LUIGI SPERANZA, "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" A-Z P PON
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Pontara:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale, o se il fine
giustifichi i mezzi filosofia trentina – filosofia italiana -- (Cles). Filosofo italiano. Cles, Trento, Trentino. Grice: “I
like Pontara: he wrote a whole essay on Kant’s problem about the reduction of
the categorical to the the prudential imperative, “Se il fine giustifica i
mezzi.” Uno dei massimi studiosi della
nonviolenza. Fortemente dubbioso dell’eticità del servizio militare. Insegna a Torino,
Siena, Cagliari, Padova, Bologna, Imperia, e Trento. Uno dei fondatori di “Per la Pace”. Studia
etica pratica e teorica, meta-etica e filosofia politica. “Se il fine
giustifichi i mezzi” (Mulino, Bologna). Studia non-violenza, Pace, Utilitarismo,
in Dizionario di politica (Pomba, Torino); Neo-contrattualismo, socialismo e
giustizia, Democrazia e contrattualismo
(Riuniti, Roma); Filosofia pratica (Saggiatore, Milano); Antigone o Creonte.
Etica e politica (Riuniti, Roma); “Etica e generazioni future” (Laterza, Bari);
La personalità non-violenta” (Abele, Torino); “Guerre, disobbedienza civile,
non-violenza” (Abele, Torino); “Breviario per un'etica quotidiana” (Pratiche,
Milano); “Il pragmatico e il persuaso, Il Ponte, Teoria e pratica della non-violenza”
(Einaudi, Torino). Nome compiuto: G. Pontara. Pontara. Keywords: Grice on the
mythic status of the contract in ‘Meaning Revisited’, Grice against the
quasi-contractualist, se il fine giustifichi i mezzi, contrattualismo. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Pontara” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Ponte: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale maschile – filosofia
lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Lodi). Flosofo italiano. Lodi, Lombardia. Studia a
Genova. Insegna a Pontremoli. D'impostazione tradizionalista, dopo gli studi
classici vive a Pontremoli. Storico delle idee e del diritto romano arcaico,
studioso di simbolismo, fonda la rivista di ispirazione evoliana Arthos --
cultura tradizionale, testimonianza tradizionale, a cura d’Arya di Genova. Cura
il Tractatus de potestate summi pontifices; La Cronologia vedica in appendice a
La dimora artica dei Veda. Tra i fondatori del movimento tradizionale romano.
Collabora attivamente con Arya, ispirate dall'O. I. C. L. Altre saggi: Dei
italici; Miti italici, Archetipi e forme della sacralità romano-italica,
Genova, Ecig; Il movimento tradizionalista romano, Scandiano, Sear; La
religione dei romani” (Milano, Rusconi); “Il magico Ur” (Borzano, Sear); “I
liguri: etno-genesi di un popolo” (Ecig, Genova); “La città degli dei”; “La
tradizione di Roma e la sua continuità” (Ecig, Genova); "Favete
Linguis!" Saggi sulle fondamenta del Sacro in Roma antica” (Arya, Genova);
"Ambrosiae pocula" (Tridente, Treviso); "Nella terra del
drago" note insolite di viaggio nel Regno del Bhutan (Tridente, La
Spezia); “Il mondo alla rovescia” (Arya, Genova); “In difesa della tradizione”
(Arya, Genova); “Le sacre radici del potere” (Arya, Genova); “La massoneria volgare
speculativa” (Arya, Genova); “Lettere ad un amico” (Arya, Genova); “Hic
manebimus optime” (Arya, Genova); “Etica aria” (Arya, Genova); “Aspetti del
lessico pontificale: gli indigitamenta”; “ “I LARI nel sistema spazio-temporale
romano”; “Santità delle mura e sanzione divina,”; “Gl’arii”; “Via romana agli
Dei”; Centro studi La Runa.IL MOVIMENTO TRADIZIONALISTA ROMANO: Studio storico
preliminare SeaR. Quanto segue è, nella sostanza, il contenuto di una
conferenza tenuta a Palermo presso l’istituto Platone riprodotto con aggiunte
note critiche e documentarie, per le Dispense d’Arx di Messina, edite da Ruta.
Il testo viene ripresentato con maggiore dignità tipografica e tiratura, onde
favorirne la diffusione, con poche modifiche e aggiunte, in questa nuova
collana della Sear di Scandiano. Poiché è certamente la prima volta che con una
certa organicità viene affrontato questo argomento, il presente scritto può a
ben diritto definirsi una novità. Tuttavia, dal momento che il nostro testo
viene presentato come uno studio storico preliminare, il lettore potrà dedurne
che i dati storici, biografici e letterari, le notizie contenute ed ogni altra
informazione non sono frutto di fantasia o di illazioni avventate, ma
desumibili nella loro grande maggioranza da fonti documentarie, come dimostrato
dai stessi riferimenti; l’insieme costituisce, d'altra parte, qualcosa di non
definitivo, in quanto suscettibile di essere ampliato ed ulteriormente
specificato da successive indagini e approfondimenti di maggior respiro.
Bisogna peraltro subito aggiungere che anche a molte notizie documentarie non
sarei pervenuto se non avessi tenuto conto, nel corso di più anni, di
indicazioni, suggerimenti, informazioni pervenutimi per via amichevole o
riservata. Quanto qui esposto, tuttavia, non fa parte di alcun segreto
esclusivo — come vorrebbero alcuni — bensì del patrimonio storico della nazione
italica e come tale lo offriamo alla meditazione di quei lettori che vorranno o
sapranno trovarvi spunto di interesse interiore, nonché agli storici laici,
perché almeno in questa occasione si rendano conto del tipo di dimensione
occulta che corre parallela e interferisce nelle vicende della storia: nella
fattispecie, prendano atto dell 'esistenza, sinora ignorata, delle correnti
esoteriche che tentarono di dare al FASCISMO quell’anima priva di compromessi
che non fu capace di far sua. Entrando il Sole nei Gemelli. Nella prefazione da
lui posta ad un recente lavoro dedicato soprattutto alla cosiddetta nuova
destra, il noto politologo Giorgio Galli, a cui si deve senza dubbio
riconoscere una notevole apertura mentale e un’intelligente operazione
culturale volta alla riscoperta di alcune tematiche proprie della destra
tradizionale, ha potuto osservare come alla nuova destra sia mancata
«precisamente una ri lettura della componente magica ed esoterica della cultura
di destra. La nova destra si trova anzi, attualmente, «in difficoltà sul piano
propriamente politico forse anche perché ha trascurato l’analisi di fenomeni ai
quali si dimostra sensibile la destra tradizionalista esoterica): tale
fallimento, dunque, sarebbe implicito nel «completo abbandono di un bagaglio
culturale di indubbia rilevanza. Tale diagnosi ci pare esatta e le acute
osservazioni di Galli (al quale si debbono anche tentativi di pe netrare nel mondo
oggi ancor poco conosciuto, proprio perché poco adeguatamente studiato,
dell’eso- [GALLI, prefaz. a: MONICA ZUCCHINALI, A destra in Italia, Sugarco
Edizioni, Milano. Tale lavoro non merita, di per sé, alcuna annotazione di
rilievo, essendo molto superficiale e limitato nel settore dedicato alia
«destra radicale» (e in questo largamente superato da precedenti pubblicazioni,
per quanto decisamente a sini stra, come La destra radicale, a cura di
Ferraresi, eccessivamente ampio e parziale nei confronti della cosiddetta
«Nuova Destra», mentre la «destra tradizionale» è pressoché inesistente. In
sostanza, ciò che dà rilievo al libro, sono le poche notazioni preliminari del
Galli, che peraltro suonano da campana a morto per i profeti della fine del
«mito incapacitante] terismo del III Reich), che ben difficilmente, del resto,
potrebbero essere recepite nella loro portata da quanto sopravvive della nuova
destra, proprio per la sua impostazione profana e modernista (per non parlare
della destra «tecnocratica» missina, per sua intrinseca natura da sempre
impermeabile ad ogni discorso «intelligente»), potranno ser- [In una relazione
sul tema tenuta a Torino (pare per la Fondazione Agnelli), il cui testo abbiamo
potuto leggere, il Galli osserva come «la storiografia ufficiale e accademica
abbia sempre esitato a muoversi in questa direzione, appunto per il timore di
spostarsi dal piano della storia a quello della fantasia. Ciononostante Galli,
che dunque sembra muoversi tra i primi al di fuori di tale logica paralizzante,
afferma come vi siano sufficienti elementi per una riflessione storica organica
sulla componente esoterica soprattutto dei nazismo, mentre per quanto riguarda
il fascismo italiano questa riflessione potrebbe con cernere esclusivamente la
personalità d’Evola. Il saggio dunque amplia le prospettive conoscitive di
Galli e di quanti altri si interessino di tali tematiche proprio sull’ultimo
punto, quello concernente il FASCISMO. Circa poi le correnti esoteriche del
nazismo, bisognerebbe intanto distinguere fra ciò che ha preceduto la sua presa
del potere, le gerarchie ufficiali dello Stato ed alcuni settori delle SS. In
base a ricerche che stiamo effettuando, possiamo anticipare che tali correnti
esoteriche poggiano su fondamenta assai fragili, contrariamente a quel che
potrebbe pensare Galli stesso, che in que sto caso pare essere rimasto vittima
di alcune «ingenuità» propalate sulla scia del famigerato Mattino dei Maghi di
Pauwels e Bergier. Per un discorso preliminare su quanto andiamo dicendo, si
veda ora il mio saggio su La realtà storica della società Thule, in
introduzione alla prima traduzione italiana di Prima che Hitler venisse di
Rudolf von Sebottendorff. Edizioni Delta-Arktos, Torino. Su Evola e certi
ambienti delle SS, pubblicherò in seguito documenti provenienti dall’archivio
di stato tedesco (Quartier Generale di Himmler), in cui tali tematiche saranno
ulteriormente trattate. In un recente articolo che vuole costituire una sorta
di recensione del libro della Zucchinali, un anonimo missino cosi sintetizza
gli interes- [virci qui da spunto iniziale per una breve indagine preliminare,
necessariamente per ora limitata, su una corrente di pensiero indubbiamente
assai minoritaria, ieri ed oggi, in Italia, ma come è stato di recente
sottolineato, «nel contempo assolutamente necessaria per l’Italia, che ha
svolto ed è destinata a svolgere ancora una funzione molto importante, per non
dire essenziale, per la nostra nazione: quella della conservazione dtXV
identità delle nostre radici. Essa, se è stata opacizzata nelle masse e in una
classe dirigente sclerotizzata e corrotta per incapacità e colpevole
negligenza, nondimeno persiste im mutata, come presenze e immagini primordiali,
negli archetipi divini che presiedono alle nostre sorti. Il compito di tale minoranza,
al di là della pura e semplice azione conservativa, è stato quello di saper
ridestare nei momenti opportuni quelle immagini, sì che divenissero presenze
vive ed operanti, concretiz zandole nelle nuove realtà della nazione italica.
Si tratta delle immagini primordiali e delle epifa nie divine del Lazio e dell
'Italia delle origini, ovvero della Saturnia tellus: quelle che hanno reso
possibile la manifestazione sul nostro suolo della tradizione di Roma — che
simboli, funzioni ed attribuzioni si e i tentativi controcorrente del Galli: A
cosa ciò possa condurre in concreto, è imprevedibile. Forse a nulla» (in
«Proposta» Conventum Italicum, comunicato anonimo in «Arthos] hanno reso
evidente essere emanazione della Tradi zione primordiale ed il suo rinnovellarsi
attraverso i tempi. Il precedente riferimento del Galli all’esoterismo è, nel
nostro caso, più che pertinente, dal momento che la trasmissione e
perpetuazione della tradizione romana, almeno negli ultimi quindici secoli, ha
po tuto avvenire, per motivi ben comprensibili, per via segreta, cioè esoterica
e di necessità sotto forme e vie anche molto diverse. Se oggi si può parlare di
«de stra» esoterica è soltanto perché, per circostanze sto riche particolari,
in un ambito (peraltro, assai ri stretto) della destra del nostro secolo certe
tematiche hanno potuto trovare parziale ospitalità: va da sé — e non sarebbe il
caso di insistervi sopra che la .tradizione di cui tali correnti sono
portatrici si situa ben al di là e al di sopra di ogni miserabile dialettica
fra destra e sinistra, termini e concetti di derivazione parlamentare moderna e
quindi del tutto inadeguati ad inquadrare forme di realtà spirituali quali
quelle a cui ci riferiamo. Tuttavia, dal momento che il presente intende es
sere semplicemente uno «studio storico» su tale cor- [Per tali evidenziazioni,
debbo rimandare ad alcuni capitoli del mio Dèi e miti italici. Il ed., ECIG,
Genova, specialmente in connessione con le figure di Giano e Saturno (con il
ciclo a lui connesso. Si deve peraltro notare che ad interessi esoterici
inerenti anche alla tradizione romana non furono aliene certe personalità della
sinistra storica e nel corso della nostra esposizione non mancherà un esempio
concreto.] rente, dovremo fare solo riferimenti indiretti e limi tati al suo
lato esoterico, quanto invece insistere sui suoi riflessi politici, culturali e
religiosi. L’abbiamo definita «corrente tradizionalista romana nel Novecento:
un’élite che ha in ogni caso lasciato una sua impronta in una certa epoca e
che, nell’incertezza del pensiero debole attuale, potrebbe ancora essere
portatrice di un messaggio radicalmente alternativo, poiché radicalmente (e qui
l’espressione va intesa, con coscienza di causa, nel suo pieno valore
etimologico, a radicibus) orientata contro gli pseudovalori che reggono la
scena del mondo moderno. Non è mio compito qui riassumere i termini della
questione intorno alla possibilità della trasmissione della sacralità e della
tradizione di Roma dall’epoca degli ultimi sapienti pagani sino ai nostri
giorni: è uno studio che, in riferimento soprattutto alle gentes dei Simmachi,
dei Nicomachi, dei Pretestati ed altri, abbiamo da anni iniziato in varie
riviste e pubblica- [Derivo l’espressione di «corrente tradizionalista romana»
dal poderoso (e ponderoso) lavoro di VONA, Evola e Guénon. Tradizione e
civiltà, Napoli in cui, nel cap. intitolato appunto Il tradizionalismo romano,
l’A. studia la «corrente romana del tradizionalismo, ad opera di Reghini, Evola
e De Giorgio». È evidente che col termine «corrente» noi non intendiamo
riferirci (se non in singo li casi, che ben preciseremo) ad una linea di
pensiero omogenea, bene organizzata in un gruppo unitario e compatto dalle
caratteristiche co muni, ideologicamente e politicamente parlando, ma ad una
tendenza che potè assumere aspetti e sfaccettature diverse, come proprio i casi
di Reghini, Evola e De Giorgio (e non sono certo gli unici) sono a dimostrare]
zioni e che non mancherà di ulteriori sviluppi. In questa sede sarà sufficiente
fare rapido riferimento a quell’epoca gravida di grandi e decisive tra
sformazioni che fu il Rinascimento italiano. È soprattutto nel corso del XV
secolo che tradizioni occulte, sopravissute per secoli nel più grande segreto,
paiono ricevere nuova linfa e l’impulso ad una nuova manifestazione dal
contatto con personalità del l’Oriente europeo di altissima rilevanza
intellettuale, come quella di Giorgio Gemisto Pletone, il grande
rivitalizzatore della filosofia platonica negli ultimi anni dell’Impero
d’Oriente e fondatore di un cena colo esoterico a Mistra, la medievale erede
dell’antica Sparta, all’interno del quale, oltre a conservare testi
dell’antichità pagana (come le opere dell’imperatore Giuliano, che vi venivano
trascritte), si celebravano veri e propri riti e si elevavano inni in onore degli
dèi olimpici. La figura e la funzione di Pletone sono ancora troppo poco note
in generale e, in Italia, non ancora studiate. In genere, ci si limi- [Cfr. ad
esempio: P., Sulla continuità della tradizione sacrale romana, parti I e II, in
«Arthos»; vedi anche: Q. AURELIO SIMMACO, RelazionesuH’altare della Vittoria,
con un’introduzione di R. del Ponte su Simmaco e isuoi tempi. Edizioni del
Basilisco, Genova. Si tenga conto che nel sud del Peloponneso sono attestati, a
livello popolare, culti nei confronti degli dèi classici sino al IX secolo
della nostra era. In lingua italiana mancano ancora del tutto studi
approfonditi.] ta a citare, a proposito di lui, la sua partecipazione al
Concilio di Firenze e l’istituzione dell’Accademia Platonica Fiorentina, che
ebbe sede nella villa di Careggi (o «delle Cariti», o «Muse»), concepita da Co
simo il Vecchio e realizzata da Lorenzo il Magnifico su suggestione del
Pletone. Ma gli effetti dovettero essere ancora più interessanti e gravidi di
conseguenze, se si considerino i legami, ad esempio, Pletone e Malatesta.
Signore di Rimini: colui che ne sottrarrà il cadavere agli Ottomani, i quali
avevano occupato Mistra, onde deporlo pietosamente in un’arca marmorea del suo
famoso «Tempio Malatestiano. Lo stesso Malatesta dovette pure essere in
rapporto con la ben nota Accademia Romana di Pomponio Leto, propugnatore,
scrive il von Pa- stor, del «romanesimo nazionale antico». Il capo [Ci si dovrà
pertanto limitare a rimandare a: KIESZKOWSKI, Studi sul platonismo del
Rinascimento in Italia, Sansoni, Firenze; FENILI, Bisanzio e la corrente
tradizionale del Rinascimento, in «Vie della Tradizione» (ci viene comunicato
ora, che a cura dello stesso P. Fenili è in corso di stampa un’antologia di
brani di Pletone, dal titolo «Paganitas», lo squarcio nelle tenebre, per Basala
Editore di Roma). Di recente, ci è ca pitato di leggere in un’insolita
pubblicazione, una rivistina satirica di sinistra, un reportage da Mistra
singolarmente informato e documentato su Gemisto Pletone e la sua scuola
(LOSARDO, La repubblica dei Magi. Da Sparta alla Firenze del '400, in
«Frigidaire. Per mezzo del Platina (definito da Pomponio pater sanctissi- mus),
l’Accademia Romana intratteneva rapporti col Malatesta, il quale dell’Accademia
Romana, riporta il von Pastori «spregiava la religione cristiana ed usciva in
vio lenti discorsi contro i suoi seguaci... venerava il genio della città di
Roma. Quale rappresentante di queU’umanesimo, che gravitava verso il pagane
simo, si schierarono ben presto attorno a Pomponio un certo numero di giovani,
spiriti liberi dalle idee e dai costumi mezzo pagani. Gli iniziati
consideravano la loro dotta società come un vero collegio sacerdotale alla
foggia antica, con alla testa un pontefice massimo, alla quale dignità fu
elevato Pomponio Leto. Si noti che sembra certa l’adesione alla cerchia del
Leto del principe Francesco Colonna, Signore di Pa- lestrina, l’antica
Praeneste, dai più ritenuto l’autore della celeberrima Hypnerotomachia
Poliphili, un te sto molto citato, ma molto poco letto e soprattutto compreso, dove,
in ogni modo, una sapienza ermeti ca si sposa all’esaltazione, non tanto
filosofica.] fu notoriamente nemico dei papi e ammiratore del movimento pagano
di Mistra (cfr. F. Masai, Pléthon et le platonisme de Mistra, Paris. L’opera
del Masai è a tutt’oggi la più completa esistente sulla dottrina e la figura di
Giorgio Gemisto Pletone). Si noti che il Platina fu allievo a Firenze
dell’Argiropulo, discepolo di Pletone, e che un altro antico discepolo, il
Cardinal Bessarione, si prodigò per la liberazio ne da Castel Sant’Angelo dei
membri dell’Accademia Romana, dopo che furono accusati dal papa Paolo II — non
senza fondamento — di paganesimo. 11 Masai si domanda se l’Accade mia Romana
«non fosse in qualche modo una filiale di quella di Mistra. L. von PASTOR,
Storia dei Papi, Roma] quanto mistica, del mondo della paganità romano italica,
culminante nella visione di Venere Genitrice. Se si rifletta al fatto che
Francesco Colonna, realizzatore dell’imponente palazzo gentilizio eretto sulle
rovine del tempio di Fortuna Primigenia (ancora oggi ben identificabili nelle
strutture originali), vantava discendenza diret ta dalla gens Julia e quindi da
Venere, si potrà allora intravedere come l’apporto vivificante della corrente
sapienziale reintrodotta in Italia da Pletone si fosse incontrato col retaggio
gentilizio di una tradizione antichissima, gelosamente custodito nel silenzio
dei secoli col tramite di alcune fami glie nobiliari italiane, in ispecie
laziali, generosamente fruttificando: nel senso di spingere ad un rinnovamento
tradizionale non solo l’Italia, ma persino, ad un certo momento, lo stesso
papato, se avventi. Risulterà forse sorprendente apprendere come i Colonna
possedessero ancora fino ai nostri giorni il «feudo» originale di Giulio
Cesare, Boville (Frattocchie d’Albano). E visibile nel giardino Colonna al
Quirinale l’aitare antico dedicato al Vediove della gens Julia (notizie
ricavate da: COLONNA, I Colonna, Roma. Tolomeo 1 Colonna ostentava il titolo di
Romanorum consul excellentissimus e Julia stirpe progenitus (FEDELE, s.v.
Colonna, in «Enciclopedia Italiana). Ha compiuto un’attenta analisi
deWHypnerotomachia Poli phili (editio princeps, presso Manuzio) come opera di
France sco Colonna, M. CALVESI, Il sogno di Polifilo prenestino, Roma. Si veda
anche: PELOSI, Il sogno di Polifilo: una quéte del l’umanesimo, ed. Palladio.
Ambesi, in considerazione della dimensione iniziatica dell’opera di Francesco
Colonna, la conside ra come un’anticipazione cifrata del movimento dei
Rosacroce (/ Rosacroce, Milano] ne che poco mancò che salisse al soglio
pontificio quel cardinale Giuseppe Bassarione che fu discepolo diretto di
Giorgio Gemisto Pletone, da lui giudicato, come scrisse in una lettera privata
ai figli del maestro dopo la sua morte, «il più grande dei Greci dopo Platone.]
Ma altri tempi tristi dovevano giungere, tempi in cui sarebbe stato più
prudente tacere, come dimo strò il bagliore delle fiamme in Campo dei Fiori,
avvolgenti nell’anno di Cristo il corpo, ma non l’animo, di Bruno,
rivivificatore generoso, ma impaziente, di dottrine orfico-pitagoriche, che
trovavano analoga eco — frutto di una linfa non mai del tutto estinta
nell’Italia Meridionale — nella poesia e nella prosa dell’irruente frate
calabrese Tommaso Campanella, lui pure oggetto di odiose persecuzioni. Bisogna
giungere sino all’unità d’Italia, parzialmente realizzatasi con la fine della
millenaria usurpazione temporale dei papi, per trovare una situazione mutata. A
questo punto bisogna chiarire una volta per tutte, con la maggiore evidenza,
che dal punto di vista del tradizionalismo romano l’unità d’Italia —
indipendentemente dai modi con cui [Si dovrà ricordare che Bessarione raccolse
cum pietate nel suo studio le opere e i manoscritti del maestro, in particolare
alcuni frammenti apertamente pagani delle Leggi, dotandone poi la Biblioteca
Marciana da lui fondata, a Venezia. ] potè in effetti verificarsi (modi spesso
arbitrari e prevaricatori della dignità e delle sacrosante autono mie di
diverse popolazioni italiche) e dall’azione di certe forze sospette
(Carboneria, massoneria e sette varie) che per i loro fini occulti poterono
agevolarla — era e rimane condizione imprescindibile e necessaria per ritornare
alla realtà geopolitica dell’Italia au- gustea (e dantesca): quindi per
propiziare il rimani festarsi nella Saturnia tellus di quelle forze divine che
ab origine a quella realtà geografica — consacrata dalla volontà degli dèi indigeti
— sono legate. È un dato che si dovrà tenere ben presente, per meglio intendere
certi fatti che avremo modo di esporre in seguito. Intanto, è nell’aria
qualcosa di nuovo e antico insieme, che verrà avvertito dalle anime più
sensibili. Fra queste, il grande poeta Giovanni Pascoli, con un equilibrio ed
una compostezza veramente classici, valendosi di una sensibilità non inferiore
a quella con cui in quegli stessi anni conduceva l’esegesi di certi lati
occulti della dantesca Commedia, con il seguente sonetto (e col corrispondente
testo in esame tri latini, da noi non riprodotto) celebrava in una semplice
aula scolastica la solennità. L’aratro è fermo: il toro d’arar sazio, leva il
fumido muso ad una branca d’olmo; la vacca mugge a lungo, stanca, e n’echeggia
il frondifero Palazio. Una mano sull’asta, una sull’anca del toro, l’arator
guarda lo spazio: sotto lui, verde acquitrinoso il Lazio; là, sul monte, una
lunga breccia bianca. È Alba. Passa l’Albula tranquilla, sì che ognun ode un
picchio che percuote nell’Argileto l’acero sonoro. Sopra il Tarpeio un bosco al
sole brilla, come un incendio. Scende a larghe ruote l’aquila nera in un
polverio d’oro. Allo scadere del secolo è un fatto nuovo di ordine archeologico
il punto di riferimento im portante ed essenziale per il secolo che sta per
aprirsi: la scoperta nel Foro da parte di Boni (si veda) del cippo arcaico
sotto il cosiddetto Lapis Niger, in cui l’iscrizione in caratteri antichi del
termi ne RECHI ( = regi) attesta documentariamente l’effettiva esistenza in
Roma della monarchia e, con quanto ne consegue, la sostanziale fondatezza della
tradizione annalistica romana, trasmessa nel corso di innumerevoli generazioni,
dai primi Annales Ma ximi dei pontefici sino a LIVIO (vedasi) e, al termine
del- [PASCOLI, Antico sempre nuovo. Scritti vari di argomento latino,
Zanichelli, Bologna. Il lettore esperto potrà notare come in pochi versi il
poeta abbia saputo sapientemente concentrare particolari nomi evocativi di
determinate realtà primordiali dell’Urbe.] l’Impero d’Occidente, alle ultime
gentes sacerdotali ed a quegli estremi devoti raccoglitori e trasmettitori
della sapienza delle origini, come poterono essere un Macrobio ed un Marziano
Capella. È come se, fisicamente, una parte di tradizione ro mana si esponesse improvvisamente
alla luce del sole a smentire l’incredulità e l’ipercriticismo della scuola
tedesca, che, in nome di un presunto realismo scientifico, aveva respinto in
blocco le più antiche memorie patrie, e soprattutto dei suoi squallidi seguaci
italiani, come quell’Ettore Pais che nella sua Storia di Roma (ristampata
innumerevoli volte fino in piena epoca fascista) aveva negato ogni tradizione
da una parte, costruendo dall’altra fantastici castelli in aria, senza alcuna
base, né storica, né filologica. Risulta che Giacomo Boni fu in corrispondenza
con un altro principe romano, pioniere degli studi islamici e deputato al
parlamento nei banchi della sinistra: Leone Caetani duca di Sermoneta, principe
di Teano, marito di una principessa Colonna. Suo nonno, Michelangelo Caetani,
era stato l’autore di un fortunato opuscolo di esegesi dantesca dove si
sosteneva l’identità di ENEA col dantesco «messo del cielo» che apre le porte
della Città di Dite con «l’aurea verghetta» degli iniziati di Eieusi: quello
stesso che fu il latore a Vittorio Emanuele II dei [Cfr. M. CAETANI di
SERMONETA, Tre chiose nella Divina Commedia di Dante Alighieri, II ed., Lapi,
Città di Castello] risultati del plebiscito che sanciva l’unione di Roma
all’Italia. Proprio Leone Caetani sarebbe stato l’autorevole tramite attraverso
cui si sarebbero manifestate all’interno della Fratellanza Terapeutica di
Myriam (operativa proprio negli anni della scoperta del Lapis Niger) fondata da
Giuliano Kremmerz (cioè Ciro Formisano di Portici) — che la definì talvolta
come Schola Italica — determinate influenze derivanti dall’antica tradizione
romano-italica se, come scrive l’esoterista Marco Daffi {alias il conte Libero
Ricciardelli) è lui il misterioso Ottaviano (altro riferimento alla gens
Julia!) autore nella rivista Commentarium diretta dal Kremmerz, di un articolo
sul dio Pan e di una lettera di congedo dalla redazione in cui egli riafferma
in tali termini la proti?) «Sotto tale pseudonimo si nascondeva persona
veramente autorevole, autorevolissimo collega di ricerche ermetiche di Kremmerz
tanto da potere essere ritenuto portavoce di sede superiore Don Leone Caetani,
Duca di Sermoneta, Principe di Teano» (M. DAFFI, Giuliano Kremmerz e la Fr+Tr+
di Myriam, a cura di G.M.G., Alkaest, Genova). Gli scritti firmati da Ottaviano
in Commentarium sono tre: La divinazione pantéa, Per Borri, Gnosticismo e
iniziazione. In quest’ultimo scritto, con sistente in una lettera di congedo
come collaboratore della rivista, si rimanda all’opera di un altro personaggio
che, come Ottaviano, doveva riconnettersi allo stesso ambiente iniziatico
gravitante alle spalle dell’or ganismo kremmerziano: l’avvocato Lebano, autore
di un curioso libretto intitolato Dell’Inferno: Cristo vi discese colla sola
ani ma o anche col corpo? (Torre Annunziata), in cui nuovamente si accenna al
«ramoscello dorato del segreto, ossia la voce mistica di con venzione che Enea
presenta a Proscrpina.] pria fede pagana: non sono che pagano e ammiratore del
paga nesimo e divido il mondo in volgo e sapienti volgo, che i miei antenati
simboleggiavano nel ca ne e lo pingevano alla catena sul vestibolo del Domus
familiae con la nota scritta: Cave canem; cane perché latra, addenta e lacera.
In quegli tempi era cominciata l’attività pubblicistica ed iniziatica di Reghini.
La sua importanza fra i più autorevoli esponenti europei della Tradizione, e
del filone romano-italico in particolare, risiede certamente non tanto nel
tentativo, vano e fatalmente destinato all’insuccesso, per quanto
disinteressato, di rivitalizzare la massoneria al suo interno, quanto
nell’attenzione da lui portata allo studio ed [OTTAVIANO, Gnosticismo e
iniziazione. Tentativo che si concretizzò soprattutto con la creazione del Rito
Filosofico Italiano, fondato da Reghini, Frosini ed altri (vi sarà accolto come
membro onorario Crowley), ma dall’esistenza effimera, dal momento che si fuse
con la massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato di Piazza del Gesù.
Reghini seguirà le sorti e le direttive di Piazza del Gesù di Raoul Palermi,
molto favorevole nei confronti del fascismo, sino ai provvedimenti contro le
società segrete. Papini dedica alcune pagine nel contempo pungenti e commosse
ad Reghini di cui fu amico negli anni giovanili, cosi concludendo: «Arturo
Reghini visse, povero e solitario, una vita di pensiero e di sogno: anch’e gli
difese e incarnò, a suo modo, il primato dello spirituale. Nessuno di quelli
che lo conobbero potrà dimenticarlo, Passato remoto, ed. L’Arco, Firenze] alla
riscoperta della tradizione classica e romana, che gli era stato dato in
compito di rivitalizzare in segreto, così come egli stesso si esprime in una
lettera inviata ad Augusto Agabiti e pubblicata nell’Ultra»: «sai bene come il
nostro lavoro, puramente metafisico e quindi naturalmente esoterico, sia
rimasto sempre e volontariamente segreto. In tal modo Reghini ben si inseriva
nel filone della corrente tradizionalista romana, in quella sua variante che si
può legittimamente definire «orfico- pitagorica, col contributo di numerosi
scritti, soprattutto sulla numerologia pitagorica, sparsi fra molti articoli e
opere impegnative, come Per la resti tuzione della geometria pitagorica, I
numeri sacri della tradizione pitagorica massonica, Aritmosofia. REGHINI, La
«tradizione italica», in «Ultra», Vili [Allo stesso modo, di tradizione
ermetica egizio-ellenistica si potrebbe parlare per il filone essenzialmente
seguito dalla corrente kremmerziana. È chiaro come nessuna di queste correnti
possa preten dere di identificarsi con il filone centrale deWa tradizione
romana (come vorrebbero, ad esempio, certi continuatori del Reghini dei nostri
giorni), rappresentandone, semmai, corollari concentrici ed espressioni validis
sime, ma essenzialmente periferiche. Il nucleo della tradizione romana è altra
cosa: può includere tutto ciò, ma al tempo stesso ne è al di sopra nella sua
essenza originaria. Per cercare di comprendere la cosa, si dovrà riflettere sul
simbolismo e sulla funzione del dio Giano, non per caso divinità unica e
propria della sacra terra laziale.) ed il tuttora inedito Dei numeri
pitagorici. Con questa attività egli avrebbe perseguito la missione affidatagli
da un’antica scuola iniziatica di tradizione pitagorica della Magna Grecia
allorché, ancora giovane e studente a Pisa, fu avvicinato da colui che sarebbe
divenuto il suo maestro spirituale: Armentano (si veda), calabrese, ufficiale
dell’esercito all’epoca in cui lo conobbe il Reghini. Ad Armentano apparteneva
[Di recente, per il quarantesimo anniversario della scomparsa del Reghini, è
stata edita una raccolta di suoi scritti vari: Paganesi mo, pitagorismo,
massoneria, ed. Mantinea, Fumari, a cura dell’Associazione Pitagorica, un
gruppo costituitosi con un poco iniziatico atto notarile (sic), ma che vanta
diretta discendenza dal gruppo del Reghini. La raccolta è stata purtroppo
eseguita con dilettantismo, senza criteri ed inquadramenti storico-filologici e
gli scritti reghiniani (uno addirittura incompleto) non seguono nè un ordi ne
logico, nè cronologico. Il saggio suW Interdizione pitagorica delle fa ve si
potrà leggere ora completo in Arthos. DIOGENE LAERZIO ricorda come il pensiero
di Pitagora avesse trovato accoglienza presso gli Italioti della Magna Grecia.
Come dice Alcidamante tutti onorano i sapienti. Così i Pari onorano Archiloco,
che pur era blasfemo, e i Chii Omero, che era d’altra città e gli Italioti
Pitagora» (Die fragmente der Vorsokratiker, a cura di H. Diels-W. Kranz; trad.
ital. Bari. Per alcune notizie su Armentano (ed una sua foto), cfr. SESTITO,
A.R.A., il Maestro, in Ygieia, bollettino interno dell’Associazione Pitagorica.
Di Armentano si vedano le Massi me di scienza iniziatica, commentate dal
Reghini in vari numeri d’Atanòr» ed Ignis. Negli anni Trenta Armentano lasciò
l’Italia per il Brasile, dove morì. È sintomatico come anche Ottaviano in quel
periodo si sarebbe allontanato dall’Italia stanziandosi a Vancouver in Canada.
] quella misteriosa «torre in mezzo al mare. Una ve detta diroccata, su di uno
scoglio deserto dove, con gran dispiacere di Sibilla Aleramo, il giovane
protagonista del romanzo Amo, dunque sono (Mondadori, Milano), Lucian, alias
Parise, avrebbe dovuto «diventare mago» in compagnia di un amico non nominato,
vale a dire proprio il Reghini. Fu proprio nella torre di Scalea, in Calabria,
che il Reghini rivide il testo della traduzione italiana deirOccw//flr
Phylosophia di Agrippa, a cui premise un ampio saggio di quasi duecento pagine
su E.C. Agrippa e la sua magia. Vi scriveva, fra l’altro. E perciò, in noi, il
senso della romanità si fonde con quello aristocratico e iniziatico nel renderci
fieramente avversi a certe alleanze, acquiescenze e deviazioni. Forse si
avvicina il tempo in cui sarà possibile di rimettere un po’ a posto le cose, e
noi speriamo che ci venga consentito, una qualche volta, di riportare alla luce
qualche segno dell’esoterismo romano. Quanto alla permanenza di una tradizione
romana, si vorrà ammettere che se una tradizione iniziatica romana pagana ha
potuto perpetuarsi, non può averlo fatto che nel più assoluto mistero. Non è
quindi il caso di interloquire con affermazioni e negazioni. ALERAMO, AMO;
DUNQUE, SONO. Cfr.: «Luciano, Luciano, e tu vuoi essere mago! M’hai detto
d’aver già operato fantastiche cose, fantastiche a narrarsi, ma realmente
accadute. REGHINI, E.C. Agrippa e la sua magia, in: E.C. AGRIPPA, [è un tempo
molto importante, sotto diversi aspetti, per i tentativi di rivivificazione
della tradi zione italica. Nella Salamandra», in un articolo dal titolo
fortunato, poi ripreso da Evola, Imperialismo pagano, Reghini coglieva
occasione, scagliandosi contro il parlamentarismo ed il suffragio universale
che favoriva cattolici e socialisti, di riaffermare l’unità e l’immutabilità
della tradizione pagana in Italia, che, sempre ricollegata nella sua visione al
pitagorismo, si sarebbe trasmessa attraverso le figure di alcuni grandi ini
ziati sino ai nostri giorni. In ottobre, dalle pagi ne di «Ultra», precisava
nello stesso tempo, in un importante articolo dottrinario, che: Il linguaggio e
la razza non sono le cause della superiorità metafisica, essa appare connaturata
al luogo, al suolo, all’aria stessa. Roma, Roma caput mundi, la città eterna,
si manifesta anche storica mente come una di queste regioni magnetiche del la
terra. Se noi parleremo del mito aureo e so lare in Egitto, Caldea e Grecia
prima di occuparci della sapienza romana, non è perché questa derivi da quella,
ché il meno non può dare il più. Lm Filosofia occulta o la Magia, Mediterranee,
Roma] L’articolo fu poi ripubblicato in Atanòr, Roma. REGHINI, Del simbolismo e
della filologia in rapporto alla sapienza metafisica, in «Ultra», Vili]
Intanto, nella notte del solstizio d’inverno, si era verificato un insolito
episodio, gravido di future conseguenze: in seguito a misteriose indicazioni,
nei pressi di un antico sepolcro sull’Appia Antica era stato rinvenuto, a cura
d’Ekatlos, accuratamente celato e protetto da un involucro im permeabile, uno
scettro regale di arcaica fattura e i segni di un rituale. Ed il rito — riporta
Ekatlos — e celebrato ogni notte, senza sosta. E noi sentimmo, meravigliati,
accorrervi forze di guerra e forze di vittoria; e vedemmo balenar nella sua
luce le figure vetuste ed auguste degl’eroi della razza nostra romana; e un
segno che non può fallire e sigillo per il ponte di salda pietra che uo mini
sconosciuti costruivano per essi nel silenzio profondo della notte, giorno per
giorno. Il significato, le vere intenzioni e le origini di tali [Lasciamo ogni
responsabilità circa l’identificazione d’Ekatlos con il principe Leone Caetani,
già da noi incontrato, all’anonimo autore (si tratta, peraltro, certamente di
Mutti, fanatico integralista islamico) di una postilla alla parziale traduzione
francese della rivista evoliana «Krur» (TRANSILVANUS, A propos de l’article
d’Eka- tlos, seguito da una Note sur Leone Caetani, in EVOLA, Tous les écrits
de «Ur» et «Krur», [Krur], Arché,
Milano. Ancor più lasciamo all’autore di tali tristi note (in cui ancora una
volta si dimostra come tra fanatismo religioso e via iniziatica esista un
divario invalicabile) la pesante responsabilità delle poco ragguardevoli
espressioni usate nei confronti del benemerito principe romano. EKATLOS, La
Grande Orma: la scena e le quinte, in Krur, GRUPPO di UR, Introduzione alla
Magia, Roma] riti pongono un problema», osserva il Di Vona, ma il loro fine immediato
fu esplicito, e come tale è stato dichiarato. Esso fu compiuto nel dovuto modo
da un gruppo che si propose di dirigere verso la vittoria italiana la I Guerra
Mondiale». Ma l’episodio ha un seguito: il giorno in cui cade la festa romana
del Tubilustrium, o consacrazione delle trombe di guerra) fu fondato a Milano,
nella famosa riunione di Piazza Sansepol- cro, il primo Fascio di
Combattimento, piu tardi denominato Partito Nazionale Fascista. Fra gli astanti
vi fu chi, emanazione dello stesso gruppo che aveva riesumato l’antico rituale,
preannuncio a Benito Mussolini: Voisarete Console d’Italia. E fu la stessa
persona che, qualche mese dopo la Marcia su Roma, vestita di rosso, offrì al
Capo del Governo un’arcaica ascia etrusca, con le dodici verghe di betulla
secondo la prescrizione rituale le gate con strisce di cuoio rosso.] Con tale
atto dal sapore sacrale, come è evidente. [VONA, Evola e Guénon] EKATLOS. La
notizia è riportata con altri particolari nel Piccolo di Roma. Particolare
curioso: la sera stessa Mussolini parti in aereo alla volta di Udine, onde
potere inaugurare il giorno dopo, l’anniversario dell ’entrata in guerra, il
monumentale cimitero di Redipuglia, alla presenza del Duca d’Aosta. Quella
sera, sulla via del ritorno verso Roma, l’aereo fu costretto, da un
inspiegabile guasto, ad un atterraggio di fortuna nei pressi di Cerveteri, cioè
l’antica etrusca Cere, donde forse proveniva l’arcaico fascio.] le correnti più
occulte portatrici della tradizione romana avrebbero voluto propiziare una
restaurazione in senso «pagano» del fascismo. Altri episodi concomitanti
concorrono a rafforzare questa supposizione. E rappresentata sul Palatino la
tragedia Rumori: Romae sacrae origines, col beneplacito e la presenza plaudente
di Benito Mussolini. La tragedia (o, meglio, alla latina, il Carmen solutum)
risulta opera di un certo Ignis (pseudonimo sotto cui si celerebbe l’avvocato
Ruggero Musmeci Ferrari Bravo), che risulta godere di appoggi assai influenti,
come quello di Ardengo Soffici [cfr. Appendice 11], e appare, specialmente in
quel terzo carmen che fu recitato, più che una semplice rappresentazione
scenica, un vero e proprio atto rituale: un rito di consacrazione, certamente
denotante nell’autore, o nei gruppi restati nell’ombra di cui egli era
emanazione, una conoscenza non solo filologica della tradizione romana (si
pensi che in intermezzi scenici vengono cantati, al suono di flauti, i versi
ianuli e iunonii dei Fratres Arvales), ma anche di certi suoi lati occulti,
come lascia intendere il rito di incisione su lamine auree dei nomi arcani
deU’Urbe e l’esegesi, volutamente incompleta, dei significati del nome di Roma.
Quest’azione, occulta e palese, sulle gerarchie fasciste affinché i simboli da
esse evocate, come l’aqui la o il fascio, non restassero puro orpello di
facciata, continuerà sino al tempo in cui [Rumon verrà pubblicata, in splendida
edizione ufficiale, dalla Libreria del Littorio, con i frontespizi ornati di
caratteri arcaici romani, disegnati appositamente daBoni, lo scopritore del
Lapis Niger già da noi incontrato, il quale avrà il privilegio poco dopo, alla
sua morte, di essere inumato sul Palatino stesso. Ancora noteremo come
sintomatica l’uscita della Apologia del paganesimo (Formig- gini, Roma) di
Giovanni Costa, futuro collaboratore delle iniziative pubblicistiche di Evola.
Usceno le due riviste di studi iniziatici Atanòr ed Ignis, dirette da Reghini,
e in cui iniziò una collaborazione il giovane Evola: affronteranno con un
rigore ed una serietà inconsuete, per l’eterogeneo ambiente spiritualista
dell’epoca, tematiche e discipline esoteriche di particolare interesse: vi
comparvero, per la prima volta in Italia, scritti di René Guénon, fra cui a
puntate, pri ma ancora che in Francia, L'esoterismo di Dante. È peraltro
evidente come il contenuto di queste riviste non avesse un valore puramente
speculativo, come dimostrano gli scritti di «Luce» suirO/7M5 magicum (Gli
specchi - Le erbe) negli ultimi due numeri di [E proprio Boni che, risalendo ai
modelli d’origine, mise a punto il prototipo del fascio romano (oggi al Museo
dell’Impero) per il Regime Fascista: è quello che compare sulle monete da due
lire di quel periodo (BRACCO, L’archeologia del Regime, Volpe, Roma] «Ignis»,
che preludono a quelli del successivo Gruppo di Ur. Ma intanto l’auspicata
svolta in senso pa gano da parte del fascismo sperata dalla corrente
tradizionalista romana non solo stenta a verificarsi, anzi è messa
pericolosamente in forse dalle mene de gli ambienti cattolici e clericali. In
«Atanòr» Reghini con parole di fuoco depreca alcune espressioni pronunciate da
Mussolini in occasione del Natale di Roma: Il colle del Campidoglio, egli ha
detto, dopo il Golgota, è certamente da secoli il più sacro alle genti civiir.
In questo modo l’On. Mussolini, invece di esaltare la romanità, perviene
piuttosto ad irriderla ed a vilipenderla. Noi ci rifiutiamo di subordinare ad
una collinetta asiatica il sacro colle del Campidoglio. E, dopo il delitto
Matteotti: ecco un clamoroso delitto politico viene a sconvolgere la vita della
nazione, ad agitare gli animi. Investito da popolari e da ogni gradazione di
democratici, a Mussolini non resterebbe che battere la via dell’imperialismo
ghibellino, se non esistesse un partito che già lo sta esautorando tengano ben
presente i nostri nemici che, nonostante la loro enorme potenza e tutte le loro
prodezze, esiste ancor oggi, come è esistita in passato, traendo le sue radici da
quelle profondità interiori che il ferro e il fuoco non tangono, la stessa
catena iniziatica pagana e pitagorica, inutilmente e secolarmente perseguitata.
L’ordine del giorno Bodrero e le successive leggi sulle società segrete tolgono
ulteriore spazio all’attività pubblicistica del Reghini, che peraltro
confluisce nel Gruppo di Ur, formalmente diretto d’Evola. A noi qui non
interessa tanto esaminare il lavoro di ricerca esoterico svolto dal Gruppo di
Ur, cui parteciparono, come è noto, personalità appartenenti alle principali
correnti esoteriche operanti in quegli anni in Italia, dai pitagorici ai
kremmerziani, dagli steineriani (antroposofi) ai cattolici eterodossi come il
De Giorgio, quanto sottolineare come in quella sede dovesse essere stato,
almeno in parte, ripreso il programma di influenzare per via sottile le
gerarchie del FASCISMO, nel senso già voluto dal gruppo manifestatosi con la
testimonianza d’Ekatlos (che, non lo si dimentichi, viene riportata proprio nel
terzo dei volumi che raccolgono le testimonianze di tutto il gruppo — in
apparenza slegata da esse — successivamente apparse col titolo di Introduzione
alla Magia). In un inserto per i lettori comparso in Ur, Evola poteva scrivere:
possiamo dire che una Grande Forza, oggi più che mai, cerca un punto di sbocco
in seno a quella barbarie, che è la cosidetta civilizzazione contemporanea — e
chi ci sostiene, collabora di fatto ad una opera che trascende di certo
ciascuna delle nostre stesse persone particolari. Del resto, molti anni più
tardi, Evola stesso dichiarerà piuttosto esplicitamente nella sua autobio
grafia spirituale che l’intento del Gruppo era stato quello, oltre a «destare
una forza superiore dr servire d’ausilio al lavoro individuale di ciascuno», di
far sì che «su quella specie di corpo psichico che si voleva creare, potesse
innestarsi per evocazione, una vera influenza dall’alto», sì che «non sarebbe
stata esclusa la possibilità di esercitare, dietro le quinte, un’azione perfino
sulle forze predominanti nell’ambiente generale. Un’indagine ben più
approfondita, come si vede, meriterebbe di essere svolta sugli evidenti
tentativi di rivitalizzazione, all’interno del Grupo di Ur, delle radici
esoteriche e dei contenuti iniziatici della tradizione romana: a parte i
contributi dello stesso Evola (che firmerà come «EA» e, pare, anche come
«AGARDA» e «lAGLA»), di cui ricordiamo l’importante saggio (nel HI volume) Sul
sacro nella tradizione romana, ancora una volta fondamentale resta l’apporto di
Reghini (che firma come «PIETRO NEGRI»): egli, nella relazione Sulla tradizione
occidentale, sulla scorta di un’attenta esegesi delle fonti antiche
(soprattutto Macrobio) e di personali acute intuizioni, nonché di probabili
«trasmissioni» iniziatiche, non esiterà ad indicare nel mito di Saturno il «luogo»
ove è racchiuso il senso e il massimo mistero iniziatico della tradizione
[EVOLA, Il cammino del cinabro, Milano. Un esame generale,
storico-bibliografico, sul Gruppo di Ur è stato da me compiuto in lingua
tedesca, come studio introduttivo alla versione tedesca del I volume di
Introduzione alla Magia (Ansata Verlag, Interlaken). Si tratta del notevole
ampliamento, riveduto e corretto, di un mio precedente studio già apparso in
«Arthos] romana, un’indicazione utilizzata e sviluppata ulteriormente nel nostro
recente Dèi e miti italici. Intanto, una serie di articoli polemici sui nuovi
rapporti tra fascismo e chiesa cattolica, che Evola aveva pubblicato in
«Critica fascista» di Bottai e in «Vita Nova» di Leandro Arpinati, e la
successiva comparsa di Imperialismo pagano, che quegli articoli raccoglieva e
sviluppava, riversarono proprio sul Gruppo di Ur pesanti attacchi clericali,
fra cui è in teressante segnalare quello particolarmente violento e ambiguo,
del futuro papa Paolo VI, Montini, allora assistente centrale ecclesiasti co
della Federazione Universitari Cattolici Italiani, che aveva come organo
culturale la rivista Studium (redazione a Roma e a Brescia). Dalle pagine di
«Studium» il Montini accusava i maghi riuniti attorno a Evola di «abuso di
pensiero e di parola di aberrazioni retoriche, di rievocazioni fanatiche e di
superstiziose magie -- Filosofia: una nuova rivista, Studium. Oltre che del
futuro Paolo VI (certamente il più nefasto fra i papi di questo secolo),
apparvero in «Studium» anche gli attacchi del futuro ministro democristiano del
dopoguerra Gonella {Un difensore del paganesimo; Il nuovo colpo di testa di un
filosofo pagano, cui Evola replica — dopo averlo definito «un tale il cui nome
esprime felicemente che vesti gli si confacciano più che non quelle della
romana virilità — nell'«Appendice Polemica» di Imperialismo paga no. Contro
Imperialismo pagano (le nostre citazioni sono tratte dalla ristampa presso Ar
di Padova) si scomodò tutto l’entourage del giornalismo clericale, da
«L’Osservatore Romano a «L’Avvenire», [Imperialismo pagano è l’ultimo deciso,
inequivocabile e tragico appello da parte di esponenti della corrente
tradizionalista romana, prima del triste compromesso del Concordato, affinché
il fascismo, come si esprimeva Evola, «cominciasse ad assumere la romanità
integralmente e a permearne tutta la co scienza nazionale», così che il terreno
fosse pronto per comprendere e realizzare ciò che, nella gerarchia delle classi
e degli esseri, sta più su: per comprendere e realizzare il lato sacro,
spirituale, iniziatico della Tradizione. A questo scopo Evola non risparmiava
taglienti critiche alle gerarchie del Regime. Il FASCISMO è sorto dal basso, da
esigenze confuse e da forze brute scatenate dalla guerra europea. Il FASCISMO
si è alimentato di compromessi, si è alimentato di retorica, si è alimentato di
piccole am bizioni di piccole persone. L’organismo statale che ha costituito è
spesso incerto, maldestro, violento, non libero, non scevro da equivoci. Di
più: Evola prevede addirittura gli al Cittadino di Genova, nonché tutta la pubblicistica
fascista fautrice dell’intesa col Vaticano, d’Educazione fascista a
Bibliografia fascista, sino alla stessa bottaiana Critica fascista che ospita i
primi articoli evoliani.] esiti e gli sviluppi della Seconda Guerra Mondiale.
L’Inghilterra e l’America, focolari temibili dei pericolo europeo, dovrebbero
essere le prime ad essere stroncate, ma non occorre di certo spendere troppe
parole per mostrare che esito avrebbe una simiie avventura sulla base
dell’attuale stato di fatto. Data la meccanizzazione della guerra moderna, le
sue possibilità si compenetrano strettamente con la potenza industriale ed
economica delle grandi nazioni. Era dunque necessario che il fascismo, che bene
o male ha messo su un corpo. Ma non ha ancora un'anima, si rivolgesse senza
esitazioni a quella della Roma precristiana prima che fosse troppo tardi, sì da
«eleggere l'Aquila e il fascio e non le due chiavi e la mitria a simbolo della
sua rivoluzione. Nostro Dio può essere quello aristocratico dei Romani, il Dio
dei patrizi, che si prega in piedi e a fronte alta, e che si porta alla testa
delle legioni vittoriose — non il patrono dei miserabili e degli afflitti che
si implora ai piedi del crocifisso, nella disfatta di tutto il proprio animo.
Il governo di Mussolini firma a nome del Re d’Italia, considerato dai papi un
usurpatore, il cosiddetto Coneordato con la Chiesa Cattolica e nasce il
monstrum giuri- [Che il cosiddetto Concordato abbia sortito un effetto a dir
poco nefasto sulle sorti, non solo dello stesso fascismo (come le vicende
stori- [dico della Citta del Vaticano. Veniva con ciò tolta ogni speranza
residua di azione all’interno degli ambienti ufficiali, sia da parte di Evola
che di Reghini e di altri autorevoli esponenti, restati per lo più in ombra,
del «tradizionalismo romano: alcuni di loro, come già si è accennato in nota,
abbandonaro no per sempre l’Italia per il Nuovo Continente nel corso degli anni
Trenta. Resta il programma minimo indicato ancora da Evola in Imperialismo
pagano, secondo cui il FASCISMO avrebbe dovuto: promuovere studi di critica e
di storia, non partigiana, ma fredda, chirurgica, sull’essenza del
cristianesimo. Contemporaneamente dovrebbe promuovere studi, ricerche,
divulgazioni sopra il lato spirituale della paganità, sopra la sua visione vera
della vita.] che successive ben presto dimostrarono, avvalorando i timori di
Reghini e di Evola), ma della stessa Italia del dopoguerra, lo sperimentiamo
ancora oggi sulla nostra pelle, dopo che un quarantennale dominio
clericale-borghese ha provveduto, quasi in ogni campo, ad addormenta re la
coscienza delle «masse» ed a stroncare, con un autentico terrorismo di Stato,
qualsiasi velleità di reazione delle minoranze coscienti della necessità di
mutare uno stato di cose ormai incancrenito. [Mussolini non si era reso conto
che prima di lui uomini non solo autoritari, ma dal potere assoluto — gli
Ottoni, gli Svevi, perfino Carlo V ecc. — si erano dovuti pentire di ogni
intesa, patto e transazione con la Santa Sede.] ogni intesa tra Santa Sede e
Stato italiano avrebbe significato unicamente il riconoscimento giuridico della
validità [Chi avesse pensato che la scuola di mistica fascista, fondata
significativamente poco dopo la conciliazione, nell’ambito del G.U.F. di Milano
per opera di GIANI (vedasi), svolge una funzione del genere, dove ben presto
ricredersi amaramente. In realtà, il sentimento religioso dichiarato di quella
che avrebbe voluto costituire Vélite politico-intellettuale del fascismo si
configurava con precisione come cattolico. Lo di chiara, in una maniera che non
potrebbe essere più esplicita, lo stesso fratello del «Duce», Arnaldo
Mussolini, in un discorso tenuto alla Scuola: La nostra esistenza deve essere
inquadrata in una marcia solida che sente la collaborazione della gente
generosa e audace, che obbedisce al comando e tiene gli occhi fissi in alto,
perché ogni cosa nostra, vicina o lontana, piccola o grande, contin gente od
eterna, nasce e finisce in Dio. E non parlo qui del Dio generico che si chiama
talvolta per sminuirlo Infinito, Cosmo, Essenza, ma di Dio nostro Signore,
creatore del cielo e della terra, e del suo Figliolo che un giorno premierà nei
regni ultraterreni le nostre poche virtù e perdonerà, spe riamo, i molti
difetti legati alle vicende della no stra esistenza terrena.] dei principii su
cui si fonda l’ingerenza della Chiesa nelle questioni del lo Stato italiano (N.
SERVENTI, Dal potere temporale alla repubblica conciliare. Volpe, Roma. Cfr.
«11 Popolo d’Italia. Sulla «Scuola di Mistica Fascista», si veda: D.
MARCHESINI, La scuola dei gerarchi, Feltrinelli, Milano] E il filosofo Armando
Carlini, discutendo della nuova mistica, ravvisava la nota più originale del fa
scismo proprio nel suo presupposto «religioso, anzi cristiano, anzi cattolico;
perché «il Dio di Mussolini vuol essere quello definito dai due dogmi
fondamentali della nostra religione: il dogma trinitario e quello cristologico.
Quel programma che abbiamo detto «minimo» cercherà Evola più tardi in parte di
compiere con l’organizzare il lavoro di alcuni suoi insigni collabo ratori
attorno al Diorama filosofico, la pagina speciale che, con uscita irregolare e
alterna, quindicinale e mensile, cura all’interno del quotidiano cremonese di
Fari nacci, «11 Regime Fascista». La tematica della tradizione romana,
esaminata nei suo simboli, nei suoi miti, nella sua forza spirituale, ritorna
qui frequen temente negli scritti dello stesso Evola, di Costa (già da noi
incontrato), di Massimo Scaligero e di diversi collaboratori stranieri, come
Dodsworth (appartenente alla famiglia reale britannica) e lo storico tedesco
Franz Altheim. Analoghe collaborazioni sono fornite da Brelich, in quell’epoca
sconosciuto, ma destinato nel dopoguerra a ricoprire degnamente l’impor-
[CARLINI, Mistica fascista, Archivio di studi corporativi] ID., Saggio sul pensiero
fUosofico e religoso del fascismo, Roma] tante cattedra, che fu del Pettazzoni,
di Storia delle Religioni nell’Università di Roma, e da Giorgio, già
collaboratore di «Ur» e di altre iniziati ve evoliane. Nel contesto della
corrente da noi defi nita del «tradizionalismo romano» il De Giorgio occupa una
posizione piuttosto anomala e tale che il Reghini avrebbe visto con sospetto:
egli infatti concepisce in Roma la sede eterna, geografica e storica, ma
soprattutto metafisica, in grado di unire in sé stessa la religione pagana e il
cristianesimo, tesi ela borata soprattutto ne La tradizione romana. D’altra
parte, è lo stesso De Giorgio a ribadire con sorprendente sicurezza la
persistenza del culto di Vesta in un misterioso centro, nascosto e inaccessibile.
Il fuoco di Vesta arde inaccessibilmente nel Tempio nascosto ove nessuno
sguardo profano sa-[ L’uscita alle stampe di questa edizione (presentata come
Ed. Flamen, Milano) offre contorni alquanto misteriosi. In ogni caso, il
manoscritto dell’opera sarebbe stato consegnato all’autore della nota
introduttiva, «ASILAS» (che corrisponderebbe ad uno degli ispiratori del
«Gruppo dei Dioscuri» e nel contempo autore di due dei fascicoli omonimi [si
veda poi]), da un antico componente del Gruppo di Ur, che noi sappiamo
corrispondere al TAURULUS, cioè Reginelli. L’uscita della Tradizione romana, in
ogni modo, è stata 1’occasione per una salutare riflessione sul tema da parte
dell’ambiente tradizionali sta nella prima metà degli anni Settanta, sia da
parte cattolica (si vedano il bollettino «Il rogo» e la successiva rivista
«Excalibur»), sia da parte propriamente «pagana» (si veda P, Recensione
dell’opera di Giorgio, confortata da un parere di Evola, in Arthos: essenziale
come punto di ripresa del discorso sulle origini della tradizione romana).
prebbe penetrare e a lui deve l’Europa intera la sua vita e il prolungamento
della sua agonia. Da questo fuoco occulto partono scintille che alimentano le
crisi e risollevano periodicamente l’esigenza del ritorno alla Romanità
attraverso le varie vicende di cui s’intesse la storia delle nazioni europee
conside rata geneticamente, internamente e non sul piano limitatissimo della
contingenza dei fatti e degli uomini. Queir immane conflitto, già previsto da
Evola, e che anche il De Giorgio giudicava del tutto inefficace, «se non
addirittura letale per lo spirito e il nome di Roma», avrà in effetti come
risultato più manifesto, per i fini dello studio che qui andiamo conducendo, di
occultare del tutto le fila della corrente di pensiero di cui siamo andati
ripercorrendo la trama. Solo verso la fine degli anni Sessanta è proprio la
ristampa dell’evoliano Imperialismo pagano (e la scelta pare significativa),
curata nel 1968 dal «Cen tro Studi Ordine Nuovo» di Messina, a tentare [G. DE
GIORGIO). L’edizione, ciclostilata, con copertina stampata in azzurro, venne
tolta subito dalla circolazione in quanto non autorizzata da Evola: la si può
considerare oggi una vera rarità bibliografica. ] di riannodare i termini di un
antico discorso. L’angoscioso grido d’allarme rivolto dall’Autore a Mussolini
per metterlo in guardia contro il ventilato proposito della cosiddetta
conciliazione) — si afferma nell’anonima introduzione risuona oggi con
inusitata attualità e fa si che Imperialismo pagano venga guardato come un
oracolo. Ed è proprio provenendo dalle fila di Ordine Nuovo, un’organizzazione
che lo stesso Evola ha tenuto in buona considerazione — almeno fino a che la
sua ala borghese-modernista, condotta da Rauti, non confluì nel MSI che
comincia ad agire, tra la fine degli anni Sessanta ed i primi anni Settanta, il
Gruppo dei Dioscuri, con sede principale a Roma e dirama zioni a Napoli e
Messina. Pare assodato che all’interno del «Gruppo dei Dioscuri» venissero
riprese [EVOLA, Il cammino del cinabro. L’unico gruppo che dottrinalmente ha
tenuto fermo senza scendere in compro messi è quello che si è chiamato
AeWOrdine Nuovo. L’interesse dei «tradizionalisti romani» nei confronti di
Ordine Nuovo si esaurisce sin dall’inizio degli anni Settanta, allorché, da una
parte, la frazione rautiana rientrata nei ranghi del MSI si isterilì in fatui
ed estenuanti giochi di potere all’interno del partito e in declamazioni
populistico-giovanilistiche (non a caso la cosiddetta Nuova Destra proviene
quasi esclusivamente da quell’ambiente torpido ed ambiguamente compromissorio),
dall’altra, la frazione movimentista ed extraparlamentare condotta da Clemente
Oraziani ed altri si smarrì nelle velleità inconcludenti e pericolose della
«lotta di popolo», con conseguente ed inevitabile suo annientamento da parte
del Potere vero tematiche e pratiche operative già in uso nel Gruppo di Ur ed è
perlomeno probabile che lo stesso Evola ne fosse al corrente. Fatto sta che nei
quattro Fascicoli dei Dioscuri, usciti in quel torno di tempo, l’idea di Roma
da una parte e di un Centro nascosto dall’altra, a cui il tradizionalismo
dovrebbe far riferimento, ritornano con grande evidenza. Per l’anonimo autore
del primo Fascicolo dei Dioscuri, intitolato Rivoluzione tradizionale e
sovversione (Centro di Ordine Nuovo, Roma), il più grande dei meriti di Evola è
quello: di avere rammentato il destino di Roma quale portatrice dell’Impero
Sacro Universale e di avere tratto da tale verità le necessarie conseguenze in
ordine alle idee-forza che devono essere mobilitate per una vera rivoluzione
tradizionale. Qualche anno dopo, al termine del terzo fascicolo intitolato
Impeto della vera cultura (tradotto poi anche in francese), il mito di Roma
viene additato come l’unico che sia in grado di condurre ad una superiore unità
gli sforzi di tutti i tradizionalisti italiani: a tutti i tradizionalisti,
anziché proporre uno dei tanti miti soggetti a rapido e facile logoramento, si
può ricordare la presenza di una forza spirituale perennemente viva e operante,
quella stessa che il mondo classico ed il medio-evo definirono l’ÆTERNITAS
ROMÆ. Il Gruppo dei Dioscuri ha notevole importanza come cosciente
riconnessione alle precedenti esperienze sapienziali e come indicazione, per
taluni elementi particolarmente sensibili dell’area della destra radicale, di
possibili indirizzi e sbocchi futuri del «tradizionalismo romano», anche se la
particolare via operativa scelta e, soprattutto, la mancata qualificazione di
taluni componenti, porterà ben presto alla distruzione dall’interno del Gruppo
stesso, di cui non si sentirà più parlare già prima della metà degli anni
Settanta (ci viene detto che frange disperse del gruppo continuerebbero a
sussistere so prattutto a Napoli). È tuttavia da supporre che alcu ni dei
gruppi periferici, sia pure trasformati, ne abbiano continuato il retaggio se,
ad esempio, a Messina, molto probabilmente nell’ambito di alcuni dei vecchi
membri del Gruppo dei Dioscuri viene elaborato un testo dottrinale ed
operativo, a circolazione interna, sotto forma di lezioni di un maestro a un
discepolo, piuttosto interessante. La via romana degli dèi. Diremo anzitutto
dell’essenza della tua religiosità, fornendo alla tua mente profonda gli
argomenti per una serie di esercizi di meditazione affinché con saldo cuore, tu
possa prepararti all’assolvimento del rito. La via romana degli dèi. Istituto
di Psicologia Superiore Operativa, Messina. E certamente non priva di
connessioni genetiche col gruppo romano appare la sortita, improvvisa, verso la
fine degli anni Settanta, nella stessa Messina, del Gruppo Arx, successivamente
editore della Cittadella e degli omonimi quaderni, in cui senza alcuna
attenuazione i possibili itinerari di approccio alla via romana degli dèi sono
indicati attraverso la cosciente riappropriazione dell’animus romano-italico,
rivissuto nel rito stesso, e nel rigetto, sostanziale e formale, di ogni
adesione a forme anche esteriori del culto cristiano. Quanto segue è storia dei
nostri giorni, dal momento che proprio con l’inizio degli anni Ottanta vi è stata
una nuova cosciente ripresa del moderno «movimento tradizionalista romano», una
cui rim nifestazione «pubblica» si estrinsicherà in una data ed in un luogo
alquanto significativi. Infatti nella data in cui iniziava l’anno sacro romano,
a Cortona, donde in epoca primordiale Dardano, figlio di Giove, si sarebbe
mosso alla volta della Troade, si tenne un importante Convegno di studi sulla
Tradizione italica e romana, che, a [Gli Atti sono stati pubblicati nel numero
speciale triplo d’Arthos daU’omonimo titolo. Per una sintetica analisi sulla
diversa valenza del termine «italico» nei vari interventi, cfr. P., Che cos’è
la tradizione itala, in Vie della Tradizione parte l’emergenza di differenti
prese di posizone dei tradizionalisti presenti, ebbe il merito di riproporre la
questione non puramente dottrinale o formale di una cosciente riconnessione
aWaurea catena Saturni della tradizione indigena da parte di chi, pur in
quest’epoca di totale dissoluzione di ogni valore, intenda coscientemente
riassumere il fardello delle proprie radici etniche e spirituali.
Successivamente ad un nuovo Convegno, tenutosi a Messina, sul Sacro in
VIRGILIO, la rielaborazione dottrinale e la ridefinizione concettuale dei
valori difesi dagli attuali esponenti del «tradizionalismo romano» (di cui è
parte cospicua anche l’apparire alle stampe di alcune collane di libri
specifiche) si è spostata su un piano più interiore, ma la loro presenza è
destinata a riaffiorare a livello di influenza sottile e indiretta di gruppi o
ambienti eticamente sensibili di un’area superante i limiti stessi del mon do
della «destra politica». Il futuro dimostrerà se la funzione di questa mi
noranza (ben cosciente di esserlo) si limiterà ad una [Gli Atti sono stati
pubblicati in buona parte nel numero speciale di «Arthos, daH’omonimo titolo.
Ci limiteremo a ricordare la collana 1 Dioscuri per le ECIG di Genova, in cui
figurano L’oltretomba dei pagani di C. Pascal, il mio Dèi e miti italici. La
religiosità arcaica dell ’Eliade di N. D’Anna e Arcana Urbis di M. Baistrocchi
(in stampa); o quella di «Studi Pagani» del Basilisco di Genova, in cui sono
comparsi testi di antichi (Giuliano Augusto, Giamblico, Simmaco, Porfirio) e di
moderni (Guidi, De Angelis, Beghini, Evola ecc.). pura e semplice azione di
testimonianza, sia pure scomoda per molte cattive coscienze. Il «mito
capacitante» di Roma, come l’antica fenice, è destinato a risorgere
continuamente dalle sue ceneri, poiché riposa nella mente feconda degli dèi
archegeti di questa terra. Da: «Il Piccolo» di Roma. Il Fascio littorio a
MUSSOLINI Il giorno scorso, presentata dall’esimia prof.a Regina Terrazzi, fu
dall’on. Mussolini ricevuta la dott.a prof.a Cesarina Ribulsi, che offriva al
Presidente del Consiglio come augurio un fascio littorio da lei esattamente ricostruito
secondo le indicazioni storiche e iconografiche. L’ascia di bronzo è
proveniente da una tomba etrusca bimillenaria ed ha la forma sacra col foro per
la legatura al manico: alcuni esemplari simili sono conservati nel nostro Museo
Kircheriano. Le dodici verghe di betulla, secondo la prescrizione rituale, sono
legate con stringhe di cuoio rosso che formano al sommo un cappio per poter
appendere il fascio, come nel bassorilievo per la scala del Palazzo Capitolino
dei Conservatori. Il fascio ricomposto con elementi antichissimi e nuovissimi è
stato offerto al Duce come simbolo della sua opera organica di ricostruzione
dei valori della nostra stirpe allacciando le vetuste origini alle forme più
vibranti dell’attività gagliarda e rinnovata che prende le mosse d’antico. La
rudezza espressiva del Fascio è ingentilita dal contrasto tra il verde della
patina bronzea e il rosso del cuoio che ricorda la stessa armonica tonalità che
producono le colonne di porfido presso la porta di bronzo àcWheroon di Romolo,
figlio di Massenzio, al Foro Romano. L’offerta era accompagnata da una epigrafe
latina dedicatoria composta dall’offerente, la quale nell’università popolare
fascista svolge una fervida opera di propaganda di romanità viva. Il duce gradì
l’augurio ed il voto accogliendoli colla sua consueta serena nobiltà, non senza
un segno della vivacità del sorridente suo spirito latino:. Lei mi ha dato una
lezione di storia, osserva in tono scherzoso. Singolari parole in bocca di chi
dà e darà non poco a fare agli storici futuri. La notizia è riportata in una
rubrica dedicata a I solenni riti, senza indicazione di paternità. Da: IGNIS,
Rumori. Sacrae Romae origines, tragedia in cinque carmi. Editrice Libreria del
Littorio, Roma. LETTERA DI SOFFICI A S.E. MUSSOLINI legge. Mio caro Presidente,
permettimi ti dia, scritte e sottoscritte anche da me, che ne resto garante,
alcune prove di pregi eccezionali della tragedia, che, in fondo, in un vero
poema epico delle origini, è l’esaltazione di oggi della nostra stirpe.
Comincio da un mio giudizio, già a te noto; Rumori è tragedia romana che può
stare a paro col Giulio Cesare di Shakespeare ti fo osservare che il titolo di
Poeta di Roma, dato da Carrère ad ignis, si è dato solo a VIRGILIO e ad ORAZIO:
OTTAVIANO, vive, oggi, tra noi tutti in ispirito, più per questi due poeti, da
lui protetti, che per la sua politica imperiale. E tu vedi come Rumori sia
stato giudicato, prima ancora che esistessero l’idea e la forza fascista, tra¬
gedia degna di Roma quando competenti dai nostri a Carrère, ed a me che sono
l’ultimo al giudizio — corrono all’iperbolico per lodare Rumori di ignis
bisogna concludere che ci si trova davanti ad un’opera d’arte somma, e per
fortuna nostra, d’arte italiana — opera che è, anche per se stessa, di alto
significato politico, e di spirito fascista. Mi rileggo, e mi credo, caro
Presidente ed amico carissimo, di averti scritto una lettera storica. Fai che
non sia stata scritta invano, ma invece il tuo nome vada unito a quello della
tragedia Rumori, al poema di Roma e degno di Roma: e di questo lega¬ me in
avvenire, spero che tu possa essere un po’ grato al tuo affezionato amico e
devoto SOFFICI. IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI Caro Soffici, bisogna
assolutamente far marciare Rumori. Il governo appoggia fervidissimamente
l’iniziativa perché essa rientra nel grande quadro della rinascita nazionale.
Saluti fascisti e cordialissimi. f.to MUSSOLINI Roma. Carme terzo: AUGURE
Manifesto è dunque: amor essere ROMA. Se tutte move, ed incende, le create cose
legge si è Amor dell’universo vita così, un tanto Nome, a noi predice: dono di
regno e potestà sovra ogni terra, e dello spirito, e d’imperio. Confirmato si
è, per te, prodigioso il vaticinio. Non pronunciati mai più sien i Nomi occulti
su la Città terribili chiamerebbero fortune. Li trasmettano, oralmente, i
Pontefici ai Pontefici. Né mai più, tu, l’eccelso pronuncia Nome palese, se
concluso non avrai, prima, il solco sacro. Permesso e commesso mi è: Nunziare,
allora, in gran letizia, al Popolo... quel Nome che licito non più mi è dire
quando, già per tre volte, qui, in tre diversi suoni, de la gran Madre nostra
il Nome risonò. {Dispiega le dita della sinistra, ad una ad una, per nu¬ merare
i significati del nome). Di significati cinque: È... ’l Nome palese, latore,
con l’occulto: Chiama la Città: Valentia... Ròbure... Virtù! e ancor: Madre...
Mamma... Alma Nutrice! Vostra — nei nomi vostri oh Re! suoi fondatori. Come del
grande Rumon: URBE: la Città del Fiume! (Pausa) Ammirate! se gli Dei saputo
abbiano addensare, in così breve Verbo, sì pieni tanti arcani. Mirifici!
donando Nomi nove: in quattro occulti ed un Medio palese, e quando, nove, siamo
al Rito. Da: G. COSTA, Apologia del paganesimo, Formìggini, Roma: Il pagano è,
per definizione, buono. Né un greco, né un romano avrebbero concepito che
l’uomo potesse esser qualcosa di diverso da ciò, che in lui litigassero per
così dire due nature, che la manifestazione esterna fosse diversa dall’interna,
che né nella vita individuale, né in quella sociale vi fossero mezzi termini,
transazioni, compromessi. Esso è quello che naturalmente è, cioè buono, come
ideale supremo della vita, come dovere, come necessaria fatalità insita nelle
cose umane. Egli vive quindi la vita interamente, dolorosamente, gioiosamente a
un tempo, con un pragmatismo sano e forte che non ammette ipocrisie, doppiezze,
scuse. Solamente all’uomo cosiddetto moderno è stato concesso, per virtù di
dottrine religiose e culturali che si sono formate a lui d’intorno, una
distinzione ed una separazione del suo essere intimo, spirituale, psicologico,
dal suo essere apparente, esteriore, materiale. All’antico quando di questa
scissione apparve per un momento la possibilità, egli ne cacciò da sé l’idea,
ne biasimò perfino la concezione. La concezione pagana della vita ha fatto perciò
l’uomo tutto d’un pezzo, ne ha affermato il carattere, ne ha provocato
1’azione. Ecco perché la vita nel paganesimo ha avuto tutto il suo massimo
sviluppo ed è stata accettata non come un male, ma come un bene che bisognava
con interezza di carattere vivere interamente e sanamente per sé e per gli
altri. Per stabilire l’equilibrio l’uomo deve tornare al paganesimo poiché il
cristianesimo si è mostrato divina opera cui le sue spalle non sanno
sottostare. Ma paganesimo è sincerità e l’uomo deve ritornare ad essere
sincero. Il cozzo a cui l’ha costretto per due millenni il suo desiderio di
seguire il messaggio cristiano e la sua manifesta impotenza di non saperlo
fare, deve risolversi in armonia se egli vuol sanare in sé l’eterno dissidio.
Lo spirito e la carne debbono avere il medesimo valore ed il loro prevalere non
può essere determinato che da circostanze speciali di individuo, di momento e
di luogo che l’uomo può intravvedere, non deve violare con convinta
testardaggine. L’equilibrio di queste forze, l’esteriore e l’interiore, quindi,
deve essere nella dottrina, come nella vita, assoluto. Da: Im via romana degli
dèi, ciclostilato anonimo, Messina. L'immagine di un dio è lo stemma della
Forza che essa rappresenta. A tutti i fini pratici tali immagini sono personae,
perché qualsiasi cosa possano essere nella realtà esse sono state
personalizzate e forme di pensiero sono state proiettate su un altro piano.
Alcune di queste immagini e le loro attribuzioni sono così antiche e sono state
costruite con tanta ricchezza di lavoro sottile da essere capaci di
ricostruirsi da se stesse, durante l’eventuale lavoro di meditazione, che
l’allievo può fare su una divinità. Resta un minimo invito, un minimo stimolo,
perché il meccanismo scatti e l’immagine si ricomponga, sia pure su un piano
semplicemente psichico. Così, della limatura di ferro, dispersa su un piano, si
raccoglie intorno ad un magnete che venga posto in mezzo. Se il magnete è forte
esso attirerà i granelli anche se essi sono pochi e molto distanti. AMKDKO R(K
( ARMKM ANO (im d’Ygieia Reghini. Piscio littorio a Mussolini n florno If
»cor*o. pr^eniaU dalla tsl- bjU prof.» Rcidna Trmiizl. fa rtalTon. Maa. aOltnl
rlotwta la doti.» pmf.» Osarina RI- baiai cba offriva al Proatdanta dr’.
Contiguo romo aufurln la data de) Mabfio «n falcio littorio da lei eaattamcDte
licoatndto lecoudo la lodicaslonl atorictie e leooograflclia. l.‘aicla di
bronra k prorenlenU dm aoa tomba etmaca hlmtneoarta ed ba la forma aorra eoi
foro per la Vantura hi manico: alcool eaamplan slmili sono coosenrat: :.i!
nostro Ma.*«o Klrcberiamo. é La dodict verace di l>ctulla. ascondo la
prescrizione rit'iale. sono legala con tirisele ^ cuoio rosso cba formano al
tonimo ua cappio per poter appendere fi fascio, conta nel ba.MorUiero per la
acala del Palazzo Capitolino dd Conaenalori. Il Fascio ricomposto con elementi
antl- fhlHilmt a nuoTltaUnl k stato offerto al Dora come simbolo della saa
opera onrantea di rieoatruztona del valori della no- Mra attrpa allacciando le
veia«ie origini alla fonn* più vibranti dell'attività gagiarda a rinnovata cha
prendo la mosse. Là rudezza espressiva dal Fascio è in- gantlHta dal contrasto
tra (I verde della patind bronsea e U rosso del molo che ricorda la stes.aa
armonica tonalità che pm- doeono le colonne di porfido presso la porta di
bronzo deD'brroon di Itomdlo, figlio 41 Massenzio al Foro Romano. L'oflerla efa
accompagnata da ani epl- graia latina dedicatoria composta dall'orfarente. la
quale nell'UntvcnUtà Popolare faartsta avolga una fervida opera di pro- pafgada
di romani Ih viva. n Duca gradi raugorto a fi voto acro- Mlaodoll colla sua
consueta serena nobiltà. 2«m senza tm segno della vivacità del sor> ridaots
ano spirito latino: Let mi ba dato nna testone di storia osserva In tono
aehanoao. Btngolart parole In bocca di r.hl db a darà non poca a fare agli
storici futnrl Riproduzione dal Piccolo. Nome compiuto: Renato del Ponte.
Ponte. Keywords: implicatura maschile, ario, gl’arii, I liguri, romani, antica
roma, massoneria volgare. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Ponte” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza –GRICE ITALO!; ossia, Grice e Ponzio: la
ragione conversazionale e il segno dell’altro, o della semiotica filosofica – la
scuola di San Pietro Vernotico -- filosofia pugliese -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (San Pietro Vernotico). Filosofo
italiano. San Pietro Vernotico, Brindisi, Puglia. Studia a Bari sotto SEMERARI
(si veda). Insegna a Bari. Cura ROSSI-LANDI (si veda). Studia la fenomenologia
della relazione interpersonale. Insegna a Brindisi, Francavilla Fontana, e Terlizzi.
Studia scienze dei linguaggi e linguaggi delle scienze, intert-estualità, inter-ferenze,e
mutuazioni. Pubblica “Enunciazione e testo letterario
nell'insegnamento dell'italiano come lingua straniera” (Guerra, Perugia); Linguistica generale, scrittura letteraria e
traduzione, Da dove verso dove. L'altra parola nella comunicazione globale, A
mente. Processi cognitivi e formazione linguistica, Lineamenti di semiotica e
di filosofia del linguaggio; Introduzione a Bachtin (Bompiani); “Il discorso
amoroso” (Mimesis) e Bachtin e il suo circolo (Bompiani, collana “Il pensiero
Occidentale” diretta da Reale); Summule logicales (Bompiani); Manoscritti matematici
(Spirali); La filosofia come professione, come istituzione, presuppone una
filosofia propria del linguaggio, che si esprime nella tendenza del linguaggio
al pluri-linguismo dia-logico, alla correlazione dialogica delle lingue e dei
linguaggi di cui sono fatte, una filosofia del linguaggio, in cui ‘del
linguaggio’ è da intendersi come genitivo soggettivo: un filosofare del
linguaggio, che consiste nella pluri-discorsività dialogizzata. I campi di suo
studio e di sua ricerca sono la semiotica e filosofia del linguaggio. Filosofia
del linguaggio è l'espressione che meglio esprime l'orientamento dei suoi studi
e come egli affronta i problemi relativi alla semiotica dal punto di vista
della filosofia del linguaggio, alla luce degli sviluppi delle scienze dei
segni, dalla linguistica alla bio-semiotica. In tal senso, il suo
approccio può essere più propriamente definito come di pertinenza della semiotica
generale, anche se si occupa di semiotica generale, in termini di critica. La
semiotica generale supera l'illusoria separazione tra le discipline
umanistiche, da una parte, e quelle logico-matematiche e le scienze naturali,
dall'altra, evidenziando invece la condizione di inter-connessione. La sua
ricerca semiotica si riferisce a diversi campi e discipline, praticando un
approccio che è tras-versale e inter-disciplinare, o come direbbe lui stesso
"in-disciplinato". Si occupa di semiotica, di linguistica e
delle altre scienze dei linguaggi e dei segni, nel senso della filosofia del
linguaggio, intendendo ‘del linguaggio’ non come indicazione dell'oggetto della
filosofia, della filosofia che si occupa del linguaggio, ma come “la filosofia”
del linguaggio stesso, come la sua attitudine al filosofare. Filosofia del
linguaggio e intesa come filosofia del dia-logo, apertura all'altro,
disposizione all'alterità, arte dell'ascolto, messa in crisi del mono-linguismo,
del mono-logismo, inventiva, innovazione, creatività che nessun ordine del
discorso, nessuna de-limitazione dei luoghi comuni dell'argomentare, può controllare
o impedire. Il genere, come ogni insieme, uniforma indifferentemente, cancella
le differenze tra coloro che ne fanno parte, e implica l'opposizione altrettanto
indifferente con coloro che fanno parte del genere opposto. Ogni genere a cui
l'identità si appella per affermare la sua appartenenza, per esempio comunitaria,
etnica, sessuale, nazionale, di credo, di ruolo, di mestiere, di
condizione sociale, è in opposizione a un altro genere: bianco/nero;
uomo/donna; comunitario/extra-comunitario; co-nazionale/straniero;
professore/studente. Afferma che ogni differenza-identità, ogni differenza
di genere, al suo interno, è cancellazione della differenza singolare e ogni
genere. Ogni identità presuppone, in quanto basato sull'indifferenza e
sull'opposizione, prevede il conflitto. L'unica differenza non
indifferente e non oppositiva è la differenza singolare, fuori identità, fuori
genere, come d“sui generis” è l'alterità. Alterità intesa come relazione con
l'altro, alterità assoluta, di unico a unico, in cui ciascuno è in-sostituibile
e non indifferente. Un'alterità che l'identità rimuove e censura, relega nel
privato, ma che ciascuno vive e riconosce come vera relazione con l'altro.
Altre saggi “La relazione inter-personale” (Adriatica, Bari), “L’altro” (Adriatica,
Bari); “Linguaggio e re-lazioni sociali” (Adriatica, Bari); Produzione
linguistica e ideologia sociale (Donato, Bari); “Persone, linguaggi e
conoscenza” (Dedalo, Bari); “Filosofia del linguaggio e prassi sociale” (Milella,
Lecce); “Dia-lettica e verità -- Scienza e materialismo storico-dialettico” (Dedalo,
Bari); “La semiotica” (Dedalo, Bari); “Marxismo, scienza e problema dell'uomo” (Bertani,
Verona); “Scuola e pluri-linguismo (Dedalo, Bari); “All’origini della
semiotica” (Dedalo, Bari); “Segni e contraddizioni” (Bertani, Verona);“Spostamenti,
Percorsi e discorsi sul segno” (Adriatica, Bari); “Lo spreco dei significanti.
L'eros, la morte, la scrittura” (Adriatica, Bari); -- Grice: “Implicatura come
lo spreco” -- Fra linguaggio e letteratura” (Adriatica, Bari); “Segni per
parlare dei segni” (Adriatica, Bari); Filosofia del linguaggio (Adriatica, Bari);
Interpretazione e scrittura. Scienza dei segni ed eccedenza letteraria” (Bertani,
Verona); eccedenza – spreco. “Dialogo
sui dialoghi (Longo, Ravenna); La filosofia del linguaggio (Adriatica, Bari); “La
tartaruga” (Ravenna, Longo); “Filosofia del linguaggio”; “Segni valori
ideologie” (Adriatica, Bari); “Dialogo e narrazione” (Milella, Lecce); “Tra
semiotica e letteratura” (Bompiani, Milano); “La ricerca semiotica (Bologna,
Esculapio); “Il dialogo della menzogna” (Roma, Stampa alternativa, Scrittura,
dialogo e alterità” (Nuova Italia, Firenze); Fondamenti di filosofia del
linguaggio (Laterza, Roma); “Responsabilità e alterità” (Jaca, Milano); “La
differenza non in-differente. Comunicazione e guerra, Mimesis, Milano); “Il segno dell'altro: eccedenza letteraria e
prossimità” (Scientifiche, Napoli); I ricordi, la memoria, l'oblio. Foto-grafie
senza soggetto (Bari, Sud); Comunicazione, comunità, informazione -- comunicazione
mondializzata e tecnologia (Manni,
Lecce); “I tre dialoghi della menzogna e della verità (Scientifiche, Napoli); “La
rivoluzione bachtiniana. Il pensiero di Bachtin e l'ideologia contemporanea” (Levante,
Bari); “Metodologia della formazione linguistica” (Laterza, Roma); “Che cos'è
la letteratura?” (Milella, Lecce); “Elogio dell'in-funzionale -- critica dell'ideologia
della produttività” (Castelvecchi, Roma); “Semiotica della musica. Introduzione
al linguaggio musicale” (Graphis, Bari); “La coda dell'occhio. Letture del
linguaggio letterario” (Graphis, Bari); Basi. Significare, inventare, dia-logare”
(Lecce, Manni); “La comunicazione” (Graphis, Bari); “Fuori campo: il segno del
corpo tra rappresentazione ed eccedenza (Mimesis, Milano); Il sentire nella
comunicazione” (Meltemi, Roma); Semiotica dell'io” (Meltemi, Roma); “I segni e
la vita la semiotica” (Spirali, Milano); “Uomini, linguaggi, mondo” (Milano,
Mimesis); “Il linguaggio e le lingue. Introduzione alla linguistica generale” (Bari,
Graphis); “I segni tra globalità e infinità. Per la critica della comunicazione
globale (Bari, Cacucci); “Semio-etica (Roma, Meltemi); “Linguistica generale,
scrittura letteraria e traduzione” (Perugia, Guerra); “Semiotica e dia-lettica,
Bari, Sud); “La raffigurazione letteraria (Milano, Mimesis); Semiotica globale.
Il corpo nel segno (Bari, Graphis); Testo come iper-testo e tra-duzione
letteraria, Rimini, Guaraldi); Tesi per il futuro anteriore della semiotica. Il
programma di ricerca della Scuola di Bari-Lecce, (Milano, Mimesi); Dialoghi
semiotici (Napoli, Scientifiche); “La cifre-matica e l'ascolto” (Bari, Graphis);
“Fuori luogo. L'es-orbitante nella ri-produzione dell'identico” (Roma, Meltemi);
“A mente. Processi cognitivi e formazione linguistica” (Perugia, Guerra);
Lineamenti di semiotica e di filosofia del linguaggio (Bari, Graphis); Tre
sguardi su Dupin” (Bari, Graphis); “Scrittura, dia-logo, alterità” (Bari,
Palomar); “Linguaggio, lavoro e mercato” (Milano, Mimesis); “La dis-sidenza
cifre-matica” (Milano, Spirali); Contexto, Da dove verso dove. La parola altra
nella comunicazione globale (Perugia, Guerra); “La visione ottusa” (Milano,
Mimesis); “L’analisi, la scrittura” (Bari, Graphis); Interpretazione e
scrittura, Scienza dei testi ed eccedenza letteraria” (Multimedia, Lecce); “In
altre parole, Mimesis, Milano); “La filosofia del linguaggio” (Laterza, Bari); “Marxismo
e umanesimo. Per un'analisi semantica delle tesi su Feuerbach (Dedalo, Bari); “Manoscritti
matematici” (Dedalo, Bari); Saggi filosofici (Dedalo, Bari); Marxismo e
filosofia del linguaggio (Dedalo, Bari); Freudismo, Dedalo, Bari); Semiotica,
teoria della letteratura e marxismo (Dedalo, Bari); Il linguaggio (Bari, Dedalo);
“Linguaggio e classi sociali. Marxismo e stalinismo (Dedalo, Bari); Il metodo
formale e la teoria della letteratura” (Dedalo, Bari); “L'a-lienazione come
fenomeno sociale” (Riuniti, Roma); “Il linguaggio come pratica sociale”
(Dedalo, Bari); “Poli-fonie” (Adriatica, Bari); Scienze del linguaggio e pluri0linguismo.
Riflessioni teoriche e problemi didattici” (Adriatica, Bari); Scienze del
linguaggio e insegnamento delle lingue e delle letterature. Annali del convegno
(Adriatica, Bari); “Tractatus. Summule logicales” (Adriatica, Bari); “La significanza
del senso, in “Idee”, “La genesi del
senso”; Il linguaggio questo
sconosciuto. Iniziazione alla linguistica (Adriatica, Bari); Il linguaggio come
lavoro e come mercato” (Bompiani, Milano); Segni (Laterza, Bari); “Umanesimo
ecumenico (Adriatica, Bari); “Semiosi come pratica sociale” (Napoli, Scientifiche
Italiane, Napoli); “Semiotica e ideologia” (Milano, Bompiani); “Uccelli, Stampa
alternativa, Baria); “Il mio ventesimo secolo” (Adriatica Bari); “Sulla traccia
del grice” “Idee”, Emmanuel Lévinas, Su Blanchot (Palomar, Bari); “Maschere. Il
percorso bachtiniano fino alla pubblicazione dell'opera su Dostoevskij (Dedalo,
Bari); Idea e realtà dell'Europa: Lingue, letterature, ideologie, “Annali della
Facoltà di Lingue e Letterature Straniere”, Schena, Fasano (Brindisi), Comunicazione,
comunità, informazione” (Manni, Lecce); “Valéry, Cimitero marino, in “Athanor”,
Il Mondo/il Mare, e in “L'immaginazione”,
Problemi dell”opera di Dostoevskij (Sud, Modugno (Bari); Behar, Al margine (Sud,
Modugno Bari) Bachtin, Problemi dell'opera di Dostoevskij Sud, Bari); “Significato, comunicazione e
parlare comune” (Marsilio, Venezia); “La scrittura e l'umano, Saggi, dialoghi,
conversazioni” (Bari, Sud); “Per una filosofia dell'azione responsabile” (Manni,
Lecce); “Vivant, Riflessioni su Lévinas” (Bari, Edizioni dal Sud); “Marxismo e
filosofia del linguaggio” (Manni, Lecce); “Il metodo della filosofia”; “Saggi
di critica del linguaggio” (Graphis, Bari); “Disoccupazione strutturale,
“Millepiani”, “Lingua, metafora, concetto”; “VICO e la linguistica cognitiva”
(Sud, Bari); Meditazioni (Sud, Bari);
“Dall'altro all'io” (Meltemi, Roma); Vita, Athanor. Semiotica, Filosofia, Arte,
Letteratura, Meltemi, Roma); “Linguaggio e scrittura” (Meltemi, Roma); “Trattato
di logica. Summule logicales (Bompiani, Milano); “Il linguaggio come lavoro e
come mercato” (Bompiani, Milano); “Basi della semiotica”; “Nel segno” (Bari,
Laterza); “Mondo di guerra, Athanor; “Semiotica, Filosofia, Arte, Letteratura”
(Roma, Meltemi); “Ideologia” (Meltemi, Roma); “Il freudismo” (Milano, Mimesis);
Marx Manoscritti matematici, edizione critica con intruduzione (Spirali, Milano);
Fucini, Le veglie di neri e All'aria aperta, ed. Critica, Sbrocchi (Bari,
Dedalo); “Metodica filosofica e scienza dei segni” (Milano, Bompiani);
“Semiotica e ideologia” (Milano, Bompiani); Qohélet: versione in idioma
saletino e trad. italiana, Caputo, Lecce, Milella); In dialogo. Conversazioni (Milano,
Esi, Athanor. Umano troppo dis-umano (Roma,
Meltemi); Linguaggi, Scienze e pratiche formative. Quaderni del Dipartimento di
Pratiche linguistiche e analisi di testi, Lecce, Pensa Multimedia, La filosofia
del linguaggio (Bari, Laterza); “La filosofia del linguaggio come arte
dell'ascolto”; “Sulla ricerca scientifica” Bari, Edizioni dal Sud, Athanor. La
trappola mortale dell'identità, Roma, Meltemi e letture critiche, Bari, Sud, Calefato,
Logica, dia-logica, ideo-logica. I segni tra funzionalità ed eccedenza, Semiosi,
in-funzionalità, semiotica” (Milano, Mimesis); “La filosofia del linguaggio come
arte dell'ascolto”; “Sulla ricerca” (Bari, Sud,); Lingua e letteratura, conoscenza
e coscienza”; “Identità e alterità nella dinamica della co-scienza storica”; “Tutto
il segnico umano è linguaggio; Per Qohélet emigrato nel Sud è la vanità ad
essere nienzi: dentr il dialetto è
straniera la parola dei re Nuessel, “Virtual; Dal silenzio primordiale al
brusio della parola”; “Alla ricerca della parola “vissuta”; Tutt'altro”; “In-funzionalità
ed eccedenza come prerogative dell'umano” (Milano, Mimesis). Nome compiuto: Augusto
Ponzio. Ponzio. Keywords: il segno dell’altro, semiotica filosofica, segno,
segnico, il segnico, l’amore, lo spreco del segno, Vico e la linguistica
cognitiva; Landi; sottiteso, Grice, pragmatica, metafora, vailati. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Ponzio” – The Swimming-Pool Library.
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