GRICE E VITALE

 

Pasquale Vitale (Aversa, Caserta, Campania). V. insegna la ragione conversazionale. Read against Grice’s account of reason-governed conversational meaning, the passage’s “Pasquale Vitale … teaches conversational reason” can be recast as a difference of level and aim. For Grice, conversational rationality is a micro-theory: what a speaker means is fixed by intentions that are meant to be recognized, and by the hearer’s reasoned uptake under cooperative norms (so that what is implied can be inferred from what is said plus shared assumptions about relevance, evidence, and informativeness). Vitale’s emphasis, by contrast, treats “conversational reason” as a pedagogical-historical practice: understanding medieval philosophy requires reconstructing the concrete situations (institutions, biographies, intellectual geographies, and the plurality of Latin “dialects”) in which thinkers read, wrote, and taught, so that philosophical claims become intelligible as answers to real problems rather than as abstract theses. In Gricean terms, Vitale’s anecdotes and life-stories function as relevance-engineering: they supply the background premises that make an intended point recoverable and make the “movement of ideas” inferentially accessible to students, thereby improving uptake. The contrast is thus not that Vitale rejects Gricean rationality, but that he relocates it: Grice formalizes the inferential structure of meaning in an exchange, whereas Vitale foregrounds the historical conditions that shape what counts as a reasonable premise, a salient context, and a cooperative educational encounter—so that “conversational reason” is not only how we compute implicatures, but also how we induct novices into the shared common ground that makes any such computation possible.

Intervistato a Frattamaggiore, V. parla del suo saggio Filosofia medievale. Storie, opere e concetti. I saperi fondamentali che hanno plasmato la società occidentale.  Il motivo che si ha spinto a scrivere il saggio è stata la lettura d’un articolo di POPPI nel quale lo storico della filosofia afferma che ignorare la filosofia medievale significa praticare una violenta rottura nei confronti del pensiero classico e non cogliere il movimento di idee che è alla base della filosofia.  Secondo Libera, il medioevo è plurale, perché parlato in diverse dialetti del latino, perché non conosce ancora le distinzioni moderne tra scolastica, mistica e filosofia, e perché il movimento d’dee non è separato dall’organizzazione concreta della vita intellettuale di uomini che leggevano, scrivevano e insegnavano in mondo geograficamente definiti Per questo ho cercato di porre molta attenzione alle biografie anche raccontando aneddoti e storie di vita vissuta, per far avvicinare gli allievi alla realtà concreta dei filosofi e fargli capire che le idee filosofiche erano una risposta a problemi concreti. La filosofia medievale è una miniera in cui sono custoditi i concetti e i saperi fondamentali che hanno plasmato la civiltà occidentale e il luogo comune di un Medioevo solo teologico è quantomeno riduttivo e limitante. -- docente di filosofia e storia, fa parte del comitato scientifico della rivista online «Figure dell’immaginario», è laureato in filosofia medievale e in filologia moderna ed è giornalista pubblicista. È autore di numerosi articoli di filosofia pubblicati su riviste scientifiche, ha tenuto numerosi convegni e seminari su temi di rilevanza sociale, è autore di una monografia dal titolo Letture e riletture aristoteliche: dai cosiddetti pitagorici a Bergson, di testi per uso didattico, tra cui La filosofia aristotelica e il linguaggio del corpo nell’immaginario dantesco – ALIGHIERI , e di un manuale di filosofia contemporanea dal titolo La nottola di Minerva. Filosofia contemporanea: dal teatro ai fumetti. Di recente, con Maria Gagliardini, ha pubblicato Pasolini attraverso i racconti. Analisi linguistica, retorica e stilistica di Donne di Roma.  Grice: Caro Vitale, ho letto con interesse il tuo saggio sulla filosofia medievale. Mi ha colpito la tua attenzione alle storie di vita vissuta dei filosofi. Secondo te, raccontare aneddoti aiuta davvero gli allievi a capire meglio il pensiero filosofico? V.: Grice, sono convinto che la filosofia non sia solo teoria astratta, ma anche risposta a problemi concreti. Gli aneddoti rendono i filosofi più vicini, più umani, e permettono ai giovani di comprendere che ogni idea nasce da una situazione reale, quasi come “il pane quotidiano” della riflessione. Grice: È proprio vero! La filosofia medievale, spesso vista solo come teologia, in realtà è una miniera di concetti che hanno plasmato la nostra civiltà. Ti chiedo: quanto è importante, secondo te, superare i luoghi comuni sul Medioevo per avvicinarsi alla ricchezza del suo pensiero? Vitale: È fondamentale, Grice! Dobbiamo smettere di vedere il Medioevo come un periodo oscuro. I filosofi medievali dialogavano, scrivevano, insegnavano in contesti definiti, e le loro idee erano vive, fluide, in continuo movimento. Solo così possiamo apprezzare la pluralità e la vitalità della filosofia di quel tempo. Vitale, Pasquale (1958). Lineamenti di filosofia. Napoli: Liguori.

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