GRICE ITALO A-Z M MAZ
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Mazio: la ragione conversazionale all’orto romano -- Roma
– filosofia italiana – Luigi Speranza
(Roma). Abstract. Grice:
“When I refer to the Athenian dialectic as opposed to the Oxonian dialectic, I
fous on the agora of Socrates, the accademia of Plato and the lizio of
Aristotle – but of course there was also the Porch, and the Garden! It is not
surprising that of all these Hellenistic sects, Walter Pater, at Oxford, found
the Garden to be the most congenial to his ultimately Roman mind!” Filosofo italiano. Friend of GIULIO (si veda) Cesare
and Cicerone (vedasi). M. writes on food
and trees and takes an interest in the philosophy of the Garden. L’orto. Gaio Mazio. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Mazio.”
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mazzarella:
l’implicatura conversazionale – filosofia campanese -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Napoli,
Campania. Grice: “I love Mazzarella’s ‘necessary word’ – not precisely what I
was thinking when philosophising about conversation, but for Mazzarella, the
conversational motivation is to HELP in the most authentic fashion – Compared
to his ‘parola necessaria,’ my principle of conversational helpfulness, while
based in part in the desideratum of conversational benevolence, looks pretty
lame!” -- Grice: “I like Mazzarella. The fuss he makes in translating
Heidegger, whom I have elsewhere called ‘the greatest living philosopher’ – he
was living then –.” Grice: “Mazzarella, who is relying on somebody else’s
translation, is especially focused on Heidegger’s Latinate ‘fakt.’ From ‘Fakt,’
Heidegger gets an abstract noun. But he also uses the Germanic for ‘deed.’
Relying on the cognateness of ‘fakt’ with ‘fatto’ – cognate itself with
‘effetto,’ Mazarella agrees that the translation goes from ‘factivity’ to
‘effectivity.’ And it should inspire all philosophers into seeing how similar
these two concepts are – if indeed two concepts they are, seeing that they come
from the same Roman root! But M.
would know that – you wouldn’t!” – Professore
a Napoli, è tra i principali interpreti
di Heidegger. Deputato al Parlamento nella XVI Legislatura per il Partito
Democratico. Dopo essersi laureato
presso l'Università degli Studi di Napoli “Federico II” con Masullo, inizia la
sua attività di ricerca come borsista DAAD in Germania, e successivamente
presso l'Salerno. In seguito è professore incaricato di Estetica presso
l'Università dell'Aquila. Dopo essere stato professore associato di Filosofia
Teoretica presso l'Catania e di Filosofia della storia presso l'Napoli
“Federico II”, diventa professore straordinario di Storia della filosofia
presso la Facoltà di Magistero dell'Salerno e dal 1993 Professore di Filosofia
Teoretica presso l'Napoli “Federico II”. Dirige il Dottorato di Ricerca in
“Scienze Filosofiche” dell'Napoli “Federico II” e cura la programmazione e le
relazioni internazionali per la Facoltà di Lettere e Filosofia, di cui è
Preside. Deputato del Parlamento italiano, divenendo componente della VII
Commissione Cultura della Camera. Opere
In una delle sue opere principali, Tecnica e Metafisica. Saggio su Heidegger,
Mazzarella indaga i processi decostruttivo-ermeneutici sottintesi
all'heideggeriana storia della metafisica occidentale, fino a formulare
un'ipotesi "ecologica"(in senso originario, come pensiero relativo
all'abitare dell'uomo) relativa alle interpretazioni del "logos"
eracliteo e della categoria aristotelica della "physis" riscontrate
nei saggi successivi alla cosiddetta "svolta" del pensiero di
Heidegger. In Vie d'uscita. L'identità
umana come programma stazionario metafisico, le aporie di una metafisica del
fondamento sono affiancate alla dimensione tecnica della contemporaneità,
intesa storicisticamente come epoca del compimento del nichilismo. Centrale
diventa l'idea di un "essere-alla-vita", categoria che richiama in
modo lampante l'"essere-nel-mondo" di heideggeriana memoria; le
questioni teoretiche vengono così ridotte a questioni etiche riguardanti
un'ontologia minima, ove la filosofia prima si trasformi in filosofia seconda,
lasciando il posto ad un programma metafisico-antropologico di custodia e
mantenimento della e nella propria epoca. L'essere-alla-vita necessita di
intendere la cultura come “endiadi di natura e storia, ma in questa endiadi
natura prima ancora che storia”. Pensare
e credere. Tre scritti cristiani rappresenta un altro orizzonte del pensiero di
M.; il rapporto tra religione rivelata e filosofia si gioca sullo sfondo di una
prospettiva storicista di matrice diltheyana, sebbene non siano esenti dalla
riflessione Hegel, Schelling e la teologia dialettica contemporanea.
Interessante è la prospettiva di una religione come "integrazione" e
apertura all'amore fraterno, configurato nel concetto di
"agape". I suoi scritti sono
in ogni caso contrassegnati, com'è tipico della recente scuola di pensiero
napoletana, sorta sulla scia delle dottrine di Croce, da una ripresa di temi
propri dello storicismo (Nietzsche e la storia. Storicità e ontologia della
vita). In un dialogo costante con i
teologi più liberali e moderni, quale ad es. Forte, M. si è occupato
specificamente dei temi della bioetica, coniugando il tema della tutela della
vita alla ripresa del concetto di sacralità (Sacralità e vita). In Opera media ha inoltre messo in luce un
talento poetico non indifferente, che gli è valso l'apprezzamento della critica
e diversi riconoscimenti. Ha composto quattro raccolte di poesie, e pubblicato
singoli componimenti in diverse antologie.Finalista al Premio di poesia “Città
di Vita”, Firenze, e ha vinto il Premio Speciale “La finestra” al Premio
Nazionale di poesia “Alessandro Tanzi” perUn mondo ordinato. Saggi: “Tecnica e metafisica” -- saggio su Heidegger
(Guida, Napoli); “Nietzsche e la storia: ontologia della vita” (Guida, Napoli);
“Storia metafisica ontologia” -- Per una storia della metafisica” (Morano,
Napoli, -- Grice: “What Mazzarella is proposing is what I did for the BBC: a
history of metaphysics; philosophical tutees are too accustomed to ‘history of
philosophy,’ but surely each branch requires a separate history! “storia della
metafisica” does just that!” – “storia della semantica” hardly sounds as sexy,
and “storia della pragmatica” sounds repugnantly academese!” -- “Ermeneutica dell'effettività” -- Prospettive
ontiche dell'ontologia” (Guida, Napoli, -- Grice: “Note that Mazzarella is
exploring the ‘effectivity,’ not the ‘affectivity’ – ex-fecto, not ad-fecto – “Filosofia
e teo-logia” -- di fronte a Cristo (Cronopio,
Napoli); “Sacralità” -- e vita, Quale etica per la bio-etica? (Guida, Napoli); Heidegger
oggi, M., Mulino, Bologna, “Pensare e credere” Morcelliana, Brescia, “Vie
d'uscita. L'identità umana come programma stazionario metafisico” (Melangolo,
Genova); Opera media. Poesie, Melangolo, Genova, Lirica e filosofia,
Morcelliana, Brescia, Vita Politica Valori. Sensibilità individuali e sentire
comunitario, Guida, Napoli, “Anima madre,” Art studio Paparo, Napoli, “L'uomo
che deve rimanere,” Quodlibet, Macerata,. S. Venezia, Nota bio-bibliografica,
in Amato, Catena, Russo, L'ethos teoretico. Scritti in onore di M., Napoli,
Guida, Archivio degli articoli di
Eugenio Mazzarella nel sito "ilsussidario.net". Curriculum vitae,
pubblicazioni e attività di ricerca nel sito dell'Università degli Studi di
Napoli Federico II, su docenti.unina. Grice: “The fact that he calls himself a
Christian has me calling him a NON-PHILOSOPHER!” – Nome compiuto: Eugenio
Mazzarella. Mazzarella. Keywords: implicatura. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Mazzarellla” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice e Mazzei: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale
– filosofia toscana – filosofia fiorentina -- -- filosofia italiana -- Luigi
Speranza (Poggio a Caiano). Grice: “When
I deliver my proemium as the John Locke lecturer at Oxford, I played on the
idea of the old world versus the new world – which was a topic of some interest
for my former pupil, Strawson. Strawson argued, wrongly, that Carnap, who
emigrated to the New World, had to start anew – whereas in the Old World, we
respect TRADITION!” Filosofo italiano. Poggio, Toscana. Grice: “Not every
philosopher has a city, ‘Colle,’ named after him!” -- Grice: “I like Mazzei; he
is hardly a philosopher, but the Italians consider among the ‘filosofi
italiani,’ – there is a good wine, “Mazzei,” since Mazzei, when travelling to
the Americas, transplanted a grape from his paese – the descendants still grow it!
In oltre, he was
influential in the ‘risorgimento’!” -- essential Italian philosopher.Massone e cadetto di una nobile famiglia toscana di
viticoltori, probabilmente risalente all'XI secolo e ancora esistente nel XXI
secolo, fu personaggio energico ed eclettico, illuminista, promulgatore delle
libertà individuali, dei diritti civili e della tolleranza religiosa. Visse una
vita avventurosa e movimentata, con alterne fortune economiche. Sebbene
sia sconosciuto al grande pubblico, partecipò attivamente alla guerra
d'indipendenza americana come agente mediatore all'acquisto di armi per la
Virginia, ed è ritenuto dagli storici uno dei padri della Dichiarazione
d'Indipendenza americana, in quanto intimo amico dei primi cinque presidenti
statunitensi: George Washington, John Adams, James Madison, James Monroe e
soprattutto Thomas Jefferson, di cui fu ispiratore, vicino di casa, socio in
affari e con cui rimase in contatto epistolare fino alla morte. Iniziato
alla Massoneria, fu poi spettatore privilegiato della rivoluzione
francese. La sua figura storica è riemersa alla fine Professoregrazie
all'infittirsi degli studi accademici in occasione del bicentenario della
rivoluzione americana, fino ad essere onorato in occasione del 250º
anniversario della sua nascita nel 1980 con un'emissione filatelica congiunta
speciale delle poste italiane e statunitensi. Dopo gli studi
compiuti tra Prato e Firenze, nel 1752, in seguito a dissapori con il fratello
maggiore Jacopo sulla gestione del patrimonio familiare, si stabilì a Pisa e
poi a Livorno, intraprendendo con successo l'attività di medico. Dopo solo due
anni lasciò la città e si trasferì a Smirne (Turchia) come chirurgo a seguito di
un medico locale. Gunse a Londra dove, dopo un iniziale periodo irto di
difficoltà economiche che lo vide arrangiarsi con l'insegnamento dell'italiano,
riuscì nel corso dei tre lustri successivi ad arricchirsi con il commercio dei
prodotti mediterranei, principalmente del vino, inserendosi lentamente nei
salotti dell'alta borghesia londinese. Una breve parentesi italiana si
concluse con un precipitoso ritorno in Inghilterra, a seguito di una denuncia
al tribunale dell’Inquisizione per “importazione di libri proibiti”.
L'illuminismo e le idee di libertà religiosa che animavano il Mazzei, ben
tollerate nella Londra di fine XVIII secolo, erano ancora tabù nella realtà
italiana. La Rivoluzione americana In questi circoli londinesi Filippo M.
conobbe Franklin e Adams, che da lì a pochi anni sarebbero stati tra i
protagonisti della rivoluzione americana. Le colonie americane si
autogovernavano, perlomeno sulle questioni locali, tramite assemblee di
delegati liberamente eletti dai capifamiglia, e l'ordinamento giuridico era
ispirato al meglio della legislazione inglese, che pure in quegli anni era
probabilmente la più avanzata, garantista e liberale che esistesse.
Invitato dagli amici d'oltreoceano, spinto sia dalla curiosità dell'inedita
forma di governo, ma soprattutto dalla disponibilità di terre e quindi dalla
prospettiva di impiantare nel nuovo mondo coltivazioni mediterranee, Mazzei si
trasferì in Virginia, con al seguito un gruppo di agricoltori toscani. A lui si
unirono anche una vedova Maria Martin, che egli sposò, e l'amico Bellini che
sarebbe divenuto il primo insegnante di italiano in un'università americana, il
College of William and Mary in Virginia. Inizialmente diretto in altro
sito, Mazzei si fermò presso la tenuta di Monticello per incontrare Jefferson,
con il quale già intratteneva rapporti epistolari e vantava amicizie comuni, e
fu da lui convinto a trattenersi in loco, arrivando a cedere circa 0,75 km²
della sua tenuta in favore dell'italiano. Da questa cessione nacque la tenuta
di Colle (il nome deriva da Colle di Val d'Elsa, perché il Mazzei aveva preso
ad esempio la campagna attorno alla città toscana), successivamente ampliata.
Lo univa a Jefferson un sodalizio commerciale, con il primo impianto di una
vigna nella colonia della Virginia, ma soprattutto un sodalizio intellettuale,
frutto di una comune visione politica e di ideali condivisi, che si sarebbe
protratto per oltre 40 anni. Il livello delle frequentazioni americane
trascinò velocemente Mazzei, arrivato con mere intenzioni imprenditoriali,
nella vita politica della ribollente colonia della Virginia. Fu autore di
veementi libelli contro l'opprimente dominazione inglese, inneggianti alla
libertà ed all'uguaglianza. Alcuni di questi scritti furono tradotti in inglese
dallo stesso Jefferson, che rimase influenzato da tali ideali, tanto da
ritrovare successivamente alcune frasi di Mazzei trasposte nella Dichiarazione
d'indipendenza degli Stati Uniti d'America. Eletto speaker dell'assemblea
parrocchiale dopo solo sei mesi dal suo arrivo in Virginia, ebbe modo di
esporre le sue idee sulla libertà religiosa e politica a un vasto oratorio,
composto anche di persone umili e ignoranti, che lo ascoltavano assorte. Un suo
scritto, Instructions of the Freeholders of Albemarle County to their Delegates
in Convention, redatto come istruzioni per i delegati della contea di Albemarle
alla convenzione autoconvocatasi dopo lo scioglimento forzato dell'assemblea
della Virginia imposto dal governatore inglese, fu utilizzato da Jefferson come
bozza per il primo tentativo di scrittura della costituzione dello Stato della
Virginia. La sua affermazione politica seguiva di pari passo i rovesci
economici, perché il clima e il terreno della Virginia non si erano dimostrati
particolarmente graditi a vite e olivo, e nel 1774 un'eccezionale gelata aveva
distrutto buona parte delle stentate coltivazioni impiantate con tanta
fatica. Naturalizzato cittadino della Virginia, volontario delle prime
ore nella guerra d'indipendenza americana, e inviato in Europa da Jefferson e
Madison per cercare prestiti, acquistareo meglio, contrabbandarearmi e ottenere
informazioni politiche e militari utili alla nascente nazione. In questo
periodo scrisse articoli, fece interventi pubblici e cercò di avviare rapporti
commerciali e politici tra gli Stati europei e la Virginia. Per tali servizi fu
ufficialmente retribuito dallo Stato dell Virginia. Rientrato in Virginia,
con suo grande disappunto non fu nominato console. Ricevette I'incarico di
amministratore della contea di Albemarle, ma solo due anni dopo nel 1785 lasciò
per l'ultima volta il suolo americano, mantenendo comunque contatti epistolari
con molti di quelli che sono definiti “padri della patria” statunitensi e in
particolare con Jefferson, che ebbe modo di reincontrare successivamente a
Parigi. Sua moglie rimase fino alla sua morte alla tenuta del Colle, che Mazzei
aveva donato alla figliastra, Margherita Maria Martini e al di lei marito, il
francese Plumard, Comte De Rieux. La Rivoluzione francese e le vicende
europee Targa a Pisa, sulla casa in cui morì/ A Parigi pubblicò una
voluminosa opera in quattro volumi Recherches historiques et politiques sur les
États-Unis de l'Amérique Septentrionale. Si trattava della prima storia della
rivoluzione americana pubblicata in francese. L'opera è tuttora una preziosa
fonte di informazioni sul movimento che innescò la rivoluzione americana.
Il successo del libro e la notorietà delle sue idee, uniti alla costante
attività di propaganda a favore dei neonati Stati Uniti d'America, lo fece
venire in contatto con re Stanislao Augusto di Polonia, illuminato sovrano
liberale, di cui divenne prima consigliere e poi rappresentante a Parigi.
Da questa posizione privilegiata poté seguire la rivoluzione francese, di cui
condannò la deriva giacobina. Preso atto della rovina economica, nel 1791 si
trasferì a Varsavia, assumendo la cittadinanza polacca e contribuendo alla
stesura della costituzione. Dopo un anno passato a Varsavia, a seguito
della spartizione della Polonia nel 1792 rientrò definitivamente in Toscana,
stabilendosi a Pisa. Lì sposa Antonina Tonini, da cui ebbe una figlia,
Elisabetta. E testimone dell'arrivo delle truppe repubblicane francesi a Pisa e
poi della loro cacciata, e fu coinvolto pur senza danni nei successivi processi
intentati dal bargello ai liberali pisani che si riunivano durante la breve
occupazione al Caffè dell'Ussero sul lungarno. Ultimi anni M. visse
quietamente altri 17 anni, dedicandosi ai propri studi di orticoltura e
limitandosi a frequentare una ristretta cerchia di salotti praticati da giovani
liberali, di cui era ispiratore. In conseguenza del dissolvimento della Polonia
operata da Russia e Prussia nel 1795, lo zar Alessandro I si accollò i debiti
della corte polacca e Mazzei poté fruire di un vitalizio. M. rimase sempre
nostalgico della Virginia e dei suoi amici americani, che ne auspicavano il
ritorno e con i quali mai interruppe il contatto epistolare. Nonostante i
ripetuti progetti di un viaggio in America, Mazzei non fu mai capace di
affrontare questa nuova avventura. Ebbe modo di assistere all'ascesa e alla
caduta di Napoleone Bonaparte e scrisse le proprie memorie, pubblicate nel
1848, oltre trent'anni dopo la sua morte a Pisa. Saggi: “Stanislao Re di Polonia” (Roma:
Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea); “Ricerche
storiche sull’America” (Firenze, Ponte
alle Grazie); “Memorie” Gino Capponi, Lugano, Tip. della Svizzera Italiana); “Del
commercio della seta fatto in Inghilterra dalla Compagnia delle Indie
Orientali” S. Gelli, Poggio a Caiano, Comune di Poggio a Caiano); “Le
istruzioni per i delegati alla convenzione” (Firenze, Morgana); “Opere di suor
Margherita Marchione “Scelta di scritti e lettere,”“Agente di Virginia durante
la rivoluzione americana” “Agente del Re di Polonia durante la Rivoluzione
Francese”“La vita avventurosa di M,” Cassa di Risparmi e Depositi, Prato. Marchione
Margherita: La vita avventurosa Marchione Margherita, Curiosità.A inizio degli
anni 2000, fra alcuni intellettuali toscani appassionati della sua figura è
circolata la speculazione che Mazzei potrebbe aver ispirato persino la bandiera
statunitense, adottata dal Congresso un
anno dopo la Dichiarazione d'Indipendenza. La suggestione nasce dall'importanza
che l'alternanza dei colori rosso e bianco ha nell'araldica toscana e non solo
e di cui un esempio famoso è l'insegna di Ugo di Toscana. Potrebbe forse aver
discusso anche di araldica con gl’americani. Le radici storiche della bandiera
americana sono, in realtà, nella Grand Union Flag. In suo ricordo è stato
istituito il premio The Bridge. La cerimonia è stata istituita a Roma per
celebrare un toscano che insieme ai padri costituenti degli Stati Uniti
d'America da vita alla stesura della dichiarazione d'indipendenza. Sua era la
frase. Tutti gli uomini sono per natura liberi ed indipendenti. Russo, Nasce a
Firenze un museo che racconta la massoneria, in La Repubblica, Firenze,
Riferito al museo dedicato alla storia della Massoneria in Italia. Premio. Dalla Toscana all'America: il suo contributo,
Poggio a Caiano, Comune di Poggio a Caiano, Becattini Massimo, Mercante
italiano a Londra, Poggio a Caiano, Comune di Poggio a Caiano, Bolognesi
Andrea, L. Corsetti, L. Stadio, Mostra di cimeli e scritti, catalogo della
mostra a cura di, Poggio a Caiano, palazzo Comunale, Comune di Poggio a Caiano.
Camajani Guelfo Guelfi, un illustre Toscano: medico, agricoltore, scrittore,
giornalista, diplomatico, Firenze, Associazione Toscani, Ciampini Raffaele,
Lettere alla corte di Polonia Bologna: N. Zanichelli, Corsetti Luigi, Gradi
Renzo, Avventuriero della Libertà, con scritti di Marchione e Tortarolo, Poggio
a Caiano, C.I.C. Associazione Culturale "Ardengo Soffici", Di Stadio
Luigi, Tra pubblico e privato. Raccolta di documenti inediti, Poggio a Caiano,
Biblioteca Comunale di Poggio a Caiano, Fazzini Gianni, "Il gentiluomo dei
tre mondi", Roma: Gaffi, Gerosa Guido, Il fiorentino che fece l'America.
Vita e avventure Milano, Sugar, Gradi Renzo, Un bastimento carico di Roba
bestie e uomini in un manoscritto, Poggio a Caiano, Comune di Poggio a Caiano,
Gradi Renzo, Parigi: Scritti e memorie, Comune di Poggio a Caiano, Giovanni,
Figure dimenticate dell'indipendenza, Francesco Vigo, Roma: Il Veltro, Giancarlo,
Iacopo, L'America fu concepita a Firenze, Firenze: Bonechi,Tognetti Burigana
Sara, Tra riformismo illuminato e dispotismo napoleonico; esperienze del
cittadino americano, Roma, Edizioni di Storia e letteratura, Tortarolo Edoardo,
Illuminismo e Rivoluzioni. Biografia politica di M., Milano, Angeli, Łukaszewicz,
M., Mazzini; saggi sui rapporti italo-polacchi Abolizionismo Rivoluzione
americana Rivoluzione francese Franklin Henry Jefferson Mason Monroe William
Paca Stanisław August Poniatowski Padri fondatori degli Stati Uniti d'America
Italo-Americani Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti. Treccani Enciclopedie
on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario
biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana su
siusa.archivi.beniculturali, Sistema Informativo Unificato per le
Soprintendenze Archivistiche. Jefferson, e Vigo (video), su youtube. com.
Jefferson Encyclopedia, su monticello. org. Il circolo Filippo Mazzei Pisa, su
circolo filippomazzei. net. M., chi era
costui?, su mltoscana. blogspot.com. Clan Libertario Toscano M., su mltoscana. blogspot.com.
Il circolo Filippo Mazzei, su geocities. com. Carteggio Thomas Jefferson M. I
processi contro ed i liberali pisani, su
idr.unipi. Monticello the home of Thomas Jefferson, su monticello.org. famous americans. net. Another Site about P.Mazzei and
other famous Italian American, su Cleveland memory.org. M.,
Thomas Jefferson e gli scultori carraresi per la costruzione del Campidoglio
degli Stati Uniti di Nicola Guerra su farefuturofondazione. premio Filippo mazzei.
com. Memorie della
vita e delle peregrinazioni del fiorentino. Grice:
“The more Italian historians of philosophy, in their pretentiously and fake
patriotic prose, keep referring to this or that as ‘un illustre toscano’, the
less I am leaned to see Mazzei as ITALIAN at all!” – Paeseism with a
vengeance!” – Grice: “As a Brit, I find Mazzei a traitor – to his country, and
to mine!” – Nome compiuto: Filippo Mazzei. Mazzei. Keywords: implicature,
mazzei wine, vino mazzei, la rivoluzione del nuovo mondo. Refs.: Luigi
Speranza, "Grice e Mazzei," per il Club Anglo-Italiano, The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Mazzini:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – la giovine italia
– la scuola di Genova -- filosofia ligure -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Genova). Abstract: Grice: “I never liked Mazzini’s adage,
‘giovine italia’ but then my favourite Australian composer is Peter Allen,
‘everything old is new again.’ Mazzini has been identified by Benedetti
(vedasi) with fascism, as he should!” Filosofo ligure. Filosofo italiano.
Genova, Liguria. Grice: “Of course it is difficult for an Italian philosopher
to approach the philosophy of Mazzini cooly; it would be like me approaching
the philosophy of Horatio Nelson!” – Grice: “I’ve found ‘Il pensiero filosofico
di Giuseppe Mazzini’ quite helpful – the equivalent would be the pretentious
sounding, “The philosophical thought of Sir Winston Churchill,’ say!” -- Grice: “Luigi Speranza loves to cherish the
fact that an old street in Woolwich, of all places, is named after him, in a
way ‘Speranza,’ just because Garibaldi visited!” Grice: “Luigi Speranza also
cherishes the fact that Lady Wilde preferred ‘Speranza’ just to defend
Mazzini!” Esponente di punta del patriottismo
risorgimentale, le sue idee e la sua azione politica contribusceno in maniera
decisiva alla nascita dello STATO UNITARIO ITALIANO. Le condanne subite in
diversi tribunali d'Italia lo costringeno però alla latitanza fino alla morte.
Le teorie mazziniane sono di grande importanza nella definizione dei moderni
movimenti europei per l'affermazione della democrazia attraverso la forma
repubblicana dello stato. Nacque a Genova, allora capoluogo dell'omonimo
dipartimento francese costituito da parte del regime di Bonaparte. Il padre,
Giacomo, e medico e docente universitario d'anatomia originario di Chiavari,
una cittadina del Tigullio all'epoca capoluogo del dipartimento francese degli
Appennini, successivamente parte della provincia di Genova, figura
politicamente attiva nella scena pubblica locale, sia durante l'epoca della
precedente repubblica ligure, sia, in tempi successivi, dell'Impero
napoleonico. Alla madre, Maria Drago, una fervente giansenista originaria di Pegli,
un comune autonomo, accorpato nel comune di Genova, fu molto legato per tutta
la vita. Affettuosamente chiamato "Pippo" dalla famiglia, una volta
terminati gli studi superiori presso il cittadino Liceo classico Cristoforo
Colombo, si iscrisse a Genova. Si segnala per la sua ribellione ai regolamenti
di stampo religioso che imponeno di andare a messa e di confessarsi. E arrestato
perché, proprio in chiesa, si rifiuta di lasciare il posto a un generale
austriaco. Lo appassiona la letteratura: si innamorò delle letture di Goethe,
Shakespeare e Foscolo (pur senza condividerne la filosofia materialista),
restando così colpito dalle Ultime lettere di Jacopo Ortis da volersi vestire
sempre di nero, in segno di lutto per la patria oppressa. La passione per
la letteratura, insieme a quella per la musica (e un abile suonatore di
chitarra), la ha per tutta la vita:
oltre agli autori citati, lesse Dante, Schiller, Alfieri, i grandi poeti
romantici come Byron, Shelley, Keats, Wordsworth, Coleridge e i narratori come Dumas
padre e le sorelle Brontë. Ha il suo trauma rivelatore. Al passaggio a Genova
dei federati piemontesi reduci dal loro tentativo di rivolta, si affacciò in
lui il pensiero che si puo, e quindi si deve, lottare per la libertà della
patria. Cominciò ad esercitare la professione nello studio di un avvocato, ma
l'attività che lo impegnava era quella di giornalista presso l'Indicatore
genovese, sul quale inizia a pubblicare recensioni di saggi patriottici. La
censura lascia fare per un po', ma poi soppresse il giornale. Compone il
saggio, “Dell'amor patrio d’Aligheri”. Ottenne la laurea “in utroque iure”.
Entra nella carboneria, della quale divenne segretario in Valtellina. Ho
a lottare con il più grande dei soldati, Napoleone. Giunsi a mettere d'accordo
tra loro imperatori, re e papi. Nessuno mi dette maggiori fastidi di un
brigante italiano: magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta,
ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante,
infaticabile come un innamorato, il quale ha nome: Giuseppe M.. (Klemens von
Metternich, Memorie ed. Bonacci). Per la sua attività cospirativa e arrestato
su ordine di Felice di Savoia e detenuto a Savona nella Fortezza del Priamar.
Durante la detenzione idea e formula il programma di un nuovo movimento
politico chiamato “Giovine Italia” che, dopo essere stato liberato per mancanza
di prove, presenta e organizzò a Marsiglia dove e costretto a rifugiarsi in
esilio. I motti dell'associazione erano Dio e popolo e unione, forza e libertà
e il suo scopo era l'unione degli stati italiani in un'unica repubblica con un
governo centrale quale sola condizione possibile per la liberazione del popolo
italiano dagli invasori stranieri. Il progetto federalista infatti, poiché senza
unità non c'è forza, ha fatto dell'Italia una nazione debole, naturalmente
destinata a essere soggetta ai potenti stati unitari a lei vicini. Il
federalismo inoltre avrebbe reso inefficace il progetto risorgimentale, facendo
rinascere quelle rivalità municipali, ancora vive, che avevano caratterizzato
la peggiore storia dell'Italia medioevale. L'obiettivo repubblicano e
unitario avrebbe dovuto essere raggiunto con un'insurrezione popolare condotta
attraverso una guerra per bande. Durante l'esilio in Francia, ha una relazione
con la nobildonna repubblicana Giuditta Bellerio Sidoli, vedova di Giovanni
Sidoli, ricco patriota di Montecchio Emilia. Giuditta aveva condiviso con il
marito la fede politica che, portandolo a cospirare contro la corte estense,
aveva costretto la coppia a esiliare in Svizzera. Colpito da una grave malattia
polmonare, muore a Montpellier. Poiché la vedova non aveva ricevuto alcuna
condanna, ritorna a Reggio Emilia presso la famiglia del marito con i suoi
quattro figli: Maria, Elvira, Corinna e Achille. Dopo il fallimento dei moti
dove fuggire in Francia dove conobbe Mazzini a cui si legò sentimentalmente. Dopo
il vano tentativo del 1831 di portare dalla parte liberale il nuovo re Carlo
Alberto di Savoia con la celebre lettera firmata "un italiano",
insieme a Berghini e Barberis, M. fu condannato in contumacia a "morte
ignominiosa" dal Consiglio Divisionario di Guerra, presieduto dal maggior
generale Saluzzo Lamanta. La condanna venne poi revocata nel 1848, quando Carlo
Alberto decise di concedere un'amnistia generale. Rifugiatosi nella cittadina svizzera di Grenchen, nel
canton Soletta, vi rimase sino a quando fu arrestato dalla polizia cantonale
che gli ingiunse di lasciare la Confederazione entro 24 ore. Per impedirne
l'allontanamento l'assemblea dei cittadini di Grenchen conferì al giovane
profugo la cittadinanza con 122 voti a favore e 22 contrari, invalidata però
dal governo cantonale. Mazzini, nascostosi nel frattempo, fu scoperto e dovette
lasciare la Svizzera assieme ad altri esuli, tra i quali Agostino e Giovanni
Ruffini. Comincia il lungo soggiorno a Londra, dove M. raccolse attorno a
sé esuli italiani e persone favorevoli al repubblicanesimo in Italia,
dedicandosi, per vivere, all'attività di insegnante dei figli degli italiani;
qui conobbe e frequentò anche diverse personalità inglesi, tra cui Mary Shelley
(vedova del poeta P.B. Shelley), Anne Isabella Milbanke (vedova di Lord Byron,
idolo di gioventù di M.), il filosofo ed economista John Stuart Mill, Thomas
Carlyle e sua moglie Jane Welsh, lo scrittore Charles Dickens, che finanziò la
sua scuola. Il poeta decadente Algernon Swinburne gli dedicò Ode a Mazzini.
Nello stesso quartiere di M. visse anche Marx. Durante il soggiorno
londinese M. ebbe una lunga relazione di amicizia con la famiglia Craufurd,
documentata da copiosa corrispondenza epistolare. Sempre a Londra ebbe rapporti
con la famiglia di Ashurst e con il genero di questi, il politico Stansfeld, la
cui consorte Caroline Ashurst Stansfeld e sostenitrice della società
"Society of the Friends of Italy". Per la causa dell'unificazione
italiana M. collaborò anche con il secolarista George Holyoake. Fondò poi
altri movimenti politici per la liberazione e l'unificazione di vari stati
europei: la Giovine Germania, la Giovine Polonia e infine la Giovine Europa.
Quest'ultima, fondata a Berna in accordo con altri rivoluzionari stranieri,
aveva tra i suoi principi ispiratori la costituzione degli Stati Uniti
d'Europa. In questa occasione Mazzini estese dunque il desiderio di libertà del
popolo italiano (che si sarebbe attuato con la repubblica) a tutte le nazioni
europee. L'associazione rivoluzionaria europea aveva come scopo specifico
l'agire dal basso in modo comune e, usando strumenti insurrezionali e
democratici, realizzare nei singoli stati una coscienza nazionale e
rivoluzionaria. Sulla scia della Giovine Europa M. fonda anche l'Alleanza
Repubblicana Universale. Il movimento della Giovine Europa ebbe anche un
forte ruolo di promozione dei diritti della donna, come testimonia l'opera di
numerose mazziniane, tra cui la citata Bellerio Sidoli, ma anche Cristina
Trivulzio di Belgiojoso e Saffi, la moglie di Saffi, uno dei più stretti
collaboratori di M. e suo erede per quanto riguarda il mazzinianesimo politico.
M. continuò a perseguire il suo obiettivo dall'esilio e tra le avversità con
inflessibile costanza, convinto che questo fosse il destino dell'Italia e che
nessuno avrebbe potuto cambiarlo. Tuttavia, nonostante la sua perseveranza,
l'importanza delle sue azioni fu più ideologica che pratica. Dopo il
fallimento dei moti del 1848, durante i quali M. era stato a capo della breve
Repubblica Romana insieme ad Aurelio Saffi e Carlo Armellini, i nazionalisti
italiani cominciarono a vedere nel re del Regno di Sardegna e nel suo Primo
Ministro Camillo Benso conte di Cavour le guide del movimento di riunificazione.
Ciò volle dire separare l'unificazione dell'Italia dalla riforma sociale e
politica invocata da M.. Cavour fu abile nello stringere un'alleanza con la
Francia e nel condurre una serie di guerre che portarono alla nascita dello
STATO ITALIANO ma la natura politica della nuova compagine statale era ben
lontana dalla repubblica mazziniana. A Londra per reagire alla caduta
della Repubblica Romana e in continuità con essa, M. fonda il Comitato Centrale Democratico Europeo
e il Comitato Nazionale Italiano, lanciando il Prestito Nazionale Italiano, le
cui cartelle portavano appunto lo stemma della Repubblica romana e
l'intitolazione del prestito «diretto unicamente ad affrettare l'indipendenza e
l'unità d'Italia». A garanzia del prestito le cartelle recavano la firma degli
ex triumviri Mazzini, Saffi e, in assenza dell'irreperibile Armellini, Mattia
Montecchi. La diffusione delle cartelle nel Lombardo-Veneto ebbe come immediata
conseguenza la ripresa dell'attività cospirativa e rivoluzionaria, soprattutto
a Mantova.. Messina fu chiamata al voto per eleggere i suoi deputati al
nuovo parlamento di Firenze. M. era candidato, nel secondo collegio, ma non
poté fare campagna elettorale perché esule a Londra. Pendevano sul suo capo due
condanne a morte: una inflitta dal tribunale di Genova per i moti (in primo
grado e in appello); un'analoga condanna a morte era stata inflitta dal
tribunale di Parigi per complicità in un attentato contro Napoleone III.
Inaspettatamente, M. vinse con larga messe di voti (446). Dopo due giorni di
discussione, la Camera annullava l'elezione in virtù delle condanne
precedenti. Il letto di morte di M., distrutto dagli aerei degli
Stati Uniti durante il bombardamento di Pisa. Maschera mortuaria di M., gesso,
Domus Mazziniana, Pisa Due mesi dopo gli elettori del secondo collegio di
Messina tornarono alle urne: vinse di nuovo M. La Camera, dopo una nuova
discussione, il 18 giugno riannullò l'elezione. IM. viene rieletto una terza
volta; dalla Camera, questa volta, arrivò la convalida. Mazzini, tuttavia,
anche nel caso fosse giunta un'amnistia o una grazia, decise di rifiutare la
carica per non dover giurare fedeltà allo Statuto Albertino, la costituzione
dei monarchi sabaudi. Egli infatti non accettò mai la monarchia e continuò a
lottare per gli ideali repubblicani. Lascia Londra e si stabilì in
Svizzera, a Lugano. Due anni dopo furono amnistiate le due condanne a morte
inflitte al tempo del Regno di Sardegna: Mazzini quindi poté rientrare in
Italia e, una volta tornato, si dedicò subito all'organizzazione di moti
popolari in appoggio alla conquista dello Stato Pontificio. L'11 agosto partì
in nave per la Sicilia, ma il 14, all'arrivo nel porto di Palermo, fu tratto in
arresto (la quarta volta nella sua vita) e recluso nel carcere militare di
Gaeta. Partito da Basilea e in viaggio nel passo del San Gottardo, conobbe
in una carrozza Nietzsche, allora poco conosciuto filologo e docente. Questo
incontro sarà testimoniato dallo stesso Nietzsche anni dopo. Costretto di
nuovo all'esilio, riuscì a rientrare in Italia sotto il falso nome di Giorgio
Brown (forse un riferimento a John Brown) a Pisa. Qui, malato già da tempo,
visse nascosto nell'abitazione di Pellegrino Rosselli, antenato dei fratelli
Rosselli e zio della moglie di Nathan, fino al giorno della sua morte, avvenuta
quando la polizia stava ormai per arrestarlo nuovamente. Traversie della
salma M. morente, Silvestro Lega La notizia della sua morte si diffuse
rapidamente, commuovendo l'Italia; il suo corpo fu imbalsamato dallo scienziato
Paolo Gorini, appositamente fatto accorrere da Lodi su incarico di Bertani:
Gorini disinfettò la salma per permettere l'esposizione. Una folla immensa
partecipò ai funerali, svoltisi nella città toscana il pomeriggio del 14 marzo,
accompagnando il feretro al treno in partenza per Genova, dove venne sepolto al
Cimitero monumentale di Staglieno. Le esequie furono accompagnate dalla
musica della storica Filarmonica Sestrese C. Corradi G. Secondo.
Successivamente Gorini ricominciò a lavorare sul corpo di M., onde
pietrificarlo secondo la sua tecnica di mummificazione; terminò il lavoro
qualche anno dopo. Avvenne la ricognizione della mummia, che fu sistemata ed
esposta al pubblico in occasione della nascita della Repubblica Italiana: da
allora riposa nuovamente nel sarcofago del mausoleo. Mausoleo Benché sia
incerta l'affiliazione di M. alla Massoneria fu l'associazione stessa a
commissionare il mausoleo all'architetto mazziniano Grasso che lo realizzò in
stile neoclassico adornandolo con alcuni simboli massonici. Il sepolcro
reca all'esterno la scritta “M” e all'interno sono presenti numerose bandiere
tricolori repubblicane e iscrizioni lasciate da gruppi mazziniani o da
personalità come Carducci. Sulla lapide è scolpita la scritta "M.. Un
Italiano" che era la firma da lui apposta nella lettera a Carlo Alberto, e
l'epitaffio: «Il corpo a Genova, il nome ai secoli, l'anima all'umanità. Testimonianze
di alcuni personaggi storici e una corrispondenza dello stesso M., citati
nell'opera dello studioso Luigi Polo Friz fanno ritenere che verosimilmente M.,
a differenza di altri celebri personaggi dell'epoca, come Garibaldi, non sia
mai stato affiliato alla massoneria, anche se questa ha ripreso molti degli
ideali mazziniani, simili ai suoi. La principale obbedienza italiana,
l'unica attiva all'epoca di Mazzini in Italia, il Grande Oriente d'Italia,
afferma l'impossibilità di provare l'appartenenza di Mazzini, che pure ebbe
influenza nella società, anche se non partecipò mai alla vita
dell'associazione, occupato com'era nella causa della "sua" società
segreta, la Giovine Italia. In effetti M. fu carbonaro, ma la Carboneria fu
presto distinta dalla massoneria. Montanelli afferma invece che probabilmente
Mazzini fu massone. Dello stesso parere è Massimo Della Campa, che in una
"Nota su Mazzini" fa riferimento al libro dell'ex-Gran Maestro del
grande Oriente d'Italia Giordano Gamberini, Mille volti di massoni (Erasmo,
Roma), che a119 scrive a proposito di M.: «Iniziato a Genova, secondo G.
Fazzari e F. Borsari (Luce e concordia). Ricevette dal Fr. Passano il 32° grado
del R.S.A.A., necessario per corrispondere in Carboneria al livello di Vendita
Suprema, nelle carceri di Savona. Con decreto del S. C. di Palermo ricevette
l'aumento di luce al 33° grado e la qualifica di membro onorario del medesimo
Supremo Consiglio. Fu membro onorario delle LL. Lincoln di Lodi e Stella
d'Italia di Genova. Scrivendo a Logge, Corpi rituali e Fratelli usò sempre i segni
massonici. Nessun contemporaneo mise mai in dubbio l'appartenenza di M. alla
Massoneria.» M. stesso sembrerebbe però smentire la sua partecipazione
all'associazione in una lettera al massone Campanella, Sovrano Gran
Commendatore del Supremo Consiglio del Rito scozzese antico ed accettato di
Palermo, in cui, restituendogli le carte che questi gli aveva fatto recapitare
scriveva. La Massoneria accettando da anni e anni ogni uomo, senza
dichiarazioni d'opinioni politiche, s'è fatta assolutamente inutile a ogni
scopo nazionale. Per farne qualche cosa bisognerebbe prima una misura
d'eliminazione ed una di revisione delle file, poi una formula nazionale o
politica per l'iniziazione... Chi vuol intendere intenda. La patria è la casa
dell'uomo, non dello schiavo – M. Ai giovani d'Italia) Per comprendere a pieno
la dottrina politica di Mazzini bisogna rifarsi al pensiero religioso che
ispira il periodo della Restaurazione seguito alla caduta dell'impero
napoleonico. Nasce allora una nuova concezione della storia che smentiva quella
degli illuministi basata sulla capacità degli uomini di costruire e guidare la
storia con la ragione. Le vicende della Rivoluzione francese e il periodo
napoleonico avevano dimostrato che gli uomini si propongono di perseguire alti
e nobili fini che s'infrangono dinanzi alla realtà storica. Il secolo dei lumi
era infatti tramontato nelle stragi del Terrore e il sogno di libertà nella
tirannide napoleonica che, mirando alla realizzazione di un'Europa al di sopra
delle singole nazioni, aveva determinato invece la ribellione dei singoli
popoli proprio in nome del loro sentimento di nazionalità. Secondo questa
visione romantica dunque la storia non è guidata dagli uomini ma è Dio che agisce
nella storia; esisterebbe dunque una Provvidenza divina che s'incarica di
perseguire fini al di là di quelli che gli uomini si propongono di conseguire
con la loro meschina ragione. Da questa concezione romantica della storia,
intesa come opera della volontà divina si promanano due visioni contrapposte:
una è la prospettiva reazionaria che vede nell'intervento di Dio nella storia
una sorta di avvento di un'apocalisse che metta fine alla storia degli
uomini. Napoleone I è stato, con le sue continue guerre, l'Anticristo di
questa apocalisse: Dio segnerà la fine della storia malvagia e falsamente
progressiva e allora agli uomini non rimarrà che volgersi al passato per
preservare e conservare quanto di buono era stato realizzato. Si cercherà
dunque in ogni modo di cancellare tutto ciò che è accaduto dalla Rivoluzione a
Napoleone restaurando il passato. La concezione reazionaria contro cui M.
combatté strenuamente assume un aspetto politico-religioso che troviamo nel
pensiero di Chateaubriand che nel Génie du christianisme (Genio del
Cristianesimo) attaccava le dottrine illuministiche prendendo le difese del
cristianesimo e soprattutto nell'ideologia mistica teocratica di Joseph de
Maistre, che arriva nell'opera Du pape (Il papa) al punto di auspicare un ritorno dell'alleanza
tra il trono e l'altare riproponendo il modello delle comunità medioevali
protette dalla religione tradizionale contro le insidie del liberalismo e del
razionalismo. Un'altra prospettiva, che nasce paradossalmente dalla stessa
concezione della storia guidata dalla divinità, è quella che potremo definire
liberale che vede nell'azione divina una volontà diretta, nonostante tutto, al
bene degli uomini escludendo che nei tempi nuovi ci sia una sorta di vendetta
di Dio che voglia far espiare agli uomini la loro presunzione di creatori di
storia. È questa una visione provvidenziale, dinamica della storia che troviamo
in Saint Simon con la concezione di un nuovo cristianesimo per una nuova
società o in Lamennais che vede nel cattolicesimo una forza rigeneratrice della
vita sociale. Una concezione progressiva quindi che è presente in Italia
nell'opera letteraria di Manzoni e nel pensiero politico di Gioberti con il
progetto neoguelfo e nell'ideologia mazziniana. Concezione mazziniana
«Costituire l'Italia in Nazione Una, Indipendente, Libera, Repubblicana – M., Istruzione generale per gli affratellati nella
Giovine Italia) Magnifying glass icon mgx2.svg Mazzinianesimo. Dio e popolo
«Noi cademmo come partito politico. Dobbiamo risorgere come partito religioso.
L'elemento religioso è universale, immortale: universalizza e collega. Ogni
grande rivoluzione ne serba impronta, e lo rivela nella propria origine o nel
fine che si propone. Per esso si fonda l'associazione. Iniziatori d'un nuovo
mondo, noi dobbiamo fondare l'unità morale, il cattolicismo Umanitario. Il
pensiero politico mazziniano deve dunque essere collocato in questa temperie di
romanticismo politico-religioso che dominò in Europa dopo la rivoluzione ma che
era già presente nei contrasti al Congresso di Vienna tra gli ideologi che
proponevano un puro e semplice ritorno al passato prerivoluzionario e i
cosiddetti politici che pensavano che bisognasse operare un compromesso con
l'età trascorsa. Alcuni storici hanno fatto risalire la concezione religiosa
di M. all'educazione ricevuta dalla madre fervente giansenista (almeno fino
agli anni '40 fa spesso riferimenti biblici ed evangelici) o ad una vicinanza
ideale col protestantesimo e le chiese riformate ma, secondo altri, la visione
religiosa di Mazzini non coinciderebbe con quella di nessuna religione
rivelata. Il personale concetto mazziniano di Dio, che per alcuni tratti è
avvicinabile al deismo settecentesco, con evidenti influssi della religiosità
civica e preromantica di Rousseau, per altri versi al Dio panteistico degli
stoici, è alla base di una religiosità che tuttavia esige la laicità dello
Stato (questo nonostante la dichiarata contraddizione poiché se, come egli
crede, politica e religione coincidono, non avrebbe senso separare la sua
concezione teologica da quella politica e l'assenza di intermediari tra Dio e
il popolo. Per ciò e per il ruolo avuto nella storia umana e italiana, define
il papato la base d'ogni autorità tirannica. Un altro influsso sulla sua
concezione religiosa è stato visto nella considerazione che ha per la religione
CIVILE di ispirazione ROMANA e per l'ammirazione verso la prima Roma, antica e
pagana, che passando per la seconda Roma, cristiana e medievale, prepara il
campo alla terza Roma future. Un mito questo, romantico-neoclassico, che e
fatto proprio da Carducci e poi dal fascismo, con il filosofo Ricci -- e dalla
massoneria con l'esoterista Reghini e avvicina il mazzinianesimo anche al culto
massonico del Grande Architetto dell'Universo. In realtà rifiuta non solo
l'ateismo (è questa una delle divisioni ideologico-teoriche che egli ebbe con
altri repubblicani come Pisacane) e il materialismo L'ateismo, il materialismo
non hanno, sopprimendo Dio, una legge morale superiore per tutti e sorgente del
Dovere per tutti...»), ma anche il trascendente, in favore dell'immanente: egli
crede nella reincarnazione, per poter migliorare di continuo il mondo e
migliorare sé stessi. Una concezione questa tratta probabilmente da Platone o
dalle religioni orientali come l'induismo e il buddismo, religioni alle quali
Mazzini si era interessato. Come altri patrioti, letterati, rivoluzionari delle
società segrete francesi, inglesi e italiane Mazzini vide nell'abate calabrese
Gioacchino da Fiore, l'autore di una profezia riguardante l'avvento della Terza
Età o Età dello Spirito Santo quando sarebbe sorta la Terza Italia che sarebbe
rinata, libera dalle dominazioni straniere, come la nazione che avrebbe
esercitato un primato sulle altre per la presenza della Chiesa cattolica: tema
questo poi ripreso da Gioberti nel suo Primato morale e civile degli
Italiani. M. ebbe grande interesse per Gioacchino tanto da volergli
dedicare un trattato rimasto inedito Joachino, appunti per uno studio storico
sull'abate Gioacchino], che considerava un suo precursore per gli ideali
sociali e politici da realizzare tramite un'unità spirituale e storica.
Religione civile La sua è stata anche definita una religione civile dove la
politica svolgeva il ruolo della fede e dove la divinità si incarna in modo
panteista nell'Universo e nell'Umanità stessa, che attua la Legge che nel
Progresso si rivela. Egli afferma di credere che Dio è Dio, e l'Umanità è il
suo Profeta, che il popolo romano è immagine di Dio sulla terra e vi è«un Dio
solo, autore di quanto esiste, Pensiero vivente, assoluto, del quale il nostro
mondo è raggio e l'Universo una incarnazione. Per lui non conta che la sua
intima credenza sia razionale o no, come il Dio di Voltaire e Newton che è
invocato come la causa prima dell'ordine naturale, poiché «Dio esiste. Noi non
dobbiamo né vogliamo provarvelo: tentarlo, ci sembrerebbe bestemmia, come
negarlo, follia. Dio esiste, perché noi esistiamo» anche se, specifica,
«l'universo lo manifesta con l'ordine, con l'armonia, con l'intelligenza dei
suoi moti e delle sue leggi. E altresì convinto che fosse ormai presente nella
storia un nuovo ordinamento divino nel quale la lotta per raggiungere l'unità
nazionale assumeva un significato provvidenziale. Operare nel mondo significava
per M. collaborare all'azione che Dio svolgeva, riconoscere ed accettare la
missione che uomini e popoli ricevono da Dio. Per questo bisogna «mettere al
centro della propria vita il dovere, senza speranza di premio, senza calcoli di
utilità. Quello di M. era un progetto politico, ma mosso da un imperativo
religioso che nessuna sconfitta, nessuna avversità avrebbe potuto indebolire.
«Raggiunta questa tensione di fede, l'ordine logico e comune degli avvenimenti
veniva capovolto; la disfatta non provocava l'abbattimento, il successo degli
avversari non si consolidava in ordine stabile.». La storia dell'umanità dunque
sarebbe una progressiva rivelazione della Provvidenza divina che, di tappa in
tappa, si dirige verso la meta predisposta da Dio. Esaurito il compito
del Cristianesimo, chiusasi l'era della Rivoluzione francese ora occorreva che
i popoli prendessero l'iniziativa per «procedere concordi verso la meta fissata
al progresso umano». Ogni singolo individuo, come la collettività, tutti devono
attuare la missione che Dio ha loro affidato e che attraverso la formazione ed
educazione del popolo stesso, reso consapevole della sua missione, si
realizzerà attraverso due fasi: Patria e Umanità. Patria e umanità
Targa in onore di M. sulla casa londinese Senza una patria libera nessun popolo
può realizzarsi né compiere la missione che Dio gli ha affidato; il secondo
obiettivo sarà l'Umanità che si realizzerà nell'associazione dei liberi popoli
sulla base della comune civiltà europea attraverso quello che Mazzini chiama il
banchetto delle Nazioni sorelle. Un obiettivo dunque ben diverso da quella
confederazione europea immaginata da Napoleone dove la Francia avrebbe
esercitato il suo primato egemonico di Grande Nation. La futura unità
europea non si realizzerà attraverso una gara di nazionalismi ma attraverso una
nobile emulazione dei liberi popoli per costruire una nuova libertà. Il
processo di costruzione europea, secondo M., doveva svolgersi prima di tutto
attraverso l'affermazione delle nazionalità oppresse, come quelle facenti parte
dell'Impero asburgico, e poi anche di quelle che non avevano ancora raggiunto
la loro unità nazionale. Iniziativa italiana In questo processo unitario
europeo spetta all'Italia un'alta missione: quella di riaprire, conquistando la
sua libertà, la via al processo evolutivo dell'Umanità: la redenzione nazionale
italiana apparirà improvvisa come una creazione divina al di fuori di ogni
inutile e inefficace metodo graduale politico diplomatico di tipo cavouriano.
L'iniziativa italiana che avverrà sulla base della fraternità tra i popoli e
non rivendicando alcuna egemonia, come aveva fatto la Francia, consisterà
quindi nel dare l'esempio per una lotta che porterà alla sconfitta delle due
colonne portanti della reazione, di quella politica dell'Impero Asburgico e di
quella spirituale della Chiesa cattolica. Raggiunti gli obiettivi primari
dell'unità e della Repubblica attraverso l'educazione e l'insurrezione del
popolo, espressi dalla formula di Pensiero ed azione, l'Italia darà quindi il
via a questo processo di unificazione sempre più vasta per la creazione di una terza
civiltà formata dall'associazione di liberi popoli. Funzione della
politica Il mausoleo di M. nel cimitero monumentale di Staglieno,
realizzato dall'architetto mazziniano Grasso. La politica è scontro tra libertà
e dispotismo e tra queste due forze non è possibile trovare un
compromesso: si sta svolgendo una guerra di principi che non ammette
transazioni; M. esorta la popolazione a non accontentarsi delle riforme che
erano degli accomodamenti gestiti dall'alto: non radicavano, cioè, nello
spirito del tempo quella libertà e quell'uguaglianza di cui il popolo aveva
bisogno. La logica della politica è logica di democrazia e libertà, non
accettabili dalle forze reazionarie; contro di esse è necessaria una brusca
rottura rivoluzionaria: alla testa del popolo vi dovrà essere la classe colta
(che non può più sopportare il giogo dell'oppressione) e i giovani (che non
possono più accettare le anticaglie dell'antico regime). Questa rivoluzione
deve portare alla Repubblica, la quale garantirà l'istruzione popolare.
La rivoluzione, che è anche pedagogico strumento di formazione di virtù
personali e collettive, deve iniziare per ondate, accendendo focolai di rivolta
che incitino il popolo inconsapevole a prendere le armi. Una volta scoppiata la
rivoluzione si dovrà costituire un potere dittatoriale (inteso come potere
straordinario alla maniera dell'Antica Roma, non come tirannide) che gestisca
temporaneamente la fase post-rivoluzionaria. Il governo verrà restituito al
popolo non appena il fine della rivoluzione verrà raggiunto, il prima
possibile. La Giovane Italia deve educare alla gestione della cosa
pubblica, ad essere buoni cittadini, non è, perciò, esclusivamente uno
strumento di organizzazione rivoluzionaria. Il popolo deve avere diritti e
doveri, mentre la rivoluzione francese si è concentrata esclusivamente sui
diritti individuali: fermandosi ai diritti dell'individuo aveva dato vita ad
una società egoista; l'utile per una società non va mai considerato secondo il
bene di un singolo soggetto ma secondo il bene collettivo. Non crede
nell'eguaglianza predicata dal marxismo e al sogno della proprietà comune
sostituisce il principio dell'associazionismo, che è comunque un superamento
dell'egoismo individuale.Questione sociale M. affrontò la questione sociale
negli scritti più tardi, ad esempio nei Doveri dell'uomo Rifiuta il marxismo,
convinto com'è che per spingere il popolo alla rivoluzione sia prioritario
indicargli l'obiettivo dell'unità, della repubblica e della democrazia. M. fu
tra i primi a considerare la grave questione sociale presente che era
soprattutto in Italia la questione contadina, come gli indica Pisacane, ma egli
pensava che questa dovesse essere affrontata e risolta solo dopo il
raggiungimento dell'unità nazionale e non attraverso lo scontro delle classi,
ma con una loro collaborazione (interclassismo), da raggiungersi però
organizzando l'associazionismo e il mutualismo fra gli operai, il soggetto più
debole. Un programma il suo di solidarietà nazionale che se non contemplava
l'autonomia culturale e politica del proletariato non si rivolse solo al ceto
medio cittadino, agli intellettuali, agli studenti, fra i quali raccolse i
consensi più ampi, ma anche agli artigiani e ai settori più consapevoli dei
propri diritti fra gli operai. M. criticò il marxismo e fu da Marx
biasimato per gli aspetti dottrinali idealistici e per gli atteggiamenti
profetici che egli assumeva nel suo ruolo di educatore religioso e politico del
popolo. Marx, risentito per gli attacchi di M. al comunismo, da lui definito
col termine inglese «dictatorship» (cioè «dittatura»), lo definì in alcuni
articoli teopompo, cioè «inviato di Dio e papa della chiesa democratica, dandogli
anche sprezzantemente del «vecchio somaro» e paragonandolo a Pietro l'Eremita.
Forte sarà il contrasto tra Marx e l'inviato personale di M. (oltre che con
Garibaldi che ne prese le difese) alla Prima Internazionale. Critica i
socialisti per il proclamato internazionalismo dei loro tempi, venato di
anarchismo e di forte negazionismo, per l'attenzione da essi rivolta verso gli
interessi di una sola classe: il proletariato. Inoltre egli definiva arbitrario
e impossibile a pretendere l'abolizione della proprietà privata: così si
sarebbe dato un colpo mortale all'economia che non avrebbe premiato più i
migliori. La critica maggiore era rivolta contro il rischio che le ideologie
socialiste estremistiche portassero a un totalitarismo: egli previde con
lungimiranza quello che avverrà con la Rivoluzione in Russia, cioè la
formazione di una nuova classe di padroni politici e lo schiacciamento
dell'individuo nella macchina industriale del socialismo reale. Da queste
critiche ne venne la valutazione negativa di Mazzini sulla rivolta che portò
alla Comune di Parigi. Mentre per Marx e Michail Bakunin quello della Comune
era stato un primo tentativo di distruggere lo stato accentratore borghese
realizzando dal basso un nuovo tipo di stato, Mazzini, legato al concetto di
Stato-nazione romantico, invece criticò la Comune vedendo in essa la fine della
nazione, la minaccia di uno smembramento della Francia. Per salvaguardare
l'economia e allo stesso tempo per tutelare i più poveri, M. punta su una forma
di lavoro cooperativo: l'operaio dovrà guardare oltre una lotta basata solo sul
salario ma promuovere spazi via via crescenti di economia sociale con elementi
di «piena responsabilità e proprietà sull'impresa». M. punta sul
superamento in senso sociale e democratico del capitalismo imprenditoriale
classico, anticipando in questo sia le teorie distribuzioniste sia le teorie
che esaltano il valore dell'associazione fra i produttori. In Doveri dell'uomo
scrisse: «Non bisogna abolire la proprietà perché oggi è di pochi; bisogna
aprire la via perché i molti possano acquistarla. Bisogna richiamarla al
principio che la renda legittima, facendo sì che solo il lavoro possa produrla.
La sua influenza sulla prima fase del
movimento operaio fu per questo molto importante e anche il fascismo, in
particolare la sua corrente repubblicana e socializzatrice, si ispirerà al
pensiero economico mazziniano come terza via corporativa tra il modello
capitalista e quello marxista. Cospirazioni e fallimento dei moti
mazziniani M. in una fotografia con autografo scattata da Domenico Lama I
moti mazziniani, ispirati ad un'ideologia repubblicana e antimonarchica furono
considerati sovversivi e quindi perseguiti da tutte le monarchie italiane
dell'epoca. Per i governi costituiti i mazziniani altro non erano che
terroristi e come tali furono sempre condannati. «Trovai tutti persuasi
che la Giovine Italia era pazzia; pazzia le sette, pazzie il cospirare, pazzie
le rivoluzioncine fatte sino a quel giorno, senza capo né coda» (Azeglio,
Degli ultimi casi di Romagna) Giovine Italia
Su queste classi così fortemente interessate al mantenimento dell'ordine
sociale le dottrine sovversive della Giovine Italia non hanno presa. Perciò ad
eccezione dei giovani presso i quali l'esperienza non ha ancora modificate le
dottrine assorbite nell'atmosfera eccitante della scuola, si può affermare che
non esiste in Italia se non un piccolissimo numero di persone seriamente
disposte a mettere in pratica i principi esaltati di una setta inasprita dalla
sventura. CAVOUR (vedasi). M. si trova a Marsiglia in esilio dopo l'arresto e
il processo subito l'anno prima in Piemonte a causa della sua affiliazione alla
Carboneria. Non potendosi provare la sua colpevolezza infatti la polizia
sabauda lo costrinse a scegliere tra il confino in un paesino del Piemonte e
l'esilio. Mazzini preferì affrontare l'esilio e passa in Svizzera, da qui a
Lione e infine a Marsiglia. Qui entrò in contatto con i gruppi di Filippo
Buonarroti e col movimento sainsimoniano allora diffuso in Francia. Con
questi si avviò un'analisi del fallimento dei moti nei ducati e nelle Legazioni
pontificie. Si concordò sul fatto che le sette carbonare avevano fallito
innanzitutto per la contraddittorietà dei loro programmi e per l'eterogeneità
delle classi che ne facevano parte. Non si era riusciti poi a mettere in atto
un collegamento più ampio delle insurrezioni per le ristrettezze provinciali
dei progetti politici, com'era accaduto nei moti di Torino quand'era fallito
ogni tentativo di collegamento con i fratelli lombardi. Infine bisognava
desistere dal ricercare l'appoggio dei principi e, come nei moti dei
francesi. Con la fondazione della Giovine Italia il movimento
insurrezionale andava organizzato su precisi obiettivi politici: indipendenza,
unità, libertà. Occorreva poi una grande mobilitazione popolare poiché la
liberazione italiana non si poteva conseguire attraverso l'azione di pochi
settari ma con la partecipazione delle masse. Rinunciare infine ad ogni
concorso esterno per la rivoluzione: «La Giovine Italia è decisa a giovarsi
degli eventi stranieri, ma non a farne dipendere l'ora e il carattere
dell'insurrezione. Gli strumenti per raggiungere queste mete erano l'educazione
e l'insurrezione. Quindi bisognava che la Giovane Italia perdesse il più
possibile il carattere di segretezza, conservando quanto necessario a
difendersi dalle polizie, ma acquistasse quello di società di propaganda,
un'«associazione tendente anzitutto a uno scopo di insurrezione, ma
essenzialmente educatrice fino a quel giorno e dopo quel giorno anche attraverso
il giornale La Giovine Italia, fondato del messaggio politico della
indipendenza, dell'unità e della repubblica. Durante il periodo dei
processi in Piemonte e il fallimento della spedizione di Savoia, l'associazione
scomparve per quattro anni, ricomparendo solo in Inghilterra. Anni dopo, l'associazione
fu definitivamente sciolta da M., che fondò al suo posto l'Associazione
Nazionale Italiana. Entusiastiche adesioni al programma della Giovane
Italia si ebbero soprattutto tra i giovani in Liguria, in Piemonte, in Emilia e
in Toscana che si misero subito alla prova organizzando una serie di
insurrezioni che si conclusero tutte con arresti, carcere e condanne a morte. Oganizza
il suo primo tentativo insurrezionale che aveva come focolai rivoluzionari
Chambéry, Torino, Alessandria e Genova dove contava vaste adesioni
nell'ambiente militare. Prima ancora che l'insurrezione iniziasse la
polizia sabauda a causa di una rissa avvenuta fra i soldati in Savoia, scoprì e
arrestò molti dei congiurati, che furono duramente perseguiti poiché appartenenti
a quell'esercito sulla cui fedeltà Carlo Alberto aveva fondato la sicurezza del
suo potere. Fra i condannati figuravano i fratelli Ruffini, amico personale di
M. e capo della Giovine Italia di Genova, l'avvocato Andrea Vochieri e l'abate
torinese Gioberti. Tutti subirono un processo dal tribunale militare, e dodici
furono condan morte, fra questi anche il Vochieri, mentre Jacopo Ruffini pur di
non tradire si uccise in carcere mentre altri riuscirono a salvarsi con la
fuga. Tentativo d'invasione della Savoia e moto di Genova. L'incontro di
M. con Garibaldi nella sede della Giovine Italia Il fallimento del primo moto
non fermò M., convinto che era il momento opportuno e che il popolo lo avrebbe
seguito. Si trovava a Ginevra, quando assieme ad altri italiani e alcuni
polacchi, organizzava un'azione militare contro lo stato dei Savoia. A capo
della rivolta aveva messo il generale Ramorino, che aveva già preso parte ai
moti, questa scelta però si rivelò un fallimento, perché il Ramorino si era
giocato i soldi raccolti per l'insurrezione e di conseguenza rimandava
continuamente la spedizione, tanto che quando si decise a passare con le sue
truppe il confine con la Savoia, la polizia, ormai allertata da tempo, disperse
i volontari con molta facilità. Nello stesso tempo doveva scoppiare una
rivolta a Genova, sotto la guida di Garibaldi, che si era arruolato nella
marina da guerra sarda per svolgere propaganda rivoluzionaria tra gli
equipaggi. Quando giunse sul luogo dove avrebbe dovuto iniziare l'insurrezione
però, non trovò nessuno, e così rimasto solo, dovette fuggire. Fece appena in
tempo a salvarsi dalla condanna a morte emanata contro di lui, salendo su una
nave in partenza per l'America del Sud dove continuerà a combattere per la
libertà dei popoli. M., invece, poiché aveva personalmente preso parte
alla spedizione con Ramorino, fu espulso dalla Svizzera e dovette cercare
rifugio in Inghilterra. Lì continuò la propria azione politica attraverso
discorsi pubblici, lettere e scritti su giornali e riviste, aiutando a distanza
gli italiani a mantenere il desiderio di unità e indipendenza. Anche se
l'insuccesso dei moti fu assoluto, dopo questi eventi la linea politica di
Carlo Alberto mutò, temendo che reazioni eccessive potessero diventare
pericolose per la monarchia. La vita mi pesa, ma credo sia debito di
ciascun uomo di non gettarla, se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza.» (M., lettera di risposta ad Angelo
Usiglio, Londra. Altri tentativi pure falliti si ebbero a Palermo, in Abruzzo,
nella Lombardia austriaca, in Toscana. Il fallimento di tanti generosi sforzi e
l'altissimo prezzo di sangue pagato fecero attraversare a M. quella che egli
chiamò la tempesta del dubbio, una fase di depressione, in cui, come in
gioventù, come ricorda nelle Note autobiografiche, pensò anche al suicidio, da
cui uscì religiosamente convinto ancora una volta della validità dei propri
ideali politici e morali. Dall'esilio di Londra, dopo essere stato espulso dalla Svizzera,
riprese quindi il suo apostolato insurrezionale. Nello stesso periodo esce il
saggio La filosofia della musica sulla rivista L'italiano pubblicata a Parigi. Fratelli
Bandiera. Esecuzione dei fratelli Bandiera a Cosenza Nobili, figli
dell'ammiraglio Bandiera e, a loro volta, ufficiali della Marina da guerra
austriaca, aderirono alle idee di M. e fondarono una loro società segreta,
l'Esperia e con essa tentarono di effettuare una sollevazione popolare nel Sud
Italia. I fratelli Emilio e Attilio Bandiera parteno da Corfù (dove
avevano una base allestita con l'ausilio del barese Vito Infante) alla volta
della Calabria seguiti da 17 compagni, dal brigante calabrese Meluso e dal
corso Pietro Boccheciampe. Era loro giunta infatti la notizia dello scoppio di
una rivolta a Cosenza che essi credevano condotta nel nome di M.. In realtà non
solo la ribellione non aveva alcuna motivazione patriottica ma era già stata
domata dall'esercito borbonico. Quando sbarcarono alla foce del fiume
Neto, vicino a Crotone, appresero che la rivolta era già stata repressa nel
sangue e al momento non era in corso alcuna ribellione all'autorità del re. Il
Boccheciampe, appresa la notizia che non c'era alcuna sommossa a cui
partecipare, sparì e andò al posto di polizia di Crotone per denunciare i
compagni. I due fratelli vollero lo stesso continuare l'impresa e partirono per
la Sila. Subito iniziarono le ricerche dei rivoltosi ad opera delle
guardie civiche borboniche, aiutate da comuni cittadini che credevano i
mazziniani dei briganti; dopo alcuni scontri a fuoco, vennero catturati (meno
il brigante Meluso, buon conoscitore dei luoghi, che riuscì a sfuggire alla
cattura) e portati a Cosenza, dove i fratelli Bandiera con altri 7 compagni
vennero fucilati nel Vallone di Rovito. Il re Ferdinando II ringraziò la popolazione
locale per il grande attaccamento dimostrato alla Corona e la premiò concedendo
medaglie d'oro e d'argento e pensioni generose. «Mazzini, colpito da tanta
fermezza e da tanta sventura, restò commosso da quell'efferata barbarie e
celebrò la memoria di quei martiri in un opuscolo uscito a Parigi. Vdendo nel
loro sacrificio la realizzazione dei propri ideali così scriveva in un opuscolo
a loro dedicato: «Il martirio non è sterile mai. Il martirio per un'Idea è la
più alta formula che l'Io umano possa raggiungere per esprimere la propria
missione; e quando un giusto sorge di mezzo a' suoi fratelli giacenti ed
esclamaecco: questo è il vero, e io, morendo, l'adorouno spirito di nuova vita
si trasfonde per tutta l'umanità. I sagrificati di Cosenza hanno insegnato a
noi tutti che l'uomo deve vivere e morire per le proprie credenze: hanno
provato al mondo che gl'Italiani sanno morire: hanno convalidato per tutta
l'Europa l'opinione che una Italia sarà. Voi potete uccidere pochi uomini, ma
non l'Idea. l'Idea è immortale. Dopo i moti e capo, con Aurelio Saffi e Carlo
Armellini della Repubblica Romana, soppressa dalla reazione francese. Fu
l'ultima rivolta a cui M. prese parte direttamente. Moto di Milano e sollevazione in Valtellina. Ispirato al
mazzinianesimo e alle ideologie socialiste fu il moto di Milano, a cui tuttavia
M. non prese parte, e che fallì; analoga sorte ebbe la rivolta in Valtellina
dell'anno seguente. Nel moto milanese si mise in luce Felice Orsini, che di lì
a poco avrebbe rotto con Mazzini e organizzato l'attentato a Napoleone III,
fermamente condannato dal genovese poiché risoltosi in una strage di cittadini
innocenti. Spedizione di Sapri. Pisacane Il piano originale, secondo
il metodo insurrezionale mazziniano, prevedeva di accendere un focolaio di
rivolta in Sicilia dove era molto diffuso il malcontento contro i Borboni, e da
lì estenderla a tutto il Mezzogiorno d'Italia. Successivamente invece si pensò
più opportuno partendo dal porto di Genova di sbarcare a Ponza per liberare
alcuni prigionieri politici lì rinchiusi, per rinforzare le file della
spedizione e infine dirigersi a Sapri, che posta al confine tra Campania e
Basilicata, era ritenuta un punto strategico ideale per attendere dei rinforzi
e marciare su Napoli. Pisacane s'imbarca con altri ventiquattro
sovversivi, tra cui Nicotera e Falcone, sul piroscafo di linea Cagliari, della
Società Rubattino, diretto a Tunisi. Sbarca a Ponza dove, sventolando il
tricolore, riuscì agevolmente a liberare 323 detenuti, poche decine dei quali
per reati politici per il resto delinquenti comuni, aggregandoli quasi tutti
alla spedizione. Il Cagliari ripartì carico di detenuti comuni e delle armi
sottratte al presidio borbonico. La sera i congiurati sbarcarono a Sapri, ma
non trovarono ad accoglierli quelle masse rivoltose che si attendevano. Anzi
furono affrontati dalle falci dei contadini ai quali le autorità borboniche
avevano per tempo annunziato lo sbarco di una banda di ergastolani evasi
dall'isola di Ponza. Il 1º luglio, a Padula vennero circondati e 25 di
loro furono massacrati dai contadini. Gli altri, per un totale di 150, vennero catturati
e consegi gendarmi. Pisacane, con Nicotera, Falcone e gli ultimi superstiti,
riuscirono a fuggire a Sanza dove furono ancora aggrediti dalla popolazione:
perirono in 83; Pisacane e Falcone si suicidarono con le loro pistole, mentre
quelli scampati all'ira popolare furono poi processati. Condan morte, furono
graziati dal Re, che tramuts la pena in ergastolo. Senso dell'impresa Pur
essendo quella di Sapri un'impresa tipicamente mazziniana, condotta «senza
speranza di premio», in effetti essa rispondeva alle idee politiche di Pisacane
che si era allontanato dalla dottrina del Maestro per accostarsi a un
socialismo libertario espresso dalla formula "Libertà e
associazione". Contrariamente a Mazzini che riguardo alla questione
sociale proponeva una soluzione interclassista solo dopo aver risolto il
problema unitario, Pisacane pensava infatti che per arrivare ad una rivoluzione
patriottica unitaria e nazionale occorresse prima risolvere la questione
contadina che era quella della riforma agraria. Come lasciò scritto nel suo
testamento politico in appendice al Saggio sulla rivoluzione, «profonda mia
convinzione di essere la propaganda dell'idea una chimera e l'istruzione
popolare un'assurdità. Le idee nascono dai fatti e non questi da quelle, ed il
popolo non sarà libero perché sarà istrutto, ma sarà ben tosto istrutto quando
sarà libero». Vicino agli ideali mazziniani era Pisacane invece quando
aggiungeva nello stesso scritto che quand'anche la rivolta fallisse «ogni mia
ricompensa io la troverò nel fondo della mia coscienza e nell'animo di questi
cari e generosi amici... che se il nostro sacrificio non apporta alcun bene
all'Italia, sarà almeno una gloria per essa aver prodotto figli che vollero
immolarsi al suo avvenire. La spedizione fallita ebbe in effetti il merito di
riproporre all'opinione pubblica italiana la questione napoletana, la
liberazione cioè del Mezzogiorno italiano dal malgoverno borbonico che
Gladstone definiva negazione di Dio eretta a sistema di governo.. Infine il
tentativo di Pisacane sembrava riproporre la possibilità di un'alternativa
democratico-popolare come soluzione al problema italiano: era un segnale
d'allarme che costituì per il governo di Vittorio Emanuele II uno stimolo ad
affrettare i tempi dell'azione per realizzare la soluzione diplomatico militare
dell'unità italiana. Appoggio a Garibaldi e ultimi tentativi M. appoggiò
moralmente la spedizione dei Mille di Garibaldi, che egli considerava una
valida opposizione a Cavour. Dopo l'Unità riprese la lotta repubblicana, ma le
persecuzioni della polizia sabauda e le condizioni di salute limitarono i suoi
ultimi tentativi. Controversie Stampa raffigurante Mazzini con
l'epitaffio della tomba a Staglieno Conflitto con Cavour M., che dopo la sua
attività cospirativa fu esiliato dal governo piemontese a Ginevra, fu uno
strenuo oppositore della guerra di Crimea, che costò un'ingente perdita di
soldati al regno sardo. Egli rivolse un appello ai militari in partenza per il
conflitto: «Quindicimila tra voi stanno per essere deportati in Crimea. Non uno
forse tra voi rivedrà la propria famiglia. Voi non avrete onore di battaglie.
Morrete, senza gloria, senza aureola, di splendidi fatti da tramandarsi per
voi, conforto ultimo ai vostri cari. Morrete per colpa di governi e capi
stranieri. Per servire un falso disegno straniero, l'ossa vostre
biancheggeranno calpestate dal cavallo del cosacco, su terre lontane, né alcuno
dei vostri potrà raccoglierle e piangervi sopra. Per questo io vi chiamo, col
dolore dell'anima, deportati. Quando Napoleone III scampò all'attentato teso da
Orsini e Pieri, il governo di Torino incolpò M. (Cavour lo avrebbe definito
"il capo di un'orda di fanatici assassini" oltreché "un nemico
pericoloso quanto l'Austria"), poiché i due attentatori avevano militato
nel suo Partito d'Azione. Secondo Denis Mack Smith, Cavour aveva in passato
finanziato i due rivoluzionari a causa della loro rottura con M. e, dopo
l'attentato a Napoleone III e la conseguente condanna dei due, alla vedova di
Orsini fu assicurata una pensione. Cavour al riguardo fece anche pressioni
politiche sulla magistratura per far giudicare e condannare la stampa radicale.
Egli, inoltre, favorì l'agenzia Stefani con fondi segreti sebbene lo Statuto
vietasse privilegi e monopoli ai privati. Così l'agenzia Stefani, forte delle
solide relazioni con Cavour divenne, secondo Fiore, un fondamentale strumento
governativo per il controllo mediatico nel Regno di Sardegna. M., intanto,
oltre ad aver condannato il gesto di Orsini e Pieri, espose un attacco nei
confronti del primo ministro, pubblicato sul giornale Italia del popolo: «Voi
avete inaugurato in Piemonte un fatale dualismo, avete corrotto la nostra
gioventù, sostituendo una politica di menzogne e di artifici alla serena
politica di colui che desidera risorgere. Tra voi e noi, signore, un abisso ci
separa. Noi rappresentiamo l'Italia, voi la vecchia sospettosa ambizione
monarchica. Noi desideriamo soprattutto l'unità nazionale, voi l'ingrandimento
territoriale» (M.]) Timori di M. per la cessione della Sardegna
Estratto di articolo di giornale inglese M. teme che Cavour, dopo la
cessione della Savoia e di Nizza, potesse cedere anche la Sardegna, una delle
cosiddette “tre Irlande”, sulla base di altri supposti accordi segreti di
Cavour con la Francia, in cambio di una definitiva unificazione italiana,
accordi che preoccupavano anche l’Inghilterra, la quale era intervenuta presso
Cavour per avere rassicurazioni sul fatto che non sarebbe stato ceduto altro
territorio italiano alla Francia. Russell commenta a Hudson, in Torino, di dire
a CAVOUR (vedasi), che il Governo inglese, informato di un disegno per la
cessione della Sardegna alla Francia, protestava e chiedeva promessa formale di
non cedere territorio italiano. Il dispaccio era comunicato il 26 a
Cavour.» (da Scritti editi e inediti di M., per cura della Commissione
editrice degli scritti di Giuseppe Mazzini, Roma]) Riguardo alla cessione della
Sardegna alla Francia, M. affermava anche. L’opposizione minacciosa
dell’Inghilterra e la nostra, possono renderlo praticamente impossibile.»
(da Scritti editi ed inediti di Giuseppe Mazzini, per cura della Commissione
editrice degli scritti di M., Roma) Alcune affermazioni di Giovanni Battista
Tuveri, esponente del cattolicesimo federalista, deputato per due volte al
Parlamento Subalpino e amico di M., confermano la possibilità di accordi
segreti relativi alla cessione della Sardegna alla Francia per una definitiva
unificazione del resto della penisola: «Vicino a M. ed a Cattaneo, ma con una
propria originalità di pensiero, il Tuveri fu sempre fedele alle sue
convinzioni federaliste o, in mancanza di meglio, autonomiste, né esitò ad
impegnarsi nell'azione pratica quando circolò insistente la voce che Cavour,
dopo Nizza e la Savoia, intendesse cedere alla Francia anche la Sardegna»
Anche il giornale britannico "The Illustrated London News" citava l'inopportunità di cedere la Sardegna
alla Francia, commento che aveva suscitato reazioni nella stampa francese e
fatto suggerire altre ipotesi. Mazzini suscita continuamente energie, affascinò
per quarant'anni ogni ondata di gioventù e intanto gli anziani gli sfuggivano. Quasi
tutti i grandi personaggi del Risorgimento aderirono al mazzinianesimo ma pochi
vi restarono. Il contenuto religioso profetico del pensiero del Maestro, in un
certo modo rivelatore di una nuova fede, imbrigliava l'azione politica. M.
infatti non aveva «la duttilità e la mutevolezza necessaria per dominare e
imprigionare razionalmente le forze». Per questo occorreva una capacità di
compromesso politico propria dell'uomo di governo come fu Cavour. Il compito di
Mazzini fu invece quello di creare l’animus. Quando sembrava che il problema
italiano non avesse via d'uscita «ecco per opera sua la gioventù italiana
sacrificarsi in una suprema protesta. I sacrifici parevano sterili», ma invece
risvegliavano l'opinione pubblica italiana e europea. La tragedia della Giovine
Italia «impose il problema italiano a una sempre più vasta sfera d'Italiani:
che reagì sì con un programma più moderato ma infine entrò in azione e quegli
stessi ex mazziniani che avevano rinnegato il Maestro aderendo al moderatismo
riformista alla fine dovettero abbandonare ogni progetto federalista e
acconsentire all'entusiasmo popolare suscitato dalle idee mazziniane di un
riordinamento unitario italiano. Le idee politiche di Mazzini furono alla base
della nascita del Partito Repubblicano Italiano. Tramite la Costituzione della
Repubblica Romana, ispirata al mazzinianesimo e considerata un modello per molto
tempo, fu uno dei pensatori le cui idee furono alla base della Costituzione
Italiana. Inoltre ebbe una grande influenza anche fuori dall'Italia: politici
occidentali come Wilson (con i suoi Quattordici Punti) e Lloyd George e molti
leader post-coloniali tra i quali Gandhi, Meir, David Ben-Gurion, Nehru e Sun
Yat-sen consideravano Mazzini il proprio maestro e il testo mazziniano Dei
doveri dell'uomo come la propria "Bibbia" morale, etica e politica. Mazzini
conteso tra fascismo e antifascismo M. sul letto di morte L'eredità
ideale e politica del pensiero di M. è stata a lungo oggetto di dibattito tra
opposte interpretazioni, in particolare durante il Fascismo e la Resistenza.
Già prima dell'avvento del FASCISMO, il cinquantenario della sua morte e
celebrato con una serie di francobolli. In seguito, nel Ventennio fascista M. e
oggetto di citazioni in libri, articoli, discorsi, fino al punto d'essere
considerato una sorta di precursore del regime di MUSSOLINI. Secondo un appunto
diaristico (intitolato "Ripresa mazziniana") diBottai, però,
l'utilizzo che ne fa MUSSOLINI e strumentale. La popolarità di M. durante
il periodo fascista è dovuta anche ai numerosi repubblicani che confluirono nei
Fasci di combattimento, iniziando il loro percorso di avvicinamento a MUSSOLINI
durante la battaglia interventista, soprattutto nelle aree dove maggiore era la
presenza del PRI, cioè in Romagna e nelle Marche. Sulle pagine de L'Iniziativa,
l'organo di stampa del PRI, si guardava a Mussolini come al «magnifico bardo
del nostro interventismo». Particolare e il caso di Bologna, città in cui i
repubblicani Nenni, e i fratelli Bergamo presero parte attivamente alla
fondazione del primo Fascio di combattimento emiliano per poi abbandonarlo poco
dopo diventando avversari del fascismo. Tra i più famosi repubblicani che
aderirono al fascismo vi furono Balbo (che si era laureato con una tesi su
"Il pensiero economico e sociale di M. e del quale Segrè ha scritto:
«Balbo, prima di aderire al Fascismo nel '21, esitò a lasciare i repubblicani
fino all'ultimo momento e considerò la possibilità di mantenere la doppia
iscrizione»), Malaparte e Ricci, che nel FASCISMO vede la perfetta sintesi fra
«la Monarchia d’ALIGHIERI e il Concilio di M. L'intellettuale mazziniano.
Cantimori, nella prima fase del suo percorso politico che lo portò prima ad
aderire al fascismo poi al comunismo, considerava il fascismo «compimento della
rivoluzione nazionale iniziatasi con il Risorgimento, che doveva riuscire dove
il processo risorgimentale e il cinquantennio successivo avevano fallito:
nell'inserimento e nell'integrazione delle masse nello stato nazionale, nella
creazione di una più vera democrazia, ben diversa dal
"parlamentarismo" e lontana dall'"affarismo", dal
"particolarismo", dall'"inerzia" che avevano caratterizzato
l'Italia liberale». Inizialmente la tesi delle origini risorgimentali del
fascismo fu fatta propria anche dai comunisti. Togliatti, polemizzando con il
movimento Giustizia e Libertà e il suo fondatore Rosselli, in un articolo su Lo Stato operaio
critica il Risorgimento e indicò in M. un precursore del FASCISMO. La
tradizione del Risorgimento vive quindi nel fascismo, ed è stata da esso
sviluppata fino all'estremo. M., se fosse vivo, plaudirebbe alle dottrine
corporative, né ripudierebbe i discorsi di MUSSOLINI sulla funzione dell'Italia
nel mondo. La rivoluzione anti-fascista non potrà essere che una rivoluzione
"contro il Risorgimento", contro la sua ideologia, contro la sua
politica, contro la soluzione che esso ha dato al problema della unità dello
Stato e a tutti i problemi della vita nazionale. La stessa posizione fu assunta
d’Amendola, durante il confino a Ponza, nel primo di due corsi sul Risorgimento
tenuti per i confinati, per poi rivedere tale impostazione nel secondo corso,
dopo la svolta unitaria (che segnò l'inizio della politica del fronte popolare
con la conclusione di un "patto d'unità d'azione" con i socialisti),
allorché insistette sulle origini risorgimentali del movimento operaio. I
fascisti, inoltre, rivendicavano una continuità con il pensiero mazziniano
anche riguardo l'idea di “patria”, la concezione spirituale della vita,
l'importanza dell'educazione di come strumento per creare un uomo nuovo e una
dottrina economica ispirata alla collaborazione tra le classi sociali. Baioni
scrive a proposito della contemporanea celebrazione nell’anniversario della
morte di Garibaldi e del decennale della Marcia su Roma che le principali
manifestazioni sembrano confermare il nesso tra il bisogno di presentare il
fascismo come erede delle migliori tradizioni nazionali e la volontà non meno
forte ad enfatizzarne le componenti moderne, che avrebbero dovuto distinguerlo
come originale esperimento politico e sociale. Negli anni della Resistenza la
situazione si complica maggiormente: il fascismo della repubblica sociale
italiana intensifica naturalmente i richiami a Mazzini. Ad esempio la data del
giuramento della guardia nazionale repubblicana venne fissata nel giorno della
proclamazione, quasi un secolo prima, della repubblica romana che aveva avuto
alla sua testa il triumviro Mazzini. Ma anche gli anti-fascisti, in particolare
i partigiani di Giustizia e Libertà di Rosselli, iniziano a richiamarsi sempre
più apertamente al rivoluzionario genovese. Proprio Rosselli scrisse che agiamo
nello spirito di Mazzini, e sentiamo profondamente la continuità ideale fra la
lotta dei nostri ante-nati per la libertà e quella di oggi. A seguito della
caduta del fascismo e dell'armistizio di Cassibile, la lotta contro il nazi-fascismo
vide la partecipazione dei repubblicani (il cui partito era stato sciolto dal
Regime) anche attraverso la formazione di proprie unità partigiane denominate
Brigate M.. Anche un comandante partigiano, proposto per la medaglia d'oro al
valor militare, Manrico Ducceschi, ispirò la sua azione all'ideologia
mazziniana adottando in onore di Mazzini il nome di battaglia di
"Pippo", lo stesso pseudonimo usato dal patriota genovese. Altri
saggi: Atto di fratellanza della Giovane Europa in Giuseppe Mazzini, Edizione
nazionale degli scritti., Imola, s.e., 1Dei doveri dell'uomo Fede ed avvenire
Editore Mursia Doveri dell'Uomo Editori Riuniti university press Roma Pensieri sulla democrazia in Europa, trad.
Mastellone, Feltrinelli, Milano, Andrea Tugnoli, La pittura moderna in Italia,
Bologna, CLUEB, Antologia di scritti Dal Risorgimento all'Europa Mursia Periodici diretti da M. L'apostolato popolare
Il nuovo conciliatore L'educatore Le Proscrit. Journal de la République
Universelle Il tribunoNote La Civiltà cattolica,
La Civiltà Cattolica, La politica acquista pathos religioso, e sempre più col
procedere del secolo... la nazione diventa patria: e la patria la nuova
divinità del mondo moderno. Nuova divinità e come tale sacra.» in F. Chabod,
L'idea di nazione, Laterza, Bari); Da Dei doveri dell'uomoFede e avvenire,
Paolo Rossi, Mursia, Milano; L'uomo nuovo in Montanelli, L'Italia giacobina e carbonara,
Rizzoli, Milano, Schmid, Michael Rossington, The Reception of Shelley in Europe Citato nell'Edizione nazionale degli Scritti
di Giuseppe Mazzini a cura della Commissione per l'edizione nazionale degli
Scritti di M., Cooperativa tipografico-editriceGaleati; per la citazione vedi
anche: Memoriale M.-Domus Mazziniana; Introduzione a Jessie White Mario, Vita
di M. su Castelvecchi Editore; Giuseppe Santonastaso, Edgar Quinet e la
religione della libertà, edizioni Dedalo; Felis, Italia unità o disunità?
Interrogativi sul federalismo, Armando.
Comune di Savona Liguria magazine
in. Gilles Pécout, Il lungo
Risorgimento: la nascita dell'Italia contemporanea Pearson Italia S.p.a., 01 Patria, nazione e stato tra unità e
federalismo. M., Cattaneo e Tuveri, CUEC, University Press-Ricerche storiche, La
tesi del figlio sicuramente di Mazzini è sostenuta in Bruno Gatta, Mazzini una
vita per un sogno, Guida, Il dubbio invece che si trattasse veramente di un
figlio di Mazzini è espresso in Luigi Ambrosoli (M.: una vita per l'unità
d'Italia, ed.Lacaita): «Ma proprio il ritardo con cui venne comunicata a
Mazzini la notizia della morte di Adolphe fa sorgere qualche dubbio sulla
supposizione, per le altre ragioni accennate ben fondata, che si trattasse di
suo figlio». Dubbi simili vengono riportati in Mastellone, M. e la
"Giovine Italia", Domus
Mazziniana, («D'altra parte, è da aggiungere che nelle lettere inedite a
Ollivier, che pubblichiamo, M., pur parlando di Giuditta come della propria
amica, se accenna ad Adolphe come figlio di Giuditta, non allude al bambino
come proprio figlio:...») Barberis, in Dizionario biografico degli italiani,
Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
M. a Londra È l'autrice del
romanzo gotico Frankenstein (Frankenstein: or, The Modern Prometheus). Curò le
edizioni delle poesie del marito Shelley, poeta romantico e filosofo. Era
figlia della filosofa Mary Wollstonecraft, antesignana del femminismo, e del
filosofo e politico William Godwin.
Susanne Schmid, Michael Rossington, The Reception of P.B. Shelley in
Europe Seymour, Mary Shelley, M., il
cospiratore senza segreti Lettere di M.
a Saffi e alla famiglia Crauford Mazzatinti Soc. Alighieri Politica e storia Buonarroti e altri studidi
Pia Onnis Rosa Edizioni di storia e letteratura Roma M. «pavese» e l'Unità
d'Europa Quando M. scatenò il patatrac
sognando la Repubblica pbmstoria. Legnago a Giuseppe Mazzini, Grafiche Stella,
S. Pietro di Legnago (Verona) Scarpelli, La scimmia, l'uomo e il superuomo.
Nietzsche: evoluzioni e involuzioni
Pensiero di M., brigantaggio: la Repubblica nasce nel nome di M., su
pri.Carducci scrisse una famosa lirica intitolata M. i cui versi finali sono
rimasti nella storia: «E un popol morto dietro a lui si mise. Esule antico, al
ciel mite e severo Leva ora il volto che giammai non rise, /Tu solpensandoo
ideal, sei vero». La stessa semplice
scritta volle Spadolini, politico e storico repubblicano, sulla propria tomba a
Firenze Luigi Polo Friz, La massoneria
italiana nel decennio post unitario: Lodovico Frapolli, Franco Angeli, Storia
della Massoneria in Italia. L'influenza di M. nella Massoneria Italiana in.
La stanza di Montanelli L' unità d' Italia e la Massoneria M. massone?
A.Desideri, Storia e storiografia, IEd. D'Anna, Messina. Gli
sconvolgimenti operati dalla Rivoluzione francese avevano fatto dubitare a
molti uomini della razionalità della storia, così altamente proclamata nel
secolo precedente. L'unica alternativa allo scetticismo parve allora la fede in
una forza arcana operante provvidenzialmente nella storia» in A. Desideri,
Ibidem «S'identificò la storia della
civiltà con la storia della religione, e si scorse una forza provvidenziale non
solo nelle monarchie, ma sin nel carnefice, che non potrebbe sorgere e operare
nella sua sinistra funzione se non lo suscitasse, a tutela della giustizia,
Iddio: tanto è lungi dall'essere operatore e costruttore di storia l'arbitrio
individuale e il raziocino logico». Omodeo, L'età del Risorgimento italiano,
Napoli. Così il genere umano è in gran parte naturalmente servo e non può
essere tolto da questo stato altro che soprannaturalmente... senza il
cristianesimo, niente libertà generale. e senza il papa non si dà vero
cristianesimo operoso, potente, convertitore, rigeneratore, conquistatore,
perfezionante.» (cfr. Maistre, Il Papa, trad. Casini, Firenze M., Fede e
avvenire, M., Fede e avvenire. Ha una visione utopica, romantica e anche
sincretistica della religione, che egli considerava come il contributo, in
termini di princìpi universali, delle varie confessioni e fedi alla storia
collettiva.» SenatoDoveri dell'uomo, M., Dei doveri dell'uomo Fusatoshi Fujisawa, La terza Roma. Dal
Risorgimento al Fascismo, Tokyo, M. il patriota scomodo Reghini a metà strada tra fascismo e
massoneria «Noi dissentivamo su diversi
punti: sulle idee religiose, ch'ei non guardava, errore comune al più, se non
attraverso le credenze consunte e perciò tiranniche dell'oggi; sul cosiddetto
socialismo, che riducevasi a una mera questione di parole dacché i sistemi
esclusivi, assurdi, immorali delle sétte francesi erano ad uno ad uno da lui
respinti e sulla vasta idea sociale fatta oggimai inseparabile in tutte le
menti d'Europa dal moto politico io andava forse più in là di lui: sopra una o
due cose delle minori spettanti all'ordinamento della futura milizia; e talora
sul modo d'intendere l'obbligo che abbiamo tutti di serbar fede al Vero. Ma il
differire di tempo in tempo sui modi d'antivedere l'avvenire non ci toglieva
d'essere intesi sulle condizioni presenti e sulla scelta dei rimedi» (M. su
Pisacane) Lettera a Forte Londra. Noi
crediamo in una serie infinita di reincarnazioni dell'anima, di vita in vita,
di mondo in mondo, ciascuna delle quali rappresenta un miglioramento
ulteriore…» (M., in Bratina). La vita d'un'anima è sacra, in ogni suo periodo:
nel periodo terreno come negli altri che seguiranno; bensì, ogni periodo
dev'esser preparazione all'altro, ogni sviluppo temporale deve giovare allo
sviluppo continuo ascendente della vita immortale che Dio trasfuse in ciascuno
di noi e nella umanità complessiva che cresce con l'opera di ciascuno di noi»
(Dei doveri dell'uomo). Leggeva Dumas e
i testi buddisti Il volto inaspettato di Mazzini Il Foscolo, che scriveva di aver visto da
giovinetto a Venezia un "libercolo" attribuito a Gioacchino, in cui
erano indicati i papi futuri, affermava che la fama dell'abate era
"santissima" tanto che Montaigne, desiderava di poter vedere questa
meraviglia: «le livre de Calabrois, qui prédisait tous les papes futurs, leurs
noms et formes» G. da Fiore, Concordia
Veteris et Novi testamenti, B. Rosa, Gli appunti manoscritti di Mazzini,
Impronta, Torino, Sarti, M. La politica come religione civile, con postfazione
di Mattarelli, Roma-Bari, Laterza, A.Omodeo, Introduzione a M., Scritti scelti,
Mondadori, Milano, L'Italia trionferà quando il contadino cambierà
spontaneamente la marra con il fucile». in C. Pisacane, Saggio sulla
rivoluzione, ed. Universale Economica, Milano; M.: comunismo vuol dire
dittatura Il "Manifesto" di
Marx? Scritto contro Mazzini Doveri
dell'uomo, capitolo XI, punto 3° M.,
Doveri dell'uomo, cap.XI (in Baravelli, L'Italia liberale, ArchetipoLibri, A. Gacino-Canina, Economisti del Risorgimento,
Torino, POMBA, 1G. Mazzini, Istruzione generale per gli affiliati nella Giovine
Italia in Scritti editi e inediti, II, Imola, M., op. cit. Nome col quale i greci indicavano l'Italia
antica Stefanoni, M.: notizie storiche,
Presso Barbini, Ricordi dei fratelli Bandiera e dei loro compagni di martirio
in Cosenza Documentati colla loro
corrispondenza, Dai torchi della Signora Lacombe, Pisacane. Volantino
pubblicato su Italia del popolo, Cataldo, Chi ha paura di M.?, in la stampa. D.
Smith, M., Rizzoli, Milano, D. Smith, Contro-storia dell'unità d'Italia: fatti
e misfatti del Risorgimento, Milano, Gigi Di Fiore, Cappa, Cavour, Laterza, definizione
di Cavour riportata da The Morning Post. We have three Irelands, in Sardinia,
Genoa and Savoy La terza Irlanda, Gli
scritti sulla Sardegna di C. Cattaneo e M., Cattaneo, M., Francesco Cheratzu,
8pagg. M. La Sardegna Tip. A. Debatte Livorno, Risorgimento Rassegna The Illustrated
London News In A. Saitta, Antologia di critica storica, Laterza, Le citazioni
sono tratte da A. Omodeo, Introduzione a M., Scritti scelti, Mondatori, Milano,
(Fusaro); Benedetti “M. in Camicia nera” edito della Fondazione 'Ugo La Malfa';
Dal diario di Bottai. Spesso, all'uscita dei cento e più volumi dell'edizione
nazionale di M. trovo il Duce, a palazzo Venezia, immerso nelle folte pagine. O
meglio, v'immergeva, a ferire di pugnale, il suo metallico tagliacarte: e ne
tirava fuori brandelli di M. A quando a quando il brandello anti-francese,
anti-illuminista, anti-nglese, anti-socialista, etc. etc. Brandelli, mai
tutt'intero, nella sua viva, molteplice e pur varia personalità; S. Luzzatto,
Riprese mazziniane, Mestiere di storico: rivista della Società italiana per lo
studio della storia contemporanea (Roma: Viella); P. Benedetti "Mazzini
nell'ideologia del fascismo" G. Belardelli,
“Camerata M., presente!” Gentile, Balbo, Rocco, Bottai: tutti i fascisti
tentarono di arruolarlo, Corriere della Sera; “Manifesto realista” pubblicato
sulla rivista L'Universale Cromohs Pertici Mazzinianesimo, fascismo, comunismo:
l'itinerario politico di D. Cantimori, R. Pertici, Mazzinianesimo, Fascismo, Comunismo:
L'itinerario politico di Cantimori Cromohs, La memoria e le interpretazioni del
Risorgimento, Guerra e fascismo da 150anni. Togliatti, Sul movimento di
«Giustizia e Libertà», in Lo Stato operaio, antologia F. Ferri, Roma, Riuniti);
Fatica, Amendola, Giorgio, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Mieli,
"L'Italia impossibile di Mazzini un fallito di genio", Corriere della
Sera, M. Baioni, Il Risorgimento in camicia nera, Carocci, Roma; Corriere della
Sera in Arianna editrice Mario
Ragionieri Salò e l'Italia nella guerra civile, Ibiskos, P. Mieli, art.
cit. Treccani Enciclopedie, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.
“Saggi”, A. Saffi e di E. Nathan, Roma, “Lettere a Saffi e alla
famiglia Craufurd, Società Alighieri di Albrighi, Segati, Roma); “La democrazia
in Europa, trad. a cura di S. Mastellone, Feltrinelli, Milano, V. Marchi,
Ricostruzione della filosofia religiosa, in Dio e Popolo, Marchi, Camerino Joseph
de Maistre, Il Papa, Firenze, A. Omodeo (Milano, Mondadori); A. Codignola (Torino,
POMBA); Omodeo, “Il ri-sorgimento italiano, Napoli, ESI, Chabod, L'idea di
nazione, Bari, Laterza, Monsagrati (Milano, Adelphi); Batini, Album di Pisa,
Firenze, La Nazione, F. Peruta, I rivoluzionari italiani: il partito d'azione, Milano,
Feltrinelli, Il processo a Vochieri, Alessandria, Lions; Albertini, Il
Risorgimento e l'unità europea, Napoli, Guida, Smith (Milano, Rizzoli); S.
Mastellone, Il progetto politico di Mazzini: Italia-Europa, Firenze, Olschki); Desideri,
Storia e storiografia, Messina, Anna); R. Sarti, La politica come religione
civile (Roma, Laterza, Mattarelli, Dialogo sui doveri (Venezia, Marsilio); Galletto,
Nella vita e nella storia” (Battagin); N.
Erba, Unità nazionale e Critica storica, Grasso, Padova. N. Erba, Il Contributo
italiano alla storia del pensiero Ottava Appendice. Storia e politica, Istituto
della Enciclopedia Italiana, Roma, Dear Kate. Lettere inedite di M. a Hill, A. Bezzi
e altri italiani a Londra, Rubbettino; Saggio sulla rivoluzione, Universale
Economica, Milano); I sistemi e la democrazia. Pensieri Con una Appendice su La
religione di M. scelta di pagine dall'Opuscolo Dal Concilio a Dio, V. Gueglio
(note al testo, repertorio dei nomi e saggio introduttivo) Milano, Greco); Giuseppe
Mazzini verifiche e incontri Atti del Convegno Nazionale di Studi, Genova, Gammarò,
Tufarulo, G, M.- L'Iniziatore, l'iniziato, Dio e popolo. La tempesta mazziniana
nella rivoluzione del pensiero Cultura e Prospettive, Filmografia Viva l'Italia
di Rossellini. Film incentrato sulla spedizione dei Mille. M., sceneggiato RAI,
regia di P. Passalacqua, Il generale, sceneggiato RAI, regia di Magni. M. è interpretato da Bucci. Noi credevamo di M.
Martone. Mazzini è interpretato da T. Servillo. Garibaldi, miniserie di Rai 1 ;
interpretato da Lombardo. L'alba della libertà, cortometraggio, regia di Emanuela
Morozzi, Associazione Mazziniana Italiana Domus Mazziniana Doveri dell'uomo
Mazzinianesimo Monumento a M. (Firenze) Museo del Risorgimento e istituto mazziniano
Pensieri sulla democrazia in Europa Risorgimento. su Treccani Enciclopedie, Istituto
dell'Enciclopedia. Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario di storia, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana,. su sapere,
De Agostini. hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera. Dizionario
biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, storia.camera,
Camera dei deputati. Istituto Mazziniano
a Genova; Rai Tv: "La Storia siamo noi": una certa idea dell'Italia,
su la storia siamo noi.rai. 3Mazzini e le frontiere d'Italia su viacialdini.
Pagine mazziniane: "il pensiero e l'azione", dal sito della
Biblioteca Nazionale di Napoli, su vecchiosito bnn Domus Mazziniana di Pisa, su
domusmazziniana. Associazione Mazziniana Italiana, Scritti Prose politiche, Cenni
e documenti intorno all'insurrezione lombarda e alla guerra regia, Scritti
editi e inedit, Celebrazioni mazziniane Mazzini, Triumviro della Repubblica
Romana, A. Saliceti Aurelio Saliceti. Nome compiuto: Giuseppe Mazzini. Mazzini.
Keywords: la giovine italia, la tesi di laurea di Benedetti su Mazzini nella
ideologia fascista, ideologia fascista, gentile, bobbio, garibaldi, nazione
italiana, stato nazionale, stato unitario. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Mazzini” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; Grice e Mazzoni: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – la vita attiva dei
romani – la scuola di Cesena -- filosofia emiliana -- filosofia italiana -- Luigi
Speranza (Cesena). Abstract. Grice: “It is sad that my favourite
philosopher, Ariskant, succumbes to the intellect – or as Mazzoni would call it
‘la vita speculative.’ The Romans, never! We do have an adage at Oxford: a man
of words, and not of deeds is like a garden full of weeds.” This dwells on the
real antonym of ‘vita speculativa’. Aristotle would have ‘theoretical,’ since
‘theorein’ is like to ‘see’. But then you would think that opposite is the
‘vita prattica.’ Mazzoni prefers ‘vita attiva’ – which is a bit of a redundancy
– but anything goes when it comes to over-qualify the Romans!” Filosofo italiano.
Cesena, Emilia Romagna. Grice: “Mazzoni is important on various fronts: he
loves Dante, or Alighieri as Strawson calls him – his library in organised
alphabetically; the other front I forget!” Compì i suoi studi di lettere a Bologna e quelli di
filosofia a Padova. Membro dell'Accademia della Crusca, fu tra i preferiti del
papa Gregorio XIII che lo avrebbe voluto prelato; M. preferì proseguire nella
carriera universitaria. Dapprima fu all'Macerata, ed in seguito a Pisa, dove
ebbe la cattedra di filosofia. Nella città della torre pendente, conobbe un
giovane insegnante di matematica, Galilei, con il quale instaurò ottimi
rapporti. Invitato ad insegnare all'Università La Sapienza di Roma. Benché
avesse da poco preso questa cattedra, seguì il cardinale Pietro Aldobrandini
nei suoi incarichi a Ferrara ed in seguito a Venezia. Ammalatosi sulla strada
del ritorno, si recò nella sua Cesena, dove si spense. Opere: “Difesa della
Commedia di ALIGHIERI Grazie alla sua preparazione letteraria, giunse alla
notorietà per il suo tomo Difesa della Commedia di Dante, pubblicato a Bologna
inizialmente, sotto pseudonym e poi l'anno successivo sotto il suo vero nome,
in cui criticò aspramente Salviati. Nel testo egli risponde ad alcune
contestazioni fatte alle sue elucubrazioni sul sommo poeta Alighieri. Parimenti
nel libro si occupa anche di argomentazioni pertinenti alla filosofia ed alla
poetica”; “In universam Platonis et Aristotelis philosophiam praeludia
Interessato anche all'astronomia, Mazzoni espone le sue teorie in quello che
risulta il suo testo più importante ovvero In universam Platonis et Aristotelis
philosophiam preludia. In questo saggio egli sostiene il sistema geocentrico
aristotelico contro la sempre più diffusa e apprezzata teoria copernicana
eliocentrica. Questo volume è divenuto molto noto poiché Galilei, dopo averlo
letto, gli inviò una lettera, nella quale difendeva Copernico e le sue teorie.
Questa missiva rappresenta la più antica testimonianza dell'adesione alla
teoria eliocentrica di Galilei. M., Prefazione, in Mario Rossi, Discorso di
Mazzoni in difesa della "Commedia" del divino poeta ALIGHIERI, S.
Lapi.Saggi: “Discorso de' dittongi” (Cesena, Rauerio); “Discorso in difesa
della Comedia del divino Alighieri contro Castravilla” (Cesena, Raveri); “De
triplici hominum vita ACTIVA nempè, contemplativa, et religiosa methodi tres,
quaestionibus quinque millibus, centum et nonagintaseptem distinctae in quibus
omnes Platonis et Aristotelis, multae vero aliorum Latinorum in universo
scientiarum orbe discordiae componuntur” (Cesena, Raverio), “Della difesa della
Comedia di Alighieri -- distinta in sette libri” (Cesena, Rauerio), “Intorno
alla risposta e alle opposizioni fattegli da Patricio, pertenente alla storia
del poema Dafni, o Litiersa di Sositeo poeta della Pleiade” (Cesena, Raverio);
“Ragioni delle cose dette e d'alcune autorità nel discorso della storia del
poema Dafni, o Litiersa di Sositeo” (Cesena, Raverio), “In universam Platonis
et Aristotelis philosophiam praeludia” (Venezia, Guerilius); Treccani Enciclopedie
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Toffanin, M. nciclopedia Italiana,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. M., su sapere, De Agostini. Davide Dalmas,
M. Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
M., su accademicidellacrusca Accademia della Crusca. Opere di M., su ope nMLOL,
Horizons Unlimited srl. Opere di M., Benedetto, M. in Enciclopedia dantesca,
Istituto dell'Enciclopedia, Dizionario Enciclopedico Brockhaus Efron, Маццони, Джакомо. Nacque a Cesena e vi morì. Studiò a
Bologna e a Padova: fu professore di filosofia negli studî di Macerata e di
Pisa e, infine, alla Sapienza di Roma. Tardo erede del sogno ficiniano d'una
universale conciliazione dell'antica sapienza in servigio della fede, s'informò
però sempre alle direttive della riforma cattolica con molta superficialità.
-ALT Più noto rimane per il suo Discorso
in difesa della Comedia del divino. poeta contro il discorso di Ridolfo
Castravilla (Cesena 1573) che rappresenta una facile riscossa contro il pregiudizio
delle regole aristoteliche addotte a discredito di Dante.Ostracismum laudabit
huius ce Reipub. formam ciae et A J de Repub. ses, illud affequebantur, quod
improbi meliores essent co- Achen. oss ditione, quàm probi, quod quid
ememanavit ex eo, quod REI PUBLICAE ROMANORVM FELICITAS cibiadis. VITAE
ACTIVAE. Ficienda erant, ad Confu pertinebat examinare diligenter, coaciones
quoties opus est et evocare, So Cspopulore ferre, quicquidque maior parsius
filler exequio1 quin etiam in his quae ad belli apparatum et castrensem
disciplinam pertinet, hi summon i imperium habebant. Hiseniius erat sociis quic
quid visunt eller imperare, Trib. militum creare, de l e ett uniq. Habere, ad
haec de his qui sub corum imperio erantin castris arbitratu suo supplicium fumiere,
his praeterea licebat comitante quaestore, lacse dulo imperata faciente,
publiciaeris, quantum resipsa posset, Rei-pub. forniani Regiam esse. Senatus
autem primo quidem acrarii totius dominus erat atg; administrator: nam et
redditus omnes in eius erant potestate, et eiusdem arbitratu im pensae fiebant,
malefi ciaque et crimina PER ITALIAM commissa, de quibus iudicium publicae
fieri debebat, ut puta proditionis, coniurationis, beneficii, caedis, at q ;
insidiarum ad Senatum refeerebantur, eiuss; de his erat cognitio quod si vlla
APUD ITALOS controversia dirimenda, si publica, vel privatim qui spiam, vel
civitas ob iurganda, si cui auxilium, aut praesidium ferendum esset, de his
omnibus curam Senatus ad hib ebat. codemo popularis Rei-pub. fornia videtur. Consules
enim ante quam ex urbe legions educerentur quinimo et quaede Res Publica per
populum transigenda. Et có.,{{1 Pin !! porro tulerit impendere quod fi quis ad
hanc partem respexerit, probaliter dicere videre licet tuni Regiam, optimorum,
populiģ; gabernationem: quoties enim Consulum imperiuint ueamur, Re gia,
quoties verò Senatus authoritatem optimarum admianistratio, quoties autem
populi potestatem respicimus, banaruni omnium rerum ins, atq; imperi una
habebant: his et enim caeterionines magistratus praeter Tr.Ple.fa? bijci
ebantur, hi legationes in curiam traducebant, hic ea leriter quae errant
decidenda ita tuebant, negociaģ; magna ad Senatum: referebant, et penès ipsos
vtquae patres de: creuissent sedulo perficerentur cura omnis et administratio
erat METHODVS. codemq; modo fi extra ITALIANI ad aliquos legat somittenda
esset, vel ad aliquid decidendum, vel ad foedus faciendum, vel ad cohortandum,
vel ad imperandum, aut poftre mo ad resrepetendas, aut ad bellum in dicendum,
haec in yrben venerint agendum, quid eis respondendum in populo commune, ad eo
ut quoties quis ad urbem consulibus ab sentibus profectus esset, prorsusei
Respublica optima tum confilioregi et gubernari videretur, quod fanem multi
graecorum et regum per sua sum habuerunt, quod negocia, quae in urbe haberent
ferem, omnia per Senatum tra is incos, qui maiores magistratus gessissent,
admittebatur solus autem capite damnandi potestatem habuit, qua in re illuds
anèapudeos commemoratione dignissinum fuit, quod eorum instituto iis qui capitis
damnati fuerant, ut on ex urbe palan egrederentur, permittebatur, acfi Tribuum
una ex his, quae iudicium exercebant reliqua fuerit, quae in non dum suffragium
tulerit, exiliun: reo sibi arbitratu suo deligendi facultas dabatur,
exulesautem Neapoli [NAPOLI], Praene siæe,Tybure, atg; in alia quauis
foederatorum urbe tuto elle deferebat, lege etiam comprobandi, ac sanciendi ius
habebat et quod caput eitis de pace de bello, defoedere, decom trouersiis
decidendis, aur componendis deliberavit, atque unum quod quem horum ratuni, aut
irritum faciebat, quibus, ex rebus probaliter pofleta liquis dicere, populuni
si bi maxima min Res Publica partem vindicasse, ac Rei publicae formam Senatus
ipse curabat, et providebat. Praetere a quid delegationibus ex terarum gentium,
quae ex populi administratione confatam fuisse. Quò igitur pacto Res Publicae,
in partes diftributa fueritiam sigerentur suae tianı populo, et eaquidem
amplissima pars reli&a est: poterant praeterea populus ipse magistratus
dignissimis quibusque Senatus voluntate, arý; arbitrio pofitumerat. atq; horum
quidem, quae superius dicta sunt nihil est cum folusenini in Republica et
poenae, et praemiis potestatem habebat, et plerunq; in aliis etiam qua
estionibus quoties gra priuior alicui maleficijmulata irrogannda esset et
praesertim ditum VITAE ACTIVAE rendas, ac perficiendas idoneus hauderat conttar
enim legionibus eorum aliquid missum, quae illis publice suppeditari solebant,
namq; fineS.C.neớ; frumentum, neq; vestimenta, nec obsonia legionibus
administrari poterant, ad eo ut eorum, qui exercitus duxissent expeditiones et
consilia omnia, quoties eis obstare, cum eila; maligne agere Senatus inanimum
induxisset, irritaredde rentur, et minimem ad exitum perducerentur: quin ut
quae ili animo et cogitatione complexi fuerant, ac sibi proposuerant perficere
possent, ili Senatus voluntate positum erat: nam is post quam niannuum tempus
praeterierat, aut successors mittendi, aut imperium prorogandi potestatem
habuit, ac etiam penem se undem fuit ducum res gestas et dignitatem velex
tollere, atý; ornare, velele vare, ac deprimere :nani triumphos, neộ; ut I
decet apparere, neġ; ducere cuiquam licebat, ni aliensus fusset S e longissime
abfuiflet, populi certe aflen su opus erat, quodq; est omnium ferem maximum,
omnes imperio deposito, populo eorum quae gesserint rationem reddere oportuit,
qua propter Consulibus, caeteris; Imperatoribus minime expediebat, Se. po. quem
voluntatem erga se conteninere rursu siani Senatus quam uistant umin Res
Puplica potuerit po illius authoritatem approbasset populus, praetereasi quisex
Trib. pleb, intercesserit, nedum Sena erat 1 natus, et ineius fumptum erogasser
necessaria. Et siquis ex prouincia decedere voluisset, quamuis domo pulum tamen
intueri, ac illius rationem habere coactus fuit: in maximis enim,atg;
atrocissimis quaestionibus eorum maleficiorum, quae contra Rempub.conmislaca-.
piteple&untur,nihilSenatus ex equipotuiffet, nisi prius tus nihil eorum
quae decreuerat perficere: sed ne sedere quidem, automnino incuriamvenire
poterat: Trib.autí 11 di et um est: nunc autem quaratione potuerint partes
illae quoties voluerint, sibimutuo repugnare, fibiq; inuicem opitulari,
dicendum eft: enimuerò Consul poft quameani, quam superius dixi facultatem
adeptus, copias eduxerat, funini o quid e mille cum imperio videbatur esse:
verum populi, ac Senatus auxilio indigebat, ac sine his adresge 1 erat officium
id femper exequi: quod populo visunr fuerat ciasý voluntatem quani maximè
respicere, his omnibus cepissent, eos relevandi; siquae difficultas, aut publicuni
seei sintortunium; quo minus ellent foluendi obstitisser, loca . tionemg
prorfusin ducendi, ius et potestatem habuit. 7 eodenie modo Consul ut hac
tionibusti midem, ac minime libenter aduers ab an turtum populus, tum Senatus
caniforis, militiaeque; universus exercitus, et singuli, quia fub c o ad se
inuice miuuandun, et impediendum adomnes rerum 217;.occasiones; ex opinione
Polybije aminterse aprem, conue Bodi nichteré connexae; dispofitaeq; fuerunt,vt
hac nullam e Izifior, praestantiorg Rei pub formare periti potuerit.' name, cum
habeant omnes Res pub. In orbe quandam có 11.4, versionem et mutationem. Nullam
ipse hac firmior emar Essen bitratus eft, fiquidem poft uniuersalia dilaniaa
missis, ac sublatis artibus et studiis, aliquo post tenporis intervallo rursus
humanum genus auctum et propagatum fuit, quo tempore in homini bas naturale
arbitrary debemus, quod etia in in ratione carentium animalium generibus comtin
gerevidenius, inquorum gregibus fortiffimus quisý; manifestò principatum fibi
vendicat: omnes enim fortissimum et potentissimum fectabantur, aró; ita vnius
dominiuni oliniigitur quisemel honore illo digni habiti sunt in regnis
consenescebant iusta studia fe& antes nullaq; propter eos invidia, fi qui
de m non magna in eis aut v i et tis, aut verò omnibus Senatus praeerat. idem
diem proferendi, fiquam publicani calaniitate mac rum imperio, ac potestate
eflent.i Haecporrò cum elfét vnius cuiusý partium vis et facultas METHODVS
decáüllis multitudinem Senatus metuebat, ad populique : voluntatem, studi uni
et cogitations suas dirigebat. At contra Senatu i populus ipse obnoxius, et
subie&userat, eumque universim, et singulatim colere, arg; obseruare sua
per magni interesse putauit, cum enim effent in ITALIAM ul bidid tave et
igaliuni genera, quae Censores in fumptus appara 33°53.stusd; publicos locare
solebant:in his omnibus conducen discurandis populus implicitus esse confutu i
c :his ve constitutum eft. 287 H Iitus kitus gracatio cernebatur: verum
funiperin emculisciuium wi t a n i lag cotes, eaem qua populus victus ratione
vte ban 7 sed post quàm horum filij cum iam comparata haberent imperio, essent
differre et ad haec licexe etiam spemine : prae metu contradicente: in concesus
concubitus appetore, ató;ita coorta eft ex RegnoTyrannis. Noći atg hoc
manifestem liquet, ex Cyri, Cam.bylif que imperio, fortissimis viris
coniurationes, adinuante etiam ducum En suorum consilia multitudine, atg; ilius
imperii quodpe nesvnum erat forma facile vedelereture ueniebat, atque indeiam
optimatum principalu sortunt, atque initium accepifient, educati abinitio in
poteltate, ang honoribus apparatus, alijsad vim mulieribus per Itapra, et
raptus inferendam, alijdenių; ad alia turpiale convertebant, atậ; ita optimatum
principatus ad paucorun dominationem hinc illorum imperioper idem quod tyrannos
oppresserat in fortunium finiş imponebatur, ncq; praeterea Regen creare libuit
sobiniuftitiac, qua superiores vsi fuerant metum, neg; pluribus committere Rem publicam
audebanttam re centi rei malae gestacniemoria ad suanı igitur fidem publica
recipiebant, atq, ita popularis fornia effe et aeft horum postremo filii plus
caeteris in Res Publica posse contendebant; atg; sinhanc cupiditatem, maxime
locupletiores incidents maximis pecuniae largitionibas plebem cor runipebant
VITAE ACTIVAE paternis, propter eaae quabilis, communisų libertatis ru
;,-des& ignari, alijvinolentiam; et luxuriofosconuiuionum translatuseft.
praesidia,& rebusadvi&um pertinentibus,magis quàm pro neceffitate
abundarent, ob nimiam bonorum copiam, atq; aff.uentiam cupiditatibus
obsequentės, arbitratifunt oportere principes, ornatus et epulisabijs, quifubeoruni
f :: quod & Herodotus affirmat contra huiusce modi principes fiebantàgen
crofiffimis,& 1 1 tur . duxit . hiprinò administratione gaudentes commun
ivtilitate del nihil antiquius habuere, 31. disinijinsi. Sed emi a n i eorum
liberi e andem å patribus potestatem METHODUS I rumpebant, quae
affirefacaaliena bonaconselle, vitách; suae spem omnem in alienis fortunis
ponere facileducem elaro animo, ace; audacise et abatut, atý; tum Rei publicae
for mailla, cuius conservatio in flavum fiducia posita est, nascebatur, fiqui
deintum plebs in vnum coactacaldem facere, ciues eijcere, proscriptorum;
agrosdiuiderein Scipiebat, donec facuum tuufus, &erforatum, vniusiruperit
*0 um reperiretur, qua propter his motus rationibus eamprae caeteris lau Res
publicae benainaliam bonam non mutetur quam bona innalam, siquidem ut
Aristoteles dicit in habentibus infi dese symbolum facilior eft tramlitus, an
quia fimilitudo ila, ali neracione. Quam qaog contrarieta temr equirit?
quodquidéin Ele's atme mentorum trasmutatione liquid paret: inhisverò Reip.
niutaionibus, quis fimilitudineni, et contrarietateinnes gabit) FACVLTAS
ROMANORVM . quo ad leges veròattinet, quibusviifunt ROMANI, occur rimtnobismulca,
quae vt figillatim esplicentur,rom ab otoexordientur; et inprimisant equam
ROMULUS [ROMOLO] leges demai. vixit .pokea loges quasdam ipse tulit, cum alijs
sequentibus Ro. gibus, quas curiatas appellarunt, fequidem conuacat oper
triginta curias populo Imgalifý; curiis inseparatas epra constitutis et
sententiam rogatistege solim ferebankor,;? quae populi congregario comitia
curiata dicebantur, à cocundo; quòd populuscoiret,et viri timlogesterret, et
dicerScruiusTulliusRex hunc mioremimuutle: camépo pulo eaporekasrelictaest, vt
plebiscita, et leges comitijs. Dät Polybius, quaeonines Rerum pub. forniasin seconti
not atg congregat, ne quacar uim vlera quàm facis fit au et a 1ist. et prouceta
in sibi adherenteni, & coguatam pernicien in: -b.cideret: fódvniuf cuiufớiroboreac
potential interfeinui liseem obnitentesulla ciuitatispars vfquam declinaret, ne
1.Dvivein altum propenderer. ex supradi& isautem dubucabit forfan
aliquis,curfaciliusa Pomp.in suriaras ferret populus incerto iurs, incertis que
legibusparis. H 2 curiaris LECALI vinil 1.& ler VITAE ACTIVAE. COROLLARIVM
Augusto [OTTAVIANO] hinc et Suetonius ait Tiberium à [GIULIO CESARE] in foro
legecu riaelle adeptatum, hoc eft suffragiis populi percurias collectis. quidam
retulerunt. pe: TAPE PTA LEGALIA ! Ilarunt, ad haec verò addita su t
plebiscita, Senatus consulta, practorumedicta, et principum placita,exquibus
EJSER Servorum verò (cuius origo deiu regentium fluxit) iuxta curiatis
ferrentur,iii IB":NOI 3quaedam .de iur. 8oz idem parierro relabitur ybi
putabat,cum quiinciuitate sua Facinus patrasset, si in alium lo cum peruenisse
t accusam o m . iud. ai tik di terea sunt prudentum declarationes, quas
responsa appeluorum fi Ергл. 800exa& isdeinceps Regibus lege Tribunicia
Regum leges antiquataesunt, poftquècaepit POPULUS ROMANUS incer
tomagisiure& consuetudine aliquavti; quamlegelata, done e decem viri leges
à Graecis petierunt, quas in tabu liseburneis praescriptas pro roftrisappo
fuerunt,vt faci lius percipipoffent, atý;cum animaduerfumeffet aliquid 1
primisistislegibusdeelle; aliasduaseisdem tabulis,adie cerunt,&
itaexaccidenti appellate esuntleges duodecim 14 'ride illo crimine non potuisse
exemplo Hermiodori. Qui demomn eius ROMANORUM coaluit. 804 quod quidem
universum refertur, vel ad personas,velad res, vel ad a et iones. Iureconsulti
verba vnatantunt fuit conditio, istig;domi defta.ho. nioalieno contra naturam
subijciebantur. :.ning Liberi in li. cum TABULARUM, quarum ferendarum authorem
fuiffe X Cicerone .I.v.in. viris Hermodorum quendá Ephesum exulantem in ITALIA
Tus, argumentum ad exules. net ibni I PERSONAE .f. dedos hominesautem
autliberisunt,autferui. fta.ho. li ? رز
inli.2.de80r rationeveròhuius Hermodorinon rectè colligitBaldus {,oz
inillisautêquiafummaeratobscuritas desiderataeprop habent,quodlibet faciendi
legenon prohibitum, atý;isto rum, alij sunt liberti, alij libertini, alij
ingenui. Quià mortein vita millosre uocarunt, appellabantur. -horun, autem alij
ciueserant ROMANI, qui vindicta, censu,Vlp.cap.s. : aut testamento nullo iure
impediente n i anumis li sunt, alij instic. latiniIuniani,quiexlegelunia
interamicos manumisli funt, alijdeditiorum numero, qui propter noxam torti
nocételáinuenti sunt, deinde quoquomodo nianumisli. LIBERTINI. INGENVI. Ingenuorum
veròalijluisunt iuris, alijverò alieno iuri fubie&i. et savie quialieno
iuris ubie et isuntfilij familias appellan-1.1.f.&his tur, qui inditione,
et potestate patris sunt vel natura, velquisútlui adop. natura sunt qui ex
nuptiis uxoris et maritioriuntur. NVPILAE. Nuptia cverò apud ROMANOS tribus per
ficiebantur modis Bəê in2: tiaeper coemptionem. Mulieres autem quae in manu per
coenuptionem conue nerant matres familias vocabantur, quaeveròvsu, velfar
reationeminime. caeterae aliaevxoresvsu erant. Anim aduertendum est autem
maximam fuisse differentia adoptione. Farreatione nempè, coemptione, &ylu,
et fanèfar reatio Top. CICERONE (vedasi) folis pontificibus conueniebat.
coeniprioverò cereis solemnitatibus per agebatur, fese.. ff.de METHODVS Liberi
sunt qui nullius imperio subie &I facultatem liberā LIBERT1. Liberti funt
quos domini ex iustaserui. Il convito di Platone. Discorso de' Dittonghi di M.
all'Illustrissimo Signor il Signor Francesco Maria de Marchesi del Monte. In
Cesena Appresso Raverio. Questo Discorso sitrova altresì inserito nella celebre
Raccolta degli Autori del bel Parlare, impressa nella Basilicata. II.Discorso
di M. indifesa della Comme dia del divino Poeta Dante. In Cesena per Bartolomeo
R a verii in4.Ladedicaè Al Molto Mag.mio Sig. Osservandissimo il Sig.
Tranquillo Venturelli . Da Cesena. De’ motivi, che indussero l’autore a
scrivere questo dotto ed ingegnoso Discorso, se ne ragiona qui addietro a cart..
M. Oratio in funere. Guidiubaldi Fel trii de Ruvere Urbinatium Ducis .Pisauri
apud Hierony mum Concordiam. .M. Cæsenatis deTriplici Hominum Vita, Activa
nempe, Contemplativa, ei Religiosa Methodi tres, Qyestionibus quinque millibus
centum etnonaginta septem distincta. In quibus omnes Platonis et Aristotelis,
multæveroaliorum Græcorum, Arabuin, et LATINORUM in universo Scientiarum Orbe
discordiæ componuntur. Quaomnia publice disputanda Roma proposuitAnno salutis
Ad Philippum Boncompagnum S.R.E. Cardinalem amplissi mum. Cæsena Bartholomæus
Raveriusexcudebat in Questo volume contiene le celebri conclusioni di
quasitutte le scienze, che M. difende pubblicamente con meraviglia di tutta S2
. Ita 1T Della Difesa della Commedia d’ALIGHIERI
(vedasi) ec. Parte Pri ma, che contiene li primi tre libri, pubblicata a
beneficio del mondo letterato. Studioe Spesa di D. Mauro Verdoni, D. Domenico
Buccioli Sacerdoti di Cesena, e da essi dedi cata all'Illustriss.
eReverendiss.Monsignore Sante Pilastri Patrizio Cesenate dell'una e dell'altra
Segnatura Referendario, Abbreviatore de Curia, e della Santità di N. S. In
nocenzio eSua Cam. Apost. Commissario Generale. In Cesena Per Verdoni. in e V.
Della Difesa della Commedia di Dante distinta in seta te libri; nella quale si
risponde alle opposizioni fatte al D i s corso di M. e sitratta pienamente
dello arte Poetica, e di molt altre cose pertenenti alla Filosofia, e alle
belle Lettere Parte prima ; che contiene i primi tre libri.Con due
Tavolecopiosissime.AllIllustrissimo eRe verendissimo Sig.il Sig. D. Ferdinando
de'Medici Cardinale di Santa Chiesa . In Cesena Appresso Bartolomeo Raverii
in4. . Italia . N o n seguì però questa famosa Disputa in Roma, com' egli avea
disegnato di fare, ma bensìinBologna nelFebbrajo dell'anno seguente; on
degliconvennemutare il frontispizio al suo libro, e porvi: Quæ omnia publice
disputanda Bononia proposuic Anno Salutis Veggasi qui addietro ove
sitrattaampiamente disìfatta disputa,e delmeritodi questo libro.Della Difesa
della Commedia di Dante distinta in sette libri, nella quale si risponde alte
opposizioni fatte al Disa corsodiM. M. esitratta pienamente dell' Arte Poetica,
e di molte altre cose pertinenti alla Filosofia, ed alle belle lettere. che
contiene gliultimi quattro libri nonpiù stampati; edora pubblicata
incuisitrova, cosìpergloriadel M., come per le insigni qualità del Prelato, che
vi si rilevano, cred o ben fatto di riportarla in questo luogo, e dèla
seguente. a beneficio del Mondo letterato. Studio eSpesa diD. Mait ro Verdoni, e
Buccioli Sacerdoti diCesena,. da essi dedicata Ad Albizzidell'una e dell'altra
Segnatura Re ferendario, Giudice della Sacra Congregazione di Propagan da,
ePrelato domestico di N. S. Papa Innoc. in Cesena per Severo Verdoni in 4.
Nell'occasione, che Verdoni, illustre letterato di Cesena, ebbe ri soluto di
pubblicare questa seconda parte della Difesa di Dante, vedendo che la prima era
di già divenuta assai rara, si determinò d i dover ristampare anche questa,
siccome fece, dedicandola a Monsig. Sante Pilaseri Prelato Cesenate per
dottrina e per esemplarità di costumi riguardevolissimo, il quale aveva
prestato a tal effetto al Verdoni ed ajuto e favore . M a essendo Pilastri
passato a miglior vita in tempo che appena n'eraterminata la stampa, convenne
aglieditori procacciarsi un nuovo Mecenate, cui subito ritrova rono senza
uscire dellalorpatria nelladegnissima per sona di Dandini Vescovo diSinigaglia,
Prelato anch'esso digran nome ; onde è avvenuto che quasi tutti gliesemplari
siveggono con nuova dedica indirizzati a questo secondo, ede'primi non m'è riu.
scito discontrarne cheuno,ilquale siconserva pres so dime unitamente all'altro
dedicato a Dandini. La dedica a Pilastri è in data, e quella a Mopsig. Dandino
è de'17. dello stessomese edanno. Epoichè questa prima dedica merita
assolutamente d'essere tratta dall'oblivio ne Illuge 'animo fatociperultimare
que sta grande impresá frastornataci da tanti ostacoli) abbia mo stimato
convenientissimo debito presentarla a V. S. Illu striss. per una particella di
dovuta restituzione, eriman dar (comesidice) questo Fiume al suo Mare. Nepunto
erriamo, sesottonone di Mare ricopriamolavastità delsa pere, la profondità
della prudenza, i tesori delle Cristiane virtù,cheadornano l'anima di V. S.
Illustris.Avvenga che, se sirifletta con quanta carità dispensa ella a’poveri
isussidjdellavita, a'suviConcittadinilegrazie, con quan ta magnanimità,
emulando la pietà de'suoi Avi, eregga agli Eroi del Paradiso gli Altari; sovvengale
Congregazioni del Taumaturgo Fiorentino, ed in specie questa della Pa che con
tanta esemplarità dal Porporato, che ci regge, ècomunemente protetta,e
progredisce ne dettami delpiosuo Illustriss. eReverendi ss.Monsig. Comparisce
sulla scena del Mondo alla seconda lucelaPri. ma Parte di cotestaDifesa
fregiata del pregiatissimo nome di V.S. Illustriss.per contestare, che volume
si prezioso meritò sempre ne'suoi natali uscire ornato in fronte del no me
d'uno d'e primi Personaggi, che venerasse il Secolo. Ed invero,sesiconsiderinoledignità,merito,virtù,e
l'altre venerabili doti, che adornano l'animo di V. S. III., puossi senza
veruna nota concludere, che sia sempre stato secondato da segnalatissimi favori
nelli suoi ingegnosi parti il nostro M.; mentre questi sono stati sempre genero
samente accolti, edalle prime Cattedre, eda'primiSavj del mondo, leggendosi
sino da’Chinesi iportenti di questo grandeingegno. Ondenoiin considerazione
delle grazie tan tevolte compartiteci,e dell tria, ' Fondatore, non potiamo, nè
dobbiamo concludere altro della religiosa prodigalità della sua mano, se non
quello, che della mano dispensiera di Probo cantò Claudiano: Præ 1 Præceps
illamanus Auvios superaba tIberos, zioni,eprove dell'amore che V. S.
Illustriss. le porta ed in udire tutto giorno i religiosiattestati della sua
pietà a risplendere o ne' Tempii, o negli Altari, non le consacri tuttose
stesso in olocausto? Se nontemessimo tormentar quivi la sua modestia,
proseguiressimo a mostrar con mille prove la sua gran dilezione verso la Patria,
e noi tutti ; giac chivisonopochi,chenonrammentino legrazie,ifavori, eisovvegni
conseguiti dalla bontà diV. S.Illustriss., ch'e Aurea dona voinens . A questo
Mare adunque, la di cui gentilissima aura hacci sovvenuto a condurre alporto un
Opera contrastataci da im. petuosi aquiloni di mille infortunj, abbiamo noi
presentato nella tavola de nostri voti questo eruditissimo libro, col
solofinedi rimostrare all'universale Repubblica diDotti, che se la nostra
Patria ha saputoprodurre i M., i > Chiaramonti, i Dandini, e gli Uberti,
preseduti alle pri me Cattedre di Roma, di Parigi, di Bologna, e di Pisa, ha
ancora nelmedemo tempo avuto nobilissimi Figli, chegli hanno generosamente
accolti, favoritiegraziati. Egiacche questa Difesa per se stessa rende immune
da qualsisia di fesa l'Autore, che ha saputo mettersi in tal quadraturii coll'
altissimo suo sapere, che non paventa veruna offesa; resta perciò liberaa V.S.
Illustrissima lasola difesa epro tezione di noi, che abbiamo volentieri
registratoin questo Libro lossequiosissiino e riverentissimo tributo della
nostra divozione al di leigran Nome; che non potrà mai ricor darsi e da noi, e
dalla Patria tutta senza rassegnargliene con un eccessivo ossequio un
tenerissimo affetto. Perciocchè chi è, che nella Patria in vedere le affettuose
dimostra f > mula di quelGrande, neque negavit quidquam peten tibus; et ut
quæ vellent, peterent, ultrò adhortatus est. Cesena. Sacerdoti Cesenati, VJ.
Discorso di M. intorno alla Risposta ed alle opposizioni fatregli da Patricio,
per est . M a vaglia per tutti, e sia ne' fasti dell eternità a caratterid'oro
registrata la grande restituzione, che ha fat to alla Patria del suo
gloriosissimo, e primo seguace del Redentore, Martiree Pastore d'EvoraS. Mancio
ladi cuimemoria quasi quiestintaèstata dalla dilei Pietà ravvivata ; le di cui
Sante Reliquie, fatte portare dalle ultime regioni del Tago, siccome hanno
impietositi gli Altari, così ancora hanno indotta tal venerazione del di
leiNome, che ingegnosamente si dice, meritar ella corona più preziosa di
quella, che da’romani donavasi a chi rendeva i suoi Cittadini a Roina; ovvero
che solamente lapietà di Monsig. Sante ha saputo accrescereifigliSanti
allaPatria;eche sopra questo fortissimo Pilastrosivede ogni giorno più sta
bilita la divozione verso gli Eroi del Paradiso in Cesena. Viva dunque il nome
di V. S. Illustriss., e fino che i nostri celebratissimi Rubicone e Savio
tributeranno i loro liquidi argenti all'Adriatico, resti impressa negl’animi di
tutti la memoria di si gran Benefattore. Vivaquesto Cesenate Ti moteo, a cui
non Atene, ma Cesena, che è pur l'Atene della Romagna, ergapertrofeouna corona
di cuori. Mentrenoi. restringendocia supplicarladigradire quest'attestato delno
stro umilissimo ossequio, riverentemente inchinati, la sup plichiamo anon
isdegnarsidi permetterci, che ci pubblichid mo per sempre Di V. S. Illustriss. e
Reverendiss. Vmiliss. e Reverentiss. Servi Obblig. Verdoni, e Buccioli te tenente alla Storia del Poema Dafni, oLitiersa
di Sositeo Foeta della Plejade. InCesena appresso Bartolomeo Raverii .in 4. Ragioni
delle cose dette, ed'alcune autorità citate da M. nel Discorso della Storia del
Poema Dafni oLitiersa di Sositeo. In Cesena per Bartolomeo R a verii in4. Del
merito diquesti due Opuscoli, e della cagione, che indusse l'autore a
scriverli, si vegga acart.,eacart.. Jacobi M. Cæsenatis, in almo Gymnasio
Pisano Aristotelem ordinarie, Platonem vero extraordinem profitentis, in
universam Platonis et Aristotelis Philosophiam Preludia, sive de comparatione.
Platonis et Aristotelis. Liber Primus. Ad Illustrissimumet Reverendissimum
CarolumAn sonium Pureum Archiepiscopum Pisanum .Venetiis Apud Joannem Guerilium
in fol. Questo volume, che dal M. era,forse non senza ragione, riputato il suo
capo d'opera, si vede al presente giacere quasi in una totale dimenticanza,
colpa de' nuovi sistemi di Filosofia, che di poi si sono introdotti . Ad ogni
modo è opera dottissima, e quanto mai si possa di -. re ingegnosa, e nel suo
genere affatto singolare; con tenendo quasituttiisistemi degli antichi filosofi
esa In Exequiis Catherina Medices Francorum Regine. Florentia apud Philippum
Jun ctamin 4. L'Autore dedica questa sua Jacobi Mazonii Oratio habita Florentia
Idus Orazione al Duca di Bracciano per 1 ! i molti favori, che avea ricevuti da
questo m a gnanimo eliberalissimo Signore;dallacuigentilepro pensione verso di
sè dice, che sisentiva tratto a scri vere, epresentargli un giorno cose molto
maggiori .mi . T minati ed illustrati in una maniera sorprendente. Lettere .
Una lettera del M. scritta a Belisa rio Bulgarini si trova impressa a cart. delle
Consi derazioni del medesimo. Bulgarini sopra il Discorso di esso M. in difesa
della Commedia di Dante . In Siena appresso Bonetti. in 4. Tre altre scrit
teparimente a Bulgarini sileggono a carte e delle Annotazioni, ovvero Chiose
Marginali dello stesso Bulgarini sopra la prima parte della Difesa d’ALIGHIERI
(vedasi) di M.. In Siena appresso Bonetti. Ed una indiritta a Speron Speroni
staa cart. del volume quinto di tutte l’Opere di esso Speroni dell'ultima
edizione di Venezia. Dialoghi in difesa della nuova Poesia dell'Ariosto. Di
questi dialoghi fa menzione M, medesimo alla pag. del suo Discorso de’dittonghi;
e dice ch'era presto, a Dio piacendo, periscamparli, il chepoinon fece, forse
per essersi ricreduto sovra tale materia; giacchè allora, che era molto gio
Considerazioni sopra la Poetica del Castelvetro. Que ste furono mandate dal
Mazzoni al Barone Sfondrato, che ne dà ilsuo giudizio inuna lettera scritta
all'autore t r a quelle del Vannozzi. vane Commentarj sopratutti I Dialoghi di
Platone.P rea se M. a scrivere questi Commentarj per soddisfazione di Francesco
MariaII, della Rovere Duca d'Urbino, ed egli medesimo ne fa menzione in una
lettera scritta a Veterani Ministro del Duca, come pu . re a reinaltraa
Belisario Bulgarini, cheleggesi acart.. delle Annotazioni ovvero Chiose
marginali ec. di esso Bul garini. M. medesimo poiacart. della Difesa di ALIGHIERI
(vedasi) nomina isuoi Commentarj sopra il Fedone, Libri de Rebus Philosophicis,
fatti ad imitazion di Varrone. Compose M. quest'opera inunasua villetta sulla
riva del Savio, e. disse a Roberto Titi che pensava di pubblicarla prima della
seconda parte della Difesa di Dante. Veggasi quan toda mesenediceacart.
delpresentevo lume. Censura del primo Tomo degli Annali del Cardinal Baronio .
Il celebre Simon in una lettera a Dandini, che si legge a cart. della sua
Biblioteca Critica, afferma d'aver inteso da questo Prelato, che M. avea
scritto contro il primo tomo del Baronio, tosto che questo uscì in luce, e che
il manoscritto di quest'opera sic onservava nella libreria delGran Duca.
Discorso d'una breve Navigazione, chesi puòfare da Portugallo nell'Etiopia, e
nel Paese del Prete Janni . A Buoncompagni General di S. Chiesa, e Marchese
diVignola. Questo si trova in una Miscellanea della Biblioteca Vaticana.
Discorso sopra le Comete. Anche questo Discorso, lodatissimo dalSig. Guidubaldo
de' Marchesidel Monte celebre Astronomo, dovrebbe ritrovarsi nella Libreria Vaticana
tra'Codici Urbinati; ma per diligen zefattenon siè potuto rinvenire., allegato
dal Conte Masini nelle Annotazioni al primo libro del suo Poema del Zolfo, e
dietro a lui da Muccioli a cart. del suo bel Catalogo della Bi . Biblioteca
Malatestiana . Veggasi ciò, che del pregio di quest'operetta si è da noi detto La
Fisica, e i Dieci Libri dell'Etica d'Aristotile. Tadini scrive che il
manoscritto originale di quest'opera, mancante però e imperfetto, si conser
vava alquanti anni sono presso ilSig. Gio: Antonio Al merici Nobile Cesenate.
Il medesimo si afferma da Ceccaroni in alcune memorie mano scritte,
comunicateci dal Ch.Sig. Arcidiacono Chia ramonti, dalle quali si apprende, che
lo stesso Cecca roni avea fatta copia dell'originale inedito dell' Etica; ma
sento che questa copia ancora sia andata insinistro,epiù non siritrovi. In
universam Platonis Rempublicam Commentaria. Della Rupubblica di Platone da sé
commentata fa ri cordo M. medesimo nella lettera di ZQ / ν gata
al Sig. GiulioVeterani; dicendo, che quantopri ma pensava di mandarla, o di
recarla esso medesimo al Sig.Duca d'Urbino. alle La X X . Orazioni. Di varie
Orazioni dal nostro autore composte in diverse occasioni, e non mai pubblicate,
si è fatto memoria nel decorso di quest'opera, prima viene accennata a
cart.89., detta in Pisa nell' aprimento degli Studi in lode della Filosofia .
La se conda scrittada lui eloquentissimamente per movere il Pontefice Clemente
a ribenedire il Re Arrigo IV. di Francia a cart. La terza detta ne' funerali
del celebrePierAngelio da Bargaacart. 100. El'ultima final mente recitata
nell'Archiginnasio Romano, facendo una comparazione tra l'antica Roma e la
moderna ; . della quale sifavella acart.112. Lezioni. Quattro Lezioni altre sì
scrive M. sopra che mai non videro la luce . Elle furono reci. tate in Firenze,
due nell'Accademia Fiorentina per ri schiaramento di due luoghi di Dante; e
l'altre in quella della Crusca sopra i Brindisi,e le feste Vinali degli Anti
chi.Veggasi a cart. Lettere. Di alquante lettere del M. si conservano gli
originaliin Pesaro nella libreria Giordani, delle quali lach.me.del dottissimo
Sig. Annibale degli Abati Olivieri si compiacque giàmandarmi copia; e sono tre
scritte al Cardinale Giulio della Rovere, una al Duca d'Urbino, due a Giulio
Veterani, ed una a Piermatteo Giordani. Altre parimente originali scrittea
Belisario Bulgarini si trovano in alcuni Codici esistenti nella Libreria
dell'Università di Siena. Oltre aquest'opere ilTadini afferma, essercime moria,
che dal Mazzoni sieno state scritte anche le seguenti, cioè I. In Homerum
Paraphrasis. II. Numi smatum Græcorum Interpretatio. In Lullum Commentaria.IV.
Naturalis Philosophie Arcana.V. Secretoperco noscere da'Bigari e Quadrigati,
denari Romani, qual fazione restasse vittoriosa ne' Giuochi Circensi, se la
Veneta o Prasing Rossa o Bianca. Tractatus de Somniis. L'originale di questo
trattato de'Sogni dice, che fu venduto molti anni sono da certuno al Sig.Pier
Girolamo Fattiboni Gentiluomo Cesenate. Ma che avea incontrata la stessa
disgrazia degli altri, non si essendo più trovato. Forse tutti questi mss.
dovettero essere in quelle dieci casse di libri di M., che rimasero dopo la di
lui morte presso Mercuriali in Pisa, come il Dottor Ceccaroni nell'accennate
Memorie afferma apparire da un pubblico Documento rogato. Per Per ultimo il
sopralodato Sig. Arcidiacono Chiara monti mi assicura, esservi anche al
presente chi sostiene doversi attribuire al M., così la Canzone composta in
lode del Torneamento fatto in Cesena nel Carnovale, la quale incomincia Mostra
l'alterafronte,come la difesa della medesima, che fu pubblicata sotto nome del
Bidello dell'Accademia con questo titolo; Risposta di Bidello delloStudio di
Cesena al Parere d'incognito Oppositore fatto sopra la Canzone Mostra l'altera
fronte. In Cesena conlicenza de Su periori Per Bartolomeo Raverii. in8.;
machenon avea avuto modo di verificare veruna di queste voci. lo per altro non averei
difficoltà di credeCre, che così la Canzone,come ladifesa potesser essere
fattura del nostro autore, essendo la Canzone assai bella ; e la difesa molto
dotta e giudiziosa, e degna assolutamente del nostro grande e celebratissimo
M.. Mazzoni. De triplice vita. Nome compiuto: Jacopo Mazzoni. Mazzoni. Keywords:
implicature, repubblica romana, the Latins on ‘vita activa’, I romani e la vita
attiva. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Mazzoni” – The Swimming-Pool Library.
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