paràfrasi , pàusa, plàuso, ap- plàuso, Tunisi (citta), e altri
tratti dal Greco. Fuor- ché avoiso , conciso , preciso , intriso , difiso , e
sim.' XVI. P — La penultima sillaba è breve in tutt'/ nomi che hanno il T per
penultima lettera; come; Antistite , ariétte , apòstata , àmbito , A getta ,
àdito , AccóVilo, àbito, gèmito, fornito, frèmilo, fisita, e sim. ’ XVII. Si
pronuncia lunga la penultima sillaba di tutt’ i nomi , che hanno il V per
penul- tima lèttera ; come : Jncàfo , ottavo , motivo , e sim. Fuorché Vèscóvo
; bisiifo , tritavo , Genova ( cittk ). XVIII. U — si pronunzia breve la
penultima sil- laba di tutt’i nomi che hanno 1’ U per penultima Jetlera ; come
! * • Arduo, peYpètìlo , residuo, è sim. Fuorché altrùi , e É f • •• 3 99 due ,
e snoi composti , amendue , ambulile , non che colui , costui , lui. Tutti
quelli che hanno “z” per penultima lettera , hanno la penultima sillaba lunga,
fuorché poliza. Della Pronunzia de 1 verbi, e degli avverbj. D. Avete qualche
regola per conoscere la pronun- zia de’ verbi , e degli avverbj ? R. Certo , od
eccole. I. Le regole precedentemente stabilite , sia per la parole di due
sillabe , sia per quelle di più , hanno ^accento sull’ultima loro vocale, si
appli- cano senza modificazione, o) restrizione ai verbi , ed agli avverbj. II.
Gl’ Indefiniti de’verbi , come si è osservalo, possono inflettere in tre
maniere , cioè in Are , in Ere , ed in Ire. Quelli che inflettono in are , ed
in ire , hanno la penultima sillaba lunga senza ecce- zione ; come : Amare , desiderare
, cantare udire , sentire , be/iedlre E quelli che inflettono in ere l’ hanno
breve, ad eccezione de’segnenti ; \ , Temere , tenere , valere , vedere ,
volére , tacere , so- lére, sedére , sapére , rimanére , potére , parére , ca-
dére , dolére , persuadére , dissuadere , dovére , gia- cere , godére , piacére
con tutt’ i loro composti; come: accadere , ottenére , provvedére , e sim. I
composti deb- bono seguire la Norma de’ loro semplici. Iir. La penultima
sillaba è breve in tutte le terze Persone del plurale, eccetto quelle
de’Futuri, e ciò è per le due consonanti che precedono la loro vo- cale finale.
Si pronunzia anche breve nella prima l Digitized by Google \ 3oo Persona .del
plurale di tutti gl’imperfetti del sog- giuntivo ; come ; Amassimo , temessimo
, leggessimo, udissimo. IV. Si pronunzia lunga in tutte le altre Persone di
qualunque Tempo, Nnmero, e Modo, fuorché in alcuui verbi della prima
Conjugazione,che han- no la penultima sìllaba breve in tutte le Persone del
Presente dell’indicativo, dell’imperativo, e del soggiuntivo; come per esemp.
nel verbo Ricapito , prima Persona del Prés. ind. del verbo Ricapita- re , la
sillaba pi è breve, come l’è anche breve in ricapiti , ed in ricapita. Oltre a
ciò, questo verbo, e suoi simili, ricevono ancora nelle terze Persone del
plurale di detti Modi, una specie di accresci- mento di una sillaba breve , al
par di quella che la precede; come: Ricapito , ricapitano , ricapitino,
dissimulo , dissimu- lano , dissimulino , e sini. V* La penultima sillaba è breve
nella prima 'Persona del Pres. ind. , e così l’ò anche in tutte le al tire. I.
In tutt’i verbi clic inflettono in care ,, purché non vi sia una consonante
dinanzi al c ;.come: ■AiUentic&re , autentico autentichi , autentici i'.'
a. In tutt’i verbi terrninatiin olare ; come : • Strangolare , stimolare ,
brancóihre , e sim. - strangolo, ■strangoli , strangola ‘ r stimilo , stimili ,
stimola ; bran- colo , brancoli , brancólu. . . 3. In tutti quelli formati da
nomi che hanno la penultima sillaba breve } come: Re gq tare da regola ;
generare da genero ; sollecitare da sollecitò ; regolo , régbli , regSla ;
genero generi , gerirei , -sollecito , solle diti * sollecita. ■ >«'•• 4-
iaifutt’ i verbi della prima Conjugazione ; • come j .i coiì m. . 3 or Illuminare
, felicitare , pullulare vituperare , vigila- re , prò orasti nei re ,
eccettuare ; dubitare , precipitare , ventilare , tumultuare , dissipare ,
palpitare , suppedi- tàre , occupare , desiderare, noverare , suscitare. , /oZ-
leràre , penetrare , cd altri. Illumino , illumini , i/Z«- mìna ; felicito ,
feliciti , felicita ; pullulo , pulluli , /?(//- ; vitupero , vituperi ,
vitupera ; vigilo , vigili , vi- gila ; procrastino , procrastini , procrastina
; eccettuo, eccettui , eccettua ; dubito , dubiti , dubita ; precipito ,
precipiti , precipita ; ventilo , ventili , ventila ; tumul- tuo , tumultui ,
tumultua ; dissipo , dissipi , dissipa ; pai- pito , palpiti , palpita ;
suppedito , suppedili , suppeda- ta ; occupo , occupi , occupa j desidero ,
desidèri , desidèra ; novero , novèri , novèra j suscito , susciti , su- sclta
-, lollèro, tolleri , tollèra ; penetro , penèiri , penetra. 5. Da tutte queste
regole si rileva , clie gl’inde- finiti di due , o tre sillabe; come: /are ,
cercare , e loro composti, disfare , accecare , non hanno la penultima sillaba
breve nella prima Persona del Pres. ind. Lo stesso è degl’ indefiniti che
nascono da nomi , che hanno la penultima sillaba lunga ; come : Avventurare da
ventura •, intrigare da intrigo ; coa- trastdrc da contrasto : architettare da
architétto, e sim. Intrigo ; contrasto ; architétto 5 6. I nomi di persona mi,
Zi, Si, ei, vi, i prono- mi relativi il, lo, la, li, le, ed il pronome generale
ne, affissi agl’indefiniti de' 1 ’ verbi terminali in ere breve ; come: Scrivèrmi
, scrivèrti , scrivervi, scriverle, e simili. Scriverti , scrivèrgli,
rispondèrmi, rispondèrti, rispon- dèrci , rispondergli. Nelle terze Persone
de’Passati ryn. segnate coll* accento; come : A mómmi , parlotti, confessagli ,
raccondocci , avvisóv- vi , annunziblli , visitólla , consolólle , dirónne, e
siru. Nelle terze Persone de’ Futuri ; come: I 3oa Supererìtmmi ,
contaminertitli , susci Urtigli , domine - rtfcct , irritcrtivvi , desleràlte ,
e sim.; dctli aflìssi non alterano in nulla la pronunzia di tali verbi ,
sebbene per tale unione ne risulti , che la vocale finale sia pre- ceduta da
due consonanti. Ben 1 inteso che questi mo- nosillabi raddoppiano la loro
consonante. Se questi stessi monosillabi si trovano afQssi ad altre Persone del
verbo, nc rendono breve l'ultima sillaba , eh’ è la penultima della parola ;
come : parlatane , temévilmi , parlatale , parlatane , e sim. 7- Allorché due
di tali monosillabi si trovano riuniti come affissi ad una Persona del verbo,
che ha la penultima sillaba lunga , questa conserva il suo accento , quello
resta lungo , e tutti gli altri si pronunziano brevi ; come : .a» •
Parlatagliene, scrivetecelo, facendosene, dicendoglielo. Se poi sono uniti come
affissi agl’indefiniti , ed alle Persone de’ verbi indicate nel principio
dell’ar- ticolo precedente, non cambiano pronunzia , ed i\ primo de’duc
monosillabi , cli’ò la penultima silla- ba della parola compostaci pronunzia
breve; come: I iscrivermelo , rimproverómmela, racconteràss&ne, e sim. Ed
iu generale tutti questi monosillabi affissi a qualunque parola , o per
necessità di costruzione, o per armonia della frase , o per semplice licenza
poetica , non ne alterano la quantità ; la parola si pronunzia come si pronu
ozierebbe senza tale affis- so, e quindi sono sempre brevi. Dal che ne siegue,
che tali siliabeconsecutivamente brevi, sono spesse al numero di tre, e
talvolta sino a quattro. 8. Riguardo agli avverbj, si seguiranno le Re- gole ,
e l’ eccezioni del Capitolo precedente , poi- ché la maggior parte son formati
da nomi sostan- tivi ed aggettivi. Eccone gli esempi : All' improvviso , un
tantino ; vedasi la lettera x del pri- mo , e la n del secondo , e si troverà
che hanno tutti . c due la penultima sillaba lunga. Ciungà*, 3 o 3 Per (luci clic hanno due
consonanti dinanzi alla loro vocale finale; come ; allegramente-, incontanente
, bisogna ricordarsi della Regola generale posta nclL’ Osservazione dopo la
regola iS.Pag. Quanto poi ai composti,
sieguono la pronunzia de’loro sem- plici. Nota— Allorché l’avverbio ecco tiene
come affissò uno de’nomi personali mi, fi, vi, o uno deso- lativi lo, la, li,
le, gli , si pronunzia breve la pe- nultima sillaba della parola composta ; _
c0 jp e • _ Eccomi , ecciti , cerici , cerivi , eccoli , eccolo , ce- rila,
éccÓli, cerile. Tale sillabi rit.ene la stessa pro- nunzia , s’ è seguita da
due di detti monosillabi ; come: EcrifTné, eccbvSnf. Questi due pero , cioè
altresì , cep- pita hanno la penultima sillaba breve ; ma I e lunga in in
questi altri, altróve , assai , dappoi ; giammai, in- sième, ovvéro. In questi
due altri , adagio , vasca Ja yocale i forma dittongo colla vocale 0 , e a , e
qum » una sola sillaba. sufi * V v \. >- - vv -ai. - ORTOGRAFIA – H. P.
Grice: Cf. orthoepy, cacoepy. I« T). Che cosa è V Ortografia? IL L’Ortografia è
la quarta Parte della Gramatica, che contiene le /Regole ed i precetti per i-
scrivere correttamente. Wota — Noi Italiani abbiamo il vantaggio di scri- vere
le parole come le pronunziamo. Del raddoppiamento delle consonanti. Si può
riguardare come Regola generale il rad- doppiare le consonanti nelle parole
composte; come: Attendere , difficile , offendere , rassettare , appoggia- re ,
e sim. Si scrive difendere, e difendere ; ma difesa si scrive con una sola^.
Vedasi Lodovico Dolce nel Cap. del raddoppiamento delle consonanti. Il g , si
raddoppia allorché i dittonghi io , e in che lo sieguono. Fanno sillaba con
esso; come; loggia, pioggia. Maggio, raggio, e sim. Ma se le dette vocali non
formano dittongo , il g resta semplice; come: Privilegio , sacrilegio j Vedasi
Dolce, Buonmal(ei , e Barloli. ' 4 r- <• 3o5 Il g si raddoppia pure
negl’indefiniti, ed in tùtt’i Tempi de’verbi, che hanno la vocale dinanzi al
gere; come: reggere , leggere, friggere , e sim., e se vi hanno la consonante
resta semplice; come; fìngere, piti gere, porgere , e sim. Sol ha tre
significazioni: sostantivo significa 1* astro che c’illumina il giorno.
Aggettivo signifi- ca solo , unico. Avverbio significa solamente. Suol ( verbo
) significa è solito. Il' z si scrive semplice , s’ è preceduto da una
consonante ; come: speranza, licenza , potenza. , Si scrive anche semplice tra
due vocali, di cui l’ ultima è i ; come : Azione , benedizione , divozione ,
dizionario , e sim. Il ha me piazza non può esser compreso in que-. sta Regola
, siegue perciò la Regola generale. Che cosa è l’ACCENTO? – H. P. Grice:
CONtent, conTENT -- L’accento, ch’è l’anima della pronunzia, è una lineetta
tirata obliquamente da sinistra a destra ( \ ), e dinota, che la voce debba far
posa maggiore su della vocale che ne viene segnata. L’accento s’inette
soltanto. sopra le ultime vocali di alcune pa- role, e giammai nel principio, o
nel mezzo; co- me: amò, carità, libertà, e sim., ed in questo ca- so dicesi
grave. Si trova qualche volta nel mez- zo della parola, e serve per indicare la
soppres- , sione di una lettera; come in già , e natio , mostra che da tali
parole , che stanno in vece di giva , e nativo, si è soppressa la lettera v.
Così , allor- ché serve di distinzione di due parole; come: ba~ ' 30 1 3o6 lia
da balia ; ed in questo caso si segna da destra a sinistra ('), e dicesi acuto.
D. Quali sono dunque le parole, di cui V ultima vocale si debbe segnare coll'
accento^ R. Eccone l’elenco. 1. Tutl’i nomi terminati in ta accorciati} come:
bontà , libertà , carità , e sim. 2 . Tult’i nomi terminati in u; come: virtù,
servitù, e sim. 3. La terza Persona singolare del Pass. rim. di tutt’i ver- bi
regolari, ed irregolari, se la prima si termina con due vocali; come: amai ,
amo ; credei, credè ; sentii, sentì ; giurai, giurò-, unii, unì ; dormii, dormì-,
e sim. Fuor di tal caso non soffre l’accento; e perciò le ultime vo- cali de’
Passali rim. vinse, arse, prese , fece , stette, e sim., non si segnano coll’
accento , perchè le prime persone di tali Passali non si terminano con due vo-
cali, ma con una; vinsi, arsi, presi, diedi, feci, stetti. 4. I monosillabi , è
( verbo ) ; nè ( congiunzione ) ; dà ( verbo ); dì ( verbo ); si ( congiunzione
); lì, e là (av- verbi di luogo); „ 5. I monosillabi dittonghi; già, giù, ciò,
piu. Ma Sopra tutti gli altri monosillabi 1’ accento e inutile , poiché la loro
pronunzia è uniforme, e non dehpona pronunziarsi con molta forza. Ecco perchè
si scrivono - lenza P accento le vocali de’ monosillabi ma. Re, te, se, ~mi,
ti, ci, e sim., perchè, prescindendo dalla ragione addotta, non può nascere
giammai confusione, o equivoco; 6. Gli avverbi di luogo qui, cpst 1; costà ;
colà - colassu, colaggiù-, testé ( avverbj di tempo ) ; p#rò ( congiun- zione )
; conpe anche le congiunzioni bensì, altresì, così, perciò, acciocché, affinchè,
benché, perchè , e sua. ( ) I A) Se si vuole incorporare un monosillabo come
af- fìsso ad ou verbo , che ha 1’ ultima vocale segnatacol- r V accento, questo
si tpglip , e raddoppiasi la consono^ - te iniziale del monosillabo; Cóme
amommi jet mi amo, sentimeli per mi tenti. Questa trasposizione e usitasissim. Che
cosa è l’APOSTROFO? L’apostrofo è una vingoletta -- ’ -- che si mette al- la
parte superiore dell’ultima lettera della parola, e fa le veci della vocale, o
sillaba troncata. Tale troncamento si fa, per lo più, allorché la parola se-
guente ancora da vocale incomincia; come: l'ami- cizia invece di la amicizia ;
l'amoreper lo amore\ ch'eglino per che eglino ec. Nota — Si siegueoggi la
massima degli antichi Autori; cioè, che si servivano dell’ Apostrofo sol- tanto
allorché poteva rendere più dolce le pronun- zia, e non già con tanta
prodigalità, come fanno co- loro che hanno una superficiale conoscenza della
Lingua. REGOLE Intorno all' uso dell’apostrofo. Si rimpiazza ordinariamente
coll’apostrofo l’ultima vocale degl’articoli, se sono dinanzi a voci che comin-
ciano per vocale; come; /’ amie iti a , P onore, l' erbe. Vedasi ciò che si è
detto dell'Apostrofo, allorché si è parlato degli Articoli. Pag. 71. a. Le
parole terminate in ce, ci , ge , gi , gli se prece- dono voci che cominciano
per a , 0 , u , non si debbo- no giammai elidere , perchè tali sillabe per
mezzo del- . i’ Apostrofo cambiarebbero affatto suono , come avver- rebbe in
piagg' amene ; dolc' amico ; begl' occhi. L’e- lisione dunque nelle parole
terminate in ce, ci, ge, gi ha lu^go dinanzi a quelle ,‘ che cominciano da e, e
da z ; come pure T elisione di gli avanti a quelle che in- cominciano soltanto
da 1. 3 . Le vocali segnale coll’accento non possono mai esser troncate per
mezzo dell’ Apostrofo , è la ragione si è-, che l’accento ch’esse hanno, dinota
di esservi stalo un 3o8 . troncamento, o di una vocale, o di una sillaba; come
anche fa conoscere, che la vocale su di cui l’accento si . trova , era lungo
prima del troncamento. 4 - Le voci benché , perchè , ciocché , ancorché , e
sino, souo fuori regola, perchè il che di queste parole, non avendo accento per
altra ragione, che per l'unione del- le parole ben , per , ciò , ancor , non vi
è inconve- niente a privarle di accento , quando è seguito da una parola che
comincia per vocale ; in questo ca- so la voce si porta subito sulla vocale
della parola se- f uente , su cui fa quella pausa , come la farebbe su e di
perchè ; onde siscrive bene : perch' egli 5 pcr- ch' io ; bendi' egli ;
ancprch' ella, 6 . L’Apostrofo si usa pare per dinotare l’elisione di una
vocale, senzacchè la parola che siegue cominci, o no da yocale ; come : e’ per
ei o egli ; de' per dei ; a' per ai ; da' per dai ; po' per voglio ; vuo' per
vuoi ; se' per sei ; die' per diedi ; ve' per vedi ; que' per quei ; fe' per
fece\ ^ue’per quelli ; quai per quali ; me' per. me- glio , e sim. ‘ 4r jr '
fi. Allorché l' Apostrofo può produrre un equivoco per rap- porto al Genere ,
non si debbe mai usare. Di fatti , se si dicesse: L' innocente vive in
afflizioni, mi sapreste a dire se si parla dell’ uomo , o della d> nna?
cerio che no. Ma se si dice : la innocente vive in afflizioni ; 1 ’ equivoco
non v’ è più proviamo spesso lo 'mperio per l' imperio. ; le ’ insidi ? |>er
1 ' insidie ; allo 'incontro per all' incontro ; lo 'mpcrado- re per
l'irnperadoce ; e nel Dante. Inf. 8. Come tu vedi in questo * basso ‘'inferno.
Tali esempj non si debbono imitare; come an- che non dobbiamo imitare coloro
ch’eli dono la vo- cale finale delle Persone de’verbi, nei Presenti dei Modi
Ind.Jpip., e sogg., e delle tre Persone sin- golari, e della seconda plurale
de’Pass. imp. .* che perciò non dobbiamo scrivere, com’essi: Credi ora , ma credo
ora ; legg' intanto , ma leggi in- tanto ; ved'egli: nta vede egli ; credev'
allora , ma ere- \ ' ***** allora ; legge?' infanto , ma leggeva infanto ; ve-
dev adunque t ma ledeva adunque ; scrive?' egrcgia- m ente , ma scriveva
egreggianiente , ec. Che cosa è il TRONCAMENTO? Troncamento non è altro chela
soppressione di una vocale, o di una sillaba alla fine di dna pa- rola,
ancorché seguita da un. altra, che cominci da consonante, purché non sia s'
impura, o z. Tali troncamenti non sono mai indicati da segno alcu- no, il che
li fa distinguere da qùelii che per méz- zo del ^apostrofo si fanno. La nostra
lingua è composta di parole che si ter- nrinano tutte con vocale, fuorché
queste quattro : in , non , per , con , onde poto si sarebbe piegata
all’armonia poetica ed oratoria, se i Poèti d gli Oratori ancora per mezzo del
Troncamento di alcune vocali, non ne avessero temperata la. mono-' fonia ( V
unisono ). - Amerei sapere quando ha luogo il Troncamen- fc «quando iiQ ? • 1
Troncamento ha luogo ne’ nomi sostantivi ed . ne * ver bi» e finalmente negli
avverbi . • roncamento ha luogo ne’noini sostantivi, ed asseta vi, che
in/lettoti» in e, ed in o, ed hanno per penul- Uma una soia delle consonanti
liquide / , m , n , r preceduta da vocale; onde sceverassi crudel padrone , uom
grande, buon vino , leggier peso. Avvertasi pe- o, qhe le seguenti voci: padr,
car , fer , ingan non possono troncare. Similmente non si possono troncare i
seguenti con tutti gli altri, che troncati renderebbero mi suono troppo aspro;
nero , caro , amaro, riparo , chiaro , pessimo , duro , raro , oscuro , raro ,
stracco , e qua- • « tutti gli altri nomi terminati f ine-, ed io niò ; come: /
costume , speme , fame , bitume , pomo , ed anche prole. Il nome uomo si
tronca. 2 II Troncamento della sillabe lo ha luogo nelle parole terminate in
Ilo-, come: bello , quello, capello, uccello , agnello, fanciullo, fratello,
anello, dicendosi: bel, quel, uccel, àgnel, fanciul , f ratei , cappel, anel ;
no si tron- cano i seguenti cristallo, ballo, fallo, corallo, snello. 3. Il
Troncamento ha luogo negli aggettivi bello, santo , grande, quello, purché non
siano seguili da parola che cominci da -, o da s impura-, onde dirassi: bel
giardi- no , gran Signor , Sun Francesco , quell idolo ; bello studio, grande
telo. . Notasi, che l’ aggettivo grande si pno troncare in ambo i Generi e
Numeri 5 onde può dirsi: gran festa] gran balli ; gran palchi ; gran terre. Il
nome Santo, se precede un nome che cominci da vocale, perde l’o, e si rim-
piazza coll’Apostrofo; come: Sant' Antonio-, Sani' Andrea. 4 . Gli avellivi
terminati in o non si troncano: onde non si scrive- , °£//Kt sol donna , ma una
sola donna ; Una sol parola, ma una sqla parola. Il nome Suora è fuori re-
troia, si dice Suor. 5. 1 sostantivi, ed aggettivi di Numero plurale non si
tron- cano, se non che qualche volta in poesia. 6 . Ila luogo ne’ verbi il
Troncamento delle finale degl in- definiti; come: amar per amare-, tacer per
tacere-, udir per udire. E se l’ indebito inflette con due rr, si può troncare
la sillaba re ; come : por per por/e ; tor per porre, e sim. . , . «Si troncano
pure alcune terze Persone singolari; come. 7 vuoi, suol, duol , vai, cal, lien,
vien, per vuole, suole,, duole, vale, cale, tiene, viene ; ed alcune prime, e
ter- ze del plurale; come: amiam, amavam, amerem , amari, etmavan, ameran ,
amaron , amin, arnerebber , in vece Ai amiamo , amavamo , ameremo , amano ,
amavano , ameranno, amarono, amino, amerebbero. 8 . Si può troncare ancora la
sillaba finale delia terza Per- sona plurale de’ Passati rimoti; dicendo, ma in
poesia. Amato o amar per amarono ; poterò o poter per pote- t trono ; sentirò,
o sentir per sentirono, e , ^ $i troncano ancora gli avverbj bene, male ,
fuori, e 4 3i t ora coi suoi composti allora, talora, finora , ancora , ognora
, e si d/ce: ben, mal, fuor, or, aliar, talor,fi~ hor, ancor, ognor. 10. Non si
tronca mai la sillaba finale delle parole alle fi- ne della frase seguila dal
punto , o dalla virgoli ; che perciò non si scriverà: Poi avete una bella man-,
Chi è quel Signor ? Queir uomo è grand ; il libro è buon-, ma P oi avete una
bella mano ; Chi è quel Signore ? quelV uomo è grande ; il libro è buono. Lo
stesso dicasi delle parole terminate in a, se pre- cedono parole che cominciano
da consonante , fuoìrchè ora (avverbio) ed ancora (congiunzione); potendosi
dire: Or su signori — Egli ancor non viene. Ma non si può dire una picciol casa
— Una bel mano. 1 1 . Non soffrono troncamento le parole, che hanno nel plu-
rale I’ ultima lettera preceduta da /; che perciò non si scrive: arnabil
persone ; favol ben trovate ; parol scelte, nobil Cavalieri , ma amabili
persone ; favole ben tro- vate ; parole scelte ; nobili Cavalieri. Nel numero
sin- golare soffrono di buon grado il troncamento, come ab- biamo veduto N. a.
I seguenti non vi acconsentano i Apollo, affanno, collo , inganno, pegno,
sostegno, stra- no , velo. 12 . Le parole, che cominciano da s impura obbligano
la la parola precedente a conservare la vocale finale, l’ab- biamo veduto al N.
3. Queste stesse parole prendono 1’ i dinanzi alla loro s iniziale, se quella
che precede, termina per consotiaute; dicendosi: per isdegno ; per istra- da-,
in iscuola-, e non per sdegno , per strada , in scuo- la-, Vedasi licntivoglio,
Longobardi, Lodov. Dolce, c Ferrante. 13. Non si tronca 1’ e di se dinanzi a
parola che comin- cia per a ; non si scrive dunque s'amo lo studio, ina se amo
lo studio. Si tronca però dinanzi all’e, si scrive perciò: s' esercitasse
l'arte, e non se esercitasse l' arte. Negli esempi seguenti il Troncamento non
debbe avei* luogo: Ho veduto mia madre, e le ho dato una sca- tola d oro — Egli
ama Antonio ; poiché se si togliesse nella prima frase la e di le , non si
distinguerebbe se ha lettera l' fosse un accorcialo di le, o di la. Cosi, se 3
1 2 si volesse troncare l’a di ama nella seconda, non si di- stinguerebbe più,
se ant’fosse la prima, o la terza Per- sona del Pres. •lell 1 Tnd., o del
sogg., o la terza del Pass, rimoto. Questi csempj serviranno di Norma ne’casi
simili. i/J. Nou si (ronca Ve di che , seia parola seguente cominci da i,
bisognerebbe in tal caso togliere IV; ma quando il che è seguilo dal plurale i
dell’arlicolo, il quale non si potreb- be togliere senza alterare il discorso,
si pronunzia il che Vi lutto insieme, come se fosse una sola parola'. Esernp. Dio
voglia che il tempo sia buono , e che i venti non sieno gagliardi 'l verno
prossimo: allora se Antonio , miii fratello starà bene , e s Enrico, mio cugino
sarà in. città, andrò a Roma. l5. Non si tronca l’t di ci dinanzi alle vocali
e, ed o, perchè la pronunzia sarebbe troppo dura; onde non si scrive; Il Re c'
aveva promesso ec. ma II Re ci <*- vrva promesso ec., Cosi, non si scrive :
Egli c'onora , ma ci Onora. »6. Gl’ indefiniti de’ verbi soffrono il
troncamento della loro e finale , I’ abbiamo veduto al N. 6 ; ma se lor siegue
parola che comincia da vocale, non vi acconsentano; on- de bisogna scrivere, e
dire: Parlare alto-, andare ada- gio-, pregare il Signore, e non già parlar
alto ; andar adagio ; pregar il Signore ; in questi casi bisogua pro- nunziar
distinte queste vocali finali. CAPO V. Deir decrescimento delle parole. La
dolcezza della nostra pronunzia non soffre d’ordinario rincontro di tre
consonanti di seguito in due parole , delle quali la prima termini in
consonanle, e l’altra cominci da s impura. Quin- di, se dopo i monosillabi in,
non, per, con, e do- po qualunque altra parola che termi na in conso- nante per
troncamento , si trova un altra parola che comincia da s impura, per
raddolcirne la pro- nunzia, avanti alla seconda parola si mette un i ;
dicendosi, come abbiamo accennato altrove. 3 1 3 Con istudio ; in istato ; non
iscrivo ; per isdegno ; in véce di con studio ; in stato , non scrivo ; per
sdegno. E nel Bocc. Di scoglio in iscpglio andando. E nel Ber. Orti Questa
canaglia non istimo un fico. Ma I nomi proprj sfuggono questa regola; e perciò
non si scrive. Con Istefano ; con Jscìpione , ma con Stefano , con Scipione ;
sebbene possa scriversi in 1 Spagna per 1’ a- nalogia del Latino Ispania. Tale
regola nou si osserva pure a rigore , quando l’ energia e l’ armonia lo vo-
gliono ; che perciò dicesi piuttosto, con stabile consi- glio , che conistabile
consiglio ; in scuola , con stru- menti non sbigottire , auzicchè in iscuola,
con istru- menti , non isbigottire. Abbiamo veduto altrove, che alla
preposizione a, ed alle congiunzioni e, ed o si aggiunge un rf, ove la parola
seguente cominci da vocale ; come nel Bocc. Senta far molto ad amico , od a
parente , andò via. CAPO VI. Quali sono LE PAROLE SEMPLICI? Le PAROLE SEMPLICI sono
quelle che non sono formate dall’unione d’altre parole, o particeli a
pre-positiva. Queste, come anche qualunque altra PAROLA COMPOSTA, non ammettono
raddoppiamento nel principio; quindi non si scrive fiato, “bbraccio,” “ppane,”
“rrosa,” “ppremettere,” ma fiato, braccio pane, rosa, premettere – ma cf. H. P.
Grice schmimplicature --, e nè anche dopo consonante diversa; come “apparsso,”
“frammentto,” ma “apparso,” “frammento.” Le parole derivate si scrivono come
quelle onde derivano; come; attivo, atteggiamento, attualmente^ sim., si
scrivono con du<SM, comedo. Fuorché “mellifluo” che ha due II, benché “mele”
ne ha una. Il verbo “dubitare” in tutt’i tempi, ed in tutte le persone si
scrive con un sol b\ all'incontro “dubbio;” “dubbioso,” ec., si scrivono con
due. ,1 nomi verbali terminati in “-bile “ scrivonsi con un sol b ; come:
amabile , desiderabile , terribi- le, e sim. I verbi giacere , piacere , come
abbiamo vedu- to altrove, raddoppiano il c, allorché ad esso sie* guono i
dittonghi io , ia, onde si scrive giaccio , piaccio ; giacciamo ; piacciamo ;
giacciati o, : piacciono . .■ A ^ II verbo tacere , si scrive sempre con un
solo c nella prosa; ma nella poesia si può scrivere tac- cio , tacciono ,
taccia , tacciano. Ne’Participj de' tre suddetti verbi Penon si rad- doppia ;
sicché si scrive giaciuto , piaciuto , to- . ciuto. Di questi stessi verbi nel
Pass. rim. tacqui, piacqui , giacqui , piacque , tacque, giacque., tacquero,
piacquero, giacquero , il q equivale ad un secondo c ; una tale sostituzione
avviene egualmente in acqua , acquisto, nacqui, nacqui , nacque , nocque ,
nacquero , nacquero , e sim. Le consonanti A, o, y, p si raddoppiano quasi -
sempre avanti all't seguito da altra vocale; come: Nebbia ; caccia , braccio ,
doppio, sofia, coppia ; si eccettuano bacio , cacio , audacia , inopia ,
prosapia f fallacia , taciuto , giaciuto , copia , che si scrivono con sol c.
Le consonanti d, tn , n, r, v, che precedono Va vocale i, quasi mai si
raddoppiano, come: s Sedia, olio, premio, gloria, testimoni a, setolo. Si
eccettuano mummia, bestemmia, ed altri. La lettera n avanti al b, e dal p non
ha mai ha' 3i5 luogo, onde si scrive smembrare, imbrattar e, sem- pre, e sim.
Ciò si osserva anche nelle parole com- poste; come: Giambattista , Giampiero ,
pambollito , e sim. La lettera m all’apposto si cambia spesso in n , quando è
posta innanzi ad un’altra n\ come andi- anne in vece di andiamne. La z si
raddoppia scmprecchè sta in mezzo a due vocali; l’abbiamo veduto di sopra;
come: vezzo , ragazzo , razza , bellezza , c sim. Se poi è seguita da due
vocali, delle quali la prima è un i, non si raddoppia mai; come: azione,
frazione , sottra- zione , divozione , e sim. Sono eccettuati pazzia ,
carrozziere , mazziere , biscazziere ; e la prima Persona del Presente ind., e
la prima, e seconda plurale del sogg. de’verbi terminati in zzare. La' s
innanzi all*/ seguita da altra vocale, si scri- ve doppia, quando si pronunzia
con aspro suono ; come: Messia passione ,e semplice quando si pro- nunzia
dolce; come cortesia , occasione , e sim. Il g si scrive semplice innanzi alle
lettere ion ; come ragione , cagione , magione , carnagione , regione ,
prigione , e sim. Nelle parole di origine latina quando il g è so- stituito a
r/, o si scrive sempre doppio;come:mog- g’/o da modius ; raggio da radius ;
maggiore da major , majus ; fuorché digiuno, benché venga da jejunium. Se poi è
posto in vece di di j, o dello stesso g, per ordinario si scrive semplice; come
; Luigi , Parigi , Ambrogio , Biagio , contagio , colle- gio , privilegio ,
egregio , da Aloysius , Parisii , Bla - sius , contagiarli, collegium ,
privilegi urti , egregius , de. I nomi proprj terminati in e/e possono
inflette- re anche in e//o, purché abbiano innanzi alla / due vocali. Così: 3i6
x Raffaele , Daniele , Grabiele , e Raffaello , Daniella), Gabriello. Quali
sono LE PAROLE COMPOSTE? Le parole composte sono quelle che si formano da due,
o più parole unite insieme, o da particelle prepositive; come: “procurare,” “tramandare
nulla- dimeno, formate da “tra” e “mandare”, da “pro” e “curare”, da “nulla” e “di
meno.” Allorché la prima delle parole componenti inflette con vocale accentata,
e P altra comincia da consonante, l r accento di quella si toglie, e la con-
sonante di questa si raddoppia; come: giacché composto da già, e che; peroccohè
composto da però , e che; vedrovvi composto da vedrò , e vi, cosi ancora
farovvi, scriverotti, amerovvi, por- toci, e sim. La stessa regola vale pe’
verbi mo- nosillabi, i quali contengono in se stessi l’accento; come: evvi,
navvi, botti , statti, fammi, fummi i composti dei verbi è, ha, ho, sta, fa,
fu, e dai nomi personali vi, ti , mi. Il g del pronome relativo gli non si
raddoppia mai, o che sia preceduto da voce accentata, o no; onde scriverassi
amogli, scrissegli , e non già amo g gli scrisseggli. Si raddoppia la
consonante allorché la prima parte componente é una delle seguenti particelle
prepositive a, i, o , co, so, su, da, ra, fra; come: Accarezzare , accorrere ,
irrigare, irreligioso, oppri- mere , opporre , commuovere , commettere ,
sopportare y somministrare , succedere suffumicare ; dabbene , dap presso ,
raccontare , raddolcire , Irapponre , franimela ■vuied iw- Goegfe • . 3i 7 tere
, e sim. Sono eccettuate le parole che cominciano da 4 impura , che si scrivono
semplici ; come : sospi- rare , costringere e non sosspirare , cosstringere.
Nelle parole composte non si raddoppia mai la consonante, se la. prima delle
voci componenti è di'più sillabe, e non inflette con vocale accentata , come :
Ditemi, vedetelo, sottomettere , e sim. Si eccettuano conira, e sopra, che
raddoppiano la consonante, della parola cui si uniscono ; come contrapporre ,
sopravvi- vere , sopravvenire. jiltre raddoppia in altrettanto , ed
altrettante’, ma non in altresì. Ogni raddoppia in Ognissanti. — Oltre
raddoppia in oltracciò, ch’equivale ad oltre , e ciò — Oltre ciò però si scrive
semplice. Non si raddoppia la consonante, qualora la prima voce sia una delle
particelle de , re, pre\ come : deprimere, relegare , premettere. Nelle parole
precedute dalle seguenti particelle al consonante or si raddoppia, ed ora no;
Tra raddoppia solamente in tr(ittenere 9 e suoi composti. Di raddoppia soltanto
la f, e la s\ come: diffon- dere, diffamare, dissipare ; Si eccettua difende-
re, e difetto che si scrivono semplici. Circa 1’ $ fa d’uopo osservare, che
quando la seconda voce del- le parole componenti comincia da vocale, in vece di
di si scrive dis con una sola s: come: disonore, disinganno , disotterrare. Si
scrive però egual- mente bene con due, e con una s diseccare, e dissecare,
disenfiato e dissennato, diserrare e disserrare, e sim. U in raddoppia sempre
naturalmente, quando la seconda delle voci componenti comincia da n; 3id come:
innato, innumerabile. Innanzi a vocale per lo più si scrive semplice; come:
inedia, inumano, inabile; ma se n’eccettuano: Innacquarti innabissare,
innalzare, innamorar », innanzi, innondare, innoltrarsi. L’ j'n, che alle volte
ha forza di non, precedendo parola che incomincia da /, r, r/t, raddoppia le
dette consonanti, mutando in esse il suo n ; come: illecito, immortale,
irreparabile, e sim. /la raddoppia sempre la consonante della parola seguente,
e ri al contrario la vuol semplice; quindi si scrive: Raccogliere, raccolta, e
ricogliere, ricolto; ragguardevole, e riguardevole; rappezzare, e ripezzare.
Pro raddoppia soltanto in proccurare, profilare, provvedere, che si scrivono
bene anche senza raddoppiamento; come: procurare, profilare, provedere. La e
raddoppia il c, e lay* come eccitare, effusione. Tre raddoppia soltanto in
treppiè, con altra vocale si scrive semplice; come; Tremila, trecento. Ad,
unendosi a parola che comincia per vocale, non raddoppia il d; come: Adorare,
adombrare, e sim. Della divisione delle parole in fine di linea. Avete voi regole
per ben dividere le parole nella fine della lineai? Certo. Eccole. Allorché una
parola non entra tutta in una linea, e deesene in conseguenza trasferire una
parte nella linea seguente, si debbe badare a non ispezzare la sillaba. a. Non
si debbon mai dividere le vocali che formano il dittongo, o il trittongo; onde
non si può scrivere: fi-ato , fu-oco , figli-uolo, ma fia-to, fuo-co ,
figliuolo. La semplice consonante posta fra due vocali appartie- ne alla vocale
seguente, nou già alla precedente; come: do-na , pa-ne , vi-no , e sira. Le
parole composte sono eccettuate da quessa regola, poiché si debbono dividere
nelle loro parti componenti; come: dis-online , dis-agio , trascurare,
dis-inganno. 4 . Allorché nella parola s’incontrano due consonanti della
medesima specie, una di esse debbe congiungersi alla vocale precedente, e
l’altra alla seguente; come; an-no, af-Jan-no , car-ro , schiaf-fo. , 5 . La
lettera q, quando é seguita dal c , si considera co- me nn altro c, e quindi si
scrive ac-qua , ao-quisto. 6. La * con tutte le consonanti che 1 ’ accompagnano
s’ap- poggi sempre alla vocale seguente; come: questa , mini- stro, maestro.
Sono eccettuate le parole composte; co- me: dis-mettere. 7. Se di due
consonanti diverse la prima è f, o una delle lettere mute b, c, d, g, p, t , v,
e la seconda è una delle lettere liquide l, rn, n, r, ambedue si uniscono alla
vocale seguente; come: A-frica , sca-bro , a-cre , ve-lro , de-gno , e sim. Per
tutte le altre consonanti diverse vale la Regola IV. 8. Se le consonanti sono
tre, la prima si unisce alla vocale precedente, e le altre due alla
susseguente; come: quat- tro, sem-pre, e sim. 9. Le figure de’numeri non si
possono dividere di linea ; onde non si scrive 18 ‘ 26; come anche non si può
terminare la linea con una consonante apostrofata. Dell ’ uso delle Lettere
majuscole. Colla lettera majuscola si debbe cominciare. La prima parola di ogni
discorso, a. La prima parola dopo il punto. La prima parola di ogni verso in
Poesia. La prima parola quando si rapporta autorità , o detto altrui. 3ao - , Ogni
nome proprio di persona, di famiglia, di città T di provincia, di (lume ec.
come Ferdinando, Petrarca, Napoli, Basilicata, Sebeto, e sin). I nomi di
dignità, e di titolo; come: Imperadore, Re, Papa,- Arcivescovo, Duca, Conte,
Barone, e sim. Notasi che taluni scrivono con lettera minuscola i nomi di
titolo, o dignità, quando, sono accompagnati dal nome della persona; Francesco,
re del regno delle due Sicilie. Ogni nome di nazione preso sostantivamente;
come: Gl’Italiani, i tedeschi, i romani, e sim. E se sono aggettivi s’usa la
lettera minuscola; “soldato francese”. I nomi delle cose che nel discorso
maggiormente interessano, e su di cui si vuol issare l’attenzione del lettore.
Delle Inter-punzioni. Ognuno ben sa che la scrittura è l’immagine del discorso,
e siccome NON SI PARLA SENZA FARE ALCUNE PAUSE, altre più lunghe, ed altre
meno; cosi è necessario nello scrivere usare alcuni segni per farli al lettore
osservare. Senza di tali distinzioni un discorso in iscritto darebbe pena anzi
che no , e quello che maggiormente importa, non se ne capirebbe affatto il
senso fregeiano. Tali segni sono i seguenti: la virgola -- , -- , il punto e la
virgola -- ; -- i due punti -- : -- il punto -- il clistico di R. M. Hare ---- .
--, il punto interrogativo -- ? (usato da H. P. Grice) --, il punto ammiratilo --
! (usato da H. P. Grice) --, la
parentesi -- ( ) –; i punti sospensivi -- ... --; i punti, ellittici -- ( ) --, le note di
citazioni -- « « --. Della Virgola -- , --. La virgola serve a regolare la voce,
distinguendo gl’incisi di una frase, e d’un periodo. Gli’utori clastici 3ai ~
al mettono I. dinanzi alle congiunzioni e, o, nè, se, come, onde, cioè, vale a
dire, perchè, acciocché, affinchè, e sim. Dinanzi a più nomi , verbi, o
avverbj, se sono uniti insieme consecutivamente; come: La sidcerità , la
docili- tà, la semplicità sono le virtù dell' infanzia — La ca- rità è dolce,
paziente, benefattrice ec. Il quinto caso
si chiude tra due virgole; come; Te- mete, figli, l'infamia piucchè la morte ;
Gran Dio, i tuoi giudizj sono pieni di equità. IV. La Virgola distingue
gl’incisi di un periodo; come: Lo studio rende l' uomo dotto , la riflessione
saggio ec. V. La congiunzione e, e le particelle disgiuntive o, e ne, quando si
replicano in modo che la prima stia quasi per ripieno, questa non soffre la
virgola; come per esempio: Quando egli e nell' una , e nell' altra
inlerpetraztone si segnalasse ec. ( Salvin ). L'uomo nobile si pub con-*
siderare in due maniere, pesandolo o colla stadera del volgo, o colla bilancia
del Savio ( Salvin). Percioc- ché nè nelV una, nè nell' altra non intendo di
partirmi ( Bocc. G. io. N. 8. ). Non sempre dinanzi al che ; si mette la
virgola, spe- cialmente quando non dà principio ad una proposizione incidente:
come; l'acqua che si attinge dal fiume è dolce. Lo stesso è del relativo il
quale, la quale , e sim. Ma Se dà principio .ad una' proposizione incidente
sepa- rabile dalla principale, la richiede; come nel Bocc. Que- sto peccato
adunque e quello che la divina Giustizia, la quale con giusta bilancia tutte le
operazioni sue mena ad effetto, non ha voluto lasciare impunito. Il punto e virgola
-- ; -- serve a separare le parti minori del periodo – H. P. Grice: Cogito;
ergo, sum – Jack is an Englishman; he is, therefore, brave”. Si mette spesso
dinanzi ai correlativi ma, sèteome, pure, nulladimeno, e sim. Eccone un esempio
ael Bocc. Benché siate di nobil famiglia, che il merito vostro sia nolo ad
ognuno, e che abbiate molli amici; pure in questo non riuscirete senza spendere
mo & denari. Il punto e virgola si mette anche fra due frasi, di r ui 1 una
dipenda dall’altra; La dolcezza è in verità una virtù; ma non debbe degenerare
in debolezza. Si adopera ancora il punto e virgola per dividere le frasi più
lunghe di quelle che divide la virgola; come pel Dame. Inf. Per me si va nella
città dolente; per me si va nell'eterno dolore; per me si va tra la perduta
genie. De* due Punti. ( : ) / due punti
servono a separare le parti maggiori di un luogo periodo; come sogliono essere
quelli, in cu; la prima comincia per siccome, quantunque , e la se- conda dai
correlativi cosi, nondimeno , e sim. Si met- tono i due Punti dopo di una frase
finita , ma segui- ta da un'altra che serve ad illustrarla; come per esemp: Non
bisogna mai farsi beffa de' miserabili : perchè chi può assicurarsi di esser
sempre felice T Si mettono i due Punti dinanzi ad una cilnziope ; po- me : E
proprio parve che diceste', tira via , vanne ratto , ed impiccati. D finalmente
si mettono i due punti allorché la frase è divisa in tre parti subordinale;
come: Quando si favella con alcuno , non se gli (Ire 1' uomo avvicinare ‘si ,
che gli alili nel viso : perchè molti troverai , che non amono di sentire il
fiato altrui ; quantunque cat- tivo odore non ne venisse ( Casa. Galal. ). IV.
Del Punto finale ( . ) Il Punto finale si mette in fine delle frasi che indica-
no uo senso intieramente compilo ; come : La bugia è un vizio più. vile di
tutti i vitj ■ Chi comincia bene ha la metà dell' opra ; nè si comincia ben se
non dal Cielo ( Pastor Fid. Att, l ). Del Punto interrogativo – usato da H. P.
Grice: ?. Il punto interrogativo si mette, come dice H. P. Grice, alla fine
delle frasi che indicano interrogazione; come : E se non piangi , di che
pianger suoli ? Che più bello della virtù ? Del Punto ammirativo ( ■ ) li Punto
ammirativo si mette dopo la frasi ohe indica- . J casso. limmirazicne^ come:
Quanto è ddcq servire ni Signore ! 3a3 L’ esclamazione o non soffre
punteggiatura immediata ; ma bensì di questp modo : O rabbia ! O morie ! O
figlio ! Cosi pure se si ripete 1 ’ esclamazione , il punto ammi- rativo si
metterà dopo il secondo interposto 5 come ; oh oh ! siete voi qui ? VII. Della
Parentesi ( ) La Parentesi è un senso frapposto ad un altro , o per modo d’
illustrazione , o di avvertimento , o per altro motivo ; come : Colui , eh'
evita d' istruirsi ( dice il savio ) , cadrà nell' ignoranza. Avvertasi , che
quando la frase è corta nella parente- si , come nell’ esempio arrecato , è
meglio chiuderla fra due virgole 5 come: Colui, ch'evita d' istruirsi , dici il
Savio , cadrà nell' ignoranza. Vili. Dei Punti sospensivi. ( ... ) I Punti
sospensivi si mettono per dinotare una inter- ruzione nel senso del discorso ,
e comunemente sono tre } come : " .... Alma di tigre Punirà il Citi tanta
barbarie , e forse . . . Gran Dio sei desso . . ? il di s' oscure . , . o
figlio . Cara sposa ... e spirò . . . Gioisce Achilie ec. Cesarotti nella morie
di Ettore. Canz. Dei Punti ellittici ) I Punti ellittici si usano allorché si
vuole indicare, che si abbrevia una citazione , mostrando le parole o mes- se
col numero de’punti. Questi sono cinque ; come per esempio. Ma dimmi , pretesti
usar l'era egli d'uovo ? E quanti ... ! “ , - u ' b 1 X. Delle Note di
citazioni t ( » » ) Le Note di citazioni sono due virgolette che si metto- no
dinanzi alla prima ed ultima parola della citazione: ma nel principio di tutte
Je altre linee se ne adopra una sola. INDICE D. 'EFtmiOHI. Regole*
Introduzioke. PIUMA. Bel Nome. Bei Nomi sostantivi. Bei Nomi particolari. Bei
Nomi generali. Bei Nomi personali. Bei Nomi collettivi. Bei Nomi astratti. *
Bella Declinazione dc'Nomi. Be' Generi de’ Nomi. Be' Numeri de’ Nomi. De' Casi
de' Nomi. Be' Segnacasi. Belle Inflessioni del Plurale de' Nomi. Be' Nomi
composti. De’ Nomi Aumentativi, Dimi- nutivi , e Peggiorativi. Degli Aggettivi.
De’Gracft di comparazione. Begli Aggettivi determinanti, o imperfetti. Begli
Aggettivi imperfetti pos- sessivi. - • Begli Aggettivi imperfetti pa- lr i- . .
: Begli Aggettivi imperfetti <Ti pertinenza. Begli Aggettivi del terminanti
di Numero. Begli Aggettivi determinati delti Articoli. Bel Pronome. Be’ Pronomi
personali. • ■V Be' Pronomi possessivi. < Be’ Pronomi relativi. Be' Pronomi
assoluti Be' Pronomi improprj Del Verbo.
ivi i3 ivi tvi ivi 30 Si Del Verbo attivo. Bel Verbo Neutro Del Verbo
passivo. irei verno reciproco. Del Verbo riflesso – H. P. Grice: “He
shaved/He shaved himself” Bèi Verbo
impersonale. ioa Del Verbo sostantivo Essere. ir>3 Della significazione de’
verbi, no De’ Verbi ausiliari. Bella Conjugazione de’ verbi. De’ Tempi del
verbo. Osservazioni intorno ai Tem- pi del verbo. Relazioni de’ Tempi
dell’Indi- cativo con quelli del Sog- giuntivo. De’ Numeri del Verbo. Delle
Persone del verbo. Bel Participio. Del Gerundio. Conjugazionc de’ Verbi ausi-
liari Avere , ed Essere. Diverse significazioni del ver- bo Avere. Diverse
significazioni del ver- bo Essere. Dell’ Inflessione primitiva de’ verbi.
Conjugazione de’ verbi termi- nati in Are. Conjugazione de’ verbi termi- nati
in Ere. Conjugazione de’ verbi termi- nati in Ire. Conjugazione
de’ verbi pas- sivi. Conjugazionc de’ verbi irre- golari. Pe' verbi irregolari della pri- ma
Conjugazione. Diverse significazioni del ver- bo A ridare. i Di vene SIGNIFICAZIONI
del verbo “fare.” – cf. H. P. Grice on ‘do’ – ACTIONS AND EVENTS -- Diverse
signiGcazioni del verbo Dare. Diverse
signiGcazioni del ver- bo Stare.
Osservazioni su i quattro verbi irregolari della prima con- iugazione. De’
verbi irregolari della se- conda Conjugazione. 1J0 Conjugazione de’ verbi
termi- nati in Ere lungo. Osservazioni Ha farsi intorno Della Congiunzione. Osservazioni
sulle congiun- zioni. Dell’nterposto Vili, nella Sintassi. Della Sintassi di
Concordanza Della Sintassi di Reggimento Della Sintassi di costruzione. i63
Della Costruzione inversa. Del discorso Delle diverse specie di Proposizioni Della
Scrittura. De’ verbi irregolari della ter- za Coniugazione. iq 3 Della Sintassi
figurata. 376 Conjugazione de’vfrbi imper- sonali. Conjugazione de’verbi difettivi. Dell’
Ortoepia Della Pronunzia delle vocali Conjugazione de’ verbi termi- nati in Are
, ed in Ire . iv Della pronunzia delle sillabe formate da vocali, e da una 0
più oonsonanti Della Pronunzia delle sillabe Dell’ Avverbio. noi Avverbi di
tempo. ao3 Avverbi di luogo. ao4 Principi generali per la prò- Avverbj di
qualità, e di modo.noq nunzia. Avverbj
di qualità, e di fu- merò. nio Avverbj di ordine. ivi Avverbj di negazione. ivi
Avverbj di affermazione. Della Pronunzia
de’ verbi’, e . degli Avverbi. Dell’ OrtograGa. nell’Accento Avverbj di
probabilità, e di dubbio. iyj Avverbj di comparazione. Avverbj di eguaglianza.
Avverbj di eccesso. Avverbj di difetto. Osservazioni da farsi intorno agli
Avverbj. 21? SEZIONE V. Della Preposizione. 214 SigniGcazioni delle quattro
preposizioni DA. DI. SO- PRA. PER. Dell’
Apostrofo Regole intorno all’ uso dell’ Apostrofo. ivi Del Troncamento. 3o<»
Dell’ Accrescimento delle pa- role. Delle parole semplici. Delle Parole
composte. Della Divisione delle parole in Gne di linea. Dell’uso delle Lettere
majuscole Delle Interpunzioni. 3ao Ali/
Illustriss. e Reverendiss. Signore MONSIGNOR COLANGELO Presidente della
Pubblica Istruttorie. 1 e.t • -V ! . * '
i Il Prete Regio Francesco Màjello desidera ristampare la sua Gramatica
Italiana , yrega perciò la S. S. Illusi. Commetterne la revisione. ; Francesco
Majello. . Il Regio Revisore Padre Mae- stro D. Giuseppe Orefice avrà la
compiacenza di rivedere il libro soprascritto, e di osservare se vi sia cosa
cóntro r& £ a Religione , ed i dritti della Sovranità. 1 Il Deputato per la
revisione \ • de' libri '« 2 ( L *. Canonico Francesco Rossi. il ’ A • 4 I r.
MONSIGNOR COLANGELO Presidente della Pubblica Istruzione . Eccellenza. Con
somma sollecitudine, ed uguale piacere ho scorsa la Graniatica Italiana che il
Sacerdote Regio Francesco Majello desidera riprodurre alla luce , di cui Ella
mi ha commessa la revisione. Il dotto Autore l’ha composta con chiarezza e
semplicità di stile , con precisione som- ma d’ idee , e con ispiegazione
esattissima de’ significati di tutte le voci attinenti a tale istituto ,
appoggiata alle autorità de’ piu scelti , ed accreditati autori iu tale mate-
ria , ed accresciuta di adaltatissirai esempi ; onde sembra nulla potersi
desiderar di più in tale genere di scrittura, per la soda istruzione de’
Giovanetti a quali è diretta. Nulla poi avendoci scorto , che possa anche
leggiermente ledere i sagri dritti della Religione , e della Sovranità , sono
d’ avviso, che per comune vantaggio , se ne possa, anzi debba permettere la
desiderata ristampa. Napoli. Di V. E. R. Giuseppe Orefice ^ Regio Revisore.
Napoli. Presidenza della Giunta per la Pubblica Istruzione. Vista la domanda
del Sacerdote Regio D. Francesco Majello ì con la quale chiede di voler
ristampare una sua Gramalica Italiana. Visto il favorevole parere del Regio
Revisore Padre Miestro Signor D. Giuseppe Orefice; Si permette che l’indicata gramatica
si ristampi, pelò non si pubblichi senza un secondo permesso, che non. si larà,
se prima lo stesso regio revisore non avrà attestato di aver riconosciuta nel confronto
uniforme la impressione all’originale approvato. 1 Il Presidente M. COLANGELO.
Il Segretario Generale della Giunta Loreto Atruzzese. CORREZIONI ERRORI i fonie
estenzione eslcnzionc distinguer c a e iG digressione disgressione in cui trova
Soclofle estensione estensione distinguere la digressione digressione in cui si
trova Solicele C. Nome compiuto. Majello. Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di
Gioco di H. P. Grice, “Grice e Majello,” The Swimming-Pool Library, Villa
Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Malfitano:
all’isola -- l’implicatura conversazionale dei quattro – il complesso sociale
-- la scuola di Siracusa -- filosofia siciliana
– filosofia italiana -- Luigi Speranza (Siracusa). Abstract. Grice: “Part of the problem of Oxford’s
empiricist philosophy is that the conversational dyad has to be PROVED rather
than ASSUMED. It’s quite different for Malfitano, and I agree with him. The
pirot is an individual – but when the pirot 1 interacts with Pirot 2, a sort of
‘social complexus’ is built – this is not really emergentism in the ontological
fashion, since, as Thatcher taught us, there is no such thing as society—only
families!” Filosofo italiano. Siracusa, Sicilia. Grice: “Malfitano, like me, is
an emergentist – each ‘complesso’ grows (cresce) and the ‘complexity’ is thus
best characterised as ‘crescente,’ – Malfitano uses ‘complexities’ in the
plural – a theory of ‘complessita crescenti’ – The whole point is that you get
from one complex to the other.” Grice: “I like Malfitano. His theory of
‘complessita crescente’ is admirable: he distinguishes various ‘complesso’ –
the material (subdivided into atomic, and the ‘crescente complessita’ of the
molecular), the biological complex (which comprises the complex of the tissue,
and the complex of tthe articular), the social complex, i. e., the human being in his inter-subjetctivity --
nd the ideological complex, the abstracta – ideation, cognition, and conviction
– there is a superior geometry, too!” Nacque
da Carmelo, commerciante e navigatore, e Santa Veneziano. Era l'ultimo di sette
fratelli. Frequentò il Liceo Classico Tommaso Gargallo, dove iniziò a nutrire
l'interesse per la materie scientifiche. Già da giovanissimo frequentava
assiduamente una nota farmacia del centro storico della città natale acquisendo
notevole interesse per la chimica e la biologia. Si iscrisse dunque alla
facoltà di chimica dell'Università degli Studi di Catania per frequentare le
lezioni del professor Alberto Peratoner. Malfitano continuò gli studi
universitari a Palermo, dove si trasferì al seguito di Peratoner e ottenne la
laurea nel capoluogo siciliano. Abbandona la Sicilia per spostarsi a
Milano, dove intraprese una breve carriera lavorativa nel campo della chimica
industriale agli stabilimenti Pirelli. Contemporaneamente frequentava la scuola
di microbiologia dell'Università degli Studi di Pavia, retta all'epoca da Golgi,
futuro Premio Nobel per la medicina. Stimolato dall'ambiente favorevole,
Malfitano pubblica I” Comportamento dei microrganismi sotto l'effetto delle
compressioni gassose” -- Inizia in questo modo a farsi notare da colleghi e
professori, sia per la materia dei suoi studi, sia per il carattere disponibile
e solare, come ricorda iPensa, celebre anatomista milanese. La carriera prese una svolta definitiva quando, durante un
congresso internazionale a Pavia, venne notato dal futuro successore di Pasteur,
Duclaux. Venne dunque invitato a trasferirsi a Parigi, avendo ricevuto
l'offerta di un impiego all'istituto Pasteur. Una volta arrivato nella capitale
francese, Malfitano si dedicò in un primo momento alla micro-biologia,
pubblicando come risultati delle sue ricerche: Protease de l'aspergillus niger,
Influence de l'oxygen sur la proteolyse en presence de Clorophorme e
Bactericidie charbonneuse. Decise di ritornare a studiare la chimica pura,
campo d'indagine scientifica che lo rese definitivamente famoso. I suoi studi
sulla chimica colloidale, arrivarono a dimostrare la natura elettrochimica
delle micelle, e riuscì a misurare con notevole precisione la conducibilità
elettrica dei colloidi. In campo pratico, mise a punto i cosiddetti
ultrafiltri, necessari per gli studi in campo teorico sui colloidi. Divenne
capo di un laboratorio chimico all'Istituto Pasteur. Gli studi si interruppero
durante la gran guerra. Al termine di essa, sposò Vera, una studentessa russa.
Subito dopo il grande conflitto ebbe inizio l'elaborazione della più nota
dottrina del chimico siracusano, ovvero la teoria delle “complessità
crescenti,” concetto alla luce del quale Malfitano non indagò solo le micelle,
ma l'esistenza in generale. Pubblica Complexité et micelle, e Les composés
micellaires selon la notion de complexité croissant. Le conclusioni non vennero accettate da subito, ma si
dovette attendere l'esperimento del premio Nobel Theodor Svedberg che dimostrò
l'esattezza delle intuizioni di Malfitano. Elaborò negli anni Venti una
teoria che tentava di spiegare la materia, attraverso l'esame dei diversi
livelli atomici e molecolari che la caratterizzano strutturalmente. La materia,
secondo lo scienziato siracusano, è suddivisibile in atomi, molecole,
plurimolecole (polimeri e complessi) e micelle. In ognuna delle classi citate
si possono distinguere tre tipi di unità materiali: ioniche, polari e ionopolari. L'analisi
compiuta sulla materia venne estesa in campo social-ogico da Malfitano. Tenta di
ricondurre la complessità socio-antropologica alla complessità atomica. I
quattro ordini di “complesso” che costituiscono il mondo sono dunque. Primo, il
complesso materiale (suddiviso in due sub-complessi – primo sub-complesso: “complesso
atomico” e secondo sub-complesso materiale: “complesso molecolare”), il
complesso biologico (suddiviso in primo sub-complesso biologico: complesso istologico
e – secondo sub-complesso biologico: complesso citologico). Terzo, il complesso
sociale (l'essere umano). Al culmine di un'ipotetica piramide il quarto
complesso: il “complesso ideologico” (suddivisi in tre complessi: il primo
sub-complesso ideologico: ideazione; il secondo sub-complesso ideologico: la conoscenza,
il terzonsub-complesso ideologico: la convinzione). L'ultimo passo della
speculazione e il concetto di geometria superiore, un'armonia equilibrata e
simmetrica che domina gli eventi e la materia, una variabile fondamentale e al
tempo stesso fuggevole dell'esistenza, un concetto che rappresenta la libertà.
In ultima analisi, il compito era dunque quello di comprendere le leggi
dell'armonia ordinatrice del cosmo e di preservarne la bellezza e l'equilibrio.
Soleva spesso tornare in Sicilia seppur per brevi periodi, dovette rinunciare a
questa abitudine. L'aggravarsi della sua malattia, una cecità che gradualmente
lo privò della vista, e le sue convinzioni anti-fasciste, non gli permisero di
rivedere il paese natale. Morì inell'alloggio assegnatogli dell'Istituto
Pasteur dove aveva trascorso gran parte della sua vita. Pubblica le sue
convinzioni filosofiche servendosi dello pseudonimo "Aporema",
termine che indica l'impossibilità di ottenere una risposta precisa dallo studio
di un problema. Introdusse per primo a Siracusa la moda di bere il latte acido,
quello che abitualmente viene chiamato yogurt, come era già frequente nella
capitale francese. Durante una tempesta patita in mare Carmelo Malfitano
aveva fatto voto a Santa Lucia, patrona siracusana, di sposare un'orfana se
fosse riuscito a tornare incolume sulla terraferma. Carmelo sposò per questo
motivo Santa Veneziano, orfana di
entrambi i genitori. Da tale unione nacque Giovanni. Ad Repellendam
Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche Ad repellendam
Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche122. Antonio Pensa, Ricordi di vita universitaria (Citato
nel testo Ad Repellendam Pestem Storie di Medici e di Sanità nella terra di
Aretusa), Cisalpino Istituto Pasteur, su webext.pasteur.fr. Ad repellendam Pestem Storie di Medici e
Sanità nella terra di Aretusa, Tyche. Ad repellendam Pestem Storie di Medici e
Sanità nella terra di Aretusa, Tyche124.
Ad repellendam Pestem Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa,
Tyche126. Ad repellendam Pestem Storie
di Medici e Sanità, Tyche. Ad
repellendam Pestem. Storie di Medici e Sanità nella terra di Aretusa, Tyche,
Siracusa, TreccaniEnciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. TreccaniEnciclopedie on line, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Grice: “Malfitano is right about the ‘social
complexus’ – however, as Talcott Parsons has shown there is more complexity in
the social compexus than Malfitano, a Sicilian, allows!” -- Grice: the fourth
stadia: -- il complesso sociale – Nome compiuto: Giovanni Malifitano.
Malifitano. Keywords: i quattro. Refs.: H. P. Grice, “Pirotology,” – “The
pirotological ascent,” in “From the banal to the bizarre: a method for
philosophical psychology” -- emergentismo di Grice – emergentismo di Malfitano
– l’organicismo della diada in Malfitano --. Il complesso di azione e il complesso di inter-azione,
il complesso sociale --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Malifitano” – The
Swimming-Poo Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Malipiero:
l’implicatura conversazionale del trionfo della ragione; ossia, confutazione
del sistema del contratto sociale – the breach of contract – or Romolo e Remo,
I due contrattanti – la scuola di Venezia -- filosofia venta -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Venezia).
Abstract. Grice:
“There is a famous adage well known at Oxford about the ‘feast of reason’ – and
when I was invited to explore on my ‘quasi-contractualist’ basis for the
rational principle underlying conversation, I hesitated. But then I thought:
even in a purely contractualist theory, the very fact that a contract ever took
place is taken for granted among discussants as what I call a ‘myth’!” Filosofo
italiano. Venezia, Veneto. Grice: “I love Malipiero’s approach to philosophy:
hardly a profession! As if someone were to be called ‘amateur cricketer’ –
Malipiero loves (‘ama’) philosophy and it shows!” – Grice: “There is
philosophical wisdom in any endevaour he finds himself in!” Grice: “One must
love him for his attempted ‘confutazione’ of Rousseau’s ‘sistema del contrato
sociale’ as a ‘triumph of reason’!” -- Nacque da Angelo di Troilo e da Emilia
Fracassetti. Entrambi i genitori erano patrizi: il
padre provene dalla storica casata dei
Malipiero (ramo "delle Procuratie Vecchie"), mentre la madre
apparteneva a una famiglia di mercanti bergamaschi nobilitata. Dichiarava di
abitare in un palazzo a Santa Maria Zobenigo (ereditato dal padre dopo
l'estinzione di un'altra linea della famiglia), cui si aggiungevano quattro
botteghe nei centralissimi quartieri di Rialto e San Moisè; altre cinque case
si trovavano tra Santa Margherita, San Gregorio e San Martino.Esordì in
politica con l'elezione a savio agli Ordini. Divenne provveditore alle Pompe,
ma non riuscì a prendere possesso della carica a causa della caduta della Repubblica.
A questo punto, lasciò la vita pubblica per dedicarsi alla filosofia analitica
del linguaggio ordinario. Fu un autore poliedrico, capace di spaziare
dall'attualità politica alla letteratura e alla tragedia di ambito neoclassico.
La prima opera pubblicata è il saggio di matematica “Dimostrazione sulla tri-plicazione
e tri-sezione dell'angolo effettuato colla retta e col cerchio.” Più tardi si
cimentò nella filosofia presentando l'opuscolo “Saggio sugli sforzi della
passione nell'intelletto e su' di lei effetti nel cuore,” in cui sostiene di
moderare il razionalismo perché nell'animo umano esso convivi in armonia con le
passioni. Questa idea, in contrasto con quanto
asserito da Rousseau, fu ribadita ne “La felicità della nazione realizzata dal
politico e dal sovrano,” uno dei suoi primi scritti in filosofia morale. In
questo lavoro Malipiero prese in esame la tendenza allo sfarzo di una parte
della società, analizzando come i governi avessero reagito al fenomeno in
epoche diverse. Nell'opera emerge la condanna al lusso sfrenato, ma anche
all'appiattimento estremo dettato da rivoluzionari e giacobini. Lo stesso pensiero moderato è ripreso nel “Trionfo
della ragione; ossia, confutazione del sistema del contratto sociale” -- ristampato,
senza grosse variazioni, come “Il trionfo della verità nella difesa dei diritti
del trono ossia Confutazione del contratto sociale.” Grice: “I find this
interesting, since I also oppose contractualism to rationalism!” -- Qui M.
cercò di dimostrare come la migliore forma di governo non fosse la democrazia,
ma la monarchia. La sua linea anti-rivoluzionaria
fu affermata anche quando si tenne distante dagli organi della Municipalità
istituita sul modello, o ‘sistema’ del contratto. Accolse perciò con favore
l'arrivo degli Austriaci, come dimostrano il ‘Testamento della spirata libertà cisalpine”
e l'annesso sonetto “Confronto fra il genio della Romana Repubblica e quello
dell'Austria.” Di grande importanza è quanto emerge nella “Voce della verità,” una
memoria autografa inviata al governatore austriaco Székhely all'indomani del
suo insediamento a Venezia. Nell'opera, divisa in capitoli dedicati ai problemi
dell'amministrazione asburgica (polizia, zecca, commercio, diritto ecc.), si
chiede quale dovesse essere il criterio di scelta per la nuova classe dirigente
veneziana. Dimostrandosi critico nei confronti degli ex funzionari della
Repubblica di Venezia (ceto a cui lui stesso apparteneva), nominati non in base
ai meriti, ma per favoritismo, auspicava di non concedere spazio a coloro che
vivevano nel lusso, poiché entravano in politica solo per il proprio
tornaconto, e soprattutto verso i trasformisti che cambiavano opinioni con
l'avvicendarsi delle amministrazioni.
Con questo lavoro anticipò le scelte del governo austriaco che, in
effetti, estromise il patriziato dalla vita politica e assegnando le cariche
amministrative a personalità lombarde o delle province ereditarie. Si dedicò, con un certo successo, anche alla
stesura di tragedie, a tema biblico, storico o mitologico, che potessero
presentare allo spettatore esempi da seguire o da evitare. Tra queste “Il
sacrifizio di Abramo,” “Camillo,” “Prometeo ossia La prodigiosa civilizzazione
delle genti,” “Medea.” Altre opere degne di nota sono “La bottega del caffè” “Quadro
critico morale, Lo scultore e la luce, azione mitologica in apoteosi del cav.
Canova,” Il conte Ugolino in fondo alla torre di Pisa. Sciolti, Atabiba ed
Huascar. Azione tragica di spettacolo; La Verità nello spirito dei tempi e nel
nuovo carattere di nostra età (sul congresso di Verona), Zanghira e Lemanza.
Quadro poetico nelle nozze Malipiero/Martinengo dalle Palle; Elogio di Giovanni II del mr. co. Martinengo
dalle Palle; Descrizione della Montagna ov'è la chiesa della Madonna della
Corona nelle alture di Montebello. Fu confermato nobile dell'Impero Austriaco,
assieme ai figli Angelo e Angela, nati dal matrimonio con Contarina diPisani. Dizionario
biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Grice: “I
would often rely on contractualism, but [Welsh philosopher G. R.] Grice made a job out of it! I
saw the cooperative principle as a matter of quasi-contract – whatever that is.
And if it’s a MYTH, what’s wrong with it? Romolo mythically killed Remus
because of a breach of contract, too!” Grice: “My thought exactly replicates
that of Malipiero back in the good old days of Venetian republic – only there
was more rhyme to reason in HIS scheme!” – Nome compiuto: Troilo. Malipiero. Keywords: il trionfo della ragione, ossia,
confutazione del sistema del contratto sociale. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Malipiero” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mamiani:
l’implicatura conversazionale di Beltrami contro Euclide – filosofia emiliana –
filosofia parmese – la scuola di San Secondo Parmese – la scuola di Parma -- filosofia italiana – Luigi Speranza (San Secondo Parmense). Abtract. Grice: “When I
arrived at Oxford – Corpus – with a classics scholarship from Clifton, I kew I
did not have to deal with EUCLIDES – I was into clasics – and Euclide just
doodled on lines and angles!” -- Filosofo italiano. San Secondo Parmese, Parma.
Emilia Romagn. Grice: “I like Mamiani; unlike us at Oxford, he takes ‘science’
seriously! But in an amusingly Italian way! He has explored Newton on the
apocalypse! My favourite of his treatises is the one on space which reminds me
of Strawson – Beltrami, unlike Strawson, is non-Euclideian, and thinks Italian
needs Euclideian verbs to match!” Lincei. Membro dell'Accademia dei Lincei ha insegnato
Storia del pensiero scientifico all'Parma, Udine e Ferrara. Si è occupato soprattutto di Isaac Newton,
del quale ha trascritto un trattato inedito sull'Apocalisse, di Cartesio e
dell'origine delle enciclopedie moderne.
Saggi: “J. M. Guyau Abbozzo di una morale senza obbligazione né
sanzione,” Firenze, Le Monnier, “Newton filosofo della natura” Le lezioni di
ottica e la genesi del metodo newtoniano, Firenze, La Nuova Italia, “Teorie
dello spazio” -- da Descartes a Newton, Milano, Angeli, “La mappa del sapere.” La classificazione
delle scienze nella Cyclopaedia di E. Chambers, Milano, Angeli, “Il prisma di Newton,”
Roma, Laterza, Introduzione a Newton, Roma: Laterza, “Trattato
sull'Apocalisse,” Torino, Boringhieri, I. Newton, Firenze, Giunti, Storia della
scienza moderna, Roma, Laterza, Scienza e Sacra scrittura, Napoli, Vivarium. I. Newton, Trattato sull'Apocalisse,Torino,
Bollati Boringhieri, Scienza e teologia studi in memoria, Firenze, Olschki, Studi
sul pensiero scientifico Ricordando M., "I castelli di Yale", Il
Poligrafo, Padova 2 La Rivoluzione scientificaI domini della conoscenza: La
sintesi newtoniana in Storia della Scienza, Roma, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana,. Newton e
l'Apocalisse. Grice: “Mamiani should have left Newton to the Lincolnshiremen,
and concentrate on Galileo!” Nome
compiuto: Maurizio Mamiani. Mamiani. Keywords: Beltrami contro Euclide. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Mamiani” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mancini:
l’implicatura conversazionale del kerygma – la scuola di Schieti -- filosofia
marchese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Schieti). Abstract. Grice: “In my seminar on ‘conversation’ I
focus on the principle of conversational benevolence, -- formerly the
desideratum of other-love – as opposed to the desideratum of conversational
self-love. It was only years later, when exploring Kant, I realised how crucial
the role that benevolentia plays – which I had borrowed from Butler, not Kant –
However, for Kant, benevolentia is PARALELL to malevolentia – which the English
refer to as ‘ill-will’ – in that qua autonomous rational agents we may decide
to pursue an end which everybody except ourselves regard as good – and in fact,
which everyone but ourselves, regard as ‘ill’ – Some ill-will!” Filosofo
italiano. Schieti, Urbino, Marche. Grice: “I like Mancini: he has expanded on
the ethos of cooperation – and he has explored what he calls ‘linguaggio
ontologico’ and ‘alienazione’ in connection with language – he reviewed
Pittau’s philosophy of language, and published a little thing on ‘language and
salvation.’ So how can you NOT like him?” Grice: “I like Mancini; if I dwell on
philosophical eschatology, he dwells on the real thing!” Grice: “He has studied
Kant thoroughly; all the interesting bits, like his idea of MALEVOLENTIA!” “La
filosofia è il passaggio dal senso al significato, attraverso le mediazioni
culturali, dottrinali, attraverso la struttura del puro pensare e attraverso le
mediazioni della prassi.” Studia a Fano e si laurea a Milano dove insegna. Bo
lo vuole ad Urbino. Studia i massimi teologi, curato le opera di Barth,
Bultmann e Bonhoeffer pubblicando, su quest'ultimo, anche una biografia e
un'analisi dottrinale. Ha fondato l'Istituto superiore di scienze religiose di
Urbino, unico esempio, per molti anni, di "facoltà teologica" in una
università laica. Tra i filosofi, si è dedicato molto a Kant, pubblicando
una Guida alla Critica della ragion pura. In questo senso è ancora più importante
"Kant e la teologia” dove tratta la
filosofia della religione kantiana, fondata su una concezione morale rigorosa
resa possibile dall'Imperativo categorico, che prospetta una trascendenza per
l'uomo, attraverso i postulati dell'immortalità dell'anima e dell'esistenza di
Dio. Questa filosofia della religione, in cui Kant mette in rapporto la “religione
razionale” con la “religione rivelata” (e che si contraddistingue per i
concetti di “male radicale” e di “chiesa invisibile”), è considerata feconda. Si
è anche confrontato con Marx, allora dominanti nella cultura filosofica e politica
italiana. In Marx, tiene in grande considerazione il concetto di “alienazione”
-- presente soprattutto nei Manoscritti filosofici. Questo concetto, che
esprime l'estraneazione dell'operaio in rapporto al lavoro salariato, a causa
dei modi di produzione capitalistici, capaci di sfruttare il lavoro come fosse
una merce, deve essere stimolo per la Dottrina Sociale della Chiesa. Ciò che
Mancini critica in Marx è l'ateismo e il materialismo, attraverso l'uso della
dialettica hegeliana in una prospettiva materialistica (materialismo storico).
Questa concezione infatti mette in discussione la libertà dell'uomo, inteso
come persona, riducendolo all'insieme dei suoi rapporti economici. Inoltre fa
parte della redazione della rivista Concilium. Fonda “Hermeneutica” ed edita da
Morcelliana. La sua posizione di pensiero verte su un cristianesimo di
matrice liberale e democratica d'impronta sociale, che cerca uno spazio autonomo
e libero, dando una risposta da credente alla cultura laicista e marxista di
quegli anni sulle orme del Concilio Vaticano II. Opere:“Ontologia
fondamentale,” La Scuola, Brescia “Rosmini” “la metafisica inedita, Argalìa,
Urbino “Filosofi esistenzialisti” Heidegger, Marcel, Wahl, Gilson, Lotze),
Argalìa, Urbino“Linguaggio e salvezza,” Vita e Pensiero, Milano “Filosofia
della religione,”Abete, Roma “Bonhoeffer, Vallecchi, Firenze “Teologia
ideologia utopia”Queriniana, Brescia “Kant e la teologia,”Cittadella, Assisi “Futuro
dell'uomo e spazio per l'invocazione”L'Astrogallo, Ancona “Con quale
comunismo?” Locusta, Vicenza, “Con quale cristianesimo” Coines, Roma,
“Novecento teologico”Vallecchi, Firenze “Teologia ideologia utopia” Queriniana,
Brescia “Fede e cultura”Genova, Marietti “Come continuare a credere” Rusconi, Milano “Negativismo giuridico” QuattroVenti,
Urbino “Guida alla Critica della ragion
pura” I, QuattroVenti, Urbino “ Lettera a un laureando” Urbino, Quattroventi “Il
pensiero negativo e la nuova destra”Mondadori, Milano “Il quinto evangelio come
violenza ermeneutica” in “Apocalisse e ragione”, testi di Carlo Bo e altri,
Urbino, Quattroventi “Hermeneutica”
“Filosofia della prassi,”Morcelliana, Brescia “Tre follie, Camunia, Milano “Guida
alla Critica della ragion pura”“L'Analitica” QuattroVenti, Urbino “Il male
radicale per Kant, in “La ragione e il male. Atti del terzo colloquio su
filosofia e religione”, Genova, Marietti 1 De profundis per la dialettica, in
“Metafisica e dialettica”, Genova, Tilgher Tornino i volti, Marietti, Genova Giustizia
per il creato, Urbino, Quattroventi, coll. "Il nuovo Leopardi"
L'Ethos dell'Occidente. Neoclassicismo etico, profezia cristiana, pensiero
critico moderno, Marietti, Genova Scritti cristiani. Per una teologia del paradosso,
Marietti, Genova Opere postume Diritto e società. Studi e testi, Urbino,
Quattroventi Come leggere Maritain, Brescia, Morcelliana Ethos e cultura nella cooperazione di
credito, Piergiorgio Grassi, Urbino, Associazione per la ricerca religiosa “S.
Bernardino”, Quattroventi Bonhoeffer; Morcelliana,
Brescia Frammento su Dio, Brescia,
Morcelliana Per Aldo Moro. Al di là della politica, Carlo BoMario LuziItalo Mancini,
Urbino, Quattroventi Opere scelte. Brescia,
Morcelliana Mancini Giorgio Rognini, Metafisica e sofferenza. Un itinerario critic
(Verona, Mazzian); A. Milano, Rivelazione ed ermeneutica” (Urbino, Quattroventi
"Biblioteca di Hermeneutica" P. Grassi, Intervista sulla teologia (Urbino,
Quattroventi "Il nuovo Leopardi"; La filosofia politica” (Urbino,
Quattroventi, Agostino, Filosofo del diritto, Urbino, Quattroventi, "Il
nuovo Leopardi" G. Ripanti, P. Grassi, Kerigma e prassi, Brescia,
Morcelliana, Hermeneutica, Studi in memoria, Napoli, Scientifiche, G. Crinella.
Dalla teoresi classica alla modernità come problema, Roma, Studium, A. Areddu,
Cristianesimo e marxismo Una rilettura in memoriam, Pistoia, Petite Plaisance
tra filosofia e teologia, in "Riv. di teologiaAsprenas", I A. Pitta, G.
Ripanti P. Grassi (a cura), Filosofia, teologia, politica. A partire da M,,
Brescia, Morcelliana, Hermeneutica Mariangela Petricola, Pensare la differenza
-- la questione di Dio nell'epoca della disgregazione del senso. Una rilettura
in “Dialegesthai. Riv. telematica di filosofia", mondo domani.org/
dialegesthai/ mpe. M. Petricola, Pensare
Dio. Il cristianesimo differente, Assisi, Cittadella Editrice Antonio Ascione, Fedele a Dio e alla terra.
L'avventura intellettuale di Italo Mancini, Benevento, Passione Educativa Valeria Sala, Italo Mancini. Filosofo del
diritto, Torino, Giappichelli, "Recta Ratio"sapere, Dizionario
biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Seminario in
memoriam, su pesaronotizie.com. Centro socio culturale M" presso il suo
paese natale Schieti, su centro M. . . FB cronologica, su uniurb. L'Istituto di
Scienze Religiose fondato da lui su uniurb. Biblioteca personale "Ca'
Fante", su uniurb. Rivista "Hermeneutica" fondata da Italo
Mancini, su uniurb. A. Aguti, M., in Il pensiero filosofico-religioso
italiano.org. Nome compiuto: Italo Mancini. Mancini. Keywords: kerygma, “male
radicale” “Kant” “radical evil” --. “cooperative di credito” – “la massima
della benevolenza conversazionale”, il problema del vaticano – patti laternai,
ventennio fascista e patti laterani --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Mancini” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza –
GRICE ITALO!; ossia, Grice e Manetti: la ragione conversazionale – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Firenze).
Filosofo italiano. Firenze, Toscana. Abstract: H. P. Grice: “I like Manetti. M.’s De
dignitate et excellentia hominis is an original contribution to the history of
philosophy. It shifts the focus from a purely spiritual or
"misery-laden" medieval view of humanity – or the Human, as H. P.
Grice prefers, toward a naturalistic and sensualist appreciation of the human
being as a physical and active agent. M.’s main points regarding these
approaches include: Rehabilitation of the Human Body: While medieval
predecessors (like Innocent III) often view the body as a "vile"
vessel of decay, M. argues that the human body is a master-piece of divine
craftsmanship. Aesthetic Perfection: M. provides a detailed, almost
anatomical defense of the body’s beauty and functional design, asserting that
physical senses are not just sources of sin but are perfectly suited for
interacting with the world. Incarnation as Proof: He uses the Christian doctrine
of the Incarnation to argue that because God became man, the physical human
form possesses inherent, "naturalistic" dignity. "Man as a
Doer" (Active Naturalism). M. moves away from the idea that human value is
found only in passive contemplation of the divine. Creative Potential: M.
celebrates human achievement in the arts, sciences, and architecture as
evidence of our excellence. This "sensualist" focus on what humans
produce in the physical world validates secular life as a worthy pursuit. The
World as a Human Product. M. famously argues that everything surrounding us — cities,
paintings, machines—is the work of humans, making us "co-creators"
with God through our physical and intellectual labur. Integration of Body
and Soul: Rather than seeing the PERSON – ‘the someone,’ not the something, in
Grice’s view -- as a soul "trapped" in a body, M. defines the human
as a unique union of both. Psycho-Somatic Unity: M. treats the human
person as a "unique amalgam," where the soul’s excellence is
expressed through the body's actions and senses. Originality: This was a
radical break from the "misery of the human condition" tradition. It
established a philosophical basis for the Renaissance ideal of the "artist
as creative genius" and the "man of action". Challenge to
Medieval Asceticism The work is a direct refutation of De miseria humanae
conditionis. Refusal of "Vilitas": M. rejects the medieval
concept of vilitas – worthlessness --, replacing it with a positive valuation
of human nature that includes our natural desires and sensory experiences.
Naturalistic Purpose: M. suggests that the purpose of being human is to
"act and understand," placing the weight of personhood on the
exercise of natural faculties in the here-and-now. ” Keywords: dignity. M. Napoli -- è stato uno scrittore, filologo e
umanista italiano, significativo esponente del primissimo rinascimento
letterario, oltre che un uomo politico e diplomatico. Appartenente a una
famiglia borghese, è discepolo dell'umanista TRAVERSARI (vedasi). Si mise
contro l'ascesa dei Medici, rifugiandosi prima a Roma e poi a Napoli, dove muore.
A Roma è segretario pontificio di Niccolò, che volle rinnovare gl’uffici
chiamando personaggi fidati, come lo stesso M., ma anche ROMANO (COLONNA
(vedasi), PEROTTI (vedasi), Pietro da NOCETO (vedasi), Lunense, Tortelli, VALLA
(vedasi); "così come non è senza significato il contestuale allontanamento
da Roma di Bracciolini e Flavio. A testimonianza di tale legame di fiducia, M.
scrive poi la biografia di Niccolò. Abile oratore di straordinaria erudizione, è
un profondo conoscitore della lingua latina e della lingua greca e studia anche
la lingua ebraica. Traduce dal greco al latino l'etica eudemia, l'etica nicomachea
– H. P. Grice: “I gave an Oxford seminar on this with J. L. Austin and R. M.
Hare – Hare never left ethics!” -- e i Magna moralia di Aristotele. La sua
ricca biblioteca ci è in larga parte pervenuta e fa parte del fondo palatino
della biblioteca vaticana. È ricordato soprattutto come l'autore del “De
dignitate et excellentia hominis”. In questo testo il filosofo fiorentino
respinge la prospettiva religiosa medievale secondo cui il corpo umano è legato
ai vizi e alla sporcizia, destinato a soffrire per espiare il peccato originale.
Al contrario, M. afferma che è una meravigliosa macchina creata da dio – H. P.
Grice: “My genitorial programme is intended to see myself as God and my pirots
as my creatures!” -- a sua immagine, fonte di molti piaceri che non sono da
condannare, anche se derivano dalla sua fisicità, spostando il discorso su una
visione antropo-centrica tipica dell'Umanesimo. Pubblica libri della sua
"Historia Pistoriensis", un compendio storico sulla storia di Pistoia
dalla fondazione romana, attingendo ampiamente a locali cronache pistoiesi e
alle opere maggiori dei cronachisti fiorentini Villani e Bruni. Altri suoi
lavori sono le biografie di Niccolò, di ALIGHIERI (vedasi), PETRARCA (vedasi), e BOCCACCIO (vedasi), lavori storiografici,
trattati filosofici e importanti traduzioni di Aristotele e altri autori. Opere:
Dignità ed eccellenza dell'uomo. Testo latino a fronte, a cura di Marcellino,
Milano, Bompiani. «Historia Pistoriensis», a cur. Baldassarri e Aldi. Commento
storico di Connell, Firenze, Sismel - Edizioni del Galluzzo, Società pello
studio del medioevo latino, De terremotu, cur, Pagliara, Firenze, Sismel Galluzzo,
Miglio, Niccolò, Ricci, M. Enciclopedia Dantesca, Roma, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, Foà, M. Dizionario Biografico degli Italiani, Roma,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Baldassarri, Dignitas et Excellentia
Hominis: Atti del Convegno di Studi su M., Georgetown - Kent State, Fiesole -
Firenze, Firenze: Le Lettere, Voci correlate Palazzo M. M. Treccani.it –
Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Palamarocchi, M. Enciclopedia
Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana M., Dizionario di storia,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana, M., sapere.it, De Agostini. M. Enciclopedia Britannica,
Encyclopædia Britannica, Inc. M. Jewish Encyclopedia, Funk and Wagnalls. Foà, M. Dizionario biografico degli italiani, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, Opere di M., su MLOL, Horizons Unlimited. Opere di M.,
su Open Library, Internet Archive. M. Testo di alcune opere: Apologeticus, De
dignitate et excellentia hominis, Poesie e Vita Socratis et Senecae. Biblioteca
Italiana. Sapienza Università di Roma. V · D · M Giovanni Boccaccio Portale
Biografie Portale Letteratura Categorie: Scrittori italiani Filologi italiani Umanisti
italiani Nati a Firenze Morti a Napoli Politici italiani Traduttori dal greco
al latino [altre]. CLARISSIMI Vr RI lANOCII DE MANE- <?iiSjEquias ac
lurcconrulti Fioren tini,ad mdy tum Armgcnum Regem alfonsvm, de dignitate
excel* lcntia homirus Li bn iiii» Ex "BMothecd 10. ALEXANDRI BRASSICANI
luncottfulH, reccns 'mluccmxM» BASILE A6 D, MAGNIPICO AC VERE NO ^ bili uiro D»
Nicolao Rabcnhaupt a Su« , cheeJnclyri Romanorumj PannonigjSi Bohemiae regis
ferdinandi per Auftnam CanccIIario, meririfs.domino &!ipatronoopr. loannes
Alexana derBrafficanusIurecon . , fultus s. D, Ideo nos in ca tepora irt
cidifle , uir ornadflimc > in quibus homincs nihil ica 111 quotidianis (crmo
nibus habcant, quam Hdci ac ucn^ tatis nomennterca ucro fic pcruer fcimprobcqj
uiuat, ut Zoroaftris illum ucrficulum, quondam oracu li uice cclebratum,{f pc
foleam me* cum memoria rcpetere : Qucm fic latinum fecimus: Planta equidem ueri
uix teru agnofcitur omnU Atcj^ haec unmerfa labes, fiquid ta* ' men ego
mtelIigo,uix alio refcrri 4 lO. ALEXAND» BRAS- poteftacdebec edam, quam quod
bona pars parum exploratu habe^ mus,quid fit eflfe homine,hoc eft, 8d
digiiitatis Sc imbecillitatis fuae rationem habere» Cur aute non ita dic3,quado
nulla fitqua; maior ho mini dignitas accederepoflitj ^ G certum eundemqj
coftantem uitae curfum SC tenorc obtineat : rurfus autem nullu certms human^
imbc cillitatis argumetum exiftat , in rebus ad immortale uita pra^cipuc
pertinentibus, pluma uentoqp fiici lius moueri:Id quod feculo noftro
^familiariter peculiare fit, tu pro tuo fingulari ludicio , prudentiaqp illa
incomparabililongemelmsar bitrari difpicere^ poteris ♦ Nunc ut huic malo , uel
de alieno hbera* lis , aliqua medicina facerem,(imul 3C diligentia meagratae
metis ofR SICANI EPISTOLA» jf cio tibiadprobare, mitto ad te i'm* prscfentiaru
lANOTiide Mane (fiis Equitis aclurecofulti Florenti m,de dignitate excellentia^
homi ni's,rara£; eruditionis libros 1 1 ii, quos uti cdiueuiri;! fuccifiuis
hons, & libenter Ieges,& hoc addicftifs» clientis tui munus arqui boni^
fa^ cies ♦ Fuit is lanocius ex peruetui fi:a,nobi'Ii^ Mane(floru familia,ui'r
cgregie nobilis , adhscc infigniter crudicus :quippeunus exfjsqui^ Manuchs Chry
folor^ ludo, tan^ c Pythagorp fecrctiore (chola,pro be formatus exierit.
Imitatus cft in hocfcriptigenere M»T* CICERONE (vedasi), Laclantium,quorum elo^
quentiam si non aflTcqui potuit, diligentiam tamen atq^ felicitate trc|
d:andi,non adeo abfcjp ftudioforii frudu fecutus eft ♦ Habes Sc libri
BRASSICANI EPISTOXA» argumentum,&auton's ncquaqua afpernandi inftitutum»
Intcrca ue^ ro ui*r magnificcmihicpmodis omi bus obferuandcbona ftudia ac illo
rum fecftatorcs commedatos habe^ re perge , mihicp inter illos omniu infimo ,
uti pro germana bonitatc tua facis affiduc , hoc duro proefcr* rimtcmporcfinum
prgbcas»Siccn jiim,m'fi follor, SC gloriae tuae Sc ho neftis omibus artibus iam
fcre dca fet-tisjncomparabilc pracfidiu afFc rcs: Siquidc ut nobilitatcingenio,
fide, bonarumcp omnium rcru pe* ritia pra;ftas , ita par eft ut a bonis
fcriptoribus , cruditis^ uiris omni bus maiorc fplcndorc quotidie ins
clarefcas»8i bcneualc» Vienn^ Au ftrix cx coUegio regio , Anno a na to Chrifto
M, Dt , menfc Augufto» HENDECASYLLAB1 LIBER DE SB. P^fMiw fm liber er fitU
tencUn^t Scd cunHis numeris pcrcruditus: Ergo pr^efidio uirielcgantiSy Certe a-
prcefidio uiri potcntis Inlucem ejl opu^ exem.fccundo Vhochi numineydcxterisq;
mfis^ At me ^icoleos meuspdtronu^^ Immo micoleoi paterbcnignui
T>efendet,legetyomnibwi peritis Scriptorem femcUdprobdbitiUm^ Quod fi liuor
eddx.fimlq; Niomus Higro forte fde uelit noccre^ lUcefl Nicoleos uocutus iUey
ratali drbitrio puto cr fdlute^ Qfii uulgm fkcilc 'muidcntionm Vojfit
{iindcre^.O' omnibw: mulignos Cdflrps exuereibreui puratur Si cduffa udlci^
bonwi trimphm. Ergo fronte abeo femel ferendy Wdruus fim licetydt pcrcruditM. a
4 / AD INCLYTVM AP.RAGONVM REGEM A L- F o N s V M lanottj de Manedis Equitis ac
[ureconfulti FIo^ ^ rentini praeBitio* fuoru opera ad principes fcriberent : §d
eos duabus duntaxat cauHs addudos fe cifleexiftimabamtVna, utexinde illorij
amor acbeneuolctia bonis principibus innotefcerettaltera, ut operib$> ipiis
quas dignis illoru principum nominibus de^^ dicabantur , maior propterea
autoritas proueniret « C^terum mihi hanc lauda^ bilem dodorum hominum
confuetudi nem nuc fequijd^ eorum ueiligiaimitarl uel maxime cupienti,dug alix
cauik ac^ cedebant, quibus ego indudus quafi compulfus meipfum ulterius
continere Do poteram,quin nouu quoddam opus nuper i me compofitlJ, cuius
titulus eft. ETVS quaedam, Serenifll me Princeps , eruditoru ul roru, qui
cogitationes fuas literis mandabantjCofuetu do fuit , ut egregia labora lANOTII
AD ALFON* PRAEF* 9| De digmtate dC excelleiia homimSjCutn omm reueremiatuo
nommi perfcribe^ rem^Haru prima erat^ut cuncfias huma^^ ni corporis dC animi
dotes, dC omnia lo^^ tius homims priuilegfa tnbus prionbus libris antea
explicata,in digniffima et ad mirabili perfona tua aftatim conuenirc abiide^
cocurrere hac noftra pracfotfo^^ ne oftenderemus:quae llgillatim imprac
fentiarurecenferemusj nifi ad te fcriben tes adulationis crimen timeremus,
prsc^ fertim ciJ idipfum pluribusfcriptoru no, ftrorfilocis diligenter 8^
accuratc hacfie nus fecifle meminerim* Vnum tamen ta citi pra^terirc non
poftiimuSjCunc^ta hoc opere latc copiofecp tracflata> toties cer^ ta dC uera
uideri nobis^quoties in fingu^ lares quafdam ac uere admirabiles QC pc ne
diuinas perfonae tuaedotes animum mentemcp couertimus^Secunda talis oc currebat:Quij
enim non multo ante Flo rentini populi nomine legati et oratores Neapoli
apudtccommoraremur, facflu cft,ut femel opufculum quoddam pra?ci puum dC
egregium , dC magnis infuper lO lANOCII AD ALFONSVM iaudibus d^metnoratudignii
, curnm Ic geremus, quod a Bartholom^o Fatio ui ro eruditiilimo fimulatc^
deganailimo, ' de eadem materia Nicolao quinto fum^ mo Pontt icnptum dedicatutn
fuerat* Vnde cum non multo pofl: forte ad grae cam illam celeberrima ac
famonilimam currim fem^I eflemus, at^ pro humani^ ' cate tua prolixij quendam
de Iludiofis eruditis hominibus fermonem (imul ha beremus, modo nefcio quo
euenit,ut in particularem prccdidi opufculi mentio^ nem incideremus* Quocirca
paulo pod benigne 6^ perhumane quidem anobis exegifli,ut de eifde rebus
fcribere uelles mus, tibic]^ opus dedicaremus» Nos ue« ro qui Maieflati tuse in
primis more ge« rere 3^ obfequi maxime cupiebamus,ni hil nobis gratius
fore,refpondere no du bitauimus , ^ ut tibi gratificari 3^ famu« Is^ri
poflTemus: ideo nos, ut nodi, Iiben< cer fcripturos, & opus tuo nomini
dedi:« caturos,aIacriter iuciide^ promiiimus» Vnde cum pauld poft fcribere
mchoaf* lemus, ac pr^ bre^itate (eporis inchoatil opus , ARRAG» REGEM PRAEF* tt
!>■ opus pcrficere & abfoluere nequiui'flc^« mus,rurfus poftea
refumpfimus,ac nem pe multo prius abfoluiflremus,nifi repen rinus FcEderici
tcrtrj nouelli Impatoris in Italia aduentus nos ^iidic aligd defcri bcntes
parupcr retardaffet : nam noftrae Reip.Iegati honoradf coronationis cius caufa
Romauenim',atcft ibi tantu como rati fumus , quoad ipfe inde recederet, Ex hac
itac^ legatione poftea in patria rc uerfi , ultimas demu pracdido operi iam
pride inchoato manus impofuimus jatc^ comemoraris caufis adduc^ijtuo nomini
dedicauimus: at certi pollicitationu nos^ ftraru debitores , tibi ceu uero
illoru pro miflToru crcditori,tandealiquado cotra* dadebitafolucremus,
Totuautopus in I n 1 lib. no tcmcrc dC fortuito,fed fingu lari quada dC
praecipua confiderauoe,di uifi'mus:na cu primo fingulaquafc^ quac in corpore
humano,ac dcindc in cius anl ma,8(: in tota hois gfonaaliquatenus ap* parebat,
diligetcr &C accuratc cofidcrarc mus, no iniuria uifij eft nobis, tu^ maio
ri ^uada rerii tradandarw digniiatc,tuni II lANOTII AD ALFONSVM euam pro
ccrtiori dC planiori omniu co* gnitioejfingulariailla finguUs Iibris feor fum
ac feparatim oportumus dC conue^ nientius cxplicare ♦ Quocirca in primo de
cgrcgtjs dutaxat humani corporis do tibus : In fecundo de praecipuis quibuf*
dam rationalis animac priuilegtjstln ter^ cio de admirabilibus totius hominis mu
, iieribus,quanto a nobis fieri potuit dili* gcdus dC accuratius explicauimus :
quae omnia cii tribus prioribus libris fecifre uidcremur,quartu infnper
adhibcre pla cuitjin quo ea confutaremus quae a plu^ ribus idoneis autoribus de
laudatione et bono mortis,& de miferiahumanac uitc confcripta fuifle
intclIigebamus,quoma illa noftris quodammodo aducrfari dC rc pugnarcnon
ignorabamus ♦ Verum ut h^c noftra parua munufcula tibi gratio^s ra uidercntur,
nonnuHacaam partim in laude Maieftatis tuae a nobis antea defcri pta , partim
nomini tuo dedicata, in uno dC codem uolumine coartauimus,atquc ad te fumma cum
deuotione e Florcntia iifquc Neapolim perfcreda curauimus* Humilitcr tj ARRAG,
REGEH PRAEFAT» ; Humilitcr iaq^ rogamus, ac fupplicitcr obrecramus,ne hcec noilra
paruula mu« nufcula uiiatenus rpernastfed potius ^ps» pterea gratanter accipias
qucfumus, quoniam a nobis,maieftati tuae nii: mirum dcditi fumuSjlibentifli
mefimulatc^ dcuotiflime tranfmittuntur* 1^11^,7 lingua ftomachus anneditjea^ ad
puU mones ufcp pertineatj excipiat^anima, ca qua cdudus fit fpiritus, eadecp a
puU moniblis refpiret 6^ redeat^tegitur quafi quoda operculo : quod ob eam
caufam datum eH:, ne fiquid in eam cibi forte in^ cidiliet^ fpiritus impediret*
Sed cum al^ uinatura fubiecfla ftomachocibiS^po^ ttonis (it receptaculum ,
pulmones autc dC cor extrinfecus fpiritum adducantjin aluo multa funt
mtrabiliter efFecfla , quae coftant fere e neruis^Eft aute multiplex, dC
tortuofai arcet^, 8C cotinet, fiue illud aridum eft,fiue humidum^quod recipit,
ut id mutari dC cocoqui facile pofl[it:eaq^ tum aftringitur, tum relaxat , atcp
omnc quod acccpit^cogit 6C confundit,ut fecii^ le dC calore quem multu habei in
tercn^ do cibo.S^ pr apterea fpiritu omnia trada atcj cofeda in rehquum corpus
diuidan cur 4 In pulmonibus autem ineft raritas qu^dam dC afljmilis fpongijs
mollitudo, ad hauriendu fpirttij aptiilima^quitum fe cotrahunt afpirates, tum
fe fpiritu di^ latant ^ ut frequenter ducatur cibus ^ni^ •nalis , quo maxime aluntur animantes, Ex
inteftims autem & aluo fecretus a xcs liquo cibo fuccus is qiio alimur per^
•nanat ad lecur , per u/as quafdam a me^ dio inteftino ufque ad portas
lecoris^Sic cnim appellant duc^as &^ diredas uia^ que pertinent ad lecur^per
quas cadit ci^ busa lecore dilapfus^ Ab eo cibocum eft fecreta bilis ^ v\c^
humores qui e renf:^ bus profunduntur, reliqua fein fanguiV nemuertunt^ad
eafdem que portasie:^ coris confluunt , ad quas omnes eius iiiaepertinent:
perquaslapfus cibusex hoc ipfo loco in eam uenam qug caua ap pellatur , confunditur
, per^ eam ad cor confedus iam codusq^ perlabitur* A. corde aute in totum
corpus diftnbuitur per uenas admodum multas , in omnes partes corporis
pertinctes* Quemadmo dum auie reliquiae cibi depellanturjtum aftringetibus
fefeinteftiniSjtum relaxat\ tibus, haud fanedifficile diclu eft^fed ta^ men
praetereundu eft,ne quid habeat in^ iu(;unditatis oratioJIIa potius explicetur
inaedibilis fabrica natur^. Nain quae fpi ritu
.-t*. jritu in pulmones anima dudtur,ca calc-' fcit primum ab ipfo
fpintu, deinde coagi ' tatioe pulmonum, ex eaqj pars redditur refpirando, pars
concipitur cordis partc quada , qua uentriculfi cordis appellant* Cui fimilis
alter adiundus eft, in que fan guis a iccore per uena illa cauam mfluitt co^
modo ex his partibus &f fanguis per ueoas in omne corpus difFunditur^S^ fpi
ritus pcr arterias ♦ Vtra^qj autem crebrae multae^ toto corpore intextx uim
quan dam incredibilem artificiofi operis diui^^ nicp teftantur^Quid dicam de
oflibus^ qua^ fubieda corpori mirabiles commifs^ furas habentj&u ad
ftabilitatem aptas ^ 6C ad artus fmiendos accommodatas , 8C ad motumjS^ ad
omnem corporis acftio^ nem C Huc adde neruos , a quibus artus continentur ,
eorum que implicationem corporc toto periincntem : qui ficut ue^ nae dC
arterias a corde tracfti bC profe^^ (fliincorpusomneducuntur 4 Ad hanc
prouidentia naturaptam diligente tam^^ folerte adiungi multapoflunt , equibus b
z ao DIGNITATE intclligatur quant^ rcs hominibus a dtfs qwmcR eximig tributf
fint» Qua? pnma cos humo exdtatoSjCelfos ct redos cofi Aituit,ut deorii
cognitionem coelum in«» cuentes capcre poflent« Sot enim ex ter* rahomines non
utincolae aut habitato* resjfed quafi fpediaiores fupernarum rc rum atcp
cceleftium, quaru fpedaculum ad nullum aliud genus animatium perti net*Senfus
aute interpretes ac nuncij rc rumincapite tanquainarcc mirificc ad ufus
neceflarios fadi dC collocati funt*. ISIam oculi tanquam fpeculatorcs altifli
mum locu obiinetjCx quo plurima conf* rpicientcs fungantur fuo muncrc. Etau rcs
cum fonum pcrciperc debeant » qui natura infublimc fertur,rc<ftc in altis
cor porupartibus collocata? funt ♦ Itcmq^ na rcs, co ^domnisodor adfupcriora
fci-* tur,re<:fie furfum funt:8<: quod cibi 6Cpo tionis iudiciu carum
magnum cfi:, no fis» necaufa uicinitateoris fecutacfunt.Iam guflatus quifentirc
corum quibus ucfd mur genera dcbcrct , habitat in ea partc oris , qua
efculcntis QC poculentis iicr na tura r
11 tura patefecit ♦ Tadus autem toto corpo re apquabihter fufus efl: , ut omnes
idus, omnesG^ mmios dC frigoris 8C caloris ap pulfus fentirepoffimus^ Atc^ ut
in aedi^ ficijs architedi auertunt abocuhsnari^ buscpdominorueaquae proBuentia
ne ceflanotetri elTentahquid habitura^fic natura res (imiles procul amadauita
fen fibus* Quis uero opifex, piacter natura, qua nihil poteH: ede calhdius,
tanta foler «am perfequi potuiflet in fenfibusfqiice primum oculos membranis
tenuiflTimis uediuit 8C fepfit, quas primu perlucidas |ecit, ut pcr ea cerni
poflet : firmas aute, utcondnercntifed lubricos oculos fecit & mobiles, ut
dechnarent (iquid noc&^ rct, dC afpecflu quo uellent/acile couer^ terent ♦
Acies^ ipfa qua cernimus.quae pupilla uocat, ita parua eft^ut ea quas no cere
poflintjfacile uitetrpalpebraecp quac funt tegumenta oculorum , molhlTimac tadu
5 ne delerent aciem aptiflime fadac S)C ad claudendas pupillas nequid incide
Tct^&I ad aperiedastld^ prpuidit ut iden tidem fieri poflet cu maxima
celeritatCt mumtae^ funt palpebrae lan^
uallo pUd rum , quibus dC apertis oculis fi quid in;: - cideret rqpellerctur,&:
fomno conniuea tibus j ciim oculis ad cernendij no egerc mus , ut lan^ inuoluii
quicfceret ♦ Latet prafterea utiMter.dC excelfis undicp partl bus
fepiuntur:Primu enim fuperiora fu* percilijs obducfla fudore a capite &
froa te^defluente repellunt ♦ Genae dcthde ab inferiore parte tutant fubiedaf,
leuiter^ eminenies.Nafus ita locatus eft, ut quafi murus oculis interiedus eiTe
uideaturl Auditus autem femper patet : eius enini fcnfu etiam dormientes egemus
, a quo ciim fomnus acceptus eft,etia ex fomno cxcitamun Flexuofum iter habct ,
ne intrarc pofljt, fi fimplex dC diredum pa:» leret . Prouifum ctiam , ut fi
qua minima beftiola conaretur irruperc , in fordibus aurium tanquam in uifco
inhaercfcercr» Extra autem eminent quac appeilatur au rcs, tegcndi caufa fedae
tutandi^ fcn^ fus , 8C ncadiec^a; uoces laberentur at(^ erraient priufquam
fcnfus ab his pulfus dTet ; fed duros SC quafi coracos habent t mtroitus , ^ ij
fntrouus , multisqj cum flexibus , quod bis natuns relatus amplificatur fonus^
Quocirca &f in fidtbus tenudme refona^ tur^autcornUjS^ ex tortuofis locis
&:!n^ clufis referuntur amphores . Similiter n» res, quae femper propter
neccflanas uti^ lirates patent , cotradiores habent introl tus,nequid m eas
quod noceat poflit per uadere ; humoremcp femper habent, jd puluerem multa<^
alia depellenda nori mutilem^Guftacus prapclare feptus eft: ore enim contlnet
ur , dC ad ufum apte 8C ad incokimi taus cuftodiau Ommscp fen:^ (iis hommum
multo antecellit fenfibus bcftiarum^Pnmum enim ocuh in his ar^ tibuSjquarum
ludicium eftocuIorum,iii picfiiSjficfiis, celatiscj formiSjincorporii ctia
motione ac geitu multa cernunt fub tilius: Colorfietiam &C figuraru, tum
ue^ nuftate atcp ordine.&:(ut ita dica)decen^ tiaoculiuidicant: Arcp etia
alia maiorat nam 6C uirtu tes dC uitia cognofciit^iratir^ propitiij, la^tante^dolente/ortc,
ignauu, audacem, timidumcp cognofcat* Auriii ttceftadmirabik qiiodda
artificiofum^ b ^ iudicuimjquo ludicatur
dC in uocis QCin tibiarum , neruorumq^ catibus uarietas^ fonorum mterualfa ,
diftind/o . dC uocis genera permulta^canorum, fufcumj le^ ne^afperu^grauej
acutum, flexibilejdu:^ rum: quae hominum solum auribus iu^ dicantur Narium
itemS^guftandiartc 8C tangcndi magna iudicia sunt ad quos sensus capiendos dC
perfruendos plures €iiam uellem artes repertae funt : per^ fpicuOeft
enimquocompontiones un^ gucntorum, quo ciborum conditiones, quo corporu
lenocinia proceflerint* Ad ' ufum autem orationis incredibile eft ubj
diligenter attenderis, quanta opera ma^ chinata natura flt. Primu enim a pulmo^
nibusarteria ufc^ ad os intimu pertinec, perquam uoxprincipium amente du^ cens
percipit 8C funditunDeinde in orc (ita LINGUA est finita detibusrea uoce im^
moderate profufam fingit dC terminat, qug fonos uocis diftincftos dC prefli^s
ef^^ ficit , cum QC ad dentes QC ad alias partes pellitoris « Itac^
pledriftmilem linguani noftrifolentdicere^chordarum dentes^ . , nares H25' nares
cornibus, his qua^ ad neruos refois nantmcatibus^Quam uero aptas^qua^ mulrarum
arttum miniAras manus natu ra homini dedur^digitorum enim contni (flio facili5,
faciliscj^ porredio^pter mo| les comiflfuras 6C artus nullo in motu la^ borat:
[tacp ad pingendum^fingendum^ ad fculpedum, ad uerborum ehaendoa fonos ac
tibiarum, apta manus e(l admo tione digttorum: atc^ ha^c obledationis^ illa
necedltatis , cultus dico agrorij ^ ek^ trudionesqp tecflorum, &^reliqua.
Atc^ ha^c Cicero de corpore humanoieiune dC exi'h'ter,ut Ladantio uiro
eloquentif^ (tmOjUtmihiuero homini no diferto uf^ deri folet^mirabiliter ac
diuinuus elocu^ tus eH; . Nuc de ipfo Lacflatio uideamus, que in libro de
Opificio homfnfs (ic dif^ ferentemlegide memimmus: Cumfgi'^ tur ftatuiflTet deus
ex omnibus animali^ bus folij hominem facere cosleftem, ca&t tera uniuerfa
terrena^hunc ad cceli con^ templationem ngidij erexit, bipedem^ conftituit )
fcilicet ut eadem fpedaret un de illi origo eft « Ula uero depreflru ad ter b $
a i E ram , utqufa nulla his immortalitatis cx^ pedatio erat , toto corpore in
humu pro leda uentn pabulo^feruiret^ Homims ttacp fohus recfia ratio^ dC
fubhmis status, dC uultus deo patri communis dC proxu muSjOrigmem fuam
fidorem^teftatur^ Ems prope diui na mens , quia non tantS animantium qua^ funt
in terra ^ fed euam fui corporis eft fortita domi natUjin fum^ mo capite
collocata tanqua in arce fub^^ limi fpeculatur omnta dC contuetur^ Hac icius
aulam deus non obdudam porre^ (flam^ formauf t)Ut in mutis am'mahbus> fed
orbi dC globo fimilemrquod orbis ro tunditas perfedac rationis eft ac figura^:
Eo igitur mens ignis ille diuinus tan^^ quam ccclo iegitur,cuius cumfummum
faftigium naturali uefte texiflet^priorem parte,qu^ dicitur fades,neceffarrjs
mem brorum mmiftertjs et inftruxit pariter ct ornauit : Ac primii oculorum
orbes coti cauis foraminibus conclufit , a quo fora^ ^ufrontemnomtnatam Varro
exiftima^ tiit: &eos nccp minus neque amphus iduos efte uoluit^quod
adfpcaem nuUus < ■ cft7 cfl: perfcdior numcrus quam duorum: Sicut dC aurcs
duas, quaru duplicitas ins: crcdtbiic ed quantam pulchri tudinc pr^ fc ferat,
quod tum pars utraqj fimilitudi^ ne ornata efluum ut ucnicntes cxtrinfe^ cus
uoces facilius colligatur. Nam &:for ma ipfa miradum in modum fida , quod
earum foramina uoluit cfle nuda , dC in^ obfepta:quod6^ minus decoru Q^minus
utilc fuifl^t,quonia fimplicium caucrna^ rum angufl:ias praetcruolare uox
pofl^ct dC fpargi, nifi perccptam per cauos finus BC rcpcrcufliim retcntam
foraminaipfa conueherenttillis ftmilima uafculis, quf* busimpofitis
folentangufliorauafaimi pleri.Eas igitur aures noluit deus artifcx mollibus
pelliculis fnforinarc , quae puU chritudinem demercnt pendulae ac flac^ centes:
nec^ duris at^ folidis oflJibus, ne ad ufum mhabiles eflent immobilcs ac rl
gentes ; fed quod efllet earummediunt ■excogitauit, utcas cartilago
mollioralli^s garct: 6)C habent aptam fimul dC flcxibilc firmitatem An his
audicndi tantum offi^ <iu coflitutiim eft , ficucia oculis uidedi^ I quoru prcecfpue incxplicabilis cft&mi ra
fubtiluas,quia coru orbes gemmaru (i militudinem pracferetes,ab ea parte qua
uidendu Hiic membranis perluccntibus texit , ut imagines^erum contrapolitarij
tanquam in fpecuto refulgentes ad fen* ium intimum penetrarent * [nefFabilis er
go diuinaeprouideti^ uirtus fecitduos milimos orbes, cos^ ita deuinxit, ut no
Cn tpturai cpnuerti , ied moueri tamen dC pedf cum modo pofl[ent . Orbes auteni
ipfbs humoris puri d^Iiquidi plenos cd^ uoluii:., in quorum nie^ parte
fgii\ti\lx luminum conclufa; tenerentur,quas pu pilias nuncupamus : in quibus
puris ac fubtilibus cernendi f^nfus ac ratio contt netur ♦ Pcr cos igitur orbcs
feipfam mes intenditjUt uideatrmira^ ratione itx xxnn iniTcetur coniungitur
amborum lumt num uiTus ^ Vi igttur oculi munmores ^(Tent ab iniuri^^ eos
cilioru tegmmibus occuluittunde oculos dfdos eflTe Varro Tii placettNam QC
ipfa^ palpebraf,quibus mobilitas tnefl , palpit^tio uo.cat3uIu tri^ t>uit;
8C piiis in ordine ftantibr:s uallaca?»
n~ leptum oculis decentifntnum praebent; quarum motus adiduus
mcomprehenfi bili ceieritate concurrens, dC uidendi teo norem non impedit,
& reficit obtufum^ Acies enim, id eft membrana illa perlu^ cens,qua ficcari
dC obar^fcere non opor tet } nin humore ailiduo terfa pure nite* at ,
obfolefcit . Quid ipfa fuperciliorum fafligia pilis breuibus adornata C nonne
quafi aggeribus dC munimentum oculis nequtd fupertie incidat,6iCfpeciefimul
prseftant Ex quorii confinio nafus exo ries,8^ ueluti a^quali porredus iugOjUea
ram^ aciem fimui dC difcernit QC munfti Inferius quoc^ genarum non indecens
cumor , in iimilitudinem colliumleuiter exurgens ^ab omni parte oculos efficit
tutiores: prouifum^edabartifice fum* nid , ut fi quis forte uehemetior idus ex^
titerit,emmentibus repellatur . Nafi ue* ro pars fuperioruic^ad mediumfolida
formata eft : inferior aute cartilagine ad< iiaeret mo!Ii,ita ut ad ufum
digitori! pof* (icefte tradabiiis« [n hoc aute quauis (im plici tnembro , tria
funt oiTicia coftituta: jo unum ducendi
fpimus: alterum capiett» di odons : tertium , ut per eius cauernas purgamenta
cerebri defluant : quas ipfc deus tam mirabili quam diuina rattone molitus
eltjUt tamen hiatus nafi oris fpe^? ciem non deformaretjquod erat planc? fii
turum fifimplexforamen pateret:Atid, ueluti pariete per medium duc^o, inter:^
fepfit atc^ diuifit , fecit^ ipfa duplicitatc pulcherrimu. Ex quo intclligimus
quan cum dualis numerus una dC fimplia com page folidatus , ad reru ualeat
perfedio^ nem* Nam cum fit corpus unum , tamen totum ex fimplicibus membris
conflare non poterat,nifi ut effent partes uel dex^f trae uel finiftr x Jtac^
ut pedes duo ydC it^ manus , non tantum ad utilitatem aliqua ufum^ uel
gradiendi uel facicndi ualet, fed ad habitij decorem<^ admirabilecon
ferunt:fic 6^ in capite, q uod totius diuini operis quafi culme
eft,&auditus in duas partesj&^uifus induas aciesj&odoratus in duas
nares a fummo artifice diuifus cft:quia cerebrum in quo fentiendi ratio
cft^quamuis fit unum^ tamen in duas par ccs - r tcs mcmbrana intcrucmetc
difcrctucn:* ScdSt^cor, quod rapictia?domicihuuidc tur, Iicct fit unu > duos
tamcn intrmfccos finus habct,quibusfontcs uiui (anguinis contincntur/cpto
imcrccdmte diuifirut Ccut in ipfo mundo fumma rcrfi , ucl de fimplici duplcxjucl
dc duplici fimplcx dC gubcraat dC continct totUj ita in corporc dc duobus
uniuerfa copada indiflTocias^ bilcm pra?tendercnt unitatc Oris quocp fpccics dC
ridus cx tranfucrfo patefadus ^ utilis quam^^ deccs fit, enarrari no po tcft,
cuius ufus in duobus coftat officijs, fiimedi uidus QC eloquedi* Lmgua intus
indufa, qu2e uoce motibus fuis in ucrba difccrnit^S^ cft interprcs animijncc
tamc folapoteftpcr fc loqucndimunusadim. plcrc^nifi acumcn fuij palato
illifcrit nid adiuta uel ofFcnfionc dentiij, ucl coprcf^ Conc labioru ♦ Dentcs
tame plus cofcrut ad cloquenda: nam&Cinfantcs nonantc inciptut fari, ^
detcs habuerint : 5^ fcncs amiflis dentibus ita balbutiuntj ut ad in^
fantiareuolutidenuo cflc uideatur* Atc^ ipfos nc nudi ac rcftridi magts horrorl
}i quam omamento effentjgingiuis molli^r
bus, quse a gignedis denubus nominan tur^ac deinde labiorum tegminibus bxy^
tieftauit: Qiiorum dunncs ficut m mola ri lapide maior eft 8C afperior ^ in
ca^te^^ ris offibuSjUt ad conterendos cibos, pa^s bulumq^fufficeret.Labra
ipfajquc qua^ Ci antea cohaerebant, quam decenter in^ tercidur^quorufuperius
fub ipfa medie^ tate nariu lacuna quadam leuijquafi uaU le fignauit , mfenus
honeftatis gratia fo:^^ ras molliter exphcauit ♦ Nam quod attiV nei ad fapore
capiendu, falhtur quifquis hunc fenfum palato ineflearbitranLin^ gua eft enim
qua fapores fentiurur : nec tamen tota:nam partes eius,quae funt ab utro(^
latere teneriores^ faporem fubtu liffimis fenfibus trahunt:Et cum necp ex cibo
quicquamjnec^ ex potione minua:^ tur, tameninenarrabih modo penetrat did fenfum
fapor eadem ratione qua mV* ' hil de quacunque materia odoris deceri*
pit^Caeteraquam decora fint,uix expn'^ itii poteft* Dedudum clementer a genis
ihentum^&: ita inferius codufum^ut acu mea * r 5J Inenems extremuni fignare
uideaturle uitcr imprefla diuifio ♦ Rjgjdum ac teres coHu , fcapulae uelut
mollibus iugis a cer uice demiffae , ualida & rubftrida nerCrig
adfortitudinem brachia,in(ignibus toris extentum lacertorum ingens robur,uti«
lis ac decens flexura cubitorum^Quid d/ Mir^l cam de manibus,rationis ac
fapientia? mi m tiu niftris t quas folertiflimus artifex plano, hut ut ac
modice concauo finu fic^las , ut fi quid renendfi (it,apte poflitinfidere,in
digitos terminauit: in quibus difficile cft expedi re,utrum ne fpecies an utiUm
maior fitt Nam & numerus perfedus ac plenus^ &:ordo8^gradus
dec6na'flimus,6^artl culorum parium curuaturaflexibilis , dC forma unguium
rotuda concauis tegmi nibus digitorum faftigia comprehendes ac firmans,ne
mollitudocatiiis in teneiui do cederet , magnum praibet driiameiiit tum Jllud
uero ad ufum miris modis ha^ biIe,quod unus a caeteris feparatus, cuirt * ipfa
manu oritur , dC iti diucrfum mam^^ rius finditur : qui fe uelut obuium c«c*
tis praebcns , omncm tcnendi fecicndicp € }4i
rationeuelfolus ucl praccipuc poflidcr, tanquam redor omnium dC
modcrator: lcx un Vndc etia pollicis nomcn acccpit, ^d ui &:'poteftatc
intcr caetcros pollcat. Duos quidcm articulos cxtantcs habct, non uc alij
tcrnos, fccj unus ad manus carnc nc* ditur pulchritudinis gratia: ficnim fuil*
fct tribus articulis &: ipfe difcrctus,fofcda & indecora fpccics
ademiflct manibus honeftarcm.Nam pedloris latitudo fub* limis , dC cxpofita
oculis , mirabilcm prae fe fert habitus fui dignitatcm;Cuiushaec caufa eft,
quod utdctur homincm folum^ dcusueluti fupinum fbrmafle : namfcrc nullum animal
in tcrgum iaccrc potcft: mutas autem animantcs, quafi «^pf al - tcrno latere
iaccntes fmxifle , SC ad tcrra icomprefliflc . Idcirco illis anguftum pe«
<fiusV&: ab afpe<!luremotum , &:ad tcrra ucrfus abiedum : homini
autcm patens ere<fium, quia plenum ratt onis a coelo <lai2c,humile
autindcccns eflTc nondc* buit.PapiIIar quocp lcuiter cminentcs,8^ ftifcioribus
ac paruis orbibus coronatac, BOiinihiladdunt uenuftatis : fozminis ad alcndos
itcndos fcttus data?,manbus adfolum decus, nc mforme pedus dC quafi muii* lum
uideretur» Huic fubdita eft pUnii ties ucntris , qua mediam fere umbilicus non
indecenti nota fignat,ad hoc fadus, Ut pcr cum fcctus dum eft in utero nu*
triatur, Sequitur necefTano ut de inter^ tiis quocp uifceribus
dicereincipiamusi quibus non puIchn'tudo,quiafuntaba dita, fcd utihtas
incredibihs attributa eft* Quonia opus fuit, ut terrenum hoc cor* pus fucco
aliquo decibis afpoiibus ale^ rctur,ficut terra ipfa imbribus ac prui^ nis ,
prouidentiffimus artifex inmedid cius rcceptaculu cibisfecit:Qiiibus con*s
codis dC liquefedis , uitales fuccos meni bris omnibus difpcrtiret.Sed cum homo
coiiftet ex corpore 8C ^nima , id quod fu pra dixi receptaculum foli corpon
prx* ftatahmentum : Animae ucro aliam fcd5 dcdit : fecit cnim quodda genus
uifcera molle atcp raru,qd pulmoneuocamus, eum^ non in uteri modu finxit,ne
efFuit derctur (imul fpiritusautinflarethmul, Wco^ ne plenij cjuidc uifcws
cfFecit , fed 5 i jff inflabflcat^ aeris
capax, utpaulatim fpC ritum recipcrctjdum uitalis ucntus p?r il iam fpargitur
raritatcm: QC cundcm rur^ fus paulatim rcdderct,dum fc cx illo cx* plicatJpfa
emmuiciffitudofpiradi refpi* randi^ tradus, uitam fuftentatincorpo rc, Quonia
crgo duo funt iti homine re« ccptacula >unum aeris , quodalitanima: alterum
ciborumjquod alit corpustduas ; pcr collum cflc fiftulas neccfle cft , ciba*
lem & fpiritalem : quaru fupcrior ab orc ad uentrem ferat,inferior ucro a
naribus Mtus ci ad pulmoncm ♦ Quarum natura dC ratiq WM» diucrfa cft:IIIc cnim
qui eft ab orc tranfi* dimfi tus mollis cftcdus,&:qui fcmperclau^ fus
cohaercat fibi , ficutos ipfum: quonia potus&I cibusdimota&:
patcfedagula, quia corporaics funt , fpacium fibi tranO» meandi faciunt ♦
Spiritus contra , qui cft incorporalis ac tenuis , quia fpacium fibi £iccrc non
poierat, accepit uia patetem, quac uocatur gurgulio . Is conftat cx oflS bus
flcxuofis ac mollibus,quafi cx annii lis in cicutac modum inuiccm compadis fiC
cohaereiibusjpatet^ fcmpcr hic trali* I
tus : NuIIam enfm requiem meandi po« teft habere fpirinistquia ts qui femper co
meat , demiflfa utiliter de cerebro mebrt portione , cui uua nomen eft , uelut
oc^ curfu quodam re&enatur, ne aut teneri^ cudinem domiciltjcum impetu
ueniens attra(fla peftilenti aura corrumpat, aut to tam nocediuiolennam intemis
recepta^ culis perferat«fdeo^etianares breuiter I runtapert^,quacidcirco iic
nominantur, quia per eas uel odor uel fpirftus nare non deiinit * Tamen buic
fillulae (piritali non tantum ad nares , ueru ad os quoc^ iter patet
mextremispalariregionibust ubi fe colles faucium (pecflantes uuam, tollere
indpiunt in tumorem : cuius rel caufa QC ratio noh obfcura edXoquendl enim
facultatem nonhaberemus , (i ficuc iter gulae ad os tatum , ita QC gurgulio ad
nares tantum pateret. Aperuit igitur ui% uoci diuina folerria ex illa fiftula
fpiritalf, ut poflTet lingua minifterio fuo fungi , QC uocis ipHus f noffenfum
tenore pulfibus fuis in uerba concidere » Cibi uero in al^ tium recepti,d^ cum
potus humore per^ c J }• : intxti jCum iam calorepercodi fuerinti coru fucciis
inenarrabih modo per mem bra difFufus.jrrigat uniuerfum corpus 8C iiegetat
Jnteftiporum quoc^ multiplices fpirae ac longitudo in fe conuoluta , uno tantum
fubltrida uinculo , quam mirifiW^ ci! dei opus cft ^ Nam ubi maceratos ex fe
cibos aluus emiferit^paulatim per illos internorum anfracflus extruduntur, ut'
quicquid ipfis ineft: fucci^quo corpus ali^ cur, membris omnibus diuidatur . Et
ta:^ rnen nequiforte obhsereant ac refiftant^ quod fieri poteratpropter ipforum
uo^ luminum flexiones infefseperedeutes^ fieri fine pernitie non poterat >
opple^ uit ea intrinfecus craftlore fucco, ut pur^ gamenta illa uentris ad
exitus fuos faci^ lius pcr lubricum niterentur. Illa quoc^ ratio fubtiliftiipa
eft , quod uefica , cuius ufumuolucresnon habent , cum fit ab Imeftinis
feparata,nec ullamhabeat fi^ (lulam , qua ex illis urinam trahat , com^ pletur
tamen dC humore diftenditur . quomodo fiat , non eft difficile peruide^» ffc ;
Iticeftinoriipi enim partes qu^ ^b^t^ » t )9 uo cibum^potum^ fufcipiunt ,
patentio rcs funt quam cxcercc rpirac,&: multo tc* nutores:h«e ucHcam
complcduntur dC contfiicnt , ad quas partcs cum potus 8C dbus mixti
pcrucnerini, fimum quidcm crafliusfit,& tranfmcatthumor autem omnis pcr
illam tcnentudinem pcrcola^ tur, eum^ ucfica,cuius aequc tenuis fub tilis^
membrana c(l , abforbet ac coWia gic , ut foras qua natura exitum patefecic
cmittat,Dc utcro quoque 8^ conccptio^ ne , quoniamde intcrnis loquimur, dici
neceflrce(i,nequid prxtcrifle uidcamur: quap quanquam in opertoIateant,fcna fum
tamcn atquc intclligcntiam latere non pofl[unt ♦ Vena in maribus qux fe* . mcn
continct , duplcx cft,pauI6 interior quam illud humoris obfcccni rcceptacu^ lum
: ficut enim rcncs duo func, item« tefl;cs,ita dC uenar feminales duae, in una
tantum compage cohaerentes ♦ [pfum rcmcn qutdam aiunt , cx om ni corpo^ rc ad
uenam gcnitalem confluere. Et rcliqua huiufmodi profccutus , paulo poft ita
inqutt ; Cgo ipforuoi genitaliuin c 4 I
4.t fiandu pedibus indigerec, (icut quadru^ pedesjfed porrediores longiores^
(ora mauitjUtftabilecorpus efficerent phnia cie fua: Vnde illis indicum nome
efk^Dis giti aeque totidem^quot in manibus, fpe dem magis ufum
praeferentesjideoaa 6^ iundki d^breues,d^ gradatim c5po(iti: quorum qui eft
maximus, quonia illum iicut dC in manu difcerni a caeteris opus non erat, ita
in ordinem redadus efl; , uc tame ab altjs magmtudine ac modico in« teruallo
diftare uideatur*Hacc eoru fpe:« ciofa germanitas,non leui adiumento ni fum
pedum firmattcocitari enim ad cur^ fum no poflrumus,ni(i digitis in humum predis,
folo^ nitentibusjimpetii faltu^ capiamus* Atque hxcomnia Lacflantius de corpore
humano mirabiliter profe^ <fi6 ac diuinitus explicaile deprehendit; 6^ tamen
ipfe multa de induHria pr^ter^ minfTe coHrmat,quas uf(^ adeo dubia 8C obfcura
eflfe uidebatur , ut nemo eorum uim rationem^, niH fabricator ille omni
potentifl[imus,cIare QC aperte perfpicere |}Otuiflret * Cum igitur ea fuperius
enar^ 4* ^ I rauerimus qu^ de corpore humano duQ diuinibomineSjd^Latinae lingue
tliuftra cores , perpetuis literarum monumentis mandare non dubitarunt:reiiquum
efl; ut quid de eifde rebus pbyrict fenferint» qui accuratam quandam bumani
corpo^ hs anatomiam fcriptam reliquere^uei pa rumper uideamus * Quoniam uero
hxc praedidi corporis &bricatio caeteris ani^ matibus longe dignior attp
admirabiiior efle uidetur,no abfurdu fore putamus,(i anteq ad membra
particularia ifgiilatitn defcedamus , aiiquamemoratu digna de torporis
noflriexcelleda , cundorum^ aliorum dif{erentia,breuiter diflieramus.: Corpus
igitur noftrS, (i diligenter 6C zc* curate proprias eius conditiones,d^ non
nulias praccipuas qualitates conderaue^ r imus,ca figura , tum generali QC
uniuer fali magifterio, tum quoq^ necedaria qua runda fuperfluaru partiii
carentia,tribus peculiaribus &egregtj$ dotibus , ca^tera oinia multii
admodo exceilere,ab altjsc^ differre diftare^ comperiemus* Figura, iUdc finguUs
pauca quaedam breuiflTime referamus, caeterariim omnium nobilifli ma,ita
intuentibus apparc t,ut de ea nuU latenus ambigi dubitanuepofTu* Nam lic rigida
& recfia eft , ut cundis al tf s anis» mantibus in terram pronis humim de^
preilts, quafi fblus eoru omniu dominus 6C rex dC imperator , in uniuerfo
terrarS orbc non immerito dominari ac regnarc &imperare uideatur, Cuius
quidem erc dtQtiis 8C ftaturac cum caufas qua^rereai fnus , quatuor duntaxat
apud phyficos fiiifle reperiebamus. Prima erat materia: leuitas: qua; cum eflet
Ipumoia dC aerea, prcefertim Ci cu cgteris animantibus com pararetur , ab alijs
cauiis adiuta in altum eleuabatur*Secunda,caIorismagnituda cfFerebatur : quippe
humanum corpus ciufdem quanatatis animalibus amplio^ rcm dC intenfiorem calorem
habereper^ hibetur &crcditur* Tcrtio locoformac perfedio accedebat :
perfediflima enim tiumanac intelligentiae forma excelleti# tiffimam
atqucrcAffimam figuram exilf gebatt Quarn ratione finis oftedebatur;
Nlhomofuapte naturaa^ int^lligen49
tiatus S^mftftutus eratnnquo quideni cius proprio SC peculiarj ofRcio ,
nobili:* tas 6C excellentia uifus 6C auditus/enfuS (ut ita dixerim) fentatorum
ac fagacium, apprime fibi £imulant 6£ feruiunt: quod efficere nequaquam
potuiflent , niii edi^ cum aliquem dC eminentem locum poii^ tionibus (iiis
obtinuiiTent » Cuius GmilU tudinem in urbium oppidorumc^ prx(i dibus dC
gubernatoribus profpicere dC intueri Iicet,quiin altis magnaru turriil
sedificadonibus arduis^ artium munido nibus,urbanorum cuOiodum habitacula
coftruere dC xdificare confueuerunt^Cir 'ca lecundam uero difFeretiam uel podus
cxcellentiam confiderandum efl;,quod plerac^ animalia ad alicuius (iue artis
ii^ ue artinct) partidpationem naturali quo daminftru(f2uincltnataferutur ,
quod in araneis 6f apibusatquehirundinibusS^ alijs quibuldam Iblembus
animantibus Rianifeftedeprehenditur* Hocautem ra tionale idcircoa natura ita
faduita^ in« (litutum eflfe cred(tur,ut ad cuiuslibet ar ti8,n5 ad unius foU'
percepcione, aptius / '^ habilius^ orireturtfl enun homo ad cer^ tam quanda
artem^ceu de araneis QC apuf bus didtur , anatura inftrudus acceflUtf fet,
profedo quemadmodumillis anima iibus condgiile uidemus , caeteris pene omnibus
exercitrjs dC profeflionibus ca« ruiflet^. At uero ei datae SCexhibitae fue«
runt manuSjUt per huiufmodi non inani ^ata,red quafi uiiiainftrumenta,&(ut
ii| qtiit Ariiloteles) organorum organa, ua ria diuerfarum artium iam
perceptarum opera dC officia exercere QC exequi po(f fet* Quocirca multis
fuperfluis dC fuper« uacaneis partibus , ut cornibus ^ roflris» adunds unguibus^uilloiis
pellibus,pin« nis QC fquamis , caudis^,, 8C huiufmodi deformaubnibus omruno
caruiflle exifll matur ^creditur. Cumitac^ detalibus humani
corporisueldiflerentijs uel ex« cellentijs pauca hxc retulerimus , reflat ut ad
particularia eius membra breuiter accedamus: no enim in praefentiarumid
agimus,ut cuda illa referamus quae Ari^ ftoteles 6C Albertus fummi philofophl
In fuis illis pr^claris dC decantaus anima« * # Imm uolummibus , ncc ca
irifupcrqu* palcnus 8^ Auiccnna cxcclletiflfimi mc dicinar artis autorcs, in
proprtjs ipfarum anatomiaru codicibus tradidcrut» Hanc humani corporis
&bricationem fupra ^ dici potcft admirantibus nobi's,&: foicn* liem
quandam ac diuinam diucrforum membroru compadionem fingulari ad* mirationc
faepcnumcro c5fidcrantibuSi dc oflibus primo , tanquam dc ncccfla»* rijs
quibufdam fuiuri aedificij fundamcii lis : dc cxtrinfccis dcindc mcmbris,quac
fcnfibus patcnt : tcrtio, dcintrinfccis 8C occultis, brcuius quoad ficri
potcrit,fcri ff<t m cor bcrc ac rcfcrrc placuit ♦ CuncSorum of*» ^yc» fium
quae in toto corporc rcpcriuntur (ut omiffis particularibus,nc forte in re^ bus
fupcrfluis nimis curiofi fuiflc uidc*' rcmur , dC uniucrfaii quadam rclarione
contenti fimus ) partim uelut quaedam rcliquorum membrorS fundamenta pti tantiir^quoniam
in his,ccu in nonnullis folidis fundamenns, totum corpus con* firucflum dC
fabricatum cflfe confpicitur; qiialia func dorfi ipondyli ; ha;c enim no aliter
• alitcr humanf corporis cernuntur,quani
illud Iignu alicuius nauis uideatur quod m ea primum collocatur dC ponitur :
Par tim uero ita exiftimatur, uelut (i clypeus quidam ad tuitionem protecfiionc
mi* litis cuiufdam accommodaretur:QuaIia funt cranei o(Ia:Partim infupcr
uelutar^ ma quacdam perhibentur : nam his ipfis quafl armis quibufdam propugnatores
ofFcndcrc ac latdere cupicntcs longe re^ pelluntjCuiufmodi minuta quxdam o(!si
reperiuntur quac a medicis firamina nun cupantur: Partim dcnic^ uelut columnae
dC bafes ad fufpennonem dC ere(fiionem aliquorum membrorum inftitutac uiden
tur: Quale efle dicitur lambdae os , fic ad (imilitudine Graeci illi»
characfieris nucu patfi, Quoru omniu quata: QC qualcs fint in corporc noftro
utilitatcs uarijs nccefll tatibus c5ditae, quonia difficile dicfiu eft,
fii^nimis fuguacancu effet fi fingula qugc» ^pfcqueremur : idcirco de induftria
prae* termifimus.ad extrinfecamebra cclcrrij» mc ac breuiflimc feftinatcs,
Pedes, ut ab uiferioribus incipiamusphomini mouedl ^ dC ambulandi gratia dati
funt : Edeo^ ifa mftrudi iia^ fabricati cflc ccrnuntur, ui Ci aliter fuiiTent,
officio fuo fungi ne quaquam potuiflciit*Mirabi1is profedd efl corum
formatadmirabilior mufculo^ rum contextio : Admirabilifl[ima omniu digitorum
intcr fccumtantodecorcdfcs ftincf^io &fcparati04Quid dc tibijs &cnt
ribus C Quid dcgcnibus &coxis dicc^ mus c* nonne h«ec omnia fubtili quodam
folerti^ artificio ita conftrucfh efle uidc^ mus, ut fpontc fua moueri , &
reliquum corpus ferrcac fuftentare facilc queantt' De tefticulis rurfus ac
pudendis, quanta fplertia ad generandum inftituta 5C pro* creata fint,
cxplicare difficile forct» Quid infupcr de uentrc , umbilico, ftomacho, thorace
ac pedore dC ititeftinis fentie* mus f Quid pra^terea de fpatulis dC bra*
chijsrQuid de cubitis &:manibusfQuid de rembus dC nucha C qd denic^ dc
collo &rgutturc rcferemusrnoncfingula qu^s» que tanto ac tam mirabili
opificio coftru <^a dC fabricata fuifle confpicimus , ut de deo humant
corporfs autore nullatenus ambigere fufpkari uc debcamusc' dc qui bus
rigillatim nonullamemoratudigna fcribere dC Iiicn§ mandarc uoIui({em,m« Ci
nimiam orationis prolixitatem timuiOs femtquod dc induftria uitaui,
praefcrtirrt cpm plura dodiffimorum dC elegantiffias morum hominum documenta
fuperius a nobis rccitata fuifle memfniflem. Caet^ rum dccapite,reliquis
extrinrccis una cu pulmone dC hcpatc, fplcnc dC corde,inte (iinis 8)C cudis
altjs interiortbus omiflis, quoniam idipfum ca^terorum membro«s rum
nobiliflimum dC prasflantifllmutn cfle turc cxiftimatur 8C crcditur, nonnul la
cxcelfa dfT digna cius priuilcgia pauld accuratius dC diligentius recenfebimuSi
Quocirca antc omnia fingularcs quafda totius ipfius coditioncs
8i:prccipuas,dc;» mdc partium fuarum qualitatcs, parum:^ per attingemus « Plura
decapite noftro etia atc^ etia confidcrantibus nobis, prae CcCtcris mcbris data
ci S)C cxhibita priuile gia fuifle coftabat^ Primo nac^ ipfum nc» biliori dC
exccinori loco conftitutum 8C collocatump digmori deinde dC ampUorl d 5© fi figura ornatum, poftremo maiori quan^
tttate prcditum extitifTe cofpiciebamus» Etemm ut de nngulis pauca qua^da bre^
uiffime fimuiatq; ueriilime expediamus: iS^imirum fuperiorem ac fupremum ar«
cis locij, ob fenfus homini ad fcietiam QC intelligentia famuIanteSjObtinuiffe
per;« hibetur creditur* Figurae uero rotun^* , dce ac fphserice ita utrinc^
prcffx,ut ante €>Cretro aliqualiter tumidtJ, dextrorfum ueroSf^ (inirirorfum
leuiter planu cerne retur, ob cerebri magnitudine ac nece& fariam quanda
uentriculorii fuoru diflin <flfonem,fuine tradit «Talis qu^ppe figu<» ra
dC caeterari! omniu capaciflima efl; , 8C nifiin folo pudOjquemadmodua mathe
maticis plane dC aperte demonflrat,tanis gi nequaqua poteft» Proindc ea ipfum
gura pra^ditu dC ornatu apparuide uide;< mus, ut QC cerebrii c5 uari)s
uentricuIcM rum fuorij diftindionibus caperet,{imu! atc^ ab extrinfecis
lceitonibus tutaretur, Magnitudinis poftremo etmolis quanti fas»praeter
aliqualem illius figurse rotun ditatem^ideo neceflTaria ^it^ut 8C ampli^
tudinem » r $i ' ^dmetn cer6bri,6(rquacab eo oriebanf^ uenufte apte^
coplec^erentur . Deccm praeterea praccipua dC fingularia in hoC nobiliflimoatcp
dignidimo mebro,a me dicis medicina?^ autoribus confiderata fuifle Iegimus:de
quoru (ingulis, ceu de capillis 3^ cute, de carneac paniculo ex^ teriori,de
craneo,de duobus panniculis interioribus, de cerebro, de duob? item panniculis
inferioribus , de rete infuper mirabili , dC de ofle paiHllari, ftc enim ab
jllis nucupatur,quaeda enarrabimus* Ca pilli quaquam ex neceilitate materiae ge
nerati ede uideretur, quoniam caput eft in arce,uelut unicu^quodda et fola
totius acdifictj caminum , quo omnes corporis uapores dC fumi redigutur,ad
neceditass tem tamen finis, extrinfecaru fcilicet lae^ (ionum tuitionem ac
protecflionem re«: feruntunCutis ob duas duntaxatcaufa^ robufta ac groila
extitiile creditur, cumi ut capilli in ea tanquam in tenaci quzst dam radice
fortius figeretur , tum etiam quia honeftum quoddam folidi! oflis &C6rcbri
uelamcn crat; quoniam fuprsi $s ,
craneum nulH mufculi extare 8C appare ce cernuntunDe carhe in frontejin
tem^! poribuSjinmadibuliSjextrinrecusappa* retc,nihil aliud breuitatis caufa
dicimus* quam fi de aliquo pulchro cooperimeto ac uelamine diceremus *
Panniculus illc cxterior,ob tres praffertim utilitatcs infti tutus dC fadus
fuifle fcribitur : primo nc craneum a cute, dC rurfus cutis a craneOj fiullo
mediante , tangerctur : deinde u| craneumperhunc panniculum fenuiedi uigore
pcipcret , ac fentiret,quo fine ex4 pers fenfus., dCCut ita dixerim) infenfati|
rcmanfi(ret:poftremo, ut mediatorc hoc panniculo , dura mater a craneo fufpen*
deretur» Etcnim hic paniculus ex neruis &:ligaminibus generatur,qu^a dura
ma trc pcr commiffiiras dC poros ccrebri ex '4nem. trz crancum
penetrareuidctur* Crancui os magnum cerebrum ipfum ab cxtrin* fccus pcmtus
circundans , a mcdicis defi tiitur:in cuius concauitatc ccrebru,unde nerui ac
fenfus oriunt , coftitutG & collo catu cfle cofitcnt dC dicSt ♦ Hoc autc
uniS continuum ob multas ac diuerfas cm> . r -JJ las Heri non potui t: nam
(iunumSC con:» dnuiim fuifiietj profedo nullatenus Ixdi ofFendtue ualuiflet, ut
lacfio dC ofFenfio i1 la tn totum non redundaflTet: Ac per hoc ea continuatio
Gbi multum admodu ob^ foiffet^Dcinde ut uapores plerunque ad caput
afcendentes,per uanas iunduras, diuerfas compages,extra craneu expellc rcntur*
Poftremo ut medicamentorii ui^ rcs ac uirtutes, quandocunc^ incumbetc
neceffitate expedirct , ad cerebri fubftan liam pcnetraret.Poft craneum duo
pan* niculi cooperientes ac uelantcs , idcirco demonftrantur , ne eius
mollitics a duri« cie dC folidiiate cranei ullatenus tangere* tur : horum alter
craneaipfum fequitur, 1JUI dura mater propter foliditate ac durl tiem appcllat
» Pia dcinde mater accedit» Rc ob molliticm 5)C humiditate dida, qug mollis
idcirco feda fuit,ne fua mollittc cc rcbrum laederc ualcret, QC ucnas infupcr
quafdam contineret, a quibus cercbrum «ilcretur dC nun^ircturfCuius quidem cc*
rebri trcs, anteriorcm fcilicct dC intcr mc diam ac poftcriorcm , principalcs
partes eflfecotitediniustin qiiibus
profe<fl6 Ceti* fus communis , ut uulganbus phyncoriS dC medicorum uerbis
utamur , imagina* tma , extimatf ua atque memoratiua facul tas, quinc^ illi
fenfus interiores,tribus ex terioribuspr^termi(Iis,admirabiIiter pro fecflo ac
pene incredibiliter latere dC coti* neri cernuntur:quorum omnium quan^ ta QC
quam mirabilis Cit neruorum inter fecontexio, uidflitudinaria quaedam
coIIigatio,difficiIe didu eft* Accomoda* tidimi nan(^,ut ita dixerim,IocuIi
quin^ jllas intrinfecas , per ciidas philofophojs rum fcholas iamdudum
celebratas com memoratasc^, uirtutes tanto ac tam mira Ibili artificio
compleduntur,ut hoc nngu lare ac particuiare opificii!, nifiab omni^ potenti
deo nullatenus fieripotuiilein^ telligaturtquiquidem ii optionem natu^ rae
noftrae largiretur,ab eac^ requireret, cotentane eftet fuis integris
nobilitatis^ niembris,quac ad formationem corporis pertinerent» an quic^ melius
poftularec, ^d amplius quaereretr' porro nefcire atc^ fgtiorare
confitemur«PepannicuIi$ infe ^ , rlor&us. . r h rforibus , de rete at<^
paflliJlari ode , reli^ quis tribus , ne nimtj (imuSjdeinceps di^
cereomittamus*Quac ergo compofitio membrorum,qux coformatio lineamen torum,
quac fi'gura,quat fpecies huma napulchriorauteile aut excogitaripo^s teftf Quod
cum illi ueteres fapiedflimiG^ homines animaduerteret ,deos in huma na fe
fpecie cofiteri audebat:quoru ueftl ^ia pleric^ ex nQftris imitati,in quibufda
apoftolorum ac martyrum,ceierorum^ fandorum baftlicis , deu inftar hominis
Idcirco uoluerunt, ut ad diuinam cotem plationem rudibus ignarisc» hominibus
aliquatenus opitularentur : quapropter non defueruntdodiftimi ac fapietiftiml
uiri qui cum pra^dida omnia , 6c aliahu^ lufmodi humani corporis machinameta
diligenter S^accurate contemplarentur, lalem fabricationem inftar mundi for^
itiam fadam fuiile arbitrarentur : Vnde hominem a Graecis Microcofmu , qua(i
paruum mundtj , appellatu fuifle putaue rut.Nec defuerunt etia q famofiflima
illa ^ialuberruna Noe arca,inquaparuas d 4 0
quafdam humani generis , quod iam pe ncf totu primo dC generaii diluuio
pene^ rat , reliquias incolumes remanfide noui mus,ex qiiibus reparati fumus ,
ad hanc perfediiTimam humani corporis fabrica arcci conftruda fuifle propterea
exiftimaret, '. Noe quodpropriaipfiusfuilongitudoauer;* minis tice uCcj^ ad
ueftigia, fexies tantum habet i quif quantum latitudOjquae eft ab uno ad alte
jum Iatus:6(^ decies tantum quantum zU rint. titudo , cuius altitudinis mefura
in latere a dorfo ad uentrem reperitur;feu ft iacen cem hominem fupinum feu
pronum me tiaris , fexies tatum longus eft a capite ad pedes , quantum latus
eft a dextera in (i^ niftram,uel a finiftra in dexteram : de:^ des tantum
quatum altus a terra: Proin^^ ^e commemorata arca trecentoru in lon
gitudinecubitorii, quinquaginta in lati^ |udine,&trfginta in
altitudine,fada fuif=* fe fcribitur» Vir enim fuapte natura pru* ^ieiitii^mus ,
8C multarum quo(^ rerum fxperietia, in tanta ac tam diuturna quin gentorum
annorum uita ( nam hac eius ii^t^tegeneral^ illud diluuio , uniuerfunt ^ * tcf rarum orbem inundaile legimus) ap*
prime edocflus, &: diutno infuper quodl fpiritu afflatus ,cum hoc mirabile
ac per*» fecfiatn hominisopifidijab omnipoten:« ti deo profluxifle 8^ emanafle
mtelhgej* ret 5 tale tanti autoris fupremi^magifl:ri exemplum,fibi arcam
fabricaturOjarcam fnquam illa humanf generis feruatricc^ quod ipfe maximus
eorum temporum propheta, fuis flagittjs facinoribusm pe^» f fturum diuin/tus
acceperat,non immeri to ad fabricandum imitandumm propo^ fuit.Et quanquam multa
de hoc corpore noftro hadenus dixifl[e meminerimus, unum tame de humana
facie.caeteris for*» te inirabilius , in calce huius primihbri; taciti praeterire
non pofl^umus. Dequo cum beatus Auguftinus (atis fuper^ a9 mirarinon pofl[et,
quodam loco haec uer ba pofuit t Quis enim , confulta ratione, nmdxu non
uiderit in hominu innumerabili nu^ fiddii^ meroHtate , tanta natura;
fimilitudine, tmM) tam ualde mirabiliter fe habere (iiigulos, fingulas facies ,
ut , nifi inter fe dilSniles ^(Ient,nequac]|uamfpecies eorumabaixl 0 malibus c^teris diTcerneretc^Etrurrustnj a
mter fe diilitniles eilent>nenipe (inguH a caeteris hominibus haudquaqp
difcer^ neretur * Quos ergo fimiles confitemur, eofdem difldmiles inuenimus.Sed
multo mirabilior eft con(2deratio di(limilitudi:« nis:quoniam fimilitudinem
natura com* mums iuftius expofcere uidet « lilud ue« ro ceteris omnibus
mirabilius iure exiiU matur dC creditur: quippe fingula qusec^ bumani corporis
membratamfubtilim tione ac tam diuinx prouidentise folerda formata cernuntur ,
ut cantudem ad ufus neceilitatem,quantum ad pulchritudine ualereuideantur* Si
qius igitur , ut hanc primam noftricorporis particulam tan« dem aliquando
cocludamus, cundla h^c 8^ generalia QC particularia humani cor^ poris
priuilegia,praedpua^ munera dill genter QC accurate am'maduerterit,profe ^o
ipfum ab ommpotenti Deo idcirco Cgregieac mirabiiiterfabricatumno in^ iuria
fuiife cefebit, ut dignum quoddam Umulatque accomodatum rationalis ani
marircceptacula formareturt Vnde cum ; I 5^5 tales tantas^ corporis nodri
dignitates dC excelletitias e(Ie uideamus , haudqua quam miran debemus, (i
antiquorum iu fiorum fiinera , officiora pietate curata Mortuc {unt^dC exequiae
celebratae , & fepultura cvc^"'' prouiTa:quemadmodum expluribus ue
teris &C noui teftamenti exemplis luce clarius apparet * Licet hoc totum
huma^ cionis genus idcf rco a plerifque philofotf phis contemheretur,quoniam
nulla de^ fundorum hominum corpora ullo un^ quam tempore refurredura
arbitraban^ tur*Nam QC Tobias fcpeliendo mortuos deum promeruide , tede
angeIo,c6meti datun Et dominus noftefdie tertia refur 9:e(flurus,reIigior^
mulieris bonutn opus prxdicat, prxdicandum^ comendauit, quod unguetum preciofum
fuper metn bra eius effuderit,atc^ hoc ad eum fepeli^ endum fecerit* In
euagelio etia ij laudai) tur,qui corpus eius de cruceacceptu dill genter atcp
honorifice tegendix fepelien dum^curarunt*Bt,qd mirabilius uiderl debet, omnes
p^triarchcc ^ plericp protf fhcm du uiuerU 3 j>prfj$ t^ilameus cur^ eo fepieliendorum QC humandoru cadaue^ rum
fuorum, domefticis dC pofteris relfn I (^uebant*Quod fi animorum noftror uni
uafcula talia ac tam mirabilia efle uide^ mus,ut de deo eorum autore^iure dubi^
tarefurpicanue nequeamus , gd de ipfo ahimo peculiari quodam ac prcecipuo omniu
reru thefauro dicemus c' An ufc» adeo hebetes dC obtufi erimus , ut de dt«
Uinohumanarum animarum autore titu bemus, cum de hominu corporibus cx* teris
earum uafculis ac receptaculis idi^ pfum plane 6C aperte fentiamus C Quod
fequenti Iibro,quantum parui ingc ntj noftri Bicultas efficere conari ue
poterit,quemadmodum "ab initio promiiimus, paulo latius dC ubc* rius
explica^ ^ I3imus* S» l , / lANOCri D E MA' NECTIS, E CLVITIS A C IV* recofulti
Florcntini^de dignitate dC excellentia hominis Liber 1 1* ' E L L E M nobis
nunc de anl ma humana breuiter cofcri pturis , tantu ingentj facul^ tatis dC
eloquentia? dari,{i optata fierent, utinhac tatxi obfcura dC tam abftrufa
materia , de qu2| phtlofophi uaria di^interfediuerfaacpe ne cotitraria
fcripfifle coperiuntur,non:« fxuUa pra^cipua (ingularia in mediun;| afferre
poflemus . Sedquoniamtantam in rebus ipiis difFicuItate ineilc laterem Dj]pc^
cpipicimus,ut Cicero Romana; eloque- <"«w«<i tiae princcpSjCum de
anima differeret, ac S^^^^* quid foret inpra^claroillo Tufculanaril
dk^putationum dialpgo diligenter 8C zc* curate perfcrutaretur , magnam quanda
<3le eius originc, Ioco,& qualitate diilen^ fione fiiiiTe defcribat* Et Ladatius
quoc^ uir dodiflfimus atc^ elegantidimus , cum de eifdem coditionibus in
comemoratQf de Opificio hominis opufculo iaucftig^ ez t) r retjin hunc tnodu fcribens dtxide deprd
henditur : Quid autem fit anima nondiS inter philofophos conuenit,necforta(Ie
unqp couemetldcirco omnibus, quems: admodum d/citur,animi QC corporis uiri bus,
aliqua fortafle nonindigna maiefta tis tu^ ledione referre dC explicare cona
bimun Proinde ad perfecfia QC uera eius definitione, quo ad fieri
poterat,anheIan tes, uetere Ariftotelis more in rebus fe* rijs ac grauibus
profequi imitari^ decrc uimus: qui in omnibus fere Jibris fuis est antea
recitabat, quae a prioribus philofo phis de illis rebus dicebant,de gbus ipie
diflerere et difputare cotendebat,eorii^ poftea opinioes figillatim cofutabat:atc^
hxc omnia ideo faciebat,ut quid ipfe fen tiret, quado ca catteris copararetur,
fact lius &clarius appareret^ Nos igtt cert* ^u^dadtT folita tantiuiri
ucftigia, in recf tandis duntaxat opituonibus antiquoru, breuiter imitabimur :
no eiii ita arrogai» tes ita^ impudentes>ne(^ fumus net^ ul deri uolumus, ut
in tot dC tantis occuka» rumrcrum dtfficultatibus noftram fen^ « tentiani II 0| tendS e?cplicemus*Sed poftquam ea fp(a
recitarimus , recitata^ leuiter confiitaui mus, quat philofophos fuis puris
natu^ ralibus conftitutos confcriprifle percipl mus, ad nofb-os theologos ,
quibus hxc caetera huiufmodi naturae myfteria di uinitus reuelata fuiile
conilabat,tanqua in unum human^ falutis portum magna ladati
tempeftatecofiigiemus * Cumau tem nonnullos dod^iiTimos iimulatque
clegantiilimos uiros, prarcipue Cicero^ iiem dC Ladantium , animum ab anima
inter fe difFerre uoluiiie intelligamus, ut altero uiuere,aItero uero Ccntire
QC iape«: re iignificatur , quoniam fatis fuper^ fa* tis eile arbitramur,ut magnis
tam ardua rum reru difFicuItatibus opprimamur, de nomine minime laboradum
forecen femus * Vnde quanquam utro^, utfuis locis aptius QC accommodanus fieri
pof^s fe uidebitur, pro eodem uteremur, ani« mam tamen quamanima proptereacre
brius frequentare maluimus , quoniam catholicos docflores noiirosiiueexhe^
braea fiue ex gr%ca faaas fcripturas in ^ !., Latinam Iinguatn coaugrtentes,
(iueaH^ ter quomodolibet explanates , eo uerbo femper ufos fuifle comperimus ,
quoru nps uenerada ac facrofanda ueftigia tan tummodo obferuare d( imitari
conpitui mus t licet gentiles philofopht plerun(^ animum , raro uero animam ,
pofuerintt Thalcs MilefiuSjUt ab antiquioribus or^s diamur,quem in numero
illorum fepte celebratorii fapientff Romulo regnantc extitiire,ac primum in
philofophia cla^ ruille manifeHium , quanquam de ani ma particularem quandam
mentionem nequaquam fecide memoraretur>cum ta men aquam omnium rerum
principium fuifle exiftimaret, atc^ exinde cudamun di clementa,ipfumqp mundum ,
dC quae^ cunc^ in co gigneretur , oriri dC nafcj ppi naretur,anima ab aqua,
Hcut ca^tera, ori gincm trahere , eius opinio lurc cefenda efl * Anaximander
eius auditor , non ey; aqua , ut magifter , fed cx fuis^ principijs infimtis
omnia producfSirprogredi zfft rebat*Cui Anaximenes fucccdens,mfi'* Hitis
illispra^ceptoris fu( principijs aerc adhti* x \ I r ^i' iidhibuiile perhibet . Anaxagoras ems
difdpuius , praeter generalem quandam dc inittjs rerum ex fimilibus inter fe
par^^ ticulis opinione, de anima diflTeres , rem feipfam mouentem e(Ie dixic dC
fen^ fit^Diogenes alter Anaximenis auditor, eam, quemadmodu caetera, ad aera
unii omnm pnndpmretuIiflTefcnbitur^ Leu dppusS^ Democritus atortioraj hoceft
ieuium 6^ mdiuiduorum corpufculora autores d^prmdpes^exquibus omma tonficf
uolebant^anfma mhilommus ca:^ lore dC ignem quenda efle arbitrabatur^.
Heraclitus cognomento Scotinos^quo^^ tif am de natura reru ita obfcure
fcnp(ifle uidebatur, ut illius cemporis philofophi perplexas eius fenterias uix
fudances in^ telligere pocuident^eam ipiam uaporem fubcilifljmum cefebat «
Empedodes qui de rebus naturalibus gr^cis carmuiibus fcripfiflTe laudatur ,
quemadmodu apud nos Lucretium lanne feciflfe fibuimus, fi Ciceroni
credimus^anima eflfe dicit cor^ di fufFufum fanguine.Si' uero porius Arf
fioteh'adh£?remus^ex eiemenris eam fa^ ipir T
dcHippias fophifta aquamtCritfas autf illa ranguine definiuit« Archelaus
Ana;:s scagorac auditor (iueex fimilibus Hue ex jdilQSmilib' inter fe paruculis
omnia qu^>« cunc^ edent, QC menrem dC animum con ilare arbitratus. Zenoni
Stoico animus ignis utdetur.Quem Aridoxenus mu(i cusidem^philofophus harmonia
utin cantu&i^fidibus;Pythagorasueroac Xe nocrates Platonis auditor, numerum
fe ipfum mouentem putauerunt* Socrates Archelaidiicipulus, omiHis naturalium
rerum difficultatibus, quoniam easaca^ demicoru morenullatehus fciricognosi
icme pode autumabat, ac proptereade animaquid eiletnil perfcrutatus, f^fead
moralis philofophia; fliudia conuerteratt cam tame immortalem StTperpetua efle
defcribit ; Quemadmodu dC Alcmxoti fxckio quis , dC Pherecides Syrus antea
(radiderant.Hunc Socratem Plato cele^ berrimus eius difcipulus poftea fecutusy
qudmuis ommum phiiofophorumdiTer ufljmus haberetur, de amrna tamen ob^ fcura
quxdam^ac metaphoris tropis^ a referta^ ir o MINIs L I b; 1 1 sy Teferta ,
pluribiis Iibrorum ruorum lo^ cis ita locutus efl:, ut uix intelhgi potue^ rit
: ac pleraque m eum librum congef^ (it, cuius utuius eftjde immortalitate anl
morum,ex quibus eam potius fuis quii^ bufdam perfuafionibus immortalem fo re ,
^ quid proprijs defcriptionibus c(* fetjhaurire etaugurari ualeamus«Quod
Ciceroeoloco maxime fenfide uidetur ubi uerba h^c pofuit:Quid tibi ergo ope ra
noilra opus e(l Num eloq uentia Pla tonem fuperare poflTumus euolue dili^
genter eius eum librum quieft de anii* mo,ampIius quod defideres nihilenc*.
& paulo poft ita fubdit : Feci meherculc & quidem faepius , fed nefcio
quomodo euenit , dum lego a{Ientior,cum poful librum,3^ mecum ipfe de
immortalitate animorum coep(cogitare,a(Ienno illa o^ mnis elabitur * Ex
pluribus tame eius di dis deprehedi 8)C elici poteft , eumidem fenfiflc, quod
Py thagoram 6C Xenocra tem:uel defubilatia,quemadmodum ab Alberto philofopho
traditur,uel denu^ /inero feipfum mouente, paulo fuperius intellcxifle diximus^Ncc dcfucrut ctiam qui
cam ipfam cor cfle opinarcntur : cx quo plcriquc homincs cxcordes^uccori^
desjcocordcs^ diccbantur^ Ariftotelcs ' infupcr cu hccc omnfa qua? ab antiquio^
' ribus de anima fcrebantur friuola QC pe:t neinania efle animaduerteret,
quoniam cunda? fere eorum opimones ad rcs cor porcas rcfcrri uidebaturjpraetcr
elcmen la^quibus haec corpora coftare no dubU tabat^pra^tcrmiflis duabusaltjs
cius dcfiT nmonibus^ quinta natura eft^ uoluit^un de humana anima
conficeretur:qua grsc co dC tunc nouOj fcd nunc lamdudij pcr omnes philofbphoru
fcholas celcbrato nomine ^'ckK^^^jM appellauittnon quafl continuatam ^ ut ait
Giccro ^ motioncm & percnnem/ed poiius fpiritalem quan dam humani corporis
perfedione : licet ipfepluribus uerbis uterctur 3 qucmadss mbdu Auicenna 8^
Auerrois exponcrc & explanare uidetur ♦ V arro denic^ etfi diuinaru &
humanarSrefriim p^rfedifli mus putarcti quid tame efl[et anima defi iiure
uolens^ eam aerem quenda orc coh ^ ccptum . II €9 ceptum , m pulmone
deferuefadum, in corpore temperatu, & m totum corpus diffufum ede
determinauit«Seneca uero fubftanda mcorporea rauonis participe credebat» Contra
quos omnes(Arifl:otc le, cS ob digna tanti philofopht uenera^ cione , tum ob
fubtile quanda ac uerace eius, licet non perfedaS^ ex omniparte abfblutam,
determinatione , femper ex^s cepto)dicendum breuiter exiftimamus«. Nam
queadmodu nos de deo , rebus^ coeleftibus ac diuinis animaduertentes, «nagis
quid no fit, ^ quid (it untiquodc^ dicere et excogitare poilumusrita deani ma
humana cofiderantes,eadem prope^ modii credere bC exiftimare debemus*
praefertim cuin omnibus obfcuris rebus multo faciltus (alfa couinci,qp
uerainue^ Xiiti pode uideamus. Ad leue uero illatn praedidaru opinionii
cofutationem,qua itios fa(f)uros efle pra^diximus , ea p1un:« mum conferre ac
fatisfecere putauimus, qux Cicerone partim in Tufculanis dii^ fputatiombus
cofcripfiile , partim etiam in cofolatione fua pofuiile meminimus; jrft cuius uerba quoniam nobis fumniopere ,
placucrunt,& ad noftru propofitu appri mc ualere uidebatur, in hoc loco
ponerc dC hic faibere curauimus.ftc em ait: Ani maruin tjerrisnulla origoeft,
nam nihil cft in animfs mfxtum ac concretum , auc quod cx terra natum ac fidum
effe uidea cunnihil humidiiquidem aut flabile, aut igneum : His cnim in naturis
nihil ineft quod uim memori^, mcmis,cogitationis habeat,quod dC prajterita
tcneat , 8C futu ra preuideat,8<^ copledi poffit prefentia, quarfola diuina
funtinec inuenimus im« dc ad homine ucnire poffint,nifi a Deo«. g<: reliqua*
Ariftoteles quippe uir fapicn tiffimus,intelligentia,uoIutatem , memo riam,
naturalia quaeda 8C comunia huma . narum animarum muncra, nifimediantl bus
illis quorum propria dona efle uide# antur , nullatenus prouenire poffe exco
gitauit, Itaqueomnia elementa,licct fola (crraab anima luxta uetcru philofophos
rum traditioneSjCO ipfo recitante, fepara retur: 8C non modo elementa,fed cunda
quec^ corporea,a fpirjtali eius naturame ■ .rit4 HOMrms LiB» rr n^^ rito
diftinxiiTe dC fegrcgafle laudat. Hac cgregiam fupradidorum peneomnium
opinionacoflicauone Cicero ab Ariftod tele magiftro ( iic enim eum quodam Io«
co appellare non dubitauic ) ex fecundo tlc Anima fumpfide dC accepiflfe credi*
tur : [n quo quidem libro cum ille uerae philofophiae princcpsjanimae
eilentiamj (icenim intcrprccari placuitquodGrac^ ci iarieuf dicunc, quamuis eo
uerbo niuecercsminime uterentur,paul6 ac^ curatius perfcrutaretur , quam
caeteros philofophos antea fecifTe coiiftarec , eam corpoream effc no pofle
plane bC apertc uidic ^ fendt* Itaque cunda corpora fua cogitanonc tranfcendens
, atque opci^ mum quiddam perfe(flumm non iniu^ ria oporcere efle exiilimas ,
ipfam in gc* nerc fubftantiae ponere bC collocare con* ftituit : nec materia
quam philofophi ful> ftandae appellacionc cenfebanc , fed for^s mam,&non
cuiuflibec corporis,fed calis ucique quale humanum corpus dicimus formam
cflie,declarauic 8^ uoIuic:Quo fa 6io , cum de c^us potenttjs poftea diflere c
^ 7t ret , atc^ intellediuam tanqua
perpetuS^ a rcliquis corrupttbilibusfepararet, prio. ribus definitionu
particulis ita adhibuiiP* fe QC adiecide uidetur,ut animam huma» ni corporis
ratlonalenj at(^ immortalem dC incorruptibilem forma, plane dC apcr te
definiret.Si aute circunfcriptos natura |is phiIofophi,qualerti feipfum eiTc
profi tcbatur, limites tranfgrcdi 5C tranfccnde re uoluiflet, (uide quid homini
tribuam) ab omnipotf ti Peo ex nihilo mirabiliter, ut arbitror,crcata fuiilc
adieciilett Quod feci(ret,nimirum cudis naturae lcgibus ^ omnibus quoque
naturalium philofo phoru decrctisac dogmatibus rcpugnaf fet, gbus ex nihilo
aliquid ficri pofle ne* gabatur: Ac proptcrea animam humanl corppris immortale
QC incorruptibileni formam/ationis dC intelligentiae capace, €x nihilo a
Dcocreatam ueriflimeac per fediflimc dixiflet: huiufmodienim uera ucl defihitio
uel potiusdefcriptio^exia^ cris catholicorum dodoru fententtjs cH- ci poflle
exiftimat dC creditur.Quaquam talia fuapte naturaabftrufa dC obfcura in
tenebris A. ' 11 .7j tencbris laterc
uidcnt^quo h umao| mcn tis acies inualida pcnetrarc no potcftrni* fi iam
fupcrno luminc illuftrarct , qucm admbdum optimis illis ac fandinimis ui ris
contigiftcnouimus, quoru fcntcntias in^praefcntiaru haurirc dC cxplicarc con^ :
nam cx uno Iiominc, que pri^e mum a deo fccundu facras fcripturas coj* ditum
fuiifc legimus , dC ideo graecc cx^ prcftius protoplaftus appellatur, contra
falias philofophorum dc «etcrnitatc ma^ di fcntcntias, gcnus humanum in hunc
mudumiumpfit cxpr^iu.Moyfesenim Moyfef omni fapientia Acgyptiorum cruditus,
feceffun ^cprimus d^maximuscorumprophcta comulit rum qui propherij^s fyais
litcris masv^af bant,cum fcfc a fenfibus abftrahcrc ctipc rctjin uaftas
Acthiopia: folitudines pera grarc non dubitauit, ybicundis fecula^' bus
ncg;ocijs praerermiflis ac negledis, ad akifttmarum duntaxat dC diuinarum rerum
meditarioi|em animum metemm conucrtit: in quo quidcm ita omnipoteti dco
placuiffc crcditur, ut cum non per senigmata aut per fomnia obfcurascp um?
5^4- fiones inftar cxteroru
prophetarujfed & cie ad facte uidere dC intuen , ac plura 8C (lupeda
miracula faccre meruerit,quead modum faaaeliteracplane&raperteaiTe rerc
teftificari^ uident» Talis igit Moy* Ces per himc modum diuino fpirituafna '
tus,nechumanac fapientix,nec fecularis philofophiae ^feftbr,fed potius idoneus
quidam diuinoru operum teftis 8C afler^ tor, pentateuchum fuum fic incipere au
fus eft:In principio creauit deus ccela 6C terram,8^ reliqua ufc^ ad integram
dC abfolutam cundorum brutorum produ dionem deinceps profecutus , tandem
inquitt Faciamus homine ad imagine dC iimilttudinem noftrS,Qua? quidem uer^
bafecunducertamquandam d^unicam omniu theologora e3cpIanationem,non ad corpus,
fed ad animam tantummodo ' referuntur J!^am quid eft deus qui ita d< [ xitf
Caro,an fpiritusc' non caro uti(^,(cd ipiritus , cui (imilis caro efte non
poteft: quia ipfe incorporeus et inutfibilis eft:ca ro autem QC compreheditur
dC uidetur» Dequaquidem reetfimiilta) imopene infinitsi i / ^ i ir'o Mi N ir Li
b; ii 7$ inHnita ellc uideant quae de ea fubtfliter quafri fi<: inueftigari
foleant.animam ta^ men non a pareniibus QC catra ducc , ut chcologico ucrbo
utamur,inftar corpo^ Tum procefliflc, quemadmodu quidam haeretici,8<: in
primis Apollontus ncfcio ^uiSjfaliB opinabanturjfcd a Deo cx ni* hilo fadam in
luccm prodtj{re,ita cxidi^ iiiamus dC crcdimus, ut dcco ipfo ullatc nus
dubitarcS^ ambigcrc nequeamus» '-Cui quidcm fentetiaf , uero cnim omnia
•^onfonant, cum^i fere facraru literarum cxplanatorcs , catholici^ dodorcs ad^
hacrcrc 6C ailcntiripcrhibcntur. Vnde eius quaii matcriem,quam nullam fuiiTe
manifcftum eft, nequaquam quaererc dC inueftigaredcbemus: no cnim talcquid dam
eiTe (cimus, (icut terrSL humani cors» poris materiam cxtitifte diximus,ecu«
telimo uel humcfa(flo puluerc fingcrc tur.ExquoIudaeorum &: Arrianorum
jnftgnii ftultam opinioncm falfam cflc conuinci (Uorun tur,qui ucrbaiIla,Faciamus
ad noftram, Arrww dC cactera , dei ad angelos fuiflc putant* m erro jBnimuero
Cm iniagine ad fornia , (iuc 7S t) fimilitudinem ad natura referanc, ut funt
uariae dc hac re theologorum fcntcnaae, c^teris praedidorum uerborum explana
cionibus praetermidis, qu^ pene innume rabiles aiFerunt,parum attendiife ac con
ftderaflre uidetur,qiiomodo iure ficri poss tuerit,ut creationis operatio ,
quae ad fo:^ lum crcatorem peruncrct , qui ufc^aded omnipotcns cft,ut cx nihilo
cuncfla feccs» re ac crearc ualuerit , angelis tribuerctur communicarcturcR,
quos creaturas cde conftabat, Quod u fuiflettutic^ creaturae (imulatc^
crcatores plane dC aperte apps ruiflcnt.Si uero quam illud abfurdum ec quam
impoftibilc e(Iet,aliquatenus exco :gitaftent,profed6 nunquamin ^tum ac tam
cuidetem errorcm incidifllcnt^Nec;^ etiam candcm imagincm ac (imilitudine dci
dC angcloru efte no potuifte animad^^ ucrterunt . At fi creationis operauo cum
angelis c5munis cxmiftct, nunquid ima go 6C fimihtudo deo dC angclis commu^
«iscftepotuifljctf tantum enim abeftut angeli inpoteftateac maieftatcDeopa:<
res <Gk uideacur , ut ipfos 9b eius natura maxime . II T7 maxime ac
longiflifneabeflefentiainus» At uero propheca ille fupremus non te« mere fed
potius mirabiliter fentiens^ac fupra humanum modum feie inter con« tempiandum
attollens, utquandam di« uinarum perfonarum diAin<f)ionem la« tentem bC
occultam paucis uerbis , quo ad fieri poterat, piamus 8(rapertius expli caret ,
in creatione anima? pluraliter \o» qui QC enunciare no dubitauit ♦ Quod QC
antea fecerat , quando in principio crea^ tiit deus Bloin,hebraice dixerar, non
te# mere &fortuit6 plurali numero ufuSjCS in ca^teris cundarO rerum
dcTanimalium produdioibus femper Deum (ingulari^ cer dixiOe meminiilet . Quod
ad pracci* puam quandam egregiam ammarum cxcellentia uel maxime pertinere bC
fpei* iflare cogno(citur,ut omnes diuinx per^i (bnae ad iblam earu creationem
expreil^ fiiiiTe uideantur. Nec his adhuc conten* cus:Poflquam deus creauit
homines, be nedixit ( mquit) iIlis,eos^ omniu rerum produdarum domiiios,
uniuerii^ terra rum orbis reges imperacores^ coflicuiu 7» ' ' Et, utmaiore ipfarum ammarupraeftan* tiam
dignuatem^ moftrarct, tandem tn tiuc modij fecure intrcpide^ adiccit:For mauit
dommus deus homine de limo tcr rac,& mfpirauitin faciceius fpiraculu ui*
tae«&:reliqua. Dominus, inc[t, deus, hoG cftjillud ineffabilc nome,quod
grgcc tc* tragramaton appcllat , ac propriaipfius cflentia fignificat, ( fic
cnim hoclocoq& fubftantia diccrc maluimus) dC ufcpadco ab Hebrg is
obferuatur dC colitur,ut quc admodu facris charadcribus uenerandis €Otu
<odicibus expreflum & fcriptufir, niftfummis dutaxat faccrdotibus quotan
nis femel, SC in fancflo iandoru pronun« ciari cxplicari^ non liccat ♦ Quod
atten^ «dentcs Manichci pcruerfi &:acutihacrc* dci,uerba illa ita
interpretabantur,utanf mas de fubftantia dei fadas cfle adfirma^ •rcntJn qua
quidem opinionc Euripidea poeta una cii quibufda philofophis fuiflc traditur*
Verum eniinuero quid nos de .'thcologis noftris dicemus c^quadoquidc ^ccundu
poetas d^philofophos humanas ^uiimas e ccelis in terras defcedifle intcIU
gimus; HOMINIS riB» II 79 gfinust^d Vcf gfl* his ucrfibus oftcndit: eji oUis
uigor cr ccekjik origo Sminibui, quMtm non noxia corpora UrcUntt Terreniq^
hebetant artut moribundd^ membru. . fdipfum a Lucrctio pocta pr^didu (uiSh
confiat ita cancntc: Denic^caUjlifumiK omnes femine oriimdi, Omnibut idem iUe
patere(l, Bt Hcrmcs quoc^ iIlc,ob cxccllcntia ful Kermet cognomcto
TrifmcgiftuSj^d gr^cc Mcr Trifme* curiutcrmaxfmungnificai,hominc&a giflut»
dco dC ad dci iimilitudmcm fadiu cflc no ^orauit , quado humana forma thcoi«
dcn,hoc cfl dco Amile,appcllarc ct nucii parc no formidauit.Huc Platone poftca
fecutu code graeco ucrbo ufum fuiflc Ictf gimus*Ci'ccro ctia plurib
Jocis,homim<* bus nihilmctcmclius,nihil pr^(latius,nl hil dcniq^ diuinius ab
omnipoteti dco da ri potuil^ tcdat^Scd ut alia multa oniitta mus quae a
plcrifc^ catholicae ccclcfia; do doribus circa huiufmodi gcnefcos auto
ritateadducunt,Kis bcari Auguftini ucr bis,ad uera quanda QC brcue comcmora
taru diuinaru fcntcntiaru cxplanatione, 8a £) E
cohtcnu crimusrqui qufdem cum pcr fc> ^ tum fcptimum ct odauum hbrum
fupcr Gencfim ad litcram dc animarum digni tatc plura copiofiffimc qua^fiuiffct
acquc clcgantiflimc diTputaffctjIongis tandciri diTputatioibus dcfcfluSjin
calcc cius co:^ diciSjdc anima^quam dcus homim in fa- ciem cius fufflans
infpirafle dicuurj mhil fc nifi hoc folu cofirmarc tcftaf , quod fid cx dco
cratjUt fubftatia dci no cflTcttct fic incorporca^ut non cflTct corpus/cd rpiri
tus, no dc fubftantia dd gcnitus^ ncc dc fubftatf a dci proccdcs , fcd feclus a
dco: j ncc ua fadus ut in cius natura natura vlU ' ta corporis ucl rationalis
anima^ ucrtcrc tur^ Vndecx hisacca?tcris huiufmodi cx nihilo fadam ac crcatam
cfl[e conclu^^ ditur^Fccit igitur deus homincm ad ima ginc &C fimilitudine
fuamrtalcm quippc ilif anima crcauit^ qua rationc immor talitatc , intelhgcntia
ac memoria dC uo;^ luntate^pr^dica caetcris omnibus animai^ libus praeftarct ac
dominaren Hanc no^^ ftram^imo poiius catholica,&:( utita du
xerim^theplogicam ipfius anima^defini tionem s. V 4 r 8t tfonem ueram 5l perfedam idcirco eflc
contendimus, quonia ipram^cum ex an:^ tedic!^is Mofaicorum uerborudefinihOi^
nibuS)tum etiam ex pluribus alqs fando rum uiroru^fi^^ maxime Ambrofrj dcGre
gortj, DamafceniacRemigtjj defcnptio nibus hinc inde coflantesjbrcuiter com^?
{)ilautmus« Cum itacp eam fubftatiam dC formam incorpoream dCd Deo ex nihilo
creatam ^ ex his qua? diximus antea pro^^ banmus, reliquu eftjUtnonuIIadeipfius
immortalitate in medium adducamus: quo fado, de tnbus fuis naturalibus po:^
tentijs fupcnus commcmoiatis, pauca qua^dam breuiflime rcfere mus* Ad cer^^ tam
igitur quandam 8l indubitatam ani^^ Anmc marum imniortalitatcmgiauiterfecun'
i^nior dum dignitatem rei procedere &fprogre tat^<^^ di cupientes,primo
hoc ipfum nonnullis ^^tit4i rationibus 6tf argumcntisac perfuafiom bus
ofl:endcmus:Quibufda deinde poe:^ taru ac philofophoru autoritaribusconss
firmabimus : Adamantmis denic^ facra^ rum fcripturatu tefi:imonijs comproba^*
bimus«Raaombus igitur niu dC infifl:ere; %Z
uotentes, pauca e multis m hunc modix, tanquam alijs probabihora ,
delegimusr Cceterae ammantes tribus duntaxat ele^ mentis, quafi poderofis ac
terreftrtbus, btuntur : Solus uero homo ignem , ut^ pote leue dC fublime ac
ccelefte elemen^ tum, (ine quo uiuere no poflfet» in quo* tidianum uitaefux
ufumadrumittquod ideo nonexiguum , ut aitquidam , im« mortalitatis argumentum
aideri deber, quoniam Deum, qui Hngula quaec^ bru ta ignis
utiiitatepriuauit,homfnibusue ro tantummodo largitus eft, nihil tcme* re ac
fruftra iacere operariue intelligi* mus : prsefertim cum ad generales quai^ dam
aliquora , nedum ad cudas omniS animalium fpecies intendere ac profpitf cere
uideatur » Sed cum caetera animalia inortalia efficeret, ^ huiurmodieIemen«
torum difcretionem , quae ad uiuentium ufum utilitatem^ crcauerat,ea ut reuera
inter fe difcreuerat, ita per huncdiuerra* rum naturarum modum ab inuicem dttf
fcreta, ab illis intelligi uoluit , qui fubtili fngenio pr^dia paulo altius a
terrems co gttadonibus - II I)
gftationibus eleuarent « Si omne$ etiaoi uiueies homines longe pod mortcproi*
fpicere, ac futuns fecuiis magnis cum la boribus,nec minoribus fumpiibus, na^
turaii quoda deiiderio alledi infl;iga« ci, quantS poiTunt femper prodede co^
nantur , partim crebris procerarum ar^ borum confitionibus , partim diuturnis
magnorum acdificiorum conftrucflioni:* bus, partim continuis filiorum procrea^
cionibus , partim denique , ne cuncfla ii^ hoc loco compie(flamur,perpetuis
libe« ralium artium 8C ingenuarum fentetia« rum confcriptionibus , ut funt
uaria df« uerforum bominuingenia,quac omnia Cicero in Tufculanis fuis multo
latius eC uberius profecutus en,quemadmoduni luceclarius conftared^ apparere
dignd fcimus, profe(fl6 eora amma immortaie forc iure dubitare dC ambigere no
poflu mus , pracfertim cu huiufmodi defiderid cundis hominibus uel potius toti
huma tio generi ab ip(a natura,reru omniu pa« rente,inditu fuifTe uideamus :
Quoniam aliter fequeretur ut innatfeoru anifflaliii f » quaedeus pvx c^tens nobilitatacodidiT^ fetj
cupidttates appetinones^ euanefcc^ rent* Eofdem quoq^ homines^naturadu ce,
fehcitatem appetere uidemus ^ quam nullatenusnifi per anim<Tduntaxanm^
mortalitatemadipiTci &aflequi poflent: nam fi omnmo extingueret, quona mo*
do fehces efl^e uiderentur^ mtelhgere exai cogitare^ nequimus : pra^fertim cum
in hac uitamortalijOb fingularem quanda eius uarietatem, nuilatenus beati efl^
ua leamus 4 [taque fimihter uana dC fluita na turac cupiditas dC appetitio
refultaret^ Omnes infuper naiurali QC innata uolun tatc immortales forc
exoptamus 8^ cupi musifed huiufmodi noftra uoluntas>qua philofophi appetitum
cum ratione defi^ nierunt , ommno falli decipiue non po^ tefl: ♦ Quod fi
eueniret> m idem utiqj ina^? niscupiditatis naturalis abfurdu Jaberc^sf
mur.Qu^ quidem quoniam impofljbilia funt^ac natur^ ipfi plane QC apertc repu^*
gnare cernuntur , profec^d^ animas uni cum corponbus interirc, falfum cfl[e
coit uincttur^Quod fi ficn potuiflet>ut animf fimul . ir 8< fimul
cumcorporibusintenrent : porro deum iniuftum fuifle mamfefte conclu^
deretur:Nam magna queda perduis ho:^ minibus fuorum malorum fadnoru pre*
miajUeldiuitias uel honores ac pocenia^s tus dC regna, indigniffime fimul arc^
ini^ quiffime largiret: Viris uero probis atcp optimis,qui cunda haecquaj
nosl^ona appellarefolemus, friuola dC inania con- tempferut^atc^
inediam.parfimonia, ucr bera , ecuieos, dC fmgula qua^cp corpora , tormenta
fponte fua fufceperunt,ut ccc:^ leftem iliam ac beata dC immarceftibilcin
uitanancifcerentur, non modo dignatn laborum fuorum mercedem nonpraebe ret, fed
pro operibus iuftis gloriofecp ge ftis, cucfias huius humanae uitae miferias^
cruciatus, neces tribuerec : quo quid ab^ furdius dici excogttariuepoiljt,
nequaq^ mtelligerc ualemus ♦ Vnae Dicaearchus dC Democruus,Epicurusac
Pancetius, &C quicuncjj alij animas una cum corpo^ ribus intenre putauerunt
, proculdubio aberraftc deprchenduntunQuod quidc tam poetarum quamphilofophorum
dC 8# fan(florum uirorum autoritaubus
ceps clarius apparcbit « Atcp uta poema tibus fabularum^ figmemis,tanquam i
lcuiufculis tcftimbntjs brcuitcr rcccda- inus,oiiincspoetas Graecos paritcr dC
LatinPSjinfcros S>C infcrnu pro malorum punitioibus, Elifcos ucro campos 8^
bca torum infulas pro bonoru hominu prae^ intis^pofuifle manifcftii cft: Quod
Vcr* gilius his uerfibus cxprcflit: Hic locm e^tpdrtes ubi fe uia findit itt
dmhdi* pextera>qu<e Ditw magmfuh mccnid tendit» Hdc iter Blyfiutii
nohisydt kud mdlorum hxercet poenMtisr dd impid tdrtdrd mUtit* Wipfum 8C
carmina Sibyllina tocucl ma# ximc cofirmarc uidentur , cum ultimum de uiuis
acmortuisdciiudiciuuaticinan tun Ad philofophos fcueriores ucriiatifi
inagiftros QC ^feiTorcs acccdamus:quo* rum prim9,utaitCiccro,Phcrccides Sy* rus
animos hpminu fempitcrnos effe di^ xittcusus opinione Py thagoras cius difcl
pufus non modocomprobauit , fed cau* Tam ctiam cur ita cflct adiuxit ♦ Qui enim
^tc Phcr?ci4cm cxtiicraw philofoph'! » ir 8/ I quoniam mtelligere
nonpoterantquo* I ^ nammodoanimaiinecorporeu/uereua ! . leretjUtrunq^ (imul intenre
putauerunr«r ti [ta(^fi[mphci praedi(flipra?ceptoris fuide i seternitate
animorum fententiae , perpe^* 1 tuamquandaminuaria&diueriacorpo i ra
reuolutione adinuenide didtur, qua niediante,perpetu6 feruarentur.Sedhic [I
c«eteri fuperiores uiderint,qualem in« ^ corpoream formam in ipfo corpore in^
telligant* Ciceronienim nodro naturam animi intuenti,non immerito multo diffl
cilior cogitatio muItocB obfcurior occur rebat, qualis animus eilet in
corpore,taii quam alienae domui, quam qualis remad itn neret, podqua exierit,
dC in liberum c<£* ja lum,tanquam in domu fuam, emigraue^ rit« Alcmacon,
fecundum Ariflotelis fen p tentiam, idoneus immortalitatis animo^* rum aflertor
accedit, (ic enim ipfum quo dam loco exidimaiTe refert « Plato quan^ ifd qu3 ut
Py thagoreos cognoiceret in eam Italiae partem uenifle memoretur , quae quondam
magna Graecia dicebatur, ubl ,|]j, Pythjigoraspriino,d^quieufequebanc poftea, celebres fcholarum fuaru (edes
coftituerant>no folum de a^ternuateani morum idem fenfiflfe quod Pytliagora,
fed plures etiam rationes ciir ita Ut attu^ hlTe exiftimaiur: Ipfum tamen a
Socraic cius magiftro, idcirco lilud accepilTe crc dimuSjquonia Socrate in
extremo mor:^ tis articuio conftitutum^ de eoru immor talitate diuinitus
difteruifte ac difputaftc comperimus* Atcp ab eodtm praecepto. re Xcnopliontem
quoque cognometo SocraticumjPlatonis condifcipulum, iU lam ipfam opinionem
exhaufifte puta:^ mus : quando Cyrum maiorem clariflLs mum Perfarum regem
celebratoillo Pac dia^ fua^ uolumine, quod nos de infantia
Cyrijlatineinterpretari folemus^ de eter tiitate animorij difterentem inducit*
Ari ftoteles magifter omnium idem plane et aperieafteiere fi^confirmare nondubi
tauit : quem Porphyrius in eandem fen^ tentiam fecutus eft.Sed &C quofdam
anti quiores &C celeberrimos uiros hoc idem fenfifte conftat : nam dC
commemoratus Hcrmes ex duabus diuerfis naturis ho^ minen^ I II 69 cnmem conflatum arburabatur^quarura
alceram mortalem,alteram uero immor;* talem efle exiftimabat • At Polues qut da
ApoIlineMilefiucofuIuifle dicitur, utru poftmorteanima uel diflx)lueretuel rc^
maneret : atcp eam poft feparatione a cor poreperpetuo remanere atcpinaeternii
uiuere^exoraculi refponfis intellexit. Cicero denicp 6C Seneca pluribus libro^
rum fiiorum locis permultaargumenta, per^ Uarias perfijafiones huiufinodi,ani
morij immortalitate probare dC atceftari conamurXaeterij fi his omnibus fapien^
tibus uiris magniscp phiIofi:)phiscredi« mus , qui hac animorii xternitate
uerbis duntaxat S^fcriptis fijis confirmaueriit: quid de illis fentimus^q ea de
caufa mor^ tem fibfipfis cofiriuerunt , ut uinculis cor poris foluti liberius
uiuere uateretC qua^ les CleanchejChrifippii^ZenonejEmpe docle qui fe in
ardetis Aetng fpecii interti pefta node deiecifl^e fizribit: Quales infij per
Catone Romanu^^&^Theombrotum Ambrachiota fijifl^e legimus: quos le(flo
Platois libro qui eft de aeternitate anima fO
rum , fejpfos fnteretniflle comperimus* . Nonne ules QC tatos utros
animorii aeter nttatem recepiile exiilimabimusfquan^ doquidem eos uolunaria
mortem fpon ce fua accepide non dubitamus^Cii itac^ nonullis
rationibus,pluribus^ poetarfi ac phtlofophori! allegattonibus , deant^ moro
immorulitate aliqua memoratu dtgna breuiter recitarimus , reliqua eft ut ad
iandorum autoritates ad diuina ' oracula paruper accedamus * Et quanqpt cQdh
quae in utrocp ueteri fcilicet ac no^ uo teftameto fcripta funt, hanc animorij
jmmortalitate praefupponere uideatur, pauca tame ex multis clariora et expref^
libra,breuitatis (imulatc^ illuftradx tjerl tatts caufa,breuiter referemus«Et
ut a ue tuftioritus ordiamur : Moyfes tn come^ morata Genefeos autoritate
animam im moriale fore plane &C apcrte dedarauit; goHomi perhocenim folum
propior acDeo fi« • Mim milior,cp per quaccuncp alia,facile uideri mU deo dC
apparerc poteft : nam cogniuone, fa« ■iiif* pientia,&: poteftate,ac c^teris
omnibus, lonse diftimilis€ft;cu foU immortalitatc ^ Deo conninilis appareat*
At^ m eodem iibro id ipfum manifeflius expreflide ui detur»quado Enoch iliu ab
Adam proto plafto feptimum,fexagenmoquinto acta tis anno non obijde.fed cum Deo
ambu lade dC in cccli! afcediiTe teftatur * Quod QC Helix in libris Rcgum
contigiife le^ ^mus , ut curru igneo uiuus ab ignitis equis in ccelum
ueheretur: quo in ccclo, Helifeum prophetam memorati Heliae difcipulum,
puerulum quendam uiduae Sunamitis filiii, paulo ante defundu e te nebris in
lucem reuocafTe nouimus.In fa ' H^i cro quoque dC admirabili illo pauentifli ^
' itii uiri diaIago,quem librum a pracdido Moyfe,Hebraci compofitum fuiflcopi*
nantur,cum de certa quadam dC eKpreC* (a defundoru homina refurredione
d&< terminetur,profe(fl6 animam immorta* lem eflTe no dubitatur.Dauid
ctiam plu* ribus pfalmoru fuoru locis his dC huiuCa modi uerbis uius: Qui
fperanc in te do* mine,in aeternS cxuItabQt:manifefta ani moru perpetuitatem
oftcdereS^ demon iirare digQofatur* Eiaias quado de Deo loquftur : Praecipi tab i t , inq u 1 1, mor
tcm in fempiternum,d^ mortui tui uiuent: quid aUud cp animorum aeternitatem per
hxc huiufmodi uerba renrifTe uidet f Si enim interiret , quomodo in fempiternQ
mors praccipitaretur C 6C quonam modo mor^ tuos corpore aliter ^ per animarum
per petuitatem utuere poflfe putandum cf\c Cum deinde apua Hieremiam >
infernu 8C inferos crebro fcriptum fuide cogno^ uimus,nonde cadaueribus
quaeinhoc feculoante oculos noflros quotidiehu^ mari dC fepeliri uidemus,fed de
anima^ bus iure intelligimus . Bt rurfus quando Ezcchielem, uiuentium terram,
faepenu merorepetentem, &iuftum uitaUi(flu« rum dC no moriturum , dicentem
audiui mus,quid aliud nifi humanas animas n5 morituras merito
interpretamurCDani* cl, a Dario Mcdorii rege omnibus rcgm fut prouinct]s,
obadmirabilem iiiamac diuinam diuerfoi um fomajorum intertf pretatione,
digneprcefedus , nunquam in lacum leonum crudelibus feris laniati dum fe mitti
palTus elTct/ed potius facuo I 9) BC
impio ilhus gcntis fatrapum ediVlo pa ruidet, mf! ammam immortalemeflccrc
didiflet 4 Quid ueio hxc celebrata Ofeac prophetx uerba, in formadeiita
dicetis: De manu mortis liberabo eos y de morte redimam eos , er o mors tua 6
mors ^ ero mors tua inferne ♦ 5C reliqua, nifi anima^ rum a^ternitatem
fonatacplane aperte^ (ignificantr' Conuertiminiad me,perIoe lem dicit dominus^
in leiuntjs dC fletibus &C plancfiibus, & reliquis huiufmodt hu^j ii\anoru
corporumcruciatibus^Curin^ quit conuernminirut fcilicct per afpera tl
la,tormentorum genera, ad qua? nos ex^ hortaiur &C inuitat^celerius anima
fui cor poris compagefcparata omninopereatc' quinimo pocius utin eternij uiuar*
Amos domind fuper altare ftante QC fic loquen^^ tem feuidifledicitrFugientes
nonfalua^ buntur : nam fi defcederint in infernum, exinde manus mea
educetr&^ fi afcende^ rint ufcp ad co^lu, inde pariter eos extra^ ham.S^
cetera huiufmodi.Ex quibus qui dem uerbis animasdefuncloriinequaq^ cum
corporibus mterire declarat ^ quo^ #4- t> niam ex omnibus locis excrahendas
ef& ceftat*Hic no ucrbis folu/ed rebus quc que et corporah' niorte,tanq
uerus omn i potentis dei athleta, idipfum approbare tradit: Nam primu ab Amaiia
facerdoie fnultis plagis afHic!)us , ab Ozta deinde eius filio,Iuda?orum rege
uede quadam per tepora transfixus^innoces perire, diuinaclegis tranfgreilbr
uiuere maluit* Quemadmodu Biaiam faeuis imptj regis Manailes temporibus antea
feciiTe legi^ mus, quando ferra equanimiter fecari fe paiTus eft * Quod nullo
uni^ tepore ad^ dudli eilent ut faceret,(ianima uHatenus Riortale
credidiilent,pr^fertim cu utrac^ uiolenta QC crudele morte faciliter fuge<«
re dC uitare poilent * Abdiam infuper Ionam,Michea,Naum, Abacu, Sopho^ niam,
Aggeu, Zacharia, Malachiam, ut uno uerboru cotextu breuitatis caufa re
liquosfereomnes prophetas compleda niur,certaquadam dC indubitata huma^ narum
animaru immortalitate codicibus fuis decIaraiTe&c^fcripiiile fcimustpar tim
naq^ beatos homines,partim ad DeS conuerfos. HOMINIS L I II 9i conuerfos ,
parum prophetas per multa fecula antea mortuos^iuftos^ QC fandos luros pariter
defiindos in eternum uiuc re:partim denic^ dominum Heliam, an^ cequam ueniat
dies magnus dC horribt^ li& , miflTurum^pIane QC aperte teftantur* Qua?
quide omnia^fi anima mteriret nul latenus fien poterat^Quid autem de Ma chabeis
fratribus dicemus c^quonia mcli ta dC gloriofa gefta QC dura dC afpera fub
Aniiocho Armenioru rege inflida pro racris legibus tormeta^ ahanempe iRi qua
uiuimus uita fore decIarant.Cxteri multis^ altjs huiufmodi ueteris in^
ilrumeti^qua? pene infmita funt,pra?ter^ miflis y deinceps ad teftametum nouum
fumma tim ac breuiilime accedam^* Mat ch^us^Marcus^LucasJoanes^inomnib^
euagelt)s fuis nihil aliud legetibus SK^au dientibusj&r toti ferme humano
generi, ^ a^ternitate animarn fignificare &ma^ nifeftare cotendunt ♦ Nam 6C
regna coc^ lorum , dC plures beatuudmum fpecies^ dC i nfcrorii pc^n^^QC
miuriarfi patieda,cc crebraieiuni'aj5(^mutuaeuiimicoru dile^ 9S <flioncs, 8^ afperae propnoru corporum
cafti'garioneSj& plures defuncflorum ho minum fufcitariones, dC nouiflTjme
mor* tuorum omniu, quibus euangelia referi> riftima funt, nequaquam animas
interi^ rc, fed in aeternu poiius uiuere , plane 5C aperte ftgnificant. A^us apoftoloru,at* que
PaultjPetri, loannis 5C ludas epifto*! Iac,ne folis eorum allegationibus conten
ti fimus ♦ Qiiid enim uerbis opus eft,ubi manifefta dC certa rerum tcftimonia
cer nuiurr' Nonne proprt^s martyribus que phriqs ipforu fponte fua fubierunt,cum
fugere Sc euitare facile poflent,&f plunV bus etiam mortuorum hominum
fufcita tionibus,animas remanere poft mortem oftenderutr' Innumerabiles
infinitorum pene martyru cateruas omittamus , qm certatim undecim illis famofis
diuerforix jmpiorum Imperatorum aduerfusChri (lianos perfecutionibuSjad afpera
QC dif uerfa mariyria concurrebant,atcp exin* dc ad xterna ccciorum regna
afpirabat. Miflbs infuper facimus loanne Chryfo ftomum,Gregorium Nazanzenu,Marf
gnum r gum Bafilium, CirillumjOrigencmjrcIi
quos^ cxternos, HilarmjCyprianu^La danrium^AmbrofiumjHieronymujAu
gufti'num,Grcgoriu pontificcm^S^^ csetc ros catholicac ccclcfiae dodorcs
Grsccos paritcr ac Latinos^quandoquide ortincs ifti m cudis operibus fijis,
quae pene in^ finita rcliqucrunt, nihil aliud agcrc ope rari^ contcnderuntjnfftutoptimaac
uc ra dC folida utriufcp leftamcti fundamcn ta^quodammodo obfcura S^muolutai
cxplaiiarentur , atquc quoad fien' pote:^ rat paulo clarius exphcarenu Cum
itac^ pluribus rationibus , multis^ tam pro;^ fanis quam facris
pra^ftantiftimorum ui^^ rorum autontatibus, animam immorta^ lem cfle antea
probauen'mus,^nuc de trl bus eius naturalibus potcnttjs , qucm^ admodum nos
faduros eflc promffcra^s mus^dcinccps pauca dicemusrac primd deipfahominis
mtclligentia breuiflimc agemuS)Cuius qutdem quantae Sc^ quam iifcredihii
excellentes uires fint , plcracp magna 8^ lishumni ingentia uel facmora uel
machinamen^ mgmij uH ta admirabiliter muenta QC mtcllcda dc^ s « clarat * Nam ut a leuioribus incipiamu;^
quantod^quammirabili ingenio prxdl tum lafonem argonautarum princi peni
fuideexiftimamus , quando primuillud nauigiii conftruxit, quo argonauta: eius
collegac uedijhorrifonum mare ingredi atquehorribiles faeui pelagi fludus fecu
re bc intrepide , incredibile dicflu^tranfi^ re au(i funt ^ Id cuique ita mirabile
uide^ ri poterat , ut unumquenque uidentem in fui admirationem compulidet : ceu
il^ le apud Adium poctam palilor , qui na« uem nunquam antea uidiilet , ut
procid diuinum nouum illud uehiculum ex alto confpexitjperterritus dC admirabun
dus hoc modo loquebatur: Tanta mo les labitur fi-emebunda ex alto, ingen^ ti
fonitu 5)C ftrepitu per fe undas euoiuit, dC reliqua ♦ Huiufmodi nauigandi
arttfi^ cium paulatim per muha temporum mo menta , ufque ad hanc noftram
astatem^ ita excreuifle uidemus, ut in miraculum ^ ufque procefferit ♦ Nam non
modo Bri* . tannicum &glacialem oceanum , uc in^ quit poeta,quotidie
nauigare confueue runt. i . ir s>f^'^ runt/ed eHatn m inttmam pene Maurita
Jiia,ultra terminos antea nauigabiles nu Iper penetrare contenderunt : ubi
plur?s, cultas & habitatas infulas penitus antc^ liac incognitas repertas
fuifle audiuim»» .Qiianta quoque induftria ingentcs illas jet ccleberrimas
Aegypti pyramidcs,at* que illam etiam qux Romac cernitur aU tiffima turrim m
pyramidalcm formam Tcdada,fadas fuifle arbitramurfQuan* tamfupcrartc Philo
Athenicnfibus ari- jnamentarium illud a Graecis fcriptori^ bus tantopere
Iaudatum,opus utfcribfis tur impenfa 5C clcgantia uifcndum, coii •ftruxifle
crcditur f Quanta prxtcreafo^s Icrtia arcam illam, ob prifca gcncralis dj luuti
tempeftatem, a Noe humani gcne ris uel conferuatorc,ucI confolatorcpos?
.iius,quod nomcn cius cx Hcbrjca in latj nam linguaintcrpretatufignificarc uide
lur, fabrcfa(fla fuifle putamus f Et nc dc uctuftis 8C admirabilibus
afdificfjs, qua: pene innumcrabilia fuerut,impr «efcntia rum plura dicamus, ad
noua Sc rccentio ra paulifpcr accedamus.Quanto mcntis g » too acumincPhihppus cognometo Bruncl lifcus,
architcdoruomniunoftri teporis fecilc princeps, magnu ucl potius maxl mum
Florentinac adis fornice illu admi rabilcmjnullis lignoru ferrorii ue arma*
tnentis, incrcdibile didu, fabricatus eft^ Nec minori uel maiori pouus
induftria egrcgios pi<Jlorcs,pr^cipuos fculptores quxdam folennia pinxifle
nouimus^ wwrfbi QuippcZeufim, ApelIem,Eufranorc, orLxl tanio et tam fubtili
artificiopiduras fuas npu cffinxifle Iegimus,ut unus picflam Hdc *
namartificiofislineametisialemexpreftf fiflelaudaf,qualem Laeda eius mater coc
lcfti partu ^didiffe uidebat ♦ Alter equa canem^talcs depinxerat,uiequi cancs
uc tranfeutes uiua quafi imaginc capti al ledlf^ lAtcrdumtiinnirc ac latrarc
cogc rentur:Quoniaea animalia uera cfle exl ftimabant,quae in pariete pi^z in
propa tulo ccrncbantun Alius tanta artc recca tcs uuas una cum raccmis
cffi'ngcbat,ut liolantes aucs falfa fpccicdcceptas paric tem pidtu cum roftris
pulfandu pafccn^ di gratia eompclIcrct^Quid de lotto no# » ; r lot flro
optin^orviorum temporum pidore dicemusCquem Romac,qucm Neapoli, que
Vcnetrjs,que Florenti^,que denic^ plunbus altjs .cel.cbratis urbibus multa ita egrcgie
depin xifle coftat, ut cum an* tiquis illis maximis eius artis magidris non
iniuria confcrri dC computari pode uideatur,Dc Praxitcle, Phidia>& Poly^
.crcto, optimis 8C cxcellentifljmis flatua Ti)s,idem fcntimus,quod decommcmo
ratis pidoribus pau|o antcfcnfiflc dixi^ mus , quorum primus Vcnerem in quo dam
[ndoru templo marmore ita uenu^ fie cxprcfllt,ut uix a libidinofis trafeun^
tfilm confpedibus tuta & pudica ferua* rctur* Ab alio tamen ncfcio
quo,Syracii lis uaccaqua^d^m aenea conflata prxtea reuntem taurum ad cius
amorcm et con icubitum cxcitauit.Duorum quoq; alio^ jrum
plcraqpmaximaS^admirabilia adf ihuc Rom^ iigna uifuntur.Qiiid de Lau rentio
peregregio nofl^ri teporis ftatuaa» rio referemus c" cuius quidem
excellen^s tes admirabiles^ uirtutcs in nobilitatis ^riferiim QC ceUbratis
facrac «edis noflr^ f r toi <anuis in
propatulo uiTuntur cSed utad altiora eiliberaliora ingenuarum artium monum^nta
afcendamus; Quidde poe tis, Homero, Hefiodo, Euripide, Pacu* uio,
VirgiliOjPIauto, Horatio, QC Sen&« ca,caeteris'quc Graecis pariter dC
Latinis commemorabimusc' quos poemata &:fi gmenta fua tata ingent) acie
finxifle con ftat , ut non fine aiiquo cceleftis meniis inftindu ea perfecifle
QC abfoluifl"e ui* deantur. Nobilitatos hiftoricos &orato rcs ac
iurifconfuItoSjThucydidemdicii itius dC Polybium, Herodotumac Dio* dorum,Liuium
dC Salluftium, Curtium ac [uftinum , Demofthenem dC Aefchi* nem , Ciceronem dC
Hortenfium , Scae« uolam Paulu , QC reliquos huiufmodi praeftantiflimos uiros
omittamus, quos jprecipuam elegantiam,d(^ magnam mut tarum rerum peritiam non
fine fingularl mgenio acquifiuifl^ manifeftii eft* Philo fophos infupermiflbs
faciamus, Pytha* goram , Platonem, Ariftotelem, Theo^ phraftum, Varronem,
Ciceronem, Se* nccam QC Pluiium , quos in philofophia J II loj ^ fta claruide manifefium efl; ,
utdecudis naturalibus rebus mirabiliter perfcruta^ rentur , fubtiles^ QC acutas
cogitationes fuas graccis dC latinis literis commenda^ rent.Iam de medicis
medicinacm autori^s bus pariter fileamus : Quod quidem ar^ tificium accurata dC
diligens hominum foIertia,ad utilitatem fuam mirum in mo dum excogitauit : ut
aegrotis QC infirmis corporibus, fuis adinuendotvbus dCop portunis pharmacis
falubriter mederen > tur, Aftrologi infuper motus conucrfio. nes^ fyderum,orius,
obitus que figno:* rum QC planetarum magna cum attentio ne fufpicientes, in
tantam eorum cogni Comoii cionem peruenerunt, ut uarias Solislu* taexi^ nac^
eclipfes defediones que multo an* iosw» ti praediceret, SC futuras
fi-umentorum, oIei,uiniubertates, inopias que praenos: fcerent : quales multos
QC in primis Tha lem Milefium , qui ob magnam quan^ damolei emptiQU^m, cuius
penuriaper aftrologiam futuram effe pra;uiderat,ex paupere diues eftedus eft:Et
Archime^ g 4- \ |04-: ^em Syracufanij,
exdufle tradut , qucm diuerfos lunaejSoIis, ac quinc^ erratium (iellarutn motus
i'n fph^ra nefcio qua ab co mirabiliter fabrefadia , ita illigafle dici tur,
utomneseorudiflimilimos motus, ' mirabile didujuna regeret couerfio^Dc
quoLadantiuseleganter in fecundodi uinarum inflitutionum Iibro uerba ha^c pomt
: An Archimedes Siculus cocauo aere fimilitudmem mundi ac figuram po tuit
machinanV in quo ita folem lunamm copofuu, utinaequales motus fi^coelem bus
fimiles couerfionibusfingulisquafi diebus efficerentjnon modo acceflTus fp lis
ac receflliSjUel /ncremetajdiminutio^ nesq^luna^juerumetiam ftellarum erran
tium ue! uagantium difpares curfus or^ bis illedum uertit exhiberet ♦ Poftremo
quanta dC quam magna theologorOno^ ftforum ingcrifafuerint,facile arbitrari dC
cogitare poierimus ^ fi multiplices \U bros eorum accuratifllme legere &
intel figereuoluerimus ^ in quibus prapcipua , quasda de mundi qreatione^de
angeloru ^^odudiorie^ cle prouidetia Dci^de diui narum 4 II lOJ narupcrfonamdiftincflione,
QCdc incar nacione uerbi , ac ca^cens huiurmodi uel maxime concinent.Que quidem
omnia myftena, ecTi prophetis ab mino diuint^ tus reuelaca fuifTe exidimemuSsa
quibus poftea ad fupradidorum cheologorum nociciam prouenifte nofcuncur : canco
ca hien arcificfo^ac cam acri dC cam fubcili la genio illa prophecaru firma dC
fohda fun damenca confirmafle dC corr oboraffe ui dencur^ uc obfcura illa dC
occulca dC inui fibiliaaccp incomprehenfibilia, propria inecis acie
coprehendifte ec ufdifte com'^ periancur ♦ Vnde qui hxc &C caecera hn^M
lufmodi confpexifle pucantur, hi profcir cfio docuiffe perhibecur , fimilem
anima fuum eius efte qui ca ftue in ca^Io^fiue iti cerra, fiue in mari coto ue
mundo fabrica tus eftec^ Sed ne plura de humana incelli gencia dicamus:Quid de
memoria alcc^ ra nacure doce referemusr^cuius quidem quata QC quam mirabilis
poceftas fic/uin macim dicere,nedum expltcare,difticile uel imponTibile
forec^No quaerimus qua lamemoriaSimohideSpquanca Theod4 lotf rus^quanta Cyncas Pyrrhi ad fcnztule^ gatus^quanta
Carneades,quanta Speu^ iippusjquanta Metrodorus, quataThc inifl:ocIeS)quanta
Cyrus» quata Murida tes^duo potentifTimi reges, quata Lucul lus^quanta
HortenfiuS:, quanta Seneca, quos^ caeteros prasftates 8C eruditos ut ros
mhocipfo memorandi officioexcel luinelegimus:decomumhominumme moria lo^mur^et
eorS maxime q i'n quui bufdam maforibus ftudtjs liberalibus^ artibus
uerfatijingenua magnarum reru cotemplatione opera nauauerut.quoru quanta mens
fuerit exiftimare propt&^ readifficile acpeneimpoffibile eflecen
femus^quonta infimta dC quafi innume^. rabiha reruS^ uerboru uefiigia memine
riinttCuius quideetfi tata uis en^uteam breuiter pro dignitate fua exphcare
ne^s? queam^^artificm tame quodda (lue a Si^ momde poeta Chio , fiue ab ahquo
alio pra^iiantiffimo uiro repertum fuilTe acce pimus^ quod maximum naturali
memo rice lumen afferret^In hoc tam admirabi^ liomniunirerum thefaurointer
cartera duplex r 107 duplex uis,
unarcru, altcra ucrboru, itaj laiere perhibeturai creditur, utquanqpp per eam
potentiatn fimul dC rcs dC uerba percipiamus 5 quofdam tamen una plus quam
altera ualuifle dC uiguiflTe intelliga fnus:ceu de Lucullo dC Hortenfio apud .
Cicerone legifle meminim^ ♦ Hccc enim ipfius in Academicis uerba funt:H3buit
cnim Lucullus diuinam quandam me^^ monam rerura: Verboru maiorem Hor tenfius .
Sed quo plus i'n ncgoti]s geren dis res quam ucrba profunt^hoc crat me inoria
illa preftantioriQua fuifle in Thc nriftocle,que facile Grsccise pr^ncipem
ponimus , fingularem ferunt : qui qui^ ^^detn etiam pollicenti cuidam fe artem
ei rmemoria^ , qua^ tum primum profereba ^tur^traditurum^rcfpondifl^e
diciturjObli oiifci fe malle quam difcere«Credoquod 'ha^rebant in memoria
qu^cijc^ audiebac 6^ uidcrat^ Tali ingenio pr^ditus Lucu! lus adiunxcrat etia
illlam qua Themifto dcs fpreuerat difciplinamjtac^ utlitcris cofignamus qux
monumentis madare -uolumus^ fic iile ia animo res infculpta» ! habebat,8^
reliq.Duabus fupradidis {in gularibus dC pr^cipuis donbus>quarum una fingula
qux(^ mtelligere,aitera uef rocu(fla qusemteiledaenent meminiiTs ualeremus ,
(lue Dea fiue natura liberix uolucatis imperiu no immeritpadhibuij^ fe
cognofcimusilut per huiufmodi pote^ fiatemala fcilicet euitare SC effugere, bo
na uero appetere dC eligere poifemus: Quod (heologi liberum uoluntatis arbi tri
um appeIIauerut.De quo quide quale dC anted^ poft primi hominis tranfgref^
iionem fui({et,quale^ in poileris remaa fiiletjplura a facris dodoribus
d^gahter tradata in prxientiarum recitaremus , (t Idoneu in calce huius libri
diiTerendi lo;* cum fore putaremus*Sed cum iampride de animae definirione,d^ de
eius immor^c «alitate, ac de tribus fuis naturalf bus po tentif s , quo a nobis
breuius ^ diligeti^ tius fieri potuerit , hucuique diflerueri« •mis, multo
meiius fore exiftimauimus, ut de toto iam homine , adiutore ^ fau« tore Deo,
dicere QC tradarc incipiamus, <|Uadoquid€m de duabus prinapalibus partibus »
H I log partibus cx quibus ipfc ccinponitur,l5Ms tis
profacultatcnofiradidcruiileinctm» iiimus«Aincn» lANOCir DE MA» NECTIS, E CLVITISA C IV-
rccofulti Florcnnnijdc digmtate QC exccllcntia homims Liber i ii. V o N I A M
corpus SfTanl mam duo fola eflTc intcUigc bamus,ex gbus homo con ftabat, ac
quaedam propria ct peculiaria corporis,que* dam ueroanimifingularia
&admirabi« lia,nonnulla etiam uiricpcoiundo com tnunia uidcbamus:Idcirco
cum pluradc egrcgiis quibufda humani corporis mu ncribus primo, at($ dc
prarcipuis quon^ rationalis animac dotibus dC priuilegijs fccundo librOjhadcnus
tradafle memi^ nerimus; deinceps hoc teruo pauca de toto hominejdum cri t in
hac uita morta* l^diflTercmus : quem ab omnipoteti dco mirabiliter conftitutQ
fuifTe, iure dubita rc dC ambigere no pofTumus, quadoqul dem partes illas ex
gbus homine ipfum coftrui ac coponi intelligimus^diuinitus fecflas creatas^ antea
probaucrimus* At ticro fi quis rudis dC ignarus rerum , dc hoc ipfo forte
fufpicaretur , tunc profe^ <fl6 omnis cius fufpicio fcrupulus^ ccf^ farct 5
cum has duas, corporea kilicet 8C * rpiritalem^tam diuerfas ac tam diRantcs
inaturas^intcr fcc^ contrarias, (imul &iti unum ita admifVabiliter ac uere
diuinitus conueniffc ucl parumpcr confiderauc^s idi : quod aliter ab
omnipotenti DccK nullatcnus fieri potuiflfe ccrtiflimc fci:^ •mustpra^fertim
cum cafibijpfis maxiiiie ^aduerfantia ac repugnantia uideamus^. Vcrum quanquam
idipfum, cx his qqae «npraecedentibus libris latc copiofequc cxplicauimuSjita
certum 8^ manifeftum (it^ut nulla rationc,nulIaucautoritatc ad probandum dC
confirmandum indi^ gcrc uidcatur; quia tamen rcs magna dC ardua HOMINIS LIB» fll
m ardua eft , ubi omnis noftra difputatio fundat, 6C undc quo^ rehquus oratio^
nis noftrac curfus emanabit dC profluer, paulo altius ab ongine repetemus:ac
pii mo quid (it homo breuiter oftendemus: omnisemm quazdealiquare fufcipitur
mftitutio , iuxta uetere illam ^mofam^ fententiam , debet a definitione
pro&ci* fci : ut intelligatur quid ftt id dequo dio (putatur * Hominem
animal fociale QC ci uile,rauonis 8C intelligenti^ capax,ab er ratibus lucisq^
ignaris 8C cxcutientibus philofophis definitu efTe nouimus, Nos igitur, quibus
occuUu dC abftrufum uc* ritatis lumen ex diuinis facrarS fcriptu;« rarum
oraculis illuftratum euidenter ap paruit,hanc ipfam,qualifcun(^ eft, gen*
tilium dC ethnicorii hominum defcriptio nem etiam atc^ etiam connderantes,non
ufcpquaque perfecflam efle copcrimus* Nam cum eos mente fuam fragiliquidc
&C tenebrofo proprioru corporu domi«> ciIioiIligata,neculionin naturali
dunta xatlumine fuftentatam poflcdifle,atquc propter^a recoditam quanda magnarS
iit r er um Qbfc urita tc h uma nis diTp
u ta tionl buspcnuus&omninoaflTequi nonpo^: fuiffeintelligeremus,
fupernaturalietdi juino fplendore fulcin dC adiutt ^ in hunc ' certe modum
corrigere dC fic emendarc audebimus: Vt homo fit animal cum re- liquis
adiedionibus fupradidfs 5 ^artim mortale dum eft i'n hac uita fecularijpar^ tim
uero fmmortale ubi a mortuis refur^s rexerit ♦ Sed poftqua nonullam de certis
antiquorum philofophorum erroribus, quafi fortuitam mentione fecimus, hanc
partem , quanti^m ad pra^fens propofitu fpedarc dC pertinere cenfebimus^parui
per profequamur ♦ Multi mudum fortui co^utLeucippuSjDemocritus, Dica^ar^ cus dC
Epicurus, fadum: Multi uero pc ripatetici femper fuifre^opinantunStoici autem
mundu ab omnipotenti Deo for^s matum dC conftitutum efle dicunt ♦ Qui fortuito
fadij contendut^nulla Dei pro? 4iidentia regi gubemariue confirmant;
Peripatetici quauis femperfuifle exifti^s fnauerint^ diuinatameprouidentia ixni
cu Stoicis adminiftrari gubernanue fenf ferunt*^ » ril lij ferunuSed ne fortef
aliqua prxdidoruni philofophoru haere(is,uel, utplamus dC exprefTius loquamur ,
feda ab humanis erronbus aliena eflet, Stoid mmirij cac* teris ommbus
grauiores, de hac ipla mat^ teria itadifFufe dideruiflre comperiatur, ut Deum,
quem mundt febncatorcm af bitrabatur,open'fuo immifcuifTe uideani tur. Vnde
illud Virgiltanum natum cfl«! crediturt Totmq; infufa per artitt Mens agitat
molem, v mag^iiofe corpore mifceti ttac^ Academicis, tanqp deomnibusanl
btgetibus,quonia nihil fciri pofle exiflt:^ inabant,penitus prcetermiflis:&
Eptcu^ reos diuinam prouidentiam omnino tof lentes;, dC Peripatcticos mudt
crcatione abnegantcs, dC Stoicos Dcumopcri fuot Immifcentes , aberrafle conflat
* Ca^tcra tios quanq^ homuncuH &ignarinmus, praefcrtim fi cu tantis ac tam
magnis phi lofophis comparemur, per facras tamcti fcripturas ccelitus cdodi',Ct
diuino quo<* dam fplcndorc illuminati , contra falfant gentiUiim
ethntcoriim^ uiroru fapiei^ «4. nam dicerc ac diflerere prefumetes^milV dum ab
omnfpotenti Deo ex nihilo crea tum dC gratia hominis coftitutu aflererc ci
c6flrmare.no dubitam^ : credere nacp ipfumfruftraetincaflxim tataactammi^^
randa opera coftituifle , abfurdij quidda loge a ueritate alienu eflTc, quis
infict^ as ibit f Nec ^cp ^pter mundii mundus ipfe fadus eft:nullo eiri harij
rerQ ufu in^ digcre uidefjCuomino fenfu careat^Nec ctia dici poteft, Deij^pter
fe/pfum mua diim fabricaflTejCij fine ipfo efl^ potuifl!et dC poflict,
quemadmodij ante creationc plane dC aperte fuiflTe cognouimus* Rc^ iinquit ergo
animaru caufa mudum eflie conftrucfiujCu rebus ipfis exquibus con (lat animates
ipfas uti uideamus^ quate^ nus pcr pra^didiJ earu rerum ufum fefc
coferuarc^acperhuncmodiidegere dC uiuerc ualeat« Si ca^teras igi tur animates
hominis tantumodo caufa &das eflle ap parcrct,mundum utic^ hominis dutaxat
gratia a Deo fadum dC coftitutum fuifl[e concluderef, quonia ipfum propterani
mantcs fiidu^S!^ cas proptcr homincm fa HOMiNis LiB* rir dlas dfcimus: At hoc
ipsum ex co certu ciTedcclarat^quod omma qud^cui^ ^cfla funtjfoli homim'
deferuire ac mirii in mo^ dum famularijmeridiana ( ut didt )lucc clarius
cofpicimus : quoquide^bato uc iecj^ conceflbjhomme cuius gratia mun dum
creataconfitemurj utic^ a deo fadu fuilfe maniTeflii eft ♦ Vnde falfa^ 8C uanac
deformauonehominis cundoru poeta rum opinfones extiterunt* Poetaenanc^ homine a
Prometheo lapeu filio de luto fadu efle finxerut^ Sed fieri no potuii ut homo
uerii dC uiim homine faceret^ cum poffet eadem ratione generari ^ qua ipfc
Prometheusex lapeto natus erairqqui:^ dem fi fiii t homo generare hominem po
tuit/acere uero no potuit ♦ Verum quia poetas no omnino mentiri folerc,
fedfi::^ guris dC ^nigmatibus fententias fuas in^ uoluereS^obfcurarc uulgo
exiftimatur 8C creditur:Ladann'us8^ AuguftJiu^ lufmodi uulgi opmione apprime
kcutij eos in hac ipfafidiione non ufquequac^ fuiffe mentitos putaucrut* Sed
pri mum ommum Prometheu de molli acpmgui h X
luto fimulacrum hominfs formafIe> at> co^pnmitus nata elile artem
fiatuas QC (imulacra fingendi tradiderunt:Siquidc louis eum
teporibusfuiflefcribat, qui^ bus primu templaj cofirui, dC noui deo^ rum cultus
efle cceperunt* Promde for^» mmo hominispropriumquoddam fo^ lius Dei opus
efl:nam ipfe rerum omma machinator^ca cunda antea creaflet, po ftremo fecit 3C
formauit homme ♦ Quod CicerO j quamuis expers cccleftium terarij,plane tamen dC
aperte fenHfl^ ui^ detur» quandoquidem in primo De legl bus libro uerba ha^c
appofita fuifl^ cer^ nutur: Animal hoc prouidS^fagax^muU tiplex^acutum, plenum
rationis dCconfi lij^que uocamus homme^praeclara qua^ dam conditionegeneratij^a
fummo Dea fblum extitifl!e cognouimusreft enim ex tot animantiii generibus ac
naturis partl ceps rationis dC cognitionis^cum ca^tera fint omnia
expertia^Qiiod ueteres 5^ no ui\ut ita dixenm^ theologimulto clarius dC
euidentius aperuerunt:nam Deu con ^ fummato dC perfedo mudo^animalia ua
rtjgeneris . 1 1 r. 117 irj genens ex didimilibus fbrmis,ma|g;na dC mmora ut
fierent imperafIe,proc^de^ runt* Vnde fada funt bina, id eft ditierfi
rexus,nnguIa,exquorum uartjs fo^tibus &aer dC terra QC mana coplerentur :
de^ ditq^ eis omnibus generatim Deus ali* menta de cerra,utufui cfle hominibus
poflenttalia nimirum ad cibos, alia uero ad ueftimetumtQuac autem magnarum
crant uinum idcirco prsebuit, ut in exco lenda terra iuuarent : unde funt
dicfla iaa mentaJtem rebus omnibus mirabilide^ fcriptionc compofitis , regnum
fibt acter num pararc conftituit,d^ tnnumerabiles pencf animas procreare
uoIuic,quibus immortalitaic largitus eft : timi fecit ipfc (ibi fimulacrum
fenfibile at(^ intelligens, hoc eft ad imaginis futjpfius forma, qua tiihil
poterat cftc perfedius:homincm fi gurauic ex Irmo terra;:unde homo nun^ cupacus
cft,quod fit fidus cx humo* Ac« que hoc ipfum cundia prophetarii,cuan geliftarfi
QC apoftolorum oracuIa,6^ fin^ gula quxcf catholicorum dodorum elo quia plane
QC aperte dedarac:que,ne ni^ rnri(imus ,
pcrpctao filcmio praetcnre, quam prolixo fermone explicare ma* iuimustprefertim
cum taha fint utde eis nullatcnus ambigere& dubitarc ualea* mus . Qiiod fi
ucieres illi fapientcs uiri Graeci ac Latini , pi(flura fculpturamue aliquam
proptcrca apprime laudare dC commcndare folcbant , quod Zcufim, quod ApcIIcm ,
quod Eufi-anore, quod Fabiu , percgrcgios picfiorcs , uel quod Phidiam,quod
Praxitelem,quod Poly* cletum , quod Paralum , optimos illorii temporum
fculptorcs habuiflTe arbitra^ rentur : Quid nos in hac ipfa hominis fa
bricationc, ccrta quadam omnipotentis Dci fi*gura,faccre debemusf qui de Dco
uero QC folohumanigencris autorc no immerito gloriamur ♦ Etfi cnim illi fum*
micarumartium magifl:ri fuilTe uidcreti tur, homines tamen erant,qui facile
labj ct abcrrarc potcrat»Quod dc hoc noftro opificio iure fufpicari et titubarc
no pof* (umus , cum id a Dco optimo maximo cius conditoreprofluxilTc dC
emanaflfe r€ntiamus,(|ut falli dccipiuc nori potcit % * M r tt9 At dicet
fortafrequifpiam^fliatuam pidu ram ue aliquam apud ueteres no tam ob i'd laudan
dC commendan confueuide, quod optimos (latuarios picflores^ opi ficcs
habuerintjfed potius quod egregic decenter^ formata, dC pulchris quoquc
Jineamentis diftmcfla uidebatur « Quod fi nos itaantiquitus contigiflTe
concede^ remuSjUt debita membrorum c5forma^ noad pulchritudinem cuaifcunque opc
ris maximeualeret:quanquam fumma corum magiftrorum excelkntia ad ma^ gnitudinem
laudum plurimum conferc battquid nos de hac hominis fabricatio^ ne
refpondebimusc^nonnc cumex his quae corporibus extrinfecus apparent, tum cx
illis etiam qua^ in intimo dC prae^ tiofo humanarum animaru thefauro itx^ clufa
perhibentur, diuinitus fadamfuiT^ fe afl!eremus f Sed ne forte maxima 5^ ni
miahumanitatis noflra^gloria allediac protradijongius a propofitoeuagan' ul
deamur , ad id parumper redeamus un:^ dedigrcflii fumus * Cum iguur hominc. ab
omnipoteti Deo fedu eflTe antea prof^ %ip
|bau6rimus:reliquuefl;,ut qualem ipfuni fnagidenlle fupremus fecerit,
primum paulolatius oftendamus : quod deinde IdC quale ei ita mirabiliter
conftituto offl (Cium exercitiij^ dederit, breuiter enar(« rabimustpoftremo cur
eum talem coRi* lueritjdeinceps referemus « Quibus pro facultate noftraieiune
exiliter^ trada^ tisjnonullas pr^terea nobiIitatas,d^ egre gias humance naturae
conditiones adhi« bere dC adiungere conabimur « Primum mmji ^tac^ Deus hoc tam
dignum ac tam prx* iu otm ftanseiusopificiumjtantifecilTe&exiilj n pY<t*
mafle uidetur, ut homine formofidimu, mti^t»
ingenio(iiIimn,fapientiiItmum^opuIen« [<• ti(nmum,ac denic^ potentiiTimum
effice ret : eius nanc]^ forma ita fublimis ex^s cellens eft, quemadmodum in
primo li^ bro uberriine ac latiilime explicauimus, ut pleriqiie tam profanf,
quam facri fcri^ |)tpres,Deos immortales nulla alia prae^ terqp humana
figura,uelut caeteris omni bus longe fublimiore atcp excellentipre, in templis
delubris^ pingi QC efFingi uo iueript ; quorum formam uel h^manam » r 1 1 m
tielpotius noftram dtumam forc opor* nerc cenfebant : ceu Ciccro in primo dc
natura deorum plane Si^ aperte declarat, cuius uerba h acc funt : Auxerut haec
ca» ,dem poetac, pidoreSjOpifices : erat aute non facile agentes aliquid QC molientes
deos in aliarum formarui imitatione feri» uare« Quippe huiufmodi uana uel pida
uel fculpta deorum iimulacra a iimiiitu* dine nomen acceperunt » Sed folum dC
uerum Dei fimulacru homoeftjin quo quidem quibufcun^ eruditis Hmulatc^ ptjs
coniideratoribus diuina qua?dam ti militudo apparere QC relucere dignofci^ tur
♦ Quac enim copoHtio membrorum, quae coformatio lineamentorum, quae flj
gura,quae fpecies,ut de extrinfecis QC ap parentibus dicamus , humana poteil;
efTepuIchriorcNam fimundus ipfeit» decorus et pulcher efl;,ut pulchrior eiie, .
excogitari'ue nonpo(TIt, fiquidem ab or natu dC munditie nomen accepit t quan)
pulchrum QC quam formofum illud cxi^ (limare debemus , cuius gratia mudi pul
chrimdinem&diam fuiilenouimus ^ Af b $ m
uero terras , maria , ccclos aflris fielliisqp diflindos, diuerfas
{ohriuQC lunariu lu^ minu uarietates , eorum^ omniu ortus dC occafus, at^ omni
arternitate ratos ini mutabtles^ curfus^ante oculos noOros, coHderadi dC
conteplandicaufa parunv* per codituamus: ut qualis QC quantus Gt ^uiufmodi
totus mudi ornatus,paul6 cla i:ius 8iC euidetius elucefcat Jdeo uaria Uiis
pradidarurerij ornameta cofideremus: fontii! gelidas perenitates,Iiquores per«!
lucidos , amnium riparu^ ueftitus uiri* di(Iimos,diuernscoloribus atc^
diilimili bus, utita dixerim, inter feuiriditatibus diftincflos : fpeluncarum
concauas pro* £unditates,(axorij afperitates ,impenden cium montiu
altitudines^immenfitates^ camporum circunfpiciamus,Quae uero ^ quam uaria
genera beftiaru uel cicu^ ^ rum uel ferarum Qui uolucrum lapfus * atcp cantus
fqui paftusc" quae uita fylue* lirium f quid denic^ de humano generc
dicemusf qui quafi cultores terrac confti tuti, non patiuntur eam nec
immanitate l^elluaru efferari, nec ftirpium afperitate uaftan, j f i I2| uaftan',quorumq^ openbus agn^inful^»
litcora^ coUucenc diftincfla tems dC ur^ bibus, Quce quide omnia (i utanimis
(ic oculis uno afpedu uidere dC confpice^ re po{Iemus,quaIe dC quam mirabile
fpe daculum nobis ita uidentibus dC cofpt* cientibus appareret , nec uerbis abunde
explicare, nec mente fatis excogitare ua lcremus » Etenim (i pnTcis tcporibus
illl prxftantidimi uid fe aliquid dignum aG* iecutos fuiile putabant,qui oftium
pon^ tiuiderant,6Ceas angudias perquas pe« netrauerat Argos prima illa QC
celebra» ta nauis : aut tj qui oceam freta illa con:* fpexerant, ubirapax
undaEuropamLi byam^ diuidens ab inuicem dirimebat: Quod quale fpedaculum fore
cenfe^ mus,fi totam,terram,(itum,formam, cir cumfcriptionem, pulchntudtnem,nmul
contueri lieeret C At uero quonia omnia in una Hmul colleda corporeo uifu coti
fpicere uidere^ nequimus,faltem (ingu la quaec^ maiora dC digniora paulo ube^
rius deflgnemus , atque aliquanto latius amplificemus, utpertianc
amplificattos nem noHira hxc ipfa tam
pulchra dC tam decora ac tam admirabilia^quandoquide confpicari non poiTumus ,
faltem,muIto mehus comminiTci dC contemplari uaiea mus Quanta ita(^ efl: maris
oceani pul^ chritudoCquamm incredibilis magnttud do ^ quo uniuerius terraru
orbis ambir i €iC drcuiri uidetur* Qtiatus deinde huius noilri mediterranei
decor dC ornatus c* Suod ab illo uelut a fonte et a capite pro« uens plerafque
prouincias regiones^ mirabiliter abluit » Quae deinde fpeciesf quse magnitudo
c' quae moles f quseuz^ rietas umuerH C qux amcenitas oraru ac littorum;* Quot
genera,quam^ difparia parnm fubmerfarum partim Huitantium ^ innatantium
belluaruc^Quanta quocp funt ccelorum ornamentac' Sol enim qui Soh mi* hobis ita
paruus apparet , ut humanu ca itttudo GT put uel paululu excedere uideatur ,
ma« «r/Mf » gnitudine tame fua multis partibus tota terra, circa quam cotinuo
quoda ac per<s petuo motu uoIuitur,maior : Is^ oriens &: occidens diem
node^ conficit,S^ mo do accedens ^ modo recedens bim^s in fingulos nf^^f fingulos annos reuerfiones ab extremo
contrarias facit : quarum mteruallo tum quafi tnftitia quadam contrahit terram,
tum uicillim Iaftificat,ut cum coslo hilara ta uideatur.Luna cuius magnitudo
ter^ ra ipfa minor eft , his quibus Sol fpactjs uagat^Reliqua; ilelldc,quas
uagas dC er^ rantes gr^co uerboplanetas dicimus,cir ca terram ferutur,eodem^
motu oriun^ tur 8>C occidunt:quorum motus tum inci tantur tum retardantur,raepe
etiam infi^ (lunt^Sequitur (tellarum inerranti i! ma^ xima
muItitudo,quarumdi(lin(flio pron fedo talis dC tanta eftjUt eo fpedaculo ni hil
pulchrius, nihil ornatius, nihil deniA que admirabilius (ieri,
rcperiri,excogita ri, poterat. Quodquidem omnipotens Deus non folum idcirco
fecifle uidetur, ut maius S^euidentius ipfius uniuerfi or namentum
appareret^fed etiam ne SoHs lumme ad occafum defcendentejobfcui* ' ra &
ca^ca nox, tetris atquehorrentibus tencbris nimiu ingrauefceret, noceret^ uiuentibus
homin:^ obeiIet,cuius gra^ ita cii<f)a qua^c^ uiuentia inftituifle QC ot^
'IKT dinafle noucratrproinde ipfas
nocflis te^ nebras ob tancu dC tam incredibilem par uarum ftellara numerofitate
multis mi^ nutis^ lumimbus teperauit^Quae qmde quafi omnia Ciccro in primo
Tufculana rum difputationij his uerbis comprehen dere dC copledi uidetunPrimu
uidemus fpeciem cadoremcp casludeindecouer:^ fionis celeritatetantamjquanta
cogitare no poflumusuum uiciffitudines dierii dC nodiiJjCOmutationescp temporu
quadri partitas , ad maturitate frugu 8<^d tem^ peratione corporu aptas ,
eoru^ omnifi moderatore8^duce folem, lunam^ac^ cretfone dC diminutione luminis
quafi ftoru notante dC figniflcante dies ♦ Tum ineode orbeinduodecim partes
diGiri^ buto quinqj ftellas ferri, eofde curfus co ftantiffime feruantes
difparibus inter fc motibuS:,noc^urna^ cccli forma undic^ fideribusornata^Tum
globu terraeemi^^ nente e mari fixu in medio mijdi uniuerfi I0CO5 duabus oris
diftantibuSjhabitabilc dC cultu:quaru altera qua nos incolimus, fub axe pofita
ad ftellas feptem^unde Horrifer 1 1 \if
Horrifvr aquilonis firidor gclidd^ molitur niuts. Alceraaufiralis /gnota
nobfs^quaGrecl uocat Mivclovx^ Ca^teras partes incultasi quod aut frigore
rigeat^aut urant calorc Hic aut ubi habitamus no mterniimt Tuo Ccclum
nitefccrCiarbores jrondcfctrcy (teporc Vites l^tific^ pmpinis pubcfccrc^ Rdmoj
bdccanm ubcrtatc murucfccrc, Scgctcs largiri jrugcSyfloYerc omnidf Vontcs
fcatcrchcrbispratdconueftiricr* Tum mulutudine pecudu partim ad ue^^
fcendum^partim ad cultus agrorum^par lim ad uehendum, partim ad corpora ue
(lienda, hominemi^ ipfum quafi cotem platorecarhacdeoru, eorumcp cultore^ atc^
hominis ucilitati agros omnes dC ma ria parecia. Si ^rgo mudl huius ornatus^ ne
forte i n rebus tam daris tamcp euiden tibus longiores fimus , talis dC tantus
cC^ fc perbibetur etcreditur^qua forma^qua pulchritudine^quo decore homine pr^
dicum exidimare debemusf^cuius folius caufa mudum ipfum pulcherrimum
ornaciffimum facflum efle non dubua^i mus 4 No mirum igitur fi ueteres
noui^ ingeniofaru artiQ inuentores ,
quoniam patura diuinaomnibus rebus tum inani maris tum antmaris excellereac
prefiare arbitrabantur,nec ullam figura humana forma pulchriorem exiftimabant,
ut dij inftar hominum effingeretur, pingeren fur'ue confenfiffe uidebantur* At
quam pulchra BC quam decora fit haec hominis ' fpecies ex eo maxime intueri
hcet, quod nemo eft quin cmori maht quam couer:*- ti in ahquam figuram beftiae
, quamuis fi fieri pofl!et,fibi hominis mentem referua ret:ceu dc Apuleio
quodam Madaurefi fertur:que in afellu referuata fibi huma-t na mcnte conuerfum
fabulant:fed poft:*, quam ad priftinum ueri hominis ftatum inirabihtcr
redierat,de omnibus quae ea tempeftate euenerant hbrum quendam copofuit,quem De
afino aureo appella^s tiit. Ac profec^o taIis,hoc eft pulcherri* ina
8^deccnuflima huius diuini potius J humanianimalis forma , quemadmodii reuera
fiiit, ita eflTe fieri^ debcbat,ut ido ncum quoddam dC opportunum diuing potim
quam humana: mentis domiciliS non
nommuria forc potuifler : ceu m primo huius operis libro mulco lacius QC
uberi^ us expifcauimus 4 Sed ha^c hadenusde forma.Qind uero defubtili
&:acuro eius tam pulchri d^tamformofi hominis in^ genio dicemus r^quod
equidem tantutn &C tale e(l, ut cunda qua^c^ pofl primam iUam nouamac rudem
mundi creatione cxfingulariquodam&pr^cipuo huma na? mentis acumine a nobis
adinueta ac confecfla & abfoluta fuifle uideatur ♦ No ftra nancpjhoc efl:
humana funt , quoniS > ab hominibus efFecfla , qua? cernuntur, omnes
domoSjOmniaoppida^omnes ur bes j omnia denicp orbis terrarum ardifi^ cia.qua^
nimiru tanta QC talia funt^ut po^ tius angelorum quam hominum opera^ ob magnam
quandameorumexcellentf riam, iurc ccnfen debcant ♦ Noftra? funt picfiurse ,
noftrap fculptura? , noftrac funt artesjttoftraj fcientia?,noftrap(ueI uo^entl
bus ucl inuitis Academicis,qnihii omi^ no a nobis^nefcietia^ut itadixerim.dun^
taxat cxcepta fciri poflearbitrabaniur) fapicnti^« Noftr» funt deni^^nc dc fin^
IjO ; '^^ gulis longius difleramus, cum
propeim fimta fint, omncs adinuentiones, noftra omnia diuerfarum linguarum ac
uaria* rum literarum gcnera,dequarum ne* ceflarijs ufibusquatomagis magisque
cogitamusjtanto uehementius admirari QC obftupefcere cogimur:nam cum prt* mi
illi homines ac uetufti corum fuccef* forcs ftnc mutuis quibufdam'6<:
uiciflitu dinarijs fauoribus , per fc folos nequa^ quam uiuere
poflTeanimaduerteretjfub* ti!equoddam&: acutum Joquendi arti;* ficium
adtnuencrunt,utper linguam in< tcrcedcntibus uerbis abftrufa quaequc intimx
mcntis fenfa cudis audientibus innotefccret. Cum deinde tradu, ut fit,
temporis,gcnus humanu mirum in mo* dum multiplicaretur : ac diucrfas orbis
rcgioncs prouincias quc incolcrct , nc;« ccflTarium fuit,ut clementorum
characlc rcs inucnircntur,quibusabfentes ami* cos de cogitationibus noftris
ccrtiores rcdderc ualcremus: Vnde tam uaria lin guarum genera S)C tam diuerfac
literaru figur* emanaflTe QC profluxiflTe ccrnun* tur» - I I I 1)1 tur ♦ Noftra
fant denique omnia mzchU namenta, quscadmirabflia &rpeneincre .dibiha
humani uel diuini potius tnge^ ni] actes ac acrimonia fingulari quadam ac
pra^cipua folertia mohri fabncariquc conftituit^Haec quidem 5C ca^tera hufuf^
modi tot ac taha undii^ confpiauntur, ut mundus dC etus ornamenta ab omnf;^
potenti Deo ad ufus hominum primo inuenta inftitutaque , QC ab ipfis poftea
iiominibus gratater accepta^multo puU chnora multo^ ornatioraac longepo;^
litiora effecfJa fuiflTe utdcantun Vhde dSum eft , ut primi quarumcunque arti^
um inuentores pro dijs apnTcisgentf^ bus colerentur , de quibus quidem cre^ dibilior^ut
in feptimoDeciuitateDei, inquit Auguftinus , redditur ratio, cum perhibentur
homines fuifire,&r unicuic^ eorum ab his qui illos adulando deos cGi fe
uo]uerc5& eorum ingenio ^ moribus, adibus 5 cafibus , facra 8(1 folennia
con^ ^ifuebantur ♦ Quid infuper de humana /apientia referemusr^cum ipfa
ordinandi Dperatioad dignum quoddatn 6(f unicOI Ijz folius fapicntis ofFicium fpc(fiarc pcrtt*
ncrc^exiftimcturjllu cnim fapientcm cffeiurc dubiiarc dC ambigere non pof»
fumus , cuius proprium ofFicium fapcrc dicimus ; quod in nullo alio magis confi
ftcrc uidetur , quam ut ordine fuointer agendum utatur ♦ Sed ut paulo apcrtius
diflcramus : Sapicntis proprium officiii cffc creditjUt omniaquccuncp
facflaifunt fingulari fua fapientia inftituat , ordinct atcp gubcrnct ♦ Atqui
haec quae in mudc^ ccrnutur plcracp abhominibus ordinata. t)C
inftitutafuiffc,nemoinficias ibit:Hos mincs enim,ucIutommum dominf, tcr^ rxm
cuhorcsjuarrjscam diucrfis^ opcri bus fuismirum m modum colucrijt, at^ agros 8C
rnfulas littora^ tctris QC urbi» bus diftinxcrot^Qu^ fl ut animis,ita oca lis
uidcrc at^ confpiccrc ualcrcmus,nc*» mo cCKfh uno afpccfhi intues,qucadmo:» dum
fupra diximus, ulfo unqua tcofpo* rc admirari arc^ obftupcfccrc dcfifterct:
Catcrum non ut oratorum folum, fcd ctiam ut dialcdicorum more,argumcn* landi QC
dcclarandi caqfa , quandocp ar* ' ^ 1 gumenta H o Mi Nis LiB» rir ij> ^meta
{IrfngatnustSapieda /pfa de qaa imprsefentiarum dtflferimus in folum ho
minemcadiclicet calliditas d^aiiutiaiti mutisquocp animalibus reperiatur : uel
cum alijs inIidiantur,d^deuorandigrad tiadolo capiunt,uel cum iniidias c^tero^
rum uarioquodam luHonis genere delii dunt.Eftenim fapietia^ut inquit Ariilo^
telesjfcieiia dC intelledus preciofidtmo^ rum natura: Vel,ut Ladanuo placetjin^
celligentia uel adbonuredumm&cien^ dum,uel abftinentia di^ord^faoorum^
improbora: Vel, uc aliquato clarius ex^ plicemus , profedo nihil aliud
fapientisi efl:, quamcertaquatda uniusac ueri Del notitia: Omms enim hominis
fapietia in hoc uno 6C folo con(ifl:ereS^ refidere ul detur , ut Deum prx
caeteris cognoicac d^coIat«Praeterea aliaintellediuarum ac tnoralium uirtutum
opera, ad quem alte rumquamad fapientem hominem fpe:^ (flare ^ pertinere
uideatur,nequaqaam intelligimus: quicum cerneret duplice illum irafcibile appetitij
nobis cum bru^ (is effe comunem , ad cohibendum efFre natos f cbelles que
huiurmodi appetitus impetuSjprxdidas imelledus moiiscp ufrtutes adinueniflc
acreperifle perhibe lur^quibus ueluti frenis quibufda uarias ac multiphces dC
obfcc^nas uoluptates r compefcerettquarum humanarum dun taxdt, quam illum
cdeteraruammantmm appetitum fertiliorem 8C abudantior^m cfle uoluit^Nam
caetera^ animates, prae^ ter unam libidmis uoluptate^quaead ge^ nerandu
pertinet^nullam fentiutt Vtun^ tur ergo fenfibus ad naturae fua^ neceflfi^
tate^ Vident, utappetatea quibus opus efl:ad uuam tuendam . Audiut^muicetn fe^
dignofcutjUt poflTmt cogregare qu^ utiha funt ad uidum:aut ex odore mue^
munt^autexfaporepercipiunt . Inutilia refpuuntac recufant^Edendi bibendi
ofliciuni uentris plenitudine metiutur^ Acne plura de humana fapientia dica^
mus , Quid de hominu diuittjs atc^ opi^ bus referemus Noftrac funt ^errapj no^
ftri funt agri^noftri funt capijnoftri mon tes,noftri colles^noftra?
uallesjnoftras Cus^ noftra^ perlici^nQftras cerad^ noftras HOMIITIS LIB. ^ril
IJ^ ^ prumVnoftrenuccSjnoftracauellanaf^no ftra? aranci, noftra^ mefpil noftra^
for:^ bi>noftrac caftane2e,noftra? quercus^no^^ ftrae ihceSjnoftrae
fraxini,noftrap placani, * noftra?abietes,noftr^ cupreflt^noftrap pi ni, noftra^
denicp, ne de pluribus figilla^ tim dicamus , omnes cu domeftica^ mm fylueftres
arbores ♦ Poftremo noftn cun cfiarij herbaru fruc^us^ quaru genera toi dC tanta
efle perhibecur, ut pene mfinita «ideatur.Noftri equi, noftri muli^noftri
afini\noftri boues,noftn' taurf, noftri cz:^ ineli,noftn' canes, noftra pecora,
noftra omniaarmeta, noftrifues, noftra? oues, noftrae caprc.noftri agni,noftri
h^di,no ftn arieces , noftrae ciidae qua^cp g^^^g^s^. Et ne de cicunbus
duntaxat differuiflc uideamur, uoftri prapterea funt leporcs, noftri capreoh,
noftriapri, noftri cerui, fioftracuulpes^ noftri lup^noftraenatriii
ces,etcapterareptiI/a:noftrafcucfla?quaji2 que ferar,S(: omnia fylueftria ♦
Noftnho mineSjnoftra flumina>noftra fluenta^no ftri fluuifjnoftri torretesjnoftri
!acus,no ftra ftagna^aoilriioiues^noftri riuuli^no i ftra maria,noftn'omnes pifces, quorum
rpeciesmnumerabiies predicantur* No iira pariter reliqua duo elenienta , aer
setherifiqutdem noftra? aues. Quaru di* uerfitates tot dC tanta? eflTe
perhibentur, Ut prouidentia 4iuin^yC[uzgr^ci Tr^omxi» nuncupant,epicurea fuifte
uideatur : cd tam uaria ac tam uoluptuofa, partim ani maiarum partim
inanimataru rerumg^ nerahominibus ipfisparareS^ admini^» ftrarc uoluerit :
quoniam multipiices SC uarias dtuerforum animaiium fpecies in terriSjin aquis,
in aere, ad ufum hominis cfFedas atFarim coilocauit, abundeqj co ftjtuit .
QjLiod in «etherefimiliter feciHet, fi cius elementi nariira omnium confum
pirix fieri permifl^iret. Qu'd plura f no^ . ftri funt cceii, nolira aftra ,
noftra fidera, noftrae fteiii!e,noftre planete,5^ quod mf rabilius uidcri
poieft , noftri funt ange* li,qui,ut inquit Apoftoius adminiftrato ri) fpiritus
in ufum hominfi creati fuiffe credijtur : quod Dionyfius Areopagita peregregfus
eiusdifcipulus,in pr^ciaris illis De ang€lica.d^ :eccldiafticahierar« chia
r I I r ij^ chia uoIummibus,mtcrpretari
dC cxpla* nare cupfens,intcr catcra angclorp oS« cia,id praccipuum QC pcculiarc
cflccon^s ^cnauit uoluit, ut homincs angclicis infpirationibus illuminarcnt ,
illumina* tos^ purgarcnt, purgatos^ perficcret» Nolblupraedidis huiufmodi
illuminan di, purgandi , ac pcrficicndi miniftcrijs, fcd pluribus quoqj alfjs
famulatibus hu« mano gcncri inferuirc^C obfequi copc* riuntunQuodmuIta&quidem
cclebra ta uctcris ac noui tcftameti cxepla plane & apcrtc declarant. Nam
5C Abraha ad iliccm Mambrae,ut fcribitur^fedcnti trcs angclos,ut filium fibi cx
Sara iam nona* genaria nafciturum fignificarcnt , appa* ruifl!e Icgimustqucm
Ifaac propterca co gnominauit , quonia Sara, quafi impof* ^ibilc forct,quod
muliebria multoante ficri defierant,rififre dtcitur: Huiufmpdi cnim nome cx
hcbrjca in latinam lingua couerfum,rifus interpretatur, Etunum altcrum poftea
cum Iacob,utadmirabiIc quandam futipfius uirtutemcomproba rct, conflixifle
nQuimus, quo UVaeli* i 5' l}8 • £) '
cognomcfi accepit , quomam angefofft mutuo congredu, angelko^ duello um riHter
reliutiTet* AcRaphaelem infupev Tobiac filio,cum a patre eiufde nominis
exigedidecem talentoru argemi' gratia^ quce ipfe Gabeio cuidam amico fuo mu tuo
dederat , e Gali!a;a , unde oriundus crat, ufcp in Mediam prouincia mitterc:*
tur, peregrini ac longinqui itincris ducS dC comitem extitifle accepimus ♦
Danicl praetcrca cum in lacum leonu iuifu Oa^ rtj Medorum principis a feris
laniadum Inittcretur, at<^ trcs quoquc uiri cius fo* ci) in maximum quendam
ardentis for< nacis rogum,cx pratccpto Nabuchodo* nofor rcgis Babylonis ,
ligatis manibus fiCpedibus protjccrcntur, omncs ange^ licisobfcqutjs a
crudeiibus fcris, a flam* macB iii^fos,d^ ab igne demum libcratos iTuiflcfcimus
« Sed quid nos plura ucl ue tcris ucl noui tcftamenti exempla coqul rimus, cum
omnia facrarum fcripturaril loca angelicis myfterijs refertifllma ui* jdeamusC
Siquide Gabrtelciri Mafi» uir gini falutiferam CUrifli coceptioncm^di i ^
beatis » ni ^fff bcatis quo9 paftoribus no unum angci ]iuni,red potius
angelorum agmen,nan| multos fuifTecoftatj cius natiuitate nun^ ciaflc : dC
lofepho patri , de pueri nati in Acgyptum delatione, 6c non multo cx* indc
rcuerfionc, angelos reiulific memi ntmus. Et fcxccnta alia huiufmodi cx cs»
«angchca ledione prouenifle cognoui** mus.In Vitis dcnicp fan(fiorum patrum
angclos plurcs defundorum hominum animas in co^Ium portafl!e , 6C obfequia in
funcribus frequenter cxhibuifl^c non dubitamus: quap,nc nimi) fimuSjpr^tcr*
mittcrc , quam rccitarc maluimus , prae^s fcrtim cum talia fint,ut nemincm uel
mc diocritcr quidem dodum laterc dcbcat- Ex gbus omnibus fuperius a nobis cnar
i-atis,^^ fatis fupcr^ (atis confirmatiSjho minem opulcntifl^muac potentifl^imum
tffe plane apcrte concludit:Quando:« quide cundlis qux crcata funt fua uolun
tatcuti,propria(^ uoluntatc dominari 8d imperare potcft , Hjcc omnia cum uete*
TcsRomanihumano gcncri diuinitus i natura data cirecognofccrcn^aatqueipfi HO loui , mpoce caeteroru <)eorum , queni«
admodum ipA opinabatur, prindpalfilf mo, accepta referrent : idcirco opnmum
maximum appeIIabant«Pra;terea (bler^ tiflimi artificis prouidentiahomint ipii,
quem tam formofum , tam ingeniofum, tam fapietem,tam opuIentu,6^ ad extre^ mum
tam pra^potentem , ac tantum prin cipem dC ubicp imperante, conitituerar,
uoluptatem pr^buitpene infinita^quam ex ommbus creataru rerum generibus
delibaret caperet : Sed in uitiu caden^ tem,quia praepofuit ei uirtute,quas cum
uoluptate femper,tanquam cum dome^ fiico hofte pugnaret; Nam iingulis fenii bus
uifus, auditus, odoratus, gulhis, 6C ta(fius, certiores ac uehemetk)res 8^ plii
res ab hominibus,quam a caeteris anima libus uotuptates 6^deledatioes capiun
tur:quod in Venereis paulo manifeiiius apparet: Ceu Ladannus in feptimo infti
tutionu aduerfus gentes , his uerbis in^ nuereuidet: Cu excogitaretDeusduo^ rum
fexuu rationem.attribuit his,ut fefe fnuicem appecercmidC cdiuntfhone gau
derent* HOMINIS Llfc. Iir derent* Itac^ ardentiilunam cupiditatem
<un<florum aniniantium corporibus ad^ WfcuitjUt in hos afledus auidifllme
rue 'rcntjCa^ ratione propagari QC muIupU^ «carigenera poflem.Quae cupiditas et
aj> petetia in hominc uehemetior &acn'or^ %]uam in caeteris animalibus
inuenit: uel quia hominii mulutudine uoluit efl^ ma iore t uelquiauirtutefoU
homint dedir, ut eflet laus QC gloria in coercendis uolu ptatibus 81C
abftinentia fuij&^ reIiq»Qiit* bufdam deinde fandis hominibus data fuit
ctelitus poteflas , ut plura miracula fticerent,plurcs^ deftxndos ab ipfa moir
te ad ueram 8C certam uitam, mirabile di <fiu,fufcifaret:Ceu de Moy
fe,Helia,Hc lifeOjDaniele, pluribus^ alijs ueter^ tc Oamenti prophetis :
acetiam Petro,Paa <lo, loanne, reliquiscp apoftolis: Stepha* no, Laurentio,
Geruaiio , 8C Prothafid, Inultisq; alifs martyribus,ab idoneis au* •toribus
fcriptu legiflememinim^.Omni bus infuper facerdotibus cocefllim cft, ut no modo
per baptifmiiquiburda fuis formalibus uerbis peccatum originalc» - quo omncs homihes
infecfii onutur , {c4 Xgteraquocp humana dehdajfaduora a^: ^^flaguia per
indulgentia dC uemam dimit teredeIere^ualeret:Ac praetereafacras^ liflimum
Chnftrcorpus coficere QCcon fecrare uelmaxime poflTcnt^Epifcopos ahos^ Roman^
ecclefic pr^latos dC fum mps pontifices omittamus ^ quibus cer^ ta qua^dam ac
mfrabilia damnandorij ac raluandoru hommiipriuilegiaab omnt^ tpptenti Deo mduha
exhibita fuidele gimus« Hacc omnia fuperius a nobis coi^ memorata
poetap^philofophfj ac theolos^ gi & ca^teri omnes fcriptores GraErci pa;*
;ritcr & Latini , ac Hebra^i quoque^ plu^^ ribus fuorum librorum
locis^plane? dC aperte 8{ allerere QC confirmare uiden?: lur 4 Oudius nanque,
ut fola eius autori tateex poetis contenti fimus,ubi Deum mundum formafTe,
arque partes fuas ab jnuicem feparafle contendit(etfi nos di^ iimitus creatum
fuifle , non dubitemus) demum m produdione hominis carmt^ nahaecpofuit:
Sin&m his mmd mcntis^; capjiciu/^ itlt<ej ; Dccrk X I 1 1 r Hcerdt adhuc^ty quod dominari in
c<ttcrd pofjct» liatuic(lhomo. Plato inTima^o Dcum fabncatore mua di
coftituu : quem ad utilitatem tantum^. tnodo bominum ab eocreatum dC for^at
tnatum elTe uoluit. Moyfes prophetaru fiK^omnium ueterum tbeoIogorum(pa^ ceahorum
dixerim ) princeps dC caput, poftquam ab omnfpotenti Deo cund^ quaeque,bomine
duntaxat excepto , uel facla uel creata fuiffe dixitlFaciamuSjin^
quit>hominem ad imaginem dC nmilitU;^ dinem noftram^utpraffit pifcibus ma^
ris &C uolatilibus cccli5 8(C beftijs terracji
uniuerfar^creaturaejOmnibus^rcptfliV bus^quse mouentur in terra^Quem qut^ dem,
uti praedixerat, tanqua unicQcun^ (fiorumantea facftorum dominum pof^
feffbreqjpoftea creauitj 8^ benedixit 8C ait : Crefcite dC multiplicamini dC
reple^ te terram^&^ fubijciteeam, dC domtnami ni pifcibus mahs, 8^
uolatilibus co^Ii dC uniuerfts animantibus , qua? mouentur fuper terram ♦
Paulus apoftolus uas ele^, dionis dC magifter gentium ac nouoril theologorii do(flor, ucterumq^ explana tor,
omniaquaecuc^fadafiintnoftra ef^ (ecofirmat: namad Corinthios fcribens ita
inquu : Omnia enim noftra funt/iue Paulus , fiiie ApoIIoVfiue Cephas , fiuc
mundus,(iueuita,nue mors.jfiue pr^(en tia, fiue futura ^ omnia enim noftra
funt: Vos aut ChriftijChriftus uero Dei.qug quidcm uerba catholici explanaiores
no ftri recfle interpretari dC declarare maxi^ me cupientesj tanti fecifle
uidentur, ut in hunc modii abinuicem diftinxerint, quippe mfima^^qualia et
fuperiora hinc inde diftinguentes:[nfima ad utendum; ^qualia ad conuiiiendum ,
fuperiora ad fruendum^ pulcherrimeatcp optime in^ terpretantunDauid denique
hanc maxt inam 3^ praeftantiftimam ipfius hominis dignitatem fupra quam dici
poteftadmt rans m odauo illo celebratiffimo QC uul gaufl[imo pfalmo quafi Deii
percotare tur^&paulo poft fibi]pfi ftc interrogan^ ti refponderetjCarmina
hgc ponit:Q^Liid cft homo quod memor es eius, aut filiust hominis quoniam
uifitas eum Minuiftt eum 1 1 r eu paulo minus ab angcliSjgloria QC ho^ nore
coronafii' eum)^ conicuifti eum fu peroperamanuu tuarum : Omniafubic cifti fub
pedibus eius^oues 8C boues unl uerfas,mfuper dC pecoracapi: Volucres co^li 8C
pifces mariSj&cQiioru quidem uerboru comemoratus Apoftolus dum ad Hebr^os
fcriberet memin»fle legiiur^ quadoin eOjinquitjquod omnia ei fubic cit.nihil
pra^rcermiferitjquod humani po teftati largiri noluerii : cumpaulo fupc^ rius
ad maximam quandam humani gc^ neris dignitatem uniuerfum terraru or^* bem no
angelis quos in admirabih' qua^ dam excellentia conftituerat , fed homi^ bus
duntaxat fubiecifte ac tribuifte teft^ tur^ Atc^ haecomnia quae pr^dicfla funf,
dum in hac uita mortali peregnnat^a do mino quafi inuitus repugnans^ confe^
quitur:perpetuam pra^tcrea felicitatem, fempiternam^ poft corporea mortem
beatitudinem ei, utdiximus^tot antistj^ muneribus mfrabiliter conftituto dC or^
nato ^ ferre ac promittere 8C largiri infu^ pcr^ modo non repugnaret ^
concupiuic k I4tf ": dC uoluit: atque utfibi rcde admoncnti crederct,
multifariam QC apprime exhor tatus eft ♦ Anieomniananc^ duobus pri mis
hominibus, quos in maiori quadam dignitaic ceu iuftitia originali , ut theo#
logico uerboutamurjpraediclos quam caeteros omncs poft deteftandam illam eorum
tranfgreflionem in peccato ori« ginali conceptos, conftituerat,pr»ter iia la
naturalia intelligendi, memorandi, ac uolendi dona , expreflam quandam ue^
riboni cognitioncmipforum mentibus impreflerat, Etnefuamandata tranfgre derentur
, non modo proprtjs fuafioni* bu$ admonuit, fed terribiles quocp mc^: tus
mortis ique terrores adiecit , ut eos a jnalis facinoribus uehemcntius dcterrc
ret ♦ At uero ncc fuafionibus nec minis, necj terroribus profeciflc uidctur :
nam dum ipfi diabolicis laqueis irretiti labun . tur in praeceps , nimirii fcfe
genuscp hu^ manum ab illis propagadum pcrpetuo damnauerut. Pofteri autem qui
poft plu ra fecula primis illis parentibus fucccfl^ tuni, dcterioribus peccandi
condirionijj! . 1 t l ^ hiis deprauatij/uJs malis facinoribus fce Itftisque
flaguqsfefc ita mqumauerut/ ut Deum ad generalem^quanda huma^^ ni generis
pumtionem prouocareni : ex <luo uniuerfum tcrrarum orbem ab illo generaii dC
admirabih diluuio munda^* cum fuilTecoftatlubi cundauiuentia^pi fcibus duntaxat
reptilibuscp exceptiSja^ quis fubmerfa intenerijt^nifi ea fola^qu^ inarca illa
famofiflima a Noe lufto con:^^ Iplatore, quemadmodum cius nomeex"
hebra^ainlatinam linguam conueffum,'^ ceu fn fecundo huius operis libro dixifs'
rp meminimus, figmficare uidetur, diuf^ nitus fabrefada incolumia remanferut:
cx quibus cuncf^a quaeque diiierforum animalium generanouam quandamori ginem
traxifle nondubitamus^ Abrahac cicmdc temponbus eademonita perm^ dflltudmarios
angelos eoufqj fubfecu:^ ta funt ^ quoad Dcus Moyfi diuinam le^s gem per duSs
illas cclebernmas decanta lasqjtabulas largiretur, [nqua quidcm lcge
quibufcuncj pr^uancatoribus fuis : ^
plura malcdidionum & exccrationa gc ncra imprccatus cft : Seruatoribus uera
omncs benedidiionum &C indulgentia* rum fpecies promittere ztq^ ofFerre
deas creiiit et uoIuit,Cum aliquot dcindc an* norum
miliaintcrceffiflTent^diuina illa dC antiqua precepta uilcfcere capcriit: Vn dc
ne totum genus humanu fuis iniquis operationibus merito damnarct, appro
pinquatc temporis plcnitudinc, quem* admodum ait Apoftolus, mifit Deus fis
liumfuum humani generis redempto* rcm,ut eade uetcris legis praecepta reno
uarct, rcnouata^ multo clarius SC aper* tius cxplicaret,atcp temporalcs illas
con temptorafi^ fpretorii mandatorupunta tiones,per diuerfas dctcftationes in
pcr* petuas tartari poenas , 6^ ucrfa uicc, pri# fcam ladis mellis^
dulccdine,in digniffi ma quaedam uirtutum pracmia,hoc cft in acternucceIor5
regnum,c6ucrtcrct. Pcr tot igitur modos,praeter naturales quaC» dam dC
gratuitas humani generis condl tiones,iprum in tot tantis^ dignitatibus
conftitutum,feIix ac beamm,dummodo ueliec 1^9 \icllct,ut diximusjcfficcrc
concupiuuSC uoluit • Quod ut facihus ordinarc QC a(Ic qui ac pararc
po(lct,nnguIis hommibus fingulos angclosab initionatiuitaHsat^ Sumeu
mbuitjUtcoSjquafipajdagogi forcnt,a hominL malis fadnoribus fcclcftis^
flagitrls cu^ gelus^ ftodiretJnquo quidem Dcus toti gcnc^ n' humano ita fccidc
uaq; indulfifle uide tur^quemadmodu diligcntes patres puc ris ct adultis filijs
faccrc ct indulgerc co^^ fucucrijt : quibus in pucrfli dC adul ta xta tc
coftitutis,non (blum litcrarum 8^ pri^s morum clcmetorum magiftros^fed mo^ rum
cua do(florcs,quaficotinuosquofi^ dam comitcs c^ftodesquc largiri QC afli:^
gnarc folcnt ^ quos gracco uerbo parda<^ gogos, hoc cft, ut lannc
intcrprctcmur, quafipucrorum ducfloresjappellarunt^ Hanc dc fingulis angclis
pcrpctuis fini^ gulorum hommum cuftodibus^no mo:^ do catholica fcntetiam cx
accurata qua^ dam facrarum fcripturaru lecflionc y fcd €x quibufdam ctiam
gentilibus S(Cctbnl ds autoribus certam 8^ ucram cfle non dubitamus t Nam
QCpxikx hiftoriae^fati ^^0 dorum uiroruautoritatibus praetertnin* fis,
PyrrhiEptroraruregis bello Curiu, Fabrmum, Corijcanum: pnmo Pumco Calatinu,
Duellium, Meiellum, Lu^fla? tmm:Secundo,MaximumjMarcelIum, Africanu : pbft hos
Paulum, Gracchu, Catonem, Scipionem, Lajliij, multosoK praererea Grafcos dC
Latinos pr^ftantiUi mos &C excellentiffimos uiros extitide tc ftanfur :
quoru nemine,niri iuuate Deo, utaitCicero,hoceft faueteangelo fua-s forc SiC
tmpulfore, talem fuifte credendu cft.Poetac quocp eorum poemata fingea tes hoc
idem fuis carminibus fabulan^: quae enim aiia ratio poetas maxime Ho
meruimpulitjUt principibus herou, VU xijDiomedi, Agamenoni,Achilli, caetc ,,ros
deos quafi diuinos miniftros , quos nos lampride paulo euidentius angelos
nucuparefiC appellareconfueuimus, dl fcriminum QC periculoru adiutores comi
" tesm adiungeretC Philofophi infuper id ipfum aflerere gKTconfirmare
uidentur: Quando Socrates oraculo Apollmisla ..picntiflimus caeieroru
Qmniu.iudicatus», j da^monem . 1 1 1 i^t^ ^d^emonem quendafibi incuftodiam da
tum,cuius cofilio in rebus feri]s dC graui bus uteret>coram omnibus
praedicabat: ceu ex plunbus Platonis libris dC dU\o^ gis^atc^ ex celcbrato illo
praedidi Apu^ leij Madaurenfis opufcuIo,cuius titulus ,cft De dco Socratis,
plane dC aperte de^ perhendimus^Cum igiturdeus hpmi^^ nem tpfum talem efle
conftitueritjquale fupra breuius quoad fien' potuit uerbis* defignare ac
figuris depingere ualuim^: atcp illum pulchritudine^ingeniOjfapien tia.diuftt^s
dC opibuSjpotentatfbus fnfu^ perS^imperijSjpIuribuscpaltjs admira:* bilibus
priuilcgrjsjUel maxime ornaue^ rittquod deinde et quale ei coclefti dC dU utno
animali atque ita mirabiltter confti 4uto oflFicium exhibueritjparumper con
fideremus^ PoftquamergoDeus in con ftitutione mundi cunda prtus effecerat,
poftremo hominem creauit : hunc He^ i^ratce Adamappellamustquod nomen primaeuo
illi noftro parenti propterea ^ nonimmerito attributumfutfle accepi^ mus ,
quontarn uerus ^ dignus homo a k ^ i^t
Deo diumitus fadus erat, Vnde uetus illius facri idiomatis confuetudo
Adam primum, adcertamquadam ahorum ho minum difFerentiam nuncupat dC appel lat,
cuius gratia omnia paulo antc confti tuerat,at(^ pr^cepit,ut fllis omnibus zn^
tea creatis dominaretur,atcp ad utilitate, quemadmodu uellet, fuam uteret» Pro*
inde ut magna dC reda 6^ admirabilis cft xiis dC ratio dC poteftas hominis,
propter quem mundum ipfum 8^ omnia quae in mundo funt creata fuilTe oftendimus:
(ic u ho pariter redum dC fimplex at(^ unicu offi proa cium fuum tale cflc
cxiftimamus dC crea i* dimus,ut mundum cius caufa Bicf^um,ac praefertim cucfla
quas in h oc uniuerfo ter rarum orbe conftituta uidemus, gubcrs» narc et
adminiftrarc cognofcat ct ualcat» Quod nequaquam nifi cum agedo tutn
intelligendo penitus pcrficcre,8(^ omrii:* no adimplere poterit * Itac^ non
iniuria, agere QC intelligere proprium ipfius ho^ minis oftidum fore dicemus :
atque ita proprium cius cflecxiftimamus 8(^crc* <limus,ut i|i(clligere dC
agcrc,quam ride re quod o f HOMINIS LIB» III rc,quodannqui ct noftri temporis
philo fophi, ut fuis uerbis dcclarandi exph** candigratia utamur, proprie
propnum appcllarcconrueuerunt,magis humang nature coueniat:nam cum utrucp
omni:^ bus homintbus paritercompetere mu nime ambigamus,homines tame fine rt^
fu officium fuum recfie &: probe admini ftrare &: exercere pofle, at($
homines rc manere cognouimus:Quod abfcp inteU lecf^u nequaqua efFicere bi
adimplere ua lerent»hominesqp efle definerent,quorii folum officiu intelligere,
fentimus &: di* cimus, Etii hoc intelligendi bi agedi mu nus quodhomini ab
omnipotenti Deo tributum uidemus 2«: fcimus,ali js utpo* tc angelis bC
creatori, &: no ridendi exer diium couenirc uideat : in hoc certe ho mo
melioris qualitatis conditioms ha bet &:credit , utin proprio eius officio
una cum angelicis fpiritibus ct cum ipfo deo comunicauerit : Quonia alitcr, hoc
eft (ine operatione 61: inteIlcdione,m un do eius caufa fa(flo ipfum nequaqua
utl poflc mtclligimus ♦ NuUum quoc^ aliud k 5 «^ ammal practer hominerolumper
fuana curam operationis dC inteliedionis parti ccps fieri potuifle nouimus.Quod
Cice rone in fccudo De finibus bonoru et ma Iorum,dum cotra Epicureos
diTputaret, his uerbis dC in huc modum declarare 8C cxplicarecoperimus^fic enim
inquitlHi no uiderut,ut ad currcndu equui,ad aran dum boue,ad indagadum canem,
fic ho minead duas res,utait An'fl;ot. ad intellt ^gendum QC ad agendu cflc
natum,quafi quenda mortalem Deuf. Et philofophus quocp ipfc cu in primo
Ethicoru,de pro prio quoda hominis operc dC oflldo in^^ ueftigaret, abfurdu foi
e putauit^ut fabn* dC futoris ac cudorum alioru opificu, dC ommu infug humanoru
membroru,ut oculi , manus dC pedis 8)C caeterorij pro* priualiquod opus dC
officiu eSkt, homU «ni uero nullii fingulare peculiare^exer ^itium, utpote
ociofo QC ad nthil agendii natOjtribuerctur ♦ Atc^cam quaCicero eleganter
termtnauit fententia, ita defini uit, uthomo, fcilicctad agendum dC ad
intelligendij, tanquam quidam mortah^ *-- 1 I I dcus nafcei et. Quod 11 recfle decenter^
iacerer, quemadmodum fier! oporterer> profecflo Deum per ea qua? fecfla funt
ui libiliacognofceret.eumcp cognitum ada maretjueneraret dC obferuaret: id enim
propnum folius hominis officium eilc creditur, in eoque folo fumma rerum dC
omnis beatap uitdc ratto cofiftit: Quando quidem propterea fadi
&rconftituti'ab eo fumus , ut non cozlum uideremus 8C folemjquod Anaxagoras
putauit/edut artificem folis QC cceli Deum pura 6C in^ tegra mente coleremus*
Deus nancp uo luit ut ccxzlum fpedaremus^non utiqj frii ftra,quippe aues et ex
mutis pene omnigt ccelum uidere dC fufpicere poflTunt. Sed nobis propne datum
eft rigidis ac ftanti busintuen , utreligioneibi qua^ramus, &f Deum quibus
illa fedes eft, quoniain oculis non poflTumus, animo contemplq mun Naturam enim
hominis Deus hac cflTe uoluitjUtduarum rerumcupidus ct appetens efl^t :
religionis fapientiae^ . qupnia in his duobus infeparabilitcr CQ nexis ofricium
bominis ctuccuas omnts Sf<r incliira
en:.[taque omnipotens dominus et in tanta ac tam fublimi dignitate con^
ftttuto, fuapte natura indidu, ut feipruni coferuandi fui caufa diligeret:
cazterum ueropercertaquxdamS^ expreda fcrid ptac legis mandata iniunxit,
quatenus omnes proximos,hoc e(l,omnes homt^ nes honorarent 8^ obfcruarent: Atc^
ut hoc diligendi fui ofFicium libentius ztc^ conftantius exvquerentur,
adimplerenc acperftcerec,(ingulis quibufc^ huius di^ tiiniopifictj diledoribus
S^conferuato^ ribus, fefe pro digna quadam mutuac di^:: ledionis mercede
acternum ccelorum re gnumdaturu planefS^aperte pollicitus cil: Caeteris autetn
illius fui operis oforj bus,8^ lanti aedificif quomodociinc^ de^ (irudoribus 8C
dedecoratoribus, perpe cuas inferorum poenas feipfum exhibitu rum pluribus
horrendisS^ terribilibus cominationibus &nonnuIIiffetiam exc crandis
detefl;ationibus,pro coueniente pefldmi fecinoris fui praemio, claro quo* dam
dC aperto fermone fignificauic ♦ Cii crgo hoc Deus , homint mirum in mof dum ,
III liT dam,ut dtxitnus,cofluuto,di'gnu quod^ dam agendi dC intelligendi ^tcp
admim^ flrandi dC im perandi ac dominandi offi^ cium
tribueritjdeincepscureumfecerie i'n calce huius tertrj hbri paucis explica^
bimus, Eilautem uerifimile^quinimo decens dC uerum, cum ratio corporis re^
<fia fit, quod eft teporale, ipfum uero anj mum,qui fit a? tcrnus,recfiiorem
cfle dej» beretcijfigura&ftatus nihil aliud figni* staturah ficent, nifi
mentem hominis eo fpedare minis reH oportere quo uultum , dC animii tam re*
quidfigm dum efle conuenire,quam corpus:ut id cct. cui dominari debetimiteturS^
fuperct* Etenim fatis homini efl!e uidetur, fi Deu et eius diuina opera
inteiligat,cuius qaia dem intelligentiae uis dC fumma h xc eft: Vt fuipiciat
communem paretem genc ris humani,&; rerum mirabilium fabrica corem . Quod
quidc Ladanttus in libro deiraOei maxime aflierere & confirma
reuidetur,cuius uerba haec funt:Siciit mundupropter homine machinatus eft Deus,
ita ipfum propter fe tanquam di* uini templi antiftitem , fpedatorem ope
tiZ rum rerumcpccleftiu: folus eft emm
quf femies capax^rauQmsintelligere po(^^ (it Deum , qui opera eius
admJrari,uirtu tem potcftate^ perfpiceretidcirco ctiini-
conrilio,mente,prudenua tnftrudus eft. Ideo folus proeter caeteras animantes
re* <flus corpore ac ftatu fadus cft,ut ad con - tcmplationem parentis fui
excitatus cfle ' 'uideatur.Ideofermonem folus acccpit ac linguam cogitationis
interpretcm, ut cnarrarc maicftatem domini poftet. Po* ftremo idcirco cund^a ei
fubicda funt,ut fedori atquc artifici Dco efl^ctipfc fub* icdus«Sicrgo Deus
homincmfuum uo luitcftie cultorem, ideo^ illi tantum ho* noris attribuit , ut
rerum omnium domi naretur : Vticp iuftiflimum eftipfum dC Deum uidelicct eum
qui tanta praeftite* m,amare, 8C hominem etiam,qui'fit no« bifcum diuini furis
focietatc coiundus: Ncc enim fas eft cultore Dei a Dei aiU torc uiolari. Vndc
i^itelligitur rcligionis atc^ iuftitiae caufa effe hominem figura* tum, cuius
rei teftis eft M. Tullius in lis* bris de legibus,iia dices ; Omnium quac m
doda> » • n I xjfl, in do<f)orum hommu diTputatiotie uer^ ^antur, nihil
cft profccSo prxftabihuSj^ plane intelligerc nos ad luftiuam efle lu tos,Quod
fi eft ucriflimujDcus uult er* go omnes hommes effe luftos, id cft De um QC
homines charoshabere:Deum fd licet honorare tanquam patre,hominem diligere
uclut ftatretin his cnim duobus tota hominis iuftitia confiftit ♦ Qui ergo aut
Deum non cognofcitjaut homim' no! cetjtniufte 8C cotra naturam uiuit,& hoc
modo corrumpit inftitutum legem^ di uinam«Et in fcptimo diuinarum inftitu^
tionum ita inquit:Eorum ommum fum* ma haec, ut Deum colatiis entm colitqut haec
intclligit« Is artificem rcrum omniii, is uerc patrem fuum debita uenerationc
profequitur, qui uirtutcs maieftatis cius de fuoi ij operu inucntionc,
inccpiionc, pcrfedioncjmetit. Cateru Auguftinus tcctius cp Lacflant» fenfifle,
QC grauius ac uerius conderafte uidet,Qiiippe Deum ob immenfam eius bonitatem
no fua uti Iitatc ( fcriptii cft ern, quonia bonorS no ftroru no egct)fed ponus
bominis caufa' IffO homfnefedffe putat,
Nam,mquit, qufa bonus cft Deus rummus58<I reliq* Omit tamus PIatomcos,q
homines fedos elTc fenferut^ut hunc terrarum orbem inco;* lerent, Miffos
fadamus pariter Stoicos, qui homines ad ufum hominOi natos fuif ic dixerunt»
Peripateticos denicp ac reha quos cacteraru fecfiaru philofophos tan^ quam
nodurnos quofda obfcurae dC ab* ftrufae ueritatis indagatores praetermitta mus:
8C ad caiholicos dodores noftros, tanquam in unicu ac tranquillum fe^ curum
uerae dC exprefla: falutis portum, magna iadiati tempeftatc , confugientes
rcdeamus ♦ Fecit igitur deus hominem, uc per quandam adm/rabilium operum fuori!
mtelligentia,certam^ cognitionc eorij opificem recognofceret 8C coleret» Quod
diuinarum fentetiarum magifter faisuerbis plane&aperte approbareSi
conftrmare uidetur.fic enim inquit : Fc* dt Deus homsnem ut eum cognofceret, SC
cognofcendo amaret, QC amado pofli deret,& poflidendo denic^ frueret.Ita(p
dum eft in hac uita mortali mundum d ipfi I r r ifft Ipfi habitaculum dedit* Vt
cnim domus unius hominis habitaculii eft, 8C ut urbs unius popuh', fic mundus
padter domi^ cihum totius generis humanicxiftima« tur&fcreditur :Etpoftqp
defundus cft, pio dC iufto homini, hoc cft qui Icgitimc uixcritjfempiternam
cccIorQ fcdem con fiituit* Proinde dC homo uiuens mudiir» cola fitjdC pic
moricns cceli poffeflbr cffi citur,ac per hunc modum &C in hac prg^ fcnti
dC in futura uita fempcr ct omni qui dcm tcmporc felix beatus^ habetunEx: hac
igitur tata ac tam fublimi hominis dl gnitatc 8C cxccllcntia,uclut ab ipfa
radia cc,inuidia,indignario, dominadi libido, dC ambuio,at^ cxtcrx huiufmodi
animl pcrturbationcs,no miuria oriunt 6C pro fluunt : nam qui fcfc ita dignu
fadu fuif;» fc c5fidcrat , ut cudis rcbus crcatis praea» cffe ac dominari
uidcatur,profed:6 noi» modo ab alijs fupcrari non patict,quodl cft inuidiae,fcd
potius cattcros cxccllcre uel maximc concupifcct,quod fupcrbig 8^ ambitionis
proprium uirium cxiftima tur dC crcditwr» At fi fym cotigcrit ut aU m bE quando fpernaiur, negligaf 8C cotemna turjufcp
adeo mdignat , ut cotemptores fuosjnon fecus capitales &C acerrimos hoftes
ac propnos quofdam excellentfa rum fuaru uiolatores dC detracflores^eni xe ufcp
ad necem perfequat^Quod ego ctiam atqj etiam confiderans 5 atq? homi nc nouiter
defcribere dC definire uolcs, ipfum animal mdignabundu^mea quide fententiajno
iniuria explicaui^Quapro^ pter ut partes huius tertij libri uarie htnc inde
difperfas^tandem a!iquando,epiloi» gi gratia^m unum cocludamus. Si Deus mundu
dC cuc^a qua? in eo funt hois gras^ tia fabricat^ eft: Si humanu quoc^ genus
omnibus rebus dominari dC imgare uo<» luittSi ipfum infup decore,
ingenio/api cntia3opibuS;& diuitijs,regnis pra^tcrea £<: potetatib^
ornauu: Si pluribus denicp dC admirabilibus cu generalibus tum fm gularibus et
precipuis priuilegijs mfigni uit : ^fedo decere &C couenire uidebat, ne is
que in tanto 8C tam excellenti dignt tatis gradu coIIocaueratjCt cuius occafio
11C cu(fla qua^c^ machmatus crat^m gpc^ tuum , III i6f )tu3damnaret:IcIcirco
quanqp protoplas ftus ille nofter diuina madata tralgredc;* retur,ac g hoc ipfe
SC omnes eius poftc^ ri acterna damnationis pcena mererenr ^ ut ex indc
redimercntjfihu fuum huma* nam,quado aliter ficri no poterat , carne
fufcigCjatc^ ignommiofa exccrandi pati buh morte fubirc coftauit. Caeteru fi pr
j minoftri parentes nequaqppeccaffent, Chnftus nihilomin? e co^Iis in tcrras de
jCcendiftetjno ut humanugcnus redimcdi rct^ §d quide a peccati labc dC a rcatu
im mune extitiftet , nifi comcmorati patrcs noftri diuina madata temerc nimis
dC in^ fulfc admodii cotempfiffent : fcd utic^ in mundu ucniftet, ut hoiem g
hac humile human% carnis fufccptioncm mirabiliis tcr dC incrcdibilitcr
honorarct, glorifica rctq? : quemadmodii plurimidocSiflimi (imul atc^
fandiftimiuiri pluribus ratio<s nib*» adducfii, dC iingulari rcligioe dC prg
cipua deuotione pra?diti , picadmodum credider{jt:NihiI eiri aliud quicqp
cinatu rae, quam tam pulchra ,tam uigetuofam dC tam fapietcm ac tam opulcntam,
tam 1 » I I> dignam ec tam potentem,poftr6mo tatit felicem dC tam beatam
coftituerat, ad to tam dC undic^ abfolutam perfedionem fuam deede putabatur,
mfi ut ea per ad^ mixtionem cum ipfa diuimtate , non fo^s lum coiunda in illa
Chrifti perfona cum diuina,fed etia ut cum diuina natura una 8^ fola efficcret
, ac per hunc modii unia ca fada fuille uideretur « Quod neq; an« gelis nec^
ulli alia^:creaturd?, nifi hominl diintaxat, ad admirabilem quandam ha manae
naturae dignitatemjS^ ad in^ • , credibilem quoque eius ipfius cxcellentiam, datu,con«
celTu m dC attributu efle nouimus*. * 1 1 lANO CII DE MA K E C T I SEQVITIS A C
IV- recofulti Florendni^de dignitate dC excellentia bonunis liberi 1 1 K
uidebantur, quantu paruula ingentj no^s Rri iacultas permutere operariue pote^
rat, tribus prccedetibus libris iparfini ac difFufe claro quoda StTaperto
fernione cogeilimus. Itac^ opportunu quoddant S)C accommodatum uenifle dC
occurride tempus non iniuria exiftimamus, ut ul^ cimashuic operimanus
imponeremus, quod profedd iam fecidemus , nifi no<* ftra interefle
putaremus, ut ea refeilere^ mus qu^ a pluribus prifcis nouellis^ ais toribus
uel de laudatione bono mora tis , uel de miTeria humanse uita? fcripts fuide
latelligebamusrquoma ea tllis a no bis antea tradatis aliquatcnus repugna^
ireammacIuertebamuSiScd in bac nodra ACTENVS cadaquxad (ingulare quadam^^pra^^
cipuam dignitatem ex^ cellentfamhominis uelma xime fpcdare&! Pertmere praedicflarum
ueluti friuolarum ac falla* rum opmionu cofutatione, ordine quo* dam uti
coftituimus , ut res ipfa graums feuerius^ tracfletur ♦ Primo nancp ad ea quae
de fragiHtatehumanicorporistAd illa deinde quac de fgnobilitate znimxl Poftremo
ad ea que de tota hominis per fcna obtjciebant j quantu rerum tradan darum
natura ac materiae,de qua agitur, condiriones dC qualitates permittere 6C pati
uidebant^breuiter refpondebimus» A corpore igitur incipietes^multos gra* ues QC
dodos uiros fuiffc dicimus , qui humaniS corpus fuapte natura xiudum S)C
inerme, ita fragile, ita imbecillum, ita caducii eife putabant, ut frigora ,
acftus, labores,famc, fitim, dC caeteras huiufmo di corporis moleftias fine
aperta quada SC manifefta l^fione pati dC tolerare non poflet ♦ At fi forte
quieti ocioue fe dede* rit , in ipfo rurfus fitu ac tabo liquefcere, Jabafcerc
ac marcefcere afleuerabant» Ea infuper quibus uel maxime oblecfla* l^atur, dC
Hne quibus uiuere no poterat, - ' plerun^
II II Iffr plcrunquc fibfmolcfta acmornfcra fo^ rc, aicbant ♦ Nam
mgcntcm SC rcpcnti:^ num fonitum , nimiam intuitioncm , tc^ trum odorcm^amarum
faporcm^&^afpc ram contadione, magnam quandamca rum pariium laflfitudincm
induccrc cre dcbant^ Vigilia praetcrca &rfomnus,ci'^ bus 8C potuSjUt ipfi
arbitrabantur^quari doq^ Ictifcra cfFicicbantur ♦ Aquarudc^ niquc nouitatibus ,
uinorum^ mutatio^ nibus, ucntorum flatibus dC tcnuiffimis caufis atque
Icuiufculis la^fionibus mor^^ bidorum fua fcmper naturadignofceba
tur^Quoniamipfumcx mfimis fluidis quc contcxtum atquc conftrudum fui& fc
confl:abat : quemadmodum pcr plu^ ra maniTcRa cxpcrimenta dC cuidcntia quoquc
cxcmpla plane dC apcrte dcprc hendimus. Et ArifloteIcsetiam& Senc ca ,
Ciccro dC Plmius jmulti^ alij Grafcl dC Latmi/acri ac propham fcriptorcSjne dc
omnibus particularcm quanda mcn^ tionem faciamus, pluribus libroru fuo^ rum
locis hoc idem aflTerere ct cofirmare c conantur* Nam QC Ariftotcles m Ethico
rum libris quodam loco uerba haec po«: nitl Viderc,audirej utnaturales teftant
fermoncs , laboriofa funt * Et Cicero in Tufculanis quae(lionib« ita
inquittCuq^ natura corpora nobis infirma dediilec, hisGR intolerabiles dolores
etmorbos in<i fanabiles adiecilTet, animos quoquc dc^ dit corporum doloribus
cogruentes, dC feparatim fuis moleftijs dC angoribus implicatos . Quantis enim
morbora ge^s neribus corpora noftra a capitc ufque ad pedes pullulare dC
redundarc uideati tur,diificile didu foret, Vnde primo fua pte natura imbecilla
exiftentiajS^ poftca pcr aliquam aegritudinis fpeciem debitf liora cfFedajad
celercm interitum labuti tur dC currunt : Quinimo, ut expreflius dixcrim , ad
quotidianam quadam 5C re penunam ruiijam inftar auium uolitare t)C corruerc
comperiuntur*Proindc hu^ manam uitam breuem &quodammod6 momcntancam fieri
manifeftu eft ♦ Et Sc neca pluribus fcriptorum fuorum locis, masume in
cofolsiuone ad Elbiam ma trcm. treni,hac
nofl:ri corports imbecilluateni multuniadmoduni lamentatur* Plinius m fuo
Naturalis hiftoriceuolumine inter cstera de hac humani corporis debilita^ te
apprime conquefiusppropterea natu^ ram potius nouercam ^quam matrem no bis
extitide fcribit * lob infuper domum iftam noftram,6^ hoc habitaculum tugu
rium^ terreilre) id tR, ex terra madefa^s dla dC ex luto dC limo compadu dC
con^ ftitutum,futire tradit« Quod Innoceuus tertius fummus pontifex in eo libro
cu^ ius titulus eft, De miferia/humanac uitXj augere dC amplificare uolens^de
uilitate utriufque materise , dC illius ex qua Adae corpus, 5^ alterius ctiam
ex qua caetero^ rumhominu corpora confeda fuiirefcl mus, multa dC dicit dC
fentit^iiquide pri^ mi hominis corpus de limo terr^ diuini:* tus fadum eile
confirmans , planetas (lellas ex igne , flatus dC uentos ex acre, pifces
uolucres ex aqua, hominem 8C lumenta de terra, ab omnipoteti Deo fa bricata
fuiile probat: caetera uero aliorS bominu corpora ex bitmanisfeminibus - l s «
t I^o ac fpermatibus concepta ,
&po(lea natzl in lucem prodijflrc afleuerat ♦ Ex quibus tanto uiliorem
& ignobiliore primi ho^ tninis materiamjquam aliorum quorum cunque
animato/um extitifle cocludit, quanto terreftre elementii caeteris omni bus
uilius 8C ignobilius reperitunEtrcll quaquoc^ hominu corporaeande cum mutis
animalibus nafcendi coditionem fortita efle refertur , nifi forte poftquam
concepta funtembriones duntaxat, hoc cft imperfedi folorum hominum fcetus, in
materno utero ex fanguine menftruo educarcntur QC nutrirentur : quod ipfe quoda
praedidiopcris fui loco plane in* nuifle dC aperte fenfifl"e
uidetur:quando quidem hoc folum poft fuam conceptto nem, hominum dC non aliorum
anima* lium corporibus obiecifle legimus ♦ Ac his ipfisplura
aliahuiufmodidedecoris ac uituperationis dC ignominiae plena at que refcrta
fiibiungic : quae , nc longio^a resfihiusjbreuitatis gratia prsetermitti;^
mus.H^c igit funt qu^ a plerifq^ idoneis autoribusde imbecillitate uel potiusde
> . . Iragilitate HfOMINlS LIB^ III I7t fragiluate humani corporis
difputarijfli in medium adduci confueuerunt^Nunc uero ad ea que de ignobilitate
anim^ diGi feri ac tradari folet paruper accedamus*» fn fecudo huius operis
libro, ubi uarias de conditionibus dC qualitatibus animas diuerforum autorum
opiniones recitaul mus, inter ca^tera philofophos quofdam fuifTe diximus^ qui
humanam anima ali^ quid corporea effe opinabantur^ut Tha les, Anaximander,
Anaximenes, Ana^ xagoraSjDiogenes, Leucippus, Dema crituSjHerachtus^EmpedocIes^
Hippi^ aSjArchelauSjZenOjAriftoxenus^Var ro, dC fi quialij fuerut^ Nec defuerut
etist quieam nihil omnino eiFe uoluerunt, ut DicaearchuSjqui propterea quod
animS nihil ede imaginabatur , id homen irritu dC inane/ruftra^ animantes dC
animalis appellari aflTeuerabat^PIeric^ infuper aftl f erunt , qui etfi ipfam
quicqua corporeii abnegarent, de potentia tamen materiae 8C extra duce^ut
theologico uerbo iteru utamur^cduci cenfebat ♦ Atq; hi omnes iinimos humanos
una cum fuis corpori rri DE DIGHITATE bus mterir e exiflimabanc , nec folum hl
qui animos aliquid corporcum cfTe forc que credeba(,red etiamquidam alf]>
qui cos fpmtus arbttrabantur,mori rimul cu ^prijs corporibus putabant:quales
Epl cureos extuide nouimus, & quicunquc cos fecuti funt, animos no aliter
fuis qui bufdam perturbationibus uexart quam corpora ,acpluribus morborum genef
ribus implican* aiebant ♦ Nam quemad^ modum in humanis corporibus multas
•egritudinu fpecies,hemicraneam, oph* thalmia,polyp3, Iienteria,chiragras, p o
dagras)iateris dolores, ftrangurias, tor* mina, febres,& castera huiufmodi,
inter affiftendum quandocpacriteruexare,8i ad extremum in manifeftum quendam
dniini Sc^certum interitum ducerc uidebat:ita orumpe
pariterinanimisuariadiuerfarii pertur^ :s. bationum genera affifterc arguebant
, a quibus ipfi plerunque i'n contrarias par tes diftrahebantur, ac pcr hunc
modum interibant:quales fub argritudine ^mula
rionem,obtredationem,mifericordiam, angorem,Iiidiu,moei:orem, serumnajdo loremy
MOMINIS LIB. II II '71^ tii lorcmjam e^taaonem,roh'citudine,mo» rt ■
leftiamjaffli^ionemjdefperatione^con*! i ftituebat.Sub metu uero,pigritiam,pu^
(5 dorem, terrorem,ti'morem,pauore, cxa pi nimationem,
conturbationcm,fbrmi'di'« t ' nem,reponebant*Sub la;titia autem,ma lui
leuoientiam , deledationem , iacflatione ffl collocabant» At fub cupiditate,cxcandc
p fcentiam,iram, odium,inimicitia,difcor* ^ diam, indigentiam,defiderium, bi
reliq* as ordinabant» Quae quidem omnia &^ cac- \i tera huiufmodi
perturbationum gencra )0 ^ Cicero quodam fcriptorum fuorum lo* r? co cgregic
elegater^ coplcxus eft* Qui uero animos hominum immortalcs fore l autumabat,
omnes uarijs pcrturbationl 111 b us dum in corporibus uiucrcnt,como i(2 ueri 8^
coquafl[an' arbitrabanturtQuanai do ucro duaru illarum ab inuiccm bi in* j tcr
fe diucriarum naturarum coniundio \ pcr fcparationcm diflJblucbatur , partim 5j
in diuerfa uiuetium brutoru corpora, ut ]] ca tempeftatc cafus fercbat, ingredi
iudi cabant : ac fic coufquc uiuere putabant, lo quoad marcefcentc pruno iilo
corporeo jtT^ yiiftrumento inaliiid
quodda intrarc co> geretur . Ac per hunc modum ob uaria ac pene infinita
brutoru corpora, fecun* idum hanc opim'one,perpetua dC aeterna animoru uita
feruabat.Cuius quide opi« jiionis Pythagoras Samius autorfuiflc pcrhibet, qui a
Pherecide Syro eius ma giftro pr/mo ex naturahbus immortah'=s tatis
repertorCjanima immortale efle ac* cipiens jatc^ hoc quonam modo finc cor
poribus euenire fieriue poflTet mtclhgess rc no ualensjhuiufmodi circulare, ut
ita dixen'm,reuoIutione excogitauit atcp ad inuenit.Proinde homines ex conftitutio
nibus fuis brutoruanimaliii carnibus ue fci prohibebat, ne forte defundoru ami
corum dC domcfticorum anim^ pcr hu* manas eorii corporii comeftiones cxin* de
cxpcllercntur , atc^ alio tranfmigrarc cogcrcnt.Partim ucrocas per centii an*
nos,ut inquit poeta:Ccntu crant annos, 6C rcliqua » hoc cft per multa temporum
curricula, fiue g aerem iftum craftum 8£ caIiginofum,f5uc per puru aeihera
uagas ^ crrabundas uolitare aiebat,donec ucl ad tar* ! f I I syS tartara labercntur, uel ad
cozlum, {c^ cundum diucrfas antcacflae uita^ condi^ tiones
cuoIarent.Qiiapropter fiucmoris tales fiue immortales efTent anim^^iuxtsi
comemoratas praedidorum philofoplia rum de ipfarum quahtatibus dC conditto mbus
fententias, eas tales eile no iniuru cocludiuidebatur, ut fiucin corporibus
afliftentes fuis naturalibus perturbatio^^ nibus uexarentur,fiue poft mortem
una cum illis euanefcerent:at firemanercnt, ccrtc uel in alienis corporibus
habitaret, uel per aera uel pcr aethera uolitaretj ucl apud inferos morarentur
: Itac^ quocuc^ modo fiebatjUtubicuc^ exifterentjappri me torquerentunAtq?
ha^cfuntquasdc indtgnitatc humana^ ammaein pra^fen^ tiarum retulifle fufficiatf
Deinceps ad ea brcuitcr procedamus qusc de tota homi m's perfona^atq; de humana
uita, a non^s: nullisidoneis autorib^ /gnomipiCjUitu^ pcratiois dC deteftatiois
caufa refercban tur ♦ Si igit^dicet quifpia^duo illa ex qui> bus homine
copofitumacconfeduefle coftat» taiia funt qualia fupra oftedifl^ QC I7ff demonftraflc uidctur, quis iurc ambigc rc ,
dubitareuc potcrit , quinillud quod cx corum copofiti onc rcfultat, coponcn
tium naturam rcdolcat, fapiat atquc rcti ncat : Proindc hominefragilcm, caducS
dC ignobilem , dC multis ac pcne mfinitis morborum & perturbationu
gcncribus fubicdu dC implicatij , (ingulis quibufcp natura dC coditioncs paulo
dili^etius U accuratius cofidcrantibus plane dC apcr te apparebit,Quocirca
plcrique uetercs dodiffimi fimulatc^ fapietiffimi uiri,hxc BC caetcra huiufmodi
corporis & animae incommoda at^ humanaj uita: mala,fess cum ipfi animaducrtcntcs
dC fafpenumc ro rcputantes 8C rccognofccntcs, pluri^ bus librorum fuoru locis
dc talibus ho* minum qualitatibus apprimc conqucfti ac lamentati fuiffe
compcriijtur. Nam 8C' 7dMdx» Hcgcfias quidam Cyrcnaicus philofo^ ib,ica>9.
phus dc pluribus humanae uitaeincomo dis,prifds quonda teporibus fic copiofc
S)C clcgantcr difputabat,ut is a Ptolem^o Aegyptiorum rege prohibitus cffe dica
curilla in fcholis dicere , quoniam multi " his . iiir trr hls audms
mortem fibrjpficonfdiccrem, Vnde cu uma,ut aiunt,uoce,regia prohl bitionc
impeditus, diflerere diTputarc non poflet,demum fefe contincrc nequi uit,cum ea
lueris madaret , dcquibus lo qui uetebatur:ac per hunc modum egrc giumdialogum
compofuitjubi quidam inducebatur, qui a uita per tacdium difce dens ab amtcis
reuocabat : Quibus ille refpondes, uaria humana; uitac enumera bat
incomoda.Crantor quoc^ in cofola^ tione,nefcio qua,hoc idem plane ct apcr
tcconfirmabat,ubiintercactera,utrefert Ciccro , Thcrmaneu qucdam Eleufium morte
filtj grauiter mcerenie facit: proin dein Pfychomantium ad Apollinis ora
cuIuaccefliiTe fcifcitaturus,quafnam cx* titiflcttants calamitatis caufa»
Eificintcr roganti,in tabellis trcs huiufmodi ucrfi* culos datos fuifl^e
fcribiti Igfiiris homines in uiu mentibws err<mt» Euchinows potiturmunereUto:
Sicfidtutiliusfiniriipfiq^tibi^. Alcidamus infupcr rethor antiquus fl^, tit ait
Cicerojinprimis nobiIis,Uudatio* tn nem
mortis fcripfiflc perhibctur,qu5 tx enumeratione humanorum maloru ma* xime
confiftere etcoftare uidebatur^M, Tullius practereain praeclaro illo dC cele
brato Confolationis uoluminejhanc hu manarum calamitatum materiam aureo
eloqucnti^ fuae flumine clegantiflimc fi* mulatquc copiofiflimc profcaitus ,
ui* tamhominum ufc^adcoluxitfii^ lamcn* tatus cft , ut qui ea Icgcrcnt , nihil
aliud, ut ait quida,cupcrcntquam hasrcs fccu larcs noftras^ rclinqucrc ♦
Plinius dc« niquc quodam Naturalis hiftoriac loco, nihil hominc mifcrius ac
fupcrbius cflc teftatur : Caeteras quippc animantes fo« lam finc ullts animi
angoribus ui<fius cu ram habcrc confirmat dC probat : homi» ncm autcm
praetcr illa,quaenbi cum brq tis commuijia funt,multis ac penc infini tis animi
pcrturbationibus quotidic ue* xari ac torqueri aflcucrabat ♦ Hiiic Hc* rodoti
hiftoria quaedam dc ClcobeS^ Bi lonc duobus cuiufdam Argie faccrdotis filijs
praedicabatur : Nam cum flla ad fo* lcnne II 179 fcnne 6^ ftatutum facrificiuni
curru de more m urbem ueheretur > modo nefcio quo fadu ei\ ut lumenta
moraretur: Va de filtj qui aderant, uefte ponta,adiU'* uandi gratia corpora
perunxerunt , ad lugum acce(lerunt,ac per hunc modum adueda in fanum , cum
currus dudus eileta fdtjs precata a dea dicitur , ut illis premium daret pro
pietate, quod msxl» mum homini dari poiTet a deo: Poil epu latos cum matre
adolefcentes , fomno Ct dediflfe , inuentos mane ede mortuos* Hinc Trophonius
8C Agamedes com* memorabantur,qui iimili precatione u(l dicebltitur: nam cum
Apollini Dclphis templaexcedificadeht, uenerantes Dei! petierunt mercedem non
paruam qaiit dem operis ac laboris fui, nihil certi, fed quod eiTet optimu homini:quibus
Apol lo id daturum oflendit : unde cum poii diem tertium mortui reperirentur ,
mor ten^ optimum quiddam eile iudicatum per eum Deum fuifle confirmabant, cui
reliqui dt) conceflTiffent , ut praeter caetc* ros diuinarcCt Hinc poctarum dc
Silenqi m » I«0 fabclla fercbatur,qui
ipfum a Mida rcge captu fabulantur : ncc prius ab co dimiC^ fum dC rclaxatum
cxtitifle affeucrabant, quam rcgcm docuiflet , n5 nafci homini longc optimu
cfle:proximc auic, ^ pri* mum mori, Atcp hoc ci muncris pro fua miflionc dC
relaxationc dcdi(ik faibitur* Qua quide fcntetia QC Euripidcs & mul ti alij
poetar in cofabulationibus fuis ufi fuiflc pcrhibcntur ♦ Hinc proucniebant
nonullar pertinaccs dC obftinatac quarun dam Afiaticaru gcntium opinioncsjquae
familiarcs dC conuicinos lugcndi gratia inuitare dC domu conuocare confucuc* ^
ratjUbi cflet aliquis in luce aeditus : quod humana^uita? uaria rcputabantmala»
At qui laborcs mortc finiflfct graues , hunc omncs amicos iaudc&Iaetitia
excqui, Hinc Thcombrotus Ambrachiota , ctfi ci nihil accidiflit aduerfi, fatius
tame mo ri ^ uiucrc iudicauit, proindc fcfc e mu* ro in marc obeundi caufa
proiccit Hinc gocrates cum e uinculis dC carccribus cduci facile poflct ,
intcrirc quam uiuerc «naluit.Hinc Cato Vttccnfis mortcm fi* hijpfi » I r I r
i9t btjpH confciuit : atc^ Hc e uita abtjfl[e fcra tur,ut C^C^faris uidoriam
certam qUan dam moriendifui caufam nadu fefe eile
gauderet*Hincdeniqueinnumerabiles altj gentilesd^ethnici rapietidimirimuU atcp
fortifTimi uiri extiterut,qui his duta^ xat caufis abdudi,et fefe uita
priuariitjee proprias fuas fuoru^ domeiiicortj mor tes ae:quo BC hilari animo
tolerarut * Sed quid opus e(l plura profanoru hominix cxemplaproferre, cum
SalomoneinEc defiaftehocidem plancf&^aperte fenti* re uideamusr* Nam in
principio a uanita te incipiens, dC per totum poilea proce^ dens:Me,quodam loco
inquit,tdedet ui^ t«e mex,cum uideam uniuerfa mala,quae fobfole fiunt*EtpauI6
poH; tta fcribit; Vnus interitus eft hominis 6^ iumento^ rum, dC aequa utriufc^
conditio : Gc mori tur homo (icut 6^ illa moriuntur : fimtlt:* ter fpirat
omnia, dC nihil habet homo ant plius (umento: cuncf^a fubiacent uanita^
tijStTomnia perguntad unuIocu,de ter^ ra fecSa funt , dC in terra pariter
reuertun cur , Quis nouitft fpiritus filioru Adatn m i ttz afccndatfurfum,8^ fi fpiritus iumcntorfi
defccndat deorfum f Et infcrius fic ait ; Laudaui magis mortuos quam uiuetes,
dC fcliciorcm utrifquc iudicaui,qui non^ dum natus cft , nec uidit mala , quac
fub ^olc funi, 8C alibi : Melior eft dics mortis die natiuitatis * QC multa his
fimilia coma plecfhtur» Cum lob quocp in facro illo QC celcbrato cius dialogo
intcr caetcra ucr* ba hxc ponit : Homo natus dc mulicre brcui uiucns temporc ,
rcplctus multis mifcrijs,qui quafi fios cgrcditur 8C con* tcritur,8^ fygit
uclut umbra, QC naquam in eodem ftatu permanct . Et alibi ita in^ quit : Milkia
cft uita hominis fupcr tcr* ram,& ficut dics mcrccnartj dics cius* QC
paulopoft fic fcribit : Extcrni fumus dC ignoramus: quonia ficut umbra dics no
ftri funi fuper terram ♦ Et infi-a ait : Dics mci uclociorcs fucrunt curforc ♦
Fugc* runt dC non uidcrunt bonum,&: tranfic* runt, quafi naucs poma
portantes , ficut «quila uolas ad cfcam • Et paulo infcrius dicit : Quarc dc
uulua cduxifti mc doml nc, qui uunam cofump ws cflem,nc ocu lus r i«5 . lus mc uiderct , fuiflem quafi
noncfTem dc utero translatus ad tumulu , Scxccta huiufmodi pcr totum pcnef
librum hinc mdcdiTpcr/ ^,quac omnia figillatim con^ numcrare lA.mis longu
eflet, cum Am« brofius infupcr iv' :dioIanefis epiTcopus uir fandiflimus atque
Uv..^(flimus feor^ fum de bonomortis tra(flare,ac fingula* rc ^ddam opus
feparatim fcribcrc no du bitaueritjin quo quide opere cc multa h u manae uitae
mala cnumcrat,8i£: ad princi* pale conclufionequa intcndit,predi<flas dC
alias quafdam Ecclenaflcs autoritaccs comemoratj: dC ad confutationequorun dam
qtiaeprius circa uituperatione mor cis fibijpfi antca obieccrat,tria cius gene
ra diilinxit,atquc obicda illa diflbluit:ac dcmij td in calcc libri, ^d a
prindpio pro pofuerat, ^bare et cofirmarc conat»Po< (Iremo cum comemoratus
Innocentius part/cularcm quedam libriicopofuerit, que, ut fupra diximus De
mifcria huma nacuitae nucupautt, ubi a prfma nanuita tis origine incipies dC
ufcp ad ultimS finc Cendeos niula cogefllt^c quibus nos illai 1S4- duntaxat,elegi'mus,quae Ccetens memo^ ratu
digniora , dC ad noftrum refellcndi 8C confutandi propofitu aptr ora fore pu y
tabamus ♦ Poftquam enim ip fe de putri* daquadam QCxxili embrionisconceptio ne
diiTcruit, Omn?*, r. .^uit, tunc ci5 na* rcimur, quando aondii per attacem infe
<fli ^ deprauati ede poiTumus , ut certa quanda^Cueram naturae miferia
expri^ ineremus , uei mares uel fosminae queru lisd^Iamentabilibus uocibus
lugemus ^ eiulamus : cundos nanc^ mafculos in ha,foE:minas uero in he,cum oriutur,flc3!
reac plorare teilatur : dCzd maiorem dC euidentiorcm huius fuae CenKntik con^
firmationem uulgarem illum dC decanta tum uerfum allegas commemorat, quo Cic
enunciatur.Dicentes he uel ha quot^ quot nafcuntur ab Eua * Et id nomen ita
interpetratur, Eua nihil atiud quam heu ^ ha, quorum utrumqj dolentis interie
^ionem ede confirmat:Et demum,ante peccatum uiraginem, dC poftea Eu<iaps*
pellari merui(re,fubiungit« His igitur dC nuiufmodt ueluti foUdis quibufdam
optimiS) it^ optim{s,ut{ibi uidcbatur,
futuri sdiflci|' • fuifundamentis qualitercunc^ ia(flis,per nuditatem , per
pediculos , per fputum, per urinas, per ftercora , per breuitatetn -
temporisjperfenedute, peruarios mor talium labores doIores^,per diueria ho
minumftudia, per uicinitatemortis,per multiplicia tormcntorum gcnera,ac pec-
plura huiufmodi humani corporis inco^ moda,late copiofecp procedit^Que qui^ dem
(i nos,diuina iauente gratia, qucm^ admodum cupimus,pro moduio noftro
cofutarimus, oportune finem dicendi fa- ciemus , ubi prius nofmetipfos dC quofs
cunc^ huius noftri operts ledores in cat' celibri diligenter d^accurateadmonue«
iimus,quatenus deledabiles et optimas humanae naturae conditipnes,de quibus m
tribus pra^cedetibus libris fatis large, fatisc^ copiofe difputauimus , ab
omni^ potenti deorecognofcant, utper bona opera in hoc feculo femg \xti S)C
alacres uiucre, dC in futuro poftea diuina trinita te,a qua praedidaomnia nobis
prouene runtjperpetui frui uaIeamus«Nos igituf m s iBtf cuncfla (liperms commemorata refellere
confutare uei maxime cupkntes, eo^ ' dem ordine ad confutandum procede^ mus ,
quointer obtjctendum uCi fumus* Vnde a corpore tncipientes ad imbecillj latem
d^caneraseiusincomoditates, (tc & in hunc modu refpondere no dubita^ mus : Catholict
dodores noHri humanS corpus quod ab omnipotenti Deo ex It^ mo terrae fadu
fuiflle fupra dixinius, tale cxtiulle teftatur , ut partim mortale eflec fi
protoplaftus ille peccaiIet,quemadmQ dum ea fecifle fcimus y^artim uero (i no
peccaflet immortale emceretur : primus cnim homo mortale dC quodSmodo im
mortale corpus habuilTe perhibet^Vnii de quxrifolet, an utrutic^ ex conditione
ipiius corporis habuerit , an potius im^ mortalitas ex gratiae beneficioac
priuile gio j^uenerit. Proinde in primo
eius fta« tuita fadu fuiflfe dicunt,ut (i uoluiflfet utl qaCy non mori
potutfliet. In fecSdo uero iiatu , poftquam dehnques triinfgrefllus cftaprimxua
illa conditionefua, ipfum efqueaded degcneraflTe QC defecifl^e tra* dun^ 1 1 dunt, ut certam quandam dC mdubitati cnoriendi
legem cotraheret * At tn tertio. . gloriofce refurrediois (latu , tale tantu^
per gratiam eifedum iri dicunt , ut mori non poterit,quemadmoduin finehuius
noftri operis,adiutore Deo,paul6 latius 6C uberius oftcdemus Jtac^ omnem cor^
pbris imbecillitatem dC quafcuc^ xgrita dineSjd^ caetera quccc^ eius incommoda
a nobis antea commemorata, non ex na cura fua, fed potius expeccati labecon^
craxit * Vnde quicqd mali in pra^fentia^ rum baberc ac poltidere exiilimatur 8C
creditur,merit6 non etus natur ac,fed prl maepotius tranfgredioni , quemadmo:*
dum rupradiximus,attribucndum eft» Itac^ omnes prophanorum QC facrorum
fcriptorum coqueftiones d^Iamentario^ nes de laudationis QC bono mortis 8C de
reliquis incommoditatibus fuis deficere cedare^ deberent: quandoquidem tale non
ab ipfo deo,nec^ ab eius natura, fed a peccato prodtjfle 8C proueniile noui'
mu5«Ca?teru fortaile dicet quifpia:quaii qua ita elTe coacederctjcpfcquens
tamc non uideret,cum quxcuc^ hominti
cor^ pora (iue ex natura , (iue potius ex pec« cato, ceu tu probare dC aflererc
conaris, banc fragihtatis 8>C xgntudinis ac mortis 6C reliquarS deni(^
incommoditatu ne^* ceditatem acceperint,acceptam^ retule rint: quinimo talem QC
tantam moleilia^ rumneceditatcreportarutjUt qua^cunc^ fit 5^ undecunq^ prouenerit,
iam a prin^^ ctpio;:reationis naturalis effeda futde ui deatur : quando eam
moriendi dCcxte^ rarum malarum coditionum legem cun dis humanis corporibus a
principio na^ tiUitatisfuaeS^omni quidetepore immi nere 5^ impendere no
dubitamus * Haec omniad^ca^tera huiufmodi etfinos ue<« ra eile
fateamur,pluribus tamen,ni(t ni« mis queruli nimis^ ingrati ac pertinaces SC
delicati eifemus , uoluptatum mole (liarugeneribus potiriin hacnodraco^» inunt
8C peruulgata uita,dicere dC aflfeue rareauderemus*NuIIa efl: enim,mirabi<
le didu, hominis operatio, fi diligeter dC accurate eius naturam
aduerterimus>ex qua ipfe faltem noa mcdiocriter oblede cur» iB9 f ur.Quippc fingulis exterionbus,uiden
di,audiendi, olfeciendi, guftandi&^tan* gendi fenfibus tantas femper dC tam
ue^ hementes uoluptates capit,ui qu^da in^ cerdum fuperflua^acnimia^Str
ruperua;3 caneae fieri uideantunQuantis nancp ho mo uoluptatibus
capitur>partim ex cer^ caquadam SKTexpredapuIchrorucorpo rumuiiionc, partim
ex fonorum 6^ fym phoniaru &rerum infuper magnaru ua riaru*^ auditione,
partim ex floru et fimi lium odoru olfadtionc, partim ex diuer^ (a dulcium
epularum fuauiumcR uinoruf deguftatione, partim denicp ex mollifli* marum
fubftantiarum attradatione,di& ficile dicflu , quinimo impofllbile foret»
Quid dc reliquis interioribus fenfibus dicemusf^quatas enim oblecflationes inn
coftituendis fenfibilitjrerum difcretiont bus dC diflFerenttjs afFerrc iecum
fenfus illc perhibctur, qui communis a philofo phis appeHatur.Quantu quocp nos
delc <ftat uaria diuerfarum fubftantiaru dC ac* cidentiii imaginatio f quanu
extimatioc' quantum memoratio^quantu denic^ in^ tcllecfiior f #d tcIIecflioC cum ca quf iam alfquo pardcfS lad
fcnfu dcprchedimus,i'maginari,com poncre, cfFari, memimffe , QC intclligcrc
coftituim\is, ucrbis fatis dcclarare QC cx* plicarc no poflTumus^Quocirca fi
homi* ncs,quas fcrtuita comunis pluribus in» tcr uiucndil uoluptatibus dC
dcledatio* nibus potirctur , quam molcfttjs QC an* goribus cruciaretur , potius
gaudcrc 8C cofoIari,quam torqucri dC lamcntari de* Ijcrcnt: prxfcrtim cum natura
plurafd* gorum,ajftuum,Iabor5, doIorum,mori» borumm rcmcdia , quafi certa
quaeda iU laru argritudinu antidota no afpera,non tnoIcfta,non amara, ut
plcruncp m phar inacis cotingcrc 8C cucnirc cofueuittfcd potius mollia , grata
, dC dulda ac uolu^ ptuofa abundc affatim^fubminiftraue rit»:Qucmadmodij cnim
cu comcdimus 6^ tibimusjin depulfione femis firis mi;* rabilitcr oblcdamur :
ita cu calefcimus, cS rcfrigcramur , cu quiefcimus paritcr laetamur»Sed quoniam
illa i guftu pcrci piunt, c^terisfomibus tagibilibusquo« damodo dclcdabiliora
uidcnt,qu| com muni ^ . n I r m muni et no pardculari ipfbru genitaliu ta
apprehenditur: Quod a natura foler tiiTima et callidifljma atcp profedo unica ,
rerii magiftra no temere dC fbrtuito , fed certis rauonibusd^euidetibus caufis
h* <flu fuiife philofophi tradidere , ut longe tnaiores in coitu , in
comeftionibus ac potationibus uoluptates caperent,quo« niam fpecierum
coferuationes principa lius,qpi indiuiduorum intendebat:quora alterijper
comiHiione maris 8C fceminaf, i&Iterum uero aflumptione alimenti in re
ilaurationem ( ut ita dixerim)deperdit/, conferuabaturjtacp cundarde
fragilitarf ie,de algoribus, de apflibus,de labonb% de fame dC fiti , de tetris
odoribus , dC dc huiufmodifaporibus, intuitionibus, at» tredationibusJaflitudinibus^uigilfjSjS^
fomni]s, cibis dC ponbus,a: captcris fiml libus humanarum incomoditatum argu
mentis , opiniones ac fentenciar fingulis qutbuiq? natura rerum pauld-diligenus
animaduertentib. ac aliquato accuratius coftderanrib.friuolaf & uanae at^ in^ncs
cffc uidebunt.Na praeallegaiat Ariftote j»a •( JiSj CICERONE (vedasi), Senccae,
PLINIO (vedasi) ^ autorfta«s tcs pcr ca quse antea dtda runt,meru6 re j
felluntur &C cofutantur ♦ Quippc uiderc audirc tunc laboriofa 8C molcfta
func, cum fupcruacua dC nimia efficiutur : At cum modicc ac mcdiocriter his et
huiuf:» modi fcnfibus utimurjnon modo ncc^ fa tifcimus neq^ laboramus, fed
potiusre* focillamur , geftimus dC gaudcmus : ctfi liatura corpora nobis
infirma, ut ait Ci> ccrOjCt imbecilla et fi-agilia largita cft:§d negarc
inficiarc no poflumus Jam plu ' rima huius infirmitatis, imbccillitatis QC i
fragilitatis noftrg rcmcdia,ut fupra dixi* mus, affatim abudc^ fubminiftrauit ♦
Et (ic hoc noftrum domicilium cx terra ma dcfa(fia , 6C humo , inquit uir paticntiftiis
muSjhoc eft infimis fluidiscp contcxium cflc uidcmus, nimirum ob admirabilcm
quandam 8(rdeIicatahuiufmodi corposf ris coplcxionem, qualis tanto 6C tam di*
gno dC tam praeftanti humanae animae rc ccptaculo copetcrc &r coucnire
putaba* , tur,aIitcrfierinon potcrat Quaproptcr j , cttm rationtbus 6^
allcgatis aniiquorum | , uirorum ) * riir 10% airorum autoritatibus abundc,ut
crcdi* mus, hadenus fatisfecifle uideamur, rc^ kquum cftjUtad Innocentii'fummi
pon* tificis rationes paucis rcfpondeamus, ad quod nos ita parati uaquc armati
accedid mus j utaptas quafdam dC accomodatas rcfponfiones nobis nondefuturas
cxifti memus*Sicm'mpn'mi hominis corpus cx Iimo terraj , carteroru uero tam
anima torum quam manimatorum corpora cx alijs clementis fada fuerunt,quae quis»
dem fuaptc natura , quamcaetcra nobi^ Iiora etgenerofiora cernuntu,ut illc
dicit dC fentit, QC nos facile conccdimus, pro^! fccfio hoc quodcunquc
tcrreftrc homi^s nis opificium tanto prajftabilius 8C cxccl lcntius cundis
altjs uideridcbuit, quan^ tocaeteris dC uentisa: planetis &:ftellis
hobilius eratjqu^ licet ex aere 8C ex igne fac^a eflrent,infenfibilia tame dC
inanima ta eiTe conftabat:&: pifcibus quocp QC aui bus,quae cx ipfo, dC
iumcntis quac ex tcr ra pariter fecum animata prodierut, ad* mirabilius
apparebat : Nam hoc animal rationale , prouidg dC fagax multo proA n
" 1 pterea nob/Iius corpus iumenta
ct pc^ cora habebat, cCr quibus in propria mate ria couenire uidebatur, quonia
ad ageni dum dC ad ioquendu dC ad intelligendu, quibus illacarebant, longe
aptius &ac«. comodatius erat» Ventis ucro dC fiellis, rebus penitus et
omnino mfenratiSjpiTci bus quoc^ 8>C uolucribus ammatis utriA: que, pariter
excellentms putaripoterat» Nam etfi cu nullis praedidaru rerum iri propria
materia conueniret,infenfatts ta men illis,ex eifdem ratiombus &caufis quas
de iumentis dC pecoribus diximus, preftantius concludebat* Etaquatilibus
prafterea 8C aereis animantibus fimilitcr cxcellentius credebaf , quonia talc
fuas? pte natura facfiu fuerat , utnifi peccaflet, mori&^inierire non
po(Iet,queadinodu fupra dixiffe et oftendiflfe meminim5*,qdi nullis ali)s
corporib, coucniebat : Vndei lerreftre elementu laio caeteris admirabi lius 8C
preftanus uideri debet,quato illis | fuaptc naiura ignobilius QC ineptius cxi
ftens, incorporedutaxathumanoaltius ' , rublimatu dC di gnius exal tatij fuifte
nout \ I i liius, Atcp hxc de pnmi homims corpo:* i-e breuiter dixiffe
fufficiat* Ad alia uero ^^ererorum hom/num communia corpo n,dC ad illa que de
conceptione eorum,' 6^ embnonu educatibne,obrja'ebantuf , breuiffime refpodere
cupietes, quod ad haecduo pertinere 8(: fpedare uidebat, eandem uel potius
meliore cum cxteris ^fedis animalibus cpnditione eo fortita fuifle
refpodemus,quod corpora noflra cx mehodbus dC delicatiorib. feminibus ^ brutorum
omniu oriunf ,ut fic orta ex potioribus et purioribus,&: ita dixerim,
fanguinibus nutriunt &: educant. Quo liian^ ficut fperma ex fugfluo
alimeti, ita pariterfanguine ex ipfaeiufdealimenti fubftantia generarijCerta
quaeda 8(:cclcrf brata philofophoru omniu fententia eftv Quanto igitur cibus
cuiufcuc^ animalis delicatior et generofior eft,tanto fperma cx fuperfluitatib?
illius generatu melius ac pracftatius efficief . Eodemm modo de fanguine
fentiendu eft,quiquidein ho^ mine tanto prarftantior 4 m cxteris ani« mamib»
eflTe dcbei,quato cibus human^ - n z
cxteris quorucuncp animantium alimcn tis npbflior cxiftimatur 8C
crcditurXaetc ras obiccfiioncs fuas de nuditatc dC dc im bccillitatc &C
dcalijs huiufmodi incomo ditatibus miflas facimustquoniain fupra inccrta quadam
plurium comunium ob icdionum confutatione,fatis pro faculta te noftra diluiflTc
uidcmunNunc ad con futandaca quae dc ignobilitatc animae dl ccbatur, pauds
acccdamus» Dicaearchu 5: fi quialij fucrunt qui ipfamnihil cfl[e, totumcB cius
nome irritum 8^ inane, fru ftra^ animates 8C animalia appcllari co^ tcndercnt,
pcnitus omittamus : Quonia ca dchumana mcntc cxcogitauerunt,ut prorfuS amcntcs
et omnino inanfmad ac prbrfus infcnfati proptcrea fuiflc uidean tur,quoniam
fefe ipfam habcrc non ccr^ ncrent.Hos proximc fequutur,ThaI cs,
Anaximandcr,Anaximcnes,Anaxago ras,Diogencs,Leucippus,Democritus, Heraclitus,
Empedocles, Hippias, Ar^ chelaus,Zeno,Ariftoxenus, Varro,8«: quicunc^ aliquid
corporcii uel cxtra du cc dC de potentia materiac educt QC exin* de (imul cum corporibus interire exifti
mauerunt»His hebetibus S^,ut ita dtxed rim , corpulentis dC pinguibus philofo*
phis ea rcfpondemuSjquae iri fecudo hu^ lus operislibro pofuide meminim^, ubl
inter cxtera hazc Ciceronis noftri uerba ailegauimus,qu«e ipfi uericati dC
catholi^ cae Chriftianorum fidei uel maxime con fonabant: Animaru nulla in
terris efl; orl go,nam nihil cH inanimis mixtum ac co cretum aut quod ex terra
natum ac ficflix eife uideat, nihil humidu quide aut flabl leaut igneuhis
naturis^nihileil^duini memoriae , mentis, cogitationis habeat, quod praeterita
teneat , 5^ futura praeui^ deat,6^ copledi pofTit praefentia, qua: ib la diuina
funtmecinuenim^undead ho^ minem uenire poflentjnifi a Deo*Singti laris eft
igitur quaeda natura atc^ uis ani^ mi, feiunda ab his ufitatis notts^ natu^ hs,
ita quicquid efl: illud quod fentit , fapit,quod utdet,quod uiget, calefte dC
diuinum, ob eamq^ rem aeternum iit ne* cefle eft«Et Ariftoicles quoque
philoib«* phorum princeps dC caput , cuda mixci 1^8 BC fimplicia corpora,rua cogitatioe tran*
fcendit , atque qiiintam quandam natu^ ram eiIeuoluit,e qua mens emanarettco
gitare enim dC prouidcre, dC caetera hu* iufmodi , a nullo praedidorii corporum
prouenire poile putabat, quemadmo^ dumCicerode eoloquens quodamlo^s co
iftafcribit: Ariftoteles longe omm'** bus , Platonem femperexcipio,praeftas dC
ingenio dC dihgetia,cum quatuor no^s ta ilia genera principiorum eftet comple
xus,e quibus omnia orirentur, quintam quandam naturam cenfet effe , cf qua fit
menst cogitare enim dC prouidere dC di* cere QC docere, dC inuenifle zliqd^dC
tam cnulta alia meminifte , amare, odifte , cu pere, timere, angi, la;tari,
haec dC fimilia eorum , in horum quatuor generum in* ede nullo putat : quintum
genus adhi;^ i>et uacans nomine,et fic ipfum antmum endelechtaappellac nouo
nomine, qua^ fi continuatam quandam motionem dC perennem. Ad Epicureos 6C ad
caeteros huiufmodi mortaies , dC, utita dixerim, :fphbcios QC miamo^
philofo{>hos paru« Iin isg pcr
ueniamus : quia animos una ca cor^s poribusintcnrepntauerut, eoscR adiila
rcmittamus, quaein praedido Innus opc riVlibroafFatim &:abunde
retulifTcmcrf minimus : nc fortc fi hic apponeremus, eadem pluribus locis
repetcre & rcplica reobiurgaremur: Vbi nos diuerfas ra^ tiones , multas
magnorum philofbplio;* rum autoritates , plurima fandiflimorii uiroru oracula,
plerac^ celebrata prd* phanorum dC facrorum fcriptorucxem^ pla
congefl[imus>illis quiimmortalesani mos ita efle puta.ucrunt,ut in aliena
cor* pora quando e proprfjs rccedebant, in* gredi cogerentur , quoniam qualis
ellet animus iine corporc intclligcre no potc ram, ideo^ formam aliquam
figuramm quaercbant, ac rcuolutionem illamina^ nem, infulfam, dC infana
excogitauerut, illud Ciceronianum in eodem loco a no bis allegatu breuitatis
caufa repctamus, qui quodam Tufculanarum fuarum li* bro ita inquit : Sed
plurimi contra nitua lur,animos'que,quan capitc damnatos, mortemultantt nec^aliud efl: quicquam cur
incredibiUs animoru uideatur a^ter^^ nttas,niri quod nequeunt qualis animu^ fit
uacans corpore intelligere dC cogita^ cione comprehendere:quaii uero intelll
gant,qualis Gt in ipfo corpore,quae con:* formatio, quae magnitudo, ^ locus, ut
Q jam podent in homine uno cerni omnia qax nunc tadafuntjCafurusne incofpe
dlumanimus,antantarit eius tenuitas, ut fugiat aerem.Hec reputetifti,qui nc*
gant animum fine corpore fe intelligerd poffe: uideant que in ipfo corpore
inteU ligant.Mihi quide natura animi intuentl multo difFicilior cogitatio
occurrit, mul Cp^ obfcurior , qualis animus At in cor^ pore tanqua alienac
domui, cp cum exie rit 8C in libem ccelum, tanquam domum ruam,uenerit:Ni(i enim
quod.nunquam uidimus,id quale (it intelligere no poilu inus,certe dC deum ipfum
diuinu ani^ mum corpore liberatij cogitatione com pledli pofllimus* Ad illa
deinceps uenia mus,qu^ aduerfus tota hominis perfona proponebantur « [ta(^
pritno ad autorita tcs. III aot
tes,pofl;eaad radones defcedemus,quip pe ad autoritates Hegefice, Cratons, Al
ddamijCiceronis, Plint),Herodoti,Eu:s ripidis, Cleombroti, Socratis, Catonis,
quoru aliqui nonullas mortis laudano;» nes cofcripferut : aliqui uero fefe
propte rea interemerdt,quod per mortem muU tipHcibus humanae uitxincommodis QC
calamitatibus priuaretun PrimOjprifcas cundoru gentilium fcriptorum opinio^ nes
tunc uel maxime floccipendedas fo re refpodemus, cum a cathotica dC ab or
thodoxa fententia iillatenus difcrepare uideantur * At culda a Deo creata ualde
bona,utfacra fcriptura teflatur, nemo fa 119 menris ullo unquam tempore dubita
uit * Quod n (ic efl , profedo hominem, cuius gratiaomniaualde bona&^ opti«
ina iada fuifle conflat, no folum optimS quiddam,fed et(am,ut ita dixerim,
pluf^ quam oprimS eflie iure dubitare dC ambl gere non poflumus « Humana igitur
ui^ ta qua homo uiuere dicitur , generaiiter miferaeiTefienue non potefl:
aiiterfe^ queret, utid quod optimu eflle coflaret. I ao2 Incotinua quadam dC perpetua miTens
uiueret,Quod quoniam falfum efTe mai> nifeflu eft, nimim prasallegatas uel
poe^ jtarum uel oratorum uel philofophorix, qui de miTeria humanx uitse
difleruinfe at(^ fcripfiiTe perhibetur,autoritates faU fas ac friuolas dC
inanes extitide apparet* Quod quidem rationibus fuperius ptois batum/amofo
quoque beati Augudini tefiimonio confirmatur,qui duodecimo De ciuitatcDei
librouerbahaecpofuitt Sicut melior eft natura fentiens etiam cS doIet,quam
lapis qui dolere nullo mo^ do potefttita rationaiis natura praeftatior etiam
mifera,cp illa quae rationis uel fen^ fus efl: ^xperSjS^ ideo in eam no cadit
mi fetia* Quod ca ita fit huic naturae,quae in tanta excelletia creata eft , ut
licet iit ipfa mutabilis, inhaerendo tamen incomuta^ bili bono,id eft fummo
bono,beatitudU nem confequat , nec expleat indigeiiiia fua niii uticp beata
nt,eim explenda; non fuflficiat nifi Deus , protedo non illi ad* haercre uitiS
eft» Idipfum Ladantius plu ribus itiflitutionutn fuarum Ioci$ uerum teftatur; H
0 3SIJ N . r 20J teftat : quado Ciceronis QC alioru qui de bono mortis nonuila
literaru monumen tis tradiderut opiniones refellens> (ic in^^ quittCicero m
principio conrolationis fu^dixit,iuendoru fceleru cauia nafci ho
tnines^Iterauit idipfumpodeaquafi ob^ iurgas eum, qui uita no ede plena malis
putet* Rede ergo pr^fatus eftjerroreaq miferabili ueritatis ignoraitoe fe
teneru Et no multo poft ita fubiugit : At illi qul de bono mortis difputat,quia
nihil fciiit, ftc argumentant: Si nihil eft poft mortc, no eft malum mors :
aufert enim fenfum maIi»Siautem fuperfunt animarj etiarn bonum eft , quia
immortalitas fequitur. Qiiam quidem opinionem illa fua admi rabili eloquetia
penttus diluit , dC omni^ no refeliit,ac prorfus redarguit,et ad ex^ tremQ
falfam couincit « Ad celebrata illa Socratis , Cleombroti , Catonts exepla, eos
nullis humanaru calamitatu rationi^ bus jfed potius fpe immortalitatis ad con
ternptijuitactantumodo addudos fuifte dicimus : Quod nifi ita e(Iet,ip(i utic^
de fnagaitudine animi non fuiftent a uarija
AtE fcriptoribus tantopere Iaudati':quoni'am laboriofa efFugere,non
fortis S>C magna^ nimi , fed potius , ut inquit Ariftoteles, mollis eneruati
hominis elL Pythago i^s quoque uetat iniufTu (mperatoris, id Dei, de prseAdio
dC de ftatione uitac decedereJdipfum etiam uerum efle dc* prehenditur 6^exea
Socratis oratione, qua Plato hcit eum ufum apud iudices lam morte multata :
Magna me , inquit, Ipes tenet iudices^bene mihi euenire , (i mittar ad morte,
necede eft enim (it alte^^ ri! de duobus,ut aut fenfus omnes omnl no mors
auferat , aut in alium quendam locum ex his locis morte migretur.3^ re liqua *
Et exTheombrotica Platonicili^ bri de immortalitate anim«e Iedione,qui non alia
de caufa fefe interemit , qp quia Platoni De aeternitate animoru in com=«
memorato libro credidit:quem quidem^ beatus Augufliinus in primo De ciuita^ te
dei anteq^ feipfum interficeret legide teftatur * De Catone praecIariiTimo uiro
rentienduefl; aliter, plus caeteris|fui ince^ remptoribus aberraJe,fi fok
euitandi mala ; f I I I 205 ihala qu^ fibi' ex ui(f}oria faris prouen tura
rufpicabatur caufa , remetipfum in:» cer^miflet , ut eo de magnanimitate eti^ a
prophams fcriptoribus tatis ac tam ma gnis in coslu laudibus extoUeret^ Quod
idem Auguftinus in eodem De ciuitate dei libro eo loco maxime fentirc 6C in.is
nuere uidet,ubi fic inquit X Cato Vticen (is reipfum occidit, Hue turpe efle
iudicii uerit fub uicSore Caefare uiuere, fiue po lius eius gloriae ne fibi
parceretur inuide rft:ut i pfe Caefar dixiiTb fert ♦ Plutarchus . ^hfuper ipfum
eundem Platonis librum priufqua fibi manus intjceret in uita fua legiiTe
teilatur , Ad facras illas SalomoM nis,[ob,d(^ Ambronj autoritates uarie re
fpondendum fore cenfemus« Nam Salo mon in praedi<f^o Ecclefiafles libro ita
lo cutus eft, ut ad omnes totius mundi ho^ 6iines propala quafi publicus praeco
bC manifeftiflimus cocionator loqueretur* §d ipfum &:CoheIet Hebr^G,&:
Eccle- fiaftes graecu nome plane & aperte figni ficatt Proinde fecundum
diuerfas homia num conditionesjita uarie ^ fentit ^ dl 205 'b fe dt, ut pluribus locis fibtjpn manifede ad
uerfari ac maxime repiignare uideatiirj ceu ilH fententix quum de uno QC de
eo;s dem hominis SC iumentorum interitu fu pcrius allegatum ffMtjillud maxime
con^ tradicit quod in calce libri pofl;ea fubiun git, ubi de homine loquens
intercaetera ia dicit : Ibit in domu aeternitatis fuae, 6^ drcuibunt in platea
plangentes antequa rumpatur funis argeteus,& recurrat ui* ta aurea, 6C coteratur
hydria fuper fontS ^ confringatur rota fuper cifternam, dC rcuertatur puluis in
terram fuam undc crat, 8)C fpiritus redeat ad Deum qui de^s dit iIIum,Et duobus
quoque altjs, uideli cet uni quado dicit: Laudaui magis mor tuos quam uiuentes,
6C feliciorem eutn ludicauiqui nondum natus eft, ncc^ uis« dit mala quae fub
fole funt*Et illi infuper alteri quandoait: Melibr eft dies mortiS die
natiuitatiS.Et caetera huiufmodi plu^ ra apprime repugnanttac praeferiim hec
iaha duo manifeftiflime cotradicunt,unii quado inquit,meIioT cft canis uiuus
leo* ne liiortucSC alterum quando ita aif.ua de ergo ; 1 1 1 I iof de ergo 8C
comede in I«etitia panem tuuf, H bibe cum gaudio uinum ruum , quia placet Deo
opera tua* Quapr opter cum ex hac tam dmerfaru 6^ inter fe tam di(n dentium
fententiarum uarietate diTsc fonantia ac contrarietate , tum etiam e% mala bi
mterdum non fana eius libri do^ (firina , inter prifcos ilios primitiuae cc*
clefiac lud^orum dodores ac magiftros, qui paulo poft mortem Chrifti redem:«
ptoris noftri facrumHebr^orum Iibfo« rum ordinem inftitueruntjquo nunc it*
tuntur , ^ rabbi hebraice uocantur , diii difputatum fuit ^ dubitatum , Vtrum
praedidus liber infirmo6^ folido quo^ dam (acrarum fcripturarum canone una cum
cacteris prophetids codicibus co^ ordinaretur, uel potius anathemate da^*
mnatus igni combureretur.Et nifi in cal ce libri uerba hec appofita
Iegiftrent:De« um time bi mandata eius obferua : Hoc eft dmnis hgmo , bi
reliqua huiufmo^ di : proculdiibio codex ifte iamdudum fecundum pra^didorum magiftrorum
ao8 fententiam ignibus cobuftus nufqua
ap pareret* Ad tot ac tam uarias panentiin^ mi uiti autoritates ac
rentetias,eum libra a Moyfe facrofancfldc legis latore in dialo go De
proutdentia diuina compoiitum HiiflTe refpondemusjubi uarias 6c diutnt ias
interloquentiu fententias eile necel^ ifarii! e(l« Vnde cum omnes illas praeaUe
gatas autoritates,uel proprio ipfius ore^ uel trium amicorum confolatorum
fuo^s. rum uerbis enunciatas extitifle coperia mus, eas pro faliisac fallacibus
propte:^ reahabendas dicere 8C aflerere nondu^ bitamus,quonia ab Eliu
fapientiilimo ec optimo uiro , dC ipfe lob , 6^ omnes tres amiciin cundis
comemoratis fententijs plane 6(:aperteredarguti,S^poftea ab' omnipoteti Deo ita
increpati dC caftiga^s tifuiflfe uidetur, utomnes prajdidas fen tentias in
alias ueras dC certas commuta uerint,commutatas^ conuerterint J Ad
Ambrofiu&C caeteros huiufmodi do(Ro res fi qui altj fueriJt , qui
cogitatioes fuas de bono mortis literis mandauerunt,rc^ fpondemes, illos
propter beatam dc fell cem ccm bonarij animarum a corponbus fc^ parataru
futuram uitam , 8C propter ad^ tnirabilem 8C pene incredibilem poft nd uiiTimam
refurredione humanoru cor^ porum glorificationemjde qua in fine h> bri paulo
latius dC uberius diflTcremuSj ua fcripfilIedicimus:quemadmodu ex proprrjs eius
fcriptisplanefi^aperte de^ prehenditur*Cum ergo cudas propha^^ norum dC
facrorum fcripcorum autonia tcs fuperius allegatas profacultate no^ ftra
diluiffe uideamur^reliquiieft ut de^ mceps ad rationes Innocentfj pontificis
parumper accedamus.Primum nanque 8C principalc Innocetij noftri fundamen
tum^fuper quo totu ems miferabile a^difil ciujcx quo De miferia appellare
placuUj firmafl^e ac ftabilifl!e pcrhibetur^dequo^s rumcuc^ nafcentium hominu
natiuitate eflTe coftatjquod quafi in pnncipio come: morati operis fui merito
collocauit , ubl de humanis calamitatibus dift^erens^uer ba hxc pofuit: Omnes
nafcuntur eiulan teS)Ut natura? miseria exprimamus^Ma^ iculus enim recenter
natus dicitsha ; foe^ 0 iio ^
minadicichet dicentes hauel he. quot^ quot nafcuntut»^ab Eua , Quid est /guur
Eua ^nifi heu> ha, utrunqj mteriedio do lcntiSjdoloris exprimit magnitudmem*
Hgc enim ante peccatu uirago,poft pec caiumEua meruuappellari^Et rehqua
buiurmodi • Poftea profequit: Vnde fe^s fe optima futun' a^difict)
fundamentaia:^ daffe putat : quae profedo talia funt^ut, nifi me debita fummi
pontificis reueren tia^quemadmodu ait poeta nofter, conti neretjleuia quaedam
dC puerilia Stra pon tifiaa &apoftolica grauitatelonge alie^» na efte
contenderem: Sed honeftis qui^ bufdam duntaxat didorum fuorum con furatiombus
ob maximam quadam de^ fun(fJa^ fancftitans fua? ueneratione con^
tenciacquiefcemuSjubinoftracconfutan didC rcfellendi profeflioni ^ uel mediOiJ
criter fatisfecifle uidebimur ♦ Quale igw tur&qitiatumfithoc fuum tam
firmum ac ram iolidum QC tam adamantinum, uc tta dixerim, fundamentum ,
anteomnia paulifper confideraridum eft : ut eo dih';* gencer accurateque
confiderato , quaha dC quancsi r & qiianta fore debeant reliqua iierc de^
bilibus dC arenofis ponus dC fragiHbus^ iquam glareoffs dC adamantinis funda^^
imentis appofita, facilius ammaduertere atque euidentius intelhgere ualeamus^.
Ac primu quam falfum fit illudj&^ quam ab ipfa rei ueritate abhorreat, quod
de he 6c ha duabus naturalibus interiedioa nibus, ad claram quandam dC
manifeftas humanas miferia? exprefljonCj refert, uc neranda facrac
fcriptura^uerbaplane 8C aperte declarat^Moyfes enim diuino fpi ritu afflatus
> in principio Genefeos ita inquit: Et uocauit Adam nomenuxoris fua? Euam ^
eo quod mater effetcunclo:^ rum uiuentium^ Itaq? huiufmodi Eu^co gnomine,
propterea appellata fuit.quo^ niam mater dC origo dC principium eflet omnium
hominum , qui ab ea , ueluti a prima^ua radicepropagandi, oriundi c^ rant:
quemadmodii ex facris textus hti^ ni uerbis euidenter oftendit: licetinHc
braico idiomate euidetius appareat.nam prophetaille maximus inpraeallegatolt
bro cuncflaru reru origine progreftum^ o z 2iz
defcribensjinter Cf tera fic aittEt uocauit nomen uxorisfuseEua.
&cauramtalis appeilationis aflignare dC demoniirare uolesjftattm
mtulit:quonia mater omnifi uiuentium futura erat , hoc eft cundorg
homi'num,quiob humana; natur^ excel lentiam et,ut Gra^ci expreflTius dicut,ob
antonomafiam uiuentes merito appeila ri merebantur,quiquidem uiuentes hoc
hebraico nomine nucupantur * Sed pro co hebraice ubicp pofito , Hieronymus
nofter omnium facrorum tam Graecori! quam Latinorum interpretu accuratiiH mus,
Eua euphoniae cau(a (emp exprefs {iuHuic (imile illud alterii quod de uira«
gine dicit* Quado ipfam antepeccatum uiragine , 6>C poft peccatu Eua
appeilari meruiflecofirmat. Quod pariter quem« admodi! dC primum falfum efTe
d.emon:^ ftrabitjpraefertim iipropria eiufdcpro* phetaeuerba paulo diligentius
&accu^ ratius c6(iderabuntur,quae talia funt:DI xitq^ Adam,hoc nGc os ex
oftibus meis, dC caro de carne mea , haec uocabitur ut« rago, quohia de uiro
fumpta eft , Quod et(i r I I I 11} ttCi iti lanno fermone mantfefte mtelliga
tur y hebraico tamen manifeRius 8iCe\ii^ dentius apparet>ubi'
itaexprimitur:H^c uocabiturifcha,quoniadeiTch(quod no men latme
interpretatij,uir5fignificat) fumptaefl:^ Hieronymus uero utetymo logiam uerbi
in fua quoad fieri poterat traslatione efFicacius feruaret , pro iTcha hebraice
po(ito,ui'ragine a uiro denuatS pofuit^ Ha^c dida^Iofephus primo anti^ quitatis
ludaicae his uerbis uera ede con firmat^Hc enim inquu : [fcha hebrafca lin
guamuiier appellatur, nomen ueromu heris erat Eua^qu^ ngnificat omnium ui
uentiii matrem , Quas ob res fi [nnocen tius noftermprinciptjs 6^ in fundamen
tis fuis luce clarius aberrade deprehendi tur^ut fupra probatu et demonftratu
eft, quid in reliquis quae fuper praedidis er^ roribus fundata fuiUecernimus,
eum fe cifte exiftimabimus noti enim ueriitmi le eum in progreflTu operis uera
fcnfiffe, que in principio abipfareiueritate lon^^ geaberraffeintelligimus*
Atqui inhos tantos ac tam manifeftos errores nun^ o } incidiflet^niTi Hebraicaru Iireraru omm^ no
expers fuiflet^Sed qualia fint fingula qu^cp fuajparumper uideamustac plura
€i'us capitula de fingulanbus hominuca lamitatibuSj cofutandi caufa, breuiter m
medmadSucam^ ♦Qiiippede nuditate, de frudibus hominu 5(f arboriijde inco^
rnoditate fenedutis>de breuitate uitCjdc labore mortaliu, de uartjs hominum
ftu drjs 5 de dfuerfis anxietatibus, acca^teris Iiuiufmodt\,que nelogiores
fimuSjbreui tatis caufa pr^termittimus^multaetdfcit &C fentit* Veru ut in
hac noftra cofutatio ne ordine quodam mcedamus, ab muio de nuditate hommis
mcipictesjpauca di cemus^de qua ipfe loques^fic mquu:Nu dus egredit dC nudus
regredit : Pauper accedit dC pauper recedit* Ad quod nos decons et
pulchritudinfs caufa homines ita nafci oportuifTe refpodemus ♦ Primo nan(^ fi
uarijs diuerfis^ pellibus mftar brutorij cooperti dC indutf nafceremur, ^
turpis 6C ^ fccdus effet afpedus ille fa tis dici explicariue no pofTct* Ob
exceU lennam ^uoc^ coplexionis noftra: , quae exdcU^ cx delicfjs liumani
feminis ^cedebat> ali tcr cotingere dC euenire non porerat:fe4 quando aliter
fieri potui(Iet, profedo na cura qua^humanum corpusc^teroium omniu operum fuoru
pulchernmu ac m mirum formofifllmij opificiu ab ea raira^
biliterfabrefadtUjnunqalienoindumeto abfcodiflet, ne fortepulchritudines fuas
incogruis &C obiedis uelaminib. coope riret* Alitcr etiam fi uoIuilTemus de
natii rali quod.l omnifi homina nafcentiu ue^^ ftimcnto refpondere ualebamus :
quod ^pterea facere noluimuSjquonia ipfum tn eodem loco, hoc naiuralc indumentu
quo ofhes nafcimurj fatis his uerbis uitii peraflc legimus^Sic cm fubmgit; Si
quis aiJt indutus egredit^attedat quale profe^ rat mdumentu^turpe didu^turpius
audi Uijturpifl^imu uifu/ozda pelliculafangui nc cruentata ♦ q|d nos de
fecadina, fic cth Sccudin pellicula il!a cum qua infances nafcunt i medicis
appellat.ipfum intcllexifl!e non miuria intcrpre£amur,qaa ex necefljtatc
materia? unufquifcp inter nafcendum fcc re,ac paulo poft in luce editus
deponcrc o ^ iiS ' naturali lege
copelhtur . Qiiid dehomi^^ num 8C arboru frudibus dicemusr^quos ipfe ad muicem
comparare uolens^pau^j 16 poft prcdidam nuditatem huiufmodi coparationem
aggreflTuSjita inquit:Her bas& arboresinueftiga, illapde fepro^ deunt
flores^frondes dC frudus ^dC tu dc te lendes, pediculos & lubricos : illd^
de fe fundut oieum , uinum, dC balfamum: 6^ tu de te fputa, urina dC
ftercus:illa^ de fe fpirat fuauitate odoris,&^ tu de te rcd^^ dis
abominationem foztoris^Et (ic in reli qua huiufmodi fpurcittjs fo^ditatibus^
referta procedens, late copiofe^ profc^ quit^qua? decoris honeftatis^ gratia im
pra^fenj;iarii omittam^.His tam pulchns ac tam formofis prxdidi fummi ponti^
iitis obiedionibus iftam ipfam fuam fru c!luum coparationem abfurda eflTe dC ui
deri, refpoderi poteft, nam proprius cu luslibet arboris frudus ucre dicitur
is, quem arbor illa fuapte natura producit^ At propri] hominis frudus non funt
fos da illa dC fuperflua fpurcitiarum dC focdi l^tu genera fupcrius allegata^
fed potius , multi^ . I 1 1 r multiplices mtelligendt dC agendi opera tiones
humani frudus habetur dC func, ad quas homo, ficut arborad (rudificaii
dum,naturaliter nafcit. Et quanqp natu^ ra fuperflua illa in homine no
intendat, ex neceiTaria quadam cibi et potus reple Cione proueniant,mirabiIe
tamen ac pc;* neincredibile didu efl: , quatum pleraq; lllorum
quxinhominefuperHua dicun tur,ad plura rerum genera coferre iudt« cantur,ceu de
fputis, de urinis dC de fter coribus,acde capillis a phyficis fcribit: Quippe
ieiuni hominis fputum ueneno SpuH h (is ferpentium morfibus ophthalmijscR mimsu
medetteius uero urina ad laxandu uen^ niefficc trem,S(f adconferuationem
uifusmirabi liter confert * Humanarij aurium fordes naribus illinite,quibufcuc^
dormire ne^ quientibus fomnu prouocare uidentur» Ad fertilitatem agrorum
humanum fter cus hominis^ capillos, quorS ne unum quidem perituruex euangelica
ledione didicimus, caeteris omnibus ftercorandi generibus copiotius dC
abudantius con ducit^Quid ad incommoda fe nedlutis et o $ tfi8 ad brcuitatem uit^ rcfpondebimusf^pro
fe(fl6quemadmodij ceteris fupcrioribus fccimus , ita iftis op ortuna rcfponfa
no* bis no dcfutura iurc cxiftimamus crc dimus*Nam fi in primordio conditionis
humanar prifciilli maiorcs noftri ita lon* gxui cxutiilc copcriuntur, ut ufcp
ad no ningentos circiter annos pcruenerint , ccu Innoccntius ad comparationcm
SC ad dcteftatione huius pracfentis uitae no ftrae,quam dicit cflTc
breuiffimam,nonul las rationes adduccrc dC allegare uidet: profcdlo Deus eo
temporc rcbus huma nis proptcrca rcdc cofuluiffe,ac fapien* fcr prouidifle perhibctur
, quonia alitcr ncc gcnus humanu in hac parua dC prx^ fentanea temporis
breuitatc propagari, nccp urbes aedificari, nec^ fcientiae 8C ar# tcs
adinucniri poiuiflrcnt.Sed poftquam prjcdicftaomnia quae hominibus neccflra
riacrant, pcr cHutumitate temporisadia ucnta,m luccm prodiere,& demum per
fccfia copicta in medium euaferc , hu^ mana uitapaulatim decrefces,in hac po*
ftircmo quafi brcuitatem peruenit, quanj nunc / 1 1 I I nimc uidemus» Quod
lofcphus m prxa dicfloantiquitatis ludaic^ hbromanifeftc cofirmare
uidetur,quando Deiireligio^ Cis illis prim^uis maiorib.nodr^s tam loti gam ac
tam diuturna uitam ab initio co# ccffifle 5C condonafle tradit.Et non mul to
poft deThare Abrahae patrismortc differens^cu ipfum quinc^ fupra ducen* tos
aetatis annos uixiife dixiftet,ftatim in hunc modum fubiecit; Rccidebat enim
i'am uita hominu, fiebat^ paulatim brc^ uiorufquc ad generationeMoyfi,pofi: que
tcrminiis uite pofitus eft c x x» an* norumtquoniam ad conferuatione et ad
falutem humani gcneris poft multas plu rimarumurbium aedificationes,poft ple
rafc^ utiliu artium adinuentiones,ac pofl: humani gencris propagatione, nequa^
nccen^rium crat ut homines diuturnio^ ris dC longioris uitg efficcrent quam nuc
comuniter uiuant« Satis cnimjad noftra propria intelligendi dC agcndi officia,
dC ad bcncbeatci^ uiuendum, fuper^fa* tis et olim uiucbamus dC nunc uiuimus:
^ucadmodii Seneca in-Ub^De brcuitate aio
uitx, illam celebrem 6C peiruulgatam de longitudine artis,& de
uiuendi paucita^ te exclamatione refellens, plane dC aper te demonflirat. Ad
rene<5lutis incomoda illa fupra obieda cum anteadae dC Cimilis ' uitx
uoluptatibus QC obledatioibus coq ferenda 8C coparanda fore praedicamus: quod
fi fieret, certe multo plures ac ma^ lores uoIuptates,quam moleftias homi^
nibus quonda inpraeientiarum^ uiuen tibus prouenide ac prouenire non iniu« ria
exiftimamus dC credimus* De labore mortaliS idem dicere ac refpodere pof^
fumus, quod de incommodis fenedutis nuper refpondimus: multo enim plures
oble(flatioes,quam labores ex humanis operationibus agentibus 5C operatibus
nobis , propterea prouentrc cenfcmus, i quonia (i (ingulas quafque hominis ope
rationes diligenter dC accurate cofidera« i uerimus,profed6 (icut nos femper
inter agenda aliquantulum laboramus,ita pa riter ac uehementius etiam in
quacunc^ nodra opcratione obledamurrhomines «nim inter uiuendui neceflario
oblecflari oportere. Oportcrc, cclcbrata Ari ftotclis fcntcntia cll:quinim6
philofophus ipfc m dccimo Ethicorum, dc uoluntatc diOcrcns, cam ab hominis
opcrationc ncquaqua fciun gi dC fcparari pofle confirmat 61^ probac Bt quod
admirabilius cft, uoluptatc hu« manae uitx uf(^adc6 anncxam dC coiun <flam
c(Ic profitctur, ut ab ca nullatenus fcgrcgrarijfeiugiuc poflit^hapc cnim cius
ucrba funt: Qui autcm per ftngulos fen fus fiat uoluptas manifedu eft , dicfmus
enim tiifioneS^ auditione uoluptateaf^ ferre * QC paul6 pofl cum uoluptatcm ab
omnibus expeti probauiflfet , ita inquit^ Sed utru propter uoluptate uiucreexpe
timus,uel propter uitam uoIuptatcm,re linquat ad pracfcns, coniugata eni m ida
uidentur c/Tc , nec fcparationcm rccipe^ re:nam (inc opcratione non fit
uoluptas, dC omncm operationem uoluptas perfU cit, ut homo incontinua cius uita
a prin cipio natiuitatis fua; ufquc in finem, fcm perd^omni quidem tempore
oblcdeu Quod fi fic eftjprofedo plurcs uolupta^ ces quam labores eflie conftac,
quemad^ Viz2 t) E DIGNlTAre modum fupra paulo latius dC ubcrius di xifle dC
explicafle meminimus ♦ Dc ua« rijs hommum ftudtjs diuerfis^ eorum anxictatibus
codem modo rcfpondcn^ dum efle ccfemus , ne forte in rebus tam claris ac tam
manifcftis prolixiorcs fim^^ quam matcrid?,de quaagiturjqualita» tcs
8^condiiiones rcquircrc& cxigcrc uideantur: praefertim cum 6C cnda fupc f
lus allcgata, 6«Ccd?tcra omnia qux noui ccrde humanis calamitatibus dici dCaA:^
lcgari poftent j ex nouiffima corporum noftrorum refurredionc fecilitcr diluan
tur, atquc abundantcr dC copiofc confu tentur: quando cnim refurgemus ,
pros" fedo tunc defunda corpora iine aliqua labc , fine aliqua corruptionc
, finc ali* qua imbccillitatc, (inc aliqua deniq; de^ formatione,renouata
gloriofiflimc rcfu* mcmus : quac non modo cuncflarum in* firmitatum ,
a?gritudinum dC caeterarum omnium incommoditatu,quibus nunc abundare dC undiquc
afflucre quotidie experimur , penitus dC omnino cxpcr* cia , fcd etiam totis
fingularum pulchri':» tudinuni tudmum ornamenris referta apparebut, quemadmodum
per plures dC admirabl les glorificatorum corporum condmo^ nes y paucis dcmceps
demonftrabimus: Quarum pnma eft perpetua dC a^terna cUrifiCi, abfque aliqua
mfirmitate famtaSjqu^nuI ti corpo} lismorboru genenbus ahquatenusim coditm^
pedinprohibenue poteru: de quapfaU mifta plunbus locis^ QC maxime eo car^? minc
fenfifle uidetur, quando dixit:Lau daanimamea dominum, quifanatinfir^ mitates
tuas ♦ Secundajiuuentus fine fe^ nc(fluie, nontantum homimha?cfua&! ^
perpetua corporis incolumitas prodeH^ fctj mfi quapdam cotmuaeiuueniutisbca
titudo concomitaretur : nec ctiam plu^ rimum proficeret , fi illequi fcmper /a*
nus eflet, muJtorum tamcn annorugra^ uitatc depreiruSjaliquo fuftet^tionis ba^
culo indigeret . Cundi enim in petfc^ <fia&comp!eta tnginta
duntaxataniOtf rum a^tate refurgemus: Nam Apofto^? lus ita inquit : Donec
occurramus onics ui unitaicm fidei dC agnitionis fiii) dei^iQ : uirum perfedluf, m menfura actatis plenl
tudims Chrifli,qui quauis trigefimoter^s tio ztatis fuce anno pateretur,
quonianj hilominus trigefimo ex eremo,ubi diu"* . tfus cotemplandi dC
meditandi gratia la tuerat,in lucem uenerat,3^ mudo mani^ feitus apparuerat,
eapropter triginta ari norum tate refurgemus«Nec folum ea Chrifti actate,fed
etiam in (latura corpo« ris fut,mirabile didu,refurgentes adila^ jRom» bimus,
ccu fuis uerbis teftatur Apofto;« <ps lus^quandoitainquittPracdeftinauitcon
formesfieri imaginis filtj fui * Tertia Ji^ bertas corporum adfequetur«Corpora
enim noftra quae nuc tot neceftitatibus^ totoneribus,tot peccati corruptionibus
opprimuntur,tunc leuiaS^ fubtilia 8)C ab omni labe libera nitida^ efticientur«!
Quarta est pulchritudo finc macula : ft em omnis corporis pulchritudo eft con
^ucntia partium , cum quadam coloris fuar jitate,profcd6 ibi crit pcrfeda et
co« pleta pulchritudo, ubi nulla partium, ut ita dixerim,congruentia ficri
poterit: Et ubi quoq; admirabilis quaeda diuini co^. loria . Ilir flf loris
fuauitas neceflano intercedens mmacondecoiabit: Nam (ta «nfacrJslU tcris
fcriptuefleconftat: Fulgebuntiufti* ficut fol,m regno patns fui . Qu(nta,ac*
cedet impairibilitas dC immortalKas : ibi nanque habftanies necp ab
jeftibus,necp ab a]goribus,nec^ a feme,neque a fiti^ne que a fenedute,neque ab
ullis denic^ la* boribus uexabuntur»Sexta,requies fine intermiflfionc proueniet
: ibi cnim tot us homo femper omniquidem tempore conquiefcet.Septima,pei petuO
Qc setcr;* num abfque ullo mcerore gaudium coii comitabitur: Nam Deus omnem
lachry mamab oculis fanc^orij fuorum itaab* ftergetita^cmundabit.ut nufquam, ne
quc ullo unqua tempore appareat: quip pe necp dolor amplius fcntietur,nccp cla
mor ct lamentatio ulterius audictur,qug prima una cum hac uira mortali
&:fecu« lari penitus 8c omnino abierut QC ufques: quacp euanueriit. Cum
crgo pcr ea qux dic^afunt, omnia quae huic npftro lauda bihde dignitateS^
excellentia hominis propofito obijcipofle uidebantur,hacfie P 1 nus ut potuimus
fatis abundecp confuta rimusjreftat ut de beatorum praemijs 8C gaudijs ,
flmulatcp de damnatora bomitf num po^nis ac doloribus aliqua memo^ ratu digna
in medfum adducamus^San^* dorum gaudia plura ac magna 6C pene infinitaefle ,
nemo uel facns litens mes diocrfter do(flus ignorat. Primo nanque gloriofiflimo
ruauiiltmo diuinzemate Oatis afpedu perfruenturtquippe, utait Paulus apoftolus,
cum illas glonficato^ rum corporum conditiones , przcipuas carum dotes 8C
fingularia priuilegia con fpicabuntur,rupra moduiti atc^ incredi> biliter
exhilarefcent: beatoru nan(^ cor# pora ufi^adeo lucida erunt, dC nibd fit ia.
rebus humanis , quod tanto6^tam im* menfo eorum rplendoriconferriSi^ com parari
po(Iit>Proinde Eiaias prophetaet Matth^s euangelifta hanc tam egregiS &
tam Hngularem glorificatorum corpo rum claritatem per aliquacorporaliu rei* rum
exempIaexprimereuoIentes,nec ex omnibus quicqui fole lucidius inue^c furem,
nimirum quantum potuerunt fa ^ Uri rplendor^ arquipararunt: Alter nan^
quc,FuIgebunt,mquit, lufti, licut fol m confpcdu Dei\ Altcr uer o in transfigu^
rarione Chrifti fuper monte Tbabor ap« parente uerba hacc pofuit : Refplenduit
fecieseius ficutSoUVfqueadeo quoquc fubtilia uidebuntur,utneque hoftia,neo quc
parietcs, ncquc muri , ne^ mo^im, nec0 aliqua alia adamantina impedimeii
taobftarc ac reiiftcreualebunt,ut uno momcnto quocunque uoluerint pr^ter« gredi
S^penetrarc ncquiucrint^Quocf Chriftus tuc ucl maxime indicauit,quan
dopoftrcfurrecfHone fuamianuis clau* (is ingreflus in medio difcipulorum ma«
nifeftus apparuit, Vf^adeoinfuper agl iia oftendent, ut nulla grauitatc ad
per:» gcndum quocunque cupiuerintalfqua« tenus impediantur : quod celebrato
illo Chrifti excmploeuidenriflime declara* tur, quando periclitabundis
difcipulis opitulaturusjper marc Galilacae ficcis pc dibus inambulans hincinde
perrexit* Poftremo impaflibilia &: formofaaiquc immortalia demonftrabuntur
, quando p a 2^nullo elcmcntorum pondcrc grauabun turjquando nulla turpitudine
deformais buntur^quando nulla dcnic^ asgntudine debilitabuntur:Quando pra^terca
infini tam bcatorum canentium fodetatcm 8C maximam quadam fandorum amicora
multitudinem mtuebuntur , admodum la^tabuntunSicnfm amicma in rcbus hu
maniSjUbi tot fufpicioncs^tot fraudes,6^ taliaactanta periculaquotidic
immine;:? rc ccrnutur,ita fuauis & dulcis cftiquan^' tum fuauitatis ac
dulcedinis in i\h diuma idC mutua ac uicifTitudinaria charitatc fo^ rc
arbitrabimur , ubi erit finc aliquo dosf io atc^ ullo diTcriminc fumma
tranquilli^ tasr^Quado ulterius ccdcftem illam Hic rufalem ciuitatem
inhabitanteSiproprijs oculis uidebutjapprimc cxuItabunt:Cu ius quidem
fundamenta eduodccim can didiftimarum gemmarum gencribusia^ (fia 5 mcenia
circumdrca cx lafpide ftru^ cfla : portas pantcr duodecim, fingulas e fihgulis
margaruis &C unionibus confe^ das Joannes euagclifta in fiinc librt Apo
calypfis fugjcx angclicarcuelatioefuiflc teftatur: r . rril - tcftatur : ac
reliqua huiuftiiodi magnifi^ ccmtjs cxcclleniijsi^ referta , late copio* '1^^
fe^ compleditur* Ad extrcmu, quando in perpetuafehdtatebeatos ^damna^ tosuero
inxterms pccms mafuroscon oi^ templabuntur, profedo maximis 6^ in:^ * finms
uibilationibus replebuntur ♦ Hu^s »|}' lufmodi beatorum gaudtjs^ totidem uel
^j^ plura ctiam miTerorum homfnum tor^? P^L^ menta confonabunt ♦ Nam primo mife
m rabiles illi, diuina uifione pn'uabutur:cu |J8 lus quidcm carentia^damnt
pccna a mo^^ :if dernis theologis appellafiac tahs dC tan^ il» ta habetur, ut
fecudum celebratas Chry 0 foftomi dC Auguftini fententias, quicua Bi^ que a
ccelefti patria exulantes , cum hu^ ifff kifmodi uidendi Dei coditionibus apud
Cii tflferos 5 quam alibi ufpiam efle mallent cafl ubi Deum uidere 5C
confpicere no pof^s ;ia^ {cnu Ad hanc talem QC tanta damni pce^ ji\ nam
infiniti dC uere intolerabiles , ignis, fit fulphuris, foetoris, uermium,
rigoris, fi^ iv ca^terorum tahum perpetuoru tormen^ torum cruciatus accedunt t
qua^ quidem pcena fenfus ab eifdem theologis appelari 3^ nuncupari confueuit*
Hxc duo fif mirum maximt quidc 6C cdtinui damna* corum lamentantiu, (Indentiu
dC eiulan« cium gemitus, ploracus QC ululatus con« comitabuntur * Quid de
horrido ac terri biti illo infinitorum hominum pluribus intolerabilibus
tormetorum generibus h cruciatorum mutuo 8C uiciilitudinario i confpedu dtcemus
C qux quidem ita te^ I tra 6^ horribilia funt , ut ea noftra fugiac t cogitatio
, 6if reformidet OK^tio * Poftre« 0i' (j tno quantum cruciabuntur , quando
fei< p fe perpetuo miferos fine aliqua fiiturae li berauonis fpe continuis
cruciatibus coit n( lepultos imaginabuntur : Beatos uerOf tn ueria uice ,
infimtis dC fempiterius gau^ qq dijs repletos , fauatos , femperexultatu« tit
ros dC iubilaturos cogitabuntK^uapro' rin pter ut tandem aliquando finem
dicentf di £idamus,&uItimasdemumhuicno« ftrooperimanusimponamus,cumpr{<»
mo quanta QC quam miranda fit humani n^^ corporis dignitas,quata deinde eilet
ani ope mi fui celiitudo ac fublimitas,quata prae* i]^ cerea QC quam
pr<eclara ipfius bominis ex duabus pratdiVlis pattibus compon* ti
excellentiaforetjtribus fuperioribus li bris iatis abunde fatts que cop/ofe
expU^ cauerimus : poftremo cum hoc quarto cundla qux comemoratis fententqs no^
Rris maxime aduerfari QC repugnare pu ^bantur, hadenus diluiile dC confutaf^ fe
meminerimus : reliquum eft,ui ad di^ ligentem quandam 8C accuratam diuino rum
mandatorum obferuationem prae^ fentes et poileros pariiper exhortemur, per quam
duntaxat in cceleftem lUam 8C seternapatriamafcedere ualeamusJtac^ non modo
Maiedatem tuam, SereniflS^ me princeps,ut ad te tandem ali quando quaH longo
quodam poftlimimo reuer^ tamur, fed quofcu^ etiam alios ad quo^ rum manus hacc
noflra fcripta forte per^ uenerint humiliter QC fuppliciter depre« camur ,
quatenus cunda quaeque diui^ na mandata obferuare dC exequi uelitfs: quod (i
quifque pro uirilt fua efficere 8C operari curauerit , nimiru dC temporal/a
haec priuilegia dC perpetua utriufc^ uitae praemia confequeciir^ Proinde cundu|
Zjz accuratis cocleftium pr^ceptorum
obfer uatoribus proculdubio comigerit>utfta tim a principio natiuitatis fuae
fortunaii, fempcr dC felices ac beati fviifleatc^ eftc fi^forein aeternum
uideaniur.Quocirca fi^ rogamus&^ obfecramus omnes huius qualifcucp operis
ledores, ut ad hanc no ftram breuem amatoria exhortaiiun* cula caeteris
pofthabitis diligenter atten dant^atque ea operentur dC faciant, qux nos his
ipfis breutter perfuadereconabi mur.O homines,uei 6 uiri potius,quin# imp 6
reges etprincipes et imperatores, poftquam in tanta ac tam immefa digni taie
&: excercntia cbnftituti &C ordinati cftis,ut omnta quecijc^ in mundo
ftue iii terris Sc aquis, in aere fiue in afthere ftue incoehs facla funt,
ueftroimperio ditio* nicp fubdita &: fubiecfta efle perea cjuae iijpra
fcripfimus nullatenusdubitetis,fit uobis cura uirtuiis: hanc calcatis dC fups
pediiatis uittjs, totis animi dC corporis ui ri b u s d il i gi te: h anc am
ate,h ac ob fe r ua te, hancquefumus apprehendite,hanc ca* pefflte^hanc
compiediminijUtper cond nuas dC afljduas eius ipfius operationes, non folum
felices &C beati uideamini/edl ut etia immortali Deo quafi fimiles effi^
daminu Veftra emm intelligedi dC agen dioflFiciacum omnipotenti Deocomu^ nia
habentur dC funt * Vnde fi uobis per acquifitionem dC ufum uirtutis, tranquil
la^ immortalitatis beatitudo prouenerir^ nimiru in patria aeterno illi principi
qua^ fi fimiles apparebitis : nam femper inteU ligendo et agendo ac
coiemplando^quac ^pria folius dei oflPicia credatur, in per^ petua& aeterna
beatitudine una fim^ plici uoluptate inftar fui cum conti nuis exultationibus
dC cu fem piternis iubilationibus 6^cantibus gau debitis^ P S tj^ • PERORATrOt
HAEC igiturhabuitnusquxad tr, Sercniflime pruiceps,de digmtate atque
excellentia hominis imprcefentia* rum fcriberemus : ac ciida fuperius a no bis
late copiofe^ expIicata,toties uel ma ximeueraeiTe fentimus , quoties inrin«
gulares illas S^admirabiles perfonae tuae dotes QC preciofa priuilegia oculos
men tem^ coucrtimuStTuc emm quado (in« gulaquaec^ tua humanae naturae benefi^
ciadiligeter|6^ accurate coflderamus, ta le^fedo corpus>taIem^ animuex pr^«
dpuis quibufda 6C egregtjs utriufcp par tis coditfonibus abs te haberi QC
poflide ri intelligimus , quali figillatim hadenus explicalle meminimus,
Exquibus tam excellentibus QC tam preftatibus mebris ac muneribus inter fe
mirabiliter compa dis S^iTmuI in unum couenientibus,ta« lem profed^o ac tanta
alfonsi regis perfboamin lucem prodijfle conipexi^ mus , ut non communi dC
trita naturae \e ge natus, fed potius ab omnipoteti Deo tofiitutus dC eledus
cCCc uidearist. Nome compiuto: Giannozzo Manetti. Manetti. Keywords: dignity,
genitorial programme. Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P.
Grice, “Grice e Manetti,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria,
Italia.
Luigi Speranza –
GRICE ITALO!; ossia, Grice e Manetti: la ragione conversazionale – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Firenze).
Filosofo italiano. Nasce il 12 giugno 1981 a Firenze, in una regione, la
Toscana, in cui vive una grande tradizione di poeti contadini, uomini che
uniscono in sé due forti passioni: l’agricoltura e la poesia. Poeta contadino
anche lui, la passione per l’agricoltura lo porta a laurearsi in viticoltura ed
enologia e ad avviare, nel 2009, la sua azienda agricola tra le colline di Greve
in Chianti, l’Azienda Agricola Manetti Leonardo, grazie alla quale produce
vino, olio e giaggiolo. A Greve, Leonardo partecipa alla realtà socioculturale
del paese, in particolare con la Società di Mutuo Soccorso, realizzando
attività teatrali come Forconi di Pace e pubblicazioni di libri storici locali
come il Popolo dei Ricordi (Nuova Toscana Editrice). L’amore per il suo
territorio e per i prodotti che esso offre plasma la personalità di Leonardo
che, fin da piccolo, respira il clima operoso dell’azienda di famiglia: Le
forbici, la falce, la zappa, una penna, un pezzo di carta, un libro sono alcuni
degli attrezzi che uso quotidianamente e per me sono importanti allo stesso
modo. Io amo scrivere e leggere ma anche lavorare in campagna. È un lavoro faticoso
ma l’ho sempre fatto volentieri fin da bambino, quando seguivo mio nonno e mio
padre nei campi. Non vedevo l’ora di tornare a casa, dopo la scuola, per
partecipare alla vendemmia! Attendevo l’arrivo dell’estate per poter andare a
lavorare in vigna. Mi piace tagliare i rami di una pianta per dare alla chioma
una forma ben bilanciata che poi garantisce la nascita di buoni frutti. Ogni
tanto mi fermo per una pausa, osservo quello che mi circonda e la natura mi
regala grandi emozioni. A fine giornata, sono stanco ma felice, e a volte mi
metto a scrivere i pensieri che per tutto il giorno mi hanno ronzato nella
mente. La passione per l’agricoltura lo informa di una sensibilità per il mondo
che lo circonda che si riproduce nella scrittura in versi, la sua seconda
passione, al quale si avvia da autodidatta. La poesia diventa per Leonardo un
rifugio, “porto amico” e mezzo per esprimere un vasto universo di emozioni che
riversa nelle sue pubblicazioni. Nel 2013 pubblica il suo primo libro, sChianti
(Tempo al Libro). Lo stesso anno apre il blog Chianti Poesia e avvia un
progetto che unisce pittura e poesia, insieme alla pittrice Claudia Cavaliere,
dal nome Quando la poesia colora la pittura. Del 2014 è invece la sua silloge
Gli occhi interiori (Marco del Bucchia Editore), del 2017 il libro Poesie in
cucina con le ricette di mamma Cristina (Edizioni Helicon). La sensibilità che
manifesta nella scrittura, luogo di ristoro per la sua anima affannata, portano
Leonardo a vincere, nel 2015, il premio dedicato alla memoria di Renato
Filippelli durante il Premio Culturale Aurunci Patres di Sessa Aurunca.
Conosciuto e apprezzato da un pubblico sempre più ampio, Leonardo inizia a
farsi coinvolgere in reading e collaborazioni con artisti figurativi: nel 2016,
insieme al poeta Emanuele Martinuzzi e alla scrittrice Claudia Piccini,
organizza alcuni reading di poesia sul tema della libertà; nel 2017 aderisce
invece al progetto Parole di Pietra ideato da Sabrina Perri. Nel 2020 gli viene
conferito un altro premio, in ricordo di Enrico Matassini, alla Manifestazione
Premio Letterario Chianti. Il suo ultimo libro, Il poeta contadino (2021),
riassume la sua connessione con la terra, fonte di ispirazione e simbolo di
valori genuini e autentici. Per Leonardo, la terra rappresenta non solo un
luogo fisico, ma un vero e proprio state of mind da cui attingere per esplorare
la vita, celebrando il paesaggio, i legami familiari e le sfide dell’anima
attraverso la scrittura e, in particolare, la poesia, la quale rappresenta, per
Leonardo, «prima di tutto libertà e innovazione», un «minore assoggettarsi oggi
alle regole classiche» che permette «di scrivere versi più vicini alla realtà,
alla natura e al cuore delle persone». Tra il 2017 e il 2022 ha pubblicato con
youcanprint: DiVersi in Prosa, Poesie sul sociale, Poesie d’amore, Il rosso il
viola e il giallo, 40+5=50 e Poesia. Attualmente, Leonardo sta lavorando alla
stesura del suo prossimo romanzo e a una raccolta di poesie d’amore. Nome
compiuto: Leonardo Manetti.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mangione:
l’implicatura conversazionale d’alcuni aspetti del nazionalismo culturale nella
logica italiana – logica matematica – la scuola di Bagnara Calabra -- filosofia
calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Bagnara Calabra). Abstract. Grice: “As I look upon my former self, I
realise I would have NEVER even touched with a barge the symbols used by
logicians, had it be not be that my own pupil, Strawson, was thinking to write
a tract for Methuen about it. We discussed it in private, and I shared my
thoughts with him that most of his intricacies could be extricated by appeal to
a principle of rational discourse which I had come across in the quite separate
– and properly philosophical area – of the philosophy of perception. Strawson
indeed made himself the connection to the logical operators from my referring
to this principle of rational discourse in the philosophical context of the
‘philosophy of perception’!” Filosofo italiano. Bagnara calabra, Calabria.
Grice: “I like Mangione; for various reasons: He notes that logic is more
related to mathematics – indeed, for logicism mathematics IS logic – so the
opposite to ‘formal’ logic is ‘material’ logic, not ‘informal’ as Ryle and Strawson
want – Mangione has studied ‘categories’ and talks of ‘logica matematica’ – he
has studied Frege’s ideografia, as he aptly translates his grundscrift, and he
tried to improve on the ‘nationalism’ which was ubiquitous in logic in Italy in
the ‘primo novecento’!” Insegna a Milano.
Diresse le due collane matematiche della casa editrice Progresso tecnico
editoriale di Milano, appendice della A. Martello editore. Presso l'editore
Boringhieri di Torino ha diretto “Testi e manuali della scienza contemporanea.
“Serie di logica matematica.” Contribuito alla Storia della filosofia
pubblicata da Geymonat per Garzanti con specifici contributi sulla storia della
logica matematica. Amplia e sistematizza tali contributi nella Storia della
logica. Da Boole ai nostri giorni”. Il saggio costituisce un ampio ed esaustivo
lavoro di ricognizione e sintesi sugli ambiti di ricerca e sui risultati della
logica. Dirige la collana Muzzio scienze. Insieme a Ballo, Bozzi, Lolli e Pagli
cura Gödel (Boringhieri). Saggi: “Logica matematica” (Torino, Boringhieri);
“Giocando con l'infinito: matematica per tutti, traduzione di G. Giorello (Milano,
Feltrinelli); “Matematica e calcolatore, Le Scienze quaderni, Milano,
“Filosofia: saggi in onore di Geymonat, Milano, Garzanti “Storia della logica,
CUEM “Storia della logica”“Da Boole ai nostri giorni” (Garzanti); “Frege.
Logica e aritmetica” -- Torino, Boringhieri. Regny, «Breve storia di una lunga
amicizia», Franco Prattico, «Pubblicate tutte le opere di Godel» dalla
Repubblica, articolo disponibile sul database SWIF dell'Bari. 6.Peano, A.Nagy, Delbcedp,
Logiqìie algorithmique. Revue Philosophique quindi idem. Liège et Bruxelles
Liard L., Les logiciens anglais contemporains {ISIS). Logique. Masson, Paris. —
Cours de philosophie. Logique CouTURAT L., La logique mathémaiique de M, Peano,
" Revue de Métaphysique et de Morale „, a — La logique de Leibniz d'après
dea documents inédits. Paris, Alcan. L’Algebre de la logique. Paris,
Gautliiers-Villars, ed. Peano G., Calcolo
geometrico secondo VAusdehnungs- léhre di H, Grassmann, preceduto dalle
operazioni della logica deduttiva, Torino Arithmetices principia, nova methodo
exposita — I principi di geometria logicamente esposti Torino, Bocca. Elementi
di calcolo geometrico Principi di logica matematica. R. d. M., t. I. Formule di
logica matematica. R. d. M., t. I. Sul concetto di numero. R. d. M., t. I. Sui
fondamenti della geometria R. d. M., Saggio di calcolo geometrico Studi di
logica matematica Les définitions matJtématiques Formulaire mathématique. Nagy
a., Fondamenti del calcolo logico. Giornale di matematica. Napoli Sulla
rappresentazione grafica delle quantità logiche. Rend. R. Accademia dei Lincei.
Lo stato attuale ed i progressi della logica. Rivista italiana di filosofia. C.
Burali-Forti, G. Vacca, G. Vailati, A. Padoa, M. Pieri, F. Castellano, C.
Ciamberlini, Giudice, Nagy a., Principi di logica esposti secondo le dottrine
mo- derne. Torino, Loescher I teoremi funzionali nel calcolo logico, Riv. di
Mat., Ueher Beziehungen zwischen logischen Ordssen. Mo- natshefte fur
Mathematik. Wien, La logica tnatematica e il calcolo logico. Riv. Itai. di
Filos. Roma, I primi dati della logica. Id. Roma, Ueber das Jevons-Cliffordsche Problem.
Monatshefbe far Mathematik. Wien,
t. Sulla definizione e il compito della logica. Roma, Balbi Alcuni teoremi
intorno alle funzioni logiche. Riv. di Mat., BuaAn-FoKTi C, Logica matetnatica. Milano
Exercice de traduction en symholes de Logique Mathématique. Bulletin de Mathématiques élémentaires Sui simboli di
logica matematica. Il Pitagora, Padda A., Note di logica matematica. Riv. di Mat., t. 6, Conférences
sur la Logique Mathématique. Université non velie de Bruxelles Essai d'une
théorie algébrique des nombres entiers, précède d'une introduction logique à
une théorie déductive quelconque. Congresso
internaz. di filosofia. Parigi, Vailati G., Un teorema di logica matematica.
Riv. di Mat., t. Sul carattere del contributo apportato dal Leibniz allo
sviluppo della logica formale. Rivista filos. e scienze affini. Maggio-Vacca G.
Sui precursori della logica matematica. Riv. di Mat., Bettazzi, M. Chini, T.
Boggio, A. Ramorino, M. Nassò, ecc. in Italia. Tutti questi ultimi A.
appartengono alla scuola del Peano, al quale si deve la prima introduzione
della Logica matematica in Italia con Peano, esposti lucidamente gli studi
dello Schrodbr, del Boole, ecc., dimostra l'identità del calcolo sulle classi,
fatto da questi autori, col calcolo sulle proposizioni di Peirce, del Me Coll,
ecc. L'opera de\VS9 {Arithmetices principia contiene per la prima volta la
teoria dei numeri interi completamente ridotta in formòle facendo ricorso ad un
limitatissimo numero di idee logiche che espresse coi simboli: €, D, = n, u,
--, A. Di qui trasse origine la sua ideografia, in cui ogni idea è
rappresentata con un segno, e il suo strumento analitico andò perfezionandosi
rapidamente. Formulaire de Mathémathiques; Introduction quindi la pubblicazione
completata, con nuove formule ed arriccbita di numerose indicazioni storiche
per la collaborazione di valenti seguaci, procedette alacremente, raccogliendo
e trattando completamente in simboli tutte le proposizioni della matematica.
L'importanza filosofica di questo movimento scientifico non è ancora stata
apprezzata convenientemente dai filosofi, e l'opera di PEANO (si veda) comincia
solo ora a richiamare sopra di se l'attenzione degli insegnanti di logica pura.
Questo ritardo filosofico è tanto più strano quanto più chiara è la filiazione
filosofica di questa ideografia. Peano stesso non cessa mai di far notare che
essa è basata su teoremi di logica, scoperti successivamente da Leibniz fino ai
giorni nostri. È noto infatti che l'ideografia completa o pasigrafia e
intravista da Leibniz, col nome di characteristica. Ma se, con definizioni
opportune, si potè ridurre le Pastore, Logica formale. Meriti dell' analitica
moderna, Da questo rapido cenno dello sviluppo storico dei postulati del
càlcolo logico e degli autori che più hanno contribuito al progresso della
logica pura e sim- bolica in largo senso della parola (simboli lette- rali,
aritmetici, algebrici, geometrici, ideografici, ideofisici e via dicendo), e
pure in mezzo alle di- vergenze profonde e attraverso i vari modi onde le forme
logiche si manifestano e a quelli onde vengono interpretate, è possibile
scorgere il filo conduttore. Le dottrine più recenti sopratutto, parte cri-
ticando i metodi e i principi sui quali le antiche erano costruite, parte
proponendo metodi di di- mostrazione più atti all'indagine logica, parte
svolgendo fuori dalla stessa analitica germi di idee nuove che vi rimanevano
prima come oscu- rati ed occulti, sono come una successione in- calzante di
fiotti vitali che, scaturendo dalle vette del pensiero, sono penetrati
nell'organismo della logica formale alimentandolo e sospingen- idee di logica
che si incontrano in molte parti della ma- tematica ad un numero sempre più
piccolo di idee pri- mitive, attualmente ancora si desidera una riduzione
analoga di tutte le idee di logica che si incontrano nella logica pura. Questa
riduzione presenta invero seriissime difficoltà, ed e più facile il riconoscere
quante e quali siano le idee primitive in Aritmetica e in Geometria, che in
Logica. (Peano). In questo saggio, continuando le ricerche cominciate nel
precedente, che mi converrà di supporre conosciuto al lettore, tento di portare
un contributo alla soluzione del problema suddetto. Nome compiuto: Corrado
Mangione. Mangione. Keyword: “logica matematica” “divertente”, “Sidney Harris”
Peano, “not” “no” “and” “e” “or” “o” “if” “si” “some (at least one)” “all”
“the” “il”, Mangione, simbolistica, logica simbolica, logica formale, logica
materiale, semantica, semantica per un sistema di deduzione naturale, SYMBOLO,
whoof and proof, w’f ‘n’ proof. -- -. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e la
proclama di Mangione: logica matematica, la logica matematica deve essere
divertente!” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Manfredi:
l’implicatura conversazionale del liber de homine – filosofia emiliana – la
scuola di Bologna -- filosofia bolognese – scuola di Bologna -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Bologna).
Abstract. Grice:
“I once punned on Alexander Pope’s study of mankind, man – philosopherkind –
Manfredi didn’t!” Filosofo italiano. Bologna, Emilia
Romagna. Grice: “I like the “liber de homine.” It reminds me that among my unpublications there’s a
‘Why’!” Grice: “While the Italians aptly use the same particle for ‘why’ and
‘for’, the Anglo-Saxons didn’t! That must be because ‘for’ is usually otiose:
“Why are you eating.” “For I am hungry, say I!” cf. “I am hungry.” – Studia a Bologna
e Ferrara. Entra in contatto con circoli umanistici.
Insegna a Bologna. Riceve un compenso superiore alla media ed è il docente più
citato nei Libri partitorum. Esercita l'astrologia ee attaccato da PICO (si
veda) (“Disputazione contro l’astrologia divinatrice””). La sua opera “Il Perché” fu un successo per
secoli. Altre saggi: “Tractato de la
pestilentia,” Bologna, Johann Schriber, “Pro-gnosticon” (Bologna, Bazaliero
Bazalieri) “Liber de homine,” Impressum Bononiae,
Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Girolamo
Manfredi. Keyword: divination. Those clouds mean rain – Those clouds mean
death. --. Grice: “The present budget means that we will have a bad year –
Prognosticon. “The present budget means we’ll have a hard year, but we shan’t
have.” – x means that p entails p. Pico approaches Manfredi, “You said that the
budget for 1490 meant that we would have a hard year, but we didn’t!” – Nome compiuto: Girolamo Manfredi. Manfredi. Keywords: liber de homine, la tradizione
pseudo-peripatetici dei problemi – il problema – la questione di ‘per che’ –
Grice sulle tipi di domanda – la domanda dei bambini – la domanda di Grice a
bambini, “Can a sweater be red and green all over? No stripes or spots allowed?
– The philosopher’s question – ‘why is there something rather than nothing? Why
I am me and not you? Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Manfredi: l’implicatura divinatrice” – The Swimming-Pool
Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Manicone:
l’implicatura conversazionale della filosofia del gargano – la scuola di Vico
del Gargano -- filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Vico del Gargano). Abstract: Grice: “Unlike Italy’s, the geography of
Oxford – or dreaming spires, as scholars call it – is rather boring!” Filosofo italiano. Vco del Gargano, Foggia, Puglia. Una
delle personalità più caratteristiche del suo tempo della Capitanata. Definito
il “monacello rivoluzionario” a causa della sua bassa statura, che
sembrerebbe di 1,40 m, la sua indole illuministica consiste in una sete di
sapere che non si placa con il dogmatismo, ma con l'esperienza diretta, lo
studio approfondito dei fenomeni naturali e della scienza, un'osservazione
empirica che poteva fornire una risposta valida e concreta alle varie
problematiche e quindi un aiuto pratico all'uomo, al suo benessere e sviluppo,
alla sua felicità. Ciò gli costò l'inimicizia di chi, seppur in pieno illuminismo,
diffidava e demonizzava la scienza. Lo sviluppo economico-sociale che
teorizza M. consiste in uno sviluppo connesso e, per certi versi, dipendente
dall'ambiente, perché egli riteneva che la natura fosse una fonte primaria di
ricchezza e la sua distruzione avrebbe potuto segnare la fine dello
sviluppo. Manicone può essere considerato un profeta dello sviluppo
sostenibile, perché in pieno Settecento, quando le industrie erano inesistenti,
ebbe un'ampiezza di vedute che gli consentì di prevedere le conseguenze
disastrose che avrebbe portato l'uso improprio e scriteriato delle risorse
naturali. Le opere in cui Manicone tratta, tra gli altri, il tema dello
sviluppo sostenibile, sono La Fisica Appula (cioè dell'Apulia) e La Fisica
Daunica (cioè della Daunia, antico nome della Capitanata). Secondo il
“monacello”, uno dei peggiori atti compiuti dall'uomo del suo tempo era la
cesinazione selvaggia dei boschi garganici, un tempo rigogliosi, come anche
attesto da Orazio nelle Epistole: «Garganum mugire putes nemus». Riferisce
che il disboscamento del promontorio iniziò nel 1764, con il taglio “barbaro”
dei pini nel territorio “Difesa” di Vico del Gargano e la cesinazione degli
ischi ad Ischitella, talmente “furiosa” che, ad inizio Ottocento, l'Abate
Longano denunciò la carenza di legna da ardere per gli ischitellani. La
causa di questo disboscamento fu la volontà di destinare i suoli a coltura,
anche quelli non adatti a questo scopo e più utili al pascolo e alla produzione
di legname, vista la “rocciosità” della terra sul promontorio del
Gargano. Manicone spiega anche la diminuzione della fauna selvatica nel
Gargano, sempre dovuta alla cesinazione, che diminuiva i nascondigli per gli
animali selvatici, e li rendeva più vulnerabili. Ne “La Fisica Appula”,
il frate dedica un intero libro al Mefitismo (insalubrità dell'aria) e alle
cause che lo generano. Egli sostiene che l'inquinamento può avere cause
naturali o accidentali (provocate dall'uomo), può essere anche indigeno
(proprio della zona) o esotico (derivante da altre zone). Secondo il Manicone
le principali cause accidentali del mefitismo erano: 1. Le condizioni
igieniche precarie delle strade e delle abitazioni; 2. L'insana abitudine di
depositare gli escrementi nelle strade; 3. La sepoltura dei centro abitato (consuetudine abolita con
l'Editto di Saint-Cloud, ma anticipata nel 1792 a Vico del Gargano da Pietro de
Finis, che fece costruire il cimitero monumentale di San Pietro); 4. Il taglio
dei boschi (invece gli alberi sono importanti perché emettono ossigeno e
assorbono anidride carbonica). Lo studio del frate sul territorio garganico fu
talmente minuzioso da fargli notare un mutamento climatico dalla metà del
Settecento all'Ottocento; in alcune zone del Gargano, ci furono sbalzi di
temperatura che provocarono un sensibile calo di precipitazioni nevose e
mitigarono parecchio gli inverni. Secondo il Manicone, la causa è attribuibile
al disboscamento. Il taglio delle foreste avrebbe consentito al sole di
riscaldare prima e maggiormente i suoli e soprattutto non avrebbe bloccato i
venti provenienti da Nord e da Sud, quindi le zone meridionali rispetto alle
alture garganiche si sarebbero raffreddate a causa dell'arrivo della Tramontana
da Nord, mentre nel Gargano settentrionale sarebbero arrivati maggiormente i
venti caldi del Sud. Un rimboschimento avrebbe reso più fertili le terre
coltivabili, ma Manicone stesso, dopo aver dato questo suggerimento, esprime la
consapevolezza di “aver cantato ai sordi”. Viaggiò molto per l'Europa,
studiando Medicina a Vienna e a Berlino, Scienze Fisiche a Londra e Scienze
Naturali a Bruxelles. È noto soprattutto per il suo trattato, La Fisica
Appula. in cui analizza le caratteristiche fisiche delle terre di Puglia e
soprattutto del Gargano. A M. è intitolato il Centro Studi e
Documentazione del Parco Nazionale del Gargano sito presso il Convento di San
Matteo a San Marco in Lamis. Descrizione di Vico Del Gargano nella Fisica
daunica Al tempo di M. la popolazione vichese era di 6131 abitanti, circa lo
stesso numero di residenti effettivi attuali. L'area abitata era più ristretta
e consisteva nel nucleo originario (Casale, Civita e Terra) e i quartieri nuovi
di San Marco, Carmine, la Misericordia e Fuoriporta. L'incuria delle
istituzioni si manifestava nella scarsa attenzione verso l'igiene delle acque
del Casale (quartiere affollatissimo), originariamente buone e dolci ma
inquinate dall'incuria generale; anche le strade strette e ombrose della Civita
erano soggette ad abbandono e perennemente sporche. Soltanto i quartieri nuovi
erano larghi, puliti e soleggiati. Le Istituzioni mancavano anche laddove
era necessario rendere più agevole il lavoro dei contadini e dei pastori
vichesi, costruendo strade per diminuire gli ostacoli a cui erano sottoposti quotidianamente
questi uomini quando si recavano nelle loro campagne, poste spesso in profonde
valli o zone impervie. La popolazione vichese era laboriosa e onesta e
non c'erano grandi disuguaglianze economiche, tuttavia M. descrive i suoi compaesani come barbari e
incivili, infatti non hanno riguardo per l'ambiente, ad esempio i pastori
lasciano distruggere dalle loro bestie le pianticelle fruttifere e le vigne,
sono dediti all'alcol e spesso ciò li porta a risse feroci. Le donne sono
laboriose come gli uomini e sempre gentili, il frate però critica fortemente
l'usanza vichese, e delle donne dei paesi del Sud in generale, di urlare e
strepitare ai funerali, di portare il lutto a vita e di vestire sfarzosamente i
defunti; il primo comportamento denota la selvatichezza della popolazione, il
secondo uso può essere anti-economico e negativo per la società e il terzo è
uno spreco di denaro, dato in pasto ai vermi. Un difetto presente in
tutte le abitazioni vichesi dell'epoca era il forno in casa, che poteva provocare
incendi domestici e inquinare l'aria interna. A Vico molti boschi furono tagliati per lasciare
spazio ai campi di grano, ma ciò fu improduttivo economicamente e causò lo
smottamento dei terreni in pendenza, non più trattenuti dalle radici delle
piante. Nella raccolta dell'ulivo, i vichesi distruggevano gli alberi,
picchiando forte con i bastoni per far cadere le olive; questa errata abitudine
provocava la mutilazione della pianta e una maggiore esposizione al freddo, e
conseguentemente minori raccolti per gli anni successivi. Per M., il
mancato sviluppo del Gargano e da imputare anche alla pigrizia e indolenza dei
suoi abitanti, che non erano capaci di valorizzare i loro prodotti (olive,
agrumi, vino, fichi, etc.) e talvolta acquistavano prodotti meno pregiati e ad
alto prezzo da altre regioni. Al fine di comprendere come le istituzioni
del tempo fossero distanti dalle reali necessità della popolazione, è
interessante la situazione che riguardò l'uso delle acque di Canneto, infatti
veniva impedito ai vichesi (anche con la forza) di utilizzare l'acqua per
l'irrigazione dei campi, perché avrebbero disturbato l'attività di un mulino
sito nel territorio di Rodi Garganico. Il giudice diede ragione ai rodiani ma,
per fortuna, questa sentenza ingiusta e ingiustificata fu annullata dalla Regia
Camera. Dalla lettura di alcune pagine delle opere di Manicone è emerso
che, pur cambiando i tempi, gli usi, le risorse a disposizione, le conoscenze e
le attività, l'uomo garganico (e non solo) viveva e produceva nell'ottica del
profitto immediato, sottovalutando gli effetti che avrebbero potuto causare i
suoi comportamenti errati nella vita della futura comunità. Opere M. contesto – il contesto del contesto.
"Philosophers often say that context is very important." "Let us take this remark
seriously.’ "Surely, if we do, we shall want to consider this
remark in its relation to this or that problem, i. e., in context, but also in itself, i. e., out of
context.” H.
P. Grice, "The general theory of context." Nome compiuto: Michelangelo
Manicone. Manicone. Keywords: la filosofia del gargano. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Manicone” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Manilio:
il portico romano -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Abstract.
Grice: “We seldom discussed ‘freedom’ with Austin, but after my seminars on
Kant’s critique of ‘practical’ or buletic, as I prefer, reason – I found that
Kant was a liberal, in the sense that he wanted to liberate himself, and all of
us – qua persons – from everything! This struck a louder chord than the silly
tune Isaiah Berlin was playing as the professor in the history of ideas – about
positive (free to) and negative (free from) freedom!” Filosofo italiano. Porch.
Astronomer and poet. He writes a long poem on astronomical matters, part of
which survives. He takes and extreme position on the subject of fate, believing
that not even thoughts – or the will -- are exempt from its influence. Nome compiuto. Marco
Manilio. Keywords: liberta, il libero. Manilio. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Manilio.”
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mannelli:
l’implicatura conversazionale degl’eroi di Virgilio – la scuola di Grimaldi -- filosofia
calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Grimaldi). Abstract. Grice: “When Strawson was inaugurated as the
Waynflete professor at Oxford of metaphysical philosophy, he referred in his
opening lecture to myself as a hero or a god – I forget!” Filosofo italiano. Grimaldi, Cosenza, Calabria. Grice:
“Like me, Mannelli loved Kant, Goethe, Schiller, Virgilio – and he has his own
‘palazzo’!” -- Fequenta il ginnasio a Cosenza. Si trasferì con la famiglia
prima ad Aosta, dove termina gli studi liceali, e poi a Roma. S’interessa sempre
più al mondo politico e dopo la laurea, conseguita con il massimo dei voti,
ritorna a Cosenza e venne eletto Consigliere
Provinciale. Proprio in qualità di
membro del consiglio provinciale, si adoperò in prima persona per arricchire e
promuovere l'ampliamento della Biblioteca Provinciale di Cosenza Si dedicò in tempi e con modi diversi
all'attività di approfondimento e divulgazione. Firmò una versione metrica della
Xenia di Goethe (Roma, Paravia. E tra i
maggiori contributori della più importante rivista di arti e lettere della
regione, la Calabria Letteraria. Presidente dell'Accademia Cosentina,
l'istituzione accademica calabrese che vanta un'esistenza plurisecolare e che
nel XVI secolo ebbe come presidente Telesio.
Opere: “Inaugurandosi il monumento al caduti grimaldesi: scultura di Cambellotti,
Reggio Calabria, Editore Il Giornale di Calabria, Paravia, Le storiche Terme
Luigiane: passato-presente-futuro, Cosenza, Cronaca di Calabria, L'Accademia
Cosentina nella sua storia secolare e nell'oggi, Cosenza, Tip. Vincenzo
Serafino. Biografia in Calabriaonline.com
M. Chiodo, L'Accademia cosentina e la sua biblioteca. Società e cultura
in Calabria. Xenia Edizione Paravia. nna
Vincenza Aversa, Dopoguerra calabrese: cultura e stampa, Editore Pellegrini,
Catanzaro, Accademia Cosentina
Biblioteca Civica di Cosenza Goethe
Poesia "Mamma" da "Come le nuvole” su Grimaldi Grimaldesi da ricordare, su digilander.libero.
Nome compituo: Filippo Amantea Mannelli. Mannelli. Keywords: gl’eroi di
Virgilio, gl’eroe di Virgilio, l’eroe stoico, Acri, Enea come eroe stoico,
gl’eroi di Vico. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Mannelli” – The Swimming-Pool
Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mantovani:
l’implicatura conversazionale dei curiazi – percorsi di comunicazione – la
scuola di Moncalieri -- filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Moncalieri). Abstract. Grice: “When I
deliver my short lecture to the Oxford Philosophical Soceity – never meant to
be published – I was struck by some of the nonsense this American philosopher
by the name of C. L. Stevenson was writing about ‘communication.’ He was, more
or less, saying – I later realised he was no philosopher, but a graduate of the
English studies department at Yale – that A communicates that p to B if A means
that p to B. ‘Very true, but SO unhelpful!” Filosofo italiano. Moncalieri, Torino, Piemonte. Insegna
a Roma. Membro della Società Tommaso D’Aquino. Gli ambiti delle sue ricerche
spaziano sulla Filosofia della Storia, l'Ontologia, la Teologia filosofica, e
loro rapporti con la scienza. Ha compiuto studi sulla storia del tomismo (cf.
griceianismo). È uno dei maggiori studiosi e conoscitori del realismo dinamico
e di Demaria. Opere: “Fede e ragione: opposizione, composizione?” Scaria
Thuruthiyil, Mario Toso, Roma, LAS, “Quale globalizzazione?: l'uomo planetario
alle soglie della mondialità,” Scaria Thuruthiyil, Roma, LAS, “Eleos: l'affanno
della ragione: fra compassione e misericordia,” Roma, LAS, “Sulle vie del
tempo: un confronto filosofico sulla storia e sulla libertà, Roma, LAS, “Paolo
VI: fede, cultura, università,” “An Deus
sit (Summa Theologiae). Fede, cultura e scienza, Città del Vaticano, Libreria
Vaticana, Didatttica delle scienze: temi, esperienze, prospettive,” Vaticano:
Libreria editrice vaticana, “La discussione sull’esistenza di Dio nei teologi
domenicani” “Oltre la crisi: prospettive per un nuovo modello di sviluppo: il
contributo del pensiero realistico dinamico
Demaria. Roma, LAS,,”Momenti del logos: ricerche del "progetto
LERS" (logos, episteme, ratio, scientia):
Roma, Nuova cultura, “Per una finanza responsabile e solidale: problemi
e prospettive, Roma, LAS, “Una ricognizione sulla Summa Theologiae di Tommaso
d'Aquino” in Un pensiero per abitare la frontiera: sulle tracce dell’ontologia
trinitaria di Hemmerlie, Roma Incisa Valdarno, Città Nuova Istituto universitario Sophia, Lorenzo Cretti, La quarta navigazione: realtà
storica e metafisica organico-dinamica, Associazione Nuova Costruttività -Tipografia
Novastampa, Verona, Francisco de Vitoria, Sul matrimonio, Roma, Scritti
teologici inediti. Demaria; Roma,Editrice LAS. Pontifical University of Saint Thomas Aquinas,
su Angelicum. su avepro. glauco. L’Università
Salesiana, un servizio per l’educazione e la comunicazione La Stampa Autorità
accademiche «Il nostro impegno per la “civiltà dell’amore”. Come vuole don
Bosco» La Stampa, su lastampa,Conferenza Rettori delle Università e Istituzioni
Pontificie Romane, su cruipro.net. redazione, Nuovi accordi di co-operazione
interuniversitaria, su FarodiRoma, Pontificia Accademia di Aquino, su
cultura.va. Direttorio, su S.I.T.A.. Premio Mediterraneo. su Fondazione
mediterraneo. org. Mantovani, “Vita tua, vita mea”: l'insegnamento di Demaria è
più che mai attuale. Fondazione Adriano Olivetti. Nome compiuto: Mauro
Mantovani. Mantovani. Keywords: i curiazi, percorsi di comunicazione, Aquino. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Mantovani” – The Swimming-Pool Library.
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